Questo era il titolo dell’articolo di Escogitur del 24 febbraio: “Il “Falso Agnello” della dinastia dei BER: il mandatario GREGORIANUS dell’Ordine che lavora per la New Age

La tesi, inequivocabile, incontrovertibile, inoppugnabile, per gli Arcieri ed i Cattolici Resilienti è questa: il Falso Agnello e l’Anticristo già sono sulla scena del Mondo. Forse sigilliranno il loro potere reciproco all’incontro prossimo che si terrà a Castel Gandolfo. Dall’altra parte c’è la Bestia del Mare che completa l’opera che è Barack Husein Dunham e tutti i marchi della multinazionali e delle organizzazioni degli illuminati che portano i loro marchi con il 666 nelle varie forme, disegni e marchi d’autore.

Di Bergoglio abbiamo già tutti gli indizi necessari. Lo stemma completerà la nostra opinione, anche se ci è già sufficiente il simbolo raffigurato sulla bandiera argentina:

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Al centro della banda bianca è posto un emblema del Sole (Sol de Mayo, simbolo di una divinità indigena) che, secondo la tradizione, venne creato nel 1812 dall’intellettuale, diventato in seguito generale, il massone Manuel Belgrano ispirato da uno sguardo verso il cielo mentre si trovava sulle rive del fiume Paraná nella località dove sorge l’attuale città di Rosario. L’emblema del sole è un’importante icona per gli argentini, ed è apparso anche sulle versioni antecedenti della bandiera. Simbolo che sembra ripreso da quello dei gesuiti

Di Benedetto possiamo dire con certezza assoluta che non ha rinunciato al Varicano Secondo neppure all’incontro con i Parroci di Roma di cui è Vescovo Emerito, come ricordato da Francesco il giorno della sua elezione. Padre Lombardi, il portavoce influente del Vaticano, effettivamente è rimasto sconcertato da tutta questa situazione che ovviamente gli sta ancora passando sopra la testa. Ma se è vero che i Gesuiti sinora hanno preferito lavorare dietro le quinte, è vero anche che ciò era un funzione del progetto di eleggere il loro ultimo Papa quale capo di una Nuova Chiesa, per una Nuova Religione, per un Nuovo Ordine che non è più quello gesuitico di ignaziana a saveriana memoria, ma quello Mondiale, di cui, con rinvigorito orgoglio e strategie differenti, (almeno dal 21 luglio 1773 quando la Compagnia di Gesù fu soppressa dal Papa Clemente XIV dietro pressione dei Borboni con il decreto Dominus ac Redemptor), si sentono gli eletti (anche se giammai ci confermeranno come ci sono arrivati e attraverso quante guerre, stermini, genocidi, povertà, carestie, pestilenze, cataclismi). Lombardi esponente dei gesuiti dentro il Vaticano non poteva sospettare l’elezione di un gesuita che oltretutto potesse assumere il nome impegnativo di Francesco. Quali elementi mancano a Padre Lombardi che vede sotto i suoi occhi dimettersi Benedetto XVI e appresso eleggere in una sorta di “solve et coagula” un gesuita del prestigio di Bergoglio? Forse gli sfugge il massimo inganno che sta entrando in scena da protagonista con il prenome BER che vuol dire “colui che mente sapendo di mentire”, “forse che sì, forse che no”, l’UOMO DELLA MENZOGNA, il padre della perdizione. E’ stata questa premessa del nome a cui fa seguito il sostantivo “orgoglio”; e ciò, aggiunto ai segnali che si sono giunti dal Santuario di Oropa, nella terra di Belial, che ci hanno disvelato che siamo alla fine dei tempi, con la Madonna incinta (forse immagine riprodotta da San Luca e portata fin lì dal Vescovo Eusebio) rivestita di sole come in Apocalisse XII e ricarica di miracoli, non può non riportarci a Francesco che viene dalla “fine del mondo”: ossia dalla terra del Sole “esoterico”.

Quando Benedetto (666 secondo la gemetria) rinunciò, pensammo in alcuni che era in attesa di colui “che era prima di lui e che ora gli passava avanti“. Ovviamente è facile pensare che costui è chi gli darà potere e che lo porrà al di sopra di ogni cosa, come per esempio potrebbe proporlo come “primo” Presidente di tutte le Religioni Unite presso l’ONU nel Tempio della Contemplazione.

Dirà Francesco Falso Agnello alla prima messa con i cardinali elettori, che senza Gesù la Chiesa diventa una semplice ONG. Appunto. C’è ancora Gesù per loro in tempi di Apostasìa e di Abominio della Desolazione in Luogo Santo? Nel 1984 la Santa Sede è diventata da religione a SPA. Ora la Chiesa è diventata una Organizzazione Non Governativa ed il Vaticano una ONLUS o una Fondazione Bancaria.

Riprendiamo il passo di Marco 3:23, per comprendere se Benedetto e Francesco siano o no parti della stessa commedia, ossia, concordi:

22Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni”. 23Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: “Come può Satana scacciare Satana? 24Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; 25se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. 26Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.

Ora, la gemetria ci ha rivelato che il nome scelto da Joseph Ratzinger, Benedetto, produce il numero 666. Domanda: pare possibile, anche al lettore occasionale, che il Papa (o Vescovo) Emerito non fosse a conoscenza che questo era il risultato? Consideriamo anche la sua grande amicizia con il rabbinato talmudico e cabalistico.

Sovviene ora a qualcuno il dubbio che forse è proprio questo il motivo per cui FraFA (Francesco Falso Agnello?) ha accuratamente evitato di chiamare Papa Emerito il suo predecessore? E perchè all’improvviso è scomparso Bertone, nonostante fosse il Cardinale Camerlengo? Cosa può essere successo nel Conclave che a noi sfugge?

Pietro (Benedetto, ancora Romano e della Chiesa di Cristo perchè ultimo marito della donna di Sichar), abdica nel giorno di (San) Romano. Profezia di San Malachia, relativamente all’ultimo papa. Voleva avvocare a se questo titolo o era per segnare che stiamo entrando nel pieno dell’Apocalisse con Apostasìa dilangante, Abominio della Desolazione stare in Luogo Santo (Vatileaks)

Il giorno 28 di febbraio, ultimo del suo papato, le letture del messale erano queste:

(le riporto integralmente, perchè sono le letture del vero messaggio di congedo di Benedetto16):

Dal libro del profeta Geremìa
Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamerisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine
, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti.
Niente è più infido del cuore
e difficilmente guarisce!
Chi lo può conoscere?
Io, il Signore, scruto la mente
e saggio i cuori,
per dare a ciascuno secondo la sua condotta,
secondo il frutto delle sue azioni».

