30 settembre 2013

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/sistema-delle-banche-tradisce-i-risparmiatori.html

«Il sistema delle banche tradisce i risparmiatori»

– Mer, 28/09/2005 – 00:00

Ne aveva fatto una battaglia di principio e di sostanza: per Arrigo Molinari, nella veste di avvocato patrocinatore delle cause dei cittadini deboli contro i poteri forti, quella contro la Banca d’Italia e il suo governatore Antonio Fazio era diventata una sorta di sfida da vincere a tutti costi.

E l’occasione giusta – come gli piaceva dire – era capitata di recente: per la causa intentata «nell’interesse degli eredi di Pallavicino Maria Teresa e Pallavicino Carlo che hanno numerosi contenziosi civili incardinati nei tribunali di Genova, Savona e Imperia, relativi a rapporti di conto corrente e di mutuo fondiario con numerosi istituti bancari».
Ci si era dedicato con lo stesso entusiasmo che aveva messo in tanti anni di carriera in polizia. Tanto più che, diceva spesso, «i risparmiatori sono stati traditi, e bisogna che si prendano la loro rivincita». Le sue argomentazioni parevano ineccepibili, magari un po’ ardue da decifrare, ma, di questi tempi, sparare sulle istituzioni creditizie private e pubbliche, nazionali ed europee, poteva incontrare solo consensi. Nel mirino, però, più di tutti, la Banca d’Italia, «un elefante con 8mila addetti che godono di stipendi da 75mila euro all’anno e il cui capo è di fatto completamente inamovibile. Il vero scandalo è una schiera di dipendenti annidati in un vero e proprio carrozzone».
Molinari aveva affondato il coltello nella piaga, facendo ricorso contro l’istituto centrale e le sue sedi decentrate di Genova, Savona e Imperia, ma accomunando nell’istanza anche la Banca centrale europea. Sosteneva infatti che Palazzo Koch «aveva privato i ricorrenti della tutela amministrativa prevista dalla normativa vigente in materia di vigilanza sugliistituti di credito, stante il conflitto di interesse che si è venuto a creare tra la Banca d’Italia stessa e gli istituti di credito soci della Banca d’Italia».
In particolare, sottolineava Molinari, «il dibattito che è scaturito sulla cosiddetta vicenda Fazio non è tanto sulla regolamentazione dei poteri e sulla durata in carica del governatore, quanto una meritoria presa di posizione dello Stato italiano di riappropriarsi di risorse, il cosiddetto reddito di “Signoraggio“, nella quale era stato, seppure in parte, espropriato in favore di soggetti privati. Invero e singolare se non addirittura assolutamente inaccettabile che l’istituto di emissione in uno Stato sovrano sia in primis una società per azioni commerciale, nonché partecipata per la maggioranza assoluta da soggetti privati che nulla hanno a che vedere con le ragioni pubbliche che dovrebbero presidiare ogni determinazione relativa alla Banca centrale».
Ed è questo soprattutto che a Molinari, ormai compreso perfettamente nella parte di paladino dei diritti dei risparmiatori, non andava proprio giù. «Le banche – insisteva l’ex vicequestore di Genova – sono diventate padrone dell’arbitro». Seguivano, nel ricorso, espressioni particolarmente pesanti nei confronti del sistema, definito senza mezzi termini «mafioso». E una vera e propria «cosca mafiosa», con tanto di «sicari» e base a Montecarlo, aveva in qualche modo minacciato «i danti causa dei ricorrenti». Per questo si chiedevano «provvedimenti urgenti in merito alla proprietà della moneta per conseguire il risarcimento del danno da parte della collettività derivante dall’illecita attribuzione del reddito da “Signoraggio“ in favore di soggetti che ab origine e per loro natura non hanno titolo a percepire alcun provento dalla circolazione monetaria».
Nel portare avanti la sua battaglia anti-Fazio, Molinari si era rivolto anche al Giornale, telefonava in redazione quasi quotidianamente, dichiarando di condividere in pieno le argomentazioni sull’argomento pubblicate nelle nostre pagine. «Bravi. Dobbiamo fare azione comune – insisteva – per far cessare l’ingiustizia». E la fiducia nella causa non gli era mai venuta meno: «La Banca d’Italia, nata per essere pubblica, è in mano alle stesse banche che la Banca d’Italia stessa dovrebbe controllare. Il conflitto di interesse è grave. Una mia cliente – spiegava in dettaglio -, vessata e usurata da un gruppo bancario di primaria importanza, radicato in Liguria, con la quale è stata in rapporto con 18 rapporti di conto corrente e con 9 mutui ipotecari, non era affatto tutelata in quanto il gruppo bancario controlla la Banca d’Italia, essendo socia della stessa al 3,96 per cento». La conclusione era drastica: «Il sistema va riformato. A cominciare dai poteri del governatore».

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Foto 1Il giorno 13 marzo ore 19,06 è stato eletto dal Conclave Jorge Bergoglio, come da noi pronosticato. I giornalisti sono stati tutti presi in contro piede. Perchè?

Cerchiamo di mettere insieme la rivoluzione di Vileda, la morte di Tenco, la P2, Molinari,
denuncia Banca d’Italia,  uccisione prima del processo, un giallo che già siamo in grado di sbrogliare, in parte.

Ombre sul passato del nuovo Papa Collaborò con la dittatura di Videla? Alcuni scrittori descrivono Bergoglio come un collaboratore del dittatore argentino

00:16 – Dopo la sorpresa iniziale e la festa di Piazza San Pietro, fedeli e media indagano sul passato del nuovo Papa. E scavando nella sua biografia e negli articoli comparsi su Jorge Mario Bergoglio spuntano punti poco chiari, in particolare sul coinvolgimento del gesuita con il regime di Videla.

Prima del Conclave 2005 – Il 16 aprile del 2005 (a due giorni dall’inizio del Conclave che portò Ratzinger sul soglio pontificio) le agenzie di stampa batterono un take proprio sull’arcivescovo di Buenos Aires: “Il quotidiano messicano ‘La Cronica de Hoy’ riferisce che contro Bergoglio è stata presentata una denuncia per presunta complicità nel sequestro di due missionari gesuiti il 23 maggio del 1976, durante la dittatura. La denuncia è stata presentata dall’avvocato e portavoce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani in Argentina, Marcelo Parilli, che ha chiesto al giudice Norberto Oyarbide di indagare sul ruolo di Bergoglio nella sparizione dei due religiosi a opera della marina militare”.

Il libro di Horacio Verbitsky – Oltre al lancio di agenzia uscì ma anche un libro su Bergoglio intitolato “L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina”. L’autore era il giornalista Horacio Verbitsky, uno dei massimi esperti del movimento argentino per la difesa dei diritti umani. Come ricostruisce Verbitsky, Bergoglio veniva accusato di collusione con la dittatura di Videla. Verbitsky spiega che nei primi anni ’70 nel ruolo di Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina, il giovane gesuita ebbe contatti con numerosissimi sacerdoti.

Nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato argentino, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene da Buenos Aires. I due sacerdoti Orlando Yorio e Francisco Jalics si rifiutarono di eseguire l’ordine di Bergoglio per non abbandonare i poveri della capitale argentina.

