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Blackwater: uccidere e depredare

19 settembre 2010 | Autore

di Ilvio Pannullo

Fonte: Altrenotizie

La Blackwater non lascia, anzi raddoppia. La notizia, recentemente accreditata da una serie di articoli del New York Times, riguarda la mancata dissoluzione della Blackwater Worldwide, l’azienda fondata nel 1998 da ex membri della Navy Seals – United States Navy SEa, Air and Land forces (SEAL); cioè da ex membri delle forze speciali d’élite della U.S. Navy, impiegate dal governo degli Stati Uniti d’America in conflitti e guerre non convenzionali, difesa interna, azione diretta, azioni anti-terrorismo ed in missioni speciali di ricognizione, in ambienti operativi prevalentemente marittimi e costieri.

La Blackwater Worldwide che in più occasioni non ha fatto segreto di aver  preparato decine di migliaia di agenti di sicurezza, specializzati per lavorare in zone calde del mondo, ha creato recentemente notevoli imbarazzi alle amministrazioni americane, dimostrando in più occasioni di non aver rispetto per nulla che non sia il fiume di denaro derivante dai contratti con il Pentagono ed il dipartimento di Stato americano.

La sua triste fama è dovuta ai numerosi scandali che hanno recentemente interessato i conflitti, post 11 settembre, in Afghanistan e in Iraq. Se, infatti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale furono gli americani a mostrare al mondo i tesori artistici recuperati dalla residenza di Herman Goering (che aveva depredato sistematicamente tutti i migliori musei delle città europee conquistate), nel 2003 sono stati gli iracheni a mostrare al mondo quel poco che rimaneva del loro immenso tesoro culturale ed artistico, distrutto e trafugato dalle truppe occupanti dopo la conquista di Baghdad. Scoppiato lo scandalo, il dito dell’accusa fu immediatamente puntato sui “contractors” – quei soggetti cioè che forniscono consulenze o servizi specialistici di natura militare, talora assimilabili alle prestazioni dei mercenari – e, tra tutti, proprio su quelli della Blackwater Worldwide.

Quando ancora i soccorsi umanitari non potevano accedere alle zone più disastrate del paese, pare che gli antiquari e i commercianti d’arte in amicizia con il Pentagono avessero totale libertà di transito nel paese. Oggetti preziosi e insostituibili risalenti all’antica civiltà dei sumeri sono stati distrutti o sono scomparsi. Intere biblioteche sono state svuotate e quello che non veniva portato via veniva distrutto con speciali composti chimici, come documentato da tutta una serie di copiosi servizi realizzati da giornalisti indipendenti.

Sembrava quasi che si volesse togliere alla nazione ogni possibilità di rinascita, negando alle nuove generazioni l’accesso all’immenso patrimonio culturale del paese. Anche i più noti scavi archeologici venivano selvaggiamente distrutti senza alcun motivo apparente. Ad organizzare il tutto erano gli unici soggetti che avevano un diretto interesse economico nella gestione di simili traffici: non certo l’esercito regolare né i marines né qualsivoglia altro soggetto a vario titolo inseribile nell’organigramma gerarchico statunitense, quanto piuttosto quelle truppe di mercenari pagate per eseguire il lavoro sporco, quelle “pratiche” troppo lerce per portare ufficialmente la firma dello Zio Sam, ma che comunque dovevano essere sbrigate.

Nel frattempo, con la promessa di accelerare la ricostruzione dell’Iraq, gli uomini dell’amministrazione Bush convinsero il Congresso ad autorizzare la stampa straordinaria di 20 miliardi di dollari in contanti. “Li aiuteremo a rimettere in piedi i servizi primari – affermava il Bush in diretta televisiva – come l’elettricità e l’acqua e a costruire nuove scuole, strade e ospedali”. Fu così che 360 tonnellate di banconote da 100 dollari l’una vennero trasferite in Iraq in pacchi molto simili alla carta fotocopiatrice, ma del valore di svariati milioni di dollari ciascuno. Una volta giunte a destinazione le banconote venivano stipate nei sotterranei della ex residenza di Saddam Hussein.

I soldi erano ufficialmente sotto la responsabilità della coalizione internazionale, ma nella realtà a gestirli era il Pentagono nella persona del Proconsole americano, Paul Bremer. Costui, dopo essersi insediato a Baghdad, dichiarò che l’Iraq non era più un territorio dove vigeva la legge irachena. Purtroppo per l’Iraq non vigeva neanche quella americana. Nel vuoto di potere lasciato dalla deposizione di Saddam, si creava così una terra di nessuno nella quale l’unica legge in vigore era quella del più forte.

E infatti, chiunque si presentasse a nome di una società americana con in mano qualunque progetto di ricostruzione, veniva immediatamente finanziato senza particolari verifiche e, spesso, senza neanche rilasciare ricevute. Tutti gli appalti più sostanziosi sono così finiti nelle mani della Halliburton o delle sue società ausiliarie, che erano che erano le uniche stranamente autorizzate alle aste. Quando, infatti, il vice-Presidente degli Stati Uniti è anche il tuo ex direttore generale, ti si aprono strade che altri non riuscirebbero neanche a immaginare.

Ma non basta: i soldi sono tutti scomparsi letteralmente nell’arco di pochi mesi, senza che una sola autostrada, un solo ponte o un solo ospedale siano mai stati ricostruiti. In questo modo si realizzava un mostruoso paradosso nel quale le stesse persone che avevano appena finito di distruggere il paese, il vice-Presidente e il ministro della Difesa, gestivano e ricevevano i lucrosi appalti per ricostruirlo. Pare, infatti, che non sia una coincidenza che la ex società del vice-Presidente Cheney abbia avuto un mastodontico appalto per la ricostruzione dell’Iraq. La rivista TIME sostenne, infatti, di essere in possesso di una e-mail del Pentagono in cui si affermava che è stato proprio l’ufficio di Cheney a coordinare il contratto plurimiliardario della Halliburton. Non male come conflitto d’interessi.

Questo il contesto in cui la Blackwater, ora nota come Xe Services, ha operato con il pieno appoggio della stessa Halliburton e della sua controllata KBR. Il comportamento della società è stato oggetto di severe critiche per quello che gli iracheni hanno descritto come un comportamento sconsiderato da parte delle sue guardie di sicurezza. Tanto che, nel 2009, la compagnia ha perso il suo lucroso contratto con il Dipartimento di Stato per garantire la sicurezza diplomatica dell’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad, dopo che fu accertato dalla giurisdizione americana che, nel 2007, proprio la Blackwater si era resa responsabile di una sparatoria dove morirono 17 civili iracheni.

Nel dicembre del 2009, fu sempre il New York Times a denunciare che le guardie di sicurezza private della Blackwater avevano partecipato ad alcune tra le attività più delicate della CIA, tra cui incursioni clandestine al fianco di ufficiali dell’agenzia nei confronti di persone anche solo sospettate di essere insorti, in Iraq e in Afghanistan, oltre al trasporto dei detenuti e dei “resistenti belligeranti” presso luoghi idonei ad estorcergli confessioni non certo spontanee. Questo secondo quanto riferito da alcuni ex dipendenti della società e da alcuni funzionari dell’intelligence, in seguito alla fuga di notizie sui metodi di interrogatorio praticati nelle carceri ed avallati dall’allora Sottosegretario alla Difesa Rumsfeld e dal vice-Presidente Cheney. Su tutti si ricorderà di certo il caso Abu Ghraib.

Dopo che la società venne duramente condannata per il suo comportamento in Iraq, gli oscuri personaggi che muovo i fili della Blackwater hanno pensato bene di spegnere i riflettori e darsi alla macchia, attraverso la creazione di una rete di più di 30 società simulate, per continuare ad ottenere milioni di dollari in contratti con il governo americano, sempre secondo quanto puntualmente verificato dagli investigatori del Congresso anche in seguito alle rivelazioni di alcuni ex funzionari della Blackwater.

Mentre non è chiaro quante di queste imprese abbiano vinto appalti, almeno tre di queste vantano ad oggi contratti con l’esercito degli Stati Uniti o con la CIA. Dal 2001, l’agenzia d’intelligence ha infatti assegnato fino a 600 milioni di dollari in contratti classificati in favore della Blackwater e delle sue affiliate, secondo quanto affermato da un funzionario del governo degli Stati Uniti e riportato in una inchiesta del NYT.

La rete di società – molte delle quali allocate in paradisi fiscali off-shore – ha consentito ai mercenari della Blackwater di oscurare il loro coinvolgimento nei lavori sporchi appaltati dal governo americano e di assicurare un basso profilo per ogni forma di attività classificate. Ragione del loro grande successo e del perché tra le fila della società siedano tanti ex alti ufficiali dell’esercito e dei marines oramai in pensione. Per questo motivo il senatore democratico del Michigan, Carl Levin, Presidente del Comitato per il controllo delle Forze Armate, ha chiesto ufficialmente che il Dipartimento della Giustizia verifichi la possibilità che gli agenti della Blackwater abbiano ingannato il governo attraverso l’interposizione di false società affiliate per sollecitare la stipula di contratti milionari.

A tutto questo ha fatto seguito, nell’agosto 2010, un accordo che la Blackwater ha firmato con il Dipartimento di Stato che costringeva l’azienda – a titolo di transazione – a pagare 42 milioni dollari in multe per le centinaia di violazioni delle norme di controllo delle esportazioni degli Stati Uniti. Un modo forse per evitare di indagare ulteriormente su legami troppo solidi e troppo importanti per poter essere sciolti da un semplice cambio politico alla guida di quello che dovrebbe essere il paese della democrazia e della libertà.

Tra le violazioni contestate ed incluse nell’accordo vi sono infatti le esportazioni illegali di armi in Afghanistan, la formazione di truppe di belligeranti non autorizzate nel Sud del Sudan e l’addestramento di cecchini per gli agenti di polizia di Taiwan. L’insediamento della nuova presidenza, lungi dal portare una ventata di chiarezza e giustizia sulle vicende fin qui raccontate, ha solo portato a lunghi colloqui tra la Blackwater e lo stesso  Dipartimento di Stato, che ha volutamente trattato la questione come una violazione amministrativa, consentendo all’impresa di evitare accuse penali. Tale impostazione, se da una parte chiarisce la gravità della questione mettendo chiaramente in evidenza le collusioni tra alcune frange del governo federale e le compagnie di mercenari, dall’altra – per fortuna – non risolve gli altri problemi legali che ancora oggi si imputano alla Blackwater e alla sua ex dirigenza.

