<p style=”text-align: center;”><b>Quello che il complotto di chi sappiamo bene non dice… Chiaro che non lo dice, e’ un complotto! Suvvia  </b><b>J</b><b>  </b></p>
<b>Goldman Sucks ha causato le recessioni del 1929 e del 2008</b>:

<b>Goldman Sucks vuole un’unica “<i>banca</i>” mondiale: </b>

<b>Il governo schiavista di Goldman Sucks:</b>

<b>Il meglio del fascismo: Goldman Sucks</b>

<b>Il terrorista N.1: Goldman Sucks</b>

http://www.youtube.com/watch?v=XKOOOBOuT2g

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ITALIA SOTTO ATTACCO: LE QUINTE COLONNE DELLA FINANZA INTERNAZIONALE PRESENTI NEL GOVERNO

DI FEDERICO DEL CORTIVO europeanphoenix.it Federico Dal Cortivo per Europeanphoneix ha intervistato Marco Della Luna, autore del libro “Traditori al governo? Artefici, complici e strategie della nostra rovina”. L’Italia è oramai da anni sotto attacco, non militare, non c’è ne bisogno essendo la penisola dalla fine della Seconda Guerra Mondiale occupata militarmente dagli Stati Uniti, ma economicamente. Gli obiettivi fin troppo chiari, distruggere completamente il sistema Italia che era fatto anche d’imprese anche a partecipazione statale, lo Stato sociale, le regole del mondo del lavoro, la previdenza pubblica e la sanità, la scuola e l’università dello Stato e infine mettere le mani sul nostro patrimonio economico, colonizzando definitivamente la penisola. D: Avv. Della Luna lei ha recentemente pubblicato un saggio da titolo eloquente, “Traditori al governo?”, nel quale analizza in modo esauriente le dinamiche e i personaggi che hanno portato la nostra nazione al punto in cui si trova oggi dopo l’ultimo governo tecnico di Mario Monti. Quali sono stati a suo avviso i passaggi fondamentali che ci hanno portato alla situazione attuale di grave crisi economica? R: Le principali tappe della rovina voluta, e finalizzata a dissolvere il tessuto produttivo del paese, desertificandolo industrialmente e assoggettandolo alla gestione via centrali bancarie fuori dai suoi confini, onde farne territorio di conquista per capitali stranieri, sono i seguenti: ✓ la progressiva e totale privatizzazione-di­vorzio dal Ministero del Tesoro della pro­prietà e della gestione della Banca d’Italia, con l’affidamento ai mercati speculativi del nostro debito pubblico e del finanziamento dello Stato (operazione avviata con Ciampi e Andreatta negli anni Ottanta);l’immediato, conseguente raddoppio del de­bito pubblico (da 60 a 120% del pil) a cau­sa della moltiplicazione dei tassi, e la crea­zione di una ricattabilità politica strutturale del Paese da parte della finanza privata;la svendita agli amici/complici e ai più ricchi e potenti, stranieri e italiani, delle industrie che facevano capo allo Stato e che erano le più temibili concorrenti per le grandi indu­strie straniere;la privatizzazione, con modalità molto “riserva­te”, ma col favore di quasi tutto l’arco politico, della Banca d’Italia per mezzo della privatizza­zione delle banche di credito pubblico (Banca Commerciale Italiana, Banco di Roma, Banca Nazionale del Lavoro, Credito Italiano, con le loro quote di proprietà della Banca d’Italia);la riforma Draghi-Prodi che nel 1999 ha autorizzato le banche di credito e rispar­mio alle scommesse speculative in derivati usando i soldi dei risparmiatori e alle car­tolarizzazioni di mutui anche fasulli, come i subprime loans americani;l’apertura delle frontiere alla concorrenza sleale dei paesi che producono schiavizzan­do i lavoratori e bruciando l’ambiente;l’adesione a tre successivi sistemi monetari – negli anni Settanta, Ottanta e Novanta – che impedivano gli aggiustamenti fisiologici dei cambi tra le valute dei paesi parteci­panti – anche l’Euro non è una moneta, ma il cambio fisso tra le preesistenti monete – con l’effetto di far perdere competitività, industrie e capitali ai paesi meno compe­titivi in favore di quelli più competitivi, che quindi accumulano crediti verso i primi, fino a dominarli e commissariarli. Da ultimo, le misure fiscali del governo Monti-Napolitano-ABC, che, tra le altre cose, hanno depresso i consumi,hanno messo in fuga verso l’estero centinaia di miliardi, svuotando il paese di liquidità; hanno distrutto il 25% del valore del patrimonio immobiliare italiano, paralizzato il mercato immobiliare così che imprese e famiglie non possono più usare gli immobili per ottenere credito, e l’economia è rimasta senza liquidità, con insolvenze che schizzano al 30% e oltre. D: Nel suo libro lei parla senza mezzi termini di “ tradimento”, vere quinte colonne che neppure tanto camuffate  operano all’interno dei governi per agevolare l’opera di conquista economica, che si traduce anche in politica, dell’Italia. Personaggi che devono avere dei requisiti ben precisi a suo avviso, ce ne può parlare? R: Ma io nego che siano definibili “traditori”. Sono piuttosto definibili “nemici”, perché fanno gli interessi stranieri contro quelli nazionali, in modo scoperto. Definisco traditori, invece, i dirigenti dell’ex PCI che sono passati al servizio del capitalismo finanziario sregolato e collaborano con esso alla costruzione di una società e di un nuovo ordinamento nazionale e mondiale al servizio di esso, tradendo il loro elettorato. A dirla tutta, però, non ci sono nemici né traditori: l’Italia è un paese tanto radicalmente mal assortito e tanto irrimediabilmente antropizzato, che l’unica cosa che razionalmente se ne può fare è ciò che quei signori ne stanno facendo, lasciando ai giovani, ai ricercatori, agli imprenditori la possibilità di emigrare verso paesi più funzionanti. Quindi sono assolti, anche moralmente. D: Ci dica di Mario Monti e dell’altro Mario, quel Draghi che regge la BCE, ambedue hanno prestato i loro servizi… alla stessa banca d’affari, la Goldman Sachs. A quali poteri economici e non rispondono realmente questi figuri? Per il primo si può  ipotizzare oggi il reato di Alto Tradimento? R.: Per quali interessi lavorino, è nella loro storia obiettiva… non è un mistero. Ciò vale anche per Romano Prodi: altra carriera con Goldman Sachs: quando non era suo advisor, era al governo e la nominava advisor del governo per le privatizzazioni… pensiamo specialmente a quella della Banca d’Italia… sono tutte storie di vita e lavoro convergenti… dirlo ieri poteva suona ardito e fantasioso, dirlo oggi suona per contro ovvio. Il reato di alto tradimento, previsto dall’art. 77 del Codice Penale Militare di Pace, presuppone che l’autore del fatto sia un militare; altra ipotesi di questo reato è quella enunciata dall’art. 90 della costituzione, in relazione al solo capo dello Stato. Quindi un civile in generale, e in particolare un premier, può commettere il reato di alto tradimento solo in concorso o con un militare o col capo dello Stato. Altrimenti, a un civile diverso dal capo dello Stato si possono ipotizzare altri reati, di attentato alla Costituzione e all’indipendenza della Repubblica, commessi con la violenza consistita nel sottoporre il Paese e il popolo a gravi sofferenze e minacce economiche per indurlo a modificare il suo ordinamento costituzionale e a cedere la sua sovranità sancita dall’art. 1 della Costituzione. D: E veniamo al  Presidente Giorgio Napolitano. Ha favorito la caduta dell’ultimo governo Berlusconi, posto sotto ricatto dalla famosa lettera della BCE, con la quali si ordinava all’Italia di prendere tutta una serie di misure antisociali per favorire i “mercati”. Che ruolo ha avuto e ha tutt’ora colui che fin dai tempi del PCI aveva ottimi rapporti con gli Stati Uniti e quali sono i suoi legami con i poteri finanziari e massonici? R: Dico che non so se e che legami abbia coi poteri finanziari forti e con le massonerie. E direi così anche se li conoscessi. Quando si parla di un presidente della Repubblica, bisogna stare attenti. A meno che si parli da un paese estero, sotto la protezione di un’altra bandiera. Da dove sono, posso dire che egli si intende di macroeconomia, quindi capiva e capisce ciò che stava e sta avvenendo, e che effetti hanno certe manovre. D: Per un attimo un passo indietro, certe cose non sono solo di oggi come lei ben saprà, come giudica i precedenti governi sia di centrosinistra sia di centrodestra che nulla hanno fatto per tutelare gli interessi nazionali negli ultimi decenni? Si potrebbe a suo avviso far partire la loro chiamiamola “negligenza”, ma meglio starebbe il termine “tradimento”, di non tutela degli interessi nazionali, da quella famosa riunione a bordo del panfilo reale Britannia al largo di Civitavecchia nel giugno 1992? R: Facendo seguito alla mia prima risposta direi che la partitocrazia italiana, complessivamente, dalla fine degli anni ’70, lavora per rendere il Paese territorio di conquista per i capitali stranieri, come ho già detto. Ciò ha fatto e sta facendo – soprattutto la sinistra – sotto la copertura di due concetti: riformismo e dell’europeismo. D: E veniamo alla cura proposta dalle teste d’uovo di Bruxelles, del FMI e dalla BCE: pareggio di bilancio, privatizzazioni, tagli alla sanità, alla scuola, alle pensioni, riforma del lavoro ecc. Queste cose dove sono state messe in pratica non hanno certo portato prosperità per i popoli, ma bensì solo per i cosiddetti mercati, che non sono di certo un entità aliena. Ce ne può parlare? R: La parola “riformismo”, di cui tutti si riempiono oggi la bocca, ha avuto, dopo la metà degli anni ’70, un’inversione di significato: Dapprima, dalla seconda rivoluzione industriale, e anche nella Carta Costituzionale del 1948, e ancora nello Statuto dei Lavoratori, “riformismo” significava riforma della proprietà agraria per por fine allo sfruttamento dei contadini da parte dei latifondisti; significava diritti sindacali, previdenziali e di sciopero per por fine allo sfruttamento degli operai da parte dei grandi imprenditori; significava contrastare le sperequazioni di reddito, diritti e opportunità tra lavoratori e capitale finanziario; significava consapevolezza del crescente strapotere delle corporations e del capitalismo rispetto ai cittadini, ai lavoratori, agli elettori, ai risparmiatori, ai piccoli proprietari, degli invalidi (uno strapotere che oggi è moltiplicato dalla globalizzazione e dal carattere apolide della grande finanza). Era un riformismo per la solidarietà, l’equa distribuzione delle opportunità e del reddito, l’accessibilità al lavoro e alla proprietà privata. Da tutto ciò l’art. 1 con la Repubblica fondata sul lavoro; l’art. 3 con la parità dei cittadini e l’obbligo di rimuovere gli ostacoli anche economici che, di fatto, limitano questa parità; gli artt. 35-40 con la tutela del lavoro; l’art. 41, che vieta l’iniziativa economica che sia contro l’interesse sociale o la sicurezza e dignità umane, stabilendo che la legge possa indirizzarla ai fini collettivi; l’art. 42 che assicura le funzioni sociali della proprietà; l’art. 43 che prevede l’esproprio nel pubblico interesse; etc.1; fino all’art. 47, che tutela il risparmio, e non le maxifrodi ai danni dei risparmiatori, e i bonus e le cariche pubbliche in favore di chi le ordisce. Dalla fine degli anni ’70, “riformismo” ha preso a significare esattamente l’inverso, ossia la demolizione di tutto quanto sopra al fine, dichiarato, di togliere ogni limitazione alla possibilità di azione e profitto del capitale finanziario, della proprietà privata, della privatizzazione di beni e compiti pubblici, sul presupposto che ciò genererà più ricchezza, più equità, più produzione, più occupazione, più libertà, più stabilità, più razionale allocazione delle risorse. Con i risultati che vediamo: crescente estrazione della ricchezza prodotta dalla società da parte di cartelli e oligopoli multinazionali, anzi soprannazionali. E’ la linea, come dicevo, della scuola economica di Chicago, del Washington Consensus, della CIA, di Thatcher, Reagan, etc. E dell’europeismo. Ma nonostante questi risultati, i vari Monti, Draghi, Rehn, Merkel e compagnia bella non fanno che ripetere che bisogna continuare sulla via delle riforme, altrimenti non c’è speranza, e se qualcosa non funziona, è appunto perché le riforme non sono state abbastanza risolute e complete. In realtà personaggi come la Merkel non sono tanto ottusi da non capire che il modello è radicalmente sbagliato e devastatore, ma alcuni paesi, Germania in testa, traggono vantaggio da esso in quanto la sua applicazione colpisce in modi diversi quei medesimi paesi e altri, come l’Italia; e l’effetto di tale diversità è che esso, come già detto, spinge capitali, imprese e lavoratori qualificati a trasferirsi nei paesi più forti, depauperando i più deboli ed eliminandoli come concorrenti. Se vi prendete qualche minuto e leggete attentamente i suddetti articoli della Costituzione, che regolano la sovranità e i rapporti e valori socio-economici, noterete, forse con stupore, che tutto il percorso di riforme in materia di moneta, finanza, lavoro, Banca d’Italia, sistema monetario europeo (Maastricht), globalizzazioni, privatizzazioni, liberalizzazioni, cartolarizzazioni, finanziarizzazione dell’economia – tutto, dico, è costituzionalmente illegittimo perché va esattamente, intenzionalmente e organicamente contro quelle norme costituzionali e contro lo stesso impianto sociale e valoriale e teleologico della Costituzione, che è appunto teso all’esclusione dell’attività imprenditoriale contraria all’interesse della società e alla realizzazione di una parità anche sostanziale dei cittadini in un quadro di solidarietà e di sicurezza in fatto di lavoro, reddito, servizi, pensioni. E non di casinò speculativo che comanda al Paese da piattaforme finanziarie estere attraverso il potere del rating e della manipolazione dei mercati, decidendo irresponsabilmente e insindacabilmente come si debba vivere e morire e governare. E’ un disegno eversivo della Costituzione. Illecito. A esso hanno collaborato attivamente quasi tutti i “rappresentanti” del popolo, soprattutto la sinistra parlamentare. Senza farlo capire al popolo, ovviamente. Qui sta il conflitto di interessi vero. L’incompatibilità assoluta con le cariche pubbliche. Quindi i veri e primi in candidabili, ineleggibili, portatori di conflitto di interessi sono proprio i leaders della sinistra, assieme a Monti e Draghi: tra i vivi, Prodi, Bersani, Amato… D: Lei parla di “sacrifici senza prospettive” e di “sogno che la crisi finisca”, ma non vede la luce in fondo al tunnel? Eppure Monti e i suoi sodali ci hanno ripetuto fino alla nausea che siamo in ripresa… e che bisogna avere fiducia nei “mercati”. Lei contesta le linee economiche e fiscali imposte all’Italia dai paladini del “ libero mercato”; ci spieghi perché. R: L’Italia è vicina alla fine, lo ha detto anche Squinzi il 24 marzo parlando al premier incaricato Bersani. Gli indici sono tutti al peggio, e vengono frequentemente corretti al peggioramento. Non vi è outlook di ripresa. Le migliori risorse del paese – capitali, imprenditori, cervelli – se ne sono andate o se ne stanno andando. Chi dice che l’Italia stia riprendendosi, o è pazzo o mente. Secondo la tesi adottata dalle istituzioni monetarie, dalla UE, da quasi tutta la politica che vuole governare, il libero mercato spontaneamente realizzerebbe l’ottimale impiego delle risorse e l’ottimale distribuzione dei redditi, inoltre automaticamente preverrebbe o riassorbirebbe le crisi. I fatti hanno clamorosamente smentito questa tesi. Del resto quella tesi valeva per i mercati dell’economia reale, non per i mercati della speculazione e dell’azzardo della finanza, che sono un’altra cosa. O meglio, il libero mercato non esiste, perché per essere libero un mercato dovrebbe essere trasparente (cioè con operatori visibili eleggibili dentro), non dominato da cartelli, non influenzato da asimmetrie informative, etc. etc. I mercati reali sono dominati, cioè manipolati, da cartelli di soggetti che approfittano di enormi asimmetrie informative (anche in fatto di tecnologie), che si mantengono opachi (anche FMI, BCE, UE, Tesoro USA, hedge funds, grandi banche…). E che influenzano, pagandole o ricattandole, le funzioni politiche. D: Nel suo libro non disdegna di toccare la vicenda MPS, la famosa banca senese da sempre nell’orbita della sinistra, fatti che al momento sembrano essere stati messi a tacere, con una Magistratura tutta impegnata nell’attacco a tutto campo contro Berlusconi. Chi sono i protagonisti  principali e perché si è arrivati a questo e il ruolo del duo Draghi-Monti e del PD di Bersani? Un Bersani che oramai interpreta da tempo, così come tutta la sinistra italiana, il ruolo di “mosca cocchiera dei poteri finanziari antinazionali”. Volete i protagonisti principali? E’ una cerchia di nomi che potete individuare ricercando gli amministratori e i beneficiari effettivi di società derivate, di controllo, di gestione, cessionarie di rami di aziende, sicav, siv, stichtingen,… società che ricevono strani e grandi prestiti da banche in condizioni sospette… andate a consultare il Cerved, farete molte interessanti scoperte. E, per i bilanci, guardate in Cebi… Draghi ha prestato in segreto 2 miliardi a MPS già in crisi di liquidità a seguito non solo dell’acquisto di Antonveneta per un multiplo del suo dubbio valore, ma anche per una storia precedente di molti mutui concessi a soggetti che si sapeva non avrebbero pagato, e per le storie Myway e 4you, e per l’acquisizione della Banca del Salento (121)… e Monti presta 4 miliardi pubblici a MPS che in banca ne capitalizza 2,7… bisogna salvare MPS, l’ho detto dal mio primo articolo su di esso, del 29.06.11… ma salviamola per farne una banca nazionale di finanziamento all’economia produttiva, non solo per proteggere interessi privati o di uomini politici. D: Avv. Della Luna i rimedi esistono per uscire da questa situazione, il mercato non è il destino dell’uomo, come non lo sono le banche, le vie alternative al capitalismo esistono, mancano oggi probabilmente gli uomini in grado d’applicarle in Italia e in Europa. Altrove i popoli hanno intrapreso una marcia diversa, e buona parte dell’America Latina ne è un esempio, questo a pochi giorni dalla morte del Presidente della repubblica Bolivariana del Venezuela Chavez, che certamente ha tracciato una via chiara di socialismo del XXI Secolo. Lei che misure adotterebbe per uscire da questo giro infernale usuraio in cui siamo precipitati? R: Dalle situazioni non si esce per applicazione razionale e intenzionale di rimedi condivisi, ma perché una situazione si rompe e si cade in un’altra situazione. Non è questione di uomini. Anche il capitalismo finanziario assoluto si romperà, e io mi aspetto che ciò avvenga sia perché il tipo di mondo che esso costruisce per massimizzare la propria efficienza è incompatibile con la vita umana (troppa incertezza, violenza, mutevolezza), sia per effetto della incontrollabile accelerazione e autonomizzazione dei processi informatizzati attraverso cui si realizza, lo high frequency computerized algotrading – una rete cibernetica capace di imparare e, in prospettiva, di sfuggire di mano. Federico Del Cortivo Fonte: http://europeanphoenix.it Link: http://europeanphoenix.it/component/content/article/18-interviste/585-italia-sotto-attacco-le-quinte-colonne-della-finanza-internazionale-presenti-nel-governo-intervista-a-m-della-luna 29.03.2013 Marco Della Luna, Laureato in legge e psicologia, avvocato cassazionista, conferenziere e docente, autore di 13 libri pubblicati (tra cui i notissimi Euroschiavi e Neuroschiavi), studia soprattutto i sistemi e gli strumenti di dominazione sociale, psicologici e monetari. Ha recentemente pubblicato, con Arianna-Macro Edizioni, Cimit€uro e Traditori al governo?