Sempre secondo la ricostruzione di  Verbitsky Bergoglio espulse allora i due sacerdoti dalla Compagnia di Gesù e poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a celebrare messa. Subito dopo il golpe militare del 24 marzo 1976 i due sacerdoti furono rapiti. Fu Bergoglio a segnalarli al regime come dei “sovversivi” oppure aveva provato ad allontanarli per proteggerli?

I due religiosi “rapiti” furono reclusi nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), torturati e poi rilasciati. Anche un precedente libro intitolato “Chiesa e dittatura” di Emilio Mignone (1976)  descriveva Bergoglio come un esempio della “sinistra complicità ecclesiastica con i militari che si incaricarono di compiere lo sporco compito di lavare il cortile interno della Chiesa con la accondiscendenza dei prelati”.

L’articolo di “El Mundo” – Nel novembre del 2010 è un articolo comparso su “El Mundo ” a legare di nuovo Bergoglio alla dittatura. L’arcivescovo di Buenos Aires fu infatti chiamato a testimoniare nel processo a 18 torturatori dell’ESMA, il centro di sterminio della Marina, dove circa 5.000 persone erano state uccise sotto la dittatura.  Il prelato aveva chiesto di poter inviare una memoria scritta, ma i giudici hanno insistito per sentirlo di persona. L’udienza si è svolta nell’arcidiocesi ed è stata chiusa alla stampa e al pubblico.

Come si difende Bergoglio – Nonostante non abbia mai ammesso le sue colpe, il presidente dei vescovi argentini ha spinto la Chiesa del paese latinoamericano a pubblicare una specie di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato, lo scorso marzo. “Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente” è il titolo della missiva apostolica, dove viene chiesto agli argentini di volgere lo sguardo al passato per ricordare la rottura della vita democratica, la violazione della dignità umana e il disprezzo per la legge e le istituzioni. “Questo, avvenuto in un contesto di grande fragilità istituzionale – hanno scritto i vescovi argentini – e reso possibile dai dirigenti di quel periodo storico, ebbe gravi conseguenze che segnarono negativamente la vita e la convivenza del nostro popolo. Questi fatti del passato che ci parlano di enormi errori contro la vita e del disprezzo per la legge e le istituzioni sono un’occasione propizia affinché come argentini ci pentiamo una volta di più dai nostri errori per assimilare l’insegnamento della nostra storia nella costruzione del presente”.

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Il lato oscuro di Jorge Mario Bergoglio: “Colluso con la dittatura argentina”

Il nuovo Papa in una scheda fortemente critica sul suo passato. Era il 2006 quando il sito di Don Vitaliano della Sala, ‘prete no global’, ricostruì le macchie di chi oggi è chiamato a guidare la Chiesa Cattolica

di Redazione 13/03/2013

bergoglio-3“Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, nel 2005, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone“.

Inizia così un lungo articolo pubblicato sul sito del prete ‘no global’ Don Vitaliano della Sala, la scheda sul “passato oscuro” di chi, a distanza di 8 anni, è il nuovo Papa.

“Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente”.

“I fatti riferiti da Verbitsky. Nei primi anni Settanta Bergoglio, 36 anni, gesuita, divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere, dato che in quel periodo l’istituzione religiosa ricopriva un ruolo determinante in tutte le comunità ecclesiastiche di base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires. Tutti i sacerdoti gesuiti che operavano nell’area erano sotto le sue dipendenze. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro”.

Il nuovo Papa Jorge Mario Bergoglio: Francesco I

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Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti immediati. Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi. Con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale ed educava la gente umile a prendere coscienza di diritti e libertà. Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano”.

“Alle accuse dei padri gesuiti di averli traditi e denunciati, il cardinal Bergoglio si difende spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo. Un botta e risposta che è andato avanti per anni e che Verbitsky ha sempre riportato fedelmente, fiutando che la verità fosse nel mezzo. Poi la luce: dagli archivi del ministero degli Esteri sono emersi documenti che confermano la versione dei due sacerdoti, mettendo fine a ogni diatriba. In particolare Verbitsky fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma”. Poi termina dicendo che la fonte di queste informazioni su Jalics è proprio il Superiore provinciale dei gesuiti padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza. E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9. Nel libro di Verbitsky sono pubblicati anche i resoconti dell’incontro fra il giornalista argentino e il cardinale, durante i quali quest’ultimo ha cercato di presentare le prove che ridimensionassero il suo ruolo. “Non ebbi mai modo di etichettarli come guerriglieri o comunisti – affermò l’arcivescovo – tra l’altro perché non ho mai creduto che lo fossero””.

Ad inchiodarlo c’è anche la testimonianza di padre Orlando Yorio, morto nel 2000 in Uruguay e mai ripresosi pienamente dalle torture, dalla terribile esperienza vissuta chiuso nell’Esma. In un’intervista rilasciata a Verbistky nel 1999 racconta il suo arrivo a Roma dopo la partenza dall’Argentina: “Padre Gavigna, segretario generale dei gesuiti, mi aprì gli occhi – raccontò in quell’occasione – Era un colombiano che aveva vissuto in Argentina e mi conosceva bene. Mi riferì che l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede lo aveva informato che secondo il governo eravamo stati catturati dalle Forze armate perché i nostri superiori ecclesiastici lo avevano informato che almeno uno di noi era un guerrigliero. Chiesi a Gavigna di mettermelo per iscritto e lo fece”. Nel libro, inoltre, Verbistky spiega come Bergoglio, durante la dittatura militare, abbia svolto attività politica nella Guardia di ferro, un’organizzazione della destra peronista, che ha lo stesso nome di una formazione rumena sviluppatasi fra gli anni Venti e i Trenta del Novecento, legata al nazionalsocialismo. Secondo il giornalista, l’attuale arcivescovo di Buenos Aires, quando ricoprì il ruolo di Provinciale della Compagnia di Gesù, decise che l’Università gestita dai gesuiti fosse collegata a un’associazione privata controllata dalla Guardia di ferro. Controllo che terminò proprio quando Bergoglio fu trasferito di ruolo. “Io non conosco casi moderni di vescovi che abbiano avuto una partecipazione politica così esplicita come è stata quella di Bergoglio”, incalza Verbitsky. “Lui agisce con il tipico stile di un politico. È in relazione costante con il mondo politico, ha persino incontri costanti con ministri del governo”.

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Jorge Mario Bergoglio è il nuovo Papa

Il successore di Benedetto XVI è stato eletto al quinto scrutinio. Argentino, classe 1936, ha scelto il nome di Francesco I.

di Redazione 13/03/2013

Ore 19.06: la Santa Sede ha un nuovo Papa. I cardinali al quinto scrutinio hanno eletto l’argentino Jorge Mario Bergoglio che ha scelto il nome di Francesco I.

Il nuovo Pontefice è stato eletto al quinto scrutinio. Nel 2005 Ratzinger venne eletto Papa alla quarta votazione del Conclave.

LE PRIME PAROLE – “Fratelli e sorelle, buonasera. Voi sapete che il dovere del Conclave è di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderli quasi alla fine del mondo. Vi ringrazio per l’accoglienza”.

“La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo. Prima di tutto una preghiera per il nostro vescovo emerito Benedetto XVI. Che il signore lo benedica e la Madonna lo custodisca”.

