Ultima intervista rilasciata dal Comandante Erich Priebke

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Riportiamo di seguito, in formato PDF, l’ultima intervista integrale rilasciata dal comandante Erich Priebke nel mese di luglio 2013 in occasione del suo centesimo compleanno. In essa vengono affrontate diverse tematiche e la sua pubblicazione é al solo scopo informativo, per avere una piú ampia conoscenza del suo pensiero, occultato o distorto dalla maggior parte dei media, su vicende passate e odierne.

media, su vicende passate e odierne.

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…per visualizzare l’intera intervista cliccare qui o sulle foto

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Priebke, legale: “Gran parte del popolo italiano è sdegnato con la Chiesa”

14 ottobre 2013

Continuano le polemiche per la sepoltura dell’ex ufficiale delle SS. Il Vicariato di Roma: “L’avvocato ha rifiutato le esequie in forma privata”

14:00 – Non si placano le polemiche sulla sepoltura di Erich Priebke, l’ex ufficiale delle SS responsabile della strage delle Fosse Ardeatine morto venerdì. “Lo sdegno del popolo italiano, della gente vera, sincera, è profondo, anche nei confronti della Chiesa che sta dimostrando la sua viltà”, ha detto il suo legale, Paolo Giachini. Intanto il Vicariato di Roma ha riferito che il legale ha rifiutato le esequie in forma privata.

Priebke, legale: "Gran parte del popolo italiano è sdegnato con la Chiesa"

“Una grossa fetta del popolo italiano – ha sostenuto il legale – è sconcertata che i diritti religiosi, sanciti nella nostra Costituzione e che una mente umana non diabolica riconosce, vogliano essere negati a una persona defunta“. “Nel rispetto della normativa canonica, tutti i ministri cattolici, nella diocesi di Roma, si atterranno alle disposizioni stabilite dall’Ordinario”, ha proseguito.

“Il diritto canonico – ha quindi aggiunto – parla di peccatori manifesti, Priebke veniva regolarmente confessato, è stato assolto dal clero, lo accettavano in Chiesa fino a pochi mesi fa, adesso non possono tirarsi indietro. Dico solo che lo hanno voluto a Roma per giudicarlo e condannarlo e ora se ne vogliono liberare”.

Ipotesi su chiesa protestante o fuori Roma – “Le esequie per Priebke potrebbero essere celebrate in una chiesa protestante che magari accetta il rito cattolico, oppure fuori Roma o a Viterbo, in luoghi che non devono sottostare all’ordinario di Roma”, ha fatto sapere l’avvocato Giachini.

Il Comune natale: non siamo disponibili alla sepoltura – Non c’è posto per la salma di Erich Priebke a Hennigsdord, la cittadina pochi chilometri a nord di Berlino che ha dato i natali all’ex capitano delle Ss. L’amministrazione comunale ha fatto sapere all’agenzia Dpa che il regolamento cimiteriale prevede la sepoltura solo per i residenti, oppure in presenza di una tomba di famiglia.

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Il mitra sotto la tonaca bianca?

Una Chiesa franchista
Leggo che oggi la Chiesa cattolica proclama “beati” 500 guerriglieri franchisti della guerra civile spagnola. Gentaglia armata fino ai denti dalla Germania di Hitler e dall’Italia di Mussolini per sconfiggere la Repubblica Spagnola. I 500 furono uccisi e non capisco la ragione per la quale oggi dovrebbero essere tutti santificati ed affollare le volte celesti del Paradiso Cristiano. A varie riprese e per decenni la Chiesa va beatificando tutti i gorillas che presero parte all’assedio della Repubblica democratica Spagnola.
Peccato che Papa Bergoglio non possa beatificare i gorillas di oggi che assediano la repubblica siriana o coloro che hanno distrutto la Jamaria. O erano protestanti anglosassoni oppure musulmani.
Questo Papa nasconde sotto la tonaca bianca il mitra. E’ mellifluo nella parola ma assai più crociato e combattente di Papa Woitila. Ha creato un Partito Papista che darà filo da torcere a tutti.

http://www.agi.it/cronaca/notizie/201310131220-cro-rt10024-papa_ricorda_cristiani_martiri_in_guerra_civile_spagnola

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DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI – Libero pensiero

henry_kissinger_startraks-300x300Negli ultimi giorni ha cominciato a circolare sulla rete italiana, con una gigantesca esposizione anche su facebook, l’intervista rilasciata da Henry Kissinger a un giornalista inglese qualche giorno fa. Data la grave e pericolosa situazione internazionale e considerando il fatto che Kissinger è una personalità politica davvero importante, si trattava di una notizia davvero interessante. L’aspetto saliente, va da sé, consisteva nel fatto se quella intervista fosse vera o falsa. Il punto è proprio questo. Così veniamo al post di oggi (e in regalo avete anche fonti e link, non è una meraviglia?) che consiste nell’affrontare il tema relativo a ciò che è Vero e ciò che è Falso sul web e su come si fa informazione in Italia. L’intervista è FALSA. E’ una bufala totale. Kissinger non può aver detto cose del genere. L’intervista è VERA. Essa è autentica. Sono proprio le parole testuali di Kissinger. Per la stragrande maggioranza delle persone queste due frasi sono le uniche due possibili, ciascuna delle quali esclude automaticamente l’altra. Chi si occupa di Teoria dell’informazione sa, invece, che non è così. Le due frasi posso coesistere. Viaggiano su un binario parallelo. Tant’è vero che sono “entrambe vere”. Ma queste “2 verità” producono un pericoloso Falso. Apparentemente un paradosso, in realtà sono un sintomo, un segnale, e una prova lampante, del livello degradato dell’informazione italiana. Soprattutto quella che circola sul web, dove la qualità offerta dalla maggior parte di bloggers, siti, portali, quotidiani è di valore quasi nullo perché –a differenza degli internauti di altre nazioni- i gestori italiani sono in maggioranza persone per lo più incompetenti, molto ignoranti nello specifico di cui si occupano, il cui unico fine è raggranellare qualche euro di pubblicità; la loro cosiddetta professionalità è basata sul copia/incolla e sul furto di opinioni altrui. Idee, argomentazioni corroborate, opinioni lucide e solide, informazioni creative, notizie originali, sono davvero un materiale scarso e raro. Sarebbe davvero una sorpresa se fosse il contrario. Ancora oggi, gli italiani non si rendono conto del danno provocato da vent’anni di berlusconismo consociativo, una malattia epidemica collettiva che ha provocato e determinato un Vuoto Culturale Perenne. All’interno di questo vuoto, è esplosa la moda del web –per l’appunto “una moda”- e la gente ritiene che la “rete italiana” per il solo fatto di essere rete, non sia italiana, ma partecipi (in seguito a un contagio davvero magico) del risveglio e dell’ evoluzione del resto del pianeta; non è stata incorporata la consapevolezza di essere diventati cittadini di uno stato medioevale, quella consapevolezza che scova le risorse interiori per una sana, robusta e giusta ribellione efficace. La disoccupazione – e l’impossibilità di entrare nel mercato, il cui accesso è bloccato dal fuoco di sbarramento dell’oligarchia partitica consociativa- ha comportato il fatto che molti si improvvisano giornalisti, commentatori, intellettuali, nel nome di una necessaria e obbligata sopravvivenza, senza nessun tipo di pertinenza, preparazione adeguata, tantomeno esperienza, per non parlare della totale assenza di elementi della cultura. A questo dobbiamo aggiungere, invece, la pattuglia di quelli in malafede, che usano, invece, lo strumento della rete, per fare disinformazione. Approfittano del fatto di trovarsi in un territorio (come quello italiano) dove ormai le esigenze e i bisogni sono minimi, quindi sono tutti facilmente manipolabili, ed è estremamente facile eccitare in rete la gente che, a ondate, segue un ragno oppure un altro ragno, perché non ha le connessioni culturali e gli strumenti per accorgersi che sta semplicemente andando appresso a un filo di bava il cui fine consiste nell’aumentare confusione, paura, ignoranza. Le persone, senza rendersene conto, si sono abituate a ingurgitare per lunghissimi anni tonnellate di idiozie, stupidaggini, sbobbe melense di gossip, frullate con qualche spruzzatina di notiziole raccattate da qualche agenzia di stampa, e quindi ci si accontenta ormai di qualunque cosa. Il livello è molto basso, ed è giusto che sia così. Oggi, 17 settembre 2012 (non dimentichiamolo) non state vivendo in un’Italia post-berlusconiana come –con satanica perversione- vi hanno voluto far credere, anzi. Da questo punto di vista non è cambiato nulla, perché Monti & co. hanno peggiorato il quadro. Tant’è vero che Berlusconi va avanti come un treno, pimpante e tranquillo, e il paese seguita ad affondare nella melma senza che nessuno, nella società civile, abbia dato l’innesco all’unica rivoluzione che avrebbe davvero potuto dare inizio a un gigantesco scossone: quella culturale e comportamentale. Dal punto di vista dell’informazione, la rete, oggi, è molto peggio di un anno fa. Perché i disoccupati, il disagio e la disperazione sono più forti. Osservando il livello di ciò che la rete italiana propone, si capisce come e perché Berlusconi stia sempre al comando delle operazioni di gestione della comunicazione in Italia, e abbia l’abile spudoratezza di tentare l’acquisto anche de La7. Nel senso di “acquisto ufficiale”. Sa comunque che, se non va bene l’acquisto “ufficiale”, andrà bene quello clandestino: se la compra uguale (a nostra insaputa). La sensazione è che l’abbia già fatto con la sua consueta abilità mercantile. Se non fosse così il quadro generale, non sarebbe comprensibile il fatto che una intervista come questa abbia fatto il giro nel web italiano negli ultimi tre giorni, immessa da una ventina di siti e bloggers e poi dilagata su facebook. Veniamo alla nostra intervista. Eccola, così come è stata presentata: Henry Kissinger: “Se non riesci a sentire i tamburi di guerra allora devi essere sordo” NEW YORK – Stati Uniti – Con una notevole ammissione l’ex Segretario di Stato dell’era Nixon, Henry Kissinger, rivela ciò che sta accadendo in questo momento nel mondo e in particolare in Medio Oriente. Parlando dal suo lussuoso appartamento di Manhattan, l’anziano statista, che compirà 89 anni a maggio, con la sua analisi della situazione attuale, è molto più avanti del forum mondiale di geo-politica ed economia. di Alfred Heinz – Daily Squib (giornale satirico britannico) “Gli Stati Uniti stanno tenendo a freno Cina e Russia, e l’ultimo chiodo nella bara sarà l’Iran, che è, naturalmente, l’obiettivo principale di Israele. Abbiamo permesso alla Cina di aumentare la sua forza militare e alla Russia di riprendersi dalla sovietizzazione, per dare loro un falso senso di spavalderia, questo creerà un crollo più veloce per tutti loro insieme. Siamo come un tiratore sveglio che sfida l’inesperto a prendere la pistola, ma quando ci prova, è bang bang. La prossima guerra sarà così grave che una sola superpotenza può vincere, e siamo noi gente. È per questo che l’UE ha tanta fretta di formare un superstato completo perché sanno che sta arrivando, e per sopravvivere, l’Europa dovrà essere un unico stato coeso. La loro urgenza mi dice che loro sanno benissimo che la grande resa dei conti è alle porte. Oh quanto ho sognato questo momento delizioso. “ “Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo”. Il Signor Kissinger ha poi aggiunto: “Se sei una persona comune, allora puoi prepararti per la guerra spostandoti verso la campagna e mantenendo una fattoria, ma devi portare con te le armi, perché ci saranno in giro orde di affamati. Inoltre, anche se l’elite avrà i suoi ripari e rifugi speciali, deve essere altrettanto attenta durante la guerra, come i civili semplici, perché anche i loro rifugi possono essere compromessi”. Dopo una pausa di alcuni minuti per raccogliere i suoi pensieri, il signor Kissinger, ha continuato: “Abbiamo detto ai militari che avremmo dovuto prendere più di sette paesi del Medio Oriente per le loro risorse e hanno quasi completato il loro lavoro. Sappiamo tutti cosa penso dei militari, ma devo dire che questa volta hanno obbedito anche troppo. Resta solo l’ultimo gradino, cioè l’Iran che sarà davvero l’ago della bilancia. Per quanto tempo la Cina e la Russia possono stare a guardare mentre l’America fa il repulisti? Il grande orso russo e la falce cinese saranno risvegliati dal loro sonno e questo accadrà quando Israele dovrà combattere con tutte le sue forze e le sue armi per uccidere più arabi che può. Se tutto andrà bene come speriamo, la metà del Medio Oriente sarà Israeliano. I nostri giovani sono stati addestrati bene più o meno nell’ultimo decennio sulle console dei giochi da combattimento, è stato interessante vedere il nuovo gioco Call of Duty Modern Warfare 3, che rispecchia esattamente ciò che avverrà nel prossimo futuro con la sua programmazione predittiva. I nostri giovani, negli Stati Uniti e in Occidente, vengono preparati perché sono stati programmati per essere buoni soldati , carne da cannone, e quando gli sarà ordinato di uscire in strada e combattere quei pazzi Cinesi e Russi, obbediranno agli ordini. Dalle ceneri noi costruiremo una società nuova, resterà solo una superpotenza, e sarà il governo mondiale che vince. Non dimenticare, gli Stati Uniti, hanno le armi migliori, abbiamo roba che nessun altra nazione ha, e diffonderemo quelle armi nel mondo, quando sarà il momento giusto.” Fine del colloquio. Il nostro giornalista viene scortato fuori dalla stanza dal sorvegliante di Kissinger. Alfred Heinz Se, come vi hanno fatto credere, questa intervista fosse stata pubblicata in data 14 settembre 2012, allora voleva dire che Kissinger è un deficiente e finiva sulla prima pagina del New York Times, cosa che non è avvenuta. Quindi? E’ falsa? No. E’ vera. Il fatto è che A). Alfred Heinz è il vero nome di Henry Kissinger, non è un giornalista. B). La cosiddetta intervista è un dialogo con se stesso che lui ha reso pubblico nel novembre del 2010, quando –secondo lui e secondo molte altre personalità attendibili di primissima caratura- è scoppiata la Terza Guerra Mondiale, di cui noi stiamo vivendo la fase Invisibile e di cui, in questi giorni stiamo vedendo i primi echi di quella Potenzialmente Visibile. Bisogna precisare un aspetto decisivo. Nel mondo esistono molte personalità importanti di livello pubblico. Chi conosce gli autentici meccanismi del Potere sa che tali individui si dividono in due categorie: i Potenti e gli Utili. Silvio Berlusconi, Mario Monti, Pierluigi Bersani (tanto per citarne tre presi a caso) sono “Utili” ma non sono affatto Potenti. Affatto. Non contano davvero nulla. Contano quanto contava Sarkozy o Tony Blair. La definizione di “utile” è molto chiara e precisa, equivale a “intercambiabile”. Poi ci sono i Potenti, la maggior parte dei quali sono anonimi per la maggioranza dei cittadini. Loro, non sono intercambiabili. Il loro Potere Personale non si esaurisce mai, a meno che non si ammalino gravemente. Vladimir Putin, ad esempio, è Potente. Anche Henry Kissinger è Potente, se non altro per la sua esperienza. E’ l’uomo che dal 1968 al 1992, per 24 anni di seguito senza interruzione, ha gestito tutta la politica statunitense relativa al Medio Oriente e all’Asia Minore. Di quelle nazioni, dei loro intrighi, dei loro accordi, delle loro verità, lui sa tutto. Proprio tutto. E’ stato al loro tavolo per diversi decenni. La notizia VERA (e quindi interessante) sta in ciò “perché a novembre del 2010 Kissinger ha fatto questo giochetto?”. Il che introduce una seconda domanda davvero interessante (ma solo per noi italiani): “Come mai, questa notizia appare in Italia con 22 mesi di ritardo?”. Che porta a una terza domanda per il sottoscritto interessante. “Come mai, in Italia, dopo 22 mesi viene riproposta alterandola e quindi attribuendogli una valenza, inevitabilmente, diversa e fuorviante?” Va da sé, neanche a dirlo, che, se fosse stata falsa, sarebbe già stata smentita. 1). Nel novembre del 2010 c’erano state in Usa le elezioni politiche, le cosiddette “mid-term elections” che dovevano decidere la partecipazione al congresso Usa. Le vinsero i repubblicani che conquistarono (a sorpresa) il senato. Lì iniziarono subito i guai per Obama e per tutti noi. Allora, in quel momento, c’erano tre possibilità: a) scontro frontale americano tra democratici e repubblicani sull’economia, b) esplosione dell’euro con gigantesco impatto su tutto l’occidente e rimescolamento delle carte e delle nazioni, c) la guerra mondiale. Il punto a era quello voluto da alcuni settori democratici e alcuni settori repubblicani. Non passò. Vinse l’FBI. Uno studio riservato rivelò che c’erano 65% di possibilità di una guerra civile interna con milioni di morti: inaccettabile e impensabile, i rischi erano troppo forti. L’opzione b era quella voluta da Krugman, Stiglitz e Obama, appoggiata anche da alcuni repubblicani. Far fare soldi ai colossi finanziari scommettendo sulla fine dell’euro, facendolo saltare, accettare il nuovo Sudamerica, accettare l’idea di una nuova Africa anti-cinese e anti-Al Qaeda gestita da Gheddafi che si sarebbe fatto carico di tutta la zona sub sahariana; grazie all’esplosione dell’euro -e conseguente crisi- abbattere il regime corrottissimo indiano, spostando gli investimenti delle multinazionali dall’India al Sudamerica e all’Europa per creare lavoro e occupazione, rilanciando l’economia Usa che ritornava ad essere la locomotiva, con rimpicciolimento del ruolo della Germania e della Cina. L’opzione c era quella sostenuta dai generali americani, appoggiati dal comando generale della Nato in Europa, dalla Cina, e dal mondo legato al fondamentalismo islamico. Nel dover pendere una decisione non facile, Obama –come fanno i potenti- si consultò con i suoi “potenti veri” locali, circa un centinaio di persone in Usa. Henry Kissinger era tra questi. Ma il vecchio leone è uno che conosce i suoi polli. Anche se 87enne (nel 2010, oggi ne ha 89) organizzò le cose a modo suo. Kissinger abita in un appartamento a Manhattan, New York, in un certo piano di un certo grattacielo. Nel suo piano è l’unico appartamento, con un gigantesco vestibolo all’uscita dell’ascensore, sempre piantonato da quattro guardie dell’FBI, più altri quattro al pianterreno. Il giorno dell’appuntamento (è troppo vecchio per muoversi, ed è anche troppo potente per farlo; se vogliono parlare con lui si va a casa sua; è la differenza tra gli “utili” e i “potenti”) avvertì qualche giornalista amico e un fotografo dell’Associated Press, ai quali venne data la possibilità di sostare davanti alla porta d’ingresso del suo appartamento, tutto qui. In attesa. Di che? Non lo sapevano. A un certo punto è arrivato il vice-presidente Joe Biden, suo vecchio amico (nonostante uno sia democratico e l’altro repubblicano) che è sbiancato vedendo i giornalisti. Ma non c’era nulla di illegale né di sconveniente. Ha bussato alla porta e invece di vedersi arrivare il cameriere, è stato proprio Kissinger in persona ad aprire la porta, tanto per farsi sentire dai giornalisti mentre diceva l’unica frase divenuta poi pubblica “Carissimo Joe, che piacere vederti! Certo che lì, al Congresso, siete proprio tutti una massa di imbecilli criminali”. Lo fece entrare e i giornalisti furono costretti ad andare via. Kissinger espresse la sua opinione. Lui era d’accordo con Krugman e Stiglitz. Appoggiava pienamente il punto b che trovava geniale. Bisogna conoscere le idee di Kissinger. I potenti –a differenza degli “utili intercambiabili”- hanno idee loro, e per quelle si battono, giuste o sbagliate che siano. Per Henry Kissinger, il suo sogno è sempre stato (mai fatto mistero di questo) il “modello nipponico riadattato al territorio statunitense” ovverossia: keynesiano welfare in economia e conservatore in politica, in modo tale da garantire “lo sviluppo e il progresso sociale nel rispetto della tradizione”. Detesta i radicali di sinistra e disprezza Milton Friedman. Una settimana dopo, Kissinger venne a sapere che era passato il piano c, per una serie di complessi meccanismi di cui, se vi interessa, parlerò in altro specifico post. Irritato e avvilito per tale idiozia criminale, dal cappello delle sue conoscenze tirò fuori quello che lui riteneva “il più solido tra i pazzi intellettuali in giro per il continente” un economista canadese (in Italia verrebbe considerato di estrema sinistra) di scuola post-keynesiana, docente universitario di Storia Economica e Pianificazione dei mercati, e autorevole presidente del più agguerrito centro studi di informazione geo-politica d’occidente, il Global Research Institute, con sede a Ottawa. (trovate il tutto sotto GlobalResearch.com e il nome dell’economista è Michel Chossudovsky, un vero guru). Lo invitò a casa sua. Si accorse che le loro informazioni corrispondevano e gli consegnò la famosa intervista che qualche settimana dopo Chossudovsky pubblicò sul suo sito di allora, provocando un gigantesco dibattito durato quaranta giorni, finché la scure della censura non piombò su tutti quanti nel gennaio del 2011 quando tutte le fonti di notizie geo-politiche del mondo occidentale finirono sotto censura preventiva militare e si poteva comunicare soltanto in privato e con enormi cautele. Il poco che si scriveva e si diceva, allora, non veniva raccolto dalla stampa mainstream. A gennaio del 2011 l’articolo finisce nelle mani di The Guardian, in Inghilterra, che sceglie di non pubblicarlo e decide di passarlo a un giornale politico che si occupa di satira intellettuale, The Daily Squib, che lo pubblica in data febbraio 2011, si aprì allora un enorme dibattito in tutta Europa su questa questione. Neanche a dirlo, in Italia la notizia non ebbe la diffusione che meritava ma questo è un paese che si trova sotto censura militare ferrea dalla primavera del 2011, con l’intera cupola mediatica mainstream ben asservita agli ordini (in cambio usufruiscono di milioni di euro di sovvenzioni statali pagate con i vostri soldi, con la specifica consegna di parlare di idiozie). Il 19 aprile del 2012, il prof. Chossudovsky ha pubblicato un interessante, succoso e ricco articolo sulla Siria –che trovate sul suo sito- l’unico articolo al mondo nel quale si spiegava che la “crisi siriana è stata organizzata, pianificata e orchestrata dal Fondo Monetario Internazionale; hanno imposto delle manovre economiche di austerità e rigore alla nazione tali da distruggere completamente l’economia del paese, provocando una gigantesca disoccupazione…..” e spiegando come, in realtà, quella che a noi viene tuttora presentata come una guerra civile nata così, a vacca, nel nome di non si sa bene che cosa, sia stata in realtà una rivolta sociale che è nata come protesta sindacale prima, protesta economica poi e infine degenerata nella situazione attuale. (Vedasi per chi è interessato IMF Syrian Arab Republic — IMF Article IV Consultation Mission’s Concluding Statement , 2006) Della Siria noi sappiamo poco o nulla, essendone parte in causa. Nell’articolo di aprile del 2012, l’economista canadese racconta come sia stata applicata la “soluzione c”. In una conferenza tenuta a New York una ventina di giorni fa, l’economista ha spiegato “Come confermato dall’ex comandante generale della NATO, Wesley Clark, è stato applicato un piano quinquennale, entro il 2014, per la trasformazione totale dell’intera area del mediterraneo (ndr. Compresi noi in quanto Italia) “[La] campagna quinquennale [include] … un totale di sette paesi, a partire dall’Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Iran, Somalia e Sudan” (rilevazioni ufficiali del Pentagono dal generale Wesley Clark da lui stesso confermate in Usa e diffuse oggi, 17 settembre 2012, dal comitato “occupy wall street” a Manhattan, New York). Insieme ad altri colleghi, economisti e sociologi, il professore canadese ha esposto attraverso la sua fondazione lo stato relativo alla questione “sottaciuta del controllo dei prezzi delle derrate alimentari”; dibattito e argomento da lui presentato insieme ad altre tre persone, potete andare a cercare le loro fonti dirette in rete: Marco Lagi (sta a Bristol e lo trovate su facebook) Zaheerul Hassan e Timon Singh. Quest’ultimo, sul suo sito (Inhabitat.com) affronta l’argomento che è fondamentale per comprendere l’autentico scenario che stanno costruendo per noi e che noi dovremmo cercare –come possiamo- di disinnescare, quanto meno informando la cittadinanza sulla reale situazione. Eccezionale il lavoro del sito Pakalert Press. com, un sito gestito dalla classe intellettuale pakistana mussulmana, che sta facendo un meraviglioso e nobile e capillare lavoro sia di informazione e di divulgazione che di in-formazione per mussulmani, con l’aggiunta (vera chicca per i gourmet libertari e veri pacifisti) di citare Papa Ratzinger usando la sua illuminata e importante frase “il fondamentalismo, qualunque essso sia, altro non è che la falsificazione della religione”. Questo sito, così come la classe intellettuale pakistana, è in prima fila, oggi, nel mondo, nel condurre una battaglia civile e libertaria –nel nome di Allah e del Corano- contro il terrorismo, contro il fondamentalismo, per allargare quanto più sia possibile l’antagonismo contro lo spettro guerrafondaio che si sta allargando in maniera sempre più pericolosa. Zaheerul Hassan fa davvero onore alla professione dell’intellettuale e alla figura del giornalista. Da aggiungere che Hassan (noto professionista nel suo paese, famoso e rispettato) ha pubblicato oggi un lungo articolo di geo-politica dando la notizia (da fonte accreditata russa) che Obama è praticamente sotto sequestro dei militari americani e addirittura c’è chi in Usa teme che venga defenestrato prima delle elezioni. E anche lui affronta il problema gravissimo delle derrate alimentari. In Italia di questi argomenti nessuno ne parla. Tanto meno in rete. Con l’unica eccezione di una cittadina davvero libera, Debora Billi, la quale, in uno dei suoi siti (Petrolio) ha recentemente affrontato l’argomento del cibo e dei suoi prezzi e della sua speculazione e lo ha ripreso oggi su un altro suo sito (Crisis) pubblicando fonti britanniche, notoriamente attendibili, secondo lei pessimistiche: sostengono che entro un anno al massimo ci troveremo ad affrontare una emergenza davvero molto grave nel campo dell’alimentazione, con potenziali scenari sociali davvero pericolosi. Fonti canadesi, sudamericane, e australiane, ritengono che già quest’inverno i prezzi cominceranno a salire molto pesantemente. Per concludere questo punto, e chiudere sulla questione siriana, cito l’ultima frase di Kissinger (di una settimana fa) va da sé rimbalzata dovunque. Ovviamente tranne che in Italia. Questa sì che è fresca: ”You cant’t make war, any war, in the Middle East, without Egypt, but you can’t make peace without Syria”. (trad.: “Non potete fare la guerra in Medio Oriente, qualunque guerra, senza l’Egitto; ma non potete avere nessuna pace senza la Siria”). Questa sua frase, tradotta dal gergo diplomatico significa. “Non stiamo più in una situazione di pace; non stiamo ancora in guerra aperta e dichiarata; ma ormai è troppo tardi e non è più possibile stare in pace per ciò che sta accadendo in Siria: siamo finiti in una situazione di non-pace”. L’ideale per ogni mercante d’armi. Il sogno di ogni speculatore finanziario. La grande ambizione di qualunque governo: una formidabile arma di ricatto per costringere le nazioni ad accettare qualsivoglia Legge, qualsivoglia manovra, qualunque forma di decreto, pena l’entrata immediata in uno scenario di guerra vera, non più invisibile.. Comprendere, capire, l’esatto scenario, è utile per lavorare tutti insieme nel tentativo di disinnescare l’atmosfera di guerra che l’oligarchia finanziaria planetaria sta diffondendo su tutto il pianeta.. Il primo passo consiste nel combattere, denunciare e smascherare ogni tentativo, anche infantile, di spingere verso “guerre di civiltà” o ancora peggio “guerre di religione”. Gli ebrei, i cristiani, i mussulmani, non c’entrano nulla. Nessuno di loro è responsabile di ciò che sta accadendo. E chi spinge verso l’odio per gli ebrei, l’odio per i cattolici o l’odio per i mussulmani è un cretino, un imbecille, un irresponsabile o un criminale. A voi la scelta. Forse addirittura tutti e quattro. Aver presentato l’intervista di Kissinger come una notizia fresca non è né giornalismo né informazione. Poiché il teatro è pericoloso, sarebbe il caso che i dilettanti si astenessero da occuparsi di questioni che ignorano. E per onor di patria mi astengo dal citare i nomi dei siti e delle persone che hanno diffuso tale disinformazione. 2). Perché tutto ciò non è stato reso pubblico nel dicembre del 2010 quando si stava verificando? Perché in Europa non se ne poteva parlare, perché era già partito l’ordine e stavano scaldando i motori degli aerei per andare bombardare la Lybia. Se gli italiani avessero saputo, allora, è molto probabile si sarebbe diffuso malumore, proteste, interrogazioni parlamentari, discussioni e forse l’Italia si sarebbe astenuta. Era meglio che si occupassero delle notti sporcaccione del premier, la cui figura si dimostrò utilissima e preziosa in quel frangente. Non più utile affatto a giugno, a guerra inoltrata e già vinta, quando gli comunicarono l’ordine di defenestrare La Russa perché era d’impaccio e doveva essere sostituito dal comandante generale della Nato, ammiraglio Di Paola, con un totale ricambio della struttura della difesa in Italia. Come regolarmente avvenne il 10 novembre del 2011. La Russa fece i capricci e si incaponì. Era convinto di essere un “potente”. Si era dimenticato di essere semplicemente un “utile qualunque”. Secondo l’economista canadese l’esplosione improvvisa della crisi finanziaria in Italia nell’estate del 2011 ha avuto come scopo principale quello di militarizzare la nazione come è avvenuto (gli italiani ancora non se ne sono accorti). Tant’è vero che noi, oggi, siamo l’unica nazione di tutto il mondo occidentale ad avere i generali alla difesa. La gente, questo, neanche lo sa. E non ne comprende l’impatto. 3). Quella intervista di Kisssinger a se stesso esce in questi giorni in Italia come prova di disinformazione e di capacità di manipolazione e alterazione di qualunque notizia in rete. Non vi è altra ragione. Ecco perché era importante spiegarne i retroscena. E’ una modalità di terrorismo mediatico subliminale. Sfogatevi pure su facebook mettendoci tutte le striscette che volete su qualunque argomento e copiate/incollate ogni post che vi pare su qualunque argomento, se non avete un briciolo di idee e di dignità professionale. MA LASCIATE PERDERE TUTTO CIO’ CHE HA A CHE FARE E VEDERE CON LA GUERRA. Se non sapete ciò che state dicendo, se non sapete ciò che state facendo, meglio astenersi. C’è molto disagio in giro, molta disperazione, molta follia, e molti, troppi mercanti. L’Italia è un paese fragile, ormai indebolito, senza nessun parametro culturale, privo di qualsivoglia guida intellettuale, di punti di riferimento solidi e di sostegno. Bisogna essere davvero molto cauti. Non pubblicate e non condividete notizie, fotografie, immagini di scenari di guerra che coinvolgano cristiani, ebrei o mussulmani, senza prima esservi interrogati a lungo su ciò che state facendo. Una fotografia sbagliata, una intervista alterata, una didascalia emotiva non accorta, in questo momento, in Italia, può provocare danni molto gravi. Gravissimi. Guadagnatevi i vostri euro usando altri settori dell’immaginario collettivo, non questo. Siate seri, una volta tanto. E umili nell’approccio. E molto molto cauti. Altrimenti, finirete, inevitabilmente, per essere identificati e definiti da chi combatte per la libertà di tutti (se non è di tutti non è libertà) come degli irresponsabili (a vostra insaputa) o come dei mascalzoni a chiare lettere. Questo è veramente ciò che penso, in questo momento. Sergio Di Cori Modigliani Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/09/la-bufala-di-henry-kissinger-che-pero.html 17.09.2012

