Reddito di cittadinanza, il M5S svela il piano per dare 600 euro al mese a tutti

8 novembre 2013

Una patrimoniale, tagli all’otto per mille e sull’esercito: ecco come recuperare i 19 miliardi necessari. E ora la parola passa alla Rete

19:14 – Costerebbe 19 miliardi l’anno l’attuazione del reddito di cittadinanza, così come lo ha previsto il M5S nella sua proposta di legge presentata oggi. La platea dei cittadini che potrebbero usufruire del reddito da 600 euro mensili sarebbe di circa 9 milioni di persone. Tagli all’8×1000 della Chiesa, all’esercito, ai giochi e anche una patrimoniale per reperire i fondi. Ora però la parola passa agli attivisti in Rete.

Reddito di cittadinanza, il M5S svela il piano per dare 600 euro al mese a tutti

Tagli e patrimoniale: ecco dove reperire i fondi – Deriva da 20 voci di copertura, in parte anche da una patrimoniale e da una tassazione sui capital gain e, soprattutto, sulla speculazione finanziaria la copertura indicata dal M5S per finanziare il reddito di cittadinanza. Nella proposta del Movimento non sono invece previsti introiti derivanti dall’Imu sulla Chiesa ma verrebbe prelevata una quota sui contributi dell’ “8 per mille”. Circa 2,7 miliardi vengono reperiti dalle entrare derivanti dai giochi pubblici ed altri 2,5 mld da tagli alla Difesa.

Toccate anche le pensioni d’oro – E’ previsto anche un contributo di solidarietà dalle pensioni d’oro che arriva al 32% per quelle superiori di 50 volte al minimo. Sui patrimoni è previsto un aumento al 18 per mille dell’imposta di bollo sui beni scudati. La “patrimoniale” viene calcolata sui beni superiori al 1.500.000 euro, escluse le prime case e i beni strumentali ma incluse le “automobili, le imbarcazioni e gli aeromobili di valore”.

Sforbiciata a tutti i ministeri – Previsto anche un taglio si tutti i ministeri del valore tra gli 1,5 e i 2 miliardi di euro ma anche riduzioni, ad esempio, sugli “stipendi” degli ambasciatori o sulle cosiddette “ausiliarie” del personale dell’esercito pensionando e tagli all’editoria.

Fassina: “Da Grillo super balle” – “Il livello di demagogia nella discussione pubblica di proposte economiche è sempre più alto. Grillo supera tutti, impresa non facile dati i competitor in campo”. Ad affermarlo è il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, che sottolinea l’inesistenza delle coperture indicate dal movimento a fronte di una spesa superiore ai 30 miliardi. “Le balle di Grillo sono sempre più grosse. Il nuovo che avanza”, chiosa.

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Svizzera: Referendum per il reddito di cittadinanza da 2mila euro

Posted By On 15 ott 2013

Essere pagati, e profumatamente, senza essere costretti ad andare a lavorare. E’ quello che potrebbe accadere, tra qualche anno, in Svizzera. 126mila firme sono già state raccolte per un referendum sul reddito di cittadinanza universale.

Reddito di cittadinanza a 2.000 € al mese. 126mila firme per il referendum

Essere pagati 2.000 euro al mese senza dover andare a lavorare. Quello che sembrerebbe pura utopia potrebbe presto diventare realtà. Ovviamente non in Italia, ma molto vicino a noi, in Svizzera. Oltre confine, infatti, sono state raccolte 126mila firme per lo svolgimento di un referendum sul reddito di cittadinanza universale. La somma assicurata dallo Stato sarebbe di tutto rispetto: 2.000 euro al mese. A quel punto, spiegano gli organizzatori della raccolta, il lavoro diventerebbe una scelta e non più un obbligo per poter sopravvivere. La soglia minima di sottoscrittori è stata superata. L’obiettivo della campagna è quello di modificare la Costituzione elvetica, e ora il Consiglio federale, il governo elvetico, dovrà valutare la normativa e presentarla al Parlamento. Se tutti i passi formali saranno rispettati tra un paio d’anni i cittadini elvetici saranno chiamati ad esprimersi sulla materia tramite un referendum, che in Svizzera ha un peso decisamente più forte di quello che accade da noi.

LIBERI DAL LAVORO

La proposta referendaria prevede che entro il 2050 la Confederazione debba garantire a tutti i cittadini un reddito di 2500 franchi, circa 2 mila euro al mese. Per festeggiare la consegna delle firme i promotori hanno realizzato un evento spettacolare: un camion con otto milioni di 5 centesimi di franco sono stati riversati nella piazza del Parlamento di Berna, la capitale della Confederazione Elvetica. Secondo Götz Werner, fondatore di una catena di negozi diffusa in Germania e uno dei maggiori sostenitori del reddito di cittadinanza, ha spiegato a Süddeutsche Zeitung i motivi del suo sostegno al referendum svizzero. «Con il reddito di cittadinanza potremo immediatamente capire che noi abbiano bisogno di un reddito per poter lavorare, e non il contrario, ovvero essere costretti a lavorare per avere la possibilità di finanziare la nostra esistenza ».

ABOLIRE LE PENSIONI

Ma come si paga tutto questo? Il costo, stimano i referendari, si aggira attorno ai 200 miliardi di franchi, una somma pari a circa un terzo del Pil elvetico. Una parte dei soldi necessari per finanziare la misura potrebbe arrivare dallo smantellamento dell’attuale sistema di Welfare. Reddito per tutti, quindi, ma stop alle detrazioni per i figli, ai sussidi sociali e alle borse di studio, solo per fare qualche esempio. Servirebbero però altri soldi. I referendari hanno messo nel mirino il sistema previdenziale della Svizzera. L’abolizione delle pensioni coprirebbe circa il 70% del costo totale del reddito di cittadinanza. Una rivoluzione completa dello Stato sociale, che gli stessi referendari definiscono ormai inadeguato alle esigenze dell’attuale società. Götz Werner immagina una rivoluzione anche nel sistema dell’imposizione fiscale, con l’introduzione di una tassa sui consumi pari al 50%, che sostituisca la maggior parte dell’imposizione tributaria. La realtà, poi, è che se 2.000 euro possono sembrare tanti in Italia, in Svizzera si tratta di un reddito decisamente basso. All’interno della Confederazione Elvetica i sindacati chiedono infatti un salario minimo di quasi il doppio, per l’alto costo della vita di quel paese.

Fonte http://www.net1news.org

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Nuovo Ordine Mondiale e Controllo Mentale desautorando i Padri e i Figli

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12 ottobre 2013 | Autore

Fonte: https://www.facebook.com/CATENAUMANA.PARLAMENTO.ITALIANO

QUELLO CHE LA TV NON DICE: NAPOLI, SCIOPERO DEI DIPENDENTI DELL’INPS CHE LANCIANO UN ALLARME

Da alcune settimane l’inps a livello nazionale é in sciopero perchè non può pagare gli stipendi ai dipendenti. Le pensioni rischiano di essere pagate in ritardo e se la situazione non si mette a posto non osiamo neppure immaginare cos’accadrà. Questa notizia non si vede e non si legge da nessuna parte…. Nessuno sa nulla! Ragazzi facciamolo sapere!

Praticamente l’INPS che ha una quota di circa il 5% in Banca d’Italia e che riceve quindi il 5% della rendita monetaria sulle banconote non ha più i soldi per pagare

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Onora il padre e la madre

Nel quarto comandamento è detto: “Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio” (Es 20,12).

Onorare il padre e la madre apre la seconda tavola della legge, quella che racchiude i comandamenti orientati alla carità verso il prossimo. Dio ci comanda l’amore verso chi ci ha generato, verso i genitori, mettendo quindi loro al primo posto nella lista dell’amore al prossimo, perché loro sono il prossimo più prossimo a noi. Sarebbe un’illusione voler bene alle persone lontane, dimenticandoci di quelle vicine. Come è possibile dividere il proprio pane con l’affamato, ospitare il misero senza ricovero, vedere un ignudo e vestirlo se poi il proprio cuore è refrattario all’amore verso i propri genitori, se non altro per la gratitudine di averci dato la possibilità di esistere?

I genitori hanno il diritto di essere amati in modo speciale, perché ci hanno dato la vita, perché sono i nostri benefattori, i nostri veri e autentici amici che ci aiutano nel cammino della vita. “Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricordati che loro ti hanno generato; potrai ricambiarli per quanto hanno fatto?” (Sir.7,27-28).

Onorare i genitori significa amarli, rispettarli, preoccupandoci di non causare loro dispiaceri e avere riconoscenza verso di loro per tutto l’amore che ci donano. Nella formula del comandamento è inserita la parola “onore”, anziché quella di amore o di timore, benché i genitori debbano essere vivamente amati e temuti. Chi ama non sempre rispetta e obbedisce, e chi teme non sempre ama. Invece quando si onora qualcuno, lo si ama e lo si rispetta. Fanno eco le esortazioni di san Paolo: “O figli, obbedite nel Signore ai vostri genitori, com’è giusto” (Ef 6,l). Dice infatti san Paolo: “La pietà giova a tutto, comprendendo in sé la promessa della vita presente e della futura” (1 Tm 4,81).

Voler bene al padre e alla madre è una gioia, perché chi ama è benedetto dal Signore. “Onora tuo padre e tua madre. È questo il primo comandamento associato a una promessa, perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra” (Ef. 6,2-3).

Facendo il bene ne gode il corpo e anche lo spirito, perché dove c’è il Signore vi è ogni sorta di grazia. Chi onora i propri genitori espia i peccati e accumula tesori celesti: “II Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati; chi riverisce la madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi riverisce il padre vivrà a lungo; chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre” (Sir. 3.2-6).

Il padre e la madre devono essere amati sempre, anche quando, per malattia o vecchiaia, non possono più amarci come vorremmo. Il vero figlio si riconosce nel momento in cui il genitore ha bisogno di lui. È una responsabilità che non bisogna sfuggire. Anzi, più loro hanno bisogno di noi, più noi dobbiamo aver cura di loro. Dice la Bibbia:

Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore. Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati. Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te; come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi peccati. Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta la madre è maledetto dal Signore (Sir 3,12-16).

Su coloro che sono grati con i propri genitori si riversano le ricompense di Dio, invece molti castighi sono riservati ai figli ingrati. Sta scritto: “Chi insulta il padre e fa fuggire la madre, è un figlio spudorato e turpe” (Prv 19,26); “Chi maledice suo padre e sua madre, la sua luce si spegnerà come quando fa buio” (Prv 20,20); “L’occhio che deride il padre e rifiuta l’obbedienza alla madre, lo strapperanno i corvi del torrente, lo divoreranno le aquile” (Prv 30, 17).

Genitori e figli costituiscono la famiglia nella quale ognuno dovrebbe trovare una sicurezza, un affetto, un aiuto, una ragione, una speranza, un futuro. Perciò, al dovere dei figli di onorare i propri genitori, corrisponde il dovere dei genitori di amare i propri figli: “Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché ciò è giusto… E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma educateli, correggendoli ed esortandoli nel Signore” (Ef 6,1-4).

La mamma, per un figlio, è la prima immagine della sposa che egli vorrebbe per sé. Il padre, per una figlia, ha il volto dello sposo che ella ha sempre sognato. Perciò è importante che i genitori siano reali testimoni di amore, di saggezza umana e spirituale, di fede, di gioia, di semplicità. Tuttavia può succedere che i figli siano il fallimento spirituale dei genitori ma non è sempre così. A volte da buoni genitori possono esserci figli cattivi, e viceversa. Questo è il frutto della libertà del proprio agire ed ognuno è responsabile delle proprie azioni. “Colui invece che fa la verità viene alla luce, perché si riveli che le sue opere sono operate in Dio” (Gv. 3,21).

“Padri! Non provocate i vostri figli, perché non si perdano di coraggio” (Col 3,21). Perciò occorre evitare l’eccessiva severità, ma è preferibile correggere anziché punire i propri figli. Tuttavia molto spesso accade invece che i figli siano sciupati dall’esagerata mitezza dei genitori. Da questa malsana indulgenza scaturisce l’esempio di Eli, sommo sacerdote, il quale, essendo stato troppo debole con la propria figliolanza, incontrò l’estremo castigo (1 Sam 4,18).

