Netanyahu dice che può anche attaccare da solo l’Iran

Netanyahu

Come riportato in questo pezzo dal New York Times, Netanyahu, primo ministro di Israele, conferma la sua intenzione di attaccare l’Iran anche senza il supporto o l’approvazione degli USA o delle Nazioni Unite. Questa è una dichiarazione criminale già in sè stessa, anche se non dovesse seguire alcuna azione. Una provocazione bella e buona, che i nostri media addomesticati non riporteranno, se non per far vedere, in chiave positiva, la determinazione, la forza, il coraggio di un piccolo stato che si incaricherà di “fare il lavoro sporco” per togliere di mezzo i cattivi, pericolosi, sporchi e insopportabili terroristi che sono gli iraniani.

Riprendo e traduco la risposta di Michael Rivero, già citato in queste pagine per il bellissimo scritto “All wars are bankers’ wars” (tutte le guerre sono guerre di banchieri). Se da domani il sito non sarà più accessibile, sarà facile fare 2+2.

-oOo-

Okay, Benjamin. Se davvero ci tieni, eccoti il tuo paracadute. Ecco qua il tuo fucile. Abbiamo esaurito la mimetica da deserto ma ci è rimasta una splendida tuta arancione da Abu Ghraib che puoi indossare. Mettiti in cammino, chiamiamo l’Iran per dirgli che stai arrivando a farli fuori da solo. Noi non ti seguiamo. Noi, We the People, ti lasciamo andare da solo.

  • Perchè noi, We The People, ci ricordiamo che Israele era il primo della lista fra quelli che dicevano a gran voce che l’Iraq aveva armi nucleari, che naturalmente non aveva.
  • Noi, We The People, ci ricordiamo anche troppo bene che Israele è da un pezzo che starnazza che l’Iran è “ad appena pochi mesi” dall’avere un’arma nucleare, fin dal 1985.
  • Noi, We The People, ci ricordiamo che Israele ha attaccato la nave USS Liberty cercando di addossare la colpa all’Egitto.
  • Noi, We The People, ci ricordiamo l’affare Lavon.
  • Noi, We The People, ci ricordiamo che israele introdusse di nascosto un trasmettittore radio a Tripoli e mandò falsi segnali per indurre Reagan con l’inganno a bombardare la Libia.
  • Noi, We The People, ci ricordiamo l’approccio di lunga data alla politica alla “by way of deception” (sulla falsariga di un film che illustrava i metodi criminali di agenti del Mossad come raccontato in questo film, NdT).
  • Noi, We The People, ci ricordiamo che Israele, che non ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare e che rifiuta le ispezioni della IAEA, è uno stato con armi nucleari. La Germania ha reso noto che loro sanno da anni che israele arma i suoi sottomarini di classe Dolphin con missili cruise nucleari. Anche la TV israeliana parla apertamente della fabbrica di bombe nascosta sotto il reattore di dimona. e documenti emersi dopo la caduta dell’ex governo del sudafrica confermano che Israele aveva tentato di vendere clandestinamente armi nucleari ad altri paesi, proprio quello che il trattato di Non-Proliferazione Nucleare sta cercando di fermare.
  • Noi, We The People, ci ricordiamo anche che l’Iran non ha lanciato nessuna guerra di conquista contro altri paesi negli ultimi 200 anni, in netto contrasto con Israele che non sembra non riesca a stare più di sei mesi senza bombardare ed uccidere almeno qualcuno dei confinanti al suo territorio rubato.

In altre parole, Benjamin, Noi, We The People, ne abbiamo le scatole piene dei tuoi interminabili inganni e della tua continua lista di bugie per mandare giovani americani a morire nelle guerre contro quelli che Israele ritiene essere i suoi nemci.

————-o0o————-

PRIMA DELLA BATTAGLIA DI ARMAGEDDON…, NELLE MIRE ESPANSIONISTICHE DI SION

La guerra programmata contro l’Iran e l’attentato al generale che ha detto No!

Gordon Duff – Counterpsyops 22.8.2012 – Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito Aurora

Oggi, il generale Dempsey, Presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, l’uomo che era andato a Tel Aviv e informato Netanyahu che gli USA non volevano far parte delle sue macchinazioni contro l’Iran, è stato oggetto di un attentato in Afghanistan. Questa non è stata un’azione del terrorismo o dei taliban. E’ stato un “avvertimento” contro qualcuno che non ha baciato i piedi di Netanyahu. La sua risposta ha scatenato i killer, non un atto pubblico, ma lo stesso un dato di fatto, un militare statunitense lo sa molto bene. Netanyahu ha un problema di “arroganza”. I colpevoli, i “militanti”, sono riusciti a passare inosservati nell’area più sofisticatamente difesa sulla terra, il perimetro della Bagram Air Force Base. Fortunatamente per loro, hanno attaccato durante la notte, in un momento in cui i visori notturni di 5.ta generazione, i radar di terra e altri sistemi di rilevamento degli USA sono stati misteriosamente disattivati. I sistemi di rilevamento dei razzi, i dirigibili di preallarme con georadar ad apertura sintetica e la copertura continua degli UAV, che utilizzano il rilevamento a raggi infrarossi, 2 miliardi di dollari di tecnologia in questo solo perimetro, sono costati il velivolo del comandante militare statunitense e le ferite subite da due membri dell’equipaggio.
Dempsey aveva appena lasciato Tel Aviv, dove aveva detto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Non posso conoscere tutte le capacità [di Israele], ma penso che sia giusto dire che potrebbe ritardare, ma non distruggere il potenziale nucleare iraniano“. Dempsey poi ha detto ai giornalisti presenti: “Confrontando l’intelligence, discutendo delle implicazioni regionali, abbiamo ammesso che i nostri orologi girano a ritmi diversi, dobbiamo capire gli israeliani, vivono con il sospetto costante, con il quale non abbiamo a che fare.” Ci sono quelli vicini al Presidente Obama che non accettano apertamente l’attentato a Dempsey, con la pubblica ammissione della complicità dei taliban. Tali dichiarazioni, che certamente costeranno caro in rappresaglie degli Stati Uniti, si trovano spesso sui siti internet privi di una connessione credibile a qualsiasi fonte islamica. Per alcuni statunitensi, l’attentato sembra essere una rappresaglia contro Dempsey, che per coincidenza, citava nella sua valutazione su Israele, il suo “costante sospetto.”
Le agenzie di stampa hanno sepolto il fallito attentato, sapendo che Dempsey è odiato da Netanyahu e rispettato dai taliban come “sincero e corretto“. Netanyahu anela i giorni in cui il generale Myers svolgeva il lavoro di Dempsey, sotto Bush (43), entrambi viziati e narcisisti, dei pupazzi prevedibili, il foraggio ideale per le macchinazioni di Netanyahu. Solo due settimane fa, pieno di speranza presidenziale, Mitt Romney, tornato da un viaggio all’estero con 60 milioni di dollari raccolti in Israele e Gran Bretagna, mentre era accompagnato dal boss dei Casinò Sheldon Adelson, le cui organizzazioni criminali di Las Vegas e della Cina, sono da tempo ritenute essere al centro della criminalità organizzata di tutto il mondo. Il gioco d’azzardo, la droga, la prostituzione, il riciclaggio di denaro e ora la guerra, stanno cercando il proprio presidente, e la guerra contro l’Iran è l’unico problema che guida la campagna statunitense. Romney, come governatore dello stato era, se non altro, alla “sinistra” del presidente Obama.
Il sostegno di Romney all’assistenza sanitaria e al controllo delle armi governativi, è totalmente opposto al nucleo centrale del Partito Repubblicano, la lobby delle armi e il racket medico. Romney si è trovato, tuttavia, anche se è illegale per un candidato statunitense, accettare denaro dall’estero; mentre era all’estero  e dall’estero, a casa di coloro che sono cittadini di altri paesi, si è sentito al di sopra della legge, nelle dolci e materne braccia media statunitensi controllati dagli israeliani. Ora, nuotando nel denaro illegale, parecchio dei banchieri di Londra, la sua pesca più interessante è stata la cena privata con i contrabbandieri di “diamanti insanguinati” di Tel Aviv, che gli hanno donato 25 milioni di dollari in una sola notte. Cruciale per i suoi successi finanziari, è la sua vita di lavoro a stretto contatto con la criminalità organizzata. La sua società di investimento, Bain, è stata finanziata inizialmente con i contanti degli squadroni della morte di El Salvador, molti anni fa. Questi investitori sono ancora al suo fianco, nonostante l’accusa di strage e corruzione. Bain Capital di Romney ricicla denaro e aiuta l’evasione fiscale aziendale con migliaia di conti bancari segreti in “zone franche” in tutto il mondo, miliardi di transazioni invisibili, profitti nascosti e “clienti” occulti.
Ora Romney ha trovato la “madre di tutte le cause“, vendendo la promessa di una guerra statunitense, combattuta dagli statunitensi, finanziata dagli statunitensi, con morti, sangue e crollo statunitensi, una guerra richiesta non dagli ebrei, ma dai gruppi delle organizzazioni criminali che operano attraverso il partito Likud d’Israele, dominato dai Fratelli Koch, dagli speculatori della benzina statunitensi, da Sheldon Adelson, la cui reputazione riempirebbe volumi, e da Rupert Murdoch, la cui organizzazione spionistica, come ormai è stato dimostrato, ha ricattato tre governi britannici, ed è probabile che abbia avuto anche più successo negli Stati Uniti, Germania, Canada, Australia e una dozzina di altre nazioni. Più imbarazzante per la Russia e gli Stati Uniti, è stata la capacità delle organizzazioni criminali di garantire le sanzioni contro l’Iran, quando entrambe le nazioni, col supporto dei rapporti ufficiali, hanno dichiarano con chiarezza totale che l’Iran non ha un programma nucleare. Ancora più imbarazzante per la Russia, che non ha posto il veto alle sanzioni all’Iran, come ha fatto con la sua alleata Siria, è il fatto che il programma nucleare pacifico dell’Iran è costruito quasi totalmente con tecnologia russa, con un reattore nucleare russo e 3000 tecnici russi.
Le dichiarazioni di Obama contraddicono direttamente la National Intelligence Estimate degli USA. La stima ha dichiarato che l’Iran non ha un programma nucleare. Putin ha allo stesso modo ignorato non solo i suoi servizi segreti, ma il fatto che la Russia sta costruendo il reattore iraniano ed ha 3000 tecnici in Iran, i quali probabilmente non sono del tutto sordi e ciechi. Obama non ha alcun diritto razionale di dirsi all’oscuro. Il suo comportamento è simile a quello nel campo di gioco, tutti gli altri bambini giocano sporco, e si sente in diritto di fare lo stesso. In questo caso, tuttavia, quando si sa che la falsità può finire con una guerra distruttiva, e si è d’accordo per paura di ritorsioni da parte di un ex venditore di mobili (Netanyahu) o del boss del gioco d’azzardo, la reale importanza della presidenza viene messa in dubbio. Un problema di cui nessuno farà menzione è il comportamento di Putin a Tel Aviv, il sostegno alle rivendicazioni di Netanyahu sulle violazioni da parte dell’Iran di accordi, basandosi su null’altro che le dichiarazioni di uno dei più noti bugiardi patologici al mondo. Cosa ha detto il venditore di mobili fallito di Philadelphia a zio Vladimir?
Nessuno dei due leader ha affrontato il semplice fatto, l’Iran ha il diritto di costruire tutto ciò che vuole, per qualsiasi motivo. Nello stesso modo, gli Stati Uniti, sotto Bush, si ritirarono dal trattato Anti-Ballistic Missile del 1972 e dalla partecipazione alla Corte Penale Internazionale a L’Aia. Quest’ultima, il ritiro dalla corte, è una vera e propria ammissione di complicità nei crimini di guerra dei principali funzionari degli Stati Uniti, che affrontano l’accusa e l’arresto in tutto il mondo. Se si dovesse essere onesti, l’intera amministrazione Bush è sotto una forma privilegiata di “arresti domiciliari“, come lo è in Gran Bretagna, Tony Blair. Tutti affrontano procedimenti penali e continuamente fanno piani per viaggiare, ma finiscono per annullarli, a volte per le proteste pubblica di giustizia o per evitare effettivamente l’arresto. Nonostante le sue dichiarazioni, anche con l’imminente elezione e la necessità di ripetere a pappagallo delle minacce infantili, per compiacere la stampa israeliana, come prerequisito, Obama ha messo in chiaro che non attaccherà l’Iran. E’ ora che il pubblico si renda conto che per essersi opposti alla guerra e concorrere contro Romney, un agente di una potenza straniera ostile e da lungo tempo affiliato alla criminalità organizzata, il presidente e le persone intorno a lui sono in grande pericolo. L’attentato accuratamente coreografato e molto pubblico alla vita del generale Dempsey è una cartolina del campo Adelson/Romney/Netanyahu.
Diverse risposte adeguate, RSVP per così dire, vengono in mente, alcune in parte fatali. Il presidente statunitense è davvero il leader del mondo libero, come spesso diciamo, se “due delinquenti” possono dettare la politica? Nonostante questa posizione, Obama controlla ben oltre il 80% del voto ebraico negli Stati Uniti dove, come sottolineato in un precedente articolo, gli studi hanno dimostrato che solo il 4% degli elettori ebrei negli USA percepisce l’Iran come una minaccia per Israele. Una parte importante per comprendere la criminalità organizzata, richiede lo studio delle sue origini, in particolare negli USA, nel corso del 19° secolo. Mentre Londra, fin dai primi giorni di quella che l’America credeva essere la libertà dal dominio britannico, in realtà gestiva l’economia americana, ed era a sua volta sottoposta al governo dei banchieri continentali. La Gran Bretagna, il colonizzatore del mondo era, a sua volta, null’altro che una cliente del gruppo Bauer/Rothschild che aveva sottoscritto la sterlina britannica. I gruppi criminali veri che guidano la politica statunitense si sono sviluppati tra le bande di immigrati che si insediarono nelle città statunitensi. C’erano bande di tedeschi, irlandesi, italiani ed ebrei. Tutto ciò che sopravvive oggi sono i resti della mafia, le bande ebraiche che gestiscono Washington e Wall Street, e le nuove minacce provenienti dal Kosovo e dall’Albania, l’ultimo giro d’immigrazione criminale in America. Con la piena collaborazione del direttore dell’FBI Hoover, avente il compito di proteggere gli USA dalle organizzazioni criminali, il governo si fece da parte, mentre ogni aspetto della vita statunitense, ogni necessità, dall’acqua all’elettricità alla medicina, senza omettere nulla, venne attaccato da gruppi criminali che ingrassavano traendo profitto da guerra, narcotici e, nel corso del proibizionismo, dalla vendita di alcol illegale.
Per decenni, i media degli USA furono incaricati di dare la colpa di tutti i mali agli italo-americani e ai sindacati corrotti, mentre gli USA divennero a poco a poco una colonia delle importanti famiglie di banchieri europei, che hanno creato guerre, soppresso tecnologie, manipolato valute, allevato e schiacciato mercati azionari ed economie nazionali e, alla fine, sono diventati come un idra, la bestia dalle tante teste della mitologia greca, che governa tutto. Che cosa ha attirato Adelson, Romney e anche Putin in Israele in questo momento critico, mentre il mondo si trova sull’orlo di una guerra nucleare per la Siria, è semplice. Ricordiamo la visita di Putin in Israele. Nessun cittadino israeliano ha parlato, nessuna preoccupazione è stata resa pubblica, no, una visita in Israele è una visita al “rifugio sicuro” della criminalità organizzata di tutto il mondo, che controlla e gestisce le grandi ricchezze del continente russo, come facilmente dirige la Gran Bretagna o fa danzare i suoi burattini di Washington, scartando leggi e tradizioni, e diventando un surrogato di bullo, non di una nazione, ma di un complotto criminale internazionale. Il linguaggio della politica deve essere sostituito dal linguaggio del crimine, mentre le soluzioni di ciò che viene interpretato come problema politico, sono e sono state a lungo una risposta alle devastazioni delle organizzazioni criminali. Non è che l’Iran sia l’unico obiettivo, semplicemente si punta al pubblico di riferimento delle Nazioni Unite, del Consiglio di sicurezza, su cui il controllo può essere esercitato, con una dimostrazione di pura potenza del male.
L’errore commesso da tanti è utilizzare i principi della geopolitica per descrivere la condizione del mondo, la continua entropia, la centralizzazione della ricchezza e il rapido deterioramento dei diritti umani, mentre imperversano guerre senza fine. Anche le classi colte sono alla ricerca di modelli e logiche per spiegare come 2000000000000000 dollari, rappresentati dal “debito derivato”, possano appesantire tutte le valute del mondo; una quantità impressionante creata da una mano invisibile attraverso un processo che non è sono ancora stati in grado di descrivere. Il debito, o come è noto negli ambienti criminali, lo “strozzinaggio”, è il business del mondo. Il controllo delle valute non è sufficiente, così i governi controllati, corrotti, minacciati, ricattati e comprati, distolgono lo sguardo, mentre la ricchezza e la speranza di un centinaio di generazioni viene rubata in una notte; poche righe di testo, alcuni dati sui computer e le future nostre generazioni vengono indicate, in quel momento, dai cittadini del mondo come “consumatori inutili“, come li ha descritti Henry Kissinger. Gli eserciti possono marciare, le forze aeree possono bombardare, i droni possono attaccare, ma niente di tutto questo è guerra o politica, né lo è stato per secoli. Questo è dove è arrivato il male.
Abbiamo scelto di giocare a scacchi, mentre i nostri avversari semplicemente mettono una pistola sul tavolo e svuotano le nostre tasche. Gli USA stanno vivendo questo, oggi, come apparirà  alle prossime elezioni. Pochissimi sfuggono alle notizie confezionate, scritte a Hollywood o a Washington o a Tel Aviv, dove la nostra vita politica è una produzione teatrale, una tragedia comica, senza l’ironia di Shakespeare. Questo è un governo con cui Sheldon Adelson, l’uomo che crede di essere il vero prossimo presidente degli USA, pensa di poter avviare la guerra, la conquista sistematica del Medio Oriente e dell’Asia centrale, facendolo per conto degli elementi criminali che alcuni chiamano Israele, un fatto che del tutto semplicemente dimostra il potere del male sul bene.

—————–o0o—————–

Scrive il Jerusalem Post il giorno dell’insediamento di Francesco

-o0o-

Netanyahu to gift Obama with gold-coated nano-chip

By JPOST.COM STAFF
03/18/2013 09:44
Prime Minister Binyamin Netanyahu will be giving US President Barack Obama a gold-coated nano-chip etched with the Israeli and US declarations of independence, a Prime Minister’s Office spokesman said Monday.

Obama was set to arrive in Israel for a three-day visit on Wednesday.

———————————-

Il primo ministro Binyamin Netanyahu darà a Barack un nanochip (microchip miniaturizzato) placcato oro su cui è litoghrafata la dichiarazione di indipendenza di USA e Israele
Obama è atteso in arrivo in Israele per una visita di tre giorni mercoledì

———————o0o———————

Parole parole parole Benvenuto signor presidente

«Cattive relazioni personali tra Obama e Netanyahu nascondono comuni interessi strutturali» Fortunatamente i partiti politici che formano l’attuale coalizione di governo in Israele hanno raggiunto un accordo e il presidente americano Barack Obama arriva in Israele con un governo già formato. Guardando dall’esterno alcuni credono che questo sia un governo più moderato che il precedente, senza alcun dubbio ci aspettano tre giorni di grandi discorsi.

Dal momento in cui è stata resa nota l’insperata visita sono cominciate le speculazioni sul suo significato e le incognite sono grandi. Mentre all’inizio si parlava di una visita di amici e che il presidente non sarebbe venuto con un piano concreto sembrerebbe ora che la delegazione americana vorrebbe fare qualcosa – e lasciamo questo qualcosa sufficientemente vago.

