ALL’ORIGINE DEI MALI D’ITALIA: L’ASSASSINIO DI ENRICO MATTEI

A pochi giorni dal quarantunesimo anniversario della morte di Enrico Mattei, la sua figura merita di essere ricordata e spiegata alle giovani generazioni, sovente ignare dell’importanza che quest’uomo ebbe nei primi anni della nostra Repubblica. Simbolo imperituro di quelle straordinarie capacità di intraprendenza, coraggio ed inventiva che così tante volte la nostra terra ha saputo offrire al mondo nel corso dei secoli.

Mattei nasce ad Acqualagna nel 1906, in una famiglia piccolo borghese; inizia a lavorare a quindici anni in fabbrica e a 22 è già direttore di uno stabilimento. L’uomo è forte e determinato, non si accontenta della rapida carriera e decide di trasferirsi a Milano dove respira l’aria delle grandi opportunità che la metropoli lombarda offre in quegli anni, diventando prima rappresentante di prodotti chimici per conto di una ditta tedesca e fondando poi l’Industria Chimica Lombarda, attiva nella produzione di olii e grassi per l’industria conciaria, metallurgica ed edile. Lo scoppio della guerra sconvolge i suoi piani e la sua carriera; se sino all’armistizio Mattei ha perlopiù pensato a perseguire i suoi obiettivi professionali tralasciando la politica, dopo l’8 settembre egli è costretto ad operare una scelta e decide di schierarsi con gli antifascisti iniziando una militanza nelle fila dei movimenti d’ispirazione cattolica. Le sue numerose qualità emergono negli anni della resistenza e lo portano ad essere nominato, al termine del conflitto, deputato, membro del Consiglio nazionale della DC e commissario straordinario dell’AGIP (AGenzia Italiana Petroli, fondata nel 1926 da Mussolini) per l’Italia settentrionale. Vi è tuttavia poco di lusinghiero in questa nomina: poco tempo dopo, viene invitato a liquidare l’azienda di Stato per ordine del ministro del Tesoro Soleri, liberale, secondo il quale essa rappresenta solo un costo, soprattutto riguardo l’intenzione di sfruttare i giacimenti di petrolio e gas scoperti (prima e durante la Guerra) in Val Padana e in Sicilia, di cui Mattei è a conoscenza. Nonostante la sua personale lotta contro il Fascismo, Mattei ha il grande acume ed il coraggio di andare controcorrente e di riconoscere come non tutto ciò che fosse stato fatto durante il Ventennio fosse da scartare e condannare a priori. In questo caso, capisce che liquidare l’AGIP lasciando così il Paese senza un ente statale preposto all’energia, è sbagliato: Mattei è conscio che una nazione, per essere una potenza industriale e avere una vera indipendenza politica, deve prima di tutto assicurarsi di essere indipendente il più possibile sotto il profilo energetico. Così, non solo non liquida l’AGIP, bensì nel 1953 la rende più forte fondando l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) a cui viene accorpata. Il problema che gli si pone davanti è che però l’Italia, al momento, è tutto tranne che indipendente e libera di decidere il suo destino autonomamente: ha de facto perso la guerra e nonostante il maldestro cambio di schieramento del ‘43, non ha titolo per sedersi al tavolo dei vincitori con voce in capitolo, tutt’altro. Subisce le decisioni degli Alleati che in quel momento ancora occupano il Paese e sovrintendono al governo transitorio cercando di indirizzare tutti gli aspetti legati all’aspetto produttivo e sociale a proprio favore. Fra questi, a ricoprire l’importanza principale su cui bisogna subito chiarire a chi spetti sovrintendere – in virtù del volume d’affari ad esso legato – è il settore energetico: in principio silenziosamente e bisbigliando nelle orecchie giuste e compiacenti, riappaiono sulla scena italiana dopo le nazionalizzazioni di Mussolini allo scoppiare della Guerra, le cosiddette “Sette sorelle”: la Standard Oil of New Jersey, la British Petroleum, la Standard Oil of California, la Gulf Oil, la Royal Dutch Shell, la Socony Mobil Oil e la Texas Oil. Insieme, queste compagnie che formano un inattaccabile cartello con lo scopo di spartirsi le risorse petrolifere mondiali, mantengono un monopolio e fissano prezzi su cui non ammettono intromissioni e cambiamenti di sorta (a tal proposito è emblematico il celebre motto del fondatore della Standard Oil John D. Rockefeller che ben sintetizza la linea di condotta del Cartello nei confronti di eventuali concorrenti: “Se possibile convincere. Se no, stroncare”).

Bisogna a questo punto illustrare brevemente il cuore della vicenda, per capire il funzionamento del cartello petrolifero e il perché Mattei fosse diventato così scomodo per gli interessi delle grandi compagnie e andasse quindi stroncato. Il prezzo del greggio stabilito a livello mondiale era unico a prescindere dalla provenienza e si basava sul “costo di estrazione sopportato dal produttore americano meno favorito, più il nolo dal Golfo del Messico all’Europa occidentale” (questo perché tale combinazione veniva considerata la più cara in assoluto per via degli alti costi di estrazione negli Stati Uniti e della lunghezza della tratta da compiere). Così facendo, al costo di produzione del petrolio americano veniva agganciato il prezzo mondiale del greggio, quest’ultimo tenuto artificialmente alto invece che seguire i prezzi reali praticati dai vari paesi produttori al fine di sviluppare l’industria petrolifera statunitense. In altri termini, ai petrolieri americani fu concesso di continuare a crescere liberamente senza nessun tipo di concorrenza e alcun criterio di economicità, poiché essi vedevano garantita la redditività dal fatto che il loro prezzo finale era il medesimo di quello ottenuto in Arabia Saudita o in qualunque altro paese produttore, a prescindere dal fatto che avesse potuto avere costi enormemente inferiori.

Mattei entra in questo sistema a modo suo: se prima del suo avvento il prezzo finale di vendita del greggio era costituito da un 15% di costo di estrazione, un 42,5% di royalties pagate ai governi dei Paesi produttori e un altro 42,5% di profitto netto delle compagnie petrolifere, Mattei divide per due quest’ultimo dato e garantisce perciò ai paesi produttori il 75% dei profitti invece che il 50% (sottraendo quindi un 25% degli utili al Cartello), contribuendo ad arricchirli maggiormente e non solo. Oltre ad offrire condizioni straordinariamente più vantaggiose, strappa prezzi migliori che si tramutano in un risparmio per le imprese e le famiglie italiane, garantisce condizioni di lavoro più umane e inserisce nelle trattative, come contropartite, anche la fornitura di beni e servizi che possano aiutare le deboli economie dei paesi produttori ad emanciparsi. Mattei – per dirla parafrasando un noto proverbio – invece che dispensare pesci, insegna a pescare. Non ci vuole molto a capire la portata rivoluzionaria delle politiche del presidente dell’ENI; decenni prima che l’argomento inizi appena, appena ad essere accennato, con grande lungimiranza capisce che migliorare le condizioni di vita nei paesi d’origine delle materie prime, invece che sfruttarli trattando le popolazioni autoctone come bestie da soma, è più giusto e più conveniente per tutti. Si genera rispetto invece che risentimento, si trattano le genti che come noi s’affacciano sul Mediterraneo alla pari e non dall’alto in basso, si fanno ottimi affari dove a guadagnarci sono ambedue le parti ma soprattutto si evita a contribuire che in quei territori aumentino la povertà ed il degrado, fenomeni che un giorno (e quel giorno l’abbiamo già ampiamente superato) potrebbero tramutarsi in massicce emigrazioni di massa verso i paesi più sviluppati e, ancor peggio, in focolai di rabbia antioccidentale con conseguente comparsa di fenomeni terroristici.

Ma non c’è solo un genuino spirito volto al praticare un commercio equo. Oltre a questo, le idee di Mattei sono destinate a lasciare un profondo segno anche e soprattutto nella politica italiana: il presidente dell’ENI non vede di buon occhio l’appartenenza dell’Italia alla NATO e l’opprimente ingerenza praticata dalle potenze atlantiche – Stati Uniti in primis – in tutti i principali aspetti della nostra vita politica, interna ed estera. Gli accordi che Mattei vuole porre in essere porterebbero l’Italia ad approvvigionarsi direttamente dai paesi produttori bypassando la (costosissima) intermediazione delle sette sorelle e rompendo il monopolio americano sul greggio, dando il là ad un progressivo smantellamento della presenza americana in Italia con il fine ultimo di portare il nostro paese ad essere una potenza mediterranea indipendente, senza basi militari straniere e libera di decidere in autonomia la sua politica estera avendo una voce autorevole in quello che secolarmente è sempre stato conosciuto come Mare Nostrum.

Il contesto internazionale in cui però opera Mattei, non lo aiuta di certo, anzi. Nel pieno della Guerra fredda e della contrapposizione fra i due blocchi, il gioco di Mattei è pericoloso: come un nuovo papa Borgia, tratta con chiunque senza alcuna preclusione con il fine ultimo di realizzare il bene dell’Italia e di aumentarne il peso a livello internazionale. Conclude affari con governi dichiaratamente antioccidentali (come l’Egitto di Nasser e l’Iran di Mossadeq) quando non addirittura con l’Unione Sovietica; sostiene anche i patrioti algerini in lotta contro il regime coloniale francese per strappare a quest’ultimo gli enormi giacimenti di petrolio sahariani e, così facendo, in breve tempo si inimica l’intero mondo occidentale e buona parte dell’establishment politico, industriale e finanziario italiano, oramai longa manus degli Stati Uniti nel nostro Paese. L’uomo che ha strenuamente difeso e ampliato l’ente statale voluto da Mussolini per far grande l’Italia, è attaccato in modo veemente dalle formazioni cosiddette di destra (da gran parte della DC fino al MSI passando per il Partito Liberale) ed è invece difeso dall’ala sinistra della DC (principalmente nelle persone di Gronchi e Fanfani) così come dal PSI e dal PCI, desiderosi di vedere uno Stato forte e credibile che possa garantire la sua presenza in settori strategici invece che renderli appannaggio di privati.

Non a caso, la grossa borghesia industriale del Nord è restia alla prospettiva di difendere l’ENI, prospettiva che impedirebbe la possibilità di fare affari clamorosi in un ambito così proficuo tramite la controllata Edison: la società privata che secondo la favola del liberismo dovrebbe sostituire l’ente di Stato avvantaggiando l’iniziativa privata e quindi il consumatore, ma che in realtà funge da cavallo di Troia per le società del Cartello che s’accaparrerebbero così le concessioni sui giacimenti che l’ENI sta iniziando a sfruttare in Italia. Con il suo peso, la classe imprenditoriale osteggia Mattei in tutti i modi attaccandolo a gran voce dalle colonne del Corriere della Sera di sua proprietà – sul quale, a suon di menzogne, l’Ingegnere è paragonato ad un redivivo e pericoloso Mussolini che sta trascinando l’Italia nel baratro – e boicottandolo in politica – dove promuovendo la crescita della suddetta Edison e insinuando il pericolo di “deriva comunista” che l’Italia rischia, cerca di portare i vari governi che si succedono a strappare all’ente statale le sue concessioni, facendo venir meno la legittimazione dello Stato a portare avanti le sue coraggiose politiche.

Mattei però è più forte di tutti questi attacchi; smentisce – sempre e in prima persona – le calunnie di cui lui e l’ENI sono vittime a mezzo stampa; fonda Il Giorno per avere un giornale autorevole che difenda l’operato della sua creazione portando la verità dei fatti a conoscenza di tutti; finanzia partiti e correnti interne per garantirsi l’appoggio politico in materie strategiche e istituisce un servizio d’informazione interno all’ENI degno di quello di uno stato, coinvolgendo anche membri appartenenti ai servizi segreti. A quest’ultima mossa Mattei è costretto dalle pressioni che riceve da ogni parte e che si sono oramai tramutate in minacce, portando il nostro coraggioso uomo di Stato a doversi difendere. Dopo gli allarmanti rapporti della diplomazia americana e della CIA, preoccupati di come l’Italia stesse pian piano scivolando via dalla sua sfera d’influenza a causa dell’”uomo italiano più potente dopo l’imperatore Augusto”, sembra che i numerosi e potenti nemici del presidente dell’ENI vogliano passare ai fatti. Accade così che se nel 1961 sono solo l’accortezza e la scrupolosità del suo pilota – il quale decide di effettuare un breve viaggio di prova prima di far salire a bordo l’Ingegnere, scoprendo così il tentativo di sabotaggio – a salvarlo da un primo attentato, il 27 ottobre del 1962, in piena crisi missilistica a Cuba e con il contemporaneo appropinquarsi della lotta finale in Algeria fra il FNL di Ben Bella e le forze d’occupazione francesi (al cui interno si distingueva l’OAS per le atrocità commesse e per le minacce all’Ingegnere), Mattei – al ritorno da un viaggio in Sicilia – muore nei cieli di Bascapè, vicino a Pavia, dove il suo aereo Morane-Saulnier viene fatto esplodere.

Insieme al presidente dell’ENI muoiono l’esperto e fidato pilota personale dell’Ingegnere, Bertuzzi, e lo sfortunato giornalista americano Mc Hale che lo accompagnava per intervistarlo, trovatosi quanto non mai nel posto sbagliato e al momento sbagliato. Con la scomparsa del grande uomo di Stato italiano, scompaiono anche tutte le sue idee, i suoi progetti e le sue prossime iniziative (fra le quali meritano una menzione per la loro carica innovativa la costruzione di un oleodotto per portare il petrolio da Genova alla Germania, la penetrazione delle stazioni di servizio ENI nel mercato britannico e la realizzazione di una raffineria in Tunisia con oleodotti annessi verso il nostro Paese). L’Italia viene riportata mansueta sotto l’ala atlantica e smette di turbare le sette sorelle ed i governi occidentali, ritornando ad essere quell’entità manovrata dalle potenze straniere, incapace di esprimere una sua politica estera in autonomia e di tutelare i propri interessi nel migliore dei modi. Con la morte di Enrico Mattei scompare la figura più coraggiosa del dopoguerra e l’ENI – da lui creato – pur formalmente salvato nella sua integrità, diventerà una docile pedina facente gli interessi del cartello petrolifero agli ordini del grigio Eugenio Cefis; una condizione che si protrarrà fino al 1989, quando in seguito al venir meno della contrapposizione fra blocchi e della Guerra fredda, potrà riacquistare parte di quello spirito avventuriero e al servizio dell’Italia che così tanto Mattei aveva voluto creare.

La morte di Mattei apparve immediatamente, agli occhi dei più accorti, per ciò che era. Tuttavia, i depistaggi da parte di apparati dello Stato che qualche anno dopo sarebbero diventati così comuni e funzionali a quella strategia della tensione contrassegnata da attentati sanguinari, fecero una prima ed efficace comparsa a seguito dell’assassinio del presidente dell’ENI. Interviste televisive tagliate o alterate; ritrattazioni di testimoni oculari con contestuali regali e favori a questi ultimi da parte di un ENI ormai avviato verso un nuovo corso; madornali ed inspiegabili errori nel trattamento dei reperti dell’aereo dell’Ingegnere; campagne stampa denigratorie e volte a sottovalutare l’operato dell’Ingegnere; un assordante silenzio che scende sulla vicenda e che decreta come causa dell’evento la tragica fatalità, dovuta al brutto tempo ed alle precarie condizioni psico-fisiche del pilota; ma soprattutto, la brutta fine che accomunerà chiunque si avvicini alla morte di Mattei cercando di capirne la verità.

Saranno solo le dichiarazioni di Tommaso Buscetta, nel 1994, a dare certezza ai dubbi mai del tutto dissipatisi e a permettere di riaprire le indagini accertando così l’esplosione di una bomba all’interno del Morane-Saulnier di Mattei. Stando alle parole del celebre ex boss dei due mondi, la morte del presidente dell’ENI sarebbe stata frutto del fortunato e pluriennale sodalizio esistente fra le famiglie mafiose italo-americane e il governo di Washington. In pratica, la mafia siciliana avrebbe fornito la manodopera per sabotare l’aereo di Mattei su ordine dei padrini d’oltreoceano, a loro volta incaricati dai servizi segreti americani di eliminare l’uomo che stava minando enormi interessi di carattere economico e geopolitico.

Dopo queste dichiarazioni, non fu difficile unire i puntini della vicenda e dare una risposta a tutte quelle morti, ritenute sino ad allora solo parzialmente spiegabili: la prima e forse più celebre perché strettamente collegata è quella del giornalista Mauro de Mauro, incaricato dal regista Francesco Rosi (autore del meritevole film “Il caso Mattei”) di ricercare quante più informazioni possibili sulla morte del presidente dell’ENI e che pochi giorni prima della sua scomparsa – per mano della lupara bianca – aveva dichiarato ai colleghi di essere venuto a conoscenza di uno scoop che avrebbe “scosso l’Italia”. Poi quella di Boris Giuliano, il superpoliziotto ucciso dal boss Leoluca Bagarella e che aveva iniziato ad indagare sui motivi della sparizione dello stesso De Mauro; il generale dei Carabinieri CarloAlberto Dalla Chiesa che aveva dato il via allo stesso tipo di indagini per conto della Benemerita. Infine, i dubbi sulla morte del regista e scrittore Pierpaolo Pasolini, che con il suo romanzo Petrolio si era addentrato negli oscuri meccanismi che regolavano il mercato di approvvigionamento e produzione del greggio, scoprendo forse anch’egli cose di cui non sarebbe dovuto venire a conoscenza.

Se tutti questi personaggi siano morti perché realmente legati in qualche modo ad Enrico Mattei, non ci è dato saperlo con certezza. Ciò che rimane sicuro, dopo una perizia ordinata dalla procura di Pavia in seguito alle dichiarazioni di Buscetta, è la mano assassina dietro alla morte dell’Ingegnere e non la “tragica fatalità” come troppo spesso, purtroppo, si è provato a dire in un Paese che ancora fatica ad ammettere come alcuni dei suoi più cruenti fatti di cronaca abbiano avuto come mandanti quegli stessi personaggi che per spregiudicati interessi economici hanno dettato da oltre confine e per decenni la nostra politica estera, impedendo all’Italia di essere artefice del proprio destino e di condurre una politica estera congeniale alla sua posizione strategica. Un paese che a più di vent’anni di distanza dal crollo del Muro di Berlino ancora ospita (e ingrandisce) gratuitamente basi straniere e s’avventura in guerre camuffate da operazioni di pace mandando a morire i suoi soldati per interessi terzi, un Paese che viene obbligato a comprare armamenti di dubbia qualità e che ancora deve sopportare di subire colpi durissimi al suo prestigio e ad alla sua forza contrattuale (basti ricordare la ricaduta sulla nostra bilancia commerciale delle sanzioni imposte all’Iran da un’Unione Europea sempre troppo servile con gli Stati Uniti e la scellerata guerra in Libia che ha strappato all’ENI numerose concessioni a vantaggio di Francia e Stati Uniti). Il male contro cui lottava Mattei, per quanto ridimensionato, vive e lotta ancora in mezzo a noi.

Federico Capnist
Fonte: www.eurasia-rivista.org
Link: http://www.eurasia-rivista.org/allorigine-dei-mali-ditalia-lassassinio-di-enrico-mattei/20339/
5.11.2013

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Progetto Res Novae: esperimento di controllo mentale su larga scala in Italia?

Posted By On 04 nov 2013

Energy Box

Energy Box

Come riportato nel sito di Enel (vedi qui), nel comune di Bari e Cosenza parte il progetto Res Novae, (acronimo di Reti, Edifici, Strade, Nuovi Obiettivi Virtuosi per l’Ambiente e l’Energia) che sviluppandosi su un orizzonte temporale di circa due anni, rappresenterebbe un passo fondamentale verso la costruzione di un ambiente urbano sostenibile e a misura d’uomo per fare di Bari e Cosenza autentiche smart city.
Fin qui non ci sono notizie particolarmente eclatanti a parte l’uso e l’integrazione di tecnologie innovative in campo energetico e informatico, con lo scopo di sviluppare una rete elettrica intelligente con nuovi servizi ai cittadini e alle pubbliche amministrazioni.
Veniamo subito al dunque!
Come riportato in un altro articolo del sito Enel (vedi qui), questo sistema necessita di nuovo contatore elettrico denominato ‘Energy Box’ oltre che ad un ‘Building Energy Management System’, entrambi forniti in collaborazione con grandi imprese come IBM e General Electric.

Ma cosa è questo Energy Box?
Ricollegandoci ad una ricerca dello svedese Reinhard Ponty (http://fraktali.biz/) questo apparecchio potrebbe essere strettamente correlato al MUOS in Italia come lo è al LOIS in Svezia, oltre che ai particolati di bario rilasciati nell’atmosfera da aerei militari e civili, con il fenomeno più comunemente chiamato ‘scie chimiche’.
Le argomentazioni di tale ricerca, di cui potete trovare la traduzione nel link in fondo al l’articolo, lascerebbero pensare che come in Svezia stia partendo un test sperimentale per il controllo mentale su larga scala, oltre che alla mappatura completa in 3D del territorio, proprio come avviene per il progetto militare R.F.M.P. In questo caso potrebbero vedere anche l’interno di ogni abitazione.

Non ci sono informazioni di prima mano da parte di insiders o inchieste legali a riguardo, in ogni caso riteniamo pertinenti queste intuizioni o quanto meno degne di discussione e approfondimento.