“Se uno dice: “Io amo Dio” e poi odia il proprio fratello, è mentitore: chi infatti non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede. E noi abbiamo da lui questo comandamento; chi ama Dio ami anche il proprio fratello” (1 Gv 4,20-21). Analogamente, se non rispettiamo e non amiamo i genitori, cui dobbiamo secondo Dio tanto ossequio e che ci sono sempre al fianco, quale tributo di onore saremo mai capaci di offrire a Dio sommo e ottimo padre, che sfugge a ogni sensibile percezione?

“Allora la tua luce spunterà come l’aurora e le tue ferite ben presto guariranno; la tua giustizia ti camminerà davanti e dietro la gloria del Signore. Allora se chiami, il Signore risponderà, e alle tue grida egli dirà: Eccomi” (Is 58, 8-9).

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Anziani e morte anticipata

Non è chiaro cosa sia stato a scatenare l’ira funesta di Marco Silombria, 77 anni, che, in seguito a un diverbio, ha percosso una signora ottantenne, Paola Oliviero Burdisso, fino a causarne la morte. Entrambi erano ospiti della casa di riposo di Albisola Superiore, in provincia di Savona.

Silombria, artista molto in auge negli anni ’70-’80, dopo l’uccisione dell’anziana signora è stato accusato di omicidio preterintenzionale, anche se sostiene di non ricordare nulla di quanto è avvenuto; il suo legale, a dimostrazione della sincerità del proprio assistito, ha dichiarato che egli, in seguito a un incidente domestico, nel 2011 è stato dichiarato incapace di intendere e di volere. Per quanto sia anomala una tale violenza da parte di un uomo vetusto, la colpevolezza non può in tal caso essere considerata piena; ma a chi addossare, allora, il resto della colpa?

Sicuramente al personale dell’ospizio, reo di non avere prestato la dovuta attenzione a Silombria, che già in passato aveva dato dimostrazioni di aggressività nei confronti di altri pensionanti; a conti fatti, però, la vera responsabilità è da attribuire alle tante, troppe famiglie, che abbandonano i propri “vecchi”, come un inutile fardello, in luoghi che, a voler essere ottimisti, godono di vista sul parco, di stanze adibite a miniappartamenti, di personale tanto qualificato quanto estraneo e di puntuali ricreazioni condivise con altri “compagni di solitudine”: in poche parole, si tratta di luoghi sconfortanti.

A prescindere dal misfatto in sé, ci sarebbe da chiedersi se negli ospizi possano davvero esistere delle storie liete; la risposta, chiaramente, è negativa, perché è in queste strutture che accade di morire in anticipo, se non letteralmente, simbolicamente, cosa molto peggiore: a morire, è il proprio posto nel mondo a causa di certi figli, cresciuti a suon di fatica, i quali, avendo troppo da fare per accudire i genitori come meriterebbero, scelgono a malincuore, ma coscienziosamente di “parcheggiarli”, decidendone così la fine familiare e, quindi, personale.

Che prospettiva può avere, infatti, un anziano, se non quella di continuare ad accompagnare il cammino di un figlio, pure quando non lo approva e teme per lui ciò che non si è mai sognato di temere per se stesso? E quale gioia maggiore può avere, se non quella di svezzare un nipote con tutte le carezze e i piccoli segretissimi vizi – enormi virtù – che, da che mondo è mondo, mai si concedono a un figlio?

Se muore il ruolo del padre, muore anche il ruolo del figlio e, a seguire, quello del nipote, con cui i nonni, tutti i nonni, hanno uno speciale rapporto: in lui, c’è il doppio del sangue. Interrompendosi così un ciclo vitale e verticale, avviene una rottura con il passato, ma anche con il divenire.

È stato spiegato e rispiegato come gli anziani avessero un ruolo preminente e ascendente nelle società ancora civili – comunque esse fossero, tribali, feudali o aristocratiche, ma comunque gerarchiche – perché era la crescita, intesa in senso temporale e non economico, il valore principale della vita ed era dunque soltanto l’esperienza – la conoscenza sulla e della propria pelle – a conferire loro la legittima autorità, nonché l’autorevolezza; per dirla con Guénon, non era “il regno della quantità” a governare e non erano sicuramente la produttività e il consumo ad attribuire il giusto merito, ma le qualità, tanto interiori quanto improduttive, ad assegnare a ciascuno il proprio posto nel mondo.

Se è considerato crudele l’abbandono di un figlio, deve essere ritenuto altrettanto crudele il disfarsi di un genitore. Se fossimo una società di anziani, saremmo anche saggi; invece, parafrasando Battiato, siamo solo vecchi senza essere cresciuti.

Ci mancano la nostalgia del passato e quella dell’avvenire.

Fiorenza Licitra
Fonte: http://www.ilribelle.com
29.03.2013

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INPS AL COLLASSO. ADDIO PENSIONI

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Una azienda con un patrimonio di 41 miliardi che nel giro di un paio d’anni ne avesse persi così tanti da farlo scendere a soli 15, verrebbe considerata sana oppure oppure desterebbe se non altro l’interesse di andarne a capire il motivo? E ancora di più: nel caso in cui questa “azienda” fosse di importanza fondamentale non solo per i suoi azionisti ma per l’intero Paese del quale fa parte, sarebbe il caso, a livello informativo, di dare risalto alla notizia e di farla entrare nel dibattito pubblico? Le risposte sono scontate, ma le domande servono a introdurre l’argomento. Perché lo Stato del quale parliamo è l’Italia, e l'”azienda” con questi conti disastrati si chiama Inps.

L’istituto di previdenza, infatti, aveva a fine 2011 un patrimonio di 41 miliardi, come detto, il quale si è ridotto a soli 15 in 24 mesi. Ma è a livello tendenziale che le cose peggiorano e destano ancora più preoccupazione.

Ci sono due elementi importanti da tenere in considerazione più un terzo che è addirittura determinante.

Inpdap profondo rosso

Il primo, motivo principale di questo calo del patrimonio, è relativo alla fusione recente di Inpdap e Inps, cioè il fatto che il sistema pensionistico del settore pubblico sia stato fatto confluire all’interno di quello del settore privato (operazione datata appunto 2012). La fusione di questi due enti era stata prevista trionfalmente, comunicando che, per via dei tagli alle spese che tale operazione avrebbe comportato si sarebbero risparmiate alcune centinaia di milioni di euro. Cosa puntualmente ancora non verificata, visto che sia la prevista gestione unica degli immobili dei due enti sia la razionalizzazione del personale è ancora di là dal venire.


Nel frattempo, però, questo matrimonio ha portato in dote al sistema pensionistico del settore privato oltre 10 miliardi di rosso, contribuendo ad affossare ancora di più le riserve originarie dell’Inps conteggiate a fine 2011.

Lo Stato moroso

Il secondo dato allarmante contiene una riflessione interessante, visto che, come si dice, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende. Dunque, il grande buco dell’Inpdap – che, ribadiamo, era l’ente pensionistico dei dipendenti del settore pubblico – dipende direttamente da un elemento chiave: le pubbliche amministrazioni, da tempo e in modo diffuso, non stanno pagando del tutto i contributi pensionistici dovuti dei propri dipendenti. Si tratta di una somma stimata in circa 30 miliardi, che grava ovviamente sul bilancio già fortemente compromesso dello Stato ma che, attenzione, non è ancora stato messo agli atti, visto che proprio mediante la fusione con l’Inps è stato, per il momento, occultato.

Ora, già il fatto che le amministrazioni pubbliche non stiano versando tutti i contributi dei dipendenti, cioè che lo Stato sia moroso verso se stesso e i suoi dipendenti, è cosa che dovrebbe chiarire da sola la situazione generale. Ma che ora – ed eccoci alla riflessione poco ortodossa accennata poc’anzi – vi sia stata questa misura di accorpamento tra Inpdap e Inps fa venire più di qualche dubbio. È come se – meglio: è – lo Stato avesse scelto di prendere un proprio ente in forte deficit (nel quale da una parte doveva far confluire alcune proprie spese, cioè i contributi dei dipendenti, e dall’altra far uscire altre spese, cioè l’erogazione delle pensioni) e lo avesse inserito, come un cavallo di troia malefico, nell’altro ente (l’Inps) in cui sono i privati a far confluire i propri contributi per unire il tutto in un calderone, prossimo al collasso, sul quale far gravare un fallimento complessivo. Tra un po’, in altre parole, siccome l’Inps, con il patrimonio così drasticamente intaccato e con i conti tendenziali in rosso, non potrà più erogare le pensioni, si prenderà atto della cosa dimenticandosi che buona parte di questo scenario catastrofico dipende proprio dai mancati versamenti del settore pubblico.

Baby boomers all’incasso (forse)

Il terzo elemento, anche in questo caso assente dal dibattito e dalle analisi attuali, risiede nella constatazione che proprio in questi anni, e per il prossimo quinquennio, c’è una enorme fetta del Paese a dover andare in pensione. Si tratta della generazione dei baby boomers. Di quelli, per intenderci, che negli anni Settanta tentarono la “rivoluzione” più celebrata che concreta. E che, “una volta al potere”, al posto delle rivoluzioni si sono invece premurati di mettere al riparo i propri meri interessi. Oggi, in età pensionistica, appunto, sono in procinto di passare all’incasso. Se questa massa di persone fosse messa in grado di andare dritta in pensione così come giustamente previsto, l’Inps crollerebbe in modo definitivo nel giro di qualche anno appena. Ribadiamo, infatti, che già a fine 2013 il bilancio complessivo dell’Inps è atteso a poco oltre 15 miliardi. Dai 41 di fine 2011.

Non solo: tutte le operazioni relative al sistema pensionistico degli ultimi anni a questo punto possono – e devono – essere interpretate alla luce dei dati che ora stanno venendo fuori, ma che evidentemente già anni addietro erano ben presenti all’interno degli ambienti politici. Nel luglio del 2010, sul Mensile, pubblicammo questo articolo: “In Pensione a 100 anni” . Oggi bisogna aggiornarlo. Il tentativo neanche troppo velato, almeno per chi voglia accorgersene, è quello di evitare proprio che persone possano andare in pensione. Il che si applica facendole lavorare il più a lungo possibile, spostando sempre in là la data in cui sarà possibile andare in pensione. Con questo si otterrà il risultato di aver fatto lavorare tutta la vita le persone, facendogli versare montagne di contributi, sino al punto in cui avranno davanti ancora pochissimi anni, una volta andate in pensione, per avere indietro dallo Stato solo una piccola parte di quanto versato. Sempre che non muoiano prima sulla scrivania del proprio posto di lavoro.

I giovani sono completamente fuori

Parallelamente, il fatto che così tante persone non possano lasciare il posto di lavoro sino di fatto alla vecchiaia comporta anche l’assoluta mancanza di turnover, e dunque pochissimo accesso dei giovani al mondo del lavoro. Come stiamo puntualmente verificando. Questi, già penalizzati dalle riforme Fornero sul lavoro che hanno aumentato le già elevate sperequazioni precedenti, tra contratti da fame a 500 euro al mese e senza alcuna possibilità di accedere a un posto di lavoro degno di questo nome, in ogni caso, ora e domani, non saranno comunque in grado di versare contributi in quantità bastante a pagare le pensioni di chi, via via, in ritardo e alla fine, comunque (per ora: almeno secondo le norme attuali) in pensione poco alla volta ci sta andando.

Il tutto, naturalmente, contribuisce a peggiorare il quadro già disastroso dell’Inps.

Dobbiamo a questo punto necessariamente correggerci. A destare preoccupazione sono le cose incerte. Mentre qui si può tranquillamente parlare di una certezza: l’Inps sta finendo nel buco nero statale e dunque le pensioni non potranno essere più erogate a breve. Molto a breve, a meno di stravolgimenti sistemici (uscita dall’Euro e ripresa della sovranità monetaria, ad esempio) che per ora comunque non sono all’orizzonte. Il che apre scenari non preoccupanti, ma terrorizzanti. Nel silenzio generale di chi sa ma non vuole far sapere.

Valerio Lo Monaco
Fonte: http://www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/3/26/inps-al-collasso-addio-pensioni.html
26.03.2013

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Quando il padre non c’è…

Le conseguenze psicologiche dell’assenza paterna sui figli
(Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma)

“Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre…” così afferma nell’Odissea Telemaco, figlio di Ulisse, esprimendo molto bene la condizione di inquietudine di un figlio che cresce lontano dal padre.
L’assenza di un padre può creare conseguenze importanti sullo sviluppo psicologico dei figli. Ma prima di parlare degli effetti di questa lontananza è fondamentale capire chi è il padre ‘assente’. Per fare questo è importante uscire dal luogo comune classico che identifica il padre assente con il padre che esce dal nucleo familiare.
Il padre assente non coincide per forza e unicamente con il padre che si allontana dalla famiglia ma è piuttosto è colui che fallisce nei suoi compiti fondamentali: la presenza affettiva, l’attività educativa, la costruzione della propria figura simbolica.