Negli ultimi quattro anni le relazioni personali tra Obama e Netanyahu sono state cattive, se non pessime. Ma questo non vuol dire che l’appoggio americano a Israele non sia stato significativo. La visione delle relazioni internazionali centrate sulla sfera personale di solito fa dimenticare che le questioni strutturali sono predominanti.
Il presidente americano ha parlato in modo brillante al Cairo quattro anni fa, sembrava che si sarebbe aperta una nuova era e questo ha portato un sorprendente premio Nobel per la pace a Obama prima che facesse qualcosa di più che parlare. La politica americana è stata più moderata che negli anni di Bush ma gli interessi imperialisti hanno continuato ad essere predominanti. In politica interna, l’uscita parziale dalla crisi economica non ha significato un cambiamento reale della struttura costruita negli ultimi decenni dal neoliberismo. Invece di iniettare enormi somme per iniziare un cambiamento reale nel settore produttivo, di aiutare direttamente chi perderebbe la propria casa per mano di una banca, ingenti somme sono state dedicate alla “cura” del settore finanziario, le imposte per i ricchi hanno continuato ad essere significative, i grandi profitti dell’1 per cento degli americani hanno continuato a fiorire a discapito del 99 per cento.

La politica estera americana è cambiata in retorica. La concezione e le falsità di Bush hanno portato a rovesciare Saddam Hussein e poi gli americani in pochi anni hanno trovato un Iraq più vicino all’Iran. Il regime corrotto di Karzai continua ad essere protetto dalle forze americane e Obama si è potuto aggiudicare un gran successo: l’assassinio di Bin Laden e il crescente uso di aerei senza pilota per assassinare degli ipotetici o veri terroristi.

Mentre Tunisi e l’Egitto sembravano riflettere un cambiamento di moderazione dal punto di vista americano, l’uso della forza dell’occidente in Libia ci ha fatto ritornare al vecchio interventismo. In Siria il sangue scorre, più di 70 mila vite sono il prezzo della politica americano-russa: intervengono un po’ – “discretamente” – e continuano a combattere per vedere chi guadagna un po’ di terreno nell’arena siriana. La stupida cecità dei superpotenti già permette di intuire un caos terribile, un prezzo di vite umane altissimo e un futuro incerto. Però una Siria indebolita significa indebolire l’Iran, allo stesso tempo la retorica turca non può far dimenticare che si tratta di un alleato dell’Occidente e la guerra in Siria ha indebolito enormemente l’asse turco-iraniano.

Gli Usa e l’occupazione israeliana

La maggior indipendenza degli Usa in materia di petrolio e energia è un altro fattore. Combinato con l’incertezza rispetto al cambiamento in Egitto rende chiaro che la questione israelo-palestinese non è più una grande minaccia alla stabilità del Medio oriente. La retorica americana e le cattive relazioni tra Obama e Netanyahu hanno coperto il vero quadro. Gli americani hanno continuato sostenendo la politica israeliana anche in casi problematici come il voto per la Palestina all’Assemblea generale dell’Onu. Solo calcoli sbagliati hanno portato gli americani all’appoggio cieco del negazionismo israeliano.

La retorica americana rispetto ad una roadmap di una possibile pace e l’illegalità degli insediamenti nei territori occupati non possono far dimenticare la verità: Israele cambia la realtà geografica e demografica con passi da gigante. I dollari americani sono parte della base economica che permette di continuare con l’espansionismo israeliano. Gli Usa vedono in Israele un alleato fedele nella regione. La retorica americano-israeliana rispetto ai “valori comuni” non può nascondere che il sistema razzista che vige nei territori occupati si fa ogni giorno peggiore: la brutalità dell’occupazione è ormai un’abitudine che non interessa al mondo. Obama parlerà brillantemente a Gerusalemme mentre i coloni e i loro alleati continueranno a costruire le loro case nei territori occupati, la retorica di un Israele democratico non potrà nascondere la crescente erosione dei valori democratici nel paese, con un 20 per cento dei suoi cittadini arabi ogni giorno più discriminati.

I colloqui tra i due leader

Le discussioni del presidente americano con la leadership israeliana si concentreranno su vari temi. Netanyahu continuerà esprimendo la necessità di recitare di fronte all’Iran per frenare la costruzione di armi atomiche e chiamerà all’attacco. Gli americani sono preoccupati dalla necessità di frenare Israele che potrebbe tentare un assurdo e suicida attacco in primavera o all’inizio dell’estate. L’attuale governo israeliano potrebbe essere più estremista e avventuriero sulla questione iraniana che il precedente.
La seconda questione si riferisce alla Siria. Israele ha cercato di tenersene lontano ma il prolungamento della guerra interna inizia a preoccupare gli israeliani mentre gli americani da parte loro vorrebbero vedere più chiaramente un avanzamento dei loro alleati in Siria a spese dei russi e del loro alleato Assad.

Pace? La posizione americana non sembra essere molto promettente in materia. Senza riunificazione di Abu Mazen e dell’Olp con Hamas, con un Egitto turbolento che non può aiutare molto, il futuro dei negoziati è molto incerto. È difficile credere che gli americani siano disposti a fare le poche cose che potrebbero portare ad un accordo: fermare completamente l’appoggio economico,militare a Israele se non cambia drasticamente la sua politica che non è solo colonialista ma rende impossibile una pace reale.Poche ore prima dell’arrivo di Obama, è arrivato a Gerusalemme il Segretario di Stato Kerry e si dice ritornerà sabato sera per informare Gerusalemme dell’incontro di Obama con il re giordano. Obama stesso ha fissato un incontro non programmato con Netanyahu venerdì dopo il suo faccia a faccia con Abu Mazen. Gli ottimisti affermano che questo significherebbe che il presidente americano vuole seriamente far muover il processo. Gli americani potrebbero, ma i loro interessi di superpotenza prevalgono ed è molto difficile essere ottimisti in Israele o in Palestina. Dopo la gran messa in scena di parole dei prossimi giorni sembrerà che nubi molte oscure si avvistino all’orizzonte. Grandi discorsi, abbracci, sorrisi e cocktail, migliaia di giornali informeranno di questo, senza vedere terre strappate, manifestanti feriti o morti, migliaia di prigionieri nelle carceri e una pace reale sempre più lontana.

Zvi Shuldiner,
Fonte: www.ilmanifesto.it
20.03.2013

Traduzione a cura di Giuseppe Acconcia

————————-o0o————————-

17 novembre 2011 | Autore

Jean Shaoul, Global Research,  novembre 2011
World Socialist Web Site

Il ruolo chiave dell’Arabia Saudita nel tentativo di destabilizzare il regime baathista di Bashir Assad, è al centro del tentativo di Washington di mettere insieme una alleanza anti-iraniana, più in generale, volto a reprimere le masse mediorientali.
L’Arabia Saudita, principale produttore ed esportatore di petrolio al mondo, ha le maggiori riserve di petrolio conosciute al mondo. Questo ha portato una ricchezza incalcolabile alla famiglia regnante saudita e ai suoi oltre 20.000 capi. La Casa dei Saud mantiene il potere con un sistema di repressione brutale che vieta ogni  protesta pubblica, sciopero e manifestazione di dissenso, combinata con la sua difesa di una versione estrema dell’Islam sunnita, il wahhabismo.
Dal 10 al 15 per cento della popolazione, è sciita ed è perseguitata. Questo crea profonde tensioni sociali, tanto più che gli sciiti vivono principalmente nella Provincia Orientale, dove si trova il 90 per cento dei 260 miliardi di barili di riserve petrolifere accertate saudite.
La maggior parte della popolazione ha tratto scarso beneficio dalla ricchezza petrolifera. La disoccupazione tra gli uomini sauditi è ufficialmente all’11,6 per cento, ma è più volte questa cifra. Un gran numero di donne è escluso dal mercato del lavoro. I giovani sotto i 30 anni, che costituiscono i due terzi della popolazione di 26 milioni di abitanti, sono colpiti; il 40 per cento dai 20 ai 24enni è disoccupato. Anche i laureati non trovano lavoro, non possono sposarsi e mettere su casa.
L’aumento del prezzo del petrolio ha creato 2,2 milioni nuovi posti di lavoro nel settore privato, ma solo il 9 per cento è andato a cittadini sauditi. Quasi 6 milioni di lavoratori, o l’80 per cento della forza lavoro, non sono cittadini, ma soprattutto lavoratori migranti provenienti dal Sud o Sud-Est asiatico, che lavorano per una miseria, senza diritti o protezione.
A gennaio, a seguito dei movimenti sociali di massa in Tunisia ed Egitto, scoppiò la protesta per chiedere la liberazione dei “prigionieri politici dimenticati“, che sono stati imprigionati per 16 anni senza accuse o processi.  Ciò ha indotto il re Abdullah a tornare a casa subito, dopo mesi di ricovero negli Stati Uniti.
Un punto di riferimento delle proteste è stata Qatif, una zona prevalentemente sciita nella parte orientale petrolifera del paese. Proteste, tutte ignorate dai media internazionali, sono in corso da mesi, con i dimostranti che denunciano l’intervento militare saudita nel vicino Bahrain, chiedono la liberazione di persone arrestate durante le proteste, e denunciano il regime di oppressione delle donne.
Essi sono stati colpiti dalla repressione e da un massiccio pacchetto di riforme da 130 miliardi di dollari USA, un importo pari al 36 per cento del Pil saudita. Il pacchetto comprendeva un salario minimo mensile di 3.000 riyal (800 dollari), due mesi di paga extra per i dipendenti pubblici, più borse di studio agli studenti universitari, l’indennità di disoccupazione di circa 260 dollari al mese, 500.000 case a prezzi accessibili, 4,3 miliardi di dollari in investimenti nelle strutture mediche, 60.000 posti di lavoro nelle forze di sicurezza e una commissione anti-corruzione.
Tale generosità è sostenibile soltanto se il prezzo del petrolio, attualmente a più di 85 dollari al barile, rimane alto.
L’aumento della spesa sociale si aggiunge a un pesante disegno di legge sulla difesa, che trattiene circa un terzo del bilancio saudita. Questo è destinato ad aumentare, in linea con l’atteggiamento sempre più bellicoso del regno verso l’Iran, col suo coinvolgimento nello Yemen e in Pakistan, e col finanziamento segreto delle forze sunnite in Iraq e in Siria. Inoltre, l’Arabia Saudita è impegnata a pagare la maggior parte dei 25 miliardi di dollari del Gulf Cooperation Council (GCC), con cui si è impegnata ad acquietare il malcontento sociale in Bahrain, Egitto, Giordania e Oman. Riyadh fornisce anche grosse somme ai palestinesi e all’Afghanistan.
La morte, il mese scorso, dell’86enne principe ereditario Sultan bin Abdul Aziz, ha sollevato preoccupazioni circa il futuro politico del regno. L’88enne re Abdullah è in condizioni di salute estremamente precarie. Abdullah ha ritardato il funerale del principe Sultan, fino a quando ha ottenuto l’accordo del Consiglio dell’eredità, composto da rappresentanti di ciascuna delle famiglie degli Ibn Saud, fondatrice del regno, nel nominare il principe Nayif, ministro degli interni, nuovo principe ereditario. Ma Nayif, 78 anni, soffre di cattiva salute e non c’è accordo nella nuova generazione per la successione.
L’Arabia Saudita ha funzionato come perno centrale della reazione sociale durante le proteste di massa che hanno scosso il Medio Oriente, quest’anno. Il suo obiettivo principale è distruggere tutte le proteste prima che si diffondano in Arabia Saudita e negli altri Stati del Golfo, che affrontano tutte il dissenso della propria irrequieta popolazione sciita.
Furiosa verso Washington, che ha ritirato il proprio sostegno all’egiziano Hosni Mubarak e all’ex presidente della Tunisia, Zine al-Abidin Ben Ali, che ha accolto, l’Arabia Saudita ha aiutato a schiacciare le proteste contro il vicina Bahrain della dinastia al-Khalifa.
Riyadh ha anche sostenuto il re di Giordania Abdullah, che affronta le proteste in corso, guidate dai Fratelli Musulmani, con contanti e l’offerta di aderire al GCC, incluso il suo supporto militare.
Nel vicino Yemen, Riyadh ha appoggiato la 30ennale dittatura del presidente Ali Abdullah Saleh, contribuendo a reprimere la filiale locale di al-Qaida e i ribelli sciiti, vicino al confine con l’Arabia Saudita. L’elite saudita è preoccupata che le proteste prolungate in Yemen si riversino oltre il confine. Nonostante cerchino di far dimettere Saleh attraverso un accordo mediato dal GCC, i sauditi gli hanno permesso di tornare nello Yemen, dopo mesi durante i quali era a Riyadh, per curarsi delle ferite subite a seguito di un tentativo di assassinio. Questo perché non possono contare su alcun successore.
L’Arabia Saudita ha inoltre collaborato agli “omicidi mirati” degli Stati Uniti di Anwar al-Awlaki, un religioso statunitense musulmano, nello Yemen, e più tardi di suo figlio.
La dinastia saudita gareggia con l’Iran per l’influenza regionale. Usa la sua tutela di due dei tre luoghi sacri dell’Islam, Mecca e Medina, per sostenere la sua pretesa di difendere la fede musulmana, sostenendo un conflitto religioso contro gli “eretici” sciiti, con il sostegno delle altre monarchie del Golfo.
Per decenni, Riyadh ha usato la sua enorme ricchezza petrolifera per coltivare i religiosi sunniti e i gruppi salafiti, e le campagne di finanziamento dell’educazione religiosa e i programmi televisivi trasmessi in tutto il Medio Oriente e l’Asia centrale. Ha scatenato l’ostilità verso le minoranze sciite, per dividere ogni dissenso interno, impedendo la crescita di partiti politici sciiti  filo-iraniani e contrastare l’influenza iraniana. Ed incolpa di routine l’”interferenza” iraniana in Bahrain e nello Yemen, per i disordini che vi sono, ma senza produrre alcuna prova.
In Libano, i sauditi sostengono la fazione filo-occidentale di Saad Hariri e Rafik Hariri, suo padre ed ex primo ministro assassinato nel 2005, quale un baluardo contro l’influenza siriana e iraniana. Hezbollah, il partito sciita appoggiato da Siria e Iran, ha un ampio richiamo popolare al di fuori del Libano, per la sua opposizione ad Israele.
Nel 2002, l’allora re Fahd aveva presentato il suo piano per normalizzare le relazioni con Israele, in cambio di uno stato palestinese accanto a Israele, entro i confini del 1967, per disinnescare la rabbia diffusa in tutta la regione. La roadmap del presidente George W. Bush, annunciata nel 2002, è stato un tentativo di contrastare l’impatto politico dell’invasione dell’Iraq nel 2003, da cui l’allora principe ereditario Abdullah aveva messo in guardia, poiché avrebbe rafforzato l’Iran.
L’Arabia Saudita è implacabilmente ostile al governo iracheno, che è vicino all’Iran. Riyadh s’è rifiutata di inviare un ambasciatore a Baghdad e insiste sul rimborso dei suoi 30 miliardi di dollari di prestito dati a Saddam Hussein per perseguire gli otto anni di guerra contro l’Iran, negli anni ’80.
Secondo il Dipartimento di Stato USA, nei documenti pubblicati da Wikileaks, il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki ha accusato l’Arabia Saudita di “fomentare conflitti settari” e di “finanziamento di un esercito sunnita.” Il suo intervento in Iraq rischia di degenerare dopo che le truppe USA si ritireranno, alla fine di quest’anno.
Riyadh ha giocato un ruolo chiave nell’annuncio della Lega Araba, il 13 marzo, di supporto a una ‘no-fly zone’ sulla Libia, che ha aperto la strada alla guerra della NATO per rimuovere il colonnello Muammar Gheddafi e installare il Consiglio di transizione nazionale fantoccio.
Negli ultimi anni, Riyadh ha riparato i rapporti con la Siria, mentre Damasco cercava relazioni più strette con Washington. Insieme, i due paesi hanno cercato di impedire che le tensioni in Libano degenerassero in un conflitto armato. Ma mentre Riyadh aveva originariamente sostenuto il presidente Bashar al-Assad contro il movimento di protesta guidato soprattutto dalla Fratellanza musulmana e dai salafiti, per mantenere la stabilità nella regione, ha cambiato bandiera, vedendo nei disordini  un’opportunità per ridurre l’influenza dell’Iran in Medio Oriente.
Lo scorso agosto, ha ritirato il proprio ambasciatore da Damasco. Alcuni degli oppositori, molti armati, hanno il supporto dell’Arabia Saudita e delle forze intorno l’ex primo ministro Saad Hariri in Libano. Sono rappresentati nel Consiglio nazionale siriano, istituito con il sostegno della Turchia, nel tentativo di fornire un governo embrionale in esilio siriano e legittimare l’intervento turco per conto delle potenze occidentali.
In Pakistan, Riyadh è stato uno dei principali donatori di Islamabad, secondo solo agli Stati Uniti, e appoggia i suoi sforzi verso la riconciliazione con i taliban in Afghanistan, a scapito delle fazioni rivali più vicine a Teheran. Secondo il Center for Global Development, Riyadh fornito al Pakistan quasi 140 milioni di dollari all’anno tra il 2004 e il 2009. L’anno scorso, Islamabad ha dato 100 milioni di dollari per gli aiuti sul diluvio, e quest’anno altri 114 milioni di dollari.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

—————-o0o—————-

COSTRUTTORI RUSSI: «NESSUN DANNO ALLA CENTRALE»

Iran, forte scossa di terremoto
Epicentro a 90 km da centrale di Bushehr
Scossa di 6,3 gradi. La tv di Stato riferisce di «almeno trenta morti e 800 feriti». «Devastate tre città, le vittime aumenteranno»

Una forte scossa di terremoto di 6,3 gradi della scala Richter è stata registrata alle 16,22 in Iran (le 13,52 in Italia). Secondo le informazioni riferite dal Servizio geologico degli Stati Uniti, l’epicentro è stato individuato a 90 km dalla centrale nucleare Bushehr, a 10 km di profondità. L’impatto del sisma è ancora molto incerto. Il bilancio delle vittime in crescita. Secondo la tv di Stato iraniana al momento i morti sono «almeno 30» e 800 i feriti. Sempre secondo le fonti iraniane la magnitudo del sisma è stata di 6,1.
Gente in strada e uffici evacuati anche a Dubai

«TRE CITTÀ DEVASTATE» – Ancora non è chiaro l’impatto del sisma. Per l’agenzia Irna secondo le «prime stime» indicano che le «città» di Khormouj, Dayer a Kangan, situate nella provincia di Bushehr, sono state devastate dal terremoto: secondo il censimento 2006 a Bandar Deyr vivono 18.500 abitanti, a Khormoj 32 mila, a Kangan 24 mila. Anche «gran parte» di due villaggi rurali – dove abitano tremila persone – sono stati «distrutti». Si tratta dei centri di Shambe e di Sana, rispettivamente con un popolazione di quasi 1.750 e più di 1.250 persone. Il vicegovernatore della provincia di Bushehr, Rostami, ha detto che il numero delle vittime «probabilmente aumenterà».
CENTRALE – L’epicentro del sisma si trova a 90 km da Bandar Bushehr, città di 165 mila abitanti nei cui pressi ha sede l’unica controversa centrale nucleare iraniana. In base alle stime dell’Usgs, nella zona della centrale la scossa non dovrebbe essere stata superiore al IV-V grado della scala Mercalli, stessa intensità nella ben più importante città di Shiraz (1.250.000 abitanti) ad alcune centianaia di km di distanza. L’area è notoriamente ad altissima sismicità: infatti è posizionata proprio al confine tra la placca euro-asiatica e quella arabica. Le autorità siriane hanno assicurato che la centrale «non è stata danneggiata». Anche Atomstroyexport, l’appaltatore russo che sta realizzando Bushehr, ha emesso un comunicato riportato dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana (Ria) nel quale si afferma che le scosse non hanno interrotto le attività del centro nucleare.

AVVERTITA A DUBAI E BAHREIN – Il terremoto è stato avvertito distintamente anche sul lato opposto del Golfo Persinco: in Bahrein – dove alcuni edifici della capitale Manama sono stati evacuati – in Qatar e a Dubai.

