San Simonino e  Sant´andrea di Rinn
Paolo Fancescetti
mercoledì 19 marzo 2008

Nel lontano 1893, la prestigiosa rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, pubblicò una serie di articoli sulla morale giudaica a cura del Padre Oreglia s.j.. Nel primo di essi, questi affermava: «NOI NON SCRIVIAMO NELL’INTENTO DI ACCENDERE […] L’ANTI-SEMITISMO, ma di dare piuttosto agli italiani l’allarme, perché si mettano sulle difese contro chi ne osteggia la fede, ne corrompe il costume e ne succhia il sangue, al fine di ammiserirli, dominarli e renderli schiavi». Già Dante Alighieri aveva cantato: «[…] uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l giudeo di voi tra voi non rida!»

Gli omicidi commessi dalla massoneria seguono tutti un preciso rituale e sono – per così dire – firmati.
Dal momento che le associazioni massoniche sono anche associazioni esoteriche, in ogni omicidio si ritrovano le simbologie esoteriche proprie dell’associazione che l’ha commesso; simbologie che possono consistere in simboli sparsi sulla scena del delitto, o nella modalità dell’omicidio, o nella data di esso.
Questo articolo è però necessariamente incompleto, nel senso che sono riuscito a capire la motivazione e la tecnica sottesa ad alcuni delitti solo per caso, con l’aiuto di alcuni amici, giornalisti, magistrati o semplici appassionati di esoterismo. Ma devo ancora capire molte cose. La mia intenzione è di fornire però uno spunto di approfondimento a chi vorrà farlo.

Evitiamo di ripercorrere i principali omicidi, perché ne abbiamo accennato nei nostri precedenti articoli (specialmente ne“Il testimone è servito” e in quello sul mostro di Firenze).
Facciamo invece delle considerazioni di ordine generale.

I miei dubbi sul fatto che ogni omicidio nasconda una firma e una ritualità nacquero quando mi accorsi di una caratteristica che immediatamente balza agli occhi di qualsiasi osservatore: tutte le persone che vengono trovate impiccate si impiccano “in ginocchio”, ovverosia con una modalità compatibile con un suicidio solo in linea teorica; in pratica infatti, è la statistica che mi porta ad escludere che tutti si possano essere suicidati con le ginocchia per terra, in quanto si tratta di una modalità molto difficile da realizzare effettivamente.
Così come è la statistica a dirci che gli incidenti in cui sono capitati i testimoni di Ustica non sono casuali; ben 4 testimoni moriranno in un incidente aereo, ad esempio, il che è numericamente impossibile se raffrontiamo questo numero morti con quello medio delle statistiche di questo settore.

L’altra cosa che mi apparve subito evidente fu la spettacolarità di alcune morti che suscitavano in me alcune domande.
Perché far precipitare un aereo, anziché provocare un semplice malore (cosa che con le sostanze che esistono oggi, nonché con i mezzi e le conoscenze dei nostri moderni servizi segreti, è un gioco da ragazzi)?
Perché “suicidare” le persone mettendole in ginocchio, rendendo così evidente a chiunque che si tratta di un omicidio? (a chiunque tranne agli inquirenti, sempre pronti ad archiviare come suicidi anche i casi più eclatanti)
Perché nei delitti del Mostro di Firenze una testimone muore con una coltellata sul pube? (anche questo caso archiviato come “suicidio”). Perché una modalità così afferrata, ma anche così plateale, tanto da far capire a chiunque il collegamento con la vicenda del mostro?
Perché firmare i delitti con una rosa rossa, come nel caso dell’omicidio Pantani, in modo da rendere palese a tutti che quell’omicidio porta la firma di questa associazione? Ricordiamo infatti che Pantani morì all’hotel Le Rose e che accanto al suo letto venne trovata una poesia apparentemente senza senso che diceva: “Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata”. Ricordiamo anche che Pantani ebbe un incidente (per il quale fece causa alla città di Torino) proprio nella salita di Superga, ovverosia la salita dove sorge la famosa cattedrale che fu eretta nel 1717, data in cui la massoneria moderna ebbe il suo inizio ufficiale. Se questi particolari non dicono nulla ad un osservatore qualsiasi, per un esperto di esoterismo dicono tutto. Tra l’altro la collina di Superga è quella ove si schiantò l’aereo del Torino Calcio, ove morì un’intera squadra di calcio con tutto il personale al seguito. Altra coincidenza inquietante, a cui pare che gli investigatori non abbiano mai fatto caso.
Perché far morire due testimoni di Ustica in un incidente come quello delle frecce tricolori a Ramstein, in Germania, destando l’attenzione di tutto il mondo?

La domanda mi venne ancora più forte il giorno in cui con la mia collega Solange abbiamo avuto un incidente di moto. Con due moto diverse, a me è partito lo sterzo e sono finito fuori strada; mi sono salvato per un miracolo, in quanto l’incidente è capitato nel momento in cui stavo rallentando per fermarmi e rispondere al telefono; Solange, che fortunatamente è stata avvertita in tempo da me, ha potuto fermarsi prima che perdesse la ruota posteriore.
Ora, è ovvio che un simile incidente – se fossimo morti – avrebbe provocato più di qualche dubbio. Magari a qualcuno sarebbe tornato in mente il caso dei due fidanzati morti in un incidente analogo qualche anno fa: Simona Acciai e Mauro Manucci. I due fidanzati morirono infatti in due incidenti (lui in moto, lei in auto) contemporanei a Forlì. Nel caso nostro, due amici e colleghi di lavoro morti nello stesso modo avrebbero insospettito più di una persona e sarebbero stati un bel segnale per chi è in grado di capire: sono stati puniti.

Per un po’ di tempo pensai che queste modalità servivano per dare un messaggio agli inquirenti: firmando il delitto tutti quelli che indagano, se appartenenti all’organizzazione, si accorgono subito che non devono procedere oltre.
Inoltre ho pensato ci fosse anche un altro motivo. Lanciare un messaggio forte e chiaro di questo tipo: inutile che facciate denunce, tanto possiamo fare quello che vogliamo, e nessuno indagherà mai realmente.

Senz’altro queste due motivazioni ci sono.
Ma ero convinto che ci fosse anche dell’altro, specie nei casi in cui la firma è meno evidente.

La risposta mi è arrivata un po’ più chiara quando ho scoperto che Dante era un Rosacroce (dico “scoperto” perché non sono e non sono mai stato un appassionato di esoterismo).
Ora la massoneria più potente non è quella del GOI, ma è costituita dai Templari, dai Rosacroce e dai Cavalieri di Malta.
E allora ecco qui la spiegazione dell’enigma: la regola del contrappasso.

Nell’ottica dei Rosacroce, chi arriva al massimo grado di questa organizzazione, ha raggiunto la purezza della Rosa.
Nella loro ottica denunciare uno di loro, o perseguirlo, è un peccato.
E il peccato deve essere punito applicando la regola del contrappasso.
Quindi: volevi testimoniare in una vicenda riguardante un aereo caduto? Morirai in un incidente aereo.
Volevi testimoniare in un processo contro il Mostro di Firenze? Morirai con l’asportazione del pube, cioè la stessa tecnica usata dal Mostro sulle vittime.
La regola del contrappasso è evidente anche ad un profano nel caso di Luciano Petrini, il consulente informatico che stava facendo una consulenza sull’omicidio di Ferraro, il testimone di Ustica trovato “impiccato” al portasciugamani del bagno. Petrini morirà infatti colpito ripetutamente da un portasciugamani.
Nel mio caso e quello della mia collega il “peccato” consiste invece nell’aver denunciato determinate persone appartenenti alla massoneria (in particolare quella dei Rosacroce). Per colmo di sventura poi andai a fare l’esposto proprio da un magistrato appartenente all’organizzazione (cosa che ovviamente ho scoperto solo dopo gli incidenti, decriptando la lettera che costui mi inviò successivamente). Che è come andare a casa di Provenzano per denunciare Riina.
Nel caso di Fabio Piselli, invece, il perito del Moby Prince che doveva testimoniare riguardo alla vicenda dell’incendio capitato al traghetto, costui è stato stordito e messo in un’auto a cui hanno dato fuoco, forse perché il rogo dell’auto simboleggiava il rogo della nave.

Talvolta invece il simbolismo è più difficile da decodificare e si trova nelle date, o in collegamenti ancora più arditi, siano essi in casi eclatanti, o in banali fatti di cronaca.
Nel caso del giudice Carlo Palermo che il 02 aprile del 1985 tentarono di uccidere con un’autobomba a Pizzolungo (Trapani)[1]. Il giudice Palermo era stato titolare di un’ampia indagine sul traffico di armi ed aveva indagato sulla fornitura di armi italiane all’Argentina durante la guerra per le isole Falkland, guerra scoppiata proprio il 02 aprile 1982 con l’invasione inglese delle isole. L’autobomba scoppiò quindi nella stessa data, e tre anni dopo (tre è un numero particolarmente simbolico).
Ed ancora per quanto riguarda l’omicidio di Roberto Calvi. Come ricorda il giudice Carlo Palermo: “Nella inchiesta della magistratura di Trento un teste (Arrigo Molinari, iscritto alla P2), dichiarò che Calvi – attraverso le consociate latino-americane del Banco Ambrosiano – aveva finanziato l’acquisto, da parte dell’Argentina, dei missili Exocet e in definitiva l’intera operazione delle isole Falkland”[2]. I primi missili Exocet affondarono due navi inglesi (la Hms Sheffield e Atlantic Conveyor). Il 18 giugno 1982 Roberto Calvi fu trovato morto impiccato a Londra sotto il ponte dei frati neri (nome di una loggia massonica inglese). Inoltre il ponte era dipinto di bianco ed azzurro che sono i colori della bandiera argentina.

Nel caso del delitto Moro la scena del delitto è intrisa di simbologie, dal fatto che sia stato trovato a via Caetani (e Papa Caetani era Papa Bonifacio VIII, che simpatizzava per i Templari e a cui mossero le stesse accuse rivolte a quest’ordine) alla data del ritrovamento, al fatto che sia stato trovato proprio in una Renault 4 Rossa. Se Renault Rossa sta per Rosa Rossa, la cifra 4 farebbe riferimento al quatre de chiffre (ma forse anche al numero di lettere della parola “rosa”).

Il mio articolo termina qui.
Non voglio approfondire per vari motivi.
In primo luogo perché non sono un appassionato di esoterismo e scendere ancora più a fondo richiederebbe uno studio approfondito e molto tempo a disposizione, che io non ho.
Il mio articolo è dettato invece dalla voglia di indurre il lettore ad approfondire.
E dalla voglia di dire a chiunque che molti misteri d’Italia, non sono in realtà dei misteri, se si sa leggere a fondo nelle pieghe del delitto.
La conoscenza approfondita dell’esoterismo e del modo di procedere delle associazioni massoniche garantirebbe agli inquirenti, il giorno che prenderanno coscienza del fenomeno, un notevole miglioramento dal punto di vista dei risultati investigavi.
Questo consentirebbe anche di capire alcuni meccanismi della politica italiana, che spesso nelle loro simbologie si rifanno a queste organizzazioni. La croce della democrazia Cristiana, ad esempio, probabilmente non è altro che la Croce templare; mentre la rosa presente nel simbolo di molti partiti è probabilmente nient’altro che la rosa dei RosaCroce.
Quando dico queste cose mi viene risposto spesso che la rosa della “Rosa nel pugno” è in realtà il simbolo dei radicali francesi. E io rispondo: appunto, il simbolo dei RosaCroce, che non è un’organizzazione italiana, ma internazionale. E che non ricorre solo per i radicali ma anche per i socialisti e per altri partiti di destra.
Questo consentirebbe di capire, ad esempio, il significato del cacofonico nome “Cosa Rossa” che si voleva dare alla Sinistra Arcobaleno; un nome così brutto probabilmente non è un caso. Secondo un mio amico inquirente potrebbe derivare da Cristian Rosenkreuz, il mitico fondatore dei RosaCroce.
Mentre la Rosa Bianca potrebbe fare riferimento alla guerra delle due rose, in Inghilterra; guerra che terminò con un matrimonio tra Rosa bianca e Rosa Rossa.

Al lettore appassionato di esoterismo il compito di capire il significato delle varie morti che qui abbiamo solo accennato. Non ho ancora capito, ad esempio, il perché dei cosiddetti “suicidi in ginocchio”. Secondo un mio amico le gambe piegate trovano un parallelismo con l’impiccato del mazzo dei tarocchi, che è sempre raffigurato con una gamba piegata. Era la punizione riservata un tempo al debitore, che veniva appeso in quel modo affinchè tutti potessero vedere la sua punizione e potessero deriderlo.
E infatti, tutti quelli che vedono un suicidio in ginocchio capiscono che si trattava di un testimone scomodo e che si tratta di un omicidio. Tutti, tranne gli inquirenti.

(Io speriamo che non mi suicido)

[1] Il magistrato restò ferito, poiché al momento dell’esplosione l’auto del magistrato stava superando una vettura su cui si trovavano Barbara Asta e i suoi due piccoli gemelli Salvatore e Giuseppe, che morirono dilaniati, investiti in pieno dall’esplosione
[2] 11 settembre 2001. Quarto livello. Ultimo atto, Editori Riuniti.

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“L’omicidio massonico. Seconda parte” di Paolo Franceschetti

In questo articolo approfondiamo alcuni degli argomenti trattati nel precedente articolo sull’omicidio massonico e chiariamo alcuni dubbi che l’articolo aveva suscitato specialmente in merito al caso Pantani. In primo luogo l’articolo precedente terminava con una domanda. Mi chiedevo cioè il motivo dell’immenso numero di persone “suicidate” (come si dice in gergo) mediante impiccagione e facendo toccare alla maggioranza di essere le ginocchia per terra. Voglio poi rispondere alle molte domande che mi vengono spesso rivolte: come si distingue l’omicidio massonico? E perché dico che Pantani fu quasi sicuramente ucciso?

In primo luogo un lettore mi ha inviato la sua spiegazione. Il “suicidio in ginocchio” rappresenta “l’omicidio consacrato” cioè la morte per “volere divino” … cosi come si viene investiti degli onori alla vita, cosi si viene investiti degli onori alla morte. Mi è pervenuto inoltre uno scritto, tratto dal libro di un esoterista che ha, appunto, trattato questo argomento e che riportiamo. Il libro è di Lino Lista e si intitola: “Raimondo di Sangro. Il principe dei veli di pietra”. In forma romanzata vengono rivelati alcuni aspetti del ritualismo massonico che hanno quindi dato una risposta alla mia domanda sul motivo dei tanti impiccati. La corda e l’impiccagione sono i simboli di Giuda e del tradimento di Cristo. Ma il lavoro di Lino Lista svela anche un altro mistero. Un’altra modalità frequente di uccisione, tanto frequente da gettare più di un sospetto, ad esempio, è quella dell’avvelenamento da overdose, in cui sono incappati, per fare qualche nome, il ciclista Pantani, poi di recente un altro componente della sua squadra, il ciclista Valentino Fois, e a Viterbo il medico Manca, ovvero il medico che pare abbia curato il boss mafioso Bernardo Provenzano. Muoiono avvelenati anche molti testimoni di processi importanti. Morì avvelenato in carcere Sindona. E poi molti “malori” improvvisi, talvolta nell’anticamera di un giudice, in un tribunale, o nella buovette di montecitorio come capitò al generale Giorgio Manes. Voglio citare integralmente il passo del libro di Lino Lista: “La corda … è il segno dominante, che mai deve mancare, di una vendetta massonica. Con riferimento alla leggenda di Hiram, volendo spandere un maggior numero d’indizi, convenientemente si potrebbero lasciare accanto al cadavere del giustiziato, seppur di veleno: dell’acqua, in ricordo della fontana alla quale il Vendicatore smorzò la sete; un osso spezzato di cane, in onore dell’Incognito che si mutò in tal bestia; un abito nero, in memoria del lutto per Padre Hiram. Volendo eccedere, ma mai una società segreta dovrebbe eccedere perchè troppi indizi talvolta sono considerati alla stregua di una prova, si potrebbe collocare sulla salma del traditore un mattone, simbolo muratorio”. Queste morti da overdose, quindi, non sono un caso. Anche l’avvelenamento è una modalità “massonica” perché simboleggia la morte per mano del serpente, simbolo dell’infedeltà e dell’inganno. Ecco quindi perché Pantani morirà dopo aver ingerito diverse dosi di coca. Perché sostengo che sia un omicidio? Perché ogni qualvolta l’incidente, o il malore, o il suicidio, sono provocati, e sono quindi un omicidio, immancabilmente partono, a seguito del fatto, i depistaggi e gli occultamenti che solo un potere come quello massonico è in grado di fornire: sparizione dei fascicoli dai tribunali, morte dei testimoni, la pervicace volontà degli inquirenti nell’ignorare determinate prove (per collusione, paura, o per la mancata conoscenza del problema), le irregolarità procedurali, ecc… .

Il caso Pantani

Esaminiamo il caso Pantani, così come ce lo descrive un giornalista, Philippe Brunel, in un recente libro “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” su cui ci basiamo per la nostra ricostruzione. E’ noto che Pantani morirà all’hotel “Le rose” di Rimini per una presunta overdose da cocaina. Anche qui troviamo tutti gli elementi di un omicidio massonico, ovverosia le firme, nonchè tutte le modalità procedurali investigative che gli inquirenti seguono quando il delitto è massonico. Ad esempio troveremo: testimoni che cambieranno versione; gli inquirenti che ignorano particolari fondamentali nell’indagine: ad esempio nel cestino dei rifiuti della stanza dell’hotel verranno rivenuti resti di una cena presa da un ristorante cinese. Ma Pantani non mangiava cibo cinese. Allora chi c’era con lui quell’ultima notte?  Sul corpo compaiono segni di colluttazione ma nessuno accerterà mai se, ad esempio, sotto le unghie compaiano o meno dei resti di DNA altrui per verificare se Pantani fu forzato a ingerire cocaina (v. pag. 278). Errori e omissioni varie nelle autopsie. Una volante della polizia, con due agenti, interverrà sul luogo dell’incidente, ma non redigerà mai il verbale relativo. Perché questa irregolarità nelle procedure? Le varie perizie medico legali fanno una gran confusione sull’ora della morte che collocano tra le 11,30 (la perizia del dottor Fortuni) e le 19 (il medico Toni).  Il medico legale che dopo l’autopsia si accorge di essere seguito. La camera fu trovata in disordine come se ci fosse stato un corpo a corpo. Poi ci sono le domande irrisolte. Perché Pantani, volendosi suicidare, prende una stanza in un albergo a pochi chilometri dalla casa dove abitava? Perché prima di suicidarsi ci resta qualche giorno? Cosa lo fa rimanere in una stanza di albergo quando aveva la sua abitazione lì vicino? Uno degli inquirenti dichiara al giornalista di avere avuto pressioni dal Ministero dall’interno per concludere in fretta l’indagine. Ma il ministero non dovrebbe avere fretta di concludere; casomai dovrebbe avere la volontà di accertare la verità senza lasciare dubbi. Curioso poi che il Ministero si disinteressi del fatto che dopo decenni non sia mai venuta fuori la verità per stragi come Ustica, o per il sequestro Moro, e improvvisamente abbia fretta di concludere per un personaggio come Pantani. Difficile pensare che sotto ci sia una voglia di arrivare velocemente alla verità, dato che l’occultamento della verità è sistematico nella storia giudiziaria italiana. Mai abbiamo sentito un politico affermare che nel programma elettorale c’era la volontà di scoprire la verità sulle tante stragi impunite per dare giustizia alle migliaia di morti e alle decine di migliaia di famiglie delle vittime delle stragi. Mai. Anzi, in compenso alcuni degli autori di crimini assurdi, come l’ex terrorista D’Elia, hanno addirittura avuto incarichi istituzionali (sottosegretario alla camera nel governo Prodi). Personaggi che hanno avuto pesanti responsabilità in vicende come il sequestro Moro verranno addirittura fatti presidenti della Repubblica (Cossiga). Nessuna fretta di scoprire chi ha abbattuto l’aereo di Ustica, nessuna fretta di arrivare alla verità sul Moby Prince, nessuna fretta di scoprire chi c’è dietro ai delitti del mostro di Firenze, dietro ai Georgofili, dietro a Piazza Fontana, dietro alla strage di Bologna. Ma una gran fretta di chiudere il caso Pantani. Curioso no? Tutte queste contraddizioni, depistaggi, sono sempre l’indizio sicuro della presenza della massoneria. In alternativa può ipotizzarsi che si tratti di incuria o superficialità nell’indagine. Ma si tratta di incuria e superficialità troppo ricorrenti per essere casuali. Poi ci sono le firme. Quelle firme che chi non si è mai occupato di massoneria non riesce a vedere. Ma immediatamente visibili per chi vive in mezzo a queste vicende. Anzitutto Pantani muore all’hotel “Le Rose”, il cui nome potrebbe non essere casuale ma essere la firma della Rosa Rossa. D’altronde anche i suoi amici diranno che la morte di Pantani in quell’hotel non deve essere un caso, ma forse voleva lasciare un messaggio a qualcuno perché lui era un uomo che non faceva nulla a caso (pag. 52). Forse, aggiungo io, non era lui che voleva lasciare un messaggio, ma chi l’ha ucciso. E poi viene trovato accanto al corpo un biglietto con una frase apparentemente senza senso: “Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata”. Non sono in grado di capire il senso di questo biglietto; ci vorrebbe un esperto e pochi in Italia sono in grado di capire questi messaggi. Ma indubbiamente sembra un messaggio in codice. Probabilmente c’è un significato anche nel fatto che sia morto a San Valentino, giorno in cui tradizionalmente si regalano rose alla fidanzata. Qualcuno ipotizza che abbia un senso anche la data della sua morte: 14/02/2004, data la cui somma fa 13, che nelle carte dei tarocchi non a caso è la carta della morte. Nonostante non sia in grado di decodificare tutti i particolari è evidente però che Pantani fu in qualche modo costretto ad andare in quel preciso albergo affinchè poi il delitto fosse firmato. Ovviamente dire che dietro un delitto c’è la Rosa Rossa significa poco. Essendo la Rosa Rossa un’organizzazione internazionale, e contando centinaia di affiliati in Italia, è come dire che si tratta di un delitto di mafia o di camorra. Cioè significa affermare una cosa talmente generica da essere pressocchè inutile a fini investigativi e tuttavia dovrebbe essere un buon indizio perlomeno per non archiviare la cosa come suicidio. D’altronde che gli attacchi a Pantani provenissero da ambienti massonici risulta evidente dal fatto che qualche anno prima ebbe un incidente anomalo nella discesa di Superga. Un auto entrò nella zona vietata al traffico e investì Pantani e altre due persone. Un incidente casuale? Difficile, da pensarsi, perché sulla collina di Superga sorge quella cattedrale che venne costruita nel 1717, anno in cui venne ufficialmente fondata la massoneria. Una basilica e una collina, insomma, che hanno un particolare significato per la massoneria. Per chi sa anche solo poche cose sulla massoneria si tratta di una firma manifesta, specie alla luce delle stranezze di quell’incidente (inspiegabile ad esempio è come avesse fatto la macchina a inserirsi nella zona vietata, tanto che Pantani fece causa alla città di Torino per questo fatto). La parola ai testimoni. Per chi conosce le vicende delle stragi italiane gli incidenti stradali per rottura dei freni o dello sterzo, non sono una novità. I testimoni di queste stragi, i personaggi scomodi, muoiono sempre così: non solo impiccati e avvelenati, ma anche in incidenti banali in cui l’auto (o la moto) escono di strada all’improvviso per un malfunzionamento. Qualcuno ogni tanto si salva. Ricordo a memoria – tra gli scampati – il carabiniere Placanica (implicato nei fatti del G8), il giudice Forleo (ma non così fu per i genitori, che morirono in un incidente analogo senza ovviamente che gli inquirenti volessero indagare). Persino il famoso Enrico Berlinguer disse di aver avuto un incidente da cui si era salvato per miracolo, durante un suo viaggio in Bulgaria nel 1973, in cui morirono però altre due persone; disse che l’incidente era voluto, ma nessuno gli credette. Di recente Fabio Piselli, scampato al rogo della sua auto, più volte nominato nei miei articoli. Ma in tanti hanno avuto “incidenti anomali” e non si sono salvati. Ne abbiamo parlato in precedenti articoli e non voglio ripetermi. Voglio invece ricordare alcuni morti del mondo dello sport e dello spettacolo. Ayrton Senna, cui fu montato male lo sterzo della sua formula 1. Per non parlare del Torino Calcio; l’aereo ebbe un guasto imprecisato e si schiantò contro – guarda tu che caso – la collina di Superga. Il cantante Rino Gaetano che ebbe due incidenti identici, con la stessa auto; nel primo incidente si salvò; nel secondo morì, anche perché 5 ospedali si rifiutarono (misteriosamente) di prenderlo in cura. Il cantante morì il 2 giugno 1981 nello stesso identico modo in cui muore il protagonista di una sua canzone “La ballata di Renzo”. Statisticamente le probabilità che un cantante descriva la morte di qualcuno perché viene rifiutato da 5 ospedali, e che poi muoia nello stesso identico modo sono nulle. E statisticamente, le probabilità che qualcuno svolga veramente delle indagini sono le stesse di questi incidenti: nulle.

