LA «PATETICA» DECADENZA DEL PENSIERO TRADIZIONALISTA

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

A lato statua del Laocoonte in Vaticano

L’episodio del Cavallo di Troia, a cui si riferisce Omero nella Iliade, inquadra bene quanto avvenuto a Roma, Cittadella della Chiesa cattolica nella quale fu introdotto lo spirito del Vaticano 2º e i suoi artefici in veste clericale.

Al tempo dell’assedio di Troia, Laocoonte, sacerdote di Apollo, intuito il pericolo che il cavallo di legno costruito dai Greci e lasciato di fronte alle mura di Troia rappresentava, scagliò la sua lancia contro il cavallo. Ora, Laocoonte, contro la volontà di Apollo, si era sposato e aveva figli. Così, quando sacrificòa Nettuno, dio dei mari e amico dei Greci, Apollo mandò due serpenti marini che hanno ucciso il sacerdote e i suoi figli, com’è figurato nella famosa scultura, che è in Vaticano.

Riguardo al cavallo, per un sentimento di curiosità, fu introdotto entro le mura della città, e da questa manovra scaturì la sua rovina.

Qui non intendiamo ricordare questa celebre opera greca per il confronto di impronta artistica; l’anatomia tra dionisiaco e apollineo, o qualsiasi altra cosa,ma per ricordare che il ‘pathos’ del Laocoonte nello studio dell’arte, riflette una tendenza decadente, anche mentale. Infatti, il motivo dell’afflizione raffigurata in una visione contorta rappresenta decadenza estetica riguardo all’equilibrio impassibile della precedente disciplina scultoria; tendenza che denota, riguardo al pensiero, il sentimento che prevale sulla ragione: decadenza dell’arte che riflette quella del pensare e agire, anche religioso.

Ciò applicato al nostro tempo, indica, riguardo al pensiero cattolico, un degrado del sentimento che prevale sulle ragioni della Fede. Così, il sentimento di lodevole pietà filiale verso la figura del Papa, dolce Gesù in terra, finisce per essere irragionevolmente diretto a chi promuove perfide iniziative che sono gravemente offensive all’onore stesso del Salvatore, messo al livello delle più svariate divinità e culti terreni.

Ecco cosa fu la «riunione delle grandi religioni del mondo», la cui prima scandalosa seduta avvenne nel 1986 ad Assisi, di cui il video annesso registra le torbidi sequele:

Tale «spirito di Assisi» è oggi il grande ispiratore della «chiesa conciliare».

Per converso, il sentimento di riverenza che nel presente è applicato ai promotori di tale manifestazione a favore di una falsa chiesa, si dimostra degenerato riguardo allo spirito cattolico. Ciò in vista dell’inganno per cui un chierico vestito da papa avrebbe autorità per indurre un satanico sincretismo ecumenista, che mette la religione della Trinità Divina al livello di qualsiasi altro culto, anche idolatrico.

Si tratta di un sentimento «patetico» trucemente degenere perché implica dare prestigio all’atto scellerato di un uomo, vero tradimento riguardo alla difesa e conferma della Fede, che è la ragione stessa della carica papale usata nell’infida prevaricazione di tali chierici.

Purtroppo non c’è difficoltà nell’applicare il termine «patetico» al decadente sentimento tradizionalista presente, che nell’accettazione di tali «papi» riflette pure una decadenza mentale. Non vi è la scusa di “coprire le vergogne” della posizione papale, come è stato dovuto al patriarca Noè. Potrebbe essere il casose si trattasse di un papa debole nella sua missione di rappresentare il Salvatore, senza alterare però la conformazione alla Fede. No, qui Giovanni Paolo 2°, con i predecessori e successori conciliari falsano la Fede e il Culto unici della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo. Qui si tratta di chierico che, abusando della posizione d’autorità papale, altera e distorce la Tradizione, mettendo così in pericolo la missione della Chiesa e di conseguenza la salvezza di molte anime.

Sui prodotti di questo sentimento degenere che porta a riconoscere e ubbidire a una falsa autorità che degrada la visibilità dell’unica Chiesa di Cristo nel mondo, classificato da Mgr. Marcel Lefebvre come «il colpo maestro di Satana», vi è un lungo elenco. Si tratta di seminare la disubbidienza alla Tradizione della Chiesa in nome dell’«ubbidienza»!

E qui subentra quel fatale «sentimento» di rispetto, paura o conformismo verso l’uomo in veste papale, che fa invertire il fermo pensiero cattolico per cui si deve ubbidire prima a Dio che agli uomini (At 5,29). Il concetto d’ubbidienza s’inserisce per forza, nella più profonda e ordinata gerarchia degli esseri e dei fini poiché tutto quanto voluto da Dio è ordinato al fine divinamente disposto. Ecco che il vero concetto d’ubbidienza è essenzialmente subordinato alla verità naturale e soprannaturale. E poiché questa verità è riconosciuta dalla ragione e non dai sensi o sentimenti, l’ubbidienza ordinata alla verità non può far prevalere dei sentimenti sulla ragione per cui si ubbidisce.

Se non vi fosse il peccato nel mondo, né l’originale né l’attuale, non vi sarebbe neppure la necessità di ogni tipo di coazione per moderare l’attività umana. Tutti ubbidirebbero spontanea e ordinatamente alla Legge Divina naturale e soprannaturale; ci sarebbe solo una intelligenza e una sola volontà, essenzialmente ordinate alla Verità e al Bene.

Perciò in questo mondo dove vige il peccato, l’ubbidienza è un mezzo non un fine in sé stessa. E poiché il correlativo in opposizione alla coazione e all’ubbidienza è la libertà, a livello di Legge naturale e divina, un «diritto alla libertà religiosa» sorge in netto contrasto col corrispondere adempimento all’obbligo correlativo di ubbidienza ordinata al Vero e al Bene. A questo punto sarebbe rotto il rapporto tra Vero = Bene = Diritto; si tratterebbe di un anti-diritto; di una trasgressione di dimensione metafisica che solo una falsa autorità potrebbe dichiarare come dottrina religiosa! Ciò è accaduto nel Vaticano 2º e continua ad opera dei «papi conciliari», invertendo il senso del vero diritto, autorità e ubbidienza. Eppure, sono ricevuti come cattolici!

Lo spirito satanico della Rivoluzione, nemico di Dio e degli uomini, nel suo intento abominevole di attaccare il Corpo Mistico e degradare gli uomini, con astuzia diabolica, non si contenta con una qualche disubbidienza verso la Legge Divina e naturale. No, vuole distruggere lo stesso principio dell’ubbidienza a Dio, relativizzandolo con la falsa autorità che assolutizza l’ubbidienza come fine in se stesso. Così, per essere cattolici fedeli si dovrebbe ubbidire a quanti alterano e deturpano la Religione divina?

Il colpo da maestro di Satana consiste in perpetuare la semina della disubbidienza alla Tradizione in nome dell’ubbidienza! Una «patetica» inversione mentale!

In questo quadro concettuale di falsa ubbidienza, come fine a se stessa, i nemici della Chiesa hanno assicurato la massonizzazione che l’avrebbe distrutta dal suo interno. E ciò poiché anche le anime più pietose non riescono a liberarsi dal falso sentimento di ubbidienza a dei «papi» che deturpano la Fede con la truce operazione ecumenista.

Colpo da maestro poiché con un sentimento pietoso verso chi si presenta come autorità, riesce a colpire non solo la vita del Corpo Mistico di Gesù Cristo, ma iniettare nelle sue vene i veleni di quei falsi principi modernisti che alterano le ragioni della Fede nella testa dei credenti. Essi li assimilano attraverso applaudite battute delle false autorità per intorpidire le genti, che li seguono con sentimenti d’allegra ubbidienza verso l’abisso.

E i tradizionalista che fanno? Pur con un’ubbidienza intermittente, non sono da meno.

Infatti, non si vogliono rendere conto che la finta resistenza improntata sul rispetto a una simile autorità papale che opera tali abominazioni, implica la passiva complicità con esse. Né vogliono capire che sono gli stessi conciliari a rinunciare alla loro carica di autorità cattolica, dichiarando il «diritto» religioso d’ignorare e contraddire in foro esterno la Legge Divina, proprio sulla quale si fonda l’Autorità della Chiesa.

Perciò è inevitabile segnalare l’estensione della miseria religiosa, intellettuale e morale di quanti si prodigano da anni a fornire elementi «canonici» per riconoscere legittimità delle false autorità promotrici di atti ed eresie contrarie all’Autorità divina della Chiesa. E ciò scagliandosi con livore verso chi denuncia tale operato diabolico.

Viviamo allora in quei tempi finali per i quali il Signore ha detto, affinché i Suoi non rimanessero scandalizzati: “Vi cacceranno dalle sinagoghe, viene anzi l’ora in cui chi vi ucciderà penserà di rendere omaggio a Dio. Lo faranno perché non hanno conosciuto né il Padre né me.” (Gv 16, 2-3)

Si misconosce Gesù unico Pastore, a cui sono ordinati nella fede tutti gli altri: “Io sono il buon pastore e conosco le mie e le mie conoscono Me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre. Io per le mie pecore do anche la vita.” (Gv 10, 14-15)

Può il cattolico riconoscere come papa e supremo giudice della Chiesa l’uomo che la disonora rifiutando seguire quanto stabilito dal Magistero e reclamato dai fedeli?

«Avete udito ciò che dice il giudice ingiusto? E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che lo invocano giorno e notte? Tarderà ad aiutarli? Io vi dico che prontamente farà loro giustizia. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora fede sulla terra?». (Lc 18, 6-8)

Non si tratta forse della fede d’invocare giustizia per l’onore di Dio e della Sua Chiesa? Ma come si può invocare questa giustizia allo stesso tempo che si riconosce con un sentimento patetico autorità divina in chi inverte deliberatamente la Fede della Chiesa?

È urgente, quindi, che i cattolici ritornino a una vera intelligenza di questa santa Fede, senza lasciasi intorpidire da falsi sentimenti e false ubbidienze di convenienza. Che ritornino a un profondo esame di coscienza, per non cadere vittime del lamentabile e fatale inganno di prendere il mercenario, o peggio di riverire il lupo travestito da pastore, come Vicario di Cristo.

Solo la deprecabile, «patetica» decadenza mentale, che colpisce pure il mondo tradizionalista, rende questo inganno possibile, se perfino di fronte a tanta perfidia e apostasia si continua a riconoscere e onorare come sommo pastore cattolico chi di fronte al mondo paganizzato corrompe la Fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

Solo il Signore è il buon pastore che conosce le Sue pecore, che Lo riconoscono con la fede, per mai confonderLo col mercenario – o peggio – col lupo in veste di bonario pastore!

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Requiescat in pace
29 novembre 1905 – 25 marzo 1991


Tratta dal sito della Casa Generalizia della Fraternità Sacerdotale San Pio X




Marcel Lefebvre nasce il 29 novembre 1905 da una famiglia di industriali del nord della Francia. Dopo gli studi secondari, raggiuge il fratello maggiore nel seminario francese di Roma, nell’ottobre 1923. Mons. Lefebvre conserverà sempre una grande stima per il direttore del seminario francese, Padre Henri Le Floch, che gli fece amare e riverire l’insegnamento dei papi. Il Padre spiegava con forza le grandi encicliche contro gli errori moderni come il liberalismo, il modernismo o il comunismo. Il 21 settembre del 1929, Marcel Lefebvre viene ordinato sacerdote da Mons. Liénart a Lilla.

In seguito ritorna a Roma per preparare il suo dottorato in teologia, mentre svolge il compito di gran cerimoniere del seminario. Già titolare di un dottorato in filosofia, ottiene il dottorato in teologia il 2 luglio del 1930.

Dal 1930 al 1931 è vicario in una periferia operaia di Lilla, mentre aspetta dal suo vescovo il permesso di entrare nella Congregazione missionaria dei Padri dello Spirito Santo. Il 1 settembre del 1931 inizia il suo noviziato.

Dopo aver emesso la sua professione religiosa, l’8 settembre 1932,  il 12 novembre s’imbarca per Libreville (Gabon), ove viene nominato professore nel seminario, posto che occuperà fino al 1934, quando gli verrà affidata la direzione fino al 1938. In quest’anno, soffrendo di paludismo e completamente esaurito, fu mandato a “riposarsi in campagna”.

Dal 1938 al 1945, il Padre Marcel è il Superiore di diverse missioni in Gabon. Egli dimostra un gran senso dell’organizzazione e si rivela un eccellente amministratore. Attento alla modernizzazione delle installazioni per facilitare gli incarichi di tutti, fa installare gruppi elettrogeni, macchine, acqua corrente… Nell’ottobre del 1945 viene richiamato in Francia dove gli viene affidato lo scolasticato di filosofia degli Spiritani, a Mortain (Manche). Egli si dedica alla riparazione della casa, che era stata danneggiata dalla guerra, e alla formazione dei seminaristi secondo l’insegnamento dei papi.

Il 25 giugno 1947 viene nominato vicario apostolico a Dakar, e il 18 settembre 1947 è consacrato vescovo.

Nel 1948, Pio XII lo nomina delegato apostolico per l’Africa nera francofona, l’equivalente di Nunzio apostolico. Dal momento che il delegato doveva avere il rango di arcivescovo, Mons. Lefebvre viene nominato arcivescovo titolare di Arcadiopolis in Europa. Egli è rappresentante del Papa in una diocesi, 26 vicariati e 17 prefetture apostoliche, su un territorio che andava dal Marocco e dal Sahara fino al Madascascar e a Le Reunion, passando per l’Africa Orientale Francese, il Camerun francese, l’Africa Equatoriale e la Somalia, con una popolazione cattolica di più di due milioni di fedeli.
Nel 1949, sul sagrato della cattedrale di Dakar, il ministro della Francia d’Oltremare gli consegnò la croce di Cavaliere della Legion d’Onore.

Almeno una volta l’anno, il delegato apostolico rendeva conto al Papa del suo operato e riceveva le sue direttive. In tal modo egli fa la conoscenza dei diversi dicasteri della Curia romana. Nella Segreteria di Stato, in cui si recava come diplomatico, Mons. Lefebvre frequenta due sostituti: Mons. Tardini e Mons. Montini; quest’ultimo riceveva il delegato amabilmente, ma non manifestava simpatia per le sue idee.

Dopo l’elezione di Giovanni XXIII viene rimosso dall’incarico di delegato apostolico, rimanendo però arcivescovo di Dakar. Ma la sua inflessibile franchezza nel difendere l’insegnamento dei papi e nel denunciare il “socialismo credente” del Presidente Senghor gli valse la collera di quest’ultimo e contribuì indubbiamente ad affrettare le sue dimissioni, auspicate (silenziosamente) da Roma.

Nel 1962 viene trasferito dalla sede arcivescovile di Dakar alla sede episcopale di Tulle, col titolo personale di arcivescovo. I vescovi francesi avevano fatto pressione a Roma perché non fosse nominato arcivescovo di Albi, come era stato prospettato, e avevano accettato la sua venuta in Francia alla sola condizione che venisse inviato in una piccola diocesi. Non volevano saperne di lui a causa delle sue “tendenze integraliste”.

A Tulle la situazione era triste, vocazioni in calo, pratica anche, i sacerdoti vivevano nella miseria e si scoraggiavano. Mons. Lefebvre assume delle misure energiche, stimola il coraggio dei suoi sacerdoti visitandoli e sostenendoli. È impressionato dalla differenza che costata tra la missione fiorente appena lasciata e la desolazione trovata in Francia. Ma il 26 luglio 1962, Mons. Lefebvre viene eletto, con una maggioranza confortante, Superiore Generale dei Padri dello Spirito Santo. Era stato vescovo di Tulle per sei mesi.

Il 25 gennaio 1959, il Papa Giovanni XXIII annunciò la convocazione del Concilio. Mons. Lefebvre viene nominato tra i membri della Commissione preparatoria centrale per il Concilio e assiste così a tutte le sedute, talvolta presiedute dal Papa, dov’è testimone della contrapposizione, talvolta violenta, tra la tendenza liberale e i membri conservatori della Commissione. Cosa che gli appare come un presagio funesto.

Durante il Concilio, a fronte dell’importanza assunta dalle tesi moderniste, sostenute da una vera lobby, preparata e organizzata, dà vita, insieme ad altri vescovi, al Coetus internationalis Patrum, di cui fu il Presidente. Conosce Mons. De Castro Mayer, vescovo di Campos, in Brasile, che farà parte del Coetus. Con la sua battaglia in seno al Coetus e con i suoi interventi lotta contro l’influenza modernista che gravava sul Concilio, ma i risultati sono insufficienti.