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Argentina: la presidentessa non è più in grado di parlare

BUENOS AIRES (IRIB) – Il presidente dell’Argentina Christina Fernandez Kirchner non e’ in grado di parlare per via di problemi alle corde vocali. Secondo i suoi medici per ora tutti gli appuntamenti pubblici della Kirchner sono stati annullati e secondo fonti locali le attività della presidentessa soprattutto durante la tragedia delle inondazioni della scorsa settimana hanno causato il peggioramento delle sue condizioni di salute. La Fernandez, come molti altri leaders politici dell’America Latina, e’ affetta da cancro. Per puro caso tutti i presidenti della regione ad avere problemi con il cancro, come il defunto Chavez, sono personaggi che si sono opposti più o meno apertamente alle politiche dell’imperialismo Usa o britannico nella regione. http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/124009-argentina-ansia-per-christina-kirchner,-la-presidentessa-non-e-in-grado-di-parlare

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Chi è Jorge Mario Bergoglio? L’operazione Condor, Vileda e Kissinger Operazione Condor (Inglese: Operation Condor; Spagnolo: Operación Cóndor; Portoghese: Operação Condor) fu il nome dato dall’establishment dei servizi segreti U.S.A. ad una massiccia operazione di politica estera statunitense, che ebbe luogo negli anni settanta, volta a tutelare tutti quegli stati centro e sudamericani dove l’influenza socialista e comunista era ritenuta troppo potente, nonché a reprimere le varie opposizioni ai governi partecipi dell’iniziativa. https://www.youtube.com/watch?v=R0FzkIQQRPM Tale operazione coinvolse in primo luogo la C.I.A., il servizio segreto statunitense, oltre che apparati militari, organizzazioni di estrema destra, partiti politici e movimenti di guerriglia anticomunisti sudamericani. Tutte queste organizzazioni furono utilizzate come strumento, in svariati stati, per rovesciare governi anche eletti democraticamente come quello di Salvador Allende in Cile. Furono stanziate sostanziose somme per portare a termine questo massiccio piano politico, poiché gli interessi economici in gioco erano alti, vista la ricchezza, soprattutto di materie prime, dell’America Meridionale. La C.I.A. fornì sempre e comunque sostegno, copertura, assistenza e denaro ai servizi segreti golpisti sudamericani, nonché addestramento presso il Western Hemisphere Institute for Security Cooperation e anche negli Stati Uniti. Le procedure per mettere in atto questi piani furono di volta in volta diverse, tutte però ebbero in comune il ricorso sistematico alla tortura e all’omicidio degli oppositori politici. Spesso ambasciatori, politici o dissidenti rifugiati all’estero furono assassinati anche oltre i confini dell’America Latina. Alcune fra le nazioni coinvolte furono Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Perù, Paraguay e Uruguay. L’origine dell’operazione va ricercata in un presunto incontro, avvenuto nel febbraio 1974, tra alcuni elementi di spicco delle polizie segrete di Cile, Bolivia, Argentina, Uruguay e Paraguay con Manuel Contreras, capo della DINA (i servizi segreti di Pinochet), a Santiago del Cile. Ma fu durante la decima conferenza degli eserciti americani del 3 settembre 1973 che il generale brasiliano Breno Borges Fortes propose di estendere le partnership e le collaborazioni tra i vari servizi segreti al fine di combattere il comunismo ed ogni proposito sovversivo [5]. Questa funesta alleanza tra dittature fu patrocinata dagli Stati Uniti, ma molti pensano che sia stata direttamente ordinata dal governo di Washinghton. L’operazione fu facilitata grazie ad una serie di colpi di stato tra gli anni cinquanta e settanta:

  • Il Generale Alfredo Stroessner sale al potere in Paraguay nel 1954.
  • Le forze armate brasiliane rovesciano il governo democratico di João Goulart nel 1964.
  • Il Generale Hugo Banzer prende il potere in Bolivia nel 1971 dopo una serie di colpi di stato.
  • Forze leali al Generale Augusto Pinochet assediano il palazzo presidenziale in Cile nel 1973, rovesciando il governo democratico di Salvador Allende.
  • Una giunta militare capeggiata dal Generale Jorge Rafael Videla sale al potere in Argentina nel 1976.

Obiettivi dell’operazione di repressione

Gli obiettivi ufficiali delle repressioni dei servizi segreti cooperanti erano i guerriglieri di sinistra che operavano in maniera piuttosto blanda contro le dittature (come i Montoneros argentini o il Movimento di Sinistra Rivoluzionaria cileno), ma di fatto si orientò e si accanì contro ogni sorta di opposizione, politica, sociale ed umana. Venivano rapiti, torturati ed uccisi studenti inermi, giornalisti, intellettuali, professori universitari (soprattutto di facoltà umanistiche), sindacalisti, operai, madri e padri che cercavano i propri figli scomparsi, e spesso le violenze non si limitavano al singolo soggetto ritenuto “sovversivo”, ma si estendevano anche ai familiari di questo.

I supporti alle dittature

Le dittature facenti parte dell’Operazione Condor fruirono dei massicci aiuti statunitensi, in termini di risorse economiche, addestramento e forniture militari, e di preparazione e organizzazione dell’Intelligence. Si appoggiarono anche alle formazioni di estrema destra, che in tutti i casi contribuirono a portarle al potere, e nei momenti di crisi si organizzarono in squadroni armati (Squadroni della morte), per assassinare oppositori politici e militanti di sinistra. Tra le più famigerate organizzazioni repressive di destra vi furono la Tripla A argentina e l’organizzazione Patria y Libertad cilena, entrambe finanziate dalla C.I.A.

