Pasqua di risurrezione – n.11.23 Domenica 31 marzo 2013

Prima lettura: At 10, 34-43               Salmo: Sal 117

Seconda lettura: Col 3, 1-4              Vangelo: Gv 20, 1-9

Per riflettere…

La Resurrezione dei vivi

Buona Pasqua. Che sia Pasqua, cioè, passaggio (paschà=passaggio), evoluzione, crescita, rinascita e che sia buona, cioè un passaggio che faccia bene al nostro cuore e al nostro animo.

Se vi chiedo: “Che cos’è la Resurrezione?”, sono sicuro che molti di voi mi diranno: “Un uomo che muore e poi torna a vivere”. Cioè: la resurrezione riguarda uno che è morto e che poi torna a vivere. Ma non è vero!, perché nei vangeli la risurrezione non è questo.

Guardiamo cosa dicono i vangeli. Perché ciò che sempre abbiamo creduto a volte non è confermato dai vangeli.

Matteo (27,50): “Gesù, emesso un alto gridò, spirò”. Non dice morire ma spirare.

Marco (15,37): “Gesù, dando un forte grido, spirò”. Non dice morire ma spirare.

Luca (23,46): “Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Detto questo spirò”.”. Anche qui Lc non dice morire ma spirare e ancora più esplicitamente Gesù stesso dice: “Nelle tua mani consegno il mio spirito”.

Giovanni (19,30): “E chinato il capo, spirò”. Anche Gv non dice morire ma spirare.

Il verbo spirare che per noi oggi vuol dire “morire” ha preso questo significato proprio dalla morte di Gesù, prima di allora non significava il decesso di una persona. Significava semplicemente “trasmettere lo spirito”.

Allora: Gesù non muore (certo fisicamente è morto ma i vangeli fanno di tutto per dire che “non è morto”) e se Gesù non muore la resurrezione non è di un morto.

Gesù risorge, dice il vangelo, ma non muore. Quindi la resurrezione non riguarda un morto.

La prima verità allora è che la resurrezione non riguarda i morti.

Ma allora, se non riguarda i morti, chi riguarda la resurrezione?

San Paolo quando parla dei vivi, di noi, dice: “Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli” (Ef 2,6-8): ma i risorti di cui parla sono ancora vivi e mai sono morti! Oppure: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo” (Col 3,1), e parla ai vivi. Oppure: “In lui siete stati risuscitati” (Col 2,12) e parla ancora dei vivi. Ma allora chi riguarda la resurrezione? I vivi!

Nel vangelo di Filippo (vangelo apocrifo) si legge: “Se non si resuscita mentre si è ancora in vita, morendo non si resuscita più”. E nel vangelo di Tommaso si dice: “I morti non sono vivi e i vivi non morranno”.

Cos’è allora che credevano i vangeli, San Paolo e i primi cristiani? I primi cristiani non credevano nella resurrezione dei morti ma in quella dei vivi. Credevano che il Signore non risuscitasse i morti, ma comunicava ai vivi una vita di una qualità tale capace di superare la morte.

Cioè Dio dona una qualità di vita così grande (è la vita divina) che è più forte della morte. I primi cristiani non vedevano la fine della vita terrena come una morte ma solamente come il passaggio definitivo alla vita piena che già in questa vita avevano sperimentato.

La vita eterna non è un premio nel futuro per i buoni e per quelli che si sono comportati bene ma un “modo d’essere, di vivere” già nel presente. Per questo San Paolo può dire: “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20).

Quando l’amico Lazzaro (Gv 11,1-44) è morto, Gesù dice a sua sorella Marta: “Tuo fratello resusciterà” (Gv 11,23) e Marta risponde: “So che resusciterà nell’ultimo giorno” (Gv 11,24). Ma Gesù gli risponde. “No, nell’ultimo giorno, ma adesso: chi crede in me non muore” (Gv 11,25-26).

Allora: la resurrezione riguarda i vivi.

E per fortuna… Se riguardasse solo i morti, noi che siamo vivi che ce ne faremo di questa festa? Sono io che devo risorgere, adesso, da vivo, da ora: parola del vangelo.

Ma cos’è allora questa resurrezione che deve avvenire in questa vita?

Prendiamo i vangeli e guardiamo.

In Gv è la Maddalena la prima a sperimentare il Risorto. Lei va al sepolcro pensando di onorare quell’amore che gli è morto. Ma qui avrà molte sorprese. Possiamo osservare quattro movimenti: dalla staticità alla dinamicità, al cambiamento (dal pianto davanti alla tomba alla corsa); dall’interno all’esterno (dal suo dolore alla gioia che dev’essere comunicata); dalla morte alla vita (la Maddalena va al sepolcro ma torna indietro con la certezza che Lui è vivo); dall’interno-personale (“hanno portato via il mio Signore”) all’esterno-comunitario (“Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”).

