A dirlo e’ il manager di fondi Kyle Bass. Gli fa eco l’economista Charles Robertson. Grecia sara’ la prima ad abbandonare la moneta unica, seguita dalla Spagna. Debito ha raggiunto 340% della produttività globale.

La Grecia sara’ il primo paese a uscire dall’area euro: succedera’ nel 2013, mentre l’anno dopo sara’ la volta della Spagna. Ne e’ convinto l’economista Charles Robertson di Renaissance Capital.

Se la previsione non e’ certo delle piu’ ottimiste, c’e’ chi si e’ spinto ancora piu’ oltre: si tratta del gestore di fondi speculativi Kyle Bass, secondo cui il destino dell’Europa e’ gia’ segnato. Tanto che “solo una guerra potra’ risolvere i problemi strutturali” dell’Eurozona.

A riportare le sue dichiarazioni shock e’ Reuters. La recessione determinata dalo scoppio della crisi del debito non avra’ un lieto fine. “Finira’ con una guerra” mondiale”, ha avvertito Bass, fondatore di Hayman Capital Management, con sede a Dallas, in Texas.

“Non so dire bene chi combattera’ chi, ma sono sicuro che nei prossimi anni assisteremo allo scoppio di rivoluzioni e guerre, e non certo piccole”, ha detto durante una conferenza stampa ieri.

Bass ha scomesso forte sul default dei paesi dell’area euro piu’ in difficolta’ finanziarie, come la Grecia, stimando che le autorita’ della regione non faranno nulla per sbloccare la fase di stallo che dura da ormai tre anni.

Atene e’ gia’ stata scenario di proteste violente, ma per ora si sono limitate ai confini nazionali. Molti analisti si chiedono come mai altri in Europa non siano scesi in strada e come mai le proteste non siano degenerate in violenze, dopo la perdita di posti di lavoro, l’incremento del peso fiscale, la riduzione delle spese pubbliche e altre disposizioni drammatiche intraprese dai governi di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia. La disoccupazione ad Atene e Madrid ha raggiunto il 25%, coinvolgendo un quarto della popolazione.

L’opinione a dir poco apocalittica di Bass si fonda su calcoli precisi e non su strambalate premonizioni. Il debito nei mercati credizi internazionali ha raggiunto il 340% della produttività globale e “il mondo – ha sottolineato l’esperto – non ha mai vissuto periodi di pace quando e’ stato costretto a fare i conti con un tale fardello”.

Prendendo il caso Spagna, si scopre che il sistema del Welfare ha un defict di 3 miliardi di euro e che in futuro il governo potrebbe non avere piu’ i soldi per pagare le pensioni.

Alla fine del 2012 nella sua rubrica “Amaca”, Michele Serra aveva condannato le falle del sistema produttivo, denunciando modelli di consumo e di organizzaione del lavoro sballati. L’unica via di uscita’ e’ riuscire a gettare le basi piantando “i semi della società futura e di una nuova economia”, per usare le parole del comico e analista politico di lungo corso.

Fonte: wallstreetitalia.com

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SCODINZOLETTA PER IL FMI
Postato il Giovedì, 10 ottobre @ 08:40:00 CEST di davide

FONTE: COMIDAD.ORG

La nomina di Carlo Cottarelli, dirigente del Fondo Monetario Internazionale, a commissario per la “spending review” del governo Letta, vista a sé stante, potrebbe benissimo inquadrarsi come un episodio minore: un alto funzionario del FMI, trombato nel corso della feroce lotta di potere interna alla sua istituzione (la vicenda di Strauss-Kahn docet), se ne torna in patria ad occupare un comodo posto di potere.
Ma, anche se così fosse, rimarrebbe il fatto che la nomina di Cottarelli si colloca in una linea di atti di sottomissione dei governi italiani nei confronti del FMI.

L’ultimo atto di governo del Buffone di Arcore fu di chiedere formalmente nel novembre del 2011 lo status di sorvegliato speciale per l’Italia da parte del FMI: e, infatti, da allora non si può più dire che l’Italia sia semplicemente oggetto di ispezioni di funzionari del FMI, dato che dal 2011 questi ispettori hanno assunto ufficialmente il ruolo di tutori e guardiani. Quindi l’Italia si trova in piena sindrome greca già da due anni.

Proprio nei giorni scorsi aleggiava sul governo italiano la minaccia della pubblicazione del rapporto degli ispettori/tutori FMI, e la scelta (?) di Enrico Letta probabilmente ha rappresentato un tentativo per rabbonire i latori della minaccia. Ma, come spesso accade, il servilismo è servito soltanto a rendere più spietati ed esigenti i padroni, dato che il giudizio del FMI sull’Italia è stato più allarmistico di quanto si figurassero le peggiori previsioni. L’unica “consolazione” sarebbe che la recessione italiana si va ad inquadrare in una recessione globale che colpisce ora anche i Paesi emergenti, segno che il FMI ha lavorato bene.

Di atti di sottomissione al FMI, Letta peraltro ne aveva già compiuti.
Infatti l’attuale ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, proviene sì dalla Banca d’Italia, ma è comunque un uomo del FMI, dove ha lavorato dal 1970 al 1975. Per un governo che si presentava come “politico” dopo la parentesi “tecnica” del governo Monti, è risultato un palese inchino al dominio della finanza il fatto di affidare il principale ministero ad un personaggio del genere.

Nella recente polemica che ha investito il governo Letta circa l’abolizione dell’IMU per la prima casa, il FMI si era dichiarato contrario all’abolizione, e l’esponente del PDL Renato Brunetta aveva sarcasticamente ipotizzato che un tale pronunciamento fosse stato sollecitato dall’interno del governo, ovviamente dall’uomo che ha più diretti agganci con lo stesso FMI, cioè Saccomanni. Brunetta concludeva invitando il FMI a non fare più dichiarazioni del genere. Ma il facile sarcasmo di Brunetta coglieva soltanto un aspetto marginale del problema. Il FMI ha infatti a disposizione un canale ufficiale per effettuare ben più micidiali ingerenze, cioè proprio i rapporti per quelle ispezioni periodiche richieste formalmente da un governo di cui lo stesso Brunetta nel 2011 faceva parte.

Cottarelli si è fatto le ossa nel FMI occupandosi di progetti di fiscalizzazione e privatizzazione dell’aria attraverso le varie “carbon tax”, e adesso sembra arrivare per nulla impreparato allo storico impegno che lo attende in Italia, in quanto da mesi svolge il ruolo di “consigliori” esterno del governo Letta, al quale ha già suggerito di chiedere fondi al Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) per ricapitalizzare le banche italiane. L’Italia sta versando, in varie rate, oltre centoventicinque miliardi all’ESM, ed ora dovrebbe farsi riprestare a strozzo dallo stesso ESM una parte di quei soldi per regalarli alle banche. Sarebbe stato molto meno costoso regalarli direttamente; e ancor meno costoso se le banche fossero nazionalizzate. Ma l’ESM è una creatura del FMI, ed appartiene alle stesse logiche di lobbying bancario, per le quali è normale che lo Stato sia costretto ad indebitarsi facendosi prestare e riprestare denaro proprio (o, meglio, del contribuente). Risulta abbastanza paradossale che Cottarelli presenti come un grande obiettivo per la spending review risparmiare quattro miliardi nel 2014, quando l’Italia potrebbe risparmiarne subito centoventicinque uscendo dall’ESM. Ma l’ESM costituisce una delle più perverse invenzioni dell’ingegno criminale, e non è certo un caso che l’opinione pubblica non ne sappia praticamente nulla.

Rispetto al suo predecessore Monti, l’attuale Presidente del Consiglio può vantare un prezioso “minus” che lo ha reso interessante per l’imperialismo, cioè la sua assoluta mancanza di curriculum internazionale. Anche Monti aveva rimediato le sue brave figuracce da accattone in Germania, in Cina e con l’emiro del Qatar; ma era pur sempre un ex burocrate europeo, un ex advisor del Consiglio Atlantico della NATO, oltre che un advisor di Goldman Sachs, quindi sarebbe stato più difficile trattarlo come un pivellino da addestrare. Letta invece si è prestato, entusiasta e scodinzolante, a questa condizione di ulteriore sottomissione pratica e psicologica del proprio Paese nei confronti del colonialismo. ScodinzoLetta rappresenta quindi un’ulteriore tappa dello sprofondamento in quell’abisso antropologico spalancato dalla colonizzazione.