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Nel 1973, venne nominato “Provinciale” d’Argentina per la Compagnia di Gesù. In questa veste, Bergoglio divenne il gesuita di più alto livello nel Paese durante la dittatura militare guidata dal generale Jorge Videla (1976-1983). In seguito divenne vescovo e arcivescovo di Buenos Aires. Papa Giovanni Paolo II lo elevò al rango di cardinale nel 2001. Quando la giunta militare abbandonò il potere nel 1983, venne eletto il presidente Raúl Alfonsín il quale istituì la “Commissione della Verità”, per perseguire i crimini commessi durante la “guerra sporca” (La Guerra Sucia). La giunta militare era sostenuta segretamente da Washington. L’allora Segretario di Stato statunitense, Henry Kissinger, manovrò da dietro le quinte il colpo di stato militare del 1976. Il rappresentante di Kissinger in America Latina, William Rogers, due giorni dopo il colpo di stato gli disse:

Dovremo aspettarci una buona dose di repressione, probabilmente diversi spargimenti di sangue, in Argentina” … (National Security Archive , 23 marzo 2006)

OPERAZIONE CONDOR Ironia della sorte, il 5 marzo 2013, una settimana prima dell’investitura di Bergoglio a Pontefice, si è aperto un importante processo a Buenos Aires. Tale procedimento riguarda: “la presa in considerazione della totalità dei crimini commessi sotto l’Operazione Condor, una campagna coordinata da diverse dittature latino-americane appoggiate dagli USA negli anni 70 e 80 per perseguitare, torturare e uccidere decine di migliaia di oppositori. “ Per ulteriori dettagli, vedere Operation Condor: Trial On Latin American Rendition And Assassination Program di Carlos Osorio e Peter Kornbluh, 10 MARZO 2013 Foto sopra: Henry Kissinger e il generale Jorge Videla (1970) La giunta militare guidata dal generale Jorge Videla (a sinistra) fu responsabile di innumerevoli omicidi, tra cui preti e suore che si opposero al governo militare sponsorizzato dalla CIA salito al potere dopo il colpo di stato del 24 marzo 1976 il quale rovesciò il governo di Isabel Peron: “Videla era tra i generali condannati per crimini contro i diritti umani, tra cui rapimenti, torture e omicidi. Nel 1985, Videla fu condannato all’ergastolo nel carcere militare di Magdalena “. WALL STREET E L’AGENDA ECONOMICO/NEOLIBERALISTA Uno dei personaggi chiave eletti dalla giunta militare (in base alle istruzioni di Wall Street) fu il ministro dell’Economia, Jose Alfredo Martinez de Hoz, membro dell’elite imprenditoriale argentina e grande amico di David Rockefeller. (Vedi immagine qui sotto: Da sinistra a destra: José Alfredo Martinez de Hoz, David Rockefeller e il generale Jorge Videla) Il pacchetto di politiche economiche neo-liberaliste adottate da Martinez de Hoz fu una “copia carbone” di quelle applicate nell’ottobre del 1973, in Cile dalla dittatura di Pinochet sotto la consulenza dei “Chicago Boys”, a seguito del colpo di stato avvenuto l’11 Settembre 1973 e dell’assassinio del presidente Salvador Allende. I salari vennero immediatamente congelati per decreto. Il potere d’acquisto reale crollò di oltre il 30 per cento nei 3 mesi successivi al colpo di stato militare. La popolazione argentina si impoverì.

Sotto la guida del ministro dell’Economia José Alfredo Martinez de Hoz, le politiche della banca centrale vennero in gran parte determinate da Wall Street e dal FMI. Il mercato valutario fu manipolato. Il peso venne volutamente sopravvalutato portando ad un insormontabile debito estero. L’intera economia nazionale precepitò nella bancarotta.
WALL STREET E LA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA
Wall Street era saldamente dietro la giunta militare che condusse “La guerra sporca” per suo conto. La gerarchia della Chiesa cattolica svolse un ruolo centrale nel sostenere la legittimità della Giunta militare. La compagnia di Gesù, che rappresentava la fazione conservatrice e più influente all’interno della Chiesa cattolica, strinse forti legami con le élite economiche dell’Argentina, le quali supportavano la Giunta militare, contro i cosiddetti “comunisti” del movimento peronista. “LA GUERRA SPORCA”: ACCUSE CONTRO IL CARDINALE JORGE MARIO BERGOGLIO Condannare la dittatura militare (comprese le violazioni dei diritti umani) fu un tabù all’interno della Chiesa cattolica. Mentre le alte sfere della Chiesa erano favorevoli alla giunta militare, il clero di base era fermamente contrario alla proclamazione dello stato di militare. Nel 2005, l’avvocato dei diritti umani Myriam Bregman intentò una causa penale contro il cardinale Jorge Bergoglio, accusandolo di aver cospirato con la giunta militare nel rapimento di due sacerdoti gesuiti. Diversi anni dopo, i sopravvissuti della “guerra sporca” accusarono apertamente il cardinale Jorge Bergoglio, di complicità nel rapimento dei sacerdoti Francisco Jalics e Orlando Yorio e di sei membri della loro parrocchia, (El Mundo, 8 novembre 2010) Immagine a sinistra: Jorge Mario Bergoglio e il generale Jorge Videla Bergoglio, che all’epoca era “Provinciale” per la Compagnia di Gesù, ordinò ai due sacerdoti gesuiti “comunisti” “di lasciare il loro lavoro pastorale” (ovvero vennero “licenziati”) seguirono divisioni all’interno della Compagnia di Gesù riguardo al ruolo della Chiesa cattolica e delle sue relazioni con la Giunta militare. Mentre i due sacerdoti Francisco Jalics e Orlando Yorio, vennero rapiti nel maggio 1976 e rilasciati cinque mesi più tardi, dopo essere stati torturati, altre sei persone, coinvolte nel rapimento, scomparvero nel nulla. Dopo il suo rilascio, Orlando Yorio ” accusò Bergoglio di averli consegnati [assieme ad altre 6 persone] agli squadroni della morte … Jalics rifiutò di discutere sulla vicenda dopo essersi trasferito in un monastero tedesco.” (Associated Press, 13 marzo 2013) Tra gli “scomparsi” figurano Mónica Candelaria Mignone e Marta María Vázquez Ocampo, rispettivamente, figlia del fondatore del CELS (Centro de Estudios Legales y Sociales) Emilio Mignone e la figlia della presidentessa del Madres de Plaza de Mayo, Marta Ocampo de Vázquez. (El Periodista Online, marzo 2013). Maria Marta Vásquez, il marito Lugones César (vedi foto a destra) e Mónica Candelaria Mignone vennero fatti spararire durante la guerra sporca, sostenuta segretamente da Washington sotto il nome di “Operazione Condor”.
“Bergoglio [Papa Francesco I] invocò 2 volte il diritto, ai sensi della legge argentina, di rifiutarsi di comparire nell’udienza pubblica e quando alla fine testimoniò nel corso del 2010, le sue risposte furono evasive”: “Bergoglio era direttamente coinvolto in due casi. In uno di essi vennero affrontate le torture subite dai due gesuiti- Orlando Yorio e Jalics Francisco – i quali vennero rapiti nel 1976 dalla baraccopoli dove predicavano la teologia della liberazione. Yorio accusò Bergoglio di averli consegnati agli squadroni della morte… rifiutandosi di dire al regime che approvava il loro lavoro. Jalics  non volle discuterne dopo essersi trasferito in un monastero tedesco. “(Los Angeles Times, 1 aprile 2005)

LA COMUNIONE PER I DITTATORI Le accuse nei confronti di Bergoglio per quanto riguarda il rapimento dei due sacerdoti gesuiti e dei sei membri della loro parrocchia, sono solo la punta dell’iceberg.

Mentre Bergoglio rappresentava una figura importante nella Chiesa cattolica, non fu certo il solo a sostenere la giunta militare.

Secondo l’avvocato Myriam Bregman: “Le stesse dichiarazioni di Bergoglio dimostrarono che la chiesa sapeva fin dall’inizio che la giunta torturava/uccideva i suoi cittadini, appoggiandone pubblicamente i dittatori. “La dittatura non avrebbe potuto funzionare senza questo supporto chiave” (Los Angeles Times, 1 aprile, 2005) (Immagine a destra: il generale Jorge Videla riceve la comunione) L’intera gerarchia cattolica era dietro la dittatura militare sponsorizzata dagli USA. Vale la pena ricordare che il 23 marzo 1976, alla vigilia del colpo di stato militare:

 “Videla e altri cospiratori ricevettero la benedizione dell’arcivescovo di Paraná, Adolfo Tortolo, vicario delle forze armate. Il giorno stesso in cui avvenne il colpo di stato, i capi militari ebbero un lungo incontro con i responsabili della Conferenza episcopale. Come emerse da questo incontro, l’Arcivescovo Tortolo dichiarò che, sebbene “la chiesa abbia la sua missione specifica. . . ci sono circostanze in cui non può astenersi dal partecipare, anche quando si tratta di problemi relativi all’ordine specifico dello Stato “. Esortò gli argentini a” collaborare in modo positivo “con il nuovo governo.” (The Humanist.org , gennaio 2011)

Un’intervista con il generale Jorge Videla, che sta ora scontando una condanna all’ergastolo per crimini contro l’umanità confermò che:

“Mantenne informata la gerarchia cattolica sulla politica del suo regime riguardo la “scomparsa” degli avversari politici e che i leader cattolici gli offrirono consigli su come gestire tali iniziative.”

Jorge Videla disse di aver avuto “molte conversazioni” con l’arcivescovo dell’Argentina, il Cardinale Raúl Francisco Primatesta, riguardo la “guerra sporca” del suo regime contro gli attivisti di sinistra. Disse inoltre che vi furono conversazioni con altri vescovi e con il nunzio apostolico del paese, Pio Laghi.

“Ci consigliarono sul modo in cui affrontare la situazione”, disse Videla “(Tom Henningan, ex dittatore argentino, Irish Times, 24 luglio 2012)

Supportando la giunta militare, la gerarchia cattolica fu complice di torture e uccisioni di massa, si stima che “22.000 persone morirono o scomparvero, dal 1976 al 1978 … il numero sale se valutiamo il periodo tra il 1978 e il 1983.” ( National Security Archive, 23 marzo 2006). LA CHIESA CATTOLICA: CHILE CONTRO ARGENTINA Vale la pena notare che, in seguito al colpo di stato militare in Cile l’11 settembre,1973, il cardinale di Santiago del Cile, Raul Silva Henriquez condannò apertamente la giunta militare guidata dal generale Augusto Pinochet. In netto contrasto con l’Argentina, questa presa di posizione della gerarchia cattolica in Cile fu determinante nel frenare l’ondata di omicidi politici e violazioni dei diritti umani nei confronti dei sostenitori di Salvador Allende e degli oppositori del regime militare. Se Jorge Mario Bergoglio avesse tenuto una posizione simile a quella del cardinale Raul Silva Henriquez, migliaia di vite sarebbero state salvate. L’”OPERAZIONE CONDOR” E LA CHIESA CATTOLICA L’elezione del cardinale Bergoglio a Papa Francesco avrà ripercussioni immediate per quanto riguarda il processo che si sta svolgendo a Buenos Aires nei confronti dell’”Operazione Condor”. La Chiesa sosteneva la giunta militare. Tale fatto emergerà nel corso del procedimento. Senza dubbio, ci saranno tentativi di offuscare il ruolo della gerarchia cattolica e del neo papa Francesco I, che servì da capo gesuita argentino durante la dittatura militare. JORGE MARIO BERGOGLIO: “IL PAPA DI WASHINGTON IN VATICANO”? L’elezione di Papa Francesco I avrà ampie implicazioni geopolitiche per l’intera regione latino-americana. Nel 1970, Jorge Mario Bergoglio era a favore di una dittatura militare sponsorizzata dagli USA. La gerarchia cattolica in Argentina sostenne il governo militare. Gli interessi di Wall Street vennero sostenuti da Jose Alfredo Martinez de Hoz Ministro dell’Economia. La Chiesa cattolica in America Latina è politicamente influente. Determina l’opinione pubblica. Gli architetti della politica estera statunitense lo sanno benissimo. In America Latina, dove un certo numero di governi stanno sfidando l’egemonia degli Stati Uniti, ci si aspetta – data la storia di Bergoglio – che il nuovo pontefice, come leader della Chiesa cattolica, giocherà di fatto, un discreto ruolo “sotto copertura” nelle politiche imposte da Washington. Con Papa Francesco I in Vaticano (che servì fedelmente gli interessi americani nel periodo di massimo splendore del generale Jorge Videla), la gerarchia della Chiesa cattolica in America Latina potrà, ancora una volta, manipolare i governi, non solo in Argentina (in relazione al governo di Cristina Kirschner), ma in tutta la regione, tra cui Venezuela, Ecuador e Bolivia. L’elezione del  papa “pro-Usa” si è verificata una settimana dopo la morte del presidente Hugo Chavez. Il Dipartimento di Stato americano compie spesso pressioni sui membri del United Security Council, al fine di influenzare il voto sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Le operazioni segrete degli Stati Uniti e le campagne di propaganda vengono regolarmente applicate al fine di influenzare le elezioni nazionali in diversi paesi di tutto il mondo. Che gli Stati Uniti abbiano influenzato l’elezione del nuovo pontefice? Jorge Mario Bergoglio era il candidato preferito di Washington. Che le discrete pressioni esercitate da Washington, all’interno della Chiesa cattolica, direttamente o indirettamente, abbiano influenzato i 115 cardinali membri del conclave Vaticano, portando alla elezione di un pontefice che fedelmente servisse gli interessi della politica estera degli Stati Uniti in America Latina? Fonte

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Operazione Condor: il giorno del giudizio

21/03/2013 – Videla e altri complici nella dittatura argentina per la prima volta a processo. L’accusa è quella di aver cospirato per “rapire, far sparire, torturare e uccidere” 171 oppositori della dittatura tra le decine di migliaia che furono le loro vittime,

Il 5 marzo  a Buenos Aires si è aperto il primo processo a imputati per la partecipazione all’Operazione Condor. IL PROCESSO – Alla sbarra sono gli ex dittatori argentini Jorge Rafael Videla e Reynaldo Bignone insieme a altri 23 tra ufficiali e partecipanti alla terribile repressione. L’accusa è quella di aver cospirato per “rapire, far sparire, torturare e uccidere” 171 oppositori della dittatura tra le decine di migliaia che furono le loro vittime, casi documentati e provati. Tra le vittime ci sono un’ottantina di uruguayani, 50 argentini, 20 cileni e una dozzina di cittadini di  Paraguay, Bolivia, Peru ed Ecuador presi di mira dai partecipanti all’Operazione Condor, ai quali si aggiungono i casi di due ufficiali del consolato cubano di Buens Aires, spariti il 9 agosto del 1976. I PARTECIPANTI – Parteciparono al Plan Condor, questa la denominazione alternativa, coordinate da Washington, le dittature di Cile, Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia e saltuariamente Perú, Colombia, Venezuela ed Ecuador. L’operazione consisteva nel coordinamento per la sorveglianza, la detenzione, gli interrogatori con la tortura, i rapimenti e le sparizione o la morte di “sovversivi” o di chiunque (anche statunitense) fosse in qualunque modo malvisto dalle dittature in questione. Non può sfuggire la sovrapposizione con quello che poi sarà il famigerato piano delle “rendition”, solo che a portare a termine le operazioni non furono materialmente gli americani, ma i diversi regimi. Altra differenza fondamentale è che il Plan Condor aveva come bersaglio gli stessi cittadini dei paesi coinvolti per mano dei loro stessi governi  e che portò alla morte e alla sparizione di un numero molto più elevato di quanti ufficialmente sono passati per le mani dei torturatori che facevano/fanno parte del network dedicato alla War on Terror e alle rendition. LA NASCITA – Il Plan Condor fu deciso e approvato in una riunione del 25 novembre del 1975 a Santiago del Cile tra il capo della polizia segreta cilena (la DINA) e i capi dei servizi militari dell’Argentina, all’epoca sotto la teorica autorità d’Isabel Peron e di Bolivia, Paraguay e Uruguay che erano guidati da regimi militari. I “voli della morte”, una pratica inaugurata dai francesi in Algeria contro gli indipendentisti, furono una specialità di cileni ed argentini, dove i generali s’inventarono anche la sottrazione sistematica degli infanti alle famiglie di “sovversivi”. Giovani coppie con i figli piccoli sparivano al completo e i figli erano dati in adozione, spesso a coppie vicine alla dittatura. LA SCOPERTA – Il piano venne ufficialmente alla luce il 22 dicembre del 1993, quando José Fernandez, un giudice paraguayano, trovò in un commissariato di periferia della capitale Asuncion quello che poi sarà conosciuto come “l’archivio del terrore”, nel quale erano conservati i destini di migliaia di persone vittime del regime locale e di quelli dei paesi confinanti. L’archivio contiene i dati di 50.000 persone uccise, 30.000 desaparecidos e 400.000 detenuti e non è considerato esaustivo. OMICIDI ECCELLENTI – All’interno sono dettagliati anche casi celebri, come l’assassinio a Roma di Bernardo Leighton che fu organizzato dal terrorista nero Stefano delle Chiaie, già membro dell’organizzazione Gladio ed eseguito con un mitra dalterrorista d’origine cubana Orlando Bosch Ávila. L’organizzazione operava anche in Europa, dove perseguitava gli esuli e i fuggiaschi con la benevolenza dei governi di diversi paesi ospiti e colpì anche negli Stati Uniti, dove fu raggiunto l’ex ministro del governo cileno di Salvador Allende, Orlando Letelier. Secondo quanto riferito da Vincenzo Vinciguerra, Stefano Delle Chiaie avrebbe parlato del coinvolgimento negli omici di Letelier e del generale cileno Carlos Prats di un cittadino americano Michael Townley ex agente della CIA e di Luis Posada Carriles, terrorista cubano-americano. GLI ARCHIVI AMERICANI – Una quantità di documenti si è poi aggiunta dagli archivi statunitensi, poiché i fatti che vanno dal 1975 a al decennio successivo sono ormai fuori dalla copertura offerta dal segreto. Documenti che nella forma di rapporti al Segretario di Stato Kissinger dettagliano momento per momento la tragica contabilità della progressione della lotta alla sovversione e che vede il suo culmine nel biennio 1976-77. Non furono i massacri asiatici autorizzati in Bangladesh o in Indonesia dallo stesso Kissinger, le vittime dei quali si misurarono in milioni, ma furono più che sufficienti a far vivere per quasi due decenni l’intero territorio centro e sudamericano nel terrore, che in alcuni paesi aveva la forma ferocissima di uno stato onnipotente e intoccabile, dove chi deteneva il potere aveva anche quello di vita o di morte su chiunque, cittadini comuni, giovani, anziani, donne e bambini. Chiunque poteva sparire o divenire bersaglio di una calunnia, ma poteva succedere anche più semplicemente che i suoi beni finissero nell’interesse dei torturatori, che non razziarono solamente i bambini alle loro vittime. SENZA LIMITI – L’atmosfera di totale impunità autorizzò di fatto qualsiasi abuso e sparse semi di violenza inaudita come solo sanno fare i regimi totalitari, le decine di migliaia di persone che sparirono in Argentina senza mai essere dichiarate morte, avevano amici, parenti, colleghi e conoscenti che li hanno visti sparire, spesso senza un perché, spessissimo senza che avessero mai commesso alcun reato o cospirato alcunché, bastava pochissimo per finire nella lista dei cattivi e altrettanto poco per rimanervi per sempre e ritrovarsi a galleggiare al largo dell’Atlantico, i dettagli delle storie di tortura e della fine degli spariti lanciati nell’oceano dagli aerei sono più che raccapriccianti. MADE IN AMERICA – Alla sbarra finiscono anche gli Stati Uniti, perché dagli archivi americani sono spuntati sia i documenti che testimoniano una conoscenza dettagliata e in tempo reale di quanto accadeva, che quelli che testimoniano l’adesione ideologica delle amministrazioni americane a quel massacro, che aveva lo scopo fondamentale di stroncare la penetrazione dell’ideologia comunista nel Sudamerica e che si tradusse nella santa alleanza tra militari, clero e classi abbienti contro chiunque minacciasse lo status quo o gli interessi e la morale costituita. Fascismi sudamericani non meno spietati e vili dei loro cugini europei, gli sgherri dei quali erano addestrati nella Escuela del las Americas a Panama, dove gli istruttori americani addestravano i militari sudamericani alle tattiche antiterrorismo che poi applicheranno con tanto zelo, più di 60.000 allievi, tra i quali alcuni destinati a divenire famosi come il dittatore argentino Galtieri o il panamense Noriega. Tutta gente formata su manuali della CIA (declassificati nel 1994) che elencavano anche le tecniche di tortura che poi saranno praticate dai generali argentini e dai loro omologhi sudamericani. IL TERRORISMO DI STATO – Una serie spaventosa di delitti che possono essere solo in minima parte imputati al combattere la lotta armata, che spesso emergerà dopo le peggiori persecuzioni ai danni di movimenti e gruppi non-violenti o sostenitori dei diritti umani, ma anche di quei sacerdoti che si rifiutavano di benedire le armi degli assassini e che erano minoranza sgradita all’interno della stessa chiesa, l’elenco delle vittime parla di una furia cieca diretta contro chiunque fosse critico o sgradito ai regimi, un vero e proprio terrorismo di stato che per anni renderà la vita in quei paesi molto simile a quella che si viveva Est del muro di Berlino. Una vita vissuta nel terrore di dire la parola sbagliata, di parlare con la persona sbagliata o anche solo di finire vittima di qualcuno che sotto tortura fa il tuo nome tra quello dei suoi amici o conoscenti, bastava pochissimo. TUTTI IMPUNITI – Ben pochi di quei torturatori hanno pagato, ben pochi si sono scusati per i delitti di quegli anni, meno che mai le amministrazioni americane si sono succedute a quelle che assistevano le dittature in quegli anni. Nemmeno oggi che i documenti sono stati resi pubblici e che c’è a disposizione una mole enorme di materiale che testimonia realtà e delitti raccapriccianti, si è ancora udita una parola di scuse da parte di un presidente americano. Plan-Condor-generales 1cbbc06e7073072711b92cbb962a7222 La timeline delle dittature sudamericane 20130321020823

