Nel corso degli anni molti hanno visitato la Cappella di Loretto per vedere la Scala miracolosa. “L’Accademia di Loretto” è stata chiusa nel 1968 e la proprietà è stata messa in vendita. La cappella di Loretto ora è un museo privato che autofinanzia, in parte, la conservazione della scala miracolosa e della cappella in sè.

E’ curiosa la ricorrenza del nome: Loreto, la Santa Casa.

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La scala miracolosa di “Nostra Signora della Luce”
Santa Fe, Nuovo Messico

Nel corso degli anni molti hanno visitato la Cappella di Loretto per vedere la Scala miracolosa. “L’Accademia di Loretto” è stata chiusa nel 1968 e la proprietà è stata messa in vendita.  La cappella di Loretto ora è un museo privato che autofinanzia, in parte,  la conservazione della scala miracolosa e della cappella in sè.

Nel settembre 1852, alcune Suore di Lorette (Loreto?) andarono ad installarsi nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, tra il Kentucky, il Missouri ed il Kansas. Un viaggio difficile ed ad alto rischio nel corso del quale la superiora, Madre Mathilde, morì di  colera. Esse si fermarono a Santa Fe, nel Nuovo Messico.
Suor Madeleine (nominata  superiora da Mons. Lamy), Suor Catherine, Suor Hilaire e Suor Robert si installarono in una casetta, in mezzo ad una popolazione composta principalmente da messicani e da indiani. La loro prima preoccupazione fu quella di costruire un convento e una cappella. Esse fecero dunque venire alcuni carpentieri messicani e, ben presto, una scuola venne edificata: il Collegio di Lorette. La costruzione della cappella iniziò il 25 luglio 1873, secondo il progetto dell’architetto Mouly, che aveva disegnato la cattedrale di Santa Fe. Mons. Lamy, che era francese, nutriva l’idea di costruire “qualcosa di simile” alla Saint-Chapelle di Parigi! Questa cappella fu dunque la prima costruzione gotica ad Ovest del Mississippi. L’edificio doveva essere di 8 metri di larghezza, 23 metri di lunghezza e 26 metri di altezza. Essa venne posta sotto il patronato di San Giuseppe. A cappella finita, le Suore si accorsero che se da un lato la realizzazione era notevole, tuttavia era stato fatto un errore grossolano: nessun collegamento era stato previsto tra la tribuna ed il coro.

Nessuna tromba di scale e, tenuto conto dell’altezza della tribuna, era impossibile installarne una! Suor Madeleine fece venire numerosi carpentieri per provare a risolvere il problema. Invano. Certi proposero di mettere una scala, altri di radere al suolo l’intero edificio per ricostruirlo. Le Suore preferirono fare una novena. E di stare a vedere.

L’ultimo giorno della novena, un uomo anziano, che spingeva un asino carico di attrezzi, propose di costruire una scala, cosa che gli venne accordata, naturalmente. In fatto di attrezzi,  l’uomo ne possedeva solamente tre: una sega, un martello e una squadra a T. Dopo sei mesi, il lavoro fu finito.

L’uomo sparì dall’oggi al domani. Senza lasciare tracce. E senza aver chiesto nemmeno un soldo. Madre Madeleine, preoccupata di assolvere il suo debito, andò alla segheria per pagare il discreto carpentiere e il legno. Ma ecco la sorpresa: nessuno conosceva l’uomo e nessun documento riguardava un acquisto di legno per la cappella. Primo mistero.

Il secondo, non certamente da meno, riguarda la scala. È un vero capolavoro composto da due spirali complete (2 x 360°), su sé stesse. A differenza della maggior parte delle scale a chiocciola, essa non ha nessun pilastro centrale per sostenerla. Il che vuol dire che è sospesa senza nessun supporto. Tutto il suo peso grava sul primo scalino.