I raid contro i sospettati estremisti islamici in territorio straniero si sono verificati infatti quasi ogni notte durante il momento di massima intensità della rivolta irachena, tra il 2004 e il 2006, con il personale della  Blackwater che, in questo scenario, ha giocato un ruolo centrale in quello che gli addetti della società denominavano ” snatch and grab”, strappare e afferrare. Invece di limitarsi a garantire la sicurezza per gli ufficiali della CIA, molti ex guardie della Blackwater hanno anche riferito di aver partecipato, non di rado, a missioni per catturare o uccidere militanti in Iraq e in Afghanistan: una pratica che solleva questioni molto serie circa l’uso di armi e personale privato per conto di terzi sul campo di battaglia.

Se infatti un militare, almeno in teoria, è inserito in uno preciso organigramma gerarchico e risponde delle sue azioni ai sensi delle convenzioni internazionali e del codice militare di guerra in vigore nel suo paese, un agente di sicurezza privato è del tutto svincolato da qualsiasi vincolo giuridico di carattere pubblico, rispondendo solo agli ordini impartitigli dal suo committente. Con tutto quello che questo può comportare.

Separatamente, sempre alcuni ex dipendenti della Blackwater hanno confessato di aver contribuito ad assicurare la sicurezza su alcuni voli della CIA per il trasporto dei detenuti negli anni successivi al 2001. La società privata era dunque organica e funzionalmente preposta alla gestione di tutte quelle pratiche scomode – volute dalla CIA su ordine diretto del vice-presidente Cheney – che, se scoperte, avrebbero potuto creare più di un imbarazzo all’amministrazione Bush. Quanto sopra fa emergere e rende palese come il rapporto tra i servizi americani e società private di sicurezza sia molto più profondo rispetto a quanto i funzionari di governo avevano riconosciuto.

Va da sé che la partnership della Blackwater con la CIA è stata enormemente vantaggiosa per la società del North Carolina: un legame che è diventato ancora più solido e lucroso, per entrambi i soggetti coinvolti, dopo che alcuni alti funzionari dell’agenzia sono stati iscritti – come personale di collegamento e analisti strategici – tra le fila della Blackwater. Ovviamente dietro lauti compensi.

L’azienda ha infatti continuato a crescere attraverso gli appalti concessi dal governo, nonostante le crescenti critiche e le accuse di brutalità più volte sollevate nei confronti dei suoi metodi. Sulla base di indiscrezioni raccolte e pubblicate dal NYT, l’azienda avrebbe infatti assunto un ruolo centrale nel programma di controterrorismo più importante di Washington: l’uso di droni per uccidere i leader di Al Qaeda sparsi per il mondo.

Insomma nulla lascia sperare che qualcosa in futuro possa cambiare. Se basta cambiare nome ad una società ed inventarsi qualche piccolo artificio para-legale per far dimenticare ignobili delitti, perpetrati nel disprezzo più assoluto di qualsiasi norma giuridica nazionale ed internazionale, quale speranza si può avere? Tutto cambia affinché non cambi niente.

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Cercare la Verità di questi tempi è una missione tutt’altro che facile. Dobbiamo farci spazio tra tonnellate di follie mediatiche (e non) per arrivare alla materia grezza. Il fatto che il nuovo papa sia un gesuita, il primo in assoluto, è un affare molto grosso. I gesuiti non sono un piccolo e tranquillo ordine. La gente pensa che assomiglino agli innocui monaci francescani, concentrandosi sulla formazione delle persone.

Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Sono esattamente l’opposto.

Attenzione al nuovo papa. Le sue radici sono malvagie e siamo in un’epoca di crescente oscurità e violenza. Questa spietata, militante, società Gesuita possiede un giuramento infernale che dovrebbe farti per lo meno riflettere.

IL GIURAMENTO GESUITA

Ecco un piccolo estratto:

“Io, inoltre prometto e dichiaro che quando avro’ l’opportunità faro’ segretamente e apertamente una guerra senza fine contro tutti gli eretici, protestanti e liberali.

Quando non sarà possible farla apertamente, usero’ segretamente il veleno, strangolamento, spada, pallottole senza riguardo del grado, dignità e autorità della persona o persone, qualsiasi possa essere la condizione della sua vita, sia pubblica che privata. Lo faro’ in ogni momento che mi sarà ordinato da qualsiasi agente del Papa o da un superiore della fratellanza della sacra fede, della Società di Gesù.

… a conferma di tutto questo, io, in conseguenza di quanto dichiarato, dedico la mia vita, la mia anima, e tutti quelli che sono i poteri che risiedono nel mio corpo, e con questo pugnale che ora ricevo, apporrò la firma scrivendo il mio nome col mio stesso sangue, a testimonianza estrema di ciò che ho affermato; e nel caso mi dimostrassi mendace o debole nella mia determinazione, che possa la mia fratellanza, e i miei compagni soldati della Milizia del Papa (Gesuiti), tagliare di netto le mie mani e i miei piedi, che la mia gola sia tagliata da orecchio ad orecchio, che il mio ventre sia aperto e che dello zolfo venga al suo interno versato, oltre a tutte le ulteriori punizioni che potranno essermi inflitte sulla Terra, e possa la mia anima essere torturata dai demoni in un inferno eterno per sempre.”

REVISIONISTI STORICI

L’Ordine dei Gesuiti è una organizzazione per soli uomini, vecchia quasi 500 anni, strutturata come una operazione militare segreta: essa prevede giuramenti segreti e una completa obbedienza a ogni diretto superiore. Al vertice troviamo il Superiore Generale (spesso soprannominato Papa Nero, dal momento che veste in nero e ‘si trova all’ombra’ del Papa bianco).

La “Compagnia di Gesù” venne originariamente utilizzata dal Vaticano per contrastare i vari movimenti di Riforma europea, su cui il Vaticano perse gran parte del suo potere religioso e politico. L’assoluto controllo del potere temporale è sempre stato l’obiettivo primario dell’istituzione Vaticana.

Mentre la cosiddetta storia moderna non cita affatto quanto fosse odiata questa setta di fanatici, possiamo fare riferimento ad alcuni personaggi storici per chiarire ogni dubbio:

“La mia storia sui Gesuiti non è scritta in maniera eloquente, ma è sostenuta da autorità indiscutibili, [ed] è molto particolare e orribile. Il loro restauro [nel 1814 da parte di Papa Pio VII] fu davvero un passo verso le tenebre, la crudeltà, il dispotismo, [e] la morte. … Non mi piace l’aspetto dei Gesuiti. Se mai ci fosse un gruppo di uomini che meritassero la dannazione eterna sulla terra e all’inferno, sarebbero i membri della Società di [Ignazio di] Loyola “.
John Adams (1735-1826, 2 ° Presidente degli Stati Uniti d’America)

“E’ mia opinione che se le libertà di questo paese – gli Stati Uniti d’America – verrà distrutta, sarà per la sottigliezza dei sacerdoti gesuiti, perché sono i più astuti, pericolosi nemici della libertà civile e religiosa. Hanno infatti istigato la maggior parte delle guerre dell’Europa “.
Marquis de Lafayette (1757-1834;. Statista francese e generale servì sotto il comando di George Washington durante la Guerra d’indipendenza americana.)

“La guerra [la guerra civile americana del 1861-1865] non sarebbe mai stata possibile senza la sinistra influenza dei Gesuiti.”
Abraham Lincoln (1809-1865, 16° Presidente degli Stati Uniti d’America)

“I Gesuiti … sono una società segreta – una sorta di ordine massonico – con, in aggiunta, caratteristiche di rivoltante odiosità e una pericolosità mille volte superiore.” – Samuel Morse (1791-1872, inventore americano del telegrafo, autore del libro Foreign Conspiracy Against the Liberties of the United States)

“[I Gesuiti] sono i nemici mortali della libertà civile e religiosa.”
R. W. Thompson (Ex-Segretario, American Navy)

“I Gesuiti sono un’organizzazione MILITARE, non un ordine religioso. Il loro capo è il generale di un esercito, non il semplice abate padre di un monastero. Lo scopo di questa organizzazione è il potere – potere nel suo senso più dispotico – potere assoluto, potere universale, potere di controllare il mondo con la volontà di un solo uomo [cioè, il Papa Nero, il Superiore Generale dei Gesuiti]. Il gesuitismo è il più assoluto dei dispotismi – e al tempo stesso il più grande degli abusi … “
Napoleone Bonaparte, 1769-1821, imperatore dei francesi”

ADAM WEISHAUPT ALLEVATO DAI GESUITI

Adam Weishaupt nacque a Ingolstadt, in Baviera il 6 febbraio 1748. Suo padre morì quando lui aveva sette anni e il suo padrino, il barone Ickstatt, affidò la sua prima educazione al gruppo più potente del tempo: i Gesuiti. Noto per i suoi metodi sovversivi e le tendenze cospirative, la Compagnia di Gesù possedeva un ruolo di primo piano sul sitema politico ed educativo bavaresi.

”Il grado di potere che la compagnia di gesù riuscì a raggiungere in Bavaria fu notevolissimo. I membri dell’ordine furono i confessori e i precettori degli elettori, attraverso i quali esercitavano un’influenza diretta sulle politiche del governo. La censura della religione cadde nelle loro frementi mani, al punto che alcune delle parrocchie, furono costrette a riconoscere la loro autorità e potere. Sterminando ogni influenza protestante e rendendo completa l’istituzione cattolica, presero possesso degli strumenti della pubblica istruzione. La maggior parte dei collegi bavaresi vennero fondati e controllati dai Gesuiti. Questi ultimi controllarono anche molte scuole secondarie del paese.”

Il funzionamento interno della Compagnia di Gesù era molto simile alle confraternite occulte ed apparentemente ci lavorarono contro. La Cdg funzionava per gradi, con riti di iniziazione, elaborati rituali e simboli esoterici, venne bandita in molti paesi a causa delle sue tendenze sovversive.