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Martin Almada, torturato e “desaparecido” per 3 anni sotto la dittatura di Stroessner, ha dedicato la vita a raccogliere prove

“Fu lui la mente dell’ Operazione Condor”

Avvocato paraguayano racconta “l’ Interpol del terrore che negli anni 70 uni’ i regimi sudamericani”

Martin Almada, torturato e “desaparecido” per 3 anni sotto la dittatura di Stroessner, ha dedicato la vita a raccogliere prove “Fu lui la mente dell’ Operazione Condor” Avvocato paraguayano racconta “l’ Interpol del terrore che negli anni 70 uni’ i regimi sudamericani” DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID – L’ avvocato paraguayano Martin Almada, accusato di “terrorismo intellettuale” per la sua appartenenza ad un sindacato di insegnanti, e’ stato sequestrato e torturato dalla polizia segreta di Stroessner, dittatore del suo Paese. Ha trascorso tre anni e mezzo da “desaparecido” per i suoi famigliari e amici. + emerso dall’ incubo, a differenza di sua moglie scomparsa senza lasciare traccia, e ha dedicato le sue energie ad accumulare prove sull’ “Operazione Condor”, un piano multinazionale per la sistematica eliminazione degli oppositori in patria e all’ estero, elaborato dalle dittature militari sudamericane negli anni Settanta. “Seppi dell’ Operazione Condor – dichiara Almada – quando ero sequestrato in un luogo chiamato “sepolcro dei vivi”. Me ne parlo’ il mio compagno di cella. “Siamo qui, mi disse, perche’ siamo caduti nella guerra del Condor”. Non aggiunse altro. Io e alcuni miei compagni di sventura ci salvammo grazie all’ intervento degli americani e uscimmo dal sepolcro. Da allora mi sono dedicato a cercare dati sull’ Operazione Condor e li ho trovati”. Almada, 61 anni portati con disinvoltura, ha mostrato buon fiuto e ha scoperto nel 1992 l’ “Archivio del terrore” ad Asuncion, capitale del Paraguay, grazie ad un vuoto di potere dopo la caduta di Stroessner. Nell’ archivio sono contenuti i dettagli sul Condor, una vera e propria Interpol della repressione che, secondo l’ avvocato, era stata ideata ed era capeggiata da Augusto Pinochet. + con un valigione carico di fotocopie di documenti recuperati ad Asuncion che Almada si e’ presentato dinanzi al giudice istruttore Baltasar Garzon, insieme al premio Nobel della pace 1980, l’ argentino Adolfo Perez Esquivel. A Garzon sono state portate le prove dei crimini contro l’ umanita’ commessi da Pinochet, da Stroessner, che oggi vive in Brasile, e da altri tre ex dittatori, l’ argentino Jorge Rafael Videla, il boliviano Ugo Banzer e l’ uruguayano Gregorio Alvarez. Almada e Esquivel pensano che le prove sono piu’ che sufficienti per incriminarli tutti, “cominciando con Pinochet, il mentore numero uno del piano di eliminazione”. Secondo l’ avvocato paraguayano, oggi presidente del Tribunale etico contro l’ impunita’ , i documenti segreti che saranno resi pubblici dagli americani potranno essere utili, “soprattutto se mostreranno il ruolo della Cia”. Di questo ruolo ha parlato in una intervista alla tv britannica Ralph McGehee, ex funzionario della Cia che lavoro’ in Cile ai tempi del golpe. Ha detto che la Cia consegno’ a Pinochet liste con i nomi degli oppositori politici. “I semi dell’ Operazione Condor – afferma Almada – furono gettati nel Forte Amador, nella zona del canale di Panama, nel 1960. Dopo la vittoria della rivoluzione cubana di Fidel Castro, la Cia convoco’ in quella localita’ riunioni per l’ addestramento di militari sudamericani alla repressione di forze rivoluzionarie. Si era in piena guerra fredda. A un certo punto Pinochet disse che quel tipo di addestramento non serviva e decise di operare a suo modo”. Comincio’ allora, nelle parole dell’ avvocato, la seconda fase dell’ “Operazione Condor”. Nei documenti trovati ad Asuncion viene dimostrato come si ideo’ e pianifico’ “una specie di Interpol repressiva” nell’ America latina. Almada ha chiesto al giudice Garzon che solleciti l’ estradizione di Stroessner e degli altri ex dittatori. ” + necessario – afferma – portare dinanzi alla giustizia tutti i genocidi perche’ l’ impunita’ genera repressione e corruzione. Le istruttorie che si sono aperte in Spagna contro i crimini commessi in Cile e in Argentina sono una buona notizia. Grazie ai giudici spagnoli, visto che in America latina non vi sono magistrati con sufficiente coraggio”. Fra i documenti consegnati a Garzon vi sono le prove, “con dati concreti”, della scomparsa di venti cittadini spagnoli in Paraguay, vittime dell’ Operazione Condor. La maggioranza dei “desaparecidos” sarebbero sacerdoti, considerati pericolosi rivoluzionari e quindi eliminati. Una parte della Chiesa cattolica paraguayana era considerata da Adolfo Stroessner “un nido di sovversione”. Dai documenti emergono i nomi dei torturatori e degli assassini degli spagnoli. Mino Vignolo Vignolo Mino

Pagina 3 (10 dicembre 1998) – Corriere della Sera

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25-07-2012 | 19:54:12 L’ex magistrato anti-dittatori lancia l’ultima battaglia

Wikileaks, Garzon difenderà Assange: ‘è perseguitato’

‘Dimostreremo che le indagini a cui e’ stato sottoposto Assange costituiscono una sorta di persecuzione’, ha annunciato all’indomani dell’assunzione del nuovo incarico. L’uomo che accuso’ Pinochet e indago’ su Berlusconi difendera’ Wikileaks e il suo fondatore. Con l’ennesimo colpo ad effetto, Julian Assange, su cui pende una richiesta di estradizione della giustizia svedese, ha scelto un avvocato d’eccezione per la sua complicata difesa: l’ex magistrato spagnolo Baltasar Garzon. Che sin dalle prime battute, annuncia battaglia. ‘Dimostreremo che le indagini a cui e’ stato sottoposto Assange costituiscono una sorta di persecuzione’, ha annunciato all’indomani dell’assunzione del nuovo incarico. La decisione di assumere Garzon era stata annunciata da Wikileaks nella tarda serata di ieri, dopo che il suo fondatore e Garzon si erano riuniti nell’ambasciata ecuadoriana in cui l’australiano e’ rifugiato. Garzon, aveva spiegato Wikileaks, difendera’ Assange ‘dagli abusi di processi e dall’arbitrarieta’ del sistema finanziario internazionale, che metteranno in luce la portata reale dell’operazione contro di lui’. Parole che dalla Spagna ha confermato lo stesso ex magistrato. ‘Chiederemo ed esigeremo’ che Assange ottenga ‘le garanzie del giusto processo’, ha evidenziato Garzon, manifestando la ‘sensazione’ che ‘questo non sia un processo come noi lo intendiamo e che dietro possano esserci altre intenzioni’. Il legale, insomma, promette scintille, in linea con la sua biografia. Giudice dal 1981, dal 1988 magistrato presso l’Audencia Nacional, (il tribunale nazionale iberico), Garzon nel 1998 balzo’ alle cronache internazionali per aver spiccato un mandato di cattura contro l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet per la morte e la tortura di alcuni cittadini spagnoli durante il suo mandato. Garzon, che voleva portare alla sbarra perfino Henry Kissinger in relazione alla cosiddetta ‘Operazione Condor’, nel 2002 apri’ un’inchiesta su Telecinco, accusando Silvio Berlusconi di aver violato la legge contro le concentrazioni televisive attraverso finanziamenti off-shore. L’ex premier italiano fu poi assolto. Il declino di Garzon, invece, e’ stato sancito da un caso di corruzione politica, la ‘trama Gurtel’: nel febbraio scorso e’ stato interdetto per 11 anni dal servizio dalla Corte suprema iberica per aver ordinato intercettazioni irregolari, svolgendo da allora l’attivita’ di avvocato. Su Assange, denunciato da due donne per violazioni e abusi sessuali avvenuti nell’agosto 2010, pende la richiesta di estradizione della giustizia svedese, che lo vuole interrogare. Per sfuggire all’estradizione, l’australiano dal 19 giugno e’ ‘barricato’ a Londra nell’ambasciata dell’Ecuador, a cui ha fatto richiesta di asilo. E da li’, ieri, ha affidato la sua difesa a un nome altrettanto mediatico, quello di Baltasar Garzon.

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La condanna di Baltasar Garzón

La condanna di Baltasar Garzón

Il più popolare e controverso magistrato spagnolo è stato condannato per aver disposto delle intercettazioni illecite, e la sua carriera praticamente finisce qui

Il magistrato spagnolo Baltasar Garzón è stato condannato per avere effettuato illegalmente delle intercettazioni. Garzón è il più famoso e popolare magistrato spagnolo, famoso soprattutto perché nel 1998 spiccò un mandato di cattura per l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet. Garzón è stato interdetto dalle professioni giuridiche per 11 anni e non potrà fare appello: la sentenza, dice la BBC, di fatto mette fine alla sua carriera di magistrato. I suoi sostenitori hanno manifestato fuori dal tribunale e dicono che le accuse nei suoi confronti sono motivate politicamente.Il procedimento in questione era iniziato il 17 gennaio dell’anno scorso ed è relativo a quando Garzón ordinò delle intercettazioni telefoniche nel cosiddetto “caso Gurtel”, un’inchiesta su una presunta rete di corruzione tra il Partito Popolare spagnolo e importanti imprenditori. Garzón nel 2009 fece intercettare le telefonate fra i detenuti, accusati di corrompere i politici, e i loro avvocati. La legge spagnola prevede che le intercettazioni telefoniche possano essere disposte senza troppi cavilli soltanto in casi di terrorismo, ed è più vaga quando si parla di utilizzarle in inchieste di altro genere. Il tribunale ha considerato illegittimo l’uso delle intercettazioni di Garzón. La sentenza è stata votata all’unanimità dai sette giudici della Corte Suprema spagnola.Baltasar Garzón è coinvolto in altri due casi giudiziari. Il primo e più celebre è cominciato due settimane fa e lo vede accusato di abuso di potere nell’ambito di un’inchiesta sui crimini e le violazioni dei diritti umani commessi durante la Guerra civile spagnola (1936-1939) e la dittatura del generale Francisco Franco. Garzón è accusato di aver violato l’amnistia proclamata nel 1977, che blocca le indagini sui crimini commessi fino al 1976 durante il regime franchista. Nel 2008 Garzón aveva ignorato questa legge e aveva aperto per la prima volta in Spagna un’inchiesta sulla morte di 114mila persone durante il regime di Franco, ordinando anche la riesumazione di numerosi cadaveri, molti di questi ancora nelle fosse comuni e senza degna sepoltura. La sua decisione aveva creato molto scalpore nel paese e nel 2009 ha provocato la denuncia nei suoi confronti da parte del sindacato di destra “Manos Limpias”, Mani Pulite. Garzón sostiene che l’amnistia sui crimini del franchismo non gli impedisce di indagare sui reati contro l’umanità denunciati negli anni dai familiari delle vittime e da varie associazioni. Non la pensano così i suoi critici e accusatori, che considerano Garzón un magistrato “di sinistra” e poco rispettoso delle leggi, che si accanisce contro i conservatori e il passato della Spagna.Nel secondo procedimento, che non è ancora iniziato, Garzón è accusato di corruzione, in quanto nel 2006 avrebbe insabbiato un procedimento nei confronti del presidente del Banco Santander, Emilio Botín, perché la stessa banca gli aveva sponsorizzato un ciclo di lezioni tenute alla New York University tra il 2005 e il 2006.

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Il caso P2 in Italia e l’Argentina Connection

Licio Gelli quando si faceva chiamare ing. Luciani

Quando i soldi venivano dall’Argentina

Dal 1941 al 1945 lavora per il Counter Intelligence Corps, il servizio di controspionaggio militare americano. Nell’autunno del 1962 entra nella loggia massonica Gian Domenico Romagnosi di Roma. Nel Dicembre ’65 viene elevato nella gerarchia massonica ed entra nella loggia Propaganda 2. Nel ’68 recluta nella P2 il gen. Allavena, dal quale riesce ad avere una copia dei 157.000 fascicoli del SIFAR. Nel frattempo è diventato maestro venerabile. Nel ’69 Gelli afferma che 400 alti ufficiali dell’esercito sono entrati nella massoneria per predisporre un “governo di colonnelli”; il capo della polizia Vicari, indirettamente, confermerà in seguito questa circostanza. Nel 1971 Salvini tenterà di conquistare il controllo della P2 estromettendo Gelli ma non ci riesce. Nel frattempo Gelli acquista sempre più prestigio presso il governo militare argentino e i suoi interessi economici in quel paese si moltiplicano, dove inoltre recluta molti altri iscritti eccellenti alla P2; nel Febbraio 1973 sarà infatti lui a perorare la causa del ritorno di Peron presso il governo militare. Nel ’74 in un’inchiesta sul fascista Esposti, morto in un conflitto a fuoco con i carabinieri si indaga sui rapporti fra questi settori della destra e la loggia P2. Nello stesso periodo, Gelli, intrattiene anche stretti rapporti con Michele Sindona, che nel Settembre ’74 fugge negli USA a causa del crack della Banca Privata Finanziaria. Nel Marzo ’81 la magistratura indaga su un eventuale favoreggiamento, del “venerabile” in un falso auto-rapimento inventato da Sindona a New York, viene, quindi, perquisita villa Wanda, la residenza di Gelli nei pressi di Arezzo, e gli inquirenti trovano un’ingente documentazione che prova l’esistenza di una cospirazione politica di destra dietro alla loggia segreta P2, alla quale risulteranno iscritti 963 (dai documenti ritrovati, ma si presuppone siano molti di più) fra politici, finanzieri, banchieri, ufficiali, funzionari dello stato ecc. I nomi sono quelli su cui nel corso degli anni convergono le inchieste sulle trame di destra e finanziarie che hanno caratterizzato la storia italiana nel dopoguerra. La P2 risulta, inoltre, avere depositi per circa mille miliardi (1.000.000.000.000) su conti bancari svizzeri. Una commissione parlamentare d’inchiesta chiarirà poi, solo in parte, i legami esistenti fra Gelli, Michele Sindona, Roberto Calvi, la finanza internazionale, la mafia, i servizi segreti USA, golpisti di diversi paesi fra cui Italia, Argentina e Uruguay. Il 13/9/1982 viene arrestato in Svizzera, dove rimarrà in un carcere di quel paese fino a quando non evaderà il 9 Settembre ’83.

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La P2 ieri. La sua vittoria oggi

Oggi Licio Gelli torna in tv a rivendicare il suo trionfo. Il suo Piano di rinascita nazionale è stato in gran parte realizzato dal più brillante dei suoi affiliati, oggi presidente del Consiglio. Ecco la storia della loggia segreta e le «pagine gialle» odierne della Propaganda 2 di Gianni Barbacetto da Diario, maggio 2001

In alto Licio Gelli Gustavo Selva Vito Napoli Massimo De Carolis Publio Fiori Roberto Gervaso Antonio Martino Vittorio Emanuele Roberto Calvi Silvio Berlusconi Luigi Bisignani Maurizio Costanzo

