“Agnus Dei” è un’espressione evangelica in lingua latina che significa “Agnello di Dio” e si riferisce a Gesù Cristo nel suo ruolo di vittima sacrificale per la redenzione dei peccati dell’umanità.
Con “Agnus Dei” o agnello pasquale si indica anche una particolare immagine della simbologia dell’arte ecclesiastica: un agnello che porta una croce, e che rappresenta appunto Cristo.

“Agnus Dei” è anche il nome comunemente attribuito alla litania che inizia con queste parole. È basata su Giovanni e viene utilizzata nella liturgia della messa durante i riti della frazione del pane e dell’immistione.
Nel rito anglicano, le parole dell'”Agnus Dei” possono essere cantate in inglese durante la Santa Comunione; il rito ambrosiano non prevede l'”Agnus Dei”.
L’immagine dell'”agnello di Dio” trova la sua origine prima nel culto dell’Antico Testamento e anzitutto nell’agnello pasquale degli Ebrei, il cui sangue, posto sugli stipiti delle porte, salverà dall’Angelo della Morte ed anche nel sacrificio quotidiano dell’agnello al mattino e al tramonto (Esodo). (fonte: Wikipedia)

Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo.
padre Antonio Rungi

“Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. E’ l’espressione che il sacerdote utilizza nella liturgia della celebrazione eucaristica prima di comunicarsi e prima di distribuire la comunione ai fedeli che si accostano alla mensa del Signore, avendo partecipato alla celebrazione della Parola e dell’Eucaristia, sui cui si struttura la Santa Messa. Un’espressione che è tratta dal Vangelo di Giovanni e che oggi noi ascoltiamo durante la liturgia della Parola della II Domenica del Tempo Ordinario dell’Anno Liturgico (Ciclo B). L’assemblea liturgica, a simile espressione di fede, risponde con un’altra dichiarazione di fede nel Signore, che si rifà al Centurione: “O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa (ovvero che tu entri nella mia casa, cioè nel mio cuore e nella mia persona), ma soltanto una parola ed io sarò salvato”.
La liturgia odierna ci riporta alla Festa del Battesimo di Gesù, celebrata domenica scorsa, come per richiamarci alla vera ed essenziale missione di Cristo nel mondo, quella appunto di eliminare il male ed il peccato. E’ ancora Giovanni sulla scena della professione della fede dell’atteso Messia, Figlio di Dio. “In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”. Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”. (Gv. 1,29-34).
Gesù, Figlio di Dio, è Colui che ci salva dal peccato, è Colui che con la sua Pasqua di Morte e Risurrezione riconcilia l’umanità con Dio Padre. Comprendiamo perfettamente la porta della missione salvifica di Gesù Cristo, apertamente dichiarata dal suo precursore e cugino, Giovanni Battista. Una portata di valore inestimabile, tanto da non essere compresa, allora, in un contesto religioso e sociale molto diverso dal nostro. “Come Costui può togliere il peccato” si chiedevano i sapienti del tempo, coloro che presumevano di gestire la misericordia di Dio a loro discrezione e ad indicare la presenza di Dio nel mondo mediante categorie del tutto sociologiche e politiche. Gesù si presenta e viene presentato da coloro che l’attendono con animo diverso secondo le categorie del vero Messia, dell’Agnello pasquale, che viene immolato per celebrare il vero passaggio alla libertà. Difatti, Cristo, Agnello immolato sull’altare della Croce è Colui che una volta e per sempre ha riconciliato il mondo con Dio, dopo la disastrosa caduta delle origini. Ora, noi comprendiamo nella fede che la Chiesa ci ha trasmesso la vera missione di Cristo nel mondo. Una missione che si rinnova, perché si rinnova e si attualizza il memoriale della Pasqua di Cristo nella celebrazione del suo sacrificio, in modo incruento, con la celebrazione eucaristica, memoria della sua Passione, Morte e Risurrezione.
La comprensione della missione di Cristo se oggi teologicamente risulta più chiara, non sempre trova riposta nella testimonianza di vita di coloro che, liberamente, hanno deciso di seguirlo, ovvero dei cristiani.
