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Decrescita felice o felicità in decrescita?

U.E. vieta sementi tradizionali
Maurizio Blondet – tratto dal sito Effedieffe

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto (il matrimonio fra omosessuali è invece legale). Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – ne esistono di benemerite anche in Italia – che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.

La sentenza ha preso di mira specificamente una di queste associazioni, la francese (ma nota in tutto il mondo) Kokopelli, che si batte per la biodiversità. Già nel 2008 questa associazione era stata condannata, per scambio di sementi antiche, a una multa di 35 mila euro: esosa punizione per un gruppo di volontariato, volta a renderne impossibile di continuare l’attività. Invece l’attività è continuata, grazie allo sforzo e ai contributi dei volontari. Sicchè oggi, un’altra grossa società che l’ha trascinata in giudizio davanti alla Corte d’appello di Nancy, la «Graines Baumaux», approfittando della sentenza della Corte europea ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente – «la cessazione di tutte le attività dell’associazione», pericolosa per il business , alla faccia della libertà d’opinione e d’azione. (lo spaccio di droghe, invece, sta per essere depenalizzato).

Si noti che la direttiva europea non osa vietare semplicemente e puramente lo scambio di sementi antiche: non vigono forse da noi tutte le libertà possibili e immaginabili? Lo fa obliquamente. Se si chiede di includere queste varietà nel catalogo ufficiale lo si ottiene – pagando profumatamente – e da quel momento diventa legale commerciarle. Il fatto è che queste varietà antiche e tradizionali sono di dominio pubblico, non appartengono a nessuno, e quindi nessuno ha interesse a sborsare per iscriverle nel catalogo. Ammettiamo che qualche buon samaritano lo faccia: dopo vent’anni, se nessuno le re-iscrive nel suddetto catalogo, comunque ne escono (e scambiarsele ridiventa un delitto).

Ovviamente, l’inghippo è escogitato per favorire le multinazionali delle sementi, che hanno i soldi e l’interesse economico di iscrivere nel registro ufficiale i loro semi ibridi, OGM, di loro proprietà o comunque brevettati. A causa di questa regolamentazione, accusa Semailles (un’altra associazione francese) «più dell’80% della biodiversità è scomparsa» dai campi europei.

Pardon, debbo correggermi: per iscrivere una semente nel catalogo ufficiale, pagare non basta. Occorre che la varietà in oggetto risponda ai criteri di «Distinzione, Omogeneità e Stabilità» (DHS nella lingua di legno eurocratica), qualunque cosa ciò significhi. Ma cosa significano esattamente questi criteri discriminanti? «Implicano che le sementi siano pochissimo variate», rispondono a Kokopelli: «Solo varietà ibride F1 o varietà lignee quasi cloniche rispondono a questi criteri. Tali criteri sono stati stabiliti al solo scopo di aumentare la produttività nelle prassi di agricoltura industriale».

Già: la Corte europea, nella sua motivazione , ha giustificato il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali con l’obbiettivo, che giudica superiore ad ogni altro, di ottenere «una accresciuta produttività agricola»; concetto che ripete per 15 volte nel testo. Quasi che l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite come il Bangladesh, bisognose di aumentare le loro rese alimentari. Due volte però la Corte giunge a sostenere che la legislazione proibizionista in vigore serve a scongiurare «la coltivazione di sementi potenzialmente nocive» (per contro, è legale che gli oncologi somministrino ai malati di cancro chemioterapici tutti di altissima tossicità, fra cui la ciclofosfamide, definita «cancerogena» dall’Istituto Superiore di Sanità italiano > chemio.pdf).

È appena il caso di notare che le sementi antiche e tradizionali sono già il risultato di una selezione – una selezione compiuta dagli esseri umani da diecimila anni – con l’ovvia conseguente eliminazione di specie «potenzialmente nocive» fin dalla preistoria, e che queste piante hanno nutrito la popolazione europea da millenni.

Ma è questo il nucleo di «progressismo» che è la dottrina ufficiale del potere eurocratico: l’esperienza plurimillenaria che l’umanità si è tramandata (la «tradizione») non conta nulla, non è che tenebra e sospetta superstizione; l’ultima parola cui dar fiducia, in fatto di sementi, è quella della «scienza», qual è rappresentata da Monsanto, Syngenta e le relative lobbies da queste pagate).

Lo stesso Avvocato Generale della Corte europea (ossia il «suo» avvocato) ha fatto notare l’assurdità di questo pretesto, rilevando giustamente che l’iscrizione obbligatoria al Catalogo non dichiara come scopo quello di proteggere i consumatori contro un qualche rischio sanitario o ambientale, a cui la legislazione vigente non fa’ alcun riferimento. A dire la verità, la Corte ha preso la sua decisione contro il parere del suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principii della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci. Uno dei tre dogmi del liberismo: non vige forse trionfalmente la «libera circolazione di uomini, merci e capitali»?

Ebbene, per una volta la Corte ha infranto il dogma ed ha dato torto alla sua Avvocatura Generale, altra cosa che non succede spesso, per non dire mai. Forse – chissà – perchè la potente lobby dei sementieri, la European Seed Association, durante la procedura ha avuto modo di far conoscere alla Corte il suo disaccordo con l’opinione dell’Avvocatura Generale; come oggi si rallegra in un comunicato della totale convergenza della Corte con le sue vedute. Fortunata coincidenza. (CJEU confirms validity of European seed marketing legislation)

«Perchè non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti?», si domanda la sconfitta Kokopelli. Forse perchè non c’è una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili. L’agro-industria e le sue lobbies difendono la regolamentazione con l’argomento che essa permette di garantire il finanziamento della ricerca per specie «più resistenti e più produttive». Strano che in nome del libero mercato si pretenda la regolamentazione. La finanza invece, come ha preteso, è stata completamente deregolamentata , sicchè oggi può vendere ogni genere di titoli tossici, titoli sub-prime e prodotti derivati, fino ai CDS, che consentono di assicurarsi contro il fallimento di qualcun altro, con cui non si ha parte, in pratica puntando sul suo fallimento. Stranissima poi l’invocazione della regolamentazione per favorire la ricerca; di solito la ricerca pretende di essere totalmente deregolata, manipolare i geni umani, ibridarli con geni di maiali, utilizzare feti abortiti (volete buttarli via?) per la famosa ricerca sulle cellule staminali che guarirà tutte le malattie…

È il bello della nuova forma di governo, la tecnocrazia pan-europea, che sta sostituendo i governi eletti dopo averli esautorati, resi irresponsabili e privati della sovranità nelle decisioni che contano.

Per intanto, la drastica riduzione delle varietà e la preferenza date alle artificiali che questa sentenza porta, non solo ridurrà ancor più la biodiversità, ma priverà l’alimentazione degli europei delle 15-30 mila sostanze (se ne scoprono di continuo di nuove) immuno-attivanti, antio-ossidanti, coenzimatiche, essenziali per la salute umana che si trovano nelle verdure e frutta naturali, e che l’amico medico Giuseppe Nacci chiama «vitamine» in quanto fattori vitali (1). Già la coltivazione con fertilizzanti eccessivi «impedisce alle piante di assorbire dal terreno i minerali più importanti, come Selenio, Germanio, Ferro…» per non parlare dell’impoverimento dovuto alla conservazione in celle frigorifere, o l’avvelenamento da pesticidi.

Ora diventa ogni giorno più chiaro che nelle verdure più comuni sono contenuti migliaia di fito-sostanze e complessi chimici, di cui si va scoprendo ogni funzione immuno-stimolante, detossicante, preventiva, a volte, contro il cancro. «Un semplice pomodoro appena colto da un terreno assolutamente privo di sostanze tossiche – scrive Nacci – può contenere 10 mila sostanze chimiche diverse, ognuna delle quali è una ‘vitamina’, cioè un fattore coenzimatico o un anti-ossidante. Ciò vale per tutte le verdure, gli ortaggi, i frutti, i tuberi…». Il sapore e l’odore che le specie antiche e tradizionali hanno più deciso rispetto alle moderne, spesso è dato proprio da questi fattori attivi ed essenziali.

Quante meno sostanze contengono le poche varietà permesse, uguali in tutto il mondo, non è dato sapere. Non è cosa che interessi la «ricerca» delle multinazionali.

D’accordo, non potrete più trovare quelle zucchine bitorzolute che coltivava vostro nonno, è diventato reato piantare quel certo pomodoro, quel broccolo che aveva tutt’altro sapore. Poco male, le vostre libertà aumentano di giorno in giorno. Se siete culattoni, potete sposarvi in molti Paesi europei avanzati, e presto anche in Italia. E presto potrete comperare la cocaina in tabaccheria, e se i cancerologi non vi ammazzano prima, esigere l’eutanasia, finalmente liberalizzata. L’interesse pubblico è salvo.

1) Giuseppe Nacci, «Diventa medico di te stesso», Editoriale Programma, 334 pagine, 19 euro. Impressionante l’elenco contenuto in questo libro di sostanze presenti nei vegetali, di cui è stata appurata l’attività salutare. Oltre al menadione (vitamina K), inositolo (vitamina I), stigmasterolo (vitamina M), l’acido tiuotico (vitamina N), gli isprenoidi sono almeno 200, i bioflavonoidi 5 mila. E ancora: indoli glucosinati (nel cavolo), llecitine, stilbeni, (Resveratrol), tannini, terpeni, fito-enzimi proteolitici, minerali organici…

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La peggior e grave notizia che ho sentito fino ad ora. Dittatura in tutti i livelli. Questo è un piano evidente di depopolazione di lungo periodo ( o forse non tanto lungo).
Ci stanno disarmando. Ci stanno annientando e stanno neutralizzando la nostra capacità reattiva. I subdoli stratagemmi di condizionamento sono nascosti in ogni cosa….e poi dicono di Hitler….Questi sono i veri mostri! Banchieri avidi e psicopatici. Non mi dispiace che il mondo si autodistrugga e di morirci dentro: non può esistere una vita in uno scenario così agghiacciante!!!

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LEGGE EUROPEA SULLE SEMENTI ANTICHE…
.. NOI DISUBBEDIAMO !!!

ABBIAMO LETTO IN QUESTI GIORNI ALCUNI ARTICOLI CHE CI INFORMANO DELLA RECENTE SEMENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA SULLA QUESTIONE “SEMENTI TRADIZIONALI” (ANTICHE)

SIAMO CONSAPEVILO CHE TALE SENTENZA RIGUARDA LA COMMERCIALIZZAZIONE DI TALI SEMENTI E QUINDI CI TOCCA MARGINALMENTE DATO CHE NOI LE SEMENTI LE SCAMBIAMO E LE RAGALIAMO.. NON FACCIAMO ALCUNA FORMA DI COMMERCIO.. MA LA SENSAZIONE CHE TALE SENTENZA CI DA E’ QUELLA DI OSTACOLARE, LIMITARE E CERCARE DI METTERE AL BANDO LE SEMENTI ANTICHE PER SPALANCARE LE PORTE AI FAMIGERATI OGM O COMUNQUE A UN CONTROLLO SULLE SEMENTI DELLE POCHE MULTINAZIONALI

OVVIAMENTE CI RIBELLIAMO A TUTTO CIO’ !!!!!!!!!!!!!!!

LANCIAMO UN APPELLO ALLA MOBILITAZIONE E CON OGNI PROBABILITA’ NE PARLEREMO A UN INCONTRO RPEVISTO PER SABATO11 AGOSTO ALLA SKASERA (tra Tomo e Porcen) .. A BREVE INFORMAZIONI PIÙ DETTAGLIATE

Addio sapori antichi: L’UE mette al bando le sementi tradizionali

Pubblicato il 3 agosto 2012 da Elena Hagi

In una sentenza del 12 Luglio, la Corte di Giustizia dell’ Unione Europea, ha confermato il divieto di commercializzare sementi di varietà tradizionali che non siano state iscritte nel catalogo ufficiale europeo. E’ la sconfitta delle associazioni volontarie impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, l’unica alternativa che avevamo a sementi inustriali ed OGM.
Le sementi tradizionali sono il risultato di millenni di selezione derivati dall’esperienza agricola umana, un tesoro che si è conservato nei secoli protetto dagli agricoltori; queste sementi riassumono in sé la memoria storica e biologica dell’agricoltura e racchiudono un patrimonio genetico molto vasto che determina la biodiversità dei prodotti agricoli. Dal 1998 però è in vigore una direttiva comunitaria europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere vietandolo agli agricoltori, in questo modo ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato improvvisamente un reato. L’intero mercato mondiale delle sementi è oggi quasi totalmente gestito da sette aziende multinazionali che detengono i brevetti e che si occupano contemporaneamente (e paradossalmente) della produzione di sementi, veleni per l’agricoltura e OGM. Come si è arrivato a questo? Considerando che l’iter per registrare un nuovo semente richiede circa 12-15 anni di lavoro e costare fino a 1 milione di euro, è semplice capire che parliamo di capitali di cui può disporre solo una grande azienda e non un piccolo agricoltore. Negli ultimi anni un progetto di recupero delle tradizioni culturali rurali, diverse associazioni di Seed Salvers (salvatore di semi) si erano impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, salvandole dall’estinzione e coltivandole in orti su piccola scala. Il pregio di queste varietà di semi deriva dall’elevato valore nutritivo dei prodotti che producono e dal loro facile adattamento all’agricoltura eco-compatibile.

La sentenza del 12 luglio della Corte di Giustizia europea, arriva in risposta ad una controversia tra due imprese francesi, l’associazione no-profit Kokopelli e un produttore di sementi Graines Baumaux sas. La Graines Baumaux sas aveva denunciato la Kokopelli accusandola di commercializzare sementi non iscritte nei cataloghi ufficiali; le sementi in questione sono di varietà arcaiche. Inizialmente la Corte di Giustizia aveva sentenziato che: “L’assenza di una semente dal catalogo non è indice del fatto che non sia “buona”, perché le norme che ne regolano l’iscrizione non riguardano alla futura la salubrità delle piante, ma a logiche commerciali.” nel caso specifico la commercializzazione di varietà arcaiche rientrava nella deroga prevista dalla direttiva 2009/145/CE, assolvendo di fatto la Kokopelli. Ma il 12 Luglio, a seguito del ricorso della gigante Graines Baumaux sas la Corte ribalta il verdetto e sancisce :‘’l’obbligo d’ iscrizione ufficiale di una varietà vegetale per la sua commercializzazione, così come previsto dalle direttive sementiere, non viola i principi del libero esercizio di un’attività economica e della libera circolazione delle merci, e nemmeno interferisce con gli impegni presi per la tutela delle risorse fitogenetiche.’’ La”Graines Baumaux” ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente –”la cessazione di tutte le attività dell’associazione”, pericolosa per il business. La Corte europea ha motivato e giustificato il suo verdetto a favore della Graines Baumaux sostenendo che il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali ha l’obbiettivo di ottenere ‘’una accresciuta produttività agricola’’ come se l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite, bisognose di aumentare le loro rese alimentari.
Si dimostra soddisfatta l’Assosementi (associazione italiana dell’industria sementaria); di fatto però, non si può che prendere atto che con questa sentenza si mettono fuorilegge tutte le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – alcune anche Italiane – che commettono il ‘’crimine’’ di preservare e distribuire a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.