Nel 1773, il padrino di Weishaupt usò la sua grande influenza presso l’Università di Ingolstadt concesse al proprio figlioccio la cattedra di diritto canonico. A quel tempo, l’istituzione era sotto il pesante dominio gesuita e i ruoli chiave nell’amministrazione erano spesso detenuti da gesuiti influenti. Il crescente interesse di Weishaupt alle filosofie dell’”Era dell’illuminismo” lo pose in contrasto con i Gesuiti dando il via a molti drammi politici. Nonostante questo fatto, Weishaupt imparò molto dall’organizzazione dei Gesuiti e dai loro metodi sovversivi per ottenere il potere. E’ durante questo periodo che l’idea di una società segreta cominciò a balenare nei pensieri di Weishaupt.

“Brillante, e ben addestrato nei metodi cospirativi di accesso al potere, il giovane Weishaupt decise di organizzare un gruppo di cospiratori, pronto a liberare il mondo dalle regole gesuite imposte da Roma.” 5

Mentre alcuni autori ritennero che i gesuiti (soppressi da una bolla papale nel 1773) usarono Weishaupt per perpetuare il loro dominio, altri affermano che Adam stesse cercando di interferire con la presa di potere gesuita in Bavaria. Su una scala più ampia, era convinto che il mondo potesse trarre giovamento dal rovesciamento di tutte le istituzioni governative e religiose del mondo sostituendole, con un comitato segreto di “iniziati”. Per raggiungere i suoi obiettivi, avrebbe usato i metodi dei gesuiti contro i gesuiti stessi.

LA CHIESA CATTOLICA MILITANTE E IL DOMINIO SUL MONDO

Il Gesuitismo calpesta il Protestantesimo.

In pochi crederanno all’atteggiamento e alle azioni del Vaticano lungo il corso dei secoli. La guerra in Vietnam veniva comunemente conosciuta come “Spelly War”, il nome del Cardinale Spellman.

Il cardinale Spellman benedice i soldati durante la seconda guerra mondiale

Il Successore del dittatore fascista Francisco Franco e Cavaliere di Malta, Re Juan Carlos, con il Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, il Cardinale Andrew Bertie

Il Cavaliere di Malta Amschel Mayer Rothschild (1744-1812)

I Cavalieri di Malta non sono solo una “organizzazione caritatevole”.

Si tratta di un elaborato specchio per le allodole … Come il nome Sovrano Ordine Militare di Malta (SMOM) conferma, si tratta di un ordine militare, basato sui Cavalieri Ospitalieri di Gerusalemme ed intrecciato con la Massoneria. La maggior parte delle persone non hanno mai nemmeno sentito parlare dello SMOM e tanto meno del fatto che faccia parte della Massoneria.

Stessa aquila a 2 teste presente nella massoneria

Uno dei simboli degli ordini militari del Vaticano, l’aquila a due teste assieme alla croce di Malta, significa l’onnipotente dominio in Oriente e in Occidente. Il globo rappresenta il dominio temporale sulla Terra e lo scettro significa il controllo sulla spiritualità e sulla religiosità degli esseri umani.

Il simbolo dell’aquila è usato nel rito massonico di Memphis e Misraim, nel quale è possibile leggere “ordine dal caos”, il metodo hegeliano sfruttato per creare le crisi. Si trova sui sigilli di molti stati nazionali europei ed eurasiatici tra cui quello della Russia, indicando il diretto controllo Vaticano su questi paesi.

MAGGIORI INFORMAZIONI SULL’AQUILA A DUE TESTE E SUGLI ‘SCUDI ROSSI’

L’emblema dell’aquila a due teste, dell’impero bizantino (Impero Romano), su uno scudo rosso venne adottato nel 1743 dal famigerato orafo Amschel Moses Bauer. Aprì un negozio di monete a Francoforte, in Germania e appese sopra la porta l’aquila romana su uno scudo rosso. Il negozio divenne noto come la “ditta Scudo Rosso”. Il termine tedesco per ‘scudo rosso’ è Rothschild. Dopo questa fase, i Rothschild divennero i banchieri di re e pontefici e una delle famiglie più ricche del mondo. Da allora, finanziarono entrambi i lati di ogni grande guerra e rivoluzione utilizzando la dialettica hegeliana a manipolando la società verso il loro Nuovo Ordine Mondiale.

I Rothschild e i loro agenti, come i Rockefeller, hanno manipolato, pesantemente, gli Stati Uniti e le loro politiche estere. Finanziarono, assieme ai patner della Skull and Bones la seconda guerra mondiale, e da quel incubo infernale nacquero l’embrione del loro governo mondiale, le Nazioni Unite e la Cia. Il padre della CIA, “Wild Bill” Donovan, era un Cavaliere di Malta. Per essere un direttore della CIA è necessario essere un cavaliere crociato di Malta e non fa male, essere pure membro della Skull and Bones. Al fine di raggiungere i più alti livelli dell’establishment, devi essere un illuminato e / o un cavaliere di un ordine. Da notare che membri delle forze armate Usa dello SMOM includono generali del calibro di Alexander Haig, William Westmoreland e Charles A. Willoughby, un fascista dichiarato.

Altri membri degni di nota sono:

William Donovan (OSS-CIA)
Jesus Angleton (CIA)
Reinhard Gehlen (criminale di guerra nazista)
Heinrich Himmler (criminale di guerra nazista)
Kurt Waldheim (criminale di guerra nazista)
Franz von Papen
Fritz Thyssen
Rupert Murdoch
Tony Blair
Pat Buchanan
William F. Buckley, Jr.
Prescott Bush, Jr.
Edward Egan (arcivescovo NY)
Licio Gelli
Ted Kennedy
David Rockefeller
Phyllis Schlafly
J. Edgar Hoover
Joseph Kennedy
Henry Luce
Thomas ‘Tip’ O’Neill
Ronald Reagan E.
Giscard d’Estaing
Allen Dulles
Avery Dulles
Frank C Carlucci
Nelson Mandela
Rick Santorum
Juan Carlos (Re di Spagna e di Gerusalemme)
Oliver North
George Bush H.W
Augusto Pinochet
William Randolph Hearst
Francis L. Kellogg

LA CONNESSIONE BLACKWATER / XE

Tale elenco dovrebbe far riflettere chiunque (anche e soprattutto i cattoisterici n.d.r), si trattà però solo della punta dell’iceberg. Parleremo ora di un altro personaggio importante: educato presso la Georgetown University (Università Gesuita), ex ispettore generale del Pentagono, Joseph Edward Schmitz, capo delle operazioni della Blackwater, è membro sia dello SMOM che dell’Opus Dei.

L’ex ispettore generale del Pentagono Joseph Edward Schmitz abbandonò l’incarico nel 2005 per lavorare nella Blackwater. E’ un membro dell’Opus Dei e dei Cavalieri di Malta. Si stima che almeno 2.000 miliardi dollari  ”sparirono” durante il suo operato al Pentagono…

I CAVALIERI DI MALTA IN IRAQ?

Un giornalista investigativo americano ha confrontato la società statunitense Blackwater, la più grande fornitrice di servizi di sicurezza nella fase post guerra in Iraq, ai Cavalieri di Malta.

La società è attualmente nel bel mezzo di una polemica dopo che i 20.000 dipendenti di stanza in Iraq uccisero un certo numero di civili.

Nel suo libro, ‘Blackwater: The Rise of the World’s Most Powerful Mercenary Army’, Jeremy Scahill collega la moderna società di sicurezza ai Cavalieri di Malta.

Lo scrittore sostiene che “i dipendenti della Blackwater … condividono lo stesso zelo religioso degli antichi crociati”.

Tutti i più alti ufficiali del nostro governo sono collegati in qualche modo al Vaticano, ai gesuiti e ai Cavalieri di Malta e lo sono da parecchi decenni. (Dejan Lucic-Fonte)

I CAVALIERI DI MALTA E LA FORMAZIONE DELLE AGENZIE DI “INTELLIGENCE”

Chi formò la CIA? Fu un Cavaliere di Malta cattolico, William “Wild Bill” Donovan. Era considerato il “padre della CIA.” Fu anche l’ex capo dell’OSS prima di venire utilizzato come mezzo per creare la CIA.

Nel corso degli anni molti boss della CIA erano anche Cavalieri di Malta e / o di formazione gesuita.

Ma chi formò l’FBI?
Un potente cattolico romano, Cavaliere di Malta e amministratore della Catholic University of America. Charles Joseph Bonaparte.

BLACKWATER/XE Gli odierni Crociati Templari / Cavalieri di Malta?

Blackwater / Xe è molto più di un “esercito privato”.

Si tratta di un esercito che funziona al di fuori di tutte le leggi, al di fuori e al di sopra della Costituzione degli Stati Uniti, eppure è controllato da persone dentro e fuori al governo americano fedeli al Vaticano. In altre parole, il Blackwater / Xe è un esercito religioso al servizio del Papa a Roma attraverso l’Ordine di Malta.

Come la Blackwater, l’Ordine di Malta è “intoccabile” perché è il cuore dell’aristocrazia elitaria. ~ Fonte

Il ‘bello’ dei mercenari privati, una tendenza in crescita in tutto il mondo mentre ci muoviamo verso una dittatura globale, è che non possono essere giudicati allo stesso modo dei normali corpi militari ed operano spesso, al di fuori dei confini del diritto internazionale e dei vincoli politici.

ERIK, IL PRINCIPE DELLA GUERRA

Erik Prince, il fondatore e proprietario dell’ormai famigerata compagnia americana, Blackwater / Xe, proviene da Holland, Michigan dove la sua famiglia era importante in due istituzioni – (1) nel partito repubblicano e (2) nella Chiesa Cristiana Evangelica. Dopo gli scandali che colpirono la sua grande e redditizia azienda, il principe ordinò un rebranding curioso cambiando il nome della società in Xe.