“Incominciamo questo cammino, vescovo e popolo nella chiesa di Roma, pregando sempre per l’altro, per tutto il mondo. Perché ci sia una grande fratellanza. Auguro che questo cammino di chiesa sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa bella città. E adesso, prima della benedizione, chiedo al popolo di pregare perché mi benedica”. E poi inviata a fare in silenzio “questa vostra preghiera su di me”.

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Chi è Jorge Mario Bergoglio, il nuovo Papa Francesco

La Chiesa ha un nuovo Santo Padre, dopo le dimissioni di Benedetto XVI. Ecco chi è

di Redazione 13/03/2013

Il nuovo Pontefice è Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, arcivescovo di Buenos Aires. Si chiamerà Francesco I. 

Argentino di origini piemontesi, gesuita, Bergoglio è diventato una figura di riferimento nella Chiesa sudamericana, e il suo peso è cresciuto anche nel collegio cardinalizio.

Nel 2005, da outsider, rischiò seriamente di far sfumare l’elezione di Ratzinger. Bergoglio raccolse infatti sin dalla prima votazione un gran numero di consensi. Solo al quarto scrutinio il fronte sudamericano si ruppe e fu possibile l’elezione di Benedetto XVI.

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L’attacco dell’ala conservatrice della Chiesa ai diritti civili nel continente americano.