Matteo (e ugualmente Marco e Luca): le donne vanno al sepolcro a piangere (staticità) preoccupate su chi rotolerà via loro la pietra (centratura sull’interno-personale), solo che la pietra è già rotolata via e l’angelo le dice: “Non è qui, come voi pensavate: è risorto” (movimento dalla morte alla vita). Tutto è cambiato (Mt 28,1-8). E corrono con gioia grande dai discepoli (movimento verso l’esterno).

Tutti i vangeli sottolineano questi quattro movimenti:

1.         dalla staticità alla dinamicità: “Muoviti!”;

2.         tutto è diverso da come pensate: “Non è come pensi tu!; Non é così; Tutto può esser diverso!”;

3.         dall’interno all’esterno: “Esci, esprimiti, vieni fuori”;

4.         dalla morte alla vita: “Vivi”.

Quando tu vivi questi quattro elementi allora tu risorgi, allora tu sperimenti la resurrezione.

1. “Muoviti”. Mi fa sempre ridere (e soprattutto pensare) la storia di quell’uomo che ogni sera diceva: “Gesù, Gesù, fammi vincere al Superenalotto”. E questo per una sera, due sere, una settimana, un mese, sei mesi. Dopo sei mesi, una sera, Gesù, sfinito dalla stessa continua preghiera dell’uomo, gli dice: “E va bene!, ma compra un biglietto almeno”. Lui c’è, ma tu fa’ qualcosa.

Alla gente piace piangersi addosso, fare la vittima, lamentarsi. E’ quello che fanno le donne e gli apostoli: vanno al sepolcro per piangere (staticità).

Un buon ebreo arrivò correndo dal suo rabbino e declamò: “Rabbì, è successa una cosa terribile. Mio figlio vuole sposare una cristiana!”. “Tuo figlio? – rispose il rabbino – Guarda me: anche mio figlio vuole sposare una cristiana e farsi addirittura sposare, e sì che io sono il capo di una comunità e tutti vedono in me un esempio”. Allora il buon ebreo tacque per un momento, confuso, poi disse: “Tutti vengono da te con i loro problemi, ma tu cosa fai quando hai un problema così grosso? A chi ti rivolgi?”. “Cosa vuoi che faccia? Mi sono rivolto a Dio”. “E… cos’ha detto Dio?”. “Dio mi ha detto: “Tuo figlio?… Guarda un po’ il mio!””.

Tutti hanno problemi e tutti hanno difficoltà. Non sei l’unico al mondo e non sei il solo. Quindi non drammatizzare e non sentirti vittima di un destino che ce l’ha con te.

La vita è movimento, energia: avete mai visto un bambino sano stare fermo?

Un uomo aveva i piedi che puzzavano. Ogni volta che entrava nel letto matrimoniale, sua moglie era infastidita dalla cosa. La cosa perdurava da cinque anni. Lei aveva provato di tutto: si era informata sulle cause, aveva acquistato polveri ed oli essenziali, ecc. Lui invece se ne fregava di tutto e lei invece continuava a lamentarsi della situazione. Poi un giorno lui rincasò e trovò i letti divisi in due stanze diverse: si era mossa, aveva agito… e da quel giorno prese a lavarsi i piedi tutte le sere!

Se la tua vita non ti piace, ha qualcosa che non va, invece di piangerti addosso… muoviti tu!

2. E’ diverso da quello che pensi: lasciati sorprendere.

Resurrezione è poter dire: “Forse non è così”. Le donne e gli apostoli vanno al sepolcro e non hanno dubbi: Lui è morto e tutto è finito. Ma invece non era così. Eppure erano certi, sicuri… eppure!

Sapete come fanno a legare un elefante? L’elefante ha la forza per spezzare qualsiasi corda e per sradicare ogni palo e albero. Eppure lo legano ad un palo e lui rimane attaccato lì. Com’è possibile? Semplice! Fin da piccolo la sua zampa viene legata ad un palo con una corda robusta. L’elefante è piccolo, la corda è forte e non riesce a liberarsi. Così l’elefante impara che la corda è inamovibile, onnipotente: da adulto ha questa credenza, quest’idea dentro di sé e così ogni volta che sentirà la corda intorno alla zampa crederà che quella corda sia onnipotente.

Siamo noi quell’elefante? Non è che c’è stato insegnato che le cose sono così e che non si può fare nulla? Non c’è stato detto di accontentarci? Non c’è stato detto che non si può?

