Ho riportato qui il testo della sintesi tratta da Sandra Giacobbi, la quale, ahimè, nel libro che ha pubblicato “post mortem” come promesso a Don Guido Bortoluzzi, ha anche completato con una introduzione riferita puramente al Vaticano Secondo e a Giovanni Paolo II; e di per sè dando una interpretazione totalmente fuorviante per chi si accosta per la prima volta ad un’opera così delicata e così importante e che magari ha idee più radicate nella tradizione, così come nella tradizione era radicato Don Guido essendo nato nel 1907. L’opera però è degna e merita di essere conosciuta. Ognuno poi tragga le sue personali interpretazioni e scelga se scaricate l’intera versione PDF.

Riporto dal commento di Fabio Massimo su Ingannati:

…C’è da dire che quello tra creazionisti ed evoluzionisti è, ne sono pienamente convinto, un dibattito “attardato”.
Perché, in questi nostri tempi assolutamente straordinari, ci viene data concretamente la possibilità di indagare con la Ragione proprio il “come” il Creatore abbia proceduto nella Sua Creazione.
E qui si torna a “Genesi Biblica”, di don Guido Bortoluzzi, con il paradigma ivi propostovi di “Creazione mediata” per quanto riguarda la creazione delle specie viventi: il cui vertice è l’Uomo, creato perfetto prima della caduta causata dal Peccato Originale.

E, per quanto riguarda invece la Creazione dell’Universo e della Materia, ho la fortissima sensazione che si ergano, maestose, le scoperte di Massimo Corbucci.
Che è arrivato, nell’ovvia disattenzione dei mass-media, ad un modello radicalmente alternativo rispetto a quello che prevede l’esistenza (per giustificare l’esistenza stessa della Materia) dell’ormai mass-mediaticamente celebre “bosone di Higgs”. Da lui denominato come: “Vuoto Quanto-Meccanico”

Ho lasciato in stand-by, per il momento, l’approfondimento sul modello di Massimo Corbucci…

continua commento

…A me pare che il fatto di essere “mezze bestie” faccia risaltare ancora di più la necessità dell’intervento redentivo del Dio fattoSi Uomo, in Gesù di Nazareth: redenzione che è avvenuta (ed avviene ad ogni Battesimo) anzitutto nell’anima, che solo con Gesù ed il Suo Sacrificio redentivo ha potuto riavere la possibilità di essere dimora dello Spirito di Dio, che era stato ritirato dai figli degli uomini; e poi anche del corpo (che avviene ogni volta che ci comunichiamo e che sarà piena al momento della Resurrezione).
E che il Peccato Originale si debba trasmettere con meccanismi biologici (dove il termine “biologico” non è da vedere in senso puramente somatico ma quantomeno psico-somatico) è alla fine un dato di Ragione, essendo l’Anima creata perfetta da Dio.
Circa poi la mancanza, in Genesi Biblica, dell’esplicita presenza del Tentatore: non ho difficoltà ad ammettere che ha costituito un problema notevole anche per me, all’inizio. Per la mia consapevolezza spiccata (derivante dal mio personalissimo percorso di conversione) del fatto che non ammettere la presenza del male personale è una via molto, molto rapida per arrivare ad inficiare la stessa Persona di Gesù, Uomo-Dio.
Poi, siccome a chi chiede viene dato ed a chi bussa viene aperto: ho riposto la mia domanda ed il mio dubbio direttamente di fronte a Gesù-Eucarestia.
Che non ha tardato nell’aiutarmi ad effettuare il discernimento.
E’ vero che il Tentatore non è esplicitamente menzionato nella Rivelazione donata a don Guido.
Ma è altrettanto vero che se ne vedono i frutti nel comportamento del Capostipite, orientato sempre più all’arroganza ed alla superbia.
E, se ben ricordi, prima ancora di compierlo, il Peccato Originale (con l’atto volontario di conoscenza “in male”, ossia contro la Volontà di Suo Padre, dell’albero selvatico costituito da Eva, la super-ancestre “madre dei viventi”), il Primo Uomo manifesta attraverso un piccolo ma significativo ed inequivocabile segnale il fatto d’aver iniziato ad ascoltare, nel Suo Spirito, le sottilmente perverse suggestioni provenienti dall’ex-braccio destro di Suo Padre: ricordi quell’ “omega” che portava alla cinta, rovesciato?
Se poi vi riflettiamo ulteriormente: Dio Padre ha fatto vedere a don Guido come sono andate le cose, dall’esterno. A mo’ di visione di film.
Se hai mai avuto modo di leggere quell’opera di Dio che risponde al nome de “Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta, sai che è una delle grazie stupefacenti che Dio ha riservato agli uomini ed alle donne di questi Tempi Finali: quella di poter beneficiare, attraverso Suoi strumenti scelti, della “visione filmica” degli Eventi.
Ma Dio, Autore della Vita, non è autore di romanzi: e quindi si astiene da quel tipico effetto letterario di mostrare il “foro interno” dei personaggi.
E lascia al discernimento di tutti noi intuire qualcosa di quel “foro interno” (a Lui, e solo a Lui, perfettamente noto ), ma a partire da segnali esterni.

Il cosiddetto “Adamo” era Uomo perfetto, creato ex-nihilo da Colui che -pedagogicamente parlando- è stato Suo Padre e Sua Madre: ed in ciò la Rivelazione donata a don Guido è perfettamente conforme allo spirito della Genesi. E dipana con divina semplicità l’annosa questione tra creazionismo -che quando è inteso secondo la lettera che ci è arrivata della Genesi distorce e deforma la Ragione, Dono di Dio- e l’evoluzionismo -che nell’ansia di “mettere al loro posto” quelli che sono innegabili facta, ossia i fossili da un lato e la manifesta “scala ascendente” presente nella parte animata della Creazione Visibile.
“Adamo”, dicevo, era Uomo perfetto: e quindi perfettamente sovrano su ogni Sua pulsione. Egli era il primo Figlio di Dio (così come è affermato esplicitamente nella genealogia luchiana), creato a Immagine (ossia perfetta e sovrana facoltà di Intendere e di Volere) e Somiglianza (ossia dotato di Anima Spirituale) di Dio.
In quanto sovrano sulle Sue pulsioni psico-somatiche, non poteva in alcun modo essere tentato sul piano psico-corporeo.
Ma solo, appunto, su un piano puramente spirituale.
E, quindi, totalmente interiore.
Che nel rivelare quanto accaduto a don Guido, il Padre non abbia voluto denudare quanto successo nello Spirito di Adamo e rivelarne esplicitamente il mercimonio con Lucifero: è cosa ben comprensibile da qualsiasi genitore, che anche di fronte al figlio ormai irrimediabilmente degenenerato prova un dolore ancora vivo, ed attua l’estrema delicatezza (frutto dell’amore) di non descriverne ai quattro venti la degenerazione, in ogni suo dettaglio.

Considera poi che il Peccato Originale del Capostipite non avvenne solo con il rapporto procreativo illecito, il cui frutto fu il primo uomo-ibrido: Caino.
Ma si perfezionò al momento dell’uccisione di Abele (Figlio di Dio e primo frutto dell’Albero della Vita che non ha visto l’intervento diretto di Dio) da parte dello stesso Caino: quando il loro comune Padre osò addebitare a Dio Padre la morte orribile di Abele, sancendo questo Suo indurimento con la prima dispersione volontaria di seme.
Cosa fece Adamo da quel momento in avanti non è detto in Genesi Biblica.
Ma è lecito supporre che quell’indurimento spirituale lo abbia portato, a mo’ di Lucifero nella Creazione Visibile, a produrre frutti sempre più nefasti e perversi.
Tanto da costituire una sorta di “modello” e di “precedente” per tutti gli altri Figli di Dio che replicarono l’Errore commesso dal Loro Capostipite, così come è espressamente affermato nel capitolo 6 di Genesi, con quell’espressione che è rimasta ostinatamente ermetica ad ogni altro tentativo di interpretazione, fino a che Dio Padre non l’ha voluta illuminare completamente: a don Guido ed a tutti noi, che ci prendiamo la responsabilità di fare discernimento sulla Grazia ricevuta…

intervento di Mia al commento di Fabio Massimo: 31 marzo 2012 alle 11:36

  1. Ciao Fabio Massimo.
    Ti ringrazio per la tua esauriente riflessione.
    Molte delle cose da te esposte in merito hanno fatto parte anche delle mie riflessioni durante e immediatamente dopo la lettura del Bortoluzzi, però a distanza di tempo è proprio la mancanza di quel preciso tassello, “il falsario” come lo chiama Alberto, che mi scatena perplessità su quanto rivelato a don Guido.
    Io ammetto la presenza del male personale, mi ci scontro quotidianamente quando rifletto su tutti i miei buoni propositi che non trovano conferma, sulla mia incostanza nel dedicarmi alla preghiera, su il mio essere spesso scontenta, su alcuni miei comportamenti, sulla mia confusione che è tanta.
    Se come rivelato a don Guido il peccato è stato una ibridazione, allora veramente si spiega la profonda scissione tra la parte spirituale dell’uomo e la parte diremo “animale”;
    nel genere umano in questo caso realmente conviverebbero due nature differenti e solo nutrendo la parte divina attraverso la ricerca, l’ascolto e l’assimilazione della Parola possiamo rieducare la parte animale.
    Quando entriamo nella materia delle rivelazioni private il problema è che si deve sempre tenere un atteggiamento di grande prudenza, Gesù stesso ci ha messo in guardia, lo si può leggere nei Vangeli.
    La mancanza del “Serpente” nella rivelazione ricevuta da Bortoluzzi non è a mio giudizio così netta, il serpente può benissimo essere identificato con l’esemplare unico della femmina ancestre; quello che mi si è posto in seguito come problema è la mancanza diciamo “metafisica” (uso il termine forse impropriamente) della figura dell’antagonista:
    non ci viene detto esplicitamente che esiste l’angelo decaduto, ma solamente che quella che viene identificata come Eva sarà per Adamo “il suo demone”.
    Proprio questa e la frase che non mi quadra nella Genesi di don Guido.

    Ho avuto il piacere, di immergermi nella lettura dell Evangelo, l’ho letto tutto in 5 mesi, ho trovato questa esperienza molto coinvolgente, davvero ho avuto modo di sentire “vive” queste pagine della vita di Cristo donate a Maria Valtorta e attraverso lei a tutti i suoi estimatori.
    Un sacerdote anziano e di provata saggezza, mi disse che non era d’accordo su questa lettura, ma aggiunse anche “se ti può fare del bene leggilo pure”; un altro sacerdote , molto colto, parlando in materia di rivelazioni private mi ha detto che vanno prese come “esperienze proprie della persona a cui sono state date”, quello che ne ho tratto è che mi sono sentita veramente sola nel dover discernere, e che forse è proprio solo con l’aiuto di Dio che possiamo capire veramente.

    Ho letto rapidamente lo scritto di Conchiglia che mi hai segnalato, dice molte cose sulla Chiesa, su come le Sacre Scritture siano state manipolate, cose che credo molte persone in un certo qual modo sentono, veramente sembra di essere senza una guida sicura in questi tempi, ma per il fedele che si pone domande e cerca risposte tutte queste voci tra Chiesa e Mistici costituiscono un vero ginepraio, almeno è cosi che personalmente vivo la cosa.

    Crombette ha il pregio di essere partito dalla ricerca e dallo studio sempre sostenuto da profonda fede, cosa che gli ha permesso di scoprire e ricostruire attraverso la storia dei popoli mediterranei che la Scrittura è storicamente veritiera e scientificamente raffinata se si pensa all epoca da cui ci è stata tramandata.