Redazione Online
9 aprile 2013 | 18:13

http://www.corriere.it/esteri/13_aprile_09/iran-terremoto-centro-nucleare-bushehr_32215c56-a110-11e2-9e3c-268a004da2ea.shtml

-o0o-

Un terremoto in Iran, vicino ad una centrale nucleare, proprio nel giorno in cui l’Iran festeggia la propria giornata della tecnologia, e proprio mentre uno strano aereo telecomandato sorvola la zona del terremoto. Vedi per approfondimento i seguenti articoli:
——————–o0o——————–
Martedì, 16 Aprile 2013 16:27

TEHERAN – L’Iran e’ uno dei paesi piu’ sismicamente attivi del mondo, poiche’ e’ attraversato da numerose linee di faglia che coprono almeno il 90 per cento del Paese.

Non a caso, dal 1900 sono stati almeno 32 i terremoti registrati sul territorio con un magnitudo intorno al settimo grado della scala Richter, per un bilancio devastante – stando a recenti stime dell’emittente Press Tv – di circa 190 mila morti. In ordine, nel XX secolo i terremoti piu’ violenti in termini di perdite di vite umane sono stati quello di Manjil-Rudbar terremoto, 1990, dove morirono circa 40 mila persone. Poi Bam, 2003, quasi 30 mila vittime. E infine Tabas e Buin-Zahra, nel 1978 e 1962, che causarono rispettivamente 15 mila e 12 mila morti. MANJIL-RUDBAR. Si registro’ alle 00:30:09 (ora locale) del 21 giugno 1990 e causo’ danni diffusi in un raggio di un centinaio di chilometri dall’epicentro, vicino alla citta’ di Rasht, a circa 200 km a nord ovest di Teheran. Le citta’ di Rudbar, Manjil e Lushan, insieme ad altri 700 villaggi, vennero distrutte. Cento mila case furono distrutte dalla scossa. I morti salirono in breve tempo alla drammatica cifra di 40 mila persone. Sessanta mila i feriti. L’evento fu talmente catastrofico che il regista iraniano Abbas Kiarostami nel 1992 gli dedico’ un film, ‘E la vita continua’. BAM. Il sisma si verifico’ alle 05:26 iraniane il 26 dicembre del 2003 con un magnitudo di 6.6 e un epicentro a circa 10 chilometri a sud-ovest della citta’ di Bam, dove si concentro’ la maggior parte dei danni. Fu particolarmente distruttivo, causando 26.271 morti e oltre 30 mila feriti. Gli effetti catastrofici del terremoto furono inoltre amplicaficati dalle numerose abitazioni presenti nell’area colpita, costruite in fango e mattoni. A seguito del sisma, gli Stati Uniti offrirono assistenza umanitaria diretta in Iran e in cambio Teheran promise di rispettare gli accordi presi con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica riguardo al suo controverso programma nucleare. Qualche mese dopo, il regime iraniano comincio’ a prendere seriamente in considerazione lo spostamento della capitale Teheran. TABAS E BUIN-ZAHRA. Dal ’62 al ’78 due fortissimi terremoti hanno colpito due cittadine uccidendo circa 27 mila persone in un raggio di 1000 chilometri. A Tabas, 1978, il magnitudo raggiunse i 7,8 gradi sulla scala Richter. La scossa si verifico’ il 16 settembre e uccise 15 mila iraniani, distruggendo tra l’altro almeno 40 villaggi. Morirono tutti i medici della citta’ e gli abitanti furono costretti a curarsi a vicenda, tant’e’ che all’indomani del sisma – durato soprendentemente per 3 minuti – i corpi furono bruciati dagli stessi residenti per prevenire la diffusione di eventuali malattie. A Buin-Zahra il terremoto si verifico’ il 1 settembre di 16 anni prima. Le vittime furono stimate in 12.225. Il magnitudo della scossa tocco’ il settimo grado. La scossa feri’ anche 2.776 persone, distrusse 21.310 case e uccise il 35 per cento di bestiame domestico. ULTIME SCOSSE. Uno dei terremoti piu’ recenti in Iran e’ stato registrato a Tabriz nell’agosto del 2012: le scosse furono due, di magnitudo 6,4 e 6,3 della scala Richter, e provocarono 306 morti. Poi a Bushehr, lo scorso 9 aprile: il sisma di 6,3 ha colpito l’area dov’e’ localizzata la centrale nucleare della citta’, senza tuttavia causare danni. I morti sono stati 37. Quello di oggi, a Saravan, a 158 km da Khash, ha presentato un magnitudo altissimo, di 7.8, e finora provocato quasi un centinaio di vittime (anche in Pakistan) e raso al suolo interi villaggi. LE PIU’ LONTANE. Le scosse piu’ lontane nel tempo si ricordano a Damghanm e Ardabil, persino prima dello scoccare dell’anno mille ed in particolare nell’856 e nell’893. Il primo fu devastante: si registro’ il 22 dicembre con un magnitudo di 7,9 della scala Mercalli (che misura l’intensita’ di un terremoto tramite gli effetti che esso produce su persone, cose e manufatti) e uccise 200 mila persone. Dall’Usgs americano viene quotato come il sesto terremoto piu’ mortale nella storia. Il secondo, ad Ardabil, si verifico’ il 23 marzo. La sua entita’ e’ tuttoggi sconosciuta, ma il bilancio i 150.000 morti, il che lo rende il nono sisma piu’ forte mai registrato sulla Terra.

——————o0o——————

L’economia iraniana è in ripresa, le sanzioni non funzionano

Martedì la diplomazia occidentale, Stati Uniti più Unione europea, ha ricevuto una cattiva notizia: le sanzioni contro l’Iran non funzionano. Il Fondo monetario internazionale ha pubblicato il rapporto sul World Economic Outlook, che contiene le previsioni di crescita delle economie del mondo. Per inizio 2014 l’Iran segna un più 1,1 per cento. Vale a dire che anche se nel 2012 ha perso 1,9 e quest’anno perderà un ulteriore 1,3, la serie negativa si potrebbe interrompere perché l’economia è in ripresa. Il Fondo monetario è anche convinto che l’Iran conserverà un surplus di bilancio, il che rende molto bassa la probabilità di una crisi capace di cambiare il governo. “Non siamo nemmeno nello stesso quartiere di una crisi di bilancio”, conferma a Reuters l’economista nato in Iran Mehrdad Emadi, del gruppo di consulenza Betamatrix a Londra.

E’ difficile raccogliere dati economici precisi sull’Iran, perché il governo di Teheran è diventato molto riservato dopo le sanzioni internazionali, ma quelli del Fondo monetario sono i più accurati a disposizione. Come nota il sito specializzato The Diplomat, la benevola previsione inserita nel rapporto globale è strettamente legata ai negoziati sul programma nucleare militare dell’Iran, che finora si sono trascinati senza successo. Se l’economia riparte vuol dire che la linea di chi dice “costringiamo il governo iraniano a rinunciare al nucleare con sanzioni economiche durissime” non sta funzionando. Eppure le sanzioni sono state pesanti anche per chi le impone – l’Europa era un buon partner commerciale di Teheran, ha dovuto fare a meno di  scambi vantaggiosi. “Il governo ha avuto molto tempo per prepararsi alla guerra economica – dice Mohammad Ali Shabani, un analista politico iraniano a Londra – c’è chi parla di collasso, ma non sta succedendo”.

Cinque giorni fa Reuters ha pubblicato l’intervista beffarda a un businessman iraniano che dice che con le sanzioni gli affari vanno meglio. Babak Zanjani controlla un network di sessantacinque compagnie  con sedi soprattutto a Dubai e in Turchia ed è accusato di muovere milioni di dollari per conto del governo di Teheran – che non può – e  di essere il canale privato delle compravendite di petrolio di stato, per aggirare i controlli. “Da quando sono stato colpito dalle sanzioni, a dicembre, gli affari vanno meglio, perché ci hanno fatto pubblicità”.

Il dato del Fondo monetario internazionale complica le trattative: se le sanzioni non funzioneranno, si torna alla minaccia  di un’intervento armato. Le voci su un imminente ondata di bombardamenti contro i siti atomici dell’Iran – da parte di Israele o degli Stati Uniti o di entrambi – sono circolate con frequenza nel 2011 e 2012, ma da un po’ di tempo s’erano affievolite.

C’è un altro elemento che complicherà le trattative. Il capo dell’organizzazione epr l’energia atomica iraniana, Fereydoon Abbasi Davani, ha annunciato che il paese punta ad avere sottomarini nucleari in un futuro non meglio precisato. I sottomarini nucleari hanno bisogno come combustibile nucleare di uranio arricchito a un livello tra il 45 e il 90 per cento – il 90 per cento è adatto anche per costruire bombe atomiche.  “Al momento non abbiamo piani per arricchire uranio oltre la soglia del venti per cento, ma per certe necessità, come per esempio per le navi e i sottomarini, potremmo dover produrre piccoli motori alimentati a uranio arricchito tra il 45 e il 56 per cento”,  ha detto Abbasi Davani martedì. Sarebbe in ogni caso un attraversamento di quella soglia di sicurezza del venti per cento oltre la quale diventa più probabile la reazione militare da parte di Israele e Stati Uniti.

Daniele Raineri
Fonte: www.ilfoglio.it/
Link: http://www.ilfoglio.it/redazione/29
20.04.2013

-o0o-
Molto bene. L’eroico popolo iraniano ce la farà. D’altra parte quando gli yankee e i loro servi imposero le sanzioni contro l’Iran dissi che non avrebbero avuto effetto. La Cina fece salti di gioia pensando di prenderselo lei (il petrolio) e infatti… infine spero che l’Iran arrivi prestissimo all’arma atomica perchè solo così potrà tenera a bada la carogna yankee.
—————–o0o—————–

LO STATO NAZI-SIONISTA D’ISRAELE

ELIAS AKLEH

Desertpeace

Richard Falk, il professore di diritto internazionale della Princeton University e inviato speciale Onu nei territori palestinesi, ha accusato Israele di violare la legge internazionale, le leggi umanitarie internazionali e la convenzione di Ginevra. Egli ha descritto le politiche di Israele contro i palestinesi e l’assedio di Gaza come ” crimini di guerra”, “tendenze genocide”, ” risvolti da Olocausto”, e ” Olocausto in corso”. Egli ha esortato il Tribunale Criminale Internazionale ad indagare la possibilità di incriminare i leader israeliani per crimini di guerra.
Il professor Falk conosceva già i crimini nazisti di Israele e le sue violazioni di diritti umani quando si è diretto in Israele la scorsa domenica 14 dicembre 2008 per visitare la Cisgiordania occupata e la striscia di Gaza per riferire sul rispetto israeliano degli standard dei diritti umani e della legge umanitaria internazionale. Gli israeliani hanno detenuto il professor Falk all’aeroporto, lo hanno trattato come criminale e come una minaccia per lo Stato, lo hanno umiliato e deportato il giorno dopo a Ginevra.
Nonostante le forti dichiarazioni di Israele sul fatto che ogni ebreo al mondo ha la garanzia di ricevere automaticamente la piena cittadinanza israeliana con tutte le protezioni che questa implica, e nonostante sia un ebreo egli stesso, al professor Falk non sono state risparmiate le umiliazioni e la crudeltà cui Israele tratta i propri nemici.
A seguire: “Parlamentare ebreo britannico accusa Israele di comportarsi come i nazisti” (Uruknet)
Accanto al titolo: la vignetta pubblicata da VG, il maggiore quotidiano norvegese
Rafforzata dalla cecità e dal cieco supporto dell’America, lo spavaldo Israele voleva additare pubblicamente Falk e le Nazioni Unite che egli rappresenta, dichiarandosi al di sopra delle leggi internazionali e al di sopra di qualunque critica sui crimini e le sue violazioni di diritti umani, persino se tali critiche provengono da un ebreo. Una tale sfacciata umiliazione dell’organismo politico mondiale serve ad allontanare l’Onu, e perciò il mondo intero, dall’Olocausto che Israele sta perpetrando contro un milione e mezzo di palestinesi a Gaza e tutti gli attuali crimini di guerra contro il resto di palestinesi in tutta la Palestina.
Le accuse da parte di Falk di crimini da Olocausto nazista non sono differenti da quelle mosse da John Dugard, il suo predecessore, in diversi rapporti sulle condizioni della Palestina occupata. Molti personaggi politici coscienziosi, così come normali cittadini, di tutto il mondo, hanno descritto le politiche di Israele nella Palestina occupata in particolare, e in Medioriente in generale, come crimini di guerra e una minaccia alla pace mondiale.
Paragonando l’attuale Israele con la Germania nazista si scopre che la maggior parte delle politiche israeliane sono la copia esatta delle politiche naziste. La Germania nazista aveva invaso i suoi vicini europei dall’Inghilterra alla Russia. Anche Israele ha invaso tutti i suoi paesi confinanti: Egitto, Giordania, Siria e Libano. E’ anche coinvolto pesantemente nell’invasione dell’Iraq e dell’Afganistan. I suoi tentacoli hanno anche raggiunto paesi africani come Sudafrica, Somalia, Sudan, Angola e Sierra Leone.
Le macchine da guerra naziste erano solite invadere le città che resistevano, allineare gli uomini al centro della città e ucciderli a sangue freddo, distruggere poi l’intera città come esempio deterrente per qualunque altra possibile città disposta a resistere. Peggio dei nazisti le forze israeliane hanno invaso pacifiche città palestinesi, ucciso uomini, donne e bambini a sangue freddo ovunque e in qualunque posto li incontrassero, hanno fatto esplodere le loro case con i residenti dentro e infine hanno demolito intere città per fare spazio a nuove colonie israeliane. In tutto il 1948-1949 gli israeliani hanno commesso 70 orribili massacri contro villaggi palestinesi, distrutto totalmente 675 città e villaggi palestinesi comprese chiese e moschee. Tali massacri e demolizioni hanno seguito un disegno prestabilito, sono stati ripetuti in un villaggio dopo l’altro indicando un piano genocida premeditato.
Come detto dal defunto generale israeliano Moshe Dayan: ” la dichiarazione dello stato di Israele nel 1948 è stata fatta alle spese della pulizia etnica di 513 villaggi palestinesi, creando più di 700.000 rifugiati palestinesi, espropriando le loro terre, case e negozi per il 78% della Palestina… Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse una precedente popolazione (palestinese).”
Israele sta, ancora oggi, compiendo questi crimini genocidi da Olocausto nazista soffocando gradualmente un milione e mezzo di palestinesi a Gaza con la fame, la sete, la mancanza di carburante e le malattie. L’esercito israeliano sta demolendo 40 villaggi palestinesi nel deserto del Negev. I bulldozer dell’esercito distruggono quotidianamente le case palestinesi in tutte le maggiori città della Palestina quali Gerusalemme, Betlemme, Hebron, Ramallah, e Nablus.

L’esercito nazista perpetrò molti massacri contro i prigionieri di guerra. Erano soliti giustiziare i prigionieri e gettarli in fosse che precedentemente i prigionieri erano stati ordinati di scavare per se stessi. L’esercito israeliano ha seguito lo stesso metodo di giustiziare i prigionieri di guerra, specialmente durante le guerre tra Israele ed Egitto del 1956 e del 1967. Ciò è stato riferito dal quotidiano israeliano Haaretz il 27 giugno del 2000. Il segretario generale dell’organizzazione egiziana per i diritti umani, Muhammad Munib, ha pubblicato un rapporto che conferma che Israele aveva uccisotra i 7000 e i 15000 prigionieri di guerra egiziani del 1956 e del 1967. Il rapporto identificava anche l’ubicazione di 11 fosse nel Sinai e in Israele in cui erano stati sepolti migliaia di prigionieri egiziani.
Il più grande di questi massacri fu quello di El-Arish, in cui le forze israeliane uccisero almeno 150 prigionieri di guerra egiziani. Alcuni dei prigionieri furono investiti più volte dai carri armati israeliani, un crimine che è ancora praticato dall’esercito israeliano specialmente nella striscia di Gaza. La storia del massacro fu inizialmente riferita da testimoni oculari israeliani sul quotidiano Yediot Ahronot e successivamente dal giornalista Ran Adelist sulla tv israeliana. Fu anche riportato dallo Washington Report di maggio/giugno 1996 alle pagine 27 e 28. Il massacro fu anche registrato dalla nave di pattuglia americana USS Liberty che navigava a 12 miglia dalla costa di Gaza. Questo massacro era un grave crimine di guerra e potrebbe essere stata la principale ragione per l’attacco israeliano contro la Liberty.
Peggio dei nazisti l’esercito israeliano ha adottato la politica di colpire giovani bambini palestinesi nel tentativo di “incoraggiare” le famiglie palestinesi a lasciare il paese per garantire un futuro ai figli e/o per esaurire le loro risorse economiche con le cure e l’assistenza ai loro figli feriti e disabili, vittime dei cecchini israeliani. Dall’inizio della seconda intifada palestinese, settembre 2000, le forze israeliane hanno assassinato 1050 bambini nella striscia di Gaza e in Cisgiordania; vedete anche il Guardian del 21 ottobre 2008 e Al-Jazeera, 22 ottobre 2008. Un documentato rapporto del Palestinian Centre for Human Rights, con testimonianze oculari, riferisce che almeno 68 bambini sono stati uccisi dall’esercito israeliano durante 12 mesi dal giugno 2007 al giugno 2008 prima dell’accordo di tregua. Il numero delle vittime tra i bambini è salito drammaticamente durante i primi sei mesi del 2008 con il massiccio assalto dell’esercito israeliano contro la striscia di Gaza denominato “Operation Winter Heat”. I bambini venivano direttamente presi di mira dai cecchini israeliani mentre camminavano per le strade, mentre stavano di fronte alle loro case e persino mentre stavano nelle aule di scuola, così come sono stati colpiti da missili comandati a distanza mentre giocavano nei cortili. Essi sono anche le vittime indirette del deliberato prendere di mira da parte di Israele di aree residenziali densamente popolate (Gaza è densamente popolata) che comprendono scuole, ospedali e mercati.
L’età media dei bambini colpiti è di 10 anni secondo un documento di 1000 pagine di Save the Children. La maggioranza di questi bambini erano innocenti passanti che non partecipavano ad alcuna attività “ostile” e che non costituivano alcuna minaccia ai soldati israeliani pesantemente armati. Nell’80% dei casi di bambini colpiti, Israele ha impedito che le vittime ricevessero cure mediche. Il rapporto documenta anche che più di 50.000 vittime minorenni hanno avuto bisogno di cure mediche per ferite che comprendono colpi di arma da fuoco, inalazione di gas lacrimogeni e fratture multiple. Un bollettino intitolato ” omicidio deliberato” pubblicato nel 1989 dalla Israeli League for Human and Civil Rights riferiva che soldati e cecchini israeliani, provenienti da unità speciali e che prendevano di mira bambini palestinesi avevano “accuratamente scelto” le vittime, che furono colpiti alla testa o al cuore morendo istantaneamente (Mike Berry & Greg Philo, ‘Israel and Palestine-Competing Histories’, Pluto Press, London, 2006, pp. 86-87).
Secondo la quarta convenzione di Ginevra del 1949, secondo la Convenzione Onu sui Diritti del Bambino del 1989 (firmate da Israele) ai bambini deve essere fornita speciale protezione durante i conflitti armati internazionali. Israele ha violato e continua violare queste leggi internazionali.
Come la Germania nazista, che ha sviluppato e utilizzato ogni tipo di nuova arma compresi i razzi V2 e il gas nervino, Israele ha utilizzato ogni tipo di armi, comprese armi nuove e sperimentali, contro i civili palestinesi. Queste comprendevano i proiettili esplosivi Dumdum, il gas nervino, armi sperimentali chimiche e biologiche, velivoli comandati a distanza e DIME (Dense Inert Metal Explosive, esplosivi a metalli inerti e densi) e le ultime mitragliatrici ad alta potenza e controllo remoto (“seer shots”, vedi filmato sotto n.d.t.) installate sulle alte torri del muro di prigionia (“muro di separazione”) e gestite da soldatesse adolescenti in lontane stanze di controllo come se fossero giochi di guerra al computer. Israele è anche noto per possedere armi nucleari ed è solita suggerire che la userebbe se/quando si sentisse minacciato.