La notizia la dà il telegiornale della notte: la presidenza del Consiglio dei ministri ha deciso di rendere pubblici gli elenchi della loggia massonica P2, l’associazione segreta che il Maestro venerabile Licio Gelli chiama «l’Istituzione». È il 20 maggio 1981, vent’anni fa. L’Italia è scossa: di quella loggia misteriosa si parla ormai da molto tempo, ma ora i suoi componenti prendono un nome e un volto. E gli italiani scoprono che esiste un potere sotterraneo, un governo parallelo, uno Stato nello Stato. Negli elenchi della loggia sono iscritti i nomi di quattro ministri o ex ministri, 44 parlamentari, tutti i vertici dei servizi segreti, il comandante della Guardia di finanza, alti ufficiali dei Carabinieri, militari, prefetti, funzionari, magistrati, banchieri, imprenditori, direttori di giornali, giornalisti… Una settimana dopo, il governo presieduto da Arnaldo Forlani dà le dimissioni. Nasce il primo governo laico della storia d’Italia, guidato da Giovanni Spadolini. è varata una commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia di Gelli, sotto la presidenza di Tina Anselmi. è approvata una legge dello Stato che vieta le associazioni segrete e scioglie la P2. I capi dei servizi di sicurezza sono tutti licenziati. Qualche piduista ha la carriera bloccata, qualcuno subisce procedimenti disciplinari, una ventina di affiliati finisce sotto processo. I magistrati aprono indagini sulla loggia, con l’ipotesi che abbia realizzato una cospirazione politica contro le istituzioni della Repubblica. Ma oggi, vent’anni dopo, che cosa è restato di quel terremoto? Dove sono, che cosa fanno i membri del club P2? Il più noto di essi, che vent’anni fa era soltanto un giovane, brillante palazzinaro, ora spera di diventare nientemeno che presidente del Consiglio. Ecco dunque la storia dimenticata dell’«Istituzione» che ha segnato alcuni decenni della storia italiana. Da Sindona alla P2. Nella seconda metà degli anni Settanta qualche articolo di giornale aveva accennato all’esistenza di una loggia massonica potentissima e misteriosissima. Ombre, sospetti, dicerie? Nel 1980 il consigliere istruttore di Milano Antonio Amati deve aprire due inchieste giudiziarie: una sull’assassinio dell’avvocato milanese commissario liquidatore delle banche di Michele Sindona, Giorgio Ambrosoli, ucciso a Milano l’11 luglio 1979; l’altra sullo strano rapimento di Sindona, scomparso da New York il 2 agosto 1979 e poi ricomparso il 16 ottobre. Nessuno allora avrebbe pensato che quelle inchieste avrebbero portato alla P2. Amati assegna i due fascicoli, insieme, a due giovani magistrati. Il primo, più esperto, si chiama Giuliano Turone, baffi curati e dita sottili, irrequieto e rigorosissimo. Dopo il liceo Manzoni di Milano, dopo un anno negli Stati Uniti, dopo la laurea in legge, era stato tentato dalla carriera diplomatica. Ma aveva scelto la magistratura: perché il diplomatico deve limitarsi a eseguire la politica estera del suo governo, mentre il magistrato decide e giudica, con il solo aiuto della legge e della sua coscienza. Affascinato dalla geometria dell’indagine, aveva voluto diventare giudice istruttore, figura mista (oggi cancellata dal nuovo codice) di giudice e investigatore. Poco più che trentenne, era entrato di persona nel covo-prigione di uno dei primi sequestrati italiani, l’imprenditore Luigi Rossi di Montelera; e nel 1974 aveva fatto arrestare il responsabile, un ometto siciliano che abitava in via Ripamonti 84, a Milano, e che sulla carta d’identità aveva scritto Luciano Leggio, anche se era già noto come boss di Cosa nostra con il nome di Luciano Liggio. Gherardo Colombo, il secondo magistrato, era invece un giovanotto che arrivava a palazzo di giustizia con i jeans e la camicia senza cravatta, e sopra gli occhiali aveva una gran corona di capelli refrattari al pettine. Era cresciuto in una grande casa sui colli della Brianza, padre medico e un po’ poeta, nonno e bisnonno avvocati. Amava i giochi di logica e il bridge. Parlava con aria apparentemente svagata, accompagnando le parole con brevi gesti secchi della mano, che poi spesso lasciava così, sospesa a mezz’aria. Per nove mesi, Turone e Colombo lavorano sodo. Macinano insieme decine e decine di interrogatori, perquisizioni, indagini bancarie. Sono letteralmente risucchiati da un’inchiesta che è un giallo appassionante, pieno di misteri e di colpi di scena. «Era un tessuto dai cento fili intrecciati», secondo Turone, «così abbiamo cominciato col tirare i fili che sporgevano dalla trama». Il sequestro di Sindona: strano, con quella improbabile rivendicazione del «Gruppo proletario di eversione per una giustizia migliore». Strani anche gli affidavit (dichiarazioni giurate) che una decina di persone invia negli Stati Uniti, ai magistrati americani, per testimoniare che il povero Sindona, che ha fatto bancarotta e ha lasciato sul lastrico centinaia di clienti, è perseguitato dai magistrati italiani soltanto per la sua fede anticomunista. Uno degli affidavit è firmato da un certo Licio Gelli. Dice: «Nella mia qualità di uomo d’affari sono conosciuto come anticomunista e sono al corrente degli attacchi dei comunisti contro Michele Sindona. è un bersaglio per loro e viene costantemente attaccato dalla stampa comunista. L’odio dei comunisti per Michele Sindona trova la sua origine nel fatto che egli è anticomunista e perché ha sempre appoggiato la libera impresa in un’Italia democratica». La prosa non è un granché, ma l’ossessione anticomunista è ben presente (e allora, almeno, i comunisti c’erano davvero…). Licio Gelli, fascista e massone. Chi è questo Gelli? – si chiedono Turone e Colombo. Quasi sconosciuto, allora, dal grande pubblico, era il Maestro Venerabile della loggia massonica Propaganda 2, che riuniva la crema del potere italiano. C’era la fila, per ottenere udienza da Gelli nella sua suite all’hotel Excelsior, in via Veneto, a Roma. La loggia era segreta, per non mettere in imbarazzo i suoi potenti iscritti, dispensati anche dalle ritualità massoniche. Bastava la sostanza. Gelli era arrivato al vertice della P2 dopo una onorata carriera come fascista, simpatizzante della Repubblica di Salò, doppiogiochista con la Resistenza, collaboratore dei servizi segreti inglesi e americani, infine agente segreto della Repubblica italiana. Volonteroso funzionario del Doppio Stato: soldato, come tanti altri fascisti e nazisti, arruolato nell’esercito invisibile che gli Alleati avevano approntato, dopo la vittoria contro Hitler e Missolini, per combattere la «guerra non ortodossa» contro il comunismo. Entrato nella massoneria, aveva contribuito a selezionare, dentro l’esercito, gli ufficiali anticomunisti disposti ad avventure golpiste. Nel colpo di Stato (tentato) del 1970 aveva avuto un ruolo di tutto rispetto: suo era l’incarico di entrare al Quirinale e trarre in arresto il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, quello che mandava telegrammi a raffica che finivano sempre con un bel «viva la Resistenza, viva l’Italia». Poi il golpe non ci fu, sospeso forse dagli americani, ma la «guerra non ortodossa» continuò, con una serie di stragi che insanguinarono l’Italia. Fino al 1974, anno di svolta. Allora la strategia della guerra segreta contro il comunismo cambiò: basta con la contrapposizione diretta, con i progetti apertamente golpisti, sostituiti da una più flessibile occupazione, attraverso uomini fidati, di tutti gli ambiti della società, di tutti i centri di potere. La massoneria (o almeno una parte di essa) fornisce le strutture e le coperture necessarie a organizzare questo club del Doppio Stato, questo circolo dell’oltranzismo atlantico. Nasce la P2 di Licio Gelli. In cui poi, all’italiana, entrano anche (e per alcuni soprattutto) le protezioni, le carriere, gli affari e gli affarucci. Ma tutto ciò, tra il 1980 e il 1981, Turone e Colombo ancora non lo sapevano, non lo immaginavano neanche. I due andavano avanti per la loro strada, a districare i misteri del caso Sindona. La perquisizione fatale. Scoprono che Sindona non è stato rapito, ma ha organizzato una messa in scena per sparire dagli Stati Uniti e arrivare in Italia, in Sicilia. Scoprono che è lui a trattare il salvataggio delle sue banche con Giulio Andreotti, a minacciare il presidente della Mediobanca Enrico Cuccia (che si oppone al piano di risanamento), è lui a far uccidere Giorgio Ambrosoli, nella notte dell’11 luglio 1979, con tre colpi di 357 magnum sparati al petto da un sicario che viene dagli Stati Uniti. A ospitare Sindona a Palermo, in quell’estate di scirocco e di sangue, è un medico italoamericano: Joseph Miceli Crimi, massone, esperto di riti esoterici e di chirurgie plastiche. è lui che spara alla gamba del banchiere, con sapienza clinica, per cercare di rendere credibile il rapimento. I due giudici istruttori gli sequestrano alcune carte e, tra queste, uno stupido biglietto ferroviario Palermo-Arezzo, usato da Miceli Crimi nell’estate del 1979. Domanda: perché un viaggio dalla Sicilia ad Arezzo? Risposta: «Per andare dal dentista presso cui ero in cura». Fantasiosa, ma i due milanesi non abboccano. Miceli Crimi, messo alle strette, ammette: ma sì, sono andato da un certo Licio Gelli, per discutere con lui la situazione di Sindona. Questo Gelli comincia proprio a incuriosire i due giudici istruttori. I personaggi che si muovono attorno a Sindona e si danno da fare per salvarlo, scoprono Turone e Colombo, finiscono tutti per arrivare a Gelli: Rodolfo Guzzi, l’avvocato del bancarottiere; Pier Sandro Magnoni, suo genero; Philip Guarino e Paul Rao, due massoni che incontrano il Venerabile poche ore dopo essere stati ricevuti da Giulio Andreotti. Ecco perché, nel marzo 1981, i giudici milanesi ordinano una perquisizione di tutti gli indirizzi del Venerabile. «Cautela assoluta», ricorda Colombo, «avevamo intuito che per ottenere risultati dovevamo procedere con la massima segretezza». La sera di lunedì 16 marzo 1981 una sessantina di agenti della Guardia di finanza si muove da Milano verso i quattro indirizzi di Gelli annotati su una agenda di Sindona sequestrata al banchiere dalla polizia di New York: villa Wanda di Arezzo, l’abitazione privata; la suite all’Excelsior dove riceveva autorità, politici, postulanti; un’azienda di Frosinone; e gli uffici di una fabbrica d’abbigliamento, la Giole di Castiglion Fibocchi. L’incarico delle perquisizioni è affidato a un uomo di cui Turone e Colombo conoscono la lealtà istituzionale, il colonnello della Guardia di finanza Vincenzo Bianchi. Ha l’ordine di agire senza informare nessuno e senza avere alcun contatto con le autorità locali, i carabinieri, la polizia, la magistratura del posto, neppure i comandi della Guardia di finanza. I suoi finanzieri, arrivati in Toscana, non passano la notte nella caserma di Arezzo, ma si disperdono in diverse località lì attorno. Per tutti, l’appuntamento è all’alba del 17 marzo. Scatta la perquisizione. Nessun risultato a Roma. Niente a villa Wanda. L’azienda di Frosinone è un vecchio indirizzo. Alla Giole, invece, c’è una montagna di carte. Gelli non si trova, è a Montevideo. Ma la sua segretaria, Carla, protegge con vigore i documenti stipati nella scrivania, nei cassetti, nella cassaforte, in una valigia… Nella cassaforte ci sono gli elenchi della loggia segreta. «Sequestrate tutto», ordinano, per telefono, i giudici istruttori. La perquisizione è ancora in corso quando a Bianchi arriva via radio una chiamata del generale Orazio Giannini, comandante della Guardia di finanza: c’è anche il suo nome, in quegli elenchi, come quello del suo predecessore, il generale Raffaele Giudice, come quello del capo di stato maggiore della Finanza, il generale Donato Lo Prete. E il comandante delle Fiamme gialle di Arezzo, e una folla di generali, colonnelli, maggiori… Verso il porto delle nebbie. Tutte le carte sono portate a Milano. Turone e Colombo le catalogano, personalmente, pagina per pagina. Ne fanno due copie. L’originale entra nel fascicolo dell’inchiesta; la prima copia è affidata ai finanzieri, con l’incarico di conservarla in un luogo sconosciuto agli stessi giudici; la seconda è nascosta, sotto una falsa intestazione («Formazioni comuniste combattenti») tra i fascicoli di un collega di cui i due si fidano, il giudice Pietro Forno. Non si sa mai. Fuori dal palazzo di giustizia di Milano, intanto, nessuno sa delle carte sequestrate a Gelli. Eppure qualcuno sta lavorando febbrilmente per parare il colpo. La notizia comincia a trapelare. La dà, per primo, il telegiornale Rai la sera del 20 marzo. Ma non è chiaro quali documenti siano stati trovati dai giudici. Il giorno dopo, sabato 21 marzo, il Giornale (allora diretto da Indro Montanelli) scrive: «Nell’ambito delle indagini per l’affare Sindona, stasera si è appresa una doppia operazione compiuta dalla magistratura di Milano e da quella di Roma, nella villa aretina di Licio Gelli, Venerabile Maestro della loggia massonica P2. Per conto dei giudici milanesi l’intervento sarebbe stato operato dalla Guardia di finanza, mentre Roma avrebbe partecipato agli accertamenti attraverso il sostituto procuratore della Repubblica Sica». Strana notizia: il ritrovamento non è avvenuto a villa Wanda ma alla Giole di Castiglion Fibocchi; e soprattutto Domenico Sica, detto «Rubamazzo», per ora non c’entra nulla. Ma basteranno poche settimane e Roma arriverà ad avverare la profezia del Giornale e a strappare l’indagine ai magistrati milanesi. Turone e Colombo, consci del peso istituzionale della loro scoperta, decidono che è loro dovere informare il capo dello Stato: ma il presidente Sandro Pertini è all’estero, così ripiegano sul capo del governo, Arnaldo Forlani. Si recano a Roma il 25 marzo, l’appuntamento è fissato alle ore 16 a Palazzo Madama. Aspettano per due ore. Poi la segreteria di Forlani comunica che c’è stato un equivoco, che il presidente li aspetta a Palazzo Chigi. I due giudici si spostano lì. Ad accoglierli è il capo di gabinetto di Forlani. «Ci siamo guardati negli occhi in silenzio», ricorda Colombo, «il funzionario davanti a noi era il prefetto Mario Semprini, tessera P2 1637». Forlani è cortese, chiede se le carte trovate possono essere non autentiche. I due giudici gli mostrano una firma autografa del ministro della Giustizia Adolfo Sarti sulla domanda d’iscrizione alla loggia. Chiedono: «Signor presidente, avrà certamente un documento controfirmato dal suo ministro Guardasigilli…». Forlani ne prende uno, confronta i due fogli, si convince. «Datemi tempo di riflettere», conclude Forlani. «Di solito offro agli ospiti di riguardo un aereo dei servizi per tornare a casa. Mi pare che questa volta non sia il caso». Forlani tira in lungo. Non vuole prendersi la responsabilità di rendere pubblici gli elenchi. Cerca di scaricarla sui giudici milanesi. Sui giornali del 20 maggio i titoli confermano quella sensazione: «Forlani: spetta ai giudici togliere il segreto sulla P2». Turone, Colombo e il capo dell’ufficio Amati inviano immediatamente una lettera al presidente del Consiglio, in cui sostengono che sono coperti dal segreto istruttorio i verbali delle deposizioni dei testimoni che stanno sfilando davanti a loro, ma non «il restante materiale trasmesso». Forlani capisce che non può più aspettare. Le liste di Gelli sono rese pubbliche. Oltre agli elenchi degli affiliati e alla documentazione sulla loggia, tra le carte sequestrate vi sono 33 buste sigillate con intestazioni diverse: «Accordo Eni-Petromin», «Calvi Roberto vertenza con Banca d’Italia», «Documentazione per la definizione del gruppo Rizzoli», «On. Claudio Martelli»… C’erano già, in quelle carte, i segreti di Tangentopoli, del Conto Protezione e di tanto altro ancora. Ma i tempi non erano maturi. Da Roma si muovono il giudice istruttore Domenico Sica (detto «Rubamazzo») e il procuratore della Repubblica Achille Gallucci. Sollevano il conflitto di competenza e la Cassazione, il 2 settembre 1981, strappa l’inchiesta a Milano per affidarla a Roma. Non sviluppata, l’indagine si spegne. «Mi è arrivata sulla scrivania già morta», dice Elisabetta Cesqui, il pubblico ministero che eredita l’indagine. L’accusa di cospirazione politica contro le istituzioni della Repubblica mediante associazione cade: tutti i rinviati a giudizio (pochi: qualche capo dei 17 gruppi in cui la P2 era divisa, più Gelli e i responsabili dei servizi segreti) sono prosciolti, e comunque il processo arriva in Cassazione quando ormai è troppo tardi e per tutti scatta la prescrizione. Più utile il lavoro della Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi, che dichiara le liste della P2, con 972 nomi, «autentiche» e «attendibili», ma incomplete. E con anni di lavoro produce un materiale immenso e prezioso, la documentazione di come funzionava una potentissima macchina di eversione e di potere. Ma nel 1981 le speranze – o le paure – erano altre: una parte del Paese sperava che lo scandalo P2 avviasse il rinnovamento della vita politica e istituzionale; un’altra temeva che il proprio potere si incrinasse per sempre. Sbagliavano gli uni e gli altri. Tessera numero 1816. Oggi il più noto degli iscritti alla P2 è Silvio Berlusconi, tessera numero 1816. Per la P2 Berlusconi ha subito la sua prima condanna, ormai definitiva: per falsa testimonianza. Nel 1990, a Venezia, viene infatti giudicato colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla loggia. L’anno prima, però, c’era stata una provvidenziale amnistia. Quando parla della P2, Berlusconi se la cava, di solito, con qualche battuta. Eppure l’iscrizione alla loggia è stata determinante per i suoi primi affari immobiliari. Per esempio per ottenere credito dalla Banca nazionale del lavoro (controllata dalla P2, con ben otto alti dirigenti affiliati) e dal Monte dei Paschi di Siena (era piduista il direttore generale Giovanni Cresti). Conclude la Commissione Anselmi: gli imprenditori Silvio Berlusconi e Giovanni Fabbri (il re della carta) «trovarono appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio». Ma poi, fatte le case, bisogna venderle. E non fu facile, per Berlusconi. Lo soccorse, agli inizi della sua carriera di immobiliarista, un «fratello» della loggia segreta, il napoletano Ferruccio De Lorenzo, già sottosegretario liberale in un governo Andreotti e padre di Francesco, futuro ministro della Sanità e imputato di Mani pulite: Ferruccio De Lorenzo acquistò, come presidente dell’Enpam (l’Ente nazionale previdenza e assistenza dei medici italiani) prima due hotel a Segrate, poi decine di appartamenti di Milano 2. L’Enpam decise poi di affidare a Berlusconi anche la gestione del teatro Manzoni di Milano, controllato dall’ente. Quando Gelli parla di Berlusconi, è lapidario: «Ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto», dichiara all’Indipendente nel febbraio 1996. Il Piano di rinascita democratica era il programma politico della P2. Fu sequestrato il 4 luglio 1981 all’aeroporto di Fiumicino, nel doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia del Venerabile. Riletto oggi, risulta profetico. Prevede, infatti, di «usare gli strumenti finanziari per l’immediata nascita di due movimenti l’uno sulla sinistra e l’altro sulla destra». Tali movimenti «dovrebbero essere fondati da altrettanti club promotori». Nell’attesa, il Piano suggerisce che con circa 10 miliardi è possibile «inserirsi nell’attuale sistema di tesseramento della Dc per acquistare il partito». Con «un costo aggiuntivo dai 5 ai 10 miliardi» si potrebbe poi «provocare la scissione e la nascita di una libera confederazione sindacale». Per quanto riguarda la stampa, «occorrerà redigere un elenco di almeno due o tre elementi per ciascun quotidiano e periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro»; «ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di simpatizzare per gli esponenti politici come sopra». Poi bisognerà: «acquisire alcuni settimanali di battaglia», «coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata», «coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale», «dissolvere la Rai in nome della libertà d’antenna»; «punto chiave è l’immediata costituzione della tv via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese». Tecnologia a parte: preveggente, no? La giustizia va ricondotta «alla sua tradizionale funzione di equilibrio della società e non già di eversione». Per questo, è necessaria la separazione delle carriere del pubblico ministero e dei giudici, «l’istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti», la «riforma del Consiglio superiore della magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento». Molto è già stato realizzato. Per il resto si vedrà. Che fine hanno fatto gli altri «fratelli» di loggia? Alcuni hanno fatto proprio una brutta fine. Sindona, dopo essere stato condannato per l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, è morto in carcere, per una tazzina di caffè al veleno. Il suo successore nella finanza d’avventura, Roberto Calvi, tessera numero 1624, ha gettato la più grande banca italiana, il Banco Ambrosiano, nelle braccia della P2 che gli ha sottratto un fiume di miliardi e l’ha fatto finire in bancarotta; alla fine, il 18 giugno 1982, è stato trovato penzolante sutto il ponte dei Frati neri, a Londra. Mino Pecorelli, tessera 1750, giornalista in contatto con i servizi segreti, direttore di Op e piduista anomalo che voleva giocare in proprio, è stato crivellato di colpi nella sua automobile, il 20 marzo 1979. La loggia multinazionale. Gelli è agli arresti domiciliari a villa Wanda, condannato per il crac del Banco Ambrosiano. Molti degli affiliati, il nocciolo duro del club dell’oltranzismo atlantico, sono stati coinvolti in vicende di eversione, stragi, tentati colpi di Stato, depistaggi. Così Vito Miceli, Gian Adelio Maletti, Antonio Labruna, Giuseppe Santovito, Giovanni Fanelli, Antonio Viezzer, Umberto Federico D’Amato, Giovanbattista Palumbo, Pietro Musumeci, Elio Cioppa, Manlio Del Gaudio, Giovanni Allavena, Giovanni Alliata di Montereale, Giulio Caradonna, Edgardo Sogno… Ci vorrebbe almeno un libro per ciascuno, per raccontare la multiforme attività di questi fedeli servitori del Doppio Stato. Organizzazione multinazionale, la P2 aveva affiliati che operavano in Sudamerica: Uruguay, Brasile e soprattutto Argentina. In Argentina, dove Gelli aveva rapporti molto stretti con i servizi segreti, aveva arruolato nella loggia l’ammiraglio Emilio Massera, capo di Stato maggiore della Marina, Josè Lopez Rega, ministro del Benessere sociale di Juan Domingo Peron, Alberto Vignes, ministro degli Esteri, l’ammiraglio Carlos Alberto Corti e altri militari. Pochi del club P2 sono stati messi davvero fuori gioco dallo scandalo che seguì la pubblicazione degli elenchi. I magistrati (unica categoria che reagì con decisione) furono giudicati e sanzionati dal Consiglio superiore della magistratura. Ma ciò non toglie che uno dei magistrati iscritti alla P2, Giuseppe Renato Croce, tessera numero 2071, oggi giudice per le indagini preliminari a Roma, con arzigogoli procedurali stia dando ragione a Marcello Dell’Utri in una delle tante contese giudiziarie che il braccio destro di Berlusconi ha aperte. Molti dei piduisti sono stati messi da parte dagli anni e dall’età. Ma chi resiste all’azione del ciclo biologico non se la cava poi tanto male. Tra i giornalisti (di allora), Gustavo Selva è parlamentare di An; Maurizio Costanzo è direttore di Canale 5 e uomo politicamente trasversale, anche se sempre dalla parte di Berlusconi nei momenti cruciali; Massimo Donelli è direttore della nuova tv del Sole 24 ore. Roberto Gervaso continua a scrivere un fiume di articoli e di libri e nessuno si ricorda più di una simpatica lettera che inviò, tanto tempo fa, a Gelli: «Caro Licio, ho chiesto a Di Bella (direttore del Corriere della sera quando era nelle mani della P2, ndr) di farmi collaborare. è bene che tutti capiscano che bisogna premiare gli amici. Oggi Di Bella parlerà della mia collaborazione con Tassan Din (direttore generale del Corriere, piduista come l’editore del Corriere, Angelo Rizzoli, ndr). Vedi di fare, se puoi, una telefonata a Tassan Din, affinchè non mi metta i bastoni tra le ruote». Più defilato Paolo Mosca, ex direttore della Domenica del Corriere. Gino Nebiolo, all’epoca direttore del Tg1, è stato mandato da Letizia Moratti a dirigere la sede Rai di Montevideo (una capitale della P2) e oggi scrive sul Foglio di Giuliano Ferrara. Franco Colombo, ex corrispondente della Rai a Parigi e aspirante piduista, oggi ha cambiato mestiere: è vicepresidente della società del Traforo del Monte Bianco e si sta dando molto da fare per gli appalti che devono riaprire il tunnel. Alberto Sensini (aspirante piduista, come Colombo) scrive di politica sui giornali. Tra i politici, Pietro Longo, segretario del Partito socialdemocratico, divenne il simbolo negativo del piduista con cappuccio. Ma a tanti altri è andata meglio. Publio Fiori (tessera 1878), ex deputato democristiano, è trasmigrato in An e nel 1994 è diventato ministro di Berlusconi. Una poltrona di ministro è già capitata, durante il governo Berlusconi, anche ad Antonio Martino (anch’egli a Gelli aveva solo presentato la domanda d’iscrizione). Invece Duilio Poggiolini (tessera 2247), ex ministro democristiano della Sanità, ha avuto la carriera stroncata non dalla P2, ma dai lingotti d’oro di Tangentopoli trovati nel pouf del salotto. Massimo De Carolis (tessera P2 1815, solo un numero in meno di quella di Berlusconi), negli anni Settanta era democristiano e leader della «Maggioranza silenziosa», oggi è tornato alla politica sotto le bandiere di Forza Italia e grazie al rapporto diretto con Berlusconi ha ottenuto la presidenza del Consiglio comunale di Milano e la promessa di una candidatura in Parlamento. Le ha dovuto abbandonare entrambe, dietro la ferma insistenza del sindaco Gabriele Albertini, dopo essere stato coinvolto in alcuni scandali. è accusato, tra l’altro, di aver chiesto 200 milioni per rivelare notizie riservate a una azienda partecipante a una gara per un appalto a Milano. Ma il fatto curioso è che, insieme a De Carolis, nel processo in corso a Milano sia coinvolta un’altra vecchia conoscenza della P2: Luigi Franconi (tessera P2 numero 1778). I rapporti solidi resistono nel tempo. Politica & affari. Un banchiere iscritto alla P2, certo meno noto di Sindona e Calvi, era Antonio D’A, proprietario della Banca Sicula e datore di lavoro di boss di mafia come i Messina Denaro. Oggi ha passato la mano al figlio, Antonio D’Alì jr, eletto senatore a Trapani nelle liste di Forza Italia. Angelo Rizzoli, che si fece sfilare di mano il Corriere dalla compagnia della P2, oggi fa il produttore cinematografico. Roberto Memmo (tessera 1651), finanziere che tanto si diede da fare per salvare Sindona, oggi è buon amico di Marcello Dell’Utri, di Cesare Previti e del giudice Renato Squillante, che incontrava insieme, e dirige la Fondazione Memmo per l’arte e la cultura, con sede a Roma nel Palazzo Ruspoli. Rolando Picchioni (tessera 2095), torinese, ex deputato dc, coinvolto (ma assolto) nello scandalo petroli, oggi è in area Udeur ed è segretario generale del Salone del libro di Torino. Giancarlo Elia Valori, unico caso di piduista espulso dalla loggia perché faceva troppa concorrenza al Venerabile Maestro, oggi è presidente dell’Associazione industriali di Roma, infaticabile scrittore di libri e instancabile tessitore di rapporti e di alleanze. Vittorio Emanuele di Savoia (tessera 1621) è un curioso caso di uomo off-shore: non può rientrare in Italia, ma in Italia fa business, seppure attraverso società estere. Ora vorrebbe poter rientrare definitivamente, anche se nei fatti non ne è mai stato fuori, a giudicare dai suoi affari e traffici (d’armi): nei decenni scorsi è stato, anche grazie alla sua integrazione nel club P2, mediatore d’affari all’estero per conto di aziende italiane (Agusta) e addirittura di Stato (Italimpianti, Condotte…), quello stesso Stato sul cui territorio non poteva mettere piede. Di Berlusconi ha detto (era il 1994): «è un buon manager, può rimettere ordine nell’economia italiana». Come? Per esempio «cancellando quel disastro» che è «lo Statuto dei lavoratori, con il divieto di licenziamento». Apprezzamenti naturali, tra compagni di loggia. Ma con un finale obbligato per il principe: «Io? Non faccio politica». Vittorio Emanuele non vota, ma c’è da scommetterci che tifa per Berlusconi, che potrà farlo finalmente rientrare in Italia, questa volta anche fisicamente. Vent’anni dopo, in Italia è tempo di revisioni. Anche sulla P2. è stato un legittimo club di amiconi, magari con qualcuno che ne approfittava un po’ per fare affari. Gelli? Un abile traffichino che millantava poteri che in realtà non aveva. Ma era proprio questo, la P2? Vista con distacco, appare invece il luogo più attivo per l’elaborazione di strategie di potere del grande partito atlantico in Italia, almeno tra il 1974 e il 1981. Centro d’incontro tra politica, affari, ambienti militari. Nella loggia segreta è confluito il partito del golpe, reduce della stagione delle stragi 1969-74, ma con una nuova strategia, più flessibile, più attenta alla politica. E ai soldi, che possono comprarla: come suggerisce, appunto, il Piano di rinascita. E oggi? La fase, naturalmente, è nuova. La società è cambiata. Anche gli uomini alla ribalta sono, in buona parte, diversi. Ma nella storia italiana non si butta via niente, c’è una continuità di fondo con il peggio delle nostre vicende, fatte di un anticomunismo eversivo, bancarotte e spoliazioni di denaro pubblico, politica corrotta, stragi, morti ammazzati, rapporti inconfessabili con le organizzazioni criminali. Il passato, il tremendo passato italiano, deve sempre restare non del tutto chiarito, perché i dossier, gli uomini, i segreti, i ricatti che da quel passato provengono possano essere riciclati nel futuro. Da questo punto di vista, la parabola di Silvio Berlusconi, uomo «nuovissimo» che viene dal passato vecchissimo di Gelli e affiliati, è la parabola dell’Italia.

