Le armi chimiche segrete di Israele

di Manlio Dinucci

Gli ispettori Onu, che controllano le armi chimiche della Siria, avrebbero molto più da fare se fossero inviati a controllare le armi nucleari, biologiche e chimiche (NBC) di Israele. Secondo le regole del «diritto internazionale», non possono però farlo. Israele non ha firmato il Trattato di non-proliferazione nucleare, né la Convenzione che vieta le armi biologiche, e ha firmato ma non ratificato quella che vieta le armi chimiche. Secondo «Jane’s Defense Weekly», Israele – l’unica potenza nucleare in Medio Oriente – possiede da 100 a 300 testate e relativi vettori (missili balistici e da crociera e cacciabombardieri). Secondo stime Sipri, Israele ha prodotto 690-950 kg di plutonio, e continua a produrne tanto da fabbricare ogni anno 10-15 bombe tipo quella di Nagasaki. Produce anche trizio, gas radioattivo con cui si fabbricano testate neutroniche, che provocano minore contaminazione radioattiva ma più alta letalità. Secondo diversi rapporti internazionali, citati anche dal giornale israeliano «Haaretz», armi biologiche e chimiche vengono sviluppate all’Istituto per la ricerca biologica, situato a Ness-Ziona presso Tel Aviv. Ufficialmente fanno parte dello staff 160 scienziati e 170 tecnici, che da cinque decenni compiono ricerche di biologia, chimica, biochimica, biotecnologia, farmacologia, fisica e altre discipline scientifiche . L’Istituto, insieme al Centro nucleare di Dimona, è «una delle istituzioni più segrete di Israele» sotto la giurisdizione del primo ministro. La massima segretezza copre la ricerca sulle armi biologiche: batteri e virus che, disseminati nel paese nemico, possono scatenare epidemie. Tra questi il batterio della peste bubbonica (la «morte nera» del Medioevo) e il virus Ebola, contagioso e letale, per il quale non è disponibile alcuna terapia. Con la biotecnologia si possono produrre nuovi tipi di agenti patogeni verso i quali la popolazione bersaglio non è in grado di resistere, non disponendo del vaccino specifico. Vi sono anche seri indizi su ricerche per lo sviluppo di armi biologiche in grado di annientare nell’uomo il sistema immunitario. Ufficialmente l’Istituto israeliano compie ricerche su vaccini contro batteri e virus, come quelle sull’antrace finanziate dal Pentagono, ma è evidente che esse permettono di sviluppare nuovi agenti patogeni per uso bellico. Lo stesso espediente viene usato negli Stati uniti e in altri paesi per aggirare le Convenzioni che vietano le armi biologiche e chimiche. In Israele il manto di segretezza è stato in parte squarciato dall’inchiesta compiuta, con l’aiuto di scienziati, dal giornalista olandese Karel Knip. È emerso inoltre che sostanze tossiche sviluppate dall’Istituto sono state usate dal Mossad per assassinare dirigenti palestinesi. Testimonianze mediche indicano che, a Gaza e in Libano, le forze israeliane hanno usato armi di nuova concezione: lasciano intatto il corpo all’esterno ma, penetrandovi, devitalizzano i tessuti, carbonizzano il fegato e le ossa, coagulano il sangue. Ciò è possibile con la nanotecnologia, la scienza che progetta strutture microscopiche costruendole atomo per atomo. Allo sviluppo di tali armi contribuisce anche l’Italia, legata a Israele da un accordo di cooperazione militare e suo primo partner europeo nella ricerca & sviluppo. Nella finanziaria è previsto uno stanziamento annuo di 3 milioni di euro per progetti di ricerca congiunti italo-israeliani. Come quello, contenuto nell’ultimo bando della Farnesina, su «nuovi approcci per combattere gli agenti patogeni trattamento-resistenti». Così l’Istituto israeliano per la ricerca biologica potrà rendere gli agenti patogeni ancora più resistenti.

Fonte: Il Manifesto [scheda fonte]

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Armi atomiche: ecco le banche che le finanziano

Sono sempre loro: BNP Paribas e Deutsche Bank. Già ai vertici per l’export militare italiano, sono tra i più attivi nel finanziare l’industria degli armamenti nucleari.

Sono sempre loro: BNP Paribas e Deutsche Bank. Già ai vertici delle operazioni a sostegno dell’export militare italiano ( http://www.unimondo.org/Notizie/Export-di-armi-i-governi-italiani-favoriscono-i-gruppi-bancari-esteri-a-UniCredit-gli-M-346-per-Israele-142714 ) , figurano anche tra i gruppi bancari europei più attivi nel finanziare l’industria degli armamenti nucleari. Sono preceduti solo dalla britannica Royal Bank of Scotland nella lista delle banche europee “most heavily involved” (più pesantemente coinvolte) nel supporto ai produttori di armi nucleari. Lo documenta il rapporto “Don’t Bank on the bomb ( http://www.dontbankonthebomb.com/ ) ” (qui in .pdf http://www.dontbankonthebomb.com/wp-content/uploads/2013/10/DBOTB2013-FINAL.pdf ) diffuso ieri a livello mondiale dalla campagna ICAN ( http://www.icanw.org/ ) (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) di cui la Rete Disarmo <http> è partner italiano.

Il quadro internazionale: primeggiano le banche USA

La ricerca – che è stata sviluppata da IKV Pax Christi Olanda ( http://www.ikvpaxchristi.nl/ ) e la società di ricerche Profundo ( http://www.profundo.nl/page/language/english ) per la coalizione internazionale ICAN – fa seguito ad un’analoga ricerca pubblicata lo scorso anno ( http://www.unimondo.org/Notizie/Investimenti-pro-futuro-Armi-nucleari-del-passato-134059 ) : riporta le 298 istituzioni finanziarie pubbliche e private (soprattutto banche, assicurazioni, fondi pensione ecc.) che nell’ultimo quadriennio hanno investito circa 314 miliardi di dollari a favore di 27 compagnie ed industrie internazionali coinvolte nella produzione, manutenzione e modernizzazione delle armi nucleari.
La componete più consistente è rappresentata dalle istituzioni finanziarie con sede negli Stati Uniti (ben 165 su 298) che sommate alle 9 del Canada hanno movimentato quasi 223 miliardi di dollari. Quelle basate in Europa sono 65 con finanziamenti complessivi per oltre 73 miliardi di dollari; 47 quelle in Asia e Oceania con movimentazioni di oltre 17 miliardi di dollari; le 10 con sede in Medio Oriente hanno operato per 958 milioni di dollari e una in Africa per circa 6,2 milione di dollari. “In altri paesi dotati di armi nucleari – come la Russia, la Cina, il Pakistan e la Corea del Nord – la modernizzazione delle forze nucleari è svolta principalmente o esclusivamente da agenzie governative” – avverte il rapporto (p. 29) e pertanto le istituzioni finanziarie di questi paesi non sono prese in considerazione.
Le prime dieci istituzioni per prestiti e finanziamenti alle industrie produttrici di sistemi nucleari hanno tutte sede negli Stati Uniti: si tratta di State Street (20,4 miliardi di dollari), Capital Group of Companies (19,5 milardi), Blackrock (19,3 miliardi), Vanguard Group (13,7 miliardi), Bank of America (12,2 miliardi), JP Morgan Chase (11,9 miliardi), Evercore Partners (8,6 miliardi), Citi (8,2 miliardi), Goldman Sachs (6,6 miliardi) e Fidelity Investments (6,2 miliardi).

Il quadro europeo: BNP Paribas e Deutsche Bank

Tra le banche con sede in Europa e ampiamente operative in Italia, il rapporto segnala il gruppo francese BNP Paribas che svolge servizi o offre prestiti e finanziamenti a 20 ditte internazionali produttrici di armamenti nucleari per un valore complessivo di oltre 5,36 miliardi di dollari. E la tedesca Deutsche Bank che svolge servizi o offre prestiti e finanziamenti ad una decina di ditte produttrici di sistemi nucleari per oltre 4,76 miliardi di dollari.
“Proprio questi due gruppi bancari – commenta la Campagna di pressione alle ‘banche armate’ <http> – sono anche i più attivi nelle operazioni di sostegno all’export di sistemi militari convenzionali dal nostro paese. Nonostante le reiterate richieste della nostra campagna, questi due gruppi non si sono ancora dotati di direttive rigorose e di rapporti trasparenti circa tutta la loro attività di finanziamento e servizi all’industria bellica”.
Tra i principali gruppi bancari europei che offrono prestiti o finanziamenti alle ditte internazionali produttrici di sistemi nucleari, il rapporto segnala anche le britanniche Royal Bank of Scotland (oltre 5,6 miliardi di dollari), HSBC (4 miliardi), Barclays (3,4 miliardi), i gruppi francesi Crédit Agricole (4,5 miliardi), AXA (3,6 miliardi) e Société Générale (3,3 miliardi), la svizzera UBS (3,3 miliardi) e la tedesca Commerzbank (2,4 miliardi): gran parte di queste banche sono anche attive nei servizi finanziari all’esportazione di armi italiane..
“I clienti di queste banche dovrebbero rendere chiaro ai propri istituti di credito che non vogliono assolutamente che i propri risparmi siano utilizzati per finanziare l’industria militare nucleare” – commenta Daniela Varano, del coordinamento internazionale di ICAN. “E’ importante e urgente, quindi, che i correntisti scrivano a queste banche per chiedere direttive che escludano il finanziamento alle industrie produttrici di armi nucleari e affinché gli istituti di credito rendano trasparente la propria partecipazione e i servizi che offrono alle aziende che producono sistemi sia civili che militari” – conclude Varano.

Le italiane Intesa Sanpaolo e UniCredit

Tra le aziende che erano coinvolte nella produzione di armamenti nucleari e loro vettori il precedente rapporto di ICAN citava anche Finmeccanica, la compagnia italiana di cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze è il maggiore azionista. A seguito di quella pubblicazione, Finmeccanica nell’agosto 2012 ha annunciato in una lettera di “non essere coinvolta nella produzione di armi nucleari”. Ricerche indipendenti degli autori del rapporto hanno confermato la scadenza dei contratti relativi ad armi nucleari da parte del colosso militare italiano proprio nel 2012. Ciò ha portato all’esclusione dalla lista delle ditte, ma con l’impegno di un continuo monitoraggio e la ricerca di conferme da parte dell’azienda, per non dover giungere in futuro a inserire nuovamente Finmeccanica nella lista di produttori/sviluppatori di armamento nucleare.

Questa scelta ha ovviamente inciso sulla presenza nel rapporto di istituti di credito del nostro Paese. Nella precedente edizione (http://www.unimondo.org/Notizie/Investimenti-pro-futuro-Armi-nucleari-del-passato-134059) del rapporto, infatti, venivano elencate 13 banche italiane o aventi sedi principali in Italia che contribuivano al finanziamento di aziende produttrici di armamenti nucleari. Essendo stata esclusa Finmeccanica, solo due figurano nel nuovo rapporto: si tratta di Intesa Sanpaolo e UniCredit.
Intesa Sanpaolo è presente per aver effettuato prestiti o finanziamenti a Bechtel, Boeing, EADS, Fluor, Honeywell International, Northrop Grumman e Thales per un valore complessivo di 819 milioni di dollari. Queste operazioni – si rileva dal rapporto – sono state in gran parte effettuate prima del dicembre 2011 quando la banca, capitanata dal presidente Bazoli, ha emesso una direttiva ( http://www.group.intesasanpaolo.com/scriptIsir0/si09/sostenibilita/ita_wp_sostenibilita.jsp ) che esplicita tra l’altro “il divieto di porre in essere ogni tipo di attività bancaria connessa alla produzione e al commercio di armi controverse e/o bandite da trattati internazionali e in particolare le armi nucleari, biologiche e chimiche, le bombe a grappolo e a frammentazione, le armi contenenti uranio impoverito e le mine antipersona”.

UniCredit è finita nella lista per aver effettuato prestiti finanziamenti a EADS, Honeywell International, Northrop Grumman, Thales e ThyssenKrupp per un valore complessivo di 1,43 miliardi di dollari. “Una dichiarazione di posizione di UniCredit – segnala il rapporto – afferma che UniCredit, si astiene dall’intrattenere rapporti di finanziamento con società che producono, curano la manutenzione o commerciano armi controverse o non convenzionali quali le armi nucleari, biologiche e chimiche di distruzione di massa, bombe a grappolo, mine e uranio 238”. (vedasi anche qui https://www.unicreditgroup.eu/it/sustainability/our-vision-of-sustainable-bank/policies—guidelines.html ) “L’attuale applicazione della direttiva di UniCredit – si legge nel rapporto ICAN – non ha precluso la banca dall’investire in numerose aziende produttrici di armi nucleari. La policy, inoltre, è formulata genericamente e manca di chiarezza rispetto all’ambito di applicazione e di implementazione” (p. 7 8)

L’unica altra banca italiana citata nel rapporto è Banca Popolare Etica, ma – attenti bene – per una buona notizia. L’istituto di credito è infatti inserito – insieme ad altri undici – nella “Hall of Fame” delle banche che hanno adottato, implementato e pubblicato una “policy” in grado di prevenire in maniera completa e complessiva qualsiasi coinvolgimento finanziario con aziende che producono armi nucleari.

Il governo italiano voti a favore delle messa al bando

Diversamente dalle armi chimiche e biologiche, quelli nucleari (http://www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Armi-Nucleari/%28desc%29/show) sono gli unici armamenti di distruzione di massa non ancora messi al bando dal diritto internazionale nonostante sia chiaro ed accettato da tutti che per loro stessa natura possono operare uccisioni indiscriminate. Lo stesso Presidente degli Stati Uniti (il maggiore Stato possessore di armi nucleari) Barack Obama ha affermato nei mesi scorsi che “finché esisteranno armi nucleari, non saremo completamente sicuri”.
E’ per questo che Rete italiana per il Disarmo chiede al Governo italiano di sostenere le iniziative internazionali per la messa al bando delle armi nucleari, come l’Iniziativa Umanitaria che andrà a breve in discussione alle Nazioni Unite.

