20 novembre 2012 |

Articolo di Antonella Randazzo * http://antonellarandazzo.blogspot.com

Per indicare l’attuale sistema di potere molti studiosi utilizzano la parola “oligarchia” o la definizione “élite egemone”. In realtà la parola esatta sarebbe il neologismo “stegocrazia”, parola che deriva dal greco stégos, che significa “tetto, coperchio” (che nasconde) o stèganos (nascosto), e kratos (da kratéo, comandare, governare). Ossia “mi nascondo ma esercito il potere”.

Stegocrazia significa dunque “Potere esercitato da chi si nasconde, da chi non appare”.

Le persone che attualmente dominano su tutti i settori importanti dell’esistenza umana, basano il loro potere sul nascondersi, e non risultano nemmeno nella lista dei più ricchi, pubblicata da riviste come “Forbes”. La segretezza risulta essere dunque una delle caratteristiche essenziali dell’attuale gruppo al potere, insieme all’uso dell’inganno e del crimine.

L’ipotesi stegocratica può spiegare molte cose altrimenti inspiegabili, come le guerre, la morte misteriosa di personaggi importanti, il controllo viscerale della popolazione, e altri aspetti dell’attuale sistema, apparentemente assurdi.

Gli stegocrati sono ai vertici delle banche e delle grandi società, ed esercitano un potere immenso pur non essendo mai stati eletti. Essi non temono affatto di poter essere controllati, poiché hanno realizzato un sistema di dominio molto forte, basato proprio sulla loro non-esistenza. Nella realtà appaiono le caratteristiche del sistema (i crimini, i paradisi fiscali, il controllo dei popoli, il potere quasi assoluto delle banche e delle grandi società, ecc.) ma non appaiono i responsabili di tutto questo, ovvero coloro che hanno progettato una realtà con le attuali caratteristiche.

Questo gruppo di persone, insieme a coloro che li sostengono consapevolmente, costituirebbe meno del 5% della popolazione del pianeta, eppure essi producono effetti su tutti i settori importanti dell’esistenza umana: istruzione, mass media, governi, servizi, lavoro, istituzioni militari, religiose, ecc.

Le fusioni societarie o bancarie hanno accresciuto il loro potere. Gli sviluppi tecnologici vengono da loro utilizzati per cercare di mantenere il potere attraverso l’uso di armi sempre più sofisticate.
Queste persone, sostenute dai politici locali, vorrebbero realizzare un unico grande centro di controllo, detto anche Nuovo Ordine Mondiale.

Il nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha svelato chiaramente la sua posizione a favore del Nuovo Ordine Mondiale. Nel novembre del 2007, nel suo discorso fatto in occasione della festa delle forze armate, Napolitano ha chiesto “un concreto impegno per… contribuire alla costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale”. Sarebbe come chiedere ai cittadini di partecipare contenti e con impegno alla costruzione della propria prigione.
Maurizio Blondet rivela che David Rockefeller, uno dei più importanti stegocrati, nel 1991 avrebbe dichiarato che il progetto del governo mondiale esisterebbe almeno “da quaranta anni” (1), e che esso si regge sulla “sovranità nazionale” dei banchieri.

Negli ultimi decenni, diversi scrittori hanno denunciato l’esistenza dell’élite stegocratica, e i media hanno cercato di isolare queste persone facendole apparire “disturbate”, o chiamandole “complottiste”. Nessuno però può esibire prove che dimostrino che queste persone siano nell’errore, al contrario,è possibile mostrare infinite prove a dimostrazione dell’esistenza di un gruppo di potere che si nasconde.

I popoli ignorano l’esistenza degli stegocrati, ma devono accettare il sistema economico-finanziario da loro creato e imposto. Si trovano come in cattività, in ostaggio di un gruppo di feroci criminali, che attraverso metodi apparentemente innocui, o addirittura considerati positivi (come fondare corporation transnazionali, banche o istituti internazionali), riducono i popoli in miseria e praticano crimini di ogni genere.

Le famiglie stegocratiche si sono arricchite nei secoli tramite i prestiti di guerra, il debito imposto agli Stati, e altre strategie di potere finanziario ed economico. La loro mentalità è gravemente distorta, essendo disposti a commettere qualsiasi crimine pur di mantenere il potere e l’immensa ricchezza. Le guerre per loro sono fondamentali. Lo stegocrate Amschel Moses Rothschild dichiarò: “la guerra è la nostra attività e industria più redditizia”.
Queste persone non vogliono riconoscere ai popoli alcun potere. Lo stegocrate James Warburg disse: “Avremo un governo mondiale, vi piaccia o no, con la forza o con il consenso”.

Oltre ai Rothschild e ai Warburg, fanno parte del gruppo stegocratico i Rockefeller, i Wilson, gli Harriman, i Carnegie, i Bush, gli Hoppenheimer, i Milner, ecc.

Questo gruppo di persone domina da secoli, e i figli ereditano il potere dei padri. Al vertice del potere stegocratico ci sarebbero soltanto poche persone. Come spiegò l’industriale e politico Walter Rathenau: “300 uomini di cui ciascuno conosce tutti gli altri, governano i destini del Continente europeo e scelgono i loro successori nel loro entourage”.
Gli stegocrati sono persone che disprezzano profondamente tutti coloro che non appartengono al loro gruppo. Concedono valore soltanto alla loro vita e alla vita dei personaggi che appartengono al loro gruppo. Ad esempio, il Segretario di Stato Henry Kissinger disse ai giornalisti del “Washington Post” che “i militari sono stupidi ed ottusi animali da usarsi come pedine per la politica estera”.

Nei secoli queste persone si sono curate di nascondere sempre più il loro potere e di accrescere le possibilità di controllo dei popoli. Sanno che se il loro potere iniquo venisse scoperto prima o poi verrebbe abbattuto, e dunque renderlo invisibile significa poterlo detenere a lungo (finché non verrà scoperto). All’occupazione territoriale dei paesi è oggi subentrata l’occupazione finanziaria ed economica, operata attraverso una miriade di società, per nascondere l’identità di chi le possiede.

Per assicurarsi il potere, queste persone finanziano sempre entrambi gli schieramenti in guerra, e dunque sono esse stesse che decidono le sorti del conflitto, dando maggiori risorse e sostegno ad uno schieramento piuttosto che ad un altro. Ad esempio, durante la Rivoluzione Russa, stegocrati come gli Harriman, i Rockefeller e i Rothschild, finanziarono entrambi gli schieramenti, ma volevano far cadere il potere zarista per ottenere più vantaggi: l’oro degli zar, interessi più alti e un maggior controllo dell’economia dopo la fine della guerra. Grazie al controllo dei rifornimenti di armi e viveri si decretò la sconfitta dello zar. Tramite una società controllata dai Rothschild, la Vickers Maxim, i banchieri fornivano approvvigionamenti e armi, e fecero in modo che l’esercito zarista avesse problemi nei rifornimenti, in modo tale da provocare sollevazioni e diserzioni. L’esercito rivoluzionario, invece, fu rafforzato, affinché potesse vincere sulle truppe zariste ridotte allo stremo. Le truppe bolsceviche ebbero sempre un regolare rifornimento di viveri e di armi.

Oltre a controllare l’esito delle guerre, l’economia e la finanza di quasi tutti i paesi del mondo, questo gruppo di persone determina anche effetti sulla Borsa, avendo il controllo sulle società che la gestiscono e sulle informazioni.
Gli stegocrati creano denaro dal nulla e lo fanno pagare agli Stati nel loro valore nominale più gli interessi. In questo modo schiavizzano i popoli, li riducono in miseria, controllano l’economia e impediscono un vero progresso materiale e culturale. Gli stegocrati controllano anche la politica, finanziando i partiti e candidando a presidenti e capi di governo delle nazioni soltanto i personaggi a loro sottomessi. Non importa che essi siano di sinistra, destra o centro, è importante soltanto che essi mostrino ai popoli di essere dalla loro parte, mentre in realtà obbediranno ai loro veri padroni. Gli stessi schieramenti politici fanno parte dell’inganno, facendo credere che esista una possibilità di scelta dei cittadini.

Avendo raggiunto un alto potere di controllo politico e dei media, i crimini commessi dagli stegocrati vengono attribuiti ad altri, oppure non si risale ai responsabili utilizzando una serie di escamotage (“servizi segreti deviati”, “combattere il terrorismo”, “frange di estremisti”, “guerre etniche”, ecc.).
I problemi da loro creati appaiono senza alcun responsabile, oppure sembra che la responsabilità sia di qualcun altro o di tutti.

Ad esempio, quando si parla di grave inquinamento ambientale molti si riferiscono ad una generica “responsabilità dell’essere umano”. Ma in realtà nessuno di noi ha scelto di creare un sistema basato quasi esclusivamente sulle energie inquinanti e nessuno di noi ha mai creato industrie chimiche altamente inquinanti e mortifere. Allora chi è stato? Sono stati coloro che hanno deciso per tutti, in base al potere finanziario, politico ed economico acquisito, ovvero gli stegocrati. Essi hanno organizzato l’economia in modo tale da rendere necessaria la produzione di un determinato prodotto in un determinato luogo, e decidono anche, attraverso la pubblicità, quali saranno le abitudini alimentari o gli stili di vita della maggior parte delle persone.

Gli stegocrati sono considerati dalle autorità locali come al di sopra della legge, e non pagano mai per i crimini che commettono. In casi rari viene comminata una multa alle loro società, ma in nessun caso vengono costretti a risanare l’ambiente o a stare in carcere per tutta la loro vita, nemmeno quando causano la morte di molte persone.
Essi fanno uccidere le persone prestigiose o influenti che non seguono pedissequamente la loro volontà. E’ il caso, ad esempio, delle morti misteriose di importanti autorità o leader carismatici come Olof Palme, Abraham Lincoln, i Kennedy, Martin Luther King, Enrico Mattei, Aldo Moro, ecc. Si tratta di persone che godevano di una certa autonomia decisionale circa questioni importanti, o avevano un grande ascendente sulle popolazioni, potendo così sfuggire al controllo dell’oligarchia dominante.

Olof Palme aveva duramente criticato la guerra in Vietnam, offrendo addirittura asilo ai soldati americani che si fossero rifiutati di farla. Egli aveva criticato anche la politica nordamericana verso Cuba. Negli anni Settanta, il Premier svedese mostrò una grande apertura verso il popolo e un serio intento di attuare un maggiore rispetto dei diritti umani, potendo così mettere in pericolo l’attuale sistema. Egli fu ucciso poco dopo aver manifestato l’intento di attuare importanti riforme.

I motivi che inducono gli stegocrati ad uccidere sono molteplici: per mantenere il potere, per accrescerlo, per proteggere il potere di signoraggio, per eliminare ogni possibilità di dissidenza efficace, per impedire la libera formazione di un’opinione pubblica, ecc. Ad esempio, nel caso dell’omicidio di Marco Biagi, sono state assoldate le “Nuove Brigate Rosse”, per produrre un effetto di grande paura e disorientamento, funzionale a far passare per buona una legge orrenda, che lo stesso Biagi aveva sconfessato. L’omicidio della persona a cui ad oggi la legge viene collegata, del tutto erroneamente, avrebbe dovuto sopprimere ogni possibile reazione dell’opinione pubblica e dei personaggi politici di sinistra. Di fatto, proprio a causa della morte violenta di Biagi, la legge non è stata considerata con la ripugnanza e il rifiuto categorico che sarebbe stato ovvio avere, trattandosi di una legge che legalizza lo sfruttamento, calpestando i diritti conquistati in seguito a durissime lotte. Questo è soltanto uno dei tanti esempi dell’uso strumentale dell’omicidio da parte degli stegocrati.

Altre tecniche da loro utilizzate per mantenere o accrescere il potere sono la guerra, le false rivoluzioni, il terrorismo, la tortura, la criminalizzazione e le persecuzioni contro i dissidenti, gli inganni mediatici (per alimentare l’intolleranza, il pregiudizio, oppure per disinformare o per far accettare i politici di regime), i programmi televisivi spazzatura che abbassano le capacità cognitive, ecc.

Gli stegocrati sono esperti nel creare focolai di tensione internazionale e nello scatenare guerre “civili”.
Essi non amano usare la parola “dissidenza”, se non in riferimento ai terroristi che assoldano per far cadere i governi a loro invisi. Preferiscono parlare sempre di “terroristi”. Tutti quelli che non sostengono il loro sistema di potere sono terroristi, anche se non hanno ucciso nemmeno una mosca e denunciano i loro metodi criminali.
Attraverso le banche e le grandi società, gli stegocrati acquisiscono maggiore potere e ricchezza e impongono occupazioni militari o sistemi dittatoriali. Ad esempio, la Esso Mobil ha aumentato nel 2006, del 26% i suoi profitti grazie allo sfruttamento dei pozzi del Kuwait e dell’Arabia Saudita, paesi in cui sono state imposte dittature. I maggiori azionisti della Esso Mobil sono le grandi banche come J.P. Morgan & Co., Barclays e Mellon. La Total-Fina -Elf, gruppo petrolifero che sta producendo profitti in Iraq, è controllato da grandi banche come Mellon e Citigroup. Queste società e banche sono controllate dal gruppo di stegocrati.

Attraverso le banche e le società gli stegocrati si sono impossessati dei beni dei popoli, chiamando il saccheggio “privatizzazione”.

Il controllo delle banche è soltanto apparentemente esercitato dai direttori delle banche, come il presidente della Federal Reserve. In realtà dietro di essi ci sono gli stegocrati, che decidono le politiche da imporre. Essi decidono l’assetto economico e lo modificano a proprio piacimento. Decidono su cosa e come investire. Decidono cosa produrre e dove.

Gli stegocrati organizzano il commercio delle armi, della droga, dei rifiuti, dell’acqua e delle fonti di energia. Per i commerci proibiti dalle leggi si valgono delle organizzazioni mafiose, che obbediscono loro ciecamente, uccidendo tutti quelli che possono mettere seriamente in pericolo i traffici illeciti.
Per gli stegocrati i nemici sono i popoli, e cercano in tutti i modi di limitare la loro crescita, sia demografica che materiale e culturale. Nel Terzo Mondo fomentano guerre e producono miseria, mentre nel Primo Mondo impediscono un maggiore benessere e reggono le redini della situazione economica. Per raggiungere questi scopi utilizzano metodi criminali. A questo proposito ricordiamo un documento desecretato nel 1989, il Memorandum dello Studio sulla Sicurezza Nazionale di Henry Kissinger sulle “conseguenze della crescita della popolazione globale per la sicurezza degli Stati Uniti ed i suoi interessi oltremare”. Il Memorandum parla di come impedire la crescita demografica e suggerisce di utilizzare la Banca Mondiale, organizzazioni dell’Onu e gruppi privati, per destabilizzare economicamente il Terzo Mondo, in modo tale da ridurre alla fame molte persone.

Gli obiettivi perenni degli stegocrati consistono nel destabilizzare o dividere i popoli “pericolosi” (ovvero che cercano di resistere o sfuggire al loro dominio), nel continuare a detenere il potere finanziario e nel tenere sottomessi i popoli attraverso le false conoscenze in tutti i settori dello scibile, e con l’uso massiccio dei mass media. Per contrastare il potere dei popoli organizzano persino rivoluzioni armate, apparentemente volute da chi le sta facendo, ma in realtà pilotate dalle loro banche che le finanziano.

Queste persone sono astute oltre ogni limite immaginabile, arrivano al punto da far credere che la menzogna sia verità e che la verità sia menzogna. Sui crimini e sulle menzogne si regge il loro potere. Con la propaganda fanno in modo che i loro nemici vengano percepiti come nemici dei popoli. Ma in realtà i loro nemici sono coloro che avversano i loro crimini. Nei tempi passati venivano definiti “comunisti” e oggi “terroristi”. Le persecuzioni contro gli islamici trovano la loro ragion d’essere nel sistema bancario da loro creato, che è migliore di quello occidentale.
La banca islamica nacque alla fine dell’Ottocento, ma iniziò ad affermarsi 30 anni fa. Le banche islamiche esigono regole di trasparenza e di rispetto dei principi etici. Ad esempio, viene proibita la speculazione con un alto margine di incertezza, per proteggere i risparmiatori più deboli. Quindi speculazioni azionarie o futures sono considerati non-islamici. Le banche islamiche non finanziano il terrorismo perché è contrario ai loro principi etici, e sono soggette ai controlli delle autorità internazionali. Non sono mai stati dimostrati collegamenti fra banche islamiche e reti terroristiche, mentre sono emersi legami fra gli istituti di beneficenza in Arabia Saudita e il finanziamento ad al Qaeda. Anche gli stegocrati statunitensi partecipano attivamente a finanziare al Qaeda attraverso la Cia.
Il “terrorismo” islamico è un’invenzione degli stegocrati (vedi a questo proposito http://www.disinformazione.it/significato_terrorismo.htm), ed ha come obiettivo principale quello di dividere gli occidentali dagli arabi, criminalizzando la cultura araba attraverso i vecchi stereotipi coloniali dell’arabo fanatico e nemico dell’Occidente.

Gli stegocrati fanno in modo che le persone comuni abbiano poco denaro disponibile, anche rendendo apparentemente complessa o confusa la realtà. Creano molte società che sono controllate dalle stesse persone. Ad esempio, le bollette aumentano ormai nel giro di pochi mesi, e sono raddoppiate in pochi anni. Ciò è dovuto al fatto che la “privatizzazione” ha consentito l’esistenza di più società nello stesso settore, e ci hanno fatto credere che questo era a favore degli utenti. Ma in realtà aveva lo scopo di creare complessità o confusione. Infatti, se ci fosse un’unica società sarebbe più immediata la reazione ai rincari così elevati e frequenti, e invece viene creata la falsa speranza di risparmiare cambiando fornitore. Ma le società sono tutte d’accordo fra di loro, oppure sono controllate dalle stesse persone. Dunque la privatizzazione dei servizi aveva lo scopo principale di produrre maggiore povertà, per accrescere ulteriormente il potere degli stegocrati.

L’IPOTESI STEGOCRATICA – Parte Seconda – Sorveglianza e controllo

Uno dei tanti modi che gli stegocrati utilizzano per dominare sulle popolazioni è attraverso il controllo della produzione del cibo.

La produzione dei beni più importanti per l’alimentazione umana è oggi quasi completamente controllata dagli stegocrati. Acquisendo il controllo dell’agricoltura possono destabilizzare le economie e ridurre in miseria molte persone. Ad esempio, gli stegocrati Lyn Forester de Rothschild e il marito Evelyn de Rothschild stanno investendo nella produzione di frutta e verdura in India. Anziché destinare i prodotti alla popolazione indiana, per produrre maggiori profitti, la frutta e la verdura sono esportate in Europa e in Giappone.

