Si possono riconoscere i sintomi della nostra società umanitaria e laica dalla quale Dio è escluso. Si presta attenzione al magico, a ciò che sorprende e incanta e si trascurano gli insegnamenti semplici e chiari del vangelo.
La politica si sostituisce alla religione e i ragionamenti alla rivelazione.

La lettera alla chiesa di Laodicea.Ap 3:14-21 [v.14 1 Ti 1:17 / 2 Te 3:18 / Ga 1:5 * De 19:18 / Pr 14:5 * Gv 1:1 / Eb 1:10 / Eb 7:3  vv.15-16 Ro 12:11 * 2 Pi 2:22 / Is 28:8 – 2 Cr 7:20 – v.17 Pr 13:7 / Gm 5:1 * Fl 4:19 * 2 Co 6:10, 8:2 * 2 Pi 1:9 * Ge 2:25, 3:11 v.18 Is 55:1 * Sl 119:72, 127 / Sl 19:10 * 2 Co 8:9 * Cl 3:10 / Ap 7:9 * Ef 1:18 v.19 Gr 30:11 / Gb 5:17 / Eb 12:5 v.20 Mt 7:7 * Gv 14:23 / Gv 10:9 v.21 Eb 1:3 / Ef 2:6 / Cl 3:1 / Eb 12:2 ].

Ap 3:14-21 – E ALL’ANGELO della chiesa di Laodicea scrivi: Queste cose dice l’Amen, il fedele testimonio, e verace; il principio della creazione di Dio: Io conosco le tue opere; che tu non sei nè freddo, nè fervente; oh fossi tu pur freddo, o fervente! Così, perciocchè tu sei tiepido, e non sei nè freddo, nè fervente, io ti vomiterò fuor della mia bocca. Perciocchè tu dici: Io sono ricco, e sono arricchito, e non ho bisogno di nulla; e non sai che tu sei quel calamitoso, e miserabile, e povero, e cieco, e nudo. Io ti consiglio di comperar da me dell’oro affinato col fuoco, acciocchè tu arricchisca; e dei vestimenti bianchi, acciocchè tu sii vestito, e non apparisca la vergogna della tua nudità; e d’ungere con un collirio gli occhi tuoi, acciocchè tu veda. Io riprendo, e castigo tutti quelli che io amo; abbi dunque zelo, e ravvediti. Ecco, io sto alla porta, e picchio; se alcuno ode la mia voce, ed apre la porta, io entrerò a lui, e cenerò con lui, ed egli meco. A chi vince io donerò di seder meco nel trono mio; siccome io ancora ho vinto, e mi sono posto a sedere col Padre mio nel suo trono –.

1. L’apertura della lettera. L’ultima lettera contenuta in questi due capitoli dell’Apocalisse (2-3) è quella di Laodicea. Con questa lettera si conclude la seconda sezione del libro dell’Apocalisse rappresentata dalle – cose che sono –. Inoltre questa lettera si distingue da tutte le altre per il fatto che il Signore Gesù non rivolge nessun elogio a questa chiesa, ma denuncia fortemente lo stato di tiepidezza nella quale essa si era venuta a trovare.

 Laodicea era una città che si trovava sulla strada per Colosse a 60 km a sud-est di Filadelfia. Circa 35 anni prima della stesura di questa lettera, Laodicea fu distrutta da un terremoto, ma a motivo della sua ricchezza, ebbe la forza di rinascere.

 La sua industria principale era rappresentata da un’industria di lana. Questa chiesa compare anche in Cl 2:1-2, 4:15, testi che evidenziano tutto l’amore e la cura che Paolo provava anche verso questi credenti. Ma evidentemente, con il passare del tempo, la situazione anziché migliorare, peggiorò e di molto. Innanzitutto è doveroso osservare la speciale presentazione del Signore Gesù a questa chiesa Queste cose dice l’Amen, il testimone fedele e veritiero, il principio della creazione di Dio – (NR).

 Questa presentazione, come possiamo notare, è triplice. Innanzitutto il Signore Gesù si presenta come – l’Amen –, una semplice parola ma che ha un grande significato “così sia”. Questa locuzione la troviamo molte volte nella Scrittura, ma se stiamo nel NT, possiamo leggere, ad esempio, in 1 Ti 1:17 1Timoteo 1:17 Or al Re dei secoli, immortale, invisibile, a Dio solo savio, sia onore, e gloria ne’ secoli dei secoli. Amen”.

 Queste parole di Paolo, indirizzate a Dio, a Colui che è immortale, invisibile, che abita in una luce inaccessibile all’uomo, che è degno di ricevere la gloria e l’onore nei secoli dei secoli, si concludono proprio con questa parola “Amen”. Anche in 2 Te 3:18 è scritto 2Tessalonicesi 3:18 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen”. In questo versetto si parla della grazia del Signore Gesù, questa grazia che è così fondamentale per ogni figlio di Dio.

 Anche in questo caso la conclusione è rappresentata da questa parola “Amen”. In Ga 1:3-5 è scritto Galati 1:3 Grazia a voi, e pace, da Dio Padre, e dal Signor nostro Gesù Cristo. Galati 1:4 Il quale ha dato sè stesso per i nostri peccati, per ritrarci dal presente malvagio secolo, secondo la volontà di Dio, nostro Padre. Galati 1:5 Al quale sia la gloria ne’ secoli dei secoli. Amen”. L’apostolo Paolo, nell’aprire la lettera ai Galati, ringrazia sia il Padre che il Signore Gesù Cristo, in quanto Egli si è dato per ciascuno di noi, per espiare il nostro peccato e per liberarci dal dominio che ci teneva legati.

 Tutto è stato fatto “secondo la volontà di Dio Padre”. Nel concludere questo brano, la dossologia di Paolo (dossologia = una parola di gloria), termina ancora con questa parola “Amen”. L’apostolo Paolo in 2 Co 1:20 poteva dire 2Corinzi 1:20 Poichè tutte le promesse di Dio sono in lui sì ed Amen; alla gloria di Dio, per noi”. Nel Signore Gesù vi è il compimento di ogni cosa. Solo Lui poteva dire sulla croce “Tutto è compiuto”.

 La seconda presentazione che troviamo in Ap 3:14 è – il fedele testimone –. Queste parole mettono in evidenza il fatto che la testimonianza del Signore Gesù sempre stata e sempre sarà verace. In Lui non si è trovata mai menzogna. La legge data a Mosè, puniva severamente la falsa testimonianza. E’ scritto Deuteronomio 19:16 Quando un testimonio si leverà contro ad alcuno, per testimoniar contro a lui d’apostasia, Deuteronomio 19:17 presentinsi que’ due uomini, tra cui sarà quella lite, davanti al Signore, nel cospetto dei Sacerdoti e dei Giudici che saranno in quel tempo. Deuteronomio 19:18 E se i Giudici, dopo diligente inchiesta, trovano che quel testimonio sia falso testimonio, e che abbia testimoniato il falso contro al suo fratello, Deuteronomio 19:19 fategli come egli aveva deliberato di fare al suo fratello; e togli via il male del mezzo di te”.

 Se un testimone doveva testimoniare contro un altro israelita e poi i Giudici scoprivano che tale testimonianza era falsa, la punizione che doveva subire l’imputato, sarebbe caduta sul falso testimone. L’obiettivo era “togli via il male dal mezzo di te”. Come sappiamo il Signore odia la falsa testimonianza (Pr 6:19). In Pr 14:5 ci viene ricordato che “Il testimonio verace non mente, ma il falso testimonio sbocca bugie”.

 Perciò, possiamo assolutamente fidarci del Signore Gesù, di Colui che poteva dire Giovanni 5:31 Se io testimonio di me stesso, la mia testimonianza non è verace. Giovanni 5:32 V’è un altro che rende testimonianza di me, ed io so che la testimonianza ch’egli rende di me è verace. Giovanni 5:33 Voi mandaste a Giovanni, ed egli rese testimonianza alla verità. Giovanni 5:34 Or io non prendo testimonianza da uomo alcuno, ma dico queste cose, acciocchè siate salvati. Giovanni 5:35 Esso era una lampada ardente, e lucente; e voi volentieri gioiste, per un breve tempo, alla sua luce. Giovanni 5:36 Ma io ho la testimonianza maggiore di quella di Giovanni, poichè le opere che il Padre mi ha date ad adempiere, quelle opere, dico, le quali io fo, testimoniano di me, che il Padre mio mi ha mandato”. La testimonianza del Signore Gesù è assoluta e autentica.