La coscienza anticoloniale oggi diffusa in Italia non va oltre un po’ di ostilità nei confronti del fantoccio Merkel, mentre l’ideologia imperialistica risulta del tutto assorbita dall’opinione pubblica. Il FMI, oltre ad essere la centrale mondiale del lobbying bancario, costituisce attualmente la principale potenza ideologica in campo. Appartiene infatti al FMI, sin dal 1946, anche lo slogan del “Paese che ha vissuto al di sopra dei propri mezzi”; una formula che il FMI applica da sempre a qualsiasi Paese con cui venga in contatto, ed oggi persino agli Stati Uniti. Si tratta di uno slogan che è penetrato anche nel linguaggio comune, assumendo, per dirla alla Jane Austen, i contorni di una “verità comunemente accettata”. I dirigenti del FMI conferiscono a questo slogan il carattere solenne di formula rituale, così come dimostra anche un recente discorso del supremo dirigente del FMI, Christine Lagarde.

Non c’è perciò nulla di sorprendente nel fatto che anche l’attuale bestia nera della finta sinistra, il cosiddetto “populismo”, provenga dal repertorio ideologico del FMI; così come i contrari del populismo, cioè il “pragmatismo” e la “modernità”.

Fonte: http://www.comidad.org
Link: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=574
10.10.2013

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All wars are bankers’ wars – The international: messaggio mafioso?

di Alberto Medici – su Ingannati
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Mi sto apprestando a tradurre in italiano il bellissimo articolo di Michael RiveroAll wars are bankers’ wars” (Tutte le guerre sono guerre di banchieri) dove viene esposta la stessa tesi di Bill Still nel suo “The money Masters“, solo che in una forma molto più concisa, meno prolissa, accattivante. Vedendo che nell’articolo viene ripresa una clip del film The International, che avevo già visto, sono tornato a vederlo incuriosito.

Guardandolo in effetti con occhio un po’ più critico, si scoprono alcune cose interessanti. Di cosa tratta il film? Un classico poliziesco, dove una coppia di agenti dell’Interpol, lui Clive Owen (Inside man, Elizabeth) lei Naomi Watts (Fair Game, The impossible, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, ecc.) impegnati in una indagine contro una grande banca internazionale, la IBBC (International Bank for Business and Credit, difficile non notare la somiglianza del nome con la tristemente famosa BCCI, la Bank of Credit and Commerce International, centrale di sostegno e finanziamento di una vastissima rete di traffici illegali). Una quasi omonimia certamente non per caso.

Ma fin qui, nulla di strano. Sparare sulle banche è un po’ come sparare sulla croce rossa, in un periodo di crisi: sono un mostro assetato di denaro, non concedono finanziamenti, chiedono tassi altissimi, ai limiti dell’usura, e poi, guarda guarda, sono utilizzate anche come sistema di riciclaggio di denaro sporco, per finanziare attività terroristiche. Se la cosa finisse qui, non ci sarebbe nulla di “scandaloso“: prendete il numero, mettetevi in fila.

Oserò dire di più: se anche il film si spingesse anche solo a “suggerire” l’idea del signoraggio, cioè del fatto che le banche creano liquidità dal nulla, forse non sarebbe stata così toccante la denuncia fatta. E sì, perchè quello sarebbe stato troppo difficile da far comprendere! Mica le banche hanno la stampante che sforna banconote! Viene invece svelato il meccanismo con cui le banche assoggettano il mondo: la creazione del debito.

  • Ma c’è di più: la creazione del debito tramite la guerra.
  • Ma c’è di piu: non solo “approfittare” della guerra per la creazione del debito, ma addirittura indurre i conflitti per permettere l’insorgere del debito (in una scena il direttore di banca offre supporto ad un capo rivoltoso africano che gli chiede stupito: ma cosa volete in cambio? Noi non abbiamo soldi per pagarvi...E il direttore che elude la domanda, sta sul vago..).
  • Ma c’è (ancora, se possibile) di più: questo meccanismo viene svelato ai due investigatori dall’industriale italiano Umberto Calvini (ottimo Luca Barbareschi) che, essendo il titolare di una delle due industrie belliche al mondo che producono un certo sistema di controllo di missili (inevitabili i riferimenti alla nostra Finmenccanica, attualmente oggetto di attacchi giudiziari, preludio a scalata internazionale), parla con piena cognizione di causa; tanto che sembra dare una lezioncina di scuola ai due studenti/investigatori (vedi clip sotto).

Barbareschi/Calvini, industriale che sta per scendere in politica, interpreta il ruolo di Berlusconi, non c’è alcun dubbio: sia la scenografia del suo comizio elettorale, che la scelta di alcune caratteristiche del personaggio non lasciano alcuno spazio al dubbio che l’associazione sia stata fatta apposta. Anche perchè, ai fini della storia, era assolutamente inessenziale:

  1. che la banca fosse promotrice di conflitti in giro per il mondo (ci sono già abbastanza motivi per essere arrabbiati con le banche, che non serviva specificare anche questo);
  2. che fosse reso esplicito che le banche hanno lo scopo di aumentare e controllare il debito;
  3. ma soprattutto che questo fosse svelato da un italiano, un industriale che sta per scendere in politica (“probably the next prime minister“…).

E Proprio questo terzo ed ultimo punto mi fa pensare.

Visto che l’industriale/politico viene ucciso (fra l’altro con la esplicita collaborazione di carabinieri deviati (messaggio: controlliamo anche la giustizia in Italia), e con l’attribuzione della colpa alle brigate rosse, che il film sia stato, volontariamente o involontariamente, veicolo di un chiaro messaggio al nostro B.: se sveli certi segreti ecco cosa ti aspetta?

Continuo a pubblicare la traduzione del bellissimo articolo di Michael Rivero, “All wars are bankers’ wars” (tutte le guerre sono guerre di banchieri) perchè, come già detto qui, mi è sembrato particolarmente bello ed efficace, nella sua sintesi. Per chi volesse approfondire suggerisco il documentario di Bill Still col suo “The Money Masters“, ma vi avverto, sono quasi 4 ore di documentario!

  • Articolo originale: qui.
  • Formato mp3 (inglese): qui.
  • Video con articolo in forma discorsiva: qui.

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By Michael Rivero

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Ancora una volta. La Potenza industriale della Germania diventava una minaccia per la Gran Bretagna.

  • “Se la Germania facesse ancora affair (business) nei prossimi 50 anni, avremmo combattuto questa Guerra (la prima Guerra mondiale) inutilmente.” – Winston Churchill nel The Times (1919) 
  • “Condurremo Hitler in guerra, sia che lo voglia o meno.” – Winston Churchill (1936 trasmissione radio) 
  • “La Germania diventa troppo potente. Dobbiamo schiacciarla.” – Winston Churchill (Novembre 1936 parlando al Generale  US Robert E. Wood) 
  • “Questa guerra è una guerra inglese e il suo scopo è la distruzione della Germania.” – Winston Churchill (Trasmissione radiofonica dell’autunno 1939)

La moneta di stato tedesca, basata sul valore, era anche una minaccia diretta alla ricchezza e al potere delle banche centrali private, e fin dall’inizio del 1933 cominciarono ad organizzare un boicottaggio generale per sopprimenre questo nuovo debuttante che pensava di  fare a meno dei banchieri privati centrali!

Così come era successo nella prima guerra mondiale , la Gran Bretagna e altrenazioni minacciate dal potere economic redesco cercarono una scusa  per iniziare la guerra, e dal momento che la rabbia della gente tedesca cresceva a causa del boicottaggio, Hittler stupidamente gli fornì il pretesto. Anni dopo, con candore, le ragioni reali per la guerra vennero fuori.

  • “la guerra non serviva soltanto ad abolire il fascismo, ma per conquistare mercati di vendita. Se avessimo volute, avremmo potuto evitare lo scoppio della guerra, senza neanche sparare un colpo, ma decidemmo di fare diversamente.”– Winston Churchill a Truman (Fultun, USA March 1946) 
  • “Il crimine imperdonabile della Germania prima della seconda guerra mondiale fu quello di cercare di sganciare la propria economia dal sistema internazionale di commercio e costruire un sistema di scambi indipendenti dal quale la finanza internazionale non avrebbe potuto più trarre profitto. …Abbiamo macellato il maiale sbagliato.” -Winston Churchill (The Second World War – Bern, 1960)

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Come nota a latere, dobbiamo fare un passo indietro prima della seconda guerra mondiale e ricordare il generale maggiore della Marina Smedley Butler. Nel 1933, banchieri e finanzieri di Wall Street avevano finanziato l’ascesa all potere sia di Mussolini che di Hitler. Brown Brothers Harriman di New York finanziò Hitler fino al giorno stesso in cui fu dichiarata guerra alla Germania. E avevano deciso che una dittatura sullo stile di quela di Mussolini negli Usa sarebbe stata di gran lunga migliore per favorire i loro interessi rispetto al “New Deal” di Roosevelt che minacciava una massiva redistribuzione di ricchezza per ricapitalizzare le classi operaie e lavoratrici d’America. Così i magnati di Wall Street reclutarono il Generale Butler per guidare il rovesciamento del governo USA e mettere al suo posto un “Segretariato per gli affari generali” che avrebbe dovuto rispondere a Wall Street e non alla gente, che avrebbe soppresso lo scontento sociale e fatto chiudere i sindacati.