Il deserto?
Non lo sentite intorno a voi, dal punto di vista spirituale? Eppure questo deserto presto diventerà anche materiale, fisico, psicologico. Nostra Signora della Tenda, augusto Tabernacolo è anche Accampamento nel Deserto, e Casa di Piccole “Pietre”. Serve che tutti ci si unisca attorno a delle certezze di Fede e anche di posizionamento centrale rispetto a chi sta occupando la Santa Sede, se vero Papa o Falso Agnello. Perchè l’alternativa è prenderne le distanze, superare il trauma nella Resilienza e dichiarare ufficialmente la Sede Vacante o “usurpata”.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 1
Beato l’uomo che confida nel Signore.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

Canto al Vangelo Lc 8,15
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo Lc 16, 19-31
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Potrebbe parere però ancora poco chiaro: ha voluto il numero 666 e quindi non può non essere diverso dal “duca” di satana, proprio perché non può essere disgiunto al suo interno. Allora, “non essendo disgiunto in se stesso” sta recitando un ruolo in commedia, perché ce lo ha rivelato Gesù nell’episodio narrato dall’Evangelista Marco. Infatti, Benedetto, non può essere un buono; proprio aver voluto rimarcare come anche Francesco, di essere uniti e fortemente ancorati alla loro creatura che è il Concilio Vaticano Secondo. Questo è il punto che lega gli anticristi. Ha scelto un giorno fortemente simbolico: sia per il Santo ricordato che per le letture del giorno 28 di Febbraio; sia per i temi che lo hanno rinchiuso in preghiera per non sedere con gli arroganti; ma, alla fine, come si vede, anche attravero l’asse di congiunzione, l’Arcivescovo Padre Jorge Gaenswein (il suo stemma è composto da un Drago), Prefetto della Casa Pontificia, resta un regista dei processi di inganno che seguiranno. Si legga ora quanto dice la Beata Anna Caterina Emmerich, percependo che non può riferirsi nè a Benedetto e nè a Francesco ma ad un Papa Cum Degnitate, che vive altrove:

Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono veramente in una così grande afflizione che bisognerebbe implorare Dio giorno e notte”. (10 agosto 1820)

La scorsa notte sono stata condotta a Roma dove il Santo Padre, immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per evitare le incombenze pericolose. Egli è molto debole ed esausto per i dolori, le preoccupazioni e le preghiere. Ora può fidarsi solo di poche persone; è principalmente per questa ragione che deve nascondersi. Ma ha ancora con sé un anziano sacerdote di grande semplicità e devozione. Egli è suo amico, e per la sua semplicità non pensavano valesse la pena toglierlo di mezzo.

Ma quest’uomo riceve molte grazie da Dio. Vede e si rende conto di molte cose che riferisce fedelmente al Santo Padre. Mi veniva chiesto di informarlo, mentre stava pregando, sui traditori e gli operatori di iniquità che facevano parte delle alte gerarchie dei servi che vivevano accanto a lui, così che egli potesse avvedersene.

Voglia il Signore perdonarci se mai sbagliassimo, perchè siamo in tempi veramente convulsi e difficili ma per noi “Benedetto” è “ l’uomo che non confida nel Signore e al Signore dà la sua benedizione per soddisfare la gente, e al popolo chiede le preghiere”. Ratzinger, dopo queste disamine potrebbe in qualche remota situazione essere il Petrus Romanus, o alla fine, nella migliore delle ipotesi, è solo l’ultimo Papa?

Il popolo fedele a Dio, gli apostoli montfortiani degli ultimi tempi di Maria e da Essa condotti a sconfiggere la progenie di Belial, chissà se saranno la chiave nella nuova forma katechinica di quel “non prevalebunt” di cui si riempiono la bocca in troppi senza ancora aver capito quasi nulla. Saranno gli squadroni che proteggeranno spiritualmente o forse anche fisicamente, l’ultimo Papa della Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica Romana, prima dell’instaurazione del Regno di Gesù Cristo, Nostro Signore e Perfetto Sacerdote e Re?

Vediamo ora di capire quale è l’impalcatura storica e teologica in cui tutto ciò si incardina:

Vidi anche il rapporto tra i due papiVidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità… Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo”. (13 maggio 1820)

Fermo restando che Ratzinger è l’unico ad aver avuto contestualmente un rapporto diretto con Wojtyla prima (per 23 anni) e ora con Bergoglio, delle due una: o è successo già tutto, o sta per succedere, ciò che descrive la Beata Emmercik.

Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo… Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel cielo”.“Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola… Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto… C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo…”. (12 settembre 1820)

Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana… Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni.

C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: “Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra”. (12 settembre 1820)

Ciò detto riprendiamo i dati di attualità nell’editoriale di Arai Daniele pubblicato sul sito cattolico Agere Contra: IL PRIMO PRINCIPIO DEL PAPATO E’ L’AMORE DI GESU’ CRISTO CROCIFISSO

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“Quando ebbero finito la colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Gli risponde: «Sì, Signore, tu sai che ti amo». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli ripeté una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami tu?». Gli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti amo». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli domandò una terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». Si rattristò Pietro perché gli aveva detto per la terza volta: «Mi ami tu?», e gli rispose: «Signore, tu sai tutto, tu conosci che ti amo». Gli disse: «Pasci le mie pecore.” (Gv 21, 15-17)

L’Amore del Padre è al centro della Vita e della Parola del Figlio; è la verità che impregna tutta la Rivelazione per cui “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Figlio Unigenito affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna” (Gv 2, 16). Ma, “Non amate il mondo né ciò che vi è nel mondo. Se uno ama il mondo, in lui non c’è l’amore del Padre. Poiché tutto ciò che vi è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, lo sfarzo della ricchezza, non è dal Padre ma dal mondo. Il mondo passa e così la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.” (I Gv 2, 15-17)

E’ L’ULTIMA ORA: OPERANO GLI ANTICRISTI

Figlioli, è l’ultima ora. Avete udito che l’anticristo deve venire, e ora molti anticristi sono già sopraggiunti; da ciò sappiamo che è l’ultima ora. Essi sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se infatti fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva essere manifestato che tutti essi non sono dei nostri. (IGv 2, 18-19)

Nel discernere il modo di comprendere ciò che è uno e l’altro “mondo” risiede la conoscenza della Religione, confermata infallibilmente dal Papa cattolico. “L’amore di Cristo sorpassa ogni conoscenza …” (Ef 3, 19) e raggiunge l’apice nel Sacrificio della Croce, dal quale proviene tutto il potere sacerdotale e pontificale; dall’amore per Cristo crocifisso, riconosciuto e dimostrato nell’amore per il Santo Sacrificio della Messa, vive e agisce l’autorità cattolica. Questo è ricordato per riconoscere lo stretto rapporto tra il Papa e la Messa cattolica.