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La Pasqua di Resurrezione di Monti

Ieri Napolitano, dopo lunga cogitazione, ha gettato il suo asso sul tavolo. Non conferisce nessun incarico per la soluzione della crisi. Nomina due commissioni di personalità rappresentative della peggiore cultura politica esistente in Italia dal leghismo di Giorgetti all’inciucismo di Violante ma sopratutto rilancia alla grande il governo Monti adoperando un termine che costituisce una sorta di reincarico istituzionale: operativo. Ha detto proprio così: il governo Monti è operativo. Un governo morto nella coscienza degli italiani, devastato dallo scandalo Terzi, in carica soltanto per la cosidetta ordinaria amministrazione viene rilanciato dall’allontanamento della soluzione della crisi rappresentato dalle due commissioni. Monti viene premiato come fondamentale entità politica del Paese dalla presenza in Commissione di Walter Mauro trasfuga da Forza Italia ed ora capogruppo al Senato. Un personaggio che deve essere ammanigliato fortemente nell’olimpo dei potenti dal momento che passa da Berlusconi a Monti come se questo cambio di casacca trasformistico fosse la cosa più naturale del mondo. Altro personaggio di rilievo è un vecchio storico dirigente della Lega Nord, uno che è in campo sin dagli albori del leghismo e ne è stato per quasi un ventennio autorevole dirigente politico. Giorgetti è passato indenne attraverso tutte le fasi del leghismo comprese quelle più xenofobe. Forse non è irrilevante ricordare che è bocconiano come la maggioranza del ceto politico che ha in mano l’Italia di oggi. La presenza di Violante va decifrata. Forse è stata fatta per imbarazzare Bersani. Violante ha subito una profonda involuzione politica che lo ha portato a cambiare le sue posizioni sull’impegno antimafia della Magistratura. Non dimentichiamo che da Presidente della Camera tentò lo sdoganamento dei “ragazzi di Salò” e la parificazione di resistenza e fascismo nella considetta “memoria comune degli italiani” Ha avuto un ruolo nefasto nel riposizionamento della cultura degli ex comunisti italiani nel moderatismo di sempre della borghesia nazionale, una delle più retrive d’Europa (e forse anche la più corrotta) E’ sconcertante l’adesione entusiasta di Grillo e dei grillini a questo mirabolante uovo di Pasqua di Napolitano. Grillo dichiara che la proposta gli ha dato ragione sul fatto che il Parlamento può operare senza scegliere un governo. Non è affatto vero. Le commissioni con il Parlamento non c’entrano per niente. Il governo c’è ed è quello di Monti ma per il Parlamento dovrebbe essere come se non ci fosse nel senso che questo governo non può produrre atti da sottoporre all’esame del Parlamento. Grillo cambia discorso sul governo che non c’è ed impegna i suoi nella ricerca di candidati per la presidenza della Repubblica. Ma la nostra non è una Repubblica presidenziale. Il Presidente è scelto ed eletto dal Parlamento. La ricerca di Grillo è una provocazione per il Parlamento in uno dei suoi più delicati poteri che non è stato ancora modificato. C’è una cosa agghiacciante nella scelta dei dieci “saggi” fatta da Napolitano. Non uno di loro è di cultura e di orientamento progressista. Sono tutti liberisti più o meno montiani. E’ tutta gente che si riconosce nelle leggi Fornero per quanto riguarda i diritti sociali e che non ha niente da innovare o da cambiare. A queste dieci persone l’Italia sta bene cosi com’è e la cultura politica di cui sono impregnate è quella che ci ha portato alla rovina. La cultura di chi ritiene che dando il meno possibile alla gente che lavora e privandola di tutti i diritti si fa il bene di tutti.

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31 marzo 2013 | Autore

(Da http://voxnews.info/2013/03/30/ecco-i-nomi-dei-saggi/)

Ecco i nomi dei “saggi”

Ecco i nomi dei “saggi” che si riuniranno nel corso della prossima settimana per formulare proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea. Hanno accettato di farne parte: il prof. Valerio Onida, il sen. Mario  Mauro, il sen. Gaetano Quagliariello e il prof. Luciano Violante; per il secondo, il prof. Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, il prof. Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato; il dottor Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia, l’on. Giancarlo Giorgietti e il sen. Filippo Bubbico, presidenti delle Commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato, e il ministro Enzo Moavero Milanesi.

Più che saggi, una banda. ——————————– Come dice Dagospia (http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-re-giorgio-ha-tirato-fuori-dall-uovo-la-sorpresa-pasquale-due-gruppi-ristretti-53303.htm): 30 MAR 15:59

1. RE GIORGIO HA TIRATO FUORI DALL’UOVO LA SORPRESA PASQUALE: DUE GRUPPI RISTRETTI DI “COMPETENTI DI DIVERSE CULTURE”, UNO POLITICO ISTITUZIONALE E UNO ECONOMICO SOCIALE – 2. IN BREVE, SONO LE DUE SOLITE LOGGE MASSONICHE ANTAGONISTE D’ITALIA: UNA DI ISPIRAZIONE EX FRANCESE-FILOEUROPEA-BILDERBERG E L’ALTRA DI ISPIRAZIONE EX ANGLO AMERICAN-ATLANTICA, LE QUALI, DOPO AVER GIOCATO ALLE ELEZIONI E ALLA FORMAZIONE DEL GOVERNO SENZA ESITO COSTRUTTIVO OGGI, GIUSTAMENTE, RIPRENDONO IN MANO IL BOCCINO E VEDONO CHI “PICCHIA” MEGLIO E FA FILOTTO SUL BILIARDO ITALICO – 3. I BOOKMAKERS ACCETTANO SCOMMESSE SUL TANDEM GIANNI LETTA E GIULIANO AMATO –

Di Bubbico dicevo il 28 settembre 2008 nella mia ricerca sulle trivelle in Toscana (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/search?q=Bubbico ):

Interessi “trasversali” accomunano Marzano, ministro alle Att. Prod., cui è stata inviata l’istanza nel 2004, a Scajola, che richiedeva il 13 dicembre 2005 l’intesa alla Regione, a Bersani e Bubbico, quando sono stati pubblicati i decreti. Il naturale coronamento lo raccoglie Scajola. La trasversalità risulta anche dalla conclusione dell’indagine di De Magistris, Toghe lucane, che conferma Bubbico e il suo segretario personale tra gli indagati di un comitato d’affari che getta ponti tra la politica e gli affari, tra le forze dell’ordine e la giustizia. Grazie a Prodi poi il paese intero è dichiarato dal 1996 “disponibile in maniera permanente alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi” (625/1996, art. 3, comma1).

Il Capo dello Stato già intenzionato a non mollare, ma la telefonata dalla Bce ha rafforzato il suo convincimento a guidare i partiti verso una soluzione

07:51 – Dimettersi o restare. Giorgio Napolitano ha scelto la seconda opzione. Una decisione maturata già maturata nella serata di venerdì, fin dalla conclusione dell’incontro con la delegazione Pd, corroborata da mail, tweet e dichiarazioni con le quali si auspicava che il Presidente della Repubblica restasse al suo posto. Un flusso ininterrotto di sollecitazioni a “non mollare”. Una su tutte, decisiva, quella di Mario Draghi.

Il presidente della Bce, secondo La Stampa, non avrebbe nascosto a Napolitano la fondatezza dei suoi timori. In Europa si sarebbe molto ricamato sull’”Italia nello stallo, fino al punto da costringere il Presidente alle dimissioni”. E poi: come avrebbero reagito i mercati alla riapertura di martedì? Quanto sarebbe salito lo spread? E col Capo dello Stato dimissionario – e sempre senza governo – su cosa si sarebbe potuto puntare per rassicurare i mercati? Draghi non era il primo a manifestare simili timori: timori che si aggiungevano a un altro paio di elementi di riflessione che riguardavano i tempi di soluzione della crisi e l’eredità da lasciare al futuro presidente della Repubblica. Così, alla fine, Giorgio Napolitano, resta al suo posto: e i commenti, interni ed esteri, sono di assoluto apprezzamento. la parola ai partiti ora. e Martedì, ai mercati.

  • Napolitano sceglie 10 saggi per riformare il Paese, ma vince la vecchia politica

    Dopo lo tsunami del M5s, paragonato da Grillo alla “rivoluzione francese”, Napolitano risponde scegliendo la vecchia politica. Dieci persone per riformere istituzioni ed economia. L’elenco: Onida, Mauro, Quagliarello, Violante, Giovannini, Pitruzzella, Rossi, Giorgetti, Bubbico, Moavero Milanesi di Sara Nicoli | 30 marzo 2013 Altro che dieci “saggi”. Quelli che ha tirato fuori Napolitano dal cilindro per scrivere la road map di riforme essenziali per il Paese sono i soliti noti. Forse il peggio dei soliti noti, se possibile. Eppure, sorprendentemente, saranno loro a dover costituire il “tesoro” di idee e provvedimenti su cui il prossimo Presidente della Repubblica si dovrà basare per formare (forse) un nuovo governo. C’è di che restare senza parole. Sono nomi che rappresentano gli assi portanti di quell’antico sistema politico e istituzionale che ha portato l’Italia nel baratro in cui si trova oggi. Lentamente ma sistematicamente. E adesso siamo di nuovo nelle loro mani. A destare scandalo è soprattutto la commissione cosidetta “politico-istituzionale”. E fatto salvo il nome di Valerio Onida, costituzionalista di area piddina, sugli altri corre rapido un brivido lungo la schiena. A partire da Luciano Violante, con tutto il suo passato partitocratico alle spalle, simbolo della storia più antica (e non sempre limpida) del Nazareno (ma nel suo caso si potrebbe parlare meglio di Botteghe Oscure). E poi Mario Mauro, uomo di Monti (e di Cl vicinissmo a Roberto Formigoni) che qualcuno voleva a presidente del Senato al posto di Pietro Grasso, di cui non si ricordano negli anni particolari exploit legislativi nel segno del cambiamento. Ma soprattutto Gaetano Quagliariello, ex vicecapogruppo del Pdl al Senato, uomo delle leggi ad personam di Silvio sulla giustizia, dunque personaggio di stretta osservanza berlusconiana, primo tra i soldati di prima fila del Cavaliere e (anche lui) personalità su cui l’intero centrodestra si sarebbe speso per fargli avere una carica istituzionale. Dopo quello che ha fatto per loro. E per il suo Capo. Ecco, Mauro è l’uomo di un Monti che continuerà a governare l’Italia nonostante i disastri economici e le figuracce cosmiche internazionali (i Marò) e Quagliariello è un portabandiera di Arcore. Davvero non c’era nulla di meglio sul mercato? Davvero è questo la summa della intellighenzia politica che Giorgio Napolitano ha saputo esprimere in un momento tanto drammatico per la democrazia? Cosa potranno mai studiare di nuovo queste cariatidi politiche del sistema? Che avranno mai da tessere e rinnovare elementi che mai sarebbero stati eletti davvero dal popolo se non ci fosse stato il Porcellum? L’unica cosa che possono partorire, a ben guardare, è un inciucio codificato sotto forma di programma da servire freddo sul piatto del prossimo presidente della Repubblica come unica via per avere un nuovo governo. D’inciucio, s’intende, non certo di rinnovamento. Ma anche l’altra commissione, quella chiamata a studiare le emergenze economiche e sociali del Paese, non è meno inquietante. Si parte da Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, istituto che continua a fotografare lo stato del Paese senza aver mai suggerito una misura utile al suo sviluppo neppure per sbaglio e di Giovanni Pitruzzella, presidente del’autorità garante della concorrenza e del mercato, istituto abbastanza inutile se si considera che in Italia, com’è noto, non c’è una legge sul conflitto d’interessi degna di questo nome, per cui l’operato del Garante è stato fino a oggi abbastanza oscuro. Ma si resta ancora senza parole quando lo sguardo arriva ai nomi di due degli altri membri della commissione; uomini strettamente legati uno a Monti e l’altro alla storia del Pci, ovvero ministro Moavero Milanesi e il senatore Filippo Bubbico. E che anche il terzo, Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca D’Italia, è “cresciuto” dopo l’entrata in scena del governo Monti. Insomma, il “sistema” al potere che viene chiamato a rinnovare se stesso. Un paradosso Napolitano, proponendo questi nomi, ha certamente deluso le aspettative di chi, soprattutto tra i giovani della politica anche in Parlamento (e non stiamo parlando solo dei grillini) si aspettavano una scossa. Invece, Napolitano oggi è tornato ad essere quel “Mofeo” di grillesca memoria, che trovandosi nell’impossibilità di fare alcunchè per partorire un nuovo governo, ha deciso di “addormentare” il sistema con questa sorta di “bicamerale ghiacciata” composta da chi, come si diceva, è in alcuni casi l’emblema di tutti ciò che gli italiani vorrebbero lasciarsi alle spalle. Insomma, il capolavoro di Napolitano è questo: Monti resta al suo posto (e chissà per quanto tempo) e per il resto è stata mandata letteralmente la palla in tribuna, fermando il gioco. Un’astuzia da antico politico, quale certamente Napolitano è, che ha anche archiviato senza scosse l’era Bersani, facendolo uscire di scena in modo netto, senza appello. Per quanto molto morbido. Intanto, si è aperta ufficialmente la crisi del Pd, i cui esiti saranno certamente drammatici, ma non è questo certo il punto. Il vero scontro, quello più acceso, si giocherà sulla successione al Qurinale. E il Parlamento si trasformerà in un Vietnam. Insomma, il Capo dello Stato, ancora una volta, ha messo la sordina al cambiamento, fischiando il “tutti negli spogliatoi” e lasciando la patata bollente di riscattare, in qualche modo, il Paese dal torpore all’uomo del Colle che verrà. I supplementari, se ci saranno, li giocheranno (loro, i partiti) tutti con un altro arbitro. Che si troverà però vincolato al suo predecessore dal patto di sistema che verrà sancito in questa “bicamerale”. E sarà ancora un inciucio. Senza sbocco. Ma il prezzo di questo stallo e di questo “nuovo” che avanza e continua a dettar legge puzzando di polvere e di muffa ci costerà (a noi, cittadini) ancora moltissimo. http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/napolitano-sceglie-dieci-saggi-per-riformare-paese-ma-vince-vecchia-politica/547569/

Mi sovviene un dubbio! Perchè sono state indette le elezioni anticipate se oggi Napolitano dice che Monti non è mai stato “sfiduciato”? Ho avuto io un abbaglio pensando che Berlusconi ha tolto la fiducia al Governo Monti e fatto mancare i voti? Ora, come se nulla fosse, tutto continua, anche per insistenza di Grillo che voleva una “prorogatio” di Monti. Illusioni mentali o effetti speciali? E la Concordia c’entra qualcosa in questo simbolismo ermetico massonico? ——————-

Dopo la mossa di Napolitano ecco il primo pacchetto di provvedimenti a cui dovrà lavorare Monti

07:56 – “Un governo c’è già”. Quattro parole pronunciate da Napolitano per sollecitare Monti e i suoi ministri. L’esecutivo, di fatto non sfiduciato dal nuovo Parlamento, dopo la pausa pasquale si metterà subito al lavoro sui primi provvedimenti economici urgenti: il decreto per il piano di rimborso dei debiti della P.A. e il rinvio della Tares su tutti.

La prima data cerchiare in rosso sul calendario è il 3 aprile. Giornata in cui è prevista una riunione a Palazzo Chigi per approvare il decreto che autorizza il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione alle imprese grazie all’allentamento del patto di stabilità interno per liberare risorse che gli enti hanno già in cassa. Sul piatto 40 miliardi di euro (secondo le stime di Bankitalia i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese sarebbe complessivamente di 91 miliardi). Sempre nella stessa giornata dovrebbe essere approvato anche il decreto per il rinvio dell’entrata in vigore della Tares (la tassa sui rifiuti che dovrebbe sostituire la Tarsu) da luglio 2013 a gennaio 2014. Infine il provvedimento per la rottamazione della Costa Concordia che prevede la destinazione del relitto della nave da crociera nel porto di Piombino con l’utilizzo di 73 milioni per la riqualificazione dell’intera area.