Molta strana è anche la morte del ciclista Valentino Fois, della squadra di Pantani. Anche lui muore per cause da accertare, ma alcuni giornali parlano di overdose. E già questo fa venire qualche sospetto, in quanto probabilmente muore nello stesso modo del suo ex amico. Occorre a questo punto fare una considerazione di ordine generale sui mass media in Italia. In Italia muoiono per omicidio circa 2500 persone all’anno. E altrettante ne muoiono suicide. Giornali e Tv si disinteressano di questi fatti, selezionando accuratamente solo le notizie che piacciono e sono funzionali al sistema. Quando su un fatto scatta l’attenzione dei media, in genere questo è un segnale che sotto c’è dell’altro. Quindi viene spontanea la domanda. Perché i giornali si interessano alla morte di un ciclista poco conosciuto come Fois? E perché poi, nei pochi secondi che i TG dedicano alla notizia, occorre precisare che era implicato in un furto di portatili? Quand’anche si voglia dar risalto alla morte di un uomo, non c’è alcuna necessità di informare il pubblico che costui – forse – aveva rubato dei PC. In primo luogo perché la notizia è generica e posta in forma dubitativa. In secondo luogo perché non si capisce quale collegamento possa sussistere tra un furto di PC e una morte per overdose. Il sospetto che sia un omicidio e che la televisione abbia volutamente voluto riportare l’immagine di una persona drogata e dedita al furto, è molto forte. Il messaggio che si vuole trasmettere è questo: è morto un ladro e per giunta drogato e depresso. Ma chi invece ha capito come funziona l’informazione in Italia capisce chiaramente un altro messaggio: probabilmente si tratta di un omicidio e c’è sotto qualcosa. E allora il pensiero corre al fatto che qualche tempo prima avesse rilasciato un intervista alle jene. Aggiungiamo poi una cosa. Chi frequenta a livello professionistico il mondo dello sport sa che il doping è un fenomeno assolutamente diffuso, nel senso che probabilmente non è possibile partecipare a qualsiasi tipo di sport senza doparsi. Nella mia esperienza del passato, per anni ho praticato Body Building e ho seguito corsi per diventare istruttore di questa disciplina. E il doping era una materia di studio assolutamente ufficiale, nel senso che nella preparazione atletica di uno sportivo professionista non si poteva prescindere dal doping. Il problema era solo come eludere i controlli, stare attenti ai tempi di eliminazione della sostanza ecc … . C’è quindi il forte sospetto che Fois sia morto in questo modo per aver “tradito”, come Pantani, e che i due abbiano pagato con la vita la loro maggiore pulizia e onestà intellettuale rispetto al resto dell’ambiente in cui vivevano. C’è anche la certezza che la verità non verrà mai a galla. Anzi, a dire queste cose, purtroppo, si rischia di passare per matti o visionari. La cosa che mi dà tristezza, in tutta questa vicenda, non è la gravità delle collusioni istituzionali a tutti i livelli, né la scarsa preparazione di molti inquirenti in materia che si traduce in una mancata tutela del cittadino. Questo ho imparato ad accettarlo, perché viviamo in una democrazia troppo giovane perché sia veramente una democrazia. Le mentalità e i costumi di secoli non possono cambiare in pochi anni. L’oligarchia mascherata in cui viviamo, in fondo, un giorno dovrà finire per dare spazio ad una nuova era. Ciò che mi dà tristezza è pensare che la maggior parte delle famiglie di queste vittime non saprà mai la verità. La maggior parte muore senza che i familiari sospettino un omicidio. Io stesso dopo il primo incidente che mi capitò pensai ad un caso. E dopo il secondo pensavo che ce l’avessero con la mia collega e che avessero manomesso contemporaneamente sia la mia moto che la sua per maggior sicurezza di fare danni a lei. In altre parole; potevo morire senza sapere neanche perché e pochi avrebbero sospettato qualcosa. Solo dopo qualche tempo mi spiegarono chi ce l’aveva come me e perché. Ora, perlomeno, so che mi potrebbe succedere qualcosa e so anche il perché. Ogni volta che prendo l’auto sono consapevole che lo sterzo potrà non funzionare, che un auto che viene in senso inverso all’improvviso potrà sbandare e venire verso di me, o magari che potrò avere un malore nell’anticamera di una procura come è successo al capo dei vigili testimone della Tyssen Krupp. Ma all’epoca dei primi incidenti, non avevo neanche il sospetto di essere stato “condannato a morte”. Perché non ero consapevole di quale colpa avessi commesso e di quale peccato mi fossi macchiato. Mi domando se Senna sapeva il destino che lo aspettava, se i familiari avranno capito. I familiari del Torino Calcio cosa penseranno di quell’incidente terribile? E i genitori di Fois? E la Forleo, cui scrissi “una lettera aperta” dalle pagine di questo blog avrà capito esattamente cosa le è successo oppure penserà che il suo incidente d’auto sia stato casuale? I familiari delle vittime di via dei Goergofili, di Ustica, del Moby Prince, hanno capito. Lì sono troppo grosse le collusioni, troppo evidenti gli omicidi e i depistaggi perché qualcuno non capisca. Ma gli altri? I familiari dei testimoni di processi apparentemente normali, come quelli della Tyssen Krupp, o del mostro di Firenze, che apparentemente sembra un normale caso di un serial killer? E i familiari di tutte quelle persone che parevano condurre una vita normale, perché il delitto è maturato in un luogo ove nessuno sospetterebbe l’ingerenza così pesante dei cosiddetti poteri occulti, come il mondo sportivo? Ho telefonato ai genitori di Pantani prima di scrivere questo articolo. Dal loro silenzio successivo al mio fax presumo che abbiano pensato che io sia un folle, magari un mitomane in cerca di pubblicità. E’ normale che lo pensino, come è normale che la maggior parte delle persone che leggeranno queste righe le prendano per un delirio. Allora voglio ricordare le parole dell’onorevole Falco Accame, a proposito degli incidenti anomali (come quello capitato ai genitori del giudice Forleo) o dei suicidi dei vari testimoni di processi importanti. Parlavamo dell’incidente capitato al giudice Forleo, e mi disse “inizialmente, quando mi occupai di queste cose, credevo al caso. Non volevo credere che fosse una cosa voluta perché mi pareva fantascienza. Poi, quando mi accorsi che i testimoni morivano tutti, sistematicamente, ho capito … . E’ una cosa che è difficile da accettare.” Questo articolo, come il precedente, è scritto per tutti i familiari delle persone suicidate, impiccate, morte in incidenti inspiegabili che hanno sempre capito che la versione ufficiale data dagli inquirenti non quadrava, affinchè perlomeno loro sappiano la verità. Oramai sono troppe le vittime sparse per la penisola, perché non si cominci a sospettare. E sono troppi i sopravvissuti perché qualcosa prima o poi non venga fuori. Oramai parlo con tante persone esperte e mi confronto. Molti, tanti, hanno capito. Un mio amico medico legale a cui ho raccontato le mie “scoperte” mi ha lasciato di stucco quando mi ha detto “Si Paolo, lo sapevo. Lo sapevo perché da medico legale mi rendo conto quando ci prendono in giro in TV e sui giornali. Tutti quei suicidi in carcere per soffocamento con buste di plastica sono impossibili dal punto di vista di medico legale. Analizzando alcuni dei più importanti casi dal punto di vista medico legale mi sono accorto che ci prendono in giro. E poi sono un appassionato di esoterismo e quindi i loro simboli e messaggi io li vedo. Vedi? L’esoterismo è un linguaggio. Se non lo conosci è come camminare per strade di una nazione straniera; vedi la gente, vedi le scritte, ma non ti dicono nulla; in certi casi potrebbero sembrarti innocui disegnini. Ma se invece lo conosci allora riesci a leggere oltre la superficie e capire i messaggi profondi che vengono lanciati e gli innocui disegnino diventano frasi precise. Capisci tutto, ma con la maggior parte delle persone non puoi parlare perché ti prendono per matto. E il problema principale, quando capisci il sistema, è continuare a fare la vita di sempre senza impazzire”. Questo, signori, è il sistema in cui viviamo ma con un po’ di studio e di intuito si può imparare a capirlo. Il paradosso è che non sono mai stato un appassionato né di gialli, né di spionaggio, né di esoterismo; ma credo che neanche la più fervida fantasia di qualsiasi scrittore abbia mai immaginato un sistema del genere. La realtà, per chi la vuole vedere, supera sempre di gran lunga la fantasia. Anche quella di Stephen King, che forse non a caso ha scritto una serie di telefilm che si intitola “The Red Rose”, e che forse per i suoi libri non si è ispirato alla sua sola fantasia (ad es. nei “Lupi del Calla”, occorre proteggere una sola rosa rossa che sta in una Torre nera; e se la Rosa venisse distrutta per qualche motivo la Torre cadrebbe insieme alla Rosa).

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“L’omicidio massonico. Terza parte” di Paolo Franceschetti

Il delitto rituale e la giustizia.  Cenni al delitto di Cogne e quello di Erba.

 1. Premessa. 2. L’omicidio rituale: concetto. 3. Come riconoscere l’omicidio rituale. 4. Il calcolo della data 5. Due esempi pratici. I delitti di Cogne ed Erba. 6. Problematiche di accertamento dell’omicidio rituale. 7. Ragioni storiche e culturali dell’attuale situazione. 8. Un aneddoto conclusivo. 9. Bibliografia.

Premessa

L’omicidio rituale è uno degli omicidi più diffusi da secoli. Tutt’oggi sono delitti rituali molti dei delitti “inspiegabili” della nostra cronaca quotidiana; tali delitti sono inspiegabili e misteriosi infatti solo perché per una serie di motivi (coperture ad alti livelli, disinformazione da parte della gente comune, ecc.) vengono trattati come delitti comuni. Da qui le contraddizioni nelle indagini, gli aspetti oscuri in vicende che sono quasi quotidianamente all’attenzione dei mass media come i delitti di Cogne, Erba, Meredith e Garlasco. Inoltre, a parlare di omicidi rituali, si finisce per essere presi per matti, quindi quei pochi che intravedono la verità spesso tacciono, mentre quelli che ne parlano apertamente come Gabriella Carlizzi, vengono considerati dei visionari.

L’omicidio rituale. Concetto

Vediamo cos’è l’omicidio rituale, per poi capire il motivo dell’apparente disinteresse degli apparati investigativi e della letteratura scientifica (sia essa psichiatrica o forense).

L’omicidio rituale è quello compiuto non per motivi contingenti e variabili, ma per una finalità precisa, ulteriore al delitto stesso, e funzionale agli interessi di un gruppo organizzato (religioso, sociale, o di altro tipo) o del singolo. Per essere annoverato nella categoria degli omicidi rituali il fatto deve presentare delle caratteristiche costanti, funzionali al raggiungimento dello scopo finale. In tal senso sono omicidi rituali, oltre ai delitti di gruppi satanici, molti delitti di mafia (non tutti), i delitti di un serial killer, e i delitti massonici.

Nei delitti di mafia, ad esempio, gli omicidi seguono spesso una precisa ritualistica quando si tratta di eliminare un affiliato che ha parlato troppo o ha tradito. Nel libro “Gomorra” Roberto Saviano descrive ad esempio l’uccisione da parte della camorra di un affiliato che si era pentito, che viene ritrovato in mezzo alla strada, col corpo martoriato in modo terribile e la lingua mozzata. Il traditore non può morire in un modo qualsiasi, ma deve morire seguendo un preciso rituale che serva da deterrente per i delatori futuri e serva al tempo stesso da sfoggio di potenza da parte dell’organizzazione.

Sono delitti rituali quelli commessi da organizzazioni sataniche, come le cosiddette Bestie di Satana, una delle poche sette che sono incappate nella maglie della giustizia (le altre invece sono libere di agire come a loro pare, grazie alla cospicua letteratura scientifica di esperti famosi che insistono nel sostenere che il satanismo sia un fenomeno poco diffuso, in cui al massimo si sgozza qualche gallina; esperti che però non forniscono mai una risposta alla domanda “che fine fanno le centinaia di bambini italiani che spariscono nel nulla senza lasciare traccia, secondo i dati ufficiali della polizia di stato?”).

Assolutamente mai trattato, nella letteratura, è l’omicidio massonico, così come noi lo abbiamo esposto in articoli precedenti. Eppure l’omicidio massonico vanta una tradizione secolare, sussurrata, ma mai analizzata a fondo. Una tradizione che vede tra le vittime illustri persone come Mozart (si pensa che venne avvelenato perché nella sua opera il Flauto magico aveva rivelato alcuni segreti massonici; e si racconta che il suo requiem è un’opera incompiuta perché lui la stava scrivendo per se stesso, sapendo che lo avrebbero ucciso), e imperatori come Ludovico II di Baviera che non a caso muore in una data ammantata di simbologia rituale massonica: 13 giugno 1886, data il cui valore numerico è – non a caso – 33 (1+3+6+1+8+8+6).

La cosa che colpisce di più è che manca una trattazione degli omicidi rituali anche in opere specialistiche; ad esempio nel manuale “Crime Classification Manual”, cioè il manuale dell’FBI sulla classificazione e investigazione dei crimini violenti, manca totalmente una voce corrispondente a “omicidio rituale”. Troveremo “omicidio domestico”, “omicidio domestico spontaneo”, addirittura “omcidio a sfondo sessuale di donna anziana”, ma neanche un accenno a omicidi rituali di altro tipo. Una dimenticanza non casuale, probabilmente, dato che il rapporto tra omicidi a sfondo sessuale di donna anziana, contro gli omicidi rituali satanici nel nostro paese, è di 1:1000.

Digitando in Internet la voce “omicidio rituale”, oppure cercando dei libri specifici sull’argomento, troverete una marea di libri e informazioni sull’ “Omicidio rituale ebraico”, con tutte le polemiche recenti sul libro di Ariel Toaff “Pasqua di sangue”; poi migliaia di pagine sull’omicidio del Piccolo Simonino da Trento avvenuto nel 1475; ma nulla sull’omicidio rituale dei nostri giorni. Silenzio assoluto. Non c’è da meravigliarsi poi se le indagini sugli omicidi rituali, come i dodici omicidi presi in considerazione nell’articolo precedente a questo, non vengano riconosciuti come tali. Perché delle due l’una: o chi indaga appartiene all’organizzazione, quindi quando riconosce la simbologia avrà cura di non rivelarla. Oppure chi indaga non la conosce e inevitabilmente gli parrà fantascienza l’idea di trovarsi davanti ad un’organizzazione tanto complessa da avere collegamenti e radici ovunque, in grado di bloccare ogni indagine in virtù del giuramento di segretezza che vincola gli appartenenti a queste organizzazioni in ogni grado.

Come riconoscere l’omicidio rituale

L’omicidio rituale si riconosce da alcuni indizi. Un indizio è la data. Un indizio importante, nei delitti della Rosa Rossa, è il mancato ritrovamento dell’arma del delitto, che viene acquisita per gli scopi esoterici dell’organizzazione. Un ulteriore indizio è dato dal ritrovamento sulla scena del delitto di oggetti simbolici, come una rosa, dei cerchi, piramidi (nei delitti del mostro di Firenze ad es.) e altro ancora. Talvolta il simbolo non è in un oggetto ritrovato, ma nel luogo del delitto, o addirittura nel nome degli assassini. Un esempio di luogo simbolico: nel delitto Pantani il ciclista viene trovato all’hotel “Le Rose”. Un esempio di delitto ove la firma è nel nome: nell’omicidio di Annalaura Pedron avvenuto nel 1988, gli indagati sono Rosalinda Bizzo e suo figlio David Rosset (quindi la madre dovrebbe chiamarsi Rosalinda Rosset, RR, cioè la firma della Rosa Rossa). Una bella coincidenza. E – ulteriore coincidenza – i due sospettati facevano parte di un’associazione esoterica denominata “Cenacolo 33”. Ce ne sarebbe a sufficienza, solo leggendo un semplice articolo con questi dati, per approfondire la pista del delitto rituale.

Poi ci sono ulteriori indizi: i depistaggi, la sistematica eliminazione dei testimoni, l’appartenenza dei familiari a gruppi esoterici, ecc … . Spesso in alcuni delitti, come quello di Cogne e di Erba, ad es. gli indizi che fanno concludere per la ritualità dell’omicidio sono ben più che i classici tre indizi che fanno prova.

 Il calcolo della data

Ma soffermiamoci sul metodo di calcolo delle date.

I numeri utilizzati negli omicidi sono in genere i seguenti:

– 7, il numero perfetto. Il numero che, secondo Oswald Wirth ha una particolarità in quanto nel sigillo di Salomone tutti i numeri opposti riconducono al sette, secondo la “legge del settenario” (Oswald Wirth, pag. 82)

– 8 (che nella cabala simboleggia la giustizia, quindi uccidere qualcuno significa fare giustizia),

– 11 (che ha assunto lo stesso significato dell’8 nella ritualistica rosacrociana della Golden Dawn; fu infatti la Golden Dawn – ai cui rituali si rifà la Rosa Rossa – che cambiò il significato di questo numero, attribuendogli quello della giustizia),

– 13 (che simboleggia la morte e la trasformazione). Il 13 ricorre in particolare, oltre che nei delitti della Rosa Rossa, anche nei delitti di gruppi satanici organizzati. Nei delitti satanici talvolta ricorre anche il 18 perché 18 non è altro che 6 per tre, cioè 666.