 La terza presentazione è – il principio della creazione di Dio – . In greco abbiamo ho arche ho ktisis ho Theos. La setta della Torre di Guardia afferma ad esempio, che questa espressione indicherebbe che il Signore Gesù è la prima creatura di Dio. Ma, come vedremo, questa espressione non fa altro che rafforzare quello che è tutto l’unanime insegnamento della Scrittura, intorno alla Deità del Signore Gesù.

 In Gv 1:1-3 è scritto Giovanni 1:1 NEL principio la Parola era, e la Parola era appo Dio, e la Parola era Dio. Giovanni 1:2 Essa era nel principio appo Dio. Giovanni 1:3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di essa; e senz’essa niuna cosa fatta è stata fatta”. Anche in questo brano troviamo la parola arche che significa principio, origine. Ma questo brano non soltanto attesta l’assoluta Deità della Parola, cioè il Signore Gesù, ma anche che veramente essa è il “principio”, per cui tutte le cose sono venute all’esistenza.

 L’autore alla lettera agli Ebrei ricorderà Ebrei 1:8 del Figliuolo dice: O Dio, il tuo trono è ne’ secoli dei secoli; lo scettro del tuo regno è uno scettro di dirittura. Ebrei 1:9 Tu hai amata giustizia, ed hai odiata iniquità; perciò, Iddio, l’Iddio tuo, ti ha unto d’olio di letizia più che i tuoi pari. Ebrei 1:10 E tu, Signore, nel principio fondasti la terra, ed i cieli sono opere delle tue mani. Ebrei 1:11 Essi periranno, ma tu dimori; ed invecchieranno tutti, a guisa di vestimento. Ebrei 1:12 E tu li piegherai come una vesta, e saranno mutati; ma tu sei sempre lo stesso, e i tuoi anni non verranno giammai meno”.In questo brano troviamo la citazione di brani dell’AT che sono chiaramente rivolti a YHWH.

 Ma come è scritto al v.8, tutti questo brani, l’autore li rivolge al Figlio. Perciò sono rivolte a Lui parole come “O Dio, il tuo trono è ne’ secoli dei secoli; lo scettro del tuo regno è uno scettro di dirittura… E tu, Signore, nel principio fondasti la terra, ed i cieli sono opere delle tue mani”. Il Figlio non è la prima creatura di Dio, ma è nientemeno che il Creatore di tutte le cose. Inoltre qualche capitolo dopo, parlando di Melchisedec, l’autore sospinto dallo Spirito Santo afferma Ebrei 7:1 PERCIOCCHÈ, questo Melchisedec era re di Salem, sacerdote dell’Iddio Altissimo; il quale venne incontro ad Abrahamo, che ritornava dalla sconfitta dei re, e lo benedisse; Ebrei 7:2 al quale ancora Abrahamo diede per parte sua la decima d’ogni cosa. E prima è interpretato: Re di giustizia; e poi ancora egli è nominato: Re di Salem, cioè: Re di pace; Ebrei 7:3 senza padre, senza madre, senza genealogia; non avendo nè principio di giorni, nè fin di vita; anzi, rappresentato simile al Figliuol di Dio, dimora sacerdote in perpetuo”.

 Melchisedec è un personaggio misterioso nella Scrittura ma unico nel suo genere. Egli era re e nello stesso tempo sacerdote, ruoli che ricopre perfettamente il Signore Gesù. Abraamo riconobbe la sua superiorità quando gli diede la decima e questo personaggio è descritto “senza padre, senza madre, senza genealogia; non avendo nè principio di giorni, nè fin di vita”. Ma tutto questo viene collegato alla Persona del Signore Gesù “rappresentato simile al Figlio di Dio”. Il Figlio non ha mai avuto un inizio, Egli è “senza principio di giorni”.

2. Non sei né freddo, né fervente… Questa è l’espressione che echeggia in Ap 3:15-16 Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca –. E’ come se noi dicessimo “non sei né carne, né pesce”! Questa chiesa non dimostrava assolutamente di appartenere al Signore, ma viveva costantemente in uno stato di tiepidezza, andando contro a tutte quelle esortazioni che troviamo nelle epistole che sottolineano l’importanza della santificazione e del servizio verso il Signore.

 Ad esempio,in Ro 12:9-13 è scritto Romani 12:9 LA carità sia senza simulazione; aborrite il male, ed attenetevi fermamente al bene. Romani 12:10 Siate inclinati ed avervi gli uni agli altri affezione per amor fraterno; prevenite gli uni gli altri nell’onore. Romani 12:11 Non siate pigri nello zelo; siate ferventi nello Spirito, serventi al Signore; Romani 12:12 allegri nella speranza, pazienti nell’afflizione, perseveranti nell’orazione; Romani 12:13 comunicanti ai bisogni dei santi, procaccianti l’ospitalità”. Questo elenco di esortazioni che troviamo in questo brano sono tutte collegate.

 L’amore non deve essere simulato, ma deve essere autentico e genuino. I figli di Dio sono chiamati a mostrare l’uno verso l’altro affetto fraterno, ad essere allegri nella speranza, pazienti nella distretta e nel dolore, perseverare nella preghiera e nello stesso tempo, ad essere ferventi nel servizio e nello Spirito.

 Oggi, purtroppo, sembra che questo fervore sia sparito. Il fervore nello Spirito, non è il “primo” entusiasmo, di quando si è convertiti, ma è quel piacere, quel desiderio che aumenta ogni giorno, ogni anno, di servire il Signore e di osservare la Sua Parola. Invece si riscontra sempre di più tiepidezza e indifferenza.

 Come vedremo i laodicesi si compiacevano del loro stato di ricchezza, ma il Signore Gesù è fuori dalla porta. Perciò, cosa dice il Signore? – Io ti vomiterò dalla mia bocca –. Il termine greco utilizzato qui è emeo che significa proprio “vomitare”. L’avvertimento che rivolge il Signore è assolutamente solenne. Come sappiamo il vomito non è altro che una massa di cibo che il nostro corpo ha rigettato, per vari motivi.

 Nella Scrittura, infatti, il vomito rappresenta sempre una realtà negativa. In 2 Pi 2:22 leggiamo “Ma egli è avvenuto loro ciò che si dice per vero proverbio: il cane è tornato al suo vomito e la porca lavata è tornata a voltolarsi nel fango”. Questo proverbio era ben in voga a quei tempi e praticamente il significato di tale detto è che un cane o una scrofa, proprio perché sono tali, si possono pulire, lavare, ma prima o poi ritorneranno alla loro sozzura.

 Perché è nella loro natura compiere queste cose. Come è scritto nel libro dei Proverbi “come il cane ritorna al suo vomito, così lo stolto reitera la sua follia”. Uno stolto, lo si può riprendere, consigliare, ma prima o poi tornerà alla sua stoltezza, perché essenzialmente lui è uno stolto. Anche in Is 28:7-8 è scritto Isaia 28:7 Or anche costoro si sono invaghiti del vino, e sono traviati nella cervogia; il sacerdote e il profeta si sono invaghiti della cervogia, sono stati perduti per lo vino, e traviati per la cervogia; hanno errato nella visione, si sono intoppati nel giudicio. Isaia 28:8 Perciocchè tutte le tavole sono piene di vomito e di lordure; non vi è più luogo netto”. Il sacerdote e il profeta che avevano la responsabilità di condurre il popolo, si erano dati alla corruzione, all’ubriachezza e al peccato.

 Perciò, il Signore afferma che le loro tavole sono piene “di vomito e lordure” ed anche in questa circostanza possiamo osservare la connessione che vi è tra ciò che è stato rigettato e la sozzura. Un giorno, il Signore si rivelò a Salomone di notte ed in quella circostanza espresse queste parole 2Cronache 7:19 Ma, se voi vi rivolgete indietro, ed abbandonate i miei statuti, ed i miei comandamenti, i quali io vi ho proposti, e andate a servire ad altri dii, e li adorate; 2Cronache 7:20 io vi divellerò d’in su la mia terra che io vi ho data, e rigetterò dal mio cospetto questa Casa che io ho consacrata al mio Nome, e la metterò in proverbio ed in favola fra tutti i popoli”.

 Era un chiaro avvertimento del Signore. Nel momento in cui Israele avrebbe abbandonato la Parola di Dio costituita dalla Legge, servendo a falsi idoli (come avvenne più tardi), Iddio dichiara che avrebbe rigettato (cioè “vomitato”), la Sua Casa, cioè il Tempio, simbolo stesso di Israele e della comunione tra il popolo e il Signore.