“Giovanni rese testimonianza dicendo: Questi è il Figlio di Dio”(Gv.1,29-34). Sull’esempio di Giovanni anche noi siamo chiamati a rendere testimonianza con gli occhi della fede sincera ed autentica che Gesù Cristo è davvero colui che è l’unico Salvatore del Mondo, ieri, oggi e sempre. Si tratta di vedere davvero in Cristo questa sua identità e sua missione. C’è chi potrebbe vedere ancora oggi una persona buona e giusta, che ha portato al mondo un messaggio ben preciso, che forse fu rivoluzionario al suo tempo, ma non vede in lui il Figlio di Dio ed il Salvatore, colui che è venuto a liberarci dal peccato. Per cui, chi non coglie questo aspetto importante della persona e della missione di Gesù non avverte il bisogno della conversione, della riconciliazione. Forse, a stento, avverte la necessità di vivere alcune dimensioni, come quella filantropica, del suo messaggio innovativo e rivoluzionario proposto nel suo Vangelo. Ma qui c’è un appello molto più profondo da fare nostro e da rilanciare mediante profonde convinzioni religiose personali. C’è l’appello a fare di Cristo il centro della nostra vita e della vita del mondo. Perché egli è venuto proprio per salvare il mondo. Accostarsi a Cristo sotto questo aspetto significa, oggi più di ieri, comprendere la nostra pochezza e debolezza, la nostra vera condizione, che è quella di essere peccatori. Ma sappiamo quando sia scemata la coscienza del peccato in un mondo come il nostro, ove tutto è permesso e legittimato e tutti si credono santi e, per ciò stesso, non bisognosi di salvezza e redenzione. Diventa difficile mediare il vero significato della venuta di Cristo tra l’umanità in una cultura atea, materialista, secolarizzata, globalizzata, tecnologica, scientifica che colloca ogni spiegazione nell’orizzonte della concezione scientifica. Concezione che si rivela incapace di spiegare ogni cosa, perché si arresta di fronte a tanti misteri della vita, tra cui quello dello stesso morire, della cattiveria e della perversione umana, dell’ingiustizia e dell’odio, della guerra e della sopraffazione tra gli uomini. Il mistero dell’iniquità come è chiamato biblicamente il peccato va compreso e spiegato alla luce della debolezza e della fragilità umana, che è conseguente al peccato originale. Cristo è venuto proprio per liberaci da tale schiavitù primordiale, per ridare la vera libertà dei figli di Dio a noi che, mediante la fede, vogliamo camminare in santità e giustizia davanti a lui, non senza fare scelte che richiedono forti rinunce, soprattutto a quelle che nella professione della fede sono chiamate e classificate come promesse battesimali. Noi, alla luce della Parola di Dio, anche oggi vogliamo rinnovare tali promesse e renderle effettive nella nostra vita.
Una linea di condotta morale la possiamo scorgere nel testo della II Lettura odierna, tratta dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi: “Fratelli –ci ricorda l’Apostolo delle Genti- il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impudicizia, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”. Tra i maggior peccati della nostra società c’è proprio l’offesa al proprio ed altrui corpo mediante la totale inosservanza del sesto comandamento di Dio. Su questi argomenti è opportuno interrogarci. Tutto è diventato lecito al di fuori e nel matrimonio. Non ci sono più freni morali a livello sessuale. Da qui le difficoltà che oggi si incontrano nell’assumersi l’impegno coniugale della fedeltà, della castità e della verginità per il Regno dei cieli, circa coloro che scelgono di seguire più da vicino nostro Signore. Il nostro corpo, ovvero tutta la nostra persona, è tempio dello Spirito Santo. Verso di esso è necessario avere grande rispetto. Per cui, è necessario superare la cultura edonistica e permissivista dei nostri giorni, per fare spazio alla cultura della semplicità, innocenza, purezza e bellezza interiore.
Bisogna diventare come Samuele, cioè testimoni della Parola di Dio nel nostro tempo, come ci ricorda la prima lettura di oggi, nella quale ci viene presentata la chiamata di Samuele a servizio dell’autorità. E Samuele rispondendo in pienezza alla chiamata di Dio “acquistò autorità poiché il Signore era con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”. Solo se Dio è con noi e dentro di noi che possiamo parlare agli altri con autorità, perché non sono le parole che assumono significato e acquistano potere, bensì tutta la propria vita, che ci auguriamo possa essere davvero santa. Il Papa, i Vescovi, i sacerdoti, i genitori e qualsiasi altra autorità nella Chiesa e nella società si rendono credibili non tanto per le cose che dicono, ma come vivono e testimoniano il Vangelo. Perciò, Giovanni Battista, indica in Gesù Cristo l’unico Figlio di Dio al quale credere e prestare fede. E noi vogliamo rinnovare questa fede ogni giorno, fortificandoci nel lottare contro le forze del male ed eliminando dalla nostra esistenza, per quanto ci è possibile, il peccato ed il male.