Intanto milioni di indiani risultano malnutriti per carenze di frutta e verdura, costretti a nutrirsi soltanto con una ciotola di riso, aumentando il rischio di malattie e morte. Inoltre, l’uso massiccio di pesticidi potrebbe rendere sterili i terreni e avvelenare le risorse idriche, proprio come è avvenuto in altre zone del mondo. Dunque i Rothschild, oltre ai profitti, ottengono anche l’effetto di far morire di fame (o per malnutrizione) sempre più persone, realizzando il loro obiettivo di spopolare il Terzo Mondo.

I lavoratori indiani vengono pagati con circa due dollari al giorno, e dunque ciò permetterà loro di offrire i prodotti a prezzi vantaggiosi, mettendo in difficoltà i produttori locali. Nonostante le severe regole del Wto essi possono farlo perché si ergono al di sopra delle leggi, che sono da loro imposte agli altri ma non a se stessi. Per tacitare le proteste, hanno persino inventato il meccanismo dei “sussidi all’agricoltura”, facendo credere di aiutare i comuni agricoltori. Invece ad incassare milioni sono soprattutto gli stessi stegocrati. Ad esempio la famiglia Windsor, che fa parte della stegocrazia, controllando molte società petrolifere, farmaceutiche, di produzione bellica e agro-alimentari, alcune delle banche più potenti, e moltissimi canali mediatici, nonostante le immense ricchezze possedute, riceve dall’Unione Europea ogni anno milioni di euro, per “sussidi all’agricoltura”.(2)

Una legge inglese proibisce al parlamento di indagare sulle ricchezze della Corona. Ciò permette alla famiglia reale di divulgare false notizie sul loro patrimonio e sul loro potere sul pianeta.
La produzione del cibo permette agli stegocrati di far morire di fame le persone in alcune aree geografiche e di attentare alla salute umana in altre.

Oggi nei supermercati almeno l’80% dei prodotti è stato alterato con sostanze potenzialmente nocive, definite come coloranti, conservanti, aromi, ecc. Ci viene detto che c’è sempre un motivo per l’uso di queste sostanze – per mantenere inalterata la qualità, oppure per rendere i prodotti più colorati e appetibili -, ma in realtà non è così. Ad esempio, i coloranti vengono messi anche nei prodotti sigillati all’interno delle confezioni, e persino negli integratori alimentari. Se andate in farmacia vi accorgerete che quasi tutti gli integratori alimentari contengono coloranti o altre sostanze chimiche potenzialmente nocive, anche se il prodotto è posto all’interno delle confezioni.
Le sofisticazioni alimentari hanno lo scopo di creare disturbi alla salute, dal leggero mal di testa alle diverse forme di cancro. Le persone in salute sono in genere quelle più disposte ad essere mentalmente attive e dunque, secondo gli stegocrati, possono diventare “pericolose”, mentre quelle con piccoli o grandi disturbi possono essere più portate a pensare alla loro salute piuttosto che ad altro. Inoltre, il cancro uccide ogni anno parecchie persone, e dunque serve a diminuire la popolazione.

Gli stegocrati utilizzano conoscenze scientifiche e sociologiche. Grazie a queste conoscenze, conoscono di noi molte cose che noi stessi non conosciamo, e possono controllarci, mentre noi ignoriamo la loro esistenza e il loro potere, credendo di essere noi stessi a determinare gli eventi o a decidere il gruppo politico che va al potere.
Le conoscenze sociologiche e psicologiche servono a condizionare pesantemente gli esseri umani, al fine di produrre una “massa” di persone prive di individualità e pensiero autonomo.
Gli stegocrati si valgono dell’ingenuità delle persone comuni, della loro credulità e predisposizione a dare fiducia alle autorità, che le induce a delegare all’esterno il potere decisionale su cose importantissime per la loro esistenza.

I popoli potrebbero liberarsi da questa tirannia, ma la situazione attuale è che le persone maggiormente consapevoli vivono nel Terzo Mondo, costrette a pensare soprattutto ai gravi problemi di sopravvivenza, mentre quelle che vivono nel Primo Mondo, per la maggior parte non ne sono pienamente consapevoli. L’attenzione di queste ultime viene distolta dalla realtà attraverso i mass media, che diffondono disinformazione, e attraverso programmi spazzatura, che sviliscono l’esistenza umana, rendendo sempre più superficiali, egoisti e insensibili alla sofferenza altrui.
Per meglio dominare, gli stegocrati diffondono teorie false sull’uomo e sulla natura, per convincerci a credere di essere soltanto i nostri aspetti inferiori. Ci fanno credere che l’essere umano per natura sia portato ad uccidere i suoi simili, mentre in realtà ciò accade in casi rari e patologici. Nei secoli, soltanto un gruppo ristretto di persone ha organizzato i maggiori crimini, come la deportazione degli schiavi, lo sterminio dei popoli delle tribù indiane d’America, e lo sfruttamento fino alla morte nei lager.

Le guerre non sono decise dai popoli, ma questi ultimi vengono convinti dalla propaganda a ritenere che esse siano inevitabili, oppure vengono costretti ad uccidere sotto minaccia di essere uccisi.
L’uso della bomba atomica, l’aggressione all’Iraq per portare “democrazia”, oppure le torture praticate nelle carceri statunitensi non sono state scelte prese dal popolo, ma sono piani di dominio stilati dagli stegocrati, che poi, successivamente, hanno attuato un’efficace propaganda, volta a far apparire giuste le loro guerre e a insabbiare o giustificare le loro atrocità.

Molti mammiferi sono pacifici, non uccidono i loro simili e non praticano alcuna violenza, se non contro le loro prede. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che i mammiferi rivolgono aggressività o violenza contro i loro simili soltanto per difendersi da qualche pericolo percepito, e in casi rari ciò può avvenire a causa di una patologia. I primati non umani non sanno cosa vuol dire guerra e non attuano violenze contro soggetti della loro stessa specie, se non assai raramente. Questo significa che soltanto gli esseri umani sono costretti ad andare in guerra. La domanda è: quanti esseri umani scelgono la guerra?

C’è nell’uomo la peculiarità di avere aspetti eccelsi e aspetti primitivi, legati alle pulsioni e all’istinto di sopravvivenza. Le società umane che non possono esprimere se stesse perché prive di risorse materiali e perché ingannate sotto molti aspetti dagli stegocrati, sono indotte ad esprimere ciò che di peggiore c’è in loro stesse, a causa delle paure legate alla sopravvivenza, oppure perché indotte a non avere più fiducia nei loro simili.
Chi organizza le guerre fa leva su aspetti relativi alla sopravvivenza, dicendo che occorre per forza andare in guerra perché il nemico è così malvagio che altrimenti distruggerà l’intera popolazione. Ogni autorità del paese che vuole entrare in guerra dice alla popolazione le stesse cose. Hitler e Mussolini dicevano che era la Gran Bretagna a volere la guerra, mentre quest’ultima diceva che erano gli altri. I tedeschi erano stati convinti dai discorsi dei gerarchi nazisti che la guerra era necessaria per la pace e la “sicurezza”, e le autorità inglesi dicevano lo stesso ai loro cittadini. A partire dal 1935 le autorità inglesi iniziarono a parlare male di Hitler attraverso i mass media, facendolo apparire come un personaggio pericoloso, e sostenendo di limitare la corsa agli armamenti dei tedeschi. In realtà proprio quell’anno si erano incontrati in segreto con le autorità tedesche e avevano concluso un Patto Navale che permetteva alla Germania di accrescere la propria potenza marittima. Appena due mesi prima l’Inghilterra aveva partecipato alla Conferenza di Stresa, in cui si era mostrata d’accordo nel limitare alla Germania la possibilità di avere una forza navale.

Questo significa che gli stegocrati si stavano organizzando fra loro per trascinare le popolazioni in guerra, sapendo di poter ricavare da ciò non pochi vantaggi: le banche avrebbero concesso prestiti ingenti ad ogni paese, le corporation avrebbero alzato le produzioni belliche ricavando profitti altissimi (anche grazie al lavoro forzato dei prigionieri), che in tempi di pace non avrebbero mai potuto avere. I popoli si sarebbero indeboliti materialmente e moralmente, attraverso le morti, le distruzioni, e le devastazioni morali e spirituali proprie di ogni guerra. Dopo la guerra ci sarebbe il debito pubblico da pagare (alle banche che avevano dato prestiti per fare la guerra), la disoccupazione, i prezzi alti dei beni di prima necessità, ecc. Dunque, le guerre accrescono il potere di questo gruppo che non appare, ma dietro le quinte organizza e dirige.

Le guerre sono possibili per l’ingenuità e l’ignoranza della maggior parte degli esseri umani. Occorre anche osservare che almeno il 20/30% dei soldati disertano, e che risulta che molti ufficiali di ogni nazionalità, prima delle due guerre mondiali, hanno fatto di tutto affinché la guerra venisse evitata, ma non ci sono riusciti perché i vertici di potere spesso non facevano giungere a destinazione le loro missive, oppure li costringevano a dimettersi e li sostituivano con persone favorevoli alla guerra.

Esistono due tipi di dittatura: una evidente, e l’altra nascosta, basata sull’illusione di essere in una democrazia. Gli stegocrati sanno che la più efficace è la seconda perché i popoli prima o poi si liberano dalle dittature che riconoscono come tali, mentre risulta impossibile voler lottare contro una dittatura se si crede di essere liberi. La dittatura mascherata da “democrazia” non offre alcun bersaglio preciso contro cui lottare. In essa i problemi, come la disoccupazione, la miseria o la difficoltà a sopravvivere, vengono attribuiti alla stessa società, oppure si fa credere che gli eventi siano casuali o non prevedibili.

Potendo esercitare il potere mediatico, gli stegocrati scelgono di creare una cultura in cui le persone si sentano divise per etnia, colore della pelle, religione, sesso, area geografica, ecc., in modo tale che non possano unirsi per abbattere il loro iniquo potere. In molte parti del mondo, i lavoratori immigrati sono stati messi contro i lavoratori locali, i cristiani contro i musulmani, gli ebrei contro i palestinesi, gli induisti contro i musulmani, ecc.
Per centralizzare il potere era necessario globalizzare il settore finanziario ed economico, ma fra le popolazioni sono state create, in seguito alla globalizzazione, molte più divisioni di quante ce ne fossero prima.
Molte persone percepiscono le autorità attuali come giuste, e sono ben lontane dal comprendere la natura stegocratica del sistema. Come spiegò Stanley Milgram nel suo libro “Obedience to Authority”:
“Un numero consistente di persone fa quello che viene detto loro di fare, noncuranti del contenuto dell’atto e senza vincoli di coscienza, purché siano convinti che il commando provenga da una autorità legittima… Persone comuni, intente semplicemente a compiere il proprio lavoro e senza alcuna ostilità da parte loro, possono diventare agenti in un terribile processo di distruzione. Inoltre, anche quando gli effetti distruttivi del loro agire diventano perfettamente visibili, e ad essi è richiesto di continuare a compiere azioni incompatibili con i criteri fondamentali della morale, pochissime persone hanno le qualità per resistere all’autorità.”

Persone di questo genere appoggiarono il fascismo e il nazismo, e oggi appoggiano le attuali dittature.
Altre persone comprendono che l’attuale sistema di potere è iniquo, ma pensano che forse è troppo voler sfidare chi detiene il potere da secoli. Per non sentirsi codardi, preferiscono credere che i dittatori siano quelli del passato, mentre nel presente ci siano autorità giuste.

Sfidare l’autorità criminale non è una cosa semplice, ma non farlo significa avallare i crimini, diventando complici.

Gli stegocrati che dominano su gran parte del pianeta sono quelli del gruppo europeo e statunitense, che posseggono il controllo del sistema finanziario e dei grandi gruppi industriali e mediatici. Ma tale gruppo non è l’unico esistente, esistono anche stegocrati asiatici. Ricordiamo l’esistenza del gruppo di stegocrati cinesi, che utilizza più o meno le stesse tecniche di dominio dell’altro gruppo, rimanendo nascosto e facendo attribuire i propri crimini ad altri. In alcuni casi nasconde i crimini o li fa apparire inevitabili. Gli stegocrati cinesi hanno commesso crimini orrendi, uccidendo milioni di persone, in Cina e in Tibet, e ad oggi continuano a commettere crimini di vario genere. I due gruppi di stegocrati, essendo criminali privi di scrupoli, potrebbero entrare in conflitto per l’egemonia. I popoli non devono credere nella loro propaganda che mostra la guerra come parte della realtà umana. La guerra è sempre stata organizzata dai gruppi di potere per la lotta all’egemonia e per indebolire i popoli.

La piramide di potere è salda soltanto quando c’è una base salda, dunque il vero potere non è mai al vertice ma alla base, ma le masse lo ignorano, e consegnano il potere nelle mani di pochi, che si nasconderanno per scongiurare il pericolo che gli venga tolto.
Oggi gli stegocrati sono terrorizzati di poter perdere il potere, e i loro timori sono alquanto giustificati dato che la loro segretezza tanto protetta sta gradualmente franando, prova ne sia che in questo momento state leggendo della loro esistenza, e questa è soltanto una delle numerose fonti da cui potete attingere per avere informazioni su di loro. Ovviamente, si tratta di fonti che l’élite stegocratica cerca di tenere quanto più possibile lontane dalle fonti ufficiali e dai mass media.

Il terrore di perdere il potere ha indotto queste persone ad accrescere sempre di più la sorveglianza e il controllo sui popoli. Oggi non è difficile accorgersi dei numerosi metodi di controllo e sorveglianza. Se camminiamo per strada troviamo installate diverse telecamere. Se entriamo in banca, una voce ci dice che per la nostra “sicurezza” siamo controllati da una telecamera, attraverso il telefonino possiamo essere localizzati, se entriamo in un centro commerciale siamo controllati da diverse telecamere, ecc.

La verità è che sempre più persone si rendono conto che la realtà potrebbe essere cambiata, e che non sarà possibile andare avanti con le regole imposte dagli stegocrati. Infatti, il processo di “privatizzazione” dei beni pubblici avrà una fine, e la penuria finanziaria che impedisce lo sviluppo economico ha delle cause precise, che possono essere comprese da tutti. La truffa del debito non potrà essere sostenuta per sempre.

Gli stegocrati hanno dato dimostrazione di essere disposti a scatenare guerre (anche mondiali) pur di non perdere il potere. Per questo motivo creano sempre opposizioni o contrasti fra le nazioni. Attualmente, sono stati creati due fronti: Cina e altri paesi asiatici contro gli Stati Uniti e i loro alleati. All’occorrenza, gli stegocrati possono scatenare un’altra guerra. Ma se i popoli si rifiuteranno, non ci potrà essere alcuna guerra, dato che gli stegocrati sono soltanto poche migliaia di persone, e non possono certo fare una guerra senza la disponibilità dei popoli.
I popoli sono diversi gli uni dagli altri, ed è giusto che sia così, questo non impedisce che oggi, di fronte ad un potere di tipo nazifascista globale si possa essere uniti e cercare con tutte le forze di creare una realtà che renda liberi sotto tutti i punti di vista: politico, economico, finanziario, ecc.

Ogni persona costretta a soffrire per la guerra, la fame o la tirannia, in Iraq come in Afghanistan, in Palestina o altrove, deve essere considerata parte di noi, e si deve cercare di capire la vera situazione del suo paese, mettendosi dalla parte del popolo e non del gruppo che ha creato i problemi.

Non c’è alcun vantaggio per le persone comuni a sostenere chi domina oggi. Chi uccide bambini innocenti o condanna a morte per fame milioni di persone non può dare vero benessere a nessuno. Liberarsi da questo potere iniquo è vantaggioso per tutti, anzi, è necessario per il futuro dell’umanità.

Ciò è possibile semplicemente rendendosi pienamente consapevoli della realtà, impegnandosi per non subire condizionamenti mediatici e rinunciando a sostenere e a cooperare con l’attuale sistema.

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NOTE

1) Blondet Maurizio, “Gli ‘Adelphi’ della dissoluzione”, Ed. Ares, Milano 1994.
2) Ogni anno l’Unione Europea stanzia 50 miliardi di euro per i sussidi all’agricoltura, che in teoria dovrebbero aiutare gli agricoltori europei ad essere competitivi. In realtà, la maggior parte di questa somma viene data all’élite ricca. Nel 2005 la regina d’Inghilterra ha ricevuto 546 milioni di euro, Alberto di Monaco 300 milioni, Philip Morris 1,5 miliardi, Shell 660 milioni, Van Drie 745 milioni, Nestlé 11 miliardi e Tate & Lyle 127 milioni. Quelli che dovrebbero essere i reali destinatari di queste somme, cioè gli agricoltori europei piccoli e medi, ricevono pochissimo o nulla, e sono costretti a fare molti sacrifici per andare avanti. Alcuni sono costretti a chiudere l’attività.

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29 luglio 2012 | Dossier Leo Strauss: le radici dell’utopia mondialista

Fonte: Movisol.org
Il dossier che sta cambiando la storia. Distribuito in centinaia di migliaia di copie in tutto il mondo, soprattutto negli USA, è stato ripreso dai grandi mezzi d’informazione (una lista parziale in fondo). Sta diventando l’elemento catalitico di una resistenza alla fazione guerrafondaia al potere.

Oltre all’articolo introduttivo, riprodotto di segito, il dossier comprende:
Le “ignobili bugie” dietro la guerra in Iraq: analisi delle giustificazioni assurde di una guerra a cui il gruppo di Cheney si prepara da almeno 12 anni.

— Il metodo della menzogna sistematica giustificato dalle teorie di – Leo Strauss.
— L’11 settembre 2001 come fattore “indispensabile” per imporre la politica di “guerra preventiva”
— La politica del “clean break” di Richard Perle per innescare la polveriera mediorientale
— I servizi paralleli: l’unità d’intelligence segreta del Pentagono.

“Rumsfeld come Stranamore II”. Un’ampia analisi di Lyndon LaRouche che spiega come mai un gruppo di potere così ristretto, come quello che ha scatenato la guerra in Iraq, riesca a tenere in ostaggio gli USA e il resto del mondo. Messe a fuoco le debolezze ideologiche della popolazione, e non solo quella americana, l’autore pone in risalto l’alternativa rappresentata dai giovani ai quali la generazione attuale non riserva alcun futuro.

Il regno segreto di Leo Strauss.
Squarci sul “come funziona” il mondo accademico creato da Leo Strauss negli USA raccontati da Tony Papert, collaboratore di LaRouche e studioso di Platone.

Alexandre Kojeve e la “violenza rigeneratrice”
Un elemento fondamentale della “scuola” degli utopisti imperiali è rappresentato dal sinarchismo di cui l’esponente centrale è il professore parigino di origine russa Alexandre Kojeve. A lui si rifanno i moderni Robespierre decisi a decapitare ogni forma del “bene comune” dalla vita e dalla cultura politica.