Suor Florian OSF, che ha lasciato un racconto di questa storia “miracolosa” (cfr. rivista Saint-Joseph, aprile 1960), scrive: “Parecchi architetti hanno affermato che questa scala avrebbe dovuto crollare al suolo nel momento stesso in cui la prima persona si fosse azzardata sul primo scalino. E tuttavia essa è stata utilizzata quotidianamente per oltre cento anni.
La scala è stata assemblata esclusivamente con perni di legno: non c’è un solo chiodo. Attualmente, la parte localizzata sotto gli scalini tra il m
ontante e la cremagliera assomiglia al legno leggero. In realtà, si tratta di gesso mescolato al crine di cavallo, destinato a dare rigidità.
Troppo numerosi sono i visitatori che si sono lasciati prendere dalla tentazione di portarsi a casa un souvenir, e che perciò hanno strappato dalla scala dei pezzi di gesso. Nel 1952, quando le Suore hanno festeggiato il centenario del loro arrivo a Santa Fe, hanno sostituito il gesso, e l’hanno dipinto in modo da dargli l’aspetto di smalto color legno”.

All’epoca della sua costruzione, la scala non aveva ringhiere. Esse furono aggiunte cinque anni più tardi. Una delle ragazze che si trovava allora nel collegio aveva 13 anni. Più tardi, divenne Suor Marie presso le Suore di Lorette.

Essa ha spiegato come lei e le sue compagne furono probabilmente le prima ad utilizzare la scala: “Avevamo talmente paura a salire sulla tribuna che ne ridiscendevamo sulle mani e sulle ginocchia”. Migliaia di visitatori sono venuti – dal mondo intero – per esaminare questa scala misteriosa. Tra essi, numerosissimi architetti. Tutti hanno ammesso che non comprendevano assolutamente come la scala sia stata costruita. Né come abbia potuto rimanere in buono stato dopo decine di anni di utilizzo. Spiega ancora Suor Florian: “Ho parlato della scala con Urban C. Weidner, architetto della regione di Santa Fe e perito di rivestimenti in legno.
Mi ha detto che non aveva visto mai una scala a chiocciola su 360° che non fosse sostenuta da un pilastro centrale. Una delle cose più sorprendenti a proposito di questa scala, secondo Weidner, è la perfezione delle curve dei montanti. Egli mi ha spiegato che il legno è raccordato (nel gergo della falegnameria si dice “innestato”) sui lati dei montanti da nove spacchi di innesto sull’esterno, e da sette sull’interno. La curvatura di ogni pezzo è perfetta. Come puo essere stata realizzata una scala simile nel 1870, da un uomo che ha lavorato da solo, in un luogo isolato, con degli attrezzi più che rudimentali? Questo fatto non è mai stato spiegato”. 
Numeroso periti del legno hanno tentato di identificare il tipo di legname utilizzato, in modo da individuare la sua origine. Senza trovare risposte. Gli scalini, instancabilmente utilizzati per più di un secolo, non presentano segni di usura che sul bordo. Uno di questi periti pensa di avere identificato questo legno come “un tipo di pino granuloso sui bordi”.

Resta il fatto che questo legno duro non viene dal Nuovo Messico. “Nostra Madre, la Santa Chiesa è sempre molto circospetta quando si tratta di giudicare sulle cose soprannaturali. Ecco perché le Suore e i sacerdoti della regione di Santa Fé hanno evitato, nello stesso spirito, di dire qualcosa di definitivo a proposito della scala. Le Suore del Collegio di Nostro Signora di Lorette sanno oggi, come dicevano già Suor Madeleine e la sua comunità, che la scala era stata la risposta di San Giuseppe alle loro preghiere. Molti amano pensare che il carpentiere era San Giuseppe stesso. Tuttavia, gli annali della comunità, come gli archivi diocesani, sono silenziosi sull’argomento: gli annali ci dicono solamente che la cappella di Nostra Signora della Luce è stata dedicata a San Giuseppe il 25 aprile 1878”, ricorda Suor Florian.

La scala è stata oggetto di numerosi articoli, speciali tv, filmati comprendenti “misteri irrisolti” ed un film televisivo intitolato “La Scala”.

dal web e da: http://www.countrymusicattitude.com/articles/escalier.html

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La misteriosa scala della Cappella di Loretto a Sante Fe in New Mexico

24 ottobre, 2012

Pubblichiamo questo Video che mostra la scala interna alla Chiesa di Loretto a Santa Fe in Nuovo Messico. La storia di questa scala è molto suggestiva. Nel 1852 alcune suore di Loreto, dopo un viaggio avventuroso durante il quale la loro superiora e una sorella morirono di colera, arrivarono a Santa Fe per coadiuvare il vescovo, Jean Baptisite Lamy, nell’insegnamento ad un gruppo di trecento scolari.