A dire il vero, la Corte di Giustizia ha preso la sua decisione contrariamente al suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che ‘’la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principi della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci’’. Violando praticamente uno dei tre dogmi del liberismo. La sconfitta Kokopelli, secondo questo principio si chiede: ‘’Perchè non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti? Forse perchè non c’è una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili’’.

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Agricoltura: altro che banche, meglio le sementi

 Giovedì 31 Gennaio 2013, 21:53 in di

A Petaluma, in California, l’edificio che prima ospitava la Sonoma Bank oggi ospita una banca delle sementi

petaluma-seed-bank.jpgUna piccola notizia che ho trovato e che mi piace condividere, così, a mò di buon auspicio per il futuro.

Avete presente gli infiniti sportelli bancari che spuntano come funghi in tutte le strade delle nostre città, e che francamente ci stanno un po’ sullo stomaco? Ci chiediamo a volte che fine faranno, cosa sarà di loro negli anni futuri: grandi stanzoni chiusi, spettrali, abbandonati, a degradare sempre più l’ambiente metropolitano forse.

Probabile. Ma non è detto. A Petaluma, in California, l’edificio che prima ospitava la Sonoma Bank oggi ospita una banca delle sementi. Il fondatore, Jeremiah “Jere” Gettle, è un maniaco della sostenibilità che si è messo in testa di aprire una “banca” dove offrire ai clienti servizi avanzati, quali 1200 varietà di sementi locali e tradizionali, libri sull’agricoltura, attrezzi e oggetti artigianali realizzati nel circondario (qui in un video).

Una banca delle sementi tradizionali è qualcosa di inaudito qui in Italia, almeno come negozio fisico dove si può andare personalmente, provare, chiedere, acquistare. Ma vederla per giunta aperta al posto dell’ennesimo sportello bancario è uno spettacolo che non oseremmo sognare. Anzi, è un sogno del tutto irrealizzabile: l’Europa ha infatti già provveduto a mettere fuorilegge la vendita di sementi antiche e tradizionali.

Cosa non si fa nella bella Europa, pur di “salvare le banche”

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Un seme salvato è un seme di libertà per i contadini

Si tiene in questi giorni a Nairobi il World Social Forum. Non possiamo che rallegrarci  del fatto che l’Africa torni, almeno un pochino, sotto i rifWorldIslandInfoco.jpglettori del mondo, dopo aver ospitato, sempre a Nairobi, la conferenza mondiale sul clima .

La fisica e ambientalista indiana Vandana Shiva, ha illustrato la pericolosità dela liberalizzazione e industrializzazione dell’agricoltura ed ha presentato il Manifesto per il futuro delle sementi .
I semi sono molto piccoli, ma rappresentano un elemento chiave per il futuro dell’umanità. Come contributo al Social Forum di Nairobi, Ecoalfabeta intende fornire qui una sintesi dei contenuti del Manifesto, in particolare la terza parte dedicata alle “leggi delle sementi“.

I. Diversità

«La diversità è la nostra più grande sicurezza. La diversificazione è stata la strategia di innovazione agricola più diffusa e di successo negli ultimi 10.000 anni. Aumenta la scelta tra diverse opzioni e le probabilità di adattarsi con successo ai cambiamenti ambientali ed ai bisogni umani. Perciò, in contrasto con l’attuale tendenza verso la monocultura e l’ erosione genetica , la diversità deve tornare ad essere la strategia di punta per lo sviluppo futuro delle sementi.» (Si parla quindi della diversità di semi, di sistemi agricoli, di culture e di innnovazioni)

[Non ti fermare qui! Ci sono altri due punti ugualmente importanti!

II. Libertà delle sementi

livingDem.jpg«Le sementi sono un dono della  natura e delle diverse culture, non un’invenzione industriale. Trasferire questa antica eredità di generazione in generazione è un dovere ed una responsabilità. Le sementi sono una risorsa di proprietà comune, da condividere per il benessere di tutti e da conservare per il benessere delle generazioni future e per questo non possono essere privatizzate o brevettate

(Si parla quindi della libertà dei contadini di conservare le sementi, di scambiarle e commerciarle, di sviluppare  nuove  varietà, di difendersi dalla privatizzazione,  dalla biopirateria e dalle contaminazioni genetiche degli OGM).

III. Semi per il futuro

  1. Conservazione e sviluppo delle sementi sulla base delle comunità locali
  2. Inserimento negli ecosistemi locali. «Le sementi devono adattarsi all’ambiente locale, piuttosto che richiedere l’adattamento dell’ambiente alle necessità del seme»
  3. Riduzione dei gas serra. «Le sementi non devono richiedere input energetici esterni (attraverso i fertilizzanti, i persticidi e il combustibile) oltre lo stretto necessario»
  4. Eliminazione di agenti chimici tossici nello sviluppo delle sementi.
  5. La qualità del cibo, «che comprende anche il suo sapore eil suo valore nutrizionale devono essere le principali preoccupazioni nello sviluppo di nuove sementi. »
  6. Le donne protagoniste. «Le donne rappresentano la maggioranza della forza lavoro agricola e sono le tradizionali custodi della sicurezza, diversità e qualitù dei semi … Il loro ruolo centrale nella protezione della biodiversità deve essere sostenuto.»

Insomma, le sementi non sono una faccenda tecnica per esperti agronomi, ma devono interessare tutti … perchè ogni cibo deriva in qualche modo da una semente!

Detto altrimenti, democratizzare l’uso delle sementi è uno dei pilastri per la difesa futura della democrazia sulla terra.

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 UE, sementi antiche e multinazionali

La UE vieta di fatto le sementi tradizionali. Intervenendo sulla controversia tra l’associazione no-profit Kokopelli (nota in tutto il mondo) che si batte per la biodiversità e la multinazionale sementiera Graines Baumaux sas, con sentenza del 12 luglio scorso la Corte di Giustizia europea ha addirittura disatteso le argomentazioni del proprio stesso Avvocato Generale. Questi, nella memoria depositata il 19 maggio, aveva fatto notare che la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale è una misura sproporzionata e vìola i principii della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci.
Le varietà antiche e tradizionali sono di dominio pubblico, non appartengono a nessuno, e quindi nessuno ha interesse a pagare profumatamente per iscriverle nel catalogo, con l’accortezza di rifarlo, in caso, dopo vent’anni, altrimenti si esce ugualmente dal catalogo. Non solo. L’accettabilità del seme deve rispondere a criteri di «Distinzione, Omogeneità e Stabilità» criteri aspramente contestati da molti operatori, giacché l’implicazione di fondo è che si tratti comunque di sementi pochissimo variate.

Sostanzialmente due le motivazioni addotte, con disinvoltura sconcertante, dalla Corte Europea: «accrescere la produttività agricola» e scongiurare «la coltivazione di sementi potenzialmente nocive» (le sementi antiche e tradizionali sono già il risultato di una selezione –compiuta dagli esseri umani da diecimila anni– con l’ovvia conseguente eliminazione di specie «potenzialmente nocive» fin dalla preistoria).

In realtà la sentenza mira a tutelare i profitti delle grandi multinazionali delle sementi, in prevalenza statunitensi, che hanno i soldi e l’interesse economico ad iscrivere nel registro ufficiale i loro semi ibridi, OGM, di loro proprietà o comunque brevettati. Dal 1998 è già in vigore una direttiva della Comunità Europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ora, con questa sentenza, sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali che preservano e distribuiscono, a chi le chiede, sementi fuori del catalogo ufficiale.

La lotta per la sovranità, l’indipendenza e la liberazione dalla dominanza euroatlantica passa anche per le campagne e le scelte di consumo.

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26/09/2012Contro il monopolio delle corporation, contro una legge ingiusta un’iniziativa di disobbedienza civile

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.
Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto. Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali. ­ Ne esistono di benemerite anche in Italia ­ che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.

Per tutte queste ragioni dal 2 ottobre (anniversario della nascita di Ghandi) al 16 ottobre (Giornata mondiale dell’alimentazione) verranno organizzate in tutto il mondo iniziative per affermare e difendere la libertà di conservare, utilizzare e scambiare le sementi: una richiesta di disobbedienza civile, una campagna globale per sensibilizzare cittadini e istituzioni di quanto, anche attraverso leggi ingiuste, sia diventato precario la nostra sicurezza alimentare a causa dello strapotere delle corporation in materia di semi.

Nel video qui sotto in inglese sottotitolato in italiano Vandana Shiva spiega cosa è l’iniziativa Due Settimane di Azione per la Libertà dei Semi e la necessità di difendere i semi dal monopolio delle multinazionali.

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SEED SAVERS
I SALVATORI DI SEMI

Un movimento internazionale a protezione della biodiversità.

Locandina per i seminatori biologiciChe fine hanno fatto gli ortaggi, la frutta ed i fiori antichi?
I seed savers sono alla ricerca di questi semi scomparsi: li cercano negli orti degli anziani che non hanno mai comprato le sementi nelle bustine del supermercato, li cercano nelle zone montane dove gli agricoltori sono rimasti più conservatori, li cercano nelle banche dei semi. A volte li trovano ed allora è una grande festa, a volte sono costretti ad arrendersi ed a dichiararne l’estinzione.
Sono centinaia le varietà di antichi ortaggi italiani, quelli che hanno più di un secolo di vita, che mancano all’appello: non più venduti dalle ditte sementiere, non più presenti negli elenchi delle banche semi istituzionali sembrano ormai dispersi. E ogni anno la speranza di ritrovarli ancora in vita si affievolisce. Ma la gioia di averne salvati altre centinaia è grande, soprattutto per chi ora li custodisce nel proprio personale orto per destinarli al futuro: questi sono i seed savers.
Se conosci qualcuno che usa ancora vecchie sementi di ortaggi, per
favore chiamaci, provvederemo noi a salvarli dall’estinzione distribuendo
i semi tra un gruppo di appassionati coltivatori, in modo da preservare un insostituibile patrimonio genetico e di antichi sapori.

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Fonte: http://www.macrolibrarsi.it/libri/__manuale-per-salvare-i-semi-dell-orto-e-la-biodiversita-libro.php?pn=386

Descrizione di Manuale per Salvare i Semi dell’Orto e la Biodiversità – Libro

Salvare i semi è un’azione importante
come imparare a leggere e scrivere.
Recuperare semi antichi, seminarli, riprodurli
e condividerli con altri agricoltori rappresenta
un grande gesto educativo.

I fondatori della rete australiana Seed Savers, Michel e Jude Fanton ci mostrano come proteggere il patrimonio alimentare mondiale attraverso la raccolta e salvaguardia dei semi del nostro orto e giardino.

Come decidere quali semi mantenere? Quali criteri adottare per la loro selezione e raccolta? Cosa fare per conservarli correttamente? Come ripiantarli nel giusto periodo?

Jude e Michel Fanton, rispondono a tutte queste domande dopo aver dedicato tutta la loro vita alla salvaguardia, localizzazione e scambio di semi antichi: quelli che possono essere conservati fedeli all’originale in condizioni locali e, soprattutto, quei semi a impollinatura aperta che mantengono la vitalità di produzione, anno dopo anno, senza l’utilizzo di pesanti fertilizzanti artificiali.

Gli autori, esperti Seed Savers, ci descrivono:

  • come raccogliere in maniera corretta i semi,
  • quali cicli di crescita, propagazione e coltivazione seguire,
  • la cucina tradizionale e gli usi medicinali di oltre un centinaio di verdure, erbe aromatiche e fiori commestibili.

Quest’opera ci insegna a ritornare alla pura e semplice capacità, oggi ormai perduta, di raccogliere i semi dalle stesse piante che seminiamo nell’orto o nel giardino, ricominciando da dove si erano fermati i nostri genitori o nonni che selezionavano e conservavano le semenze delle piante alimentari di anno in anno.

In mancanza di coltivatori appassionati e in mano solo delle multinazionali, i semi dei nostri principali alimenti non potrebbero esistere: sono sicuri solo nelle mani di persone che li salvano, li coltivano e ne mangiano i frutti.

Un manuale utilissimo per tutti noi che coltiviamo buon cibo nei nostri orti o nelle nostre aziende agricole. Un’opera essenziale per tutti gli orticoltori, agricoltori, cuochi e genitori che desiderano una vita sana con un’alimentazione naturale, per far crescere i propri bambini con gusti variegati e un cibo genuino.

Anteprima – Manuale per Salvare i Semi dell’Orto e la Biodiversità

Vuoi scoprire quali semi conservare e riprodurre?
Clicca qui : > Anteprima – Manuale per Salvare i Semi dell’Orto e la Biodiversità

Indice

Introduzione all’edizione originale
Prefazione all’edizione australiana
Ringraziamenti all’edizione australiana

Prima parte – La teoria

La rete dei Seed Savers
Perché unirsi? – Per cominciare – Seed Savers al lavoro

Introduzione alla biodiversità …
Luogo di origine dei semi – Vita in un freezer – La non-rivoluzione verde – Chi è dalla parte degli ibridi? – Geni d’autore

Seconda parte – La pratica

Quali semi riprodurre
Una varietà di fonti – Trasloco di piante – Le piante si adattano – Solo mettere in relazione

Purezza e riproduzione
Impollinazione – Mantenerle pure – Che cosa fare? Ecco cinque tecniche     – Annuali, biennali, perenni – Selezione e raccolta – Criteri per la selezione – Quanti selezionarne – Quando raccogliere

Dopo la raccolta dei semi
Pulitura – L’essiccazione – Malattie – Conservazione     – I test di germinazione

Piantare e pianificare
Cominciare a seminare – Regole del pollice verde per piantare     – Progettare un orto – Permacultura – Principi di permacultura pratica ..