L’idea è stata avanzata l’anno scorso dalla Croce Rossa Internazionale (ICRC http://www.icrc.org/eng/ ) e portata avanti principalmente da Norvegia e Sudafrica. “L’intenzione – spiega Lisa Clark di Beati i Costruttori di Pace <http> – è convincere i Paesi riluttanti per fedeltà atlantista a sostenere il disarmo nucleare non più per motivazioni ‘ideologiche’ di stampo pacifista, ma su basi pragmatiche di carattere eminentemente umanitario: le armi nucleari vanno bandite semplicemente perché, se venissero usate, gli Stati non potrebbero far fronte alla catastrofe umanitaria che ne seguirebbe”. Una ragione in più per cominciare a far pressione su quelle banche, attive anche nel nostro paese, che continuano a finanziarne la produzione e lo sviluppo.

Giorgio Beretta
Fonte: www.unimondo.org
Link: http://www.unimondo.org/Notizie/BNP-Paribas-e-Deutsche-Bank-le-banche-UE-che-piu-finanziano-le-bombe-nucleari-142877
19.10.2013

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martedì 10 settembre 2013

di Wesley Messamore

Washington non solo non dispone dell’autorità legale per un intervento militare in Siria. Gli manca anche l‘autorità morale. Stiamo parlando di un governo che durante la storia ha fatto uso di armi chimiche, contro persone innocenti, molto più prolifiche e letali di quelle per cui ora viene incolpato Assad, costretto a doversi difendere dalle accuse provenienti dal complesso militare-industriale occidentale dal grilletto facile, deciso a soffocare ulteriori indagini prima di colpire.

Ecco una lista di 10 attacchi con armi chimiche effettuati dal governo degli Stati Uniti o dai suoi alleati contro i civili…

1. L’esercito americano lanciò 20 milioni di galloni di sostanze chimiche sul Vietnam tra il 1962 e il 1971

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Durante la guerra del Vietnam, l’esercito americano ha lanciato oltre20 milioni di galloni di sostanze chimiche , tra cui l’altamente tossico Agent Orange, sulle foreste e i campi coltivati ??del Vietnam e dei paesi limitrofi, distruggendo deliberatamente le scorte alimentari, mandando in frantumi l’ecologia della foresta e devastando le vite di centinaia di migliaia di persone innocenti. Il Vietnam ha stimato che oltre 400.000 persone sono state uccise o mutilate, 500.000 bambini sono nati con malformazioni e 2 milioni di persone sono state colpite dal cancro o da altre malattie. La Croce Rossa del Vietnam ha invece stimato che fino a 1 milione di persone sono rimaste disabili o con problemi di salute a causa dell’uso dell’ Agent Orange.

2. Israele attaccò i civili palestinesi con fosforo bianco nel 2008-2009

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Il fosforo bianco è un’orribile arma chimica incendiaria che scioglie la carne umana fino all’osso.

Nel 2009, molti gruppi per la difesa dei diritti umani , tra cui Human Rights Watch,Amnesty International e la Croce Rossa Internazionale, riferirono che il governo israeliano stava attaccando i civili con armi chimiche. Un team di Amnesty International affermò di aver trovato “la prova inconfutabile del diffuso utilizzo del fosforo bianco” come arma in aree civili densamente popolate. L’esercito israeliano negò in un primo momento le accuse ma, alla fine, dovette ammettere che erano vere.

Dopo la serie di accuse da parte di tali organizzazioni non governative, l’esercito israeliano colpì anche una sede delle Nazioni Unite (!) a Gaza con un attacco chimico .

3. Washington attaccò civili iracheni con il fosforo bianco nel 2004
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Nel 2004, giornalisti “embedded” con le forze armate Usa in Iraq, iniziarono a scrivere sull’uso del fosforo bianco a Falluja contro gli insorti iracheni. Prima l’esercito mentì, affermando che l’utilizzo del fosforo bianco serviva per creare cortine di fumo o per illuminare obiettivi. In seguito dovete invece ammettere di aver utilizzato questa sostanza chimica volatile come arma incendiaria. In quel periodo, la RAI, la televisione italiana, trasmise un documentario dal titolo “Fallujah, la strage nascosta“, il quale, tra terribili filmati e fotografie, interviste a testimoni oculari con i residenti di Falluja e soldati statunitensi, rivelava come il governo degli Stati Uniti avesse indiscriminatamente lanciato fosforo bianco sulla città irachena e arso completamente donne e bambini.

4. La CIA aiutò Saddam Hussein a massacrare iraniani e curdi con armi chimiche nel 1988

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Documenti della CIA dimostrano che Washington era a conoscenza del fatto che Saddam Hussein stava usando armi chimiche (tra cui Sarin, gas nervino e iprite) nella guerra Iran-Iraq, e nonostante ciò continuò a passare informazioni ai militari iracheni sui movimenti delle truppe iraniane, pur sapendo che Hussein avrebbe usato tali informazioni per lanciare attacchi chimici. All’inizio del 1988, Washington avvertì Saddam Hussein di un movimento delle truppe iraniane che avrebbe fatto concludere la guerra con una sconfitta decisiva per il governo iracheno. A marzo, un imbaldanzito Hussein, con nuovi amici a Washington, colpì un villaggio curdo occupato dalle truppe iraniane con agenti chimici, uccidendo fino a 5.000 persone e ferendone più di 10.000, la maggior parte delle quali erano civili. Altre migliaia morirono negli anni successivi a seguito di complicazioni, malattie e difetti congeniti.

5. L’esercito testò sostanze chimiche sui residenti poveri e neri dei quartieri di St. Louis nel 1950

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Nei primi anni 1950, l’esercito posizionò polverizzatori in cima agli edifici dei quartieri poveri, abitati per lo più da neri, di St. Louis, comprese aree in cui ben il 70% dei residenti erano bambini con meno di 12 anni. Il governo disse ai residenti di star sperimentando una cortina fumogena per proteggere la città dagli attacchi dei russi ma, in realtà, stavano venendo diffuse nell’aria enormi quantità di solfuro di cadmio, una sostanza altamente tossica. Il governo ammise che c’era anche una seconda sostanza, ma se questa fosse radioattiva rimane un informazione ancora classificata . E non può essere diversamente. Sin dall’inizio dei test, un allarmante numero di residenti della zona si ammalarono di cancro. Doris Spates è nata nel 1955 in uno degli edifici che l’esercitò utilizzò per questi test con sostanze chimiche nel periodo 1953-1954. Spates perse il padre inspiegabilmente in quello stesso anno, quattro suoi fratelli sono morti di cancro e la stessa Doris è riuscita a sopravvivere ad un cancro cervicale.

6. La Polizia sparò gas lacrimogeni sui manifestanti di Occupy nel 2011

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La selvaggia violenza della polizia contro i manifestanti di Occupy nel 2011 è stata ben documentata, tra cui l’uso di gas lacrimogeni e altre sostanze chimiche irritanti. L’uso dei gas lacrimogeni è vietato contro i soldati nemici in battaglia dalla Convenzione sulle armi chimiche. La polizia non poteva riservare ai manifestanti civili a Oakland, in California, la stessa cortesia e protezione che il diritto internazionale richiede per i soldati nemici sul campo di battaglia?

7. L’FBI attaccò uomini, donne e bambini con gas lacrimogeni a Waco nel 1993

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Durante l’assedio di Waco, una cruenta operazione di polizia condotta negli Stati Uniti nel 1993 per espugnare un ranch di Waco (Texas) dove era riunita una pacifica comunità diAvventisti del Settimo Giorno, l’FBI fece uso di gas lacrimogeni all’interno degli edifici, pur sapendo che dentro vi erano donne bambini e neonati. Il gas lacrimogeno è altamente infiammabile ed esplosivo.Tutti i palazzi che componevano il ranch bruciarono totalmente, provocando la morte di 49 persone, tra uomini e donne, e 27 bambini, inclusi alcuni neonati. Ricordate, attaccare un soldato nemico armato su un campo di battaglia con gas lacrimogeni è un crimine di guerra. Che tipo di crimine è attaccare un bambino con gas lacrimogeni?

8. L’esercito americano fece uso di uranio impoverito in Iraq nel 2003

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In Iraq, l’esercito statunitense fece ampio uso di munizioni all’ uranio impoverito , un prodotto ottenuto come scarto del procedimento di arricchimento dell’uranio.. Come risultato, più della metà dei bambini nati a Fallujah dal 2007 al 2010 sono venuti alla luce con gravi difetti congeniti . Alcuni di questi difetti non erano mai stati visti prima al di fuori delle immagini presenti sui libri dei bambini nati nei pressi di dove vennero effettuati i test nucleari nel Pacifico. Il cancro e la mortalità infantile hanno anche visto un drammatico aumento in Iraq. Secondo Christopher Busby , segretario scientifico delComitato europeo sui Rischi da Radiazioni: “Queste sono le armi che hanno assolutamente distrutto l’integrità genetica della popolazione dell’Iraq.” Dopo aver realizzato due dei quattro rapporti pubblicati nel 2012 sulla crisi sanitaria in Iraq, Busby ha descritto Fallujah come il paese con ” il più alto tasso di danno genetico in qualsiasi popolazione mai studiata.” [Inoltre anche i soldati che le hanno utilizzate si sono ammalati ndr].

9. L’esercito americano uccise centinaia di migliaia di civili giapponesi con il Napalm nel 1944-1945

napalm

Il Napalm è una sostanza altamente infiammabile che venne usata come arma dai militari degli Stati Uniti. Nel 1980, l’ONU dichiarò l’uso del napalm sulle popolazioni civili un crimine di guerra. Questo è esattamente ciò che fece l’esercito americano nella seconda guerra mondiale, lanciando abbastanza napalm su Tokyo per causare la morte di oltre 100.000 persone, ferirne un altro milione e lasciare un milione di senza tetto nel più mortale raid aereo della seconda guerra mondiale.

10. Il governo degli Stati Uniti lanciò bombe nucleari su due città giapponesi nel 1945

nucleareAnche se le bombe atomiche non possono essere considerate armi chimiche, credo che possiamo essere d’accordo sul fatto che appartengano alla stessa categoria. Di sicuro disperdono una notevole quantità di sostanze chimiche radioattive mortali. Sono altrettanto terrificanti, se non di più, delle stesse armi chimiche e, per la loro stessa natura, sono adatte per un solo scopo: spazzare via un’intera città piena di civili. Sembra strano che l’unico regime ad aver fatto uso di queste armi su altri esseri umani si è assunto la pretesa di tenere il mondo al sicuro da armi pericolose possedute da governi pericolosi.Fonte: Ten Chemical Weapons Attacks Washington Doesn’t Want You to Talk About

Tradotto: Informazione Scorretta

Fonte: http://www.informarexresistere.fr/2013/09/08/dieci-attacchi-chimici-di-cui-gli-usa-non-ci-vogliono-far-parlare/

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Guerre, crimini e stupididtà

19 ottobre 2012
 Bani Walid
Gheddafi vive a Bani Walid

Dopo Dresda, Hiroshima e Nagasaki, dopo spaventose carneficine dal 1945 ad oggi in oltre 85 paesi, dopo Fallujah, Sirte, Aleppo, gli specialisti di olocausti, Usa, Regno Unito, Nato e Israele, si stanno avventando con le soldataglie mercenarie di Al Qaida, al comando degli specialisti Nato, sulla città martire di Bani Walid. 90 mila persone assediate da mesi e ora condannate a morte dalla mancanza di cibo, acqua, farmaci, mentre piovono su civili, donne, bambini, gli stessi strumenti di morte impiegate sulle altre popolazioni innocenti: gas nervino, missili all’uranio, fosforo, bombe a grappolo. Bani Walid e il milione della tribù Warfalla, con 1,5 milioni la più grande del paese, nelle intenzioni della Nato e dell’ONU, che hanno negato risposta ai medici che dalla città chiedevano un intervento di aiuto e di pace, deve essere ridotta come Cartagine, cancellata col sale, o come Fallujah, la città dell’eroica resistenza, dove la metà dei neonati nasce deforme e il 47% delle gravidanze finisce in aborti spontanei.

Fallujah

Bani Walid è difesa dalla Brigata Khamis Gheddafi, intitolata all’eroico figlio di Muammar, caduto nella difesa di Tripoli, e resiste tuttora nonostante sia gravemente carente di armi e munizioni. Ma i ratti i hanno mandato all’assalto la Brigata del Terrore, “Feb 17” che sono riusciti a penetrare nei sobborghi e commettere stragi e sequestri. Si tratta dei salafiti invasati di Misurata che, storicamente, nutrono un odio etnico per i Warfalla e che, durante l’aggressione, rafforzati e guidati da teste di cuoio occidentali, hanno commesso crimini indescrivibili. Tortura ed esecuzione di prigionieri, stupro e smembramento di donne (come documentato anche nel mio docufilm “Maledetta Primavera”), liquidazione di civili non complici e, alla fine, l’assalto alla vicina città di libici neri di Tawargha, rasa al suolo e i suoi abitanti o massacrati, o cacciati nel deserto e in campi profughi (anch’essi nuovamente assaltati). Crimini contro l’umanità alla pari di quelli in corso contro Bani Walid, senza che nessun dirittoumanista, nessun organismo internazionale che si dice per la pace, per la democrazia, per la giustizia, nessun organo dell’informazione, nessuna cancelleria (men che mai i nostri Terzi, Min.Esteri, e Di Paola, Min.Offesa, con la bava alla bocca in vista di sterminii in Siria), abbia sollevato un ciglio, espresso un bisbiglio, o ventilato un intervento di difesa dei famosi “civili da salvare”. Non accadde così a Sirte, cancellata dalla faccia della Terra con tutti i suoi abitanti, quando, poco prima, il mondo si scioglieva in lacrime per la “città martire” di Misurata? Tardivamente, quando non ha più alcun effetto e dopo aver lubrificato la distruzione della Libia con le sue menzogne, la sorosiana Human Rights Watch, riconosce brandelli di orrori compiuti dai “giovani rivoluzionari”, quelli esaltati da Rossanda. Nel suo ultimo rapporto si netta la sozza coscienza denunciando che, oltre a Gheddafi e a suo figlio Mutassim, furono ben 70 i patrioti prigionieri con loro torturati e giustiziati a Sirte dalle bande di Misurata.