Quando si colpisce la Messa, si colpisce il Papa; lo sapeva bene Lutero.

In questo senso è stata più che legittima la reazione al “papato conciliare” che aveva cambiato la Messa, perché un «Novus Ordo Missae» era apparso come un segno di un nuovo papa per un nuovo ordine mondiale; quello che si potrebbe chiamare «Novus Ordo Seclorum» sotto il dominio delle logge e sinagoghe del mondo. E questo per il controllo proprio di quel “mondo” radicalmente opposto alla Chiesa; che La vuole distruggere o mutarla ecumenisticamente! È il piano che segue la chiesa conciliare con il suo Vaticano due e i suoi doppi pastori.

L’«eletto per un nuovo ordine del mondo»

Dice Don Floriano Abrahamowicz: Ho maturato un giudizio su ‘papa’ Francesco. Premetto che il giudizio non riguarda la sua persona, ma il suo agire ed atteggiarsi. Ebbene, visto e considerato le tante considerazioni che provengono dai vari schieramenti curiali ed anti curiali – tutti d’accordo ad elogiare il nuovo ‘papa’ – concludo che si sono messi d’accordo su questo ‘papa nero’ (gesuita) che dovrà attuare la bancarotta fraudolenta del Vaticano sotto la copertura di un pauperismo che offende San Francesco, patrono dell’Italia.”

Chi poteva pensare che il nuovo «eletto papa» non parlasse di Gesù crocifisso e di quel mondo avverso? Sentiamolo nella sua omelia ai cardinali elettori: “Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.”

clip_image003[1]Eppure, il cardinale argentino Jorge Bergoglio, ora Francesco, è compromesso con il dialogo interreligioso senza croci e ha una solida relazione fraterna con la comunità ebrea, in speciale con il B´nai B´rith e con i Protestanti. Il 19 giugno 2006, nel 3º incontro fraterno della rinnovata comunione di «cattolici evangelici» tenutasi nel Luna Park Stadio di Buenos Aires, Argentina, erano presenti l’Arcivescovo Bergoglio e il Predicatore della Casa Pontificia, p. Raniero Cantalamessa.

Il clou dell’incontro è stato quando il cardinale argentino cadde in ginocchio per essere benedetto da una ventina di pastori protestanti presenti. La foto registra quel momento. Si possono distinguere il pastore protestante Carlos Mraida con la mano sulla testa di Bergoglio e a sinistra di Mraida nella foto è il pastore Norberto Saracco della Chiesa pentecostale di Argentina. Il monaco barbuto con le spalle alla telecamera è il cappuccino Cantalamessa.

Questo incontro nasce da un altro tenuto all’Università Pontificia Gregoriana di Roma, dove il leader del Movimento del Rinnovamento Carismatico incontrò e invitò i protestanti a predicare nei loro templi. L’iniziativa ha generato incontri come questo a Buenos Aires… in attesa di deturpamenti tipo Assisi quando la Messa cattolica è ignorata da questi «amici» che la vedono come fumo negli occhi!

La resistenza cattolica è iniziata dall’infervorata difesa della Santa Messa

È stato ed è nell’amore della celebrazione del Sacrificio perpetuo del Divino Redentore che si manifestata ogni fedele resistenza ai cambiamenti nella Chiesa. E così sarà sempre nella vera Chiesa di Gesù Cristo. Dobbiamo meditare su questa verità se desideriamo vivere e morire in questa fede unica suscitata da Dio per la salvezza delle anime. Come può allora il fedele accettare un papa che non è in comunione con le verità fondamentali di questo Culto, ma è alieno a quanto sta al centro della vita e dell’azione della Chiesa universale, nata dal Sacrificio di amore rinnovato in modo incruento nella Santa Messa cattolica?

Ogni volta che si parla del conclave per eleggere un papa abbiamo ricordato, e lo ripetiamo qui, l’azione di Mons. Lefebvre che ha scritto nel mese di ottobre 1978 ai cardinali elettori di quel conclave che: “Un papa degno di questo nome e vero successore di Pietro non può dichiarare che si dedicherà alla realizzazione del Concilio e delle sue riforme. Egli si colloca per questo fatto stesso, in rottura con tutti i suoi predecessori, e soprattutto con il Concilio di Trento” (Itinéraires n. 233 p. 130).
Purtroppo fu allora eletto Karol Wojtyla, Giovanni Paolo 2º, che non dimostrò amore per la Dottrina e Liturgia della Tradizione, preferendo le sue novità ecumenistiche. Durante il suo pontificato, nato sotto questo serio sospetto, i vescovi Lefebvre e Castro Mayer hanno dichiarato più volte che nel continuare con questa rottura dovuta agli errori e eresie del Vaticano due, i fedeli hanno il diritto di non considerare queste “autorità” come cattoliche.

Tuttavia, le “autorità” di allora sono le stesse che oggi si presentano per l’elezione di un papa, professando continuità nella stessa posizione di «rottura conciliare».

Dal momento che ogni autorità viene da Dio e per mezzo dell’amore di Cristo crocifisso, l’Autorità cattolica si dimostra e va riconosciuta nell’amore per il Santo Sacrificio della Messa, che è unità nel suo Culto unico, cattolico e apostolico, come è sempre stato celebrato nella santa Chiesa e canonizzato da San Pio V, seguendo la teologia del Concilio di Trento. L’approvazione di Dio si conosce dai suoi abbondanti frutti di evangelizzazione e di santificazione universale.
Ora i conclavi riuniti nello spirito di una «Novus Ordo Missae» – che i cardinali singolarmente lo sappiano o no -, è sospetto di collusione in favore di ciò che viene presentato come «Novus Ordo Seclorum», sotto il dominio del Nemico; è conclave per l’oscura scelta di chi, già da cardinale, è legato alla continuità di quell’aggiornamento ecumenista mondiale, che deturpa il nome della Chiesa.

Per questo fatto è inaccettabile per i veri cattolici; e l’eletto non può essere riconosciuto come autorità inviata da Dio per rappresentare Gesù Cristo.

