A distanza di 80 anni, le premesse per un nuovo olocausto?

olocaustoSiccome sappiamo che è bene tenere gli occhi aperti, e che la storia è maestra di vita, ma solo se la si conosce (non hanno inventato per questo la giornata della memoria?) è bene segnalare che i rischi che si ripeta un altro olocausto sono tutt’altro che remoti. Sì perchè se pensavate che la razza umana si è evoluta, e certe forme di razzismo, odiose, detestabili, non sono più possibili, dovete ricredervi: ci sono ancora, proprio oggi, a fine 2013.

Un sondaggio condotto presso un campione di popolazioone ha evidenziato come il 75% di quella popolazione sia favorevole alla deportazione dei propri connazionali di razza diversa. Sono per una deportazione in un altro stato, siano questi concordi o meno.

E in questo stato, dove esistono già leggi razziali (ma come? Non sono state bandite nel consesso delle nazioni civili? No, purtroppo, nonostante l’esperienza triste del secolo scorso, ci sono ancora!) che discriminano cioè gli individui in base alla razza di appartenenza, queste minoranze sono maltollerate, escluse dalla maggior parte della vita civile e considerate alla stregua di esseri inferiori. Lo so che sembra strano, ma è così. E noi, a memoria di quell’olocausto che avvenne il secolo scorso, dobbiamo tenere alta l’attenzione e impedire che tali semi di odio e di razzismo possano germinare e produrre crimini analoghi.

A proposito, lo stato di cui stiamo parlando è Israele.

http://www.middleeastmonitor.com/articles/arab-media/671-israeli-poll-75-percent-favour-deporting-fellow-citizens-netanyahu-favours-birth-control

Israeli poll: 75 percent favour deporting fellow citizens; Netanyahu favours birth control

Israeli poll: 75 percent favour deporting fellow citizens; Netanyahu favours birth controlIsraeli poll: 75 percent favour deporting fellow citizens; Netanyahu favours birth control

By Zuhair Andrew

A survey conducted by the Israeli Knesset channel shows that 75 percent of Israeli Jews are in favour of deporting Israeli-Arab citizens to a future Palestinian state as part of any deal between the Israeli government and the Palestinian Authority. Almost seven hundred people representing a sample of the Jewish public in Israel were asked if it could be justified to demand the deportation of Arab citizens of the Zionist state as part of a peace agreement with the Palestinians. Twenty-five percent rejected the idea outright; of the 75 percent who agreed with deportation, 28 percent said all Arabs should be deported, 19 percent preferred deportation only from certain areas, while 28 percent said that deportation should be based on a “loyalty test”.

On issues of identity, 50 percent of the Jews surveyed said that they believe that the Arabs in Israel relate first and foremost to Palestinian identity and then identify themselves as Israelis. Forty percent said that Israeli-Arabs relate only to a Palestinian identity, and 1 percent said that they believe that Arab citizens of Israel think of themselves only as Israelis.

While the majority of the Jews who took part in the survey said that Arab citizens’ right to stay in their homes is not a given, 52 percent believe that the Israeli authorities do not discriminate against Israeli-Arabs; 43 percent said that they do discriminate.
The demography of the state of Israel is a major issue and Prime Minister Benjamin Netanyahu regards his Arab citizens as a demographic time bomb. In an effort to boost his popularity ratings while those of his political rivals tumble, Netanyahu has launched a media campaign to convince Israelis of his important role in reducing the birth rate among Israeli-Arabs. He believes that this is essential to preserve Israel as a Jewish state. During interviews with a number of television channels, Netanyahu told viewers that when he was finance minister in the Sharon government (2003 – 2005), he reduced state social security benefits to families with many children in an effort to persuade Israeli-Arabs that there was no financial benefit from having large families and so to cut their birth rate. Netanyahu claims that this was a successful move.
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Nell’ora nel giorno nel mese e nell’anno la guerra che si farà sul fiume Eufrate distruggerà un terzo dell’umanità“ (Apocalisse – Capitolo 9)

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Navi da guerra della NATO al largo delle coste siriane

2939493Copyright © 2013 Global Research

Il dispiegamento navale è stato deciso “prima” dell’attacco chimico del 21 agosto

di Michel Chossudovsky

Un massiccio dispiegamento navale degli Stati Uniti e alleati si svolge nel Mediterraneo orientale al largo delle coste della Siria, così come nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. Anche se questa dimostrazione di forza militare potrebbe non rientrare nel piano di attacco immediato contro la Siria, crea un clima di timore in Siria. L’US Navy ha schierato l’USS San Antonio, una nave da assalto anfibio nel Mediterraneo orientale. La San Antonio raggiunge cinque cacciatorpediniere statunitensi “già sul posto per dei possibili attacchi missilistici sulla Siria, ha detto un funzionario della difesa.” L’USS San Antonio, con diversi elicotteri e centinaia di marine a bordo, “staziona nel Mediterraneo orientale“, ma “non ha ricevuto alcun compito specifico“, ha detto l’anonimo funzionario della difesa. L’US Navy schiera cinque navi da guerra e una nave anfibia in Mediterraneo davanti la Siria. L’USS San Antonio disponendo di attrezzature per lo sbarco anfibio, può essere utilizzata per sbarcare seimila tra marinai e marine, ma comunque “niente scarponi sul terreno” rimane il motto ufficiale. Allora, perché gli statunitensi schierano la loro più avanzata nave da assalto anfibio? Le notizie suggeriscono che sia routine e che non ci siano piani di attacco: “Nessuno sbarco anfibio è previsto, tuttavia, il presidente Barack Obama ha escluso qualsiasi ‘stivale sul terreno’”. (Ibid)
Attualmente vi sono cinque cacciatorpediniere al largo delle coste della Siria: gli USS Stout, Mahan, Ramage, Barry e Graveley, per non parlare della nave d’assalto anfibio San Antonio. I cacciatorpediniere sono equipaggiati con missili da crociera Tomahawk, e “sono pronti a sparare… se Obama dà l’ordine.” Il 28 agosto, l’US Navy annunciava il dispiegamento del cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, USS Stout, in rotta per unirsi ad altri quattro cacciatorpediniere,”mentre fioccano le accuse che il regime del presidente siriano Bashar al-Assad ha usato armi chimiche contro i civili, il 21 agosto“. Nella solita torsione, questo dispiegamento di Forze navali di Stati Uniti ed alleati, viene preceduto dall’attacco chimico attribuito al Presidente Bashar al-Assad. Secondo i registri navali, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Stout (DDG 55) è partito dalla Naval Station Norfolk, in Virginia, il 18 agosto 2013, “per schierarsi nella zona di responsabilità della VI Flotta statunitense“. L’USS Ramage ha lasciato la Naval Station Norfolk il 13 agosto per il Mediterraneo orientale, “per rilevare il Mahan“. Ma in realtà è stato deciso di schierare tutti e cinque cacciatorpediniere lungo le coste siriane. Questa decisione è stata presa dal Pentagono molto prima degli attacchi chimici del 21 agosto, che costituiscono il pretesto di Obama per intervenire su motivazioni umanitarie.
La nave d’assalto anfibio San Antonio che trasporta elementi del 26° Marine Expeditionary Unit, si è unita ai cinque cacciatorpediniere dell’US Navy nel Mar Mediterraneo orientale, ha confermato un funzionario della difesa (30 agosto). “Nessun compito specifico è stato assegnato finora”, ha detto il funzionario, parlando in condizione di anonimato. “La San Antonio è in mare nella prudente decisione che possa essere spedita dove è necessaria.” I cinque cacciatorpediniere posizionati vicino la Siria sono: Barry, Gravely, Mahan, Ramage e Stout. L’US Navy aveva tre cacciatorpediniere nel Mediterraneo, e il Ramage e lo Stout dovevano sostituire il Mahan e il Gravely rispettivamente, quando sono arrivati questo mese. Ma i funzionari hanno deciso di mantenerli tutti e cinque sul posto, mentre gli Stati Uniti soppesano un attacco. Ogni cacciatorpediniere può trasportare fino a 90 missili da crociera Tomahawk, anche se di solito ne trasportano assai di meno durante le operazioni. Marinecorpstimes.com, 30 agosto 2013
Questo massiccio dispiegamento navale comprende anche dei sottomarini strategici, ordinato prima del tragico evento del 21 agosto, ponendo così la domanda: “Se l’attacco chimico è la giustificazione per intervenire, perché l’ordine di lanciare l’operazione navale “umanitaria” R2P contro la Siria è stata decisa “Prima” del 21 agosto? Vi era già la consapevolezza o l’intelligence riguardo l’evento dell’attacco chimico del 21 agosto?” Un attacco contro la Siria immediato o a breve termine è improbabile. Obama ha annunciato il 31 agosto che avrebbe cercato l’approvazione formale del Congresso degli Stati Uniti, che si riunirà il 9 settembre. Le notizie da fonti indipendenti forniscono prove certe che i ribelli di al-Qaida, sponsorizzati dagli Stati Uniti (reclutati e addestrati dalle Forze Speciali alleate), hanno in possesso armi chimiche, e questo ritardo non favorisce la credibilità politica del presidente. Inoltre, vi è la prova che i ribelli sponsorizzati dagli USA hanno usato armi chimiche contro i civili. Nel fornire queste armi chimiche ai “ribelli” di al-Qaida, l’alleanza USA-NATO-Israele viola il diritto internazionale, per non parlare della propria legislazione antiterrorismo. Sostenere apertamente al-Qaida è diventata la “Nuova Norma”. Quando le varie prove vengono assemblate, il quadro che emerge è quello di un’”operazione falsa bandiera” svolta dai “ribelli” e dalle forze speciali statunitensi, per incolpare il Presidente Bashar al-Assad di aver ucciso la propria gente. Come accennato in precedenza, il dispiegamento navale è stato deciso prima dell’attacco chimico del 21 agosto. Tale diabolico attacco false flag, che consiste nell’uccidere dei civili e incolparne il governo siriano, costituisce la giustificazione dell’intervento militare per “motivi umanitari”.
Gli Stati Uniti e i loro alleati sono in procinto di schierare le loro forze navali al largo delle coste siriane. Il Pentagono ha confermato che la portaerei USS Nimitz e il suo gruppo d’attacco si dirigono verso il Mar Rosso dall’Oceano Indiano ma, secondo dichiarazioni ufficiali, “non è stato dato l’ordine di partecipare all’attacco limitato degli Stati Uniti contro la Siria“. “Il funzionario ha detto che il gruppo d’attacco non ha avuto assegnata alcuna missione e il passaggio del Mar Rosso è una mossa prudente, nel caso siano necessarie le sue risorse per “massimizzare le opzioni disponibili”. Le altre navi del gruppo d’attacco dell’USS Nimitz sono l’USS Princeton e tre caccia, USS William P. Lawrence, USS Stockdale e USS Shoup. Le ultime notizie indicano che la portaerei USS Harry S. Truman e il suo gruppo d’attacco siano nel Mare Arabico settentrionale. Nel frattempo, vi sono conferme che la Francia ha inviato la sua fregata antiaerea Chevalier Paul nel Mediterraneo orientale. La nave da guerra francese si unisce alla flotta di navi da guerra statunitensi e britanniche”, tra cui i cacciatorpediniere dell’US Navy e i sottomarini inglesi e statunitensi, armati con missili da crociera Tomahawk.” La Siria viene dipinta dai media francesi come l’aggressore: “La nave Chevalier Paul è uno dei caccia più avanzati francesi della classe Horizon,… sarà “estremamente utile” se la Siria decidesse di lanciare attacchi aerei contro la flottiglia internazionale”. La portaerei a propulsione nucleare francese Charles de Gaulle rimane in banchina, nel porto di Tolone, nel sud della Francia, secondo le agenzie di stampa.”

Navi da guerra russe verso le coste siriane
Una situazione critica si sta affermando: anche Mosca ha annunciato l’invio di due navi da guerra nel Mediterraneo orientale, per aumentare la sua potenza navale presso la base navale russa del porto di Tartus, nella Siria meridionale. L’agenzia ha citato una fonte dello stato maggiore delle forze armate dire che una nave anti-som e un incrociatore lanciamissili saranno inviati nei prossimi giorni, perché la situazione “richiede alcuni aggiustamenti” della forza navale. ‘Navi da guerra francesi e russe verso la Siria’ – France24

I sistema di difesa aerea della Siria
L’S-300 russo è operativo. Il dispiegamento del sistema missilistico superficie-aria S-300 in Siria è previsto dal Ministero della Difesa russo dal 2006. La Siria possiede anche il sistema di difesa aerea Pechora-2M. Il Pechora-2M è un sofisticato sistema antiaereo multiplo, che può essere utilizzato anche contro i missili da crociera. Se questa difesa aerea non fosse attiva, l’attuazione di una “no fly zone” di USA-NATO sarebbe senza dubbio già stato previsto. Descrizione: il Pechora-2M è un sistema missilistico antiaereo superficie-aria a corto raggio, progettato per la distruzione di aerei, missili da rociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli aerei volanti a quote basse e medie. Inoltre, in risposta alle installazioni dei missili Patriot della NATO in Turchia, la Russia ha consegnato alla Siria gli avanzati missili Iskander, pienamente operativi. L’Iskander è descritto come un sistema missilistico superficie-superficie “che nessun sistema di difesa missilistica può tracciare o distruggere“: l’Iskander può volare a velocità ipersonica, ad oltre 1,3 chilometri al secondo (Mach 6-7) ed ha una gittata di oltre 280 miglia con una precisione millimetrica nel distruggere bersagli con la sua testata da 1.500 chili, un incubo per qualsiasi sistema di difesa missilistica.

Osservazioni conclusive
Il mondo è a un bivio pericoloso. Il dispiegamento navale di Stati Uniti e alleati nel Mediterraneo orientale, è contiguo al dispiegamento di navi da guerra russe presso la base navale russa di Tartus. La Siria ha un sistema di difesa aerea avanzato, che sarà utilizzato nel caso di un attacco statunitense. Consiglieri militari russi assistono le forze armate siriane. La Siria ha anche potenti forze terrestri. La Siria ha costruito il suo sistema di difesa aerea con l’arrivo e l’installazione negli ultimi anni del sistema russo S-300.
La storia ci dice che le guerre sono spesso causate in modo imprevisto, da “errori politici” ed umani. Questi ultimi sono tanto più probabili nel sistema politico corrotto e diviso di Stati Uniti ed Europa occidentale. La pianificazione militare USA-NATO è supervisionata da una gerarchia militare centralizzata. Le operazioni di comando e controllo sono, in teoria, “coordinate”, ma in pratica sono spesso segnate da errori umani. I servizi segreti spesso operano indipendentemente e al di fuori della responsabilità politica. Mentre i pianificatori militari sono profondamente consapevoli dei pericoli dell’escalation, i politici rispondono agli interessi economici dominanti, e in ultima analisi decidono il lancio di un importante teatro di guerra. Qualsiasi forma d’intervento militare diretto USA-NATO contro la Siria destabilizzerebbe l’intera regione, che potrebbe condurre a un’escalation su una vasta area geografica, dal Mediterraneo orientale al confine Afghanistan-Pakistan con il Tagikistan e la Cina. La pianificazione militare comporta scenari intricati e giochi di guerra da entrambe le parti, tra cui opzioni militari relative ai sistemi d’arma avanzati. Uno scenario da Terza Guerra Mondiale è contemplato dai pianificatori militari USA-NATO-Israele fin dall’inizio del 2000. L’escalation è parte integrante dell’agenda militare. I preparativi di guerra per attaccare la Siria e l’Iran sono in “avanzato stato di preparazione” da diversi anni. Abbiamo a che fare con il complesso processo decisionale politico e strategico che coinvolge l’interazione di potenti gruppi d’interesse economico e le azioni occulte dei servizi segreti. Nel caso della Siria, l’intelligence degli USA e delle sue controparti occidentali e israeliane sostengono l’insurrezione armata in gran parte integrata dai mercenari di al-Qaida e dagli squadroni della morte.
Il ruolo della propaganda di guerra è di primaria importanza non solo per lo conformare l’opinione pubblica affinché accetti l’ordine del giorno bellico, ma affinché si crei un consenso nelle alte sfere decisionali. Una forma selettiva di propaganda di guerra è diretta agli “alti funzionari” (TOPOFF) delle agenzie governative, dell’intelligence, delle forze armate e dell’ordine, ecc. Tutte destinate a creare un consenso inflessibile a favore della guerra e dello Stato di polizia. Mentre i piani di guerra avanzano, è essenziale che i pianificatori politici e militari siano giustamente impegnati a condurre la guerra “in nome della giustizia e della democrazia“. Perché ciò avvenga, devono credere fermamente nella loro propaganda, vale a dire che la guerra è “uno strumento di pace e di democrazia”. Non hanno alcun interesse per il devastante impatto dei sistemi d’armi avanzati, ordinariamente classificato come “danni collaterali”, e tanto meno per il senso e il significato della guerra preventiva con l’utilizzo di armi nucleari. Va notato che il consenso alla guerra umanitaria sarà estremamente fragile se ampi settori dell’opinione pubblica saranno contrari alla guerra. Le guerre sono sempre decise dai leader civili e dagli interessi aziendali, piuttosto che dai militari. La guerra serve agli interessi economici dominanti, che agiscono dietro le quinte, nelle riunioni aziendali a porte chiuse, nei think tank di Washington, ecc.
La realtà capovolta. La guerra è pace. La menzogna diventa verità. La propaganda di guerra, vale a dire le menzogne mediatiche, costituisce il più potente strumento di guerra. Senza la disinformazione dei media, l’agenda bellica US-NATO-Israele sarebbe crollata come un castello di carte. La legittimità dei criminali di guerra ai vertici sarebbe spezzata. E’ quindi essenziale disarmare non solo i media mainstream, ma anche il segmento degli autoproclamati media alternativi “progressisti” che danno legittimità alla “responsabilità di proteggere” (R2P) del mandato della NATO, in gran parte con l’obiettivo di smantellare il movimento contro la guerra. La strada per Teheran passa per Damasco. Una guerra all’Iran comporterebbe, come primo passo, la destabilizzazione della Siria come Stato-nazione. La pianificazione militare riguardante la Siria è parte integrante dell’agenda bellica contro l’Iran. La guerra contro la Siria potrebbe evolvere verso una campagna militare USA-NATO-Israele contro l’Iran, in cui Turchia e Israele sarebbero direttamente coinvolti. E’ fondamentale diffondere le notizie e spezzare i canali di disinformazione mediatica. Una comprensione critica e imparziale di ciò che accade in Siria è di cruciale importanza per invertire la marea dell’escalation militare verso una grande guerra regionale.
Il nostro obiettivo è in definitiva di smantellare l’arsenale militare USA-NATO-Israele e ripristinare la pace nel mondo. E’ essenziale che i popoli di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Italia, Israele, Turchia e di tutto il mondo impediscono questa guerra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Segnalazione di www.ariannaeditrice.it

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Gli sciacalli dichiarano guerra al Libano

Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Giovanni Sorbello

Il clima di paura e di terrore che si viveva in Libano durante gli anni della guerra civile, ritorna ad inquietare la quotidianità del popolo libanese. Nell’ultimo anno episodi di violenza ed attentati sono aumentati in maniera esponenziale in tutto il Paese, a causa anche del vicino conflitto siriano che influenza e coinvolge sempre di più il Libano. Il confine siriano è diventato zona di guerra a tutti gli effetti, ogni giorno razzi lanciati dai “ribelli” siriani colpiscono le città e i villaggi libanesi lungo il confine; attacchi che già hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti. La città di Tripoli, roccaforte degli estremisti sunniti e salafiti, è teatro di continui scontri a fuoco tra miliziani del quartiere di Bab al-Tabbaneh vicini ai “ribelli” siriani, e gli abitanti alawiti di Jabal Mohsen, fedeli al legittimo governo siriano e alla resistenza libanese.

Altro punto caldo è la città costiera di Sidone, da anni in balia delle violenze dei miliziani salafiti legati allo sceicco Ahmad al-Assir, anche lui vicino ai salafiti del Fronte al-Nusra, che attaccano gli abitanti sciiti della città. Proprio poche settimana fa un attacco da parte dei gruppi salafiti contro una postazione dell’esercito, ha scatenato un conflitto che ha provocato la morte di 18 militari e 28 terroristi. Da diversi mesi la resistenza libanese di Hezbollah è costantemente minacciata da queste bande di terroristi, finanziati e sostenute da diversi Paesi stranieri. L’interesse strategico che molte potenze estere – Israele, Stati Uniti, Qatar ed Arabia Saudita su tutte – hanno sulla regione medio orientale, rappresentano la vera minaccia per la stabilità e la sicurezza del Libano. Il fallimento militare che questi Paesi stanno riscontrando in Siria, nonostante la pioggia di miliardi di dollari investiti, potrebbe essere tra le cause del cambio di strategia che vede il Libano, roccaforte dei nemici sciiti di Hezbollah, il nuovo campo di battaglia dell’internazionale del terrore.

Questa mattina i pochi dubbi in merito sono stati spazzati via dal vile attentato commesso nel quartiere sciita di Beir Al-Abed, nel sobborgo meridionale di Beirut. L’esplosione è stata causata da un’autobomba situata nel parcheggio vicino il centro della cooperazione islamica, procurando il ferimento di 53 civili e gravi danni all’edificio. Quindi, un preciso attacco al cuore della resistenza libanese, un salto di qualità, se così vogliamo definire un atto criminale e sconsiderato, che suona come l’ennesimo messaggio di sfida al movimento di Hezbollah. Nessuno è rimasto particolarmente sorpreso, in tanti si aspettavano un innalzamento della tensione e quindi, la probabilità di attentati nelle zone sciite di Beirut. Il luogo dell’attentato è stato totalmente circoscritto dalla sicurezza del Partito di Dio, in collaborazione con l’esercito libanese, provvedendo anche al fermo di almeno un sospetto. Da registrare momenti di tensione all’arrivo sul luogo dell’attentato del ministro degli interni Charbel, fortemente contestato dai cittadini presenti che lo accusano di non voler affrontare con determinazione, i continui attacchi contro la comunità sciita libanese.

L’attacco di oggi ufficializza di fatto ciò che in tanti temevano e prevedevano, e cioè uno scontro aperto che coinvolgerà tutto il Paese, e che vedrà da una parte le milizie di mercenari al soldo dei già citati Paesi, e dall’altra parte il popolo e la resistenza libanese. Il Libano, ma soprattutto Hezbollah, rappresentano l’obiettivo principale e finale da parte di quelle potenze straniere, che vedono nel partito di Dio la vera ed unica minaccia per i loro propositi criminali in Medio Oriente.

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Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=20041

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Sionismo, Nuovo Ordine Mondiale, Controllo Mentale, Complottismo

Pubblicato in data 27/mar/2013

Il sogno del grande Israele
Gesù e la terza coppa della Pasqua
L’ira vendicativa di Dio nella Bibbia
(Es 23,31)

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George W. Bush e il Codice Ezechiele
Ciò che George Bush ha realmente detto a Jacques Chirac per incitarlo a intervenire in Iraq

http://www.golemindispensabile.it

Jocelyn Rochat

Razionalismo laico vs. profezie veterotestamentarie – una metafora incompresa? È il dubbio fin ovvio che suggerisce la lettura di un articolo uscito sul numero 39 di “Allez savoir!”, periodico svizzero dell’Università di Losanna, che dedica un resoconto e un editoriale alla sconcertante lettura che George W. Bush diede a Jacques Chirac della pericolosità dell’Iraq di Saddam Hussein poco prima di aggredire il paese, nel 2003. Vi riproponiamo il servizio in questione, che ci ha segnalato Carlo Bertelli, in cui Thomas Römer, esperto di teologia dell’Università di Losanna racconta i retroscena dell’incontro al vertice.
La Francia ha gioco facile nel presentarsi, nelle parole dell’autore dell’articolo, come campione dell’eredità razionalista, caratteristica degli stati a “democrazia avanzata”, mentre gli Stati Uniti sembrano precipitati in una età buia tormentata da visioni apocalittiche – almeno nelle convizioni del suo presidente.
Ringraziamo Jocelyn Rochat per averci autorizzato a riprendere gli articoli, che potete leggere nella versione originale a questo indirizzo:
Allez savoir! (www2.unil.ch)

___________________________________________“Allez savoir!” n. 39 settembre 2007

Editoriale
Quel vento di Gog che arriva dall’America

Chi ha sentito parlare di Gog e Magog? Rassicuratevi, cari lettori e care lettrici, siete la larga maggioranza ad aggrottare le sopracciglia. E dunque comprenderete bene la perplessità di Jacques Chirac che udì, un giorno del 2003, George W. Bush spiegargli che bisognava intervenire militarmente in Iraq perché Gog e Magog si erano messi all’opera.
Non cercate degli squilibrati del male nello stato maggiore di Saddam Hussein. Non ci hanno mai lavorato. E a ragione: Gog e Magog sono i protagonisti di una oscura profezia che si deve a un tale Ezechiele e che figura nell’Antico Testamento. Quando si abbandona alle proprie convinzioni più intime sulla politica medio orientale George W. Bush non pensa dunque al petrolio o a delle basi che possano accogliere i suoi soldati. Non parla di economia né di geostrategia. Reagisce invece come un credente in attesa che si realizzi una profezia biblica…
Se “Allez savoir!” ha scelto di evocare queste sbalorditive confidenze di W. a Jacques Chirac in questo numero è perché un ricercatore dell’UNIL si è trovato implicato nell’affare. Il professore di teologia Thomas Römer è stato chiamato dall’Eliseo, che cercava di chiarire i riferimenti esoterici del presidente degli Stati Uniti. Essendo Jacques Chirac ormai in pensione, oggi il ricercatore di Losanna può esprimersi liberamente su quella conversazione, che ormai appartiene alla storia. Oltre all’interesse che vi è nello scoprire i retroscena della politica internazionale, questo estratto degli scambi Bush-Chirac sull’Iraq deve ancora attirare la nostra attenzione sulle problematiche conseguenze della nostra ignoranza sempre più crassa in materia di cultura cristiana.
Perché, come Jacques Chirac, una quantità di europei non avrebbe saputo ribattere al riferimento biblico invocato da George W. Bush nel 2003. Per mancanza di cultura religiosa, ma anche perché siamo in molti a credere, nella Svizzera romanda come nella vicina Francia, così fiera della sua laicità, che la sfera religiosa sia stata definitivamente bandita dalla gestione degli affari degli stati democratici avanzati.
Siamo anche in molti a immaginare che questo sentimento sia ormai confinato nella sfera privata, dove può esprimersi senza far scorrere (troppo) sangue. Una speranza che bisognerà ridimensionare in tutta fretta, pena la totale mancanza di comprensione del corso attuale degli avvenimenti mondiali.
L’11 settembre ci aveva ricordato che nel mondo musulmano alcuni fanatici sono pronti a compiere gli atti peggiori e più estremi per ricollocare Dio al potere. E i riferimenti surrealisti di George W. Bush (p. 34 di questo numero) finiranno col convincervi, se ve ne fosse bisogno, che esistono anche dei cristiani che si adoperano per rimettere la chiesa al centro del villaggio planetario.
Il problema è che una buona risposta a questi nuovi folli di dio passa attraverso un ritorno ai testi religiosi. Tanto per ricordare agli uni che il Corano vieta specificamente di assalire i non combattenti, le donne e i bambini, e di spiegare agli altri che l’Iraq di ieri e l’Iran di domani non sono quella Persia nemica di Dio di cui parlava il profeta Ezechiele quando immaginava la fine dei tempi, ormai 2000 anni fa.
Più pace nel mondo passa per questo sforzo di chiarimento. Il problema è che ci vuole una eccellente conoscenza delle scritture per arrivarci. Un ambito che non è veramente il nostro forte. E su questo né Gog né Magog possono smentirci.

