Nuovo Ordine Mondiale a Archeologia Sacra

Giuseppe Claudio Infranca durante un lavoro di restauro in una chiesa etiope fotografa l’Arca dell’Allenza.
Questa reliquia, sacra agli Ebrei, conterrebbe le tavole della Legge mosaica.
Se gli Ebrei possiedono l’Arca sono autorizzati da Dio a costruire il terzo tempio… e questo potrebbe essere l’inizio della fine del mondo… l’Apocalisse!
Perciò sarebbe meglio che l’Arca rimanasse in Etiopia!

Siti correlati:
http://it.wikipedia.org/wiki/Arca_del…
http://www.adnkronos.com/IGN/Altro/?i…
(ll Patriarca d’Etiopia: “Il mondo conoscerà l’Arca dell’Alleanza” …)

conferenza di Jordan Maxwll:
Mille anni prima che gli Ebrei si trovassero nell’area che conosciamo come Egitto, gli Egizi erano in possesso di quella che veniva definita “Ark of the Contract” (L’Arca del Contratto, dell’Accordo).
Tale Arca del Contratto, consisteva in una sorta di grande “scatola” con due Angeli con le ali ripiegate su di essa, e si trattava di un simbolo Egizio e stava a rappresentare il “Contratto” che il Faraone Egizio aveva “stipulato” con gli “Dei” che provenivano originariamente dal sistema stellare conosciuto dall’antichità come Sirio, della stella Sirio e Sirio è anche conosciuta come la “Dog Star”, la “Stella del Cane.”
È quindi anche possibile anagrammare in inglese il termine “Dog” (Cane) per ottenere “God” (Dio), in pratica Dio (God) è in inglese Dog (Cane) letto al contrario.
Risale quindi a Sirio, alla “Dog Star”. Risale quindi ad “Anabasi”, nella tradizione Egizia.
E quindi l’Arca del Contratto divenne più tardi nota come Arca dell’Alleanza.
L’Arca del Contratto risale a mille anni prima che gli Ebrei ne entrassero in possesso.
E quindi, quando cominciate a comprendere il simbolismo, la teologia e la religione vi accorgerete che a noi sono state raccontate un sacco di belle “storielle”… ma perché mai, allora, abbiamo queste istituzioni, nella religione, in politica, nella filosofia?
Tutte queste organizzazioni rappresentano istituzioni che sono state finanziate, organizzate e dirette da quelle persone che desiderano ancora oggi tenervi soggiogati e in catene.
Dio ha creato tutti gli animali per essere liberi, Dio ha creato tutto ciò che esiste per essere libero tuttavia la libertà è l’unica cosa che potete vedere in azione dappertutto, eccezion fatta per l’uomo.
A questo c’è da aggiungere che l’unica vera libertà per l’uomo è nella mente.
………

Nel mezzo del Sigillo dello Stato di New York si può vedere la “perduta” Arca dell’Alleanza.

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ARCA DELL’ALLEANZA

“ARCA SACRA”

Anche questo è un palindromo… ma non tergiversiamo. Cos’a cavolo è l’arca dell’Alleanza?

Allora è una cassa costruita di lengo di acacia, rivestita d’oro dentro e fuori e con sopra due cherubini…d’oro pure loro! Massì crepi l’avarizia.

Il tutto per contenere le tavole della legge che Dio diede a Mosè… ovvero i 10 comandamenti. Il bastone di Aronne, e un gugiottino di manna.


«Faranno dunque un’arca di legno di acacia: avrà due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza. (circa 125 x 75 x 75 cm). La rivestirai d’oro puro: dentro e fuori la rivestirai e le farai intorno un bordo d’oro. Fonderai per essa quattro anelli d’oro e li fisserai ai suoi quattro piedi: due anelli su di un lato e due anelli sull’altro. Farai stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro. Introdurrai le stanghe negli anelli sui due lati dell’arca per trasportare l’arca con esse. Le stanghe dovranno rimanere negli anelli dell’arca: non verranno tolte di lì. Nell’arca collocherai la Testimonianza che io ti darò.

Farai il coperchio, o propiziatorio, d’oro puro; avrà due cubiti e mezzo di lunghezza e un cubito e mezzo di larghezza. Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del coperchio. Fa’ un cherubino ad una estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio alle sue due estremità. I cherubini avranno le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; saranno rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il coperchio. Porrai il coperchio sulla parte superiore dell’arca e collocherai nell’arca la Testimonianza che io ti darò».  (Esodo 25,10-21)

In qualità di oggetto sacro, non poteva certo essere trasportato come un normale oggetto qualsiasi! Infatti c’era tutta una procedura…

Secondo la tradizione l’arca veniva trasportata coperta da un telo di pelle di delfino coperto da un ulteriore telo di stoffa viola e, quando il popolo ebraico si fermava, veniva posta in una tenda specifica, definita “Tenda del Signore” senza che venisse mai esposta al pubblico, se non in casi eccezionali. Inoltre la leggenda vuole che l’arca, in alcune situazioni, si adornasse di un alone di luce e che da essa scaturissero dei lampi di luce divini, delle folgori, capaci di incenerire chiunque ne fosse colpito.

Di solito l’Arca era collocata nel tempio di Re Salomone, ma dopo la conquista da prte del Babilonesi di Gerusalemme, l’Arca scompare….

DOV’E’ FINITA L’ARCA DELL’ALLEANZA OGGI?

  • Secondo un’antica tradizione etiope contenuta nel testo sacro etiope Kebra Nagast (il Libro della Gloria dei Re), l’Arca sarebbe invece stata donata da Re Salomone a Menelik I, il figlio da lui avuto dalla regina di Saba, leggendaria fondatrice della nazione etiope. (Secondo un’altra versione, Salomone volle donare a Menelik una copia dell’Arca, ma questi la scambiò di nascosto con l’originale). Vi è ancora oggi un monastero copto in Etiopia nel quale i monaci sostengono di conservare l’Arca; tale affermazione non può però essere verificata in quanto, essi dicono, l’Arca è un oggetto così sacro che a nessuno può essere permesso di vederla. L’unica persona a cui è concesso questo privilegio è il suo custode: egli vive in solitudine nella cappella dove sarebbe riposta l’Arca senza avere contatti col mondo e alla protezione della reliquia dedica la sua intera vita.
  • Secondo altri, l’Arca fu seppellita nel Tempio per preservarla dalla distruzione, e ritrovata nel Medioevo dai Templari, che avevano in quel luogo la loro sede, i quali la custodirono in segreto. Vi è oggi una setta massonica scozzese, i cui membri si dichiarano eredi dei Templari, che afferma di esserne in possesso. Anche questi rifiutano però di mostrarla.
      • Altre possibilità sono costituite dal deserto del Sinai (Mosè sarebbe stato un iniziato del culto di Akhnaton e avrebbe rubato l’Arca portandola con sé durante l’esodo, sostituendola con una copia e nascondendo poi l’originale nelle viscere del monte Har Karkom) e dalla Francia, presso i Pirenei (dove sarebbe stata portata dai Visigoti che l’avrebbero presa ai romani che a loro volta la saccheggiarono dal Tempio) o nella cattedrale gotica di Chartres (dove sarebbe stata portata dai Cavalieri Templari).

Ma se tutti ce l’hanno… perchè nessuno la fa vedere?

E finiamola pure qui con un PALINDROMO… “ARCA SACRA”

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E’ custodita in una chiesa, può vederla solo il monaco che la protegge

ll Patriarca d’Etiopia: “Il mondo conoscerà l’Arca dell’Alleanza”

Nella foto Adnkronos, il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos
Nella foto Adnkronos, il Patriarca della Chiesa ortodossa d’Etiopia Abuna Pauolos
ultimo aggiornamento: 18 giugno, ore 11:08
Il Patriarca ortodosso, Abuna Pauolos vuole svelare il millenario segreto e in un’intervista esclusiva all’ADNKRONOS spiega: ”Sono maturi i tempi per dire la verità“. Ad Axum sorgerà un museo per il simbolo sacro.
Roma, 17 giu. (Adnkronos) – Presto il mondo potrà ammirare l’Arca dell’Alleanza descritta nella Bibbia come il contenitore delle Tavole della Legge che Dio consegnò a Mosè e al centro, nei secoli, di ricerche e studi.

Lo ha detto in un’intervista video esclusiva all’ADNKRONOS, visibile sul sito Ign, testata on line del sito Adnkronos (www.adnkronos.com), il Patriarca della Chiesa ortodossa d’Etiopia Abuna Pauolos, in questi giorni in Italia per il ‘G8 delle Religioni’, e che domani incontrerà il Papa Benedetto XVI per la prima volta e al quale, “se lo chiederà – ha proseguito il Patriarca – racconterò tutta la situazione attuale dell’Arca dell’Alleanza”.

“L’Arca dell’Alleanza – ribadisce Pauolos – si trova in Etiopia da molti secoli. Come patriarca l’ho vista con i miei occhi e soltanto poche persone molto qualificate hanno potuto fare altrettanto, finora”. Secondo il patriarca è custodita in una chiesa, ma per difendere quella autentica, una copia del simbolo religioso e’ stata collocata in ogni chiesa del Paese.

L’annuncio ufficiale che l’Etopia consegnerà al mondo le chiavi del segreto millenario dell’Arca, verrà dato venerdì prossimo nel corso di una conferenza stampa alle 14 all’Hotel Aldrovandi a Roma dallo stesso Patriarca ortodosso d’Etiopia, insieme al principe Aklile Berhan Makonnen Haile Selassie, e al duca Amedeo D’Aosta, che sarà a Roma già domani mattina.

Secondo alcuni studi l’Arca venne trafugata da Gerusalemme dal figlio di re Salomone e portata ad Axum, considerata la Gerusalemme d’Etiopia. E proprio ad Axum sorgerà il Museo chiamato a ospitare l’Arca, il cui progetto è stato finanziato dalla Fondazione del principe, erede designato al trono da Haile Selassie poco prima di morire, Crhijecllu, acronimo delle iniziali dei nomi dei figli del principe: Christian, Jessica, Clarissa, Lucrezia.

Qualche settimana fa aveva fatto il giro del mondo la notizia secondo la quale sarebbe stata vista da un giornalista l’Arca autentica in una chiesa etiope. E’ stato allora che il Patriarca Pauolos ha maturato la decisione di “dire una volta per tutte al mondo la verita’” sulla cassa di legno e oro con le Tavole della Legge di Dio. Il Patriarca ha giudicato maturi i tempi per chiudere definitivamente il capitolo sul quale fino ad ora nessuno storico, nessun ricercatore, nessun ‘Indiana Jones’, era riuscito a scrivere la parola fine.

Il Patriarca dell’antichissima Chiesa ortodossa d’Etiopia ha voluto accanto a sé in questa avventura il nipote dell’ultimo Negus, capo di una famiglia importane, il cui ruolo è riconosciuto sia in Etiopia che all’estero. Il principe erede che due anni fa riuscì a rappacificare le fazioni musulmana e cristiana al centro in Etiopia di un duro contrasto.

E’ iniziato così il conto alla rovescia per svelare finalmente il mistero della sacra Arca dell’Alleanza, capace, secondo la leggenda, di sprigionare lampi di luce divini e folgori in grado di incenerire chiunque ne fosse colpito, come del resto efficacemente descritto nel cult movie ‘I predatori dell’Arca perduta’. Dalla finzione cinematografica si passerà ora alla realtà.

Venerdì prossimo la conferenza stampa con l’annuncio ufficiale, un evento che è stato possibile anche grazie alla collaborazione di Paolo Salerno, collaboratore del principe e del giornalista Antonio Parisi, che da qualche anno segue le vicende storiche delle famiglie reali e di quella Etiope in particolare, e naturalmente dell’Arca dell’Alleanza.

Ma cos’è l’Arca dell’Alleanza , uno dei più grandi misteri dell’antichità sul quale fantasia, leggenda e storia hanno continuato a intrecciarsi per secoli? L’Arca, nella tradizione ebraica, contiene le Tavole della legge, cioè i Dieci comandamenti; il manufatto, in legno d’acacia, fu costruita da Mosè. All’esterno aveva decorazioni in oro ed è stata a lungo conservata dal popolo ebraico: ha accompagnato le sue vicissitudini, le battaglie e le sconfitte, le peregrinazioni e le lotte contro i filistei ed è stata conservata in diversi luoghi finché il Re Davide non l’ha collocata nella Rocca di Gerusalemme.

Ma è Salomone, figlio e successore di Davide, a far sistemare l’Arca nel Tempio di Gerusalemme da lui stesso fatto costruire. Questa narrazione s’intreccia poi con eventi storici e altre tradizioni religiose e nazionali. Di fatto l’Arca dell’Alleanza scompare nel 586 a.C. con la conquista di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e la conseguente distruzione del tempio di Gerusalemme.

Tuttavia della sua effettiva rovina non c’è testimonianza scritta; da allora l’Arca diventa simbolo eternamente cercato dagli uomini e rintracciato in varie parti del mondo, dall’Africa al Medio Oriente. La tradizione etiope colloca l’Arca nel regno di Axum, dopo che Salomone l’aveva donata al figlio della Regina di Saba, Menelik I. Qui, sarebbe rimasta nel corso dei secoli protetta dai monaci ortodossi nella citta’ santa di Lalibela nei pressi di Axum, dove si troverebbe tuttora.

L’Arca, che non è visibile a nessuno tranne un monaco che la custodisce, viene preservata nel complesso della cattedrale di Santa Maria di Sion, e’ dunque nascosta a tutti e viene portata in processione una volta all’anno ma avvolta in un panno.

L’Arca ha accesso la fantasia di archeologi, scrittori, gruppi religiosi, sette di ogni tipo. Nella tradizione infatti si afferma che emana un potere particolare ma anche che chi la tocca veniva fulminato. Un oggetto che data anche la sua collocazione – Il Tempio di Gerusalemme – è stato di volta in volta al centro di storie legate alla Massoneria o ai Templari. Tuttavia va ricordato che sono molte in Etiopia le chiese nelle quali e’ conservata un”’arca”, così come diversi studiosi – muovendosi spesso al limite del mistero e della leggenda – la collocano in varie parti del mondo.

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L’Arca della Alleanza verrà presentata al mondo nel 2012?

Posted by Sabrina Pieragostini |

http://www.extremamente.it/2011/12/30/larca-della-alleanza-verra-presentata-al-mondo-nel-2012/

Tutto nel 2012. Su quest’anno ormai alle porte crescono aspettative di ogni tipo, inclusa anche la rivelazione al mondo di uno dei misteri più antichi ed occulti: l’Arca della Alleanza.

LA CHIESA DI SANTA MARIA DI SION, AD AXUM, DOVE SAREBBE CUSTODITA L’ARCA DELL’ALLEANZA

La teca in legno dorato costruita all’epoca dell’Esodo e poi scomparsa, nel VI secolo a.C., dal tempio di Gerusalemme in cui era custodita, potrebbe essere presentata al pubblico da chi dice di possederla: la Chiesa Etiope. E per un motivo assolutamente banale: la piccola Cappella in cui la reliquia si troverebbe da secoli, lontana da sguardi indiscreti, ha un’infiltrazione nel tetto. Il sacro oggetto dovrà dunque essere spostato per permettere i lavori di restauro.

L’Arca dell’Alleanza– al cui interno, secondo la Bibbia, vennero custoditi i Dieci Comandamenti incisi direttamente da Dio su due lastre di pietra e consegnate a Mosè- si troverebbe infatti ad Axum, nella cappella chiamata “delle tavole”, accanto alla chiesa dedicata a Santa Maria di Sion. Sarebbe arrivata fin qui dopo un viaggio avventuroso, iniziato con  l’invasione babilonese di Gerusalemme: ne parla estesamente il libro di Graham Hancock  “Il mistero del Sacro Graal” (“The sign and the Seal” il titolo originale) nel quale l’autore  ha ricostruito passo dopo passo il percorso fino all’Africa. Una lettura affascinante, che consiglio a chi ancora non l’abbia fatto. Ovviamente, si tratta solo di un’ipotesi- non condivisa dagli archeologi, per i quali invece l’Arca dell’Alleanza sarebbe andata perduta, forse distrutta o nascosta dagli Ebrei in un luogo mai più scoperto.

DA UN MANOSCRITTO ANTICO, LA SCENA DELL’ARRIVO AD AXUM DELL’ARCA

Ma la rivendicazione dei Cristiani Ortodossi di Etiopia di possedere l’unica, vera Arca dell’Alleanza è molto antica, anche se la notizia è diventata di dominio pubblico a partire dagli anni ’60. Nel 2009, poi, il patriarca della Chiesa etiope ha convocato, a Roma, una conferenza stampa per comunicare al mondo che “l’ Etiopia è  il trono dell’Arca”, promettendo di svelarla presto alla comunità internazionale. Nessuno finora ha però potuto vedere da vicino la reliquia, per verificare la fondatezza di questa affermazione.

Anzi, è sempre stata tenuta celata con cura, all’interno di quella cappella circondata da una cancellata di ferro nella quale può accedere solo il custode: un anziano sacerdote incaricato di vegliare sull’oggetto sacro, il più sacro di tutti, per l’intera vita e al quale è proibito allontanarsi per un solo istante dal luogo di venerazione.

Ora però la teca dovrà essere spostata, dando a curiosi e agli studiosi la speranza di vederla. Il primo a divulgare la notizia è stato un fotografo inglese, Tim Makins, che lavora per riviste e pubblicazioni come “Lonely Planet”. Ha visto un telone di plastica coprire il tetto della cappella, del terreno smosso lì vicino ed ha chiesto spiegazioni ai locali. “Mi hanno detto che stanno costruendo una struttura temporanea per accogliere l’Arca durante i lavori di ristrutturazione della cappella. Sarà l’occasione per verificare se c’è qualcosa di vero in quello che sostiene la chiesa Etiope.”

UNA RICOSTRUZIONE MODERNA DI COME POTREBBE APPARIRE L’ARCA DELL’ALLEANZA

Secondo la tradizione biblica, l’Arca dell’Alleanza aveva dimensioni piuttosto ingombranti: due cubiti e mezzo di lunghezza, uno e mezzo di altezza per  uno e mezzo di profondità, che resi in metri sono più o meno 1, 12 x 0,67 x 0,67. Doveva essere molto pesante, visto che era stata costruita in legno di acacia rivestito d’oro. Sopra il coperchio, si trovavano due cherubini con le ali congiunte dalle quali  “si udiva la voce di Dio“. Ma era anche un’arma temibilissima, che inceneriva i nemici e bruciava chi le si avvicinava senza autorizzazione o compiendo riti incompleti.