La maggior parte delle persone pensa così: “Sono questo… è il mio carattere… non c’è niente da fare… alla mia età… se potessi tornare indietro… sarebbe bello… è così, non c’è più niente da fare”. Desidera ma non ci crede… spera in un miracolo dal cielo perché non crede di potere.

Resurrezione è: “Tu puoi essere diverso; tutto può essere diverso”.

Gli apostoli cambiarono il mondo, sì o no? Eppure chi l’avrebbe detto.

Virgilio: “Possono perché credono di potere”. E’ così! Dio è veramente forza.

Un contadino aveva scoperto che i cani del vicino uccidevano le sue pecore. Il metodo usuale per risolvere la questione era semplice: confronti, minacce, cause legali, recinzioni, filo spinato, nei casi estremi fucilate. Ma il contadino ebbe un’idea creativa, propositiva: diede degli agnelli come animali da compagnia per i bambini del vicino. Fu una soluzione vincente-vincente per entrambi: per amore, infatti, delle adorabili bestiole dei figli, i vicini legarono i cani di spontanea volontà e le due famiglie diventarono amiche.

Resurrezione allora è: “Credo, sono certo, che tutto può essere diverso. Io posso essere diverso”.

Se Colombo non avesse cambiato l’opinione che la Terra era piatta, l’America non ci sarebbe. Se Einstein e amici non avessero cambiato idea, penseremo ancora che l’atomo è indivisibile. Pensate cosa sarebbe successo se qualcuno “di nuovo” non avesse detto: “Ma si può volare”.

Se i fratelli Wright non avessero cambiato l’idea del padre, non avrebbero creato l’aeroplano. Milton Wright vescovo della Chiesa dei fratelli Uniti in Cristo, andò una volta in una piccola università. Lì dopo aver tenuto una conferenza ci fu una cena col rettore e i docenti. La discussione durante la cena finì sulla fine del mondo. Il vescovo Milton disse: “Tutto ciò che c’era da scoprire è stato scoperto”. Il rettore disse: “Secondo me, invece, l’umanità è alle soglie di nuove e più brillanti scoperte”. Il vescovo scoppiò in una gran risata: “Sciocchezze, caro mio, – disse Milton Wright – se fosse stato nei piani di Dio che noi volassimo, Egli ci avrebbe fornito di ali. Il volo è riservato agli uccelli e agli angeli”. E tutti concordi, eccetto il rettore, lo applaudirono per questa sua arguta affermazione. Il vescovo Milton Wright aveva due figli: Orville e Wilbur Wright, gli inventori del primo aeroplano!

Se Lyonel Messi non avesse cambiato idea (gli avevano detto: “Non potrai mai giocare a calcio con la tua malattia”) oggi non sarebbe il più grande giocatore del mondo.

Se Milton Erickson (fondatore dell’ipnosi ericksoniana) non avesse cambiato idea (aveva avuto un attacco di poliomelite e il dottore disse a sua madre: “Morirà prima di sera”), non avrebbe vissuto.

Winston Churchill: “Fanatico è colui che non può cambiare idea e non intende cambiare argomento”.

3. Resurrezione è: “Vieni fuori, esci, esprimiti… il mondo ha bisogno di te… tira fuori le tue risorse”.

Le donne vanno al sepolcro: ma l’incontro con il Risorto le butterà fuori nel mondo. I discepoli di Emmaus tristi, si rinchiudono in sé: ma dopo l’incontro torneranno nel gruppo degli apostoli.

Ma chi erano gli apostoli? Pietro lo aveva rinnegato bestemmiando; Giuda lo aveva tradito; Giacomo e Giovanni cercavano posti di potere e di prestigio; tutti quando lui ne aveva bisogno avevano dormito, lo avevano abbandonato e poi erano scappati. Non certo bella gente! Eppure! Eppure quei Dodici lì hanno cambiato il mondo!

Alcuni esperimenti realizzati in Giappone con le scimmie hanno mostrato come alcune di esse avessero imparato a buttare in acqua delle patate dolci per ripulirle dalla sabbia. Dopo un lungo periodo, la centesima scimmia, discendente dalle prime, aveva capito come doveva fare. Era stata raggiunta la massa critica e tutta la colonia aveva adottato quell’abitudine. Ancor più stupefacente è il fatto che le scimmie delle isole vicine si fossero messe a fare altrettanto, anche se nessuna delle scimmie-cavie era entrata in contatto con loro (è la teoria morfogenetica di Sheldrake).

Non importa se tu sei la centesima o la quarentesima scimmia, il mondo ha bisogno di te. Tu sei ricco: sei capace di fare il pane… di tagliare l’erba… di cucire un bottone… di raccontare le barzellette… di compilare le schede delle tasse… di cantare… di ballare… di risolvere gli enigmi… di ascoltare le persone…: che aspetti? Metti questo a disposizione gratis del mondo!