    Per tutti coloro che criticano la Bibbia, Crombette può essere veramente illuminante e chissa che magari lo studioso a cui si fa riferimento nello scritto di Conchiglia non sia prprio lui.

    Che la Pace e la Gioia di Gesù e di Maria siano con te

continua Fabio Massimo 1 aprile 2012 alle 14:23:

…Lo scandalo e la tragedia del Peccato Originale non è il fatto che sia stata introdottà l’ “animalità” nell’Uomo: ma che quest’animalità sia diventata disordinata e disarmonica.
Come pezzi appartenenti a puzzle diversi.
Il cosiddetto Adamo sui Suoi “istinti” materiali (quelli che lo portavano, naturalmente, ad alimentarsi, ad esempio) era divinamente sovrano: in quanto Figlio di Dio.
L’errore “adamita” è puramente spirituale e strettamente legato alla Superbia.
Al contrario Caino (che non è in alcun modo Figlio di Dio, essendo stato generato dall’unione tra il Gamete Umano di Adamo ed il gamete ancestrale di Eva, la super-ancestre “madre dei viventi”: che nel Progetto di Dio sarebbe dovuta restare “testa di ponte” e che invece la superbia adamita volle rendere “ponte” tra le due Specie, entrambe perfette ed entrambe create da Dio, degli Ancestri e degli Esseri Umani), essendo un “ibrido”, non è in alcun modo sovrano sulla sua parte materiale ed animale. Ma ne è bensì vittima in innumerevoli modi diversi.
E gli errori “cainiti” (la “concupiscenza interiore”) sono tutti gli altri, che riveliamo quotidianamente in noi (“esuli figli di Eva”), chi più chi meno: e dai quali non possiamo risollevarci se non rivolgendo il nostro sguardo verso il Dio che ha voluto farSi Uomo: per salvare i Suoi figli, che l’errore del Primo aveva sfigurato.
Non c’è bisogno, quindi, di “scomodare” il Falsario per darci conto delle nostre infedeltà e cadute quotidiane: dalle quali non possiamo MAI uscire e dalle quali non possiamo MAI liberarci se non ci ri-affidiamo OGNI VOLTA (fino al momento in cui lo faremo COMPLETAMENTE) a Gesù, Uomo-Dio: Figlio di Dio e Dio Figlio.
Ma sarebbe sbagliato (e finanche “eretico”) affermare che le cadute siano inevitabili e costituiscano una necessità ferrea ed imprescindibile: perché viviamo oggi dopo l’Incarnazione e dopo la Redenzione.
E possiamo quindi beneficiare di TUTTI gli Strumenti messici a disposizione dall’Uomo-Dio che è morto per noi e per la nostra salvezza: dell’anima e del corpo.
Tali Strumenti sono, in primis, i Sacramenti amministrati dalla Sua Chiesa: Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana.
Quella della cui ricchezza (dono del Suo Fondatore e Roccia di Fondazione) possono beneficiare almeno parzialmente (lo sappiano o no): TUTTE le Chiese e movimenti che si sono separati da Essa. E, quindi, tutti gli appartenenti a questi ultimi.
Ma non solo: come è esplicitamente mostrato nella rivelazione a Gloria Polo, in realtà OGNI essere umano, anche non battezzato e quindi privo della Grazia Santificante, può beneficiare dei doni della Chiesa (attraverso un’azione mistica realizzata direttamente dal Suo Fondatore): laddove, negli ultimi istanti di vita terrena, dica SI’ a Gesù che gli si presenta. E che, dopo quel SI’, lo porta immediatamente laddove si celebra validamente una Messa Cattolica, perché a quell’uomo o a quella donna, sia fornito il viatico senza il quale non si può accedere al Regno dei Cieli: il Suo Corpo ed il Suo Sangue.

Il Cristianesimo è, prima di una Dottrina e di un percorso di Salvezza, anzitutto una Persona: ed una Persona La si incontra.
Quello che tu chiami il “ginepraio” di rivelazioni private, molte delle quali sono accusate da membri della Gerarchia di falsità, giustamente ti dà angoscia: lascia che sia Egli Stesso, nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio Figlio, Verità ed Amore fattiSi Carne e Sangue, Fondatore e Roccia di Fondazione della Sua Chiesa, con Capo visibile il Papa: a mettervi ordine.
Affida a Lui ogni tuo dubbio e domanda, e credi che già nel Suo Vangelo siano contenute tutte le risposte: e che sia questo il motivo per cui Egli ci ricorda la necessità di convertirci (ossia, anzitutto: “cambiare direzione”) e di credere al Vangelo.
DomandaGli di allargarti il cuore, ogni giorno di più.
DomandaGli di farlo diventare sempre più di Carne.
Egli ti ascolta e non tarderà a risponderti.
In modi che ti lasceranno stupefatta. E, spesso, con le gote inondate da lacrime di gioia silenziosa ed adorante.

Chi ti parla era una pecora che si era dispersa. Ed i cui belati sono stati sentiti dal Pastore Buono, che è venuto a riprenderSela ed a salvarla dai rovi e dalle spine.
Donandole una Fede vibrante e nata intimamente vivificata dalla Speranza del Suo Ritorno imminente.
Non so se hai mai sentito parlare di Parusia Intermedia.
Così come il disvelamento sul Peccato Originale descritto in Genesi, essa costituisce il disvelamento (anzi: il ri-disvelamento, posto che i padri della Chiesa erano ben consapevoli di tale verità; e che essa è stata insabbiata a seguito dell’errore compiuto dal grandissimo Sant’Agostino: che identificò Fine dei Tempi e Fine del Mondo) di una parte importante dell’Apocalisse (a sua volta: Rivelazione) di San Giovanni.
L’ultimo ed il primo libro della Sacra Scrittura.
Oggi, Dio ci chiama a prendere consapevolezza piena di ciò che in tali libri è stato finora velato: o perché permesso (la manipolazione/errata traduzione di Genesi; l’errata interpretazione del Millennio Felice in Apocalisse) o perché voluto da Dio (il rotolo, in Apocalisse, che sarebbe dovuto restare avvolto fino al Tempo voluto da Dio)…

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Rinnovo l’invito ad approfondire assieme ulteriori aspetti del Peccato Originale, così come è stato rivelato da Dio Padre a don Guido Bortoluzzi.

Ed a portare fin d’ora la vostra riflessione, sia nell’aspetto meramente biologico e sia di cercatori di verità, sul Peccato Originale così come ci è stato dato di conoscerlo, a quella specialissima coppia di Eventi che furono, rispettivamente:

1) l’Immacolata Concezione di Maria (avvenuta, secondo la tradizione cattolica, l’8 dicembre)
2) l’Incarnazione di Gesù (avvenuta, secondo la tradizione cattolica, il 25 marzo)

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Convincere i fratelli a fare il tifo per la Verità (anche quando è scomoda)

di Alberto Medici – Ingannati

aquila

I 4-5 amici che seguono questo blog (pochi ma molto intelligenti e attenti) si saranno accorti, leggendo alcuni dei post pubblicati ultimamente (Marketing e creatività: matrimonio d’interesse, e Chi la spara più grossa? ), che mi sto ponendo il problema di come uscire dal ristretto giro di noi “complottisti” per provare ad “aggredire” (chissà perchè la terminologia di marketing è sempre mutuata da quella bellica…) anche tutti quelli che sono fuori dal nostro giro, e che solo all’idea che l’11 settembre possa essere stato architettato dagli americani smettono di ascoltarti e chiudono lì il discorso.

Una delle opportunità mi è stata fornita da Costanza Miriano, autrice del libro “Sposati e sii sottomessa“, di cui ho già parlato qui e qui, e che tiene un seguitissimo blog. E ci ho provato con quanto scrivo sotto. Magari serve a svegliare qualcuno dei nostri fratelli addormentati (in particolare i cattolici).

-oOo-

Nel post di Costanza di qualche giorno fa, quello in cui criticava lo spot sull’uso del preservativo, trovavo come unica, piccola, forse trascurabile nota stonata l’accettazione della versione ufficiale sull’AIDS. Da buon complottista mi affrettavo a scriverle e farglielo notare, e lei candidamente (perchè lei è così) mi invitava a scrivere qualcosa in merito. Invito stimolante ma anche impegnativo perchè certi argomenti non fanno parte del normale ”palinsesto” di questo bel blog e si rischia di portare fuori strada i lettori. Allora ho deciso di scrivere qualcosa di più generico, nella speranza di trovare un compromesso accettabile.
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Nel più famoso libro del gesuita indiano Tony De Mello, che in realtà è una raccolta postuma, viene raccontata la storiella di un uovo di aquila che fu messo insieme ad una covata di pulcini. L’uovo si schiuse, l’aquila nacque, e per tutta la vita si comportò da pollo, razzolando per il cortile in cerca di vermi. Un giorno, guardando in cielo, vide delle aquile passare, e chiese: “chi sono quelli?” e una gallina gli rispose: “quelle sono aquile, niente a che vedere con noi!”
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L’aquila/pollo ebbe in realtà una vita molto triste. Le sue pulsioni, la sua voglia di volare erano continuamente frustrate dai suoi parenti, che vedevano questo loro fratello come un po’ matto, uno che aveva strane idee, un disadattato, insomma. E per tutta la vita cercarono sempre di convincerlo, a rassegnarsi, che quella era la vita che doveva fare, razzolando nel fango in cerca di briciole e vermi.
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Immaginiamo che qualcuno riveli la verità al nostro malcapitato protagonista, e gli dica: in realtà tu non sei un pollo, sei un’aquila, e questo non è il tuo posto. Tu sei fatto per volare, raggiungere altezze vertiginose, poi piombare in picchiata a 200 km all’ora e tornare su nello sconfinato cielo. Questi non sono i tuoi veri genitori, poverini, quello che ti hanno dato e fatto credere era sbagliato, si sono sbagliati, anche loro, in buona fede, ma si sono sbagliati. E facciamoci la domanda: questa rivelazione farebbe il bene o il male di quell’aquilotto? Meglio lasciarlo nell’aia, tutta la vita, o meglio rivelargli la verità?
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Come potrebbe quell’aquila credere all’amore di Dio, di questo creatore che ha fatto tutto bene, sentendo dentro di sè, sulla propria pelle  la stridente contraddizione del suo sentire interiore, della sua voglia di volare, di viaggiare, con quello che la vita intorno lo costringe a fare, in un ruolo che non è il suo? Penserebbe sicuramente che Dio è cattivo, che non vuole la sua felicità, o perlomeno si è sbagliato, e non si interessa a noi.
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Forse queste tentazioni capitano anche a noi, ogni tanto. Di fronte ad una economia che va a rotoli, a guerre che massacrano popoli, a epidemie e carestie che devastano popolazioni, e in special modo bambini, non siamo forse tentati anche noi di mettere in dubbio l’amore di Dio per le sue creature? Anzi, peggio, a volte siamo anche tentati di credere che queste, proprio queste catastrofi siano un segno dell’amore di Dio (bestemmia), che vuole tentare i suoi figli per provare il loro amore e la loro fedeltà.
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E allora? La Bibbia è molto chiara, in proposito: in Genesi, all’inizio di tutto, ci viene fatto vedere il modo di operare del falsario: mente e inganna per impedire di far vedere all’Uomo l’amore di Dio. Dio che aveva proibito l’albero non per cattiveria, ma per amore, viene descritto dal serpente come invidioso (“sa che se ne mangiaste diventereste come lui“…) e cattivo. E, a ben pensarci, l’opera del falsario rimane sempre la stessa: nascondere la Verità per impedire all’uomo di vedere lo sconfinato amore del Padre.
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Proprio per questo noi cristiani non possiamo stare zitti di fronte agli inganni, pena il diventare complici dell’opera di diffamazione e di distruzione che l’invidioso porta avanti dall’inizio dei tempi. S.Teresa della croce, al secolo Edit Stein, disse: “Chi cerca la verità, lo sappia o no, cerca Dio“. E noi possiamo aggiungere: “e chi, di fronte alla Verità, si volta dall’altra parte, lo sappia o no, rifiuta Dio“.
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E diventa complice del cornuto.
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Fabio Massimo scrive:

Visto che i commenti in calce all’articolo di Alberto sul sito di Costanza Miriano si sono ad un certo punto focalizzati sulla malattia e su come essa sia manifestazione del Peccato Originale, laddove Alberto ha coraggiosamente incrociato le lame con coloro che, dalla posizione forte di credenti, negavano qualsiasi plausibilità alla NMG,
ho buttato giù il commento seguente
(http://costanzamiriano.com/2013/03/22/laquila-che-si-credeva-un-pollo/#comment-53354)

Hamer non dà conto della malattia congenita perché si è lasciato per strada il “pezzo” essenziale del Peccato Originale.
Di cui le malattie congenite (quelle con cui si viene al mondo, e caratterizzate da una base genetica acclarata) sono una delle manifestazioni più evidenti ed innegabili.
Purtroppo, tanti cristiani e vieppiù cattolici, non sono ancora arrivati ad aprirsi alla visione biologica e genetica del Peccato Originale (nonostante la sua trasmissione per via biologica e genetica fu esplicitamente menzionata in ben due catechesi dal Papa emerito Benedetto XVI), e sono rimasti ancora fermi alla sua visione puramente spirituale.
Ma l’Anima, creata perfetta da Dio, diventa un tutt’uno indissolubile -fino al momento della morte fisica, anch’essa conseguenza del Peccato Originale: senza il quale non vi sarebbero state Anime separate dal corpo fino al momento della Resurrezione ma solo Esseri Umani Assunti in Cielo come fu per Maria Santissima- col corpo (e così è pensata fin dall’inizio da Dio in quanto essa è “forma” del corpo, per dirla con l’Aquinate) al momento dell’infusione in esso (infusione che avviene all’atto della generazione dello zigote, a differenza di quanto riteneva lo stesso Aquinate, secondo il quale l’infusione dell’Anima avveniva dopo circa tre mesi: motivo per cui la 194 è una legge che, legalizzando l’aborto volontario, sic et simpliciter legalizza l’omicidio, così com’è pacificamente riconosciuto dal Magistero della Chiesa; in quanto lo zigote è già essere umano, dotato di un unico ed irripetibile corredo genetico ET di Anima immortale; così che -con tragico paradosso- la stessa 194, che permette l’aborto volontario sostanzialmente libero entro i primi tre mesi di gravidanza, è in qualche modo una legge “tomista”).
Ne deriva, quindi, che il Peccato Originale (che sappiamo per Fede “intacca” l’Anima, al punto tale che è necessario il Lavacro del Battesimo per mondarla e restituirla alla bellezza che ella aveva al momento della creazione nel Pensiero di Dio; pur non rimuovendo il Battesimo le conseguenze psico-corporee del Peccato Originale, i cosiddetti “fomiti”: quelli che nel Magistero sono detti “concupiscenza interiore” e che San Paolo chiamava “carne”, uno dei tre mali operanti assieme al “mondo” e al demonio) non può che trasmettersi per via genetica.
Proprio attraverso quel DNA scoperto una sessantina di anni fa e che è la “chiave” usata da Dio nella Sua Creazione di regno vegetale, regno animale e Essere Umano (che fa parte del regno animale solo in una triste e limitante visione materialista e irrazionalmente evoluzionista).

Tra l’altro, con la scoperta dell’epigenetica (ossia il modo in cui le esperienze possono influenzare, in modi sottili ma innegabili, lo stesso DNA; e come quindi queste stesse esperienze possano poi in qualche modo “riversarsi” sulle generazioni successive), ecco che l’attuale scienza è arrivata ad osservare ciò che la Fede pure ci assicura essere vero: che il peccato (sempre sottostante qualsiasi esperienza cosiddetta “negativa”, o sottoforma di peccato commesso o sottoforma di peccato subito: basti pensare alle cosiddette “maledizioni”) ha degli effetti anche intergenerazionali.
E oggi sono sempre di più, per Grazia di Dio, i credenti che hanno iniziato a portare l’attenzione e l’intenzione della propria preghiera non solo sulla guarigione (nel senso più ampio possibile) propria ma anche su quella del proprio albero genealogico.
Che poi significa una preghiera ancora più maggiormente consapevole per le Anime purganti dei propri antenati (posto che per quelle dannate la preghiera non serve più a nulla) e per la necessità di perdonare le loro azioni nella misura in cui hanno epigeneticamente influito -in male- sulla nostra persona.

Ribadita l’importanza del Peccato Originale (rimosso il quale, o anche soltanto attenuatane la tragicità e l’universalità, si arriva abbastanza velocemente a smarrire -in tutto o in parte- il senso salvifico della Croce di Gesù: e del Suo Sangue e della Sua Acqua da Lui liberamente versati tra il Getsemani ed il Golgota fino a donare la Sua stessa Vita, per amore e solo per amore nostro. Di noi uomini decaduti e finiti schiavi di un terribile padrone, il cui atto di proprietà era proprio il Peccato Originale), le scoperte di Hamer (ché tali sono) hanno la magnificenza:

– da un lato di sottolineare la bontà della Creazione (che gli gnostici, che diffondono dappertutto il loro veleno intellettuale e spirituale -e solo Dio che legge nei cuori sa con quale grado di buona fede- e quindi non risparmiano neanche questo sito: da sempre rigettano, in favore di una Creazione “tarata” e “bacata” fin dall’inizio, ossia voluta tale dal Creatore stesso, che per loro è poi il Demiurgo che ha imprigionato le Anime perfette in corpi imperfetti), che si esplica nei tre regni dei viventi (vegetale, animale e Umano) sotto forma di correlazione perfetta e stringente tra psiche, cervello e organo (dove la psiche umana comprende anche la sfera spirituale avendo l’Anima Umana anche la parte razionale e spirituale, oltre quella animale e vegetativa; e dove il cervello per i vegetali è ovviamente solo delocalizzato sotto forma di sistema sensoriale), operando una vastissima e sostanziale “sottrazione di campo” all’ipotesi dell’ “impazzimento” arbitrario e senza motivo (in base alla quale si arriva oggi ad attribuire ad una non meglio precisata “predisposizione genetica” tutto ciò che non si è in grado di spiegare, facendolo con la stessa acritica disinvoltura con cui ieri lo si attribuiva agli “spiriti maligni”; e con un ancora minor grado di aderenza al vero di quanto non fosse il ricorso all’azione corporea degli spiriti maligni, che aveva almeno il pregio di rispettare il dato veridico di Fede; laddove oggi tanti che non arrossiscono a chiamare in causa ad ogni pié sospinto “la predisposizione genetica” per mascherare la loro ignoranza delle Leggi della Natura sono poi gli stessi che non credono nel demonio o che lo ritengono assolutamente inattivo rispetto ai malesseri fisici;

– dall’altro di fornire un sottostante scientifico e biologico a quel “manuale operativo” che nostro Signore Gesù ha voluto darci nel Vangelo, mostrandoci Personalmente e non più attraverso la mediazione dei Suoi strumenti scelti (quali erano stati i Profeti e i Giusti vissuti prima dell’Incarnazione) il modo di vivere la vita (ossia la Sua stessa Via) che Egli, unito alle altre Due Persone Trinitarie, vuole per noi; ad iniziare dall’importanza mai eccessivamente sottolineata del Perdono (“non sette ma settanta volte sette”).
Chi ha avuto la Grazia di scoprire Hamer alla Luce della Verità che E’ Gesù: ha esultato di gioia nel constatare come il miglior modo di risoluzione dei conflitti (le malattie, secondo Hamer -al netto di quelle congenite e legate al Peccato Originale- non sono altro che la manifestazione corporea di come viviamo un conflitto biologico; e a conflitto risolto non hanno più motivo di essere) non sia nient’altro che il Perdono, il cui sottostante è l’Amore di Dio e del prossimo, a cui Gesù non Si stanca di invitarci.
Che poi Dio usi anche le morti per tumore che sono tali non per il tumore ma per la presunta “cura” (dal tumore si guarisce non “grazie alla” chemioterapia ma “nonostante” la chemioterapia) come occasione di santificazione sia di chi per il tumore (i.d.: per la sua “cura”) muore, sia di chi gli sta accanto: ciò attiene alla Sua somma capacità di ri-utilizzo e di riciclo del più piccolo male, al maggior bene di coloro che Lo amano, almeno un pochino.
Ha usato, a questo scopo, persino la Morte del Figlio Incarnato: e fanno una sostanziale bestemmia coloro che affermano che la Morte di Gesù è stata “voluta” da Dio, come se fosse stata da Lui predisposta e realizzata.

Se Alberto ha il “compito a casa” di esercitare la sua Ragione (illuminata dalla Fede) sul Peccato Originale, mi pare che tanti lettori cattolici di questo sito (non considero quindi gli gnostici, che sono proprio “rimandati a settembre”) debbano approfondire la tematica della Bellezza e della Perfezione della Creazione pensata e voluta da Dio, allorquando esercitano la loro Ragione (illuminata dalla Fede) sul tema delle malattie.
E che Hamer sia la chiave più immediata e veloce per questo approfondimento.

Grazie per l’attenzione concessami,
che la Pace e la Gioia di Gesù e di Maria siano con voi.

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Il finto progresso dell’uomo e la punizione di Adamo

domenica 9 giugno 2013
In un vecchio articolo ho già discusso del cosiddetto albero della conoscenza del bene e del male; nel presente articolo invece vado avanti a considerare alcuni aspetti della genesi biblica che sono in relazione con la manifestazione del così detto progresso e con la così detta punizione divina (nel fare questa analisi mi riferisco alla traduzione della genesi reperibile sul sito    http://www.maranatha.it della quale riporto alcuni versetti).

Quando Adamo ed Eva colgono e mangiano i frutti del così detto albero della conoscenza del bene e del male, si legge nella Genesi che:

[6]Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. [7]Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Quando poi il Signore si accorse della disobbedienza umana, arrabbiato decretò:

 [16]Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». [17]All’uomo disse: (…) Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. (…) [19]Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finchè tornerai alla terra, perchè da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!». (…) [23]Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

Detto questo poniamo che effettivamente gli uomini primitivi entrarono in contatto con certe entità tramite l’uso si allucinogeni (ed eventualmente anche tramite altre tecniche sciamaniche come ad esempio la trance), come ignorare il fatto che non solo gli uomini in stati alterati di coscienza si percepiscono spesso come teriantropi (metà uomini e metà animali), ma anche le entità con cui essi entrano in contatto in quell’altra dimensione sono esseri sfuggenti dalla forme cangianti che spesso si presentano sotto forma di serpenti (vedi il libro “Sciamani” di Graham  Hancock)?