– infine quasi tutti i multipli di 11, in particolare il 33, che oltre ad essere il numero 11 moltiplicato per tre, è anche il numero del massimo grado dell’iniziazione massonica.

Occorre infine ricordare che, a parte i multipli dell’ 11 e il numero 13, tutti gli altri numeri vanno sempre ricondotti a un numero di una cifra (ad esempio se il valore numerico di una data è 25, occorre poi sommare nuovamente 2 e 5 e il risultato è 7).

Alcune date sono poi particolarmente simboliche perché ricorrono due o tre simboli numerici in contemporanea. I numeri infatti possono essere combinati anche in modo differente dalla semplice somma aritmetica (Papus, “La scienza dei numeri”).

Ad esempio nell’omicidio di Ludovico II di Baviera (13.6.1886) ricorre il 13 iniziale, numero della morte, con il 33, numero della più alta iniziazione massonica; come dire: morte massonica. La sua morte fu archiviata come suicidio per annegamento, ma in epoca contemporanea si è accertato che è stato vittima di un complotto.

Oppure, facendo un esempio recente, Cecilia Gatto Trocchi (una delle maggiori esperte di esoterismo italiane, che aveva spesso parlato del satanismo dei cosiddetti “colletti bianchi” e dei potenti uomini di stato) muore il 11.7.2005. Sommando solo le ultime cifre, 2 e 5, si ottiene un sette; cosicché i simboli numerici che si leggono sono 11.77. Cioè: 11: giustizia; e 77, simbolo che troviamo spesso nei delitti satanici. Inoltre il valore numerico della data nel suo complesso è 7 (1+1+7+2+5 uguale 16 cioè 1-6 che fa 7) simbolo di perfezione ma anche numero della Rosa Rossa. In altre parole già analizzando la data, e considerando gli argomenti di cui si occupava la dottoressa, si può ipotizzare un omicidio e ci sarebbero sufficienti questi spunti per indagare ancora; ma è inutile dire che il caso è stato archiviato come un suicidio.

Due esempi pratici. Cogne e Erba

 I delitti di Cogne e di Erba, per chi è esperto di esoterismo, sono chiaramente dei delitti rituali. Non sono però riconosciuti e trattati come tali per una serie di motivi. Vediamo come giungiamo a questa affermazione. Iniziamo dalla data.

Erba: 11.12.2006. Valore numerico 13. Da notare che il giorno è l’11, altro numero altamente simbolico negli omicidi.

Cogne: 30.1.2002. Valore numerico: 8.

Poi abbiamo altri indizi. Le armi del delitto non vengono ritrovate; ora, se questo è un fatto teoricamente possibile nel delitto di Erba, dove gli assassini avevano una certa libertà di movimento per far scomparire l’arma, più difficile è capire come sia possibile che Anna Maria Franzoni abbia fatto sparire l’arma del delitto in pochi minuti in una località isolata come quella di Cogne.

Altro indizio. La grande quantità di sangue sparsa ovunque. Al bambino addirittura viene sfondato il cranio e da un buco fuoriesce materia cerebrale; considerando che la Rosa Rossa utilizza parti di cadavere per i suoi riti, viene il dubbio che quella violenza non derivi dalla brutalità della madre o da quella di un maniaco assassino, quanto dalla volontà di asportare un feticcio da utilizzare per i riti esoterici successivi. Notevoli poi le similitudini tra questi delitti e quelli esaminati nell’articolo precedente delle dodici morti romane: oltre al valore numerico delle data, l’assenza dell’arma del delitto e la grande quantità di sangue persa dalle vittime.

Poi ci sono tanti altri fatti e accadimenti, tutti trascurati dagli inquirenti. Un mese prima del delitto di Cogne, Gabriella Carlizzi – l’investigatrice che più di ogni altra si è occupata di questa organizzazione – aveva avvertito alcuni inquirenti che la Rosa Rossa avrebbe colpito e ucciso un bambino di tre anni dal nome biblico, in una località che richiama il Paradiso. Questo perchè l’investigatrice, da anni ha decriptato i codici con cui gli affiliati alla Rosa Rossa si scambiano i messaggi sui giornali e sulle TV. Quindi aveva previsto con esattezza il fatto.

Ma si sa la Carlizzi è pazza e in tempi moderni un uomo razionale e intelligente non può credere a queste idiozie da superstiziosi. Figuriamoci se questa organizzazione può davvero comunciare tramite giornali e TV!!! Pare fantascienza no?????

Però guarda tu che coincidenza … Il delitto è avvenuto proprio come anticipato e previsto dalla Carlizzi e la questione è ben raccontata in alcuni articoli apparsi sulla rivista “Disinformazione”. Poi abbiamo un’altra coincidenza curiosa, rilevata da un criminologo, Carmelo Lavorino. Costui è uno dei criminologi più famosi in Italia e si è occupato di molti casi importanti, dal mostro di Firenze al giallo di Arce. Egli, analizzando la scena del delitto, è giunto alla conclusione che non poteva essere stata la madre ad uccidere, ma il delitto è stato compiuto da qualcuno di esterno. Inoltre la vicenda dei coniugi di Cogne (dal loro trasferimento in una località di montagna, all’uccisione del bambino) è stranamente identica a quella narrata nel racconto di un autore francese, Charles Ramuz, morto nel 1947: due coniugi si trasferiscono in una località di montagna con i due figli di sette e tre anni; il piccolo, che si chiama Celeste, muore in modo analogo a Samuele, nel momento in cui la mamma si allontana per un po’ da casa. Curiosa coincidenza, vero? Coincidenze che avrebbero meritato ben altri approfondimenti e – a tacer d’altro – avrebbero dovuto perlomeno portare ad un’assoluzione della Franzoni per non essere raggiunta la piena prova della sua colpevolezza. Ma coincidenze sulle quali nessuno ha voluto lavorare, né lavorerà.

Dati questi indizi si tratta di trovare la firma, sia essa la firma della Rosa Rossa o di un’altra organizzazione. Nel delitto di Cogne, la località presenta un particolare curioso; essa sorge nel massiccio del Gran Paradiso, a poca distanza dal Monte Rosa.

Mentre nel delitto di Erba l’omicida si chiama Rosa Bazzi, coniugata con Olindo Romano. Ovverosia il suo nome è Rosa Romano. Ancora una volta ricorre RR, senza considerare gli altri riferimenti simbolici e rituali, come la città (Erba: l’erba richiama il verde, colore per eccellenza dei Rosacroce) o il nome di una delle vittime, Valeria Cherubini: apparentemente un nome come un altro, per chi ritiene l’esoterismo un mucchio di sciocchezze per superstiziosi. Ma un nome che indica molto di più a chi conosce la disputa teologica tra Rosacroce e Chiesa Cattolica.

Non siamo gli unici visionari a pensare che il delitto di Cogne sia un delitto rituale, in realtà. Lo pensa anche Giuseppe Cosco (un investigatore esperto in sette sataniche e criminali) che in un suo articolo reperibile in Internet http://cosco-giuseppe.tripod.com/esoterismo/samuele.htm

sostiene la tesi del delitto satanico e ritiene che il significato della data consista nel fatto che il 2 febbraio è la festa della candelora, una festa importante per il calendario satanico. La tesi, pur essendo plausibile, non mi convince, a fronte di tutti gli altri indizi, ben più numerosi, che riconducono alla Rosa Rossa, a cominciare dalla data e dal luogo, nonché scorrendo anche i nomi degli affiliati a questa organizzazione che, negli anni, si sono occupati di questa vicenda in veste di esperti. La nostra, ovviamente, è solo una tesi, suscettibile di approfondimento. Alla luce di quello che diciamo, però, si spiegherebbero bene tutte le contraddizioni apparenti di questa inchiesta. Come mai il padre, pur sapendo che la madre ha ucciso il figlio, decide di mettere al mondo un altro figlio e le sta vicino per tutto questo tempo? Come mai la madre non ha mai ceduto né confessato? Se ha commesso il fatto in un momento di follia, come mai ha retto psicologicamente senza mai cedere? E se è sana di mente, perché ha ucciso il figlio? Come mai l’arma del delitto non fu trovata? Queste e altre domande troverebbero una risposta molto semplice: il padre sa bene la verità e la conosce anche la Franzoni. Ma se la dicessero, chi crederebbe loro? E se qualcuno gli credesse, quanto resterebbero al loro posto di lavoro, o addirittura quanto potrebbero restare in vita gli inquirenti che provassero ad approfondire la questione? Ma soprattutto quanti – anche tra coloro che leggono – sono disposti ad approfondire una simile ipotesi di lavoro, che nessun autore, neanche Dan Brown o Stephen King hanno mai ipotizzato?

Sarebbe interessante poi notare le similitudini tra questi delitti, i dodici precedenti, e quello di Meredith ad esempio dove non viene trovata l’arma del delitto e il valore numerico della data fa ancora una volta 13. E dove la rosa rossa è stata deposta dal padre, come si può leggere in questo articolo on line su Repubblica:

Problematiche di accertamento dell’omicidio rituale

A questo punto è chiaro il motivo per cui nessuno, per molti decenni ancora, tratterà l’omicidio rituale. In primo luogo è un problema pratico. Chi arriva alla verità muore o viene trasferito.

In secondo luogo c’è un problema culturale. La massoneria – lo si capisce chiaramente anche solo scorrendo l’elenco delle grandi personalità del passato e del presente appartenenti a questa istituzione – ha fatto la storia del mondo, abilmente occultando i suoi segreti più preziosi. Logico quindi che essendo la nostra cultura ufficiale una cultura massonica, ovverosia influenzata grandemente dalla sapienza massonica, è stato espunto dai documenti ufficiali tutto ciò che potesse essere ricondotto in qualche modo a tale associazione e che ne svelasse i segreti. Quindi occorre una paziente opera di studio del simbolismo massonico per poi vedere chiaramente tale simbologia non solo nelle architetture degli edifici, nell’arte, nella cultura, ma anche nei delitti. A chi obietta che la nostra visione è fantascientifica e sembra opera di un visionario che vuole scrivere un libro di fantascienza, possiamo rispondere agevolmente come segue. In primo luogo nessun romanzo ha mai rivelato queste verità perché se qualche romanziere lo facesse non farebbe in tempo a pubblicare il libro; sarebbe controproducente mettere in circolazione simili racconti dato che il lettore potrebbe domandarsi “e se fosse vero?”. Ecco perché i romanzi in genere, anche quelli di Le Carrè o Dan Brown, sono molto meno fantasiosi della realtà. Seconda obiezione. Prima di bollare queste ricostruzioni come fantasie, occorre conoscere ciò di cui si parla. Se una persona senza conoscere la mafia e senza sapere neanche cosa è “Cosa Nostra” andasse in Sicilia e trovasse una persona morta e incaprettata, probabilmente riterrebbe fantasia parlare di un’associazione che controlla addirittura la Sicilia intera, uccidendo i traditori in quel modo. Oppure, per fare un altro esempio, se un investigatore che non conosce il cristianesimo trovasse in alcuni delitti seriali un riferimento a passi della Bibbia, li archivierebbe come frasi senza senso e non riuscirebbe a individuare la simbologia cattolica in essi contenuta. Quindi, magari, non utilizzerebbe quelle frasi per ricostruire la personalità dell’assassino. Coloro che si occupano di delitti rituali senza conoscere la simbologia e la storia massonica, è come se camminassero in una nazione straniera senza conoscerne la lingua; logico che poi sulla scena di un delitto non trovino il bandolo della matassa, non riescano a spiegare le apparenti contraddizioni e trascurino indizi assolutamente evidenti per i non profani. Se a questo aggiungiamo che i media sono sotto il controllo diretto o indiretto della massoneria, si spiegano le difficoltà riscontrate nell’individuazione della verità per la maggior parte – per non dire tutti – questi delitti. C’è un terzo motivo, ed è quello psicologico. La realtà, così come la raccontiamo noi, è difficile da accettare e quindi è logico che istintivamente la gente comune non voglia ammettere che possa esistere una situazione del genere. Questa realtà, la maggioranza delle persone non vuole neanche vederla, tanto è intrisa dal razionalismo e dal conformismo della cultura dominante. Spesso viene negata dagli stessi parenti delle vittime, che preferiscono pensare alla sfortuna, ad un accanimento di una sorte avversa che fa capitare loro investigatori incapaci, giornali che per fare scoop riportano notizie false, piuttosto che credere ad un meccanismo complesso come lo abbiamo descritto noi. Complesso e preciso come un orologio, perché da secoli certe realtà sono solo “sussurrate” e raramente venute fuori in modo esplicito.

Infine, c’è un quarto motivo. Ammesso e non concesso che un tribunale volesse prendere in considerazione l’ipotesi dell’omicidio rituale, ammesso e non concesso che questo tribunale sia immune da contaminazioni massoniche (ipotesi praticamente fantascientifica), sorgerebbero delle difficoltà di accertamento processuale insormontabili. Se con una certa difficoltà si potrebbero individuare gli esecutori (questo, anche se raramente, talvolta è stato fatto, come è accaduto nei delitti del mostro di Firenze e di Erba) è quasi impossibile individuare i mandanti, trattandosi di un’organizzazione che non comunica certo per lettera o telefono, ma tramite messaggi veicolati da frasi in codice, con qualsiasi mezzo di comunicazione, dalle comuni lettere, ai giornali e alle Tv, ai libri (libri talvolta diffusi in edizione limitata tramite cerchie ristretti di aderenti ad associazioni o clubs, ecc.), ma comunque sempre tramite una simbologia e un linguaggio sconosciuti ai non iniziati. Quindi l’ipotesi di un tribunale che indaghi sui delitti della Rosa Rossa, è assolutamente fantascientifica perché l’organizzazione non potrebbe mai processare se stessa essendo essa incardinata fino ai più alti vertici dello Stato.

Ragioni storiche e culturali dell’attuale situazione

 So che quello che dico e le cose che scrivo in questo articolo faranno sì che la maggior parte delle persone mi considererà un visionario. E ciò è comprensibile. Quando avevo vent’anni, ritenevo assurde e deliranti le tesi del difensore di Pacciani, Fioravanti, che indicava la pista esoterica per quegli omicidi, cercando di scagionare il suo assistito. E quando, anni dopo, cominciai a capire “il sistema”, penetrando i suoi segreti più nascosti o semplicemente intuendoli, rimasi a lungo perplesso e la mia principale domanda fu: “se non sono pazzo e quello che ho scoperto è vero, come è possibile creare un meccanismo del genere? Come è possibile essere giunti fino a questo punto di raffinatezza criminale, da parte dei poteri occulti, e di ignoranza da parte di noi cittadini? Come è possibile una così sistematica presa in giro da parte di tutti, politici, mass media, inquirenti”? Poi, lentamente, è venuta fuori la risposta.

Il problema dell’omicidio rituale è prima di tutto culturale e storico.

Tutti noi siamo infatti circondati dalla cultura cattolica ma siamo anche un popolo circondato dalla cultura massonica; con la differenza che la cultura massonica non la conosce nessuno se non gli uomini di potere e di cultura; quindi i suoi simboli e i rituali, il modus di agire, sono sconosciuti alla maggioranza. Infatti per secoli i Rosacroce, i Templari e la massoneria in genere si sono nascosti per sopravvivere alla feroce lotta che la Chiesa e i sovrani muovevano contro di loro, a causa delle ricerche e delle idee che costoro portavano avanti. Queste associazioni hanno quindi effettuato in segreto ricerche scientifiche, tecnologiche, ed esoteriche, perché altrimenti il potere ufficiale di allora non l’avrebbe permesso. La segretezza attuale dell’associazione Rosa Rossa, quindi, ma al tempo stesso la sua potenza e onnipresenza nello stato, non deve stupire, perché è la logica conseguenza storica del comportamento della Chiesa per secoli. I Rosacroce e le altre associazioni segrete erano spesso collegate tra loro, e hanno sviluppato una struttura sempre più efficiente. Nei secoli si sono rafforzate e strutturate sempre più e hanno rovesciato le monarchie. Per secoli si sono fronteggiati due poteri: la Chiesa e la Massoneria; la prima in modo visibile, la seconda in modo quasi invisibile. E ci vorranno ancora parecchi decenni prima che la massoneria esca completamente alla luce e sia visibile a tutti. Finché non si inizierà a studiare la cultura massonica e la storia della massoneria (che poi è anche la storia del mondo occidentale degli ultimi 8 secoli), finché la cultura massonica non sarà studiata anche dalla gente comune, ma soprattutto da investigatori e giornalisti, tutti i delitti massonici rimarranno sempre irrisolti. Il mio parallelo con la cultura cattolica non è casuale. Come dice uno dei massoni più intelligenti e sottili, cioè il Gran Maestro Di Bernardo (curiosa “coincidenza” che il cognome del Maestro sia lo stesso di San Bernardo, il monaco che codificò la regola dei templari): “ci sono due Chiese oggi: la Chiesa Cattolica e la Chiesa Massonica”. La Chiesa massonica è stata per secoli, come loro giustamente rivendicano, il tempio del libero pensiero, in contrapposizione alla Chiesa Cattolica, che voleva imporre il suo credo ovunque bollando come eretico chiunque osasse mettere in dubbio la scienza ufficiale di allora; quindi si mandava al rogo chi affermava teorie innovative sulla terra e l’universo (Giordano Bruno) e si massacrava in massa chiunque, pur aderendo al messaggio Cristiano, non riconosceva la gerarchia ecclesiastica (i Catari). Oggi la massoneria rosacrociana e templare, quella più potente e segreta (quella speculativa, che si rifà veramente alle sue origini e non utilizza la struttura massonica per finalità di potere), continua ad essere il tempio del libero pensiero, per quanto riguarda alcuni aspetti della nostra vita spirituale e culturale. Ma purtroppo utilizza il vincolo di segretezza massonico per proteggere se stessa e i delitti commessi dai suoi associati nonché per eliminare coloro che ne rivelano i segreti. Inoltre la massoneria continua a tenere per sé molte delle sue conoscenze acquisite nei secoli, non più per crescere ed elevare spiritualmente l’uomo come invece faceva nei secoli scorsi ma esclusivamente per finalità di potere e per tenere soggiogati i cittadini, che credono alla verità dei giornali e telegiornali, all’oscuro di quel che avviene realmente nelle stanze del potere.

 [Il nostro si contraddice]

Un aneddoto conclusivo

A proposito delle difficoltà di accertamento dei delitti rituali mi ricordo un episodio capitatomi personalmente. Un funzionario della Digos ci stava interrogando sull’avvelenamento di Solange; alcune cose non gli quadravano; decidemmo allora di aprirci completamente e di raccontargli alcune vicende che fino a quel momento avevamo omesso. – Perché non le avete raccontate prima? – chiese lui un po’ arrabbiato. – Sa, perché si tratta di vicende complicate, non tutti sono preparati per affrontarle e non sapevamo se voi eravate competenti in materia. –  Di che si tratta? – domandò lui. – Massoneria – dissi io – ma non so se siete competenti anche su questo.

– Certo che siamo competenti in fatti di massoneria – rispose lui – Siamo la Digos, noi, mica “pizza e fichi” – Bene. Cominciamo dall’inizio. Sa, il padre della mia collega era iniziato al Grande Oriente d’Italia …. – Cosa è il Grande Oriente? – chiese il funzionario. A quel punto capii che l’interrogatorio si sarebbe risolto come in effetti si risolse: Solange si era avvelenata da sola, forse si drogava e io la coprivo perché, abitando nella stessa casa, non potevamo che essere amanti e io quindi ero suo complice. Figuriamoci se avessimo spiegato al funzionario il problema della data e dei simboli. Inutile dire che quando siamo stati vittima di alcuni tentati omicidi, in epoca successiva, non siamo mai più andati alla Digos. Tentati omicidi in date – guarda tu che coincidenza – dal valore numerico 8 per il primo caso (17.9.2007) e 13 nel secondo caso (2.1.2008); abbiamo denunciato il fatto ai carabinieri dove perlomeno non ci hanno trattato come matti, ma, anzi, quando abbiamo detto che avevamo subito due incidenti di moto nello stesso giorno, il commento è stato un più professionale “avvocato, avete rotto le scatole a qualche politico, vero?”. Per la precisione, la denuncia fu fatta solo per i fatti del 17, che coinvolgevano anche Solange. Quelli del 2 coinvolgevano me in prima persona, e non andai mai a denunciarli, perché si sa, da quando mi occupo di queste cose sono suggestionabile e mi allarmo per niente. E poi vedo Rose Rosse dappertutto. E avendo capito perfettamente come funziona la giustizia, preferisco affidarmi a quella divina, che mi farà morire non un minuto prima, né un minuto dopo, rispetto a quello che il destino mi ha preparato. In questo la massoneria potrebbero avere una parte di ragione: il mondo è fatto di pesi, numeri e misure, e conoscere il segreto dei numeri significa conoscere il segreto dell’universo.

Bibliografia:

Per la simbologia numerica:

Oswald Wirth, I Tarocchi, ed. Mediterranee.

Papus, La scienza dei numeri, ed. Mediterranee.

Si tenga presente che questi due autori sono massoni e rosacrociani, tra i più colti e famosi, quindi si tratta di opere autorevoli.