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31 marzo 2013 | Autore

di Luciano Lago Arrivati alla serata del 30 marzo  non ci sono soluzioni previste  nella  ingarbugliata situazione politica italiana al di là dell’unico dato certo: il Presidente della Rpierluigi-bersaniepubblica rimane al momento l’unico arbitro con il potere determinante di “dettare il gioco”. Altro dato certo è che Pierluigi Bersani si è bruciato irrimediabilmente nel suo tentativo maldestro di fare un governo comunque , nonostante i veti incrociati e la sua indisponibilità ad imbarcare il PDL il una grande coalizione per un governo di programma (come gli veniva richiesto da Berlusconi ed Alfano). Né sono valsi a nulla  i suoi tentativi di dividere la Lega dal PDL o di convincere i “Grillini” a dare un appoggio al suo governo. A giudizio di tutti gli osservatori qualificati ,Bersani ha giocato male le sue carte ed ha perso un’opportunità: quella di mettere nell’angolo Grillo ed il suo movimento. Uno scampato pericolo per l’Italia, diciamo noi, quello di avere un leader scialbo, provinciale e senza un orizzonte , come ha chiaramente dimostrato già nel corso della  sua campagna elettorale. Bersani infatti ha dimostrato chiaramente di non avere un programma e piuttosto di farfugliare circa  un generico “piano di cambiamento e di ammodernamento” senza mai entrare nel merito di quale fosse questo cambiamento. Piuttosto si è adagiato su un preteso modello Hollande, da adottare anche in Italia, guardandosi bene però di specificare che lo stesso leader socialista in Francia, una volta al governo, ha prodotto il licenziamento di circa 6.000 operai, si è dovuto rimangiare la “tassa sui ricchi” giudicata incostituzionale e lui stesso  ha dovuto riconoscere di aver sottovalutato la portata della crisi. Il tutto con una precipitosa perdita di popolarità in Francia. In sostanza Bersani ha dimostrato di non voler cambiare la linea fin ad oggi seguita dal suo partito e dalla sinistra in genere, quella  di un acritico sostegno alla politica dell’eurocrazia di Bruxelles e Francoforte, della gestione monetaristica e di austerità fatta per conto della BCE e del FMI che ha portato alla disgrazia ed alla miseria  popolazioni come quella greca ed alla più profonda recessione dal dopoguerra i paesi come Spagna, Italia e Portogallo. Certo il PD si propone dei “correttivi” che tradotti significherebbero andare a Bruxelles con “il cappello in mano” a chiedere qualche deroga sul patto di stabilità (quello del 3%)  ma si guarda bene di mettere in discussione i trattati europei già sottoscritti quali Lisbona, Fiscal Compact e MES (fondo di stabilità) che tolgono di fatto all’Italia qualsiasi possibilità di scelta su politiche di bilancio, di spesa pubblica di servizi sociali.  Bersani sa bene che un nuovo governo a guida PD procederebbe con l’imposizione di nuove tasse (magari una patrimoniale) e con l’esecuzione di tutte le direttive di tagli che provengono da Bruxelles con la scusa del “ce lo chiede l’Europa”. Dal PD continuano a sostenere che il problema dell’Italia stia nella “lotta alla corruzione”, alle “mafie ed all’evasione fiscale”, occultando il fatto che la prima mafia,  sanguisuga dell’economia italiana, è quella della cupola bancaria che ci ha imposto il sistema dell’euro, dell’usura e della cessione di sovranità ad una oligarchia tecno finanziaria di stanza a Bruxelles e Francoforte. Tutta la solita “doppiezza” caratteristica di questo partito della sinistra schieratosi da tempo con gli interessi del grande capitale  che strizza l’occhio contemporaneamente  al suo elettorato rimastogli costituito in prevalenza dai dipendenti pubblici della casta parassitaria garantita, inclusa quella degli alti burocrati delle amministrazioni e della magistratura. Per gestire questa strategia non c’è bisogno di presentare un programma: basta mantenersi sul vago: “Riforme sì, Europa si  ma con più crescita… lavoro… giustizia» Naturalmente Bersani si è guardato bene di parlare di questioni concrete come del gigantesco scandalo del MPS , quasi che questo non riguardasse il suo partito ed anzi ha cercato di schivarlo e minimizzarlo ma non può nascondere che  intanto la procura  di Siena ha trovato il testo di un presunto accordo fra l’ex sindaco di Siena Ceccuzzi, PD, con il caporione berlusconiano Verdini: un patto segreto per spartirsi le poltrone nella banca fra «sinistra» e «destra». Una conferma del fatto che, di fronte agli interessi di gestione di denaro e posti,  non esiste più governo ed opposizione ma  piuttosto che sinistra e destra sono le due facce della stessa medaglia. Adesso Bersani, bruciato politicamente per  causa delle sue stesse mosse,  dovrà cedere il passo e ritirarsi lasciando che avanzi un sostituto che potrebbe anche essere qualche altro personaggio scelto da Napolitano, magari un esponente della tecnocrazia bancaria estratto dal CDA della Banca d’Italia (come lo furono Ciampi e Dini) che proceda a fare un governo “di garanzia o istituzionale”. In questo caso sappiamo bene a chi rispondono e quali interessi siano prioritari per questo tipo di governi, viste le precedenti esperienze.  Possiamo anche indovinarne le prime mosse,  per pagare gli interessi alle banche  ci diranno che c’è una via obbligata: privatizzazioni e vendita di pezzi del patrimonio italiano, quelli che più fanno gola alle grandi  “corporations” multinazionali  (in prevalenza tedesche) che sono già appollaiate  al di là delle Alpi come avvoltoi pronti a ghermire la preda.

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Autoscacco a 5 Stelle

– Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano. Fino a ieri mattina, checché se ne dicesse, il movimento 5 Stelle non aveva sbagliato una mossa. A parte le trascurabili defezioni sulla presidenza del Senato, aveva mantenuto compatti i suoi variopinti ed eterogenei gruppi parlamentari, sfuggendo a tutte le trappole che i partiti e i giornalisti al seguito avevano seminato sul suo cammino. Aveva messo all’angolo il Pdl con l’annuncio del sì all’ineleggibilità e a un’eventuale richiesta d’arresto di B. (spingendo il Pd ad allinearsi). Aveva costretto il Pd a rottamare i candidati di partito per le due Camere e a inventarsi in fretta e furia i nuovi arrivati Boldrini e Grasso, a loro volta obbligati a esordire col taglio degli emolumenti che, per quanto modesto, avrebbe innescato l’effetto valanga. Infine aveva cucinato a fuoco lento Bersani, fino alla figuraccia in diretta streaming e alla resa sul Colle camuffata da congelamento. Intanto i dogmi pidini dei rimborsi elettorali e del Tav Torino-Lione venivano rimessi in discussione. Insomma, pur avendo vinto solo moralmente le elezioni, 5Stelle era diventato in pochi giorni il dominus della politica italiana. Se Grillo avesse chiesto a Bersani le chiavi di casa e della macchina, quello gliele avrebbe consegnate senza fiatare e con tante scuse per il ritardo. Insomma, da oggi un movimento nato appena tre anni fa avrebbe avuto l’ultima parola sul nuovo governo e sul nuovo presidente della Repubblica. Con notevoli benefici per gli italiani, visto che alcuni punti del programma pentastelluto, al netto delle follie e delle utopie, sono buoni e giusti e realizzabili in poco tempo. E visto che B. sarebbe rimasto irrimediabilmente all’angolo. Sarebbe bastato che ieri i capigruppo fossero saliti al Quirinale con una proposta chiara e netta: un paio di nomi autorevoli per un governo politico guidato e composto da personalità estranee ai partiti (parrà strano, ma ne esistono parecchie, anche fuori dalla Bocconi, dalle gran logge, dai caveau delle banche e dalle sagrestie vaticane). Siccome Bersani, anche in versione findus, era rimasto fermo all’asse con M5S, secondo la volontà dei due terzi degli elettori, i grilli avrebbero dovuto sfidarlo ad appoggiare quel tipo governo. Che naturalmente non può essere né a guida Bersani, né tantomeno a guida M5S. Di qui la necessità di una rosa di personalità che potessero incarnare, per la loro storia e le loro idee, alcuni dei punti chiave del movimento. Sarebbe stato lo scacco matto al re. Invece lo scacco i grilli se lo son dato da soli. Col rischio di perdere un treno che potrebbe non ripassare più; di accreditare le peggiori leggende nere sul loro conto; e di gettare le basi per drammatiche spaccature. Ieri infatti al Colle non hanno fatto nomi, ma solo allusioni, anche perché Napolitano non vuole sentir parlare di nomi extra-parti. Poi hanno chiesto ciò che non potevano avere: l’incarico. Ha prevalso l’inesperienza, o la supponenza, o la paura di essere incastrati in giochi più grandi e inafferrabili. Paura infondata, visto che i partiti sono alla canna del gas e non sono più in grado di incastrare nessuno, se non se stessi. E in ogni caso la mossa era a rischio zero e a vantaggio mille (per loro e per il Paese). É vero, come sospettavano i complottisti (che spesso ci azzeccano) che Napolitano e parte del Pd sono già d’accordo col Pdl per l’inciucio: ma, a maggior ragione, la proposta di un governo Settis o Zagrebelsky li avrebbe messi tutti con le spalle al muro. E li avrebbe costretti alla ritirata, non foss’altro che per non assumersi la responsabilità di aver bocciato il miglior governo degli ultimi 15 anni (almeno sulla carta). Ora invece l’unica alternativa alle urne, che tutti invocano ma tutti temono, sarà un inciucissimo con B., più o meno mascherato. Che magari era nella testa di Napolitano e dei partiti fin dal primo giorno. Ma che ora ricadrà sulla testa dei 5 Stelle. E naturalmente degli italiani. Bel risultato, complimenti a tutti. Tratto da: Autoscacco a 5 Stelle | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2013/03/31/autoscacco-a-5-stelle/#ixzz2P7A8nnhL – Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

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C’è il nuovo premier: Draghi

Non c’è un nuovo governo, ma c’è un nuovo premier: Mario Draghi. L’orrendo pasticcio messo in piedi da Napolitano, il congelamento di Monti, la chiamata dei dieci saggi da barzelletta, quasi tutti riflesso della più cadente e sfatta partitocrazia o sottogoverno, non eletti da nessuno, ma fedeli del presidente e di Draghi, serve a Berlusconi per ottenere il salvacondotto visto che ormai è divenuto interlocutore necessario nel quadro dell’inciucio, serve al Pd per leccarsi le ferite e gestire il dopo Bersani o forse il dopo Pd, serve a Grillo che così può fare opposizione pura senza scoprire il proprio bluff. Ma serve soprattutto a Bruxelles, a Berlino, alla Bce per congelare una situazione che si sarebbe fatta pericolosa per la teoria politica dell’austerità. Governo troika che fa impallidire la mancanza di una qualsivoglia donna o giovane fra i cosiddetti saggi, mancanza che del resto appare naturale in un contesto così vecchio, deludente, disperante di cariatidi e inciucisti dalla nascita.

Il fatto che la decisione di Napolitano, messa a punto con gli alambicchi sbreccati delle vecchie logiche tirate fino agli estremi, sia venuta dopo la telefonata di Draghi che spiegava la posizione dei mercati, vale a dire della Bce stessa e del sistema bancario, spacciata come la mano invisibile, quando invece è il visibilissimo bastone, è il segno senza equivoci che la confusione istituzionale, la cristallizzazione dell’eccezione, serve ai veri padroni per evitare che la situazione italiana scompagini il castello di carte false di questa Europa. L’Italia è così tre volte prigionierà: di Bruxelles e della volontà tedesca che si esprime attraverso i suoi ventriloqui, della partitocrazia che bara senza vergogna per la salvezza di se stessa e dei pezzi di classe dirigente attaccati alle sue ossa e infine di una sedicente opposizione anti sistema che pensa di aver fatto una grande furbata “astenendosi”, ma che in realtà ha commesso il medesimo errore del Pd, quando nel 2011 non scelse le elezioni. Essendo uno dei pochi ad aver letto da ragazzino il ciclo della Fondazione di Asimov, a cui pare si ispiri Casaleggio, mi chiedo come mai non sia adesso in Parlamento a fare figure meno impacciate dei portavoce o a proporre cose un po’ più impegnative che un piano per risparmiare 42 milioni sui costi della Camera. Ciumbia, ancora duemila di questi piani e potremo pagare il fiscal compact e dare un reddito di cittadinanza per il 2013: presentandone uno ogni 15 giorni fra sessant’anni saremo a posto. Per il momento però ci godiamo Draghi e le sue “riforme” che i saggi non mancheranno di avallare. Ma c’è poco da scherzare: questa auto referenzialità e frivolezza della forza che ha attirato i voti di chi voleva un cambiamento reale, crea ancora una volta un vuoto di rappresentatività dal quale può nascere qualsiasi avventura. Ma in fondo ciò che vuole l’Europa dei ricchi, intesa in ogni senso, è proprio questo: che la politica rappresenti solo i grandi interessi e non i popoli, non la vita e il futuro delle nazioni, ma l’eterno presente della finanza. Alle opinioni pubbliche non rimane che la cattività nella claustrofobia dei piccoli interessi individuali o i lacerti di protesta declamata. Ma si teniamoci pure Re giorgio fino all’ultimo giorno anche se ogni minuto della sua presidenza è stato un minuto di troppo: non ha mai superato l’esame per l’avvocatura, però è un solerte e intelligente notaio della sconfitta. Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/ 31.03.2013

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La Prorogatio

31 marzo 2013 – 17.42 BUONA PROROGATIO Fin dal primo di marzo scorso, questo blog ha presentato una soluzione ( proposta da Paolo Becchi, il filosofo del diritto dell’Università di Genova presentato da Byoblu.com e diventato presto un punto di riferimento del nuovo universo politico esploso in Italia) dal nome sconosciuto e latineggiante, che presto – come lo spread – è diventato un termine noto e quasi inebriante per il palato: “prorogatio”. In buona sostanza, la prorogatio rappresentava la possibilità, in un contesto istituzionale difficile come questo, nel quale le forze politiche non si accordano per un nuovo Governo ma sono favorevoli a un ristretto numero di leggi da varare prima di tornare alle urne, di lasciare in carica il Governo attuale (ma limitato al disbrigo dei soli affari correnti) restituendo piena potestà legislativa al Parlamento, un po’ mortificato da anni di esecutivi che hanno dominato a colpi di decreti legge, e perfino da Governi tecnici non eletti da nessuno. La proposta ha incontrato il favore del Movimento Cinque Stelle che la ha sostenuta, ma è stata (prevedibilmente) criticata fino a giudicarla quasi inconsistente dal punto di vista costituzionale, probabilmente per l’esigenza dei partiti tradizionali di formare un Governo per evitare il ritorno alle urne, nel timore che avrebbero aggravato la loro contabilità elettorale. Ieri il Presidente della Repubblica, inaspettatamente, ha sostanzialmente sposato la tesi della prorogatio come unica soluzione per uscire dallo stallo politico nell’immediatezza, ricordando che esiste un Governo in carica, seppure dimissionario, e che il Parlamento può comunque iniziare a lavorare alla sua produzione normativa. In altre parole, un Governo sarà presto necessario, ma se la posta in gioco fosse stata solo l’esigenza di fare il bene del Paese, legiferando in linea con le dichiarazioni di convergenza programmatica (legge elettorale, tagli ai costi della politica, pagamento debiti delle pubbliche amministrazioni e così via), e non viceversa la cupidigia del potere di assicurare la perpetrazione di se stesso, allora si poteva cominciare subito, e oggi saremmo già a buon punto. E’ da notare, infine, che il Presidente Napolitano, venerdì pomeriggio, era intenzionato a dimettersi e a darne comunicazione in questi giorni di festività. Ha desistito subito dopo una telefonata di Mario Draghi. I nomi che in seguito sono stati fatti, i cosiddetti “saggi” cui è stata assegnata la funzione di “facilitatori”, sono composti in buona parte dalla solita nomenclatura bancaria, o da vecchie conoscenze della politica. Un pool di commissari che commissariano il governo tecnico di commissari? Un modo eccezionale e di dubbia prassi costituzionale per allontanare utleriormente i cittadini dalla politica. Non serve nessun “facilitatore”, basta il Parlamento, previa istituzione delle Commissioni parlamentari definitive. Tutto il resto è noia, come recitava il compianto Califano. Di seguito, un articolo che Paolo Becchi mi ha inviato qualche giorno fa, ma che a causa dei miei nuovi e frenetici impegni di lavoro non ero ancora riuscito a pubblicare. Lo faccio oggi, ed è il mio augurio di Buona Pasqua a tutti. E PROROGATIO SIA di Paolo Becchi Le ultime proposte del MoVimento 5 Stelle (cfr. Grillo, «Il Parlamento è sovrano») avevano, in poche ore, provocato un succedersi di commenti da parte di più o meno noti “costituzionalisti”. Si contestavano – senza peraltro addurre nessuna argomentazione – come “incostituzionali” questi due assunti: 1.che il Governo Monti attualmente dimissionario fosse in prorogatio. Purtroppo non è possibile smentire questo dato di fatto. Monti ha rassegnato le proprie dimissioni il 21 Dicembre dello scorso anno, ed il suo Governo si trova, pertanto, in prorogatio fin da quella data. Sono già trascorsi, pertanto, oltre 100 giorni, ed altri ne trascorreranno fino a che il nuovo Governo (ma quale?) non presterà il giuramento nelle mani del Capo dello Stato (allora potremo fare i confronti con il 1996, quando il governo Dini rimase in prorogatio per 127 giorni, e con il 1979, in cui il quinto Governo Andreotti rimase in prorogatio per 126 giorni); 2.che il Parlamento non potesse votare alcuna legge, non potesse svolgere alcuna attività legislativa, fino alla nomina di un nuovo Governo. Non era dato capirne la ragione, però. Vero è che il Governo, nella nostra costituzione, ha poteri che riguardano anche l’attività legislativa, ma ciò non significa che il Parlamento non possa autonomamente adottare iniziative legislative ed approvare nuove leggi senza il suo intervento. Il MoVimento aveva proposto alcuni obiettivi semplici e chiari: approvazione della nuova legge elettorale; approvazione di una legge sul conflitto di interessi, approvazione di una legge sui tagli delle Province e dei costi della politica. Il Parlamento non potrebbe, da solo, votarle senza la partecipazione del Governo? Per quale ragione? Perché il Parlamento non potrebbe, se vuole, approvare una legge elettorale d’iniziativa parlamentare? Ho già proposto un esempio – un esempio scolastico, elementare – se davvero si volesse superare il Porcellum. Basterebbe una legge di un solo articolo, che dicesse: «l’attuale legge elettorale è abrogata. Rivive la precedente». Mi sia consentita una piccola digressione. Qualche mattina fa ero stato invitato dai miei critici a leggere una replica a questo mio esempio, apparsa su un blog. L’autore vi sostiene che la Consulta, in occasione della pronunzia sull’inammissibilità dell’ultimo referendum per l’abrogazione della legge elettorale, avrebbe affermato che «non esiste il principio di quiescenza di una norma che ritorna vigente se la legge che l’ha abrogata viene a sua volta abrogata». All’autore, purtroppo, sfuggiva la distinzione tra l’abrogazione mediante referendum e la reviviscenza della legge per opera del legislatore. L’autore, in altri termini, non aveva mai letto la pronunzia della Corte Costituzionale che egli stesso cita, in cui la Consulta ribadiva che «l’ipotesi di reviviscenza presupposta dalla richiesta referendaria in esame [non] è riconducibile a quella del ripristino di norme a séguito di abrogazione disposta dal legislatore rappresentativo, il quale può assumere per relationem il contenuto normativo della legge precedentemente abrogata». Dunque, cerchiamo di non confondere le cose, e di lasciar perdere le critiche pretestuose. Critiche pretestuose come quelle che, sempre qualche giorno fa, avevano visto alcuni costituzionalisti affermare che il Parlamento non può sostituirsi al Governo, che deve esprimere un Governo e che è ad esso legato da un rapporto di fiducia. E’ ovvio, e nessuno ha mai sostenuto il contrario: cosa c’entra la prorogatio con tutto questo? La tesi era un’altra, infatti: fino a che il Presidente della Repubblica non conferirà l’incarico di Governo, fino a che il Governo non giurerà nelle mani del Capo dello Stato, il Parlamento è comunque libero di legiferare. Passo all’ultimo punto. Si sosteneva anche che il Parlamento non potrebbe legiferare, se il Governo resta in prorogatio. Ora, sembra che questa prorogatio, che limita il Governo ai soli “affari correnti”, riduca i poteri dell’Esecutivo ad un nulla. Anche questo assunto è falso, nonché smentito dalle recenti vicende che hanno riguardato le dimissioni del Ministro Terzi e la decisione del Governo (del Governo in prorogatio!) di riconsegnare i marò all’India. È stata una decisione su un “affare corrente”? E un costituzionalista aveva dichiarato che il Parlamento non potrebbe legiferare perché il Presidente del Consiglio, in prorogatio, non potrebbe controfirmarne la promulgazione da parte del Capo dello Stato. La controfirma sarebbe un atto che eccede l’ “ordinaria amministrazione”? C’è una riflessione, che si impone. La distinzione tra atti consentiti e preclusi durante la prorogatio non è mai stata chiarita definitivamente. La prassi che è stata seguita in questi anni ha visto il Governo dimissionario definire, attraverso circolari, i poteri che dovevano considerarsi rispondenti agli “affari correnti” e quelli eccedenti l’ordinaria amministrazione. Ora, dall’esame delle circolari che si sono succedute nel tempo, si può facilmente evincere (cfr. l’articolo di G. Endrici, I poteri del governo dimissionario, in «Giornale Dir. Amm.», 1996, 7, p. 676 e ss.): 1.che il Governo in prorogatio può convocare il Consiglio dei Ministri in tutti i casi in cui sia necessario provvedere ad adempimenti costituzionali o conseguenti agli impegni internazionali e comunitari, o per provvedere in casi di necessità e urgenza, compreso l’esame delle leggi regionali; 2.che il Governo può proseguire anche l’iniziativa legislativa per la presentazione dei disegni di legge già deliberati precedentemente le dimissioni e per quelli imposti da obblighi comunitari o internazionali; 3.che il Governo può continuare ad emanare decreti-legge, in quanto presuppongono casi di necessità ed urgenza. Endrici fa notare, correttamente, come «attraverso la breccia, formale, dell’urgenza, è passata una sostanziale normalizzazione della produzione normativa durante il periodo di crisi»; 4.che, secondo la circolare Ciampi, il Governo può anche adottare le iniziative legislative necessarie all’adozione degli atti normativi delegati dal Parlamento o all’attuazione di impegni internazionali e comunitari. 5.che, con riferimento ai rapporti internazionali, le circolari prevedevano, solitamente, la sospensione di ogni missione all’estero di membri del governo. Non mi pare, peraltro, che ciò sia avvenuto nel caso del Governo Monti. 6.che, a partire dal 1987, le circolari non hanno più previsto la necessità di dare avviso alla Presidenza delle Camere di sospendere le attività legislative diverse dalla conversione dei decreti-legge e dall’approvazione della legge di bilancio. 7.Un autorevole costituzionalista come Andrea Manzella, ha commentato, nei giorni scorsi: «[…] a mio modesto avviso le nuove Camere, una volta insediate, hanno pieno potere legislativo, e possono legiferare su materie come il conflitto d’interessi, la corruzione, e anche la riforma elettorale. Su tutti le materie che non toccano il rapporto fiduciario col governo». È una tesi che aveva già sostenuto in suo testo del 1991 (A. Manzella, Il Parlamento, Bologna, 1991, p. 132). Come si è potuto affermare, allora, che il Governo in prorogatio non avrebbe potuto neppure controfirmare un atto del Presidente della Repubblica? Come si è potuto sostenere che il Parlamento non avrebbe avuto poteri legislativi pieni su tutte le materie che non riguardano il suo rapporto con il Governo? Ignoranza o malafede? O, più semplicemente: la polemica non aveva nulla a che vedere con il rispetto della Costituzione né, tantomeno, con questioni giuridiche. La verità è che gli attacchi al MoVimento erano e sono di natura politica. E si è cercato di mascherarli sotto la pretesa dell’obiettività scientifica. La cosa paradossale ed indecente di questo Paese è tutta qui: che un filosofo del diritto sostenga una tesi e che venga immediatamente criticato senza argomenti dagli addetti ai lavori. C’è da augurarsi soltanto che i gruppi parlamentari del MoVimento dimostrino con i fatti l’inconsistenza delle posizioni di questi “intellettuali”, iniziando a presentare progetti di legge in Parlamento sui punti del loro programma. E vedremo quel che succederà. http://www.byoblu.com/post/2013/03/31/E-prorogatio-fu.aspx p.s. qui la posizione di Becchi sui nomi dei “facilitatori”.