Il dossier è pubblicato in due parti, nei numeri di giugno e agosto 2003 di Solidarietà, il bollettino d’informazione del Movimento Solidarietà che i non iscritti possono richiedere telefonicamente agli uffici di Milano: 02/2613058 – 02/26110612

Introduzione al dossier
Secondo la rivista americana Time del 17 luglio 1996, il professore dell’Università di Chicago Leo Strauss (1899-1973) è il filosofo prediletto dei politici di Washington ed è il vero ispiratore della “rivoluzione conservatrice”, allora capitanata da Newt Gingrich nel Congresso americano con il suo programma di austerità fascista, il “Contract with America”.
Dal 1996 a oggi l’influenza di Strauss è diventata sempre più egemone. Tra gli straussiani più in vista c’è il vicesegretario alla Difesa Paul Wolfowitz, che ha studiato sotto Allan Bloom, l’alter ego di Strauss all’Università di Chicago. Wolfowitz dirige al Pentagono il partito della guerra, costituito essenzialmente da elementi della burocrazia civile. A lui fa anche riferimento I. Lewis Libby, il capo dello staff del vice presidente Dick Cheney che gli ha affidato un “consiglio di sicurezza ombra” nell’Old Executive Office Building, l’edificio più prossimo alla Casa Bianca.
Saul Bellow riferisce nella sua biografia di Bloom che durante la Tempesta del Deserto del 1991, quando Bush senior respinse la proposta di Wolfowitz e di Cheney di ordinare alle truppe americane di marciare su Baghdad, Wolfowitz se ne lamentò con Bloom in una telefonata privata.
Quest’influenza nefasta è stata recente messa a fuoco da Lyndon LaRouche. Ne ha parlato il 3 marzo nel corso di un trasmissione radiofonica molto seguita, diretta da Jack Stockwell. Il candidato alla presidenza USA ha spiegato in tale occasione che Strauss, insieme a Bertrand Russell e H.G. Wells è tra i maggiori responsabili, sul piano intellettuale, del fatto che gli Stati Uniti stanno ripetendo il tragico errore delle Guerre Peloponnesiache, quando Atene cercò di sottomettere i suoi alleati, grazie ai quali aveva potuto respingere i persiani, e finì con il condurre se stessa e la cultura greca all’autodistruzione, lasciando così spazio all’emergere dell’imperialismo romano.
Nel periodo successivo a quell’intervista, il tema di Leo Strauss è stato ripreso da organi d’informazione in Germania, Francia, Italia e America (vedi scheda sotto).
Il libro di Shardia B. Drury “Leo Strauss e la destra americana”, apparso nel 1997, ci da un’idea della “nidiata” intellettuale di Strauss. Oltre a Paul Wolfowitz vi sono:
Clarence Thomas, giudice della corte suprema
Robert Bork, giudice
William Kristol, editore della rivista “Weekly Standard” a cui fanno riferimento i neo conservatori
William Bennet, ministro dell’Istruzione
William F. Buckley, editore della National Review
Alan Keyes, ex funzionario dell’amministrazione Reagan,
Francis Fukuyama, consigliere di bioetica della Casa Bianca; la sua idea sulla “fine della storia” è di stretta concezione straussiana.
John Ashcroft, Attorney General impegnato ad istituire un regime totalitario giustificandolo con l’“emergenza terrorismo”.
William Galston, ex consigliere dell’amministrazione Clinton per la politica interna e, insieme a Elaine Kamark, autore della piattaforma politica del Democratic Leadership Council, la corrente democratica egemone rappresentata da Joe Liberman.
Dopo la seconda guerra mondiale, tra gli alleati e i protetti di Strauss nel lanciare il movimento neo conservatore si contano Irving Kristol, Norman Podhoretz, Samuel Huntington, Seymour Marin Lipset, Daniel Bell, Jeane Kirkpatrick e James Q. Wilson.
L’impostazione filosofica di Strauss è caratterizzata da un’odio viscerale per il mondo moderno e dalla convinzione che occorra un regime totalitario gestito dai ‘filosofi’. Essi respingono i principi universali della legge naturale ma si considerano governanti supremi e assolutistici, capaci di mentire alle masse strumentalizzandole e spacciano questo come l’insegnamento di Platone sulla “nobile menzogna”. Ritengono la politica e la religione degli strumenti per diffondere i miti necessari a mantenere la popolazione sottomessa. Così, ciò che gli straussiani odiano di più alla fin fine sono proprio gli Stati Uniti, che in pratica considerano una riedizione patetica della “democrazia liberale” della Germania di Weimar.
Nella sua carriera Strauss ha personalmente dato la laurea a 100 studenti e la sua “scuola” è praticamente egemone in gran parte delle facoltà di scienze politiche e di filosofia.
Fuggito dalla Germania nazista perché di origine ebraica, Strauss fece proprie senza imbarazzi le teorie filosofiche e giuridiche alla radice del nazismo proposte da Friederich Nietzsche, da Martin Heidegger e da Carl Schmitt. Alcune biografie recenti di Heidegger pongono in risalto il suo entuasiasmo per Hitler ed il nazismo negli anni in cui fu rettore dell’università di Friburgo, per tutto il tempo in cui il regime fu al potere, e che promosse il revival di Nietzsche. Il presidente dei giuristi nazisti, Carl Schmitt (1888-1985), si premurò personalmente di ottenere per Strauss, nel 1934, una borsa di studio della Fondazione Rockefeller affinché potesse studiare in Francia e in Germania, prima di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti. Nella sua lunga carriera accademica Strauss non ha mai preso le distanze dai suoi autori preferiti: Nietzsche, Heidegger e Schmitt.
Carl Schmitt fu definito dai nazisti “Il giurista principe del Terzo Reich”, grazie al ruolo che ebbe nel sovvertire sistematicamente la costituzione della Repubblica di Weimar a partire dal 1919. Fu infatti consigliere dei governi di Brüning, Von Papen e Hitler. Si schierò contro il sistema costituzionale fondato sugli ideali del liberalismo politico e del diritto dei singoli, ritenendolo impotente e corrotto, e fu lui a proporre il governo per decreto e una temporanea dittatura commissariale presidenziale per “salvare” la costituzione. Fu un grande ammiratore di Benito Mussolini, con il quale ebbe uno scambio di vedute sul Diritto Romano. Riconosceva al Duce il merito di aver instaurato un sistema perfetto, fondato sullo stato autoritario, la chiesa e la libera impresa, e capace di gestire i miti con cui comandare alla volontà popolare.
Nel 1933 Schmitt giustificò giuridicamente la decisione di Hitler di imporre la dittatura dopo l’incendio del Reichstag e poi l’invasione della Polonia come “guerra preventiva”: secondo lui la Germania aveva diritto ad estendere il territorio per la propria sicurezza di fronte al rischio delle orde bolsceviche che volevano invaderla. Il presupposto teorico è che lo stato non è legittimato dal suo scopo morale, ma dal modo in cui reagisce di fronte al “pericolo concreto”. Al nocciolo si individua così il pensiero di Hobbes.
Heinrich Meier, professore della Fondazione Siemens, ha scritto due libri su Schmitt e Strauss, che sono egemoni negli ambienti della destra straussiana in Germania e negli USA. Meier spiega che grazie alla loro collaborazione, le idee di Schmitt sono diventate più congeniali alla “rivelazione” cristiana. Così, dice Meier, nel distinguere i nemici dagli amici si obbedisce alla forza nascosta della fede: il leader obbedisce alla rivelazione divina quando prende la decisione storica su chi è il proprio nemico. Strauss invitò Schmitt a “riconoscere apertamente” questa forza ispiratrice, e da ciò prese le mosse quell’ideologia straussiana che successivamente è sfociata nelle teorizzazioni dello “scontro di civiltà”. Strauss esortò il suo maestro a riconoscere che la “politica” non è soltanto una delle sfere dell’attività umana, ma che è piuttosto l’attività umana principale, conferendole al tempo stesso una dimensione religiosa.
Nel rielaborare il pensiero di Schmitt, Strauss sostiene che la fede in Dio costituisce la base per distinguere gli amici dai nemici e questo consente di preservare la supremazia della politica sulle altre sfere della vita sociale. La fede insegna la contrapposizione tra Dio e l’Anti-Cristo, “ma lascia all’uomo tutto lo spazio d’azione per decidere come e in che modo l’Anti-Cristo appare e come è meglio combatterlo”.
Nel criticare il liberalismo e la modernità Strauss prende di mira lo spettro di una rinuncia alla distinzione tra amici e nemici, una distinzione vantata invece come la salvaguardia della politica e della religione.
L’interpretazione straussiana di Schmitt legittimizza così ogni guerra di religione. Quando una tale definizione della politica è intesa come identità primaria di una società ne consegue che anche i rapporti entro lo stato si definiscono allo stesso modo: un “nemico interno” è chiunque si oppone a ciò che si reputa “la volontà divina”.


[Solidarietà, anno XI n. 2, giugno 2003]

SECONDA PARTE

Sinarchismo: alla radice dell’utopia imperiale

Aldo Moro: tra minacce di golpe militare e golpe tecnocratico sovranazionale.

Perché il sinarchismo è “nazi-comunismo”. L’esempio messicano.

Proponiamo di seguito l’articolo su Aldo Moro.

Aldo Moro: tra minacce di golpe militare
e golpe tecnocratico sovranazionale

Rileggendo le lettere di Aldo Moro dalla prigione delle Brigate Rosse, ci si imbatte in un tale Robert Marjolin, il quale si rese protagonista di un intervento di tale gravità che il compianto presidente della DC ritenne di doverne parlare nel famoso memoriale, cosciente che questo sarebbe probabilmente stato il suo testamento politico.
Come spiega l’articolo di Jeff Steinberg in queste pagine, Marjolin fu identificato dai servizi segreti USA, durante la guerra, come una colonna del sinarchismo. Nel 1964, in veste di vicepresidente della Commissione CEE, Marjolin si recò a Roma, dove si stavano svolgendo i negoziati per la formazione del primo governo di centrosinistra, per diffidare dall’adozione del programma di coalizione, impostato sull’idea di “programmazione” e comprendente una serie di riforme tra cui quella urbanistica. L’intervento di Marjolin fu una pesantissima interferenza, ma quel che è peggio è che essa avvenne in coincidenza (e verosimilmente in coordinamento) con il famoso “piano Solo”, la minaccia di un colpo di stato messa in atto dal Presidente della Repubblica Antonio Segni, un avversario della svolta in corso.
Scrivendo il diario di quei giorni, Moro non sa che Marjolin è il principale allievo di Alexandre Kojeve, il più stretto collaboratore transatlantico di Leo Strauss, e membro del movimento sinarchista. Scrive Moro: “Il tentativo di colpo di stato nel ‘64 ebbe certo le caratteristiche esterne di un intervento militare, secondo una determinata pianificazione propria dell’arma dei Carabinieri, ma finì per utilizzare questa strumentazione militare essenzialmente per portare a termine una pesante interferenza politica rivolta a bloccare o almeno fortemente ridimensionare la politica del centro sinistra, ai primi momenti del suo svolgimento. … Nel frattempo però diventarono preminenti gli sviluppi politici a causa di una lettera diffida mandata al Presidente del Consiglio dal ministro del Tesoro (Emilio Colombo, ndr.) circa gli eccessivi oneri finanziari della politica di centrosinistra e di un intervento nello stesso senso, che aveva sapori d’interferenza, del sig. Marjolin della Comunità Politica (sic) Europea. Mentre si attenuava il significato del golpe in quanto tale, si accentuava la tendenza a diminuire la portata del centrosinistra e a ridurla per asserite ragioni finanziarie, ad una normale politica riformistica”. “Il fatto grave, ripeto, fu politico anche per il fatto dell’interferenza della Comunità Europea nelle cose italiane, attraverso la missione Marjolin”, ribadisce enfaticamente Moro in un’altra pagina del suo memoriale.
Occorre sottolineare che “l’interferenza” non va collocata solo nella vicenda italiana, ma in una situazione di destabilizzazione internazionale avviata con l’assassinio del presidente Kennedy, del presidente dell’ENI Enrico Mattei (entrambi sostenitori del progetto di centro-sinistra, come risulta dai documenti ufficiali) e di una serie di attentati alla vita del presidente Charles De Gaulle che si protrassero fino al 1965, quando la cordata di Marjolin fu spodestata dai vertici della CEE su intervento diretto di De Gaulle. La domanda retorica che si pone a questo punto è quella sull’esistenza di una possibile convergenza tra “l’anonima assassinii”, impegnata nei delitti politici, e i disegni mondialisti di cui Marjolin/Kojeve si fecero promotori in seno alla CEE, come il tentativo di sottrarre le entrate fiscali agli stati nazionali per “centralizzarle” nella Commissione.
Quattordici anni dopo, la mano della sinarchia si intravede ancora una volta, nella brutale reazione al nuovo tentativo riformistico di Moro, stavolta con il PCI. Un personaggio, Michael Ledeen, si insedierà al Viminale nel comitato di crisi istituito da Cossiga per coordinare le ricerche dei brigatisti che tengono prigioniero il Presidente della DC. Altri personaggi, come il musicista Igor Markevic e “l’ultimo dei Caetani”, l’ufficiale dell’intelligence britannico Hubert Howard, entrambi legati alla sinarchia internazionale, svolgono un ruolo decisivo.
Su tutto, l’ombra politica di un Henry Kissinger nemico dichiarato del progetto moroteo. Molti elementi della vicenda Moro sono venuti a galla grazie ad un efficace lavoro d’indagine che è stato svolto dalla Commissione d’inchiesta sulle stragi nella passata legislatura.
Ma già nel settembre 1978 il Partito Operaio Europeo, che rappresentava il movimento di LaRouche in Italia, aveva puntato il dito contro il partito oligarchico, i servizi segreti britannici e lo “snodo Caetani”. Una denuncia niente affatto profetica ma basata sul metodo dell’ipotesi e della verifica storica, la stessa che ci permette di denunciare e isolare i golpisti di Washington come filiazione del partito sinarchista in seno all’oligarchia finanziaria internazionale.


I mezzi d’informazione che hanno parlato del “dossier Leo Strauss”

Il «Dossier Leo Strauss» è stato distribuito negli USA ormai in 800 mila copie ed è stato ampiamente diffuso e tradotto nel resto del mondo.
Diamo di seguito una lista di alcune delle reazioni che ha suscitato:

Süddeutsche Zeitung – 5 marzo 2003
“Il partito di Zeus – La combriccola: l’influenza degli straussiani nella politica USA” di Tim B. Mueller
“Il New York Times lo chiamò il padrino del Contract with America del 1994. Per il Times è stato ‘una delle personalità più influenti nella politica americana’ e la New Republic chiama i suoi seguaci nel mondo politico ed accademico ‘una delle prime dieci combriccole del millennio’.”
“La maggior parte dei neo-conservatori sono stati studenti, o studenti degli studenti di Leo Strauss. Altri hanno studiato sotto straussiani famosi come Harvey Mansfeld e Allan Bloom”.
Mueller descrive l’influenza degli straussiani dell’American Enterprise Institute, “dove Bush ha parlato l’altro giorno”. Mueller conclude che “Non si può comprendere la politica americana oggi senza conoscere il retroterra straussiano dei suoi principali pensatori neo-conservatori”. Spiega inoltre che lo straussismo è una mistura di idee “elitarie” con uno strato di religiosita attorno al “patriottismo”, che aspira ad un ritorno all’“interventismo democratico di Teddy Roosevelt”. Con “elitismo” Strauss intendeva dire che la verità è riservata solo a pochi, “i filosofi”.

Libération – 10 marzo 2003
Titolo: “Quegli intellettuali straussiani che riempiono i ranghi dei falchi americani”.
“Negli Stati Uniti non sono i militari che vogliono la guerra. Sono gli intellettuali. Il principale ‘falco’ nell’amministrazione Bush è Paul Wolfowitz … è il più famoso … ha studiato sotto Allan Bloom …. e il matematico Albert Wolhstetter, il padre della dottrina nucleare americana. [“il dott. Stranamore” – NdR]
“Non è raro vedere come i più bellicosi sono anche i letterati più raffinati. Uno è Victor David Hanson … specialista dell’antichità greca … e Donald Kagan professore di Yale un’altro emiente storico dell’antichità e padre di uno dei più prolifici ideologhi neo conservatori, Robert Kagan…
“Leo Strauss … si ribellava contro la modernità che secondo lui fu la causa dell’emergenza dello stalinismo e del nazismo”.

Le Monde – 20 marzo 2003
Cita George W. Bush all’American Enterprise Institute, il “tempio” dei neo-conservatori: “Voi rappresentate alcuni dei migliori cervelli del paese” tanto che “il mio governo si avvale di una ventina di voi”.
Il quotidiano francese tornava sull’argomento il 15 aprile con un articolo intitolato “Lo stratega e il filosofo”: “I neo-conservatori non debbono essere confusi con i fondamentalisti cristiani che si trovano attorno a Bush”, provengono da una certa sinistra di New York, dalla East Coast, come anche dalla California.
“Ma, spiega Pierre Hassner, ciò che c’è di singolare nell’amministrazione Bush è di essere riuscita a fondere queste due correnti. George W. Bush induce neoconservatori e fondamentalisti cristiani a fare causa comune. Bush … ha concepito un cocktail ideologico sorprendente — ed esplosivo — maritando Wofowitz e Ashcroft … due mondi opposti”.

Il New York Times, 4 maggio 2003
“Leo-Cons, un’eredità classica: i nuovi imperialisti”. (ripreso da Gianni Riotta sul Corriere della Sera del 7 maggio).
“L’Amministrazione bush è piena di straussiani”, scrive James Atlas in un ampio articolo di prima pagina del magazine domenicale «Week in Review» del quotidiano newyorkese, corredato da una ricca galleria fotografica degli straussiani, con Wolfowitz nei panni del gladiatore in copertina. “Hanno penetrato la cultura ad ogni livello, dalle università al Pentagono, dirigono e scrivono nelle pubblicazioni grandi e piccole. Finanziano centri studi … e dispongono di ciò che serve per mandare in onda il loro pensiero … Sono i neo-conservatori, un nome onnicomprensivo di gruppi disparati … che intellettualmente si rifanno … a Leo Strauss.”

Il New Yorker (su Internet) Ha pubblicato il 5 maggio un dossier di Seymour Hersh che riprendeva le informazioni della scheda dell’EIR sull’unità d’intelligence al Pentagono. Questi servizi paralleli sono uno dei fianchi più vulnerabili per un probabile “Straussgate”.
• Una calunnia molto articolata contro LaRouche e è apparsa il 9 giugno sul Wall Street Journal, firmata da Robert L. Bartley, ex direttore del Wall Street Journal. Bartley accusa il Financial Times e il New Yorker di fare causa comune con LaRouche contro la politica dell’amministrazione Bush, mentre liquida ogni critica alla scuola di pensiero straussiana come “antisemitismo”.
• Qualcosa nella stessa direzione è stato scritto da Bret Stephens, direttore del Jerusalem Post.

