Prof. Giovanni Ambrosetto dell’Università di Bologna cura con la Cannabis i tumori

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Decrescita felice o felicità in decrescita?

30 marzo 2013

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Fonte: A Capannori il comune rilancia la coltivazione della canapa

20 Dicembre 2012

Canapa
L’Italia era fino agli anni Sessanta fra i primi produttori al mondo di canapa, con la Romagna ed il lucchese che basavano gran parte della loro economia proprio sulla sua coltivazione e lavorazione.

C’è chi ha deciso di usare la canapa per uscire dalla crisi. E non nel senso di stordirsi a suon di spinelli fino a dimenticarla del tutto, la crisi. Si parla piuttosto di usare la canapa, uno dei prodotti un tempo più diffusi nelle campagne del centro Italia, come materia prima per la produzione di materiali edili, di fibre e tessuti. A lanciare la proposta innovativa è il comune toscano di Capannori, in provincia di Lucca.

Già, ancora lui. Dopo essere stato il primo comune italiano ad aver adottato la strategia Rifiuti Zero elaborata da Paul Connett ed essere tornato recentemente alla ribalta con due nuovi progetti sostenibili – l’uno che incentiva lo sviluppo rurale, l’altro il co-housing – adesso il comune virtuoso ha deciso di fare un ulteriore passo verso la sostenibilità ambientale rilanciando la coltivazione della canapa sul proprio territorio.

La canapa infatti, prima dell’avvento del proibizionismo, era diffusa in tutto il mondo come principale materia prima da cui si ricavava la carta. Ma con le sue fibre si può ottenere un’enorme varietà di prodotti, dai mattoni, alle corde, ai tessuti, a prodotti sostitutivi della plastica. Essa inoltre cresce senza un bisogno eccessivo d’acqua, non necessita di pesticidi e apporta benefici al terreno se usata nelle rotazioni, il che la rende particolarmente sostenibile. L’Italia era fino agli anni Sessanta fra i primi produttori al mondo di canapa, con la Romagna ed il lucchese che basavano gran parte della loro economia proprio sulla sua coltivazione e lavorazione.

“Dunque perché rinunciare ad una risorsa tanto importante, che potrebbe fornire posti di lavoro e per di più cresce naturalmentenelle campagne circostanti?”, si saranno detti a Capannori. Così la decisione è stata presa, facilitata anche dall’avvio in contemporanea di un progetto portato avanti dall’azienda toscana Canapalithos che ha ottenuto il brevetto per produrre manufatti dalla canapa.

In collaborazione con le sezioni lucchesi della Coldiretti e della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), il comune ha organizzato un seminario dal titolo “La canapa: prospettive per un’agricoltura che guarda alla sostenibilità e alle tradizioni del territorio”, che si svolgerà venerdì 21 dicembre alle 17.30 nella sala consiliare in piazza Aldo Moro a Capannori. Vi prenderanno parte, oltre ai rappresentanti delle associazioni di categoria, gli assessori all’ambiente, Alessio Ciacci, e alle attività produttive, Maurizio Vellutini e Fabrizio Sassetti di Canapalithos – Gruppo Fibranova.

“Per uscire dalla crisi servono anche soluzioni innovative” hanno affermato l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci, e alle attività produttive, Maurizio Vellutini. Quella di rilanciare la canapa ha tutta l’aria di esserlo. “L’amministrazione comunale, da sempre attenta alle buone pratiche e a promuovere lo sviluppo con un occhio di riguardo alla salvaguardia del territorio e delle sue tradizioni, punta adesso a rilanciare la produzione di canapa a Capannori per creare una filiera agricola sostenibile e virtuosa che unisca aspetti altamente ecologici a quelli di un’ampia duttilità di impieghi. È per questo che ci auguriamo che imprenditori e agricoltori locali, ma anche cittadini, partecipino attivamente a questo seminario, che vuole essere il punto iniziale di un percorso per il quale vogliamo confrontarci – e informare – la comunità”.

“Ci sono quindi tutti i presupposti – hanno concluso i due assessori – affinché questo vegetale possa tornare nei campi di Capannori, contribuendo a rilanciare il settore agricolo, che sta attraversando un particolare momento di crisi, unendosi ai tanti progetti portati avanti dall’amministrazione Del Ghingaro perridurre le emissioni nocive nell’aria e migliorare la qualità di vita dei cittadini”. Con una giunta così gli abitanti di Capannori hanno motivo di essere allegri. E la canapa non c’entra.

A.D.

Il Movimento 5 Stelle di Ivrea
Invita i cittadini e le organizzazioni locali ad un dibattito sulle prospettive di sviluppo del territorio con la riscoperta di una coltura storica Canavesana.
Conferenza Informativa libera a tutti sulle
Opportunità offerte dalla
filiera della canapa
Venerdì 5 Aprile 2013, ore 20:30
Quartiere Bellavista, Piazza 1 Maggio, Ivrea (TO)
Interverrà Felice Giraudo, presidente AssoCanapa Italia
Si parlerà di tecniche di coltivazione, raccolta e trattamento. Valutazione costi economici. Confronto con altre colture e analisi dei principali settori di impiego: edile, tessile, medico, cosmetico, alimentare, energetico. ecc.
Una grande opportunità per Ivrea e il Canavese.

Allego alcuni link informativi sull’argomento Canapa & C.

“La vera storia della Canapa (e di sua sorella “maria giovanna” la ribelle)

“Fare soldi con la canapa – EfferveScienza Nr. 41 – Aprile 2012″
http://www.labiolca.it/effervescienza
http://www.labiolca.it/images/stories/docs/effe41.pdf

“Come coltivare la canapa con i finanziamenti del ministero per l’Agricoltura”
http://www.ecoblog.it/post/47417/come-coltivare-la-canapa-con-i-finanziamenti-del-ministero-per-lagricoltura

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Progetto per la produzione di pannelli conglomerati a base di legno di canapa, leggeri e privi di formaldeide, vari usi.

Progetto agro-industriale per la valorizzazione del canapulo, finalizzato alla produzione di pannelli conglomerati privi di formaldeide di densità 220 Kg/m³, ottenuti simultaneamente con armature laterali per essere impiegati nell’industria del mobile per particolari di forte spessore, nella costruzione di porte per interni massicce e leggere, per l’isolamento termoacustico, o privi di armature laterali per essere impiegati come sottofondo di strati di umus in grado di trattenere l’acqua piovana e restituirla in caso di secco per capillarità a strati erbosi di prati inglesi, campi sportivi ecc.
Il processo di conglomerizzazione comprende un grande risparmio energetico nei confronti dei sistemi di conglomerizzazione che prevedono l’uso di Urea-Formaldeide, e può sostituire tali processi per legno di alberi di latifoglie misto a legno di recupero quando finalmente sarà veramente abolita l’urea-formaldeide.
Il pannello immerso in acqua non si disgrega, aumenta del 10% e ritorna alle dimensioni iniziali quando si secca, può assorbire il 300% di acqua.

Il progetto stava prendendo vita a Calitri (AV) con l’intervento di fondi regionali dormienti del terremoto dell’Irpinia, senonchè è intervenuta l’emergenza immondizie che ha frenato il tutto.

Può essere realizzato in qualsiasi regione a macchia di leopardo per usi e consumi locali in quanto sono previsti il vincolo di 1500 ettari consorziati allo stabilimento per produrre circa 50.000 m³ di pannello, l’idea è quella di concentrare le fasi di lavorazione stigliatura e conglomerizzazione in un unico ente in grado di acquistare l’intera produzione al raccolto pagando non meno di 90€/ton agli agricoltori.

Riferimento:
Max Canti
Via sotto Farneto, 10
Gradara (PU)
e-mail: m.canti@libero.it

Vedi anche gli articoli:
PROGETTO CANAPALITHOS
L’INVENTORE CHE RISCOPRI’ LA CANAPA
STUDIO PER LA PRODUZIONE DI PANNELLI DI CANAPA

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Case ecobiocompatibili per la ricostruzione in Abruzzo

Spero di trovare ospitalità per la pubblicazione di un validissimo argomento per la BIO-EDILIZIA, anche per l’attualissimo argomento di ricostruzione in fretta in Abruzzo prima del prossimo Inverno.
Con il sistema che ho ideato e brevettato si possono costruire case quasi subito abitabili, antisismiche, perfettamente isolate termoacusticamente sia in inverno che in estate, biocompatibili, con interni idroregolati perennemente a 60-62% di umidità relativa, a costi competitivi.

1° Metodo:
Viene costruita una ossatura di legno di casa all’americana predisponendo le reti di servizio;
una squadra predispone i casseri a ridosso dell’ossatura per una gettata di 30 cm di spessore, un’altra squadra sarà impegnata a scasserare la gettata anche dopo pochi minuti.
Nel cassero si getta un bicomponente inorganico erogato da una macchina bicomponente di grande portata, il getto è orientato con tubo venturi dove in testa una colea flessibile a giri regolabili inserisce nel getto una quantità nota di cips di Canapulo (è il legno leggerissimo di canapa che rimane dopo la stigliatura, impiegato oggi per lettiere di cavalli da corsa).
Dopo pochi minuti è possibile scasserare poiché il getto è divenuto una pietra cinque volte più leggera del cemento armato; in meno di una giornata si ottiene un monolito che comprende le pareti, i solai, il tetto, perfettamente isolato termoacusticamente, idroregolatore degli interni.
I due componenti separati, che miscelati reagiscono velocemente, sono il latte di calce ed il cemento alluminoso, il latte di calce in eccesso reagisce con l’alto contenuto di silice del legno di canapa formando pozzolana, la mineralizzazione lo rende di un colore gradevole bronzato e perfettamente ignifugo.
Quando si parla di pozzolana viene in mente il cemento degli antichi Romani e la struttura monolitica della cupola del Panteon a Roma.

2° Metodo
Il getto della macchina bicomponente è orientato sulle due facce di un elemento di un certo spessore facilmente estraibile dopo il rapprendimento delle due stratificazioni di materiale composito ( nel getto vengono inserite le fibre di canapa con una taglierina roving come è in uso nella tecnica nautica,con resine e fibre, per costruire imbarcazioni ed anche piccole navi da 30-40 metri).
Una seconda macchina bicomponente riempie le cavità tra le due stratificazioni di materiale composito con il bicomponente inorganico e legno di canapa come al primo metodo.
In alternativa l’elemento centrale isolante termoacustico sul quale si effettua la gettata, viene preparato prima in pannelli che rimarranno inclusi tra le due stratificazioni di materiale composito.
Il monolito che ne deriva dopo le stratificazioni potrà anche avere una forma libera non essendo vincolato alle gabbie di tondino o ad una struttura portante di legno o di acciaio.
Uno Yact di 30-40 metri che plana in mare a 30-40 nodi è sottoposto a migliaia di terremoti di gran lunga superiori a quello dell’Aquila; la nostra casa di derivazione avrebbe la stessa resistenza, e potrebbe anche essere posata galleggiante in una laguna o in un terreno fangoso.

Questo secondo metodo l’avevo proposto all’Università Politecnica delle Marche che ne ha fatto oggetto di un progetto innovativo che purtroppo si è arenato per via di un Barone che è stato voluto inserito nel progetto dallo Sponsor disponibile, purtroppo non poteva essere era “la prima donna” perché lo studio l’aveva preparato il reggente di Architettura con il suo staff di dottorandi; il Barone si è sempre detto disponibile a partecipare ma di fatto era sempre impegnato per andare a presentare il progetto allo Sponsor e siccome era stato voluto dallo stesso a lui toccava la presentazione del progetto. Vi allego solo per vostra informazione da non rendere pubblico, il progetto relativo denominato FOSTET.

In ambedue i casi l’erogatore della macchina bicomponente, alimentato con tubi flessibili, è vincolato al cavo della gru del cantiere che lo sorregge, agevolando gli spostamenti dell’operatore.

Grazie dell’ospitalità, rimango a disposizione di qualsiasi ragguaglio.
Saluti
Max Canti
e-mail m.canti@libero.it tel. 3487916933

CENNI SU BICOMPONENTE INORGANICO 3

FOSTET

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Materiali di canapa e calce

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TUTTO QUELLO CHE SI PUÒ FARE CON LA CANAPA

Tessuti

Nuove strategie di lavorazione della canapa
(Kai M. Nebel, Institute für Angewandte Forschung (IAF))

La macero stigliatura della canapa
da “L’Italia Agricola”

Carta

La canapa e la produzione della carta
(1ª e 2ª parte)

Estrattore portatile di fibre – Frantumatore per canapa su rimorchio
Sistema Mobile per separare fibre e steli dalla canapa macerata sul campo

Produzione di cellulosa e carta di canapa
Carta dal cuore del legno della canapa

Bioedilizia ed altro

La plastica ottenuta dalla canapa
BONDOMASS: il nuovo composto plastico

Il legno compensato di canapa diventa realtà

La canapa come alternativa alla plastica
(Paul Benhaim della Hemp Food Industry Association,
4 maggio 1999)

Costruire con la canapa
di Vicki Oldham
– febbraio 1995 –

Case di canapa e lettiere per animali in Francia
(Michka, 15/04/98)

La canapa come combustibile
(da “Energy Farming in American” di Lynn Osburn)

La canapa al posto del legno
Creare case e uffici da materia prima vegetale

Da dove viene la plastica?

Fibre naturali
dallo stelo della Canapa

Olio di semi di camapa e derivati

Il seme e l’olio di canapa

Produrre biodiesel in casa e in fattoria

Canapa per la salute
(Gretchen Van Honette, 30/06/99)

Fitocosmesi
Olio di canapa

Carrozzerie per auto

Le auto di canapa possono essere l’onda del futuro
di Amanda Onion
(ABC News, 4 giugno 2001)

Australia, canapa per costruire le automobili
(Corriere della Sera – 21 maggio 2001)

Rassegna stampa

La canapa in casa

Splendore nell’erba?

Opportunità nel Vermont

Strategie agricole nel Vermont

Canapa: retorica e realtà
(Prefazione a uno studio sulle prospettive economiche
dell’industria della canapa nel Kentuky)

Parti di automobili in fibra di kenaf
(da Business Wire, Boston Massachussetts 13/10/98)

La lobby degli agricoltori per la legalizzazione
della canapa da coltura

– Christopher S.Wren, The New York Times, 02/02/99 –

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Benvenuti in Calcecanapa: la soluzione per l’edilizia sostenibile, sana, rispettosa dell’ambiente e ad alta efficienza energetica.

Calcecanapa una novità che rende le murature delle nostre case ecologiche e sostenibili!

Calcecanapa è un biocomposto che si ottiene tramite la mescolanza di calce e canapa.
Il materiale ottenuto gode della rigida leggerezza della canapa, della solidità e della traspirabilità della calce.

Calcecanapa è un materiale innovativo che fa presa in poco tempo, garantendo resistenze meccaniche eccellenti. Il suo utilizzo è versatile e assicura ottimi risultati sia in costruzioni di muratura massiccia o in forma di mattoni, sia nella realizzazione di massetti, intonaci e finiture.

Calcecanapa offre un ottimo isolamento termico, con la garanzia di una grande resistenza agli incendi, perché totalmente ignifugo. La sua naturale capacità di assorbire e di rilasciare umidità, oltre ad evitare deterioramento del materiale, favorisce la riduzione del livello d’umidità all’interno dell’edificio, così da avere ambienti più vivibili e sani.

Calcecanapa è un materiale ‘carbon negative’ poichè assorbe e trattiene carbonio, riducendo le emissioni attive di CO2 in atmosfera: una soluzione intelligente e sostenibile per la costruzione delle nostre case nel prossimo futuro.