 La chiesa di Laodicea si era talmente corrotta, era talmente sprofondata nella tiepidezza, che il Signore non poteva tollerare una situazione simile. Interroghiamoci, fratelli e sorelle, sul nostro stato: siamo freddi o ferventi?

3. Una tragica situazione. Purtroppo la situazione spirituale di tiepidezza nella quale si trovavano i laodicesi, ha provocato tutta una serie di conseguenze veramente deprecabili. In Ap 3:17 leggiamo Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!” Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo – (NR). A motivo di queste parole si può benissimo definire questa chiesa, come “la chiesa dell’autosufficienza”.

 Il suo obiettivo era quello di arricchirsi, ma non spiritualmente, ma delle cose di questo mondo. Ma come è scritto in Pr 13:7 Proverbi 13:7 Vi è tale che si fa ricco, e non ha nulla; Tale altresì che si fa povero, ed ha di gran facoltà”. Questo versetto potrebbe sembrare una contraddizione, ma non è assolutamente così. Il ricco di questo mondo che si disinteressa del Signore, ma che si basa sulle sue ricchezze, effettivamente “non ha nulla”, ma colui che è nell’indigenza, nella povertà, ma è attaccato al Signore “possiede grandi facoltà”.

 Riecheggiano le parole del Signore Gesù “Che giova all’uomo se guadagna il mondo intero, ma poi perde l’anima sua?” (Lu 9:25). E’ una domanda veramente imbarazzante! L’apostolo Giacomo poteva dire verso i ricchi Giacomo 5:1 OR su al presente, ricchi, piangete, urlando per le miserie vostre, che sopraggiungono. Giacomo 5:2 Le vostre ricchezze sono marcite, e i vostri vestimenti sono stati rosi dalle tignuole. Giacomo 5:3 L’oro e l’argento vostro è arrugginito e la loro ruggine sarà in testimonianza contro a voi, e divorerà le vostre carni, a guisa di fuoco; voi avete fatto un tesoro per gli ultimi giorni”. Coloro che si basano sulle ricchezze di questo mondo, possono godere di esse per breve tempo, ma poi che succederà?

 Queste ricchezze passano e vanno, esse “marciscono” come se fossero divorate da un tarlo. L’oro e l’argento è arrugginito. Che cosa succede ai nostri giorni? Quante volte un miliardario ha goduto le sue ricchezze finchè ha potuto, poi una calamità, un disastro finanziario, gli ha portato via tutto quello che aveva.

 Ma soprattutto cosa farà quando giungerà la sua ultima ora? Ma osserviamo quali parole utilizza Paolo per descrivere la sua situazione Filippesi 4:18 Or io ho ricevuto il tutto, ed abbondo; io sono ripieno, avendo ricevuto da Epafrodito ciò che mi è stato mandato da voi, che è un odore soave, un sacrificio accettevole, piacevole a Dio. Filippesi 4:19 Or l’Iddio mio supplirà ogni vostro bisogno, secondo le ricchezze sue in gloria, in Cristo Gesù”. Da notare che l’apostolo Paolo si trovava in carcere, eppure può affermare “Io ho ricevuto tutto e abbondo”. Nonostante non avesse chiesto nessun “sostegno finanziario”, egli è gioioso del dono che i credenti di Filippi gli avevano mandato.

 Questo dono è descritto come “un odore soave, un sacrificio accettevole a Dio”. Ma sta parlando un uomo che era in catene! Egli era privo di qualsiasi benessere materiale, ma può dire di avere ricevuto tutto. Ai corinzi egli dirà 2Corinzi 6:4 Anzi, rendendoci noi stessi approvati in ogni cosa, come ministri di Dio, in molta sofferenza, in afflizioni, in necessità, in distrette…2Corinzi 6:10 come contristati, e pur sempre allegri; come poveri, e pure arricchendo molti; come non avendo nulla, e pur possedendo ogni cosa”. Paolo, insieme ai suoi collaboratori si sono trovati molte volte in distrette, sofferenze, afflizioni, eppure può affermare “siamo come poveri, eppure arricchendo molti, come non avendo nulla, e pur possedendo ogni cosa”.

 Quando si ha il Signore, si ha tutto pienamente. Nel parlare delle chiese della Macedonia, Paolo afferma2Corinzi 8:1 ORA, fratelli, noi vi facciamo sapere la grazia di Dio, ch’è stata data nelle chiese della Macedonia; 2Corinzi 8:2 cioè: che in molta prova d’afflizione, l’abbondanza della loro allegrezza, e la loro profonda povertà è abbondata nelle ricchezze della loro liberalità. 2Corinzi 8:3 Poichè, secondo il poter loro, io ne rendo testimonianza, anzi, sopra il poter loro, sono stati volonterosi”. Queste chiese non potevano dire di essere ricche, come poteva dire quella di Laodicea, ma pur essendo nell’afflizione, essi abbondavano nell’allegrezza e “la loro profonda povertà è abbondata nelle ricchezze della loro liberalità”.

 Essi hanno mostrato una volontà oltre misura. Quale differenza spirituale caratterizzava questi credenti dalla chiesa di Laodicea, la quale si compiaceva di se stessa. Ma in realtà essa era – miserabile, povera, cieca e nuda –. Questa era la sua situazione spirituale!

 L’apostolo Pietro nella sua seconda lettera, dopo aver parlato di alcune virtù cristiane, afferma “Poiché, se queste cose sono e abbondano in voi, non vi renderanno oziosi né sterili, nella conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo. Poiché colui appo chi queste cose non sono, sia cieco ammiccando con gli occhi, avendo dimenticato la purificazione dei suoi vecchi peccati”. Siamo chiamati, esortati ad acquisire tutte queste virtù che l’apostolo elenca, in quanto possedendole, noi non saremo né oziosi, né sterili.

 Ma colui che non possiede tali virtù è come un cieco che ha dimenticato quella purificazione ottenuta dal sangue del Signore Gesù. Inoltre Laodicea era nuda, e tale termine molte volte assume il significato di “vergogna per il peccato commesso”.

 Ci ricordiamo di Adamo? E’ scritto in Ge 2:25, 3:10-11 Genesi 2:25 Or amendue, Adamo e la sua moglie, erano ignudi, e non se ne vergognavano…Genesi 3:9 E il Signore Iddio chiamò Adamo, e gli disse: Ove sei? Genesi 3:10 Ed egli disse: Io intesi la tua voce per lo giardino, e temetti, perciocchè io era ignudo; e mi nascosi. Genesi 3:11 E Iddio disse: Chi ti ha mostrato che tu fossi ignudo? Hai tu mangiato del frutto dell’albero, del quale io ti aveva vietato di mangiare?”. Prima del peccato, Adamo ed Eva non si vergognavano della loro nudità, essa era una condizione assolutamente normale.

 Ma dopo il peccato, al situazione si è capovolta. Essi si nascosero all’udire la voce del Signore e Adamo stesso deve confessare “Io intesi la tua voce per lo giardino, e temetti, perciocchè io era ignudo; e mi nascosi”. Quale imbarazzo nell’udire la domanda del Signore “Chi ti ha mostrato che tu fossi ignudo? Hai tu mangiato del frutto dell’albero, del quale io ti aveva vietato di mangiare?”. Ma in questa lettera non si trova traccia di pentimento, né di vergogna per lo stato in cui questa chiesa si trovava.

4. La soluzione del problema. Sebbene la situazione della chiesa di Laodicea fosse davvero complicata e tragica, il Signore, in Ap 3:18 fornisce quella che è al soluzione del problema Perciò io ti consiglio di comperare da me dell’oro purificato dal fuoco, per arricchirti; e delle vesti bianche per vestirti e perché non appaia la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungerti gli occhi e vedere – (NR).

 Con le prime parole si può benissimo capire e comprendere che il Signore chiarifica molto bene ciò che la chiesa di Laodicea deve compiere per uscire dallo stato spirituale deprecabile che la caratterizzava, ma non vi è nessuna costrizione. Innanzitutto, il Signore afferma di comperare da Lui dell’oro affinchè questa chiesa arricchisca.

 Essa pensava di essere ricca, ma la sua ricchezza era solamente materiale, ma priva di qualsiasi ricchezza che proveniva dal Signore. Questa chiesa deve andare al Signore, se vuole veramente arricchirsi. In Is 55:1-2 è scritto Isaia 55:1 O VOI tutti che siete assetati, venite alle acque; e voi che non avete alcuni danari, venite, comperate, e mangiate; venite, dico, comperate, senza danari, e senza prezzo, vino, e latte. Isaia 55:2 Perchè spendete danari in ciò che non è pane, e la vostra fatica in ciò che non può saziare? ascoltatemi pure, e voi mangerete del buono, e l’anima vostra godrà del grasso”. Come si può comperare, senza pagare? In questo mondo è impossibile.