Come Superiore degli Spiritani, lotta contro il rilassamento e le deviazioni teologiche, sfortunatamente ancora senza un completo successo, poiché gli uomini che nomina non sempre sono degni della sua fiducia. Riforma l’organizzazione della Congregazione, trasferisce la casa madre a Roma e attraversa il mondo per visitare le case, incoraggiare e organizzare.

Nel 1965 ebbe inizio l’“aggiornamento” delle Congregazioni religiose, richiesto dal Concilio. Mons. Lefebvre vuole che esso vada nel senso di un raddrizzamento delle deviazioni e di una maggiore santità della vita religiosa. È lungi dall’essere chiuso ad ogni riforma, anche audace, purché si inscriva nel solco della fedeltà ai fondatori. Al Capitolo generale della Congregazione, nel 1968, si cercò di metterlo da parte, lo spirito che regnava guardava alle riforme di cattivo genere. Per non firmare dei decreti che avrebbero messo la Congregazione sull’onda del momento, Mons. Lefebvre lascia il Capitolo e si ritira dopo l’elezione del suo successore in una piccola pensione gestita da religiose, a Roma. Ha 63 anni.

Da diversi anni era stato sollecitato da dei sacerdoti, e soprattutto da dei seminaristi in cerca di una seria formazione. Egli li aveva indirizzati al seminario francese di Roma, tenuto dagli Spiritani, pensando potesse conservare una condotta sana. Ma non fu il caso, poiché il rettore del seminario non teneva conto dei pareri del Superiore generale.  Monsignore indirizzò allora certi seminaristi verso una società sacerdotale di Roma e certi altri verso l’università cattolica di Friburgo, in Svizzera. Di fronte all’insistenza di nuovi sacerdoti e di nuovi seminaristi, che lo supplicavano di iniziare lui stesso un’opera per il sacerdozio, egli si rimette alla decisione del vescovo di Friburgo, che l’autorizzò molto volentieri ad aprire un “convitto” per dei seminaristi di ogni paese. Nasce così il seminario. Mons. Lefebvre affitta dodici camere in un locale religioso a Friburgo e riceve i suoi primi candidati il 13 ottobre del 1969. Gli inizi sono difficili, le partenze numerose, per di più Mons. Lefebvre è provato dalla malattia.

Nel giugno del 1970 compra una casa, sempre a Friburgo, per alloggiarvi i seminaristi, che continueranno i loro studi all’Università, mentre accetta una casa ad Ecône offertagli dai proprietari, per installarvi, con l’autorizzazione di Mons. Adam, vescovo di Sion,  uno anno di spiritualità per i nuovi venuti (in applicazione del decreto del Concilio sulla formazione dei sacerdoti).

Il 1 novembre 1970, Mons. François Charrière, vescovo di Friburgo, approvò gli statuti redatti da Mons. Lefebvre per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, e la eresse nella sua diocesi. Lo scopo della Fraternità, fissato negli statuti, è «il sacerdozio e tutto ciò che vi si riferisce e solo ciò che lo concerne».

I corsi dell’Università di Friburgo non erano soddisfacenti e Mons. Lefebvre ottiene dal vescovo di Sion il permesso di installare un seminario a Ecône, che conoscerà un rapido sviluppo.

Di fronte all’angoscia e allo scoraggiamento di numerosi cattolici colpiti dalla sparizione della fede, dallo sconvolgimento della liturgia e dalla perdita di ogni senso divino, Mons. Lefebvre prende il suo bastone di missionario e comincia a girare l’Europa e il mondo, facendo delle conferenze, incoraggiando i fedeli disorientati e i sacerdoti perseguitati a raggrupparsi a e conservare la fede senza compromessi.

Nel 1973, su richiesta di una giovane australiana, Mons. Lefebvre fonda, con l’aiuto della sorella, Madre Marie Gabriel, religiosa dello Spirito Santo, una società di religiose, a cui aveva già pensato fin dalla redazione degli statuti della Fraternità. È l’inizio delle Suore della Fraternità, che si installano nella casa acquisita nei dintorni di Roma, ad Albano. La loro vocazione le chiama ad essere l’aiuto discreto ed efficace dei sacerdoti, pur conservando una vita semi contemplativa (un’ora al giorno di adorazione eucaristica). I Fratelli della Fraternità nascono verso la stessa epoca, mentre l’istituzione delle oblate è contemporanea a quella delle Suore della Fraternità. Fin dal 1971 alcuni pii laici avevano chiesto a Mons. Lefebvre la possibile costituzione di un terz’ordine, che sarà eretto finalmente nel 1981, secondo le regole stabilite dal fondatore.

L’11 novembre 1974 venne effettuata una visita apostolica a Ecône in seguito alle lamentele dei vescovi francesi avverso questo seminario che conserva la Messa e la Tradizione e che riceve delle vocazioni mentre i loro seminari si svuotano.

Il 21 novembre 1974 Mons. Lefebvre, in una vibrante dichiarazione, afferma il suo attaccamento alla Roma eterna e il suo rifiuto «della Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante che si è manifestata chiaramente nel Concilio Vaticano II e dopo il Concilio, in tutte le riforme che ne sono scaturite».

Mons. Lefebvre viene convocato a Roma per un “colloquio”, in effetti si trattò di una messa sotto accusa. Il 6 maggio la Fraternità venne illegittimamente “soppressa”. Mons. Lefebvre si appella allora alla Signatura Apostolica, ma l’appello venne bloccato dal cardinale Jean Villot, Segretario di Stato. Di fronte a questo diniego di giustizia, nella calma e nella pace, il prelato decide di proseguire la sua opera, considerando che la Fraternità continuava ad esistere poiché la sua soppressione era irregolare e comunque ingiusta.

Il 29 giugno 1976, trascurando le minacce di Roma e ritenendo che la battaglia che conduce è fondamentale per la difesa della Messa e della fede, Mons. Lefebvre ordina 13 sacerdoti e 14 suddiaconi senza lettere dimissionarie. Viene colpito dalla sospensione a divinis, che dovrebbe privarlo dell’esercizio di ogni atto sacramentale. Questa sanzione non lo turba né lo prende alla sprovvista e, in una visione superiore del suo dovere, continua a condurre la buona battaglia contro tutte le deviazioni che fanno già vacillare la Chiesa.

Tuttavia, viene ricevuto in udienza da Paolo VI  l’11 settembre, dove scopre di essere stato gravemente calunniato presso il Papa. Questi tuttavia non vuole cedere in niente a riguardo della Messa di San Pio V, desideroso di imporre la “sua” riforma, mentre Mons. Lefebvre, in nome della fedeltà alla Chiesa di sempre, non vuole e né può accettare né la Chiesa “conciliare” né la nuova Messa.

Nel settembre del 1976 pubblica il libro Accuso il Concilio.

Il 18 novembre 1978, appena un mese dopo la sua elezione, Giovanni Paolo II riceve Mons. Lefebvre. Il colloquio ha inizio favorevolmente, ma l’intervento del cardinale Seper, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, guasta tutto. Comunque gli viene consegnato un dossier. È l’inizio di un processo che durerà degli anni e nel corso del quale il fondatore di Ecône andrà spesso a Roma per spiegarsi e per cercare di ottenere un ritorno alla Tradizione, guardiana della fede, o quanto meno che essa possa essere seguita liberamente dalla Fraternità. Ma né il cardinale Seper né il suo successore, il cardinale Ratzinger, si dimostrano disposti a fare un gesto qualunque.

Nel 1983 Mons. Lefebvre, già progressivamente deluso dai testi dal sapore modernista del Papa Giovanni Paolo II, rimane profondamente scioccato dal nuovo Codice di Diritto Canonico che trasforma in leggi le deviazioni del Concilio. Egli allora prende seriamente in considerazione una consacrazione episcopale e s’impegna lungo la via delle contestazioni pubbliche contro gli scandali perpetrati dal vertice della Chiesa.

Nel 1985 Mons. Lefebvre presenta a Roma i suoi dubia: 39 proposizioni, o “dubbi”, relative alla discordanza della dottrina conciliare sulla libertà religiosa con l’insegnamento precedente della Chiesa.

Nell’ottobre del 1986 si verificò il terribile scandalo di Assisi, al quale Mons. Lefebvre replicò con una lettera firmata insieme a Mons. De Castro Mayer.

Nel marzo del 1987 arriva la risposta di Roma ai dubia. Risposta insoddisfacente. E nel giugno 1987 l’arcivescovo pubblica il libro che tratta della distruzione del regno sociale di Cristo: L’hanno detronizzato.

Il 29 giugno del 1987 Mons. Lefebvre annuncia pubblicamente la sua intenzione di darsi dei successori nell’episcopato. La risposta ai dubia è il segno che attendeva, poiché, spiega, è più grave affermare dei falsi principi che compiere un atto scandaloso. Egli fissa la data della consacrazione per la festa di Cristo Re.

Roma allora reagisce e propone la visita di un cardinale, avente lo scopo di assumere informazioni. Mons. Lefebvre accetta il visitatore e comunica la novità ai 4000 fedeli venuti ad assistere alla Messa di ringraziamento per i suoi 40 anni di episcopato, il 3 ottobre.

L’11 novembre, il cardinale Cagnon iniziò la sia visita, che si concluse l’8 dicembre a Ecône. Il cardinale non esitò ad assistere alla Messa pontificale dell’arcivescovo sospeso e all’impegno che assumono dei giovani in una Fraternità soppressa! Il rapporto del visitatore, per quello che è possibile sapere, sarà favorevole.
Mons. Lefebvre ha esposto chiaramente le sue esigenze. Il 2 febbraio 1988 egli conferma che consacrerà almeno tre vescovi con o senza l’approvazione del Papa, per il bene della Chiesa e la perpetuità della Tradizione. A questo punto si aprono dei negoziati a Roma tra i rappresentanti della Fraternità e dei membri della Congregazione per la Dottrina della Fede. Che si concludono il 5 maggio con la firma di un protocollo d’accordo con Roma, ma, resosi subito conto che il cardinale Ratzinger non è pronto ad accordare ciò che gli si chiede, Mons. Lefebvre ritratta. Si consulta e il 2 giugno 1988 comunica per iscritto al Papa la sua decisione di consacrare 4 vescovi il 30 giugno.

Il 30 giugno 1988, egli procede alla consacrazione dei 4 vescovi, alla presenza di 10.000 fedeli e di una folla di giornalisti. Nel corso della celebrazione Mons. Lefebvre spiega chiaramente la necessità in cui si trova di trasmettere l’episcopato, per il bene della Chiesa e malgrado l’opposizione della Gerarchia. La scomunica, logica nello spirito delle autorità romane, arriverà l’indomani, ma rivela la sua debolezza e finisce con l’indicare l’impotenza di un modernismo un tempo trionfante e già disgregato in una corruzione che fa sentire il suo lezzo in tutta la Chiesa.

Durante i tre anni che Dio ha voluto mantenerlo in vita, dal 1988 alla morte, Mons. Lefebvre accompagna con la sua presenza morale i suoi 4 vescovi ausiliari, introduce nei loro incarichi i suoi prossimi eredi e lascia che conferiscano già le ordinazioni, alle quali assisterà modestamente.

Ma la sua salute è in declino, compie un ultimo viaggio intercontinentale nel 1990 e si reca in Gabon. L’11 febbraio 1991 fa la sua ultima conferenza ai seminaristi. L’8 marzo celebra la sua ultima Messa e parte per Parigi, ma nella notte del 9 marzo sveglia il suo autista e gli chiede di riportarlo in Svizzera. Viene ricoverato d’urgenza all’ospedale di Martigny, il 18 marzo viene operato, il 24 marzo, Domenica delle Palme, il suo stato peggiora rapidamente.

Il 25 marzo 1991, festa dell’Annunciazione, quell’anno coincidente con il Lunedì Santo, alle 3,25 del mattino, mentre il Superiore Generale della Fraternità, Don Franz Schmidberger, e il Direttore del Seminario di Ecône, Don Michel Simoulin, pregano per lui, Mons. Lefebvre rende la sua anima a Dio.

   

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INTERVISTA A MONSIGNOR LEFEBVRE, che molti nella Fraternità hanno scordato…

Intervista proibita a Mons. Lefebvre

Introduzione: La seguente intervista con l’Arcivescovo sarebbe stata pubblicata nel 1978 dalla Catholic Press se la Conferenza Americana dei Vescovi cattolici non avesse minacciato l’editore della pubblicazione con scomunica e l’estinzione virtuale della pubblicazione stessa se l’intervista fosse stata pubblicata… Di fatto, i vescovi ordinarono che nessuna testata cattolica pubblicasse questa intervista con l’Arcivescovo Lefebvre. (Un sentito ringraziamento a “SPL”, 300 Independence Ave., S.E., Washington, D.C. 20003)

Intervista: Lei ha dibattuto e preso parte alle deliberazioni del Concilio Vaticano II, vero? Sì. Non firmò e non accettò le decisioni di questo Concilio? No. Innanzitutto io non ho firmato tutti i documenti del Vaticano II a causa degli ultimi due atti. Il primo, riguardo la “Religione e Libertà” [“La libertà religiosa” (Dich. Conc. «Dignitatis Humanae») – n.d.t. ] non l’ho firmato. neppure l’altro, quello de “La Chiesa nel  ….. mondo contemporaneo”, ho firmato. Questo secondo documento è, secondo la mia opinione, il più ispirato da modernismo e liberalismo.
Lei è noto non solo per non firmare i documenti, ma anche per opporvisi pubblicamente?
Sì. In un libro che ho pubblicato in Francia accuso il Concilio di errore su queste risoluzioni, e ho fornito tutti i documenti con i quali attacco la posizione del Concilio, principalmente le due risoluzioni sulle questioni della libertà religiosa e de “La Chiesa nel mondo contemporaneo” [Costituz. Conc. «Gaudium et Spes» – n.d.t. ]
Perché lei è contro queste deliberazioni?
Perché queste due decisioni sono ispirate da una ideologia liberale tale e quale ce la descrissero i papi di sempre, sarebbe a dire, una libertà religiosa così come intesa e promossa dai Massoni, gli umanisti, i modernisti e i liberali.
Cosa obietta loro?
Questa ideologia dice che tutte le culture sono uguali, tutte le religioni sono uguali, che non c’è una sola vera fede. Tutto ciò conduce quell’abuso ed errore che è la libertà di pensiero. Tutti questi errori sulla libertà, che sono stati condannati in tutti i secoli da tutti i papi, ora sono stati accettati dal Concilio Vaticano II.
Chi pose queste particolari decisioni all’ordine del giorno?
Credo ci fossero dei cardinali, assistiti da esperti teologici, che aderivano alle idee liberali.
Chi, per esempio?
Il Cardinale [Giuseppe] Frings dalla Germania, il Cardinale [Franz] Koenig [dall’Austria]. Questi personaggi si erano già riuniti e avevano già discusso queste risoluzioni prima del Concilio, e il loro preciso scopo era quello di fare un compromesso col mondo secolare, di introdurre le idee illuministe e moderniste nella dottrina della Chiesa.
C’erano dei Cardinali americani che sostenevano queste idee e risoluzioni?
Non ricordo ora i loro nomi, ma ce n’erano alcuni. Comunque, una forza trainante a favore di queste risoluzioni fu Padre John Courtney Murray.
Che ruolo ha avuto?
Ha svolto un ruolo molto attivo nel corso di tutte le deliberazioni e la redazione di questi documenti.
Lei fece presente al Papa [Paolo VI] la Sua preoccupazione ed inquietudine riguardo tali risoluzioni?
Io ho parlato al Papa. Ho parlato al Concilio. Ho fatto tre interventi pubblici, due dei quali depositati presso la segreteria. C’erano perciò cinque interventi contro queste decisioni del Vaticano II. Infatti, l’opposizione condotta contro queste decisioni fu tale che il Papa tentò di istituire una commissione allo scopo di conciliare le parti opposte all’interno del Concilio. Ne dovevano far parte tre membri, uno dei quali ero io. Quando i cardinali liberali videro che il mio nome era in questa commissione, andarono a trovare il Santo Padre e gli dissero senza mezzi termini che non avrebbero accettato questa commissione e che non avrebbero accettato la mia presenza in questa commissione. La pressione sul Papa fu tale che egli rinunciò all’idea. Io ho fatto tutto ciò che potevo per fermare queste decisioni, che giudico contrarie e distruttive della Fede cattolica. Il Concilio fu convocato legittimamente, ma allo scopo di diffondere tutte queste idee.
Ci furono altri Cardinali che La sostennero?
Sì. C’era Cardinale [Ernesto] Ruffini [di Palermo], il Cardinale [Giuseppe] Siri [di Genova] e il Cardinale [Antonio] Caggiano [di Buenos Aires].
Ci furono dei vescovi che La sostennero?
Sì. Molti vescovi sostennero la mia posizione.
Quanti vescovi?
Ci furono più di 250 vescovi. Costoro si erano anche costituiti in un gruppo allo scopo di difendere la vera Fede cattolica.
Cosa ne è stato di tutti questi sostenitori?
Alcuni sono morti; altri sono sparsi per il mondo; molti ancora mi sostengono nei loro cuori, ma hanno paura di perdere una posizione che pensano possa essere utile in un secondo momento.
Qualcuno La sta sostenendo oggi [1978]?
Sì. Per esempio, il Vescovo Pintonello dall’Italia, il Vescovo De Castro Mayer dal Brasile. Molti altri vescovi e cardinali spesso mi contattano per esprimermi il loro appoggio, ma al momento desiderano rimanere anonimi.
Per quanto riguarda quei vescovi che non sono liberali, ma Le si oppongono e La criticano?
La loro opposizione è basata su un’idea imprecisa sull’obbedienza al papa. È, forse, un’obbedienza in buona fede, che potrebbe essere riconducibile all’obbedienza degli ultramontani del secolo scorso, obbedienza che allora era buona perché i papi erano buoni. Tuttavia oggi è un’obbedienza cieca che ha poco a che fare con la pratica e l’adesione alla vera Fede cattolica. In questo momento è importante ricordare ai cattolici di tutto il mondo che l’obbedienza al papa non è una virtù primaria. La gerarchia delle virtù parte dalle tre virtù teologali di Fede, Speranza e Carità, seguite dalle quattro virtù cardinali di Giustizia, Temperanza, Prudenza e Fortezza. L’obbedienza è un derivato della virtù cardinale della Giustizia. Perciò è ben lungi dall’essere classificata prima nella gerarchia delle virtù. Alcuni vescovi non vogliono dare la minima impressione di disobbedire al Santo Padre. Io capisco come si sentono. E’ chiaro che sia molto spiacevole, se non molto doloroso.