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La trappola per italiani di Giorgio Napolitano. Scatterà?

L’ultima mossa politica di Giorgio Napolitano, prima della scadenza del mandato presidenziale, può essere sia una cartuccia che si rivela sparata a salve che un pericoloso tiro di cecchino sul corpo di questo paese. L’esito del colpo di carabina tirato al paese è incerto, l’ha detto lo stesso Napolitano, ma il bersaglio è chiaro. Ma andiamo per gradi.

Il mese successivo alle elezioni di febbraio è stato solo una lenta agonia per Pierluigi Bersani e la maggioranza che l’ha eletto segretario del Pd. Agonia forse evitabile, visto che era chiaro dalla sera del 25 febbraio non c’erano margini politici per un governo Pd-Sel appoggiato dall’esterno, ma anche in un certo senso obbligata dalla legge elettorale. Legge che ha ha fornito, alla Camera, un numero di deputati al centrosinistra spropositato rispetto all’effettivo peso politico. E che ha comunque spinto Pierluigi Bersani, forte di questa maggioranza in una delle due camere, a cercare appoggio oltre l’impossibile. Finita questa fase un pò scontata, ma anche utile per le diplomazie parallele che hanno lavorato per uscire dallo stallo di febbraio, si è passati ai giochi politici seri. Ed è in questo contesto, e negli ultimissimi giorni, che è arrivata la mossa di Giorgio Napolitano. In due atti. Il primo è stato quello di spedire Pierluigi Bersani, e Sel, nello spazio profondo di un preincarico dal quale non è ancora ufficialmente uscito (e dal quale sia Bersani che Vendola forse mentalmente e politicamente non usciranno mai). Il secondo quello di nominare, novità assoluta nella storia della Repubblica, una commissione di dieci saggi che indirizzi i futuri possibili accordi di governo. E’ nella lista dei saggi nominati, e quindi nel dettaglio, che sta il demonio della trappola tesa a questo paese.  Ci sono infatti diversi nomi di indubbio prestigio, capacità professionale e scientifica (Onida, Giovannini ad esempio), ma due sono i personaggi che danno il senso politico dell’operazione. Che più che essere un tentativo ecumenico di risoluzione dei vari conflitti politici rappresenta davvero un preciso esercizio di selezione tra chi conta in politica e chi no. Prima di tutto, in area Pd, per quanto riguarda le riforme istituzionale c’è Luciano Violante. Non un nome ma IL nome storico di garanzia per tutti gli accordi, e i tentativi di accordo, tra centrodestra e centrosinistra. Dall’assetto proprietario delle tv, al tentativo di “riformare” la magistratura alle riforme istituzionali vere e proprie. Il cantore delle esigenze dei “ragazzi di Salò” e colui che ha avuto il potere di ammonire, pubblicamente e alle camere, Berlusconi. Sul fatto che il centrosinistra, in caso di violazione delle intese da parte del centrodestra, avrebbe rimesso in discussione gli accordi sulle tv Mediaset (il bello è che il centrosinistra, dopo questo sfacciato episodio, ha continuato a prendere i voti antiberlusconiani. Potenza della credulità popolare). A Violante si accompagna quindi Quagliariello che, da diverso tempo, è il pontiere in area centrodestra per le grandi intese e le riforme istituzionali. La vera matrice delle due commissioni dei saggi passa quindi attraverso l’intesa tra i personaggi indicati. Se tra Violante e Quagliarello fluiranno bozze, discussioni, intese l’intero asse delle due commissioni prenderà quota. Già ma cosa sono queste due commissioni? Poco più di un niente, mediaticamente gonfiato, o un tentativo di commissariamento dei partiti sui futuri contenuti, e protagonisti, di governo? Sono vere entrambe le versioni, finchè lo scenario politico rimane quello attuale. Con i veti incrociati, che vanno sciolti in un senso o in un altro, tra i cartelli elettorali. Soffermiamoci però sull’eventuale successo delle commissioni Napolitano. Avremmo due gruppi di saggi, i cui criteri di nomima sono discrezionali e sulla cui costituzionalità ci sarebbe da discutere,  che di fatto rappresenterebbero un commissariamento,  su procedure e contenuti, dell’intero parlamento. O, se si preferisce, avremmo una sorta di incubatore delle possibili intese tra pdl e ciò che resterà del pd dopo la resa dei conti interna al riparo dalla dialettica parlamentare. Allo stesso tempo, vista la scadenza indefinita della commissione, avremmo l’indirizzo politico voluto da Napolitano, che esclude Sel come mezzo Pd, in grado di condizionare i futuri assetti di governo ed istituzionali ben oltre la fine del suo mandato. Già, ma quale è l’indirizzo politico di Napolitano? Prima di tutto rimandiamo ad un articolo del settembre scorso (*) quando questo scenario, invisibile agli elettori di centrosinistra (esempi aurei di credulità popolare progressista), si stava preparando. Per farla breve, attraverso la presidenza Napolitano passa la consapevolezza, nelle reti istituzionali, che si debba chiudere il cerchio del funzionamento dei processi governamentali spezzato negli ultimi anni della seconda repubblica, a partire dalla esplosione della crisi dei subprime. Questo cerchio si chiude necessariamente espellendo, dal novero dei diritti come da quello della rappresentanza reale, l’ampia porzione di società incompatible con i processi di ristrutturazione economica e finanziaria dell’Ue e dell’eurozona. Piaccia o non piaccia, e a chi scrive al momento pare poco di più che un fan club allargato di un uomo di spettacolo, il M5S ha avuto un risultato elettorale che ha impedito la chiusura di questo cerchio. Passato l’effetto choc ad oltre un mese dal risultato elettorale Napolitano, come annunciato in Europa, lavora attorno ad un nuovo tentativo di chiusura non tanto di una nuova maggioranza ma di un processo di governamentalità compatibile con le (pericolose) ristrutturazioni Ue-eurozona. Si guardi ai risultati che si delineano dalla giornata di sabato: rilegittimazione del governo Monti, un unicum della storia repubblicana, che si era dimesso e in un’altra legislatura; istituzione di due commissioni di saggi, oltre che di due speciali alla camera e al senato. Tutto questo dispositivo assieme, in maniera ignota, se funzionerà guiderà, passaggi delicatissimi come il dpef, la liquidazione di parte dei debiti dello stato a banche ed imprese, la tares, l’iva. Con un governo Monti che, fino a nuovo ordine, è legittimato nei vertici Ue ed eurozona. Il tutto con i due più importanti saggi della commissione, Violante e Quagliarello, che rischiano di essere i dominus della vita repubblicana senza essere stati eletti da nessuno in quel ruolo ma nominati da un presidente di fatto scaduto. Si cercherà, nella dialettica Violante-Quagliariello, di mettere mano ad una forma stato più autoritaria ed agile, in linea con fiscal compact e pareggio di bilancio, dando qualche concessione all’immagine (sul numero di parlamentari, sulla fine del bicameralismo perfetto). Si cercherà di metabolizzare istituzionalmente il recente Two pack, l’accordo continentale sul controllo della legge di stabilità che rende inutile la sovranità popolare. E si cercherà di trovare soluzione politica all’impasse. Soluzione che, nella formula Violante-Quagliariello, passa attraverso la resa del Pd rispetto a  qualsiasi velleità di rappresentanza, anche simbolica, a sinistra e il definitivo sganciamento dal sindacato assieme all’istituzione di leggi draconiane sul lavoro e sulla produttività. Per non parlare del processo di estinzione della spesa pubblica e di supporto alle voragini bancarie nazionali e continentali. Per il pdl si tratterebbe di rendere finalmente certo, per Mediaset e per il paese, il processo di uscita di Berlusconi dai guai giudiziari prima e dalla vita politica poi. Lasciando Cologno Monzese come solido player dell’ormai difficile mercato della tv generalista e della raccolta pubblicitaria. Per mettere in piedi tutta questa possibile architettura Napolitano, facendo finta di ascoltare Bersani, ha dato retta al potente Olivero, presidente delle Acli, ascoltato in Vaticano e della corrente vincente di Scelta Civica. Costruendo una lista di saggi che proverà ad aiutare, definendo i contenuti “di salvezza nazionale”, l’emersione di una maggioranza. Che, se ci sarà, sarà ottenuta facendo fuori mezzo Pd, quello contrario alle larghe intese, Sel e riducendo il movimento a 5 stelle a folkloristico, magari chiassoso, esempio di rinnovata partecipazione popolare alla vita delle istituzioni. In questo senso la commissione di saggi potrebbe essere anche il luogo dove passano sia il nome del nuovo presidente del consiglio e di quello della repubblica. Visto con occhi europei, specie quelli di Bruxelles o di Francoforte, l’esperimento è compatibile con quel che chiede l'”Europa” e potrebbe anche funzionare. Visto con occhi italiani si tratta di un tentativo che può fallire per molte variabili. Si va dal desiderio di forzare la mano elettoralmente da parte di uno dei contendenti, alle resistenze di parte del Pd, al precipitare della crisi sociale o alla conclamata impossibilità di risolvere in termini materiali la crisi liberista e bancaria. La trappola per italiani di Napolitano nel frattempo è stata piazzata. Il fatto che scatti o meno dipende, come spesso in questi casi, da variabili anche molto sottili. Tayllerand, che di sottigliezze del potere se ne intendeva persino più di Andreotti, dei governanti spesso diceva “siate ai loro piedi ma mai nelle loro mani”. Il problema è che un intero paese rischia di finire, per una nuova lunga stagione, proprio nelle loro mani. Se invece la trappola non scatterà si tratterà di comprendere i benefici del caos istituzionale. Comprensione per la quale il paese sembra ancora acerbo. Vent’anni di seconda repubbblica, e del suo pessimo abito mentale prima ancora che politico, non passano in un istante. nique la police Fonte: http://www.senzasoste.it Link: http://www.senzasoste.it/nazionale/la-trappola-per-italiani-di-giorgio-napolitano-scattera 31.03.2013 * http://www.senzasoste.it/nazionale/napolitano-e-l-ipotesi-di-golpe-bianco-cronache-delle-mutazioni-istituzionali

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LA SORPRESA PASQUALE DI NAPOLITANO È UN COLPO DI STATO PREPARATO A COLPI DI RINVII ?

DI ANTONIO DE MARTINI corrieredellacollera.com L’agonia di questa repubblica mi ricorda quella del maresciallo Tito. Ogni qualche giorno i chirurghi affettavano tre centimetri delle gambe in cancrena in un rito solo in apparenza crudele e insensato. In realtà cercavano di guadagnare tempo e rinviare l’Annunzio del decesso, sapendo che scomparso lui sarebbe apparso l’orrido fantasma della guerra civile. Non sapevano cos’altro fare. Ricordo ancora la prosopopea della Slovenia che subito iniziò la procedura di secessione nella convinzione che sarebbe andata verso un’era di prospera crescita, una volta liberatasi dei fratelli-fardelli. Oggi la Slovenia è la prossima preda riluttante alla cura della austerità stile Grecia, mentre le altre regioni diventate paesi indipendenti si congratulano per aver evitato, senza volerlo, la trappola dell’Euro. Questa prima Repubblica, nata sulle ali delle fortezze volanti americane e spacciata per “sorta dalla Resistenza popolare”, sta morendo avvolta nella stessa ambiguità che l’ha vista nascere. La scelta del Presidente della Repubblica è infatti un capolavoro politico di ambivalenza, di non detti, di understatement lasciati cadere con un mezzo sospiro. Con la sua dichiarazione di nomina di ” saggi” non meglio definiti, Napolitano accontenta Grillo che potrebbe lusingarsi di vedere in questa vicenda una sorta di accoglimento della sua tesi che ” il Parlamento opera anche in assenza del governo”. Accontenta il segretario del PD Pier Luigi Bersani, che vede non revocato l’incarico che il Presidente non gli ha pienamente conferito. Accontenta Silvio Berlusconi che vede inserito tra i saggi, oltre il fido Quagliariello, il ” professor” Luciano Violante col quale ha una intesa risalente alla Commissione Bicamerale per le riforme istituzionali” di quindici anni fa (“le TV di Berlusconi sono assolutamente garantite” cfr wikipedia alla voce). Accontenta la UE che vede inserito il Ministro per gli affari Europei Enzo Moavero che potrà ragguagliare in diretta i suoi referenti a Bruxelles. Accontenta Giuliano Amato che si vede mantenuto en Reserve de la Republique in vista delle elezioni presidenziali (se mai ci dovessero essere…). Accontenta il suo staff, che vede in dirittura di arrivo una bella prorogatio di un anno abbondante e fidelizza nuovamente Mario Monti: poverino dal momento che si è messo in proprio non ne ha azzeccata una. In realtà , questa procedura – in cui nulla procede – è fuori dallo spirito e dalla lettera della Costituzione e la stravolge. È la prima volta nella storia repubblicana che oltre un mese dopo le elezioni generali, un governo NON si presenta alle Camere per rimettere il mandato o per ottenere la fiducia, mentre la Costituzione stabilisce che debba farlo entro dieci giorni. (art 94 terzo comma). Il pretesto che il governo non sia stato sfiduciato, potrebbe forse reggere se nel frattempo il Parlamento non fosse stato cambiato (e quanto!). La prassi repubblicana è rapida e trasparente, la presente procedura è ambigua e costituisce un pericoloso precedente. La Costituzione dice, senza possibili equivoci, che ogni atto del Presidente della Repubblica per essere valido deve essere controfirmato dal ministro competente che se ne assume la responsabilità. (art 89 primo comma), perché il Presidente è politicamente irresponsabile dei suoi atti (art 90). Per le questioni istituzionali non esiste ministro ( ma una commissione parlamentare che viene accantonata) e per le questioni economiche, la nomina della Commissione dei “saggi” dovrebbe portare la controfirma del ministro dello sviluppo economico o di quello dell’economia. Per la nomina del Presidente del Consiglio, non è prevista la controfirma di nessuno, ma non è previsto nemmeno il rinvio sine die della decisione di nomina. Il governo è da considerarsi defunto per il fatto stesso che era l’espressione di un Parlamento decaduto. Qualcuno ha controfirmato la delibera Napolitano? Chi? In forza di quali poteri? Se a questa situazione di grave distorsione costituzionale si aggiunge che, con un comunicato stampa di un mezzo colonnino di giornale, il governo – non più in carica che per l’ordinaria amministrazione – ha derogato alla legge sullo Stato degli ufficiali prorogando il comando del comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Leonardo Gallitelli che è stato raggiunto dai limiti (invalicabili) di età, mentre – sempre il governo – non ha riempito il posto vacante del defunto (il 19 marzo) capo della polizia, abbiamo il quadro completo atto a favorire le condizioni utili a un colpo di Stato con cui uno dei poteri dello stato (l’esecutivo della Repubblica) potrebbe esautorare il potere legislativo (il nuovo Parlamento) della sovrana prerogativa di approvare un governo ed il suo programma e si è cautelato unificando il controllo dell’ordine pubblico omettendo di fare nuove nomine nei tempi di legge. L’operazione si svolge in comode rate atte a non far percepire il vulnus inferto alla prassi ed allo spirito della legge fondamentale. Non si sa se ci sia un Presidente incaricato. Non c’è un programma di governo, non c’è un governo di cui si percepisca l’azione, non c’è la fiducia del Parlamento. Non c’è più nemmeno la fretta che spinse a licenziare in fretta e furia Berlusconi. Non c’è uno straccio di indicazione di politica economica. Non una parola sulla situazione sociale, nessuna garanzia che ci sarà un qualsiasi esito e quando. C’è un comandante generale dei Carabinieri in eccellenti rapporti con settori politici ben definiti che non va in pensione come prescrive la legge (per poter diventare Consigliere militare del Nuovo Presidente?) e riceve una congrua prorogatio; c’è una sede vacante al vertice della polizia che si omette di riempire e una Presidente della Camera compiaciuta al punto da non aver avuto ancora il tempo o la capacità di leggere la Costituzione agli articoli citati ed è in stato di evidente soggezione verso il Presidente della Repubblica. C’è un Presidente della Repubblica che ha sospeso sine die l’iter costituzionale di formazione del governo in attesa di un evento futuro e incerto quale la conclusione dei lavori di due raffazzonate commissioni di …”saggi”, mediante i quali surroga la funzione precipua dei partiti di concorrere alla formazione di un programma di governo di cui è responsabile il Presidente del Consiglio e non lui. (art 95 della Costituzione). Riconosco che al suo posto avrei fatto lo stesso, anche per l’aleatorietà di una pena da infliggerai a un quasi novantenne, salvo l’omessa nomina del capo della polizia. Vuole guadagnare tempo, ma i problemi restano e incancreniscono. Proprio come le cosce di Tito. Antonio de Martini Fonte: http://corrieredellacollera.com Link: http://corrieredellacollera.com/2013/03/31/la-sorpresa-pasquale-di-napolitano-e-un-colpo-di-stato-preparato-a-colpi-di-rinvii-di-antonio-de-martini/ 31.03.2013