 Vi è un detto che dice “non si da niente per niente”, questa è la filosofia di questo mondo. Ma il Signore dichiara esattamente l’opposto. Egli invita colui che è assetato ad andare alle acque e coloro che non hanno denari, sono invitati a comperare “senza prezzo, vino, latte”. Infatti il Signore rivolge una domanda molto importante “Perchè spendete danari in ciò che non è pane, e la vostra fatica in ciò che non può saziare?”.

 La chiesa di Laodicea si affaticava per cose che realmente non saziavano, si affaticava inutilmente. Ecco perché nella sua stoltezza pensava di essere ricca, ma in realtà era miserabile e povera. Essa è invitata a comperare – dell’oro – dal Signore, sicuramente non l’oro fisico.

 Il salmista poteva dire riguardo alla Parola del Signore Salmi 119:72 La Legge della tua bocca mi è migliore Che le migliaia d’oro e d’argento…Salmi 119:127 Perciò io amo i tuoi comandamenti più che oro; Anzi più che oro finissimo. Salmi 119:128 Perciò approvo, come diritti, tutti i tuoi comandamenti intorno ad ogni cosa; Ed odio ogni sentiero di menzogna. Salmi 119:129 Le tue testimonianze sono cose meravigliose; Perciò l’anima mia le ha guardate”. Il salmista compie una stupenda valutazione nei riguardi della Parola del Signore. Essa è più preziosa di “migliaia di monete d’oro e d’argento”, i Suoi comandamenti sono più preziosi dell’oro finissimo.

 Nel riguardare a questa Parola, ai comandamenti del Signore, il salmista può dire che odia “ogni sentiero di menzogna”, ovvero che il peccato era una realtà disgustosa per lui. Così non era per Laodicea, ecco perché ha bisogno dell’ “oro” del Signore. Nel Sl 19:9-10 è scritto Salmi 19:9 Il timore del Signore è puro, e dimora in eterno; I giudicii del Signore sono verità, tutti quanti sono giusti; Salmi 19:10 Sono più desiderabili che oro, anzi più che gran quantità d’oro finissimo; E più dolci che miele, anzi che quello che stilla da’ favi”. In questo brano troviamo descritti i giudizi del Signore i quali anch’essi, facendo parte della Sua Parola, sono più desiderabili dell’oro, di gran quantità di oro finissimo.

 E’ assolutamente necessario quando ci si trova in uno stato di tiepidezza spirituale, tornare immediatamente alla Parola del Signore, a quella che è la voce del Signore. E che cosa insegna la Parola di Dio intorno al sacrificio di Cristo? Come ci si può arricchire grazie a Lui? Paolo dirà 2Corinzi 8:9 Perciocchè voi sapete la grazia del Signor nostro Gesù Cristo, come, essendo ricco, si è fatto povero per voi; acciocchè voi arricchiste per la sua povertà”. Questa è la nostra ricchezza e questa era la ricchezza di cui era priva Laodicea.

 Essa era un “candelabro spento” , era il candelabro dell’autosufficienza. Essa era priva di quella ricchezza che proviene da Cristo, da Colui che si è fatto povero, affinchè noi arricchissimo. Il secondo consiglio che troviamo in Ap 3:18 è quello di comperare delle – vesti bianche – e chiaramente questa è un’immagine della salvezza. Questo significa che la chiesa di Laodicea era priva di queste “vesti”.

 Questa chiesa addirittura teneva il Signore Gesù “fuori dalla porta”. Paolo dirà in Cl 3:5-10 Colossesi 3:5 Mortificate dunque le vostre membra che sono sopra la terra; fornicazione, immondizia, lussuria nefanda, mala concupiscenza, ed avarizia, che è idolatria. Colossesi 3:6 Per le quali cose viene l’ira di Dio sopra i figliuoli della disubbidienza. Colossesi 3:7 Nelle quali già camminaste ancor voi, quando vivevate in esse. Colossesi 3:8 Ma ora deponete ancora voi tutte queste cose: ira, cruccio, malizia, e fuor della vostra bocca maldicenza, e parlar disonesto. Colossesi 3:9 Non mentite gli uni agli altri, avendo spogliato l’uomo vecchio coi suoi atti; Colossesi 3:10 e vestito il nuovo, che si rinnova a conoscenza, secondo l’immagine di colui che l’ ha creato”. L’apostolo esorta, in questo brano, a mortificare letteralmente tutti quei comportamenti che hanno a che fare con le opere della carne: immondizia, concupiscenza, avarizia, fornicazione e via dicendo.

 Nello stesso tempo, Paolo esorta a “non mentire gli uni agli altri”, perché? Perché ci siamo spogliati dell’ “uomo vecchio”, per vestirci del nuovo “che si rinnova a conoscenza di Colui che lo ha creato”. Quando ci siamo convertiti a Cristo, dobbiamo ricordarci ciò che è accaduto. Siamo divenuti delle nuove creature, per cui “le cose vecchie sono passate, ecco sono diventate nuove”.

 In Ap 7:9-10 leggiamo a proposito di quella moltitudine che viene dalla grande tribolazione Apocalisse 7:9 DOPO queste cose, io vidi, ed ecco una turba grande, la qual niuno poteva annoverare, di tutte le nazioni, e tribù, e popoli, e lingue, i quali stavano in piè davanti al trono, e davanti all’Agnello, vestiti di stole bianche, ed avevano delle palme nelle mani. Apocalisse 7:10 E gridavano con gran voce, dicendo: La salute appartiene all’Iddio nostro, il quale siede sopra il trono, ed all’Agnello”. Questa “turba grande” ha una caratteristica ben definita: è vestita di vesti bianche. Essi sono stati lavati e purificati dal sangue dell’Agnello. Perciò possono ridare a grande voce “La salvezza appartiene all’Iddio nostro, il Quale siede sopra il trono e all’Agnello”.

 La chiesa di Laodice ha assolutamente necessità di vestirsi di queste “vesti”. Il terzo consiglio di Ap 3:18 è di comperare – del collirio per ungerti gli occhi –. Questa chiesa aveva gli occhi spirituali ottenebrati, era cieca. Come quei farisei che vengono definiti dal Signore Gesù “guide cieche di ciechi”.

 Anche i Farisei si compiacevano di loro stessi, pensando di non avere bisogno di niente. Essi si vantavano perché avevano la “legge di Mosè”, ma calpestavano il cuore della legge stessa. Come dirà il Signore Gesù a Nicodemo; è necessario nascere di nuovo. Ma per il credente, per colui che è già nato di nuovo è assolutamente necessario confidare sempre nel Signore Efesini 1:17 Acciocchè l’Iddio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza, e di rivelazione, per la conoscenza d’esso. Efesini 1:18 Ed illumini gli occhi della mente vostra, acciocchè sappiate quale è la speranza della sua vocazione, e quali sono le ricchezze della gloria della sua eredità, nè luoghi santi”.

 Sappiamo che in noi dimora permanentemente lo Spirito Santo. E’ proprio Lui che ci guida, ci conduce, ci illumina gli occhi affinchè possiamo conoscere sempre di più il Signore Gesù. La chiesa di Laodicea aveva proprio bisogno di questa conoscenza personale nei riguardi della Persona gloriosa e ineffabile di Cristo. Fino a che il Signore Gesù sta fuori dalla “porta”, vi è solo confusione e tenebre.

5. Un principio biblico fondamentale. Quale è questo principio biblico? E’ ben descritto in Ap 3:19 Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo; sii dunque zelante e ravvediti –. In questo brano troviamo due termini molto importanti in greco elegcho e paideuo. Il primo è un termine forte che significa “riprendere severamente” e il secondo ha il significato di “correggere, castigare”.

 Laodicea doveva assolutamente ravvedersi del suo peccato, della sua tiepidezza, perché il Signore è pronto a usare la “verga” del castigo. Ma in tutta la Scrittura possiamo osservare questo principio: Iddio è pronto a castigare ma sempre per uno scopo terapeutico. Egli opera in questo modo addirittura anche verso l’incredulo, affinchè egli possa giungere a ravvedimento.