Gesù, Agnello di Dio

  • Scritto da Elena e Stefania
  • Pubblicato il 3 agosto 2010 ore 09:39

gesù,agnello di dio Dagli scritti di Padre Pio:

O Padre santo, quante profanazioni, quanti sacrilegi deve il pietoso vostro cuore tollerare!! Chi dunque, o Dio, prenderà le difese di questo mansuetissimo Agnello, che mai apre bocca per la causa propria e solo la apre per noi?… come potrei vivere io, sì debole e fiacco, senza di questo cibo eucaristico?… se ancora adesso col potente soccorso che Gesù ci ha lasciato in questo sacramento di amore, mi sento spesso sul punto di vacillare e di ribellarmi alla vostra volontà, che ne sarebbe di me se io vi pregassi e voi mi esaudiste, di toglierci Gesù da in mezzo agli uomini per non vederlo così malamente trattato?      (Ep.II,343)

Dagli scritti di Padre Pio:

Padre santo, vi scongiuro o di porre presto fine al mondo o di dar termine a tante iniquità, che contro l’adorabile persona del vostro Unigenito continuamente si permettono. Fatelo, o Padre, giacchè il potete; fatelo, perché tanto richiede l’amore che questo Figlio vi porta. Glorificatelo, come egli ha glorificato voi ed intanto, padre santo, dateci oggi il nostro pane quotidiano; dateci Gesù sempre durante questo nostro breve soggiorno in questa terra di esilio; datecelo e fate che noi ce ne rendiamo sempre più degni di accoglierlo nel nostro petto.    (Ep.II,344)

Dagli scritti di Padre Pio:

Pensiamo all’amore che Gesù ci porta ed allo zelo pel nostro benessere, e stiamocene tranquilli e non dubitiamo che egli ci assisterà sempre con cura più paterna contro tutti i nostri nemici. Se dipendesse da noi, mia cara, lo stare in piedi oh! Allora non ci staremmo mai. Al primo soffio cadremmo sicuramente senza speranza di più rizzarci. Più i nemici si moltiplicano e più voi dovete abbandonarvi nel Signore fiduciosa.      (Ep.II,140)

Dagli scritti di Padre Pio:

Le anime mondane, siccome non hanno nessuna cognizione di gusti soprannaturali e celesti, nel sentire un simile linguaggio muove loro le risa ed hanno ragione! Perché l’uomo animale, dice lo Spirito Santo, non percepisce quelle cose che sono di Dio. Esse, poverine, che non hanno altri gusti che di fango e di terra, non sanno farsi concetto della beatitudine, che le anime spirituali dicono di provare nel patire e nel morire per Gesù Cristo. Oh quanto meglio, se invece di fare le loro meraviglie e muoverne le risa, si chiamassero in colpa e ammirassero con silenzioso rispetto almeno, lo slancio affettuoso di queste anime che hanno un cuore ardentissimo di amore divino!     (Ep.II,345)

Tratto dall’Epistolario II, II edizione anno 1977 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.

