L’opera del “cattolico francese”

Nato a Loos-lès-Lille il 24/9/1880, deceduto a Froidmont (Belgio) il 13/11/1970.

Fernand Crombette fa pensare a uno studioso di un’altra epoca. Autodidatta, ricercatore solitario, confinato tra il suo studio e le biblioteche, non lavorando che per la posterità, senza cura di farsi conoscere e riconoscere, mattiniero, studiando senza tregua, egli sembra volersi nascondere interamente dietro la sua opera. Volendo restare ignoto, firmava le sue opere: “un cattolico francese”. Che bella lezione di umiltà!

Ma anche che opera!… Interamente scritta tra il 1933 e il 1966, dopo un’esemplare carriera amministrativa, essa affronta la maggior parte delle “discipline” contemporanee, su ciascuna delle quali getta le luci di un notevole spirito di sintesi basato, con una incrollabile convinzione, sull’inerranza scientifica e storica della Bibbia. Una tale convinzione, per strana che possa apparire a molti spiriti moderni, è il risultato naturale delle scoperte che fu dato a Fernand Crombette di compiere; lo si comprenderà facilmente seguendo la genesi della sua opera.

Tutto ha inizio con un compito, una composizione sul tema “le Sante donne alla Tomba”, che sua figlia Liane, allieva alla Scuola di Belle Arti, deve preparare. Volendo aiutarla nella ricostruzione storica, Crombette apre la sua Bibbia e si imbatte provvidenzialmente nel versetto 12 del Salmo 73: “Ma Dio, nostro re, da prima dei secoli, ha operato la salvezza al centro della terra“. Su questo versetto, che tanti cristiani hanno dovuto leggere senza prestarvi particolare attenzione, la Provvidenza volle che lo studioso si soffermasse. Un’idea si presenta alla sua mente: se la Bibbia dice il vero, Gerusalemme è al centro del mondo! Donne al Sepolcro

Egli scoprirà più tardi, durante le sue ricerche, che il Rev. Padre Placet, monaco premonstratense, aveva scritto nel 1668 un’opera intitolata “Dove è provato che prima del Diluvio non vi erano punto le isole e che l’America non era punto separata dal resto del mondo“.

Egli conosce la tesi di WEGENER sulla deriva dei continenti. Si reca allora nelle biblioteche (e verso la fine del suo lavoro all’università di Grenoble) per disporre delle carte geologiche e batimetriche necessarie, e si applica a ricostruire questo continente primitivo che i geografi chiamano oggi Pangea. L’idea geniale di F. Crombette fu di non fermarsi (dopo prove infruttuose) ai contorni attuali dei continenti, variabili con il livello dei mari, ma di prendere in considerazione il bordo estremo dello zoccolo continentale, alla quota di -2000 metri, laddove il fondo marino cambia bruscamente pendenza per andare a raggiungere il fondo abissale, a -4000 metri. Idea geniale, giacché le trivellazioni sottomarine confermano oggi, dopo 60 anni, che lo zoccolo granitico continentale, sotto i sedimenti marini, si arresta proprio in questo punto. Ma anche idea ispirata dalla Bibbia, giacché Fernand Crombette aveva ripreso la tesi cosmogonica di Kant secondo la quale le “acque dell’alto“, separate da Dio al momento della Creazione, formavano un anello acqueo attorno alla terra, anello la cui caduta progressiva alimentò i 40 giorni di grande pioggia del Diluvio.

Stabilite così le ipotesi del suo lavoro, Crombette ricostruisce completamente (tra il 1933 e il 1945) il puzzle del continente primitivo, con i banchi e le isole oggi disperse sul fondo basaltico dei mari, e l’esatto cammino percorso da ciascuna delle masse continentali. E il risultato confonde l’immaginazione: il continente unico aveva ricevuto la forma regolare di un fiore a otto petali, di cui Gerusalemme occupa il centro .

É da sottolineare che il suo lavoro è iniziato non partendo dal centro, bensì dalle isole Falkland e dalla punta dell’America del sud. Nasce così il suo SAGGIO DI GEOGRAFIA… DIVINA in cui Crombette spiega la formazione della superficie e l’orografia del mondo. Compiuto questo lavoro, si mette a guardare la Bibbia in tutt’altro modo: l’incompatibilità che esiste oggi tra le cronologie ufficiali della Storia dell’Antichità e la cronologia biblica fa problema. É nel 1830 che Champollion, per primo, avanza per le prime dinastie egiziane una data risalente al 6° millennio avanti Cristo, incompatibile dunque con la data del 2348 a.C. ammessa comunemente per il Diluvio. Crombette, abitante dal 1937 a Tournai (Belgio), si reca allora alla Fondazione Egittologica Regina Elisabetta, a Bruxelles, per iniziarsi alla lettura dei geroglifici. Egli non tarda a rimettere in causa il metodo di decifrazione di Champollion, che assimila i geroglifici a una scrittura alfabetica, mentre i segni pittografici o ideografici (lo si vede in Cina) sono anteriori ad ogni alfabeto e ne sopprimono il bisogno. La famosa “Pietra di Rosetta”, punto di partenza di Champollion, rappresenta un decreto preso dal faraone “greco” Tolomeo V° Epifanio. I geroglifici traducono dunque il testo greco, e il fatto che taluni sono stati scelti per raffigurare foneticamente le lettere greche dei nomi propri come Tolomeo e Cleopatra, non implica affatto che questa regola di trascrizione possa applicarsi ai nomi comuni che esistevano in copto monosillabico (la lingua dell’Egitto Antico) prima ancora che si pensasse a scriverli. La Pietra di Rosetta non può dunque servire da punto di partenza alla decifrazione delle iscrizioni reali delle dinastie egiziane. Fernand Crombette scopre allora che i geroglifici possono leggersi come dei pittogrammi monosillabici come tutte le lingue primitive, per i nomi concreti, e, più generalmente, come un rebus composto in copto antico. Invece di dover ricostruire una lingua artificiale impronunciabile e incerta, come hanno tentato gli egittologi fedeli al metodo di Champollion, Crombette riesce dunque a leggere direttamente i geroglifici in una lingua conosciuta che si è trasmessa fino a noi mediante gli scritti dei linguisti arabi, come pure attraverso la comunità copta che, nell’Egitto stesso, resiste ancora all’arabizzazione.

Su questa base, il nostro studioso scrive una Storia dell’Egitto in 15 volumi: IL LIBRO DEI NOMI DEI RE D’EGITTO, condensato poi in 3 volumi intitolati VERA STORIA DELL’EGITTO ANTICO, più un volume CRONOLOGIA DELL’EGITTO FARAONICO. Questa ricostruzione minuziosa della genealogia di tutte le dinastie fa apparire che Misraïm (Rê), fondatore eponimo dell’Egitto, non è altri che il figlio maggiore di Cam (Amon), figlio primogenito di Noè, e che l’arrivo di Misraim in Egitto segue immediatamente la dispersione dei popoli a Babele, nel 2197 a.C..

Dunque, in Storia come in Geografia, la Bibbia ha detto il vero!

Questo risultato incita Fernand Crombette a decifrare, con lo stesso metodo del rebus in copto, i geroglifici dei popoli vicini, etnicamente – e dunque linguisticamente – legati agli egiziani. Egli può così scrivere LUCI SU CRETA in 3 volumi; il primo re di Creta altri non è che il figlio del primo re della prima dinastìa egiziana. Questi libri danno la cronologia delle tre dinastie cretesi e la storia di ciascun re. Segue poi la storia degli Ittiti: IL VERO VOLTO DEI FIGLI DI HETH, in 2 volumi. Gli Ittiti discendono da Het, secondo figlio di Canaan (dal -2321 al -2121), e Crombette decifra la storia di ciascun sovrano ittita (in particolare di quelli che daranno in Egitto la 15ª dinastìa detta Hyksôs) fino alla destituzione del 95° e ultimo re di Djerablous, condotto dagli Assiri a Ninive nel 717 a.C..