Una famiglia speciale: le Cucurbitacee
Caratteristiche – Zucche e zucchine – Impollinazione manuale     – Piantare i semi

Terza parte – Le piante

Valutazione della semplicità

Le piante
Acetosa – Aglio – Alchechengio giallo – Amaranto – Aneto – Arachide – Asparago – Atreplice – Barbabietola – Basella – Basilico – Benincasa –  Bietola da coste – Borragine – Broccolo – Calendula – Carciofo – Cardo – Carota – Cavolfiore – Cavolo cappuccio – Cavolo cinese – Cavolo di Bruxelles – Cavolo laciniato – Cavolo rapa – Cavolo riccio – Cerfoglio – Cetriolo – Cicoria – Cipolla – Cipolla d’Egitto – Cipollotto – Cocomero – Coriandolo – Crescione d’acqua –  Dragoncello – Erba aglina – Erba cipollina – Fagiolo – Fagiolo dall’occhio – Fagiolo di Spagna – Fagiolo Giacinto – Fagiolo Lima – Fagiolo Metro – Fava – Finocchio – Girasole – Ibika – Indivia – Lagenaria – Lattuga – Lattuga cinese – Luffa – Maggiorana e origano – Mais – Melanzana – Melone – Melone orientale – Menta – Milione – Mitsuba – Mizuna – Nasturzio – Okra – Papavero – Pastinaca – Patata – Patata dolce – Peperone – Pimpinella – Pisello – Pomodoro – Porro – Prezzemolo – Rabarbaro – Rapa – Ravanello – Rosmarino – Rucola – Salvia – Scalogno – Scorzobianca – Sedano – Sedano-rapa – Senape – Senape cinese – Shungiku – Soia – Spinacio – Tagete – Tarassaco – Tetragonia – Timo – Topinambur – Valerianella – Viola – Zucca amara – Zucca massima – Zucca moscata – Zucca siamese – Zucca spinosa – Zucchino

Sezione orticole tropicali
Achira – Arracacha – Castagna d’acqua – Cirronella – Curcuma – Fagiolo alato – Fagiolo Guada – Igname – Jicama – Karkadè – Manioca – Oca – Spinacio d’acqua – Taro – Zenzero

Appendici
Appendice A – Tabella di impollinazione e conservazione semi
Appendice B – Elenco di specie per famiglia
Appendice C – Elenco dei sinonimi

Glossario
Bibliografìa

Anteprima – Manuale per Salvare i Semi dell’Orto e…

Leggi in anteprima un estratto dal libro Manuale per Salvare i Semi dell’Orto e la Biodiversità di Michel e Jude Fanton

Una varietà di fonti

Come ci si potrebbe aspettare, i semi che vengono riprodotti dai seed savers provengono da diverse fonti e spesso sono arrivati in Italia attraverso vie tortuose e inaspettate.

Gioielli di famiglia

Si tratta di semi che vengono trasmessi da una generazione alla successiva. Un buon esempio è ilfagiolo del Tone. Questi grossi fagioli bianchi di Spagna devono il loro nome ad Antonio Ghilardini, un orticoltore della Valle Seriana che li ha coltivati nel suo orto per quarant’anni. Aveva ottenuto la semente negli anni Sessanta da un coltivatore della Liguria, dove aveva acquistato una seconda casa. Di gusto eccellente, sono stati contorno di molti piatti a base di carne per tutta la famiglia. Le piante, coltivate per anni nella stessa aiuola ombrosa vicino a un garage, sono molto vigorose, superando facilmente i due metri di altezza.

È abbastanza facile ricostruire la storia di queste varietà poiché il ricordo della loro origine è ancora presente nella memoria delle famiglie. Se possedete un seme tramandato di generazione in generazione dalla vostra famiglia, siete pregati di mandarne un campione alla banca dei semi dei seed savers e vi sproniamo a continuare a riprodurlo se ne avete la possibilità.

Varietà locali

Si tratta di varietà che vengono coltivate in una regione a memoria delle popolazioni locali. Spesso è molto difficile trovare chi per primo le ha introdotte in quell’area. Il fagiolo della Valsassina è un tipo di fagiolo di Spagna (Phaseolus coccineus) che si ritrova in tutta l’omonima valle piemontese. A seconda dei luoghi è chiamato con nomi diversi: fagiolo di montagna, fagiolo di Barzio, fagiolo della Val Marrone, che sono tutte località della Valsassina. Esistono altre varietà simili in altre parti del mondo, ma la cosa notevole è che in quasi tutti gli orti degli anziani della zona vengono coltivati questi fagioli. Hanno una ampia variabilità: se ne trovano di completamente neri, a volte sono violetti screziati di marrone o nero, oppure marroni.

Le zucche Trombetta di Albenga sono zucche lunghe tipiche dell’omonima località ligure. Appartengono alla specie Cucurbita moschata, ma nonostante questo possono essere consumate giovani come le zucchine. Pur trovando impiego simile, sono molto apprezzate per il sapore delicato diverso da quello della zucchina. I semi non si trovano nei consorzi agrari. Tutti coloro che le coltivano sanno che, se non riproducono i semi dello zucchino migliore, dovranno poi fare affidamento su un amico per procurarsi nuovi semi.
Le Trombette di Albenga non sono uniformi come i vegetali che si comprano nei negozi, eppure nessuno, facendo la spesa a una bancarella di verdure, si preoccupa se non sono uniformi. Ciascun agricoltore coltiva varietà leggermente diverse. I frutti maturi presentano una buccia arancione chiaro e forma irregolare: arrotolata come un trombone, a collo di cigno, a serpente, più o meno tozza. Questa mancanza di uniformità potrebbe senza dubbio essere un problema se il prodotto venisse venduto dietro contratto in una catena di supermercati. Come potrebbero stare disposti ordinatamente in un contenitore, come gli ibridi, tutti uguali l’uno all’altro?

Varietà non più reperibili in commercio

Queste varietà sono state abbandonate dalle ditte produttrici di sementi, ma vengono mantenute in vita dai coltivatori a livello familiare. Un esempio è un piccolo melone rampicante noto come Precoce di Sottotetti, che dà un buon raccolto in località montane dove gli altri meloni non crescono e ha un profumo molto marcato. Questa varietà è stata riprodotta per anni dall’omonima ditta sementiera. Quando l’azienda smise di riprodurla, alcuni semi furono raccolti da Alberto Olivucci che li riprodusse e li distribuì a vari appassionati in giro per l’Italia. Oggi è un ortaggio comune negli orti dei seed savers.

Varietà giunte in Italia con flussi migratori più recenti

Queste cultivar appartengono al patrimonio culturale e culinario degli immigrati. I boliviani, assieme alle loro ricette piccanti hanno introdotto il loro peperone rocoto, i senegalesi la loro okra verde, i cinesi il fagiolo metro. I negozi etnici sono molto comuni nelle periferie delle principali città italiane. Lì si possono trovare interessanti confezioni di semi e materiale da propagare come tuberi, bulbi e margotte.

Varietà storiche

Si tratta di semi d’importanza storica. Il pomodoro Re Umberto è una piccola varietà di pomodoro da salsa di forma ovale selezionata alla fine dell’Ottocento e popolarissimo fino agli anni Quaranta. Venne eliminato dall’elenco delle varietà ammesse alla vendita dell’Ente nazionale delle sementi elette (ENSE) nel 2002. Nessuna ditta lo riproduceva ormai da anni. Fortunatamente questa varietà era ancora conservata presso i seed savers americani, e quindi è stato possibile riportarla in Italia.

Un altro esempio riguarda il mais spinato di Gandino, un’antica varietà originaria della provincia di Bergamo. Fu proprio Gandino il luogo dove il granturco fu seminato per la prima volta in Lombardia, per la precisione nella località Clusven, alle pendici del monte Corno. Il fatto avvenne nel 1632. Quel mais vitreo con i chicchi di forma appuntita è stato coltivato dagli abitanti del luogo che ne traevano il loro alimento base, la polenta.
Nonostante l’abbandono dell’agricoltura dopo gli anni Cinquanta, questo granturco antico è sopravvissuto nei campi dei contadini del paese fino a quando la Pro Loco ha deciso di valorizzarlo.

Varietà come questa dovrebbero essere preservate, con le altre un tempo coltivate localmente, come una pubblica risorsa e uno strumento educativo.

Trasloco di piante

Alcune varietà che sembrano provenire da un’area o da una famiglia spesso arrivano da una diversa regione. I coltivatori si spostano con i propri semi. È tipico il caso degli immigrati meridionali che hanno portato nelle località industriali i semi della propria tradizione culinaria durante gli anni Sessanta e li hanno conservati fino ai giorni nostri. Il pomodoro Roma è stato trovato presso una famiglia di origine calabrese che si trasferì in Brianza negli anni Cinquanta. Un socio di Civiltà Contadina [Associazione italiana per la salvaguardia della biodiversità; N.d.R.] rinvenne per caso questa varietà e, ottenuti i semi, li piantò ottenendo un buon raccolto. Dopo avere presentato i frutti ad altri membri dell’associazione, l’ortaggio sconosciuto fu riconosciuto come una sottovarietà del pomodoro Roma. La coltivazione di questi pomodori è ancora molto diffusa nella Calabria, dove vengono conservati schiacciando il pomodoro intero in un vasetto di vetro con il basilico e una testa d’aglio e facendo bollire in acqua per cinquanta minuti.

Nei negozi locali sono scambiati e venduti molti semi e altri materiali da propagazione. Per esempio, abbiamo individuato ottime zucche di Chioggia nei negozi d’angolo di Milano. I semi traslocano quando i coltivatori viaggiano. Alcune ottime varietà da orto sono arrivate in Italia durante la seconda guerra mondiale. La melanzana rossa di Rotonda, una piccola melanzana rossa coltivata nell’omonima località della Basilicata, è giunta in Italia negli anni Trenta del Novecento dall’Etiopia a seguito di alcuni soldati di ritorno dalle guerre coloniali.

Le piante si adattano

Quando una popolazione di piante è introdotta in una nuova località e qui riprodotta per un certo numero di generazioni, vi sono cambiamenti nel corredo ge netico e nell’aspetto. Singole piante possono perfino iniziare ad apparire diverse. Nel caso dei fagioli, il tasso di semi scuri può aumentare; più lattughe possono essere in grado di resistere a temperature più elevate rispetto a prima; una parte di okra potrebbe mostrarsi in grado di resistere al freddo autunnale e dare pure frutto; ogni anno un numero crescente di pomodori può produrre in quantità maggiore e presentarne una minore di danni da nematodi nelle proprie radici.

Come risultato della selezione naturale, quelle varietà che sono meglio adattate alle nuove condizioni ambientali prevarranno sempre più, di generazione in generazione, fino a che, dopo un certo numero di anni, si raggiunge l’equilibrio. Nelle specie soggette a impollinazione incrociata, come carote o spinaci, i semi si sviluppano dopo che è avvenuto il normale incrocio tra i pollini di due esemplari; ciascuna nuova pianta rappresenta una nuova combinazione genetica. Tuttavia, varieranno solo entro certi limiti. Una volta stabilizzate, le caratteristiche generali della varietà resteranno costanti, fino a quando le condizioni di crescita rimarranno invariate.

Quando i coltivatori biologici iniziano a produrre e a salvaguardare i semi di una certa linea genetica nei propri orti familiari, selezionano i semi delle piante che non mostrano danni da insetti e che resistono alle malattie. Così facendo, favoriscono lentamente, ma con certezza, lo sviluppo di varietà adatte a orti e a fattorie coltivati con metodi biologici. Allo stesso modo, nelle aree soggette a gelate, solo le piante che riescono a produrre, prima dei geli autunnali, semi germinabili sopravvivranno per la selezione. Dopo parecchie generazioni, ciò darà una varietà che produce prima e presenta una marcata tolleranza al freddo. Generalmente, quando introducete una nuova varietà nel vostro orto, ciascun individuo che mostra una naturale facilità di crescita dovrebbe essere selezionato. In tal modo, una nuova serie di caratteristiche si svilupperà ed entrerà a far parte del corredo genetico della pianta negli anni a venire. Dopo un decennio di osservazioni e selezioni, avrete una vostra linea di semi da distribuire, adatta al vostro territorio.

Solo mettere in relazione…

«Il cibo migliore e più sano è preparato essenzialmente con ingredienti prodotti vicino a te, se possibile nel tuo stesso suolo, raccolti e goduti nella stagione giusta. Le piante alimentari, coltivate con metodo biologico, che si sono adattate al proprio orto dopo generazioni di propagazione dai loro stessi semi, daranno una resa notevolmente migliore nella vostra cucina degli ibridi arrivati nella vostra regione da lontano e probabilmente contaminati da coltivazioni con metodi chimici e soggetti a trasporto e stoccaggio. Coltivare bene dà buone piante e le buone piante forniscono cibo sano. Qualsiasi cuoco che medita coglierà la connessione vitale tra suolo, semi, piante e noi stessi. È la forza del bioregionalismo e della cucina regionale».

Michael Boddy, 1992

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UE: Dittatura delle sementi?

Da giorni in rete si sproloquia su una recente sentenza della corte di giustizia europea, chiamata a volte direttiva, che istituirebbe l’illegalità delle sementi antiche.

Il bello della rete è proprio questo, il parlare/scrivere che viene dalla spontaneità. In questo caso ho aspettato anche io una reazione da parte della Rete Semi Rurali che ha una delega non scritta a occuparsi di problematiche legali, soprattutto se di natura sovrannazionale. Tardando ad arrivare ho deciso di muovermi, come presidente di Civiltà Contadina, una delle associazioni di seed savers italiane, in base a un post sul gruppo FB di Civiltà Contadina. Leggete ora con attenzione:

Dall’esame della questione sollevata non è emerso alcun elemento idoneo ad inficiare la validità della direttiva 2002/55/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa alla commercializzazione delle sementi di ortaggi, e della direttiva 2009/145/CE della Commissione, del 26 novembre 2009, che prevede talune deroghe per l’ammissione di ecotipi e varietà vegetali tradizionalmente coltivati in particolari località e regioni e minacciati dall’erosione genetica, nonché di varietà vegetali prive di valore intrinseco per la produzione vegetale a fini commerciali ma sviluppate per la coltivazione in condizioni particolari e per la commercializzazione di sementi di tali ecotipi e varietà.