 Sulla disputa teologica tra massoneria rosicruciana e Chiesa Cattolica:

Angela Pellicciari “I Papi e la massoneria” Ares

AA. VV.  ”La Massoneria, Ecco il nemico” Edizioni Civiltà Brescia.

AA. VV. ” La massoneria e i suoi segreti” Edizioni Civiltà Brescia.

Per una storia completa dei rapporti tra massoneria e Chiesa, fino al Nuovo ordine mondiale attuale: Ephifanius, Massoneria e sette segrete, la faccia occulta dalla storia.

La citazione di Di Bernardo è tratta dal libro di Ferruccio Pinotti “Fratelli d’Italia” Rizzoli

Alcune informazioni sulla Rosa Rossa sono contenute in: Gabriella Carlizzi, Gli affari riservati del mostro di Firenze.

I rituali magici della “Golden Dawn” (rituali a cui si rifà la Rosa Rossa), sono pubblicati in Italia da Edizioni Mediterranee, a cura di Sebastiano Fusco (ma ne esiste in commercio un’edizione precedente a cura di I. Regardie).

Poscritto

A seguito dell’articolo Gabriella Carlizzi se l’è un po’ presa perché l’ho definita “pazza”. Si rendono quindi doverose alcune precisazioni. Il termine era ironico e ciò mi pareva evidente perché anche io mi sono definito pazzo all’interno dello stesso articolo. Inoltre, subito dopo, ho detto che le sue previsioni si avverarono … e le previsioni di un pazzo non si avverano, in genere, specie quelle particolarmente precise relative ad argomenti difficili come questo, Gabriella è la prima persona che ha parlato esplicitamente della Rosa Rossa, svelandone i rituali e i segreti.

Leggendo il suo libro “Gli affari riservati del mostro di Firenze” capimmo, ad esempio, che la rosa rossa deposta sull’uscio di casa di Solange dopo la morte del padre non era il regalo di un innamorato anonimo, come lei aveva pensato per anni, ma la firma dell’organizzazione.

Grazie alle indicazioni della Carlizzi io mi salvai la vita il 2.1.2008. Anche se è un personaggio difficile da capire e per certi versi contraddittorio, è quella che conosce meglio di ogni altro questa organizzazione e spero che un giorno metta a disposizione di tutti le conoscenze che lei ha relativamente a questa organizzazione. Se lei è pazza, lo sono anche io, perchè entrambi abbiamo il difetto di vedere rose rosse ovunque.

Fonte:

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/09/lomicidio-rituale-e-le-difficolt-di.html

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“L’omicidio massonico. Quarta parte” di Paolo Franceschetti

1. Premessa. 2. Gli incidenti di auto e moto. 3. Le stragi di Capaci e di Via D’Amelio. 4. Ricapitoliamo. Il significato delle stragi e la trattativa tra stato e mafia. 5. Qualcuno telefona da Roma.

1. Premessa. Nei tre precedenti articoli sull’omicidio massonico abbiamo analizzato i caratteri comuni a tutti gli omicidi commessi dalla massoneria. Sinteticamente: la maggior parte degli omicidi massonici sono effettuati dai servizi segreti deviati; dal momento che tale struttura ha al suo vertice persone affiliate (o comunque dipendenti da) alla massoneria rosacrociana, e dal momento che i Rosacroce hanno come loro padre spirituale Dante Alighieri, viene utilizzata la cosiddetta tecnica del contrappasso. Ovverosia la persona da eliminare morirà secondo la logica di far patire alla vittima il peccato che questa ha commesso. Ad esempio molti dei testimoni di Ustica moriranno in un incidente aereo. Fabio Piselli, testimone della tragedia del rogo del Moby Prince, viene caricato su un’auto a cui venne dato fuoco (doveva morire quindi in un rogo). Luciano Petrini, perito che stava facendo una perizia sulla morte del colonnello Ferraro (che muore impiccato all’asciugamani del bagno) morirà a colpi di portasciugamani. Oppure ricordiamo il caso dell’attore Bruce Lee e del figlio Brandon Lee: il primo (che pare morì avvelenato in una data il cui valore numerico complessivo è 11) aveva girato la scena di un film in cui moriva sul set, colpito da una pallottola di una pistola che invece di essere caricata a salve spara un proiettile vero; il secondo morì proprio in questo modo, probabilmente perché cercava la verità sulla morte del padre. Ogni omicidio è commesso in una data ben precisa, in cui il valore numerico è diverso a seconda dei casi (ricordiamo che il valore numerico si ottiene sommando tutti i numeri presenti nella data da calcolare): 7, come firma della Rosa Rossa ma anche come simbolo di perfezione, di chiusura di un ciclo – 8 e 11 come simbolo di giustizia. E poi ci sono i multipli di 11e in particolare il 33, che indica anche il massimo grado (ufficiale) della massoneria. – 13 come simbolo di morte. Chi sale troppo in alto, chi osa troppo, viene gettato dall’alto, come Cecilia Gatto Trocchi. Come Adamo Bove, il responsabile della security della Telecom morto di recente. Qualcuno può morire fulminato dalla corrente elettrica come iuseppe Gatì, morto in un giorno rituale la cui somma è 7, perché il fulmine simboleggia il fulmine di Zeus che punisce la persona che ha osato troppo. Insomma, come i dannati dell’inferno dantesco scontano una pena adeguata al peccato di cui si sono macchiati, chi si mette contro la Rosa Rossa e contro la massoneria rosacrociana, muore di una morte adeguata al tipo di peccato commesso contro questa organizzazione.

2. Gli incidenti d’auto e di moto. Per tanto tempo alcuni conti non mi tornavano. Tanti testimoni, o persone comunque da eliminare, avevano incidenti di auto o di moto. In realtà però qualcosa non mi quadrava. Anzitutto non riuscivo a capire dove fosse il contrappasso in alcuni fatti. Che ci fosse un intento di eliminare il soggetto era palese … ma i conti non mi tornavano. Vediamo alcuni dei casi di cui ci siamo occupati fin qua … Alcuni si sono salvati. La giudice Forleo. Placanica, il carabiniere implicato nei fatti del G8, accusato di aver sparato a Carlo Giuliani, la cui auto sbanda improvvisamente. Il mio amico Giovanni M, di Viterbo, che oltre ad avere ben 5 processi penali diversi, uno più falso dell’altro, ha anche avuto un incidente d’auto. La lettrice che ci ha scritto la lettera che abbiamo pubblicato (Laura Biker), scampata al sabotaggio della sua moto ai tempi del centro sociale Leoncavallo. Poi ci sono quelli che non si sono salvati. Tanti. Una strage infinita, comprendente testimoni di processi importanti, cittadini che avevano curiosato troppo, giornalisti. Anche alcuni personaggi famosi, come Rino Gaetano, Fred Buscaglione, James Dean. La domanda è: posto che i servizi hanno mezzi immensi … posto che non c’è problema a far morire una persona con un mattone sulla testa, con una fuoriuscita di gas dalla cucina, con una caduta per terra, ecc … , perché scegliere un mezzo così insicuro? Perché l’auto o la moto?Me lo domandai per mesi dopo l’incidente di moto mio e di Solange, avvenuto lo stesso giorno. Due moto diverse sabotate nello stesso giorno. Perché volevano provocarmi una morte così assurda, con un mezzo così insicuro e che avrebbe destato più di un sospetto? La domanda mi risuonò in mente per mesi. Con i mezzi che ci sono oggi la persona ha buone probabilità di salvarsi. Le auto sono infatti dotate di airbag e la cintura di sicurezza è obbligatoria su tutte le vetture. Per quanto riguarda la moto vale un discorso analogo. Oggi il casco è obbligatorio e spesso le giacche e i pantaloni da moto hanno delle protezioni che difendono molto in caso di caduta. Quindi la domanda che mi risuonava era: perché usare un mezzo così fallimentare dal punto di vista dell’efficacia? Un poliziotto tempo fa mi disse che ciò è dovuto al fatto che spesso i servizi adottano tecniche antiquate e continuano ad eliminare le persone senza tenere conto dell’aggiornamento della tecnica. Lì per lì confesso che la spiegazione mi piacque tantissimo e mi dette soddisfazione. Dal momento che io mi sono salvato in due incidenti di moto, l’idea di essere scampato alla morte perché i servizi segreti sono così stupidi da usare tecniche antiquate era una cosa divertente … Per diverso tempo io e Solange scherzavamo su questo dicendo “hai visto … sono così stupidi che applicano meccanicamente a tutti le stesse tecniche e oggi tra i cittadini in circolazione abbiamo più scampati alla morte che persone normali …”. Ma la verità è che questa spiegazione non mi convinceva. Dentro di me sapevo che la massoneria rosacrociana è sofisticatissima; ai vertici ci sono persone intelligentissime che non lasciano nulla al caso. In ogni delitto nulla è lasciato al caso, né il nome della via, né il numero delle vittime. Nulla. Strano sarebbe che venga lasciato al caso proprio il mezzo per uccidere. Addirittura, una persona esperta di servizi ci disse, poco tempo fa, che i nostri servizi segreti sono considerati in assoluto i migliori al mondo per quanto riguarda proprio … la manomissione di auto e moto. Tanto che tra i servizi segreti di altri paesi gira voce che i nostri siano così bravi, che basta loro passare accanto ad un auto, farle una carezza, e questa si va schiantare dopo qualche chilometro. Purtroppo un giorno la risposta alla mia domanda (perché?) mi venne chiara. Stavo riflettendo su alcuni omicidi mettendo in fila questi dati: Haider: ucciso in Rosenthalerstrasse, nella sua Volkswagen Phaeton, l’auto venne scelta per il mito di Fetonte che col suo carro cercò di raggiungere il sole e morì nel sole; Haider era salito troppo in alto e questo lo ha bruciato. Mauro Brutto: indagava sulla morte di Fausto e Jaio del centro sociale Leoncavallo. Morto investito da una Simca 1100. Chiaro il significato di quell’ 11 nel numero dell’auto. Aldo Moro. Trovato morto in un una Renault Rossa. RR. La firma della Rosa Rossa. James Dean, morto in una Porsche 550, che portava il numero 130 (morto quindi per gli stessi motivi che hanno portato alla morte Rino Gaetano, De Andrè e Lucio Battisti). Ogni auto ha una sua logica. Ovverosia anche il tipo di auto con cui uno muore ha una logica precisa, adatta alla situazione o alla persona. Leggendo un libro di esoterismo la risposta mi è stata chiara. Macchina: viene dal latino, deus ex machina. Nelle commedie greche il Dio veniva a risolvere situazioni intricate scendendo dal cielo appeso ad un congegno di funi che si chiamava mechanè. La macchina quindi era il congegno da cui veniva il Dio a risolvere i problemi terreni. L’auto è quindi una punizione che viene dal cielo, dal Dio stesso. Per quanto riguarda la moto penso (ma potrei sbagliarmi … sto solo formulando ipotesi) che valga lo stesso discorso dell’auto con una particolarità. Che una moto vista dall’alto simboleggia una croce. Il soggetto che muore in moto viene quindi simbolicamente crocifisso. La cosa, che suona quasi ridicola tanto da avermi provocato non poche risate, non me la sono inventata, ma l’ho trovata su un libro dal titolo curioso: “Quel che si dice dei ciclisti rosacroce”. Vista dall’alto, infatti, la moto è una croce, ove le braccia laterali sono costituite dal manubrio. Un libro, nonostante il titolo dalla logica incomprensibile, scritto da una persona che di Rosacroce se ne intende.

3. Falcone e Borsellino. Mi sono per parecchio tempo domandato dove fosse il contrappasso per le stragi di Capaci e Via D’Amelio. A parte le date rituali (31 per Falcone e 11 per Borsellino: 19.7.1992 infatti è: 1+9+7+1+9+9+2 =38=3+8=11 ) la modalità della morte doveva senz’altro essere rituale. Falcone infatti poteva essere ucciso a Roma, dove girava tranquillamente senza scorta. Quindi perché ucciderlo proprio in Sicilia e proprio con quella modalità che, dal punto di vista logico, non sta né in cielo né in terra? Riina, per quanto possa dirsi male di lui, era ed è, una persona intelligente. Una persona che ha l’intelligenza di diventare il Capo dei Capi di tutta la Sicilia, può commettere una leggerezza del genere? No. Io credo che Falcone sia stato ucciso in quel modo per vari motivi. Anzitutto doveva morire in Sicilia perché era in Sicilia che le sue indagini si erano svolte. La regola del contrappasso esigeva quindi che lui morisse nella stessa terra ove aveva “peccato”. Inoltre doveva saltare in aria in modo eclatante perché voleva far saltare il sistema. Falcone aveva capito che il fulcro del sistema criminale in Italia non è la mafia. E’ lo stato. E sono le banche. Quindi doveva saltare in aria perchè l’esplosione con cui muore fa da contrappasso all’esplosione che lui voleva assestare al “sistema”. Inoltre è morto a Capaci, a simboleggiare che chiunque sia capace, deve morire. La cosa suona terribilmente ridicola, ma prego chi legge di riflettere che stiamo parlando di un’associazione che non lascia nulla al caso, neanche i nomi delle persone che vengono messe in determinate posizioni di vertice politico, finanziario, o amministrativo. La scelta del luogo, nella strage di Capaci, è dovuta probabilmente anche ad un altro motivo, che risale alle origini del paese. Si narra che il bellissimo isolotto denominato “Isola delle Femmine” fosse stato un tempo una prigione occupata solo ed esclusivamente da donne. Tredici fanciulle turche, essendosi macchiate di gravi colpe, furono dai loro congiunti imbarcate su una nave priva di nocchiero e lasciate alla deriva. Vagarono per giorni e giorni in balia dei venti e delle onde finché una tempesta scaraventò l’imbarcazione su un isolotto della baia di Carini. Qui vissero sole per sette lunghi anni fin quando i parenti, pentitisi della loro azione, le ritrovarono dopo molte ricerche. Le famiglie così riunite decisero di non fare più ritorno in patria e di stabilirsi sulla terraferma. Fondarono quindi una cittadina che in ricordo della pace fatta, chiamarono Capaci (da “Cca-paci” ovvero: quì la pace) e battezzarono l’isolotto sul quale avevano dimorato le donne “Isola delle Femmine”. Non a caso, come risulta dalla sentenza sulla strage di via dei Georgofili (che riuniva in un solo processo ben sette stragi, commesse a Firenze, Milano e Roma) e dalla sentenza sul Capitano Ultimo, dopo la strage di Capaci venne avviata la famosa trattativa tra stato e mafia, di cui si fece portavoce il generale Mori, per raggiungere … la pace. Probabilmente la morte così eclatante di Falcone segna anche, simbolicamente, uno spartiacque tra il vecchio metodo di eliminazione dei magistrati (ucciderli) e quello nuovo (delegittimarli). Non più guerra quindi, ma le cosiddette “armi silenziose per una guerra tranquilla” di cui abbiamo parlato altrove. La morte di Falcone simboleggia quindi la Pace. Infatti dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio la mafia non esiste quasi più. Hanno preso Riina e Provenzano e dopo di loro quasi solo il silenzio. Addirittura il procuratore Antimafia Grasso qualche mese fa è andato al Maurizio Costanzo Show a declamare gli immensi successi dello stato sulla mafia, ridotta – secondo lui – oramai quasi al silenzio. Ricapitolando, il simbolismo della strage di Capaci è: auto, esplosione, isola delle femmine, Capaci. Il probabile significato: Falcone voleva far saltare il sistema (esplosione), quindi dal cielo (auto) arriva la punizione che lo fa saltare in aria; dopodichè dovrà scendere la pace, tra lo stato e la mafia (Capaci). Così muoiono le persone capaci di arrivare al cuore del sistema. Inoltre, a firmare la strage, ci sono due elementi: il gruppo di mafiosi si era posizionato sulla collina vicino Capaci; e la collina si chiama “Raffo rosso”, ove raffo in ebraico significa “Dio che guarisce”. RR, firma della Rosa Rossa. Mentre la moglie di uno degli agenti di scorta, che fece il famoso discorso ai funerali, si chiama Rosaria Costa. RC quindi.

Borsellino fu ucciso nello stesso modo. Anzitutto perché aveva seguito le orme dell’amico. Poi perché anche lui, col memoriale Calcara, aveva avuto notizie che erano in grado di far saltare il sistema. Credo che un aspetto della simbologia della sua morte vada trovata anche nella via dove avvenne l’esplosione: Via Mariano D’Amelio, un politico che fece leggi sulla magistratura. Chiaro il messaggio: la magistratura deve essere azzerata. Ora ricordiamo quel che successe dopo queste stragi. Inizialmente sembrò che la magistratura acquistasse più poteri e che lo stato volesse realmente fare la guerra alla mafia. Nacque lo strumento del 41 bis (il carcere duro per i mafiosi). Ci furono alcuni ritocchi al codice di procedura penale. Ma dopo poco tempo iniziarono le leggi che, di fatto, azzerarono il potere della magistratura riducendolo ad un formalismo vuoto; cosicché oggi l’80 per cento dei reati cade in prescrizione e per reati gravissimi vengano comminate pene ridicole: a titolo di esempio (vado a memoria) la riforma del falso in bilancio, un reato che oggi praticamente non esiste più; la legge che riforma il reato di attentato agli organi costituzionali, reato punito prima con l’ergastolo e oggi praticamente impunito; l’abolizione dell’abuso di ufficio e tante altre. Un’opera sistematica di demolizione dei poteri dei magistrati che è in atto tuttora (ad esempio con la legge di riforma delle intercettazioni e altre genialità del genere).

4. Ricapitoliamo. Il significato delle stragi e la trattativa tra stato e mafia. Leggiamo ora la successione di leggi nel tempo, dopo le due stragi del ’92, alla luce della simbologia sottesa ad esse. Con Falcone arriva il segnale della pace tra stato e mafia. Da qui nascono le apparenti leggi contro la mafia, che in realtà servono a comminare il carcere duro ai mafiosi, probabilmente per togliere di mezzo Riina e altri capi mafia, che, grazie a questa legge, non potranno più comunicare con l’esterno. La legge cioè non serve per punire i mafiosi, ma per impedirgli di continuare a comandare e togliere di mezzo la vecchia guardia, sostituendola con una nuova, che sia d’accordo con la cosiddetta linea morbida. Cioè per sostituire i mafiosi che volevano la guerra allo stato, con altri che vogliano “la pace”. Con la strage di Via D’Amelio invece si dà il via alle leggi che azzerano i poteri della magistratura.

5. Qualcuno telefona da Roma. Per far capire che le stragi di Capaci e di via D’Amelio sono stragi non di mafia è sufficiente un documento che Gabriella Pasquali Carlizzi ha citato in un suo libro. E’ la conversazione che si svolge tra due personaggi, uno romano e uno siciliano, un magistrato. Eccone la trascrizione. Telefonata tra Roma e Sicilia. Dottore c’è una telefonata da Roma – Pronto con chi parlo? – Oh Presidente mi dica – Dottore sarà lei a occuparsi della strage di Capaci naturalmente – Presidente lei sa bene che qui quando succedono certe cose noi diciamo è la mafia. Anche in questo caso noi diremo è la mafia – Bravo proprio questo volevo farle intendere caro dottore. D’ altra parte non a caso l’incidente è avvenuto lì, in quel preciso punto, altrimenti questa inchiesta poteva finire a Palermo – Meglio cosi presidente, è meglio così mi creda. La gente di Palermo pensa a fare giustizia ma al futuro della gente della Sicilia chi ci pensa? Piuttosto presidente bisogna togliere i sigilli da tutto quel materiale. Io lo conoscevo bene, era uno che annotava tutto e credo che sia meglio non alzare polveroni, meglio per tutti – Si lei ha ragione dottore. Ma qualcosa bisognerà pure trovare, quanto basta per dare all’indagine un’immagine di serietà. Lei mi capisce non è vero? L’Italia in questo momento è scossa. Non potrebbe sopportare le responsabilità di questo delitto meglio indagare su fatti avvenuti dal paese ormai sappiamo che il giudice era andato troppo oltre le sue competenze; aveva un piano da attuare. La amava troppo la sua terra. Merita di essere ricordato come un eroe. – Sono d’accordo con lei presidente in fondo queste stragi di eroi ne hanno fatti molti in questi anni e la gloria dell’Italia aumenta. – Domani andrò sul posto dottore. Ci incontreremo li per coordinare i lavori. Occorre molta prudenza e sintonia. I due personaggi (facilmente riconoscibili) si incontrarono sul posto. Che le stragi di Capaci e Via D’Amelio non siano stragi di mafia lo ha detto lo stesso Riina, in un intervista ad Antimafia 2000. Non so se vi ricordate quello che scrissi nel mio articolo “La massoneria è una Harley Davidson …” infatti, Riina, alla fine, la verità te la dice. E non ho detto quelle frasi certamente per caso … Volevo dire esattamente le cose che ho detto.

Ecco il testo dell’intervista all’avvocato di Riina. Lo trovate a questo indirizzo:

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/6860/-78/

Fonte:

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/03/lomicidio-massonico-parte-4-la-legge.html

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“L’omicidio massonico. Quinta parte” di Paolo Franceschetti

Nei precedenti articoli sull’omicidio massonico ci eravamo occupati di alcuni aspetti della simbologia e della tecnica di tali omicidi. Ora voglio parlare di un aspetto che per lungo tempo non ho mai capito ma che, ad un certo punto, in questi anni è diventato chiaro.