La figura del padre ha un preciso valore nell’architettura relazionale della famiglia in quanto questo è chiamato fin dall’inizio a separare il figlio dalla madre. Il figlio che ha bisogno, nei primi mesi di vita, di una simbiosi profonda con la madre, indispensabile per la sua nascita psicologica, permarrebbe volentieri per sempre in questa situazione. Ma se rimanesse in questa situazione il figlio non diverrebbe mai se stesso, resterebbe per sempre un’appendice della madre. La presenza e l’intervento del padre invece, lo costringono e lo aiutano ad iniziare il suo autonomo cammino nel mondo.
La separazione dalla madre operata dal padre assume così un carattere ‘iniziatico’ per il figlio che inizia un cammino responsabile nella sua vita. Senza questa iniziazione è molto difficile per un giovane diventare un adulto, responsabile della propria posizione nel mondo, in grado di sostenere le sfide che la vita propone.

In alcuni luoghi del mondo, come in Nuova Guinea, questo passaggio iniziatico verso il mondo degli adulti è scandito da precisi rituali molto lunghi e particolarmente traumatizzanti attraverso i quali il bambino, che fino ai nove-dieci anni ha vissuto in stretto contatto con la madre con sporadici incontri con il padre, può finalmente lasciare il nido materno ed entrare nel mondo degli uomini.
Dunque una presenza fondamentale quella del padre che, quando manca, può procurare conseguenze sulla crescita psicologica, affettiva e spirituale dei figli.
“Privi del padre, i figli faticano a entrare nel tempo, della storia e della vita”. Così sostiene Paolo Ferliga, psicologo e filosofo, che ha affrontato questo argomento nel bel libro ‘Il segno del padre nel destino dei figli e della comunità’ (Moretti&Vitali, 2005).
Sempre più spesso infatti oggi giovani di venti/trent’anni si presentano nello studio dello psicoterapeuta per portare il loro dolore di figli e figlie cresciuti senza padri.
Come evidenzia Ferliga (2005) “nei casi più gravi l’assenza paterna rende impossibile affrontare la vita e costruirsi una solida identità personale, in quelli meno gravi contribuisce spesso a strutturare un carattere debole e dipendente”.

L’assenza del padre rende più difficile l’ingresso nella società e l’assunzione delle responsabilità che la vita adulta comporta. Il giovane che non ha avuto il padre o figure sostitutive del padre può portare con se un ‘vuoto’ che vuole essere colmato e diventare quindi più facilmente preda della società dei consumi e dei suoi prodotti: dall’alcool alle sostanze stupefacenti, dalle immagini della televisione e del computer ai prodotti alimentari.
Per quanto riguarda le differenze tra maschi e femmine possiamo affermare che il maschio senza padre, se ne è privo fin da piccolo, fatica a sentire le proprie potenzialità maschili. La madre infatti può passargli tutto, con il suo amore e la sua presenza affettuosa, ma non l’istinto maschile di cui non è dotata. La figlia è invece colpita maggiormente negli aspetti psicologici profondi. Fa più fatica ad orientarsi nella relazione con gli altri e ad affrontare il mondo del lavoro. Può trovare difficoltà nell’incontrare un uomo da amare e con cui costruire una relazione profonda.
E’ importante precisare che ogni storia è a sé e non è detto che tutti i figli cresciuti senza la presenza affettiva di un padre si trascineranno, nel corso del loro sviluppo, importanti conseguenze psicologiche, tuttavia possiamo di certo affermare che questa figura è preziosa per l’edificazione di una struttura psicologica salda e autonoma nei figli.

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Onora il padre e la madre: il principio dell’ordine morale

Terza riflessione di monsignor Giuseppe Angelini in preparazione all’Incontro mondiale delle famiglie

Un approccio illuminante al tema dei rapporti tra lavoro e festa viene dal decalogo. Le due tavole dei precetti suggeriscono la distinzione e insieme il nesso tra culto e morale, tra festa e lavoro. La famiglia sta in mezzo; il comandamento onora il padre e la madre lega tra loro le due tavole.

I precetti della prima tavola tengono aperto lo spazio della vita umana a Colui che è all’origine, alla fine, ma in ogni caso oltre. Egli non può essere immaginato, può essere nominato solo con cautela. Se ne ha notizia attraverso la memoria; le sue opere, creazione e redenzione, debbono essere celebrate sospendendo le nostre. Al culmine della prima tavola sta il precetto del sabato: Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno. La celebrazione del sabato avviene nella casa, come si capisce da ciò che segue: non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia (Es 20,8s). Il comandamento è motivato appunto per riferimento alla memoria delle origini: il riposo del Creatore (Gen 20,11) oppure l’esodo (Dt 5,15).

I precetti della seconda tavola si riferiscono alla morale, ai rapporti pratici tra i fratelli dunque. Il primo rapporto menzionato è, non a caso, quello con il padre e la madre. Esso è l’unico formulato in forma positiva e non come divieto; ed è l’unico della seconda tavola che abbia una motivazione. In tal caso essa è riferita al futuro: perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dá il Signore, tuo Dio. Le due caratteristiche comuni – formulazione positiva e motivazione – fanno di questi due comandamenti una chiave di volta, che lega i due archi del decalogo.

Al quarto comandamento il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2197) riconosce un rilievo architettonico per rapporto a tutta la legge morale: esso «apre la seconda tavola della Legge», e in tal modo «indica l’ordine della carità». Alla radice di ogni comandamento è l’autorità di Dio, che si rende manifesta originariamente attraverso l’onore dei genitori. Il comandamento è formulato per il figlio adulto; il bambino non ha bisogno di comandamenti per onorare il padre e la madre; lo fa in maniera del tutto spontanea. A misura in cui cresce, si fa indipendente; ma la loro presenza continua ad esprimere ai suoi occhi un messaggio impegnativo. Viva è per lui la tentazione di rimuovere la loro presenza. Appunto a tale tentazione il comandamento si oppone. Onorare il padre e la madre vuol dire riconoscere in essi i testimoni della voce arcana, che fin dall’origine chiama la nostra vita.

La tentazione di rimuovere la presenza dei genitori, testimoni troppo impegnativi, dalla vita di ogni giorno è di sempre. Trova però negli stili di vita odierna opportunità più facili per realizzarsi. Gli adolescenti crescono a confronto con i pari e nei genitori cercano soltanto sostegno, economico e affettivo. Sempre più esili sono le risorse di cui i genitori dispongono per articolare in termini plausibili la loro autorità. I figli adottano spesso nei confronti dei genitori una mimica ‘fraterna’, simile a quella che usano con i coetanei. E i genitori si arrendono.

Il ritorno di Dio nel tempo feriale è legato all’onore reso ai genitori. Le norme della vita sociale paiono perdere oggi ogni riferimento a Colui che sta al principio; sono semplici regole di convivenza, di correttezza e rispetto; sanciscono la sostanziale estraneità dei soci. Soltanto l’onore reso ai genitori può conferire alle norme il profilo alto di comandamenti di Dio. La marginalità sociale dei genitori sancisce la secolarizzazione civile, e la secolarizzazione cancella, oltre che il rimando a Dio, anche quello all’io.

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Onora il padre e la madre: il fondamento di una società equilibrata

Rispetto per i genitoriDa sempre una delle relazioni fondamentali della vita di una persona, è il rapporto con i propri genitori. I genitori si prendono cura dei figli, del loro benessere, della loro educazione ed offrono loro un amore incondizionato e una pazienza immensa. Non c’è niente che possa ripagare i nostri genitori di tutti i loro sacrifici e della loro dedizione, se non il rispetto e la riconoscenza e la possibilità di trasmettere eguali valori ai nostri figli.

Spesso però può succedere che ci sentiamo incompresi dai nostri genitori e questo può portare ad un allontanamento da essi e magari anche ad ostilità, fino a quando magari, diventando noi stessi genitori, ci ritroviamo ad affrontare le stesse difficoltà nel crescere i figli e allora finalmente capiamo che non esiste una scuola “per diventare i genitori” e che quello che abbiamo ricevuto è il meglio che essi potessero darci.
A partire da questa breve riflessione, ci rendiamo conto che le fondamenta della società sono sempre più minate da questo “spaccamento” delle relazioni fra genitori e figli. I giovani sono persone all’avanguardi che volano dietro alle loro ambizioni che “i vecchi” non possono capire. Per cui “i vecchi” sono relegati ai margini della società e non la sostengono più, come avveniva anticamente, con la loro saggezza ed esperienza. Ormai questo sistema è completamente sballato. Però, niente è mai perso; ritrovare e prendersi cura delle nostre radici, ci permetterà di ottenere dei fiori bellissimi e fragranti di una nuova società equilibrata.

Possiamo vedere come in diverse tradizioni, l’amore filiare viene incoraggiato ed considerato proprio come un valore sacro, da cui non è possibile prescindere.

  • Islam (Corano 17.23): il tuo Signore ha decretato… che tu debba essere gentile con i tuoi genitori. Se uno o entrambi hanno raggiunto l’anzianità nel corso della tua vita, non dire loro una parola di disprezzo, non respingerli, ma rivolgiti a loro in termini di rispetto. E, pieni di gentilezza, abbassa l’ala dell’umiltà su di loro e dì “Mio Signore! dispensa su di loro la Tua misericordia, proprio come essi si sono presi cura teneramente di nella mia infanzia”.
  • Confucio: “La giusta condotta verso i genitori: se il rispetto è assente, in cosa differiremmo dalle bestie?”
  • Bibbia (Esodo 20.12): Onora tuo padre e tua madre, così che i tuoi giorni possano essere lunghi nella terra che il Signore Dio tuo ti sta dando.
  • Induismo (Ramayana, Ayodhya Kanda 101): il pricipe ereditario Rama fu costretto all’esilio ad opera di una delle mogli del re suo padre. Nonostante l’ingiustizia, Rama espresse parole di amore e devozione verso il padre e la madre: “Come posso trasgredire il comando di mia madre e mio padre? … Quello che la grande anima di mio padre mi ha chiesto di fare, io riguardo come mia suprema felicità, non il dominio di tutti i mondi”
  • Sikhismo (Adi Granth, Sarang, M.4, p. 1200): Figlio, perché hai litigato con tuo padre, visto che grazie a lui tu sei cresciuto fino a questa età? E’ un peccato litigare con lui.

Shri Rama saluta i genitori prima di andare in esilio

Shri Rama saluta i genitori prima di andare in esilio

Fra tutte, ho apprezzato le indicazioni di un maestro sufi, Burhanuddin Herrmann, estratte da “Il cammello sul tetto”, una raccolta di discorsi sufi.

Rispettare i tuoi genitori è l’inizio del tuo viaggio qui.
Quando morrai, dall’altra parte ci saranno loro ad accoglierti. Ti ricevono per darti la vita, e quando il cerchio si chiude, ti accolgono nell’aldilà amorevolmente, spiegandoti che ora sei in un’altra sfera, perché non è così facile capirlo immediatamente. Siamo un anello di questa catena, agganciati ai nostri antenati: se li onori, ricevi tutto il loro sostegno e gli strumeti necessari per portare a termine il tuo compito su questa terra.

Nelle società tribali ne sono consapevoli e onorano gli antenati.
Non osservare i tuoi genitori con aria di superiorità, pensando: “Sono solo degli stupidi, inutili arretrati: Dio solo sa perché sono legato a loro” Onorare i tuoi genitori, significa onorare le tue origini. Onora il suolo da cui provieni, dì: “Io vengo da una buona terra”. E’ così che onori Dio.

Non discutere con i tuoi genitori, è una cosa orribile. Non c’è nulla da discutere. Non puoi spiegare loro la tua vita, dovresti solo cercare di ottenere la loro benedizione. Mia madre non riesce a capirmi e si stupisce di quel che mi accade, ma lei mi ama e io la amo. E questo è abbastanza.

Qualcuno ti ha insegnato quello che sei ora. E chi pensi siano stati i tuoi insegnanti principali? I tuoi genitori, naturalmente. Tua madre è stata la tua prima maestra e deve aver avuto una notevole influenza su di te.
I tuoi genitori sono coloro che ti hanno insegnato a camminare nella vita e ti hanno reso adatto ad affrontarla. Puoi soltanto ricevere il loro sostegno se laconnessione non è distorta. I bambini pensano sempre che i genitori non li possono capire, ma è il contrario, sono i bambini ceh non capiranno mai i loro genitori.