Si resero però conto che mancava una degna Cappella e, raccolti con i proventi del loro insegnamento e dalle loro eredità personali i 30mila dollari occorrenti,  affidarono l’incarico della costruzione all’architetto Antoine Mouly e a suo figlio Projectus, fatti venire dal Vescovo appositamente da Parigi.

L’edificazione della chiesa richiese svariati anni tanto che fu ultimata solo nel 1878, ma quale non fu la sorpresa delle suore quando si accorsero che gli architetti si erano dimenticati di costruire la scala che dall’interno della chiesa avrebbe dovuto consentire l’accesso al coro! Ulteriore problema poi era ora la mancanza di spazio, così che tutti gli ingegneri e gli architetti chiamati dalle suore per porre rimedio non poterono che dichiarare l’impossibilità della costruzione.

Non sapendo più come venirne a capo, le suore decisero di iniziare una novena a S. Giuseppe. Il nono giorno della novena presso la Cappella si presentò un uomo, con un asino e una cassetta degli attrezzi, in cerca di lavoro.

Dopo qualche mese fu pronta una stupenda scala a chiocciola, tutta in legno, senza travi di appoggio, perfetta di spazio e di gusto architettonico: un vero miracolo ingegneristico.

Ma le suore non riuscirono mai a ricompensare il falegname perché era scomparso e nemmeno con annunci sui giornali riuscirono più a trovarlo. Che fosse veramente S. Giuseppe?

A ben guardare il lavoro ha del prodigioso sia per la statica della scala, senza appoggi e composta da due giri di 360 gradi perfetti, sia per il materiale utilizzato, che nessun esperto è riuscito ad identificare. Inoltre non sono visibili  né chiodi né colla ma solo pioli in legno e, infine, i gradini, tutti di uguale dimensione, sono in numero di trentatré.

Oggi la Cappella di Loretto è privata ed è molto richiesta per la celebrazione di matrimoni, oltre che essere mèta dei turisti che vogliono ammirare la famosa scala di S. Giuseppe.

Informazioni tratte dal sito Loretto Chapel

Redazione La Madre della Chiesa

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La “Scala di san Giuseppe” a Santa Fe

di giovannagioia » mercoledì 2 marzo 2011, 9:05

In una chiesa lauretana della città di Santa Fe, nel New Mexico (USA), esiste una scala che ha una storia singolare e merita di essere conosciuta. Nel 1872 il vescovo del luogo, Jean Baptiste Lamy, progettò la costruzione di una cappella intitolata alla Madonna di Loreto («Loretto Chapel»), al fine di provvedere a un luogo di culto per le Suore Loretane (Sisters of Loretto) che, in numero di quattro, si erano stabilite nel luogo. L’architetto P. Mouly approntò il disegno dell’edificio sacro che in cinque anni fu portato a termine. È lungo m 22,5, largo m 7,5 e alto m 25,5.Quasi al termine della costruzione si constatò una grave dimenticanza: la cappella non era stata munita di una scala per salire dalla tribuna al coro. Gli esperti, interpellati a riguardo, diedero tutti la medesima risposta: non c’era più lo spazio per costruire una scala. Il caso si sarebbe potuto risolvere solo con la costruzione di una nuova galleria o con una scala a chiocciola. Grande fu lo smarrimento delle suore, che si affidarono alla protezione di san Giuseppe, facendo una novena in suo onore per ottenere un aiuto dalla Provvidenza.

L’ultimo giorno della novena si presentò all’istituto un uomo dai capelli grigi, con un asino carico di attrezzi. Lo sconosciuto chiese di parlare con la superiora, che si chiamava suor Maddalena, dichiarando di voler mettere a disposizione la sua opera per la costruzione della scala. Si può immaginare la gioia di suor Maddalena e delle sue consorelle, che di quando in quando assistevano ai lavori dell’anziano carpentiere, il quale si serviva solo di una sega, di un goniometro e di un martello. Al posto dei chiodi usava cavicchi e immergeva in un secchio d’acqua i pezzi di legno. Dopo tre mesi la scala era pronta.

ImmagineAl termine dei lavori madre Maddalena si dispose a pagare lo sconosciuto artigiano, ma non lo trovò più. Furono fatte indagini sugli artigiani e sui commercianti di legno della zona, ma nessuno seppe dare notizie sullo sconosciuto carpentiere perché non esisteva alcuna fattura rilasciata per l’acquisto del tipo di legno usato per quella costruzione.