di Sergio Di Cori Modigliani

Ancora geo-politica, dal fronte della guerra in corso.
Dal Sudamerica, via Argentina, via Ecuador, passando dagli Usa.
Con una novità davvero interessante, quanto meno per noi italiani. Tutta la storia conduce, incredibilmente, a un’unica persona. Tutta la filiera finisce sempre nella stanza di una certa persona.
Si tratta di un cittadino argentino.
La particolarità di questa persona (in Sudamerica è considerato “il più potente uomo politico d’occidente ancora esistente in attività”) consiste nel fatto che opera in Italia, a Roma per la precisione, ed è ben piantato nel cuore delle istituzioni repubblicane. La sua attività quotidiana viene regolarmente pagata da voi tutti che state leggendo questo post. Voi pagate il suo stipendio. Voi pagate il suo vitalizio. Voi pagherete la sua pensione.
Lui, agisce a vostra insaputa.
Si tratta infatti di un senatore della Repubblica Italiana. Forse l’uomo più prezioso in assoluto per Silvio Berlusconi, dato che fu lui a garantire e gestire i voti necessari il 14 dicembre del 2010. Lui è l’uomo al quale la direzione del PDL affidò il compito di lanciare “El Partido De la Libertad” in Argentina per sfidare la Kirchner (perdendo) nel 2011 e metter su una rete organizzativa di  destra in tutto il Sudamerica, finanziato dai settori più conservatori e retrivi della Chiesa, dalle cui fila proviene e ai quali è legato a doppio filo da 30 anni..
Il suo nome di battesimo è Estebàn.
In questo post si racconta anche la sua storia, che spiega come mai un argentino sia andato a finire dentro al Senato della Repubblica Italiana. Soprattutto, a fare cosa.
Ma soprattutto chiarisce come mai l’intero sistema mediatico italiano (con l’unica eccezione de Il Fatto Quotidiano, e più avanti spiegherò come e perché) abbia scelto e deciso di non parlare affatto del Sudamerica (tanto meno dell’Ecuador) negli ultimi quattro fondamentali anni. Tutti gli ex soci in affari del nostro Estebàn, nessuno escluso, attualmente stanno in galera a Quito.
Ecco perché è importante, oggi, in Italia, cominciare ad alzare il velo su questa vicenda che lega il destino dell’Ecuador, dell’Argentina, e del Vaticano, al Senato della Repubblica Italiana. Poi, ciascuno ne trarrà le conseguenze che riterrà opportuno.
Perché la guerra in corso è entrata nel vivo, ed è necessario sapere e comprendere che cosa sta accadendo nel continente americano. Dall’esito della furibonda battaglia attualmente in corso dipenderà la vittoria finale della guerra tra i conservatori che vogliono schiavizzare le nazioni e i popoli che intendono ribellarsi alla costituzione del Nuovo ordine Mondiale.
Là, in Usa, in Venezuela, in Ecuador, in Bolivia, e in Argentina, in questo momento, sulla prima linea del fronte, ha scelto di piazzarsi la Chiesa di Roma e lo Ior. E il dibattito ferve, e naturalmente la febbre aumenta, lo scontro è forte, come il vaticanista di Italia Oggi ci spiega con una nota di agenzia pubblicata in data 14 agosto, che qui cito integralmente:
Italia Oggi del 14-08-2012) Sei ex ambasciatori degli Stati Uniti presso la Santa Sede si sono messi a capo del gruppo elettorale Catholics for Romney che appoggia la candidatura di Mitt Romney alle elezioni presidenziali Usa di novembre. Si tratta dell’ultima novità proveniente dal campo delle comunità religiose, dove l’opposizione alle politiche del Presidente Barack Obama sembra aver unito cattolici, protestanti, ortodossi ed ebrei di più che al Concilio Ecumenico Vaticano II. L’appoggio all’ex-governatore del Massachusetts, di fede mormone, deriva infatti più che da un suo proprio carisma, dalla difesa dei principi giudeo-cristiani variamente sfidati dal governo Obama. I sei co-presidenti di Cattolici per Romney, cinque uomini e una donna, sono accomunati dal fatto di essere stati ambasciatori presso la Santa Sede per conto di diversi governi statunitensi. Frank Shakespeare, Tom Melady, Ray Flynn, Jim Nicholson, Francis Rooney e Mary Ann Glendon si dichiarano convinti che Mitt Romney sarebbe un presidente migliore di Obama sulla base dei valori “non negoziabili” che si è impegnato a sostenere. Iniziative del genere non sono un’esclusiva dei cattolici. Le prese di posizione variano dalla lettera di protesta contro la riforma sanitaria sottoscritta da leader evangelici, a fine 2011, alla causa intentata per lo stesso motivo dal prestigioso college evangelico  Wheaton, e all’invito del vescovo nero della Virginia, E.W.Jackson, a lasciare il Partito democratico,  per quella che ha chiamato la sua “devozione” all’aborto e il suo “rigetto” della famiglia tradizionale.
La battaglia politica in Usa, infatti, è passata sotto il controllo di Goldman Sachs-Ior, finanziatori e sostenitori di Mitt Romney, con l’obiettivo dichiarato di abbattere tutti i diritti civili conquistati in decenni di lotte sociali e culturali dalle due precedenti generazioni: matrimonio gay, riconoscimento delle coppie di fatto, aborto, fecondazione assistita, istruzione pubblica, copertura sanitaria, garanzie sindacali, libertà del web, stato welfare. Questa è la posta in gioco. Lo spread e tutto il resto sono specchietti per le allodole.
Questo è ciò che vogliono cancellare dalla mappa sociale d’Occidente.
E’ uno scontro tra due interpretazioni opposte dell’essere umano e dell’esistenza.
In Italia, il più importante sito che si occupa di materiale vaticanense (Vatican Insider.it, una struttura mediatica sotto l’ombrello del quotidiano la Stampa) qualche giorno fa ha pubblicato il seguente articolo, a firma Andrès Beltramo Alvarez, in qualità di corrispondente della Città del Vaticano che qui di seguito cito integralmente (ma potete anche saltarlo, viene qui riportato soltanto a titolo di cronaca, come esempio di disinformazione):
IL VATICANO E LA RETE DI SPIONAGGIO DI PINOCHET
Emergono nuovi documenti sul rapporto della Chiesa e il dittatore cileno. Da un lato la repressione nei confronti del clero e dall’altro ambigue zone d’ombra. Augusto Pinochet condusse con mano ferra il regime militare nel Cile dal 1973 fino al 1990. Anni dopo la sua morte, nel dicembre del 2006, la sua figura continua a scatenare accese polemiche dentro e fuori il paese sudamericano. La storia ha già documentato le violazioni dei diritti umani perpetrate durante il suo governo. Questa settimana, però, una serie di archivi confidenziali ha rivelato l’esistenza di una rete di spionaggio sotto il suo commando che ha anche collaborato con il Vaticano. I documenti, finora inediti, si trovano nel Museo della Memoria di Santiago, la capitale del Cile. Dagli stessi si apprende che la polizia segreta di Pinochet, prima nota come la Direzione d’Intelligenza Nazionale (Dina) e poi come Centro Nazionale d’Intelligenza (Cni), ha usato i canali diplomatici per ottenere dell’informazione non solo sugli oppositori al regime, ma anche sugli stessi funzionari del governo cileno. I registri hanno anche rivelato diverse azioni di spionaggio, anche all’estero, e alcune conversazioni con certe personalità della Santa Sede (anche se non si sappia quali) per “neutralizzare” quei settori della Chiesa che criticavano le violazioni dei diritti umani, sotto la guida del cardinale Raúl Silva Henríquez, noto salesiano e arcivescovo emerito di Santiago. Una di queste azioni avrebbe presso nella mira la Vicaria della Solidarietà. Secondo quanto ha indicato la stampa, tra i rapporti c’è una serie di schede di tutte le persone che lavoravano in quell’organizzazione della Chiesa che ha difeso i diritti umani durante tutta la dittatura. «Secondo quello che abbiamo discusso nella nostra riunione pranzo dei giorni scorsi, mi permetto di inviarle questo faldone con tutti gli antecedenti delle persone che lavorano presso la Vicaria della Solidarietà», ha scritto il 26 aprile 1985, nell’ufficio numero 1953 per la Cancelleria, Alberto Cardemil. In quel momento era sottosegretario dell’Interiore, ma oggi è deputato e capo del partito Rinnovamento Nazionale nella camera, partito dell’attuale presidente Sebastián Piñera. La notizia, quindi, è stata una bomba in Cile. Soprattutto perché nel rapporto, insieme al testo di Cardemil, un altro personaggio non identificato (si vede soltanto una firma illeggibile) ha stabilito l’importanza di approfittare di quelli antecedenti «per preparare un’informazione sull’infiltrazione della Vicaria della Solidarietà, che spiegherebbe gran parte delle sue azioni». Tutto sembra indicare che l’obiettivo era mettere in moto una campagna per screditare l’entità per i diritti umani, guidata da diversi personaggi della Chiesa cattolica. Uno di loro è il sacerdote Cristián Precht, nel mezzo della bufera dopo la denuncia di poche settimane fa contro di lui per presunti reati di pedofilia. Ma Cardemil ha già preparato una ferrea difesa del suo passato. «Io non ho mai partecipato in nessun’azione nascosta per screditare nessuno. Sono assolutamente assurde, ridicole e illogiche quelle affermazioni. Nessuno sano di mente, se avesse voluto fare qualche scorretezza, avrebbe inviato delle schede segrete da un ufficio», ha detto. «Non è –ha aggiunto– alto che una di quelle campagnette dei gruppi dell’estrema sinistra per screditate e disturbare, per ciò non è di alcuna importanza per me».