Forse furono davvero allora dei “serpenti” a tentare gli uomini primitivi per indurli ad aprire delle strade di comunicazione con la propria dimensione? Furono allora davvero certe entità a fornire agli uomini alcune informazioni “utili” al progresso umano? Furono sempre loro a far degenerare lo stato idilliaco in cui potevano vivere gli uomini primitivi (“paradiso terrestre”) portandoli a diventare schiavi di un malinteso senso del progresso? Un progresso che è sempre stato sinonimo di schiavitù, di accentramento di potere, di perdita della sovranità, dalla sovranità sulla propria persona che diventa soggetta al dominio del “capo” del re, del governo, fino ad arrivare ai tempi moderni in cui l’uomo ha perso ogni sovranità, comprese quella alimentare e monetaria.

Progresso, lavoro, civiltà … tante parole apparentemente belle, ma in realtà infide, subdole; parole che ci hanno fatto idolatrare nel corso degli anni di indottrinamento scolastico e che nascondono un segreto tanto nascosto quanto banale a chi ha ormai aperto gli occhi: i le popolazioni (cosiddette primitivi) di cacciatori-raccoglitori “lavorano” 6 ore al giorno, vivendo in mezzo alla natura, senza dovere utilizzare “mezzi di trasporto”, senza dover “cercare lavoro”, “inventarsi un lavoro”, e senza imparare un mestiere che non sia quello di vivere in mezzo alla natura procacciandosi da essa il cibo quotidiano. Tali esseri umani vivono sostanzialmente senza inquinare, senza modificare gli ecosistemi, senza conoscere il denaro né il cosiddetto lavoro (che specie di questi tempi ben lungi dal nobilitare serve solo ad incatenare l’uomo alle logiche insensate del neoliberismo imperante).

Il “progresso” ha invece fatto di noi “esseri civilizzati” delle persone sommamente schiave,  infelici, sempre più lontane dai suoni, dagli odori e dalle vibrazioni della natura. Adesso abbiamo suole delle scarpe, muri di cemento e strade di asfalto che si pongono come barriere tra noi e la natura, e tutto quanto può esistere di bello (come il potere del canto) ci viene rubato, espropriato. Come se ciò non bastasse ha fatto di noi delle persone per di più malate. Il lavoro della dottoressa Campbell, così come le testimonianze di guarigione con la dieta crudista mostrano infatti che una dieta crudista o “paleolitica” (ovvero il più possibile naturale) è risolutiva di gran parte delle cosiddette incurabili afflizioni moderne.
I libri di storia (e persino i primi miti messi per iscritto sulle tavolette mesopotamiche come quello di Gilgamesh) parlano in termini positivi del passaggio dell’uomo dallo stato “selvaggio” a quello della civiltà agricola (la “rivoluzione neolitica”). Ma quale vantaggio è stato poi quello di iniziare a mangiare cibo innaturale (i chicchi dei cereali sono sostanzialmente cibo per uccelli granivori) e innaturalmente processato? Quale animale mangia mai del cibo cucinato se non vi è costretto? Certamente il passaggio all’agricoltura e pastorizia stanziale ha permesso una grande espansione della popolazione umana che da allora è riuscita a modificare a suo piacimento gli ecosistemi, ma è questo un bene?
Dall’agricoltura e dalla vita sociale stanziale si è passati in tempi relativamente rapidi alle grandi monarchie che pianificavano lavori di canalizzazione e di bonifica del terreno irregimentando la società e creando di fatto la schiavitù. Prima ogni uomo era padrone di se stesso e godeva di una totale (sebbene a volte difficile) autonomia alimentare, dopo egli è diventato una pedina nelle mani di re e dittatori senza scrupoli, un semi-schiavo costretto a curvare la schiena per una ben misera ricompensa, alla mercé di regnanti assetati di potere e di sangue che portavano i propri paesi a combattere inutili guerre.
Non è un caso allora il fatto che nella Genesi il Signore adirato dice adirato ad Adamo “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finchè tornerai alla terra, perchè da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!”. La condizione dell’uomo costretto non più a nutrirsi dei frutti dell’Eden, ma a guadagnarsi il pane da mangiare con un duro lavoro, è descritta correttamente nella Genesi come una punizione.

Crisi economica, crisi ecologica, crisi finanziaria crisi generazionale … non c’è crisi che abbia motivo di esistere in un mondo in cui l’uomo vive secondo natura. Mentre i nostri politicanti spendono fiumi di parole insulse per farci confondere la sola verità è che le élite occulte, che da millenni cospirano contro la libertà del genere umano, ci hanno fatto dimenticare che solo ritornando alla nostra natura potremmo ritrovare noi stessi.

Purtroppo adesso sembra che siamo andati un po’ troppo in là per potere tornare indietro, e per sbarrarci definitivamente la strada sono arrivati a spargere scie chimiche per avvelenare la terra, oltre a combattere una guerra non dichiarata contro tutti i nativi che, in diversi parti del pianeta, cercano ancora di conservare una condizione di vita la più naturale possibile.
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La Genesi svelata?

4 febbraio 2010
Mentre mi interessavo dell’ipotesi Evoluzionistica cercando di leggere alcuni testi e facendo ricerche su Internet, mi è venuto in mente di visitare un sito che non guardavo da diversi mesi e (quando si dice la Provvidenza ..) vi ho trovato un Link da cui si può scaricare un libro molto interessante  che parla della rivelazione avuta tra il 1968 e il 1974 dal  sacerdote Don Guido Bortoluzzi . In esso si spiega come interpretare il simbolismo del racconto della creazione contenuto nella Genesi (soprattutto quella riguardante Adamo ed Eva …). La lettura del libro è come un lampo che squarcia l’oscurità della notte e fa vedere ad un tratto l’opera della creazione dell’Universo, della Terra, delle specie vegetali e animali, e soprattutto la creazione dell’uomo, facendo comprendere il vero significato del peccato originale (e  come questa ‘colpa’ si sia potuta trasmettere a noi che siamo i discendenti di Adamo).

Alcune delle cose dette concordano con le scoperte scientifiche attuali, come ad esempio quella della nascita della Luna che sarebbe avvenuta per ‘esplosione’ di materiali incandescenti fuoriusciti da una profonda spaccatura della crosta terrestre (una specie di ‘megaeruzione’ nella zona che adesso è occupata dal Pacifico). Questi detriti,  orbitanti prima attorno alla terra sotto forma di anello composto da rocce e polveri, si sarebbero poi addensati a causa della gravità formando così la Luna. Questo scenario coincide con una delle ipotesi scientifiche più accreditate (anche dalla Nasa, come si può vedere da questo filmato oppure anche molto recentemente da altri studiosi come si può leggere qui) sulla formazione del nostro satellite.
Ma soprattutto quello che è interessante è la spiegazione del significato del racconto  biblico della creazione di Adamo. A quanto viene riportato, Dio nel creare ogni nuova specie animale, nelle diverse ere in cui ha voluto farlo, ha utilizzato una femmina di una specie già esistente, affine (ma non uguale) a quella da creare ex novo, ‘inserendo’ nel suo utero un uovo composto da gameti maschile e femminile creati da Lui stesso, e ciò per far nutrire e sviluppare questo uovo senza che materiale genetico della vecchia specie passasse alla nuova. Dall’uovo nasceva un maschio della nuova specie che, una volta raggiunta la maturità sessuale, si accoppiava con quella femmina (che era stata sua madre putativa ma non genetica) e in cui nel contempo veniva creato da Dio un gamete femminile (della nuova specie) che si univa così con il gamete maschile fornito dal maschio. Ne nasceva così una femmina  che una volta cresciuta e raggiunta la maturità sessuale accoppiandosi con il maschio  (suo padre) metteva al mondo i discendenti della nuova specie. Certo c’era un passaggio obbligato in cui avveniva un rapporto iniziale incestuoso nella nuova coppia, ma ciò accadeva per necessità. Qualcuno potrebbe scandalizzarsi pensando  che così Dio non avrebbe creato della nuove specie facendo apparire degli individui adulti già formati, ma si sarebbe servito di altre specie precedenti per generare una nuova specie. Ma questo rientra nell’economia divina che noi non possiamo sondare e giudicare. Infatti certamente nulla avrebbe vietato a Dio di creare degli esemplari di una nuova specie già adulti, ma evidentemente ha preferito seguire una via un po’ meno ‘invasiva’ servendosi fin che ha potuto di altre creature, già esistenti, comparse in precedenza. Quindi pare che  al vecchio dilemma ‘è nato prima l’uovo o la gallina ?’  si debba rispondere correttamente con ‘prima è nato l’uovo’!
E veniamo alla creazione di Adamo. Circa 50 milioni di anni fa Dio scelse una femmina che chiama ‘ancestre’, quella che nella Genesi viene chiamata Eva, appartenente ad una razza già esistente (ma sconosciuta ), una femmina con 47 cromosomi anziché i 48 tipici della sua specie o i 46 della specie umana. In questa femmina che Lui chiama ‘testa di ponte’ o anche ‘madre di tutti i viventi’ Dio creò due gameti della nuova specie umana, uno maschile e uno femminile: così nacque Adamo. Quando Adamo crebbe e arrivò alla maturità sessuale, Dio lo fece addormentare accanto alla femmina ‘madre’ ancestre (sua parente solo putativa, non genetica) e servendosi del suo seme fecondò il gamete femminile che nel frattempo aveva di nuovo creato dentro la femmina ‘ancestre’: nacque così la Donna che diventerà sua sposa legittima. Quindi il vero significato delle parole ‘Dio si servì della costola di Adamo per formare la Donna’ sarebbe che Dio fece avere un rapporto sessuale inconsapevole ad Adamo, che quindi utilizzò il suo membro maschile (ecco il vero significato del termine biblico ‘costola’, come si può vedere anche spiegato in questa pagina) per fecondare la femmina ‘ancestre’ e così far nascere la Donna, cioè la femmina della nuova specie con 46 cromosomi come lui. Dio avendo creato così la razza umana perfetta a sua immagine e somiglianza sperava che essa si moltiplicasse abitando la terra… Ma questo doveva succedere non appena la Donna fosse arrivata alla maturità sessuale. Però c’era nel frattempo un pericolo: Adamo non doveva accoppiarsi con la femmina ancestre ‘testa di ponte’ (la cosiddetta Eva) perché, senza la creazione ex novo da parte di Dio di un gamete femminile ‘umano’ dentro di essa, questa avrebbe messo a disposizione il suo gamete femminile ‘ancestre’ che fecondato da Adamo col seme umano (gamete maschile), avrebbe generato (come in realtà poi avvenne ) un essere ‘ibrido’. Per cui Dio proibì espressamente ad Adamo di accoppiarsi con la femmina ‘ancestre’ di 47 cromosomi, che forse aveva anche un aspetto simile ma non uguale a quello umano, e tale femmina, che sarà poi capostipite della razza umana decaduta, viene indicata nella Genesi come ‘albero selvatico del bene e del male’. Allora il peccato originale è consistito nella disobbedienza di Adamo che si volle accoppiare, facendo a meno di Dio e quindi disubbidendolo, con questa donna ‘ancestre’, rendendola così non più solo ‘testa di ponte’ ma vero ‘ponte’ tra la razza umana e quella ancestre. Infatti essa generò un ibrido: Caino. E questo fatto compromise la discendenza ‘umana’,  indebolendola anche contro le malattie,  perché, derivando da Caino, con la trasmissione genetica  portò con se  indelebile una ‘tara ancestre’. Abele invece, che nacque dopo, fu figlio di Adamo e della Donna, vera moglie, quindi di razza umana pura, esente da contaminazione, ma venne ucciso, come sappiamo, da Caino. Allora la chiave del mistero è Caino. Questi, scacciato da Adamo dopo il fratricidio, incontrò la femmina ancestre (sua madre) già resa ‘ponte’ da Adamo e accoppiandosi con essa generò degli esseri ibridi, da cui con diverse ‘purificazioni’ genetiche nel corso di milioni di anni (forse quella che gli studiosi chiamano ‘evoluzione’ che dagli umanoidi ha portato all’uomo attuale) siamo derivati noi esseri umani moderni. Quindi Dio ha creato l’uomo  perfetto perchè a sua immagine e somiglianza, ma è stato Adamo che con la sua disobbedienza ha contaminato la razza umana, essa infatti ha così avuto come una involuzione. Da questa ‘caduta’ essa si è purificata con un lento processo ‘evolutivo’ (evidentemente pilotato da Dio) durato milioni di anni, per arrivare sino all’essere umano attuale. Ma il vero processo evolutivo finale è stato portato da Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio Lui stesso. Infatti avendo noi perso per il peccato di Adamo la qualifica di ‘figli di Dio’, Gesù Cristo con la sua opera di Redenzione ci ha resi ‘figli adottivi di Dio’…

Questa rivelazione non ha avuto ancora l’avallo ufficiale della Chiesa, ma il fatto che sia stata ricevuta da un sacerdote e che non contraddica (a quanto pare) la dottrina cattolica, fa ritenere che possa essere ritenuta autentica, cioè di ‘origine’ soprannaturale.. Vedremo in futuro se verrà ritenute vera. Le conseguenze di un eventuale riconoscimento potrebbero essere enormi. Infatti essa potrebbe rappresentare quel ponte che unisce Scienza e Fede nell’interpretazione della nascita dell’Universo e dell’uomo e che purtroppo adesso manca a causa di una lettura troppo letterale del racconto biblico.