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La situazione della canapa in Italia

Quasi quasi mi faccio una canapa
Panorama, n. 45 – 8 novembre 2001

Nasce una fabbrica di canapa
23 maggio 2001 – Il Resto del Carlino

Canapa: una risorsa antica per nuove opportunità.
(cenni storici e considerazioni sulla coltivazione della canapa in Italia)

La canapa e’ ritornata nella valle del Mezzano.
Cronaca di Ferrara – di Franco Vanini
– Il Resto del Carlino del 20/5/1998 –

Canapa: una risposta per il futuro.
Cronaca di Ferrara – di Franco Vanini
– Il Resto del Carlino del 24/7/1998 –

Dopo 50 anni riprende la coltura della canapa.
Qualità “sativa” a Moretta, Revello e Levaldigi
– Stampa di Cuneo del 13/8/1998 –

Primo bilancio per la canapa:
I piemontesi si organizzano e partono per l’Europa
– Il Carmagnolese, Ottobre 1998 –

CANAPA
Prospettive per gli agricoltori Carmagnolesi nel gruppo di lavoro al Mipa
– Il Carmagnolese, Dicembre 1998 –

Il tesoro sequestato
Ultima avventura di Felice Giraudo per salvare il seme canapa Carmagnola
– Il Carmagnolese, Novembre 1997 –

I risultati della sperimentazione condotta nella Provincia di Ferrara
Sintesi dell’intervento di Gabriele Ghetti (Assessore all’Agricoltura della Provincia di Ferrara) nel convegno tenutosi a Ferrara il 30/4/1999.

La canapa: ieri, oggi, domani
Convegno Nazionale “La canapa: una risorsa pulita per un’economia ecosostenibile”. Ferrara 30/4/1999. Relazione di A.Grimaldi

Storia della canapa a lieto fine?
La canapicoltura fra tradizione, leggi antidroga e mercato.
– MEDITERRANEO, estate 1999 –

De Castro: dal 2001 via libera alla canapa
(Il Resto del Carlino – Mercoledì 9 Febbraio 2000)

Breve storia della canapa nelle Marche e nel Piceno
(a cura della Dott.ssa Monica Ferri)

LA NUOVA STAGIONE DELLA CANAPA
“Un tessuto per abiti di classe”

– La Repubblica, del 9/2/2000 –

Attualità – Coltiviamo la canapa
Sette – Mese di agosto 2000

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Usi medici della Canapa

Per contattare dei medici che conoscono gli usi medicinali della cannabis

Centro Culturale canapa
Via Salaiola, 86/bis
La Rosa di Terricciola (Pisa)
WebE-mail
Tel. 0587 672120

Dott. Nunzio Santalucia
Tel. 0587 635485 (casa)
Tel. 0335 8139411 (cell)

www.medicalcannabis.it
Il portale italiano sulla medicina con la canapa La canapa è una droga


GLI SCIENZIATI SONO D’ACCORDO!
Il dibattito sulla cannabis è appassionato e confuso. Tuttavia la ricerca ha fatto molti progressi, su tutti i fronti. E, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, la maggior parte degli scienziati sono d’accordo tra loro. Ed è questo consenso che noi presentiamo qui, prendendo la decisione di rispondere alle domande che tutti si pongono.

di Olivier Postel-Vinay – LA RECHERCHE, mars 2003, n.362

FRANCIA: LA FOSSA DEI LEONI
Dovunque appassionato, il dibattito sulla cannabis lo è forse specialmente in Francia. Al confronto destra-sinistra si sovrappone una vera guerra tra una parte dell’establishment ospedaliero-universitario legato ai partiti di destra, e l’elite della comunità scientifica, abituato a smascherare le conclusioni affrettate.

di Thierry Kubler – LA RECHERCHE

FUMARE ERBA E’ REATO? ALLORA PIANTATELA
Articolo pubblicato da PANORAMA – 11 novembre 2004


LA MARIJUANA FA BENE ALLA SALUTE?
Ebbene, no. Ma le più recenti ricerche suggeriscono che il rischio per la salute di un uso occasionale è lieve, e che può alleviare alcune malattie.

di John Cloud – TIME, 27 Ottobre 2002

LA MARIJUANA MEDICA: UNA STORIA.
L’inalazione per curare le malattie è un metodo molto più vecchio di quanto pensiate.

di Patrick Stack – TIME, 27 Ottobre 2002

LA NUOVA POLITICA DELL’ERBA. PUÒ DIVENTARE LECITA?
Ecco come le persone che vi hanno portato la marijuana medica, hanno fondato la loro opinione sulla sospensione del divieto per tutti.

di Joel Stein – TIME, 27 Ottobre 2002

RAPPORTO ROQUES
Pubblicato dalla rivista CANNABIS – N. 7 – Luglio 1999

LA SVOLTA
Stop agli arresti in Gran Bretagna

– Il Resto del Carlino – del 25.10.2001

DROGA, la batteremo liberalizzandola
– IL SOLE-24 ORE – Domenica, 21 ottobre 2001

UK: Gli studi sulla cannabis della GW Pharmaceuticals entrano nella fase III
Real-Eyes.it 15 Maggio 2001

Esperienze a confronto
– Terricciola, 29 settembre 2000 –

MARIJUANA – Ecco le sue nuove meraviglie
Terapie Gli effetti benefici di un’erba antica
– Panorama 12/10/2000 –

Introduzione dal libro: “Marijuana: documenti medici”
di Todd Mikuriya, M.D.
Medi-Comp Press, 1973, pp. xiii-xxvii

Marijuana come Medicina: Una Richiesta di Riconsiderazione
di Lester Grinspoon, MD James B.Bakalar, JD
Periodico dell’Associazione medica Americana, giugno, 1995

Marijuana come medicina antiemetica
Un’indagine sulle esperienze e sulle attitudini degli oncologi

Applicazioni terapeutiche della marijuana
del Dott. Robert Walton

Vaporizzazione dei cannabinoidi
Una via preferibile per la somministrazione dei cannabinoidi

Trattamento della spasticità nell’uomo con il Delta-9-tetraidrocannabinolo
Denis J.Petro, M.D. e Carl Ellenberger jr., M.D. Bronx, New York

Canapa medica
del Dott. Nunzio Santalucia, Tossicologo medico

Bollettino informazioni
Abbonati al Bollettino con tutte le informazioni sull’uso medico della canapa

“Cannabis 1988 Vecchia droga, nuovi pericoli”
La questione della potenza.

Due lettere al Resto del Carlino

  1. Una consumatrice di canapa indiana
    Insospettabile Illegal
    (pubblicata domenica 27 febbraio 2000)
  2. L’uso medico della canapa indiana
    Cesare Pasini
    (pubblicata venerdì 3 marzo 2000)

RAPPORTO CANNABIS della rivista New Scientist

  1. Comportiamoci da adulti
    I politici dovranno accettarlo: l'”erba” sarà depenalizzata, scrive il direttore del New Scientist
  2. Rapporto Cannabis
    Quel che l’OMS non vuole farci sapere sulla marijuana
  3. Sballo Sicuro
    Le accuse del governo USA e i dati della ricerca scientifica
  4. “Vraag een politieagent..”
    Erba? Chiediamola alla polizia. Quella olandese non si scompone.

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PROGETTI INDUSTRIALI IN CORSO

Toscanapa

IMPIANTO SPERIMENTALE PER LA MACERAZIONE DELLA CANAPA
(Progetto realizzato nell’ambito del programma regionale innovazione Tecnologie in Toscana)
www.toscanapa.it

Canapa Italia

IMPIANTO PER LA PRODUZIONE DI FIBRA TESSILE

SCOMMESSA DI CANAPA
AGRICOLTURA IL SINGOLARE SUCCESSO DI UN CONSORZIO EMILIANO”
Una banca, un pool di cinque aziende, tra cui Armani e 1.100 ettari coltivati.” Per produrre tessuti, carta, energia.

Pubblicato da Panorama il 29/7/2004

Canapa, la produzione parte alla grande
Avviati i macchinari per la stigliatura della fibra raccolta lo scorso anno

La Nuova Ferrara, lunedì 26 luglio 2004

COMACCHIO – Inaugurato il nuovo impianto
“Canapa è cultura ecologia e lavoro”

– “Il Resto del Carlino”, del 13/12/2003 –

LA NUOVA STAGIONE DELLA CANAPA
“Un tessuto per abiti di classe”

– “La Repubblica”, del 9/2/2000 –

De Castro: dal 2001 via libera alla canapa
– “Il Resto del Carlino”, mercoledì 9 Febbraio 2000 –

Canapa: ritorno al futuro – La sperimentazione a Ferrara
Atività e risultati
– Ferrara, Castello Estense, 8/2/2000 –

Canapa: ritorno al futuro – La sperimentazione a Ferrara
Canapa, la pianta del futuro
– Ferrara, Castello Estense, 8/2/2000 –

Canapa: nuove strategie per l’agricoltura e l’industria.
Relazione sulle prove di coltivazione e le indagini tecniche attualmente in corso
– Milano, 8 maggio 1998 –

Il futuro della canapa
Il convegno organizzato dal Consorzio Canapaitalia
– “La Nuova Ferrara”, lunedì 27 marzo 2000 –

Canapa: È arrivata l’ora dell’atteso ritorno
– “La Nuova Ferrara”, sabato 8 Luglio 2000 –

La rivincita della canapa
– “La Nuova Ecologia”, Dicembre 2000 –

Poligrafico dello stato

PROGETTO DI CONVERSIONE DELLE CARTIERE DEL POLIGRAFICO DELLO STATO
PER PRODURRE CARTA DI CANAPA.
PROVE DI COLTIVAZIONE DELLA COOPERATIVA HUMUS

Cenni sulla canapa
(Cannabis sativa)

Convegno “Terra di.. Carta”
Intervento del Senatore Giovanni Ferrante
– Ancona, 5 novembre 1999 –

L’utilizzo della canapa per la produzione di pasta di cellulosa ad uso cartario
Resoconto del 1º anno di sperimentazione
– anno 1998 –

CoopHumus
Conclusioni

Sezione sperimentale e tecnologica
a cura del dott. Daniele Re e del dott. Gianluca Re

Sezione Agronomica
a cura del Dott. Agr. Cristiano Cocci

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IL CANAPAJO

DI
GIROLAMO BARUFFALDI

Breve biografia dell’Autore e presentazione de Il Canapajo

(Per visualizzare le note andare col puntatore sulla parola evidenziata, il testo comparirà sulla barra sottostante)

LIBRO PRIMO
Della elezione del terreno, e dell’aria per seminarvi la canape.

LIBRO SECONDO
Dell’arare la terra: qual modo sia il migliore: de’varj letami: della quantità da darne alla terra: del vangare.

LIBRO TERZO
Della Colombina, e Polline: della sementa, e modo di conoscer la buona e la cattiva.

LIBRO QUARTO
Del seminare il canapajo.

LIBRO QUINTO
Del nascimento della Canape: del sarchiarla, o roncarla: descrizione della pianta, e del modo di conoscere quando è matura.

LIBRO SESTO
Del tempo e modo di tagliare la Canape, capparla, e tirarla per metterla in fastelli, e macerarla: dè Canevazzi per cavarne la semente.

LIBRO SETTIMO
Del macerare la canape. Quali sieno i buoni maceratoj: modo di conoscere quando sia sufficientemente macerata: del cavarla dà maceratoj.

LIBRO OTTAVO
Dello scavezzamento della canape: del gramolarla: uso dè canavazzi.


Girolamo Baruffaldi
Girolamo Baruffaldi ritratto nel 1736,
all’epoca in cui iniziò a scrivere il Canapajo.
Ferrara, Pinacoteca Nazionale

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La ricerca sulla canapa in Italia

Valutazioni di cultivar di canapa in ambiente marchigiano
di Andrea Del Gatto, Domenico Laureti
– Da “L’Informatore Agrario” n. 16/2001 –

Un biennio di valutazione di varietà di canapa
di Andrea Del Gatto, Domenico Laureti, Pierluigi Crescentini
– Da “L’Informatore Agrario” n. 16/2001 –

Quale canapa per l’Italia?
di Gianpaolo Grassi
– Da “L’Informatore Agrario” n. 16/2001 –

Il principale limite al suo sviluppo
di Gianpaolo Grassi
– Da “L’Informatore Agrario” n. 16/2001 –

La coltivazione della canapa da tiglio
di Renato Brugnola
– Da “L’Informatore Agrario” n. 26/98 –

Il progetto finalizzato canapa
di Bruno Casarini
– Da “L’Informatore Agrario” n. 26/98 –

Il progetto europeo sulla canapa
di Stefano Amaducci e Gianpietro Venturi
– Da “L’Informatore Agrario” n. 26/98 –

L’annoso problema di distinguere la canapa da fibra da quella da droga
di Gianpaolo Grassi e Alberto Caruso
– Da “L’Informatore Agrario” n. 26/98 –

Il progetto finalizzato PrisCA:
situazione e prospettive

di Gianpietro Venturi e Maria Teresa Amaducci
– Da “L’Informatore Agrario” n. 46/98 –

Il progetto finalizzato PrisCA del MIRAAF-MIPA:
sintesi dei principali risultati

di Gianpietro Venturi e Maria Teresa Amaducci
– Da “L’Informatore Agrario” n. 46/98 –

La canapa rientrerà tra le colture del 2000?
di Gianpietro Venturi e Maria Teresa Amaducci
– Da “L’Informatore Agrario” n. 1/99 –

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LIBRI SULLA CANAPA

MARIJUANA
Di Lester Grinspoon
Edizioni URRA’ APOGEO s.r.l.
Novembre 1996 – Milano
L. 42.000

Il più ampio trattato sulla canapa indiana, che ha tenuto conto di tutta la letteratura, in particolare scientifica, esistente sull’argomento.
Presentato nel 1971 e poi regolarmente aggiornato negli anni, questo libro è pubblicato in lingua inglese da The Harvard University Press nella collana Classic, un privilegio che spetta solo a opere di consolidata fama ed autorevolezza. Questo è il caso di MARIJUANA, un lavoro scientifico che nel tempo ha assunto il ruolo di “opera fondamentale”, riferimento essenziale per medici, psicologi, psichiatri, sociologi, chimici, avvocati e per tutti coloro che desiderano un’approfondita analisi ad ampio spettro relativa all’utilizzo della cannabis. Il lavoro di Grinspoon è estremamente approfondito, frutto di trent’anni di studi appassionati e riesce a cogliere ogni aspetto della questione.

L’ERBA DI CARLO ERBA
Di Giorgio Samorini
Editrice NAUTILUS
1996 – Torino
L. 16.000

In seguito alla scoperta di documenti inediti del secolo scorso, torna alla luce l’origine del rapporto dell’Italia moderna con la cannabis indica (marijuana). Un pezzo di storia della medicina italiana del tutto rimossa, un corposo insieme di esperienze, di studi e di terapie mediche con la cannabis affatto secondario nell’interesse nei confronti di questa pianta sviluppato nel resto dell’Europa.
Milano è il fulcro delle prime autosperimentazioni (sin dal 1847), dei primi “viaggi” e dei primi tentativi terapeutici a base di hashish. Vi sono coinvolti i più eminenti nomi della classe medica di quei tempi: Giovanni Polli, Carlo Erba, Andrea Verga, Cesare Lombroso, Filippo Lussana. Per la prima volta e in forma integrale vengono presentate le descrizioni delle esperienze personali lasciateci da questi primi “psiconauti” cannabinici, intrise di entusiasmi, di speranze, di innocenza, di poesia.
Il testo prosegue con l’esposizione di altri eventi occorsi nel corso di un secolo, nel tentativo di offrire un contributo alla conoscenza della storia italiana della canapa indiana, una conoscenza indispensabile per una corretta visione e per una coerente soluzione della questione “cannabis”.
Il libro contiene numerose descrizioni letterariamente valide degli effetti allucinogeni dell’hashish, redatte da medici che hanno sperimentato questa sostanza su se stessi.

CANAPA – CANNABIS – MARIJUANA
Di Jack Herer e Mathias Brokers
PAROLE DI COTONE Edizioni
Febbraio 1997 – Milano
L. 39.000

Un testo di importanza “storica”, risultato di una ricerca decennale che è servita a riscoprire tutti gli usi industriali e la valenza ambientale della canapa.
L’enfasi con cui gli autori gridano “la canapa può salvare il mondo” è forse eccessiva, ma è giustificata dalla consapevolezza del valore di questo polivalente e ricchissimo dono che la natura ci ha fatto, un dono che interessi privati e paranoia indotta hanno vituperato ed estirpato…

CANNABIS
I mille usi di una pianta miracolosa

Di Chris Conrad
Editrice CASTELVECCHI
Febbraio 1998 – Roma
L. 16.000

Provocare benessere, far sorridere alla vita con benevolenza affrontandone al meglio le difficoltà già di per sé qualifica la canapa come “pianta santa”.
Ma la verità non è tutta qui. Pochi lo sanno: la canapa, coltivata da secoli in tutto il mondo, è una pianta davvero miracolosa, ricca di benefici che vanno ben oltre le sue note proprietà stupefacenti. La demonizzazione e la criminalizzazione di cui è stata fatta oggetto negli ultimi decenni, oltre a ingrassare il mercato nero gestito dalle varie mafie, ha impedito la diffusione delle conoscenze delle sue straordinarie proprietà ecologiche, alimentari, farmacologiche, sul suo ricchissimo uso come prodotto industriale. Come piccolo atto di risarcimento dovuto dopo tante ingiustizie subite questo libro, in forma semplice, in forma semplice ma rigorosa, illustra gli innumerevoli vantaggi economici offerti dalla coltivazione della canapa, dal suo commercio e uso.