Che ognuno tragga le sue conclusioni, buona lettura: http://www.dionidream.com/progetto-globale-meregio-dellibm-esperimento-di-controllo-mentale-su-larga-scala-in-svezia/

A presto,

Dharma Cristiano Botti – Dharma’s blog

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Il MUOS di Niscemi strumento di guerra del XXI secolo

venerdì 25 ottobre 2013

I Padrini del Ponte

Il MUOS (Mobile User Objective System) è il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che permetterà il collegamento della rete militare USA (centri di comando, controllo e logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, tutti gli utenti mobili come droni, cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, ecc.), accrescendo esponenzialmente la velocità e il numero delle informazioni e dei dati trasmessi nell’unità di tempo e rendendo sempre più automatizzati e disumanizzati i conflitti del XXI secolo. Consentirà inoltre di propagare universalmente gli ordini di guerra convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare e finanche quelli per manipolare il clima e l’ambiente.
«La nuova costellazione satellitare assicurerà sino al 2030 le comunicazioni in tempo reale audio, video e dati in ultra alta frequenza (Ultra High Frequency UHF) a tutti i sistemi di guerra mobili USA ovunque essi si trovino e sarà pienamente interoperativo con il Joint Tactical Radio System (JTRS), i cui terminali sono in via di sviluppo, e con i sistemi radio odierni», spiega il Comando centrale della marina militare degli Stati Uniti d’America. Il MUOS consentirà inoltre l’accesso ai servizi del Defense Information System Network, condizione che non era possibile con i vecchi apparati di telecomunicazione militare ad altissima frequenza. «Sino ad oggi, con i sistemi satellitari tradizionali, due utenti che vogliono comunicare tra loro devono trovarsi sotto un satellite; con il MUOS cambia tutto», aggiunge il capitano Paul Ghyzel, responsabile del programma di US Navy. «Il Mobile User Objective System consentirà ad ogni singolo utente di rapportarsi con tutti gli altri all’interno dell’area di copertura della costellazione che è globale».
La tecnologia di trasmissione del sistema MUOS sarà quella adattata dalla telefonia cellulare di terza generazione (3G) Wideband Code Division Multiple Access (WCDMA) con una capacità di trasmissione dieci volte superiore a quella degli odierni sistemi satellitari, mentre per i collegamenti dati sarà usato il protocollo internet di ultima generazione IP/4. Il MUOS si affiancherà al sistema UFO (Ultra High Frequency Follow-On), in funzione dal 1993 con undici satelliti (di cui solo otto sarebbero ancora funzionanti), sino a sostituirlo definitivamente entro la fine del decennio. Rispetto all’UFO, il MUOS assicurerà maggiore mobilità, facilità di accesso e migliore qualità dei servizi agli utenti. Il nuovo sistema satellitare può rispondere infatti ad una domanda di traffico di circa 83 chiamate e messaggi al secondo quando invece l’UFO raggiunge il massimo di prestazione approssimativamente in 4 chiamate e messaggi al secondo. «Un servizio dati più rapido riduce i ritardi nel ritrasmettere le informazioni durante le operazioni più critiche», spiegano gli strateghi del Pentagono.
Onde ad altissima frequenza per annientare il nemico
La rilevanza strategica del sistema satellitare è ribadita nei documenti presentati dal Comando di US Navy al Congresso per ottenere i fondi necessari al suo sviluppo. «Il MUOS giocherà un ruolo centrale nella nuova visione NCO (Network-Centric Operations) del Dipartimento della difesa perché è un sistema disegnato per consentire le comunicazioni interoperabili, robuste e network-centriche di cui hanno bisogno i sistemi di guerra per le future operazioni», scrivono i responsabili militari. «Il concetto NCO descrive la combinazione di strategie, tattiche emergenti, tecniche, procedure e organizzazioni che può utilizzare un reparto militare inserito del tutto o parzialmente in rete in modo da ottenere un decisivo vantaggio nelle azioni di guerra». Il nuovo sistema satellitare dovrà inoltre assicurare alle forze armate statunitensi la superiorità assoluta nelle sei aree strategiche definite dal Centro di guerra di US Navy: l’intelligence, la sorveglianza e il riconoscimento; le telecomunicazioni; il Position/Navigation/Timing (PNT); il controllo dello spazio; l’allarme-difesa e la risposta ai missili balistici; la meteorologia e l’oceanografia (METOC).
Le telecomunicazioni in UHF (dai 30 MHz ai 3 GHz) vengono utilizzate da tutte le agenzie delle forze armate e del governo USA per le operazioni tattiche che coinvolgono gli aspetti relativi alle attività C4ISR (Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer, Intelligence, Sorveglianza e Riconoscimento). Le trasmissioni satellitari in altissima frequenza supportano i dislocamenti rapidi per via terrestre, aerea e navale delle unità da guerra a livello planetario e hanno un ruolo determinante ed insostituibile, ad esempio, per inviare ordini e informazioni a tutte le unità mobili statunitensi che operano nello scenario di guerra afghano. Durante le fasi iniziali di un’operazione bellica, la prima ondata d’attacco degli strumenti di guerra mobili (cacciabombardieri, droni, missili, ecc.) utilizza principalmente l’UHF per i suoi indiscutibili vantaggi e anche perché non ci sarebbe il tempo di rendere operativi i grandi sistemi di comunicazione in SHF ed EHF (Super High Frequency ed Extremely High Frequency, cioè frequenze super alte ed estremamente alte, con un range compreso tra i 3 e i 300 GHz), che richiedono infrastrutture particolari come grandi antenne e linee di trasmissione o reti a fibre ottiche. Le trasmissioni in banda UHF, oltre ad essere compatibili con il maggior numero di utenti militari, penetrano attraverso il fogliame delle giungle e gli ambienti urbani più facilmente rispetto alle altre frequenze. Grazie ai terminali in UHF, un militare può combattere e comunicare indipendentemente dalle condizioni climatiche ed atmosferiche; di contro, questi sistemi sono più sensibili alle sempre maggiori interferenze artificiali.
Cinque satelliti nello spazio e quattro terminali in terra
L’architettura del MUOS si basa sulla realizzazione di un ponte terra-spazio-terra che comprende quattro satelliti geostazionari (più un quinto satellite in orbita di riserva) e quattro terminali terrestri. I satelliti sono progettati per mantenere in cielo la loro posizione costante in qualsiasi momento nell’arco delle 24 ore a più di 36.000 Km dalla terra. Ogni satellite è mostrato sulla propria rispettiva area di copertura e classificato rispettivamente come Pacific (PAC), Continental U.S. (CONUS), Atlantic (LANT), and Indian Ocean (I.O.). Stando a quanto riferito dal Comando di US Navy, i satelliti saranno posizionati alle seguenti longitudini: il primo a 177° Ovest, incrociando il meridiano che passe per le isole Fiji; il secondo a 100° Ovest (su un meridiano che passa circa a metà degli Stati Uniti d’America); il terzo a 15,5° Ovest (su un meridiano che passa per le isole Canarie), mentre il quarto a 72° Est (su un meridiano che passa per le Maldive e l’India). Tutti i satelliti saranno collegati tra loro mediante link intersatellitari (ISL) da 60 GHz, mentre ognuno di essi si interfaccerà con la stazione terrestre di riferimento geografico o ai ricevitori mobili come un comune telefono cellulare impiegando la banda UHF compresa tra i 300 MHz e i 3 Ghz.
La gestione e il controllo a distanza dei satelliti (incluso il loro lancio nello spazio) saranno realizzati dal Naval Network and Space Operations Command e dal Naval Satellite Operations Center di Point Mugu, California. Le attività prettamente operative dei satelliti saranno invece sotto la responsabilità del MUOS Global Satellite Support Center insediatosi presso il Comando strategico delle forze armate USA (nella base aerea di Offutt, Nebraska), con la collaborazione di diversi centri regionali di comando, supporto e combattimento di US Navy. Il Comando di Offut sovrintende alle funzioni d’intelligence, ricognizione, sorveglianza e “difesa missilistica” e controlla l’intero arsenale nucleare delle forze armate statunitensi.
Le stazioni terrestri del MUOS consentiranno le connessioni ed i controlli interfaccia tra i satelliti MUOS e i network di telecomunicazione del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti con base a terra. Questi terminali sono previsti all’interno di quattro infrastrutture nella disponibilità delle forze armate USA: a Chesapeake, nei pressi di Norfolk, Virginia; nella Naval Computer and Telecommunications Area Master Station Pacific di Wahiawa (isole Hawaii); nell’Australian Defence Satellite Communications Ground Station (ADSCGS) di Kojarena, 30 km ad est di Geraldton (Australia); nella Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) di Niscemi (Caltanissetta) che si trasformerà così nel più importante snodo delle telecomunicazioni militari USA in Europa, Africa e Medio Oriente. Ogni stazione sarà dotata di tre grandi antenne paraboliche dal diametro di 18,4 metri e funzionanti in banda Ka per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari e di due trasmettitori elicoidali di 149 metri d’altezza in banda UHF (tra i 240 e i 315 MHz) per il posizionamento geografico. Le maxi-parabole trasmetteranno con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 30 e i 31 GHz con una potenza di 1.600 W ciascuna e un guadagno d’antenna massimo di 71,4 db, nella direzione del fascio principale. I due trasmettitori elicoidali, modello TACO H124, opereranno invece con una potenza di 105-200 W ciascuno e un guadagno d’antenna massimo di 16 db. I due trasmettitori avranno cinque diverse possibili direzioni di puntamento.
Verso un superspionaggio stellare
La lunga e controversa storia del MUOS prese avvio nel 1996 quando il Sottosegretariato alla difesa spaziale fu contattato dal Joint Space Management Board (JSMB) per definire la nuova architettura delle comunicazioni satellitari militari statunitensi. L’organo governativo raccomandò di dar vita ad un processo di transizione verso sistemi più avanzati dal punto di vista tecnologico soprattutto per il Dipartimento di US Navy. Dopo alcuni anni di ricerche e progetti nei laboratori delle forze armate e in alcuni importanti centri spaziali universitari fu elaborato il modello guida del Mobile User Objective System.
La realizzazione del programma fu affidata allo Space and Naval Warfare System Command (SPAWAR) di San Diego, California, il maggiore comando di ricerca ed ingegneria di US Navy nel settore dei sistemi di guerra e C4ISR e dello sviluppo dei sistemi spaziali e di sorveglianza sottomarina. SPAWAR è pure uno degli enti militari maggiormente coinvolti nelle operazioni di spionaggio ed intelligence contro obiettivi nazionali ed esteri. Costituito nel maggio 1985 come “Echelon II Command” sotto il controllo della CIA e della National Security Agency – NSA (la più potente centrale di spionaggio planetario USA), il Comando per i sistemi di guerra spaziale e navale di San Diego ha gestito il famigerato sistema “Echelon” che gli Stati Uniti hanno implementato congiuntamente ai servizi segreti militari di Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda per intercettare e decodificare conversazioni telefoniche e radio, fax, e-mail, Internet, ecc.. “Echelon” ha potuto contare su una serie di stazioni operative sparse in tutto il mondo, una delle quali è stata proprio la Defence Satellite Communications Ground Station di Kojarena, Australia, che ospiterà uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (in Italia ha fatto parte del network di “Echelon” la base d’ascolto di San Vito dei Normanni, in Puglia).
Il programma MUOS si è sviluppato in più fasi. La prima si è conclusa nel giugno 2001 quando otto dei maggiori gruppi industriali-militari statunitensi (Boeing, Globalstar, ICO/Teledesic, INMARSAT, Orbital Sciences, Lockheed Martin, Raytheon e Spectrum Astro) elaborarono per conto del Dipartimento della difesa la struttura concettuale del sistema satellitare. Nel giugno 2004 lo Space and Naval Warfare Systems Command costituì a Chantilly (Virginia) il PEO-Space Systems Satellite Communications Office (PMW-146) e gli affidò la gestione dei sistemi spaziali già in uso alla US Navy (come ad esempio l’UFO) e l’acquisizione dei satelliti e la predisposizione dei terminali terrestri del MUOS. Il 24 settembre 2004 il PMW-146 sottoscrisse con la Lockheed Martin Space Systems di Sunnyvale (California) un contratto da 2,1 miliardi di dollari per realizzare i primi due satelliti, la piattaforma per il loro trasporto nello spazio e gli elementi predisposti al controllo terrestre. Il committente si riservava l’opzione di assegnare la costruzione di altri tre satelliti per un valore finale complessivo di 3,26 miliardi di dollari.
Sistema-business per i mercanti di morte
La Lockheed Martin Space Systems è una società interamente controllata dalla Lockheed Martin, la principale holding USA del comparto “difesa” con sede centrale a Bethesda (Maryland), 120.000 dipendenti e un fatturato che nel 2012 ha superato i 47,2 miliardi di dollari. Oltre al MUOS, Lockheed Martin è anche la produttrice dei cacciabombardieri F-35 a doppia capacità convenzionale-nucleare che il governo italiano – con un accordo firmato da Silvio Berlusconi nel 2002 e reso operativo da Romano Prodi nel 2007 – si è impegnato ad acquistare con una spesa che alla fine potrebbe sfiorare i 20 miliardi di euro. Grazie ad un multimilionario contratto sottoscritto con il Dipartimento della difesa, Lockheed Martin assicura dal 2010 la gestione delle operazioni aeroportuali delle basi di US Navy di Sigonella e Napoli-Capodichino.
All’affaire MUOS partecipano in qualità di sub-contractor altre importanti società di armamenti rigorosamente con sede negli States: General Dynamics C4 Systems (Scottsdale, Arizona), chiamata ad installare le mega-antenne satellitari e curare il collegamento tra i quattro segmenti terrestri; Boeing Defense Space and Security (El Segundo, California) per la messa in funzione e la verifica di compatibilità del sistema; Harris Corporation (Melbourne, Florida) per la fornitura dei riflettori; SATCOM Technologies (sedi ed impianti in California e Texas) per la costruzione vera e propria delle antenne; la filiale texana della svedese Ericsson per la costruzione di alcune porzioni del segmento integrato terrestre. Al progetto concorrono inoltre con commesse minori le aziende InterDigital, Epsilon e Pinnacle Network System, mentre a partire del luglio 2006 anche l’altra potente corporation del complesso militare industriale USA, Northrop Grumman, è entrata nel MUOS team per progettare e produrre i delicati sistemi di navigazione inerziale dei satelliti. Con sede centrale a Los Angeles (California), Northrop Grumman è la produttrice degli aerei senza pilota “Global Hawk” destinati in buona parte ad operare dalla stazione aeronavale di Sigonella con l’aeronautica e la marina militare statunitense e le forze NATO. Proprio nella base siciliana, Northrop Grumman ha eseguito le operazioni sperimentali, tecnico-logistiche e di manutenzione dei nuovi droni-spia. Nell’aprile 2013, la controllata Northrop Grumman Technical Services di Herndon (Virginia) ha invece ottenuto il contratto per eseguire le operazioni logistiche a supporto dei velivoli da trasporto VIP C-20 “Gulfstream” di US Air Force nelle basi di Sigonella, Remstein (Germania), Andrews (Maryland) e Kanehoe Bay (isole Hawaii).
Sono rimaste fuori dalle plurimilionarie commesse del MUOS le aziende che erano state “sponsorizzate” direttamente dall’allora governatore della Florida, Jeb Bush (figlio dell’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush e fratello dell’altro ex presidente George Bush junior): Raytheon Corporation e Honeywell Space Systems, in gara insieme contro il team guidato da Lockheed Martin Space Systems. Tra gli atti del Congresso compare una missiva a firma della Segretaria di Stato della Florida, Glenda Hood, in data 24 giugno 2004, indirizzata al portavoce della Camera dei Rappresentanti Dennis Hastert, in cui si riportano le richieste del governatore Bush e del Senato della Florida affinché sia attribuito il nuovo programma militare alle due aziende con la creazione di «non meno di un migliaio di posti di lavoro ad alta tecnologia nei distretti di Clearwater, Tampa, Orlando e nel Kennedy Space Center della NASA in Florida».
Nonostante i massicci investimenti del Pentagono e le risorse tecnologiche messe in campo dai contractor, del rivoluzionario sistema di telecomunicazioni satellitari in UHF sino ad oggi si è visto ben poco. A causa di un impressionante numero di errori progettuali, “imprevisti” tecnici e test operativi falliti e l’aggiunta in corso d’opera di soluzioni alternative per le apparecchiature terrestri e spaziali (è stato modificato ad esempio il link con la National Security Agency – NSA), il cronogramma del progetto ha accumulato un ritardo di non meno di quattro anni. In origine, il Comando di US Navy aveva programmato di lanciare i satelliti a partire dalla fine del 2009 per ottenere la loro piena capacità operativa entro il 2013. Prima della fine del 2012 dovevano invece entrare in funzione i quattro terminali terrestri del MUOS. Il lancio in orbita del primo satellite è avvenuto in realtà solo il 24 febbraio 2002 da Cape Canaveral (Florida), ventisei mesi dopo di quanto previsto dal progetto, mentre il secondo satellite è stato lanciato solo il 19 luglio 2013. Secondo le nuove previsioni di SPAWAR gli altri tre satelliti verranno lanciati tra il 2014 e l’ottobre del 2015, mentre tutte e quattro le stazioni di terra saranno completate solo a fine 2013. Stando così le cose la costellazione del MUOS sarà pienamente operativa non prima del 2016. C’è però da credere che i tempi si dilateranno ulteriormente: secondo l’analista Marco Caceres del Teal Group (centro studi sui temi della difesa spaziale con sede a Fairfax, Virginia) il nuovo sistema di telecomunicazioni non potrà entrare in funzione prima del 2018. L’impossibilità di rispettare i tempi fissati dai progettisti era nota già nel marzo 2004 tra gli ufficiali responsabili dello Space and Naval Warfare Systems Command, come è possibile apprendere da un’intervista resa da uno di essi alla rivista specialistica Sea Power. (Hunter C. Keeter, “Despite Delay, Navy Is Committed To Satellite Communication Program”, Sea Power, March 2004, http://www.navyleague.org/sea_power/mar_04_26.php). Ciononostante sei mesi più tardi il PEO-Space Systems Satellite Communications Office di US Navy affidava le commesse del MUOS tranquillizzando il Congresso che il “vitale” programma strategico avrebbe rispettato in pieno il cronogramma. A seguito infine dei notevoli ritardi nell’entrata in funzione del nuovo sistema satellitare, onde non registrare un deficit delle trasmissioni in UHF sempre più rilevanti soprattutto per coordinare le accresciute operazioni belliche dei droni, dal 2009 la Marina USA ha sottoscritto accordi internazionali per accedere al sistema satellitare Leasat della società privata Intelsat General di Bethesda (Maryland), al sistema britannico SkyNet e ai satelliti SICRAL in dotazione alle forze armate italiane.
Parallelamente alla dilatazione dei tempi sono cresciute le spese di progettazione e realizzazione del sistema satellitare, la cui utilità – come per i caccia F-35 di produzione Lockheed Martin – è sempre più messa in dubbio dagli stessi analisti militari. Il costo complessivo finale del MUOS è ignoto anche perché nei bilanci del Dipartimento della difesa le voci ad esso destinate si moltiplicano con gli anni e fare ordine tra i numeri è fatica di Sisifo. Nel febbraio 2010, la prime contractor ha ottenuto una rinegoziazione del contratto originale, che solo per i cambi ingegneristici ha previsto un aumento del 61% di quanto previsto nel settembre 2004. Il Government Accountaibility Office (GAO), l’istituzione statunitense con funzioni omologhe alla nostra Corte dei Conti, in un rapporto del marzo 2011 sui sistemi d’arma in via di acquisizione dal Pentagono ha stimato che alla fine il MUOS comporterà costi non inferiori ai 6 miliardi e 830 milioni di dollari. Cifra che alcuni esperti ritengono ancora del tutto sottostimata. Alla fine infatti la spesa per satelliti e terminali terrestri potrebbe sfiorare i 10 miliardi di dollari.
Scheda preparata dal peace researcher Antonio Mazzeo per conto del Coordinamento dei Comitati No MUOS in occasione dell’incontro nazionale “Muos: Sicilia tra ponte di pace e e avamposto militare, co-promosso con i Parlamentari per la Pace presso la Camera dei deputati, Roma 23 ottobre 2013.
Antonio Mazzeo. Giornalista, saggista e ricercatore sui temi della pace, del disarmo e della militarizzazione. E’ autore del volumetto Un EcoMuostro a Niscemi (Sicilia Punto L, Ragusa, 2012). Nel 2010 ha conseguito il Primo premio “Giorgio Bassani” di Italia Nostra per il giornalismo e nel 2013 il secondo premio nazione “Gruppo Zuccherificio” di Ravenna per il giornalismo d’inchiesta con un articolo sulla trattativa Stato-mafia pubblicata nel mensile I Siciliani giovani. Per consultare articoli e pubblicazioni: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/
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Un paese senza sovranità

…Il fatto che siano all’ordine del giorno della politica italiana lo dimostra il recente dibattito sul sistema MUOS satellitare che il governatore della regione siciliana Crocetta ha per il momento impedito di installare a Niscemi, e c’è un aspetto molto importante di questa vicenda, che per ora segna un punto a favore delle popolazioni che giustamente hanno fatto sentire la loro voce, e cioè che questa struttura satellitare molto imponente doveva, era prevista inizialmente nell’area di Sigonella.

Uno studio fatto da organismi americani ha dimostrato che l’impatto elettromagnetico del sistema satellitare era così grande che avrebbe messo a rischio le bombe contenute della base di Sigonella, che potevano brillare e sulla base di questo è stata poi presa la decisione di spostare l’installazione, per il momento bloccata, ripeto, a Niscemi.

Pensate che cosa questo significa, ma soprattutto quello studio non è disponibile alle nostre autorità, probabilmente in questo studio ci sono dei dati molto più importanti, anche sui rischi, naturalmente, nella struttura, ma noi non li conosciamo. Questo la dice lunga sulla attualità del dossier delle basi in Italia, sul ruolo delle popolazioni, sull’impatto che queste strutture hanno e dimostra che è una questione mai chiusa…

Tratto d:; Un Paese senza sovranità – Intervista a Stefania Limiti

Fonte: www.beppegrillo.it
Link: http://www.beppegrillo.it/2013/04/passaparola_-_un_paese_senza_sovranita_-_stefania_limiti.html#*slu2*
22.04.2013

16 marzo 2013

1. Fonte: Rif. http://www.lasicilia.it/Vertice Crocetta Monti, spunta uno studio indipendente sulla salute – 11.03.2013 – ROMA

Vertice Crocetta Monti, “Studio indipendente sulla salute”

Rosario Crocetta sembra cambiare idea sul MUOS, dopo aver discusso con l’uomo americano con passaporto italiano: Mario Monti.
Crocetta chiede ai manifestanti di rimuovere il blocco per far entrare i militari. Il 10 Marzo afferma: “Sono seduto su una polveriera” dice oggi Rosario Crocetta, che al Muos si è opposto, avviando l’Iter di revoca delle concessioni agli Usa. Il giorno dopo a Roma incontra Monti e cerca una mediazione fra moviemnto NOMUOS e NATO.

Il comunicato ufficiale – “Oggi – si afferma nella nota diffusa da Palazzo Chigi – ha avuto luogo una riunione fra il Governo (presenti: il Presidente del Consiglio Mario Monti, il Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, il Ministro della Salute Renato Balduzzi, il SS alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Antonio Catricalà, e per i Ministeri dell’Ambiente e degli Esteri i SS Tullio Fanelli e Staffan de Mistura) e la Regione Siciliana (presenti il Presidente Rosario Crocetta, l’assessore all’Ambiente Mariella Lo Bello e alla Salute Lucia Borsellino) per esaminare la situazione creatasi in merito al Muos di Niscemi, con il protrarsi di problematiche per l’ordine pubblico che rischiano di compromettere il funzionamento quotidiano di una base Nato a valenza strategica”. “Ovviamente – conclude la nota – è stato confermato l’impegno ad assicurare il rispetto della legalità per garantire il regolare accesso del personale in servizio presso la base Nato di Sigonella, secondo quanto previsto dagli accordi internazionali”.

Sul Muos gli interessi di coloro che fecero scomparire Mattei

Domenica 10 Marzo 2013 – 06:00 di 

Il presidente Crocetta: “L’ex Idv De Gregorio ha raccontato che la Cia avrebbe fatto cadere il governo Prodi perché questo si oppose al radar americano. Se è davvero così, figuriamoci se certi poteri si fermeranno di fronte a un governatore…”

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TUSA (MESSINA) – “Sono seduto su una polveriera”. Quella polveriera si chiama Muos. Le nuove “spine”, le nuove preoccupazioni per il presidente della Regione Rosario Crocetta arrivano da storie di qualche anno fa. La storia, in particolare, che racconta della caduta dell’ultimo governo Prodi. Affossato dalla scelta dell’Udeur, nel 2007, di uscire dalla maggioranza dopo un’inchiesta a carico dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella. E dopo la presunta “campagna acquisti” di Silvio Berlusconi, ora al vaglio degli inquirenti, che portò tra le fila del centrodestra l’ex Idv Sergio De Gregorio. Ma sono proprio alcune dichiarazioni di De Gregorio a gettare nuove ombre su quei giorni. Al di là della vicenda che coinvolse Mastella (e anche la moglie dell’ex ministro), la caduta del governo Prodi sarebbe stata il frutto di altre pressioni. Di altri poteri. Della Cia, per la precisione, che avrebbe “spinto” per la fine del governo di centrosinistra, inviso per diversi motivi. Tra questi, la diffidenza e l’ostilità dell’esecutivo Prodi nei confronti del Muos, il dispositivo radar di Niscemi. Ostilità confermata dallo stesso De Gregorio, sulle colonne de La Repubblica.“Sono seduto su una polveriera” dice oggi Rosario Crocetta, che al Muos si è opposto, avviando l’Iter di revoca delle concessioni agli Usa.”Le dichiarazioni di De Gregorio – dice Crocetta – sono davvero inquietanti. Se si è mossa persino la Cia per far cadere un governo nazionale, figuriamoci cosa può succedere a un semplice Presidente della Regione”. E a dire il vero, secondo Crocetta, le pressioni sarebbero già partite. “Già dai primi giorni dal mio insediamento – dice il governatore- sono partiti i dossier nei miei confronti. Ed è chiaro che a muoversi, in questi casi, sono i poteri forti”. Quali siano questi poteri, è meno semplice da comprendere, ma Crocetta fa riferimento a una vecchia e inquietante storia: “Non è mafia. O meglio, non stiamo parlando solo di mafia. Questi poteri, in passato, a mio parere, furono responsabili, ad esempio, della sparizione di Enrico Mattei. Figuriamoci se si preoccupano di intervenire su un presidente della Regione”. Il Muos, una polveriera. E la politica stavolta non c’entra. Sulla vicenda del radar, infatti,si era consumato uno “strappo” con i deputati del Movimento cinque stelle, che hanno protestato in occasione dell’approvazione del Dpef, per poi brindare alla revoca delle autorizzazioni. Un risultato “rivendicato” dai grillini come una propria vittoria. “Loro possono dire quello che vogliono – precisa Crocetta – ma gli atti, le delibere, le ho fatte io. Le ha fatte il mio governo, mica i grillini. Ed è per questo motivo che da adesso in poi mi aspetto una reazione da parte di qualcuno. Gli stessi, magari – prosegue, sibillino, i, governatore – che in passato avevano l’obiettivo di far commissariale la Sicilia, in modo da far saltare tutto e reinstaurare il loro ordine. Chi sono? Gli stessi poteri che decisero di far scomparire il presidente dell’Eni”.
Ultima modifica: 11 Marzo ore 15:25

Le Forze dell’Ordine tornano ad alzare il tiro contro i manifestanti No Muos. Oggi, tra le 13 e le 15, una raffica di perquisizioni ha colpito le case di 16 ragazzi a Niscemi e dintorni. Si tratta del nucleo storico degli attivisti. In pratica,  sono quei ragazzi e quelle ragazze, che  tengono in vita il presidio permanente davanti alla base amaricana, in contrada Ulmo.