Bani Walid deve essere spazzata via, come lo è stato, dal processo democratico elettorale, il 60% della popolazione libica, in qualche modo collegata al precedente Stato. Un processo finito nella confusione di bande che si sbranano tra loro e non riescono a mettere in piedi una parvenza di governo, o di Stato. Ma quando si tratta di distruggere e ammazzare chi non li segue, sono pronti, insieme ai contractors qatarioti e occidentali. E qui la notizia in controtendenza è che un centinaio di patrioti dell’esercito nazionale libico e dei Comitati Popolari della Jamahiryia, catturati dai ratti e chiusi nelle loro carceri delle sevizie e degli ammazzamenti (lo ha documentato perfino l’ottimo Montanaro su Rai 3), si sono rivoltati e sono riusciti a evadere dal carcere Al Jadaida, facendo perdere le tracce. L’operazione è riuscita con la complicità dei funzionari della prigione e gli evasi sono stati accolti e protetti della popolazione, in vista del loro ingresso in una resistenza che si va allargando.

Bani Walid
E’ in gioco il Sahel

Bani Walid va tolta di mezzo perché è un avamposto della resistenza antimperialista che si estende verso Sud, ai confini presidiati dai ghaddafiani e al Mali da ristrappare agli insorti indipendentisti Tuareg e agli islamisti (che vengono chiamati Ansar Din, braccio di “Al Qaida nel Maghreb”). “Alqaidisti” che qui, diversamente dagli alqaidisti veri, utilizzati dalla Nato in Libia e Siria per evitare che Assad possa “salvare i civili”, non sono propri mercenari, ma terroristi dai quali, invece, “salvare i civili”. L’AFRICOM, comando militare Usa che Ghaddafi aveva saputo far tenere lontano a tutti i paesi africani, installatosi in Libia, Egitto, Tunisia, Marocco, punta ora, in collaborazione con Legione e  corpi speciali francesi, a diventare operativo in Mali e nel Sahel, regione ricca di uranio e idrocarburi, relativamente fuori controllo, da congiungere con i paesi vassalli al Nord e quelli più a sud, dove già si sono insediati truppe e basi Usa o francesi, Africa Occidentale, Corno d’Africa, Sud Sudan, Uganda, Congo, Ruanda, Burundi. La guerra al Mali, dichiarata dall’ONU per interposta Comunità Economica dell’Africa Occidentale (CEDEAO), verrà ovviamente condotta con forze, apparati, mezzi, fondi e tecnologie USA-UE.

Donne di Bani Walid

Iran, Iraq, Libia, Siria, caccia alle teste, caccia al pensiero
Un olocausto non richiede solo cancellazione di viventi dalla faccia della Terra, se deve impedire che rimanga qualcosa che potrebbe ricordare ai sopravvissuti chi erano, chi sono e chi potrebbero essere. Gli israeliani sono all’altezza della situazione per quanto riguarda la prima linea d’azione. Ma nella seconda sono superiori a tutti. Dopo che a Baghdad, i cavernicoli Usa avevano fatto il lavoro rozzo della distruzione di Museo e Biblioteca Nazionali ed erano passati, prima con gli emissari del collezionismo occidentale e poi con i cingoli, sul patrimonio storico-archeologico iracheno, da Ur a Babilonia, da Samarra a Niniveh, per la rifinitura è toccato ai maestri israeliani. Assassinii mirati di chiunque rappresentasse il pensiero, l’intelligenza, la creatività, la memoria della nazione: scienziati, accademici, giornalisti, scrittori, artisti, ingegneri, insegnanti, studiosi di qualsiasi branca (incidentalmente, non muoiono così anche da noi  consiglieri di presidenti che sapevano troppo, o pubblici ministeri che rischiano di far saltare tappi di vulcano? Solo che, nel mondo civile, va evitato il più possibile il clamore dello sparo; meglio incidenti, o infarti). L’equivalente si può ora vedere in Siria, dove gli assassinii mirati di esponenti della società civile e politica, di scrittori e giornalisti, si devono vedere sullo sfondo della distruzione pianificata di Aleppo, città-gioiello della storia e della cultura siriana e mediorientale, Aleppo.Qui i nuovi mongoli del wahabismo salafita, coltivato dalla Cia, hanno ridotto in macerie alcune delle più significative testimonianze di un millennio di storia.
Ora, con l’aiuto competente dei fuorusciti dell’organizzazione terroristica iraniana, Mujaheddin Al Khalk, prima alleati di Saddam contro il loro paese, poi manutengoli degli Usa (per questo da Hillary cancellati dall’elenco delle organizzazioni terroristiche), il Mossad si va dedicando a un lavoro analogo in Iran, privilegiandovi gli scienziati nucleari. Non perché possano arrivare, come farnetica Netaniahu, in sei mesi alla bomba, visto che tutti i servizi segreti Nato hanno riconosciuto che l’Iran non progetta alcun nucleare militare, ma perché ciò non possa essere dimostrato dai protagonisti della ricerca iraniana e, soprattutto, perché l’Iran non arrivi a dotarsi, per scopi medici e energetici, di risorse nucleari civili. Un progresso industriale, sociale ed economico che già le sanzioni Usa e UE stanno cercando di sabotare. I mercenari di E-Khalk, guidati nella benevola Parigi da due despoti inamovibili, i fratelli Maruyam e Massud  Rajavi, misteriosamente finanziatori milionari di lobby bancarie e industriali negli Usa, sapranno individuare gli intellettuali, militanti, politici, funzionari da eliminare, i siti vitali da far saltare in aria. Con i fichi e le squinzie dei quartieri alti di Tehran, scesi in piazza anni fa, a fare la “rivoluzione verde”, non violenta, su copione Cia e Ned (New Endowment for Democracy),  questi vendipatria al miglior offerente sono per i destabilizzatori del paese quello che i mozzateste salafiti sono in Siria. Qui, peraltro, un’analoga rivoluzione colorata fu tentata nel marzo 2011 e naufragò nel giro di tre giorni, tra mancanza di materia prima umana e, quindi, immediato strepitìo di Kalachnilkov e di Allah U Akbar.

Genocidi istantanei, genocidi striscianti

A proposito di sanzioni, ora  Washington e Bruxelles hanno deciso un’ulteriore serie di misure per stringere il cappio intorno all’Iran. L’obiettivo, sistematicamente mancato dal Vietnam all’Iraq, dalla Libia alla Siria, ma ottusamente perseguito, è quello di ridurre la popolazione talmente alle strette, da farla rivoltare contro il proprio governo. Non è mai successo. Ovvio, perché quando gli stupidi prendono per stupidi gli intelligenti, l’esito non può che essere un fiasco. Intanto, però, pur avendo l’Iran risorse in termini di riserve valutarie e  paesi-amici che non si piegano al diktat Usa-UE, da poter limitare l’effetto delle transazioni negate e degli scambi con l’Occidente annullati, dei cantieri navali, degli armatori delle petroliere, delle compagnie statali di petrolio e gas boicottati, dello spazio marittimo negato, iniziano a evidenziarsi pesanti sofferenze sociali. Naturale, con l’inflazione indotta dalla carenza di elementi fondamentali, il commercio con parte del mondo interrotto, i rapporti finanziari bloccati, l’embargo petrolifero verso l’Occidente.
L’intenzione, sottesa all’oscena ipocrisia dei 27 ministri degli esteri UE che, infliggendo le sanzioni, le definivano dirette contro “il regime e assolutamente non contro la popolazione”, è di bloccare ogni progresso economico e sociale e minare il ruolo di potenza regionale che l’Iran si è conquistato. Non solo, il blocco delle medicine punta a sfoltire la popolazione, eliminando in particolare i malati di cancro, talassemia, diabete, sclerosi multipla. Ne soffrono ben sei milioni di iraniani. L’aspetto paradossale delle sanzioni è che con esse, come nel caso della distruzione della Jugoslavia ordinata dalla Nato, l’Europa, cui cui viene negato l’importante export-import con l’Iran, danneggia se stessa.   Mark Dubowitz, direttore a Washington della Fondazione per la Difesa delle Democrazie, congrega di neocon bushiani e lobbisti sionisti, ha profetizzato che, per avere effetto, le sanzioni devono intensificarsi e durare per altri due anni. Troppo, se si crede, come Netaniahu e lo stesso Dubowitz, che alla bomba atomica iraniana manchino appena sei mesi. Implicita la pressione per scatenare l’apocalissi subito.
Se l’uccisione mossadiana a Bengasi dell’ambasciatore Chris Stevens e di altre tre spie Usa doveva mettere in difficoltà Obama, riluttante ad imbarcarsi con Israele, prima delle elezioni, nell’ottava delle sue guerre di Premio Nobel  e sostenere la più affidabile, perchè demente e nazistoide quanto i leader israeliani, coppia Mitt Romney-Paul Ryan, le sanzioni contano di alimentare una quinta colonna iraniana che prepari il terreno alla guerra. Con gli embargo del passato, Vietnam, Iraq, Libia, Siria, Cuba, Nord Corea, gli aggressori non hanno ottenuto quel risultato. Anzi, hanno rafforzato l’odio e quindi la resistenza delle popolazioni colpite. Però sono riuscite a impoverire il paese, a isolarlo, a indebolirne le strutture economiche, militari, sociali, tanto da renderne più agevole la conquista. Conquista al costo di sacrifici e perdite di vite e beni inenarrabili. Labile, se non esistente, sono state la protesta internazionale contro questi strangolamenti e la solidarietà con le vittime.
Le anime belle del pacifismo insistono sul paradigma infondato che “le sanzioni sono comunque meno mortali della guerra” e si beavano della consolatoria mistificazione secondo cui “colpirebbero soltanto i gerarchi del regime”. Invece, quanti cubani hanno dovuto dal blocco subire privazioni e inedia? E dove mettiamo il milione e mezzo di civili iracheni uccisi dall’embargo? Di cui 500mila bambini, dei quali Madeleine Albright diceva che erano “un giusto prezzo da pagare per la democrazia in Iraq”? Tra embargo e guerre, Usa e Nato hanno fatto fuori 3 milioni e mezzo di iracheni, 4 milioni li hanno spenti sradicandoli da paese e territorio. Il calcolo su quanto hanno ucciso e devastato le sanzioni a Libia e Siria non è stato ancora fatto. Quanto a quelle, altrettanto micidiali, inflitte all’Iran, bè, non turbano pacifisti e dirittoumanisti, dato che non gli offendono l’udito con la deflagrazione di missili. In più gli sono resi moralmente trascurabili dalla condivisione delle demonizzazioni dei dirigenti iraniani operate dai soliti centri della disinformazione imperiale, con al seguito governi alleati e sinistre internazionali normalizzate.
In Siria, alle offensive militari dei mercenari Nato importati da altri teatri del “caos creativo” occidentale, regolarmente sconfitte dall’esercito nazionale e respinte dalla popolazione, anche al costo dei terribili massacri subiti, e al terrorismo stragista degli squilibrati salafiti seguaci del garzone Cia Al Zawahiri, si sono aggiunti due nuovi fattori dell’apparato genocida messo in piedi da Nato, Turchia e tiranni trogloditi del Golfo. L’intervento di effettivi militari Usa in  Giordania e Turchia, a seguito delle avanguardie occidentali di intelligence e terrorismo da tempo in Siria, e la pirateria turca. Usa e UE si strappano i capelli e inviano armate navali per contrastare i “pirati somali”, nati dalla volontà di porre fine alla manomissione delle loro terre e acque con lo scarico di rifiuti tossici europei e il saccheggio del patrimonio ittico.

Soldati siriani

Campioni di coerenza umanitaria, plaudono ai pirati di regime del Fratello Musulmano Erdogan, quando delinque sequestrando aerei siriani in volo da Mosca o da Erevan, malmenandone i passeggeri e adducendo a scusa la presenza di armi a bordo, mai esibite perché inesistenti. Analoga invenzione è quella formulata dal capo di una fazione del sedicente “Esercito Libero Siriano”, Al Asaad, quando, per deviare dalla presenza in Siria di migliaia di ciurmatori Al Qaida, ora denunciata perfino da una sbigottita Commissione per i Diritti Umani dell’ONU, spara la balla che in difesa di Assad starebbero combattendo Hezbollah libanesi. Cosa smentita dall’assai più credibile leader dei patrioti libanesi, Hassan Nasrallah, e cosa di cui il forte e saldo esercito siriano non ha il minimo bisogno. Ma anche cosa che potrebbe sostenere un’azione “di difesa” di Israele, che ha già concentrato nel Golan manovre e truppe in misura senza precedenti. Non ha potuto essere smentita invece la rivelazione del quotidiano turco Yurt che i terroristi infiltrati in Siria praticano sui corpi dei civili e militari uccisi il traffico di organi. Niente di inedito per gli amici della democrazia occidentale. Lo faceva già con i serbi prigionieri uccisi il narcotrafficante e serial killer Hashim Thaci, insediato dalla Nato a capo del Kosovo.
La pirateria e la concentrazione di armamenti pesanti e di F16 al confine con la Siria, le costanti provocazioni armate contro la Turchia, affidate ai mercenari istruiti nella base Nato e infiltrati in Siria, le unità di élite statunitensi rimaste in Giordania dopo le prove di guerra di Eager Lion e ora dislocate in basi prossime al confine, i 200 killer delle forze speciali britanniche SAS e SBS  da mesi impegnate in Siria, danno corpo al sospetto che si sia lì lì, magari dopo le elezioni negli Usa, per irrompere in Siria da Giordania e Turchia. Inizialmente per costituirvi la da tempo ambita “fascia di sicurezza” e impadronirsi delle città vicine, Homs e Aleppo, da cui lanciarsi a “salvare i civili”. La copertura umanitaria la forniscono Amnesty e HRW, le stesse fiancheggiatrici che mandano complessini di zoccole urlanti a intralciare la strategia di contenimento dell’imperialismo e di difesa della Russia rinnovata da Putin, o riversano in Iran, oltre ai terroristi E-Khalk, attivisti della destabilizzazione Otpor, dollari, telefonini e collegamenti face book e twitter per far muovere le chiappe a indigeni ingrifati di neoliberismo.