I nazisti tedeschi avevano subito un lavaggio del cervello ed erano guidati da un’ideologia sociale suprematista della superiore Razza Ariana. Essi credevano di essere superiori agli altri popoli e che avrebbero dovuto governare il mondo. In modo simile gli israeliani hanno subito un lavaggio del cervello e sono guidati da un’ideologia religiosa suprematista di un popolo scelto da Dio nella terrà promessa da Dio, e credono che sia loro dovere religioso (mitzvah) ripulire la terra dai gentili e stabilire un governo ebraico in preparazione dell’arrivo del Messia. Un’ideologia estremista simile viene insegnata ai bambini israeliani sin dall’infanzia.
Moshe Feiglin, che ha raggiunto una rispettabile posizione nella lista di candidati del Likud alla Knesset per le prossime elezioni, è un ammiratore di Hitler e della sua ideologia superiore. In un’intervista col quotidiano Ha’aretz nel 1995 e gli ha descritto Hitler come un genio militare e un grande costruttore della nazione. “Hitler era un genio militare senza pari. Il nazismo aveva trasformato la Germania da un basso ad un fantastico status fisico e ideologico. La gioventù stracciona si trasformò in una parte pulita e ordinata della società e la Germania ricevette un regime esemplare, un sistema di giustizia appropriato e un ordine pubblico…. Non era un branco di delinquenti. Essi semplicemente utilizzarono delinquenti e omosessuali”. La sua soluzione da olocausto al problema palestinese, secondo il suo sito Manhigut ha’Yehudit (” leadership ebraica”), è di ordinare “la completa interruzione di acqua, elettricità e comunicazioni” ai 4 milioni di palestinesi in Cisgiordania e a Gaza.
Feiglin esprime i sentimenti profondi di ogni leader politico israeliano ad iniziare dal primo Primo Ministro Ben Gurion sino a Tzipi Livni, l’ultimo primo ministro facente funzione e ministro degli esteri, che hanno chiesto l’uccisione e il trasferimento di palestinesi al di fuori della terra di Israele promessa da Dio (Eretz Israel). Le loro vere politiche diventano ovvie e più evidenti nella loro retorica da campagna elettorale.
Tali tendenze genocide sono nutrite, incoraggiate e richieste dei maggiori rabbini e leader politici israeliani. Rabbi Yousef Obadia, il maggiore leader religioso israeliano, Rabbi Yisrael Rosen, direttore dello Tsomet Institute, Rabbi Mordechai Eliyahu, la maggiore autorità religiosa nella corrente nazionalista religiosa israeliana ed ex capo di “Eastern rabbi for Israel”, Rabbi Dov Lior, presidente del consiglio dei rabbini di Giudea e Samaria (la Cisgiordania), Rabbi Shmuel Eliyahu, il rabbino capo di Safed e candidato al posto di rabbino capo di Israele, Rabbi Eliyahu Kinvinsky, la seconda autorità per anzianità nella corrente religiosa ortodossa, Rabbi Israel Ariel, uno dei più prominenti rabbini nelle colonie della Cisgiordania, e Rabbi Yitzhaq Ginsburg, un importante rabbino israeliano, insieme a molti altri leader religiosi estremisti, chiedono ripetutamente il totale sterminio e il trasferimento dei palestinesi.
Gli israeliani ipnotizzati e fuorviati, specialmente i fondamentalisti religiosi, attaccano regolarmente le città palestinesi, le loro chiese, moschee e cimiteri con slogan come ” morte agli arabi”, ” gasiamo gli arabi” e ” Maometto è un maiale” occupando la terra palestinese dopo avere cacciato con la forza i proprietari, attaccato i contadini, bruciato i raccolti, tagliato i loro alberi da frutto, avvelenato i loro pozzi d’acqua, ucciso i loro animali, distrutto le proprietà, saccheggiato i negozi, terrorizzato civili e bambini e sparato alla gente. Cercate su YouTube “Israeli settlers violence” e vedrete centinaia di video che mostrano il terrorismo dei coloni israeliani [un esempio qui sotto n.d.t.].

Una notevole somiglianza tra Israele e i nazisti è data dai loro gruppi terroristici appoggiati dallo Stato. Secondo gli articoli Eichmann Tells His Own Damning Story [“Eichmann racconta la sua maledetta storia”], Life Magazine, Volume 49, Numero 22, (28 Novembre 1960) pp. 19-25, 101-112, e Eichmann’s Own Story: Part II [“La storia di Eichmann: parte II”], Life Magazine, 6 Dicembre 1960 pp. 146-161, Adolf Eichmann affermò come i leader sionisti fossero idealisti come i leader nazisti, disposti a sacrificare centinaia di migliaia di persone del loro stesso sangue per raggiungere uno scopo politico. Lenni Brenner spiega nel suo libro Zionism in the Age of Dictators, [” il sionismo nell’età dei dittatori”], capitolo 25, che Eichmann si riferiva ad un accordo che i nazisti strinsero con i leader sionisti, come l’ungherese Rezso Kastner, per salvare poche migliaia di sionisti appositamente scelti e ricchi ebrei, che sarebbero immigrati in Palestina, in cambio della consegna di 750.000 ebrei ungheresi e di altri milioni di ebrei europei destinati alla morte per rendere gli ebrei le “vittime legittime” in modo che l’Organizzazione Sionista Mondiale avesse poi il “diritto” di andare ” al tavolo delle trattative a cui sarebbero state divise nazioni e terre alla fine della guerra… perché solo con il sangue (ebraico) noi (sionisti) otterremo la terra”.

[Un altro esempio di legame tra sionisti e nazisti: la lettera del 1941 con cui il gruppo armato sionista Lehi, di cui faceva parte il futuro primo ministro israeliano Yitzhak Shamir, offriva collaborazione alla germania nazista. Vedi storia su Wikipedia.]

I nazisti crearono il Police Battalion 101, un gruppo terroristico il cui solo scopo era dare la caccia a cittadini ebrei, ucciderli e saccheggiare e distruggere le loro proprietà. Daniel Jonah Goldhagen afferma nel suo libro Hitler’s Willing Executioners [“I volenterosi carnefici di Hitler”] che il Battalion 101 fu responsabile per ” la deportazione e l’orribile massacro di decine di migliaia di uomini, donne e bambini ebrei in Polonia”.
Israele sotto il terrorista Ariel Sharon, che dopo divenne primo ministro d’Israele, ebbe la sua esatta copia del Battalion 101 chiamata Unit 101. Sotto la leadership di Sharon la Unit 101 adottò gli stessi metodi criminali per terrorizzare i palestinesi. Sviluppò anche quelli che divennero noti come “jeep raids”; guidare jeep, con mitragliatrici montate davanti e dietro, dentro le città palestinesi uccidendo abitanti, bombardando case e bruciando campi. Sin dai primi anni 50 la Unit 101 fu responsabile per massacri di palestinesi in città quali il campo profughi di Bureij, Qibya, Idna, Surif, Wadi Fukin, Falameh, Rantis, Gerusalemme, Budrus, Dawayima, Beit Liqya, Khan Younis e Gaza.
Israele ha sempre fatto ricorso ad attacchi terroristici contro gli ebrei in altri paesi, specialmente paesi arabi come paesi nordafricani, Iraq, Libano e Giordania, per incoraggiare i residenti arabi ebrei ad emigrare in Israele. L’affare
Lavon
è solo un famoso episodio terroristico di questo tipo avvenuto in Egitto.
Il 29 gennaio 1999, in un articolo sul quotidiano Ha’aretz, Gideon Spiro, ex membro del battaglione 890, affermò che la Unit 101 era un prototipo iniziale e primitivo per le più sofisticate unità di liquidazione Duvdevan e Shimshon costituite durante l’intifada. Le loro operazioni erano caratterizzate “dall’uccisione di mucchi di civili e da poco vero combattimento”.
Israele è l’unico paese al mondo con molti primi ministri che sono stati membri di organizzazioni terroristiche o di terrorismo di Stato coinvolte nel massacro di civili. Questi personaggi includono Golda Meir, Yitzhak Rabin, Menachem Begin, Yitzhak Shamir, Ehud Barak, Ariel Sharon, e Shimon Peres.
Arnold Toynbee scrisse che ” è stata una tragedia suprema che la lezione imparata dagli ebrei dall’incontro con la Germania nazista sia stata non di rifuggire ma di imitare alcune delle malvagità che i nazisti avevano commesso contro gli ebrei”.
Gli israeliani e gli ebrei del mondo hanno inseguito senza sosta per decenni i criminali di guerra nazisti per i loro crimini commessi durante la seconda guerra mondiale. Hanno inseguito criminali di guerra nazisti per il resto delle loro vite, anche quando erano vecchi e prossimi alla morte, perché pagassero per i loro crimini. Non ho alcun dubbio che, a loro volta, i criminali di guerra israeliani saranno perseguiti e condannati per i loro crimini di guerra commessi contro gli arabi.
Il Dr. Elias Akleh, redattore di MWC (Media With Coscience), è uno scrittore arabo di origine palestinese nato nella città di Beit Jala. La sua famiglia fu dapprima espulsa da Haifa dopo la “Nakba” del 1948. poi espulsa da Beit Jala dopo la “Nakseh” del 1967. Oggi vive negli USA, e pubblica su internet i suoi articoli sia in arabo che in inglese.
Titolo originale: “Nazi Israel … Indeed”
Fonte: http://desertpeace.wordpress.com

-o0o-

PARLAMENTARE EBREO BRITANNICO ACCUSA ISRAELE DI COMPORTARSI COME I NAZISTI

DI SETFREE68
Uruknet

“Israele è nato dal terrorismo ebraico, il padre di Tzipi Livni era un terrorista”. Incredibili affermazioni alla House of Parliament. Sir Gerald Kaufman, un veterano dei parlamentari laburisti, ieri ha paragonato le azioni delle truppe israeliane a Gaza ai nazisti che costrinsero la sua famiglia a scappare dalla Polonia.
Durante un dibattito alla Camera dei Comuni sui combattimenti a Gaza, egli ha esortato il governo a imporre un embargo delle armi a Israele.
Sir Gerald, che è stato cresciuto come ebreo ortodosso e sionista, ha detto: “Mia nonna era malata nel suo letto quando i nazisti entrarono nella sua casa e un soldato tedesco le sparò uccidendola mentre era a letto.”
“Mia nonna non è morta per fornire una copertura ai soldati israeliani che uccidono le nonne palestinesi a Gaza. L’attuale governo israeliano sfrutta cinicamente e spietatamente la perpetua colpa dei gentili per il massacro degli ebrei nell’Olocausto come giustificazione per la sua uccisione dei palestinesi”.
Egli ha detto che l’affermazione che gran parte delle vittime palestinesi fossero militanti “era la replica dei nazisti” e ha aggiunto: “Suppongo che gli ebrei che combattevano per la loro vita nel ghetto di Varsavia sarebbero potuti essere qualificati come militanti”.
Egli ha accusato il governo israeliano di cercare la conquista e ha aggiunto: “non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono dei pazzi”.

Titolo originale: “Video: UK Jewish MP: Israel acting like Nazis in Gaza”

Fonte: http://www.uruknet.info
Articoli scelti e tradotti per http://www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

—————–o0o—————–

Venerdì, 01 Marzo 2013 10:57

“Guerra Civile” in Israele: ebrei haredi affrontano il regime Sionista

– DI JAMES PETRAS – Global Research-

Israele sta per entrare in una profonda crisi interna: un confronto faccia a faccia Ebreo-contro-Ebreo, avrà effetti importanti sia nei rapporti con i palestinesi, che con gli altri vicini arabi. Il conflitto è sorto tra uno stato sionista, altamente militarizzato e Haredi, un movimento religioso, su una serie di questioni, tra cui le recenti proposte del Primo Ministro israeliano Netanyahu per mettere fine all’esonero dall’arruolamento nelle forze armate coloniali di Israele, per i giovani religiosi di Haradi.
Haredim e lo Stato sionista coloniale

Già prima della forzatura (che fondò) lo stato di Israele, gli haredim erano contrari al sionismo. Oggi la stragrande maggioranza degli haredim in Israele restano fermamente contrari allo stato sionista per motivi religiosi, etici e politici. I precettori religiosi degli Haredi insegnano che il popolo ebraico è tenuto a rispettare tre giuramenti:

  • non insediarsi in Israele con la forza o la violenza,
  • non per fare guerra con altre nazioni e
  • non agire come se le altre nazioni del mondo stessero perseguitando Israele.

Gli Haredim si sono opposti alla violenta pulizia etnica su oltre 850 mila palestinesi, fatta da Israele per stabilirsi nell’attuale Stato di Israele e continuano ad opporsi ai coloni israeliani che occupano con violenza le terre dei palestinesi. A differenza di altre sette cosiddette ‘ultra-ortodosse’, che sostengono il colonialismo sionista e benedicono l’esercito israeliano, gli haredim sostengono che il militarismo corrompe lo spirito e che i sionisti hanno trasformato gli ebrei da retti seguaci della Torah in rabbiosi sostenitori di uno stato militarista etnocentrico. Per gli haredim, ‘il culto dello Stato’, quando sventola una bandiera israeliana nel tempio, è un sacrilegio che si può paragonare a quando gli ebrei rinnegarono il loro Dio per adorare il vitello d’oro e furono condannati da Mosè.

La maggior parte degli haredim boicottano le elezioni, organizzano le proprie scuole (yeshiva), incoraggiano gli studenti ad approfondire i loro studi religiosi, sottolineano i valori della comunità e della famiglia (del tipo profondamente patriarcale), con parecchi figli e respingono fortemente gli sforzi dello stato sionista che vuole arruolare i giovani di haredi nel suo esercito di occupazione coloniale, la cosiddetta Forza di Difesa Israeliana (sic) -IDF. Tutti i principali partiti politici sionisti e il regime coloniale al governo si sono uniti per demonizzare gli haredim, sostenendo che si vogliono sottrarre alle loro responsabilità militari patriottiche. Con tutti i mezzi di comunicazione di massa e con discorsi pubblici, i politici sionisti e tutto il governo di Israele incitano all’odio contro gli haredim: Uno studio condotto nel 2006, ha dimostrato che più di un terzo degli ebrei israeliani identifica gli haredim come il gruppo più impopolare di Israele.

Gli haredim, d’altra parte, hanno motivo per aver paura e per opporsi allo stato secolare, militarista e sionista e ai politici: Dicono che, dopo la Seconda Guerra Mondiale nei campi di reinsediamento per i bambini ebrei rifugiati a Teheran, controllati dai sionisti, l’Agenzia Ebraica abbia opposto una ideologia sionista e militarista contro le religioni, per strappare i bambini haredim alle loro radici spirituali. Secondo un rapporto degli haredim, molti giovani religiosi ebrei che venivano dalla Polonia, per lo più i sopravvissuti all’Olocausto e alla Russia Sovietica, sono stati sottoposti a “inimmaginabile crudeltà mentali e fisiche con un solo obiettivo in mente: “sradicare il giudaismo”. Per come vanno le cose in Israele oggi e per come si sfrutta una forma corrotta di giudaismo per servire il militarismo coloniale, gli haredim hanno tutte le ragioni per credere che l’arruolamento dei loro figli e delle loro figlie produrrà anche crudeli, sistematici e sionisti lavaggi del cervello per assicurarsi di plasmare degli efficaci (brutali) soldati di occupazione.
Gli haredim contro i valori dello stato di Israele

Gli haredim credono ferventemente e praticano il biblico insegnamento: “Siate fecondi e moltiplicatevi”. Hanno famiglie numerose e l’età media tra gli haredim è di 16 anni. Il loro messaggio di pace ai sionisti militaristi potrebbe essere riassunto così: “Fate i bambini, non le bombe”. Alcuni leader haredim si sono incontrati con funzionari palestinesi e iraniani e, in linea con la loro dottrina religiosa, hanno dichiarato il loro sostegno ad una soluzione pacifica dei conflitti e hanno denunciato un atteggiamento militare aggressivo di Israele.

Gli haredim sono intensamente religiosi e dedicano il loro tempo a discussioni e dibattiti sulle letture dei grandi maestri di religione: Il messaggio che inviano ai sionisti è : Leggete di più i “trattati etici di Maimonide” piuttosto che ascoltare gli sproloqui bellicosi e grondanti di sangue di Netanyahu.
Gli Haredim vivono e studiano in gran parte entro i ristretti confini della loro comunità e insistono a mandare i loro figli nelle yeshivah, per studiare i libri sacri, piuttosto che in Cisgiordania ad uccidere palestinesi. Vogliono che i loro figli a servano Dio – non l’IDF. Cercano la verità nella Torah, non nelle conquiste fatte con dottrine di guerra preventiva abbracciate dai più autorevoli militaristi israeliani e da sionisti accademici che vivono all’estero.

L’attenzione degli haredim per costruirsi una vita migliore all’interno della loro comunità li porta a rigettare tutti gli sforzi dello Stato sionista per invogliarli a seguire quei violenti, sedicenti ” coloni ebrei”, che vanno in Cisgiordania ad occupare con ferocia le terre, per “fare la loro parte nella società (sic) “. L’ introverso stile di vita degli Haredi è visto come una giusta alternativa al rozzo militarismo, al riciclaggio di denaro, alla speculazione finanziaria, alla tratta di organi umani e a truffe immobiliari a cui si prestano le elite israeliane, insieme a comunità di sionisti che vivono all’estero, con cui riescono a procurarsi diversi miliardi di dollari come contributi dal Tesoro degli Stati Uniti.

Gli Haredim credono, con evidenza esemplare, che l’arruolamento dei loro giovani nell’esercito coloniale israeliano potrebbe distruggere i loro valori morali, se i loro figli fossero costretti a molestare e ispezionare le donne arabe ai posti di blocco, a rompere le gambe ai bambini palestinesi tirando sassi, a difendersi senza rispetto per nessuna legge, come fanno i “coloni ebrei”, a dipingere graffiti osceni nelle moschee e nelle chiese e af attaccare i bambini arabi mentre vanno a scuola … per non parlare degli effetti negativi che produce quella che gli ebrei israeliani laici chiamano “educazione moderna”, piena di menzogne storiche sulle origini di Israele, e di insegnamenti scientifici su alte tecnologie con cui fare la guerra, e le dottrine economiche “avanzate” che inneggiano al sacro ruolo del libero mercato, che spiegano che il tasso di povertà del 60% tra gli haredim è “auto-indotto”.

Gli haredim chiedono che l’élite ebraica israeliana smetta di chiedere di arruolare i loro giovani e di discriminarli nel lavoro, tanto da triplicare il tasso di disoccupazione (tra gli haredim).
La ‘guerra civile’ che verrà: Lo Stato sionista contro il haredim

Il leader eletto, Yair Lapid, del partito Atid, recentemente formatosi, è stato definito un “centrista” dal New York Times, e un ‘moderato’ dagli ideologi di punta della “lobby” sionista degli Stati Uniti, ha messo tra i punti di forza della sua piattaforma politica la fine di qualsiasi esenzione per gli Haredi dall’obbligo del servizio militare nelle colonie . Yair Lapid, per riuscire ad entrare in un nuovo governo di coalizione con Netanyahu, ha lanciato un feroce attacco agli haredim e nel suo accordo per entrare a far parte della macchina da guerra di Netanyahu, ha incluso una netta contrapposizione alla leadership haredi.

Yair Lapid raccoglie i rancori secolari della classe dei giovani rampanti di Israele che si lamentano amaramente di doversi arruolare e in questo modo ritardare le loro opportunità per arricchirsi, mentre ai poveri, ai semi-analfabeti “neri” (termine dispregiativo che indica l’abbigliamento degli haredim) è concesso dedicarsi ai loro studi “senza valore” della Torah. Lapid, con la stessa logica perversa che ha anche Netanyahu, afferma che “Il 10% della popolazione non può minacciare il 90% con una guerra civile”, (Financial Times, 2/14/13).