Questa è la sentenza, tolte tutte le considerazioni delle parti e dei giudici. Qui si dice incontrovertibilmente che la normativa europea è e resta valida (presente in Italiano a questo indirizzo). E questa è una buona notizia. Kokopelli aveva richiesto invece di eliminarla perché ledeva il suo diritto di impresa, che già questo è tutto un dire, ma come diritto di impresa per una associazione non lucrativa? La normativa in effetti contiene ampie possibilità per la diffusione di varietà da conservazione, senza questa normativa sarebbe il caos che è peggio. Anche per le viti e per i bulloni ci sono regole, quelle dele norme ISO che sono internazionali. Se qualcuno propone viti e bulloni fuori standard il mercato gliele rifiuta, non c’è bisogno di leggi europee.

Vediamo invece perché la corte europea è stata coinvolta. Si tratta in effetti di un litigio da pollaio. Baumaux, ditta sementiera, denuncia Kokopelli, associazione senza scopo di lucro, per concorrenza sleale. Entrambe vendono sementi antiche, ma Baumaux segue con scrupolo le regole imposte alle ditte sementiere, invece Kokopelli ritiene non doversi sottomettere a nessuna regola perché è associazione, ma vende sementi che non hanno nessuna registrazione e autorizzazione in Europa e fattura a livello di ditta sementiera. Che fare? Prendere parte per l’una o per l’altra? Kokopelli buona e Baumaux cattiva? I giudici francesi sono portati dalle leggi in vigore a dare ragione a Baumaux. Kokopelli invece ricorre dicendo che le leggi europee ledono il suo diritto di impresa. La Corte di Giustizia dice invece che le antiche varietà possono essere commercializzate, ma bisogna iscriverle secondo le leggi. In Italia ad esempio sono iscrizioni gratuite. Che cosa vietava a Kokopelli di iscrivere le varietà che vendeva rientrando così nell’alveo della legalità? Anche un’associazione lo può fare, Arche Noah in Austria lo ha fatto per decine di varietà e ora le vende tramite una ditta sementiera. Quello che non capisco è perché Kokopelli che impresa non è, ma associazione senza scopo di lucro, fa impresa e vende grandi quantità di sementi. In effetti le leggi in vigore regolano il mercato, ma se regalo sementi non iscritte non entro in contrasto con le leggi.

Entrando nel dettaglio:

  • in alcuni articoli che ho letto viene scritto che ora in base a questa sentenza gli agricoltori non possono più seminare i semi antichi: FALSO!  Gli agricoltori possono continuare a fare come prima, la legge non cambia, anzi in base a questa legge potranno vendere sementi di varietà regionali iscritte al registro regionale o nazionale.
  • ho letto che la registrazione richiede costi di 1.000.000 € e fino a 12 anni di tempo: FALSO! La registrazione di una varietà commerciale richiede 2 anni di prove in campo e circa 3-4.000 €, ma se si tratta di sementi antiche, quelle su cui contendevano Baumaux e Kokopelli, il costo è 0 € e pochi mesi di attesa.
  • c’è chi scrive che gli agricoltori non possono più scambiarsi le sementi: FALSO! Tutto resta come prima, la sentenza ribadisce la validità dei regolamenti della C.E. Gli agricoltori hanno pieno diritto a riseminare con sementi tratte dal proprio raccolto. Quindi possono anche seminare con sementi non acquistate dal mercato.
  • Si dice che le associazione di seed savers diventano fuorilegge: FALSO! Se i semi si regalano fra privati e non si vendono non si entra nel campo di applicazione della legge.
  • Anche un agricoltore o un’associazione può iscrivere una varietà ai registri come varietà da conservazione, se antica, o varietà da uso amatoriale, il costo è 0€. Quello che serve è saper presentare la documentazione richiesta, cioè descrizioni botaniche e bibliografia storica se si tratta di varietà contadina.

(Tratto da: http://ragnatela.noblogs.org/post/2012/08/17/illegalita-delle-sementi-antiche/)

Un altro articolo che fa ulteriore luce sulla questione:

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

L’atto fondante dell’UE prevedeva la libera unione di stati in un organismo sovranazionale che avrebbe mantenuto e sviluppato in pace l’economia dei paesi membri. Ma se ci riflettiamo, è davvero un’unione “libera” di stati?

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto . Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – ne esistono di benemerite anche in Italia – che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.

La sentenza ha preso di mira specificamente una di queste associazioni, la francese (ma nota in tutto il mondo) Kokopelli, che si batte per la biodiversità. Già nel 2008 questa associazione era stata condannata, per scambio di sementi antiche, a una multa di 35 mila euro: esosa punizione per un gruppo di volontariato, volta a renderne impossibile di continuare l’attività. Invece l’attività è continuata, grazie allo sforzo e ai contributi dei volontari. Invece oggi, un’altra grossa società che l’ha trascinata in giudizio davanti alla Corte d’appello di Nancy, la «Graines Baumaux», approfittando della sentenza della Corte europea ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente – «la cessazione di tutte le attività dell’associazione», pericolosa per il business , alla faccia della libertà d’opinione e d’azione. Si noti che la direttiva europea non osa vietare semplicemente e puramente lo scambio di sementi antiche: non vigono forse da noi tutte le libertà possibili e immaginabili? Lo fa obliquamente. Se si chiede di includere queste varietà nel catalogo ufficiale lo si ottiene – pagando profumatamente – e da quel momento diventa legale commerciarle. Il fatto è che queste varietà antiche e tradizionali sono di dominio pubblico, non appartengono a nessuno, e quindi nessuno ha interesse a sborsare per iscriverle nel catalogo. Ammettiamo che qualche buon samaritano lo faccia: dopo vent’anni, se nessuno le re-iscrive nel suddetto catalogo, comunque ne escono (e scambiarsele ridiventa un delitto).Ovviamente, l’inghippo è escogitato per favorire le multinazionali delle sementi, che hanno i soldi e l’interesse economico di iscrivere nel registro ufficiale i loro semi ibridi, OGM, di loro proprietà o comunque brevettati. A causa di questa regolamentazione, accusa Semailles (un’altra associazione francese) «più dell’80% della biodiversità è scomparsa» dai campi europei.

Pardon, debbo correggermi: per iscrivere una semente nel catalogo ufficiale, pagare non basta. Occorre che la varietà in oggetto risponda ai criteri di «Distinzione, Omogeneità e Stabilità» (DHS nella lingua di legno eurocratica), qualunque cosa ciò significhi. Ma cosa significano esattamente questi criteri discriminanti? «Implicano che le sementi siano pochissimo variate», rispondono a Kokopelli:

«Solo varietà ibride F1 o varietà lignee quasi cloniche rispondono a questi criteri. Tali criteri sono stati stabiliti al solo scopo di aumentare la produttività nelle prassi di agricoltura industriale».

La Corte europea, nella sua motivazione , ha giustificato il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali con l’obbiettivo, che giudica superiore ad ogni altro, di ottenere «una accresciuta produttività agricola»; concetto che ripete per 15 volte nel testo (presente in Italiano a questo indirizzo e reperibile in tutte le lingue dell’UE sul sito curia.europa.eu ). Quasi che l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite come il Bangladesh, bisognose di aumentare le loro rese alimentari. Due volte però la Corte giunge a sostenere che la legislazione proibizionista in vigore serve a scongiurare «la coltivazione di sementi potenzialmente nocive» (per contro, è legale che gli oncologi somministrino ai malati di cancro chemioterapici tutti di altissima tossicità, fra cui la ciclofosfamide, definita «cancerogena» dall’Istituto Superiore di Sanità italiano > chemio.pdf).

È  il caso di notare che le sementi antiche e tradizionali sono già il risultato di una selezione – una selezione compiuta dagli esseri umani da diecimila anni – con l’ovvia conseguente eliminazione di specie «potenzialmente nocive» fin dalla preistoria, e che queste piante hanno nutrito la popolazione europea da millenni.

Ma è questo il nucleo di «progressismo» che è la dottrina ufficiale del potere eurocratico: l’esperienza plurimillenaria che l’umanità si è tramandata (la «tradizione») non conta nulla, non è che tenebra e sospetta superstizione; l’ultima parola cui dar fiducia, in fatto di sementi, è quella della «scienza», qual è rappresentata da Monsanto, Syngenta e le relative lobbies da queste pagate).

Lo stesso Avvocato Generale della Corte europea (ossia il «suo» avvocato) ha fatto notare l’assurdità di questo pretesto, rilevando giustamente che l’iscrizione obbligatoria al Catalogo non dichiara come scopo quello di proteggere i consumatori contro un qualche rischio sanitario o ambientale, a cui la legislazione vigente non fa’ alcun riferimento. A dire la verità, la Corte ha preso la sua decisione contro il parere del suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principii della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci. Uno dei tre dogmi del liberismo: non vige forse trionfalmente la «libera circolazione di uomini, merci e capitali»?

Ebbene, per una volta la Corte ha infranto il dogma ed ha dato torto alla sua Avvocatura Generale, altra cosa che non succede spesso, per non dire mai. Forse – chissà – perchè la potente lobby dei sementieri, la European Seed Association, durante la procedura ha avuto modo di far conoscere alla Corte il suo disaccordo con l’opinione dell’Avvocatura Generale; come oggi si rallegra in un comunicato della totale convergenza della Corte con le sue vedute. Fortunata coincidenza. (CJEU confirms validity of European seed marketing legislation)

«Perchè non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti?», si domanda la sconfitta Kokopelli. Forse perchè non c’è una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili. L’agro-industria e le sue lobbies difendono la regolamentazione con l’argomento che essa permette di garantire il finanziamento della ricerca per specie «più resistenti e più produttive». Strano che in nome del libero mercato si pretenda la regolamentazione. La finanza invece, come ha preteso, è stata completamente deregolamentata , sicchè oggi può vendere ogni genere di titoli tossici, titoli sub-prime e prodotti derivati, fino ai CDS, che consentono di assicurarsi contro il fallimento di qualcun altro, con cui non si ha parte, in pratica puntando sul suo fallimento. Stranissima poi l’invocazione della regolamentazione per favorire la ricerca; di solito la ricerca pretende di essere totalmente deregolata, manipolare i geni umani, ibridarli con geni di maiali, utilizzare feti abortiti (volete buttarli via?) per la famosa ricerca sulle cellule staminali che guarirà tutte le malattie…

È il bello della nuova forma di governo, la tecnocrazia pan-europea, che sta sostituendo i governi eletti dopo averli esautorati, resi irresponsabili e privati della sovranità nelle decisioni che contano.

Per intanto, la drastica riduzione delle varietà e la preferenza date alle artificiali che questa sentenza porta, non solo ridurrà ancor più la biodiversità, ma priverà l’alimentazione degli europei delle 15-30 mila sostanze (se ne scoprono di continuo di nuove) immuno-attivanti, anti-ossidanti, coenzimatiche, essenziali per la salute umana che si trovano nelle verdure e frutta naturali, e che l’amico medico Giuseppe Nacci chiama «vitamine» in quanto fattori vitali (1). Già la coltivazione con fertilizzanti eccessivi «impedisce alle piante di assorbire dal terreno i minerali più importanti, come Selenio, Germanio, Ferro…» per non parlare dell’impoverimento dovuto alla conservazione in celle frigorifere, o l’avvelenamento da pesticidi.

Ora diventa ogni giorno più chiaro che nelle verdure più comuni sono contenuti migliaia di fito-sostanze e complessi chimici, di cui si va scoprendo ogni funzione immuno-stimolante, detossicante, preventiva, a volte, contro il cancro. «Un semplice pomodoro appena colto da un terreno assolutamente privo di sostanze tossiche – scrive Nacci – può contenere 10 mila sostanze chimiche diverse, ognuna delle quali è una ‘vitamina’, cioè un fattore coenzimatico o un anti-ossidante. Ciò vale per tutte le verdure, gli ortaggi, i frutti, i tuberi…». Il sapore e l’odore che le specie antiche e tradizionali hanno più deciso rispetto alle moderne, spesso è dato proprio da questi fattori attivi ed essenziali.

Quante meno sostanze contengono le poche varietà permesse, uguali in tutto il mondo, non è dato sapere. Non è cosa che interessi la «ricerca» delle multinazionali.

UN CONSIGLIO PER LA LETTURA:

1) Giuseppe Nacci, «Diventa medico di te stesso», Editoriale

Programma, 334 pagine, 19 euro. Impressionante l’elenco contenuto in questo libro di sostanze presenti nei vegetali, di cui è stata appurata l’attività salutare. Oltre al menadione (vitamina K), inositolo (vitamina I), stigmasterolo (vitamina M), l’acido tiuotico (vitamina N), gli isprenoidi sono almeno 200, i bioflavonoidi 5 mila. E ancora: indoli glucosinati (nel cavolo), llecitine, stilbeni, (Resveratrol), tannini, terpeni, fito-enzimi proteolitici, minerali organici…

da Sinergica Mente

http://www.laleva.org/it/2012/09/ue_e_la_dittatura_delle_sementi.html

Altri articoli ai seguenti link:

http://www.keygo.it/Alimentazione/italia-ed-europa-serve-e-schiave-della-monsanto.html

http://www.studiosuperfluo.com/blog/2012/aiuto-aiuto-sementi-al-bando/

http://www.ecplanet.com/node/3532

Ma non è finita qui.

Il nostro premier golpista Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a “chilometro zero”. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.

Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvemento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.

(Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”)

E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza.

Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.

Il controllo delle sementi, quindi dell’agricolura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.

Attentano alla basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.

Il culto dell’ugualianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.

Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?

  1. EUROGENDFOR e MES: prove di dittatura in Europa
  2. Marijuana e bugie: la demonizzazione di una delle piante più utili
  3. Salute: siamo di fronte ad un crollo delle aspettative?
  4. PRECARIA: Festival delle culture e dei soggetti del precariato metropolitano
  5. Forum delle Culture 2013 – Perchè sanremo è sanremo!