Aleppo dopo il passaggio dei mercenari

La Siria sputa sangue, ma resiste alla grande. Le potenze democratiche non demordono, fosse anche solo per arrivare alla soluzione B, quella di una Siria non domata e occupata, ma perlomeno in  preda a una paralizzante destabilizzazione terroristica e di sanzioni. Lo scenario è mediorientale e, oltre a sottomettere la regione giocando islamisti sunniti contro laici e cristiani arabi e, invece, laici all’occidentale contro l’Iran scita, punta all’egemonia energetica mondiale ai danni di Russia e degli altri paesi asiatici. E dell’Europa, caso mai tornasse ad avere qualche ambizione di autonomia. La Russia assicura l’approvvigionamento di gas all’Europa tramite i gasdotti North Stream, con la Germania, e, in costruzione, South Stream con il Mediterraneo,  bypassando gli Stati sguatteri di Usa e UE e rendendo meno funzionale le pipeline progettate dalle multinazionali Usa-Ue attraverso la Turchia e i governi caspici ed est-europei.  La Siria ha l’imperdonabile colpa di aver concluso con Iran e Iraq l’accordo per un gasdotto che unisce i tre paesi e convoglia, anch’esso verso l’Europa, energia più pulita del petrolio. Se si tiene conto del fatto che in Siria sono stati scoperti giacimenti di gas in grado di concorrere con quelli individuati nei mari del Levante e di cui Israele punta a impadronirsi totalmente,  alla faccia dei diritti di Cipro, Libano, Gaza, si capisce la dimensione della posta in gioco. Ne va dell’obiettivo primo della globalizzazione imperiale: il controllo totale sulle risorse energetiche del pianeta. Conditio sine qua non per la dittatura mondiale ambita dalla cosca criminale incistata da Bilderberg-Vaticano a Wall Street, Bruxelles, FMI, BCE, Nato, fino a scendere in basso in basso, tra gli pseudotecnici nostrani.

Chi salverà la Siria, la Libia, l’Iran, tutti gli altri, noi? Possiamo permetterci di lasciare quei popoli soli nella trincea?

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I Mojahedin del popolo liberi dalla lista perversa

Sabato 06 Ottobre 2012

Da Esmail Mohades
Alla fine di una seduta di una sottocommissione del Congresso – era il luglio del 1985 – di punto in bianco il vice segretario di Stato per gli Affari mediorientali Richard Murphy presentava una  relazione su un gruppo iraniano. Nella relazione si sosteneva che l’organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano era antidemocratica ed  antiamericana. Qualche giorno dopo in Libano veniva rilasciato un ostaggio statunitense. Nel febbraio del 1987 in seguito allo scandalo Irangate, la commissione Tower rivelava che il regime iraniano chiedeva agli Stati Uniti d’America di indicare i Mojahedin del popolo come marxisti e terroristi in cambio del rilascio degli ostaggi americani in Libano. In realtà la guerra degli USA contro il popolo iraniano era cominciata nelle calde giornate d’estate del ‘53 a Teheran, quando, dopo una lunga e meticolosa preparazione, la Cia metteva in atto un colpo di Stato contro il governo democratico del “testardo” Mossadeg e  i sogni democratici del popolo iraniano divenivano incubi. Anni dopo il segretario di Stato Madeleine Albright – era il 2000 –  chiedeva scusa ai mullà, acerrimi nemici di Mossadeg, per il golpe del ‘53. E quando milioni di iraniani rivendicavano nelle piazze la democrazia – erano gli anni 78-79 –  l’Occidente e gli Stati Uniti assistettero  Khomeini ad  assurgere alla guida della rivoluzione antimonarchica. Appoggiare il despota iraniano, contro la volontà del popolo, è una consuetudine degli USA.
Quando in Iran il regime sopprimeva con violenza ogni voce discorde e il suo spietato terrorismo macchiava le strade di ogni parte del mondo col sangue dei dissidenti iraniani, Robert Pulitzer – era l’ottobre del ’94 – consegnava un dossier del Dipartimento di Stato al Comitato Esteri del Congresso in cui sosteneva che i Mojahedin del popolo – principale gruppo d’opposizione – erano terroristi. L’8 ottobre 1997 il governo di Bill Clinton inseriva ufficialmente i Mojahedin del popolo nella lista delle “organizzazioni terroristiche straniere”. Il giorno dopo, un alto funzionario dell’Ammirazione Martin Indyk confessò candidamente a Los Angeles Times che l’inserimento era stato un gesto di “buona volontà” verso il  governo di Khatami. Così il 2 maggio 2002 fece anche l’Unione Europea, su proposta dell’Inghilterra. In seguito il ministro degli Esteri inglese Jack Straw in un’intervista alla BBC del 2 gennaio 2006 affermava che l’inclusione nella lista era avvenuta in seguito ad un’esplicita richiesta del regime di Teheran. L’Occidente in quegli anni inseguiva la chimera dei moderati all’interno dell’establishment del velayat-e faghih, ma trovò Ahmadinejad, e un regime in procinto di acquisire la bomba nucleare. La storia dovrà pur essere magistra vitae! Era davvero contraddittorio l’inserimento nella lista dei gruppi terroristici proprio del principale gruppo che si batteva contro un regime riconosciuto universalmente come il padrino del terrorismo internazionale. L’inserimento era perverso, illogico e illegittimo.
I Mojahedin del popolo condussero una battaglia legale presso i tribunali europei ed ebbero sette sentenze inequivocabilmente a favore, che li riconobbero come forza di legittima resistenza. E in fine il 26 gennaio 2009 l’UE depennò il loro nome dalla lista nera. I tribunali definirono l’inserimento senza alcun fondamento.  I motivi erano chiaramente politici ma alquanto miopi. I Mojahedin del popolo denunciarono anche il Dipartimento di Stato Americano presso la Corte statunitense.  La Corte d’appello del distretto di Columbia a Washington il 25 giugno 1999 emise una sentenza in cui affermava che le informazioni fornite da parte del Dipartimento di Stato non erano convincenti, perché illogiche e prive di alcun fondamento. Anche la Corte federale del Distretto di California, il 22 giugno 2002, bocciava l’inserimento del nome dei Mojahedin del popolo nella black list, in quanto “contraria alla Costituzione degli USA”. Ma tutte queste voci provenienti dalle sedi giudiziarie non scalfivano la volontà di una sporca politica di appeasement verso il regime dittatoriale al potere in Iran. L’etichettatura terrorista però persisteva e rendeva la vita dell’opposizione ardua e causava la perdita di molte vite umane, fornendo l’alibi al carnefice.
La Corte federale del Distretto di Columbia nuovamente il 16 luglio 2010 decretava che l’inserimento dei Mojahedin del popolo nella black list era in violazione del diritto al giusto processo nei loro confronti. La Corte esprimeva dubbi sulle fonti del Segretario di Stato e sull’accuratezza delle sue informazioni nei riguardi della PMOI – i Mojahedin del popolo -. Visto il ritardo ingiustificato da parte del Dipartimento di Stato sulla cancellazione dalla lista, i Mojahedin del popolo riportarono di nuovo il caso di fronte alla Corte. Allora il 1° giugno 2012, con una sentenza senza precedenti, la Corte di Appello degli Stati Uniti del Distretto di Columbia “ordinò” al Segretario di Stato di respingere o accogliere la richiesta dell’organizzazione iraniana entro e non oltre quattro mesi dalla data dell’emissione della sentenza. In mancanza di una decisione del Segretario sarebbe stata accolta la richiesta di un decreto ingiuntivo per la rimozione dalla lista. Il 28 settembre 2012 finalmente il Dipartimento di Stato Usa ha depennato ufficialmente i Mojahedin del popolo iraniano dalla lista delle organizzazioni terroriste.

Chi sono i Mojahedin del popolo iraniano, la PMOI? La PMOI come organizzazione politica e sociale è stata fondata nel 1965 per opporsi al regime dispotico dello sciah e per instaurare in Iran un regime democratico basato esclusivamente sul suffragio popolare. I Mojahedin del popolo, movimento d’ispirazione islamica, credono nell’Islam democratico e tollerante, e perseguono l’obiettivo della democrazia contro il regime religioso al potere in Iran. E’ noto che i Mojahedin del popolo siano il più attivo e diffuso movimento d’opposizione in Iran, e hanno sviluppato e praticato, in quasi mezzo secolo di vita, un’interpretazione democratica dell’Islam, contrapposta al fondamentalismo religioso, e che è improntata in particolare alla valorizzazione del ruolo delle donne.  Dal 1985 il loro segretario generale è una donna. Certo è che l’Islam democratico e tollerante dei Mojahedin del popolo è diametralmente opposto alla lettura integralista e questo dà l’alibi agli opportunisti e ai superficiali di etichettarli come marxisti. Se la PMOI si batte per la libertà, anzi la concepisce come il suo ideale supremo, sa bene che non c’è libertà senza giustizia. Dopo il rovesciamento del regime dittatoriale dello sciah – 1979 – e l’insediamento del regime dei mullà, i Mojahedin del popolo per due anni e mezzo hanno cercato di rivendicare il loro diritto e quello del popolo alla lotta politica in Iran. Durante questo periodo, finché i loro candidati ebbero ancora la possibilità di partecipare alle elezione, che comunque erano fortemente manipolate dal regime, i Mojahedin del popolo presero milioni di voti, garantendosi un consenso ed un’accoglienza eccezionale tra la popolazione giovanile e tra le donne, appunto per la loro politica progressista.
Proprio su proposta del leader storico dei Mojahedin del popolo, Massuod Rajavi,  fu fondato a Teheran, il 21  luglio  1981, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, il CNRI, una coalizione democratica di organizzazioni politiche e personalità, di cui i Mojahedin del popolo sono il gruppo principale. Lo statuto del CNRI prevede che dopo il rovesciamento del regime fungerà da organo legislativo per un periodo limitato  di sei mesi in cui il governo di transizione porterà il paese alle elezioni per l’assemblea costituente. Il CNRI ha eletto nel 1993 la signora Maryam Rajavi  presidente della repubblica per il periodo di transizione come figura di garanzia democratica e di unità nazionale.
La cancellazione dalla lista nera è innanzitutto dovuta alla qualità delle attività politiche dei Mojahedin del popolo. Ma anche ad un immane lavoro di migliaia di  donne e uomini in ogni parte del mondo che si sono spesi per cancellare l’ingiustizia. Persone che con il loro lavoro infaticabile hanno smantellato la scellerata etichettatura. Il depennamento dei Mojahedin del popolo dalla lista  è dovuto soprattutto alla eroica resistenza dei suoi membri residenti al Campo Ashraf in Iraq; questi al costo della vita hanno affermato i principi di una lotta per libertà del loro paese. La legittimità politica del movimento dei Mojahedin del popolo iraniano, finché è in piedi il regime dittatoriale iraniano, dipende dalla sua resistenza e dal popolo iraniano; quando  l’Iran sarà democratico dalle urne elettorali. Le armi di una lotta politica comunque vengono scelte, o meglio dire imposte da potere dominante. Il movimento dei Mojahedin del popolo per battersi contro la feroce dittatura religiosa in Iran non ha bisogno del permesso dei paesi stranieri. L’ostilità dei governi degli Stati Uniti contro il popolo iraniano sarà la storia a giudicarla. È bene che l’Amministrazione di Barack Obama ascolti la voce del popolo iraniano e ne sostenga le istanze democratiche, anziché prendere la parte del potere. L’attuale Amministrazione  può alleviare il danno recato al popolo iraniano e candidare i Mojahedin del popolo di Ashraf, riconosciuti combattenti per la libertà, al premio Nobel per la pace. Questo è il risarcimento morale di fronte a chi  ha subito per troppi anni l’ingiustizia. Caduti a centinaia, sotto le bombe americane, per l’eccidio delle forze irachene al soldo del regime iraniano, hanno tenuto retta la schiena dell’Uomo. Se non a loro il Nobel,  a chi?