Esclusivo: Ciò che George Bush ha realmente detto a Jacques Chirac per incitarlo a intervenire in Iraq
George W. Bush e il Codice Ezechiele
Quando evoca la situazione politica in Medio Oriente, il presidente degli Stati Uniti vede Gog e Magog all’opera. Due creature che appaiono in una visione apocalittica dell’Antico Testamento! Le spiegazioni di Thomas Römer, un esperto dell’UNIL (Università di Losanna) contattato dall’Eliseo nel 2003, quando Jacques Chirac cercò di ottenere chiarimenti sui riferimenti sconcertanti di George W. Bush.

«Il telefono squillava. Era la responsabile del Servizio biblico della Federazione protestante di Francia. Mi ha chiesto se potevo scrivere una pagina su Gog e Magog per l’Eliseo». Professore di Teologia all’Università di Losanna (UNIL) e specialista dell’Antico Testamento, Thomas Römer si è immerso nei retroscena della politica internazionale. Questa richiesta teologica apparentemente banale ha delle ramificazioni insospettabili, poiché è stata suscitata da George W. Bush.

Le profezie si compiono
«Durante quella telefonata appresi che il presidente degli Stati Uniti aveva evocato Gog e Magog in una conversazione con Jacques Chirac. La discussione volgeva sull’attualità in Medio Oriente. Dopo aver spiegato che egli vedeva Gog e Magog all’opera, George W. Bush ha aggiunto che le profezie bibliche stavano per compiersi» prosegue Thomas Römer.
Questa conversazione, che verteva ancora sull’asse del male, si svolse all’inizio del 2003, qualche settimana prima dell’intervento americano in Iraq. George W. Bush tentò allora, ancora una volta, di convincere Jacques Chirac a seguirlo nella sua “operazione Giusta causa” che la Francia rifiutava con determinazione.
Dal momento che né Jacques Chirac né i suoi servizi avevano compreso il riferimento del presidente americano, Parigi si mise al lavoro. George W. Bush appartiene alla chiesa cristiana evangelica, l’Eliseo si rivolse ai protestanti di Francia, che trasmisero la richiesta a Thomas Römer. «Niente di strano, – prosegue il ricercatore dell’UNIL – collaboriamo spesso sul piano scientifico con i nostri vicini».
Ecco dunque il teologo di Losanna incaricato di dare delucidazioni all’Eliseo su Gog e Magog. Un incarico che lo specialista dell’Antico Testamento svolge volentieri, e di cui parla per la prima volta oggi, ora che il presidente Jacques Chirac è andato in pensione e che questo episodio appartiene alla storia.

Un testo poco sicuro e poco chiaro
«Ho redatto un foglio A4 in cui erano spiegati i fondamenti teologici di Gog e Magog, due creature che compaiono nel Genesi, e soprattutto in un paio di capitoli assai oscuri del Libro di Ezechiele, nell’Antico Testamento», ricorda il teologo dell’UNIL. Oltre ad avere più di un titolo, Ezechiele è un testo sconcertante. «La trascrizione che ci è giunta è poco sicura, i nomi citati pongono problemi e il testo è difficile» aggiunge Thomas Römer. Se questo non bastasse a confondere il lettore del XXI secolo, questo libro «contiene ancora un messaggio un po’ dissimulato. Fa parte di un genere di scritti che speculano sul futuro con un linguaggio criptico, destinati agli iniziati». Non è tuttavia necessario essere esperti di esoterismo per afferrare a grandi linee questa profezia apocalittica. I redattori del Libro di Ezechiele hanno aggiunto, nei capitoli 38 e 39 del libro, una visione secondo la quale una grande armata mondiale sta per aggregarsi, e questa coalizione di popoli sta per sferrare l’attacco finale contro Israele. «Questo confronto è voluto da Dio, che intende approfittare di questo conflitto per fare tabula rasa dei nemici del suo popolo, prima dell’inizio di una nuova era» prosegue Thomas Römer.

Gog, alleato o principe di Magog?
L’autore di questo testo pone nella sua coalizione dei popoli noti agli archeologi, come i Persiani e i Nubiani, gli Assiri e i Kushiti. Aggiunge anche degli altri nomi che lasciano perplessi gli storici, ma che non lasciano alcun dubbio sul senso della profezia. L’armata che si mette in marcia è importante, e raduna popoli venuti da lontano a circondarli, ma prevalentemente dal nord di Israele. Secondo il testo, Ezechiele annuncia anche che questa grande coalizione sarà guidata da un certo Gog, forse sostenuto da Magog. Nelle diverse traduzioni della Bibbia si può leggere «Gog e Magog», «Gog di Magog» o «Gog, nel paese di Magog» e perfino «Gog, principe di Magog». «È difficile decifrare questi nomi – sottolinea Thomas Römer – proprio come i nomi di Meshek e Tubal, che sono anch’essi associati alla coalizione e che restano enigmatici».

Ipotesi recenti
Questo enigmatico Gog suscita discussioni da venti secoli. George W. Bush oggi probabilmente lo cerca nell’Iran che assembla la bomba atomica dopo averlo inseguito in Iraq. Ma non è il solo a interrogarsi. Prima di lui un altro presidente americano ha creduto all’imminenza della realizzazione della profezia di Ezechiele…
«Ronald Reagan conosceva bene la Bibbia, e aveva creduto che la guerra fredda e l’esistenza della bomba atomica rendessero realizzabile la profezia di Ezechiele, dunque che il momento fosse giunto» prosgue Thomas Römer.
«Dal momento che Gog è un nemico che proviene dal nord di Israele, e dal momento che Meshek può facilmente essere apparentato a Mosca, i lettori di Ezechiele, da venti, venticinque anni a questa parte hanno spesso associato Gog alla Russia comunista. Sottolineavano il fatto che il testo biblico dice che Gog è chiamato “alla testa” di questa coalizione. Ora, in ebraico, “testa” si dice “rosh”; da “rosh” si passa facilmente a “Russia”, dunque la Russia comunista» sorride il teologo dell’UNIL. La caduta del muro di Berlino ha spazzato via questa ipotesi, e l’imminenza dell’apocalisse sembra sfumare… Per un razionalista come Thomas Roömer la “minaccia” è sparita da più di duemila anni.

Gige, Alessandro e Nerone
Generalmente gli interpreti di Ezechiele non fanno le pulci all’attualità per scoprire segni dell’arrivo imminente di Gog e delle sue armate apocalittiche. Storici e teologi ne cercano piuttosto le tracce nel passato. «Alcuni ricercatori hanno identificato Gog con Gige, che fu sovrano dell’Anatolia nel VII sec. a.C. Potrebbe essere lui all’origine di questo testo apocalittico: penso si tratti dello stesso tipo di procedimento utilizzato nel caso delle profezie apocalittiche di Daniele, da ricondurre al grande nemico di quell’epoca, Antioco IV.
Se si aggiunge che numerosi studiosi pensano che l’imperatore Nerone sia il famoso 666 evocato nell’Apocalisse di Giovanni, che la Grande Prostituta sia Roma e che la caduta annunciata sia quella dell’impero romano, si vede come il passato possa fornire supporto a tutte le profezie apocalittiche bibliche. Un approccio storico che Thomas Römer privilegia.
La profezia di Ezechiele, se vogliamo dare credito all’interpretazione del ricercatore dell’UNIL, sarebbe dunque legata alla lunga spedizione di Alessandro il Grande. «L’arrivo dell’ellenismo nel Vicino Oriente costituì uno choc culturale notevole – spiega Thomas Römer –, al punto che la Bibbia ha conservato diverse tracce dell’impresa del sovrano macedone, in particolare alcuni oracoli sulla presa di Tiro. Questo episodio ha senza dubbio indotto lo sviluppo di una cronologia, a riflettere sulla successione dei regni, a evocare l’assalto delle armate e a fare previsioni sulla fine dei tempi e l’avvento di una nuova era».

Niente apocalisse senza la ricostruzione del Tempio
Non tutti però leggono l’Antico Testamento altrettanto razionalmente, come fa Thomas Römer. Bisongnerà dunque precisare ai lettori più preoccupati che non è sufficiente che una coalizione di paesi attacchi Israele perché sopraggiunga la fine dei tempi. «C’è l’annosa questione della ricostruzione del Tempio, che per alcune correnti del giudaismo è la condizione necessaria per il ritorno del Messia».
La ricostruzione del Tempio di Gerusalemme è trattata dettagliatamente da Ezechiele, che vi dedica capitoli interminabili; oltre a precisare che il Tempio dovrà essere ricostruito nel luogo ove sorgeva in origine, vale a dire la famosa spianata del tempio, a Gerusalemme, dove ormai sorge uno dei luoghi più santi dell’Islam, la moschea di al-Aqsa.
Il che equivale a dire che ci vorrebbe un concorso di circostanze veramente apocalittiche perché si realizzino tutte le condizioni evocate nella profezia.

Ezechiele favorisce il sostegno americano a Israele
Sotto un profilo più ampio, questo testo di Ezechiele fa luce sui legami molto stretti instaurati fa gli Stati Uniti e Israele. «Per George W. Bush questo testo ha delle implicazioni politiche – prosegue Thomas Römer. Come numerosi altri cristiani americani crede che Dio sarà dalla parte di Israele al momento del giudizio finale, dunque che i nemici di questo paese si troveranno dalla parte dell’Anticristo. Sosterrà pertanto Israele senza incertezze, perché è intimamente persuaso che, quando arriverà la fine dei tempi, bisognerà essere dalla parte di Israele».
Ecco un elemento che sorprenderà più di un europeo, abituato ad analisi fondate sulla geopolitica, i rapporti di forza, la mappa degli oleodotti assai più che sugli aspetti religiosi, quando si tratti di questioni relative alla politica estera degli Stati Uniti.
«Questa lettura americana sfugge effettivamente agli europei, che hanno perduto il rapporto con i testi biblici – prosegue il teologo dell’UNIL. I tedeschi comprendono George W. Bush più facilmente dei francesi o degli svizzeri. Per un americano queste sono questioni fondamentali. Se si trascura l’elemento religioso nell’analisi del sostegno degli Stati Uniti a Israele si rischia di prendere cantonate».
Queste riflessioni politiche comparivano sul foglio A4 che Thomas Römer ha trasmesso all’Eliseo all’inizio del 2003? «No, ho solo inviato una nota biblica. Su una facciata ho riportato il testo, precisando che si trattava di una profezia di tipo apocalittico, con una battaglia cosmica che ha per protagonisti dei popoli. Ho parlato di Gige e ho fornito l’epoca della redazione. Non ho più avuto notizie, né da Jacques Chirac né dai suoi consiglieri».

[traduzione a cura di Corrado Colorno]

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Per il testo di Ezechiele rimandiamo a questo indirizzo: Bibbia on line

(01 ottobre 2007)

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I rapporti di Israele con i vicini

Circa l’estensione di questa terra esistono diverse definizioni che variano a seconda del metro di giudizio assunto: da un punto di vista teologico, ossia sulla sola base della concezione giudaico-cristiana, il territorio del Grande Israele è delineato chiaramente nel Libro della Genesi 15:18-21 e comprende un’area estesa da est verso ovest dall’attuale Iraq all’Egitto (dall’Eufrate al Nilo) e dalla Turchia all’Arabia Saudita, procedendo da nord a sud. Ovviamente si tratta di un progetto irrealizzabile e lo stesso Olmert nel 2008 ha dichiarato che “non esiste più nulla di quello che si poteva considerare il Grande Israele” e che “quanti ci credono ancora resteranno tremendamente delusi”. (poi verrà coinvolto in una inchiesta di tangenti e scandalo sessuale nel suo Governo ed è costretto a dimettersi il 23 gennaio 2009)

Dunque la teoria di un Israele esteso “dal fiume al fiume” non ha mai avuto un reale peso politico e non è mai stato un programma auspicato dai partiti. Piuttosto il progetto di uno Stato esteso “dal fiume al mare” (dal Giordano al Mediterraneo) ha sempre costituito il fine reale dell’azione espansionistica di Tel Aviv. Oggi il fiume Giordano costituisce la linea di demarcazione tra il West Bank (o Cisgiordania) ed il Regno di Giordania, tranne che per una piccola porzione di territorio settentrionale, nei pressi di Nazareth e del Lago di Tiberiade, in cui il fiume, unendosi ai suoi affluenti principali, solca il territorio israeliano.

Ma nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni, lo Stato ebraico aveva realizzato il suo proposito, occupando militarmente tutti gli attuali territori palestinesi (Cisgiordania e Gaza) ed arrivando così a confinare direttamente con la Giordania. Inoltre la presa delle Alture del Golan, annesse nel 1981 e tutt’ora rivendicate dalla Siria, forniva il pieno controllo del Lago di Tiberiade che è il principale bacino di raccolta di acqua dolce di quel quadrante ed è alimentato dallo stesso fiume Giordano. Questo scorrendo da nord a sud per 320 km, sfocia nel Mar Morto ma durante il suo corso meridionale si restringe fino a diventare un torrente che scorre attraverso la piana arida del Negev. Per questo motivo, nel 1964, Tel Aviv aveva completato la costruzione del National Water Carrier ossia una grande arteria di distribuzione idrica, capace di arrivare dalla Galilea fin dentro alle zone più desertiche. Il progetto di un’estensione dal “fiume al mare”, all’indomani della guerra del 1967, si arricchiva anche dell’occupazione della Penisola del Sinai, sottratta all’Egitto. La successiva guerra del Kippur del 1973 ristabilì gli equilibri, allorché Israele venne obbligato a restituire il Sinai ma non il Golan, fatto che aprì la strada ai dialoghi israelo-egiziani e israelo-giordani e alla firma di una “pace separata” rispettivamente nel 1978 e nel 1994.

Lo storico accordo di Camp David, siglato da al-Sadat e Begin, servì a Israele a trasformare la principale minaccia araba, contro la quale erano state combattute ben cinque guerre, in un vicino neutrale. Ciononostante il governo del Likud commise un grave errore ipotizzando che questa manovra avrebbe comportato uno spill-over di buoni sentimenti nei confronti di Israele in tutto il mondo islamico. Piuttosto i paesi della Lega Araba risposero esattamente al contrario, prendendo la decisione di marginalizzare l’Egitto e spostando addirittura dal Cairo la sede dell’organizzazione. Questo gesto ebbe una risonanza enorme, dato che l’Egitto era (ed è tutt’ora) considerato un punto di riferimento dell’Islam sunnita, molto più dell’Arabia Saudita, nonostante i luoghi santi si trovino entro quest’ultimo paese….

…L’Iran è probabilmente il più grande “nemico di Israele”. Eppure guardando alla storia dei due paesi, non è un mistero che durante il regno degli ultimi sovrani Pahlavi, Tehran e Tel Aviv abbiano avuto molti rapporti economici e politici. Israele guardava all’Iran come ad un alleato naturale, dato che non è un paese arabo. Ben Gurion, uno dei padri fondatori dello Stato ebraico, elaborò una grande strategia, nota con il nome di “alleanza dei paesi periferici” secondo la quale Israele doveva ricercare alleanze militari fra i paesi non arabi nelle periferie del Vicino e Medio Oriente, ossia in Turchia, Iran e India. Durante la guerra del 1967, Tehran fornì il petrolio necessario per continuare le ostilità, considerato il Grande Gioco anti-arabo iraniano e servendosi della pipeline Eilat-Ashkelon, nota anche come linea “Trans-Israeliana”, costruita in quegli anni per veicolare il petrolio iraniano verso l’Europa.

L’atteggiamento mutò con l’arrivo dell’ayatollah Ḫumaynī e il successo della Rivoluzione Islamica. Israele adesso era divenuto il “piccolo Satana” accanto al “Grande Satana” costituito dagli USA. La situazione è rimasta praticamente immutata da allora, considerando che l’avvento dell’ayatollah Ḫāmene’i non ha condotto a sostanziali miglioramenti. Neppure fra il 2000 ed il 2005, durante la presidenza del riformista Ḫātamī, la considerazione di Israele riuscì a migliorare e si continuava a ritenerlo uno “Stato illegale”….

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Grande Israele – Codex Ezechiele

Il termine Grande Israele è una espressione con diversi significati. Attualmente, la più comune definizione del termine indica il territorio dello Stato di Israele insieme con i territori palestinesi.
Grande Israele
Altre definizioni includono il territorio della ex Mandato britannico della Palestina, sia nelle frontiere del 1923 o 1948 Altri usano il termine per riferirsi ad una delle definizioni bibliche della Terra d’Israele che si trovano nella Bibbia, in Genesi 15:18-21, Numeri 34:1-15 o Ezechiele 47:13-20 Discussioni attuali Attualmente in Israele, nel corso della discussione relativa ai confini di Israele, Grande Israele è generalmente utilizzato per fare riferimento al territorio dello Stato di Israele, e nei territori palestinesi, il territorio della ex Mandato britannico della Palestina Tuttavia, a causa della natura controversa del termine, viene utilizzato usualmente il termine

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SHAMIR RILANCIA LA ‘GRANDE ISRAELE’

20 novembre 1990

GERUSALEMME I leader del nostro movimento ci hanno lasciato il chiaro messaggio di tenere la Terra d’ Israele dal mare al fiume Giordano per le generazioni a venire, per la massa degli immigrati e per il popolo ebraico, la maggior parte del quale sarà riunito in questo paese. Nel memorial-day dedicato ai membri del Likud scomparsi, Yitzhak Shamir è tornato ad innalzare il vessillo della Grande Eretz Israele, cara ai padri del sionismo e alla destra israeliana. Una bandiera ideale e, insieme, un programma politico destinato, come è già successo in gennaio, in occasione di un’ analoga sortita del premier, ad irritare l’ alleato americano, a deludere l’ interlocutore egiziano e a offrire nuovi pretesti all’ intransigenza araba. Non a caso proprio l’ Egitto, il solo paese arabo legato ad Israele da un trattato di pace, ha immediatamente fatto sentire la sua voce, convocando l’ ambascia tore israeliano al Cairo per chiedere spiegazioni su quelle che vengono considerate le inclinazioni espansionistiche manifestate da Shamir nel suo discorso. Al di là dei riferimenti alla tradizione tenere la Terra d’ Israele dal mare al Giordano è un’ espressione che rivela l’ intenzione, d’ altronde mai smentita dal premier israeliano, di non voler rinunciare ai territori di Cisgiordania e Gaza provvisoriamente occupati dopo la guerra del ‘ 67. Ma c’ è di più, perché il riferimento agli immigrati ha fatto pensare altresì ad un disegno di nuovi insediamenti connesso con l’ esodo di ebrei sovietici già arrivati (150 mila) e in arrivo (un milione, entro il ‘ 92) dalle terre dell’ Urss. E si sa che persino Washington, fedelissima alleata d’ Israele, considera gli insediamenti nei territori in generale come un ostacolo per la pace. Per non dire poi del fronte arabo che, per voce di Hussein di Giordania, ha biasimato l’ assorbimento degli ebrei sovietici giudicandolo alla stregua di una manovra per espellere definitivamente la popolazione palestinese. In realtà, più che la riconferma di propositi già noti, la sortita di Shamir sembra essere una replica agli attacchi mossi proprio dal Re di Giordania nell’ ormai famoso discorso per l’ inaugurazione del parlamento. Un paese, la Giordania, che a detta del premier sta sperimentando isterie e fanatismo come altri paesi arabi. Parole neanche troppo dure, se paragonate a certi commenti apparsi in questi giorni sulla stampa israeliana, dove, a dimostrazione del grave deterioramento dei rapporti tra Hamman e Tel Aviv, re Hussein viene descritto nella migliore delle ipotesi come ostaggio degli integralisti musulmani; colpevole di tollerare, se non di fomentare con infiammati discorsi, i più violenti sentimenti anti-israeliani, e persino dimentico, per citare il Jerusalem Post di ieri, di dovere la sua stessa sopravvivenza ad Israele. A re Hussein si rimprovera in sostanza non soltanto di essersi schierato dalla parte di Saddam, ma di aver consentito che si creassero le condizioni per l’ esplodere di una nuova ondata di intransigenza verso Israele. Intransigenza manifestatasi, in due riprese nel giro di pochi giorni, con i tentativi di incursione (costati la morte di due militari) attraverso il confine israelo-giordano da parte di elementi considerati integralisti. L’ improvviso riaccendersi dell’ allarme lungo il confine con la Giordania ha anche un retroscena interno nel duro scontro apertosi in seno agli alti gradi delle forze armate. A dar vita a quella che è stata chiamata la guerra dei generali, da un lato, il capo di Stato maggiore Dan Shomron, dall’ altro il comandante della zona centrale Yitzhak Mordechai, da cui dipende l’ efficienza dei dispositivi a tutela del confine est. Fatto sta che Shomron ha impartito quasi una censura nei confronti di Mordechai. Questi ha risposto appellandosi al ministro e, fatto considerato sommamente riprovevole, rendendo note le sue ragioni attraverso i giornali. Nel frattempo, i reparti di stanza al confine, prevalentemente composti da riservisti non addestrati al combattimento, sono stati rafforzati da truppe scelte.

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L’inesorabile avanzata verso una  Israele più Grande

10.01.2012
http://www.middle-east-online.com/english/?id=49934

Creato Domenica, 15 Gennaio 2012 18:09

In costante assenza di un risoluto intervento internazionale, lo scenario più probabile è che Israele cerchi di consolidare l’occupazione di più del 40% della West Bank, compresa la Valle del Giordano, espandendo le colonie o con altre forme di annessione definitiva.

di Patrick Seale 

L’anno appena trascorso ha inferto un duro colpo – forse addirittura definitivo – al progetto, a lungo sostenuto dalla comunità internazionale, di risolvere il conflitto israelo-palestinese sulla base dei due stati. Quando gli Stati Uniti si sono dimostrati incapaci di porre fine all’inarrestabile furto di terre, è parso che niente e nessuno fosse in grado di porre un freno alla ferrea ambizione di Israele di espandere i propri confini per realizzare una “ Israele più Grande”.                       patrick_seale

Che cosa porterà l’immediato futuro? In costante assenza di un risoluto intervento internazionale, lo scenario più probabile è che Israele cerchi di consolidare l’occupazione di più del 40% della West Bank, compresa la Valle del Giordano, espandendo le colonie o con altre forme di annessione definitiva. I principali centri a popolazione araba, come Nablus, Ramallah e Gerico verrebbero recintati, anche se Israele potrebbe permettere loro dei corridoi per la Giordania. Naturalmente, questa prima parte del progetto verrebbe presentata da Israele come una dolorosa concessione.

Se Israele riuscisse a farla franca, la fase successiva potrebbe essere molto più radicale, potendo comportare l’espulsione di un gran numero di palestinesi, probabilmente con il pretesto di una guerra come è avvenuto nel 1948 e 1967, tanto da completare la creazione della “ Israele più Grande” tra il mare e il fiume.