Incidentalmente, Crombette scopre l’origine del regno etrusco e la fondazione di Atene da parte di Cècrope nel -1557, di Argos da parte di Agènore nel -1552, di Tebe da parte di Cadmo nel -1493. Si comprende così la presenza dei sovrani delle prime dinastie egiziane nella mitologia greca: Cronos (Luhabim), Héra (Téleuté), Zeus (Ludim), Poseidone (Nephtuim), ecc.. Le sue opere sull’Egitto danno la chiave dell’evemerismo. Come sostennero il filosofo greco Evèmero nel 4° secolo a. C., e poi i Padri della Chiesa, i miti sono dei racconti immaginosi di avvenimenti storici, e gli dèi ed eroi mitici non sono altro che uomini divinizzati dopo la loro morte.

Poi Crombette si lancia nella critica della Preistoria ufficiale falsata dall’evoluzionismo. Dopo un lungo studio della geologia, utilizzando anche l’onomastica e la toponimia antiche, scrive la storia dei patriarchi antidiluviani, poi quella dei figli di Noè fino alla divisione delle terre dopo Babele. É la sua SINTESI PREISTORICA E SCHIZZO ASSIRIOLOGICO, in 2 volumi.

Un giorno, studiando secondo il suo metodo un’iscrizione cretese, constata che si tratta di quella che racconta la partecipazione del 31° re di Creta, della Iª dinastìa, ai funerali di Giacobbe, padre di Giuseppe. In effetti, egli ritrova poco dopo pressoché lo stesso racconto in un testo egiziano dove legge: “Essendo in cammino verso la dimora nascosta del Capo, avvenne un prodigio quando si giunse alla tappa che è ai confini: il fiume impetuoso, ingrossato, ribolliva ed era violentemente straripato; la volontà del Signore del Cielo fece sì che la compagnia giungesse senza danno e rapidamente alla riva opposta, per l’azione del grande profeta“.

Ora la Genesi, cap. 50, che racconta i funerali di Giacobbe, non menziona affatto questo prodigio. A questo proposito F. Crombette scrive: “L’ebraico, come lo si capisce oggi, è una lingua flessionale detta semitica. Ma siamo certi che la lingua di cui si servì Mosè era anch’essa flessionale e semitica?” Si ricorda allora della Genesi: quando, per ordine di Dio, Abramo si recò nel paese di Canaan (fratello di Misraïm fondatore dell’Egitto) si trovò, con la sua tribù, isolato in paese camita. Abramo e i suoi discendenti dovettero dunque mettersi a parlare cananeo. Isaia dice (XIX,18) che gli Ebrei stessi chiamavano la loro lingua il cananeo, lingua sorella dell’egiziano (utilizzata da Mosè, allevato alla corte d’Egitto, e che si è conservata nel copto). Crombette pensa allora che la lettura sillabica dell’ebraico dovrebbe potersi comprendere dando alle lettere ebraiche una lettura con il copto antico. Tenta dunque una traduzione parola per parola del passaggio della Genesi che riporta i funerali di Giacobbe. Il frutto dei suoi sforzi non si fa attendere, ed ottiene: “E mentre, in un religioso rispetto, Giuseppe avanzava sotto il peso del dolore verso Canaan per far arrivare il lutto a Heth, le acque, portate al punto culminante, si alzarono contro il corteo in cammino. Ma, per una vera grande parola di quello che aveva la direzione del lutto, i flutti, potentemente agitati, cessarono di riversarsi, tornarono indietro, si placarono e tacquero, e la turba notevole oltrepassò l’acqua del torrente che delimita l’eredità dei figli generati da Rê (Misraïm), e si chinò davanti a Colui che È sostanzialmente e che l’ebreo di Eliopoli teme“.

Convinto dell’esattezza della sua teoria, Crombette intraprende allora la traduzione della Genesi, fino al capitolo XI, e di altri passi caratteristici della Bibbia. La traduzione che egli ci dà, nell’opera intitolata LA RIVELAZIONE DELLA RIVELAZIONE (pubblicata poco prima della sua morte avvenuta nel 1970), è di una ricchezza insospettata. Crombette fu così portato a scoprire un metodo di traduzione più approfondito della Bibbia supponendo che la sua lingua originale fosse il copto, lingua monosillabica di Mosè. Le traduzioni che egli ne ottiene, senza contraddire in niente il contenuto teologico e morale della Sacra Scrittura, danno delle spiegazioni più dettagliate sui fatti storici che essa racchiude. Così la maledizione di Canaan, dopo l’ubriacatura di Noè, resta poco comprensibile nella Volgata, giacché il solo colpevole sembra essere Cam. La traduzione di Crombette fa vedere invece come la curiosità di Canaan fu proprio la causa iniziale del castigo della sua razza. Il problema non è puramente libresco. Crombette mostra come, nel -2187, i Pa-Ludjim (= quelli di Ludim, nome biblico di Thot-Mercurio) che divennero i Filistei (Palestinesi), invasero il territorio attribuito a Heth, tra Ebron e Gaza. Essi discendono dunque da Cam, ma attraverso Misraïm. Avendo costituito un testo continuo di questa traduzione, questo lavoro è divenuto LA GENESI DA RISCOPRIRE.

Il Papa PIO XII°, nella sua enciclica HUMANI GENERIS, … avvertì chiaramente che “i primi 11 capitoli della Genesi,… appartengono al genere storico in un senso vero, che gli esegeti dovranno studiare ancora e determinare“.

Non potrebbe Crombette far parte di questi esegeti ardentemente sospirati dallo stesso Papa che già aveva attirato l’attenzione sugli studi biblici nell’enciclica DIVINO AFFLANTE? Essendosi reso conto a qual punto la Rivelazione, tradotta con il copto antico, chiariva le osservazioni delle scienze profane e dava una visione coerente e cristiana della storia umana, egli si chiese se i giudici di Galileo, che si erano basati sulla Scrittura per condannare il sistema eliocentrico, non avessero avuto ragione contro lo scienziato italiano. Tanto più che le traduzioni con il copto di molti Salmi descrivono, nelle parole di DIO, i differenti movimenti della terra come geocentrici.

Crombette riprende allora il fascicolo dei due esperimenti di Michelson, primo premio Nobel americano, il quale, dal 1887 al 1925, aveva tentato di mettere in evidenza l’influenza dello spostamento della terra nello spazio basandosi sulla velocità apparente della luce. Questi esperimenti permettevano di concludere contro il movimento supposto della terra intorno al sole; perciò essi furono occultati, e i loro resoconti sono ignorati oggi dalla maggior parte dei fisici. Il risultato delle sue ricerche è un’opera in due volumi: GALILEO AVEVA TORTO… O RAGIONE?

Così Gerusalemme, luogo in cui si operò la Redenzione, non è dunque solo al centro della Terra, come indica il Salmo 73, ma è anche il centro del Mondo: l’Universo è veramente geocentrico, e più ancora cristocentrico (per la morte in croce di Cristo), il che non dovrebbe sorprendere i lettori del Nuovo Testamento. San Paolo afferma infatti (Col. I, 16): “É in Gesù Cristo che sono state create tutte le cose… tutto è stato creato da Lui e per Lui” .

Fernand Crombette è così riuscito a restituire alle nostre intelligenze laicizzate e materializzate la visione biblica e cristocentrica dell’Universo, la sola che permetterà di ristabilire la verità integrale delle scienze e della storia.

CESHE

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Perchè queste animazioni in Power Point?

