« Essi hanno ingannato il Mio popolo dicendo: c’è la pace. E la pace non c’è! » (Ez 13, 10). « Cercavate la pace, ora avete il deserto » (Tacito). « Non c’è pace senza giustizia. E non c’è giustizia senza pace »

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Il Pontefice ha rinnovato l’invito alla giornata di digiuno e preghiera per la pace in Medio Oriente sabato. Si uniscono alle sue intenzioni gli ebrei e il gran muftì di Siria

11:58 – “Si alzi forte in tutta la Terra il grido della pace”. E’ l’appello lanciato da papa Francesco al termine dell’udienza generale: il Pontefice ha nuovamente invitato tutti a partecipare alla giornata di preghiera e digiuno indetta sabato prossimo “per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero”. E, ha aggiunto Francesco, “anche per la pace nei nostri cuori, perché la pace incomincia nel cuore”.

Francesco ha invitato “tutta la Chiesa a vivere intensamente questo giorno e già da ora – ha proseguito – esprimo riconoscenza agli altri cristiani, ai fedeli di altre religioni e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà” che vorranno unirsi all’evento. “Esorto in particolare i fedeli romani e i pellegrini – ha detto ancora il Papa – a partecipare alla veglia” che si svolgerà in Piazza San Pietro dalle 19 alle 23. “Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace”, ha concluso.

Anche gli ebrei pregano per la difesa della vita in M.O. – Sabato anche le preghiere della comunità ebraica di Roma si uniranno a quelle del Papa. Lo annuncia il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, a ridosso dell’inizio di importanti festività ebraiche (oggi è il primo giorno di Capodanno, cui seguiranno Yom Kippur e Sukkot), sottolineando la “sintonia con tutti coloro” che quel giorno – segnato in piazza San Pietro dalla veglia voluta da papa Francesco – si raccoglieranno in preghiera.

Mufti Damasco scrive al Papa: “Insieme per la pace” – Il gran muftì di Siria, Ahmad Badreddin Hassou, ha scritto una lettera a papa Francesco aderendo all’appello pro-Siria e annunciando che sarà in Piazza San Pietro – se possibile – o nella moschea di Damasco in preghiera e digiuno sabato prossimo. Il muftì- riferisce Fides – propone al Vaticano di organizzare un meeting interreligioso.

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LE VERE PAROLE DI PACE SONO STRAVOLTE NELLE ADUNATE ECUMENISTE

SIRIA: In Mesopotamia distrutta la chiesa dei francescani a Deir EzzorL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Poiché in tutte le azioni militari si adduce un’intenzione di bene maggiore, rivediamo qualche azione di guerra per cui innocenti furono massacrati in vista di tale «intenzione». Fu il caso delle atomiche sul Giappone? Non erano forse armi fisico-chimiche di distruzione di massa, scaricate con intenzione d’imporre la pace? La realizzarono, ma a costo di quanti bambini? Un intervento con centinaia di migliaia di vittime innocenti, giustificato in nome di tal «intenzione di pace», ormai immortalata e riapparsa ora nella guerra in Siria, che era avviata a respingere una guerra di esportazione! Si dica subito che se questo mondo guerrafondaio cerca prove per dimostrare che dei governanti non s’importano, anzi, s’impegnano a massacrare innocenti per seguire i loro piani. Assad arrecava forse danno al suo popolo? Non certo più del danno di questa guerra. Allora, nell’attuale caso siriano, si dovrebbe cominciare per trovare le prove di chi l’ha inventata, fornendo armi agli autonominati «ribelli», in gran parte stranieri. E ci sono molti indizi.

Per esempio si legge che ci sono finanziamenti dell’Arabia Saudita che riducono i militari americani a veri mercenari di interessi altri (Has it come to this – U.S. soldiers, sailors, Marines and airmen as the mercenaries of sheikhs, sultans and emirs, Hessians of the New World Order, hired out to do the big-time killing for Saudi and Sunni royals?… SYRIA STRIKE – Just whose war is this? by Patrick J. Buchanan : Wednesday, John Kerry told the Senate not to worry about the cost of an American war on < ?_xml:namespace prefix = st1 ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags”
?>Syria. The Saudis and Gulf Arabs, cash-fat on the $110-a-barrel oil they sell U.S. consumers, will pick up the tab for the Tomahawk missiles.
(gli arabi pagherebbero lautamente i missili!)

Ormai, perfino la tale «opinione pubblica», sulla quale lavorano da secoli tanti esperti in processi rivoluzionari di lavaggio del cervello, oggi sospetta delle «prove» per scatenare nuove guerre. Ciò a causa della facile manipolazione di queste da parte di «specialisti, sia della Cia, sia del Mossad, o di altri servizi segreti contro qualsiasi governo avverso; non sarà la parola di politici come Obama o Hollande, in alti posti, ma di scarsa affidabilità, a poter avvallare tali «prove». Già dalle guerre in Irak, Libia e dintorni, tutto il mondo ha sentito le ragioni di altre figure del gran scacchiere internazionale, degradato a pollaio mondialista, che si sono rivelate bugie per coprire i più cupi interessi. Intanto, ovunque aumentano i profughi, il mondo si agita, e le decisioni sui bombardamenti sembrano pendere da gente guidata da interessi alieni ai popoli, alla verità e alla vera pace.

La vera pace? Questione ormai strana al mondo moderno, e sulla quale non saranno i discorsi della Giornata di preghiera per la pace in Siria, convocata da Bergoglio, a far luce. Piuttosto, ricorderemmo in seguito le parole dell’ultimo Papa cattolico: Pio XII.

Infatti, come potrebbe un fedele credere che le preghiere secondo le variegate idee di altre fedi essere gradite all’unico Dio? Forse la guerra siriana non implica già un grave problema religioso per i cristiani, con l’avanzare del terrorismo jihadista «ribelle»?

Le forze governative stavano per controllarli ed ecco che gli «alleati» del NWO intervengono ora per fiaccarle. Perché?

Gli analisti hanno capito le ragioni «aggiornate» dei potenti da l’inevitabile conseguenza di quest’azione: prolungare la guerra tenendola in uno stallo di forze, che a lungo andare causerà la distruzione di entrambe le parti.

Poi, subentrerà il «piano B»: la divisione del Paese per renderlo inoffensivo a vantaggio dei vicini, sempre più armati che, nel caso di Israele, può partire per l’impresa più bramata: dell’Iran. A buon intenditor, poche parole!

Ora, le intenzione delle preghiere cattoliche per la pace, possono essere ignare del vero problema, che ha sempre un fondo religioso?

Papa Pio XII nel Radio messaggio del 24.12.1951 insegnava: “Bisogna che ciascuno si persuada di questo carattere spirituale inerente al pericolo di guerra. Ispirare tale persuasione è in primo luogo ufficio della Chiesa; è il suo primo contributo alla pace.”

Può il cattolico ignorare che la pace non si ristabilisce se non tornando alla più ampia convivenza civile, che in Siria si cercava di realizzare, ma questa guerra d’importazione ha spazzato via? Intanto, organizzazioni pacifiste tuonano a favore di una qualche pace come fanno da sempre, ed ecco che non poteva mancare il capo della chiesa conciliare per rivendicare diritti sulla gran trovata per la pace: – Mai più la guerra! Ripetuta con forza da Paolo 6º nell’ONU, ritenuta allora da lui «l’ultima speranza per l’umanità!».

È dunque argomento caro a Bergoglio, che ha convocato per questo 7 settembre una Giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria. – Francesco si pronuncia nei suoi ultimi commenti sul profilo Twitter @Pontifex_pt: “Mai più la guerra! Mai più la guerra! Vogliamo un mondo di pace; vogliamo essere uomini e donne di pace!”

L’idea sarebbe opportuna se avessi le intenzioni di preghiera secondo la Chiesa. Ma lo è?

Sentiamo come Bergoglio aveva diffuso la sua idea: Città del Vaticano, 1 set. (Adnkronos/Ign) «Un accorato appello per la pace in Siria e in Medio Oriente. È quello che ha rivolto oggi Francesco all’Angelus da Piazza San Pietro. ”Vivo con particolare sofferenza e preoccupazione le tante situazioni di conflitto che ci sono in questa nostra terra. Ma in questi giorni – dice il Pontefice – il mio cuore è profondamente ferito da quello che sta accadendo in Siria e angosciato per i drammatici sviluppi che si prospettano. Rivolgo un forte appello per la pace. Quanta sofferenza, quanta devastazione, quanto dolore ha portato e porta l’uso delle armi in quel martoriato Paese”. E sottolinea con ”angoscia crescente” il ”grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica grande famiglia che è l’umanità”. Si tratta, spiega Francesco, del ”grido della pace. È il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società dilaniata da divisioni e da conflitti scoppi la pace.

“Mai più la guerra. La pace è un dono troppo prezioso che deve essere promosso e tutelato” e condanna ”con particolare fermezza l’uso delle armi chimiche’. ‘Ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini dei giorni scorsi – dice – C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire”.

L’ORDINE CRISTIANO ORDINE DI LIBERTÀ

Papa Pio XII sempre nel RM del 24.12.1951 insegnava: Se si vuole veramente impedire la guerra, si deve innanzi tutto cercare di sovvenire all’anemia spirituale dei popoli, alla inconsapevolezza della propria responsabilità, dinanzi a Dio e agli uomini, per la mancanza dell’ordine cristiano, che solo vale ad assicurare la pace. A ciò sono rivolti gli sforzi della Chiesa. Ma essa urta qui in una difficoltà particolare, dovuta alla forma delle presenti condizioni sociali : la sua esortazione in favore dell’ordine cristiano, in quanto fattore principale di pacificazione, è al tempo stesso uno stimolo alla giusta concezione della vera libertà. Perché infine l’ordine cristiano, in quanto ordinamento di pace, è essenzialmente ordine di libertà. Esso è il concorso solidale di uomini e di popoli liberi per la progressiva attuazione, in tutti i campi della vita, degli scopi assegnati da Dio all’umanità. È però un fatto doloroso che oggi non si stima o non si possiede più la vera libertà. In queste condizioni la convivenza umana, come ordinamento di pace, è interiormente snervata ed esangue, esteriormente esposta ogni istante a pericoli. Coloro, per esempio, che nel campo economico o sociale vorrebbero tutto riversare sulla società, anche la direzione e la sicurezza della loro esistenza; o che attendono oggi il loro unico nutrimento spirituale quotidiano, sempre meno da loro stessi, – vale a dire dalle loro proprie convinzioni e conoscenze, – e sempre più, già preparato, dalla stampa, dalla radio, dal cinema, dalla televisione; come potrebbero concepire la vera libertà, come potrebbero stimarla e desiderarla, se non ha più posto nella loro vita?Essi cioè non sono più che semplici ruote nei diversi organismi sociali; non più uomini liberi, capaci di assumere e di accettare una parte di responsabilità nelle cose pubbliche.

Perciò, se oggi gridano: Mai più la guerra!, come sarebbe possibile fidarsi di loro? Non è infatti la loro voce; è la voce anonima del gruppo sociale, nel quale si trovano impegnati. Questa è la condizione dolorosa, la quale inceppa anche la Chiesa nei suoi sforzi di pacificazione, nei suoi richiami alla consapevolezza della vera libertà umana, elemento indispensabile, secondo la concezione cristiana, dell’ordine sociale, considerato come organizzazione di pace. Invano essa moltiplicherebbe i suoi inviti a uomini privi di quella consapevolezza, ed anche più inutilmente li rivolgerebbe ad una società ridotta a puro automatismo. Tale è la pur troppo diffusa debolezza di un mondo, che ama di chiamarsi con enfasi «il mondo libero». Esso s’illude o non conosce sé stesso : nella vera libertà non risiede la sua forza. È un nuovo pericolo, che minaccia la pace e che occorre denunziare alla luce dell’ordine sociale cristiano. Di là deriva altresì in non pochi uomini autorevoli del cosiddetto «mondo libero» una avversione contro la Chiesa, contro questa ammonitrice importuna di qualche cosa che non si ha, ma si pretende di avere, e che, per uno strano invertimento di idee, ingiustamente si nega proprio a lei : vogliamo dire la stima e il rispetto della genuina libertà.

Sempre Papa Pio XII nel RM del 24.12.1951 insegna sulle armi moderne: “Anche Noi — e più di chiunque altro — deploriamo la mostruosa crudeltà delle armi moderne. Le deploriamo e non cessiamo di pregare che non vengano giammai adoperate. Ma, d’altra parte, non è forse una specie di materialismo pratico, di sentimentalismo superficiale, il considerare nel problema della pace unicamente o principalmente l’esistenza e la minaccia di quelle armi, mentre si mette in non cale l’essenza dell’ordine cristiano, che è il vero garante della pace? Da qui, tra gli altri motivi, le discrepanze e anche le inesattezze sulla liceità o la illiceità della guerra moderna; da qui parimente la illusione di uomini politici, che contano troppo sulla esistenza o sulla scomparsa di quelle armi. Il terrore, che esse ispirano, viene perdendo a lungo andare la sua efficacia, come ogni altra causa di spavento; o almeno non basterebbe, all’occorrenza, a frenare lo scatenamento di una guerra, specialmente là ove i sentimenti dei cittadini non hanno un peso sufficiente sulle determinazioni dei loro Governi.

Bergoglio invita a pensare ”a quanti bambini non potranno vedere la luce” e osserva: ”Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza. Con tutta la mia forza chiedo alle parti in conflitto di ascoltare la voce della propria coscienza, di non chiudersi nei propri interessi ma di guardare all’altro come a un fratello e di intraprendere con coraggio e decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione”. Quindi il richiamo alla comunità internazionale: ”Non sia risparmiato alcuno sforzo per garantire assistenza umanitaria a chi è colpito da questo terribile conflitto, in particolare agli sfollati nel Paese e ai numerosi profughi nei Paesi vicini”. Ora è Bergoglio «a decidere di indire per il 7 settembre ”una giornata di digiuno e preghiera’‘ per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero”. L’umanità ”ha bisogno di vedere gesti di pace e parole di speranza” sottolinea Bergoglio che chiede ”a tutte le chiese particolari che organizzino qualche atto liturgico con questa intenzione. A Maria chiediamo di aiutarci a rispondere alla violenza, al conflitto e alla guerra con la forza del dialogo, della riconciliazione e dell’amore. Lei è madre, ci aiuti a trovare la pace”».

Pio XII, però, insegna: “Chi volesse implorare alla Vergine la cessazione dei flagelli, senza un serio proposito di riforma della vita privata e pubblica, starebbe semplicemente chiedendo l’impunità della colpa, il diritto di regolare la propria condotta, non secondo la Legge di Dio, ma delle passioni scatenate. Tale supplica sarebbe la negazione e il contrario della supplica cristiana, sarebbe ingiuria a Dio, una provocazione alla Sua giusta collera, l’ostinarsi nel peccato, che è l’unico e vero male del mondo.” (Omelia del 13.6.1944, Chiesa di S. Ignazio)

Allora sarà l’iniziativa ecumenista di Bergoglio a richiedere un atto di riparazione, come tutti quelli fatti secondo lo «spirito di Assisi».

È perciò giusto e opportuno associarsi al Prof. Franco Damiani, stimato e conosciuto docente Cattolico fedele alla Tradizione, che ha redatto, in qualità di Addetto Stampa del Circolo Christus Rex, un grido di dolore che, nelle intenzioni, vuole essere indistintamente esteso a tutti coloro che, avendo compreso lo stato di grave crisi nella Chiesa che viviamo, almeno a partire dal Vaticano 2º, constatano per conseguenza diretta e parallela la devastante vacanza della Sede Apostolica. È di questi giorni la lunga lettera aperta di un prete francese a Bergoglio per indicare punto per punto la contraddizione delirante di un prete in alta sede come lui che desideri buon Ramadan ai mussulmani, mentre questi brucciano le chiese cristiane.