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6 novembre 2012

di Manlio Dinucci

Global Research, ilmanifesto.it
Media Disinformation in America

Si dice che il silenzio è d’oro. Lo è indubbiamente, ma non solo nel senso del proverbio. È prezioso soprattuttto come strumento di manipolazione dell’opinione pubblica: se sui giornali, nei Tg e nei talk show non si parla di un atto di guerra, esso non esiste nella mente di chi è stato convinto che esista solo ciò di cui parlano i media. Ad esempio, quanti sanno che una settimana fa è stata bombardata la capitale del Sudan Khartum? L’attacco è stato effettuato da cacciabombardieri, che hanno colpito di notte una fabbrica di munizioni. Quella che, secondo Tel Aviv, rifornirebbe i palestinesi di Gaza. Solo Israele possiede nella regione aerei capaci di colpire a 1900 km di distanza, di sfuggire ai radar e provocare il blackout delle telecomunicazioni, capaci di lanciare missili e bombe a guida di precisione da decine di km dall’obiettivo. Foto satellitari mostrano, in un raggio di 700 metri dall’epicentro,  sei enormi crateri aperti da potentissime testate esplosive, che hanno provocato morti e feriti. Il governo israeliano mantiene il silenzio ufficiale, limitandosi a ribadire che il Sudan è «un pericoloso stato terrorista, sostenuto dall’Iran». Parlano invece gli analisti di strategia, che danno per scontata la matrice dell’attacco, sottolineando che potrebbe essere una prova di quello agli impianti nucleari iraniani. La richiesta sudanese che l’Onu condanni l’attacco israeliano e la dichiarazione del Parlamento arabo, che accusa Israele di violazione della sovranità sudanese e del diritto internazionale, sono state ignorate dai grandi media.

Il bombardamento israeliano di Khartum è così sparito sotto la cappa del silenzio mediatico. Come la strage di Bani Walid, la città libica attaccata dalle milizie «governative» di Misurata. Video e foto, diffusi via Internet, mostrano impressionanti immagini della strage di civili, bambini compresi. In una drammatica testimonianza video dall’ospedale di Bani Walid sotto assedio, il Dr. Meleshe Shandoly parla dei sintomi che presentano i feriti, tipici degli effetti del fosforo bianco e dei gas asfissianti. Subito dopo è giunta notizia che il medico è stato sgozzato. Vi sono però altre testimonienze, come quella dell’avvocato Afaf Yusef, che molti sono morti senza essere colpiti da proiettili o esplosioni. Corpi intatti, come mummificati, simili a quelli di Falluja, la città irachena attaccata nel 2004 dalle forze Usa con proiettili al fosforo bianco e nuove armi all’uranio. Altri testimoni riferiscono di una nave con armi e munizioni, giunta a Misurata poco prima dell’attacco a Bani Walid. Altri ancora parlano di bombardamenti aerei, di assassinii e stupri, di case demolite con i bulldozer. Ma anche le loro voci sono state soffocate sotto la cappa del silenzio mediatico. Così la notizia che gli Stati uniti, durante l’assedio a Bani Walid, hanno bloccato al Consiglio di sicurezza dell’Onu la proposta russa di risolvere il conflitto con mezzi pacifici. Notizie che non arrivano, e sempre meno arriveranno, nelle nostre case. La rete satellitare globale Intelsat, il cui quartier generale è a Washington, ha appena bloccato le tramissioni iraniane in Europa, e lo stesso ha fatto la rete satellitare europea Eutelsat. Nell’epoca dell’«informazione globale», dobbiamo ascoltare solo la Voce del Padrone. *

* Riferimento ironico alla sigla della casa discografica britannica His Master’s Voice, famosa in Italia soprattutto negli anni Trenta.

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Bush e Blair CONDANNATI per crimini di guerra

lunedì 28 novembre 2011
Non credo che purtroppo vedremo questi criminali di guerra dietro le sbarre, loro sono “i filantropi”, magari insigniti di tante onoreficenze per la “bontà umana”,  come Obama Premio Nobel per la pace.
Il 22 NOVEMBRE 2011 Bush e Blair sono stati CONDANNATI, leggere dettagli qui
L’Onu, il Tribunale Penale Internazionale ed i numerosi organi pagati come nababbi per “criminalizzare”  gli stati canaglia così definiti da Washington, hanno qualcosa da dire?
Intanto la International Criminal Court non perde occasione per mostrarsi quello che è, strumento di propaganda di guerra.
Barbara

BUSH E BLAIR PROCESSATI PER CRIMINI DI GUERRA

Per la prima volta saranno esaminate le accuse per crimini di guerr
a contro i due ex capi di Stato. Dal 19 al 22 novembre 2011, il processo contro George W. Bush (l’ex presidente degli Stati Uniti) e Anthony L. Blair (ex Primo Ministro britannico) si terrà a Kuala Lumpur. Questa è la prima volta che le accuse per crimini di guerra contro i due ex capi di Stato saranno esaminate nel rispetto di una corretta procedura legale.
Le accuse sono state dirette contro gli accusati dalla Commissione per i Crimini di Guerra di Kuala Lumpur (KLWCC), a seguito delle procedure previste dalla legge. La Commissione, dopo aver ricevuto denunce da vittime della guerra in Iraq nel 2009, ha proceduto ad effettuare un’accurata e approfondita indagine per quasi due anni e, nel 2011, ha costituito accuse formali per crimini di guerra contro Bush, Blair e i loro associati.
L’invasione dell’Iraq nel 2003 e la sua occupazione hanno provocato la morte di 1,4 milioni di iracheni. Innumerevoli altri hanno sopportato torture e privazioni indicibili. Le grida di queste vittime sono finora rimaste inascoltate dalla comunità internazionale. Il diritto umano fondamentale di essere ascoltati è stato loro negato.
Come risultato, nel 2008 è stato costituito il KLWCC  per colmare questo vuoto e per agire, come iniziativa  dei popoli, per fornire un modo a tali vittime per presentare le loro lamentele e per avere la loro giornata in una corte di giustizia popolare.
La prima accusa contro George W. Bush e Anthony L. Blair per Crimini contro la Pace:

Gli imputati hanno commesso crimini contro la pace, nel senso che le persone Accusate hanno pianificato, predisposto e invaso lo stato sovrano dell’Iraq il 19 marzo 2003 in violazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.

La seconda accusa è di crimine di tortura e crimini di guerra, nei confronti di otto cittadini degli Stati Uniti che sono in particolare George W. Bush, Donald Rumsfeld, Dick Cheney, Alberto Gonzales, David Addington, William Haynes, Jay Bybee e John Yoo, in cui:

Le persone Accusate hanno commesso il crimine di tortura e crimini di guerra, in quanto: gli imputati hanno volontariamente partecipato alla formulazione di ordini esecutivi e direttive per escludere l’applicabilità di tutte le convenzioni e le leggi internazionali, in particolare la Convenzione contro la tortura del 1984, la Convenzione di Ginevra III, 1949, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Carta delle Nazioni Unite, in relazione alla guerra lanciata dagli Stati Uniti e altri in Afghanistan (nel 2001) e in Iraq (marzo 2003), inoltre, e/o sulla base e nel perseguimento dello stesso, le persone Accusate hanno  autorizzato o sono stati conniventi, ordinando atti di tortura e trattamenti crudeli, degradante e inumano trattamento nei confronti di vittime, in violazione del diritto internazionale, dei trattati e delle convenzioni tra cui la Convenzione contro la tortura del 1984 e le Convenzioni di Ginevra, inclusa la Convenzione di Ginevra III del 1949.

Il processo si terrà davanti al Tribunale per i crimini di guerra di Kuala Lumpur, che è costituito da eminenti personalità in possesso di qualifiche legali.

I giudici del Tribunale, che fanno capo al giudice in pensione della Corte Federale malese Dato’ Sulaiman Abdul Kadir, includono anche altri nomi importanti come il signor Alfred Lambremont Webre, un laureato di Yale, che ha scritto alcuni libri sulla politica, Dato’ Zakaria Yatim,  giudice in pensione della Corte Federale malese, Tunku Sofiah Jewa, avvocato e autore di numerose pubblicazioni in diritto internazionale, il prof Salleh Buang, ex Consigliere federale del procuratore generale Chambers e autore di spicco, il prof Niloufer Bhagwat, esperto di Diritto Costituzionale, Diritto Amministrativo e Diritto Internazionale, e il Prof. Dr. emerito Datuk Shad Saleem Faruqi, prominente accademico e professore di diritto.

Il Tribunale giudicherà e valuterà le prove presentate, come in ogni tribunale. I giudici del tribunale devono essere convinti che le accuse sono provate oltre ogni ragionevole dubbio e fornire un giudizio motivato.

Nel caso in cui il tribunale condannasse uno qualsiasi degli imputati, l’unica sanzione è che il nome del colpevole sarà iscritta nel Registro dei Criminali di Guerra della Commissione e pubblicizzato in tutto il mondo. Il tribunale è un tribunale di coscienza e un’iniziativa dei popoli.

L’accusa per il processo sarà presentata dal Prof. Gurdial S Nijar, professore di legge di spicco e autore di numerose pubblicazioni giuridiche e dal Prof. Francis Boyle, eminente professore americano, professionista e sostenitore del diritto internazionale, e assistito da un team di avvocati.

Il processo si terrà in una corte aperta dal 19 al 22 Novembre 2011 presso la sede della Fondazione Al-Bukhari a Jalan Perdana, Kuala Lumpur.
Altri riferimenti in giro sul web:

Svizzera.
La lettera mandata al Consiglio Superiore Svizzero nella quale si richiede di emettere un mandato di cattura internazionale per i componenti dei Bilderberg, nessuno escluso, la richiesta è stata fatta da Magistrati e Politici Svizzeri, inoltre chiedono di arrestare Hernry Kissinger e G,W. Bush se dovessero mettere piede in suolo Svizzero dato che già esiste nei loro confronti un mandato di cattura internazionale, che purtroppo nessun stato vuole eseguire, viene specificato che anche Sarkozy verrà denunciato in Svizzera come criminale di Guerra. http://www.mentereale.com/articoli/sarkozy-nella-tenaglia-della-magistratura-francese-e-svizzera

Canada.
Quasi il 50% dei Parlamentari, Senatori e altre alte cariche politiche del paese, sono d’accordo nell’arrestare l’ex Presidente americano Bush, il Vice Cheney e Rumsfeld in caso dovessero mettere piede in Canada, l’iniziativa è venuta fuori dopo aver letto le motivazioni che portarono il Canada a prendere parte in una guerra di aggressione contro l’Afiganistan e Iraq basata su false prove portate dall’amministrazione Bush. http://www.mentereale.com/articoli/eppure-sono-notizie-da-prima-pagina

Anche in Malesia Bush e Blair trovati colpevoli di crimini contro l’umanità:

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10 anni dopo l’invasione, gli USA hanno distrutto l’Iraq ma i nostri crimini di guerra restano impuniti

Segnalazione di www.nocensura.com

– di Nicolas J.S. Davies –
Il male scatenato sul popolo iracheno è stato accuratamente nascosto dietro un paravento di menzogne. Dalla fine della seconda guerra mondiale, i leader politici americani e gli opinion maker hanno indotto il pubblico a ritenere che l’uso aggressivo, palese e occulto, della forza militare siano strumenti essenziali della politica estera degli Stati Uniti. Da un disastro militare all’altro, inviando i nostri cari in guerra, uccidendo milioni di persone  innocenti e destabilizzando una regione dopo l’altra, ogni nuova amministrazione ci assicura di aver imparato la lezione del passato e che merita il nostro sostegno e sacrificio per la sua ultima strategia militare.
Ma la rete dei miti, degli eufemismi e la cortina crescente dietro la quale i nostri leader si sentono costretti a nascondere le politiche di guerra smentiscono l’apprendimento della lezione del Vietnam, dell’Iraq, dell’Afghanistan e degli altri scenari di guerra. Gli sforzi coraggiosi di Julian Assange, Wikileaks e Bradley Manning per farci onestamente esaminare i record in modo autonomo e trarne le nostre conclusioni incontrano il terrore vendicativo delle sale del potere.
Quarant’anni dopo il rientro delle ultime truppe statunitensi dalla sconfitta del Vietnam, il libro di Nick Turse, Kill Anything That Moves, ha documentato il massacro sistematico a cui migliaia di soldati americani hanno preso parte e che milioni di vietnamiti hanno subito. Turse ha reintegrato la realtà vissuta da milioni di persone al suo giusto posto nella storia americana, da cui era stata semplicemente cancellata e soppressa.
 