Il generale Butler finse di aderire al complotto ma rivelò tutto al congresso. Congresso che, oggi come allora nelle mani dei banchieri di Wall Street, si rifiutò di fare alcunchè. Quando Roosevelt seppe del colpo di stato pianificato chiese l’arresto dei cospiratori, ma loro semplicemente ricordarono a Roosvelt che se anche uno solo di loro fosse stato imprigionato, i loro amici di Wall Street avrebbero deliberatamente fatto crollare l’economia già in crisi e ne avrebbero fatto ricadere la colpa su Roosevelt. Roosevelt non potè far nulla quindi fino all’inizio della seconda guerra mondiale, quando cominciò a perseguitare i complottisti forte della legge “Trading With The Enemy” (fare business col nemico). Gli atti del congresso su questo caso furono resi pubblici nel 1967 e furono la fonte ispiratrice del film “Seven Days in May“, dove però i very criminiali finanziari furono tolti omessi dalla sceneggiatura.

“Ho trascorso 33 anni e 4 mesi nel Servizio militare attivo come membro della nostra forza più agile – i marines. Ho prestato servizio a tutti i livelli da secondo luogotenente a GeneralMaggiore. E per tutto questo tempo sono stato un picchiatore d’alto bordo per il Grande Business, per Wall Street e per i banchieri. Per farla breve, facevo parte del racket delle estorsioni, un gangster per il capitalismo. “Ci ho pensato, fino a che ho lasciato il servizio attivo. Avevo il sospetto di far parte di un racket, allora. Ora ne ho la certezza. Come tutti i militari di professione, non metti in discussione, non ti fai domande fino a che non lasci il servizio. Le mie facoltà mentali restavano sospese e io obbedivo a chi stava sopra, tipico per un militare.

Così,

  • aiutai a rendere il Messico specialmente Tampico sicuri per gli interessi dei petrolieri americani nel 1914.
  • Aiutai a rendere Haiti e Cuba un posto confortabile per raccogliere soldi per i ragazzi e della National City Bank.
  • Ho contribuito alla rapina di una mezza dozzina di repubbliche centro Americane a beneficio di Wall Street.
  • Ho dato il mio supporto a preparare il Nicaragua per la banca internazionale dei Brown Brothers nel 1909-12.
  • Ho dato vita agli interessi dello zucchero americano nella repubblica Dominicana nel 1916.
  • In Cina nel 1927 ho fatto in modo che la Standard Oil operasse indisturbata.

Durante quegli anni ebbi, come direbbero i ragazzi dell’altra stanza, un racket in crescita. Fui ricompensato con onori, medaglie e promozioni. Ripensandoci, avrei potuto dare dei bei consigli ad Al Capone. Lui al massimo conduceva il racket in tre aree della città. Io operavo in tre continenti.” — General Smedley Butler, ex US Marine Corps Commandant, 1935

dollar

“Signori, ecco ciò per cui voi fottuti state andando a morire” “ Meglio che vi cominciate ad abituare all’idea”

Una volta divenuto presidente, John F. Kennedy capì la natura predatoria delle banche centrali private. Capì perchè Andrew Jackson aveva combattuto così duramente contro la Second Bank of the United States. Così Kennedy emise e firmò l’Executive Order 11110 con il quale ordinava al Tesoro Americano di emettere una nuova valuta pubblica, la United States Note.

statenote

Le United States Note di Kennedy non erano prese in prestito dalla Federal Reserve ma create direttamente dal governo degli Stati Uniti e garantite dall’argento  posseduto dagli stessi. Rappresentava un ritorno al sistema economico sul quale si erano fondati gli Stati Uniti, ed era perfettamente legale per Kennedy fare così. Vuoto per pieno, circa quattro miliardi e mezzo di dollari furono messi in circolazione, che riducevano il pagamento di interessi alla Federal Reserve e che allentavano il suo controllo sulla nazione. Cinque mesi dopo John F. Kennedy fu assassinato a Dallas, Texas, e gli Stati Uniti ritirarono le banconote per distruggerle (eccetto alcuni esemplari tenuti da collezionisti). John J. McCloy, Presidente della Chase Manhattan Bank, e Presidente della World Bank, fu nominato nella Commissione Warren, presumibilmente per evitare che l’aspetto bancario nascosto dietro dell’omicidio venisse fuori nell’inchiesta.

Entrando nell’undicesimo anno di quello che in futuro verrà chiamata terza guerra mondiale, dobbiamo prendere in seria considerazione la dimensione finanziaria dietro le guerre.

Verso la fine della seconda guerra mondiale, quando divenne ovvio che gli Alleati stavano per vincere e comandare nel mondo post bellico, le maggiori potenze economiche mondiali si incontrarono a Bretton Woods, un posto lussuoso nel New Hampshire nel Luglio del 1944, e stabilirono i famosi accordi di Bretton Woods per la finanza internazionale. La sterlina inglese perse il suo ruolo primario come moneta di scambio e di riserva nei confronti del dollaro (parte delle condizioni chieste da Roosevelt per l’ingresso in guerra). Venendo a mancare i vantaggi economici dell’avere la moneta di riferimento internazionale, la Gran Bretagna dovette nazionalizzare la Banca d’Inghilterra nel 1946. Gli accordi di Bretton Woods, ratificati nel 1945, oltre a rendere il dollar la moneta di globale di riferimento per gli scambi e le reserve obbligava le nazioni firmatarie a legare le loro valute nazionali al dollaro. E lo fecero a due condizioni.

  1. La prima era che la Federal Reserve si sarebbe astenuta dalla sovrapproduzione di dollari allo scopo di acquisire merci e beni reali dagli altri paesi  in cambio di carta e inchiostro (il che sarebbe stata una tassa imperiale). E questo veniva assicurato dalla
  2. seconda condizione, che era che il dollaro sarebbe stato sempre convertibile in oro al cambio fisso di $35 per oncia.

La Federal Reserve, essendo una banca private e non soggetta al governo USA, cominciò naturalmente la sovrapproduzione di dollari, e molta della prosperità goduta negli anni 50 e 60 era una diretta conseguenza dell’obbligo della nazioni straniere di accettare il pezzi di carta (supposti equivalenti ad oro, al cambio di $35 per oncia). Nel 1970 la Francia guardò a questa enorme montagna di pezzi di carta nei propri forzieri, per la quale prodotti reali come vino e formaggio erano stati dati in cambio, e fece sapere agli Stati Uniti che avrebbero volute esercitare la loro opzione secondo gli accordi di Bretton Woods per scambiare quelle banconote in oro al tasso prefissato.

Ovviamente gli Stati Uniti non avevano neanche minimamente la quantità di oro necessaria per onorare quell’impegno, così, il 15 di Agosto del 1971 Richard Nixon “temporaneamente” sospese la convertibilità in oro delle banconote delle Federal Reserve.

Questo “Nixon shockdi fatto terminò gli accordi di Bretton Woods e molte valute nazionali cominciarono a sganciarsi dal dollaro. Peggio, dal momento che gli Stati Uniti avevano collateralizzato il loro debito alle reserve in oro, cominciò a diventare evidente che il governo USA non aveva riserve sufficienti per coprire i debiti. Le nazioni straniere cominciarono ad essere molto “nervose” e preoccupate dei loro prestiti agli USA e, comprensibilmente, erano refrattarie a concedere nuovi finanziamenti  senza qualche forma di garanzia.