 In Gr 30:10-11 leggiamo Geremia 30:10 Tu dunque, o Giacobbe, mio servitore, non temere, dice il Signore; e non spaventarti, o Israele; perciocchè, ecco, io ti salverò di lontano paese, e la tua progenie dal paese della sua cattività; e Giacobbe ritornerà, e sarà in riposo, e tranquillità; e non vi sarà alcuno che lo spaventi. Geremia 30:11 Perciocchè io sono teco, dice il Signore, per salvarti; e farò una finale esecuzione sopra tutte le genti, dove ti avrò disperso; ma sopra te non farò una finale esecuzione; anzi ti castigherò moderatamente; ma pur non ti lascerò del tutto impunito”. Israele aveva peccato nei confronti del Signore, aveva offeso la Sua Santità, eppure Iddio è pronto a intervenire per salvarlo da quel paese in cui era in cattività per riportarlo nella sua terra dove avrebbe vissuto in sicurezza e riposo.

 Sappiamo che questo accadrà pienamente quando Israele si convertirà al Signore Gesù, e sarà luce delle nazioni, nel Millennio. Ma in questo brano troviamo altresì scritto che il Signore, verso Israele, adopererà la verga del castigo “ma moderatamente”. Perché questo? Il Signore deve castigare perché il peccato “non può restare impunito”, ma castiga moderatamente, perché Egli è il Dio d’amore.

 Ecco lo scopo terapeutico e questo dovrebbe essere un grande insegnamento per tutti i genitori. Un giorno Elifaz, disse a Giobbe Giobbe 5:17 Ecco, beato è l’uomo, il quale Iddio castiga; E però non disdegnar la correzione dell’Onnipotente. Giobbe 5:18 Perciocchè egli è quel che manda la doglia e altresì la fascia; Egli è quel che fa la piaga, e le sue mani altresì guariscono”. E’ vero che Elifaz, come Bildad e Sofar avevano completamente sbagliato a valutare la situazione in cui si trovava Giobbe, eppure in questo brano esplica una grande verità: quell’uomo che è disciplinato e castigato dal Signore è beato.

 Perché solo tramite la Sua disciplina possiamo tornare sui “sentieri antichi”. Infatti Egli è Colui che manda il dolore, ma è altresì Colui che lo fascia. E l’autore alla lettera agli Ebrei affermerà Ebrei 12:5 Ed avete dimenticata l’esortazione, che vi parla come a figliuoli: Figliuol mio, non far poca stima del castigamento del Signore, e non perdere animo, quando tu sei da lui ripreso. Ebrei 12:6 Perciocchè il Signore castiga chi egli ama, e flagella ogni figliuolo ch’egli gradisce. Ebrei 12:7 Se voi sostenete il castigamento, Iddio si presenta a voi come a figliuoli; perciocchè, quale è il figliuolo, che il padre non castighi? Ebrei 12:8 Che se siete senza castigamento, del qual tutti hanno avuta la parte loro, voi siete dunque bastardi, e non figliuoli”. E’ un brano molto importante che non dobbiamo mai ignorare. Quando siamo castigati dal Signore, non dobbiamo scoraggiarci o perderci d’animo. Infatti questa è una chiara dimostrazione dell’amore del Signore.

 Addirittura l’autore afferma che se non vi fosse il castigo da parte del Signore, noi saremmo come dei “bastardi”. Essere figli di Dio comporta anche questo. Ma quando siamo castigati e disciplinati dal Signore, possiamo sempre considerarci dei beati. Perciò, ringrazieremo il Signore anche per questo.

6. Io sto alla porta e picchio… Questa è l’esclamazione del Signore Gesù che troviamo in Ap 3:20 Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me –. Quale amore il Signore Gesù manifesta continuamente.

 Nonostante il Signore Gesù non fosse certamente al centro di questa chiesa, nonostante la tiepidezza e l’autosufficienza ostentata dai laodicesi, Egli prende l’iniziativa e con amore afferma – Io sto alla porta e picchio –. Il Signore Gesù poteva dire in Mt 7:7-8 Matteo 7:7 Chiedete, e vi sarà dato; cercate, e troverete; picchiate, e vi sarà aperto. Matteo 7:8 Perciocchè, chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e sarà aperto a chi picchia”. In questo brano la situazione è capovolta.

 Non è il Signore Gesù che cerca o picchia alla porta, ma l’uomo che cerca e che bussa. Quando vi è questa disponibilità di cuore, sicuramente non tarderanno le benedizioni. Infatti “chi cerca, trova e sarà aperto a chi bussa”. Ma dobbiamo sempre tenere presente che è il Signore a prendere l’iniziativa. Infatti, è Lui che ci ha cercati per il primo. Ebbene cosa accadrà a colui che aprirà la porta?

 Il Signore Gesù rivolge una solenne promessa – Io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con Me –. Da ricordare che nell’Antico Oriente, il banchetto rappresentava il momento più solenne della comunione. Con questa espressione, il Signore Gesù vuole sottolineare proprio una comunione unica. In Gv 14:23-24 è scritto Giovanni 14:23 Se alcuno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio l’amerà; e noi verremo a lui, e faremo dimora presso lui. Giovanni 14:24 Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite, non è mia, ma del Padre che mi ha mandato”. Ogni figlio di Dio è caratterizzato da questa meravigliosa dimora sia del Padre che del Figlio, nonché dello Spirito.

 E’ impossibile da realizzare questo grande insegnamento, non si può capire e comprendere, ma ogni credente è tempio di Dio e dello Spirito Santo, nel figlio di Dio dimora sia il Padre che il Figlio. Una chiara dimostrazione di amore nei Suoi confronti è sicuramente l’osservanza e l’ubbidienza alla Sua Parola.

 E’ caratterizzato da questa dimora solo colui che è ha realizzato personalmente, queste parole del Signore Gesù Giovanni 10:9 Io sono la porta; se alcuno entra per me, sarà salvato, ed entrerà, ed uscirà, e troverà pastura. Giovanni 10:10 Il ladro non viene se non per rubare, ed ammazzare, e distrugger le pecore; ma io sono venuto acciocchè abbiano vita, ed abbondino. Giovanni 10:11 Io sono il buon pastore; il buon pastore mette la sua vita per le pecore”. La Chiesa romana, indica Maria come la “Porta del cielo”, ma la Scrittura ne indica una sola. Solo il Signore Gesù può dire “Io sono la porta” e solo chi entra per questa “porta” è salvato. Egli è veramente il nostro “buon Pastore” che ha dato la Sua vita per ciascuno di noi.

7. La promessa. Come in ogni lettera, anche in questa, nonostante la situazione della chiesa di Laodicea sia davvero disastrosa, vi è una meravigliosa promessa Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono –. Questa promessa parla proprio della grande autorità che acquisiscono tutti coloro che “vincono” nel Signore Gesù.

 Del Figlio di Dio è detto in Eb 1:1-3 Ebrei 1:1 AVENDO Iddio variamente, ed in molte maniere, parlato già anticamente ai padri, nei profeti, in questi ultimi giorni, ha parlato a noi nel suo Figliuolo, Ebrei 1:2 il quale egli ha costituito erede d’ogni cosa; per lo quale ancora ha fatti i secoli. Ebrei 1:3 Il quale, essendo lo splendore della gloria, e l’impronta della sussistenza d’esso; e portando tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto per sè stesso il purgamento dei nostri peccati, si è posto a sedere alla destra della Maestà, ne’ luoghi altissimi”. Sappiamo che la Scrittura è una rivelazione progressiva e nell’Antico Testamento, il Signore ha parlato in diversi modi e maniere (visioni, sogni, rivelazioni dirette ecc..).

 Ma al compimento dei tempi, il Padre ha parlato per mezzo del Figlio, di Colui che è “erede di ogni cosa…lo splendore della Sua gloria…l’impronta della sussistenza di Lui”, Colui che si è posto a sedere alla destra (posizione di privilegio) del Padre. Questo “sedersi alla destra”, parla proprio dell’autorità del Figlio. Ma che cosa accade per tutti coloro che pongono fede nella Persona del Signore Gesù?

 Come dice Paolo Efesini 2:4 Ma Iddio, che è ricco in misericordia, per la sua molta carità, della quale ci ha amati; Efesini 2:5 eziandio mentre eravamo morti ne’ falli, ci ha vivificati in Cristo voi siete salvati per grazia; Efesini 2:6 e ci ha risuscitati con lui, e con lui ci ha fatti sedere ne’ luoghi celesti, in Cristo Gesù”. Ogni figlio di Dio, sebbene ogni passato sia differente l’uno dall’altro, può affermare che era “morto nei suoi falli e peccati”.