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E’ difficile dire se i nomi proposti da Napolitano per le due “commissioni” costituiscano una indecenza o una esplicita provocazione contro milioni e milioni di cittadini che chiedono che si volti pagina.
Si tratta infatti di “commissioni” per l’inciucio più spudorato, non per la soluzione dei problemi del paese. La commissione “istituzionale” vede il sen. Mario Mauro (cioè Monti), il sen. Gaetano Quagliariello (cioè Berlusconi) e il prof. Luciano Violante (che non rappresenta neppure il Pd, ma solo l’ala più becera del Pd). Secondo Napolitano il M5S non fa parte del Parlamento?
Una epurazione del genere è al limite del golpismo. Quanto all’unico “intellettuale” o “tecnico”, l’ultima esternazione del professor Onida è avvenuta su Radio Popolare, rilanciata prontamente ed entusiasticamente dal Giornale (di Berlusconi) per sostenere che Berlusconi è perfettamente eleggibile (ma pensa un po’). Avevo sostenuto che Napolitano stava disputando a Cossiga il titolo di peggior Presidente della Repubblica, ma è ormai palese che lo ha definitivamente superato.
Spero che una grande ventata di democratica indignazione sia già cominciata a soffiare tra i cittadini italiani che hanno ancora a cuore la Costituzione e i suoi valori di giustizia e libertà.
Sia chiaro, Grillo e Casaleggio hanno fatto malissimo a non proporre loro un nome per la Presidenza del Consiglio, limitandosi a ripetere che “deve dare il governo a noi” (se non fate un nome per il Presidente del Consiglio nessuno può dare al M5S nessun incarico), ma è ormai lapalissiano che Napolitano vuole semplicemente salvare Berlusconi, malgrado in Parlamento vi sia per la prima volta una maggioranza potenziale che potrebbe decretarne l’ineleggibilità, liberando il paese dai miasmi di un quasi ventennio di illegalità, rendendo possibile una inedita soluzione governativa e consentendo all’Italia di tornare ad essere credibile in Europa.
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La data delle prossime, inevitabili, elezioni ruota attorno alla disponibilità dei partiti a mettere finalmente mano alla nuova legge elettorale

11:08 – Più passano i giorni più è chiaro quello che intendeva fare Napolitano con l’istituzione dei due gruppi di saggi: un Bignami o, se volete, un dossier stile Vatileaks, da consegnare al suo successore per aiutarlo nelle indicazioni che dovrà trarre per dare un governo al Paese. Un po’ come quello che i tre saggi hanno consegnato al Papa emerito prima delle sue dimissioni e che questi ha girato a Bergoglio.

Nessuno lo dice apertamente, ma basta sbriciare nei tweet dei politici cosiddetti “peones” per capire che lo scenario è questo: Napolitano ha preso atto che la maggioranza del Pd non vuol sentir parlare di grosse koalition con il Pdl, mezzo Pdl e la Lega non vogliono più avere a che fare con Monti, M5S non è interessata a nessuno. Quindi a meno di colpi d’ala a Pasquetta impensabili succederanno le suddette cose: il governo Monti metterà in campo quei decreti per l’economia che sono urgenti per non far naufragare il Pil del Paese, Napolitano utilizzera tutta la moral suasion di cui è capace per favorire l’elezione immediata del suo successore, il quale una volta eletto verificherà una cosa sola, la disponibilità dei partiti a cambiare la legge elettorale al limite semplicemente abolendo il Porcellum e tornare al Mattarellum precente. Dopodiché sciogliere il Parlamento e, come in Grecia, tornare alle elezioni. Con la speranza che lo scenario greco si compia del tutto e che al secondo giro gli elettori eleggano una maggioranza in grado di governare. Con la disponibilità verso una nuova legge elettorale probabilmente si potrà votare anche a settembre, in modo da avere il tempo di legiferare per bene. Senza questa disponibilità lo scenario più auspicabile è elezioni subito a giugno massimo i primi di luglio sperando che gli elettori non replichino la situazione di stallo attuale.

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Dalla trappola europea al trauma istituzionale

01 Aprile 2013 14:21 di Salvatore D’Albergo* per Marx21.it Giorgio Napolitano, contro ogni precedente della storia repubblicana e al di fuori delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce, nomina due commissioni composte di membri del Parlamento e membri del governo in carica “per gli affari correnti”, nonché di soggetti o rappresentativi solo di se stessi, o titolari di istituti di più varia collocazione nel sistema politico-amministrativo. Si apre così la strada al sovvertimento, non più strisciante, ma esplicito, dei principi fondanti la democrazia parlamentare e alla costituzione di un potere che si pone fuori da ogni legittimità costituzionale. L’operazione serve di fatto a prorogare il dimissionario governo Monti (e a proseguirne la politica di austerità imposta dal capitale finanziario tedesco) platealmente sfiduciato dalle elezioni politiche di febbraio. Lungi dal fornire un apporto alla risoluzione della crisi, l’azione di Napolitano la complica e aggroviglia, aggiungendo alla gravissima crisi economica e politica del paese anche il peso di una crisi istituzionale traumatica e potenzialmente destabilizzatrice. È una situazione estremamente grave e pericolosa. Occorre un forte sussulto democratico a difesa della Costituzione. Dal groviglio dei rapporti economici, politici e istituzionali che attanagliano l’Italia con la crisi dello stato sociale e con lo sbriciolamento delle forze politiche provocato dalle elezioni, invece di aprirsi una fase destinata alla credibilità “in extremis” di un sistema politico divenuto ingovernabile, si sta sviluppando un’involuzione patologica, favorita dall’incapacità del Presidente Napolitano di essere “garante” dell’unità nazionale e del funzionamento di una democrazia oggi trascinata, anziché alla formazione di un governo pur d’emergenza, fuori dalla rotta che dovrebbe seguire una corretta forma di governo parlamentare. E ciò perché il capo dello Stato, che si era riservato di pilotare personalmente la ricerca dei presupposti dell’incarico di formazione del governo necessario a sostituire il governo dei “tecnici”, ha inopinatamente portato l’escalation del suo protagonismo autoritario ad uno sbocco che non solo prescinde dalla legittimità imposta anche, e per certi versi soprattutto, al Presidente della Repubblica, ma, addirittura, ha aperto una voragine che rischia di travolgere – fuori da ogni modello di revisione costituzionale, fondato su regole elaborate e discusse – l’intero assetto dell’ordinamento della Repubblica. Non solo, infatti, il presidente Napolitano non ha saputo svolgere il suo dovere istituzionale piegando l’inaffidabilità del pre-incarico consegnato alla vacua ambizione del leader della coalizione sorretta dal più arbitrario premio di maggioranza elettorale che la storia politica italiana abbia sin qui annoverato; ma lungi dal voler riconoscere la responsabilità che già si era accollato con la formazione del governo Monti, sorretto da quei gruppi di potere che si contendono senza costrutto la conquista della stanza dei bottoni, ha ora gettato la maschera di un potere che si pone fuori da ogni legittimità costituzionale, arrogandosi una competenza di tipo politico-organizzativo che spezza l’organicità di poteri legislativo ed esecutivo della forma di governo parlamentare italiana; invadendo così l’area dei rapporti di pertinenza delle sole forze politiche legittimate ad operare nella dialettica democratica; giungendo persino a incunearsi in quel più simbolico ambito di potere di revisione costituzionale che va oltre la stessa governabilità, in quanto attiene alla tenuta complessiva del sistema istituzionale. Il gravissimo vulnus arrecato istituendo, senza un minimo fondamento due commissioni dotate del compito di formulare “precise proposte programmatiche su temi essenziali di carattere istituzionale e di carattere economico-sociale ed europeo”, affinché possano divenire oggetto di condivisione da parte delle forze politiche, è l’irresponsabile esplicitazione di un disegno di sovvertimento dei principi fondanti la democrazia parlamentare imperniata sull’indefettibile autonomia dei partiti in attuazione della sovranità popolare, con un’arbitrarietà che va oltre la configurabilità della pretestuosa incarnazione di un presidenzialismo strisciante o, più propriamente, di una monarchia di marca ottocentesca come quella di un’Olanda abusivamente chiamata in campo. Tanto più va denunciata tale invasione di campo, aperta con la nomina di tali commissioni come portatrici di un potere cui subordinare quello dei partiti e di un governo intravisto solo “in fieri” contro le procedure costituzionali vigenti, in quanto la struttura che connota le due commissioni implica a sua volta deviazioni da una anche elementare visione della separazione dei poteri, essendo del tutto anacronistico che il Presidente della Repubblica – attribuendosi una competenza inconferente con la nostra costituzione – includa in un organo di sua emanazione membri del Parlamento e membri del governo in carica “per gli affari correnti”, a latere di soggetti o rappresentativi solo di se stessi, o titolari di istituti di più varia collocazione nel sistema politico-amministrativo. Tutto ciò come aspetto di una più ingarbugliata architettura a sua volta incostituzionale, che implica la proroga a tempo indeterminabile della sopravvivenza del governo Monti, riconoscendogli addirittura una potestà di decretazione che trascende “l’ordinaria amministrazione”, pur di fornire soprattutto all’estero l’immagine di una forma di governo che è in grado di operare, mentre le due commissioni sono state istituite per consentire la nascita dell’unico governo legittimamente insediabile a coronamento delle elezioni, ma di cui si è omesso l’incarico con il pretesto di far maturare la data dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Ben oltre che premiare, quindi, tali oscure trame all’insegna di una “fantasia” come tale estranea ad una legittimazione di poteri in nome dell’unità nazionale, occorre prendere atto e denunciare in ogni sede di vita democratica ancora agibile nel nostro Paese, che l’inanellare di interventi che il capo dello Stato ancora in carica si è arrogato di compiere sino alla determinazione di questi giorni, solleva il fondamento di un esecrabile attentato alla Costituzione: attentato che va analiticamente decifrato e perseguito nei termini consentiti dalla nostra costituzione, e che mai prima d’ora si erano presentati in forma così eclatante contro l’esigenza di assicurare nel nostro paese quel rispetto dei principi dell’ordinamento repubblicano che è condizione di accettabilità della convivenza, proprio in quegli ambiti economico-sociali che più sono a rischio anche per l’irresponsabilità di chi male esercita le sue attribuzioni politico-istituzionali. http://www.marx21.it/italia/quadro-politico/22025-dalla-trappola-europea-al-trauma-istituzionale.html *Nato a Milano nel 1927, si laurea in Giurisprudenza a Roma. Dal 1959 ha insegnato a Pisa Diritto pubblico, Diritto amministrativo e Diritto pubblico dell’Economia. Dopo gli studi sulle partecipazioni statali e sul sistema degli enti pubblici in Italia, accompagnati da un’intensa attività politico-culturale nel “Centro per la Riforma dello Stato” e presso gli istituti formativi del Pci e della Cgil, ha svolto studi di Diritto pubblico, tra cui segnaliamo Costituzione e organizzazione del potere nell’ordinamento italiano, Giappichelli, Torino 1991, La Costituzione tra democratizzazione e modernizzazione, ETS, Pisa 1996, L’organizzazione del potere nei rapporti tra diritto e Stato, CEDAM, Padova 1997.

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Lo sconcerto del Colle: “Finisco il mandato tra sospetti incomprensibili”

08:17 – “Una Pasqua amarissima”. E’ questo lo sfogo riportato dal Corriere della Sera del Presidente della Repubblica, amareggiato perché “dopo sette anni di mandato sto finendo il settennato in modo surreale, oggetto di assurde reazioni di sospetto e dietrologie incomprensibili, tra il geniale e il demente”. Secondo il Capo dello Stato il suo intento con i “saggi” è stato travisato in modo “insolente”.

Napolitano, ricostruisce sempre il Corsera, ha pregato due gruppi di persone, diverse tra loro ma con alcune caratteristiche di competenza o istituzionali, di fare una specie di quadro sinottico di problemi da affrontare, tenendo conto delle posizioni che si sono espresse finora o aggiungendovi ciò che vorranno. Più d’uno ha rievocato, per diverse analogie, il famoso esempio dell’Olanda, dove nell’ottobre 2012 liberali e laburisti firmarono una pragmatica intesa, chiamata “Costruire ponti”, per accordarsi su poche misure concrete, necessarie a traghettare il Paese al di là della crisi. In merito alla scelta di non dimettersi, la motivazione va ricercata nella volontà di garantire un elemento di continuità. Se Napolitano si fosse limitato alle risultanze degli ultimi colloqui che aveva avuto, avrebbe dovuto riconoscere: ”Sono conclusioni che fanno disperare della possibilità di governare questo Paese”. Le dimissioni avrebbero contraddetto l’impegno di offrire un impulso di ”tranquillità”, di dare la sensazione che ”lo sforzo continua”, di confermare l’impianto del suo settennato, ispirato a ”dare agli italiani un senso di comunità e di unita”’. Il Capo dello Stato ha ponderato ogni decisione: aveva dato un pre-incarico a Bersani che, a chiusura delle sue consultazioni, non era riuscito ad assicurarsi alcuna garanzia per una maggioranza al Senato: soltanto impegni aleatori del Movimento 5 Stelle e mezze promesse della Lega. A questo punto è emerso, chiaramente e drammaticamente, lo stallo, uno scenario bloccato, che ha spinto Napolitano a puntare sui saggi. Presto avrà sul tavolo le conclusioni dei suoi “consulenti”: dal 15 aprile saranno convocate le Camere che, se saranno già pronti i rappresentanti dei Consigli regionali, tra il 16 e il 18, cominceranno a votare per il nuovo presidente della Repubblica. Oltre non potrà andare. Ciò significa che, anche se il suo settennato costituzionalmente finisce il 15 maggio, molto probabilmente lascerà prima.

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Cascella il twett il solco e il voto tradito

CASCELLA Portavoce del Presidente della Repubblica, in poche parole esprime quanto è profondo il solco tra i cittadini e chi ci governa , lo fa nell’intento di spiegare al volgo lo spirito della decisione del Presidente della Repubblica, che riunira’ al Quirinale 10 saggi: personalita’ invitate a far parte, in funzione dell’impegno gia’ svolto o del ruolo attualmente ricoperto. Questo il testo del tweet che riguarda i famosi saggi : “ Non sono generici saggi, ma personalità scelte con criteri oggettivi, in funzione del lavoro già svolto e del ruolo ricoperto” Appunto, siamo certi che si tratta di personalità non comuni, non sappiamo se siano saggi, certo non sono delle nullità. Hanno svolto tutti del lavoro in passato, certo ben retribuito dato il valore accademico e non solo, ed in base a quel riconosciuto valore hanno fin ora ricoperto ruoli d’eccellenza. Appunto, li abbiamo provati anche senza saperlo, sulla nostra pelle ed abbiamo votato, anche senza conoscerne i nomi, contro! Ancora una volta il nostro voto è stato sottilmente tradito! Noi cari signori, avevamo votato ed espresso una volontà di cambiamento, noi volevamo tutto tranne che si continuasse col medesimo giochino di società che ci ha condotto sull’orlo della miseria. I numeri, cari signori ben pasciuti, ben stipendiati, rispettatati e coccolati, ci dicono che tutti voi avete fallito miseramente e non volete cambiare registro: in aumento i disoccupati, errori burokratici a go.go, esodati, precari, suicidi, il mercato immobiliare distrutto, si distrutto da una IMU squilibrata a causa dell’aumento di valore catastale, centinaia di milioni di Italiani grazie a questa bella idea perderanno la casa, ma non certo VOI! Un fiscal Kompact criminale, tanto che la Germania che ce lo ha imposto col cappero che lo applica prima che la Merkel si sia curata i propri affari spendendo e spandendo quanto occrrerà, ma voi scodinzolanti, subito ad assicurare che i vostri schiavi sarebbero stati torchiati per primi ed a dovere! Tanto la Caritas prepara i pasti caldi e magari una volta l’anno, avvertiti i giornalisti, andrete a fare atto di presenza alle mense dei disgraziati da voi rovinati!! “Criteri oggettivi” li definisce Cascella, sarà , ma di certo tutto quello che sta accadendo non verrà dimenticato visto che incide con lacrime e sangue sulla nostra carne, che ha fin ora più che ampiamente assaggiato ed apprezzato i frutti di impegno e ruoli di questi “saggi” e del Governo che il Presidente ha voluto prorogare, nonostante che noi si sia tentato di esprimere col voto quanto poco apprezziamo l’incubo di un anno terribile che ha posto le basi di future e continue vessazioni, che altro non abbiamo visto. Non dimenticheremo sia che davvero siamo di fronte al ventilato colpo di Stato, sia che siamo solo di fronte alla approssimazione e fretta che può avere solo chi, mi si perdoni, ma così la vedo, ha la sicurezza e la tranquillità di poter mantenere, comunque vada, alla faccia dell’impoverimento incolpevole di troppi, la propria posizione ed il proprio benessere. Appunto fra VOI e NOI c’è un solco , NON DIMENTICHEREMO e NON DIMENTICHERANNO LE MIGLIAIA DI GIOVANI AI QUALI SI STA RUBANDO IL FUTURO.