Il nebuloso articolo non spiega nulla, anzi. Il fine consiste proprio nel confondere, nell’annebbiare, nell’annacquare le vicende, nello spingerle verso un settore gossip, nel non far capire nulla. La chiara finalità è quella di spingere il lettore credente, e in buona fede, a pensare che si stia parlando di argomenti relativi a fatti ed eventi accaduti in un lontanissimo paese dall’Italia più di 30 anni fa, che non hanno nessun riferimento alla realtà odierna. E tantomeno con la crisi economica attuale.
Non si parla affatto dell’autentico sconvolgimento traumatico che ha provocato in tutto il Sudamerica un libro, uscito da pochi mesi a Buenos Aires, scritto da Emilio Mignone che è una edizione ampliata e integrale di un testo pubblicato molti anni fa, tradotto in italiano (per chi è interessato. “La testimonianza negata: Chiesa e dittatura in Argentina” editore Emi, 10 euro, lo trovate in rete) e che parla dell’alleanza tra il Vaticano, la dittatura militare e la finanza internazionale. Seguendo le fila della documentazione offerta, si finisce sempre per incappare nel nostro Estebàn, ben piazzato al Senato della Repubblica Italiana. Il libro di Mignone, al di là del valore giornalistico eccelso, è anche, allo stesso tempo, la narrazione di una disperazione esistenziale, esplosa il 14 maggio del 1976, quando la polizia segreta sequestra sua figlia Monica, che verrà poi uccisa. E’ la storia scritta dall’affettuoso padre di una desaparecida adolescente.
Per un puro caso del destino, quello è anche lo stesso giorno in cui Estebàn Juan Caselli, nato a Buenos Aires il 28 novembre del 1942, fa il salto di qualità nella sua vita. Da oscuro ragioniere, diventa presidente di una società immobiliare sotto il controllo di Victorio Calabrò, governatore della provincia di Buenos Aires, a lui presentato da Hugo Franco, alto prelato della curia argentina. La carriera di Estebàn Caselli prosegue inarrestabile e diventa ben presto il punto di riferimento e di raccordo principale tra la dittatura militare, la finanza immobiliare e il Vaticano. Nei primi anni’80 diventa presidente della Computex e nel 1987 diventa presidente del gruppo Microsistema che unisce il Gruppo Sade e la Perez Company in joint venture con il gruppo Macri, che assumono il pieno controllo di tutto il mercato dell’alta tecnologia in Argentina.  Alla fine degli anni’80 iniziano le pressioni vaticane per promuoverlo a ranghi sempre più elevati e diventa l’intermediario dei rapporti tra Vaticano, Finmeccanica e interessi strategici del governo italiano nella siderurgia argentina, diventando il direttore della società Somisa. Nel 1990 diventa il braccio destro del cardinale di Cordoba, Raul Francisco Primatesta e primo consulente del cardinale Antonio Quarracino, e dei vescovi Emilio Ognenovic e Desiderio Collino, tutti alti prelati che rappresentano l’ala più retriva e conservatrice della Chiesa in Sudamerica, grandi sostenitori di Menem e fautori dell’economia iper-liberista. Sono loro, questo gruppo di prelati, che fungono da intercapedine e inviano Caselli a incontrare il management di Goldman Sachs per organizzare la vendita di buoni del tesoro argentino, da affidare poi come gestione ai due consulenti italiani del colosso finanziario statunitense, che allora erano Mario Monti e Romano Prodi.  Estebàn Caselli entra nel governo Menem prima come sottosegretario e poi come ministro, costruendo e gestendo la saldatura tra il potere finanziario argentino-statunitense attraverso la mediazione del Vaticano. Nel 1996 finisce nei guai perché copre e insabbia tutte le attività della ditta Sarlenga (denunciata dall’Interpol) che gestiva un traffico di armi internazionale tra l’Argentina, l’Ecuador, la Croazia, tutte di produzione italiana, provenienti da aziende di Finmeccanica. In seguito allo scandalo, viene allontanato dal governo. Ma un suo avversario, l’ex ministro dell’economia Domingo Cavallo lo accusa pubblicamente nel 1998 (in Argentina fu uno scandalo che andò avanti per anni) di essere un mercante di armi per conto del Vaticano e di essere il mandante dell’assassinio del fotografo giornalista investigativo Josè Luis Cabezas che aveva scoperto il traffico di armi. Due giorni prima che l’interpol lo arrestasse a Buenos Aires, Estebàn Caselli viene nominato ambasciatore argentino in Vaticano su diretta e precisa richiesta del Papa. Le accuse cadono perché il Vaticano gli riconosce l’immunità diplomatica retroattiva. Arriva a Roma dove consolida un’amicizia di ferro con il cardinale Angelo Sodano. E dentro al Vaticano scoppia la rissa tra due settori della Chiesa contrapposti, che vedono vincente l’ala conservatrice di Caselli, divenuta a tal punto potente da divenire l’uomo che dà ordini al presidente della Caritas in Argentina. Denunciato più volte dal cardinale Bergoglio (attualmente arcivescovo di Buenos Aires) che minaccia uno scandalo pubblico, viene rispedito in Argentina come diplomatico vaticano e ”suggerito” con tale vigore e pressione presso i nuovi governi argentini da assicurargli un ruolo di sottosegretario agli affari di culto presso il Ministero degli affari esteri, di fatto l’uomo di raccordo tra Kirchner e il Vaticano. Ma non appena inizia il suo lavoro governativo si lega subito con la destra oltranzista più conservatrice della Chiesa cattolica, il cardinale Martinelli, il vescovo Campana, l’arcivescovo Hector Aguer. La sua presenza al governo provoca una furibonda crisi politica nello scontro tra l’ala della sinistra peronista dei Montoneros (Nestor e Cristina Kirchner)  -che vogliono a tutti i costi affrontare il dopo default applicando una politica economica keynesiana di grandi investimenti, avvalendosi delle consulenze di Cristina Rohmer e di John Stieglitz- e le fortissime pressioni vaticane (attraverso il nostro Estebàn Caselli) per far passare, invece, una politica economica di rigore e di austerity modificando la costituzione argentina, al fine di inserire l’obbligo di pareggio di bilancio e mettere la firma al piano di ricostruzione nazionale prospettato da Dominique Strauss Kahn a nome del Fondo Monetario Internazionale.
In Argentina vincono i keynesiani. Poco dopo, Correa vince in Ecuador e la storia è nota. Tutto il Sudamerica sceglie una strada politica ed economica in netta contro-tendenza rispetto ai dettami del Fondo Monetario Internazionale e dichiara la fine dell’eurocentrismo. Consapevoli della distanza abissale tra le politiche italo-iberico-franco-tedesche e quelle sudamericane, un intero continente, che per 500 anni aveva visto nell’Europa “il primo mondo”, il punto di riferimento, un esempio, una guida, la patria originaria dei propri avi, attua delle misure economiche e politiche di autonomia e di indipendenza e inizia il raffreddamento delle relazioni internazionali, la protesta di accordi decennali, dispute, denunce. Lo scontro si allarga e viene “ufficialmente” denunciato nel corso dell’ultima visita di Christine Lagarde a Buenos Aires, sei mesi fa, quando, alla fine di un colloquio rivelatosi un disastro per il netto rifiuto argentino di accettare imposizioni in materia di politica economica, la presidente Cristina Kirchner dichiara in conferenza stampa “Probabilmente è vero che la nostra inflazione è troppo alta; ma è anche vero che come capo di Stato preferisco avere una inflazione alta e un paese felice che cresce, produce ricchezza collettiva e ha abbattuto la disoccupazione, piuttosto che avere una inflazione al 2% come avete voi in Europa producendo soltanto disperazione, disoccupazione e in ultima analisi, infelicità esistenziale che non potrà che portare depressione. Noi qui siamo contenti, come mai voi, là in Europa, non lo siete?”.