Si raccontano scene tristissime. Di genitori, anche anziani, terrorizzati dalla vista di quegli uomini in divisa nelle loro case.  Si racconta che in paese, questi giovani siano conosciuti come ‘bravi ragazzi’. Impegnati nella difesa del loro territorio, sempre pacificamente. E che l’unica cosa che gli agenti hanno trovato è stato un fucile da caccia di un papà di una di loro. Fucile regolarmente denunciato.

Che sta succedendo? Ma non si era detto che i lavori erano bloccati e che anche il governo nazionale era d’accordo? Se tutti sono d’accordo, perché qualcuno dice alle Forze dell’Ordine locali di marcare stretto gli attivisti?

Non è un caso che, a questo accordo Palermo-Roma,  i No Muos non hanno creduto neanche per un attimo. Così in questi giorni, i blocchi all’ingresso della base,  sono andati avanti. Mentre per il prossimo 30 marzo si sta organizzando una grande manfestazione nazionale, sempre a Niscemi, sempre per dire no al Muos.

Quello che è certo, è che nonostante le dichiarazioni dei governi, in questi mesi il popolo No Muos è cresciuto. E’ cresciuta e si è diffusa la consapevolezza di una battaglia condotta nel nome della salvaguardia della salute e del territorio. Ed  è  anche cresciuta, meglio tardi che mai, l’attenzione dei media nazionali sull’argomento. Ieri una troupe romana del TG3 era a Niscemi, oggi è stata la volta di Rete4. Il resto dell’Italia saprà  cosa sta succedendo dalla viva voce dei protagonisti.

Tutto questo, evidentemente, non rientra nel disegno originario. Da qui la stretta delle Forze dell’Ordine?

Il coordinamento regionale dei comitati No Muos esprime profonda indignazione: “Dopo gli attacchi violenti della polizia nei confronti delle donne del comitato Mamme No Muos e degli attivisti del presidio che cercavano di bloccare l’ingresso di operai nella base, oggi intorno alle 13 sono state eseguite perquisizioni nelle case di una quindicina di attivisti. Perquisizioni avvenute senza alcun mandato, giustificate dalla ricerca di armi o esplosivo. La crescente attività repressiva nei confronti del movimento, avviene all’indomani dell’incontro tra Monti e Crocetta, in cui si registra un gravissimo passo indietro del Presidente della regione, rispetto alle decisioni di revocare le autorizzazioni alla costruzione dell’impianto satellitare, assunte durante l’ultima campagna elettorale- si legge nella nota dei No Muos.

E ancora: “Sappiamo chiaramente che la mossa di oggi rientra nel disegno di attaccare e danneggiare un movimento, che in pochi mesi ha acquisito una grandissima forza ed una larga partecipazione popolare, riuscendo ad ottenere importanti risultati e facendo comprendere a tutti la forza delle proprie ragioni. I comitati non cederanno il passo alla paura e non si lasceranno intimidire da questi metodi, ormai conosciuti, ma anzi proseguiranno sempre più determinati nella lotta contro il Muos e le antenne Nrtf, veri strumenti di distruzione e di morte.

Nonostante questi ridicoli tentativi di sabotare la manifestazione nazionale del 30 marzo, il coordinamento regionale dei comitati rilancia con ancora più forza l’appello a tutti/e a partecipare al corteo”.

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16 gennaio 2013

Pessimo scivolone sul MUOS della ministra degli Interni, Annamaria Cancellieri. In una nota inviata lo scorso 3 gennaio al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, la responsabile del Viminale invade arbitrariamente il campo del collega di governo, l’ammiraglio Gianpaolo Di Paola, collezionando una serie di madornali inesattezze sul nuovo sistema satellitare che il Pentagono intende installare a Niscemi (Caltanissetta). “A seguito della sottoscrizione del Protocollo d’Intesa del 1° giugno 2011 tra il ministero della Difesa e Regione Siciliana – scrive la Cancellieri – è stata avviata la realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri MUOS nell’area del demanio militare di Niscemi, utilizzata dalla Marina Militare degli Stati Uniti dal marzo 1987, per l’ammodernamento tecnologico della stazione radio denominata Naval Radio Transmitter Facility (NRTF), già in servizio da oltre un ventennio a beneficio non solo delle forze navali statunitensi, ma anche di tutte le forze alleate della NATO e, quindi, di quelle italiane”. Per il Viminale, cioè, la nuova installazione costituisce solo “un aggiornamento tecnologico dell’attuale sistema di comunicazioni operante”. Sarebbe però bastata un’occhiata alla documentazione tecnica in possesso del governo e del parlamento per rendersi conto che le tecnologie e i sistemi di telecomunicazione presenti hanno funzioni ed obiettivi strategici del tutto differenti da quelli in via d’installazione a Niscemi. E che soprattutto si tratta di sistemi di guerra d’attacco di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate USA.

La stazione di telecomunicazioni NRTF è attiva dal 1991 (e non dal 1987 come riferisce la Cancellieri). Si tratta di una delle infrastrutture militari più estese del territorio italiano: 1.660.000 metri quadri di terreni boschivi e agricoli, entrati nel settembre 1988 nella disponibilità del Demanio pubblico dello Stato – Ramo Difesa Aeronautica Militare, dopo l’acquisizione da una società per azioni con sede a Catania. La Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi assicura le comunicazioni delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) delle forze armate statunitensi. Le onde emesse dalle stazione coprono tutto lo spettro compreso tra le UHF e le VHF (Ultra and Very High Frequency – ultra e altissime frequenze, dai 30 MHz ai 3000 MHz), alle ELF – VLF – LF (Extremely and Very Low Frequency – frequenze estremamente basse e bassissime, dai 300 Hz a 300kHZ), queste ultime in grado di penetrare in profondità le acque degli oceani e contribuire alle comunicazioni con i sottomarini a capacità e propulsione nucleare.
Quella di Niscemi è un’infrastruttura ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi, su cui non c’è modo di esercitare la sovranità e alcun controllo da parte delle autorità italiane. È scritto nero su bianco nell’Accordo tecnico tra il Ministero della difesa e il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America riguardante le installazioni in uso alle forze USA di Sigonella, firmato a Roma il 6 aprile del 2006 dall’ammiraglio N. G. Preston, comandante US Navy per la regione europea e dal generale Mario Marioli dell’esercito italiano. Come si legge nell’accordo, l’uso esclusivo significa l’utilizzazione dell’infrastruttura da parte della forza armata di una singola Nazione, per la realizzazione di attività relative alla missione e/o a compiti assegnati a detta forza dallo Stato che l’ha inviata. A esplicitare ulteriormente la piena sovranità di Washington, la tabella annessa all’accordo con l’elenco delle infrastrutture di proprietà ed uso esclusivo USA a Niscemi: il sito di trasmissione e l’antenna a microonde; l’Helix House e l’antenna a bassa frequenza LF; un magazzino di stoccaggio; un edificio per la protezione antincendio; un serbatoio d’acqua; un’officina di manutenzione elettronica; 37 antenne ad alta frequenza HF.
Ben altra cosa è il sistema MUOS che sarà costituito da tre grandi antenne paraboliche dal diametro di 18,4 metri, funzionanti in banda Ka per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari e due trasmettitori elicoidali in banda UHF (Ultra High Frequency), di 149 metri d’altezza, per il posizionamento geografico. Mentre le maxi-antenne trasmetteranno con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 30 e i 31 GHz, i due trasmettitori elicoidali avranno una frequenza di trasmissione tra i 240 e i 315 MHz. Il terminale terrestre di Niscemi, nelle intenzioni del Pentagono, dovrà assicurare il funzionamento dell’ultima generazione della rete satellitare in UHF (altissima frequenza) per collegare tra loro i Centri di Comando e Controllo delle forze armate USA, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise, i velivoli senza pilota, ecc..
Due sistemi diversi, insomma, che continueranno ad operare in modo autonomo moltiplicando le emissioni elettromagnetiche sul territorio. Del resto, in nessuno dei documenti del Pentagono si accenna ad eventuali “sostituzioni” o “ammodernamenti” delle antenne di Niscemi. Come si evince invece dal bilancio di previsione per il 2012 del Dipartimento della difesa, a Niscemi stanno per essere implementate componenti elettroniche necessarie all’interconnessione con le principali installazioni di NAS Sigonella, in modo di assicurare circuiti affidabili a supporto VLF, HF, MUOS e di altre missioni tattiche strategiche operate dalla NCTS Sicily. Un mixer micidiale dunque di onde e microonde, sulla testa dei siciliani.
Nella sua nota, Annamaria Cancellieri si è poi lasciata andare in alcune enunciazioni di diritto costituzionale parziali ed approssimative, con lo scopo d’imporre il principio che in materia militare non sarebbe consentito alcun intervento da parte delle autorità regionali. “In termini applicativi dell’articolo 52 della Costituzione, afferente alla Difesa della patria, la suprema Corte costituzionale ha fra l’altro affermato che La dislocazione di dispositivi militari  nelle varie parti del territorio nazionale è il risultato di una strategica concordata tra Stati alleati, onde, può accadere che alcune Regioni siano, a causa delle ricordate installazioni, più sacrificate di altre: ma di ciò sussiste una adeguata giustificazione nei preminenti fini da realizzare (sentenza 18 maggio 1989, n. 256)”, afferma la Cancellieri. Valutazioni discutibili, sia perché in contrasto con i principi fondamentali di uguaglianza formale e sostanziale dei cittadini, sia perché più volte il Parlamento anche in via legislativa ha posto l’obiettivo di un riequilibrio in scala nazionale delle servitù militari.
La ministra ha invece omesso di menzionare che quando il Ministero della difesa approvò in via definitiva (ottobre 2006) la richiesta del Comando US Navy per il MUOS, fu richiesto che il progetto del sistema satellitare fosse in linea con le normative ambientali e che le emissioni elettromagnetiche rientrassero nei parametri delle leggi italiane. Dato che l’installazione avrebbe interessato un’area di 2.509 m2 ricadente in zona A e B della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi, Sito di Importanza Comunitaria (SIC), rientrante – secondo il manuale delle linee guida per la gestione dei Siti Natura 2000 del Ministero dell’ambiente – nella tipologia a dominanza di querceti mediterranei”, è stato necessario il rilascio di specifica autorizzazione ai lavori da parte alla Regione siciliana. Autorizzazione che oggi l’on. Rosario Crocetta intenderebbe revocare in autotutela, per l’assenza di specifici studi sul rischio elettromagnetico e per l’accertata violazione (da parte della Procura di Caltagirone) delle normative paesaggistiche ed ambientali. Nessun conflitto dunque Stato-regione, ma diritto-dovere della Presidenza della Regione a proteggere il territorio e a ricordare a tutti gli impegni assunti sul MUOS dagli Stati Uniti d’America.
A conclusione della sua nota, dopo aver ribadito l’assunto che Niscemi è “un sito di interesse strategico per la difesa militare della nazione e dei nostri alleati”, la ministra Cancellieri ha scelto d’indossare casco, scudo e sfollagente. “Non sono accettabili comportamenti che impediscano l’attuazione delle esigenze di difesa nazionale e la libera circolazione connessa a tale esigenze, tutelate dalla Costituzione”, spiega. “Si rende, quindi, indispensabile mettere in atto ogni iniziativa necessaria a rendere l’esercizio della (sic) sopra menzionate esigenze di difesa nazionale”. Quasi un annuncio, una settimana prima, delle violente cariche delle forze del’ordine, la notte del 10 gennaio, contro gli inermi No MUOS che presidiano la base Usa per impedire l’arrivo delle gru per innalzare le maxiantenne del mostro satellitare. Botte, manganellate, spintoni e trascinamenti in nome e per conto del potente alleato nordamericano e dei suoi disegni di dominio planetario.
La ministra ha preso carta e penna per rivolgersi al presidente Crocetta dopo aver ricevuto al Viminale, il 21 dicembre 2012, l’ambasciatore americano in Italia David Thorne. “Nel corso del colloquio è stata sottolineata l’importanza della continua collaborazione dei due Paesi in materia di sicurezza ed è stato ribadito l’impegno comune nella lotta al terrorismo internazionale”, riporta criptico il sito del ministero. Protocollo e logica vorrebbero che per tali questioni l’alto diplomatico si rivolgesse al Presidente del Consiglio italiano o, in seconda battuta, al ministro degli esteri o a quello della difesa. Ma forse per Washington, 50 giorni di blocco stradale dei cittadini di Niscemi per impedire la costruzione del MUOS dovevano essere apparsi eccessivi…
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14 gennaio 2013

svizzera_42Da alcuni mesi i nostri vicini di casa svizzeri non dormono certamente tranquilli nel vedere come il resto dell’Europa si stà inabissando lentamente, e si accorge che nessuno fa qualcosa per fermare questa tragedia che si stà consumando alle sue porte.

La Svizzera è al centro di una congiura internazionale, cosciente e consapevole di essere anche lei in buona parte colpevole. E’ chiaro che adesso si è messa in allarme e si aspetta le prime ondate di profughi ”non immigranti” provenienti da diversi stati facenti parte alla UE, ad esempio dalla Grecia, Spagna, Portogallo e Italia. Adesso anche la Svizzera è sotto pressione della Babilonia “Brussel” e più volte è stato sferrato un attacco politico in direzione del governo Svizzero, affinchè accetti di far parte della comunità Europea. Già gli ultimi due Governi hanno mostrato scarso interesse nel contrastare gli attacchi di Brussel; lo si può constatare nell’aver applicato dentro il suo territorio diverse leggi dettate dal parlamento UE… ops… dalle Lobby Farmaceutiche ed Energetiche. Ai cittadini svizzeri è stato fatto credere che l’Europa è una costruzione democratica dove i cittadini vivono in assoluta sicurezza e godono molto di più dei diritti fondamentali. Adesso stanno constatando che la UE è una costruzione Dittatoriale, dove i cittadini devono lavorare 12/14 ore al giorno e con salario ridotto del 50% rispetto a 10 anni fa, mentre i costi dei beni sono aumentati costantemente, le tasse hanno superato il livello delle entrate familiari. Mentre la casta politica si auto aumenta lo stipendio ai cittadini viene chiesto di donare pure il fondello per salvare quello che loro hanno distrutto. La Svizzera è al centro, come un’Isola che aspetta i naufraghi che riusciranno a salvarsi. Saranno pochi coloro che avranno il lasciapassare per poter entrare nel paradiso della UE, quei pochi sappiamo chi sono e faremo di tutto che non passeranno il confine.

Una cosa ormai è diventata chiarissima agli occhi dei cittadini Europei, chi governa a Roma, Berlino, Parigi, Madrid, Atene, Lisbona e altri paesi che costituiscono questa organizzazione criminale chiamata UE/NATO sono dei criminali e nel contempo dei scimuniti incapaci di gestire il compito che gli è stato dato, sono messi li a fare gli interessi di loschi figuri come i Rothschild & Co., gli stessi banchieri sono solamente dei miserabili asociali senza alcun rapporto sociale/familiare, chi gestisce le forze dell’ordine fa parte dell’Ordine dei Gesuiti, quei preti in cravatta che decidono le sorti di tutto il pianeta, chi si azzarda a fare un passo per portare i cittadini fuori dalla trappola UE/NATO, viene prima diffamato, calunniato e possibilmente anche eliminato fisicamente.

I casi sono molti e li conosciamo, cosi come si conoscono chi sono i mandanti, gli esecutori materiali sono tra di noi (molti dei quali eliminati da loro stessi per non portare testimoni), Monti è un mandante “Mandato” a distruggere quello che ne è rimasto dell’Italia, un anno di suo illecito governo ha fatto si che il debito superasse la somma dei duemila Miliardi, nonostante ci ha tolto dalle tasche una bella somma di denaro, i suoi componenti di governo, altri abominevoli e ripugnanti bestioline, hanno fatto la loro parte con lacrime e promesse come i preti fanno le messe.

Naturalmente non mancano nemmeno le richieste della NATO, dove quel radicale Islamista Turco nazionalizzato Danese “Rasmussen” chiede più armamenti per giocare a fare la guerra a un nemico che non è mai esistito, solo nella sua ormai putrefatta testa esiste qualcosa da giustificare come nemico, ed ecco che i ministri della Guerra Europei decidono di comprare aerei, navi, sommergibili, droni e chissà cosa altro, a loro dire serve a garantirci la Pace, non c’è nulla che può garantirci la pace dato che coloro che sono stati messi in quel palazzo di vetro e che dovrebbero garantire i diritti dei popoli, sono coloro che appoggiano la violenza contro popoli sovrani (vedi Libia, Siria, Jamen, Sudan, Serbia, Mali, Palestina, etc..etc..), la Grecia che lascia morire di fame e di freddo i suoi cittadini è la seconda in Europa come armamento (non dimentichiamo i 400 carriarmati comperati nel 2012) e tutto l’armamento di seconda mano che gli USA stanno svendendo ai paesi facenti parte alla NATO.

Queste sono solamente un paio di cose di tutto quello che i scimuniti governanti ci stanno proponendo, non si accorgono che le richieste da parte di molti stati della UE di uscire da questa spirale senza fine ormai sono giornaliere, dall’Irlanda all’Inghilterra, dalla Grecia alla Spagna, ma sembra che ormai i loro cervelli sono talmente inzuppati di cocaina tagliata male sono capaci di percepire esclusivamente un parola ”firma”, molti cittadini che ancora oggi vivono con un certo rancore verso il popolo Tedesco, non capiscono che anche loro sono delle vittime destinate a scomparire letteralmente e questo grazie alle perverse voglie di una famiglia di banchieri “Rothschild”, lo sciacallo Kissinger ne sa qualcosa cosi come ne sa qualcosa del perche il popolo Greco deve essere portato alla schiavitù, italiani schiavi si.. ma a testa alta perché il centro che gestisce la schiavitù mondiale è a Roma, il Vaticano, la centrale Gesuita/nazisionista che da secoli gestisce e decide sotto le spoglie del Cristianesimo la vita di miliardi di persone, orgogliosi ehhhhh.., intanto stanno cambiando le regole del gioco, tutto quello che hanno predicato fino a 20 anni fa non è più valido, ci vogliono dementi, stupidi animali da allevare per poi mandare a difendere il loro potere, guai a voi se vi formate una famiglia è peccato formarsi una famiglia, avere figli è tassabile, avere figli non conviene, costano troppo e quindi ritorniamo alla politica cinese uno solo e basta.

Molto raffinato il sistema con la quale hanno introdotto le loro leggi questi scarafaggi, una nazione dopo l‘altra è stata presa per il fondello con promesse e bugie, ai cittadini non è stato chiesto se volevano sottostare alla Dittatura UE, e se qualche stato ha fatto il referendum è stato costretto ad accettare l’appartenenza alla UE con le minacce e aggressioni, ogni critica e opposizione è stata zittita con la massiva propaganda dei lecca fondelli Mass media, come possiamo ben constatare la UE è formata con l’ideologia Nazista/Fascista, non quella che volevano Hitler e Mussolini, ma quella che è stata introdotta per primo in America e poi quasi dappertutto in Occidente su volere dei Gerarchi della “IG –Farben” in collaborazione delle dinastie criminali USA e sempre finanziate dai carissimi Rothschild.

Gira e rigira Testa–coda sempre li si và a finire, ai datori di lavoro di Monti & Co., ancora si stà cercando di capire chi ha eletto Van Rompuy e quel razzista guerrafondaio Barroso, nessuno, autonominati su richiesta dei soliti che siedono al Vaticano, adesso abbiamo l’Ambo vincente: Merkel, Ratzinger e la giocata è assicurata, con un Schulz e le Brigate della SS (Verdi) al Parlamento UR il controllo è assicurato, come possiamo ben constatare il tutto parte sempre dalla Germania, ma non dal popolo, ma da coloro che sono stati eletti come rappresentanti del popolo Tedesco, idem per l’Italia, nemmeno la Sinistra Tedesca si salva, tutti corrotti a più non posso, questo è quello che voleva la Merkel “Einheit Partei” un Unico Partito come nella SUA EX DDR, poi un solo partito in tutta l’Europa, ETKP “Europaische Total Kontroll Partei” il partito del controllo totale, sotto la direzione gestita dalla Babilonia a Brussel, scordatevi ogni diritto, non siete stati capaci di difenderli, adesso li dovete riconquistare e non sarà facile, alle forze dell’Ordine dico esclusivamente di guardarsi bene le spalle, avete perso ogni rispetto da parte dei cittadini, le manganellate che state distribuendo in nome dei satanisti le riceverete con gli interessi al 100%, questo per ricordarvi quello che avrete fatto due notti fa a Niscemi contro i cittadini che dimostravano pacificamente.

REPORT NOTTE DEL 10, 11 gennaio 2013: Niscemi INVASA da centinaia di forze di polizia.

Con inaudita violenza sono stati rimossi i blocchi dei manifestanti per il passaggio del convoglio con i mezzi per il montaggio delle antenne MUOS.

Alle 22,30 della sera del 10 gennaio é stato avvistato il convoglio con 4 camion e 2 gru della ditta COMINA scortati da numerosi reparti d’assalto di Polizia e Carabinieri lungo la Statale Catania-Gela. Il convoglio partito da Belpasso per evitare il transito attraverso la città ha proseguito lungo la SS115 per poi risalire da C.da Terrana a sud della base militare di Niscemi.

Alle ore 00.30 gli occupanti del presidio, situato a Nord della base per timore di non riuscire ad impedire il passaggio del convoglio si sono mobilitati e diretti in C.da Terrana.

Nelle stesse ore Niscemi veniva invasa da decine di truppe di Polizia e Carabinieri che hanno effettuato innumerevoli posti di blocco nei punti nevralgici di transito verso la base militare, non permettendo il passaggio delle persone, creando numerose difficoltà anche ai residenti che alle prime ore del giorno si recavano al lavoro.

Cio’ nonostante, numerosi attivisti e cittadini (allertati da internet e SMS) si sono recati in C.da Ulmo ma le forze di polizia schierate presidiavano tutti gli accessi ed hanno impedito a tutti di proseguire in direzione del convoglio, né di accedere al presidio di C.da Ulmo. Solamente gli attivisti che già si trovavano al Presidio di C.da Ulmo sono riusciti a raggiungere il convoglio in C.da Terrana.

All’1.30 del mattino, in C.da Gallo (al bivio tra il borgo di S.Pietro e Caltagirone) si è tenuto un primo blocco da parte del Comitato NO MUOS di Niscemi unitamente ad alcuni membri di altri Comitati che sono riusciti a sopraggiungere nel frattempo da altre città. Le forze di polizia in tenuta anti-sommossa hanno reagito duramente e con violenza. Hanno effettuato alcune cariche, ma nonostante l’impeto dei poliziotti i manifestanti sono riusciti a resistere ai blocchi sotto le manganellate per alcune ore.

La dinamica del blocco è stata estremamente dura, i manifestanti ripetutamente si opponevano con il corpo al passaggio dei mezzi pesanti in maniera pacifica, ma le forze dell’ordine, incitate dai capi dell’operazione, non rinunciavano ad utilizzare le maniere forti per rimuovere fisicamente gli attivisti con numerose cariche. Il convoglio alle 3.30 dopo ore di resistenza è riuscito a passare e a proseguire lungo la Strada Provinciale che porta alla base militare. Dopo aver superato il primo blocco alcuni reparti hanno impedito ai manifestanti di spostarsi per almeno un paio d’ore, assicurandosi che non riuscissero a raggiungere altri manifestanti che nel frattempo arrivavano dalla città.

Altri attivisti che arrivavano dalla Città sono riusciti a superare i posti di blocco e a raggiungere la Strada Provinciale in posizione utile per effettuare un presidio per impedire il passaggio del convoglio.

Alle ore 4. 00 circa nei pressi di C.da Vituso (lungo la S.P. Niscemi-Caltagirone) viene effettuato un secondo blocco stradale in maniera pacifica e civile. Nonostante che l’opposizione fisica dei manifestanti fosse del tutto serena, le centinaia di forze dell’ordine che scortavano il convoglio, anche questa volta non hanno esitato ad utilizzare le maniere forti per rimuovere fisicamente i singoli manifestanti.

Dunque, dopo ore di resistenza civile, il convoglio è riuscito alla fine ad accedere alla base militare intorno alle 4.30 scortato e protetto da centinaia di agenti di Polizia e Carabinieri.

Alle ore 5.30 i manifestanti sono riusciti a ritornare al presidio di c.da Ulmo ed hanno indetto un’assemblea immediata ed urgente, dopo un breve dibattito si è deciso di allertare ed informare la città di Niscemi del grave fatto accaduto. Alle ore 6.00 presso il Largo Spasimo si è tenuto un breve comizio rivolto ai niscemesi che si recavano al lavoro nelle campagne.