• Il principale giornale elvetico, Neue Zuercher Zeitung del 13 giugno, dedicava ampio spazio ad un articolo intitolato: “Tradizioni e cospirazioni in America: Leo Strauss, LaRouche e la cabala neo-conservatrice”.
L’autore, Hans-Rudolf Kamer, è stato corrispondente di Washington. Si esibisce in varie disquisizioni sui conservatori più o meno “doc” per poi dire che gente come Hillary Clinton fa subito a prendersela con le cospirazioni di destra, quando il marito rischiava l’impeachment. Ma poi ci sono quelli come LaRouche, che ha pubblicato il suo dossier sugli straussiani proprio qualche settimana prima degli articoli apparsi sul New York Times e sul New Yorker. LaRouche parla del “fascismo nicciano di Leo Strauss” e delle “utopie mondialiste” di Russell e Wells, e afferma che l’11 settembre è un nuovo “incendio del Reichstag”. Su LaRouche Kamer dice che è un misto di Kant e anti-semitismo e che calunnia chi gli viene a tiro. Strauss per Kamer non è un fascista ma un “buon democratico”.

• Numerosi gli articoli sulla stampa araba. Al Arab International, ad esempio, ha fatto pubblicità al dossier di LaRouche nell’edizione del 3 luglio con un articolo intitolato: “Il crollo del sistema finanziario internazionale è il motivo dei continui attacchi contro LaRouche” in cui denuncia la campagna di personaggi come Bartley (vedi sopra).

• Il Glasgow Herald, uno dei principali quotidiani inglesi, ha menzionato il ruolo di Lyndon LaRouche nel denunciare “la cabala di Leo Strauss” dietro la politica guerrafondaia promossa da forze egemoniche nell’amministrazione Bush. L’articolo, apparso nell’edizione del 6 giugno, è firmato dal caporedattore politico del giornale Alf Young. Young passa in rassegna gli aspetti salienti della controversia sulle “armi di distruzione di massa irachene” che infuria in Inghilterra e negli USA, i quali gettano luce su “come funziona l’amministrazione Bush e perché ha deciso in primo luogo di lanciare una guerra contro l Iraq”. Al centro delle “motivazioni profonde” c’è il ruolo “di un emigrato tedesco di origine ebraica e filosofo della politica, Leo Strauss … i suoi insegnamenti e le sue convinzioni hanno influenzato una schiera crescente di discepoli, alcuni dei quali, come il vice segretario alla Difesa Paul Wolfowitz, ricoprono funzioni cruciali nell’amministrazione Bush. La natura di quelle convinzioni inequivocabilmente lascia intendere come e perché la Casa Bianca possa aver scelto di invadere l’Iraq, usando la minaccia delle armi di distruzione di massa di Saddam come semplice pretesto. L’eredità di Strauss fornisce una forte ispirazione intellettuale ai neo conservatori attorno a Bush, che si stanno apertamente comportando come una cabala”. Dopo aver riferito alcune osservazioni della studiosa Shadia Drury su Leo Strauss, Young scrive che “idee di questo tipo hanno condotto qualcuno in America a bollare Strauss come fascista … Strauss sosteneva che per sopravvivere le nazioni debbono combattere. La pace finisce per condurre alla decadenza. La guerra perpetua, e non la pace perpetua, è la cosa appropriata … La prof.ssa Drury suggerisce tra l’altro che nel pensiero di Strauss ‘dove non esiste una minaccia esterna occorre fabbricarsela’. Questo ci riporta dritti alla razionalizzazione per invadere l’Iraq e rovesciare Saddam Hussein. Oltre a Wolfowitz, tra gli altri discepoli di Strauss nell’amministrazione Bush ci sono Abram Shulsky, direttore della pianificazione speciale nel dipartimento della Difesa, Doug Feith, assistente del segretario della Difesa con responsabilità per la politica, Steve Cambone, capo dell’ente interno per l’intelligence del Pentagono e Richard Perle, commentatore televisivo che frequentemente appare alla BBC e che recentemente si è dovuto dimettere dal ruolo di consulente dello stesso ministero in quanto avrebbe personalmente approfittato dall’influenza esercitata sui vertici di Washington. “Adesso sta venendo a galla la storia dell’influenza della cabala straussiana nel cuore della politica estera e di difesa degli USA. Nelle ultime settimane, dopo le denunce da parte del candidato presidenziale minore Lyndon LaRouche, con un dossier intitolato “I figli di Satana”, articoli sull’argomento sono apparsi sul New York Times, sul New Yorker e sul Boston Globe. Hanno anche raggiunto le pagine di Le Monde”. E, occorre aggiungere, anche del Corriere della Sera.

• Il vice ministro della Difesa Paul Wolfowitz e altri “neo-conservatori” nel governo di Bush “sono sulle difensive”, ha scritto Michael Hirsh in un ampio servizio apparso il 16 giugno su Newsweek. Dopo aver presentato Wolfowitz come il principale “intellettuale dei falchi”, responsabile della guerra contro “stati sponsor del terrorismo”, Hirsh ha scritto: “Adesso il vice ministro alla difesa e i suoi amici neoconservatori sono sulle difensive. Si scontrano con critici sempre più numerosi a Capitol Hill e nel mondo mentre la credibilità dell’amministrazione Bush – e i suoi presupposti – sono messi alla prova come non mai”. “I neocons vengono caratterizzati come grupies intellettuali che venerano Leo Strauss … Tanto che qualcuno, come Perle e Kagan, dice di non aver nulla a che vedere con Strauss, mentre Wolfowitz ridicolizza l’idea che lui sia uno straussiano … I neo-cons, molti dei quali sono ebrei, sono talvolta anche caricaturizzati malevolmente per fare da spalla al partito Likud, la destra israeliana, anche da personaggi affermati in ambiente repubblicano”.

• Una delle prese di posizione più nette è stata pubblicata sul Die Zeit dallo storico Heinrich August Winkler: “Se il potere detta legge – Una rivoluzione conservatrice minaccia l’eredità storica dell’America – adesso l’Europa deve schierarsi a difesa dei valori occidentali … L’America vivendo ciò che già capitò in Germania, diversi decenni or sono? una rivoluzione conservatrice? Così fu chiamato, allora, ed è chiamato oggi, il movimento degli intellettuali di destra che nel periodo successivo al 1930 lanciarono l’assalto contro lo spirito del tempo liberale. Uno dei loro rappresentanti più influenti fu l’esperto di diritto dello stato Carl Schmitt. Nel 1927 Schmitt presentò uno dei suoi saggi più famosi, “Il significato della politica”. La distinzione politica specifica è quella tra amici e nemici, che è la tesi di fondo, che fu presto discussa appassionatamente. Tra coloro che approfondirono maggiormente Schmitt ci fu il filosofo tedesco Leo Strauss. Non era contro il dogma degli amici e nemici, ma era contro la critica di Schmitt verso il liberalismo perché condotta nell’ambito del liberalismo stesso e quindi non radicale abbastanza. Tale critica poteva essere perfezionata soltanto se fosse riuscita a conquistare un orizzonte oltre il liberalismo, disse … Dal 1937 fino alla sua scomparsa nel 1973, Strauss insegnò negli USA, principalmente alla University of Chicago. Diventò il centro di una scuola, quella dei neo-conservatori, che sotto Bush il Giovane ha trovato ciò che Carl Schmitt aveva cercato invano: l’accesso a colui che detiene il potere”. “Naturalmente i neo-conservatori americani non sono semplicemente una copia della Rivoluzione Conservatrice tedesca”, scrive ancora Winkler, ma “nel loro pensiero su amici/nemici sono ad ogni buon diritto seguaci di Carl Schmitt”. L’influenza straussiana si manifesta nella dottrina della guerra preventiva, che rappresenta “uno strappo rivoluzionario con la legge internazionale (a sua volta definita principalmente dall’America)”. Winkler incoraggia gli europei a sviluppare una propria alternativa politica che sia in grado di onorare proprio quei valori che i neo-cons statunitensi hanno sacrificato. Ma quest’alternativa, sostiene Winkler, dev’essere molto di più dell’attuale UE.

• La studiosa Shadia Drury, che ha pubblicato diversi libri sul mondo accademico di Leo Strauss, ha affidato i suoi commenti alla International Press News Service: “Strauss non era né un liberal né un democratico. [Per Strauss] l’inganno continuo dei cittadini da parte di chi è al potere è essenziale perché essi hanno bisogno di una guida, di governanti forti che dicano loro quale sia la cosa migliore”. Nel fare la distinzione tra Platone e Strauss, la Drury sostiene che per Platone i governanti debbono essere persone con una spiccata moralità, mentre Strauss dice che “sono idonei al governo coloro che si rendono conto che non c’è moralità e che c’è un solo diritto naturale, il diritto del superiore a comandare sull’inferiore … ci vuole una popolazione manipolabile come la creta”. E ancora, Strauss “sosteneva che se non esiste la minaccia dall’esterno occorrerà allora fabbricarsela … Secondo Strauss occorre combattere sempre [per sopravvivere]. In tal senso si rifà decisamente a Sparta. La pace conduce alla decadenza. La guerra perpetua, e non la pace perpetua, è ciò in cui credono gli straussiani”. Questo è ciò che anima gli straussiani di Washington nel perseguire “una politica estera aggressiva, belligerante”. Drury accusa l’amministrazione Bush di “infischiarsene del liberalismo e della democrazia, anche se conquista il mondo nel nome del liberalismo e della democrazia”.

• Il principale quotidiano tedesco, Frankfurter Allgemeine Zeitung ha dedicato un articolo all’argomento nell’edizione del 23 giugno, in una recensione dell’edizione tedesca del libro di Harald Bluhm “L’ordine degli ordini: la filosofia politica di Leo Strauss”. Si spiega che il libro cerca di distinguere tra Leo Strauss e il suo noto maestro, il giurista nazista Carl Schmitt. Ma Bluhm è costretto a riconoscere il marchio di Strauss in tutta l’attuale politica “neo-cons” imperante in America, e che con la sua politica della “nobile menzogna” Strauss è riuscito là dove gli ideologhi nazisti come Nietzsche e Heidegger fallirono, mantenendo una ferrea separazione tra ciò che si rifila al pubblico e le trame degli aderenti alla setta straussiana, o i circoli elitari, come dice il FAZ, che in precedenza aveva già toccato l’argomento.

• In Messico Alfredo Jalife-Rahme ha rilanciato gli attacchi contro Leo Strauss nei suoi articoli su La Jornada e El Financiero, suscitando vivaci reazioni in ambienti sionisti.

• In Colombia le critiche agli straussiani sono state riprese da Eduardo Pizarro Leongomez su El Tiempo.

Il dossier è pubblicato in due parti, nei numeri di giugno e agosto 2003 di Solidarietà, il bollettino d’informazione del Movimento Solidarietà che i non iscritti possono richiedere telefonicamente agli uffici di Milano: 02/2613058 – 02/26110612


La campagna di LaRouche lascia il segno

Il 9 luglio il Wall Street Journal ha reagito alla campagna con cui Lyndon LaRouche è riuscito a smascherare le origini straussiane dei neoconservatori che controllano il governo USA, prendendosela con grandi media come il New York Times e il New Yorker, colpevoli di avere seguito le indicazioni larouchiane. Il Wall Street Journal ha affidato il compito a Robert Bartley, avversario pluridecennale di LaRouche, che ha firmato un articolo intitolato: “Con LaRouche nella palude delle febbri”. Bartley confessa di essere stato lui stesso un seguace di Leo Strauss e di essere legato agli straussiani di Washington, e cerca di allontanare il sospetto che grava su di loro, e cioè che essi abbiano inscenato la guerra in Iraq per arrivare alla dittatura mondiale. Bartley quindi insinua che il titolo del pamphlet con cui LaRouche ha smascherato gli straussiani, “I bambini di Satana”, tradirebbe un’ideologia antisemita, poiché sarebbe un’espressione della destra americana. Naturalmente, dato che l’articolo principale del pamphlet è firmato da Jeff Steinberg, collaboratore di LaRouche di origine ebraica, Bartley si esibisce in audaci contorsioni.
L’articolo di Bartley è poi stato rilanciato il 13 giugno dal Neue Zuercher Zeitung, sotto il titolo “Tradizioni della cospirazione in America — Leo Strauss, LaRouche e la cabala neo conservatrice”. L’articolo sull’organo della comunità finanziaria svizzera è firmato dal responsabile degli affari economici del giornale, Hansrudolf Kamer. Esso riprende quasi in toto il testo di Bartley, compresa l’insinuazione di antisemitismo, e si lamenta che, grazie alla pubblicità offerta alle teorie cospiratorie di LaRouche dal New York Times e dal New Yorker, le accuse ai neo-cons straussiani trovino risonanza anche in Europa.


Il “dossier Strauss” fa la storia

Il Glasgow Herald, uno dei principali quotidiani inglesi, ha menzionato il ruolo di Lyndon LaRouche nel denunciare “la cabala di Leo Strauss” dietro la politica guerrafondaia promossa da forze egemoniche nell’amministrazione Bush. L’articolo, apparso nell’edizione del 6 giugno, è firmato dal caporedattore politico del giornale Alf Young.
Young passa in rassegna gli aspetti salienti della controversia sulle “armi di distruzione di massa irachene” che infuria in Inghilterra e negli USA, i quali gettano luce su “come funziona l’amministrazione Bush e perché ha deciso in primo luogo di lanciare una guerra contro l’Iraq”. Al centro delle “motivazioni profonde” c’è il ruolo “di un emigrato tedesco di origine ebraica e filosofo della politica, Leo Strauss … i suoi insegnamenti e le sue convinzioni hanno influenzato una schiera crescente di discepoli, alcuni dei quali, come il vice segretario alla Difesa Paul Wolfowitz, ricoprono funzioni cruciali nell’amministrazione Bush. La natura di quelle convinzioni inequivocabilmente lascia intendere come e perché la Casa Bianca possa aver scelto di invadere l’Iraq, usando la minaccia delle armi di distruzione di massa di Saddam come semplice pretesto. L’eredità di Strauss fornisce una forte ispirazione intellettuale ai neo conservatori attorno a Bush, che si stanno apertamente comportando come una cabala”.
Dopo aver riferito alcune osservazioni della studiosa Shadia Drury su Leo Strauss, Young scrive che “idee di questo tipo hanno condotto qualcuno in America a bollare Strauss come fascista … Strauss sosteneva che per sopravvivere le nazioni debbono combattere. La pace finisce per condurre alla decadenza. La guerra perpetua, e non la pace perpetua, è la cosa appropriata … La prof.ssa Drury suggerisce tra l’altro che nel pensiero di Strauss ‘dove non esiste una minaccia esterna occorre fabbricarsela’. Questo ci riporta dritti alla razionalizzazione per invadere l’Iraq e rovesciare Saddam Hussein. Oltre a Wolfowitz, tra gli altri discepoli di Strauss nell’amministrazione Bush ci sono Abram Shulsky, direttore della pianificazione speciale nel dipartimento della Difesa, Doug Feith, assistente del segretario della Difesa con responsabilità per la politica, Steve Cambone, capo dell’ente interno per l’intelligence del Pentagono e Richard Perle, commentatore televisivo che frequentemente appare alla BBC e che recentemente si è dovuto dimettere dal ruolo di consulente dello stesso ministero in quanto avrebbe personalmente approfittato dall’influenza esercitata sui vertici di Washington.
“Adesso sta venendo a galla la storia dell’influenza della cabala straussiana nel cuore della politica estera e di difesa degli USA. Nelle ultime settimane, dopo le denunce da parte del candidato presidenziale minore Lyndon LaRouche, con un dossier intitolato “I figli di Satana”, articoli sull’argomento sono apparsi sul New York Times, sul New Yorker e sul Boston Globe. Hanno anche raggiunto le pagine di Le Monde“. E, occorre aggiungere, anche del Corriere della Sera.

La “Rivoluzione conservatrice straussiana”
Sulla scia delle denunce iniziate da LaRouche e dal dossier sugli “straussiani” da lui fatto distribuire in mezzo milione di copie, una delle prese di posizione più nette è stata pubblicata sul Die Zeit dallo storico Heinrich August Winkler:
“Se il potere detta legge — Una rivoluzione conservatrice minaccia l’eredità storica dell’America — adesso l’Europa deve schierarsi a difesa dei valori occidentali … L’America sta vivendo ciò che già capitò in Germania, diversi decenni or sono: una rivoluzione conservatrice? Così fu chiamata, allora ed oggi, il movimento degli intellettuali di destra che nel periodo successivo al 1930 lanciarono l’assalto contro lo spirito del tempo liberale. Uno dei loro rappresentanti più influenti fu l’esperto di diritto dello stato Carl Schmitt. Nel 1927 Schmitt presentò uno dei suoi saggi più famosi, “Il significato della politica”. La distinzione politica specifica è quella tra amici e nemici, che è la tesi di fondo, che fu presto discussa appassionatamente. Tra coloro che approfondirono maggiormente Schmitt ci fu il filosofo tedesco Leo Strauss. Non era contro il dogma degli amici e nemici, ma era contro la critica di Schmitt verso il liberalismo perché condotta nell’ambito del liberalismo stesso e quindi non radicale abbastanza. Tale critica poteva essere perfezionata soltanto se fosse riuscita a conquistare un orizzonte oltre il liberalismo, disse … Dal 1937 fino alla sua scomparsa nel 1973, Strauss insegnò negli USA, principalmente alla University of Chicago. Diventò il centro di una scuola, quella dei neo-conservatori, che sotto Bush il Giovane ha trovato ciò che Carl Schmitt aveva cercato invano: l’accesso a colui che detiene il potere”.
“Naturalmente i neo-conservatori americani non sono semplicemente una copia della Rivoluzione Conservatrice tedesca”, scrive ancora Winkler, ma “nel loro pensiero su amici/nemici sono ad ogni buon diritto seguaci di Carl Schmitt”. L’influenza straussiana si manifesta nella dottrina della guerra preventiva, che rappresenta “uno strappo rivoluzionario con la legge internazionale (a sua volta definita principalmente dall’America)”. Winkler incoraggia gli europei a sviluppare una propria alternativa politica che sia in grado di onorare proprio quei valori che i neo-cons statunitensi hanno sacrificato. Ma quest’alternativa, sostiene Winkler, dev’essere molto di più dell’attuale UE.