 Ma il Signore che è ricco in misericordia ci ha vivificati in Cristo e, sebbene ancora non possiamo realizzare pienamente questo , “ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo”. Ci voltolavamo nel fango, ma il Signore ci ha innalzati a tal punto da farci sedere su dei troni. Paolo ricorderà in Cl 3:1-4 Colossesi 3:1 SE dunque voi siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di sopra, dove Cristo è a sedere alla destra di Dio. Colossesi 3:2 Pensate alle cose di sopra, non a quelle che sono sopra la terra. Colossesi 3:3 Perciocchè voi siete morti, e la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio. Colossesi 3:4 Quando Cristo, che è la vita vostra, apparirà, allora ancor voi apparirete con lui in gloria”.

 L’apostolo Paolo, in questo brano, sottolinea un’importante esortazione: cercare le cose di sopra “dove Cristo è a sedere alla destra di Dio”. Il nostro occhio non deve concentrarsi su ciò che è terreno e passeggero, ma su ciò che è eterno, perché ciò che ci attende, anche se già da ora possiamo pregustare tutto questo per fede, è la gloria.

 Infatti quando Cristo apparirà “anche noi appariremo con Lui in gloria”. Giungerà il tempo in cui il Signore Gesù tornerà in gloria, accompagnata da tutti i Suoi santi. Ecco perché dobbiamo fissare il nostro sguardo su di Lui, come è scritto in Eb 12:1-2 Ebrei 12:1 PERCIÒ, ancor noi, avendo intorno a noi un cotanto nuvolo di testimoni, deposto ogni fascio, e il peccato che è atto a darci impaccio, corriamo con perseveranza il palio propostoci, Ebrei 12:2 riguardando a Gesù, capo, e compitore della fede; il quale, per la letizia che gli era posta innanzi, sofferse la croce, avendo sprezzato il vituperio; e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio”.

 Abbiamo un traguardo da raggiungere, perciò siamo chiamati a correre speditamente, con lo sguardo rivolto al Signore Gesù, Colui che “si è fatto ubbidiente fino alla morte della croce”, ma che si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. A Lui deve essere rivolto “lo stesso onore che si rende al Padre”. Egli è degno di ogni lode e adorazione.

Con la lettera di Laodicea si conclude la seconda sezione dell’Apocalisse costituita dalle – cose che sono –. La mia preghiera è che ciascuno di noi possa riflettere sulla propria condizione, sul proprio stato dinanzi al Padre e al Signore Gesù e sulle condizioni delle chiese locali di cui facciamo parte. Abbiamo forse perso – il primo amore –? Tolleriamo forse la – dottrina dei Nicolaiti –, cioè falsi insegnamenti che non hanno nulla a che vedere con la sana dottrina della Parola di Dio? Si vive forse nell’apparenza – avendo fama di vivere, ma si è morti? –. Si vive forse nella tiepidezza, non essendo – né freddo, né fervente –? Oppure siamo dei figli di Dio coscienti della propria – poca forza –, ma che rimane attaccato al Signore? Ognuno di noi conosce personalmente e intimamente la risposta a queste domande.

—————–o0o—————-

La nostra, quella della Resiliena Cattolica, non è una Chiesa da Salotto, eppure i primi giorni l’ha demolita. Ora pare esaltare un’altra chiesa…

-o0o-

“Chiesa non sia troppo tranquilla”

foto Ansa

11:09 – Papa Francesco torna a scuotere la Chiesa. Il pontefice, durante la messa a Santa Marta, ha lanciato il suo no ai “cristiani da salotto”, “educati, ma senza fervore apostolico”. Dopodiché ha invitato a chiedere allo Spirito Santo “che ci dia la grazia di dare fastidio alle cose che sono troppo tranquille nella Chiesa; la grazia di andare avanti verso le periferie esistenziali”.

-o0o-

Papa Francesco sulla crisi mondiale:
«La precarietà ha conseguenze funeste»

Le parole del pontefice sulla crisi: le leggi di mercato «tirannia invisibile». E ai fedeli: «No ai cristiani da salotto»

Papa Francesco (Laruffa)Papa Francesco (Laruffa)

«La maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste». È il primo grande intervento personale di Papa Bergoglio sulla crisi economica mondiale che pronuncia in occasione della presentazione delle lettere credenziali degli ambasciatori di Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Lussemburgo e, Botswana presso la Santa Sede. Papa Francesco ha sottolineato che «alcune patologie aumentano, con le loro conseguenze psicologiche, la paura e la disperazione prendono i cuori di numerose persone, anche nei paesi cosiddetti ricchi; la gioia di vivere va diminuendo; l’indecenza e la violenza sono in aumento; la povertá diventa più evidente. Si deve lottare per vivere, e spesso per vivere in modo non dignitoso».

LA CRITICA ALLA SPECULAZIONE FINANZIARIA – Il «denaro» è diventato un «idolo» e le «ideologie promuovono la autonomia assoluta dei mercati e speculazione finanziaria». E Bergoglio è ancora più chiaro: c’è una «tirannia invisibile, a volte virtuale» delle leggi del mercato. Nell’attuale crisi economica, dice il Papa, «il reddito di una minoranza cresce in maniera esponenziale» mentre «quello della maggioranza si indebolisce». «Oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare – ha continuato -. È una deriva che si riscontra a livello individuale e sociale e che viene favorita». Papa Francesco ha parlato anche della «corruzione tentacolare che ha assunto dimensioni mondiali» e di «un’evasione fiscale egoista». E ha concluso con un invito alla solidarietà: «Il Papa ama tutti, ricchi e poveri ma ha il dovere, in nome di Cristo, di ricordare al ricco che deve aiutare il povero, rispettarlo, promuoverlo».

«NO AI CRISTIANI DA SALOTTO» – In mattinata il pontefice, durante la messa a Santa Marta, si era scagliato invece contro i «cristiani da salotto», «educati», ma senza «fervore apostolico». Papa Francesco ha poi invitato i fedeli a chiedere allo Spirito Santo «che ci dia la grazia di dare fastidio alle cose che sono troppo tranquille nella Chiesa; la grazia di andare avanti verso le periferie esistenziali». Nella sua riflessione sulle letturedi giovedì papa Francesco ha inoltre dipinto san Paolo come un uomo capace di dare fastidio, e ha commentato scherzosamente il fatto che Gesù si sia interessato alla diocesi di Roma fin dall’inizio. Di cristiani con zelo apostolico, ha detto il Pontefice secondo gli stralci dell’omelia pubblicati dalla Radiovaticana, la Chiesa «ha tanto bisogno», «non soltanto in terra lontana, nelle chiese giovani, nei popoli che ancora non conoscono Gesù Cristo, ma qui in città, in città proprio, hanno bisogno di questo annuncio di Gesù Cristo. Dunque chiediamo allo Spirito Santo questa grazia dello zelo apostolico, cristiani con zelo apostolico. E se diamo fastidio, benedetto sia il Signore. Avanti, come dice il Signore a Paolo: “‘Coraggio”».

IL TWEET – «Non possiamo essere cristiani part-time. Cerchiamo di vivere la nostra fede in ogni momento, ogni giorno» ha twittato infine Papa Francesco sul suo account Pontifex.

Redazione Online16 maggio 2013 | 12:57

-o0o-

giovedì 16 maggio 2013

La Chiesa ha tanto bisogno del fervore apostolico che ci spinge avanti nell’annuncio di Gesù. E’ quanto sottolineato, stamani, da Papa Francesco nella Messa alla Casa Santa Marta. Il Papa ha inoltre messo in guardia dall’essere “cristiani da salotto” senza il coraggio anche di “dare fastidio alle cose troppo tranquille”. Alla Messa, concelebrata con il cardinale Peter Turkson e mons. Mario Toso, presidente e segretario di “Giustizia e Pace”, ha preso parte un gruppo di dipendenti del dicastero e della Radio Vaticana.

Tutta la vita di Paolo è stata “una battaglia campale”, una “vita con tante prove”. Papa Francesco ha incentrato la sua omelia sull’Apostolo delle Genti, che, ha detto, passa la sua vita di “persecuzione in persecuzione”, ma non si scoraggia. Il destino di Paolo, ha sottolineato, “è un destino con tante croci, ma lui va avanti; lui guarda il Signore e va avanti”:

“Paolo dà fastidio: è un uomo che con la sua predica, con il suo lavoro, con il suo atteggiamento dà fastidio, perché proprio annunzia Gesù Cristo e l’annunzio di Gesù Cristo alle nostre comodità, tante volte alle nostre strutture comode – anche cristiane, no? – dà fastidio. Il Signore sempre vuole che noi andiamo più avanti, più avanti, più avanti… Che noi non ci rifugiamo in una vita tranquilla o nelle strutture caduche, queste cose, no? Il Signore… E Paolo, predicando il Signore, dava fastidio. Ma lui andava avanti, perché lui aveva in sé quell’atteggiamento tanto cristiano che è lo zelo apostolico. Aveva proprio il fervore apostolico. Non era un uomo di compromesso. No! La verità: avanti! L’annunzio di Gesù Cristo: avanti!”