Il presidio di C.da Ulmo denuncia il grave fatto accaduto questa notte, un invasione armata da parte dello Stato ha di fatto impedito l’esprimersi del territorio. Con la forza lo Stato ha voluto impedire che la popolazione che ospiterà questa installazione decida se accettare o meno il prezzo da pagare in termini di salute, pace e inquinamento. “E’ un atto di prepotenza inaudita, che tuttavia non ci indebolisce” – dicono gli attivisti del presidio – “Il passaggio di questo convoglio non è una sconfitta ma l’inizio di una nuova fase della resistenza all’installazione del MUOS. Verrà probabilmente indetta a breve una grande mobilitazione per portare la questione alla ribalta nazionale”.

E’ convocata per domani 12 gennaio alle ore 15.00 un’assemblea generale del coordinamento regionale NO MUOS dove verranno decise le prossime mosse delle azioni di contrasto all’installazione.

Ore 8.35 – Presidio NO MUOS di C.da Ulmo

http://www.facebook.com/no.muos.1/posts/334484426666240

..quindi, chi di violenza campa, di violenza crepa! Un caro consiglio a voi tutti uomini e donne in divisa, togliete le mani dai cittadini, vi state facendo complici di atti criminali e abominevoli e come tali sarete trattati, andate a scusarvi con quelle persone che avete manganellato l’altra notte e rivolgete i manganelli contro chi vi ha ordinato di manganellare, se ci sono state infiltrazioni di altre Forze di non cittadinanza Italiana “Eurogendfor” siete pregati di comunicarlo, se portate addosso lo stemma con la bandiera italiana, sentitevi Italiani, caso contrario toglietevela perche non ne siete degni, come non è degna e ammessa la vostra presenza in terra Italiana.

Belli Corrado

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11 novembre 2012 – Articolo di Gianni Lannes * sulatestagiannilannes.blogspot.it
La realtà ha superato da un bel pezzo la fantascienza, anche se i negazionisti – a pagamento o che leggono al massimo il bignami wikipedia, ossia la bibbia da “minus habens” del terzo millenio – fanno i salti mortali ammantandosi di ridicolo. E’ una dimensione sconosciuta nonostante si stia materializzando sempre più sotto i nostri occhi (distratti) un nuovo mondo artificiale. A parte l’inquinamento quotidiano delle striature chimiche nei cieli del globo terrestre provocato da velivoli prevalentemente sotto l’egida della Nato, l’aspetto più preoccupante è quello invisibile ai comuni mortali. La guerra ambientale scatenata sotto traccia in particolare dal governo degli Stati Uniti d’America – ma anche dalla Russia – è in grado di provocare mutamenti climatici epocali mediante una tecnologia sconosciuta ai profani (sviluppata dagli anni ’50). Ecco un’altra puntata del nuovo ordine mondiale che mira alla drastica riduzione della popolazione planetaria con vari mezzi ed artefici.
Quale migliore vettore della Natura? Infatti, non crea sospetti. Le tempeste di sabbia che imperversano sul pianeta Terra sono diventate all’insaputa dell’umanità, il mezzo dei contagi globali. Le polveri infette trasportate dai venti sono considerate uno dei grandi pericoli per la salute. «Abbiamo calcolato attraverso l’assorbimento delle piante, che la quantità di polveri nell’atmosfera terrestre è pari a 3 miliardi di tonnellate. Ogni grammo – attesta l’US Geological Survey – contiene fino a 1 milione di batteri, 100 mila virus e 100 mila funghi». Non si tratta di eventi naturali, bensì artificiali, innescati dalla mano armata dell’uomo a stelle e strisce. Basta dare un’occhiata alle attività straordinarie del Pentagono e della Nasa per rendersene conto. Per questa ragione l’ente spaziale nordamericano ha deciso di ammodernare la sua dotazione di satelliti. Già nel 2010 sono stati messi in orbita Aquarius e Glory che si occupano di regolare e monitorare la chimica dell’atmosfera e la concentrazione di inquinanti. Nuovi lanci, poi, sono in corso fino al 2015, per arrivare alla sostituzione di quasi tutti i satelliti oggi in orbita con strumenti di morte ancora più sofisticati. E’ una rete di controllo a tappeto del globo terrestre, Italia compresa (alla voce decreto Ministero Difesa 8 marzo 2006, a firma dell’allora Ministro della guerra, aspirante piduista Antonio Martino). E’ chiaro, allora, che maggiordomi e camerieri – al governo dello Stivale – non possono rispondere alle già scarse e superficiali interrogazioni parlamentari, se sono tenuti al segreto militare Nato.
Accanto ai tradizionali agenti biologici, i criminali in divisa hanno affiancato miscele di metalli pesanti come nichel, alluminio, bario, cadmio, piombo e stronzio, per citare solo i più comuni.
Sopra di noi orbita una vasta costellazione satellitare che ogni giorno fa un “check-up” completo di Gaia. La vasta rete dei satelliti Nasa (Aqua, Terra, Aura, Grace, Icesat, Calipso, Cloudsat, Landsat 7, Eo 1, Sorce, Acrimsat, Jason, Quikscat, Trmm, Ostm/Jason 2) oltre alle tempeste di sabbia controlla un’ampia gamma di parametri terrestri: la composizione dell’atmosfera, i cicli dell’acqua e del carbonio, la formazione delle nuvole, cicloni e uragani. Un classico esempio sono Cloudsat e Calipso – lanciati nel 2005 – per lo studio della distribuzione tridimensionale delle nuvole. Per capire a fondo come cambiare a proprio piacimento ed interesse il clima sulla Terra, infatti, non si può fare a meno di manomettere cumuli e nembi che rivestono un ruolo fondamentale del bilancio energetico del Pianeta umano, in rapporto con il Sole.

L’università dell’Arizona al soldo della Casa Bianca ha sviluppato in collaborazione con l’Organizzazione metereologica mondiale (OMM) un sistema segreto di trasmissione di agenti infettivi e patogeni attraverso le polveri sottili atte ad indebolire il sistema immunitario degli esseri umani. Grazie anche ai satelliti le tempeste di sabbia possono essere scatenate a piacimento. I dati dell’attività sono poi forniti in prima battuta al Pentagono ed infine ai Centers for Diseas Control and Prevention di Atlanta in Georgia. E’ una rete che ora farà affidamento per l’intero bacino del Mediterraneo e buona parte dell’Europa alla stazione Muos di Niscemi in Sicilia. Tale avamposto bellico – impiantato abusivamente in Italia, contro il volere della popolazione locale ed in barba alle normative di protezione ambientale (radendo al suolo una preziosa sughereta) servirà a testare le prossime operazioni militari (di guerra) in Medio Oriente, in particolare Siria ed Iran, camuffandole con tempeste biologiche. La rapina in stile neo coloniale di idrocarburi transita anche attraverso questi sistemi “raffinati” di furto delle risorse altrui. Non useranno bombe nucleari, anche se Israele (che vanta un ingente arsenale atomico) sta agitando questa minaccia, ma semplicemente come uno specchietto per le allodole. Quando l’Alleanza atlantica (comprese le Forze Armate tricolori) aggredirà con un pretesto Siria ed Iran tutto sembrerà “naturale”, da non destare il minimo sospetto nell’opinione pubblica in fase di letargo avanzato, specie nella Penisola. Insomma, una sorta di eutanasia di massa.

I genocidi pianificati dell’Alleanza atlantica non hanno eguali nella storia della modernità. Scienza a fin di bene? Ma di chi? Chiedetelo al capo di Stato uscente Giorgio Napolitano (collaboratore Aspen) ed al primo ministro golpista Monti Mario che prende ordini non dal presidente Obama (un altro fantoccio) ma addirittura dall’ultimo arrivato, ovvero il segretario generale della Nato. Chi è? Tale Anders Fogh Rasmussen.
 
NATO-OTAN: Active Engagement, Modern Defence strategic concept 2010

Pubblicato da a 13:23

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30 ottobre 2012

Crocetta presidente col 30,5 % dei voti. Movimento a 5 stelle primo partito. Boom astensione

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/10/25/Sicilia-rush-finale-avvelenato-voto-sospetti_7692478.html

Sicilia: Crocetta, “non sono come Vendola e non voglio sposarmi”

Comunista, Udc, omosessuale dichiarato. E’ già una star mediatica, non parla del Muos ma  duetta con Vendola.  Se il buon giorno si vede dal mattino…  leggeremo di lui per un bel po’ sulla poltrona del barbiere. Cmq gli facciamo i migliori auguri, ne avrà bisogno. ndr

Sicilia: Crocetta, non sono come Vendola e non voglio sposarmiSicilia: Crocetta, non sono come Vendola e non voglio sposarmi
 (AGI) – Palermo, 30 ott. – “Io non sono come Nichi. Non intendo di certo sposarmi come Vendola. So che alla mia eta’ nessuno mi si fila piu’”. Lo ha detto il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta rispondendo a un giornalista che gli chiedeva cosa avrebbe fatto sul tema dei diritti sociali. Ma la risposta sembra volere marcare una differenza con la sinistra, dopo avere definito “distruttiva” la scelta di Idv e Sel di correre “in modo solitario in Sicilia. Cosi’, come Orlando, sbattono contro un muro. E a Fava che mi attacca consiglio di leggere i salmi e la vita dei santi”. (AGI) .

 Dal Sole 24ore:«I grillini sono deputati come tutti gli altri. Pensano di potere contribuire ad approvare le leggi o intendono continuare a “grillare” anche in Parlamento?». Lo ha detto il neo governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, parlando in conferenza stampa a Palermo della presenza del Movimento 5 Stelle che ha eletto 15 parlamentari all’Assemblea siciliana.

Quanto alle possibili alleanze per governare, «Il mercato degli inciuci è finito», ha detto Crocetta. «Il mio governo sarà sostenuto dall’alleanza con la quale sono stato eletto -. Non interferirò sulla scelta del nuovo presidente dell’Assemblea regionale, non mi compete. Voglio un Parlamento che mi controlli, mi dia indirizzi, mi contesti e mi approvi quando sarà necessario». «Non tutti nel Mpa e nel Pdl sono demoni», ha poi sottolineato Rosario Crocetta, parlando con i cronisti che gli chiedevano dei rapporti all’Assemblea con l’opposizione.

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Morte Mattei: furono agenti segreti francesi con placet CIA?

Un’inchiesta apre nuova pista: il mercato del petrolio e le Sette Sorelle non c’entrano. Fu un’operazione di destabilizzazione dei servizi segreti francesi e statunitensi. La CIA non vedeva di buon occhio i rapporti tra il manager e l’Urss.

Articolo di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – E’ uno dei casi irrisolti piu’ rappresentativi dell’Italia degli Anni 60. Un omicidio camuffato da incidente aereo su cui si e’ scritto e discusso di tutto e che vede protagonisti agenzie di spionaggio e mafia, attori di una corruzione consumata ai piu’ alti piani politici. Ora un’inchiesta appena pubblicata ne svela nuovi risvolti, tentando di rispondere a una domanda che rimane senza risposta da oltre 50 anni: chi ha messo quella bomba da 150 grammi di tritolo?

La morte di Enrico Mattei, presidente e fondatore dell’Eni non e’ solo un episodio come i tanti della storia italiana rimasti avvolti nel mistero della sua epoca. Inserito nel quadro delle strategie e trattative di stampo terrorista caratteristiche della Guerra Fredda e di quella fase storica che fece da apripista agli Anni di Piombo, se spiegato consentirebbe di ricostruire tutta una serie di scenari del quadro geopolitico confuso di allora, intreccio di complotti, attentati, mandanti ignoti, collaborazioni interstatali e manovre nell’ombra.

Il libro indagine intitolato Uomini Soli: Enrico Mattei e Mauro De Mauro tenta di rivelare le verita’ nascoste sulla scomparsa improvvisa dell’ex presidente e fondatore dell’Eni. La ricerca si basa sulla consultazione di dossier americani, fonti giudiziarie e dichiarazioni di ex componenti dei servizi segreti. Nel report sono citati anche atti di indagine.

“Fino al 1962 – spiega Di Salvo in un colloquio telefonico con Wall Street Italia – la vicenda non si poteva ricostruire, ma dopo il 2000 grazie alle inchieste del giornalista De Mauro e agli atti processuali di quell’anno sulla sua morte (e la sentenza del 2012) emergono con chiarezza alcuni tasselli da cui è stato possibile ricercare nuove fonti e riscontri”. Il puzzle incomincia a prendere forma.

Siamo negli Anni 60 e dopo oltre 50 anni le cause dello schianto vicino all’aeroporto di Linate del jet privato che portava il manager del gruppo petrolifero non sono state chiarite dalla magistratura. Tra i protagonisti della storia troviamo servizi segreti internazionali, cosche mafiose e politici di alto profilo, che grazie a operazioni di insabbiamento e depistaggio non hanno mai dovuto rispondere davanti alla giustizia.

All’epoca, il manager piu’ rappresentativo di una generazione di dirigenti che cambiarono l’Italia – facilitandone la trasformazione da un’economia prevalentemente agricola nel Dopoguerra a un’industria sviluppata nel secondario e dando il la a un boom economico – si era creato non pochi nemici scomodi. Questo fattore, unito al complicato contesto di tensioni internazionali tipiche della Guerra Fredda, ha reso ancora piu’ difficile la ricostruzione credibile della vicenda.

Per capire meglio quei fatti, bisogna inquadrarli nella cornice storico-politica di quegli anni. Mattei, ex partigiano, e’ stato il leader di una generazione di manager pubblici che nel Dopoguerra rilancio’ l’Italia, contribuendo all’industrializzazione del paese. Quella classe venne poi sostituita da dirigenti di calibro oggettivamente inferiore, che ricordiamo ancora oggi per una serie di mega-opere pubbliche estremamente dispendiose per lo Stato, le famigerate “Cattedrali nel Deserto”, di cui e’ piena la storia di quegli anni e che hanno gradualmente portato all’esaurimento della imponente crescita economica.

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Nel jet privato I-Sap vennero ritrovati segni di esposizione a un’esplosione su parti del relitto, sull’anello e sull’orologio di Mattei.

L’aereo I-Sap (questo il suo nome in codice) – scrive il pubblico ministero di Pavia Vincenzo Calìa nel 1994, precipito’ a causa di “un’esplosione limitata, non distruttiva”, occorsa all’interno del velivolo. Il magistrato fa intendere che Mattei venne tradito dalle istituzioni italiane e da soggetti interni all’azienda che guidava e che avrebbero ottenuto vantaggi dalla sua scomparsa.

“L’imponente attivita’ di preparazione ed esecuzione del delitto, e poi per disinformare e depistare, non puo’ essere ascritta esclusivamente a gruppi criminali, mafiosi, economici, italiani e stranieri, a sette (o singole) sorelle o servizi segreti di altri paesi, se non con l’appoggio o la fattiva collaborazione di persone e strutture profondamente radicate nelle nostre istituzioni e nello stesso Ente di Stato petrolifero, che hanno conseguito ordini o consigli, deliberato autonomamente o con il consenso e il sostegno di interessi coincidenti, ma che, comunque, dal quel delitto hanno conseguito diretti vantaggi”. Le indagini di Pavia scaturirono dalle rivelazioni di Tommaso Buscetta e di un pentito della “Stidda” di Gela, Gaetano Iannì.

Mentre svolgeva una ricerca sui 3 miliardi di finanziamenti pubblici Usa ai progetti per la cosiddetta guerra digitale, in particolare legati a fondazioni e grosse aziende per l’esportazione della democrazia digitale, Di Salvo si e’ imbattuto in una serie di collegamenti con alcuni personaggi protagonisti della Guerra Fredda. In mesi di riscontri e verifiche incrociate è emerso uno scenario più complesso ed articolato rispetto a quanto sinora ricostruito nelle aule giudiziarie.

A compiere fisicamente l’attentato sarebbero stati agenti della Oas, passati in quegli anni attraverso alterne vicende, nell’inquadramento complessivo di quella struttura che oggi conosciamo come “NATO Stay Behind” e la cui diramazione italiana sarà nota come GLADIO. E’ il nome in codice di una struttura paramilitare segreta promossa durante la guerra fredda dalla NATO per contrastare un eventuale attacco delle forze del Patto di Varsavia ai Paesi dell’Europa occidentale.

Perche’ loro? Innanzitutto per la loro competenza. Il sabotatore, ad esempio, spiega Di Salvo, risulta essere lo stesso ingegnere che in Florida per conto della CIA ha addestrato emigrati cubani nel compiere attentati di simile natura (tra questi possiamo dedurre quello compiuto contro l’allora ministro della Difesa di Cuba Camilo Cienfuegos).

Ad una attenta lettura dell’inchiesta pubblicata da Di Salvo emergono chiaramente i riscontri, come se fossero stati visionati direttamente documenti incrociati sia di provenienza USA sia Francese, anche se lo stesso non ne conferma la natura ed il lvello, che appare comunque decisamente molto alto. Il quadro complessivo è comunque di un’operazione di raggio decisamente più ampio, il che viene lasciato intuire chiaramente nelle pagine del libro.

L’operazione sarebbe stata strutturata lungo filoni che si trovano nella morte di Mauro De Mauro – ecco spiegato il titolo dell’ebook – giornalista di Palermo rapito dalla Mafia e il cui corpo non e’ mai piu’ stato ritrovato. Addirittura durante il processo un pentito ha dichiarato che i cugini Salvo erano stati incaricati di pedinare Mattei. Nessuno tuttavia, racconta l’editore e scrittore napoletano, ha voluto aprire un fascicolo a riguardo.

E’ proprio il caso De Mauro – che da giornalista investigativo di razza quale era fece scomodi riscontri e parlo’ con una serie di fonti non solo vicine a Cosa Nostra, ma anche legate al suo passato ed alla sua storia personale – il collante di tutta la storia.

Siamo nel 1970 ed era impensabile per De Mauro che i servizi segreti potessero agire in territorio italiano. Avevano bisogno dell’avallo e sostegno logistico di chi aveva il potere nella regione. Quando De Mauro incomincia a chiedere informazioni sulla plausibilita’ di una serie di operazioni la sua posizione si fa critica. I documenti segreti diventano un’arma di ricatto micidiale.

Bisogna ricordare che ai tempi esistevano campi di esercitazione segreti dell’Oas, più o meno direttamente (all’epoca dei fatti) finanziati dalla CIA, in cui estremisti di destra venivano addestrati in ottica anti comunista. E che identificarono evidentemente in Mattei uno dei finanziatori della fine del sogno imperialista francese in Algeria. “La CIA era ben consapevole che qualora fossero stati scoperti come francesi, questo avrebbe fatto cadere la presidenza De Gaulle”, osserva Di Salvo.

E’ impossibile dare un nome all’attentatore o agli attentatori, almeno sino a quando non verrà desecretato da parte francese il fascicolo che rivela l’identità dell’”agente Laurent”, ma attraverso una serie di riscontri incrociati emerge uno scenario inquietante, in cui la CIA avrebbe razionalizzato tutta una serie di operazioni in Europa creando quella che poi sarebbe diventata la GLADIO, e che questa struttura serviva, prima ed oltre che in funzione anticomunista, in chiave destabilizzante dei governi democratici europei, per scongiurare qualsiasi “indipendenza politico-economica” rispetto agli Stati Uniti.

Il processo di Pavia si chiuse nel 2005: 200 pagine di ordinanza nella quale viene alla luce di tutto e in cui si da’ per scontato l’attentato (“omicidio doloso”). Ci sono le prove, secondo i magistrati, non solo gli indizi. Improvvisamente nelle carte si arriva tuttavia a un punto morto. Una svolta improvvisa della linea processuale nelle ultime righe, dove si legge che dal momento che non ci sono reati facilmente riscontrabili, va richiesta l’archiviazione. “E’ un po’ come se fosse stato cambiato il finale”, fa notare l’autore, studioso di storia contemporanea.

“Quelli che un domani diventeranno i capofila della corrente andreottiana in Sicilia, tra cui i cugini Salvo, ebbero l’incarico di pedinare Mattei”. Dopo 10 anni riceveranno la concessione per le esattorie regionali con l’aggiunta di una maxi tangente da circa 70 miliardi che venne raccolta proprio dalla persona che a Palermo era un Senatore della Democrazia Cristiana e che aveva gestito in qualche maniera gestito tutta la vicenda Mattei.

Chiave fu il ruolo di Graziano Verzotto, il quale casualmente, quando verrà coinvolto nella vicenda Sindona, sarà latitante proprio a Parigi. Un uomo che lo stesso Sisde evidenziò come collaboratore stretto dei servizi francesi.

Tommaso Buscetta riferi’ ai magistrati che la bomba sull’aereo dove perse la vita Mattei era stata messa dal boss Di Cristina, di cui il presidente dell’Ems Verzotto era stato testimone di nozze. In realta’ potrebbe realisticamente aver procurato al massimo l’espolosivo necessario, secondo la ricostruzione dell’inchiesta. “Appare piu’ probabile che la ricostruzione della partecipazione delle Cosche sia stata creata ad hoc dai servizi segreti francesi”, dice Di Salvo.

Appare improbabile, infatti, che i due esecutori materiali, ossia due contadini uno dei quali Di Cristina, per le loro basse competenze in materia avessero potuto agire con tale minuzia. Il ruolo dei locali e’ stato determinante, ma secondo la ricostruzione Di Salvo – e quella dell’incipit della procura di Pavia – non sono loro gli attentatori.

Ma allora come fecero i tre agenti francesi ad operare? Arrivati a Catania avevano bisogno di un tacito appoggio delle Cosche locali. A cui fecero anche pedinare Mattei.

Se cosi’ ando’, si dovrebbe riscrivere l’intera sceneggiatura dei tempi della GLADIO e rivedere in una chiave nuova tutta una serie di rapporti, inediti rispetto a come li conosciamo ora. Ad esempio le relazioni segrete tra Usa, Francia e Italia, cosi’ come le manovre degli ambienti dell’estrema destra dei servizi segreti francesi. Stesso discorso per l’episodio che vede i servizi di Roma dare l’input per interrompere le indagini sulla scomparsa di De Mauro. Fino ad arrivare all’omicidio Sindona e le operazioni di riciclaggio di denaro. Tutti punti del resto ripresi in questa inchiesta.

Come le personalita’ brillanti sanno fare, Mattei fu in grado di catalizzare l’attenzione su di se’ come pochi. Per far crescere il proprio paese era disposto a tutto. Anche a farsi tanti nemici. Fu un politico, un imprenditore, un dirigente pubblico, ma soprattutto un innovatore.

Sostenere che sia stato un incidente del pilota, Irnerio Bertuzzi – conclusione a cui arrivo’ con soprendente celerita’ la commissione d’inchiesta istituita dall’allora ministro della Difesa Giulio Andreotti – e’ un’offesa in primo luogo contro quel gigante che era Mattei e contro i suoi familiari, ma anche contro la storia d’Italia. Ecco perche’ e’ quanto meno doveroso cercare di chiarire i tanti punti oscuri dell’intricata e tuttora misteriosa vicenda in cui ha perso la vita uno degli artefici della rinascita italiana degli Anni 60.

http://www.wallstreetitalia.com/article/1522901/lo-scoop/eni-morte-mattei-furono-agenti-segreti-francesi-con-placet-cia.aspx

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Uomini soli: Mattei ucciso dai francesi, De Mauro sapeva

C’erano tre agenti segreti francesi, coperti dalla Cia e aiutati da manovalanza mafiosa, dietro la tragica fine di Enrico Mattei? Lo suggerisce il nuovo libro-inchiesta di Michele Di Salvo sulla tragica fine dell’uomo-chiave del “miracolo economico” italiano nel dopoguerra, Enrico Mattei: il presidente dell’Eni, schiantatosi col suo aereo il 27 ottobre 1962 a Bascapè sulle colline dell’Oltrepo Pavese, era decollato da Catania, dove il suo aereo era stato manomesso.

Poco prima, aveva tenuto il suo ultimo discorso pubblico, a Gagliano: dal nastro con la registrazione, poi fatto sparire, il giornalista siciliano Mauro De Mauro intuì che Mattei era pedinato. De Mauro scomparve a sua volta il 16 settembre 1970. Secondo Cosa Nostra, era giunto troppo vicino alla verità sulla fine di Mattei. Sulla scomparsa di De Mauro indagarono i carabinieri di Carlo Alberto Dalla Chiesa e i poliziotti di Boris Giuliano: entrambi gli investigatori furono a loro volta assassinati dalla mafia. “Uomini soli”, il libro di Di Salvo in formato ebook, illumina nuovi retroscena che coinvolgono gli Usa e la Francia nella morte dell’italiano più potente dell’epoca.