Come disse il drammaturgo britannico Harold Pinter nel suo discorso per il Nobel del 2005: “… la mia tesi è che i crimini degli Stati Uniti… sono stati solo superficialmente registrati e tanto meno documentati, tanto meno riconosciuti, tanto meno considerati crimini”.
Pinter ci porta al problema centrale e innominabile della politica di guerra degli Stati Uniti, che è crimine, aggressione, attacco o invasione di altri paesi. I giudici di Norimberga hanno definito l’aggressione come il “crimine internazionale supremo”, perché, come hanno detto, “contiene in sé la somma di tutti i mali”. L’inchiesta sull’Iraq nel Regno Unito ha declassificato documenti che mostrano che Tony Blair e il ministro degli Esteri Jack Straw erano stati avvertiti costantemente e ripetutamente che invadere l’Iraq sarebbe stato un crimine di aggressione, definito dai loro consulenti legali come “uno dei reati più gravi ai sensi del diritto internazionale”.
Il disastro di due guerre mondiali ha portato i leader del mondo a firmare la Carta delle Nazioni Unite, le Convenzioni di Ginevra e i Principi di Norimberga. Videro la guerra come una minaccia esistenziale per il futuro del genere umano, come di fatto è ancora. Così la Carta delle Nazioni Unite ha espressamente vietato l’uso della forza militare da parte di qualsiasi paese contro un altro. Nei 45 anni successivi, agli Stati Uniti non rimaneva che giustificare i conflitti come auto-difesa di un alleato (come in Vietnam) o come azione delle Nazioni Unite (come in Corea). Gli Stati Uniti hanno condotto guerre in segreto (per esempio in America Centrale), che tuttavia hanno portato ad un verdetto di colpevolezza presso la Corte internazionale di giustizia con l’ordine di pagare le riparazioni di guerra in Nicaragua, riparazioni che rimangono non onorate, come i 3,3 miliardi di dollari che il presidente Nixon aveva promesso al Vietnam.
Al posto dei “vantaggi della pace”, su cui la maggior parte degli americani sperava, la fine della guerra fredda ha incoraggiato perversamente i deliri dei ”vantaggi del potere” e un “dominio a tutto campo” di Washington. I leader statunitensi hanno sfruttato il dolore e il panico sulla scia dell’11 settembre per rivendicare l’uso della forza militare come forma accettata di comportamento internazionale, anche se solo per se stessi e i loro alleati. Sotto i mal definiti parametri della “guerra al terrore”, ora rivendicano il diritto di usare la forza militare in modi a lungo negati dalla Carta delle Nazioni Unite. Ma la Carta non è stata abrogata. L’aggressione è ancora un crimine, che sia condotta con attacchi dei droni o con una vera e propria invasione di un altro paese.
La realtà del “male concentrato” scatenato contro il popolo iracheno per mezzo del “supremo crimine internazionale” dell’aggressione è stato accuratamente nascosto dietro un paravento di menzogne. I nostri leader militari se non sono in grado di aver la meglio in un conflitto, di sicuro sanno come condurre una guerra di propaganda negli USA:
– Vengono diffuse nozioni fantasiose sull’accuratezza delle armi di “precisione”, oscurando l’ampio massacro e la distruzione causate dall’invasione: 29.200 bombe e missili nel primo mese di guerra e uccisione di decine di migliaia di civili.
– Insabbiamento delle relazioni del Ministero della Sanità iracheno nel 2004 che documentano come le forze di occupazione stavano uccidendo molti più civili di quanti non ne avessero ucciso gli “insorti”.
– Ignorati o respinti i calcoli degli epidemiologi che stimavano a 650.000 i morti iracheni nel 2006. Con la continuazione della guerra, il numero dei morti ha raggiunto probabilmente un milione nel 2008.
– Alle truppe statunitensi è stato fatto il lavaggio del cervello per collegare l’Iraq  all’11 settembre e guardare quindi agli iracheni, che resistevano all’invasione illegale e all’occupazione del loro paese, come terroristi alla pari di quelli che avevano attaccato New York e Washington. Un sondaggio di Zogby del febbraio del 2006, a tre anni dalla guerra, rivelava che l’85% delle truppe Usa in Iraq credevano che la loro missione fosse di “ritorsione per il ruolo di Saddam negli attentati dell’11/9″.
– Le regole di ingaggio degli Stati Uniti in Iraq hanno palesemente violato le leggi di guerra. Tra queste: eliminazione dei combattenti della resistenza feriti; l’ordine di “uccidere tutti gli uomini in età militare” durante alcune operazioni; “fuoco a 360 gradi” su strade piene di civili; utilizzo permanente dell’artiglieria, degli attacchi aerei, anche su villaggi o condomini pieni di gente; designazione di alcune aree come Fallujah quali “zone libere al fuoco”, dove sono stati uccisi migliaia di civili.
– La tortura è stata più diffusa e sistematica nelle prigioni statunitensi di quanto i resoconti dei media su Abu Ghraib abbiano suggerito. Un rapporto trapelato del Comitato Internazionale della Croce Rossa del 2004, basato su 27 visite a 14 carceri degli Stati Uniti in Iraq e altri rapporti sui diritti umani documentano: finte esecuzioni, waterboarding, “posizioni di stress”, comprese forme strazianti e talvolta mortali di appendere i corpi, esposizione al calore e freddo estremo, privazione del sonno, della fame e della sete, negazione del trattamento medico, scosse elettriche, stupro e sodomia, percosse con tutti i tipi di armi, bruciature, tagli inferti con coltelli, uso pregiudizievole delle manette flessibili di plastica, soffocamento, assalto e/o privazione sensoriale e torture psicologiche come l’umiliazione sessuale e minacce contro i membri della famiglia.
– Human Rights First ha indagato su 98 decessi in custodia degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan. Tra questi, almeno 12 persone sono state sicuramente torturate a morte, 26 altri casi di omicidio sospetto o confermato e oltre 48 sfuggiti del tutto all’indagine ufficiale. HRF ha fatto emergere che alti ufficiali hanno abusato della loro posizione di potere per porsi al di là della portata della legge anche se hanno dato l’ordine di commettere crimini terribili. Nessun ufficiale sopra il grado di Maggiore è stato accusato di un reato, anche se la tortura è stata autorizzata dai livelli più alti e la punizione più severa inflitta si è limitata a una pena detentiva di 5 mesi. I documenti già di dominio pubblico sembrano sufficienti per condannare Bush, Cheney, Rumsfeld, i loro avvocati e gli alti ufficiali militari di reati capitali ai sensi della legge statunitense sui crimini di guerra.
– Gli Stati Uniti hanno reclutato, addestrato e dispiegato almeno 27 brigate di Polizia Speciale irachene, che hanno tratto in prigionia, torturato e ucciso decine di migliaia di uomini e ragazzi a Baghdad e altrove nel 2005 e 2006. Al culmine di questa campagna, 3.000 corpi al mese sono stati portati all’obitorio di Baghdad e un’associazione irachena per i diritti umani ha constatato che il 92% dei cadaveri riguardano persone sequestrate dalle forze di sostegno statunitensi. Gli ufficiali delle Forze Speciali USA nelle Squadre speciali di transizione di Polizia hanno lavorato con ogni unità irachena. Sotto il controllo di un comando altamente sofisticato composto da personale americano e iracheno, gli Stati Uniti hanno mantenuto il comando e il controllo di queste forze durante tutto il loro regno di terrore.
– Nel 2006 e 2007, le forze degli Stati Uniti hanno lavorato in tandem con i Comandi Speciali di Polizia (da allora ribattezzata “Polizia di Stato”, dopo la denuncia di uno dei loro centri di tortura) nell’Operazione Avanti Insieme I e II e il cosiddetto Surge per completare la pulizia etnica di Baghdad. L’occupazione degli Stati Uniti ha deliberatamente preso di mira la minoranza sunnita in Iraq, uccidendo alla fine circa il 10% degli arabi sunniti e costringendo circa la metà di loro a lasciare le loro case. Ciò risponde pienamente alla definizione di genocidio nei trattati internazionali. Dobbiamo quindi aggiungere il crimine di genocidio ai crimini americani in Iraq.
Forse l’aspetto più inquietante della transizione da Bush a Obama è che il nuovo presidente non solo non è riuscito a rendere penalmente responsabili gli ufficiali statunitensi per i loro crimini, ma in realtà ha abbracciato le dottrine e le politiche sviluppate sotto Bush ed esteso la loro applicazione alla politica degli Stati Uniti in tutto il mondo. Obama continua l’espansione di attacchi con i droni e operazioni speciali da 60 a 120 paesi, diffondendo la violenza, l’illegalità e l’instabilità della “guerra al terrore” di Bush ai quattro angoli della Terra.
Centrale per l’aberrante politica di legge e ordine degli Stati Uniti è l’applicazione delle “regole di guerra” sui civili, come ha osservato nel 2009 un gruppo di eminenti esperti della Commissione internazionale dei giuristi. Molti dibattiti pubblici su questo tema oppongono un rappresentante o avvocato governativo che considera il mondo intero come un campo di battaglia americano governato da “regole di guerra”, a un altro soggetto esterno che parla di “giusto processo”, “diritti umani” e “diritto internazionale umanitario. ” Di solito il contraddittorio dura la lunghezza di un programma radiofonico o TV e poi ognuno per la propria strada.
Ma la questione è critica, e quindi gli esperti della Commissione internazionale dei giuristi, guidata dall’ex presidente irlandese Mary Robinson, sono giunti a conclusioni molto precise. Si è riscontrato che i leader degli Stati Uniti hanno confuso il pubblico inquadrando la loro campagna anti-terrorismo all’interno di un “paradigma di guerra” e che il governo degli Stati Uniti stava distorcendo, applicando selettivamente o semplicemente ignorando i vincoli di legge sui diritti umani.
Il gruppo di esperti della Commissione internazionale dei giuristi ha concluso che le violazioni del diritto internazionale degli Stati Uniti non erano né un’adeguata né un’efficace risposta al terrorismo, e che i principi sanciti dal diritto internazionale “erano destinati a resistere alle crisi, fornendo un quadro di riferimento solido ed efficace da cui partire per combattere il terrorismo”.
I principi sanciti dal diritto forniscono anche un quadro solido ed efficace da cui partire per affrontare i crimini di guerra americani. Altrove nel mondo, i generali argentini Videla e Bignone stanno già scontando ergastoli, anche se devono affrontare ulteriori addebiti, il generale Rios Montt del Guatemala è sotto processo per il genocidio degli indiani Maya in Ixil. Questi uomini davano per scontato che le loro posizioni di potere e li ponesse al riparo da ogni responsabilità per i loro crimini. Ma i loro paesi sono cambiati in risposta alla forza e alla volontà dei loro popoli. Né Bush, Cheney, Rumsfeld, Bybee, Gonzalez, Yoo, né i generali Franks, Sanchez, Casey o Petraeus, dovrebbero presumere che vivranno la loro vita al di là della portata della giustizia.
Ma è anche un consolidato principio del diritto internazionale che i paesi che commettono l’aggressione contro un altro paese portano una responsabilità collettiva per le loro azioni. La colpa dei nostri leader non ci lascia impuniti per i crimini commessi in nostro nome. Gli Stati Uniti hanno il dovere legale e morale di pagare le riparazioni di guerra in Iraq per aiutare il suo popolo a riprendersi dagli esiti dell’aggressione, del genocidio e dei crimini di guerra. Questa è la richiesta avanzata da un gruppo molto speciale di americani le cui esperienze e sacrifici li rendono unici e qualificati per avanzare tale pretesa: i Veterani dell’Iraq contro la guerra.
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Fonte: TlaxcalaTratto da: Losai.eu
Iraq DI PEPE ESCOBAR
Asia TimesL’invasione dell’Iraq dieci anni dopoCome prima cosa, liberiamoci (più o meno legalmente) di tutti i mitografi: la violenza carnale subita dall’Iraq è il più grande disastro umanitario dei nostri tempi causato dall’uomo. E’ essenziale tenere a mente che tale violenza è diretta conseguenza della distruzione del diritto internazionale messa in atto da Washington; dopo l’Iraq, chiunque può servirsi della guerra preventiva citando come precedente le campagne di Bush e Cheney nel 2003.Ancora oggi, a 10 anni dallo “Shock and Awe” (campagna “shock e terrore”, n.d.t.), persino i cosiddetti liberali stanno ancora tentando di legittimare anche solo in parte le vicende del “progetto Iraq”.Non c’è mai stato un vero e proprio “progetto”, solo un intrico contorto di menzogne, incluse le giustificazioni a posteriori per il bombardamento del Grande Medio Oriente in nome della “democrazia”.Recentemente ho pensato al Catalyst. Il Catalyst era il carro armato con cui ogni volta ero costretto a negoziare i miei faticosi andirivieni da o verso la zona rossa, durante la prima settimana di occupazione statunitense a Baghdad. I marines provenivano in prevalenza da Texas e New Mexico. Solitamente si chiacchierava. Essi erano convinti di aver colpito Baghdad perché “i terroristi ci hanno attaccato l’11 settembre”.A distanza di anni, la maggior parte degli americani crede ancora alla Colossale Menzogna. Il che è la prova che gli arroganti ed ignoranti cosmici neocons hanno fatto almeno una cosa giusta. La connessione tra Saddam Hussein ed al-Qaeda potrà non essere una delle tessere del “puzzle” del “progetto” iniziale di invasione e ricostruzione da zero dell’Iraq (c’erano anche le inesistenti armi di distruzione di massa), ma è stata incredibilmente efficace per il lavaggio dei cervelli e per farsi strada.Quando nel 2004 fu reso pubblico l’indecente spettacolo delle torture di Abu Ghraib (io stavo guidando attraverso il Texas per un lavoro, e tutti virtualmente consideravano questo show una cosa “normale”) la Colossale Menzogna regnava ancora sovrana. A dieci anni di distanza, dopo Abu Ghraib, la distruzione di Fallujah, il diffuso “dead-checking” (pratica per cui si uccidevano gli iracheni feriti, anziché soccorrerli, n.d.t.), i “fuochi di rotazione a 360 gradi” (esercizi di tiro al bersaglio a punti sui civili iracheni), attacchi aerei sui civili, senza menzionare l’ “uccisione di tutti gli uomini appartenenti alle fasce di età in cui si può prestare servizio militare”; dopo aver speso 3 mila miliardi di dollari, se bastano (ricordiamo che i neocons avevano promesso una guerra rapida e semplice che non sarebbe dovuta costare più di 60 miliardi di dollari), e dopo l’uccisione diretta o indiretta di 1 milione di cittadini in seguito all’invasione e occupazione, le menzogne ci avvinghiano ancora, come una gigantesca Medusa.Si, la CIA, vincitrice dell’Oscar e calata nel personaggio, continua a coprire tutto.

Più veloce, controguerriglia, uccidete, uccidete

L’Anno Zero in Iraq è durato circa 10 giorni. Ho osservato la nascita ufficiale della resistenza; un rally di massa a Baghdad, che iniziando in Adhamiya, univa sunniti e sciiti. Poi fu il momento degli sfruttamenti della cosiddetta Coalition Provisional Authority (CPA), una spalla centrale, guidata dall’agghiacciante Paul Bremer, infallibile nel dimostrare un’ignoranza cosmica sulla cultura della Mesopotamia. Seguì un’interminabile offensiva “search and destroy” (tattica militare nota in Vietnam, letteralmente “cerca e distruggi”, n.d.t.), una “tattica” mascherata da controguerriglia. Non stupisce quindi il fatto che si sia rapidamente trasformato in un sabbioso Vietnam.