La Chiesa argentina prosegue la politica del doppio binario, in uno scontro furioso tra gli ordini centrali da Roma (perentori diktat in politica economica esercitati da funzionari dell’opus dei al fine di far applicare una politica economica anti-keynesiana e iper-liberista) e la parte  del clero che è attiva nel sociale e che vede, invece, nei nuovi governi socialisti sudamericani, un’opportunità di crescita anche spirituale, e una maggiore adesione ai principi cristiani, proprio grazie alla diffusione sempre maggiore di benessere. La Chiesa si spacca in due tronconi proprio quando Kirchner butta fuori Caselli dal governo e rompe ogni rapporto con la destra conservatrice vaticana. Dal 2003 al 2008, si verifica in tutto il Sudamerica una forte contrapposizione tra i cristiani sociali da una parte, rappresentati dal cardinale Bergoglio, e  quello della destra conservatrice più retriva, alle dipendenze dello Ior, gestito in prima persona dallo stesso Caselli. I montoneros vanno all’attacco e riesumano tutte le carte processuali relative all’omicidio del giornalista fotografo Cabezas e l’incartamento relativo al traffico di armi clandestine nella triangolazione con l’Ecuador e la Croazia. Nei primi mesi del 2008, in Ecuador, il nuovo presidente Rafael Correa fa arrestare tutto il governo precedente, boccia tutti i contratti internazionali di acquisizione di armi protestandoli e dichiarandoli illegali e taglia tutti i ponti a Estebàn Caselli e alla destra conservatrice della Chiesa in Sudamerica. A quel punto, l’argentino –su sollecitazione vaticana- inizia le sue manovre con la politica italiana e riesce a farsi eleggere nelle fila del PDL come senatore della Repubblica Italiana il 29 aprile del 2008, nella circoscrizione sudamericana degli italiani all’estero. Ma la sua elezione viene immediatamente contestata da Mirella Giai (candidata opposta) che denuncia brogli elettorali, soprattutto a Cordoba, Mendoza e nella provincia di Buenos Aires dove i seggi italiani erano stati allestiti dentro i conventi e nelle chiese. In Argentina esplode l’ennesimo scandalo, ma poiché si trattava di elezioni italiane, la magistratura argentina dichiara di non avere giurisdizione in merito. “Questo è uno stato di Diritto, abbiamo combattuto per la sua affermazione, e non saremo mai noi a violarlo. Così è il Diritto Internazionale e noi ci atteniamo” dichiarerà Nestor Kirchner, allo stesso tempo appellandosi alla sinistra democratica italiana affinchè intervenga presso la magistratura in Italia, nell’apposito ufficio elettorale. Ma dall’Italia arriverà una risposta negativa nel nome di un presunto principio di concordia nazionale e la cosa cade, svanendo nel nulla.
Tutta questa lunga storia per spiegare le ragioni per cui in Italia non si parla del Sudamerica. Perché non si è parlato dell’Ecuador. Perché l’intera stampa italiana non ha mai parlato di questi avvenimenti. Perché seguiteranno a non parlarne. Gli italiani non sanno che il Vaticano, in questo momento, è in prima linea nella battaglia tra i keynesiani e i friedmaniani, né gli italiani sanno quanto stretti siano stati i rapporti e le relazioni tra il Vaticano e il Sudamerica, tra l’Ecuador e Finmeccanica, tra l’Argentina e l’Italia e come, in questo momento la Chiesa abbia scelto “politicamente” di schierarsi dalla parte di chi vuole destabilizzare l’intero continente per imporre la Lex Economica del Fondo Monetario Internazionale. E i colossi della finanza oligarchica, in cambio dell’appoggio, si scatenano contro i diritti civili.
Dal cuore delle istituzioni italiane, dal suo centro più alto, il Senato della Repubblica, è partito l’attacco -dichiarato e frontale- contro i diritti civili acquisiti in Sudamerica, soprattutto Argentina, Uruguay, Brasile, Ecuador e Venezuela. Vogliono smantellare la società laica, vogliono attaccare l’aborto legale, il diritto all’istruzione pubblica. Non è un caso che in Italia (ma la gente non se ne accorge) l’80% delle persone intervistate in tivvù, siano essi economisti, psicologi, ginecologi,  sono sempre professori in istituti universitari privati. Il messaggio subliminale da fornire al cittadino sembra consistere nel far incorporare il concetto che il merito e la competenza viene soltanto dal settore privato; allo stesso tempo, il Senso che i media (compatti) sembra forniscano al mondo del lavoro consiste nel “chi insegna in una università pubblica non va più in televisione; chi lavora in strutture pubbliche e si occupa di istruzione, di cultura o di ricerca scientifica non avrà visibilità”. Così si prepara la strada verso la definitiva costruzione di una società medioevale oligarchica basata su un pensiero unico asfittico.
Dal cuore dell’istituzione italiana, si tirano le fila nella costruzione di una rete contro le politiche keynesiane del Sudamerica, imponendo –e riuscendoci- una totale censura su ciò che lì sta accadendo, su ciò che è accaduto.
L’unico quotidiano mainstream che si è distinto, in questo, è stato Il Fatto Quotidiano. Qualche mese fa, infatti, hanno preso come loro blogger sudamericano non un ragazzino qualunque sconosciuto, bensì Horacio Verbitsky, il Presidente del “Centro de Estudios Legales y Sociales” insieme a Alfredo Galletti, Augusto Conte, Valeria Barbuto, Boris Paski, ed Emilio Mignone, l’autore del libro la cui immagine vedete qui in bacheca. Nei suoi articoli su Il Fatto, racconta qualcosa dell’Argentina e del Sudamerica. Il suo centro studi è il punto di riferimento costante delle battaglie per i diritti civili, per una società laica, nella piena consapevolezza che l’attuale guerra in corso è politica, culturale ed economica. E svolge una furibonda attività di denuncia del processo di destabilizzazione attuato dai colossi finanziari e dalla Chiesa. Proprio com’era avvenuto 500 anni fa.
E’ bene chiarire un punto, perché non ci siano malintesi. La mia insistenza nel parlare del “fenomeno sudamericano” allertando gli europei su ciò che sta accadendo laggiù, non ha come finalità quello di manifestare solidarietà ai sudamericani. Anzi. Loro non ne hanno alcun bisogno, né tantomeno la vogliono.
Le parti si sono rovesciate, rispetto al 1976.
E’ esattamente il contrario.
Siamo noi europei che abbiamo bisogno del Sudamerica.
Sono l’Italia e la Spagna ad essere, oggi, “ repubbliche delle banane”.
C’è un mondo, dall’altra parte dell’oceano, che ha cambiato rotta rispetto al proprio recente passato. La nuova classe dirigente che ha assunto il potere, per la prima volta nella Storia, invece di applicare il consueto consociativismo per far credere ad un  cambiamento soltanto apparente, ha voltato pagina. L’intera classe politica precedente è stata mandata in pensione, e nella maggior parte dei casi direttamente in galera.
E’ per questo che il loro esempio è pericoloso.
E’ per questo che, di loro, è bene non parlarne se non in maniera negativa.
Perché sono latini, come noi, cattolici come gli italiani e gli spagnoli, capitalisti come gli europei, eppure, applicando le ricette ESATTAMENTE OPPOSTE a quelle propugnate dalla BCE, da Merkel, Sarkozy, Berlusconi, Monti e Rajoy, e dal Fondo Monetario Internazionale, ebbene, laggiù il pil cresce, la disoccupazione diminuisce, l’economia è in crescita, aumenta la ricchezza collettiva, e la truffa del debito pubblico non è passata.
Lo Stato, in Sudamerica, investe.
Non investe in derivati, bensì nei propri connazionali.
Perché crede nel proprio futuro e nel concetto di cittadinanza.
E i giovani sognano di realizzare le proprie ambizioni, e imprendono in quel senso.
Ciò che in Italia è ormai diventato un lusso (la capacità di sognare) in Sudamerica è la Norma Esistenziale.
Loro, lì, conoscono molto bene quale sia la posta in gioco.
Non si tratta soltanto di spread, di aliquote o di pareggio di bilancio.
Si tratta di scegliere se vivere da cittadini liberi, o da europei cinesizzati a propria insaputa.
Per finire, chi lo sa, a seguire gli ordini di un trafficante argentino che siede al Senato della Repubblica Italiana, senza che nessuno abbia mai spiegato ai cittadini italiani chi è, che cosa fa, e soprattutto che cosa ci sta a fare, lì dove l’hanno messo, nel cuore delle istituzioni repubblicane e laiche.