Chi fu a collocare una bomba da 150 grammi di tritolo sull’aereo di Mattei? Domanda senza risposta da cinquant’anni, annota Daniele Chicca su “Wall Street Italia”, che presenta la nuova inchiesta di Di Salvo. Solo dalla sentenza del 2012 sulla morte di De Mauro, sostiene il giornalista, emergono con chiarezza alcuni tasselli decisivi. La pista è siciliana: secondo Tommaso Buscetta e altri pentiti, De Mauro sarebbe stato strangolato – in presenza di Bernardo Provenzano – perché «stava indagando sulla morte di Mattei e aveva ottime fonti». Secondo lo stesso De Mauro, il questore Ferdinando Li Donni aveva ordinato alla Digos di indagare sul presidente dell’Ems, Graziano Verzotto: il capo dell’Ente Minerario Siciliano aveva incontrato De Mauro due giorni prima della scomparsa. Per Giuseppe Lo Bianco, autore con Sandra Rizza di “Profondo Nero” (Chiarelettere), libro in cui si lega il caso De Mauro a quelli di Mattei e Pasolini, proprio il presidente dell’Ems avrebbe indicato in Eugenio Cefis, numero due dell’Eni, un possibile mandante dell’omicidio di Mattei.

Anche secondo Michele Di Salvo, quello di Verzotto fu un ruolo-chiave, ma l’autore di “Uomini soli” punta sulla pista francese: secondo il Sisde, Verzotto era in contatto coi servizi segreti transalpini e riparò proprio a Parigi quando venne coinvolto nel caso Sindona. Lo stesso Buscetta riferì ai magistrati che la bomba sull’aereo di Mattei fu collocata dal boss Giuseppe Di Cristina, di cui Verzotto era stato testimone di nozze. Semplici manovali, secondo Di Salvo: gli uomini di Cosa Nostra potrebbero aver procurato l’esplosivo e controllato l’operazione sul terreno, ma solo degli 007 esperti avrebbero pouto agire con tanta perizia. Indizio fondamentale per il sabotaggio dell’aereo, il nastro sottratto a De Mauro: conteneva la prova che qualcuno, in Sicilia, era perfettamente a conoscenza degli spostamenti di Mattei, con precisione cronometrica, calcolando perfettamente il periodo in cui l’aereo sarebbe rimasto incustodito. Secondo il pm Vincenzo Calia della Procura di Pavia, Mattei venne tradito dalle istituzioni italiane e da soggetti interni all’azienda che guidava e che avrebbero ottenuto vantaggi dalla sua scomparsa: è la tesi sposata da Pasolini in “Petrolio”. Ora, il libro di Di Salvo amplia lo scenario: oltre a Cefis e alla mafia compare l’ombra dei servizi segreti francesi.

A compiere fisicamente l’attentato, racconta Di Salvo, sarebbero stati agenti della Oas, l’organizzazione terroristica anti-algerina, poi inquadrati nel dispositivo Nato conosciuto come “Stay Behind” e in Italia come “Gladio”. «Il sabotatore – afferma Di Salvo nell’intervista a “Wall Street Italia” – risulta essere lo stesso ingegnere che in Florida, per conto della Cia, ha addestrato emigrati cubani nel compiere attentati di simile natura», come quello contro l’allora ministro della Difesa di Cuba, Camilo Cienfuegos. L’analisi di Di Salvo scaturisce da una lunga ricerca sui 3 miliardi di finanziamenti pubblici Usa ai progetti per la cosiddetta “guerra digitale”, in particolare legati a fondazioni e grosse aziende per l’esportazione della “democrazia digitale”. Di Salvo si è imbattuto in una serie di collegamenti con alcuni personaggi protagonisti della guerra fredda: dopo mesi di riscontri e verifiche incrociate, è emerso uno scenario più complesso ed articolato rispetto a quanto sinora ricostruito nelle aule giudiziarie italiane.

Chi ha decretato la morte di Mattei lo ha identificato come uno dei grandi finanziatori dell’Algeria post-coloniale, l’uomo che avrebbe messo fine al sogno imperialista francese in Nord Africa. La Cia, osserva Di Salvo, era ben consapevole del rischio dell’operazione: se si fosse scoperto che gli attentatori erano francesi, lo scandalo «avrebbe fatto cadere la presidenza De Gaulle». Impossibile dare un nome ai componenti del commando, almeno sino a quando non verrà desecretato, da parte francese, il fascicolo che rivela l’identità dell'”agente Laurent”. Tuttavia, i dati raccolti da Di Salvo sono sufficienti a lasciar emergere «uno scenario inquietante, in cui la Cia avrebbe razionalizzato tutta una serie di operazioni in Europa creando quella che poi sarebbe diventata la Gladio», struttura creata in chiave anti-Urss ma in realtà utilizzata per destabilizzare i governi democratici europei, in modo da «scongiurare qualsiasi indipendenza politico-economica rispetto agli Stati Uniti».

Il processo di Pavia si chiuse nel 2005 con l’archiviazione, nonostante 200 pagine di ordinanza che ammettono che l’aereo di Mattei esplose in volo a causa di una bomba. Nessun seguito, inoltre, alla notizia rilevata da Di Salvo: i cugini Nino e Ignazio Salvo, futuri capofila della corrente andreottiana in Sicilia, «ebbero l’incarico di pedinare Mattei». Furono i servizi francesi, attraverso Gladio, a ingaggiare la mafia? Se così andò, conclude Di Salvo, si potrebbe riscrivere l’intera “sceneggiatura” dell’epoca e rivedere in una chiave nuova una serie di rapporti internazionali, dalle «relazioni segrete tra Usa, Francia e Italia» alle manovre degli ambienti dell’estrema destra dei servizi segreti francesi. «Stesso discorso per l’episodio che vede i servizi di Roma dare l’input per interrompere le indagini sulla scomparsa di De Mauro, fino ad arrivare all’omicidio Sindona e alle operazioni di riciclaggio di denaro». Tutti punti oscuri, ripresi dall’inchiesta che Di Salvo ha dedicato alla sorte di quegli “uomini soli” così importanti per il destino del nostro paese.

(Il libro: Michele Di Salvo, “Uomini soli – La verità sulla morte di Enrico Mattei e Mauro De Mauro”, ebook in formato Kindle, 186 Kb per 16 pagine stampabili, acquistabile online su Amazon, euro 2,99)

http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/124143-uomini-soli-mattei-ucciso-dai-francesi,-de-mauro-sapeva

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No definitivo al MUOS

L’8 febbraio scorso il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, aveva bloccato i lavori del Muos (Mobile user objective system), il sistema di comunicazione satellitare in costruzione a Niscemi, Comune in provincia di Caltanissetta. Oggi lo stop definitivo: “Si è concluso il procedimento e l’assessorato al Territorio e ambiente della Regione Sicilia ha revocato definitivamente l’autorizzazione per la realizzazione del Muos a Niscemi”. Prevista per il 30 marzo alle 14.30 la manifestazione nazionale dei movimenti No Muos.

L’annuncio, nel corso di una conferenza stampa a Palermo, è avvenuto alla presenza del presidente del Senato Pietro Grasso. Si conclude così la vicenda della costruzione del sistema satellitare della Marina militare Usa, la cui costruzione era prevista in contrada Ulmo a Niscemi e che aveva scatenato anche le ire degli ambientalisti. Un progetto da sempre contestato da comitati civici che temono per i rischi alla salute dovuti alle onde elettromagnetiche. Sulla vicenda, nell’ottobre del 2012, era intervenuta anche l’autorità giudiziaria di Caltagirone con la decisione della Procura che aveva ottenuto dal gip il sequestro preventivo dell’area e degli impianti.

Lo stop è stato anche fortemente voluto dal Movimento 5 stelle che aveva addirittura bloccato il Documento di programmazione economico finanziari (Dpef). Nei giorni scorsi i rappresentanti del M5s, accompagnati dal console americano Donald Moore, hanno visitato la base militare di Sigonella per prendere visione proprio di alcuni documenti che riguardano il Muos,

E proprio sulla manifestazione prevista sabato 30 marzo le forze dell’ordine hanno espresso preoccupazione perché gruppi di anarco-insurrezionalisti si starebbero preparando a ostacolare e contrastare la polizia anche con oggetti pericolosi per creare disordini prima e durante l’evento. Già aperto un fascicolo contro ignoti per l’ipotesi di reato di attentato alla sicurezza dei trasporti, porto di oggetti pericolosi atti ad offendere, minacce e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli agenti durante ripetute perlustrazioni effettuate in questi giorni lungo il percorso del corteo hanno sequestrato in un terreno incolto alcuni sacchi contenenti una ventina di assi di legno chiodate, preparate artigianalmente, e centinaia di chiodi a tre punte ricavati da pezzi di reti elettrosaldate, con l’evidente intenzione di forare le gomme agli automezzi diretti o provenienti dal presidio militare. I poliziotti hanno rimosso cumuli di pietre ai margini della carreggiata pronti per essere messi di traverso sulla strada al momento opportuno e una barricata fatta di assi di legno.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/29/sicilia-crocetta-ha-revocato-autorizzazione-a-costruzione-muos/546296/

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“No Muos, la Sicilia contro il progetto made in Usa: ecco perché creerebbe solo danni”

Di Maria Cristina Giovannitti
http://www.infiltrato.it

USA docet e l’Italia obbedisce, anche se negli ultimi giorni proprio il Presidente Crocetta avrebbe messo una definitiva pietra sopra il progetto Muos.

Il senso è quello soprattutto per il nostro Paese che, secondo Costituzione, “Ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”- art. 11 .
ppure succede che le basi americane presenti nel nostro territorio vogliono procedere alla realizzazione del progetto MUOS, non curanti dei nostri principi e della salute dei cittadini ma, anzi, spalleggiati dal Governo made in Italy

IL MUOS SERVE PER CONTROLLARE GLI AEREI DI GUERRA – MUOS è l’acronimo di Mobile User Objective Sistem, ovvero un gigantesco sistema radar che attraverso le onde elettromagnetiche registra i dati relativi agli aerei di guerra. Il progetto ha firma americana ed ha già tre sedi nelle zone desertiche di Australia, Virginia e Haway.

Ultimo punto strategico sarebbe Niscemi, vicino Caltanissetta, nella base degli USA ma, in questo caso, la situazione è abbastanza particolare. La marina militare americana vuol realizzare il progetto MUOS – costituito da 5 satelliti geostazionari e 4 stazioni di terra, di cui 3 già presenti mentre l’ultima da realizzare a Niscemi – in contrada Ulmo a pochi passi del centro abitato, esponendo quotidianamente i cittadini alle onde elettromagnetiche.

Nella base USA siciliana dal 1991 ci sono già 41 antenne che servono per avere contatti con sommergibili militari. Un chiaro progetto che serve solo agli USA dove l’Italia deve ‘prestare’ territorio e salute dei propri abitanti.

MUOS: RISCHIO TUMORI, LEUCEMIE E INFERTILITA’ – L’esposizione prolungata alle onde elettromagnetiche non crea nessun tipo di beneficio ma ha fatto riscontrare già casi di tumori, leucemie e infertilità.

Inoltre i problemi sono relativi anche all’ambiente – flora e fauna – senza considerare le interferenze che un sistema del genere crea con apparecchiature vitali come pacemaker, defibrillatori ed altre apparecchiature ospedaliere.

La preoccupazione coinvolge ambientalisti, cittadini e istituzioni – prima il comune di Niscemi e poi anche la Regione Sicilia con il nuovo presidente Rosario Crocetta – al punto che si sono messi al vaglio tutti i dati raccolti dai monitoraggi ARPA Sicilia compiuti tra il 2008 e il 2009: i valori sono già al di sopra del limite di tolleranza.

Insomma un serio rischio per chi vive in Sicilia, testimoniato anche dall’intervista di un ex militare che si è ammalato di leucemia. A nulla però sembra servire la protesta delle mamma di Niscemi o del comitato No MUOS anche attraverso manifestazioni copiose – con 5 mila partecipanti – perché il progetto americano “s’addà fa”, ha tuonato Monti e il ministro Cancellieri.

L’ITER CONTRO IL MUOS – Tutto comincia nel 2006 durante il governo Prodi. L’allora ministro della difesa Arturo Parisi da l’ok al progetto americano MUOS, ripreso con consenso successivo dal governo Berlusconi. Iniziano i primi dubbi e le preoccupazioni: l’Assessorato regionale alla Sanità rende noti alcuni dati che evidenziano l’aumento di neoplasie relazionate all’impianto presente sul territorio dal 1991, formato da 41 antenne.

Il progetto MUOS aggraverebbe la situazione e così la Regione Sicilia blocca la realizzazione. Comincia in questo senso un braccio di ferro tra il comune di Niscemi, sostenuto dai cittadini, dai comitati e dagli ambientalisti e il ministro La Russa. Inoltre i dati della Regione Sicilia vengono smentiti dai nuovi studi dell’Università di Palermo che, invece, è favorevole al MUOS. Un conflitto interno mette in dubbio la veridicità dei dati dell’università: l’Ateneo – nello specifico la facoltà di Ingegneria – ha redatto due contratti con il Laboratorio di Rcerca dell’US Army, motivo per cui si troverebbe ‘costretta’ ad assecondare la volontà degli americani. In seguito la relazione dell’Università è stata definita “incompleta e poco attendibile”.

Non importa perché con la venuta del governo Monti i toni si fanno duri: il ministro degli interni Annamaria Cancellieri scrive con toni accesi al presidente Crocetta sollecitando i cittadini a smettere con proteste e opposizioni perché: “Il MUOS è d’interesse strategico per la difesa militare della Nazione e dei nostri alleati (gli americani)”, così scrive. Inoltre la Cancellieri attacca anche tutti gli attivisti contro il MUOS definendo i loro comportamenti “inaccettabili perché impediscono l’attuazione delle esigenze di difesa nazionale tutelate dalla Costituzione”.

Eppure della Costituzione ricordiamo a chiare lettere il ripudio alla guerra e a qualsiasi appoggio militare – come in questo caso. Non solo attacchi, il professor Monti in pieno stile diktat invia agenti in tenuta antisommossa che possano tenere a freno le proteste dei siciliani.

Ancora oggi la battaglia è accesa: a discapito dei civili, il MUOS ‘s’adda fa’ per il Governo, anche se si cerca la mediazione sperando nella neutralità di una perizia compiuta da una commissione tecnica, esterna e indipendente.

Fonte:http://www.infiltrato.it/inchieste/italia/no-muos-la-sicilia-contro-il-progetto-made-in-usa-ecco-perche-creerebbe-solo-danni

http://systemfailureb.altervista.org/no-muos-la-sicilia-contro-il-progetto-made-in-usa-ecco-perche-creerebbe-solo-danni/

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/03/no-muos-la-sicilia-contro-il-progetto.html

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No Muos: i lavori alla base Usa di Niscemi continuano nonostante sospensione ufficiale+VIDEO

No Muos: i lavori alla base Usa di Niscemi continuano nonostante sospensione ufficiale+VIDEO
CALTANISSETTA – Nonostante la sospensione ufficiale dei lavori alla base Usa di Niscemi, decisa coraggiosamente dall’Assemblea Regionale Siciliana, gli attivisti di NO MUOS hanno rilevato il 5 Aprile che nella base i lavori proseguono. Di fatto gli americani hanno ignorato la direttiva del governo italiano. Ecco qui sotto il video che documenta il proseguimento dei lavori, tratto dal sito www.video.com

http://italian.irib.ir/featured/item/123784-no-muos-i-lavori-alla-base-usa-di-niscemi-continuano-nonostante-sospensione-ufficiale-video

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MUOS, sale tensione. Attivisti bloccano mezzi USA

La protesta, che vede le mamme in prima fila, è riesplosa a Niscemi dopo la diffusione delle immagini che mostrano lavori all’interno della base di telecomunicazione, nonostante lo stop imposto dalla Regione

VIDEO
Muos: c’è lo stop della Regione Sicilia, ma i lavori proseguono

CALTANISSETTA – Riesplode a Niscemi la protesta dei comitati No Muos e delle mamme, dopo la diffusione del filmato da cui sembra che proseguano i lavori del sistema di comunicazioni satellitari della Marina militare statunitense, nonostante la Regione siciliana abbia revocato le autorizzazioni. Gli attivisti che si oppongono alle antenne, nel timore di conseguenze nocive delle onde emesse, questa mattina hanno parcheggiato una decina di auto quasi al centro della carreggiata e hanno bloccato l’arrivo di operai e soldati americani. Sul posto sono stati schierati numerosi agenti di polizia e la tensione è alta.

VIDEO / C’è lo stop ma i lavori proseguono

Il clima sul fronte No Muos si è fatto di nuovo rovente da quando alcuni operatori e fotoreporter hanno filmato quella che sembra la ripresa dei lavori, malgrado le rassicurazioni del consolato generale degli Usa a Napoli e del governo regionale, che ha approvato un decreto con il quale è stata revocata ogni autorizzazione.

Ieri, all’interno della base di contrada Ulmo, che sorge all’interno della riserva naturale della Sughereta, era stata notata la presenza di una gru, utilizzata per realizzare una torretta che dovrebbe servire da sostegno per una parabola.
(10 aprile 2013)

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/04/10/news/muos_torna_a_salire_la_tensione_gli_attivisti_bloccano_i_mezzi_usa-56333103/?ref=HREC1-10

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Dopo la decisione di ieri del governatore siciliano Rosario Crocetta di revocare con effetto immediato le autorizzazioni per la costruzione dell’impianto militare di antenne Usa, si aprono diverse strade. La più probabile è una battaglia legale davanti alla Corte costituzionale per stabilire chi, tra Stato e Regione, abbia le competenze necessarie per decidere. L’assemblea regionale, a conclusione dell’audizione di ieri con i movimenti No Muos, sembra intenzionata ad andare fino in fondo. Ma tra i militanti, dopo promesse e incertezze politiche, il sentimento principale è ancora la diffidenza

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http://ctzen.it/2013/02/06/muos-stop-ai-lavori-e-la-rivincita-di-niscemi-stato-e-regione-si-preparano-allo-scontro/

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Relazione presentata alla Conferenza Beyond Theories of Weather Modification – Civil Society versus Geoengineering, European Parliament, Bruxelles 9 aprile 2013.

Il MUOS di Niscemi, un’arma ambientale

A Niscemi (Sicilia), all’interno di una riserva naturale (area SIC), sono in corso i lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare degli Stati Uniti d’America.

Il MUOS dovrà assicurare il collegamento della rete militare Usa (centri di comando, controllo e logistici, le migliaia di utenti mobili come cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, aerei senza pilota, ecc.), decuplicando la velocità e la quantità delle informazioni trasmesse nell’unità di tempo e rendendo sempre più automatizzati e disumanizzati i conflitti del XXI secolo. Con la conseguenza di accrescere sempre più il rischio di guerra (convenzionale, batteriologica, chimica e/o nucleare) anche per un mero errore di elaborazione da parte dei computer.

Il terminale MUOS di Niscemi sarà costituito da tre grandi antenne paraboliche del diametro di 18,4 metri per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari con frequenze che raggiungeranno i 31 GHz e da due trasmettitori di 149 metri d’altezza per il posizionamento geografico con frequenze tra i 240 e i 315 MHz. Un mixer di onde elettromagnetiche che penetreranno la ionosfera con potenziali effetti devastanti per l’ambiente e la salute dell’uomo. Originariamente il progetto era stato previsto per Sigonella, la principale stazione aeronavale della Marina militare Usa nel Mediterraneo alle porte di Catania. Poi fu deciso di dirottare l’impianto una settantina di chilometri più a sud, nella stazione utilizzata dal oltre vent’anni dal Pentagono per le comunicazioni con i sottomarini atomici in navigazione negli oceani. A determinare il cambio di destinazione le risultanze di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dal MUOS che accertò l’alto rischio che le emissioni potessero avviare la detonazione degli ordigni ospitati a Sigonella. Ovviamente senza tenere assolutamente in considerazione gli effetti del sistema sulla salute e la sicurezza delle popolazioni che abitano nei pressi della base di Niscemi.

A denunciare l’insostenibilità ambientale del MUOS e le “gravi carenze” degli studi effettuati dagli statunitensi ci ha pensato nel novembre 2011 il Politecnico di Torino, attraverso un report dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. “Con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente”, scrivono i due ricercatori. “C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti”.

Le onde elettromagnetiche avranno pesantissimi effetti pure sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sull’aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura. “Il fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente”, spiegano Zucchetti e Coraddu. “Gli incidenti provocati dall’irraggiamento di aeromobili distanti anche decine di Km. sono eventualità tutt’altro che remote e trascurabili ed è incomprensibile come non siano state prese in considerazione dagli studi progettuali. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il MUOS. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), che si trovano rispettivamente a 52 Km e a 67 Km”. Sigonella, tra l’altro, è oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei droni a disposizione delle forze armate Usa e Nato.

Nonostante i rilievi del Politecnico e in aperta violazione delle norme di attuazione del Piano territoriale paesistico della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi entro cui ricade la base statunitense, l’1 giugno 2011 la Regione siciliana ha autorizzato l’avvio dei lavori del MUOS. I cantieri hanno generato sbancamenti di colline e sradicamenti della macchia mediterranea, sfregiando irrimediabilmente un’ampia area classificata come zona A cioè inedificabile. “L’entità delle trasformazioni in atto denotano una gravissima manomissione dell’ambiente con l’aggravante di esplicarsi a danno di un’area protetta di interesse internazionale”, commenta amaramente il responsabile del Centro di educazione e formazione ambientale di Niscemi, Salvatore Zafarana. “Ad essere definitivamente compromessi sono alcuni lotti boscati di limitate estensioni ma di indiscusso pregio naturalistico e paesaggistico”.

Sui crimini ambientali commessi ai danni della riserva, la Procura di Caltagirone ha aperto un’inchiesta e, il 6 ottobre 2012, ha pure ordinato il sequestro dei cantieri del MUOS. Dopo il ricorso dell’avvocatura dello Stato, il Tribunale di Catania ha però annullato il provvedimento ordinando il dissequestro degli impianti. D’allora diverse centinaia di cittadini di Niscemi e di tutta la Sicilia hanno intrapreso una campagna di azioni non violente finalizzate a bloccare il transito dei mezzi che operano all’interno della base, in particolar modo i camion gru chiamati ad innalzare le tre maxi-antenne satellitari. In più occasioni le risposte delle autorità di pubblica sicurezza sono state durissime: i manifestanti sono stati caricati, manganellati, spintonati, strattonati e denunciati per svariati reati.

Il MUOS, l’HAARP e le guerre climatiche

Nel Movimento No MUOS si avverte il timore che il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa possa essere in qualche modo legato all’HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program), il Programma di Ricerca Attiva Aurorale con Alta Frequenza che dal 1994 la US Air Force e la US Navy portano avanti dalla base di Gakona, in Alaska. L’HAARP vede operative centinaia di antenne che trasmettano nella banda bassa, da 2,8 a 7 MegaHerz, e nella banda alta, da 7 fino 10 MegaHerz, capaci di trasmettere onde elettromagnetiche fino a quote di 350Km. Si tratta di un range delle frequenze di poco inferiore a quelle previste per il MUOS e corrispondente a quello delle 46 antenne della NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) della stazione Usa di Niscemi che da più di vent’anni assicurano le comunicazioni con le unità navali e i sottomarini a capacità e propulsione nucleare in immersione negli oceani.

Ufficialmente Washington affermava che l’HAARP ha la funzione di studiare la ionosfera ed evitare gravi fenomeni atmosferici, ma più di uno studioso ipotizza che i test e le attività della megastazione dell’Alaska servano invece a creare enormi perturbazioni ambientali e climatiche. Il fisico indipendente Corrado Penna, tra i sostenitori dell’ipotesi di utilizzo delle antenne MUOS per fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema HAARP, ha più volte denunciato come queste tecnologie possono servire “a causare terremoti o altri fenomeni come siccità, uragani, inondazioni, ecc., sia indirizzando le emissioni sul nucleo della terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera”.

Il 5 febbraio 1998, la Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa del Parlamento europeo sentì il dovere di convocare un’audizione pubblica sull’HAARP a cui NATO e forze armate USA scelsero di non partecipare. I parlamentari Ue riuscirono a sapere che i programmi di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza sono condotti congiuntamente dai militari degli Stati Uniti d’America e dall’Istituto di geofisica dell’Università dell’Alaska di Fairbanks. Progetti analoghi sarebbero condotti pure in Norvegia, probabilmente in Antartide, e nell’ex Unione Sovietica. Attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera dove si trovano enormi campi magnetici protettivi denominati “fasce di Van Allen”, i quali intercettano protoni, elettroni e particelle alfa. L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.

“L’HAARP può essere impiegato per molti scopi”, scrive l’on. Maj Britt Theorin, relatrice della proposta di risoluzione (mai adottata) sull’uso potenziale delle risorse di carattere militare per le strategie ambientali della commissione sulla sicurezza del Parlamento europeo (14 gennaio 1999). “Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si è in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso l’HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico…”. Forse per questo, Washington ha perfezionato la tecnologia HAARP nell’ambito dell’Iniziativa di Difesa Strategica (IDS), quella dello Scudo spaziale e delle Guerre stellari.