E’ molto strano: loro si prendono cura di noi per anni e anni, ma noi ci ricordiamo soltanto dei momenti conflituali. Non rammentiamo i venti, trenta, quarat’anni durante i quali è andato tutto bene: abbiamo presenti solo le cinque o sei occasioni in cui si sono veirificati dei contrasti. E poi sosteniamo che la nostra relazione con i genitori è sempre conflituale. L’ego ha un suo meccanismo che ti porta a considerare solo il lato negativo. L’ego non può mai dire le cose in modo semplice e godersele, tende a ricordare più vivamente i momenti drammatici.

Se hai dei problemi con i tuoi genitori, per quaranta giorni, prima di andare a dormire, pensa a loro e recita questa preghiera: vedrai che le tue relazioni cambieranno in breve tempo.
“Tu sei la mamma migliore per me, sarai sempre mia madre e io sarò sempre tua figlia. Tu sei grande, io sono piccola. Ti ringrazio per tutto quello che fai per me. Tu riesci a prenderti cura della tua esistenza e grazie alla tua forza anch’io saprò occuparmi della mia. Voglio poter fare qualcosa nella vita. Per favore dammi la tua benedizione”.
Ripeti la stessa preghiera pensando a tuo padre. Non ha importanza se non è più in vita. La ascolterà comunque.
I tuoi genitori sono sempre più grandi di te: hanno vissuto prima di te, sono riusciti nella vita prima di te e tu ne sei il frutto. Quindi onorali e prega per loro in questo modo. Ciò libererà molta del’energia che in precendenza trattenevi per dire loro di no, per giudicarli.
Prova! lasciali essere grandi di nuovo.

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Che cosa significa onorare mio padre e mia madre?

Domanda: “Che cosa significa onorare mio padre e mia madre?”

Risposta: Onorare padre e madre significa essere rispettosi nelle proprie parole e nelle proprie azioni e avere un atteggiamento interno di stima nei confronti della posizione dei propri genitori. La parola greca per onorare, significa “riverire, apprezzare, valutare” L’onore significa dare rispetto non solo per il merito ma anche per il rango. Un cittadino, per esempio, può essere in disaccordo con le decisioni del proprio presidente, ma deve comunque rispettare la sua posizione come guida del paese. In modo simile, i figli di qualsiasi età devono onorare i propri genitori, a prescindere dal fatto che i loro genitori meritino o meno questo onore.

Dio ci esorta ad onorare nostro padre e nostra madre. Egli considera così importante questo fatto che lo incluso nei Dieci Comandamenti (Esodo 20:12) e lo ha ripetuto nel Nuovo Testamento: “Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. Onora tuo padre e tua madre” (questo è il primo comandamento con promessa) affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra”. Onorare i propri genitori è l’unico comandamento nella Bibbia che promette lunga vita come premio per l’obbedienza. Coloro che onorano i propri genitori sono beati (Geremia 35:18-19). In contrasto, le persone che hanno la “mente depravata” e che mostrano l’empietà degli ultimi giorni sono caratterizzati dalla disobbedienza ai genitori (Romani 1:30; 2 Timoteo 3:2).

Salomone, il più saggio degli uomini, incitò i figli a rispettare i genitori (Proverbi 1:8; 13:1; 30:17). Anche i figli adulti che non vivono più sotto l’autorità diretta dei genitori devono sottostare al comandamento di Dio di onorare i genitori. Gesù, essendo Dio il Figlio, si sottomise sia ai suoi genitori terrestri (Luca 2:51) che al Suo Padre celeste (Matteo 26:39). Seguendo l’esempio di Gesù, anche noi dovremmo trattare i nostri genitori con la stessa reverenza con la quale ci avviciniamo al nostro Padre celeste (Ebrei 12:9; Malachia 1:6).

Il comandamento di onorare i genitori è evidente, ma che cosa comporta? Bisogna onorarli sia con le azioni che con gli atteggiamenti (Marco 7:6). Bisogna onorare i loro desideri espressi così come quelli silenti. “Il figlio saggio ascolta l’istruzione di suo padre, ma il beffardo non ascolta rimproveri” (Proverbi 13:1). In Matteo 15:3-9, Gesù ricordò il comandamento di onorare padre e madre ai Farisei. Benché essi obbedivano alla lettera della legge, avevano aggiunto le loro tradizioni in modo da averla sostanzialmente annullata. Onoravano i loro genitori a parole, ma le loro azioni tradivano altre motivazioni. L’onore non è solo una questione di belle parole. La parola “onorare” in questo brano è un verbo e quindi esige una giusta azione.

Dovremmo onorare i nostri genitori nello stesso modo che cerchiamo di glorificare Dio, ossia con i nostri pensieri, con le nostre parole e con le nostre azioni. Per un bimbo piccolo obbedire ai genitori è sinonimo di onorarli. Ciò include l’ascolto, l’obbedienza e la sottomissione alla loro autorità. Quando i figli maturano, l’obbedienza che hanno imparato da piccoli servirà a onorare altre autorità come il governo, la polizia e i loro datori di lavoro.

Sebbene ci viene richiesto di onorare i nostri genitori, ciò non significa che dobbiamo imitare genitori malvagi (Ezechiele 20:18-19). Se un genitore richiede ad un figlio di fare qualcosa che contraddice chiaramente i comandamenti di Dio, quel figlio deve obbedire a Dio piuttosto che ai genitori (Atti 5:28).

Chi onora sarà onorato. Dio non onorerà coloro che non obbediscono al suo comandamento di onorare i propri genitori. Se vogliamo piacere a Dio ed essere benedetti, dobbiamo onorare i nostri genitori. Onorarli non è facile, né è sempre divertente, e certamente non è possibile con le nostre sole forze. Ma l’onore è un sentiero sicuro per una vita spesa nel glorificare Dio. “Figli, ubbidite ai vostri genitori in ogni cosa, poiché questo è gradito al Signore” (Colossesi 3:20).

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La cronaca di questi giorni riporta, senza particolare enfasi, la notizia che in Francia è in procinto di passare in Parlamento un progetto di legge che vuole eliminare da ogni documento avente valore legale le diciture “padre” e “madre”, sostituendole con le più neutre “genitore uno” e “genitore due”; tale provvedimento “rientra in un più ampio progetto che legalizzerà i matrimoni omosessuali e che darà alle coppie gay il diritto di adottare figli” (il Giornale, 15 ottobre 2012).
In tale sede, non vorrei tanto soffermarmi sulla opportunità, per il legislatore, di parificare sul piano giuridico le unioni eterosessuali e quelle fra persone dello stesso sesso; certo chi vuol dirsi cristiano ben conosce quale disvalore sarebbe insito in tale disciplina (un abominio di proporzioni talmente macroscopiche, che persino le più morbide frange della Curia hanno dovuto condannare).Preferirei piuttosto concentrarmi su altri aspetti della questione; e principalmente sul fatto che quando si affronta il tema delle adozioni gay lo scenario non si limita a due soli soggetti, ma ne coinvolge un terzo, il bambino, che si trova a subire senz’altro le decisioni altrui (del legislatore, dei due “coniugi”). La presenza, nell’ambito della questione, di questo “terzo incomodo”, è di per sé sufficiente a invalidare una delle argomentazioni più banali e politicamente corrette a favore delle unioni gay, cioè la sostanziale irrilevanza della loro disciplina giuridica nei confronti dei cittadini non interessati ad avvalersene.

E’ assai doloroso analizzare la posizione dell’adottato, anche da un punto di vista meramente giuridico. Ci troviamo di fronte ad un bambino che prima ancora di entrare nell’età della ragione è catapultato, senza alcuna possibilità di scelta, in un contesto completamente contro natura, quale quello dell’essere costretto a crescere allevato da due persone dello stesso sesso.

E’ inoltre in qualche modo curioso che il diritto a essere formato in un contesto familiare rispondente a dei requisiti minimi di “naturalità” sia del tutto negato ai piccoli cittadini di molti ordinamenti europei, che sono invece ben pronti a riconoscere la necessità che il minore si “autodetermini”, quando tale affermazione di individualità vada a discapito dell’autorità genitoriale. Si pensi a proposito anche all’art.147 del Codice Civile italiano (“…obbligo di mantenere,istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità,dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”); quale tutela vi sarà per la legittima “aspirazione” ad essere cresciuto da un padre e da una madre, il giorno che anche nel nostro Paese verrà consentita l’adozione a coppie di persone dello stesso sesso?

La normativa in esame, inoltre, assesta il colpo di grazia alla distinzione e alla riconoscibilità anche ictu oculi dei due pilastri della famiglia, l’uomo e la donna come padre e madre; figure già da almeno un quarantennio in crisi, a partire dai mutamenti sociali e giuridici seguiti al ’68. La graduale confusione dei caratteri delle figure paterna e materna meriterebbe una trattazione a sé; ci si limiti a considerare come il grande favore che sembra caratterizzare nei nostri giorni l’omosessualità e le adozioni gay, non sia altro che la proclamazione a gran voce di quanto da decenni si va dicendo a denti stretti, e cioè la sostanziale intercambiabilità dell’uomo e della donna nell’ambito dei ruoli familiari. Quando viene meno, nel costume sociale, qualunque differenza (non già di importanza, ma di caratteri) tra parte maschile e femminile della coppia, diventa molto breve il passo che porta alla legittimazione delle unioni omosessuali.

Nello scrivere della liceità delle adozioni da parte di coppie gay (purtroppo già affermata in diversi Stati europei) si prova la sensazione di parlare di un unicum nella storia dell’umanità, di un’aberrazione talmente vergognosa da risultare sconosciuta anche alle civiltà più degradate; anche alla Roma dell’età neroniana, anche ai popoli precolombiani, anche alle stesse Sodoma e Gomorra. Riflettiamo bene: quello che si vuole fare è privare migliaia di bambini della bellezza di crescere con sulle labbra le parole “mamma” e “papà”. Ricordo ancora una pagina toccante de “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, ove si narra di come dei soldati italiani, commossi, lasciarono che dei barellieri russi portassero via i loro feriti, sentendoli invocare “Mama, mama…” nella loro lingua. La legislazione che si va preparando in Francia va a colpire al cuore la famiglia, che oltre a essere il luogo della tenerezza e degli affetti, è anche l’unità sociale fondamentale; un’istituzione naturale che, venuta meno, lascerebbe l’uomo nella più disperata solitudine. E’ pertanto necessario, come cristiani (e, verrebbe da dire, come amanti del genere umano; ma a ben vedere i due concetti coincidono) opporsi strenuamente ai grandi cambiamenti che stanno venendo operati in questo settore; e manifestare in ogni occasione il nostro dissenso, al fine di tamponare, nel nostro piccolo, il sempre maggiore favore che le unioni contro natura stanno riscuotendo anche, incredibilmente, nel costume sociale.

Eugenio Sournia

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COLLASSO INPS: SE NE ACCORGE – E LO NASCONDE – ANCHE REPUBBLICA

  FONTE: ILRIBELLE.COM

La Repubblica mette ieri nelle pagine interne questa notizia, molto interne, il primo quotidiano on-line d’Italia per numero di accessi e diffusione. Il titolo è emblematico “L’INPS è quasi al collasso”, e le parole dello stringato articoletto, ripreso con un copia-incolla da Teleborsa, che la Repubblica inserisce all’interno della sezione “Economia & Finanza – con Bloomberg” sul suo sito, non possono essere fraintese. Eccole:

L’INPS si avvicina al collasso, se non ora, potrebbe accadere nel giro di pochi anni, quando gli attuali lavoratori e futuri pensionati arriveranno a maturare legittimamente il proprio diritto. Che i giovani siano destinati a non percepire mai una pensione è cosa risaputa, ma questa volta non si tratta di un’affermazione pour parler.

Il Patrimonio dell’INPS, che a fine 2011 vantava ben 41 miliardi di euro di attivo, si porterà a fine 2013 ad appena 15 miliardi, secondo i dati forniti dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza.