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L’ex vescovo Gerard Bouffard ha affermato che il Vaticano è “il vero controllore spirituale” degli Illuminati e del Nuovo Ordine Mondiale

L’ex vescovo del Guatemala Gerard Bouffard ha affermato che il Vaticano è “il vero controllore spirituale” degli Illuminati e del Nuovo Ordine Mondiale, mentre i Gesuiti, tramite il Papa Nero, il padre generale Peter Hans Kolvenbach, controllano effettivamente la gerarchia vaticana e la Chiesa Cattolica Romana.

Della “Compagnia di Gesù” o “Ordine dei gesuiti” si sa e si parla pochissimo. Eppure ha una storia ignobile di quasi cinque secoli. Imperatori e regnanti, governanti e personaggi “eccellenti” dei Paesi egemoni sono stati formati dai gesuiti e ne sostengono il potere, sulla base di una ideologia totalitaria e dogmatica indiscussa. Evangelizzatori e mercanti della “salvezza eterna”; protagonisti degli intrighi politici mondiali assieme alle famiglie reali e alle famiglie che gestiscono il patrimonio vaticano, i gesuiti hanno un potere enorme.

Il vescovo Bouffard, che ha lasciato la Chiesa ed ora è un “Cristiano Rinato” che vive in Canada, ha raggiunto la sua conclusione dopo aver lavorato sei anni in Vaticano, con l’incarico di trasmettere la corrispondenza giornaliera riservata tra il Papa ed i dirigenti dell’Ordine dei Gesuiti. Monsignor Peter Hans Kolvenbach, il Papa Nero, controlla tutte le più importanti decisioni prese dal Papa e questi a sua volta controlla gli Illuminati, ha dichiarato il vescovo Bouffard, nel corso della trasmissione radiofonica di Greg Szymanski, The Investigative Journal, all’indirizzo http://www.gcnlive.com, dove le registrazioni di queste dichiarazioni possono essere ascoltate nella loro interezza. Il Papa prende ordini da Kolvenbach; i Gesuiti sono tra i leader del Nuovo Ordine Mondiale, con il compito di infiltrarsi in altre religioni ed tra le leader di vari governi, per di realizzare un unico governo mondiale ed una religione mondiale unica, basata sul Satanismo e “Lucifero”.

Una testimonianza che conferma quella di altri ricercatori, come Bill Hughes, autore degli sconvolgenti libri The Enemy Unmasked e The Secret Terrorists, o come l’altro ricercatore sull’Ordine dei Gesuiti Eric Jon Phelps, autore di Vatican Assassins. Oltre a dipingere un cupo ritratto del Papa Nero in Roma, il vescovo Bouffard rivela che il potere malefico dei Gesuiti si estende da un capo all’altro del mondo, inclusa una solida infiltrazione del governo Usa, del Consiglio delle Relazioni Estere e delle maggiori organizzazioni religiose. Il vescovo Buffard proclama che i Gesuiti agiscono come perfetti camaleonti, assumendo l’identità di Protestanti, Mormoni, Battisti e Giudei, con l’intenzione di causare il tracollo degli Usa così come di portare la nazione sotto una religione mondiale unica, fondata in Gerusalemme e sotto il controllo del loro leader, “Lucifero”. Nel corso della storia l’Ordine dei Gesuiti è stato collegato a guerra e genocidio, venendo formalmente bandito da molte nazioni, comprese Francia ed Inghilterra. Molti ricercatori proclamano che i Gesuiti sono i concreti controllori spirituali del Nuovo Ordine Mondiale. Comunque, con più di 28 grandi università che vanno da costa a costa, l’Ordine ha costituito una forte base di appoggio politico e finanziario, compreso il controllo segreto del Council on Foreign Relations (CFR) ed il controllo di molte banche, come la “Bank of America” ed il “Federal Reserve Banking System”.

Un’altra testimonianza dello stesso segno sui gesuiti viene offerta dall’articolo, molto documentato, di Riccardo Tiziano Tuis “La multinazionale dell’anticristo” su “Punto Zero” di “Nexus New Times” n. 99 di settembre 2012. L’autore ricostruisce tutta la storia scellerata dei gesuiti. Parla della loro pratica di “evangelizzazione” come strumento per commercializzare la salvezza eterna. Dice che i gesuiti rappresentano la “Intellighenzia” della Chiesa di Roma. Esplorano scrupolosamente ogni ramo del sapere, dalla astrologia alla divinazione, fino ad arrivare all’ermetismo e alla magia. Le loro scuole sono diffuse ovunque nel mondo, Italia compresa. Lungo è l’elenco dei Capi di Stato e dei governanti, passati e recenti, che hanno studiato e subito l’influsso dei gesuiti. La Santa sede è stata la principale promotrice del Trattato di Roma, prima, e della Unione europea delle banche poi; dei trattati UE e delle vicende che hanno infine portato Mario Monti – membro della Trilateral, del gruppo Bilderberg e alunno dei gesuiti – alla guida del governo italiano. I gesuiti furono molto ammirati da Hitler e da Himler, mentre il presidente USA Abramo Lincoln rivolse accuse pesantissime ai gesuiti. Poco prima di morire disse che stava combattendo non solo contro i sudisti, ma “in misura maggiore contro il Papa di Roma, i suoi perfidi gesuiti e i loro schiavi ciechi ed assetati di sangue”.

Il braccio armato dei gesuiti è formato dai “Cavalieri di Malta” e dai “Cavalieri di San Colombo” presenti nelle “intelligence” USA ed europee. Il Corpo Militare dell’esercito della “associazione dei Cavalieri italiani del Sovrano militare dell’Ordine di Malta” è un corpo militare volontario ausiliario dell’Esercito italiano diviso in tre reparti. Poiché i loro comandanti sono tutti Cavalieri dell’ordine di Malta, dovremmo chiederci: costoro a chi hanno prestato giuramento, all’Italia o al sovrano ordine militare di Malta. Un quesito importante ora che è nata la “Eurogendfor”, il primo Corpo militare della UE a carattere sovra-nazionale, svincolato da regole e leggi nazionali. Esso può anche reprimere proteste popolari, senza commettere reato (come abuso di potere, violenza, ecc.) e senza noie giudiziarie.

Tiziano Tuis ricorda anche che le principali banche del mondo furono create tra il 1760 e il 1860, periodo che vide i gesuiti impiegare le enormi ricchezze della Chiesa cattolica nei mercati mondiali. Già nel 1790 i gesuiti assumono il controllo del vaticano con la  multinazionale che l’autore definisce dello “Anticristo”: una potentissima multinazionale “più aggressiva e sanguinaria” di qualsiasi altra che, avvalendosi della “evangelizzazione”, costituisce una rete bancaria tentacolare che ha “ingurgitato multinazionali e governi” arrivando fino ai giorni nostri. L’autore asserisce che la “Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica” è molto più potente dello IOR (Istituto delle Opere Religiose), che pure ha prodotto scandali finanziari (Sindona), il crac del banco ambrosiano, il riciclaggio dei narcodollari, ecc. Tuis ricostruisce poi la storia delle banche mondiali in tre fasi: quella aperta dei protestanti inglesi che sostengono l’impero britannico (prima fase); quella delle banche fondate in Olanda e Svizzere nel 1767 (seconda fase); quella delle banche create negli USA, Germania, Svizzera e Regno Unito. Banche sempre coinvolte a supporto delle guerre imperiali. Ad esempio La City Bank (New York, 1812), oggi Citibank, ha sostenuto i nordisti nella guerra di secessione statunitense; gli USA nella seconda guerra mondiale, gestendo traslazioni segrete tra USA e Germania nazista.

Alcuni sostengono che i maggiori investimenti della Chiesa cattolica siano nella Federal Reserve USA (controllata così da 100 anni). Ancora, dietro la più grande rapina dei nostri giorni – il Signoraggio, con il quale le banche centrali stampano moneta e se ne appropriano, prestandolo agli Stati che si indebitano – si ipotizza che vi siano la Chiesa cattolica e i gesuiti. Il presidente Kennedy si oppose al “signoraggio bancario” puntando alla sovranità monetaria dello Stato e alla “moneta del popolo”. Fu ucciso a Dallas e la “moneta del popolo” fu subito distrutta. Ovviamente le Agenzie mediatiche e tutti i mass-media che contano, sono controllate dal potere sovra-nazionale e nazionale della rete bancaria. Ciò spiega la grande impostura quotidiana che subiamo quotidianamente in Europa e in Italia.