Ancora una volta, il boia (Lapid) accusa la vittima (haredim) della violenza che sta per commettere. Yesh Atid, il partito centrista (sic) di Lapid, si è alleato con Naftali, il partito neo-fascista “ della casa ebraica” di Bennett (che spinge per l’annessione di tutta la Palestina e l’espulsione dei non ebrei) per cancellare l’esenzione della coscrizione militare per Haredi. Insieme hanno il potere di veto sul prossimo governo. Questo attacco militarista rabbiosamente laico ha suscitato una grande opposizione tra gli altri partiti sionisti-religiosi che, con l’occasione, si sono avvicinati: sia il Partito Shas (sefardita haredim) che la United Torah Judaism hanno preso le difese del haredim.

Si stanno tracciando linee che vanno molto oltre un confronto tra gli haredim e uno stato sionista.
Il vero significato del conflitto haredim-sionisti

L’ostilità degli haredim per la laicità dello Stato sionista è in parte basata nella sua opposizione alla coscrizione militare, rimettendo così in discussione il sistema militarista israeliano, in generale e, in particolare, la sua politica di occupazione coloniale e di aggressione regionale.

Mentre alcuni haredim possono opporsi all’obbligo militare per motivi religiosi e chiedere di essere esentati unicamente per la loro giovane età, oggettivamente, questo può mettere in discussione il comportamento degli israeliani che violano i diritti dei palestinesi e il loro intero sistema di apartheid.
Parlando di valori spirituali, negano la legittimità dell’idea di uno stato ebraico di polizia, basato sulla forza, sulla violenza, sulla tortura e sulla scomparsa dei prigionieri politici. Il loro mettere in discussione l’aspetto istituzionale che sostene la supremazia ebraica e l’dea di Israele, patria del popolo eletto, dà un colpo potente ai principi ideologici di tutte le attività d’oltremare che si configurano nel potere sionista.

La loro animosità per la confusione tra sciovinismo ebraico con i rituali religiosi e la deificazione tribale dello Stato di Israele si contrappone al loro abbraccio ai Dieci Comandamenti di Mosè.

Gli haredim studiano l’insegnamento dell’insigne filosofo giudaico Maimonide e aborriscono quegli strateghi militaristi sionisti come Walzer, Dershowitz, Kagan, Feith, Netanyahu, ecc . che predicano le dottrine coloniali della”guerra giusta”.

Rappresentando il 10% della popolazione israeliana ed una percentuale di gran lunga maggiore di giovani in età militare, gli haredim possono limitare considerevolmente il campo di applicazione delle future guerre sioniste. Se riusciranno a bloccare l’obbligo di coscrizione, potrebbero fornire un contributo duraturo per rendere il mondo in generale, e il Medio Oriente in particolare, un luogo più sicuro e più pacifico in cui vivere.

Di fronte alla prospettiva che in futuro si potrà perdere la “carne da macello” che serve le sue imprese coloniali, con i loro attacchi forsennati agli haredim, l’elite israelo-sionista ha spinto la maggior parte degli ebrei israeliani a demonizzarli come ‘retrogradi’, analfabeti, scrocconi dando la colpa al loro programma religioso per la forte natalità, per la povertà al 60% e per la alta disoccupazione. La macchina da guerra di Israele ha bisogno di nuove reclute per mantenere la sua missione imperiale di un Grande Israele.

I dati demografici – con famiglie con più di cinque figli- indicano che gli haredim potrebbero raddoppiare la percentuale della popolazione israeliana nel corso dei prossimi due decenni. Di fronte a ‘fatti sul terreno e nella culla’, l’imperativo espansionista coloniale sta spingendo tutti i principali partiti sionisti a togliere le esenzioni agli Haredi. Come risposta i leader Haredi minacciano di cominciare una massiccia disobbedienza civile, se i sionisti imporranno l’arruolamento, vedendo giustamente nella coscrizione dei loro giovani un assalto ai loro valori più profondamente spirituali e familiari che servirà da leva per scardinare la tradizionale solidarietà e le relazioni sociali della comunità.

Gli haredim condividono una condizione comune con la popolazione araba di Israele: Entrambe le comunità devono fronteggiare crescenti vessazioni della polizia, discriminazioni, persecuzioni religiose e aumento del livello di povertà. Una alleanza haredim-araba metterebbe insieme il 30% della popolazione per fronteggiare un nemico comune, militarista, secolare e plutocratico. Sul piano soggettivo sembra una cosa inverosimile ma sono in atto processi storici, oggettivi e strutturali, che stanno avvicinando sempre più i due gruppi.

E’ una delle grandi ironie della storia che i movimenti secolari e antimperialisti del mondo moderno debbano trovare i loro alleati più compatibili proprio nel movimento più tradizionale e più profondamente religioso di Israele.

James Petras
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/israels-coming-civil-war-the-haredi-jews-versus-secular-zionist-militarism/5323834
Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=11538

—————–o0o—————–

Attacco all’Iran: Vahidi, ‘un errore che Israele potrebbe commettere, ma sarebbe anche l’ultimo’

TEHERAN (IRIB) – Proseguono le minacce di Israele circa una aggressione all’Iran e continuano le garanzie da parte delle forze armate iraniane sul fatto che nel caso di un attacco all’Iran, Israele non riuscirebbe a sopravvivere alla risposta di Teheran.

Secondo PressTV, il ministro della Difesa iraniano il generale Ahmad Vahidi mercoledì ha ricordato che l’attacco all’Iran e’ un errore che Israele potrebbe anche commettere, ma che sarebbe l’ultima azione di questo regime. “Le minacce degli Stati Uniti e del Regime Sionista non hanno valore ed allo stesso tempo dimostrano la loro natura aggressiva”, ha spiegato Vahidi ed ha reiterato la predisposizione delle forze armate iraniane a dare una risposta veloce e tenace ad ogni sorta di aggressione al paese. Riferendosi alle autorità Usa, Vahidi ha consigliato la soluzione dei crescenti problemi interni americani invece di sparare accuse di guerra contro gli altri paesi. Le dichiarazioni di Vahidi sono giunte in risposta a quelle del 21 Aprile del Segretario alla Difesa Usa Chuck Hagel che ha espresso sostegno alla retorica di guerra di Israele ai danni dell’Iran.

——————o0o——————

In visita di Stato a Gerusalemme
Obama accredita le tesi sioniste su Israele
Il capofila dell’imperialismo americano: “Avete diritto di difendervi, fieri di essere vostri alleati”

La rabbia dei palestinesi

“Gli Usa sono orgogliosi di essere a fianco di Israele in qualità di suo più forte alleato e più grande amico”, sono le parole con le quali Barack Obama ha dato significativamente inizio il 20 marzo alla sua prima visita ufficiale in Israele, ricevuto dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e dal presidente, Simon Peres. Nel corso del suo primo mandato presidenziale Obama era passato nella regione ma si era fermato al Cairo saltando Tel Aviv. L’obiettivo di allora era quello di far finta di tendere la mano al mondo islamico e non poteva perciò comprendere anche la tappa israeliana. Adesso ha recuperato e con gli interessi. La visita ufficiale si è svolta a Gerusalemme e anche questo ha un valore simbolico dato che solo per i sionisti questa è la capitale israeliana.
Preludio per quella parte del discorso di Obama che ha accreditato le tesi sioniste su Israele. Israele “è la patria storica del popolo ebraico”, ha detto Obama “già 3mila anni fa” il popolo ebraico viveva qui. E la nascita dello stato d’Israele, 65 anni anni fa, rappresenta “una rinascita e una redenzione senza precedenti nella storia”. A completamento del panegirico retorico pro sionista Obama aveva inserito nel corso della visita l’omaggio alla tomba di Theodor Herzl, il teorico del sionismo, vissuto nella seconda metà dell’ottocento. E il 21 marzo, all’incontro con gli studenti all’Università di Gerusalemme, ha chiosato : “voi siete la generazione che può realizzare il sogno sionista”.
Inequivocabile il riconoscimento da parte del capofila dell’imperialismo americano della versione che i leader sionisti fondatori dello Stato di Israele spacciano come unica storia di questa terra. Una versione contestata dal Coordinamento dei Comitati popolari palestinesi contro la colonizzazione che in risposta alle affermazioni di Obama hanno denunciato come ci sia “un impegno sistematico degli Stati Uniti e di altri paesi occidentali volto a riconoscere solo la narrazione storica israeliana. Eppure questi paesi sanno che è contro la storia. È uno stravolgimento politico e culturale che vuole negare i legittimi diritti dei palestinesi anche solo su di una piccola parte della loro terra” da parte di una “amministrazione americana complice del colonialismo e dell’occupazione”
Al boia sionista Netanyahu ha ribadito che “lo scopo principale della mia visita è far sapere agli israeliani che hanno un alleato negli Usa”, e che “la loro sicurezza è molto importante per noi”. Secondo Obama “le necessità di Israele alla sicurezza sono realmente uniche. E la sicurezza di Israele non è negoziabile. Israele deve essere in grado di difendersi da solo, di fronte ad ogni minaccia”. Come se ci fosse stato bisogno di dare carta bianca al regime di Tel Aviv per “difendersi” attaccando i paesi vicini, non ultimo la Siria. Nessuna condanna da Obama, che ha anzi ribadito che “l’impegno degli Stati Uniti al fianco di Israele è più forte che mai rispetto al passato e la nostra alleanza non è mai stata più forte”. A sigillo di tale alleanza il presidente americano confermava che la Casa Bianca avrebbe continuato a finanziare il sistema di difesa missilistico israeliano Iron Dome. E non è forse l’equivalente di un via libera all’attacco all’Iran, minacciato continuamente da Tel Aviv, ribadire davanti a Netanyahu che “l’Iran non deve acquisire l’arma nucleare. Gli Usa continueranno a consultarsi a stretto contatto con Israele sulle azioni da intraprendere. Tutte le opzioni rimarranno sul tavolo”, compresa quella militare. Netanyahu lo ha ringraziato per l’appoggio incondizionato a Israele.
Nel secondo giorno della visita ufficiale, il 21 marzo, Obama si è ritagliato alcune ore per recarsi a Ramallah e incontrare il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen e il premier fantoccio Salam Fayyad; gli Usa non riconoscono il governo legittimamente eletto e presieduto da Hamas. Scontato che confermasse la soluzione senza via di uscita dei “due Stati”, da raggiungere tramite negoziati. Come se quelli che durano da decenni avessero portato al rispetto di almeno uno dei diritti dei palestinesi. Un miraggio che nei fatti Obama ha confessato affermando che lo Stato palestinese deve essere “indipendente, in grado di sostenersi, dotato di contiguità territoriale, accanto allo Stato di Israele”. Uno stato dotato di contiguità territoriale o è un solo Stato, la soluzione corretta, o diventa una farsa a meno che la Casa Bianca non pensi a un mini Stato palestinese in Cisgiordania o a Gaza.
Riguardo allo sviluppo delle colonie sioniste in Cisgiordania, denunciato da Abbas, ha minimizzato sostenendo che la politica degli insediamenti israeliani non è “costruttiva né appropriata per la pace”. Si è guardato bene dal chiederne il blocco immediato e nel corso dei suoi due mandati il numero dei coloni è cresciuto del 10%. Ha finito concludendo che “Israele ha nel presidente palestinese Mahmoud Abbas e nel premier Salam Fayyad dei veri partner per la pace. È giunto il momento per il mondo arabo di fare passi avanti verso la normalizzazione delle relazioni con Israele”. Che è la cosa che gli interessa di più.
Persino l’Olp di Abbas, che pure accetta la soluzione dei due Stati, ha contestato Obama: “Non abbiamo bisogno di altri 20 anni di negoziati. Occorre invece una chiara volontà politica per realizzare le risoluzioni dell’Onu e quanto stabilito dal diritto internazionale. Occorre mettere fine a decenni di impunità israeliana, i negoziati non possono continuare a fungere da camuffamento della colonizzazione e della segregazione ma devono essere una via pacifica per mettere fine a decenni di occupazione”.
Obama come se non peggio di Bush denunciavano i manifestanti palestinesi che in piazza a Ramallah contestavano la visita del presidente americano. La folla gridava slogan come “Obama, smetti di appoggiare i crimini di guerra israeliani”, “Usa-Israele-Gb, il triangolo del terrorismo”. La polizia palestinese, addestrata coi soldi americani, bloccava la strada che conduce al complesso della Muqata, sede dell’incontro, impedendo ai manifestanti di avvicinarsi. Nei giorni precedenti altre proteste si erano svolte a Gaza, a Ramallah e in altre località della Cisgiordania dove i manifestanti calpestavano poster con l’immagine del presidente americano e gridavano slogan contro il No pronunciato lo scorso novembre da Obama all’adesione della Palestina alle Nazioni unite come Stato osservatore.

27 marzo 2013

——————o0o—————–

Kerry ad ankara per cercare di appianare il caso

Israele e il sionismo, frizioni Usa-Turchia

Erdogan: «Sionismo crimine contro l’umanità». La Casa Bianca: «Frase che ha effetti corrosivi sulle nostre relazioni»

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan (LaPresse)Il premier turco Recep Tayyip Erdogan (LaPresse)

Si accende la tensione tra Turchia e Usa. Gli Stati Uniti giudicano le frasi sul sionismo come crimine contro l’umanità del premier turco Tayyp Recep Erdogan «particolarmente offensive» e con «effetti corrosivi» sulle relazioni Usa-Turchia. Il segretario di Stato Usa John Kerry, una volta arrivato ad Ankara, esprimerà la preoccupazione americana.

KERRY – Il successore di Hillary Clinton potrebme premere sul premier turco per un gesto distensivo verso Israele, dopo l’irritazione dello Stato ebraico per l’equiparazione tra sionismo e fascismo. Come detto, di fronte alla platea di un forum dell’Onu a Vienna, il premier turco si era spinto ad affermare che il sionismo è «l’islamofobia è un crimine contro l’umanità, al pari del sionismo, dell’anti-semitismo e del fascismo». Oggi il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, l’ha definita «un’affermazione bugiarda e cupa, propria di un mondo che pensavamo fosse scomparso».

Redazione Online 1 marzo 2013 | 12:45

——————o0o——————

LE RELAZIONI ERANO STATE INTERROTTE NEL MAGGIO 2010

Pace tra Israele e Turchia, Obama fa il miracolo

Netanyahu presenta le scuse, Erdogan le accetta. La rottura
dopo l’abbordaggio israeliano alla Mavi Marmara

Dal nostro corrispondente DAVIDE FRATTINI

GERUSALEMME — Il numero è stato composto da Benjamin Netanyahu, il telefono gliel’ha messo in mano Barack Obama. Il premier israeliano sapeva quello che doveva dire, pronunciare le parole che nè lui nè Avigdor Lieberman (l’alleato politico e leader ultranazionalista) avevano mai voluto concedere. Dall’altra parte, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ascolta Netanyahu mentre si scusa «con il popolo turco per ogni errore che potrebbe aver causato la perdita di vite umane» e promette che i due Paesi troveranno un accordo per risarcire le vittime. La conversazione dura trenta minuti, Netanyahu assicura anche che il suo governo ha tolto «il blocco all’ingresso di materiali e prodotti per uso civile a Gaza».

—————–o0o—————–

VERITA’ SCIOCCANTI SU “ISRAELE”

ISRAELE = SIONISMO= IMPERIALISMO = RAZZISMO =SATANISMO.

I VERI EBREI NON SONO SIONISTI E NEMMENO “ISRAELIANI”.

I SIONISTI ISRAELIANI NON SONO NE’ EBREI, NE’ UN POPOLO SEMITA; SONO SIONISTI E BASTA!

1)               Israele è l’unico stato al mondo “democratico” che VOLUTAMENTE non ha una Costituzione.

2)               Israele rappresenta una grave e pericolosissima minaccia per l’esistenza dell’intera umanità, basti pensare a l’alta pericolosità nucleare di Israele anche in base a quanto ha dichiarato

MARTIN VAN CREVEL professore di Storia Militare presso l’Università ebraica di Gerusalemme, nel corso di un intervista ha affermato:

“Possediamo diverse centinaia di testate atomiche e di missili che possiamo lanciare su bersagli in tutte le direzioni, persino verso Roma. Molte capitali europee sono il bersaglio della nostra aviazione militare”

“Le nostre Forze armate sono la seconda o terza potenza al mondo. Abbiamo la capacità di portare il pianeta alla DISTRUZIONE  insieme a noi, e vi garantisco che è quello che succederà prima che Israele sparisca”

Ha inoltre detto che l’unica strategia significativa nei confronti del popolo semita palestinese è la DEPORTAZIONE COLLETTIVA e che l’attuale governo sta soltanto aspettando il momento giusto e l’uomo giusto per farlo.

3)               I non-ebrei non possono acquistare né prendere in affitto terre in Israele. Si può chiamare democratico uno stato del genere?

4)               Gerusalemme, sia quella ovest che quella dell’est, è considerata, dall’intera comunità Internazionale, inclusi gli Stati Uniti, territorio occupato da Israele che la considera completamente come propria capitale.

5)               Il governo Israeliano destina l’85% delle risorse idriche agli “ebrei” (sionisti), mentre il restante 15% deve essere diviso tra tutti i Palestinesi dei Territori. Ad esempio ad Hebron l’85% dell’acqua è riservato a 400 coloni sionisti, mentre il restante 15% è ripartito tra 120.000 Palestinesi.

6)               Gli aiuti finanziari forniti ogni anno ad Israele dagli USA (la gigantesca cifra circa 15.139.000 dollari al giorno per l’esercito Israeliano!) superano gli aiuti concessi a tutto il continente Africano.

7)               ISRAELE E’ L’UNICO STATO MEDIO-ORIENTALE CON ARMAMENTI NUCLEARI (circa 500 bombe atomiche)

8)               E’ L’UNICO STATO IN MEDIO-ORIENTE A RIFIUTARSI DI FIRMARE IL TRATTATO DI NON-PROLIFERAZIONE NUCLEARE, MENTRE PROIBISCE LE ISPEZIONI INTERNAZIONALI AI SUOI SITI.

9)               Israele attualmente occupa, oltre la Palestina, territori di due nazioni sovrane (Libano e Siria) in spregio alle risoluzioni delle Nazioni Unite.

10)         Da decenni, il governo Israeliano, invia i suoi killers in altri Paesi per assassinare i nemici politici.

Il caso più noto è stato quello DI JOHN KENNEDY il presidente americano ucciso nel 1963 perché si oppose all’armamento nucleare di Israele.

CLICCA QUI PER SAPERE DI PIU’

11)          Alti dirigenti dell’esercito Israeliano hanno pubblicamente ammesso di aver assassinato prigionieri di guerra disarmati.

12)          Israele rifiuta di perseguire quei soldati colpevoli di assassinio.

13)          Israele di norma confisca deliberatamente acconti bancari, esercizi commerciali, terre e rifiuta di pagare indennizzi a coloro che subiscono le confische.

14)          Israele ha rifiutato di obbedire a più di 75 risoluzioni delle Nazioni Unite. Insomma dell’ONU se ne frega altamente.

15)          La creazione del sedicente stato di Israele ha l’intento esplicito di garantire il mantenimento di un carattere “ebraico” all’interno dello Stato.

16)          L’ex primo Ministro Ariel Sharon è stato giudicato personalmente responsabile dei massacri di Sabra e Shatila in Libano.

17)          L’attuale stato di israele è fondato sulle rovine di più di 400 villaggi Palestinesi distrutti ed etnicamente “ripuliti” dall’esercito Israeliano nel 1948.

18)          Almeno quattro premiers israeliani (BEGIN, SHAMIR, RABIN e SHARON) sono dichiarati CRIMINALI DI GUERRA , visto che hanno preso parte a massacri contro civili, bombardamenti di civili, espulsioni forzate di civili dalle loro case e dai loro villaggi.

19)          Il Ministero degli esteri israeliano paga due note aziende di pubbliche relazioni americane affinché queste pubblicizzino l’immagine (falsa) di Israele al pubblico statunitense.

20)          La coalizione del governo Sharon include un partito “MOLEDET” (sembra proprio la nostra parola “maledetto”) che invoca pubblicamente l’espulsione di tutti i Palestinesi dai cosiddetti Territori Occupati.