Ricordiamo, quindi, una sintesi di ciò che è stato studiato e scritto per dimostrare la rottura della liturgia del Santo Sacrificio, così come della Dottrina, in seguito alle dichiarazione pubbliche dei due vescovi fedeli, che assume aspetto decisivo:
Il cattolico non può accettare come papa chi dichiara dedicarsi alla realizzazione del Concilio e delle sue riforme. Egli si colloca per questo fatto stesso, in rottura con tutti i suoi predecessori, e in particolare con il Concilio di Trento.

Se vi è stato ritardo nel ripetere questa posizione chiara alla coscienza cattolica – e il ritardo è tuttora abissale – ciò la rende ancora più chiaramente dimostrata dopo tutto quanto è successo nella Chiesa da allora, e che è divenuta disperatamente urgente.
Che sia chiaro: per essere eletto Papa cattolico si deve professare la santa Fede, quella che è stata sistematicamente alterata da atti, dottrine e liturgie nello spirito del Vaticano due. Chi lo professa e intende la sua attuazione, è per ciò stesso in rottura con l’Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa di Cristo, e quindi non ha titolo per occupare la Sede Apostolica eretta per la conferma dell’unica Fede.
Quello che è a volte implicito nella documentazione che segue, noi lo dichiariamo in modo esplicito, con la coscienza di un profondo senso di dovere cattolico.

Si tratta della vasta letteratura, in linea col breve “Esame critico Ottaviani-Bacci” sul «Novus Ordo Missae di Paolo 6º» – qui abbreviata – ma che va oltre a questo nella incisiva descrizione del “Le sacrifice de Caïn – sur la nouvelle messe de la gnose, de l’oecuménisme, de la kabbale” (Sous la Bannière, Villegenon, 18260 Vailly-sur-Sauldre, France).

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Una Voce argentina, En defensa de la Missa, Ed. Iction, Buenos Aires, 1983
Vinson (Abbé Georges): “Quand l’obeissance est un peché”;Le sédévacantisme”, 1993-1995; “Une hypotèse valable?”, 1996; Serre-Nerpol, F-38470.
Von Hildebrand (Dietrich): Trojan Horse in the City of God, 1969; The Devastated Vineyard, Chicago, 1973.
Wathen (Fr. James): The Great Sacrilege, TAN ed., Rockford, 1975
Xavier da Silveira (Arnaldo): La nouvelle messe de Paul VI: qu’en penser? Diffusion de la pensée française, Chiré-en-Montreuil, 1975.

Le deviazioni e rotture descritte si verificano nella fede di tutti coloro che seguono le dottrine ecumeniste del Vaticano due, in dispregio del Magistero precedente.

È ipocrita rifiutare queste dottrine offensive a Dio, accettando l’autorità di pastori che le implementano come nuova evangelizzazione.

Ciò equivale ad accettare che falsi cristi e falsi profeti possano ricevere da Dio stesso l’autorità per insegnarle attraverso la Sua Santa Chiesa, che essi pervertono!
Il tal caso il potere papale dipenderebbe dalla compiacenza umana invece che dal mandato immediato di Dio che, conoscendo nell’intimo di ognuno l’amore e la fedeltà per essere eletto Vicario di Gesù Cristo, lo concede o lo rifiuta.

È vero che tale concessione divina può rimanere nel mistero per lungo tempo e si conoscerà l’orrore della falsa elezione papale solo nella successiva «entrata del fumo satanico» e «demolizione» clericale avvenuta nella Chiesa nei nostri tempi. Infatti, viviamo la devastazione cattolica già da più di mezzo secolo e le presenti elezioni avvengono nella continuità di quella grande apostasia che si vuol tacere.

Ignorarla, però, non annulla la realtà; l’aggrava. Specialmente perché in tal modo non si ricorre a quanto la Chiesa ha già stabilito per evitare questi scempi.

Si tratta della sua legge, come confermata da Papa Paolo IV, nella Bolla «Cum ex apostolatus». La realtà della giurisdizione nella Chiesa non è soggetta ad alcun parere umano soggettivo, ma è nell’ordine trascendente della Fede che Papa Paolo IV insegna; l’eretico non può ricoprire nessuna carica ecclesiastica.

La Bolla esprime una legge necessariamente infallibile e perpetua: un deviato dalla Fede non è adatto al Papato. Se eletto papa, c’è stato un errore umano e l’elezione è nulla. Pertanto, non siamo in ogni caso a una deposizione papale.
Il problema è nei soggetti della Fede, noi, che con la nostra fede riconoscano il fatto oggettivo, giungendo alla conclusione definitiva della Bolla per l’onore della Fede, di modo che non si riconosca l’elezione del deviato nel conclave che ha valore sempre relativo alla fede dei suoi cardinali.

(6) Nullità della Giurisdizione ordinaria in tutti gli eretici.

“Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un Vescovo… oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a Cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla Fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (nulla, irrita et inanis existat), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i Cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso subsequente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione (adoratio) dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza a lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, ne essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima, e si giudichi aver attribuito od attribuire una facoltà nulla, per amministrare (nullam… facultatem) a tali persone promosse come Vescovi… o come Romano Pontefice, in cose spirituali o temporali; ma difettino di qualsiasi forza (viribus careant) tutte e ciascuna (omnia et singula) di qualsivoglia loro parola, azione, opera di governo o ad esse consequenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto (nullam prorsus firmitatem nec ius), e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate, siano per il fatto stesso (eo ipso) e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione (absque aliqua desuper facienda declaratione), private (sint privati) di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere (auctoritate, officio et potestate).”

§ 6. Adiicientes quod si ullo umquam tempore apparuerit aliquem Episcopum, etiam pro Archiepiscopo, seu Patriarcha, vel Primate se gerentem, aut praedictae Romanae Ecclesiae Cardinalem, etiam ut praefertur, Legatum, seu etiam Romanum Pontificem ante eius promotionem, vel in Cardinalem, seu Romanum Pontificem assumptionem a fide Catholica deviasse, aut in aliquam haeresim incidisse, promotio, seu assumptio de eo etiam in concordia, et de unanimi omnium Cardinalium assensu facta, nulla, irrita, et inanis existat, nec per susceptionem muneris, consecrationis, aut subsecutam regiminis, et administrationis possessionem, seu quasi, vel ipsius Romani Pontificis inthronizationem, aut adorationem, seu ei praestitam ab omnibus obedientiam, et cuiusvis temporis in praemissis cursum, convaluisse dici, aut convalescere possit, nec pro legitima in aliqua sui parte habeatur, nullamque talibus in Episcopos, seu Archiepiscopos, vel Patriarchas aut Primates promotis, seu in Cardinales, vel Romanum Pontificem assumptis, in spiritualibus, vel temporalibus administrandi facultatem tribuisse, aut tribuere censeatur, sed omnia, et singula per eos quomodolibet dicta, facta, gesta, et administrata, ac inde secuta quaecumque viribus careant, et nullam prorsus firmitatem, nec ius alicui tribuant, sintque ipsi sic promoti, et assumpti, eo ipso absque aliqua desuper facienda declaratione, omni dignitate, loco, honore, titulo, auctoritate, officio, et potestate privati, liceatque omnibus, et singulis sic promotis, et assumptis, si a fide antea non deviassent, nec haeretici fuissent, neque schisma incurrissent, aut excitassent, vel commisissent.