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Suppone che il Santo Padre accetti queste particolari idee?
Sì. Le accetta. Ma non è solo il Santo Padre. È una tendenza generale. Le ho menzionato alcuni cardinali coinvolti in queste idee. Più di un secolo fa, società segrete, Illuminati, umanisti, modernisti e altri, di cui noi ora abbiamo tutti i testi e le prove, si stavano preparando per un Concilio Vaticano in cui avrebbero infiltrato le loro proprie idee per una chiesa umanista.
Crede che alcuni cardinali potrebbero essere stati membri di tali società segrete?
Non è una questione molto importante, in questo momento, se lo sono stati o no. Quello che è importante e grave è che, a tutti gli effetti, essi agiscono come se fossero emissari o servitori di società umaniste segrete.

Secondo lei questi cardinali hanno aderito deliberatamente a tali idee o vi erano inclinati da informazioni sbagliate o furono imbrogliati o un insieme di tutto ciò?
Io penso che le idee umaniste e liberali si diffusero in tutto il XIX e XX secolo. Queste idee secolari furono propagate dappertutto, nei governi come nella chiese. Queste idee sono penetrate nei seminari e in tutta la Chiesa, e oggi la Chiesa si sveglia trovandosi in una camicia di forza liberale. Questo è il motivo per cui s’incontra l’influenza liberale, che è penetrata in tutti gli strati della vita secolare nel corso degli ultimi due secoli, fin dentro la Chiesa. Il Concilio Vaticano II fu pianificato dai liberali; era un concilio liberale; il Papa è un liberale e quelli che lo circondano sono liberali.

Sta dicendo che il Papa è un liberale?
Il Papa non ha mai negato di essere un liberale.
Quando il Papa ha detto di essere un liberale?
Il Papa ha affermato in molte occasioni di essere favorevole alle idee moderniste, favorevole a un compromesso con il mondo. Secondo le sue stesse parole, è stato necessario “gettare un ponte tra la Chiesa e il mondo secolare”. Il Papa ha detto che era necessario accettare le idee umaniste, che era necessario discutere tali idee; che era necessario dialogare. In questo momento è importante ricordare che il dialogo è contrario alla dottrina della Fede cattolica. Il dialogo presuppone l‘incontro di due parti uguali e opposte; perciò, in nessun modo [il dialogo] potrebbe avere qualcosa a che fare con la Fede cattolica. Noi crediamo ed accettiamo la nostra fede come l’unica vera Fede nel mondo. Tutta questa confusione porta a compromessi che distruggono la dottrina della Chiesa, per la disgrazia dell’umanità e della Chiesa stessa.
Lei ha affermato di conoscere la ragione odierna del calo di frequentazione della chiesa e della mancanza di interesse verso la Chiesa, che, in base a quanto riferito, Lei attribuisce alle decisioni del Vaticano II. Giusto?
Non direi che il Vaticano II avrebbe prevenuto quello che sta accadendo nella Chiesa oggi. Le idee moderniste sono penetrate dappertutto per molto tempo e ciò non è stato un bene per la Chiesa. Ma il fatto è che alcuni membri del clero hanno professato tali idee, vale a dire idee di libertà adulterata, in questo caso, permissivismo. L’idea che tutte le verità sono uguali, tutte le religioni sono uguali, di conseguenza tutte le morali hanno pari dignità, che ogni coscienza è a modo suo valida, che ognuno può giudicare teologicamente quello che può fare, tutte queste sono idee umaniste di lassismo totale senza alcuna disciplina di pensiero, che conducono alla posizione che ognuno può fare come vuole.  Tutto ciò è assolutamente contrario alla nostra Fede cattolica.
Lei ha detto che la maggior parte di questi consiglieri teologici ed esperti fingono soltanto di rappresentare la maggioranza del popolo, che in realtà il popolo non è realmente rappresentato da questi teologi liberali. Potrebbe spiegare?

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Con “maggioranza del popolo” intendo tutte le persone che lavorano onestamente per vivere. Voglio dire le persone coi piedi per terra, le persone di buon senso a contatto col mondo reale, il mondo durevole. Costoro sono la maggioranza delle persone, che preferiscono le tradizioni e l’ordine al caos. C’è un movimento di tutte queste persone in tutto il mondo, che sta lentamente coagulandosi in opposizione totale a tutti i cambiamenti che sono stati fatti in nome loro, alla loro religione. Queste persone di buona volontà sono state così traumatizzate da questi cambiamenti drammatici che ora sono riluttanti a frequentare la chiesa. Quando vanno in una chiesa modernista, essi non trovano il sacro, il carattere mistico della Chiesa, tutto ciò che è veramente divino. Ciò che conduce a Dio è divino e loro non incontrano più Dio in queste chiese.
Perché dovrebbero recarsi in un luogo dove Dio è assente?
I fedeli percepiscono ciò molto bene e i cardinali liberali e i loro consulenti hanno seriamente sottovalutato la lealtà della maggioranza dei fedeli alla loro vera Fede. Come [altro] si può spiegare che, non appena apriamo una cappella o una chiesa tradizionale, la gente accorre da ogni dove? Abbiamo solo posti in piedi. Le Messe si succedono tutto il giorno per far partecipare tutti i fedeli. Perché? Perché essi ritrovano ciò di cui hanno bisogno: il sacro, il mistico, il rispetto per il sacro. Per esempio, ho assistito in aeroporto a questa scena: diverse persone che non erano lì per incontrare me, accostarsi ai sacerdoti che erano lì per me, stringer loro la mano, ed erano estranei totali! Perché? Perché quando le persone trovano un prete, un vero prete, un prete che si comporta come prete, che veste come un prete, immediatamente sono attirate da lui e lo seguono. Questo accade qui negli Stati Uniti, accade in Europa e dappertutto nel mondo. Gente in strada che va a salutare un sacerdote; vengono dal nulla solo per congratularsi con lui e dirgli come sono contenti di vedere un vero e proprio sacerdote, come sono contenti che ci siano ancora dei preti.
Sta dicendo che l’abito e la tonaca fanno la differenza nella qualità del prete?
Tonache e abbigliamento sono, ovviamente, solo un simbolo, ma è da ciò che questo simbolo rappresenta che le persone sono attirate, non, ovviamente, il simbolo stesso.
Perché voi date tanta importanza ai rituali della Messa Tridentina?
Noi certamente non insistiamo sui rituali solo per motivi di rituale, ma soltanto come simbolo della nostra fede. In tale contesto siamo convinti che sono importanti. Comunque è la sostanza e non i riti della Messa Tridentina che sono stati rimossi (n.d.r.: il Papa Paolo VI, non appena promulgò la nuova Messa, ammise che la Messa tridentina risale al quinto secolo ed oltre, e ha nutrito la fede di innumerevoli santi).
Potrebbe essere più specifico?

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Le nuove preghiere dell’Offertorio non esprimono la nozione cattolica del sacrificio. Esse esprimono semplicemente il concetto di una mera condivisione del pane e del vino. Per esempio, la Messa tridentina indirizza a Dio la preghiera: “Accetta, o Padre santo, onnipotente ed eterno Dio, questa Vittima Immacolata che il tuo indegno servitore offre a Te, Dio mio vivo e vero, per fare ammenda dei miei innumerevoli peccati, offese e negligenze”. Dice la nuova Messa: “Noi offriamo questo pane come il pane della vita”. Non c’è nessuna menzione del sacrificio o della vittima. Questo testo è vago e impreciso, si presta all’ambiguità ed è stato pensato perché fosse accettabile per i protestanti. E’, tuttavia, inaccettabile per la vera Fede e la dottrina cattolica. La sostanza è stata cambiata in favore dell’accomodazione e del compromesso.
Perché dà tanta importanza alla Messa latina piuttosto che alla Massa in vernacolo approvata dal Concilio Vaticano II?
Da un lato, questa domanda sul latino nella Messa è una questione secondaria, sotto alcuni punti di vista. Ma da un altro aspetto è una domanda molto importante. È importante perché è un modo per fissare il linguaggio della nostra Fede, il dogma cattolico e la dottrina. È un modo per non cambiare la nostra Fede, perché nelle traduzioni che toccano le parole latine, non si rendono esattamente le verità della nostra Fede, così come espressa ed incarnata nel latino. È davvero molto pericoloso, perché poco a poco si può perdere la Fede stessa. Queste traduzioni non riflettono le parole esatte della Consacrazione.
Queste parole risultano cambiate in lingua volgare.
Potrebbe farmi un esempio?
Sì. Per esempio, in lingua volgare si dice che il Preziosissimo Sangue è stato versato “per tutti”, quando nel testo latino (anche l’ultimo testo latino riveduto) si dice che il Preziosissimo Sangue è “per molti” e non “per tutti”. Tutti è certamente diverso da molti. Questo è solo un piccolo esempio che dimostra le imprecisioni delle traduzioni attuali (n.d.r.: molti papi hanno spiegato la differenza di dottrina: “per tutti” significa la sufficienza del Sangue di Cristo per salvare tutti, ma nell’Ultima Cena Egli scelse a buon ragione di dire “per molti”, riferendosi all’efficienza del Suo Sangue Prezioso che, attraverso la Messa, davvero salverà molti, non tutti. Cfr. Catechismo del Concilio di Trento).
Potrebbe citare una traduzione che contraddica effettivamente il dogma cattolico?
Sì. Per esempio, nel testo latino la Vergine Maria è chiamata “Semper Virgo”, “Sempre Vergine”. In tutte le traduzioni moderne la parola “sempre” è stata eliminata. Questo è molto grave, perché c’è una grande differenza tra “Vergine” e “Sempre Vergine”. È molto pericoloso manomettere traduzioni di questo tipo. Il latino è anche importante per mantenere l’unità della Chiesa, perché quando si viaggia, e le persone viaggiano sempre più all’estero oggigiorno, è importante per loro trovare la stessa eco che essi hanno sentito da un sacerdote a casa, sia negli Stati Uniti, Sud America, Europa, o qualsiasi altra parte del mondo. Essi sono a casa in qualsiasi chiesa (cattolica). È la loro Messa cattolica che si sta celebrando. Essi hanno sempre sentito le parole latine sin dall’infanzia, i loro genitori prima di loro sempre e i loro nonni prima di loro. Si tratta di un marchio che identifica la loro Fede. Ora, quando vanno in una chiesa straniera, essi non capiscono una parola. Gli stranieri che vengono qui non capiscono una parola.
Qual è il vantaggio di andare ad una Messa in inglese, italiano o spagnolo se nessuno può capire una parola?
Ma la maggior parte di queste persone non capirebbero ancor meno il latino? Qual è la differenza?
La differenza è che il latino della Messa cattolica è sempre stato insegnato tramite l’istruzione religiosa sin dall’infanzia. Sono usciti vari libri sull’argomento. È stato insegnato nel corso dei secoli; non è difficile da ricordare. Il latino è un’espressione esatta che è stata familiare a generazioni di cattolici. Ogni qualvolta si ritrova il latino in una chiesa, immediatamente si crea l’atmosfera corretta per l’adorazione di Dio. Esso è la lingua distintiva della fede cattolica, che unisce tutti i cattolici del mondo, al di là della loro lingua nazionale. Essi non sono disorientati o confusi. Dicono: “Questa è la mia Messa, è la Messa dei miei genitori, è la Messa da seguire, è la Messa di Nostro Signore Gesù Cristo, è la Messa eterna ed immutabile”. Perciò dal punto di vista dell’unità, è un collegamento simbolico molto importante; è un segno d’identità per tutti i cattolici. Ma si tratta di qualcosa di più profondo di un semplice cambio di lingua.  Nello spirito dell’ecumenismo, è un tentativo di creare un riavvicinamento (n.d.r.: un’unione compromettente ed indegna) con i protestanti.
Che prove ha di ciò?