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Il culto del sangue e della morte non è cristiano ma omicida

I gruppi di musica metal e gothic che fanno riferimento al sangue e alla morte sono innumerevoli. I titoli degli album e più ancora quelli delle canzoni di questi gruppi che fanno tale allusione sono troppo numerosi per poterli citare tutti. Ecco il nome di alcune tra queste band:

Germania Blood Assassin Crematory
Atanatos Destruction Postmortem
Inghilterra Blood of Christ
Australia Blood Duster
Brasile Sarcofago Sepultura
Cile Requiem
Finlandia Am I Blood Sarcofagus
Francia Admortem Mortuary
Italia Blood Stained Host Death SS Cultus Sanguine
Necrodeath
Messico Cenotaph
Norvegia Bloodthorn Gehenna Old Funeral
Polonia Damnation Dead Infection
Portogallo Afterdeath
Svezia Cemetary Dellamorte Dark Funeral
Mortiis
Stati Uniti Blood Ritual Autopsy Death
Blood Storm Black Funeral Death Angel
Dead World Deicide Six Feet Under

Constatiamo, infatti, attraverso gli sviluppi, che questo fenomeno è estremamente significativo, e più ancora ci rinvia spesso alle problematiche tradizionali riguardanti la magia e i riti sacrificali. Anche in questo caso, i soli limiti della provocazione non bastano a spiegare questo onnipresente riferimento a questi due elementi antitetici e simultaneamente complementari. Infatti, se il sangue e la morte sono due elementi gesù agnello sacrificaleradicalmente contraddittori nella cornice della vita biologica, poiché lo spargimento del primo trascina sempre la comparsa della seconda, sono tuttavia legati molto strettamente in una cornice sacrificale. Durante il sacrificio tradizionale, il sangue versato è effettivamente considerato come una controparte – l’oblazione – che accorda un’altra vita (quella spirituale) contro quella biologica, e precisamente mediante una morte provocata da tale sacrificio. In questa stessa cornice, il sangue non viene mai sparso, per così dire, gratuitamente, ma per ottenere un favore conseguente al suo spargimento. A questo punto, molto schematicamente, si impongono due ipotesi: in un contesto religioso, e non solo nella cornice del cristianesimo, ma in seno a tutte le religioni che ne fanno uso, il sangue riveste spesso un carattere propiziatorio nella prospettiva di ottenere sempre un bene più grande. Il sangue versato di una vittima chiama un’altra vita, una vita superiore a quella che sparisce precisamente attraverso la morte della vittima. Le predisposizioni del sacrificatore e le sue intenzioni in ciascuna delle procedure rituali, gli strumenti utilizzati per fare questo e soprattutto la perfetta esecuzione dei riti, ed infine il consenso del destinatario del sacrificio offerto, ciascuno di questi elementi complementari gli uni agli altri accordano in qualche modo tale o tal’altro potere al sangue versato, una vita spirituale, un’altra vita che verrà aggiunta a quella del committente. I più vetusti sacrifici sanguinosi dell’antica Grecia, come le ecatombi (letteralmente «cento buoi» offerti in sacrificio) erano offerti per ottenere la pace, la prosperità e soprattutto una lunga vita o l’immortalità al responsabile del sacrificio in questione.