Questo è il gran problema; la mancanza della Guida cattolica al bene dei popoli a Roma.

Un grido di dolore che, comunica comunque la certezza evangelica, nonostante stiano dilagando l’eresia ecumenista e l’immoralità generale, che le porte degli Inferi non prevarranno sulla Chiesa, che rimarrà nei suoi caratteri visibili, Una, Santa, Cattolica e Apostolica fino alla fine dei tempi.

E alla fine, il Cuore Immacolato di Maria certamente convertirà la Russia alla vera Chiesa Cattolica e trionferà nel mondo intero.

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Bergoglio è così umile che il suo elicottero atterra come tutti gli altri…
Interessante la foto a lato: come notava argutamente don Floriano Abrahamowicz, si vedono i due “papi” inginocchiati assieme a lato e la sede vacante in mezzo…

Noi di escogitur.it annotiamo una osservazione sul fatto che la Croce sia velata di panno viola nel periodo Quaresimale; che però, ad alcuni, può sembrare un atto voluto per non offendere le altre religioni o gli atei. E’ una circostanza particolare, ma qui riportiamo da Una Voce:

…ma quando si giungerà al Venerdì Santo, il violaceo sarà sostituito dal nero, come quando si piange il trapasso d’un mortale; in questo giorno infatti è morto il suo Sposo: sono stati i peccati degli uomini e i rigori della giustizia divina che, pesando sopra di lui, gli hanno fatto rendere l’anima al Padre, fra gli orrori dell’agonia…. Nell’attesa di quest’ora, la santa Chiesa manifesta i suoi dolorosi presentimenti velando anticipatamente l’immagine del divino Crocifisso. La stessa Croce s’è resa invisibile ai fedeli, scomparendo dietro un velo [1] . Non si vedranno più le immagini dei Santi, perché è giusto che il servo si nasconda, quando si eclissa la gloria del Padrone. Gl’interpreti della Liturgia insegnano che l’austera usanza di velare la Croce nel tempo di Passione significa l’umiliazione del Redentore, che fu costretto a nascondersi per non essere lapidato dai Giudei, come leggeremo nel Vangelo della Domenica di Passione. La Chiesa applica tale prescrizione fin dai Vespri del sabato, e con tale severità, che negli anni in cui la festa dell’Annunciazione cade nella settimana di Passione, l’immagine di Maria, Madre di Dio, rimane coperta, sebbene sia il giorno in cui l’Angelo la saluta piena di grazia e benedetta fra tutte le donne. [1] L’uso si ricollega verosimilmente all’idea dell’antica pubblica penitenza. Sappiamo, infatti, che i pubblici penitenti dal mercoledì delle Ceneri fino al Giovedì santo, erano espulsi dalla Chiesa. Abbandonata la pubblica penitenza, si pensò di stendere un drappo fra l’altare e la navata centrale d’ogni chiesa per far comprendere a tutti i fedeli che senza penitenza non potevano arrivare alla visione di Dio. Soppresso poi il “drappo della Quaresima”, si cominciarono a coprire i crocifissi e le statue; solo però nel tempo di Passione.

Piuttosto, che dire del dossier dentro lo scatolone bianco sul tavolino?

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Sedevacantismo, Nuovo Ordine Mondiale e Inganno Globale

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ACCADDE SABATO 23 MARZO 2013

La prima volta nella storia: Francesco a Benedetto “siamo fratelli”

Storico incontro a Castelgandolfo fra il Papa emerito e Papa Francesco. Padre Lombardi: “Fra loro un abbraccio bellissimo”

23.3.2013
Francesco in visita dal Papa emeritoAbbraccio tra Bergoglio a Ratzinger

13:50 – “Siamo fratelli“: con queste parole Papa Francesco si è rivolto a Benedetto XVI durante l’incontro a Castelgandolfo. Lo ha raccontato padre Federico Lombardi, spiegando che, al momento dell’arrivo di Bergoglio, i due si sono scambiati un “abbraccio bellissimo“. Infine hanno pregato insieme: Benedetto XVI voleva che il Papa si sedesse sull’inginocchiatoio d’onore, ma il Papa ha voluto che si sedessero insieme sullo stesso banco.

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Elogio dei giudici scritto da un avvocatoOggi 23 marzo 2013, nostro malgrado, nonostante le resistenze dei pochi, si realizza un piano esoterico “combinato” a quello satanico della Falsa Pace (non) in Cristo e falsamente nel nome della Regina della Pace; e, quindi, dell’insediamento dell’AntiCristo. Non a caso l’Arcangelo Michele nella Sacra di Val di Susa e la Giustizia (riferito al Libro dei Giusti, dei Vivi e dei Santi) verranno bloccati per lasciar posto all’evento segnalato nel Libro delle Rivelazioni oltre 2000 anni fa.

Dopo gli scandali di Vatileaks, dopo che gli uomini demoniaci che siedono in Vaticano sembravano essere stati scoperti e debellati, ecco che la Bestia della Terra, i gesuiti, si risollevano; rinnovano se stessi sostituendo Benedetto con Francesco. Ed il mondo intero acclama al “miracolo”; e prende come modello le parole di Francesco considerato un “messia”, tale da adottarle da subito. E da tutte le parti si dice: “guardate la (“falsa”) chiesa cattolica“.

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No Tav, delegazione M5S e Sel in Val di Susa

Il gruppo di parlamentari in visita al cantiere della Torino-Lione. Previsto per le 14 l’inizio della manifestazione contro l’Alta Velocità

23.3.2013

13:29 – “E’ una giornata storica. Siamo riusciti dopo un anno e mezzo a vedere il cantiere. Ci hanno sempre tenuto fuori nonostante avessimo acquistato i terreni della Maddalena”. Così Marco Scibona, parlamentare M5S e attivista No Tav, in visita al cantiere dell’Alta Velocità Lione-Torino. “Avere dei parlamentari in Parlamento – ha aggiunto Alberto Perino, leader del movimento valsusino – ci permetterà di fare interrogazioni e commissioni di inchiesta”.

A Chiomonte anche una delegazione di No Tav francesi – C’e’ anche una delegazione del movimento No Tav francese nella visita dei parlamentari di M5S e di Sel al cantiere di Chiomonte. A guidarli Daniel Ibanez che ha anche annunciato la presenza di quattro pullman provenienti dalla Francia per la “marcia No Tav”. L’attivista francese ha anche ricordato che lo scorso 3 luglio alcuni pullman di manifestanti provenienti dal versante transalpino furono bloccati.Scibona (M5S): “Lunedì chiederemo commissione di inchiesta” – “Oggi faremo le dovute domande per accertare cosa sta accadendo al cantiere. Lunedì chiederemo in Parlamento l’istituzione di una commissione di inchiesta sulla Tav”. Lo afferma Marco Scibona, senatore del M5S, nel corso della visita al cantiere di Chiomonte della linea Torino-Lione.

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Apocalisse XIII

La bestia che sale dal mare
Da 7:3, 7-8, 19-25 (Ap 17:3, 7-17; 19:19-21)
1 Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi. 2 La bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell’orso e la bocca come quella del leone. Il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e una grande autorità. 3 E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu guarita; e tutta la terra, meravigliata, andò dietro alla bestia; 4 e adorarono il dragone perché aveva dato il potere alla bestia; e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia? e chi può combattere contro di lei?» 5 E le fu data una bocca che proferiva parole arroganti e bestemmie. E le fu dato potere di agire per quarantadue mesi. 6 Essa aprì la bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il suo nome, il suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo. 7 Le fu pure dato di far guerra ai santi e di vincerli, di avere autorità sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. 8 L’adoreranno tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla creazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato. 9 Se uno ha orecchi, ascolti. 10 Se uno deve andare in prigionia, andrà in prigionia; se uno dev’essere ucciso con la spada, bisogna che sia ucciso con la spada. Qui sta la costanza e la fede dei santi.

Domani è Domenica delle Palme. Anche questo non è casuale!

Una nota: nell’anno l’Europa è stata infestata dal coleottero “punteruolo rosso”, che ha decimato le palme. Un caso? Nell’ottica di oggi, direi di no. A suo tempo Paolo6 fece un discorso premonitore. Ma prima lasciate che dica questo: l’insetto in oggetto nell’antichità è sempre stato paragonato ad un “demone”.

Il punteruolo rosso (Ryinchophorus Ferrugineus) è un coleottero curculionide  estremamente pericoloso per diverse specie di palma.

Originario dell’Asia meridionale è stato introdotto nel nostro paese nel 2006 (sette anni fa) tramite l’importazione di piante non certificate. In assenza di antagonisti naturali è riuscito ben presto a diffondersi sul nostro territorio e rappresenta oggi la prima causa di morte per molte specie di palme.

DOMENICA DELLE PALME

PAOLO VI

ANGELUS 

Domenica, 11 aprile 1965 

Oggi, in tutto il mondo, dovunque una comunità della nostra Chiesa, celebra la festa di Gesù Cristo, riconosciuto per Messia, per nostro Re divino, per nostro Redentore, si benedicono e si agitano le palme, i rami d’olivo, che, come sapete, sono diventati i simboli universali della pace.

Una volta ancora la pace riempie le nostre feste, e i nostri cuori. Così riempisse il mondo, che della pace ha sempre tanto bisogno! Che cosa ci dice allora questa festa dell’olivo di pace?

Ci dice, innanzi tutto, che la pace è un dovere – un bene supremo – un ordine umano a cui sempre, e da tutti, si deve aspirare. È davvero ricercata da tutti la pace.

Con sincerità, con disinteresse, con amore?

Le condizioni presenti ci rendono dubbiosi, e quasi ci tolgono la fiducia che gli uomini siano capaci a darsi la pace, e a perseverare negli sforzi di ragionevolezza e di fraternità, che la rendono possibile. Invece la festa odierna ci restituisce questa speranza: la pace non è solo doverosa, è possibile!

È possibile se Cristo è accolto da noi, se il suo Vangelo diventa il codice ispiratore della civiltà, della vita. Dovere e speranza, che mettiamo nelle mani della Regina della Pace, affinché l’uno e l’altra non siano vani per noi.

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Pace, pace, pace…. la Bibbia parla chiaro su questa parola. I latini dicevano: hai voluto la Pace hai trovato il deserto. E’ lo spirito con cui sono assegnati i premi Nobel a Kissinger, Obama, ecc. Ma dobbiamo tornare all’incontro dei due Papi….

Vidi anche il rapporto tra i due papiVidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo”. (13 maggio 1820)

Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo… Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel cielo”.

Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regolaNon c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto… C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo…”. (12 settembre 1820)

Continua….

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Pace, pace, pace e… l’AntiCristo…

1Tessalonicesi 5:3 Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno.

Dobbiamo quindi passare attraverso un periodo di guerre, instabilità, paure, popoli contro popoli (in pratica guerre civili), per arrivare ad un periodo nel quale l’anticristo prometterà da Gerusalemme “pace e sicurezza”.

Bisogna tenere presente che quasi tutte le profezie bibliche sono principalmente incentrate su avvenimenti riguardanti il bacino del Mediterraneo il mar grande”.

Le sommosse iniziate in Tunisia e proseguite in vari paesi Egitto, Libia, Siria ecc. potrebbero essere proprio le guerre, rumori di guerre, sommosse, previste in Matteo, Marco e Luca.

Matteo 24:6 Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine.

Matteo 24:7 Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in vari luoghi;

Matteo 24:8 ma tutto questo non sarà che principio di dolori.

Marco 13:7 Quando udrete guerre e rumori di guerre, non vi turbate; è necessario che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine.

Marco 13:8 Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in vari luoghi; vi saranno carestie. Queste cose saranno un principio di dolori.

Luca 21:9 Quando sentirete parlare di guerre e di sommosse, non siate spaventati; perché bisogna che queste cose avvengano prima; ma la fine non verrà subito».

Luca 21:10 Allora disse loro: «Insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno;

Luca 21:11 vi saranno grandi terremoti, e in vari luoghi pestilenze e carestie; vi saranno fenomeni spaventosi e grandi segni dal cielo.

Il percorso può essere lungo e tortuoso ma, comunque, dovrebbe portare, attraverso avvenimenti tutti da valutare, a quell’annuncio di “Pace e Sicurezza” che è il segnale dell’inizio della grande tribolazione che terminerà con l’instaurazione del Regno millenario del nostro Signore Gesù.

La propagazione delle rivoluzioni nel mondo arabo, ed in particolare nell’Africa del Nord, sembra finalizzata anche a preparare i paesi che si affacciano sul Mediterraneo ad essere politicamente e socialmente pronti a prendere parte al ricostituito impero romano che sarà fondato a seguito della prossima spaccatura della UE.

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Pace, pace, pace… “…Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente…”

Tav, i grillini pronti a sbarcare in Val di Susa

Cantiere aperto a Chiomonte poi marcia verso Bussoleno. Grasso: “Visita, non un’ispezione”

foto LaPresse

01:01 – I grillini sono pronti a sbarcare in Val di Susa per l’entrata in forze di un centinaio di parlamentari nel cantiere della Tav di Chiomonte e la successiva marcia lungo una delle statali che attraversano la valle fino a Bussoleno. Un evento che fa già discutere. I presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso, hanno sottolineato che non si tratterà di “ispezione”, ma di “normale visita” soggetta alle regole di un cantiere.

Presente anche delegazione di Sel – Alla visita prenderanno parte anche 15 parlamentari di Sel. “Siamo trasparenti – ha sottolineato Marco Rettighieri, direttore generale della Ltf – non abbiamo nulla da nascondere, accoglieremo i parlamentari in arrivo domani come abbiamo fatto con tutti. Ma i presidenti delle Camere sono stati chiari: non si può considerare una visita ispettiva. Dovrà sottostare a tutte le regole di sicurezza proprie di un cantiere di lavoro”.

Pd: “Si rischia di alimentare la tensione” – Per il Pd piemontese l’iniziativa di M5S e Sel “è un’operazione politica che rischia soltanto di alzare il livello della tensione. E’ evidente – affermano il segretario regionale Gianfranco Morgando ed il presidente Andrea Giorgis – che modalità e toni che caratterizzano l’iniziativa hanno poco a che fare con il merito della questione e con la trasparenza delle procedure”.

Accreditati oltre 70 giornalisti – Per “monitorare la situazione” il Sap (sindacato autonomo di polizia) manderà una sua delegazione in Valle di Susa. Per la visita al cantiere hanno chiesto l’accredito oltre 70 tra giornalisti, operatori tv e fotografi. Il movimento No Tav dà appuntamento alla zona della Centrale Idroelettrica, nella zona bassa di Chiomonte. “I parlamentari 5 Stelle – scrive il sito notav.info – entreranno da lì e attraverseranno senza vincoli la prima parte dell’area militarizzata che non fa parte del cantiere-sito strategico”.

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Castel Gandolfo, vigilia dell’incontro tra Papa Francesco e Benedetto XVI

A dieci giorni dalla sua elezione, Papa Francesco si recherà domani a mezzogiorno a Castel Gandolfo per incontrare in privato Benedetto XVI e intrattenersi con lui a pranzo, per poi ritornare in Vaticano. Un programma semplice per un momento invece unico, preceduto in questi giorni da molte manifestazioni di affetto da parte del nuovo Pontefice nei riguardi del suo predecessore.