21)              Negli otto anni del Processo di pseudo-pace di Oslo, gli insediamenti colonici sionisti in Cisgiordania e Gaza sono più che raddoppiati.

22)             Gli insediamenti costruiti durante il governo Barak sono il doppio rispetto a quelli costruiti durante il governo Netanyahu.

23)             Israele ha dedicato una volta, un francobollo ad un uomo accusato di aver attaccato un pullman di civili causando molte vittime.

24)             Nonostante la tortura si stata ufficialmente messa al bando, lo SHIN BET (in Israele) continua a torturare sistematicamente i prigionieri politici Palestinesi, compresi donne e bambini.

25)             I profughi Palestinesi rappresentano la parte più numerosa dei profughi di tutto il mondo.

26)             I checkpoints militari israeliani sono stati impiantati su tutto il territorio Palestinese, in ogni città e villaggio, IN VIOLAZIONE DEGLI ACCORDI DI OSLO.

27)             Quando la “Questione Palestinese” fu creata dagli Inglesi nel 1917, più del 90% della popolazione Palestinese era ARABA, e c’erano in Palestina non più di 56.000 ebrei.

28)             Più della metà degli ebrei che vivevano in Palestina allora erano di recente immigrazione, ed erano giunti in Palestina negli anni precedenti per sfuggire alle persecuzioni in Europa.

29)             Allora (inizi del 900) gli ARABI PALESTINESI ERANO PROPRIETARI DEL 97,5% DELLE TERRRE, mente gli ebrei (sia quelli nati in Palestina, sia quelli recentemente immigrati) avevano soltanto il 2,5% delle terre.

30)             Durante i 30 anni di regime di occupazione britannica, i Sionisti riuscirono ad ottenere solo il 3,5% delle terre in Palestina, nonostante il governo britannico li avesse favoriti a più non posso, e gran parte di queste terre, fu data ai sionisti direttamente dal governo britannico e non furono comprate dai proprietari arabi.

31)             Quando l’Inghilterra affidò la risoluzione del problema Palestinese alle Nazioni Unite, nel 1947, i sionisti non possedevano che il 6% di tutto il territorio Palestinese.

32)             Nonostante questi fatti, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise la formazione di uno “Stato Ebraico”  in Palestina!!! E garantì a questo sedicente “Stato” circa il 54% del territorio Palestinese!!!.

33)             Israele subito dopo, OCCUPO’ immediatamente l’80,48% di TUTTA LA PALESTINA.

34)             Questa espansione territoriale ebbe luogo, in massima parte prima del 15 Maggio 1948, e cioè prima del termine formale del mandato britannico e del ritiro delle forze inglesi dalla Palestina, prima che gli eserciti arabi  si muovessero in difesa dei Palestinesi, e prima che scoppiasse la GUERRA ARABO-ISRAELIANA.

35)             La proposta del 1947 di creare uno “stato ebraico” in Palestina, fu approvata alla prima votazione  solo dagli Stati Europei, americani, Australia e Nuova Zelanda (tutti paesi di stampo Colonialistico o colonizzati). Quando la questione fu rimessa ai voti nella sessione plenaria del 29 Novembre 1947, FORTI PRESSIONI AMERICANE (di stampo mafioso) riuscirono ad ottenere l’approvazione solo di un paese asiatico (Filippine) e due stati Africani (Liberia e Sud Africa).

In altre parole lo “stato ebraico” fu posto nel punto di intersezione  tra ASIA  e AFRICA senza la libera approvazione di alcun Paese mediorientale, Asiatico o Africano.

36)         Da quando i patti armistiziali furono firmati nel 1949, Israele ha mantenuto un esercito aggressivo che effettua spesso attacchi attraverso la linea di demarcazione armistiziale, invadendo ripetutamente i territori dei vicini Stati Arabi.

 Le intenzioni degli “Ebrei” Israeliani scritto in questo muro:

“UCCIDERE TUTTI GLI ARABI”

Soldato Israeliano minaccia di morte un Palestinese senza alcun motivo

37)         SOLO IN PASSATO, Israele è stato debitamente rimproverato, censurato e condannato per questi attacchi militari dal Consiglio di Sicurezza o dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ORA ANCHE LE NAZIONI UNITE E’ DIVENTATO UN ORGANISMO COMPLICE DEL SIONISMO. (per estrema paura?  O per presenza di Ebrei sionisti all’interno?)

38)         Israele ha gradualmente IMPOSTO UN REGIME DI APARTHEID AI PALESTINESI  che vivono nella loro patria. Più del 90% di questi vivono IN “ZONE DI SICUREZZA”??? VIVONO SOTTO LA LEGGE MARZIALE CHE RESTRINGE LA LORO LIBERTA’  DI VIAGGIARE DI CITTA’ IN CITTA’, I LORO BAMBINI NON HANNO LE STESSE POSSIBILITA’ D’ISTRUZIONE , NON HANNO POSSIBILITA’ CONVENIENTI DI LAVORO, NE’ IL DIRITTO DI RICEVERE PAGHE UGUALI PER LAVORI UGUALI.

39)         ISRAELE disattende TUTTE le risoluzioni ONU che gli impongono di sgombrare i territori Palestinesi occupati nel 1967, continua a creare colonie negli stessi territori, con la speranza di annetterli in futuro; Israele non vuole risolvere il problema del rientro dei profughi, perché farlo SIGNIFICHEREBBE CONTRADDIRE IL MITO SU CUI ISRAELE E’ STATO CREATO: “Una terra senza popolo per un popolo senza terra”.

——————–o0o———————

La realtà dello stato sionista israeliano

Israele, un paese delle dimensioni del New Jersey può vantarsi dei seguenti risultati:
1. Israele è stata fondata sulle rovine di un’altra nazione che ha distrutto: la Palestina
2. Israele detiene il record mondiale del numero di città e villaggi distrutti dalla pulizia etnica: 500 +
3. Israele detiene il record mondiale del numero di rifugiati che ha deportato: 4 milioni +
4. Israele detiene il record mondiale del numero di abitazioni che ha demolito: 60 mila +
5. Israele è il paese con il più alto record di condanne delle Nazioni Unite: 500 volte +
6. Israele è il paese con il numero più elevato di veti che gli Stati Uniti ha posto per proteggerlo nel Consiglio di sicurezza: + 100 volte
7. Israele ha ucciso più civili innocenti pro capite rispetto a qualsiasi altro paese + 50 000
8. Israele ha imprigionato più civili pro capite rispetto a qualsiasi altro paese: 250 000 +
9. Israele ha reso più civili innocenti portatori di handicap pro capite rispetto a qualsiasi
altro paese: 50 000 +
10. Israele ha ferito più civili innocenti pro capite rispetto a qualsiasi altro paese: 200 000
+
11. Israele ha solo due paesi a difendere le sue politiche in seno alle Nazioni Unite; questi
sono gli Stati Uniti e la Micronesia
12. Israele è l’unico paese sulla Terra, che nega il diritto al ritorno dei rifugiati
13. Israele è l’unico paese sulla terra che ancora occupa un intero paese e parte di altri due
paesi
14. Israele è l’unico paese che sulla Terra pubblicamente ruba l’acqua dei suoi vicini di casa
15. Israele è l’unico paese sulla Terra, che ha legalizzato la demolizione delle case come metodo di punizione collettiva
16. Israele è l’unico paese che sulla Terra sradica alberi come metodo di punizione collettiva
17. Israele è l’unico paese che sulla Terra prende come obiettivi militari deliberatamente infrastrutture civili e si giustifica
18. Israele è l’unico paese sulla Terra, che ha legalizzato l’assassinio
19. Israele resta l’unico paese ad usare civili come scudi umani in operazioni militari
20. Tra tutti i paesi, Israele è l’unico che ha legalizzato la tortura
21. Israele è l’unico paese che sulla Terra si basa su insediamenti illegali nei territori occupati
22. Israele è l’unico paese che sulla Terra pubblicamente incarcera attivisti senza prove
23. Secondo il Guinness dei primati, Israele ha creato il maggior numero di checkpoint al mondo
24. Secondo dal Guinness dei primati, Israele detiene il record mondiale del numero di giorni di coprifuoco che ha posto ai palestinesi
25. Israele è l’unico paese i cui checkpoint negano l’accesso in ospedale alle donne, e i bambini nascono per strada, spesso morendo
26. Israele è eccezionale in quanto l’unico paese ai cui checkpoint i pazienti muoiono perché gli è negato l’accesso agli ospedali
27. Israele è l’unico paese ai cui checkpoint terminano le parate nuziali
28. Israele è l’unico paese sulla Terra ai cui checkpoint ai bambini è negato l’accesso alle
scuole e a seguire le loro lezioni
29. Israele è uno dei due paesi che, contro il diritto internazionale, usa le bombe a grappolo e le bombe all’uranio impoverito
30. Israele detiene il record mondiale del numero di soldati che rifiutano di prestare servizio nell’esercito (finora l’unica buona notizia dal peggiore esercito al mondo)
31. Israele, pur essendo un paese ricco, riceve il più elevato aiuto finanziario, più che la somma degli aiuti a tutti i paesi dell’Africa sub-sahariana
32. Israele sostiene che i suoi nemici vogliano cancellarla via dalla mappa, ma lei ha spazzato un intero paese dalla carta geografica: la Palestina
33. Israele è il paese che ha introdotto le armi nucleari in Medio Oriente, ma è l’unico paese in Medio Oriente che si rifiuta di firmare il trattato di non proliferazione nucleare
34. Dopo la Germania Est, Israele è l’unico paese che sta costruendo un muro di separazione Secondo al Sudafrica, Israele è l’unico paese attualmente sotto un regime di apartheid.
35. Gli ingegneri israeliani hanno sviluppato per primi al mondo: “il cancello stradale di
ferro”
36. Gli ingegneri israeliani hanno sviluppato per primi al mondo: “città trasformate in prigioni con cancelli e orari di apertura”
37. Gli ingegneri israeliani hanno sviluppato per primi al mondo: “i muri da apartheid”
38. Gli ingegneri israeliani hanno sviluppato per primi al mondo: “le recinzioni elettrificate di segregazione”
39. Gli ingegneri israeliani hanno sviluppato per primi al mondo: “i proiettili in gomma specifici per accecare occhi”
40. Gli ingegneri israeliani hanno sviluppato per primi al mondo: “l’aborto infallibile, infanticidio mediante gas lacrimogeni”
41. Gli ingegneri israeliani hanno sviluppato per primi al mondo: “le gabbie umane con umiliazione garantita”
42. Israele è l’unico paese sulla terra che ha un partito politico che difende pubblicamente la pulizia etnica dei suoi abitanti nativi
43. Israele è l’unico paese che ha ancora leggi razziali che discriminano i suoi abitanti nativi
44. Israele è l’unico paese noto per avere memoriale dedicato a un terrorista, in cui i suoi
seguaci si incontrano e danzano
45. Israele è l’unico paese sulla Terra, che imprigiona i bambini per motivi politici
46. Israele è l’unico paese sulla Terra dove si ottiene un mese di servizi sociali per aver fracassato intenzionalmente la testa di un bambino
47. Quale altro paese non ritiene i suoi soldati responsabili per aver sparato attivisti pacifisti stranieri a sangue freddo?
48. Nessun altro paese ha città assegnate esclusivamente per un gruppo etnico
49. L’unico posto sulla Terra, dove la gente vive in case rubate a profughi in vita è Israele
50. L’unico posto sulla Terra, dove la gente coltiva campi rubati a profughi in vita è Israele
51. Israele ha il più alto numero di città costruite sopra villaggi distrutti con la pulizia etnica, i cui ex residenti vivono come rifugiati
52. Israele è tra i primi paesi in classifica per mancanza di sicurezza.

——————–o0o——————–

ISRAELE, GIUDAISMO E SIONISMO

Conferenza del Rabbino Ahron Cohen alla Birmingham University, Inghilterra, 26 Febbraio 2003

Amici, è un onore avere l’opportunità di parlarvi oggi.
Io e i miei colleghi di Neturei Karta partecipiamo ad occasioni come questa perché riteniamo di avere il dovere sia religioso che umanitario di pubblicizzare il nostro messaggio, il più possibile. Così spero e prego che con l’aiuto del Creatore le mie parole e le nostre discussioni, qui, oggi, possano essere corrette e precise, nel loro contenuto e nelle loro conclusioni. Come vi è stato già detto, io sono un ebreo ortodosso (e cioè un ebreo che cerca di vivere la propria vita in totale accordo con la religione ebraica). Sono impegnato nell’adempimento dei doveri ecclesiastici all’interno della comunità ebraica e in particolare sono impegnato nell’educazione dei nostri giovani e nell’aiutarli a conseguire una condotta sana e corretta. E’ perciò di particolare interesse per me poter parlare a voi, un corpo studentesco, oggi.
Mi è stato chiesto di parlarvi del giudaismo e del sionismo. Questo argomento è naturalmente tremendamente importante alla luce dell’attuale situazione in Palestina, dove abbiamo – diciamolo – una parte, i sionisti (che sono anch’essi degli ebrei) desiderosi di imporre uno Stato “settario” sulla testa di una popolazione indigena, i palestinesi. Uno scontro che ha provocato spargimenti di sangue e brutalità di cui non si riesce a vedere la fine, a meno che vi sia un cambiamento davvero radicale.
I miei titoli per parlare di questo argomento derivano dall’essere uno dei molti ebrei ortodossi che simpatizzano completamente con la causa palestinese: noi protestiamo in modo veemente contro i terribili errori perpetrati in Palestina contro il popolo palestinese dall’illegittimo regime sionista.
La punta avanzata di quelli tra noi che sono impegnati, attivamente e regolarmente, in questa controversia sono chiamati Neturei Karta, termine che può essere tradotto in modo approssimativo come Guardiani della Fede. Non siamo un partito o un’organizzazione a parte, ma rappresentiamo fondamentalmente la filosofia rappresentativa di una parte significativa dell’ebraismo ortodosso.
Permettetemi innanzitutto di dichiarare in termini categorici che il giudaismo e il sionismo sono incompatibili. Essi sono diametralmente opposti.
La questione deve sicuramente apparire a molti di voi che oggi sono qui come un paradosso. Dopo tutto, tutti sanno che i sionisti sono ebrei e che il sionismo è a vantaggio degli ebrei. I palestinesi sono i nemici dei sionisti. Come può essere allora che io, un ebreo, possa simpatizzare con la causa palestinese?
Vorrei cercare di rispondere a questa domanda e tornare all’argomento della mia conferenza – il giudaismo e il sionismo – su due livelli: la fede religiosa e l’umanitarismo. Tenete presente che essere umanitari è anche un obbligo religioso fondamentale.
Prima di tutto dal punto di vista della fede religiosa ebraica. Dobbiamo esaminare qualche aspetto della storia del popolo ebreo e della sua fede basilare nel controllo dell’Onnipotente sul nostro destino e su ciò che l’Onnipotente vuole da noi. Tutto questo è fissato nei nostri insegnamenti religiosi, nella nostra Torah, e ci è stato insegnato nel corso delle generazioni dai nostri grandi leader religiosi. Rispetto a tutto ciò, esaminiamo anche la storia del sionismo, come si è sviluppata e quali sono i suoi scopi.
La nostra religione è per noi un modo di vivere totale. Ci mostra come vivere una vita al servizio dell’Onnipotente. Influenza ogni aspetto della nostra vita, dalla culla alla tomba. Quello che ci viene insegnato è quello che ci è stato rivelato dalla Divina Rivelazione, come viene descritta nella Bibbia, circa tremila e cinquecento anni fa, e cioè quando venne alla luce il popolo ebreo. Tutti i nostri obblighi religiosi, pratici e filosofici, sono fissati nella Torah, che comprende la Bibbia (il vecchio testamento) e un vasto codice di Insegnamenti Orali che ci sono stati trasmessi nel corso delle generazioni.
Come detto, la nostra religione è un modo di vivere totale che copre ogni aspetto della nostra vita. Un aspetto della nostra religione, soggetto a certe condizioni, è che ci verrà data una terra, la Terra Santa, conosciuta ora come Palestina, nella quale vivere e attuare vari doveri del nostro servizio all’Onnipotente.
Ora, prima che io prosegua, desidero sottolineare qualcosa che è davvero fondamentale per capire la differenza tra il giudaismo e il sionismo, e cioè che il concetto di nazionalità dell’ebraismo ortodosso è molto diverso dal concetto di nazionalità ritenuto dalla maggior parte dei popoli. La maggior parte dei popoli pensano che la nazione sia un popolo specifico che vive in una terra specifica. La terra è essenziale per l’identità di una nazione. Una religione ci può essere come ci può non essere, ma la religione è irrilevante per l’identità nazionale. Il concetto di nazionalità del giudaismo ortodosso, tuttavia, è quello di un popolo specifico con una religione specifica. E’ la religione che stabilisce l’identità nazionale. Una terra ci può essere come ci può non essere, la terra è irrilevante per l’identità nazionale ebraica.
Questo è confermato dal fatto che la nazione ebraica è stata senza una terra per 2000 anni, ma fino a quando ha conservato la propria religione ha conservato la propria identità.
Ora ho detto in precedenza che ci è stata data una terra, ma a certe condizioni. Le condizioni erano, fondamentalmente, che dovessimo conservare i valori morali, etici e religiosi più alti. Il popolo ebreo ha posseduto la terra per i primi millecinquecento anni della sua esistenza. Ma purtroppo le condizioni non furono adempiute al livello richiesto [dall’Onnipotente] e gli ebrei vennero esiliati dalla loro terra. Negli ultimi duemila anni circa, il popolo ebreo è rimasto in uno stato di esilio decretato dall’Onnipotente, perché non aveva conservato i valori richiesti. Questo stato di esilio è la situazione che permane fino ad oggi. E’ una parte fondamentale della nostra fede accettare di buon animo l’esilio decretato dall’Onnipotente e non cercare di combattere contro di esso, o di farlo cessare con le nostre mani. Agire in tal modo costituirebbe una ribellione contro la volontà dell’Onnipotente.
In termini pratici, sebbene abbiamo conservato la nostra identità ebraica, in virtù del nostro attaccamento alla nostra religione, nondimeno l’esilio per noi significa innanzitutto che gli ebrei devono essere soggetti ai paesi in cui vivono in modo leale e non cercare di governare le popolazioni indigene di tali paesi.
In secondo luogo, significa che non possiamo tentare di costituire un nostro Stato in Palestina. Questo si applicherebbe anche se la terra non fosse occupata, e si applica certamente quando, come è questo il caso, c’è una popolazione indigena esistente. Questa proibizione costituisce una parte fondamentale del nostro insegnamento: ci è stato fatto giurare di non contravvenirvi e siamo stati ammoniti delle spaventose conseguenze in cui saremmo incorsi.
Ne consegue, perciò, che gli ebrei, oggi, non hanno il diritto di governare in Palestina.
Esaminiamo ora il movimento sionista. Venne fondato circa 100 anni fa, soprattutto da individui secolarizzati, che stavano abbandonando la loro religione ma conservavano ancora quello che consideravano il marchio [d’infamia] di essere ebrei in esilio. Ritenevano che il nostro stato di esilio fosse dovuto al nostro atteggiamento servile – la mentalità del Golus (esilio) – e non a un Ordine Divino. Volevano sbarazzarsi dei vincoli dell’esilio e cercare di costituire una nuova forma di identità ebraica. Non basata sulla religione ma basata sulla terra. Basata su una tipica aspirazione nazionalista, secolare, guidata dall’emozione, simile a quella della maggior parte delle altre nazioni. La loro politica aveva come perno centrale l’aspirazione di costituire uno Stato Ebraico in Palestina. Ma stavano forgiando un nuovo tipo di ebreo. In realtà non era assolutamente un ebreo – era un sionista.
Il movimento sionista costituiva l’abbandono completo dei nostri insegnamenti e della nostra fede religiosa – in generale – e in particolare un abbandono del nostro approccio al nostro stato di esilio e al nostro atteggiamento verso i popoli con cui viviamo.
Il risultato pratico del sionismo sotto forma dello Stato conosciuto come “Israele” è completamente estraneo al giudaismo e alla Fede Ebraica. Lo stesso nome “Israele”, che originariamente designava quelli che sono conosciuti come i Figli di Israele, e cioè il Popolo Ebraico, è stato usurpato dai sionisti. Per questa ragione, molti ebrei ortodossi evitano di riferirsi allo Stato sionista con il nome di “Israele”.
L’ideologia del sionismo non è quella di affidarsi alla divina provvidenza ma di prendere la legge nelle proprie mani e di forzarne il risultato sotto forma di uno Stato. Questo è del tutto contrario all’approccio alla questione dell’esilio che la nostra Torah ci richiede di adottare, per come ci è stato trasmesso dai nostri grandi leader religiosi.
Ho parlato finora dal punto di vista della fede religiosa. Ma esaminiamo il punto di vista umanitario (che è esso stesso un obbligo religioso, come ho detto in precedenza). L’ideologia dei sionisti era, ed è, quella di forzare l’aspirazione ad uno Stato senza curarsi dei costi, in termini di vite umane e di proprietà, di coloro che si trovano sulla loro strada. I palestinesi stavano sulla loro strada. Ci troviamo di fronte al fatto che, per conseguire un’ambizione nazionalista malconcepita, è stata commessa dai sionisti una scioccante trasgressione della giustizia naturale, costituendo in Palestina un regime illegittimo del tutto contro la volontà della popolazione lì residente, i palestinesi, trasgressione che inevitabilmente ha dovuto fondarsi sulla perdita di vite umane, sulle uccisioni e sui furti.
La maggior parte degli ebrei ortodossi accettano il punto di vista dei Neturei Karta fino al punto di non essere d’accordo, in via di principio, sull’esistenza dello Stato sionista, e non “verserebbero una lacrima” se tale Stato dovesse finire. Vi è tuttavia una gamma di opinioni su come affrontare il fatto che al momento lo Stato sionista esiste. Queste opinioni variano dalla cooperazione effettiva, all’accettazione pragmatica, all’opposizione totale sempre e comunque. Quest’ultima costituisce l’approccio dei Neturei Karta. Ma c’era e c’è un ulteriore fenomeno sionista che complica il quadro. Esso è costituito dai sionisti religiosi. Si tratta di persone che affermano di essere fedeli alla religione ebraica, ma sono state influenzate dalla filosofia, nazionalista e secolarizzata, sionista, e che hanno aggiunto una nuova dimensione al giudaismo – il sionismo, con lo scopo di costituire e di espandere uno Stato ebraico in Palestina. Essi cercano di realizzare questo scopo con grande fervore (io lo chiamo giudaismo con qualcosa d’altro). Essi affermano che questo fa parte della religione ebraica. Ma il fatto è che questo è assolutamente contrario agli insegnamenti dei nostri grandi leader religiosi.
Inoltre, da un punto di vista umanitario, anche la loro ideologia era, ed è, quella di forzare la loro aspirazione senza curarsi dei costi, in termini di vite umane e di proprietà, di chiunque si trovi sulla loro strada. I palestinesi sono quelli che si trovano sulla loro strada. La cosa più scioccante è che tutto questo viene fatto in nome della religione. Mentre in realtà c’è un obbligo totalmente contrario, da parte della nostra religione, ed è quello di trattare tutte le persone con compassione.
Per riassumere. Secondo la Torah e la Fede ebraica, l’attuale rivendicazione dei palestinesi – e degli arabi – a governare in Palestina è giusta ed equa. La rivendicazione sionista è sbagliata e criminale. Il nostro atteggiamento verso Israele è che l’intero concetto è sbagliato e illegittimo.
C’è un altro problema, ed è quello che i sionisti hanno fatto in modo di apparire come i rappresentanti e i portavoce di tutti gli ebrei e così, con le loro azioni, suscitano l’ostilità contro gli ebrei. Quelli che nutrono questa ostilità sono accusati di antisemitismo. Ma quello che deve essere messo decisamente in chiaro è che il sionismo non è il giudaismo. I sionisti non possono parlare a nome degli ebrei. I sionisti possono essere nati come ebrei, ma essere ebreo richiede anche l’adesione alla fede e alla religione ebraiche. Così ciò che diventa decisamente chiaro è che l’opposizione al sionismo e ai suoi crimini non implica l’odio per gli ebrei o l’”antisemitismo”. Al contrario, il sionismo stesso e le sue azioni costituiscono la più grande minaccia per gli ebrei e per il giudaismo.
La lotta tra arabi ed ebrei in Palestina è iniziata solo quando i primi pionieri sionisti vennero in Palestina con lo scopo esplicito di formare uno Stato sulla testa della popolazione araba indigena. Questa lotta è continuata fino ad oggi, ed è costata e continua a costare migliaia e migliaia di vite. L’oppressione, le violenze e gli omicidi in Palestina sono una tragedia non solo per i palestinesi ma anche per il popolo ebreo. E fa parte delle spaventose conseguenze che ci erano state preannunciate se avessimo trasgredito il nostro obbligo religioso di non ribellarci contro il nostro esilio.
Desidero aggiungere che il rapporto tra musulmani ed ebrei risale alla storia antica. La maggior parte delle relazioni furono amichevoli e reciprocamente vantaggiose. Storicamente, accadde di frequente che quando gli ebrei venivano perseguitati in Europa trovavano rifugio nei vari paesi musulmani. Il nostro attaggiamento verso i musulmani e gli arabi può essere solo di amicizia e di rispetto.
Vorrei finire con le seguenti parole. Noi vogliamo dire al mondo, specialmente ai nostri vicini musulmani, che non c’è odio o ostilità tra l’ebreo e il musulmano. Vogliamo vivere assieme come amici e vicini, come abbiamo fatto per la maggior parte del tempo nel corso delle centinaia e persino delle migliaia di anni in tutti i paesi arabi. E’ stato solo l’avvento dei sionisti e del sionismo che ha rovesciato questa lunga relazione.
Consideriamo i palestinesi come il popolo che ha diritto di governare in Palestina.
Lo Stato sionista conociuto come “Israele” è un regime che non ha diritto di esistere. La sua esistenza continuativa è la causa di fondo del conflitto in Palestina.
Preghiamo per una soluzione al terribile e tragico punto morto attuale. Auspichiamo che tale soluzione
avvenga sulla base delle pressioni morali, politiche ed economiche imposte dalle nazioni del mondo.
Preghiamo per la fine degli spargimenti di sangue e per la fine delle sofferenze di tutti gli innocenti – sia ebrei che non ebrei – del mondo.
Siamo in attesa dell’abrogazione del sionismo e dello smantellamento del regime sionista, che farà cessare le sofferenze del popolo palestinese. Accetteremmo di buon grado l’oppportunità di vivere in pace in Terrasanta sotto un governo che sia interamente conforme ai desideri e alle aspirazioni del popolo palestinese.
Che noi si possa meritare presto il tempo in cui tutto il genere umano vivrà reciprocamente in pace.

Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.nkusa.org/activities/speeches/bham022603.cfm

——————-o0o——————-

Nell’incontro alla scuola ebraica di Milano Georges Bensoussan ha ricostruito passaggi e momenti, cause e motivi della nascita dello Stato di Israele

Per capire Israele bisogna ripartire dal Sionismo

Di: Vittorio Robiati Bendaud

25/03/2012

Qualche sera fa, nell’Aula Magna della Scuola Ebraica di Milano sono affluite molte e molte persone per ascoltare il Prof. Georges Bensoussan.

Nato in Marocco nel 1952, Georges Bensoussan è uno dei più eminenti studiosi dell’antisemitismo e della Shoah. Nel 2002, Einaudi pubblicò il suo saggio “L’eredità di Auschwitz”,considerato una pietra miliare nella riflessione sull’insegnamento della Shoah. L’editore Marsilio, nel 2009, ha dato alle stampe “Genocidio. Una passione europea” e ancora  Einaudi, nel 2007, ha pubblicato i due volumi del fondamentale “Il sionismo. Una storia politica e intellettuale 1860-1940″ (Une histoire intellectuelle et politique du sionisme (1860-1940), Éditions Fayard, Paris 2002).

“Israele non nasce dalla Shoah. Peso, condizionamento e distorsioni di un pregiudizio”: questo il titolo dell’interessante intervento di Bensoussan, moderato e tradotto da Guido Vitale ed accompagnato dalle riflessioni di Rav Roberto Della Rocca e dello storico delle idee David Bidussa.

Nella mentalità comune della stragrande maggioranza dei non-ebrei, come pure (putroppo) per molti ebrei, la nascita dello Stato di Israele sarebbe da ricollegarsi anzitutto alla Shoah. Come a dire: se oggi esiste lo Stato di Israele è perchè sono morti milioni di ebrei europei e i governi degli Stati occidentali ne hanno approvato, quasi come per compensazione, l’esistenza.

Nulla di più falso, come ben ha fatto risaltare Bensoussan nel corso del suo intervento.

Per far luce su questa storia complicata, la cui comprensione è spesso deformata da pregiudizi e dal succedersi serrato degli eventi del conflitto arabo-israeliano, occorre ripercorrere la storia appassionante del movimento sionista. E’ nel Sionismo e solo nel Sionismo -con le sue intuizioni, con le sue variegate correnti, coi suoi leaders- che si possono (e si devono!) ravvisare le autentiche radici dello Stato di Israele.

E’ stato il movimento sionista a suscitare l’entusiasmo dei primi immigranti in terra di Israele a cavallo tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900 ed è stato sulla spinta degli ideali sionistici che è stata fondata la città di Tel Aviv nel 1909, l’Università di Gerusalemme e molte altre importanti istituzioni israeliane. Furono sempre l’impegno e la passione dei primi sionisti a delineare e ad organizzare la vita associata, assieme alle prime rappresentanze politiche, degli ebrei israeliani.

Tutto questo accedeva ben prima della Shoah: Israele non è nato dalla Shoah, checchè se ne dica.

Ma, allora, come e quando si è arrivati al già ricordato accostamento concettuale, di cui si trova traccia nel pensiero di molti, per cui si rinviene e si propone un rapporto di causa-effetto tra Shoah e nascita dello Stato di Israele? Questo può, forse, essere comprensibile nella prospettiva dei detrattori dello Stato di Israele sia per la deliberata scelta ideologica, sia per il fraintendimento dei dati storici, sia per carenza informativa. E’ molto più difficile comprendere invece per quali ragioni, almeno parzialmente, sembri essere oggi proprio lo stesso Stato di Israele a farsi interprete di questa posizione.

Bensoussan, guidando i suoi uditori con eccezionale maestria, ne ha spiegato alcuni motivi principali. Il senso di colpa collettivo della società ebraica israeliana che non è riuscita a salvare le figlie e i figli dell’ebraismo europeo durante gli anni della Shoah ha giocato un ruolo fondamentale in questo senso.

Lo storico franco-marocchino ci ha altresì ricordato, fatto riflettere e messo in guardia sul fatto che uno Stato, un qualsiasi Stato, non trova legittimità e non nasce per “compensazione”, in “riparazione” o per “compassione”: gli Stati nascono e si definiscono in relazione all’esercizio della forza, disciplinata dal diritto e dalla ragione, ma comunque dalla capacità di poter esercitare una forza in mezzo ad altre realtà statuali. A ciò, poi, si deve aggiungere una cosa essenziale e determinante: per formare uno Stato ci vuole un afflato comune e condiviso, potente, progettuale, dinamico, tenace e ben radicato.

Queste e altre le molte riflessioni, considerazioni, chiarimenti sui processi e le dinamiche storiche presentate da Georges Bensoussan l’altra sera: la demolizione sistematica di un assunto infido e l’invito a conoscere e a integrare nella nostra identità la storia, avvincente e plurima, del Sionismo e dei suoi principali interpreti.

A fronte dell’importanza e dell’attualità del tema – almeno ad avviso di chi scrive – lascia assai rattristati e preoccupati la manifesta assenza dei giovani alla serata!

———————o0o———————

La guerra d’Israele a Gaza è solo un nuovo episodio della battaglia contro i diritti nazionali dei palestinesi condotta dallo Stato d’Israele e, prima ancora, dal movimento sionista. La permanente instabilità della regione è il risultato dalla contraddizione tra il progetto sionista di stabilire in Palestina uno stato specificamente ebreo, e la presenza sullo stesso territorio di una popolazione araba che chiede ugualmente il riconoscimento dei suoi diritti.

Il progetto sionista

L’idea di creare uno stato specificamente ebreo nacque alla fine dell’Ottocento. Theodor Herzl, fondatore della corrente che fu chiamata sionista, diceva di volere dare “una terra senza popolo ad un popolo senza terra”.

La Palestina però non era un territorio privo di abitanti ; vi abitavano allora 700000 palestinesi. Parte integrante dell’impero ottomano fino al 1917, la Palestina suscitava l’interesse della Gran Bretagna che si fece attribuire dalla SDN, antenata dell’Onu, un “mandato” che faceva della Palestina una colonia britannica di fatto. E mettendo in pratica una politica classica, la Gran Bretagna cercò di aizzare le varie frazioni della popolazione l’una contro l’altra, dichiarandosi favorevole ad un “focolare nazionale ebreo” in Palestina.

Nonostante questo, l’insediamento di una immigrazione ebraica nel paese sarebbe stata possibile in un modo ben diverso. Ma i dirigenti sionisti non progettarono mai una qualsiasi spartizione, né di costruire un paese dove ebrei e arabi potessero coesistere.

Al contrario le organizzazioni sioniste che acquistarono terre dai grandi proprietari feudali espulsero sistematicamente i contadini arabi che spesso le coltivavano da generazioni.

La presenza di una popolazione ebrea che si rafforzò continuamente tra le due guerre mondiali era nell’interesse dell’imperialismo britannico ed anche dell’aristocrazia feudale araba perché permetteva di sviare la collera delle masse povere verso un conflitto che le opponeva ai coloni ebrei.

Tra i 1920 e il 1935 parecchie decine di migliaia di immigrati che fuggivano l’antisemitismo e le persecuzioni in Polonia prima, e in Germania poi, si insediarono in Palestina. Questo sviluppo delle colonie ebree s’accompagnò ad una moltiplicazione delle espropriazioni e delle espulsioni, provocando numerose sommosse antiebrei.

Durante gli anni successivi ci furono importanti movimenti sociali in Palestina. Nel corso di questi avvenimenti le organizzazioni sioniste scelsero il ruolo di ausiliari delle forze di repressione britanniche, e mai di allearsi alle masse arabe contro la potenza coloniale.

Alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di superstiti ai campi di concentramento nazisti affluirono in una Palestina che appariva tanto più come l’unico rifugio possibile quanto meno le “democrazie” vittoriose avevano fretta di accoglierli sul loro territorio.

All’origine dello stato di Israele, il ricorso al terrorismo

Tra le organizzazioni sioniste c’erano piccoli gruppi che si riferivano al socialismo rivoluzionario o addirittura al comunismo e volevano porgere la mano alla popolazione araba. Ma costoro ebbero poca influenza nel seguito degli avvenimenti. Furono la socialdemocrazia tradizionale e l’estrema destra a dare il la. Dopo la seconda guerra mondiale queste organizzazioni lanciarono una lotta armata che doveva portare alla creazione di uno stato ebreo. Ma questa lotta armata fu diretta tanto contro gli arabi di Palestina quanto contro l’occupante britannico. Organizzazioni sioniste d’estrema destra organizzarono attentati contro le forze britanniche, ma anche contro la popolazione araba. L’obiettivo di chi poneva bombe nei mercati arabi era di terrorizzare la popolazione per portarla a fuggire dalla Palestina.

Alla fine del 1947 l’Onu propose di dividere la Palestina in due Stati, uno palestinese e l’altro ebreo. Immediatamente gli Stati arabi vicini, a cui sarebbe piaciuto mettere le mani sulla Palestina, intervennero militarmente per opporsi a questo progetto. Ma il giovane Stato d’Israele uscì come vincitore dal conflitto. Ne approfittò per respingere i confini ben oltre ciò che proponeva il piano di divisione dell’Onu, occupando il 78% della Palestina del mandato.

Tra 700 000 e 800 000 palestinesi erano fuggiti, incalzati dalle truppe israeliane. Tanto più che queste ultime si macchiavano di vere e proprie stragi; come nell’aprile 1948 a Deir Jassin dove un commando massacrò 254 anziani, donne e bambini, un massacro che Menahem Begin, che sarebbe stato primo ministro israeliano, rivendicava ancora nel 1961 apprezzando il fatto che degli 800 000 arabi che si trovavano sul territorio dove fu creato Israele, ne rimanevano non più di 165 000 dopo la cessazione delle ostilità. Gli altri erano in maggior parte divenuti profughi, confinati nei campi di Cisgiordania, di Gaza e dei paesi vicini.

Quanto allo Stato palestinese, non vide mai la luce del giorno. Ciò che rimaneva del territorio che gli era stato attribuito, cioè la striscia di Gaza e la Cisgiordania, furono dopo l’armistizio del 1949 amministrati rispettivamente dall’Egitto e dalla Giordania.

Qualche anno dopo, nel 1967, Israele riprese l’offensiva e durante la cosiddetta guerra “dei sei giorni” riportò una nuova vittoria sull’Egitto, la Giordania e la Siria. I territori conquistati non furono annessi, ma messi sotto occupazione militare. Invece la parte orientale di Gerusalemme fu integrata ad Israele come più tardi il Golan siriano.

Questa nuova sconfitta militare degli Stati arabi finì di discreditarli agli occhi dei palestinesi e nei campi di profughi si costituirono delle milizie. Il primo ruolo in questo movimento fu giocato dall’Olp, organizzazione di liberazione della Palestina, diretta dal dirigente di un gruppo dal nome di Al Fatah, Yasser Arafat.

Nel suo programma Arafat non pretendeva di sconvolgere l’ordine sociale nella futura Palestina. La sua prospettiva, come quella di tutti i movimenti nazionalisti, era di fare accettare dall’imperialismo e da tutti gli Stati della regione uno Stato palestinese.

Dalla metà degli anni 70 Arafat ottenne un certo riconoscimento internazionale. Ma solo la prima intifada (Il sollevamento, che fu anche chiamato la rivolta delle pietre), scoppiata nel 1987, costrinse Israele a discutere con l’Olp.

Infatti se lo Stato ebraico accettò di considerare il progetto di un futuro Stato palestinese e l’insediamento di un embrione di questo Stato, “l’autorità palestinese”, era solo perché contava su questa autorità per farne una polizia contro gli stessi palestinesi.

Ma queste apparenti concessioni, sancite dagli accordi di Oslo del 1993, non impedivano allo stato israeliano di rosicchiare ancora il territorio promesso ai palestinesi. In Cisgiordania l’autorità palestinese si esercitava solo su un territorio amputato dalle numerose colonie ebree la cui espansione proseguiva. Così la popolazione dei coloni aumentò da 115 000 nel 1993 a pressoché 500 000 oggi.

Questa politica non poteva che scalzare l’autorità dell’Olp, incapace di fare applicare il contenuto degli accordi di Oslo e intaccata dalla corruzione evidente di alcuni dirigenti. Una parte crescente dei palestinesi si rivolse allora al partito islamista Hamas.

All’inizio gli islamisti si limitavano al terreno religioso. Il loro principale nemico non era l’occupante israeliano ma altri palestinesi, militanti comunisti, militanti laici o “miscredenti”. In un primo momento beneficiarono della benevolente neutralità delle autorità israeliane che così speravano di diminuire l’influenza dell’Olp. Così gli islamisti potevano ricevere in piena legalità sussidi dall’Arabia Saudita, e creare centinaia di moschee e una università islamica.

Ci fu una svolta con la prima Intifada del 1987. Hamas capì che se i suoi militanti non avessero partecipato alle manifestazioni rischiavano di essere emarginati, e quindi si unì alla lotta. Nel 1993, prese le distanze dall’Olp, opponendosi agli accordi di Oslo che denunciò come una rinuncia agli obiettivi nazionali dei palestinesi.