Una situazione che riflette principalmente due eventi: la fusione INPS-Inpdap avvenuta nel 2012; i mancati pagamenti dei contributi in ambito pubblico. Insomma, i dati certificano che quel matrimonio non si doveva proprio fare…

Infatti, l’ammanco dell’INPS deriverebbe da maxi buco da 10 miliardi portato in dote dall’Inpdap e da circa 30 miliardi di pagamenti di contributi che la Pubblica Amministrazione non ha mai versato. Una situazione che, come conferma il Consiglio di indirizzo e vigilanza, è destinata ad aggravarsi e che testimonia ancora una volta la scelta pessima di unire il pubblico al privato.  ( qui la pagina originale)

Al di là della definizione utilizzata, “pour parler”, che lasciamo commentare ai lettori, nell’articoletto si legge senza mezzi termini che il fatto che “giovani siano destinati a non percepire mai una pensione è cosa risaputa”. Risaputa da chi non è dato conoscere, visto che se veramente così fosse allora forse si vedrebbero davvero rivoluzioni di piazza. Ma ben oltre i meri dati, che avevamo dato giorni addietro qui sul Ribelle e che ci sono costati su vari siti, mediante i commenti, l’appellativo di “terroristi dell’informazione”, il dato che emerge da questa operazione, cioè il posizionamento molto interno e nascosto di una notizia del genere, conferma, ove ce ne fosse bisogno, l’assoluta inadeguatezza, incapacità e connivenza dei media di massa.

In altre parole, un tema enorme come questo, secondo la Repubblica, non merita la prima pagina. Almeno non ora, quando cioè ci sarebbe bisogno di parlarne e di prendere misure d’urgenza. Magari più in là, a bubbone esploso, ci si faranno paginate di indignazione e raccolte di firme. Ma per ora, a livello informativo, divulgativo ed esplicativo, così come dovrebbe essere, il nulla di nulla.

Eppure il fatto che la cosa sia stata pubblicata anche sull’autorevole quotidiano nazionale dimostra almeno due cose, se non tre. La prima è che la notizia è certa. La seconda è che a questo punto è chiaro che sono molto più autorevoli i siti indipendenti rispetto a quelli che “dipendono” dalla politica e dalla finanza. La terza, purtroppo, è che sperare di vedere prendere coscienza del reale stato di crollo del nostro Stato da parte dell’opinione pubblica che si informa su tali media è una illusione che almeno qui non possiamo minimamente coltivare. Con tutto quello che ne consegue.

Fonte: http://www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/4/3/collasso-inps-se-ne-accorge-e-lo-nasconde-anche-la-repubblic.html
3.04.2013

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E Monti disse: pignorate pure le pensioni!

Della serie: quando si dice “toccare il fondo e poi…scavare ancora”.

Il Governo, ormai “abusivo”, Monti non finisce mai di sorprendere; ovviamente in negativo.

Dopo essersi insediato per “salvare l’Italia dal baratro”, ed aver lottato con il coltello tra i denti per…buttarcela dentro; dopo essersi impegnato strenuamente per riuscire a…peggiorare drasticamente ogni singolo fondamentale economico della Nazione; dopo essersi dannato l’anima per diventare inviso ad ogni singola categoria lavorativa italiana, ad eccezione del comparto bancario e finanziario…

…ebbene l’ultimo colpo ad effetto del super-prof riesce ancora a sorprendere! Leggete bene:

Brutte notizie per i lavoratori dipendenti e per coloro che percepiscono la pensione. Nelle pieghe del Decreto Salva Italia si rileva che sarà possibile da parte di eventuali creditori ottenere il pignoramento della pensione (cosiddetto pignoramento presso terzi). I pensionati rischieranno così di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto, come previsto dal codice di procedura civile.
Lo stesso allarme è scattato anche per chi vive di busta paga. Il d.l. riguarderebbe infatti pure i lavoratori dipendenti percipienti salario mensile in busta paga. Sostanzialmente sarebbe stato legalizzato il superamento del limite del “quinto pignorabile” previsto invece dal codice di procedura civile.
Fermo restando quanto previsto dalle norme, è stato semplicemente trovato un escamotage che consente di rivalersi per intero, grazie al fatto che, da dicembre 2012, anche pensioni e stipendi, se superiori ai mille euro, non sono più pagabili in contanti ma esclusivamente tramite conto corrente bancario, postale o libretto di risparmio.
A partire dal mese di dicembre dello scorso anno, in coincidenza col pagamento della tredicesima, l’obbligo di accredito sul conto si è esteso a gran parte dei lavoratori dipendenti e dei circa 16 milioni di italiani che percepiscono una pensione giacchè molti di loro hanno superato il limite di legge.
(Fonte Rainews24)

Non credo siano necessari particolari commenti. L’unica cosa che mi viene da dire è che adesso si inizia a scherzare davvero col fuoco.
A questi sciagurati (governanti) evidentemente sfugge completamente la realtà. Ormai sono tantissime le famiglie che si reggono sui pensionati; a macchia di leopardo in tutta l’Italia, questa gente sta sostituendo lo Stato nella funzione di erogatore dei cosiddetti “ammortizzatori sociali”.

Con delle pensioni, spesso misere, si mandano avanti intere famiglie di giovani (e non) disoccupati. Si tratta di situazioni di emergenza vere e proprie, in cui la lotta è letteralmente mangiare. Purtroppo ne sto vedendo diverse. Ci sono pensionati e lavoratori che non riescono a stare dietro alle bollette, all’Imu, alla Tarsu, alla tassa dell’auto…per far mangiare figli e nipoti.
E questi balordi se ne escono con la pignorabilità dell’intero stipendio o pensione.

La pentola a pressione inizia a fischiare…

Link: Le mie considerazioni inutili

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E’ tutto voluto e pianificato: nessuna illusione o compatimento ( per il ‘povero’ Napolitano: si sente anche questo in giro ) o rassegnazione di fronte all’ineluttabile pecepito come naturale: a scelta, ciò che preferite…
La ‘crisi’ è un’OPPORTUNITA’ per riscrivere regole, alimentare i benefits di alcuni a spese di altri, ridurre diritti erga omnes e redistribuirne le spoglie ad altri, obbligare la massa a reggere la situazione conflittuale ‘dentro’ il sistema ( interiorizzandola ) ed isolare gli ‘attori ostili’, manipolandone le manifestazioni di dissenso, obbligare a non fare domande scomode sui media consegnandole ai soli fruitori di internet ( una minoranza vivace ma sostanzialmente lontana dal ‘discorso comune’ ), indurre la parte giovane della società a guardare con fastidio al passato delle ‘regole per tutti’ facendole credere in un futuro da vincenti sulle spoglie delle generazioni precedenti: si potrebbe continuare ma mi fermo. Dunque RIFARE LA SOCIETA’ COME SI VUOLE: all’americana, ovviamente, al ‘brave new world’. Quando il massone Monti diceva che voleva finalmente cambiare l’Italia e gli italiani, e quando parlava ‘avec sa gueule de bois’ la Fornero annuiva estasiata in pieno delirio mistico, ebbene diceva il vero ed è esattamente ciò che sta avvenendo. Ed è la ragione per cui OGGI IL GOVERNO NON SI FA: è per aspettare che la ‘manovra’ eserciti pienamente TUTTI I SUOI EFFETTI SENZA OSTACOLI, per lasciar decantare la situazione martirizzando i soccombenti: DOPO e SOLO DOPO allora salteranno fuori le proposte ‘espansive’ per ora tenute gelosamente nel cassetto. Bersani è complice come Grillo ed entrambi, ognuno a modo suo, collaborano a questo piano di attesa di IRREVERSIBILITA’ degli effetti catastrofici della crisi. Perdono scientemente tempo, seguendo a pezzi e bocconi il Capo dello Stato, ‘maestro’ della situazione. E’ un calcolo realistico ? Cavalcare la tigre, si potrebbe dire… Riuscirà loro tutto ciò?

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Nuovi dubbi sulla tenuta del bilancio Inps

di: Matteo Mascia

Il crollo dei cittadini occupati avrà serie ripercussioni sulla tenuta dei conti pubblici e sulla portata del gettito fiscale. Un elemento ovvio e noto a tutti, diminuzioni che potrebbero portare al licenziamento di una nuova manovra correttiva. Per il momento, si parla di quindici milioni di ulteriori tagli al bilancio dello Stato. Anche il sistema previdenziale sarà costretto a fare i conti con una diminuzione dei flussi di casa in entrata nei forzieri dell’Inps e delle altre Casse.

Il Presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, lo ha scritto chiaro e tondo nella nota che ha inviato lo scorso 22 marzo ai Ministri Grilli e Fornero: i minori trasferimenti dalle casse statali, la riduzione dell’avanzo patrimoniale e la contrazione strutturale delle entrate contributive della gestione pubblica, ex INPDAP, mettono a rischio la tenuta dei conti e compromettono “la più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico”.

Per questo ha chiesto ai ministeri vigilanti d’intervenire con ogni utile iniziativa. A rivelarlo è stata una nota ufficiale dell’Usb. L’allarme era già stato lanciato dalla Corte dei Conti rispetto al bilancio di chiusura 2011 dell’INPDAP, che presentava un patrimonio netto in passivo di oltre 15 miliardi di euro, mentre nel bilancio preventivo 2013 dell’Inps il passivo della gestione ex INPDAP è arrivato alla preoccupante cifra di 23,7 miliardi di Euro.

La magistratura contabile ha inoltre sottolineato che, di questo passo, il patrimonio netto dell’Inps sarà esaurito in poco tempo. Da subito l’Unione sindacale di base si era opposta all’integrazione dei due maggiori enti previdenziali, “perché funzionale al disegno di smantellamento del sistema previdenziale pubblico, avviato con la Riforma Dini del 1995 e perfezionato nel tempo, da ultimo con la Riforma delle pensioni targata Monti-Fornero”, si legge nella nota diffusa dall’ufficio stampa.

“L’accorpamento dell’INPDAP con l’Inps non è utile a rilanciare la previdenza pubblica ma semmai ad affossarla – continua lo scritto – Si sono voluti scaricare sull’Inps i debiti delle amministrazioni statali. Il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego e il contemporaneo incremento del numero di pensioni, insieme ai mancati trasferimenti statali, hanno prodotto un passivo della gestione INPDAP che ora pesa sui conti Inps.
Oltre a finanziare il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese private, il Governo dovrebbe finanziare il pagamento dei debiti tra pubbliche amministrazioni”.

Un disegno messo in pratica con il pressapochismo che ha caratterizzato l’azione politica di Elsa Fornero. I bilanci ed i rendiconti dei due enti previdenziali erano pubblici ed accessibili a tutti, il Ministero ed il Governo erano nella possibilità di calcolare al centesimo i costi dell’intera operazione di accorpamento. Sindacati e partiti politici erano a conoscenza delle difficoltà incontrate dall’ente di previdenza dei dipendenti pubblici; non hanno fatto nulla per opporsi alla (contro)riforma dell’Esecutivo dei “tecnici”.

Una materia complessa ed in grado di impattare sulle esistenze dei cittadini è stata trattata con una faciloneria disarmante. Un atteggiamento alla base della nascita degli “esodati” e delle problematiche denunciate dal numero uno dell’Inps. Gabinetto del Ministero e Commissioni di Camera e Senato non si sono dimostrati in grado di analizzare i costi economici delle leggi approvate o di valutarne l’efficienza nel breve come nel lungo periodo.

Per questo motivo, l’Usb intende proclamare uno sciopero “per rilanciare la previdenza pubblica, per impedire che l’Inps si trasformi in un ente assistenziale che eroghi in prevalenza assegni pensionistici da fame, per cancellare il sistema contributivo di calcolo delle pensioni, per restituire servizi ai cittadini”.
Un intento nobile e condivisibile. La previdenza deve essere tenuta lontana dalle grinfie delle vestali dell’austerità. Anche gli altri sindacati dovrebbero prendere coscienza dei problemi a cui sono esposti milioni di lavoratori, giovani ed anziani.

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=20322

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Allarme INPS, svuotata di fatto la cassa

Guardate che l’Inps è messo male, fate qualcosa quanto prima. È il 22 marzo quando il presidente Antonio Mastrapasqua – certo, in termini più gentili – mette nero su bianco il concetto in una lettera ai ministri dell’Economia e del Lavoro, Vittorio Grilli e Elsa Fornero. La storia è in parte nota, ma l’allarme del pluripoltronato capo supremo del più grande ente previdenziale d’Europa testimonia che la situazione è persino più grave del previsto, tanto più che sia Mastrapasqua che Fornero hanno sempre sostenuto in questi mesi che i conti dell’Inps non destano alcuna preoccupazione.