Per questo motivo Richard Nixon avviò il movimento ambientalista, con l’EPA (l’agenzia per la protezione dell’ambiente) e i suoi diversi programmi come le “zone selvagge”, “Aree senza strade”, “Fiumi della tradizione”, “Terre umide”, ognuna delle quali prendeva aree di territorio pubblico e le rendeva inaccessibili alla popolazione, che tecnicamente ne era la proprietaria. Ma a Nixon interessava poco l’ambiente ed il vero scopo di questo furto di terre sotto forma di protezione ambientale  stave nel dare in pegno queste aree incontaminate e le loro risorse minerali come collaterale del debito nazionale. L’insieme dei differenti programmi era semplicemente per nascondere la reale portata del pegno richiesto come collaterale per i prestatori internazionali ; alla fine, quasi il 25% di tutto il territorio nazionale.

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Arrivati velocemente alla scarsità anche di terre come collaterale, il governo USA si imbarcò in un nuovo programma per sostenere la domanda internazionale di dollari, che stava andando a picco. Gli Stati Uniti approcciarono le nazioni produttrici di petrolio, perlopiù nel medio oriente, e gli offrirono un affare (di quelli che non si possono rifiutare, NdT). In cambio dell’impegno di vendere petrolio esclusivamente in dollari, gli Stati Uniti avrebbero garantito la loro sicurezza militare. Le nazioni ricche di petrolio avrebbero potuto spendere i loro dollari di carta negli Stati Uniti, in particolare in Certificati del tesoro statunitense,  rimborsabili grazie a future generazioni di contribuenti americani (a prezzo di nuove emissioni e nuovi debiti, NdT). Questa idea fu denominata i “petrodollari”. In effetti, gli USA, non più in grado di garantire il dollaro con l’oro, lo stava ora garantendo col petrolio. Il petrolio di qualcun altro. E la necessità di controllare le nazioni ricche di petrolio ha forgiato la politica estera Americana in quella regione da quel momento in poi.

Ma nel momento in cui le capacità produttive e agricole dell’America stavano calando, le nazioni produttrici di petrolio si trovarono di fronte ad un dilemma. Quelle montagne di banconote della Federal Reserve non erano poi in grado di comprare molto dagli USA perchè lì, oltre ai beni immobiliari, non c’era molto da comprare. Le auto e gli aerei dell’Europa erano di qualità superior e meno cari, mentre le sperimentazioni con i cibi OGM portava al rifiuto, da parte di intere nazioni, di comprare i raccolti degli Stati Uniti. La continua belligeranza di Israele contro i suoi vicini li portò a domandarsi se gli USA potessero rispettare i propri impegni nell’accordo petrodollari. La nazioni produttrici di petrolio cominciarono a domandarsi se non fosse il caso di vendere il loro petrolio in qualunque valuta l’acquirente avesse deciso di usare. L’Iraq, già di suo ostile agli USA dopo il Desert Storm, chiese di poter vendere il petrolio in Euro nel 2000 e nel 2002, e le nazioni Unite glielo accordarono sotto l’egida del programma “Oil for food“. Un anno dopo gli Usa re-invasero l’Iraq,fecero fuori Saddam Hussein, e rimisero il petrolio dell’Iraq in vendita solo in cambio di dollari.

Il deciso cambiamento di rotta della politica USA dopo il 9-11 e l’incondizionato supporto per la politica di Israele nel Medio Oriente indebolirono ulteriormente l’efficacia dell’accordo petrodollari e sempre più produttori di petrolio cominciano a parlare apertamente di vendere il loro petrolio in alter valute.

In Libya, Gheddafi aveva creato una banca centrale posseduta dallo stato e una valuta basata sul valore, il Gold Dinar. Gheddafi annunciò che avrebbe venduto il suo petrolio ma solo in cambio di Gold Dinar. Altre nazioni africane, vedendo la crescita del Gold Dinar e dell’Euro, e che il dollaro continuava la sua discesa a causa dell’inflazione, optarono per la nuova valuta Libica come mezzo di scambio. Questa mossa aveva la capacità di minare seriamente l’egemonia globale del dollaro. Il presidente francese Nicolas Sarkozy giunse perfino a chiamare la Libia una “minaccia” alla sicurezza finanziaria del mondo. Per cui gli USA invasero la Libia, uccisero brutalmente Gheddafi (pare che la lezione con Saddam non fosse stata abbastanza d’effetto), imposero una banca centrale privata e rimisero il petrolio libico in vendita solo per dollari. L’oro che avrebbe dovuto essere a garanzia del Gold Dinar non è stato, si dice, più trovato.

Secondo il generale Wesley Clark, il piano per la “dollarificazione” delle nazioni produttrici di petrolio includeva sette obiettivi, Iraq, Syria, Lebanon, Libya, Somalia, Sudan, e Iran (il Venezuela, che osò vendere il proprio petrolio alla Cina in cambio di Yuan fu aggiunto dopo). Quello che vale la pena notare riguardo alle sette nazioni originariamente individuate dagli USA è che nessuna di loro è membro della Bank for International Settlements,  la banca privata centrale delle banche centrali, che si trova in Svizzera. Questo voleva dire che queste nazioni decidevano da sè come far funzionare le loro economie nazionali, anzichè sottoporsi ai capricci di banche centrali private.

Ora i mirini delle banche sono puntati sull’Iran, che osa avere una banca centrale statale e vendere il loro petrolio nella valuta che preferiscono. L’agenda di guerra è, come sempre, costringere gli iraniani a vendere il loro petrolio solo in dollari e costrinegrli ad accettare una banca centrale posseduta da privati. La Malaysia, una delle nazioni senza una banca centrale controllata dai Rothschild, è in questo momento invasa da una forza denominate “Al Qaeda”, e con la morte del Presidente Hugo Chavez, sono più facili da raggiungere gli obiettivi di imporre un regime favorevole agli USA e ad una banca centrale privata al Venezuela.

Il governo Tedesco ha recentemente chiesto il ritorno di alcuni dei suoi lingotti d’oro dalla Banca di Francia e dalla Federal Reserve. La Francia ha già detto che ci vorranno 5 anni per restituire alla Germania l’oro. Gli Stati Uniti hanno detto che ci vorranno 8 anni per restituire l’oro della Germania. Questo fa pensare che forse la Bank of France e la Federal Reserve hanno usato l’oro depositato per altri scopi, probabilmente a copertura di contratti future per tenere artificiosamente basso il prezzo dell’oro o per mantenere gli investitori negli equities markets, e le banche Centrali stanno cercando un modo per trovare nuovo oro per coprire la mancanza e prevenire una corsa all’oro. E così diventa inevitabile che la Francia invada il Mali, a parole per combattere Al Qaeda, con gli USa a far da rinforzo. Guarda caso il Mali è uno dei maggiori produttori d’oro al mondo, con l’oro che copre l’80% delle esportazioni del Mali. La guerra per le banche è una cosa che più ovvia non si può.

Il Messico ha chiesto una visione fisica delle proprie reserve di oro presso la Bank of England, e assieme alle vaste reserve di petrolio del Venezuela’s (maggiori dell’Arabia Saudita), le miniere d’oro del Venezuela sono un tesoro ambito da tutte la banche centrali che hanno giocato e perso con i lingotti d’oro degli altri. Da cui ci possiamo aspettare un cambiamento di regime se non una imminente invasione.

Siete stati formati da un sistema scolastico pubblico e da media che vi hanno continuamente assicurato che i motivi per tutte le guerre e per gli assassini sono molti e diversi. Gli USA fingono di voler portare democrazia alle terre conquistate (non è vero; di solito quello che ottengono dopo un rovesciamento di regime è l’imposizione di una dittatura, come quando nel 1953 il colpo di stato in Iran contro il presidente democraticamente eletto Mohammad Mosaddegh e l’imposizione della Shah, o nel 1973 quando la CIA rovesciò il governo eletto democraticamente in Cile del presidente Allende per mettervi al suo posto Augusto Pinochet), o di salvare una popolazione da un crudele oppressore, o di vendicare il 9-11, o quella scusa, tirata in ballo ogni volta, delle armi di distruzione di massa. Gli assassini sono sempre passati come azioni di pazzi solitari per nascondere i veri scopi.

Il vero scopo è semplice. È la schiavizzazione della gente tramite la creazione di un falso senso di obbligo. Questo obbligo è falso perchè il sistema delle banche centrali, per come è definito, crea sempre più debito che denaro. Il sistema delle banche centrali private non è scienza, è religione: un insieme di regole arbitrarie create a beneficio della casta sacerdotale, costituita dai titolari di queste banche. La frode continua, spesso con risultati letali, perchè la gente è indotta a ritenere che questo sia l’unico sistema possibile, e che non ci sia alcuna alternativa da immaginare o sognare. Questo valeva anche per altri due sistemi di schiavizzazione, il potere per investitura divina e la schiavitù, entrambi creati per ingannare la gente e renderla obbediente, ed entrambi oggi unanimemente riconosciuti illegittimi dalla civiltà moderna. Oggi stiamo in un tempo della storia umana in cui ci renderà conto che che governare attraverso il debito, o tramite il sistema dele banche centrali private tramite l’emissione di denaro ceduto a debito è altrettanto illegittimo. Funziona solo fintanto che la gente pensa che sia l’unica strada percorribile.