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È piuttosto evidente, perché c’erano cinque protestanti (n.d.r.: effettivamente sei ministri) che assistettero alla riforma della nostra Liturgia. L’Arcivescovo di Cincinnati, che era presente durante questi lavori, ha detto che non solo questi cinque protestanti erano presenti, ma anche che essi presero una parte molto attiva nei dibattiti e parteciparono direttamente alla riforma della nostra Liturgia.
Chi erano questi protestanti?
Erano ministri protestanti rappresentanti di sette protestanti diverse, i quali furono chiamati da Roma per partecipare alla riforma della nostra Liturgia, il che dimostra chiaramente che vi è stata un’intenzione volontaria in tutto ciò. Essi erano il Dott. George, Canon Jasper, il Dott. Sheperd, il Dott. Smith, il Dott. Koneth e il Dott. Thurian. Mons. Bugnini (n.d.r.: il principale autore della nuova Messa) non nascose questo intento. Egli lo esternò molto chiaramente. Disse: “Noi faremo una Messa ecumenica, così come abbiamo fatto una Bibbia Ecumenica”. Tutti ciò è molto pericoloso perché è la nostra Fede che viene attaccata. Quando un protestante celebra la stessa Messa come facciamo noi, lui interpreta il testo in un modo diverso, perché la sua fede è diversa. Perciò, è una Messa ambigua. È una Messa equivoca. Non è più una Messa cattolica.
A quale Bibbia ecumenica si sta riferendo?
C’è una Bibbia ecumenica fatta due o tre anni fa che è stata riconosciuta da molti vescovi. Io non so se il Vaticano l’abbia approvata pubblicamente, ma certamente non l’ ha soppressa, perché si usa in molte diocesi. Per esempio, due settimane fa il Vescovo di Friburgo, in Svizzera, ha avuto pastori protestanti che hanno spiegato questa Bibbia ecumenica a tutti i bambini delle scuole cattoliche. Queste lezioni erano le stesse per cattolici e protestanti. Cosa ha a che fare questa Bibbia ecumenica con la Parola di Dio? Dal momento che la Parola di Dio non può essere cambiata, tutto ciò conduce sempre più a confusione. Quando penso che l’Arcivescovo di Houston, Texas, non ammette i bambini cattolici alla cresima se non vanno con i genitori a seguire un corso di istruzione di 15 giorni dal rabbino locale e dal ministro protestante… Se i genitori si rifiutano di mandare i loro bambini a tali istruzioni, loro [i bambini] non possono essere cresimati. Essi debbono esibire un certificato firmato dal rabbino e dal ministro protestante che entrambi i genitori e i bambini hanno debitamente frequentato l’istruzione, e solo allora (i bambini) possono essere cresimati dal vescovo. Queste sono le assurdità a cui si arriva quando si segue la strada liberale. Non solo, ma ora si arriva anche a buddisti e musulmani. Molti vescovi si sono imbarazzati quando il messo papale è stato recentemente ricevuto in maniera vergognosa dai musulmani.
Cos’è accaduto?
Non ricordo tutti i dettagli specifici, ma questo incidente è avvenuto a Tripoli, in Libia, dove il rappresentante del papa ha voluto pregare con i musulmani. I musulmani hanno rifiutato e hanno tirato dritto pregando nella loro maniera, lasciando il rappresentante spiazzato, non sapendo cosa fare. Questo dimostra l’ingenuità di questi cattolici liberali che pensano che sia sufficiente andare a parlare con questi musulmani per far immediatamente accettare loro un compromesso della propria religione. Il solo fatto di voler avere a tal fine uno stretto rapporto con i musulmani attira il disprezzo degli stessi verso di noi. È assodato che i musulmani non cambieranno nulla della loro religione; è assolutamente fuori discussione. Se i cattolici vanno ad equiparare la nostra religione con la loro, essi ottengono solo confusione e disprezzo da parte loro, che interpretano ciò come un tentativo di screditare la loro religione e non preoccuparsi della nostra religione. Essi sono di gran lunga più rispettosi con coloro che dicono: “Io sono un cattolico; non posso pregare con voi perché non abbiamo le stesse convinzioni”. Questa persona è più rispettata dai musulmani in confronto a chi sostiene che tutte le religioni sono uguali, che tutti crediamo le stesse cose, che tutti abbiamo la stessa fede. Essi si sentono insultati da questi.
Ma il Corano non contiene versi commoventi di encomio verso Gesù e Maria?
L’Islam accetta Gesù come profeta e ha un grande rispetto per Maria, e questo pone certamente l’Islam più vicino alla nostra religione rispetto, per esempio, al Giudaismo, che è molto più lontano da noi. L’Islam è nato nel VII secolo e ha tratto vantaggio, fino a un certo punto, degli insegnamenti cristiani di quel tempo. Il Giudaismo, al contrario, è l’erede dell’apparato* che ha crocifisso il nostro Dio, ed i membri di questa religione, che non si sono convertiti a Cristo, sono quelli che si sono opposti radicalmente al nostro Dio Gesù Cristo. Per loro non è una questione qualunque riconoscere Nostro Signore. Su questo punto loro sono in contrapposizione alla fondazione ed esistenza della vera Fede cattolica. Comunque, non possiamo essere entrambi nel giusto. O Gesù Cristo è il Figlio di Dio e il Signore e Salvatore o non lo è. Si tratta di un caso dove non ci può essere il minimo compromesso senza distruggere il fondamento stesso della Fede cattolica. Questo non vale solo per le religioni che sono direttamente contrarie alla divinità di Gesù Cristo come Figlio di Dio, ma anche per le religioni che, senza opporsi a Lui, non Lo riconoscono come tale.
Quindi Lei è molto sicuro e dogmatico su questo punto?
Completamente dogmatico. Ad esempio, i musulmani hanno un modo molto diverso dal nostro di concepire Dio. La loro concezione di Dio è molto materialistica. Non è possibile dire che il loro Dio è come il nostro stesso Dio.
Ma Dio non è lo stesso Dio per tutte le persone del mondo?
Sì. Io credo che Dio è lo stesso Dio per l’universo intero, secondo la Fede della Chiesa cattolica. Ma la concezione di Dio differisce notevolmente da religione a religione. La nostra Fede cattolica è la sola e unica vera Fede. Se non vi si aderisce appieno, non ci si può professare cattolici. La nostra Fede non possiamo comprometterla in alcun modo col mondo. Il Dio secondo i musulmani dice: “Quando andrai in Paradiso, sarai cento volte più ricco di come sei ora sulla terra. Questo vale anche per il numero delle mogli che hai qui sulla terra”. Questa concezione di Dio è ben lungi quella del nostro Dio e Salvatore.
Perché Lei dà più importanza al Papa San Pio V che al Papa Paolo VI? Dopotutto sono entrambi papi. Non accetta la dottrina dell’infallibilità papale? Pensa che questa dottrina valga più per l’uno che per l’altro?
Constato che il Papa San Pio V ha voluto impegnare la sua infallibilità, perché ha usato tutte le condizioni che tutti i papi hanno usato tradizionalmente e generalmente quando hanno voluto manifestare la loro infallibilità. D’altra parte Papa Paolo VI disse, egli stesso, che non ha voluto usare la sua infallibilità.
Quando ha indicato ciò?

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Lui ha indicato ciò non impegnando la sua infallibilità su alcuna questione di fede, contrariamente a quanto hanno fatto tutti gli altri papi in tutta storia. Nessuno dei decreti del Concilio Vaticano II fu pubblicato con il peso dell’infallibilità. Inoltre, egli non ha mai impegnato la sua infallibilità in merito alla Messa. Quando egli [Paolo VI] decise di permettere a questa nuova Messa di essere affibbiata al fedele, egli non ha mai impiegato termini che sono stati utilizzati da Papa San Pio V. Io non posso comparare i due atti di promulgazione perché sono completamente diversi.
Papa Paolo VI ha mai detto di non credere nell’infallibilità papale?
No. In verità non ha mai detto questo categoricamente. Ma Papa Paolo VI è un liberale e non crede nella fissità dei dogmi. Egli non crede che un dogma debba rimanere immutato per sempre. Egli è per delle evoluzioni secondo i desideri degli uomini. Egli è per i cambiamenti che hanno origine nelle fonti umaniste e moderniste, ed è per questo che ha così tanta difficoltà nel fissare una verità per sempre. Infatti è contrario ad agire così in prima persona ed è [stato] molto a disagio ogni volta che questi casi si sono presentati. Questo atteggiamento riflette lo spirito modernista. Il Papa, fino ad oggi, non ha mai impiegato la sua infallibilità in materia di Fede e di Morale (n.d.r.: ciò riguarda l’infallibilità solenne e straordinaria).
Ha affermato il Papa stesso di essere un liberale o modernista?
Sì. Il Papa ha manifestato questo nella stessa natura non dogmatica del Concilio. L’ ha anche affermato chiaramente nella sua enciclica “Ecclesiam suam”. Egli ha dichiarato che non voleva che le sue encicliche definissero le questioni, ma che desiderava che fossero accettate come consiglio e potessero portare ad un dialogo. Nel suo Credo, (n.d.r.: la celebre professione di Fede conservatrice del “Credo nel popolo di Dio”, 1968) , disse che non voleva impiegare la sua infallibilità, il che mostra chiaramente quali sono i suoi orientamenti.
Lei pensa che questa evoluzione verso il dialogo le permetta di essere in disaccordo con il Papa?
Sì. Dal punto di vista liberale loro dovrebbero, coerentemente, permettere questo dialogo. Quando il Papa non usa la sua infallibilità in materia di Fede e di Morale, si è molto più liberi di discutere le sue parole e i suoi atti. Dal mio punto di vista, io sono obbligato ad oppormi a ciò che è successo, perché sovverte gli insegnamenti infallibili dei papi più di 2.000 anni. Comunque, io non sono favorevole a simili discussioni, perché non si può seriamente discutere sulla verità della Fede cattolica. Quindi questo è davvero un dialogo capovolto, a cui sono costretto.
Che cosa accadrebbe se il Papa improvvisamente utilizzasse la sua infallibilità per ordinarle di obbedirgli? Che cosa farebbe?
Nella misura in cui il Papa impiega la sua infallibilità come successore di San Pietro, in modo solenne, allora lo Spirito Santo non gli permetterebbe di cadere in errore. Naturalmente seguirei il Papa.
Ma se il Papa invocasse la sua infallibilità per confermare i cambiamenti cui lei ora si oppone, quale sarà il suo atteggiamento allora?
La questione non si pone neppure, perché, fortunatamente, lo Spirito Santo è sempre lì, e lo Spirito Santo farebbe in modo che il Papa non usi della sua infallibilità per qualche cosa che sarebbe contrario alla dottrina della Chiesa cattolica. È per questa ragione che il Papa non impiega la sua infallibilità, perché lo Spirito Santo non permetterebbe che tali cambiamenti avvengano sotto l’imprimatur dell’infallibilità.
Che cosa succederebbe se ciò dovesse avvenire?
È inconcepibile, ma se accadesse, la Chiesa cesserebbe di esistere. Il che significherebbe che non ci sarebbe Dio, perché Dio sarebbe in contraddizione con se stesso, il che è impossibile.
Il fatto che Papa Paolo VI occupi il posto di San Pietro non è abbastanza per lei per tener conto di ciò che il pontefice, come Vicario di Cristo sulla terra, le chiede di fare, così come ad altri cattolici?
Purtroppo questo è un errore. Si tratta di un malinteso dell’infallibilità papale, in quanto fin dal Concilio Vaticano I, quando il dogma dell’infallibilità fu proclamato (1870), il papa era già infallibile. Questa non è stata un’invenzione improvvisa. L’infallibilità venne compresa molto meglio allora di quanto non lo sia ora, perché era risaputo che il papa non era infallibile a priori su qualsiasi cosa. gli era infallibile solamente nelle questioni ben specifiche di Fede e Morale. A quel tempo, molti nemici della Chiesa facevano tutto il possibile per ridicolizzare questo dogma e propagare idee sbagliate. Ad esempio, i nemici della Chiesa dicevano all’inconsapevole e all’ingenuo che se il papa avesse detto che un cane era un gatto, era dovere dei cattolici accettare ciecamente questa posizione, senza batter ciglio. Naturalmente questa era un’interpretazione assurda e i cattolici lo sapevano. Oggi gli stessi nemici della Chiesa, ora che serve al loro scopo, stanno lavorando alacremente affinché qualsiasi cosa dica il papa venga accettato, senza domande, come infallibile, più o meno come se le sue parole fossero pronunciate da Nostro Signore Gesù Cristo stesso. Questa concezione, anche se ampiamente promossa, è tuttavia completamente falsa. L’infallibilità è estremamente limitata e attinente solo casi molto specifici che il Vaticano I ha ben definito al dettaglio. Non è possibile dire che ogni qualvolta il papa parla è infallibile. Il fatto è che questo Papa è un liberale, che tutto questo andazzo liberale ha preso piede durante il Concilio Vaticano II, e ha tracciato un sentiero che porta alla distruzione della Chiesa; una distruzione che potrebbe avvenire da un momento all’altro. Dopo che tutte queste idee liberali si sono infiltrate nei seminari, nei catechismi, e in tutte le manifestazioni della Chiesa, ora mi si chiede di allinearmi con queste idee liberali. Poiché non mi sono allineato con queste idee liberali che distruggerebbero la Chiesa, si tenta di sopprimere i miei seminari. Ed è per la stessa ragione che mi si ingiunge di non ordinare più preti. Viene esercitata su di me una pressione enorme affinché mi allinei e accetti questo orientamento della distruzione della Chiesa, un percorso che io non posso seguire. Non accetto di essere in contraddizione con ciò che i papi hanno affermato per XX secoli. O i miei sostenitori ed io obbediamo a tutti i papi che ci hanno preceduto o obbediamo al Papa presente. Se lo facciamo [obbedire al Papa presente, cioè Paolo VI], disubbidiamo poi a tutti i papi che ci hanno preceduto. In conclusione finiamo per disubbidire alla Fede cattolica e a Dio.
Ma come i vescovi [di prima] obbedirono ai papi dei loro tempi, lei non dovrebbe obbedire al papa di oggi?
I vescovi non devono obbedire agli ordini umanisti che contraddicono la Fede cattolica e la dottrina stabilita da Gesù Cristo e da tutti i vari papi nel corso dei secoli.
Allora ha deliberatamente scelto di disobbedire all’attuale Papa?
È stato un esame di coscienza e una scelta dolorosa, perché gli eventi hanno veramente portato alla scelta di disobbedire piuttosto che obbedire. Sto facendo questa scelta senza dubbio o esitazione. Ho scelto di disubbidire al Papa attuale per poter essere in comunione con 262 papi [precedenti]. La sua indipendenza è stata attribuita da molti ad una tradizione gallicana. (n.d.r. Il Gallicanesimo era un movimento francese di resistenza all’autorità papale. Vi erano due aspetti del Gallicanesimo, regale ed ecclesiastico. Il primo affermava i diritti del Monarca francese sulla Chiesa cattolica francese; il secondo affermava i diritti dei concili generali sul papa. Ambedue furono condannati come eresie dal primo Concilio Vaticano, nel 1870). Al contrario, io sono completamente romano e niente affatto gallicano. Sono per il papa come successore di San Pietro a Roma. Tutti noi chiediamo che il Papa sia, infatti, il successore di S. Pietro, non il successore di J. J. Rousseau, dei Massoni, degli umanisti, dei modernisti e dei liberali.
Dal momento che lei ha detto che queste idee sono state ampiamente diffuse e accettate in tutto il mondo, anche all’interno della Chiesa, non crede di caricarsi di un fardello troppo pesante? Come pensa la Fraternità San Pio X di contrastare un andamento del genere che sembra schiacciante?
Confido nel Nostro Dio il Salvatore. I preti della Fraternità San Pio X hanno fiducia in Nostro Signore e non ho dubbi che Dio abbia ispirato tutti noi. Tutti coloro che lottano per la vera Fede hanno il pieno sostegno di Dio. Naturalmente, rispetto al “Golia” liberale, noi siamo un ben piccolo “Davide”. Io potrei morire domani, ma Dio sta permettendomi di vivere un poco più a lungo, permettendomi di aiutare gli altri nella lotta per la vera Fede. È già accaduto nella Chiesa. I veri cattolici hanno dovuto adoperarsi per la sopravvivenza della Fede, pena l’obbrobrio generale e la persecuzione di coloro che fingevano di essere cattolici. È il misero prezzo da pagare per essere dalla parte di Gesù Cristo.
Quando è accaduto ciò?
E’ successo con il primo Papa! San Pietro stava conducendo i fedeli in errore con il suo cattivo esempio di seguire le prescrizioni mosaiche. San Paolo rifiutò di obbedire a questo errore e si oppose a lui. San Paolo fu umilmente ascoltato, e San Pietro tornò sui suoi passi. (Galati II). Nel quarto secolo, S. Atanasio si rifiutò di obbedire agli ordini di Papa Liberio. A quel tempo, la Chiesa era stata infettata dalle idee dell’eresia ariana e il papa era stato spinto ad abbracciarle. S. Atanasio si mise alla testa dell’opposizione a questa deviazione della dottrina della Chiesa. Egli fu attaccato spietatamente dalla gerarchia. Fu sospeso. Quando si rifiutò di sottomettersi, fu scomunicato. Infine l’opposizione all’eresia montò di colpo, e alla morte di Papa Liberio, un nuovo papa occupò il posto di S. Pietro. Egli riconobbe che la Chiesa era in debito con S. Atanasio. La scomunica fu revocata e il santo fu riconosciuto come un salvatore della Chiesa e venne canonizzato. Nel settimo secolo, Papa Onorio favorì l’eresia monotelita, con la proposizione che Gesù Cristo non possedeva una volontà umana e di conseguenza non era vero uomo. Molti cattolici che conoscevano la dottrina della Chiesa rifiutarono di accettare ciò e fecero tutto il possibile per fermare la diffusione di questa eresia. Il Concilio di Costantinopoli condannò Onorio nel 681 e lo anatemizzò. Vi sono molti altri esempi di questo tipo, in cui i veri cattolici si opposero fermamente contro un’apparente maggioranza schiacciante, pur di non distruggere o cambiare la Chiesa, ma per mantenere la vera Fede. Io non tengo in considerazione la disparità schiacciante. Uno degli obiettivi principali della nostra Fraternità è quello di ordinare sacerdoti, veri sacerdoti, in modo che il Sacrificio della Messa continui; in modo che la Fede cattolica continui. Naturalmente alcuni vescovi ci attaccano e ci criticano. Alcuni tentano di contrastare la nostra missione. Ma tutto questo è solo temporaneo, perché quando tutti i loro seminari saranno vuoti, (già ora sono quasi vuoti), cosa faranno i vescovi? Allora non ci saranno più sacerdoti.
Perché pensa che non ci saranno più preti?
Perché i seminari di oggi non stanno insegnando nulla per la formazione di un sacerdote; loro insegnano la psicologia liberale, la sociologia, l’umanesimo, il modernismo e molte altre scienze e semi-scienze che sono contrarie alla dottrina cattolica o non hanno niente a che fare con gli insegnamenti della Chiesa o con quello che dovrebbe sapere un prete. Per quanto riguarda gli insegnamenti cattolici, difficilmente vengono insegnati nei seminari di oggi.
Cosa viene insegnato nei seminari di oggi?
Per esempio, in un seminario di New York i professori di teologia stanno insegnando ai seminaristi che “Gesù non vide chiaramente quello che sarebbe stato il risultato della Sua morte di Croce”; che: “Nessuno è così completamente coerente da non dire qualcosa che risulti in disaccordo con ciò che ha detto in passato. Questo vale anche per Gesù”; che “Giuseppe potrebbe essere stato il padre naturale di Cristo”; e un altro professore insegna che: “Uno psichiatra raccomanda le relazioni sessuali ed extramatrimoniali come una cura per l’impotenza, io sono aperto in questo campo e non chiuso alla possibilità”.
Queste asserzioni sono documentate e registrate?
Sì.
Sono state portate all’attenzione della gerarchia?
In numerose occasioni.
La gerarchia ha fatto qualcosa per porre fine a questi e simili insegnamenti?
Non che io sappia.
Si sente mai solo e isolato?
Come posso sentirmi isolato quando sono in comunione con 262 papi e l’intera Fede cattolica? Se si intende solo fra gli altri vescovi, la risposta è no . Difficilmente passa giorno che io [non] riceva comunicazione da vescovi, preti, laici di diverse parti del mondo che mi esprimono appoggio e incoraggiamento.
Perché non si espongono pubblicamente e la sostengono?
Come ho già detto in precedenza, molti (vescovi) vogliono tenere il loro posto, in modo da essere in una posizione utile per fare qualcosa qualora dovesse sorgere l’occasione.
La sua posizione la divide ulteriormente dalle altre confessioni cristiane?
Niente affatto. Solo cinque giorni fa, dei capi ortodossi sono venuti a trovarmi per esprimere il loro appoggio per la nostra posizione.
Perché dovrebbero esprimere appoggio quando invece lei dice che lei ha ragione e loro hanno torto?
È proprio perché la mia posizione è chiara che mi sostengono. Molte altre confessioni cristiane hanno sempre guardato a Roma come ad una sorta di ancora stabilizzante in un mondo tumultuoso. Loro sentivano che qualunque cosa accadesse Roma era sempre là, eterna, immutabile. Questa presenza dava loro conforto e fiducia. Ancora più sorprendenti sono i leader islamici che si sono congratulati vivamente con me per la mia posizione, anche se loro sanno perfettamente che io non accetto la loro religione.
La carità cristiana non tenterebbe di evitare di indurire le differenze e divisioni che potrebbero essere appianate?
Le differenze e le divisioni fanno parte di questo mondo. L’unità della Chiesa può essere acquisita soltanto con l’esempio e il costante impegno per la nostra Fede cattolica. La carità comincia con la fedeltà alla propria Fede.
Che cosa le fa credere che un numero significativo di ortodossi, protestanti o musulmani la sostengano?
A parte i contatti diretti, i frequenti contatti che queste persone hanno avuto con me; vi è stato, per esempio, un ampio sondaggio condotto da un noto giornale di Parigi, e sono stati interrogati i membri di queste varie confessioni. Il risultato è stato che, lungi dal trovare la nostra fede offensiva o minacciosa per loro, ammiravano la posizione chiara che stiamo mantenendo. Al contrario essi mostrano disprezzo assoluto per tutti quei cattolici liberali che stanno tentando di fare un miscuglio della nostra Fede cattolica e della loro religione.
Il Papa non l’ ha invitata a riconciliarsi? Ha accettato questo invito?
Ho chiesto di vedere il Papa lo scorso agosto. Il Papa ha rifiutato, a meno che non avessi firmato una dichiarazione di accettare incondizionatamente tutte le risoluzioni del Concilio Vaticano II (n.d.r.: gli è stato anche chiesto di accettare tutti gli “orientamenti” post-conciliari). Mi piacerebbe molto vedere il Papa, ma non posso firmare risoluzioni che spianano la strada alla distruzione della Chiesa. (n.d.r.:, più tardi, in quello stesso anno, all’Arcivescovo è stato accordata una breve udienza col nuovo Papa, Giovanni Paolo II).
Come si può essere fedeli alla Chiesa e disubbidienti al Papa?