Il dossier è pubblicato in due parti, nei numeri di giugno e agosto 2003 di Solidarietà, il bollettino d’informazione del Movimento Solidarietà che i non iscritti possono richiedere telefonicamente agli uffici di Milano: 02/2613058 – 02/26110612

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14 marzo 2009 | Autore

Questa notizia riportata da EFFEDIEFFE:COM è un’altra di quelle che fa correre i brividi dietro la schiena e che pubblichiamo, escludendo l’articolo e i commenti del Direttore Maurizio Blondet perchè è giusto che chi vuole il privilegio di leggerlo debba passare nel sito e pagare l’abbonamento per altro modesto.

Ma vogliamo con questa operazione portare all’attenzione dei nostri ormai tanti lettori di quali sono gli umori che attraversano il WEB.

Certi di aver fatto cosa gradita sia al sito originario sia alla curiosità dei nostri lettori che non sono abbonati, vogliamo con ciò dimostrare che vi è la totale assenza delle informazioni che veramente vorremmo sentire dai media “indipendenti” o di stato ( o di regime, fate voi), non che della voce dei cittadini. Eccovene qui un piccolo spaccato con anche gli interventi dei lettori di Effedieffe.com. Una piccola parentesi forse qualcuno pensa ancora che i presidi militari americani con le loro bombe atomiche, carri armati, aerei, servano per difendere l’Italia dall’Iran “nostro patner nei commerci!” o per presidiare noi???.
Articolo assolutamente da leggere e se ne avete la forza, fino alla fine, cosi scoprirete anche chi sono i fautori di questo progetto di consegna degli ultimi lembi di sovranità agli USA.

In questo link : Approfondimento Basi Usa in Italia

Buona lettura

Dice Maurizio Blondet:

“Entro il 2009, l’eurocrazia ci prepara una sorpresa: assoggetterà noi cittadini all’«Homeland Security», l’orwelliano ministero per la Sicurezza Interna («Sicurezza della patria») creato da Bush e diretto fino a ieri dall’israeliano Michael Chertoff. Quel ministero insomma che presiede al nuovo diritto americano, quello delle «renditions», degli arresti senza accusa, di Guantanamo e Abu Ghraib”.

Di fatto, i governi europei accettano di fornire in modo permanente alle autorità USA una serie di informazioni private su ciascuno di noi, a richiesta di Washington: numero di carta di credito, conti bancari, investimenti realizzati, viaggi compiuti, siti internet visitati, e anche informazioni riguardanti la nostra «razza», religione, opinioni politiche e costumi. Il tutto nel quadro della «difesa del territorio». Americano, naturalmente.

I ritocchi finali di questo accordo si leggono in un documento interno del Consiglio d’Europa, dal titolo sibillino «Note from Presidency to Coreper, Final Report by EU-US Hight Level Contact Group on information sharing and privacy and personal protection» , 9831/08, Brussels 28 maggio 2008.

I TG (per bambini scemi) di Riotta non ce ne hanno dato notizia; ma la cosa è stata decisa da una risoluzione del parlamento europeo del 28 maggio 2008 («Résolution du Parlement européen sur les relations transatlantiques», B6-0280/2008): dove si proclama la volontà di abolire tutte le barriere, doganali, tecniche e regolamentari, al commercio con gli Stati Uniti, anzi di fatto con il NAFTA, il «mercato» comune americano che comprende anche il Messico, attualmente in mano ai narcos.
«E’ stata adottata una cornice per l’integrazione economica transtlantica (…) in particolare nei settori dei diritti di proprietà, investimenti, mercati finanziari, commercio sicuro e innovazione».

«Adottata una dichiarazione comune su temi poltici e di sicurezza che  proclama di collaborare per combattere il terrorismo, insieme con la contraddittoria intenzione di operare per un’espansione dei viaggi senza visto tra USA ed Europa.
«Adottata una dichiarazione congiunta sulla sicurezza energetica e il cambiamento climatico che impegna le parti ad operare per ottenere forniture energetiche sicure, pulite e a prezzo abbordabile
».

Si tratta di un progetto di fusione dei due mercati in uno. Lo chiarì il presidente Bush alla firma di quel trattato, dicendo:

«Ringrazio il cancelliere (Merkel) e Jos (Barroso, familiarmente chiamato col diminutivo che spetta a un maggiordomo) per il piano di integrazione transatlantica che abbiamo firmato oggi. E’ un impegno ad eliminare le barriere al commercio. E’ il riconoscimento che più si avvicinano gli USA e la UE, più i nostri popoli staranno meglio (sic). Sicchè è un accordo decisivo, e io lo apprezzo

«E’ giunto il tempo per un approccio complementare, dall’alto in basso, alla cooperazione transatlatica, attraverso un impegno congiunto di USA e UE a completare il Mercato Transatlantico per il 2015, e per la creazione del quadro complessivo dei dialoghi e dell’azione per ottenere questo scopo».

Si noti la dizione: il progetto va diffuso «dall’alto in basso» (top-down). E’ questo il metodo tipico con cui i poteri forti, attraverso le loro lobby a Bruxelles, impongono le loro direttive alla Commissione Europea «convincendo» i commissari e, attraverso questi, alla totalità dei cittadini o sudditi ignari.

Ed ecco i commenti dei lettori di cui omettiamo il nome in rispetto al diritto di segretezza.

Questo articolo cade a fagiulo sulla notizia sentita stamane al Tg5: Sarkozy fa rientrare formalmente la Francia nella Nato. ù

Articolo chiaro, documentato e terribile. Si terribile perché dimostra quanto sia avanzato il processo del NWO e noi, semplici cittadini, non possiamo farci niente. O forse si?

Comunque sia, per coloro che vedono salvatori della patria dove non ci sono e perché non siano ingannati, rimando ad un mio precedente post:

Alcune “visioni” tremontiane del NWO:

“a) estensione transatlantica dall’Europa agli USA di un trattato di unione commerciale basato su comuni principi doganali, di proprietà intellettuale (copyright), di Antitrust, di sussidi agricoli, ecc., così da creare un nuovo “grande spazio atlantico”;
b) proposta per una nuova Bretton Woods,…..La nuova Bretton Woods dovrebbe essere estesa ai cambi valutari alla tutela dell’ambiente, dalle clausole sociali e ambientali al ruolo di controllo sui mercati finanziari, e d’impulso all’economia che, in modo sempre più forte, i governi, singolarmente o insieme, devono e possono svolgere;” (“La paura e la speranza, pag. 106)

Praticamente un Governo Mondiale dell’economia e della società, sotto l’egemonia di un blocco transatlantico (con maggior peso all’Europa)

Nihil sub sole novi, questo lo sapevamo già dagli “Illuminati”.”


La cosa che mi rende più perplesso è la totale assenza di consapevolezza di questi giochi di potere da parte del 99,9% delle persone che conosco (stima per difetto, temo).
E’ francamente frustrante non poter intervenire: quando un ladruncolo entra in casa per rubarti 3 lire puoi almeno urlare e attirare l’attenzione dei vicini; ma come si fa ad attirare l’attenzione dei vicini quando è il futuro stesso di tutti noi ad essere rubato, in un modo talmente nascosto da essere quasi impercettibile, giorno per giorno?


Ma possibile che il popolo italiano sia così bue da farsi rincoglionire da questi gangsters? Avevamo le nostre sane abitudini, la nostra cultura unica al mondo, derivante da una saggezza millenaria, ed adesso siamo stati completamente colonizzati da una banda di miserabili vaccari che con uno Stato di poco più di duecento anni hanno prodotto solo violenza ed incultura. Ci vorrebbe un movimento di riscossa nazionale, ma chi potrebbe guidarla? C’è ancora qualche onesto patriota che ne abbia la capacità?

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Il narcoimpero Bush-Cheney

di Michael C. Ruppert

http://www.informationguerrilla.org/narcoimpero_bushcheney.htm

Il coinvolgimento della famiglia Bush nel narcotraffico non è un segreto, ma è molto meno noto il diretto collegamento di Dick Cheney al traffico globale di droga attraverso una società di costruzioni USA.

DA MEDELLIN A MOSCA CON LA BROWN & ROOT

La Brown & Root della Halliburton Corporation è una delle maggiori componenti del narcoimpero Bush-Cheney. Il successo del vice presidente designato di Bush nella campagna elettorale Richard Cheney alla guida della Halliburton, Inc. verso un contratto federale da 3,8 mld di dollari in cinque anni e prestiti assicurati dai contribuenti, è solamente un segno parziale di quel che potrebbe accadere ora che Bush ha vinto le elezioni presidenziali.

Uno sguardo più attento alle ricerche disponibili, incluso un rapporto del 2 agosto 2000 del Center for Public Integrity (CPI) (www.public-i.org), suggerisce che il denaro della droga ha avuto un ruolo nel successo raggiunto dalla Halliburton sotto la presidenza Cheney dal 1995 al 2000. Ciò è vero in particolar modo per la più famosa affiliata della Halliburton, la Brown & Root, gigante delle costruzioni e del petrolio. Un profondo esame della storia rivela che il passato della Brown & Root – come pure il passato dello stesso Dick Cheney – è collegato al traffico internazionale di droga in più di una occasione ed in più di un modo.

Lo scorso giugno, l’avvocato di Washington, DC, di una grande compagnia petrolifera russa implicata – secondo rapporti di polizia – nel traffico di eroina ed anche beneficiaria di un prestito garantito dagli USA per pagare i contratti della Brown & Root in Russia, organizzò una raccolta fondi per 2,2 milioni di dollari per i forzieri già gonfi della campagna elettorale del candidato alla presidenza George W. Bush. Non è la prima volta che la Brown & Root è stata collegata alle droghe illegali, ed il fatto è che questo “bambino prodigio” dell’industria americana potrebbe essere anche un giocatore chiave negli sforzi di Wall Street per mantenere il dominio nel mercato globale del narcotraffico – mezzo trilione di dollari l’anno – e dei suoi profitti. E Dick Cheney, assai più vicino al narcotraffico di quanto si possa sospettare e che è anche il maggiore azionista (45,5 milioni di dollari) della Halliburton, ha un assoluto interesse nel fare in modo che i successi della Brown & Root nel settore continuino.

Tra tutte le società americane che hanno rapporti diretti con i militari USA e danno copertura alle operazioni della CIA, poche ditte possono uguagliare la presenza globale di questa gigante delle costruzioni con 20.000 dipendenti in più di 100 paesi. Attraverso le compagnie sorelle e le joint ventures, la Brown & Root può costruire impianti petroliferi offshore, scavare pozzi e costruire e mantenere in funzione ogni cosa, dai porti alle pipeline alle autostrade ed ai reattori nucleari. Può armare ed addestrare apparati di sicurezza e può anche nutrire, rifornire ed accasermare eserciti. Uno dei motivi principali dell’irresistibile fascino della Brown & Root per agenzie come la CIA, e fieramente annunciato nel sito Internet della compagnia, è il contratto che ha ricevuto per smantellare i vecchi ICBM russi a testata atomica nei loro silios. Inoltre, le relazioni tra istituzioni chiave, contraenti e i Bush stessi suggeriscono che con una amministrazione George “W” la famiglia Bush ed i suoi alleati, usando la Brown & Root come interfaccia operativa, possano essere in grado di controllare tutto il narcotraffico da Medellin fino a Mosca.

Costituita in origine come una società di costruzioni pesanti per costruire dighe, la Brown & Root ha allargato le suè attività con scaltri contribuzioni politiche al candidato al Senato Lyndon Johnson nel 1948. Espandendosi alla costruzione di piattaforme petrolifere, basi militari, porti, attrezzature nucleari, banchine e tunnel, la Brown & Root sottoscrisse virtualmente la carriera politica di LBJ. Come risultato prosperò, facendo miliardi di dollari con contratti governativi USA durante la guerra del Vietnam. L’Austin Chronicle, in un articolo del 28 agosto 2000 dal titolo “Il candidato della Brown & Root”, etichetta il repubblicano Cheney come il procuratore politico della fortuna della Brown & Root. Secondo documenti della campagna politica, durante i cinque anni della presidenza Cheney alla Halliburton le contribuzioni politiche della società sono più che raddoppiate a 1,2 milioni di dollari. Non sorprende che la maggior parte del denaro sia andata a candidati repubblicani.

Il servizio informazioni indipendente Newsmakingnews descrive anche come nel 1998, con Cheney presidente, la Halliburton spese 8.1 miliardi di dollari per l’acquisizione della società fornitrice di attrezzature petrolifere e di perforazione Dresser Industries. Ciò ha reso la Halliburton una corporation che avrà una presenza in quasi tutte le future operazioni di perforazione per il petrolio in ogni parte del mondo. Ed ha anche riportato nel forziere di famiglia la società che una volta (nel 1948) mandò un aereo a prendere il nuovo graduato di Yale George H.W. Bush perchè iniziasse la carriera di petroliere texano. Il padre del vecchio Bush, Prescott, fu amministratore delegato della ditta che una volta possedeva la Dresser: la Brown Brothers Harriman.

LE OPERAZIONI SPECIALI DELLA BROWN & ROOT

E’ chiaro che ovunque vi sia del petrolio lì vi è la Brown & Root. Ma con sempre maggiore intensità, anche ovunque vi sia guerra o insurrezione vi è la Brown & Root. Dalla Bosnia ed il  Kosovo alla Cecenia, Ruanda, Birmania, Pakistan, Laos, Vietnam, Indonesia, Iran, Libia, Messico e Colombia, le tradizionali operazioni della  Brown & Root si sono allargate dalle costruzioni industriali per includere la fornitura di supporto logistico per i militari USA. Ora, invece dei depositi dell’esercito USA, è probabile che in giro per il mondo si vedano i magazzini della Brown & Root a custodire e gestire pgni cosa, dalle uniformi alle razioni ai veicoli.

Il drammatico incremento delle operazioni della Brown & Root in Colombia suggerisce anche la preparazione di Bush per una frenesia bellica come parte del “Plan Colombia”. Ciò collima con le mosse dell’ex Segretario del Tesoro di Bush Nicholas Brady per aprire una società di investimenti Colombia-USA chiamata Corfinsura per il finanziamento di grandi progetti di costruzioni con il colombiano Antioquia Syndicate, con quartier generale a Medellín (v. FTW, giugno 2000).

E le aspettative di una guerra di terra in Colombia possono spiegare perchè un dossier della Securities Exchange Commission (SEC), riportava che la Brown & Root, che in aggiunta a possedere in Colombia più di 800.000 piedi quadri di spazio per magazzini , ha anche preso in affitto altri 122.000 piedi quadri. Secondo il dossier della Brown & Root Energy Services Group, gli unici altri posti dove la società mantiene spazio per magazzini è il Messico (525.000 piedi quadri) e gli Stati Uniti (38.000 piedi quadri).

Secondo il sito della Colombia’s Foreign Investment Promotion Agency, la Brown & Root non aveva alcuna presenza nel paese fino al 1997. Cosa sa la Brown & Root – che secondo la  Associated Press (AP) ha ricavato più di 2 miliardi di dollari sostenendo e rifornendo la truppe USA – della Colombia che il pubblico degli Stati Uniti non sa? Perchè la necessità di quasi un milione piedi quadri di terreno per depositi che può essere trasferito da un’operazione della Brown & Root (servizi per l’energia) ad un altro (supporto militare) con un tratto di penna?

Come descritto dall’AP, ai tempi dell’affare “Iran-Contra” il deputato Dick Cheney del House Intelligence Committee era un fanatico sostenitore del Ten. Col. dei Marines Oliver North. Ciò nonostante il fatto che North avesse mentito a Cheney nel dare informazioni alla Casa Bianca nel 1986. I diari di Oliver North e le successive indagini dell’Ispettore Generale della CIA lo hanno inequivocabilmente legato direttamente al contrabbando di eroina durante gli anni ’80 e l’apertura di conti bancari per una ditta che muoveva quattro tonnellate di cocaina al mese. Questo comunque non fermò Cheney dal sostenere attivamente la (sfortunata) corsa di North a senatore USA della Virginia nel 1994 – solamente un anno prima che prendesse le redini di una consorella della Brown & Root – la Halliburton, Inc., di Dallas nel 1995.

Come Segretario della Difesa di Bush durante le operazioni Desert Shield/Desert Storm (1990-91), Cheney ha anche diretto le operazioni speciali coinvolgenti i ribelli kurdi nell’Iran settentrionale. La fonte primaria di reddito dei kurdi per più di 50 anni è stato il contrabbando di eroina dall’Afghanistan e Pakistan attraverso l’Iran, l’Iraq e la Turchia.

Avendo avuto qualche esperienza personale con la Brown & Root, ho notato accuratamente quando il Los Angeles Times osservò che il 22 marzo 1991 un gruppo armato fece irruzione negli uffici di Ankara, in Turchia, della joint venture Vinnell, Brown & Root ed assassinò il Serg. Magg. dell’aeronautica in pensione John Gandy.

Nel marzo 1991 decine di migliaia di rifugiati kurdi, per lungo tempo attività della CIA, vennero massacrati da Saddam Hussein durante la guerra del Golfo. Saddam, cercando di distruggere ogni speranza di successo di una ribellione kurda, trovò semplice uccidere migliaia degli indesiderati kurdi che erano fuggiti dal confine turco in cerca di rifugio. Lì le forze di sicurezza turche – in parte addestrate dalla società Vinnell, Brown & Root, rimandarono migliaia di kurdi a morte certa.

Oggi la Vinnell Corporation (una società della TRW) è una delle tre maggiori compagnie private di mercenari al mondo, assieme alla MPRI ed alla  DynCorp (v. FTW, giugno 2000). Essa è inoltre la più importante per l’addestramento delle forze di sicurezza in tutto il Medio Oriente.

Non sorprende che le regioni di confine della Turchia in questione fossero i principali punti di transito dell’eroina prodotta in Afghanistan e Pakistan destinata ai mercati europei.

Una fonte cofidenziale con esperienza nei servizi segreti nella regione mi riferì in seguito che i kurdi “sono stati in qualche modo ripagati dalla gente che li ha usati per trasportare la loro droga”. Egli riconosce apertamente che entrambe la Brown & Root e la Vinnell Corporation solitamente procuravano copertura non ufficiale per i funzionari della CIA. Ma questo già lo sapevo.

Dal 1994 al 1999, durante l’intervento militare USA nei Balcani – dove, secondo il he Christian Science Monitor e la Jane’s Intelligence Review, l’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) controlla il 70% dell’eroina che entra in Europa occidentale – la Brown & Root di Cheney ha ricavato miliardi di dollari rifornendo le truppe USA con enormi attrezzature nella regione. Le operazioni di supporto della Brown & Root continuano ancora oggi in Bosnia, Kosovo e Macedonia.