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Chi salva i semi è un “fuori legge”?

di Marinella Correggia
Da Il Manifesto
Quando due aderenti all’associazione francese di «salvatori di semi» chiamata Kokopelli si fanno un dono – brevi manu o anche per posta nazionale e internazionale – si tratta molto probabilmente di un bel pacchetto di semi. Insalate guasconi, pomodori «zebra nera», carote di Guérand, zucche cremose ed enormi degne di Cenerentola. Sono varietà antiche, talvolta a rischio di scomparire per sempre nella massificazione delle poche tipologie imposte dalle multinazionali sementiere che commercializzano ibridi e Ogm.
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La missione di Kokopelli (www.kokopelli.asso.fr), dall’anno di nascita nel 1999, è proprio «difendere, conservare e moltiplicare» le varietà antiche, ereditate da 10.000 anni di selezione contadina, un vero patrimonio dell’umanità; varietà che sono anche più gustose, più nutrienti, più resistenti alle alee climatiche e alle patologie. I soci sono 5.500, fra di loro comuni, orticoltori, botanici. Tutti possono collaborare a quest’impresa. Ad esempio diventando madrina o padrino di una o più varietà: si comprano per posta a modico prezzo, si seminano nel proprio orto (che così diventa un’oasi Kokopelli), si fa il raccolto di ortaggi e poi i semi tornano, moltiplicati, nel circuito. Il catalogo dell’associazione conta già, ad esempio, 550 tipi di pomodori, 300 fra peperoni e peperoncini, 130 di lattughe, 150 di zucche, 50 di melanzane; un trionfo di colori e sapori. La vendita dei semi serve a finanziare la distribuzione gratuita a comunità rurali in Asia, Africa e America Latina di varietà là adattabili (in fondo, pomodori, patate e mais non sono autoctoni in Europa eppure vi si sono adattati benissimo).
I «kokopellisti» si definiscono liberatori di semi e protettori della biodiversità. E’ un’urgente necessità planetaria, di fronte a quella che la Fao (Organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura) chiama «erosione del materiale genetico disponibile per le generazioni presenti e future», e «grave minaccia per la sicurezza alimentare mondiale nel lungo periodo». Lo riconosce anche la direttiva Cee 98/95, che permette la creazione di una lista di conservazione di semi contro l’erosione genetica. Eppure la benemerita Kokopelli, che meriterebbe finanziamenti pubblici, è considerata fuorilegge dallo stato francese. Il 22 dicembre scorso la Corte d’Appello di Nîmes ha condannato il presidente Dominique Guillet a pagare decine di migliaia di euro di multa per il reato di «commercializzazione di semi non conformi». In ottobre, un ricorso di quelli che un comunicato di Kokopelli chiama «i rapitori di semi», cioè i rappresentanti delle industrie sementiere, era stato respinto dall’Avvocato generale; e nel mese di marzo il Tribunale di Alès aveva assolto Guillet dall’accusa di «vendita di sementi non iscritte negli elenchi autorizzati».
Il processo a Kokopelli non passa inosservato in Francia. Il quotidiano Le monde di ieri, che ha dedicato molto spazio alla vicenda, spiega in sintesi che «non ci si improvvisa venditori di sementi. La professione è molto sorvegliata». Il finocchio Mantovano o il fagiolo Christmas avrebbero dovuto passare dei testi di omogeneità e stabilità, per poi essere iscritti su un catalogo ufficiale, in Francia gestito dallo Gnis (Groupement national interprofessionnel des semences, graines et plantes), che insieme alla Federazionale nazionale dei produttori di semi (Fnpsp) si sono costituiti parte civile (sic) nel processo. Secondo loro, Kokopelli esercita una «concorrenza sleale». Ma i salvatori di semi rispondono: «Far registrare una varietà costerebbe 1.500 euro. Non possiamo pagare simili cifre, le varietà da recuperare e proteggere sono migliaia», ha spiegato l’agricoltore Raoul Jacquin-Porretaz che per l’associazione segue proprio gli aspetti giuridici; «Le sementi sono diventate una merce, e i cataloghi servono a mantenere i contadini in uno stato di sudditanza feudale».
I condannati ricorreranno in Cassazione e intendono trascinare lo stato francese di fronte alla Corte europea di giustizia dell’Aja.
Intanto sempre dalla Francia arriva una buona notizia. E’ stato «sdoganato» il macerato d’ortica, di cui terra terra si è occupata il 14 settembre 2006. Il 1 luglio era entrato in vigore un decreto che impediva non solo di vendere ma perfino di divulgare ricette per la preparazione di prodotti naturali se non omologati; fra questi, il secolare macerato, un concime e un antiparassitario totalmente naturale. Per fortuna i parlamentari francesi hanno adottato all’unanimità un emendamento alla legge sulle acque e sull’ambiente acquatico (varata il 20 dicembre) che autorizza l’uso di «preparati naturali» senza previa autorizzazione.

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Semi antichi, semi fuorilegge?

Mio nonno si svegliava ogni mattina all’alba per controllare il suo orto, un’occhiata rapida, poi inforcava la sua bicicletta e correva fino alla fabbrica. Fatte le sue canoniche ore di lavoro, tornava a casa e ritornava nel campo a lavorare la terra.

I semi venivano custoditi in una scatola e poi scambiati col vicino o con l’amico più prossimo, innescando involontariamente un processo di selezione che negli anni avrebbe portato al miglioramento della qualità delle specie coltivate.

Anni più tardi ci sarebbe stata la mia mano dentro quella scatola: ignara e divertita, l’unica cosa che sapevo era che adoravo far scorrere le mie piccole dita dentro quella scatola piena di rumore.

Chi di noi conosce la stessa grazia? La stessa costanza e la stessa passione, per quanto dettata da necessità? Anch’io, che non potrei fare a meno di starmene china a lavorare la terra, spesso ricorro a stratagemmi per allieviare la fatica, ma questo a volte mi terrorizza.

Questo distacco, questa mancata conoscenza in ciò che c’è di più vicino a noi.

E poichè è dal seme che nasce tutto, quest’anno ho riiniziato a coltivare qualche semente antica, come custode dei semi.

GRANO TENERO FRASSINETO

ImmagineHo trovato le sementi tramite l’Associazione Civiltà Contadina e, per essere precisi, tramite Fabio della Cascina del Vento. Il raccolto non sembrerà granchè, ma sicuramente basterà per avere chicchi sufficienti da seminare il prossimo anno e così via.

Vi chiederete perchè vi racconto oggi questa storia. Qualche giorno fa è stata emessa una sentenza dalla Corte di Giustizia dell’ Unione Europea, che ha confermato il divieto di commercializzare sementi di varietà tradizionali che non siano state iscritte nel catalogo ufficiale europeo. Una notizia importante che ai più è passata inosservata.

L’idea che mi sono fatta io è questa: non esiste illegalità nello scambio di sementi tradizionali o antiche tra agricoltori. Per gli agricoltori la possibilità di produrre e vendere sementi resta come prima, cioè molto bassa, vale solo per le sementi registrate come da conservazione, ovvero quelle sementi che sono registrate come bene comune locale e il tutto è contingentato a modiche quantità. Rimane, però, il pieno diritto all’uso e riuso della propria semente. Per il privato che regala delle sementi o scambia sementi non cambia nulla e resta possibile passare di mano le sementi che vuole, non c’è sanzione e nemmeno regolamentazione.

Lascio a voi la possibilità di riflettere sulla sentenza.

E una domanda: può un’associazione che si definisce No Profit lucrare sulla vendita di grandi quantità di sementi?

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In una sentenza del 12 Luglio, la Corte di Giustizia dell’ Unione Europea, ha confermato il divieto di commercializzare sementi di varietà tradizionali che non siano state iscritte nel catalogo ufficiale europeo. E’ la sconfitta delle associazioni volontarie impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, l’unica alternativa che avevamo a sementi inustriali ed OGM.

Le sementi tradizionali sono il risultato di millenni di selezione derivati dall’esperienza agricola umana, un tesoro che si è conservato nei secoli protetto dagli agricoltori; queste sementi riassumono in sé la memoria storica e biologica dell’agricoltura e racchiudono un patrimonio genetico molto vasto che determina la biodiversità dei prodotti agricoli. Dal 1998 però è in vigore una direttiva comunitaria europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere vietandolo agli agricoltori, in questo modo ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato improvvisamente un reato. L’intero mercato mondiale delle sementi è oggi quasi totalmente gestito da sette aziende multinazionali che detengono i brevetti e che si occupano contemporaneamente (e paradossalmente) della produzione di sementi, veleni per l’agricoltura e OGM. Come si è arrivato a questo? Considerando che l’iter per registrare un nuovo semente richiede circa 12-15 anni di lavoro e costare fino a 1 milione di euro, è semplice capire che parliamo di capitali di cui può disporre solo una grande azienda e non un piccolo agricoltore. Negli ultimi anni un progetto di recupero delle tradizioni culturali rurali, diverse associazioni di Seed Salvers (salvatore di semi) si erano impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, salvandole dall’estinzione e coltivandole in orti su piccola scala. Il pregio di queste varietà di semi deriva dall’elevato valore nutritivo dei prodotti che producono e dal loro facile adattamento all’agricoltura eco-compatibile.

La sentenza del 12 luglio della Corte di Giustizia europea, arriva in risposta ad una controversia tra due imprese francesi, l’associazione no-profit Kokopelli e un produttore di sementi Graines Baumaux sas. La Graines Baumaux sas aveva denunciato la Kokopelli accusandola di commercializzare sementi non iscritte nei cataloghi ufficiali; le sementi in questione sono di varietà arcaiche. Inizialmente la Corte di Giustizia aveva sentenziato che: “L’assenza di una semente dal catalogo non è indice del fatto che non sia “buona”, perché le norme che ne regolano l’iscrizione non riguardano alla futura la salubrità delle piante, ma a logiche commerciali.” nel caso specifico la commercializzazione di varietà arcaiche rientrava nella deroga prevista dalla direttiva 2009/145/CE, assolvendo di fatto la Kokopelli. Ma il 12 Luglio, a seguito del ricorso della gigante Graines Baumaux sas la Corte ribalta il verdetto e sancisce :‘’l’obbligo d’ iscrizione ufficiale di una varietà vegetale per la sua commercializzazione, così come previsto dalle direttive sementiere, non viola i principi del libero esercizio di un’attività economica e della libera circolazione delle merci, e nemmeno interferisce con gli impegni presi per la tutela delle risorse fitogenetiche.’’ La”Graines Baumaux” ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente –”la cessazione di tutte le attività dell’associazione”, pericolosa per il business. La Corte europea ha motivato e giustificato il suo verdetto a favore della Graines Baumaux sostenendo che il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali ha l’obbiettivo di ottenere ‘’una accresciuta produttività agricola’’ come se l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite, bisognose di aumentare le loro rese alimentari.

Si dimostra soddisfatta l’Assosementi (associazione italiana dell’industria sementaria); di fatto però, non si può che prendere atto che con questa sentenza si mettono fuorilegge tutte le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – alcune anche Italiane – che commettono il ‘’crimine’’ di preservare e distribuire a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.

A dire il vero, la Corte di Giustizia ha preso la sua decisione contrariamente al suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che ‘’la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principi della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci’’. Violando praticamente uno dei tre dogmi del liberismo. La sconfitta Kokopelli, secondo questo principio si chiede: ‘’Perchè non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti? Forse perchè non c’è una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili’’.

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In una sentenza del 12 Luglio, la Corte di Giustizia dell’ Unione Europea, ha confermato il divieto di commercializzare sementi di varietà tradizionali  non  iscritte nel catalogo ufficiale europeo. Una  sconfitta per le associazioni volontarie impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, l’unica alternativa a sementi industriali ed OGM.

Le sementi tradizionali sono il risultato di millenni di selezione, derivati dall’esperienza agricola umana, un tesoro conservato nei secoli e protetto dagli agricoltori;

Sementi che  riassumono la memoria storica e biologica dell’agricoltura ; quel patrimonio genetico che determina la biodiversità dei prodotti agricoli.

La direttiva comunitaria europea,  in vigore dal 1998, riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere vietandolo agli agricoltori, ciò che hanno fatto per millenni diventa un reato.

L’intero mercato mondiale delle sementi è oggi,quasi totalmente, gestito da sette aziende multinazionali che detengono i brevetti e che si occupano contemporaneamente della produzione di sementi, veleni per l’agricoltura e OGM.

L’iter per registrare un nuovo semente richiede circa 12-15 anni di lavoro e costare fino a 1 milione di euro, capitali di cui può disporre solo una grande azienda e non un piccolo agricoltore.

Diverse associazioni di Seed Savers, si sono  impegnate in  un progetto di recupero delle tradizioni culturali rurali, per salvaguardare la varietà delle piante antiche, salvandole dall’estinzione e coltivandole in orti su piccola scala. Il pregio di queste varietà di semi deriva dall’elevato valore nutritivo dei prodotti che producono e dal loro facile adattamento all’agricoltura eco-compatibile. Selezionate per essere non tanto omogenee e perfette esteticamente, ma buone e gustose, oltre che resistenti in maniera naturale a molte avversità. Le loro caratteristiche non soddisfano, però,  i criteri di omogeneità e stabilità richieste per rientrare nel catalogo ufficiale europeo; inoltre, non possono essere brevettate in quanto patrimonio dell’umanità.

Le sette grandi multinazionali del settore sementiero, detengono la quasi totalità del mercato, possono commercializzare le sementi ibride di cui detengono i brevetti.

Al contrario delle vecchie varietà, gli ibridi sono brevettabili e offrono imbattibili garanzie di stabilità ed omogeneità, il registro prevede che le varietà in esso incluse si riproducano dando vita a prole ad essa simile e che tutti gli organismi derivati da un medesimo processo siano omogenei e simili. Questa norma favorisca solo ed esclusivamente chi detiene i brevetti di tali incroci.