CANAPA: LA RINASCITA DELLA CANNABIS
Di Michka
Edizione del Centro Sociale LEONCAVALLO
Milano
L. 18.000

“Che differenza c’è tra la cannabis e la canapa? Nessuna. Si tratta della medesima pianta. Le due parole fanno tuttavia capo a due utilizzazioni diverse. Tutte le varietà di canapa/cannabis contengono fibra; esse, tutte, contengono in quantità variabili, il THC la sostanza psicotropa. Canapa, cannabis, marijuana, questi nomi dalla connotazione così diversa, fanno riferimento alla stessa pianta, la Cannabis Sativa.” Per millenni ha accompagnato il genere umano, ne ha prodotto il vestiario, le corde, le vele, ne ha costruito le case, fornito sostanze cosmetiche, prodotti alimentari e medicinali, ne ha onorato i riti religiosi o semplicemente reso più gradevole la vita quotidiana.
Non dubitiamo dunque che le generazioni future guarderanno ai 50 anni appena trascorsi, al proibizionismo, in modo non dissimile a quello con cui noi, oggi, guardiamo alla caccia alle streghe nei secoli passati. Questo libro è un lungo, articolato viaggio alla riscoperta della cannabis, per decenni sepolta dalle falsificazioni, dai luoghi comuni e dalle teorie pseudoscientifiche, un viaggio lungo la follia del proibizionismo ma anche dentro la sua intima lucidità, il meccanismo delle sue recenti origini.
Certamente i nostri figli torneranno a considerare la canapa così come hanno fatto i loro antenati, ma tocca a noi chiudere questa frattura artificiale, e mettere fine a questo meccanismo dagli enormi costi economico-sociali.

PROIBIZIONISMO E ANTIPROIBIZIONISMO
Di Angelo Averni
Editrice CASTELVECCHI
Giugno 1999 – Roma
L. 18.000

Questo libro è la storia più completa pubblicata in Italia sul proibizionismo. Si va dalla decapitazione per i consumatori di tabacco della Turchia del Seicento alla scomunica di tutti i fumatori pronunciata da Urbano VIII, dalla strage di S. Valentino nella Chicago di Al Capone al giudizio di Benito Mussolini sul Proibizionismo di quegli anni, dalla legalizzazione delle droghe leggere e pesanti nelle Indie Orientali olandesi ai motivi dei conflitti tra Gran Bretagna e Cina, passati alla Storia come “guerre dell’oppio”. Il libro prosegue illustrando le origini razzistiche del proibizionismo americano per ciò che riguarda l’uso dell’oppio, della cocaina e della marijuana e il radicamento nelle culture greca e latina del papavero da oppio.
Dopo una rassegna di giudizi di economisti sull’attuale stato del proibizionismo, l’autore passa a esaminare le anomalie del “caso italiano”, puntando l’attenzione sulla presunta incostituzionalità del divieto dell’uso personale di stupefacenti nella vigente legge Jervolino-Vassalli.
Particolarmente interessante per l’attuale dibattito su proibizionismo e antiproibizionismo il capitolo che riguarda i provvedimenti presi dall’amministrazione olandese nelle Indie Orientali per far diminuire il consumo del papavero da oppio.

CANAPA: IL RITORNO DI UNA COLTURA PRESTIGIOSA
Di Paolo Ranalli e Bruno Casarini
Istituto Sperimentale per le Coltre Industriali di Bologna
Edizioni AVENUE MEDIA
Febbraio 1998 – Bologna
L. 45.000

Testo tecnico riguardante le ricerche su tutti gli aspetti della coltivazione e la lavorazione della canapa principalmente per la destinazione tessile effettuate dall’Istituto Sperimentale per le Colture Industriale di Bologna. Il libro è un indispensabile punto di riferimento per i coltivatori e i trasformatori interessati alla canapa.

CANAPA: BENEFICI, POTENZIALE ECONOMICO, PROIBIZIONE
Di Franco Casalone
Stampato a cura del Centro Sociale Occupato Autogestito COX18
Mese di giugno 1995

La proibizione della canapa è nata per reprimere il suo uso edonistico, ma è rivolta soprattutto contro il suo potenziale economico: come pianta produttrice di fibra, energia, cellulosa, medicinali, cibo, materiali da costruzione, oli, per migliorare la fertilità del terreno, ridurre l’inquinamento, creare nuovi mercati e nuovi posti di lavoro.
Molto ben fatto questo libretto nel quale il problema canapa è stato trattato, nonostante la brevità, in maniera completa e particolarmente efficace.

MARIJUANA E ALTRE STORIE
Di Cesco Ciapanna
CESCO CIAPANNA editore
Roma 1979
L. 28.000

Analisi irriverente della canapa nella medicina, nella religione, nell’erotismo, nella letteratura, nella parapsicologia, nello spinello. Mussolini e l’invenzione della tossicomania. I gruppi di potere. Mantenere o no la proibizione della marijuana? Tabacco ed eroina: quale è peggio? La Coca Cola e il Campari: c’è droga? Paolo Mantegazza e papa Leone XIII. Un affare da 40 miliardi al giorno. Spinello, alcool, “buco” e guida automobilistica. L’Amanita Muscaria e la pipì allucinogena. Le droghe per fare l’amore. Susan Sontag e la droga come fonte di ispirazione.
Più che un libro è una vera enciclopedia sulla canapa e sulle problematiche collegate alla questione “droga”.

LA CANAPA
Di Domenico e Settimio Bernardini
Pisoniano (Roma) luglio 1977
Stampato in proprio
Distribuito presso il museo di Pisoniano

Vita, usi costumi curiosità, fatterelli e fattacci in Pisoniano, attraverso la memoria dei nostri vecchi.
La coltivazione e la lavorazione della canapa sono rimaste vive nella memoria dei nostri vecchi e noi l’abbiamo voluta rivivere con loro, sentendoli, facendoli parlare, facendo riemergere, in maniera più o meno nitida, immagini vive del passato. In questo lavoro, attraverso le parole dei vecchi che raccontano, stimolati dalle domande dei fratelli Domenico e Settimio Bernardini, si è cercato di far rivivere in parte questi tempi. E questi racconti vi sono stati proposti così, come sono stati narrati, con le stesse parole, con un discorrere non sempre lineare e un dialetto a volte un po’ italianizzato.

TRAMA E ORDITO
Di Maria Cristina Muccioli
Edizione Il Ponte
1999 Rimini
L. 20.000

Storie e racconti popolari di Romagna legati alla coltivazione e alla lavorazione e alla tessitura della canapa.

Libri in italiano alla parola “canapa
Internet Book Shop
Bol.com

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LA COLTIVAZIONE DELLA CANAPA NEL FERRARESE

UN’IMMAGINE VALE PIU’ DI MILLE RACCONTI

Coltivazione della canapa


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CANAPA FASI O PASSAGGI ORDINARI PER GUADAGNARE LA FINITURA DEL PRODOTTO

01. concimazione del terreno possibilmente con sostanze organiche;

02. aratura abbastanza profonda;

03. la semina si praticava a cavallo dell’ultima decade del mese di marzo;

04. quando i virgulti facevano filare, il terreno veniva sarchiato con la zappa per togliere le italo erbe;

05. il taglio avveniva nella prima decade di agosto. Era fatto a nano con uno strumento di piccole dimensioni che aveva somiglianze con la falce fienaia. Il contadino si copriva più che poteva con vestiti vecchi e rattoppati per difendersi dalla infiorescenza che cadeva al primo urto, producendo un molesto prurito. La calura estiva, unitamente alla eccezionale altezza dei fusti, creavano notevoli, intuibili problemi; raggiunta l’essiccazione, le piante venivano sbattute diverse volte per liberarle dalle foglie e rimanente infiorescenza;

06. le canne pulite erano raccolte, ottenendo una figura conica cinturata con lunghe piante di canapa, per proteggerle dal vento;

07. passaggio che consisteva di collocare il prodotto su un cavallo di legno: semplice ma efficace strumento di lavoro costruito dall’operatore;

08. battuto il piede delle canne con una tavoletta di legno munita di manico per pareggiarle, iniziava la tiratura delle bacchette più lunghe, afferrandole per le cime;

09. i fusti, aventi la stessa lunghezza, venivano confezionati in mannelle legate alle due estremità con pianticelle di canapa precedentemente messe a mollo per renderle flessibili ed idonee all’uso;

10. esaurita la tiratura, ritornavano a formare, sempre sul canapaio, il covone con un aspetto più ordinato;

11. un successivo passaggio, che entrava nella normalità dell’opera era il taglio della cima legnosa e ricca di rametti, che il contadino raccoglieva minutamente perché consapevole quanto era prezioso il materiale raccolto da bruciare nel camino di casa sua o scaldare il forno per cuocere il pane;

12. le mannelle decapitate componevano un fascio, la cui lunghezza si aggirava sui tre metri ed il diametro dai 60 – 70 centimetri. Il contadino, collaudato nell’annuale lavoro, aveva raggiunto una ragguardevole capacità nel disporre le mannelle per ottenere un cilindro abbastanza perfetto. Il fascio veniva legato con rami di salice di vimini, i cui requisiti naturali garantivano resistenza al sole e durata nell’acqua;

13. uomini robusti, allenati ai lavori pesanti, li caricavano sul carro per trasportarli al macero;

14. qui venivano scaricati e depositati in prossimità della vasca per la “cotta”; rotolati sino all’acqua galleggiavano come una zattera e quindi spostati senza alcun dispendio di energie. occorreva, però, unirli con una grossa fune, formndo un piano compatto e sufficientemente sicuro sul quale i contadini ponevano un’altra nano di fasci. Fra la prima mano e la seconda venivano messe diverse mannelle in senso latitudinale, la cui funzione era di legamento. La zattera, chiamata in vernacolo locale “masarà” era completata;

15. per iniziare un uniforme processo di macerazione o cotta, il galleggiante veni- va sommerso caricandolo di sassi, più o meno sferici e lisci o di trachite ruvido e spigoloso, che ancora si possono trovare in prossimità dei maceri;

16. dopo circa una settimana di immersione, in relazione alla temperatura dell’acqua, ricca o povera di organismi che provocavano il fenomeno di macerazione, iniziava un’altra pesante operazione. I sassi venivano levati e lanciati sulla sommità pianeggiante della sponda. Ciò si svolgeva, grazie ad una catena di uomini e donne che affrontavano un passamano pesante e non meno pericoloso per la viscidità dei sassi che causavano insufficiente presa delle mani.

17. scendevano, allora, in acqua sino alla cintola alcune persone, il cui compito era di sfasciare il fascio, prendere una mannella per volta, sbatterla nell’acqua rigirandola. Le mannelle bianche e pesanti perché intrise di acqua, venivano lanciate con uno sforzo sovrumano sulla riva.
L’acqua, usata per diverse “cotte” e mossa dallo sbattimento, diffondeva un odore sgradevole e penetrante. Era letteralmente coperta da una schiuma puzzolente sulla quale si erano “imbarcati” sciami di insetti festosi per l’ondeggiare delle impurità e per aver trovato il loro habitat naturale;

18. le mannelle, appena uscite dal macero, venivano caricate su un mezzo trainato da una mucca o cavallo, spesso su una sgangherata carriola spinta sino a raggiungere un campo, non sempre vicino, per essere drizzate ed aperte a cerchio e quindi fatte asciugare;

19. una volta essiccate, confezionavano piccoli mazzi bianchi e leggeri;

20. si prendevano ancora in mano per caricarli sul carro e scaricarli poi nel cortile della fattoria;

21. le necessità economiche, la pazienza, la costanza e tante altre virtù del contadino destavano ammirazione in questi lavori biblici che non avevano mai fine.
La canapa veniva accatastata in attesa della stigliatrice o scavezzatrice, macchina che frantumava gli steli per facilitarne la separazione. Era una fase che impegnava tante persone;

22. il prodotto scavezzato veniva ammucchiato in un covone avente la forma di una casa a due spioventi. Era ben curata la protezione del tetto con materiale di fortuna, affinché l’acqua piovana non potesse infiltrarsi e danneggiare le fibre;

23. da questo passaggio iniziava la gramolatura delle mannelle. La gramola era uno strumento semplice , manuale ,efficace, che maciullava gli stecchi trattenuti dai filamenti della canapa. Era una operazione eseguita con tanta scrupolosa attenzione, affinché non rimanesse nel tiglio neanche un pezzetto di legno, che avrebbe deprezzato la merce;

24. le mannelle pulite venivano provvisoriamente unite in fagotti, alquanto leggeri, portati in magazzino;

25. ultimata la gramolatura, iniziava finalmente una delle ultime fatiche: ritornavano i fagotti sull’aia;

26. il prodotto subiva un definitivo controllo e selezione a seconda della lunghezza, bianchezza, lucentezza e morbidezza;

27. le mannelle attorcigliate nell’ultima parte del piede con bravura ed estro, assumevano l’aspetto grazioso di un bambolotto ben pettinato e adornato da uno strascico lucente, purtroppo nascosto nella confezione;

28. la nuova composizione, sempre in dialetto locale, veniva chiamata “mazza”. Era l’insieme di una certa quantità di mannelle, che formavano grossolanamente un parallelepipedo. Ritornavano in magazzino in attesa del compratore;

29. l’arrivo del negoziante e la relativa contrattazione di vendita siglavano un momento tanto atteso;

30. il caricamento della “sudata” merce sul mezzo di trasporto, festeggiava l’ultima fatica.

Gaiba, 29/03/2000

NOTA: l’inclemenza del tempo costringeva il contadino a ripetere una o più volte il lavoro riportato nei nn.m 5 e 20. Non è stato riportato il lavoro inerente gli “stecchi” da bruciare, la stoppa prodotta durante la gramolatura, la raccolta del seme di canapa per l’anno successivo ed i canapacci macerati nell’ultima decade di ottobre.

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LINKs

Elenco dei siti Internet da cui partire per la navigazione nelle risorse canapa. Per ottenere l’elenco dei siti si possono utilizzare i principali motori di ricerca.
List of Internet sites from which you can start your navigation in the hemp’ resources. To get the list of the sites you can use main search engines.

ZAMNESIA
“Uno dei negozi virtuali più forniti che si trovano in circolazione. Su questo portale si possono acquistare, oltre ai semi di cannabis, anche integratori, cibo a base di canapa e tanti altri gadget e oggetti a tema.”

ASSOCANAPA
Un punto di riferimento istituzionale per i coltivatori interessati alla canapa.
Un bel sito Internet con molte informazioni di carattere agronomico

www.hempseed.com/index.html
Un bel sito sulla canapa ben organizzato.
Nice site about hemp well organized.

www.hemp.co.uk
Oltre ad altre informazioni, sono elencati i “fatti” che giocano a favore della canapa.
Together with other information, here listed are the pro-hemp “facts”.

tree.org/~tree
Contiene informazioni sulla tecniche di produzione della carta con la canapa.
Information on paper’s production techniques with hemp.

www.hemptech.com
Un sito commerciale che contiene anche un punto vendita di libri sulla canapa.
A commercial site with hemp’s bookshop.

www.hemp-cyberfarm.com
Contiene molti documenti recenti sulla canapa.
Molti di carattere tecnico, finalmente.

www.islandnet.com/~ecodette/ecosource.htm
Per comprare carta di canapa.

www.drcnet.org
Contiene un archivio con molte informazioni sugli usi medici della canapa.

www.thca.com
Un negozio virtuale di prodotti di canapa e la rivista Hemptimes Magazine.

www.naihc.org
(North American Industry Hemp Council)

medicalcannabis.listbot.com
Abbonati al Bollettino con tutte le informazioni sull’uso medico della canapa

web.tiscalinet.it/centrocanapa
Un emporio di prodotti di canapa (con un ampio settore informativo) e con punti di riferimento delle ditte che trattano prodotti di canapa

www.enjoyrolling.org
Portale antiproibizionista della canapa

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COME MAI ALLORA NON USIAMO LA CANAPA?