Dopo l’esperienza degli ultimi due anni, nessuno dovrebbe avere il minimo dubbio sul fatto che la coalizione di destra del primo ministro Benjamin Netanyahu sia assolutamente determinata a impedire la creazione sulla West Bank di uno Stato palestinese. Per un po’, forse, dei bantustan, ma uno Stato palestinese, mai! E’ noto che Netanyahu è fortemente influenzato da suo padre, lo storico Benzion Netanyahu, di ormai 101 anni, che nel passato è stato segretario di Ze’ev Jabotinsky – “il padre del sionismo revisionista” – e che è rimasto per tutta la vita un veemente sostenitore di una  Israele più Grande. Presentò una petizione Contro il Piano di Spartizione delle Nazioni Unite per la Palestina del 29 novembre 1947 fece una petizione perché , come altri,  voleva per gli ebrei l’intera Palestina. Questo resta il suo sogno.

Che Israele si appropri di  tutta la West Bank o di solo il suo 40%, il Regno di Giordania, che è probabile sia inondato da palestinesi sfollati, sarà la prima vittima. Ariel Sharon, un fervente sostenitore delle colonie ebraiche nei Territori Palestinesi Occupati, era solito dire che “la Giordania è la Palestina”. Tremendamente preoccupata per il suo futuro – e a buona ragione – la Giordania di recente ha cercato di rilanciare il processo moribondo, ospitando un incontro ad Amman di rappresentanti israeliani e palestinesi, alla presenza di un inutile Quartetto. Com’era prevedibile, il risultato sembra esser stato del tutto pieno di concretezza.

Lo scorso anno, il più grande shock per il cosiddetto processo di pace è stato costituito dal collasso del presidente Barak Obama di fronte all’ostinazione di Netanyahu. Dato che Obama aveva fatto sorgere le speranze di una nuova politica americana più equilibrata nei confronti del conflitto israelo-palestinese, la sua sconfitta è stata tanto più dolorosa. Quando Israele si è rifiutato di spostarsi anche di poco, Obama ha semplicemente lasciato , mostrando di non possedere alcuna tempra, neppure di quella “fermezza a fin di bene” nei confronti di Israele – che tanti osservatori del conflitto – tra cui gli ebrei americani liberal – avevano sperato di vedere. Il fallimento di Obama mette in evidenza l’enorme incidenza del controllo monopolistico dell’America sul processo di pace nel corso degli ultimi decenni, che ha semplicemente fornito la copertura all’espansione di Israele.

L’ aiuto massicio – finanziario, militariee politico – che gli Stati Uniti elargiscono a Israele sembrano non aver esercitato alcuna influenza sulle politiche israeliane. Gli effetti sono stati del tutto contrari. E’ Israele che è riuscito a plasmare la politica di Washington in Medio Oriente, non il contrario. Raramente si era visto nella storia un esempio talmente flagrante di coda che agita il cane.

Gli arabi sono affatto nella condizione di controllare l’espansione di Israele. La Primavera Araba li ha indeboliti. I loro leader, siano essi rivoluzionari o meno, lottano per far fronte alle ricadute negative derivate dalle sommosse popolari. C’è poco tempo o energia da vendere per la causa palestinese. Gli stessi palestinesi, sotto occupazione o sotto assedio, rimangono ostinatamente divisi. Sorprendentemente, Fatah e Hamas stanno ancora polemizzando e sembrano incapaci di allestire un fronte unito, anche se il loro paese sta scomparendo sotto i loro occhi.

Non c’è da stupirsi che gli israeliani di linea dura ritengano che un  Israele più Grande sia a portata di mano. Una spinta più forte, sembrano pensare, e sarà loro. Questo sembra essere vero per gli ultra-ortodossi, che sono più che mai interessati a mettere la loro impronta fondamentalista sulla società israeliana e i cui membri si stanno infiltrando in profondità nei ranghi di comando dell’IDF. E’ vero anche per i nazionalisti religiosi e i loro collegi di coloni violenti e fanatici, come è pure vero, naturalmente, per i politici dalla linea dura, come lo stesso Netanyahu, che sembrano credere che indebolendo e sovvertendo i vicini – e sfruttando la potenza americana per i loro fini  egemonici, al momento, soprattutto contro l’Iran – si permetta  a Israele di continuare a dominare militarmente l’intera regione per il prossimo futuro. Pace, concessioni territoriali e convivenza pacifica sono semplicemente estranei alla loro mentalità.

Leader come Netanyahu hanno avuto responsabilità di aver sovrinteso a mutamenti molto significativi della società israeliana, tra cui un’allarmate incremento dell’intolleranza, del razzismo e della brutalità. Anche la cosiddetta borghesia liberale israeliana che si è accampata nelle tende a migliaia lo scorso anno per sottolineare le  rivendicazioni economiche, sembra mostrare uno scarso interesse per l’odio che si accumula contro Israele a causa della continua oppressione e dispossessamento dei palestinesi.

Il conflitto arabo-israeliano – il cui nucleo è il problema palestinese – è stato la causa delle continue guerre, massacri e innumerevoli altri fatti di violenza  nel corso del 20° secolo. E ora minaccia di contaminare pure il secolo attuale. Lo spietato attacco israeliano a Gaza nel 2008 – 9 può divenire il precursore di eventi  peggiori ancora a venire.

Lo scorso ottobre, in un discorso alla London School of Economics, il dottor Tony Klug, uno dei maggiori esperti britannici sul Medio Oriente, ha descritto la crescita della popolazione costituita dai coloni da meno di 5.000 dei primi anni ’70 ai più di 500.000 di oggi come “ uno dei suicidi-di-stato più lunghi della storia.” “Israele, “ ha dichiarato,”deve affrontare ora una scelta difficile: congelare ogni ulteriore espansione delle colonie, come preludio a negoziati rapidi e mirati sulla base dei confini precedenti al giugno ’67 con equi scambi di terreni, oppure prepararsi a un conflitto permanente e a una condizione indefinita di paria”.

E’ possibile un cambiamento di regime in Israele? Non si può escludewre un miracolo. Ma non c’è ancora un qualche segno del grande risveglio popolare che un tale risultato  richiederebbe. Non è forse venuto il momento per la comunità internazionale di mettere insieme un pacchetto di sanzioni e incentivi tali da poter indurre Israele a cambiare rotta? Lo scopo, di certo, deve essere non solo quello di salvare Israele dall’auto – distruzione, ma pure di risparmiare il Medio Oriente dall’esperienza traumatica di quella che potrebbe essere la guerra più terribile della storia moderna.

Patrick Seale è un giornalista inglese specializzato in Medio Oriente. Il suo ultimo libro è “The Struggle for Arabs Indipendence: Riad el-Solh and the Makers of the Modern Middle East” (Cambridge University Press)

(tradotto da mariano mingarelli)

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LA “GRANDE ISRAELE” BIBLICA

DI WAYNE MADSEN
Wayne Madsen Report

E’ noto che gli espansionisti israeliani vorrebbero assumere il controllo totale della Cisgiordania, della Striscia di Gaza , delle alture del Golan (in territorio siriano) ed espandersi nel Sud del Libano, ma ora paiono aver preso di mira anche una porzione dell’Iraq, considerata parte della “Grande Israele” biblica.

Israele, secondo alcune fonti, progetta di trasferire migliaia di ebrei curdi -fra cui alcuni espatriati dal Kurdistan iraniano- da Israele nelle città irachene di Mossul e Ninive, mascherando il loro trasferimento con pellegrinaggi religiosi verso antichi santuari religiosi ebraici. Secondo fonti turche gli Israeliani stanno lavorando segretamente con il Governo Regionale Kurdo (GRK) per realizzare l’integrazione dei kurdi e di altri ebrei nelle aree dell’Iraq controllate dal GRK stesso.

Kurdi, iracheni sunniti e turkmeni hanno notato che i kurdi israeliani hanno cominciato a comprare terre nel Kurdistan iracheno -considerato storicamente “proprietà” ebraica- dopo l’invasione statunitense del 2003.

Gli israeliani sono particolarmente interessati ai santuari del profeta ebreo Nahum, che si trova ad al-Qush, a quello del profeta Giona, che si trova a Mossul e alla tomba del profeta Daniele, a Kirkuk. Gli israeliani stanno anche cercando di rivendicare “proprietà” ebraiche al di fuori della regione curda, fra di esse il santuario di Ezechiele, nel villaggio di al-Kifl, in provincia di Babele, vicino a Najaf e la tomba di Ezra, ad al-Uzayr, nella provincia di Misan, vicino a Bassora, entrambi nel Sud dell’Iraq, in territorio sciita. Gli espansionisti israeliani considerano queste tombe e questi santuari parte della “Grande Israele”, alla stregua di Gerusalemme e della Cisgiordania, che loro chiamano Giudea e Samaria.

Fonti kurde e irachene riferiscono che il Mossad sta lavorando a stretto contatto con società private israeliane e “turisti” per rivendicare le “proprietà” ebraiche di Israele in Iraq. Il Mossad è stato anche pesantemente coinvolto nell’addestramento delle truppe kurde dei Peshmerga.

Pare che Israele sia affiancato in queste sue attività da mercenari stranieri, pagati da circoli cristiano-evangelici statunitensi che sostengono il concetto di “Sionismo Cristiano”.

I nazionalisti iracheni ritengono che l’espansione sia sostenuta da entrambe le maggiori fazioni kurde, inclusa l’Unione Patriottica per il Kurdistan, guidata dal presidente formale dell’Iraq Jalal Talabani. Il figlio di Talabani, Qubad, è rappresentante del Governo Regionale Kurdo a Washington, dove vive con la moglie Sherry Kraham, che è ebrea.

Anche il Partito Democratico Kurdo, guidato da Massud Barzani, presidente del Governo Regionale Kurdo, sostiene l’acquisizione di terre da parte degli israeliani. Uno dei suoi cinque figli, Binjirfan, pare pesantemente coinvolto con gli israeliani.

II sostenitori degli Israeliani e dei Cristiano-Sionisti non entrano in Iraq passando per Baghdad ma attraverso la Turchia. Per scacciare le popolazioni residenti nei territori rivendicati da Israele, elementi del Mossad e mercenari Cristiano-Sionisti organizzano attacchi terroristici contro i caldei cristiani, in particolare a Ninive, Irbil, al-Hamdaniyya, Bartalah, Talasqaf, Batnayah, Bashiqah, Elkosheven, Uqrah e Mossul.

Gli attacchi degli israeliani e dei loro alleati sono normalmente attribuiti ad “al-Qaeda” e ad altri gruppi della “jihad islamica”.

Lo scopo ultimo di Israele è scacciare la popolazione cristiana di Mossul e dintorni e rivendicare quelle terre come territori biblici appartenenti alla “Grande Israele”. L’operazione israelo/cristiano-sionista è una riedizione dello spopolamento della Palestina al tempo del mandato britannico, dopo la seconda guerra mondiale.

Nel giugno del 2003 una delegazione israeliana ha visitato Mossul affermando che era intenzione di Israele, con l’aiuto di Barzani, porre i santuari di Giona e di Nahum, a Mossul stessa, sotto il controllo Israeliano. Hanno aggiunto che i pellegrini israeliani e iraniani avrebbero raggiunto l’area di Mossul attraverso la Turchia e rilevato i terreni dove avevano vissuto i cristiani iracheni.

Copyright © 2008 WayneMadenReport.com

Wayne Madsen è un giornalista investigativo di Washington; i suoi editoriali sono pubblicati sulla stampa nazionale. E’ il redattore-editore di Wayne Madsen Report .

Titolo originale: “Israel hopes to colonize parts of Iraq as ‘Greater Israel’”

Fonte: http://www.waynemadsenreport.com
Link
28.01.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MAURA PARISI

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I sionisti cristiani in soccorso del Grande Israele

Cosa c’è dietro l’alleanza fra la destra evangelico-fondamentalista americana e le pulsioni coloniali israeliane
Voci dal Texas In un congresso di repubblicani della Harris County, discusso per ore il diritto di Israele di fare ciò che vuole «per combattere il terrorismo»
MICHELE GIORGIO
GERUSALEMME

Herbert Zweibon, esponente ebreo statunitense di primo piano e presidente di «Americans for Safe Israel», è preoccupato. La sconfitta subita da Ariel Sharon nel referendum nel Likud non è servita a rallegrarlo. L’evacuazione, anche solo di una minima parte, delle colonie ebraiche di Gaza rimane una possibilità e quindi rischia di avere un impatto negativo sulla posizione dei cristiani evangelici, ovvero gli alleati più stretti (e più potenti) dello Stato ebraico negli Stati uniti. «L’alleanza tra questi cristiani e gli ebrei – ha spiegato Zweibon – si fonda sul patto che Dio ha stabilito con il popolo di Israele, in particolare il loro ritorno nella terra promessa. Se gli ebrei ora rinunciano a quel patto, perchè mai gli evangelici dovrebbero rispettarlo e, di conseguenza, perchè dovrebbero continuare a sostenere Israele?». Zweibon ha perciò azzardato una previsione: «I cristiani americani potrebbero sentirsi traditi e quindi decidere di divorziare da Israele e, si sa, il divorzio spesso segna il passaggio dall’amore all’odio». Quello di Zweibon è un grido di allarme probabilmente esagerato. Ma i suoi timori indicano che le associazioni degli ebrei americani temono gli effetti di una marcia indietro degli evangelici che grande influenza hanno sulla amministrazione Bush. Proprio Zweibon, grazie al sostegno di importanti gruppi di cristiani ferventi sionisti, lo scorso anno riuscì a mobilitare migliaia di cittadini americani contro la «road map», il piano di pace sponsorizzato dal Quartetto (Usa, Russia, Ue e Onu). Che dovevano telefonare alla Casa bianca e di ripetere a Bush le seguenti parole: «E il Signore disse a Giacobbe… Io donerò a te, ed alla tua progenie dopo di te, il paese che Io diedi ad Abramo ed Isacco (Genesi 35: 11-12, ndr)…Presidente onori il patto con Dio».

Un affievolimento di questa «sacra alleanza» è temuto anche da Michael Oren, un professore universitario di origine americana che insegna a Gerusalemme. «Gli evangelici negli Stati uniti sono sbigottiti – ha detto – non riescono proprio a capire. Lo Stato palestinese che gli israeliani fino a qualche tempo fa consideravano una minaccia mortale per lo Stato ebraico ora viene descritto come l’unica soluzione possibile». Zweibon, in visita in questi giorni a Gerusalemme, sta preparando un tour per i leader delle colonie ebraiche negli Usa. Individualmente o a gruppi si recheranno nelle località che, si prevede, saranno importanti per l’esito delle elezioni presidenziali americane. Hanno provveduto inoltre a prendere contatto con Karl Rove, lo stratega politico del presidente americano. Rove ha ribadito l’importanza del voto dei cristiani evangelici che credono senza esitazioni in ogni parola della Bibbia. Nel 2000 Bush sperava di raccogliere i voti di 19 milioni di questi fondamentalisti, 4 dei quali tuttavia non si recarono alle urne. Rove spera che lo facciano in novembre.

Il destino di Israele e della «terra promessa», potrebbe essere la molla – così almeno spera Zweibon – che spingerà i cristiani più militanti a non disertare i seggi elettorali. Resta tuttavia l’incognita dell’evacuazione di Gaza. La «rinuncia» di Sharon e degli ebrei di Israele a porzioni della «terra promessa», rischia di vanificare le pressioni che Zweibon e altri come lui, stanno esercitando in tutte le direzioni. La tensione tra le due parti è sorprendente se si tiene conto che soltanto lo scorso ottobre il premier israeliano aveva accolto con lo slogan «Vi vogliamo bene» i circa 3.000 evangelici giunti in Israele per la Festa dei tabernacoli da ben 80 paesi (tra di essi, per la prima volta, anche gruppi di fondamentalisti cattolici italiani). Ora invece Sharon è sotto la lente di ingrandimentoi.

L’ingresso in politica del linguaggio biblico dal tono apertamente filo-israeliano, coincide con gli anni dell’ascesa di Ronald Reagan alla Casa bianca. Ma già molto prima il governatore della California aveva partecipato ad incontri con esponenti cristiani fondamentalisti divenuti ferventi sionisti dopo la «conquista» da parte di Israele delle parti rimanenti della «terra promessa» (Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est). In particolare divenne amico del predicatore evangelico Jerry Falwell. «Oggi – dichiarò in quel periodo Falwell – lo Stato d’Israele è la sede della profezia. Nel Vecchio testamento il ruolo degli ebrei era quello di testimoniare, ora è quello di preparare la seconda venuta di Cristo». Negli ultimi anni è aumentato il numero dei predicatori, mentre i sentimenti anti-arabi e anti-islamici sono cresciuti nei cristiani evangelici americani di pari passo con il sostegno incondizionato a Israele. Nella amministrazione Bush il fondamentalismo cristiano è dominante.«Per capire cosa accade in Medio Oriente è necessario guardare a ciò che succede in Texas», ha scritto il 29 aprile sul Guardian George Monbiot riferendo del recente congresso dei repubblicani nella Harris County (Houston). I delegati – ha raccontato Monbiot – dopo aver approvato rapidamente risoluzioni sulla abolizione di tasse e la punizione degli omosessuali, hanno discusso per ore del diritto di Israele di fare ciò che vuole «per combattere il terrorismo», delle pressioni da esercitare sugli Stati arabi affinchè accolgano nei loro paesi i profughi palestinesi del 1948 e della proclamazione non solo di Gerusalemme ma anche dei Territori occupati come parte dello Stato di Israele. E con un presidente che si sente «vicario di Dio» più del papa, non sorprende che le risoluzioni Onu sul conflitto israelo-palestinese siano costantemente annullate dagli Usa.

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Israele, la destabilizzazione del Medio Oriente ed il neonazismo

Una dopo l’altra le nazioni che circondano Israele sono state destabilizzate. La Siria da metà marzo del 2011, il Sinai negli ultimi mesi, il Libano nelle ultime settimane e presto anche l’Egitto. Il “Washington Post” ha spianato la strada all’intervento NATO in Siria citando il classico pretesto delle armi di distruzione di massa (gas nervino in possesso del regime siriano) da porre sotto controllo. Ma ci possono essere mille pretesti per intervenireCarichi di armi provenienti dalla Libia sono stati intercettati nella zona di Tripoli,  un distretto con un aeroporto in disuso e a distanza strategica da Tartus, il porto siriano che Assad ha concesso alla flotta russa. Comprensibilmente Medvedev ha avvertito che le ingerenze NATO in questioni regionali sono sempre a rischio di scatenare guerre internazionali e, nel contesto medio-orientale, conflitti termonucleari. Intanto i sionisti americani preparano il terreno per l’occupazione israeliana del Sinai, ossia per una guerra con l’Egitto e Netanyahu chiede al mondo di intervenire contro Iran, Siria ed Hezbollah. La differenza è che in Libia non ci si è mai avvicinati ad una guerra NATO-Russia, in Siria-Libano sarà un risvolto quasi inevitabile e non è tra l’altro per niente chiaro perché la NATO debba coltivare l’alleanza anti-Assad con Arabia Saudita e Qatar, due regimi se possibili ancora più autoritari di quello di Assad e pronti ad intervenire nei paesi confinanti (es. Bahrein, che sta per essere annesso all’Arabia Saudita) per sopprimere con la forza le proteste popolari pro-democrazia. Occorre tenere sempre a mente che, da Ben Gurion, a Sharon, a Netanyahu l’obiettivo è sempre rimasto quello della restaurazione del Regno di Davide e Salomone, ossia di un’invenzione. Come si scende a compromessi con un mito etnico, con una fantasia maniacale che implicherebbe l’edificazione di una Sparta giudea, con i Palestinesi come iloti (e i lavori sono in stato avanzato: Gerusalemme è in via di giudaizzazione)?

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VERSO UN NUOVO MONDO

Le prossime mosse suicide di Israele (e il Trentino collabora entusiasticamente)

7 novembre 2012 a 08:24 (Terza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto, Verità scomode)
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http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/nov/02/israel-palestine-two-state-solution

“Il vero pericolo è che Israele operi un’ancora più massiccia pulizia etnica dei Palestinesi:

1. gli insediamenti israeliani (ora circa 750mila coloni che si sono spartiti la Cisgiordania e si sono appropriati del 90% dell’acqua) rendono impossibile la soluzione dello stato palestinese – ed era questo il piano fin dall’inizio;

2. Israele non accetterà mai uno stato bi-nazionale perché questo richiederebbe uno status paritario per ebrei e palestinesi e la fine del sionismo;

3. Israele non la farà franca in caso di annessione dell’area C (62% della Cisgiordania), benché sia questo il suo desiderio, se ciò lascerà 2 milioni e mezzo di palestinesi intrappolati e circondati nei bantustan dell’area A (32% della Cisgiordania): l’opposizione dell’opinione pubblica internazionale ad un singolo stato binazionale che occupi l’intera palestina sarà troppo forte;

4. Temo che Israele proverà a risolvere 1, 2 e 3 espellendo la maggior parte dei Palestinesi dalla Cisgiordania nei seguenti modi: a) riducendo ulteriormente le disponibilità idriche; b) demolendo ulteriormente la già moribonda economia palestinese; c) persuadendo i donatori occidentali ad interrompere i loro finanziamenti o ostruendo il flusso; d) dando il via ad un’altra guerra (con l’Iran?) per schermare una pulizia etnica più diretta.

Con una popolazione palestinese significativamente ridotta, Israele potrebbe annettersi l’intera Cisgiordania e, se necessario, concedere ai Palestinesi rimasti un po’ di diritti civili conservando un dominio sionista inattaccabile”.

Penso sia esattamente quel che accadrà.

Già nel 2003 Netanyahu, l’attuale primo ministro israeliano, dichiarava che se gli Arabi fossero arrivati a costituire il 40% della popolazione di Israele sarebbe stata la fine dello stato giudeo: “Ma anche il 20% è un problema e se le relazioni con questo 20% diventano problematiche, lo stato è autorizzato a prendere misure drastiche” (ct. Pappe, 2010). Ruth Gabisonp, docente all’Università Ebraica di Gerusalemme, non ha esitato ad affermare che “Israele ha il diritto di controllare la crescita naturale della popolazione palestinese” (ibidem). La sindrome dell’assedio che ha colonizzato la psiche israeliana si è cristallizzata nell’esigenza di difendere una fortezza bianca circondata da popoli non-bianchi, avamposto europeo-occidentale-giudeocristiano; come durante le Crociate, come in Sudafrica. Così vari sondaggi documentano l’approvazione con la quale una maggioranza di Israeliani vedrebbe la deportazione in massa dei palestinesi (ma un 51% pensa che Arabi israeliani e Ebrei israeliani dovrebbero avere gli stessi diritti – Haaretz, 30 novembre 2010).

Queste non sono indicazioni di forza, ma di debolezza, di insicurezza, di paura, di una irrisolta condizione psicologica per cui la nazione e l’identità sono sempre sull’orlo del collasso, il che accentua nervosismo e ferocia. I ladri tendono a sospettare che tutti gli altri siano ladri. I bugiardi sospettano che gli altri mentano. I guerrafondai sospettano che gli altri preparino una guerra contro di loro. I razzisti e nazionalisti temono sempre di essere minacciati di distruzione dalle altre razze e nazioni. Si chiama proiezione e colpisce gli israeliani, come colpisce gli europei, gli americani e tutti gli esseri umani. Purtroppo la paranoia e l’aggressività non servono ad assicurare un futuro migliore alle nuove generazioni. È semmai vero il contrario.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/10/lantisemitismo-lanti-sionismo-e-la-mentalita-apocalittica/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/08/28/il-decisore-israeliano-che-spiega-le-ragioni-dellattacco-alliran/

Finirà malissimo (per Israele, la Palestina, l’Iran e molti altri milioni di esseri umani):

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/06/02/israele-la-destabilizzazione-del-medio-oriente-ed-il-neonazismo/

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/auschwitz-in-israele-il-secondo.html

http://fanuessays.blogspot.it/2012/01/golia-usraele-nella-trappola-chi-ce.html

davvero malissimo:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/verso-un-secondo-olocausto.html

IN TRENTINO IL BUSINESS È BUSINESS

“Nuova, significativa tappa nei rapporti tra Trentino e Israele. A pochi giorni di distanza dalla conferenza di Gerusalemme sui temi della ricerca e dell’alta formazione, nell’ambito del vertice bilaterale Italia – Israele, alla quale ha preso parte anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, è infatti in programma, lunedì prossimo, 5 novembre, il “Trento – Israele day”, una intera giornata di incontri istituzionali e di business organizzati dalla Provincia autonoma di Trento e dall’Ambasciata d’Israele in Italia in collaborazione con Trentino Sviluppo, Fondazione Bruno Kessler, Trento Rise.

A sottolineare la valenza dell’incontro la presenza, alla guida della delegazione istituzionale israeliana, di Naor Gilon, ambasciatore d’Israele in Italia. Ad aprire la giornata la tavola rotonda su “Le relazioni scientifiche e tecnologiche tra Italia ed Israele ed il ruolo del Trentino”. Interverranno: Naor Gilon, ambasciatore d’Israele in Italia; Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento; Aviv Zeevi Balasiano, Israel Europe R&D Directorate, Director ICT-Security; Francesco Salamini, presidente Fondazione Edmund Mach; Carla Locatelli, Pro Rettore con delega ai rapporti internazionali, Università degli studi di Trento; Andrea Simoni, segretario generale, Fondazione Bruno Kessler; Fausto Giunchiglia, presidente Trento Rise.

Un nuovo incontro, dunque, che fa seguito a quello in terra d’Israele quando, alla conferenza su ricerca e alta formazione – con gli interventi dei ministri Francesco Profumo e Giulio Terzi di Sant’Agata e con un confronto tra il premier Mario Monti e il Governatore della Banca di Israele, Stanley Fisherproprio il ministro Terzi ha voluto ringraziare Dellai per quello che il Trentino sta facendo in questo campo. Un riconoscimento al ruolo svolto nel favorire la crescita della cooperazione fra i due Paesi e che ha portato anche alla sottoscrizione di un accordo il quale consentirà, nei prossimi giorni, di attivare il primo bando congiunto per la ricerca applicata rivolto a imprese trentine e israeliane.