Invece, il nostro comincia la sua missiva – di cui Il Fatto quotidiano è in possesso – riportando alcuni passaggi della relazione della Corte dei Conti sul bilancio preventivo 2012 in cui si sostiene quanto segue: l’inglobamento di Inpdap ed Enpals (rispettivamente l’ente che si occupa degli statali, in perdita per miliardi, e quello che serve i lavoratori dello spettacolo) sta affossando i conti dell’Inps: “Il patrimonio netto… è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi” (fino al 2015, per capirci) e il governo continua a tagliare i trasferimenti; se le amministrazioni dello Stato rallentano ancora un po’ i pagamenti avremo “ulteriori problemi di liquidità con incidenza sulla stessa correntezza (sic) delle prestazioni”. Tradotto: rischiamo a breve di non pagare le pensioni in tempo. Conclude Mastrapasqua: “Minori trasferimenti, riduzione dell’avanzo patrimoniale, strutturale contrazione delle entrate contributive della gestione pubblica (ex Inpdap)” stanno mettendo a rischio “la più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico”.

Volendo, si può tradurre l’allarme del presidente Inps nei numeri impietosi – e per di più destinati a peggiorare – del bilancio di previsione 2013 approvato a fine febbraio dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps: 10,7 miliardi il disavanzo di competenza; 23,7 miliardi il disavanzo patrimoniale complessivo dell’ex Inpdap; un patrimonio netto sceso dai 41 miliardi del 2011 ai 15,4 previsti per quest’anno; 265,8 miliardi le prestazioni previdenziali da erogare contro un incasso in contributi stimato in 213,7 miliardi (ovviamente al netto delle compensazioni statali). Numeri che, peraltro, dovranno essere rivisti in peggio visto che sono stati calcolati sul Def di settembre, quello che prevedeva una recessione per il 2013 solo dello 0,2%, mentre su quello nuovo c’è scritto -1,3.

Com’è stato possibile tutto questo? Le magagne più grosse, come si sarà capito, sono nel bilancio dell’ex ente degli statali e sono dovute a una sorta di paradosso italiano: la Pubblica amministrazione (tanto locale, quanto centrale) per lunghi anni – e in parte ancora adesso – non ha pagato i contributi previdenziali per i suoi dipendenti. Oltre ai debiti fantasma nei confronti dei fornitori, insomma, ci sono anche quelli dello Stato nei confronti di se stesso: stime non confermate parlano di un buco di almeno trenta miliardi di euro che si riversa di anno in anno, man mano che i lavoratori vanno in pensione, dentro i bilanci ufficiali del nuovo SuperInps.

Roba nota, che però ora interagisce con un nuovo contesto e sta creando una voragine nel sistema previdenziale pubblico italiano. Ecco perché: gli ultimi governi non si sono limitati a tagliare i trasferimenti agli enti, ma tra blocco del turn over e prepensionamenti hanno tagliato anche il numero dei dipendenti statali, cioè di chi – coi contributi – paga l’assegno di chi è già in pensione. Per questo Mastrapasqua chiede a Grilli e Fornero di darsi una mossa, ovvero nel suo linguaggio che “sia opportunamente approfondita e valutata ogni più utile iniziativa”.

“Noi ci eravamo opposti fin da subito all’integrazione tra i due maggiori enti previdenziali”, dicono i sindacalisti dell’Usb, “perché è funzionale al disegno di smantellamento del sistema previdenziale pubblico, avviato con la riforma Dini del 1995 e perfezionato nel tempo, da ultimo con la riforma delle pensioni targata Monti-Fornero”. Per l’Unione sindacale di base, che sta pensando a uno sciopero per denunciare la situazione drammatica dell’ente previdenziale, la faccenda è molto semplice: “La fusione Inps-Inpdap non è utile a rilanciare la previdenza pubblica, ma ad affossarla: hanno semplicemente voluto scaricare sull’Inps (che gestisce i contributi dei lavoratori del privato, ndr) i debiti delle amministrazioni statali”. Chissà se stavolta il ministro Fornero potrà ripetere la secca risposta che diede a ottobre: “La fusione non determina nessun problema sui conti Inps. I dati erano conosciuti”.

Da Il Fatto Quotidiano del 13 aprile 2013

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Pensioni, l’allarme di Mastrapasqua: se lo Stato non paga, Inps a rischio

Non ci sono solo i debiti verso le imprese. Per molti anni, la pubblica amministrazione non ha versato i contributi previdenziali all’Inpdap, con un buco stimato in 30 miliardi. Che ora, dopo la fusione, si riversa sulla previdenza dei lavoratori del settore privato. La lettera del presidente ai ministri Fornero e Grilli

Guardate che l’Inps è messo male, fate qualcosa quanto prima. È il 22 marzo quando il presidente Antonio Mastrapasqua – certo, in termini più gentili – mette nero su bianco il concetto in una lettera ai ministri dell’Economia e del Lavoro, Vittorio Grilli e Elsa Fornero. La storia è in parte nota, ma l’allarme del pluripoltronato capo supremo del più grande ente previdenziale d’Europa testimonia che la situazione è persino più grave del previsto, tanto più che sia Mastrapasqua che Fornero hanno sempre sostenuto in questi mesi che i conti dell’Inps non destano alcuna preoccupazione.

Invece, il nostro comincia la sua missiva – di cui Il Fatto quotidiano è in possesso – riportando alcuni passaggi della relazione della Corte dei Conti sul bilancio preventivo 2012 in cui si sostiene quanto segue: l’inglobamento di Inpdap ed Enpals (rispettivamente l’ente che si occupa degli statali, in perdita per miliardi, e quello che serve i lavoratori dello spettacolo) sta affossando i conti dell’Inps: “Il patrimonio netto… è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi” (fino al 2015, per capirci) e il governo continua a tagliare i trasferimenti; se le amministrazioni dello Stato rallentano ancora un po’ i pagamenti avremo “ulteriori problemi di liquidità con incidenza sulla stessa correntezza (sic) delle prestazioni”. Tradotto: rischiamo a breve di non pagare le pensioni in tempo. Conclude Mastrapasqua: “Minori trasferimenti, riduzione dell’avanzo patrimoniale, strutturale contrazione delle entrate contributive della gestione pubblica (ex Inpdap)” stanno mettendo a rischio “la più grande operazione di razionalizzazione del sistema previdenziale pubblico”.

Volendo, si può tradurre l’allarme del presidente Inps nei numeri impietosi – e per di più destinati a peggiorare – del bilancio di previsione 2013 approvato a fine febbraio dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps: 10,7 miliardi il disavanzo di competenza; 23,7 miliardi il disavanzo patrimoniale complessivo dell’ex Inpdap; un patrimonio netto sceso dai 41 miliardi del 2011 ai 15,4 previsti per quest’anno; 265,8 miliardi le prestazioni previdenziali da erogare contro un incasso in contributi stimato in 213,7 miliardi (ovviamente al netto delle compensazioni statali). Numeri che, peraltro, dovranno essere rivisti in peggio visto che sono stati calcolati sul Def di settembre, quello che prevedeva una recessione per il 2013 solo dello 0,2%, mentre su quello nuovo c’è scritto -1,3.

Com’è stato possibile tutto questo? Le magagne più grosse, come si sarà capito, sono nel bilancio dell’ex ente degli statali e sono dovute a una sorta di paradosso italiano: la Pubblica amministrazione (tanto locale, quanto centrale) per lunghi anni – e in parte ancora adesso – non ha pagato i contributi previdenziali per i suoi dipendenti. Oltre ai debiti fantasma nei confronti dei fornitori, insomma, ci sono anche quelli dello Stato nei confronti di se stesso: stime non confermate parlano di un buco di almeno trenta miliardi di euro che si riversa di anno in anno, man mano che i lavoratori vanno in pensione, dentro i bilanci ufficiali del nuovo SuperInps.

Roba nota, che però ora interagisce con un nuovo contesto e sta creando una voragine nel sistema previdenziale pubblico italiano. Ecco perché: gli ultimi governi non si sono limitati a tagliare i trasferimenti agli enti, ma tra blocco del turn over e prepensionamenti hanno tagliato anche il numero dei dipendenti statali, cioè di chi – coi contributi – paga l’assegno di chi è già in pensione. Per questo Mastrapasqua chiede a Grilli e Fornero di darsi una mossa, ovvero nel suo linguaggio che “sia opportunamente approfondita e valutata ogni più utile iniziativa”.

“Noi ci eravamo opposti fin da subito all’integrazione tra i due maggiori enti previdenziali”, dicono i sindacalisti dell’Usb, “perché è funzionale al disegno di smantellamento del sistema previdenziale pubblico, avviato con la riforma Dini del 1995 e perfezionato nel tempo, da ultimo con la riforma delle pensioni targata Monti-Fornero”. Per l’Unione sindacale di base, che sta pensando a uno sciopero per denunciare la situazione drammatica dell’ente previdenziale, la faccenda è molto semplice: “La fusione Inps-Inpdap non è utile a rilanciare la previdenza pubblica, ma ad affossarla: hanno semplicemente voluto scaricare sull’Inps (che gestisce i contributi dei lavoratori del privato, ndr) i debiti delle amministrazioni statali”. Chissà se stavolta il ministro Fornero potrà ripetere la secca risposta che diede a ottobre: “La fusione non determina nessun problema sui conti Inps. I dati erano conosciuti”.

Marco Palombi
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it/
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/14/pensioni-lallarme-di-mastrapasqua-se-stato-non-paga-inps-a-rischio/562151/
13.04.2013

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Nessuna paura, un bel prelievo del 5% sui depositi bancari e le pensioni verranno pagate fino al 2018. E dopo? Dopo si vedrà.

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IN NOME DELLA TRACCIABILITA’ POTRANNO PIGNORARVI LA PENSIONE

DI MARIO GRIGOLETTI
capiredavverolacrisi.com

Pochi giorni fa abbiamo pubblicato un articolo di Maurizio Mazziero (1) sulla possibilità di una decurtazione sui titoli di Stato italiani in base ad un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Con il passare del tempo e l’aggravarsi della crisi economica nei Paesi dell’UE, l’inviolabilità dei soldi e dei risparmi dei cittadini è sempre meno sicura e, come abbiamo visto in Grecia e a Cipro, l’adozione di leggi illiberali da parte degli Stato, sta diventando sistemica in tutti i Paesi colpiti dalla crisi del debito. Anche il nostro. (2)

Un’ennesima riprova la si può ritrovare all’interno di quello che lo scorso dicembre è stato definito decreto “Salva Italia”. All’interno di questo decreto si legge che tutti i pensionati che subiscono un pignoramento della pensione rischiano di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto di questa come previsto dall’art. 545 del codice di procedura civile; questa misura riguarda anche il salario mensile dei lavoratori dipendenti. Nella riforma, il Governo ha imposto all’Inps di versare le pensioni sopra i mille euro non più tramite le poste e quindi direttamente nelle mani dei pensionati, ma in un conto corrente bancario o postale o anche su un libretto di risparmio. Questa misura, oltre ad essere profondamente illiberale perché obbligherebbe le persone ad aprirsi un conto corrente, è stata, come ogni proposta sul limite dei pagamenti in contante, giustificata dall’obbligo di tracciabilità dei pagamenti superiori a mille euro. Quindi per motivi fiscali.

Questo cambiamento formale ha delle gravi conseguenze per i pensionati dal punto di vista pratico. In base all’art. 545 il creditore poteva pignorare la pensione, o i redditi da lavoro subordinato nella misura di un quinto; questo limite però aveva valore solo se il pignoramento veniva messo in pratica alla fonte cioè o all’Ente previdenziale o al datore di lavoro. Se invece il pignoramento viene effettuato presso la banca dove il pensionato o il lavoratore dipendente versa i suoi soldi, il creditore potrà pignorare tutti i risparmi che vi trova; dal momento che i soldi della pensione o del salario si mischiano con quelli già presenti sul conto corrente, anche se questo è costituito ad hoc per queste versamenti, sarà possibile pignorare non solo un quinto ma la totalità della pensione o del salario.

Rispetto al sistema precedente, dove a fronte di questa norma già in vigore il pensionato poteva esigere che il pagamento venisse effettuato a mano alle poste, il meccanismo attuale è diabolico, in quanto il creditore può bypassare l’Inps e il tetto del un quinto della mensilità aspettando un paio di giorni quando la somma viene versata sul conto, cosa resa obbligatoria al pensionato o il lavoratore, se vogliono ritirare la propria pensione o stipendio.