La resistenza sunnita ha fatto letteralmente impazzire il Pentagono. Così appariva il “triangolo della morte” nell’estate del 2004. Così rispose il Pentagono quattro mesi dopo, mettendo in atto quella che io chiamo “democrazia di precisione.”

Alla fine ha vinto il triangolo della morte, o quasi. Passiamo ora oltre, verso la “Surge” di G.W. Bush (Escalation delle truppe in Iraq del 2007, ndt). In merito a questo, milioni di ingenui negli Stati Uniti ancora credono ai racconti dell’arrapato generale David Petraeus. Io ero là quando la “surge” è iniziata, nell’estate del 2007. L’orrenda guerra civile condotta dagli USA, ricordiamo che il motto è sempre “divide et impera”, andava già avanti da sola perché i commando sciiti, l’Organizzazione Badr e l’esercito del Madhi, avevano messo in atto una devastante pulizia etnica dei sunniti nelle aree in cui precedentemente convivevano le due etnie. Baghdad, che prima era una città con una leggera predominanza sunnita, è ora prevalentemente sciita. Questo non ha niente a che vedere con Petraeus.

Per quanto riguarda gli “Awakening Councils” (i Consigli per il Risveglio), erano essenzialmente milizie sunnite (con più di 80.000 uomini) organizzate in gruppi e stanche delle sanguinose tattiche di al-Qaeda in Iraq, principalmente proprio nel triangolo della morte comprendente Fallujah e Ramadi. Petraeus li ha pagati con valige di contanti. Prima di questi avvenimenti, quando ad esempio difendevano Fallujah nel novembre 2004, essi venivano etichettati come “terroristi”. Ora sono diventati dei “lottatori per la libertà” stile Ronald Reagan.

Io ho incontrato qualcuno di questi sceicchi. Il loro era un piano subdolo e a lungo termine, invece di combattere gli americani prendiamo i loro soldi, stiamo buoni per un po’ di tempo, ci liberiamo di quei fanatici di al-Qaeda e poi attacchiamo i nostri veri nemici, gli sciiti al potere a Baghdad.

Questo è esattamente il passo successivo per l’Iraq, dove sta già lentamente fermentando un’altra guerra civile. Tra l’altro alcuni di questi ex “terroristi”, con grande esperienza sul campo di battaglia, sono oggi i comandanti chiave di quell’insieme di unità “ribelli” che combattono il regime di Assad in Siria. Si, sono ancora considerati “lottatori per la libertà”.

Balcanizzare o lasciare

Gli americani ovviamente non ricordano che, quando era ancora al senato, Joe Biden, spingeva impazientemente per la balcanizzazione dell’Iraq in tre zone. Considerando che ora è l’uomo di punta dell’amministrazione Obama per l’evoluzione in Siria, potrebbe anche finire per portare a termine il suo progetto.

E’ vero che l’Iraq è stato il primo paese arabo ad avere un governo sciita da quando nel 1171 Saladino si liberò dei Fatimidi in Egitto, ma è anche vero che questo paese va nella direzione di una frammentazione totale.

La Zona Verde, prima americana, potrebbe ora essere sciita. Persino il più importante leader religioso sciita, Grand Ayatollah Sistani, che spaccò letteralmente la schiena ai neocons e al CPA a Najaf nel 2004, è disgustato dallo scompiglio orchestrato dal Primo Ministro Nouri al-Maliki. Anche Teheran è in una situazione difficile. Contrariamente al think tank del governo federale (ma queste persone non ne azzeccano mai una?) l’Iran non manipola le politiche dell’Iraq. Ciò che principalmente teme Teheran è una guerra civile in Iraq, piuttosto simile a ciò che sta accadendo in Siria.

Il report di Patrick Cockburn sull’Iraq nei 10 anni passati come corrispondente estero è senza pari. Questa è la sua valutazione attuale.

Un fatto importante è che l’influente Muqtada al-Sadr (vi ricordate di quando veniva descritto come l’uomo più pericoloso dell’Iraq su tutte le prime pagine dei giornali americani?) non vuole cambiare il regime, nonostante abbia criticato Maliki per la sua propensione all’egemonia sciita. Gli sciiti hanno i numeri, quindi anche in un Iraq unito c’è la possibilità di un governo di maggioranza sciita in ogni caso.

Il sud, di forte prevalenza sciita, continua ad essere molto povero. L’unica fonte di lavoro possibile sono i lavori nella pubblica amministrazione. Ovunque le strutture sono ridotte in brandelli, conseguenza diretta delle sanzioni ONU e USA, seguite dall’invasione e dall’occupazione.

Ma poi c’è un’isola felice, il Kurdistan iracheno, una specie di distorto sviluppo di “Pipelineistan”.

Le “Big Oil” non hanno mai avuto l’occasione di realizzare il loro sogno del 2003 di abbassare i prezzi nuovamente a 20 dollari (al barile), in linea con il pensiero di Rupert Murdoch. Ma c’è gran fermento ovunque. Greg Muttitt non ha rivali come osservatore del nuovo boom del petrolio in Iraq.

In nessun altro posto la situazione è più intricata che nel Governo Regionale del Kurdistan (KRG), dove sono in campo fino a 60 compagnie petrolifere, dalla ExxonMobil alla Chevron, Total e Gazprom.

Il sancta sanctorum è un nuovo condotto che unisce il Kurdistan iracheno alla Turchia, che rappresenta il passaporto curdo per esportare petrolio bypassando Baghdad. Nessuno può sapere se questa sarà la goccia che farà traboccare il vaso per l’Iraq, dal momento che i Kurdi iracheni si stanno sempre più avvicinando ad Ankara e allontanando da Baghdad. La palla è sicuramente nelle mani del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, dal momento che i kurdi hanno una rarissima possibilità di poter giocare con gli interessi di Ankara, Baghdad e Teheran e magari chiudere la partita con la costituzione di un Kurdistan indipendente ed economicamente autosufficiente.

Quindi è certo, ci sono numerosi segni di balcanizzazione all’orizzonte. Ma cos’hanno imparato gli USA dopo il più grande disastro di politica estera della storia? Niente. Nada. Dovremo aspettare che nei prossimi anni Nick Turse pubblichi un’egregia opera sull’Iraq come quella che scrisse sul Vietnam Kill Anything That Moves (Uccidete qualsiasi cosa si muova, n.d.t.). Gli orrori commessi in Iraq sono ancor peggio del Vietnam, perché sono l’inevitabile risultato delle politiche ufficiali del Pentagono unite a quelle della Casa Bianca.

Questa straziante spirale di sofferenze in Iraq sarà mai riconosciuta? Si potrebbe sempre cominciare da qui, ovvero dal caso annunciato da Hans Sponeck, ex coordinatore umanitario delle Nazioni Unite.

Oppure, con una vena pop, un produttore che sia indipendente da Hollywood e dalla CIA potrebbe investire in un film “made in Iraq”, distribuito in tutto il mondo, il cui finale vede Dubya (W. Bush), Dick, Rummy, Wolfie e il restante gruppo di cialtroni della ciurma di Douglas Feith, spediti senza possibilità di ritorno in una Guantanamo fedelmente ricostruita proprio nel triangolo della morte. Come colonna sonora “Masters of War” di Bob Dylan. Sarebbe una morte catartica.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007) e Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge. Il suo nuovo libro s’intitola Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Il suo indirizzo è pepeasia@yahoo.com

Fonte: http://www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/MID-01-200313.html
20.03.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA REYMONDET FOCHIRA

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Kosovo: 14 anni fa iniziarono le operazioni Nato contro la Serbia

KOSOVO – “Gli albanesi hanno già raso al suolo 155 monasteri. Ne restano 25. Un patrimonio difeso anche dai soldati italiani ai quali il vescovo chiede: <<restate>>”

A 14 anni esatti da quel marzo del ’99 che vide l’inizio delle operazioni Nato contro la Serbia sempre più voci si levano per ammettere che la cosiddetta liberazione del Kosovo è stata un vero disastro che ha determinato la nascita di uno stato fortemente infiltrato da mafie e traffici malavitosi di ogni tipo e decisamente razzista e violento nei confronti dei serbi e della cultura cristiano-ortodossa.

Importante, da questo punto di vista, la testimonianza (anche fotografica) de “l’Espresso”. Oggi in 8 pagine di testimonianza firmate da Gigi Riva si scopre una realtà ben diversa, già dal sommario che recita: gli albanesi hanno già raso al suolo 155 monasteri. Ne restano 25. Un patrimonio difeso anche dai soldati italiani ai quali il vescovo chiede: “restate o ci distruggono”.

Nel servizio si racconta che gli estremisti albanesi che cercano di distruggere anche il monastero di Decani affermano di essere vittime di una forma di razzismo, la “albanofobia” ma il reporter li stronca scrivendo: “nell’area dove da 14 anni gli albanesi tutto possono, dalla quale sono stati espulsi 250.000 serbi e dove i pogrom continuano sarebbero gli albanesi a essere discriminati in questa visione delirante”.

Il pezzo ricorda come il Kosovo, culla della cristianità ortodossa, divenne a maggioranza musulmana a seguito di una grande disparità nei tassi di natalità e rilancia l’appello dell’ex sindaco di Venezia e intellettuale di sinistra, Massimo Cacciari che disse “Ci siamo mossi per i Buddha afgani e non facciamo niente per i monasteri in Kosovo? E’ come se distruggessero San Marco a Venezia e nessuno facesse niente”.

Di fatto è così: la Nato sta comodamente e riccamente aqquartierata nelle città e ha affidato la protezione degli ultimi monasteri non ancora bruciati alla polizia albanese, spesso formata da ex guerriglieri UCK, di cui i monaci non si fidano per nulla.

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L’umanità continua a sviluppare armi di auto-distruzione di massa

La storia ci insegna che, da quando è comparso sul pianeta Terra, l’uomo ha dedicato grandi sforzi intellettuali e ingenti risorse per lo sviluppo di strumenti per la distruzione delle persone. Da sempre, menti brillanti sono state “sprecate” nel trovare nuovi approcci al problema di come trovare nuovi modi per il totale annientamento del nemico.

La radice perversa che abita la mente dell’uomo farà sì che questa predilezione per la cultura della morte e della prevaricazione rimanga ancora a lungo presente nella storia dell’uomo. Ma, se in passato la preferenza è stata data a munizioni sempre più potenti, oggi l’interesse militare è posto sulle armi di precisione.

Infatti, in una cultura che tende a giustificare la guerra come “necessaria”, ci si nasconde dietro al paravento delle armi “etiche”: perchè uccidere decine di persone innocenti con i frammenti di potenti bombe pesanti, quando si ha la necessità di eliminare un solo soldato?

Perchè riempire una diga idroelettrica con centinaia di bombe quando si può distruggere direttamente la sua centrale? Già… perchè? Qualcuno potrebbe pensare che anche i signore della guerra hanno un cuore, e quindi l’intenzione è quella di risparmiare quante più vite umane possibile. E invece no! Sviluppare armi di precisione consente un notevole risparmio economico.

Esempio: mettiamo che siete un paese ricco che vuole occupare un paese povero perchè in esso vi è un grande giacimento di gas naturale. Cosa vi conviene fare di più: radere al suolo il paese, con tutte le infrastrutture che vi serviranno (strade, linee elettriche, depositi di stoccaggio, aeroporti, ecc…), per poi ricostruirle con un notevole dispendio di denaro, oppure fare un minimo investimento in ricerca e sviluppare armi capaci di uccidere solo coloro che ostacolano i vostri piani?

Questo è il motivo per cui le armi di precisione saranno sempre più diffuse, almeno nei paesi ricchi. La Boeing, per esempio, ha completato la prima fase dei test di una nuova versione di “bombe intelligenti” (come diamine fa una bomba ad essere intelligente?), chiamata JDAM (Joint Direct Attack Munition).

La simpatica arma (una bomba di 226 kg) è stata equipaggiata con un paio di ali che le permettono di volare per un pò, tanto da poter essere sparate da una distanza di 65 chilometri dal bersaglio. Inoltre, le bombe sono provviste di un sistema di guida laser che ottengono una precisione del 95% e una probabilità di errore circolare di circa 10 m.

Per la gioia di guerrafondai e trafficanti d’armi, il sistema di guida potrà essere montato anche su bombe “normali”, così da poter essere utilizzate nei conflitti locali (meno male!). Secondo la Pravda, ad oggi, Boeing ha prodotto più di 238 mila unità DJAM. Il costo di ognuna di queste onorevoli invenzioni umane è di circa 30 mila dollari, a seconda della configurazione (tipo “bomba con autoradio”?).

Certo, non si tratta di un prodotto a buon mercato, ma la sua precisione vi consentirà una conquista rapida e sicura.

Tra le altre novità che si registrano nel mondo della guerra, non possiamo sottovalutare i “piccoli droni” radiocomandati, oppure gli “elicotteri giocattolo” equipaggiati con un mini fucile leggero, per assassinii di precisione. Le perdite del nemico sarebbero continue, giorno dopo giorno, e i soldati morirebbero nei luoghi più insoliti (magari mentre stanno al bagno!), abbassando il morale delle truppe e, di conseguenza, le loro prestazioni.

Insomma, sono queste le soddisfazioni dell’uso concreto dell’intelligenza dell’uomo, il quale, con le bombe, è legato da un rapporto inversamente proporzionale: più le bombe diventano intelligenti, più l’essere umano dimostra di essere stupido!

Fonte:http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2013/01/15/l-umanita-continua-a-sviluppare-armi-di-auto-distruzione-di.html

http://nientebarriere.blogspot.it/2013/04/lumanita-continua-sviluppare-armi-di.html

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/04/lumanita-continua-sviluppare-armi-di.html

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QUI’ E’ COME CHERNOBYL (DALL’ IRAQ UN TRAGICO PROMEMORIA PER PERSEGUIRE I CRIMINALI DI GUERRA)

DI JOHN PILGER
johnpilger.com

In Iraq la polvere scivola per le lunghe strade, dita del deserto. Penetra negli occhi, nel naso, in gola, mulinella nei mercati e nei cortili delle scuole, filtra nei bambini mentre giocano a pallone, e trasporta, secondo il dottor Jawad Al-Ali, “i semi della nostra morte”.