Dal punto di vista della simbologia cristiana medievale, ‘Xe’ è una combinazione tra la croce cristica e la lettera greca, Epsilon, la prima lettera della parola greca, Evangelion, o buona novella del Vangelo. Dal punto di vista di un membro moderno dei Cavalieri Templari, Xe è immediatamente riconoscibile in quanto simboleggia l’evangelizzazione cristiana. (Fonte)

IL BACKGROUND DI PRINCE

Erik, a differenza della sua famiglia, che fa parte della Chiesa Cristiana Riformata, è un cattolico. È interessante notare che la maggior parte della leadership alla Blackwater / Xe è cattolica, anche se è presente un ala conservatrice abbastanza reazionaria. Erik Prince è personalmente collegato a gruppi cattolici conservatori come Catholic Answer, Crisis magazine, e Acton Institute.

Le relazioni di Prince con quello che Scahill chiama il movimento “teocon” non sono marginali. Prince stesso scrive di questo rapporto e della sua importanza:

“Ognuno porti le armi, proprio come il profeta Geremia nella ricostruzione del tempio in Israele -. Una spada in una mano e una cazzuola nell’altra”

LA CROCIATA PERSONALE DI ERIK PRINCE

Prince è noto per essere un islamofobo di alto profilo il quale crede che, la sua missione, sia quella di portare all’estinzione totale la popolazione musulmana.

Ecco un estratto di un articolo su Prince apparso nel The Economist:

In una dichiarazione giurata dinanzi ad un tribunale in Virginia, uno dei testimoni disse che il signor Prince:

“Si vede come un cristiano crociato con il compito di eliminare i musulmani e la fede islamica dal mondo.” La dichiarazione continua …

“A tal fine, il signor Prince ha intenzionalmente dispiegato in Iraq, uomini con le sue stesse convinzioni (riguardo la supremazia cristiana), sapendo che avrebbero colto tutte le opportunità disponibili per uccidere gli iracheni. Molti di questi uomini utilizzarono segnali di chiamata simili a quelli in uso tra i Cavalieri Templari, i guerrieri che combatterono le crociate. “

Confortante… Mercenari mischiati a zelo religioso incorporato in patriottismo cristiano. Ottima combo.

Quartier generale della Blackwater/Xe

ATTENZIONE: STANNO PROLIFICANDO

C’è di peggio, questi demoni devianti, sono una metastasi:

Attraverso una rete di 30 filiali e società fantasma, gli enti collegati alla Blackwater forniscono “servizi di intelligence, formazione e sicurezza” a una cache di grandi imprese multinazionali, tra cui: Monsanto, Chevron, Walt Disney Company, Royal Caribbean Cruise Lines, Deutsche Bank e Barclays, secondo i documenti ottenuti.

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18 gennaio 2013 | Autore

Terrorismo dal “Volto Umano”: la storia degli squadroni della morte degli Stati Uniti. Squadroni della morte in Iraq e in Siria.

   Michel Chossudovsky Tradotto da  Curzio Bettio

Il reclutamento degli squadroni della morte fa parte di una ben consolidata agenda militar-spionistica degli Stati Uniti. Degli Stati Uniti, esiste una storia lunga e macabra, di finanziamenti clandestini e di sostegno di brigate del terrore e di omicidi mirati, risalente alla guerra del Vietnam.

http://www.serendipity.li/cia/death_squads1.htm

Squadre della morte in El Salvador

Nel momento in cui le forze governative della Siria continuano a contrastare l’auto-proclamatosi “Libero Esercito Siriano” (FSA), le radici storiche della guerra segreta dell’Occidente contro la Siria, che ha prodotto come risultato atrocità senza pari, devono essere pienamente portate alla luce.
Fin dall’inizio del marzo 2011, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sostenuto la formazione di squadroni della morte e l’incursione di brigate terroristiche in un’impresa attentamente pianificata.
Il reclutamento e l’addestramento di brigate del terrore, sia in Iraq che in Siria, sono stati improntati sull’“Opzione Salvador”, un “modello terrorista” per uccisioni di massa da parte di squadroni della morte sponsorizzati dagli Stati Uniti nell’America Centrale.
La sua prima applicazione ha visto la luce in El Salvador, nel periodo di maggior successo della resistenza salvadoregna contro la dittatura militare, con la produzione conseguente di circa 75.000 decessi.
La formazione di squadroni della morte in Siria si fonda sulla storia e l’esperienza delle brigate terroristiche sponsorizzate dagli Stati Uniti in Iraq, secondo il programma di “contro-insurrezione” del Pentagono. 