Il progetto USA consente anche di potenziare le comunicazioni con i sommergibili atomici e di manipolare la situazione meteorologica globale. “Ma è possibile anche il contrario, cioè disturbare le comunicazioni”, aggiunge l’europarlamentare. “Manipolando la ionosfera è possibile ostacolare le comunicazioni globali facendo però arrivare a destinazione le proprie. Un’altra applicazione del sistema è quella di scandagliare a raggi X la terra per vari chilometri di profondità, con un’apposita tomografia a effetto penetrante, per esplorare campi di petrolio e di gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar in grado di vedere oltre l’orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza sono un’altra delle applicazioni del sistema HAARP”.

È certo che a partire dagli anni ‘50 gli Stati Uniti hanno effettuato esplosioni di materiale nucleare nelle fasce di Van Allen per sondare gli effetti ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. Gli esperimenti hanno creato nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutta la terra. “Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord”, aggiunge Maj Britt Theorin. “Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la fascia di Van Allen. Secondo gli scienziati americani ci vorranno probabilmente molte centinaia di anni prima che essa si stabilizzi nella sua posizione normale. L’HAARP può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica. Inoltre le potenti onde radio possono causare buchi ionosferici, pregiudicando il sistema che ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo”.

Proprio a causa dell’implementazione del sistema HAARP come arma per manipolare l’ambiente, la Commissione presieduta da Maj Britt Theorin ha chiesto inutilmente la sospensione di tutte le attività sperimentali e che le conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche fossero analizzate da un organismo internazionale indipendente. “Tutta una serie di atti normativi internazionali (Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambiente, The Antarctic Treaty, Trattato recante principî per il comportamento degli Stati nell’esplorazione dello spazio esterno e la Convenzione dell’ONU sulle leggi del mare) fanno risultare l’HAARP assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico”, concludeva l’europarlamentare.

In un suo recente saggio sulle guerre climatiche (“Owning the weather”, Limes, ), il generale Fabio Mini, già comandante delle forze NATO in Kosovo, rileva come da ormai diversi anni la ricerca militare si sia rivolta sia alle bassissime frequenze (ELF) sia a quelle alte. “In entrambi i casi lo scopo è quello d’interferire con la ionosfera in modo da aumentare o diminuire fino alla soppressione le capacità di trasmissione di segnali radiomagnetici”, scrive il militare. “Le e missioni dei trasmettitori HAARP che avvengono quasi regolarmente in quattro periodi dell’anno sono in grado di inviare nella ionosfera raggi di potenza superiore al gigawatt. Gli scienziati che si occupano del programma negano che la loro attività abbia una qualsiasi valenza militare o che interferisca con l’ambiente naturale. Tuttavia, il termine auroral che fa parte del suo acronimo si riferisce al fenomeno delle aurore boreali che si determinano nella zona di confine tra ionosfera e atmosfera quando emissioni ad altissima energia provenienti dal sole vengono convogliate dal magnetismo terrestre verso i poli e vanno a collidere con le particelle più rarefatte dell’atmosfera. HAARP nega che le sue emissioni siano in brado di produrre artificialmente questo fenomeno, anche se le emissioni sono dirette esattamente verso la stessa zona e hanno caratteristiche molto simili a quelle ad alta energia provenienti dal sole”.

Il generale Mini ricorda poi come gli esperimenti militari per alterare la ionosfera risalgano perlomeno alla seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso. Nel 1958 le forze armate Usa fecero esplodere tre ordigni atomici a a fissione nella parte inferiore della fascia di Van Allen e due ordigni a fusione nella parte alta dell’atmosfera, alterando l’equilibrio della ionosfera. tali esperimenti continuarono fino al 1962, quando le dirompenti poteste della comunità scientifica internazionale costrinsero Washington a sospenderli. Nello stesso periodo iniziarono però le sperimentazioni nucleari sovietiche nella ionosfera e nelle fasce di Van Allen. “Oggi sono proprio i radar meteorologici ad individuare – spesso in corrispondenza di aree colpite da gravi fenomeni atmosferici – le segnature circolari tipiche delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza come quelle generate dalle emittenti di onde longitudinali, onde scalari, silent sound e di quelle delle trasmittenti HARP”, conclude Fabio Mini.

Per l’economista Michel Chossudovsky, l’HAARP è un vera e propria arma di distruzione di massa. Oltre ad interferire sulle comunicazioni radio ad alta frequenza, televisive e radar, le sue antenne possono influenzare i circuiti elettrodinamici delle aurore, consistenti in una corrente naturale di elettricità che varia da 100 mila ad 1 milione di megawatt. In questo modo è possibile utilizzare il vento solare per danneggiare i satelliti e le apparecchiature installate sui sistemi missilistici dei paesi nemici. Anche in questo caso il programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza s’incrocia con le attività dell’NRTF di Niscemi. Alcuni dei trasmettitori della stazione dell’US Navy di contrada Ulmo operano in VLF (Very Low Frequency), con bande di frequenze comprese tra i 3 kHz – 30 kHz, all’interno del sistema planetario di “Sorveglianza dell’attività solare” e per il monitoraggio delle cosiddette SID – Sudden Ionospheric Disturbances, i disturbi delle comunicazioni radio originati nella ionosfera dalle attività eruttive del sole. Nella lista dei trasmettitori in VLF utilizzabili per il monitoraggio SID, predisposta dalle forze armate statunitensi, oltre alla stazione di Niscemi, compare anche quella dell’isola di Tavolara in Sardegna.

Bibliografia

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Antonio Mazzeo, Un EcoMuostro a Niscemi. L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Sicilia Punto L, Ragusa, 2012.

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Ministero della Difesa e Regione Siciliana, Protocollo d’intesa per l’installazione del sistema di comunicazione per utenti mobili (MUOS), sito radio U.S. Navy di Niscemi – U.S. Navy – 41° Stormo – Sigonella nella Riserva Naturale Sughereta di Niscemi (Cl), Roma, 1 giugno 2011.

Jean-Philippe Muller, Jean-Marie Muesser, Rémi Buxeron, Surveillance de l’activité solaire, Project Moniteur Sid, Lionel Loudet, Septembre 2007.

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Salvatore Zafarana, Sughereta di Niscemi e MUOS: binomio eco-incompatibile, C.E.A. Onlus – Centro di educazione e formazione ambientale, paper, Niscemi, 2012.

Luigi Zanforlin e Patrizia Livreri, Sistema Mobile User Objective Systems – MUOS – U.S. Naval Air Station Sigonella, Caltanissetta, Sicilia. Parere sulla valutazione del rischio per la popolazione del Comune di Niscemi dall’esposizione ai campi elettromagnetici generati dal sistema MUOS, Università degli Studi di Palermo, febbraio 2011.

Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu, Mobile User Objective System (MUOS) presso il Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) di Niscemi: Analisi dei rischi, Politecnico di Torino, novembre 2011.

Antonio Mazzeo, peace-researcher e giornalista, ha pubblicato numerosi saggi ed inchieste sui processi di riarmo e militarizzazione in Italia e nel Mediterraneo. Nel 2012 ha pubblicato il volume Un EcoMuostro a Niscemi. L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo (Sicilia Punto L, Ragusa) in cui si descrivono le problematiche di tipo militare, ambientale, sociale e criminogeno relative all’installazione in Sicilia del terminale terrestre del MUOS. Nel 2010 ha conseguito il Primo premio “Giorgio Bassani” di Italia Nostra per il giornalismo. È attivista della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella e del Movimento No MUOS. Per consultare articoli e pubblicazioni: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

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Battiato accusa Grasso: «Pressioni su Crocetta»

Dietro la revoca dell’assessorato c’è il «presidente del Senato».
Franco Battiato è stato sollevato dall’incarico di assessore regionale siciliano.

Franco Battiato rimosso dalla giunta siciliana? Il mandante del killeraggio sarebbe Piero Grasso.Ad accusare l’attuale presidente del Senato di essere responsabile della decisione di revocargli la delega, è stato proprio il cantante ed ex assessore al Turismo durante il programma di Raitre tivù Talk.
Secondo Battiato, dietro alla decisione di revocargli la delega, dopo la frase pronunciata a Bruxelles sulle «troie in parlamento» che scatenò una bufera, ci sarebbero state le pressioni del presidente del Senato, Piero Grasso, e della destra siciliana.
ELIMINATO PERCHÉ LIBERO. Pur non pronunciando esplicitamente il nome di Grasso, infatti, Battiato ha affermato: «La verità è che Crocetta è stato determinato, molto probabilmente, da un signore che oggi è presidente del Senato, che a sua volta è stato spinto da questa destra siciliana, all’Ars, che fin dal primo giorno mi trovava insopportabile perché sono un uomo libero».

Sabato, 13 Aprile 2013

http://www.lettera43.it/politica/battiato-accusa-grasso-pressioni-su-crocetta_4367591399.htm

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15 aprile 2013
Inondazioni, siccità, terremoti e tsunami: dopo le “guerre stellari”, i cataclismi telecomandati? Bomba climatica, un fantasma si aggira per l’Europa: si scrive Muos, si legge Haarp.

Antenne potentissime, in grado di “bombardare” la ionosfera e pilotare “rimbalzi” devastanti su scala mondiale? Per l’economista canadese Michel Chossudovsky, il sistema installato in Alaska è una vera e propria arma di distruzione di massa: oltre a interferire sulle comunicazioni, le sue antenne possono influenzare i circuiti elettrodinamici delle aurore, correnti naturali di elettricità da un milione di megawatt. «E’ possibile utilizzare il vento solare per danneggiare i satelliti e le apparecchiature installate sui sistemi missilistici dei paesi nemici». Radiazioni ad alta frequenza: il programma di ricerca più controverso al mondo s’incrocia con le attività dell’Nrtf di Niscemi, il sistema “Naval Radio Transmitter Facility” che da più di vent’anni assicura le comunicazioni con navi e sottomarini nucleari. Cui ora si affianca il “Mobile User Objective System”, l’eco-mostro di cui la Sicilia ha paura. Il Muos, nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della marina Usa, dovrà assicurare il collegamento in tempo reale dell’intera rete militare dispiegata sulla Terra: centri di comando e controllo, logistica, cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, droni. Obiettivo: decuplicare velocità e quantità delle informazioni trasmesse. C’è chi vede il rischio di un incidente dietro l’angolo: il semplice errore di un computer potrebbe innescare una guerra nucleare, chimica o batteriologica? Le tre maxi-antenne in costruzione a Niscemi, racconta Antonio Mazzeo sul suo blog, produrranno un mix di onde elettromagnetiche capaci di penetrare la ionosfera con potenziali effetti devastanti per l’ambiente e la salute dell’uomo. Originariamente il progetto era stato previsto per Sigonella, il quartier generale dei droni Usa, ma poi gli americani si sono accorti che le emissioni del Muos avrebbero anche potuto far esplodere per errore gli ordigni della grande base Nato siciliana, celebre dai tempi in cui Craxi osò negare a Reagan la consegna dei dirottatori palestinesi dell’Achille Lauro. Da anni la Sicilia è in allarme: all’iniziale ok del governatore Lombardo è seguito il “no” dell’attuale presidente Crocetta. Sul fronte giudiziario, percorso inverso: prima la richiesta di sequestro del sito da parte della Procura di Caltagirone, poi lo stop imposto dal tribunale di Catania, nonostante la devastazione ambientale inferta all’area protetta della Sughereta di Niscemi. Da lì la nascita del movimento popolare No-Muos, che – sul modello dei No-Tav valsusini – ostacola la vita del cantiere cercando di bloccare la circolazione dei mezzi, sfidando la repressione dei reparti antisommossa. Per il Politecnico di Torino, il Muos è insostenibile: entro i 20 chilometri l’esposizione alle radiazioni è pericolosa per la salute e può provocare il cancro, dicono i professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. Inoltre, le onde elettromagnetiche minacciano la sicurezza del traffico aereo civile, interferendo pericolosamente con la strumentazione di Antonio Mazzeobordo. Nel mirino il nuovo aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura, ma anche quelli vicini, Catania e Sigonella. «Nel Movimento No-Muos – scrive Mazzeo – si avverte il timore che il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa possa essere in qualche modo legato all’Haarp». Il famigerato “High Frequency Active Auroral Research Program” è il discusso programma di “ricerca attiva aurorale” ad alta frequenza che dal 1994 l’aviazione e la marina statunitensi portano avanti dalla base di Gakona, in Alaska. Per Washington, l’Haarp serve solo a «studiare la ionosfera ed evitare gravi fenomeni atmosferici», ma più di uno studioso ipotizza che i test e le attività della megastazione artica servano invece a creare enormi perturbazioni ambientali e climatiche. Per il fisico indipendente Corrado Penna, le antenne Muos avrebbero fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema Haarp: secondo Penna, queste tecnologie possono servire «a causare terremoti o altri fenomeni come siccità, uragani e inondazioni, sia Corrado Pennaindirizzando le emissioni sul nucleo della Terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera». Non una parola, finora dai governi: il caso Muos non rientra nell’agenda pubblica di Roma e tantomeno in quella di Washington. Idem Bruxelles: silenzio assoluto dall’Unione Europea, che pure detta ogni giorno le sue durissime condizioni agli Stati “vassalli” dell’Eurozona. La questione è stata affrontata solo dal Parlamento Europeo a partire dal ’98, con un’audizione pubblica sull’Haarp a cui la Nato decise di non partecipare. Gli europarlamentari, ricorda Mazzeo, riuscirono comunque a scoprire che i programmi di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza sono condotti dai militari americani in collaborazione con l’Istituto di geofisica dell’università di Fairbanks, in Alaska. Progetti analoghi sarebbero condotti pure in Norvegia, probabilmente in Antartide, e nell’ex Unione Sovietica. «Attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera dove si trovano enormi campi magnetici protettivi denominati “Fasce di Van Allen”, i quali intercettano protoni, elettroni e Maj Britt Theorinparticelle alfa». L’energia così generata riscalda alcune parti della ionosfera, provocando buchi e lenti artificiali. «L’Haarp può essere impiegato per molti scopi», scrive  la svedese Maj Britt Theorin, fino al 2004 eurodeputata e relatrice della proposta di risoluzione (mai adottata) sull’uso potenziale delle risorse di carattere militare per le strategie ambientali. Secondo l’allora coordinatrice della commissione sulla sicurezza del Parlamento Europeo, «manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si è in grado di porre sotto controllo forze immani». E usandole come un’arma, a scopo militare, «le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico». Attraverso l’Haarp «è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale». Quella stessa energia «può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico». Forse per questo Washington ha perfezionato la tecnologia Haarp nell’ambito dello “scudo spaziale”, la cosiddetta “Iniziativa di Difesa Strategica” che sviluppa le “guerre stellari” evocate da Reagan per scoraggiare l’Urss alla fine della guerra fredda. Oggi, il terminale Muos di Fabio MiniNiscemi potrebbe essere destinato alla guerra fredda di domani, quella con la Cina. Manipolare l’atmosfera a scopo militare? Niente di nuovo, rivela il generale Fabio Mini, già comandante delle forze Nato in Kosovo. I primi esperimenti per alterare la ionosfera, racconta Mini, risalgano perlomeno alla seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso: nel 1958 le forze armate Usa fecero esplodere tre ordigni atomici a fissione nella parte inferiore della “Fascia di Van Allen” e due ordigni a fusione nella parte alta dell’atmosfera, alterando l’equilibrio della ionosfera. Esperimenti che continuarono fino al 1962, quando le dirompenti poteste della comunità scientifica internazionale costrinsero Washington a sospenderli. Nello stesso periodo iniziarono le sperimentazioni nucleari sovietiche nella ionosfera e nelle “Fasce di Van Allen”. «Oggi – afferma Mini – sono proprio i radar meteorologici ad individuare, spesso in corrispondenza di aree colpite da gravi fenomeni atmosferici, le segnature circolari tipiche delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza come quelle generate dalle emittenti di onde longitudinali, onde scalari, silent sound e di quelle delle trasmittenti Haarp». In un suo recente saggio sulle guerre climatiche (“Owning the weather”, Limes) il generale Mini rileva come da ormai diversi anni la ricerca militare si sia rivolta sia alle bassissime frequenze (Elf) sia a quelle alte. «In entrambi i casi lo scopo è quello d’interferire con la ionosfera in modo da aumentare o diminuire fino alla soppressione le capacità di trasmissione di segnali radiomagnetici». Le emissioni dei trasmettitori Haarp, che avvengono quasi regolarmente in quattro periodi dell’anno, sono in grado di inviare nella ionosfera raggi di potenza superiore al gigawatt. «Gli scienziati che si occupano del programma negano che la loro attività abbia una qualsiasi valenza militare o che interferisca con l’ambiente naturale. Tuttavia – puntualizza Mini – il termine “auroral” che fa parte del suo acronimo si riferisce al fenomeno delle aurore boreali che si determinano nella zona di confine tra ionosfera e atmosfera quando emissioni ad altissima energia provenienti dal sole vengono convogliate dal magnetismo terrestre verso i poli e vanno a collidere con le particelle più rarefatte dell’atmosfera». Haarp nega che le sue emissioni siano in grado di produrre artificialmente questo fenomeno. Eppure, «le emissioni sono dirette esattamente verso la stessa Haarpzona e hanno caratteristiche molto simili a quelle ad alta energia provenienti dal sole». Proprio a causa dell’implementazione del sistema Haarp come possibile arma climatica per manipolare l’ambiente, la commissione presieduta da Maj Britt Theorin ha chiesto inutilmente la sospensione di tutte le attività sperimentali. Senza risultato anche l’altra richiesta dell’ex europarlamentare, intenzionata a sottoporre a un organismo internazionale indipendente l’analisi delle conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche dell’oscura sperimentazione in corso in Alaska. «Tutta una serie di atti normativi internazionali fanno risultare l’Haarp assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico», sostiene la Theorin, citando la Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambiente, ma anche il Trattato Atlantico, quello sui principi per il comportamento degli Stati atomicanell’esplorazione dello spazio e la stessa Convenzione dell’Onu sulle leggi del mare.  Top secret, il terreno è minato: Haarp sarebbe persino in grado di scandagliare a raggi X la Terra per vari chilometri di profondità, con un’apposita tomografia a effetto penetrante, per esplorare campi di petrolio e di gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar di potenza inimmaginabile, capaci di vedere oltre l’orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza. E’ accertato che, dalle prime bombe atomiche fatte esplodere nelle “Fasce di Van Allen”, gli Usa sondano gli effetti ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. Gli esperimenti hanno creato nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutto il globo terrestre: «Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord», aggiunge Maj Britt Theorin. «Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la “Fascia di Van Allen”». Secondo scienziati americani, i danni all’atmosfera si ripercuoteranno per secoli. Inoltre, «l’Haarp può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica». E le potenti onde radio «possono causare buchi ionosferici, pregiudicando il sistema che ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo». Tratto da: Haarp-Muos, guerra climatica: prove tecniche di apocalisse | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2013/04/14/haarp-muos-guerra-climatica-prove-tecniche-di-apocalisse/#ixzz2QSmQEqWU

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MUOS:pensavate davvero che gli USA si fermassero?

da:http://www.dionidream.com/il-dietrofront-di-crocetta-e-dei-grillini-il-muos-si-fara/

Si è deciso di “affidare ad un organismo tecnico indipendente uno studio approfondito e in tempi brevi di valutazione dell’impatto sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni interessate”.
“Nel frattempo le predisposizioni presso il sito continueranno ma le parabole non verranno posizionate prima di conoscere l’esito dello studio”.
“Insomma, la costruzione va avanti e non sarà bloccata. Nel frattempo verrà fatto un nuovo studio che, si accettano scommesse, darà esito positivo – per gli americani – e saranno montate le parabole.”

“il presidente della Regione Crocetta, come Pilato, sembra essersi lavato completamente le mani del problema Muos – si legge in una nota congiunta dei No Muos – al punto tale che dà l’impressione di non capire che gli statunitensi, proseguendo ugualmente i lavori ad Ulmo, hanno calpestato il provvedimento di revoca che ha emesso lo stesso presidente Crocetta e quindi la sua stessa dignità istituzionale di presidente della Regione. Per tale ragione si ritiene che il presidente Crocetta non può lasciare qualsiasi iniziativa di denuncia-querela soltanto agli attivisti No Muos ed agli amministratori comunali”.

da: http://www.lasicilia.it/index.php?id=96816&template=lasiciliait

15/04/13

“la notizia della missione romana No Muos degli amministratori comunali, un certo effetto l’ha suscitato nei palazzi del Governo centrale, al punto tale che il sindaco Francesco La Rosa, è stato convocato per oggi pomeriggio alle 17 a partecipare ad un tavolo tecnico con i ministri dell’Interno, della Difesa e degli Esteri. Al tavolo tecnico è prevista anche la partecipazione del presidente della Regione Rosario Crocetta.”

da: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/04/15/no-muos-a-roma-serve-stop-del-governo-americani-vanno-avanti-con-lavori/228463/

15/4/13

Il comitato No-Muos arriva a Roma per chiedere l’intervento del governo centrale. Nel pomeriggio è previsto un’incontro con gli esponenti del governo Monti. “Chiediamo ai politici di ascoltare i cittadini e di avere cura della salute delle persone, prima di tutto” afferma il sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa. Nonostante la revoca dell’autorizzazione da parte della regione Sicilia guidata da Rosario Crocetta, i comitati contro il sistema radar in costruzione nella base Usa di Niscemi, hanno documentato attraverso foto e video la continuazione dei lavori. “I militari vanno avanti nonostante lo stop regionale, serve alzare il tiro e chiedere l’intervento del governo – aggiunge La Rosa – noi nel frattempo abbiamo presentato un esposto in procura, contro la base militare”

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Esempio del ruolo di Sindacati, Operai e Polizia

Quando una cosa la vogliono fare, la fanno.

Si prenda il MUOS.
1) Accordi tra La Russa (Ministero, cioè Stato) e Lombardo (cioè Regione Sicilia).
2) I cittadini di vari comuni si oppongono all’accordo, protestano.
3) Cancellieri (Ministro peraltro illegittimo in quanto imposto) dice che il sito è di “interesse strategico per la difesa militare della nazione e dei nostri alleati”.
4) La Regione Sicilia revoca l’autorizzazione ai lavori.
5) I lavori proseguono

Il punto (5) è il più importante, perchè permette di focalizzare l’attenzione, cosa che non si fa spesso, su chi davvero rende concreta l’attuazione del progetto.

Sindacati

i movimenti, i comitati e le mamme No Muos si dichiarano indignati per il recente intervento della Uil sul paventato rischio dello stop lavorativo causato a 150 operai dai blocchi attuati dai No Muos.
Per quando riguarda la Uil i No Muos aggiungono: ” La Uil inoltre sembra avere più a cuore l’occupazione dei 150 lavoratori nella Base militare americana di Ulmo che la salute umana degli stessi e degli abitanti di Niscemi e del comprensorio che potrebbe essere messa in pericolo dall’alta emissione di onde elettromagnetiche del Muos e delle attuali 46 antenne attive nel sito. E’ paradossale e scandaloso che anziché le istituzioni regionali e nazionali ed i sindacati come la Uil, che dovrebbero rappresentare le istanze dei cittadini per garantirne la salute, si occupino di fare rispettare la revoca definitiva emessa dalla Regione soltanto gli attivisti dei movimenti, comitati e delle mamme No Muos”.

Questo è il sindacato: l’importante è apparire a difesa dei lavoratori, del resto chi se ne fotte.

Polizia e Operai
venerdi 12/4/13: questo è un messaggio su facebook che riporto:

MAURIZIO GIANNETTO
“Sono appena stato avvisato telefonicamente di un fatto grave:
Questa mattina,alle ore 5 circa, degli attivisti appena arrivati per iniziare il turno di vedetta hanno avvistato una colonna di mezzi che uscivano dalla base.
Erano scortati da diverse auto delle forze dell’ordine. Evidentemente sono entrati di notte come successo il 10 Gennaio per evitare di essere intercettati.”

La polizia è la forza repressiva dello Stato, l’importante è che a fine mese arrivi la paga. gli operai se ne fottono perchè anche a loro interessa la paga.

Morale della storia: spesso sono semplici cittadini, da meno di 2mila euro al mese di paga, che concretizzano il Male. persone che senza divisa, senza spilletta del sindacato, senza la tuta, li si incontra sempre a fare la spesa, al bar, al parco, in piazza. ma che te la mette e te la metterà sempre nel culo per pochi soldi, e soprattutto senza rimorso alcuno. Che sia periodo di crisi economica o non, i primi a fottere il cittadino spesso sono i cittadini stessi, che si vendono per poco, e non hanno mai conosciuto il significato della parola “solidarietà”.