Dal momento che una immagine può essere più eloquente di molte parole e per facilitare in cinque minuti la lettura di libri che richiederebbero molto più tempo e fatica, offriamo queste “presentazioni di Power-point” col desiderio di introdurre per direttissima nella Divina Rivelazione, proprio nel suo inizio, che riguarda l’Opera della Creazione. L’Universo e la Terra non “si sono fatti“, ma “sono stati fatti” da Dio in un modo preciso, per un motivo preciso, e l’Autore stesso ce lo spiega, perché riguarda il Suo progetto su di noi, la nostra vita e il nostro destino. Al testo biblico della Genesi, che la Chiesa conosce e confessa di essere “Parola di Dio”, si aggiunge, senza minimamente soppiantarlo, la traduzione etimologica realizzata da Fernand Crombette mediante la lingua copta, la lingua parlata in Egitto al tempo di Mosè e arrivata praticamente intatta fino a noi. E’ una luce che in modo stupefacente dimostra che la Parola di Dio è veritiera sotto ogni punto di vista, non solo quello religioso, ma anche scientifico: mai potrebbe la Scienza contraddire in qualche cosa la Divina Rivelazione. E se contraddizioni sembrano esserci, quanto alle origini del mondo, della vita e dell’uomo, e altre ancora sulla vera storia dell’umanità, mai si possono risolvere a scapito della credibilità e dell’onore dovuto a Dio “che non può ingannarsi né ingannarci“. Le apparenti contraddizioni sono frutto di una conoscenza della Parola di Dio vera, sì, ma limitata al livello di comprensione che offre il testo ebraico; e soprattutto sono dovute ad una cattiva scienza, portata avanti con molta presunzione e con atteggiamenti non sempre leali verso la ragione. Ci dovrebbe sempre muovere, come prima cosa, l’amore alla Verità, e non altri moventi, con i quali si cerca di strumentalizzare ogni cosa pur di raggiungere qualche altro scopo. “O Timoteo, custodisci il deposito (rivelato); evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza, professando la quale taluni hanno deviato dalla Fede” (1 Tim.6,20).

Animazioni in Power Point

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pps crombette 1 pps crombette 2 la terra
Fernand Crombette – parte 1 Fernand Crombette – parte 2 La Terra come Dio la creò
in principio universo il cinese
In principio L’Universo come Dio lo creò Il cinese ed i suoi riferimenti biblici

Le prime cinque presentazioni PPS sono state preparate da Don Pablo Martin; quella sui caratteri cinesi da Cesare Scolari.
Il CESHE ringrazia vivamente entrambi.

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Libri di F. Crombette in lingua italiana e bibliografia


42.17 – Cronologia dell’Egitto faraonico.

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Quest’opera di F. Crombette è senza dubbio uno dei testi chiave per orientarsi nella storia dell’Egitto Antico. L’autore ne ha d’altronde presentato una sintesi accattivante nei tre volumi della sua Vera storia dell’Egitto Antico. Nella presente Cronologia dell’Egitto faraonico il lettore trova, fra vari capitoli molto interessanti e rivelatori, quello in cui Crombette spiega i vari modi di scrivere le date dagli scribi egiziani. É a partire da questi studi che ha potuto essere dedotta una vera cronologia che ha consentito di ristabilire la posizione esatta di ciascuna dinastia e di ciascun faraone egiziano.

Crombette, col suo metodo per leggere i geroglifici, ha vinto questa scommessa. Il suo metodo è quello della soluzione del rebus con le sue letture omòfone in copto monosillabico. In questa lettura ogni parola può rappresentare un nome, un aggettivo, un verbo, ecc…

Il lettore che vuole dedicarsi a questo metodo vi si abitua molto velocemente prendendo esempio dalle traduzioni parola per parola che si trovano in tutte le opere che trattano di egittologia. Il lavoro e lo studio di base dell’autore è senz’altro il suo Libro dei nomi dei re d’Egitto, in 14 tomi.

I diversi capitoli della presente opera sono:

– gli elementi cronologici degli egiziani; loro differenti divisioni di tempo.
– le molteplici ipotesi scientifiche in merito alla cronologia e gli errori che queste contengono. Le circostanze dell’istituzione del calendario sotiaco. Lo Zodiaco.
– Uno studio sulla Pietra di Palermo.
– Le date egiziane.
– I giubilei trentennali e gli anniversari.
– La vita e la morte del calendario sotiaco.
– Il sunto cronologico in forma di tabelle di tutte le dinastie egiziane, come Crombette le ha dedotte dalle sue ricerche e dai suoi studi dei cartigli e iscrizioni diverse.
Non dubitiamo che questo libro può aiutare enormemente a rivedere la vera storia dell’Egitto Antico.

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42.18 – Vera storia dell’Egitto antico.

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Volume I -Inizio della storia d’Egitto – Torre di Babele – Metodo di costruzione delle piramidi.

Questo libro stupirà per la sua visione nuova in rapporto alle interpretazioni che ancora oggi ci vengono presentate. Questo riassunto, in tre tomi, è il condensato di 14 volumi (6.817 pagine) che descrivono in dettaglio le biografie contenute nei cartigli delle regine e dei re egiziani grazie a una lettura diversa da quella di Champollion, ma che la completa. L’Opera prova la contemporaneità di molte dinastie, e non solamente delle prime, rispondendo così ad alcune domande imbarazzanti in merito a vari periodi della storia egiziana.

Come furono costruite le piramidi?  Qual’era la loro funzione? Da quando data la Sfinge e cosa rappresenta? Questo libro dà le risposte a queste e ad altre domande, come quella dell’origine della mitologia e di molte leggende antiche; esso stabilisce l’influenza dell’Egitto, attraverso le dinastie di Creta, sulla storia greca e su vari altri popoli. La realtà supera l’immaginazione! Il primo volume descrive l’installazione di Misraïm e dei suoi figli nel Delta del Nilo dopo che avevano lasciato la regione della Torre di Babele. Poi, l’estensione in Egitto dei loro clans, le prime sei dinastie contemporanee, i primi monumenti e la fine di Misraïm. La storia fino alla decima dinastia.

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42.19 – Vera storia dell’Egitto antico.

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Volume II – Il Medio Impero – Influenza del patriarca Giuseppe sulla storia dell’Egitto.

Questo volume presenta il Medio Impero nel quale coesistono più reami. Esso fa luce anche sulla riorganizzazione temporanea che Giuseppe, viceré del faraone, (e grande sconosciuto dall’egittologia attuale) introdusse allorchè dovette prevedere le misure atte a combattere l’annunciata carestia; apprezziamo inoltre il modo in cui egli rimise i re sui loro rispettivi troni dopo questo periodo difficile, e la saggezza con cui governò l’Egitto.

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42.20 – Vera storia dell’Egitto antico.

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Volume III – Nuovo Impero – Basso Impero.

Qui il lettore trova la visione di Crombette in merito al Nuovo e Basso Impero, storia che si chiude all’inizio della nostra èra cristiana. L’opera è presentata dal Professor Sylvain PAYRAU, Presidente di Conferenze onorarie, ex direttore dell’Istituto di Storia Antica all’Università di Poitiers, che conosce bene l’opera egittologica di F. Crombette. Egli ha potuto controllarne la serietà e la concordanza dei dati con le scoperte recenti, come pure con le interrogazioni e certe tesi attuali. Quest’opera è anche una conferma eclatante della storicità della Bibbia e dell’esattezza dei fatti e della realtà dei personaggi di cui essa parla.

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42.21 – Luci su Creta.

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Volume I

Con la sua lettura dei geroglifici egiziani, F. Crombette trova, con certezza, che l’isola di Creta era strettamente legata con l’Egitto. Il secondo figlio di Ménès (che era il 2° figlio di Misraim) vi apportò la sua lingua. Da ciò l’autore ha potuto leggere i segni cretesi, tradurli e scrivere la storia delle tre dinastie dell’isola. Un capitolo svela il contenuto del famoso Disco di Festo; un altro dà l’origine della lingua basca.

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42.22 – Luci su Creta.

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Volume II

Dopo essere riuscito a leggere, con il suo metodo, i geroglifici egiziani, F. Crombette ha applicato le stesse regole alle iscrizioni cretesi a causa del legame tra l’Egitto e Creta. La lettura delle tavolette dei re, delle regine, degli arconti e dei gran sacerdoti, decifrate nel presente volume II con il copto antico monosillabico, hanno permesso all’autore di conoscere dei dettagli importanti della storia di Creta. Confermato dall’interpretazione dei sigilli reali ritrovati, Crombette è sicuro della sua lettura delle tavolette. Egli ha potuto così riconoscere la paternità dei Cretesi su certe invenzioni che si era creduto di dover attribuire ad altri popoli.