Le impronte di Dick Cheney sono vicine alla droga più di quanto si possa sospettare. Il rapporto dell’agosto 2000 del Center for Public Integrity le ha portate ancora più vicine. Sarebbe corretto dire che vi è un diretto collegamento tra le infrastrutture della Brown & Root – spesso sistemate in regioni remote e pericolose – con tutte le regioni che producono droga e con quelle che la consumano in tutto il mondo. Queste coincidenze, di per se stesse non provano complicità nel traffico. Altri fatti comunqueportano inequivocabilmente in quella direzione.

UN COLLEGAMENTO DIRETTO DI DICK CHENEY ALLA DROGA

Il rapporto del CPI intitolato “Cheney guidò la Halliburton a festeggiare con i fondi federali”, scritto dai veterani del giornalismo Knut Royce e Nathaniel Heller, descrive come, nei cinque anni della presidenza Cheney, la Halliburton in gran parte attraverso l’affiliata Brown & Root, godette di 3,8 miliardi di dollari di contratti federali e prestiti assicurati dai contribuenti. I prestiti erano stati garantiti dalla Export-Import Bank (EXIM) e dalla Overseas Private Investment Corporation (OPIC). Secondo l’ex CIA Ralph McGehee, entrambe le istituzioni erano pesantemente infiltrate dalla CIA e davano solitamente copertura non ufficiale ai suoi funzionari.

Uno di questi prestiti, quello alla conglometata finaziaria/banca russa The Alfa Group of Companies, comprendeva 292 milioni di dollari da pagare per il contratto della Brown & Root per rinnovare un giacimento petrolifero siberiano posseduto dalla russa Tyumen Oil Company. The Alfa Group completò la sua acquisizione del 51% della Tyumen Oil in un procedimento con offerte presumibilmente truccate. Un rapporto ufficiale del governo russo afferma che gli alti dirigenti del The Alfa Group, gli oligarchi Mikhail Fridman and Pyotr Aven, “si ritiene abbiano partecipato al traffico di droga dal Sud Est asiatico attraverso la Russia e fino all’Europa”. Questi stessi dirigenti, Fridman e Aven, che secondo rapporti ed informazioni hanno contrabbandato eroina in connessione con la famiglia mafiosa russa Solntsevo, erano gli stessi che chiesero i prestiti EXIM che l’attività di lobby della Halliburton più tardi gli assicurò. Come risultato, il  lavoro della Brown & Root nei giacimenti Alfa Tyumen potè continuare – ed espandersi.

Dopo aver descritto come gli interessi del crimine organizzato nel The Alfa Group si ritiene habbiano rubato il giacimento petrolifero con la truffa, la storia del CPI – usando rapporti ufficiali dell’FSB (l’equivalente russo dell’FBI), di compagnie petrolifere come la BP-Amoco, ex funzionari della CIA e del KGB e resoconti della stampa – ha quindi stabilito un solido legame all’Alfa Tyumen ed al trasporto dell’eroina. Nel 1995, sacchi di eroina camuffata da zucchero erano stati rubati da un container ferroviario noleggiato dall’Alfa Eko e venduti nella città siberiana di Khabarovsk. Emerse un problema quando molti residenti della città vennero “intossicati” o “avvelenati”.

La storia del CPI dichiarava anche: “Il rapporto dell’FSB diceva che entro pochi giorni dall’incidente agenti del Ministero degli Affari Interni (MVD) condussero delle irruzioni negli edifici dell’Alfa Eko e trovarono ‘droga ed altra documentazione compromettente’.

Entrambe i rapporti affermano che la Alfa Bank ha riciclato i fondi della droga dei cartelli russo e colombiano.

“I documenti dell’FSB documentano che alla fine del 1993, un alto funzionario dell’Alfa incontrò Gilberto Rodriguez Orejuela, la mente finanziaria del noto cartello di Cali ora in carcere, ‘per concludere un accordo sul trasferimento di denaro nell’Alfa Bank da zone offshore come le Bahamas, Gibilterra ed altre’. Il piano era di reinserire il denaro nell’economia russa attraverso l’acquisto di azioni di compagnie russe.

“…Egli [l’ex agente del KGB] raccontò che vi erano altre prove “riguardanti il coinvolgimento [dell’Alfa Bank] col riciclaggio di denaro sporco dei…cartelli della droga latinoamericani’.”.

Diventa quindi più difficile per Cheney e la Halliburton asserire che tutto ciò sia una pura coincidenza, dal momento che il CPI ha riportato che il principale avvocato della Tyumen a Washington, James C. Langdon, Jr, alla ditta Aikin Gump, “…aiutò a coordinare questo giugno la raccolta di 2,2 milioni di dollari per la campagna elettorale di Bush. Egli quindi fu d’accordo nell’aiutare a reclutare 100 avvocati e lobbisti nella capitale che raccogliessero 25.000 ciascuno per la campagna di W.”

L’eroina menzionata nella storia del CPI proviene dal Laos, dove Richard Armitage ed il Vice Direttore associato alle Operazioni della CIA a riposo Ted Shackley, alleati di lunga data di Bush e combattenti clandestini sono stati ripetutamente collegati al narcotraffico. In seguito passò per il sudest asiatico fino al Vietnam, probabilmente il porto di Haiphong. Quindi l’eroina venne trasportata via mare al porto russo sul Pacifico di Vladivostok, da dove venne in seguito mossa in treno attraverso la Siberia e poi in camion fino all’Europa, passando per le mani dei capi della mafia russa in Cecenia e Azerbaijan. La Cecenia e l’Azerbaijan sono punti caldi sia di conflitti armati che di prospezioni petrolifere, e la Brown & Root opera lungo tutto questo tragitto.

Come descritto in precedenti edizioni della FTW, tale lungo, costoso e tortuoso sentiero venne impiantato frettolosamente dopo che l’inviato personale del Presidente George Bush Richard Armitage, col rango di ambasciatore, era stato nell’ex Unione Sovietica per assisterla nel suo “sviluppo economico” nel 1989. Allora gli ostacoli ad un più diretto, profittevole ed efficiente percorso dall’Afghanistan e Pakistan attraverso la Turchia fino in Europa erano lo stretto controllo da parte del governo jugoslavo/serbo dei Balcani e la continua instabilità nella regione della Mezzaluna d’Oro del Pakistan/ Afghanistan. Inoltre, non vi era nessun altro modo, usando l’eroina del Triangolo d’Oro (Birmania, Laos e Tailandia), di trattare con la Cina e l’India che girarvi attorno.

Forse non è un caso che Cheney e Armitage siano associati nel prestigioso Aspen Institute, un escusivo think-thank bi-partisan, ed anche nella Camera di Commercio USA-Azerbaijan. Nel novembre 1999, in quel che potrebbe essere un segno di quanto accadrà, in un’esercitazione pratica al Council on Foreign Relations, dei quali lui e Cheney sono entrambi membri, Armitage ricoprì il ruolo di Segretario della Difesa.

Molti degli aiutanti di lunga data ed elementi dell’apparato di Bush come Richard Armitage ed il veterano della CIA Ted Shackley hanno un pesante bagaglio politico. Da quando il potere governativo è talmente diviso da sembrare formale dopo la lunga elezione, è improbabile che nomine controverse per posizioni ministeriali come quelle di Armitage o Shackley vengano presentate ad un Senato diviso a metà che è improbabile le confermi. E’ molto più probabile che Armitage appaia come consigliere semiufficiale in qualche travagliata regione europea. Questo è confacente al ruolo che ha ricoperto per George Bush nel 1989 in Russia e nel 1992 in Albania. I viaggi di Armitage presagivano entrambe i conflitti ceceno e kosovaro e la violenta espansione del traffico di droga attraverso quelle regioni.

L’EFFICIENZA DELLA PIPELINE DELLA DROGA

L’amministrazione Clinton si prese cura di tutto il tempo sprecato per il viaggio dell’eroina con la distruzione della Serbia e del Kosovo nel 1999 e l’instaurazione del KLA come potenza regionale. Questo aprì una linea diretta dall’Afghanistan all’Europa occidentale – e la Brown & Root era proprio al centro di questa.

L’abilità di Clinton nel rendere efficienti le operazioni del narcotraffico è stato descritto dettagliatamente nell’edizione dell’aprile del 2000 di FTW in una storia dal titolo “La pipeline del denaro della droga del Partito Democratico presidenziale”. Da allora quell’articolo è stato ripubblicato in tre paesi. L’essenza della lezione economica sulla droga era che coltivando oppio in Colombia e contrabbandando sia eroina che cocaina dalla Colombia a New York City attraverso la Repubblica Dominicana e Porto Rico (una virtuale linea diretta), le strade tradizionali del contrabbando potrebbero essere abbreviate o persino eleminate. Ciò ridusse sia il rischio che il costo, incrementò i profitti ed eliminò la concorrenza.

FTW sospetta che in tale processo vi sia la mano del co-fondatore del cartello di Medellín Carlos Lehder, rilasciato dalla prigione sotto Clinton nel 1995, ed ora attivo sia alle Bahamas che in Sud America. Lehder era conosciuto durante gli anni ’80 come il “genio dei trasporti”. Posso ben immaginare Dick Cheney, essendo stato testimone della completa ristrutturazione del traffico globale di droga negli ultimi otto anni, andare da George W. e dire: “Guarda, so come possiamo farlo persino meglio”.

Una cosa è certa. Come citato nell’articolo del CPI, un vice presidente della Halliburton notò che se il duetto Bush-Cheney fosse eletto, “i contratti della società con il governo andrebbero ovviamente alle stelle”.

L’OSCURO PASSATO

Nel luglio del 1977 lo scrivente, allora ufficiale della polizia di Los Angeles, lottava per dare un senso ad un mondo impazzito. In un ultimo estremo sforzo per salvare la relazione con la mia fidanzata, Nordica Theodora D’Orsay (Teddy), un agente CIA a contratto, ero andato a New Orleans per trovarla. Iu una vacanza decisa in fretta, assicurata con il consenso del mio ufficiale comandante, il Capitano Jesse Brewer della LAPD, ero andato da solo, in modo non ufficiale, per evitare lo scrutinio dell’Organized Crime Intelligence Division (OCID) della LAPD.

Teddy aveva voluto che mi unissi a lei nelle sue operazioni dall’interno dei ranghi della polizia, a cominciare dalla primavera del 1976. Mi ero rifiutato di essere coinvolto con la droga in alcun modo, e tutto ciò lei menzionava pareva aver a che fare con eroina o cocaina, aassieme alle armi che stava muovendo fuori del paese. Il Direttore della CIA era George Herbert Walker Bush.

Sebbene altempo ufficialmente facessi parte dello staff dell’Accademia della LAPD, ero stato non ufficialmente prestato all’OCID dal gennaio quando Teddy, annunciando l’inizio di una nuova operazione pianificata nell’autunno del 1976, improvvisamente sparì. Lasciò molti, compreso me, meravigliati e turbati. Gli investigatori dell’OCID mi hanno tenuto duramente sotto pressione per avere informazioni su dilei e su ciò che sapevo delle sue attività. Erano informazioni che non potevo dargli. Sperando ancora che avrei trovato il modo per comprendere il suo coinvolgimento con la CIA, il LAPD, la famiglia reale iraniana, la mafia e la droga, rimasi da solo durante otto giorni di rivelazioni dantesche che avrebbero determinato il corso della mia vita da allora fino ad oggi.

Arrivando a New Orleans ai primi di luglio del 1977, trovai Teddy che viveva in un appartamento al di là del fiume a Gretna. Equipaggiata con telefoni scrambler ed apparecchi per la visione notturna, e lavorando con comunicazioni sigillate fornite da personale della marina e dell’aeronautica della vicina stazione  aeronavale di Belle Chasse, era coinvolta in qualcosa di veramente brutto. Teddy stava preparando il carico di grandi quantitativi di armi su navi dirette in Iran. Allo stesso tempo lavorava con elementi della mafia del boss di New Orleans Carlos Marcello per coordinare il movimento dei battelli che stavano portando in città grossi quantità di eroina. Le barche arrivavano alle banchine controllate da Marcello, indisturbate anche dalla polizia di New Orleans  cui lei mi presentò, assieme a sommozzatori, militari, ex berretti verdi e personale della CIA. I battelli stavano recuperando l’eroina da attrezzature petrolifere nel Golfo del Messico, in acque internazionali – attrezzature costruite e mantenute dalla Brown & Root.

Le armi che Teddy controllava, apparentemente AK47 e M16 surplus del tempo del Vietnam, venivano caricate su navi anch’esse di proprietà della Brown & Root. E più di una volta durante gli otto giorni passati a New Orleans, mi incontrai e mangiai in ristoranti con dipendenti della Brown & Root che che stavano caricando quelle navi e sarebbero partiti per l’Iran entro pochi giorni. Una volta, uscendo da un bar ed avendo apparentemente fatto la domanda sbagliata, mi fu sparato contro nel tentativo di mettermi paura.

Disgustato e con il cuore infranto per essere stato testimone che la mia fidanzata ed il mio governo contrabbandavano droga, troncai la relazione. Ritornato a casa a Los Angeles, tirai un sospiro e denunciai tutto ciò che avevo visto, incluse le connessioni alla Brown & Root, ai funzionari di intelligence della LAPD. Essi mi dissero prontamente che ero pazzo.

Costretto con minacce di morte ad andar via dalla polizia di Los Angeles alla fine del 1978, presentai denunce alla Divisione Affari Interni del Lapd e all’ufficio di Los Angeles dell’FBI al comando dell’FBI SAC Ted Gunderson. Io ed il mio legale scrivemmo ai politici, al Dipartimento della Giustizia ed alla CIA, e contattammo il Los Angeles Times. L’FBI ed il LAPD dissero che ero folle.

Una storia in due parti pubblicata nel 1981 dal Los Angeles Herald Examiner rivelava che l’FBI aveva fermato Teddy e che quindi l’aveva rilasciata prima di classificare la loro indagine come chiusa. L’ex Commissario Criminale di New Orleans Aaron Cohen disse al reporter Randall Sullivan che trovava la mia descrizione dei fatti perfettamente plausibile dopo i suoi 30 anni di studi sulle operazioni del crimine organizzato in Louisiana.

A tutt’oggi, un rapporto della CIA preparato come risultato della mia denuncia rimane classificato ed esentato dal rilascio, in seguito ad ordine esecutivo del Presidente, nell’interesse della sicurezza nazionale e perchè rivelerebbe l’identità di agenti CIA.

Il 26 ottobre 1981, al piano terra dell’ala ovest della Casa Bianca, raccontai di ciò che avevo visto a New Orleans al mio amico e compagno di corso all’UCLA Craig Fuller.  Fuller poi divenne Capo di Gabinetto del Vice Presidente Bush dal 1981 al 1985.

Nel 1982, l’allora professore di scienze politiche all’UCLA Paul Jabber riempì molti dei vuoti nella mia ricerca per capire ciò che avevo visto a New Orleans. Era qualificato a farlo poiché aveva servito come consulente alla CIA ed al Dipartimento di Stato durante l’amministrazione Carter.

Paul spiegò che, dopo un trattato del 1975 tra lo Scià dell’Iran e Saddam Hussein dell’Iraq, lo Scià aveva tagliato ogni aperto sostegno militare per i ribelli kurdi che combattevano contro Saddam Hussein nel nord dell’Iraq. In cambio, lo Scià aveva guadagnato l’accesso alla via d’acqua dello Shatt al’Arab così da poter moltiplicare le sue esportazioni e guadagni petroliferi. Non volendo perdere i kurdi come attività a lungo termine, la CIA aveva allora usato la Brown & Root – che operava in entrambe i paesi e faceva la manutenzione delle attrezzature portuali nel Golfo Persico vicino allo Shatt al’Arab – per riarmare i kurdi. L’intera operazione era stata finanziata con l’eroina. Paul fu esplicito su tutto  ciò.

Nel 1983 Paul Jabber  lasciò l’UCLA per divenire vicepresidente della Banker’s Trust e presidente del Dipartimento per il Medio Oriente del Council on Foreign Relations.

LA PIU’ GRANDE LIBERA IMPRESA AL MONDO

Se uno è abbastanza coraggioso da cercare un “sistema operativo” che spieghi teoricamente ciò che FTW vi ha appena descritto, non ha bisogno di guardare oltre il favoloso articolo in due parti pubblicato su Le Monde Diplomatique nell’aprile 2000. Le storie, incentrate massicciamente sul capitale della droga, sono intitolate “Il crimine, la più grande libera impresa al mondo.” Le brillanti e penetranti parole degli autori Christian de Brie e Jean de Maillard sono la migliore spiegazione che abbia mai letto della reale situazione politica ed economica mondiale .

De Brie scrive: “Permettendo al capitale di spostarsi incontrollato da una parte all’altra del mondo, la globalizzazione e l’abbandono della sovranità hanno insieme allevato una crescita esplosiva di un mercato finanziario fuorilegge…

“E’ un sistema coerente collegato strettamente all’espansione del capitalismo moderno e basato sull’associazione fra tre elementi: i governi, le società multinazionali e le mafie. Gli affari sono affari: il crimine finanziario è prima di ogni altra cosa un mercato, prospero e strutturato, governato dalla legge della domanda e dell’offerta.

“La complicità del grande business ed il laissez faire politico sono il solo modo nel quale quel crimine organizzato su vasta scala può riciclare il denaro sporco e rigenerare i favolosi redditi delle sue attività. E le multinazionali hanno bisogno del sostegno dei governi e della neutralità delle autorità di regolamentazione per poter consolidare le loro posizioni, incrementare il loro profitti, confrontare e schiacciare la concorrenza, fare ‘l’affare del secolo’ e finanziare le loro operazioni illecite. I politici sono direttamente coinvolti e la loro capacità di intervenire dipende dagli aiuti e dai finanziamenti che li mantengono al potere. Questa collusione di interessi è parte essenziale dell’economia mondiale, l’olio che fa girare le ruote del capitalismo.”

Dopo il confronto alla TV con il Direttore della CIA John Deutch il 15 novembre 1996, sono stato intervistato dai Comitati di Intelligence della Camera e del Senato. Preparai una testimonianza scritta per quello del Senato che consegnai, sebbene non sia mai stato chiamato a testimoniare. In tutte quelle interviste, nella mia testimonianza scritta ed in tutte le conferenze da allora, ho raccontato la storia della Brown & Root.

IN GOD (GOLD, OIL, DRUGS) WE TRUST

Non vi è pericolo di sbagliare. Gli Stati Uniti si preparano per la guerra. Gli eventi immediatamente successivi alla debacle delle elezioni USA del 2000 sono minacciosi presagi per l’amministrazione Bush-Cheney. Mentre non tutti i posti del gabinetto sono ancora stati riempiti, i posti chiave del Tesoro, Difesa, Giustizia e Consigliere per la Sicurezza Nazionale indicano l’amministrazione più militarizzata, intima dei petrolieri e del grande capitale in 35 anni.