L’istituzione di squadroni della morte in Iraq

Squadroni della morte sponsorizzati dagli USA sono stati reclutati in Iraq a partire dal 2004-2005 in un’iniziativa lanciata sotto la guida dell’ambasciatore statunitense John Negroponte, inviato a Baghdad dal Dipartimento di Stato nel giugno 2004.
Negroponte era “l’uomo giusto per il lavoro”.
Come ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras dal 1981 al 1985, Negroponte aveva svolto un ruolo fondamentale nel sostenere e supervisionare i Contras del Nicaragua di base in Honduras, nonché nel sovrintendere alle attività degli squadroni della mortedell’esercito honduregno.
“Sotto il governo del generale Gustavo Alvarez Martinez, l’amministrazione militare dell’Honduras era una stretta alleata dell’amministrazione Reagan e responsabile della “scomparsa” di decine e decine di oppositori politici attraverso il modo classico degli squadroni della morte.”
Nel gennaio 2005, il Pentagono, confermava che questo era oggetto di valutazione:
La formazione di squadre di azione terroristica di combattenti Curdi e Sciiti per prendere di mira i leader rivoltosi della Resistenza irachena, come risorsa strategica, è stata presa a prestito dalla lotta degli Stati Uniti di 20 anni fa contro i guerriglieri di sinistra nell’America Centrale”.
Sulle linee della cosiddetta “Opzione El Salvador”, elementi armati iracheni e statunitensi sarebbero stati inviati ad assassinare o rapire leader rivoltosi, anche raggiungendoli in Siria, dove alcuni di costoro pensavano di trovarsi al sicuro.
Queste squadre di azione avrebbero sollevato notevoli perplessità, e probabilmente per questo sono state tenute segrete.
L’esperienza dei cosiddetti “squadroni della morte” nell’America Centrale rimane ancora per molti una ferita aperta e ha contribuito a macchiare di disonore l’immagine degli Stati Uniti nella regione.
In buona sostanza, l’amministrazione Reagan finanziava e addestrava gruppi di forze nazionaliste per neutralizzare i leader ribelli salvadoregni e i loro simpatizzanti…
In quel periodo, dal 1981 al 1985, John Negroponte, l’ambasciatore usamericano a Baghdad, svolgeva un ruolo di primo piano come ambasciatore in Honduras.
Gli squadroni della morte erano una caratteristica brutale della politica latino-americana del tempo. Nei primi anni ‘80, l’amministrazione del Presidente Reagan finanziava, e contribuiva alla loro formazione, i Contras del Nicaragua con le loro basi in Honduras, con l’obiettivo di spodestare il regime sandinista del Nicaragua.
I Contras venivano equipaggiati con il denaro proveniente da vendite illegali di armi dagli Stati Uniti verso l’Iran, uno scandalo che avrebbe potuto rovesciare il signor Reagan.
L’essenza della proposta del Pentagono in Iraq, … era di seguire questo modello …
Non era chiaro se l’obiettivo principale di queste missioni in Iraq sarebbe stato quello di assassinare i ribelli o di rapirli, per poi interrogarli sotto tortura. Probabilmente, ogni missione in territorio siriano doveva essere effettuata da forze speciali statunitensi.
Nemmeno era chiaro chi avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di un tale programma – il Pentagono o la CIA, Central Intelligence Agency. Tali operazioni segrete venivano tradizionalmente gestite dalla CIA, che doveva assicurare come un alibi all’amministrazione al potere l’estraneità delle decisioni, fornendo ai funzionari e ai dirigenti degli Stati Uniti la possibilità di negare la conoscenza delle operazioni stesse.
(El Salvador-style ‘death squads’ to be deployed by US against Iraq militants – Times Online, January 10, 2005 – “Squadroni della morte” sul modello El Salvador vengono messi in campo dagli Stati Uniti contro militanti iracheni – Times on-line, 10 gennaio 2005)
Mentre l’obiettivo dichiarato della “Opzione Salvador in Iraq” era di “neutralizzare la ribellione”, in pratica le brigate terroristiche sponsorizzate dagli USA venivano coinvolte in uccisioni sistematiche di civili, al fine di fomentare la violenza settaria fra le fazioni.
A loro volta, la CIA e il servizio britannico MI6 facevano da supervisori delle unità “Al Qaeda in Iraq” impiegate in omicidi mirati direttamente contro la popolazione sciita.
Significativamente, gli squadroni della morte venivano integrati da “consiglieri” sotto copertura appartenenti alle Forze Speciali degli Stati Uniti.
Robert Stephen Ford , successivamente nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Siria, faceva parte della squadra di Negroponte a Baghdad nel 2004-2005.
Nel gennaio 2004, era stato inviato come rappresentante degli Stati Uniti presso la città sciita di Najaf, la roccaforte dell’esercito del Mahdi, con cui prendeva contatti preliminari. [Muqtada al-Sadr, politico e religioso iracheno, leader del Movimento Sadrista, nel giugno del 2003 fondava una milizia, denominata Esercito del Mahdi, per combattere le forze di occupazione in Iraq.]
Nel gennaio 2005, Robert S. Ford veniva nominato rappresentante diplomatico Consigliere per gli Affari Politici presso l’ambasciata degli Stati Uniti sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte.
Egli non solo era membro del team più esclusivo, era anche collaboratore stretto di Negroponte nell’impostare l’“Opzione Salvador”. A Najaf, aveva gettato alcune delle basi di questa operazione, prima del suo trasferimento a Baghdad.
A John Negroponte e Robert Stephen Ford veniva affidato il compito del reclutamento degli squadroni della morte iracheni.
Mentre Negroponte coordinava l’operazione dal suo ufficio presso l’ambasciata degli Stati Uniti, Robert S. Ford, che parlava correntemente sia l’arabo che il turco, veniva incaricato di stabilire contatti strategici con gruppi di miliziani sciiti e curdi all’esterno della “Zona Verde”.
[La Zona Verde è il nome più comune che prende la zona internazionale di Baghdad. Si tratta di all’incirca di 10 chilometri quadrati al centro di Baghdad, centro dell’autorità provvisoria della coalizione e centro della presenza internazionale in città. Subito all’esterno di questa zona ve ne è un’altra chiamata Zona Rossa con riferimento a tutto il perimetro rimanente della città di Baghdad, ma anche a tutte quelle aree non protette al di fuori del sito militare.]
Due altri funzionari d’ambasciata, Henry Ensher (vice di Ford) e un funzionario più giovane della sezione politica, Jeffrey Beals, svolgevano un ruolo importante nella squadra nel “trattare con un settore di Iracheni, compresi gli estremisti”. (Vedi The New Yorker, 26 marzo 2007).
Un altro individuo chiave nel team di Negroponte era James Franklin Jeffrey, ambasciatore degli Stati Uniti in Albania (2002-2004). Nel 2010, Jeffrey veniva nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq (2010-2012).
Inoltre, Negroponte introduceva nella sua squadra uno dei suoi ex collaboratori, il colonnello James Steele (a riposo), durante il suo periodo d’oro in Honduras:
“Per la messa a punto dell’“Opzione Salvador”, Negroponte si avvaleva dell’assistenza di un suo collega dei tempi d’oro in America Centrale durante gli anni ‘80, il Col. a riposo James Steele.
Steele, il cui titolo a Baghdad era Consigliere per le forze di sicurezza irachene, curava la selezione e la formazione dei membri dell’Organizzazione Badr e dell’Esercito del Mahdi, le due più importanti formazioni di miliziani sciiti in Iraq, allo scopo di prendere di mira la dirigenza e le reti di informazioni di supporto in primo luogo della Resistenza sunnita.
Che questo fosse programmato o no, questi squadroni della morte immediatamente sfuggivano ad ogni controllo, per diventare la principale causa di morte in Iraq.
Intenzionalmente o no, un numero rilevante di corpi torturati e mutilati, che saltavano fuori per le strade di Baghdad ogni giorno, era opera degli squadroni della morte, un prodotto dell’iniziativa di John Negroponte. Ed è questa la violenza settaria, sostenuta segretamente dagli USA, che in gran parte ha portato al disastro infernale, che è l’Iraq di oggi.”
(Dahr Jamail, Managing Escalation: Negroponte and Bush’s New Iraq Team, Antiwar.com, Gestire l’escalation: la squadra per il nuovo Iraq di Negroponte e Bush; 7 gennaio 2007)
Secondo il deputato democratico Dennis Kucinich, membro della Camera dei Rappresentanti, il colonnello Steele era il responsabile dell’attuazione di un piano in El Salvador per cui decine di migliaia di Salvadoregni erano “scomparsi” o erano stati assassinati, tra cui l’arcivescovo Oscar Romero e quattro suore statunitensi.
Dopo la sua nomina a Baghdad, il colonnello Steele veniva assegnato ad una unità contro-insurrezionale conosciuta come “Reparto di Polizia Speciale” alle dipendenze del Ministero degli Interni iracheno (vedere ACN, Havana, 14 giugno 2006) 
I rapporti confermano che “l’esercito degli Stati Uniti consegnava molti prigionieri alla Brigata Wolf, il temuto 2° battaglione delle unità speciali del Ministero degli Interni”, e questo avveniva sotto la supervisione del colonnello Steele:
“Militari usamericani, consiglieri statunitensi, stavano in disparte e non facevano nulla, mentre membri della Brigata Wolf picchiavano e torturavano i prigionieri. I commandos del Ministero degli Interni avevano occupato la biblioteca pubblica a Samarra, e la avevano trasformata in un centro di detenzione. Un’intervista condotta da Maass del New York Times nel 2005 nella prigione improvvisata, accompagnato dal consigliere militare statunitense della Brigata Wolf , Colonnello James Steele, veniva interrotta dalle urla terribili di un prigioniero provenienti dall’esterno.
Steele in precedenza era stato impiegato come consigliere per aiutare a schiacciare una rivolta in El Salvador.”(Ibid)
Un altro personaggio di spicco che ha giocato un ruolo nel programma di contro-insurrezione in Iraq è stato l’ex capo della polizia di New York Bernie Kerik [nella foto: Bernie Kerik alla scuola di polizia di Baghdad scortato da guardie del corpo], nel 2007 incriminato da un tribunale federale sotto l’accusa di 16 gravissimi reati.
All’inizio dell’occupazione dell’Iraq nel 2003, Kerik era stato nominato dall’amministrazione Bush per sovrintendere all’organizzazione e all’addestramento delle forze di polizia irachene.
Durante il breve periodo di servizio in cui nel 2003 assumeva la carica di “ministro ad interim degli Interni”, Bernie Kerik operava per l’organizzazione di unità terroristiche all’interno delle forze di polizia irachene: “Inviato in Iraq con l’incarico di risistemare le forze di sicurezza irachene, Kerik si auto-nominava ministro degli Interni ad interim dell’Iraq. Consiglieri di polizia britannici lo definivano il “Terminator di Baghdad” (Salon, 9 dicembre 2004)
Sotto la guida di Negroponte come ambasciatore degli Stati Uniti a Baghdad, si era scatenata un’ondata di uccisioni di civili e di omicidi mirati, sotto copertura. Ingegneri, medici, scienziati e intellettuali furono presi di mira.
Lo scrittore ed analista geopolitico Max Fuller ha documentato in dettaglio le atrocità commesse sulla scia del programma contro-insurrezionale sponsorizzato dagli Stati Uniti:
“La comparsa di squadroni della morte diventava assolutamente evidente nel maggio di quest’anno [2005], … decine di corpi venivano ritrovati gettati alla rinfusa … in aree deserte attorno a Baghdad. Tutte le vittime erano ammanettate, bendate e colpite alla testa, e molte di loro portavano anche i segni di essere state brutalmente torturate …
Le prove erano così convincenti che l’Associazione degli Accademici Musulmani (AMS), una delle principali organizzazioni sunnite, rilasciava dichiarazioni pubbliche in cui venivano accusate le forze di sicurezza aggregate presso il Ministero degli Interni e la Brigata Badr, l’ex ala armata del Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq (SCIRI), di stare dietro agli omicidi. Inoltre si accusava anche il Ministero degli Interni di gestire un terrorismo di Stato.” (Financial Times).
I commandos della Polizia e la Brigata Wolf agivano sotto la supervisione del programma statunitense contro-insurrezionale presso il Ministero degli Interni iracheno:
“I commandos della Polizia venivano formati attraverso le sperimentate istruzioni e la supervisione di esperti veterani usamericani, combattenti anti-insurrezionali, e fin dall’inizio conducevano operazioni congiunte con unità di forze speciali degli Stati Uniti, di elite e strettamente segrete.” (ReutersNational Review Online).
… Una figura chiave nello sviluppo dei commandos Speciali di Polizia era James Steele, un ex operativo delle forze speciali dell’esercito degli Stati Uniti, che si era fatto le ossa in Vietnam prima di passare a dirigere la missione militare USA in El Salvador nel pieno della guerra civile di quel paese. …
Un altro collaboratore statunitense era quello Steven Casteel che, come consigliere più anziano degli Stati Uniti presso il Ministero degli Interni iracheno, liquidava le accuse gravi e ben circostanziate delle raccapriccianti violazioni dei diritti umani come “voci e insinuazioni”.
Come Steele, Casteel aveva acquisito una notevole esperienza nell’America Latina, nel suo caso partecipando alla caccia al capo cartello della cocaina Pablo Escobar nelle Guerre alla droga in Colombia degli anni ‘90 …
Il curriculum di Casteel è significativo, perché questo tipo di ruolo di appoggio alla raccolta di informazioni e alla produzione di elenchi di morte è caratteristico del coinvolgimento degli Stati Uniti nei programmi anti-insurrezionali, e costituisce il filo conduttore in quelle che potrebbero sembrare orge casuali, senza alcun collegamento, di ammazzamenti.
Tali genocidi centralmente pianificati sono pienamente coerenti con ciò che sta avvenendo oggi in Iraq [2005] … Essi sono inoltre in linea diretta con quanto poco noi sappiamo dei commandos Speciali di Polizia, che sono stati ritagliati su misura per “fornire al Ministero dell’Interno forze speciali con particolari capacità di attacco”. (US Department of Defense).
In piena sintonia con tale ruolo, il quartier generale dei commandos di Polizia è diventato il fulcro di un comando a livello nazionale, un centro di controllo, di comunicazioni, di operazioni informatiche e di intelligence, per gentile concessione degli Stati Uniti. (Max Fuller, op. cit.)
Questo lavoro impostato dalle fondamenta da Negroponte nel 2005 veniva pienamente realizzato sotto il suo successore, l’ambasciatore Zalmay Khalilzad.
Robert Stephen Ford garantiva la continuità del progetto, prima di venire nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Algeria nel 2006, così come al suo ritorno a Baghdad come vice Capo Missione nel 2008.
Operazione “Syrian Contras”: “Imparare la lezione dall’esperienza irachena!”
La macabra versione irachena dell’“Opzione Salvador” sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte è servita come “modello di comportamento” per la creazione dei Contras del “Libero Esercito Siriano”.  Senza dubbio, Robert Stephen Ford è stato coinvolto nella realizzazione del progetto per la formazione dei Contras siriani, considerata la sua riassegnazione a Baghdad nel 2008, come vice Capo Missione. L’obiettivo in Siria consisteva nel creare divisioni tra fazioni, tra Sunniti, Alawiti, Sciiti, Curdi, Drusi e Cristiani. Mentre il contesto in Siria è completamente diverso da quello in Iraq, esistono analogie sorprendenti per quanto riguarda le procedure con cui sono stati condotti omicidi e atrocità.
Un articolo pubblicato da Der Spiegel riguardante le atrocità commesse nella città siriana di Homs conferma un processo settario per organizzare omicidi di massa ed esecuzioni extragiudiziali paragonabili a quelli condotti dagli squadroni della morte in Iraq, con il pieno appoggio degli Stati Uniti. Gli abitanti di Homs sono stati regolarmente classificati come “prigionieri” (Sciiti, Alawiti) e “traditori”. I “traditori” sono quei civili Sunniti, all’interno dell’area urbana occupata dai ribelli, che esprimono il loro dissenso o la loro opposizione alle regole del terrore del Libero Esercito Siriano (FSA): 
““Dalla scorsa estate [2011], abbiamo giustiziato poco meno di 150 uomini, che rappresentano circa il 20 per cento dei nostri prigionieri”, afferma Abu Rami…Ma i carnefici di Homs sono stati più impegnati con i traditori all’interno delle loro stesse fila che con i prigionieri di guerra. “Se catturiamo un Sunnita che fa la spia, o se un cittadino tradisce la rivoluzione, noi facciamo in fretta”, sottolinea il combattente. Secondo Abu Rami, la “brigata della sepoltura” di Hussein ha messo a morte tra i 200 e 250 traditori dall’inizio dell’insurrezione.”
(Der Spiegel,  30 marzo 2012)