Nessuno mette in dubbio che i debiti vadano pagati, ma in questa maniera si cancella con un tratto di penna una norma che serviva a garantire un minimo sostentamento a pensionati e lavoratori, aggravando ulteriormente la loro già difficile situazione. Tutto in nome di finalità fiscali e tracciamento dei pagamenti alquanto discutibili, che non solo schiacciano i diritti dei cittadini ma anche la loro dignità

Mario Grigoletti
Fonte:/www.capiredavverolacrisi.com
Link: http://www.capiredavverolacrisi.com/in-nome-della-tracciabilita-potranno-pignorarvi-la-pensione/
15.04.2013

1) http://www.capiredavverolacrisi.com/i-titoli-di-stato-non-sono-piu-sicuri/
2) http://www.capiredavverolacrisi.com/in-nome-della-tracciabilita-potranno-pignorarvi-la-pensione/pensioni-2/

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18 aprile 2013

Fonte: Befera ed il pignoramento di stipendi e pensioni.

18 Aprile 2013   15:32

Befera ed il pignoramento di stipendi e pensioni

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha riconosciuto “un problema che sta diventando serio” sul pignoramento degli stipendi. “Bisogna intervenire con nuove regole”, ha detto in audizione alla Commissione speciale della Camera, spiegando che l’amministrazione non può pignorare più di un quinto dello stipendio o della pensione ma, nel momento in cui interviene su un conto, non sa se è su questo che viene accreditata la busta paga.

I deputati del Pd Michele Anzaldi, Giovanna Martelli ed Ernesto Magorno avevano annunciato un emendamento al decreto sui debiti della P.a. per uno stop al pignoramento delle pensioni.

“Serve uno stop vero al pignoramento di fatto delle pensioni da parte di Equitalia e di qualsiasi tipo di creditori, divenuto una prassi grazie ad alcune modifiche di legge introdotte dal governo Monti”, hanno affermato i deputati del Pd Michele Anzaldi, Giovanna Martelli ed Ernesto Magorno, annunciando la presentazione dell’emendamento al decreto sui debiti della Pa.

“Grazie ad un utile servizio di Ballarò in prima serata su Raitre – spiegano i parlamentari – milioni di italiani hanno avuto conferma che oramai si è arrivati al pignoramento di fatto dell`intero importo delle pensioni, una fattispecie vietata dalle nostre leggi. Con le prescrizioni anti contante previste dal decreto Salva Italia e l`obbligo di accreditare le pensioni oltre 1.000 euro in un conto corrente, infatti, è divenuto di fatto possibile per i soggetti esattori requisire l`intero importo delle pensioni, poiché una volta passate in conto divengono interamente risparmio e sono passibili di esecuzione forzata totale”.

“Il governo deve prevedere una tutela reale per i pensionati – aggiungono i neodeputati Pd – che vengono colpiti nella loro dignità con la possibile sottrazione dell`intero importo della pensione invece del quinto previsto dalle leggi. Lo stesso discorso vale per l`accreditamento degli stipendi. Sto preparando un emendamento in tal senso che mi auguro trovi la più ampia condivisione possibile”.

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18 aprile 2013

Fonte: http://www2.signoraggio.it/inps-dal-2015-non-ci-saranno-soldi-per-pagare-le-pensioni/

INPSROMA – La situazione del nostro Paese sta raggiungendo livelli di pericolosità estrema: i furti sono in netto aumento, così come i disoccupati, gli esodati e i poveri che quest’anno raggiungeranno quota 4 milioni..

Oltre a ciò, sono presenti tanti altri problemi tra cui quello della sanità pubblica, in grave difficoltà economica, e quello dell’INPS: parliamo infatti dell’Istituto Nazionale Di Previdenza Sociale che, a partire dall’anno 2015,potrebbe non avere più i soldi necessari per poter pagare le pensioni.

Questo è ciò che si evince dalla lettera inviata dal presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, e indirizzata alla professoressa Fornero e a Grilli: sulla lettera è presente il sigillo della Corte dei Conti, e  quindi dei magistrati contabili che analizzano il bilancio di previsione 2013.
Secondo questi ultimi il fatto di aver inglobato l’INPS con altri enti quali Inpdap ed Enpals, manovra voluta dalla Fornero col decreto Salva Italia, avrebbe portato gravi conseguenze all’interno delle casse dell’Istituto di Previdenza.

Nonostante un cospicuo aumento del pagamento dei contributi obbligatori per l’anno 2013, i conti dell’INPS non tornano: quest’ultimo deve pagare circa 265.8 miliardi e l’incasso dei nuovi contributi è ipotizzato all’incirca a 213.7 miliardi.
Come si può notare, se si desidera che i conti siano in regola è necessario varare qualche provvedimento.

Attualmente presso l’Istituto di Previdenza Sociale si stanno facendo diverse prove e calcoli per eventuali tagli, ma ciò che preoccupa maggiormente i cittadini italiani è  che il Consiglio dei Ministri possa inventarsi una nuova riforma delle pensioni.
Intanto è stato deciso di non inviare più il CUD ai pensionati tramite posta e, come già si evince, quelli che ci rimetteranno principalmente saranno sempre i soliti.

Fonte: newslavoro.com

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12 maggio 2013 | Autore

Fonte: LO STATO ITALIANO NON HA PAGATO DECINE DI MILIARDI DI CONTRIBUTI AI DIPENDENTI PUBBLICI E ORA L’INPS STA PER FALLIRE.

domenica 12 maggio 2013

Lo stato italiano non ha versato per anni i contributi pensionistici ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni e quindi li ha fatti confluire nell’Inps, ponendoli a carico di coloro che la sventura pose a lavorare nel comparto produttivo. Il presidente dell’Inps, Mastropasqua, ha confermato che l’ente ha quasi terminato le sue disponibilità: in breve sarà illiquido e a sostegno del suo allarme, ha citato la Relazione della Corte dei Conti sul bilancio preventivo 2012 da cui emerge chiaramente che la fusione con Inpdap ed Enpals operata all’inizio del 2012 si è rivelata una pillola avvelenata per i conti dell’Inps: “il patrimonio netto … è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi”. – scrive l’alta Corte.

Ma la Corte dei Conti non si ferma all’allarme di bilancio. Infatti, scrive: «Questo, a causa della fusione Inpdap-Inps, ovvero l’ente previdenziale dei dipendenti pubblici con la previdenza privata. Una fusione voluta dalla manovra del governo Monti denominata Salva-Italia del 2011, che non ha cancellato il buco di 23 miliardi di euro, equivalente al debito che lo Stato ha nei confronti dei contributi previdenziali per i suoi dipendenti. Buco che ora grava nelle casse del Superinps, con il rischio di non riuscir più a pagare le pensioni per i prossimi anni se non verranno fati interventi a carattere urgente per risanare i conti.»

Mi auguro abbiate letto con attenzione. La Corte dei Conti accusa senza mezzi termini lo Stato italiano di evasione contributiva, per la qual cosa un privato cittadino finirebbe in galera e un’azienda vedrebbe confiscato il suo patrionio. La frase il «debito che lo Stato ha nei confronti dei contributi previdenziali per i suoi dipendenti» non lascia spazio a nessun’altra interpretazione. Lo stato italiano ha violato le leggi dello Stato italiano,e questo buco da 23 miliardi di euro nei conti dell’Inps – insanabile dall’Inps – va a sommarsi al «deficit di 91 miliardi che la Pubblica Amministrazione ha nei confronti dei propri fornitori». che la Corte dei Conti stigmatizza in un’altra relazione refa pubblica due mesi fa. Ovviamente questi 114 miliardi di euro di buco in cassa dello Stato vanno a sommarsi agli oltre 2000 miliardi di euro di debiti, dello Stato, quelli che oggi sono arrivati ad essere il 130% del Pil. Una vera follia.

Ma rimaniamo all’Inps. Mastropasqua aggiunge: «Se le amministrazioni dello Stato rallenteranno ancora i pagamenti l’Inps avrà “ulteriori problemi di liquidità”, che non potrà non ripercuotersi sul regolare pagamento corrente delle pensioni. Le entrate contributive si incrementeranno dello 0,9% (a 213,762 miliardi) nel 2013, le uscite per prestazioni istituzionali saliranno del 2,3% a 303,077 miliardi (di cui la spesa per prestazioni pensionistiche sarà di 265,877 miliardi, +1,7%).»

Quindi, quest’anno 2013 entrano oltre 213 miliardi e ne dovrebbero uscire oltre 303. Mancano all’appello più di 89 miliardi di euro per pagare le pensioni!

E dove mai li prenderà, lo Stato italiano, 89 miliardi in contanti, quando il governo Letta non è stato ancora in grado di trovarne 8 per rifondere quel ladrocinio statale chiamato Imu? Facile e orribile: ridurrà le spese pensionistiche di 89 miliardi e il gioco è fatto.

max parisi

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Pensioni, il governo studia la riforma

Il Governo potrebbe introdurre una fascia di flessibilità per l’accesso alla pensione permettendo alle persone di uscire dal lavoro prima dell’età prevista dalla riforma Fornero attraverso “penalizzazioni” in termini di importo dell’assegno che si percepirà. Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini ha ipotizzato, facendo riferimento alle linee generali espresse dalla presidente del Consiglio, interventi sulla riforma Fornero in termini di libertà di scelta (si esce prima prendendo una pensione più bassa) mentre ha frenato sulle ipotesi di modifica della riforma del lavoro.

Bisogna stare “molto attenti” – ha detto il ministro in una audizione al Senato – a toccare una riforma “che sta finalmente producendo una serie di effetti voluti”. Le modifiche – ha precisato – dovranno essere “limitate e puntuali”. Giovannini ha fatto riferimento al monitoraggio pubblicato oggi dall’Isfol sugli effetti della riforma Fornero, secondo il quale nel quarto trimestre si sarebbe registrato un calo consistente delle collaborazioni (-25,1% tendenziale, -9,2% congiunturale) a fronte di un aumento dei contratti a termine (+0,7% tendenziale, +3,7% congiunturale).

“La flessione degli avviamenti con contratto di collaborazioni – scrive l’Isfol – sembra riconducibile ai maggiori vincoli imposti dalla riforma, la quale esclude la possibilità di stipulare contratti di lavoro a progetto per lo svolgimento di mansioni esecutive o ripetitive, scoraggiando l’utilizzo del lavoro parasubordinato, laddove vi siano mansioni più consone al lavoro dipendente”.
“Abbiamo solo un colpo da sparare – ha detto Giovannini – dobbiamo centrare l’obiettivo”.

E se è irrealistico pensare che diminuiscano i disoccupati solo cambiando le norme ma senza che riparta la produzione, bisogna valutare attentamente ogni intervento. La staffetta giovani-anziani, secondo il ministro, è molto costosa ma potrebbe portare vantaggi (anche se questo è difficile in un momento di crisi economica) mentre sulle agevolazioni fiscali e contributive per l’assunzione dei giovani bisognerebbe studiare bene il “trade off.

Dobbiamo cogliere ogni refolo di vento per gonfiare le vele”, ha detto usando un linguaggio velistico, “senza crescita e senza coesione l’Italia è perduta”. Apprezzamento per l’ipotesi di intervento sulla riforma delle pensioni è arrivata dalla Cisl e dallo Spi Cgil anche se poi bisognerà vedere quale sarà l’entità delle penalizzazioni alle quali pensa il Governo (già esiste per le donne di 57 anni di età e 35 di contributi la possibilità di andare in pensione con l’assegno calcolato tutto con il metodo contributivo).

“Abbiamo sempre sostenuto – dice il segretario confederale Cisl Maurizio Petriccioli – la necessità di restituire ai lavoratori la possibilità di scegliere il momento in cui accedere al pensionamento, ferma restando la fissazione di una finestra rappresentata da un’età minima e massima in cui esercitare tale libertà”. “E’ un bene – afferma il segretario generale Spi-Cgil Carla Cantone – che si riapra la discussione sulla riforma delle pensioni. Purchè però ci sia un confronto con le organizzazioni sindacali perchè le scelte unilaterali hanno sempre prodotto disastri”.

http://www.huffingtonpost.it/2013/05/14/pensioni-il-governo-studia-la-riforma-via-dal-lavoro-prima-ma-con-penalizzazioni-sullassegno_n_3273875.html?utm_hp_ref=italy

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Non tutto il male vien per nuocere

Ascoltavo ieri una intervista a Charlotte Gerson, figlia del dr. Max Gerson che con la dieta curava le persone (anche il cancro). Anche se ho già visto diversi documentari e l’ho sentita diverse volte, è sempre un piacere ascoltare questa anziana signora (è del 1922) parlare di suo padre, del metodo Gerson, di come funziona il nostro corpo, ecc.