Mi sono sempre domandato perché i parenti delle vittime non facessero troppo chiasso. Perché i parenti delle vittime del mostro di Firenze non hanno costituito un’associazione che indagasse per conto proprio e pubblicasse magari in un sito i propri risultati in autonomia rispetto alle indagini dei PG ufficiali (che notoriamente facevano acqua da tutte le parti)? Perché nessuno dei tanti parenti della famiglia Franzoni ha mai pensato di difendere Anna Maria aprendo un sito, portando prove, ecc … ? Possibile che i parenti non hanno mai alcun sospetto e non si mettono a far casino, salvo poche eccezioni (ad esempio la famiglia Manca, la signora Gemini mamma di Niki Aprile Gatti) ? Solo in alcuni casi più eclatanti (Ustica, Georgofili, ad es.) si è costituito una sorta di comitato, anche se, dal punto di vista pratico, hanno ottenuto dei risultati quasi nulli. Negli anni la risposta mi è diventata drammaticamente chiara. Per gli omicidi più eclatanti – quelli, per intenderci, che ammorbano le nostre serate televisive perché ce li propongono in tutte le salse, con le solite opinioni dei sempre soliti esperti che dicono sempre le stesse cose giungendo sempre alla conclusione del solito nulla – le vittime sono scelte all’interno dell’organizzazione o comunque sono scelte in modo che la famiglia sia controllata o controllabile. Nel caso delle vittime del mostro di Firenze, ad esempio, la maggior parte delle vittime erano in realtà collegate direttamente o indirettamente all’organizzazione. Innanzitutto le vittime passavano tutte dal famoso mago Salvatore Indovino. La coppia francese eliminata, ad esempio, era scesa in Italia perché aveva contattato un’organizzaione esoterica. La madre di una delle vittime era un amante del Narducci, il medico trovato morto nel lago Trasimeno e che pare facesse parte della Rosa Rossa. In un altro caso il padre di una ragazza era nell’organizzazione della RR, tanto che fu definito “Giuda” da Pacciani; il curioso epiteto gli era stato rivolto non perché Pacciani straparlava, come molti hanno pensato, ma perché al contrario, sapendo quel che diceva, gli aveva rivolto “l’accusa” di aver parlato poi troppo con gli inquirenti. In un altro omicidio la vittima era la sorella di un poliziotto in servizio a Firenze. Eppure i giornali non fecero cenno alla questione e il cadavere venne ritrovato proprio da un poliziotto; e guarda caso il legale di Mario Vanni, Filastò, sosteneva che alcuni dei delitti del mostro di Firenze fossero compiuti anche con la complicità di poliziotti. In uno dei tanti omicidi eclatanti che ammorbano le nostre serate televisive ho potuto scoprire che non solo la famiglia coinvolta era collegata ai servizi segreti, ma che i legali dei familiari (nomi mai divulgati dai media) erano, guarda un po’, proprio gli stessi legali che avevano difeso le persone incriminate nei delitti del mostro di Firenze. La particolarità però è che la famiglia che aveva scelto quel legale abita a centinaia di chilometri dalla città di Firenze e dunque dal legale incaricato. Ho sempre ritenuto curioso che Alberto Stasi, coinvolto nel delitto di Garlasco, fosse preso a lavorare per lo studio legale che lo difendeva. Mi sono sempre domandato, per fare un altro esempio, come mai Adriano Sofri non si sia mai interessato alle dichiarazioni di Manlio Grillo, raccolte da Solange in Nicaragua, in cui si autoaccusava dell’omicidio Calabresi, scagionando di fatto Sofri che per questo ha scontato parecchi anni di carcere. La risposta appare drammaticamente chiara solo che si capisca come funziona il nostro “sistema”. Una mia amica in polizia mi ha raccontato che, il giorno che andò a dare la notizia del decesso di una persona (uccisa a colpi di accetta) ai familiari, questi non batterono ciglio e le risposero solo “Grazie. Ora per favore dobbiamo lavorare”. Un fatto apparentemente inspiegabile, quando non si conosca come funziona “il sistema”. Una volta dissi ad una ragazza a cui probabilmente avevano ucciso il padre che forse si trattava di omicidio e non di un malore come i giornali avevano fatto credere. Lei non si mostrò interessata alla cosa e parlò d’altro. Dopo pochi mesi infatti ho scoperto che era entrata nella stessa organizzazione di cui il padre faceva parte. In un altro caso, ritenendo di avere notizie importanti riguardanti un noto magistrato coinvolto suo magrado in fatti in cui – ritenevo – lui non c’entrasse nulla, gli telefonai per fornirgli la mia versione. Da una parte lui non rimase affatto sorpreso. Dall’altra però non si mostrò interessato alla cosa. Rimanemmo d’accordo che l’avrei richiamato io, ma poi non mi feci più vivo perché in fondo, mi dissi, se la cosa non interessa lui a me interessa ancora meno. Rimasi comunque sopreso dal fatto che lui, che pure da anni si batte affinché si sappia la “sua verità”, non mi richiamò più. E dopo qualche tempo ho capito il perché. Lui fa semplicemente parte della fazione “perdente”, in un gioco di cui è perfettamente consapevole, ma che non viene divulgato al grande pubblico. Quando la famiglia non fa parte dell’organizzazione, per eliminare qualcuno si interviene in due modi: 1) Si cerca di comprarla o di cooptarla. Le si dà un posto in politica, in TV, le si dà un incarico importante. Le si offrono dei soldi e i familiari, rassegnati, preferiscono una vita tranquilla senza problemi economici ad una infernale in cui rischieranno anche la vita, avranno diffcoltà economiche, e non otterranno giudiziariamente nulla. 2) Si procura un incidente che sembri un vero incidente. Un incidente di auto, di moto, un finto suicidio inscenato discretamente, con un biglietto in cui si chiede “perdono” ai familiari. In tal modo le famiglie possono evitare di guardare in faccia la realtà. Possono continuare a dire “è stato un incidente” e continuare a dormire sonni tranquilli. E nella malaugurata ipotesi in cui i familiari sospettino qualcosa, in genere non troveranno prove a sostegno di quanto dicono e verranno fatti passare per pazzi o visionari. Esemplare il caso della signora Gemini, madre di Niki Aprile Gatti, che viene spesso presentata, dai media, come una mamma che non riesce ad accettare il suicidio del figlio. In una recente intervista televisiva, ad esempio, invece di analizzare le prove a sostegno della tesi della mamma, hanno costruito la puntata in modo che il momento più incisivo della trasmissione fosse quello in cui alla domanda “come mai sostiene che suo figlio sia stato ucciso?” lei risponde “perché una madre conosce suo figlio e Niki non si sarebbe mai suicidato”. In altre parole, hanno trascurato le prove per far leva su un argomento emotivo, e quindi facilmente smontabile. Le vittime, insomma, vengono in genere scelte all’interno dell’organizzazione per vari motivi. Uno dei motivi è che solo in questo modo si riesce a programmare in anticipo e con precisione la data, il luogo e la modalità dell’omicidio, in modo che simbolicamente rispecchi la ritualità che si vuole realizzare. Ma credo che la cosa abbia anche un’altra valenza, nel senso che in tal modo ci si assicura che la vicenda non faccia scalpore, che la gente non capisca e dunque che il silenzio regni sovrano. Uccidendo una persona i cui familiari sono dentro il sistema ci si assicura che essi mantengano il silenzio e accettino supinamente la loro sorte, senza protestare. Pensiamo ad esempio alla rassegnazione di Stefano Lorenzi, il padre del piccolo Samuele, che ha perso il figlio ma ha continuato a rimanere in silenzio vicino alla moglie, con un atteggiamento che è a dir poco contraddittorio per chi osserva dall’esterno, ma che è perfettamente normale per chi conosce le dinamiche in seno alla (o attorno alla) Rosa Rossa. Infatti, nei pochi casi in cui la famiglia non è controllata né direttamente né indirettamente, può scoppiare un vero casino. E’ sufficiente vedere la forza con cui portano avanti la lotta Salvatore Borsellino, Ornella Gemini, mamma di Niki Gatti, i familiari di Attilio Manca, per capire che in effetti, colpire qualcuno che non abbia un substrato familiare compiacente può ripercuotersi come un boomerang contro il sistema, che sarà costretto a subire un insieme di fastidi non sempre programmabili in anticipo. Prendiamo ancora come esempio Ornella Gemini. Le hanno ucciso il figlio, fatto sparire le prove, hanno cercato in modi diversi di piegarla psicologicamente, ma lei è sempre lì, a scrivere sul blog, a organizzare manifestazioni, a partecipare a manifestazioni altrui, a leggere, informarsi, urlare. E quando si ascolta Ornella viene da piangere. Commuove. Smuove le coscienze. Come commuove e smuove le coscienze Salvatore Borsellino, quando parla. Lo senti parlare e ti viene voglia di combattere, di dire “ma si ammazzateci tutti, avete rotto le palle, ma io non me ne sto zitto”. Se i parenti delle vittime di Ustica, del mostro di Firenze e dei molti omicidi cosiddetti “in famiglia” come quelli di Erba, Cogne, Garlasco, Meredith, ecc., urlassero anche solo la metà di quanto urlano Ornella, la famiglia Manca e Salvatore Borsellino, l’Italia si sarebbe svegliata da un pezzo.

 Fonte:

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2010/07/lomicidio-massonico-parte-6-i-parenti.html

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“L’omicidio massonico. Sesta parte” di Paolo Franceschetti

Alcune considerazioni sul caso Yara e Sarah

1. Premessa.

2. In nome di Ishmael. I moventi dell’omicidio di minorenni.

3. Alcune considerazioni sul caso Yara e Sarah.

4. Allegato. Primi appunti sul simbolo trovato sul corpo di Yara.

1. Premessa.

Una delle domande più frequenti che mi fanno i lettori è questa: “Ok, passi che la massoneria uccida i testimoni di Ustica, che sequestri Moro uccidendone la scorta, ecc. , ma che interesse ha ad uccidere Sarah Scazzi o Yara Gambirasio? Che interesse ha ad uccidere una famiglia, nel delitto di Erba?” Con questo articolo rispondo anche alla domanda “perché non ti occupi di Sarah e Yara?”. La risposta non è semplice perché non esiste un’unica risposta. La massoneria è un’organizzazione complessa, e ramificata e dunque estremamente complessi e ramificati sono i suoi fini.

Faccio spesso il parallelo con la mafia. Alla domanda “che interesse ha la mafia ad uccidere?” la risposta non potrebbe essere unica. La mafia uccide per sopprimere testimoni, per uccidere poliziotti o magistrati scomodi, persone che tradiscono, pericolose, scomode, a fini estorsivi, o anche solo per lotte di potere interno. Le motivazioni degli omicidi massonici sono ancora più complesse e per certi versi incomprensibili secondo la logica comune. Una volta che relativamente ad un delitto si trovi la simbologia massonica e una volta quindi individuato il delitto come “massonico”, ciò non ha alcuna utilità, perché non serve per individuare esecutori, mandanti e movente. Così come capiamo che una persona è stata uccisa dalla mafia, se il delitto avviene a Palermo, in pieno centro, con una raffica di mitra al volto, oppure se troviamo una persona incaprettata, ma tale comprensione ancora nulla ci dice dell’assassino e del movente, così trovare simboli massonici sulla scena di un delitto ha una valenza pratica pari a zero. Quindi, individuare simboli e numerologia massonica nel delitto di Avetrana e Brembate non serve a nulla. Una volta spiegato ai lettori la simbologia base di un delitto massonico ciascun lettore di questo blog ha potuto capire da solo che erano delitti firmati dalla Rosa Rossa e non c’era bisogno di un mio articolo per spiegare ciò che hanno capito tutti. Impossibile, invece, capire per ora i moventi o anche solo individuare potenziali colpevoli. Un discorso generale su questi omicidi, però, possiamo farlo.

2. In nome di Ishmael. I moventi.

Da poco mi è capitato di leggere un romanzo di Giuseppe Genna, dal titolo “In nome di Ishmael”, che parla proprio dell’omicidio dei bambini. L’autore nel romanzo narra di un’organizzazione internazionale, Ishmael, che è dietro agli omicidi di molti bambini e dietro al traffico internazionale collegato al caso Dutroux, come dietro al delitto di Lady Diana o al delitto Moro. I delitti dei bambini sono compiuti per propiziarsi forze esoteriche relative a grandi eventi di portata nazionale o internazionale. In altre parole, ogni delitto è un sacrificio umano compiuto per collegarlo esotericamente e simbolicamente a vicende come il delitto Mattei, il sequestro Moro, ecc. Leggendolo ho capito che l’autore parlava della Rosa Rossa e parlava di fatti reali, non inventati. Il libro è scritto da una persona addentro a queste cose essendo stato consulente della commissione P2 e della commissione stragi. Facciamo quindi parlare uno dei protagonisti del romanzo. Ne trascrivo i dialoghi più importanti. Alla domanda “perché Ishmael uccide?” il protagonista risponde: “Con Ishmael il significato si chiarisce a distanza di anni. Bisogna aspettare. Ci sono altre realtà, superiori al piano politico. Sono realtà spirituali e queste realtà guidano il piano politico occultamente. Realtà che a noi sembrano religiose. E’ chiaro uno dei meccanismi rituali di Ishmael: in vista di ogni attentato importante viene compiuto il sacrificio di un bambino”. Occorre quindi aspettare anni, spesso aspettare una serie di delitti, per capirne il significato. Ad esempio, per capire i moventi nella vicenda del mostro di Firenze ci sono voluti decenni. Nel delitto di Cogne ci sono voluti molti anni per capire il significato completo della vicenda (anche se la Carlizzi c’era arrivata subito; nel mio caso però ho impiegato due anni perché non riuscivo a leggerne i simboli esoterici che mi sono stati chiari solo dopo molto tempo).

3. Alcune considerazioni su Yara e Sarah.

Il libro di Genna riassume perfettamente la logica rituale dietro all’omicidio dei bambini compiuto dalla Rosa Rossa. Per Sarah e Yara occorrerà aspettare ancora per capire a cosa sono collegati questi omcidi. Probabilmente occorrerà aspettare una terza vittima, che questa volta, per i motivi che stiamo per dire, potrebbe essere violentata. Partiamo da queste considerazioni. La ritualità di questi due omicidi è chiara. L’assonanza dei nomi Sarah e Yara, accomunate da quell’ara finale che ricorda la parola altare. Il loro corpo è, quindi, un altare sacrificale. Il fatto che Sarah sia scomparsa il 26 agosto; il 26 novembre dopo tre mesi esatti scompare Yara, che verrà ritrovata il 26 febbraio, ancora una vola dopo tre mesi dalla scomparsa. Il 26 che ritorna in questi delitti, è un numero fondamentale per la Cabala, perché rappresenta la valenza numerica del nome di Dio. Cabalisticamente la parola Yahvè (YHWH) dà come somma proprio il numero 26. Abbiamo poi il ritrovamento del corpo di Yara nel campo di proprietà della ditta “Rosa & C.”, mentre le rose erano in bella mostra anche sul cancello che dava sul cortile di casa Misseri. Il parroco, ai funerali di Yara, ha fatto un’affermazione incomprensibile ai “non iniziati” e che tutti i giornali hanno ripreso: “Yara è come Santa Maria Goretti”. Non posso dire se il parroco l’abbia fatto apposta o meno, ma certo non è casuale che questa affermazione abbia fatto il giro dei mass media, in quanto Santa Maria Goretti ha come simbolo il Giglio. Abbiamo insomma un’infinità di indizi che fanno capire che si tratta di un delitto rituale. Gli indizi più importanti poi, oltre quelli simbolici, sono costituiti dal nome delle persone coinvolte, il livello degli avvocati che si interessano alla vicenda, assolutamente sproporzionato per un delitto di matrice solo sessuale, da cui desumiamo che il livello degli interessi in gioco è molto alto. Occorre considerare che spariscono in Italia oltre 1000 minorenni all’anno. 1033 nel 2009, per la precisione. Queste poi sono solo le cifre ufficiali, che non tengono conto di tutte le sparizioni dei bambini figli di Rom, quindi non registrati all’anagrafe, o entrati clandestinamente in Italia, che fanno salire la cifra almeno al doppio. La Rosa Rossa e l’internazionale dei pedofili è dietro a molte delle sparizioni di bambini, anche di quelle che non compaiono sui media. La differenza tra un delitto che non fa rumore e uno che assume rilevanza mediatica è solo nel tipo di destinatario e nell’importanza del rito. Molti bambini spariscono per finire nel traffico di organi, nei riti satanici, negli snuff movies. Quando dietro alla morte di un minorenne invece si solleva un caos mediatico delle proporzioni di Yara e Sarah, vuol dire che tale evento è collegato a qualcos’altro di proporzioni nazionali o internazionali. Nel caso di Yara il cui significato è “primavera”, potrebbe trattarsi di un evento molto importante che avverrà in primavera (una guerra, una catastrofe, ecc.) e collegando questo nome con quello di Sarah (che nella Bibbia è la sposa di Abramo e quindi colei che partorisce il popolo eletto), c’è la possibilità che l’evento avvenga in Medio Oriente [la “Primavera araba”???] . E’ probabile anche che debba avvenire un terzo delitto e che il percorso seguito sia, simbolicamente e in codice, nella “Nascita di Venere” del Botticelli. Sulla destra del quadro infatti c’è la Primavera, coperta di fiori e piante varie (e Yara è stata trovata ricoperta da arbusti). Al centro c’è Venere, che assimiglia in modo impressionante a Sarah ed è rappresentata nuda dentro una conchiglia, davanti al mare (e ricordiamo che Sarah stava andando al mare prima di essere uccisa). Se questa ipotesi fosse vera, mancherebbe un terzo delitto, che dovrebbe simbolicamente ricordare la figura alla sinistra del quadro.

[Colgo una somiglianza tra la figura femminile alla sinistra del quadro e Melania Rea]

L’ipotesi del collegamento di questi delitti alla “Nascita di Venere” è stata formulata da una persona che conosco ed è una possibilità, non una certezza. Ma la percentuale di probabilità che l’ipotesi sia plausibile è aumentata il giorno che ho notato che nel libro di Mario Spezi  “Il passo dell’orco”, che parla di due omicidi di due bambini, edito da Hobby&Work e ancora una volta collegato al mostro di Firenze e altre vicende reali, è citato proprio quel quadro. E Mario Spezi è uno che di omicidi di bambini e Rosa Rossa se ne intende. Resterebbe poi da spiegare esattamente il significato di questo quadro, ma la spiegazioni ufficiali non mi convincono per niente, come non mi convincevano quelle relative alla Primavera del Botticelli. Mi convinsi invece della bontà delle teorie di Lino Lista (che le ricollegava al canto 28 del Purgatorio di Dante),  perché erano le uniche che spiegavano ogni dettaglio fin nei minimi particolari. Quanto al simbolo esoterico trovato sulla schiena di Yara, secondo il simbolista Carpeoro questa potrebbe essere la Croce di Sant’Andrea, che è la firma di una società che si ricollega agli Illuminati. Potrebbe contemporaneamente rappresentare la firma di colui che ha compiuto il “capolavoro”, rappresentando le lettere MR secondo la simbologia alfabetica della Società Guelfa, una delle tante associazioni paramassoniche sorte alla fine dell’800. Queste però sono solo congetture. Quello che è certo, ancora una volta, è che i mass media hanno orchestrato un immenso baraccone mediatico, chiamando sempre i soliti esperti come ai tempi del mostro di Firenze: un serial killer isolato (per Yara); o al massimo un contadino (ieri Pacciani, oggi Michele Misseri). Un killer abilissimo che ieri riusciva ad uccidere sedici vittime, alcune delle quali proprio sotto il naso degli inquirenti e facendola sempre franca, mentre oggi riesce a piazzare un cadavere in un centro abitato, senza lasciare la minima traccia. Il tutto mentre gli inquirenti commettono un errore dopo l’altro in modo plateale (oggi non mettendo immediatamente sotto sequestro il garage di Misseri, ad esempio, oppure non vedendo un cadavere in bella mostra in un campo, per giunta a poche centinaia di metri da dove partivano le ricerche; ieri mettendo in galera sempre persone diverse e tutte immancabilmente poi rivelatesi innocenti). Un’altra cosa certa è che anche qui la verità si saprà solo tra molti anni. E l’altra cosa certa è che:

“Ishmael non sbaglia mai. Sul lungo periodo non sbaglia mai. Tutto quello che riusciamo a fare è ritardare i suoi risultati”.

PS. Un giorno poi ci sarebbe da approfondire il motivo per cui vanno in galera sempre contadini, casalinghe, e spazzini (come Olindo Romano). Mai avvocati, notai, magistrati, medici, giornalisti, ecc. . Nino Filastò nel suo libro “Storia delle merende infami” dice una cosa giusta (una delle poche, credo, di tutto il depistante libro). Che i laureati in genere non pagano mai per i loro delitti e la galera è piena di analfabeti. Uno dei pochi a farsi la galera (ma solo qualche giorno) fu proprio Mario Spezi, anni fa, per soli 23 giorni. Ma questo sarà oggetto di un altro articolo, in futuro.