La strana opera, che risulta straordinaria e unica nella sua composizione architettonica, divenne subito oggetto di curiosità e di meraviglia. La scala ha 33 gradini che girano su due spirali di 360 gradi esatti. Essa giunge dalla galleria fino al pavimento che la sostiene. Non ha altri sostegni. Quando la si usa, si avverte una certa elasticità che genera una lieve oscillazione, quasi fosse una grande molla.

Diversi architetti e costruttori, lungo gli anni, incuriositi da questa singolare storia, hanno voluto visitare la scala e sono restati stupiti nel constatare che essa, senza alcun asse di sostegno centrale, non sia ancora crollata, nonostante che sia stata costruita molti anni fa e sia usata quotidianamente.

Il tipo di legno risulta inclassificabile; non proviene comunque dal New Mexico e, fino ad ora, non è stata individuata la regione di provenienza.

Le suore non osano affermare che l’ignoto carpentiere possa essere stato san Giuseppe in persona, ma sono convinte che la scala è stata costruita per intercessione dello sposo di Maria, che esse avevano fiduciosamente invocato con una novena.

La scala, meta di numerosi pellegrinaggi, al presente attira oltre duecentocinquantamila visitatori l’anno da ogni parte.

(da “Il Messaggio della Santa Casa – Loreto”, novembre 2009)

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Le nostre suore avevano deciso di far costruire da carpentieri messicani una cappella simile alla ‘Sainte Chapelle’ di Parigi. Nel giro di 5 anni, l’edificio fu eretto secondo i disegni dell’architetto P. Mouly. La cappella aveva una lunghezza di m. 22,5, era larga m. 7,5 ed alta m. 25,5. Il fabbricato era quasi finito, quando si constatò uno spaventoso errore di costruzione. La cappella era molto bella e anche la galleria nella parete retrostante, però non esisteva un modo per salire. Era stata dimenticata la scala! Furono interpellati diversi specialisti, ma tutti davano la stessa risposta: non c’era nulla da fare, lo spazio non era sufficiente. C’era una sola alternativa: una scala a pioli oppure ricostruire l’intera galleria.  Si può immaginare la delusione e la perplessità delle suore. Come donne di profonda fede, decisero di non fare nulla sul momento, ma di iniziare una novena a San Giuseppe e aspettare l’aiuto della Divina Provvidenza. L’ultimo giorno della novena, un uomo dai capelli grigi, con un asino carico di una cassetta di attrezzi, bussò alla porta dell’Istituto e chiese di parlare con Suor Maddalena, la superiora di allora. Egli metteva a disposizione il suo lavoro per la costruzione della scala. La madre superiora ne fu felicissima. Secondo la testimonianza delle suore che ogni tanto assistevano ai lavori, per la sua opera lo strano carpentiere si serviva soltanto di una sega, un goniometro e un martello. Al posto dei chiodi usava cavicchi. Le suore ricordarono anche di aver visto alcuni secchi d’acqua nei quali immergeva pezzi di legno.

E se fosse proprio lui?

Alla fine dei lavori eseguiti con successo, madre Maddalena volle pagare lo sconosciuto artigiano, ma non lo si trovò più. Anche tutte le indagini fatte nell’ambito del commercio del legno della zona furono vane. Non esisteva alcuna fattura per il legno usato.

La scala è una costruzione di 36 scalini che girano in due spirali di 360 gradi esatti; il tutto senza alcun sostegno centrale. Essa conduce dalla galleria fino al pavimento che la sostiene. Secondo alcune testimonianze quando si usa la scala si sente una certa elasticità, che si manifesta con una leggera oscillazione come fosse, per esempio, una enorme molla. Nel giro di anni, molti architetti e costruttori venuti anche dall’estero hanno visitato questo capolavoro. Tutti hanno dimostrato grande stupore per il fatto che la scala non sia crollata. Eppure funziona da 120 anni e viene usata tutti i giorni.

Il legno manifesta una grande solidità e di certo non proviene dal Nuovo Messico. Finora la sua origine non si è potuta verificare. È possibile che San Giuseppe sia stato il costruttore? Senza sostenere una tale ipotesi, le suore sono convinte che la scala è la risposta alla preghiera fiduciosa da loro rivolta al glorioso sposo della ‘Nostra cara Signora’.