1. Come e perché la canapa è diventata illegale?
Domanda difficile! Per spiegare come mai la canapa, la pianta più utile conosciuta dal genere umano diventò illegale, bisogna capire le ragioni per cui marijuana, la droga, venne vietata. In effetti, è meglio risalire all’inizio del secolo e parlare di due altre droghe, l’oppio (il nonno dell’eroina) e la cocaina.
L’oppio, una droga molto pesante (ma relativamente innocua per gli standard moderni) era usata tempo fa dai Cinesi. Le ragioni per tale uso sono una storia a parte, basti ricordare che quando i Cinesi iniziarono ad immigrare negli Stati Uniti, portarono l’oppio con sé. I lavoratori cinesi usavano l’oppio per indurre uno stato di trance che li aiutava a compiere lavori noiosi e ripetitivi. Nello stesso tempo l’oppio rendeva insensibili al dolore e alla fatica. Usando l’oppio i cinesi erano in grado di lavorare ore e ore nelle fabbriche della Rivoluzione Industriale.
Durante questo periodo non si parlava nemmeno di salari equi, e l’unico modo per un operaio di guadagnare abbastanza da vivere era di lavorare più ore possibili. Dato che erano dei lavoratori tanto infaticabili, i cinesi si assicurarono molti lavori nel mondo estremamente competitivo dell’industria. Prima della Grande Depressione, quando milioni di posti di lavoro scomparvero da un giorno all’altro i lavoratori bianchi cominciarono a risentirsi di tale situazione e i cinesi iniziarono quindi ad essere odiati dai lavoratori bianchi.
Persino più di oggi, i bianchi americani avevano un grosso vantaggio politico sui cinesi: parlavano inglese e avevano parenti nel governo, così fu facile per loro escogitare un modo per costringere i cinesi a lasciare il paese (o quantomeno a far sì che non potessero farsi raggiungere dai familiari rimasti in Cina).Tale idea dipendeva dal provocare sentimenti razzisti, ed una delle cose più facili su cui appuntare l’attenzione era sull’uso straniero e misterioso dell’oppio.
Possiamo notare la stessa strategia con la cocaina, con la differenza che con essa erano i Negri Americani a costituirne il bersaglio. La cocaina non era particolarmente utile sul lavoro, ma la tattica contro gli immigrati cinesi (puntando sulla droga da loro utilizzata) era stata talmente un successo che venne usata di nuovo. Nel caso dei Neri, tuttavia, i sentimenti razzisti erano più profondi, e lo scopo principale della campagna di propaganda fu di controllare la comunità nera ed evitare che i neri riuscissero a fare successo. Apparvero articoli nei giornali che condannavano la cocaina per i crimini violenti commessi dai neri. I Neri Americani vennero descritti come dei selvaggi, dei veri animali quando erano sotto l’influenza della cocaina: si diceva che rendesse un nero forte quanto quattro o cinque poliziotti bianchi (vi suona familiare?).
Fomentando tali sentimenti razzisti, una potente congrega politica riuscì bandire prima l’oppio e poi la cocaina. Subito dopo venne la marijuana. Si sapeva già che i soldati Messicani che avevano combattuto l’America durante la Guerra Ispano-Americana la fumavano. Un generale messicano, Poncho Villa, era considerato con terrore per il comportamento delle sue truppe, particolarmente violento. Di loro si sapeva che erano forti fumatori di marijuana, come diceva la famosa canzone “la cucaracha” (la canzone parlava originariamente di un soldato messicano che si rifiutava di marciare fino a quando non gli si fosse data la sua razione di marijuana). Dopo che la guerra ebbe fine ed i Messicani iniziarono ad emigrare nel sud-est degli Stati Uniti, ci furono relativamente pochi problemi razziali. C’era abbondanza di lavoro sia in agricoltura che nell’industria ed i messicani erano desiderosi di lavorare anche per poco. Una volta iniziata la Depressione, però, ed il lavoro divenne raro, i messicani iniziarono ad essere un problema. Fu detto dai politici (desiderosi di accattivarsi il voto dei lavoratori bianchi) che i messicani erano responsabili per una violenta ondata di crimine. Le statistiche della polizia mostravano che ciò non era vero – in effetti i messicani coinvolti in crimini erano statisticamente di meno dei bianchi.
La marijuana, naturalmente, si prese la colpa per questi problemi fasulli di crimine e salute, e così molti di questi stati emanarono leggi contro l’uso della cannabis (negli Stati del Nord la marijuana era anche associata ai musicisti neri di jazz). E qui le cose iniziano a complicarsi. Mettiamo da parte, per il momento, tutto quello di cui abbiamo parlato finora perché ci sono alcune altre cose coinvolte in questa storia complicata. All’inizio della Grande Depressione, c’era un movimento molto popolare chiamato Proibizionismo, che fece diventare illegale gli alcolici. Questo fu causato principalmente da un etica religiosa puritana, lascito dei primi coloni europei.
Oggi abbiamo film e sceneggiati TV come “Gli Intoccabili” che ci mostrano come era la vita durante questo periodo. Dato che probabilmente l’alcool è la droga più utilizzata, la sua proibizione fece fiorire un vasto mercato nero in cui gli alcolici erano contrabbandati e venduti a prezzi altissimi. Il crimine sfuggì di mano mentre i criminali si combattevano l’un l’altro su chi poteva vendere gli alcolici e dove. Il crimine organizzato divenne un’istituzione americana, e i super alcolici, facili da contrabbandare, presero il posto della birra e del vino.
Per combattere quest’ondata di criminalità, venne istituito un grosso corpo di polizia. Il numero di poliziotti crebbe rapidamente fino alla fine del Proibizionismo quando il governo decise che il miglior modo di gestire la situazione era di porvi fine e lasciare che la popolazione potesse bere gli alcolici legalmente. Durante il Proibizionismo il governo americano aveva essenzialmente (e stupidamente) utilizzato il sostegno militare per togliere il controllo del giro di affari degli alcolici alle bande armate. Ancora oggi le bande controllano la vendita dei liquori in molte zone.
Dopo la fine del Proibizionismi gli Stati Uniti si ritrovarono con niente altro che una decade di sommovimento politico – e molti ufficiali di polizia disoccupati.
Durante il Proibizionismo essere ufficiale di polizia era una cosa molto piacevole – si prendeva un salario più che decente, rispetto, parziale immunità alla legge, e l’opportunità di prendere tangenti (se si era quel tipo di persona).Molti di questi ufficiali non si lasciarono scappare questo stile di vita. Incidentalmente, fu circa in questo periodo che l’Ufficio Federale per i Narcotici e le Droghe Pericolose fu ristrutturato, ed un uomo chiamato Harry J. Anslinger fu nominato suo direttore. (Anslinger venne nominato da un suo parente, Andrew Mellon, Segretario al Tesoro). Anslinger si batté senza posa per ottenere fondi in modo da reclutare una vasta forza di ufficiali per la Narcotici. Dopo essere andato in pensione, Anslinger una volta disse riflettendo che l’Ufficio per i Narcotici e le Droghe Pericolose era il posto dove i giovani uomini ricevevano la licenza per rubare e razziare.
L’Ufficio Federale per i Narcotici e le Droghe Pericolose fu l’organizzazione che precedette quella che oggi noi chiamiamo DEA, ed era incaricata di rafforzare la nuova legge federale contro eroina, oppio e cocaina. Una delle preoccupazioni principali di Anslinger come capo di tale ufficio era di ottenere una legge uniforme in tutti gli Stati Federali e nella Legislazione Federale stessa.
(Anslinger aveva anche una personale insofferenza per il Jazz e per tutti i musicisti jazz di colore. Li detestava a tal punto che passò anni a tenere le tracce di ognuno e sognava di arrestarli tutti in una gigantesca retata nazionale). Anslinger frequentava le riunioni di associazioni di genitori ed insegnanti, tenendo conferenze volte a spaventare sui pericoli relativi all’uso della marijuana, e questo periodo prese il nome di Pazzia della Sigaretta (il nome deriva dal titolo di un film prodotto da un gruppo di salute pubblica).

2. Va bene, ma che cosa ha a che fare tutto questo con la canapa?
Per farla breve, durante la prima decade di questo secolo, oppio venne reso illegale per respingere gli immigrati cinesi che avevano inondato il mercato del lavoro. La cocaina venne resa illegale per reprimere e controllare la comunità di colore. E la marijuana venne resa illegale per controllare i messicani nel sud-est del paese (e con loro anche i neri). Tutte queste leggi erano basate principalmente su razzismi, senza molto altro che le supportasse – si può facilmente notarlo leggendo i discorsi tenuti nelle varie legislature.. Sempre in questo periodo, la fine del Proibizionismo ci lasciò con una numerosa forza di ufficiali di polizia disoccupati, che cercavano lavoro nel rinforzo delle nuove leggi antidroga. Di conseguenza, questi stessi ufficiali avevano bisogno di convincere il Paese che il loro lavoro era importante. Lo fecero spaventando i genitori sul pericolo droga.
Tutto questo preparò il terreno per una legge passata nella Legislazione Federale che mise una tassa proibitiva sulla marijuana. Questo fu la goccia che stroncò definitivamente la coltivazione della canapa.
Prima della Legge del 1937 sulla tassa della marijuana, lo Stato del Kentucky era il centro di una discretamente vasta zona di coltivazione e lavorazione della canapa che produceva abiti e cordame per le navi. Il giro di affari avrebbe potuto essere maggiore, ma la canapa aveva un grosso svantaggio: la sua lavorazione richiedeva molta manodopera. Gli uomini dovevano rompere il fusto della pianta per separare la fibra dall’interno legnoso. Questo era fatto su un piccolo macchinario chiamato “rompi-mano”, ed era un lavoro adatto ad Ercole. Non fu sino agli anni che tali macchinari per questa fase della lavorazione vennero rese ampiamente disponibili.
Oggi usiamo carta ottenuta tramite un processo chiamato “poltiglia chimica”. Prima di questo, gli alberi erano lavorati da macchinari meccanici, che erano molto più costosi. Nello stesso periodo arrivarono i macchinari per spezzare la canapa e l’idea di usare la canapa per produrre carta e plastica venne proposta. La parte usata per questo di solito dopo aver tolto la fibra era gettata via.
Nuove ricerche mostrarono come poteva essere invece usata al posto del legno nei macchinari meccanici e che questo avrebbe drasticamente ridotto i costi della produzione cartacea. La rivista “Popular Mechanics” predisse che la canapa sarebbe arrivata ad essere la coltivazione principale in America. In effetti nel 1937 la Legge sulla tassa per la marijuana fu così inaspettata che la stessa rivista che era già andata in stampa con una storia di copertina sulla canapa, la vide pubblicata nel 1938, due mesi dopo che tale legge era andata in vigore.

3. Aspetta un attimo. Ti aspetti che creda che non avrebbero pensato di approvare una legge migliore, una che proibisse la marijuana e lasciasse utilizzabile la canapa commerciale, invece di gettare ogni cosa giù per il tubo di scarico?
C’è di più. La lavorazione chimica della canapa era stata inventata in questo periodo dalla Dupont Chemicals, come parti di un accordo multi milionario con una compagnia di legname e giornali posseduta da William Randolph Hearst. Questo accordo avrebbe dato ad Hearst una fonte di carta molto economica, ed egli sarebbe stato presto conosciuto come il milionario del “giornalismo giallo” (chiamato così perché la nuova carta diventava giallastra dopo qualche tempo).
Hearst sapeva di poter eliminare gli altri giornali dalla concorrenza con questo nuovo metodo. La canapa minacciava questo progetto. Doveva essere impedito, e la tassa del 1937 sulla marijuana fu il modo in cui lo impedirono. Come legge sulla droga questa del 1937 non era un passo determinante – non risolveva granché e molti storici si ritrovarono a chiedersi perché fosse mai stata scritta. Grossi interessi economici si avantaggiarono del clima politico di razzismo e retorica antidroga per fermare il mercato libero dei prodotti della canapa, e_fu così_amico mio_che la canapa divenne illegale.
(Accidenti!)
Per gli Anni Trenta questo accordo costituiva una transazione molto importante; includeva altre compagnie di legname e alcune ferrovie. L’affare della Dupont fu interamente spalleggiato da un banchiere chiamato Andrew Mellon. Non importa che rileggiate le righe precedenti: è lo stesso Andrew Mellon che aveva nominato suo nipote Harry Anslinger capo dell’Ufficio Federale sulle Droghe Pericolose.
La legge sulla marijuana fu approvata in modo alquanto irregolare, e nessuno che avrebbe potuto avere obiezioni in merito ne venne informato. L’Associazione Medica Americana seppe della legge solo due giorni prima della discussione e inviò un rappresentante che si opponesse al bando della cannabis medicinale. Anche un venditore di semi di canapa per uccelli si presentò e se ne lamentò. Ma la legge venne comunque approvata, parzialmente grazie alla testimonianza di Harry J. Anslinger.
Non che gli Americani avrebbero protestato contro la legge, persino se ne avessero saputo l’esistenza molti americani non sapevano che la canapa e la marijuana fossero della stessa famiglia. La parola marijuana, diversa da cannabis era una delle ragioni Nessuno avrebbe associato la perfida pianta proveniente dal Messico con i legacci con cui si legavano le scarpe. E anche, in questo periodo andavano affermandosi le fibre sintetiche, e nessuno era più molto interessato alle fibre naturali.
Inoltre la parola “canapa” era spesso erroneamente confusa con altre fibre naturali, ed in modo particolare con la Juta.
L’ignoranza sulla canapa continua ancora oggi, ma è persino più preoccupante. Durante gli Anni Settanta (La pazzia della sigaretta II) ogni menzione della parola “canapa” fu rimossa dai testi scolastici qui negli Stati Uniti. E tutto questo in barba alla libertà di espressione! Quando Jack Herer, il più apprezzato conferenziere pro-canapa, chiese ad un responsabile dello Smithsonian Institute come mai questa parola era stata eliminata da tutte le loro esposizioni, la risposta che ricevette fu incredibile: “I bambini non hanno bisogno di sapere nulla sulla canapa ormai: Rischia di confonderli”.
Jack Herer continuò scoprendo un film girato dal governo degli Stati Uniti, un film di cui non si voleva si sapesse l’esistenza. Il film “Canapa per la Vittoria” mostrava nei dettagli come il governo degli Stati Uniti era riuscita a scavalcare la Legge sulla canapa quando ne avevano avuto bisogno durante lo Sforzo Bellico, e si mise in atto un vasto progetto in Kentucky e in California per coltivare la canapa. (Bravo Jack!).

4) C’è una lezione da imparare da tutto ciò?

Diverse. La prima è che l’odio non paga. È ironico che il razzismo del popolo americano si sia rivoltato contro di esso a tal punto – una specie di giustizia divina, se si vuole. Perché gli americani si erano accecati dalla paura, dall’odio e dall’intolleranza verso razze diverse dalla loro, e lasciarono che un futuro prospero sfuggisse dalle loro dita. Un’altra cosa che questa storia ci insegna è che gli americano devono prendere la Democrazia più seriamente. Se avessero passato più tempo ad informarsi sul mondo che li circondava, avrebbero saputo dove stava veramente il punto della situazione.
Invece lessero i giornali – e guardate dove questo ci ha portati. Infine, ora che abbiamo posto la proibizione della marijuana nel suo contesto storico preciso, possiamo chiaramente vedere che non aveva nulla a che fare con la salute pubblica, o la sicurezza nazionale, o quello che volete. Prima di tutto la marijuana non avrebbe dovuto essere resa illegale. Se tale proibizione non ha a tutt’oggi basi razionali su cui poggiarsi, allora eliminiamola.
Un punto che necessita di essere sottolineato: le leggi approvate in questo paese possono a volte non significare quello che affermano sulla carta. Storicamente, gli Stati Uniti hanno una lunga lista di leggi approvate con motivi reconditi.
In ogni caso, anche se non ci fossero ulteriori motivi, approvare leggi non abbastanza chiare porta ad avere degli abusi delle stesse. La maggior parte delle nostre leggi più dure sulle droghe sono di questo tipo – attivate per combattere i re della droga, ma rinforzate contro chi si drogava occasionalmente e piccoli spacciatori. In effetti, la maggior parte di queste leggi non vengono nemmeno mai usate contro i veri re della droga, e le prime persone ad essere perseguite da questi statuti non sono quelle che i legislatori avevano in mente. Se questo vi sconvolge, dovreste seguire più attentamente quello che succede nella vostra legislatura.