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42.23 – Luci su Creta.

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Volume III

Il terzo volume di questo lavoro che tratta dell’isola di Creta si presenta come un controllo ed anche come una prova del successo della ricerca dell’autore sulla storia di Creta nei primi due volumi.

Ancora una volta si dimostra qui il valore del metodo di Crombette per decifrare i sigilli cretesi e i geroglifici dei popoli attorno al Mediterraneo, eredi del modo di scrivere e di pensare del popolo egiziano, e ciò malgrado una differenza evidente dei loro segni e disegni.

L’autore ci fa scoprire in questo volume un miracolo non citato nella Bibbia e che sarà il punto di partenza per leggere il primo capitolo della Bibbia, la Genesi, secondo il metodo da lui scoperto.

Veramente l’opera di Fernand CROMBETTE apre alla scienza la strada per la soluzione di molti problemi che ancora ci poniamo.

Come in tutte le nostre edizioni delle opere di questo autore, abbiamo tenuto anche qui a conservare le sue figure, disegni e carte, aggiungendo in questo libro anche quelle tratte dal volume Scripta Minoa dal quale Crombette le aveva copiate. Questo dimostra ancora una volta il lavoro difficile e dettagliato dell’autore in un momento in cui non poteva ancora utilizzare fotocopiatrici, né macchine da scrivere evolute, né computer.

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42.24 – Il vero volto dei figli di Heth.

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Volume I

Nel momento in cui Crombette si propone di affrontare lo studio dei geroglifici ittiti ricorda sommariamente qual’è lo stato della questione. Delaporte, all’inizio del suo libro, riassume molto bene le nozioni primitive che circolavano allora sugli Ittiti; scrive: “Gli Ittiti erano quasi completamente caduti nell’oblìo. Gli autori classici non ne fanno menzione e agli inizi del XIX secolo li si conosceva solo per qualche passaggio della Bibbia…”.

In questo primo volume viene intrapresa la traduzione:

– del Grande bassorilievo di Djerablous
– del sigillo di Tarkondemos
– e del cippo di Perugia scritto in etrusco.
In appendice, oltre all’elenco riassuntivo dei 95 re di Dierablous, è inserita una lista dei geroglifici ittiti.

Clicca qui per scaricare il libro (9,4 Mb) 


42.25 – Il vero volto dei figli di Heth.

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Volume II

Oltre al grande bassorilievo dell’epoca di Salmanasar V che è stato studiato nel tomo 1, Hogharth ha pubblicato numerose altre iscrizioni rilevate su dei montanti di porte. Crombette ne ha ritenute tre che danno, a parte qualche deterioramento, delle liste reali quasi complete, ed ha scartato le altre che sono troppo frammentarie. Diciamo “quasi complete” perché sono anteriori alla precedente, essendo i re che le hanno stabilite vissuti prima della presa di Djerablous dagli Assiri.

Le quattro liste sono identificate come A B C D, delle quali la A, più recente, è stata già letta nel tomo 1.

Hogharth, comparando due di queste iscrizioni di cui aveva notato la similitudine, ha creduto di poter ricostruire alcune parti scomparse di una attingendo dall’altra il testo analogo conservato. Ma il confronto delle due iscrizioni mostra che esse presentano multiple differenze che non permettono di ricalcarle rigorosamente una sull’altra. Crombette non ha tenuto conto delle ricostruzioni dell’archeologo. Questo volume si completa con “BREVE STORIA DEGLI ITTITI” (volume 43.241 scaricabile cliccando qui)

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Sintesi preistorica e schizzo assiriologico

42.26
4226

42.27
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42.26 – Volume  I – Fa uno studio critico della preistoria.
42.27 – Volume II – Chiarisce la storia postdiluviana e la storia assira.

Creatore di un nuovo metodo di decifrazione dei geroglifici, inizialmente egiziani, cretesi, e in seguito ittiti, F. Crombette ha potuto scrivere la vera storia dei popoli antichi che vissero attorno al Mediterraneo. Egli la leggeva, si può dire, direttamente a partire dalle iscrizioni che essi hanno lasciato (principalmente dai “cartigli”).

Dopo essere riuscito in questa impresa, Crombette si è interessato alla Preistoria, epoca della Storia dell’umanità denominata così dal 1872. Utilizzando l’onomastica e la toponimia antica, scrive la storia dei patriarchi antidiluviani, poi quella dei figli di Noè fino alla divisione delle terre dopo Babele: è la presente Sintesi Preistorica e Schizzo Assiriologico. É un’analisi critica della Preistoria come viene ancora oggi insegnata nelle scuole.

Pur essendo stata scritta oltre 50 anni fa, e si basa quindi sulle conoscenze geologiche dell’epoca quando ancora non si conoscevano i nuovi dati stratigrafici, quest’opera mantiene tutto il suo interesse. Se alcune pagine sono superate, non nuocciono tuttavia alla grande trama del suo studio ancor’oggi valido. Trattandosi di capitoli relativi alla stratigrafia, il nuovo lettore delle publicazioni del CESHE (Circolo Scientifico e Storico) sarà felice di sapere che di questo Circolo è membro, come consigliere scientifico, il signor Guy Berthalut, politecnico e aderente alla Società Geologica di Francia. I suoi lavori sono stati accettati dall’Accademia delle Scienze (in Francia) che li pubblicò nel 1986 e 1988; essi apportano all’opera di Crombette la risposta decisiva che questa richiedeva. I suoi esperimenti fondamentali di stratificazione, realizzati in un grande laboratorio di idraulica del Colorado (USA) nel 1990 e 1993, e il cui resoconto è stato pubblicato nel 1993, rimettono in questione i princìpi di datazione degli strati geologici. Ne consegue una revisione delle stime concernenti l’età dei primi uomini e dei fossili, che non possono dunque essere datati in base agli strati sedimentari che li contengono perché questi non hanno l’età che la scienza attribuisce loro.

Clicca qui per scaricare il volume 1 (2 Mb).
Clicca qui per scaricare il volume 2 (4 Mb).


Saggio di Geografia Divina…

All’origine di questo lavoro, il primo dell’opera di Crombette, un versetto del Salmo LXXII. All’inizio, la terra emersa formava un solo continente dalla forma di fiore a 8 petali, e Gerusalemme era al suo centro!…

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42.28 – Volume  I

Nel volume I, Crombette fa a ritroso il percorso dei continenti riportandoli alla loro primitiva posizione e ci dà la bella forma della terra prima del Diluvio.

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42.29 – Volume  II

Il volume II prende in considerazione i ‘circhi’, gli ‘scudi’ e i corrugamenti della scorza terrestre e spiega l’orografia dei diversi continenti.

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42.30 – Volume  III

Il volume III giustifica gli spostamenti dell’asse terrestre, le glaciazioni quaternarie, il vulcanismo correlativo a queste glaciazioni, i sismi, il Diluvio Universale, le caverne e le zone minerarie.

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42.31 – Volume IV-A: L’isola di PASQUA.

Il primo capitolo del libro originale di Crombette è interamente costituito da estratti di opere pubblicate, da cui l’autore trae la descrizione e l’origine dell’isola di Pasqua e dei suoi primi abitanti, o supposti tali, come pure le liste genealogiche dei re e delle regine. Egli relaziona anche il viaggio e le avventure di Thor Heyerdahl e le sue ricerche. Per quanto riguarda gli inizi conosciuti della storia di quest’isola, Heyerdahl fu portato a costatare l’esistenza di due razze ben diverse: la bianca e la bruna. La stessa constatazione concerne le “corte” e le “lunghe” orecchie.