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Pasqua (politica) senza reserrezione

I partiti l’hanno presa male, la decisione di Napolitano di mettere insieme un gruppo di “saggi” con l’incarico di formulare «proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea». Benché la dichiarazione ufficiale non manchi di specificare che quel compito andrà svolto «stabilendo contatti con i presidenti di tutti i gruppi parlamentari», e benché nel numero dei prescelti si trovino alcuni deputati e senatori, è del tutto evidente che si tratta di una conferma dell’approccio che portò alla nomina di Monti a presidente del Consiglio. Con i politici che formalmente affiancano i tecnici, ma che in realtà vi si accodano. D’altro canto, come abbiamo già sottolineato sabato scorso a ridosso dell’annuncio, l’obiettivo di Napolitano è continuare nella medesima direzione seguita dal novembre 2011 in poi. In mancanza di un nuovo governo, quindi, al Quirinale va più che bene mantenere in sella quello uscente. Il quale, come si è compiaciuto di rimarcare il capo dello Stato, è «tuttora in carica, benché dimissionario e peraltro non sfiduciato dal Parlamento». Un’affermazione che va totalmente rovesciata: l’esecutivo, in quanto dimissionario, deve essere tolto di mezzo al più presto e astenersi, nel frattempo, da qualunque atto che ecceda l’ordinaria amministrazione; più che «non sfiduciato», inoltre, esso non è mai stato “fiduciato” dal nuovo Parlamento, per cui la sua legittimazione politica è nulla. Il fatto che se ne resti a Palazzo Chigi non può essere spacciato in alcun modo come un pregio, ma andrebbe inquadrato per ciò che è davvero. Ossia la conseguenza deteriore, e di per sé inaccettabile, di un’impasse politica altrettanto anomala. Un vantaggio non già “in difesa” dell’Italia dalle turbolenze speculative dei mercati, ma a tutela dell’establishment finanziario che ha nella Troika il suo braccio operativo. Al posto del caos, o presunto tale, la marcia ordinata dei prigionieri ubbidienti. Fonte: www.ilribelle.com 1.04.2013

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I dieci saggi impresentabili di Napolitano. Volete la guerra civile ?

La classe dirigente, la generazione, il sesso maschile che ha portato l’Italia al disastro dovrebbe salvarla? Questa accozzaglia di partitocrazia e grand commis, tutti maschi, anziani, ricchissimi, sarebbe il meglio che questo paese può schierare per indicare cosa è urgente fare per il paese? La classe dirigente che negli ultimi 40 anni ha distrutto il paese dovrebbe salvarlo? Possono essere saggi i tagliagole leghisti che hanno voluto la morte di 5.000 migranti che riposano sui fondali del Mediterraneo? Sarebbero saggi quelli che hanno votato che Ruby era la nipote di Mubarak? Sarebbe saggio colui che provò a legittimare i torturatori repubblichini chiamandoli “ragazzi di Salò”. Chi rappresentano i dieci saggi di Napolitano? Le privatizzate, le banche, la confindustria, la grande finanza che lucra sullo sfascio, i precarizzatori del lavoro, la nomenklatura partitocratica? Niente donne, niente giovani, niente società civile, niente cultura, niente ricerca, niente diritti, niente disagio! È così evidente che questi dieci non rappresentano il paese reale ma sono chiamati a garantire, in un momento nel quale il crollo di un regime appare dietro l’angolo, quei poteri che rappresentano al di sopra e al di fuori del gioco democratico. Qual è il disegno dietro questa carta (apparentemente) della disperazione giocata dal Presidente Napolitano? È nata ieri una repubblica degli ottimati che prescinde dal voto popolare? È legittima o è un golpe la prorogatio di fatto del governo Monti? Gli italiani che il 24 e 25 febbraio si sono divisi su tutto si sono trovati d’accordo su una sola cosa: la tecnocrazia neoliberale di Mario Monti ha il comune disprezzo di un intero popolo. Continuare a imporla sulla base di una cultura emergenziale con la quale in questo paese sono state fatte passare tutte le nefandezze è un colpo di mano. Ben maggiore legittimità avrebbe un governo Bersani, pur bocciato in Senato, per condurre il paese a nuove elezioni. Non rappresenta il paese reale il governo Monti, non rappresentano il paese reale i dieci presunti saggi. Se un disegno s’intuisce è che i D’Alema e i Berlusconi pretendono di fare melina per altri cinque anni sperando di addormentare il fenomeno grillino. Se questa operazione riesce gli italiani comuni tra cinque anni staranno peggio di prima. Magari rassicureranno la finanza, la BCE, i mercati, che potranno continuare a spolparci un po’ al giorno. Se non riesce crolleremo di colpo e lo Stato, la Nazione stessa avrà perso ogni legittimità. Altro che Europa allora, ch’è diventata una foglia di fico. Tutto il peggio sarà possibile. Ma il crollo non sarà quello dell’Argentina o della Grecia; sarà Weimar. Intanto, di sicuro, l’invenzione di Napolitano blocca il corso democratico della legislatura. Il suo dovere, se Bersani non riesce a formare un governo, è incaricare Berlusconi (o chi per lui) e, dopo di questo, Grillo (o chi per lui). Non proseguire in questi tentativi, e non potendo sciogliere le camere, blocca il corso naturale delle cose impedendo soluzioni che, evidentemente, sono considerate da evitare ad ogni costo dai padroni del paese dei quali la lista dei saggi rappresenta un elenco di spicciafaccende ben pagati. È sotto gli occhi di tutti che l’Italia potrebbe esprimere dieci, cento, mille saggi di ben più alto profilo di quelli indicati da Napolitano ma che si è scelto di nominare quelli perché in realtà ognuno di loro garantisce un potere. Garanti dei poteri forti, dei grandi interessi, di una generazione e di un sesso, quello maschile, che ha umiliato e stuprato il paese. Garanti della fase terminale della nostra democrazia nata nel 1945 dalla Resistenza, che è agonizzante almeno dal sequestro di Aldo Moro e in coma da quando è sceso in campo Silvio Berlusconi. Non si capisce intanto chi lavora per chi. Lavora per il Re di Prussia Beppe Grillo, incapace di capire di star sprecando una golden share che non ritornerà per spazzar via la peggior classe dirigente d’Europa commissariando un governo Bersani e obbligandolo a realizzare parti importanti del proprio programma? Lavora per il Re di Prussia quella parte di centro-sinistra che muore dalla voglia di far fuori Bersani e inciuciare con Berlusconi a qualunque prezzo, vogliosa solamente di un altro giro di valzer, di mantenere privilegi e vitalizi e spingere sul Colle il Massimo peggiore di tutti loro a garanzia del mercimonio? O lavora per il Re di Prussia Napolitano che spinge altri milioni di italiani tra le braccia di Grillo o di qualunque altro pifferaio sorgerà a indicare che il re è nudo? Qualcuno si illude che basterà un Renzi a salvarci. Se non si sgonfierà quando si rivoterà il Movimento Cinque Stelle, o ben di peggio di questo (le Albe dorate greche dovrebbero darci brividi), sfonderanno ogni argine. La politica, questa politica ha perso ogni legittimità e il caos è dietro l’angolo. Volete la guerra civile? Gennaro Carotenuto Fonte: www.gennarocarotenuto.it Link: http://www.gennarocarotenuto.it/22847-i-dieci-saggi-impresentabili-di-napolitano-volete-la-guerra-civile/ 30.03.2013

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Giulietto Chiesa – Napolitano, una manovra eversiva

Leggo e rileggo, sbalordito, la colomba paquale di Napolitano. Sbalordito solo per la sgradevole impudenza che la caratterizza, ma devo dire che mi aspettavo qualcosa di simile. Condivido le parole di chi, come Flores D’Arcais, ha definito questo tramonto del peggior Presidente della storia repubblicana come una “manovra eversiva”. Napolitano è andato molto oltre le prerogative costituzionali che gli sono attribuite e entro le quali avrebbe dovuto essere costretto. Si mette il Parlamento sotto tutela. La “trovata” della “maggioranza certa” è illegale sotto ogni profilo. Dove sta scritto, in Costituzione, che il presidente della Repubblica decide lui cosa sia una maggioranza certa? E’ il Parlamento che deve dirlo, quanto sia certa, o precaria. Il cosiddetto “comitato di saggi” non è neanche una foglia di fico sopra l’imposizione al paese di un governo inciucio Pd-Pdl. Quei nomi sono uno schiaffo all’intero paese. Il governo Monti rimane in carica senza che il Parlamento abbia potuto esprimersi. E il governo Monti è il risultato di una catastrofica decisione dello stesso Napolitano. Che ora cerca di imporne un’altra, se possibile peggiore. Siamo fuori dalla Costituzione. Grillo ha, per insipienza, per presunzione, offerto il destro a una tale aberrazione. Lo ha fatto non proponendo il nome di un “suo” premier (e, aggiungo io, di un suo “governo ombra”). Che si svegli, o che qualcuno lo faccia svegliare. Ma l’insipienza di Grillo non assolve Napolitano. Un comico può sbagliare. Se sbaglia, dopo avere ottenuto oltre il 25% dei voti, è una brutta faccenda. Un presidente della Repubblica non sbaglia. Se attenta alla Costituzione lo fa per scelta. Dobbiamo temere lui e coloro che, dietro di lui, sopra di lui, a fianco a lui, lo consigliano. Giulietto Chiesa Fonte: www.ilfattoquotidiano.it 1.04.2013

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Britannia docet

1.CIAMPI, PRODI, DRAGHI, MONTI: COME E PERCHE’ IL QUARTETTO DI TECNICI HA CONDOTTO AL NAUFRAGIO L’ITALIA NELL’INTERESSE DI ALCUNI SELEZIONATI PAESI EUROPEI 2. LA FARSA DEL RIMBORSO DEI CREDITI VANTATI DALLE IMPRESE NEI CONFRONTI DELLO STATO HA ORIGINE POCO PRIMA DEL LANCIO DELL’EURO PER PERMETTERE ALL’ITALIA DI ENTRARE SIN DALL’INIZIO NEL NUOVO SISTEMA MONETARIO EUROPEO INSIEME AGLI ALTRI PRINCIPALI PAESI, DURANTE LA PRESIDENZA CIAMPI, EX BANKITALIA, E PRODI PREMIER – 3. DRAGHI E MONTI HANNO PERMESSO UN’OPERAZIONE ANCORA PIÙ PERVERSA: HANNO – PERMESSO ALLE BANCHE TEDESCHE E FRANCESI DI SCARICARE IL DEBITO ITALIANO DETENUTO IN PORTAFOGLIO ATTRAVERSO LA VENDITA DELLO STESSO, D’ACCORDO CON LA BCE, SULLE BANCHE ITALIANE E SULLA BANCA DELLE BANCHE ITALIANE: LA BANCA D’ITALIA FONTE: DAGOREPORT Mentre il governo del paese ed il Presidente della Repubblica sono scaduti, che se fossimo in una pescheria l’evento si sentirebbe lontano un miglio, continua la farsa del rimborso dei crediti vantati dalle imprese nei confronti di vari enti pubblici e dello Stato. Si tratta di un vero paradosso: il governo non può rimborsare tali debiti perchè gli stessi sarebbero contabilizzati a deficit pubblico, facendo sforare il rapporto deficit/PIL programmato per il 2013. E’ come dover rimborsare una cambiale e non conteggiarla come debito. Con la complicità dell’Europa, che conosce il vero valore di tale debito ma fa finta di non vederlo. Un falso contabile, legittimato in sede europea! Ma da dove viene questa menzogna? Fu un escamotage contabile elaborato poco prima del lancio dell’Euro per permettere all’Italia di entrare sin dall’inizio nel nuovo sistema monetario europeo insieme agli altri principali paesi, durante la Presidenza Ciampi, ex governatore di Bankitalia. Un altro tecnico ha realizzato un’altro falso contabile, organizzato però in maniera differente rispetto a quello sopra illustrato. Mario Monti, nominato per procurare al paese un governo credibile, ha permesso un’operazione sul debito pubblico se si vuole ancora più perversa. Il suo governo ha infatti permesso alle banche tedesche e francesi di scaricare il debito italiano detenuto in portafoglio attraverso la vendita dello stesso sui mercati ed in particolare, d’accordo con la BCE, sulle banche italiane e sulla banca delle banche italiane: la Banca d’Italia. Questo “passaggio” è stato realizzato grazie all’ausilio dei grandi investitori internazionali (soprattutto hedge funds) che sono stati chiamati a rastrellare i BTP dal portafoglio di investimento delle banche estere per poi rivenderli alle istituzioni italiane, non senza congrui profitti. Il tutto sotto la vigilanza della BCE by Draghi che ha garantito il completamento di tale passaggio. Questa operazione ha garantito agli hedge funds enormi profitti e, attraverso l’intervento a sostegno della BCE stessa, la manipolazione al ribasso del tasso di interesse pagato sui BTP. (La determinazione del tasso non è originata dal mercato, dovremmo pagare il 10 per cento, invece paghiamo il 4-5) Tale manipolazione dei tassi di interesse su debito, che è la vera causa della crisi in corso, ha impedito la pulizia del mercato ed ha perpetrato investimenti inefficienti di capitale che deriva dall’investimento ad un tasso di interesse più basso rispetto a quello di equilibrio. L’apparente ritorno alla normalità del tasso (e dello spread di tasso rispetto al Bund tedesco), è quindi il risultato di una manipolazione che ha solo rinviato il momento in cui il mercato riporterà tale tasso al suo valore reale. Quando questo avverrà l’impossibilità di pagare i reali interessi sul debito, determinerà il default dell’Italia, ma tale default colpirà i risparmiatori italiani e le banche italiane (compresa la Banca d’Italia) due volte: una volta come investitori ed un’altra come residenti del paese in default, risparmiando le banche tedesche e francesi in primis. Più che governo tecnico quello in scadenza è stato un vero governo politico. Nell’interesse di alcuni selezionati paesi europei. Fonte: http://www.dagospia.com Link: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-ciampi-prodi-draghi-monti-come-e-perche-il-quartetto-di-tecnici-ha-condotto-53366.htm 2.04.2013

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DA CIPRO ALL’ITALIA DEI SAGGI

FONTE: ILSIMPLICISSIMUS2 (BLOG) La troika controlla ormai direttamente i conti correnti a Cipro, ma sembra che comunque un bel po’ di miliardi (dai 5 ai 10, secondo le fonti) abbia preso il volo durante la dozzina di giorni di chiusura totale, tramite le filiali londinesi e maltesi delle banche dell’isola. Inoltre è assai difficili che gli ingenti capitali russi o britannici rifugiati nelle anche cipriote siano liquidi e dunque aggredibili dal prelievo forzoso. Non sono cose di poco conto, visto che la manovra sui depositi sopra i 100 mila euro potrebbe fruttare molto meno del previsto e mi piacerebbe anche capire come mai, per risolvere la crisi cipriota che comporta un esborso di 17 miliardi, non si sia ricorsi al Mes che dovrebbe svolgere proprio questa funzione e che nelle sue casse ha già cifre 30 volte superiori a quelle necessarie . A cosa serve allora questo istituto monstre? La risposta più gettonata è che la rapina sui conti correnti sia stata fermamente voluta dalla Germania per evitare alle proprie banche le perdite dovute agli assets ciprioti che detengono: la cifra globale è infatti assai vicina a quella che si calcolava potesse derivare dal prelievo forzoso sui conti correnti. Ma l’adesione convinta se non entusiastica di altri Paesi al piano di confisca fa capire che c’è molto di più e che l’azione di Bruxelles nei confronti di Cipro può essere vista come un esperimento per modulare interventi simili anche altrove e in Paesi assai più grandi, valutare le resistenze nella popolazione e nel sistema politico, ” distribuire” la rapina in modo ottimale. Il fatto è che i poteri finanziari non si accontentano più della ristrutturazione del debito pubblico, ma che pretendono per tirarsi fuori dalle peste delle loro stesse malefatte e per imporre politiche di impoverimento, di mettere mano al debito globale, cioè quello che deriva non solo dallo stato, ma anche dalle famiglie e dalle imprese. Se si fa questo conto globale si scopre che il debito totale in Europa è di 3,5 volte il valore del Pil, vale a dire il 350% del prodotto interno lordo, mentre secondo le teorie a cui fanno riferimento Bruxelles e Berlino il debito non è oggettivamente ripagabile se supera il 180% del Pil. Dunque occorre pescare a piene mani tra la popolazione, in qualche modo o attraverso patrimoniali o prelievi forzosi se questo fosse più conveniente dal punto di vista dei conti o della politica. R_123519244_2Qui a fianco c’è una tabella che ci dice molte cose, il rapporto tra i vari capitoli del debito, dove si situa il livello del 180% del pil e infine, in alto, nei circoletti bianchi i miliardi necessari per rientrare nel limite teorico per poter restituire il debito. Cliccando sopra l’immagine la si può ingrandire e scoprire che La Germania dovrebbe metterci 523 miliardi ( su un pil di 3o00), l’Italia 845 (su un pil di 1650) la Francia 727 (su un pil di circa 2000), la Spagna 998 su un Pil di 1400. In realtà nella storia non si ha notizia di alcun Paese che abbia ripagato i suoi debiti o gran parte di essi, in ogni caso non senza conseguenze catastrofiche: Hitler fu in un certo senso una produzione degli Usa che in piena crisi economica e proprio per tentare di uscirne, richiesero alla Germania il pagamento dei debiti di guerra, sospeso al tempo dell’iperinflazione, causando un disoccupazione di tale livello da portare l’uomo con i baffetto dal 2,6% dei voti al 18, 3% in pochissimo tempo. Ma di certo la finanza non fa ragionamenti storici, vive di presente e soprattutto deve in qualche modo coprire i buchi di una immensa quantità di danaro fasullo e in questo caso gli stati da soli non possono mettere riparo alla situazione, nemmeno vendendo i beni e ipotecando il futuro. Così si deve pensare a una “raccolta forzosa” tra i privati. Perciò fate attenzione a questa seconda tabella R_123519244_11 a sinistra che indica grosso modo quale percentuale di ricchezza si calcola bisognerebbe prendere direttamente dagli investimenti privati per riportare il debito complessivo al livello del 180 per cento. Come si vede si tratta dell’11% per la Germania, del 19% per la Francia, del 24% per l’Italia, del 56% per la Spagna e addirittura del del 113% per la Grecia defunta. E’ del tutto evidente che occorrerebbe un profondo ripensamento dei teoremi economici che ci stanno buttando giù dal burrone e anche una capacità di invenzione teorica e sociale per saltar fuori da una situazione che comunque non ha vie di uscita se non il default, l’impoverimento estremo o la rivolta sociale. Il limite del 180 per cento del debito globale è solo teorico e già di per sè denuncia una impossibilità pratica. Del resto lo studio da cui sono tratte le tabelle sono della più grande società di consulenza finanziaria, la Boston Consulting Group, che ha intitolato la propria analisi “Ritorno alla Mesopotamia”? facendo direttamente riferimento all’uso tra Sumeri e Babilonesi ( ma in seguito anche tra Greci e Romani) di cancellare periodicamente i debiti. Comunque sia è abbastanza chiaro che a Cipro si sta tentando il primo prelievo forzoso, approfittando della marginalità dell’isola e delle sue particolari condizioni geo politiche e finanziarie. E anche tutte le singolari manovre politiche e presidenziali che vediamo in Italia, con la cocciuta persistenza del governo Monti, non possono che inserirsi in questo quadro di rapina, nell’attesa di un condono, questa volta altrettanto forzoso e altrettanto inevitabile del debito che avverrà con il ritorno alle monete nazionali. Non senza però aver fatto tutto il bottino possibile. Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/author/ilsimplicissimus2/ 2.04.2013

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Monti prima di abbandonare palazzo Chigi fa un regalo alle assicurazioni

di Angelo Pisani Prima di abbandonare Palazzo Chigi, Monti e il suo governo tecnico fanno l’ultimo regalo a banche e assicurazioni. Infatti giovedì 28 marzo e’ stato preparato, pronto per essere approvato, il decreto taglia risarcimenti per le vittime di incidenti stradali e della Malasanità con una tabella medico-legale e una di valutazione monetaria per le lesioni da 10 a 100 che riduce gli importi risarcitori di circa il 60%. Questa tabella non è quella approvata dai vari organismi scientifici nel corso degli anni perché ha subito un coefficiente di abbattimento assolutamente non previsto. E ciò accade proprio mentre il Tribunale di Milano ha appena pubblicato quella nuova con gli incrementi per la svalutazione. Tutti i cittadini e le vittime della strada fanno appello al Presidente Napolitano perché da ultimo baluardo degli Italiani non firmi questo decreto che mortificherebbe ancora di più tutti coloro che hanno già tanto sofferto. “Questo è un altro regalo dell’ex presidente Monti ai poteri forti” – lancia l’allarme l’avv. Angelo Pisani, presidente di NOI Consumatori Anti-Equitalia. E continua: “Il governo Monti ha più volte tradito gli Italiani, ora vuole svendere la salute umana e i diritti delle persone che hanno subito grandi sofferenze. L’associazione NOI Consumatori si batterà per difendere i danneggiati e le vittime della strada e della Malasanità, ma sarebbe fondamentale una mobilitazione generale di tutte le associazioni a tutela dei cittadini.” www.noiconsumatori.it tramite www.nocensura.com

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Il candidato su cui avrebbero trovato l’accordo Berlusconi, Bersani e Monti non sarebbero Marini o Amato

17:54 – Spunta un’ipotesi clamorosa per il Quirinale: il candidato su cui avrebbero trovato l’accordo Berlusconi, Bersani e Monti non sarebbero Marini o Amato, come tutti stanno dicendo in queste ore, ma Mario Draghi. L’attuale presidente della Bce avrebbe tutte le caratteristiche per rispondere a un’esigenza di cambiamento e nello stesso tempo di capacità di gestione della difficile fase istituzionale ed economica.