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Calvi, Sindona, Gelli ed i Banchieri di Dio

 Roberto Calvi i (Milano, 13 aprile 1920 Londra, 17 giugno 1982) è stato un banchiere e finanziere italiano.La sua carriera iniziò nel 1947, quando entrò nel Banco Ambrosiano, banca privata strettamente legata all’Istituto per le Opere di Religione (IOR), in qualità di semplice impiegato, salvo riuscire, nell’arco di una trentina d’anni, a raggiungere prima la carica di direttore generale nel 1971 e poi quella di presidente nel 1975, carica quest’ultima tramite la quale riuscì ad avviare una serie di speculazioni finanziarie per lanciare il Banco Ambrosiano nella finanza internazionale. Fondamentali, a questo scopo, le amicizie con membri della loggia massonica deviata P2 (di cui in seguito fece parte) e i rapporti con esponenti del mondo degli affari e della mafia. Nel 1968 conobbe Michele Sindona divenendone socio in affari; nel 1975 Sindona gli presentò Licio Gelli e Calvi entrò nella loggia P2.

In poco tempo divenne uno dei finanzieri più aggressivi, intrecciando una fitta rete di società create in paradisi fiscali con lo IOR, la banca vaticana: acquistò la Banca del Gottardo, una banca svizzera; fondò una finanziaria in Lussemburgo, la Banco Ambrosiano Holding; con l’arcivescovo Paul Marcinkus fondò la Cisalpine Overseas, nelle Bahamas; insieme al tecnico informatico Gerard Suisson (che morì a 40 anni in un Club Méditerranée in Corsica), Calvi ideò un meccanismo di compensazione dei conti fra istituzioni bancarie. Gli obblighi internazionali di riserva frazionaria vennero in questo modo applicati solo al saldo dei crediti tra due banche, a quella delle due che ha il saldo positivo (saldo creditore).

In seguito Calvi si fece ancora più spregiudicato: costruì società fantasma nei paradisi fiscali per aumentare gli introiti del Banco Ambrosiano, poi arrivò addirittura a finanziare alcune dittature del Sudamerica.: In seguito all’inchiesta per il suo omicidio, divenne noto col soprannome di Banchiere di Dio, tanto da ispirare un libro ed un film omonimi. —————————————

UN UOMO STRITOLATO DAL “GIOCO GRANDE” TRA MAFIA, MASSONERIA E SERVIZI SEGRETI

Frammenti di cronaca giudiziaria e giornalistica, ricostruiti fedelmente, ricompongono la storia che porterà all’omicidio di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano Veneto. Il vescovo Marcinkus, presidente della banca vaticana IOR, lascia Calvi con 1.300 miliardi da restituirea banche sparse in America. Un MILIARDO di DOLLARI inviato in Polonia per aiutare i sindacati, su richiesta del papa, non rientrerà nella disponibilità di Calvi, sarà l’erede di Sindona a fare la fine del suicidato in un balletto perfetto di attori e sosia , Andreotti, Craxi, il papa, la mafia, la massoneria, la Banca d’Italia, la finanza laica e quella del VATICANO. Un film SCONVOLGENTE. La ricostruzione dei fatti e la successione degli avvenimenti è chiarissima. Si vede la fitta trama di complicità della MASSONERIA, della P2 appena scoperta, delle complicità dei GENERALI dell’Esercito Italiano (Santovito) e della Guardia di Finanza che invano cercano di ostacolare i giudici che indagano in tutte le direzioni. Un film da seguire battuta per battuta, una successione di fatti e avvenimenti da vedere al rallentatore. Raramente il cinema italiano ha prodotto un film su argomenti di tale gravità, in tempi relativamente vicini ai fatti, e anche per questo con valenza di DENUNCIA CIVILE. Il BANCO AMBROSIANO VENETO capolinea di traffici internazionali di capitali che finanziavano dittature, commerci illeciti e sindacati polacchi contro il “comunismo” dilagante. Il papa polacco voluto dal Cardinale Benelli di Firenze, in una chiesa che votava il papa con 10 cardinali non italiani su 100 italiani, dopo il disastro di papa Luciani, proiettò la chiesa di Roma, e quindi l’Italietta repubblicana del Craxismo in un panorama politico internazionale che dalla fine della guerra mondiale gli era stato precluso. Su tutti vola prepotente e arrogante la MASSONERIA. ——————————————

Michele Sindona (Patti, 11 maggio 1920 – Voghera, 22 marzo 1986) è stato un banchiere e criminale italiano, coinvolto nell’affare Calvi insieme allo IOR dell’arcivescovo Paul Marcinkus. Michele Sindona nacque, nel 1920 a Patti in provincia di Messina, nel palazzo prospiciente quello della famiglia di Enrico Cuccia. Laureato in giurisprudenza lavora per un paio di anni all’ufficio delle imposte di Messina, al termine dei quali si trasferisce a Milano nel 1946 aprendo uno studio da consulenza tributaria divenendo negli anni’50 uno tra i commercialisti più ambiti. Si specializza in pianifiazione fiscale acquisendo le conoscenze nell’esportazione dei capitali e nel funzionamento dei paradisi fiscali. A ciò si aggiungono la sua intelligenza e la spregiudicatezza nelle operazioni di borsa rivelatosi a lui favorevole che gli permettono di accumulare una considerevole fortuna economica per la futura attività di banchiere. Durante la sua carriera comprò diverse banche, partendo dalla Banca Privata Finanziaria; successivamente (1972) entrò in possesso del pacchetto di controllo della Franklin National Bank (nell’elenco delle prime venti banche statunitensi) e fondò, tra le altre, la FASCO AG (Liechtenstein) e migliaia di altre società finanziarie; possedeva inoltre partecipazioni in altre aziende, tra cui una banca di investimento in Italia in diretta concorrenza con Mediobanca. Le sue banche si associarono ad altri istituti di credito, come la Finabank di Ginevra e la Continental Illinois di Chicago. Passò dall’essere un mago della finanza internazionale, dopo aver persino scoperto un complotto verso la lira italiana ad essere uno dei più grandi e potenti criminali. Attraverso una serie numerosissima di libretti al portatore trasferì 2 miliardi di lire sulle casse della Democrazia Cristiana, e parecchi milioni di lire vennero distribuiti tramite Vito Miceli ad una ventina di politici italiani. Venne arrestato per bancarotta fraudolenta e condannato dapprima negli U.S.A. ed in seguito anche in Italia. Nel 1986 venne anche condannato all’ergastolo per essere il mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore delle sue banche, il quale si era sempre opposto con fermezza alle minacce che subiva. Durante le indagini emersero l’affiliazione alla P2 di Licio Gelli, contatti con il Vaticano, la Massoneria e con ambienti mafiosi. Per tentare di commuovere gli U.S.A. e di convincerli che tutte le sue sfortune finanziarie erano frutto di un sabotaggio nei suoi confronti da parte di elementi politici italiani, arrivò a simulare un rapimento. Attraverso esponenti della mafia italo americana ottenne documenti falsi, così che dopo aver simulato il rapimento da parte di un fantomatico gruppo proletario eversivo, si trasferì in Italia per un breve periodo con lo scopo di ritrovare dei documenti necessari per la sua difesa al processo. Durante questo finto rapimento si fece addirittura anestetizzare una gamba per poi farcisi sparare dal dottor Miceli Crimi, medico appartenente alla P2, al fine di rendere più veritiero il sequestro. Dopodichè, rientrò negli U.S.A., rimase alcuni giorni in un albergo e poi si fece trovare. Due giorni dopo la condanna per l’omicidio di Ambrosoli fu avvelenato con un caffè al cianuro nel supercarcere di Voghera il 20 marzo 1986: morì due giorni dopo. La sua morte è stata archiviata come suicidio poiché le prove e le testimonianze riguardo il veleno utilizzato ed il comportamento ed i movimenti di Sindona stesso lo confermavano, facendo pensare a un tentativo di auto-avvelenamento per essere estradato negli Usa, coi quali l’Italia aveva un accordo sulla custodia di Sindona legato alla sua sicurezza e incolumità. Quindi un tentativo di avvelenamento lo avrebbe riportato al sicuro in America. Sindona fece di tutto per ottenere l’estradizione in America, l’avvelenamento, secondo l’ipotesi più accreditata, fu l’ennesimo tentativo. Quella mattina andò a zuccherare il caffè in bagno e come ricomparve davanti alle guardie carcerarie gridò: Mi hanno avvelenato. Resta comunque plausibile l’ipotesi che la persona che gli fornì il veleno lo manipolò in modo che lo portasse alla morte, e non a un semplice malore come previsto, magari in accordo con chi lo avrebbe voluto togliere di mezzo. —————————————————–

Licio Gelli (Pistoia, 21 aprile 1919) è un imprenditore italiano. È principalmente ricordato quale “Maestro Venerabile” della loggia massonica segreta eversiva P2. Dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia, vive attualmente ad Arezzo. Gelli partì volontario con la spedizione delle camicie nere, mandate in Spagna da Benito Mussolini in aiuto di Francisco Franco. Proprio in Spagna perse in battaglia il fratello maggiore Raffaello. Nel 1939 tornò in Italia e collaborò con la federazione fascista di Pistoia, scrivendo nel settimanale locale della federazione, il Ferruccio, la sua esperienza di guerra. Diventò anche impiegato del GUF, sebbene non ottenesse successi a livello universitario. Si fece comunque notare per la sua estrema serietà e precisione nello svolgere le mansioni a lui affidate: sembra che schedasse addirittura le marche delle sigarette fumate dagli studenti universitari. Nel gennaio 1940 pubblicò il suo primo libro: “Fuoco! Cronache legionarie della insurrezione antibolscevica di Spagna”.Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Repubblica di Salò e conseguentemente divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich. Quando tuttavia la vittoria della guerra cominciò a rivelarsi impossibile per i nazi-fascisti, Gelli saltò sul carro dei partigiani. I contatti e le conoscenze abilmente acquisite mentre militava tra i fascisti gli consentirono di effettuare con efficacia il doppio gioco: cominciò quindi a trafugare e distribuire di nascosto ai partigiani i lasciapassare rossi della Kommandatura, e fornire ai suoi superiori informazioni fuorvianti per i rastrellamenti che erano in corso sugli Appennini. Insieme al partigiano pistoiese Silvano Fedi, che in seguito venne ucciso in circostanze poco chiare[ partecipò alla liberazione di prigionieri politici dal carcere delle Ville Sbertoli, organizzata dal Fedi e dalla sua brigata, della quale facevano parte Enzo Capecchi e Artese Benesperi che furono gli artefici dell’azione. Nel luglio 1942 come ispettore del Partito Nazionale Fascista, gli venne affidato il compito di trasportare in Italia il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia: 60 tonnellate di lingotti d’oro, 2 di monete antiche, 6 milioni di dollari, 2 milioni di sterline che il S.I.M (Servizio Informazioni Militare) aveva requisito. Nel 1947 il tesoro venne restituito ma all’appello mancavano 20 tonnellate di lingotti da Gelli trasferiti in Argentina. È stato ipotizzato che parte di queste 20 tonnellate sarebbero tra i preziosi ritrovati nelle fioriere di villa Wanda, ma Gelli ha sempre smentito questa accusa. Dopo la seconda guerra mondiale, si ipotizza che Gelli si sia arruolato nella CIA, su raccomandazione dei servizi segreti italiani (ma tale ipotesi non è stata verificata). In ogni caso, fu messo in stretta relazione da Edward Herman con Michael Ledeen, che è da molti ritenuto uno stretto collaboratore o un agente della CIA. Fu un collaboratore delle agenzie di intelligence britanniche e americane. Dal 1948 al 1958, Gelli fu portaborse del deputato democristiano Romolo Diecidue, eletto nel collegio di Firenze-Pistoia. Gelli è stato accusato di aver avuto un ruolo preminente nell’Operazione Gladio, una struttura clandestina di tipo “stay-behind”, promossa dalla NATO e finanziata in parte dalla CIA allo scopo di contrastare l’influenza comunista in Italia, così come negli altri paesi europei. L’affaire Gladio è stato affrontato (anche giudizialmente) senza collegamenti diretti alla questione P2. Nel 1970 avrebbe dovuto arrestare il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, nell’ambito del fallito Golpe Borghese; Gelli ha sempre smentito questa ipotesi.Gelli ha ripetutamente dichiarato in pubblico di essere stato uno stretto amico del leader argentino Juan Domingo Perón e spesso ha affermato che tale amicizia è stata veramente importante per l’Italia, senza però aver mai spiegato perché. Gelli è stato creato conte sul cognome dall’ex re Umberto II d’Italia nel 1980. « Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia. » Il 17 marzo 1981, una perquisizione della Polizia nella sua villa a Castiglion Fibocchi (AR) e nella fabbrica di sua proprietà (la Giole, sempre a Castiglion Fibocchi) portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2. La lista, la cui esistenza era presto divenuta celebre grazie ai media, includeva anche industriali, giornalisti e personaggi facoltosi …..come il più volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica), Vittorio Emanuele di Savoia, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Costanzo…… Vi sono molti elementi, a partire dalla numerazione, che lasciano tuttavia ritenere che la lista rinvenuta fosse incompleta.