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L’imperatore non è vestito

di Jack Herer

Capitolo Uno

Panoramica sulla storia della canapa

A scopo di chiarezza, in questo libro:

Spiegazioni o documentazioni indicate con un asterisco (*) sono riportate alla fine dei relativi paragrafi.
Per brevità altre fonti di fatti, aneddoti, racconti, studi, etc. sono citati nel testo stesso.
Le note numerate compaiono a pié di pagina al termine di ogni capitolo. Le riproduzioni di fonti critiche selezionate sono incorporate nel testo o in appendice.

I fatti qui citati sono generalmente verificabili sulla Encyclopaedia Britannica, che fu stampata in gran parte su carta di canapa per oltre 150 anni.
In ogni caso, qualunque enciclopedia (non importa quanto sia vecchia) o un buon dizionario possono bastare per una verifica generale.

Cannabis Sativa L.

Altrimenti conosciuta come: Canapa, cannabis, canapa Indiana; muggles, weed, pot, spinach, marijuana, reefer, grass, ganja, bhang, the kind, dagga, herb, etc., tutti nomi che si riferiscono esattamente alla stessa pianta!

(In Italia principalmente erba, ganja, maria, grassa, etc., etc. -N.d.T.)

Cosa c’è in un nome?

(Geografia Statunitense)

HEMPstead a Long Island; HEMPstead County in Arkansas; HEMPstead in Texas; HEMPhill in North Carolina, HEMPfield in Pennsylvania, tra le altre, furono così chiamate in quanto regioni di coltivazione della cannabis (hemp) o da nomi di famiglia derivati da tale coltivazione.

Appunti di Storia Americana

Nel 1619, la prima legge sulla marijuana a essere promulgata in America fu quella di Jamestown Colony, in Virginia, che “ordinava” a tutti i coltivatori di “far prova dei“ (crescere) semi di canapa indiana. Leggi più coercitive (must-grow) sulla coltivazione della canapa furono promulgate in Massachusetts nel 1631, in Connecticut nel 1632 e nelle Chesapeake Colonies a metà del ‘700.

Anche in Inghilterra, l’assai ambìto orgoglio della piena cittadinanza Britannica veniva conferito da un decreto della Corona a quegli stranieri che avessero coltivato cannabis, e spesso si elevavano sanzioni penali a chi rifiutava di farlo.

La cannabis era valuta (denaro) quasi ovunque nelle Americhe dal 1631 fino ai primi dell’800. Perché? Per incoraggiare i fattori americani a crescerne di più.1

Si son potute pagare le tasse con la canapa in tutta l’America per oltre 200 anni.2

Si poteva anche finire in galera -in America- se non si fosse coltivata la cannabis, durante svariati periodi di penuria, ad es. in Virginia tra il 1763 e il 1767.

(Herndon, G.M., Hemp in Colonial Virginia, 1963; The Chesapeake Colonies, 1954; L.A. Times, August 12, 1981)

George Washington e Thomas Jefferson coltivavano cannabis nelle loro piantagioni. Jefferson,3 mentre era inviato speciale in Francia, incorse in grandi spese, e anche considerevoli rischi per sé stesso e i suoi agenti segreti, al fine di procurare dei semi di canapa particolarmente pregiati, contrabbandati in Turchia dalla Cina. I Mandarini (governanti) Cinesi reputavano così importanti i loro semi di canapa che dichiararono la loro esportazione un’offesa capitale.

Il carattere Cinese “Ma” è il più antico nome della canapa. Nel decimo secolo Ma era divenuto un termine generico per le fibre di ogni tipo, inclusa la juta e la ramia. Da allora la parola per canapa divenne “Tai-ma” o “Dai-ma”, che significa “grande canapa”.

Dal censimento degli USA del 1850 risultano 8.327 “piantagioni”* (poderi di almeno 2.000 acri) coltivati a cannabis per tessuti, tende e per il cordame usato per imballare il cotone. La maggior parte di queste piantagioni si trovavano nel Sud o nei Border States, soprattutto a cagione della manodopera molto economica degli schiavi, disponibile fino al 1865 nell’ industria della canapa.

(U.S. Census, 1850; Allen, James Lane, The Reign of Law, A Tale of the Kentucky Hemp Fields, MacMillan Co., NY, 1900; Roger. Roffman, Ph.D., Marijuana as Medicine, Mendrone Books, WA, 1982.)

*In questo quadro non si considerano le decine di migliaia di piccoli appezzamenti coltivati a canapa, né le centinaia di migliaia se non i milioni di orticelli di famiglia in America; non si considera nemmeno il fatto che per duecento anni l’80% della canapa consumata in America è stato importata da Russia, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, etc..

Benjamin Franklin fondò una delle prime cartiere in America che utilizzasse cannabis. Questo permise all’America di avere una stampa coloniale libera, senza dover elemosinare o giustificare il bisogno di carta e libri agli inglesi.

Inoltre, diversi estratti di marijuana e hashish furono le prime, seconde o terze medicine più prescritte negli USA dal 1842 fino alla fine dell’ 800.
Il loro uso terapeutico restò legale durante gli anni ’30 per gli umani, e in questo periodo fu ancora più importante nella medicina veterinaria.
I farmaci estratti dalla cannabis erano prodotti dalla Eli Lilly, dalla Parke-Davis, dalla Tildens, dai Brothers Smith (Smith Brothers), dalla Squibb, e da molte altre case farmaceutiche Americane ed Europee. Durante tutto questo periodo non fu mai denunciata una morte causata dai farmaci agli estratti di cannabis, e non fu denunciato nessun abuso, o disordini mentali di sorta, se non per i neofiti disorientati o eccessivamente introvertiti.

(Mikuriya, Tod, M.D., Marijuana Medical Papers, Medi-Comp Press, CA, 1973; Cohen, Sidney & Stillman, Richard, Therapeutic Potential of Marijuana, Plenum Press, NY, 1976.)

Appunti di Storia Mondiale

“Il più antico tessuto pettinato si direbbe quello di canapa, che si iniziò a produrre nell’ottavo millennio (8.000-7.000 a.C.).”
(The Columbia History of the World, 1981, pag. 54.)

Il corpus letterario (archeologia, antropologia, filologia, economia, storia) che riguarda la canapa è generalmente concorde sul fatto che:

Da più di 1000 anni prima del tempo di Cristo fino al 1883 A.D., la cannabis -ovvero, la marijuana– era il raccolto agricolo maggiore e la più grande industria, da cui dipendevano migliaia di prodotti e di imprese, essendo questa la maggiore fonte di tessuti, fibre, olio da lampada, carta, incenso e medicinali. Nondimeno, fondamenti della nutrizione umana e animale erano il suo olio e le sue proteine.

Praticamente tutti gli antropologi e le università del mondo riconoscono l’uso della marijuana nella gran parte delle nostre religioni e dei culti, come una delle sette droghe più largamente usate per modificare l’umore o la mente quando assunta come sacramento psicotropico, o psichedelico (il manifestarsi -o espandersi- della mente)

Quasi senza eccezione, queste esperienze (psicotropiche) sacre hanno ispirato le nostre superstizioni, amuleti, talismani, religioni, preghiere, e codici linguistici. (V. Capitolo 10 su “Religioni e Magia.”)

(Wasson, R. Gordon, Soma, Divine Mushroom of Immortality; Allegro, J.M., Sacred Mushroom & the Cross, Doubleday, NY, 1969; Plinio; Josephus; Erodoto ; Rotoli del Mar Morto; I Vangeli Gnostici; La Bibbia ; Ginsberg, Legends Kaballah, c. 1860; Paracelso; British Museum; Budge; Ency. Britannica, “Pharmacological Cults;” Schultes & Wasson, Plants of the Gods; Research of: R.E. Schultes, Harvard Botanical Dept.; Wm. EmBoden, Cal State U., Northridge; etC.)

Grandi guerre combattute per assicurarsi la disponibilità di canapa

Per esempio, il motivo principale della Guerra del 1812 (combattuta dall’ America contro la Gran Bretagna) fu l’accesso alla cannabis russa. La canapa Russa fu anche il motivo principale per il quale Napoleone (nostro alleato nel 1812) e i suoi “Continental Systems” alleati invasero la Russia nel 1812. (Vedi Cp. 11, “La Guerra (per la Canapa) del 1812 e Napoleone Invasore della Russia ”)

Nel 1942, dopo che l’invasione Giapponese delle Filippine tagliò i rifornimenti di canapa di Manila (Abaca), il Governo USA distribuì 400.000 libbre di semi di canapa ai coltivatori Americani dal Wisconsin al Kentucky, che produssero 42.000 tonnellate annue di fibra di canapa fino al termine del conflitto, nel 1946.

Perché la Canapa è stata così Importante nella Storia?

Perché la canapa è, soprattutto, la più forte, la più duratura, la più resistente delle fibre morbide naturali del pianeta. Le sue foglie e le infiorescenze (marijuana) sono state, a seconda della cultura, la prima, la seconda o la terza medicina più importante e più usata per i due terzi della popolazione mondiale, per almeno 3.000 anni, fino alla svolta del 20mo secolo.

In botanica, la canapa è un membro della più evoluta famiglia di vegetali sulla Terra. E’ una dioica (avente caratteri maschili, femminili e talvolta ermafroditi, maschili e femminili nella stessa pianta), legnosa, erbacea annuale che utilizza il sole in modo forse più efficiente di ogni altra pianta al mondo, crescendo fino ai 3.50-6 metri in una solo stagione. Può essere coltivata più o meno in ogni clima e su ogni terreno, anche in quelli con il più scarso margine.

La canapa è, di gran lunga, la risorsa rinnovabile primaria della Terra. Per questo è tanto importante.

Note (originali):

1. Clark, V.S., History of Manufacture in the United States, McGraw Hill, NY 1929, Pg. 34.
2. Ibid.
3. Diaries of George Washington; Writings of George Washington, Lettera al Dr. James Anderson, del 26 Maggio 1794, vol. 33, p. 433, (U.S. govt. pub., 1931); Lettera al suo sorvegliante William Pearce, 1795 & 1796; Thomas Jefferson, Jefferson’s Farm Books; Ernest Abel, Marijuana: The First 12,000 Years, Plenum Press, NY, 1980; Dr. Michael Aldrich, etc.

Capitolo Quattro

Gli Ultimi Giorni della CANNABIS LEGALE

Come sappiamo, la rivoluzione industriale del XIX sec. fu una battuta d’arresto per la canapa nel commercio mondiale, a causa della scarsità di tecnologie per la mietitura e la frantumazione meccanica necessarie alla produzione di massa. Ma questa risorsa naturale era troppo preziosa per essere tenuta chiusa nel cassetto della Storia per molto tempo.

Nel 1916, Bolletino USDA 404 predisse che una macchina decorticatrice e mietitrice sarebbe stata messa a punto, e quella della canapa sarebbe tornata a essere la maggiore industria agricola in America. Nel 1938, riviste come Popular Mechanics e Mechanical Engineering presentavano a una nuova generazione di investitori dispositivi perfettamente funzionanti per la scotolatura; questo ci porta ad un altro pezzetto di storia. Grazie a queste macchine, entrambi i giornali prevedevano che la canapa sarebbe stata presto il raccolto numero uno in America!

Exploit nella fabbricazione della carta

Se la canapa fosse coltivata legalmente usando le tecnologie del XXI secolo, oggi il suo sarebbe il maggiore raccolto singolo degli USA e del mondo.

(Popular Mechanics Febbraio 1938; Mechanical Engineering, Febbraio 1938; Rapporti dello U.S. Department of Agriculture 1903, 1910, 1913.)

Di fatto, quando i due precedenti articoli furono scritti nel 1937, la canapa era ancora coltivabile lecitamente. E quelli che prevedevano miliardi di dollari nel nuovo business della canapa non avevano preso in considerazione gli introiti di medicinali, energia (carburanti) e cibo, che oggi darebbero un altro trillione di dollari annui alla nostra possibile economia “naturale” (comparata alla nostra attuale economia, sintetica ed ambientalmente problematica).
L’uso ricreativo del fumo aggiungerebbe un valore relativamente secondario a questo quadro.

La ragione precipua per la quale i giornali del 1938 prospettavano nuove entrate miliardarie era la canapa per “carta di polpa” (distinta dalla carta di fibra, o stracci). Un’ altra erano le fibre, i semi e molti altri usi della polpa. Se il procedimento per la polpa di canapa del 1916 fosse usato oggi, si potrebbe sostituire al 40/70% della carta di polpa, compreso il cartone ondulato, la carta per stampanti e i sacchetti di carta.

Questa notevole tecnica per la polpa di canapa fu ideata nel 1916 dal botanico Lyster Dewey, a capo dello U.S. Department of Agriculture e dal chimico Jason Merrill.

Tale procedimento, unito all’exploit della decorticatrice di G. W. Schlichten, brevettata nel ‘917, faceva della canapa una fonte di carta accessibile a meno della metà del costo della carta da polpa di alberi. I nuovi macchinari per la mietitura, assieme alla macchina di Schlichten riducevano il tempo di lavoro dell’uomo da 200/300 ore-per-acro a un paio d’ore.
Vent’anni dopo, il progresso tecnologico e la costruzione di nuove strade resero la canapa ancora più proficua; ma sfortunatamente a quel tempo le forze nemiche si erano alleate e agirono velocemente per sopprimere la coltivazione della canapa.

*V. Appendice I.

Un piano per salvare le foreste

Alcune piante di cannabis raggiungono regolarmente l’altezza di 20 piedi (mt.6 ca) o più, in una stagione. Il nuovo processo usava i canapuli, il 77% del peso dello stelo, che prima erano un sottoprodotto dell’operazione di scortecciamento per ottenere la fibra e venivano scartati.

Nel 1916, lo USDA Bulletin No. 404 scriveva che un acro di canapa, in una rotazione di oltre 20 anni, avrebbe prodotto tanta polpa da carta quanto 4,1 acri di bosco che fossero stati tagliati durante quei 20 anni. Questo metodo avrebbe impiegato da 1/4 a 1/7 dei dannosissimi prodotti chimici a base di zolfo usati per eliminare la collosa lignina che unisce le fibre alla polpa, o non ne avrebbe usati del tutto, sostituendoli con la soda, che è ricavata dalle ceneri. Tutta la lignina dev’essere eliminata, per poter ottenere la polpa. La polpa di canapa ha solo un 4-10% di lignina, mentre gli alberi ne hanno il 18-30%.
Il problema della contaminazione da diossina nei fiumi si evita con il procedimento della trasformazione della canapa in carta, che non richiede l’uso di candeggi clorati (necessari nella cartaria attuale), e utilizza il più innocuo perossido di idrogeno (acqua ossigenata, N.d.t.) per lo sbiancamento.

Dunque la canapa fornisce quattro volte più polpa e da quattro a sette volte meno inquinamento.

Come abbiamo visto, questo potenziale polpa/carta era subordinato all’invenzione e alla costruzione di nuovi macchinari per lo scortecciamento della canapa di nuova concezione. Questo avrebbe anche diminuita la domanda di legname e ridotti i costi per l’edilizia, mentre nel contempo avrebbe aiutato nella ri-ossigenazione planetaria. 1

Ad esempio: se il procedimento per la polpa di canapa del 1916 fosse usato oggi, si potrebbe sostituire al fino al 70% della carta ottenuta dagli alberi, compreso il cartone ondulato, la carta per stampanti e i sacchetti di carta.

La carta di polpa composta del 60-100 per cento di canapuli è più resistente e più flessibile di quella ottenuta dalla polpa di legno d’albero. Produrre carta dagli alberi danneggia l’ambiente. Produrla dalla canapa, no.