 Si deve capire il significato dell’obbedienza e si deve distinguere tra l’obbedienza cieca e la virtù dell’obbedienza. L’obbedienza indiscriminata è in realtà un peccato contro la virtù dell’obbedienza. Quindi noi disubbidiamo al fine di praticare la virtù dell’obbedienza, piuttosto che sottometterci a comandi illeciti contrari agli insegnamenti morali cattolici; tutto ciò che ciascuno deve fare è consultare qualsiasi libro di teologia cattolica per comprendere che noi non stiamo peccando contro la virtù dell’obbedienza.
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Monsignor Lefebvre. « Domine dilexi decorem domus ttiae et gloriam habitationis tuae »…

Giubileo sacerdotale
Parigi, 23 settembre 1979
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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.
Fratelli carissimi, permettetemi, prima di iniziare le poche parole che vorrei rivolgervi nell’occasione di questa bella cerimonia, di ringraziare quanti hanno contribuito alla sua magnifica riuscita.
Personalmente, in occasione del mio giubileo sacerdotale, avevo pensato di fare una riunione attorno all’altare di Ecône in modo discreto e privato, ma il clero di S. Nicolas-du-Chardonnet e i cari sacerdoti che mi circondano hanno tanto insistito affinché permettessi a tutti coloro che lo
desiderassero di unirsi al mio ringraziamento e alla mia preghiera, che non ho potuto rifiutare. È per questo che oggi siamo riuniti così numerosi, venuti dappertutto, dall’America, da tutti i paesi dell’Europa libera, ancora liberi. Ed eccoci riuniti in occasione di questo giubileo sacerdotale.
Ed allora, come definire questa riunione, questa manifestazione, questa cerimonia? Un omaggio, un omaggio della vostra fede nel sacerdozio cattolico e nella santa Messa cattolica.
Penso realmente che è per questo che siete venuti, per manifestare il vostro attaccamento alla Chiesa cattolica e al più bel tesoro, al dono più sublime che Dio ha fatto agli uomini : il sacerdozio, ed il sacerdozio per il sacrificio, per il sacrificio di Nostro Signore continuato sugli altari.
Ecco perché siete venuti ed ecco perché siamo oggi circondati da un così gran numero di sacerdoti, venuti anche loro da ogni luogo, e che sarebbero stati molto più numerosi se non fosse domenica; infatti è loro dovere assicurare la santa Messa ai fedeli, ma il loro cuore è unito a noi, come ci hanno assicurato.
Vorrei tratteggiare, se permettete, qualche episodio di cui sono stato testimone durante la mia esistenza, durante questo mezzo secolo, per ben mostrare l’importanza che la Messa della Chiesa cattolica ha nella nostra vita, nella vita di un sacerdote, in quella di un vescovo e della Chiesa.
Giovane seminarista a Santa Chiara, al seminario francese di Roma, ci insegnavano l’amore per le cerimonie liturgiche. Ebbi, allora, il privilegio d’essere cerimoniere, (quello che chiamiamo il « primo cerimoniere » ) preceduto, d’altra parte, in questa carica da mons. Lebrun, già vescovo di Autun, e da mons. Ancel, tuttora ausiliare di Lione. Ero, dunque, primo cerimoniere sotto la dirczione del caro e reverendo padre Haegy, conosciuto per la sua competenza liturgica. Amavamo preparare l’altare e le cerimonie e, la vigilia dello svolgimento di un’importante cerimonia, era per noi una grande festa.
Abbiamo così imparato, ancora giovane seminarista, ad amare l’altare.
« Domine dilexi decorem domus ttiae et gloriam habitationis tuae ». È il versetto che recitiamo quando ci laviamo le mani all’altare. « Sì, Signore, ho amato lo splendore del vostro tempio, ho amato la gloria della vostra abitazione ».
Ecco cosa ci insegnavano al seminario francese di Roma, sotto la prestigiosa direzione del caro e reverendo padre Le Floch, padre amatissimo, padre che ci ha insegnato a vedere chiaro negli avvenimenti dell’epoca, commentandoci le encicliche dei papi.
Ordinato sacerdote nella cappella del Sacro Cuore di via Royale a Lille, il 21 settembre 1929 da mons. Liénart, partivo due anni dopo in missione per raggiungere mio fratello, che era già nel Gabon, e là incominciai ad imparare ciò che era la Messa.
Certamente conoscevo, per gli studi fatti, questo grande mistero della nostra fede, ma non ne avevo compreso tutto il valore, l’efficacia e la profondità. Ciò lo vissi giorno per giorno, anno per anno, in Africa e particolarmente nel Gabon dove trascorsi 13 anni della mia vita missionaria, prima nel seminario, poi nella savana, in mezzo agli africani, tra gli indigeni.
E là ho visto, sì, ho visto ciò che poteva la grazia della santa Méssa nelle anime sante di certi nostri catechisti. Quelle anime pagane, trasformate dalla grazia del battesimo, dall’assistenza alla Messa e dalla santa Eucarestia, comprendevano il mistero del Sacrificio della Croce e s’univano a Nostro Signore Gesù Cristo; nella sofferenza della sua Croce, offrivano i loro sacrifici e i loro patimenti con Nostro Signore Gesù Cristo, vivendo cristianamente.
Posso citare dei nomi: Paul Ossima di Ndjolé, Eugène Ndonc di Lambaréné, Marcel Mebale di Donguila e, continuando con un nome del Sénégal, il signor Forster, tesoriere di questo paese, scelto a ricoprire questa carica così importante dai suoi pari e dagli stessi musulmani per la sua onestà e integrità.

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 Uomini che la grazia della Messa ha suscitato. Uomini che assistevano ogni giorno alla Messa, si comunicavano con fervore e che sono diventati modello agli altri, senza contare gli innumerevoli cristiani e cristiane trasformati dalla grazia.
Ho potuto vedere villaggi di pagani divenuti cristiani trasformarsi non solo spiritualmente e sovrannaturalmente, ma anche fisicamente, socialmente, economicamente, politicamente; trasformarsi perché quelle persone, da pagane che erano, diventavano coscienti della necessità di compiere il loro dovere malgrado le prove ed i sacrifici, di mantenere i loro impegni e particolarmente gli obblighi del matrimonio. Allora il villaggio si trasformava poco alla volta sotto l’influenza della grazia e del santo Sacrificio della Messa ; e tutti quei villaggi volevano avere la propria cappella e la visita del Padre. La visita del missionario! Come era attesa con impazienza per poter assistere alla santa Messa, potersi confessare e comunicare… Delle anime si consacravano a Dio; dei religiosi, delle religiose, dei sacerdoti si offrivano e si consacravano a Lui. Ecco i frutti della santa Messa.
Perché lutto questo?
Bisogna, infine, che studiamo un po’ i motivi profondi di questa trasformazione: è il Sacrificio.
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La nozione di sacrificio è una nozione profondamente cristiana e profondamente cattolica. La nostra vita non può fare a meno del sacrificio da quando Nostro Signore Gesù Cristo, Dio stesso, ha voluto prendere un corpo come il nostro e dirci: «Seguitemi. Prendete la vostra croce e seguitemi se volete essere salvati», e ci ha dato l’esempio della
sua morte in croce ed ha sparso il suo sangue. Oseremmo noi, sue povere creature, peccatori che siamo, non seguire Nostro Signore sulla via del suo sacrificio e della sua croce?
Questo è tutto il mistero della civiltà cristiana, della civiltà cattolica : la comprensione del sacrificio nella propria vita, nella vita quotidiana, e l’intelligenza della sofferenza cristiana; non considerare più la sofferenza come un male, come un dolore insopportabile, ma condividere le proprie pene e malattie con le sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo, guardando la Croce, assistendo alla santa Messa che è la continuazione della passione di Nostro Signore sul Calvario.
Comprendere la sofferenza: allora la sofferenza diventa una gioia, diventa un tesoro perché queste sofferenze unite a quelle di Nostro Signore, unite a quelle di tutti i martiri, di tutti i santi, di tutti i cattolici, di tutti i fedeli che soffrono nel mondo, unite alla Croce di Nostro Signore diventano un tesoro inesprimibile, un tesoro ineffabile, diventano d’una efficacia straordinaria per la conversione delle anime, per la salvezza della nostra anima. Tante anime sante, cristiane, hanno anche desiderato soffrire, hanno desiderato la sofferenza per unirsi ancora di più alla Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Questa è la civiltà cristiana.
Beati quelli che soffrono per la santità, beati i poveri, beati i miti, beati i misericordiosi, beati i pacifici, questo è l’insegnamento della Croce, questo ci insegna Nostro Signore Gesù Cristo dalla sua Croce.
La civiltà cristiana, penetrata in questi paesi ancora recentemente pagani, li ha trasformati, li ha spinti a volersi dare governanti cattolici. L’ho constatato io stesso conoscendo alcuni dirigenti di questi paesi cattolici. Il popolo cattolico desiderava avere capi cattolici affinché sottomettessero anche il loro governo e tutte le leggi del paese a quello di Nostro Signore Gesù Cristo, al decalogo.
Se la Francia in quel momento, la Francia detta cattolica, avesse realmente adempiuto il suo ruolo di potenza cattolica, avrebbe sostenuto in ben altro modo questi paesi nella loro fede; se lo avesse fatto, non sarebbero come ora tutti minacciati dal comunismo ; l’Africa non sarebbe quella che è ora. La colpa di ciò non è tanto degli africani, ma piuttosto dei paesi colonizzatori che non seppero approfittare della fede cattolica che si radicava nei popoli africani, per conservare ed esercitare
un’influenza fraterna che li avrebbe aiutati a mantenere la fede ed a scacciare il comunismo.
Se gettiamo ora uno sguardo alla storia, ciò che vi ho detto si svolse già nei primi secoli dopo Costantino, nei nostri stessi paesi. Noi ci siamo convertiti, i nostri antenati e i capi delle nazioni si sono conver-titi offrendo, per secoli interi, i loro paesi a Nostro Signore Gesù Cristo e, sottomettendoli alla croce di Gesù, hanno voluto che Maria ne fosse la Regina.
Possiamo leggere gli scritti ammirabili di sant’Edoardo, re d’Inghilterra; di san Luigi, re di Francia; di sant’Enrico, re di Germania; di santa Elisabetta d’Ungheria e di tutti i santi che hanno retto i nostri paesi cattolici ed hanno fatto la cristianità.
Quanta fede, allora, nella santa Messa ! San Luigi, re di Francia, serviva due Messe ogni giorno e quando viaggiava e sentiva la campana annunciante la consacrazione, smontava da cavallo o scendeva dalla carrozza per inginocchiarsi in adorazione. Ecco cos’era la civiltà cattolica. Ah ! ne siamo ben lontani !
Un altro fatto da evocare dopo questi squarci sulla civiltà cristiana, sia in Africa che nella nostra storia (e particolarmente nella storia di Francia) è il considerevole avvenimento, svoltosi recentemente nella Chiesa, ch’è il Vaticano II.Dobbiamo constatare che i nemici della Chiesa sanno, forse meglio di noi, quanto vale una Messa cattolica. In merito è stato scritto un poema in cui si prestano a Satana delle parole che manifestano come tremi ogni volta che una Messa, una vera Messa cattolica, viene celebrata, perché questa gli ricorda la Croce, ed egli sa bene di essere stato vinto per suo mezzo. Così i nemici della Chiesa, quanti fanno messe sacrileghe nelle sette ben note, e i comunisti stessi, conoscono bene il valore di una Messa e il valore di una Messa cattolica.
 