Infatti, prima di accedere all’Arca era indispensabile accendere particolari incensi che formavano una vera e propria “cortina fumogena”. Infine, non doveva mai essere toccata con le mani, ma trasportata solo utilizzando due stanghe di legno agganciate ad  anelli. Dettagli, questi, che hanno fatto ipotizzare ai ricercatori alternativi che in realtà l’Arca fosse una macchina tecnologica: uno strumento per comunicare con l’entità che si faceva chiamare Yahwè, capace di emettere onde-radio, ma anche radiazioni mortali. E il fumo denso doveva impedire agli oranti di capire con chi stessero parlando…

UN’ALTRA, IPOTETICA IMMAGINE DELL’ARCA BIBLICA

Interessante l’analisi che ne fa, ad esempio,  Mauro Biglino. Nel suo libro “Il Dio alieno della Bibbia”- oltre a svelare  il vero significato del termine “cherubino”-  arriva a dare una definizione sorprendente dell’Arca stessa. Qualche mese fa, rispondendo ad una mia domanda, mi aveva infatti detto:<Secondo il rabbino Moshe Levin, era un potente macchinario capace di accumulare ed erogare energia. Oggi noi lo chiameremmo “condensatore di energia”.

Il suo utilizzo era riservato a quanti erano addestrati ed abilitati a farlo. Chi tentava di usarla senza la necessaria competenza  faceva una brutta fine. Come i  Filistei: durante una battaglia, riuscirono ad impadronirsene. Ma dopo qualche giorno, furono costretti a restituirla perché non sapendo come usarla venivano uccisi uno dopo l’altro dall’Arca.

Siamo tutti in attesa di sapere se quella conservata nella cappella di Santa Maria di Sion ad Axum, in Etiopia,  sia la vera Arca dell’Alleanza. Ho letto un’intervista al patriarca del posto che ha promesso di mostrarla al  pubblico entro il 2012. Speriamo. Certo, se fosse quella originale, sarebbe la prova inquietante di una tecnologia che nel passato non avrebbe potuto esistere…>OSTINI

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L’ARCA DELL’ALLEANZA

Il mito, il simbolo e la profezia

L’Arca dell’Alleanza era il recipiente nel quale Israele aveva riposto le Tavole della Torà, dopo averle ricevute sul monte del Sinai. Su di loro erano incisi i Dieci Comandamenti. L’Arca fu trasportata per tutti i 40 anni di viaggio nel deserto, e accompagnò Israele durante i lunghi anni di conquista della Terra Promessa, fino a venire posta nel Tempio costruito dal Re Salomone. Si trattava di una cassa lunga due cubiti e mezzo (ogni cubito è circa mezzo metro), larga un cubito e mezzo, e alta un cubito e mezzo, come mostrato in figura. Per trasportarla s’inserivano due lunghi pali negli appositi anelli.

Quando Israele si accampava, al centro dell’accampamento veniva eretto il arcaTabernacolo, e nel Santo dei Santi era riposta l’Arca. La caratteristica più famosa dell’Arca era che sul suo coperchio superiore si trovavano due statue realizzate da un’unica fusione d’oro puro, rappresentanti una coppia d’angeli Cherubini. Il simbolismo dell’Arca è quanto mai ricco e vasto, e in questa sede cercheremo di metterne in luce gli aspetti principali. Vediamo com’era costruito nei dettagli. Era composto da due pezzi principali: un parallelepipedo inferiore e un coperchio che lo chiudeva. Si tratta della terra e del cielo. Pur se in natura la forma della terra è sferica (come pure quella di tutti gli altri corpi celesti), e pur se il suo movimento è ellittico (il cerchio è un caso particolare dell’ellisse), secondo la tradizione cabalistica, la forma che meglio la rappresenta a livello spirituale è il cubo. In altri termini, si afferma che l’universo presente è dominato dalle forme sferiche, mentre quello futuro (i “cieli nuovi e la terra nuova”) sarà sede soprattutto di forme cubiche. Questa trasformazione contiene il segreto del passaggio da un tempo circolare (che tende a ripetersi secondo il mito dell’Eterno Ritorno) ad un tempo rettilineo, che porta invece verso un traguardo completamente diverso dal punto di partenza. L’aver concepito la storia come una serie d’eventi che porta da uno stato meno perfetto ad uno via via sempre migliore è una delle innovazioni del pensiero ebraico, diventata poi parte integrante della cultura occidentale. Oggi la troviamo sia nel concetto laico e mondano di “progresso”, che in quelli più sottili e raffinati di “evoluzione”. Dal punto di vista simbolico ciò viene rappresentato trasformando lo spazio fisico da una forma sferica ad una forma cubica.

Quest’insegnamento ci viene riproposto anche dal Libro della Formazione, il più antico testo di Cabalà, che si occupa tra l’altro delle corrispondenze tra segni zodiacali, pianeti e lettere dell’alfabeto ebraico. In quel testo si parla di un “cubo dello spazio”, i cui dodici lati sono i dodici segni zodiacali. Ma l’Arca dell’Alleanza non era cubica, bensì un parallelepipedo. Ciò significa che essa rappresentava i “nuovi Cieli” e la “nuova Terra” in via di formazione, mentre erano ancora in movimento, e non avevano ancora raggiunto uno stato di riposo.

arca3.jpg (8527 bytes)Il parallelepipedo inferiore era formato (vedi figura) da tre distinte scatole. Le due esterne erano entrambe d’oro, mentre quella mediana era di legno d’acacia. Cosa significa ciò? Secondo La Cabalà., l’anima dei Maestri e degli Illuminati contiene due grandi categorie: avvolgente ed interna, ognuna delle quali è dotata di diversi gradi intermedi. Il contenitore dell’Arca rappresenta l’Anima avvolgente, le Tavole della Torà al suo interno costituiscono invece l’anima interiore. Si tenga presente che l’anima avvolgente è più rara e preziosa di quella interiore, in quanto questa è limitata, mentre la prima si estende all’infinito. I due recipienti d’oro costituiscono il primo e il secondo grado dell’anima avvolgente. Essi sono: Chaià e Yechidà, l’Anima Vivente e l’Anima della Perfetta Unione col Divino. Il legno che le separa fa da isolante elettrico, onde permettere a ciascuna delle due di costituire uno schermo separato. Infatti, uno degli scopi dell'”anima avvolgente” è quello di proteggere l’organismo da attacchi d’entità malvagie, pur presenti nella dimensione spirituale. In termini moderni potremmo comprendere questo particolare dell’Arca come una “doppia schermatura”, in grado di isolarla completamente dai campi energetici negativi, e di captare solo quelli positivi. Infatti, il materiale usato era l’oro, che rappresenta il più alto stato della consapevolezza, quello che l’Alchimia chiama l’oro filosofico.

Tutto ciò riguarda il solo recipiente inferiore, la Terra. Invece il coperchio superiore simboleggia il cielo, che viene a completare la terra, a chiudere la sua apertura, a riempire i suoi bisogni. Il coperchio dell’Arca era fatto da un’unica piastra d’oro massiccio.

Questo suo essere costituito da un unico pezzo, mentre la parte inferiore era composta da tre pezzi distinti, allude all’insieme dello spazio-tempo. La fisica moderna ci insegna che viviamo in un insieme costituito da tre dimensioni spaziali (le coordinate di un determinato punto) e da un’unica dimensione temporale (il tempo in cui un certa realtà esiste). In tutto viviamo dunque in un insieme quadridimensionale. Secondo la sapienza esoterica esiste invece almeno una quinta dimensione, che nell’esempio dell’Arca era rappresentata dalle Tavole della Torà ivi contenute. Si tratta del livello della consapevolezza pura, la “quintessenza”, così a lungo ricercata dagli alchimisti.

Del coperchio superiore dell’Arca facevano parte i Cherubini, anch’essi d’oro purissimo. Dice il versetto dell’Esodo (25, 18-21): “Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati al martello sulle due estremità del coperchio. Fa’ un cherubino ad una estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini tutti di un pezzo con il coperchio, alle sue due estremità. I due cherubini avranno le due ali stese di sopra, ricoprendola, e i loro volti saranno rivolti l’uno verso l’altro, e verso il coperchio. E porrai il coperchio sulla parte superiore dell’Arca, e collocherà nell’arca la testimonianza che ti darò.”

La simbologia dei Cherubini è quanto mai vasta ed interessante. Secondo la tradizione ebraica essi avevano due volti infantili. Dai bambini dobbiamo imparare la purezza e la semplicità, la sincerità emotiva, la fiducia in coloro che sono più grandi di noi. In particolare, i volti dei cherubini erano l’uno maschile e l’altro femminile. Questo significa la conjuncto oppositorum, il matrimonio mistico, lo hyeros gamos.

Nel ricomporsi dell’unità primaria tra i poli opposti, tra il maschile e il femminile, si completa la copertura dell’Arca, si rinsalda la frattura che aveva causato la caduta dei mondi. E’ grazie alle ali dei cherubini che si toccano al di sopra del coperchio, cioè alle loro componenti spirituali, che è possibile “volare”, cioè esplorare i mondi superiori. Il matrimonio alchemico tra l’adepto e la soror mistica è il motore che fornisce energia al cocchio celeste, sul quale avviene il viaggio verso il Divino. Un’idea del genere è confermata da altri versetti dove vengono menzionati i cherubini, come: “e cavalcava il cherubino e volava” (Salmo 18,11). Tutto ciò sottolinea l’estrema importanza dell’equilibrare le varie componenti in ogni via d’evoluzione spirituale: il secco con l’umido, l’anima col corpo, l’emotivo con l’intellettuale, ecc.

Infine la forma dei due cherubini e delle loro ali che si toccavano ricorda quella di un portale. Si tratta della “porta del Signore, attraverso la quale entreranno i giusti”, la cinquantesima porta dell’Intelligenza.

In genere l’Arca rappresenta il segreto di come una costruzione umana, se fatta seguendo dei criteri particolari, possa diventare la sede e il ricettacolo degno di contenere la rivelazione di uno stato superiore della consapevolezza, di forze angeliche o anche divine. I criteri di costruzione riguardano innanzitutto le dimensioni, che devono essere proporzionate in modo opportuno, seguendo formule antiche ed esoteriche. Ad esempio, il volume in “tefachim” (circa la lunghezza di un pugno chiuso), un’altra fondamentale misura dell’Antico Testamento, del recipiente centrale di legno era 756 tefachim cubi. Questo è il valore numerico della parola Sefirot, il nome delle dieci costituenti principali dell’Albero della Vita, il riferimento centrale delLa Cabalà.. Ciò indica come all’interno dell’Arca fosse contenuto un intero Albero della Vita. Riducendo 756 si ha 18, che è il numero della vita (Chai, Cheit-Yud). Riducendolo ulteriormente si ha 9, il numero della verità.

Inoltre i materiali coi quali viene eretta una particolare costruzione sacra hanno una loro importanza fondamentale. Provenendo dai tre regni inferiori: minerale (metalli e pietre preziose), vegetale (legno o tessuti) e animale (pelli o lana) i materiali rappresentano una sintesi di tutto il meglio che il mondo materiale può dare. Tramite l’opera ingegnosa dell’uomo, tramite la sua sapienza arcana, guidata dallo spirito divino, tutto ciò viene trasformato nel “trono” sul quale si asside un livello super-umano di sapienza e bontà. Si noti come la parola “Arca”, che viene dall’indoeuropeo indicante “custodire”, è alla radice di “arcano”, cioè “esoterico, segreto”. Ciò dimostra come la sapienza esoterica nel suo insieme sia l’Arca nella quale sono custoditi gli stessi “cervelli” Divini, cioè la Sapienza e l’Intelligenza, l’emisfero cerebrale destro e quello sinistro. Ecco perché le tavole della Torà riposte nell’Arca erano due, ad indicare la polarità fondamentale presente in ogni processo pensante.

Le costruzioni degli esseri umani non dovrebbero dunque avere una sola funzione pratica, ma dovrebbero esprimere dei principi superiori, se si vuole che il loro uso diventi un’occasione per la crescita della consapevolezza. Le abitazioni che sono state erette in modo particolare, secondo la sapienza “arcana”, hanno un particolare effetto benefico su coloro che vi dimorano, un vero e proprio effetto salvifico.

Infatti nella Bibbia il primo e più antico prototipo d’ogni contenitore o costruzione sacra è stato l’Arca di Noè, grazie alla quale egli, la sua famiglia e gli animali, sopravvissero al cataclisma del diluvio universale. E si badi bene che non sarebbe bastata una qualunque barca o rifugio. Probabilmente la generazione in cui viveva Noè era in grado di costruire altri tipi d’imbarcazioni. Quella di Noè fu l’unica a sostenere la furia degli elementi scatenati poiché era stata costruita seguendo delle leggi non solo fisiche ma anche metafisiche. Si tratta di un insegnamento che dovremmo tutti tenere presente in un mondo come quello d’oggi, nel quale prevalgono soltanto le considerazioni materiali e contingenti.

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Templari e Arca

L’Arca dell’Alleanza (Aron Haerit) e’ il contenitore delle tavole della legge che Dio consegnò a Mosè (conteneva inoltre della manna e la verga di Aronne). Nella Bibbia l’Arca viene citata nell’Esodo e viene descritta come un contenitore di legno d’acacia, lunga due cubiti e mezzo, larga un cubito e mezzo ed alta altrettanto (circa 125 x 75 x 75 cm), ricoperta dentro e fuori d’oro e con quattro anelli d’oro ai suoi piedi entro i quali vengono fatte passare due stanghe di legno. Il coperchio è di oro puro sormontato da due cherubini (creature alate con il corpo di leone ed il volto di sfinge che si ritrovano anche in rappresentazioni egizie) sempre d’oro, con le ali aperte verso l’alto ed i volti rivolti verso l’interno.

L’Arca era identificata materialmente con Dio, nel senso che si riteneva realmente che Dio alloggiasse tra i due cherubini. Essa è ritenuta dotata di poteri soprannaturali ed emette potenti scariche contro chi le si avvicina impunemente.

“Allora, dalla presenza di Yahweh una fiamma si sprigionò e li consumò ed essi perirono alla presenza di Yahweh”. Levitico 10:2

In questo passo ci si riferisce a Nadab e Abihu, due dei quattro figli di Aronne, sommo sacerdote e fratello di Mosè, i quali un giorno portarono degli incensieri di metallo alla presenza dell’Arca e le offrirono “strani fuochi” che erano stati vietati dal Signore. Furono quindi inceneriti dall’Arca stessa. A volte appariva una nuvola tra i due cherubini ed allora neanche Mosè aveva il coraggio di avvicinarsi ad essa. Secondo le tradizioni popolari, di quando in quando delle scintille si sprigionavano dallo spazio tra i cherubini distruggendo gli oggetti circostanti. Occasionalmente poi essa inceneriva i suoi portatori, appartenenti alla sottotribù dei figli di Kohath o li sollevava da terra senza alcuna ragione apparente per farli poi ricadere al suolo (sempre secondo leggende ebraiche e commentari del vecchio testamento). Il mistero fondamentale che corre intorno all’Arca (oltre a quello relativo alla sua natura) è costituito dalla sua scomparsa. Nella Bibbia viene detto che essa era custodita nel Sancta Sanctorum, inizialmente una tenda e poi la parte più interna del tempio di Salomone a Gerusalemme, ma poi se ne perdono le tracce ed essa non viene più citata se non indirettamente.

Numerose sono le ipotesi riguardo alla sua collocazione attuale, e quasi tutte basate sull’interpretazione della Bibbia. Tra le più attendibili troviamo l’Egitto (Nel secondo Libro delle Cronache si legge: “L’anno quinto del regno di Roboamo, Sesac, Re d’Egitto marciò contro Gerusalemme… e portò via i tesori del tempio del Signore. Portò via ogni cosa…”; in questo caso l’Arca sarebbe a Bubasti, che allora era la capitale d’Egitto. Altre ipotesi, sempre riguardanti saccheggi successivi subiti dal Tempio di Gerusalemme propongono la Palestina (nel secondo libro dei Re si legge: “…prese tutto l’oro, l’argento e tutti gli oggetti che si trovavano nel tempio del Signore e se ne tornò in Samaria” e la Babilonia (ad opera di Nabucodonosor).

https://i0.wp.com/www.templaricavalieri.it/images/haile_selassie_01.gifAltre possibilità sono costituite dal deserto del Sinai (Mosè sarebbe stato un iniziato del culto di Akhnaton e avrebbe rubato l’Arca portandola con sé durante l’esodo, sostituendola con una copia e nascondendo poi l’originale nelle viscere del monte Har Karkom) e dalla Francia, presso i Pirenei (dove sarebbe stata portata dai Visigoti che l’avrebbero presa ai romani che a loro volta la saccheggiarono dal Tempio) o nella cattedrale gotica di Chartres (dove sarebbe stata portata dai Cavalieri Templari).

Inoltre Hailè Selassiè, ex Negus d’Etiopia e presunto discendente della regina di Saba (che avrebbe avuto in dono da Salomone l’Arca dell’Alleanza) potrebbe aver nascosto l’Arca in una banca svizzera insieme ai suoi altri tesori (ipotesi abbastanza improbabile).

Un’altra ipotesi è quella sostenuta dall’autore inglese Graham Hancock nel libro “The Sign and the Seal”, tradotto in “Il mistero del Sacro Graal” (Hancock infatti afferma che in realtà il Graal sia un’allegoria dell’Arca) e cioè che l’Arca (che sarebbe il prodotto di una antica tecnologia della quale gli egizi erano a conoscenza e che veniva trasmessa soltanto ad alcuni iniziati dei quali Mosè avrebbe fatto parte), sia stata portata in Etiopia per proteggerla dapprima da un re eretico di Israele e poi dai vari saccheggi, e seguendo un percorso durato millenni, in una cripta in Etiopia, dove viene tuttora sorvegliata da un monaco custode. A riprova del retaggio egizio dell’Arca, nei “Testi delle Piramidi” una tradizione parla di una scatola d’oro nella quale Ra (il primo re degli dei Egiziani) aveva depositato un certo numero di oggetti. Questa scatola rimase chiusa in una fortezza sulla frontiera ad Est dell’Egitto per molti anni dopo la sua ascesa in cielo. Quando Geb (dio della terra) andò al potere ordinò che fosse portata alla sua presenza e dissigillata. Nell’istante stesso in cui questo accadde una colonna di fuoco incenerì i compagni di Geb ustionando gravemente Geb stesso.

Hancock documenta molto bene la sua ipotesi, rifacendosi anche ad una tradizione presente solo in Etiopia, il “Timkat” (nella quale simulacri dell’Arca vengono portati in processione lungo le vie preceduti da un corteo danzante ed accompagnati da musica). Questa festa affonda le sue radici nell’antico Egitto (festa di Apet) e viene citata nella Bibbia. Infatti, quando re Davide porta l’Arca degli israeliti a Gerusalemme la descrizione dell’avvenimento è:
“Davide e tutta la casa di Israele portavano l’Arca del Signore con urla e con il suono di trombe e suonavano precedendo il Signore con ogni tipo di strumenti fatti di legno di abete, arpe, salteri , e con cornette, e con cimbali… e Davide danzò precedendo il Signore con tutta la sua forza… saltando e danzando prima del Signore”.

Samuel 6:5

Inoltre, nel Timkat le repliche dell’Arca (o delle tavole della legge) vengono chiamate tabot il cui significato originale era “barca come contenitore”. Il termine in ebreo arcaico era tebah (da cui e’ derivato il termine etiopico) che fu usato nella Bibbia per riferirsi ad imbarcazioni come l’Arca di Noè (Noah) ed al cesto nel quale Mosè infante fu posto nel Nilo ed abbandonato alla corrente. Da considerare come ulteriore prova è la presenza (antichissima ed un tempo nutrita) di una comunità ebraica che si rifà a tradizioni dell’epoca in cui l’Arca scomparve.

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L’ARCA DELL’ALLEANZA E’ QUI A GERUSALEMME

E’ inaccettabile che un oggetto cosi’ sacro, prezioso e unico come l’Arca possa sparire dalla Storia, nella più completa indifferenza Ark of the Covenant L’Arca contiene le due Tavole della Legge, i principi universali della morale umana, inscritte dalla mano stessa di Dio. L’Arca fu il centro della liturgia ebraica e, in effetti, rappresenta la Presenza Divina. Quando Dio si riferisce all’Arca, dice “Io” (2 Sam. 7:6)! L’Arca fu introdotta nel Tabernacolo da Mosè e quivi rimase per più di 400 anni. Finalmente, fu posta nel Primo Tempio dal re Salomone che dichiarò nel discorso inaugurale, al momento della consacrazione della Casa (1 Re 8:13) “Dio risiederà nella Sua Casa per l’eternità” .   Ma, in seguito, non una parola… o cosi’ sembra. Ci sono tante parole che sono state neglette o incomprese!

Troverete qui una nuova teoria originale, tutta basata esclusivamente sulle parole della Bibbia, in ebraico, che dovrebbe spiegare molte cose e che potrebbe avere clamorosi effetti nella situazione politica odierna.

Perché le parole della Bibbia? Perché Dio ha creato l’intero universo con le Sue parole. Perché le parole della Bibbia hanno influenzato e determinato le grandi culture della civilizzazione. Perché le profezie sono costituite da parole e si stanno oggi materializzando davanti ai nostri occhi.


La scomparsa: sorpresa! l’Arca non appare più, neanche al momento della distruzione babilonese, e non viene mai più menzionata nella Bibbia! La si vede per l’ultima volta al momento dell’inaugurazione del Primo Tempio…. o cosi’ sembra! Non possiamo accettare che possa essere stata rubata o distrutta e nemmeno soltanto trasferita. Ricordiamo l’episodio di Uzzah (2 Sam. 6:7) che fu colpito a morte da Dio quando aveva appena toccato l’Arca, e questo, con le migliori intenzioni! Book of Jeremiah
L’indifferenza sulla sorte dell’Arca può essere spiegata con la profezia di Geremia (Ger. 3:16) che prevede proprio questo: l’Arca dell’Alleanza… non vi si penserà piu’, non la si menzionerà più,non la si rimpiangerà, non se ne farà un’altra”
Sarebbe dunque la volontà divina, durante 2.500 anni!
Tuttavia, ciò non era inteso durare per sempre, ma bensi’ solo fino ai tempi nostri, perché la nostra è davvero una generazione del tutto speciale. Siamo tornati alla nostra Terra, che si è rimessa a fiorire, e il mondo intero si erge contro di noi, come profetizzato! Finita l’indifferenza, adesso, l’interesse per ritrovare l’Arca rinasce. Al lavoro! Ci sono tanti eventi sospetti che meritano una spiegazione e domande che aspettano una risposta. Dobbiamo rileggere il testo con molta attenzione.


La nostra teoria vuole investigare se il re Salomone ha messo in opera una manovra geniale per rispettare il comando di Dio di mettere l’Arca nel posto designato… dove non potesse essere scoperta, neanche al momento della distruzione babilonese e dove sarebbe rimasta per sempre! E dunque, vi si trova anche oggi.

Il re Salomone: perché proprio Salomone fu scelto per costruire il Tempio, quando suo padre David, il beneamato di Dio, ne aveva fatto precisa richiesta, aveva redatto i piani e iniziato la raccolta dei materiali?

E’ scritto che Salomone aveva ricevuto da Dio intelligenza come nessuno aveva avuto prima di lui e nessuno avrà in futuro (1 Re 3:12). Certo, ci voleva un vero genio per poter costruire la Casa nella quale l’Arca sarebbe rimasta per l’eternità, senza essere scoperta.
Quest’uomo era Salomone!


Il know-how, l’abilità tecnica: Salomone prende la figlia del re d’Egitto e la conduce a Gerusalemme. Questo atto è sorprendente e, diciamo, di cattivo gusto… Tuttavia, da un’attenta lettura, si rileva che che quando questa unione è menzionata, immediatamente dopo, si parla di costruzione: le mura, la casa del re, la Casa di Dio! Sospetto! Certo non si trattava di una moglie (il suo nome non è nemmeno ricordato), ma bensi’ di una donna che aveva apportato dall’Egitto quell’abilità tecnica necessaria per la costruzione?Pyramids Gli Egiziani erano ben noti per la loro formidabile capacità ed esperienza nel mimetizzare l’ingresso alla tomba dei loro re. Il loro sistema consisteva nel chiudere l’ingresso con enormi blocchi di roccia non lavorata che facevano pensare che si trattava del suolo naturale. Eventuali saccheggiatori avrebbero ritenuto che era quindi inutile scavare. I blocchi venivano issati su colline artificiali di sabbia. Questa veniva spazzata via, il momento venuto e i blocchi scendevano lentamente fino a chiudere l’ingresso. Da seguire.


Lo Dvir: che cos’è? mistero!
Quando Dio dà a Mosè le istruzioni per la costruzione del Tabernacolo, gli precisa che, in futuro, si dovrà costruire la Sua Casa sullo stesso modello. (Es. 25:8-9) Ora, nel Tabernacolo il Santo dei Santi misurava 10×10 cubiti. Nel Tempio troviamo una camera, chiamata lo Dvir della Casa, che misura 20×20 cubiti, e nella quale l’Arca viene introdotta (1 Re 8:6). Il nome Dvir, riferito al Santo dei Santi, non appare altrove nella Bibbia, e neppure nella descrizione del Terzo Tempio di Ezechiele! Tutt’al più è il nome di un villaggio. Sospetto!

Di solito, si è portati a credere che lo Dvir è proprio il Santo dei Santi. Però, leggendo attentamente, si nota che non è mai detto che si tratta del Santo dei Santi. Per esempio, (1 Re 8:6) ci viene detto che l’Arca fu portata “verso il suo posto; verso lo Dvir della Casa, verso (notate la ripetizione) il Santo dei Santi”. Sarebbe come dire “andare verso la stazione, verso Roma“. E’ evidente che la stazione non è ancora Roma, e lo Dvir della Casa non è il Santo dei Santi!
E’ dunque Lo Dvir una stazione di passaggio?


Le stanghe: i sacerdoti introducono l’Arca nello Dvir (1 Re 8:6), ma le stanghe usate per il trasporto sporgono e potevano essere viste dal di fuori (1 Re 8:9). Sospetto! Noi sappiamo che queste stanghe non potevano essere separate dall’Arca (Es. 25:15) e quindi erano le stesse nel Tempio. Come mai queste stanghe che si adattavano perfettamente nel Santo dei Santi del Tabernacolo, sporgono nello Dvir che ha una superficie quattro volte maggiore? E perché ci dicono che le stanghe furono allungate (1Re 8:8)? Logicamente, l’Arca avrebbe dovuto essere posta in fondo o in mezzo allo Dvir e quindi le stanghe non avrebbero potuto sporgere. E’ forse un segnale per indicare che l’Arca non era ancora pervenuta alla mèta finale?
Forse si tratta di un parcheggio temporaneo?


La nube: Quando i Cohanim escono dal Santuario, una nube riempie la Casa, e quelli non poterono terminare il loro ufficio! Furono costretti ad uscire e portarsi più lontano (1 Re 8:10-11). Sospetto! Durante il regno di Salomone non si assiste a nessun miracolo materiale. Questo sarebbe l’unico. Inoltre, se leggiamo attentamente e paragoniamo quello che accadde quando Mosè introdusse l’Arca nel Tabernacolo, ci viene detto esplicitamente che Mosè terminò il suo lavoro e allora, e soltanto allora, la nube apparve
(Es. 40:33). Invece, i Cohanim non poterono terminare il loro ufficio. Forse, Salomone si è sbarazzato di testimoni indesiderabili.


Il discorso: Salomone pronuncia un toccante discorso ai Figli d’Israele radunati a Gerusalemme. Conviene qui di ricordare che Salomone era un campione nell’uso di espressioni a doppio senso. Per esempio, quando le due madri gli richiedono di decidere a chi spetta il neonato, Salomone ordina che sia tagliato in due (!) e subito capisce qual’è la vera madre. (1 Re 3:16 et al.)
Dunque, dovremo avere ricorso ad un’attenta lettura.Ceremony in the Temple Salomone inizia col dire (1 Re 8:12) “Dio ha detto che abiterà nella foschia (in ebraico arafel)”: e continua: “Ti ho costruito/edificato (perché questa ripetizione? forse c’è una doppia costruzione?) una casa splendida (in ebraico Zvul) per la tua eterna residenza”. Ma la parola “zvul” non appare altrove nella Bibbia, sennon come il nome di un re locale.Sospetto! Successivamente, durante lo stesso discorso, Salomone esclama ( 1 Re 8:27) “… né il cielo, né i cieli dei cieli possono contenerTi…” riferendosi alla ben nota tradizione dei Sette Cieli, un’antica tradizione comune a differenti culture. Questi cieli hanno un nome, in ebraico: il più basso (o centrale) si chiama arafel e uno al di sopra si chiama Zvul (vedi il noto dizionario ebraico Even Shushan). Ora possiamo interpretare e “tradurre” il messagio di Salomone che intendeva dichiarare: “Dio ha detto che abiterà al livello più basso, io ho costruito/edificato la Tua Casa ad un livello più alto”. In altre parole, il Tempio si troverà ben in vista, mentre il Santo dei Santi sarà in basso, magari sotterraneo, quindi non percettibile.


Questo spiega anche il riferimento ad una doppia azione di costruzione (costruito/edificato). Una costruzione si trova in superficie ed e’ ben visibile, mentre un’altra costruzione è mimetizzata e invisibile.

Per fare cio’, Salomone impiegò l’intelligenza che Dio gli aveva attribuito e il know-how ricevuto dall’Egitto. Cosi’ riusci’ ad eseguire l’ordine di Dio, di porre l’Arca nel posto designato senza che potesse essere scoperta, persino al momento della distruzione babilonese.

E quivi si trova anche ai giorni nostri

Vertical Section of the Temple Che cosa è accaduto? Cronaca: Salomone inizia la costruzione del Tempio 480 anni dopo l’Esodo. I lavori durarono sette anni e furono terminati esattamente nel mese di Bul, che è l’ottavo mese dell’anno (1 Re 6:38). Salomone invita tutt’Israele per l’inaugurazione, nel mese di Ethanim, che è il settimo mese, dunque dell’anno seguente. (1 Re 8:2)! Durante questi 11 mesi, Salomone, con l’aiuto di Hiram, provvede alla fabbricazione di tutte le suppellettili del Tempio.


L’inaugurazione: Salomone edificò il Tempio con l’ingannevole Dvir della Casa, che appariva essere il Santo dei Santi. Fà introdurre l’Arca nello Dvir ma ci segnala che si tratta di una stazione temporanea(lestanghe). Si sbarazza degli ingombranti testimoni (la nube) e allora, possiamo assumere, operai fedeli aprono il vero Santo dei Santi, sollevandone il coperchio, costituito da un blocco di roccia compatta, come il suolo naturale, introducono l’Arca, secondo la volontà di Dio, e quindi richiudono.

Per fare questo gli Egiziani impiegavano migliaia di schiavi. Salomone non godeva di questa possibilità e dovette ricorrere a macchinari. Dove sono?


Section of the Pillar

Le macchine: per realizzare questa difficile operazione, di sollevare quella roccia e richiudere discretamente, Salomone impiegò le due colonne, Yakhin e Boaz che si trovavano all’ingresso del Santuario. Ogni colonna misurava 18 cubiti d’altezza e un capitello di 5 cubiti la sormontava. Erano vuote e non sostenevano nessuna parte della Casa; non sembra avessero nessun uso specifico (1 Re 7:15).
Secondo il sistema egiziano, le colonne avrebbero potuto essere riempite di sabbia molto fine che si sarebbe sparsa fuori al momento desiderato, provocando la discesa del capitello all’interno della colonna. Il movimento del capitello, per tramite di una puleggia, avrebbe determinato il sollevamento del coperchio del Santo dei Santi e vice-versa.
Vedi una rappresentazione animata di quanto sopra

E’ interessante notare che ai tempi di Salomone, si conosceva solo un tipo di macchina, la leva, che può essere rigida o articolata come la puleggia. Ora il nome delle due colonne, Yachin e Boaz, ha la stessa radice, in ebraico, del nome di due parti della leva: base e forza. Che bisogno c’era di darle un nome? Sospetto, no?

E queste colonne si sono mosse! Da un’attenta lettura, si nota che, al momento della distruzione del Tempio, i babilonesi mostrarono un ovvio interesse per l’enorme quantità di bronzo delle colonne, e decisero di farle a pezzi per portarle a Babilonia. In effetti, possiamo leggere, ogni colonna era alta 18 cubiti e un capitello di 3 cubiti la sormontava!!! (2 Re 25:17)

Paragoniamo la misura dei capitelli: al momento della costruzione, 5 cubiti (1 Re 7:15), e al momento della distruzione, 3 cubiti! Evidentemente, i babilonesi misurarono solo quello che potevano vedere e quindi mancarono due buoni cubiti che si erano affondati all’interno delle colonne!


Ci sono molti altri fatti sospetti da spiegare e domande in attesa di risposta, che possono solo corroborare questa teoria, ma non c’è posto qui, per il momento.


E infine, dove si trova il Santo dei Santi del Primo Tempio che contiene l’Arca?

Secondo la nostra teoria, noi possiamo solo concludere che si trovava e ancora si trova nel Monte del Tempio. Questa opinione è condivisa da molti altri, incluso, nientemeno, lo Rambam (Hilcot Beit haBechira).


La tradizione indica la Cupola della Roccia come il sito del Primo Tempio e del Secondo Tempio ( che già non conteneva l’Arca). Ma questo è inaccettabile! Non c’è dubbio che il Secondo Tempio si trovava dove oggi è la Cupola della Roccia. I babilonesi non edificarono nulla sulle rovine del Primo Tempio; ma i romani costruirono un tempio dedicato a Giove dove si trovava il Secondo Tempio!

Se il Primo Tempio si fosse trovato nello stesso sito del Secondo, si dovrebbe ammettere che, al di sopra del Santo dei Santi contenente l’Arca, Dio avrebbe lasciato costruire l’abominazione di un tempio pagano…. Inaccetabile!

Evidentemente, il Primo Tempio si trovava altrove. Com’è possibile? Enigma?
Dome of the Rock
Semplicemente, gli esuli che ritornarono da Babilonia, molto fortunatamente, si sbagliarono di posizione! Cosi’ non c’è mai stato miscuglio di sacro e di abominevole! Nessun edificio estraneo è stato mai costruito al di sopra del Santo dei Santi contenente l’Arca.

La prova: Quando gli ebrei cominciarono a scavare le fondamenta del Secondo Tempio (Ezra 3:11-12) molti si rallegravano, cantavano e lanciavano grida di gioia. Però, è scritto, ci furono di quelli “che avevano visto il Tempio precedente“, e…. piangevano! Quale ragione potevano avere di piangere proprio a questo momento, quando appena si era cominciato a scavare? C’è una sola risposta logica: perché si rendevano conto che non era il sito esatto, ma non potevano opporsi! Evidente?


C’è un vasto spazio nella parte nord della spianata del Monte del Tempio. Nulla vi è stato costruito, a parte una piccola edicola chiamata la Cupola degli Spiriti, giusto sulla linea della Porta della Misericordia, (erroneamente detta Porta d’Oro). Il pavimento di questa cupola è costituito da una singola piastra di roccia compatta che fa pensare al suolo naturale! Se si domanda agli arabi di che cosa si tratta, danno risposte molto vaghe e a volte aggiungono che ci sono dei diavoli, donde il nome. Forse, nel passato, qualcuno ha eseguito qualche azione temeraria… come scavare? Sospetto!


Questo e’ il nostro sito favorito. C’è molto posto. E’ una località ideale, senza edifici da demolire quando dovrà essere costruito il Terzo Tempio, che… infine sara’ edificato esattamente sopra al vero Santo dei Santi, quando Dio vorrà.


Map of the Temple Mount Un’ultima nota. Noi pensiamo che il saggio Salomone ci ha lasciato una “mappa del tesoro“. Potrebbe essere nel suo Cantico dei Cantici, pieno di frasi enigmatiche. Lo stiamo studiando ed abbiamo già rilevato molti indizi promettenti. Pensiamo che svelerà il suo segreto quando verrà il momento.


ALTRE TEORIE E CONFUTAZIONE

Il mistero della scomparsa dell’Arca e della sua sorte ha davvero sconcertato molti. Questo è naturale, perché quando l’Arca sarà “ritrovata”, si tratterà della più importante scoperta di tutti i tempi.
Ci sono molte teorie sull’accaduto. Eccone alcune, tra le più note.

Il Monte Nevo: in Maccabei 2 (2:4 – 8) è detto che il profeta Geremia, in vista dell’imminente invasione babilonese, avrebbe preso l’Arca dal Tempio e l’avrebbe nascosta nel Monte Nevo, dove si trova anche la tomba segreta di Mosè.
Notiamo che la credibilità di Maccabei è molto modesta tra gli studiosi perché fu scritto centinaia d’anni dopo i fatti e perché non è parte della Bibbia . Inoltre, contradice cio’ che Geremia stesso dice nella sua profezia (Jer. 3:16) “l’Arca non sarà piu menzionata … non se ne farà un’altra”.

Axum – Etiopia: Menelik, il figlio della Regina di Saba, sarebbe anche il figlio di Salomone, senza nessuna conferma storica, ed avrebbe portato l’Arca in quella che è oggi la Chiesa di S. Maria in Axum. Di tanto in tanto, riceviamo la promessa di assistere alla sua esibizione pubblica, ma senza conseguenze!

Irlanda-Scozia-Egitto-“Hollywood”,etc. Sono innumerevoli le località nelle quali si pretende si trovi l’Arca. E evidente che il soggetto è molto importante. Tutti i conquistatori della Terra Santa sono stati sospettati di essersi impadroniti dell’Arca: il re d’Egitto Shishak, i Babilonesi, i Romani e, in tempi piu recenti, i Templari in particolare.
Notiamo che la Bibbia ci dice ripetutamente che l’Arca avrebbe dovuto essere posta nel luogo designato da Dio, per ivi rimanere PER SEMPRE. Ora, tutte queste teorie implicano qualche forma di trasporto. Se noi crediamo che ci fù un’Arca, dobbiamo anche credere che nessuno l’ha mai spostata.

Simboli massonici: è sorprendente notare che il racconto delle origini della Massoneria e i suoi riti ricordano molti dettagli di questa nostra teoria. I Massoni sostengono che furono stabiliti da Hiram, l’architetto del Tempio di Salomone, che si serviva di operai selezionati allo scopo di eseguire lavori segreti nel Tempio, esclusivamente di notte, quando non c’era nessuno. Questi operai dovevano aver timor di Dio ed essere pronti a morire piuttosto che rivelare il loro segreto! Hiram stesso fu ucciso da ladri che erano sicuri che nascondeva un tesoro, ma non apri bocca.
In una Loggia Massonica il Presidente siede tra due colonne che portano il nome di Yachin e Boaz…
Tuttavia, non fanno nessuna menzione dell’Arca, il che potrebbe essere giustificato, dato che si trattava del loro segreto.

Contatteci all’indirizzo israelhai@israelhai.org

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La misteriosa forza dell’Arca dell’Alleanza

Cos’era e a cosa serviva questo reliquia ritenuta tra le più sacre dell’antichità? Tra le tante ipotesi era forse un oggetto tecnologico multifunzione ereditato da un’avanzata civiltà antidiluviana?
Tra tutti gli oggetti misteriosi del mondo antico definiti oggi Ooparts (oggetti fuori posto), o che non dovrebbero esistere, c’è la celebre “Arca dell’Alleanza”, descritta nella Bibbia nel libro dell’Esodo. La tradizione ebraica racconta che il popolo ebraico guidato da Mosè scappò via dall’Egitto inseguito dall’esercito egiziano attraverso il deserto del Sinai. Qui, Mosé ebbe da Dio le Tavole della Legge e per custodirle fu chiesto da Dio stesso di costruire un tabernacolo, l’Arca dell’Alleanza: un oggetto ritenuto tra i più sacri della tradizione religiosa ebraica, che oltre a fungere da reliquiario permetteva a Mosè di parlare con Dio. Questo oggetto, come viene descritto ancora nell’Esodo, era una sorta di “scrigno” lungo 125 cm e alto 75, in legno di acacia e completamente rivestito d’oro internamente ed esternamente. Al di sopra vi era un coperchio anch’esso dorato sormontato da due http://www.satorws.com/Sator11/arca/arca2.jpg”cherubini&#8221; alati in oro, con le ali aperte e rivolti l’uno di fronte all’altro.
La Bibbia narra che tra le ali dei due cherubini, Mosè riusciva a “vedere” Dio, descritto da lui come una sorta di bagliore luminoso o scarica luminosa. All’interno della cassa erano state depositate la Verga di Aronne, le Tavole della Legge (spezzate però da Mosé in un gesto d’ira alla vista del Vitello d’Oro) e un vaso contenente la Manna che nutrì gli Ebrei nel deserto. Durante l’Esodo Mosè affidò allo stesso Aronne e ai suoi figli la custodia dell’Arca quando questa veniva collocata nel Tempio Tenda durante le soste, ed impose al popolo di non avvicinarsi e di non toccare assolutamente quell’oggetto, tanto che nel viaggio veniva trasportata dai Leviti inserendo due pali in legno nei quattro anelli che erano sui lati della cassa, coperta da un velo. Solo al profeta era permesso vederla ma solo in particolari momenti, “quando Dio compariva tra i due cherubini”. Si narra che ad un certo punto, durante il trasporto, l’Arca vacillò e per evitare che cadesse, un uomo di nome Oza cercò di tenerla per evitare che si rovesciasse, ma non appena egli la toccò morì folgorato da una potente scarica. Lo stesso accadde poi ai figli di Aronne. Ad essa si attribuì anche la distruzione della città di Gerico. Nel Libro di Giosuè, infatti, è scritto che le armate di Israele girarono per sette giorni attorno alle mura della città con l’Arca, guidati da sette sacerdoti, “…e al settimo giorno suonate le trombe le mura crollarono…”. Dopo l’insediamento nella Terra Promessa del popolo d’Israele, lo scrigno fu custodito all’interno del Sancta Sanctorum nel Tempio di Gerusalemme dove non era permesso a nessuno di entrarvi.

(Sopra, da sinistra) Mosé con le Tavole della Legge, prima di spezzarle in un gesto d’ira per aver visto gli Ebrei adorare il Vitello d’Oro. (Accanto) Oza, lo sfortunato accompagnatore che fu fulminato dopo aver toccato l’Arca. (Al centro) Il Tempio Tenda era il tempio mobile degli Ebrei durante l’Esodo. Si può vedere di cosa era capace l’Arca dell’Alleanza quando, di tanto in tanto, emanava la sua potenza senza controllo. (A destra) L’Arca nell’episodio più famoso che la riguarda: la distruzione delle mura di Gerico.

Si racconta che in alcuni momenti l’Arca si illuminava di un misterioso bagliore, quindi per questo motivo fu impedito a chiunque di avvicinarsi, perché ritenuta troppo pericolosa. La sua potenza era in grado di sterminare migliaia di persone in un solo momento e si si dice che fu proprio in questo modo che gli Ebrei riuscirono a sconfiggere tutti gli attacchi delle tribù del deserto dei Gergesei, Etei e Gebusei durante il loro esodo, con le potenti folgori dell’Arca. Ma perché oggi quest’oggetto è ritenuto da alcuni studiosi un Oopart? Da quello che abbiamo letto finora del racconto biblico l’Arca, più che un oggetto sacro, sembrerebbe un “forziere elettrico”, come ha felicemente detto lo scrittore francese Robert Charroux, capace com’era di produrre scariche di circa 700 volt. Infatti, come avevamo scritto nell’articolo riguardante le centrali elettriche dell’Antico Egitto, parlavamo del pilastro Zed come un potente condensatore energetico attivato a sua volta dall’Arca dell’Alleanza: anche secondo noi si trattava di un generatore di energia forse elettrica o forse di un’energia sconosciuta, capace di alimentare tutto il territorio. Questa veniva collocata all’interno della Piramide di Cheope nel “sarcofago” di granito per attivare lo Zed. Questa potrebbe apparire ai nostri occhi come la “pila” della piramide. Come prima accennato, l’Arca era costituita in legno d’acacia e completamente rivestita d’oro
Si racconta che in alcuni momenti l’Arca si illuminava di un misterioso bagliore, quindi per questo motivo fu impedito a chiunque di avvicinarsi, perché ritenuta troppo pericolosa. La sua potenza era in grado di sterminare migliaia di persone in un solo momento e si si dice che fu proprio in questo modo che gli Ebrei riuscirono a sconfiggere tutti gli attacchi delle tribù del deserto dei Gergesei, Etei e Gebusei durante il loro esodo, con le potenti folgori dell’Arca. Ma perché oggi quest’oggetto è ritenuto da alcuni studiosi un Oopart? Da quello che abbiamo letto finora del racconto biblico l’Arca, più che un oggetto sacro, sembrerebbe un “forziere elettrico”, come ha felicemente detto lo scrittore francese Robert Charroux, capace com’era di produrre scariche di circa 700 volt. Infatti, come avevamo scritto nell’articolo riguardante le centrali elettriche dell’Antico Egitto, parlavamo del pilastro Zed come un potente condensatore energetico attivato a sua volta dall’Arca dell’Alleanza: anche secondo noi si trattava di un generatore di energia forse elettrica o forse di un’energia sconosciuta, capace di alimentare tutto il territorio. Questa veniva collocata all’interno della Piramide di Cheope nel “sarcofago” di granito per attivare lo Zed. Questa potrebbe apparire ai nostri occhi come la “pila” della piramide. Come prima accennato, l’Arca era costituita in legno d’acacia e completamente rivestita d’oro.

(Sopra) L’Arca mostra due cherubini alati che si fronteggiano, identici alla raffigurazione delle dee Iside e Nefti che erano dotate di ali… (Sotto) In questo papiro si vede chiaramente come le dee rappresentino i poli positivo e negativo dell’energia emessa dallo Zed.

Si racconta che in alcuni momenti l’Arca si illuminava di un misterioso bagliore, quindi per questo motivo fu impedito a chiunque di avvicinarsi, perché ritenuta troppo pericolosa. La sua potenza era in grado di sterminare migliaia di persone in un solo momento e si si dice che fu proprio in questo modo che gli Ebrei riuscirono a sconfiggere tutti gli attacchi delle tribù del deserto dei Gergesei, Etei e Gebusei durante il loro esodo, con le potenti folgori dell’Arca. Ma perché oggi quest’oggetto è ritenuto da alcuni studiosi un Oopart? Da quello che abbiamo letto finora del racconto biblico l’Arca, più che un oggetto sacro, sembrerebbe un “forziere elettrico”, come ha felicemente detto lo scrittore francese Robert Charroux, capace com’era di produrre scariche di circa 700 volt. Infatti, come avevamo scritto nell’articolo riguardante le centrali elettriche dell’Antico Egitto, parlavamo del pilastro Zed come un potente condensatore energetico attivato a sua volta dall’Arca dell’Alleanza: anche secondo noi si trattava di un generatore di energia forse elettrica o forse di un’energia sconosciuta, capace di alimentare tutto il territorio. Questa veniva collocata all’interno della Piramide di Cheope nel “sarcofago” di granito per attivare lo Zed. Questa potrebbe apparire ai nostri occhi come la “pila” della piramide. Come prima accennato, l’Arca era costituita in legno d’acacia e completamente rivestita d’oroSi racconta che in alcuni momenti l’Arca si illuminava di un misterioso bagliore, quindi per questo motivo fu impedito a chiunque di avvicinarsi, perché ritenuta troppo pericolosa. La sua potenza era in grado di sterminare migliaia di persone in un solo momento e si si dice che fu proprio in questo modo che gli Ebrei riuscirono a sconfiggere tutti gli attacchi delle tribù del deserto dei Gergesei, Etei e Gebusei durante il loro esodo, con le potenti folgori dell’Arca. Ma perché oggi quest’oggetto è ritenuto da alcuni studiosi un Oopart? Da quello che abbiamo letto finora del racconto biblico l’Arca, più che un oggetto sacro, sembrerebbe un “forziere elettrico”, come ha felicemente detto lo scrittore francese Robert Charroux, capace com’era di produrre scariche di circa 700 volt. Infatti, come avevamo scritto nell’articolo riguardante le centrali elettriche dell’Antico Egitto, parlavamo del pilastro Zed come un potente condensatore energetico attivato a sua volta dall’Arca dell’Alleanza: anche secondo noi si trattava di un generatore di energia forse elettrica o forse di un’energia sconosciuta, capace di alimentare tutto il territorio. Questa veniva collocata all’interno della Piramide di Cheope nel “sarcofago” di granito per attivare lo Zed. Questa potrebbe apparire ai nostri occhi come la “pila” della piramide. Come prima accennato, l’Arca era costituita in legno d’acacia e completamente rivestita d’oro.

Iniziato dai sacerdoti eretici, avrebbe trafugato l’Arca dall’Egitto e sarebbe fuggito via con tutti i suoi seguaci, gli Ebrei discendenti del popolo invasore degli Hyksos da poco sconfitto, portando con sé il potente scrigno e lasciando ormai priva di energia la Grande Piramide. Arrivato poi nella Terra Promessa l’avrebbe lasciata in eredità al Popolo Ebraico, che a sua volta l’avrebbe usata come detto per fini bellici e nascosta secoli dopo nel Tempio di Salomone, collocandola nel Sancta Sanctorum, dove secondo alcuni scienziati tuttora risiede. Secondo noi questa è l’ipotesi più credibile, perché, come avevamo accennato nell’articolo sulla Piramide e lo Zed, con molta probabilità è proprio per questo motivo che gli Egizi inseguirono attraverso il Deserto del Sinai gli israeliti, perché privati del loro oggetto più sacro e potente, divenuto in seguito sacro per la tradizione ebrea. Probabilmente questo incredibile manufatto dotato di immane potenza potrebbe risalire a molto tempo prima degli stessi Egizi, forse era frutto di conoscenze molto più antiche. Forse addirittura ereditata da un popolo stanziatosi in terra d’Egitto prima dello scioglimento dei ghiacci dell’Ultima Glaciazione, lo stesso che edificò le grandi piramidi e la Sfinge. Forse il Popolo dei Giganti, forse la tradizione atlantidea, o magari questi ultimi due erano la stessa cosa…
Invece secondo il ricercatore svizzero Erich Von Daeniken, questa tecnologia era di origine extraterrestre e funzionava come una radio a transistor per comunicare con “Dio”. Qualunque sia tra queste la teoria più accreditata, è comunque assodato che si trattasse di un oggetto tecnologico con più funzioni.
Negli anni a seguire il Tempio di Gerusalemme fu ripetutamente saccheggiato da vari invasori tra cui gli stessi Egizi sotto il regno di Soshenk I, dai Babilonesi e dai Caldei. Quando il tempio fu ricostruito nel 516 A.C. l’Arca era sparita dal luogo in cui fu collocata; e da allora se ne persero per sempre le tracce. Ancora oggi studiosi di tutto il mondo si affannano nel cercare questa preziosissima reliquia. Sono anche molti i personaggi nella storia che si son messi sulle sue tracce senza mai ad arrivare ad alcuna conclusione, come anche i Romani. Probabilmente furono i Cavalieri Templari a trovarla e nasconderla chissà dove per evitare che finisse in mani sbagliate. Ma questa è solo un’ipotesi. Esistono diverse teorie sui possibili nascondigli dell’Arca: secondo il rabbino israeliano Shlomo Goren, questa sarebbe ancora nascosta nel Tempio di Gerusalemme nel Sancta Sanctorum.

(Sopra) La chiesa di Santa Maria di Sion ad Axum, in Etiopia, dove si dice sia custodita l’Arca dell’Alleanza. (Sotto) L’attuale Nebura-ed di Axum, vescovo copto custode della reliquia.

Il rabbino afferma che se si scavasse nell’antica collocazione si potrebbe arrivare al nascondiglio, su cui oggi sorge la moschea della Cupola della Roccia. Ma le autorità preferiscono lasciar stare per evitare il rischio di incidenti diplomatici con i musulmani. Secondo un’altra teoria l’Arca sarebbe stata riportata in Egitto durante il saccheggio dell’armata di Soshenk I e nascosta nei pressi dell’antica capitale egizia di Tanis. Altri affermano che fu trasportata in Mesopotamia dalle armate di Nabucodonosor nel 587 A.C.Ancora si dice che potrebbe trovarsi in Svizzera nascosta in una banca. Secondo una teoria etiope invece, l’Arca si troverebbe ad Axum, in Etiopia, portata lì segretamente nel X Secolo A.C. dal re Menelik, figlio di re Salomone e della regina di Saba. Si racconta che con i poteri di levitazione dell’Arca gli Etiopi avrebbero sollevato i ciclopici obelischi di Axum! Anche secondo lo scrittore Graham Hancock l’Arca si troverebbe in Etiopia, ma custodita nella chiesa di Santa Maria di Sion ad Axum. Il ricercatore inglese, nel suo libro “Il Mistero del Sacro Graal” sostiene infatti che secondo il Kebra Nagast, il libro sacro ai Falasha (gli ebrei etiopi) l’Arca sarebbe tuttora gelosamente custodita sotto la diretta custodia di un Nebura-ed, il capo dei sacerdoti, l’unico autorizzato e soprattutto in grado di avvicinare l’Arca senza subire danni fisici anche mortali. Ben protetta all’interno della chiesa (dotata di torri e di merlature) denominata Santa Maria di Sion, essa ne uscirebbe soltanto in occasione della sacra festa popolare di Timkat il 18 gennaio d’ogni anno. Taluni sostengono che in processione non sarebbe portato l’originale dell’Arca, ma una specie di riproduzione delle Tavole della Legge, di cui esistono esemplari in tutte le chiese etiopiche.
Un’altra teoria vuole che la reliquia sia nascosta nella cattedrale di Chartres, probabilmente sotto la cripta. La leggenda narra che quando questa verrà ritrovata, l’intera cattedrale crollerà come un castello di carte. Infatti su una delle colonne della cattedrale è scolpita una raffigurazione dell’Arca durante l’esodo.

Secondo noi c’è una probabilità che un altro possibile nascondiglio sia la chiesetta pirenaica di Rennes-le-Château: qui l’avrebbe poi trovata l’abate Berenger Sauniere alla fine del XIX Secolo. Il prete francese, sulla cui leggenda sono stati scritti migliaia di libri, diventò ricco proprio perché trovò nella cripta della cappella una reliquia preziosissima, che poi venne nuovamente murata. Secondo una nostra personale teoria probabilmente l’Arca fu smembrata in più parti, nascoste poi in vari luoghi. E forse non l’intera Arca, ma un pezzo di essa fu trovata nella chiesetta dall’abate francese, e fu donata poi all’architetto catalano Antoni Gaudì alcuni anni prima della morte dell’abate, avvenuta nel 1917. Forse era questo pezzo dell’Arca la reliquia di Sauniere che fu posta in una piccola scatola segreta e sepolta da Gaudì nella cripta della Sagrada Familia di Barcellona? Il legame tra Sauniere e Gaudì è accertato dalla comune frequentazione della cantante lirica Emma Calvé, appassionata di esoterismo.
Infine, nel 1990 tre italiani, studiosi del Cnr e universitari, si trovarono a stretto contatto con il tabernacolo etiope. Invitati dal governo locale a una festa religiosa, videro per caso all’interno della chiesa di Santa Maria di Sion l’Arca di Axum: una cassa di legno scuro lunga 1,6 m senza più lamine d’oro e con il coperchio a doppio spiovente. Quando i religiosi si accorsero della profanazione, rimproverarono il guardiano per aver lasciato incustodita la reliquia. Non sappiamo se questa fosse veramente l’Arca dell’Alleanza, ma se fosse così, sicuramente si tratterebbe solo dell’involucro esterno, anche perché sembra ormai priva di energia e che non emetta più bagliori o strane scrariche elettriche. Probabilmente come gia abbiamo affermato, tutti gli altri pezzi che la componevano incluse le parti attive che dovevano trovarsi al suo interno non esistono più. E chissà se un giorno riapparirà tutta intera, come scritto nell’Apocalisse. Per adesso possiamo solo immaginare dove si possa nascondere o dove possano nascondersi le parti che la componevano.

Antonella Verdolino

(Sopra, da sinistra) L’Arca dell’Alleanza raffigurata su una colonna della Cattedrale di Chartres, in Francia. Si dice che la cattedrale custodisca nelle sue viscere la reliquia, portata lì dai Cavalieri Templari (a lato). (Al centro) Ramses II fece uso probabilmente di un’arma simile all’Arca durante la Battaglia di Qadesh contro gli Ittiti. (A destra) La Dea Iside, alata, raffigurata in un portacandele moderno. Questa posa ricorda in tutto e per tutto quella dei due cherubini posti sul coperchio dell’Arca: la nostra tesi è che le due figure fossero appunto Iside e la dea gemella Nefti.

SCOPERTE ARCHEOLOGICHE: RITROVATA LA BIBLICA “ARCA DELL’ALLEANZA”?

Pubblicato da su maggio 15, 2008

Sopra ricostruzione dell’ipotetico aspetto dell’Arca dell’Alleanza

Il sogno di migliaia di archeologi sta forse per diventare realtà: l’Arca dell’Alleanza, la preziosa cassa rivestita in oro in cui Mosè custodì le Tavole della Legge, forse è stata ritrovata.

A darne l’annuncio il professor Ziegert dell’Università di Amburgo, che vanta di aver trovato i resti del palazzo della regina di Saba nei pressi di Axum, nel nord dell’Etiopia. Secondo lo scienziato tedesco l’Arca, unico reperto capace di insidiare il primato del Santo Graal nella classifica dei sogni di ogni cercatore di antichità, compresi quelli per fiction: chi non ricorda le avventure di Indiana Jones, la cui serie cinematografica parte proprio con la ricerca dell’Arca.

Se gli emuli tedeschi di Harrison Ford hanno ragione, la preziosa reliquia sarebbe stata custodita proprio nel leggendario maniero della regina che fu moglie di Re Salomone e madre di Menelik. Il ragazzo, cresciuto con la madre, una volta diventato uomo avrebbe intrapreso un viaggio per conoscere il padre, che gli avrebbe nel loro primo e ultimo incontro affidato l’Arca, che il futuro re etiopico avrebbe portato con sé proprio ad Axum.

La scoperta, qualora si rivelasse fondata, sarebbe una di quelle capaci di far tremare le fondamenta di musei e università, visto che può segnare la fine di una delle ricerche più appassionanti dell’uomo: già nel 1000 dopo Cristo avventurieri e nobili partivano alla volta dell’inestimabile contenitore dei Dieci Comandamenti: «Camminerò sulle vie dell’Arca dell’Alleanza, finché non assaggerò la polvere del luogo dove si cela, che più del miele è dolce…». Sono versi di Yehudah Ben Samuel Halevi (1075-1141), ebreo di Toledo in viaggio per la terra promessa. Esprimono l’appassionata venerazione per l’arca, che guidò il popolo di Israele in Palestina, cadde nella dimenticanza, fu riportata da Davide a Gerusalemme, fu custodita nel Santo dei Santi del tempio di Salomone, per svanire nel nulla quando le armate di Babilonia polverizzarono il sacrario. Non sappiamo se ripetesse a se stesso quei versi Iyasu il Grande, imperatore d’Etiopia, mentre nel 1691 attraversava a cavallo le colline dell’Abissinia per raggiungere la città sacra di Axum. Ma le cronache regali registrano in dettaglio il suo cerimoniale davanti all’arca, tra squilli di trombe, rulli di tamburo, fremiti di sistri e di cetre, inni e salmi di giubilo. Le chiavi dei sacerdoti dischiusero sei dei sette sigilli del forziere che custodiva l’arca e il suo favoloso contenuto: le Tavole della Legge. Ma il settimo sigillo cedette solo alla fede di Iyasu, che sfiorò il possente tabù con la sua mano, scambiò colloqui, ne assorbì la regale energia senza essere annientato dalle misteriose folgori che in passato avevano incenerito altri incauti manipolatori. Era giusto così, perché nelle vene di Iyasu scorreva il sangue di Ebna Hakim (Menelik), nato dagli amori di re Salomone e della regina di Saba: l’arca era il segno tangibile del suo privilegio, il segreto collante di una dinastia ininterrotta. Molti indizi conducono ad Axum, la città delle steli: il Kebra Nagast, un testo del IV sec. d. C., narra il trasferimento dell’arca da Gerusalemme all’Etiopia, con tappe sul Nilo. Ma nessuno sa con certezza se fosse l’arca autentica o una copia. Metodologicamente, sarebbe come cercare Troia usando i versi epici di Omero come un infallibile navigatore satellitare. Schliemann lo fece, ma c’è ancora chi lo svaluta come visionario. Vendyl Jones diede più credito al libro dei Maccabei, dove si legge che Geremia avrebbe nascosto l’arca in una grotta sul monte Nebo, a est del Mar Morto.
Simbolo più che oggetto reale, il fantomatico parallelepipedo d’oro e di acacia (lo stesso legno imputrescibile che forse Noè uso nel suo cantiere, per l’altra «arca», con la quale, secondo i cabalisti, conserva segrete corrispondenze di proporzioni) l’Arca dell’Alleanza fluttua tra due mondi, storia e mito, fede e ragione: la sua sede è lo spirito, più che la polvere delle rovine.

Fonte: www.ilgiornale.it

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L’ARCA DEL PATTO è stata collocata insieme altri oggetti da Davide a Gabaon in una Tenda. Quì Davide vince IDDIO ma perde la moglie Mical figlia di Re Saulle che vedendolo in estasi saltando nella festa del trasporto dell’Arca disprezzò il marito – e come tutte le donne in genere infischiandosi di DIO. Con Salomone fu collocata nel Tempio da lui costruito, proprio a GERUSALEMME. quindi la storia dice nel 586/7 per la distruzione del Tempio e la cattività babilonesi nel periodo di Re Ezechia, San Geremia prima che i babilonesi fossero lesti e condursi l’ Arca con le 2 Tavole della Legge di DIO … Andò in una grotta presso il Mte di DIO e là senz’ altro SINAI -Gebel el Lawtz nel Midian o Arabia in una caverna nascose il tutto di oggetti sacri tra cui l’ ARCA DEL PATTO o Alleanza. Fin oggi non se ne sa più. Questo secondo 2 Macc 2. Ora oggi che si ha scoperto il Monte virtuale Sinai e dove ai suoi piedi Mosè vi eresse il Tabernacolo con tutti gli arredi sacri. Si trova nascosta in qualche posto – grotta – la benedetta da DIO ARCA DEL PATTO con dentro il Decalogo e ciò dinuovo proprio nel SINAI ove secondo recenti notizie è tutto recintato e nessuno può inoltravisi. Bello sarebbe ottenerre dalle autorità il permesso e ricercarla. Senz’altro sarebbe una delle ricerchè preziose specialmente per i giudei-cristiani. Ci vorrei andare, ma non ho i mezzi.Questo manca prima che si pensi costruire il 3° TEMPIO.

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Caricato in data 12/mar/2010

Il Patriarca Pauolos Abuna ha maturato la decisione di dire una volta per tutte al mondo la verità sulla cassa di legno e oro con le Tavole della Legge di Dio. Il Patriarca ha giudicato maturi i tempi per chiudere definitivamente il capitolo sul quale fino ad ora nessuno storico, nessun ricercatore, nessun Indiana Jones, era riuscito a scrivere la parola fine.

Ma cosè lArca dellAlleanza? LArca, nella tradizione ebraica, contiene le Tavole della legge, cioè i Dieci comandamenti; il manufatto, in legno dacacia, fu costruita da Mosè. Allesterno aveva decorazioni in oro ed è stata a lungo conservata dal popolo ebraico: ha accompagnato le sue vicissitudini, le battaglie e le sconfitte, le peregrinazioni e le lotte contro i filistei ed è stata conservata in diversi luoghi finché il Re Davide non lha collocata nella Rocca di Gerusalemme.
Ma è Salomone, figlio e successore di Davide, a far sistemare lArca nel Tempio di Gerusalemme da lui stesso fatto costruire. Questa narrazione sintreccia poi con eventi storici e altre tradizioni religiose e nazionali. Di fatto lArca dellAlleanza scompare nel 586 a.C. con la conquista di Gerusalemme da parte dei Babilonesi e la conseguente distruzione del tempio di Gerusalemme.
Tuttavia della sua effettiva rovina non cè testimonianza scritta; da allora lArca diventa simbolo eternamente cercato dagli uomini e rintracciato in varie parti del mondo, dallAfrica al Medio Oriente. La tradizione etiope colloca lArca nel regno di Axum, dopo che Salomone laveva donata al figlio della Regina di Saba, Menelik I. Qui, sarebbe rimasta nel corso dei secoli protetta dai monaci ortodossi nella città santa di Lalibela nei pressi di Axum, dove si troverebbe tuttora.

LArca, che non è visibile a nessuno tranne un monaco che la custodisce, viene preservata nel complesso della cattedrale di Santa Maria di Sion, è dunque nascosta a tutti e viene portata in processione una volta lanno, ma avvolta in un panno.
LArca ha acceso la fantasia di archeologi, scrittori, gruppi religiosi, sette di ogni tipo. Nella tradizione infatti si afferma che emana un potere particolare, ma si dice anche che chi la tocca venga fulminato. Un oggetto che, data anche la sua collocazione Il Tempio di Gerusalemme -, è stato di volta in volta al centro di storie legate alla Massoneria o ai Templari. Tuttavia va ricordato che sono molte in Etiopia le chiese nelle quali è conservata unarca, così come diversi studiosi muovendosi spesso al limite del mistero e della leggenda la collocano in varie parti del mondo.

Fonte: ADNkronos

Cosa centra tutto questo con Il Nuovo Ordine Mondiale?
Guardate con attenzione il video e capirete.

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La ricostruzione del 3° tempio di Salomone

Caricato in data 17/giu/2010

come già detto nel precedente video la costruzione continua…..mancano poche reliquie e per ultima l’Arca dell’Alleanza che hanno dato sempre per “oggetto figurato e non reale” invece è sempre stato ben definito e lo sanno bene. Molti sono certi che il rifugio segreto sia in una delle chiese d’ Etiopia. In quest’ultimi mesi stanno lavorando per l’esatta ubicazione del tempio.

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L’ARCA DELL’ALLEANZA: CUSTODIA DI SEGRETE CONOSCENZE?
di Mauro Paoletti
per Edicolaweb

L’oggetto più ricercato e al contempo più misterioso è decisamente l’Arca dell’Alleanza.
Come fosse fatta lo sappiamo dato che le sue misure sono indicate nella Bibbia:

“Farai un’arca di legno d’acacia; la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo, la sua larghezza di un cubito e mezzo e la sua altezza di un cubito e mezzo. (1) La rivestirai d’oro puro sia dentro che fuori; le farai al di sopra una ghirlanda d’oro, che giri intorno. Fonderai per essa quattro anelli d’oro, che metterai ai suoi quattro piedi: due anelli da un lato e due anelli dall’altro lato. Farai anche delle stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro. Farai passare le stanghe negli anelli ai lati dell’arca, perché servono a portarla. Farai anche un propiziatorio d’oro puro (un coperchio); la sua lunghezza sarà di due cubiti e mezzo e la sua larghezza di un cubito e mezzo. Alle due estremità metterai due cherubini d’oro lavorati al martello. In modo che le loro ali spiegate in alto coprano il propiziatorio e la faccia rivolta l’uno verso l’altro e verso il propiziatorio. Lì io mi incontrerò con te; dal propiziatorio, fra i due cherubini parlerò e ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figli d’Israele. (Esodo 25,10)

Benché si spiega la provenienza della sbalorditiva quantità di oro usata e sprecata dagli Egizi, che ne avevano il monopolio, teniamo conto che il sarcofago interno di Tutankhamon pesa 330 chili, non è altrettanto facile spiegare il trasporto dell’Arca a causa del suo peso. Il solo coperchio era formato da un’unica lastra d’oro di 8,25 centimetri di spessore, con sopra due cherubini in oro ad ali spiegate.
Se un’oncia di oro, ossia un cubetto di 11,7 centimetri, è pari a 31,10 grammi; il propiziatorio pesava circa 40.000 once, per la precisione 39.581, ossia 1.231 chili. Inoltre l’oro ha una densità di 19,32 gr/cm2.
Come potevano quindi otto uomini trasportare, a mezzo di sbarre, un peso minimo di 1224 chilogrammi? Impossibile.
Non solo. Era custodita all’interno di un tabernacolo formato da tavole di 4 metri di altezza per 70 centimetri di lunghezza; quattro dozzine di plance e quattro angoli per un totale di 13,5×4,5 metri, alte più di 4 metri. Il tutto ricoperto e drappeggiato con lino e pelli di pecora, in un recinto di 46×23 metri, delimitato da 60 stanghe di legno infisse nel terreno, 20 basi di bronzo in grado di sostenere ben 140 metri di tendaggi di oltre 2 metri di altezza. Un volume e un peso eccessivo e di difficilissimo trasporto.

La costruzione dell’Arca ricorda il principio dei condensatori elettrici, due conduttori separati da un isolante.
Costruita con legno di acacia e rivestita d’oro, in modo analogo ad altre casse rivestite d’oro rinvenute in Egitto, veniva posta in una zona secca dove il campo magnetico naturale raggiunge in genere 500 o 600 Volt per metro verticale, in modo da caricarla attraverso la ghirlanda d’oro che la circondava; in pratica l’arca si comportava come un condensatore.
Per il trasporto venivano usate due stanghe con anelli rivestiti d’oro.
Era comunque un generatore di forze sconosciute, non controllabili, mortali.

La prova nella lettura delle istruzioni per la costruzione del Tabernacolo, la Tenda del Convegno dove veniva custodita l’arca e delle precise regole per accedere al suo interno allo scopo di proteggere le vite umane:

“…non entrare in qualunque tempo nel santuario, al di là della cortina, davanti al propiziatorio che è sull’Arca, altrimenti potresti morire, perché io apparirò entro una nube, sul propiziatorio. Vesti la sacra tunica di lino, metti sulla carne i calzoni di lino, cingi i fianchi di una cintura di lino, e copri la tua testa con una tiara di lino… lava prima la tua carne con l’acqua e poi vestiti.” (Esodo 26)

Dall’Esodo 28,36 si apprende come deve essere fatta la tiara:

“Farai una lamina d’oro puro e su quella, come si incide sopra un sigillo, inciderai sacro al Signore. La fisserai ad un nastro violaceo, in modo che rimanga in alto sul davanti della tiara. Starà sulla fronte di Aronne per rendere gli Israeliti graditi davanti al Signore.”

Le vesti li coprivano da capo ai piedi non lasciando scoperta alcuna parte del corpo. La testa e le braccia, come parti sensibili, dovevano essere unte con olio protettivo:

“Prendi dei migliori aromi cinquecento sicli (unità ebraica) di mirra vergine, duecentocinquanta sicli di cinnamono odoroso, duecentocinquanta di canna aromatica, cinquecento di cassia, secondo la misura del siclo del santuario e un him di olio. Ne farai olio per la sacra unzione; ungi la tenda di convegno e l’Arca, la tavola e i suoi arredi, il candelabro, l’altare del profumo degli olocausti; ungerai pure Aronne e i suoi figli perché officino come sacerdoti.”
Qualcosa molto simile alle tute protettive indossate da tutti coloro che hanno accesso ad una moderna centrale atomica.
Inoltre le ulcerazioni della pelle simili a bubboni, accompagnate da vomito, di cui parla la Bibbia in un altro passaggio, sono sintomi tipici di ustioni:

“Farai il manto tutto violaceo. Avrà in mezzo un apertura per passarvi il capo, orlata intorno e intessuta a guisa di un apertura di corazza, affinché non si strappi. Tutt’intorno all’orlo inferiore del manto farai delle melagrane, di violaceo e di scarlatto; e fra una melagrana e l’altra dei sonagli d’oro, un sonaglio d’oro e una melagrana, un sonaglio e una melagrana. E quando entrerà nel luogo santo e ne uscirà, si oda il suono: così egli non morrà.” (Esodo 28,31)

I sonagli fungevano da segnale ai leviti che si trovavano fuori della tenda. Se non avessero suonato per un periodo più lungo del previsto chi si trovava fuori del Tabernacolo avrebbe saputo che qualcosa di terribile era accaduto all’interno.
Studi approfonditi della Cabala effettuati da Sassoon e Rodney ne danno conferma.
Chi entrava nella tenda aveva una catena d’oro legata alla caviglia. Nel caso qualcosa fosse andato storto e qualcuno fosse rimasto ucciso o ferito, gli altri sacerdoti potevano recuperarne il corpo.
L’arca prima di essere spostata veniva avvolta e isolata da diversi strati di materiali isolanti. Prima con il paravento, sopra di esso veniva posta una coperta di pelle di tasso, poi il manto di porpora viola. I leviti pensavano a sollevarla; fra loro i figli di Kohat erano quelli destinati alla cura di essa durante il trasporto. Un compito pericoloso per ragioni collegate all’elettricità, dato che l’arca emetteva “scintille” che a volte colpivano a morte i portantini.
I primi a farne le spese furono i figli di Aronne, Nadab e Abihu, che dopo aver acceso dell’incenso in un contenitore di metallo all’interno del tabernacolo dove l’arca era custodita, da questa si sprigionò una “fiamma che li divorò”.
Quindi l’Arca sprigionava energie sconosciute e mortali? A quanto pare sì.
Gli scribi ordinarono agli Israeliti di stare lontani dall’Arca circa un chilometro:

“Trascorsi tre giorni, gli scribi passarono in mezzo all’accampamento, e diedero al popolo questo ordine: Quando vedrete l’arca dell’alleanza del Signore Dio vostro e i sacerdoti leviti che la portano, voi vi muoverete dal vostro posto e la seguirete; ma tra voi ed essa vi sarà la distanza di circa duemila cubiti (2) non avvicinatevi.” (Giosuè 3 -2)

Molti i fenomeni inesplicabili: l’arca “ardeva di luce e fuoco”, si aureolava di raggi; sul trono si materializzava una nube; dai cherubini si sprigionavano getti di fuoco o scintille che distruggevano ogni oggetto ad essa vicino.
L’Arca non era solo una fonte di energia, ma anche uno strumento radio ricetrasmittente?
Mosè parlava col Signore ponendo il viso vicino alle ali dei Cherubini che stavano sopra il coperchio e la voce che parlava fra i cherubini assumeva la “forma di un canale di fuoco”.
Spesso l’arca “era capace di trasportare se stessa e chi la trasportava”, levitava e faceva levitare persone e cose.
Nella Bibbia, in più di un passaggio, si parla di una forza invisibile che sollevava i sacerdoti e li faceva cadere poi a terra. L’arca dava il segnale quando era necessario lasciare il campo “librandosi nell’aria e muovendosi in avanti” (3).
Era anche una potente arma che assicurava la vittoria agli israeliti. Le sue folgori distrussero decine di armate nemiche. Si sollevava da terra dopo aver emesso un lugubre suono e andava incontro ai nemici che fuggivano inutilmente perché venivano massacrati.
Secondo la Bibbia le mura di Gerico caddero ad opera di essa; il Giordano fu attraversato in quanto:

“…le acque che venivano dal basso si separarono e i sacerdoti camminarono al sicuro sul terreno asciutto nel mezzo del Giordano. E quando finirono di attraversarlo e le suole delle loro scarpe toccarono la terraferma le acque del Giordano tornarono al loro posto. E Giosuè parlò dicendo il Signore vostro Dio ha asciugato le acque del Giordano davanti a voi, affinché poteste attraversarlo.” (Giosuè 3, 6,14-17 e 4,18,21-23).

In tutta la Bibbia si elenca l’importante ruolo militare dell’arca in quanto gli ebrei conquistarono quasi interamente la Terra Promessa sotto il comando di Giosuè. Ma fu dopo la morte di quest’ultimo che si verificò un significativo cambiamento.
L’arca era stata deposta in un tabernacolo a Shiloh e gli israeliti stavano per essere sconfitti dai Filistei; per cui fu riportata sul campo di battaglia, ma i Filistei massacrarono gli israeliti e catturarono l’arca:

“Quando il popolo fu rientrato nell’accampamento, gli anziani d’Israele si chiesero: ‘Perché ci ha percossi oggi il Signore di fronte ai Filistei? Andiamo a prenderci l’arca del Signore a Silo, perché venga in mezzo a noi e ci liberi dalle mani dei nostri nemici.’ Il popolo mandò subito a Silo a prelevare l’arca del Dio degli eserciti che siede sui cherubini: c’erano con l’arca di Dio i due figli di Eli, Ofni e Finees. Non appena l’arca del Signore giunse all’accampamento, gli Israeliti elevarono un urlo così forte che ne tremò la terra. Anche i Filistei udirono l’eco di quell’urlo e dissero: ‘Che significa il risuonare di quest’urlo così forte nell’accampamento degli Ebrei?’. Poi vennero a sapere che era arrivata nel loro campo l’arca del Signore. I Filistei ne ebbero timore e si dicevano: ‘È venuto il loro Dio nel loro campo!’, ed esclamavano: ‘Guai a noi, perché non è stato così né ieri né prima. Guai a noi! Chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito con ogni piaga l’Egitto nel deserto. Risvegliate il coraggio e siate uomini, o Filistei, altrimenti sarete schiavi degli Ebrei, come essi sono stati vostri schiavi. Siate uomini dunque e combattete!’ Quindi i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fu costretto a fuggire nella sua tenda. La strage fu molto grande: dalla parte d’Israele caddero tremila fanti. In più l’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Ofni e Finees, morirono.” (Primo libro Samuele 4,3-11)

Trentamila uomini caddero e l’arca fu portata ad Ashdod, nel tempio di Dagon il dio che i Filistei veneravano.
Nel Primo Libro di Samuele (5,6,7) è descritto cosa accadde. L’arca decapitò la statua di Dagon; provocò un epidemia, gettò il popolo nel terrore affliggendolo con tumori. L’arca fu portata a Gat e la cosa si ripeté. Così avvenne ad Accaron. I Filistei furono decimati e costretti a restituire l’Arca ad Israele. La riempirono con doni votivi in oro, come consigliato dai sacerdoti, fu messa sopra un carro trainato da vacche che non avevano mai portato il giogo, che da sole giunsero a Bet-Semesh. Gli abitanti furono lieti di riavere l’Arca, ma settanta di loro furono uccisi perché avevano guardato dentro di essa. (Nella versione della Bibbia di re Giacomo i morti si indicano in 50.070).
Infine fu portata a Kiriat-Iearim nella casa di Abinadad dove rimase per 50 anni.
Continuando a leggere si apprende che Israele sotto la guida di Samuele e dell’Arca sconfisse per sempre i Filistei, riconquistò le città di Accaron, Gat e tutta la regione.
Quando Davide divenne re di Israele decise di portare l’Arca a Gerusalemme.
Durante il trasporto:

“…i buoi inciamparono; Uzza, con la mano, trattenne l’Arca di Dio. Il Signore si adirò contro Uzza e per quell’errore lo colpì. Uzza morì sul posto. Davide fu sconvolto e chiamò il posto Perez-Uzza.” (Samuele II libro 6)

L’arca finì in casa di Obed-Edom per tre mesi, dato che Davide sconvolto non se la sentì di condurla a Gerusalemme.
Non fu Davide però a costruire una casa dove custodire l’Arca:

“Tuo figlio Salomone mi costruirà il tempio e i cortili sacri, perché io l’ho scelto: sarà un figlio per me e io sarò suo padre.” (Cronache I, 28)

Così parla Dio a Davide.
Nel 955 a.C. il tempio fu terminato e l’Arca posta nel tabernacolo.

Molte le ipotesi degli studiosi su cosa in realtà fosse e quale il suo uso, ma gli uomini di quel tempo erano capaci di costruire un’arma potente senza rendersene conto?
Tracce di tecnologie avanzate sono state trovate in terra egizia e in epoca precedente all’esodo.
Hower Carter, nella tomba di Tutankhamen, ritrovò numerose scatole rettangolari di legno rivestite, dentro e fuori, con oro zecchino, provviste di aste per il loro trasporto, fra queste l’arca di Anubis nello stesso stile descritto nella Bibbia.
W. M. Petrie è stato molto chiaro: “Sopra l’arca stavano due cherubini, ciascuno posto all’estremità del propiziatorio che ne formava il coperchio. Questa raffigurazione combaciava con le arche di fattura egizia, dove si osserva la dea Maat che, con le sue ali spiegate, ricopriva il sarcofago.”
Inoltre sulle porte e le pareti posteriori della tomba vi erano raffigurate donne molto alte, dai lineamenti austeri, che si dice rappresentino Iside e Nefti, con una strana particolarità: entrambe le figure sono in oro battuto e riprodotte con ali aperte rivolte verso l’alto. Dee egizie o angeli?

In terra egizia, a Luxor, altorilievi raffigurano un’arca a forma di barca sollevata da sacerdoti a mezzo di aste.
Il vocabolo ebraico “tebah” era usato per indicare arche a forma di imbarcazione, il suo significato letterale è “contenitore a forma di nave”. In Etiopia il vocabolo per indicare l’Arca è “Tabot”.

Mosè possedeva le conoscenze tecnologiche per costruire l’Arca?
Egli fu allevato nella famiglia reale, istruito e iniziato ai più grandi segreti dai sacerdoti egizi.
Secondo il papiro Westcar, un alto sacerdote di nome Tchatcha-em-ankh, pronunciando una formula magica, sovrappose le acque di un lago permettendo, ad una delle vergini presenti nella barca del faraone, di recuperare un gioiello, a lei molto caro, caduto accidentalmente sul fondo dello specchio d’acqua.

Gli egizi conoscevano magici segreti per dividere le acque? Mosè apprese tali segreti nel suo noviziato?
Erodoto scrisse che l’Egitto possedeva opere e meraviglie non descrivibili a parole e confessò di conoscere alcuni misteri che non poteva rivelare. Perché fece una simile affermazione? Per attirare l’attenzione del suo interlocutore? Disse una bugia gloriandosi di sapere cose che altri non avrebbero mai potuto conoscere?
Cosa dire; sappiamo tutti del grande credito che riscuotono i suoi scritti e le sue testimonianze.

È certo un grande mistero l’avanzata conoscenza degli Egizi, visto che tale civiltà è apparsa improvvisamente da un giorno all’altro e sapendo, inoltre, che un’elevata conoscenza tecnologica si acquisisce dopo migliaia di anni di evoluzione, non dall’alba al tramonto. Era un popolo depositario di una grande conoscenza andata perduta?
Le notizie storiche ci dicono che eccellevano nella lavorazione dei metalli, tanto da rendere compatto il rame e creare strumenti da utilizzare nel taglio della dura diorite e del granito. Nei loro calcoli matematici utilizzavano il p (pi greco); molto utile nelle tecniche costruttive. Possedevano notevoli tecniche astronomiche; sono stati capaci di posizionare la Grande Piramide proprio al centro delle terre emerse. Sembra che conoscessero anche l’elettricità, dato che i noti bassorilievi sulle pareti del tempio di Dendera raffigurerebbero lampade ad incandescenza.
Cosa dire del famoso “Uccello di Saccara”, dono del Dio Amon, accertato come modellino di aliante?
E questi sono solo pochi esempi del loro grande sapere.

Per la scienza ufficiale da 6.000 anni, per molti altri ricercatori da ben oltre 12.000, la Sfinge e le piramidi ci osservano dalla piana di Giza con le loro megalitiche, imbarazzanti pietre di granito; un sarcofago vuoto capace di produrre vibrazioni sonore genera nelle nostre menti domande che non avranno mai risposte certe. Le pietre posizionate sopra la stanza che lo contiene, tanto per rimanere in tema, ci lasciano di “sasso”.

In poche parole Egitto significa segreti e misteri. Erano questi conosciuti da Mosè? Aveva l’opportunità di usare tecnologie per costruire uno strumento in grado di abbattere mura, quelle di Gerico; di uccidere, di scatenare epidemie, di annullare la gravità e far levitare in aria oggetti, generare energie incontrollabili e mortali?
Per rispondere dovremo sapere chi era davvero Mosè.
Freud e Osman lo identificano con Akhenaton (Vedi: “Akhetaten Città dell’orizzonte“). Laurence Gardner, priore della “Celtic Church’s Sacred Kindred” di St. Columbia, noto genealogista internazionale, lo indica in Aminadab o Amenhotep figlio di Tiye, abbandonato al Nilo, allevato dal fratellastro della principessa, educato dai sacerdoti egizi di Ra.
A Tebe Mosè avrebbe introdotto il concetto di un Dio onnipotente senza volto di nome “Aten”, equivalente all’ebraico “Adonai”, che in fenicio significava Signore. Quando venne bandito dall’Egitto e si rifugiò nel Sinai, per tutti coloro che lo sostenevano rimase l’erede al trono e considerato il loro “Mosis”, cioè “Mosè” parola egizia che significa “nato da”.
Diverse cose non quadrano nella storia di Mosè. Come è possibile che una principessa egizia conoscesse la lingua ebraica e la usasse per dare il nome ad un bambino; lingua che gli israeliti usarono solo 400 anni dopo? Più logico battezzarlo con un nome egizio. Nessuno osservava l’editto del faraone? Le levatrici e la principessa nel salvarlo, la madre naturale alla quale venne riconsegnato per allattarlo. Non solo, ma dobbiamo credere che venne concesso alla figlia del faraone di adottarlo?
La storia di un bimbo salvato dalle acque somiglia alla storia di Sargon re di Accad, appresa dagli ebrei durante il loro soggiorno forzato a Babilonia.
I documenti e gli scritti custoditi nelle numerose biblioteche della città furono certamente consultati dagli scribi ebrei che ricercavano l’origine dell’umanità. Le storie che trovarono servirono per la stesura dell’Antico Testamento.
Difficile credere a semplici coincidenze nel leggere opere antecedenti come l’Enuma Elish, le vicende di Gilgamesh, di Utanapishim e Adapa. Nel corso del tempo gli ebrei adottarono perfino la lingua in uso nel luogo: l’aramaico.
Le notizie storiche ci portano alla corte di Tutmosi IV e a quella di suo figlio, quando il primo ministro era Jusuf Yuya, un ebreo. Amenhotep III, seguendo la tradizione egizia, dopo aver sposato sua sorella Sitamun, per avere anche una moglie adulta come prevedeva la regola, si maritò con Tiy, figlia di Yusuf, decretando che nessun figlio da lei generato avrebbe accampato diritti al trono. Nel caso di un figlio maschio sarebbe stato ucciso.
Destino volle che Sitamun partorisse solo una femmina, Nefertiti e che Tiy un maschio, prontamente consegnato in segreto dalle levatrici a Tay, cognata di Sitamun. Il bimbo nacque circa nel 1934 a.C. e fu chiamato Amenhotep e educato a Eliopolis dai sacerdoti di Ra.
Quando il faraone si ammalò il consiglio decise di assegnare il titolo a Amenhotep che nel frattempo aveva sposato la sorella Nefertiti, la quale, in tal modo, si garantì il trono. Assunto il nome di Amenhotep IV ed essendo di origine ebraica non accettò le molte divinità egizie e creò una religione monoteista adottando un dio invisibile, rappresentato da un disco solare il cui nome Aton; l’equivalente di Adon e Adonai. Ordinò di conseguenza la chiusura dei templi egizi e cambiò il suo nome in Akhenaton.
Ebbe sei figlie, fondò la città di Akhetaten, l’attuale Tel el Amarna, Suscitò sommosse e fu costretto a fuggire.
Gli successe Smenkhkare, e in seguito Tutankhaten, figlio nato dalla seconda moglie Kiya, di undici anni che i sacerdoti ribattezzarono Tutankamon ripristinando l’antica religione del dio Amon.
Akhenaton fu bandito dall’egitto nel 1361 a.C. e si recò nel Sinai. Sul trono dopo l’uccisione di Tutankamon si succedettero Ay, zio e marito di Tay, nutrice di Nefertiti, Horemhab il figliastro e infine Ramesse I.
Nefertiti scomparve, ma i suoi resti non sono mai stati rinvenuti. Akhenaton si rifugiò nella terra di Madiam e sposò Sefora figlia di Jethro, signore del posto, uno sceicco che viveva ai piedi di una montagna, l’Horeb, e, guarda caso, per questo chiamato El Shaddai, Signore della montagna.
A questo punto della storia spuntano un fratello e una sorella di Mosè: Aronne e Miriam.
Aronne, nato da Tay, avrebbe governato per un breve periodo sull’Egitto con il nome di Smenkhkare, ossia Smenkh-ka-ar-on della casa di Eliopolis per cui il nome K-Aronn. Mirian si pensa sia Kiya figlia di Gilukhipa (4) terza moglie di Amenhotep III e quindi sorella di Akhenaton. Kiya era nota anche come Mery-khi-ba e diede ad Akhenaton un figlio maschio: Tutankhamen.
In seguito Kiya divenne la regina più influente con il nome di Meryamon, per gli ebrei divenne Miriam; colei che la Bibbia indica deceduta a Kadesh ( Numeri 12,10-20,1).
Sembra sia narrato nei documenti egiziani di “Mosè-Akhenaton” come colui che condusse il suo popolo da Pi-Ramses al lago Timash attraverso il Sinai. Fra coloro che lo seguirono anche le famiglie di Giacobbe.

Quindi Mosè era un iniziato ai misteri avendo ricevuto dai sacerdoti Egizi avanzate nozioni di chimica e fisica e, di conseguenza, sapeva come realizzare qualsiasi marchingegno; grazie anche a misteriosi strumenti di sconosciuta origine, dei quali si sono perse le tracce, ma che sono stati menzionati in documenti accreditati e venerati come scritture sacre, come per esempio il famoso “Shamir”, o “verme tagliente”, o “la pietra che rompe le rocce”.
Secondo le scritture, Mosè lo portò dal deserto; lo usò per incidere le scritte sul pettorale dell’Alto Sacerdote e Salomone lo mise a disposizione dei costruttori del Tempio destinato a custodire l’Arca dell’Alleanza.
Lo “Shamir”, o “schamir”. Molto è stato scritto su di esso. Chi lo identifica in un laser, chi in una mistura chimica, o qualcosa di simile, magari ricavata da una pianta.
Tale strumento servì per incidere le Tavole della Legge? Antichi misteri senza risposte.

Altra cosa curiosa il fatto che Salomone abbia incaricato Hiram di Tiro, figlio di una vedova di Naphtali, per completare i lavori del tempio. Hiram di Tiro (5); ossia il personaggio noto come “Hiram Abiff”, colui che deteneva i segreti muratori; colui che costruì il “Mare di bronzo” posizionato nel cortile del tempio. Un enorme bacino bronzeo circolare di quattro metri per due, pesante 30 tonnellate, capace di contenere ben 45.000 litri di acqua che sembra servissero ai sacerdoti per le abluzioni.
E ne costruì altri dieci più piccoli:

“Poi fece le dieci conche di bronzo, ciascuna delle quali conteneva quaranta bati ed era di quattro cubiti; ogni conca posava sopra una delle dieci basi. Egli collocò le basi così: cinque al lato destro della casa e cinque al lato sinistro. Mise il mare al lato destro della casa, verso sud-est.” (I Re 7,38)

Hiram che eresse due pilastri di bronzo davanti al vestibolo chiamati Jachim e Boaz:

Fece le due colonne di bronzo. La prima aveva diciotto cubiti d’altezza, e una corda di dodici cubiti misurava la circonferenza della seconda. Fuse due capitelli di bronzo, per metterli in cima alle colonne di cinque cubiti d’altezza. Fece un reticolato, un lavoro d’intreccio, dei festoni a forma di catenelle, per i capitelli che erano in cima alle colonne: sette per il primo capitello e sette per il secondo. Fece due ordini di melagrane attorno a quei reticolati, per coprire i capitelli in cima alle colonne, fatti a forma di giglio, ed erano di quattro cubiti. I capitelli posti sulle due colonne erano circondati da duecento melagrane. Egli rizzò le colonne nel portico del tempio; rizzò la colonna a destra, e la chiamò Iachim; poi rizzò la colonna a sinistra, e la chiamò Boaz. (I Re 7,15)

Hiram conosceva certamente i segreti dello Shamir, il magico strumento che “non poteva essere conservato in un contenitore di metallo perché lo avrebbe fatto esplodere, ma doveva essere avvolto in un panno di lana e sistemato in una scatola di piombo piena di farina di orzo”.
Lo strumento sparì con la distruzione del Tempio. Tempio che era una specie di cassaforte per custodire un’arca: all’interno del tabernacolo, consistente in un cubo dal peso di 45.000 tonnellate di 9 metri di lato, rivestito d’oro zecchino; al suo interno c’erano anche due giganteschi cherubini d’oro di quattro metri e mezzo, con ali di oltre due metri:

“Il santuario aveva venti cubiti di lunghezza, venti cubiti di larghezza, e venti cubiti d’altezza. Salomone lo ricoprì d’oro finissimo; davanti al santuario fece un altare di legno di cedro e lo ricoprì d’oro. Salomone ricoprì d’oro finissimo l’interno della casa, e fece passare un velo, sospeso da catenelle d’oro, davanti al santuario, che ricoprì d’oro. Ricoprì d’oro tutta la casa, tutta quanta la casa, e ricoprì pure d’oro tutto l’altare che apparteneva al santuario. Fece nel santuario due cherubini di legno d’olivo, dell’altezza di dieci cubiti ciascuno. Le ali dei cherubini misuravano cinque cubiti ciascuna; tutto l’insieme faceva dieci cubiti, dalla punta di un’ala alla punta dell’altra. Il secondo cherubino era anche di dieci cubiti; tutti e due i cherubini erano delle stesse dimensioni e della stessa forma. L’altezza del primo cherubino era di dieci cubiti, e tale era l’altezza dell’altro. Salomone pose i cherubini in mezzo alla casa, nell’interno. I cherubini avevano le ali spiegate, in modo che l’ala del primo toccava una delle pareti e l’ala del secondo toccava l’altra parete; le altre ali si toccavano l’una con l’altra con le punte, in mezzo alla casa. Salomone ricoprì d’oro i cherubini.” (I Re 6,20)

Il tempo e la curiosità umana però scoprono, attraverso sistematiche esplorazioni nella ricerca del passato, reperti che ad ogni giro di clessidra assumono nuovi significati, rivelano ben altre realtà, aprono nuovi orizzonti e la possibilità di riscrivere brani di storia tramite l’acquisizione di nuove impensabili conoscenze.

Nel 1904 W. M. Flinders Petrie e la sua spedizione, esplorando un altopiano nel Sinai, l’Horeb, oggi noto col nome di Serabit El Khadim, con lo scopo di rintracciare antiche miniere di rame, ritrovarono le rovine di un antico tempio egizio dedicato alla dea Hator risalente al 2600 a.C.. Tra i 463 reperti estratti dagli scavi, oggi ovviamente sparsi nei musei inglesi, irlandesi, americani e al Cairo, Petrie rinvenne alcune verghe di colore blu costituite da un materiale durissimo, due pietre coniche di 15 e 22,5 centimetri di altezza, un crogiolo usato in metallurgia e alcune tonnellate di una polvere bianca perfettamente pulita, non inquinata da altri componenti, sotterrata sotto le pietre. Polvere nominata più volte sui muri e sulle steli del tempio con il nome di “mfkzt” che si dovrebbe pronunciare “mufkuzt”. (6)
Nel tempio altre iscrizioni indicavano tale polvere raggruppata in coni indicati come “pane di luce” o, “pane bianco”.
Nelle incisioni nei pressi dell’ingresso alla grotta di Hator è raffigurato Thutmosi IV con la Dèa, dietro di loro un personaggio con oggetti conici descritti come “pane bianco”.
In una seconda raffigurazione il tesoriere Sobekhotep porge la Shem-an-na di forma conica al faraone Amenhotep III. La dea Hator offre la croce ansata della vita al faraone; il tesoriere porta il “pane bianco”.
Due steli risalenti ai regni di Thutmosi III e Amenonhotep III, ritrovate sul Serabit portano incisioni dove si vedono i faraoni presentare un cono agli Dèi. Le scritte su di esse indicano che si tratta del “pane bianco” che dona la vita. L’oro del compenso. Sul monte si produceva la polvere bianca e l’oro era la sua componente.
Il monte Serabit è l’Horeb raggiunto da Mosè, e la polvere viene nominata proprio nell’esodo:

“…prese il vitello che quelli avevan fatto, lo bruciò col fuoco, ridusse in polvere ciò che restava, sparse la polvere nell’acqua e la fece bere agli Israeliti.” (Esodo 32,20)
Ecco quindi cos’è il pane bianco, “la mfkzt”, è oro ridotto in polvere.

Giuseppe Flavio scrisse nelle “antichità Giudaiche” che la sostanza bianca precipitata dal cielo era “pane bianco” chiamato “manna”, parola che deriva dalla radice ebraica “man” che significa “cosa è questo?”:

“Ora la manna era simile al seme del coriandolo e aveva l’aspetto della resina odorosa. Il popolo andava attorno a raccoglierla; poi la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole o ne faceva focacce; aveva il sapore di pasta all’olio o al miele.” (Numeri 11,7-8)

Il destino a volte ci mette del suo e provoca eventi che spalancano nuove prospettive all’umanità, offrendo grandi possibilità di crescita. L’eccessiva presenza di sodio in un terreno lo rende duro e difficile da coltivare costringendo un coltivatore di cotone a introdurre nel suolo acido solforico concentrato, in modo da poterlo lavorare dopo una successiva irrigazione. Un procedimento che allunga il tempo di utilizzo del terreno.
Il coltivatore invia ad un laboratorio di analisi campioni del suolo non trattati con l’acido ed ecco il verificarsi di uno strano fenomeno. Il residuo secco esposto alla luce ed al calore, genera un lampo di luce bianca, accecante e svanisce. Nel crogiuolo dove il campione è stato miscelato con del piombo rimane una amalgama densa e pesante, ma allo stesso tempo fragile che si sbriciola al colpo del martello. Dalle prime analisi sembra un composto di ferro, silicati e alluminio. Analisi più specifiche effettuate presso l’Accademia Sovietica delle Scienze, dove viene utilizzato un arco elettrico adoperato per lo scopo, con una durata di 300 secondi, evidenziano la presenza di palladio, platino, rutenio, iridio; cioè elementi del gruppo del platino. Era stata trovata la polvere bianca; il “pane bianco”.
Così a Phoenix, nel Texas, dove l’eccessiva presenza di sodio nel terreno (7) è una delle difficoltà tipiche del territorio, quel coltivatore, David Hudson, di cui potremo parlare in seguito, scopre che il terreno della sua fattoria contiene questi elementi in misura superiore di ben 7500 volte del complesso sud africano del Bushweld Igneus Complex, dove tali materiali si estraggono a 700 metri di profondità.
Per avere un valore monetario consideriamo che vengono venduti a 100 dollari al grammo e a Phoenix se ne possono estrarre 70 chilogrammi per tonnellata.

Per dovere di cronaca la ricerca è andata avanti dal 1983 al 1989 e in quegli anni la General Electric cercava di mettere a punto una tecnologia per batterie di alimentazione basate sull’uso del rodio e iridio.
Quando Hudson svolse un’analisi termogravimetrica sottoponendo la sostanza ad un riscaldamento di 12° e raffreddandolo di 2° al minuto; scoprì un cambiamento. Quando mutava il suo aspetto da scura ad uno sfolgorante bianco lucente e tramutarsi in polvere il peso scendeva fino al 56% di quello iniziale; se infine si procedeva sottovuoto si trasformava in vetro riprendendo il peso primario. Al principio non si capiva dove finiva il restante 44% che non era registrato dalla bilancia. Si comprese in seguito che levitava e trasferiva la sua leggerezza anche agli oggetti con i quali veniva in contatto, che in alcuni casi, levitavano di conseguenza. Dato che la perdita avveniva quando era fortemente raffreddato si comportava come un superconduttore.
Solo nel 1986 nei laboratori dell’IBM di Zurigo furono scoperti i superconduttori.

Il lieve campo magnetico terrestre è in grado di fornire energia a un superconduttore in modo che esso leviti. Quando il peso giunge allo zero o a valori negativi significa che il superconduttore sta funzionando e si trova in uno stato di completa levitazione e in tali condizioni si comporta come un riflettore di luce che lo rende estremamente luminoso. La situazione esclude ogni altro campo magnetico presente, un fenomeno conosciuto come “campo di Meissner” che ne pubblicò la scoperta nel 1933.
Nel caso di due superconduttori attivi in collegamento si verifica un altro fenomeno detto “coerenza quantica” durante la quale avviene un trasferimento di luce fra i due.
La General Electric ha intuito che il mezzo ideale per realizzare batterie energetiche è l’utilizzo di un superconduttore monoatomico. Una volta attivato il procedimento dura per sempre.
Un’energia alternativa a quella attuale, a bassi costi e senza problemi di inquinamento, che risolverebbe i problemi energetici mondiali, ma qui sorge il grande, insormontabile ostacolo: che fine farebbero le multinazionali del petrolio che detengono le redini economiche del mondo?
Un cambio troppo repentino causerebbe il crollo dell’economia di tutte le nazioni; inoltre, guarda caso, la superconduttività rientra nelle questioni considerate di “importanza strategica per la nazione”. Quindi…

Aggiungiamo anche che altri studi hanno portato a prevedere, dall’impiego della polvere monoatomica, la possibilità di distorcere lo spazio-tempo. La “mfkzt” risuona in una dimensione differente e in determinate circostanze diventa invisibile, dato che, quando il peso del campione tocca il valore zero, svanisce materialmente per riapparire applicando il processo inverso.

Nel 1994 un annuncio sulla rivista “Classical and Quantum Gravity” che ha del sensazionale: “Oggi sappiamo che è possibile modificare lo spazio-tempo in modo da consentire ad una nave spaziale di viaggiare alla velocità prescelta tramite un espansione locale dello spazio-tempo nella sua parte posteriore, debitamente contrastata nella parte anteriore da una paritetica azione di contrazione, in un gioco di opposti dal quale scaturirebbe una velocità superiore a quella della luce.”
In pratica una specie di viaggio che non richiede né tempo, né alcun dispendio di energia, dato che la sola materia da alterare sarebbe il segmento di spazio-tempo frontale rispetto al davanti dell’astronave che, traslato nel retro, garantirebbe il trasferimento.
Quale apparecchio sarebbe necessario per realizzarlo?
Semplice, la polvere “mfkzt” che è capace di distorcere lo spazio-tempo.
Ecco il motivo per fermare Hudson che voleva produrre la polvere; ecco giustificata l’intromissione del Ministero della Difesa USA.
Un convenzionale aereo tipo Stealth non viene rintracciato dai radar ma è visibile, un secondo aereo non convenzionale può sparire in un dimensione diversa, quella superconduttiva dell’orbita della luce; il campo “mfkzt”.

Ecco la storica lotta dell’uomo per l’acquisizione quell’antico sapere, di quella sapienza occulta, rimasta al servizio di coloro che detengono il potere, non debitamente divulgata fra la gente comune, che può consentire all’intera umanità una vita migliore e, nel caso specifico, in perfetta salute, viste le particolari proprietà curative della polvere “mfkzt”.
Ma al mondo sembra vi siano persone più meritevoli di altre di acquisire e detenere tali conoscenze, che si permettono di decidere le sorti dell’umanità per puro interesse personale, traendone un esagerato lucro e potere. Se fra un solo secolo la terra sarà invivibile a loro poco importa dal momento che non saranno più fra noi.
Il fato però è imponderabile e segue il suo corso, va oltre le azioni e i progetti degli uomini, e fornisce l’occasione di vedere le cose in un’altra ottica. Così l’uomo di oggi guarda la sua storia e le cose che lo circondano, comprese quelle che riaffiorano dal suo passato, in modo nuovo; si pone domande che forniscono risposte diverse e riscrivono il suo trascorso su questo pianeta.

Cosa potevano essere i fasci di luce sprigionati dal propiziatorio dell’Arca dell’Alleanza?
Oggi è noto che l’area dei Sinai è soggetta a violenti temporali durante i quali l’aria si carica di elettricità statica, dando origine a fenomeni conosciuti come i “fuochi di Sant’Elmo”; vale a dire scintille continue e luminose che si producono se un alto voltaggio elettrico si scarica in un gas il quale s’illumina elettrizzandosi. In pratica si tratta di un plasma luminoso che trasferisce correnti elettriche e genera forti campi magnetici.
Tale fenomeno si verifica sugli alberi e sui monti e può spiegare cosa era il “fuoco divorante sulla cima del monte” Horeb. Oppure il roveto ardente che non si consumava. I marinai hanno testimoniato di avere osservato spesso l’albero delle loro navi bruciare senza subire danni.

Il fatto ci porta a Nikola Tesla e ai suoi studi attraverso i quali abbiamo appurato che la terra è un ottimo conduttore e scarica elettricità sui luoghi più alti.
Un corpo isolato dal suolo acquisisce una carica elettrica in proporzione al campo elettrico atmosferico in cui è immerso; per non rimanere folgorato deve poter scaricare a terra l’energia accumulato e quindi essere a contatto del terreno; per questo è necessario entrare scalzi nei luoghi elettrizzati.

L’Arca produceva i fuochi di Sant’Elmo? Si trovava già sull’Horeb prima dell’arrivo di Mosé? Da quando? Dal tempo di Snefru, cioè 1300 anni prima dell’epoca di Akenhaton? Il faraone monoteista ne era al corrente? Tutte domande alle quali la risposta giusta sembra un “sì”.
L’Arca sprigionava un arco di luce. Se poi si trovava da tempo sul monte Horeb, serviva per fabbricare la polvere bianca, la “mfkzt”. Di conseguenza Mosè era in grado di trasformare l’oro in polvere usando l’arca.

Nell’antichità l’elettricità era conosciuta (Vedi: “L’elettricità wireless“), per fare un’arca bastava avere due placche d’oro che racchiudono un elemento isolante come il legno di acacia; due elettrodi a forma di cherubini collegati alle rispettive placche metalliche interne per attivare l’effetto. Un simile apparecchio poteva caricarsi e accumulare energia per lungo tempo e in grado di emettere un arco elettrico di qualche migliaia di volt capace di fulminare un uomo. In pratica è lo stesso arco elettrico usato nei laboratori per produrre l’oro monoatomico a spin accelerato e trasformarlo nella sostanza chiamata “mfkzt” o shem-an-na, manna, la polvere bianca.
Conoscenze dimenticate e ritrovate molti secoli dopo. Humphrey Davy posti due elettrodi di carbone a breve distanza fra loro e collegati con elettricità riuscì ad ottenere un arco di luce simile a quello che scaturiva fra le ali dei cherubini dell’arca. Il suo assistente era Michael Faraday, famoso per i suoi studi sulla modulazione del campo magnetico e della famosa “gabbia” (Vedi “Tesla: un talento scomodo“).

I nostri antichi antenati conoscevano anche le caratteristiche dei metalli così detti “nobili” che noi abbiamo riscoperto in tempi recenti.
Il palladio (8) è stato scoperto in Brasile nel 1803 circa. Nello stesso periodo venne scoperto l’iridio. Il rutenio nel 1843.
L’iridio portato dalle meteoriti veniva chiamato “Saffir”; era la pietra del cielo, la “Schethiya”. Detta anche pietra del fondamento o della perfezione sembra avesse la proprietà di innescare forze antigravitazionali e dato che veniva custodita nell’arca questa poteva levitare dal suolo di una decina di centimetri.
Salomone possedeva un’altra pietra chiamata “Shamir”, pietra lucente, e se ne serviva per modellare e tagliare le pietre destinate al tempio, grazie alla sua punta luminosa.
Entrambe queste particolari pietre erano state utilizzate in precedenza da Mosè.
Vengono identificate con l’Urim e il Thummin, che significano luce e perfezione e si dice sia state poste sul pettorale di Aronne.
Cercando sul pettorale quale poteva essere fra le pietre (9) quella in grado di emettere una luce bianchissima si nota facilmente che l’unica in grado di avere tali caratteristiche è quella che non compare: il rubino.
Le proprietà del rubino furono accertate negli anni sessanta dalla “Huges Aircraft Research” a Malibu, dove venne scoperto che gli atomi di cromo assorbono la luce verde e blu e rilasciano solo il rosso che possiede doti penetrative altissime.
Il cristallo rosso che deriva dagli atomi del cromo è il rubino. Intorno ad una barretta di rubino venne avvolto un tubo di quarzo a spirale che alimentato da una intensa luce bianca emetteva un raggio di luce rossa.
Sostituendo la luce bianca dei flash con una lampada ad arco venne ottenuta una lama di luce ad alta energia, un milione di volte più brillante del sole, in grado di tagliare materiali duri come l’acciaio come fosse burro. Il processo si chiamò “Light Amplificatio by Stimulated Emission of Radiation”; cioè LASER; Amplificazione della luce tramite emissioni stimolate di radiazioni.
Guarda caso il primo laser costruito dalla scienza consisteva in un serpente che si avvolge intorno ad una verga come quello che Dio ordinò a Mosè di costruire.

Da qui a identificare il testimone di cui si parla nel II Re il passo è breve:

“Allora il sacerdote menò fuori il figlio del re e gli pose in testa il diadema e gli consegnò il testimone.” (II Re 11,12)

La parola semitica “Tabba’ats” indica “anelli da dito”, quindi Salomone aveva fatto incastonare la pietra Schamir in un anello e lo stesso fece con l’altra pietra , la Schethiya, un cristallo elicoidale di iridio, sostanza simile al vetro che veniva chiamata “an-na”, pietra di fuoco.

Continuando ad elencare le notizie e gli eventi diviene facile fare due più due.
Nella Turchia nel 1968 una spedizione ritrovò le raffinerie d’oro di re Creso e la città di Sardi dimostrando che erano ben conosciuti i metalli nobili del palladio. Quest’ultimo con platino e rodio sono solubili nell’oro fuso mentre iridio, osmio e rutenio no, precipitano in fondo alla colata. Per estrarre le impurità si usa l’elettrolisi e gli antichi conoscevano come fare.
Sapevano quindi che la polvere si genera nel momento in cui il metallo viene colpito per un certo tempo da un arco elettrico a corrente continua.
Nel processo solo il 56% del metallo di partenza si tramuta in polvere. Il rimanente 44% diviene pura luce bianca trasferendosi in una dimensione oltre il piano fisico che non vediamo e che gli antichi chiamavano “Piano di Shar.On” o “Campo di Mfkzt”, una dimensione segreta dell’aldilà, dove i re venivano trasferiti una volta deceduti, attraverso il “pane bianco”, nutrimento della casa reale, la polvere “mfkzt”, chiamata shem-an-na: sublime pietra di fuoco.

Come accennato la polvere modifica lo spazio tempo. Essa muta continuamente guadagnando o perdendo peso inducendo un calo anche nel contenitore in cui si trova il campione di polvere.
Potrebbe esser la valida spiegazione di come gli Egiziani eressero le piramidi e altri monumenti, e non solo loro. Anche per il fatto che piramide deriva da “Pyr” che significa “fuoco”, quindi costruite con l’aiuto del fuoco, ossia con la pietra di fuoco.
Sarebbero giustificate anche le storie che si narrano a riguardo della camera del re, dove si poteva conservare ferro e armi che non arrugginivano e vetro che si fletteva senza spezzarsi.
Inoltre dai resoconti sappiamo che il califfo Al Ma’mun rinvenne nel sarcofago di granito presente nella camera del Re della Grande Piramide, uno spesso strato di una sostanza polverosa che un’analisi superficiale, non debitamente accurata, classificò come un misto di felpato e mica. Poteva essere invece la polvere “mfkzt”?

Fatti fantastici? Forse.
Durante il regno di Erode venne sperperata una enorme quantità di denaro in seguito ad una carestia del 35 a.C.. Nel 37 la crisi era risolta, Erode in poco tempo rimise in sesto le finanze e si lanciò in spese folli. Come trovò i denari per farlo?
Era riuscito a replicare ciò che aveva fatto Salomome tempo prima, la pietra di fuoco e offrirla in cambio? Forse.