In un’altra cornice, quella magica, o magico-religiosa, le virtù del sangue versato sono un po’ dissimili a quelle appena viste. Infatti, nella magia detta «simpatica» (ogni simile cerca il proprio simile), ma soprattutto nella teurgia (negromanzia), il sangue non viene considerato come un elemento propiziatorio, ma come un potere costrittivo a riguardo degli spiriti o delle forze evocate nella prospettiva di ottenere un bene superiore. Ciò che separa, molto schematicamente, le procedure in questione – magiche e religiose – risiede infatti nel modo di chiedere tale o tal’altro bene in nostro favore. Nel quadro delle nostre ricerche, sempre in seno al metal e al gothic, possiamo comodamente constatare che le allusioni o le evocazioni del sangue e della morte superano largamente il solo ambito musicale e artistico, ma fanno riferimento, sebbene molto spesso in modo maldestro e inadatto, alle procedure più o meno magiche, per non dire di magia nera. Potremmo certamente confutare punto per punto questa lettura e questo tipo di interpretazione, sempre a proposito del metal e del gothic, ma le numerose profanazioni di cimiteri perpetrate in Francia o in Europa in questi ultimi anni, così come i riti o pseudo-riti celebrati dagli stessi trasgressori (adolescenti o giovani in generale di un’età compresa fra dai dodici e i venticinque anni) provano che la maggior parte di queste stesse profanazioni si iscrive in un ambito magico-religioso o semplicemente magico, piuttosto che in situazioni derivanti unicamente da un spirito di contraddizione o di contestazione, così comune tra gli adolescenti. Il numero di questi reati è troppo importante perché possano essere solamente «degli atti di coraggio» o delle «bravate» per trasgredire un divieto. Ecco alcuni dei fatti in questione realizzati per la maggior parte in questi ultimi anni. Il 29 settembre 1994, Elie B., di ventitre anni, di professione macellaio, è stato fermato in seguito ad un traffico dicimitero profanato droga. Tale fermo ha permesso di mettere in luce l’esistenza di diversi circoli satanisti la cui esistenza risale all’inizio degli anni Novanta. Durante i loro intrighi, i partecipanti, la cui età media oscillava tra i venti e trent’anni, organizzavano sotto l’effetto dell’LSD dei pasti macabri con assunzione di carne cruda durante le notti di Luna piena. Nel luglio del 1990, alcuni di questi individui furono fermati una prima volta dopo avere distrutto dei monumenti funerari e profanato circa una cinquantina di tombe nel cimitero cattolico di Saint-Pierre a Marsiglia. Durante i mesi di marzo e di maggio dello stesso anno, altri fatti simili furono perpetrati nel cimitero di Aubagne 12. Nel dipartimento della Saône-et-Loire, in seguito alla profanazione del cimitero di Breuil, effettuata nella notte del 25 e del 26 agosto 1994, quattro giovani liceali del Creusot sono stati fermati e riconosciuti come gli autori del misfatto che consisteva in lapidi fatte a pezzi, crocifissi capovolti e nella profanazione di una tomba di un bambino. Questo arresto portò alla scoperta di una rete satanista strutturata e gerarchicizzata. Sembra che tale rete sia stata costituita all’inizio degli anni Novanta. Questo circolo contava tra i suoi adepti soprattutto liceali «reclutati» in occasione di serate musicali in cui si esibivano gruppi death metal. Durante gli anni 1990-1993, le chiese di Saint-Laurent e di Saint-Henry-du-Creusot sono state entrambe oggetto di tre tentativi di incendio doloso 13. Il 5 aprile 1991, nella cappella di Vaulry, un villaggio del dipartimento dell’Haute-Vienne, presso Limoges, numerose statue furono decapitate, un altare saccheggiato e furono rinvenuti diversi cerchi tracciati sul suolo di cui si fa uso durante i riti satanici. Questa cappella è stata spesso il bersaglio di praticanti di messe nere fin dalla fine degli anni Ottanta. Ecco alcuni fatti di criminalità satanica apparsi sui giornali negli anni 1996-1999.

Anno 1996

3 marzo Isle/Sorgue 50 tombe profanate e violazione di 2 urne
9 giugno Tolone Profanazione della tomba della sig.ra Mme Yvonne F.
27 giugno Reims Violazione di 10 cappelle funerarie e profanazione
2 luglio Rezé 120 tombe profanate
7 luglio Vieux-Berquin 112 lapidi distrutte nel cimitero britannico
8 luglio Saint-Sornin 70 tombe profanate; lapidi e croci distrutte
22 luglio Mulhouse 32 tombe danneggiate
27 luglio Remiremont 30 tombe profanate (croci distrutte o capovolte)
12 agosto Pierrefitte/Bois 90 tombe profanate e croci distrutte
27 agosto Brunehamel Incendio della chiesa e profanazione di 40 tombe
13 settembre Asnières/Oise 30 tombe profanate
20 ottobre Merville 79 tombe profanate (crocifissi e targhe distrutti)
1º novembre Concarneau Un centinaio di tombe profanate

Anno 1997

21 febbraio Decize Una cinquantina di tombe profanate (croci distrutte)
16 marzo Staffelfelden Una cinquantina di tombe profanate
20 marzo St-Jean-d’Angely 7 cappelle forzate, 4 pietre tombali rimosse
14 aprile Lexy 30 tombe profanate
15 giugno Espéraza 26 tombe e cripte profanate
5 luglio Cursan 12 tombe profanate e crocifissi capovolti
9 luglio Chaux Neuve 19 tombe profanate e crocifissi macchiati di sangue
12 luglio Montguyon 29 tombe profanate
7 agosto Mazingharbe 7 tombe profanate e ossa disperse
8 agosto Lione Profanazione della chiesa di N.-D.-de-la-Sauvegarde
15 novembre Saint-Brieuc 50 tombe profanate e crocifissi capovolti
23 novembre St-Michel 19 tombe profanate e crocifissi capovolti