È con questo spirito che il “Trento – Israele day” proporrà, dopo la tavola rotonda, una serie di appuntamenti. La delegazione istituzionale – oltre all’ambasciatore Naor Gilon sarà composta da Jonathan Hadar, Consigliere per gli Affari Commerciali dell’Ambasciata d’Israele in Italia; Aviv Zeevi Balasiano, Israel Europe R&D Directorate, Director ICT-Security, MATIMOP; Giovanna Bossi, Trade Officer, Ambasciata d’Israele in Italia; Vanessa Zerilli, Business Development Officer, Ambasciata d’Israele in Italia – si trasferirà infatti presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. Nel pomeriggio tappa alla Fondazione Bruno Kessler e incontro con le imprese impegnate nei B2B e visita ad alcuni laboratori e alle strutture della Fondazione Bruno Kessler e del Consorzio Trento Rise”.

http://www.uffstampa.provincia.tn.it/CSW/c_stampa.nsf/416AD28B715DF727C12574BE0028F2B0/C29472D49389710BC1257AAA004938CF

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Israele, la destabilizzazione del Medio Oriente ed il neonazismo

2 giugno 2012 a 08:51 (Terza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto, Verità scomode)
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Una dopo l’altra, le nazioni e regioni che circondano Israele sono state destabilizzate.

La Siria da metà marzo del 2011, il Sinai negli ultimi mesi, il Libano nelle ultime settimane e presto anche l’Egitto.
Il Washington Post ha spianato la strada all’intervento NATO in Siria citando il classico pretesto delle armi di distruzione di massa (gas nervino in possesso del regime siriano) da porre sotto controllo.
Ma ci possono essere mille pretesti per intervenire.
Carichi di armi provenienti dalla Libia sono stati intercettati nella zona di Tripoli (la Tripoli libanese, quella che la CNN ha scambiato per la Tripoli libica, in un errore che è quasi un lapsus freudiano o una profezia avverata), un distretto con un aeroporto in disuso e a distanza strategica da Tartus, il porto siriano che Assad ha concesso alla flotta russa.
Comprensibilmente Medvedev ha avvertito che le ingerenze NATO in questioni regionali sono sempre a rischio di scatenare guerre internazionali e, nel contesto medio-orientale, conflitti termonucleari.

Intanto i sionisti americani preparano il terreno per l’occupazione israeliana del Sinai, ossia per una guerra con l’Egitto

E Netanyahu chiede al mondo di intervenire contro Iran, Siria ed Hezbollah

La differenza è che in Libia non ci si è mai avvicinati ad una guerra NATO-Russia, in Siria-Libano sarà un risvolto quasi inevitabile e non è tra l’altro per niente chiaro perché la NATO debba coltivare l’alleanza anti-Assad con Arabia Saudita e Qatar, due regimi se possibili ancora più autoritari di quello di Assad e pronti ad intervenire nei paesi confinanti (es. Bahrein, che sta per essere annesso all’Arabia Saudita) per sopprimere con la forza le proteste popolari pro-democrazia.

Occorre tenere sempre a mente che, da Ben Gurion, a Sharon, a Netanyahu l’obiettivo è sempre rimasto quello della restaurazione del Regno di Davide e Salomone, ossia di un’invenzione. Come si scende a compromessi con un mito etnico, con una fantasia maniacale che implicherebbe l’edificazione di una Sparta giudea, con i Palestinesi come iloti (e i lavori sono in stato avanzato: Gerusalemme è in via di giudaizzazione)?

Ricordiamoci sempre che Benjamin Netanyahu, nel 2003, affermava che se gli Arabi fossero arrivati a costituire il 40% della popolazione di Israele sarebbe stata la fine dello stato giudeo. “Ma anche il 20% è un problema e se le relazioni con questo 20% diventano problematiche, lo stato è autorizzato a prendere misure drastiche”.

Ecco, il problema è arrivato.

“Un piccolo, ma essenziale, terremoto demografico è in corso tra la costa del Mediterraneo orientale e il fiume Giordano, nell’area che, secondo i punti di vista, si può chiamare ‘Palestina storica’ o ‘Grande Israele’. A fine dicembre, i due uffici nazionali di statistica, quello dell’Autorità nazionale palestinese e quello di Israele, hanno pubblicato i risultati annuali dell’andamento demografico. E ci sono diverse sorprese. […]. «Il numero dei palestinesi nella Palestina storica, alla fine del 2011, era di 5,6 milioni. Il numero degli ebrei nella Palestina storica era di 5,8 (100 mila in meno rispetto ai dati del censimento israeliano, ndr). Basandosi sulle stime del Dipartimento di statistica israeliano per il 2012, il numero di palestinesi ed ebrei sarà di 6,3 milioni ciascuno per la fine del 2015, se i tassi di crescita attuali rimangono invariati. Tuttavia, il numero dei palestinesi nella Palestina storica arriverà a 7,2 milioni entro la fine del 2020, rispetto a 6,8 milioni di ebrei».

Netanyahu vuole la guerra con l’Iran per questa ragione, non certo per la bomba. La bomba è un pretesto.

Mi piacerebbe che i sionisti italiani (e non solo) si andassero a leggere “Come i nazisti hanno vinto la guerra“, un’intervista a Kevin MacDonald, regista di un terribile ed importante documentario (“Il nemico del mio nemico. Cia, nazisti e Guerra Fredda) su come i nazisti sono riusciti a riciclarsi ed infiltrarsi nelle democrazie occidentali, specialmente nella CIA (cf. Reinhard Gehlen – Allen Dulles) conservando una forte influenza anche dopo la fine della Guerra Fredda (furono direttamente coinvolti nell’uccisione di Che Guevara, nell’operazione Stay Behind / Gladio e nell’operazione Condor)

La sinistra filosionista potrebbe anche leggersi “I nazisti che hanno vinto: le brillanti carriere delle SS nel dopoguerra” di Fabrizio Calvi. Casale Monferrato (AL): Piemme, 2007.

Sui rapporti tra i nazisti e la famiglia Bush

http://fanuessays.blogspot.it/2011/10/la-famiglia-bush-e-il-terzo-reich.html

Sull’omicidio Kennedy e Allen Dulles:

http://fanuessays.blogspot.it/2011/11/arduo-da-vedere-illato-oscuro-e.html

Mi stupisce che così pochi sionisti e difensori della causa palestinese siano al corrente di quel che è successo DOPO l’Olocausto, in Occidente.
Se l’avessero fatto ora non staremmo a parlare di Israeliani contro Palestinesi ma di come la minaccia esistenziale per Israele e la Palestina sia più reale che mai ma non provenga dall’Iran o dagli Arabi.

Netanyahu non si rende minimamente conto dell’effetto domino che sta per scatenare con le sue strategie destabilizzatrici (nonostante gli avvertimenti del Mossad).
L’antisemitismo arabo è uno scherzo rispetto a quello di certi ambienti molto influenti che non attendono altro che un errore israeliano per passare alla fase 2, quando l’opinione pubblica internazionale entrerà in una fase di funesta israelofobia

Gli unici che potrebbero beneficiare di questo sarebbero Israele e i Sauditi…Israele e Arabia Saudita sono nemici molto più pericolosi degli Iraniani. Il congresso è maniacalmente fissato con la guerra con l’Iran … Ascoltate il senatore Graham, il senatore McCain e Joe Lieberman … sono controllati dagli Israeliani… i Sauditi sono molto influenti e perciò quando osservate questo tipo di cose vi dovete sempre chiedere chi trarrebbe vantaggio dalla guerra? Ad Israeliani e Sauditi piacerebbe vedere i nostri soldi e i nostri giovani uomini e donne essere uccisi combattendo contro i loro nemici in Iran.

Michael Scheuer, ex agente della CIA ed ora storico alla Georgetown University
http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/24/e-se-liran-avesse-gia-latomica-osservazioni-sconvenienti-sullarmageddon-che-verra/

Sarebbe ora che molti sionisti si rendessero conto che alcuni tra i loro critici più tenaci stanno tentato di salvare loro la pelle (e quella dei Palestinesi).

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E se l’Iran avesse già l’atomica? Osservazioni sconvenienti sull’Armageddon che verrà

24 marzo 2012 a 09:37 (Resistenza e Rivoluzione, Terza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto, Verità scomode)
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di Stefano Fait

L’azione di alcuni dei sionisti di casa nostra finirà per inimicare tutti contro quello che stanno cercando di realizzare. Temo molto che gli ebrei siano come tutti i perdenti: quando la forza è dalla loro parte sono altrettanto intolleranti e crudeli di quanto lo era prima la gente nei loro confronti. Mi dispiace davvero tanto questa situazione perché hanno sempre goduto delle mie simpatie.

Harry Truman, lettera a Eleanor Roosevelt, 23 agosto 1947 [rispecchia in pieno il mio pensiero]

L’esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l’Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l’Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran.

Zbigniew Brzezinski, grande vecchio della politica estera statunitense, mentore del giovane Obama e co-fondatore con David Rockefeller della Commissione Trilaterale, testimonianza resa di fronte ad una commissione del Senato americano, 1 febbraio 2007

Noi non abbiamo bisogno di una nuova guerra. E dobbiamo chiarirlo ai nostri amici israeliani. Se gli Israeliani vogliono cominciare un conflitto armato contro l’Iran, , devono sapere che noi non lo sosterremo mai. Se lo fanno, dovranno farlo da soli. Devono assumersi tutta la responsabilità perché in caso di una guerra si dovrà pagare un prezzo altissimo e le conseguenze di un intervento militare saranno disastrose soprattutto per gli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq, nel settore energetico ed anche per la stabilità in Medio Oriente. […]. La mia impressione è che al momento gli Israeliani stiano essenzialmente spingendoci a dettare agli Iraniani una soluzione formulata in termini che troveranno inaccettabili. E poi, prima delle elezioni, saranno tentati di colpire l’Iran. Obama è stato umiliato l’ultima volta che Netanyahu è venuto a Washington e il presidente degli Stati uniti non dovrebbe lasciarsi umiliare. Rappresenta gli interessi americani e deve esporli all’interlocutore in termini inequivocabili. Obama deve dire a Israele che gli iraniani reagiranno bersagliando per primi i nostri obiettivi. Saremo noi a pagare un prezzo salatissimo. Questo è inaccettabile. Però dobbiamo anche ricordare che la maggior parte degli israeliani, incluso il Mossad, lo Shin Bet, l’esercito non appoggiano la guerra. È della stessa posizione anche quasi tutta la comunità ebraica in America.

Zbigniew Brzezinski, intervistato da Fareed Zakaria, 26 febbraio 2012

Una domanda che non ha ricevuto risposta. Perché l’Iran continua a far sapere a tutti i progressi del suo programma nucleare? Non sembra esserci alcun motivo per far sapere al mondo esattamente a che punto sono e dove stanno facendo quel che fanno. A meno che non sia un’esca per l’Occidente e per Israele. Questi annunci sono dunque delle provocazioni? Vogliono che l’Occidente faccia la prima mossa? Ci piacerebbe credere che siano davvero stupidi nel rivelare al mondo che cosa stanno facendo, ma non siamo così ingenui. Dove c’è un’esca c’è sempre una trappola, o un amo. C’è qualcuno al di sopra di loro che sta tirando le cordicelle e sta usando l’Iran come un’esca, un richiamo?

Lettore di Haaretz

Un comitato di scienziati ha stimato che 3 milioni di persone morirebbero entro poche settimane a causa della nube radioattiva se i reattori iraniani fossero bombardati. A sua volta l’Iran bombarderebbe la centrale atomica di Dimona, trasformando gran parte di Israele in un paesaggio à la Chernobyl per millenni.

Lettore di Haaretz

Gli unici che potrebbero beneficiare di questo sarebbero Israele e i Sauditi…Israele e Arabia Saudita sono nemici molto più pericolosi degli Iraniani. Il congresso è maniacalmente fissato con la guerra con l’Iran … Ascoltate il senatore Graham, il senatore McCain e Joe Lieberman … sono controllati dagli Israeliani… i Sauditi sono molto influenti e perciò quando osservate questo tipo di cose vi dovete sempre chiedere chi trarrebbe vantaggio dalla guerra? Ad Israeliani e Sauditi piacerebbe vedere i nostri soldi e i nostri giovani uomini e donne essere uccisi combattendo contro i loro nemici in Iran.

Michael Scheuer, ex agente della CIA ed ora storico alla Georgetown University,

intervistato da Fox News nell’ottobre del 2011
Michael Scheuer, capo dell’unità Bin Laden della CIA

IRAN

Come sa chi legge i miei post, una delle cose che non ho mai capito è perché i leader iraniani si comportano con così tanta strafottenza. Perché si permettono di minacciare direttamente gli USA e la Turchia (ossia la NATO), promettendo “grandi sorprese”, come i peggiori fanfaroni? Perché Ahmadinejad è così convinto che il regime sionista scomparirà dalla storia? Perché un generale delle guardie rivoluzionarie riferisce che: “uno dei nostri più grandi desideri è che il regime sionista attacchi, per poterlo gettare nella discarica della storia”:

http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/iran-threatens-to-bung-israel-into-the-trash-bin-of-history-if-attacked-1.396837

È come se non rischiassero seriamente la sconfitta e la distruzione. Sono davvero dei folli o sono dei millantatori, che è poi lo stesso, in queste circostanze? Obama sostiene che sono razionali, ossia che sanno il fatto loro. Probabilmente è così. Forse anche il governo israeliano è razionale. Il problema è che gli uni e gli altri vedono solo quel che vogliono vedere ed escludono dall’ordine delle possibilità le ripercussioni più spiacevoli. È degno di nota il fatto che questo sia proprio il tallone di Achille degli psicopatici (forse il loro unico punto debole, ma che punto debole!).

Torniamo agli interrogativi iniziali.

Perché l’Iran dovrebbe reclamizzare al mondo ogni fase del suo programma atomico, se non fosse già da tempo in attesa dell’attacco israeliano e lo sollecitasse, nella certezza che ciò lo favorirà? Forse il suo arsenale è stato prodigiosamente rafforzato? Forse i siti nucleari sono uno specchietto per le allodole e già possiede armi nucleari, oppure ha le spalle coperte da chi ne ha?

Se fossi una nazione che sta costruendo una bomba nucleare non lo farei sapere a tutti e invece disseminerei disinformazione. Il primo test lo farei solo dopo aver già costruito o acquistato diversi ordigni. È possibile che l’Iran abbia fatto precisamente questo. È possibile che l’opposizione interna ad un attacco statunitense all’Iran nel 2005 o nel 2008, che era nei piani dell’amministrazione Bush, sia stata motivata da questa consapevolezza.

Non è per nulla implausibile che l’Iran si sia già procurato sul mercato nero alcune testate atomiche, dalla Corea del Nord, dalla Russia o dal Pachistan, come garanzia per poter completare il suo programma nucleare indipendente. La sua dotazione di sommergibili gli consentirebbe di lanciare un devastante contrattacco anche se la madrepatria fosse in fiamme.

Alcune conferme arrivano da fonti inattese. Nel 2002, il capo di stato maggiore russo Yuri Baluyevsky, nel corso di un summit tra Bush e Putin a Mosca, in risposta alla domanda se l’Iran costituisca una minaccia per Israele, la Russia o gli Stati Uniti, ha affermato: “Ora, per quel che riguarda la possibilità che l’Iran abbia compiuto dei test missilistici, l’Iran possiede già armi nucleari. Naturalmente sono armi non-strategiche. Intendo dire che non sono missili con una gittata di oltre 5500 chilometri”.

Alcuni quotidiani dell’area di lingua tedesca hanno riportato la notizia che due test atomici nord-coreani segreti del 2010 potrebbero essere stati effettuati su commissione iraniana:

http://www.welt.de/politik/ausland/article13901079/Iran-soll-Atombombe-in-Nordkorea-getestet-haben.html

Se fosse vero, l’Iran sarebbe già in possesso di alcune bombe atomiche e l’ultima cosa da fare sarebbe attaccarlo.

Per la verità, sarebbe in ogni caso un’idea stupida, visto che l’unico risultato sarebbe quello di ritardare il programma di uno, due anni e di persuadere la leadership iraniana e la popolazione a dotarsi dell’arma atomica per difendersi dal sionismo.

In ogni caso l’Iran è già una potenza nucleare – non servono le bombe atomiche per distruggere una nazione, sono sufficienti quelle “sporche” (radiologiche)  – e perché chi sa inviare satelliti militari nello spazio ha già tutto quel che serve per sviluppare missili che possano colpire gli Stati Uniti.

L’Iran è dotato di un sistema satellitare di guida, un sistema di propulsione di missili ed abbastanza materiale radioattivo per un ordigno nucleare improvvisato o una bomba sporca. Siamo già sulla soglia di uno scenario apocalittico.

L’Iran sa di godere dell’appoggio della Russia, della Cina, dei Libanesi, dei Palestinesi e del governo siriano, che sta riprendendo il controllo del paese.

Stiamo assistendo ad un esplicito allineamento della Russia al fianco dell’Iran che non promette nulla di buono per Israele. La Russia può ridurre Israele ad un cratere vetrificato con relativa facilità.

La Siria è la chiave del Medio Oriente. È  già circondata da nazioni filo-occidentali (Israele, Turchia, Giordania e Iraq). È il trait d’union con l’Iran e l’Iran è il collegamento tra Russia e Cina.

Per questo un’unità militare russa specializzata in operazioni anti-terrorismo è arrivata nel porto siriano di Tartus. Il ministro della Difesa Anatoly Serdyukov ha precisato che non ci sono forze speciali russe che operano nel paese, ma che ci sono tecnici e consiglieri militari. La portavoce del Dipartimento di Stato americano non ha rilasciato alcun commento in merito:

http://abcnews.go.com/Blotter/russian-anti-terror-troops-arrive-syria/story?id=15954363#.T2efd46UzhG

La Russia ha anche potenziato le difese radar iraniane:

Si sta svolgendo un gioco di potere molto pericoloso ed è sempre più evidente che la cosa rischia di risolversi in una tempesta di fuoco, un vero e proprio Armageddon. I proclami, ammonimenti, avvertimenti, teoremi, minacce, accuse sono quasi identici a quelli che hanno preceduto l’attacco all’Iraq, in violazione del diritto internazionale e sulla base di menzogne spudorate. Si potrebbe quasi dire che l’unica differenza è la lettera finale: una “n” invece della “q”. Ieri come oggi, si sostiene che bombardare migliaia di civili garantisce la pace, la sicurezza e la stabilità del mondo.

ISRAELE

Gli analisti del Jerusalem Post hanno battezzato il 2012 “l’anno che deciderà il futuro dello Stato ebraico”:

http://www.jpost.com/PromoContent/Article.aspx?id=250203

Molta gente, in Europa e negli Stati Uniti, non crede che il governo israeliano faccia sul serio. Eppure perché dovrebbe costringere la popolazione a fare esercitazioni specifiche per una rappresaglia iraniana e inviare l’aviazione a Gibilterra e in Romania per addestrare i piloti ad operare in Iran? Perché dovrebbe aver sospeso l’attività della centrale atomica di Dimona? Solo per dimostrare che fa sul serio? Israele ha già attaccato siti nucleari in Iraq (1981) e in Siria (2007). Sembra inequivocabile che non sia assolutamente intenzionato a consentire che altre nazioni islamiche (oltre al Pachistan) si dotino dell’arma atomica. Israele si sente assediato e la situazione sta progressivamente assumendo la forma di una rievocazione delle Idi di Marzo o della morte catastrofica di Sansone:

http://www.nytimes.com/2011/09/11/world/middleeast/11israel.html?hp

La paura di un secondo olocausto è la ragione per cui si sta cacciando sempre più in un vicolo cieco, verso la distruzione:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/27/auschwitz-in-israele-un-suicidio-collettivo/#axzz1pkJAZiL8

Per evitare un conflitto nucleare rischia di scatenarlo. È dai tempi di Begin che Israele ha adottato la politica dell’attacco preventivo per la salvaguardia di Israele, quindi non c’è alcun motivo di credere che questa volta le cose andranno diversamente. Sarà l’esito ad essere differente, dato che Israele non ce la può fare e soccomberebbe anche se godesse dell’aiuto americano: un fazzoletto di terra così ristretto non può permettersi di essere colpito da una arma di distruzione di massa. Per questo l’idea stessa di creare lo stato di Israele è un regalo postumo a Hitler & co. Chi si è trasferito lì ha dimostrato scarsissima lucidità.

La verità è che non ci sono più alternative: se Israele attacca ora sarà uno scenario da incubo subito e se attende senza fare nulla sarà uno scenario da incubo entro qualche mese. C’è una bomba ad orologeria, nel Medio Oriente, che nessuno può fermare. È sorprendente – o forse non lo è – che i politici italiani, irresponsabilmente, continuino a far finta di niente, troppo impegnati a smantellare lo stato sociale e i diritti dei lavoratori per preoccuparsi dell’Armageddon.

Il pericolo è che Israele risponda agli attacchi missilistici di Iran, Hamas e Hezbollah usando il suo deterrente nucleare, ossia l’Opzione Sansone:

Lo farà quasi certamente se i missili saranno armati con agenti chimici e biologici (pensiamo alle conseguenze sull’area metropolitana di Tel Aviv, con i suoi 2 milioni di abitanti, e tanto odiata dagli Ebrei ortodossi per la sua insufficiente ebraicità). Questo significherà l’annichilimento di una regione che contiene il 40% del petrolio mondiale, e quindi dell’economia globale. La vedo male per tutte le basi americane che circondano l’Iran. Se fossi un soldato statunitense in servizio in quell’area me la farei sotto.

Perché Israele si comporta così dissennatamente? E, ancora una volta, perché dovrebbe informare il mondo di ogni sua intenzione e mossa?

L’unica risposta che mi appare convincente è che l’Iran sia un diversivo (alla faccia del diversivo!): l’obiettivo di Israele è Eretz Yisrael, ossia la pulizia etnica dei Palestinesi. E ciò spiega perché i toni si siano incendiati proprio dopo l’iniziativa palestinese per il riconoscimento all’UNESCO ed all’ONU.

Il governo israeliano ha bisogno di un conflitto medio-orientale per giustificare i crimini che ha intenzione di perpetrare in Palestina (su scala molto maggiore di quel che già succede), con il pretesto che Hamas e Hezbollah sono alleati dell’Iran. L’effetto sarà quello di coinvolgere tutti gli Ebrei del mondo, volenti o nolenti, in una guerra sionista e di far infuriare gli Americani.

CHE COSA SUCCEDERÀ?

Le vite di 200 milioni di arabi, ebrei, persiani, turchi – tanto per cominciare – sono a rischio di essere soppresse in un nuovo, definitivo olocausto biochimico e radioattivo. Molti si vogliono convincere che un evento così mostruoso non possa aver luogo, che alla fine tutto si sistemerà. Probabilmente lo pensavano anche moltissimi Ebrei europei prima dell’Olocausto e lo pensano anche molti Ebrei americani, inconsapevoli del forte rischio di pogrom ai loro danni, a causa delle trame sioniste:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/03/22/il-new-york-times-prepara-il-terreno-per-il-prossimo-11-settembre-dove-sono-kennedy-e-kruscev-quando-ne-hai-bisogno/

Certe cose sono troppo terribili, pur essendo concepibili, e si fa fatica a prenderle sul serio. Eppure sono reali.

Dopo che la guerra sarà arrivata e Israele, solo contro tutti, avrà avuto la peggio, ci saranno molti suicidi/omicidi, nelle alte sfere, tra chi si è schierato dalla parte sbagliata. E questo non solo negli Stati Uniti. Tra squali non c’è posto per la pietà e per il perdono. Anche il mondo dell’informazione, in diversi paesi, non sarà immune da purghe.

Ma lo sviluppo più importante non sarà l’estinzione del sionismo, la distruzione di Israele e della Palestina, o la persecuzione di sionisti ed Ebrei nel Nord America da parte di integralisti di ogni risma, particolarmente gli evangelici, convinti che secondo le Sacre Scritture gli Ebrei non convertiti saranno sterminati (sic!). Ci saranno veri e propri pogrom antisemiti/antigiudei se i fondamentalisti cristiani saranno indotti a credere che tutti i mali del mondo siano da addebitare ad Israele. L’amore si può convertire in odio in un istante dopo un evento di rottura, per sanare un’intollerabile dissonanza cognitiva.

Se fossi un nuovo Hitler e volessi sterminare gli Ebrei farei quanto segue:

  1. Ne concentrerei un gran numero in un luogo ristretto: farei affluire quanti più Ebrei è possibile, anche gente non particolarmente raccomandabile, gente disposta a tutto, anche a rendersi responsabile di atrocità a nome di Israele e di tutti gli Ebrei;
  2. Manipolerei certi media, creando un tabù del politicamente corretto contro il pensare o il parlare male di Israele: “fanno solo cose buone, sono sempre vittime”;
  3. Tirerei la corda con l’opinione pubblica internazionale, generando una pressione psicologica sempre crescente, in modo tale da impedire un dibattito spassionato e ragionevole su quel che avviene in Palestina;
  4. Il bacino si riempie, le saracinesche sono chiuse, la diga fatica a contenere la pressione dell’acqua. Infine, quando la tensione è irrefrenabile, mollerei la corda con un bel voltafaccia, affibbiando l’intera colpa al capro espiatorio giudeo, quando la posizione israeliana sarà indifendibile (molto presto, grazie a Netanyahu & co.). Saranno rimasti in pochi a protestare se succederà qualcosa ad Israele ed agli Ebrei in giro per il mondo;

Chi userei per porre fine al sionismo: Russia o Stati Uniti?