Inoltre lascerebbe libero il posto a un tedesco alla Bce, aiutando a rasserenare i rapporti fra Italia e Germania. E permetterebbe a Mario Monti, nel delicato scacchiere della diplomazia europea, di andare a prendere il posto di Van Rompuy: anche l’ultima casella, in questo caso, sarebbe sistemata. Solo una delle tante voci che si ascoltano in queste ore nei corridoi romani?

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La prova matematica della impreparazione di Monti

Secondo voi il governo Monti ha aumentato le tasse, fra cui l’IVA, per aumentare le entrate o per diminuirle? Io penso che la perversione mentale di certa gente non sia così contorta, e credo alla versione ufficiale: per aumentare le entrate. Ecco quindi che, a distanza di un anno, abbiamo la prova provata della inconsistenza, inadeguatezza, miopia intellettuale ed economica di questi “professoroni“, questi “bocconiani” che non capiscono nenanche le verità più elementari, e cioè che superato un certo limite, l’aumento delle aliquote causa una diminuzione delle entrate. Come si vede nella tabella, nel primo trimestre 2013 il gettito IVA è calato dell’8,6& rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, continuando il trend in calo cominciato l’anno precedente, a seguito del passaggio dell”IVA dal 20 al 21%.

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  1. SuperCOP scrive:
    23 maggio 2013

    La definizione non poteva essere più precisa: “professoroni bocconiani”. Già con queste due parole abbiamo l’identità di queste persone: da buoni docenti universitari tengono fede a un credo comune a quasi tutti questi insegnanti: la teoria dice che… io faccio così! Ne ho avuti anche io di professori del genere in università e ci ho pure discusso in alcuni casi: certo, la teoria è la base per conoscere l’argomento, ma poi analizza in che contesto la applichi, accidentaccio! E come se dicessi che la teoria afferma che lo standard dei fornelli di una cucina casalinga deve essere di 100×70 cm, quindi io devo mettere in cucina un piano cottura di 100×70 cm. Trovo uno spazio di 99×69 ma, siccome la teoria mi dice che lo standard è 100×70, io devo a tutti i costi inserire il 100×70, anche se magari devo limare un pezzo di armadio o fare una scanalatura nel muro della stanza. Ma dove è la testa? Hai uno spazio da 99×69 e la teoria dice 100×70? Ok, adattiamo i fornelli 100×70 allo spazio che ho riducendo la distanza tra i fuochi e ottendendo un piano cottura di 95×65. Non è stata ottenuta forse la stessa cosa adattando la teoria di base al contesto in cui mi sono trovato? Ma sembra che questo semplice esempio, che richiede solamente un piccolo ragionamento logico, non sia nello standard di queste persone che, teoricamente, giusto per usare un gioco di parole, dovrebbero sapere di tutto e di più della loro materia ma, praticamente, sanno meno di niente su come applicarla nella pratica quotidiana. E si che non mi pare difficile ragionarci su un pochino: ho una certa quantità di tasse che garantiscono le entrate dello stato, come è vero che un’altra buona quantità di soldi restano nell’insieme delle tasse evase. Perchè ci sono gli evasori? Perchè a una minore quantità di tasse pagate corrisponde un maggior guadagno che si traduce in un maggiore benessere per la persona. Analizziamo il tutto: ho le tasse attuali ma anche molta evasione. Cosa si può fare? Aumentare le tasse? Ok, ci saranno maggiori entrate nell’immediato, ma poi le persone sicuramente si industrieranno per trovare nuovi escamotages per evaderle, quindi il risultato sarebbe: uguali o minori introiti e aumento dell’evasione. Diminuire le tasse? All’inizio ci saranno minori introiti, ma poi le persone, accorgendosi che più di tante tasse non ne pagano, saranno più incentivate a regolarizzarsi sapendo che oltre una certa percentuale non si va, quindi le enrtrate torneranno alla quantità precedente e, in seguito magari aumenteranno anche. Fine del ragionamento. Non mi sembra che tutto ciò sia così bestiale da non riuscirci a pensarlo: ci sono riuscito io, che sono un medico, non un economista, figuriamoci loro! Solo che, secondo me, non lo vogliono fare di proposito.

  2. Andrea Cavalleri scrive:
    23 maggio 2013

    Caro Alberto, il motivo principale per cui Monti ha aumentato l’IVA (e ora Letta la vuole aumentare di nuovo) non è per incrementare le entrate, ma per stare nei parametri di Maastricht. Dato che fa fede il rapporto debito/PIL e che questo rapporto deve essere sufficientemente basso, si può agire sui due fattori del rapporto: o diminuire il debito o aumentare il PIL. L’aumento dell’IVA produce un aumento del PIL (in modo non solo avulso dall’economia reale, ma addirittura dannoso per essa) e questo basta ai cretini scientifici della bocconi (minuscolo voluto). Non essendo capaci di ridurre il debito, provano ad aumentare il PIL a forza di tasse, felici come degli apprendisti stregoni che hanno scoperto l’acqua calda. Dopotutto lorsignori devono solo sistemare dei numeri, di certo non si preoccupano che i numeri corrispondano a qualcosa: “se la realtà non si accorda con la teoria, tanto peggio per la realtà” (Hegel) I “grandi economisti” stanno facendo delle operazioni che ricordano molto da vicino i biscazzieri da mercatino con il gioco delle tre tavolette, la rossa vince!

    • duxcunctator scrive:
      26 maggio 2013

      Andrea, il tuo commento “tecnico” stuzzica la mia formazione da ingegnere e l’antica familiarità coi numeri, non completamente morta. E mi spinge a farti notare che ciò che tu affermi è vero se e solo se il famigerato rapporto indebitamento/pil considera al denominatore un pil “preventivo” o “teorico” o “a priori”. Ma, se invece (come penso), nel suddetto denominatore vi è un pil “consuntivo” o “effettivo” o “a posteriori”, allora è proprio la tabella postata da Alberto a mostrarci che vi è una diminuzione ASSOLUTA e non solo PERCENTUALE del pil (appunto perché vi è una diminuzione ASSOLUTA e non PERCENTUALE dell’iva calcolata sul pil stesso). Quindi, vi sono due diminuzione ASSOLUTE (e non PERCENTUALI): sia quella delle entrate (di cui l’iva fa parte, assieme alle altre tasse e imposte, dirette e indirette) che quella del pil. A questo punto, ci sarebbe da capire cosa comportano queste due contemporanee (e, in generale, NON equipercentuali) diminuzioni assolute al famigerato rapporto indebitamento/pil. Dove l’indebitamento è pari a: (USCITE – ENTRATE) Bisognerebbe recuperare qualche dato e poi farci qualche calcolo sopra. Ma non mi stupirei se, alla fine, non ne derivasse un’effettiva diminuzione del famigerato rapporto. Non sono semplici “giocatori delle tre carte” coloro che ci governano. Sono veri e propri “acceleratori”, ma al modo che Dio ha in abominio. E quindi il loro approccio è quello, caratteristico, del “tanto peggio, tanto meglio”.

    • duxcunctator scrive:
      26 maggio 2013

      Ritorno sul calcolo del famigerato rapporto indebitamento/pil, dove il numeratore (ossia l’indebitamento) è definito come: (uscite – entrate) Quindi, si tratta di calcolare cosa succede al rapporto (uscite – entrate)/pil all’aumento dell’iva (di prossimo innalzamento “e.lettiano” al 22%) Abbiamo visto che il gettito iva diminuisce. Diciamo in una percentuale pari a x (dove x potrebbe essere pari all’8%. Ma è un dato che si recupera da quelli a disposizione da settembre 2011 ad oggi) Ergo, diminuisce il gettito delle entrate, nel suo complesso. Quant’è, proporzialmente, il gettito iva in rapporto alle entrate complessive? Diciamo y (e questo è un dato da recuperare dalle serie storiche) Allora, nell’ipotesi che le altre voci d’entrata restino invariate al variare della percentuale iva (ed alla diminuzione assoluta del relativo gettito), ecco che si vede che la diminuzione percentuale della voce “entrate” è pari a x*y. Per dare un esempio numerico: immaginiamo che il gettito iva sia diminuito dell’8% e che l’iva stessa sia pari al 50% delle entrate totali: significa che queste ultime sono diminuite del 4% (e chi non ne fosse convinto può averne la controprova assegnando dei valori determinati al gettito d’iva e poi constatare cosa succede al valore delle entrate complessive dopo la variazione percentuale del gettito d’iva) Cosa supponiamo essere accaduto alle “uscite”? Che siano restate invariate? Così non è, perché lorsignori vogliono tagliare e limare per massimizzare lo stato di disagio. Ma per il momento assumiamo che sia così. Allora, a fronte di una diminuzione del 4% delle entrate, significa che la voce (uscite – entrate) è aumentata. Ossia è AUMENTATO il numeratore del famigerato rapporto. Il che, con la contestuale DIMINUZIONE del pil (che del famigerato rapporto è il denominatore), comporta l’AUMENTO del famigerato rapporto stesso (un rapporto aumenta o perché aumenta il numeratore – “quello che sta sopra”- o perché diminuisce il denominatore -”quello che sta sotto”. Nel nostro caso, accadono ENTRAMBE le cose) Quindi, se non diminuiscono anche le “uscite” (che abbiamo poi detto è quanto gli interessa di più, a lorsignori), la manovra sull’iva determina un AUMENTO e non una DIMINUZIONE del famigerato rapporto. Allora, vediamo di quanto devono diminuire le “uscite” affinché il famigerato rapporto diminuisca. Intanto, abbiamo detto che l’aumento dell’aliquota iva produce una diminuzione (quantificata nella misura dell’8%) del gettito iva totale. Ciò corrisponde, come scritto nella prima risposta ad Andrea, ad una diminuzione (e non ad un aumento, come sostenuto da Andrea) dello stesso pil. Ma a quanto è pari, in percentuale, questa diminuzione? Per determinarla, c’è da partire dalla definizione di pil (“valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo”) e da quello si arriva alla relazione con il gettivo iva. E poi bisogna ricordare che l’iva si scarica integralmente sui beni finali e che tutti i passaggi precedenti all’ultima transazione, quella che vede coinvolto il consumatore finale, si auto-compensano. Ma, non avendo il tempo, ora, di arrivare a determinare questa relazione, mi limito a denominare “x” la relativa diminuzione percentuale del pil. Quindi, a fronte di una diminuzione del gettito iva pari all’8%, abbiamo una diminuzione del pil pari al x%. Ipotizzando che l’iva sia il 50% delle entrate, le stesse diminuiscono, come detto in precedenza, in misura pari al 4% (nell’ipotesi che le altre voci d’entrate restino invariate alla diminuzione del gettivo iva. Altrimenti, se esse pure diminuiscono, la diminuzione delle entrate complessive sarà maggiore) Se le uscite diminuiscono del’identica misura del 4%, ecco che l’indebitamento pubblico che sta al numeratore del famigerato rapporto (e pari a “uscite – entrate”) diminuisce anch’sso dell’identico 4% E, a fronte di una diminuzione del pil pari ALLA META’ di quella del gettito iva (quindi, se il gettito iva diminuisce dell’8%, il pil diminuisce del 4%), si ottiene effettivamente una diminuzione del famigerato rapporto. Mi sono divertito, nelle ultime due ore, a buttar dentro un foglio excel i dati seguenti (in milioni di euro), e ipotizzando che il gettito iva sia pari al 50% delle entrate totali: pre variazione aliquota iva: pil = 1400 entrate da gettito iva = 350 entrate totali = 700 uscite = 780 indebitamento = 80 famigerato rapporto = 0,06 (ovvero: 6%) Ipotizziamo ora: 1) entrate non iva costanti al variare dell’aliquota iva 2) la variazione dell’aliquota iva causa una diminuzione di pil pari al 50% di quella causata al gettito iva e introduciamo i seguenti dati di input: a) diminuzione uscite pari al 4% (i vari “tagli” o “spending review” che si vogliano chiamare) b) diminuzione gettito iva pari all’8% Quali valori otteniamo a valle della variazione dell’aliquota iva, decretata dai nostri bocconiani (prima) e sant’anniani (ora) premier? Eccoli. post variazione aliquota iva: pil = 1344 entrate da gettito iva = 322 entrate totali = 672 uscite = 748,80 indebitamento = 76,80 famigerato rapporto = 0,0571 (ovvero: 5,71%) Modifichiamo ora la seconda delle ipotesi suddette e ipotizziamo che la diminuzione del pil a seguito della variazione dell’aliquota iva sia pari a UN QUARTO della diminuzione del gettito iva. Quindi ad un 8% di riduzione del gettivo iva, corrisponde il 2% di riduzione del pil Si vede che, a parità di variazione di indebitamento (una diminuzione del 4%, avendo “tagliato” del 4% le uscite), il famigerato rapporto scende al 5,59% Ecco come i nostri illuminati governanti riescono effettivamente a far “rientrare” il famigerato parametro (perché il neo-dogma orwelliano afferma che esso deve essere il fine supremo di ogni azione di governo) e, contemporaneamente, ottenere l’affamamento ed il controllo dei loro governati (che è quello che più gli preme, da bravi “acceleratori” abominevoli quali hanno scelto di essere). Quindi, tutto meno che “impreparati”, Alberto. Sono preparati, anzi: preparatissimi. Prima lo capiamo e meglio è per tutti. PS: se ritieni che ti possa essere utile, ti invio il foglio excel

  3. Eliseo scrive:
    25 maggio 2013

    Com’è mia abitudine farò una super semplificazione: L’obbiettivo di questi criminali, per usare un termine benevolo, non è evidentemente raccogliere denaro. Essi infatti creando a volontá denaro dal nulla non hanno bisogno di denaro ed il loro obbiettivo non è affatto raccogliere denaro. Ciò che vogliono, il loro obbiettivo è chiaramente distruggere la nostra nazione: depredare e saccheggiare tutto ciò che possediamo: i beni reali degli italiani, le loro case, le loro imprese, le loro conquiste, i risparmi di tanti anni di sacrifici Questo é ciò che vogliono. Io sono favorevole a dare a questi ladri e traditori ciò che meritano: Un colpo di Giustizia Divina alla schiena. Durante un mio recente viaggio in Italia ho potuto constatare quale sia la realtà italiana: le città hanno perduto il loro aspetto. Non esiste quasi il rapporto umano tra le persone. Entrando in un bar o un negozio, colpisce l’atteggiamento falso del personale attendente. L’impero dell’ipocrisia, della falsità, rivestita di un formalismo di educatissime belle maniere e formale magniloquenza profondamente false, anche e specialmente quando pronunciate da persone in abiti esageratamente elegenti. Ad una ragazzina di circa 12 anni che fumava dissi: “guarda che le sigarette ti rovinano la salute. Di`una preghiera allo Spirito Santo di Iddio che ti aiuti a smettere di fumare. La risposta di quella: “Si, crederci a Gesù Cristo!” Ma dove siamo arrivati, signori miei?

  4. Andrea Cavalleri scrive:
    29 maggio 2013

    Caro duxcunctator, ho sbagliato a presentare il rapporto perché inavvertitamente avevo pensato il PIL al numeratore e il debito al denominatore, anziché, come hai fatto correttamente tu, il contrario. Resta il fatto che questo rapporto deve essere abbassato (il vincolo di Maastricht, per cui fu fatta deroga a Belgio e Italia era del 60%) quindi il ragionamento vale comunque: per abbassare il rapporto bisogna aumentare il denominatore (PIL) e/o diminuire il numeratore (debito). Continuo a pensare che siano più cretini che disonesti, così come Rosy Bindi è più bella che intelligente.