Raccontare e mostrare l’inimmaginabile, il saluto tra due Papi, un unicum storico, è il sogno di queste ore di ogni testata giornalistica del pianeta, che lo considera una sorta di “big bang” mediatico. Ed è pure desiderio di tanta gente comune, che sceglierà di salire sui rilievi di Castel Gandolfo o di accendere la tv per coltivare una speranza a dispetto di ogni possibilità. E tuttavia non saranno i bastioni del Palazzo apostolico che affaccia sul lago, probabilmente oggetto di un pacifico assedio mediatico e di folla, a impedire di percepire comunque, di “vedere” il sentimento – di fraternità, di affetto, di stima – che certamente riempirà il cuore dei primi due Papi del terzo millennio cristiano, quando si troveranno, in modo straordinario, faccia a faccia. E questo perché entrambi hanno in certo modo potuto “incontrarsi” più volte in questi dieci giorni, in un dialogo a distanza cominciato la sera del 13 marzo, poco dopo le 20.20, davanti 100 mila “testimoni”:

“Prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca”. (Papa Francesco, primo saluto all’elezione, 13 marzo 2013)

Appena eletto, il primo pensiero di Papa Francesco è per Benedetto XVI e quella sera stessa – con il suo stile informale, fatto di immediatezza – gli telefona a Castel Gandolfo. Non si conosce ovviamente il contenuto della telefonata, ma la memoria suggerisce idealmente una risposta del Papa emerito. Un atto di umiltà col quale, a un passo dal congedo, aveva stupito i suoi primi collaboratori, la Chiesa e il mondo:

“Che il Signore vi mostri quello che è voluto da Lui. E tra voi, tra il Collegio Cardinalizio, c’è anche il futuro Papa al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza”. (Benedetto XVI, congedo dai cardinali, 28 febbraio 2013)

È l’inizio del dialogo tra Francesco e Benedetto, all’ombra di quello Spirito che il predecessore aveva invitato a seguire negli istanti della grande scelta e che il successore indica, parlando con i giornalisti, come l’unico, vero “motore” degli eventi di questo periodo:

“In tutto quanto è accaduto il protagonista è, in ultima analisi, lo Spirito Santo. Egli ha ispirato la decisione di Benedetto XVI per il bene della Chiesa; Egli ha indirizzato nella preghiera e nell’elezione i cardinali”. (Papa Francesco, udienza ai rappresentanti dei media, 16 marzo 2013)

Ma le parole più belle di questo dialogo, quelle che fanno presagire quanto avverrà al riparo delle mura di Castel Gandolfo, sono quella scaturite dalle labbra di Papa Francesco due giorni dopo l’elezione, davanti ai confratelli cardinali:

“Un pensiero colmo di grande affetto e di profonda gratitudine rivolgo al mio venerato Predecessore Benedetto XVI, che in questi anni di Pontificato ha arricchito e rinvigorito la Chiesa con il Suo magistero, la Sua bontà, la Sua guida, la Sua fede, la Sua umiltà e la Sua mitezza. Rimarranno un patrimonio spirituale per tutti! (Papa Francesco, udienza a tutti i cardinali, 15 marzo 2013)

E Papa Francesco prosegue, in crescendo: “Il ministero petrino, vissuto con totale dedizione, ha avuto in Lui un interprete sapiente e umile, con lo sguardo sempre fisso a Cristo, Cristo risorto, presente e vivo nell’Eucaristia. Lo accompagneranno sempre la nostra fervida preghiera, il nostro incessante ricordo, la nostra imperitura e affettuosa riconoscenza”. Poi il suggello, che è un atto di riconoscimento per una scelta che ha fatto il “bene della Chiesa” e che, afferma Papa Francesco, continuerà a farlo con la forza invisibile della preghiera:

“Sentiamo che Benedetto XVI ha acceso nel profondo dei nostri cuori una fiamma: essa continuerà ad ardere perché sarà alimentata dalla Sua preghiera, che sosterrà ancora la Chiesa nel suo cammino spirituale e missionario”. (Papa Francesco, udienza a tutti i cardinali, 15 marzo 2013)

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Pace, pace, pace… Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione

La Val di Susa e la TAV. La Via Sacra Langobardorum

ll lato oscuro della TAV – Il piano esoterico

Non è solo una battaglia per la ricchezza e il potere economico, è una battaglia per la nostra anima e i nostri equilibri.

I centri energetici della terra, il culto dell’Arcangelo Michele, la Via Sacra Langobardorum, la presa del potere ottenuta attraverso il blocco della nostra consapevolezza, una interessante analisi di Spirito Inteliggente.

Se proseguite la linea rossa, su una carta che include anche il Medio Oriente, Vi accorgerete che questa arriva a Gerusalemme

Fonte: http://vimeo.com/26135960

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Pdl: “Il 23 in piazza, ma non contro i giudici” Bonaiuti precisa: “E’ un’iniziativa rivolta al Paese e in cui rientra anche il tema della malagiustizia”

14:04 – “Contrariamente a quanto riportato da alcuni quotidiani, che hanno evidentemente forzato frasi di Silvio Berlusconi, la manifestazione del Pdl del 23 marzo non sarà contro la magistratura”. Lo scrive in una nota Paolo Bonaiuti. “Sarà – chiarisce il portavoce del leader Pdl – un’iniziativa politica rivolta al Paese in questo momento di grave crisi e in cui rientrerà anche il tema della malagiustizia, alla luce degli accadimenti degli ultimi giorni”.

“L’obiettivo fondamentale è quello di riaffermare, di fronte all’opinione pubblica, i punti principali del nostro programma che hanno portato all’ottimo risultato elettorale”, sottolinea ancora Bonaiuti. “Il Popolo della Libertà sarà, perciò, in piazza per sottolineare la necessità di una politica della crescita e dello sviluppo, sia dei consumi delle famiglie sia della produzione delle imprese, per contrastare il calo dell’occupazione e la mancanza di prospettive per i giovani e le donne”.

Diritti tv, difesa: “Accuse illogiche, asolvere Confalonieri” – Il pm di Milano De Pasquale e la Procura generale “insistono in maniera quasi divertente” nel chiedere la condanna di Fedele Confalonieri con “argomentazioni illogiche”, rifugiandosi addirittura “in una responsabilità per omissione”, quando invece “non ci sono prove”. E’ quanto hanno spiegato i difensori del presidente di Mediaset nel chiedere, nel processo d’appello sui diritti tv, la conferma dell’assoluzione di primo grado (il pg ha chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi). Il 9 marzo parlerà la difesa di Berlusconi.

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San Turibio de Mogrovejo Vescovo

23 marzo – Memoria Facoltativa

Aveva studiato diritto canonico, ma era rimasto laico. Così, quando papa Gregorio XIII lo ha voluto vescovo, gli hanno dovuto conferire in un colpo solo tutti gli ordini fino al sacerdozio. Dopodiché, nell’agosto 1580 ha ricevuto la consacrazione episcopale e nella primavera del 1581 ha raggiunto la sua sede: Ciudad de Los Reyes, chiamata poi Lima, oggi capitale del Perú. Allora vi risiedeva un viceré spagnolo con autorità su un territorio vastissimo, ben oltre gli attuali confini peruviani.
Turibio viene dalla nobile famiglia dei Mogrovejo, ed è noto per la rettitudine e il senso del dovere: re Filippo II di Spagna lo stima molto, è lieto di averlo a Lima come vescovo; ma non è lieto lui per quello che trova in quell’America meridionale, da meno di cinquant’anni sotto dominio spagnolo. Qui Filippo II, nella persona del suo viceré, comanda ben poco: sono i conquistadores a comandare veramente. Fanno quello che vogliono. E naturalmente si proclamano cristiani: anzi, propagatori della fede: e infatti ci sono moltissimi indios e meticci già battezzati, e anche i primi schiavi neri portati dall’Africa. Ma sono stati cristianizzati con la violenza, usando pure i precetti religiosi per tenerli sottomessi e poveri.
Turibio aveva accettato con poco entusiasmo la dignità vescovile. Ma la scoperta di questa situazione gli dà la carica e la passione per una battaglia che durerà fino alla morte. I suoi 25 anni di episcopato sono occupati da successive visite pastorali, da concili locali e sinodi diocesani per migliorare innanzitutto la qualità del clero. È severissimo con i preti succubi dei conquistadores, e sul proprio esempio va formando un clero nuovo. Ha imparato la lingua locale per parlare direttamente con questa gente denutrita e umiliata, e la “rievangelizza” partendo dal rispetto della sua dignità, anche nelle forme: per ordine suo, i sacerdoti devono esortare e aiutare gli indios a mangiare sedendo a tavola, a dormire in un letto, a vivere da persone libere.
Tutto questo gli procura l’avversione dei conquistadores; e persino il viceré ce l’ha con lui, perché è sempre in visita pastorale e non lo si vede mai alle cerimonie di corte. Ma gli indios amano questo vescovo che rifiuta di viaggiare in portantina e cammina con loro. Fa pubblicare catechismi e libri di preghiere nelle lingue locali, fonda il primo seminario delle Americhe a Lima, intraprende la terza visita pastorale e si ammala nel Nord del Perú. Non vuole interrompere il viaggio e muore a Saña, ascoltando il canto dei salmi il Giovedì santo. Benedetto XIII lo canonizzerà nel 1726.

Autore: Domenico Agasso

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San Turibio prega per noi Dio. E che Maria interceda presso di Lui perchè noi si possa avere un Papa Cum Degnitate

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LA VISITA DI OBAMA IN ISRAELE HA UN LOGO UFFICIALE

IL MODELLO DI UN “MICROCHIP” IN ORO E LA PROMESSA DI UNA “ALLEANZA MILITARE INDISTRUTTIBILE” (vai all’articolo)

20 marzo 2013
fate estrema ATTENZIONE all’articolo seguente, perché contiene delle parole chiave! 
Le Scritture Bibliche su di esso sono inequivocabili!
”9 Egli rispose: «Va’, Daniele, perché queste parole sono nascoste e sigillate fino al tempo della fine. 10 Molti saranno purificati, imbiancati e affinati; ma gli empi agiranno empiamente e nessuno degli empi capirà, ma capiranno i savi.”(Daniele 12:9,10)
Daniele, il profeta di Dio ci dice bene che, queste parole rimarranno segrete o codificate per i malvagi! La domanda da porsi è: Chi sono i malvagi? La risposta si trova nella Lettera di Paolo ai Tessalonicesi e nel Vangelo di Giovanni come segue:
”9 La venuta di quell’empio avverrà per l’azione di Satana, accompagnata da ogni sorta di portenti, di segni e di prodigi bugiardi, 10 e da ogni inganno di malvagità per quelli che periscono, perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati. 11 E per questo Dio manderà loro efficacia di errore, perché credano alla menzogna, 12 affinché siano giudicati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nella malvagità! (2Tessalonicesi2:9,12)
“Chi crede nel Figlio ha la vita eterna, ma chi disubbidisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimora su di lui.” (Giovanni 3:36)
Gesù ha detto che è la verità!
“Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita: nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” “Giovanni 14:6
 
La verità della Scrittura si estende dalla Genesi all’Apocalisse rivelando il tempo e gli eventi di grande importanza per il genere umano da Adamo fino alla fine del millennio e oltre …
Il verbo usato in Marco 13:23 con l’imperativo presente è una sorta di comando per ogni cristiano che attende il ritorno di Gesù nei termini descritti da Paolo a Tito: ”Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo” (Tito2:13)
Il versetto di Marco 13:23 esorta a rimanere vigili e in guardia perché tutto è predetto. Carissimi, è possibile rimanere in guardia, se ignoriamo ciò che è stato annunciato in anticipo …??
nonostante la possibilità di errore sia sempre possibile, fino a quando gli eventi annunciati nella loro realtà o l’aspetto di questa realtà non sono stati compiuti, è opportuno APRIRE BENE GLI OCCHI, e credere che la imminente visita di Barack Obama in Israele non sia una visita semplicemente formale, ma che questa visita e ciò che la circonda, sia un adempimento della profezia biblica! inoltre una luce analitica su questo incontro spero che aiuterà chi non ha conoscenza della Parola di Dio, e sveglierà dal sonno i credenti meno attenti all’emozionante studio escatologico.
Alcune situazioni e profezia da considerare:
 
1) Il profeta Daniele, (in Daniele 9:27 KJV, Cei, Diodati..) ci comunica della stipula di un patto o di una forte ALLEANZA con molti per una settimana! Non dice che firmerà, ma che CONFERMERÀ un’alleanza! Una conferma richiede un impegno precedente!
2) Israele, nonostante la sua tensione con Obama, sembra pronto a ricevere come un principe importante!
3) Più impressionante ancora, è il fatto che questa visita avrà un nome in codice (Un codice è un segno segreto!) Ecco il codice; in Inglese: Unbreakable Alliance = Alleanza Indistruttibile, in Ebraico: Brit Amim = Alleanza dei popoli.
[confrontate i termini  presenti nella relativa scrittura per descrivere questo patto in Daniele 9:27 con il nome assegnato in codice]
4) La determinazione del sig. Netanyahu di non cedere mai alle pressioni straniere, sembra essere stata eliminata dal trasferimento di potere alla signora Tzipi Livni (*) (capo del partito centrista HATNUA) che unirà la coalizione con il partito del LIKUD-BEYTENU, e servirà come il ministro della giustizia e diventerà la testa del gruppo del governo israeliano nei negoziati con i palestinesi… la signora Livni si propone, sotto la domanda del sig. Netanyahu, di trovare una soluzione al processo di pace… tuttavia, le scritture sono chiare su questa pace: ”Essi curano alla leggera la ferita del mio popolo, dicendo: Pace, pace”, quando non c’è pace. (Geremia6:14)
5) Israele ha creato un logo particolare per celebrare la visita del Sig. Obama! Accettato dai 2/3 degli elettori sulla scelta del logo, quest’ultimo contiene elementi delle bandiere americana ed israeliana. Questo logo ci mostra la bandiera americana SENZA alcuna stella rappresentante dei 50 stati dell’unione! Questo logo rappresenterebbe il piano dell’ELITE amministrativa degli USA di fare di questo paese un blocco unitario sotto la presenza di un solo leader distruggendo la struttura convenzionale e costituzionale dal 1776..?? La presenza di soldati nelle vie di vari stati con armi e di lunghi vagoni che trasportano centinaia di carri armati e attrezzature militari è una preparazione psicologica ad una nazione che ha perso lentamente, ma adesso a velocità grande, la sua libertà, la sua democrazia ed i suoi diritti costituzionali? Le parole chiave ebree che significano ”ALLEANZA CON MOLTI” sembrano veramente adesso  la pronta conferma (dietro le quinte) della profezia di Daniele 9:27! Un patto, un’Alleanza con molti (“Louis Segond 1910”) (E lui conferma il patto con molti per una settimana … “KJV”) Ricordate che questo è un codice!

6) Con Hamas che vuole dominare Gaza, Israele crede se questo diventasse il caso, che perderebbe la sua identità! Le cartelle dell’Iran, Siria, Hezbollah, rimangono decisioni inevitabili ed a brevi scadenze. La paura delle armi nucleari su entrambi i lati, il sostegno della Russia e del fanatismo islamico creano un grande vuoto e quindi la necessità di un portatore di pace, che sarà il benvenuto in un momento in cui il ”timing” è al suo meglio ed è opportuno credere che questo momento è adesso manifesto!

7) Barack Obama: ”Salvatore” e Anticristo? Aggiungete a questo che Satana è conosciuto come un copiatore, un imitatore di Dio, noi diciamo “la scimmia di Dio”.
  • Ad esempio: Gesù entrò in Gerusalemme come Salvatore sei giorni prima della Pasqua ebraica! Obama entra in Israele il 20 marzo 2013 sei giorni prima della Pasqua ebraica (Giovanni 12:1), la Pasqua ebraica è il 26 Marzo 2013!
  • Gesù entra su un asino, simbolo della sua umiltà! (Matteo 21:5)

Obama è un democratico e il suo partito politico ha un asino come simbolo!