Certo, ha osservato Papa Francesco, San Paolo era un “uomo focoso”. Ma qui non si tratta solo del suo temperamento. E’ il Signore che “si immischia in questo”, in questa battaglia campale. Anzi, ha continuato, è proprio il Signore che lo spinge “ad andare avanti”, a dare testimonianza anche a Roma:

“Fra parentesi, a me piace che il Signore si preoccupi di questa diocesi, fin da quel tempo… Siamo privilegiati! E Lo zelo apostolico non è un entusiasmo per avere il potere, per avere qualcosa. E’ qualcosa che viene da dentro, che lo stesso Signore lo vuole da noi: cristiano con zelo apostolico. E da dove viene questo zelo apostolico? Viene dalla conoscenza di Gesù Cristo. Paolo ha trovato Gesù Cristo, ha incontrato Gesù Cristo, ma non con una conoscenza intellettuale, scientifica – quello è importante, perché ci aiuta – ma con quella conoscenza prima, quella del cuore, dell’incontro personale”.

Ecco cosa spinge Paolo ad andare avanti, “ad annunziare Gesù sempre”. E ha aggiunto: “E’ sempre nei guai, ma nei guai non per i guai, ma per Gesù”, annunciando Gesù “le conseguenze sono queste”. Il fervore apostolico, ha sottolineato, si capisce solo “in un’atmosfera d’amore”. Lo zelo apostolico, ha detto ancora, “ha qualcosa di pazzia, ma di pazzia spirituale, di sana pazzia”. E Paolo “aveva questa sana pazzia”. Il Papa ha dunque invitato tutti i fedeli a chiedere allo Spirito Santo che faccia crescere in noi lo zelo apostolico che non deve appartenere solo ai missionari. D’altro canto, ha avvertito, anche nella Chiesa ci sono “cristiani tiepidi”, che “non sentono di andare avanti”:

“Anche ci sono i cristiani da salotto, no? Quelli educati, tutto bene, ma non sanno fare figli alla Chiesa con l’annunzio e il fervore apostolico. Oggi possiamo chiedere allo Spirito Santo che ci dia questo fervore apostolico a tutti noi, anche ci dia la grazia di dare fastidio alle cose che sono troppo tranquille nella Chiesa; la grazia di andare avanti verso le periferie esistenziali. Tanto bisogno ha la Chiesa di questo! Non soltanto in terra lontana, nelle chiese giovani, nei popoli che ancora non conoscono Gesù Cristo, ma qui in città, in città proprio, hanno bisogno di questo annuncio di Gesù Cristo. Dunque chiediamo allo Spirito Santo questa grazia dello zelo apostolico, cristiani con zelo apostolico. E se diamo fastidio, benedetto sia il Signore. Avanti, come dice il Signore a Paolo: ‘Coraggio’”!

————o0o————-

L’Esoterismo cristiano e le false devozioni

Cristianesimo esotericoOltre all’Esoterismo di tipo “classico” che introduce sempre verso una dimensione occulta e magica, esiste anche un Esoterismo cristiano, che può comunque condurre verso derive molto pericolose coloro che non sono ben radicati nella vera dottrina, o che avessero un Cristianesimo costruito più sulla ragione, la filosofia e la “gnosi”, che su un reale incontro con Cristo. Questo problema viene ulteriormente aggravato da un approccio di tipo intellettuale, devozionalistico ed esteriore che si sostituisce al solido radicamento nella dottrina della Chiesa. Tante persone si gettano purtroppo in interpretazioni personali della fede senza aver neppure letto il “Catechismo della Chiesa Cattolica”, che già di per sé sarebbe in grado di fugare la maggior parte dei dubbi.

Un piccolo accenno al movimento dello “Gnosticismo” (oggi tornato molto di moda), che deriva dalla parola greca gnósis (conoscenza). Una definizione piuttosto parziale del movimento basata sull’etimologia della parola può essere: “dottrina della salvezza tramite la conoscenza”. Mentre il il Cattolicesimo sostiene che l’anima raggiunge la salvezza dalla dannazione eterna per grazia mediante la fede (cfr. Ef 2,8); per lo Gnosticismo invece la salvezza dell’anima dipende da una forma di conoscenza superiore e illuminata (gnosi) dell’uomo, del mondo e dell’universo, frutto del vissuto personale e di un percorso di ricerca della verità. Gli gnostici erano “persone che sapevano”, e la loro conoscenza li costituiva in una classe di esseri superiori, il cui status presente e futuro era sostanzialmente diverso da quello di coloro che, per qualsiasi ragione, non sapevano.

Anche tra i cristiani ci sono purtroppo molte persone che si sono costruite una fede “su misura” e che sostengono verità o interpretazioni personali di fatti sui quali neppure la Chiesa sarebbe riuscita a fare luce. Si tratterebbe quindi di una presunta conoscenza o illuminazione divina che avrebbe investito loro in qualità di persone privilegiate, a differenza del semplice “popolino” di fedeli che difficilmente riuscirà a comprendere misteri così profondi e intricati. Ricorre il concetto che sta alla base della gnosi e dell’Esoterismo e cioè che possiamo salvarci soltanto con la comprensione di verità nascoste accessibili esclusivamente ad una elite di “illuminati”, concetto diametralmente opposto alla salvezza offerta da Cristo che è gratuita, semplice ed accessibile a tutti.
Queste presunte conoscenze riguarderebbero l’origine del male ed i successivi sviluppi nel mondo, la creazione dell’universo, il senso della vita e della sofferenza in una chiave prettamente fiabesca e semplicistica. Queste persone promuovono dottrine che sono alternative a quelle della Chiesa anche se nei loro discorsi ricorrono i nomi di Dio, Gesù, Maria e di alcuni Santi. Si costruiscono storie romanzate da integrare alla rivelazione biblica che, secondo loro, sarebbe insufficiente a spiegare molte cose.

Il tipo di presentazione che viene fatta del Cristianesimo in ottica esoterica, rappresenta, in realtà, una porta semiaperta verso il mondo della medianità e della Magia. E’ spesso prospettato un Cristianesimo alternativo a quello proposto dalla Chiesa Cattolica, la quale viene vista come il falsificatore del vero messaggio evangelico e della realtà più profonda trasmessaci.
I vari passi del Vangelo assumerebbero significati completamente diversi da quelli tradizionali, aumenterebbero i significati e le simbologie nascoste in ogni evento o parabola. Viene inoltre attribuito particolare valore a testi “alternativi” basati su concezioni gnostiche che la Chiesa avrebbe nascosto nei secoli. Accanto ai più datati Vangeli Apocrifi vediamo perciò apparire libri come “Il Vangelo di Maria”, “Il Vangelo di Gesù”, “Il Vangelo di Giuda”, “Il Vangelo di Tommaso”, “Il Vangelo dei Dodici Santi”, “La vita sconosciuta di Gesù Cristo”, ecc. Un vero e proprio miscuglio di fantasie, mistificazioni e concezioni veramente ridicole che spesso si basano sul “dualismo” che sta alla base del credo gnostico.

Coloro che sondano i meandri gnostici ed esoterici, si vantano di scoprire la realtà “vera”, non quella “manipolata dal clero”, per trovare, infine, che tutte le religioni sono uguali, hanno una comune origine, e la loro inconciliabilità è solo apparente.
Questo pensiero è tipico anche di coloro che hanno una mente governata dalla medianità. La persona così condizionata impara lentamente (e spesso impercettibilmente) ad odiare la Chiesa e seguire una strada “propria”.

Come ci ricorda invece il Concilio Vaticano II in “Gaudium et spes”, siamo sottoposti ad una battaglia continua:

“Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta che comincia fin dall’origine del mondo, destinata a durare, come dice il Signore, fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio”.