(Dewey & Merrill, Bulletin #404, U.S.D.A., 1916; New Scientist, 1980; Kimberly Clark, dal suo gigantesco sussidiario in carta di canapa Francese De Mauduit, dal 1937 al 1984.)

Conservazione e Diminuzione delle Fonti

La riduzione della fonte di inquinamento, che proviene in genere dalla lavorazione di prodotti petrolchimici e derivati, è un conveniente metodo di controllo spesso invocato dagli ambientalisti.

Che la fonte inquinante siano i CFC (clorofuorocarburi) dei frigoriferi, degli spray, dei computer, oppure il trizio e il plutonio dei militari, o l’acido solforico delle cartiere, lo scopo rimane quello di ridurre la fonte.

Al supermarket, quando dobbiamo scegliere fra il sacchetto di carta o di plastica, dobbiamo affrontare un dilemma ambientale: la carta ottenuta dal taglio degli alberi, o la plastica prodotta con il carbonfossile e vari prodotti chimici? Con una terza opzione di scelta disponibile potremmo scegliere una carta durevole da una fonte annualmente rinnovabile – la carta di canapa.

I vantaggi ambientali di un raccolto di canapa annuale -lasciando le piante nel terreno!- per la cartaria, e la sostituzione di idrocarburi fossili come fonte energetica, sono divenuti cruciali per la riduzione di inquinamento alla fonte.

Una Cospirazione per Spazzare Via la Concorrenza Naturale

Alla metà degli anni ’30, quando le nuove macchine che strappavano la fibra, lasciando intatta la polpa ricca di cellulosa, furono finalmente messe a punto, in vendita ed economicamente accessibili, gli immensi territori e gli affari conseguenti della Hearst Paper Manufacturing Division, Kimberly Clark di Saint Regis (USA)- e virtualmente di ogni proprietario di vivai d’alberi da legname, di cartiere e di giornali, rischiavano di perdere miliardi di dollari, e forse la bancarotta.

Nel 1937 la DuPont aveva brevettato un procedimento per ottenere la plastica dal petrolio e dal carbone, e un’altro brevetto per ottenere la carta dal legname con l’uso di solfati e solfiti. Secondo gli archivi della DuPont e gli storici*, questi procedimenti avrebbero occupato più dell’ottanta per cento dei carichi ferroviari della compagnia per i seguenti 60 anni, fino agli anni ’90.

*Ricerche dell’autore e colloqui con la DuPont, 1985-1996.

Se la canapa non fosse stata dichiarata illegale, l’80% degli affari della DuPont non si sarebbero mai concretizzati, e la stragrande maggioranza dell’inquinamento che ha avvelenato i fiumi dal Nord-Ovest al Sud-Est (degli USA, ma non solo, N.d.t.) non sarebbe mai esistito.

In un mercato libero, la canapa avrebbe salvato la maggior parte delle famiglie di coloni Americani e probabilmente il loro numero sarebbe aumentato, malgrado la Grande Depressione degli anni ’30.

Ma la competizione contro la carta “pro-ambiente” di canapa e la plastica naturale avrebbe messo a repentaglio i progetti lucrativi di Hearst, della DuPont e del suo sostenitore finanziario, Andrew Mellon, della Mellon Bank di Pittsburgh.

“Riorganizzazione Sociale”

Si tenne una serie di riunioni segrete. Nel 1931 Mellon, in quanto Segretario del Tesoro di Hoover, designò il suo futuro genero Harry J. Anslinger, come capo del ri-organizzato Federal Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs (FBNDD), carica che mantenne nei successivi 31 anni.

Questi baroni dell’industria e finanzieri sapevano che i macchinari per mietere, imballare, decorticare (…) e trasformare la canapa in carta sarebbero stati resi disponibili alla metà degli anni ’30. La canapa se ne doveva andare.

Nell’Annual Report DuPont del 1937, rivolta ai suoi azionisti, la compagnia esortava a investire continuamente nei suoi nuovi -ma non prontamente accettati- prodotti di sintesi petrolchimici. DuPont prevedeva “cambiamenti radicali” dovuti al “potere crescente delle entrate del Governo… Convertito in uno strumento per l’accettazione forzata di nuove idee per la riorganizzazione sociale e industriale.”*

*(Annale della DuPont Company, 1937)

In The Marijuana Conviction (University of Virginia Press, 1974), Richard Bonnie e Charles Whitebread II descrivono il procedimento nel dettaglio:

“Nell’autunno del 1936, Herman Oliphant (consulente generale del Dipartimento del Tesoro) aveva deciso di impiegare il potere delle tasse [del governo federale], ma con uno statuto disegnato sulla falsa riga del National Firearms Act (il decreto legge sulle armi da fuoco, N.d.t.) che non aveva nulla a che vedere con il Decreto Harrison del 1914 [sui narcotici]. Oliphant stesso fu incaricato del progetto legislativo. Aslinger mosse il suo esercito per rigirare la sua campagna contro Washington.

“Il punto di partenza della proposta per la tassazione della marijuana è il principio delle imposte proibitive. Con il Decreto Harrison in vigore, un utente non-medico non poteva comprare o possedere legittimamente narcotici. Per i dissidenti, dopo la decisione della Corte Suprema di sostenere il decreto, questo dimostrava chiaramente che la motivazione del Congresso era di impedire una certa condotta, piuttosto che di aumentare le entrate fiscali.
Così nel National Firearms Act, ideato per proibire il traffico di armi automatiche, il Congressso “permetteva” a chiunque di comprare un mitragliatore, ma per farlo doveva pagare una tassa di trasporto* di $200, ed eseguire l’acquisto con una cedola di commissione.

“Il Firearms Act, passato nel Giugno 1934, fu il primo decreto a nascondere i motivi del Congresso dietro una tassazione proibitiva. La Corte Suprema sostenne all’unanimità la legge anti-mitra, il 29 Marzo 1937. Oliphant senza dubbio aveva aspettato quella decisione della Corte, e il Dipartimento del Tesoro presentò la sua Tassa sulla Marijuana due settimane dopo, il 14 Aprile 1937.

Quindi la decisione di DuPont** di investire nelle nuove tecnologie basate su “l’accettazione forzata di nuove idee per la riorganizzazione sociale e industriale” aveva senso.

*Circa $5,000 in dollari del 1998.

** E’ interessante notare che il 29 Aprile 1937, due settimane dopo la presentazione del Marihuana Tax Act, il più importante scienziato della DuPont, Wallace Hume Carothers, inventore del Nylon, il chimico organico numero uno nel mondo, si suicidò bevendo cianuro. Carothers morì a 41 anni…

La Vera Motivazione

Si fece allusione ai progetti della DuPont durante le udienze del 1937 di Matt Rens, della Rens Hemp Company:

M. Rens: Una simile tassazione sbatterebbe fuori dal business della canapa tutti i piccoli coltivatori, e il numero dei piccoli coltivatori è considerevole… Il vero scopo di questa tassa non è quello di far soldi, vero?

Senatore Brown: Beh, noi ci atteniamo all’idea che lo sia.

M. Rens: Costerà un milione.

Senatore Brown: Grazie. (Testimone congedato.)

Hearst, e le sue Odiose e Isteriche Bugie

La preoccupazione per gli effetti del fumo di canapa aveva già condotto a due grandi studi voluti dal Governo. Il governatore Britannico dell’India rilasciò il rapporto della Indian Hemp Drugs Commission nel 1893-1894, sui fumatori accaniti di bhang nel subcontinente.

E negli anni ’30 il governo U.S.A. finanziò la Commissione Siler per gli studi sugli effetti ricreativi del fumo di marijuana sul personale Americano di servizio a Panama.
Entrambi i rapporti conclusero che la marijuana non era un problema, e raccomandavano che nessuna sanzione penale fosse applicata contro il suo uso.

All’inizio del 1937, l’Assistente Chirurgo Generale Walter Treadway disse alla Cannabis Advisory Subcommittee of the League of Nations (Sottocomitato Consultivo per la Cannabis alla Lega delle Nazioni) che “Può essere assunta per un tempo relativamente lungo senza grave danno sociale o emozionale. La marihuana è un vizio …così come … lo zucchero e il caffè.”

Ma altre forze erano al lavoro. La furia bellica che portò alla Guerra Ispano-Americana del 1898 fu attizzata da William Randolph Hearst attraverso la sua catena di giornali in tutta America, e segnò l’inizio del “yellow journalism”* come arma dei politici Americani.

*Il Webster’s Dictionary definisce “yellow journalism” l’uso di metodi senza scrupoli e di sensazionalismo a buon mercato da parte dei quotidiani e altri media per attrarre o influenzare i lettori.

Negli anni 20 e 30, i giornali di Hearst inventarono deliberatamente una nuova minaccia per l’America, e una nuova campagna di “yellow journalism” per bandire legalmente la canapa . Ad es., la storia di un incidente stradale in cui una “sigaretta di marijuana” era stata ritrovata sul luogo avrebbe dominato nei titoli per settimane, mentre gli incidenti dovuti all’alcool (che superavano quelli dovuti alla marijuana di 10.000:1) occupavano poche righe.

Questo stesso soggetto, della marijuana che porta agli incidenti stradali, fu marchiato a fuoco nelle menti degli Americani, reiterato all’infinito nei tardi anni ’30, mostrando i titoli di incidenti d’auto anche nei film come “Reefer Madness” (lett. follìa da erba) e “Marijuana – Assassin of Youth.” (lett. “marijuana – assassina della gioventù)

Bigotteria Sfacciata

A partire dalla Guerra Ispano-Americana del 1898, i giornali di Hearst avevano sempre infamato Spagnoli, Messicani-Americani e Latini.

Dopo il sequestro di 800.000 acri di pregiato legname di Hearst in Messico, da parte dei “fumatori di marijuana” dell’esercito di Pancho Villa,* queste calunnie si intensificarono.

*La canzone “La Cucaracha” parla di uno degli uomini di Villa in cerca di “marijuana por fumar!”

Senza tregua, per i seguenti tre decenni, Hearst dipinse la figura del Messicano pigro e spipazzatore d’erba, che è ancora uno dei nostri più insidiosi pregiudizi. Simultaneamente, egli portò avanti una campagna razzista e diffamatoria nei confronti dei cinesi, a cui si riferiva con il nome di “Pericolo Giallo”.

Dal 1910 al 1920, sui quotidiani di Hearst si leggeva che la maggior parte dei casi in cui dei neri avrebbero stuprato delle donne bianche, potevano essere imputati direttamente alla cocaina.
Questo continuò per dieci anni, finché Hearst decise che non erano più “cocaine-crazed negroes” (negri resi pazzi dalla cocaina) che stupravano le donne bianche, ma “marijuana-crazed negroes”.

(Quelli di) Hearst e altri tabloids sensazionalistici usavano titoli isterici per storie che ritraevano “negroes” e Messicani come bestie deliranti che, sotto l’effetto della marijuana, suonavano la satanica musica “voodoo” anti-bianchi (il jazz) ed erano descritti come irriverenti e “depravati” ai lettori, prevalentemente bianchi. Altri crimini vergognosi in questa “ondata criminale” indotta dalla droga comprendevano: calpestare le ombre dei bianchi, guardare i bianchi direttamente negli occhi per tre secondi o più, guardare per due volte una donna bianca, ridere di un bianco, etc. Per simili “delitti” centinaia di migliaia di Messicani e neri hanno passato, in totale, milioni di anni in galere e prigioni e ai lavori forzati, in condizioni di segregazione brutali che rimasero in vigore in tutti gli USA fino agli anni ’50 e ’60. Hearst, attraverso il suo uso persuasivo e ripetitivo, martellò l’oscuro termine gergale Messicano “marijuana” nelle menti degli anglofoni Americani.

Nel frattempo, la parola “hemp” (canapa, N.d.t.) fu abbandonata, e “cannabis,” il termine scientifico, ignorato e sepolto.

Il vocabolo Spagnolo per canapa è “cáñamo.” Ma l’espressione colloquiale Messicana “Sonorana” – marijuana, spesso Americanizzata come “marihuana” – garantiva che in pochi l’avrebbero riconosciuta come una delle principali medicazioni naturali, la “cannabis,” e in quanto alla risorsa industriale primaria, “hemp”, essa era stata cancellata dal linguaggio comune.

La Proibitiva Tassa sulla Marijuana

Durante le riunioni segrete al Dipartimento del Tesoro tenutesi tra il 1935 e il 1937, si abbozzò l’idea delle tasse proibitive e si macchinarono delle nuove strategie. La “marijuana” non era ancora del tutto proibita; la legge parlava di una “imposta occupazionale indiretta sulla fornitura, e una imposta sul trasporto commerciale di marijuana.”

Gli importatori, i fabbricanti, i venditori e i distributori erano costretti a registrarsi al Segretariato del Tesoro e a pagare una sanzione occupazionale. I trasporti erano tassati di $1 per oncia; $100 per oncia se il venditore non era registrato. La nuova tassa raddoppiava il prezzo della “droga grezza” legale, la cannabis, che all’epoca era venduta a un dollaro l’oncia.2 Era l’anno 1937. Lo Stato di New York aveva esattamente 1 agente della narcotici.*

*New York attualmente ha un network composto da migliaia di agenti della narcotici, spie e informatori pagati – e ha una capacità detentiva 20 che è volte quella del ’37, malgrado la popolazione dello Stato sia soltanto raddoppiata da allora.

Dopo la decisione della Corte Suprema, del 29 Marzo 1937, che segnava la proibizione delle armi automatiche attraverso la tassazione, Herman Oliphant fece la sua mossa. Il 14 Aprile 1937 presentò la sua legge direttamente alla Camera dei Rappresentanti (House of Representatives) attraverso il Comitato “Modi e Maniere” (Ways and Means Committee)** , invece di sottoporla agli opportuni comitati, come quello per cibi e droghe, agricoltura, tessile, commercio, etc.

Il motivo potrebbe essere stato che soltanto il Comitato “Ways and Means ” avrebbe potuto spedire la sua legge direttamente nella buca della House senza divenire oggetto di dibattito per altri Comitati. Il presidente del Ways and Means Committee Robert L. Doughton,* un alleato chiave di DuPont, approvaò incondizionatamente e prontamente la proposta di legge segreta, e la spedì attraverso il Congresso al Presidente.

*Jerry Colby , The DuPont Dynasties, Lyle Stewart, 1984.

** La commissione parlamentare incaricata di decidere come impiegare i fondi a disposizione del parlamento U.S.A., N.d.t.

“Nessuno ha mai consultato la American Medical Association?”

In ogni caso, malgrado le udienze pilotate del Comitato, molti testimoni esperti si opposero al passaggio di queste leggi fiscali insolite.

Il Dr. William C. Woodward, ad esempio, che fu medico e avvocato della American Medical Association, testimoniò come portavoce della Associazione stessa.

Egli disse, in effetti, che tutte le deposizioni federali erano sensazionalismo da tabloid! Che nessun vero testimone era stato ascoltato! Che questa legge, promossa nell’ignoranza, poteva negare al mondo una potenziale medicina, specialmente ora che il mondo medico era sul punto di scoprire quali componenti della cannabis erano attivi.

Woodward disse al comitato che l’unico motivo per cui la AMA non si era fatta sentire prima contro la tassazione sulla marijuana era che questa era stata descritta per 20 anni dalla stampa come “killer weed from Mexico” (erbaccia assassina dal Messico).

I dottori della AMA avevano preso coscienza soltanto “due giorni prima” di questa udienza della primavera ’37, che la pianta che il Congresso intendeva mettere fuori legge era conosciuta dalla medicina come cannabis, una sostanza benefica usata in America in piena sicurezza per svariate patologie, da più di cent’anni.

“Noi ancora non riusciamo a comprendere, Signor Presidente,” protestò Woodward, “Perché abbiate dovuta preparare questa proposta di legge in segretezza per due anni, senza nessuna dichiarazione più o meno formale, nemmeno alla Categoria, sul fatto che venisse preparata.” Egli, e tutta la AMA* furono prontamente denunciati da Anslinger e dall’intero Comitato Congressionale, e poi perdonati a malincuore.3

* La AMA e la Amministrazione Roosevelt erano grandi antagonisti nel 1937.