Ho raccontato per sommi capi quello che questo libro dice, il discorso che esso fa è più completo e ricco, per cui al lettore che mi ha seguito fin qui consiglio di scaricare gratuitamente il libro e leggerlo attentamente. Ne vale veramente la pena!

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Adamo ed Eva su “GENESI BIBLICA” di Guido Bortoluzzi

A prescindere dalle considerazioni più interessanti su questo libro (l’ho letto due volte: la prima soprattutto con un senso di rifiuto, la seconda -dopo aver discusso animatamente con una persona cattolica a tutto tondo- leggendo senza pregiudizi quel che c’è scritto), vorrei dire che Don Guido (1907-1991) ricevette in visita Teresa Neumann (1898-1962) e non Caterina Emmerick (1774-1824).

La precisazione è per avvalorare la straordinarietà della vita di questo anonimo parroco, intessuta di fatti quanto meno strani, da quando aveva 10 anni e seppe prima della stampa ciò che stava accadendo alla Cova de Iria, a quando (attorno agli anni settanta) ricevette in visione la risposta a tutti gli interrogativi sulla Genesi circa gli studi che conduceva fin dai tempi del seminario (a quei tempi i sacerdoti avevano il tempo per studiare… e questo spiega perchè oggi dobbiamo amare tanto i preti costretti a rincorrere l’agenda che hanno farcito di impegni dovuti anche a dei laici affamati di “cose” più che di “spirito”)

Senza dimenticare che con lui in seminario c’era don Albino Luciani, futuro Papa Giovanni Paolo I… Che, guarda caso, in uno dei pochi Angelus da Pontefice affermò che “Dio è Padre e anche madre!”. Concetto ripreso anche da Giovanni Paolo II. Oggi c’è chi vuole seminar zizzania asserendo che Benedetto XVI non è d’accordo su questo particolare con i Papi che l’hanno preceduto, ma questo non è vero se non -appunto- cercando la polemica.

Benedetto XVI ha scritto che Gesù si rivolge solo al Padre e che noi non possiamo far dire quel che vogliamo alla Rivelazione che ci è stata consegnata. Punto. Dopo di che Dio è Dio, cioè non lo possiamo rinchiudere nei nostri schemi. E “Dio è amore”, cioè Dio è quel che fa, più che fare quel che dovrebbe secondo le qualifiche che noi Gli attribuiamo! In altre parole la paternità di Dio non è da ricercare in una distinzione e ancor meno in una contrapposizione di genere.
Chiarito questo, rimane logica l’intuizione di Giovanni Paolo I, amico di seminario di don Guido. L’amore di Dio è tutto quanto di più bello, tenero, provvidente e generoso possa esistere. E’ un amore che crea vita. E la vita è la meraviglia di Dio: chiunque studi una qualunque forma vivente non può che stupirsene. E come cominciò?

Don Guido soffriva per l’arroganza evoluzionista, dubitava dei determinismi creazionisti incapaci di affrontare le scoperte (e l’ideologia) di certa sedicente scienza scientista.
E nella sua umiltà chiese all’Unico che può sapere davvero la Verità. Perchè non lo facciamo anche noi, invece di chiedere alla tronfia arroganza di certi scienziati (e di certi loro amici teologi, desiderosi del plauso “del mondo” per le loro “aperture al nuovo”) più a loro agio nei luminosi salotti che nelle noiose stanzette dei laboratori dove certamente scoprirebbero con fatica la Verità che Dio non nasconde a chi La cerca davvero?

Se è lecito nutrire qualche perplessità su tutto quel che don Guido ha capito della risposta ricevuta dal Creatore in persona (questo è lo scotto che devono pagare tutti i veggenti fin quando qualcuno non li sdogana dall’avversione dei “benpensanti”) , è anche ragionevole ammettere che don Guido dice cose biblicamente e teologicamente non eretiche.

Soprattutto apre uno squarcio di luce su questioni fondamentali come quella del peccato originale, alle quali Benedetto XVI ha recentemente dato un contributo molto gustoso… Infatti, persi nei nostri moralismi, nel delirio della nostra autosalvezza e di chi nasconde i dati delle scoperte che rimettono in discussione l’ideologia di cui trasudano i testi su cui facciamo studiare i giovani, non capiamo di essere “geneticamente” e “biologicamente” inquinati dal male, prima ancora, eventualmente, di sceglierlo moralmente (catechesi del 3 dicembre 2008: da leggere!).

Dio che ci ha creati a sua immagine non ci abbandona. La “corruzione”, più volte citata nella Bibbia, è causata dal nostro fidarci più di noi che di Dio. Ed ha conseguenze non solo personali, ma cosmiche, essendo un inquinamento che si trasmette e diffonde al di là della volontà dei singoli, riguardando persino, embrioni, neonati e bambini…
Ma, in principio, Dio ci è stato creatore, cioè ci ha tratti non dal “nulla” ma da Se stesso, e non “per caso”, ma per amore, che Dio è! In questo senso Dio ci è stato padre e madre.
E si potrebbe scrivere per ore e ore… Non c’è tempo.

Però il libro di don Guido (come cosa meno importante), unitamente alle catechesi del Papa Benedetto sul peccato originale e a tanta-tanta adorazione per Gesù, senza rinunciare a pregare la sua mamma per capire meglio l’immacolata concezione, l’incarnazione, Genesi 3 e il senso dell’azione di Maria oggi, questo sì è tempo ben impiegato…

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Adamo ed Eva nel mondo solitario e triste

Adamo ed Eva furono scacciati dal giardino dell’Eden, la terra cadde, e tutte le cose da allora in poi divennero mortali e corruttibili. Fu introdotta la morte fisica e spirituale (la separazione da Dio). Ma il Signore non lasciò Adamo ed Eva senza conforto. Linea su linea ad Adamo fu insegnato il piano di salvezza e le verità del Vangelo fino a che divenne un grande profeta, alle cui mani furono affidate tutte le chiavi tasti e l’autorità di tutte le dispensazioni del tempo, che egli darà a Cristo quando verrà a regnare sulla terra.

Dal Vangelo impariamo alcune cose importanti sul come Adamo ed Eva iniziarono la famiglia umana.

1. Caino e Abele non erano i loro primi figli.

E avvenne che dopo che io, il Signore Iddio, li ebbi scacciati, Adamo cominciò a coltivare la terra e ad avere dominio su tutte le bestie dei campi, e a mangiare il pane con il sudore della sua fronte, come io, il Signore, gli avevo comandato. E anche Eva, sua moglie, lavorava con lui.

E Adamo conobbe sua moglie, ed ella gli partorì figli e figlie, e cominciarono a moltiplicarsi e a riempire la terra.

E da quel tempo in avanti i figli e le figlie di Adamo cominciarono a dividersi a due a due nel paese, a coltivare la terra, e a badare alle greggi; e anch’essi generarono figli e figlie.

E Adamo ed Eva, sua moglie, invocarono il nome del Signore, e udirono la voce del Signore che parlava loro dalla direzione verso il Giardino di Eden; ma non Lo videro, poiché erano esclusi dalla sua presenza.

I cristiani credono che tutti i profeti, includendo Adamo, capivano e insegnavano il piano di salvezza e l’espiazione e la missione di Gesù Cristo.

2. Ad Adamo fu insegnata la legge del sacrificio come un simbolo del Salvatore e Redentore del mondo.

Ed Egli diede loro dei comandamenti: che adorassero il Signore loro Dio, e offrissero i primogeniti dei loro greggi come offerta al Signore. E Adamo fu obbediente ai comandamenti del Signore.

E dopo molti giorni, un angelo del Signore apparve ad Adamo, dicendo: Perché offri dei sacrifici al Signore? E Adamo gli disse: Non so, salvo che il Signore me lo ha comandato.

7 E allora l’angelo parlò, dicendo: Ciò è a similitudine del sacrificio dell’Unigenito del Padre, che è pieno di grazia e di verità.

8 Fai dunque tutto ciò che fai nel nome del Figlio, e pentiti, e invoca Dio nel nome del Figlio, da ora e per sempre.

9 E in quel giorno scese su Adamo lo Spirito Santo, che porta testimonianza del Padre e del Figlio, dicendo: Io sono l‘Unigenito del Padre fin dal principio, d’ora innanzi e per sempre, affinché, poiché sei caduto, tu possa essere redento, e tutta l’umanità, sì, tutti coloro che vorranno (Mosè 5:5-9).

3. Quando Adamo ed Eva cominciarono a capire il piano della salvezza, cominciarono a provare gioia.

E in quel giorno Adamo benedisse Dio e fu riempito di Spirito, e cominciò a bprofetizzare riguardo a tutte le famiglie della terra, dicendo: Benedetto sia il nome di Dio, poiché a motivo della mia trasgressione i miei occhi sono aperti, e in questa vita avrò gioia, e di nuovo nella dcarne vedrò Dio.

Ed a Eva, sua moglie, udì tutte queste cose e fu contenta, e disse: Se non fosse stato per la nostra trasgressione, non avremmo mai avuto una bposterità e non avremmo mai conosciuto il bene e il male, e la gioia della nostra redenzione, e la vita eterna che Dio dà a tutti gli obbedienti.

E Adamo ed Eva benedissero il nome di Dio, e fecero aconoscere ogni cosa ai loro figli e alle loro figlie”.

4. Adamo ed Eva insegnarono ai loro figli e figlie secondo le rivelazioni che ricevevano. Satana andava in giro nel paese, a tentare i loro figli.

Egli andò fra loro, dicendo: Sono anch’io un figlio di Dio; e comandò loro, dicendo: Non credete; ed essi non credettero, e amarono Satana più di Dio. E da quel tempo in avanti gli uomini cominciarono ad essere carnali, sensuali e diabolici.

E il Signore Iddio chiamò gli uomini mediante lo Spirito Santo, ovunque, e comandò loro che dovevano pentirsi;

E tutti coloro che avessero creduto nel Figlio e si fossero pentiti dei loro peccati sarebbero stati salvati; e tutti coloro che non avessero creduto e non si fossero pentiti sarebbero statidannati; e le parole uscirono dalla bocca di Dio come un fermo decreto, pertanto devono adempiersi.