É partendo da tutti questi dati diversi e contraddittori, storici o leggendari, veri o falsi, che Crombette ricostruirà la storia vera dell’isola. Egli non lo fa forgiando una tesi uscita dalla sua immaginazione, ma fondata sull’onomastica, scienza nella quale eccelleva in modo particolare. Oltre a questo mezzo, ne impiegherà simultaneamente un secondo (sempre lo stesso): la traduzione col copto.

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42.32 – Volume IV-B: ATLANTIDE.

Determinazione certa dell’ubicazione dell’isola di Atlantide, che è realmente esistita.  Ricostruzione minuziosa del viaggio degli Argonauti seguendo il loro libro di bordo, viaggio che conferma in maniera sorprendente dei fatti biblici.

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Galileo, aveva torto o ragione?

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42.33 – Volume I

Non abbiamo forse la “prova” che la terra gira attorno al sole? Per rispondere onestamente, nè la “Scienza” nè gli “scienziati” hanno la “prova”, anzi! Questo è appunto ciò che Crombette ci dimostra. Le conseguenze dei due esperimenti di Michelson (1887 e 1924) furono occultate. I due movimenti della terra al centro del sistema solare (geocentrismo), confermati dalla Bibbia come la scopre Crombette, spiegano tutti i fenomeni astronomici. La descrizione di alcuni miracoli dell’Antico Testamento si spiegano facilmente con un geocentrismo compreso in un modo nuovo.

In questo volume, l’autore ha avuto per scopo di ricercare la verità nel dominio astronomico ed ha mostrato che la condanna di Galileo da parte della Chiesa non si opponeva a questa verità.

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42.34 – Volume IINel secondo volume, lo scopo è soprattutto di provare che i testi della Bibbia di natura astronomica non sono affatto in opposizione con la verità scientifica, ma l’hanno al contrario preceduta, e che la vera scienza, quando si sarà sbarazzata dagli errori che ancora la incombono, non potrà che inchinarsi con rispetto davanti alla Scienza trascendente di Mosè, quando sarà anch’essa liberata dalle nebbie di cui i suoi traduttori l’hanno avvolta. Si esamina inoltre il miracolo lunisolare di Giosuè, quello “della meridiana” di Isaia e la stella dei Magi.

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La rivelazione della Rivelazione.

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Volume I
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Volume II

Ottenuta con la lettura dell’ebraico tramite il copto antico monosillabico, si inserisce molto armoniosamente nel metodo di traduzione utilizzante questo idioma. Dopo aver decifrato altre lingue antiche, l’autore costata che anche quella parlata da Mosè risponde egregiamente alle interrogazioni tramite la lingua copta. Per ben comprendere perché Crombette, figlio fedele della Chiesa cattolica romana, ha osato applicare il metodo di lettura col copto al testo ebraico della Genesi, bisogna avere una conoscenza approfondita di tutta la sua opera precedente o, almeno, dei princìpi del suo metodo e dei risultati così ottenuti.

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42.36 – La Genesi da riscoprire.

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Testo dei primi undici capitoli della Bibbia, ottenuto tramite la lingua copta, e ampliato dalla presentazione del metodo.

A quest’uomo d’immensa fede Dio ha fatto la grazia di capire la lingua di Mosè, il cui profondo significato era stato nascosto ai dotti per essere rivelato a un piccolo. D’ora in poi, le dispute tra ebraicizzanti e gli stessi rabbini non hanno più senso. Le lettere ebraiche nascondono la lingua copta, la chiave che ci apre la porta alla comprensione completa e anche scientifica della parola di Dio. La nostra Bibbia non ne risulta cambiata, perché Dio non ha permesso che la Sua Parola fosse male interpretata per secoli, ma la presente traduzione completa in modo notevole e senza alcuna contestazione i testi noti.Clicca qui per scaricare il libro (2,5 Mb).


42.37 – Giuseppe, Maestro del Mondo e delle Scienze.

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Il Giuseppe biblico, figlio di Giacobbe e prefigurazione di Cristo, non è conosciuto come dovrebbe. Il nome di questo personaggio superiormente intelligente, viceré d’Egitto, non è stato trovato nelle iscrizioni dei cartigli egiziani: da un lato, a causa di una lettura difettosa dei geroglifici stessi, dall’altro, a causa dell’odio che i sacerdoti di Amon hanno provato nei suoi riguardi, tanto che fecero sparire dai monumenti la maggior parte dei cartigli di questo personaggio, fedele al Dio unico. Crombette riscopre questa nobile figura in altre iscrizioni egiziane ed anche cretesi. Egli ci fa conoscere le invenzioni di cui gli siamo debitori, come pure la sua grande influenza politica su tutta la storia d’Egitto.

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Per scaricarne una breve sintesi vedi: 45.22


42.38 – Champollion non ha letto i geroglifici egiziani.

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Titolo provocatorio, giacché Champollion è, in effetti, all’origine dell’interesse per l’egittologia, ma la sua traduzione dei geroglifici egiziani non è perfetta.

Questo opuscolo non è che un post-scriptum ai 15 volumi dello studio su “IL LIBRO DEI NOMI DEI RE D’EGITTO“.

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43.181 – La Torre di Babele.

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É un estratto del volume I de “LA VERA STORIA DELL’EGITTO ANTICO“.

L’episodio della confusione delle lingue secondo i geroglifici egiziani.

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43.211 – Il disco di Festo

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É un estratto del volume 1 di “LUCI SU CRETA“.

… Il disco (di Festo) attende a tutt’oggi i suoi decifratori. Le sue due facce… restano mute, per quanto eloquenti possano sembrare di primo acchito.
… Forse un ricercatore professionale verrà presto o tardi a raccogliere gli allori promessi a chi scoprirà il segreto di questa impenetrabile placca di argilla…
… Forse anche un geniale “outsider” saprà penetrare l’enigma di queste immagini a spirale e, moderno Teseo, scoprire quest’altro labirinto dell’isola di Minosse…

(Da “Il deciframento delle scritture“, di Ernst DOBLHOFER, ed. Arthaud)

Ernst Doblhofer ha detto molto bene.

É Crombette questo “ricercatore professionale” che, durante 35 anni, attingendo a tutte le sorgenti serie di informazione, raccolse dei tesori, di cui questa traduzione è un esempio particolarmente notevole.
É lui questo “outsider” che penetrò il segreto del labirinto dell’isola di Creta, misteriosa e rimasta tale, nonostante i nomi celebri che le sono associati: Evans, Kober, Dussault, Hrozny, Glotz,…
É Crombette il “geniale decifratore” delle due facce del famoso disco, “moderno Teseo” che, nel silenzio e nella tenacia, scoprì ciò che tanti altri avevano cercato invano nel rumore della pubblicità. Ne sapremo di più su Dedalo e Icaro e… sul “Gioco dell’Oca” !

Questo libro contiene:

– La  traduzione del Disco di Festo: di questo disco d’argilla che ha custodito bene il suo segreto. Qualcuno lo ha preso per un salmo di un’antica religione anatolica. Crombette lo decifra. I suoi ideogrammi a spirale ci descrivono uno dei fatti storici più significativi di Creta.
– La tavola dei geroglifici cretesi

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43.241 – Breve storia degli Ittiti.

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“Da circa cent’anni -diceva Crombette quando scrisse- la scienza ha cominciato a intravedere che è esistito nell’Antichità un popolo considerevole di cui Mosè e i suoi successori sono stati praticamente i soli a parlare nella Bibbia: il popolo di Heth. Ma questo popolo, che gli studiosi si gloriano di aver riscoperto con i loro scavi, noi possiamo dire che sono ancora ben lontani dal conoscerlo. Le loro ricerche, localizzate su un certo numero di punti, più basate sulla fortuna che su ricerche metodiche, hanno falsato la loro prospettiva e non hanno dato loro la vista d’insieme necessaria per formulare su questo popolo un giudizio obiettivo e sintetico: ne quanto alle origini, ne quanto alla lingua, ne quanto all’estensione ed al ruolo storico, essi hanno avuto un’idea esatta degli ittiti. Hanno sì visto che una località cappadociana chiamata Boghaz-Keui era stata la capitale di un reame ittita attorno al quale gravitarono degli stati più piccoli che si estendevano anche fino al nord della Siria, ma è loro sembrato che gli ittiti fossero venuti nel XIX° secolo a.C. dal nord o dall’oriente in Asia Minore e che parlassero delle lingue indo-europee.”