§ 7. Subditis personis, tam clericis saecularibus, et regularibus, quam etiam laicis, necnon Cardinalibus, etiam qui electioni ipsius Pontificis antea a fide devii, aut haeretici, seu schismatici interfuerint, seu alias consenserint, et ei obedientiam praestiterint, eumque adoraverint, ac Castellanis, Praefectis, Capitaneis, et Officialibus etiam Almae Urbis nostrae, et totius Status Ecclesiastici, etiam eisdem sic promotis, vel assumptis homagio, seu iuramento, vel cautione obligatis, et obnoxiis, ab ipsorum sic promotorum, vel assumptorum obedientia, et devotione impune quandocumque cedere, eosque ut magos, ethnicos, publicanos, et haeresiarchas evitare, eisdem subditis personis fidelitati, et obedientiae futurorum Episcoporum, Archiepiscoporum, Patriarcharum, Primatum, Cardinalium, et Romani Pontificis canonice intrantis nihilominus adstrictis remanentibus,

7 – Liceità alle persone subordinate di recedere dalle autorità deviate dalla Fede.

“E sia lecito a tutte ed a ciascuna delle persone subordinate a coloro che siano stati in tal modo promossi od elevati, ove non abbiano precedentemente deviato dalla Fede ne siano state eretiche e non siano incorse in uno scisma o questo abbiano provocato o commesso, e tanto ai chierici secolari e regolari così come ai laici (quam etiam laicis) come pure ai Cardinali, compresi quelli che avessero partecipato all’elezione di un Pontefice che in precedenza aveva deviato dalla Fede o fosse eretico o scismatico o avesse aderito ad altre dottrine, anche se gli avessero prestato obbedienza e lo avessero adorato e così pure i Castellani, ai Prefetti, ai Capitani e Funzionari, compresi quelli della nostra Alma Urbe e di tutto lo Stato Ecclesiastico, anche quelli obbligati e vincolati a coloro così promossi od elevati per vassallaggio o giuramento o per cauzione, sia lecito (liceat) ritenersi in qualsiasi tempo ed impunemente liberati dalla devozione (ab ipsorum obedientia et devotione, impune quandocumque cedere) verso quelli in tal modo promossi ed elevati, evitandoli (evitare eos) quali maghi, pagani , pubblicani ed eresiarchi, fermo tuttavia da parte di queste medesime persone sottoposte, l’obbligo di fedeltà e di obbedienza a prestare ai futuri Vescovi, Arcivescovi, Patriarchi, Primati, Cardinali e Romano Pontefice canonicamente subentranti (ai deviati).”

Di fronte a questa Bolla e a tutte le testimonianze su questione così grave e urgente, come è la preservazione dell’integrità e la purezza della fede nel Santo Sacrificio della Messa, questione alla base dell’Autorità cattolica – che esiste per soddisfare il mandato divino -, ribadiamo la nostra approfondita decisione di non accettare chi, eletto alla Sede di Pietro, è lontano dalla Dottrina e dalla Liturgia da sempre garanzia della continuità nella Fede integra e pura che collega alla Parola di Nostro Signore Gesù Cristo.

Oggi si vorrebbe mantenere la «necessaria visibilità della Chiesa» con l’elezione di qualsiasi eretico «papa» continuatore della demolizione cattolica in atto!
Una necessità che non fonda alcuna certezza poiché questa si può solo fondare sulla Fede, solo riferimento fondamentale per tale certezza. Vale a dire, che l’eletto deve dimostrare di professare la Fede nelle opere per le quali riceve il potere supremo. È la divina raccomandazione: “Dalle opere li riconoscerete”. Solo allora si può avere la conferma della validità di un’elezione veramente cattolica, e cioè di un eletto papa che già dimostrava di professare la Fede.

Ora, però, non si tratta più di un conclave cattolico poiché i candidati sono tutti ormai professi della nuova fede ecumenista conciliare, in esplicita deviazione e rottura con l’unica Fede cattolica. Fatto che, visto dai Vescovi Lefebvre e Castro Mayer insieme a tanti, era chiarissimo negli anni Settanta, ma già chiaro nel 1960.

Solo nella Fede della Tradizione vi è santificazione e salvezza; solo nella Fede si dimostra la rappresentazione dell’Autorità divina sulla terra nella Sede di Pietro; solo con la Fede vi è la vera carità cristiana affinché con la sua testimonianza diveniamo degni della grazia di Dio, per continuare ad essere figli della Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana, la Casa di Dio, dalla quale vogliamo partire per raggiungere la vita eterna lodando il Cuore Divino di Gesù insieme al Cuore Immacolato di Maria, Madre di Dio e Madre nostra.

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Francescani “aggiornati”: Il primo Flash mob della “nuova evangelizzazione”

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Concilio! Concilio! Concilio!

Ecco le foto ed il video del primo “Flash mob” che hanno insegnato “frati2 e “suore” conciliari per essere più vicini ai giovani… (o al circo?)

Continuate la lettura e gustatevi queste “perle” dei cosiddetti religiosi aggiornati, senza freni. Ma i vigili “spengono” la sceneggiata:

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Fonte: http://nullapossiamocontrolaverita.blogspot.it/2013/04/ecco-voi-gli-adepti-della-chiesucola.html

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Dalla collegialità all’assolutismo, all’anarchia. Il fattaccio di Friburgo

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Il “caso Friburgo” ha portato certa stampa a gridare che la Chiesa “finalmente” apre a queste persone, come se fossero diversi da tutti gli altri peccatori. Sembra poco credibile che papa Francesco voglia modificare questi orientamenti. Probabilmente intende dare indicazioni per smussare certe durezze di comportamento da parte dei sacerdoti, come ha fatto in Argentina. Questo è il suo senso della “accoglienza”…

di Michele M. Ippolito

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Ma sulla Comunione ai divorziati come la pensa davvero Francesco?

Dall’assolutismo alla collegialità fino all’anarchia, il percorso da compiere può essere molto breve. Lo dimostra il caso di un oscuro funzionario della diocesi di Friburgo, che qualche giorno fa ha ben pensato, senza coordinarsi con l’amministratore apostolico della diocesi (che in questo momento fa le veci del vescovo) di pubblicare il manualetto per i sacerdoti che garantisce, contro tutto quello che prevede il magistero della Chiesa cattolica, la liceità dell’accesso all’Eucarestia per uomini e donne divorziati e risposati che abbiano compiuto un precedente percorso di fede ed abbiano messo in pratica una qualche forma di riconciliazione con la Chiesa.

Se per alcuni la “collegialità” è una scusa per l’anarchia…

Lo stravagante, imprevedibile e confusionario arcivescovo uscente di Friburgo, Robert Zollitsch, già presidente dei sediziosi vescovi tedeschi, una chiesa scandalosamente ricca e burocratizzata. Sia chiaro, i frati sono ricchi. Lo stato in base a un vergognoso concordato stipendia con assegni d'oro vescovi e preti, come fossero impiegati dello stato, E come tali, in effetti, si comportano, non come servitori della Chiesa.

Lo stravagante, imprevedibile e confusionario arcivescovo uscente di Friburgo, Robert Zollitsch, già presidente dei sediziosi vescovi tedeschi, una chiesa scandalosamente ricca e burocratizzata. Sia chiaro, i frati sono ricchi. Lo stato in base a un vergognoso concordato stipendia con assegni d’oro vescovi e preti, come fossero impiegati dello stato, E come tali, in effetti, si comportano, non come servitori della Chiesa.

Al di là del caso specifico, alquanto irrilevante poiché è evidente che un funzionario diocesano non ha alcuna autorità su questi temi, quanto accaduto fa sorgere una riflessione sul perché a Friburgo ci sia stato qualcuno che ha pensato di sostituirsi al Papa.

Storicamente il Papa è stato quasi sempre visto, tranne nei primi secoli del cristianesimo, come un sovrano assoluto. Il cardinale Joseph Ratzinger, nel suo famoso libro “Rapporto sulla fede” del 1985, scritto con Vittorio Messori chiariva che la struttura della chiesa “non è democratica ma sacramentale, dunque gerarchica” perché “l’‘autorità non si basa su votazioni a maggio­ranza; si basa sull’autorità del Cristo stesso”. Per centinaia di anni il tema dell’assolutismo papale nella chiesa è stato oggetto di critiche profonde, sia dall’interno che, soprattutto, dall’esterno. Per dirla tutta, oggi il principale ostacolo ad un riavvicinamento con le chiese ortodosse non sono le differenze dottrinarie, che sono minime, ma proprio il ruolo del Papa nel mondo cattolico, opposto alla tendenza delle comunità orientali a governarsi da sé.

Con papa Francesco qualcosa è subito cambiato ed è tornata ad essere in auge la parola “collegialità”. Bergoglio ha nominato un comitato composto da otto cardinali per farsi aiutare a prendere le decisioni più importanti. Qualcuno, però, ha scambiato la “collegialità” con un “liberi tutti” o con un invito all’anarchia nella Chiesa.

Chi abbia letto qualcosa sugli orientamenti pastorali del cardinale Bergoglio sa che questi è un tradizionalista, sia in materia di dottrina che in materia di morale. Tuttavia è stato lo stile del Papa a creare dei fraintendimenti. Non c’è dubbio che Bergoglio usi un linguaggio semplice, capace di toccare i cuori di molti, ma bisogna anche constatare che certe sue uscite, probabilmente, non studiate a tavolino, prestano il campo a differenti interpretazioni, sono poco chiare, talvolta ambigue e fanno sì che chiunque possa manipolarle a suo piacimento.

Le possibili riforme di Bergoglio rischiano di creare confusione. Anche dove non c’era

il papa e il presidente dei vescovi tedeschi

il papa e il presidente dei vescovi tedeschi

Le profonde critiche a Bergoglio di alcuni quotidiani di destra italiani in questi ultimi giorni (Libero, il Giornale, il Foglio) sono una spia di un malessere che si sta pian piano diffondendo nel mondo dei cattolici conservatori nei confronti del Papa e dei suoi atteggiamenti. Si è dovuto scomodare anche Massimo Introvigne, probabilmente il più importante commentatore del magistero papale del nostro Paese, per rintuzzare gli attacchi a papa Francesco dei tre quotidiani e lo ha fatto esprimendosi in maniera molto dura.Per stare nella Chiesa – ha scritto – occorre camminare con i Papi e farsi guidare dal loro Magistero quotidiano. Fuori di questo cammino stretto c’è la strada larga che porta allo scisma” invitando i detrattori di Bergoglio a rendersi conto che “è possibile che Papa Francesco avvii ulteriori riforme nella Chiesa, che il cattolico fedele dovrà accogliere con docilità e insieme cercare di leggere non contro gli insegnamenti dei precedenti Pontefici ma tenendo conto di essi.”

Il problema, però, è che alcune riforme rischiano di ingenerare confusione se non sono espresse e presentate ai sacerdoti ed ai fedeli in modo chiaro. Il termine “accoglienza” non è nuovo nel lessico della Chiesa, come certi commentatori inesperti, ignoranti o peggio ancora in malafede provano continuamente a farci credere, ma è usato da tutti i documenti del magistero, dal Catechismo a scendere. Tuttavia, se papa Bergoglio parla genericamente di “accoglienza” per i divorziati, a Friburgo, terra di sacerdoti progressisti al limite dello scisma, un solerte funzionario decide che allora sì, due parole sono sufficienti per cambiare storie millenarie, e quindi è giusto ammettere alla comunione divorziati risposati. D’altronde non è necessario seguire il vento di cambiamento che parte direttamente da papa Francesco?

Peccato che poi arrivino, immediate o quasi, le smentite. Su tutte, quella di Monsignor Vincenzo Paglia, a capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che è intervenuto dicendo che ”quando nelle squadre di calcio si segna in fuorigioco l’arbitro fischia”, mentre il portavoce vaticano padre Lombardi ha chiarito che “non cambia nulla, non c’è nessuna novità per i divorziati risposati” e che “proporre particolari soluzioni pastorali da parte di persone o di uffici locali può rischiare di ingenerare confusione.”