Anno 1998

11 gennaio Monterfil 22 tombe saccheggiate
5 marzo Grasse Profanazione di numerose tombe e graffiti anticristiani
14 marzo L’Isle-Jourdain 800 croci capovolte nel cimitero
1º maggio Champ-sur-Drac 60 tombe profanate e crocifissi capovolti
1º maggio Champagnier 40 tombe profanate e crocifissi capovolti
24 giugno Échirolles 14 tombe profanate e crocifissi capovolti
30 luglio Briançon 35 tombe profanate e crocifissi capovolti
12 settembre Berling Pietre tombali distrutte e croci capovolte 14

Anno 1999

17 gennaio Roche-la-Molière 10 tombe profanate e croci spezzate
15 marzo Saint-Étienne Incendio doloso della Chapelle de la Palle
24 aprile Aubin 11 tombe profanate
27 aprile Bussy-S.-Georges 34 tombe profanate, tracce di rito satanico
11 maggio Bordes/Arize 5 cripte profanate con scritte sataniche
13 maggio Durban/Arize 20 tombe profanate, scritte sataniche
21 giugno Lanobre 35 tombe profanate e crocifissi capovolti
26 giugno Martigues 28 tombe profanate, scritte sataniche
18 agosto Villaudry 53 tombe vandalizzate e crocifissi distrutti

Certamente, la maggior parte degli autori all’origine di questi reati non saprebbe spiegare con perfetta coerenza i motivi dei loro atti, e non uno di essi è più o meno a conoscenza che questi diversi misfatti, in generale realizzati di notte, trasgrediscono una legge sociale o una deontologia croci tombali distruttericonosciuta in generale dagli uomini, al di là delle razze e delle civiltà, o trasgrediscono ancor più semplicemente ciò che è sacro. I cimiteri sono per eccellenza quei luoghi in cui la morte è come messa da parte, protetta e chiusa allo stesso tempo dentro muri di cinta, all’interno di corsie numerate. Già, nell’antichità, e specialmente nell’antica Grecia, gli uomini piantavano nelle necropoli o nei cimiteri dei cipressi, come per mostrare, attraverso quelle sagome slanciate verso il cielo, la loro volontà di accompagnare verso l’alto i defunti, verso il cielo, verso il mondo della luce e della pace. Inoltre, lo studio della preistoria e dell’etnologia ci insegna che una delle cose fondamentali che separa l’uomo dall’animale nel suo comportamento, per quanto ci si allontani nel tempo, è proprio la sepoltura. L’uomo, fin dal primo paleolitico, sapeva scolpire degli attrezzi, dipingere dei pittogrammi o delle pitture rupestri, ma soprattutto sapeva scavare delle tombe, pianificare i tumuli ed erigere delle pietre tombali all’intenzione dei suoi defunti. I cimiteri e i sepolcri fanno parte delle più antiche tracce archeologiche delle prime civiltà. Senza volere interpretare oltre modo le intenzioni dei nostri antenati, questo fatto quasi universale di scavare o di erigere una tomba per un proprio simile è assai caratteristico di ciò che l’uomo prova come timore nei confronti la propria sopravvivenza e di quella degli altri. Questa funzione ci separa radicalmente dagli animali. Ora, un atto di profanazione sconvolge questo ordine stabilito per la memoria degli uomini, ordine invalso attraverso le numerose cerimonie religiose che compongono il funerale. In questo senso, una profanazione assomigliagraffiti satanici ad un atto di magia in quanto questa pratica è il rovesciamento e il capovolgimento di un valore religioso acquisito o almeno rispettato dalla società degli uomini. Dunque, non è immaginabile pensare che questi giovani profanatori eseguano gli atti in questione spinti unicamente dall’impulso di contraffare, di distruggere, di rovesciare un tabù per puro spirito di contraddizione, anche se gli eccessi più folli possono abitare l’uomo nei momenti di depressione o nei diversi stati d’animo più o meno depressivi. Ciò che in definitiva ci spinge a questa affermazione sono le dichiarazioni di un buono numero di questi adolescenti o giovani che riproducono nei cimiteri ciò che è diventato loro connaturato a partire da un legame molto forte con questi gruppi musicali di tendenza metal o gothic. Grazie ad una grande quantità di interviste e di confidenze raccolte presso questi gruppi, o spesso tra gli adepti o i simpatizzanti di tutto ciò che ha a che fare con la magia o con l’occultismo, possiamo affermare che i giovani ammiratori (i fans) delle band in questione mettono più o meno in pratica ciò che ascoltano per ore nel corso delle loro giornate. Se si studia il black o il death metal, o le espressioni più classiche del dark wave, ci si rende agevolmente conto che esiste un rapporto automatico e meccanico tra le intonazioni, i ritmi e le sonorità di questo tipo di musicalità e coloro che l’ascolta, esattamente come accade nella magia. Non si tratta certamente di magia classica, potremmo dire, ma ciò non ne riduce l’efficacia terribile giacché gli incantesimi sono carichi di intenzioni blasfeme e apertamente vendicative.
Agnello, pecore, giardino