  • Nel 1995, Yitzhak Rabin è morto ucciso da uno dei suoi, un fanatico religioso, a Tel Aviv, in un discorso di raccolta patriottica! Otterrà un premio Nobel. Nel 2009 Obama riceve il Nobel per la Pace … Che cosa ha fatto per meritarlo? (e nel momento in cui gli è stato assegnato è anche stato dichiarato che Obama ha ricevuto il premio non per ciò che ha fatto, ma per quello che farà.. !!)
Durante la sua visita a marzo 2013, Obama pronuncerà un discorso sulla pace in “Piazza Rabin.” Che umiliazione per il popolo israeliano che ora è pronto per la partizione di Gerusalemme e pronto a fermare il “progetto di costruzione del tempio di Salomone”! Non avremmo mai potuto aspettarci così tante concessioni così in fretta e in silenzio. Se questa riunione generasse davvero questa conferma di pace che sarebbe la gloria del portatore, Obama, dobbiamo ricordare che allora ne conosciamo le fasi! Non ci sarà vera pace, perché si tratta di due mondi senza atomi adunchi e altro ancora, è inoltre opportuno ricordare che la profezia non si limita alle parole “… diranno pace e sicurezza, ma anche: ”..una subitanea rovina cadrà loro addosso, come le doglie di parto alla donna incinta e non scamperanno affatto” ( 1Tessalonicesi 5:3)
CONCLUSIONE:
 
I giorni millenari della Chiesa sono scaduti, è giunto il momento di indagare i segni e gli elementi di prova ricevuti che saranno contrassegnati da SETTE ANNI DI TRIBOLAZIONE che precederà il ritorno fisico di Gesù Cristo ed è il momento di SVEGLIARSI E DARE L’ALLARME ad un mondo indifferente e inconsapevole del programma di Dio per l’umanità e il suo giudizio per ogni individuo che la compone (Atti 1:11; Apocalisse 7:11)
 
Vi ricordo che i sette anni della Tribolazione costituiscono la settimana restante delle prime 69 settimane di Daniele 9:24 che si basano sul principio di Ezechiele 4, che significa che un giorno è uguale a un anno!
 
Ricordate, inoltre, che Dio conosce tutte le cose prima che accadano e che ha già indicato che il cuore indurito del suo popolo ”fisico” (Israele) sperimenterà tempi molto difficili, perché non ha ancora riconosciuto il Messia Gesù ed è esposto alle sentenze terribili … (Isaia 29: 1-6)
 
Quando Israele avrà abbassato le braccia e si umilierà, allora e soltanto allora il Signore interverrà in suo favore. (Zaccaria 12:10) (Ezechiele 36: 22-31).
Gli eventi cosmici (asteroidi Russia, Cuba, San Diego), fenomeni mai visti in precedenza, le voci di rumori di guerre, gli scandali politici e religiosi del Vaticano, il deperimento della fede, sono segni già profetizzati nelle Scritture che ci mostrano che siamo arrivati alla fine del periodo di tempo assegnato per l’uomo sul pianeta e un’epoca sta per iniziare! Leggete le profezie di Daniele.
Vi invito inoltre a considerare che le Scritture annunciano 2.000 anni prima della loro realizzazione che gli uomini saranno segnati nella mano o sulla fronte con un marchio con proprietà elettroniche che riceveranno tutti coloro che vivono sulla terra , e che metterà sotto controllo tutti gli aspetti della loro vita da parte di un terribile organizzazione globale chiamata dai profeti di Dio: La Bestia, comunemente conosciuto meglio con il numero 666!
Vi invito ad assicurarvi di avere in mano un contratto di assicurazione per la vita eterna!
”Voi però state attenti; ecco, io vi ho predetto ogni cosa” (Marco 13:23)
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La Visita di Obama in Israele ha un logo ufficiale
18 Febbraio 2013 –
 
GERUSALEMME – L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu vuole che la visita del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama sia marcata come “Operazione Alleanza Indistruttibile”.
“Il viaggio di Obama in Israele sarà gestito come un’operazione militare sotto tutti i punti di vista. La visita è stata anche denominata con un un nome in codice: Alleanza Indistruttibile (Unbreakable) in inglese e Brit Amim (Alleanza dei Popoli) in ebraico”, ha commentato il quotidiano israeliano Haaretz. (A)
“Il Primo Ministro si è avvicinato con molte idee creative per la visita del Presidente degli Stati Uniti, ma il protocollo diplomatico combinato con cerimonie, discorsi e un pesante calendario di incontri ha reso tutte queste iniziative in gran parte irrilevanti .”
Il corrispondente senior di GlobalPost in Israele Noga Tarnopolsky ha detto che la rivelazione dei segnali del nervosismo di Netanyahu sull’operazione ”Alleanza Indistruttibile” relativa al viaggio di Obama in Israele può essere percepita mediante i media.
“Penso che ora si possa dire che tutti sanno che la relazione Obama-Netanyahu non era molto felice”, ha detto Tarnopolsky. “Netanyahu è stato indebolito dalle recenti elezioni, ed è molto probabile che riceverà Obama il 20 marzo senza un nuovo governo in mano. Egli ha disperatamente bisogno di questo viaggio per migliorare la sua posizione.”
Se tutto va bene, ha detto, questo potrebbe ripristinare la dichiarazione di Netanyahu come l’unico legittimo candidato come primo ministro.
“Ma Netanyahu e il suo team sono inclini a scomode gaffes in questo momento, e direi che” Operazione Alleanza Indistruttibile “è un segno che sono preoccupati che le cose non potrebbero seguire il corso desiderato , “ha detto Tarnopolsky.
Netanyahu ha vinto in un modo più debole del previsto alle elezioni di Gennaio. Nel periodo prima delle elezioni americane di Novembre, Netanyahu è stato visto come favorire il candidato repubblicano Mitt Romney per il presidente (B), e Obama e Netanyahu hanno avuto rapporti tesi fin dall’inizio della presidenza Obama.
L’ufficio del presidente israeliano Shimon Peres ha detto Lunedi che Obama riceverà la Medaglia Presidenziale della Distinzione a Marzo, secondo il Guardian.(C)
questo riconosce a Obama il “contributo unico e importante per rafforzare lo Stato di Israele e la sicurezza dei suoi cittadini”.

La pagina ufficiale di Facebook del Consiglio dei Ministri contiene tre scelte di loghi per rappresentare la visita di Obama: (D)

Anche se il governo non ha confermato la data della visita, i media israeliani hanno riferito che sarà il 20-22 marzo, secondo l’agenzia France Presse. La Casa Bianca ha ribadito che Obama non porta alcuna proposta di pace con sè nel suo viaggio. (E)

Netanyahu ha detto Domenica che i suoi colloqui con Obama si concentreranno sul programma nucleare dell’Iran, sulla Siria e i colloqui di pace con i palestinesi.

Note:

(A) http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/netanyahu-seeks-broad-coalition-to-push-forward-israeli-palestinian-peace-talks.premium-1.504138

(B) http://abcnews.go.com/Politics/OTUS/netanyahu-obama-backing-romney/story?id=17289324

(C) http://www.guardian.co.uk/world/2013/feb/18/barack-obama-israel-presidential-medal-distinction

(D) https://www.facebook.com/HEBPMO

(E) http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5hZ_WkQC1_AhCJR5bnfLYszXx683A?docId=CNG.e64b6c2231d80ddf57e8e10768919244.31

(*) http://www.huffingtonpost.it/janiki-cingoli/israele-accordo-netanyahu-livni-la-mossa-del-cavallo_b_2739861.html?utm_hp_ref=italy

http://www.cipmo.org/editoriale/2013/mossa-cavallo-livni-netanyahu-israele.html

http://www.cipmo.org/news/2013/obama-stato-palestinese-entro-2014.html

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Un Papa nazionalista che benedice la violenza della guerra, adesso si dice uomo di pace. Le prove ed alcune considerazioni sul suo ruolo nella “fine dei tempi”

venerdì 22 marzo 2013
Qui sotto la traduzione di alcune righe salienti dell’articolo “Las Malvinas are ours”: New Argentinian Pope Francis has hard line on Falkland Islands overo  “Le Malvinas sono nostre: il nuovo Papa argentino Francesco ha una linea dura sulle isole Falklands”, scritto da Damien Fletcher e pubblicato sul sito del media britannico Mirror il 14 marzo 2013 (http://www.mirror.co.uk/news/world-news/pope-francis-hard-line-falkland-1762205).

Il Papa Francesco è stato un appassionato portavoce delle rivendicazioni della sua nazione sulle isole Falkland, note agli argentini come Las Malvinas.
Ad Aprile dell’anno scorso, in occasione di una messa di commemorazione a Buenos Aires per il 30° anniversario del conflitto delle Falklands, egli ha affermato: “Siamo venuti a pregare per tutti quelli che sono caduti, figli della patria che sono andati a difendere la propria madre patria, e reclamare quello che è loro, che è della patria, e che è stato usurpato.” Ed un anno prima egli ha esortato la gente a “non dimenticare quelli che sono caduti durante la guerra ” dal momento che essi hanno “sparso il loro sangue sul suolo argentino”.
E’ stata riportata anche la sua affermazione: “Le Malvinas sono nostre.”

Sono questi i discorsi di un uomo di pace? I discorsi di una persona che prende il nome di Francesco perchè afferma di volere essere un uomo di pace? E ricordiamolo, non si tratta di parole pronunciate 30 anni fa, ma appena pochi mesi prima della sua elezione al soglio pontificio. Chi ancora vuole credere alla favoletta del papa buono dovrebbe ricredersi dopo avere letto questa testimonianza.
Per la prima volta nella storia della chiesa è stato eletto un gesuita; generalmente l’ordine dei gesuiti controlla il potere temporale ed anche il Vaticano manovrando nell’occulto (vedi http://www.crom.be/it/documenti/la-pista-gesuita), ma adesso escono allo scoperto ed occupano il soglio pontificio.

Per chi sa come i potenti della Terra sono in grandissima maggioranza controllati dai gesuiti (quanto meno sono ex allievi delle loro scuole elitarie, come Monti, Draghi, Van Rompuy … lo testimonia persino un articolo del quotidiano L’unità: http://www.unita.it/italia/spadaro-draghi-monti-br-van-rompuy-gesuiti-al-comando-1.356157), l’elezione di un papa gesuita significa molto probabilmente che:

    • i Gesuiti stanno per giungere al culmine di tutti i loro brogli e presentono ormai la fine di un piano elaborato sull’arco di quasi mezzo millennio. Confidando nel loro imminente successo, osano ora presentarsi alla luce del giorno;
    • attualmente stiamo per passare dall’antica religione mondiale (il cattolicesimo) alla nuova religione mondiale. Per operare questo difficile passaggio, i Gesuiti hanno bisogno di un uomo assolutamente affidabile, che ubbidisca «come un cadavere» alle istruzioni dell’Ordine: Benedetto XVI non era sicuramente adatto a tal fine. Avevano quindi bisogno di uno dei loro, tenuto sotto osservazione fin dalla sua gioventù e addestrato come si deve durante molti anni di «esercizi spirituali»

Lettura caldamente consigliata (e non pensiate che sia fantascienza) su un possibile scenario che potrebbe dispiegarsi da qui a qualche anno:
 
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La parola Illuminati, derivata da Lucifero, significa “portatore di luce”. Il piano utilizza ingannevolmente la frase “pace sulla terra” e richiede la distruzione di tutti i governi e la religioni esistenti attraverso un processo di “divisione delle masse in schieramenti politici, sociali, economici e altri campi opposti in continuo aumento di numero.” La gente dovrebbe “combattere e indebolire se stessa e gradualmente distruggere i governi nazionali e le istituzioni religiose.”

Nel 1773 Mayer convocò dodici uomini ricchi di Francoforte e chiese loro di mettere in comune le loro risorse; poi presentò un piano in 25 punti che avrebbe consentito loro di ottenere il controllo delle ricchezza, delle risorse naturali e della manodopera di tutto il mondo. [5]

Questi 25 punti sono:

1.       Usare la violenza e il terrorismo, piuttosto che le discussioni accademiche.

2.       Predicare il “Liberalismo” per usurpare il potere politico.

3.       Avviare la lotta di classe.

4.       I politici devono essere astuti e ingannevoli – qualsiasi codice morale lascia un politico vulnerabile.

5.       Smantellare “le esistenti forze dell’ordine e i regolamenti. Ricostruzione di tutte le istituzioni  esistenti”.

6.       Rimanere invisibili fino a quando si è acquisita una forza tale che nessun’altra forza o astuzia può più minarla.

7.       Usare la Psicologia di massa per controllare le folle. “Senza il dispotismo assoluto non si può governare in modo efficiente”.

8.       Sostenere l’uso di liquori, droga, corruzione morale e ogni forma di vizio, utilizzati sistematicamente da “agenti” per corrompere la gioventù.

9.       Impadronirsi delle proprietà con ogni mezzo per assicurarsi sottomissione e sovranità.

10.   Fomentare le guerre e controllare le conferenze di pace in modo che nessuno dei combattenti guadagni territorio, mettendo loro in uno stato di debito ulteriore e quindi in nostro potere.

11.   Scegliere i candidati alle cariche pubbliche tra chi sarà “servile e obbediente ai nostri comandi, in modo da poter essere facilmente utilizzabile come pedina nel nostro gioco”.

12.   Utilizzare la stampa per la propaganda al fine di controllare tutti i punti di uscita di informazioni al pubblico, pur rimanendo nell’ombra, liberi da colpa.

13.   Far si che le masse credano d’essere preda di criminali. Quindi ripristinare l’ordine e apparire come salvatori.

14.   Creare panico finanziario. La fame viene usata per controllare e soggiogare le masse.

15.   Infiltrare la massoneria per sfruttare le logge del Grande Oriente come mantello alla vera natura del loro lavoro nella filantropia. Diffondere la loro ideologia ateo-materialista tra i “goyim” (gentili).

16.   Quando batte l’ora dell’incoronamento per il nostro signore sovrano del Mondo intero, la loro influenza bandirà tutto ciò che potrebbe ostacolare la sua strada.

17.   Uso sistematico di inganno, frasi altisonanti e slogan popolari. “Il contrario di quanto è stato promesso si può fare sempre dopo… Questo è senza conseguenze”.

18.   Un Regno del Terrore è il modo più economico per portare rapidamente sottomissione.

19.   Mascherarsi da politici, consulenti finanziari ed economici per svolgere il nostro mandato con la diplomazia e senza timore di esporre “il potere segreto dietro gli affari nazionali e internazionali”.

20.   L’obiettivo è il supremo governo mondiale. Sarà necessario stabilire grandi monopoli, quindi, anche la più grande fortuna dei Goyim dipenderà da noi a tal punto che essi andranno a fondo insieme al credito dei dei loro governi il giorno dopo la grande bancarotta politica.

21.   Usa la guerra economica. Deruba i “Goyim” delle loro proprietà terriere e delle industrie con una combinazione di alte tasse e concorrenza sleale.

22.   Fai si che il “Goyim” distrugga ognuno degli altri; così nel mondo sarà lasciato solo il proletariato, con pochi milionari devoti alla nostra causa e polizia e soldati sufficienti per proteggere i loro interessi.

23.   Chiamatelo il Nuovo Ordine Mondiale. Nominate un Dittatore (‘AntiCristo?).

24.   Istupidire, confondere e corrompere i membri più giovani della società, insegnando loro teorie e principi che sappiamo essere falsi.

25.   Piegare le leggi nazionali e internazionali all’interno di una contraddizione che innanzi tutto maschera la legge e dopo la nasconde del tutto. Sostituire l’arbitrato alla legge.