L’ambasciatore Robert Stephen Ford ad Hama (Siria Centrale) all’inizio del luglio 2011

Il progetto ha richiesto un programma iniziale di reclutamento e di addestramento di mercenari.
Le squadre della morte, che comprendono unità salafite di Libanesi e Giordani, sono entrate in Siria attraverso il confine meridionale con la Giordania, a metà marzo 2011.
Gran parte dell’operazione era già in atto prima dell’arrivo di Robert Stephen Ford a Damasco nel mese di gennaio 2011. La nomina di Ford come ambasciatore in Siria veniva annunciata all’inizio del 2010. Le relazioni diplomatiche erano state interrotte nel 2005, dopo l’assassinio di Rafick Hariri, che Washington imputava alla Siria. Ford arrivava a Damasco appena due mesi prima dell’inizio della rivolta. 

Il Libero Esercito Siriano (FSA)

Washington e i suoi alleati hanno replicato in Siria le caratteristiche essenziali dell’“Opzione Salvador per l’ Iraq”, il che ha consentito la creazione del Libero Esercito Siriano (FSA) e delle sue varie fazioni terroristiche, tra cui Al Qaeda affiliata alla brigata Al Nusra, (la brigata salafita più nota e più osannata, composta da Siriani e stranieri jihadisti, che hanno già operato in Iraq e Afghanistan).
Mentre nel giugno 2011 veniva annunciata la creazione del Libero Esercito Siriano, il reclutamento e la formazione di mercenari stranieri erano stati avviati in un periodo ben precedente.
Per molti aspetti, il Libero Esercito Siriano è una cortina fumogena.
È stato sostenuto dai media occidentali che questo Esercito rappresenta in buona sostanza e per certo un’entità militare formatasi come risultato di diserzioni di massa delle forze governative. Tuttavia, il numero di disertori non è stato né significativo, né sufficiente per costituire una struttura militare coerente con le funzioni di comando e di controllo.
Il Libero Esercito Siriano non è una struttura militare professionale, piuttosto si tratta di una rete a maglie larghe di distinte brigate terroristiche, che a loro volta sono costituite da numerose cellule paramilitari che operano in diverse parti del paese. Ciascuna di queste organizzazioni terroristiche opera indipendentemente.
Il Libero Esercito Siriano non esercita effettivamente funzioni di comando e di controllo, nemmeno funge da collegamento fra queste diverse entità paramilitari. Queste ultime sono controllate da agenti delle forze speciali e di intelligence, supportati dagli Stati Uniti e dalla NATO ed incorporati nei ranghi di determinate formazioni terroristiche.
Questi elementi di forze speciali, altamente addestrati, molti di loro sono dipendenti di compagnie private di sicurezza, sul terreno sono regolarmente in contatto con unità di comando militari e di intelligence degli USA-NATO e alleati.
Queste forze speciali incorporate sono anche coinvolte, senza dubbio, negli attentati dinamitardi attentamente pianificati contro edifici governativi, strutture militari, ecc.
Gli squadroni della morte sono costituiti da mercenari reclutati ed addestrati dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai loro alleati del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (GCC).
Essi stanno sotto la direzione di forze speciali alleate (tra cui forze speciali dello Special Air Service britannico e dei paracadutisti francesi), e di società private di sicurezza sotto contratto della NATO e del Pentagono.
A questo proposito, rapporti confermano l’arresto da parte del governo siriano dai 200 ai 300 dipendenti di compagnie private di sicurezza , integrati nelle schiere dei rivoltosi.

La Brigata Jabhat Al Nusra

La Brigata Al Nusra – che si dice essere affiliata ad Al Qaeda – è descritta come il più efficace gruppo di “opposizione” di ribelli combattenti, responsabile di molti degli eclatanti attacchi dinamitardi.
Raffigurata come un nemico degli Stati Uniti (nella lista del Dipartimento di Stato delle organizzazioni terroristiche), le operazioni di Al Nusra portano tutti i tratti distintivi della formazione paramilitare addestrata dagli Stati Uniti alle tattiche terroristiche.
Le atrocità commesse contro i civili da parte di Al Nusra sono simili a quelle realizzate dagli squadroni della morte sponsorizzati in Iraq dagli Stati Uniti. 
Queste le espressioni del leader di Al Nusra Abu Adnan ad Aleppo:
“Tra i suoi componenti, Jabhat al-Nusra conta su Siriani veterani della guerra in Iraq, uomini che sul fronte della lotta in Siria portano competenze – in particolare la fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati (IED).”
Come in Iraq, sono state attivamente promosse la violenza tra fazioni e la pulizia etnica.
In Siria, le comunità alawite, sciite e cristiane sono divenute il bersaglio degli squadroni della morte sponsorizzati dagli USA-NATO. Le comunità alawita e cristiana sono gli obiettivi principali del programma di omicidi mirati.
Questo viene confermato dall’Agenzia di stampa del Vaticano:
“I Cristiani di Aleppo sono vittime di morte e distruzione a causa dei combattimenti che da mesi stanno martoriando la città. I quartieri cristiani, negli ultimi tempi, sono stati colpiti dalle forze ribelli che combattono contro l’esercito regolare, e questo ha provocato un esodo di civili.
Alcuni gruppi dell’opposizione più rigida, inclusi anche gruppi jiahadisti, sparano sulle case e gli edifici dei Cristiani, per costringere gli occupanti a fuggire e poi prenderne possesso [pulizia etnica]
(Agenzia Fides. Vatican News, 19 ottobre 2012)
“I militanti salafiti sunniti – dice il Vescovo – continuano a commettere crimini contro i civili, o a reclutare combattenti con la forza. Gli estremisti fanatici Sunniti stanno combattendo una guerra santa mossi da arroganza, in particolare contro gli Alawiti. Quando i terroristi cercano di controllare l’identità religiosa di un sospetto, gli chiedono di citare le genealogie risalenti fino a Mosè. E gli chiedono di recitare preghiere che gli Alawiti hanno rimosso. Gli Alawiti non hanno alcuna possibilità di uscirne vivi.”(PA) (Agenzia Fides, 4 giugno 2012)
I rapporti confermano l’affluenza in Siria di squadroni della morte salafiti ed affiliati ad Al Qaeda, nonché di brigate sotto gli auspici dei Fratelli Musulmani, fin dall’inizio della rivolta nel marzo 2011.
Inoltre, secondo fonti dell’intelligence israeliana, questo è stato avviato e promosso dalla NATO e dall’Alto Comando Turco, e fa ricordare l’arruolamento di Mujahideen per impegnarli nella jihad (guerra santa) della CIA all’apogeo della guerra sovietico-afghana:
“È in atto una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e nel mondo musulmano, e portarli a combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, li avrebbe addestrati e avrebbe assicurato il loro passaggio in Siria.”
(DEBKAfile, “la NATO fornisce ai ribelli armi anti-carro”, 14 agosto 2011)
Le Compagnie private di sicurezza e il reclutamento di mercenari
Secondo informazioni ben documentate, nel reclutamento e nell’addestramento dei mercenari sono coinvolte compagnie private di sicurezza straniere, che operano negli Stati del Golfo.
Anche se non destinate al reclutamento di mercenari specificamente diretti contro la Siria, la documentazione sottolinea la creazione di campi di addestramento nel Qatar e negli Emirati Arabi Uniti (UAE).
Nella città militare di Zayed (Emirati Arabi Uniti), “sta formandosi un esercito segreto” , gestito da Xe Services, ex Blackwater. [La Blackwater Worldwide, già conosciuta come Blackwater USA e Xe Services LLC, dal dicembre 2011, come Academi, è una compagnia militare privata fondata nel 1997.]
L’accordo con gli Emirati Arabi Uniti per stabilire un campo militare per la formazione di mercenari è stato firmato nel luglio 2010, nove mesi prima dello scatenarsi delle guerre in Libia e in Siria.
Secondo recenti sviluppi, società di sicurezza sotto contratto con la NATO e il Pentagono sono impegnate nell’addestramento di squadroni della morte di “oppositori” sull’uso di armi chimiche:
“Gli Stati Uniti e alcuni loro alleati europei stanno utilizzando contractor di difesa per addestrare ribelli siriani su come proteggere scorte di armi chimiche in Siria, – questo hanno riferito alla CNN Sunday un alto ufficiale degli Stati Uniti e diversi autorevoli diplomatici.”
(CNN Report, 9 dicembre 2012)
I nomi delle società interessate non sono stati rivelati.