E Adamo ed Eva, sua moglie, non cessarono di invocare Dio. E Adamo conobbe Eva, sua moglie, ed ella concepì e partorì Caino, e disse: Ho acquistato un uomo dal Signore, pertanto non potrà rigettare le sue parole. Ma ecco, Caino non dette ascolto, e disse: Chi è il Signore, che io debba conoscerlo?

Ed ella concepì di nuovo e partorì suo fratello Abele. E Abele dette ascolto alla voce del Signore. E Abele era un custode di pecore, mentre Caino era un lavoratore della terra.

# 5. Caino divenne un Figlio di perdizione perché conosceva il Signore, eppure scelse di seguire Satana, e commise omicidio.

E Caino amò Satana, più di Dio. E Satana gli comandò, dicendo: Fai un’offerta al Signore.

E dopo qualche tempo avvenne che Caino portò dai frutti della terra un’offerta al Signore.

E Abele portò anch’egli dei primogeniti dal suo gregge e del loro grasso. E il Signore ebbe riguardo per Abele e per la sua offerta;

Ma non ebbe riguardo per Caino e per la sua offerta. Ora, Satana lo seppe e ne fu compiaciuto. E Caino si adirò molto, e il suo viso ne fu abbattuto

E il Signore disse a Caino: Perché sei adirato? Perché il tuo viso si è abbattuto?

Se fai il bene, sarai accettato. E se non fai il bene, il peccato giace alla porta, e Satana desidera averti; e a meno che tu non dia ascolto ai miei comandamenti, io ti metterò nelle sue mani, e ti sarà fatto secondo il suo desiderio. E tu governerai su di lui;

Poiché da questo momento in avanti tu sarai il padre delle sue menzogne; sarai chiamato Perdizione, poiché anche tu fosti prima del mondo. E si dirà nei tempi a venire che queste abominazioni si ebbero da Caino, poiché egli rigettò il maggior consiglio che aveva avuto da Dio; e questa è una maledizione che io porrò su di te, eccetto che tu ti penta.

E Caino si adirò e non ascoltò più la voce del Signore, né Abele, suo fratello, che camminava in santità dinanzi al Signore.

E Adamo e sua moglie si dolsero dinanzi al Signore a causa di Caino e dei suoi fratelli.

E avvenne che Caino prese in moglie una delle figlie di suo fratello, e amarono Satana più di Dio.

E Satana disse a Caino: Giurami, per la tua gola, e se lo dirai morirai; fai giurare i tuoi fratelli, sulla loro testa e sul Dio vivente, affinché non lo dicano; poiché se lo diranno di certo moriranno; e ciò affinché tuo padre non lo sappia; e in questo giorno io metterò tuo fratello Abele nelle tue mani.

E Satana giurò a Caino che avrebbe fatto secondo i suoi comandi. E tutte queste cose furono fatte in segreto.

E Caino disse: Davvero io sono Mahan, il padrone di questo gran segreto, di poter uccidere e ottenere guadagno. Pertanto Caino fu chiamato Mastro Mahan, ed esultò della sua iniquità.

E Caino andò nei campi; e Caino parlò con Abele, suo fratello. E avvenne che mentre erano nei campi, Caino si levò contro Abele, suo fratello, e lo uccise.

E Caino esultò di ciò che aveva fatto, dicendo: Sono libero; certamente le greggi di mio fratello cadranno nelle mie mani.

E il Signore disse a Caino: Dov’è Abele, tuo fratello? Ed egli disse: Non so. Sono io il guardiano di mio fratello?

E il Signore disse: Cosa hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra.”(Mosè 18-35).

Per fede in questa espiazione o piano di redenzione, Abele offrì a Dio un sacrificio che fu accettato, che consisteva dei primogeniti del gregge. Caino offrì dei frutti della terra, e non fu accettato, perché non poteva farlo in fede non poteva avere fede, o non poteva esercitare una fede contraria al piano del cielo. Si doveva versare il sangue dell’ unigenito per espiare per l’uomo, perché questo era il piano della redenzione, e senza spargimento di sangue non c’era remissione, e poiché il sacrificio era stato istituito come simbolo, tramite il quale l’uomo doveva discernere il grande sacrificio che Dio aveva preparato, offrendo un sacrificio contrario a quello faceva sì che nessuna fede potesse essere esercitata, perché redenzione non era stata acquistata in quel modo, né il potere dell’ espiazione istituito secondo quell’ordine, di conseguenza, Caino non poteva avere fede, e chiunque non ha fede è nel peccato. Ma Abele offrì un sacrificio accettabile, da cui ricevette la testimonianza che era giusto, Dio stesso testimoniando i suoi doni. Certo, lo spargimento del sangue di un animale non poteva portare beneficio a nessun uomo, se non era stato fatto ad imitazione, o come simbolo, o spiegazione di quello che doveva essere offerto attraverso il dono di Dio stesso, e questo atto doveva essere fatto con un occhio che guardava in avanti in fede al potere di quel grande sacrificio per la remissione dei peccati “(Insegnamenti, p. 58).

Alcuni amici di altre fedi hanno visto Adamo ed Eva che offrono covoni dal loro raccolto sull’altare, e hanno affermato che questo provi che essi offrivano un sacrificio a Satana. Questo è falso. Mentre si faceva il raccolto, il Signore richiedeva una primizia dei prodotti in esubero dei suoi figli, come è esemplificato dalla legge della decima. Un sacrificio accettabile è qualsiasi cosa il Signore richieda. Nel caso di Caino e Abele, il Signore richiedeva un sacrificio animale.

Queste scritture mostrano che Caino fece patti con Satana prima di uccidere suo fratello. Questi patti satanici sono vere e proprie “combinazioni segrete.” Essi sono essenzialmente la fondazione di confraternite segrete, in cui la gente può uccidere per ottenere guadagno, e presumono che i loro associati giurino di tenere il segreto. Queste combinazioni segrete furono insegnate da Satana stesso. Essi commettevano atti di rapina e violenza e cercarono di rovesciare quei governi che garantivano la libertà del popolo. Alla fine, furono questi gruppi che distrussero i Nefiti, che una volta erano vissuti per circa 200 anni in uno stato quasi utopico secondo il Vangelo di Cristo. L’Antico Testamento, quindi, è il resoconto di un popolo caduto, che ci parla oggi per avvertirci di questi stessi pericoli:

Ora si trovano fra tutti i popoli.

Ed essi hanno causato la distruzione di questo popolo di cui sto ora parlando, e anche la distruzione del popolo di Nefi.

E qualunque nazione sosterrà tali associazioni segrete, per ottenere potere e guadagno, finché si diffonderanno sulla nazione, ecco, sarà distrutta; poiché il Signore non permetterà che il sangue dei suoi santi, che sarà versato da loro, gridi sempre a lui dalla terra vendetta su di loro, senza ch’egli li vendichi.

Pertanto, o voi Gentili, è nella saggezza di Dio che queste cose vi siano mostrate, affinché in tal modo possiate pentirvi dei vostri peccati e non permettiate che queste associazioni omicide, che sono fondate per ottenere potere e guadagno prendano ascendente su di voi — e l’opera, sì, proprio l’opera di distruzione vi colpisca, sì, ossia che la spada della giustizia dell’Eterno Iddio cada su di voi, per vostra rovina e distruzione, se permetterete a queste cose di esistere.

Pertanto il Signore vi comanda, quando vedrete giungere fra voi queste cose, che vi risvegliate al senso della vostra terribile condizione, a causa di questa associazione segreta che sarà fra voi; oppure, guai ad essa, a causa del sangue di coloro che sono stati uccisi; poiché essi dalla polvere gridano vendetta su di essa e anche su coloro che l’hanno fondata.

Poiché avverrà che chiunque la fonderà cercherà di rovesciare la libertà di tutte le terre, nazioni e paesi; e causerà la distruzione di tutto il popolo, poiché è fondata dal diavolo, che è il padre di tutte le menzogne; sì, quello stesso bugiardo che ingannò i nostri primi genitori, sì, proprio quello stesso bugiardo che indusse l’uomo a commettere omicidio fin dal principio, che ha indurito i cuori degli uomini cosicché hanno ucciso i profeti, li hanno lapidati, e li hanno scacciati fin dal principio.

Dobbiamo per questo ottenere i favori del Cielo attraverso l’osservazione delle Parole del Vangelo perchè possa venire il tempo in cui Satana non avrà alcun potere sul cuore dei figlioli degli uomini, ma che essi possano essere persuasi a fare continuamente il bene, per poter venire alla sorgente di ogni rettitudine ed essere salvati” (Ether 8:20-26).

Il quinto capitolo di Mosè si conclude spiegando la lotta tra bene e male tra i discendenti di Adamo ed Eva. Ribadisce inoltre che Adamo insegnò il Vangelo di Gesù Cristo ai suoi figli, e che i giusti guardavano con ansia il giorno della sua venuta:

« E così le opere delle tenebre cominciarono a prevalere fra tutti i figli degli uomini.

E Dio maledisse la terra con una grave maledizione, e fu in collera con i malvagi, con tutti i figli degli uomini che Egli aveva fatto.

Poiché non volevano dare ascolto alla Sua voce, né credere nel suo Figlio Unigenito, sì, in colui che egli aveva proclamato che sarebbe venuto nel meridiano dei tempi, e che era preparato fin da prima della fondazione del mondo.

E così il Vangelo cominciò ad essere predicato, fin dal principio, essendo proclamato mediante santi angeli mandati dalla presenza di Dio, e mediante la sua propria voce e mediante ildono dello Spirito Santo.

E così tutte le cose furono confermate ad Adamo mediante una santa ordinanza, e il Vangelo fu predicato, e un decreto fu emanato che esso sarebbe stato nel mondo, fino alla sua fine. E così fu. Amen.

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Cardini – Un Papa giustizialista, un vescovo socialista…

… e meno male che c’è nella Chiesa ancora un po’ di gente per bene, come quel monsignore di Venezia-Mestre…

«Dov’è tuo fratello?» (Gn., 4,9). E’ la domanda severa, terribile, che il Signore rivolge nel Genesi a Caino: il quale risponde con qualcosa di peggio di un’ammissione, magari arrogante, del fratricidio. «Sono forse io il guardiano di mio fratello?». Sono io il responsabile del suo diritto alla vita? Caino si vergogna di aver ucciso il fratello e teme l’ira di Dio. Ma considera del tutto normale l’indifferenza: e ritiene addirittura che Dio la condivida al punto da accettare per buona una risposta come la sua.

La tragicità di questa pagina biblica ci è stata fatta comprendere appieno lunedì 8 luglio 2013 da un umile prete biancovestito. Papa Francesco è arrivato a Lampedusa esattamente ventisei mesi dopo quell’8 maggio del 2011, la data del tragico naufragio di un barcone di disperati la maggior parte dei quali incontrò la morte appunto in vista delle coste dell’isola considerata la Porta d’Europa da tanti poveri migranti. In ricordo di quelle povere vittime dalla loro sfortuna e della violenza e dell’egoismo altrui (si parla ormai di circa 20.000 vittime), il primo gesto del pontefice giunto pellegrino e penitente a rendere omaggio agli «Ultimi della terra» è stato quello di consegnare alle acque una corona memoriale di fiori. In significativa, simbolica coincidenza, proprio un paio d’ore prima dell’arrivo del Papa aveva attraccato a Lampedusa un’altra barca piena di profughi, con la loro speranza e il loro dolore.