Suor M. Florian, della Comunità di Loreto

“Nostra Signora della Luce”, racconta quanto accaduto nel 1873 a Santa Fe (Messico)

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L’inspiegabile distrazione di un architetto del XIX secolo creò un problema “insolubile” che risultò in un’ammirevole opera d’arte che incanta le anime aperte al meraviglioso, e che fino ad oggi lascia perplessi i piú competenti esperti

Nella prodigiosa scala, le cui foto il lettore può apprezzare in queste pagine, tutto è armonico e affascinante. Occupando uno spazio minimo, essa si eleva elegantemente a chiocciola, con due giri di 360 gradi.

03.jpgLa sua storia, sorprendente quanto incantevole, giustifica totalmente il nome che le fu dato dalla devozione popolare: Scala Miracolosa.

Nel 1853, le “Suore di Loreto” fondarono nella città di Santa Fé, negli Stati Uniti, la Scuola di Nostra Signora della Luce (Loreto), per l’educazione delle bambine. Lo stabilimento prosperò e anni dopo le suore decisero di costruire una cappella dedicata alla loro Patrona. Scelsero lo stile gotico, ad imitazione della famosa Sainte Chapelle di Parigi.

Soltanto dopo la conclusione dell’opera, nel 1878, le brave religiose si resero conto di una monumentale distrazione dell’architetto: non vi era una scala di accesso al coro, localizzato a circa dieci metri di altezza!… E la costruzione di una scala comune, non soltanto avrebbe deformato lo stile, ma avrebbe ridotto in maniera inaccettabile lo spazio utile del piccolo tempio.

02.jpgCome risolvere il problema? Furono consultati architetti, falegnami ed altri professionisti. Tutti affermarono categoricamente che l’unica “soluzione” sarebbe stata l’utilizzo di una scala portatile.

Ma le suore volevano una chiesa bella, degna della Regina di tutte le bellezze. E se la tecnica umana era incapace di risolvere il problema, “per Dio nulla è impossibile” come ci insegna il Divino Maestro.

Piene di fede, iniziarono una novena a San Giuseppe. In fin dei conti – dicevano loro – egli è un falegname ineguagliabile e si deve impegnare affinché una chiesa dedicata a sua Moglie santissima sia in tutto perfetta come Lei!

Proprio nell’ultimo giorno della novena si presentò un falegname alla ricerca di lavoro. Arrivò in sella ad un mulo, portando in mano la sua scatola di attrezzi. Fu subito assunto per fare il lavoro considerato impossibile. Lavorò con diligenza e discrezione durante circa sei mesi.

Un giorno le suore verificarono sorprese che era stata costruita una splendida scala a chiocciola. Per risolvere un semplice problema funzionale, il discreto ed efficiente artefice aveva adornato la piccola cappella con un autentico gioiello di legno.

Dov’era lui? Non lo sapeva nessuno. Era sparito senza salutare nessuno. Non ricevette la paga e nemmeno un semplice ringraziamento per il servizio reso. Lo cercarono inutilmente, anche per mezzo di un annuncio pubblicato sul giornale della città.

02.jpgD’altra parte, un esame meticoloso della scala causava in tutti una grande ammirazione. La sua magnifica struttura, l’eleganza con cui si eleva, oltre a diversi particolari della costruzione, lasciano perplessi gli esperti fino ai giorni d’oggi. Per esempio, essa compie due giri completi di 360 gradi senza nessun sostegno laterale ed è fatta tutta ad incastro, senza l’uso di un unico chiodo. Alcuni dei suoi pezzi sono di un tipo di legno inesistente nella regione.

Viste le circostanze in cui fu fatta la novena a San Giuseppe, l’inspiegabile perfezione dell’opera dal punto di vista umano, e la misteriosa sparizione dell’artista, le suore non ebbero alcun dubbio nell’arrivare alla conclusione: lo stesso sposo castissimo della Vergine Maria era venuto a realizzare, in Suo onore, ciò che la tecnica umana considerava impossibile.

E là si trova, fino ad oggi, a stupire tutte le anime capaci di vedere e di amare la bellezza, la Scala Miracolosa della Cappella di Nostra Signora di Loreto, nella città nordamericana di Santa Fé.

(Rivista Arautos do Evangelho, Gennaio/2004, n. 25, p. 34-35)

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