Nonostante tutto, però, lo sviluppo più importante per il resto del mondo sarà invece la Rivoluzione Globale. La guerra, nelle intenzioni di chi la vuole, dovrebbe stroncare sul nascere i fermenti di rivolta e mantenere in vita il dollaro. Servirà invece a far infuriare una volta per tutta le masse, stanche di essere prese per i fondelli ed usate come carne da cannone e come vacche da mungere fiscalmente. Questo conflitto potrebbe essere la scintilla che farà esplodere tutto.

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Lunedì 5 marzo 2012 si decidono le sorti del mondo, nell’indifferenza della gente

3 marzo 2012 a 10:25 (Terza Guerra Mondiale e Secondo Olocausto)
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di Stefano Fait

Si sente usare l’espressione tutte le opzioni sono sul tavolo. Ma alcune azioni sono contrare al diritto internazionale.

Antonio Patriota, ministro degli Esteri brasiliano, rivolgendosi al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, 24 febbraio 2012

Noi non abbiamo bisogno di una nuova guerra. E dobbiamo chiarirlo ai nostri amici israeliani. Se gli Israeliani vogliono cominciare un conflitto armato contro l’Iran, sorvolando il nostro spazio aereo in Iraq, devono sapere che noi non lo sosterremo mai. Se lo fanno, dovranno farlo da soli. Devono assumersi tutta la responsabilità perché in caso di una guerra si dovrà pagare un prezzo altissimo e le conseguenze di un intervento militare saranno disastrose sopratutto per gli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq, nel settore energetico ed anche per la stabilità in Medio Oriente. […]

Obama deve dire a Israele che gli iraniani reagiranno bersagliando per prima i nostri obiettivi. Saremo costretti noi a pagare un caro prezzo. Questo non è  accettabile. Però dobbiamo anche ricordare che la maggior parte degli israeliani non supporta la guerra. È della stessa posizione anche quasi tutta la comunità ebraica in America.

Zbigniew Brzezinski (il Grande Vecchio della politica estera statunitense e mentore di Obama), 26 febbraio 2012

testo trascritto (inglese):

http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/1202/26/fzgps.01.html

Allo stato attuale un attacco contro l’Iran non è prudente e, soprattutto, sarebbe destabilizzante.

Martin Dempsey, Capo di Stato maggiore della Difesa Usa, 20 febbraio 2012

Panetta crede che vi sia una forte probabilità che Israele colpisca l’Iran nel mese di aprile, maggio o giugno, prima che l’Iran entri in quella che gli israeliani hanno descritto come una ‘zona di non ritorno’ nell’iniziare la costruzione di una bomba nucleare.

http://www.washingtonpost.com/opinions/is-israel-preparing-to-attack-iran/2012/02/02/gIQANjfTkQ_story.html

Cosa accadrebbe poi? Una catastrofe umanitaria, un grande numero di rifugiati. E l’Iran vorrebbe vendetta, e non solo contro Israele, ma anche contro altri paesi. Gli eventi nella regione diventerebbero completamente imprevedibili. Penso che l’entità di tale catastrofe non sarebbe paragonabile a null’altro. Perciò, prima di prendere la decisione di lanciare qualunque attacco, bisogna considerare appieno la situazione. Sarebbe il modo più irrazionale di affrontare la questione. Ma i miei colleghi israeliani mi hanno detto che non stanno pianificando una cosa simile. E gli io credo.

Dmitriy Medvedev, nel 2009

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=6299

Mentre al GF12 Patrick bacia Ilenia, il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, noto per essersi lasciato sfuggire che se fosse stato un mullah iraniano avrebbe optato per l’atomica anche lui, essendo l’Iran una nazione circondata da potenze atomiche, è in visita negli Stati Uniti per perorare la causa dell’attacco preventivo. Incontrerà Biden, Panetta e vari alti ufficiali del Pentagono. Lui, che in teoria dovrebbe essere progressista, è considerato un falco dagli Americani, che lo giudicano il principale responsabile dell’irrigidimento di Netanyahu:

http://www.haaretz.com/print-edition/news/barak-heading-to-u-s-for-talks-on-iran-nuclear-threat-1.414978

Lunedì 5 marzo Obama e Netanyahu si incontrano a Washington. Forse per l’ultima volta. Netanyahu, ossessionato dall’Olocausto e dalla prospettiva di un Secondo Olocausto come nessun altro leader israeliano prima di lui, lancerà quello che è un vero e proprio ultimatum, pretendendo da Obama la garanzia assoluta che gli USA faranno tutto ciò che è necessario per bloccare il programma nucleare iraniano dopo le elezioni presidenziali del novembre 2012 (dando quindi per scontato che Obama le vinca). Se non riceverà sufficienti rassicurazioni in tal senso, Israele attaccherà prima delle elezioni, perché l’Iran sta per rendere inaccessibile il suo programma nucleare e perché un Obama che insegue il secondo mandato è più vulnerabile:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/if-israel-strikes-iran-it-ll-be-because-obama-didn-t-stop-it-1.414245

dando l’avvio ad un effetto domino che ingolferà il mondo in una serie di conflitti regionali e poi, con il tempo, globali, una catastrofe economica prodotta dall’aumento del prezzo del petrolio ed un disastroso rilascio radioattivo planetario:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/24/fukushima-in-confronto-sarebbe-una-bagatella/#axzz1nNrT1Utx

Tutto questo sarà verosimilmente accompagnato da sommosse, insurrezioni e, più oltre, una rivoluzione globale.

Stephen Harper, premier canadese fortemente filo-americano, ha già detto no a Netanyahu pur riconoscendogli il diritto di difendersi (ossia di attaccare):

http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=116457

Anche Obama dirà no, negli stessi termini. Non perché intenda finalmente guadagnarsi il premio Nobel per la Guerra vergognosamente conferitogli sulla fiducia, ma perché la lobby sionista a Washington è molto meno forte di quel che crede e perché l’esercito americano è ferocemente ostile a questa prospettiva e potrebbe persino mettere in discussione la sua lealtà all’esecutivo. Inoltre Obama non può permettere che gli Stati Uniti facciano la figura del burattino di Israele e non può più smentire le argomentazioni contrarie del suo entourage e della CIA:

http://www.wallstreetitalia.com/article/1330263/iran-intelligence-usa-teheran-non-cerca-la-bomba-atomica.aspx

in linea con quelle del Mossad, che sta cercando, senza successo, di salvare capra e cavoli:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/04/la-prova-che-israele-e-in-mano-ad-una-cricca-di-invasati-antisemiti/

Dal canto loro i dirigenti israeliani hanno già chiarito che non avvertiranno gli Stati Uniti riguardo alla loro decisione di colpire preventivamente i siti nucleari iraniani, ufficialmente per evitare di coinvolgerli, dato che sarebbero incolpati di non aver fatto tutto quel che era possibile per fermare Israele. [Ed è assolutamente vero!]. La verità è che gli Israeliani sanno già da tempo che gli Americani non li appoggeranno e che il loro attacco sarà unilaterale. Intendono procedere ugualmente, citando l’esempio della Corea del Nord, che alla fine si è dotata di arma atomica [esempio controproducente: il dittatore mitomane non l’ha mai usata]:

http://www.foxnews.com/us/2012/02/27/ap-source-israel-wont-warn-us-before-iran-strike/#ixzz1nn1NmK3L

Ehud Olmert, il predecessore di Netanyahu, attaccò un sito “nucleare” siriano segreto nonostante la contrarietà dell’amministrazione Bush (Cheney era però a favore, come sempre). Mentre quell’attacco era inatteso, questo è l’attacco più telefonato della storia:

http://www.haaretz.com/weekend/week-s-end/netanyahu-faces-a-tough-decision-should-obama-not-give-him-a-green-light-on-iran-1.416061

Un alleato che entra in guerra contro la volontà del partner e che lo tiene all’oscuro del momento in cui lo farà verosimilmente sancisce la fine dell’alleanza. Israele resterà solo a combattere contro tutti i nemici partoriti dalla sua costante tensione, ansia, paranoia, aggressività.

D’altronde Israele fa bene a non fidarsi degli Stati Uniti, che hanno sempre visto Israele come una pedina da sostenere finanziariamente e militarmente finché era nel loro interesse. Gli Stati Uniti non hanno costruito una base militare in Israele per proteggerlo e non sono minimamente riluttanti a sacrificare questa piccola nazione in vista di un boccone più grande. La prova di ciò è che gli USA, nel 2003, hanno attaccato l’Iraq, non l’Iran, come sperava Israele. Le nazioni non sono esseri umani e non si comportano coscienziosamente: se gli Stati Uniti intendono giocarsi Israele contro un’altra potenza, lo faranno e faranno credere al mondo che Israele sia l’unica causa della sua rovina. Ma non se la caveranno a buon mercato: il sacrificio dell’alfiere si ripercuoterà drammaticamente su di loro e non troppo in là nel tempo. Se l’amministrazione Obama avesse detto chiaramente a Israele di non attaccare – uso il passato perché non è successo e non succederà lunedì – non ci sarebbe stato nessun attacco, invece si è limitata a lavarsene le mani pilatescamente. Le mani di Obama e Panetta (e di Harper) saranno grondanti di sangue quanto quelle di Netanyahu e Barak. Molto bella, a proposito, questa analisi pubblicata da Haaretz, l’unico maggior quotidiano anti-sionista rimasto in Israele:

http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/jerusalem-washington-and-the-iranian-bomb-1.415657

Intanto il New York Times ha già preparato il terreno per un falso attentato terroristico attribuito all’Iran: la rappresaglia iraniana sarà anonima (per poter negare la loro paternità) e colpirà nazioni ritenute simpatizzanti per la causa sionista, con autobombe collocate in diverse capitali mondiali ed attacchi alle forze americani in Afghanistan:

http://www.nytimes.com/2012/02/29/world/middleeast/us-sees-iran-attacks-as-likely-if-israel-strikes.html?_r=3&hp=&pagewanted=all

Il New York Times sta aiutando Israele a scatenare la terza guerra mondiale che, nei piani del governo israeliano, dovrebbe permettergli di completare il folle e suicida piano di un “Grande Israele”. I conservatori americani vogliono la guerra per poter rimuovere Obama dal potere e ci saranno serie ripercussioni in seno all’establishment americano quando Obama abbandonerà Israele al suo destino, perché voleranno le accuse di codardia, tradimento, infamia, ecc. e si consumerà forse una resa dei conti tra sionisti ed anti-sionisti. Sarkozy fa la voce grossa contro Siria ed Iran perché si gioca la rielezione e deve nascondere il disastro libico (una nazione nel caos, oscurata dai media italiani a favore dell’intervento per non giocarsi la residua credibilità). Cameron è il mastino della City di Londra che certamente saprà lucrare da quest’ennesima guerra.

In pratica, miliardi di persone sono sull’orlo dell’Armageddon per l’implacabile avidità e assenza di scrupoli ed empatia di poche centinaia di psicopatici e/o narcisisti e/o fanatici e per l’inestinguibile trauma degli Ebrei che vivono nel ghetto israeliano, iperfortificato, armato fino ai denti, bellicoso, nazionalista, iperaggressivo, come molte vittime di bullismo che diventano a loro volta bulli per superare lo smacco, la sofferenza, il senso di inadeguatezza e, nel farlo, si sentono buoni, innocenti, puri e vittime altrui. Per non venire feriti un’altra volta, si feriscono preventivamente gli altri, fino a quando la profezia si auto-adempie e ci si tira addosso la sciagura che si voleva evitare:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/27/auschwitz-in-israele-un-suicidio-collettivo/#axzz1nNrT1Utx

La principale responsabilità di questa sindrome collettiva, dopo la sconfitta del nazismo, ricade sulle autorità israeliane, che hanno perpetuato il trauma di generazione in generazione per costruire una nuova Sparta o una nuova Prussia nel Medio Oriente, invece di provare a curarlo e stabilire rapporti di collaborazione con i vicini. Il trauma stesso è diventato così la ragion d’essere di Israele, eternamente schiavo delle sue ombre e delle sue paure, eternamente auto-centrato e concentrato sul breve e non sul lungo termine:

http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/il-mio-punto-di-vista-sulla-questione.html

E così, nonostante il fatto che l’opinione pubblica internazionale sia decisamente contraria a questa eventualità:

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/08/i-sondaggi-che-condannano-al-suicidio-israele-e-stati-uniti/

http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/02/22/asking_the_right_question

Un giorno non troppo lontano, tra marzo e novembre, apprenderemo dai telegiornali che la follia è diventata realtà:

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/12/guardatevi-dalle-idi-di-marzo-come-prevedere-la-data-dinizio-della-terza-guerra-mondiale/#axzz1nNrT1Utx

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La Siria e il progetto della grande Israele

Iran: gli Usa vogliono portare al potere i wahabiti in Siria

TEHERAN – Un comandante militare iraniano dice che gli Stati Uniti cercano di destabilizzare la Siria nel tentativo di salvaguardare gli interessi di Israele in Medio Oriente.

“Con i soldi di alcuni stati arabi e uno dei vicini musulmani della Siria, loro (gli Usa) stanno sostenedo i gruppi terroristi in questo paese per  portare al potere i wahabiti “, ha detto il capo di Stato maggiore iraniano, generale Hassan Firouzabadi. “La Siria di Bashar Assad fa parte del triangolo di resistenza contro l’espansionismo sionista. Ecco perche’ gli americani e i loro alleati stanno facendo il possibile per far cadere Assad gettando benzina sul fuoco della Siria”, ha aggiunto. Il generale si e’ detto comunque certo che la nazione siriana non si lascera’ ingannare dai complotti orditi da Washington e Tel Aviv. Irib 9 giugno 2012

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La Soluzione Finale di Israele per la Palestina e la Grande Israele

Tradotto da Erminia Scaglione per Informare per Resistere

Dopo una discussione molto lunga, con una fonte dell’ intelligence palestinese e un analista politico che ha fornito precedentemente all’autore di questo articolo,  informazioni affidabili sulle questioni relative alla Palestina, i contorni di quello che potrebbe essere chiamato l’Endlösung sionista “dei Probelmi della  Palestina” e cioè la soluzione finale per il problema palestinese sta emergendo e diventando sempre più evidente.

Dopo una dettagliata analisi di dati aggiornati sulla Palestina così come del corso delle operazioni congiunte della NATO / GCC / israeliane, e senza dimenticare l’aggressione giordana e in parte sponsorizzata dal Libano contro la Siria, il dialogo ha portato a delineare le seguenti strategie di breve, medio e lungo termine di Israele, verso una soluzione definitiva di ciò che Israele percepisce come “la Questione Palestinese”.

La prognosi indica uno spostamento permanente della maggior parte dei Palestinesi in Cisgiordania, l’annessione permanente del Golan siriano occupato, l’annessione permanente di parti del sud del Libano, e la creazione di un Micro Emirato palestinese nella Striscia di Gaza.

L’evoluzione ed i dettagli di quello che Israele percepisce come la “soluzione finale” non sono sorprendenti  allorquando se ne comprendono i principali sviluppi storici.

Le relazioni siro-giordane stanno giocando un ruolo chiave nell’evoluzione del piano. Nel 1970 l’OLP è stato consolidato in Giordania facendo frequenti incursioni attraverso il fiume Giordano, e mettendo mine antiuomo, per attaccare le forze di occupazione israeliane e, in generale per combattere, in questo modo, una vera guerra di Liberazione.

Le tensioni tra l’OLP e il re hashemita di Giordania sono sorte dopo che Israele inviò truppe in Giordania per combattere i soldati dell’OLP, e la Giordania “dovette” venire in aiuto di un villaggio  giordano dominato dall’OLP vicino al confine giordano/ israeliano. Le tensioni tra l’OLP e la Giordania sono ulteriormente aumentate dopo che Yasser Arafat rifiutò l’offerta del re di dare all’OLP un seggio permanente in seno al Parlamento giordano.

Il rifiuto dell’offerta si basava sulla volontà di liberare la Palestina piuttosto che diventare politicamente cristallizzati in una diaspora permanente. In altre parole, il re hashemita avrebbe preferito di più sostenere lo spostamento permanente dei palestinesi piuttosto che sostenere la loro lotta per la liberazione della Palestina.

Le tensioni infine condussero ad aprire un conflitto armato tra l’OLP e le milizie giordane, quando le truppe dell’OLP ha cominciato a lavorare una rivoluzione socialista popolare, in Giordania. Ne conseguirono pesanti scontri tra l’esercito giordano e le truppe dell’OLP ad Amman.

A causa del fatto che l’esercito giordano stava per spazzare letteralmente fuori l’OLP, (dalla Giordania) ed in ragione del fatto che il re Abdullah di Giordania si rifiutò di negoziare con l’OLP o la Siria, il presidente siriano Hafez Al-Assad inviò una brigata siriana corazzata palestinese. I Palestinesi in Siria hanno, infatti il pieno diritto di unirsi  all’esercito siriano e la Siria mantiene tuttora forze militari palestinesi.

La Giordania non era veramente in grado, di essere in una posizione tale da poter difendere il paese dall’ attacco siro-palestinese. Dunque, piuttosto che avviare quei negoziati che avrebbero potuto fermare l’uccisione di arabi da parte di altri arabi, e che avrebbero potuto tradursi in una soluzione pacifica delle controversie tra Amman e l’OLP, il Re hashemita si rivolse a Israele per ottenere l’aiuto necessario per contrastare i suoi fratelli arabi.

L’aviazione israeliana, in seguito a ciò costrinse i carri armati siriani a tornare alle loro basi in Siria. L’OLP successivamente lasciò La Giordania. Arafat fuggì in Egitto sotto mentite spoglie, paese in cui raggiunse un accordo sotto la guida di Nasser. Successivamente l’OLP stabilì la sua base operativa in Libano.

Questi eventi storici sono generalmente conosciuti come ” Settembre Nero”. La Giordania non ha mai perdonato alla Siria di avere inviato carri armati attraverso il confine giordano per evitare la sconfitta dell’OLP in Giordania. La Siria e molti all’interno dell’OLP non hanno mai perdonato alla Giordania che essa avesse collaborato con lo stato sionista contro l’OLP. E ‘importante tenere a mente questo fatto quando torneremo a ciò che Israele ha pianificato come la soluzione definitiva per il problema palestinese.

Il Libano è per quanto riguarda la presenza palestinese nel paese fortemente diviso. Molti, soprattutto i Cristiani Maroniti , hanno accusato e continuano ad accusare i Palestinesi di molte delle problematiche politiche nazionali così come dei problemi di politica estera del Libano. Altri in Libano hanno una visione generale pro palestinese, ma sono fortemente contrari all’influenza della Siria sulla politica del Libano. Preminente tra questi è il Segretario Generale del Partito socialista progressista libanese, Walid Jumblatt. Jumblatt è anche il leader politico della comunità drusa libanese. Jumblatt è, assieme al cittadino saudita-libanese Saad Hariri uno dei principali sostenitori in Libano “dell’esercito siriano libero”, e fornisce loro armi e denaro. È documentato che almeno 50 tonnellate di armi gli siano state fornite da Jumblatt e che queste siano state consegnate tramite la Raffaello Industries ditta  israeliana che si occupa di commercializzazione d’armi. La consegna, ammonta ad un valore di 250 milioni di dollari e la suddetta è solo una delle tante consegne avvenute.

L’influenza della Siria in Libano si basa su quattro fattori. Il disegno arbitrario delle frontiere attribuibile alle ex potenze coloniali, il sostegno della diaspora palestinese ed il sostegno in generale della lotta palestinese per la liberazione della Palestina, il sostegno alla stessa di Hezbollah, la cui ala militare è stata istituita principalmente per contrastare le frequenti occupazioni del sud del Libano e le frequenti aggressioni militari israeliane contro il Libano, tra cui quella a  Beirut; il sostegno e il mantenimento dell’ asse di alleanza politica libanese, palestinese, siriano, iraniano, russo, che contrasta gli Stati Uniti, la NATO e l’egemonia israeliana nella regione.

Durante i disordini in Egitto lo scorso anno ed i conseguenti avvenimenti  durante le ultime elezioni in Egitto, la Fratellanza Musulmana è diventata uno dei maggiori protagonisti politici, (del paese). Anche se sono state fatte promesse elettorali, che la F.M. non accetterebbe mai il altro che una Palestina liberata con Gerusalemme come capitale, la realtà politica ci indica il contrario. Trattasi di promesse elettorali a buon mercato. La  Fratellanza Mussulmana egiziana ha stretti legami con il Qatar, e dopo che Hamas ha fatto un Dietro-Front nel 2009 e che si è riallineata con il Qatar, la F.M. e Hamas stanno per così dire, convergendo nella stessa direzione e questa direzione non sta portando verso una liberazione della Palestina, ma nella direzione al contrario della creazione di un Emirato palestinese a Gaza.

In effetti, Hamas ha introdotto nel 2009 un accordo con Israele, in cui è stato promesso che Hamas avrebbe svolto “un ruolo da protagonista in una eventuale primavera palestinese” dopo la caduta del governo siriano. Il prodotto finale ed il prezzo per il Dietro-Front di Hamas, era costituito dall’allontanamento dalla Siria e dall’Iran al quale sarebbe conseguito, come da previi accordi, il supporto promesso per la creazione di un Emirato palestinese nella Striscia di Gaza. (1)

Il Golan siriano è stato occupato da Israele sin dal 1963. Israele ha da allora attuato una politica di crescente oppressione contro i Siriani nel Golan, nel tentativo di spodestare la popolazione, e per costringerli ad accettare la cultura israeliana come la nazionalità isrealiana. (2) L’oppressione dei Siriani nel Golan siriano occupato, è infatti quasi identica alla stessa oppressione sofferta dai palestinesi in Cisgiordania. (3) Israele ha solo di recente approvato una legge che ha indicato che Israele ha occupato il Golan con il fine di rimanere lì e con quello di annettere quel territorio come parte della Grande Israele. E’ proprio questo ciò che secondo la fonte dell’intelligence palestinese è trapelato.

E ‘necessario tener conto che questi piani, secondo le dinamiche degli sviluppi politici e militari non necessariamente possono essere predisposti o attuati fino all’ultimo dettaglio. Il piano israeliano tuttavia, sta andando alla grande per ciò che concerne le nostre conoscenze in merito, se leggete ciò che segue.

Israele continua a sostenere l’asse NATO / GCC / Israele e sponsorizza gli elementi sovversivi in Siria e continuerà con la sua influenza destabilizzatrice indipendentemente dal risultato del conflitto in corso. Una delle funzioni di Israele è quella di sostenere il suo ruolo nel rappresentare una minaccia credibile contro l’Iran al fine di limitare il coinvolgimento iraniano in Siria durante il sovvertimento, (politico) in corso.

Israele quindi, sfrutterà il fatto che la Siria stia diventando sempre più instabile, e il fatto che la Siria stia attirando sempre più “terroristi” come pretesto per dare una più forte impronta militare al Golan occupato. Questo significa che indipendentemente dal fatto che l’Arabia Saudita, la Giordania, la Turchia e la NATO decidano di avviare un palese attacco militare contro la Siria o meno, Israele avrà comunque il pretesto per una più forte presenza militare nelle Alture del Golan. L’obiettivo finale è , (di conseguenza), una annessione permanente del Golan siriano alla Grande Israele.

Qualora la destabilizzazione della Siria avesse successo, a questa succederebbe una “Primavera palestinese”, realizzata con l’ausilio di Hamas, di Israele, e dei Fratelli musulmani provenienti da Qatar, Egitto e infine dalla Turchia. E nel momento in cui le agitazioni si allargherebbero alla Cisgiordania occupata, questo sarebbe utilizzato come pretesto per una occupazione permanente della Cisgiordania e di Gerusalemme est.

I dettagli su quello che lo status di Israele intende dare ai Palestinesi della Cisgiordania sono finora sconosciuti. Non è improbabile che questo rappresenti un’operazione finalizzata ad un tentativo di spingere molti di loro a fuggire in Giordania e per quanto riguarda gli altri di esercitare su di lor pressioni affinché accettino la cittadinanza israeliana.

Israele si sta adoperando anche verso una destabilizzazione del Libano. Secondo la fonte di nsnbc, ci sarà un aumento dei tentativi di estendere il conflitto dalla Siria al Libano, in sostegno di forze anti-siriane, come il Partito socialista progressista guidato da Jumblatt ed il Movimento del Futuro di Saad Hariri. Indipendentemente dal fatto che Hezbollah alla fine  decida di rispondere ad un palese un attacco militare sponsorizzato dalla NATO o meno, quello che si prevede è di indirizzare l’ Hezbollah in un conflitto interno che indebolisca la sua capacità di respingere un’eventuale occupazione israeliana del Libano meridionale. Al Jamaa al Islamiya si è, come d’altronde Hamas, riallineata con l’asse dell’ alleanza del Qatar e dei Fratelli Musulmani. Quindi non è improbabile che essa giochi un ruolo nel coinvolgimento di Hezbollah.

Secondo l’informatore nsnbc, già esistono precisi progetti di guerra per una massiccia campagna militare aerea contro obiettivi predeterminati a sud del Libano, nella valle della Bekaa, così come contro Beirut e contro altre grandi città del Libano. L’obiettivo finale è una occupazione permanente e l’annessione di parti del Libano meridionale, (a Israele).