Perché a Pasqua si mangia l’agnello?

La tradizione di consumare l’agnello per Pasqua deriva dalla Pesach o Pasqua ebraica.
Infatti l’agnello fa parte dell’origine di questa festività. In particolare si fa riferimento a quando Dio annunciò al popolo di Israele che lui lo avrebbe liberato dalla schiavitù in Egitto dicendo “In questa notte io passerò attraverso l’Egitto e colpirò a morte ogni primogenito egiziano, sia fra le genti che tra il bestiame”. Ordinando, così, al popolo d’Israele di marcare le loro porte con del sangue d’agnello in modo che lui fosse in grado riconoscere chi colpire col suo castigo e chi no.
Inoltre in passato esisteva un comandamento riguardo la Pasqua ebraica che diceva di fare l’offerta dell’agnello il giorno 14 del mese ebraico di Nisan e di consumare quella stessa notte il sacrificio di Pesach.
(fonte:www.sapere.it)

Pasqua. Una strage

Vediamo cosa pensavano alcuni personaggi illustri, vegetariani, sulla crudeltà verso gli animali:
Verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, ed anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto…
– Leonardo da Vinci (1452-1519) …

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali.
– M. K. “Mahatma” Gandhi (1869-1948)

Nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana.
– Albert Einstein

Il problema degli animali non è “Possono ragionare?”, nè “Possono parlare?”, ma “Possono soffrire?”.
– Jeremy Bentham

La carne, il sangue, i visceri, tutto ciò che ha palpitato e vissuto gli ripugnavano… poiché alla bestia duole morire come all’uomo, e gli dispiaceva digerire agonie…
– Marguerite Yourcenar, “L’opera al nero

Con quale affetto, con quale pensiero o argomento il primo tra gli uomini ardì insanguinarsi la bocca, avvicinarsi alle labbra la carne dell’animale morto, ponendosi di fronte i piatti, le vivande e il cibo di corpi uccisi, le membra che poco prima belavano, muggivano, si muovevano e vedevano? Come poterono sopportare gli occhi di scorgere l’uccisione di animali scannati, scorticati e smembrati? E l’odorato come soffrì l’odore? E il gusto come non inorridì per la lordura delle piaghe altrui e il sangue e il marcio delle ferite mortali?
– Plutarco (46-120 d.C.)

Caro Leonardo “quel tempo” non è ancora arrivato. Mi dispiace deluderti ma l’uomo ancora oggi si ciba di animali. Anzi, la nostra specie per soddisfare il “bisogno” globale pratica vere e proprie stragi. E, purtroppo, caro Plutarco l’uomo contemporaneo non si è allontanato molto dal tuo “primo tra gli uomini”

Credo che il tempo per una mutazione delle coscienze sia ancora molto lontano. Finché la violenza e la crudeltà imperano la nostra specie rimarrà ferma ad uno stadio primitivo.
(fonte:informarexresistere.fr)

Gesù non mangiò agnello all’ultima cena”. Al di là della religione, un invito a riflettere.