In gran segreto, al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti

Robert Stephen Ford  ha fatto parte di un gruppo ristretto inserito nella squadra del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che curava il reclutamento e la formazione di brigate terroristiche, in collaborazione con Derek Chollet e Frederic C. Hof, un ex socio in affari di Richard Armitage, che ricopriva l’incarico di “coordinatore speciale per la Siria” degli USA.
Derek Chollet è stato recentemente nominato alla carica di sottosegretario alla Difesa per gli Affari della Sicurezza Internazionale (ISA).
Questa squadra operava sotto la guida dell’(ex) sottosegretario di Stato per gli Affari nel Vicino Oriente, Jeffrey Feltman.
Il gruppo di Feltman era in stretto collegamento con il processo di reclutamento e di addestramento di mercenari provenienti dalla Turchia, Qatar, Arabia Saudita e Libia (per …gentile concessione del regime post-Gheddafi, che ha spedito un gruppo di 600 combattenti islamici libici (LIFG) in Siria, via Turchia, nei mesi successivi al crollo del settembre 2011 del governo di Gheddafi).
Il sottosegretario di Stato Feltman era in contatto anche con il ministro degli Esteri saudita, principe Saud al-Faisal, e con il ministro degli Esteri del Qatar, sceicco Hamad bin Jassim.
Era anche a capo di un ufficio situato a Doha (capitale del Qatar) per un “coordinamento della sicurezza speciale” rispetto alla questione della Siria, che comprendeva rappresentanti di agenzie di intelligence occidentali, dei Paesi del Golfo e anche un rappresentante della Libia.
Faceva parte di questo gruppo il principe Bandar bin Sultan, un membro importante e controverso dei servizi di spionaggio dell’Arabia Saudita. (Vedi Press Tv,  12 maggio 2012).
Nel giugno 2012, Jeffrey Feltman (nell’immagine) veniva nominato Sottosegretario generale per gli Affari politici dell’ONU, una posizione strategica che, in pratica, consiste nel fissare l’agenda delle Nazioni Unite (per conto di Washington) in merito alle questioni relative alla “Risoluzione dei Conflitti” nei diversi “punti geopolitici caldi” di tutto il mondo (tra cui Somalia, Libano, Libia, Siria, Yemen e Mali).
Per amara ironia, i paesi oggetto della “Risoluzione dei Conflitti” sono proprio quelli che sono il bersaglio delle operazioni segrete degli Stati Uniti!
In collaborazione con il Dipartimento di Stato USA, la NATO ed i loro manutengoli dei Paesi del Golfo di Doha e Riyadh, Feltman è l’uomo di Washington che sta alle spalle dell’inviato speciale dell’ONU, Lakhdar Brami, per una “Proposta di Pace” in Siria
Nel frattempo, mentre aderiscono a questa iniziativa di pace delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti e la NATO hanno accelerato il processo di reclutamento e di addestramento di mercenari, in risposta alle gravi perdite subite in Siria dalle forze ribelli di “opposizione”..
Gli Stati Uniti hanno proposto che la “fine del gioco” in Siria non coincida con un cambio di regime, ma con la distruzione della Siria come Stato Nazione.
Il dispiegamento di squadroni della morte di “oppositori”, con il mandato di uccidere civili fa parte di questa impresa criminale.
Il terrorismo dal “Volto Umano” è sorretto dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Le atrocità commesse dagli squadroni della morte USA-NATO sono con troppa superficialità addossate al governo della Siria.   L’“obiettivo indicibile” di Washington consiste nella disgregazione della Siria come nazione sovrana – secondo linee di separazione etniche e religiose – in varie, distinte e politicamente “indipendenti” entità.

Note e riferimenti:

“Squadroni della morte” modello El Salvador da schierarsi contro militanti in Iraq da parte degli Stati Uniti ; Nota editoriale di Global Research
Questo articolo, pubblicato su The Times all’inizio del 2005, rende nota la strategia di Washington di squadroni della morte in Iraq, sponsorizzati dagli USA. Con John Negroponte, ora al timone degli apparati di intelligence degli Stati Uniti, questa strategia è ora …
IRAQ: migliaia sono gli ammazzati dagli squadroni della morte governativi
Faik Bakir, direttore dell’obitorio di Baghdad, ha lasciato l’Iraq temendo per la sua vita dopo aver segnalato che più di 7000 persone sono state uccise dagli squadroni della morte del ministero degli Interni iracheno negli ultimi mesi…
“L’Opzione Salvador per la Siria”: squadroni della morte sponsorizzati dagli USA-NATO incorporano “Forze di opposizione”
Modellata sulle operazioni segrete degli Stati Uniti in America Centrale, l’“Opzione Salvador per l’Iraq” del Pentagono, avviata nel 2004, è stata posta in atto sotto la guida dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq John Negroponte (2004-2005) …

7.000 Sunniti uccisi dagli squadroni della morte

Sì, questo è ciò che Faik Bakir, direttore dell’obitorio di Baghdad, ha dichiarato al quotidiano The Guardian.
Settemila Sunniti sono stati uccisi dagli squadroni della morte programmati, finanziati, gestiti, e completamente incorporati nel ministero dell’Interno iracheno…
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15 gennaio 2013

Continuano i crimini contro l’umanità di  francesi ed atlantici.

Dall’Afghanistan al Mali i mondialisti criminali  scelgono come vittime le nazioni più povere del pianeta. Una cricca di criminali  sta incendiando il mondo.

Ci avevano avvisati con l’invasione dell’Afghanistan che la guerra sarrebbe stata perenne, duratura (enduring), ed ecco che lor pedofili mantengono le promesse. Non contenti della distruzione del Sudan, della Somalia, della Libia e della Siria, della Nigeria, ora gli Stati criminali della Nato si avventano contro il Mali portando miseria, distruzione e morte in quel  paradiso d’Africa. E’ una gara Nato a chi commette il peggior sterminio, a chi è nazione più criminale.

L’obiettivo dei mondialisti si identifica in ogni nazione sovrana dai forti connotati etnici e di spiccata peculiarità culturale, filosofica, religiosa.

Siamo noi occidentali solo popoli composti da  miserabili criminali e schiavi inconsapevoli,   di giorno siamo gasati da scie chimiche dei nostri padroni e burattinai che ci sterilizzano ed accettiamo supinamente,    di notte partiamo come branchi di belve assetate di sangue per distruggere le poche nazioni libere del pianeta. Miserabile,  schiofosa,  schiava Europa!

ndr

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Droni contro cammelli chi vincerà?

Fonte: IRIB Italia http://italian.irib.ir/

Mali: Ue, nostra missione non si convertirà in operazione combattimento

BRUXELLES – La missione di addestramento  militare dell’Unione europea per l’esercito del Mali non  verra’ riconvertita in un’operazione di combattimento.

Lo ha chiarito il portavoce dell’Alto rappresentate Ue per la  politica estera Catherine Ashton. ”Non bisogna confondere l’Ue con altre istituzioni che  hanno ruoli diversi. La competenza dell’Unione e’ fornire  assistenza umanitaria e allo sviluppo, e addestramento  militare”, ha sottolineato. La missione programmata da Bruxelles dovrebbe ottenere il  via libera ufficiale il prossimo 22 gennaio: a guidarla –  secondo alcune fonti – sara’ il generale francese Francois  Lecointre.

Mali: Times, Londra non vede l’ora di mandare i droni assassini

LONDRA – Droni e aerei-spia britannici sono in standby, pronti a partire a sostegno delle operazioni militari francesi in Mali, riferisce il Times.

Ne discuterà il consiglio per la sicurezza nazionale e una dozzina di istruttori militari britannici dovrebbero essere inviati a Bamako entro gennaio, previa approvazione del parlamento. Il Regno Unito ha partecipato in tutte le guerre occidentali degli ultimi anni ed anche in questo caso non ha agito al contrario della sua tradizione coloniale.

Mali, i francesi uccidono 11 civili tra cui 3 bambini

Drammatico bilancio dei raid aerei nell’offensjva decisa da Hollande contro i militanti islamisti. Oggi riunione del consiglio di sicurezza dell’Onu.

Li chiameranno danni collaterali? la notizia è terribile ma è stata a lungo ignorata dalle agenzie internazionali: aerei da combattimentofrancesi hanno bombardato campi di addestramento degli insorti, di armi e depositi di petrolio. Morti combattenti islamici. Ma durante i raid sono rimasti uccidi almeno 11 civili di cui tre bambini.
Ancora una volta la cosiddetta lotta al terrorismo viene fatta con questi metodi discutibili, con l’uccisione di innocenti. Che siano gli aerei Usa o quelli francesi, il risultato (drammatico) non cambia.
Intanto Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunirà su richiesta della Francia ”per discutere la situazione nel Mali”, dove le forze di Parigi hanno avviato un intervento militare a sostegno del governo di Bamako contro le milizie jihadiste insediatesi nel nord. Lo riferisce una fonte diplomatica francese dagli Usa. L’azione della Francia ha ricevuto il sostegno esplicito di diversi governi europei e occidentali, oltre che africani. La Gran Bretagna fornisce da oggi supporto logistico.

ASCA >

Mali: Van Rompuy, è urgente fermare i terroristi

14 Gennaio 2013 – 14:17

(ASCA-AFP) – Il Cairo, 14 gen – Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha detto che ”e’ urgente fermare i terroristi e i gruppi ribelli” che hanno ripreso le ostilita’ in Mali, dove la Francia e’ impegnata in un’operazione militare contro di loro.

”Ribadisco la profonda inquietudine dell’Unione Europea di fronte alle azioni dei terroristi e dei gruppi ribelli in quel paese”, ha detto Van Rompuy dopo un incontro al Cairo con il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi.

”E’ urgente fermare e di assistere il governo del Mali nel riprendere il pieno controllo del suo territorio”.

Attacco al Mali: Danimarca partecipa inviando C-130

COPENAGHEN (IRIB) – Anche la Danimarca partecipa alla ricolonizzazione del Mali ed il Ministro degli Esteri Villy Sonvdal oggi ha detto che il suo paese fornirà per 3 mesi alcuni aerei cargo C-130 Hercules.

Mali: anche Canada si unisce a ‘ricolonizzazione francese’

OTTAWA (IRIB) – Un alto responsabile canadese ha detto lunedì alla Reuters che il suo paese parteciperà alle operazioni militari in Mali con l’invio di un aereo cargo C-17.

Mali: raid aerei francesi su Diabaly, 5 morti, tutti civili

BAMAKO – L’esercito francese ha condotto nella notte raid aerei sulla citta’ di Diabaly (ovest del Mali).

Lo riferiscono fonti locali e testimoni oculari. ”Raid aerei (francesi) sono stati condotti sulla zona di Diabaly: almeno cinque persone hanno perso la vita e numerosi altri sono rimasti feriti”, ha detto la fonte.

BERLINO – La Germania non inviera’ truppe di combattimento in Mali ma e’ pronta ad offrire sostegno logistico, o di altro tipo, alla missione francese. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, affermando che il governo ha deciso di “avviare colloqui con la Francia per stabilire come sostenere il suo impegno, per esempio nel campo politico, logistico, umanitario e medico”. Non e’ interesse dell’Europa, ha aggiunto, avere un “rifugio per terroristi sulla nostra soglia di casa”.