Ma dovete capire questo, sopra ogni altra cosa: le banche centrali private non sono lì per servire la gente, la comunità, o la nazione. Le banche centrali private sono lì per servire i loro proprietari, per farli ricchi al di là di ogni immaginazione e tutto al costo dell’inchiostro, della carta, e della necessaria corruzione del giusto ufficiale.

Dietro a tutte queste guerre, a tutti questi assassini, le centinaia di milioni di orribili morti di tutte le guerre c’è una singola linea politica dittatoriale. I banchieri centrali privati permettono che chi fa le regole di governare ad una condizione: che le genti delle nazioni siano schiavizzate a loro. In mancanza di ciò, quel governante sarà ucciso, e la sua nazione invasa dale alter nazioni schiavizzate dale banche centrali.

Il cosiddetto scontro di civiltà di cui leggiamo sulle riviste di regime è in realtà una guerra fra sistemi bancari, con i banchieri centrali private che si impongono al resto del mondo, senza cura per quanti milioni debbano morire a questo scopo. In realtà il costante soffiare il fuoco sull’odio verso i musulmani è dovuto ad un fatto molto semplice. Come i primi cristiani (prima dei cavalieri templari), i musulmani vietano l’usura, cioè il prestito di denaro ad interesse. E quello è il motivo per cui il nostro governo insiste sul fatto che debbano essere uccisi o convertiti. Si rifiutano di sottomettersi a valute emesse a debito. Si rifiutano di essere schiavi del debito.

Ecco perchè i vostri ragazzi devono andare in guerra, versare il loro sangue per la ricchezza dei “drogati-del-denaro”. A malapena siamo sopravvissuti nei due conflitti mondiali. Nell’era della guerra nucleare e delle armi biochimiche, può essere che i banchieri privati siano disposti a correre il rischio di incenerire l’intero pianeta solo per soddisfare la loro avidità?

Pare proprio di sì.

Togliete le bandiere e la propaganda, tutte le guerre moderne sono guerre di e per i banchieri privati, combattute da terzi inconsapevoli e grondanti sangue che non sanno le vere ragioni, e dai quali ci si aspetta che siano felici di dare la propria vita. Il processo e molto semplice. Non appena le banche centrali private emettono la loro valuta come un prestito gravato da interesse, la collettività comincia ad indebitarsi. Quando la gente è stufa di indebitarsi, ecco che arrivano gli economisti Keynesiani che chiedono ai governi di prendere denaro a prestito per mantenere in funzione lo schema piramidale. Quando sia la gente che i governi rifiutano di indebitarsi ancora di più, ecco che cominciano le guerre, per spingere tutti quanti sempre di più nel profondo rosso del debito quando la guerra inizia, e per altri prestiti per la ricostruzione quando la guerra finisce. A guerra finita la gente è nella stessa situazione di prima, solo che i cimiteri sono molto più grabdi e tutti sono indebitati con le banche centrali per il resto del secolo. Ecco perchè Brown Brothers Harriman di New York finanziò l’ascesa di Adolf Hitler.

Fintanto che sarà permesso alle banche centrali private di operare, così come al giorno segue la note, inevitabilmente, ci sarà povertà., disperazione, e milionidi morti in interminabili guerre mondiali, fino a che la terra stessa si darà in sacrificio in fiamme a mammona..

La strada verso una pace vera e duratura passa per l’abolizione di tutte le banche private centrali, ovunque, e dal ritorno a valute emesse dallo stato e basate sul valore che consentano alla gente e alle nazioni di crescere in prosperità.

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“Fair Game”: un film da vedere

di Alberto Medici su Ingannati

Nel capitolo sull’informazione ufficiale ho evidenziato come la percezione delle masse possa essere direzionata verso credenze sbagliate anche senza dire esplicitamente delle bugie, senza pubblicare falsità. Basta dosare opportunamente gli spazi, fare una scelta accurata delle immagini da pubblicare, scegliere accuratamente le parole e il modo in cui esporre, e .. voilà! Il gioco è fatto!

Quello che ci viene detto, anzi, il modo in cui ci viene detto, crea delle storie completamente diverse nella nostra testa a seconda delle parole e delle immagini utilizzate proprio perchè parole e immagini, attivando diversamente i neuroni, generano delle immagini e attivano dei ricordi completamente diversi. Pensate all’enorme differenza che fa sentirsi dire da un dottore: “Lei ha un tumore, ma se si opera ha il 90% delle possibilità di salvarsi!” rispetto a “Lei ha un tumore, e se si opera lei ha il 10% delle possibilità di morire.“. Eppure il concetto è lo stesso: ma lastoria che viene creata nella nostra testa è completamente opposta.

Nel film Fair Game viene riportata la storia vera di una agente CIA (Naomi Watts, bellissima) e di suo marito (Sean Penn, bravissimo), coinvolti nella ricerca di prove sui programmi per la costruzioni di armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein. Entrambi non riescono a trovare niente, anzi trovano proprio il contrario, ma la decisione di far partire la guerra è già stata presa. Sullo sfondo di una toccante vicenda familiare si può osservare come la macchina da guerra, una volta messa in moto, non risparmia nessuno, inclusi i suoi fedeli servitori che però hanno il torto di dire la verità.

E l’informazione ufficiale è complice in tutto questo, spostando l’attenzione dalla domanda fondamentale: “Perchè andiamo in guerra?” a “Chi è la moglie di Joe Wilson?”.

Riporto il discorso finale di Sean Penn (=Joe Wilson),  a mio parere un capolavoro che dovremmo sempre tenere tutti a mente.

Chi di voi conosce le sedici parole del discorso del presidente Bush che ci hanno portato in guerra? Chi di voi sa come si chiama mia moglie? Allora come fate a sapere questo e non quello? Quand’è che la domanda è cambiata, da “Perché stiamo entrando in guerra?” a “Chi è la moglie di quest’uomo?”

Io ho posto la prima domanda, ma qualcun altro ha posto la seconda e ha funzionato. Perché nessuno di noi conosce la verità.

L’attacco che è stato sferrato non è stato sferrato contro di me. Non è stato sferrato contro mia moglie. È stato sferrato contro di voi. Tutti voi. Se questo vi fa arrabbiare, o non vi fa sentire rappresentati come vorreste, fate qualcosa, ragazzi.

Quando Benjamin Franklin uscì da Independence Hall subito dopo la seconda stesura della Costituzione, in strada fu avvicinato da una donna che gli chiese: “Signor Franklin, che sorta di governo ci avete lasciato in eredità?” E Franklin disse: “Una repubblica, signora, se saprete mantenerla”.

La responsabilità di un paese non è nelle mani di pochi privilegiati. Noi siamo forti, e siamo liberi dalla tirannia e lo saremo finché ognuno di noi avrà sempre in mente qual è il suo dovere di cittadino. Che sia per chiedere conto di una buca in fondo alla strada o delle bugie in un discorso sullostato dell’Unione, fatevi sentire!

Fatele quelle domande. Pretendete la verità. Nessuno vi regalerà mai la democrazia, statene certi.  Ma questa è la nostra democrazia. E se facciamo il nostro dovere, sarà la democrazia in cui i nostri figli vivranno.

Dio benedica l’America.

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IL CROLLO DEL DOLLARO E LA FALSA GUERRA VALUTARIA DEL GIAPPONE L’AGENDA NASCOSTA DIETRO IL QUANTITATIVE EASING-KAMIKAZE DEL GIAPPONE

Free Image Hosting at www.ImageShack.us DI MATTHIAS CHANG
Global Research

Da quando Bernanke ha lanciato il primo Q.E. in previsione di una inversione di tendenza dell’economia americana una quantità di dollari ha inondando i mercati finanziari. Queste enormi quantità di dollari –carta- igienica sono principalmente nei mercati finanziari (e nelle banche centrali) fuori dagli Stati Uniti. Un pezzo enorme è rappresentato dalle riserve delle banche centrali di Cina e Giappone.