E che la confusione sia massima lo si capisce anche dal fatto che lo stesso funzionario diocesi di Friburgo sostiene che un divorziato risposato non possa “accedere ai sacramenti”, affermando pure che chi si trova in questa condizione non possa ricevere il battesimo, accostarsi alla confessione o l’estrema unzione. Sciocchezze che denotano una scarsa conoscenza addirittura dei più noti documenti del magistero se non, anche in questo caso, malafede.

La Chiesa già accoglie i divorziati risposati, ma lo fa nella Verità

matrimonio_sacerdoti_divorzio_filmIl tema della comunione ai divorziati risposati sarà dibattuto dal Sinodo dei Vescovi che si terrà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014 sul tema “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, da cui usciranno indicazioni chiare o almeno così si spera. Tuttavia, un testo poco conosciuto, una dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 2000 (quindi appena tredici anni fa non nel Medioevo) ha già posto ordine nella vicenda. Chi si trova in condizione di peccato, semplicemente, non può accostarsi alla comunione come insegna San Paolo:“Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor 11, 27-29)”

Ammettere alla comunione i fedeli divorziati risposati creerebbe uno “scandalo” che sussisterebbe “anche se, purtroppo, – si legge nella dichiarazione – siffatto comportamento non destasse più meraviglia: anzi è appunto dinanzi alla deformazione delle coscienze, che si rende più necessaria nei Pastori un’azione, paziente quanto ferma, a tutela della santità dei sacramenti, a difesa della moralità cristiana e per la retta formazione dei fedeli.” In pratica, anche se per il Mondo divorziare e risposarsi non è poi così grave, è compito dei sacerdoti puntualizzare che si tratta di una situazione che genera un comportamento contrario al Vangelo. Fortemente contrario al Vangelo.

"Prendete e mangiatene tutti" e beveteci su.

“Prendete e mangiatene tutti” e beveteci su.

Allora questo vuol dire che la dottrina cristiana e la Chiesa cattolica allontanano da sé i divorziati risposati? Il “caso Friburgo” ha portato certa stampa a gridare che la Chiesa “finalmente” apre a queste persone, come se fossero diversi da tutti gli altri peccatori. Anche su questo dice parole chiare il documento del 2000: “La Chiesa riafferma la sua sollecitudine materna per i fedeli che si trovano in questa situazione o in altre analoghe, che impediscano di essere ammessi alla mensa eucaristica. Quanto esposto in questa Dichiarazione non è in contraddizione con il grande desiderio di favorire la partecipazione di quei figli alla vita ecclesiale, che si può già esprimere in molte forme compatibili con la loro situazione. Anzi, il dovere di ribadire questa non possibilità di ammettere all’Eucaristia è condizione di vera pastoralità, di autentica preoccupazione per il bene di questi fedeli e di tutta la Chiesa, poiché indica le condizioni necessarie per la pienezza di quella conversione, cui tutti sono sempre invitati dal Signore.”Il senso è: se vi dicessimo che il vostro atteggiamento è lecito, vi faremmo più contenti ma diremmo una falsità, vi allontaneremmo dalla Verità e quindi alla perdizione dell’anima, la cui salvezza è la finalità principale della Chiesa. Non una chiusura, quindi, ma un tentativo di aiuto, di sostegno, che si concretizza anche attraverso azioni di pastorale. Non è un caso, infatti, che in molte diocesi da tempo sono organizzate attività di sostegno spirituale per fedeli divorziati e risposati.

Né il sinodo né il Papa possono andare contro il Vangelo

Un esempio di "accoglienza", che già c'era. Anche se è tutta da dimostrare questa storia che ci sarebbero chissà quanti divorziati risposati a fare ressa ai portoni delle chiese. Viene il sospetto che sia (alla maniera tipica dei radicali) la solita faccenda ideologica, teorica e puramente strumentale per creare una "emergenza" che nella realtà non esiste.

Un esempio di “accoglienza”, che già c’era. Anche se è tutta da dimostrare questa storia che ci sarebbero chissà quanti divorziati risposati a fare ressa ai portoni delle chiese. Viene il sospetto che sia (alla maniera tipica dei radicali) la solita faccenda ideologica, teorica e puramente strumentale per creare una “emergenza” che nella realtà non esiste. Al solo scopo di creare divisione all’interno del mondo cattolico.

Sembra poco credibile che papa Francesco voglia modificare questi orientamenti. Probabilmente intende dare indicazioni per smussare certe durezze di comportamento da parte dei sacerdoti, come ha fatto in Argentina, bacchettando, giustamente, i preti che si rifiutano di battezzare bambini nati fuori dal matrimonio. Questo è il suo senso della “accoglienza”, al di là delle ricostruzioni fantasiose che si sono lette negli ultimi mesi. In ogni caso, è necessario che Bergoglio dica ancora una volta come la pensa sui temi che fin troppe volte dividono le comunità cattoliche, senza indugi e con chiarezza, per non prestare il fianco a chi lo tira continuamente per la mozzetta, addebitandogli pensieri mai espressi.

Tra l’altro, per modificare la dottrina sulla comunione ai divorziati bisognerebbe superare un problemino di poco conto, su cui, incredibilmente, la stampa che ha trattato della vicenda di Friburgo non si è soffermata. Nel Vangelo di Matteo Gesù dice: “Chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio” (Mt 5,32). Può mai una dottrina della Chiesa, espressa da un Sinodo o addirittura da un Papa, andare contro il Vangelo?

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Con dolcezza, senza sdolcinature. La fede intrepida di Alessandro Maggiolini, vescovo

MAGGIOLINI

In memoria di mons. Alessandro Maggiolini,

vescovo di Como, a 5 anni dalla morte

L’11 novembre 2008 moriva a Como mons. Alessandro Maggiolini, per ben 18 anni vescovo della diocesi lariana. Questa grande figura di Vescovo sembra tuttavia destinata a entrare nel dimenticatoio; il che sarebbe un grande peccato. Non ho qui la pretesa di una presentazione completa, ma solo di un breve ricordo che cerco di impostare seguendo il suo motto episcopale: “Veritas, Misericordia et Gaudium”.

di Daniele Premoli*

presidente dell’Associazione A. Maggiolini

PremoliVeritas. Mons. Maggiolini viene spesso ricordato con l’immagine del truce e arcigno “Vescovo leghista”. Non che gli importasse granché: «Non ho mai fatto politica, tranne quella dei valori impliciti nella Rivelazione e nella realtà del Signore Gesù. Il vescovo leghista è una “fola” inventata da uomini dalla fantasia sfuocata… Non riuscirei a essere “leghista” almeno perché ho il culto di una lingua italiana passabilmente elegante». Tuttavia, questa etichetta mette in secondo piano quello che egli realmente era.