Così completo è il piano per il controllo del governo che il figlio del Segretario di Stato (designato) Colin Powell, in una nomina ancora non molto notata, è stato nominato il nuovo Commissari della Commissione Federale delle Comunicazioni. Questo è l’ente che controlla e sanziona tutte le trasmissioni commerciali degli Stati Uniti.

Con Colin Powell come Segretario di Stato, Donald Rumsfeld Segretario della Difesa e Dick Cheney come Vice Presidente, i più alti livelli del governo USA ora ospitano due ex Segretari della Difesa e l’ex capo degli Stati Maggiori riuniti. Il nuovo Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Condoleeza Rice, sebbene afroamericana, ha un lungo curriculum di servizio nelle amministrazioni repubblicane e siede anche nel consiglio di amministrazione della Chevron Oil, che recentemente ha dato il suo nome ad una petroliera. Le sue opache credenziali operative indicano che probabilmente servirà come messaggera designata tra Bush, Powell, Rumsfeld e Cheney e la ragazza afroamericana da cartellone pubblicitaria per l’imminente avventurismo militare.

Mentre questa storia va in stampa è di particolare interesse la voce sempre più forte tra le mie fonti che l’attuale Direttore della CIA George Tenet, nominato nella carica dal Presidente Clinton nel 1997, rimarrà nella nuova amministrazione Bush. Basandomi sui miei studi delle operazioni della CIA e sulla storia, ciò suggerisce fortemente due cose. Primo, implica che la CIA, come indipendente servitore di Wall Street, sente che i suoi interessi sono stati – e continueranno ad essere – ben serviti da Tenet, che è ben visto a Langley. Più importante comunque, è il fatto che suggerisce che vi sono operazioni, sia coperte che non, in moto sotto il controllo della CIA ad una velocità e con una forza che non accetteranno un interruzione del ritmo per un cambio del direttore. La più critica di queste sarebbe l’inizio di un conflitto programmato in Colombia.

Dall’avvento della bomba atomica, gli Stati Uniti hanno sempre avuto bisogno di due tipi di nemici. Su un primo livello, essi hanno bisogno di un nemico tattico contro il quale andare a combattere una guerra sul campo. Dal 1945 questi nemici sono stati creati, ed hanno il nome di Corea del Nord, Vietnam del Nord, Grenada, El Salvador, Panama, l’Iraq ed ora la Colombia. Su un altro livello comunque gli Sati Uniti hanno bisogno di un nemico strategico che giustificherà vergognose spese di capitale per sistemi di armi strategiche come gli ICBM, i sommergibili Trident e sistemi di difesa missilistica “Star Wars”.

Con la nuova amministrazione Bush che sta già contemplando un cambio di politica che farebbe dei ribelli colombiani (opposti ai narcotrafficanti) i bersagli dell’aiuto militare USA, come riportato dall’AP, non vi è dubbio dove sarà la prossima guerra. E con il militarizzato governo Bush che fa dello scudo di difesa missilistico una priorità, sembra che o la Cina o la Russia diventeranno il prossimo grande nemico di scelta. Alla fine deciderà la profittabilità. Per il momento, la men che credibile minaccia di carta viene da non specificate “stati canaglia”. Possiamo essere certi, comunque, che lo spostamento dei piani di pressione economica intorno al mondo rivelerà abbastanza presto il prossimo demone. La Halliburton è piazzata strategicamente per trarre profitto da ogni eventualità.

Come è stato in Vietnam, America Centrale e Kosovo, la droga continuerà ad essere un’enorme parte del piano finanziario per prolungate guerre terrestri. Come disse un cinico, “GOD” sta per “Gold, Oil and Drugs”. Possiamo essere certi che un impero (opposto ad una repubblica) stia emergendo negli Stati Uniti più rapidamente di quanto molti si aspettavano. E l’amministrazione Bush sta già agendo come una “divinità”. E’ un impero che può avere poca necessità o persino la pretesa di essere una democrazia mentre il fascismo americano delle corporations toglie la maschera come conseguenza del nostro circo elettorale, la prostituzione della nostra Corte Suprema e la virtuale distruzione del governo americano come servo di niente altro che il denaro, l’avidità ed il potere.

Sources:
* Aspen Institute, http://www.aspeninst.org.
* Associated Press, “Study: US Could Save Cost in Balkans”, October 10, 2000.
* Associated Press, “Cheney, North Relationship Probed”, August 11, 2000.
* Austin Chronicle, August 28, 2000.
* “CIA Base” © 1992, Ralph McGehee.
* CIA Inspector-General, “Report of Investigation: Allegations of Connections Between CIA and the Contras in Cocaine Trafficking to the United States. Volume II: The Contra Story”, Report 96-0143-IG.
* Christian Science Monitor, October 20, 1994.
* Council on Foreign Relations, http://www.cfr.org.
* De Brie, Christian and Jean de Maillard, “Crime, The World’s Biggest Free Enterprise”, Le Monde Diplomatique, April 2000.
* Halliburton/Brown & Root, http://www.Halliburton.com/brs.
* Jane’s Intelligence Review, February 1, 1995.
* Los Angeles Herald Examiner, October 11 & 18, 1981.
* Los Angeles Times, March 23, 1991.
* Newsmakingnews, “The Dick Cheney Data Dump”, August 27, 2000, http://www.newsmakingnews.com.
* New York Press, January 8, 2000.
* New York Times Index, http://www.nytimes.com.
* Royce, Knut and Nathaniel Heller, “Cheney Led Halliburton to Feast at Federal Trough”, Center for Public Integrity, August 2, 2000, http://www.public-i.org/story_01_080200.htm.
* Ruppert, Michael C., written testimony for the Senate Select Committee on Intelligence, dated October 1, 1997; see http://www.copvcia.com/free/ciadrugs/ssci.html, and From The Wilderness 4/99, 4/00, 6/00.
* Securities and Exchange Commission, “Edgar” Database, http://www.sec.gov.
* Tarpley, Webster Griffin and Anton Chaitkin, George Bush: The Unauthorized Biography, Executive Intelligence Review, Washington, DC, 1992.
* US-Azerbaijan Chamber of Commerce, http://www.usacc.org.
* Vinnell Corporation, http://www.Vinnell.com.

© 2001Michael C. Ruppert – From The Wilderness Publications

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Scalfari e Cacciari: democrazia funziona se oligarchia

leggi anche La cena segreta: Draghi da Scalfari con Letta e Napolitano

e per non dimenticare le parole del Curzio Maltese (membro della consorteria Vedrò di Letta) , della “società civile” che in merito alla tecnocrazia si espresse così L’ITALIA LABORATORIO DELLA TECNOCRAZIA CHE GUIDERA’ L’EUROPA. Maltese anticipò e si spinse addirittura oltre la Jp Morgan (certa intellighenzia deve essere talmente solerte a rappresentare il volere della finanza che gioca di anticipo) quando questa esternò il disturbo dei banchieri nei confronti delle Costituzioni. In effetti, da quando le nazioni europee, senza il consenso popolare firmarono il Trattato di Maastricht (primo trattato di molti che seguirono a cancellare ogni sovranità derivante dalla Costituzione) venti anni or sono, non si vide proprio una rivolta popolare in Italia. Forse per questo i banchieri non pensavano di suscitare tanto sdegno per tale esternazione superata dai fatti, ma come previsto, al di là del web, nella realtà basta dire “Pericolo anti europeista” per rinsaldare le file.
Barbara

SCALFARI E CACCIARI: LA DEMOCRAZIA FUNZIONA SOLO QUANDO E’ OLIGARCHICA

Ci siamo. Pressati dall’attualità e dalle contingenze, molti degli osannati e sempre troppo sovrastimati “intellettuali” italiani sono costretti ad uscire allo scoperto e a confessare in modo schietto e diretto come la pensano su certi temi delicati e oltremodo cruciali della politica interna e internazionale. Eugenio Scalfari e Massimo Cacciari sono senza dubbio i campioni della “real politik” nostrana, quella secondo cui con la caduta del muro di Berlino e la fine delle ideologie, bisogna guardare con un certo disincanto la storia e adattarsi con concreto pragmatismo al corso degli eventi. Il loro assunto più propagandato a furor di popolo è il seguente: “siccome c’è la globalizzazione, e la competizione economica avviene su scala globale, non si può più competere rimanendo piccoli stati sovrani isolati, ma bisogna unire le forze creando federazioni e confederazioni di stati, come sta avvenendo oggi in Europa”.
Tradotto in termini più semplici il loro famigerato sillogismo suona così: “siccome c’è la Cina, bisogna creare per forza di cose gli Stati Uniti d’Europa, in caso contrario saremo spacciati e verremo travolti dalla marea gialla!”. Inutile ricordare che qualcuno (per la precisione Claudio Borghi Aquilini) ha già smontato questa tesi bizzarra con straordinaria capacità di sintesi e immaginazione: l’economia non è mai stato un gioco di tiro alla fune in cui più siamo e meglio è, ma è una complicata questione di organizzazione, efficienza, sinergia, competenza, conoscenza, ripartizione, distribuzione, in cui vince chi riesce ad utilizzare meglio le proprie risorse umane e materiali. Belle parole, ma del tutto inefficaci nel nostro caso, perché Cacciari e Scalfari hanno sempre ragione.

Infatti, nonostante la tesi quantitativa sia la più nota del duo delle meraviglie, Cacciari e Scalfari sono anche i mostri della tuttologia italiota, quelli del “so tutto io”, quelli dell’opposizione bieca a qualsiasi tipo di contraddittorio che non confermi ed esalti le loro conclusioni: si va dalla filosofia, alla storia, fino alla letteratura, all’economia, alla gastronomia, al taglio e cucito. Qualsiasi sia la materia del contendere, quando arriva la sentenza di uno dei due saggi barbuti, bisogna ascoltare in religioso silenzio e accettare senza battere ciglio le loro illuminanti dissertazioni. Puoi anche sforzarti di sottoporre al duo quintali di studi e documenti vergati di proprio pugno da premi Nobel ed economisti di caratura internazionale, che spiegano in modo accessibile a tutti come le unioni monetarie, politiche e commerciali tra stati diversi funzionino solo quando sussistono delle particolari condizioni al contorno, ma questo impegno si dimostrerà presto del tutto vano e infruttuoso: di fronte all’infinita saccenteria del duo, anche le vette più alte del sapere umano si sciolgono come neve al sole. Per intenderci, se in giornata di grazia, Cacciari e Scalfari sarebbero pure capaci di stravolgere il relativismo di Einstein o la teoria quantistica di Planck. Figurarsi, quindi, se in un dibattito serrato non sfiderebbero sfrontatamente gli impegnativi studi e le ricerche sul campo di umilissimi premi Nobel dell’economia.

Ma in effetti è bene sottolineare che la fama di questi due personaggi da commedia dell’arte italiana ha potuto prosperare e ingigantirsi all’interno di un particolare contesto sociale e politico: il PD, il partito più curioso e singolare della storia dell’uomo. L’unica aggregazione di individui che si dichiarano ostinatamente di “sinistra”, ma che da più di trenta anni perseguono e applicano solo politiche di “destra” ultraliberiste e ultraconservatrici. Soltanto i “piddini” potevano elevare a loro modelli ed icone delle statue di cera, dei colossi d’argilla, dei vitelli dai piedi di balsa come Scalfari e Cacciari. In ogni altro ambito culturale, questi due megafoni del vuoto pneumatico sarebbero stati cacciati fuori a pedate. Ma nel PD tutto può succedere e nulla è impossibile: in un partito in cui vengono messi sullo stesso piano Matteo Renzi (il concorrente della “Ruota della Fortuna”) e Antonio Gramsci, Margaret Thatcher e Karl Marx, Von Hayek e Keynes, delle sagome abituate da anni a fare equilibrismi e salti mortali da circensi come Scalfari e Cacciari non potevano che trovare entusiastica accoglienza.

Nel PD esistono infatti due correnti prevalenti: quella dei “comunisti” della base che non hanno mai letto un libro in vita loro e votano PD sulla fiducia credendo (o meglio illudendosi) che sia un partito di diretta emanazione della gloriosa sinistra operaia, e quella dei “radical chic” dei salotti che leggono soltanto Benni e Ammaniti perché scrittori alla moda e tanto politicamente corretti e non hanno mai capito un accidenti di nulla di politica e di economia, reputandole discipline aride e specialistiche da riservare soltanto ad esperti qualificati. In un tale agglomerato sociale di imbecillità e ignoranza, condito da fanatismo e orgoglio di appartenenza, tenuto insieme negli ultimi decenni solo grazie all’anti-berlusconismo viscerale, due fini dicitori dal lessico forbito come Scalfari e Cacciari non potevano che inserirsi come due lame nel burro. Nessun piddino oserebbe mai contraddire una qualunque tesi del duo, o perché non ha i mezzi culturali per farlo o perché pur avendo un discreto bagaglio culturale, la sua visione del mondo è stata ormai stravolta e manipolata da anni di lettura degli editoriali e delle inesattezze giornalistiche di “Repubblica” (i libri di Cacciari invece servono solo da arredamento, e nessun piddino è andato mai oltre l’introduzione). Nonostante lo stesso Scalfari abbia a più riprese confessato di non essere mai stato un “comunista” e di sentirsi molto più legato alla tradizione liberale italiana, nessun piddino avrebbe mai il coraggio di ammettere a se stesso che il verecondo ottuagenario non sia un “uomo di sinistra”. Sarebbe la fine di un mito, di un sogno che per decenni ha consentito a milioni di elettori traditi e beffati di ingoiare i più amari rospi della storia italiana. La distruzione endemica dello stato sociale italiano sotto gli occhi attoniti di coloro che più avevano lottato e beneficiato delle sue garanzie è potuta avvenire solo perché sponsorizzata da esperti della truffa e del raggiro come Scalfari e Cacciari. Al suono di guerra di “ce lo chiede l’Europa”, “più Europa”, “il sogno degli Stati Uniti d’Europa”, “solo così possiamo competere con la Cina”, “c’è la globalizzazione” e via dicendo.

Tuttavia, ora che il sogno europeo sta cominciando a dissolversi sotto i colpi del giudizio della storia e della dura realtà, anche per due acrobati della dialettica come Scalfari e Cacciari la vita comincia a farsi più difficile ed è arrivato il momento di alzare il tiro delle loro provocazioni. Durante la festa organizzata da “Repubblica”, la “Repubblica delle idee” (vi consiglio di vedere il video integralmente, perché si tratta di una vera chicca di idiozia), sono rimasto allibito dalla disinvoltura con cui i due venerabili del PD, in un’orgia di boria e autoreferenzialità, abbiano potuto rivelare delle convinzioni piuttosto indigeste e raccapriccianti, che solo una platea assolutamente distratta e sonnolenta come quella dei piddini poteva lasciar passare senza la minima obiezione o mugugno. Una in particolare ha colpito la mia attenzione: la democrazia funziona solo quando è oligarchica, ovvero condotta e guidata da un gruppo ristretto di persone, possibilmente molto, ma molto ricche. Con tanto di esempi della Grecia di Pericle, della Roma dei patrizi, e della Venezia dei dogi. Per carità, a livello storiografico la conclusione non fa una piega (anche se, ad onor del vero, bisogna dire che è esistita pure la Grecia di Efialte e la Roma di Tiberio Gracco, ostici avversari dei ricchi, dei plutocrati e degli oligarchi, non a caso morti entrambi assassinati), ma per essere davvero obiettivi bisognava quantomeno ammettere che dal Rinascimento ad oggi, la storia della democrazia ha fatto passi da gigante, con l’eliminazione dei vincoli patrimoniali alla partecipazione politica, la conquista del suffragio universale, la nascita delle moderne repubbliche costituzionali parlamentari. Insomma da Pericle a Vito Crimi, ne è passata di acqua sotto i ponti, e semplificare così la faccenda mi sembra un esercizio di retorica un po’ frivolo e inconsistente.

Ma a questo punto bisogna chiarire anche il contesto in cui è scaturita questa summa di pragmatismo politico: si parlava del vuoto di democrazia che esiste in Europa, a causa del processo incompleto di creazione degli Stati Uniti d’Europa, che si è fermato praticamente all’introduzione della moneta unica senza dare vita ad un governo centrale federale come è accaduto negli Stati Uniti d’America. La causa principale di questa anomalia è dovuta alle differenze linguistiche, culturali, storiche che esistono tra i diversi stati europei, che necessitavano quindi di una struttura del tutto nuova di governo, come l’oligarchia tecnocratica degli Olli Rehn, Van Rompuy, Barroso, che pur non essendo mai stati democraticamente eletti ricoprono oggi i principali posti di potere dell’Unione Europea. Di necessità insomma si è dovuta fare virtù, e visto che in passato la democrazia oligarchica ha funzionato abbastanza bene, dobbiamo avere fiducia e continuare nel nostro processo di integrazione guidato dall’alto. Rivendicare un’anacronistica appartenenza al territorio e alla propria nazione è del tutto fuorviante, visto che oggi esiste solo un’appartenenza di diritto, ovvero le persone si riconoscono cittadini di un certo stato o federazione di stati solo quando rispettano le stesse leggi. Bene, applauso del pubblico e tutti a casa felici e contenti.

Con tutto il rispetto per Cacciari e Scalfari, facciamo ora però alcune precisazioni, creando un ideale contradditorio che non c’è mai stato ai due retori della sinistra annacquata dei giorni nostri. Il fatto che esistano delle notevoli differenze linguistiche, politiche, istituzionali, culturali tra i vari stati membri europei doveva essere una pregiudiziale da non sottovalutare durante il processo di integrazione, che doveva agire come elemento frenante di prudenza e non come acceleratore turbolento di un disastro annunciato. La circostanza che molti politologi, nonché svariati economisti, avessero avversato l’introduzione di una moneta unica in Europa perché non esistevano a priori quegli elementi automatici di aggiustamento, quali la flessibilità dei prezzi e dei salari, la mobilità dei lavoratori, la convergenza dei tassi di inflazione, i trasferimenti pubblici e privati di reddito, l’omogeneizzazione fiscale, sindacale, scolastica, le barriere linguistiche e culturali, avrebbe dovuto essere un deterrente e non un catalizzatore del processo. Fare per forza qualcosa che è impossibile e sconveniente fare non giustifica l’adozione di prassi anomale, ma ne rende quantomeno sospetta e sindacabile l’impostazione di massima. Se gettandomi da una rupe so con certezza che mi schianterò al suolo, non sono meno stupido se mi getto di testa, di piedi, di lato, con doppia giravolta carpiata. Sono stupido e basta. L’evidenza empirica che ha mostrato a conti fatti quanti squilibri e asimmetrie macroeconomiche si siano create in Europa a causa dell’euro, è una dimostrazione palese della giustezza delle tesi di coloro che avevano bocciato il progetto fin dall’inizio e non una giustificazione a posteriori dell’eccezionalità con cui si continua a condurre l’intera operazione.