Pur continuando ad emarginare il Fatah, il governo israeliano proseguiva la sua politica di usurpazione territoriale ai danni della popolazione palestinese in Cisgiordania.

Il risultato di tutta questa politica fu l’ascesa di Hamas che nel gennaio del 2006 divenne il primo partito palestinese conquistando il 45% dei voti alle elezioni al consiglio consultivo palestinese. Nel giugno 2007 esso prese il controllo totale di Gaza.

La politica dei dirigenti israeliani non solo ha trasformato centinaia di migliaia di palestinesi in prigionieri nel proprio paese, ha anche messo la popolazione israeliana nella condizione, appena migliore, dei carcerieri, continuamente mobilitati, confermando il pronostico di Trotskij, che negli anni trenta vedeva nel sionismo “una trappola sanguinosa”.

——————–o0o——————–

L’ultimo giallo di Teheran “Arrestato Ahmadinejad”

Il presidente sarebbe stato fermato per qualche ora dai Pasdaran

“I misteri che circondano gli affari politici in Persia, per quanto carichi di sventure per milioni di cittadini innocenti, sembrano una messa in scena, anzi un’opera buffa”, scriveva nel 1912 William Morgan Shuster, un funzionario americano attivo in Iran ai tempi della rivoluzione costituzionale. La messa in scena continua e l’ultimo atto sarebbe l’arresto lunedì del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, fermato per sette ore dai servizi segreti dei Pasdaran.

La notizia lanciata su Internet e subito smentita dall’Irna, appare scarsamente plausibile, anche perché chi fa un gesto così clamoroso difficilmente lo lascia a metà. Vera o falsa, testimonia comunque la crescente tensione all’interno dei regime, a un mese e mezzo dalle elezioni che decideranno chi succederà a Ahmadinejad, che dopo due incarichi non può presentarsi una terza volta per la corsa alla presidenza. Quattro anni fa la sua rielezione, che milioni di iraniani considerarono fraudolenta e condusse a mesi di proteste, portò all’eliminazione del campo riformatore per mano dei conservatori. Moussavi e Karroubi, i due candidati riformatori, sono ancora agli arresti domiciliari.

Oggi la guerra si combatte tra due fazioni di conservatori. Ahmadinejad è entrato in conflitto con la Guida Suprema Khamenei, che nel 2009 si era schierato dalla sua parte contro le proteste. Dopo diversi scontri pubblici con Ali Larijani, il presidente del parlamento molto vicino al Leader, che Ahmadinejad accusa di corruzione ora, secondo il sito Baztab, il presidente avrebbe addirittura minacciato di rivelare la grande truffa elettorale che nel 2009 lo portò al secondo mandato, nel caso che il Consiglio dei Guardiani respingesse la candidatura del suo “delfino” Esfandiar Rahim Mashaei, con il quale, dicono i critici, cercherebbe di instaurare un sistema di alternanze sul modello Putin-Medvedev.

Mashaei è considerato quasi un eretico dall’establishment clericale perché crede – come Ahmadinejad, da lui influenzato, si dice – nel contatto diretto con il Mahdi. L’-I-mam nascosto è il fulcro del credo sciita, e chi ha un filo diretto con il Mahdi non ha evidentemente bisogno degli ayatollah come intermediari . Una interpretazione incendiaria per il regime che però sembra convinca molti negli strati più popolari del Paese e potrebbe dare buone chance a Mashaei se si presentasse come candidato anti- establishment.
Su tutto questo pesa la durissima crisi economica e sociale del paese, colpito dalle sanzioni più dure che la Repubblica islamica abbia sopportato nei suoi 34 anni di esistenza. A metà maggio riprenderanno le trattative sul programma nucleare che è all’origine delle sanzioni.

Vanna Vannuccini
Fonte: www.repubblica.it
3.05.2013

—————–o0o——————

Israele. Bloccate le costruzioni nelle colonie, per finta

In Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Benyamin Netanyahu, su pressione Usa, ha deciso uno stop fino a giugno. Ma «Yediot Ahronot» smentisce

GERUSALEMME. Benyamin Netanyahu, su pressione americana, ha deciso un blocco limitato all’espansione delle colonie israeliane, come quello che gli impose quasi quattro anni fa l’Amministrazione Obama? Difficile capirlo dalle notizie parziali e confuse circolate ieri. Il premier israeliano, ha detto la radio militare, avrebbe ordinato – evitando annunci pubblici – uno stop ai nuovi appalti per le costruzioni in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, su pressione degli Stati uniti, per favorire il rilancio dei negoziati con i palestinesi. L’emittente ha aggiunto che Netanyahu avrebbe anticipato questa intenzione alcuni giorni fa in un incontro con il ministro dell’edilizia Uri Ariel – del Partito «Focolare ebraico», quindi un accanito sostenitore della colonizzazione – e la sospensione delle gare d’appalto per gli insediamenti è stata confermata anche da Peace now, secondo il quale nessun nuovo piano è stato approvato dopo la visita in marzo di Obama. «È un importante passo che va accolto positivamente», ha commentato il direttore del gruppo, Yariv Oppenheimer.

Il blocco delle costruzioni negli insediamenti – illegali per le leggi internazionali – è considerato dai palestinesi una condizione necessaria per riprendere i negoziati ma finora Netanyahu ha risposto di volere una trattativa senza precondizioni. Immediato l’allarme tra i coloni israeliani che hanno chiesto un incontro con il primo ministro e «Focolare ebraico» ha fatto sapere che potrebbe non dare il suo voto favorevole a importanti provvedimenti economici. Più tardi si è appreso che il blocco avrebbe una breve durata, fino alla metà di giugno. Infine il sito del quotidiano Yediot Ahronot ha riportato che per Netanyahu tutto andrà avanti come sempre e che non c’è uno stop alle costruzioni.

Qualcosa però bolle in pentola. Il premier israeliano sa che deve rispondere, sia pure con gesti simbolici, alle sollecitazioni del Segretario di stato americano John Kerry che afferma di volere far ripartire il negoziato. E per questo motivo ha chiesto a israeliani e palestinesi di dargli due mesi di tempo e di evitare mosse unilaterali. I palestinesi quindi hanno sospeso ogni nuovo passo presso l’Onu, dopo aver ottenuto in novembre lo status di Stato osservatore non membro malgrado l’opposizione di Israele. E Netanyahu si sarebbe impegnato a non dare il via a nuovi progetti di espansione delle colonie. È perciò probabile che il premier abbia detto al ministro Ariel di tenere le cose ferme per qualche settimana, senza annunciarlo in pubblico, poi tutto tornerà come prima.

Kerry domani farà tappa a Roma dove sono attesi anche Tzipi Livni, ministro israeliano della Giustizia nonché capo negoziatore con i palestinesi, e Isaac Molho, inviato speciale di Netanyahu. Entrambi una settimana fa erano a Washington per discutere della recente dichiarazione della Lega Araba riguardo ai confini del futuro Stato palestinese che ha aperto la strada agli «scambi territoriali» tanto invocati da Israele allo scopo di annettersi Gerusalemme Est e porzioni importanti di Cisgiordania occupata nel 1967.

Comunque stiano le cose, il possibile breve blocco delle nuove costruzioni nelle colonie non sarà percepito sul terreno. Lo sanno bene i palestinesi. Due giorni fa, ad esempio, l’esercito israeliano ha consegnato 11 ordini di demolizione per altrettante abitazioni civili nel villaggio di Deir Nidham che, se saranno eseguite, lasceranno più di 40 persone senza un tetto. La «colpa» dei proprietari è quella di abitare nei pressi della colonia israeliana di Halamish che le autorità militari intendono espandere.

Michele Giorgio
Fonte: www.ilmanifesto.it
8.05.2013

—————-o0o—————-

Italia: visita Segretario di Stato Usa John Kerry, ‘negoziati in Medioriente ‘negli interessi di Israele’

di Radio Italian IRIB

Italia: visita Segretario di Stato Usa John Kerry, 'negoziati in Medioriente 'negli interessi di Israele'

 ROMA (IRIB) – Il Segretario di Stato Usa John Kerry, giunto ieri nella capitale italiana, incontrerà oggi alle 12,30 il presidente del Consiglio Enrico Letta ed anche il Ministro degli Esteri Emma Bonino.

Secondo quanto riferiscono i media italiani, Kerry che si reca a Roma per la seconda volta in due mesi, parla di Siria e di ripresa di un cosiddetto negoziato israelo-palestinese a Roma. Sulla Siria, dopo il bombardamento aereo di Israele di qualche giorno fa, Washington pare interessata ad incrementare le azioni militari contro il governo siriano, e se non direttamente almeno per procura. Sul versante mediorientale Kerry ha incontrato il responsabile israeliano per i negoziati, Tzipi Livni con cui ha discusso probabilmente le condizioni con cui rilanciare la carta del negoziato con i palestinesi in modo che Israele, isolato internazionalmente, ne possa trarre il massimo vantaggio; si spiega in tal modo, probabilmente, la totale assenza di un rappresentante palestinese. La Livni non ha fatto mistero della questione e dopo l’incontro con Kerry ha ricordato: “Abbiamo avuto con il segretario Kerry una buona discussione. L’idea e’ rilanciare il negoziato tra israeliani e palestinesi e noi crediamo che il raggiungimento di un accordo sia interesse di Israele”. 2 anni fa’ i negoziati erano stati congelati dal premier Netanyahu con l’avvio frenetico della costruzione di insediamenti illegali in terre palestinesi; a cio’ era seguita una netta condanna internazionale ribadita pure dall’Onu che in realta’ non si e’ piu’ placata. E’ proprio di ieri la notizia di un’altra campagna di boicottaggio contro Israele che ha portato persino il famoso scienziato Stephen Hawking a non recarsi nei territori. Ora Kerry, probabilmente, ha la missione di fare qualcosa per l’alleato Israele, anche inscenando un negoziato con il sempre disponibile Abu Mazen.

Articoli correlati:

Fonte: http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/125401-italia-visita-segretario-di-stato-usa-john-kerry,-negoziati-in-medioriente-negli-interessi-di-israele

—————-o0o—————

Israele soccorre il Mujaheddin Obama

di Pepe Escobar

Asia Times Online

Proprio quando la farsa della ‘linea rossa’ stava raggiungendo un livello critico, ma ancora seppellito sotto la sabbia, ed egli doveva scegliere fra l’embargo o un coinvolgimento diretto nella guerra siriana (si veda l’articolo “La messa in scena della linea rossa in Siria e Iran”, Asia Times Online, 2 maggio 2013), il Presidente Obama è stato salvato dal governo israeliano di Bibi Netanyahu.

La tentazione era oh, così grande per Obama di reinterpretare Ronald Reagan e indossare gloriosamente il mantello di Obama il Mujaheddin Siriano, proprio come Reagan aveva fatto negli anni ’80 con i suoi amati combattenti per la libertà nella jihad afghana. Perché questo avvenga si dovrà attendere, ma forse non tanto.

I motivi di Israele

Andiamo al sodo. Il bombardamento israeliano delle installazioni dell’Esercito siriano a Jamraya, vicino a Damasco, è una provocazione e un atto di guerra. Israele ha agito su delega di Washington, che forse ha addirittura fornito una lista degli obiettivi. E Washington, per non parlare degli inutili burattini di Bruxelles, non condannerà il bombardamento, che per l’ennesima volta si prende beffa delle leggi internazionali.

Israele insiste che gli obiettivi erano dei missili iraniani terra-terra Fateh 110 per gli Hezbollah. Damasco dice che gli obiettivi erano un istituto di tecnologia militare e territori per l’addestramento delle truppe; ci sono molti appartamenti nelle vicinanze, i cui inquilini sono sempre stati voluti dalla CIA come collaboratori. Non ci sono armi chimiche a Jamraya. Secondo fonti mediche siriane, potrebbero essere rimasti uccisi 42 soldati.

Questa idea di Israele degli Hezbollah è confusa. Non vi è alcuna conferma che gli Hezbollah avessero comprato i Fateh 110. Dal 2009, gli Hezbollah sono in possesso della versione siriana dei Fateh 110, gli M600, con una portata di circa 250 chilometri e un discreto sistema di guida. Il solito coro di ‘fonti’ anonime di Washington insiste che lo stesso Esercito siriano ha bisogno di quei missili contro le bande armate mercenarie di quello che si è auto-definito Free Syrian Army (FSA) [Esercito siriano libero, NdT]. Quindi non avrebbe avuto senso inviarli al Libano.

Ma per Israele ha senso distruggere una fornitura di Fateh 110, o anche M600. In questo modo Israele aiuta in maniera diretta l’FSA. Fra parentesi, uno dei suoi portavoce, vero o falso che fosse, è andato nella TV israeliana a elogiare il bombardamento. E Israele almeno per il momento evita che altri missili arrivino agli Hezbollah.

Però dall’oscurità emerge il fatto che Israele ha un sacco di seri motivi per fare ancora una volta di testa sua.

Israele brama una Siria debole e caotica, senza tecnologie militari avanzate. Soprattutto brama una totale somalizzazione della Siria, un’anti-utopica società settaria. Quale migliore giustificazione per Israele per essere pronto con le armi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 se non il terrorismo intransigente wahabita proprio lungo i suoi (non delimitati) confini? E per giunta Israele vuole trascinare la Siria, gli Hezbollah e in definitiva l’Iran in una guerra totale. Vuole il pacchetto completo, e al più presto possibile.

Damasco da parte sua può giocare a scacchi, e non reagire. Almeno per il momento. O lasciare che siano gli Hezbollah a reagire, nel prossimo futuro.

Non è una casualità che il bombardamento sia avvenuto dopo:
1) il tour del capo del Pentagono Chuck Hagel in Israele e nelle monarchie petrolifere del Golfo;
2) le avanzate dell’Esercito siriano durante le ultime settimane nel corridoio di Homs contro i mercenari/jihadisti sponsorizzati dall’estero;
3) il viaggio ‘segreto’ a Teheran dello sceicco degli Hezbollah Nasrallah;
in seguito Nasrallah, un’ottima mente geopolitica, ha sottolineato che quello che ‘loro’ veramente vogliono è la distruzione dell’infrastruttura, dell’economia e del tessuto sociale della Siria, “distruggere la Siria come popolo, esercito, intera nazione”.

Se ci saranno ulteriori attacchi, com’è probabile, per esaurire gli arsenali dell’Esercito siriano, sarà un dono della provvidenza per i mercenari/jihadisti. Nasrallah ha assolutamente ragione dicendo che l’obiettivo chiave della coalizione dei volenterosi, formata da NATO, Consiglio di cooperazione del Golfo e Israele, è provare a trascinare la Siria in una guerra totale. Dopo un’eventuale risposta siriana, la ‘soluzione’ sarebbe bombardare a tappeto a livelli dell’Iraq.

Le opzioni di Obama il Mujaheddin

Se la prima mossa statunitense/israeliana avrà successo o meno resta una domanda aperta. Quello che certo ha fatto è stato posporre l’incoronazione di Obama il Mujaheddin. I regni infernali dei think tank statunitensi erano oh, così eccitati dalla prospettiva che Obama aggirasse alla Bush il Consiglio di Sicurezza dell’ONU (come in Russia e Cina) e imponesse unilateralmente una no-fly zone sulla Siria, così che gli Stati Uniti potessero occuparsi del requisito “campagna per sopprimere la difesa aerea del nemico”.

Un’assurdità, per quanto i britannici e la Francia non si siano arresi all’interno dell’Unione Europea e della NATO, di fatto provando persino a scavalcare quest’ultima nell’imporre una no-fly zone.

La no-fly zone era stata tirata per le lunghe a Washington come modo per assicurarsi circa le armi chimiche della Siria. Il problema è che Washington ha informazioni scarne riguardo a dove queste siano effettivamente depositate. E per di più, secondo Carla del Ponte, investigatrice ONU molto stimata, le armi chimiche erano usate probabilmente non dal governo ma dai ‘ribelli’.

L’amministrazione Obama stava anche accarezzando l’idea del ‘sostegno diretto letale’ ai ribelli, ad esempio in termini di missili anticarro e missili terra-aria.

Washington crede nel suo stesso mito per cui gli USA sarebbero ‘indirettamente’ impegnati nel controllo e rifornimento dei gruppi di opposizione in Siria. Dal 2011, il rifornimento di armi chimiche di bande di mercenari/jihadisti siriani è stato fatto tramite il mercato nero, con scorte in Libia, e in Croazia. La CIA è stata estremamente impegnata per tutto questo periodo. Molte di queste armi sono ora nelle armi di jihadisti intransigenti quali Jabhat al-Nusra.

L’idea che la CIA sia in grado di controllare e armare quelle bande/mercenari/jihadisti a beneficio di Washington una volta crollato il governo di Bashar al-Assad è la battuta del secolo. Provate a fare un salto in Afghanistan con la memoria.

O immaginate questi McJihadisti siriani, o Mujaheddin di You Tube, equipaggiati con ottimi missili a guida infrarossa con lanciatore da spalla mentre portano devastazioni in tutta l’Asia sud-occidentale.

Quindi dopo molti sospiri, Obama ha finito per trovare qualcosa di molto più comodo di una no-fly zone: attacchi mirati, con jet e/o missili, condotti dagli israeliani. Il modello potrebbe essere l’Operazione Volpe del deserto (il bombardamento dell’Iraq del 1998 ordinato da Bill Clinton). L’obiettivo, “mandare un chiaro messaggio alla Siria”.

I prossimi bombardamenti potranno mirare a campi d’aviazione, concentrazioni di aerei, altri depositi di armi, carri armati e artiglieria. I danni collaterali, inevitabilmente, aumenteranno, in proporzione al livello di provocazione.

Il precedente ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU Bill Richardson, molto vicino ai Clinton, all’ABC News ha già scommesso che Obama “propenderà per attacchi aerei”. Sì; questo è solo l’inizio. Piccoli Colpisci e Terrorizza [Shock and Awe, NdT] ci attendono.

Semplicemente, seguire il piano

La domanda è perché ci è voluto così tanto. La distruzione della Siria, come concettualizzata dallo sceicco Nasrallah, con l’Occidente che ancora una volta collabora con le bande di jihadisti, è nei piani da anni. Si veda come a grandi linee l’aveva descritta Seymour Hersh nel 2007. E si veda quanto la dirigenza bipartisan di Washington brami un cambiamento del regime.

E Damasco, ovviamente, è solo una tappa prima di Teheran. Le proverbiali fonti anonime hanno fatto trapelare al londinese Sunday Times di Rupert Murdoch che il “Patto della Mezzaluna” sta diventando realtà.

Si tratta dello stesso elemento ‘Consiglio di Cooperazione del Golfo-Israele’ nella coalizione dei volenterosi in Siria, che in questo caso si unisce per “contrastare le ambizioni nucleari dell’Iran”. La Turchia, la Casa di Saud, gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania e Israele che fanno festa gioiosamente in centri di comando e controllo comuni per rintracciare i diabolici missili balistici iraniani.

“Non so molto di storia. Ma che mondo meraviglioso sarebbe questo.” Controllato da Obama il Mujaheddin.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato all’indirizzo pepeasia@yahoo.com .

Fonte: www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/MID-01-070513.html del 7.05.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SARA SARABUSHI

—————o0o—————

Netanyahu: l’Iran conduce attacchi hacker contro Israele

Netanyahu: l'Iran conduce attacchi hacker contro Israeledi Radio Italian IRIB

TELAVIV – In questi ultimi mesi Israele si e’ trovata di fronte ad un numero sempre crescente di attacchi informatici da parte dell’Iran, la maggior parte delle quali e’ stata neutralizzata, ha riferito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Bersaglio degli hacker iraniani sono diventati quasi tutti i sistemi infrastrutturali primari d’Israele, come quelli relativi all’approvvigionamento idrico ed elettrico, le banche e le ferrovie. Netanyahu ha sottolineato che Israele e’ in grado di contrastare efficacemente tali minacce. Gli analisti non escludono la possibilità che Israele, che ha gia’ creato una forte divisione anti-hacking, possa condurre operazioni non solo difensive ma anche offensive nella guerra informatica.

Altro in questa categoria: