Quali malattie si curano con l’acqua?

Mentre molti di noi tentano invano di ristabilire la propria salute ingoiando ogni giorno mucchi di pastiglie, gli studiosi sono sempre più propensi a credere che esista un mezzo molto più efficace ed accessibile. Lo si può permettere ogni persona in quanto ce l’ha a casa. Si tratta dell’acqua, la sostanza fondamentale senza la quale non esisterebbe la vita sulla Terra.
Da molti anni laboratori di tutto il mondo conducono esperimenti stupefacenti per la modifica della struttura dell’acqua. È stato scoperto che proprio dalla sua struttura dipendono le proprietà che l’acqua trasmette in seguito all’organismo vivente.

Per conoscere le peculiarità della cura con l’acqua strutturata “La Voce della Russia” si è rivolta alla terapeuta Anna Jakovleva che già da alcuni anni cura efficacemente i suoi pazienti con l’aiuto di questo metodo:

La struttura variabile dell’acqua è molto più importante della sua composizione chimica costante. Ciò consente di conferire all’acqua queste o quelle proprietà necessarie. È noto che la struttura dell’acqua cambia sotto l’effetto della musica e delle parole. Così, quando viene suonata musica classica, quando vengono pronuciate preghiere, mantra o semplicemente parole di gratitudine, le molecole dell’acqua possono curarci. Al contrario, le bestemmie, le parole che umiliano e ingiuriano l’uomo influiscono sull’acqua in modo che comincia a distruggere la salute umana.

Ecco un fatto sorprendente: l’acqua è suscettibile a ciò che pensiamo e, qual che più conta, diciamo. In presenza di pensieri positivi e del senso di gratitudine emanato dall’uomo l‘acqua è capace di operare miracoli e curare persino le malattie più gravi. Non a caso i nostri antenati leggevano preghiere prima di ogni refezione. È venuto infatti fuori che, oltre al significato sacrale, questo rito ha anche un significato pratico. Non solo, ma bisogna ricordare che noi stessi consistiamo prevalentemente di acqua e che la nostra acqua “interna” reagisce anche ai nostri ragionamenti, visto che la nostra salute è, in sostanza, il risultato dei nostri pensieri.

Ciò è descritto dettagliatamente nel libro “I Messaggi dell’Acqua” dello scrittore giapponese Masaru Emoto. Il libro è uscito nel 1999 ed ha suscitato subito chiassose reazioni nel mondo scientifico. Masaru Emorto dimostra che l’acqua modifica in modo determinato la propria struttura sotto l’effetto di varie emozioni umane. A titolo di prova vi sono pubblicate foto dei cristalli dell’acqua congelati subito dopo essere stati sottoposti all’azione della musica classica e delle parole che portavano messaggi positivi e foto di quei cristalli che hanno “ascoltato” hard rock e parole offensive. Nel primo caso i cristalli erano bellissimi ed avevano una forma perfetta. Nel secondo caso rappresentavano frammenti rotti e non strutturati.

Racconta Anna Jakovleva:

Tre anni fa ho deciso di svolgere un piccolo esperimento con i miei pazienti per accertare l’effetto prodotto dall’acqua strutturata sulla salute umana. All’inizio molti partecipanti erano scettici, il che, del resto, non stupisce. Per interessarvi possibilmente il più grande numero di persone e per dimostrare che il metodo funzionasse ho deciso di realizzare un esperimento sulle piante. Avevamo tre viole che in quel momento erano nella fase di riposo e non fiorivano.

Abbiamo cominciato ad annaffiare la prima viola con acqua caricata di musica classica, prevalentemente di arie di Puccini e Verdi, in quanto amo molto l’opera italiana. La seconda viola è stata annaffiata con acqua che ha “ascoltato” la cronaca criminale trasmessa in tv. La terza viola è stata irrorata con acqua normale. Due settimane dopo abbiamo già ottenuto i primi risultati. La prima viola è fiorita, la seconda ha perso alcune fogle ed è cominciata a marcire, la terza non ha mostrato nessun cambiamento significativo. Un mese dopo la seconda viola è, putroppo, morta, mentre la prima fioriva rigogliosamente. La terza viola è rimasta così come era all’inizio dell’esperimento. Molti miei pazienti hanno avuto quindi modo di vedere con i propri occhi che l’acqua è capace di influire sugli organismi viventi ed hanno deciso di provare su di sé tale metodica. Come risultato, la maggior parte di loro ha cominciato a sentirsi molto meglio.

È possibile sostituire la somministrazione di farmaci con un bicchiere di acqua “viva”, cioè strutturata? Che cos’è: un vero miracolo o l’effetto placebo? Che ciascuno decida per sé in che cosa credere. Ma durante la colazione, per ogni evenienza, dite “grazie” alla vostra acqua. Semplicemente per provare. Forse funzionerà.

Link: http://italian.ruvr.ru/2013_10_28/Quali-malattie-si-curano-con-l-acqua/

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Acqui Terme, morto Augusto Odone il papà de “l’olio di Lorenzo”

25 ottobre 2013

Assieme alla moglie lottò per fermare la malattia degenerativa che colpì il figlio. Lorenzo morì di polmonite nel 2008 a trent’anni. La moglie Michaela se la portò via un cancro nel 2000

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18:45 – Augusto Odone, il carismatico economista italiano della World Bank che dedicò gli sforzi di una vita a salvare il figlio malato di adrenoleucodistrofia (Adl) ispirando nel 1998 il film “l’Olio di Lorenzo” con Nick Nolte e Susan Sarandon, è morto a 80 anni ad Acqui Terme in Piemonte. Lo ha annunciato la figlia Cristina.

Per prolungare la vita a Lorenzo rallentando il decorso inesorabile della malattia, Augusto e la moglie Michaela si improvvisarono scienziati e misero a punto una terapia basata su due comuni olii da cucina sfidando l’ortodossia medica. Lorenzo, a cui a sei anni i medici avevano dato ben poco da vivere, è morto nel 2008 all’indomani del suo 30esimo compleanno nella casa alle porte di Washington dove per 23 anni era rimasto confinato in un lettino da paralitico.

“Alla fine il suo cuore ha ceduto”, ha detto del padre Cristina Odone: “Aveva una incredibile forza vitale. Non aveva accettato la condanna a morte di Lorenzo e non accettava una condanna a morte per sè”.

La storia degli Odone è una incredibile avventura di affetti familiari e di sfida ai metodi della medicina ufficiale. E’ stato merito della cocciutaggine e dell’amore dei suoi genitori che Lorenzo è arrivato a trent’anni. Nel 1984, quando ne aveva appena sei, i medici gli avevano dato due anni di vita dopo la diagnosi della Adl, una rarissima malattia neurologica che non perdona o, almeno allora, non perdonava.

Foto 1Questo perché mamma e papà Odone, determinati a sfidare la scienza ufficiale per salvare il loro bambino, scoprirono un trattamento a base di olio di oliva e olio di colza – l’olio di Lorenzo, appunto – di cui qualche anno fa Hugo Moser il neurologo della Johns Hopkins University che all’inizio era stato uno dei luminari più ostili, ha finalmente riconosciuto una qualche efficacia.

Lorenzo è morto di polmonite e non della crudele malattia che da quando era bambino lo aveva progressivamente chiuso al mondo esterno. Michaela, la mamma glottologa la cui interpretazione aveva fatto vincere l’Oscar a Susan Sarandon, era morta nel 2000 di cancro. Dopo la morte del figlio Augusto era tornato in Italia.

L’adrenoleucodistrofia colpisce circa 16 mila americani ogni anno, in generale maschietti tra i quattro e i dieci anni, danneggiandone i nervi e spesso progredendo velocemente alla paralisi totale e alla morte. E grazie agli sforzi degli Odone tanti bambini si vedranno risparmiati i sintomi di un male orribile.

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35 milioni di morti l’anno! Cocaina? Sigarette? Droga? No, zucchero bianco!

Posted By On 20 ott 2013

Lo zucchero raffinato è tra i maggiori imputati dell’insorgere di quelle che vengono definite come malattie del benessere: diabete, obesità, problemi legati al metabolismo, ipertensione, danni a livello del fegato. Secondo studi recenti lo zucchero raffinato sarebbe da considerare tra le cause che ogni anno provocano la morte di 35 milioni di persone, con particolare riferimento al diabete ed alle malattie cardiocircolatorie.

zzUso e abuso di un alimento nocivo e di largo consumo presente nella nostra alimentazione

La presenza dello zucchero è del 14% nella canna, del 17,20% nella barbabietola, insieme a clorofilla, microelementi e minerali. In questa concentrazione e composizione, lo zucchero, è un alimento di alto valore nutrizionale poiché contiene in forma organica molte sostanze nutritive necessarie alla vita.

Alimento che assumiamo in modo alterato attraverso dolci, caramelle, bevande commerciali, conserve, liquori, prodotti salati, ecc, è il prodotto finale di una lunga trasformazione industriale (circa 9 lavaggi chimici!) che uccide e sottrae tante sostanze vitali, come le vitamine presenti appunto nella barbabietola o nella canna da zucchero.

Le sostanze zuccherine sono alimenti importantissimi della nostra dieta poiché rappresentano la fonte primaria per la produzione di energia necessaria all’organismo e per questo motivo devono essere completi di tutto ciò che la natura ha loro fornito per cedere al nostro corpo, la loro ricchezza.

Perché lo zucchero bianco, è una sostanza nociva?

Lo scienziato Dr. M.O. Bruchner, specialista delle malattie interne, primario dell’ospedale Eben Ezer, LemgoLippe, (Germania), dopo diverse ricerche scientifiche sostiene che l’uomo necessita di carboidrati “zuccheri” per la sua attività vitale, quali fattori di energia. Di conseguenza viene da pensare: lo zucchero è uno degli alimenti più favorevoli per produrre energia, insieme ad altri zuccheri derivati da farina bianca come pane, pasta, riso, patate. Gli zuccheri industriali, quindi le farine bianche come pure lo zucchero d’uva, il fruttosio, l’aspartame, il saccarosio per esempio fabbricati sinteticamente, nel corpo agiscono ben diversamente.

Per la loro decomposizione e disposizione necessitano delle stesse vitamine, sostanze minerali ed enzimi come tutti gli zuccheri di frutta e amidi naturali, ma questi ultimi contemporaneamente li forniscono, mentre gli altri ne privano il corpo (andando a pescare nelle ossa, nelle cartilagini, nelle strutture tendinee ecc.) impoverendolo da un lato e disorientando le sue funzioni dall’altro. Purtroppo la scienza ha sempre voluto trascurare questo problema che è alla base di molte malattie a carattere infiammatorio autoimmunitario.

Dove passa lo zucchero che distrugge, arriva la medicina che tenta di riparare curando gli effetti del diabete, del colesterolo, della pancreatite, della iperglicemia ecc. Il consumo abituale dello zucchero bianco distrugge in gran parte le vitamine del gruppo B. La vitamina B1 d’altro canto è necessaria per l’assimilazione dei carboidrati.

La vitamina B

Quanto più zucchero viene introdotto, tanto maggiore è il fabbisogno di Vitamina B1, poiché esso l’asporta, causando:

  • Lesioni ai tessuti nervosi; dato l’alto fabbisogno di vitamina B1, essi perdono assai presto la loro capacità di funzionamento.
  • La vitamina B1 permette, in presenza di magnesio, la così importante decomposizione dell’acido lattico (prodotto di degradazione del glicogeno [glucosio immagazzinato]). Per mancanza di vitamina B1 aumenta il contenuto di questi acidi nel sangue e nei tessuti e ne sono soprattutto coinvolte l’ attività cerebrale e cardiaca.
  • La B1 regola il giusto scambio dell’insulina nel corpo. La sua carenza è causa di diabete.
  • La carenza di B1, causa inoltre una modifica nell’economia fosforica (ricordo che il fosforo è un minerale molto importante ai fini di molti processi metabolici) e un’elaborazione insufficiente del glucosio, che si manifestano con malattie cardiache croniche.
  • La B1, regola lo scambio dell’albumina (proteina del plasma prodotta dal fegato che regola in un certo senso i liquidi cellulari e le varie pressioni all’interno della cellula) e dei nuclei cellulari. La sua presenza abbatte gli stadi preliminari dell’acido urico prevenendo malattie degenerative come gotta, artrite ecc.
  • La carenza di B1 causa anormalità nella pressione del sangue, e nella sudorazione.
  • La B1 è necessaria per la sintesi degli acidi grassi essenziali (i famosi Omega 3 – Omega 6), che hanno il potere di arrestare l’arteriosclerosi.
  • La carenza di B1 causa disturbi nella formazione dell’acido cloridrico (prodotto per la digestione) nello stomaco, l’affievolimento e la degenerazione della muscolatura intestinale ed anche la degenerazione dei vasi sanguigni capillari, con conseguenti dilatazioni, ed emorragie.
  • La carenza di B1 fa sentire il bisogno di stimolanti come alcool, carne, caffè, tè, cioccolato, tabacco, poiché determina l’indebolimento degli effetti stimolanti dell’adrenalina.

Questi sono soltanto degli effetti più gravi causati dalla carenza di vitamina B1.

Spesso a stati carenziali metabolici come i problemi relativi al calo delle difese immunitarie, il medico dietologo, integra l’alimentazione con le vitamine del gruppo “B”, ma non consiglia al paziente di “abolire” lo zucchero bianco e limitare l’uso delle farine bianche; è come dire all’obeso di continuare a mangiare come fa di solito ma con la sola eccezione di mettere la saccarina nel caffè oppure consigliare l’aspirinetta o altro “come per esempio il doppler alla carotide” al cardiopatico che divora ogni giorno quantità ingenti di cibo e magari sta morendo!

Ma non è finita… La carenza di vitamina “B” causa disturbi nell’assimilazione degli zuccheri, crampi e ostacola pure la formazione dei globuli rossi, poiché i composti del ferro sono male utilizzati. Gli occhi non distinguono i colori e perdono la potenza visiva all’imbrunire; spesso è ostacolato il normale sviluppo del feto, con conseguenti malformazioni, accorciamento delle ossa delle braccia e delle gambe, della mandibola, fusione delle dita e delle costole, fenditure del palato e persino aborti, parti prematuri e nati morti.

Consideriamo inoltre ciò che può ancora causare lo zucchero quale distruttore dell’Acido Nicotinico, altro membro del gruppo delle vitamine B. Esso aiuta a promuovere le ossidazioni, vale a dire la combustione e la scomposizione dei prodotti intermedi del ricambio, degli zuccheri. Inoltre esso è di aiuto nell’utilizzazione dei grassi e delle proteine, nella trasformazione di sostanze minerali e degli ormoni, e partecipa in modo determinante alla respirazione cellulare, vale a dire allo scambio di assunzione dell’ossigeno e di eliminazione dell’acido carbonico nelle cellule (un prodotto del metabolismo cellulare).

Vanno ancora aggiunti come effetti nocivi all’uso abituale di zucchero bianco i più svariati quadri morbosi, fra cui: stanchezza, insonnia, debolezza nervosa, stati depressivi, mal di testa, disturbi nel ritmo del sonno, facile sudorazione, crampi e intorpidimento delle estremità, debolezza muscolare, inappetenza o bulimia (appetito insaziabile), stitichezza, atonia gastrica e intestinale, assenza di succhi gastrici, bruciori di stomaco, dismenorree (mestruazione dolorosa), metrorragie (perdita di sangue di origine uterina), aborti e parti prematuri, disturbi cardiaci e circolatori, anemia, disfunzioni ghiandolari, pruriti, infiammazioni della lingua, delle gengive e della laringe. ecc.

Lo zucchero raffinato ci sottrae anche l’acido pantotenico facente parte del gruppo “B”

La sua mancanza blocca addirittura l’effetto delle altre vitamine e ostacola la giusta rigenerazione del sangue e delle mucose. L’acido pantotenico agisce inoltre quale epatoprotettore (protettore del fegato) e aiuta la funzione della tiroide. I bruciori ai piedi e alla pianta dei piedi, con dolori passeggeri, fulminei agli arti inferiori, combinati ad arrossamento o colore bluastro della pelle, come pure la formazione della forfora sono, altri sintomi di carenza di questa vitamina. Lo zucchero raffinato per poter essere utilizzato sottrae inoltre anche altre vitamine e sostanze minerali importanti tra le quali vitamina E, H, con possibili altri danni causati da queste carenze.

zuccheroCome viene prodotto lo zucchero bianco?

Meno di due secoli fa lo zucchero bianco non esisteva e l’unica fonte dolce, oltre al miele e alla frutta, era rappresentata dallo zucchero di canna integrale importato dai tropici. Come conseguenza delle guerre napoleoniche, l’Europa smise di importare lo zucchero dalle Americhe. Napoleone ebbe allora la brillante idea di estrarre lo zucchero dalla barbabietola. Essendo il prodotto dell’estrazione poco gradevole al gusto, si completò l’opera con un processo di raffinazione il quale, come avviene anche per la farina bianca, provoca la perdita di vitamine e minerali producendo una sostanza chimica pura e morta, ma bianca.

Il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene sottoposto a depurazione con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica.

Il prodotto quindi subisce ancora un trattamento con il velenosissimo acido solforoso per eliminare il colore scuro e successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione. Si arriva così allo zucchero grezzo.

Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno). Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta al pubblico per zuccherare (avvelenare) gran parte di ciò che mangiamo.

Che cosa è rimasto del primo succo scuro ricco di vitamine, sali minerali, enzimi, oligoelementi che avrebbero dato tutto il loro benefico apporto, di energia e di salute? Nulla! Anzi, per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il calcio e il cromo) per ricostituire almeno in parte quell’armonia di elementi distrutta dalla raffinazione. Le conseguenze di tale processo digestivo sono la perdita di calcio, nei denti e nelle ossa, con l’indebolimento dello scheletro e della dentatura. Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi, ecc.) e delle carie dentarie che affliggono gran parte della civiltà occidentale.

Cosa provoca il tossico zucchero bianco a livello intestinale?

A livello dello stomaco del pancreas e del duodeno provoca quello che tutti i giorni o quasi riscontro a studio: processi fermentativi con produzione di gas e tensione addominale e l’alterazione della flora batterica con tutte le conseguenze che ciò comporta (coliti, stipsi, diarree, formazione e assorbimento di sostanze tossiche, ecc.).

Come faccio ad asserire questo? Semplice, chiedo alle persone che si sottopongono ai miei trattamenti il loro stile alimentare e puntualmente mi confermano che adottano un’alimentazione “zuccherina”! Quindi questo prodotto così trasformato è necessario alla buona salute?

È stato ampiamente verificato che le popolazioni non raggiunte dalla cosiddetta “civiltà bianca” non sono soggette a carie o altre malattie dei denti. Con l’arrivo dei bianchi e dei loro prodotti alimentari raffinati (zucchero, dolciumi, alcool, pane, pasta…), gli aborigeni dell’Australia, i Maori della Nuova Zelanda, gli Indios del Perù e dell’Amazzonia, i Pellerossa del Nordamerica ecc. hanno anch’essi cominciato ad essere soggetti alle stesse malattie dei bianchi; l’incidenza della carie, che prima era una malattia a loro del tutto sconosciuta, è arrivata a colpire fino al 100% cosi come le altre malattie dell’organismo dall’artrite reumatoide all’osteoporosi, alle malattie autoimmuni ecc ecc.

Il pericoloso zucchero bianco ha una grossa influenza sia sul sistema nervoso sia sul metabolismo, creando prima stimolazione poi depressione. In realtà si crea una vera forma di dipendenza, come avviene con la droga, a tutti gli effetti! Ciò è causato dal rapido e violento assorbimento dello zucchero nel sangue che fa salire la cosiddetta glicemia. Di fronte a tale subitanea salita, il pancreas (l’organo per eccellenza che gestisce gli zuccheri) risponde immettendo insulina nel sangue e ciò provoca una brusca discesa del tasso glicemico detta “crisi ipoglicemica” caratterizzata da uno stato di malessere, sudorazione, irritabilità, aggressività, debolezza, bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo su di tono (il classico stato down che avverte il tossicodipendente). La conseguenza di questa caduta degli zuccheri è l’immissione in circolo, da parte dell’organismo, di altri ormoni atti a far risalire la glicemia.

Questi continui “stress” ormonali con i loro risvolti psicofisici determinano un esaurimento delle energie con l’indebolimento di tutto l’organismo e impoverimento del sistema immunitario.

Quando mangiamo 50 gr. di zucchero bianco, la capacità fagocitaria dei globuli bianchi si riduce del 76% (ossia la capacità di questi organi a combattere le infezioni) e questa diminuzione del sistema di difesa dura circa 7 ore. Le gravi malattie che oggi affliggono l’umanità (cancro, AIDS, sclerosi, malattie autoimmuni, ecc.) nascono proprio da un indebolimento immunitario del quale lo zucchero bianco e l’alimentazione raffinata sono senz’altro tra i maggiori responsabili. I danni dello “squisito veleno” bianco sono tanti altri ancora e a tutti i livelli, per esempio, circolatorio (con l’aumento di colesterolo e danni alle arterie), epatico, intestinale, ponderale (con l’aumento di peso e l’obesità), cutaneo ecc., ecc. Ipotizziamo, ad esempio, di bere quattro tazzine di caffè zuccherato nell’arco della giornata: 40 g di zucchero corrispondono a 160 kcal che noi assumiamo come calorie vuote, prive di vitamine e minerali. Sarebbe molto diverso se le stesse 160 kcal le assumessimo sotto forma di riso integrale avena, orzo, miglio, o frutta dove risulterebbero accompagnate da fibre, enzimi, vitamine e sali. Se a questi primi 40 g di saccarosio aggiungiamo biscotti o marmellata o brioche o corn-flakes per colazione, un bel bicchiere di una qualche bibita gassata a pranzo, un gelato o uno snack al cioccolato o una brioche al pomeriggio, il gioco è fatto. Non dimentichiamoci però le salse (ketchup, maionese, cocktail…), i cibi inscatolati (piselli, mais), gli aperitivi: anche loro contengono saccarosio nascosto. Se sommiamo tutto questo zucchero, senza esagerare, arriviamo addirittura a 500 kcal. Ciò significa che delle 2000 kcal circa che dovremmo quotidianamente introdurre, solo 1500 sono rappresentate da cibi veri e propri, il resto sono calorie vuote, con una carenza del 25% circa del fabbisogno giornaliero di vitamine e minerali.

L’uomo moderno, di fronte agli zuccheri ma anche ai grassi, assume un atteggiamento pressoché identico a quello dell’uomo preistorico. Anticamente l’umanità viveva alla ricerca continua di cibo con cui sfamarsi e il reperimento di frutta matura o di un favo di miele veniva vissuto come un’occasione da non lasciarsi sfuggire: di fronte a tali leccornie l’atteggiamento era quello di sfruttarle al massimo, rimpinzandosi per bene così da accumulare più energia possibile, in previsione di tempi di magra. La mente e il corpo dell’uomo del ventunesimo secolo non sono cambiati molto e di fronte a torte farcite, brioche alla crema e dolci al cioccolato ragioniamo e ci comportiamo esattamente nello stesso modo: nasce dentro di noi un desiderio incontrollabile che ci spinge a grandi abbuffate nel tentativo di farci delle scorte, come se un’altra occasione non dovesse capitarci mai più e dimenticando che la nostra dispensa è colma di altrettante schifezze. Per chi ha occhi per vedere, orecchie per sentire, nonché un cervello che funzioni, tutto questo dovrebbe essere sufficiente per portarlo a riesaminare le sue abitudini “dolcificanti” e a correggerle per una vita migliore.

Alternative allo zucchero raffinato: La Melassa, il succo d’Agave, lo sciroppo d’Acero, il Malto d’Orzo, l’Amasake, la Stenia, il Miele, Lo Zucchero di Canna Integrale e non Raffinato.

Autore: Dott. Giuseppe Pensieri
D.O. Osteopata M.R.O.
Laureato in Scienze Motorie e Sportive
Specialista in Prevenzione e Rieducazione Università di Roma
(IUSM) Italian University Sports and Moviment

Fonte: avisnovara.it e altre

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L’OMS ha classificato la chemioterapia come agente cancerogeno

Posted By On 19 set 2013

04377_cancer_chemotherapy[1]Non è da poco che l’OMS ha classificato la chemioterapia come agente cancerogeno, ma la notizia rimbalza nuovamente da quando il governo ci ha stupiti con la discutibile scelta di attribuire i costi di due farmaci anti-tumorali direttamente al paziente e non più alla sanità pubblica, per un costo di circa 3 mila euro a settimana.

A questo punto i cittadini cominciano a chiedere maggiori risposte alla comunità scientifica che il più delle volte appare spaccata al suo interno e ricca di contraddizioni come quella relativa alle posizioni dell’OMS sull’uso dei farmaci chemioterapici.

Il paradosso della nostra medicina è proprio quello di voler guarire sapendo di danneggiare. Qualsiasi terapia accreditata potrebbe apportare benefici e, allo stesso tempo, degli effetti collaterali. Tuttavia colpisce comunque pensare che, mentre milioni di donne decidono di curare il cancro alla mammella con chemioterapie, allo stesso tempo stanno inconsapevolmente assumendo sostanze classificate come “cancerogene”. Qualcuno potrebbe obiettare che lo stesso concetto è alla base delle vaccinazioni contro molti ceppi di virus.

È vero, ma la differenza è che il cancro non è un virus e non andrebbe, in teoria, curato con una vaccinazione a base di sostanze che provocano il cancro. Un parallelismo sicuramente non scientificamente calzante, ma che rende l’idea di quello che da diversi decenni sta accadendo in campo oncologico.

Il cancro è la seconda causa di morte nei paesi industrializzati. Innumerevoli sono i fattori che possono causare l’insorgenza di questa malattia: in primo luogo l’inquinamento e le diossine che entrano nel ciclo agro-alimentare, le polveri sottili inalate, l’elettromagnetismo, fattori genetici e moltissime altre cause. Qualsiasi sia la causa che ha cagionato l’insorgenza della malattia, la terapia è sempre a base di chemio. Ne esistono di diversi tipi a seconda del tumore. In moltissimi casi vengono somministrati mix di farmaci e, in alcune cliniche, prima della terapia vengono fatte flebo con lo scopo di diminuire l’acidità del sangue.

La chemio quindi è la terapia più usata per combattere alcuni tipi di cancro, ma colpisce pensare che la stessa Organizzazione mondiale della Sanità e l’American Cancer Society la “classificano come agente cancerogeno” quantificando il suo reale beneficio in una media del 2,2%. È stato stimato infatti che in America la media era del 2,1% mentre in Australia del 2,3%.

Non solo. Secondo gli studi e le statistiche la Radioterapia è ancora peggiore perchè causa il cancro e lo peggiora. Anzi, la radioterapia sarebbe conosciuta da medici e pazienti come una terapia che causa spesso alcune forme tumorali.

Siamo di fronte quindi al più grande fallimento della medicina?

Di fallimenti ce ne sono stati tanti durante gli ultimi decenni, in campo chemioterapico il primo e più noto fallimento dell’oncologia riguarda il farmaco DES usato per molti tipi di cancro e soprattutto per il cancro alla mammella. Questo farmaco dava effetti collaterali anche nel lungo termine ed era stato già indicato da alcuni oncologi come “farmaco pericoloso”. Correva l’anno 1938. Ma questo farmaco uscì fuori commercio solo nel 1970 lasciando il posto all’oggi discusso TAMOXIFEN. La rete pullula di materiale concernente la tossicità di questo farmaco che per altro presenta una struttura simile al DES e che oggi è ancora il farmaco più prescritto al mondo per il cancro.

Su vogliovivere.org è scritto esplicitamente che:

Il ben conosciuto ricercatore Pierre Blais descrive il tamoxifen come “farmaco spazzatura che si poneva ai vertici del mucchio di immondizia”.

Le tremende previsioni di Blais furono ignorate.

Il tamoxifen venne dapprima approvato dalla FIDA (Autorità per i medicinali e gli alimenti degli USA, ndt) per essere usato come pillola per il controllo delle nascite, poi per la prevenzione del tumore al seno.

Ben presto si rivelò invece come promotore di cancri particolarmente aggressivi all’utero ed al fegato, come causa di fatali coagulazioni di sangue ed ostacolo a numerose altre funzioni.

Clicca qui per leggere l’aricolo completo.

Come approcciare quindi a queste posizioni?

Come mai la scienza resta sempre un’opinione?

La ricerca dovrebbe darci una spiegazione scientifica, cioè formulata con metodo scientifico che risponda quindi a domande universali e che sia caratterizzata da esperimenti ripetibili. Fin quando si troverà risposta a tutte queste domande sarà lecito parlare di eventuali benefici derivanti di terapie nuove e sperimentali spesso piuttosto discusse o ingiustamente temute. Soprattutto alla luce del fatto che, il nuovo decreto legge approvato dal Governo Letta addebita i costi delle cure antitumorali direttamente al paziente e non alla sanità pubblica. I consumatori e i pazienti quindi devono avere una risposta. Abbiamo posto queste domande a validi ricercatori. Presto vi informeremo delle risposte.

Autrice: Maria Melania Barone / Fonte: news.you-ng.it

Fonte: ecplanet.com

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La cura proibita di Rick Simpson e l’olio di cannabis che uccide le cellule cancerose

Posted By On 18 ott 2013

di Giulia Rondoni

Rick Simpson

“Voglio che la gente impari a curarsi da sola”: è questa l’idea portata avanti da Rick Simpson, abitante di una piccola cittadina vicino a Nova Scotia, in Canada. L’interessante storia di quest’uomo comincia nel 1975 quando in un programma alla radio scopre che il Thc ha un forte potenziale nell’uccidere le cellule cancerogene. La cosa interessa particolarmente Rick, il quale un paio di anni prima aveva perso il fratello venticinquenne proprio per un cancro incurabile. In seguito, non sentendo più notizie a riguardo, accantona l’idea pensando si trattasse solamente di una trovata che non aveva risvolti concreti nella realtà. Qualche anno dopo (nel 2002) Simpson è vittima di un incidente sul lavoro che gli provoca problemi e dolori alla testa che comincia a curare con medicinali i quali, non solo non alleviano la sofferenza, ma hanno anche innumerevoli effetti collaterali.

Ricordandosi della trasmissione sentita alla radio, fa qualche ricerca e decide di comprare un po’ di marijuana e, anche solo fumandola, si rende conto che i benefici sono maggiori rispetto a quelli delle medicine. Simpson decide di abbandonare i farmaci e curarsi soltanto con la cannabis. Per evitare i problemi che il fumare può causare alle vie respiratorie, decide di estrarre l’olio dai fiori e di assumerlo oralmente.

Qualche mese dopo, guariti i dolori alla testa, gli vengono diagnosticati tre melanomi cancerosi in tre diverse parti del corpo. Il primo, vicino all’occhio, gli viene rimosso chirurgicamente. Dopo una settimana, preso l’appuntamento per rimuovere gli altri, quello vicino all’occhio torna più grande di prima. È allora che Rick sperimenta su se stesso l’olio applicandolo direttamente sulla pelle tramite cerotti. Poco dopo i tumori erano spariti e, eseguiti gli esami di accertamento, si è avuta la conferma che Rick fosse fuori pericolo.

rick_htpage_1image_onlySimpson comincia la sua crociata per coinvolgere le aziende farmaceutiche e le autorità ma le poche risposte che riceve sono sfuggevoli. Inoltre, la Royal Canadian Legion chiude il centro di ricerca e la produzione dell’olio di canapa perché secondo le autorità Simpson stava sfruttando gli edifici, il nome, la legione come piattaforma per promuovere l’utilizzo dell’olio di canapa e quindi la droga.

La cannabis è una pianta e come tale non riceve permessi dalle comunità farmaceutiche e per quest’ultime niente permessi significa niente profitti. Gli oli prodotti dalla canapa sono le sostanze più medicamentose esistenti in natura e, fino a circa 90 anni fa, all’inizio del Novecento anche le case farmaceutiche producevano medicine con questa pianta. Ora tutto è cambiato, la cannabis rientra nella categoria delle droghe e gli innumerevoli utilizzi della canapa sono stati dimenticati.

I fiori della cannabis, quando vengono raccolti sono coperti di resina, se processati nel modo giusto, questa resina viene a creare la sostanza medicamentosa dell’olio di canapa. Ciò che sostiene e per cui si batte Simpson è che l’olio, se fosse prodotto in ambienti controllati usando materiale di prima qualità sarebbe sicuramente migliore. I modi d’uso sono la vaporizzazione, l’ingestione (indicata per malattie interne) e l’applicazione topica attraverso cerotti. Le applicazioni invece sono diverse: è indicato per qualsiasi condizione coinvolgente cellule mutanti, emicrania, melanomi della pelle, diabete, infezioni, dolori cronici, tumori interni e per regolare il peso corporeo. Un altro punto sul quale insiste il coraggioso Rick è il potenziale preventivo dell’utilizzo di olio di canapa, il quale, derivando da una pianta non risulta dannoso se assunto nelle giuste quantità e con i dovuti controlli sulla produzione.

Le accuse di speculazione mosse a Rick Simpson (spesso dalle case farmaceutiche stesse) si dimostrano del tutto infondate, anzi, egli ci tiene a sottolineare che fornisce olio gratis dal 2003. Fino ad ora questo pioniere dell’olio di canapa è riuscito a far conoscere questa medicina solo tramite internet, alcune riviste e radio mettendo a disposizione video e spiegazioni di come l’olio viene prodotto. Le testimonianze delle persone curate dall’olio sono diverse ma non abbastanza interessanti per le case farmaceutiche. La questione che sorge spontanea a questo proposito è il vero motivo del disinteresse delle autorità. É possibile che esista una cura per il cancro e altre fastidiose malattie e che venga completamente ignorata? Rick Simpson risponde affermando che l’80% del guadagno delle case farmaceutiche deriva dai medicinali venduti per la cura del cancro e di conseguenza l’olio farebbe perdere questo prezioso introito ai colossi della farmacia. Inoltre egli afferma di essersi accorto sempre più dell’egoismo e del menefreghismo della gente incappando spesso in pazienti che nonostante si siano curati con l’olio non hanno interesse nel diffondere la cosa.
A sostegno del progetto, però c’è la fondazione Phoenix Tears con sede in Colorado. Questa fondazione ha riunito i migliori leader del settore con decenni di esperienza nella ricerca sui cannabinoidi creando il primo ambiente standardizzato di trattamento ed estrazione. Phoenix Tears ha individuato la necessità di istituire un protocollo garantendo il massimo in termini di sicurezza nella cura dei pazienti. Inoltre, a collaborare con la fondazione troviamo l’organizzazione no-profit Patient out of time che racchiude medici e pazienti con l’obiettivo di promuovere all’opinione pubblica e alle istituzioni, l’uso della cannabis nei trattamenti medici. Oltre a fornire articoli e documentazione gratuita sul sito internet, si impegnano per fare in modo che ci siano sempre più organizzazioni che supportino l’accesso dei pazienti alla cannabis. Mettono inoltre a disposizione testimonianze di esperti per le udienze legislative e avvocati specializzati in casi relativi alla cannabis.

La fondazione Phoenix Tears ha acquistato 5 acri di terra da utilizzare per la coltivazione nella propria sede, inoltre c’è il progetto della creazione di un centro di guarigione proprio in quest’area. Il materiale a proposito dell’esperienza di Rick Simpson e della fondazione Phoenix Tears è molto e anche le testimonianze di pazienti che si sono curati con l’olio di canapa. Rick Simpson invita gli interessati ad informarsi e a diffondere il più possibile questo medicinale nella speranza che un giorno le ricerche diventino sempre di più e che si ritorni a sfruttare una delle più antiche risorse esistenti.

Pubblicato su Dolce Vita n°40 – maggio/giugno 2012

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Decrescita felice o felicità in decrescita?

Sindrome della permeabilità intestinale, celiachia, sensibilità al glutine, spettro autistico, micotossine e tolleranza immunologica

A cura del dottor Maurizio Proietti – www.maurizioproietti.it

Diverse patologie umane partono da un intestino poco efficiente. Ma cosa rende inefficiente l’intestino? Bisogna rivalutare i rapporti tra cibo e salute. Tre milioni di italiani e venti milioni di statunitensi soffrono di sensibilità al glutine, sindrome simile ma allo stesso tempo diversa dalla celiachia. Dalla sensibilità al glutine scaturiscono patologie diverse, in funzione del polimorfismo genetico dei soggetti e dell’ambiente in cui essi vivono. Aumentando le nostre conoscenze sulle interazioni tra cibo, abitudini alimentari, genomica e ambiente è possibile effettuare una prevenzione e/o terapia migliore. È iniziata l’era dell’epigenetica mentre il dogma del determinismo genetico si avvia al tramonto.

Permeabilità dell’intestino
Molti studi sulla permeabilità della barriera gastrico-intestinale (g.i.) indicano che essa è strettamente dipendente dal genoma dei batteri intestinali 1,2 3. L’intestino con flora batterica compromessa che a sua volta compromette la produzione di enzimi digestivi, perdendo le normali condizioni biochimiche, relative a pH, vitamine, peptidi e batteri, genera infiammazione minima submucosale secondaria, tale da alterare alcuni pattern enzimatici presenti sulle membrane cellulari, in particolare sui microvilli (un caso eclatante è quello della lattasi 1).

In condizioni normali i microvilli permettono la digestione fisiologica e l’assorbimento dei micronutrienti, mentre in condizioni anomale si determina il passaggio di macro-molecole oltre la barriera g.i, (Fig. 1) che per le loro dimensioni possono essere identificate come non self e risultando immunogene possono scatenare una risposta immunologica. L’epitelio g.i. è normalmente una barriera selettivamente permeabile e la sua funzione è determinata dalla formazione di complessi proteina-proteina: desmosomi (desmosome junctions), emidesmosomi (hemidesmosome junctions), giunzioni comunicanti (gap junctions), aderenti (adherens junctions) e giunzioni strette (tight junctions). Queste ultime collegano meccanicamente cellule adiacenti per sigillare lo spazio intercellulare.

Nel corso dell’ultimo decennio, c’è stata una crescente attenzione alle tight junction, in quanto la loro alterazione determina un’interruzione della funzione di barriera g.i. che contribuisce a favorire reazioni immunologiche (malattie autoimmuni ed infiammatorie) 1,4,5.

Evidenze sperimentali [6,8] suggeriscono che la disfunzione delle giunzioni strette sia concausa, ma forse la principale, per l’insorgenza di malattie infiammatorie immunologiche sistemiche, malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), allergie alimentari e celiachia [22,23]. Ciò sembra inoltre partecipare all’evoluzione dell’Autismo 2,12,13,14,15,16. Complessivamente, i risultati di tutti questi studi mostrano o comunque sembrano suggerire che le malattie correlate con l’intestino permeabile possano scomparire e/o arrestarsi se la funzione di barriera intestinale del paziente viene ristabilita. Le prove a sostegno di tutto ciò sono ancora incomplete, ma sono abbastanza solide da incoraggiare i ricercatori a proseguirne il cammino intrapreso.

Le tight junction sono il target primario degli agenti esterni, che agendo come inquinanti chimici e/o biologici [9,10] interagiscono con la matrice proteica delle giunture, alterandone la conformazione e quindi aumentandone sempre di più la permeabilità agli agenti esterni. Le nostre osservazioni hanno individuato nell’ingestione inconsapevole di inquinanti biologici (micotossine) e conseguente disbiosi e sporificazione da Candida, i fattori determinanti della sindrome della permeabilità intestinale (leaky gut syndrome). Si stabilisce così un nuovo equilibrio del microbiota 24-29, che spesso può anche non determinare segni o sintomi clinici rilevanti 10,11 .

In ogni caso, bisognerebbe comunque verificare il tempo di non insorgenza dei sintomi tipici della sindrome, in relazione anche alle fasce d’età. È necessario capire perché in alcuni soggetti non c’è insorgenza e se si tratta di una situazione temporanea o duratura. Uno studio di questo genere potrebbe svelare altri meccanismi, probabilmente del sistema immunitario, ancora sconosciuti.

Tolleranza immunologica: celiachia e sensibilità al glutine (gluten sensitivity)
La grande peculiarità della celiachia è indubbiamente il fattore ambientale che la causa: la gliadina. Si tratta di un peptide immunogenico, resistente alla digestione enzimatica pancreatica e gastrica, che solo a causa delle modificazioni delle giunzioni strette riesce a trovare il passaggio per arrivare alla lamina propria (parte della mucosa intestinale), dove ha luogo la risposta immunitaria. Come dire: se non si apre la porta non si può passare. In ogni caso, è proprio qui, a livello di lamina propria, che la transglutaminasi tissutale (tipo II – tTG) catalizza legami covalenti tra glutammina e lisina. E i peptidi così deamminati creano epitopi (parti dell’antigene che si legano all’anticorpo specifico), con un aumentato potenziale immunostimolatore.

Con questa modifica viene ad aumentare l’affinità degli antigeni, presentati dalle APC (Antigen-presenting Cell) ai macrofagi, ai linfociti B e T CD4+ (linfociti helper), con il sistema HLA II (Human Leukocite Antigen II) e quindi con i due geni o molecole proteiche DQ2 e DQ8 da essi prodotti. Le lesioni della mucosa intestinale (atrofia dei villi e iperplasia delle cripte) riscontrabili con l’esame bioptico sono il risultato di questo processo immunologico dinamico e modulabile nel tempo. Sebbene sia nota la componente genetica della malattia celiaca, con numerose evidenze quali il rischio aumentato di malattia nei parenti di primo grado, la concordanza nei gemelli omozigoti superiore al 75% e la concordanza nei gemelli dizigoti del 13%, ci deve essere sempre un primum movens, che è l’apertura delle giunzioni strette (tight junction).

La Sensibilità al glutine (Gluten Sensitivity), invece, non è una forma attenuata della celiachia, ma una malattia a se stante. Essa, pur diversa dal punto di vista molecolare e immunitario, potrebbe presentare tuttavia la stessa causa scatenante, cioè l’apertura delle giunzioni strette (tight junction). Il fatto che nel mondo ci sono 3 milioni d’italiani e 20 milioni di statunitensi affetti da sensibilità al glutine, l’interesse verso questa condizione morbosa e soprattutto sulla sua possibile evoluzione verso la forma tipica è veramente notevole.

La Gluten Sensitivity (GS) non presenta alterazioni della permeabilità intestinale, manifesta solo la flogosi submucosale, che invece, come è noto, è significativamente maggiore nella celiachia. «Nella celiachia si attiva un meccanismo autoimmune condizionato da una risposta adattativa del sistema immunitario, nella GS invece, c’è un meccanismo genetico che coinvolge il sistema immunitario innato, senza interessamento della funzione della barriera intestinale, dove si riscontrano segni di infezione ma non di danno, come avviene nella celiachia»10.

Ad oggi non esistono test di laboratorio o istologici in grado di confermare questo tipo di “reattività”, di conseguenza si tratta di una diagnosi cui si giunge per esclusione; la diagnosi sarà seguita da una dieta con eliminazione del glutine ed un open challenge (una reintroduzione sorvegliata di alimenti contenenti glutine), per valutare se si verifica un effettivo miglioramento dei sintomi alla riduzione o eliminazione del glutine dalla dieta ed una ricomparsa dei disturbi alla reintroduzione di questa proteina alimentare.

Possiamo dire che le due condizioni patologiche, la celiachia e la GS, hanno in comune, come fattore scatenante, il glutine. Ma è arrivato il momento di aggiungere un altro fattore esterno o ambientale: le micotossine. Possiamo cioè affermare che l’alimento diventa comune denominatore del danno, non solo per il contenuto di macronutrienti, qualitativo e quantitativo, ma anche per le diverse micotossine che sinergicamente possono contribuire alla sindrome della permeabilità intestinale (leaky gut syndrome) [17, 21]. Tra le principali micotossine che partecipano o favoriscono la sindrome (aflatossine, ocratossine, ecc.) la nostra attenzione si è focalizzata sul deossinivalenolo (DON).

Per la facilità di contaminazione degli alimenti più comuni come pasta e pane, le micotossine, tra cui il DON, il più studiato, hanno una particolare predilezione per le giunzioni strette. Ciò potrebbe essere correlato ad una innumerevole quantità di manifestazioni cliniche che insorgono apparentemente senza un motivo identificabile. E’ auspicabile che la ricerca futura intensifichi gli studi su un numero maggiore di micotossine e sulle loro reciproche interazioni.

Negli ultimi cento anni l’uomo ha favorito i riarrangiamenti genetici, producendo ibridi interspecifici nel genere Triticum (frumenti) e intergenerici, tra Triticum e Secale (Triticale) per migliorarne le rese per ettaro. Nessuno ha mai verificato, per quanto ci risulta, su basi strettamente scientifici, se questi cambiamenti genetici hanno favorito una risposta immunologica e quindi determinato un incremento o meno delle condizioni che conducono alla celiachia, GS, all’autismo ed eventualmente ad altre malattie negli ultimi 30 anni. L’INRA di Tolosa 31 ha studiato i meccanismi molecolari e la risposta immunitaria verso grani, farine e paste privi di micotossine, facendo particolare riferimento al DON. Forse nei risultati di questi studi c’è già una risposta, ma c’è bisogno di un approfondimento (elaborazione) o ulteriore sperimentazione prima di dare una soluzione definitiva alla questione, e cioè se i cambiamenti genetici indotti con gli incroci e mutazioni artificiali hanno una qualche relazione con la celiachia e l’autismo 14,16,17,18.

La ricerca sulle micotossine si complica quando entra in gioco un altro fattore: le lectine. La differenza genetica tra i frumenti è da ascrivere anche a proteine denominate lectine, che sono presenti non solo nei saprofiti e patogeni, ma anche negli alimenti e sulla mucosa del tratto digerente. Le lectine, di diversa composizione chimica, si correlano con gli antigeni A o B, presenti sulla membrana degli elementi figurati del sangue, in particolare dei globuli rossi.

Quando ingeriamo un alimento contenente lectine incompatibili, col nostro codice di riconoscimento attiviamo una risposta minima immunologica (Minimal Flogosis). Quindi anche le lectine possono innescare un danno alle pareti dell’apparato digerente. Se contestualmente l’alimento contiene anche micotossine (in quantità biologiche significative), come il DON, allora diventa valida l’ipotesi della risposta di una sintomatologia clinicamente rilevante.

In altre parole, le lectine darebbero il via alle micotossine (macromolecole). Le lectine sono quelle che aprono la porta? Per tali motivi e per valutare l’effettiva dipendenza dal glutine delle alterazioni cliniche e sintomatologiche evidenziate nei soggetti con Sensibilità al Glutine (GS), un gruppo di ricercatori che fanno capo al Consorzio Campo e la fondazione Dino Leone di Bari, hanno avviato un progetto di ricerca per studiare questa relazione tra natura o composizione degli alimenti, micotossine e sistema immune.

Il deossinivalenolo (DON o Vomitossina)
Il deossinivalenolo (DON) è una micotossina, uno dei metaboliti di alcuni ceppi fungini (muffe), appartenenti al genere Fusarium (F. graminearum e F. culmorum, ecc.). Si tratta di “fattori tossici naturali e involontari”, cancerogeni, teratogeni e mutageni. Dallo stesso fungo si possono originare più tossine, come nel caso della candida (Candida albicans) e ci possono essere sinergie tra tossine diverse, come nel caso della ocratossina A (OTA) e la citrinina.

Su scala globale, il DON è la micotossina di gran lunga più frequente e quindi quella più temuta e per questo più studiata. Si contaminano particolarmente i cereali e loro derivati ​​(farine, pane, ecc.). In considerazione della sua estrema stabilità (termostabile) durante i diversi trattamenti tecnologici e la quasi totale assenza di processi di decontaminazione, il DON lo si può trovare facilmente anche negli alimenti finiti.

E’ quindi importante caratterizzare gli effetti tossici del DON, in particolare su tutto l’intestino, stomaco compreso, primo organo che entra in contatto con gli alimenti.

Questa micotossina riduce la funzione di barriera dell’intestino (riduzione della resistenza elettrica dell’epitelio, aumento della permeabilità cellulare alle molecole, aumento del passaggio di batteri). L’alterazione della funzione di barriera g.i è associata ad una riduzione della funzione proteica ​​(claudins) in una particolare regione del tessuto intestinale: le cosi dette giunzioni strette (Fig. 2). Queste svolgono il ruolo di “cerniera” tra le cellule intestinali. Ciò è stato osservato sia in colture cellulari sia negli intestini dei maialini che avevano ingerito mangimi contaminati 31.

Fig. 2. Giunture strette e proteine coinvolte (cortesia di wikimedia Italia)7

Il fatto che il DON riduca la funzione di barriera intestinale causa un aumento del passaggio di batteri attraverso l’intestino. Viene alterata la permeabilità intestinale. Ciò ha conseguenze importanti in termini di suscettibilità alle infezioni (Salmonella, Escherichia, ecc.). Aumenta il passaggio di agenti inquinanti, come metalli pesanti, pesticidi, potenziandone gli effetti dannosi, che possono favorire reazioni immunologiche locali e sistemiche e condizionare la prognosi di malattie come la sensibilità al glutine (Gluten Sensibility) e l’autismo. Il danno indotto può offrire anche valutazioni indirette di grande interesse, in quanto le alterazioni della mucosa modificano, anche se di poco, la funzione biochimica cellulare.

Si assiste ad una carenza di vit. B12 per i motivi su esposti, quindi ad una diminuzione delle desaturasi e ciò spiegherebbe l’alterazione delle membrane in quanto povere di polinsaturi e ricche di saturi (fosfogliceridi).

A livello intestinale può essere penalizzato l’assorbimento della vitamina B12, che necessita del Fattore Intrinseco (F.I.) Intestinale (o Gastrico o di Castle). Una carenza di B12 può ostacolare la conversione fisiologica dell’omocisteina in metionina. A cio’, seguirà, secondo una variabile dipendente dalla predisposizione individuale, la comparsa delle spie cliniche.

Essendo il DON di facile presenza nelle mense scolastiche, asili nido ed elementari, dove arriva specialmente con il pane e più limitatamente con la pasta, l’industria di questi alimenti dovrebbe essere obbligata a lavorare il grano prestando maggiore attenzione alla contaminazione in campo e ad attuare processi fermentativi specifici in grado di abbattere la carica di micotossine.

Emergenza autismo
Dopo il lavoro di Reichelt [30], sono sempre di più gli autori che evidenziano nelle urine dei bambini affetti da autismo la presenza di alti livelli di peptidi “oppioidi” (casomorfina e glutomorfina). Ciò consente di ipotizzare che i bambini autistici durante i processi digestivi, per un’alterata digestione di queste proteine dovuta a meccanismi ancora non chiari, (ma che comunque implicano un coinvolgimento delle giunzioni strette), assorbano peptidi anomali che influenzano il meccanismo della neurotrasmissione (vedi inibizione della normale maturazione neuronale di Reichelt, 1986), in quanto riescono a superare la barriera emato encefalica.

Tali molecole per la loro affinità con i recettori m possono essere una concausa del comportamento di tali pazienti2. Per questo motivo, spesso, viene loro indicata una dieta priva di tali alimenti. Un periodo di astensione da glutine e caseina, che varia a seconda dei casi, permette di abbassare sensibilmente i livelli dei peptidi oppioidi. I risultati ottenuti sono molto incoraggianti, soprattutto se viene praticata in età non scolastica, ma nei primi anni di vita, quando le potenzialità evolutive e la neuro plasticità sono ancora molto attive.

Queste considerazioni diventano imperative in tutte le donne gravide con rischio di familiarità. Basti pensare che alcuni studi indicano che ci sono alti livelli di micotossine nel cordone ombelicale, più alti di quelli plasmatici. L’alterazione delle giunzioni strette segue la disbiosi3. È noto che a seguito del ripristino dell’equilibrio, (eubiosi), si riduce la permeabilità intestinale, contestualmente al miglioramento delle condizioni generali dei bambini.
Il lato positivo della dieta naturale senza glutine e caseina è espresso dal notevole miglioramento ottenuto dai bambini che seguono tale regime alimentare: maggiore attenzione, miglioramento delle capacità interattive, regressione dell’iperattività, delle stereotipie, dei comportamenti violenti, maggiore resistenza alle infezioni e miglioramento della qualità del sonno.

Conclusioni
I risultati delle numerose ricerche incoraggiano ad approfondire gli studi sugli effetti della contaminazione degli alimenti da micotossine, sia nella dieta dell’uomo che in quella degli animali, evitando così di inquinare tutta la catena alimentare. In questo modo si coglierebbe l’obiettivo di ridurre il problema della permeabilità intestinale, punto di partenza di diverse patologie.
Attualmente, uno degli obiettivi dei ricercatori è di comprendere i delicati equilibri immunologici legati probabilmente al consumo di alimenti ricchi di glutine “pesante” e valutare il consumo in relazione alla rapida diffusione delle malattie correlate al glutine. I grani dell’agricoltura industriale, che sono la maggior parte, sono iperconcimati, spesso coltivati in ambienti che favoriscono la contaminazione da funghi con conseguente sviluppo di micotossine.

Questi grani contengono una quota di glutine superiore del 12% rispetto a quelli non iperconcimati, e rendono difficile la vita non solo ai soggetti border line per la celiachia, ma in tutti i casi caratterizzati da manifestazioni immunologicamente correlate, “sindrome metabolica” compresa. Sembra quindi che la crescente sensibilità alle diverse patologie sia determinata dalla crescente diffusione dei grani moderni, con più glutine, a discapito dei grani antichi, con meno glutine e con i quali l’uomo si è evoluto. Per alcuni si tratta ancora di ipotesi, per altri di certezze. Per questo il compito della ricerca, svolta da gruppi di lavoro multidisciplinari, deve essere di eliminare, per quanto possibile, ogni zona d’ombra.

(1a) Lo studio è basato su dati della letteratura specializzata, reperibile attraverso Medline e diversi documenti ufficiali divulgati da varie istituzioni pubbliche e private.

Ringraziamenti
Si ringrazia il Presidente della Fondazione Cav. Dino Leone, Dottor Osvaldo Catucci.

Note
1. La lattasi è l’enzima prodotto nei microvilli intestinali e serve a digerire il lattosio, cioè a scinderlo in glucosio e galattosio. Cosa che avviene nei soggetti detti lattasi persistenti, cioè che anche da adulti tollerano il lattosio perché continuano a produrre la lattasi. In questi soggetti il gene LCT (cromosoma 2) che produce la lattasi non si spegne con lo svezzamento, come avviene in chi è intollerante al lattosio. Poiché la lattasi è prodotta a livello dei microvilli, eventuali problemi ai microvilli, come può essere la celiachia (intolleranza al glutine) possono comportare mancata produzione di lattasi e quindi una falsa intolleranza al lattosio.

2. I recettori per gli oppioidi sono dei recettori chiamati così in quanto sono attivi con la morfina (derivato dell’ oppio). Fisiologicamente le molecole attive su questi recettori sono le encefaline, endorfine, dinorfine. Si conoscono 3 recettori: m, k e d. Il loro meccanismo è legato alla modificazione dell’elettrofisiologia del potassio e del calcio e più precisamente: Recettori mu e delta aumentano la conduttanza al potassio mentre i recettori K riducono la conduttanza al calcio. I 3 recettori hanno un’azione di tipo analgesico, ma a diversi livelli. m: Genera analgesia (livello sovraspinale), depressione respiratoria, diminuzione attività gastro intestinale, euforia, miosi; K: Genera analgesia (livello spinale), miosi, depressione respiratoria, disforia (a differenza dei recettori m); Delta: non genera analgesia, ma diminuiscono il transito intestinale e deprimono il sistema immunitario.

3. La disbiosi intestinale è causata da cattiva alimentazione ricca di cibi raffinati additivi e inquinanti, farmaci, stress, vita sregolata. I sintomi sono: pancia gonfia, cattiva digestione, colite, diverticolosi, allergie, intolleranze alimentari, stanchezza cronica e forme gravi di epatite

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‘Falsa celiachia’: uno scienziato denuncia il business

Chi si autoprescrive alimenti senza glutine può andare incontro a grossi pericoli: questo l’avvertimento di Gino Roberto Corazza, uno fra i massimi esperti mondiali di celiachia, direttore della prima Clinica medica della Fondazione Irccs San Matteo di Pavia. Lo specialista mette in guardia contro un business in crescita, che nasce dalla segnalazione negli USA della ‘Gluten Sensitivity‘, ovvero una malattia causata dal glutine di alimenti come pasta, pane, pizza e dolci, ma che si configura diversamente dalla celiachia.
Da quando il disturbo è stato codificato da uno studio italo-americano pubblicato su ‘Bmc Medicine’ circa un anno fa, è diventata quasi una moda: sono sempre di più i pazienti che si convincono di soffrirne tramite autodiagnosi e si convertono ai cibi senza glutine. Questi pazienti non solo adottano una dieta costosa economicamente, ma che rischia anche di essere inutile o addirittura dannosa per la salute nel caso in cui mascheri un problema di vera celiachia.
Corazza specifica che i numeri della Gluten Sensivity sono tutti da verificare, mentre il business del “gluten-free” grava pesantemente sui portafogli dei pazienti: 16 euro per 1 chilo di lasagne, quasi 10 per una confezione di bucatini, 4 euro e 40 centesimi per 240 grammi di pizza, 3 euro e 99 per 150 grammi di cracker, 6 euro e 41 per 300 grammi di mini-baguette, 3 e 80 euro per 200 grammi di merendine.
Gli studiosi che hanno posto l’attenzione del mondo sulla ‘falsa celiachia’ sottolineano come questa malattia arrivi a colpire il 6% della popolazione generale. Dalla letteratura scientifica, però, l’allarme è rimbalzato sulla stampa internazionale, tanto che il 15-25% degli americani preferisce una dieta senza glutine e, secondo il Washington Post, sono ben 17 milioni gli statunitensi malati di Gluten Sensitivity.
I sintomi più comuni del disturbo sono dolori addominali, meteorismo, diarrea, mal di testa, afte in bocca, formicolii diffusi e mente offuscata, apatia e svogliatezza che complicano le più normali attività quotidiane. Corazza ritiene però che i numeri della malattia e le credenze in diffusione presso il grande pubblico:

siano senza basi scientifiche comprovate e sicure. Le indagini epidemiologiche non sono state ancora fatte e quindi parliamo d’aria, mentre si rischia di alimentare una isteria di massa.

Ovviamente l’esperto non nega l’esistenza della Gluten Sensivity, patologia da studiare e tenere sotto controllo, ma evitando gli allarmismi seguiti all’attenzione dei media.

Non basta l’autodiagnosi per affermare, come hanno fatto alcuni, che in Italia 6 su 100 soffrono di questa malattia. Farina, grissini, cracker, pasta, pizza e merendine costituiscono un business milionario che in pochi mesi ha fatto registrare un boom nelle vendite in farmacia, al supermercato, nelle parafarmacie e nei negozi specializzati nel biologico. Ma chi utilizza questa dieta senza controllo medico va incontro a rischi elevati. Per esempio, salta i necessari accertamenti diagnostici per verificare l’esistenza della vera celiachia e quest’ultima è una malattia che in alcuni casi è mortale e può essere accompagnata da patologie importanti come artriti, tiroidite, diabete, osteoporosi, infertilità. A differenza della celiachia non esiste un test diagnostico per verificare l’esistenza della Gluten Sensitivity, né in Italia né in altri Paesi del mondo. Mentre l’esistenza della celiachia si conferma con la biopsia intestinale e la ricerca degli anticorpi nel sangue, la diagnosi di questa nuova malattia si basa solo sulle sensazioni del paziente ed è quindi necessario che ad occuparsene siano gli specialisti e non i pazienti stessi che, pensando di mettersi al riparo, comprano alimenti senza glutine.

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26 gennaio 2009  -[FONTE: http://saperinegati.forumattivo.com ]

granoIn Italia non è permessa la coltivazione all’aperto di varietà Ogm. Coltiviamo in tutta Italia il popolare grano duro Creso, una mutazione ottenuta nel 1974 irraggiando la varietà “Cappelli” (dal nome del creatore di questa varietà) con raggi gamma provenienti da scorie di reattori nucleari. Tutti mangiamo (allegramente…) pane, pasta, dolci ecc., fatti con il grano Creso.

PARERI di PERSONAGGI, poco informati….:
Il parere di Tullio REGGE NON regge……cosi come quello dei suoi “amici”….pro OGM, ed invoca l’inquisizione contro chi non la pensa come loro….. Per gli OGM un ritorno al Medioevo – By Tullio Regge – (La Stampa, 11 maggio 2004)
[…]
Il grano duro Cappelli, inizialmente coltivato solo in Puglia per ragioni climatiche, fu geneticamente modificato nel 1974 da una equipe diretta da Scarascia Mugnozza che lo espose a radiazione gamma emessa da un reattore nucleare, bestia nera degli ambientalisti. Il Cappelli mutato, oggi denominato Creso, rende conto di circa il 90% della pasta venduta in Italia ma gli ambientalisti continuano a nutrirsene e a cambiare argomento della conversazione quando qualche scriteriato come il sottoscritto ne cita le origini. In tutto il mondo circolano ormai migliaia di varietà di esteso consumo modificate mediante radiazione gamma.

Commento (NdR): il sig. Tullio Regge “fisico” non sa, ne’ si rende conto, che proprio quel grano (OGM) e’ corresponsabile oltre ai vaccini, dell’enorme aumento della celiachia, per l’alterazione del pH digestivo e la perdita di Flora batterica autoctona, che determinano anomale reazioni anche per l’aumento di Glutine che quel tipo di grano mutato geneticamente ha apportato all’alimentazione umana !
[…]
L’IGP al pane di Matera
PUGLIA: prima di 30 anni fa, i lavori che duravano più a lungo nei campi erano la mietitura e la trebbiatura.
Per i “mangia maccheroni” del Sud, queste operazioni assicuravano la sicurezza alimentare del pane e della pasta per un anno intero; si mieteva il grano duro “Cappelli” e ancora oggi, nonostante che esso non esista più, gli anziani quando seminano il grano duro sostengono di aver seminato la “cappella”; questo cereale ha permesso, ad intere generazioni, di vivere bene grazie alla bassa presenza in esso di glutine…[…]
Il glutine è presente in molti cereali ma, fortunatamente, non in tutti!.
Senza ombra di dubbio vanno eliminati dalla dieta: frumento, orzo, segale, farro, kamut, sorgo, spelta, triticale e tutti i prodotti ottenuti con le farine di questi cereali. Bisogna, quindi, prestare attenzione anche a pangrattato, amido, fiocchi di cereali, gnocchi di patate, gnocchi alla romana, semolino, crusca, couscous.
Da evitare anche i caffé solubili che spesso contengono orzo o malto (un derivato dell’orzo), quest’ultimo poi entra nella produzione della birra e del whisky, bevande proibite. Sempre in tema di alcolici e loro preparazione, si deve rinunciare anche a vodka e gin, entrambi ottenuti per fermentazione del grano.
Si possono mangiare, invece: mais, riso, miglio, tapioca. Assoluta libertà, quindi, di gustare crema di riso, polenta, pop corn, fiocchi di riso, mais, tapioca, purché senza aggiunta di fiocchi di malto.
Le farine di riso, mais, tapioca e miglio si possono utilizzare per cucinare, così come l’amido di riso e quello di mais (detto anche maizena), che si usa molto nella preparazione dei dolci.
Non ci sono limitazioni per tutti gli altri alimenti: carne, latte, uova, pesce, verdure, frutta fresca e secca (eccetto i fichi), legumi, da cui trarre nuovi spunti culinari.
[…]
GRANO duro CAPPELLI e CRESO
Esattamente 34 anni fa, Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, (attuale presidente dell’Accademia delle Scienze) con un gruppo di ricercatori del CNEN (comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) indusse una mutazione genetica nel grano duro denominato “Cappelli” un tipo di frumento che cresceva SOLO in Puglia esponendolo ai raggi Gamma di un reattore nucleare per ottenere una mutazione genetica e quindi incrociandolo con una varieta’ americana. Quindi questa varietà di grano irradiato e mutato è stata sviluppata nel 1974 da quel gruppo di ricercatori del centro CNEN – Enea (1) di Roma.
Dopo la mutazione quella pianta di grano e’ divenuta “nana” e mostra differenze anche in altri caratteri come la produttività e la precocità nella crescita.
Questo nuovo tipo di grano mutato geneticamente (non OGM[sic]) ma irradiato, fu denominato “Creso” e con esso oggi si prepara OGNI tipo di: pane, pasta, dolci, pizze, certi salumi, capsule per farmaci, ecc., esso è una varietà di grano duro, la cui farina e’ quella usata per fare anche la pasta in tutta Italia ed all’estero.

GLUTINE: la parola Glutine deriva dal latino (Gluten-inis, colla), infatti anche gli antichi romani lo utilizzavano come colla. E’ stato isolato da J. B. Beccari nel 1728.
Il Glutine nel mais e nel riso e’ assente, e’ presente negli altri cereali: Kamut, Spelta, Triticale, Segale, Orzo; in ridotte quatta nel ’Farro, grano Saraceno ed Avena ed in alcune leguminose. Non è contenuto, invece, nel sesamo, patate, castagne, sorgo, soia, manioca e quinoa.
Il grano detto Farro per esempio e’ povero di glutine, infatti impastandolo non si “incolla come le farine di altri tipi di grano.
Il Glutine e’ un Peptide (“La struttura dei peptidi di glutine e caseina è simile o identica alla struttura dei peptidi di soia”. Fu XQ, Wu XX, Xu GL. Bioactive small peptides from soybean protein. Ann N Y Acad 864 : 640-5), ed e’ una sostanza colloidale ed e’ formato da due altre principali sostanze, facilmente suddivisibili: Gliadina e Gluteina che sono proteine semplici.
Tra l’amido e le proteine della semola, la gliadina e la gluteina, entrambe appartenenti al gruppo delle globuline (deboli acidi), si formano, quando viene aggiunta l’acqua, dei composti che rendono l’impasto resistente alla cottura. Un’altra funzione di questo ingrediente è quella di miscelare le proteine solubili ed insolubili gliadina e gluteina che danno corpo al glutine, che diviene una sostanza collosa che determina la plasticità e l’elasticità dell’impasto, quando esso viene a contatto con liquidi acquosi.

Il Glutine e’ quindi presente in:
Farina, amido, semolino, fiocchi dei cereali suddetti
Pasta, pasta ripiena (es. ravioli, tortellini ecc.)
Pane comune e speciale, pangrattato
Grissini, crackers, fette biscottate, pan carrè, focacce, pizza
Gnocchi di patate, gnocchi alla romana
Crusca
Malto d’orzo
Müsli, miscele di cereali
Corn Flakes al malto
Dolci, biscotti, torte
Capsule di farmaci, ecc.

Il Glutine quando non viene metabolizzato (da appositi batteri e/o funghi e/o enzimi e’ un coFattore di malattie dell’intestino tenue e forma un collante che si incolla alla parete della mucosa dell’intestino tenue; la disbiosi cronica e’ la causa delle malattie del Tenue che ne impedisce la metabolizzazione.
La Gliadina e’ una Proteina vegetale (prolammina) ricca di acido glutamminico, che si trova in quasi tutti i cereali, grano in particolare, ed e’ uno dei costituenti del Glutine; e’ probabilmente un nutriente nervoso, ma se essa non viene utilizzata ma accumulata dalle cellule nervose e dai loro tessuti, essa diviene un fattore irritante ed intossicante.
La Gluteina e’ una proteina solubile in alcali, ma quando il pH dell’intestino varia verso l’acido NON e’ piu’ solubile e quindi non metabolizzabile e diviene una tossina.
Il Glutine si ottiene impastando della farina di grano (meglio la 00) con poca acqua e sottoponendo l’’impasto ad un getto di acqua per eliminare l’amido. Esso appare come una sostanza biancastra, gelatinosa, elastica, ed appiccicosa. Essiccata diviene una polvere o scaglie giallastre; contiene proteine, idrati di carbonio (soprattutto amidi), grassi e minerali. Trattando il glutine con una soluzione di alcol diluito, quindi neutralizzando il residuo con una soluzione di idrossido di potassio, si separa le due frazioni componenti il Glutine, la Gliadina che potrebbe essere correlata ai disturbi della Glia e la Gluteina ai disturbi della muscolatura.
[...]
Il Glutine e’ di fatto una proteina che con i liquidi forma una forte colla che incolla se stessa, a livello della mucosa del tenue, (dal duodeno fino alla valvola ileo cecale) formando un sottile film che inibisce le proprieta’ dei villi (irritandoli e quindi producendo eccitazione nervosa nel cervello enterico) e quelle della mucosa stessa (variandone l’osmosi ed infiammandola) dell’intestino tenue e creando per questo processi di malnutrizione cellulare e conseguentemente intossicazione endo cellulare ed infiammazione (3) circolante nei tessuti dell’organismo.
E cio’ avviene quando vi sono disbiosi (alterazione della Flora Batterica autoctona biovitale + la mancanza di determinati Enzimi essenziali per la normale digestione – demoleculizzazione delle sostanze contenute nel Chimo ed introdotte con i cibi) dovute a: alimenti inadatti, latte vaccino specie quello pastorizzato, formaggi, insaccati, alcune spezie, VACCINI, farmaci (specie antibiotici e cortisonici ecc.) droghe, alcol, ecc.
[...]
La reazione nervosa generata nell’intestino determina per induzione tutti i problemi di irritazione, malessere, cefalee, mali di testa, anche perche’ essendoci disbiosi cronica, le micotossine generate dalla colonizzazione abnorme della Candida nel tenue, indotta dalla mancanza di batteri antagonisti morti e defecati dalla cronica disbiosi, intossicano cellule ed organi, Glia (nevroglia) compresa; a sua volta la Candida e’ responsabile di un’enorme elenco di malattie di organi, ghiandole e sistemi….fino al cancro ed all’aids.

E’ a tutti noto il fatto che l’80% circa del tessuto linfatico dell’intero organismo si trova a livello dell’apparato gastro-intestinale.

I sistemi GALT e MALI (Gastric and Mesentheric Associated Lymphoid Tissue) costituiscono delle strutture di notevole importanza per ciò che concerne le capacità di difesa immunitaria che ogni individuo possiede.

Le immunoglobuline si formano per la maggior parte a livello intestinale. La mucosa intestinale è il principale sistema di difesa contro le sostanze tossiche. Il Sistema Nervoso e’ il modulatore del Sistema Immunitario.

Il colon, oltre alla ben nota funzione di riassorbimento soprattutto di acqua ed elettroliti, ha la capacità di rimuovere scorie nocive e di allontanare micro organismi patogeni grazie alla sua azione meccanica di eliminazione del materiale fecale.
Il determinarsi di una disbiosi intestinale ha come principali conseguenze:
a) la riduzione, talora rilevante, delle capacità di difesa immunitaria;
b) il proliferare per mutazione di micro organismi autoctoni in patogeni (funghi, batteri, parassiti ed altri) a livello intestinale e non solo.
c) la riduzione dell’ossigenazione e delle proprieta’ osmotiche della mucosa intestinale con conseguente incapacità di assolvere alla funzione di assimilazione delle sostanze e/o distruzione ed eliminazione di quelle tossiche.
d) nella femmina la colonizzazione del distretto vulvo-vaginale e nelle parti umide di entrambi i sessi, gola e bocca comprese.
e) la successiva colonizzazione fungina (Candida) di parti di tessuto in ghiandole ed organi di tutti i sistemi, ma in primis di quello gastro enterico (tubo digerente).
[…]

La Caseina si trova nel latte ed in tutti i suoi derivati, Formaggio, Burro, Yogurth, Cioccolato al latte etc.;
il Glutine e’ una proteina che si trova nelle Graminacee, famiglia botanica tra le più importanti per l’alimentazione umana. Così il Glutine si trova nel Grano, nell’Orzo, nella Segale e nel Farro (che poi e’ una varietà di grano) per ricordare le piante più usate nell’alimentazione, mentre fortunatamente, il Glutine e’ assente dal Riso e dal Mais: quindi Riso e Mais possono essere liberamente usati nelle diete.
[…]
Fonte: http://www.mednat.org/alimentazione/mutazioni_gen_grano.htm

Perché una “ Dieta senza Glutine e Caseina”?

In uno studio su “Schizophrenia and neuroactive peptides from food” di T.C. Dohan, del Dipartimento di biologia molecolare della Pennsylvania(U.S.A.), comparso su “The Lancet”, vol. I°, pag. 103,del 19/maggio/1979…si legge nelle conclusioni che …”Abbiamo la prova che i polipeptidi che si sviluppano durante la digestione dei cereali (e del latte) sono agenti effettori, e per alcuni di essi e’ stata segnalata un’ attivita’ paragonabile a quella delle endorfine.
[…]E’ stato possibile mostrare che i metaboliti peptidici della caseina del latte e del glutine del grano (e orzo, ecc…) hanno una forte attivita’ endorfinica”.

In un altro studio “Il grano ed il latte alle origini della civiltà” di G. Wadley e A. Martin, del dipartimento di Zoologia dell’universita’ di Melbourne, comparso su “Australian Biologist” n.6 del giugno 1993, si legge ancora che …”Gli effetti delle esorfine sono qualitativamente gli stessi degli altri oppioidi e delle droghe dopaminergiche, cioe’ piacere, stimolazione, riduzione dell’ansia, sensazione di benessere, e naturalmente “dipendenza”.
Sebbene gli effetti di un pasto tipico siano minori di una dose di droga, la maggior parte degli uomini moderni li subisce diverse volte al giorno, per ogni giorno della loro vita”.

Ce n’è di che riflettere sulla correttezza dell’informazione e della nostra abituale alimentazione, e sulle loro conseguenze a livello individuale e sociale!

Pino

[APPROFONDIMENTI: http://saperinegati.forumattivo.com/istintoterapia-f46/l-istintonutrizione-istintoterapia-t275.htm]

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Assuefazioni da Psicofarmaci

Chi ha preso psicofarmaci e ne e’ stato reso totalmente dipendente non puo’ smettere, incalzato dall’inferno della sindrome da dismissione..

L’azione dei farmaci, segnalato anche da TV e ricercatori indipendenti e anche i produttori,
e’ proprio quella di creare dipendenza.
Ho fatto un video in proposito e questo articolo che propone soluzioni alternative..

Ebbene si, alla fine se ne sono dovute occupare anche le televisioni americane, venendo a patti con il pericolo di perdere gli introiti pubblicitari dei colossi multinazionali: i farmaci psichiatrici, come le droghe pesanti e anzi di più, danno dipendenza chimica. Smettere significa andare incontro ad una crisi di astinenza con sintomi fisici e anche mentali che sono 10 volte più intensi di qualsiasi disturbo sperimentato dai pazienti prima dell’assunzione dello psicofarmaco.

Gli psicofarmaci gradualmente nel tempo distruggono e alterano la chimica del cervello, lasciandolo in rovine. Negli Stati Uniti è nato un gruppo di supporto basato su internet,www.Paxilprogress.org , per quelle persone che hanno bisogno di capire meglio la sindrome da interruzione chimica degli psicofarmaci. Perché altrimenti i dottori ti darebbero la valutazione che la colpa della sindrome dismissiva è tua che sei matto e che devi rimanere a vita con gli psicofarmaci, se non addirittura raddoppiare la dose.

Il supporto peer-to-peer di paxilprogress.org significa che non addetti ai lavori, che hanno imparato sulla propria pelle le mille sfaccettature della crisi chimica collegata alla riduzione di dose di questi farmaci, si relazionano con aspiranti addio-farmaci neofiti. In Italia un equivalente potrebbe essere il sito http://www.aerrepici.org/forum/ dove trovi pazienti super-informati che ti parlano della medicina ortomolecolare e un’alimentazione quanto più possibile crudista che nel loro caso ha funzionato.

Su Paxilprogress.org ho trovato consigli simili:
- due grammi di vitamina C mi risolvevano il problema di svegliarmi con scariche elettriche nel corpo (uno degli effetti della sindrome di discontinuazione)
- l’unica cosa che mi ha aiutato era mangiare quanto più possibile “pulito”, frutta e verdura crude.
- il cloruro di magnesio è un grosso supporto naturale per il sistema nervoso,
- l’avvelenamento da mercurio dentale ha contribuito grandemente ai disagi per cui sono stata medicalizzata.
E naturalmente sul sito paxilprogress.org (solo in inglese) verrete seguiti sulla modalità più efficace della discontinuazione- Scrive Darcy Baxton: “L’interruzione chimica di questi farmaci è una cosa inimmaginabile, se non la vedete di persone non sapete di cosa si tratta. I sintomi lasciati dall’uso del Paxil durarono un anno, prima di poter dire di essere tornato ad essere sè stesso e non avere più disturbi del sonno di ogni tipo. Capita a molti pazienti di avere una crisi di astinenza così lunga. Per evitare i ‘crash’ abbiamo visto che la discontinuazione con step del 10% ogni 3 o 4 settimane va molto molto meglio. Ci si mette un’eternità per tirarsi fuori, ma i successi sono praticamente universali.”

Le idee non mancano per pianificare la grande fuga dagli psicofarmaci. Lascio dei link in italiano per organizzarsi sui vari fronti critici. Prima di bloccare la crisi bisogna farcrescere il Prodotto Informativo Lordo personale, informandosi sui possibili problemi metabolici e probabili fonti di tossicità :

(utilità del magnesio): http://books.google.it/books?id=wOrioj9oaHEC&printsec=frontcover&hl=de&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false
(utilità della vitamina C):  http://www.aerrepici.org/faidate.htm
(tossicità dei focus dentali):  http://www.scribd.com/doc/112937955/bozza-novembre
(tossicità del mercurio dentale): http://www.webalice.it/cristiana.distefano/-%20disturbi%20dell_umore.pdf
(utilità del crudismo): http://contiandrea.wordpress.com/category/crudismo-fruttarianesimo/
  (la madre di tutte le serotonine e dei neurotramettitori e delle infiammazioni del cervello è nell’intestino. Di lì poi passano nel cervello.)
(il mal di glutine) : http://de.scribd.com/doc/101362660/Il-Mal-Di-Glutine-Lorenzo-Acerra-2005
C’è una piccola giungla là fuori, informazioni a josa, pareri autorevoli. È un percorso che nasce da voi stessi, non può nemmeno nascere da una sorella o da un’amico stretto. Se non nasce da voi non esiste neanche ( http://www.nopazzia.it/DocItaliani/ritorno_alla_vita-annafiori.htm )
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L’industria casearia e l’invenzione del fabbisogno di calcio

10 aprile 2012 | Autore

Il fabbisogno di calcio per l’essere umano… provate ad indovinare!? È stato inventato dall’industria casearia (che nel 1994 lo portò a 1000 milligrammi al giorno, nel 1997 a 1200, nel 2001 a 1500!).

Il fabbisogno reale è molto più basso di quanto si dicesse. Già nel 2007 in tutta Europa è stato riportato a 700 milligrammi al giorno per gli adulti e 400 per gli adolescenti. Ma già nel 1962 le raccomandazioni per il calcio del FAO/WHO Expert Group erano per gli adolescenti di 350 milligrammi e le donne in gravidanza di 500 milligrammi al giorno. In Cina o in Zambia e in altri paesi in cui la incidenza di fratture ossee era nulla o quasi, le persone avevano un introito di calcio che andava da 250 fino a 400 milligrammi al giorno (Hunt 2007). Le ossa contengono calcio. Che cosa dobbiamo fare per curare le ossa fragili e malate? Ingerire più calcio? Ma il calcio contenuto nel latte di vacca precipita sulle ossa in modo tale da renderne la struttura rigida e particolarmente fragile.

Studi lo confermano: il calcio del latte, poiché è relativamente inassorbibile ed in eccesso, va a creare il problema delle calcificazioni inappropriate sui tessuti molli, legamenti, cuore, etc., perché è lì che quel calcio sedimenta, precipita.

Sono proprio le nazioni che consumano le maggiori quantità di prodotti caseari, gli Stati Uniti, Israele, l’Olanda, la Finlandia, che hanno le incidenze maggiori di fratture ossee. Se il consumo di prodotti caseari veramente aiutava le nostre ossa, ce ne saremmo accorti, almeno negli Stati Uniti, dove il consumo pro-capite di formaggi è passato da cinque chili nel 1970 a undici nel 1990, sedici nel 2006 e oltre diciannove chili nel 2010. E invece l’incidenza di fratture ossee è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi quarant’anni.

Considerate questo: 100 grammi di latte materno, destinati alla rapida mineralizzazione dei tessuti del neonato, contengono 33 milligrammi di calcio, mentre la stessa quantità di latte vaccino ne contiene 118 milligrammi, quindi quasi quattro volte tanto. Se accettiamo l’idea che la natura fa tutto per dei buoni motivi, dobbiamo pensare che il latte di mucca dispone di troppo calcio per gli esseri umani.

Quali sono gli effetti negativi di un eccesso di calcio? Ebbene sappiamo che le difficoltà causate dall’uso di carbonato di calcio (usato per svariati anni come antiacido) consistevano in affaticamento, cefalea, nausea senza vomito, scintigrafie ossee anormali, anormali livelli di ormone paratiroideo e insufficienza renale.

L’integrazione di calcio oltre i 2.500 milligrammi al giorno ha importanti effetti negativi sull’equilibrio dei minerali nel corpo (Kato 2004). Uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine descriveva un uomo che aveva accettato di prendere come trattamento per i dolori allo stomaco un antiacido a base di carbonato di calcio. Nonostante lo avesse preso tutti i giorni per oltre quattro anni, sul paziente furono riscontrati successivamente numerosi episodi di fratture.

La cosa strana era che il grado di mineralizzazione ossea era davvero soddisfacente. Una Tac però aveva rivelato calcificazioni ai reni (Carmichael 1984).

Aumentando negli anni l’utilizzo di carbonato di calcio contro l’acidità di stomaco, i ricoveri ospedalieri per l’ipercalcemia sono passati da un tasso inferiore al 2% nel 1990 a quello del 1993 che era del 12%. Secondo Beall e Scoheld (1995), la condizione di ipercalcemia è reversibile se diagnosticata precocemente. Ma le persone spesso prendono gli antiacidi a base di carbonato di calcio regolarmente per anni, senza considerare i possibili effetti collaterali, come per esempio artriti o danni renali permanenti. Dopo aver riportato tutti questi dati scientifici di cui ci si dimentica spesso, non mi rimane che ribadire che il modello di guarigione più accurato e che ottiene risultati migliori è quello naturale, che si basa sulla fiducia nella natura e che s’interroga sui possibili problemi metabolici o sui sovraccarichi tossici.

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- FAO/WHO Expert Group. 1962. Calcium Requirements. Rome, FAO.
- FAO. 1974. Handbook on Human Nutritional Requirements. Rome, FAO.
- Truswell, S. 1983. Recommended dietary intakes around the world. Report by Committee 1/5 of the International Union of Nutritional Sciences. Nutr. Abstracts Revs., 53: 939-1119.
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28 marzo 2012 | Autore

Che cos’è esattamente la globalizzazione?
Solo un nuovo modo di produrre, o forse un’espressione della controffensiva contro l’umanità che le classi dominanti hanno intrapreso dopo gli anni ’70, questa controffensiva si chiama NEOLIBERISMO!

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14 febbraio 2012 | Autore
Clicca sull’immagine per vedere il video

Alla fine degli anni Settanta tutto il complesso industrial-farmaceutico scientifico che era stato schierato sulle indagini dei retrovirus come causa del cancro era ad un vicolo cieco. Sembrava proprio che non si potesse dimostrare che i retrovirus causassero il cancro.

Fu chiaro in quel momento storico a tutti i partecipanti che formulare una qualsiasi ipotesi di un ruolo dei retrovirus in una patologia umana sarebbe stato appoggiato dal sistema con tutte le sue forze politiche ed economiche disponibili!
Mancavano solo il test fasullo e l’accerchiamento di persone che erano molto malate per attribuire su di loro l’epidemia dell’ipotetico retrovirus assassino.  Gli sforzi vennero concentrati su categorie che schieravano nelle proprie fila persone molto malate, drogati, omosessuali, prostitute, africani tubercolotici, e di lì poi anche i vari sistemi religiosi e umanitari si unirono al carrozzone.

Insomma fu una scelta “obbligata” quella di una conversione di tutte quelle strutture e dipartimenti in qualcos’altro. Gallo con alcune imprecisioni che poi sono entrate nella storia trovò un varco e così iniziarono gli investimenti miliardari all’immensa balla della ricerca sull’ AIDS !
Questo video di 8 minuti non ha la pretesa di essere un’altra storia dell’Aids che possa competere con quelle – di valore – che sono già state scritte, è solo una modesta ricerca, un’esigenza interiore.

Oggi il movimento del dissenso raccoglie oltre 1500 firme tra virologi, infettivologi, epidemiologi ed altri specialisti tra cui 3 premi Nobel, tutti indignati dalla colossale mistificazione e speculazione imbastita intorno all’AIDS

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31 gennaio 2012 | Autore

C’era una volta internet indipendente. INTERNET con ACTA viene UCCISO DA CONCETTI VECCHI e da aziende che propongono leggi preistoriche che non tengono presente la necessità dei social network e senza che la popolazione ne sappia niente.

ACTA, siamo al bivio! I cittadini europei devono reclamare in occasione del possibile colpo di mano ACTA un processo democratico, contro le influenze delle multinazionali. Ci saranno diverse votazioni al Parlamento Europeo prima del voto finale di quest’estate.

ACTA avrà un impatto negativo sulla libertà di espressione, l’accesso alle medicine ma anche alla cultura e alla conoscenza.

Si dimette Kader Arif, incaricato per laFrancia su ACTA, motivando la sua decisione per “aver assistito a manovre mai viste sinora“. Inoltre  non gradisce l’intero processo: «non c’è stata una consultazione con la società civile e scarsa è la trasparenza sul tema sin dall’inizio dei negoziati. Le indicazioni preliminari date dal Parlamento sono state trascurate», ha detto al broadcaster inglese BBC. La decisione di Arif arriva immediatamente dopo le vivaci proteste su Acta che hanno avuto luogo in Polonia, concretizzatesi in manifestazioni inneggianti alla libertà di Internet.

USIAMO anche I SOCIAL NETWORK PER VOTARE E FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE.

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25 gennaio 2012 | Autore | Stampa articolo Stampa articolo

Vade retro Fava!

George Orwell in “1984″ stava parlando di questo? Mezzi investigativi, manette e raid che non guarderanno negli occhi nessuno?

“SOPA” e “PIPA” sono le due proposte di legge al vaglio del congresso americano che, se entrassero in vigore, modificherebbero internet per come lo conosciamo, libero e privo di censure.

La discussione che viene portata avanti in questo video da Joy Rockfeller, condita da Orwell, è che Internet è una piattaforma globale utile ma che va controllata.

Un progetto di legge ribattezzato il SOPA italiano, e già approvato dalla Commissione per le politiche comunitarie la scorsa settimana, andra’ ora al vaglio della Camera, presentato a firma dell’onorevole Fava (Lega Nord).

L’attuale normativa (decreto legislativo 9 aprile 2003 n. 70 in attuazione della direttiva 2000/31/CE) stabilisce che le aziende che forniscono servizi online non sono responsabili per i contenuti illeciti immessi dagli utenti sui loro server, se non ne hanno consapevolezza e se una volta venuti a conoscenza della presenza di tali contenuti illeciti da parte delle “autorità competenti” (da intendersi la magistratura), li rimuovono prontamente.

L’emendamento Fava aggiunge (rif. Pag 170) a tale precetto l’obbligo di rimuovere i contenuti medesimi anche a seguito di comunicazione da parte “di qualunque soggetto interessato”.

I movimenti anti-SOPA e anti-PIPA invitano a far salire i livelli di guardia per prevenire una informazione su internet troppo controllata, militarizzata addirittura, come nel romanzo “1984″, dove il protagonista è un piccolo impiegato, come tanti, stipendiato dal governo, che lavora agli aggiornamenti quotidiani del database delle “balle”, database che i vincitori fanno aggiornare con cura. Come con le torri gemelle! Ergo, l’allarme dei governi di non lasciare internet libero, nelle mani di chi ti sbugiarda le polpette avvelenate che tu governo stai li a creare con tanta dedizione.

Nel  1996 la Corte Suprema degli Stati Uniti rispedì al mittente il Communication Decency Act di Clinton dichiarandolo incostituzionale e, soprattutto, censorio e non rispettoso della natura stessa di Internet. Ora i signori delle balle ritornano all’attacco. L’ Fbi ha avuto l’incarico di studiare strumenti di censura sempre piu’ ampi.

La petizione riguardo alla Sopa italiana qui: http://www.agoradigitale.org/no-fava

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2 gennaio 2012 | Autore

Jim Carrey a Washington contro la delirante politica dei vaccini

http://www.youtube.com/watch?v=zyfKoNBrzAk
Jim Carrey ci dice qui di imparare a difenderci da soli. Perché una politica latitante e complice ha svenduto la salute dei neonati a favore dell’industria dei farmaci.

C’è da dire pure che il pubblico è stato davvero latitante, stenta a concettualizzare che cosa sono i vaccini.

Naturalmente la scienza, i cui impiegati salariati traggono i loro stipendi dalla ragionevolezza in relazione al sistema farmaceutico, ha taciuto sulla questione degli effetti in termini di allergie e disordini della digestione e problemi psicologici dei vaccinati a 1 anno di vita.

Ma se la scienza ha taciuto, alcuni giudici no. Alcuni si sono tolti grosse soddisfazioni nella propria microscopica giurisdizione.

Come per esempio in Italia dove l’obbligo di vaccinare non esiste praticamente piu’ per una trentina di delibere dei Tribunali dei Minori con persone che non volevano far vaccinare i proprio figli.

“Luogo a non procedere” decretato dal giudice per una coppia di genitori che ha rifiutato di sottoporre il figlio alle vaccinazioni obbligatorie (a questo link la sentenza integrale  http://www.comilva.org/Public/data/csi004/201124182245_304-10VGSicam_4973_20101229.pdf  )

Sentenza positiva che di fatto apre la strada all’obiezione legale in Puglia. La documentazione presentata al giudice minorile è il frutto di un lavoro meticoloso, durato settimane, di concerto con l’associazione del Comilva e la ferma volontà dei genitori a dimostrare la fondatezza delle loro convinzioni. La sentenza è rivoluzionaria: riconosce ai genitori, in presenza di una approfondita conoscenza delle tematiche vaccinali, la libertà di scelta.

Link utili:

Cosa succede a chi non vaccina i figli

Schema riassuntivo:

– Ha un colloquio con il responsabile USL, che cercherà il consenso a vaccinare;

– Il genitore non viene PIU’ chiamato dal Tribunale dei Minori perche’ le autorità sanitarie delle regioni spesso hanno delineato linee guida che invitano le USL a non segnalare più la cosa ai tribunali, per prese di posizione definitive dei Tribunali dei Minori stessi. Inoltre la segnalazione non avviene anche per altri motivi.

– Difficoltà, in teoria, di accesso alle comunità infantili, come l’asilo. Non più alla scuola dell’obbligo e per gli esami di licenza elementare e media, visto il DPR n.355 del 26/1/99.

FONTI: http://www.comilva.org/forum/default.asp?CAT_ID=19

http://books.google.it/books?id=gbCniz-PqKAC&pg=PA69&dq=acerra+auto+certificazione+vaccini&hl=de&sa=X&ei=e90BT7H8OYz3sgb0zezWDw&ved=0CDYQ6AEwAA#v=onepage&q&f=false QUANDO, COME E PERCHE’ (Acerra 2004) cito dal libro a pagina 71:

Asilo: In mancanza di direttive della vostra Regione sull’argomento, è il direttore dell’asilo che decide l’ammissione o meno all’asilo del bambino. Fate presente i documenti approvati anche da regioni diverse dalla vostra (vedi “Riferimenti normativi”). Con molta probabilità vi sarà richiesto un “certificato di buona salute” del medico curante, oppure il responsabile dell’asilo si dichiarerà “in attesa del pronunciamento del tribunale”.

La Costituzione sancisce i diritti dell’individuo e quelli della comunità. Essendo il vaccino valido per difendere dal contagio, i diritti della comunità vaccinata sono garantiti da tale protezione delle vaccinaioni: nessun non vaccinato potrà contagiare i bambini sottoposti a prevenzione specifica. D’altra parte anche un non vaccinato ha diritti secondo la Costituzione, a meno che questi non vengano limitati da una legge.

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Dubbi sui denti devitalizzati

Pubblicato il 21 ottobre 2011 da Lorenzo Acerra

dent devitalizzati

Che cos’è un dente devitalizzato? E’ una cancrena controllata!

Fino a 20 anni fa alla professione odontoiatrica piaceva pensare che fosse una mummificazione del dente morto completamente riuscita, che non provocasse il seppur minimo rilascio tossico nell’organismo.

Ma ora tre tipi di analisi cliniche hanno smentito ciò:

  • Per prima cosa, tutti i denti devitalizzati risultano infetti da potenti batteri anaerobici, al cui confronto le tossine del tetano o del botulismo sembrano pargoletti innocui.
  • Per seconda cosa, il prof. Boyd Haley ha misurato il rilascio cronico nell’organismo di basse dosi di tossine del metabolismo dei batteri presenti nei denti devitalizzati.
  • Per terza cosa, il Prof. Jerry Bouquot ha dimostrato con l’analisi sonografica applicata alla mandibola (“Cavitat”) che il 100% dei denti devitalizzati accumula negli anni sull’osso adiacente livelli crescenti di metaboliti dell’infiammazione che portano ad osteonecrosi ed infezioni ossee gradualmente progressive (cavitazioni ossee).

L’unico successo di cui la devitalizzazione si può veramente vantare è che, avendo ucciso il dente e avendo intossicato chimicamente il dente e i tessuti circostanti, il tessuto non ha più la possibilità di dare reazioni locali al micro-marciume e all’infiammazione cronica che è lì e che da lì può iniziare ad invadere l’organismo.

Perché c’è stato questo fallimento nella mummificazione del dente morto?

Un pezzo di carne morta marcisce dopo un po’, diventa strano, lo stesso succede ai canali secondari di polpa che il dentista non ha proprio visto quando andava a fare la devitalizzazione.

Non li ha visti e quindi non li ha rimossi perché è proprio una impossibilità stabilire un contatto visivo o manuale con il delta di canalicoli secondari alla radice del dente oppure con i canalicoli secondari che terminano nelle pareti del dente.

Questi canali secondari di polpa sono super soggetti alla putrefazione e si trasformano in materiale batterico anaerobico.

Un altro motivo per il quale c’è stato questo fallimento nella mummificazione del dente morto è che quando la devitalizzazione era stata fatta, si vedeva nella radiografia un fenomeno di infezione che appariva sull’osso dove il dente si appoggiava.

Il dentista che ha fatto la devitalizzazione ha solo toccato con i suoi strumenti di sterilizzazione le due o tre radici principali del dente. Ha ucciso il dente e l’infezione è scomparsa? No. E’ l’infezione ACUTA che è scomparsa, ma quella cronica, e il marciume e l’infiammazione che cresce come pelle sul micro-marciume sono ancora nell’osso.

Micro-marciume sull’osso adiacente che non si vede nell’ortopanoramica. Molte cose non si vedono nell’ortopanoramica. Nemmeno una degenerazione del nervo di un dente, devitalizzato o no, si vedono nell’ortopanoramica.

Ma il fenomeno di osteonecrosi cronica dell’osso adiacente al dente devitalizzato viene rilevato con TAC o sonografia ossea. Quest’ultima, chiamata “Cavitat”, ha dimostrato che il 100% dei siti con denti devitalizzati hanno questa osteonecrosi. Ergo, la presenza del dente devitalizzato sta creando degenerazione dell’osso, vascolite e metaboliti delle vascoliti e metaboliti della necrosi (come dimostrato tra gli altri autori dal prof. Jerry Bouquot e dal prof. Boyd Haley).

Ora il dentista, quella schifezza nell’osso, che ha colonizzato l’osso, non l’ha mai raggiunta, ha fatto solo tre buchi perpendicolari nel dente e impedito chimicamente con tossine che al dente mai venisse in mente di reagire a qualsiasi disastro e marciume futuro.

L’osso adiacente ai denti devitalizzati viene colonizzato da micromarciume nel 100% dei casi!

L’organismo crea un bozzolo di contenimento contro questi denti devitalizzati.

In ogni caso, mantenere questo schermo protettivo significa però che ogni giorno una percentuale consistente delle capacità operative dell’organismo, per es. il 20%, devono essere assegnate quasi automaticamente a tenere su questo bozzolo di contenimento.

Ecco dunque il primo contributo alle malattie e i piccoli disturbi: il sacrificio di una importante aliquota della capacità operativa del sistema biologico.

Quando uno poi si indebolisce un po’, questo bozzolo può disintegrarsi e allora si può arrivare a problematiche davvero eclatanti, tumori al seno o altre malattie infiammatorie serie.

Ovviamente laddove l’operatività del sistema di regolazione non sarà ancora scesa sotto un valore soglia minimo, non ci sarà alcuna apparente conseguenza, nessuna malattia conclamata in nessun organo.

L’innesco della patologia causata dai denti devitalizzati ha molto a che fare con il progressivo appannamento nel tempo delle capacità di auto-regolazione dell’organismo. Ne parlò Weston Price negli anni trenta e ne ha parlato ancora con dimostrazioni molto precise George Meinig nel suo “Root canal Coverup” (1985).

Il dente devitalizzato richiede un bozzolo di contenimento che tiene impegnate ogni giorno grosse aliquote di capacità operativa, la RAM del sistema biologico, il sistema di regolazione di base.

Se uno non sta bene ed è vittima di malattie pesanti, significa automaticamente che il bozzolo di contenimento non sarà buono abbastanza per contenere le tossine prodotte nel dente dagli organismi anaerobici della putrefazione della polpa.

Da questo ragionamento segue la conclusione, che ha dato molte soddisfazioni agli autori sopra menzionati che si sono occupati della tossicità dei denti devitalizzati, che nel caso di persone con un disturbi pesanti e incurabili non ci sono praticamente dubbi che bisogna rimuovere il dente devitalizzato, qualsiasi sia, perché dopo il suo allontanamento il sistema di regolazione riprende miracolosamente a funzionare.

Numerosi autori cioè hanno dimostrato che i denti devitalizzati agiscono come la zavorra più grossa sul sistema di regolazione.

Grazie a Youtube sono disponibili anche in italiano filmati che spiegano l’enorme effetto terapeutico della rimozione dei denti devitalizzati in persone precedentemente affette da patologie croniche degenerative di tutti i tipi.

Per es. qui:

Nessuna controversia per chi e’ informato

Si materializzano insomma con questi filmati le osservazioni e le convinzioni di numerosi direttori di cliniche dove si curano malattie croniche degenerative e anche tumori.

Per esempio dei dentisti che lavorano con i protocolli Hulda Clark :

Arechiga (Tijuana), Solario (Tijuana), Hernandez (Tijuana), Lagos (Tijuana), Volley (Tijuana), Morales (Tijuana).

Per esempio del Dr. Hal Huggins, direttore tecnico di varie cliniche di medicina integrata contro le malattie cronico-degenerative: “Parliamo di malattie irreversibili e croniche, tipo sindrome di fatica cronica, poliartriti croniche, rettocoliti, cancri.

La nostra osservazione è che non si può risolvere nessuna di queste malattie croniche senza eliminare i denti devitalizzati e individuare le eventuali osteonecrosi di aree ossee sotto i denti.”

Il Dr. Rau, della clinica Paracelsus di Lustmühle: “Arrivano alla clinica Paracelsus pazienti che erano già stati da ogni possibile specialista senza trovare sollievo e noi stessi non otterremmo risultati di rilievo senza andare a togliere i denti devitalizzati!

Nel tempo le capacità di autoregolazione dell’organismo diminuiscono e la somma di zavorre aumenta, fino ad un valore soglia ad orologeria, invisibile, superato il quale si entra nel mistero di tutte le malattie croniche degenerative e cancri. E’ allora che posizioniamo le testimonianze di guarigione, raccolte da Gammal nel DVD “Rooted”, e di molti altri autori, guarigioni o miglioramenti sostanziali di salute ottenuti con l’estrazione dei denti devitalizzati.

Il tema diventa rilevante nel momento di saturazione. Il dottor Josef Issels, che nel corso di 40 anni ha trattato 16.000 malati terminali di cancro in Germania con la terapia Gerson, rifiutava di accettare il paziente se questi non andava prima dal dentista di riferimento ad estrarre secondo protocollo tutti i denti devitalizzati, in quanto riteneva che senza togliere i denti devitalizzati egli era impossibilitato ad ottenere buoni risultati su questi pazienti.

Il dottor Swilling, della Genesis Clinic in Tijuana (Messico) segue la stessa pista: “Nella nostra ricerca dell’origine della patologia cancerosa, i casi clinici da noi seguiti hanno evidenziato che le tossine di certi molari devitalizzati trovano la strada fino alla ghiandola mammaria. Dall’infezione locata nel dente devitalizzato si origina un percorso infiammatorio che nutrirà lo sviluppo di tumori al seno. Quando i denti devitalizzati coinvolti vengono rimossi, ciò ripristina le condizioni di salute del meridiano di agopuntura associato ad essi, e il tumore inizia a dissolversi o diventa benigno”.

Il dottor John Diamond (del Triad Medical Center, che collabora con il dentista Christopher Hussar, entrambi a Reno Nevada): “Se monitoraste le pazienti con tumore al seno che vi arrivano potreste scoprire anche voi come è capitato a noi che tutte hanno il coinvolgimento di devitalizzazioni in denti legati secondo la mappa dei meridiani all’area del seno coinvolta”.

Queste citazioni ci aiutano a tirare una linea: da una parte ci sono i pazienti con malattie gravi e apparentemente incurabili e in questi vale sempre la pena togliere qualsiasi dente devitalizzato, e dall’altra ci sono persone in buona salute, senza particolari disturbi, in cui gli effetti dei denti devitalizzati sembrano essere completamente assenti.

Toglierli o non toglierli? Il dilemma.

Dunque gli individui in piena salute e senza sintomi non c’entrano niente con la questione dei denti devitalizzati?

Qui la risposta credo proprio che sia no, non c’entrano niente, perché manca generalmente per loro una motivazione a farsi estrarre un dente devitalizzato.

“Io sto bene”, dicono loro, “Quindi la situazione di cancrena controllata che causa malattie riguarda solo alcuni altri”.

Ma interessati lo sono, e per chiudere il cerchio chiederanno: ditemi, per favore, quali denti devitalizzati diventano così dannosi per la salute e dopo quanto tempo! Perché evidentemente la percentuale di denti devitalizzati che creano questi effetti sulla salute così disastrosi è alquanto bassa.

Si, perché il sistema di regolazione della maggioranza della popolazione ci metterà finanche molti decenni per crollare.

La prossima domanda che viene, sia da quelli con disturbi pesanti che quelli prevalentemente in buona salute, è se sia possibile avere un riscontro misurabile, un test scientifico, che dia sostegno alla volontà del medico o del paziente quando vogliono andare avanti su questa strada? Lo strumento di sonografia cosiddetto ‘Cavitat’ permette di riscontrare con grande precisione i fenomeni di degenerazione dell’osso.

Il test costa circa € 220  e bisogna prenotare con due mesi in anticipo:

Ma vediamo anche altre domande.

Può un dente essere la causa di un disturbo specifico? Cioè lo stesso dente quando è devitalizzato, nelle condizioni in cui il sistema di regolazione crolla (cioè il bozzolo inizia a rilasciare tossine nell’organismo), darà lo stesso tipo di disturbo ad un gran numero di persone?

La risposta è si, se avete un problema specifico ad un organo, al cuore, o una ciste ad un seno, o l’intestino o al cervello, fortemente sospetti diventano subito i denti devitalizzati situati sui rispettivi meridiani di agopuntura. Evidentemente le decisioni sui denti devitalizzati situati su altri meridiani non coinvolti vengono rimandate anche di un decennio, ma i denti devitalizzati in relazione ad un organo in difficoltà vanno tolti subito.

Altra domanda: ci sono persone che nonostante siano in una condizione di salute normale decidono di togliere i denti devitalizzati? E perché fanno ciò?

Ovviamente la maggioranza delle persone anche dopo aver letto queste informazioni, decidono che il dente è importante e che lo svantaggio del rimuovere un dente devitalizzato non è giustificato nel loro caso.

Ma si, è vero, alcuni decidono di farseli togliere lo stesso i denti devitalizzati. Per esempio coloro che decidono di andare a farseli testare da un omeopata con il test EAV. La risposta affermativa del test EAV dell’omeopata è di questo tipo: Si, la presenza di questo dente devitalizzato sta avendo un effetto negativo prominente sul meridiano di agopuntura, e dunque la condizione infelice di questo organo (il fegato, o reni o la tiroide o il cervello, etc. etc.) migliorerà solo quando togliamo questo dente.

Oppure la risposta affermativa dell’omeopata è di questo tipo: il sistema immunitario è in difficoltà o il sistema di regolazione è in difficoltà a causa di questa grossa zavorra sul sistema di regolazione. E’ uno stimolo tossico aspecifico, generale, che è anche ben perimetrato dal sistema di regolazione, ma è la zavorra più grossa presente in questo organismo e quindi va tolta.

Altri decidono di farseli togliere lo stesso i denti devitalizzati quando sono passati già 15 anni da quando sono stati fatti. Infatti è negli anni che il dente devitalizzato cadavere inizia a diventare sgretoloso e presenta all’estrazione un aspetto ammuffito. Dopo 15 anni il dente devitalizzato è decisamente in uno stato pietoso.

Altri portatori di denti devitalizzati decidono di intervenire solo se c’è un riscontro negativo alla sonografia Cavitat.

Ma la ragione principale per cui alcuni, anche in assenza di grossi disturbi, decidono di farsi togliere i denti devitalizzati, è che la loro presenza peggiora lo stato dell’osso circostante.

Finora avevamo parlato del cadavere e della cancrena che erano nel dente. Ma ora chiediamoci, perché l’analisi sonografica applicata alla mandibola (“Cavitat”) rivela che il 100% dei denti devitalizzati accumula negli anni sull’osso adiacente livelli crescenti di metaboliti dell’infiammazione che portano ad osteonecrosi ed infezioni ossee gradualmente progressive (cavitazioni ossee)?

Vogliamo consumare le risorse biologiche dell’organismo con questo? Buon invecchiamento allora, ma qualcuno intuitivamente, per non dover aspettare la moria dell’osso e degli altri denti, oppure l’innesco di una malattia quando tra qualche decennio tutto questo si sarà portato giù il sistema di regolazione di base.

Quando una cosa è morta è morta, e in micro-cancrena, perché il mio corpo si dovrebbe mettere a giocare con una cosa simile, impegnandosi più o meno allo strenuo per perimetrarla?!

Perché uno deve reagire solo alle malattie e non all’intelligenza o all’intuito?

Ricapitolando, per capire perché i denti devitalizzati hanno compromesso in modo così clamoroso la salute di alcuni e non quella di altri, dobbiamo:

  1. Fare delle analisi (tipo il Cavitat, il test EAV, le analisi dei metaboliti fatte dal prof. Boyd Haley, disponibili al laboratorio Schiwara a Brema. )
  2. Pensare che ci sono equilibri tra sistema di regolazione e denti devitalizzati non compromessi e altri invece sì.

Una malattia cronica degenerativa o un problema di salute serio non insorgono esattamente nel momento in cui inizia una fase di esposizione cronica ad una certa tossicità sui sistemi enzimatici del corpo, e anche i danni da sovraccarichi metabolici relativi alla digestione difficoltose o gli insulti tossici sulle funzioni del sistema immunitario hanno un tempo di latenza a volte di 20-30 anni.

In altre parole una malattia cronica degenerativa seria insorge quando sono state erose le capacità del sistema di regolazione di arginare i sopra elencati stress biologici.

Vari autori hanno documentato che i denti devitalizzati sono la zavorra più grossa sul sistema di regolazione che impedisce alle malattie di insorgere.

Dunque c’è una perimetrazione difensiva intorno ai denti devitalizzati, però stiamo parlando di un sacco di energia tenuta in piazza per mantenere questo dente ogni giorno sigillato dal resto dell’organismo. Quindi l’organismo non può usare questa energia positiva per altre cose, per rigenerare bene le cellule, etc. Inoltre, in alcuni casi questa perimetrazione crolla, temporaneamente o parzialmente. Inoltre chi ha patologie pre-esistenti, e’ particolarmente a rischio, e ovviamente non guarisce mai.

Le cliniche che curano i tumori, cioè Issels, il Dr Rau in Svizzera, Gerson, etc. si rifiutano di trattare pazienti che non tolgono i denti devitalizzati. Ovviamente non riuscirebbero a guarire senza l’alimentazione salutare, ma l’illusione che questa possa sconfiggere anche la tossicità dell’amalgama o dei denti devitalizzati la lasciano volentieri a qualcun altro.

Per tutte le informazioni e sapere come fare le scelte giuste per i propri denti e la propria salute procurati il libro Odontoiatria Tossica – Odontoiatria Vitale

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I denti come causa di malattia, era noto da secoli

Pubblicato il 1 agosto 2012 da Lorenzo Acerra

denti nell'antichitàI denti come causa di malattie e basse aspettative di vita nei secoli passati?

Un problema molto comune nel diciassettesimo e diciottesimo secolo erano i denti consumati dalla carie che dopo qualche disagio sembrava che non dessero più fastidio e quindi venivano lasciati stare in bocca. Due autori del 700, il famoso Pierre Fauchard (1728) e il chirurgo generale dell’esercito inglese John Hunter (1771), segnalarono numerose guarigioni da reumatismi, malattie di occhi, orecchie e sistema nervoso ottenute grazie alla bonifica della bocca da questi denti. Anche il celebre Christopher William Hufeland (1762-1836) parlò di questo spiegando che una bocca sana, liberata dai denti con carie profonde era l’unica possibilità di arrivare a vivere a lungo.
Goethe (1749-1832) s’interessò agli insegnamenti di Hufeland dopo che una malattia che sembrava mortale fu risolta dall’estrazione di un dente infetto. Tutti i tentativi precedenti di terapia avevano fallito. Il Goethe visse altri 64 anni dopo quell’incidente, arrivò all’età di 83 anni completamente sdentato, seguendo perciò il consiglio di Hufeland di togliere i denti infetti man mano che si presentavano (Neuhauser 1982, Hufeland 1797, Holz 1939, Greiter 1958). Un altro esempio sotto gli occhi di tutti è quello di Mozart (1756 – 1791) che un anno prima della sua morte ebbe alcuni ascessi dentali che non furono trattati con l’estrazione. Ciò ha forse potuto contribuire sia ad una recidiva dei reumatismi che al decorso estremamente sfavorevole della sua malattia. Mozart aveva ancora dieci denti al momento della sua morte, di cui tre denti con carie profonda, non estratti e nemmeno trattati (Bär C., “Mozarts Zahnkrankheiten”, Acta Mozartiana 9, 1962, 3, pp.47-54). “Per secoli,” scriveva John Hunter (1771), “i medici hanno dovuto prendere atto del fatto che i denti con la loro struttura particolare sono suscettibili di diventare la sede di piccole lesioni croniche infiammatorie localizzate che danno luogo a disturbi sistemici incredibilmente seri, anche quando localmente nella bocca il disturbo infiammatorio sembra quasi inesistente.”

Nell’arco dei 150 anni che seguirono troviamo segnalate nella letteratura medica del tempo all’incirca 25.000 – 30.000 osservazioni simili, per esempio la guarigione da una sordità fulminante nel momento dell’eruzione di un dente del giudizio (J.G. Pasch 1775) e il ritorno del flusso mestruale in una donna che per anni non ne aveva avuto, ottenuto grazie all’estrazione di un dente con carie profonda (Willich 1778). Delaroche (1798) riportò un caso simile in una donna che soffriva di mestruo molto scarso con sintomi d’infiammazione gengivale dal lato destro, e ciò solo in corrispondenza dell’arrivo di queste scarse mestruazioni. Andando a valutare la salute della bocca, il medico scoprì dei denti cariati in profondità la cui estrazione fece anche scomparire definitivamente le anomalie del mestruo.

E arriviamo al 1801: epilessia, dermatiti, problemi digestivi, mal di testa e artriti venivano guariti con l’estrazione dei denti infetti dal Dr. Benjamin Rush, firmatario della dichiarazione d’indipendenza. Egli scriveva: “Le terapie delle malattie croniche diventano molto più soddisfacenti se vengono associate alla bonifica di tutti i denti infetti che uno trova nella bocca dei pazienti.” Per esempio Rush ci dice che fu consultato dal padre di un giovane di Baltimore che soffriva di epilessia, subito si informò sui denti e risultò che molti di quelli sull’arcata superiore avevano carie profonde. La loro estrazione infatti portò ad una perfetta guarigione. Oppure la signorina A.C., affetta da reumatismo all’anca già da alcuni anni, aveva avuto di recente un grave peggioramento ed era comparso anche un leggero fastidio ad un dente. Rush prontamente le consigliò di far estrarre questo dente e fu così che i sintomi scomparvero del tutto. Rush era assolutamente entusiasta su tutta questa discussione che le patologie dei denti potessero rivelarsi così spesso la causa di malattie apparentemente inguaribili ed invocava a testimoni i numerosi autori che lo avevano preceduto.

Uno dei primi sforzi “moderni” di classificare la scienza dentale risale ad un importante chirurgo tedesco, Fabricius Hildanus (1560-1634), che nel suo manuale segnalava centinaia di testimonianze di emicranie e malattie sistemiche che erano state guarite estraendo denti cariati in profondità, laddove tutti i rimedi usati in precedenza non avevano apportato il benchè minimo beneficio. Nicolas Tulp (1593-1674), un rinomato medico di Amsterdam esperto di anatomia, osservò che le malattie dei denti potevano dare origine alle conseguenze più nefaste, persino essere causa di morte. Dopo di lui Charles St. Yves (1667-1733), Marcello Malpighi (1628-1694) e Frederik Ruysch (1638-1731) si distinsero per le loro indagini sui denti e le loro osservazioni che i denti malati potessero diventare la causa di vari tipi di patologie nell’organismo. Stiamo parlando dei più illustri medici dell’epoca. Nathaniel Highmore (1630-1690) descrisse parecchi casi di sinusiti che guarivano dopo l’estrazione di denti con carie profonde. Christopher Schelhammer (1649 -1719), che fu professore di anatomia in diverse università tedesche, specializzato in malattie delle orecchia, notò che poteva assicurare una guarigione solo a quei pazienti che accettavano di curare le carie superficiali ed estrarre i denti con carie troppo profonde. Giorgio Baglivi, medico di Innocente XII e Clemente XI, autore di manuali medici famosissimi, osservò nel suo Canone di Medicina: “Le persone i cui denti hanno un cattivo odore o che hanno cambiato colore nonostante i lavaggi giornalieri, hanno sempre una debolezza della funzione dello stomaco, quasi sempre una tendenza all’indigestione, mal di testa dopo i pasti, una salute generale poco soddisfacente e una tendenza al malumore. Se impegnati nello studio o negli affari, queste persone sono impazienti ed irritabili, oppure vittime di episodi di capogiri. Le frequenti indisposizioni di stomaco danno loro sonnolenza, risveglio lento e comunque un sonno poco ristoratore.” (Baglivi, Opera Omnia Medico. Practica et Anatomica, Lugduni, 1710).

Se facciamo ancora un passo indietro nel tempo, Ippocrate (460 – 375 a.C.) segnalò numerosissimi esempi in cui la patologia dentale aveva l’effetto d’iniziare reazioni in altre parti del corpo. Per esempio affermò che “un reumatismo che resisteva ai tentativi di guarigione poteva essere eliminato estraendo eventuali denti compromessi” (On Epidemics, Hb. ii, section i, p. 1002). Il più famoso medico di tutti i tempi aveva le idee chiare e infatti dichiarò che la maggior parte delle suppurazioni focali causate dai denti provenivano dalle infiammazioni create dai denti del giudizio. Per esempio nel caso di un ragazzo che aveva dolore in un terzo molare dell’arcata inferiore destra, Ippocrate si diceva sicuro del ruolo causale di quella situazione dentale sulla suppurazione a carico dell’orecchio dello stesso lato. Anche di recente numerosi autori, confrontando mandibole dall’antichità ad oggi, hanno spiegato che i denti del giudizio sono un attavismo – derivato da un’epoca quando il muso dei nostri antenati era più lungo, mentre oggi invece il dente del giudizio purtroppo spunta sul ramo ascendente della mandibola (Adler 1972, Mieg 1999, Lechner 1991, Grossman 1996). Non solo a volte il dente del giudizio non spunta proprio fuori ma, quando lo fa, spesso si presenta con un anomalo grado di inclinazione oppure comunque soffre la mancanza di spazio e in vari modi ciò crea situazioni croniche d’infiammazione locali e focali (vedi: http://www.medicinenon.it/tutte-le-terapie-falliscono-valutazioni-sui-denti-del-giudizio ).

Ippocrate si rifaceva in realtà alla tradizione di Esculapio, che rimase in vigore tra il 1100 a.C. e il 400 d.C. e che inizialmente veniva praticata solo dai sacerdoti dei templi esculaplei, per esempio quelli di Epidauro, Cos, Cnydus, and Rodi, mentre in seguito fu ripresa anche da guaritori non sacerdoti. Ippocrate operava al tempio di Cos. Un altro argomento affrontato era il contributo infiammatorio notevole apportato dai periodi di dentizione difficile nei bambini che poteva far insorgere problemi in numerose diverse parti dell’organismo. Quest’idea in realtà, accennata da Omero nell’Odissea, apparteneva anche ad Esculapio ed è stata descritta dalla letteratura di ogni epoca, dagli scritti in India del 1000 a.C. fino a Soranus di Efeso (117 d.C.) e ai medici del diciassettesimo secolo. Questa osservazione ricorrente su disturbi a distanza che vengono innescati da un’infiammazione nella bocca evidentemente venne accolta dal modus operandi olistico di Esculapio che spesso chiamava in causa la “forza vitale”.

In questo testo ci dobbiamo accontentare di seguire alcuni aspetti del discorso nelle parole di Ippocrate, che sono più concrete e che ci vengono da fonti dirette, perché tutte le fonti che citano l’approccio olistico di Esculapio sono così entusiaste da apparire miticizzate. Nello stabilire la diagnosi di una malattia, Ippocrate consigliava di cercare il suo punto di partenza. Per esempio se si trattava di mal di testa, di disturbi alle orecchie o agli occhi, o di un qualsiasi sintomo su un lato solo del corpo, insisteva che la causa poteva essere spesso rintracciata in qualche infiammazione nelle aree dei denti. La famosa massima ippocratica, “le malattie dovrebbero essere combattute alla loro origine”, esprime proprio questo modo di pensare.

Ippocrate aveva l’abitudine di fare osservazioni a 360° prendendo una gran quantità di appunti, proprio perché cercava di capire quale “spina irritativa” potesse essere la più rilevante nel caso specifico, la fonte degli “umori dannosi” che stavano invadendo l’organismo e creando il disturbo. La valutazione dello stato dei denti era preponderante, un elemento onnipresente nella sua indagine. Tutti i medici ippocratici dell’antichità avevano questo punto di vista, come per esempio Erofilo e Erasistrato, illustri dottori della scuola medica di Alessandria (300 a.C.). Interessante anche notare che il famoso enciclopedista e ricercatore medico romano, Aulo Cornelio Celso (25 a.C. – 50 d.C.) non fece altro che tramandare la tradizione medica ippocratica. Apprendiamo da Celso che i denti che causano il ritiro delle gengive sono morti e il terapeuta che non li prende in considerazione non riuscirà a far guarire i suoi pazienti. Detto in altre parole, “A tutti quelli che non conoscono la causa della malattia, risulterà anche impossibile curarla”. Secondo quanto spiegava Ippocrate, Celso coniò la famosa frase: “rubor, tumor, calor, dolor, functio lesa” (ripresa da Galeno, che nel 200 d.C. scrisse tre libri di commentari su Ippocrate), che descrive nell’ordine: (rubor) foci infiammatori, (tumor) rigonfiamento, concentrazione e perimetrazione di un focus di metaboliti infiammatori, (calor) la reazione primaria del sistema immunitario, (functio lesa) una fase tardiva, cronica, caratterizzata dalla degenerazione del tessuto invaso a distanza quando il sistema immunitario è sfiancato e meno efficiente.

Sfortunatamente nei secoli ci si dimenticherà quasi del tutto l’incoraggiamento di Ippocrate sulla necessità d’indagare la presenza nell’organismo di siti primari di infiammazione o di putrefazione localizzata, come per esempio l’interno dei denti compromessi, che diventa il fattore causale di disturbi a distanza, prima indebolendo le difese del sistema di regolazione e poi trasmigrando in altri siti secondo meccanismi di locus minoris resistentiae.

Questo modo di pensare sui denti lo ritroviamo anche in pieno medio evo, presso i guaritori naturali. La loro diagnosi partiva dalla bocca e la guarigione veniva coadiuvata da cambiamenti di alimentazione, impacchi e tisane con fitoterapici specifici per risvegliare la presenza dell’organismo nelle parti ammalate. Anche i professori delle prime università di medicina raccomandavano l’estrazione dei denti malati per la cura delle patologie degli occhi e delle orecchie e di altri organi distanti (Ambroise Pare, 1517-1590, Giovanni Andrea Della Croce, 1533-1603, e Pieter van Foreest 1522-1597). Questi autori erano finanche a conoscenza del fatto che numerosi malanni potevano essere fatti risalire a qualche frammento di radice rimasto nell’osso mandibolare nel corso di precedenti estrazioni dentali.

Nel 1838 il Dr. Shearjashub Spooner scriveva: “Non credo sia il caso di dubitare ancora che le malattie dei denti siano in grado di causare dei disturbi fisici a distanza e possano contribuire allo sviluppo di malattie sistemiche croniche.” E citava oltre alle sue osservazioni personali una quarantina di esempi di simili guarigioni pubblicati da Leonard Koecker in “Grundsätze der Zahn-Chirurgie” (Weimar, 1828). Fu proprio negli anni seguenti che ci fu lo scisma ufficiale e definitivo tra medicina e odontoiatria. Nel 1851 il prof. Thomas Bond, dell’Università di Baltimora, era protagonista di un ulteriore tentativo di ricucire la disattenzione crescente dei medici su questo argomento invitandoli a “non sottovalutare la patologia dentale come causa di difficoltà organiche a distanza, come invece sta accadendo oggi che facciano i più.” Per quanto in questo periodo ci siano ancora molti autori interessati a questo tema, significativo è il seguente passaggio di Samuel Fitch, autore di “System of Dental Surgery” (1827): “Voi mi direte, com’è possibile che la correlazione tra patologie dentali e malattie sistemiche, se è vera, sfugga all’attenzione della più parte dei medici? Ebbene dovete sapere che gli insegnamenti sui denti da alcuni decenni sono stati tolti dal curriculum formativo dei medici, dopodiché questi generalmente non hanno la curiosità di valutare l’argomento in relazione alle malattie che sono già impegnati a curare con un folto arsenale di sostanze.”

Fitch tra le altre cose raccolse un’ampia casistica sulle infezioni dentali come fattore decisivo nello sviluppo della tubercolosi. Anche Leyden (1867), Fuller (1881), Jaffe (1886) e Israel (1886) segnalarono diversi casi di tubercolosi polmonare che guarivano in seguito all’estrazione di denti compromessi. Ungar (1884) richiamò l’attenzione alla caratteristica ulcerazione delle gengive, che nel caso specifico di un suo paziente tubercolotico nasceva proprio da un dente cariato in profondità. Il dente sospetto fu rimosso ottenendo un sorprendente recupero delle condizioni di salute del paziente.

Già Areteo di Cappadocia aveva descritto una considerevole infiammazione della gengiva nel primo caso di tubercolosi mai consegnato alla storia nel 1° secolo d.C. (De causis et signis diuturnorum morborum).

William Duke nel suo “Oral sepsis in its relationship to systemic disease” (1918) invitava i suoi colleghi a trattare la tubercolosi e i casi di tabes dorsalis con la bonifica delle infezioni dentali, perché queste potessero essere la causa principale o comunque un co-fattore decisivo nel decorso di queste malattie. Anche il celebre chirurgo francese Antoine Petit aveva pubblicato nel 1750 alcuni casi di guarigione di tubercolosi di lunga data ottenuta in seguito all’estrazione di denti malandati. Il Dr. Gater (1801) oltreoceano quotava nel 1801 due casi di guarigione, uno da consunzione ed un altro da vertigine, entrambi che duravano già da parecchi anni, con l’estrazione semplicemente di due denti mal messi.

Nel 1848 si distinse per delle segnalazioni nello stesso ambito il Dr. Mayo Smith: “Molti pazienti vittime di consunzione polmonare pagano delle fortune per curarsi, per fare lunghi soggiorni termali oppure per viaggiare magari in assolate isole del mediterraneo. E però queste ed altre spese mediche al più rallentano solo leggerissimamente la progressione della malattia senza fermarla. D’altro canto le mie osservazione cliniche mi dicono che la maggior parte di questi pazienti avrebbero semplicemente bisogno di essere inviati da un bravo dentista per estrarre i denti compromessi che stanno contribuendo alle loro sofferenze, alle loro spese mediche e in pratica ad una loro morte prematura.

carissimo Salvatore, interrompo un attimo il mio racconto per dirti che è stato un libro tedesco ad incoraggiarmi a fare queste ricerche, che pero’ ora procedono in modo autonomo perchè posso sfogliare i casi clinici in questi motori di ricerca:

http://connection.ebscohost.com/search?kwp=pulpless+teeth

http://www20.us.archive.org/stream/dentalrecord16euro/dentalrecord16euro_djvu.txt

http://ebook.lib.hku.hk/CADAL/B31423413/

http://journals.lww.com/amjmedsci/Citation/1932/08000/The_Medical_Importance_of_Focal_Infective.11.aspx

http://onlinelibrary.wiley.com/advanced/search/results

http://babel.hathitrust.org/cgi/pt?u=1&num=231&seq=254&view=plaintext&size=100&id=mdp.39015072752630&q1=tooth

http://quod.lib.umich.edu/d/dencos?page=simple

Il libro tedesco che mi ha ispirato è questo:

x Nürnberg, Manfred
Dentogene Herdinfektion. Zusammenhänge zwischen Zahnerkrankungen und anderen Krankheiten bis zur Einführung des Begriffs «focal infection» im Jahre 1911
ISBN 978-3-631-49296-3

Avevo già postato i casi di problemi alle orecchie menzionati in questo libro, qui sotto li trovi, ma ora ne ho molti di più che devo ancora aggiungere:

Vediamo ora alcuni esempi clinici in cui si presenta una correlazione tra problemi all’orecchio di vario tipo e carie, denti devitalizzati, denti impattati e inclusi, tonsille infiammate, etc. Dolori e disturbi dell’orecchio originati da situazioni infettive croniche del cavo orale sono situazioni ben note in letteratura medica, soprattutto nei bambini. Negli adulti sono spesso dovuti alla pressione generata da terzi molari impattati.Clerk (1919) descrive un caso di esaurimento nervoso dovuto a un forte dolore nella cavità auricolare, scomparso in seguito all’estrazione del terzo molare dalla stessa parte. Lo stesso autore cita un altro caso di dolore dietro l’orecchio sinistro curato dalla rimozione delle radici del molare mascellare.
Price (1923) descrive un caso di dolore molto acuto a entrambe le orecchie. Dopo l’estrazione di 4 denti con osteite condensante intorno agli apici, il dolore si fermò bruscamente per qualche giorno per poi ripresentarsi con un’infezione – tipica dell’osteite condensante – alle cavità in lenta guarigione. In seguito al trattamento delle cavitazioni (necrosi residua sull’osso mascellare), il dolore scomparve in maniera definitiva. Da questo caso si evince come l’otalgia possa essere causata da irritazione del nervo dovuta a infezione, ascessi, carie, etc. e da riflessi simpatici dovuti a irritazione meccanica causata da pressione da inclusioni, etc.

Spencer (1880-81) riporta vari casi di dolore all’orecchio manifestatosi temporaneamente in corrispondenza di un’estrazione di un dente infetto, evidente effetto negativo della setticemia temporanea causata dall’estrazione dentale. Il fatto che l’orecchio dal lato del dente estratto fosse il punto debole dell’organismo affetto dalla setticemia si può spiegare sia per la vicinanza dei due organi, sia in base ad una sensibilizzazione di questo sito all’esposizione infettiva cronica a basso dosaggio che si era verificato prima dellestrazione dentale.
Tenisien (1879) e Smith (1885) citano casi dovuti a varie patologie dentarie. Un nervo necrotico arrivò a causare problemi all’orecchio in un caso riportato da Smith (1912).
Tra tutte le condizioni infiammatorie acute e croniche dell’orecchio dovute a sepsi orale, l’otite media è forse la più comune. Niesmann (1850-51) descrive un caso di suppurazione e sordità causato da irritazione simpatica dovuta a un dente del giudizio infiammato e curato mediante estrazione.

Drew (1877) descrive un caso di ascesso nell’orecchio dovuto a un molare. Broca (1904) riporta di un caso di suppurazione nel condotto uditivo esterno dovuta a osteomielite mascellare e morte dovuta a setticemia in seguito a errata procedura di estrazione.
Glogau (1912) descrive un caso di infiammazione dell’orecchio medio e tonsillite dovute a Streptococcus capsulatus di origine dentale. Thoma (1916) e Cahn (1923) menzionano casi di otite media provocati da ascessi orali.

Molti altri autori sono stati capaci di ricondurre affezioni dell’interno dell’orecchio a patologie orali. Goadby asserisce che l’infezione orale, piccola in termini quantitativi ma persistente e cronica, può produrre labirintiti. MacKenzie ne riporta un caso causato da sepsi dentale. Kelemen (1927) cita un caso dovuto al fusobatterio fusiforme: tossine di origine orale possono sia influenzare varie sezioni dell’ottavo nervo cranico (producendo un’infiammazione della porzione vestibolare, nausea, vomito, giramenti di testa, vertigini e nistagmo, sonnolenza), sia causare effetti negativi nella porzione cocleare, tinnito, neurite e sordità.

Gracey (1925) e Reys (1927) attirano l’attenzione sulle conseguenze tossiche, dovute a sepsi orale, sulla porzione vestibolare dell’ottavo nervo cranico. Daland (1927) citò la sindrome di Meniere come curata mediante estrazione.

Il risultato più comune e grave dell’affezione dell’apparato cocleare dell’ottavo nervo è la sordità: la letteratura contiene, in effetti, molti casi di sordità originata da patologie orali. Alcuni casi sono già stati menzionati. Ci sono anche Campbell (1875), Tumbull (1880) e Prosser (1887) che descrivono casi illustranti questa relazione eziologica. Pickerill (1912), Tousey (1922), Cahn (1923) descrivono tinnito, neurite tossica e sordità conseguente a infezione orale. Hutchinson (1920) descrive un caso di sordità e tinnito curati mediante estrazione di 5 denti infetti apicalmente e Gracey (1925) cita un caso di sordità e uveite guarita in seguito a rimozione dei denti con ascesso.
Nell’analisi dei meccanismi che portano a sordità, si potrà verificare come un certo numero di cause o concause di origine orale abbiano contribuito a porla in essere. Gracey (1926) sostiene che, nella sordità neuro-sensoriale, tossine scaturite da suppurazioni orali mostrino come un’affinità selettiva (i.e. anafilassi) per il nervo auditivo e l’orecchio possano profilare una sensibilizzazione dell’orecchio mediante proteine batteriche. Lo stesso autore riferisce che molti pazienti soffrono – per lo più inconsapevolmente – di sordità neurosensoriale, soprattutto percezione difettiva dei toni più alti. Nella stragrande maggioranza delle persone affette da sordità già in età giovane, la causa principale è da rintracciarsi nel tessuto linfoide della faringe, che si trova in stato di infezione. I periodi di esacerbazione dipendono dal rilascio di tossine dal focus, il che spiega la natura intermittente dello stato di sordità.
Duel (1924) sottolinea la degenerazione nervosa dovuta a neurite tossica in concomitanza con un processo catarroso cronico e con otosclerosi causante ulteriore improvvisa sordità e vertigini.
La batteriologia comparativa dell’otite media e quella delle condizioni patologiche orali corroborano l’idea dell’infezione proveniente dalla bocca. Il medio orecchio è normalmente sterile ma, in presenza di affezioni della gola e della bocca, l’infezione si sposta non di rado nel tubo di Eustachio.

L’organismo più comunemente trovato nella maggior parte dei casi di suppurazione dell’orecchio medio è lo Streptococcus hemolyticus, come dimostrato da Valentine (1924), Libman (1924) e Dunlap (1925). Valentine scopre che, quando lo Streptococcus hemolyticus (o Viridians o pneumococco) è la causa scatenante la condizione, potremo verificarne la presenza altresì nella gola.

In conclusione, ecco alcune ultime considerazioni sulle stretta relazione anatomica tra orecchio e cavità orale. I cinesi trattavano i dolori di denti mettendo pasticche di aglio e potassio all’interno dell’orecchio. Riviere (1859) insegna che le vene che riforniscono i denti di sangue passano attraverso l’orecchio. Ippocrate (460 a. C.) cita un caso di affezione fagedenica della bocca causante suppurazione dell’orecchio. Fauchard (1728) riporta di un otalgia causata da un dente malato e J.G. Pasch nello stesso secolo descrive un caso di sordità dovuta a eruzione di un terzo molare. Koecker (1842-43), Arthur (1846), Niesmann (1850-51) e Hilton (1861) riportano tutti di patologie dovute a malattie orali. Netter (1889) attira l’attenzione sulla suppurazione dell’orecchio medio dovuto a penetrazione all’interno della cavità timpanica di microbi dalla bocca. I ceppi di Streptococcus hemolyticus incontrati da Valentine sono: Streptococcus pyogenes 85%, streptococcus Infrequens 9.4%, Streptococcus equi 5.6%. Altri organismi talvolta predominanti sono gli staphylococcus, pneumococcus, Streptococcus viridans e dipteroidi. Nei casi di acuti o cronici flussi fetidi fuoriuscenti dall’orecchio, i fusiform bacilli e spirochaetes sono stati trovati, così come gli streptococchi, i pneumococchi e i dipteroidi.

Dr. Mayo Smith [1848] scrive: “Qualche tempo fa si presentò da me una giovane donna con una diagnosi di tubercolosi. Soffriva di consunzione da molti anni, ma le sue condizioni erano peggiorate in modo serio nell’ultimo periodo. Era debilitata, emaciata, estremamente sensibile a sforzi e stress. I suoi medici le avevano consigliato con insistenza di fare un viaggio nella sua nativa Marsiglia nella speranza che il mediterraneo potesse aiutarla a rimettere su un po’ di forze. Mi disse che a tratti aveva avuto disturbi ad un dente che aveva curato con degli impacchi. Dai denti frontali uno poteva pensare che la salute dei suoi denti fosse discreta e invece quando andai a vedere meglio trovai uno stato alquanto deteriorato di molti denti. Per esempio sull’arcata superiore destra tutti i molari e un premolare erano completamente compromessi. Ma lo stesso era simile per l’arcata inferiore. Otturai quelli che potevano essere curati, tolsi il tartaro estrassi quelli che era impossibile salvare. Circa una settimana dopo la paziente si sentiva così tanto meglio che aveva già abbandonato tutti i propositi di viaggiare. Quando la vidi tre mesi dopo era cambiata così tanto nell’aspetto che stentai a riconoscerla. Gli occhi erano fulgenti e tutte le sue difficoltà sembravano proprio essersi dissolti. Suo padre non finiva più di congratularsi con me, in effetti non aveva fatto altra terapia che questa della bonifica della situazione dentale. Io d’altra parte ho osservato spesso patologie anche più gravi di questa che venivano causate da infezioni dentali. Forse non in tutti i casi i cambiamenti positivi avvengono con grande immediatezza come in questo caso, ma i decorsi positivi verso la guarigione sono la norma. Alcuni colleghi mi dicono di aver raccolto una casistica simile. Mi auspico davvero che anche il medico generico entri nella logica che il primo indispensabile passo per il recupero della salute di questi pazienti sia la valutazione di eventuali patologie dentali.”

Senza ora voler entrare troppo nel dettaglio, il discorso è che i micobatteri o altri microrganismi patologici non sono sé stessi se prima non hanno trovato un antro in cui essere localizzati preferenzialmente e proliferare. Ebbene l’occasione giusta viene fornita dalla struttura dei denti al microrganismo nel momento in cui la vitalità del dente vacilla (Avdonina 1991)

Vallow nel 1914 sosteneva che la tubercolosi poteva senz’altro essere causata da un dente cariato in profondità e Gambetti (1966) di nuovo riportava un caso simile. Vallow spiegava che proprio il fatto che al micobatterio capitasse l’occasione di andare a cultura nel dente era decisivo prima dell’attacco focale sul tratto gastrointestinale o la colonizzazione definitiva dei polmoni.

Vallow allora si soffermava a considerare il dente depolpato, devitalizzato: “Al dente cui è stata fatta la cura canalare senz’altro sono stati eliminati i tessuti linfatici interni della radice, ma l’area intorno all’apice del dente è ancora ricca di tessuti linfatici, per cui non deve suscitare stupore che un’infezione cronica non vista dal sistema (perché in una zona franca) possa fare danni a distanza e possa prima danneggiare il sistema linfatico e poi “usarlo” per propagarsi. Robert Major nel 1917 faceva notare che la propagazione dell’infezione nell’organismo era preceduta da una lunga fase in cui il sistema immunitario e il sistema linfatico erano stati avvelenati in modo asintomatico da bassissime dosi di proteine tossiche che derivavano dal metabolismo anaerobico di questi batteri.

Secondo le osservazioni del Dr. William Duke, la malattia sifilitica poteva in molti casi regredire completamente a seguito della bonifica delle infezioni dei denti, così come anche casi gravi d’infezione tifoide. Recentemente in effetti risulta da uno studio di Motta (2011) che le infezioni dentali croniche rappresentano un fattore primario di mantenimento degli episodi reattivi di lebbra e uno studio di Papagrigorakis (2006) mostra la presenza di una colonia del bacillo del tifo all’interno della radice di un dente cariato in una persona morta durante la piaga di Atene nel 430 a.C.

Abbiamo detto del contributo causale delle patologie dentali nella tubercolosi polmonare (tisi). Questa era una causa importante di malattia e di morte nel 1800. “Tubercolosi” onestamente era il termine usato per quasi tutte le malattie del tempo, per esempio nel caso di Mozart si parlò di tubercolosi con coinvolgimento reumatico e renale. Documentandosi bene sembra proprio che il compositore abbia sofferto di una malattia neurofocale di origine dentale (peggiorata da fattori contingenti). La vittima di tubercolosi polmonare più famosa che l’800 ci ha consegnato fu Marie “Violetta” Duplessis (1824-1847), la prostituta più famosa di tutti i tempi, che si innamorò ricambiata di un suo cliente. Ammalatasi giovanissima di una grave forma di tisi, non fece in tempo a cambiare vita proprio a causa della malattia, come abbiamo appreso dalla Traviata del Verdi (1853) o dal romanzo ‘La Signora delle Camelie’ di Alexander Dumas (1952) che la vedono protagonista. Violetta aveva lasciato la sua famiglia di contadini della Normandia per stabilirsi a Parigi all’età di 14 anni ed iniziare a lavorare presso un fornaio. Una bellezza straordinaria, all’età di 20 anni riceveva conti e duchi in un appartamento sontuoso in Boulevard de Madeleine. Ci fu una indimenticabile partecipazione di popolo a Parigi ai funerali di Violetta. Una bellezza straordinaria, un carattere vivace, la cortigiana aveva rappresentato in quegli anni l’argomento di conversazione più apprezzato in tutta la Francia. Ogni volta che debuttava una commedia nuova a Parigi si era certi di vederla apparire con tre cose che non la lasciavano mai, poste sul parapetto del suo palco privilegiato: l’occhialino, un sacchetto di dolci e un mazzo di camelie. Sembra che la sua passione per i dolci abbia giocato un ruolo centrale del suo dramma. Infatti molti autori del tempo facevano notare che ad ammalarsi di consunzione erano molto più di frequente i consumatori di zucchero che non gli altri.

Alexander Dumas, che ebbe una breve, burrascosa relazione con lei, la descrisse come nervosa, facilmente affaticabile, facilmente irritabile, capricciosa, con un comportamento infantile, pallida, molto emotiva, impulsiva, incontrollabile. Insomma aveva anche segni di nevrastenia, che infatti colpiva proprio i consumatori di zucchero. Violetta accettava come regalo floreale solo le camelie, fiori privi di profumo, visto che le davano fastidio gli odori (primo caso di sensibilità chimica multipla?).

Garencières (1610-1680), un farmacista francese che trascorse la maggior parte della sua vita in Inghilterra, ha spiegato che lo zucchero in Inghilterra era responsabile della Tabes anglica, una forma di tisi particolarmente diffusa.

Secondo quanto riportato dallo storico del 18° secolo William Stith, lo zucchero ebbe il potere di far ammalare Pocahontas di consunzione (1595-1617). Suo padre, King Powhatan, che odiava i modi degli inglesi, sospettò subito che la loro decadenza morale, fisica e l’odore che emanavano attraverso la pelle avessero tutti un’origine comune, e cioè le razioni di zucchero, i biscotti e l’alcool o il rum della marina inglese. Ma Pocahontas, contrariamente a suo padre, rimase affascinata e acritica di tutte le novità. Il primo regalo che le fece Smith, l’inglese cui salvò la vita, furono zucchero e dei biscotti. Quando Pocahontas arrivò a Londra fu ospite della famiglia reale e tutta l’aristocrazia di Londra faceva a gara per averla presso di sè. Banchetti e feste danzanti furono date in suo onore. Il nuovo regime dietetico mise duramente alla prova i suoi denti. Pocahontas sviluppò una grave malattia che la portò alla morte per consunzione. Gli indiani, tutti tranne Pocahontas, erano fortemente convinti di questa relazione causa-effetto, e perciò erano prevenuti. Il Dr. Weston Price ce ne parla nel suo libro ‘Nutrition and Physical Degeneration’.

Quando Price visitò gli indiani che vivevano nelle zone più impervie e lontane delle Montagne rocciose, Price chiese al capo della tribù indiana quale potesse essere la ragione per cui loro non si ammalavano di consunzione. L’indiano rispose: “Perché queste sono malattie dell’uomo bianco”. Price: “Cioè gli indiani sono immuni?” “No, anche per gli indiani è possibile ammalarsi. Ma il problema dell’uomo bianco è che ha voluto dimenticare da tempo la correlazione tra ciò che mangia e la sua salute. Ma è vero, anche gli indiani che consumano le farine e lo zucchero venduto nei negozi dell’uomo bianco si ammalano.” Price notò che i denti degli indiani dello Yukon erano immacolati e a dire il vero anche il Dr. Benjamin Rush nel 1800 aveva fatto la stessa osservazione.

Studi su mummie nel periodo pre-dinastico (3400 a.C. fino al 1700 a.C.) mostrano che gli egiziani avevano denti buoni. Ciò valeva in modo particolare per le classi povere. I faraoni e le classi più abbienti invece avevano la sfortuna d’incorrere più facilmente in patologie dentali. Il medico egiziano Arad Nissa curò il faraone Annaper Essa nel 500 a.C. con l’estrazione di denti cariati. Il faraone soffriva di dolori reumatici cronici alle ginocchia che in un primo momento erano stati tenuti sotto controllo con impacchi e misture tradizionali ad uso medicinale. Ma ad un certo punto i dolori del faraone aumentarono e non erano più controllabili con i rimedi. Ce ne parlano appunto i geroglifici: al dottore fu dato un ultimatum, o riusciva a liberare Annaper dai dolori reumatici oppure sarebbe stata ordinata la sua decapitazione. Il dottore allora trovò il coraggio di fornire la sua visione dei fatti. La malattia non sarebbe migliorata se non fosse stata allontanata la causa, e cioè i denti infetti. Fu così che il faraone guarì, si sentì come rinato dopo le estrazioni di alcuni denti infetti e il medico fu ben ricompensato per il successo ottenuto! [Kuhmlein 1999]

Lo stesso avvenne per il re assiro Asarhaddon secondo delle tavolette di Ninive risalenti al 650 a.C. (ce ne parla Leroy Waterman nel suo “Assyrian Medicine in the Seventh Century”, 1925). Il suo medico Aradna gli dice che solo quando accetterà di farsi estrarre i denti potrà riprendersi dalla malattia, che in quel caso era una grave poliartrite a gambe e braccia, peggiorata da mal di testa. “I denti del mio Re devono essere rimossi, perché è con essi che nasce l’infiammazione interna. I dolori scompariranno immediatamente e il suo stato di salute tornerà normale”. Le conoscenze empiriche di Aradna insieme con tutta la clinica accumulata dai medici assiri gli davano la sicurezza di non sbagliarsi. Se Asarhaddon non guariva dopo aver tolto i denti, il dolore sarebbe stato tutto del suo servitore che gli aveva consigliato una cosa simile!

Allarghiamoci leggermente un attimo per poi tornare al punto. M. Robert segnalò in Treatise on the Principal Objects of Medicine, vol.2, pag.311 (1844) il caso singolare di un bimbo che morì una sera dopo aver sofferto con gengive dolenti per denti primari che non riuscivano a venir fuori. Saputa la triste notizia il medico curante si recò da lui per osservare le condizioni dell’alveolo infiammato dove il dente non era riuscito a spuntare. Fece dunque un’incisione della gengiva, si accingeva ad effettuare una esplorazione minuziosa dell’area, quando improvvisamente vide il bimbo aprire gli occhi e mostrare segni di vita. Il piccolo fu liberato dal sudario nel quale lo avevano già sistemato, fu accudito, il dente venne fuori e il bambino recuperò perfettamente.

I miracoli di guarire i paralitici, i sordi, i lebbrosi e i ciechi o di risorgere i morti, si potrebbero riferire alla conoscenza che Esculapio aveva dell’effetto dei denti nelle malattie? Come abbiamo visto la presenza di denti morti o infetti crea una situazione cronica di avvelenamento dell’organismo.

Questo il modus operandi di Esculapio, il figlio prediletto del dio della medicina Apollo. Prediletto perché consapevole di alcune caratteristiche della “forza vitale”.

” Hermon of Thasus. His blindness was cured by Asclepius.” [Inscriptiones Graecae, 4.1.121 - 122, Stele 2.22]

“I found [in writing this history] some who are reported to have been raised by him [Asclepius] , to wit, Capaneus and Lycurgus, as Stesichorus [645- 555 BC] says… Hippolytus, as the author of the Naupactica reports[6th century BC], Tyndareus, as Panyasis [c. 500 BC] says; Hymnaneus, as the Orphics report; and Glaucus…as Melasogoras [5th century BC] relates.” Apollodorus, The Library, 3.1.3- 3]

Il Dr. Mayo G. Smith (1848) riportò la guarigione completa di un paziente che prima era così sordo che gli si poteva parlare solo attraverso una tromba all’orecchio. Leonard Koecker riportò casi simili di guarigione (Deafness and case of lost sight cured by proper dental treatment. Am. Jnl. Dent. Sci. 3: 243-245, 1842-43). Problemi di varia natura all’udito che erano stati causati da infezioni dentali croniche sono stati segnalati anche da Arthur (1846), Harvey (1850), Niesmann (1850), Hilton (1861), Drew (1877), Tenison (1879), Spencer (1880), Smith (1885), Prosser (1887), Netter (1889), Dempsey (1901, Broca (1904, Smith (1912), Hutchinson (1920), Adam (1921), Frenzel (1921), Hartwich (1921), Huddleston (1921), Tousey (1922), Cahn (1923), Price (1923), Pilot (1924), Valentine (1924), Clark (1925), Dunlap (1925), Goadby (1925), Gracey (1925), MacKenzie (1925), Kaiser (1926), Kelemen (1926 & 1927), Leto (1927), Podesta (1927), Reys (1927).

Diversi autori anche nel corso dell’ultimo secolo hanno fatto questa scoperta della correlazione tra malattie croniche degenerative e necrosi mandibolari o denti infetti asintomatici perché devitalizzati. La presenza di questi denti è un fardello insostenibile per la forza vitale della persona malata, ribadivano sulla scia di Ippocrate il Dr. Josef Issel, il Dr Max Gerson e numerosi loro illustri colleghi che consigliavano di allontanare i denti devitalizzati nelle persone malate. Impossibilitati in questo articolo a seguire nel dettaglio i casi clinici presentati da questi autori e finanche fare un breve elenco di tutti gli altri che si sono avvicinati a questa tematica, vediamo come succede che un medico faccia questa scoperta autonomamente.

COME NE SONO VENUTO A CONOSCENZA, in: “O la bocca o la vita!”, Grancher Ed. 1991

Davo Koubi:

Fu all’inizio della mia carriera, neo-assunto presso il dipartimento di Stomatologia dell’Università di Cannes, che iniziai a fare osservazioni inaspettate su come alcune malattie cronico-degenerative rispondevano all’estrazione di denti infetti. Una donna soffriva da nove anni di una malattia alla pelle con formazione continua di croste suppuranti. Sollevando una corona era uscita una puzza nauseabonda da un dente che perciò estraemmo. Togliendo quel dente, la sua condizione cronica sparì immediatamente. Un altro paio di osservazioni che feci nel giro di qualche settimana riguardavano: (1.) una undicenne, cui estrassi un dente da latte compromesso; l´effetto più rilevante fu quello di guarirla dalle sue difficoltà di mantenere normali valori di glicemia nel sangue; (2.) un’altra estrazione di un dente da latte infetto portò alla guarigione di una dermatite cronica in un altro ragazzo di dieci anni; i genitori mi segnalarono anche che dopo l’estrazione avevano notato che il ragazzo era diventato molto meno agitato, non faceva più incubi come succedeva di frequente prima, si era liberato della sua occasionale insufficienza respiratoria. Mi ricordai allora cosa era accaduto con mio padre nel 1930. La sua vita sregolata si trovò davanti al verdetto della clinica Universitaria che preannunciava una sua fine prossima a causa di una tubercolosi con infezioni ricorrenti e congestione polmonare. Dovette restare a casa per quanto stava male e ciò non era mai successo in vita sua. Aveva 45 anni. Noi in famiglia eravamo sempre dipesi dal suo lavoro ed ora eravamo sull’orlo del lastrico! Ad un certo punto fu costretto ad andare dal dentista per dei terribili dolori al viso, noi pensavamo che fosse proprio la fine per lui! E invece no, fu la sua salvezza, perché gli trovarono uno stato di degradazione mandibolare avanzata, cioè un’osteomielite sotto tutti i denti che rese necessario estrarre non solo i denti devitalizzati ma anche quelli affianco, allo scopo di pulire l’osso e fermare i dolori. Avendo liberato la bocca da quelle nicchie putride, mio padre guarì, riprese tutti i suoi eccessi, e non ebbe mai più quelle malattie. Visse ancora 32 anni in discreta salute, cioè fino ai 77 anni di età. Certo, aveva dovuto mettere la dentiera, ma era guarito!

Come dice il Dr. G. Pelz in un libro del 1966, «a chi più e a chi meno, cari dentisti, è capitato a tutti di prendere atto, dopo un’estrazione di un dente devitalizzato infetto, delle reazioni entusiaste di pazienti che scoprivano di essere stati liberati da questo o da quel disturbo. Per esempio i pazienti riportavano che nel giro di due o tre giorni dall’estrazione un mal di testa era sparito, o addirittura una sciatalgia, o un dolore lombare. Questo evento, estremamente gratificante per il paziente, viene però spesso considerato una fortunata coincidenza temporale. Ma non si tratta affatto di un caso…». Decisi di tenere gli occhi aperti, volevo avere altri dati perché di certo non riuscivo a pronunciare il mio verdetto su una storia così impossibile da credere: guarigioni definitive e così nette solo dopo l’estrazione di un dente devitalizzato? Denti apparentemente perfetti erano invece compromessi? Ci fu una lunga, lunghissima fase che io chiamerei: l’apprendista ha delle riserve ma inizia a farsi una sua opinione. La perplessità del neofita mi obbligava ad un silenzio prudente.