Nell’intervista mi ha stupito una sua affermazione categorica: se puntate sulla prevenzione, perdete tempo. Non perchè questa non sia utile, anzi, ma perchè la gente, finchè non si scontra con un problema concreto, fisico, non è sensibile. Dice: ma perchè cambiare dieta? Ho sempre mangiato così, e sto benissimo. Un po’ come se fosse addormentata, non sente il bisogno di cambiare qualcosa fino a che non si scontra direttamente con un problema. Magari si avvelena un po’ alla volta, giorno dopo giorno, e il fisico assorbe, “tiene botta“, fino a quando, improvvisamente, crolla. Magari qualche piccolo segnale qua e là il fisico ce lo aveva dato, qualche mal di testa, qualche senso di pesantezza, qualche insonnia: ma noi, “forti” di una cultura del farmaco e dell’efficienza (o diremmo meglio: “sordi ai vari segnali, a causa di una cultura del farmaco e dell’efficienza“?), abbiamo preso la pastiglietta e trascurato il sintomo: efficienza, prima di tutto!

E questo vale anche in altri campi. Come scrivevo nella nota Crisi-economica-magnifica-opportunita/, a volte senza uno stimolo forte, non troviamo la forza, la decisione e il coraggio per cambiare. Cosa sarebbe stato di San Paolo se Dio non lo avesse “schiaffeggiato” , facendolo cadere da cavallo e diventare cieco? Avrebbe abbandonato la sua attività di persecutore di cristiani? Anche nella Valtorta (Il poema dell’Uomo-Dio), ad un certo punto Gesù dice che l’uomo è come un eterno ragazzino, spensierato e un po’ incosciente, e tale rimane fino a che qualche evento esterno non lo costringe a crescere.

Non mi spingo a dire, come la mia mamma, che le sofferenze e la malattia sono un segno dell’amore di Dio: sono convinto che, come padre buono, Dio se potesse, ci eviterebbe tutto ciò che ci fa soffrire e star male. Ma, a dispetto della Sua onnipotenza, non può (*) tradire la Sua Parola e rimangiarsi la libertà che ci ha affidato, impedendoci di patire le conseguenze di un cattivo uso che noi possiamo fare di questa libertà. E se capiamo questo, vedremo anche le malattie, le crisi, le “dis-grazie” sotto una luce diversa, quasi come fossero una Grazia che ci serve a svegliarci e a riportarci in carreggiata.

(*) in effetti può intervenire, ma a rischio di “imbrogliarci”: se un padre non lascia mai cadere il figlio, questo non imparerà mai a camminare da solo e anzi penserà di essere inadatto, visto che il papà non lo molla un secondo.

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Pensioni, presto i fondi potranno investire in derivati

Milano, 21 maggio 2013 –

Il 22 luglio diventerà effettiva la nuova Direttiva sui gestori di fondi alternativi, la numero 61 del 2011, che consentirà ai fondi pensione, di investire in ogni tipo di prodotto finanziario.

Se da un lato ciò potrebbe portare a uno sviluppo della previdenza integrativa, dall’altro apre scenari per nulla rassicuranti. Difatti i soldi in gestione, ovvero le pensioni future di milioni di italiani tra cui giornalisti e avvocati ad esempio, potrebbero essere investiti su hedge funds e prodotti derivati, su cui è virtualmente impossibile avere garanzie ed effettuare controlli, essendo facile farli transitare per paradisi fiscali dove la segretezza è assoluta: non solo le Cayman, ma anche la City di Londra o la Svizzera, il Lussemburgo o le isole inglesi nel canale della Manica.

Ad oggi tutta la materia è regolata in modo molto stringente dal decreto ministeriale 703 del 1996, che non contempla tali artifizi e paradisi fiscali perché all’epoca non esistevano, e quindi impedisce ai nostri fondi di utilizzare i capitali gestiti in modo poco trasparente.

Addirittura c’è un limite del 5% per investire al di fuori dei Paesi membri dell’Ocse. Un bene pensando ai paradisi fiscali, un male se si pensa che nell’Ocse non ci sono i cosiddetti ‘Bric’, ovvero Brasile Russia India e Cina, dove ci sono oggi ottime possibilità, essendo oramai quelle le economie più floride del pianeta.

Apertura ai fondi esteri: ma si può affidare la pensione di milioni di italiani a chi ha speculato nei mesi scorsi sull’aumento dello spread tra Italia e Germania?

http://qn.quotidiano.net/economia/2013/05/21/892235-pensioni-presto-fondi-pensione-investire-in-derivati.shtml

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18 aprile 2013

Fonte: http://www2.signoraggio.it/inps-dal-2015-non-ci-saranno-soldi-per-pagare-le-pensioni/

INPSROMA – La situazione del nostro Paese sta raggiungendo livelli di pericolosità estrema: i furti sono in netto aumento, così come i disoccupati, gli esodati e i poveri che quest’anno raggiungeranno quota 4 milioni..

Oltre a ciò, sono presenti tanti altri problemi tra cui quello della sanità pubblica, in grave difficoltà economica, e quello dell’INPS: parliamo infatti dell’Istituto Nazionale Di Previdenza Sociale che, a partire dall’anno 2015,potrebbe non avere più i soldi necessari per poter pagare le pensioni.

Questo è ciò che si evince dalla lettera inviata dal presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, e indirizzata alla professoressa Fornero e a Grilli: sulla lettera è presente il sigillo della Corte dei Conti, e  quindi dei magistrati contabili che analizzano il bilancio di previsione 2013.
Secondo questi ultimi il fatto di aver inglobato l’INPS con altri enti quali Inpdap ed Enpals, manovra voluta dalla Fornero col decreto Salva Italia, avrebbe portato gravi conseguenze all’interno delle casse dell’Istituto di Previdenza.

Nonostante un cospicuo aumento del pagamento dei contributi obbligatori per l’anno 2013, i conti dell’INPS non tornano: quest’ultimo deve pagare circa 265.8 miliardi e l’incasso dei nuovi contributi è ipotizzato all’incirca a 213.7 miliardi.
Come si può notare, se si desidera che i conti siano in regola è necessario varare qualche provvedimento.

Attualmente presso l’Istituto di Previdenza Sociale si stanno facendo diverse prove e calcoli per eventuali tagli, ma ciò che preoccupa maggiormente i cittadini italiani è  che il Consiglio dei Ministri possa inventarsi una nuova riforma delle pensioni.
Intanto è stato deciso di non inviare più il CUD ai pensionati tramite posta e, come già si evince, quelli che ci rimetteranno principalmente saranno sempre i soliti.

Fonte: newslavoro.com

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Disonora il padre e la madre

di Marcello Veneziani

Genitore 1 a genitore 2, passo e chiudo la famiglia. Non è una comunicazione in codice della Volante ma è il nuovo codice della famiglia, già adottato in mezza Europa e prima o poi anche da noi, che siamo provinciali e ci adeguiamo sempre «all’estero», come dicono gli idioti. La famiglia finisce in coda, prendi il numeretto e ti metti in fila. Magari sarà previsto anche un genitore 3, 4, e così via. Non importa il sesso e l’effettivo rapporto col minore, basta avere i numeri. L’abolizione del Padre, ente superfluo, ha preceduto solo di qualche anno la soppressione di un altro ente inutile, la Madre, anzi la Mamma come la chiamavano i mammiferi preistorici.
Per le famiglie numerose procediamo alla separazione dei beni filiali, il genitore 1 si cura dei figli dalla fila uno in giù, il genitore 2 di quelli dalla fila tre in avanti. Io che sono figlio 4, sarei capitato con genitore 2, ma non so chi sarebbe stato dei due. Primo è il maschio, come si faceva nel tempo maschilista o vale il detto «nelle case dei galantuomini prima la femmina e poi l’omini»? Forse in ordine d’arrivo, come i numeretti alla posta. L’abolizione di padre e madre, ridotti a genere neutro, nasce dalla delicatezza di non offendere le unioni gay, ma è la prova, anche semantica, che il danno di cui ci preoccupiamo noi fanatici (vero, galan-bondi?) non è la legittimazione delle unioni gay ma l’abolizione della civiltà fondata sul padre e sulla madre.
A proposito di unioni: e se abolissimo l’unione europea piuttosto che cancellare il padre e la madre?

Fonte: il Giornale, 9/6/2013

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mercoledì 1 maggio 2013

Parola di Carmen Reinhart, economista dell’Università di Harvard. In una intervista a Der Spiegel: banche centrali si stanno inginocchiando per fare un favore ai governi. Il prezzo sarà pagato dai risparmiatori, ogni giorno.

Lei è Carmen Reinhart, economista dell’Università di Harvard. “Nessun dubbio, le nostre pensioni sono distrutte”, dice senza mezzi termini in una intervista rilasciata al settimanale tedesco Der Spiegel.

I governi sono incapaci di ridurre i loro debiti, e le banche centrali si stanno facendo avanti per risolvere la crisi. Alla fine, sentenzia, il prezzo sarà pagato ogni giorno dai risparmiatori.

“Questa crisi non è finita ancora – sottolinea – né negli Stati Uniti né in Europa” e il punto è che “nessuna banca centrale ammetterà di star mantenendo bassi i tassi di interesse per aiutare i governi a uscire dalla crisi dei debiti. Di fatto, (le banche centrali) si stanno inginocchiando per aiutare i governi a finanziare i loro deficit”.

E il punto è che non è neanche una cosa nuova, spiega, se si guarda alla storia. Dopo la Seconda guerra mondiale, tutti i paesi alle prese con alti debiti hanno fatto affidamento alla repressione finanziaria per evitare un default che sarebbe stato inevitabile.

Dopo la guerra, i governi imposero infatti tetti sui tassi di interesse ai titoli di stato; ma, ai tempi di oggi, “è la politica monetaria che sta facendo il lavoro. E in una situazione di elevata disoccupazione e bassa inflazione tutto ciò non desta neanche sospetti. Solo quando l’inflazione tornerà a crescere, fattore che prima o poi accadrà, diventerà ovvio che le banche centrali sono diventate sottomesse ai governi”.

Il drammatico verdetto. “Nessun dubbio, le pensioni sono distrutte”… E cita il caso della Francia, dove i fondi pensione pubblici hanno trasferito i loro soldi dai titoli azionari ai titoli di stato. “Non perché i loro ritorni sono appetibili, ma perché si tratta di un espediente per il governo”.

Alla domanda: “Dunque, sarebbe utile chiudere alcune banche?”, Reinhard risponde: “Cosa c’è di sacrosanto nei debiti delle banche?”.

La conferenza “After the Fall” di Carmen Reinhart:

Der Spiegel:

http://www.spiegel.de/international/business/interview-with-harvard-economist-carmen-reinhart-on-financial-repression-a-893213.html

Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/04/addio-pensioni-in-europa.html

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Le parole inascoltate, bambini scrivono (figli separati)

Italia, 19 Giugno 2013

VIDEO, LINK

su facebook
https://facebook.com/paternita/posts/10151689287609866

Fate girare. Aiutiamo questi bambini ad uscire dalle loro gabbie. Basato su documenti autentici. Un grido per spaccare il silenzio del pregiudizio, dell’indifferenza e delle coscienze corrotte.

Ladig

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Esiste un sistema legale, composto da magistrati, avvocati, periti psicologi e servizi sociali, che gestisce in modo infame la sofferenza di milioni di famiglie. Lo schema prevede, oltre allo sfruttamento economico fino all’ultimo centesimo delle “parti”, che la madre sia più tutelata del padre. E’ un retaggio di quando le donne non lavoravano ed accudivano i figli. Ma, nel frattempo, il mondo è cambiato, e lo dimostrano proprio le migliaia di signore che fanno i magistrati, gli avvocati, le psicologhe ed i dirigenti dei servizi sociali. Fino a che starà in piedi questo carrozzone mafioso che persegue unicamente il dilatare all’infinito le cause di divorzio a scopo di lucro infischiandosene della sorte dei minori e, tanto meno dei padri e delle madri, le cose seguiranno lo schema: figli alla madre-padre pagatore. La retorica dei “diritti” che sta portando la nostra civiltà alla rovina in questo momento storico prevede la “femmina” vessata dal “maschio” e la casta giudiziaria, vero cancro della società italiana, applica alla lettera questo orientamento di “civiltà”.