Si avvicina la Pasqua, festa di rinascita ma non per gli animali: anche quest’anno saranno molte centinaia di migliaia gli agnelli e i capretti sgozzati in pochi giorni per una discutibile e crudele tradizione.
La LAV ha accolto con grandissima gioia le parole di Papa Benedetto XVI che ieri sera, durante l’omelia dopo la lavanda dei piedi, ha detto che Gesù non ha mangiato l’agnello nell’ultima cena e che non seguì la tradizione della Pasqua ebraica ma quella della Pasqua degli Esseni, che erano vegetariani. Il Santo Padre ha anche affermato che Gesù è stato il vero Agnello immolato per il bene di tutti.

Per fermare la “strage degli agnelli”, quindi, la LAV Sicilia ha scritto oggi una lettera appello a tutti i 18 Vescovi delle Diocesi dell’Isola; qui di seguito il testo:

Eminenza Illustrissima, fra qualche giorno arriverà la Santa Pasqua, giorno in cui festeggeremo la resurrezione di Gesù Cristo. Per noi fedeli, tale evento dona un significato ancor più grande alla Vita in tutte le sue magnifiche espressioni. La Natura stessa in questo periodo sembra gioirne, portando a fiore le piante e rendendo madri le creature di nostro Signore

Le stesse creature che San Francesco ci ha insegnato a considerare come nostri Fratelli minori. Come lui, altri grandi uomini della Chiesa ci hanno insegnato ad amare e rispettare il Creato e la Vita: per San Tommaso d’Aquino era “evidente che se un uomo mostra una pietosa compassione per gli animali, ancor più egli è disposto a comportarsi pietosamente verso i propri simili”. Anche Papa Pio XII, si rifece ancora a tale principio: “Ogni impulso di uccidere gli animali senza giustificazione, ogni maltrattamento e ogni crudeltà verso di loro vanno senz’altro condannati. Anche perchè tale comportamento esercita una nefasta influenza sull’animo dell’uomo e lo rende abietto”.

San Basilio vescovo di Cesarea scriveva: “O Dio, rafforza in noi il senso di fratellanza con tutte le cose viventi, con i nostri piccoli fratelli a cui hai dato questa terra come rifugio assieme a noi. Possiamo noi renderci conto che essi non vivono soltanto per noi, ma per se stessi e per Te, e che essi amano la dolcezza della vita tanto quanto noi, e Ti servono meglio nel luogo in cui sono che noi nel nostro”. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II, ancora vivo nel ricordo di tutti, nell’udienza pubblica del 10 gennaio 1990, riferendosi agli animali ebbe a dire che “anche loro derivano da un Soffio Divino”; commentando alcuni salmi del Libro della Genesi, il Pontefice ha parlato dell’azione creatrice dello Spirito divino spiegando che gli animali sono frutto di tale azione. Tali insegnamenti ci invitano ad amare e rispettare tutte le creature di Dio cercando di vivere in armonia con esse.

L’amore per la Vita che Gesù Cristo e tanti uomini della Chiesa dopo di Lui ci hanno insegnato stridono, però, con la tradizione che giustifica la costante mattanza della domenica di Pasqua. Anche quest’anno, infatti, si stima che almeno 7.000.000 di agnelli e capretti troveranno la morte per questa ricorrenza. La nostra preghiera oggi si rivolge a Lei, perché con le Sue parole possa invitare i fedeli a rinunciare alla carne e scegliere di imbandire le tavole della domenica di Pasqua con i cibi della terra in modo da festeggiare la Vita con la Vita. Una Sua parola, una riflessione su questo tema ci riempirebbe di gioia e di felicità.
(fonte:stampalibera.com)

Fonte:http://crepanelmuro.blogspot.it/2013/03/rompere-il-silenzio-per-degli-innocenti.html

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/03/rompere-il-silenzio-per-degli-innocenti.html

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Morale

Le stragi di uomini e animali si eliminano solo convertendosi a Gesù

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