La mia avida curiosità però ormai stava tracciando il solco di una opinione personale netta in base alle evidenze della scomparsa dei dolori e di una moltitudine di malattie acute o anche croniche! Altro che analisi del sangue, elettrocardiogramma, vaccini, auscultazione e quant’altro!! Io volevo vedere solo l’ortopanoramica quando mi si presentavano pazienti in difficoltà. Più andavo avanti e più diventavo dipendente da quel tipo di osservazione. Per quanto riguarda me, avevo iniziato a soffrire di mal di testa, vertigini e tachicardie poco dopo che all’età di 15 anni ebbi un dente devitalizzato. Dopo 16 anni andai a togliere quel dente e tutti quei problemi scomparvero insieme alla stanchezza. Ero stufo di crisi parossistiche che mi portavano quasi all’invalidità, nonostante una alimentazione curata. Farmaci allopatici, yoga e massaggi non ebbero mai ragione di questi disturbi cronici. Le diagnosi erano state varie: aerofagia, deficienza alla vescica biliare, sinusite, ipertensione. Strano che un 16enne avesse diagnosi di questo tipo. A 31 anni di età mi dissero che bisognava sacrificare l’appendicite. Tutti i medici concordavano nella diagnosi di appendicite cronica e si pensava che in qualche modo stesse contribuendo anche al peggioramento dei miei altri sintomi. Per quasi un anno fui obbligato a lavorare meno ore possibile e sospesi ogni altra mia attività. Prima di accettare la chirurgia per l’appendicite decisi di togliere dalla bocca quel dente che era stato devitalizzato poco prima della comparsa dei miei problemi 16 anni prima. Era un molare superiore che dalla radiografia sembrava ineccepibile, sia come terapia canalare che come tenuta senza infezioni. La gengiva era sana. Comunque la mia decisione era presa. L’assenteismo cronico cui le mie condizioni di salute mi condannavano fu la mia motivazione decisiva. Ritornai alla normalità dopo l’estrazione di quel dente devitalizzato. Che altro aggiungere? Migliaia di osservazioni simili si sono susseguite negli anni seguenti. Era come se un velo si fosse strappato davanti ai miei occhi. Ero entrato nella logica della soppressione della causa dei disturbi.

Abbiamo detto di mio padre, ora vorrei fare una piccola digressione su mia madre. Dopo i dolori reumatici fu colpita anche da un aneurisma. E mentre era saturata di consigli da tutte le parti su tisane e farmaci vari continuava a fare visite da dentisti. Io stesso l’avevo accompagnata a fare qualche devitalizzazione. A fronte dei mal di testa costanti, della paralisi facciale, delle vertigini, dei disturbi reumatici, mia madre sofferente e disperata aveva adottato un regime ferreo di farmaci, d’iniezione per i dolori, ma anche una dieta macrobiotica accortissima. La sua tensione arteriale era arrivata a 29! Disperata aveva anche riposto le sue ultime speranze in riti religiosi e formule magiche. Oggi sicuramente mi crederebbe se le chiedessi di lasciarmi fare le estrazioni dei suoi denti devitalizzati. Secondo me sarebbe un atteggiamento sconsiderato e sbagliato da parte mia quello di insistere nel riportare tutte le patologie ad una causa sola. Ma altrettanto penalizzante e sbagliato sarebbe ignorare questo campo di ricerca. So per certo che la conoscenza di questi fenomeni di causa-effetto possono risultare utili ad un gran numero di persone. I denti devitalizzati diventano “focali” senza che ce ne si accorga e possono iniziare fenomeni distruttivi e infiammatori sull’osso sotto di essi.

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Un ultimo caso recente:

Ciao Lorenzo, oggi abbiamo estratto il molare conciato male. Ci ha messo un bel po’, pensa che è venuto via insieme alla radice l’ascesso, o granuloma o quello che è.
C’è compreso anche un pezzo di gengiva.
Sai che durante la seduta ho perso un sacco di liquido dall’orecchio destro? Me lo aspirava lui con l’aspiratore.

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I denti cariati possono essere guariti dalla sola dieta?

venerdì 29 marzo 2013
Sinceramente la lettura di questo articolo http://www.thehealthyhomeeconomist.com/teeth-needing-root-canals-can-heal-with-diet-alone/ mi ha lasciato di stucco. Secondo quanto viene riportato un dente seriamente danneggiato al punto di richiedere una canalizzazione può ripararsi senza che si intervenga a livello dentistico. La soluzione, descritta nel libro Cure tooth decay  e raccomandata sin dal 1930 dal dentista Weston A. Price Nutrition and pshysical degeneration sarebbe persino semplice ed economica in quanto basata sulla dieta. Una testimonianza di guarigione viene raccontata in dettaglio al seguente link http://www.thehealthyhomeeconomist.com/how-i-healed-my-childs-cavity/
 
Potete leggere (in inglese) alcune informazioni direttamente dal sito http://www.curetoothdecay.com/
Ad ogni modo la base del metodo a quanto pare è una razione quotidiana di olio di fegato di merluzzo e burro chiarificato (tipico alimento indiano, ma facile da preparare in casa, vedi http://www.fragolelimone.com/2009/04/ghee-burro-chiarificato.html o vedi il video http://www.thehealthyhomeeconomist.com/video-how-to-make-ghee-butter-oil/ che però è in inglese)
Appena possibile cercherò di approfondire la questione e tradurre qualche materiale.

Il grosso guaio, alomeno per quanto mi riguarda, è che sono vegetariano, non mi piace l’idea di uccidere merluzzi per alimentarmi, e ho abolito i latticini in quanto non sono alimenti salutari per l’essere umano; in realtà però ho socperto poi che il burro chiarificato è ben diverso dai prodotti caseari perchè … non contiene né caseina né lattosio!

Quanto all’olio di fegato di merluzzo contiene un discreto ammontare di vitamina D ed A, omega 3 e Iodio. Di sicuro la vitamina D è correlata ai denti, come possiamo leggere sul sito
my-personaltrainer.it 

Olio di fegato di merluzzo

L’azione antirachitica dell’olio di fegato di merluzzo, unitamente all’effetto della luce solare, migliora l’assorbimento intestinale di calcio e fosforo e ne aumenta il deposito nei denti e nelle ossa, rendendole meno inclini alle fratture.

Non so se e quanto la vitamina A o lo iodio possano essere correlati a quanto su riportato, però so che l’alga kelp è ricca di iodio organico. Quanto agli omega 3 si possono assumere con l’olio di semi di lino spremuto a freddo, o ancora più semplicemente assumendone i semi (un cucchiaio di semi di lino in 3/4 di bicchiere d’acqua tiepida, lasciare in ammollo tutta la notte e assumere la mattina dopo). Tra l’altro i semi di lino contengono alcune sostanze (fitoestrogeni) che proteggono dal tumore al seno alla prostata ed al colon-retto.
Detto questo non so ancora se ci sono alternative vegetali al burro chiarificato. Di sicuro so solo che tale burro contiene vitamine A, D, K, E ed acido linoleicco coniugato (che si trova anche nell’olio di girasole).
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Malattia: visione hameriana e visione tradizionale

Riporto questo simpatico racconto che mi ha inviato l’amico Graziano, di Fanzolo, perchè mi sembra utile per introdurre ai diversi approcci alla malattia secondo la medicina tradizionale e quella hameriana.

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Testimonianza: mordere, seni frontali, gastrite, costipazione, eruzione cutanea

13.02.2013
Un saluto solare alla famiglia Pilhar e a tutti quelli che conoscono la Medicina Germanica!

I 10 giorni appena trascorsi sono stati moltohamerconflittuali ed estremamente istruttivi. Affinchè anche altri possano trarre profitto da queste esperienze scrivo questa testimonianza – che, ammetto, è un po’ lunga. Premessa: mia moglie (25) e io (41) viviamo da quasi 2 anni su una barca a vela, attualmente ai Caraibi, e conosciamo la Medicina Germanica da molti anni sia in teoria che in pratica.

Il 17 di agosto 2012 è nato nostro figlio Marius a Maiorca (cioè al largo di Maiorca, nel nostro caso). Il 1 febbraio di quest’anno, a Santa Lucia, abbiamo preso a bordo come ospite pagante una pediatra 26-enne fresca di laurea (destrimane) che stava facendo una breve vacanza ai Caraibi prima di venir lanciata sui piccoli pazienti in un ospedale tedesco. I suoi ultimi giorni di vacanza quindi, in mare, con noi. Noi eravamo coscienti fin dall’inizio che sarebbe stato difficile (molto conflittuale) se avessimo parlato di MG di fronte a lei, perchè saremmo stati per 10 giorni letteralmente sulla stessa barca, e per questo decidemmo che questo tema sarebbe stato per noi tabù.

Infatti i primi 2 giorni passarono quasi senza problemi, lei ci raccontò molto delle sue esperienze in barca e dei sui viaggi in tutto il mondo. Anche un tonno, impigliatosi all’amo, fu un diversivo. Una volta si lamentò della confusione dei generi (dei sessi) nelle università tedesche e che questa follia purtroppo viene importata dal sistema scolastico americano (sistema scolastico americano??? Da quando abbiamo sta cosa???). Osservai che questo potrebbe dipendere dal fatto che tuttora gli USA sono una potenza occupante in Germania e la Germania dal 9 aprile 1945 non ha più avuto la sovranità (secondo le affermazioni di Schäuble) e inoltre sta scritto perfino nella costituzione che deve sostenere tutti i costi dell’esercito d’occupazione; uno stato sovrano ha naturalmente bisogno urgente di queste cose.

Non appena dissi questo lei starnutì forte più volte. Ok, queste cose non le vuole sentire, ne ha il naso pieno. Chiaro, alla fin fine ha dovuto subire in Germania l’indottrinamento obbligatorio e i programmi istillati funzionano come da copione. Ad una richiesta di opinione sulle vaccinazioni dicemmo che nessuno, nè Marius e neanche noi, e nemmeno il nostro cane è vaccinato e mai verrà vaccinato perché noi non crediamo alla teoria delle vaccinazioni. Lei affermò che in India e in Ecuador ha visto molti bambini che sarebbero sicuramente morti se non fossero stati vaccinati.

Le feci la lista degli ingredienti contenuti nei sieri dei vaccini: mercurio, alluminio, formaldeide, cellule di polli e reni di scimmie geneticamente manipolati, proteine sintetiche nonchè nanoparticelle e finchè qualcuno non mi spiegherà come una mistura così tossica non possa che danneggiare seriamente uomini e animali, sia fisicamente che mentalmente, fino a quel momento non ci faremo vaccinare per niente al mondo. Lei chiuse la discussione dicendo che continuerà a credere comunque agli studi di sua conoscenza!

Questo scambio di opinioni non fu affatto conflittuale, non ci aspettavamo da lei niente di diverso e lei si era sicuramente già confrontata spesso con persone scettiche sui vaccini. Il terzo giorno ci raccontò delle sue esperienze in una clinica tedesca. Io le dissi che una infermiera mia conoscente di Vienna mi raccontò una volta dei problemi con pazienti turchi maschi perché per educazione nessuna donna può dire qualcosa a un maschio e le chiesi la sua esperienza in merito. Lei disse: no, non è così grave, ma questa gente (gli orientali) non si attengono a nessuna terapia o piano dicura e fanno ciò che vogliono, per cui come si può curare un bambino se i genitori non partecipano? Ma –aggiunse – nei casi più gravi e quando i genitori fanno veramente gli gnorri, per fortuna gli si può togliere la patria potestà per poter curare in maniera sensata i bambini! Peng! Aveva toccato un mio tasto delicato e patìi un conflitto-del-mordere che però risolsi subito contrattaccando.

Le spiegai che ci sono 2 motivi principali perchè nostro figlio è nato in barca e non a Vienna. Uno è la dilagante islamizzazione dell’Europa e l’altro per tenerlo lontano dalle grinfie della medicina. È già terribile abbastanza, quando si ha fiducia nella medicina ufficiale, dover assistere alla morte di un figlio. Ma se so che il mio bambino sta passando solo una fase di guarigione e poi vengo costretto a vedere come viene torturato a morte, allora farei il giro di mezzo mondo per portarlo al sicuro lontano dai camici bianchi. Le misi in mano i libri “Olivia, diario di un destino“ e “le bugie d’oro della scienza“ e le raccontai in sintesi i casi Olivia e Seebald. A seguire accettò di sorbirsi, stranamente rilassata, una mezzoretta di introduzione alla Medicina Germanica.

Non appena feci una pausa per prendere fiato mi spiegò che lei ascoltava volentieri anche altre teorie. Teorie? Ma sto parlando di leggi naturali! Definirebbe una teoria anche l’affermazione che per ogni bambino deve esserci sempre, come causa originale, un padre e una madre? Ora, visto dal livello della fisica quantistica si potrebbe dire che anche questa è una teoria! Rimasi senza parole e lasciammo stare per il momento l’argomento. Mi diede subito indietro i libri e se ne procurò uno sulle barche a vela.

Il mattino dopo guardai le mie nuove e-mail e dissi, rivolto a mia moglie, che c’era una nuova testimonianza di Helmut (gastrite e brividi di freddo). Mi disse di salvarla per poterla leggere dopo. Ma la nostra dottoressa domandò perché non la leggessi subito ad alta voce (sicuramente pensava si trattasse di una testimonianza di vela). Seduta, rigida come uno stoccafisso, ascoltò le mie parole, senza fare alcun commento (stava per scoppiare, come minimo, un conflitto del “mi puzza“).

Dopo una breve immersione sotto la barca mi uscì un fiotto d’acqua dal naso e la dottoressa spiegò che l’acqua di mare è il miglior mucolitico in assoluto con il quale si può liberare ogni naso chiuso. Subito dopo siamo andati al largo sugli scogli a distenderci e una volta risaliti a bordo lei si massaggiò alla radice del naso e alla fronte. Con nostro stupore ci spiegò che durante il pisolino le è probabilmente entrata acqua nel naso e adesso le fosse nasali sono completamente chiuse (ma allora, l’acqua di mare apre o chiude il naso? La testimonianza le deve aver puzzato non poco).

Il mattino seguente il discorso tornò nuovamente sulla testimonianza letta il giorno prima e le spiegai dettagliatamente il meccanismo della gastrite. Le spiegai anche che la mucosa della piccola curvatura è di derivazione ectodermale e che è anche uno dei pochi conflitti che provocano dolore nella fase di attività conflittuale come ben sa anche la saggezza popolare: non arrabbiarti che ti viene l’ulcera allo stomaco.

Lei affermò in modo trionfante e teatrale che nello stomaco ci sarebbe solo tessuto endodermale, di sicuro nessun ectoderma. Prendo dallo scaffale il libro “Il cancro e tutte le cosiddette malattie“, lo apro a pagina 206, e le mostro quali tessuti ci sono nello stomaco e la loro posizione.
Secondo la mia formazione però, nello stomaco c’è solo tessuto endodermale!“ disse cercando di difendere il suo punto di vista (in quel momento aveva sicuramente un forte rancore nel suo territorio =campo di specializzazione/competenza). Siccome avevo ancora il libro aperto le mostrai anche la certificazione della verifica di Trnava e le spiegai che questo significa che la Medicina Germanica fa parte del sapere scientifico accertato e che la medicina accademica è stata con ciò confutata, anche se si fa ancora finta che questa verifica non sia mai avvenuta (credo che questo sia stata la DHS per la costipazione = rancore indigeribile con un aspetto del morire di fame. Alla soluzione di questo conflitto non abbiamo più dovuto assistere).

Lasciammo cadere il discorso e ci recammo su una spiaggia per nuotare e distenderci. Inseguimmo una tartaruga gigante e una manta sotto alla barca. Appena risaliti a bordo lei iniziò nuovamente a massaggiarsi la fronte, con la stessa motivazione; acqua di mare (si vedeva già che la faccenda della MG le puzzava veramente). Quando mia moglie servì il pranzo mangiò solo alcuni cucchiai di riso. Non riusciva a mandar giù niente e aveva anche mal di pancia (ha studiato medicina e si sente competente, cioè questo è il suo territorio, nel quale qualche ora prima aveva avuto dei forti contrasti). Due giorni dopo lamentò anche una costipazione, aveva quindi capito bene che valore avrebbe ancora la sua formazione se queste conoscenze fossero legalizzate. Inoltre non dormì quasi niente, ma questo, disse, dipendeva dagli ondeggiamenti della barca all’ancora.

Ci rendemmo conto che non aveva senso voler insegnarle qualcosa, chiudemmo commenti e spiegazioni e navigammo in diverse isole e scogli della Tobago Cays. Solo quando ci parlò del suo sovrappeso dovuto a cause genetiche (130 Kg.) accennammo ai tuboli collettori renali (= ritenzione idrica, ndt.). Quando parlò del diabete da cause genetiche le raccontai del conflitto dell’opporsi e che “le cause genetiche è un altro modo per dire: non ho nessuna idea della causa e di come posso aiutarti ma imparo a conviverci!

Siccome non parlammo più di Medicina Germanica andò in vagotonia e di brutto. Doveva aver avuto anche un conflitto del tronco cerebrale (endoderma) perché per 2 notti sudò abbondantemente. Si alzò raramente dal letto, aveva 38,7° di febbre e mal di testa e teneva un secchio a portata di mano perché vomitò per un giorno ripetutamente e non mangiò quasi niente.

Mi chiese informazioni sul desalinatore e sui filtri di acqua potabile a bordo, evidentemente stava cercando di scoprire una possibile causa. Alla fine ci spiegò che nei Caraibi ci sono zanzare pericolose. Se pungono causano febbre per due tre giorni. Evidentemente era stata punta. Contemporaneamente pregò mia moglie di non avvicinarsi troppo a lei con Marius perché non vorrebbe mai contagiarlo (in che modo poi? Le punture di zanzara sono contagiose?). Il terzo giorno della sua vagotonia veleggiammo sottovento di St. Vincent e si sentì abbastanza in forze per salire in cabina di pilotaggio per godersi distesa il veleggiare.

Mia moglie di sotto preparava la pasta per il pane. Io stavo seduto con Marius in braccio al timone e la nostra dottoressa/paziente stava distesa all’ombra, lì vicino. Improvvisamente si girò il vento e schiacciò la vela sulle sartìe e dovetti reagire. Le misi Marius in braccio e la pregai di tenerlo un attimo. Mentre mi destreggiavo con le vele Marius si aggrappò ai suoi capelli e si tirò sù mentre lei si irrigidì completamente.

Avrebbe preferito trattenere il respiro per non contagiarlo. Dopo qualche minuto la liberai del nostro pargoletto. Poco dopo tornò di nuovo a letto. Non passò nemmeno un’ora e mia moglie – che nel frattempo si era trasformata in infermiera – mi riferì che aveva sulla parte interna di entrambe le braccia una irritazione cutanea. Da dove arriva il conflitto di separazione? Le raccontai che cosa era successo e le chiesi di verificare se lo sfogo ci fosse anche sulla zona dei seni e della pancia, cosa che mi confermò più tardi (voleva separarsi da Marius per non contagiarlo). Per lei era impensabile e anche imprevedibile che io come padre fossi così incosciente da mettere mio figlio in braccio di una malata piena di bacilli. Inoltre questo fu per lei una cosa traumatica e intima.

Il penultimo giorno della nostra crociera andammo da St. Lucia a Martinica. Stava di nuovo così bene che potè sedere con noi al timone e mangiare normalmente anche se era ancora un po’ debole. Ci raccontò diverse teorie sulla sua “malattia” e fummo sorpresi della sua ricchezza inventiva. Per lo meno non tentò di dare la colpa a noi.

Troviamo affascinante e allo stesso tempo preoccupante che si possa programmare (istruire) le persone in modo tale che i corpi delle vittime reagiscano ad ogni verità scomoda per il potere stabilito in modo completamente automatico saltando la ragione conscia con meccanismi di difesa potenti, fino alla distruzione di se stessi.

La mia diagnosi: dissonanza cognitiva multipla (dissonanza cognitiva = ritenere come giuste due affermazioni che sono contemporaneamente contraddittorie)

  1. lei è fermamente contro la dilagante islamizzazione dell’Europa ma vota per i verdi.
  2. L’acqua salata libera il naso, l’acqua di mare è la causa della sua occlusione dei seni frontali.
  3. La sua malattia è una reazione alla puntura delle zanzare ma si preoccupa di non contagiare nostro figlio.

In conclusione vogliamo però sottolineare che la nostra “dottoressa a bordo“-prescindendo dalla sua anacronistica superstizione medica – è una persona molto piacevole e gentile e che abbiamo avuto veramente una fantastica crociera con lei (di vela ne capisce veramente molto). Ci eravamo prefissati sinceramente di escludere il tema medicina, ma da una parola ne è seguita un’altra e così…va beh! Ci dispiace solo per i bambini sui quali lei proverà a breve la sua “arte terapeutica” anche se lo farà sicuramente con le migliori intenzioni e in buona fede.

Saluti tropicali dai Caraibi

Natalie, Hans & Marius

Annotazione di H. Pilhar:
Io avrei provato a spiegare a questa giovane dottoressa i suoi sintomi sulla base dei suoi conflitti ancora freschi. La “colpa” di averle causato questi conflitti me la sarei addossata su di me. La sua costipazione era presumibilmente dell’intestino crasso, quindi un conflitto per contrarietà ripugnante, indigesta (insinuazione ingiustificata). Avrebbe ricordato e riconosciuto tutto, con stupore.

Le cause da lei presunte (acqua di mare, punture di zanzare, desalinizzatore,…) avrebbero dovuto valere anche per gli altri naviganti. Come avrebbe spiegato che il resto dell’equipaggio non si è ammalato? Hans ha ragione quando afferma che si tratta di confusione da indottrinamento. Quando questi giovani medici con gli anni riconosceranno che medicina assurda hanno creato allora ne saranno diventati ormai complici e cercheranno, per il proprio interesse, di proteggere ulteriormente questo non-sistema medico colpevole e cinico. Viene voglia di urlare dalla disperazione!

Questa breve storia dimostra che chi conosce bene la Medicina Germanica può sostenere facilmente il confronto con qualsiasi medico universitario. Cioè questi medicinici (= medici cinici) non sanno proprio niente e in confidenza in genere lo ammettono anche! Se il confronto si fa duro allora tirano in ballo la giustizia! Codardi e miserevoli! Questo non ha più niente a che vedere con la medicina nel senso di Ippocrate. Sottoporre a terapia delle persone contro la loro volontà è sadismo! Una presunta scienza che non ha l’onere della PROVA – quì si spalancano le porte e le finestre all’arbitrio! Una tale pseudo-scienza è pericolosa per il paziente ,ma anche per gli “istruiti”. Un giorno la fortuna girerà e allora sarà posta la domanda fondamentale: che cosa sapevi di questo sterminio in serie della nostra gente in queste strutture oncologiche?

Ahoi e altrettanti cordiali saluti ai soleggiati Caraibi!

Qui da noi sta nevicando e soffia una brezza fredda Ma la primavera è alle porte. Ci affidiamo alla Sacra Natura! A lei non dobbiamo credere! La Natura, che è in tutte le cose, dobbiamo solo viverla!

http://www.germanische-heilkunde.at/

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