A dire la verità, il valore reale del dollaro americano non dovrebbe essere più di un centesimo di dollaro- e mi sento anche generoso – perché anche la carta igienica ha un suo valore

Che il dollaro sia ancora accettato sui mercati finanziari (in particolare dalle banche centrali) non ha nulla a che fare con il fatto che sia una valuta di riserva, ma piuttosto perché è sostenuto / supportato dalla potenza militare e da un riccatto nucleare di tutto il Complesso Industriale degli Stati Uniti. Il ricatto nucleare all’Iran è il miglior esempio di reazione a seguito della decisione dell’Iran di scambiare il suo greggio con altre valute e con oro, al posto del dollaro-carta-igienica USA.

Se gli Stati Uniti non fossero stati una minaccia militare e un prepotente globale che può ricattare impunemente i paesi esportatori di petrolio del Medio Oriente, il sistema finanziario globale che fa perno sulla carta igienica-dollaro USA sarebbe già crollato molto tempo fa.

Ma perché il dollaro americano non è crollato come avrebbe già dovuto fare?

Se applichiamo buon senso e logica a quello che vediamo, la risposta è molto semplice ed è proprio davanti a noi.

Ma, non abbiamo potuto vedere l’ovvietà delle cose, perché i mass media di tutto il mondo, in particolare i mass media finanziari di tutto il mondo, controllati principalmente da Londra e da New York, hanno creato una cortina di fumo per nascondere la verità.

Analizziamo la situazione passo dopo passo, e mettiamoci un po’ di buon senso.

1. Gli Stati Uniti sono il paese più indebitato al mondo. I suoi maggiori creditori sono Cina e Giappone, seguiti dai paesi esportatori di petrolio del Medio Oriente. Ogni giorno che passa, il valore del dollaro-carta-igienica scende un po’. Come ho detto prima, anche la carta igienica ha un certo valore intrinseco. Si raggiungerà il valore zero quando ci vorrà una carriola di dollari per comprare qualsiasi cosa.

2. Per quanto riguarda i creditori di dollari-carta-igienica, ovviamente non possono ammettere di essere stati truffati dalle Banche Mondiali “Too Big To Fail” (TBTFs) che agiscono di concerto con la Fed e con la Banca d’Inghilterra, avendo accettato carta igienica. I banchieri centrali di questi paesi hanno una reputazione da mantenere (non che ci sia una vera reputazione, per la loro cosiddetta credibilità finanziaria, ma anche questo è parte della truffa) e i leader politici che hanno fatto affidamento su di loro sono in un vicolo cieco ancora più grande. Ma come fanno questi leader politici ad essere tanto stupidi da fidarsi dei banchieri centrali (che hanno nascosto in paradisi fiscali esteri enormi quantità di carta igienica USA, guadagnata per la loro complicità)? Questo è l’attuale stato delle cose detto in parole chiare. Passano tutti notti insonni, preoccupandosi se e quando i cittadini apriranno gli occhi e si accorgeranno della più grande truffa avvenuta nella storia, ovvero la promozione e l’accettazione di valute fiat, e il dollaro americano è la moneta fiat finale.

3. Le élite finanziarie mondiali guidate dalla FED sanno che questo stato di cose è a loro vantaggio e lo stanno sfruttando fino in fondo! Sanno anche che nessun paese ha la potenza militare per minacciare gli Stati Uniti e costringerli a bloccare questo schema Ponzi globale (1), che va avanti dal 1945 ed è aumentato dal 1971, quando il presidente Nixon sganciò il dollaro dalla sua parità con l’oro. La sterlina è un’altra storia, ma, non è pertinente ai fini di questa analisi.

4. Inoltre, e come risultato della truffa che abbiamo detto, i paesi sono stati indotti a credere e ad accettare la falsa teoria economica che l’esportazione genera la crescita ( del PIL) e dovrebbe essere la base dello sviluppo economico. Visto che gli USA possono stampare una illimitata quantità di dollari carta-igienica, hanno i mezzi per comprare tutta l’esportazione mondiale, essendo anche il più grande mercato di consumatori del mondo. Con il risultato che le fabbriche di tutto il mondo e i loro lavoratori, compresi quelli del mondo sviluppato, come Francia e Germania stanno lavorando molto meno per essere ricompensati con dollari che non valgono nemmeno la carta e inchiostro che servono per stamparli! La finanza allegra è andata avanti per più di 40 anni ed ha avuto una fine improvvisa ma prevedibile con lo tsunami finanziario globale del 2008.

5. Quando la festa è finita, gli Stati Uniti erano sommersi dai debiti per la speculazione finanziaria spericolata dei derivati e per i bagordi consumistici finanziati dalle super-ipoteche prese sulle case. I debiti devono essere rimborsati. Ma gli Stati Uniti non hanno i mezzi per farlo. Non possono produrre abbastanza merci per guadagnare quanto serve per pagare i debiti, perché l’industria manifatturiera degli Stati Uniti è stata delocalizzata e affidata ai paesi in via di sviluppo – la Cina è diventata la prima fabbrica del mondo. Per questo motivo, l’elite finanziaria ha nominato l’elicottero Bernanke a guidare la carica per gli Stati Uniti e per il Regno Unito mettendo in moto le macchine (digitali e non) per stampare più carta-igienica per pagare il debito. In gergo economico, questo significa “monetizzare il debito”. Si tratta di vere e proprie truffe, ma nessuno (cioè i banchieri centrali) che fosse sano di mente potrebbe mai ammettere questa frode, perché li appenderebbero ai lampioni se si scoprisse la verità. Come fecero i partigiani italiani con il leader fascista Mussolini.

6. Inizialmente, i banchieri centrali di fronte a questa situazione e dovendo confrontarsi con una popolazione inquieta provarono a frenare la concorrenza svalutando le loro monete. Ma, il prezzo da pagare era spaventoso. L’inflazione ha inchiodato tutti questi paesi. Ma, questo schema di cose non ha funzionato come prevedibile, per la semplice ragione, che altri dollari di carta igienica hanno continuato a essere stampati, come deciso da altri piani QE di Bernanke. La Cina ha fiutato il pericolo e ha adottato altri mezzi per superare questa situazione, una delle quali era la stipula di accordi bilaterali con i suoi partner commerciali per finanziare il commercio nelle rispettive valute. Questi accordi sono stati stipulati tra Cina e Giappone, con i membri del BRIC, con la Malesia ecc. Questa contromisura è stata percepita come una minaccia per il dominio del regime del dollaro di carta igienica. Per effetto di tutto questo, Obama ha dichiarato sotto la spinta delle elite finanziarie (non ce la fa a pensare da solo) un cambio della politica estera americana – E’ l’Asia il perno che dovrà evitare un’ altra avaria alla supremazia del dollaro.

7. Quando il Giappone fece l’accordo con la Cina, il suo comportamento fu ritenuto inaccettabile dal momento che il Giappone era sotto la protezione nucleare degli Stati Uniti.
Il Giappone era tra l’incudine e il martello. Ci si aspettava che prima o poi gli Stati Uniti strizzassero un po’ il Giappone per farlo comportare come di deve. Infatti mettendo in atto una strategia geopolitica, gli Stati Uniti hanno tirato dentro la Corea del Sud per provocare la Corea del Nord facendo una esercitazione militare che comprendeva il volo di bombardieri B-2, che possono trasportare armi nucleari. La Corea del Nord ha risposto nel modo che ci si aspettava. Il Giappone si è sentito in pericolo e, come desiderato, ha reagito cercando la protezione degli Stati Uniti. Il gioco era fatto ma, per confondere le acque e complicare la situazione, gli Stati Uniti hanno progettato anche un contrasto tra Cina e Giappone sulla sovranità delle isole Diaoyu. Tutto questo mentre in Giappone prendeva possesso un nuovo regime con l’elezione del Primo Ministro Shinzo Abe e la nomina di Haruhiko Kuroda, come Governatore della Banca del Giappone (BOJ).

8. Ora arriviamo alla meccanica delle contromisure americane per puntellare la supremazia/ il valore della carta igienica artificiale. Al Giappone è stato ordinato di fare la sua parte se voleva restare sotto l’ombrello nucleare protettivo degli Stati Uniti. Si deve mettere in atto una nuova versione dell’ Accordo del Plaza – Un “Plaza Accord II, la vendetta”.