Unendo tutti i dati presenti dei punti di cui sopra si è discusso, emerge, che in un prossimo futuro pianificato la “Palestina” è destinata ad essere limitata, semplicemente ad un Emirato palestinese nella Striscia di Gaza. Questo Emirato palestinese sarebbe quasi completamente dipendente, economicamente, dall’ Egitto così come da Israele, nonché da sovvenzioni dell’UE. In una prospettiva a lungo termine, potrebbe anche essere previsto il fatto di diventare parte di un’Alleanza (internazionale) del bacino del Mediterraneo.

I Palestinesi della West Bank sarebbero destinati ad essere o ricollocati in Giordania, a Gaza, oppure in caso non accettassero, ad essere assimilati come cittadini di seconda classe israeliani, e questo sia nella Cisgiordania una volta annessa  come nell’ annesso Golan.

Le Alture del Golan sono destinate ad essere definitivamente inglobate (ad Israele), come si prevede anche di balcanizzare la Siria in Stati microscopici che siano facilmente controllabili garantendone una concorrenza politica interna piuttosto che l’unità che contrasterebbe, il progetto di una ricolonizzazione del Medio Oriente.

i Siriani del Golan saranno sia costretti a fuggire nei territori ormai sotto controllo della Siria, oppure, (se non accettano di fuggire),ad essere assimilati come cittadini di seconda classe israeliani. Molti degli abitanti del Libano meridionale saranno costretti a fuggire verso nord, offrendo in questo modo altro spazio per insediamenti israeliani nonché altro spazio per alcuni dei profughi palestinesi.

Tenendo conto della situazione precaria della fonte di queste informazioni in considerazione non è possibile rivelare dettagli più precisi. È tuttavia certo, che questi piani per tutto quello che si è discusso precedentemente esistono e sono attuati sistematicamente.

Contemplando “l’Endlösung” sionista per ciò che concerne la Palestina, ricordiamo le parole del Presidente degli USA Obama, che riguardano la scommessa della sovranità statale della Palestina alle Nazioni Unite nel 2011. “Il riconoscimento della Palestina è possibile solo nel quadro di una soluzione completa per il Medio Oriente”. (4) La “soluzione globale per il Medio Oriente ha iniziato ad essere attuata con la cosiddetta” primavera araba “.

A meno che non si assista ad un cambiamento significativo nella politica dall’interno di Hamas risulti evidente, si deve comprendere che un supporto di Hamas è equivalente al supporto della soluzione finale d’Israele. Per quanto riguarda l’Autorità palestinese, sarebbe consigliabile ritornare da una Autorità palestinese che è de facto un’autogestione del genocidio sionista dei palestinesi a un’unità, credibile sia politicamente che militarmente dell’OLP.

Tutto quello che non costituisca un ritorno ad una unità, credibile sia politicamente che militarmente dell’OLP, temo, sarà solo un ulteriore contributo al genocidio sionista dei palestinesi, alla pulizia etnica della Cisgiordania, alla creazione di un Emirato palestinese Microscopico che sia completamente dipendente dall’ Egitto, da Israele e dall’Unione europea.

In conclusione, sarebbero stati i Sionisti a progettare l’assassinio di Yasser Arafat. Ma fu una mano palestinese, che piazzò il veleno, (per ucciderlo).

Christof Lehmann

2012/07/07

NOTE:

1)Hamas cleanup operation after 2010 U-Turn continues. http://nsnbc.wordpress.com/2012/06/28/hamas-cleanup-operation-after-2010-u-turn-continues/

2) Israeli occupation authorities replace Syrian curricula with Hebrew, expel teachers in an attempt to obliterate Arab identity and culture of Golan people http://nsnbc.wordpress.com/2012/07/01/israeli-occupation-authorities-replace-syrian-curricula-with-hebrew-expel-teachers-in-an-attempt-to-obliterate-arab-identity-and-culture-of-golan-people/

3) Health conditions in the occupied Palestinian territory, including east Jerusalem, and
in the occupied Syrian Golan http://nsnbc.files.wordpress.com/2012/06/who-2012-health-conditions-in-the-occupied-palestinian.pdf

4)UN DONE The 66th Session of the General Assembly. Reflections by Dr. Christof Lehmannhttp://nsnbc.wordpress.com/2011/09/28/un-done-the-66th-session-of-the-general-assembley-reflections-by-dr-christof-lehmann/

Fonte: Israel´s “Final Solution” for Palestine and Greater Israel.

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Palestina, il voto e la beffa
Alessia Lai

Vivere reclusi, vessati, espropriati della libertà fa apprezzare come una vittoria la conquista di uno spiraglio di cielo attraverso le sbarre. Non si può biasimare chi nella notte di giovedì, in Cisgiordania e a Gaza, ha festeggiato l’approvazione dello status di “Paese osservatore non membro” per la Palestina.
A chi passa la propria vita assediato, con la costante minaccia delle “punizioni” esemplari israeliane e la costante umiliazione dell’assenza di diritti, non si può negare quello alla gioia.
Ma farà ancora più male toccare con mano quanto questa sia stata effimera, destinata a rimanere un blando ristoro prima della prossima incursione. La cella della prigione palestinese non si è aperta, le si è solo assegnato un numero identificativo.
Il nuovo status non è un traguardo, né un inizio.
Israele si è sempre fatto beffa delle numerose risoluzioni Onu che condannavano la sua condotta in Palestina, non sarà questo ultimo passo a fargli cambiare rotta.
Anzi. Come promesso poco dopo il voto favorevole dell’Assemblea Onu dal vicepremier israeliano, Moshe Ya’alon, Tel Aviv ha già replicato: il governo ha dato in via libera alla costruzione di 3.000 nuovi alloggi per i coloni in Cisgiordania e a Gerusalemme est.
La festa è già finita.
L’unico lato meritevole di attenzione del voto di giovedì riguarda il fatto che la stragrande maggioranza dei Paesi membri si è schierata contro la linea statunitense di difesa ad oltranza degli interessi israeliani. All’Assemblea Onu, dove non è previsto il diritto di veto, non c’è stata subordinazione alle decisioni atlantiche. Magra consolazione: in sede di Consiglio Washington imporrà sempre il suo veto alla libertà della Palestina.
Lo zio Sam ha le chiavi della cella.

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Gaza e la politica della “Grande Israele” (Eretz Israel)
Federico Dal Cortivo – tratto da “Rinascita” http://www.rinascita.eu/?action=news&id=17985

Il bombardamento israeliano di Gaza di questi giorni arriva in un momento interessante. Sotto la guida di Benjamin Netanyahu e Ehud Barak, l’espansione degli insediamenti ebraici illegali in terra palestinese è aumentato ad un ritmo senza precedenti.
L’Amministrazione Netanyahu ha approvato la costruzione di 850 abitazioni dei coloni nella Cisgiordania occupata nel giugno 2012, anche dopo che il parlamento israeliano ha respinto una proposta di legge per legalizzare retroattivamente alcune delle case esistenti nella zona. Il numero di coloni ebrei in Cisgiordania è quasi raddoppiato negli ultimi 12 anni, con più di 350.000 residenti illegalmente secondo il diritto internazionale. Mentre il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman conferma la mancanza di volontà di Tel Aviv di autorizzare i palestinesi a tornare nelle loro terre.

Un ‘apartheid applicato su linee etniche e religiose, è diventata la politica ufficiale del governo israeliano. L’estrema destra politica, che un tempo personificava l’estremismo, ora è lo status quo in Israele.
Mentre Netanyahu ha pubblicamente annunciato l’appoggio per uno stato palestinese in Cisgiordania, il suo governo ha minacciano di porre fine agli accordi di Oslo se le Nazioni Unite concedessero alla Palestina, che non è membro, lo status di osservatore .Un gruppo di giuristi israeliani voluti dal governo di Netanyahu per determinare lo status giuridico della Cisgiordania ha concluso che non vi è “nessuna occupazione” delle terre palestinesi e che il proseguimento della costruzione degli avamposti è completamente legale secondo la legge israeliana, nonostante la critica internazionale . Netanyahu del partito di destra-conservatore Likud si rifà alla filosofia di Ze’ev Jabotinksy, che ha chiesto l’istituzione di un ‘Grande Israele’, un concetto abbracciato dallo storico israeliano Benzion Netanyahu, il padre del primo ministro di oggi.

Sotto la sua influenza , Benjamin Netanyahu è stato indottrinato nelle fondamenta ideologiche del sionismo revisionista, che promuovono insediamenti ebraici in Giudea e Samaria (la Palestina) e la terra ricca biblica di Israele da parte degli ebrei contemporanei, una terra ricca di petrolio che si estende dalle rive del Nilo in Egitto, sulle rive dell’Eufrate.

La Bibbia non trova immagine peggior di un uomo dal deserto. E perché? Perché lui non ha rispetto per la legge. Perché è nel deserto, che può fare quello che vuole. La tendenza verso i conflitti è l’essenza del conflitto arabo. Egli è un nemico per essenza. La sua personalità non gli permette alcun compromesso o accordo. Non importa che tipo di resistenza incontrerà, quale prezzo pagherà. La sua esistenza è una guerra perpetua. La stessa cosa per Israele.

La soluzione dei due stati non esiste, non ci sono due persone qui. C’è un popolo ebraico e una popolazione araba … non vi è nessun popolo palestinese, in modo da non creare uno stato per una nazione immaginaria … hanno solo loro stessi inventato un popolo per combattere gli ebrei “. Benzion Netanyahu.

Un razzo colpisce Tel Aviv per la prima volta dopo la guerra del Golfo, l’assedio di Gaza continua e deve essere visto per quello che è, un’azione premeditata dell’espansionismo israeliano. Netanyahu era un sostenitore zelante dell’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert 2008-2009 noto per l’assedio a Gaza denominata ‘Piombo Fuso’, che ha ucciso oltre 1.400 palestinesi, mentre Israele ha subito solo 13 morti frutto della causalità. Il 14 novembre 2012, forze di difesa israeliane (IDF) hanno lanciato un’offensiva nella zona controllata da Hamas nella Striscia di Gaza e hanno annunciando i loro progressi tramite un account ufficiale su Twitter. L’IDF ha assassinato un importante comandante militare di Hamas, Ahmed al Jabari, che era presumibilmente in possesso di una bozza di un accordo di tregua permanente con Israele. L’accordo prevedeva dei meccanismi per mantenere il cessate il fuoco in caso di futuri scambi di militari tra Israele e Hamas nella striscia di Gaza. I militanti del braccio armato di Hamas a Gaza hanno reagito sparando razzi sul territorio israeliano, una grande percentuale dei quali sono stati intercettati dal sistema Iron Dome di difesa aerea.

Benjamin Netanyahu ha usato questa rappresaglia per rivendicare la superiorità morale israeliana, avvertendo che prenderà “ogni provvedimento necessario” per fermare il lancio di razzi da Gaza verso Israele. I funzionari israeliani hanno allertato 30.000 riservisti per prepararsi ad una possibile incursione di terra verso Gaza, mentre le forze dell’IDF indiscriminatamente uccidono i civili palestinesi che tentano di colpirei bersagli aerei e navali.

L’amministrazione Obama ha condannato Hamas di perpetuare la violenza, mentre il governo dei Fratelli musulmani d’Egitto guidato da Mohamed Morsi ha richiamato l’Ambasciatore egiziano da Tel Aviv (Il Venezuela in segno di protesta ha espulso in copro diplomati israeliano NdR). Il Primo ministro egiziano Hesham Kandil è arrivato a Gaza dopo il secondo giorno degli attacchi israeliani in una dimostrazione di sostegno per la Palestina. Attraverso l’IDF Israele prende di mira le basi militari di Hamas, tentando così di presentarsi come una vittima dei media internazionali. Forze dell’IDF fanno cadere migliaia di volantini orwelliani su Gaza, invitando i cittadini ad assumersi la responsabilità per la propria sicurezza, tirando in causa Hamas, che ancora una volta, ha trascinato la regione nella violenza e nello spargimento di sangue.

Nonostante Israele prenda di mira il governo eletto di Hamas a Gaza, un articolo del Wall Street Journal dal titolo “Come Israele ha aiutato Hamas”, cita un ex funzionario israeliano che sostiene che Israele ha incoraggiato la formazione di gruppi islamisti per controbilanciare i nazionalisti laici affiliate all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Il governo israeliano ha anche riconosciuto ufficialmente un precursore di Hamas chiamato Mujama Al-Islamiya definito gruppo di carità, che promette di costruire moschee e una università islamica.

Ha collaborato con l’influente sceicco Ahmed Yassin, che si opponeva agli attivisti palestinesi, guidando il movimento islamista sunnita che è diventato Hamas. Alla fine di ottobre 2012, il governo di Hamas a Gaza ha ricevuto lo sceicco Hamad bin Khalifa Al-Thani, l’emiro del Qatar, per una visita ufficiale. Come parte di un pacchetto di aiuti allo sviluppo, Al-Thani ha concesso ad Hamas $ 400 milioni, almeno 150 milioni di dollari andranno verso un progetto di edilizia abitativa nel sud di Gaza – sarebbe ragionevole presumere che grandi porzioni di tale aiuto sarebbe stato investito in difesa.

Il sostegno dato a Hamas dal Qatar deve essere compresa attraverso il contesto del suo impegno in Siria.

Il New York Times in un suo articolo “flusso di armi ai ribelli a beneficio dei jihadisti in Siria”, afferma che le armi spedite in Siria dall’Arabia Saudita e dal Qatar è stato utilizzato per sostenere i jihadisti di al Qaeda e gruppi affiliati che cercano di rovesciare il governo di Bashar al Assad.

Il Qatar ha tenuto numerose riunioni con i leader dell’opposizione siriana, e ospita un’ importante base aerea dell’Us Air Force a Al-Udeid, a ovest della capitale, Doha. Il Qatar ha anche permesso la creazione di un centro del Brooking Institute (vedi articolo http://www.disinformazione.it/primavere_rivoluzioni_spa.htm) nel suo territorio. Il Brookings Saban Center for Middle East Policy ha pubblicato il “Salvataggio della Siria: Opzioni da valutare per un cambio di regime” nel marzo 2012, e le direttive descritte nella relazione sono apparentemente diventata la politica degli alleati occidentali e Paesi del Golfo, che mirano a rovesciare il governo siriano. Il Centro Saban che ha pubblicato la relazione è stato fondato nel 2002, quando il magnate israelo-americano Haim Saban ha promesso quasi $ 13 milioni della Brookings Institution, nel tentativo di influenzare la politica Usa in chiave filo-israeliana.
Nonostante sostenga a parole la causa palestinese, il Qatar è per una politica studiata per offrire un pretesto per consolidare il potere di Israele. Sia il Qatar che l’Arabia Saudita hanno collaborato con gli Stati Uniti e Israele, esportando l’ideologia salafita che è così importante tra i combattenti ribelli radicali di Hamas e l’esercito ribelle siriano, usando la loro enormi ricchezza di petrolio per finanziare e armare questi movimenti.

In uno scritto dall’israeliano Bechor Guy, editorialista, dal titolo “Pericoli di uno stato palestinese“, egli lamenta la possibilità di una Palestina indipendente, nella paura che la nazione possa diventare un mezzo per la violenza degli estremisti: “Uno stato palestinese sovrano assorbirebbe immediatamente 700.000 palestinesi, che vivono in condizioni terribili in Siria, altri 750.000 palestinesi che attualmente vivono in Libano e centinaia di migliaia di altre persone che si aggregherebbero al nuovo stato, perché per loro la Cisgiordania e Israele sono l’America – basta chiedere agli infiltrati africani. A causa della ‘primavera araba’, la Siria e il Libano prenderebbero volentieri a calci i palestinesi, e lo Stato palestinese li accoglierebbe a braccia aperte, al fine di modificare la realtà demografica sul terreno. Qatar e l’Arabia Saudita potrebbero finanziare l’intero esodo”.

Così, lo stato palestinese diventerebbe una delle aree più densamente popolate del mondo e rappresenterebbe una minaccia demografica per Israele. In altre parole, in un prossimo futuro potremmo vedere centinaia di migliaia di palestinesi che si stabiliscono in Cisgiordania. Alcuni di loro sono tra le persone più pericolose in Medio Oriente: salafiti, membri di milizie armate siriane e libanesi, così come i membri dei vari gruppi jihadisti. Essi si stabilirebbero in luoghi vicino a Haifa, Tel Aviv, all’aeroporto Ben Gurion e Gerusalemme. Il saldo demografico in questa regione sarebbe cambiato per sempre. La nostra vita diventerà un incubo stile siriano“.

Nel 1952, il ministro della Difesa israeliano Moshe Dayan parlò con ardore a Tel Aviv del suo fine ultimo, la creazione di un ‘impero israeliano’ – oggi, Netanyahu con la sua amministrazione arrogante e megalomane, ha sottolineato con una visione messianico-catastrofica del mondo, che Israele è “l’eterna nazione”. In effetti, un dominio Salafita sulla la Palestina potrebbe causare problemi per Israele, e fornisce un necessario pretesto per Israele d’impegnarsi militarmente contro i gruppi palestinesi, con l’obiettivo finale di riconquistare la loro terra per l’insediamento ebraico. L’ ‘Operazione pilastro della difesa‘, lanciata a pochi mesi di distanza dalle elezioni in Israele, è un elemento calcolato della strategia del governo di Netanyahu per rovesciare Hamas e continuare ad assorbire territorio palestinese. Decenni d’occupazione e l’apartheid hanno modellato l’attuale scenario, Israele ha disumanizzato un intero popolo, togliendo la loro terra e costringendolo in una prigione-ghetto. Gli aderenti al Sionismo politico hanno dimostrato disprezzo per una vera soluzione politica del conflitto palestinese, Netanyahu e l’amministrazione sono pronti a schiacciare ogni opposizione allo stato ebraico.

Un razzo colpisce Gerusalemme…, è chiaro che la risposta israeliana è stata rapida . Mentre la situazione storica del popolo palestinese non può essere ignorato, il comportamento di Hamas può essere controproducente, nonostante che la potenza di fuoco israeliana sia esponenzialmente più distruttiva. L’assedio di Gaza da lo spunto per prendere in considerazione la previsione di Henry Kissinger, “In 10 anni, non ci sarà più Israele“.

Sedici agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno redatto un rapporto di analisi di 82 pagine, intitolato “Preparazione per una post-Israele in Medio Oriente”, dove si conclude che la coalizione del Likud di Netanyahu, ha accettato con entusiasmo e sostenuto gli insediamenti illegali, applicando al contempo un regime di apartheid ai palestinesi. Israele, l’unico paese dotato di armi nucleari in Medio Oriente, ha tutti i crismi di uno stato “paria internazionale” e il suo atteggiamento attuale è impossibile da mantenere. Se Israele devasta Gaza, si creerebbero i presupposti di un nuovo slancio che minaccerebbe l’esistenza stessa dello Stato ebraico.

Federico Dal Cortivo – http://www.italiasociale.net

Da: Land Destroyer
Nile Bowie è uno scrittore residente a Kuala Lumpur e fotografo americano per il Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione a Montreal, Canada.
Egli analizza i temi del terrorismo, economia e geopolitica.

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Il 22 maggio scorso l’amministrazione Bush ha rilasciato la sua prima importante dichiarazione sul Medio Oriente per bocca del segretario di Stato James Baker. Per lo più, egli ha utilizzato delle frasi standard e ha rievocato le tradizionali linee politiche americane. Ma alcune delle sue parole sono state perlomeno singolari e anche in modo sorprendente. Parole echeggianti un appello di Baker agli israeliani: “abbandonare una volta per tutte la visione irrealistica di un Grande Israele”.

Alcuni israeliani hanno reagito con preoccupazione a questa frase. Il premier Yitzhak Shamir l’ha definita “inutile”, come ha fatto qualche americano. William Safire ha detto che è “sediziosa”. Ma questi e molti altri sarebbero più sconvolti – a dire il vero resterebbero a bocca parta – se venissero a conoscenza dell’effetto sortito dalla dichiarazione di Baker sui politici mediorientali.

Tracciare il confine

Per Baker e il Dipartimento di Stato, il Grande Israele è un eufemismo per indicare il desiderio del Partito Likud di mantenere il controllo dei territori conquistati nella guerra del giugno 1967, in particolar modo la Cisgiordania. Ma nel mondo arabo e in molti altri Paesi musulmani, ciò implica qualcosa di molto più grande: non il mantenimento israeliano della Cisgiordania, bensì la conquista israeliana di una vasta area che si estende dall’Egitto all’Iran.

Questa definizione sorprendente del Grande Israele deriva dal patto stipulato tra Dio e Abramo, come descritto nella Bibbia: “Alla tua discendenza io do questa terra, dal fiume dell’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate” (Genesi 15,18). Utilizzando questo testo come prova, i politici del Medio Oriente ostili a Israele diffondono ampiamente e con astuzia l’accusa di espansionismo del Nilo israeliano fino all’Eufrate. E quel che più conta, essi a quanto pare ci hanno creduto, e molti ancora ci credono.

Egitto. Il presidente Gamal Abdel Nasser ha sostenuto strenuamente che gli israeliani “lavorano per il giorno in cui gli arabi residenti tra il Nilo e l’Eufrate saranno un’orda di profughi”. Egli pensa che gli israeliani non rinuncerebbero mai a questa aspirazione. “Anche se lo facessero, essi non pretendono di realizzare oggi o domani i loro discorsi in merito a uno Stato ebraico o un Regno di Israele dal Nilo all’Eufrate, [ma] persevereranno in quest’obiettivo finché non avranno l’opportunità [di raggiungerlo].”

Organizzazione per la liberazione della Palestina. Yasser Arafat dice che tutti prestano ascolto al disegno di Gerusalemme di un Grande Israele. Nel settembre 1988, egli spiegò a un giornalista di Playboy nel corso di un’intervista che le due linee azzurre presenti sulla bandiera israeliana rappresentano il Nilo e l’Eufrate “e in mezzo ad essi c’è Israele”.

Iran. Dal 1979, la minaccia di un Grande Israele è il tema costante della propaganda iraniana. A volte questo presunto Stato è stato perfino riprodotto su una mappa. Così una ristampa fatta da Teheran nel 1985 di quella vecchia calunnia, I Protocolli dei Savi Anziani di Sion, include come suo frontespizio una mappa titolata “Il sogno del sionismo”. La mappa pretende di mostrare i confini immaginari del Grande Israele. Mostra l’intero Egitto in seno a questo Israele, l’Arabia Saudita fino a Medina, tutta la Siria, l’Iraq e il Kuwait, la regione dell’Iran produttrice di petrolio, e buona parte della Turchia. A completare il tutto, il confine è tracciato sotto forma di serpente; e le scale sono rappresentate dall’occhio onniveggente simbolo della massoneria ripetutamente disegnato lungo il dorso del serpente.

Siria. Nel marzo 1985 il presidente Hafez al-Assad chiese agli arabi di mobilitarsi per “evitare la costituzione del Grande Israele”. Secondo Patrick Seale, il principale apologeta in Occidente del regime siriano, Assad pensa veramente che questa espansione sia l’obiettivo israeliano a lungo termine. E non è il solo uomo forte siriano; il suo primo ministro ‘Adb ar-Ra’ uf al-Kasm, agli inizi del 1986 disse ai telespettatori turchi che gli israeliani intendono occupare tutto “dalla sorgente del Nilo [in Etiopia e Uganda] alle sorgenti dell’Eufrate [nell’Anatolia centrale] (…) il Grande Israele include Turchia, Iran e Africa”. (Come riportato dalla Damascus Television il 2 marzo 1986.)

Mitologia

Alcuni vanno ancora oltre (ispirati forse dai Protocolli) e alla fine vedono il Grande Israele come “aspirazioni sioniste per la dominazione del mondo”.

La rivendicazione di un Grande Israele spesso include una fandonia riguardo a una mappa dal Nilo all’Eufrate che presumibilmente è appesa nella Knesset, il Parlamento israeliano, e corredata del versetto della Genesi. In questa variante, il ministro della Difesa siriano Mustafa Tlas ha detto ad al-Jazira, il 17 gennaio 1982, che l’iscrizione: “La terra di Israele dall’Eufrate al Nilo” è cesellata sul portone di ingresso della Knesset. Gli arabi che hanno visitato il Parlamento e non hanno visto la mappa talvolta dicono che è stata rimossa in previsione della loro visita.

Questa retorica non è priva di effetti. Fate delle domande a un arabo incontrato per strada in merito a tali questioni e diventerà subito chiaro che l’idea del Grande Israele è moneta corrente. Naturalmente vi verrà detto che i sionisti intendono assoggettare l’intero Medio Oriente; l’unico punto controverso è se i sionisti puntano a ciò per se stessi o per conto delle Potenze occidentali. Simili idee, a loro volta, alimentano paure profonde e inducono parecchi mediorientali a pensare che devono cercare di distruggere Israele prima che Israele distrugga loro.

L’idea si è diffusa anche fuori dal Medio Oriente. Ad esempio, nel 1983, il ministro degli Esteri francese, Claude Cheysson, definì la divisione del Libano tra Grande Siria e Grande Israele “il nostro incubo”.

L’appello lanciato dal segretario di Stato americano agli israeliani di abbandonare “la visione irrealistica di un Grande Israele” ha avuto due effetti importanti. Ha dato l’autorevole conferma che è un’illusione profondamente radicata e accarezzata; e cosa ben peggiore, stranamente, ha reso complice il governo americano delle allucinazioni politiche di altri.