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Pace tra Israele e Turchia, Obama fa il miracolo

Netanyahu presenta le scuse, Erdogan le accetta. La rottura
dopo l’abbordaggio israeliano alla Mavi Marmara

Dal nostro corrispondente DAVIDE FRATTINI

GERUSALEMME — Il numero è stato composto da Benjamin Netanyahu, il telefono gliel’ha messo in mano Barack Obama. Il premier israeliano sapeva quello che doveva dire, pronunciare le parole che nè lui nè Avigdor Lieberman (l’alleato politico e leader ultranazionalista) avevano mai voluto concedere. Dall’altra parte, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ascolta Netanyahu mentre si scusa «con il popolo turco per ogni errore che potrebbe aver causato la perdita di vite umane» e promette che i due Paesi troveranno un accordo per risarcire le vittime. La conversazione dura trenta minuti, Netanyahu assicura anche che il suo governo ha tolto «il blocco all’ingresso di materiali e prodotti per uso civile a Gaza». LUNGA CRISI – Le relazioni tra Israele e Turchia erano in crisi dal maggio 2010, da quando le truppe speciali di Tsahal avevano assaltato la nave Mavi Marmara che portava aiuti verso la Striscia di Gaza: nove attivisti turchi erano stati uccisi nell’operazione. I due Paesi avevano congelato le intese di cooperazione militare e interrotto i rapporti diplomatici dopo che nel settembre 2011 un’indagine Onu non aveva indicato colpevoli. Le divergenze erano ancora peggiorate solo venti giorni fa: Erdogan aveva definito il sionismo «un crimine contro l’umanità». Netanyahu sembra aver approfittato dell’assenza di Lieberman, che ha dovuto lasciargli il controllo ad interim del ministero degli Esteri, fino a quando non avrà chiarito (o meno) le sue vicende giudiziarie.

GENERALI CONSAPEVOLI – Lieberman ha criticato le scuse («intaccano la dignità di Israele in questa regione»), ma la telefonata è stata coordinata in anticipo con Benny Gantz, il capo di Stato Maggiore: i generali sono consapevoli dell’importanza strategica della sintonia con Ankara. Il presidente americano ottiene il risultato diplomatico all’aeroporto, prima di salire sull’Air Force One alla fine della visita di tre giorni in Israele e nei territori palestinesi. L’alleanza tra lo Stato ebraico e la Turchia — sono convinti gli analisti di Washington — andava ristabilita per affrontare la crisi siriana e la questione dell’atomica iraniana.

22 marzo 2013 (modifica il 23 marzo 2013)

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LA RIVOLUZIONE DELLA PACEM IN TERRIS: LA VERITÀ AL PATIBOLO!

   

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Libertà x Verità

Il cappio della Pacem in terris è nella frase iniziale della versione latina pubblicata (Acta Apostolicae Sedis , No. 55, 257-304): – “In hominis juribus hoc quoque numerandum est, ut et Deum, ad rectam conscientiae suae normam, venerari possit, et religionem privatim et publice profiteri”. Ciò significa “Dobbiamo annoverare tra i diritti dell’uomo, che ognuno ha il diritto di onorare Dio secondo il dettame della sua retta coscienza”. Quale sarebbe il diritto della rectam conscientiae suae normam: il diritto di onorare Dio seguendo la retta norma della propria coscienza, o il diritto al [suo] culto di professare Dio in pubblico e in privato con la propria religione?

Ecco l’ambiguità che fa scambiare le norme divine su cui si fonda la retta coscienza, con una retta norma, come giudizio della propria coscienza autonoma.

Giovanni XXIII, sulla cruciale questione dell’anima umana davanti alla Verità, rilancia nella Pacem in terris (Ptr) l’ambiguità erasmiana che esprime la «revisione umanistica» sui concetti di dignità umana e libertà religiosa: ‘ogni uomo ha in sé la teologia’, sia scavatore o tessitore’, ed è ispirato e guidato dallo spirito di Cristo’.

L’ambiguità di Erasmo, condannata dalla Chiesa nel passato, è ripresa nei nostri tempi dal piano di aggiornamento conciliare: diviene il gran riferimento della Dignitatis humanae (Dh) del Vaticano II per la libertà della ‘coscienza autonoma’ in rapporto alla Verità. Sarebbe il diritto ecumenistico al culto privato e pubblico di Dio.

Ecco il percorso dalla Pacem in terris alla Dignitatis humanae.

L’insegnamento cattolico è che l’uomo ha il diritto di professare e praticare la religione cattolica, della Verità, non di praticare ogni altra religione e culto.

Certo, l’uomo deve poter adorare Dio secondo coscienza, ma qui la parola “retta” implica quello che sarebbe “retto” per la sua coscienza, che non è necessariamente la retta coscienza nel culto di Dio; apre alla contestazione della verità cattolica per cui la coscienza deve essere formata dagli insegnamenti della Chiesa di Dio.

Ma l’ambiguità si è svelata intenzionale; base del piano ecumenista del Vaticano 2, cui ogni suo documento doveva mirare in modo coperto fino alla fatidica «Dignitatis humanae» della «libertà religiosa».

Era l’operazione dottrinale diretta ad acquisire i valori umanistici dell’illuminismo rivoluzionario degli ultimi due secoli, come già spiegata Ratzinger al giornalista Messori, e oggi ribadita, sempre concludendo che il Vaticano II l’ha realizzata.

Infatti, le rivoluzioni, dalla francese alla bolscevica, dalla massonica alla conciliare, vogliono la «libertà religiosa» da mettere nelle costituzioni.

Perla Chiesaè un’inversione inaudita, ma per i conciliari è una meta da giungere, anche se con parole ambigue ed ermeneutiche d’inganno proprie ai modernisti, sia quelli di «semplicità geniale» (G. XXIII), sia quelli di «geniale sofisticazione» (B. XVI).

La Dh, per esempio, porta una citazione di Lattanzio e un’altra di Leone XIII, ma né l’una né l’altra provano la proclamazione fatta, poiché Lattanzio parlava del diritto dei cristiani a praticare la loro religione nell’Impero romano e Leone XIII precisava di quale libertà parlava. Invece, la proclamazione di Giovanni 23, del diritto d’ogni uomo a professare la propria religione, guarda caso, cade sotto la condanna del liberalismo, proprio di Leone XIII nella Libertas, di cui la Ptr cita un passo.

Indegne furberie che rendono chiaro il senso sovversivo della Dh, “senso percepito dal P. Rouquette, che scriveva in Études del giugno 1963: – Essa [Ptr] è, di fatto, un evento che, per gli storici futuri, segnerà una svolta nella storia della Chiesa”. (Mons. F. Spadafora, «La Tradizione contro il concilio», pp. 240/1).

Una «bomba a orologeria», vista da Mgr. Marcel Lefebvre, innescata non solo nel mondo ecclesiale ma planetario. I suoi effetti si son visti appena chiuso il Vaticano II, non solo nelle ribellioni studentesche del ‘68, ma in quelle clericali tuttora in corso e che assumono le più variegate forme di autodemolizione, anche tradizionaliste!

Per capirle, poiché il maestro d’inganno può ora irretire perfino chi già cominciava a vedere dov’è tale «cardine liberticida», mentale e religioso, ricorriamo alla legge della Chiesa sul dogma del Primato di Pietro e successori, e poi alle luci di San Paolo.

La Costituzione apostolica del Concilio Vaticano I, «Pastor aeternus» (18.7.1870) insegna la dottrina sulla «perpetuità e natura del sacro Primato apostolico in cui sta la forza e la solidità di tuttala Chiesa; e di proscrivere e condannare gli errori contrari, tanto dannosi per il gregge del Signore… primato immediato e diretto su tuttala Chiesa di Dio… dopo la di lui esplicita confessione (Cf. Gv 1, 42)»…

«Rimane la disposizione della verità, e il beato Pietro, perseverando nella forza ricevuta dalla pietra, non lascia l’ufficio assunto di governare nella Chiesa» (S. Leone, Sermo III, ‘Insegnamenti pontifici’). 11, p. 283)… «Sicché, serbata l’unità sia di comunione sia di professione di fede col Romano Pontefice,la Chiesadi Cristo sia un unico gregge sotto un unico sommo Pastore» (Ib. p. 285)…

«I Padri del Concilio Costantinopolitano IV seguendo le orme degli antenati, proclamarono questa solenne professione – La prima salute è custodire la regola della retta fede»… E siccome non si può dimenticare la sentenza del Signore nostro Gesù Cristo, il quale disse: – Tu sei Pietro, e su questa pietra Io edificherò la mia Chiesa – (Mt 16, 18), la verità di queste parole è comprovata dalla realtà dei fatti: nella Sede Apostolica si è sempre custodita e professata la santa dottrina. Perciò non volendo in nessun modo dividerci dalla fede e dalla dottrina di questa, speriamo di essere fatti degni di appartenere all’unica comunione, predicata dalla stessa Sede Apostolica, nella quale si trova l’intera e la vera solidità della religione Cristiana» (Dz 171)… «I Vescovi di tutto il mondo, riferirono a questa Sede Apostolica quei pericoli che, soprattutto sorgevano nelle questioni di fede, affinché i danni alla fede fossero riparati di preferenza là dove la fede non può aver difetto» (Dz 694).

Principio d’identità e di non contraddizione

Per il retto pensiero, tutte queste verità riguardanti il Primato di Pietro e successori, definiscono la sua identità nella Sede Apostolica.

Chiaramente il Papa è per la Fede e non la Fede per Il Papa.

Ci può essere una posizione che inverte questa verità?

Negli ultimi tempi la si trova sistematicamente su «sì sì no no».

Vediamo come si cerca di giustificare ciò ricorrendo a principi filosofici in un articolo del 15.11.2011.

«Le conseguenze dell’abbandono del principio di non contraddizione (PdNC) e della metafisica. Il concilio Vaticano II non ha potuto conservare la metafisica, perché il PdNC che ne è il cardine, denunciando pubblicamente la contraddizione, l’avrebbe vincolato al magistero dogmatico di sempre, quello di Trento del Concilio Vaticano I; il che era ciò che di nuovo una parte dei padri conciliari intendeva, appunto, evitare. Costoro, si sa, volevano avere le mani libere. Ma l’abbandono del PdNC e della metafisica non è rimasto senza conseguenze. Esso ne ha avute tre, tutte sotto gli occhi dei fedeli ormai da 50 anni: A – la rinuncia al magistero dogmatico, che è il rifiuto della Verità nella sua pura forma metafisica; B – il magistero pastorale come ermeneutica, che è adesione alla verità nella sua mobile forma moderna; C – il primato della carità sulla Verità con cui si annuncia al mondo che la lampada verrà riposta sotto il moggio».

Limitandoci al punto “A”, abbiamo il dogma contro il relativismo dogmatico.

Ora, tutto ciò è già stato condannato dal magistero della Chiesa contro il modernismo.

Basterebbe rifarsi a questa condanna del modernismo per sapere che chi segue tale falsa dottrina non potrebbe essere nemmeno prete cattolico, tanto meno papa.

Ma qui si vuole limitare l’eresia a una semplice “rinuncia al magistero dogmatico”, come se non fosse dogma il primato dell’autorità pontificia. Ci può essere un vero “magistero” che rinuncia ai dogmi? Se lo fa, rinuncia al Vangelo stesso. E poiché il Vangelo è la base dell’autorità nella Chiesa, rinuncia alla sua stessa autorità.

Ecco che le spiegazioni del “sì sì no no” in materia, almeno negli ultimi tempi, sono dirette a delle “autorità, dottrine e magisteri” senza identità evangelica e apostolica, perciò in “contraddizione metafisica” conla Chiesadella Verità.

È mai possibile che tutto quest’imbroglio sia pubblicato sotto il titolo pomposo di: “In difesa della Veritá”? Non sará che definiscono un PdNC, ma senza abbastanza accortezza per non inciampare loro stessi in un’“autorità contraddittoria”, del tutto estranea a Gesù Cristo, sommo “Segno di contraddizione” per i poteri d’inganno?

“Nostro Signore è un segno indicante cose mirabili e occulte, visto dai semplici e compreso da quanti coltivano la saggezza” (San Basilio).

Allora sentiamo un preclaro giudice cattolico che la coltiva.

“La dottrina della Chiesa che esclude la libertà di religione e la separazione tra Stato e Chiesa è stata costantemente riaffermata nel corso dei secoli, pur tra debolezze e compromessi […] Da ultimo, però, questo insegnamento è stato radicalmente capovolto e la Gerarchiasi è trovata a sostenere essa stessa quelle dottrine promulgate e sostenute dalla massoneria, che (la Chiesa) aveva per l’innanzi così chiaramente e ripetutamente condannato e osteggiato come la quintessenza della irreligiosità e della ribellione a Dio e contro cui si era così a lungo battuta. Questo straordinario volta faccia è accaduto con Giovanni XXIII che enunciò per la prima volta, sebbene in forma un po’ implicita e velata, il davvero rivoluzionario principio nella Pacem in terris. Ma la formulazione chiara e sistematica di questa dottrina innovatrice si ha con la dichiarazione conciliare Dignitatis humanae, emanata a chiusura del Vaticano II.

“Coloro che affermano questo principio di libertà religiosa, in quel momento stesso affermano anche chela Chiesaha sbagliato per secoli e secoli, ne condannano come erronei illustri e chiarissimi documenti e sostengono che solo con Giovanni XXIII e il Vaticano II essa avrebbe ritrovato la giusta via, onde nessuno più di loro accusala Santa Chiesadi errore e di pervicace perseveranza in esso… calpestando un fondamentale diritto dell’uomo fino a quando è stata riscattata e redenta dalle dottrine liberali delle leggi massoniche, e cioè dei maggiori nemici di Cristo che la storia ricordi: allucinante contraddizione!”

Insegna San Paolo: “La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini; poiché è manifesto che voi siete una lettera di Cristo redatta da noi, vergata non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivo, non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne. Questa è la fiducia che abbiamo in Cristo, davanti a Dio. Non che ci crediamo capaci di pensare qualcosa da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio che ci ha resi ministri idonei della nuova alleanza, non della lettera ma dello Spirito; la lettera uccide, lo Spirito vivifica… Il Signore è lo Spirito, e dove c’è lo Spirito del Signore ivi è libertà» (II Cr 3, 2-6; 17).

Oggetto del Ministero apostolico: «Perciò, investiti di questo ministero per la misericordia che ci è stata usata, non ci perdiamo d’animo; ma, evitando vergognose dissimulazioni, senza procedere con astuzia né adulterando la parola di Dio, ma con la manifestazione della verità ci presentiamo davanti alla coscienza di ogni uomo, al cospetto di Dio. E se anche il nostro Vangelo è velato, lo è per quelli che si perdono, ai quali il dio di questo secolo ha accecato le menti d’infedeli, perché non vedano il fulgore del Vangelo della gloria di Cristo, immagine di Dio” (ib. 4, 1-4).

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Sappiamo in ogni modo che:

1)              Tutto quello che stiamo vivendo è comunque un percorso che ha due registi non umani, questi due registi, in conflitto tra loro, sono: Dio e satana.

2)              La realizzazione delle profezie bibliche e la storia umana sono due rotaie dello stesso binario che conduce e condurrà il treno dell’umanità verso un’unica stazione finale che è il Regno Millenario del Nostro Signore Gesù.

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L’uccisione di Osama Bin Laden è un ulteriore tassello della storia umana che porterà verso un annuncio di “Pace e Sicurezza”.

Questo sarà il segnale per l’inizio della grande battaglia di Harmaghedon.

1Tessalonicesi 5:3 Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno

Da tener presente che l’annuncio di “Pace e Sicurezza” dovrà essere proclamato a Gerusalemme da parte dell’anticristo (Segretario Generale Onu) quindi ci saranno ancora diversi avvenimenti, ed in particolare molto dolorosi, prima che si arrivi a questo ultimo annuncio.

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Il re del Nord comincia a far sentire la sua voce nei confronti di Israele.

Obama (attuale re del Nord) chiede ad Israele di ritirarsi entro i confini del 1967.

A questo ritiro seguirà la soluzione dei due grandi problemi:

1)   Lo status di Gerusalemme.

2)   Il problema della sicurezza dello stato di Israele.

Inizia a delinearsi il percorso che ci porterà verso una internazionalizzazione di Gerusalemme come città che, ospitando la sede dell’ONU, diventerà la garanzia di “Pace e Sicurezza” per Israele e per tutto il mondo.