Quando la proposta di legge del Marijuana Tax Act arrivò ad essere discussa e votata al Congresso, soltanto una domanda pertinente fu posta: “Nessuno si è consultato con la AMA per avere la loro opinione?” Vinson, il rappresentante e portavoce del Comitato Modi e Maniere rispose “Sì, lo abbiamo fatto. Un certo Dr. Wharton [errata dizione di Woodward?] e [la AMA] sono completamente d’accordo!”

Con questa clamorosa bugia il disegno passò, e divenne legge nel Dicembre 1937. Furono create forze di polizia Federale e di Stato, che avrebbero incarcerato centinaia di migliaia di Americani, accumulando su di loro altri 16 milioni di anni buttati in galere e prigioni -e contribuendo anche alla loro morte- in favore delle industrie venefiche e inquinanti, del corpo delle guardie carcerarie, e per sostenere la politica di odio razziale di qualche politico bianco.

(Tod Mikuriya, M.D., Marijuana Medical Papers, 1972; Larry Sloman, Reefer Madness, Grove Press, 1979; Alfred Lind smith, The Addict and the Law, Indiana U. Press; Bonnie & Whitebread, The Marijuana Conviction, University of Virginia Press; Atti congressuali degli U.S.A.; etC.)

Qualcun altro si decide a parlare

Ad opporsi con tutte le sue energie contro il Decreto fu anche il National Oil Seed Institute, che rappresentava i produttori di lubricanti meccanici di alta qualità e di vernici.
Parlando al Comitato nel 1937, il suo consigliere generale Ralph Loziers, testimoniò eloquentemente sull’olio di canapa che stava, di fatto, per essere proibito:

“Fonti attendibili riportano che in Oriente almeno 200 milioni di persone usano questa droga; e consideriamo che per centinaia, o forse migliaia di anni praticamente questa gente ha usato questa droga. E’ significativo che in Asia e dovunque in Oriente, dove la povertà è in ogni angolo e la gente approfitta di tutte le risorse vegetali che una natura munifica ha donato loro – è significativo che nessuno di questi 200 milioni, mai, dall’alba della civilizzazione, sia stato trovato ad usare il seme o l’olio di questa pianta come droga.

“Ora, se ci fosse un qualsiasi qualità, o principio deleteri, nel seme o nell’olio, sarebbe ragionevole supporre che questi Orientali, che nella loro miseria avrebbero qualcosa con cui soddisfare i loro desideri morbosi, li avrebbero scoperti…

“Con il permesso del Comitato, il seme di canapa, o seme di cannabis sativa, è utilizzato in tutte le nazioni Orientali e in parte della Russia come cibo. Viene coltivato nei loro campi e usato come una farina d’avena. Milioni di persone ogni giorno usano i semi di canapa come cibo, in Oriente. Lo fanno da molte generazioni, specialmente nei periodi di carestia… Il punto è questo – che questa legge è troppo inclusiva. Questa legge è una misura che circonda il mondo. Questa legge comporta conseguenze – l’affossamento di questa grande industria sotto la supervisione di una agenzia governativa – che possono significare la sua soppressione. L’anno scorso si sono importate negli USA 62.813.000 libbre di semi di canapa. Nel 1935 se ne importarono 116 milioni…”

Proteggere Interessi Speciali

Come asseriva il Dr. Woodward dell’AMA, le deposizioni governative rilasciate al Congresso nel 1937, in effetti, consistevano quasi interamente di articoli di giornali sensazionalisti e razzisti come quelli di Hearst e altri, letti ad alta voce da Harry J. Anslinger,* direttore del Federal Bureau of Narcotics (FBN). (L’agenzia governativa poi evoluta nel Drug Enforcement Administration [DEA]).

*Harry J. Anslinger fu direttore del nuovo Federal Bureau of Narcotics dalla sua istituzione nel 1931 per i successivi 31 anni, e fu costretto al pensionamento solo nel in 1962 dal Presidente John F. Kennedy dopo che Anslinger aveva cercato di censurare le pubblicazioni del Professor Alfred Lindesmith (The Addict and the Law, Washington Post, 1961) e di ricattare e perseguitare il suo datore di lavoro, la Indiana University. Per i suoi commenti razzisti Anslinger era finito sotto l’attacco del senatore della Pennsylvania Joseph Guffey, per aver scritto cose come “negri rossicci” nelle lettere che circolavano nel suo dipartimento, con l’intestazione della F.B.N.

Fino al 1931, Anslinger fu Assistente dello U.S. Commissioner for Prohibition (Commissione nazionale per la proibizione). Anslinger, ricordiamo, fu scelto come capo del nuovo Bureau of Narcotics da suo suocero Andrew Mellon, Segretario del Tesoro sotto la presidenza di Herbert Hoover. Lo stesso Andrew Mellon era anche il proprietario e il maggiore azionista della sesta banca (nel 1937) degli USA, la Mellon Bank di Pittsburgh, e uno dei due soli banchieri (che abbia mai mutuato capitali) per la DuPont* dal 1928 a oggi.

*La DuPont ha avuto prestiti soltanto da due banche nei suoi 190 anni di storia, il primo per ottenere il controlllo della General Motors negli anni ’20. La sua attività bancaria è la più prestigiosa del mondo finanziario.

Nel 1937, Anslinger depose dinanzi al Congresso dicendo “La marijuana è la droga che ha causato più violenze nella storia dell’umanità”

Questo, assieme ad alcune affermazioni e convinzioni oltraggiosamente razziste, fu detto ad un comitato commissionale perlopiù “sudista” e oggi risulta imbarazzante da leggere nella sua interezza.

Ad es., Anslinger teneva un “gore file”* selezionato quasi interamente da Hearst e altri giornali scandalistici, – e.g., storie di axe murders**, dove uno dei partecipanti avrebbe fumato un joint quattro giorni prima di commettere il delitto.

Anslinger impose al Congresso come una realtà di fatto che circa il 50% di tutti i crimini violenti commessi negli USA erano opera di Spagnoli, Messicani-Americani, Latino Americani, Filippini, Afro-Americani e Greci, e che tutti i loro delitti erano direttamente relazionati alla marijuana.

(Dalla documentazione personale di Anslinger donata alla Pennsylvania State University, ref.: Li Cata Murders, etc.)

Gli studiosi che hanno ricostruito scrupolosamente i fatti ritengono che nessuno dei “Marijuana Gore Files” di Aslinger sia riferito a episodi reali.4

* Il sostantivo gore (verbo incornare) significa “sangue denso scaturito da una ferita, in part. nelle situazioni violente” (Oxford Genie) ed è noto agli appassionati di film horror particolarmente sanguinosi, classificati con questa etichetta che come tale è conosciuta anche in Italia; indica in generale ciò che da noi è riassunto nell’espressione “fatto di sangue”. Data la particolarità dell’espressione si è preferito lasciarla invariata — (“file” è altrettanto noto da noi grazie alla TV, e viene in genere tradotto come “incartamento”, “cartella” o “documento d’archivio”, anche se paradossalmente è più diffuso il francese dossier) — N.d.t.

** Axe murders, un classico della “stampa sensazionalistica” Americana fin oltre la metà del secolo, sono letteralmente gli omicidi commessi con un’ascia; sono perlopiù leggende metropolitane ante-litteram basate su delitti estremamente cruenti, e la loro importanza nell’immaginario collettivo Americano si può evincere dalla loro presenza nei mass-media di ogni tempo (un esempio è quello del film “Paper Moon”, girato negli anni ’70, ma basato su un romanzo degli anni ’20, dove una cameriera -ovviamente di colore- racconta di un orrendo axe murder alla piccola protagonista)

Bugie che portano a bugie

In realtà le statistiche del FBI, che Anslinger non si prese il disturbo di leggere, dimostravano che almeno il 65-75% di tutti gli omicidi negli USA erano – e sono ancora – in relazione con l’alcool.
Come esempio delle sue dichiarazioni razziste, Anslinger leggeva durante le sue deposizioni congressionali (senza obiezioni) storie di “colorati” con grandi labbra, che adescavano le donne bianche con la musica jazz e la marijuana. Lesse di due studenti neri della Università del Minnesota che avevano fatto questo ad una studentessa bianca, “con l’esito di una gravidanza”. Il membro del Congresso del 1937 restò senza fiato sentendo questo, e che questa droga apparentemente induceva le donne bianche a toccare o anche a guardare un “negro.”

Virtualmente nessuno in America, a parte una manciata di ricchi industriali e i loro poliziotti corrotti, sapevano che la loro potenziale concorrenza – la canapa – stava per essere messa al bando con il nome di “marijuana.”

Proprio così : la marijuana fu molto verosimilmente soltanto un pretesto per la proibizione della canapa e la repressione economica.

Le acque furono ancor più intorbidite dalla confusione della marijuana con il “loco weed” (Jimson Weed). La situazione non fu mai chiarita dalla stampa, che continuò con la disinformazione fino agli anni ’60 del 900.

All’alba degli anni ’90, il più stravagante e ridicolo attacco alla canapa attirò l’attenzione mediatica nazionale, quando si pubblicò una ricerca ampiamente riportata da riviste sulla salute* del 1989 la quale concludeva che i fumatori di marijuana aumentano di mezza libbra (ca 220 g.) di peso al giorno. Oggi, nel 2007, cercano di far dimenticare l’episodio.

*American Health, Luglio/Agosto 1989.

Nel frattempo, serie discussioni sulla salute, sulle libertà civili e sugli aspetti economici della canapa sono spesso accantonate essendo considerate come “scuse per poter fumare l’erba” – come se la gente avesse bisogno di una scusa per asserire dei fatti su qualsiasi argomento.

Dobbiamo riconoscere che, come tattica, quella di mentire al pubblico sulla natura benefica della canapa, e di confonderlo grazie alla sua relazione con la “marijuana”, è stata un vero successo.

Fonti:

1. Dewey & Merrill, Bulletin 404, US Department of Agriculture 1916; „Billion-Dollar Crop,” su Popular Mechanics, 1938; U.S. Agricultural Indexes, dal 1916 al 1982; New Scientist, 13 November 1980.

2. Uelmen & Haddox, Drug Abuse and the Law, 1974.

3. Richard Bonnie & Charles Whitebread, The Marijuana Conviction, Univ. of Virginia Press, 1974; Deposizioni Congressuali del 1937 (riportate integralm. in Appendice); etC.

4. Larry Sloman; Reefer Madness, 1979; Bonnie and Whitebread, The Marijuana Conviction, Univ. of Virginia Press, 1974.

Fibre Sintetiche

L’Alternativa Tossica alle Fibre Naturali

Gli anni a cavallo tra il ‘920 e il ‘930 videro una continua consolidazione del potere nelle mani di poche grandi compagnie produttrici di acciaio, petrolio e prodotti chimici (armi). Il governo federale degli USA mise la maggior parte della produzione tessile per uso domestico nelle mani del suo principale fornitore di armi, la DuPont.

Il procedimento di trasformazione della cellulosa in esplosivo è molto simile al processo per nitrare la cellulosa delle fibre sintetiche e della plastica. Il rayon, la prima fibra sintetica, è semplice nitrocellulosa – l’esplosivo di base del 19mo secolo – stabilizzata.

“Le plastiche sintetiche trovano impiego nella fabbricazione di una vasta gamma di articoli, dei quali molti nel passato erano prodotti con materie naturali,” ci illumina Lammot DuPont (Popular Mechanics, Giugno 1939).

“Considerando le nostre risorse naturali,” continua il presidente della DuPont, “la chimica ci ha aiutati nella loro conservazione, con lo sviluppo di prodotti sintetici per integrare o sostituire del tutto i prodotti naturali.”

Gli scienziati della DuPont erano i migliori ricercatori del mondo nel processo di trasformazione della cellulosa nitrata e trasformavano infatti la maggior parte della cellulosa dell’epoca.

Un articolo sul Popular Mechanics del febbraio 1938 afferma che “Migliaia di tonnellate di canapuli sono utilizzati ogni anno da una grande fabbrica di polvere pirica per la produzione di dinamite e TNT.” La Storia ci insegna che la DuPont aveva monopolizzato il mercato degli esplosivi comprando e consolidando le fabbriche minori alla fine dell’800. Nel 1902 controllava i due terzi della produzione industriale.

Erano i più grandi produttori di polvere da sparo, e fornivano il 40% del munizionamento agli alleati della II Guerra Mondiale. In quanto specialisti in fibre e cellulosa, i chimici della DuPont conoscevano il vero valore della canapa meglio di chiunque altro. Il pregio della canapa infatti va molto oltre quello delle fibre di lino; benché siano molto apprezzate per linerie, tendaggi, reti e cordami, queste fibre lunghe sono soltanto il 20% del peso dello stelo di canapa. Il 77% per cento della canapa è cellulosa, e questa è la più ricca, e pulita fonte di cellulosa (fibra) per plastica, carta o anche rayon.

Questo libro mostra chiaramente che il governo federale -attraverso il decreto per la tassazione della marijuana – permetteva a questi fabbricanti d’armi di fornire fibre sintetiche per uso domestico senza alcuna concorrenza. La prova di una cospirazione perfettamente riuscita tra queste aziende e il governo è semplicemente questa: nel 1997 la DuPont era ancora la maggiore produttrice di fibre sintetiche negli USA, mentre nessun cittadino Americano ha coltivato legalmente un solo acro di canapa per uso tessile in oltre 60 anni (tranne che nel periodo della II Guerra Mondiale).

Un quantitativo quasi illimitato di fibre naturali e cellulosa sarebbe stato accessibile ai coloni lo stesso anno in cui la DuPont brevettò il Nylon e il procedimento altamente tossico per la trasformazione della polpa di legno. Tutto il valore potenziale della canapa andò perduto.

Le plastiche base del primo ‘900 erano nitrati di cellulosa, direttamente imparentato con i prodotti bellici della DuPont. Celluloide, acetato e rayon erano le plastiche di quell’epoca, e la canapa era ben conosciuta dagli specialisti in cellulosa come la fonte primaria da usare in questa industria. Nel mondo intero, la materia prima per fare plastica, rayon e carta poteva essere fornita dalla canapa.

La fibra di Nylon fu svilluppata tra il 1926 e il 1937 dal noto chimico di Harvard Wallace Carothers, sulla base di brevetti Tedeschi. Questi poliammidi sono fibre lunghe basate sull’imitazione di prodotti naturali. Carothers, grazie a un programma di ricerca illimitato garantito dalla DuPont, fece uno studio esauriente delle fibre naturali delle fibre di cellulosa. Duplicò le fibre naturali nel suo laboratorio e creò così i poliammidi.
(Curiosamente, Wallace Carothers commise suicidio nell’ Aprile del 1937, due settimane dopo l’udienza del Comitato Modi e Maniere sulla cannabis che avrebbe portato infine alla sua proibizione)

Catrame minerale e prodotti chimici basati sul petrolio vennero utilizzati; svariate apparecchiature, filiere e procedimenti industriali vennero brevettati. Questo nuovo tipo di tessile, il Nylon, doveva essere controllato dalla materia prima -il carbonfossile- al prodotto finito: un prodotto chimico brevettato. L’industria chimica centralizzò la produzione e i profitti della nuova “miracolosa” fibra. L’avvento del Nylon, l’introduzione di macchinari per separare la fibra su scala industriale, e la legge che rendeva “marijuana” illegale la canapa, avvennero simultaneamente.

Le nuove fibre sintetiche possono essere descritte come materiale bellico. Il processo della produzione della fibra avviene in grandi fabbriche con grandi ciminiere, dove si usano sostanze chimiche pericolose, e non ha niente a che fare con lo strapparla dalle abbondanti risorse naturali.

Proveniendo da una storia fatta di esplosivi e munizioni, i vecchi “impianti di tintura chimica” producono oggi maglieria, finto lino, finta tela, vernici di lattice e tappeti sintetici. Fabbriche altamente inquinanti sfornano imitazioni di pelle e di legno e rivestimenti vari , mentre un dono della natura rimane proibito dalla legge.

La fibra-modello nella Storia mondiale, il raccolto tradizionale Americano, la canapa, potrebbe fornire tutta la carta e il tessile, ed essere la fonte primaria di cellulosa. Le Fabbriche della Guerra – DuPont, Allied Chemical, Monsanto, etc. – sono protette contro la concorrenza, dalle leggi sulla marijuana. Essi fanno letteralmente la guerra, a spese della natura e dei contadini.