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Mi hanno detto, recentemente, che in Polonia gli ispettori del culto del partito comunista sorvegliano e perseguitano i sacerdoti polacchi che celebrano la Messa di sempre, ma lasciano tranquilli quelli che dicono la nuova; gli stranieri, invece, possono dire la Messa che vogliono, per dare l’impressione di libertà, ma i sacerdoti polacchi, quelli che desiderano restare fedeli alla Tradizione, sono perseguitati.
Leggevo, anche, il documento di « Pax » trasmessomi dalla nunziatura nel giugno 1963, a nome del cardinale Wyszyński. Il documento diceva : « Credono che noi abbiamo la libertà, si fa credere che l’abbiamo; sono i sacerdoti affiliati a Pax, devoti al governo comunista, che diffondono queste voci perché hanno la stampa a loro favore; anche la stampa progressista francese li sostiene. Ma non è vero, noi non abbiamo la libertà ».
Il cardinale Wyszyński, precisando la situazione, diceva che nei campi della gioventù organizzati dal partito comunista, la domenica si metteva del filo spinato per impedire di andare alla Messa, e che le colonie di vacanze dirette dai sacerdoti cattolici venivano sorvegliate con elicotteri per vedere se i ragazzi andavano a Messa.
Perché? Perché questo bisogno di sorvegliare dei bambini che vanno a Messa? Perché sanno che la Messa è essenzialmente anti-comunista e non può non esserlo? Cos’è il comunismo? Il comunismo è : « tutto per il partito e tutto per la rivoluzione ». La Messa è : « tutto per Dio » — il che non è la stessa cosa — « tutto per Dio ».
La Messa cattolica s’oppone al programma dei partiti, che è un programma satanico: ecco le ragioni profonde di ciò che è la Messa, il sacrificio.
Ora, lo sapete bene, abbiamo tutti delle prove, delle difficoltà nella vita, nella nostra esistenza ed abbiamo bisogno di sapere perché soffriamo, perché queste prove, perché questi dolori, queste tribolazioni; perché questi cattolici, queste persone stese sui giacigli? Gli ospedali pieni di ammalati, perché? Perché?
Il cristiano risponde: per unire le mie sofferenze a quelle di Nostro Signore Gesù Cristo sul santo altare e così partecipare all’opera di redenzione di Nostro Signore, meritare per me e per le anime la salvezza del Ciclo.
Quando i nemici della Chiesa si sono infiltrati nel concilio, il primo obiettivo è stato di demolire e distruggere, nella misura del possibile, la Messa.
Potete leggere i libri del cattolico inglese Michel Davies, che ha scritto opere molto belle per dimostrare come la riforma liturgica del Vaticano II assomiglia esattamente a quella che s’è prodotta ai tempi di Cranmer, fin dalla nascita del protestantesimo inglese; esattamente.
Se si legge la storia della trasformazione liturgica, operata anche da Lutero, ci si accorge che è stato seguito lentamente, ma esattamente, lo stesso procedimento, seppure sotto apparenze ancora buone ed esteriormente cattoliche. Hanno tolto proprio dalla Messa ciò che fa il suo carattere sacrificale, il suo carattere di redenzione dal peccato mediante il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, la vittima che è Nostro Signore Gesù Cristo. Hanno fatto della Messa una semplice assemblea tra le tante, presieduta dal sacerdote. Non è questa la Messa.
Perciò non è sorprendente che la Croce non trionfi più, perché il sacrificio non trionfa più e gli uomini non hanno altri pensieri che accrescere il loro tenore di vita, cercare denaro, ricchezze, piaceri, conforti e agevolazioni terrene, e perdono così il senso del sacrificio.
Cosa dobbiamo fare? Miei cari fratelli, sì, approfondiamo questo grande mistero della Messa.
Ebbene! Penso di poter affermare che dobbiamo fare UNA CROCIATA basata sul santo Sacrificio della Messa, sul sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, fondata su i questa roccia invincibile e su questa sorgente inesauribile di grazie che è il santo Sacrificio della Messa.
È quanto vediamo ogni giorno. Voi siete presenti perché amate il santo Sacrificio della Messa, Questi giovani chierici del seminario di Ecône, degli Stati Uniti, della Germania, perché sono venuti?
Vengono nei nostri seminari per la santa Messa, per la santa Messa di sempre che è la fonte delle grazie, la fonte dello Spirito Santo e della civiltà cristiana. È questo che fa un sacerdote.
Dobbiamo fare una crociata, una crociata fondata, precisamente, su queste nozioni di sempre, di sacrificio, per restaurare la cristianità; rifare una cristianità come la Chiesa la desidera, come l’ha sempre fatta con gli stessi principi, lo stesso sacrificio della Messa, gli stessi sacramenti, lo stesso catechismo, la stessa Bibbia.
Dobbiamo ricreare questa cristianità. Siete voi, miei fratelli carissimi, che siete il sale della terra, voi che siete la luce del mondo, voi ai quali Nostro Signore Gesù Cristo si rivolge dicendovi: « Non perdete il frutto del mio sangue, non abbandonate il mio Calvario, non abbandonate il mio Sacrificio». E la Vergine Maria, ai piedi della Croce, ve lo ripete. Lei che ha il cuore trafitto, colmo di sofferenze e di dolore, ugualmente pieno di gioia nell’unirsi al Sacrificio del suo divin Figlio, vi ripete : « Siate cristiani, siate cattolici ».
Non lasciamoci allettare da tutte le idee mondane, da tutte le correnti del mondo che trascinano verso il peccato e l’inferno. Se vogliamo andare in Cielo, dobbiamo seguire Nostro Signore Gesù Cristo, portare la nostra croce e seguire Nostro Signore Gesù Cristo; imitarlo nella sua Croce, nella sua sofferenza, nel suo sacrificio.
Allora domando ai giovani, presenti in questa sala, di farsi spiegare dai sacerdoti queste cose così belle, così grandi, in modo che scelgano nella loro vocazione, qualunque sia: di sacerdoti, di religiosi o religiose, di sposi… Sposati con il sacramento del matrimonio e dunque nella croce e nel sangue di Gesù Cristo; sposati nella grazia di Nostro Signore Gesù Cristo, affinché comprendano la grandezza del matrimonio e vi si preparino degnamente con la purezza, la castità, la preghiera e la riflessione.
Non si lascino imbrigliare da tutte le passioni che agitano il mondo. Crociata di giovani che devono ricercare il vero ideale. Crociata, anche, di famiglie cristiane. Famiglie cristiane qui riunite, consacratevi al Cuore di Gesù, al Cuore eucaristico di Gesù, al Cuore Immacolato di Maria. Pregate in famiglia. Oh! so che molti di voi lo fanno, ma che ve ne siano sempre di più che lo facciano con fervore. Che veramente Nostro Signore regni nelle vostre case.
Allontanate, ve ne supplico, tutto ciò che impedisce ai bambini di nascere nel vostro focolare. Non c’è dono più bello che il Buon Dio possa farvi che avere tanti figli. Abbiate famiglie numerose; la famiglia numerosa è gloria della Chiesa cattolica: lo è stata in Canada, in Olanda, in Svizzera, in Francia, ovunque le famiglie numerose sono state la gioia e la prosperità della Chiesa. I vostri figli sono altrettanti eletti per il Ciclo. Allora non limitate, ve ne supplico, i doni di Dio ; non ascoltate gli slogans abominevoli che distruggono la famiglia e l’unione familiare, e che provocano il divorzio.
Vi auguro, in questi tempi così tormentati, in questa atmosfera così deleteria delle città in cui viviamo, di ritornare alla campagna quando è possibile. La terra è sana, la terra insegna a conoscere Dio, la terra avvicina a Dio, equilibra i temperamenti e i caratteri, incoraggia i giovani al lavoro.
E se è necessario, ebbene! insegnerete voi stessi ai vostri figli. Se le scuole li corrompono, cosa farete?
Li affiderete ai corruttori? a quelli che insegnano abominevoli pratiche sessuali nelle scuole? Scuole cattoliche di religiosi e di suore dove si insegna il peccato, né più né meno. Nella pratica si insegnano queste cose ai ragazzi, si corrompono dalla loro più tenera età. E voi lo sopportate? È impossibile.
Meglio che i vostri figli siano poveri; meglio che i vostri figli siano allontanati da tutta la scienza apparente che il mondo possiede, ma che siano dei bravi ragazzi, ragazzi cristiani e cattolici, ragazzi che amano la loro santa religione, che amano pregare e lavorare, che amano la natura fatta dal Buon Dio.
Infine, crociata del capi di famiglia. Voi che siete capi di famiglia, avete una grande responsabilità nel vostro paese. Non avete il diritto di lasciarlo invadere dal socialismo e dal comunismo. Non ne avete il diritto, o non siete più cattolici. Dovete combattere durante le elezioni per aver sindaci e deputati cattolici, cercare la santità, mostrare la santità, la grazia che opera nelle vostre anime e nei vostri cuori, questa
grazia che ricevete mediante il sacramento dell’Eucarestia e la santa Messa che offrite. Voi soli potete offrirla !
Termino, fratelli carissimi, con ciò che chiamerei un po’ il mio testamento. Testamento è una parola grande, perché vorrei che questo sia l’eco del testamento di Nostro Signore : « NOVI ET AETERNI TESTAMENTI ».
« NOVI ET AETERNI TESTAMENTI » ; è il sacerdote che recita queste parole alla consacrazione del preziosissimo sangue : « HIC EST CALIX SANGUINIS MEI, NOVI ET AETERNI TESTAMENTI », l’eredità che Gesù Cristo ci ha dato è il suo sacrificio, il suo sangue, la sua croce. E ciò è il fermento di tutta la civiltà cristiana e di quanto ci deve condurre al Cielo.
Anch’io vi dico : per la gloria della santissima Trinità, per l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo, per la devozione alla santissima Vergine Maria, per l’amore della Chiesa, per l’amore del Papa, per l’amore dei vescovi, dei sacerdoti, di tutti i fedeli, per la salvezza del mondo, per la salvezza delle anime, custodite questo testamento di Nostro Signore Gesù Cristo!
Custodite il Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo! Mantenete la Messa di sempre!
E vedrete la civiltà cristiana rifiorire, civiltà che non è per questo, mondo, ma civiltà che conduce alla città cattolica, e questa città cattolica è la città cattolica del Ciclo che prepara. Non è fatta per altra cosa, la città cattolica di quaggiù, non è fatta per altra cosa che per la città cattolica del Ciclo.
Allora, custodendo il sangue di Nostro Signore Gesù Cristo e il suo Sacrificio, conservando questa Messa, Messa che ci è stata lasciata dai nostri predecessori, Messa tramandataci dagli Apostoli ad oggi — e tra qualche istante pronuncerò queste parole sul calice della mia ordinazione; come volete che pronunci sul calice della mia ordinazione altre parole che quelle pronunciate cinquant’anni fa sullo stesso calice? È impossibile, non posso cambiarle — allora continueremo a dire le parole della consacrazione come i nostri predecessori ce l’hanno insegnato, come i papi, : i vescovi ed i sacerdoti che sono stati nostri educatori lo hanno fatto, affinché nostro Signore regni e le anime siano salvate per l’intercessione della nostra Buona Madre del Cielo.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così sia.
Traduzione dal testo ufficiale in francese, per gentile concessione della rivista « Fideliter », N. D. du Pointet, Broùt-Vernet, F 03110 Escurolles (Francia).
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Monsignor Lefebvre: “Abbiamo voluto conservare i contatti con Roma sperando che la Tradizione ritrovasse un giorno i suoi diritti. Ma è stato tempo perso”…

Conferenza stampa di
Mons. Marcel Lefebvrein vista delle consacrazioni episcopali del 30 giugno 1988

Ecône, 15 giugno
1988

Ci siamo permessi di invitarvi come già abbiamo fatto tredici anni fa, nel 1975, al momento di avvenimenti difficili fra Roma ed Ecône e che ci riguardavano. Siamo di nuovo, si potrebbe dire, ad un’estate calda.
Prima di arrivare agli avvenimenti di questi ultimi giorni e dei giorni prossimi, vorrei prima di tutto farvi una piccola esposizione, così che comprendiate meglio la situazione e nei resoconti che scriverete nei giornali possiate riportare, in quanto possibile, dei racconti obiettivi.
Occorre piazzare gli avvenimenti che accadono oggi e che accadranno domani – in particolare la consacrazione episcopale dei quattro giovani vescovi del 30 giugno – nel contesto delle nostre difficoltà con Roma, non solo dopo il 1970, dopo la fondazione di Ecône, ma dopo il Concilio.
Al Concilio, io e in certo numero di vescovi abbiamo lottano contro il modernismo e contro gli errori che stimavamo inammissibili e incompatibili con la fede cattolica. Il problema di fondo è questo. Si tratta di un’opposizione formale, profonda, radicale, contro le idee moderne e moderniste che sono passate attraverso il Concilio.Voi mi direte: ma cos’è che vuole dire con questo?
Ebbene, vi citerò alcuni elementi di questo modernismo. Per esempio l’accettazione dei Diritti dell’Uomo del 1789.
Parlo del diritto comune nella società civile di tutte le religioni, cioè il principio della laicità dello Stato.
Parlo dell’ecumenismo o l’associazione di tutte le religioni. È Assisi, è Kyoto, sono le visite alla Sinagoga, al tempio protestante.
E nella Chiesa, parlo della collegialità, con i sinodi, con le conferenze episcopali, parlo del cambiamento della liturgia, del cambiamento della catechesi, dell’aumento della partecipazione dei laici e delle donne negli ambiti religiosi.
Voi ne avete parlato nei vostri giornali, conoscete bene queste cose, perché tutto questo è apparso in occasione dei sinodi di Roma.
Parlo della negazione del passato della Chiesa. Vi è una lotta condotta all’interno della Chiesa per farne sparire il passato, per fare sparire la Tradizione della Chiesa.
Parlo di questa continua persecuzione contro coloro che vogliono restare cattolici, come lo erano i papi prima del Vaticano II.
Ecco qual è la nostra posizione. Noi continuiamo ciò che i papi hanno insegnato e hanno fatto prima del Vaticano II. Noi ci opponiamo a ciò che adesso hanno fatto i papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, perché hanno compiuto una rottura con i loro predecessori. Noi preferiamo la Tradizione della Chiesa all’opera di pochi papi che si oppongono ai loro predecessori.
Tuttavia, nel corso di questi anni abbiamo voluto conservare i contatti con Roma, da dopo il 1976, quando abbiamo ricevuto la «sospensione a divinis» perché continuavamo a fare delle ordinazioni sacerdotali. Abbiamo voluto conservare i contatti con Roma sperando che la Tradizione ritrovasse un giorno i suoi diritti. Ma è stato tempo perso.
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Di fronte al rifiuto di Roma di prendere in considerazione le nostre proteste e le nostre richieste di ritorno alla Tradizione e al cospetto della mia età – poiché io oggi ho 82 anni, sono nel mio 83 anno, ed è evidente che sento avvicinarsi la fine – mi serve un successore. Non posso lasciare cinque seminari sparsi nel mondo senza un vescovo che possa ordinare questi seminaristi, poiché non si possono fare dei sacerdoti senza un vescovo. E fintanto che non ci sarà un accordo con Roma, non ci sarà alcun vescovo che accetterà di fare delle ordinazioni. Dunque mi trovo in un assoluto vicolo cieco e di fronte ad una scelta: o morire e lasciare i miei seminaristi nell’abbandono, lasciare orfani i miei seminaristi, o fare dei vescovi. Non ho scelta.
Allora ho chiesto a Roma più volte: lasciatemi fare dei vescovi, permettetemi di avere dei successori. È per questo che lo scorso 29 giugno [1987] ha fatto un’allusione chiara nella mia predica qui a Ecône in occasione dell’ordinazione dei seminaristi. Dissi che avrei fatto delle consacrazioni episcopali perché Roma non vuole ascoltarmi, non vuol capire e ci abbandona. Io mi vedo obbligato a darmi dei successori. Di conseguenza il prossimo 25 ottobre consacrerò dei vescovi per la mia successione.
Grande agitazione a Roma!
Fu a partire da quella dichiarazione che Roma si è smossa, profondamente, e così ho ricevuto una lettera il 28 luglio, dopo aver incontrato il cardinale Ratzinger il 14 luglio, al quale dissi: «o Roma mi permette di fare dei vescovi o me li faccio da me». Nella sua lettera del 28 luglio il cardinale Ratzinger mi rispose: «Per quanto riguarda i vescovi bisogna attendere che la vostra Fraternità venga riconosciuta. Per il resto, possiamo forse farvi delle concessioni, sulla liturgia, sull’esistenza dei vostri seminari e poi come di regola inviarvi un visitatore».
In effetti, io avevo chiesto una visita perché ci conoscessero, visto che non ci conoscono, che non vengono a vederci. Vi è stata dunque un’apertura da parte di Roma, in quel momento.
Confesso che ho molto esitato. Dovevo accettare questa apertura o dovevo rifiutarla? Ero molto portato a rifiutarla perché non ho alcuna fiducia in queste autorità romane, devo dirlo, poiché le loro idee sono completamente opposte alle nostre. Non siamo affatto sulla stessa lunghezza d’onda, dunque non avevo alcuna fiducia.
Siamo sempre stati perseguitati, era ancora l’epoca di Port-Marly, della persecuzione di Don Lecareux per le sue parrocchie, approvate da Roma peraltro, visto che i vescovi sono approvati da Roma. Tutto questo non ci ispirava affatto la fiducia di metterci nelle mani di Roma, di una Roma che combatteva la Tradizione.Tuttavia abbiamo voluto fare uno sforzo: proviamo, andiamo a vedere quali possono essere le disposizioni di Roma nei nostri confronti. È con questo spirito che sono andato a Roma e che in seguito abbiamo ricevuto la visita del cardinale Gagnon. Sembra che questa visita sia stata favorevole. Confesso che non ne so niente, poiché non ho ricevuto una sola parola sul risultato di questa visita che ha avuto luogo sette mesi fa. L’ho detto al cardinale Ratzinger: è inammissibile. Si effettua una visita per sapere se noi facciamo bene, se facciamo male, se ci sono dei rimproveri da muoverci, se ci sono dei complimenti da farci, e non ci si dice niente. Non ho saputo niente della visita del 1974 dei due prelati belgi che sono venuti a visitare il seminario già quattordici anni fa. Non mi è mai arrivata una sola riga che mi dicesse quale fosse stato il risultato di quella visita.
Allora, il cardinale Gagnon è venuto e in seguito ci sono stati proposti dei colloqui per realizzare un protocollo che predisponesse un accordo destinato a mettere in essere le istituzioni che avrebbero retto la Tradizione.
E questi colloqui ci sono stati.
Confesso che io stesso avrei voluto partecipare al primo di questi colloqui, ma loro hanno preferito che io non ci fossi e che designassi un teologo e un canonista. È quello che feci. Designai Don Tissier de Mallerais e Don Laroche perché si recassero a Roma, per incontrarsi con i rappresentanti del cardinale Ratzinger. Questi erano in tre: un teologo, un canonista e il Padre Duroux che presiedeva la riunione.
Una prima redazione venne approntata dopo quarantotto ore, essa regolava le questioni dottrinali e le questioni disciplinari. Noi fummo sorpresi di vedere che volevano farci firmare un testo dottrinale. Dopo l’apertura dimostrata l’anno prima dal cardinale Ratzinger con la sua lettera del 28 luglio, non erano più in ballo dei problemi dottrinali. Fummo quindi un po’ sorpresi che ci si rimettesse sotto gli occhi ciò che era stato oggetto di incomprensioni per quindici anni.
La nostra opposizione era dovuta precisamente a questioni dottrinali. Ma dal momento che l’articolo 3 della parte dottrinale del protocollo assicurava che potevamo riconoscere che nel Concilio, nella liturgia e nel Diritto Canonico, vi fossero dei punti che non erano perfettamente conciliabili con la Tradizione, la cosa ci soddisfaceva. In qualche modo ci si dava soddisfazione su questi punti. Questo ci permetteva di discutere certi punti del Concilio, della liturgia e del Diritto Canonico. Fu questo che ci permise di firmare questo protocollo dottrinale, senza il quale non l’avremmo firmato.
E poi si giunse alle questioni disciplinari. Vi era soprattutto la questione del vescovo, quella di un ufficio a Roma, nel quale Roma avrebbe avuto cinque membri e noi solo due. La cosa non ci piaceva molto. Discutemmo del fatto che in pratica eravamo messi in minoranza in questo ufficio di Roma, ma d’altra parte, in una certa misura eravamo esenti dalla giurisdizione dei vescovi.
Nel corso di una seconda riunione, questa volta con il cardinale Ratzinger e io stesso, insieme con i diversi teologi e canonisti, che avevano già discusso tra loro, giungemmo ad una conclusione accettabile, sulla carta.
Il cardinale Ratzinger firmò subito: io firmai ad Albano il 5 maggio.
Così il protocollo fu firmato.