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Il 4 marzo 2012 alla conferenza dell’Aipac (il Comitato per gli Affari Pubblici Israelo-Americani), la principale lobby pro-Israele degli Stati Uniti, Obama prometteva solennemente che non avrebbe esitato “a ricorrere alla forza per difendere Israele”.

Nel dietro le quinte della conferenza Aipac potrebbe essere maturato il patto segreto che, a fronte della richiesta di Netanyahu di dare il via all’intervento militare prima possibile, Obama avrebbe risposto d’accordo. Ma non ora, non è opportuno in campagna elettorale, meglio a fine anno dopo le elezioni presidenziali.

Dalla stampa internazionale:

Dietro alle “primavere arabe” ci sarebbe un piano segreto per liberare le forze islamiste in funzione anti-Israele.

Nel mondo massonico-finanziario, ad altissimo livello, si muoverebbe una forza determinata a creare condizioni di gravissima difficoltà per Israele.

Tra le altre finalità quella di indurre Tel Aviv ad accettare condizioni di un ruolo internazionale per Gerusalemme.

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Gli attacchi alle ambasciate USA sarebbero “danni collaterali” provocati dal disegno unilaterale di centri di potere massonico-finanziari ad altissimo livello.

Questi centri di potere hanno come obiettivo la liberazione, in ogni parte del mondo, di tutti i potenziali avversari di Israele ed in particolare quelli nelle aree islamiste.

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Babilonia la Grande, nell’avvicinamento alla sua finale caduta da parte della bestia e delle dieci corna, ha nominato il suo nuovo imperatore romano.

Apocalisse 17:16 Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la consumeranno con il fuoco.

Apocalisse 17:17 Infatti Dio ha messo nei loro cuori di eseguire il suo disegno che è di dare, di comune accordo, il loro regno alla bestia fino a che le parole di Dio siano adempiute.

Apocalisse 17:18 La donna che hai vista è la grande città che domina sui re della terra».

La grande città che domina sui re della terra, dopo aver cavalcato in perfetta sintonia i governi del mondo:

Apocalisse 18:3 Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino della sua prostituzione furente, e i re della terra hanno fornicato con lei, e i mercanti della terra si sono arricchiti con gli eccessi del suo lusso».

Ora, probabilmente, a seguito di un ultimo papa che si avvicinerà ai valori del Vangelo, verrà ritenuta nemica e subirà la sorte che per essa Dio ha riservato.

A coloro che lo amano Dio invia l’ultimo appello:

Apocalisse 18:4 Poi udii un’altra voce dal cielo che diceva: «Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi

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Nota non tanto a margine. Oggi ci sono stati i funerali di Pietro Mennea e Antonio Manganelli due campioni di onestà, servizio, lotta. Vorrei pensare che la prematura morte (61 e 62 anni) per una malattia durata pochi mesi (verrebbe da pensare indotta) simboleggi qualcosa per aiutarci a rielaborare i tempi in cui viviamo:

ESEQUIE DI STATO IN Santa Maria degli Angeli

L’addio al capo della polizia Manganelli
«Ciao Antonio, continueremo il tuo impegno»

Don Ciotti e Pietro Grasso parlano ai funerali: basilica gremita e massime cariche dello Stato presenti

La moglie Adriana e la figlia Manuela davanti alla bara (LaPresse)La moglie Adriana e la figlia Manuela davanti alla bara (LaPresse)

ROMA – Una folla che abbraccia l’intra piazza della Repubblica a Roma. Si sono conclusi da poco i funerali di Stato di Antonio Manganelli, capo della polizia scomparso mercoledì a 63 anni per una grave malattia. Un lungo applauso ha accompagnato il feretro all’esterno. Alle esequie hanno preso parte le massime cariche istituzionali. Tra queste anche il premier uscente, Mario Monti, il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, e il presidente del Senato, Pietro Grasso, i ministri dell’Interno Annamaria Cancellieri, e i colleghi Severino, Di Paola, Passera, Moavero e Riccardi. Presente anche lo scrittore Roberto Saviano.

Il picchetto d'onore sul sagrato  (Proto)Il picchetto d’onore sul sagrato (Proto)

DON CIOTTI – Il picchetto d’onore sul sagrato ha accolto il feretro che è stato poi portato a braccia dagli allievi della Scuola superiore di Polizia sulla note della marcia funebre di Chopin è poi entrato nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, gremita di amici, familiari e colleghi. «Mi avete chiesto di aprire questo momento per dire ancora una volta ciao ad Antonio. Diciamolo ancora una volta ciao a un amico e non posso dimenticare che proprio poco tempo fa abbiamo camminato insieme, a braccetto, e non posso dimenticare, in quella passeggiata, la dignità nella gestione della sua malattia, i suoi sogni, la sua grande voglia di vivere». Le prime parole ai funerali sono state di don Luigi Ciotti, il presidente di Libera. «Antonio – ha detto don Ciotti parlando nell’altare della basilica di Santa Maria degli Angeli – ci mancherai. La nostra missione è continuare con coerenza il tuo impegno. Quell’impegno che con coraggio e generosità hai vissuto».

Bersani (LaPresse)Bersani (LaPresse)

UOMO MITE E AUTENTICO – «Ho sentito in Antonio – ha aggiunto Don Ciotti – la grande passione per il servizio per la polizia di Stato, la sua fedeltà alla storia del nostro Paese». Di Manganelli, il sacerdote ha ricordato anche «la capacità di chiedere perdono, che non è di tutti». «Ciao Antonio – ha detto ancora don Ciotti – Uomo mite: il mite non è un debole perchè la mitezza è sinonimo di libertà e di autenticità. Hai avuto sempre coscienza della tua fragilità e dei tuoi limiti, che non è da tutti». Don Ciotti ha poi sottolineato che «la prima dimensione della giustizia è sempre la prossimità e noi continueremo a camminare insieme a te, Antonio».

UN SEME DI SPERANZA – «Antonio era un mito per gli uomini e per le donne della polizia di Stato – ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso nel corso dei funerali – È caduto un seme che farà germogliare una foresta, una generazione di poliziotti e di uomini che sapranno spendere la loro vita per il cambiamento del loro Paese».

Roberto Saviano (LaPresse)Roberto Saviano (LaPresse)

LA FAMIGLIA DELLA POLIZIA – Insieme alla famiglia, alla moglie Adriana e alla figlia Manuela, i vertici delle forze di polizia e di sicurezza, a cominciare dal vicecapo vicario Alessandro Marangoni e dal vicecapo Francesco Cirillo. Tra le altre personalità arrivate nella basilica romana, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta, l’ex premier Giuliano Amato.

CARDINALE VALLINI – È il cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, a celebrare le esequie. «La fiducia in Dio nell’affrontare la malattia, vissuta come una scuola per capire la sofferenza degli altri. Una bella testimonianza di cristiano impegnato nelle istituzioni» ha detto Vallini. Manganelli, ha aggiunto Vallini, è stato «guida autorevole della polizia di Stato», per i suoi uomini «esposti ai pericoli» della «patologia dei comportamenti umani».

Antonio Manganelli con Giorgio Napolitano Antonio Manganelli con Giorgio Napolitano

CAMERA ARDENTE – Venerdì la camera ardente alla Scuola superiore di Polizia che ha visitato anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. IL POLIZIOTTO SAPIENTE – Manganelli, poliziotto sapiente ed accorto, era nato ad Avellino e aveva 63 anni. Da anni combatteva contro una malattia inesorabile per la quale era stato in cura per un lungo periodo negli Usa. Le sue condizioni si erano aggravate martedì sera e aveva già ricevuto l’estrema unzione. Tre settimane fa era stato operato per una complicazione cerebrale. È morto in seguito a una infezione respiratoria.

FALCONE E BORSELLINO – Laureato in Giurisprudenza si era specializzato in Criminologia Clinica. Dagli anni ’70 ha operato costantemente nel campo delle investigazioni, acquisendo particolare esperienza e preparazione tecnica nel settore dei sequestri di persona a scopo di estorsione prima ed in quello antimafia poi. Ha lavorato al fianco dei più valorosi magistrati e di organi giudiziari investigativi europei ed extraeuropei, dei quali è diventato negli anni un solido punto di riferimento, legando il suo nome anche alla cattura di alcuni dei latitanti di maggior spicco delle organizzazioni mafiose. Negli anni Ottanta quando prestava servizio al Nucleo Anticrimine della Polizia ha collaborato a lungo con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Redazione Roma Online 23 marzo 2013 | 13:18

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Funerali Mennea. Minà: “Era grande, grande, grande”

ROMA, 23 marzo 2013

Nella basilica romana di Santa Sabina l’ultimo saluto all’olimpionico dei 200. Molte le testimonianze

Pietro Mennea con Primo Nebiolo e Gianni Minà dopo il record mondiale dei 200 metri (19
Pietro Mennea con Primo Nebiolo e Gianni Minà dopo il record mondiale dei 200 metri (19″72) a Città del Messico il 12 settembre 1979. Ansa

Si sono svolti nella basilica di Santa Sabina i funerali di Pietro Mennea, l’ex campione di atletica leggera scomparso 21 marzo a 60 anni. Una cerimonia toccante, vera, per nulla retorica. Proprio come sarebbe piaciuta a Pietro. Le parole degli amici. Dei veri amici. Gianni Minà lo ha raccontato come si conviene a chi lo ha seguito con amore. “Non era simpatico a molti critici e giornalisti. Mennea era figlio del Sud, un campione di corsa che spesso non aveva una pista dove allenarsi – ha ricordato Minà nel suo ricordo -. Gianni Brera scrisse di lui che era prodigioso, che era sbocciato nel nostro Sud depauperato. Lui “stortignaccolo” che puntava sulla sua caparbietà e sulla sua disposizione al sacrifico secondo i voleri dal suo mentore Vittori a cui dava del lei. Parlava poco; non sfoggiava dialettica: rimediava con i risultati. A Città del Messico nel 1979 – ha continuato – ho assistito a un evento storico per davvero, peccato che il centralino della Rai per minuti e minuti trillò a vuoto (in Italia erano le 23 circa); poi mi risposero che il Tg della notte era appena finito. Pietro era fuori dallo schema; non era conformista, non era un musone. Era un uomo verticale; ce ne sono pochi. Mohammed Alì gli chiese come poteva essere il più veloce del mondo non essendo nero. “Sono nero nel cuore”, rispose. Era grande grande grande. Ciao Pietro”.

L'omaggio di una tifosa. LaPresse
L’omaggio di una tifosa. LaPresse

malagò — Breve ma sincero il ricordo di Giovanni Malagò, neo presidente del Coni. “Pietro – ha sottolineato – mi ha dato aiuto e tifo per arrivare alla carica più alta nello sport italiano” focalizzando la vita di Mennea in tre momenti della sua esistenza. “Ho pensato a tre momenti in cui Pietro ci ha voluto stupire. La prima facendo quel tempo che è ancora oggi fantascienza. La seconda fermando i nostri cuori con l’emozione assurda per l’oro di Mosca 1980, la terza l’altro ieri quando ci ha annichilito lasciando a Manuela (la moglie, n.d.r.) la testimonianza silenziosa di una dignità che solo lui sapeva avere quasi come per non dare fastidio con la sua malattia”. Per poi aggiungere: “In tanti anni il Coni a torto o a ragione non aveva mai concesso il Salone d’onore. Abbiamo iniziato con Pietro. Il suo desiderio più grande era quello di raccogliere i suoi più grandi ricordi sportivi e farne un museo. Abbiamo pensato insieme al presidente Fidal, Alfio Giomi, che lo Stadio dei Marmi potrebbe essere il luogo ideale dove tornare a respirare la pista, l’atmosfera della gara, una vita sportiva più unica che rara”. E un primo grande omaggio: “Il Golden Gala diventerà il Memorial Pietro Mennea”.

L’addio alla leggenda di Pietro Mennea
grazie pietro — Prima ancora aveva parlato padre Antonio Truda, che ha officiato la cerimonia funebre; lo stesso sacerdote che officiò il matrimonio fra Pietro e Manuela. “Hai saputo rendere grande la storia dell’Italia, sportiva e umana. Ho letto tante cose su di te, ma come dice Papa Francesco se non c’è fede non si possono raggiungere traguardi. Pietro grazie per tutte le cose che ci hai dato. Non era vero – ha osservato il sacerdote – che quando si spengono le luci della ribalta non ti considerano, guarda la chiesa: ci sono tante persone che ti vogliono bene. Sei stato un campione che a livello mondiale era schivo sino a dare a tutti noi il senso del dovere da compiere e la gioia del dovere compiuto”. Padre Truda ha concluso con parole toccanti: “Pietro, io ti ringrazio: assieme al grande sposo, grande professionista, grande uomo e grande atleta, hai saputo guardare Dio senza dolore, ringraziandolo per i doni che ti ha fatto”.

un simbolo — Toccante la testimonianza dell’amico magistrato Ferdinando Imposimanto. “Ho goduto della sua amicizia fraterna e della sua stima – ha esordito -. Lo onorano le sue gesta leggendarie, che hanno fatto di lui il più grande atleta dell’Italia e del mondo. Simbolo di purezza. Non solo fu leggendario atleta, ma anche scrittore, politico, avvocato, docente universitario e alfiere dei diritti umani. La sua ambizione più grande era la conquista della gloria, non per vanità ma per riscattare il destino di disagiati e negletti. Pietro è un simbolo della sacralità dell’atletica leggera”.

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Don Floriano Abrahamowicz a Canale Italia: due profezie su Francesco-Bergoglio

Sabato 23 marzo, Sabato Santo e vigilia della Pasqua 2013.

Durante la trasmissione “Notizie Oggi” condotta da Gianluca Versace su ‘Canale Italia’ don Floriano Abrahamowicz rivela due profezie su ‘papa Francesco’ e risponde ad un telespettatore che gli chiede quale è il suo rapporto con la sua società, la Fraternità Sacerdotale San Pio X. La prima profezia riportata è quella della beata Caterina Emmerick. Nel 1820 la beata profetizzò “la strana e falsa chiesa con due papi”. La seconda profezia è di radio radicale. Qualche settimana prima dell’elezione i radicali ‘profetizzarono’ il nome del futuro “papa”: Francesco. Durante la trasmissione si è anche parlato di Grillo e del caso Aldrovandi. Mauro Biolcati, impegnato in un progetto di riforma fiscale, si è dichiarato c’accordo con quanto dichiarato da don Floriano su Beppe Grillo. “Pacifici ha ragione di condannarlo. Come Hitler e altri dittatori, Grillo vine mandato in campo solo per destabilizzare. Il gran maestro del Grand Oriente d’Italia (un suo fiero elettore) e l’America (l’ambascatore americano a Roma stima molto Grillo…) ci pensano poi a stabilire il Gulag degli Stati Uniti d’Europa: tappa per arrivare al governo mondiale. In studio c’era l’ispettore Fausto Vanelli che spiegava che la manifestazione a Ferrara (caso Alvrobrandi) non era contro la madre del ragazzo morto. La manifestazione protestava contro l’applicazione faziosa del decreto ‘svuota carcere’. Tutti fuori tranne i tre poliziotti coinvolti nell’omicidio colposo di Aldrovandi.

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Pacem in terris, un’enciclica da rileggere (Manuale per la Fine dei Tempi per Bergoglio, ndr)

di Massimo Introvigne12-04-2013

Lo ha ricordato Papa Francesco nell’udienza dell’11 aprile 2013 ai membri dell’istituzione caritativa statunitense “Papal Foundation”: ieri l’ottava e ultima enciclica del Beato Giovanni XXIII (1881-1963), “Pacem in terris”, dell’11 aprile 1963, ha compiuto cinquant’anni. Dell’importanza di questo cinquantenario aveva parlato a più riprese Benedetto XVI, certo consapevole anche dei rischi di celebrazioni intese a contrapporre l'”ottimismo” del “Papa buono” al Magistero sociale dei suoi predecessori.

