Pubblicato in data 29/mar/2011

Riflessioni sul Motu Proprio Summorum Pontificum
(dal sito http://www.casasanpiox.it )

Il 7 luglio 2007, Benedetto XVI ha reso pubblica la lettera apostolica motu proprio data, Summorum Pontificum cura sull’uso del messale romano, preceduta da una lettera ai vescovi di tutto il mondo per presentare questo documento.
Quei cattolici che, da sempre, si sono opposti alla riforma liturgica conciliare non possono restare indifferenti ad un simile documento che, pur non venendo dalla Chiesa avrà certamente importanti ripercussioni per la vita della Chiesa.
Per poterne dare un’adeguata valutazione, è però indispensabile ritornare alle origini di tutta la controversia concernente l’uso del messale e del rituale romano e, più in generale, la riforma liturgica.

Il Concilio Vaticano II e la riforma liturgica

Infatti, la riforma liturgica culminata nel 1969 con un nuovo messale, pur andando oltre la lettera della costituzione conciliare Sacrosantum Concilium, è stata applicata e voluta sotto l’ordine ed il controllo di Paolo VI, per esprimere anche in campo liturgico, con una nuova “lex orandi”, la nuova “lex credendi” dell’ecclesiologia conciliare fondata sull’ecumenismo ed il dialogo interreligioso e, genericamente, il nuovo rapporto tra la Chiesa ed il mondo contemporaneo (si vedano in particolare i documenti conciliari Lumen gentium, Unitatis redintegratio, Orientalium ecclesiarum, Dignitatis humanae personae, Nostra Aetate, Gaudium et spes).
La riforma liturgica, quindi, non può essere dissociata dalla riforma dottrinale del Vaticano II. Non a caso, quasi contemporaneamente al Motu Proprio sulla liturgia, la S.C. per la Dottrina della Fede, in continuità con la Dominus Jesus ed il discorso ai cardinali del 22 dicembre 2005, ha pubblicato un altro documento (Risposta a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa) con il quale si tenta di dare un’interpretazione di Lumen Gentium n. 8 (il famoso passo secondo il quale la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa Cattolica, ma non è la Chiesa Cattolica). Quest’interpretazione si oppone alle ermeneutiche che vanno oltre la lettera del Concilio, ma è perfettamente fedele, però, alla lettera del Concilio stesso, lettera che non è in conformità, come invece si vuole dimostrare, all’insegnamento precedente della Chiesa.
Se, pertanto, la lettera del Concilio, e non solo il suo “spirito”, è contraria all’insegnamento della Chiesa, se ne deduce che il Concilio stesso non può venire dalla Chiesa e dalla sua suprema autorità divinamente assistita. E che pertanto Benedetto XVI, che al Vaticano II intende restare fedele, e fino a quando avrà questa intenzione, non può essere l’ Autorità della Chiesa. Ecco perché abbiamo scritto che il Motu proprio, promulgato da Benedetto XVI, non è un documento della Chiesa e non viene da essa. Una prima conclusione è dunque la seguente: la crisi che stiamo attraversando non avrà fine fino a quando non saranno corretti, e condannati, gli errori del Vaticano II. La celebrazione del Messale Romano non mette fine, per il fatto stesso, a questa crisi, e non è lecito celebrare la Santa Messa, o assistere a Messe celebrate in comunione (una cum Pontifice nostro Benedicto) con un’autorità che non può essere tale perché e finché professa ed impone la dottrina riformata dal Vaticano II. …
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