Una fede dolce non sdolcinata

maggiolini2Egli ha aperto il suo Testamento con queste parole, con le quali dunque intendeva riassumere la sua vita: «Professo la fede cattolica insegnata, ricevuta e vissuta nella Chiesa: ogni affermazione e ogni esperienza, senza sgarri e senza attenuazione». Mons. Maggiolini era innanzitutto uno strenuo difensore della Fede che, come ha ricordato mons. Luigi Negri, ha difeso anche all’interno della stessa Chiesa. Una fede che non si è trasformata in ideologia, e che per questo non gli ha mai impedito di confrontarsi e dialogare anche con chi la pensasse diversamente (a patto che questi usasse il cervello), poiché – sono sempre parole di mons. Maggiolini – «con i reprobi si può ragionare, con i tonti no».

book_maggioliniFede solida e chiara: non l’ha mai trasformata nelle “fette di salame sugli occhi” con le quali spesso viene confusa. Egli vedeva chiaramente che «abbiamo paura di parlare di Gesù, abbiamo paura di parlare del giudizio. Insomma sembra quasi che siamo distributori di pillole soporifere, di inobrium, di noan, che addormentano, più che svegliare le persone. Ecco, io ho l‘impressione che il cristianesimo attirerà ancora se sarà sé stesso veramente… Io ho in mente il cardinale König che, all‘apertura del Concilio, quando gli avevano chiesto di che cosa doveva trattare il Concilio aveva risposto: “Parlate di Dio. Parlate del Verbo che si incarna e di Gesù di Nazareth che muore e risorge per noi”. Secondo me bisogna davvero riprendere i fondamenti della fede. Oggi non è che ci siano più delle eresie parziali, settoriali: c‘è una gran confusione! Nessuno più sa dire che cosa sia il cristianesimo. E invece è di una semplicità enorme». Sapeva bene che «se la Chiesa dimentica Gesù Cristo si rende meno interessante di una bocciofila». Una visione forse inquietante, ma sorretta dalla vera speranza, quella cristiana: la certezza che la Chiesa giungerà alla fine dei tempi nelle mani del Signore

Le sorgenti della fede: Eucarestia e Confessione

250px-MaggioliniLa verità più grande e più consolante era quella di Gesù presente nell’Eucarestia. «Quando si passa davanti all’Eucarestia senza un gesto di ossequio o ci si limita a un accenno di genuflessione che sembra l’esercizio ginnico di un artritico; quando non si vede più il prete pregare davanti al Tabernacolo, la vita perde significato e valore: si fa una solitudine orrenda attorno a noi e Cristo rimane tra noi ogni giorno sino alla fine dei secoli, solo». In casa, la porta della cappella era sempre socchiusa e visibile dallo studio, per intravedere il tabernacolo, dove c’era «Colui che non l’avrebbe mai abbandonato».

Misericordia. Negli ultimi anni di vita, quelli della pensione ai quali tutti aneliamo, mons. Maggiolini, già malato, decise di dedicarsi al Sacramento della Confessione. Qualsiasi fedele, recandosi nel Duomo di Como ogni pomeriggio (fino agli ultimi mesi di vita), lo trovava sempre al solito posto, seduto nel confessionale di destra, vicino alla porta. Egli continuava a ripetere che così «tornava a fare il prete», a recuperare il rapporto diretto con la gente e a donare il perdono del Signore.

Una delle sue tante riflessioni critiche sui media

Una delle sue tante riflessioni critiche sui media

Alcuni suoi penitenti scrissero che «era di una semplicità disarmante. Non sembrava di essere a colloquio con il vescovo, ma con un padre». Io ho avuto la grazia di avvicinarlo nel confessionale, e non posso che sottoscrivere questa testimonianza. Sembrava proprio un padre, che – pur nella fermezza – non aveva scandalo dei peccati. Ottenuta l’assoluzione, si riceveva il regalo del Vescovo: una corona di Rosario e una caramella.

Siamo amati. Non basta ad essere contenti?

Maggiolini con papa Benedetto

Maggiolini con papa Benedetto

Gaudium. Dalla Confessione, mons. Maggiolini esortava ad uscire gioiosi, perché «chi si stacca dall’inginocchiatoio deve sorridere perché è diventato una creatura nuova». Una letizia che l’ha accompagnato anche nell’ultima malattia, come ricorda chi l’ha incontrato in quel periodo: «Sapevamo bene quanto soffrisse per la sua malattia, eppure nessuno di noi due riusciva a credere che soffrisse così tanto, perché era troppa la gioia e la passione di vita che portava in sé. Un sabato pomeriggio di metà ottobre, dopo aver subìto una delicata operazione, siamo andati a trovarlo in ospedale, e ricordo bene che a un certo punto disse che era contento. Gli chiesi, un po’ perplesso, come facesse ad essere contento, in quelle condizioni. Mi disse: “Uno che è stato appena operato ed è andato tutto bene, come fa a non accorgersi che è voluto bene? Se stare qui è fare la volontà del Signore, io sono ben contento. Vedi, a volte basta davvero poco perché ci si accorga di quanto si è amati. Questo non basta ad essere contenti?”».

Gli ultimi giorni della sua vita stremato dalla malattia ma sempre sulla trincea pastorale

Gli ultimi giorni della sua vita stremato dalla malattia ma sempre sulla trincea pastorale

«Sandro, non illuderti. Di te rimarrà qualche flebile ricordo della bontà che sei riuscito a far fluire dal cuore. Poi, col passare degli anni, non ci sarà più nemmeno la Messa di anniversario della tua morte. Finirai nel ricordo comune dei vescovi di Como, che di solito vengono immaginati come santi, mentre tu, molto probabilmente, avrai bisogno di suffragi robusti e lunghi». Preghiamo perché il Signore non si dimentichi di questo suo servo buono e fedele, perché possa «fissare gli occhi negli occhi di Gesù per vedere di che colore sono». Questo era il suo desiderio: lo stesso degli innamorati.

*Eccezionalmente, in onore di Maggiolini, pubblichiamo un articolo che sarà edito anche altrove, benché sia nostra politica editoriale pubblicare rigorosamente solo pezzi assolutamente inediti e scritti appositamente per il nostro sito.