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La stampa annunciò: accordo tra Mons. Lefebvre e il Vaticano. Sembra che le cose si sistemino, che tutto si sistemi.
Personalmente, come vi ho detto, io mi muovevo con sfiducia. Ho sempre provato un sentimento di sfiducia e devo confessare che ho sempre pensato che tutto quello che facevano era per ridurci ad accettare il Concilio e le riforme post-conciliari.
Essi non potevano ammettere, e d’altronde il cardinale l’ha detto recentemente in un’intervista ad un giornale tedesco: «Non possiamo accettare che dopo il Concilio vi siano dei gruppi che non ammettono il Concilio e le riforme che sono state fatte dopo il Concilio. Non possiamo ammettere una cosa così». Il cardinale l’ha ripetuto più volte: «Monsignore, vi è solo una Chiesa, non può esserci una Chiesa parallela.» Ed io gli ho detto: «Eminenza, non siamo noi che facciamo una Chiesa parallela, poiché noi continuiamo la Chiesa di sempre, siete voi che fate una Chiesa parallela, avendo inventato la Chiesa del Concilio, quella che il cardinale Benelli ha chiamato Chiesa conciliare Siete voi che avete inventato una Chiesa nuova, non noi, siete voi che avete fatto un nuovo catechismo, dei nuovi sacramenti, una nuova Messa, una nuova liturgia, non siamo noi. Noi continuiamo ciò che era stato fatto prima. Non siamo noi che facciamo una nuova Chiesa».

Noi abbiamo percepito, dunque, nel corso di questi colloqui, un desiderio, una volontà di condurci al Concilio. Ebbene, malgrado tutto, io ho firmato, ho cercato di dimostrare della buona volontà, ma dal giorno stesso in cui noi abbiamo deciso di firmare, a proposito del vescovo ho chiesto al cardinale Ratzinger: «Allora, adesso firmeremo il protocollo, potete darci già la data per la consacrazione del vescovo?» (era il 4 maggio) «Da qui al 30 giugno avete il tempo di darmi il mandato per il vescovo. Io personalmente ho partecipato alla presentazione dei vescovi, quand’ero delegato apostolico, di 37 vescovi, e so come si fa». Io avevo presentato i nomi. I nomi erano già sul tavolo del Vaticano, tre nomi, quello che si chiama una terna. È questo il termine classico a Roma per indicare i tre nomi dei vescovi proposti, e la Santa Sede sceglie tra questi tre nomi. Ho dunque dato tre nomi. «Da qui al 30 giugno avete il tempo per preparare, per fare un’inchiesta e per darmi il mandato». «Ah! No, no, no, è impossibile, il 30 giugno è impossibile» – «Allora quando? Il 15 agosto? Alla fine dell’anno mariano?» – «Ah!, no, no, no, Monsignore. Lei sa bene che il 15 agosto a Roma non c’è nessuno. Dal 15 luglio al 15 settembre ci sono le vacanze, non si può contare sul 15 agosto, non è possibile» – «Allora, diciamo il 1 novembre, per Tutti i Santi?» – «Ah!, non lo so, non glielo posso dire» – «Per Natale?» – «Non glielo posso dire».

Mi sono detto: è finita, ho capito. Ci si vuole menare per il naso, è finita, non ho più fiducia. E avevo ben ragione a non avere fiducia, ci si stava per giocare. Ho perso completamente la fiducia. E il giorno stesso, il 5 maggio, ho scritto una lettera al Papa e una al cardinale Ratzinger, dicendo: Avevo sperato di giungere ad un risultato, credo che sia tutto finito. Lo vediamo benissimo. Vi è una volontà da parte della Santa Sede di volerci sottomettere alla sua volontà e ai suoi orientamenti. È inutile continuare. Siamo agli antipodi gli uni dagli altri.
Evidentemente, a quel punto grande scompiglio a Roma per la lettera scritta da me: «Com’è che denunciate il protocollo, non è permesso, è deplorevole».
Sì, ma posso leggervi rapidamente alcuni passi della lettera che ho scritto: era il 6 maggio. Al corriere del cardinale era giunta una bozza di lettera da inviare al Papa nella quale bisognava che io chiedessi perdono, non per tutto questo, ma per tutto ciò che era stato fatto nel corso dei tredici anni passati, per i torti che avevo potuto avere, anche in buona fede. Sono loro che scrivono così perché io lo firmi, non io. «In tutta buona fede si possono commettere degli errori. Così, io vi prego umilmente di perdonare tutto ciò che nel mio comportamento o in quello della Fraternità ha potuto ferire il Vicario di Cristo e la Chiesa».
Tutte quelle cose che erano state messe da parte le si rimetteva nuovamente sotto i nostri occhi. Le vessazioni che si rimettevano sotto i nostri occhi manifestavano che nei nostri confronti vi era della mala volontà e che il solo desiderio della Santa Sede era di portarci al Concilio e alle sue riforme.

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È per questo che vi è stata consegnata la lettera che alla fine, il 2 giugno, ho scritto al Papa.
«Santissimo Padre, i colloqui e gli incontri col Cardinale Ratzinger e i suoi collaboratori, benché abbiano avuto luogo in un’atmosfera di cortesia e di carità, ci hanno convinto che il momento di una collaborazione franca ed efficace non sia ancora arrivato», visto che lo scopo di questa riconciliazione non è affatto lo stesso per la Santa Sede e per noi. E aggiungevo: « È per questo che ci daremo noi stessi i mezzi per proseguire l’opera che la Provvidenza ci ha affidato».
Evidentemente, smarrimento a Roma!
Ho ricevuto, dopo, una lettera del Santo Padre, firmata da lui stesso, che mi supplicava di conservare l’unità, l’unità della Chiesa, di non dividere la Chiesa, di rimane nella fedeltà alla Chiesa.
Ma per l’esattezza, noi non ci troviamo nella stessa verità.
Per loro la verità è evolutiva, la verità cambia col tempo, e la Tradizione è il Vaticano II di oggi. Per noi la Tradizione è ciò che la Chiesa ha insegnato a partire dagli Apostoli fino ai giorni nostri. Per loro, no, la Tradizione è il Vaticano II, che riassume in sé tutto ciò che è stato detto precedentemente. Le circostanze storiche sono tali che oggi bisogna credere a ciò che ha fatto il Vaticano II. Quello che è accaduto prima, non esiste più. Appartiene al passato. È per questo che il cardinale non esita dire: «Il Concilio Vaticano II è un anti-Sillabo». Ci si chiede come un cardinale della Santa Chiesa possa dire che il Concilio Vaticano II sia un anti-Sillabo, atto del tutto ufficiale di Papa Pio IX nell’enciclica Quanta Cura. È inimmaginabile. Io un giorno ho detto al cardinale Ratzinger: «Eminenza, bisogna che scegliamo: o la libertà religiosa com’è nel Concilio o il Sillabo di Pio IX. Essi sono in contraddizione e bisogna scegliere». Allora mi ha detto: «Ma. Monsignore, non siamo più ai tempi del Sillabo.» «Ah!, ho detto, allora la verità cambia col tempo. Allora, ciò che Lei mi dice adesso, domani non sarà più vero.  Non v’è più modo di intenderci, siamo in una continua evoluzione. Diventa impossibile parlare». Loro hanno questo nell’animo. E lui mi ha ripetuto: «Vi è una sola Chiesa, la Chiesa del Vaticano II.  Il Vaticano II rappresenta la Tradizione». Sfortunatamente, la Chiesa del Vaticano II si oppone alla Tradizione. Non è la stessa cosa.

Allora il Papa mi supplica di non rompere l’unità della Chiesa. Mi minaccia di sanzioni canoniche se io faccio queste consacrazioni il prossimo 30 giugno.
Io vi confesso che l’atmosfera nella quale si sono svolti i colloqui che hanno preceduto la redazione del protocollo, e poi i fatti che hanno interessato quelli che si sono riuniti a Roma, mi hanno dato da riflettere.

Il destino riservato ai rientrati.

Prendo l’esempio di Dom Augustin, che ha un convento a Flavigny nel quale vi sono 24 sacerdoti che ho ordinato io stesso, dei benedettini, il quale mi lascia e mi dice: «Monsignore, non posso più rimanere con Lei, mi riunisco a Roma; rientro nell’obbedienza con Roma; non posso rimanere con Lei». Bene, si è riunito a Roma con la speranza che potesse conservare la Tradizione, che potesse conservarla nel suo monastero, cioè conservare la Messa tradizionale per i suoi monaci, per la Messa conventuale. Ebbene, Roma ha preteso che la Messa conventuale fosse quella del Concilio e non la Messa antica. Invece di dire: potete conservare la Tradizione, si cambia la Tradizione.
Prendiamo un secondo esempio: ancora un monastero, Fontgombault. Essi hanno accettato per obbedienza di conservare per quindici anni la Messa nuova, perché i vescovi avevano detto che bisognava prendere la nuova Messa, ed essi l’hanno fatto. Arriva l’indulto di Roma: tutti quelli che hanno accettato la nuova Messa, ormai possono dire la Messa antica. Questo si applicava perfettamente a Fontgombault. Rifiuto dell’arcivescovo di Bourges. Non potete dire la Messa antica per la Messa conventuale. Dovete conservare la nuova Messa, è così. L’Abate di Fontbombault si reca alla Congregazione per il Culto, a Roma, a parlare col cardinale Mayer, che gli dice: «Sa, è difficile, cerchi di vedere il Papa». Il Papa lo rimanda dal cardinale Mayer, dicendo: «Fate uno sforzo, forse la cosa si può sistemare…». Il cardinale Mayer finisce col rimandarlo al vescovo di Bourges, ed essi sono sempre con la nuova Messa per la Messa conventuale. Eppure rispondono perfettamente alle condizioni previste dall’Indulto.
Non possiamo avere fiducia, non è possibile. E io vi faccio un ultimo esempio: un esempio straordinario.
Senza dubbio avrete sentito parlare, e due anni fa avete scritto degli articoli nei giornali, sui transfughi di Ecône, i famosi transfughi di Ecône! Erano andati via da qui, da Ecône, nove seminaristi. Quello che era a capo di questa piccola ribellione, Don…, era rimasto in seminario per un certo tempo, nascondeva bene il suo giuoco, ed era riuscito a convincere altri otto seminaristi a lasciare Ecône. Egli si era messo in contatto con Don Grégoire Billot, che è qui in Svizzera, a Baden; Don Billon era in contato col cardinale Ratzinger, egli parla tedesco. Telefonò al cardinale Ratzinger: «Ecco, a Ecône vi sono nove seminaristi che sono pronti ad andarsene. Cosa potete promettere loro? Cosa potete fare per loro?»
Oh! formidabile, un’occasione unica; si promisero loro mari e monti, ve ne saranno altri che se ne andranno. E il cardinale Ratzinger lo disse esplicitamente: «Sono felice che si siano di quelli che lasciano Ecône e spero che ve ne saranno altri che seguiranno i primi».
Voi lo sapete molto bene, si costituì il famoso seminario Mater Ecclesiae, diretto da un cardinale, il cardinale Innocenti, con il cardinale Garrone e un terzo cardinale, il cardinale Ratzinger, approvato dal Papa ufficialmente ne L’Osservatore Romano. Una storia mondiale. Tutti i giornali del mondo hanno parlato di questo seminario tradizionale fatto con i transfughi di Ecône e che raccoglieva anche dei seminaristi che avevano la stessa sensibilità.