Un tale passo può avere un significato reale. Quando il segretario di Stato Dean Acheson trascurò d’includere la Corea del Sud nel perimetro di difesa Usa, ne conseguì una guerra che durò tre anni. Se è improbabile che in tal caso venga pagato un simile prezzo, questo passo falso potrebbe però avere delle conseguenze a lungo termine.

I diplomatici americani probabilmente non saranno in grado di riparare interamente al danno causato dal discorso del segretario Baker. Tuttavia, essi dovrebbero prontamente agire in pubblico e in privato per spiegare che cosa si volesse intendere con il riferimento al “Grande Israele”.

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Il “Grande Israele” di Bibi, i contorsionismi russi in Siria e la sfida a distanza Usa-Iran – Olmert messo da parte

Gli aggiornamenti dal Medio Oriente di oggi, venerdì 28 dicembre 2012: polemiche sulle decisioni di Israele in merito agli insediamenti; la Russia in pressing su Assad, ma i ribelli non vogliono il dialgo con il presdiente; l’Iran lancia la sfida agli Usa; manifestazioni anti-Maliki in Iraq.

ISRAELE/3 – Il governo britannico ha criticato la decisione di Israele di espandere un college situato nell’insediamento di Ariel, a 11 miglia dalla West Bank. Ariel si trova infatti oltre la Linea Verde ed è dunque un insediamento illegale.

SIRIA/3 – L’opposizione siriana ha rifiutato l’invito del governo russo di iniziare colloqui con il presidente siriano Bashar al-Assad per porre fine alla guerra civile che dura ormai da quasi 21 mesi. Il portavoce della Coalizione nazionale siriana ha infatti messo in chiaro di essere pronto a dialogare con chiunque, ma non con il capo del regime di Damasco.

IRAQ – Decine di migliaia di iracheni hanno preso parte alle nuove manifestazioni contro il governo dello sciita Nouri al-Maliki, strettamente allineato agli ayatollah iraniani. Le proteste hanno tratto origine da un episodio che conferma la politica settaria del governo centrale iracheno.

ISRAELE/2 – Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas ha provocatoriamente affermato che se lo stallo diplomatico continua e se il governo israeliano continuerò la sua politica di insediamenti illegali, affiderà al primo ministro Benjamin Netanyahu la responsabilità del popolo palestinese.

IRAN – La Repubblica islamica iraniana ha iniziato oggi una sei giorni di manovre militari nello Stretto di Hormuz. Manovre volte a dimostrare la potenza della capacità militari iraniane in un “choke point” di straordinaria importanza strategica, geopolitica ed energetica.

SIRIA/2 – Rispondendo alle domande dei giornalisti in merito all’esito dell’incontro di ieri con il vice presidente siriano, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha messo in chiaro che Mosca sta facendo forti pressioni sulla leadership siriana affinché inizi un serio dialogo con l’opposizione.

SIRIA – La Russia ha inviato a Ahmad Mouaz al-Khatib, leader della Coalizione nazionale siriana, una proposta relativa a colloqui volti a individuare una soluzione alla guerra civile che da quasi venti mesi attanaglia la Siria. I colloqui potrebbero andare in scena a Mosca o in una località al di fuori della Russia come Ginevra o Il Cairo.

ISRAELE – Israele sta progettando la più grande espansione degli insediamenti a Gerusalemme Est mai realizzata fino a questo momento. Un’espansione che prevede al costruzione di oltre 9 mila edifici abitativi e che conferma l’intenzione del primo ministro Benjamin Netanyahu di non lasciare un solo centimetro della Città Santa ai palestinesi.

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Cosa vedremo nel tempo della fine? Vedremo una rinascita e un ritorno alla legge conservatrice ebraica, e un ripudio del patto della Nuova Alleanza da parte dei cosiddetti cristiani

18/11/11

LE ORIGINI DEL DIO YA

La guerra contro il nome di Gesù continua. Molti sono sedotti dall’inganno di rigettare il nome di Gesù per accettare Yahshua, Yahweh, o qualche altro presunto nome.

queste informazioni possono essere ciò che salva la tua anima dai culti moderni che cercano di cancellare il nome di Gesù dalla terra.

leggendo l’enciclopedia ebraica sul nome di Dio, si scopre che contiene un sacco di informazioni molto ingannevoli, ma fornisce qualche finestra sul modo di scoprire la verità.

Molti studiosi sostengono che il nome di YHWH / YHVH proviene da fonti pagane ed è stato adottato dagli ebrei. Gli ebrei negano. Ma resta il fatto che il nome”Yah” è l’ingrediente fondamentale nel Yahweh / Yahveh. Senza il Yah non c’è weh o veh. L’enciclopedia ebraica dà qualche informazione, ma occulta un sacco di verità.

Per esempio, dicono che “Yah” è un nome dato da Dio agli Israeliti. Bene, questo è stato dimostrato falso da molti studiosi che nella traduzione di documenti antichi e manufatti hanno trovato “Yah” tra diversi antichi regni e popoli prima che ci fosse un Abramo o un Israele. Ecco alcune informazioni raccolte:

L’enciclopedia afferma che Yah e il Yahweh / Yahveh non proveniva dall’ittita, persiano, egiziano, o fonti greche. Tuttavia si ammette che i nomi Ya, Yah, anche Yahu, sono stati utilizzati in Babilonia prima del 2500a.C. e sono stati trovati su tavolette di argilla (tavolette di Ebla). È ritenuto che Ya, Yah, e Yahu era un dio straniero.

Ricercatori hanno trovato i nomi Yahu Ya, Yah, in tavolette babilonesi del 2500a.C. circa. Prendendo queste informazioni come base va sottolineato il fatto che Abramo non è nato fino al 1800a.C. Israele come nazione non esisteva fino al 1400a.C. quando sono usciti dall’Egitto. Ovviamente, nel 2500a.C non c’era Abramo, nessun popolo o nazione israelita, e i nomi Ya, Yah, e Yahu esistevano ancora prima che essi fossero nel mondo. Così, l’idea che Ya, Yah, e Yahu provengano da Israele è falsa.

Nel 2500a.C non c’era la nazione o impero greco. Nel 2500a.C non c’era l’impero persiano. Questo ci lascia con il regno ittita ed egizio, quali unici regni o nazioni di persone esistenti. E, in entrambi i regni ittita ed egizio vi è un dio ya, Yah. Il dio Yah in Egitto, con cui gli ebrei avevano contatto è il dio della luna. E ‘una coincidenza che il nome ebraico per la luna contiene il germe del dio Yah egizio (Strong # 3394-ya vedi inoltre il dio luna cananeo Ya-rikh)?

Ya è il nome di un dio che era in aggiuntivo ai nomi di diversi re ittita: Tudhali-ya I (1700a.C.), Tudhali-ya II, Tudhali-ya III, Tudhali-ya IV, e Tudhali-ya V. Tutti questi vissero prima di Abramo. Ciò che è interessante è il nome: Tud-Hali yah può essere lo stesso come Tud-Hallel yah o Tud-halleli jah. Il suo nome potrebbe quindi significare, lodate il dio Ya di Tud, o il dio Ya di Tud è da lodare.

Nel 1500 a.C. ci fu un re degli Ittiti chiamato Huzzi-ya, con il nome del dio Ya sempre aggiunto alla fine del suo nome. Questo fatto di aggiungere il nome di un dio alla fine del nome di una persona sarebbe anche una pratica che gli Israeliti hanno imparato da altri popoli antichi. Quando Dio nominò Adamo non Vi ha affisso ya alla fine del nome di Adamo, nè ha allegato ia o ya alla fine del nome di Eva.

facendo una ricerca sulle divinità degli Ittiti si è scoperto che gli Ittiti sono stati conquistati dagli Assiri. Gli Assiri sono il popolo di Assiria o Siria. La Siria e l’Assiria sono nomi collegati ad Ashur figlio di Sem. Assur è la stessa Assir o Asuriya e Suriya. Ora Assiria è la stessa Assir e Assur. Ma qui è il punto della nostra attenzione: a un certo punto nel tempo, il nome del dio Ya è stato aggiunto a questo nome per formare Assyr ia-o Assyr-ya, che è la stessa di Yah Assyr. Possiamo quindi vedere che Assyr ia è la stessa Assyr ya e Yah Assyr, anche Assyr jah. Ciò indica che questo dio ya è stato identificato come il dio di Assur. Così, quando il nome di Assur è traslitterato in Assyr tra l’altro abbiamo un intera popolazione che è diventata gli Assiri il cui dio era Ya. Il nome di questo dio yah è stato nel nome della Siria sino dai tempi antichi. Vediamo allora che Syr-ia non è altro che lo stesso Assur-ia e questo collega il dio Ya ad un periodo molti secoli prima che ci fosse un Abramo o Israele. E a questo proposito perché Israele -Israel termina in “el” una contrazione di Elohim e non termina con “ya”, come Israya, o Isra ia? Dal momento che Dio stesso cambiò il nome di Giacobbe in Israele, non avrebbe potuto riferirsi a se stesso come “Ya” se effettivamente questo era il suo nome?

Allora, quando gli studiosi ebrei e gentili avanzano la pretesa che Ya era una divinità straniera al di fuori del pantheon babilonese degli dei, si può vedere facilmente la fonte/i di questa divinità, almeno tra gli Ittiti ed Egiziani antichi, trasferitosi poi in Assiria e Babilonia, poi successivamente tra gli ebrei. È quindi falso reclamare che il dio Ya era una divinità straniera trasferita agli Ittiti, agli Assiri e ai Babilonesi da Israele, è invece l’esatto contrario.

È facile osservare invece che questo dio Ya è diventato uno dei molti dèi del pantheon di divinità, come di imperi conquistatisi a vicenda. Hanno fatto uso di queste divinità per mostrare che entrambi sono stati conquistati da qualche presunto dio superiore, e hanno permesso alla gente che rimanessero i loro dèi per mantenere il controllo sulla popolazione. Al vincitore, non importava ciò che erano gli dèi di un popolo conquistato, non avendo potere vittorioso. Questa stessa disposizione è stata utilizzata contro gli Israeliti dai Filistei e altre nazioni. Il dio del popolo è stato poi fissato nei nomi dei figli e delle figlie.

Friedrich Delitzsch, specializzato nello studio delle lingue antiche del Medio Oriente ha dimostrato che il nome del dio Ya, Ya-VE, Ya-u (YHVH Ya-hu) esisteva in Babilonia nel lontano 2500a.C. La confusione nasce quando gli studiosi tentano di giustificare l’uso israelita di Ya e fanno di questo dio, il Dio degli Ebrei, provando a fare di questa divinità un Dio unicamente ebreo e non un dio da un popolo straniero e pagano. Questo naturalmente salva l’ebraico YHVH dall’essere un idolo pagano.

Resta però il fatto, anche se gli studiosi pervertono l’evidenza: che non c’era Abramo nel 2500a.C. Non c’era nessun popolo israelita. Non c’era nessuna nazione d’Israele. L’adozione del dio Ya deve quindi provenire dai secoli precedenti.

Ora capiamo che il dio Ia, Ya e Yah, sono intrusioni nel Vecchio Testamento attraverso l’associazione israelita con le nazioni gentili e nell’adozione degli dèi. Ciò è facilmente rilevabile nei profeti dell’Antico Testamento e storia di Israele.

Come ha fatto poi il YHVH pagano a entrare nelle scritture del Vecchio Testamento? Non c’è dubbio che questa interpolazione è venuta nel tempo in cui gli ebrei erano in Babilonia. Ed è inoltre certo che il tetragramma non era conosciuto dai patriarchi Noè, Abramo e Mosè. Gli studiosi cercano di rivendicare che il “J” o la versione jahveista delle Scritture precede la “E” o il racconto del primo capitolo. Questo è falso e sarà sempre falso. La “E” nel racconto del primo capitolo è il primo di tutti i manoscritti. Scopriamo la verità di ciò in Esodo 6:4, dove Dio parlò a Mosè e dice espressamente che il nome di Ehyeh asher Ehyeh (ora degenerato in JHVH-Yahweh e Jeovah), non era noto ad Abramo, Isacco e Giacobbe. In questo luogo, così come a partire da Genesi 2:4, l’interpolazione del tetragramma in più di 5989 posti è una frode e dovrebbe essere completamente annullato.

Non ci può essere YHVH prima del roveto ardente se effettivamente là è stato rivelato. E averlo nel testo biblico prima del tempo che sarebbe stato rivelato è una frode intelligente. Il fatto che il tetragramma è stata interpolato nel tempo di Adamo fino a Mosè, mostra che qualcuno aveva una mano nella perversione delle Scritture con il nome di un dio pagano.

Mentre gli ”studiosi accademici”, per non avere problemi, ora comodamente mettono da parte i fatti e accettano il dio tetragramma, quelli con l’onestà intellettuale saranno d’accordo invece con i primi esegeti come Onkelos, il Targumim di Gerusalemme, e gli scritti presunti di Jonathan, che Ehyeh asher Ehyeh è il nome originale del Dio di Israele dato a Mosè nel roveto ardente, ed è questo Ehyeh il nome di Dio che non era conosciuto da Abramo, Isacco e Giacobbe. Il nome Ehyeh è diventato il nome di Dio per rappresentare la sovranità. Questo sta a significare che nessuno è maggiore. Per gli israeliti era un nome di liberazione e di salvezza dalla schiavitù egiziana.

E ‘ovvio che Ehyeh “HYH” contratto a Yeh, è l’originale del successivo greco KURIOS o SIGNORE. Inoltre, il greco “ia” e Aia, dovrebbe essere corretto a rispettare Ehyeh, Yeh, Ie, e IEH, così Hallelu-Jah (Yah) sarebbe Hallelu-jeh (yee). Vorremmo e dovremmo correggere tutti i nomi del Vecchio Testamento che terminano con “iah” il nome di un dio pagano, per riportarli di nuovo correttamente a “IEH”, come è la contrazione vera Ehyeh. Queste correzioni non sono un peccato. Essi sono in realtà un giusto tentativo per correggere ciò che era e che è peccaminoso, mettendo il nome di un dio pagano nella Bibbia per pervertire i nomi dei figli d’Israele con l’aggiunta di questo nome di un dio/idolo pagano per loro.

guardando il testo dei Numeri 13:16. In questo testo Mosè presso il roveto ardente realizza una prova storica del nome di Dio “Ehyeh”. E aggiunge la contrazione “Yeh” alla parte anteriore del nome Oshea formando Jeh-Oshea. Nella Settanta e successive versioni della Bibbia, il nome Osea è alterato nel termine da “ea” a “ua”, formando Oshua. Aggiungendo poi “Yeh” ora abbiamo Yeh-Oshua, o Yehoshua. In greco la “h” è caduta perché è spesso una lettera silenziosa e non necessaria per indicare la pronuncia, da cui il nome Jeh-Oshea diventa Jeh-oshua, e alla fine cadendo il “eh” si arriva a Joshua. E ‘in questo ultimo nome che il nome di Dio, [che Mosè attribuisce al nome del suo successore Giosuè] è stato rimosso. Milioni di persone non hanno idea di questa frode e non hanno idea che il nome di Dio presso il roveto ardente è stato anche una parte del nome di Joshua (Giosuè).
non pensate che questa sia solo una prevista traslitterazione greca senza frode. Ora, se si considera che il nome di Gesù è collegato al nome di Jeh-Oshea, il nome originale di Giosuè, è inoltre noto che poche persone nel mondo sono a conoscenza che il nome di Gesù (Jeh-sus) contiene il nome di Dio manifestatosi presso il roveto ardente.

provate a vedere ad es. sulla King James Version (KJV) è ancora presente con ”Jeh”, al contrario sulla New King James Version (NKJV) è ”Jo”. e guardate il particolare logo sulla Nuova Versione della Bibbia di Re Giacomo. Nella New King James Version oltre ad essere state cambiate molte parole, alcune sono invece state interamente omesse, una di queste è NUOVO TESTAMENTO, cioè il Nuovo Patto, la Nuova Alleanza che Dio ha fatto con gli uomini tramite Gesù.

ci sono diversi e variegati culti di YHVH nel mondo e ciascuno ha il suo modo particolare di diffondere confusione e inganno. E ci sono anche molti che non credono che questa sia una questione molto seria. Ma avverto tutti coloro che leggono queste informazioni, che se si tenta di ritrattare, distruggere o cancellare il nome di Gesù dalla terra, per rivolgersi a questo dio pagano Ya o Yahweh, sarai eternamente perduto.

Faccio notare ancora una volta che la parola “Hallelu-jah” non è nella Bibbia e ogni tentativo di collocare questo in qualsiasi forma nella Bibbia è un falso. Va sottolineato che il passo “alleluia” in Apocalisse 19 è da considerarsi un’interpolazione. Il capitolo di Apocalisse 7:9-12 è un passo parallelo dello stesso evento in Apocalisse 19:1-6. Se una persona mette a confronto il testo si possono vedere che sono lo stesso evento. Eppure nel testo dello stesso evento di Apocalisse 7:9-12 non c’è affatto un “alleluia”. Questo dimostra che l’ “alleluia” di Rivelazione 19 è interpolato. Perché la gente dovrebbe essere in cielo lodando Dio con loro con un “allelu-ya”, e Gesù in tutta la cristianità non è mai stato chiamato “ya”.

Per coloro che non si preoccupano di studiare questo problema, e per coloro che erroneamente pensano che non sia di vitale importanza, vi prego almeno di esaminare i dati che “ya” e qualsiasi forma del nome di questo dio non proviene dagli ebrei, e non trova posto tra i veri adoratori di Gesù.

Se siete stati coinvolti nei culti moderni di Ya, è possibile che perdiate la salvezza se avete bestemmiato in maniera blasfema contro il nome di Gesù. Se foste ingannati da culti di Yahweh per bestemmiare il nome di Gesù, potete essere in grado di pentirvi e di essere restituiti alla salvezza. Ma, se rimanete tra gli adoratori di Ya, Yah, Yahu, Yahweh, Yahuveh, Yahshua, o anche di Jehovah, siete certamente dannati e senza speranza di salvezza e di vita eterna.

è stato chiesto da un critico che ama il dio Ya, ”perché qualcuno dovrebbe fidarsi della Bibbia se contenesse tutta questa truffa?” la risposta è che se ha potuto accettare il dio Ya in essa, e ha creduto anche nel resto che non è stato corrotto, allora noi che comprendiamo e crediamo che Ya è un falso dio possiamo semplicemente ignorare le parti dove vi sono falsità e credere nelle parti che sono vere! La nostra fede non è in un libro perfetto, ma in un Dio perfetto. Siamo adoratori del vero Dio nel libro, non adoratori del libro. Noi non siamo coloro che trattano il libro biblico come un idolo e lo adorano.

Per coloro che non hanno conosciuto le profondità di questo inganno satanico, siate incoraggiati! e che Gesù sia effettivamente la vostra luce in queste ore di lorda oscurità che copre la terra.

Bibliografia e note:

Dictionary of Ancient Deities , Patricia Turner e Charles Coulter, pagina 510, Oxford Press, 2000, ISBN 0-19-514504-6.

People of the Past Canaanites, Dr. Jonathan N. Tubb, pagina 230-‘Iah’, 231-‘Iao’, 526-‘Yeuo’, University of Oklahoma, 1998, ISBN 0-8061-3108-x

http://www.Jewishencyclopedia.com/tetragrammaton/

http://www.touregypt.net/featurestories/yah.htm

”A Dictionary of Egyptian Gods and Goddesses” George Hart, published in 1986, Routledge, ISBN 0-415-05909-7

”The Lost Testament” David M. Rohl, published in 2002 Newton & Compton ISBN 88-541-0099-4

”The International Standard Bible Encyclopedia” Geoffrey W. Bromiley Vol.4 pag. 756,757 – ISBN 0-8028-3784-0

http://en.wikipedia.org/wiki/Ebla#Religion

http://concordances.org/hebrew/3394.htm

http://en.wikipedia.org/wiki/Assur

http://de.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Delitzsch

riportiamo una citazione di David Rhol, egittologo britannico, referente al nome di Dio .

‘È solamente ora, in questo punto cruciale della preistoria umana, che possiamo identificare il dio dei partiarchi antidiluviani della ”prima epoca”. Gli antichi lo conoscevano con diversi nomi ed epiteti. I sumeri facevano riferimento al dio di Eridu come Enki (”il signore della terra”) e Nudimud (”creatore di uomini”), mentre i popoli della Mesopotamia di lingua semitica orientale (gli Assiri e i Babilonesi) lo conoscevano semplicemente come Eya [precedentermente scritto Ia, più di recente scritto Ea, ma pronunciato Èya]. Questo nome probabimente non è semitico e può essere stato preso in prestito dai colonizzatori originari delle paludi sumeriche, che portarono il loro dio in Mesopotamia dalle montagne orientali. L’epiteto sumerico En.Ki (”signore della terra”), perciò, è semplicemente l’appellativo principale del dio di Eden, il cui nome proprio era Eya. Gli Ittiti e gli Hurriti della tarda età del bronzo lo chiamavano Aya. Gli Israeliti semitici occidentali di un migliaio di anni dopo avrebbero poi citato lo stesso dio chiamandolo Yah (pronunciato Ya), oppure con il suo nome ufficiale più lungo: Yahweh (pronunciato Yawè). La forma breve del nome Yhweh è quella più comunemente usata e ricorre in parecchi nomi israeliti/giudei (per es. Geremia [ebr, Yirmeyah ”Yah si eleva”], Amazia [Yah è forte”], Giosia [”Yah ci sostiene”], Iedidia [”amato da Yah”], ecc.) e in espressioni bibliche molto note, come ”alleluia” (”sia lodato Yah”). Yah era senza dubbio il nome più comune di Dio in tarda epoca biblica.” ……

pur essendo di aiuto nel descrivere nuovamente il percorso del nome Yah, David Rhol indica che il nome Enki fosse l’appellativo del dio di Eden facendo intendere che fosse il vero nome del Creatore di tutte le cose.. ora leggendo altre definizioni più approfondite della genealogia del dio Enki, si comprende facilmente che questo nome NON è il nome del Dio vero e non gli appartenesse. Enki era figlio del dio Anu [Anunnaki] e padre di Ishtar [ Ishtar in accadico era Inanna e/o Nanna in Sumeria, dio della luna in Mesopotamia].

http://analogicalplanet.com/Pages/ContentPages/Sidebars/BurneyRelief.html

Il dio Ea, pronunciato Eya e Ya dagli Ittiti. (Letteralmente in sumero e babilonese: che vive in acqua o la sua casa è acqua) un termine che indica che c’era una connessione tra lui e il dio ebraico chiamato “Ya”. In Sumero fu chiamato Enki (letteralmente, maestro del paese ? signore della terra), Anu, dio di acqua dolce e saggezza, patrono della magia, delle arti e dei mestieri.