La sentenza del 12 luglio della Corte di Giustizia europea, arriva in risposta ad una controversia tra due imprese francesi, l’associazione no-profit Kokopelli e un produttore di sementi Graines Baumaux sas. La Graines Baumaux sas aveva denunciato la Kokopelli accusandola di commercializzare sementi non iscritte nei cataloghi ufficiali; le sementi in questione sono di varietà arcaiche. Inizialmente la Corte di Giustizia aveva sentenziato che: “L’assenza di una semente dal catalogo non è indice del fatto che non sia “buona”, perché le norme che ne regolano l’iscrizione non riguardano alla futura la salubrità delle piante, ma a logiche commerciali.” nel caso specifico la commercializzazione di varietà arcaiche rientrava nella deroga prevista dalla direttiva 2009/145/CE, assolvendo di fatto la Kokopelli. Ma il 12 Luglio, a seguito del ricorso della gigante Graines Baumaux sas  la Corte ribalta il verdetto e sancisce :”l’obbligo d’ iscrizione ufficiale di una varietà vegetale per la sua commercializzazione, così come previsto dalle direttive sementiere, non viola i principi del libero esercizio di un’attività economica e della libera circolazione delle merci, e nemmeno interferisce con gli impegni presi per la tutela delle risorse fitogenetiche.” La”Graines Baumaux” ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente -“la cessazione di tutte le attività dell’associazione”, pericolosa per il business. La Corte europea ha motivato e giustificato il suo verdetto a favore della Graines Baumaux sostenendo che il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali ha l’obbiettivo di ottenere ”una accresciuta produttività agricola” come se l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite, bisognose di aumentare le loro rese alimentari.

Con questa sentenza si mettono fuorilegge tutte le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – alcune anche Italiane – che commettono il ”crimine” di preservare e distribuire a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.

La Corte di Giustizia ha preso la sua decisione contrariamente al suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che ”la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principi della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci”. Violando praticamente uno dei tre dogmi del liberismo. 

 A QUESTO LINK TROVATE LA SENTENZA INTEGRALE.

Per capire al meglio la sentenza, bisogna sottolineare l’obbligo di registrare le sementi di varietà orticole presso un apposito registro europeo. La registrazione costa tempo (l’iter dura molti anni) e denaro (fino ad 1 milione di euro) e richiede che le varietà registrate soddisfino precisi criteri di stabilità, distinzione e omogeneità.

La deroga prevista dalla direttiva 2009/145/CE lascerebbe maggiori libertà per la vendita ed il commercio di sementi di varietà arcaiche, ma di fatto essa viene disattesa in quanto le condizioni di iscrizione al registro delle varietà arcaiche non differiscono da quelle del registro suddetto; e altre deroghe sono valide solo all’interno di certi territori ben precisi, da cui originano le varietà considerate.

La Corte di Giustizia Europea, sottolinea l’importanza dei registri e del commercio unicamente delle varietà in essi contenuti, per impedire la vendita e la coltivazione di sementi potenzialmente nocive o che non consentano una produzione agricola ottimale, caratterizzata dal massimo profitto. In pratica, che tutto ciò che rappresentano le antiche varietà orticole può essere nocivo perché non sufficientemente produttivo (per le lobby sementiere). Le vecchie varietà open pollinated, ad impollinazione libera davano al contadino la chance di riseminarle, anno dopo anno, senza dover acquistare più le sementi. Anno dopo anno, i contadini potevano selezionare piante eccezionali, piene di gusto, profumo, bellezza, storia, vita. Erano le piante della loro vita, e le trasmettevano ai loro figli ed eredi;  le stesse piante che hanno sfamato l’Europa. Oggi con i nuovi, produttivi ibridi, perfetti e uguali, il contadino viene espropriato di un suo fondamentale diritto: quello di conservare e tramandare i propri semi. 

Cosa fare? Cercate i semi dei vostri nonni. Coltivate gli ecotipi della vostra regione. Adottate una vecchia varietà orticola! Contattate le associazioni di Seed Savers, in Italia sono attivi diversi gruppi, da Gli Amici dell’Orto a Coltivare Condividendo, dalla Rete Semi Rurali a Civiltà Contadina. Provate anche con le associazioni di coltivatori biologici e gli Istituti Agrari che possono fornire sementi di antiche varietà cerealicole.

Liberi cittadini si stanno unendo contro questo abuso di potere, che compromette il futuro dell’agricoltura tradizionale:

http://www.navdanyainternational.it/index.php/seed-freedon-salviamo-i-nostri-semi/229-dichiarazione-per-la-liberta-dei-semi

Il 9 ottobre 2012 a Roma, Vandana Shiva ha presentato il rapporto “LA LIBERTA’ DEI SEMI”, promosso da Navdanya International, AIAB e FIRAB con l’adesione di una fitta schiera di sigle.

Vandana Shiva, con un video diffuso in tutto il mondo, ci esorta a seguire l’esempio di Gandhi e di Martin Luther King, che hanno detto: “Non seguiremo le leggi ingiuste, ma una legge più alta, quella dell’umanità”.

I brevetti sulla vita violano questa legge più alta e noi non lo permetteremo.

“Gli incontri sono alcune delle tappe importanti della campagna lanciata dall’Alleanza Mondiale per la Libertà dei Semi, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini e i governi sull’emergenza dei semi e sulla necessità della loro salvaguardia per garantire sicurezza e sovranità alimentare dal livello locale a quello mondiale.

La presenza in Italia della scienziata e attivista è un appuntamento del vasto calendario di iniziative che ruotano attorno alla giornata del 16 ottobre. Tale data è stata intitolata Giornata Mondiale della Sovranità Alimentare dalla società civile italiana (nelle vesti del CISA – Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare) e internazionale (rappresentata dall’IPC – International Planning Committee for Food Sovereignty) che si incontreranno a Roma in questi giorni per i lavori del Comitato Sicurezza Alimentare della FAO”.

Coltivate, condividete, seminate biodiversità. Perché i semi che abbiamo ricevuto dal passato, dai nostri nonni, sono un Patrimonio inestimabile da difendere e tutelare.

Link articolo http://firenze5stelle.com/2012/10/10/le-sementi-tradizionali-e-la-biodiversita-non-si-oltraggiano/

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Scritto da Matteo Clerici Domenica 02 Settembre 2012 21:38 Questo articolo è stato letto: 1515 volte

sofistalimentdi Matteo Clerici – NewsFood

Il 12 luglio è stato fondamentale per l’agricoltura e l’alimentazione e l’agricoltura in Europa. Una sentenza della Corte di Giustizia UE ha messo al bando le sementi tradizionali non iscritte del catalogo ufficiale. Il pronunciamento è stato il passo finale di un percorso che ha visto contrapposti i piccoli agricoltori ai grandi industriali ed alle multinazionali produttrici di OGM. L’UE inizia a dire la sua sulle sementi tradizionali nel 1998 tramite direttiva che ne riserva commercio e scambio alle ditte, vietandolo agli agricoltori.

Azione paradossale: le sementi tradizionali sono infatti nate e cresciute grazie agli agricoltori stessi, che le hanno selezionate in base a necessità, territorio e consuetudini. Inoltre, l’iter di registrazione per una nuova varietà era complesso burocraticamente (fino a 15 anni di lavoro) e pesante economicamente: 1 milione di Euro, oltre le possibilità dei piccoli coltivatori.

Così, questi si sono coalizzati in associazioni di Seed Salvers (salvatori di semi), con lo scopo di difendere le piante antiche, tramite orti ad hoc di piccola scala. Come spiegano i contadini stessi, se tali sementi tradizionali non hanno grande valore economico producono alimenti dall’alto valore nutritivo e sono perfettamente adattabili ad una agricoltura biologica.

Di recente, la battaglia chiave. L’azienda Graines Baumax, produttrice di sementi, accusa Kokopelli (ONG di piccoli coltivatori) di gestire le sementi tradizionali violando il sistema comunitario del registro ufficiale.

Il parere dei giudici francesi era stato favorevole a Graines Baumax, e Kokopelli aveva deciso di portare il ricorso davanti agli organi di Bruxelles.

L’iter legale UE inizia il 19 maggio, con la memoria dell’Avvocato Generale.

Il 19 maggio, il testo faceva notare come “La registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principi della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci”.

La prima sentenza della Corte è stata allora favorevole ai Seed Salvers.

I giudici avevano deciso come “L’assenza di una semente dal catalogo non è indice del fatto che non sia “buona”, perché le norme che ne regolano l’iscrizione non riguardano alla futura la salubrità delle piante, ma a logiche commerciali.” In parole povere, il caso specifico di tutela delle sementi tradizioni rientrava nelle deroghe previste dalla direttiva 2009/145/CE: perciò, la Kokopelli era assolta.

È arrivato però il ricorso di Graines Baumax e la seconda sentenza della Corte UE.

Secondo i magistrati, “L’obbligo d’ iscrizione ufficiale di una varietà vegetale per la sua commercializzazione, così come previsto dalle direttive sementiere, non viola i principi del libero esercizio di un’attività economica e della libera circolazione delle merci, e nemmeno interferisce con gli impegni presi per la tutela delle risorse fitogenetiche.”.

In base a quanto diffuso, motivazione principale della nuova sentenza la convinzione che il divieto di commercializzazione delle sementi antiche e tradizionali abbia lo scopo di favorire “Un’accresciuta produttività economica”.

Sulla base del pronunciamento, i rappresentati legali di Graines Baumax hanno chiesto alla Corte d’imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e (implicitamente) “La cessazione di tutte le attività dell’associazione”.

La sentenza non è passata inosservata, con attori in Italia pronti a valutarne il significato.

In prima fila, Assosementi: come spiega il Presidente, la sentenza “Ribadisce non solo la piena validità dell’asse portante della politica sementiera comunitaria e nazionale, l’identificazione ufficiale delle varietà e la loro iscrizione in un registro, ma avvalla indirettamente anche lo strumento della certificazione ufficiale dei prodotti sementieri per le specie agricole, quale garanzia nei confronti di utilizzatori e consumatori circa l’identità e la tracciabilità delle sementi impiegate”.

Altrove, i commenti sono meno positivi. Alcuni ritengono come la sentenza metta de facto fuorilegge tutte le associazioni (anche italiane) che tutelano e recuperano le antiche sementi. Tutti questi gruppi diventerebbero criminali, poiché lavorano con sementi fuori dal catalogo ufficiale.

Ancora più amaro il commento di Kokopelli: “Perché non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti? Forse perché non c’è una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili”.

Fonte: http://www.newsfood.com/q/b1535fff/addio-ai-sapori-l-ue-mette-al-bando-le-sementi-tradizionali/

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Addio sovranità alimentare: Monti dichiara illegale l’agricoltura a “chilometro zero”

By Edoardo Capuano – Posted on 14 settembre 2012

km 0Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo“, è questo il pensiero di Henry Kissinger, ex Segretario di Stato dell’era Nixon e Ford e membro portante del gruppo Bilderberg.

Forse la possente azione dell’Unione europea, imbastita per dare l’assalto alla sovranità alimentare dei singoli stati, ha avuto origine da questo spassionato consiglio del famoso politico statunitense.

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (Monsanto e altre multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato un reato. Per far fronte a questa imposizione sono nate varie associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali, con lo scopo di preservare e distribuire a chi le richiede, sementi fuori dal catalogo uffìciale affidato alle mani delle multinazionali.

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le suddette associazioni di volontari. Essi sono criminali delle sementi, sporchi tradizionalisti che mirano alla condivisione incontrollata del bene comune.

Ma non è finita qui.

Il nostro premier golpista Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a “chilometro zero”. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.

Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvemento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.

(Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”)

E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza.

Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.

Il controllo delle sementi, quindi dell’agricolura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.

Attentano alla basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.

Il culto dell’ugualianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.

Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?

link correlati:
L’Ue e il governo Monti proscrivono anche la sovranità alimentare
Nove Semi (Navdania) – La Biodiversità di Vandana Shiva
L’Europa cancella le sementi tradizionali
Unione europea: dittatura delle sementi
Le Multinazionali della morte: L’uomo della Mon(santo) ha detto si!
Il codex alimentarius, la paura alimentare del nuovo millennio
Dove portano gli Ogm
L’Ue e la dittatura delle sementi
Il mondo secondo Monsanto

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Sementi Antiche: Contributo sulla sentenza della Corte di Giustizia Europea

giovedì 16 agosto 2012

Kokopelli e la biodiversità anarchica (e lucrativa)

Published by  Alberto Olivucci on  Mon 06 Agosto 2012
Da giorni in rete si sproloquia su una recente sentenza della corte di giustizia europea, chiamata a volte direttiva, che istituirebbe l’illegalità delle sementi antiche. Il bello della rete è proprio questo, il parlare/scrivere che viene dalla spontaneità. In questo caso ho aspettato anche io una reazione da parte della Rete Semi Rurali che ha una delega non scritta a occuparsi di problematiche legali, soprattutto se di natura sovrannazionale. Tardando ad arrivare ho deciso di muovermi, come presidente di Civiltà Contadina, una delle associazioni di seed savers italiane, in base a un post sul gruppo FB di Civiltà Contadina. Leggete ora con attenzione:
Dall’esame della questione sollevata non è emerso alcun elemento idoneo ad inficiare la validità della direttiva 2002/55/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa alla commercializzazione delle sementi di ortaggi, e della direttiva 2009/145/CE della Commissione, del 26 novembre 2009, che prevede talune deroghe per l’ammissione di ecotipi e varietà vegetali tradizionalmente coltivati in particolari località e regioni e minacciati dall’erosione genetica, nonché di varietà vegetali prive di valore intrinseco per la produzione vegetale a fini commerciali ma sviluppate per la coltivazione in condizioni particolari e per la commercializzazione di sementi di tali ecotipi e varietà.
Questa è la sentenza, tolte tutte le considerazioni delle parti e dei giudici. Qui si dice incontrovertibilmente che la normativa europea è e resta valida. E questa è una buona notizia. Kokopelli aveva richiesto invece di eliminarla perché ledeva il suo diritto di impresa, che già questo è tutto un dire, ma come diritto di impresa per una associazione non lucrativa? La normativa in effetti contiene ampie possibilità per la diffusione di varietà da conservazione, senza questa normativa sarebbe il caos che è peggio. Anche per le viti e per i bulloni ci sono regole, quelle dele norme ISO che sono internazionali. Se qualcuno propone viti e bulloni fuori standard il mercato gliele rifiuta, non c’è bisogno di leggi europee.
Vediamo invece perché la corte europea è stata coinvolta. Si tratta in effetti di un litigio da pollaio. Baumaux, ditta sementiera, denuncia Kokopelli, associazione senza scopo di lucro, per concorrenza sleale. Entrambe vendono sementi antiche, ma Baumaux segue con scrupolo le regole imposte alle ditte sementiere, invece Kokopelli ritiene non doversi sottomettere a nessuna regola perché è associazione, ma vende sementi che non hanno nessuna registrazione e autorizzazione in Europa e fattura a livello di ditta sementiera. Che fare? Prendere parte per l’una o per l’altra? Kokopelli buona e Baumaux cattiva? I giudici francesi sono portati dalle leggi in vigore a dare ragione a Baumaux. Kokopelli invece ricorre dicendo che le leggi europee ledono il suo diritto di impresa. La Corte di Giustizia dice invece che le antiche varietà possono essere commercializzate, ma bisogna iscriverle secondo le leggi. In Italia ad esempio sono iscrizioni gratuite. Che cosa vietava a Kokopelli di iscrivere le varietà che vendeva rientrando così nell’alveo della legalità? Anche un’associazione lo può fare, Arche Noah in Austria lo ha fatto per decine di varietà e ora le vende tramite una ditta sementiera. Quello che non capisco è perché Kokopelli che impresa non è, ma associazione senza scopo di lucro, fa impresa e vende grandi quantità di sementi. In effetti le leggi in vigore regolano il mercato, ma se regalo sementi non iscritte non entro in contrasto con le leggi.
Entrando nel dettaglio:
  • In alcuni articoli che ho letto viene scritto che ora in base a questa sentenza gli agricoltori non possono più seminare i semi antichi: FALSO!  Gli agricoltori possono continuare a fare come prima, la legge non cambia, anzi in base a questa legge potranno vendere sementi di varietà regionali iscritte al registro regionale o nazionale.
  • Ho letto che la registrazione richiede costi di 1.000.000 € e fino a 12 anni di tempo: FALSO! La registrazione di una varietà commerciale richiede 2 anni di prove in campo e circa 3-4.000 €, ma se si tratta di sementi antiche, quelle su cui contendevano Baumaux e Kokopelli, il costo è 0 € e pochi mesi di attesa.
  • C’è chi scrive che gli agricoltori non possono più scambiarsi le sementi: FALSO! Tutto resta come prima, la sentenza ribadisce la validità dei regolamenti della C.E. Gli agricoltori hanno pieno diritto a riseminare con sementi tratte dal proprio raccolto. Quindi possono anche seminare con sementi non acquistate dal mercato.
  • Si dice che le associazione di seed savers diventano fuorilegge: FALSO! Se i semi si regalano fra privati e non si vendono non si entra nel campo di applicazione della legge.
  • Anche un agricoltore o un’associazione può iscrivere una varietà ai registri come varietà da conservazione, se antica, o varietà da uso amatoriale, il costo è 0€. Quello che serve è saper presentare la documentazione richiesta, cioè descrizioni botaniche e bibliografia storica se si tratta di varietà contadina.
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La banca dei semi