4. Allegato. Primi appunti sul simbolo trovato sul corpo di Yara.

di Gianfranco Carpeoro.

Caro Paolo ho avuto modo di vedere tanto il tuo post quanto il simbolo inciso sulla schiena della piccola Yara. Ovviamente mi sono messo subito al lavoro e il mio primo pensiero è stato quello di verificare tutte le rispondenze letterali della segnatura. La X è simbolo esoterico in quanto descrive la rotazione del mondo, in antiche lingue accadiche e mesopotamiche significa protezione, nel cristianesimo è simbolo del supplizio di Andrea, fratello di Pietro che richiese di essere crocifisso su una croce che non fosse esattamente uguale a quella del Cristo. Il simbolo = è invece presente solo in senso numerico, tra i sumeri veniva usato per indicare il numero due, ma i due simboli non viaggiavano insieme. Poi ho riflettuto sulla circostanza che il simbolo è stato inciso con una punta acuminata, credo, sulla schiena della vittima e ciò è una pratica di cui ho riconosciuto una fonte. Tra le logge di scalpellini e di muratori del Medioevo che hanno poi dato origine alla Massoneria, nella costruzione delle grandi cattedrali di quell’epoca, era d’uso che ogni “artista” firmasse la pietra, specialmente quella d’angolo o la chiave di volta, che aveva levigato e montato. Questi segni si chiama “lapicidi” e molti studi sono stati effettuati su di essi. Te ne accludo un esempio, ogni scalpellino sceglieva il suo marchio tramite una figurazione del tipo che vedi, ma a volte è riscontrabile che siano state adoperate le iniziali stilizzate. Ne ho esaminati un’infinità, non ne ho trovato alcuno che possa aiutarci, ma mi sono convinto che la modalità dell’assassino sia identica. Quindi, a mio avviso, quella è la sua firma, lui ha firmato il “capolavoro”. Questo mi induce a credere anche che si tratti di un personaggio isolato, visto che la firma in tal caso sarebbe singola, come era d’uso, ma non ne sono sicuro, ovviamente. Comunque, poiché la tradizione dei lapicidi è ben conosciuta tra i massoni, specialmente di alto grado, anzi è vissuta come tradizione da proseguire con la firma delle “tavole”, interventi scritti che si presentano in tempio durante le ritualità massoniche a questo punto mi sono messo a caccia di alfabeti massonici. Ciò anche perché la tradizione di sovrapporre due simboli separati, facendone uno è tipicamente massonico o premassonico, squadra compasso, rosa e croce, falce e martello (simbolo creato da un massone tedesco) ecc.  Ne possiedo tanti e c’è voluto del tempo. Ne ho trovato uno solo, uno solo dove ci sono tanto la X che il = ed è l’Alfabeto della Società Guelfa, una delle tante associazioni paramassoniche sorte alla fin dell’Ottocento. Di seguito te lo pubblico intero ma le righe dell’alfabeto che riportano i simboli che ci interessano sono due e la colonna che ci interessa è quella dell’alfabeto nuovo. In tale codificazione infatti il simbolo = risulta corrispondere alla lettera M e il simbolo X risulta corrispondere alla lettera R. Ma non finisce qui. Nella mia ricerca, secondo le mie reminiscenze, ho verificato anche la Società Romantica ovvero il 34° grado della Massoneria. Si tratta degli Illuminati Romantici, associazione che risulta costituita anche in Italia da un manoscritto, conservato presso l’archivio Storico di Firenze. Riguardo a tale associazione segreta risulta che i suoi atti sarebbero stati anche pubblicati molti anni fa ad opera di una non meglio precisata loggia massonica, guarda caso di Firenze (!) la Concordia. Il testo del manoscritto, pubblicato un Italia da una casa editrice che non esiste più, Convivium, nel testo “Rituali e Società Segrete” te lo accludo integralmente segnalandoti le righe che ti ho evidenziato in rosso e cioè queste: “Allorché uno di essi si trova in un pubblico albergo, incide sopra una tavola, o forma in un altro luogo visibile, una Croce di Sant’Andrea; doppia X se il trattamento è stato cattivo; tripla se è stato ben servito. E successivamente: Hanno un segno per riconoscersi e questo consiste nel fare col dito indice della mano sinistra una Croce di S. Andrea, cioè un X. sopra una tavola, o in qualunque modo che loro fa comodo, ovvero descriverla in aria”. Interessante vero? La Croce di Sant’Andrea è il simbolo e la firma di questa associazione che evoca gli Illuminati … .  Tieni presente che la Croce di Sant’Andrea fa parte anche del simbolo di un grado del Rito Scozzese, ma questi la incidono e poi fanno parte per definizione della famiglia degli Illuminati … .

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2011/03/lomicidio-massonico-parte-6-lomicidio.html

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“L’omicidio massonico. Sesta parte” di Paolo Franceschetti

Alcune considerazioni sul caso Yara e Sarah

1. Premessa.

2. In nome di Ishmael. I moventi dell’omicidio di minorenni.

3. Alcune considerazioni sul caso Yara e Sarah.

4. Allegato. Primi appunti sul simbolo trovato sul corpo di Yara.

1. Premessa.

Una delle domande più frequenti che mi fanno i lettori è questa: “Ok, passi che la massoneria uccida i testimoni di Ustica, che sequestri Moro uccidendone la scorta, ecc. , ma che interesse ha ad uccidere Sarah Scazzi o Yara Gambirasio? Che interesse ha ad uccidere una famiglia, nel delitto di Erba?” Con questo articolo rispondo anche alla domanda “perché non ti occupi di Sarah e Yara?”. La risposta non è semplice perché non esiste un’unica risposta. La massoneria è un’organizzazione complessa, e ramificata e dunque estremamente complessi e ramificati sono i suoi fini.

Faccio spesso il parallelo con la mafia. Alla domanda “che interesse ha la mafia ad uccidere?” la risposta non potrebbe essere unica. La mafia uccide per sopprimere testimoni, per uccidere poliziotti o magistrati scomodi, persone che tradiscono, pericolose, scomode, a fini estorsivi, o anche solo per lotte di potere interno. Le motivazioni degli omicidi massonici sono ancora più complesse e per certi versi incomprensibili secondo la logica comune. Una volta che relativamente ad un delitto si trovi la simbologia massonica e una volta quindi individuato il delitto come “massonico”, ciò non ha alcuna utilità, perché non serve per individuare esecutori, mandanti e movente. Così come capiamo che una persona è stata uccisa dalla mafia, se il delitto avviene a Palermo, in pieno centro, con una raffica di mitra al volto, oppure se troviamo una persona incaprettata, ma tale comprensione ancora nulla ci dice dell’assassino e del movente, così trovare simboli massonici sulla scena di un delitto ha una valenza pratica pari a zero. Quindi, individuare simboli e numerologia massonica nel delitto di Avetrana e Brembate non serve a nulla. Una volta spiegato ai lettori la simbologia base di un delitto massonico ciascun lettore di questo blog ha potuto capire da solo che erano delitti firmati dalla Rosa Rossa e non c’era bisogno di un mio articolo per spiegare ciò che hanno capito tutti. Impossibile, invece, capire per ora i moventi o anche solo individuare potenziali colpevoli. Un discorso generale su questi omicidi, però, possiamo farlo.

2. In nome di Ishmael. I moventi.

Da poco mi è capitato di leggere un romanzo di Giuseppe Genna, dal titolo “In nome di Ishmael”, che parla proprio dell’omicidio dei bambini. L’autore nel romanzo narra di un’organizzazione internazionale, Ishmael, che è dietro agli omicidi di molti bambini e dietro al traffico internazionale collegato al caso Dutroux, come dietro al delitto di Lady Diana o al delitto Moro. I delitti dei bambini sono compiuti per propiziarsi forze esoteriche relative a grandi eventi di portata nazionale o internazionale. In altre parole, ogni delitto è un sacrificio umano compiuto per collegarlo esotericamente e simbolicamente a vicende come il delitto Mattei, il sequestro Moro, ecc. Leggendolo ho capito che l’autore parlava della Rosa Rossa e parlava di fatti reali, non inventati. Il libro è scritto da una persona addentro a queste cose essendo stato consulente della commissione P2 e della commissione stragi. Facciamo quindi parlare uno dei protagonisti del romanzo. Ne trascrivo i dialoghi più importanti. Alla domanda “perché Ishmael uccide?” il protagonista risponde: “Con Ishmael il significato si chiarisce a distanza di anni. Bisogna aspettare. Ci sono altre realtà, superiori al piano politico. Sono realtà spirituali e queste realtà guidano il piano politico occultamente. Realtà che a noi sembrano religiose. E’ chiaro uno dei meccanismi rituali di Ishmael: in vista di ogni attentato importante viene compiuto il sacrificio di un bambino”. Occorre quindi aspettare anni, spesso aspettare una serie di delitti, per capirne il significato. Ad esempio, per capire i moventi nella vicenda del mostro di Firenze ci sono voluti decenni. Nel delitto di Cogne ci sono voluti molti anni per capire il significato completo della vicenda (anche se la Carlizzi c’era arrivata subito; nel mio caso però ho impiegato due anni perché non riuscivo a leggerne i simboli esoterici che mi sono stati chiari solo dopo molto tempo).

3. Alcune considerazioni su Yara e Sarah.

Il libro di Genna riassume perfettamente la logica rituale dietro all’omicidio dei bambini compiuto dalla Rosa Rossa. Per Sarah e Yara occorrerà aspettare ancora per capire a cosa sono collegati questi omcidi. Probabilmente occorrerà aspettare una terza vittima, che questa volta, per i motivi che stiamo per dire, potrebbe essere violentata. Partiamo da queste considerazioni. La ritualità di questi due omicidi è chiara. L’assonanza dei nomi Sarah e Yara, accomunate da quell’ara finale che ricorda la parola altare. Il loro corpo è, quindi, un altare sacrificale. Il fatto che Sarah sia scomparsa il 26 agosto; il 26 novembre dopo tre mesi esatti scompare Yara, che verrà ritrovata il 26 febbraio, ancora una vola dopo tre mesi dalla scomparsa. Il 26 che ritorna in questi delitti, è un numero fondamentale per la Cabala, perché rappresenta la valenza numerica del nome di Dio. Cabalisticamente la parola Yahvè (YHWH) dà come somma proprio il numero 26. Abbiamo poi il ritrovamento del corpo di Yara nel campo di proprietà della ditta “Rosa & C.”, mentre le rose erano in bella mostra anche sul cancello che dava sul cortile di casa Misseri. Il parroco, ai funerali di Yara, ha fatto un’affermazione incomprensibile ai “non iniziati” e che tutti i giornali hanno ripreso: “Yara è come Santa Maria Goretti”. Non posso dire se il parroco l’abbia fatto apposta o meno, ma certo non è casuale che questa affermazione abbia fatto il giro dei mass media, in quanto Santa Maria Goretti ha come simbolo il Giglio. Abbiamo insomma un’infinità di indizi che fanno capire che si tratta di un delitto rituale. Gli indizi più importanti poi, oltre quelli simbolici, sono costituiti dal nome delle persone coinvolte, il livello degli avvocati che si interessano alla vicenda, assolutamente sproporzionato per un delitto di matrice solo sessuale, da cui desumiamo che il livello degli interessi in gioco è molto alto. Occorre considerare che spariscono in Italia oltre 1000 minorenni all’anno. 1033 nel 2009, per la precisione. Queste poi sono solo le cifre ufficiali, che non tengono conto di tutte le sparizioni dei bambini figli di Rom, quindi non registrati all’anagrafe, o entrati clandestinamente in Italia, che fanno salire la cifra almeno al doppio. La Rosa Rossa e l’internazionale dei pedofili è dietro a molte delle sparizioni di bambini, anche di quelle che non compaiono sui media. La differenza tra un delitto che non fa rumore e uno che assume rilevanza mediatica è solo nel tipo di destinatario e nell’importanza del rito. Molti bambini spariscono per finire nel traffico di organi, nei riti satanici, negli snuff movies. Quando dietro alla morte di un minorenne invece si solleva un caos mediatico delle proporzioni di Yara e Sarah, vuol dire che tale evento è collegato a qualcos’altro di proporzioni nazionali o internazionali. Nel caso di Yara il cui significato è “primavera”, potrebbe trattarsi di un evento molto importante che avverrà in primavera (una guerra, una catastrofe, ecc.) e collegando questo nome con quello di Sarah (che nella Bibbia è la sposa di Abramo e quindi colei che partorisce il popolo eletto), c’è la possibilità che l’evento avvenga in Medio Oriente [la “Primavera araba”???] . E’ probabile anche che debba avvenire un terzo delitto e che il percorso seguito sia, simbolicamente e in codice, nella “Nascita di Venere” del Botticelli. Sulla destra del quadro infatti c’è la Primavera, coperta di fiori e piante varie (e Yara è stata trovata ricoperta da arbusti). Al centro c’è Venere, che assimiglia in modo impressionante a Sarah ed è rappresentata nuda dentro una conchiglia, davanti al mare (e ricordiamo che Sarah stava andando al mare prima di essere uccisa). Se questa ipotesi fosse vera, mancherebbe un terzo delitto, che dovrebbe simbolicamente ricordare la figura alla sinistra del quadro.

[Colgo una somiglianza tra la figura femminile alla sinistra del quadro e Melania Rea]

L’ipotesi del collegamento di questi delitti alla “Nascita di Venere” è stata formulata da una persona che conosco ed è una possibilità, non una certezza. Ma la percentuale di probabilità che l’ipotesi sia plausibile è aumentata il giorno che ho notato che nel libro di Mario Spezi  “Il passo dell’orco”, che parla di due omicidi di due bambini, edito da Hobby&Work e ancora una volta collegato al mostro di Firenze e altre vicende reali, è citato proprio quel quadro. E Mario Spezi è uno che di omicidi di bambini e Rosa Rossa se ne intende. Resterebbe poi da spiegare esattamente il significato di questo quadro, ma la spiegazioni ufficiali non mi convincono per niente, come non mi convincevano quelle relative alla Primavera del Botticelli. Mi convinsi invece della bontà delle teorie di Lino Lista (che le ricollegava al canto 28 del Purgatorio di Dante),  perché erano le uniche che spiegavano ogni dettaglio fin nei minimi particolari. Quanto al simbolo esoterico trovato sulla schiena di Yara, secondo il simbolista Carpeoro questa potrebbe essere la Croce di Sant’Andrea, che è la firma di una società che si ricollega agli Illuminati. Potrebbe contemporaneamente rappresentare la firma di colui che ha compiuto il “capolavoro”, rappresentando le lettere MR secondo la simbologia alfabetica della Società Guelfa, una delle tante associazioni paramassoniche sorte alla fine dell’800. Queste però sono solo congetture. Quello che è certo, ancora una volta, è che i mass media hanno orchestrato un immenso baraccone mediatico, chiamando sempre i soliti esperti come ai tempi del mostro di Firenze: un serial killer isolato (per Yara); o al massimo un contadino (ieri Pacciani, oggi Michele Misseri). Un killer abilissimo che ieri riusciva ad uccidere sedici vittime, alcune delle quali proprio sotto il naso degli inquirenti e facendola sempre franca, mentre oggi riesce a piazzare un cadavere in un centro abitato, senza lasciare la minima traccia. Il tutto mentre gli inquirenti commettono un errore dopo l’altro in modo plateale (oggi non mettendo immediatamente sotto sequestro il garage di Misseri, ad esempio, oppure non vedendo un cadavere in bella mostra in un campo, per giunta a poche centinaia di metri da dove partivano le ricerche; ieri mettendo in galera sempre persone diverse e tutte immancabilmente poi rivelatesi innocenti). Un’altra cosa certa è che anche qui la verità si saprà solo tra molti anni. E l’altra cosa certa è che:

“Ishmael non sbaglia mai. Sul lungo periodo non sbaglia mai. Tutto quello che riusciamo a fare è ritardare i suoi risultati”.

PS. Un giorno poi ci sarebbe da approfondire il motivo per cui vanno in galera sempre contadini, casalinghe, e spazzini (come Olindo Romano). Mai avvocati, notai, magistrati, medici, giornalisti, ecc. . Nino Filastò nel suo libro “Storia delle merende infami” dice una cosa giusta (una delle poche, credo, di tutto il depistante libro). Che i laureati in genere non pagano mai per i loro delitti e la galera è piena di analfabeti. Uno dei pochi a farsi la galera (ma solo qualche giorno) fu proprio Mario Spezi, anni fa, per soli 23 giorni. Ma questo sarà oggetto di un altro articolo, in futuro.

4. Allegato. Primi appunti sul simbolo trovato sul corpo di Yara.

di Gianfranco Carpeoro.

Caro Paolo ho avuto modo di vedere tanto il tuo post quanto il simbolo inciso sulla schiena della piccola Yara. Ovviamente mi sono messo subito al lavoro e il mio primo pensiero è stato quello di verificare tutte le rispondenze letterali della segnatura. La X è simbolo esoterico in quanto descrive la rotazione del mondo, in antiche lingue accadiche e mesopotamiche significa protezione, nel cristianesimo è simbolo del supplizio di Andrea, fratello di Pietro che richiese di essere crocifisso su una croce che non fosse esattamente uguale a quella del Cristo. Il simbolo = è invece presente solo in senso numerico, tra i sumeri veniva usato per indicare il numero due, ma i due simboli non viaggiavano insieme. Poi ho riflettuto sulla circostanza che il simbolo è stato inciso con una punta acuminata, credo, sulla schiena della vittima e ciò è una pratica di cui ho riconosciuto una fonte. Tra le logge di scalpellini e di muratori del Medioevo che hanno poi dato origine alla Massoneria, nella costruzione delle grandi cattedrali di quell’epoca, era d’uso che ogni “artista” firmasse la pietra, specialmente quella d’angolo o la chiave di volta, che aveva levigato e montato. Questi segni si chiama “lapicidi” e molti studi sono stati effettuati su di essi. Te ne accludo un esempio, ogni scalpellino sceglieva il suo marchio tramite una figurazione del tipo che vedi, ma a volte è riscontrabile che siano state adoperate le iniziali stilizzate. Ne ho esaminati un’infinità, non ne ho trovato alcuno che possa aiutarci, ma mi sono convinto che la modalità dell’assassino sia identica. Quindi, a mio avviso, quella è la sua firma, lui ha firmato il “capolavoro”. Questo mi induce a credere anche che si tratti di un personaggio isolato, visto che la firma in tal caso sarebbe singola, come era d’uso, ma non ne sono sicuro, ovviamente. Comunque, poiché la tradizione dei lapicidi è ben conosciuta tra i massoni, specialmente di alto grado, anzi è vissuta come tradizione da proseguire con la firma delle “tavole”, interventi scritti che si presentano in tempio durante le ritualità massoniche a questo punto mi sono messo a caccia di alfabeti massonici. Ciò anche perché la tradizione di sovrapporre due simboli separati, facendone uno è tipicamente massonico o premassonico, squadra compasso, rosa e croce, falce e martello (simbolo creato da un massone tedesco) ecc.  Ne possiedo tanti e c’è voluto del tempo. Ne ho trovato uno solo, uno solo dove ci sono tanto la X che il = ed è l’Alfabeto della Società Guelfa, una delle tante associazioni paramassoniche sorte alla fin dell’Ottocento. Di seguito te lo pubblico intero ma le righe dell’alfabeto che riportano i simboli che ci interessano sono due e la colonna che ci interessa è quella dell’alfabeto nuovo. In tale codificazione infatti il simbolo = risulta corrispondere alla lettera M e il simbolo X risulta corrispondere alla lettera R. Ma non finisce qui. Nella mia ricerca, secondo le mie reminiscenze, ho verificato anche la Società Romantica ovvero il 34° grado della Massoneria. Si tratta degli Illuminati Romantici, associazione che risulta costituita anche in Italia da un manoscritto, conservato presso l’archivio Storico di Firenze. Riguardo a tale associazione segreta risulta che i suoi atti sarebbero stati anche pubblicati molti anni fa ad opera di una non meglio precisata loggia massonica, guarda caso di Firenze (!) la Concordia. Il testo del manoscritto, pubblicato un Italia da una casa editrice che non esiste più, Convivium, nel testo “Rituali e Società Segrete” te lo accludo integralmente segnalandoti le righe che ti ho evidenziato in rosso e cioè queste: “Allorché uno di essi si trova in un pubblico albergo, incide sopra una tavola, o forma in un altro luogo visibile, una Croce di Sant’Andrea; doppia X se il trattamento è stato cattivo; tripla se è stato ben servito. E successivamente: Hanno un segno per riconoscersi e questo consiste nel fare col dito indice della mano sinistra una Croce di S. Andrea, cioè un X. sopra una tavola, o in qualunque modo che loro fa comodo, ovvero descriverla in aria”. Interessante vero? La Croce di Sant’Andrea è il simbolo e la firma di questa associazione che evoca gli Illuminati … .  Tieni presente che la Croce di Sant’Andrea fa parte anche del simbolo di un grado del Rito Scozzese, ma questi la incidono e poi fanno parte per definizione della famiglia degli Illuminati … .

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2011/03/lomicidio-massonico-parte-6-lomicidio.html

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“L’omicidio massonico. Settima parte” di Paolo Franceschetti

1. Premessa. 2. L’omicidio di Carmela Rea. 3. Le tecniche di depistaggio. 4. I periti. 5. Gli avvocati. 6. I magistrati. 7. Polizia e Carabinieri. 8. I criminologi. 9. I mass media. 10. Conclusioni.