Lampedusa è da anni rifugio, primo approdo, luogo di concentrazione e di smistamento di un’umanità dolente fatta di gente sfuggita alla guerra, alla tirannia, alla violenza, alla fame; di gente che per arrivare è costretta a sopportare una volta di più la durezza del ricatto imposto loro da un’altra umanità, quella degli eterni figli di Caino, i mercanti di carne umana che per danaro fanno il turpe mestiere dei traghettatori clandestini, tanto vicino a quello del negriero di qualche secolo fa. Perché bisogna viverla, la storia appena cominciata del XXI secolo, per convincerci che forme di barbarie che credevamo definitivamente superate e cancellate sono tornate per un malvagio incantesimo a rivivere.

Tutta la visita di Francesco a Lampedusa è stato un finissimo tessuto, tanto magistrale quanto commovente, di simboli e d’insegnamenti teologici ed etici, forse anche apocalittici. Il Papa sapeva bene di star facendo visita a musulmani che poco sanno del cattolicesimo e molti dei quali sono stati o sono in qualche modo esposti agli insegnamenti degli imam islamisti, per i quali il cristianesimo è il «Cavallo di Troia» dell’Occidente neocolonialista e ateo nel Dar al Islam. E sapeva bene che, d’altronde, ormai i cattolici – compresi quelli che si dicono osservanti – sono dal canto loro ben poco esperti nella Scrittura e molto spesso contaminati dall’ateismo pratico della Modernità. Appunto per questo ha insistito sui simboli, com’è nella sua personalità e nella prassi inaugurata all’atto della sua elezione.

La scena dell’8 luglio, in quest’angolo di onde e di roccia al centro del Mediterraneo, somigliava alla perfezione a quella di circa duemila anni fa, quando le folle sulle rive del Mare di Galilea videro scendere da una barca Uno venuto per sfamarli, per guarirli, per confortarli. Colui che porta l’Anello del Pescatore e che è il successore di un povero pescatore galileo è giunto di nuovo dal mare in quest’isola anch’esso di pescatori e ha compiuto – lui, l’uomo forse più celebre e sotto certi aspetti più potente della terra – il gesto che legioni di tangheri politicastri in questi lunghi mesi si sono ben guardati dal fare. E’ sceso tra i bisognosi, li ha ascoltati, ha letteralmente pianto con loro: ha dichiarato che se loro, i rifugiati, sono la stirpe di Abele, noialtri che in un modo o nell’altro facciamo parte della società opulenta e privilegiata siamo la maledetta razza di Caino. Una razza che non ha nemmeno il coraggio di ammazzare con le proprie mani: che uccide con l’indifferenza.

E allora, quelle barche troppo spesso naufragate, quei vascelli assassini, eccoli a loro volta diventare strumento di redenzione. Il legno di quelle barche si è fatto fisicamente altare, trono, pulpito, croce pastorale, calice eucaristico. Tutta la liturgia della messa pontificia si è svolta all’insegna di quei pezzi di legno ricavati dai relitti dei naufragi: perché a quel legno il Cristo, nella persona degli Ultimi della Terra, è stato crocifisso di nuovo. Ed è di questo che Papa Bergoglio ha chiesto perdono a loro, a nome di tutti noi. E lo ha fatto scegliendo con cura le letture liturgiche da proporre durante la messa: il passo del Genesi sul delitto di Caino e quindi quello del Vangelo di Marco sulla Fuga della Sacra Famiglia in Egitto (Mc., 1,15), a ricordare che i derelitti di Lampedusa e di qualunque altro luogo al mondo sono figura di Cristo Bambino, fuggiasco e perseguitato con i Suoi: come del resto ricorda anche la bella preghiera ebrea a proposito degli stranieri da accogliere in quanto lo stesso Israele è stato esule e prigioniero in Egitto.

Ma se con il legno si fanno le barche e le croci, con esso si costruiscono anche i ponti. Ed ecco un altro splendido atto di coraggio e di lungimiranza, fino ad oggi inaudito. Dinanzi all’altare, durante la celebrazione della messa, il Papa si è rivolto direttamente ai rifugiati, nella totalità o quasi musulmani: ha ricordato che appunto con l’8 luglio è cominciato il mese del Ramadan, ha salutato i fedeli del Corano e ha assicurato che la Chiesa segue la loro preghiera delle prossime settimane. Tra gli astanti, sotto il sole, moltissimi non avevano né mangiato né bevuto dall’alba: e non lo avrebbero fatto fino al tramonto.

I musulmani interrogati dai giornalisti hanno tutti dichiarato di essere felici e commossi della visita del Santo Padre, anche se qualcuno ha aggiunto che – com’era del resto suo diritto – non avrebbe assistito alla messa. Ma quel che non sapremo mai, e sarebbe la cosa più interessante da sapere, è quanti di loro sono restati profondamente scossi dall’incontro con Papa Francesco: resteranno fedeli al Profeta (non è la conversione il pegno di tutto ciò), ma cominceranno a porsi dei problemi nuovi o a considerare sotto una luce nuova problemi che credevano vecchi.

Perché questo è il punto. Ieri abbiamo vissuto tutti un nuovo, straordinario capitolo della storia di quel lago capriccioso e meraviglioso che è il nostro Mediterraneo. Non nascondiamoci che ormai da alcuni mesi anche quelli di noi che avevano le certezze più granitiche le hanno perdute. Che cosa sta succedendo in Siria, che cosa in Egitto? Dov’è finita la «primavera araba» in Tunisia, dove in Libia? Che cosa significa il silenzio dei media israeliani imposto da Nethanyahu? Che cosa vogliono davvero gli emirati arabi, quelli che il nostro governo chiama ostentatamente «monarchie costituzionali», mentre seguendo l’alta ispirazione di saggi illuminati come Bernard-Henri Lévy si sono approvate (e finanziate, e appoggiate militarmente) le sollevazioni contro Gheddafi in Libia e contro Assad in Siria e si esita a definire golpe il putsch dei militari del Cairo adattando ad esso la ridicola definizione di «sollevazione formalmente illegale, ma sostanzialmente legittima», con la quale nel 1992 si era avviato il vergognoso riconoscimento, da parte di tutti i governi «democratici» occidentali, del colpo di stato militare che nel gennaio 1992 aveva rovesciato l’esito delle libere e corrette elezioni in Algeria che avevano assegnato la vittoria al Fronte Islamico di Salvezza? Da quale parte sta Obama, e da quale il Congresso degli Stati Uniti?

E tanto per restare in casa nostra, mi scrive l’amico Luigi Copertino, «nel lago mediterraneo c’è anche la Grecia dove, per il ricatto di UE, FMI e Commissione Europea, ossia la troika calata a difesa degli interessi degli speculatori finanziari e degli strozzini globali, vengono licenziati i dipendenti pubblici e viene chiusa la TV di Stato e privatizzato tutto. Altrimenti alla Grecia non sono concessi altri prestiti (ad interesse usuraio) che non la salveranno ma aggraveranno la sua agonia. E’ ora di ritirare fuori l’antica tradizione antiusuraica della Chiesa e delle altre due fedi abramitiche. Pio XI aveva visto giusto, nella Quadragesimo Anno (1931), quando accusava ‘l’imperialismo internazionale del denaro!’» .

Tutti questi problemi, tutte queste contraddizioni, sussistono: ma non inficiano il significato di quel che è accaduto a Lampedusa. Facendo visita alla Porta d’Europa, il Papa ha scelto d’inaugurare la fase del vero e concreto cambiamento nella Chiesa ch’egli aveva annunziato con molti gesti simbolici scegliendo come oggetto primario e privilegiato quelli che sono sul serio gli «Ultimi»; e, insieme con loro, gli abitanti di Lampedusa che da mese, nella sostanziale semindifferenza del nostro paese e della Comunità Europea, si fanno in quattro pagando di persona con le loro povere tasche – anch’esse, in gran parte, di pescatori – il peso di un’ospitalità che, in poche spanne di terra, è divenuta un’attività travolgente e totalizzante. La carità e la solidarietà hanno letteralmente sconvolto la vita di questi isolani, ne sono diventate le protagoniste: peccato che politici, amministratori, manovratori dei media, non se ne siano accorti più di tanto, e tanto meno lasciati impressionare o commuovere. In fondo, un omicidio – meglio se efferato – «fa notizia»: qualche centinaio di poveracci che danno fondo alle loro risorse e accettano che la loro esistenza stessa sia sconvolta per aiutare altri più poveracci di loro, questo «non fa notizia». Anzi, non sono mancati da parte di certe scellerate emittenti radiotelevisive e da parte di alcuni miserabili membri di gruppi politici, commenti finissimi del tipo «Perché non se li porta in Vaticano?», oppure «Il Papa dice no alla globalizzazione dell’indifferenza, noi diciamo no alla globalizzazione della clandestinità». Un vecchio rottame craxiano riciclato dal miracolo-Berlusconi e brillante per notoria mediocrità, ha pensato bene dall’altezza incommensurabile della sua personalità di dar lezione di arte di governo al capo della Chiesa, commentando che «Un fatto è predicare, un altro governare»: e senza dubbio ha dal suo punto di vista ragione, vista la bassa cucina dell’arbitrio e dell’intrallazzo che egli e il suo leader usano appunto definir «governare». Formazioni politiche note per l’abilità con la quale difendono l’evasione fiscale se non addirittura il furto legalizzato attraverso l’uso spregiudicato dei pubblici fondi, quando si tratta dei «clandestini» si vestono d’un legalitarismo che farebbe impallidire il più scrupoloso dei funzionari asburgici dell’impero austroungarico.

Del resto, i loro militanti sono i medesimi che ergendosi a difensori della «Civiltà cristiana» pretenderebbero oggi il crocifisso dappertutto, ritenendolo un simbolo antimusulmano: dappertutto, beninteso, fuori che a casa loro. Misuriamo la distanza che passa tra il civismo e l’umanità dei pescatori di Lampedusa i quali da mesi – qualunque sia il loro credo politico e la loro fede o non-fede religiosa – vivono seriamente e concretamente l’insegnamento evangelico, e la barbarie di quei tali cattolici strenui difensori delle loro «radici» e della loro »identità» che alcuni mesi fa giunsero sfacciatamente all’infamia di auspicare che i barconi dei profughi fossero affondati dalla nostra Marina militare. Questa gentaglia ha trovato negli ultimi giorni un eroe e un simbolo in monsignor Martini, parroco del duomo di Mestre, che ha organizzato una specie di servizio d’ordine volontario per allontanare dalla sua chiesa una banda di molesti e petulanti accattoni. Anche qui, si è voluto spregiudicatamente cavalcare il disagio. Siamo tutti stanchi dell’accattonaggio molesto e ormai sempre più insistente e spesso perfino teppistico che ci perseguita dappertutto: sui sagrati delle chiese, nelle stazioni ferroviarie, nei métro. Siamo tutti d’accordo che la «distrazione» nell’applicare le leggi e il «buonismo» superficiale e generalizzato sono dannosi in quanto incoraggiano atteggiamenti asociali e spesso criminali senza per questo risolvere il problema della miseria. Ma il problema esiste, non lo si può ignorare: e la doverosa repressione degli atteggiamenti più noiosi o addirittura odiosi non ci esime nell’impegnarci in termini di solidarietà che ormai debbono essere eccezionalmente intensi in quanto eccezionale è l’emergenza che stiamo oggi vivendo.