Di Shan Clark

Fonti:

Encyclopedia of Textiles, 3a Ediz degli editori dell’ American Fabrics and Fashions Magazine, William C. Legal, Publisher Prentice-Hall, Inc., Englewood Cliffs, NJ, 1980; The Emergence of Industrial America Strategic Factors in American Economic Growth Since 1870, Peter George State University, NY; DuPont (una biografia aziendale pubblicata periodicamente da E.I. DuPont De Nemours and Co., Inc., Wilmington, DE.; The Blasting Handbook, E.I. DuPont De Nemours & Co., Inc., Wilmington, DE; Mechanical Engineering Magazine, Feb. 1938; Popular Mechanics, Feb. 1938; Journal of Applied Polymer Science, Vol. 47, 1984; Polyamides, the Chemistry of Long Molecules (autore ignoto); brevetto U.S. Patent #2,071,250 (16.2.1937), W.H. Carothers; DuPont Dynasties, Jerry Colby; The American Peoples Encyclopedia, the Sponsor Press, Chicago, 1953.

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Vivere senza il petrolio ed i suoi derivati

Credo che non sia stato centrato completamente il problema.
La canapa fu “criminalizzata” solo dopo che l’industriale Henry Ford produsse negli anni ’30 del XX secolo, tranne che per le parti in vetro e metallo, TUTTO il suo modello T con derivati dalla canapa: gli PNEUMATICI (di caratteristiche e prestazioni paragonabili a quelle dei pneumatici in caucciù) al CARBURANTE (chiaramente i combustibili da biomasse sarebbero entrati direttamente in competizione con il petrolio gestito dalle cosiddette, allora, “sette sorelle”), la CARROZZERIA (la moulded plastic, formata da 70% di fibre di cellulosa di canapa e 30% di legante resinoso, sottoposti alla pressione di 105 kh/cmq, era 10 volte più resistente dell’acciaio, oltre che INDEFORMABILE e Ford lo dimostrava picchiando un grosso martello da costruzioni sulla fiancata della macchina), le IMBOTTITURE, la VERNICE, le FODERE, insomma un’autovettura che pesava 1/3 in meno delle sue dirette concorrenti, con BASSO IMPATTO AMBIENTALE, oltre che BIODERADABILE.
Inoltre se si sfrutta l’ “effetto cascata” cioè utilizzare lo scarto di una produzione come materia prima (o parte di essa) in una produzione meno raffinata il ciclo di vita di una materia prima (quindi dal momento in cui viene creata al momento in cui bruciarla) può essere allungato dai 2-3 anni fino a 60-75 anni.

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L’auto realizzata ed alimentata con la canapa

L’auto, completamente “verde”, fu voluta da Henry Ford nel 1941. Ma non entrò mai in commercio

L'auto, completamente "verde", fu voluta da Henry Ford nel 1941. Ma non entrò mai in commercio

Henry Ford fu uno dei fondatori della Ford Motor Company, società produttrice di automobili, ancora oggi una delle maggiori del settore negli Stati Uniti e nel mondo. Ebbene non tutti sanno che fu inoltre inventore della Ford Hemp Body Car, un’automobile (mai messa in commercio) interamente realizzata in fibre di canapa ed alimentata da etanolo di canapa (il carburante veniva raffinato dai semi della pianta).
Unendo infatti passione per la natura ed indubbio fiuto per gli affari, l’imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che “uscisse dalla terra”. Per realizzare questo progetto impegnò nella ricerca il fior fiore dei suoi ingegneri che, nel 1941, dopo 12 anni di ricerca diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili, il cui impatto inquinante era pari a zero.
Purtroppo, Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa, e di conseguenza un materiale altamente ecologico e non inquinante venne abbandonato per far posto al petrolio.
Diceva Ford: «Perché consumare foreste che hanno impiegato secoli per crescere e miniere che hanno avuto bisogno di intere ere geologiche per stabilirsi, se possiamo ottenere l’equivalente delle foreste e dei prodotti minerari dall’annuale crescita dei campi di canapa?»

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Ford “T” -nata nel 1908, interamente fatta di Canapa (….tranne il motore!), che andava a olio di Canapa, modello che sparì dalla circolazione con l’ avvento del Proibizionismo

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Ford Hemp Car: l’auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma – soprattutto – alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l’anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l’auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare “…vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti…” e tutt’ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della “bio vettura” si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

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I mille usi della canapa: dalla carrozzeria per auto ai panini alla canapa

Il primo fu Henry Ford aprogettare la carrozzeria in fibra di canapa. Poi la moderna tecnologia ci sta regalando dalla biocalce ai mattoni di canapa. Fino ad arrivare al dentifricio e ai saponi

mercoledì 29 febbraio 2012

Canapa, distillato di canapa, olio di canapa, semi di canapa, cannabis, sviluppo sostenibile, cosmesi naturale, biocarburante, impatto zero

Ormai è dato per assodato che la parola cannabis richiama alla mente qualcosa di trasgressivo e punito dalla legge. In realtà la pianta che porta questo nome è stata usata da secoli in maniera proficua ed utile alla società e lo è ancora oggi. L’urgenza di avviare un sviluppo sostenibile e il crescente bisogno di stili di vita alternativi hanno permesso di riscoprire l’utilizzo di questa pianta in cucina, nel campo dell’industria tessile o nell’edilizia  ma anche in ambiti del tutto inediti. Ad esempio la canapa oggi può essere usata nella cosmesi naturale, in campo farmaceutico oppure come biocarburante. Si utilizza così dalla fibra, all’olio di canapa, ai semi di canapa per i prodotti più disparati. Guardiamo quali

LA PRIMA MACCHINA FATTA DI  CANAPA
Nella prima metà del novecento il primo a realizzare un carburante a base di cannabis fu proprio Henry Ford. Il padre delle moderne automobili aveva pensato a un distillato alla canapa per alimentare la sua Hemp Body car, un’auto con la carrozzeria in fibra di canapa totalmente a impatto zero. Il prototipo realizzato nel 1941 quando ancora l’inquinamento non era un problema non entrò mai in produzione: l’idea di Ford era bella ma non in linea con il suo tempo; infatti i potentissimi trust del petrolio e dell’acciaio che fecero naufragare l’idea di utilizzare la canapa come risorsa nell’industria automobilistica.

In epoca recente la canapa si sta rilanciando come sinonimo di benessere e stile di vita naturale. Essa è stata definita come la risorsa ecologica perfetta perché la sua coltivazione non richiede pesticidi e altri fertilizzanti ma è essa stessa a lasciare il terreno più fertile di come l’ha trovato. Inoltre la canapa è ricca di proprietà che la rendono utile ad esempio nella bioedilizia e un ingrediente particolarmente nutriente e sano in cucina.

LA CALCE DI CANAPA

Lo stelo della canapa è stato utilizzato insieme alla calce come materiale da costruzione leggero ma molto resistente che è anche un ottimo isolante sia termico che acustico. Le costruzioni in canapa come quella della prima casa bioefficiente realizzata vicino a Città del Capo in Sudafrica contribuiscono inoltre a migliorare la qualità dell’aria sia all’interno perché non è necessario utilizzare sostanze chimiche come isolanti ed esterna perché la canapa è in grado di assorbire CO2.

IL BIO MATTONE DI CANAPA
Nel settore delle costruzioni in canapa è presente anche un’azienda italiana la Equilibrium  con il suo biomattone darà un contributo all’edilizia del futuro.
Grazie a una circolare del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 2002 nel nostro paese è possibile coltivare la canapa che non contiene livelli rilevanti di THC cioè di sostanze stupefacenti. Non così è per tutti i paesi: per costruire la casa di canapa in Sudafrica ad esempio si è dovuto importare la materia prima dalla Francia perché non era possibile coltivare la pianta localmente per scopo industriale.

LA CANAPA IN CUCINA: PIZZE E CAFFE’
In cucina la canapa ha delle ottime proprietà nutrizionali soprattutto nei semi che sono ricchi di aminoacidi e grassi polinsaturi (omega 3 omega6 omega9). Tutto questo la rende ottima per chi ama la cucina naturale, vegetariana o chi ama tenersi in salute. A Conversano grazie all’associazione Canapuglia  si possono degustare prelibatezze alla canapa come la pizza, le crepe e il caffè. Con la canapa sono state inoltre rivisitati alcuni cibi tradizionali pugliesi come i tarallini, le sfogliatine e la pasta.

IL PANINO ALLA CANAPA
Pare che la canapa in ambito gastronomico si stia facendo onore. Dopo che quest’estate una catena di ristoranti n Belgio aveva inserito nei suoi menu il panino alla cannabis biologica, oggi la canapa è diventata protagonista di un esclusivo aperitivo milanese. Ad organizzarlo è Canapa Lifestyle un osservatorio su stili di vita più sani e naturali che giovedì 1 marzo presso il ristorante San Vittore darà il via a una serie di aperitivi con degustazioni alla canapa, stand informativi sulle ultime novità e sconti per universitari.

IL DENTIFRICIO ALLA CANAPA
Un’altra azienda italiana che produce prodotti in canapa si chiama ganjamaica. Nel suo shop online non solo cibo ma anche prodotti per la cura del corpo e la bellezza: creme oli per massaggio, bagni schiuma e shampoo. Tra questi destano particolare attenzione il dentifricio naturale ganjamaica realizzato con oli essenziali di canapa, salvia e menta piperita e il lucidalabbra alla canapa.

LA CANAPA IN LATTINA
Con la canapa si realizzano inoltre birre ma anche bevande analcoliche energizzanti come l’americana Chronic Ice che è fatta con una miscela di thè e estratto di canapa.

Letizia Materassi
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Usa, marijuana legale: miliardi in arrivo contro la crisi

Il business della marijuana legale ha raggiunto livelli esorbitanti negli Usa e la legalizzazione promette introiti statali clamorosi se si considera il taglio dei costi esorbitanti della “guerra alla droga”. «Con il via libera alla cannabis sempre più vicino, gli Stati Uniti iniziano a fare i conti su quanti soldi risparmieranno rinunciando alla costosissima guerra agli stupefacenti», scrive Francesco Tamburini sul “Fatto Quotidiano” ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/15/usa-marijuana-legale-e-business-da-15-miliardi-e-mondo-degli-affari-cavalca-londa/561674/ ). L’ultimo forte avvertimento proviene da oltre 300 economisti (tra cui tre Premi Nobel), che hanno firmato una petizione per richiamare l’attenzione sulla tesi di Jeffrey Miron, uno studioso di Harvard, secondo il quale – legalizzando la marijuana – il governo risparmierebbe 7,7 miliardi di dollari all’anno, attualmente spesi per contrastare l’uso di stupefacenti. Ma gli economisti hanno alzato l’asticella, stimando un risparmio ulteriore di 6 miliardi di dollari annui, se il governo tassasse la marijuana allo stesso modo di alcol e tabacco. Sale quindi a 13,7 miliardi il “bottino” che gli Stati Uniti incasserebbero ogni anno se legalizzassero la sostanza.

Nel frattempo, il business dell’“erba” comincia a volare. Il “Medical Marijuana Business Daily”, la principale fonte di informazione per il mercato cannabis americano della cannabis ad uso medico, prevede che le vendite autorizzate schizzeranno quest’anno a oltre 1,5 miliardi di dollari. E grazie ai referendum che a novembre dell’anno scorso hanno dato il via libera all’utilizzo “ricreativo” in Colorado e nello Stato di Washington, quadruplicheranno a 6 miliardi entro il 2018. La svolta pro-legalizzazione è sempre più evidente in Nord America. Sono infatti 18 gli Stati dove la marijuana è permessa per uso medico e altri dieci si stanno muovendo nella stessa direzione. Il fenomeno è confermato da un sondaggio del “Pew Research Center”, secondo cui il 52% degli americani è favorevole all’eliminazione del divieto, mentre tre su quattro sostengono che i soldi spesi per la lotta alla cannabis non sono un buon investimento.

Fiutato il business, Wall Street non sta certo a guardare: l’hedge fund “Lazarus Investment Partners”, come spiega il “Los Angeles Times”, ha investito in “AeroGrow International”, azienda produttrice di sistemi idroponici che permettono di crescere rapidamente le piante senza l’uso della terra. Le attrezzature fornite dalla società servono a coltivare in casa piccole piante come lattuga e pomodori. Ma il fondo di investimento, che possiede il 15% della compagnia, ha suggerito di lanciare una versione extralarge del prodotto che permette di coltivare in casa propria 365 giorni l’anno anche piante più alte come, appunto, la cannabis. Un’altra piccola azienda che realizza sistemi idroponici, “Terra Tech”, punta a raddoppiare il business non appena le leggi sulle droghe leggere saranno più permissive, e ha chiesto una mano a Wall Street per raccogliere 2 milioni di dollari: Marijuana pronta all’usoobiettivo, concentrre gli sforzi sulla coltivazione di piante e fiori in New Jersey e, quando le leggi saranno meno rigide, passare alle piante di canapa.

Derek Peterson, presidente e amministratore delegato di “Terra Tech”, sta pensando addirittura di quotare l’azienda alla Borsa di New York. Il fondo di private equity “Privateer” sta invece raccogliendo 7 milioni di dollari per acquistare start up che operano nel mercato della cannabis, senza però coltivare direttamente le piante o distribuire la sostanza. Il suo primo acquisto è stato “Leafly”, un sito nato a Seattle per offrire informazioni sui rivenditori autorizzati di marijuana: dai prezzi dalle tipologie di “erba” in vendita, passando per la gentilezza dello staff. Gli uomini d’affari americani, aggiunge il “Fatto”, hanno puntato gli occhi anche sui distributori automatici di marijuana. “MedBox”, che realizza questo tipo di macchinari, sta raccogliendo 20 milioni di dollari dagli investitori per assumere dipendenti e finanziare progetti di ricerca e sviluppo. E Alan Valdes, trader alla Borsa di New York, prevede che molti uomini di Wall Street investiranno nel suo progetto: aprire in Colorado e nello Stato di Washington una dozzina di negozi di fascia alta, «come La pianta della canapa indianaStarbucks per la caffetteria», per distribuire le varianti più ricercate e costose di marijuana.

Neppure il governo si tira indietro, quando si tratta di fare soldi con gli stupefacenti: in Colorado e a Washington, i due Stati dove si è tenuto il referendum alla fine dell’anno scorso, non è ancora stata presa una decisione definitiva per quanto riguarda la tassazione sulla vendita della marijuana. Ma una cosa è certa: i legislatori puntano a raccogliere centinaia di milioni per risollevare i bilanci pubblici che non si sono ancora ripresi dalla recessione. «Alcune stime sono di circa 100 milioni per il Colorado», secondo il parlamentare democratico Jared Polis, che prevede che il ricavato potrà essere investito nelle scuole delle zone più povere. Il Colorado sta quindi considerando di alzare la tassazione sulla vendita di cannabis, che in alcune aree passebbe dall’attuale 8% fino al 40%. Lo Stato di Washington punta invece a far soldi tassando i brand di marijuana, quando saranno concessi i primi permessi ai rivenditori autorizzati. Cui si aggiungerebbe la torta miliardaria del maxi-risparmio ottenuto dalla fine della “guerra alla droga”.

Fonte: www.libreidee.org
Link: http://www.libreidee.org/2013/05/usa-marijuana-legale-miliardi-in-arrivo-contro-la-crisi/
25.05.2013

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La sostanza fu proibita per boicottare la filiera delle fibre tessili di origine naturale, che dava lavoro a molti e consumava solo un pò d’acqua per le vasche di macerazione delle fibre……(maceri).
Furono i grandi industriali a trarne profitto con l’introduzione di nuove fibre sintetiche, prima di tutte la viscosa (ancora abbastanza naturale)….ecc…

Allora se venisse legalizzata, (canapa e lino) non dovremmo fare altro che boicottare le fibre tessili Acriliche e sintetiche, di origine industriale come: Viscosa, Nylon, Teflon, Lycra ec….
e comprare tessuti di Lino Canapa……durano molto e costano il giusto….
Le industrie tessili che hanno portato il lavoro in Cina quelle possono darsi fuoco !
Forse volevano riportare l’uso delle fibre naturali…..solo per dare altro lavoro ai cinesi…..ma se noi tutti compriamo solo il made in Italy, possiamo riportaci il lavoro a casa nestra !