Andiamo avanti. Cacciari dice che gli europei ormai si riconoscono tali perché rispettano le stesse leggi. Di grazia, potrebbe spiegarci il filosofo Cacciari quali siano queste fantomatiche leggi (a parte i cervellotici standard qualitativi sul diametro dei piselli o la curvatura delle banane) che gli europei rispetterebbero alla stessa maniera? Paesi come Germania, Italia, Francia, Spagna hanno costituzioni diverse, codici penali e civili diversi, amministrazioni pubbliche diverse, sistemi pensionistici e contrattuali diversi, leggi bancarie diverse ed era proprio questo uno dei maggiori limiti che ostacolavano il processo di integrazione. Però con un po’ di malizia, possiamo intuire a quale unica leggesi riferisca Cacciari: la legge del mercato. Attraverso i trattati europei, il libero mercato e la moneta unica, tutti gli europei sono stati resi uguali di fronte alle leggi del mercato, che ne hanno decretato a forza di spread se continuo stato di emergenza, il livello di reddito, la quota di redistribuzione, i diritti sindacali, la flessibilità in uscita, le decurtazioni previdenziali e assistenziali, i movimenti migratori,contravvenendo esplicitamente ai principi costituzionali che in teoria avrebbero dovuto costituire un argine a questa deriva mercantilista. Descrivendo il processo di globalizzazione come storicamente ineluttabile, Cacciari presenta l’euro e l’unione monetaria come l’unico espediente per contrastare l’ascesa dei paesi emergenti, dimenticando però che non esiste un unico modo di globalizzare l’economia, ma infiniti (e la stessa storia umana ce ne offre diversi esempi) e questo particolare tipo di globalizzazione è stato proprio voluto dagli oligarchi, al fine di minimizzare i salari e massimizzare i profitti e le rendite. L’euro quindi non è una cura o una necessità storica, ma è la conseguenza di un processo politico fortemente voluto dagli stessi oligarchi che Cacciari vuole adesso al governo delle vetuste e antiquate democrazie parlamentari, ridotte ormai a futili assemblee consultive o passivi organi di ratifica di decisioni prese sempre altrove.

Fra l’altro, numeri alla mano, ribadiamo che a causa dei ben noti squilibri e dissidi interni, l’euro non ha rafforzato la competitività dei singoli stati e dell’unione in quanto tale, ma ne ha indebolito la capacità produttiva e la propensione al consumo e agli investimenti di lungo termine, portando a compimento il disegno perseguito dagli oligarchi: la globalizzazione sfrenata senza regole che punta al ribasso dei salari, all’espansione delle esportazioni, alla maggiore redditività degli investimenti esteri speculativi e alla concentrazione della ricchezza in poche mani e non quella regolata e governata democraticamente che tende alla crescita uniforme e sostenibile dei diritti e del benessere in tutto il mondo. Gli ultimi dati sulla distribuzione della ricchezza (vedi grafico sotto) confermano inequivocabilmente che questo tipo di globalizzazione ha provocato alcuni effetti distorsivi mai avvenuti prima nella storia: meno dell’1% della popolazione possiede il 41% della ricchezza mondiale. Questo risultato secondo Cacciari è un processo storico ineluttabile o un evidente indirizzo politico? E’ chiaro che poi, essendo i veri artefici del progetto, gli oligarchi si propongano al pubblico, in forza anche delle loro smisurate risorse finanziarie e mediatiche, come gli unici capaci di gestirlo e governarlo, sempre a loro uso e consumo. La prospettiva quindi è completamente ribaltata: l’eurocrazia non è un’anomalia necessaria a contrastare una trasformazione storica irreversibile ed immutabile, ma è uno dei tanti aspetti dell’anomalo e provvisorio processo di globalizzazione, che è stato sempre guidato dall’alto e non ha mai ricevuto legittimazione democratica dal basso. Tanto è vero che sia la globalizzazione che l’eurocrazia sono stati sempre bocciati dai popoli vessati e sfruttati in tutte le occasioni in cui questi ultimi hanno avuto la possibilità di farlo.

Ora, il tentativo di Cacciari di giustificare a posteriori l’oligarchia tecnocratica, come miglior modo di governo delle moderne democrazie, si scontra non solo con i dati puramente economici che sono tutti contro il progetto, ma anche con semplici fattori di gradimento, difficilmente contestabili dal punto di vista statistico e quantitativo. Se la democrazia oligarchica funzionasse così bene e si dimostrasse così efficace ed equa (?!) nella distribuzione delle ricchezze, perché mai esisterebbe tutta questa avversione da parte dei popoli? Come mai Olli Rehn non è così acclamato come lo era Pericle nell’agora? Come mai Van Rompuy non è così amato come Solone? Come mai Barroso non gode della stessa fama di Pisistrato? Le ragioni potrebbero essere molteplici e noi ne isoliamo solo due: o la democrazia oligarchica non funziona più bene come un tempo perché la storia è cambiata oppure Rehn, Van Rompuy, Barroso, sono degli inetti incapaci buoni solo a riscaldare poltrone e ad avallare direttive commerciali provenienti da una miriade di gruppi di pressione e di potere privati. E la notizia brutta per noi è che queste due conclusioni sono vere entrambe. Gli oligarchi di un tempo sapevano che dovevano lavorare bene e soddisfare le richieste dei rispettivi popoli, perché dal loro benessere e consenso, attraverso i tumultuosi dibattiti dell’agorà, della bulè, dei tribuni della plebe, dipendeva gran parte del loro potere. Gli oligarchi di oggi invece non devono rendere conto e ragione del loro operato a nessuno (a parte i “mercati”), sia perché non sono eletti democraticamente ma nominati unilateralmente (dai “mercati”), sia perché hanno ormai distrutto ed esautorato la capacità di filtro e mediazione dei vari parlamenti europei e nazionali. Il potere degli oligarchi di oggi è smisurato come quello dei monarchi del passato e, con buona pace di Cacciari, ha davvero poche similitudini con ciò che accadeva nelle antiche forme democratiche di governo.

Questo discorso non vuole essere sicuramente una spassionata adesione verso i modelli di democrazia diretta, che possono funzionare bene in piccole realtà locali, che vanno dai quartieri ai comuni fino ai singoli cantoni svizzeri, ma mostrano i loro limiti quando si tratta di governare e gestire paesi complessi di grandi dimensioni. In questo caso l’unica soluzione valida, per evitare la paralisi e il caos, rimane sempre la democrazia partecipativa, che richiede la faticosa formazione di classi dirigenti politiche competenti e responsabili che definiscono i programmi e le strategie di politica economica di lungo periodo, tramite un continuo confronto con i dati reali e un fecondo dialogo con la propria base elettorale. Le classi dirigenti e i quadri intermedi si devono fare carico di trovare di volta in volta le migliori soluzioni per garantire i principi costituzionali su cui si forgia l’identità e l’appartenenza di un popolo, dall’equità alla giustizia sociale fino alla libertà di impresa e di opinione. Cavalcare l’onda della democrazia oligarchica, come fanno i cosiddetti “intellettuali di sinistra” sulla scia di uno scellerato pragmatismo utilitarista tipico degli “intellettuali di destra” e dei conservatori, significa invece svilire i principi costituzionali molto concreti in favore di astratte leggi di mercato, che poi hanno sempre l’obiettivo di avvantaggiare ancora di più gli oligarchi e di espandere a dismisura le disuguaglianze. Questo gli oligarchi lo sanno bene e per questo motivo allevano con cura e coccolano lautamente i propri intellettuali e propagandisti di regime prezzolati (filosofi, professori, economisti di università private, politici, giornalisti). Senza la loro indefessa opera di manipolazione e mistificazione, difficilmente gli oligarchi potrebbero continuare a governare, controllare e reprimere le richieste di democrazia e partecipazione che arrivano dal basso.

Un’ultima considerazione che serve a smontare un ennesimo ragionamento davvero pretestuoso e goffo del buon Cacciari (buono si fa per dire, perché come si dice spesso dalle mie parti: se fosse fatto di pane, mi guarderei bene dal mangiarlo). Secondo Cacciari, noi europei dovremmo ritenerci fortunati perché siamo arrivati a questa forma ibrida ed anomala di governo (un qualcosa che è a metà fra una federazione e una confederazione di stati, ma infondo è solo l’euro e la BCE), senza passare per guerre e spargimenti di sangue come è accaduto negli Stati Uniti con la guerra di secessione. Ora, la guerra civile americana sappiamo che aveva delle ragioni politiche e sociali molto complesse, che avevano spaccato praticamente in due gli interessi e le rivendicazioni popolari: un processo sicuramente guidato dall’alto, ma che aveva profonde radici di partecipazione umana e emotiva anche dal basso, fra chi parteggiava per le istanze separatiste e chi per quelle unitarie. In queste condizioni di accesa dialettica interna, non era difficile convincere un giovane ragazzo ad indossare una divisa e imbracciare un fucile per inseguire un sogno di libertà, pace, prosperità, unità nazionale, come dall’altra parte dell’Oceano, stava già accadendo quasi contemporaneamente in Europa con i moti risorgimentali.

Il processo di integrazione europea è stato invece solamente pilotato e imposto dall’alto e nessun cittadino, men che meno oggi, si sognerebbe mai di combattere e rischiare la propria vita (a parte i militari di professione e i mercenari che sono pagati per farlo) per difendere l’Unione Europea e l’eurozona in particolare. Per che cosa dovrebbero combattere? Per un pezzo di metallo chiamato euro? Per difendere il palazzo di vetro di Francoforte? Per garantire ai propri figli una prosperità e un futuro che proprio l’euro ha contribuito a tagliare? Ma siamo sinceri, nessuno, ma proprio nessuno, avrebbe mai combattuto e combatterebbe oggi per difendere la moneta unica, perché quest’ultima non è il frutto spontaneo di un acceso dibattito partito dal basso, ma il prodotto artificiale di un progetto preconfezionato fortemente voluto dall’alto, che è stato fatto passare e digerire ai popoli europei con una campagna mediatica che ha del demenziale. Anzi, è molto più probabile che i popoli europei si coalizzino, come peraltro stanno già facendo in modo disorganizzato e scoordinato, contro gli oligarchi per la ragione opposta: per distruggere questo tipo di progetto unitario, a causa di tutte le differenze, gli squilibri, le miserie e le umiliazioni che ha già generato.

Fra l’altro, gli americani avevano il vantaggio di parlare la stessa lingua e di essere nati dallo stesso processo storico e culturale che portò alla dichiarazione di indipendenza dalle monarchie europee, mentre gli stati europei come già sappiamo e abbiamo ripetuto tante volte nascono da storie, tradizioni ed esperienze culturali totalmente diverse, che hanno condotto alla fine alla definizione e alla nascita degli odierni stati nazionali. In che lingua avrebbero dovuto parlare i soldati alleati di questa ipotetica guerra di annessione europea paventata da Cacciari? Quale cultura dominante avrebbe dovuto assumersi l’onere di combattere questa guerra? Ma se è lo stesso Cacciari a dire che ogni progetto unitario europeo tentato in passato, da Roma a Carlo Magno fino a Napoleone e Hitler, è stato fallimentare, perché mai avrebbe dovuto avere successo il subdolo disegno oligarchico portato avanti soltanto per ragioni commerciali e con il vessillo di una moneta unica? Come può pretendere Draghi di riuscire oggi con i suoi miserabili spiccioli da un euro dove non sono riusciti in passato le gloriose aquile delle insegne romane? Si tratta veramente di argomentazioni talmente fragili da rasentare il ridicolo, perché se è inconfutabile che l’Europa è sempre stata un’entità geografica e culturale a se stante nell’immaginario collettivo, è altrettanto vero che non è mai stata un’esigenza politica e una necessità storica sentita dai popoli europei.

E paradossalmente nemmeno la classe degli oligarchi e dei plutocrati vuole questa tanto agognata (a parole) unione politica e fiscale, perché ciò comporterebbe una perdita dei lucrosi profitti e delle rendite di posizione ottenuti solo grazie alle disfunzioni finanziarie create dall’euro (ricordiamo che quando i mercati sono stabili, omogenei e poco volatili, gli speculatori guadagnano poco o nulla). Agli oligarchi interessa solo l’euro e la sua permanenza a qualunque costo sociale, mentre tutto il resto sono chiacchiere da bar buone soltanto per tenere a bada una certa parte dell’elettorato di sinistra e illuderlo con sogni e fantasie che hanno poca attinenza con l’attuale corso della storia. A dispetto delle paure e delle fobie dei piddini, la pace tra i popoli europei continentali (un discorso a parte meriterebbero invece i paesi balcanici), prima dell’introduzione dell’euro, era ormai una condizione conclamata e duratura, mentre oggi, proprio a causa dell’euro, cominciano a riemergere antichi dissapori e conflitti tra i paesi che hanno guadagnato e paesi che hanno perso con la moneta unica.

Il sogno europeo di Altiero Spinelli, di cui spesso si parla fuori luogo e a sproposito, non aveva nulla a che vedere con una insignificante unione monetaria che annulla gli aggiustamenti valutari delle bilance dei pagamenti e il rischio di cambio degli speculatori. Inoltre se Spinelli ha sognato un’unione politica e federale europea nel momento più sanguinoso e tragico della seconda guerra mondiale, quando tutti i paesi europei erano dilaniati dalla violenza e dall’odio, ciò non significa che questo sogno di pace e fratellanza universale, concretamente irrealizzabile, avesse mantenuto la stessa consistenza e importanza a guerra conclusa. Ma poi cosa volete che sogni un povero esiliato di guerra per ragioni politiche se non il Manifesto di Ventotene? Un uomo sogna la pace quando è in guerra, mentre quando è in pace dovrebbe utilizzare tutti gli accorgimenti politici, diplomatici e culturali per preservala nel tempo. E l’euro non è sicuramente fra questi strumenti, visto che esaspera le differenze e esacerba certi atavici dissidi tra i popoli. E siccome già sappiamo che nessuno stato europeo egemone vuole oggi l’unione politica e fiscale, perché ciò comporterebbe un permanente trasferimento di ricchezza dagli stati più ricchi a quelli più poveri, come è avvenuto negli Stati Uniti, in Italia e in Germania dopo l’unificazione, cosa facciamo? Gli puntiamo un fucile in testa perché i piddini hanno un sogno? Quante morti, suicidi, sofferenze, malversazioni dobbiamo sopportare perché una minoranza politica sgangherata e ormai allo sbando, fomentata da un’ancora più ristretta casta di oligarchi, ha un sogno strampalato da realizzare in questo mondo?

Concludo dicendo che forzature del ragionamento come quelle espresse da Cacciari e Scalfari, se possono avere cittadinanza in luoghi ovattati e impermeabili al libero pensiero, come può essere un covo di piddini, devono essere invece tenacemente contrastate e smontate in tutte le sedi opportune, per rivelarne in profondità la loro misera ed impalpabile infondatezza. Certi argomenti, come la democrazia oligarchica, non devono assolutamente passare, perché, come successo per tante altre cose sgradevoli, a lungo andare si finisce per abituarsi e reputarle normali (il metodo utilizzato dalla propaganda è abbastanza noto: si ripete ad oltranza una menzogna finché non viene accettata da tutti come un’ovvia verità). Invece si tratta di assurdità senza capo né coda, perché rappresentano un antico retaggio del passato e un passo indietro nel cammino evolutivo della storia e della civiltà. E bisogna stigmatizzare a dovere chiunque tiri in ballo tesi così offensive ed oltraggiose nei confronti dei nostri principi democratici e costituzionali.

Se per nostra fortuna di uno dei due mistificatori presto ne sentiremo parlare soltanto nei necrologi (è sempre squallido augurarsi la morte di un uomo, ma nel caso di Scalfari la natura è nostra alleata), con l’altro dovremo purtroppo fare i conti ancora per qualche decennio e considerando che si tratta di un presunto ideologo che detta la linea sia agli avamposti che alle retrovie, dobbiamo imparare a fronteggiarlo senza alcun timore reverenziale. Il tuttologo buono per tutte le stagioni e per tutti i programmi televisivi, coni suoi virtuosismi da equilibrista, ormai è in evidente affanno e di fronte al corso inesorabile degli eventi, ha iniziato ad arrampicarsi sugli specchi. Pensate, della storica avanzata del Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia, Scalfari e Cacciari hanno colto soltanto la ferma condanna di Hollande contro tutti i nazionalismi e i fascismi. Quindi, un partito dichiaratamente anti-euro si prepara a governare il secondo paese più importante dell’unione, e tu cosa cogli? La tempestiva dichiarazione del tuo compare di cordata, senza fare un minimo accenno a tutti i malumori e i mal di pancia del popolo francese contro l’impostazione eurista, che hanno favorito l’ascesa del Fronte Nazionale. Come se queste persone in fondo non esistessero, non avessero diritto ad avere voce e ad essere rappresentati, fossero cittadini di serie B, da oscurare e censurare in tutti i modi possibili. Perché loro hanno sicuramente torto, mentre Cacciari, Scalfari, Letta, Monti, Hollande, Merkel, Draghi, Barroso, Van Rompuy, Olli Rehn hanno certamente ragione. Vi ricorda qualcosa questo modo di fare?

Ora, la Le Pen sarà pure un’estremista di destra (e così dicendo rischio anche di beccarmi una bella querela, visto che lei stessa ha minacciato di denunciare tutti coloro che etichettavano il suo partito in questa categoria), ma secondo voi è più fascista chi cerca di contrastare nel merito e nei fatti il pensiero unico dell’euro o chi è ormai assuefatto a questo pensiero e con le buone o con le cattive cerca di marginalizzare ed isolare tutte le opposizioni? Non sarebbe un modo di fare molto democratico, improntare ad armi pari un dibattito e sconfiggere l’avversario nel merito, invece di esorcizzare la sua avanzata tirando in ballo fantasmi e paure del passato? Perché mai nessun politico francese pro-euro si è mai preso la briga di intavolare un confronto televisivo a reti unificate con la Le Pen? Possibile che questi impavidi sognatori della moneta unica non abbiano argomenti validi per sostenere le loro nobili tesi, a parte le castronerie storiografiche e politiche bofonchiate da vecchi tromboni come Cacciari e Scalfari? Ragionate, ragionate gente, e un giorno non tanto lontano scoprirete forse che i tatuaggi con le svastiche stavano proprio sulle braccia e sulle spalle delle persone più insospettabili. Quelli sempre politicamente corretti. Quelli di “sinistra”.

Pubblicato da PIERO VALERIO

http://tempesta-perfetta.blogspot.com/2013/10/scalfari-e-cacciari-la-democrazia.html

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