Essi sono partiti e si sono ritrovati, forse, una ventina di seminaristi. Vi assicuro che vale la pena leggere la lettera che in questi giorni ci ha inviato Don… che fu l’istigatore dell’abbandono di questi seminaristi. Egli scrive: «Mi dispiace» a lettere maiuscole nella lettera, «mi dispiace, abbiamo perduto tutto, non è stata mantenuta alcuna promessa. Siamo dei miserabili, non sappiamo neppure dove andare».
Ben gli sta, a questa gente che ha voluto riunirsi a Roma!
Questo sarà il nostro caso.
Ne siamo sempre più persuasi.
Più riflettiamo sull’atmosfera di questi colloqui, più ci rendiamo conto che si è in procinto di tenderci una trappola, di piegarci, e che domani ci si dirà: ormai la Messa tradizionale è finita, bisogna accettare la nuova Messa. Non bisogna essere contro la nuova Messa. E questo ce l’hanno già detto.
Ecco un esempio che ha dato il cardinale Ratzinger: «Per esempio, a Saint-Nicolas-du-Chardonnet, Monsignore, quando il protocollo sarà firmato e le questioni saranno regolate, è evidente che Saint-Nicolas-du-Chardonnet non può rimanere com’è adesso. Perché? Perché Saint-Nicolas è una parrocchia di Parigi e dipende dal cardinale Lustiger. Quindi sarà assolutamente necessario che nella parrocchia di Saint-Nicolas-du-Chardonnet vi sia una Messa nuova regolarmente, tutte le domeniche. Non si può accettare che i parrocchiani che desiderano una Messa nuova non possano recarsi nella loro parrocchia per avere questa nuova Messa.» Lo vedete! È l’inizio della penetrazione: accettare la nuova Messa, allinearci… Non è possibile! Noi ci sentiamo presi in un ingranaggio da cui non possiamo uscire.
Delle difficoltà inestricabili sorgeranno con i vescovi, con i movimenti delle diocesi, che vorranno che noi collaboriamo con loro, se saremo riconosciuti da Roma.
Avremo tutte le difficoltà possibili e immaginabili. Allora, è per questo che io ho pensato e che mi è sembrato in coscienza che non potevo continuare.
Ho deciso… Da qui la mia lettera del 2 giugno al Santo Padre e l’annuncio della consacrazione dei quattro vescovi che si terrà il 30 giugno.
Voi avete sui fogli che vi abbiamo consegnato le indicazioni su questi futuri vescovi.

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L’Osservatore Romano pubblicherà la scomunica, una dichiarazione di scisma, evidentemente.
Cosa vuol dire questo? Scomunica da parte di chi? Da una Roma modernista, da una Roma che non ha più perfettamente la fede cattolica. Non si può dire che quando c’è una manifestazione come quella di Assisi, si è sempre cattolici. Non è possibile. Non si può dire che quando vi è Kyoto e le dichiarazioni che sono state fatte ai giudei in Sinagoga e la cerimonia che ha avuto luogo a Santa Maria in Trastevere l’anno scorso in piena Roma, non si può dire che si sia ancora cattolici. È scandaloso. Non si è più cattolici. Allora saremo scomunicati da dei modernisti, da della gente che è stata condannata dai papi precedenti. Allora, cosa potrà mai fare una cosa così? Noi siamo condannati da della gente che è condannata e dovrebbe essere condannata pubblicamente. La cosa ci lascia indifferenti. In tutta evidenza la cosa non ha valore. Dichiarazione di scisma: scisma con chi, col Papa successore di Pietro? No, scisma col Papa modernista, sì, scisma con le idee che il Papa diffonde dappertutto, le idee della Rivoluzione, le idee moderne. Sì. Noi siamo in stato di scisma con questo. Noi non l’accettiamo. Certo.
Noi non abbiamo personalmente alcuna intenzione di rompere con Roma. Noi vogliamo essere uniti alla Roma di sempre e siamo convinti di essere uniti alla Roma di sempre, perché nei nostri seminari, nelle nostre predicazioni, in tutta la nostra vita e nella vita dei cristiani che ci seguono, noi continuiamo la vita tradizionale com’era prima del Concilio Vaticano II e che è stata vissuta per venti secoli. E allora, non vedo perché saremmo in rottura con Roma perché facciamo ciò che Roma stessa a consigliato di fare per venti secoli. Questo non è possibile.
Ecco la situazione attuale. Bisogna comprenderla bene, per non cavillare su di essa.
Allora si può pensare: avrete un vescovo, bene. Potrete avere un po’ più di membri nel consiglio romano. Ma non è questo che ci interessa. Quello che ci interessa è il problema di fondo che è sempre dietro di noi e che ci fa paura. Noi non vogliamo essere dei collaboratori della distruzione della Chiesa. Nel mio libro Lettera ai cattolici perplessi, io ho scritto, l’ho chiuso così: «Quando il buon Dio mi chiamerà, non voglio che mi chieda: che cosa hai fatto laggiù sulla terra? Hai contribuito ha demolire la Chiesa». Non è vero, io non ho contribuito a demolire la Chiesa. Io ho contribuito a costruirla. Quelli che la demoliscono sono quelli che diffondono delle idee che distruggono la Chiesa e che sono stati condannati dai loro predecessori.
Ecco il succo di questi avvenimenti. Questi avvenimenti che stiamo per vivere in questi giorni, faranno sicuramente parlare e ci sarà un mucchio di gente alla cerimonia del 30 giugno per la consacrazione di questi quattro nuovi vescovi che saranno al servizio della Fraternità. Ebbene! Questi quattro vescovi saranno al servizio della Fraternità, ecco!
Dunque, quando io sparirò, colui che avrà in principio la responsabilità delle relazioni con Roma, sarà il Superiore generale della Fraternità, Don Schmidberger, che ha ancora sei anni di superiorato generale da compiere. È lui che eventualmente terrà da allora i contatti con Roma per continuare i colloqui, se proseguiranno o se saranno mantenuti, cosa che è poco probabile di questi tempi, visto che L’Osservatore Romano uscirà con un titolo a caratteri cubitali: «Scisma di Mons. Lefebvre, scomunica…».
Nel corso di x anni, forse due, forse tre anni, non lo so, quello che ci sarà è la separazione.
Ecône, 15 giugno 1988
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I 39 Dubia, sulla eretica libertà religiosa, di Monsignor lefebvre mandati in Vaticano nel 1985

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Monsignor Lefebvre: “Abbiamo assistito al matrimonio della Chiesa cattolica con le idee liberali”.

Lettera 
di S. Ecc. Mons. Marcel Lefebvre
Fondatore della Fraternità San Pio X
al Card. Ottaviani – allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant’Uffzio) –
in risposta ad una richiesta avanzata dallo stesso Cardinale
Roma, 20 dicembre 1966
 
Eminenza,
La Sua lettera del 24 luglio, riguardante la messa in discussione di alcune verità, è stata comunicata, attraverso i buoni uffici della nostra segreteria, a tutti i nostri Superiori maggiori.Ci sono pervenute poche risposte. In quelle che ci sono pervenute dall’Africa non si nega che in questo momento ci sia una grande confusione nelle menti. Anche se queste verità non sembrano essere messe in discussione, in pratica si assiste ad una diminuzione del fervore e della regolarità nella ricezione dei sacramenti, soprattutto del Sacramento della Penitenza.
Si riscontra una notevolmente diminuzione del rispetto dovuto alla Santa Eucaristia, soprattutto da parte dei sacerdoti, e una scarsità di vocazioni sacerdotali nelle missioni di lingua francese: le vocazioni nelle missioni di lingue inglese e portoghese sono meno influenzate dal nuovo spirito, ma già le riviste e i giornali stanno diffondendo le teorie più avanzate.

Sembrerebbe che il motivo per il limitato numero di risposte ricevute, sia dovuto alla difficoltà di cogliere questi errori, che sono diffusi ovunque. La causa del male sta principalmente in una letteratura che semina la confusione nelle menti attraverso delle presentazioni che sono ambigue ed equivoche, ma dietro le quali si scopre una nuova religione.
Credo sia mio dovere sottoporLe pienamente e chiaramente ciò che si evidenzia dalle mie conversazioni con numerosi vescovi, sacerdoti e laici in Europa e in Africa, e che emerge anche da quello che ho letto nei territorii di lingua inglese e francese.

Avrei volentieri seguito l’ordine delle verità elencate nella Sua lettera, ma mi permetto di dire che il male presente sembra essere molto più grave della negazione o della messa in discussione di alcune verità della nostra fede. Oggi esso  si manifesta in un’estrema confusione di idee, in una rottura delle istituzioni della Chiesa, delle fondazioni religiose, dei seminari, delle scuole cattoliche – in breve, di ciò che è stato il sostegno permanente della Chiesa. E non è altro che la continuazione logica delle eresie e degli errori che hanno minano la Chiesa negli ultimi secoli, soprattutto del liberalismo del secolo scorso, che ha cercato a tutti i costi di riconciliare la Chiesa con le idee che hanno portato alla Rivoluzione francese.

 Nella misura in cui la Chiesa si è opposta a queste idee, che vanno contro la sana filosofia e teologia, essa ha fatto dei progressi. Mentre invece, ogni compromesso con queste idee sovversive ha provocato un allineamento della Chiesa con il diritto civile, col conseguente pericolo di asservirla alla società civile.
Inoltre, ogni volta che gruppi di cattolici si sono lasciati attrarre da questi miti, i Papi li hanno coraggiosamente richiamati all’ordine, illuminanti e, se necessario, condannati. Il liberalismo cattolico è stato condannato da Papa Pio IX, il modernismo da Papa Leone XIII, il movimento del Sillon da Papa San Pio X, il comunismo da Papa Pio XI e il neo-modernismo da Papa Pio XII.
Grazie a questa ammirevole vigilanza, la Chiesa è cresciuta e si è diffusa; le conversioni dei pagani e dei protestanti sono state molto numerose; l’eresia è stata completamente allontanata; gli Stati hanno accettato una legislazione più cattolica.

Tuttavia, gruppi di religiosi intrisi di queste false idee sono riusciti ad infiltrarsi nell’Azione Cattolica e nei seminari, grazie ad una certa indulgenza da parte dei vescovi e alla tolleranza di alcune autorità romane. Ben presto fu tra questi religiosi che vennero scelti i vescovi. Questa era la situazione esistente al momento in cui il Concilio, con le commissioni preliminari, si preparava a proclamare la verità contro tali errori, al fine di bandirli dalla Chiesa per lungo tempo. Sarebbe stata la fine del protestantesimo e l’inizio di un’era nuova e feconda per la Chiesa.
Ora, questa preparazione è stata odiosamente respinta per far posto alla più grave tragedia che la Chiesa abbia mai sofferto. Abbiamo assistito al matrimonio della Chiesa cattolica con le idee liberali. Significherebbe negare l’evidenza, essere volontariamente ciechi, non affermare con coraggio che il Concilio ha permesso a coloro che professano gli errori e seguono le tendenze condannate dai Papi citati prima, di credere legittimamente che le loro dottrine fossero state  sancite e approvate.

Considerando che il Concilio si stava preparando ad essere una luce splendente nel mondo di oggi (se fossero stati accettati i documenti pre-conciliari in cui si trovava una solenne professione di dottrina certa, riguardo ai problemi odierni), ora purtroppo si può e si deve constatare che:

– In modo più o meno generale, quando il Concilio ha introdotto delle innovazioni, ha sconvolto la certezza delle verità insegnate dal Magistero autentico della Chiesa, in quanto appartenenti autenticamente al tesoro della Tradizione. – Sulla trasmissione della giurisdizione dei vescovi, le due fonti della Rivelazione, l’ispirazione della Scrittura, la necessità della grazia per la giustificazione, la necessità del battesimo cattolico, la vita della grazia tra gli eretici, gli scismatici e i pagani, i fini del matrimonio, la libertà religiosa, i fini ultimi, ecc. … su tutti questi punti fondamentali la dottrina tradizionale era chiara ed era unanimemente insegnata nelle università cattoliche. Da ora in poi, numerosi testi del Concilio su queste verità, permetteranno di dubitare di esse.
Le conseguenze di tutto questo sono state rapidamente elaborate e applicate nella vita della Chiesa:
– dubbi sulla necessità della Chiesa e dei sacramenti, hanno portato alla scomparsa delle vocazioni sacerdotali; – dubbi sulla necessità e la natura della “conversione” delle anime, hanno portato alla scomparsa delle vocazioni religiose, alla distruzione della spiritualità tradizionale nei noviziati e all’inutilità delle missioni; – dubbi sulla legittimità dell’autorità e sulla necessità dell’obbedienza, hanno causato l’esaltazione della dignità umana, l’autonomia della coscienza e della libertà, che stanno sconvolgendo tutti gli ambiti fondati sulla Chiesa – congregazioni religiose, diocesi, società secolare, famiglia.

L’orgoglio ha come conseguenza normale la concupiscenza degli occhi e della carne. E forse uno dei più terrificanti segni del nostro tempo è il vedere fino a che punto è giunta la decadenza morale della maggior parte delle pubblicazioni cattoliche. Esse parlano senza alcun ritegno di sessualità, di controllo delle nascite con ogni mezzo, di legittimità del divorzio, di educazione mista, di amoreggiamenti, di danze, come mezzi necessarii all’edificazione cristiana, al celibato del clero, ecc.

I dubbi sulla necessità della grazia per essere salvati, fanno sì che il battesimo scada alla più bassa considerazione, così che in futuro esso sarà rimandato a più tardi, occasionando la negligenza del Sacramento della Penitenza, tanto più che si tratta di un atteggiamento del clero e non dei fedeli. Lo stesso dicasi per la Presenza Reale: è il clero che si comporta come se non vi credesse più, nascondendo il Santissimo Sacramento, sopprimendo tutti i segni di rispetto verso le Sacre Specie e tutte le cerimonie in suo onore.

I dubbi sulla necessità della Chiesa come unica fonte di salvezza, sulla Chiesa cattolica come l’unica vera religione, che derivano dalle dichiarazioni sull’ecumenismo e sulla libertà religiosa, stanno distruggendo l’autorità del Magistero della Chiesa. Infatti, Roma non è più l’unica e necessaria Magistra Veritatis.

Mosso quindi dai fatti, sono costretto a concludere che il Concilio ha incoraggiato in maniera inconcepibile la diffusione degli errori liberali. Fede, morale e disciplina ecclesiastica sono scosse dalle fondamenta, realizzando le previsioni di tutti i Papi.
La distruzione della Chiesa sta avanzando ad un ritmo accelerato. Dando un’autorità esagerata alle Conferenze Episcopali, il Sommo Pontefice si è reso impotente. Quante dolorose lezioni in un solo anno! Eppure è il Successore di Pietro, e solo lui, che può salvare la Chiesa.

Il Santo Padre si circondi di forti difensori della fede: li nomini nelle diocesi importanti. Proclami la verità con dei documenti dall’importanza straordinaria scartando l’errore senza il timore di contraddizioni, senza il timore di scismi, senza il timore di mettere in discussione le disposizioni pastorali del Concilio.
Che il Santo Padre si degni:

– di incoraggiare i vescovi a correggere la fede e la morale, ciascuno nella rispettiva diocesi come si conviene ad ogni buon pastore; – di sostenere i vescovi coraggiosi, esortandoli a riformare i loro seminari e a ripristinare lo studio di San Tommaso; – di incoraggiare i Superiori Generali a mantenere nei noviziati e nelle comunità i principi fondamentali dell’ascetismo cristiano e, soprattutto, l’obbedienza; – di incoraggiare lo sviluppo delle scuole cattoliche, di una stampa informata dalla sana dottrina, di associazioni di famiglie cristiane; – e, infine di redarguire gli istigatori di errori e ridurli al silenzio. Le allocuzioni del mercoledì non possono sostituire le encicliche, i decreti e le lettere ai vescovi.

Senza dubbio è temerario che io mi esprima in questo modo! Ma è con amore ardente che redigo queste righe, l’amore per la gloria di Dio, l’amore per Gesù, l’amore per Maria, per la Chiesa, per il Successore di Pietro, Vescovo di Roma, Vicario di Gesù Cristo.

Possa lo Spirito Santo, al quale è dedicata la nostra Congregazione, degnarsi di venire in aiuto del Pastore della Chiesa universale.

Che Vostra Eminenza si degni di accettare l’assicurazione della mia più rispettosa devozione in Nostro Signore.

Marcel Lefebvre,
Arcivescovo titolare di Synnada in Frigia,
Superiore Generale della Congregazione dello Spirito Santo.

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“…Che cosa di più bello Gesù poteva dare all’umanità, che cosa di più prezioso, di più Santo, quando moriva sulla croce? Il Suo Sacrificio. La messa è il tesoro più grande e il più ricco dell’umanità che Nostro Signore ci abbia donato…La Messa è “tutto per Dio”. Perciò vi dico: per la gloria della Santissima Trinità, per l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo, per la devozione della Santissima Vergine Maria, per l’amore della Chiesa, per l’amore del Papa, per l’amore dei Vescovi, dei Sacerdoti, di tutti i fedeli, per la salvezza del mondo…custodite il testamento di Gesù Cristo, custodite il Sacrificio di Nostro Signore! Conservate la Messa di Sempre!…” (Mons. Marcel Lefebvre)