Presidente Nigeria: nostre truppe presto in Mali

ABUJA (IRIB) – Le truppe inviate dalla Nigeria saranno in Mali “prima della settimana prossima”:

lo ha annunciato il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, ricevendo nella sua residenza ufficiale un gruppo di diplomatici accreditati nel paese. “Le nostre squadre tecniche sono già in Mali. Dunque, senza alcun dubbio, le truppe nigeriane saranno in Mali prima della settimana prossima”, ha affermato il presidente nigeriano citato dalla Press TV.

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Malta: l’isola del giorno dopo. Dal divorzismo all’omosessualismo. Come da copione!

di Ivan Vassallo

“SVOLTA LAICA”: DI MIRA IL CONCORDATO

Sono passate poche settimane dall’ultimo articolo sul post-referendum divorzista a Malta, e già ci sono degli sviluppi a dir poco inquietanti. Membri parlamentari del governo che hanno parlato a favore del divorzio, e altri che durante la campagna per il referendum hanno taciuto, adesso parlano di una svolta “laica” per lo stato maltese. Infatti, l’on. Jeffrey Pullicino Orlando e Franco Debono hanno pure iniziato il discorso sulla revisione del Concordato del 1995, dove i tribunali ecclesiastici hanno più poteri dei tribunali civili in materia di matrimoni. Sembra che la moda tutta ‘radicale’ di rimettere in discussione i concordati a ogni minima scusa sia alfine giunta anche a Malta, anche a costo di trascurare la crisi e le questioni gravi e ben più urgenti che ci sono nel paese. Ma tanto ormai siamo in pieno furore ideologico: un rigurgido di cose che altri paesi, con effetti devastanti, hanno già sperimentato negli anni ’70. Certamente per la famiglia maltese si avviano tempi assai difficili, tempi di prova che saranno anche un test sulla reale sostanza della nostra fede cattolica.

L’OMOSESSUALITÀ NON  È CONTAGIOSA? ALLORA CAMBIO PARTITO: IL CASO ENGERER.

Intanto la seconda lettura per l’approvazione della legge sul divorzio è passata, sebbene con il voto contrario del primo ministro Lorenzo Gonzi, nonostante le fortissime pressioni dai giornali ed anche interne al partito perchè rinnegasse la sua contrarietà al divorzio. Il gruppo parlamentare di governo s’è spaccato in tre: 12 favorevoli, 12 contrari e 11 che si sono astenuti. Il peggio è che benché il capo del Partito Laburista avesse annunciato di lasciare libertà di voto ai suoi parlamentari, alla fine è stato solamente Adrian Vassallo, tra i laburisti, ad avere il coraggio di votare contro la legge del divorzio, fedele alle sue convizioni anti-divorziste. Il voto sfavorevole del primo ministro è stato comunque il fatto più importante e con maggiori ripercussioni. Il consigliere comunale e vice-sindaco di Sliema, nonchè attivista favorevole al divorzio e al riconoscimento delle pretese matrimonialiste degli omosessuali, Cyrus Engerer s’è dimesso dal Partito Nazionalista dicendo che diventerà un membro e forse anche un candidato per il Partito Laburista, ma rimarrà vice-sindaco ‘indipendente’ di Sliema: una specie di Gianfranco Fini maltese, simile pure nelle contraddizioni e nelle figure meschine.

Se il primo ministro è “antidemocratico” nello sfidare le violente pressioni delle lobby a votare ‘si’ alla legge sul divorzio, chissà quanto è antidemocratico chi, eletto con un partito fa il voltagabbana e se ne va con un altro! Certamente s’è rivelato il vero carattere di questo politico, che poche settimane fa lodava il Partito Nazionalista e innegiava ai valori ‘Democristiani’. Appunto: il finale è proprio democristiano: sotto i quali in Italia passarono le peggiori leggi anticattoliche, dal divorzio all’aborto. Aveva ragione l’intellettuale comunista italiano, Antonio Gramsci a dire che “compito dei democristiani è prendere voti a destra e portarli a sinistra”.

Engerer ha detto che è stato il commento di un collega del partito, “l’omosessualità non è contagiosa”, a fargli cambiare idea e partito. Una scusa patetica davvero. E penso che ci siano ragioni più ovvie e importanti per l’Engerer. Intanto un sondaggio dal giornale liberale Malta Today ci fa vedere che dentro il Partito Nazionalista la base è fortemente cattolica, più che nel Partito Laburista. Per il resto, nel Partito Nazionalista stesso sembra che ci sia un’offensiva degli autoproclamati novelli ‘liberali’ del giorno dopo contro i ‘conservatori’. Di conseguenza penso che il Partito Nazionalista dovrà essere guardingo e ancora più attento ai suoi valori e a chi sceglie a rappresentarlo, se non vuole perdere rappresentanti, elettorato e la stessa maggioranza di governo.

NOT IN MY NAME: CHE LA CHIESA CI SCOMUNICHI

S’è venuto a creare un gruppo dal nome che la dice lunga sulla loro fede e la loro malafede: ‘Not in my name’, e la loro prima conferenza stampa, un patetico spettacolino, l’hanno fatta provocatoriamente davanti alla Curia. Dicendo che sono ‘disgustati’ dalle pene spirituali che alcuni membri della chiesa hanno di “propria iniziativa” (giustamente, diciamo noi) imposto su chi non voleva seguire punti che sono tra i valori e principi Non Negoziabili in politica(…). Hanno ovviamente criticato la posizione della Chiesa sui contraccettivo (che originalità!!) e il matrimonio omosessuale (lingua batte dove culo duole) , tutto come da copione: omessussualismo e sessuomania per tutti. E per queste ragioni, hanno chiesto di essere ‘scomunicati’ dalla chiesa. Certamente è un sintomo di vittimismo scenografico che pervade queste correnti ideologiche e sempre più fanatiche; vittimismo e farsa, funzionali ai loro fini, alla loro assenza di scrupoli, e tutto questo per raccattare, dopo il loro spettacolino di strada, qualche consenso e voto in giro.

Ma mica è finita: dove c’è omosessualismo c’è sempre una tendenza… alla scenografia, della quale l’omosessualità vive. Hanno infatti convocato un altro incontro del loro gruppo, in un posto ben noto come ritrovo di varie correnti di sinistra: gli appartamenti 60A a Strada Stretta, a La Valletta. Sarà che su queste uscite e pagliacciate anticattoliche c’è una direzione ben precisa? …qualcuno che muove i fili di queste marionette? Io non mi sbilancio, non credo ai complotti, ma cito il senatore a vita Giulio Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Anche Il vescovo di Gozo, Mario Grech, s’è espresso sui fatti di questi ultimi mesi.

Durante il Consiglio Presbiterale ha parlato del bisogno di avere politici cattolici, contro una deriva politica che non ha esitato a chiamare atea. Come gia visto, a Malta si sono attivate forze prevalentamente atee e laiciste e anticattoliche, che con la scusa di essere “pluralisti”, ha tentato con la violenza, la calunnia per mezzo stampa e la minaccia, di estromettere la Chiesa Cattolica Apostolica Romana dal dibattito politico sul divorzio e poi, alla fine, ha bandito qualsiasi riferimento alla dottrina e a Dio. I soliti “pluralisti” a senso unico che la storia dell’Occidente e dei paesi dell’Est ben conoscono.

A GOZO IL “NO” HA TRIONFATO: LA CHIESA ERA UNITA

La scusa è sempre quella, quella dettata dall’ideologia del determinismo storico, che però non gli fa vedere quanto siano anacronistici essi stessi, nel riprendere slogan altrove abbandonati da 30 anni: “Viviamo nel 2011 e non nel Medioevo”, dicono. Lo stesso Medioevo che ha edificato la storia, il pensiero e la bellezza dell’Occidente. Il Medioevo del genio di Dante, Petrarca e tanti altri. Più tardi, molto dopo, affrancatici dal Medioevo, sarebbero venuti i tempi di Stalin, Lenin, Pol Pot, Hitler, Mao, Robespierre, Napoleone… quando si fu superato il “Medioevo” e fummo finalmente nella “modernità”. E il dopo, cioè l’oggi, non sarebbe stato poi migliore: il conformismo nella nullità postmoderna.

Per combattere questa deriva, il vescovo Grech ha insistito su una azione unitaria, ed è questo il fattore che ha permesso che a Gozo, la sua diocesi, il referendum sul divorzio fosse stravinto dai ‘No’. Infatti il vescovo Grech ha molte volte criticato quello che è successo a Malta, dove nella Chiesa stessa c’erano voci discordanti che hanno fatto più male alla causa e infine favorito i farisei del “Sì”. Il punto principale rimane sempre l’unità del messaggio cattolico e la formazione di più cattolici laici impegnati in politica. E’ nella Tradizione, in quel contratto sociale tra quelli che hanno vissuto, quelli che vivono oggi e le generazioni che verranno, che si trova la questione più attuale: quali valori daremo al nostro stato e alle futuri generazioni? I valori cattolici che hanno formato la nostra civilità o il post-modernismo che si esprime in un azzeramento della nostra identità e valori in nome di un presunto “altruismo pluralistico”?

La malattia a Malta comunque viene da lontano, quasi dalla prima parte del XX Secolo. E’ nata sotto l’ombra di una lealtà verso il regime coloniale, quello inglese, su una questione fondamentale per gli assetti odierni della politica maltese. Una questione non solamente di fede, ma di cultura, di politica, di visione nazionale. Fu posta in quegli anni critici, quando si doveva scegliere la lingua culturale di Malta, tra l’Italiano e l’Inglese, e che ovviamente colpì a lungo termine la religione. Come direbbe Frantz Fanon: “Parlare una lingua, vuol dire assumere tutto un mondo, una cultura”. E quanto aveva avuto ragione! Ma ne parleremo un’altra volta.

Fonte il nuovo sito www.papalepapale.com : http://www.papalepapale.com/develop/malta-lisola-del-giorno-dopo-dal-divorzismo-allomosessualismo-come-da-copione/