Lunedì 26 Giugno 2006, 20:00 in Alimentazione, Buone notizie dal mondo di

Longyearbyen4 No, il post di oggi non è dedicato alla procreazione assistita … Si parla di semi vegetali e della decisione di costruire nel freddo dell’artico un grande frigorifero che possa ospitare tutta la biodiversità delle specie che concorrono alla nutrizione dell’umanità. Leggete questi estratti dal comunicato stampa del Fondo Mondiale per la Diversità delle Colture.

SVALBARD, NORVEGIA (19 giugno 2006) — Oggi, su un’isola vicino al Polo Nord, i capi di stato di cinque paesi del Nord Europa e il Fondo Mondiale per la diversità delle colture hanno gettato le basi per un deposito di sementi “a prova di errore” scavato in una montagna artica. Il deposito garantirà la sopravvivenza a lungo termine delle colture alimentari essenziali nel mondo. Gli orsi polari che si aggirano minacciosi sull’isola sono stati definiti dal direttore del Fondo un ulteriore scudo contro eventuali minacce. L’iniziativa fa parte di una più ampia strategia globale a tutela della disponibilità alimentare mondiale tramite la conservazione di una collezione di sementi di vitale importanza, provenienti da tutto il mondo, dai tropici alle più alte latitudini.

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Pineapple_seeds “Una struttura che ci darà la possibilità di ripristinare le colture annientate da gravi catastrofi”, ha affermato Cary Fowler, Segretario Esecutivo del Fondo nonché autore dello Studio di Fattibilità, da poco pubblicato, sul deposito di sementi in Artide. “Ma la diversità delle colture non è solo messa in pericolo da eventuali cataclismi, come una guerra nucleare, ma anche da disastri ambientali, incidenti, cattivi sistemi di gestione, tagli di bilancio tutt’altro che lungimiranti”.

Il governo norvegese e il Fondo Mondiale per la diversità delle colture hanno guidato questo impegno per creare un deposito di sementi, quale ultima istanza, nel ghiaccio Artico; scavato nel permafrost e nella roccia, conserverà le sementi di ogni nazione del mondo.

Late_blight_of_potato Tutelare la biodiversità delle colture ci aiuta a prevenire disastri come la grande carestia avvenuta in Irlanda nel 1845-1849 in cui morirono più di un milione e mezzo di persone, a causa della distruzione dei raccolti di patate ad opera di un fungo parassita, la peronospera (phytophthora infestans). Tutte le patate coltivate in Irlanda appartenevano ad un’unica specie, la patata Lumper, particolarmente vulnerabile al fungo. Se l’Irlanda avesse avuto una maggiore biodiversità, altre specie di patate sarebbero probabilmente sopravvissute. Oggi questo fungo ha fatto una ricomparsa in Bangladesh, distruggendo porzioni consistenti di raccolto.

[Questa notizia appare oggi sulla stampa italiana; questo post era stato scritto qualche giorno fa, ma per l’affollarsi di altri argomenti era stato posposto; così ho perso lo scoop …

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SEMI DI DISOBBEDIENZA

by redazione

COLTIVARE-CONDIVIDENDODa luglio le sementi non registrate sono fuorilegge per l’Unione Europea. Ma a Feltre un gruppo di contadini difende i propri fagioli.

A vederle nella cucina di casa, mentre sgranano fagioli intorno a un tavolo, non diresti che Isabella e Giusi siano due disobbedienti. Stanno scartando i gialet, fagioli tipici di queste zone di montagna bellunese all’ombra delle Dolomiti. Alcuni di quelli che stanno scegliendo diventeranno sementi per la prossima stagione. Eppure quel loro gesto, antico quanto le montagne del feltrino, non ha cittadinanza nell’Europa dei regolamenti: formalmente i semi dei fagioli che con pazienza hanno cresciuto per tutta l’estate non possono essere commerciati. Lo stabilisce una sentenza della Corte di giustizia europea dello scorso 12 luglio, secondo cui è vietato commercializzare sementi che non siano registrate nel catalogo ufficiale europeo. Le altre posso solo regalarle, o scambiarle, così come hanno fatto Giusi Cappellari, Isabella Rinaldi e quanti fanno parte di Coltivar condividendo, un gruppo informale di agricoltori, e non solo, della zona di Feltre che hanno a cuore la tutela del territorio, della biodiversità e del paesaggio.

“Ma sei io voglio piantare un campo di fagioli per farne la mia fonte di reddito come faccio? Me li faccio regalare?” si chiede Tiziano Fantinel, agronomo e anima del gruppo. “Si ostacola l’uso di queste sementi per favorire quelle certificate e ibride, ma il 75 per cento dei brevetti -spiega- è in mano alla solita manciata di multinazionali che controllano anche il mercato dei pesticidi”.

Il legislatore, come si legge sul sito del Ministero dell’Agricoltura, si difende sostenendo che “l’obbligo di iscrizione al registro ufficiale comunitario rappresenta un elemento di garanzia fondamentale, sia per i produttori agricoli che per i consumatori, in quanto un’autorità pubblica garantisce le caratteristiche delle varietà iscritte”. Una garanzia che non convince Tiziano. “Questo processo richiede che le varietà registrate soddisfino precisi criteri di stabilità, distinzione e omogeneità, ovvero caratteristiche che le varietà antiche come quelle che sono da sempre coltivate qui da noi non hanno”. Il che equivale a tagliarle fuori di fatto dal sistema. Anche perché, se è vero come precisa il Ministero che la registrazione è sulla carta gratuita, richiede una tale quantità di operazioni burocratiche che una piccola associazione che si occupa della salvaguardia della biodiversità difficilmente si può permettere.

Una battaglia, quella di Tiziano e di Coltivar condividendo, che a livello mondiale è portata avanti da Vandana Shiva che promuove l’alleanza globale “salviamo i nostri semi”. Nel manifesto si spiega come “la libertà dei semi è minacciata dalla loro deliberata trasformazione da risorsa rinnovabile autogenerativa a merce brevettata non rinnovabile”. Il caso più estremo è la cosiddetta tecnologia Terminator, una tecnica che rende le sementi sterili dopo il primo raccolto, obbligando di fatto i contadini a riacquistare ogni anno le sementi invece di produrle da sè. È anche per questo che il gruppo Coltivar condividendo ha deciso di promuovere la disobbedienza civile per proteggere le sementi tradizionali. “Abbiamo dato vita a un progetto di museo diffuso che prevede la donazione di qualche seme a chi se ne vuole prendere cura, in modo che queste persone lo possano riprodurre seguendo tecniche di coltivazione biologica e buone pratiche agricole. Oggi sono coinvolte nell’iniziativa un centinaio di persone: ognuno ha solo l’obbligo di compilare delle schede utili a raccogliere dati e informazioni scientifiche che servono per aumentare la nostra conoscenza su queste varietà” prosegue Tiziano.

Ma c’è di più. La clandestinità delle sementi ha come corollario il mancato sviluppo commerciale dei fagioli autoctoni. “Se un seme non è registrato, e dunque burocraticamente non esiste, neanche il suo frutto è commerciabile. Almeno non nella grande distribuzione e nei canali di vendita ufficiali. Non esistendo formalmente non puoi etichettarlo e dunque venderlo” spiega Tiziano. Un paradosso che va a tutto vantaggio dei soliti giganti che condizionano mercati e regolamenti. “Oggi se vai in un supermercato quanti fagioli trovi? Due, tre. Nella sola provincia di Belluno, che storicamente è sempre stata la culla dei fagioli in Italia, se ne contano 35 tipi diversi” aggiunge Tiziano.

I fagioli gialet che sgranavano Isabella e Giusi sono presidio Slow food e sono frutto del lavoro di una quindicina di produttori piccoli e piccolissimi riuniti in consorzio; quelli di Lamon sono addirittura un prodotto Igp. Ma le altre 33 varietà del bellunese sono in tutto e per tutti fagioli fantasma. “Tutto va bene finché rimani in ambito folcloristico, da cartolina. Ma se cerchi di uscire da un circuito fatto di ristoratori amici, gruppi di acquisto solidale e qualche negozio ecco che iniziano i problemi” spiega Tiziano. E questo è proprio quello che loro contestano.

“Vogliamo mettere in discussione il discorso economicista che guida la politica agricola europea orientata al massimo profitto favorire un circuito di economia locale basata sul rispetto dell’ambiente, sulla consapevolezza del valore del lavoro puntando sulle tipicità locali” aggiunge. “Pensare di produrre nel bellunese un qualsiasi ibrido commerciale, lo stesso che viene coltivato in pianura, in Brasile o in Cina, trattandolo con gli stessi pesticidi non ci permette certo di affermare che il nostro è un prodotto migliore e diverso, non ci consente di giustificare costi di produzione inevitabilmente più alti. Se invece puntiamo sulle nostre tipicità, le coltiviamo biologicamente e magari le offriamo ai turisti, legandole al territorio, possiamo giustificare un valore aggiunto dovuto a qualità e unicità, e facciamo qualcosa di utile per noi e la nostra terra”.

Proprio quello che stanno facendo Isabella e Giusi, che qualche anno fa hanno abbandonato le vite precedenti e si sono dedicate all’agricoltura biologica, coltivando gialet e altri prodotti tradizionali della montagna feltrina che stavano scomparendo. Potrebbero essere una buona fonte di guadagno, considerando che secchi vengono venduti sui 14 -16 euro al chilo contro i 3-4 dei borlotti da supermercato. Ma la burocrazia rende tutto più difficile, e alle volte, come quest’anno, ci si mette anche il clima: l’80 per cento della produzione è andata perduta. È proprio vero: per avere buoni frutti, bisogna avere buoni semi.

di Osvaldo Spadaro

Tratto da Terre di mezzo

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Campagna Mondiale “Salviamo i nostri semi”

Il futuro del nostro sostentamento e la qualità di ciò che mangiamo dipende anche dalle sementi a disposizione di chi coltiva la terra

Vandana Shiva ha lanciato una campagna mondiale per le settimane dal 2 al 16 ottobre nel quale concentrare l’attenzione mondiale sulla grave situazione di “schiavitù” al quale l’uomo sta sottoponendo i semi e sulla non più rimandabile necessità di revisionare la legislazione attuale in materia di commercializzazione delle sementi con queste parole: I semi sono il primo anello della catena alimentare. La libertà dei semi è la base di tutte le nostre libertà. Oggi questa libertà è seriamente minacciata. Siamo testimoni di un’emergenza dei semi a livello globale. E’ necessario mantenere i semi liberi come “beni comuni”. Le vere forze che hanno generato la crisi, tramite una morte finanziaria, ora vogliono appropriarsi del benessere reale della società e del futuro, vogliono appropriarsi dell’acqua e della terra.

La situazione attuale in Europa

Oggi anche per la normativa dell’agricoltura biologica e quindi per gli organismi di controllo biologici è vietato usare sementi di vecchie varietà (o nuove varietà) che non siano state preventivamente iscritte all’albo dell’E.N.S.E. (Ente Nazionale Sementi Elette) anche se prodotte con metodi da agricoltura biologica

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità Europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandone la possibilità di farlo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, un delitto, una grave colpa. Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.

Si noti che la direttiva europea non osa vietare semplicemente e puramente lo scambio di sementi antiche: non vigono forse da noi tutte le libertà possibili e immaginabili? Lo fa subdolamente e perversamente stabilendo un iter di registrazione fortemente tecnico ed oneroso non accessibile a contadini e comuni cittadini.

Le sementi ibride, oppure maschio–sterili sono invece approvate e benedette dal sacro libro E.N.S.E. quindi cosa se ne deduce: che chi ha i soldi controlla le sementi.

La qualità del cibo

La drastica riduzione delle varietà e la preferenza data alle sementi artificiali priva la nostra alimentazione di una quantità pari a circa 15-30 mila sostanze (se ne scoprono di continuo di nuove) che si trovano nelle verdure e frutta naturali.