9. Mi spiego. Nel 1985 con l’Accordo del Plaza, il dollaro è stato svalutato per ridurre il deficit di conto corrente e per aiutare gli Stati Uniti a riprendersi dalla recessione dei primi anni 1980. E’ stata una svalutazione gestita e il cambio del dollaro nei confronti dello yen è diminuito del 51% nel triennio 1985-1987 – toccando ¥ 151 per US $ 1 a marzo 1987. Il dollaro ha continuato a scivolare fino al 1988. L’effetto dello yen forte ha depresso le esportazioni del Giappone e ha favorito le politiche monetarie di espansione che hanno causato le famigerate bolle finanziarie della fine degli anni 1980. Poi nel 1987 i paesi del G-6 si riunirono a Parigi per fermare la discesa del dollaro e per vedere come destabilizzare i mercati valutari internazionali. Il risultato finale è stato l’Accordo del Louvre. Nei 18 mesi successivi il dollaro è risalito fino a ¥ 160 per US $ 1.

10. Tuttavia, nella situazione attuale, la svalutazione del dollaro-carta- igienica è il risultato dei vari QE che hanno consentito agli USA di monetizzare i propri debiti. Tuttavia, per consentire agli Stati Uniti di continuare a monetizzare i debiti e di avere l’accordo delle banche centrali, per continuare a mantenere riserve in dollari, il valore del dollaro deve rivalutarsi, altrimenti il dollaro crollerebbe e gli USA non potrebbero pagare i debiti, perché i creditori non accetterebbero più dollari in pagamento. Il trucco era quello di gonfiare artificialmente il valore del dollaro senza che nessuno se ne accorgesse.

11. Nel 1970, quando il Presidente Nixon sganciò il dollaro dall’oro, allora il dollaro avrebbe dovuto crollare in quanto non era più sostenuto dall’ oro. Fu allora che il dollaro diventò puro denaro fiat! Il trucco era quello di creare una domanda artificiale di dollari che a loro volta faceva aumentare il valore dei dollari in vendita. Questo risultato fu ottenuto con la proposta fatta da Kissinger agli arabi che, se avessero dollarizzato le loro esportazioni di petrolio, gli Stati Uniti avrebbero garantito la loro sicurezza e sopravvivenza anche dalle minacce di Israele. Da quando gli arabi accettarono questo accordo, tutti i paesi del mondo hanno dovuto cominciare a comprare dollari per pagare il petrolio. Questa domanda di dollari ha rafforzato la valuta e ha creato il monopolio dei dollari-fiat.

12. Comunque, questa opzione non è più valida perché attualmente il petrolio viene venduto anche in altre valute oltre al dollaro USA. Il petrodollaro non è più in posizione dominante. In ogni caso, l’uso continuato di petrodollari fa salire il prezzo del petrolio e questo crea una spinta inflazionistica dannosa per l’economia degli Stati Uniti, così come per l’economia mondiale nel clima economico attuale – si crea, cioè, una profonda recessione. Servono altri strumenti.

13. Questo è il motivo per l’improvvisa nuova politica monetaria “shock and awe ” del nuovo regime giapponese di Shinzo Abe e Haruhiko Kuroda. I miei detrattori mi accuseranno di indulgere in teorie del complotto. Ma, i fatti parlano da soli. Avevo detto in precedenza, che i paesi del G-7 hanno cercato tutti di svalutare le loro monete, ma senza, comunque, riuscire ad arginare la discesa del dollaro USA perché Bernanke stava aumentando l’intensità del QE (stampando sempre più banconote ) dal 2008. E l’Unione europea non ha potuto e voluto adottare la stessa politica QE di suicidio di massa, perché la Germania era ben consapevole del rischio che si correrebbe, conservando ancora la memoria degli effetti negativi dell’iperinflazione. La Cina non ha fatto kow-tow ( non si è inginocchiata) davanti agli Stati Uniti e di fatto insieme con gli altri membri del BRIC ha preso le sue contromisure per affrontare le armi finanziarie di Bernanke. Quindi tutto questo movimento ha lasciato un solo un paese che può essere costretto a eseguire gli ordini degli Stati Uniti e a fare “ hara-kiri” per salvare e o per prolungare il regime del dollaro-carta- igienica- USA, il Giappone!

14. E così, il Giappone ha lanciato il suo improvviso robusto piano QE e l’effetto che ne è derivato è che ora il dollaro-carta-igienica si è artificialmente apprezzato in valore verso lo Yen e un po’ meno verso altre valute.

Questo fatto non può essere contestato dai miei detrattori perché:
L’11 maggio, le élite finanziarie dei paesi del G-7 hanno esplicitamente dato il loro benestare a questa politica kamikaze del Giappone.

Inoltre Koichi Hamada aveva già dichiarato che l’obiettivo di questa politica è quello di consentire al dollaro di arrivare a ¥ 110 per US $ 1 e che questo aumento sarebbe stato gestito con un approccio graduale, tenendo sotto controllo il tasso di inflazione del Giappone, che non dovrebbe arrivare a superare il limite del tasso concordato.

Si ritiene che il Giappone possa attuare questo piano grazie alla sua enorme riserva di 1,2 trilioni di dollari USA con cui potrà gestire la svalutazione! Secondo quanto ha detto Alan Ruskin, il grande capo del gruppo dei 10 strateghi del cambio di New York, della Deutsche Bank ASG – “Penso che ci stiamo avviando a un cambio di 105 nei prossimi mesi e 110 entro la fine dell’anno … “ e questo sicuramente deve essere interpretato nel senso che la strategia di Koichi Hamada è decisamente stata avviata.

In conclusione, ritengo che questo “apprezzamento artificiale” del dollaro-carta-igienica mentre potrà avere qualche risultato nel breve periodo, è destinato a fallire nel lungo periodo, perché i fondamentali dell’economia USA non sono stati né affrontati né risolti. Solo una crescita economica reale potrebbe evitare il crollo del dollaro.

Scherzi a parte, non è detto che Bernanke non proporrà un ulteriore QE, se il tasso di cambio dello yen raggiungerà ¥ 110 entro la fine dell’anno. Non era Bernanke che aveva detto che il piano QE sarebbe continuato fino al 2015? E dal momento che il Giappone ha disegnato una linea rossa a ¥ 110, il Giappone potrà rischiare altri danni alla sua economia e continuare a sostenere il dollaro anche sotto ¥ 110?
Quel gran caos dei derivati che vale un milione di miliardi di dollari (un quadrilione ) è la macina che sta triturando gli Stati Uniti e tutta l’economia globale, e finché questa macina non verrà fermata, la crisi potrà solo peggiorare. Come quando mettiamo l’acqua sul fuoco, quando il calore arriva a un certo punto, comincia a bollire.

Anche se non posso prevedere la data precisa della implosione, io sono del parere che la fine sia vicina, comincerà con un fulmine a ciel sereno e poi grandine fino a far crollare tutto.

Matthias Chang
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/us-dollar-collapse-and-japans-sham-currency-war-the-hidden-agenda-behind-japans-kamikaze-quantitative-easing/5335129
15.05.2013

Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

Nota :

1. Charles Ponzi all’inizio del XX secolo codificò una vecchia truffa che prese il suo nome : Si deve convincere il pubblico a mettere i soldi in un investimento truffaldino ed esserne complice, ma senza fargli capire i rischi che corre. Una volta che l’autore della truffa ha raccolto abbastanza soldi, scompare – e si porta via tutto il malloppo.

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Spero proprio che la fine di questa finanza allegra sia vicina, e come ribadisce questo articolo, sarà una fine che farà crollare tutto: dollaro, euro, yen, yuan, sterlina non varranno più niente; rimarrà qualche valuta locale, forse il rublo, e molti moriranno di fame, ma i grandi padroni del mondo saranno schiacciati come mosche dai loro stessi patrimoni diventati solo numeri da computer.

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Post correlato nei forum (con numerosi commenti):
Il Giappone stampa yen e il Pil sale del 3.5%.

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L’ ISLANDA FA MARCIA INDIETRO

Economia DI GIOVANNA CARNEVALE
geopolitica-rivista.org

Dopo aver fatto parlare di sé come modello economico alternativo che preserva lo stato sociale dalle ripercussioni negative del capitalismo finanziario, l’Islanda torna nelle mani di una classe politica conservatrice e neoliberista. Le elezioni legislative del 27 aprile hanno dimostrato che la maggioranza degli islandesi non apprezza la ricetta economica del centro-sinistra per risollevare il Paese dalla crisi. L’ex coalizione di governo composta da socialdemocratici e verdi, infatti, è uscita pesantemente sconfitta dalle recenti consultazioni popolari, raggiungendo in totale poco più del 22% dei voti e perdendo 14 seggi nell’Althingi (il parlamento islandese). A trionfare, invece, sono stati i progressisti (di centro-destra) con il 24,43% dei suffragi e il partito per l’indipendenza con il 26,7%.