All’epoca, Crombette fu il primo ad aver scoperto la storia di questo popolo partendo dal Grande Rilievo di Djerablous da lui decifrato, e ad aver steso la lista completa dei re Ittiti; ha tradotto anche la Bolla di Tarkondemos come pure un sigillo ittita conosciuto. Egli indica anche la via al deciframento della lingua etrusca…

Per scaricare gratuitamente questa sintesi vedi: 43.241  (1,7 Mb).


47.04 – Meditazioni di Ore Sante.

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Meditazioni intime affidate alla carta tra il 1945 e il 1947. L’autore non le aveva scritte perchè fossero stampate; sono infatti state trovate fra le sue carte dopo la sua morte e il CESHE ha deciso di pubblicarle. Crombette rivela qui la profondità della sua fede, una pietà tenera e chiara, un rispetto della trascendenza divina di N. S. Gesù Cristo.

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47.09 – Lettera al mio Vescovo.

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Fernand Crombette non è nè teologo nè liturgista. Egli scrive al suo Vescovo una memoria in cui espone l’origine dei problemi attuali della Chiesa e mostra il suo interesse per le questioni di Fede e di liturgia. Oltre a ciò, gli suggerisce una teologia scritturale che prenda le distanze dagli studi filosofici aristotelici.

Degli estratti della presente lettera sono stati letti in alcune riunioni del nostro circolo. E ogni volta la pur richiesta pubblicazione fu differita per … discrezione… e per lasciare al tempo la cura di confermare o infirmare la diagnosi posta e il pronostico emesso di un’evoluzione catastrofica per la Chiesa.

Sono passati 32 anni dalla sua redazione, e danno purtroppo ragione alle analisi di Fernand Crombette giustificando la sua visione profetica delle cose. Riteniamo d’altronde che il decesso di Monsignor Charles-Marie HIMMER, avvenuto l’ 11 gennaio 1994, ci liberi dal dovere di riservatezza.

Come tutti i lavori di Crombette, questa lettera è un documento di studio. Essa non è la professione di Fede del CESHE. Crombette espone al suo Vescovo le proprie tesi esegetiche sviluppate in alcune delle sue opere. Egli si attendeva (lo sappiamo perché ce lo ha formalmente detto) una reazione da parte del Vescovo, e sperava che in occasione del Concilio, Roma, da lui informata, le avrebbe esaminate e si pronunciasse. Ignoriamo se il Vescovo di Tournai abbia prestato a questo documento tutta l’attenzione che meritava ed anche se l’abbia letto. Alla fine di queste pagine il lettore potrà difficilmente evitare un senso di tristezza, giacché si renderà conto che la vera posta del Concilio era stata giustamente colta da questo cattolico lucido, e sembra invece essere sfuggita a chi avrebbe dovuto essere interpellato dalle sue riflessioni.

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L’indirizzo del CESHE-FRANCE è:
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La missione universale della Chiesa

7 febbraio 2013

Carissimi lettori,

vi propongo un messaggio di San Pietro apostolo del 21 agosto 2012. Molti di voi lo conoscono già perché è tratto dal libro “2012 La scelta decisiva dell’umanità”, scritto insieme a Tomislav Vlašić e di recente pubblicato dalla casa editrice “Luci dell”Esodo”.

Abbiamo pensato di pubblicarlo sul sito per dar modo anche a coloro che non hanno letto il libro citato di conoscere i contenuti di questo messaggio che ritengo di estrema importanza. Infatti, le parole di San Pietro danno finalmente risposta ad una domanda che mi sono sentita rivolgere un’infinità di volte: “Perché la Chiesa non ha mai parlato della vita su altri pianeti”? Penso che dal messaggio potrete capire molte cose, sulle quali rifletterete nella libertà della vostra coscienza.

Vi saluto e vi benedico in Cristo. Dio vi dia pace.

Stefania Caterina

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Messaggio di San Pietro apostolo del 21 agosto 2012

La missione universale della Chiesa

“Fin dall’inizio, Gesù ci ha parlato della vita nell’universo. A noi, suoi apostoli, aveva preannunciato la futura missione di portare il suo messaggio di salvezza, non solo ai popoli pagani della Terra, ma anche agli altri popoli dell’universo, molti dei quali non erano neppure a conoscenza dell’esistenza del vero Dio. Non erano discorsi tanto nuovi, perché il popolo eletto già da molto tempo aveva intuito l’esistenza di altri uomini nell’universo. Questa intuizione era stata confermata in diversi modi, sia dalle parole dei profeti, sia dall’esperienza del popolo stesso, in occasione di eventi straordinari cui aveva assistito nel corso della sua storia. Questi avvenimenti attestavano inequivocabilmente l’intervento di esseri ben diversi dagli angeli, esseri potenti e buoni, che più volte avevano aiutato il popolo eletto nel suo lungo cammino di preparazione alla venuta del Messia. Benché si trattasse di un popolo ancora primitivo, tuttavia era stato preparato nello spirito da Dio. Oggi voi avete più conoscenze scientifiche, ma siete meno pronti a credere, perché vi fidate troppo della vostra conoscenza. Ai miei tempi avveniva il contrario: non avendo molte conoscenze, gli uomini erano maggiormente predisposti a credere, e Dio insegnava molte cose nel segreto dei cuori. Non dimenticate che la vera fede è anche conoscenza delle leggi di Dio, e le leggi di Dio non sono solo prescrizioni morali; sono anche leggi spirituali e fisiche che governano tutta la creazione.

Posso dire che eravamo preparati all’idea di non essere soli nell’universo. L’insegnamento di Gesù veniva a confermare l’esistenza di altri fratelli; ci metteva in grado di capire, finalmente, ciò che il Padre aveva creato, ciò che era avvenuto col peccato originale, e ciò che il Padre desiderava fare, per mezzo del suo Cristo, al fine di riportare i suoi figli a lui, rendendoli degni del suo Regno.

L’insegnamento di Gesù sull’universo faceva parte di quelle cose che egli ci spiegava a parte, quando stavamo da soli con lui; infatti, era necessario che comprendessimo bene questa realtà delicata, per poterne un giorno parlare. La predicazione alle folle, invece, era diversa, perché la gente che ascoltava Gesù, chiedeva luce e conforto nelle difficoltà della vita, aveva bisogno della sua misericordia. Gesù era così diverso dagli scribi e dai farisei, freddi e implacabili custodi della Legge.

Noi custodivamo le cose che Gesù ci rivelava; ci aprivamo, a poco a poco, alla grande realtà della creazione, consapevoli della portata di simili rivelazioni. Eravamo semplici e credevamo in Gesù, non eravamo turbati. Solo Giuda Iscariota era spesso a disagio di fronte alle parole di Gesù; temeva la reazione dei farisei, perché era ambizioso, e pensava al regno di Dio come ad un regno umano, dove avrebbe potuto avere un posto d’onore. Perciò si sentiva minacciato dalla presenza di altri uomini, respingeva l’idea di condividere con loro i suoi futuri privilegi.