La gente dice: “E tu cosa mi dai… lui non mi da niente… se non ci guadagno io non lo faccio… io per niente, niente… nessuno fa niente per te…”. Comincia tu!

Qual è il modo migliore per essere felici? Far felici gli altri. Seneca diceva: “Se vuoi essere amato comincia ad amare”. Se vuoi essere felice, fai felici gli altri. Se vuoi guarire dalle tue ferite, guarisci le ferite di altri. Se vuoi essere ricco, dona. Metti le tue doti, i tuoi talenti, il tuo tempo, le tue risorse, a disposizione del mondo.

Marito e moglie, sposati da cinquant’anni, hanno lavorato una vita per accumulare un gruzzolo di soldi. Sapete poi cos’è successo? Sono morti tutti e due nel giro di una settimana.

Un giovane e una ragazza sono appoggiati al parapetto di una nave lussuosa. Si tengono teneramente appoggiati. Si sono appena sposati e questa crociera è la loro luna di miele. Stanno parlando del presente pieno di tenerezza e amore che appare roseo. Il giovane dice: “Il mio lavoro ha ottime prospettive e potremo presto trasferirci in una casa più grande. Fra 8-10 anni potrò mettermi in proprio. Vedrai saremo felici”. La giovane sposa continua: “Sì, e i nostri bambini potranno frequentare le scuole migliori e crescere in serenità”. Si baciano e se ne vanno. Su di un salvagente, legato al parapetto si può vedere il nome della nave: Titanic! Il mondo ha proprio bisogno di ciò che tu sei e di ciò che tu hai: donalo… prima che vada perso.

4. Vivi, cioè: “Sii vitale”.

Dobbiamo porci questa domanda: “Cos’è che mi fa vivere? Quand’è che mi sento vivo?”. Respirare non è vivere; vivere è essere al massimo di sé, felici, pieni, radiosi, in pace con sé e col mondo.

Gv 1,4 dice: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”. Altrove Gesù dirà: “Io sono la Vita” (Gv 14,6) e anche: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

Allora la vita è la luce degli uomini: cioè se tu vivi, se tu sei vitale, se tu stai in ciò che ti fa vivere, in ciò che è vitale, vita per te, non morirai mai.

Perché si muore? Perché si tralascia ciò che ci fa vivere.

Una donna è oggetto di umiliazione da anni da parte del suo capo: questo le crea ansia, gastriti, panico e rifiuto fisico di andare al lavoro. “Cos’è vitale?”. “Ma come faccio a rimanere senza lavoro?”. “Ho capito, ma cos’è che è vita per te?”. Scegli la vita e mai la morte.

Un ingegnere affermato da sempre sogna di poter fare la clownterapia nelle corsie di ospedale. E dice: “Ma alla mia età? Ma forse non sono portato? E poi mi vergogno…”. “Cos’è che ti fa vivere?”. “Fare il clown!”. “E allora fai ciò che ti fa vivere”.

Un uomo ha scatti d’ira violenti e repentini con la moglie. E’ andato in terapia e gli hanno detto che è un borderline. “Ma io non voglio andare dallo psicologo!”. “Cos’è che ti fa vivere?”. “L’amore… mia moglie me lo da… ma io non riesco a trattenermi”. “Quindi…”. “Quindi o vado in terapia e cambio o non ce lo avrò!”. A volte scegliere la vita è molto doloroso, difficile, ma vitale.

Roberto Bruzzone è un ragazzo che a 21 anni ha perso una gamba in un incidente in moto. Dopo l’incidente gli hanno amputato le dita dei piedi. Questo gli consentiva di camminare ma molto male. Una mattina dice al fratello: “Io voglio camminare bene”. E per camminare bene si fa amputare tutta la gamba. Un anno dopo è con la sua gamba artificiale a 4000 metri sul Kilimanjaro.

Non è stato facile… ma vitale.

Olimpiadi 1992. Derek Anthony Redmond, già campione del mondo con la staffetta della Gran Bretagna nella 4×400 è il grande favorito sui 400 metri. Parte la gara ma a 250 metri si rompe il tendine del ginocchio: si inginocchia piegato in due dal dolore. Ma termina la gara saltellando su una gamba sola mentre una folla di 65.000 persone gli fa una standing ovation. Disse: “Fu una delusione infinita infortunarmi, ero certo di vincere; ma mi sentii così vivo ad arrivare al traguardo”.

Resurrezione: “Vivi”.

Pensiero della Settimana

I vivi non muoiono;

i morti non vivono.

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