Mentre nell’enciclica “Caritas in veritate” Papa Ratzinger aveva spiegato che il criterio interpretativo della “riforma nella continuità” da lui proposto per il Concilio Ecumenico Vaticano II vale anche per le encicliche sociali: di fronte a ogni documento vanno colti e accettati lealmente gli elementi di riforma, leggendoli però sempre in continuità con i documenti precedenti dei Pontefici e non come se si trattasse di smentite o di rotture.

“Pacem in terris”, il titolo dall’enciclica del Beato Giovanni XXIII, troppe volte è diventato uno slogan pacifista banale. Come spesso accade, tanti che citano l’enciclica non l’hanno mai letta.
Esaminiamone allora in modo dettagliato il contenuto. Sarà un esercizio più impegnativo della ripetizione di slogan, ma anche più fruttuoso. Scopriremo che il Magistero di quella grande enciclica non ha affatto al suo centro il pacifismo o un ottimismo ingenuo, ma la nozione dell’ordine sociale basato sul diritto naturale.

La pace, afferma Papa Roncalli, costituisce una delle principali preoccupazioni dei nostri contemporanei, e la Chiesa si unisce volentieri ai comuni auspici di pace. Ricorda, tuttavia, che la pace “può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio” . Mentre i progressi della scienza rivelano sempre di più il mirabile ordine dell’universo, il disordine con “stridente contrasto” “regna tra gli esseri umani e tra i popoli”. La Chiesa, sulla base delle leggi iscritte da Dio nella natura umana, ricorda il nesso strettissimo fra pace e ordine.

L’enciclica esamina quattro sfere dell’ordine sociale: fra i cittadini; fra i cittadini e l’autorità pubblica; fra le comunità politiche; tra le comunità politiche, da una parte, e dall’altra la comunità mondiale nel suo complesso. Una quinta parte contiene una serie di indicazioni e di raccomandazioni pastorali. Soprattutto le prime tre parti costituiscono un compendio schematico di tesi ricavate dal magistero di Leone XIII (1810-1903) e del venerabile Pio XII (1876-1958). A questi due pontefici sono dedicate oltre cinquanta citazioni, spesso molto ampie.

La prima sfera esaminata è dunque quella dei rapporti tra i cittadini. Gli uomini riuniti in società sono persone, e quindi soggetto di diritti e di doveri che “scaturiscono immediatamente e simultaneamente dalla stessa natura umana” e sono pertanto “universali”, inviolabili, inalienabili”.
II Pontefice propone una lista dei diritti che derivano dalla natura della persona umana, riuniti per gruppi:
– il diritto alla vita, da cui derivano il diritto all’integrità fisica, a un dignitoso tenore di vita, alla sicurezza in caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla propria volontà;
– il diritto al rispetto della propria persona, e quindi all’onore, alla buona reputazione, alla libertà nella ricerca del vero e nell’espressione culturale e artistica “entro i limiti consentiti dall’ordine morale e dal bene comune”; nonché il diritto “all’obiettività della informazione” e a “partecipare ai beni della cultura” in un sistema in cui si possa accedere ai gradi superiori dell’istruzione “sulla base del merito”;

– il “diritto di onorare Dio secondo il dettame della retta coscienza”, e quindi alla libertà di religione;
– il “diritto alla libertà nella scelta del proprio stato”, che comporta il diritto di perseguire la propria vocazione sacerdotale o religiosa come quello di creare una famiglia “fondata sul matrimonio contratto liberamente, unitario e indissolubile” che dev’essere rispettata come “nucleo naturale ed essenziale della società” e cui deve essere riconosciuto un “diritto di priorità” nell’educazione dei figli;
– il diritto al lavoro e alla libera iniziativa in campo economico, da cui deriva il diritto a condizioni di lavoro dignitose e, nel caso delle donne, rispettose, delle loro particolari esigenze “di spose e di madri”; il diritto a una giusta retribuzione; il diritto di proprietà privata “sui beni anche produttivi”, di cui il beato Giovanni XXIII riafferma il carattere naturale e la funzione sociale;

– il diritto di riunione e di associazione, e il diritto dei corpi intermedi a operare in libertà senza che le loro attività siano ridotte o impedite dallo Stato; il diritto alla libertà di movimento, che comporta il diritto di emigrazione e di immigrazione;
– il “diritto di prendere parte attiva alla vita pubblica”, nei modi consentiti dalle varie forme di governo e di regime fra le quali la Chiesa non esprime preferenze; il diritto alla tutela giuridica efficace e imparziale dei propri diritti. I diritti naturali della persona “sono indissolubilmente congiunti con altrettanti rispettivi doveri”. La scissione fra diritti e doveri costituisce uno dei principali errori relativi all’ordine sociale.

Per esempio, il diritto di ogni essere umano all’esistenza è connesso con il suo dovere di conservarsi in vita; il diritto a un dignitoso tenore di vita con il dovere di vivere dignitosamente; “il diritto alla libertà nella ricerca del vero è congiunto con il dovere di cercare la verità”, e così via. I doveri naturali si riassumono nel dovere di rispettare i diritti altrui, e nel dovere di solidarietà che chiede a ognuno di portare il suo contributo all’ordine sociale. Il dovere di solidarietà non potrà essere percepito nella sua pienezza dai cittadini se questi non si renderanno conto che la convivenza si “fonda sulla verità e non è soltanto un caso materiale o storico, ma è anzitutto un fatto spirituale”, quale “comunicazione di conoscenza nella luce del vero”, e “permanente disposizione ad effondere – gli uni negli altri – il meglio di se stessi”.

In sintesi “l’ordine fra gli esseri umani nella convivenza è di natura morale” e “1’ordine morale – universale, assoluto ed immutabile nei suoi principi – trova il suo oggettivo fondamento nel vero Dio”. I rapporti fra i cittadini, nota il beato Giovanni XXIII, sono caratterizzati negli anni più recenti rispetto al l’enciclica (che è del 1963) da una triplice ascesa economico-sociale: delle classi lavoratrici, delle donne, e dei popoli e delle etnie un tempo “dominate” che, con la fine dell’epoca coloniale, si costituiscono in comunità politiche indipendenti.
I lavoratori manuali, le donne, i popoli di recente indipendenza reclamano “uguali diritti” nella vita economica e sociale nazionale e internazionale.

Si tratta di un fenomeno che non manca di aspetti positivi; ma è necessario – afferma l’enciclica – che con la coscienza di nuovi diritti affiori anche la consapevolezza dei rispettivi doveri. Solo un equilibrio tra la percezione dei diritti e quella dei doveri permette infatti di aprire l’ordine sociale “sul mondo dei valori spirituali” e quindi di organizzarlo sul suo vero fondamento, che è Dio.
La seconda sfera dell’ordine che il beato Giovanni XXIII considera è quella in cui i cittadini entrano in rapporto con l’autorità. Il Pontefice tiene anzitutto a ribadire, con un’ampia serie di riferimenti a Leone XIII, che l’autorità non è una creazione o un’invenzione degli uomini, ma “deriva da Dio”.

Dio infatti ha creato gli uomini sociali, e non c’è società senza autorità. L’autorità, del resto, “trae la virtù di obbligare dall’ordine morale: il quale si fonda in Dio”. L’autorità che emana “leggi o autorizzazioni in contrasto con l’ordine, e quindi in contrasto con la volontà di Dio” non deve essere ubbidita, e le sue norme “non hanno forza di obbligare la coscienza”; “in tal caso, anzi, l’autorità cessa di essere tale e degenera in sopruso”.
Citando l’enciclica “Diuturnum” di Leone XIII, il beato Giovanni XXIII ribadisce pure che “per il fatto che l’autorità deriva da Dio non ne segue che gli esseri umani non abbiano la libertà di scegliere le persone investite del compito di esercitarla”.

La Chiesa non esprime preferenze fra i possibili regimi, e la dottrina secondo cui l’autorità deriva da Dio è conciliabile, come con altre forme di governo, anche con la “vera democrazia” descritta dal venerabile Pio XII.
II punto di riferimento specifico dell’ordine nel rapporto tra i cittadini e l’autorità è costituito dalla nozione di “bene comune, “ragion d’essere dei poteri pubblici” cui anche tutti gli esseri umani e tutti i corpi intermedi sono tenuti a portare il loro specifico contributo. L’enciclica mette in luce diversi elementi del bene comune: anzitutto, “le caratteristiche etniche che contraddistinguono i vari gruppi umani”, le tradizioni e la storia della nazione.

Nei suoi aspetti “essenziali e più profondi” il bene comune dev’essere tuttavia determinato con riferimento alla stessa natura umana, che include sia “bisogni del corpo” sia “esigenze dello spirito”. Queste ultime sono oggi spesso ingiustamente trascurate, mentre “il bene comune va attuato in modo non solo da non porre ostacoli, ma da servire altresì al raggiungimento del fine ultraterreno ed eterno”. Gli stessi “diritti e doveri della persona” costituiscono “l’indicazione di fondo” per determinare il bene comune: i pubblici poteri dovranno “tutelare e promuovere” i diritti e “rendere più facile” l’adempimento dei doveri.

Le due esigenze di tutelare e di promuovere i diritti e i doveri devono essere “saggiamente contemperate” con “la più vigilante attenzione”. Può infatti accadere che “nell’intento di promuovere i diritti, si arrivi all’assurdo risultato di ridurre eccessivamente o renderne impossibile il genuino esercizio”, attraverso eccessive ingerenze dello Stato nell’attività dei privati che, con il pretesto di garantire a tutti 1’esercizio della libertà, di fatto la restringono in modo intollerabile.

L’enciclica ricorda anche che tutta la tradizione della dottrina sociale della Chiesa sottolinea 1’esigenza “che gli esseri umani prendano parte attiva alla vita pubblica”; ma tale “diritto alla partecipazione” non è legato alla opzione per una forma politica determinata (la democrazia moderna) , ma può esercitarsi in varie forme “necessariamente legate al grado di maturità umana raggiunto dalla comunità politica di cui sono membri e in cui operano”.

Esprimono spesso il principio del diritto alla partecipazione le “carte dei diritti” e le Costituzioni che molte nazioni si sono date; in tali documenti – nota il Pontefice – si riscontrano spesso elementi positivi, ma tuttavia “non può essere accettata come vera la posizione dottrinale” normalmente presente nelle dichiarazioni dei diritti “di quanti erigono la volontà degli esseri umani, presi individualmente o comunque organizzati, a fonte prima e unica donde scaturiscono diritti e doveri”.

I diritti e i doveri, come l’autorità, non derivano dalla volontà o dalle decisioni degli uomini, ma dall’ordine morale e quindi da Dio. La terza parte dell’enciclica discute l’ordine sociale nei rapporti tra le diverse comunità politiche. Anche le comunità politiche sono soggetti di diritti e di doveri : “la stessa legge morale che regola i rapporti fra i singoli esseri umani regola pure i rapporti tra le rispettive comunità politiche”, che costituiscono la terza sfera dell’ordine sociale. I rapporti internazionali tra le comunità politiche devono essere regolati nella verità, nella giustizia, nella solidarietà e nella libertà.

La verità implica anzitutto il riconoscimento della dignità di ogni persona umana e il rifiuto di “ogni traccia di razzismo”. Questo non esclude che “le comunità politiche possono differire tra loro nel grado di cultura e di civiltà” e non implica l’accettazione di un relativismo culturale; ma le nazioni più sviluppate non devono “fare valere ingiustamente la loro superiorità sulle altre”, ma piuttosto aiutarle nello sviluppo. È un atteggiamento richiesto anche dalle esigenze della pace, in quanto “i popoli, a ragione, sono sensibilissimi in materia di dignità e di onore”.

In secondo luogo, i rapporti fra le comunità politiche devono essere regolati secondo giustizia, nel riconoscimento dei rispettivi diritti, fra cui spiccano il diritto all’esistenza, allo sviluppo, alla buona reputazione e all’onore, e dei rispettivi doveri. Un particolare dovere di giustizia delle comunità politiche è l’equo trattamento delle minoranze e il rispetto “della loro lingua, della loro cultura, del loro costume”. “Un’azione diretta a comprimere e a soffocare il flusso vitale delle minoranze è grave violazione .della giustizia; e tanto più lo è quando viene svolta per farle scomparire”.

Dal canto loro i membri delle minoranze dovrebbero tentare di non “accentuare 1’importanza degli elementi etnici” e di “apprezzare gli aspetti positivi di una condizione che consente loro 1’arricchimento di se stessi con 1’assimilazione graduale e continuata di valori propri di tradizioni o civiltà differenti”. Le minoranze dovrebbero essere “un ponte” fra due civiltà piuttosto che una pericolosa “zona di attrito”. I rapporti tra le comunità politiche devono essere impostati, in terzo luogo, nella solidarietà, favorendo gli scambi tra i rispettivi cittadini e collaborando per il bene comune dell’intera famiglia umana.

L’urgenza di un ordine internazionale fondato sulla solidarietà è messa in luce dal fatto che “vi sono sulla terra paesi che abbondano di terreni coltivabili e scarseggiano di uomini, in altri paesi invece non vi è proporzione tra le ricchezze naturali e i capitali a disposizione”. Il beato Giovanni XXIII raccomanda che “ogni qualvolta è possibile” sia “il capitale a cercare il lavoro” con investimenti e insediamenti produttivi nei paesi dove abbonda la manodopera “e non viceversa”, in modo da ridurre il fenomeno dell’emigrazione.

A proposito dei rapporti fra ordine internazionale e principio di solidarietà, l’enciclica affronta ancora due problemi specifici. Richiama anzitutto l’attenzione sul dramma dei profughi politici fuggiti da paesi “che non assicurano alle singole persone una sufficiente sfera di libertà, entro cui al loro spirito sia consentito respirare con ritmo umano”.
I profughi debbono essere rispettati, accolti e tutelati nella loro dignità di persone. In secondo luogo, il beato Giovanni XXIII – che scrive nel pieno della Guerra fredda – denuncia lo spreco di risorse costituito dalla corsa agli armamenti e raccomanda opportune iniziative per il disarmo, che tuttavia non potranno essere efficaci e realistiche che se il disarmo sarà “simultaneo e reciproco” e se coinvolgerà, insieme agli aspetti tecnici, anche elementi dottrinali e morali con il riconoscimento di un ordine morale internazionale da tutti condiviso.

Accanto alla verità, alla giustizia, alla solidarietà, i rapporti tra le comunità politiche esigono anche la libertà. Nessuna comunità politica “ha il diritto di esercitare un’azione oppressiva sulle altre o di indebita ingerenza”. Gli aiuti ai Paesi meno sviluppati possono violare questo principio di libertà quando non rispettano “i valori morali e le peculiarità etniche proprie delle comunità in fase di sviluppo economico” o agiscono con “propositi di predominio” ideologico.

Il beato Giovanni XXIII ribadisce che gli aiuti più appropriati ai Paesi in via di sviluppo sono quelli che consentono agli abitanti di tali paesi di divenire essi stessi “i principali artefici nell’attuazione del loro sviluppo economico e del loro progresso sociale”. La quarta parte della “Pacem in terris” affronta il problema dell’ordine sociale nei rapporti fra le comunità politiche e la comunità mondiale. Il timore della “forza terribilmente distruttiva delle armi moderne”, l’accentuata circolazione “delle idee, degli uomini, delle cose”, l’interdipendenza tra le economie nazionali hanno indotto la consapevolezza che “nessuna comunità politica oggi è in grado di perseguire i suoi interessi e di svilupparsi chiudendosi in se stessa”, ma deve stabilire rapporti con la comunità mondiale nel suo complesso.

L’unità del genere umano postula da sempre l’esistenza di un bene comune universale, anch’esso fondato sulla tutela dei diritti e dei doveri della persona umana in tutto il mondo. La nuova situazione socio-economica mette in risalto come sia impossibile che il bene comune universale sia perseguito da una semplice collaborazione fra le singole comunità nazionali attraverso i normali rapporti diplomatici, e fa nascere l’esigenza di una comunità mondiale che si doti di proprie istituzioni. II criterio, insegna il beato Giovanni XXIII, rimane però quello del principio di sussidiarietà: “i poteri pubblici della Comunità mondiale non hanno lo scopo di limitare la sfera di azione ai poteri pubblici delle singole comunità politiche e tanto meno di sostituirsi ad essi”.