Dopo la sua morte e risurrezione, Gesù si è trattenuto ancora a lungo con noi, rivelandoci altre cose che prima non saremmo stati in grado di comprendere.[1] In seguito, con la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, siamo stati confermati interiormente in tutto ciò che Gesù ci aveva insegnato. Lo Spirito Santo ci ha resi forti, ed ha impresso definitivamente nel nostro spirito le parole ed il pensiero di Cristo.[2]

Come era prevedibile, già all’inizio della nostra predicazione, l’odio di Lucifero si è scatenato contro di noi; ma eravamo uniti fra noi, e la preghiera di Maria, Madre di Gesù, ci sosteneva particolarmente. Vorrei che comprendeste bene che cosa era per noi, e che cosa è per voi la preghiera della Madre: attraverso di lei, fluiscono la luce e la potenza di Dio. Senza di lei, avremmo difficilmente potuto affrontare la tremenda reazione dei sacerdoti, degli anziani, degli scribi e dei farisei, che vedevano minacciato il loro potere, e sconvolta la loro dottrina. Ci presentavano al popolo come persone ignoranti della Legge, bestemmiatori e seguaci di una dottrina contraria a Dio e alla fede del popolo di Israele.

Ciò di cui parlavamo era realmente sconvolgente, e non solo per i Giudei. Predicavamo un Dio sceso in Terra, morto e risorto. Parlavamo della redenzione operata da Gesù come di una realtà immensa che superava i confini della Terra. Gesù era stato chiaro con noi: i cristiani della Terra avrebbero dovuto portare l’annuncio della salvezza a tutto l’universo,in qualità di testimoni della morte e della risurrezione di Cristo. Gesù stesso li avrebbe messi in grado di svolgere tale missione, servendosi di altri popoli dell’universo, fedeli a Dio, che sarebbero venuti in aiuto della Chiesa terrestre; l’avrebbero affiancata nell’annuncio, mettendo a disposizione mezzi e conoscenze per percorrere l’universo, cosa che essi fanno da sempre. La comunione con i popoli fedeli a Dio e la missione svolta insieme, avrebbe permesso al regno di Dio di espandersi rapidamente nell’universo, e avrebbe garantito all’umanità della Terra un grande progresso, un vero salto di civiltà. Tutto questo ci era chiaro e cercavamo di comunicarlo al popolo come potevamo, cercando di non intimorire troppo quella gente povera e primitiva.

Gesù ci veniva incontro in ogni modo; secondo quanto ci aveva promesso, egli era con noi in spirito e ci guidava. Molti miracoli si compivano attraverso di noi, e noi stessi venivamo di giorno in giorno rafforzati. Poi avvennero due fatti molto importanti, non solo per noi ma per la Chiesa intera. Il primo fu la visita di alcuni fratelli dell’universo fedeli a Dio, l’altro fu la conversione di San Paolo. Il primo episodio non vi è mai stato riferito, l’altro sì. Questi due avvenimenti segnarono una svolta nella vita della Chiesa.

Non molto tempo dopo la Pentecoste, mentre eravamo riuniti a pregare, si presentarono a noi alcuni fratelli e sorelle, provenienti da diversi pianeti fedeli a Dio. Oltre a noi apostoli, era presente la Madre di Gesù ed altri discepoli e discepole. Gli uomini e le donne di quei pianeti si presentarono come nostri fratelli, incaricati da Gesù di aiutarci in tutto e di affiancarci nella delicata missione di evangelizzare l’universo. Erano simili a noi, eppure il loro corpo possedeva qualità a noi sconosciute; ci colpì il fatto che vennero da noi a porte chiuse come aveva fatto Gesù.Per prima cosa si inginocchiarono di fronte a Maria, la Madre del Signore, e la ringraziarono a nome delle umanità fedeli, poi le chiesero la benedizione.

Ci abbracciarono e si rivolsero a me in modo particolare,quale anziano della Chiesa, incaricato da Gesù stesso di radunare il suo gregge. Sapevano ogni cosa che Gesù ci aveva detto. Ci parlarono della vita sui loro pianeti, delle loro esperienze, di ciò che avrebbero potuto fare per noi. Si misero a mia totale disposizione, per ricevere da me le indicazioni su cosa fare. Rimasi ammirato dalla loro umiltà: quegli uomini, che parevano potenti come angeli, chiedevano a me, umile pescatore di Galilea, cosa fare. Mi sentivo impreparato e lo dissi; mi risposero di non temere, Gesù mi aveva scelto per quel compito e mi avrebbe dato ogni grazia; loro erano lì per collaborare pienamente all’azione di Dio in me e attraverso di me. Si mettevano a servizio del popolo di Dio sulla Terra, per permettere alla Chiesa nascente di annunciare a tutto l’universo il messaggio del Vangelo, secondo la missione affidatale da Dio. Ci avrebbero aiutati spiritualmente e fisicamente, per preparare anche i nostri corpi a muoversi nello spazio; tra loro c’erano sacerdoti, scienziati e medici.

Eravamo tutti avvolti dalla potenza dello Spirito Santo: era l’incontro tra fratelli che si amavano, figli dello stesso Padre, uniti fra loro in Cristo, sotto lo sguardo di Maria Santissima. Li accolsi, e mi dichiarai personalmente pronto a fare ciò che il Signore mi avrebbe chiesto. Accettai con gratitudine la loro collaborazione. Lo stesso fecero gli altri apostoli e discepoli; eravamo un cuor solo e un’anima sola. Ricordo bene che la Madre di Gesù sorrideva, felice di questo incontro. Eravamo certi che quel giorno indimenticabile avrebbe segnato l’inizio di un cammino di trasformazione e di elevazione, non solo per la Chiesa, ma per tutta l’umanità della Terra. Era stato gettato il seme della creazione nuova, anche se eravamo coscienti dell’enormità di ciò che si apriva davanti a noi.

I fratelli dell’universo che ci avevano visitato, ci ringraziarono della nostra adesione, ci benedissero; ci dissero, però, che non era sufficiente il nostro sì personale: occorrevache il popolo dei fedeli fosse informato della loro visita, e che accettasse pienamente la loro collaborazione. Il Signore desiderava che la Chiesa fosse unanime e libera nelle sue scelte. I nostri fratelli avrebbero atteso una risposta, accettando la volontà della Chiesa, qualunque fosse stata. Ci impegnammo ad informare i fedeli di tutto questo.

La conversione di San Paolo segnò una tappa ulteriore. Il Signore lo aveva chiamato ad annunciare il Vangelo ai pagani, non solo della Terra ma dell’intero universo. San Paolo aveva ben chiaro il piano di Dio, ed era stato istruito particolarmente dallo Spirito Santo sulle realtà del cosmo, aveva vissuto molte esperienze straordinarie al riguardo.Era pronto all’evangelizzazione di tutte le genti dell’universo. La profondità del suo spirito e la potenza del suo pensiero resero la sua predicazione indispensabile per presentare ai credenti e ai non credenti l’opera compiuta da Gesù.

L’apostolo Paolo possedeva una forte personalità, e non ammetteva indugi nell’affrontare le cose: pregava, rifletteva e agiva rapidamente. Per questo, desiderava al più presto parlare ai fedeli della vita nell’universo e della missione della Chiesa, e metterli di fronte alla scelta se accettare o meno questo aspetto, per partire al più presto nella missione che ci attendeva. Io ero più prudente: pensavo fosse giusto, dapprima, consolidare la Chiesa nella sua missione sulla Terra e, nel frattempo, istruire i fedeli sulle realtà più ampie dell’universo; non volevo creare panico né anticipare troppo i tempi. Sapevo che molti non avrebbero compreso.

Tra San Paolo e me non ci fu mai dissidio, ma solo diversità di vedute; lui era l’uomo istruito nelle cose di Dio, tutto rivolto verso il cielo, capace di elevarsi fino alle più alte vette dello spirito.[3] Io ero il pescatore di Galilea, uomo concreto e pastore di un gregge vario e ancora debole. Decidemmo di rimettere la decisione al collegio degli apostoli. Prevalse una linea di prudenza: informare dapprima coloro che erano più forti nella fede e di mentalità più aperta, e poi il resto del popolo. Nel frattempo, avremmo osservato lo sviluppo della Chiesa per comprendere come procedere. San Paolo, da uomo di Dio quale era, si rimise alla nostra decisione, chiedendoci soltanto di potersi dedicare,in modo specifico, ai pagani della Terra, per istruire anche loro e preparare il terreno favorevole per la futura missione.

Al di là delle diversità di opinioni, a tutti noi apostoli era chiaro che la missione della Chiesa a favore di tutto l’universo era un aspetto fondamentale dell’azione del popolo di Dio. Un’azione che rischiava, altrimenti, di rimanere circoscritta alla Terra, con gravi conseguenze per il progresso spirituale e materiale dell’umanità. Dunque, cominciammo a poco a poco a parlare della realtà dell’universo a quanti giudicavamo più aperti e pronti. Molti accolsero, molti altri rifiutarono di credere e di accettare una simile realtà. Si opposero fermamente, mettendo in dubbio la nostra predicazione e cominciando a divulgare calunnie di ogni tipo, prima fra tutte quella di esserci inventati cose che Gesù non aveva mai detto. Ci trovammo ben presto in una situazione davvero difficile, che rischiava di compromettere la vita stessa della Chiesa. Non toccammo più l’argomento dell’universo per non creare scandalo, in attesa di tempi migliori.[4]

Vennero di nuovo a trovarci i nostri fratelli dell’universo; con grande dolore riferimmo loro che il popolo non era ancora pronto per una missione di così grande portata, e che occorreva ancora tempo per la maturazione della Chiesa. I nostri fratelli compresero e ci salutarono, incoraggiandoci e promettendoci la loro preghiera. Finché vissi, non li rividi mai più.

La Chiesa intanto cresceva; ad essa aderivano diverse categorie di persone: sacerdoti, nobili del popolo, gente comune, e poi i pagani convertiti. La Chiesa cominciò ad ingrandirsi e a diventare molto visibile. Di questo si accorsero anche molti potenti, ambiziosi e desiderosi di emergere in quella che sembrava delinearsi come la futura ed unica religione del mondo. Giudei, greci, romani, e molti altri ancora, entravano a far parte del popolo di Dio, portando le loro idee su come organizzare la Chiesa. Non sempre si trattava di idee nobili e disinteressate: l’organizzazione proposta serviva spesso a creare “posti di potere” a favore di questo o di quello.

Noi apostoli vedevamo in tutto questo un serio pericolo: la Chiesa correva il rischio di diventare un’organizzazione umana, basata su norme giuridiche, guidata da rigide gerarchie, dominata dai sapienti secondo il mondo e non secondo Dio, imbevuta di interessi umani. San Paolo entrò ben presto in contrasto con certi personaggi che cominciavano ad emergere nelle comunità cristiane. La sua voce si alzò molte volte, ma invano. Subì gravi persecuzioni ad opera dei nuovi “capi” della Chiesa. Anche noi apostoli fummo a poco a poco emarginati. I nostri occhi avevano visto crescere la Chiesa, ma non come avremmo pensato e sperato; soprattutto, non come la intendeva Gesù: un popolo vivo, umile, unito a Cristo, proiettato verso una realtà non solo terrestre, ma cosmica, la prima cellula del Regno di Dio che un giorno si sarebbe esteso a tutto l’universo. La Chiesa, nonostante i tanti santi e martiri che ne facevano parte, che era sotto i nostri occhi sembrava assomigliare sempre più a uno dei tanti regni della Terra, fatto di dominatori e di sudditi.

Dopo la morte di noi apostoli, molte cose cambiarono nella Chiesa. Essa si ingigantì, fino a diventare “religione di Stato”. Il suo cammino si intrecciò pericolosamente con quello dei potenti della Terra. Il resto è storia e la conoscete. Non si parlò più dell’universo, né si riferì più nulla alle generazioni future di quanto Gesù ci aveva insegnato al riguardo. I “capi” della Chiesa presero in considerazione solo la predicazione di Gesù alle folle che, ovviamente, non conteneva alcun riferimento alla vita dell’universo. Tutto il resto fu scartato. Si cercò in ogni modo di spegnere anche il ricordo di questo argomento. Per far questo, il potere politico e quello religioso lavorarono insieme, avendo un interesse comune. I potenti, che si sentivano minacciati nei loro interessi dalla presenza di altre umanità, fecero ciò che fanno tuttora: nascosero ogni notizia e stroncarono sul nascere ogni tentativo di divulgare discorsi sull’universo. La Chiesa, da parte sua, tacque e non infastidì in alcun modo i potenti di cui, nel frattempo, era divenuta amica. Il Maestro aveva detto che non si possono servire due padroni, ed aveva ragione di dirlo:quando la Chiesa diventa amica dei potenti, deve rinunciare a dire la verità. È una triste legge che vige tuttora. Osservate bene ciò che accade anche oggi, troverete sorprendenti analogie con ciò che accadde ai nostri tempi.

Questo mio discorso vi scandalizza? Vi sembra forse troppo duro? Non è così.Non vi è dubbio, infatti, che dal seno della Chiesa della Terra, nonostante le sue fragilità, sia scaturita nei secoli una grande fonte di santità. La santità di una parte della Chiesa ha posto rimedio a molte mancanze. Del resto, la vita dell’uomo della Terra è segnata dal peccato e dalla corruzione, che sono parte dell’esperienza terrena da sempre. Tuttavia la Chiesa, popolo santo di Dio, è chiamata a superare il peccato e la corruzione, mediante l’unione profonda con Gesù Cristo, colui che ha vinto il peccato, la corruzione e la morte.

L’unione del popolo al Sacrificio di Cristo è la sola possibilità data all’intera umanità di estirpare da sé il male. Spetta alla Chiesa il compito di aprire la strada della salvezza ad ogni uomo di buona volontà, mediante la potenza della grazia che le è stata donata. Perciò, ogni membro del popolo di Dio, che è la Chiesa, è chiamato ad offrire se stesso a Dio, mediante Gesù Cristo, come sacrificio vivente, in comunione con l’intero Corpo Mistico. Solo compiendo il passaggio pasquale dalla morte alla vita, sulle orme del Signore Gesù, non a parole ma nei fatti, la Chiesa vincerà la sua battaglia contro Lucifero e le sue schiere.

Vi dico, in conclusione, che la missione della Chiesa di evangelizzare l’intero universo, non è venuta meno nei piani di Dio. Egli, nella sua bontà, ha rispettato la libertà dei cristiani della Terra. Ha messo tra parentesi l’argomento della vita nell’universo, ma ciò non significa che lo abbia cancellato. Lungo la storia della Chiesa, Dio non ha cessato di inviare i fratelli fedeli a quanti erano pronti, ha rivelato a molti questa realtà nel segreto dei cuori, l’ha ricordata al suo popolo attraverso tanti profeti.

La missione della Chiesa è e resta “universale” nel senso stretto del termine, perché deve coinvolgere l’intero universo. L’egoismo dell’umanità della Terra non può condizionare per sempre l’azione dello Spirito Santo. Il tempo dell’attesa è terminato. Dio darà alla Chiesa della Terra segni inequivocabili della presenza della vita nell’universo. Si formerà un piccolo resto che accoglierà e comprenderà questi segni. Se,nonostante i segni, i potenti della Terra continueranno ad opporsi, o se la maggior parte dei cristiani si opporrà, Dio andrà avanti lo stesso. Non permetterà ulteriori ritardi.

Se il numero dei cristiani sarà sufficiente a svolgere la missione che spettava alla Chiesa fin dall’inizio, i fratelli fedeli a Dio verranno ancora per fare la loro parte, cosa che non poterono fare con noi. Se il numero dei cristiani della Terra non sarà sufficiente, se rimarrà solo un piccolo resto, Dio darà incarico ai fratelli di altre umanità fedeli di evangelizzare l’universo. Il piccolo resto della Terra si unirà a loro.

Pregate e preparatevi, per essere pronti e giudicati degni di far parte di un popolo fedele.

La mia benedizione e quella degli apostoli di Cristo sia su tutti voi e vi accompagni. Coraggio!”


[1] Cfr At 1, 2-3

[2] Cfr At 2, 1-13

[3] Cfr 2Cor 12, 1-10

[4] Cfr 1Cor 4, 9-13; 9, 1-2; 2Cor 11

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