Dopo solo una legislatura all’opposizione, i conservatori riprendono la guida dell’Islanda promettendo la riduzione del debito e il taglio delle tasse. Ma se nel 2008 il Paese ha vissuto quella che l’agenzia di rating Moody’s non ha esitato a definire “una delle undici catastrofi più spettacolari della storia”, è stato proprio a causa della loro decennale politica irresponsabile e solidale con gli interessi della casta finanziaria.

La deregolamentazione del settore finanziario messa in atto dai governi Oddsson, leader del Partito per l’Indipendenza e primo ministro dal 1991 al 2004, ha reso per anni l’Islanda un paradiso fiscale per molti investitori esteri, attratti dai bassi tassi di interesse praticati dai suoi tre principali istituti di credito. La politica di centro-destra fondata sulla fede neoliberista ha “permesso a interessi privati di imporre regolamentazioni pubbliche che hanno prima gonfiato la sfera finanziaria, poi l’hanno sganciata dal resto dell’economia e, alla fine, ne hanno provocato l’implosione”1. Negli anni precedenti alla crisi, la grandezza del settore bancario islandese aveva raggiunto una grandezza pari a undici volte il Pil del Paese. Ma nel giro di due settimane dell’ottobre 2008, poco dopo il fallimento della Lehman Brothers negli Stati Uniti, lo scoppio della bolla finanziaria ha fatto crollare gli istituti di credito e riversato un enorme debito sulle casse dello Stato. Il governo guidato da Geir Hilmar Haarde è stato accusato di cattiva gestione della crisi e costretto alle dimissioni dalle continue proteste popolari.

La nuova amministrazione di socialdemocratici e verdi, retta da Jòhanna Sigurðardóttir, ha avuto risonanza nei media internazionali per il tentativo non ortodosso di arginare le conseguenze del collasso finanziario. Piuttosto che sacrificare l’intero stato sociale nel ripagare il debito, i tre principali istituti di credito islandesi sono stati divisi in vecchi e nuovi: i primi, che operavano all’estero, sono stati lasciati fallire; i secondi sono stati nazionalizzati e hanno continuato la loro attività in Islanda. Le banche hanno dovuto accettare una riduzione del 40% sui tassi di interesse e, per i proprietari di case più colpiti, una parte del debito è stata cancellata. Controlli rigorosi, inoltre, sono stati applicati su tutti i capitali in fuga dall’isola, in modo da evitare che nuove speculazioni potessero ricondurre l’Islanda sul sentiero di un arricchimento tanto facile quanto rischioso.

Grazie al prestito di 2,1 miliardi di euro del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), l’Islanda ha potuto riattivare il suo circuito economico, dando la priorità alla conservazione dello stato sociale. Secondo il rapporto 2012 dell’Fmi, “nella progettazione del consolidamento fiscale, le autorità hanno cercato di proteggere i gruppi vulnerabili, soprattutto con l’introduzione di un’imposta sul reddito più progressiva, e concentrandosi sui tagli alla spesa nei settori in cui avrebbero potuto esserci guadagni di efficienza, creando così uno spazio per preservare le prestazioni sociali. Di conseguenza, quando è iniziata la compressione delle spese nel 2010, la spesa per la protezione sociale ha continuato a crescere in percentuale al Pil, compresa quella estranea alle indennità di disoccupazione”2. Rispetto agli altri paesi europei, l’Islanda sta riemergendo dalla crisi a un ritmo più veloce: nel 2012 l’economia è cresciuta dell’1,6%, e il tasso di disoccupazione che due anni fa era vicino al 7% si è abbassato ulteriormente fino al 4,7% attuale. Il Paese, inoltre, è in una buona posizione per ripagare il debito contratto con il Fondo Monetario Internazionale.

Gli islandesi, però, non sembrano soddisfatti e, bocciando le misure del centro-sinistra, fanno crollare in Europa il mito nordico di un approccio alternativo alla crisi. Non c’è dubbio che a influire sul risultato elettorale, oltre al malcontento per alcune misure di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale, sia stata la prospettiva dell’entrata nell’Unione Europea, voluta dai socialdemocratici. L’euroscetticismo, già diffuso in un Paese che per tradizione storica e posizione geografica è abituato all’isolazionismo, è stato senz’altro incrementato dal modo in cui l’Europa ha gestito la crisi bancaria a Cipro. Come quest’ultimo, anche l’Islanda possedeva un sistema creditizio sviluppato sulla capacità di attirare capitali esteri e cresciuto in modo sproporzionato rispetto all’economia reale. Ma dopo il fallimento delle banche, non essendo membro Ue l’Islanda ha potuto gestire autonomamente la politica monetaria, deprezzando la sua krona fino al 50% rispetto all’euro. Il carico fiscale che gli islandesi hanno dovuto subire è stato sicuramente minore di quello che grava ora sugli abitanti di Cipro. Ma gli inconvenienti, comunque, non sono stati del tutto assenti: la pesante inflazione generata dalla svalutazione del tasso di cambio ha fatto salire il costo della vita, rendendo quasi inaccessibili le rate immobiliari. La soluzione proposta dai socialdemocratici è stata quella di aderire all’euro per avere più stabilità monetaria. Ma la possibilità di subire gli imperativi dell’Europa spaventa gli islandesi: piuttosto preferiscono l’adozione della corona norvegese, proposta dal progressista David Gunnlaugsson.

La vittoria del centro-destra ridisegna la posizione dell’Islanda ai margini politici dell’Europa: il cammino intrapreso dai socialdemocratici verso un avvicinamento a Bruxelles è invertito con una scettica retromarcia. Una scelta, questa, che non migliorerà neanche i rapporti con gli Stati Uniti, già indeboliti dopo che l’isola aveva addebitato le colpe della crisi proprio al governo a stelle e strisce, e chiesto aiuto alla Russia per risollevare la propria economia. Nel frattempo, però, l’Islanda cerca un nuovo alleato nella Cina: il trattato di libero scambio firmato il 15 aprile tra Reykjavik e Pechino rafforza i contatti già presenti e segna le basi per una cooperazione commerciale. Se il valore economico dell’accordo è sicuramente maggiore per l’Islanda, che possiede una piccola economia fondata prevalentemente sulle esportazioni di pesce e alluminio, dal punto di vista geopolitico il trattato assume grande rilevanza per la Cina, che mira a sfruttare lo scioglimento dei ghiacciai in atto nella regione artica per ottenere un appoggio strategico che la avvicini all’Europa.

Giovanna Carnevale è dottoressa in Scienze politiche e relazioni internazionali (Università di Roma Sapienza)
Fonte: http://www.geopolitica-rivista.org
Link: http://www.geopolitica-rivista.org/21931/lislanda-fa-marcia-indietro/
14.05.2013

1. R. Wade, S. Sigurgeirsdottir, Quando il popolo islandese vota contro i banchieri, da Lesson from Iceland, “New Left Review”, Londra, n. 65/ 2010
2. IMF Country Report No. 12/89

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La Sigurðardóttir è semplicemente una CRIMINALE e l’elettorato islandese ha fatto bene ad assestare una bella sconfitta elettorale a lei e al suo partito. Partito che voleva spedire tutti gli islandesi nel nuovo lager nazista dell’euro e dell’Unione Europea.

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Evidentemente gli islandesi sono elettori intelligenti: nel momento in cui rischiano di essere fagocitati dall’Euro capiscono rapidamente quale sia la vera minaccia, e la sciacquonano di conseguenza. Mi sembra che i cittadini islandesi si mantengano coerenti, se la Sigurgeirsdottir decide di sbracare e tradire il suo popolo aggrgandosi alla dittattura europea, si è pienamente meritata di essere scaricata dal suo Popolo. Del resto, generalmente nei rari sussulti di democrazia a seguito dei quali alcune nazioni hanno sottoposto al giudizio popolare tramite referendum l’adesione all’euro, mi pare che il rifiuto sia stato abbastanza diffuso. E meno male per quelli che ne sono fuori.

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E’ abbastanza singolare che una coalizione di centro- destra voglia intraprendere accordi commerciali con i” COMUNISTI “Cinesi : hanno riscoperto Marx e finalmente hanno capito che il futuro dell’umanità appartiene al comunismo ,la storia non finisce mai di sorprenderci !!!

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