Dove vuole condurci, quindi, Papa Bergoglio? Mesi fa, egli ci stupì con alcuni gesti che tuttavia scandalizzarono qualcuno e lasciarono nel dubbio qualcun altro. La Chiesa deve tornare povera e al servizio dei poveri, disse: e scelse di mutare dall’oro all’argento il metallo dell’Anello del pescatore, simbolo del suo ruolo di successore di un ebreo che duemila anni fa pescava per vivere, sul lago di Galilea. Personalmente, ebbi a notare a caldo che apprezzavo il messaggio mediatico che il Papa lanciava con quel gesto simbolico, in quanto ben consapevole del forte inquinamento che ormai la Modernità ha determinato negli stessi atteggiamenti mentali diffusi: in un mondo che ormai considera come naturale il primato dell’economico, rinunziare all’oro in favore dell’argento significa dar una lezione di umiltà e di scelta di una povertà della Chiesa che dovrebb’essere esempio di carità. Tuttavia esiste un valore assoluto dei simboli: e l’oro usato dalla Chiesa nei suoi oggetti e nei suoi paramenti è anzitutto un omaggio allo splendore della Gloria, della Potenza e della Sapienza divine. Allora, dissi che avrei preferito che il Papa si tenesse l’anello d’oro ma desse, ad esempio, un segnale forte di mutamento dello IOR. Ebbene, il segnale c’è stato: non c’è dubbio che c’è l’assenso del Papa dietro all’apertura di una più decisa fase dell’indagine giudiziaria della procura di Roma nei confronti dei vertici di quell’Istituto, con il primo risultato di alcune dimissioni e di alcune compromissioni di personaggi «eccellenti». Non sarà certo un cammino facile: e già nei Sacri Palazzi si profilano significative resistenze. Ma il mite Bergoglio, in realtà, è un duro: nel suo paese lo sapevano bene. Forse non è sfuggito proprio a tutti quelli che l’8 luglio hanno seguito la «diretta» di RAI 1 che, all’arrivo del Papa, una voce scandiva da un altoparlante, in perfetto italiano ma forse con una lontana inflessione iberica, lo slogan «Si sente, si sente, il Papa è qui presente!». Può darsi che agli italiani che non sanno nulla dell’Argentina quella frase sia apparsa «innocente». Ma quanti della nostra sorella latinoamericana conoscono viceversa qualcosa avranno senza dubbio colto l’allusione: così, l’8 luglio 2013, si è salutato l’arrivo di quell’argentino oriundo piemontese, esattamente con lo stesso slogan con il quale, nel 1974, la folla di Buenos Aires aveva accompagnato all’estrema dimora un altro argentino d’Italia, l’oriundo veneto Juan Domingo Perón: Se siente, se siente, Perón está presente!

Ora, dopo Lampedusa, i soliti sostenitori della Chiesa a qualunque costo, purché la Chiesa si faccia o si mantenga paladina dell’ordine costituito si chiedono dove voglia arrivare. Sono gesti, sono parole, hanno ribattuto. E quelli che sognano il tutto-e-subito, e spesso di ciò si fanno alibi per non cambiar mai nulla, ribattono che è ancora poco, che il Papa non ha attaccato frontalmente gli autori delle leggi italiane ed europee che criminalizzano i migranti equiparandoli indiscriminatamente a «clandestini». Ma dategli tempo…

Comunque non saranno più, non potranno più essere, non sono già più solo parole. Questo Papa che ha commissariato lo IOR, che ha lasciato arrestare un prelato-manager, che ha imposto austerità se non proprio povertà a tutta la curia, dopo aver visitato ieri la periferia delle periferie del mondo, tra qualche settimana incontrerà i giovani nel suo continente latinoamericano: un altro continente-martire, al pari dell’Africa. Un paese dove la Chiesa cattolica è attualmente messa a dura prova dall’offensiva delle sètte finanziate dai centri di propaganda statunitense: le stesse che si fanno finanziare dalla United Fruits e dai gorilas protetti dalla CIA (un nome per tutti: Rios Montt in Guatemala) e poi convertono i campesinos per insegnar loro la sottomissione che fa il gioco dei padroni. Contro questo infame gioco, che in fondo dura da secoli, Bartolomé de las Casas insorse nel Cinquecento, seguito qualche decennio più tardi dai gesuiti (anche Bergoglio è gesuita) delle reducciones e, nel nostro secolo, da preti-martiri come padre Stanley Rother fatto ammazzare nel 1981 dalla CIA proprio in Guatemala. Già Giovanni Paolo II, planato in America latina nel 1979 per bacchettarvi la Teologia della Liberazione, vi tornò anni dopo con un atteggiamento del tutto nuovo.

La «profezia di Malachia» – un testo strano e forse del tutto inattendibile: sia chiaro – ha dato Papa Francesco come l’ultimo dei pontefici: quello dopo il quale ci sarà la fine di Roma e del mondo. Profetismo medievale: in fondo, un genere letterario. Ma il fatto è che Papa Bergoglio sta compiendo gesti e scelte che a loro volta hanno un sapore apocalittico: come se ci stesse dicendo – e sta dicendocelo – che l’umanità del nostro tempo è andata troppo oltre in termini di ingiustizia, di rapacità, di violenza, d’indifferenza per i più deboli, com’è andata troppo oltre in termini di concentrazione della ricchezza e di sfruttamento incontrollato delle risorse del pianeta.

Domenica 6, in Vaticano, il Papa dichiarava letteralmente: «La gente oggi ha bisogno costante di parole; ma soprattutto ha bisogno che sia testimoniata la misericordia di Dio». Un pensiero sistematicamente tradotto, all’Angelus, in un motto: «Gioia e coraggio».

Ed eccoli tradotti nei fatti, la gioia e il coraggio. La forza della Chiesa è stata sempre, nei secoli, quella di saper tenersi ancorata alla Tradizione e al tempo stesso saper guardare al futuro. Certo, i dubbi non mancano, i malumori in buona o in mala fede sono molti. La Chiesa è una dimora nella quale ci sono tante case, dove c’è posto per i più accigliati conservatori e per i don Andrea Gallo. Ma i tempi hanno il loro linguaggio, che sta divenendo sempre più chiaro. Si parla fin troppo, ad esempio, di pace: ma senza giustizia non può esservi pace. Anche questa è la lezione di Lampedusa.

E ora sia detto chiaro: dobbiamo pregare per Papa Bergoglio. Il tempo dei simboli per lui è finito: ha cominciato a lavorare per fornire a quei simboli – che sono, com’è noto, dei «significanti» – il loro significato. Sarà lunga: e sarà dura. Le resistenze delle razze di vipere e dei sepolcri imbiancati che vorrebbero una Chiesa «anticomunista» (e per i quali il «comunismo» inizia subito, non appena si abbandonano i beati lidi del liberismo sognato da personaggi come Von Hayeck e Novak) e magari «antimusulmana, come la sognava l’ineffabile Magdi Allam, possono anche essere dei ridicoli ignoranti: ma fra loro c’è gente di molto potere e di pochi scrupoli, per cui il paolino Vigilate resta obbligatorio.

Comunque, diciamo al verità, qualche soddisfazione possiamo gustarcela. Come quella che ci è stata regalata – Dio lo rimeriti – dal vescovo di Nola Beniamino Depalma il quale, portando la sua solidarietà agli operai direttamente ai cancelli della FIAT di Pomigliano, si è «meritato» una lettera di Giuseppe Figliuolo, direttore dell’impianto, il quale gli ha rimproverato di «portare la sua solidarietà ad alcuni manifestanti che con azioni violente e minacce hanno tentato di impedire l’ingresso in fabbrica ai lavoratori della FIAT». Venga quindi il vescovo, conclude Figliuolo, anche a incontrare i 3200 lavoratori che sono tornati nello stabilimento di Pomigliano e che sono «degni quanto gli altri della sua solidarietà».

Ignoro se monsignor Depalma abbia accettato, voglia accettare o accetterà l’invito di Figliuolo. Probabilmente, sì: ciò rientra nei suoi doveri pastorali. Ma ciò non toglie che, da parte nostra, non si possa non rilevare lo straordinario miscuglio d’ignoranza e di cinismo che ha ispirato la lettera dirigenziale spedita al vescovo. Agli inizi del XXI secolo, quanto a diritti dei lavoratori e a coscienza diffusa di essi anche da parte di chi tale non è, siamo regrediti non dico a prima della Carta del Lavoro del 1926, ma addirittura ai livelli del «Padrone delle Ferriere» e di quel finissimo giuslaburista che fu il generale Bava Beccaris. Non passa neppure lontanamente per la testa dei dirigenti FIAT che quando ci sono degli operai che rischiano il posto di lavoro, anche se sono un’infima minoranza, è preciso dovere – morale prima che sindacale – degli altri, anche se il loro posto non è in discussione né in pericolo (anzi, a fortiori in questo caso), il mobilitarsi mantenendo l’unità per difendere il posto di tutti. E’ purtroppo comprensibile, in tempi di demobilitazione della coscienza politica e quindi anche sindacale, che ben 3200 operai siano tornati al lavoro, implicitamente abbandonando al loro destino i 1300 che sono ancora in cassa integrazione e che quindi, pur non essendo formalmente precari, hanno purtroppo molte ragioni di temere il peggio. Sono i 3200 compagni dei cassintegrati che avrebbero dovuto manifestar loro solidarietà, e per farlo c’era un modo solo: non tornare a lavorare finché la posizione di tutti non fosse chiarita. Ma ormai si ritiene del tutto normale che un’azienda chiuda i battenti per riaprirli magari in Romania, dove i costi sono più bassi e quindi più alti i profitti padronali e azionistici. E, per un perfido stravolgimento della realtà obiettiva, sarebbe il vescovo Depalma colui che negherebbe «solidarietà» agli operai che si sono piegati al diktat padronale: e si chiede quindi che sia lui a recar «solidarietà» a chi non solo non ne ha bisogno, dal momento che il suo posto di lavoro non è (per ora) minacciato, ma che per giunta ha negato solidarietà ai compagni. Non solo: coloro che hanno perduto, o stanno perdendo, o temono di perdere il lavoro, se protestano vengono accusati di essere dei «violenti»: la violenza di chi licenzia, mette in cassa integrazione, chiude le fabbriche per riaprirle in paesi dove il mercato del lavoro è per lui più conveniente, quella viene considerata del tutto naturale. In fondo, si tratta di seguire com’è ragionevole e inevitabile le «naturali leggi del libero mercato», di adattarsi alla «flessibilità», di acquisire una mentalità «moderna» e «concretamente realistica». A questo punto è la notte.

Ebbene: che la fase necrotica del turbocapitalismo alla fine di quella che Zygmunt Bauman definisce «Modernità solida» sia pervenuta a questi livelli, passi. Sappiamo già che al peggio non c’è mai fine. Ma quanto a voi, cari Fratelli in Cristo per i quali il nucleo del messaggio del Salvatore e della Sua Chiesa sta nella messa in latino, nella lotta contro aborto, eutanasia e matrimonio gay ma che poi ve ne fregate dell’inquinamento e dello sfruttamento del mondo, della mercificazione della guerra e della violenza e perfino dell’»infanticidio differito» del quale si rendono responsabili le multinazionali che condannano continenti interi alla fame o all’AIDS; a voi che considerate certe battaglie solo «criptocomuniste»; quel che vi auguro, cari Fratelli in Cristo, – oh, Signùr, Signùr, dove andremo a finire… – sono dieci, cento, mille Depalma, la depalmizzazione dell’intero Sacro Collegio e di tutta la Santa Romana Chiesa. Nella speranza che, seguendo il luminoso esempio di Magdi Allam, anche voi abbandoniate questa Chiesa cattolica criptocomunista e filomusulmana.

Franco Cardini
Fonte: www.francocardini.net
10.07.2013

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