Negli ultimi anni questa lotta si è fatta più aspra, soprattutto grazie alla “Teosofia” e più tardi alla “Antroposofia”. In molti movimenti esoterici di stampo cristiano emerge la figura di Gesù Cristo, ma viene del tutto alterata fino a paragonarlo, talvolta, allo stesso Lucifero.
Vengono poi tirati in ballo alcuni temi ricorrenti tra cui il “Santo Graal” o pseudo ordini templari, alimentando al contempo storie romanzate e spingendo i curiosi ad una ricerca personale per capire chi sia realmente Gesù Cristo, se sia morto in croce e risuscitato, oppure se abbia optato per la fuga ed una comune vita familiare con moglie e figli…
Altri di questi scritti esoterici sostengono che “il Divin Maestro Gesù” frequentasse sette esoteriche o che si fosse rifugiato in India per diventare uno stimato guru…

Tra i moltissimi testi di stampo esoterico in cui ricorrono fantasie di questo tipo troviamo: “Evoluzione divina dagli antichi ai nuovi misteri” di Edouard Schuré, “Il misticismo dell’insegnamento cristiano” in “Occidente segreto: introduzione alle dottrine Segrete” a cura di Jay Kinney, fino ad arrivare ai più apparentemente innocui romanzi quali: “Tutte le colpe della Chiesa” di Ken Follet, “Il Codice da Vinci” di Dan Brown, ecc.

Il succo di tutte queste dottrine esoteriche riduce il Cristianesimo ad una miscela di Gnosticismo e avversione alla Chiesa Cattolica, da cui proverrebbero tutti i mali e le menzogne. Lo stesso Gesù Cristo non sarebbe Dio in quanto non più morto in croce e risorto, ma sarebbe fuggito, magari con qualche amante, per fare la sua bella vita di “maestro illuminato”.
Ci sarebbe da piangere per la semplicità con cui tanti presunti cristiani si lasciano convincere da favole di questo tipo…

Appendice: Le false devozioni

Come appendice a questa sezione che illustra gli inganni che si celano dietro alla false dottrine di stampo gnostico ed esoterico, può essere utile elencare anche alcune abitudini, non necessariamente legate a quanto esposto sopra, ma comunque molto diffuse, che deviano in modo più o meno marcato dal Cristianesimo genuino che ci ha trasmesso Cristo e la sua Chiesa.

Offese al SantoIniziamo dalle feste patronali, molto diffuse in Italia ma anche in altri paesi, che se non vissute nella semplicità della vera fede, possono trasformarsi in veri e propri rituali pagani che nulla hanno a che vedere con il sano culto del proprio Santo. Il rischio di scivolare dalla vera devozione ad una pratica prettamente umana, spesso decisamente deviata, è molto alto. In alcuni casi si assiste anche a rituali molto cruenti come flagellazioni pubbliche, crocifissioni, manipolazioni di serpenti velenosi, ecc.

Esistono anche altre forme di devozione in cui il ricorso al nome del Santo viene strumentalizzato per conferire credibilità alla pratica stessa. E’ il caso delle molto diffuse “catene di Sant’Antonio” o “catene di Santa Rita” che circolano da tempo in dose massiccia per posta elettronica e che riguardano i più svariati soggetti. Iniziano sempre con qualche introduzione commovente e toccante e finiscono per persuadere a spedirle a tutti i conoscenti. Lo scopo sarebbe quello di attirare su di se la fortuna con la minaccia che, se ciò non venisse fatto, si rivolgerebbero contro di noi ogni sorta di sciagure e sfortune. Inoltrare ad altre persone queste catene significa cadere nella superstizione e farci cadere molti altri.

Piuttosto diffuso è anche il cosiddetto “dolce di Padre Pio” la cui ricetta di preparazione costituisce un vero e proprio rituale di Magia, scandito da procedure da seguire, numeri e tempi da rispettare, desideri da esprimere. In questo infame modo viene oltraggiato il nome di San Pio e tutta la sua figura.

Se si pretende di conciliare la vera fede con queste misere pratiche superstiziose si sbaglia di grosso. Dio non gradisce tali forme di deviazione, e lo stesso Santo in oggetto risulta profondamente ferito ed oltraggiato da simili abitudini.

Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. (Ap. 3,15-16).

———–o0o———–

Dal sito di Don Paolo Spoladore

Vangelo di Luca 11,29-32

In quel tempo, 29 mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. 30 Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
31
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
32
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Quattro

Quattro sono le caratteristiche con cui Gesù descrive questa generazione umana. Quattro caratteristiche che descrivono l’essenza, l’anima, l’intelligenza, la peculiarità, il cuore di questa generazione, rivelano le assolutizzazioni intellettuali pretestuose di questa generazione, svelano anche quale sarà la risposta della vita a questa generazione e il futuro e il destino che questa generazione si costruirà con le proprie mani, scelte e pensieri. Ecco le quattro caratteristiche di questa generazione umana secondo Gesù.
È una generazione malvagia, generazione che cerca un segno, generazione a cui non sarà dato alcun segno, generazione che, quando le sarà dato un segno, avrà il segno di Giona.
È una generazione malvagia. Nella terminologia evangelica, cioè nella visione di Gesù, il malvagio è colui che non rispetta nessuna forma di giustizia, che non esercita nessuna forma di misericordia e che non vive in alcuna dimensione esistenziale la fedeltà. La malvagità di questa generazione deriva dal fatto che questa generazione usa il dono dell’intelligenza per pensare male di Dio, per sottomettere, dominare, violentare e saccheggiare.
È una generazione che, per credere in qualcuno o qualcosa, cerca un segno, vuole un segno, insegue prove e desidera assicurazioni associative. Una parte di questa generazione è talmente drogata dal culto dell’immagine e ipnotizzata dagli effetti speciali, da cercare un segno per noia, per inerzia, per il gusto della novità, della spettacolarità. Un’altra parte di questa generazione cerca un segno non potendo in alcun modo rinunciare alla propria anima agnostica, e così, per convincersi di qualcosa e per capire qualcosa, è costretta a sbandierare una pretestuosa necessità intellettuale di razionalità scientifica e di prove inconfutabili. In realtà è una generazione che non crede in nulla e in nessuno per partito preso, ragiona per pregiudizi, argomenta per convenzioni, usa l’intelligenza per negare l’evidenza e genera subculture dal pensiero debole, quanto inesistente. È una generazione alla quale non sarà dato alcun segno. Perché? Non per una questione di meriti o demeriti ma perché è una generazione che non ha cercato e non cerca mai con amore e per amore, non ha investito nella pace, nell’armonia, non ha bussato alla porta della sapienza ma, in modo evidentissimo, ha preferito affidare il proprio destino ai re e ai potenti della terra, piuttosto che alla regalità del proprio spirito e della propria intelligenza. Ha preferito affidare la propria vita, dignità, evoluzione agli uomini piuttosto che a Dio.
È una generazione cui non sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Ma cosa significa il segno di Giona? Qual è il segno che Giona ha portato alla sua generazione? È il segno che, se non viene ascoltato, annuncia una soluzione evolutiva con l’energia della distruzione e dell’annullamento. La città di Ninive, cui si rivolge Giona, è una città immensamente grande, è la città che rappresenta un modo di vivere con la morte nel cuore, un modo di vivere lontano da Dio e dall’uomo, un mondo di ingiustizia, sopraffazione, miseria, schiavitù, ignoranza. Ninive è la città dove il Signore manda Giona con un compito ben preciso: in essa proclama che la loro malvagità è salita fino a me. Il compito di Giona non è condannare, giudicare, odiare, distruggere la città, ma percorrerla in tutta la sua lunghezza – lunghezza pari a un giorno di cammino – per aiutarla a ritrovare se stessa, la via della vita, il vero senso delle cose. Il segno di Giona è un segno che non preannuncia distruzione e annientamento, ma è l’invito a Ninive di un cambiamento radicale, di profonda metànoia, di splendida evoluzione. Giona è il segno che Dio offre a Ninive, non perché vuole la sua distruzione e annientamento, ma perché Ninive possa ritrovare la via della luce e della pace. Ma se Ninive non accetterà l’ispirazione di Giona, sarà distrutta e annientata. Il segno di Giona non è una minaccia per Ninive, ma è come se fosse l’ultima sveglia prima del possibile risveglio. Il segno di Giona è lo stesso segno che Gesù è venuto a portare non a Ninive ma a tutta l’umanità di questa generazione. Gesù non è venuto ad annunciare la distruzione dell’umanità ma a ispirare una splendida e radiosa evoluzione. Ora, se l’umanità di questa generazione non avrà cura per la propria evoluzione, non le sarà concesso altro segno dopo Gesù, non le sarà concesso altro tempo, e sarà distrutta e annientata sotto il peso dell’energia di morte cui si è venduta e data con tanta passione e dedizione.
La conclusione di Gesù, rispetto alla risposta di questa generazione alla sua ispirazione, non è per nulla esaltante, lui afferma infatti: nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona.

Annunci