A Qumran sono presenti cisterne per l’acqua e una intricata rete di tubature e canali, che si estendono fino al Mar Morto. L’acqua contenuta in tali siti possiede un’elevata quantità di sali e minerali. Contiene una grande quantità di oro monoatomico, ossia polvere “mfkzt” allo stato naturale.
Più precisamente il precipitato delle acque del Mar Morto contiene il 70% di oro allo stato monoatomico, e il 30% di magnesio.
Sostanze che possono produrre dosi letali di raggi gamma se utilizzate in modo errato.
Per esempio un uso scorretto dell’energia della pietra di fuoco potrebbe aver innescato una catastrofe, generando la famosa pioggia di fiamme e zolfo che distrusse Sodoma e Gomorra, città ubicate vicino al Mar Morto.

Ma sembra che la “mfkzt” non sia solo questo.
Secondo un rapporto pubblicato nella rivista “Scientific American” del 1995 sono stati condotti studi riguardo al rapporto che esiste fra il rutenio e il DNA umano e sono stati riscontrati risultati sorprendenti.
Fissando singoli atomi di rutenio o di platino a strisce di DNA, è stato accertato che il gruppo dei metalli del platino monoatomico può entrare in risonanza con la cellula malata producendo un rilassamento del DNA rettificandolo e correggendo la malformazione cellulare, riportandolo nella forma strutturale precedente all’alterazione. Senza distruggere i tessuti con l’applicazione della chemioterapia, né compromettendo il sistema immunitario; anzi l’assunzione di soli 2 mg. di sostanza aumenta il numero dei globuli bianchi da 2500 a 6500.
In pratica si è dimostrato il metodo idoneo a curare in modo definitivo malattie come la leucemia, l’AIDS, il cancro, il morbo di Lou Gehvig. Dai test eseguiti su malati terminali è emerso che dopo soli 45 giorni è scomparso il cancro in malati che hanno ingerito regolarmente la dose indicata. (10)

Abbiamo saputo che l’iridio e il rodio hanno proprietà anti invecchiamento, rutenio e platino interagiscono con il nostro DNA. Abbiamo scoperto che il nostro cervello contiene il 5% di iridio e rodio allo stato di spin accelerato.
Oro e i metalli del gruppo platino monoatomici attivano il sistema endocrino, hanno particolari effetti sulla ghiandola pineale incentivando la produzione di melatonina. La polvere bianca dell’iridio agisce sulla secrezione di serotonina da parte della ghiandola pituitaria, stimolando zone inutilizzate del nostro cervello.
La melatonina rinforza il sistema immunitario e una produzione superiore aumenta l’energia, la tolleranza, è un antiossidante con qualità di anti invecchiamento, rendono il corpo umano meno esposto all’azione del cancro.
L’alto dosaggio di melatonina aumenta la capacità di recepire, elevandolo ad un grado superiore di consapevolezza, il fatto curioso è che in quello che viene chiamato il terzo occhio pineale sono stati rinvenuti minuscoli granuli molto simili ai cristalli utilizzati nelle apparecchiature riceventi.
Gli antichi conoscevano tutto questo e la pietra del fuoco, la shem-an-na era il cibo di cui il corpo aveva bisogno per rimanere in perfetta salute.

Grazie alla proprietà di levitare della polvere bianca, fu possibile spostare pietre ciclopiche di 50 tonnellate, muovere quelle d’angolo del peso di 80 tonnellate, costruire monumenti megalitici? Forse. Oggi abbiamo un esempio concreto di levitazione.
È stato accertato che i superconduttori sono di due tipi: il primo caratterizzato da una sola fase di vibrazione che respinge ogni ingerenza esterna elettromagnetica; il secondo che tollera ingerenze.
Gli elettroni del primo tipo si equilibrano senza distruggersi trasformandosi in fotoni a singola frequenza e viaggiano sul superconduttore creando un campo magnetico unico, il famoso campo di Meissner, che una volta attivato respinge ogni altro campo, venendone a sua volta respinto, generando la levitazione.
Il treno Maglev è la sua applicazione concreta.
Nel 1999 la vettura MLX01 ha viaggiato a ben oltre 500 km/h, fluttuando nell’aria. Una volta innescato, il campo Meissner, funziona per sempre e ricava energia infinita senza sprechi e inquinamenti. Il superconduttore trasferisce energia senza attrito e resistenza, senza limiti di spazio e di tempo.

Domanda: l’Arca poteva funzionare come generatore di un superconduttore?
Conoscendo quanto fin qui scritto la risposta viene da sé. La “manna”, la “mfkzt”, era conservata nell’arca come descritto:

“…e l’arca del patto nella quale si trova un vaso d’oro contenete la manna.” (Lettera agli ebrei 9,4)

Quale alone di mistero intorno ad un’Arca che sembra sparire nel nulla intorno al 650-640 a.C. Dove sia finita nessuno lo sa con certezza. L’Etiopia ne rivendica la custodia; Axum il luogo della sua ubicazione, ma la cosa non è certa.
Si segnala la sua presenza nel Tempio nel 740 a.C. quando Uzziah, re di Gerusalemme, che volle bruciare incenso in un inceneritore di metallo nel tempio del Signore, scatenando le ire di questo. Fu colpito dalla lebbra e morì.
L’arca era nel tabernacolo, quando Ezechia, lesse davanti al Signore, ossia davanti all’arca, la lettera inviatagli da Sennacherib che minacciava di distruggere Gerusalemme e sterminare i suoi abitanti. Era il 701 a.C. l’angelo del Signore colpì a morte 180.000 assiri agli ordini di Sennacherib costringendo il re assiro ad abbandonare l’impresa di conquistare la città. I soldati perirono per una improvvisa epidemia di peste. (Isaia 37 e II libro dei Re 19).
L’arca era ancora nel tabernacolo quando Manasse, che regnò dal 687 al 642 a.C., elevò altari in onore del dio Baal e introdusse nel tabernacolo un’immagine di Asherah, idolo pagano, dopo aver ordinato ai leviti di togliere l’arca dal tempio, cosa che fecero ben volentieri portandola in un luogo dove non poteva essere profanata. Il fatto produsse una pubblica e vigorosa protesta del popolo che Manasse soffocò “spandendo sangue innocente in tale quantità che Gerusalemme ne fu inondata”.
Inutile aggiungere che il fatto sancì la morte di Manasse. Nel 642 gli successe il figlio Amon, che non fu da meno del padre, tanto che fu ucciso dai suoi servi. Il popolo elesse come nuovo re un bimbo di otto anni, Giosia, il quale solo quando ne compì venti, bruciò le immagini pagane e fece restaurare il Tempio del Signore, ma l’Arca non c’era più. Era il 622 a.C.

Seguendo le indagini di Graham Hancock sembrerebbe finita in Egitto, nell’isola Elefantina, in un tempio costruito appositamente per custodirla, sullo schema di quello di Salomone, da un gruppo di ebrei che vivevano in quei luoghi fin dal VII secolo a.C..
I papiri e i cocci di “ostraca” su cui si usava scrivere, narrano del tempio di Yahweh sull’isola e della sua distruzione avvenuta nel 410 a.C. Il tempio viene descritto come un edificio di grande mole, lungo 27 metri, largo 9, con colonne in pietra; cinque portoni di pietra e un tetto di legno di cedro. Le stesse caratteristiche del Tempio di Gerusalemme.
All’epoca si praticavano sacrifici e quindi gli ebrei si trovavano sull’isola prima del regno di Giosia (640-609 a.C.) che vietò la pratica sacrificale ovunque, escluso il tempio di Gerusalemme.
Numerosi papiri testimoniano che nel tabernacolo del tempio di Elefantina dimorava il Signore degli eserciti. Sembra che questo edificio venne costruito sull’isola nel 650 a.C. durante il regno di Manasse.
Nel 525 a.C. Cambise invase l’Egitto e rase la suolo tutti templi fuori di quello ebraico perché gli ebrei cooperarono con i persiani. Quando questi ultimi si ritirarono gli egizi distrussero il tempio costringendo gli ebrei alla fuga. Oltretutto i sacrifici ebraici prevedevano l’immolazione di capretti e arieti e, guarda caso, gli egizi adoravano Khnum raffigurato con la testa di ariete.
L’arca venne spostata a Meroe dove rimase per un po’ di tempo; dopodiché portata a Tana Kirkos dove rimase per ben 800 anni dentro una tenda. Da qui, in seguito, condotta alla sua destinazione finale: Axum.

L’Etiopia nella Bibbia era indicata come la terra di Cush, quella a Sud dell’Egitto, che comprendeva anche la Nubia e l’Abissinia. Vi sono evidenti legami fra gli ebrei dell’isola Elefantina dove i sacerdoti erano chiamati KHN, e quelli etiopi dei falasha detti Kahen; così il tempio di Elefantina conosciuto come MSGD, ricorda i templi in Etiopia chiamati Mesgid.
Così “l’Etiopia stese la mano verso Dio” come predetto dal salmo 68?

Molte le domande: se la vera Arca si trova ad Axum perché il popolo di Israele non ne reclama la proprietà e la restituzione? Perché quello Etiope non la usa per la sua espansione? Perché nessun Stato, nessun archeologo, o studioso, chiede al popolo etiope di mostrarla? Ne teme gli effetti o sa che è solo una riproduzione? Il potere dell’arca si è esaurito? La vera arca è già in Israele da tempo? Oppure più semplicemente non esiste più? È andata perduta per sempre?
Si è verificata la profezia di Geremia?
Rivolgendosi al popolo il Signore disse:

“Quando vi sarete moltiplicati e sarete numerosi sulla terra, non si parlerà più dell’Arca dell’Alleanza del Signore; nessuno ci penserà più, nessuno se ne ricorderà; nessuno la rimpiangerà, nessuno né ricostruirà un’altra.” (Geremia 3,16).

Solo il tempo dirà cosa è realtà e cosa è leggenda, ma riguardo alla sua ubicazione trovo intrigante l’ipotesi fantastica che Gardner descrive nel suo libro “I misteri dell’Arca perduta”.
Con i templari sorsero maestose cattedrali sopra i luoghi in cui le forze telluriche si manifestano al massimo grado e il luogo dove fu eretta quella di Chartres, nel 1194, registra le correnti più forti. Costruita su un sito pagano dedicato alla Dea Madre in modo da far corrispondere l’altare sopra la grotta detta dei Druidi e identificata come il grembo della terra.
Fra i misteri che aleggiano sopra le cattedrali gotiche quello dei vetri più luminosi, capaci di esaltare la luce.
Quando la polvere bianca ricavata dall’oro o dal gruppo del platino, viene sottoposta a temperature particolari si trasforma in vetro, colorato a seconda del tipo di metallo usato. Un vetro limpido, trasparente senza la perdita di luce che rimane compresa nel vetro rendendolo più leggero.
Erano cose certamente conosciute dai Templari che recuperarono numerosi documenti scritti in ebraico e aramaico con notizie mai diffuse perché la chiesa le avrebbe messe all’indice.
Anche la Bibbia accenna a simili materiali:

“La città era di oro puro simile a vetro puro…e la piazza era d’oro puro splendente come cristallo.” (Apocalisse 21,18-21)

L’ultimo accenno all’Arca riguarda proprio la cattedrale di Chartres. Un’iscrizione in latino arcaico incisa sulla pietra dice:”Hic Amittitur Archa Federis”.
Molte le interpretazioni: “qui è accolta l’Arca”; “qui è stata inviata l’Arca”; “qui è nascosta l’Arca”.
Per alcuni confermerebbe il ritrovamento dell’Arca da parte dei Templari, contrariamente alla comune opinione che se così fosse lo avrebbero rivelato al mondo per accrescere il loro potere.

A Chartres esiste qualcosa di più straordinario, il famoso labirinto disegnato sul pavimento il cui sviluppo conta 260 metri di lunghezza. Originariamente aveva al centro la raffigurazione della leggenda del Minotauro incisa sopra un grande piatto di rame di circa 140 centimetri di diametro. Tale piatto era posto proprio al centro del labirinto, dove adesso si possono vedere alcuni pomi metallici incastrati nel pavimento che, in quel punto, presenta un leggero avvallamento. Nessuno sa dove sia finito, perché sia stato rimosso e quando. Si ipotizza sia sepolto nella cappella di Rosslyn.

Il rame appartiene al tipo 2 dei superconduttori, è in grado di respingere il campo magnetico fino al punto del suo livello critico più basso creando un “flusso tubolare” fra sé e la fonte di energia magnetica. All’interno del flusso si genera un campo magnetico a causa delle supercorrenti che circondano il tubo ricomponendo il campo di tipo 2 respinto e trasformando il flusso in vortice. Per fare questo necessita di un generatore di campo magnetico, o un superconduttore di tipo 1 che focalizzi l’energia sul piatto di rame che funziona da repellente. Occorre una forza magnetica che agisca dall’alto.

Nel 1698 Martin Listes, uno dei soci fondatori della “Royal Society” esperto in mineralogia, scrisse di aver visto nella cattedrale di Chartres qualcuno “collocare nelle parti più elevate una grande pietra magnetica dalle straordinarie virtù”.
Sicuramente di origine meteoritica, ricca di ferro magnetizzato e irdio, un superconduttore di tipo 1.
In Egitto conoscevano le proprietà di tali pietre e quelle di un altro metallo chiamato “Tcham”, utilizzato per realizzare la parte finale degli obelischi e delle piramidi. Di natura ignota si sospetta fosse vetro speciale ricavato da oro e platino monoatomico.
Quindi a Chartres si trovavano due superconduttori, uno di prima classe e uno di seconda, per attivarli il voltaggio adatto era quello dall’Arca. Essa era in grado di sfidare qualunque legge fisica sulla gravità e dello spazio-tempo, dato che come superconduttore era in relazione con la materia e con la luce.
Tutti gli atomi di materiale nel fenomeno della superconduttività si comportano come fossero un solo atomo in uno spazio in cui il tempo non esiste. Entrano in risonanza all’unisono con il punto zero energetico.
Attualmente si ammettono almeno 10 dimensioni spazio-temporali.
Sapendo che il 44% del materiale della polvere bianca cambia solo livello nello spazio tempo si può considerare non tanto folle l’ipotesi di Gardner.
Non dobbiamo considerare direzioni destra e sinistra, giù e su, avanti indietro, ma solo movimenti intrecciati; modifiche alle vibrazioni sintonizzate sulla nostra percezione che ci impediscono di vedere un oggetto che è stato trasferito in un altro livello di vita.
Si tratta del campo delle superstringhe dove la materia entra e esce dal mondo che conosciamo e non vediamo più la luce dell’oggetto che diviene invisibile.
È il regno dell’orbita della luce, il piano di Sharon, il campo di “Mfkzt”.

In conclusione, in virtù di tutto questo, l’Arca si troverebbe ancora nel posto dove venne collocata nel 1307; sospesa sopra il labirinto di Chartres, proiettata in una dimensione parallela dal vortice energetico di un portale superconduttore.
Possibile? Fantasie? Come e cosa rispondere?
Non si può, ma sicuramente è intrigante; un quadro intriso di mistero e di quella atmosfera carica di pathos che si respira all’interno di una cattedrale, quale quella di Chartres, e di quell’alone suggestivo che circonda l’Arca.
Hic Amittitur Archa Fedris: “Questa è la segreta dimora dell’Arca dell’Alleanza”.

Note:
1. Ossia 110 cm circa di lunghezza per 67 cm di larghezza e profondità. Gli egizi usavano cubiti di diverse misure, uno equivalente a 45 cm e il cosiddetto cubito reale di 52,36 cm.
2. 2000×45 cm oppure 2000×52,36 cm = circa 1 km.
3. Louis Ginzberg, “Leggende degli ebrei” vol. III.
4. Gilukhipa era figlia del re dei Mitanni e il nome dato alla figlia Kiya deriva dalla dea di quel popolo che era Khiba.
5. Nel Primo Libro dei Re, 7:13-14, Costruzione degli arredi del tempio ” Il re Salomone fece venire da Tiro Hiram, figlio d’una vedova della tribù di Neftali; suo padre era di Tiro e lavorava il bronzo; era pieno di sapienza, di intelligenza e di abilità per eseguire qualsiasi lavoro in bronzo. Egli si recò dal re Salomone ed eseguì tutti i lavori a lui assegnati.” Rifacendosi a questo passo biblico, i massoni spesso si riferiscono a Hiram Abif come al “figlio della vedova”.
6. Forse pronunciando tale parola si riprodurrebbe il rumore prodotto dal metallo nobile quando si trasforma in polvere durante l’emissione della luce bianca. Se in realtà è così, gli antichi non sapendo come definirla, le hanno assegnato tale nome per riprodurre lo sfregolio prodotto durante la trasformazione.
7. La presenza eccessiva di sodio rende il terreno quasi impermeabile all’acqua.
8. I creatori di gioielli per ottenere l’oro bianco uniscono all’oro il palladio.
9. Le 12 pietre sul pettorale sono, corniola, topazio, granato, smeraldo, zaffiro, diamante, ambra, agata, ametista, berillo, onice e diaspro. Esodo 28 -15,30: “Farai il pettorale del giudizio, artisticamente lavorato, di fattura uguale a quella dell’efod: con oro, porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto. Sarà quadrato, doppio; avrà una spanna di lunghezza e una spanna di larghezza. Lo coprirai con una incastonatura di pietre preziose, disposte in quattro file. Una fila: una cornalina, un topazio e uno smeraldo: così la prima fila. La seconda fila: un turchese, uno zaffìro e un berillo. La terza fila: un giacinto, un’àgata e un’ametista. La quarta fila: un crisòlito, un ònice e un diaspro. Saranno inserite nell’oro mediante i loro castoni. Le pietre corrisponderanno ai nomi degli Israeliti: dodici, secondo i loro nomi, e saranno incise come sigilli, ciascuna con il nome corrispondente, secondo le dodici tribù. Unirai al pettorale del giudizio gli urim e i tummim. Saranno così sopra il cuore di Aronne quando entrerà alla presenza del Signore.”
10. Gli istituti impiegati nella ricerca sono il “Roswell Cancer Institute”, “The National Cancer Institute”, “Merek and Co.”, “Rutgers University” dell’Illinois, “Wayne State University”, “University of Winsconsin Madison”, “Institute of Biotechnology”. Le loro relazioni divulgate a mezzo stampa: “The Times” 13.06.2002, “Nature” 13.06.2002, “The Daily Telegraph” 1.10.2000, “Platinum Metals Review” vol. 34 del 1990, “New Letters” 8-9 maggio giugno 1996.

Fonti:
– Laurence Gardner, “I segreti dell’Arca perduta”.
– Graham Hancock, “I segreti del Santo Graal”.
– La Bibbia.

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