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La legislazione della tutela della salute è degenerata

Gino Levis, esperto di mutagenesi ambientale “C’è un nesso tra radiofrequenze e tumori”
Parla il docente dell’Università di Padova che, da anni, si batte su questi problemi. “La legislazione a tutela della salute è degenerata: troppo permissiva”. E attacca i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Organinzzazione mondiale della Sanità: “Troppi conflitti d’interessi”. “A Niscemi i limiti ammessi sono molto elevati””In Italia, con il progredire delle conoscenze, la legislazione delle strutture che dovrebbero tutelare la salute è andata via via degenerando verso una permissività che sta dando luogo a delle preoccupazioni spaventose”. Il Professor Angelo Gino Levis, ordinario di mutagenesi ambientale all’Università di Padova e tra i massimi esperti italiani degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici, è scettico verso le istituzioni chiamate ad esprimere un parere sulla nocività dell’impianto Muos che sorgerà a Niscemi. Eppure è proprio sulla base del parere espresso dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dell’Organizzazione mondiale di sanità (Oms) che dipenderà non…
continua:
http://www.nogeoingegneria.com/category/news/

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Le bugie del governo Monti sul MUOS di Niscemi

Un “disguido”. Cioè un mero errore d’interpretazione o di valutazione degli atti predisposti dalla Regione Siciliana che ha consentito al Pentagono di fare un piccolo passo avanti nella costruzione del terminale terrestre del MUOS di Niscemi. Così, in barba al decreto di revoca delle autorizzazioni ai lavori d’installazione delle tre mega-antenne del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari all’interno della riserva naturale “Sughereta”, firmato a Palermo lo scorso 29 marzo, tecnici ed operai hanno ottenuto l’Ok a completare pure il terzo traliccio dell’impianto di morte della Marina militare Usa.

Secondo il viceministro degli Esteri Staffan de Mistura e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, si è trattato però di un semplice malinteso. “I due uomini di governo che abbiamo incontrato a Roma lunedì 15 aprile ci hanno comunicato che c’è stato un disguido con la revoca dei lavori del MUOS”, spiega il sindaco di Niscemi Francesco La Rosa. “Ci hanno però assicurato che i lavori sono stati bloccati almeno fino al prossimo 31 maggio, quando sarà depositato lo studio sull’impatto elettromagnetico delle antenne che è stato commissionato all’Istituto Superiore della Sanità. Sino ad allora verranno garantite solo le attività di manutenzione della stazione di telecomunicazione e gli unici ingressi nella base saranno quelli dei militari statunitensi preposti al suo funzionamento”.

Con o senza revoca, i lavori del MUOS potranno ripartire dunque l’1 giugno se l’ISS darà il suo star bene all’impianto. L’ipotesi di assegnare a quest’organismo l’ultima parola sull’installazione del sistema satellitare è stata fortemente caldeggiata proprio dalla giunta Crocetta, nonostante in tanti avessero espresso dubbi sull’effettiva “indipendenza” dell’istituto noto per le sue posizioni negazioniste in tema di rischio elettromagnetico. I giornalisti Alessio Ramaccioni e Pablo Castellani ricordano nel volume Onde Anomale (Editori Riuniti, Roma, 2012) come Radio Vaticana per difendersi dalle accuse d’inquinamento ambientale nel procedimento penale che l’ha vista poi condannata, si sia affidata alla consulenza tecnica della dottoressa Susanna Lagorio dell’Istituto Superiore di Sanità. Né Rosario Crocetta né il governo Monti hanno poi tenuto conto delle richieste dei No MUOS e del Movimento 5 Stelle di far partecipare ai lavori della commissione il professore Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino che insieme al fisico Massimo Coraddu ha provato l’insostenibilità ambientale del MUOS. “Anche se non ne farò parte perché non mi hanno voluto vi scrivo io già ora le conclusioni a cui giungerà la Commissione dell’Istituto Superiore di Sanità”, ironizza il docente del Politecnico. “Allo stato dell’arte, non risulta in letteratura alcuna prova di correlazione dimostrabile fra campi elettromagnetici ed effetti sulla salute. Quindi non vi è il minimo rischio per la popolazione. I rappresentanti istituzionali a livello territoriale si accorgeranno così come da Roma li hanno beffati…”.

L’impegno dell’esecutivo a congelare l’affaire MUOS sino a fine maggio contrasta poi con quanto dichiarato il 10 aprile scorso dal Ministero della Difesa in un comunicato stampa. Dopo aver ribadito che l’installazione delle parabole “potrà iniziare soltanto quando saranno resi noti i risultati dello studio indipendente”, il dicastero retto da Giampaolo Di Paola ha inteso far sapere che a Niscemi proseguiranno comunque i “lavori di predisposizione” del MUOS. Un gioco di parole per mascherare la violazione dello stop alle attività del cantiere concordato a metà marzo da Mario Monti e il presidente Crocetta, violazione documentata con foto e filmati dai militanti e dalle Mamme No MUOS. Con la conseguenza che il Movimento che si oppone al progetto ha dovuto riprendere le azioni di blocco della base militare di contrada Ulmo per impedire l’ingresso degli automezzi delle aziende contractor. “Il successo della grande manifestazione nazionale del 30 marzo a Niscemi ed il provvedimento di revoca delle autorizzazioni da parte della Regione Sicilia non hanno fermato, ma anzi ringalluzzito l’arroganza della Marina militare statunitense nella prosecuzione dei lavori di costruzione del MUOS, umiliando ancora una volta la sovranità popolare e l’ARS”, commenta Alfonso Di Stefano del Comitato No MUOS – No droni di Catania. “Vista l’inefficacia pratica dei provvedimenti istituzionali e giuridici è solo grazie alla vigilanza e alla prosecuzione dei blocchi che è stato impedito in questi giorni il transito dei mezzi, praticando così dal basso la revoca dei lavori”.

La resistenza non violenta dei giovani e delle donne No MUOS ha ridato ancora una volta i suoi frutti. Da alcuni giorni i cantieri sono tornati ad essere deserti. Scortati da decine di volanti della polizia e dei carabinieri solo i furgoni che trasportano i militari hanno fatto ingresso nella Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi. Gli attivisti lamentano però la prosecuzione delle azioni di provocazione da parte dei tutori dell’ordine con spintonamenti, identificazioni, schedature di massa e finanche un placcaggio da rugby per bloccare un attivista diretto ai cancelli della base.

“Il fatto che la polizia italiana scorti gli operai che entrano al cantiere, ci fa capire purtroppo che le direttive che partono da Roma vanno nella direzione opposta a quella dell’atto di revoca della Regione Siciliana”, commenta Paola Ottaviano del Comitato No MUOS di Modica. “Quello che davvero ci ha stupito è stato però il silenzio assordante da parte delle istituzioni regionali di fronte alle palesi violazioni del governo. L’assessore all’Ambiente, Maria Lo Bello, anziché spiegare in che modo la Regione avrebbe garantito l’efficacia e la messa in atto della revoca, rivolgendosi alla magistratura dopo aver constatato l’avanzamento dei lavori, si è limitata a chiedere un chiarimento al ministero della difesa. E per supplire per l’ennesima volta alle mancanze degli organi istituzionali, cittadini e attivisti hanno presentato diversi esposti alla Procura di Caltagirone”. Le illegalità verificatesi nei cantieri del MUOS ad aprile sono state stigmatizzate dall’avvocato catanese Sebastiano Papandrea. “I provvedimenti di revoca, pur essendo soggetti all’ordinario termine di impugnazione di 60 giorni, hanno efficacia immediata sin dalla loro notificazione e pertanto, ove essi siano stati regolarmente notificati, appare illegittima la prosecuzione dei lavori che avrebbero dovuto essere immediatamente arrestati”.

Il Movimento No MUOS s’interroga intanto su come rilanciare la lotta contro l’installazione del nuovo sistema di guerra planetario Usa, consapevole che i giri di valzer e le ipocrisie del governo continuano anche per sfiancare le proteste e rafforzare i dispositivi di repressione. Per superare l’empasse e imporre il cambio di rotta sul MUOS è necessario che il Parlamento, prima possibile, si pronunci apertamente sul sistema satellitare e approvi una mozione che dica chiaramente “No” alla sua installazione nel territorio italiano, vincolando l’esecutivo a revocare tutte le autorizzazioni alle forze armate statunitensi. Un pronunciamento dal rilevante valore storico che consentirebbe di riaprire il dibattito politico generale sulla presenza delle installazioni militari Usa e Nato in Italia e sulla loro chiara incostituzionalità.
Non a caso per lanciare la campagna di primavera No MUOS è stata scelta la data simbolica del 25 aprile, giornata di Liberazione dalle basi di guerra. Il Presidio permanente di contrada Ulmo sarà la sede-laboratorio di dibattiti, iniziative ecologiche, artistiche e culturali per valorizzare la riserva orientata protetta, praticare e socializzare il rispetto di un ambiente unico nel Mediterraneo e rendere permanente la mobilitazione popolare contro la militarizzazione e i conflitti che insanguinano il pianeta. La partita è apertissima a condizione di mantenere la massima unità attorno agli obiettivi strategici comuni.

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

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Maledetti militari!

L’ossessione del controllo per ingordigia di dominio. Un grande fratello anche in fondo al mare: tra l’altro inquina ed uccide la vita.

Addio santuario dei cetacei. Bentornati nel Mar Tirreno, un’area marina rigorosamente protetta dallo Stato italiano, dove però la NATO, in collaborazione con la Piaggio ed alcune università sperimenta la prima rete wireless subacquea al mondo. A farne subito le spese gli abitatori marini, in particolare i cetacei, soprattutto i delfini, spiaggiati a centinaia durante i primi mesi di quest’anno, a causa dell’inquinamento acustico emesso dai sonar e dalle apparecchiature operative.

Infatti è decollata dalle profondità dell’isola di Pianosa la prima rete wireless sottomarina e robotica. Il progetto è denominato Underwater Acustic Network e ci stanno lavorando dal 2010 gli scienziati del Centro interuniversitario di ricerca sui sistemi integrati per l’ambiente marino, l’Università di Pisa e in particolare il Centro Piaggio. UAN è un progetto europeo, finanziato con tre milioni di euro, al quale partecipano università, centri di ricerca e industrie di Italia, Norvegia, Svezia e Portogallo.
Il network è stato ottimizzato a decodificare dati acustici utilizzati da potenti sonar. «Una delle sperimentazioni principali del progetto UAN – conferma il professor Andrea Caiti, ordinario alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa – utilizza i robot subacquei autonomi come nodi mobili della rete: l’intelligenza di bordo dei robot li fa spostare all’interno nei punti in cui la trasmissione-ricezione dati è di volta in volta migliore». Sempre a Pianosa è in atto un’altra sperimentazione parallela: quella del centro di ricerca Nurc della Nato con sede a La Spezia. Anche in questo caso si sperimentano reti wireless subacquee ma con un interesse militare rivolto esclusivamente “allo studio dei protocolli di trasmissione dati”. L’obiettivo è realizzare sistemi di sorveglianza bellica per la sorveglianza di siti subacquei ad accesso limitato in ambito civile e militare.

«Comprendere l’ambiente sottomarino e capire i segreti della comunicazione sotto la superficie del mare è essenziale per sviluppare robot mobili e sensori subacquei in grado di lavorare in network in tali condizioni – spiega John Potter, coordinatore dell’esperimento per il Nurc – Lo studio di reti intelligenti e autosufficienti è di grande interesse per i Paesi Nato, in quanto punti di partenza per future tecnologie per la sorveglianza e la protezione di aree marittime sensibili».

La “base” della sperimentazione è il battello oceanografico Leonardo. Supportato dalla Marina Militare Italiana, il test coinvolge anche le università di Padova, La Sapienza di Roma e quella portoghese di Oporto.

In Italia le regole di protezione della Natura non valgono per i padroni USA e per gli “scienziati” asserviti al potere.

Gianni Lannes
Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/
Link: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/04/arcipelago-toscano-un-grande-fratello.html
24.04.2013

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IL Mediterraneo è chiamato il mare Inglese….
Non sapere che c’è un isola che si chiama Malta che è stata contesa da tutte le potenze dai romani, alle repub. marinare nel medioevo..
Oggi è dell’Inghilterra.
Per il diritto di accesso al mediterraneo con ogni genere di sommergibili e di navi da guerra….per motivi di cui non devono rendere conto a nessuno.
Credere che l’Italia abbia un diritto in un mare inglese….
e i cetacei…..chi se ne frega.
Quando l’Italia sarà nelle mani dei nuovi padroni il territorio Italiano sarà un grande campo per esperimenti militari e di ogno genere, compresa la sua popolazione.
Dopo essersi presi l’italia, si prenderanno anche gli italiani….siamo manovalanza semi pregiata…..l’idea che hanno di noi è quella tradizionale, dell’ immigrato italiano….

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ARMI NUCLEARI NORDAMERICANE IN ITALIA

4 maggio 2013

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Longare (Vicenza) – deposito di ordigni nucleri USA – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)
di Gianni Lannes

Assenza di sovranità. E pericoli atomici in violazione del Trattato internazionale di non proliferazione nucleare (TNP). Tutti i governi italiani hanno sempre negato spavaldamente la presenza e l’esistenza sul suolo nazionale di armi atomiche. In particolare, hanno violato gli articoli 32, 80 e 90 della Costituzione Repubblicana ed antifascista.

Ma ecco una delle numerose prove che ho raccolto, insieme alla documentazione militare targata USA ed ai carteggi inediti in materia nucleare di Segni, Taviani e Fanfani. Ora, in considerazione dei gravi pericoli che incombono sul popolo italiano e sull’intera Europa, e della volontà di guerra del Pentagono, mi accingo a pubblicare il frutto di questa ricerca decennale in un libro esplosivo: Italia: USA e getta…

In questo caso si tratta di una lettera datata 12 aprile 1956. La missiva fu inviata dal segretario di Stato John Foster Dulles, al segretario della Difesa Charles Wilson. Il documento è stato declassificato il 20 ottobre 1995.
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«Caro Signor Segretario, mi riferisco alla sua lettera del 22 dicembre 1955, concernente la richiesta dell’ufficio congiunto degli Stati maggiori di immagazzinare armi nucleari nella Francia metropolitana e in Italia, e alla mia risposta interlocutoria del 24 gennaio 1956. La questione concernente la Francia è attualmente materia di discussione fra le nostre amministrazioni.

L’ambasciatore Luce ha discusso lo spiegamento di armi atomiche con il ministro della Difesa Taviani. Il ministro italiano della Difesa ha assicurato l’ambasciatore che gli Stati Uniti possono liberamente procedere con lo spiegamento.

Sono d’accordo con lo spiegamento di armi atomiche in Italia. Prendo nota dell’assicurazione contenuta nella sua lettera del 22 dicembre secondo cui il Dipartimento di Stato verrà informato in anticipo della data in cui avrà inizio lo spiegamento in Italia di armi speciali. Quando questo spiegamento sarà stato completato, il Dipartimento di Stato si propone di autorizzare l’ambasciatore Luce, se lo ritiene necessario alla luce della sua conversazione con Taviani, a informare il generale Mancinelli, capo di Stato maggiore, in merito alla generale ubicazione dei siti».

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Le prime due regioni ad ospitare segretamente ordigni, e missili nucleari di proprietà degli Stati Uniti d’America, sono stati la Puglia (Gioia del Colle e Poggiorsini) ed il Veneto (Longare). Dal 1957 le atomiche si sono ammassate senza mai alcun tipo di controllo da parte della Autorità italiane.

Inoltre, il Governo USA ha fornito allo Stato italiano la prima ed unica centrale nucleare, utilizzata dal Camen (poi Cresam, oggi Cisam) per sperimentazioni atomiche che non rientra in alcun piano di dismissione e bonifica. Il sito sottoposto a segreto di Stato si trova a San Piero a Grado, a pochi chilometri da Pisa, addirittura nel parco di Migliarino San Rossore (un’area protetta ed inaccessibile ai comuni mortali). Le pericolose scorie si trovano sepolte in loco, nella pineta. Adesso le autorità militari si accingono a scaricare nel Mar Tirreno i liquidi radioattivi dell’impianto nucleare.

Non esistono piani di sicurezza per la popolazione civile italiana ed europea!
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Vicenza – base USA “Dal Molin” – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

E non a caso è stata inviduata Vicenza per una nuova base militare da cui lanciare le guerre a pronto impiego nucleare. Tant’è che lo Zio Sam ha riattivato il vecchio deposito atomico di “Site Pluto” a Longare, ad un soffio proprio da Vicenza. Singolare coincidenza, in loco, nel 2006 è stata inaugurata ufficialmente – nella caserma dei carabinieri “generale Chinotto” – la sede internazionale di Eurogendfor, la gendarmeria europea con poteri illimitati, ossia non soggetti ad alcuna autorità – né della magistratura né del Parlamento – ma solo alla NATO. Strano, perché la ratifica parlamentare del Trattato di Velsen risale al 2010, mentre l’operatività di Eurogendfor dura da 7 anni, vale a dire ben prima, dunque illegalmente.

Per i padroni a stelle e strisce l’Italia è semplicemente una portarei da cui esercitare il dominio, mentre il popolo italiano è considerato inferiore e dunque sottomesso.

P.s.: Invito tutti coloro che navigano su Internet a duplicare e a diffondere questo approfondimento giornalistico, perché quasi sicuramente proveranno a farlo sparire oscurando questo diario internautico! Grazie.

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Abbiamo fino ad oggi consentito, per lo più inconsapevolmente, ad un’orda di zombie italioti, di svendere e violare la sovranità, l’integrità e la sacralità del nostro territorio, all’elite angloamericana; e questo dura ormai da un secolo e mezzo, considerato che i Savoia erano in floridi affari privati con la corona inglese e sono stati i primi a tradire e attentare alla nostra sovranità. Siamo in tempoo per rigettare questi accordi capestro e per spezzare le catene che ci rendono utili servi della nato e delle elite che si cela dietro questo turpe gendarme globale.
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No Muos a Niscemi, scontri e due arresti. Attivisti sulle antenne, l’ira degli Usa

Domanda: chi ha invaso chi? NDR

Sette attivisti si sono introdotti nel territorio della base di telecomunicazioni e quattro di loro si sono arrampicati sulle antenne. Condanna dell’ambasciata americana: “Messi a rischio manifestanti e soccorritori, azione da condannare”.
<id=”bookmark-container”>NISCEMI – Un’invasione – pacifica – ma pur sempre un’invasione, del territorio americano. Gli scontri tra manifestanti e polizia. L’ira dell’ambasciata americana, due arresti e altri cinque denunciati. E’ stata una giornata di tensione sul Muos, il maxi radar della marina militare americana in costruzione a Niscemi, in provincia di Caltanissetta.

Stamattina gli attivisti no Muos hanno violato la zona off limits e quattro di loro si sono arrampicati su una delle 46 antenne presenti all’interno per opporsi all’installazione del sistema di comunicazioni satellitari delle forze armate Usa. [..]

Il blitz è stato condannato dagli Stati Uniti: “Gli Stati Uniti – afferma una nota dell’ambasciata americana a Roma – sostengono convintamente il diritto ad una protesta pacifica. Tuttavia, lo sconfinamento illegale da parte di manifestanti in una struttura militare e la deliberata e irresponsabile distruzione della proprietà degli Stati Uniti hanno messo a rischio sia i manifestanti stessi che i soccorritori. Condanniamo tali azioni”.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/04/22/news/no_muos_a_niscemi_scontri_e_denunce_attivisti_sulle_antenne_l_ira_degli_usa-57259325/

Muos: ricorso ministero contro RegioneIl ministero della Difesa ha impugnato al Tar di Palermo le revoche delle autorizzazioni relative al Muos della marina militare Usa di Niscemi e la sospensione dei lavori disposte dalla Regione Siciliana. Lo rende noto Legambiente rivelando che e’ stato chiesto anche ”il risarcimento danno patrimoniale da 25mila euro al giorno” e quelli ”non patrimoniali per avere inciso negativamente sui rapporti tra Italia e Stati Uniti d’America e Nato”. Ansa 25 aprile 2013

No Muos, blitz degli attivisti nella base Usa

Niscemi, in quattro sono saliti su un traliccio di un’antenna contro la costruzione del sistema di comunicazione satellitare della Marina militare Usa

Un gruppo di 10 attivisti “No Muos” ha compiuto un blitz nella base americana di contrada Ulmo, a Niscemi (Caltanissetta), e 4 di loro si sono arrampicati sul traliccio di una delle 46 antenne in esercizio da anni. Protestano per impedire la costruzione del sistema di comunicazione satellitare della Marina militare Usa, ritenuto pericoloso per la salute e per l’ecosistema. La polizia è intervenuta per far uscire i dimostranti dal presidio militare.

Già domenica mezzi diretti al cantiere Muos, scortati dalla polizia, avevano tentato di forzare il blocco. Secondo il coordinamento regionale dei comitati No Muos un ingente schieramento di forze di polizia cingeva d’assedio tutta l’area intorno alla base Nrtf della Marina militare americana, impedendo ai cittadini italiani di muoversi liberamente nella zona e bloccando tutte le strade che conducono alla base, transitabili solo a piedi e previa identificazione dei passanti. “Lo scopo evidente e dichiarato – viene spiegato – è di consentire il transito di un convoglio composto da diversi mezzi che trasportano operai, tecnici e materiali diretti al cantiere Muos, in barba alla revoca delle autorizzazioni”.
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mercoledì 12 giugno 2013

Riceviamo e pubblichiamo da Roberta Barone:Lettera aperta al Governo Italiano.

Signore e signori, Ministri di questo Governo “fantasma”, mi perdonerete forse per aver utilizzato questo termine, eppure i siciliani di fantasmi ne hanno visti fin troppi e, di certo,  non perdonano. A scrivere non è un politico, un presentatore televisivo o un calciatore a cui l’informazione si presta facilmente per diffondere al mondo notizie futili quanto lo scopo stesso per cui vengono compiute quelle azioni. Se c’è una cosa che lo studio della storia insegna è che “distrarre” è un metodo alquanto efficace per spianare le strade ad un progetto così lontano dalle più comuni prospettive umane.

A scrivere è una studentessa siciliana a cui, come molti altri giovani ma soprattutto bambini, è stato negato uno di quei tanti diritti che rappresentano una carta in meno nel grande gioco delle Vita. L’utilizzo della parola “fantasma” non è un risultato di un sentimento adolescenziale volto a sfociare nell’esagerazione o, come di consueto tra i giovani, a trasgredire le regole comuni. Non è nemmeno la risposta ad un sentimento interiore che oscilla tra la rabbia e l’angustia.

Il dizionario si riferisce alla parola “fantasma” come ad una presenza incorporea, io invece mi avvalgo della facoltà di definire fantasma uno Stato che mostra i denti con i più piccoli per rubar loro le caramelle: uno Stato che indossa la sua cravatta migliore parlando di “Unità d’Italia” e che poi rinchiude nell’armadio non i suoi scheletri ma quelli di coloro che per produrre quella cravatta hanno dato la vita.

Ciò a cui mi riferisco è un tema che conoscete benissimo ma che forse è più comodo, anzi doveroso, non sottolineare. Da sempre il popolo siciliano subisce i soprusi e le violenze di chi giunge nell’isola per conquistarla e poi dominarla. Non si stratta più di bombe o colpi di Stato: “liberare” un territorio dalla dominazione di qualcuno per poi imporre la propria (militare, politica, economica o di altra natura), io non la chiamo liberazione. Non chiamo nemmeno Stato dunque, uno Stato che condanna il popolo siciliano per aver interferito nei suoi rapporti di “Pace” con gli Stati Uniti e Israele. Diversi sono stati i messaggi di minaccia da parte del Ministero delle Difesa italiano contro la Regione Sicilia per aver ritardato il lancio del satellite Muos previsto per il 2013, giungendo perfino ad un conflitto di attribuzione tra le due parti.

“Sito di interesse strategico per la difesa militare degli alleati e degli italiani”: così è stato definito il MUOStro per le guerre del XXI secolo. Uno Stato che ripudia la guerra ed ogni mezzo in grado di provocarla ma che non rifiuta, nei fatti, le centinaia di basi militari di proprietà degli Stati Uniti d’America presenti in territorio italiano, basi in cui si nascondono indisturbate bombe atomiche ben più potenti di quelle lanciate durante il secondo conflitto mondiale contro il Giappone. Eppure gli italiani hanno votato NO al nucleare. Cui prodest?