1. Premessa

E’ ormai qualche anno che cerco di studiare i delitti rituali della Rosa Rossa e una delle cose che ho cercato di capire di più era come facessero a depistare sistematicamente tutte le indagini.

Che la Rosa Rossa abbia in mano tutta la stampa, la magistratura e gli organi di polizia è evidente; ma è altrettanto evidente che il controllo di questi organi avviene non per cooptazione diretta, ma indiretta e inconsapevole. Non è possibile, infatti, che tutti gli avvocati, gli investigatori e i giornalisti che se ne occupano siano dentro alla Rosa Rossa, anche perché nella stragrande maggioranza dei casi non hanno né l’intelligenza né la cultura per far parte di un’organizzazione del genere. In altre parole, la maggior parte degli inquirenti, dei giornalisti e dei magistrati ignora cosa sia la Rosa Rossa e in genere non ne sospetta neanche l’esistenza. Dopo qualche anno, dopo colloqui con carabinieri, poliziotti, periti, magistrati, giornalisti, cameramen, la risposta mi è chiara e può tracciarsi una sorta di schema, seguito ogni volta per ogni delitto. Partiamo dall’esempio di Carmela Rea, morta di recente.Le dichiarazioni dei criminologi intervenuti sono talmente demenziali che mi hanno ispirato questo articolo per spiegare i meccanismi di un’indagine, a grandi linee.

2. L’omicidio di Carmela Rea

In quest’omicidio risultano chiaramente rituali sia la data della morte, sia il nome della donna, sia i riferimenti e le immagini mandate in TV. Per i lettori di questo blog tutto ciò è cosa nota quindi mi soffermo su altri particolari. La cosa che colpisce sono le idiozie dette dai criminologi nei vari programmi TV.E la domanda è: come è possibile che nessuno ci arrivi? Che nessuno colleghi? Che nessuno sospetti qualcosa di più? E come è possibile dire una quantità di idiozie, come quelle che normalmente dicono i criminologi, puntualmente sempre gli stessi invitati a queste trasmissioni? La donna è scomparsa nel pomeriggio e il cadavere è stato ritrovato solo in seguito, mentre la data della morte è quella probabilmente del giorno successivo, tra la mezzanotte e le due.
Il cadavere è stato ritrovato privo del sangue (cosa tipica di tutti i delitti rituali) il che significa che l’omicidio è avvenuto in zona diversa dal ritrovamento. La donna ha subito 35 coltellate e sul corpo ci sono anche dei segni esoterici incisi. A fronte di queste evidenze, c’è da domandarsi come si fa a sostenere la tesi del serial killer o del delitto passionale. Carmela infatti stava facendo una gita col marito e si è allontanata per un solo momento; dovremmo supporre che il presunto amante l’abbia stordita e portata in un altro luogo, oppure – ipotesi ancora più inverosimile – l’abbia convinto a seguirla. Lì l’abbia uccisa dopo poche ore e poi abbia portato il cadavere in un altro luogo, rischiando di essere scoperto, o fermato. Inoltre resterebbe da capire perché questo presunto amante l’abbia uccisa con 35 coltellate, alcune sferrate anche dopo la morte. In realtà analizzando i pochi dati che ci hanno evidenziato i giornali (dati che spesso sono falsi, questo occorre dirlo, ma qui partiamo dal presupposto abbastanza improbabile che siano veri) risulta chiaro che la persona è stata uccisa con premeditazione, e probabilmente l’uccisione in un posto per poi trasportare il cadavere in un altro ha un significato ben preciso, ben diverso da quello che ha in un delitto seriale o passionale. Peraltro, ad escludere il delitto passionale dovrebbe bastare la svastica nazista che – sempre stando a quel che dicono i giornali – sarebbe stata incisa sul corpo della donna; e sarebbe da prendere in considerazione il fatto che il corpo è stato ritrovato il 20 aprile, proprio il giorno del compleanno di Hitler. Ma è ovvio che la verità anche questa volta non verrà mai a galla. Cercherò di spiegare allora come funziona il meccanismo investigativo in questi casi, e come sia possibile arrivare a simili livelli di demenzialità nelle trasmissioni che si occupano della vicenda.

3. Le tecniche di depistaggio

Per capire come si depistano le indagini in un delitto qualsiasi occorre tenere presente che l’analisi della scena di un delitto avviene in più fasi. In un primo momento interviene generalmente la squadra volante della polizia, che fa un primo sopralluogo, con o senza il magistrato di turno. La volante fa un primo rapporto (talvolta a seconda delle zone possono intervenire i carabinieri). Dopodiché il caso passa a chi se ne occuperà realmente; in polizia la squadra mobile. Oppure se è intervenuta per prima la caserma x dei carabinieri, il caso può passare ad una stazione diversa. Le indagini poi sono dirette dal magistrato, e a condurre le indagini non sempre sarà quello di turno. E poi abbiamo i periti. Ecco quindi che l’analisi della vicenda può essere fatta da tanti soggetti diversi, con competenze diverse, e idee diverse. Spesso è sufficiente che un solo elemento di questa vicenda sia nelle mani dell’organizzazione perché tutta l’inchiesta ne risulti inquinata e sia nell’impossibilità di proseguire correttamente. In altre parole, non c’è bisogno di tenere sotto controllo tutti coloro che partecipano a vario titolo alle indagini, ma è sufficiente assicurarsi una complicità in uno o due punti chiave di tutta l’operazione.
4. I periti

Il perito ha un ruolo chiave in tutta la vicenda. Il burattinaio di questi delitti infatti si assicura sempre che la perizia sia svolta o da un incompetente o da una persona interna all’organizzazione. Se il perito stabilisce, ad esempio, che è perfettamente normale che un avvocato di 40 anni si suicidi con una calza da donna al termosifone, come l’avvocato Silvia Guerra di Macerata, il caso è chiuso. Se il perito stabilisce, come è capitato, che è perfettamente normale che una donna si infili un coltello nel torace e non esca una goccia di sangue, il caso è chiuso. Suicidio. Se il perito stabilisce – come nel caso di Niki Aprile Gatti – che è possibile suicidarsi con un laccio da scarpe, allora il caso è chiuso. Suicidio. Se il perito stabilisce che ci si può suicidare con una balestra, come nel caso di Stefano Anelli, il caso è chiuso. Se il perito stabilisce che ci si può suicidare in una doccia, come l’avvocato Antonio Colelli, il caso è chiuso. A formare dei periti incompetenti concorre una letteratura che spesso è fuorviante; in un manuale di medicina legale, scritto da un magistrato (e non da un medico legale) e con prefazione di Pier Luigi Vigna, ad esempio, si trova scritto che è perfettamente normale che una persona si suicidi con le ginocchia che toccano terra; se poi sul corpo si troveranno dei lividi, contusioni, botte, ecc., ciò è dovuto al fatto che spesso il suicida si agita e sbatte ripetutamente contro il muro. In altre parole, i periti che si berranno acriticamente queste idiozie, se sono poco intelligenti ripeteranno queste formulette. I periti più bravi verranno comprati. E quelli che non si adegueranno verranno uccisi (come Luciano Petrini). Credo ad esempio che almeno la metà dei periti che quotidianamente ci ammorbano in TV con la loro teorie assurde siano in buona fede. Molti di essi infatti appena parlano dimostrano di essere talmente incompetenti che è assai probabile che credano davvero alle idiozie che dicono. Alcuni, invece, sono dotati di grande intelligenza, come Francesco Bruno, e sono menti raffinatissime (per usare un termine di falconiana memoria). Difficile pensare che costoro caschino dal pero e non sappiano come funziona il sistema. Anzi, probabilmente è tra alcuni di loro che si devono cercare i mandanti di certe operazioni.

5. Gli avvocati

L’altro elemento importante per il depistaggio sono gli avvocati. Mi sono sempre domandato dove prendessero i soldi le famiglie delle vittime per farsi difendere da avvocati del calibro di Taormina, o, come nel caso di Avetrana, dall’avvocato Coppi, che è uno dei penalisti più affermati d’Italia, una cui consulenza può costare come un appartamento. Il punto è questo. Se l’avvocato è bravo dopo un po’ capisce il sistema e può anche arrivare alla verità. Non a caso nella categoria degli avvocati c’è un’elevata mortalità e un alto tasso di suicidi. Tra il 2009 e il 2010 ricordo i nomi di Silvia Guerra, Giuseppe Porfidia, Antonio Colelli, Monica Anelli, Giacomo Cerqua, Massimo Buffoni, l’onorevole Fragalà, e molti altri, tutti morti in circostanze talmente assurde che nessuno crede al suicidio o all’omicidio (nel caso di Monica Anelli sarebbe stata uccisa dallo zio con una balestra). Negli anni passati invece ricordiamo l’avvocato Masi, ucciso a Teramo a colpi di mannaia insieme alla moglie o l’avvocato Cipolla, ucciso a Palermo a colpi di roncola. Nella maggior parte dei casi gli avvocati non riescono a capire il meccanismo in cui sono inseriti. Quando iniziano ad intuire qualcosa vengono fatti fuori. Non a caso gli incidenti a me e Solange e i primi tentativi di eliminarci, sono avvenuti quando iniziavamo ad avvicinarci alla verità. E i primi tentati omicidi ai nostri danni sono stati compiuti ad opera probabilmente delle stesse persone che ci facevano il servizio di protezione, gli agenti della Digos. Se non da loro direttamente, comunque certamente con il loro aiuto e con la loro complicità, consistita nella sparizione di documenti, nel voluto depistaggio, nelle omissioni, ecc. Attualmente nel mio studio legale siamo in 5 e da poco a Solange si è aggiunta un’altra persona che è scampata alla morte per un pelo sol per aver capito troppo. Gli avvocati direttamente coinvolti nel sistema e direttamente aderenti alla Rosa Rossa o organizzazioni simili non sono molti e in genere intervengono solo in processi di rilevanza nazionale o internazionale. Quei pochi però si spartiscono la maggior parte dei processi importanti di rilevanza mediatica e spesso contattano la vittima offrendosi gratuitamente; in genere la vittima e i familiari non rifiutano, ritenendo in tal modo di essere tutelati e anzi ritenendosi pure fortunati. In conclusione, gli avvocati in genere non hanno la preparazione per capire il fenomeno davanti a cui si trovano, il che avviene nel 90 per cento dei casi. Se cominciano a capire vengono uccisi o estromessi dal processo. E in genere i processi più importanti sono appannaggio di avvocati interni all’organizzazione.

6. I magistrati

Quanto ai magistrati il problema è simile a quello degli avvocati; spesso non hanno alcuna competenza specifica, quindi in genere si fidano degli ufficiali di PG addetti al loro ufficio. Un magistrato diventa tale solo perché ha superato un concorso in cui studia tre materie (diritto civile, penale e amministrativo), senza alcuna attinenza con la realtà, senza aver fatto alcun corso di investigazione, e senza sapere nulla di ritualità, organizzazioni esoteriche, ecc. Dopodiché, dopo anni passati a occuparsi di traffico di droga, furtarelli e altri reati minori, incappa nel delitto rituale. Ecco come possono prodursi aberrazioni come quelle capitate all’epoca del serial killer Minghella, uccisore di prostitute, che scriveva la parola “Rose” sulla schiena delle vittime. La parola fu attribuita ad un maldestro tentativo di attribuire i suoi delitti alle Brigate Rosse e gli indizi di carattere rituale, in tal caso evidenti come un elefante in giardino, non sono stati visti da nessuno. In linea di massima il 50 per cento dei magistrati non conosce neanche la differenza tra Massoneria e P2 e fa di tutta l’erba un fascio. Il restante 40 per cento è in massoneria, quindi conosce la massoneria in sé, ma aderisce alle obbedienze regolari ed ufficiali, Grande Oriente d’Italia, Gran Loggia Regolare, Cavalieri di Malta, non conosce la differenza tra Massoneria e organizzazioni esoteriche, massoniche o paramassoniche; solo un 10 per cento (in genere i magistrati che rivestono le funzioni più importanti e che si occupano dei casi più importanti all’interno di un tribunale) conoscono perfettamente il sistema. Ma quelli, per ovvi motivi, non lo combatteranno mai e sono posti a dirigere procure e tribunali al fine di assicurare il corretto funzionamento (non della giustizia ma) del sistema. I pochi magistrati che lavorano davvero per arrivare alla verità vengono destituiti, trasferiti, o uccisi. Ma si tratta di eccezioni. In linea di massima è l’ignoranza del magistrato che garantirà la totale impunità all’organizzazione.

7. Polizia e Carabinieri

La maggior parte degli ufficiali di Polizia e Carabinieri hanno un grado di scolarità bassissimo. Mal pagati e mal addestrati e mal aggiornati, non sanno nulla di simbolismo, sette segrete ecc. Basti pensare che a Firenze la sezione antisette ha un organico, se non ricordo male, di due persone o tre. Due persone che dovrebbero quindi indagare su tutto ciò che ruota attorno all’Ordo Templi Orientis, Golden Dawn, Rosa Rossa, ecc. . Più o meno come combattere la CIA con una fionda. In alcune città, come Viterbo, non esiste neanche un settore antisette perché, si sa, le sette non esistono e se esistono sono innocue, come garantisce il famoso esoterista Massimo Introvigne (il quale ha la biblioteca esoterica più grande del mondo, 50.000 volumi; quindi, in sostanza, è uno che si occupa di un fenomeno che non esiste). Ma l’ignoranza abissale in cui versano poliziotti e carabinieri è il miglior modo per renderli servi docili del sistema. I pochi che svolgono indagini serie dopo un po’ vengono allontanati, uccisi, o mobbizzati. Ricordiamo ad esempio che i poliziotti che avevano indagato sulla banda della Uno Bianca, individuando i fratelli Savi, furono trasferiti per punizione. A Viterbo un’ispettrice di polizia troppo ligia al dovere prima è stata trasferita varie volte; a Natale del 2007 spararono contro la vetrina del negozio del marito e poi ebbe un incidente in auto (malfunzionamento improvviso e inspiegabile dei freni) che le causò un forte stress e che l’ha messa definitivamente fuori gioco. Inutile dire che, anche tra i suoi colleghi, quelli che vedono la coincidenza tra i vari eventi sono pochissimi; molti, più che altro per ignoranza, non mettono in collegamento i fatti e ritengono il tutto frutto di una cattiva manutenzione dell’auto.
Il commissario Giuttari, che era andato un po’ troppo avanti nell’individuazione del livello ulteriore oltre a Pacciani, nei delitti del mostro di Firenze, fu messo ad ammuffire al servizio ispettivo del ministero e anche condannato penalmente. Infatti, anche se dopo qualche mese io e Solange ci accorgemmo che i tentati omicidi ai nostri danni erano effettuati con la complicità delle persone che dovevano in teoria garantire a Solange un servizio di “protezione”, abbiamo sempre pensato che abbiano fatto tutto ciò senza sapere assolutamente cosa facevano e perché. Il funzionario Digos che dopo l’avvelenamento di Solange interrogò me e Solange cercando di costringerla a confessare che si era avvelenata o drogata da sola con la mia complicità per farsi pubblicità, era infatti talmente ignorante che non poteva certamente sapere cosa stava facendo. Ricordo che durante il colloquio, mentre spiegavo al funzionario che il padre di Solange era affiliato al Grande Oriente d’Italia, mi chiese “ma cos’è il Grande Oriente d’Italia?”. Era ovvio cioè che lui stava facendo il suo lavoro, su mandato di altri, ma era totalmente inconsapevole dell’ingranaggio in cui era inserito. E non riusciva neanche a capire di cosa parlassi. Forse, chissà, pensava pure di fare una cosa utile alla nazione, cercando di smascherare due rompicoglioni come me e Solange, con manie di protagonismo. Tempo fa ho parlato con un ufficiale dei carabinieri che mi spiegava come spesso ricevono ordini dall’alto per effettuare questo o quell’arresto anche in mancanza di prove concrete; e lo hanno allontanato dal servizio perché in genere cercava di opporsi. Un altro funzionario di polizia, oggi in pensione, mi disse che gli era stato ordinato di fare una cosa illegale, per la quale poi fu addirittura additato su vari giornali come un depistatore. Da quel giorno è andato in pensione e si è ritirato a vita privata. In altre parole, per polizia e carabinieri vale lo stesso meccanismo dei magistrati e degli avvocati. L’ignoranza totale sarà l’alleata più fedele dell’organizzazione. Nell’eventualità che il poliziotto inizi a capire qualcosa, verrà trasferito o, in casi estremi, ucciso, facendo passare l’omicidio per un suicidio, ovviamente. La stupidità, la paura, l’ignoranza dei colleghi attorno a lui, farà sì che nell’ambiente non si avrà il minimo sospetto, e quelli che sospetteranno staranno zitti perché, in fondo, loro devono sempre mantenere la famiglia.

8. I criminologi

I criminologi svolgono un ruolo chiave in tutta la vicenda. La letteratura criminologica di base, ad esempio, non considera mai il problema delle sette. Le sette, se ci sono, sono composte da sbandati disorganizzati. Le organizzazione esoteriche più diffuse non sono neanche menzionate. In molti manuali di criminologia ho addirittura trovato scritto che veri e propri delitti satanici, nel mondo, non se ne sono mai registrati (ignorando quindi a bella posta anche casi famosi e ufficiali come quelli di Sharon Tate o delle Bestie di Satana). Il delitto esoterico e/o rituale, invece, non è neanche menzionato. Come abbiamo già evidenziato in passato, il più diffuso manuale di classificazione dei crimini, ovverosia il manuale ufficiale di studio alla FBI, non conosce la voce “delitto rituale” (cioè non conosce il delitto più frequente nella nostra società) ma in compenso conosce quello dell’ “omicidio sessuale di donna anziana” (che è statisticamente rarissimo). Basti pensare che nei delitti del mostro di Firenze molti “esperti” continuano a proporre il profilo steso a suo tempo dall’FBI, che indicava in un serial killer isolato l’assassino e ignorano invece il rapporto che stese Francesco Bruno (che parlava di delitti esoterici). Se poi qualcuno fa cenno ad elementi esoterici, si prendono in considerazione falsi elementi; nei delitti del mostro di Firenze si presero come indici di un delitto esoterico le famose piramidi tronche trovate sul luogo di alcuni delitti e non tutti gli altri indizi più importanti (nomi delle vittime, date, posizione dei pianeti, nomi dei luoghi, ecc.). Ad esempio nel delitto di Carmela Rea, se non vado errato, la zona dell’omicidio è vicina al Monte di Rosara e al Dito del Diavolo, mentre il luogo del ritrovamento credo si chiami “Montagna dei Fiori”. Nella vicenda Rea, uno dei soliti esperti intervistati, Massimo Picozzi, che finora è l’unico ad aver parlato di un delitto rituale, si è affrettato ad aggiungere “delitto rituale sì… ma di una sola persona”. Una sola persona così forte da poter rapire da sola Carmela e poi riportarla da morta in un luogo distante 18 km da quello del ritrovamento. Un superman insomma. In conclusione, tra i criminologi le persone davvero ignoranti sono poche, perché, dopo qualche anno, a meno che il soggetto non sia poco intelligente, comincia a capire che qualcosa non quadra nelle teorie criminologiche più diffuse, e inizia a farsi qualche domanda in più. Ho parlato con un medico legale che reputo molto in gamba, il quale mi ha detto: “vedi Paolo, quando i giornali parlano di un suicidio con una busta di plastica in testa, è al 100 per cento un omicidio. Quando parlano di un suicidio e la persona tocca con le ginocchia per terra, è al 90 per cento un omicidio. Ma la maggior parte dei miei colleghi ha paura, oppure è stupida e crede davvero alle stronzate che gli dicono di dire”.