Oncologo di fama internazionale al Teaching Hospital Sadr di Bassora, il dottor Ali, me lo disse nel 1999, e oggi il suo avvertimento è comprovato. “Prima della guerra del Golfo”, disse, “c’erano due o tre pazienti affetti da cancro al mese. Ora ogni mese ne muoiono 30-35. I nostri calcoli indicano che in questa zona contrarrà il cancro dal 40 al 48 per cento della popolazione; dapprima nei prossimi cinque anni, poi molto tempo dopo. Parliamo di circa la metà della popolazione. Molti tra i miei famigliari ne sono stati colpiti, cosa mai successa nella storia della nostra famiglia.

Qui è come Chernobyl; gli effetti genetici sono nuovi per noi; i funghi crescono enormi, perfino gli acini dell’uva nel mio giardino hanno subito una mutazione e non possono più essere mangiati”.

Nel corridoio, la dottoressa Ginan Ghalib Hassen, pediatra, teneva un album di foto dei bambini che stava cercando di salvare. Molti avevano il neuroblastoma infantile. “Nei due anni precedenti la guerra c’era stato un solo caso di questo strano tipo di tumore”, ha detto. “Ora di casi ne abbiamo molti, per lo più con nessuna familiarità riscontrata. Ho studiato quello che è successo a Hiroshima, e notato che l’improvviso aumento di queste malformazioni congenite è lo stesso.”

Tra i medici che ho intervistato, pochi dubitano che la causa sia riconducibile ai proiettili all’uranio impoverito utilizzati dagli americani e britannici nella guerra del Golfo. Un fisico militare statunitense assegnato a ripulire il campo di battaglia oltre il confine col Kuwait ha detto: “Ogni raffica sparata da un caccia A-10 Warhog conteneva oltre 4.500 grammi di uranio solido. Sono state usate più di 300 tonnellate di uranio impoverito. È stata una sorta di guerra nucleare”.

Nonostante il legame con il cancro è sempre difficile da provare con certezza, i medici iracheni sostengono che “l’epidemia parla da sé”. L’oncologo britannico Karol Sikora, direttore del programma di ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1990, scriveva sul British Medical Journal: “la richiesta di attrezzature per la radioterapia, i farmaci chemioterapici e gli analgesici sono costantemente bloccati dagli Stati Uniti e dai consulenti britannici [del comitato per le sanzioni in Iraq]. Mi disse: “siamo stati esplicitamente avvisati [dall’OMS] di non parlare della faccenda irachena. L’OMS non è un’organizzazione cui piace far politica.”

Di recente, Hans von Sponeck, l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite e Alto Funzionario Umanitario delle Nazioni Unite in Iraq, mi ha scritto: “Il governo degli Stati Uniti ha cercato di evitare che l’OMS controllasse le zone nel sud dell’Iraq dove l’uranio impoverito è stato utilizzato e dove ha causato gravi pericoli per la salute e per l’ambiente.”

Oggi, un resoconto dell’OMS, risultante da uno storico studio intrapreso in collaborazione col Ministero della Sanità iracheno, è stato “differito”. Lo studio copre 10.800 famiglie, e contiene “prove schiaccianti”, asserisce un funzionario del ministero e, secondo uno dei suoi ricercatori, resta secretato. Il dossier indica che i difetti di nascita hanno raggiunto il livello di “crisi” in tutta la società irachena dove l’uranio impoverito ed altri metalli pesanti tossici sono stati utilizzati da Stati Uniti e Gran Bretagna. Quattordici anni dopo aver dato l’allarme, il dottor Jawad Al-Ali riporta “sbalorditivi” tumori multipli in intere famiglie.

L’Iraq non fa più notizia. La scorsa settimana, l’uccisione di 57 iracheni in un solo giorno è stato un non-evento, paragonato all’omicidio di un soldato britannico a Londra. Eppure le due atrocità sono connesse. La loro simbolicità potrebbe diventare il prossimo film sprecone di Scott Fitzgerald… “distruggevano cose e persone per poi tornare ai loro soldi o al loro enorme menefreghismo… e lasciavano ad altri il compito di ripulire il caos”.

Il “caos” lasciato da George Bush e Tony Blair in Iraq è una guerra settaria, le bombe del 7/7 e adesso un uomo che agita una mannaia sanguinante a Woolwich. Bush è tornato alla sua “biblioteca presidenziale e museo” da Mickey Mouse e Tony Blair ai suoi viaggi da uccello del malaugurio e al suo denaro.

Il loro “caos” è un crimine di proporzioni epiche, come scrisse Von Sponeck, riferendosi ai calcoli del Ministero per gli Affari Sociali iracheno che stimava in 4 milioni e mezzo i bambini che hanno perso entrambi i genitori. “Ciò significa che un orrendo 14 per cento della popolazione irachena è composto da orfani”. “Si ritiene che un milione di famiglie sono condotte da donne, in maggior parte vedove”. Abusi sui bambini e violenza domestica sono temi giustamente urgenti in Gran Bretagna; ma la catastrofe innescata dalla Gran Bretagna stessa in Iraq ha portato la violenza e l’abuso in milioni di case.

Nel suo libro ‘Dispacci dal lato oscuro’, Gareth Peirce, la più importante avvocatessa britannica sui diritti umani, applica il principio di legalità a Blair, al suo propagandista Alastair Campbell e al suo gabinetto di collusi. “Per Blair – ha scritto – gli esseri umani che si presumeva avessero punti di vista ‘islamici’, dovevano essere debellati con ogni mezzo possibile, e in modo permanente … nel linguaggio di Blair erano un ‘virus’ che doveva essere ‘eliminato’ e che richiedeva ‘una miriade di interventi [sic] nel cuore degli affari di altre nazioni’.” Il concetto stesso di guerra è stato mutato in “i nostri valori contro i loro”. Nonostante questo, scrive Peirce, “nelle e-mail e nei comunicati governativi interni non si rileva alcun dissenso”.

Per il ministro degli Esteri Jack Straw, mandare innocenti cittadini britannici a Guantanamo era “il modo migliore per raggiungere il nostro obiettivo di lotta al terrorismo”.

Questi crimini, la loro iniquità alla pari con quanto è successo a Woolwich, sono in attesa di processo. Ma chi sarà a richiederlo? Nel variegato teatro della politica di Westminster, la lontana violenza causata dai “nostri valori” non è di alcun interesse. Anche noi ci giriamo dall’altra parte?

John Pilger
Fonte: http://johnpilger.com
Link: http://johnpilger.com/articles/from-iraq-a-tragic-reminder
27.05.2013

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

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“L’OMS non è un’organizzazione cui piace far politica.” Dico solo questo.

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La tragedia, oltre che quella materiale, è anche la copertura dei media che ha permesso il genocidio iracheno, afgano, libico, e sta preparando le strada per quello siriano. Quanti cittadini occidentali sono al corrente di cosa hanno compiuto i loro governanti in medio oriente in questo decennio? Sicuramente la grande maggioranza è davvero convinta che queste operazioni di scempio siano state delle esportazioni di democrazia…. “eh, ma non si poteva mica lasciare uno come Saddam al governo”…

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Tutti i paesi OTAN ne cono complici. E l’Italia, una grande base OTAN, é anche piú complice di altri.

Il silenzio é tutt’altro che salute, é contaminazione e morte. Adesso che sono in procinto di attaccare la Siria, continuerete a far finta di niente?

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L’invasione americana in Iraq lascia un’eredità più tossica di Hiroshima

The Indipendent 23 Settembre 2013

La potenza morale che punisce la Siria per il presunto uso di armi di distruzione di massa…

Nella città irachena di Fallujah, bambardata dai Marines nel 2004, si assiste ad un aumento sconvolgente nel tasso di mortalità infantile, di tumori e di casi di leucemia. Un tasso che – stando ad una recente ricerca – supera quello riferito dai sopravvissuti alle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki nel 1945.

I medici iracheni a Fallujah si sono lamentati fin dal 2005 di essere sopraffatti dal numero di bambini con gravi difetti alla nascita, danni che spaziano da una bambina nata con due teste alla paralisi degli arti inferiori. Dicono anche di vedere molti più tumori rispetto a prima della battaglia di Fallujah svoltasi fra le truppe USA ed i ribelli.

Le loro affermazioni trovano sostegno in una ricerca la quale mostra un aumento dei tumori di quattro volte (400%) che salgono a dodici volte (1200%) nel caso di bambini sotto i 14 anni. La mortalità infantile in città è più di quattro volte (+400% ) rispetto a quella che si riscontra nella vicina Giordania ed 8 volte più alta (+800%) che nel Kuwait.

Il dottor Chris Busby, visiting professor presso l’University of Ulster – ed uno degli autori della ricerca condotta a Fallujah su 4.800 soggetti – ha dichiarato che è difficile stabilire chiaramente la causa esatta dei tumori e dei difetti neonatali, ma aggiunge che: «per produrre effetti simili, la popolazione deve essere stata esposta a fortissime sostanze mutagene quando si sono verificati gli attacchi del 2004».

I Marines USA hanno prima assediato Fallujah, 30 miglia ad ovest di Baghdad, e l’hanno poi bombardata nell’aprile del 2004 dopo che 4 dipendenti della società di sicurezza americana Blackwater furono uccisi ed i loro corpi bruciati. Dopo uno stallo di 8 mesi, a novembre i Marines sconvolsero la città usando l’artiglieria e bombardando con raid aerei le posizioni dei ribelli. Le forze USA ammisero successivamente di aver utilizzato fosforo bianco ed altre tipologie di munizioni.

Nell’assalto, i comandanti USA trattarono Fallujah come una zona dove sparare liberamente, in modo da ridurre al minimo le perdite. Gli ufficiali britannici rimasero costernati dalla mancanza di preoccupazione per i danni ai civili. Il Brigadiere Nigel Aylwin-Foster, un comandante britannico di stanza con le forze americane a Baghdad ricorda che «durante le operazioni preparatorie dell’operazione di pulizia di Fallujah del novembre 2004, in una sola notte e su di una singola piccola porzione della città, vennero sparati 40 colpi di artiglieria da 155 mm».

Aylwin-Foster aggiunge che il comandante USA che ordinò quest’uso devastante della forza non ritenne significativo di doverne fare menzione nel proprio rapporto quotidiano al generale USA in comando.

Il dottor Busby però spiega (anche che se non è in grado di identificare con precisione il tipo di armamento adottato dai Marines), che «la portata del danno genetico riscontrabile negli abitanti suggerisce l’uso di una qualche forma di uranio: «ritengo che abbiano utilizzato contro gli edifici una nuova arma in grado di penetrare attraverso i muri ed uccidere chi si trovava all’interno».

La ricerca è stata condotta da una squadra di 11 persone che nel gennaio e febbraio di quest’anno hanno verificato 711 abitazioni di Fallujah. I residenti hanno compilato un questionario fornendo dati sui tumori, casi neonatali e mortalità infantile. Finora, il governo iracheno è stato riluttante a rispondere alle lamentele dei civili circa i danni alla salute causati dalle suddette operazioni militari.

Inizialmente, i locali hanno guardato i ricercatori con un certo sospetto, soprattutto dopo che una stazione televisiva di Bagdhad aveva mandato in onda un servizio sostenendo che dei terroristi stessero conducendo un’indagine e che chiunque fosse stato sorpreso a condurla od a risponderle sarebbe stato arrestato. Conseguentemente, per togliere i sospetti, gli organizzatori della ricerca fecero in modo di essere accompagnati da una persona di fiducia della comunità.

La ricerca, intitolata «Cancer, Infant Mortality and Birth Sex-Ratio in Fallujah, Iraq 2005-2009», condotta dai dottori Busby, Malak Hamdan ed Entesar Ariabi, è giunta alla conclusione che è corretto sostenere che esista un dato di fatto incontestabile, costituito dalla improvvisa crescita di casi di tumore e di difetti neonatali congeniti. La mortalità infantile è all’80 per 1.000 contro il 19 del vicino Egitto, il 17 in Giordania ed il 9,7 in Kuwait. La ricerca descrive inoltre i tipi di tumore come «simili a quelli dei sopravvissuti di Hiroshima, che furono esposti a radiazioni ionizzanti dovute alla ricaduta di uranio dalla bomba atomica».

Particolarmente significativo il cambiamento nel rapporto fra maschi e femmine nei nuovi nati. Nella popolazione normale tale rapporto è di 1.050 bambini per 1.000 bambine, ma per quelli nati a partire dal 2005 a Fallujah c’è un calo del 18% nelle nascite di maschi: il rapporto è infatti di 850 maschi per 1.000 femmine. Il rapporto fra nuovi nati maschi e femmine è un indicatore del danno genetico che colpisce i maschi maggiormente delle femmine. Analogo cambiamento fu scoperto ad Hiroshima.

A causa della rabbia scatenata fra i civili, a partire dal 2007 gli USA hanno ridotto la potenza di fuoco usata in Iraq e a partire dal 2003, c’è stato un deciso impoverimento nell’assistenza e nelle condizioni sanitarie. L’impatto della guerra sui civili è stato più pesante a Fallujah rispetto a qualsiasi altro luogo in Iraq perché la città è stata a lungo assediata ed isolata dal resto del Paese dopo il 2004; i danni di guerra sono stati riparati lentamente e la gente era troppo spaventata per rivolgersi agli ospedali di Baghdad anche a causa dei posti di blocco militari lungo le strade.

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita

Fonte > The Indipendent