Uno Stato che vende la salute dei suoi cittadini a favore di interessi mondiali ben lontani dai principi di una Costituzione a cui giura fedeltà. Uno Stato che si volta indifferente di fronte alla spontanea protesta di Mamme disperate ma determinate nel mostrare i denti quando si tratta di difendere la propria famiglia, la salute ed il futuro dei propri figli da pericolose antenne che fanno delle Sicilia, un avamposto di guerra. Durante i conflitti mondiali era quasi normale assistere a scene di mamme che con la violenza cercavano di recuperare del pane per sfamare i propri figli, e lo facevano mostrando tristemente i denti per poi, dentro casa, aprire loro il cuore. Questa volta però si parla di mamme che non chiedono il pane a nessuno ma un contesto migliore per poterlo mangiare. E voi glielo avete negato.

Dobbiamo inoltre prendere atto che ultimamente vengono definiti complottisti coloro che parlano di correlazioni tra Scie Chimiche, Haarp e Muos: insegnate dunque ai giovani come superare quei test di ammissioni alle varie facoltà universitarie dove a prevalere sono grafici e statistiche invece che attitudini e passione, ma li costringete a respirare sostanze capaci di “controllare” la mente umana e distrarli con messaggi subliminali, pubblicità, tecnologia e quanto altro. Firmate o ratificate accordi che solo a pochi “eletti” garantiscono immunità. Noi diventiamo merce, massa obbediente alle logiche di mercato e di guerra, quelle combattute con impulsi elettronici e cambiamenti climatici.

Il sistema a cui molti tanto vagamente facciamo riferimento, vuole che l’informazione ed il movimento si concentrino solamente sull’emissione di onde elettromagnetiche (tra le più alte certo) che però riscontriamo anche con infiniti sistemi di comunicazione: perché nessuno ci informa sull’innalzamento dei limiti stabiliti dalla legge riguardo l’emissione di onde, dal dopo guerra ad oggi? Chi fu a controllare ciò?

Ciò che si vuol nascondere riguarda allora un progetto ben più grande, un disegno che controlla i nazionalismi, i patriottismi, lo stesso sentimento di attaccamento che io stessa dimostro prendendo posizione di difesa verso la mia Sicilia, per indirizzarli a suo piacimento. Ma cosa importa a voi di un popolo che “lancia le pietre contro il carro armato”? Quale futuro insegnate a questi giovani sempre più sradicati da quel senso di appartenenza, di origine? Come pretendete di insegnare obbligatoriamente l’Inno di Mameli nelle scuole se poi private quelle personalità della capacità di ammirare il valore di quelle note? Giovani, adulti ed anziani “bombardati”, quasi come cavie sfruttate per losche sperimentazioni.

Parlo io a nome del mio popolo, come altri a nome del loro, ma tutti insieme come pezzi di puzzle di una stessa resistenza. Una resistenza troppo spesso definita “terroristica”, azioni ribaltate dai media a vostro piacimento.  C’è chi li chiama pacifisti, io li chiamo pacifici. Gente armata di coraggio, tante mani unite insieme come infinite gocce d’acqua di un oceano. Ho visto mani aggrappate ad una rete, la stessa che recinta la base “americana” di Niscemi dall’esterno, quasi fossero di proprietà diverse, quasi che noi siciliani dovessimo chiedere permesso allo zio Sam per scavalcare il recinto che divide casa nostra.

Un popolo condannato e tradito dal suo Stato, da voi che vi appropriate delle Forze dell’Ordine per creare disordine tra la popolazione: una guerra tra poveri in nome di una crisi che mette a muro l’animo di un povero padre di famiglia costretto ad ubbidire per sfamare i propri figli ma non sempre consapevole dell’inganno.

Voi che tacete sui motivi della formazione di un nuovo esercito europeo dai privilegi infiniti e giuridicamente inattaccabili, voi che sostenete la guerra ricevendo premi Nobel per la Pace, voi che del “Divide et Impera” ne fate una costante strategia per imporre una democrazia inesistente. Ma i siciliani lo hanno già dimostrato, non resteranno indifferenti!

A voi cari Ministri di ieri e di oggi, a voi che “dovreste” render conto dell’operato al popolo italiano, a voi dedico il mio insignificante ma sincero sfogo.

Roberta Barone

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=17617&fb_source=message

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MUOS: accordi sottobanco per superare il blocco dei lavori

MUOS, le carte segrete. “Io faccio Ponzio e tu fai Pilato”

Un prefetto, un diplomatico degli Stati Uniti d’America e una sfilza di generali e ammiragli. E un ministro della guerra e un viceministro degli esteri. Forse persino una talpa dell’Ambasciata Usa in un prestigioso istituto pubblico d’Italia. Tutti insieme appassionatamente per individuare una strategia che consenti alle forze armate statunitensi di aggirare lo stop ai lavori d’installazione del terminale MUOS nella riserva naturale di Niscemi. Sulla pelle e alle spalle di centinaia di attivisti No war che dal gennaio 2013 bloccano gli ingressi della stazione siciliana di telecomunicazione con i sottomarini nucleari in navigazione negli oceani per impedire il transito degli operai chiamati a realizzare il nuovo sistema di guerra satellitare.

A fine maggio gli hacker di Anonymus Italia hanno fatto incetta di e-mail e comunicazione riservate del Ministero degli interni. Oltre 2.600 documenti prontamente messi online che svelano le trattative del Viminale per l’acquisizione di apparecchiature d’avanguardia da usare per fini investigativi e l’affidamento al cantiere navale “Vittoria” (Adria, Rovigo) dell’ammodernamento di otto unità libiche nell’ambito dei famigerati accordi di cooperazione Italia-Libia per il contrasto all’immigrazione (un contratto da 5 milioni di euro). Ma ci sono pure le informative sulle più recenti mobilitazioni studentesche a difesa dell’istruzione pubblica e le “istruzioni” per la garantire la sicurezza ai viaggi del Capo dello Stato. E, dulcis in fundo, i carteggi tra la Prefettura di Caltanissetta, la Farnesina, il Ministero della difesa e l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Oggetto il MUOS in via di realizzazione in Sicilia.

Il governo italiano è sotto il pressing delle autorità USA indispettite dal provvedimento di revoca delle autorizzazioni ai lavori del terminale terrestre di Niscemi firmato il 29 marzo 2013 dalla Regione siciliana. Ma soprattutto i militari statunitensi invocano un’azione energica contro i presidi e le azioni dirette non violente del Movimento No MUOS. Il 12 aprile, il colonnello B. Tucker, a capo dell’ufficio di cooperazione militare USA in Italia, invia una e-mail al tenente colonnello Filippo Plini e al generale Luca Goretti (entrambi in forza al Capo gabinetto del Ministero della difesa), lamentando gli effetti del blocco dei cantieri del MUOS. “Per ogni giorno di sospensione dei lavori, il governo degli Stati Uniti d’America perde 50.000 dollari”, scrive l’ufficiale. “Il sito deve diventare operativo non più tardi del dicembre 2014 per non pregiudicare la missione. In conseguenza di tutti questi ritardi, abbiamo la necessità di tornare a lavorare immediatamente per rispettare questa data operativa”. Due ore prima, in altra e-mail indirizzata al colonnello Plini, il responsabile dell’ufficio di cooperazione militare aveva stimato il danno economico generato dalla sospensione dei lavori tra i 43 e i 53.000 dollari al giorno, più i costi per il personale. “Le azioni degli attivisti – conclude il colonnello Tucker – impediscono che il personale civile faccia ingresso nella base per eseguire la manutenzione degli impianti di radiotrasmissione che nulla hanno a che fare con il MUOS o di altri impianti come quello di potabilizzazione dell’acqua guasto da qualche giorno”.

Le considerazioni dei militari USA mettono in allarme il governo Monti. Le forze dell’ordine sono chiamate alla tolleranza zero con le proteste, mentre vengono attivati prefetti e questori per individuare una soluzione con la giunta del presidente Rosario Crocetta che consenta perlomeno le opere di predisposizione delle mega-antenne a Niscemi. Il 16 aprile, con una e-mail inviata alle ore 8.20 al viceministro degli esteri Staffan de Mistura (oggi commissario straordinario del governo Letta per sbloccare la vicenda dei fucilieri di Marina accusati in India di omicidio), il prefetto di Caltanissetta Carmine Valente risponde alle considerazioni “sollecitate” dall’interlocutore. “Dopo la riunione di ieri a Palazzo Chigi sembra che la situazione di empasse in cui ci si trova sull’argomento MUOS possa essere superata, anche alla luce di una conversazione informale avuta oggi con Crocetta”, esordisce il prefetto. “Il Presidente in effetti ha manifestato imbarazzo a ritirare la revoca in quanto non sarebbe sostenuta da alcuna motivazione plausibile e perché, alla luce dell’accordo politico raggiunto lo scorso 11 marzo, è stata accettata pubblicamente anche dal Governo nazionale la tesi che le autorizzazioni rilasciate precedentemente dalla Regione Siciliana presentassero vistose lacune sotto il profilo ambientale e sanitario”. Valente spiega tuttavia di aver percepito che a Palermo “vi sarebbero poche remore a concedere una deroga alla revoca per la prosecuzione di alcuni lavori ben definiti, nelle more della decisione della Commissione istituita presso l’Istituto Superiore di Sanità”. A tal fine, il prefetto suggerisce che il Ministero della difesa presenti alla Regione una richiesta di autorizzazione “di un numero limitato di lavori, indicati anche solo di massima, da portare a termine entro il prossimo 31 maggio”, data fissata originariamente (ma non rispettata) per la consegna degli studi I.S.S. sui rischi elettromagnetici del MUOS. “Tale richiesta diventerebbe oggetto di una Conferenza di servizi durante la quale la Regione accetterebbe il prosieguo di alcuni lavori in deroga”, conclude Valente.

Mercoledì 17 aprile, alle ore 22.36, il viceministro degli esteri trasmette una raccomandazione al prefetto di Caltanissetta. “Le sarei grato di tenerlo a mente perché se le liste arrivano, mi sono impegnato a suo nome e alla luce di ciò che ha detto di fare si (sic) che gli operai addetti ad opere non MUOS possano avere accesso alla base”, scrive Staffan de Mistura. In effetti, il viceministro si era rivolto qualche attimo prima a Douglas C. Hengel, vicecapo missione dell’ambasciata Usa a Roma, per concordare l’iter da seguire per ottenere dalla Regione siciliana una deroga al divieto di avanzamento dei lavori nel sito di Niscemi. “Dear Doug, quanto segue relativamente a quanto discusso nell’ultima info con il prefetto Valente”, esordiva de Mistura. “Per superare le revoche avremmo bisogno con urgenza da parte delle autorità della base o del ministero della difesa italiano una lista che indichi specificatamente che sono necessari nel posto lavori non relativi alle parabole MUOS. Le liste dovrebbero includere il numero stimato di contractor civili richiesti per questi lavori. La lista che deve essere indirizzata formalmente al governatore Crocetta, con una copia al prefetto, consentirebbe a quest’ultimo di essere in una posizione che assicuri quotidianamente il passaggio (a dispetto delle revoche) dei contractor richiesti, per lavori ordinari fino al 31 maggio quando finisce il divieto. Relativamente ai passi legali del ministero della difesa italiano con oggetto le revoche, essi andranno sicuramente avanti con la speranza che verranno accolti dalle autorità competenti”.

Tra i file in mano ad Anonymus Italia compare altresì la nota che sempre il 17 aprile il diplomatico Douglas C. Hengel aveva inviato al viceministro sollecitando una soluzione che consentisse l’ingresso dei tecnici e delle imprese appaltatrici all’interno della base. “Abbiamo la necessità che i contractor del MUOS facciano ritorno al sito per spegnere e altrimenti mettere a sicuro le attrezzature a cui essi stavano lavorando”, scrive Mr. Hengel. “Quando hanno lasciato il sito l’ultima volta, si aspettavano di tornare il giorno successivo e così non si sono portate via le attrezzature di monitoraggio e altre cose connesse che non dovrebbero restare in questo stato per lungo tempo. O così mi è stato raccontato. Pertanto i nostri militari a Sigonella lavoreranno con l’ufficio del Prefetto perché alcuni contractor (non so’ quanti) abbiano accesso al sito. Quando ciò accadrà, le persone che ci stanno osservando vedranno i contractor lavorare al MUOS”.

“Voglio farti sapere – aggiunge Douglas C. Hengel – che stiamo per inviare al Ministero affari esteri una nota diplomatica con un documento per asserire il nostro diritto di accesso secondo il NATO SOFA (lo Status of Forces Agreements che stabilisce il quadro giuridico generale entro cui opera il personale militare statunitense in Italia, nda), compreso quello dei contractor accreditati come rappresentanti tecnici, alle installazioni militari cedute in uso alle forze armate USA. La nazione ospitante ha l’obbligo di assicurare l’accesso alle persone coperte dallo status SOFA nei siti che ci sono stati ceduti”.

Il diplomatico parla poi dell’intenzione del Movimento 5 Stelle di effettuare un’ispezione parlamentare a Niscemi. “Il Ministro della difesa ha ricevuto oggi una richiesta per una visita da parte di 9 parlamentari di M5S al sito NRTF/MUOS. La richiesta è stata spedita al Ministero Affari Esteri e poi a noi. Noi supporteremo la loro visita”. Hengel spiega infine di seguire con attenzione i lavori del comitato dell’Istituto Superiore di Sanità che analizza i possibili rischi elettromagnetici del MUOS, lasciando intendere di poter disporre d’informazioni di prima mano. “Ieri ho parlato con Carpani al Ministero della salute. Noi c’incontreremo con il ministro la prossima settimana per un aggiornamento sullo studio”. La persona chiamata in causa potrebbe essere il Capo di gabinetto del Ministero della salute Guido Carpani, già vicedirettore della segreteria generale della Presidenza della Repubblica dal 2001 al 2012 (presidenti Ciampi e Napolitano).

Giorno 18 aprile, alle ore 17.05, il Capo di gabinetto del Ministero della difesa, ammiraglio Vanni Nozzoli, invia un messaggio al prefetto Carmine Valente per delineare le modalità d’intervento presso la Regione siciliana affinché vengano definite le attività da autorizzare all’interno della base di Niscemi. “Concordiamo sul fatto che la Difesa è l’interfaccia con gli USA per i lavori e intenderemmo informare la Regione per il Suo tramite”, scrive l’alto ufficiale. In attachment alla e-mail c’è un documento-bozza stilato in accordo con il viceministro De Mistura e l’Ufficio di Cooperazione per la Difesa (ODC) dell’Ambasciata USA che delinea i principi da seguire per assicurare l’ingresso a Niscemi dei contractor USA. “Gli operai civili devono poter entrare sempre nel Parco antenne (esistenti ed operanti da tempo)”, vi si legge. “In quanto autorizzato e funzionante serve l’accesso di operai civili per la manutenzione ordinaria”. Per gli impianti MUOS in costruzione, si precisa che “gli operai civili devono entrare regolarmente” in quanto “è necessario assicurare la manutenzione e la riparazione di eventuali avarie di impianti di sicurezza e di quanto già realizzato anche per prevenire inconvenienti”. Nel documento si specifica altresì che “sarà cura di ODC preparare elenco e tipologia dei lavori e ditte/operai coinvolte sia per gli impianti NRTF che MUOS”.

“Il montaggio delle parabole e i lavori di costruzione delle torri sono sospesi fino all’acquisizione dello studio ISS (31 maggio) come concordato nella riunione del 15 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri”, annota ipocritamente l’estensore della bozza. Infine il protocollo da far sottoscrivere al governatore Crocetta e al Ministero della difesa. La Proposta dell’attività presso il sito di Niscemi nella attuale situazione a fronte delle revoche emanate dalla Regione Siciliana si apre con l’assunto che “il personale militare US e quello militare nazionale devono sempre poter entrare/uscire dal sito in quanto concessionari/titolari dell’area”. “Il personale civile US e il personale di ditte/operai italiani coinvolti nel funzionamento degli impianti e infrastrutture NRTF devono poter entrare/uscire per le attività quotidiane e la riparazione degli apparati radio, antenne, impianti elettrici, generatori elettrici nonché interventi in occasione di avarie e malfunzionamenti essenziali per la piena funzionalità del sistema”, si legge al punto 2. Relativamente ai cantieri del MUOS, la proposta di accordo Stato-Regione assicura la completa libertà di movimento al personale civile statunitense e a quello italiano “onde garantire la messa in sicurezza delle costruzioni e dei sistemi” e per “intervenire in particolare in caso di imprevisti, previa tempestiva informazione mediante la locale Prefettura”. Il protocollo priva la Regione siciliana da qualsivoglia controllo e verifica degli interventi autorizzati. “Il Prefetto competente per territorio sarà preventivamente informato sullo svolgimento delle entrate/uscite, mentre il comandante dell’aeroporto di Sigonella, o suo delegato, assicurerà il rispetto di tutte le restanti attività previste alla NRTF e ai cantieri MUOS”.

Nel tardo pomeriggio del 17 aprile è il prefetto di Caltanissetta a rivolgersi via iPhone al Capo di gabinetto Nozzoli. “Il mio intervento con il Vice ministro De Mistura – scrive Carmine Valente – è servito a chiarire che il passaggio dei civili per la manutenzione ordinaria della base non si è mai interrotto se non quando non siamo riusciti a far passare il messaggio che si entrava davvero per fare quella, mentre lavori al MUOS oggi si potrebbero fare soltanto ottenendo una deroga dalla Regione rispetto al provvedimento di revoca”. Il prefetto chiede che sia il Ministero della difesa a presentare la “richiesta per poche attività legate al MUOS senza che queste inficino lo spirito della revoca”. “Tengo a confermarle che l’Assessore Lo Bello la sta aspettando”, aggiunge. “In tal modo eventuali osservazioni è giusto siano sollevate direttamente tra di voi. Sono a disposizione successivamente a farmi parte attiva per la comunicazione alla cittadinanza di Niscemi”. Valente suggerisce però di agire con molta cautela onde non irritare ulteriormente gli attivisti che presidiano le vie di accesso alla base. “Mi preme far osservare che lavori corposi che implichino l’utilizzo di molti operai civili non sarebbero accettati e sarebbe difficile farlo comprendere alla popolazione. Inoltre consideriamo che il 31 maggio è davvero dietro l’angolo e quindi forse non forzare troppo la mano sarebbe consigliabile”.

Il 18 aprile alle ore 17.29 giunge l’Ok di Staffan de Mistura alla bozza da sottoporre alla Regione. Prima però si registra uno scambio di e-mail tra lo stesso viceministro, l’ammiraglio Nozzoli, il ministro della difesa Giampaolo Di Paola e il diplomatico statunitense Doug G. Hendel. In una, in particolare, de Mistura suggerisce a Hendel di “estendere il valore e l’utilità” della lista dei contractor da sottoporre alla Regione siciliana e alla Prefettura di Caltanissetta oltre che ai lavori di ordinaria manutenzione della base anche a quelli del MUOS. L’idea era venuta a Carmine Valente. “Stamani ho parlato con l’ass. Lo Bello che sa tutto e aspetta questa lista”, aveva annotato il prefetto nella tarda mattinata del 18 aprile 2013.

Lo stesso giorno, Douglas C. Hendel si mostra comunque irritato di dover interloquire con il governo siciliano. “Ti risponderò questo pomeriggio”, scrive il diplomatico a de Mistura. “Noi non vogliamo essere visti che negoziamo con Crocetta su cosa possiamo e non possiamo fare. Il nostro accordo sul MUOS è con il Ministero della difesa”. Il 22 aprile viene stilata la bozza finale da sottoporre all’Assessorato ambiente e territorio della Regione siciliana. L’ammiraglio Vanni Nozzoli ne invia copia al viceministro degli esteri, al prefetto di Caltanissetta, all’ambasciata USA in Italia e ai generali Paolo Romano e Luca Goretti. “L’intendimento è di darne conoscenza anche alla Procura una volta definita”, scrive il militare. “Al riguardo chiedo cortesemente una vostra condivisione ovvero eventuali osservazioni prima di procedere. Ciò anche alla luce dei fatti di oggi”. In mattinata quattro attivisti No MUOS avevano fatto ingresso nella base di Niscemi e si erano arrampicati in cima alle antenne del sistema NRTF. Due di essi, Turi Vaccaro e Nicola Boscelli, erano stati poi arrestati e condotti a Caltagirone per comparire davanti all’autorità giudiziaria. Il blitz, ovviamente, aveva mandato in tutte le furie i militari di Sigonella e il corpo diplomatico statunitense. Nozzoli rigira al prefetto la nota di protesta ricevuta dal vicecapo missione Hengel. “Caro Vanni, è stato pubblicato che quella in corso è stata denominata la Settimana di protesta da parte del gruppo No MUOS. Vedi http://www.nomuos.info/en/la-resistenza-unisce-le-lotte-settimana-resistente-21-28-aprile/”, scrive il funzionario USA. “Dato quanto accaduto oggi, noi chiediamo che venga distaccata una forza militare di sicurezza italiana aggiuntiva per assistere le nostre forze alla NRTF per il resto della settimana. Alcune forze di sicurezza del 41° Stormo erano nel sito oggi e sono state molto apprezzate. Non vogliamo che si ripeta quanto accaduto stamani — siamo felici che nessuno si sia ferito seriamente. Forze di sicurezza addizionali possono aiutare a prevenire che ciò possa avvenire ancora”.

Il 23 aprile il Capo di gabinetto del Ministero della difesa si rivolge direttamente all’assessore regionale Marisa Lo Bello. “Illustre Assessore – scrive Nozzoli – le invio una scheda con la quale intendiamo formulare una proposta per condividere un quadro chiaro della situazione/esigenze dei lavori/attività nel sito di Niscemi (Parco antenne esistente e MUOS), tenuto conto di quanto concordato nelle riunioni e a seguito delle revoche emesse dalla Regione. Riteniamo che un quadro chiaro e condiviso possa consentire di affrontare meglio la situazione in atto e prevista nei prossimi giorni, contribuendo a istaurare un clima più disteso. Posto che siamo a disposizione per chiarimenti/approfondimenti, qualora condiviso propongo di concordare un modo per ufficializzarlo congiuntamente. Ovviamente il Prefetto è a conoscenza di questa iniziativa”.

Il contenzioso con la Regione viene risolto in tempi record. La mattina seguente il prefetto Valente scrive a Vanni Nozzoli: “Caro Ammiraglio. Ho avuto modo di parlare con l’Assessore Lo Bello, mi ha assicurato che la scheda è condivisibile e che rispecchia esattamente quello che ci eravamo detti a Roma nell’ultima riunione. Stava pertanto preparando una risposta in tal senso”. Il funzionario esprime però un certo disappunto per la decisione dei giudici di scarcerare i due pacifisti arrestati dopo l’introduzione all’interno della base USA. “Apprendo ora che gli ultimi due che sono saliti sull’antenna sono stati scarcerati dal gip di Caltagirone e portati in trionfo a Niscemi”, scrive Valente. “Non è un buon segnale”. “Concordo sul brutto segnale e speriamo che con una maggiore chiarezza si riduca la tensione”, risponde Nozzoli. “Grazie comunque, caro Prefetto. Trovare la condivisione della Regione è importante per tutti”.

L’atto ufficiale dell’Assessorato regionale all’ambiente e territorio giunge il 3 maggio 2013 e reca la firma del dirigente generale Vincenzo Sansone. “Relativamente alla scheda proposta – vi si legge – fermo restando che questo Assessorato non ha mai impedito alcuna azione all’interno della base, nulla osta a che vengano effettuati interventi di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti, demandando al Prefetto e al Comandante di Sigonella la vigilanza sulle attività svolte all’interno della base”. Pace fatta tra Regione, governo nazionale e Washington mentre Crocetta & C. salvano la faccia e l’onore. O quasi.

“I contenuti emersi dalle e-mail tra vari soggetti istituzionali portano allo scoperto, da un lato, la determinazione da parte del governo a tutelare in ogni modo gli interessi degli Stati Uniti e, dall’altro, l’apertura della Regione al completamento dei lavori del MUOS”, commenta l’avvocata Paola Ottaviano del Coordinamento regionale dei Comitati No MUOS. “Non capiamo che senso abbia completare la predisposizione delle parabole, senza installarle, se poi dovesse essere provato che le autorizzazioni non potevano essere in alcun modo concesse. Nello stesso tempo, la recente decisione del Tar di Palermo di richiedere ulteriore documentazione all’avvocatura di Stato per giustificare la legittimazione ad agire del ministero della difesa contro la revoca delle autorizzazioni, fa sperare che prima o poi tutti i nodi vengano al pettine. Per porre fine a questo progetto insostenibile e mettere in luce tutte le responsabilità di chi lo ha permesso”.
Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, n. 15, giugno 2013
Pubblicato da Antonio Mazzeo

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2013/06/muos-le-carte-segrete-io-faccio-ponzio.html

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