In fuga, Licio Gelli scappò in Svizzera, dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. Lo scandalo nazionale conseguente alla scoperta delle liste fu quasi drammatico, dato che molte delle più delicate cariche della Repubblica Italiana erano occupate da affiliati all’organizzazione di Gelli. La corte centrale del Grande Oriente d’Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l’espulsione del Gelli dall’Ordine massonico. Il Parlamento italiano approvò in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia e contemporaneamente (dicembre 1981), venne creata una commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta dalla On. Tina Anselmi (della Democrazia Cristiana), che riferirà al parlamento dopo 2 anni e mezzo di lavori.Nelle conclusioni della relazione di maggioranza di questa commissione sulla P2 e su Gelli si legge: « L’esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all’esame del Parlamento. La prima è in ordine all’ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. […] La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico – ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone – ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici. Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l’operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l’uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell’interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente. Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto. Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento.Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento. » http://www.scribd.com/doc/35785601/Yallop-David-a-In-Nome-Di-Dio-La-Morte-Di-Papa-Luciani

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ARGENTINA: BERGOGLIO TRA GOLPE E REALPOLITIK

L’elezione dell’argentino Bergoglio riapre vecchie ferite che il Vaticano cercava di ignorare – Durante la dittatura di Videla e Massera molti esponenti del clero si resero complici dei massacri, facendo le spie o coprendo la repressione…

Maurizio Chierici per il “Fatto quotidiano L’America Latina è il continente dove la religione è vissuta in pubblico: chiese, radio, tv. Accompagna e determina la politica in uno spazio aperto alla folla dei cristiani più grande del mondo. Chiesa cattolica che sta con la gente, ma quale tipo di gente?

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Le analisi divergono anche se la scelta in apparenza sembra semplice. Se i governi sono l’espressione dei popoli, la stessa folla si affida alla Chiesa, ma se i governi soffocano la gente dovrebbero soffocare anche la Chiesa il cui annuncio accompagna l’impegno alla solidarietà. Tocca ai governi decidere quale ruolo scegliere e alla Chiesa quale solidarietà esercitare. La pratica si sforza di non isolare le buone relazioni fra Roma e il Vaticano. Scelta non semplice nel continente spagnolo sospeso tra il passato della Teologia della Liberazione non gradita alla Roma di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e la realpolitik di tanti governi. Cronaca degli ultimi anni nell’Argentina in transito dai militari alla democrazia dei Kirchner. Nella Buenos Aires 1976, giorno prima del golpe, la conferenza episcopale incontra il generale Videla e l’ammiraglio Massera, affiliato alla loggia di Licio Gelli. Si formalizza l’accordo per una “serena convivenza”. Garantisce monsignor Tortolo, vescovo militare. Gran parte dei vescovi e il nunzio apostolico Pio Laghi assistono all’insediamento di dittatore accanto all’ammiraglio Massera. Laghi è il solo diplomatico presente. Manca il vescovo Angelelli ucciso poco dopo. Non c’è il vescovo Carlos Ponce assassinato in un finto incidente stradale. Ma il primo a morire è don Carlos Mungica fondatore del movimento sacerdoti terzomondisti. Poi tocca a padre José Tedeschi e all’intera comunità dei pallottiniani: 3 preti, 2 seminaristi. Mentre altri preti si nascondono o finiscono nelle prigioni segrete, l’omelia del nunzio Pio Laghi rasserena gli animi. “L’Argentina ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno impone idee estranee, la nazione reagisce. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria”. Laghi è un tennista disinvolto. Due volte la settimana sfida l’ammiraglio Massera. Quando torna a Roma diventa cardinale. Paolo VI, stanco e malato, viene tenuto all’oscuro e solo un anno dopo si rivolge alla commissione episcopale con una lettera insolitamente arcigna: perché tacete? La commissione risponde condannando i delitti senza parlare del governo. Il Vaticano non viene informato dei ragazzi che spariscono: migliaia. E se qualcuno sa, tace per non turbare il pontefice.

PAPA BERGOGLIOPAPA BERGOGLIO

Tina Boitano, e altre madri di Piazza di Maggio decidono di arrivare a Roma per informare il nuovo papa Giovanni Paolo II dei figli che militari in borghese hanno portato via mentre uscivano dalla messa o dall’università. Del nunzio e dei vescovi ormai non si fidano. Risposte vuote. Per sopravvivere in Italia fanno le perpetue. Qualcuno le infila in un’udienza e la Boitano allunga un foglio al Wojtyla che la sfiora. E nell’Angelus della domenica Giovanni Paolo II pronuncia per la prima volta la parola “desaparecidos” e chiede spiegazioni al cardinale Aramburu. Chiesa divisa: la paura e l’obbedienza dovuta al primate argentino non sdegnoso verso i militari, frena chi si ribella alla violenza. Non tutti hanno il coraggio della protesta. E quando i golpisti perdono il potere, la reticenza della Chiesa continua. Parlo col vescovo Laguna, portavoce della commissione episcopale, mentre il default inginocchia l’Argentina. Prima del colloquio fa sapere: “Appartengono all’Opus Dei”. 2001: due vescovi chiedono perdono. Il vecchio Karlik e Novak ormai sul letto di morte. Hanno aiutato nell’ombra le vittime impaurite ma riconoscono di aver taciuto quando “dovevamo parlare”. Monsignor Laguna non è d’accordo sulla forma della confessione. ” Potevano invocare perdono per la loro diocesi, non nel nome della Chiesa. La Chiesa è stata chiara con la dovuta cautela. Bisogna riconoscere che certe complicità hanno aiutato il silenzio: piccoli preti ma anche membri della gerarchia frequentavano i comandanti con amicizia”.

PAPA BERGOGLIOPAPA BERGOGLIO

Rifiuta l’ambiguità di Pio Laghi: “So quanto si è prodigato per salvare chi poteva salvare…”. E l’opacità continua fino ai nostri giorni. Christian von Wermich, sacerdote che “consolava” nella confessione gli studenti destinati a sparire nei sotterranei della tortura, Scuola Meccanica della Marina (oggi museo Nunca Mas), sta scontando l’ergastolo per aver ingannato con trappole sacrileghe 34 ragazzi. Sette non sono mai tornati. Usava la confessione per sapere i nomi degli amici nascosti. Subito li faceva arrestare. Accompagnava le “sue” vittime a morire invitando alla serenità: “Volontà del Signore”. Un anno fa scrive una lettera ai giornali: lamenta la costrizione di non celebrare messa davanti ai carcerati. “La Chiesa conferma la mia piena dignità sacerdotale, perché il Direttore dell’Istituto mi impedisce di esercitarla?”. Ancora un anno fa sopravviveva la curiosità senza risposta: come mai non è stato sospeso a divinis come è successo a ogni teologo della liberazione?

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Bergoglio, luci e ombre sul nuovo Papa Ma Obama: «Un paladino dei più poveri»

In un libro le accuse di collusione con la dittatura argentina. E sui matrimoni gay: «Si tenta di annientare il piano di Dio»

MILANO – L’argentino Bergoglio prese i voti a 32 anni, circa dieci anni dopo avere perso un polmone a causa di una malattia respiratoria. Dal 1973 al 1979, condusse per quattro anni la comunità gesuita locale. Un periodo che coincide con gli anni sanguinosi della dittatura militare argentina, durante i quali circa 30.000 persone furono rapite e uccise: vengono da qui i sospetti e i dubbi sul suo ruolo in un periodo così turbolento nella storia dell’Argentina. L’episodio più noto, citato da chi lo accusa, è quello relativo al rapimento di due gesuiti, Orlando Yorio e Francisco Jalics, da parte del governo militare: i due furono segretamente messi carcere per il loro impegno nei quartieri poveri. Secondo il libro «L’ isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina», edito in Italia da Fandango, scritto dal giornalista argentino Horacio Verbitsky, fu proprio Bergoglio a ritirare la protezione sui sacerdoti, dopo che i due si rifiutarono di interrompere le loro visite nelle baraccopoli della città: una scelta che condusse alla loro cattura e alla loro reclusione, che si protrasse per cinque mesi. VICINO AI POTERI MILITARI – Il lavoro di Verbitsky si basa sulle dichiarazioni di Orlando Yorio, uno dei due gesuiti rapiti, rese poco prima della sua morte, avvenuta per cause naturali nel 2000. «La storia lo condanna», ha detto Fortunato Mallimacci, ex preside della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Buenos Aires. Bergoglio «si è sempre opposto a tutte le innovazioni all’interno della Chiesa e, soprattutto, durante gli anni della dittatura, ha dimostrato di essere molto vicino al governo militare». Ad attaccare il pontefice anche un comunicato della mamme di plaza de Mayo. Nel 2007 scrissero che Bergoglio era «complice della dittatura».DESAPARECIDOS, «NON POTEVA NON SAPERE» – Non mancano i dubbi anche sulle vicende legate ai desaparecidos: «Sono veramente felice per la nomina di una persona che porta il Vangelo e ha contatti con i poveri, in pieno contrasto con la situazione attuale della Curia romana. Ma c’è un pensiero contrastante legato agli anni della dittatura in Argentina: in quel periodo Bergoglio, dirigente provinciale dei gesuiti, era a Buenos Aires dove c’era la Scuola di Meccanica della Marina militare (Esma) e dove ogni mercoledì partiva un aereo che gettava in mare decine di persone. Nella sua posizione, non poteva non avere conoscenza di quello che stava succedendo. E forse la sua voce, se fosse intervenuto, avrebbe evitato tante vittime». Ad affermarlo è l’avvocato Marcello Gentili, da venti anni difensore di parte civile delle famiglie di desaparecidos. DIFENSORI – Chi lo difende afferma che queste accuse non hanno alcun fondamento. Al contrario, dicono i suoi difensori, durante il governo dei militari Bergoglio avrebbe aiutato molti dissidenti a fuggire. CONTRO I GAY – In Vaticano, in molti si aspettano che questo uomo dall’aspetto tranquillo guiderà ora la Chiesa con un pugno di ferro e una forte coscienza sociale. Nel 2010, sfidò il governo argentino quando nel Paese venne approvato il disegno di legge sui matrimoni gay. «Cerchiamo di non essere naive», scrisse Bergoglio in una lettera alcuni giorni prima che il disegno di legge venisse approvato dal Congresso. «Questa non è una semplice lotta politica, è un tentativo di annientare il piano di Dio». GLI AUGURI DI OBAMA – «Un caloroso augurio» è stato rivolto al nuovo Papa dal presidente americano Barack Obama, che in una nota l’ha definito «un paladino dei più poveri e vulnerabili tra noi». «Come primo Papa proveniente dalle Americhe», ha sottolineato Obama, la sua elezione «è un tributo alla forza e alla vitalità di una regione che sta sempre più modellando il mondo e, insieme a milioni di ispanici americani, negli Stati Uniti condividiamo la gioia per questo giorno storico»

Redazione Online13 marzo 2013 (modifica il 14 marzo 2013)

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Bergoglio, Francesco I°, peronista ecumenico. (Ancora sul Papa argentino)

Posted by ⋅ 20 marzo 2013

papa-cristinadi Adriana Bernardotti (Buenos Aires) Passato il brivido iniziale, e le prime reazioni di stupore e incertezza davanti all’elezione a Papa del gesuita definito da Nestor Kirchner “capo spirituale dell’opposizione politica”, il Governo argentino ha cambiato i toni, riaccomodato posizioni, e si appronta a vivere una stagione non esente da rischi. Ieri, in un gesto pieno di simboli, Papa Francisco ha ricevuto la presidente Cristina Kirchner, il primo mandatario di Stato che ha potuto vedere il Papa.

Le agenzie parlano di un incontro protrattosi per oltre due ore, con pranzo nel privato delle stanze romane e scambio di regali. Il souvenir portato da Cristina porta l’accento nazional-popolare: un poncho e un completo per bere il mate, realizzato da una cooperativa promossa dall’”Argentina Trabaja”, il fiore all’occhiello dei programmi sociali del Governo coordinato dalla Ministra-cognata Alicia Kirchner e spesso sotto la mira critica della Chiesa. Quello del Papa richiama traguardi e missioni del suo ministero: una maiolica con l’immagine di San Pedro e la copia del documento della V Conferenza Episcopale Latinoamericana del 2007, da lui presieduta, dove si tracciano le strade pastorali per la Chiesa nel continente.