9. I mass media

Il ruolo dei mess media è ovviamente il più delicato. Anche qui però la maggior parte dei giornalisti o cronisti sono inconsapevoli del reale sistema che c’è alla base. La maggior parte dei giornali si limita a riportare pedissequamente le veline che le questure selezionano personalmente. I pochi giornalisti che fanno realmente un’inchiesta dopo un po’ vengono minacciati, esclusi, allontanati. La maggior parte dei giornalisti, quindi, scrive solo quel che i padroni impongono e non rischia più di tanto. La prima volta che un giornalista si avvicina ad un delitto rituale non è mai in grado di riconoscerlo e neanche le successive. Per farlo dovrebbe essere un esperto di esoterismo, cosa che la maggior parte dei giornalisti non è. A meno che, ovviamente, non faccia parte del sistema, nel qual caso non c’è pericolo che scriva davvero la verità. Le persone coinvolte a pieno titolo nell’organizzazione sono solo i giornalisti che si occupano in modo sistematico di tali delitti perché, a meno che non siano poco intelligenti, diventa impossibile dopo anni di giornalismo investigativo non fiutare una pista diversa e unitaria a fronte di una serie così incredibile di coincidenze in delitti troppo diversi da loro. Quelle sono spesso le menti dell’organizzazione stessa o comunque sono tra le persone con gli incarichi più importanti all’interno della Rosa Rossa. Il risultato finale di questa combinazione tra ignoranza, paura e complicità, è che i mass media svolgono l’importantissimo ruolo di depistare l’opinione pubblica, focalizzando tutte le discussioni su punti secondari, inutili e depistanti delle vicende, e allontanarla dalle domande reali.
Nel caso di Carmela Rea, ad esempio, tra giornali e telegiornali ho ascoltato le seguenti bestialità:
– pista camorristica;
– pista del serial killer o del movente passionale, entrambe basate sul nulla più assoluto quanto a indizi.
Inoltre i giornali hanno dato i seguenti particolari:
– Carmela Rea aveva sofferto di depressione post partum (particolare assolutamente ininfluente per capire il movente di un omicidio);
– era una donna bellissima; particolare in teoria importante, ma solo dopo che si sia stabilito che effettivamente abbiamo a che fare con un serial killer, altrimenti il particolare è rilevante quanto il numero delle scarpe;
– in paese tutti la stimavano, si giravano a guardarla, e la coppia si voleva molto bene.
In compenso si trascurano i seguenti particolari:
– i numerosi indizi di ritualità;
– il fatto che il marito sia un militare e che il cadavere sia stato ritrovato in una zona militare; coincidenza non da poco, su cui si è soffermato solo il criminologo Francesco Bruno, sia pure con una teoria abbastanza inconsistente, all’acqua di rose (e il doppio senso non è casuale ma voluto);
– il fatto che il cadavere sia stato trovato in una zona militare; nessuno si domanda se non sia possibile, ad esempio, acquisire le riprese effettuate dai satelliti militari che monitorizzano continuamente le zone militari, per vedere se sia possibile individuare l’assassino (più probabilmente gli assassini) nel momento in cui ha lasciato il cadavere o addirittura nel momento in cui ha rapito la donna;
– il fatto che il rapimento sia avvenuto di giorno e che il cadavere sia stato ritrovato a diversi km di distanza dal luogo del rapimento, indica la possibilità che l’operazione sia stata effettuata da un gruppo addestrato e organizzato, essendo quasi impossibile e troppo rischioso compiere tutto ad opera di una sola persona. Ma questa ipotesi non è formulata da nessuno. Perché una simile ipotesi, se fosse formulata ufficialmente, porterebbe la gente a farsi delle domande troppo scomode e terribili. Quale gruppo ha un potere del genere, di poter uccidere impunemente facendola in barba alle autorità? E se questo gruppo fosse dietro anche ad altri omicidi? Domande che nessuno si deve porre. E a rincintrullire completamente lo spettatore, oltre alle cazzate dei soliti criminologi e alla musica da film (come se stessimo assistendo all’ultimo film di Dario Argento e non ad una storia vera), oltre agli scenari da grande spettacolo tipico della TV, alle facce tristemente assorte dei conduttori che in realtà non vedono l’ora che l’organizzazione dalla quale dipendono, consapevolmente o no, regali loro un altro omicidio possibilmente più efferato possibile, contribuiscono le pubblicità e le demenzialità che intervallano questi programmi; Chi l’ha visto, Quarto Grado, Blu Notte, intervallano demenzialità criminologiche ad anteprime del prossimo Grande Fratello, pubblicità di prodotti di soia transgenici, dentifrici rigorosamente al fluoro, e magari anche un mutuo, rigorosamente Compass, ovviamente. E lo spettatore, completamente rincoglionito, non si accorge che spesso i mandanti sono quelli che compaiono in TV e che il pubblico televisivo talvolta adora.

10. Conclusioni

Il sistema della Rosa Rossa e degli omicidi rituali si regge in piedi non perché la maggior parte dei poliziotti, giornalisti, magistrati, avvocati, sia effettivamente nella Rosa Rossa. Ma si regge per l’ignoranza, la stupidità, la paura, i soldi. Ciascuna delle persone chiamate a vario titolo in un’indagine, spesso conosce solo una minima parte della verità e non ha la minima idea del sistema in cui è inserito: qualcuno si limita ad insabbiare un particolare, qualcuno a taroccare una perizia, qualcun altro a seguire una pista anziché un’altra, senza però avere un quadro complessivo della vicenda.
L’ignoranza e la paura sono le due componenti più importanti del sistema in cui viviamo

Fonte:

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2011/04/lomicidio-massonico-parte-7-come-si.html

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domenica 21 agosto 2011

L’omicidio massonico, parte 8. Lo schema generale dei vari delitti.

1) Premessa. Delitti mediatici e delitti non mediatici.

Occupandomi da anni di delitti vari, mi sono reso conto che spesso sono rituali non solo gli omicidi mediatici, cioè quelli di cui si occupano quotidianamente i mass media, ma moltissimi omicidi secondari di cui non parla nessuno.
La domanda che mi sono posto è: con quale criterio vengono scelti e selezionati i delitti che poi saranno dati in pasto ai media?

Ogni delitto rituale ha un suo movente specifico di natura esoterica e umana, ha poi come è ovvio degli esecutori, e spesso dei mandanti ben precisi. Sono molte le madri che hanno ucciso i figli, ma nessun altro ha avuto il rilievo del delitto di Cogne; molti i delitti satanici, ma solo quelli delle Bestie di Satana sono stati presi in considerazione; molti i genitori uccisi dai figli, ma solo Erika e Omar e Pietro Maso hanno ammorbato le cronache per anni; molti i bambini che scompaiono, ma solo Yara Gambirasio e Sarah Scazzi di recente hanno avuto un tale interesse.
Moltissime anche le donne uccise da mariti, fidanzati e amanti. Solo nel 2008 sono state 113 le vittime, e alcune sono state uccise con modalità (tagliate a pezzi, uccise a colpi di machete, ecc…) da meritare molta più attenzione rispetto ai delitti cui i media ci hanno abituato.

Ad esempio pochi anni fa a Nereto venne ucciso a colpi di ascia un noto avvocato insieme a sua moglie, in casa sua; dal punto di vista oggettivo, per gli appassionati di gialli, sarebbe molto più interessante indagare su questo caso piuttosto che sorbirsi continuamente nuove rivelazioni di Michele Misseri, o ascoltare le ultime news sugli amori di Salvatore Parolisi.
A Lodi, ad aprile del 2011, è stato ritrovato un cadavere a pezzi, completamente mutilato, ed era l’ennesimo di una lunga serie. Chi uccide queste persone in questo modo e perché?
In Abruzzo, due anni fa circa, ricordo l’omicidio di una ragazza di nome Rosa De Rosa, trovata sulla riva di un lago. Nessun accenno di interesse da parte dei media.
Nulla di nulla anche sul caso della donna trovata decapitata e priva degli organi interni di recente, a Roma.

La domanda allora è: come vengono scelti i delitti che poi faranno spettacolo? E perché?

Tra l’altro è facile notare che quando un evento è destinato a catturare l’interesse dei media per anni, giornali e TV ci si gettano a capofitto in anticipo, ancora prima di sapere se dietro ad esso ci sia un delitto o meno.
Per Yara Gambirasio e Sarah Scazzi, ad esempio, i media si sono buttati a pesce sulla vicenda quando le due minorenni erano solo scomparse e in teoria avrebbero potuto anche tornare con un fidanzato dopo una fuga d’amore; per il delitto di Cogne, quando ancora la madre non era sospettata e si pensava ad un incidente, già tutti i media nazionali se ne occupavano; idem per il delitto di Novi Ligure e tutti gli altri.
In altre parole, i media sanno già in anticipo quali sono gli eventi di cui dovranno occuparsi e tralasciano volutamente gli altri.
La domanda è: con quali criteri vengono scelti i delitti?

Osservando lo schema generale dei delitti mediatici se ne trae un quadro complessivo particolare e si può avere la risposta.

2) Lo schema generale. Gli assassini.

Osservando i delitti mediatici di questi anni si può notare che lo schema è quello che stiamo per esporre.

In primo luogo, gli assassini appartengono sempre a categorie uniche. Ovvero abbiamo:
– una madre che uccide il figlio (delitto di Cogne; saranno molte altre le madri ad uccidere i figli, ma nessuna arriverà agli onori della cronaca con tanta veemenza);
– una figlia che uccide i genitori (Erika);
– un figlio che uccide i genitori (Pietro Maso);
– i vicini di casa (delitto di Erba);
– una setta satanica (Bestie di Satana);
– uno zio e una cugina (Michele Misseri e Sabrina Misseri);
– compagni di unversità (delitto Meredith);
– un fidanzato (Alberto Stasi nel delitto di Garlasco);
– un marito (Salvatore Parolisi);
– poliziotti (delitti della Uno Bianca);
– un serial killer (Pacciani e i compagni di merende).

Non ricorre mai due volte la stessa tipologia di assassino, ancorché le cronache minori e locali siano piene di delitti satanici, di omicidi tra parenti, ecc.
Anche i delitti commessi da appartenenti delle forze dell’ordine sono diversi; si va dal generale dei carabinieri Ganzer, condannato per traffico di droga, a vicende mai definite, come quella di Milica Cupic, la cui figlioletta di sei anni è stata uccisa a botte dal marito, generale dell’esercito.
Eppure nulla di nulla compare nelle cronache (la vicenda di Milica Cupic è stata oggetto di una interrogazione parlamentare e solo questa settimana ha deciso di occuparsene il settimanale Cronaca Vera, uno dei pochi giornali ad occuparsi anche di delitti secondari).
Un mio amico ex poliziotto mi ha raccontato di una volta in cui un’intera caserma della polizia fece irruzione in un’altra caserma, dove stanziavano decine di poliziotti dediti a traffici di droga e altri delitti; i poliziotti furono tutti arrestati ma non se ne seppe più nulla e sui giornali non trapelò alcuna notizia.

Occasionalmente arrivano alla cronaca anche delitti come quello di Via Poma, o di Emanuela Orlandi, o delitti clamorosi come la strage in Vaticano del 1993; qui però l’importanza dell’evento è data più che altro dalla valenza politica dell’evento e infatti in questi delitti non esiste un colpevole definito fin dall’inizio.
Al contrario, nei delitti che abbiamo elencato c’è un colpevole definito sin dalle prime battute dell’inchiesta, e la vicenda segue sempre la stessa sequenza: iniziale incertezza; individuazione del colpevole; spesso il colpevole confessa ma poi ritratta; dubbi, contraddizioni, colpi di scena; sentenza finale.

3) Il perché della scelta. La valenza sociologica dei delitti. Il messaggio positivo.

A questo punto, riflettendo, si può capire il criterio con cui vengono scelti i delitti.
Dal momento che il bombardamento mediatico è talmente eccessivo che qualsiasi cittadino non può sfuggire al recepimento della notizia, tali delitti servono per inoculare inconsciamente la paura.
La TV è infatti un enorme mezzo di manipolazione delle masse, perché manipola la mente.
Anche le persone più evolute, infatti, sotto sotto pensano che i personaggi famosi sono quelli televisivi; e se una cosa viene veicolata in TV è senz’altro un evento di rilievo.
Va da sé che, al contrario, le notizie che non vengono passate in TV non sono importanti; ma la mente non si accorge di queste manipolazioni.
Il rilievo dato a queste notizie si instilla nel subconscio, e qui nasce la paura.
Paura del vicino di casa, paura di mandare i figli all’università, paura dei parenti. Anche tra le persone non interessati a delitti, sangue e gialli vari, circolano comunque battute standard sui vicini di Erba, quando il coinquilino del pianerottolo fa troppo casino, o sul delitto di Cogne, se il figlio rompe troppo le scatole.
La paura è sottile, quasi impercettibile; ma essa si aggiunge a tutte le altre paure che, grazie al sistema in cui viviamo, ci vengono inculcate fin da piccoli; paura di perdere il posto di lavoro, paura della tasse, dei controlli della finanza, paura della malattia, ecc.

Mi resi conto di quanto sia potente il condizionamento mediatico a seguito di un evento capitatomi questa primavera; in quel periodo un lettore mi telefonava dandomi in anticipo notizia che poi si sarebbero rivelate esatte (come l’uccisione di una persona di nome Angelo, cosa che poi successe due giorni dopo, quando fu ucciso con un colpo di fucile al cuore un certo Angelo Lolli; ma anche altre e più precise furono le notizie che costui mi anticipò). Dopo avermi dato alcune notizie esatte mi disse che il giovedi successivo avrebbero ucciso anche a me; quando gli chiesi come e chi, mi disse “saranno degli extracomunitari, che fingeranno una lite e ti accoltelleranno”. La notte successiva – mi pare fosse il martedì – i miei vicini di casa (africani) alle tre di notte facevano un casino inimmaginabile recitando delle formule strane in modo rituale, tanto che quella notte Stefania non riuscì a dormire. La mattina andai a chiedere ad altre persone del vicinato chi erano e cosa facessero e rimasi abbastanza stupito di scoprire che la mia vicina si chiama proprio Rose (sottolineo che nello stabile dove abito ci sono solo due appartamenti, il mio e il loro).
Raccontando la curiosa coincidenza ai miei amici, il primo commento di tutti fu: “Beh, meglio che giovedì dormi da un’altra parte; ricordati il caso dei coniugi di Erba”.
In questa occasione, come ho detto, ho preso consapevolezza della potenza della manipolazione mediatica, perché credo che senza il precedente della strage di Erba nessuno si sarebbe preoccupato di questa cosa, e io probabilmente avrei dormito a casa mia in tutta tranquillità, mentre invece scelsi di andare a dormire da Solange per essere più tranquillo, pur sapendo che la telefonata era una bufala architettata solo per impressionarmi (essendo già la terza volta che mi facevano uno scherzo simile).
Inutile aggiungere che mi guardai bene dall’andare a protestare dai vicini per il casino, e ho optato per dei più pratici tappi alle orecchie.

Questi omicidi, insomma, hanno varie valenze e vari moventi. Ma la ragione per cui la TV è infestata ad ogni ora del giorno con i particolari più idioti e inutili di alcuni delitti, è che veicolano nell’inconscio la paura.

4) La valenza sociologica. Il messaggio negativo.

A questo obiettivo (veicolare la paura) se ne aggiunge un altro.
Risulta abbastanza evidente come la tipologia dell’omicida sia sempre quella di un analfabeta, grezzo e ignorante, salvo i casi in cui vengano coinvolte persone in giovane età e senza una collocazione lavorativa particolare.
Infatti:
Pacciani era un contadino ignorante e i suoi compagni di merende erano pure peggio;
Anna Maria Franzoni una casalinga;
Rosa Bazzi e Olindo Romano sono rispettivamente una casalinga e un netturbino;
Michele Misseri non riesce a spiccicare due parole in croce;
Salvatore Parolisi è un sottufficiale abbastanza ignorante, a giudicare dal modo di parlare;
i ragazzi coinvolti nella vicenda delle Bestie di Satana erano rockettari senza arte né parte, coi capelli lunghi e ai margini della società (così ce li hanno presentati).
Le persone un po’ più istruite, quindi Alberto Stasi, Pietro Maso, ecc., sono tutti privi di un lavoro e in età scolare.

In altre parole, tra gli omicidi non compaiono architetti, ingegneri, avvocati, magistrati, professori universitari, medici, ecc.
Eppure di delitti commessi dai cosiddetti “colletti bianchi” ne abbiamo diversi; c’è il caso del professore universitario di Pisa che ha ucciso la moglie (professoressa universitaria) a martellate, ha confessato, non ha fatto un giorno di galera, e per giunta, quando è finito il processo che l’ha assolto, ha chiesto anche la pensione come vedovo (per fortuna il parlamento, ad agosto, ha approvato la legge 125 2011 che nega la pensione di reversibilità al coniuge omicida). Non un cenno a questo caso su giornali e TV, e il professore in questione continua ad insegnare all’università.
Così come nessun cenno hanno fatto i TG e i giornali all’emanazione di questa legge, forse per il timore di dover spiegare, poi, che oltre ai delitti di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio, ci sono in Italia situazioni altrettanto gravi e che meriterebbero molta più attenzione.
Ci fu a suo tempo il caso del PM Pier Luigi Vigna, indagato per essere tra gli esecutori dei delitti del Mostro di Firenze, ma il cui individuamento portò allo smantellamento della SAM, e alla promozione del procuratore a capo della DIA, la direzione investigativa antimafia.

Ma per i media queste categoria di persone non commettono omicidi. Chi uccide sono solo casalinghe, operai, disoccupati, e al massimo qualche studente, preferibilmente con la passione dell’hard rock e meglio ancora se iscritto a Forza Nuova o a qualche gruppo di estrema destra e/o sinistra.

Come abbiamo detto, infatti, la manipolazione mentale effettuata dai media agisce anche in negativo, nel senso che non ci fa percepire ciò che la TV e i giornali non dicono.
Quindi non abbiamo paura dei magistrati, degli avvocati, dei medici, ecc. Perché quelli – è il messaggio impresso nel subconscio – non delinquono.
Nella mia attività quotidiana mi capita spesso di sentir dire “ma come fai a dire questo di Tizio o Caio? E’ un professionista stimato…”, come se professionista fosse sinonimo di persona perbene.

All’opera di manipolazione mentale effettuata dai media e dai film, contribuiscono anche il cinema e la fiction in generale, ove regolarmente in telefilm come RIS, La Squadra, Carabinieri, ecc… vengono presentate forze dell’ordine eccezionali ed efficientissime, avvocati onesti, medici quasi sempre per bene, ecc.
Se fino agli anni ’80 il cinema era ancora, talvolta, occasione di denuncia (vedi ad esempio i film di Pasolini, o il famoso “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, o anche “Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica”), attualmente il cinema si è rammollito attorno stereotipi convenzionali e, anzi, in alcuni casi presenta delle versioni dei fatti totalmente edulcorate e depistanti (scandolosi ad esempio, sono i film prodotti dalla Taodue, come quelli sulla Uno Bianca, su Riina, ecc., dove la realtà è sempre artefatta ed edulcorata).

Questa immensa opera di manipolazione di massa ha dei risultati a dir poco comici.
Qualche giorno fa in una nota trasmissione TV venivano ipotizzate nuove piste su una serie di delitti di diversi anni fa e uno degli esperti era proprio uno degli assassini; sempre recentemente, a proposito del delitto della donna decapitata a Roma, la Rai ha intervistato in qualità di esperto una delle persone che è al vertice delle sette sataniche italiane ed europee, considerato una delle persone più pericolose in Italia, il quale ovviamente ha escluso la pista satanica, dicendo che il satanismo è un fenomeno marginale e quasi inesistente in Italia.
Senza arrivare al paradosso di un giudice Vigna che indaga sui delitti commessi da lui stesso e dai suoi compagni, o dei fratelli Savi che intervengono sulla scena degli omicidi commessi da loro stessi poche ore prima, il vero colpo di genio è quello di far intervenire gli assassini in qualità di esperti e consulenti; perché, dal momento che nessun romanziere è mai arrivato a tanto, e in TV una realtà del genere non è mai stata ipotizzata, la mente di chi guarda la TV non è pronta ad una cosa così grave.

5) Conclusioni sul potere dei mass media.

Normalmente, infatti, quando dico queste cose, l’ascoltatore medio trasalisce e pensa che sia una realtà troppo assurda per poter essere vera. Inaudito pensare che i colpevoli di certi delitti siano i politici, i giornalisti, i magistrati famosi. Inaudito, sì.

A rifletterci bene, però, non ci rendiamo conto di una cosa.

Molti di noi sono pronti ad accettare che l’11 settembre se lo siano confezionato gli Americani da soli per poi avere il pretesto di scatenare diverse guerre inutili.
In altre parole, sappiamo che alcune persone ai posti di comando hanno dapprima ucciso deliberatamente migliaia di persone, per poi ucciderne altri milioni, senza alcun motivo reale.
Sappiamo che le stragi di Stato, da Portella Delle Ginestre ad Ustica, passando per la strage di Bologna e altre, sono state tutte preparate, commissionate ed eseguite dai nostri servizi segreti, e quindi da uomini dello Stato, che poi indagavano sui delitti da loro stessi commessi. Molti di coloro che hanno commissionato quei delitti, da Andreotti a Cossiga, impunemente hanno poi governato l’Italia, sono andati ai funerali delle vittime uccise per loro volontà, hanno rimosso poliziotti e magistrati che indagavano troppo seriamente. E questo lo sappiamo bene oramai.
Sappiamo che degli ex avvocati di mafia siedono in parlamento e fanno leggi sulla quella stessa mafia che loro hanno difeso in precedenza per decenni.
Pur sapendo tutto questo, ci stupiamo se lo Stato decide di uccidere Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Carmela Rea, o le vittime di Firenze, per poi indagare su di loro e non scoprire nulla.

Eppure dovrebbe in realtà essere meno grave il delitto di una singola persona rispetto allo sterminio sistematico di intere popolazioni.

Ciò si deve al lavaggio del cervello cui siamo sottoposti, che ci fa accettare di buon grado una guerra ma fa si che non siamo disposti ad accettare la verità sui delitti rituali.

Come diceva Pasolini: “Niente di più feroce della banalissima televisione”.

Umberto Eco scrive nel suo “Il nome della rosa”: “I libri si parlano tra loro, e una vera indagine poliziesca deve provare che i colpevoli siamo noi”.
Quello che vuole dire Eco, a mio parere, è che i colpevoli sono loro, gli esperti TV, gli uomini famosi, i romanzieri. Ma questo non verrà mai provato.
Perché la vita che viviamo non è un romanzo ma la realtà.

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