Diventa ogni giorno più chiaro che nelle verdure più comuni sono contenuti migliaia di fito-sostanze e complessi chimici, di cui si va scoprendo ogni funzione immuno-stimolante, detossicante, immuno-attivanti, antio-ossidanti, coenzimatiche, essenziali per la salute umana. Un semplice pomodoro appena colto da un terreno assolutamente privo di sostanze tossiche può contenere 10 mila sostanze chimiche diverse. Il sapore e l’odore che le specie antiche e tradizionali hanno più deciso rispetto alle moderne, spesso è dato proprio da questi fattori attivi ed essenziali.

Il calo delle sostanze utili contenute nella frutta e nella verdura va dal 40 al 100% nel giro di 50 anni di chimicizzazione delle campagne; lo sostiene una grande ricerca del Der Spiegel.

Le nostre finalità

ASCI è una associazione federale ambientalista senza fini di lucro che si propone la difesa e rinascita del mondo rurale italiano. E’ composta da piccoli agricoltori che non vogliono avere carattere di impresa ma solo di mestiere, che hanno fatto una scelta di vita e professionale nel massimo rispetto dell’ambiente, delle tradizioni, bandendo l’impiego di prodotti chimici, di sintesi, manipolati geneticamente, dalla conduzione della propria attività.

Come associazione ASCI vuole praticare la diffusione e lo scambio di semi tra chi lo desidera e auspica la creazione di una spinta verso le istituzioni europee perché vengano modificate norme a favore degli interessi di pochi che ledono la libertà e offendono il comune buon senso.

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Nota per gli agricoltori

E’ ora di alzare la testa e di agire a favore della libertà dei semi. Abbiamo organizzato due iniziative per uno scambio/donazione di semi e una conferenza dibattito sull’argomento. In queste occasioni infatti disubbidiremo alle leggi ingiuste e doneremo\scambieremo semi di grani antichi siciliani, di legumi e di altri semi che si vorranno portare liberamente. Ci appelliamo a Voi custodi del seme per una partecipazione massiccia per far vedere, in città, alla stampa ed alle istituzioni, che ci sono ancora semi tradizionali e che c’è la volontà di ricominciare\continuare a seminare come si è fatto per secoli e per dimostrare che per migliorare geneticamente le varietà non c’è bisogno ne degli OGM e ne degli scienziati venduti alle Multinazionali.

Vi invitiamo dunque per riprendere un percorso, iniziato con il blog scambio di semi, per dare più forza e più risalto a questo importantissimo argomento che riguarda il futuro dei nostri figli.

Gli appuntamenti dunque sono:

SCAMBIO DI SEMI
SABATO 13 OTTOBRE ORE 11:00
in PIAZZA STESICORO (di fronte McDonalds), CATANIA
CONFERENZA/DIBATTITO “LA SOVRANITA’ ALIMENTARE”
MARTEDI 16 OTTOBRE ORE 19:00
c/o AULA MAGNA SCUOLA CAVOUR in via Carbone 6, CATANIA

Info su  www.scambiosemi.wordpress.com

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11 maggio 2013 | Autore

Ecco provata la mia tesi del perché questo massacro generale di piante nel verde pubblico.

Traduzione dal francese a cura di Nicoletta Forcheri di un articolo tratto da http://www.blogapares.com/la-commission-europeenne-va-criminaliser-presque-toutes-les-semences-et-plantes-non-enregistrees-aupres-des-gouvernements/ 10 maggio 2013

La Commissione europea sta per criminalizzare quasi tutte le sementi e le piante non registrate….
Le magagne di alcuni venditori di sementi antiche, che sono messe in ginocchio dalle lobby delle sementi, assumono tutto il significato alla luce delle elucubrazioni dei tecnocrati non eletti a Bruxelles. Il peggio ci era stato promesso dalle proposte di brevettare la materia viva di Monsanto and Co… e il peggio sta per essere accettato a nostra insaputa…Vogliono fare dei popoli, per quanto degenerati, le loro chimere transgeniche… Resistenza!!! Piantiamo!!! Non lasciamoci “piantare”…

Diano Marina, ciliegio segato

Una nuova legge proposta dalla Commissione europea, renderebbe illegale “coltivare, riprodurre e commercializzare” qualsiasi seme di verdura che non sia stato “testato, approvato o accettato” dal nuovo ente burocratico europeo dal nome “Agenzia per l’UE sulla diversità delle piante”.

La chiamano anche Legge sui materiali riproduttivi delle piante e lo scopo è quello di rendere virtualmente responsabile il governo di tutte le piante e di tutti i semi. I giardinieri amatoriali che coltivano le loro piante con semi non registrati sarebbero considerati dei criminali in virtù di questa legge.

Il testo di bozza della legge, già emendato varie volte per via dell’enorme reazione negativa da parte dei giardinieri, è visibile qua (non l’ho trovato in francese, e mi sono venuti i nervi per un po’ quando ho visto che non figura neanche sul sito della Gazzetta Ufficiale della Commissione europea, non essendo ancora stata votata forse esiste solo in inglese, la lingua mondiale)

«Questa legge arresterà immediatamente lo sviluppo professionale delle varietà di legumi da parte dei giardinieri amatoriali, dei produttori biologici e dei piccoli produttori», ha detto Ben Gabel, che coltiva legumi ed è il direttore del catalogo delle sementi naturali. “I giardinieri amatoriali hanno bisogni realmente diversi, ad esempio fanno giardinaggio manuale, non hanno macchinari e non possono o non vogliono utilizzare polveri chimiche.

Non è possibile registrare le varietà che convengono agli usi domestici, poiché non rispettano i severi criteri dell’Agenzia per la diversità delle piante, che si occupa unicamente di approvare quel genere di sementi impiegate dagli agricoltori industriali.”

Virtualmente tutte le piante, tutti i legumi, i semi e i giardinieri saranno alla fine registrati dal governo.

Tutti i governi naturalmente si sono innamorati dell’idea di registrare chiunque e qualsiasi cosa, ai sensi del comma IV della legge proposta dall’UE :

Comma IV : registrazione delle varietà nei registri nazionali e dell’Unione

Al fine di renderle disponibili sul mercato attraverso l’Unione, le varietà saranno incluse in un registro nazionale o dell’Unione tramite una procedura di applicazione diretta dal CVPO (Community Plant Variety Office = Ufficio della Comunità per la diversità delle piante).

I giardinieri devono anche pagare un canone alla burocrazia dell’UE per registrare i loro semi. Stando al testo di legge proposta:

Le autorità competenti e il CVPO preleveranno un canone per l’elaborazione delle domande, l’esame formale e tecnico comprendente audit, la denominazione delle varietà e il mantenimento delle varietà per ogni anno durante tutta la durata della registrazione.

Sebbene la legge possa limitarsi inizialmente ai giardinieri professionisti, costituisce un precedente per proseguire prima o poi con i giardinieri amatoriali ed esigere che rispettino questi stessi stupidi regolamenti.

La burocrazia governativa diventa folle

“E’ un esempio della deriva burocratica” afferma Ben Gabel. “Questa nuova legge non fa altro che creare una miriadi di funzionari civili in UE pagati per spostare montagne di carta per tutta la giornata, sopprimendo il rifornimento di semi ai giardinieri amatoriali e interferendo con i diritti degli agricoltori di coltivare quello che vogliono. Ed è altrettanto molto fastidioso che si siano arrogati il potere di normare e di rilasciare autorizzazioni, nel futuro, per tutte le varietà di piante, non solo per le varietà agricole ma anche per qualsiasi tipo di erba, di torba, di fiori, per tutte quante, senza doverlo riferire al Consiglio per votazione”

Il gergo impiegato da una burocrazia malata che costringerà i coltivatori e i giardinieri a piegarsi a questa legge UE è un linguaggio orwelliano che non significa che una sola cosa: tutti i giardinieri dovrebbero preparasi a sottomettersi alla follia governativa relativa ai semi, ai legumi e ai giardini privati.

(…)

Come volevasi dimostrare, questa idea è la “soluzione finale” di Monsanto, DuPont e altre multinazionali sementiere che da tempo hanno ammesso che

il loro scopo è quello di controllare integralmente tutte le sementi e le colture del pianeta. Criminalizzando la coltivazione privata di verdura, trasformando in tal modo i giardinieri in criminali, i burocrati dell’UE possono finalmente cedere il controllo totale del rifornimento alimentare alle potenti multinazionali come la Monsanto.

La maggior parte delle sementi di varietà antiche diventeranno fuori legge

Quasi tutte le varietà antiche di semi di legumi saranno criminalizzati ai sensi di questa legge dell’UE. Ciò significa che il fatto di salvaguardare semi i di una generazione per riseminarli l’anno successivo (,,,) diventerà un atto criminale.

Inoltre, come spiega Gabel, questa legge “,,, ucciderà efficacemente l’impiego di sementi nei giardini privati dell’UE”.

E’ l’auspicio supremo di tutti i governi, naturalmente: criminalizzare qualsiasi azione volta all’autonomia e rendere la popolazione del tutto dipendente dai monopoli delle multinazionali per la sua sopravvivenza. E’ vero sia negli USA che nell’UE. Ed è quello che fanno i governi: prendono il controllo, settore per settore, anno dopo anno, fino a quando vivremo come schiavi nel regime dittatoriale mondiale.

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L’UE: piccoli ortaggi fuorilegge, vietato prodursi il cibo

16 maggio 2013

Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati” da una nuova burocrazia europea denominata “Agenzia delle Varietà Vegetali europee”. Si chiama “Plant Reproductive Material Law”, e tenta di far gestire al governo la regolamentazione di quasi tutte le piante e i semi. Se un contadino della domenica coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale. Questa legge, protesta Ben Gabel del “Real Seed Catalogue”, intende stroncare i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala. «Come qualcuno potrà sospettare – afferma Mike Adams su “Natural News” – questa mossa è la “soluzione finale” della Monsanto, della DuPont e delle altre multinazionali dei semi, che da tempo hanno tra i loro obiettivi il dominio completo di tutti i semi e di tutte le coltivazioni sul pianeta».

Criminalizzando i piccoli coltivatori di verdure, qualificandoli come potenziali criminali – aggiunge Adams in un intervento ripreso da “Come Don Chisciotte” – i burocrati europei possono finalmente «consegnare il pieno controllo della catena alimentare nelle mani di corporazioni potenti come la Monsanto». Il problema lo chiarisce lo stesso Gabel: «I piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali – per esempio, coltivano senza usare macchine e non vogliono utilizzare spray chimici potenti». Per cui, «non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo, perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali». Praticamente, d’ora in poi, tutte le piante, i semi, gli ortaggi e i giardinieri dovranno essere registrati. «Tutti i governi sono, ovviamente, entusiasti dell’idea di registrare tutto e tutti», sostiene Adams. Tanto più che «i piccoli coltivatori dovranno anche pagare una tassa per la burocrazia europea per registrare i semi». Gestione delle richieste, esami formali, analisi tecniche, controlli, denominazioni delle varietà: tutte le spese saranno addebitate ai micro-produttori, di fatto scoraggiandoli.

«Anche se questa legge verrà inizialmente indirizzata solo ai contadini commerciali – spiega Adams – si sta stabilendo comunque un precedente che, prima o poi, arriverà a chiedere anche ai piccoli coltivatori di rispettare le stesse folli regole». Un tecno-governo impazzito: «Questo è un esempio di burocrazia fuori controllo», spiega Ben Gabel. «Tutto quello che produce questa legge è la creazione di una nuova serie di funzionari dell’Ue, pagati per spostare montagne di carte ogni giorno, mentre la stessa legge sta uccidendo la coltura da sementi prodotti da agricoltori nei loro piccoli appezzamenti e interferisce con il loro diritto di contadini a coltivare ciò che vogliono». Inoltre, aggiunge Gabel, è molto preoccupante che si siano dati poteri di regolamentare licenze per tutte le specie di piante di qualsiasi tipo e per sempre – non solo di piante dell’orto, ma anche di erbe, muschi, fiori, qualsiasi cosa – senza la necessità di sottoporre queste rigide restrizioni al voto del Consiglio.

Come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli: «Il problema di questa legge è sempre stato il sottotitolo, che dice un sacco di belle cose sul mantenimento della biodiversità e sulla semplificazione della legislazione», come se il nuovo dispositivo rendesse finalmente le cose più facili, ma «negli articoli della legge c’è scritto tutto il contrario», avverte Adams. Esempio: dove si spiega come “semplificare” le procedure per le varietà amatoriali, non si fa nessun accenno alle accurate classificazioni già elaborate dal Defra, il dipartimento britannico per l’agricoltura impegnato a preservare le varietà amatoriali. Di fatto, spiega lo stesso Adams, la maggior parte delle sementi tradizionali saranno fuorilegge, ai sensi della nuova normativa comunitaria. «Questo significa che l’abitudine di conservare i semi di un raccolto per la successiva semina – pietra miliare per una vita sostenibile – diventerà un atto criminale». Inoltre, spiega Gabel, questa legge «uccide completamente qualsiasi sviluppo degli orti nel giardino di casa in tutta la comunità europea», avvantaggiando così i grandi monopoli sementieri.

E’ quello che stanno facendo i governi, insiste Adams: «Stanno prendendo il controllo, un settore alla volta, anno dopo anno, fino a non lasciare più nessuna libertà», al punto di «ridurre le popolazioni alla schiavitù in un regime dittatoriale globale». Si avvera così la “profezia” formulata da Adams nel libro “Freedom Chronicles 2026” (gratuito, scaricabile online), nel quale un “contrabbandiere di semi” vive in un tempo in cui le sementi sono ormai divenute illegali e c’è gente che, per lavoro, ne fa contrabbando, aggirando le leggi orwelliane imposte della Monsanto. L’incubo pare destinato a trasformarsi in realtà: «I semi stanno per diventare prodotti di contrabbando», afferma Mike Adams. «Chiunque voglia prodursi il suo proprio cibo sta per essere considerato un criminale». Questo, conclude Adams, è il dominio totale sulla catena alimentare. «Tutti i governi cercano un controllo totale sulla vita dei cittadini». Per questo, oggi «cospirano con le multinazionali come la Monsanto», ben decisi a confiscare la libertà più elementare, cioè il diritto all’alimentazione. «Non vogliono che nessun individuo sia più in grado di coltivare il proprio cibo».

http://www.libreidee.org/2013/05/lue-piccoli-ortaggi-fuorilegge-vietato-prodursi-il-cibo/

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