Sin da quando è uscito al balcone di Piazza San Pietro, il Papa argentino si è rivelato un leader nella comunicazione con le masse e un maestro nel linguaggio dei gesti. Il pastore umile ha parlato faccia a faccia coi romani e seducendo loro si è conquistato il mondo intero. “Un vero peronista”, hanno cominciato a segnalare alcuni dirigenti anche dell’ala sinistra e movimentista del kirchnerismo, sfumando le prime affermazioni che ponevano tutto l’accento sulle accuse di connivenza di Bergoglio con la dittatura e sulle posizioni politiche nettamente critiche dell’ex Arcivescovo di Buenos Aires lungo il corso dei governi di Nestor e Cristina. Un peronista di destra, comunque, che avrebbe militato in Guardia di Hierro, l’organizzazione degli anni ’70 che si proponeva come custode gelosa della dottrina peronista dalle derive marxiste… Niente da obbiettare, in ogni caso, visto che altri uomini di questa provenienza fanno oggi parte del Governo. Forse in questo passaggio autobiografico si trova alcuna spiegazione degli enigmi che inquietano il mondo attorno al nuovo Papa, come suggerisce un articolo del giornale vicino al governo Tiempo Argentino. Guardia de Hierro, il gruppo ispirato all’organizzazione fascista rumena omonima fondata dall’ultracattolico Cornelieu Codrenau, si configurava come una specie di loggia con disciplina marziale, una specie di centrale o incubatrice di quadri politici con regole d’obbedienza e rigore intellettuale che si conformava bene allo spirito di un gesuita. Secondo le testimonianze raccolte, il “padre Jorge” avrebbe aderito a questo gruppo nel 1972, essendo già un sacerdote ascendente nell’ordine gesuita. Postulando l’ortodossia nel partito peronista, l’organizzazione affermava l’equidistanza dal “Fronte Rosso” (i Montoneros) e dal “Fronte Nero (Comando de Organización y Concentración Nacional Universitaria– fascisti, estrema destra peronista). Seguendo questa interpretazione, sarebbe in questo ambiente politico che si produce l’incontro di Bergoglio/Guardia di Hierro con l’ammiraglio della Giunta Militare Emilio E. Massera, che spiega molte ambiguità del suo comportamento in quegli anni oggi sotto i riflettori. Nel 1974 Bergoglio collocava alla direzione dell’Università gesuita El Salvador (USAL) due suoi compagni di Guardia di Hierro. Negli anni della dittatura che comincia con il colpo del 1976, questo ateneo sarà il rifugio di molti docenti marxisti licenziati dalle università pubbliche, ma anche l’istituzione che avrebbe conferito all’Almirante Massera il dottorato honoris causa nel 1977. Questa conferimento accademico sarebbe niente di meno che un riconoscimento per la liberazione dal campo di sterminio ESMA dei due sacerdoti gesuiti Yorio e Jalics, mesi prima, sotto richiesta di Bergoglio e attraverso negoziazioni condotte da dirigenti di Guardia di Hierro. Nasceva anche lì un vincolo politico che avrebbe condotto alcuni militanti dell’ex Guardia di Hierro ad aderire al movimento politico populista di destra che a suo tempo cercò di organizzare l’ascesa di colui che voleva diventare il nuovo Peron. “Terza posizione allo stato puro, quello sembra il principio che Bergoglio ha scelto per se stesso. Terza posizione per la politica. E anche per i crimini contro l’umanità commessi dai militari durante l’ultima dittatura. Una terza posizione tra i diritti umani e la repressione. Come se la teoria dei due demoni fosse confluita in una sola tonaca”, sintetizza, l’autore dell’articolo (“Guardia de Hierro. La organizacion politica en la que milito Francisco”, di Ricardo Ragendorfer Tiempo Argentino, 17/03/2013). Bergoglio è dunque un conservatore ma dotato da tutte le virtù peroniste per rapportarsi con gli umili, per muoversi nel territorio e affrontare in prima persona i problemi sociali, come dimostra il suo lavoro nelle villas miseria (favelas), con le vittime di tratta o i tossicodipendenti. Un peronista dottrinario della terza posizione, che ha anche altre virtù – molto esaltate dall’opposizione – che entrano inevitabilmente in collisione con lo stile kirchnerista di confronto politico serrato, nella logica amico/nemico di stampo settentista. Le virtù delle “tre P” come afferma il governatore della Provincia di Buenos Aires Daniel Scioli, il peronista alleato-nemico di Cristina che aspira alla successione presidenziale: “In momenti difficili sia a livello personale che istituzionale, ho ricevuto aspre critiche per continuare ad incontrarlo, ma lui mi trasmetteva la pazienza, la perseveranza e la prudenza, che è la formula delle tre P“. L’opposizione ha festeggiato dal primo momento il Papa, convinta che la scelta dello Spirito Santo è un segnale divino che preannuncia la svolta politica che da sola non è in grado di imprimere in Argentina. Sempre giocando con messaggi e simbologie, la destra vede l’occasione di fare cerchio attorno alla figura di Bergoglio e il kirchnerismo capisce che questa volta il rischio è altissimo. Il sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri ha chiamato questa notte ad una veglia animata da concerti per attendere l’assunzione, con l’obelisco illuminato con i colori vaticani che ricordano anche il giallo del suo partito. Alle tre di mattino è arrivato a sorpresa il messaggio di Papa Francisco via telefonica alla Piazza di Mayo gremita: “Avete cura uno degli altri, dei bambini, della natura. Dialogate, non fatevi del male, non vi scannate e avvicinatevi a Dio”. Nastri papalini avevano esibito nei giorni scorsi anche militari e torturatori nelle aule dei tribunali dove sono chiamati a rispondere per i loro crimini. In effetti, proprio sulla decisione del Governo di riaprire i giudizi contro i militari derogando le leggi di “riconciliazione” nazionale approvate durante i governi di Raul Alfonsin e Carlos Menem (“Obediencia debida” y ”Punto Final”) è nato il conflitto Kirchner-Chiesa. Nel maggio 2004, quando si compiva un anno della gestione di Nestor, la Conferenza Episcopale Argentina presieduta da Bergoglio emetteva il documento “Abbiamo bisogno di essere nazione”, dove si dichiarava che “il passato ci pesa” per incoraggiare la riconciliazione nazionale. Ciò significava – sottolineava allora il quotidiano conservatore La Nacion – una dura obiezione alla politica di revisione della violenza politica degli anni ’70 guidata dal Presidente. Inoltre, Bergoglio approfittava del Tedeum del 25 Mayo – il tradizionale appuntamento nella Cattedrale Metropolitana nel giorno dell’indipendenza al quale assiste il Presidente della Repubblica –  per fustigare indirettamente il Governo tramite un’omelia nella quale criticava l’intolleranza, chiedeva più dialogo politico e metteva in discussione “l’esibizionismo e gli annunci stridenti” (La Nacion, 27/5/2004). Da quel momento i Kirchner hanno rotto il protocollo e non hanno mai più assistito ad un Tedeum del Cardinale Primate; nemmeno hanno gradito gli incontri di Dialogo Sociale promossi dalla Pastorale Sociale presieduta da Mons. J. Casaretto, un altro spazio scomodo perché utilizzato per criticare i risultati delle politiche sociali del Governo denunciando le statistiche ufficiali e sostenendo invece l’esistenza di alti indici di povertà in Argentina. Da ricordare anche il conflitto attorno al vicario castrense Mons. Antonio Baseotto nel 2005, espulso dal Governo per le sue dichiarazioni gravissime contro il Ministro di Salute (dovute alla posizione di quest’ultimo a favore della depenalizzazione dell’aborto e di una politica di promozione degli anticoncezionali) e sostenuto invece dalla Conferenza Episcopale. Il Cardinale Bergoglio, da parte sua, sempre ponderando la necessità di dialogo e conciliazione, ostentò più volte la sua concordanza con l’opposizione, come nel conflitto con i produttori rurali per l’incremento delle tasse sulle esportazioni (2008), allacciando vincoli stretti con molti politici e sindacalisti. Al contempo si oppose attivamente alle misure più innovatrici del Governo: dalla nomina di giudici progressisti nella Corte Suprema, alla legge sul matrimonio ugualitario per coppie dello stesso sesso (approvata nel 2010), o all’applicazione dell’ivg nei casi eccezionali consentiti dalla legge, assumendo un ruolo di promotore dei cortei e di manifestazioni contro le riforme. Con un popolo molto sensibile alle figure potenti e carismatiche i rischi sono palesi. E’ da aspettarsi una crescita della pratica religiosa e assieme a questa, che la predica della Chiesa contro alcuni progressi conseguiti o da conseguire trovi maggior eco di quello finora raggiunto. Sarebbe ad esempio il caso della promulgazione della legge sull’aborto che giace in attesa in Parlamento, anche se su questo punto sono coincidenti le opinioni dell’ex cardinale argentino e l’attuale Presidente. Esiste il timore che l’influenza vaticana imprima una svolta politica verso destra nella Regione, memori tutti dell’esperienza di Papa Wojtyla per l’Europa dell’Est, ma anche, senza grossi cambiamenti di segno politico, di una decelerazione nelle riforme progressiste. Forse, come a Perón, cercheranno di tirargli la tonaca da tutte le parti… Per cominciare Cristina è uscita serena, quasi raggiante dall’incontro, conquistata anche lei dal suo carisma. Lui le ha parlato della “Patria Grande” dell’America Latina, complimentandosi con la capacità di coordinamento regionale delle attuali dirigenze del subcontinente. Lei le ha chiesto la sua intercessione nell’annoso problema della decolonizzazione delle Malvinas, sul quale lui si era espresso in modo contundente come capo della Chiesa argentina. Ci sono quindi anche speranze. Non di poco conto risulta il fatto che l’elezione di Jorge Bergoglio implica la perdita d’influenza in Vaticano della cricca gestita da Esteban Caselli, l’ex ambasciatore di Carlos Menem ed ex senatore italiano per il PdL, che durante più di 15 anni ha filtrato i rapporti dell’Argentina con la Santa Sede grazie ai suoi vincoli molto stretti di amicizia e interessi con il cardinale Leonardo Sandri e con lo stesso cardinale Angelo Sodano. In queste ore sono emerse voci che la prima beatificazione di Papa Francisco sarebbe per Carlos Murias, francescano scomparso nelle carceri della dittatura militare argentina, per il quale il cardinale Bergoglio aveva chiesto la canonizzazione al Vaticano nel 2011. Il verificarsi di questa proposta sarebbe molto più di un gesto, per un Vaticano che non ha voluto mai ricevere le Madri di Plaza di Mayo negli anni che giungevano disperate a cercare il sostegno e l’intercessione del Papa di fronte alle Giunte militari che sequestravano e torturavano i loro figli, per una Chiesa argentina che nella stragrande maggioranza non si è comportata meglio di Jorge Bergoglio.

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Pablo Neruda. Morire di malattia o per mano di un dittatore?

Morire di malattia o per mano di un dittatore non è la stessa “verità” Che sia stato effettivamente ammazzato dai sicari del regime o sia morto per il cancro che lo affliggeva, per Pablo Neruda le cose non cambiano: in un ospedale di Santiago del Cile, il 23 settembre del 1973, spirò all’età di 69 anni, 12 giorni dopo il golpe del generale Pinochet ai danni del legittimo governo socialista di Salvador Allende. E probabilmente – se l’autopsia della salma appena riesumata del poeta Premio Nobel dimostrerà, come sostiene da sempre il suo ex autista e collaboratore Manuel Araya, che non sia deceduto per cause naturali – non molto cambierà nella Storia, che semplicemente vedrà la lista delle vittime delle dittature totalitarie che hanno piagato il mondo nel ‘900 allungarsi di una tacca, alla voce “Neruda”. Ma adesso che, dopo 40 anni, i periti sono al lavoro sui resti di Neruda, l’unica cosa ragionevole da fare è essere pronti, una volta resi pubblici i risultati della tardiva autopsia, all’emergere di una verità. Qualsiasi essa sia. Abbiamo chiesto un commento al caso Neruda ad Andrea Nicastro, corrispondente del Corriere della Sera di stanza a Madrid. Da quando esiste il sospetto che Pablo Neruda possa essere stato fatto assassinare dal generale Pinochet? I primi a ipotizzare, subito dopo la morte di Neruda, che il referto ufficiale dell’autopsia eseguita sotto il regime di Pinochet – in base al quale sarebbe morto per le metastasi del tumore alla prostata – fosse fittizio, furono i suoi più stretti collaboratori. In particolar modo il suo autista, Araya, che era anche un attivista comunista e grande amico del poeta, ha sempre sostenuto questa tesi con fermezza e ha ricostruito con molta chiarezza e coerenza i fatti che successero. Era davvero un personaggio così influente da “meritare” di essere ucciso? Dopotutto era noto in tutto il mondo per le sue battaglie civili e per la sua straordinaria poesia, e aveva appena ricevuto il Nobel. Inoltre era un uomo popolare ed estremamente schierato a sinistra e tutte queste caratteristiche facevano di lui una spina nel fianco di Pinochet. Dunque il regime lo temeva, è così? Sì: a riprova di questo c’è anche il fatto che, dopo la sua morte, il Cile scese in piazza per la prima volta e manifestò in massa contro la dittatura. È chiaro che con lui vivo, il regime, anche a livello internazionale, sarebbe stato accettato in modo meno accondiscendente. Quindi che possa essere stato eliminato non è così improbabile. Il regime militare, instauratosi, confermò con i fatti di non aver nessun problema ad eliminare fisicamente gli oppositori, come nel caso dei desaparecidos e della persecuzione dei movimenti giovanili di sinistra. Il fatto dunque che Pinochet possa aver ordinato questa morte non dovrebbe stupire di fatto nessuno. Poi che sia vero o no starà all’autopsia dimostrarlo. Allora nei resti del poeta si potrebbero trovare le tracce del veleno che gli sarebbe stato iniettato? C’è un precedente del fatto che non sia insensato riesumare un corpo dopo così tanti anni: come ha confermato l’autopsia recentemente eseguita sul suo corpo, si è scoperto che l’ex presidente cileno, Eduardo Frei Montalva, fu fatto uccidere con un’iniezione letale da Pinochet nell’82 nello stesso ospedale in cui morì Neruda. Perché si sono decisi solo ora a fare l’autopsia a Neruda? Il regime di Pinochet è fuori gioco da anni. La stessa riesumazione di Allende è avvenuta solo un paio di anni fa, quando ormai il clima politico lo consentiva. La magistratura, sia nel caso dell’ex presidente marxista che in quello di Neruda, sembrerebbe però essersi messa in movimento per riaprire il caso con una certa calma… ma più passa il tempo, più è possibile che gli eventuali responsabili non potranno essere puniti per ragioni anagrafiche, e dal punto di vista legale è ormai troppo tardi. Com’è stata accolta, in Cile, la notizia del nulla osta a procedere con l’autopsia a Neruda? Faccio un solo esempio: A Madrid ho parlato con lo scrittore Luis Sepúlveda, di origini cilene, che all’epoca del golpe del ’73 era un giovane comunista della guardia di Allende. Mi ha detto di non aver ragioni particolari per credere alla versione dell’omicidio, però non ne ha neppure per escluderlo. Dal suo punto di vista, la possibilità di sapere è preziosa e non va tralasciata, non per cercare vendetta, perché ormai la realtà politica stessa ha condannato gli anni della dittatura, ma per far sapere fino a che punto si può spingere un regime quando si scatena la violenza. Andrea Nicastro Fonte. http://www.ilsussidiario.net/ 11.04.2013

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COM’E’ VIVERE IN MEZZO AL DEFAULT DI UNA NAZIONE – UNA STORIA ARGENTINA

DI SIMON BLACK sovereignman.com (…) L’argentino Marco ci racconta la sua storia: il 1° dicembre 2001 l’economia argentina aveva grossi problemi. La disoccupazione era alta, il debito era alto, la recessione si era fatta vedere per bene. Ma la vita era ancora “normale” in qualche modo. I servizi di base funzionavano sempre, e nessuno si stava davvero preoccupando per … il cibo. O l’acqua. Poi tutto cambiò. Letteralmente in un giorno.

Il 2 dicembre il nostro governo in bancarotta impose misure che essenzialmente congelarono tutti i conti bancari. Potete immaginare, un giorno hai accesso ai tuoi soldi e il giorno dopo sei completamente tagliato fuori. Nel giro di pochi giorni la gente era per strada a battersi con la polizia. Poco dopo il governo dichiarò bancarotta sul suo debito e la valuta prese a perdere valore, in caduta libera. Io ero a fare un post laurea a Boston in quei giorni. Come straniero negli Stati Uniti non ero realmente possibilitato a lavorare e così campavo coi pochi soldi dei miei risparmi. Ma con quello che successe passai, dalla sera alla mattina, dall’essere capace di pagare l’affitto e mangiare all’essere completamente senza un soldo. Non avevo niente. Ma quando parlai con la mia famiglia in argentina mi resi subito conto quanto persino peggio era per loro. Tutto divenne scarso. L’elettricità andava e veniva. Persino il cibo negli scaffali dei supermercati era poco. Avevi da mangiare solo quello che avevi a casa. Nel giro di poco tempo il cibo divenne merce di scambio. In pochi giorni la gente era passata dalla fiducia nella propria moneta al completo disincanto. Nessuno accettava più i soldi di carta, specie per cose di valore come il cibo… o se lo facevano volevano almeno il doppio o il triplo del prezzo normale. In mezzo a tutto questo sorridersi di eventi presi l’aereo per tornare dalla mia famiglia. Mio padre mi chiamò e disse che aveva trasformato i suoi risparmi di una vita in dollari USA e li aveva messi in una cassetta di sicurezza in banca. Aveva bisogno del mio aiuto per riuscire a riprenderseli. Quando arrivammo alla banca c’erano migliaja di persone in rivolta per le strade. La polizia era in tenuta antisommossa. C’era talmente tanta tensione nell’aria che dovemmo corrompere qualcuno per riuscire ad entrare in banca. Per fortuna riuscimmo ad arrivare ad avere accesso alla cassetta di sicurezza. Ma… dovemmo camminare per 3-4 isolati per arrivare all’auto. Eravamo mezzi in panico e mezzi pompati di adrenalina mentre ci facevamo largo in mezzo alla folla imbestialita coi risparmi di una vita di mio babbo infilati nelle tasche dei pantaloni. Ripensandoci, fu folle. Ma all’epoca era il solo modo. Poi venne la parte veramente difficile. Portarli fuori dal paese. Avevamo amici che avrebbero potuto usare delle barchette a remi per portarli nel confinante Uruguay .. ma il rischio era troppo alto. All’epoca il solo modo per portare fuori dal paese soldi era comprare degli ADR (compagnie pubbliche argentine quotate al New York Stock Exchange). E la ragione per cui potevamo farlo era che avevamo i contatti giusti. Ma ci ammazzarono con le tariffe. La commissione da sola era di un 20% e poi, ovviamente, gli stocks che comprammo crollarono. Così mio babbo perse una metà buona dei suoi risparmi di una vita cercando di portarli fuori dal paese nel momento sbagliato. La cosa divertente fu la successiva citazione in giudizio contro il governo. Avevano distrutto i risparmi della gente e avevano messo le mani anche sulle pensioni. Il governo fece trascinare il processo per anni, quasi una decade (he, beati loro che gli sembra tanto un decade.. noi, in Italia… NdEr). Probabilmente speravano di farlo durare tanto da far morire tutti i querelanti di vecchiaja. Alla fine vincemmo il processo, insieme a migliaja di altri, ma il giudice “sospese la sentenza” e quindi nessun rimborso. E ci sarebbero così tante altre storie da raccontare su quel periodo… per fortuna ora riesco a riderne, ma all’epoca…. Il meno che posso dire è che eravamo disperati. Senza speranza. La vita diventa davvero un inferno il giorno che non sai se riuscirai a mettere insieme un pranzo o una cena il girono dopo. Non si possono prendere buone decisioni in momenti simili. Tutto diventa solo una questione di sopravvivenza. Ovviamente all’epoca continuavamo a dirci “ma come abbiamo fatto a non vedere cosa stava succedendo? Perché non ci siamo mossi per tempo?!” Se solo avessimo spostato almeno una parte dei soldi all’estero prima, o fatto qualcosa per organizzarci la pensione in qualche modo differente… come dice il vecchio detto “meglio essere un anno o dieci in anticipo che un giorno in ritardo”. Non sottovalutate mai la rapidità con cui possono cambiare le cose.

Versione originale:

Fonte: http://www.sovereignman.com Link: http://www.sovereignman.com/trends/this-is-what-crisis-feels-like-a-personal-story-12018/ 12.06.2013 Versione italiana: Fonte: http://argentofisico.blogspot.it Link: http://argentofisico.blogspot.it/2013/06/black-come-vivere-in-mezzo-al-default.html 13.06.2013

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legare il pesos al dollaro non centra nulla,naturalmente.Bastava solo portare i risparmi all’estero,magari accompagnati da una bella pensioncina privata.Conclusione…uscire dall’euro equivale ad avere sicari giu al garage ad attenderci per rubare e uccidere.Lo dicevano a canale 5,non a torto e’?

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Qui c’è un equivoco a proposito dell’esplosione di criminalità, e mi riferisco a GeorgeJefferson e tanti altri che sembrano non capire. L’Argentina probabilmente non aveva scelta, ma con il corralito i poveri e le classi medio basse si sono bruciati le penne di brutto. I ricchi invece stanno bene come prima. (Adesso i poveri hanno qualche soldo in più e non muoiono di fame come prima, è vero, ma i prezzi sono schizzati verso l’alto e le differenze di classe aumentate). Già Buenos Aires è una città da naso di per sé ma con il corralito la criminalità ha avuto un’impennata impressionante. Si era diffusa una forma anomala di sequestro di persona che si chiamava “secuestro express”, come potete leggere in questo articolo del 2002. http://www.belt.es/noticias/2002/02_julio/22_26/24_secuestros.htm Gente ammazzata nel garage? Ma scusate, succede da noi che ammazzano e torturano nelle ville e pensate che non possa succedere in sudamerica, per di più in n periodo di crisi grave? Quindi mettetevi bene in testa, mi riferisco ai sostenitori dell’uscita dall’euro, che abbandonare la moneta unica E’ ANCHE UN’IDEA SENSATA, MAGARI OTTIMA MA…”keep in mind” che sarà un massacro spaventoso per le classi basse e quelle medie; che almeno per un certo periodo la criminalità diventerà una piaga disastrosa. In Sudafrica durante la crisi (seconda metà anni ’90 e prima metà dei 2000) le signore DOVEVANO andare tutte (tutte) a comprare il latte per i bambini con le Smith&Wesson 375 Magnum a canna lunga caricate a dum dum. E’ vero che restare nell’euro rischia di essere peggio ma quello che l’italiota non vuole capire per atavica pigrizia e ignavia, è che comunqe sia ci sarà da lottare e da soffrire; da impegnarsi, da informarsi, da resistere, da perdere ricchezza personale in cambio di benessere per tutti… Io gli italiani non li vedo tanto pronti e meno “aware” sono più scomposta sarà la reazione.

<p style=”text-align: center;”><strong><a href=”http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&amp;file=viewtopic&amp;t=64086&amp;start=0&amp;postdays=0&amp;postorder=asc&amp;highlight=&#8221; target=”_blank”>Il mitra sotto la tonaca bianca?</a></strong></p>
<p style=”text-align: left;”>Una Chiesa franchista
Leggo che oggi la Chiesa cattolica proclama “beati” 500 guerriglieri franchisti della guerra civile spagnola. Gentaglia armata fino ai denti dalla Germania di Hitler e dall’Italia di Mussolini per sconfiggere la Repubblica Spagnola. I 500 furono uccisi e non capisco la ragione per la quale oggi dovrebbero essere tutti santificati ed affollare le volte celesti del Paradiso Cristiano. A varie riprese e per decenni la Chiesa va beatificando tutti i gorillas che presero parte all’assedio della Repubblica democratica Spagnola.
Peccato che Papa Bergoglio non possa beatificare i gorillas di oggi che assediano la repubblica siriana o coloro che hanno distrutto la Jamaria. O erano protestanti anglosassoni oppure musulmani.
Questo Papa nasconde sotto la tonaca bianca il mitra. E’ mellifluo nella parola ma assai più crociato e combattente di Papa Woitila. Ha creato un Partito Papista che darà filo da torcere a tutti.

<a href=”http://www.agi.it/cronaca/notizie/201310131220-cro-rt10024-papa_ricorda_cristiani_martiri_in_guerra_civile_spagnola&#8221; target=”_blank”>http://www.agi.it/cronaca/notizie/201310131220-cro-rt10024-papa_ricorda_cristiani_martiri_in_guerra_civile_spagnola</a></p&gt;

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