La comunità mondiale, con le sue istituzioni, dovrà intervenire soltanto nei casi e per gli scopi cui l’azione delle singole comunità nazionali, o di alcune fra esse coordinate fra loro, sia manifestamente insufficiente.
Per esempio, nel caso specifico delle Nazioni Unite, l’enciclica nota che sui documenti e le attività dell’ONU “sono state sollevate obiezioni e fondate riserve”, per cui si può ritenere che siano necessari sforzi ulteriori e modifiche perché le persone e i popoli trovino nelle Nazioni Unite una vera “tutela efficace”. La quinta parte dall’enciclica offre infine indicazioni pastorali. La restaurazione dell’ordine morale e cristiano nelle quattro sfere indicate dal Pontefice richiede anzitutto la partecipazione attiva alla vita pubblica da parte dei cattolici “perché le istituzioni a finalità economiche, sociali, culturali e politiche, siano tali da non creare ostacoli, ma piuttosto facilitare o rendere meno arduo alle persone il loro perfezionamento: tanto nell’ordine naturale che in quello soprannaturale”.

Sarà necessario che i cattolici acquisiscano le necessarie capacità scientifiche, tecniche e professionali; tali competenze sono tuttavia “necessarie ma non sufficienti”. Quella che davvero si richiede è “una sintesi di elementi scientifico-tecnico-professionali e di valori spirituali”. Le istituzioni nazionali e internazionali denunciano una preoccupante “povertà di fermenti e di accenti cristiani”, nonostante che “alla creazione di quelle istituzioni hanno contribuito e continuano a contribuire molti che si ritenevano e si ritengono cristiani”. Quale la causa del fenomeno?

Il beato Giovanni XXIII ritiene “che la spiegazione si trovi in una frattura nel loro animo fra la credenza religiosa e l’operare a contenuto temporale”. “È necessario quindi che in essi si ricomponga l’unità inferiore” fra fede e impegno temporale; senza dimenticare che la grave frattura denunciata è anche “il risultato di un difetto di solida formazione cristiana”. I laici cattolici, anche coloro che occupano posizioni di responsabilità nella vita pubblica, hanno spesso soltanto una “istruzione religiosa di grado elementare”, particolarmente carente per quanto riguarda la dottrina sociale della Chiesa.

Nella promozione dell’ordine sociale i cattolici potranno collaborare, sulla base del diritto naturale, con i cristiani separati dalla Sede Apostolica e talora anche “con esseri umani non illuminati dalla fede in Gesù Cristo, nei quali però è presente la luce della ragione ed è pure presente e operante l’onestà naturale”.
Il beato Giovanni XXIII ricorda l’imperativo di “non venire mai a compromessi” con l’errore; enuncia però la distinzione tra l’errore e l’errante e fra le dottrine filosofiche e i movimenti che le rappresentano. La distinzione fra errore ed errante viene citata oggi con grandissima frequenza, spesso del tutto avulsa dal complessivo contesto della “Pacem in terris”: non sempre tuttavia a proposito.

Spesso la distinzione viene totalmente fraintesa e ridotta al semplice richiamo a presunte esigenze di carità che dovrebbero attenuare se non eliminare, per amore verso l’errante, la stessa polemica nei confronti dell’errore. Nel contesto dell’enciclica la distinzione muove invece dalla chiara premessa secondo cui, come accennato, si deve “non venire mai a compromessi riguardo alla religione e alla morale”. L
a collaborazione con gli “erranti” deve avvenire, precisa ancora Giovanni XXIII a condizione che essi – pure vittima di errori sulla religione – condividano almeno principi e fini “del diritto naturale”, ciò che ovviamente non si verifica per molti seguaci di ideologie moderne. E deve avvenire per i fini indicati dalla “dottrina sociale della Chiesa”, e inoltre secondo le prudenti “direttive dell’autorità ecclesiastica”.

Infine, se Giovanni XXIII richiama particolarmente l’attenzione sull'”errante”, è anche per sottolineare come la collaborazione per specifici fini di diritto naturale con “quanti non credono, o credono in modo non adeguato, perché aderiscono ad errori” può essere occasione di apostolato in modo che gli “erranti” possano finalmente “scoprire la verità e renderle omaggio”.
Il beato Giovanni XXIII dedica anche un accenno a coloro che “trovandosi di fronte a situazioni nelle quali le esigenze della giustizia non sono soddisfatte” presi dal desiderio di novità vogliono far ricorso a qualcosa che può ”rassomigliare alla rivoluzione”.

Il Pontefice, li invita a non dimenticare “che la gradualità è la legge della vita in tutte le sue espressioni; per cui anche nelle istituzioni umane non si riesce a innovare verso il meglio che agendo dal di dentro di esse gradualmente”. E ricorda l’espressione del venerabile Pio XII secondo cui “non nella rivoluzione ma in una evoluzione concordata stanno la salvezza e la giustizia”.
L’enciclica tratta dunque del “compito immenso” della restaurazione dell’ordine sociale nelle sue varie sfere. Se non mancano accenni a problemi contingenti degli anni 1960, il tema centrale di un ordine sociale fondato sulla legge naturale, che a nessuno è lecito violare e su cui possono convenire anche i non cristiani e i non credenti, anticipa il Magistero di Benedetto XVI e rimane un insegnamento fondamentale della dottrina sociale della Chiesa.

http://www.lanuovabussolaquotidiana.it/it/articoli-pacem-in-terris-unenciclica-da-rileggere-6230.htm

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“Chi vuole la guerra è strumento di Satana”

Padre Gabriele Amorth

Su un possibile blitz in Siria da parte delle forze americane, interviene anche Padre Gabriele Amorth, l’esorcista più famoso al mondo. Il sacerdote paolino non vuole far nomi, ma il suo pensiero è molto chiaro.

“Questi che vogliono la guerra sono strumenti del demonio”, dice l’esorcista a Stanze Vaticane – Tgcom24, “Il Signore è un Dio di pace, vuole la pace, vuole l’amore tra gli uomini, vuole la solidarietà e l’aiuto, in modo che chi è ricco aiuti chi è povero. E’ Satana che vuole la morte e la guerra”.

Un blitz però, dice Obama, servirebbe per eliminare la possibilità di utilizzo di armi chimiche sul popolo da parte del regime di Assad…
Non lo giustifico, perché tengo presente quella frase che disse Pio XII per evitare la seconda guerra mondiale: “Tutto è perduto con la guerra, tutto può esser salvato con la pace”. Tutti i sistemi violenti sono tutti da condannare.

Pensa che la veglia organizzata dal Papa darà fastidio al demonio?
Altroché se darà fastidio al demonio, e non solo a lui. Preferisco però non far nomi…

La veglia di sabato sera servirà a qualcosa?
Penso che il Papa abbia provveduto a questa veglia di preghiera per anticipare e per influire su quello che dirà il Congresso americano. Il Papa ha lo scopo di influenza. In che modo? Da Papa, pregando l’aiuto di Dio, questo è il nostro modo di agire da cristiani. Non con bombe per contrastare altre bombe, ma con preghiere per contrastare le bombe.

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Sul significato ideologico della TAV

TAV: ARRESTI; OPERAZIONE POLIZIA SCATTATA IN 15 PROVINCE

Ricevo dall’amica Fiorella e volentieri pubblico

Premessa: il mio ragionamento non vuole scendere nel merito della diatriba NO-TAV / SI-TAV perché parte da un punto di osservazione esterno e più generale volendo rispondere ad alcune semplici domande che si pongono appunto osservando la questione dall’esterno. Dunque la prima domanda e la più banale: perché la costruzione di un tratto di ferrovia ha creato un caso nazionale così seguito dai media?

L’alta velocità in Italia non è un progetto recente. Dal dicembre 2009 è completamente aperta al pubblico la direttrice Alta Velocità Torino- Milano- Napoli-Salerno: 1000 km. Sono tuttora in costruzione circa 300 km di nuove linee tra Milano-Verona-Venezia e diverse opere di adeguamento compresi varianti di valico con relative opere di modifica del territorio.

La tratta oggetto di cotanto rumore è un tunnel di 57 km (di cui 12,3 sul territorio italiano e 45 sul territorio francese). La linea, nella tratta italiana, è in galleria per l’84% del percorso (68 km su 81 di tracciato, compresa la porzione di 12,3 km in territorio italiano del “tunnel di base”). Un’inezia. Costosa quanto si vuole, ma in definitiva molto limitata.

Non che il passaggio dell’alta velocità in regioni come la Toscana sia stato del tutto indolore, così come ogni infrastruttura genera naturalmente moti di protesta sul territorio. In Italia nel 2011 le proteste alle infrastrutture come la TAV sono state stimante al 4.8 % del totale delle contestazioni contro le nuove opere pubbliche. Normalmente con una buona dose di opere compensative (tra cui edifici scolastici, strade, rifacimenti fognari ecc.) le proteste rientrano o si riducono notevolmente.

Ma ecco che in questo caso si presenta un’occasione unica nel suo genere in un momento cruciale per quanto riguarda la situazione politica incerta e inconcludente di questo strampalato paese. Invece di agire come altrove sulle amministrazioni per compensare i malcontenti locali, se ne fa un caso nazionale. Esacerbando le due posizioni pro e contro si dà modo di dirottare l’attenzione su un problema locale ingigantendolo, confondendone i termini, si tirano in ballo ingegneri e filosofi, nani e ballerine! Ci hanno messo vent’anni a costruire il caso e a farne un problema di ordine pubblico, attirando l’attenzione di vari movimenti antagonisti (black block, centri sociali ma anche ambientalisti, neo spiritualisti ecc.) per creare più caos possibile. Non è neppure importante l’esito dell’opera, farla o non farla non cambia nulla. Tant’è che sul versante francese pare sia tutto sospeso ed anche in altri paesi come il Portogallo non siano più interessati al “corridoio” europeo. Si creano divisioni e posizioni contrastanti indispensabili al mantenimento del potere. L’importante è mantenere la situazione in uno stato di perenne confusione.

E’ la messa in pratica del motto massonico Ordo ab Chao, (R. Guénon) ”utilizzazione (…)per farle concorrere alla realizzazione dello stesso piano d’insieme, di organizzazioni esteriori inconsapevoli come tali di questo piano, e apparentemente opposte le une alle altre, sotto una direzione invisibile unica. (…) In se stesse le opposizioni, per l’azione disordinata che generano costituiscono di fatto una specie di caos (che contribuisce) alla realizzazione dell’ordine generale” stabilito da coloro che detengono il potere e sono ben consapevole che “uno spirito coscientemente teso ad un obiettivo individuato con precisione è una potenza e, in quanto tale, può sfidare un altro potere, a fini sia buoni che malvagi” (Occult Theocrasy, 1933 – Lady Queensborough)

Altra domanda: perché per creare il caso si è scelto il territorio della Val Susa?
Per un altro vantaggio non di poco conto, un’occasione d’oro. Aver potuto relegare la “protesta” in un’area tutto sommato lontana dai centri del potere, poco influente e facilmente controllabile con limitato dispendio di forza pubblica e rischi per la popolazione civile pari a zero.
La zona interessata riguarda 43 comuni della Valle di Susa e della Val Sangone, per un totale di 116.306 abitanti su 1247,6 km2. Il cantiere si trova fra le montagne ormai semideserte, che non hanno più fonti di reddito rilevanti. Tanto per fare un paragone i 3 comuni triangolo della morte (Acerra, Nola, Marigliano), contano 120.255 abitanti su 115,8 Km2. In questa zona ci sono tutti gli ingredienti per una rivolta popolare veramente incisiva, qui non ci sono “presunti” problemi di carattere ambientale, ma certi e gravissimi. Eppure non mi risulta che le manifestazioni romane (se ci sono state, non ricordo…) abbiano avuto molta eco mediatica.

Sarà un caso, ma con la complicità delle ecomafie, certi paesi del Nord Europa e certe regioni italiane hanno trovato un posticino sicuro per liberarsi delle loro vergogne.

E tutto questo all’insaputa di chi ha governato e governa? Ma fatemi il piacere… Tant’è che è meglio lasciare certe porcherie ben sotterrate, qualche inchiesta con qualche pentito s’ha da fare, ma senza troppa enfasi. E poi le rivolte necessitano di finanziatori come c’insegna la storia. Se è vero, secondo Legambiente, che l’economia eco mafiosa continua a crescere con un fatturato di 16.7 miliardi di euro/anno, non possono di certo permettersi di finanziare presidi e manifestazioni. Suvvia! Meglio la tranquilla Val di Susa, aria salubre e paesaggi tranquilli. E tanto per restar sui numeri la TAV ha un costo stimato per l’Italia di 6,7 miliardi di euro, anche nel caso di abbandono dell’opera ci sarebbe un costo di 2 miliardi, un bazzecola se facciamo il confronto col fatturato annuo dell’attività suesposta…

Ed è anche una zona un po’ simbolica per via della sua storia emblema della ribellione popolare. Lotte fra franchi e Longobardi, persecuzione dei Valdesi, lotte partigiane e non ultimi richiami New Age. Rinvengo questa frase datata 1998 da Repubblica: “La scelta di un obiettivo (per la contestazione) come l’ alta velocità in Val di Susa sembra appartenere piuttosto a un nuovo mondo tutto New Age.

Ultima domanda: per quale motivo coloro che si sono succeduto al governo continuano a ripeterci come un mantra che è un’opera indispensabile che ci chiede l’Europa?

Qui dobbiamo fare un esercizio mentale. L’Europa ci chiede un sacco di cosette, alcune meritevoli di considerazione (vedi i tempi della giustizia in Italia) altre meno (come lo standard di salute degli alveari o l’abolizione degli aspirapolvere). Quello che i nostri eletti ci vogliono fare entrare in zucca è che sono nientemeno che degli esecutori di disposizioni che vengono impartite dall’Europa e all’Europa. La TAV è un ottimo pretesto per avvalorare certi concetti eurocentrici che rischiano di essere messi in discussione dagli euroscettici che fanno tanta paura alla finanza internazionale, in testa Goldman Sachs & co.

Questi padroni hanno tratto enormi benefit dalla crisi dell’Eurozona, il debito degli stati è la loro fonte maggiore di guadagno, privatizzazioni e svendite il loro obiettivo d’investimento. Anche questa, diciamo, “esigenza” è largamente soddisfatta dalla questiona TAV. Qui mi resta da fare un
copia-incolla da un articolo del 2011 che si commenta da sé e chiude questo ragionamento.

“Il gruppo Bilderberg, cupola finanziaria mondiale che ha piazzato a Bruxelles l’euro-presidente Van Rompuy e a Palazzo Chigi il professor Monti, sembra aver “commissariato” anche la valle di Susa per la realizzazione della linea Tav Torino-Lione”.

Ma non sembra eccessivo che il Bilderberg si scomodi per 50 km di strade ferrate? Oppure la questione Valle di Susa è una buona occasione per farci comprendere “chi è che comanda”?

Diamoci la risposta.

http://qn.quotidiano.net/politica/2012/03/18/683262-monti-eseguire-tav-europa-torino.shtml

http://www.lettera43.it/ambiente/ecomafie-il-fatturato-sale-a-livelli-record_4367599220.htm

http://www.lanazione.it/toscana/cronaca/2011/08/05/556985-attraverso_paese.shtml

http://www.apicolturangrisani.it/notizie/683-leuropa-si-avvia-al-riordino-in-apicoltura-e-chiede-agli-statimembri-di-allinearsi.html

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(libro) EPIPHANIUS – MASSONERIA E SETTE SEGRETE – La faccia occulta della storia