Ea (Eya (h) / Ya [Babilonia] / Enki / Enlil [sumero “Signore della Terra” / “Signore del comando”] / Ellil [babilonese “signore del vento”] / Ellel / Ellilus / A [Ittita] dio della scienza e della magia che potesse far rivivere i morti, figlio di Anu* e Nammu , e padre di Marduck.
*Anu dio del cielo, figlio di Anshar e Kisar , e con Ki o Antum il padre di Ea e Ishtar , anche il padre di Ninisina e Baba.
http://en.wikipedia.org/wiki/Iah
http://en.wikipedia.org/wiki/Lunar_deity
http://en.wikipedia.org/wiki/Sin_%28mythology%29

SE GESÙ NON ERA IL MESSIA,

TUTTO CIÒ CHE RIMANE

È IL GIUDAISMO FARISAICO

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British Museum

Gli egiziani hanno adottato il sumero IA come loro dio luna IAH (Ee-Yah) perché la luna controlla l’acqua sul pianeta Terra. “Il dio Iah, il cui nome significa ‘luna’, appare in Epoca Tarda (661-332 aC). Il dio della luna è stato assimilato con Osiride, dio dei morti. Forse perché, nel suo ciclo mensile, la luna sembra rinnovarsi. Iah sembra anche aver assunto l’aspetto lunare di Thoth, dio della conoscenza, scrittura e calcolo”
Il Filisteo Dagon IA [YAH]

”I Filistei chiamavano ”IA” il loro dio Dagon. 1Samuele 5:3,41, e 1Cronache 10:10” la prima volta che fu utilizzata la parola ”halal” che significa ”lodare ? lodato”, è in Giudici 16:23,24, dove i Filistei, in festa perchè Sansone era caduto nelle loro mani, decisero di rendere culto a Dagan il loro dio, lodandolo. «Ora i principi dei Filistei si radunarono per offrire un gran sacrificio a Dagon, loro dio, e per rallegrarsi. Dicevano: «Il nostro dio ci ha dato nelle mani Sansone, nostro nemico». Quando il popolo lo vide, cominciò a lodare (halal) il suo dio e a dire: «Il nostro dio ci ha dato nelle mani il nostro nemico, colui che devastava il nostro paese e che ha ucciso tanti di noi». E ‘stato dopo questa celebrazione idolatrica che gli Israeliti hanno preso in prestito il termine halal – poi successivamente diventato l’odierno hallel-u-yah, che significa ”lodate yah” un idolo pagano.
Sumeria IA (YAH)

Nel 3000 circa a.C. gli antichi Sumeri adoravano IA (Ee-Yah)/ EA (Ee-Yah), il dio pesce (alias Enki), che era il dio dell’acqua, dello sperma, e astuzia satanica”
Babilonese EA / IA / Yah / Enki (Anunnaki)

”Il culto di Ea era esteso in tutta Babilonia e l’Assiria. Troviamo templi e santuari eretti in suo onore, ad esempio a Nippur, Girsu, Ur, Babilonia, Ninive e Sippar, e i numerosi epiteti a lui dati, così come le varie forme in base al quale il dio appare (anche come uomo-pesce) rendono testimonianza della popolarità che ha goduto sia dai primi che agli ultimi periodi di storia assiro-babilonese”
Gnostico IAO (YAH-O)

vecchio di almeno 2000 anni, IAO (YAH-O) è il dio gnostico, ed è ancora in uso tra gli gnostici oggi. Lo gnosticismo era molto popolare all’epoca del Messia. Lo gnosticismo è stato un religione greco-romana contemporanea a Gesù e a Lui successiva. Lo gnosticismo era popolare nelle regioni del Mediterraneo e del Medio Oriente nel secondo e terzo secolo
Testi antichi greci hanno IAO (Iota-Alpha-Omega) al posto del Tetragramma

Lo gnosticismo è stato anche molto popolare all’inizio, quando sono stati scritti i testi greci delle Sacre Scritture. In un vecchio testo greco del Libro del Levitico, il nome di Dio è scritto IAO [Iota – Alfa – Omega]
Molti capi ebrei erano gnostici

molti ebrei hanno adottato lo gnosticismo in questo momento (Levitico). Questo è evidente dalle scoperte archeologiche di monete e amuleti che appartenevano a questi ebrei
I molti significati malvagi di IAO (YAH-O)

Gli gnostici hanno diversi significati della parola IAO (YAH-O). Qui ci sono solo alcuni. In primo luogo, IAO è basata su una antica pseudotrinità (satanica) che è stata inventata dai Sumeri. questa trinità è stata adorata anche dagli Assiri, Babilonesi, Fenici, Egizi, Filistei, Romani, gnostici, massoni, ed altri occultisti moderni. La trinità satanica sono sempre tre dèi differenti, a differenza della Trinità Cristiana che è Un Unico Dio in Tre Persone. La “I” per gli gnostici è sinonimo di Iside ( Innana / Astarte / Ishtar / Afrodite / Venere / Cibele / Columbia / Britannia), che simboleggiava Eva la peccatrice, moglie e madre. “A” sta per Apep ( Apepi / Apophis), il serpente / drago / rettili / coccodrillo cioè SHaTHaN, e la “O” sta per Osiris ( Saturno) l’uomo peccatore, marito e padre Adamo. In secondo luogo, IAO sta per “IO ALPHA OMEGA”. In qualche modo il titolo di “AL TAU” (aleph-tau/alpha omega) è stata adottato dagli ebrei gnostici come il nome del loro dio. Anche se i greci avevano una lettera per TAU che aveva lo stesso nome e il suono come il TAU dell’alfabeto ebraico antico, gli gnostici hanno deciso di ignorarlo e adottare o inventare una nuova lettera finale dell’alfabeto greco chiamata Omega. Questa nuova lettera è altamente probabile che sia stata inventata per nascondere il sacro nome, poiché questa lettera è stata una completa perdita di tempo per i Greci. Questo perché avevano già esattamente lo stesso suono “O” nel loro alfabeto greco – dalla loro lettera omicron. Questo “Io ALPHA OMEGA” è tipico della tattica di SHaTHaN. Suona come qualcosa di buono e credibile, ma è davvero solo un intruglio contorto, che purtroppo mezzo mondo ebraico ha ormai adottato come la prima metà del nome del loro Creatore. In terzo luogo, IAO (iota-alfa-omega) è stato un anguipede (pollo-serpente), dio della guerra. Vedi sopra. Questa immagine è la stessa di alcuni amuleti/monete visualizzati in precedenza con lo sfondo blu.

Questo anguipede è presente su vari loghi aziendali moderni, come Starbucks.
IAO Information Awareness Office

In quarto luogo, IAOVE, IOVE o IOVI era il dio Giove / Zeus, il cui nome deriva da una fusione di IAO e IEUE. IEUE era scritto come IEVE in latino. V in latino suona come una U (ooh). Clemente Alessandrino (gnostico platonico, primi cattolici) ha reso popolare questo nome congiunto (IAOVE). I Samaritani avevano adottato il nome IAVE dai Romani, e all’inizio probabilmente lo dicevano come si diceva in latino, IAUE. Dal 16 ° secolo tuttavia il latino IAVE era diventato IABE perché da questo momento la lettera greca “B” aveva un suono “V”. Infine, oggi, IAO si distingue per l’ Information Awareness Office, un ufficio istituito dal governo Bush che è gestito dagli Illuminati.

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Il ri-orientamento dell’Occidente

di Pier Luigi Fagan

Un parziale elenco di fatti recenti: a) La Cina stabilisce rapporti di scambio bilaterale, con Corea, Giappone, Russia, Australia, India, Iran, bypassando il dollaro; anche per l’acquisto di energia; b) i BRICS si fanno la loro Banca Mondiale e minacciano di farsi anche un loro Fondo Monetario; c) gli USA varano una politica economica di re-industrializzazione, favorendo la ri-localizzazione delle manifatture de-localizzate e varano una politica geostrategica (quindi militare) totalmente centrata sull’Asia (pivot to Asia); d) per prima volta, a capo del WTO (anche considerando il GATT) viene eletto un sud americano, per la precisione un brasiliano, con la nuova maggioranza egemone dei BRICS. Da segnalare come l’ultimo round di trattative (Doha round) iniziato nel 2001 sia sostanzialmente bloccato da anni. La controversia su i sussidi USA alla produzione cotoniera (la DS 267), controversia promossa proprio dal Brasile, fa parte di questi agenti di blocco.

Insieme a molti altri fatti, tutto ciò disegna un quadro ben delineato. Si assiste ad una chiara contrazione delle condizioni di possibilità del continuo dominio espansivo degli interessi occidentali, dominio espansivo che ha caratterizzato l’intera modernità. Il riflesso di questa contrazione è prioritaria per tempi e dimensioni alla pur importante contrazione oggettiva delle risorse del pianeta che hanno ispirato il pensiero decrescista. Noi occidentali, tanto di destra che di sinistra, facciamo fatica a realizzare che non siamo più il mondo, ma solo una parte di mondo. Questo anche perché del capitalismo si è avuta una concezione inesatta, tanto in ambito liberale, quanto parzialmente in ambito marxista. Lo si è ritenuto un sistema isolato, dotato di sue ragioni interne, auto-consistente. Purtroppo, secoli e secoli di platonismo (idealismo) hanno avvelenato i pozzi delle nostre rappresentazioni che al di là delle dispute dialettiche tra destra e sinistra risalenti ad un ottocento lontano, fanno entrambe parte di un totale occidentale che ci accumuna in quanto “pensiero comune di civilizzazione”, da un ancor più “lontano”. Alcuni, hanno cominciato a capire che questo è un sistema aperto in senso termodinamico e da qui il concetto di limite delle risorse e quindi di decrescita. Ma ancora pochi hanno capito quanto il nostro sistema sia geneticamente dipendente dall’apertura anche in senso geografico ed economico-politico, un apertura agita con sistematica intenzione e potenza negli assetti coloniali, imperiali formali e informali o di semplice gerarchia nelle reciproche relazioni.

Dipendente, significa che tale apertura è parte del sistema e non è una evenienza, un epifenomeno accessorio, né una sua tarda manifestazione. Liberali di stampo anglosassone hanno proposto una interpretazione per la causa dell’Impero britannico assai curiosa. Gli anglo-britannici sarebbero stati degli “imperialisti per caso”, al limite, accettando anche una auto-diagnosi psicologica confinante con la volontà di potenza. Alcuni marxisti hanno letto l’imperialismo come manifestazione matura e necessaria della foga accumulatoria dei capitalisti. I primi rasentano il ridicolo e non vale neanche perdere spiccioli di tempo per confutarli, i secondi non leggono la necessità intrinseca e la leggono solo come necessità matura.

Ma come diavolo si sarebbe mai potuta manifestare la Rivoluzione industriale senza il cotone che notoriamente non cresce in Gran Bretagna? E laddove “cotone” ed altri coloniali significarono, primo consumo di massa, negozi, banche per il credito e sviluppo della finanza, attivazione del mercato di borsa, trasportatori, grossisti, fabbriche, rivoluzione meccanica su base prima artigianale e poi industriale, lavori per la rete viaria interna (strade, fiumi, ponti, argini etc.), esportatori, importatori, magazzinieri, portuali, marinai, soldati ed ufficiali, industria nautica e portuale, reti di collegamento costiero, cannoni, sviluppo scientifico della navigazione, miniere ed industria del ferro. Insomma tutta quel fenomeno interrelato di un Rivoluzione industriale à la Ashton che dalle merci -non locali- trae il suo stesso presupposto di possibilità. La condizione di possibilità senza il presupposto è il platonismo, l’Idea senza la sostanza.

Si stanno dunque velocemente contraendo le condizioni di possibilità esterne, ed altrettanto velocemente si dovranno riformulare la meccanica e la dinamica dell’intero sistema (il sistema economico-politico che in Occidente chiamiamo capitalismo, al quale corrisponde la forma politica della democrazia liberale) prima e più di quanto normalmente si pensi. Si può leggere tutta la faccenda degli anni ’80, detta neoliberale (finanziarizzazione, globalizzazione, privatizzazione, de-regolamentazione) come reazione a questa contrazione delle possibilità esterne. Le prime due mosse per cercare di bypassare, negandolo, tale restringimento; le seconde due come mosse per liberare condizioni interne visto che quelle esterne andavano problematizzandosi. Il nuovo imperialismo interno al sistema socio-capitalistico è il ripiegamento interno di un sistema che ha sempre maggiori difficoltà a procacciarsi le sue condizioni di replicazioni all’esterno, nel mondo.

Il prossimo negoziato USA-EU per la creazione di una super-area-di-libero-scambio è il riflesso di tutto ciò, ovvero creare una unione degli ex-competitori coloniali ed imperiali, per formare un nuovo soggetto unitario (difensivo-offensivo) vs il resto del mondo. Per questo, volenti o nolenti, uniranno in qualche modo l’Europa. Di ciò non è in predicato il “se”, ma il “come”. Il “quando” è già noto: ora. I negoziati infatti dovrebbero iniziare il mese prossimo e le recenti ed inusuali per un francese, dichiarazioni di Hollande relativamente ad un soggetto europeo unito politicamente, vanno nel senso di questa accelerazione.

“Letteralmente, orientarsi significa: determinare a partire da una certa regione del mondo (una delle quattro in cui suddividiamo l’orizzonte) le altre, in particolare l’oriente” [ I. Kant, Cosa significa orientarsi nel pensiero, Adelphi, Milano, 1996-2006 ]. L’abbraccio disperato dei conflittuali pezzi dell’Occidente per difendersi dalla minaccia del mondo che diviene plurale è il riflesso istintivo della paura che precede proprio quella fine di marginalità di cui si ha paura. Realizza la sua stessa profezia negativa. Ri-orientarsi invece significa una inevitabile e quanto mai salutare separazione degli occidenti. Guardare all’Asia, gli uni (gli USA) con ansia ed aggressività, gli altri (l’Europa) con apertura ed empatia. Per l’Europa, significa guardare ad Oriente, ovvero l’altra parte della grande zolla continentale sulla quale vivono le due grandi civilizzazioni del pianeta. Significa mettersi nelle condizioni di trovare un nuovo modo di stare al mondo, un modo nuovo nel mondo nuovo.

A seconda che lo sguardo europeo si volga impaurito all’estremo Occidente o curioso all’estremo Oriente si farà la scelta implicita tra guerra e pace, tra passato e futuro. Mai il decidere dove volgere lo sguardo fu così gravido di conseguenze.

Fonte: pierluigifagan.wordpress 24/05/2013

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lunedì 24 giugno 2013
Il Rothschild Cabalista Boris Berezovsky era il più implacabile nemico di Vladimir Putin!

FONTE
Tradotto e Riadattato da Fractions Of Reality

Boris Berezovsky, il magnate russo in esilio, è stato trovato morto nella sua casa nel Surrey ,hanno riferito le agenzie di stampa.

Non c’erano informazioni immediate su come Berezovsky, che aveva 67 anni e che ha vissuto nel Regno Unito dal 2000, sia morto.

Capo della banca russa riceve asilo nel Regno Unito

Putin vieta ai funzionari del governo di possedere conti o azioni delle banche Rothschild.

Il Presidente Putin reprime i sicari dei Rothschild John Kerry & Barry Soetoro. La Moria di Api della Monsanto

Della Russia in esilio il magnate Boris Berezovsky si ‘suicida’ a 67 anni

La Russia Dice ai cittadini degli Stati Uniti di non mollare le loro armi: Abbiamo imparato dall’esperienza di combattere i progetti del settore bancario dei Rothschild!

QUANDO Putin è stato eletto presidente della Russia , nel 2000, la nazione era in bancarotta. La Russia doveva 16,6 miliardi dollari al Fondo monetario internazionale diretto dai Rothschild, mentre il debito estero alla controllata dai Rothschild di Parigi e Londra, il Club dei creditori era di oltre 36 miliardi di dollari.

I vostri rappresentanti sono stati corrotti. Nigel Farage messaggio ai cittadini europei; “Ritirate i vostri soldi finchè siete in tempo.”

Ma Putin ha approfittato del boom attuale dei prezzi mondiali del petrolio reindirizzando una parte dei profitti di Gazprom, il più grande produttore di petrolio della Russia al fine di pagare il debito del paese.L’aumento continuo del prezzo del petrolio ha notevolmente accelerato la capacità della Russia di ripristinare la sovranità finanziaria.

Nel 2006 Putin aveva pagato il debito della Russia con i Rothschild. La dipendenza finanziaria della Russia sui finanzieri mafiosi era ormai finita. Putin ha quindi potuto gettare le basi per ciò che diventerà lo slogan del suo Partito della Russia Unita: Il Piano di Putin significa vittoria per la Russia. Questo Slogan continua a provocare agitazione e tensione, tanto è vero che i Banchieri più importanti sono molto nervosi … dal 2007!~ politico Vel Craft

La Russia Dice ai cittadini degli Stati Uniti di non mollare le loro armi: Abbiamo imparato dall’esperienza di combattere i progetti del settore bancario dei Rothschild!

Petreus, Kissinger e Nixon. Il premio Libertà 2013 a chi andrà

Il Presidente dell’Islanda Ólafur Ragnar Grímsson ha fatto arrestare 10 banchieri di origine Rothschild.

L’Islanda smantella la corruzione. Arrestati 10 banchieri Rothschild. Emanato un mandato di cattura internazionale con l’interpol per il banchiere Inglese Rothschild

Newsweek Copre i legami tra McCain e i Rothschilds.

I media russi hanno riferito che Berezovsky era stato trovato morto nella sua vasca da bagno nella sua casa Surrey alle 11 il Sabato e che i medici legali erano presenti.

L’agenzia di stampa Interfax ha citato un parente, il quale non ha fatto il nome, come dire che la morte era avvenuta a casa sua.

E ‘anche stato citato un avvocato russo per Berezovsky, Alexander Dobrovinsky, che ha confermato come è morto.

Berezovsky è stato a lungo un uomo ricercato in Russia ed è stato un avversario ostico del russo Vladimir Putin per più di un decennio. Egli ancora una volta è venuto alla ribalta l’anno scorso quando ha perso una azione legale di alto profilo contro il collega d’affari russo Roman Abramovich .

Jacob Rothschild

Miliardario Russo del petrolio: prima di essere arrestato avrebbe passato informazioni ai Rothschild

L’incarcerazione dei banchieri Rothschild è iniziata: L’Islanda è l’apri pista.

In questo caso, Berezovsky ha sostenuto di essere stato intimidito dal sig Abramovich nel vendere le quote azionarie della società petrolifera russa Sibneft.

Berezovsky sosteneva di essere stato danneggiato per 3 miliardi di Sterline ($ 4,7 miliardi). Tuttavia, il giudice ha stabilito in favore del signor Abramovich, con una formula di giudizio sferzante nei confronti Berozovsky, dicendo che è un testimone “intrinsecamente inattendibile”.

Le spese legali di questo caso si pensa possano arrivare alla cifra 100 milioni di sterline e Berezovsky ha anche affrontato in passato spese di altre battaglie giudiziarie perse, oltre ad un divorzio.

Berezovsky è un ex broker molto potente del Cremlino, che è venuto alla ribalta dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 e l’ascesa di Boris Eltsin. Ma le sue fortune sono diminuite drasticamente dopo che Putin si è affermato come presidente russo .

Berezovsky aveva aiutato Putin nel salire al potere fino al 1990. Ma Berezovsky finì nell’opposizione e poi si auto impose un esilio dopo che il nuovo presidente Putin consolidò il suo potere nel 2000.

Berezovsky è sopravvissuto a numerosi tentativi di assassinio. Era strettamente alleato di Alexander Litvinenko , l’ex agente del KGB ucciso dal polonio nel 2006. Litvinenko, è stato asserito da alcuni funzionari della sicurezza britannici senza nome, fu ucciso per volere dello Stato russo .

Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin

Tratto da: http://informatitalia.blogspot.com/2013/06/la-russia-tutela-i-suoi-interessi.html

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Hitler ha co-fondato Israele già nel 1933 con gli ebrei sion

L’accordo di trasferimento: Hitler ha co-fondato Israele nel 1933 con gli ebrei sionisti.

“La drammatica storia del patto tra il Terzo Reich e la Palestina ebraica,” questo è il sottotitolo del libro di “The Transfer Agreement” di Edwin Black.

Due mesi dopo il suo accesso al potere, il nuovo Cancelliere del Reich, Adolf Hitler, si concentrerà su uno dei compiti più impegnativi: creare uno stato per gli ebrei e aiutarli ad andarvi con tutto i loro beni materiali e finanziari.

Ecco un video che introduce e sintetizza la questione esplosiva in 13 minuti cronometrati:

di Hezbollah
( su: http://allainjules.com/2013/10/24/terrorisme-electricite-syrie-plus-lache-quun-terroriste-tu-meurs-nouvel-attentat/ )

(trad. kefos93 )

Fonte:

http://www.google.fr/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&ved=0CDIQtwIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.dailymotion.com%2Fvideo%2Fxrl4sw_hitler-a-co-fonde-israel-en-1933-avec-les-juifs-sionistes-le-contrat-de-transfert-the-transfer-agree_news&ei=eGtoUojiB4qRtQac84CwDw&usg=AFQjCNF7s8RbhXI1BmptjYLWcbh0LaS3Fw&sig2=Xp2sgBDJEW3mIV6lb7NvIA

Storia:

Fonte:

Accordo/Contratto di trasferimento.

Jaime Soto:
Storia – e tu, ti ha fatto sapere l’accordo di trasferimento, o contratto di trasferimento?
Il tempo della seconda guerra mondiale è il più pubblicizzato e da molto lontano, in tutti i principali media allineati, Arte in mente.

È anche il soggetto principale dei libri di scuola per educare la nostra testa caro bionde e preparare le future generazioni.

Ancora può essere che nonostante tutti questi sforzi per “informare” le masse, alcune “sviste” potrebbero essere trovati.

Abbiamo seguito consegnarvi che un video tutto quello che c’è più ufficiale, tour e pubblicato nel 1984 (tutto un programma?), da canale 5 notizie, senza fili catena di medie dimensioni e un ambito regionale negli Stati Uniti…

Questo video ci informa dell’accordo di trasferimento, o contratto di trasferimento, che avrebbe segretamente hanno superato il 7 agosto 1933, ritiene che negli Stati Uniti e le parti interessate Wikipedia, tra socialisti nazionali di Hitler e potenti leader sionisti al momento…
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Transfer_Agreement

Sinossi della storia

Adolf Hitler sarebbe stato “economico sponsor principale dello stato di Israele” secondo l’autore del “Contratto di trasferimento” (l’accordo di trasferimento) nel 1933. Edwin Black, ebreo americano i cui genitori sarebbe “Sopravvissuti dell’Olocausto” e che sono emigrati negli Stati Uniti dopo la fine della guerra, racconta la storia di un patto segreto nell’agosto del 1933 fra lo stato nazista e gli ebrei sionisti tedeschi e internazionale per rendere possibile il trasferimento della capitale, gli ebrei e la Palestina britannica prodotti industriali tra il 1933 e il 1939.

Nome ufficiale del patto
Die העברה Haavara/הסכם (egli); HA’avara-Abkommen (DE); Haavara accordo (EN); l’accordo Haavara (FR).

Info. relazione

Data: suo. 22 Aprile 1984.

Giornalisti: Deborah Norville & Rich Samuels.

Fonte: JT 10 ore / canali 5 News (USA).

Info stampa (ritaglio di giornale)

Data: leggere. 28 (redac.) + 29 agosto 1933 (edit.).

Fonte: Il New York Times.

Allora, info o intox da parte della catena U.S. e Wikipedia?

Questo patto segreto è true (che sembra probabile) o non, questo toglie i crimini imperdonabili commessi mentre Hitler era al potere contro decine di milioni di persone innocenti, cattolici, cristiani, ebrei, atei… in tutto questo periodo storia nera.

Ma come sempre, ciascuno e ciascuna per la propria opinione, perché è ancora importante per bene conoscere il passato per capire meglio il presente…

Video: Trasferire il contratto, un elemento chiave della storia contemporanea, purtroppo molto sconosciuto – canale 5 notizie da Dailymotion
http://www.dailymotion.com/video/xrl4sw_hitler-a-co-fonde-Israel-en-1933-avec-les-Juifs-sionistes-le-contrat-de-transfert-the-transfer-agree_news
captaintokyo:
“cessione contratto”, n´est qu´un episodio della persecuzione della minoranza ebrea tedesca confessione religiosa durante l´epoque nazista.
Al massimo merita t´il d´etre citato, per portare più luce su maquiaveliques manipolazione dei nazisti, nel tentativo di riuscire a scavare tutto o una parte di questi persone tedeschi, visto come persona non-grata dal partito al potere.

Da l´arrivee al potere di Hitler, le organizzazioni ebraiche di Gran Bretagna e degli Stati Uniti ha lanciato le chiamate per il mondo con l´Allemagne di boicottaggio economico nazista, come atto di protesta per la nascente politica ufficiale d´antisemitisme s´implantant nel Reich.
Attraverso l’accordo di trasferimento, i nazisti ebbero successo (purtroppo) diversi obiettivi:

-Out denominazione 60 000 ebrei tedeschi dal suo territorio. (10% di fede tedeschi di ebrei che viveva nel 1933).

-striscia di tutte le loro proprietà e fondi privati. Una denominazione ebrea tedesco potrebbe non qu´emporter 20 DM ($ 8) e alcune valigie quando ha lasciato il suo paese.

-fino a un “status” di molti merchant. Solo la confessione ebraica tedeschi che migrarono in Palestina – e che aveva pagato l´equivalent $ 5.000 di l´epoque almeno ottenuto un visto”capitalistico” per la Palestina.

-per imporre loro di acquistare merci fabbricate dai tedeschi “Ariani”, per contrastare le chiamate per un boicottaggio, boicottaggio, s´il s´etait si è intensificata, possa minare ben l´economie l´epoque tedesco.

Io non sono d´accord che Hitler sarebbe stato “il principale sponsor economico dello stato”.
“per Israele”.
Trasferimenti di fondi non erano fondi l´etat nazista, ma importi finanziari appartenenti a persone private che n´en aveva non secondo i loro desideri e bisogni. Per beni immobili (case, fabbriche, negozi, ecc.) di proprietà di Germania, parte furono sequestrati senza compensazione finanziaria, o ancora venduti volontariamente o per forza – e a volte anche cornici di Nazi – per un somme irrisorie.

Per le merci, n´etaient non più regali nazisti per gli ebrei e sionisti della Palestina agente inglese, ma in l´immense la maggior parte di questi emigranti, la necessità di riscattare questa qu´il necessari per attrezzare una casa e/o acquisire nuovamente tutto il necessario per poter continuare a svolgere la loro attività professionale.

Nota: dal 1936, Amin Al Husseini (Gran Mufti di Gerusalemme) si lamentano per i nazisti, l’accordo di trasferimento, perché esso è stato percepito da alcuni politici Islamico – arabi di Palestina mandato inglese come un incentivo a l´immigration ebraica.

Cordiali saluti.

Disma è t ha considerato come il primo Santo della Chiesa, venne canonizzato da Cristo stesso?
Dove posso ottenere gli airbag di opportunità per i pedoni? Grazie?
L’altro, ha detto, qualcuno ha saputo niente, tutto ciò che non era stato detto?
Quale nome per la valuta francese successiva?
Ciao! Essete piuttosto… era vuoto di R?
_Petite blague_________?
____Petite blague________?
Fai un deposito di specie?
I vostri bambini prendono consigli nel naso?
Quando si prende due abusi su due questioni di un Avatar che risposta gentilmente rispondere a lui?
È che vedendo la prossima era glaciale, avremo una battaglia nasale come scrivono?
È che è a mio parere c’è di peggio che uno potrebbe ** te nella fazione?
Per perdonare il suo tweet di pest, Valerie ha chiesto Vienna di nominare ambasciatore Ségolène?
Perché il credules spesso usare la metafora di “spiegare” le loro religioni…?
Kikou copinautes, quando si è troppo MDR, ridere è distribuito gola?
Come combattere la propaganda pro-musulmane che cresce il francese ha accettato l’occupazione di nazislamique?

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Fonte:
http://it.iwanttosolve.com/w12rqbHpvCCd/