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    11 giugno 2013

    Glauco Benigni divulga uno dei meccanismi più opachi della tecnofinanza, il processo con cui si determina lo spread. E scopriamo che il congegno letale nasce in Italia…

    di Glauco Benigni L’argomento appare ammantato da fitte nebbie. È difficile trattarlo in linguaggio corrente in quanto le scarse fonti sono costellate da definizioni tecnofinanziarie angloamericane. La sua storia inoltre è innervata da scelte e decisioni politiche spesso inspiegabili. Una questione da Iniziati veramente “esoterica”, nella quale “pochissimi”, come vedremo, hanno messo e mettono le mani. Una questione però da divulgare, in quanto ogni giorno, i suoi esiti generano pesanti ricadute sugli Stati (ex Sovrani) e sulle famiglie che abitano in Europa. Su milioni di individui che sono inconsapevolmente, ma al dunque, i “prestatori di ultima istanza” del Debito Sovrano e quindi i garanti di quei cambialoni, detti BOT e CCT, che gli Stati danno alle banche in cambio di denaro. Questa è la mini-Storia di Sua Maestà lo SPREAD e del luogo virtuale dove i suoi valori oscillano incessantemente. Una Storia che, “stranamente”, non è mai comparsa con la giusta evidenza nei media mainstream. Una storia le cui origini risalgono ormai a 25 anni fa e i cui protagonisti rimangono grossolanamente “evocati”. Li chiamano i Mercati. La definizione assicura un’impermeabile anonimità. in particolare a uno dei mercati: il famigerato “secondario” di Londra, anche noto nei Pub della City come Jack lo Squartatore. Se si effettuano delle ricerche però, affiorano nel web antiche tracce di gesti e decisioni rilevanti. In un’intervista rilasciata a Specchio Economico nel 2007, Gianluca Garbi, ex consigliere del Ministero del Tesoro, esperto finanziario con incarichi allaBanque Paribas e alla JP Morgan, collaboratore di Mario Draghi, afferma: «Nel 1988 il Ministero del Tesoro, per assicurare una corretta gestione dei Titoli del Debito Pubblico e per indicare anche in modo trasparente i prezzi, istituì un Mercato all’ingrosso dei Titoli di Stato basato su un circuito telematico.» Un mercato all’ingrosso dei cambialoni di Stato? Telematico? E chi gliel’ha suggerito al Tesoro nell’88? Garbi, attualmente Amministratore Delegato di Banca Sistema, conosce bene la questione perché giustappunto Mario Draghi, dieci anni dopo l’esordio di quel particolare Mercato, lo nominò nel 1998 Presidente del Consiglio di Gestione dell’MTSMercato dei Titoli di Stato. «Nacque così – continua Garbi – una vera e propria Borsa del Debito Pubblico in cui ogni giorno vengono scambiati 110 miliardi di euro». MTS dunque. Jack lo Squartatore ha un nome. Un acronimo, che all’origine, significa Mercato Titoli di Stato. Se si chiede però oggi“MTS” ad un motore di ricerca del web si rinviene una definizione diversa, ancorché sovrapponibile. Ciò che appare infatti è: MTS Group – Market of Treasury Security, (mtsmarkets.com) una società con uffici a Londra, New York, Milano e Roma che, grazie ad una elegante sito, ci racconta una storia aggrovigliata ma molto interessante. Nonostante sia iniziata in Italia, la Storia è narrata ed è rinvenibile solo in inglese. È vero, conferma la brochure, «tutto comincia nel 1988». A quel tempo in Italia due importanti uomini politici: Giuliano Amato, nel ruolo di Ministro del Tesoro e Carlo Azeglio Ciampi, nei panni di Governatore della Banca d’Italia hanno una folgorante intuizione, unsatori degno dei grandi geni delle nuove tecnologie: “Cominciamo a offrire Titoli a reddito fisso emessi dallo Stato non più e non solo secondo le tradizioni, ma con le modalità offerte dalla contrattazione su reti digitali. Ne abbiamo facoltà.” In pratica un Mercato che, probabilmente ispirato dal successo di Nasdaq, si collocava nel solco della Rivoluzione Digitale in corso. Geniale! Degno, come dicevamo, di Guru informatici ispirati da una chiara visione tecnofinanziaria. Un modo di comprare e vendere che, da quel momento in poi, avrebbe travolto ogni precedente rituale di scambio dei Titoli di Stato. I BoT, i CCT (e simili) dei nonni e delle zie rimaste vedove… quelli che sarebbero stati in seguito definiti Bond, diventavano Securitiestrattabili e scambiabili a grandissime velocità in ambiente “digitale ubiquo”. Una parte degli scambi si continuava (e si continua) a fare “a voce”, ma la tendenza da accreditare era (ed è) quella di usare al massimo i sistemi online. Fin qui tutto bene. L’MTS era stato “inventato” dagli italiani e restava di proprietà e sotto il controllo degli italiani. Per 4 anni si procede, per fasi progressive, alla sperimentazione-evoluzione del sistema. Nel 1992 l’MTS consolida l’uso di una suapiattaforma proprietaria che diventa il suo vero pezzo forte. Nel 1994 vengono introdotti sistemi di controllo ulteriori. Nel 1997 lancia il mercato elettronico delle “repo transactions”, i Pronti contro Termine. Il 1997 è anche l’anno della prima svolta. Nel 1998 l’MTS vieneprivatizzato: ovvero trasformato in soggetto giuridico di diritto privato. Per l’esattezza una SpA, di proprietà di 52 istituti bancari, operante comunque sotto la supervisione della Banca d’Italia, del Ministero del Tesoro e della Consob. È a questo punto che entra in scena Gianluca Garbi. Sotto la sua guida l’MTS continua a svilupparsi e comincia a rappresentare un modello in diversi paesi d’Europa e nel mondo. Addirittura sostiene l’attivazione e assume partecipazioni in alcuni mercati locali simili,interfacciando 250 istituzioni finanziarie. Un primato! Un successo che, nel mondo, tutti ci invidiano. Strano ma vero: oltre che per la pizza, la moda, la Mafia e il Bel Canto, gli italiani (alcuni italiani) assumono la leadership in uno dei settori più strategici della contemporaneità. E tutto nell’assordante silenzio dei Media italiani. Il valore della Società passa da 6 a 245 milioni di Euro. Fantastico! «A partire dal 1999 – continua Garbi nella sua intervista – il modello MTS è stato esportato in tutti i Paesi dell’area Euro in seguito alla creazione di una piattaforma paneuropea, l’EuroMTS.» Nel 2001 l’MTS SpA si fonde con l’EuroMTS. Nel 2003 viene lanciato l’indice EuroMTS: «primo indice di titoli statali per l’area dell’Euro – continua Garbi – calcolato in tempo reale e totalmente indipendente e trasparente», vengono anche avviati «il New EuroMTS e l’EuroGlobal MTS. Il primo per lo scambio di bond denominati in euro ed emessi dai Governi entrati a far parte dell’UE. L’altro per lo scambio dei bond emessi da Governi non UE. Un’insalatona ricca. Veramente appetitosa. Non c’è che dire. Tant’è che comincia a suscitare gli appetiti dei Moloch. «Nel novembre 2005 – ricorda Garbi – Euronext N.V., che raggruppa le Borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, il Liffe e la Borsa Italiana, acquisisce la maggioranza della MTS SpA. . sul tavolo sono arrivate ben 17 offerte d’acquisto e oggi l’azionista di maggioranza, attraverso la holding MBE, è il gruppo formatosi tra la Borsa di New York e l’Euronext». E qui l’MTS smette di parlare e tenere conti in italiano. Comincia a sciogliersi nel grande mare della finanza globalizzata. Perché? «La fusione con Wall Street – dice Garbi – potrebbe portare ulteriori opportunità di crescita per tutto il Gruppo.» Potrebbe! In effetti il 2006 è un anno record: i volumi di compravendita aumentano del 13,5%; la società registra un Ebit (guadagno prima delle tasse) di oltre 16,7 milioni di euro; mantiene la leadership nel mercato Interdealer e nel settore reddito fisso europeo, attira addirittura gli interessi della Borsa Cinese e lancia MTS Israel, che in poche settimane raggiunge volumi di scambio superiori al miliardo di euro. «L’alchimia funziona – dicono i Boss – vediamo come tramutare in oro i sogni e i bisogni della gente». Da quel momento si crea infatti una specie di bacino virtuale, unlago digitale di bonds, alimentato dalla esigenza degli Stati di ottenere denaro in una stagione in cui non possono più stampare moneta. È qui, al mercato secondario MTS, che si rivolgono gli Stati che hanno adottato l’Euro, più ogni Stato che sta per adottarlo (era il tempo della Slovenia), più Israele. È qui che si trattano le emissioni a reddito fisso. È qui che le Banche manifestano il loro interesse ad acquistare. Usiamo il termine lago digitale perché, secondo alcuni analisti birboni, la configurazione assunta a quel punto dall’MTS avrebbe potuto favorire una vera e propria mattanza, in cui alcuni Stati giocavano la parte dei tonni e le reti dei compratori (vedremo poichi) giocavano la parte delle tonnare. E tutto per una brillante intuizione degli italiani. Però! In quei giorni Garbi così commentava orgogliosamente: «Oggi ogni stato che adotta la moneta unica si rivolge all’MTS per la gestione del mercato secondario . io ho sempre voluto sottolineare la capacità di una società italiana di rivestire una posizione di leadership internazionale . il mercato europeo dei titoli di stato oggi ha sede in Italia, così come la BCE si trova a Francoforte e il Parlamento Europeo a Strasburgo. . anche per questo ho sempre insistito affinché vi fosse personale preparato di diverse nazionalità e di varie culture. Ve ne sono rappresentate ben 17. L’85% parla almeno due lingue, l’età media è 34 anni, il 50% è costituito da donne ». Meraviglioso! Stando a Garbi dunque l’MTS, ancora nei primi mesi del 2007 aveva sede in Italia. Quanto fosse italiano è discutibile visto che la maggioranza – a sua detta – era finita nelle mani di Wall Street-Euronext . però il timone restava in mani italiane. La torta, come sempre, era infarcita di parolone quali: “opportunità di crescita, politiche globali delle grandi Borse, sviluppo della liquidità, trasparenza, efficienza, partnership strategiche . etc.”, gli abituali mantra della liturgia tecnofinanziaria praticata dalle élites. Ma la tecnologia tricolore era in grado di assicurare l’innovazione richiesta? «Purtroppo l’Italia importa nuova tecnologia – rispondeva sull’argomento Garbi – tuttavia per noi questo non è un freno ma uno stimolo.» In realtà non era proprio così. Nel 2007, nonostante l’orgoglio e le aspettative di successo italiano sbandierate da Garbi, Borsa Italiana, che possedeva il 60,37% diMTS SpA, si fonde con il London Stock Exchange e si crea il London Stock Exchange Group. Perché? Ancora: “opportunità di crescita, politiche globali, etc…” Qualche analista birbone invece dice seccamente: “Sudditanza finanziaria, ordini di lobbies transanazionali, interessi personali”. Non è la prima volta che Qualcuno aveva adombrato questa triste ipotesi. Già nella seduta del 6 aprile 2005, in un’interpellanza parlamentare, a pag. 18654, l’On. Aldo Perrotta affermava: «Dopo la privatizzazione del 1997 la MTS ha conquistato la leadership mondiale tra i listini dedicati ai bond governativi; attualmente però il 54% delle azioni sono in mano ad una società estera; il controllo in mano straniera potrebbe portare a crisi come quella dellaCitigroup; l’Italia non deve abbandonare più “pezzi di competenza” di finanza». E l’interpellanza concludeva con il classico appello: «se non sia il caso di adottare iniziative.» Aldo Perrotta, Deputato di Forza Italia eletto a Napoli, era considerato un personaggio “pittoresco”, però . aveva visto giusto.Sarebbe stato eccome il caso di adottare iniziative ma, come spesso accade in Italia, nonostante gli allerta, il danno si compie puntualmente. Tanto puntualmente che sembra programmato. I media, nel frattempo, distolti da altro, si guardavano bene dall’informare e commentare. Tutto normale. I boss del London Stock Exchange Group a questo punto, inevitabilmente, strapparono il timone dalle mani italiane e lo affidarono a Mr.Jack Jeffery. A settembre del 2009 l’uomo, che dal 1990 al 2001 era statomanager director della (guarda caso)Citigroup, considerato un grande esperto di digital brokerage e reduce dal’incarico di Direttore generale di una società detta (guarda caso)SuperDerivatives, si siede al tavolo di comando della MTS che, come abbiamo visto ormai è diventataMarket of Treasury Securities e conferma «il volume di scambio è in crescita: 2 trilioni di euro l’anno». Una bella cifretta. «La sua nomina è voluta da Xavier Rolet», potente chief executive del LSE. «La sua missione – scrive in quei giorni il Financial Newsonline – «è placare le grandi Banche d’investimento che nel 2008 hanno protestato perché il mercato dei bonds è stato aperto ad altri soggetti finanziari, tra cui i temuti hedge funds». Jeffery è tutto contento e dice che c’è tanto da lavorare «grazie al livello record di indebitamento dei Governi in tutta l’Eurozona.» Cioè: più si va verso il tracollo più noi diventiamo ricchi. Dal 2010 al 2012 la nuova MTS elabora procedure sempre più complesse per la gestione online delle compravendite (riportiamo per la gioia degli esperti: «Key upgrades to MTS Cash – MidPrice and Striker – and BondVision functionalities – Single Dealer Pages and MultiLeg») e acquisisce quali “clienti” l’Ungheria e la Repubblica Ceca, portando così a 17 il numero totale degli Stati europei che chiedono denaro alle banche attraverso l’MTS. A questo punto è bene farsi alcune domande. La scena operativa si è trasferita definitivamente alla City di Londra, sappiamo che tra London Stock Exchange e Nasdaq ci sono accordi, sappiamo che gli intrecci proprietari nel mondo dell’Alta Finanza conducono a grovigli impenetrabili, ma ufficialmente di chi è la MTS? La brochure risponde che «la Proprietà include i seguenti azionisti» (http://www.mtsmarkets.com/About-Us/Corporate-Information) e pubblica la lista di una ventina di banche che sono, ovviamente, le maggiori banche del mondo occidentale o loro rami (J.P. Morgan; Barclays; Deutsche Bank; Credit Agricole; Royal Bank of Scotland; BNP Paribas; HSBC; ABN AMRO; Citigroup; NATIXIS; Goldman Sachs; Societé Generale; Citibank; UBS, Merrill Lynch; Commerzbank; Credit Suisse). E gli italiani? Dove sono finiti gli “inventori”, i nipotini di Amato, Ciampi, Draghi? Quelli che – a detta di Garbi – l’hanno fatta grande? Ci sono. State tranquilli, ci sono. In testa c’è Borsa Italiana SpA, seguita da Intesa San Paolo, Sella, Mediolanum, Cassa di Risparmio di Rimini, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare di Bari, Unibanca, Corner Sim e BCC di Roma. La composizione azionaria al momento non ci è dato sapere. Ci si chiede però: “Come mai, a ridosso di Giganti Mondiali, trovano posto un numero relativamente così grande di piccole banche italiane?” “Qual’è il loro ruolo nelle decisioni prese dal board e quali i vantaggi all’Italia che dovrebbero derivare dalla loro presenza?” Non sappiamo. Si auspica un dibattito pubblico che però non è mai stato ancora iniziato. In ogni caso chi opera nel lago digitale dove ogni giorno si ammassano 90 miliardi di eurotonni-bonds? Questo più o meno si sa. A grandi linee, un drappello di 6 maggiori Istituti di Credito:Barclays, Deutsche Bank, RBS, Credit Agricole, J.P.Morgan e Societé Generale si siede al tavolo delle prime contrattazioni e valuta le offerte di bonds dei 17 Stati. È ovvio che i rappresentanti delle banche sono quelli che “fanno il prezzo“. È ovvio che il governo della nazione che mette all’asta i propri Titoli di Stato vive una certa ansia in attesa dell’accettazione o meno delle proprie richieste. È ovvio che ogni 5 minuti che passano, ogni mezz’ora che passa, ogni dubbio, ogni verifica richiesta dai compratori, abbassa il prezzo e/o alza il tasso di interesse. È ovvio che i compratori hanno un’influenza indebita e spropositata sui Governi e sui Popoli che i Governi rappresentano. La contrattazione è complessa. Vi confluiscono molti elementi determinati dalle economie locali e dai giochi della finanza globale. Ma intervengono anche valutazioni di natura propriamente politica e talvolta addirittura militari. Al dunque tutto si fonda su un concetto molto astratto: l’affidabilità di un Governo. Un concetto che però diventa concreto quando “affidabilità” si traduce in “capacità di un Governo di far pagare ai cittadini i debiti che hanno contratto i Governi che lo hanno preceduto”. I Grandi Compratori mettono a disposizione di un gruppo di altre 30 Banche i Titoli che si stanno trattando. Le 30 Banche mettono a disposizione di circa 1000 Istituti di Credito, disseminati sui territori, i Bond che sono stati acquistati. In quei lunghi momenti il batticuore dei Ministri delle Finanze e del Tesoro (teoricamente) aumenta a dismisura. In quei momenti, grazie a velocissime contrattazioni online, alle quali come abbiamo visto vogliono avere accesso solo Istituti Bancari, si succedono sequenze di prezzi tali che, alla fine del processo, il Titolo è disponibile agli sportelli delle Banche medesime per essere offerto (in gran parte) a quegli stessi cittadini-risparmiatori, che sono in definitiva sia i produttori del PIL che i garanti del Debito del loro Stato. In quei momenti i Grandi Compratori dirigono il traffico di flussi strategici e vitali per gli Stati. In quei momenti i Grandi Compratori hanno facoltà di sostenere o mettere in difficoltà i Governi. E lo fanno inevitabilmente privilegiando i propri interessi. E lo fanno – spesso – chiedendo ricadute e privilegi su quei territori che hanno bisogno di accedere al credito. “Privatizza questa azienda… fammi comprare quest’altra . ostacola la produzione in questo settore . rallenta quella legge, accelera quest’altra”. Si chiama perdita di sovranità e globalizzazione passiva. Ci siamo dentro fino al collo. Chi più, chi meno, ci sono dentro tutti i paesi di Eurolandia. È all’MTS, fra l’altro, che s’innesca la miccia dello Spread. Al variare del comportamento dei Grandi Compratori, questo valore- parametro oscilla su e giù. Lo Spread si ottiene dal rapporto tra il tasso di interesse applicato ai bond di una nazione di Eurolandia e quello equivalente applicato alla Germania. La Germania infatti ha ottenuto lo status di paese di riferimento. Perché? Perché altrimenti non entrava nell’euro. La miccia dello Spread è tremenda. Quando il suo valore cresce, brucia velocemente, si avvicina pericolosamente alla bombabancarotta e giustifica rimozioni di Primi Ministri e membri dei Governi, emergenze “tecniche”, perverse e frettolose manovre finanziarie, licenziamenti di massa, suicidi, proteste di piazza e conseguenti scontri con morti e feriti. La scena è decisamente paradossale. Come si è giunti a tutto ciò?Come si può pensare di sostituire la giusta esigenza di un popolo di sopravvivere dignitosamente, magari andando a deficit come fanno tutti quelli che ancora possono, con il gioco usuraio sul bisogno indotto? Come si può pensare che un Debito Pubblico palesemente iniquo e gonfiato, accumulato in modo cinico, incauto e avido dai Governi che si avvicendano, debba e possa essere ripagato con privazioni, lacrime e sangue dai cittadini? Come si può giustificare che tale Debito Pubblico è raddoppiato nella sola Italia, dal 1994 ad oggi, passando da 1000 a 2000 miliardi di euro? Come si può sopportare che le sorti dei Popoli, sottratte ai Parlamenti, siano finite nelle mani di Mercanti anonimi, diabolici alchimisti che tramutano le nostre vite in oro per le loro casse?