Non sono in grado di verificare il grado di verità delle affermazioni e delle testimonianze qui sintetizzate. Mi sembrano ben documentate e credibili, alla luce dei fatti storici e della realtà che viviamo oggi, sempre più manipolata, censurata e stravolta dai grandi mezzi di “informazione” che sosteniamo con tempo e danaro. Chi è interessato a capire ed a verificare può farlo di persona, riferendosi alle fonti citate o ad altre di suo gradimento. In Italia il potere del Vaticano e dei gesuiti è più forte che altrove, per cui non è possibile chiudere occhi ed orecchie, come se le questioni descritte non condizionassero pesantemente la vita delle nostre famiglie e dell’intero Paese.

By Enrico Giardino

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Tutte le controversie che riguardano il nuovo Papa

Jorge Bergoglio, Papa Francesco, la dittatura argentina

Foto 19La figura di Jorge Bergoglio, Papa Francesco, è quantomeno controversa, e così è ovvio che, dopo l’elezione, si cerchi di trovare un po’ di chiarezza nelle nebbie della storia. Argentino, gesuita, in attività ecclesiastica già durante la dittatura militare (un ampio riassunto viene offerto dalla versione spagnola di Wikipedia, per contestualizzare storicamente i fatti di cui parleremo) del 1976.

Nel 2005, quando si aprì il Conclave che portò all’elezione di Benedetto XVI, Adnkronos batté la notizia del fatto che Bergoglio era stato denunciato per presunta complicità nel sequestro di due missionari gesuiti.

I fatti si sarebbero svolti il 23 maggio del 1976. Adnkronos spiegava:

«La denuncia e’ stata presentata dall’avvocato e portavoce delle organizzazioni di difesa dei diritti umani in Argentina, Marcelo Parilli, che ha chiesto al giudice Norberto Oyarbide di indagare sul ruolo di Bergoglio nella sparizione dei due religiosi a opera della marina militare».

Nel libro di Horacio Verbitsky (giornalista d’inchiesta argentino) L’isola del silenzio, pubblicato in Italia da Fandango, si denunciano appunto questi fatti, con un’ampia esposizione che riguarda anche le complicità della Chiesa cattolica nei confronti della dittatura di Videla.

Bergoglio arrivò “secondo” nel Conclave del 2005. Nel 2006, Don Vitaliano scriveva un pezzo dal titolo Il lato oscuro del Cardinal Bergoglio, citando proprio il libro di Verbitsky:

«Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente».

Parte della documentazione raccolta da Verbitsky si trova riportata da Peacereporter.

E ancora.

Sul sito Nunca Mas (Mai più, dedicato all’informazione sui Desaparecidos in Argentina, proprio durante la dittatura militare) si legge:

«Nel 1986 Emilio Mignone nel suo libro Chiesa e Dittatura , descrive Bergoglio come esempio della “sinistra complicità ecclesiastica con i militari che si incaricarono di compiere lo sporco compito di lavare il cortile interno della Chiesa con la accondiscendenza dei prelati.”.

Ma cosa era successo, nel 1976? Ancora da Nunca Mas, che attinge a piene mani dal lavoro di Verbitsky:

«Nel 1976 furono sequestrati i gesuiti Luis Dourrón, Enrique Rastellini e Francisco Jalics. Erano stati ammoniti dal loro superiore Jorge Bergoglio ad abbandonare le favelas in cui operavano e di fronte ad un loro netto rifiuto fu lo stesso Bergoglio a dare il semaforo verde ai militari per il loro sequestro. Furono poi liberati e dovettero nascondersi fino alla fine della dittatura aiutati da altri sacerdoti e vescovi che si distinsero nella loro difesa per i diritti umani come Miguel Hesayne e Jorge Novak. Secondo la testimonianza di un gesuita ex-detenuto desaparecido, Orlando Yorio, Bergoglio, in qualità di superiore gesuita, aveva relazioni costanti con il dittatore Emilio Masera che lo informò di come Yorio fosse un comandante della guerriglia. Ciò bastò a Bergoglio per disinteressarsi completamente della sorte del gesuita la cui grande colpa era quella di lavorare con i poveri in un umile quartiere di Buenos Aires. Yorio fu sequestrato e rimase desaparecido per cinque mesi.

Bergoglio rappresenta quello che nella politica argentina si conosce come conservatore – popolare: conservatore estremo in materia dogmatica ma con una marcata sensibilità verso le fasce povere»

Veniamo ai giorni nostri, per recuperare fonti più recenti.

Se non si trovano, nelle dichiarazioni di Bergoglio, condanne alla dittatura di Videla, la AP divulga proprio oggi un’ampia agenzia di stampa che contiene un riferimento alla vicenda dei due gesuiti rapiti e a tutte le controversie che riguardano Papa Francesco.

In essa si racconta, tanto per cominciare, che Jorge Bergoglio, il nuovo Papa, ha un suo biografo ufficiale. Si tratta di Sergio Rubin, che ne ha raccontato il basso profilo: una delle caratteristiche che ha sempre accompagnato l’attività ecclesiastica di Bergoglio. Secondo Rubin, l’attuale Pontefice ha sempre rifiutato di rispondere alle accuse che riceveva, anche se non rispondevano al vero. E il biografo sottolinea:

«Quando i vescovi si incontrano, [Jorge Bergoglio] ha sempre voglia di sedersi nelle ultime file: questo senso di umiltà è molto ben visto a Roma».

E infatti. Ma la ricostruzione prosegue. Secondo l’avvocato per i diritti umani Myriam Bregman, per due volte Bergoglio non si è presentato a processo e quando ha testimoniato le sue risposte sono state evasive. Ci sono i due preti gesuiti che appartenevano alla teologia della liberazione – ritenuta ostile da sempre, dalla Santa Sede –, di cui abbiamo già parlato, Yorio e Jalics (il primo accusa esplicitamente, il secondo si ritira in reclusione in un monastero tedesco): Bergoglio, dice il solito biografo ufficiale, avrebbe agito per farli liberare, come poteva, sottotraccia. Ma i dettagli di questa operazione non sarebbero mai stati rivelati.

L’unica fonte è il libro-intervista di Rubin, in cui Bergoglio afferma di aver regolarmente nascosto persone che avevano bisogno di aiuto per sfuggie alla dittatura. Tutto in segreto, mentre nelle strate regnava il terrore: un atteggiamento che per Rubin sarebbe semplicemente pragmatico. E nella riluttanza a spiegare la sua posizione, Rubin legge l’umiltà di Bergoglio.

Eppure, la Bregman contesta tutto, soprattutto la posizione degli ecclesiastici:

«La dittatura non poteva operare in questo modo senza il loro sostegno»

Poi c’è l’accusa che riguarda una famiglia che aveva perso cinque parenti, tutti e cinque «desaparecidos»: fra di loro c’era anche una giovane donna, al quinto mese di gravidanza. Rapita e poi uccisa nel 1977. La famiglia De la Cuadra si era rivolta ai Gesuiti a Roma, che avevano chiesto a Bergoglio di intervenire. Bergoglio, a sua volta, aveva nominato un monsignore. Passarono i mesi. E alla fine arrivò solamente una nota da un colonnello che rivelava che la giovane donna aveva dato alla luce una bambina, che era stata assegnata in adozione a una famiglia «troppo importante». La storia finì lì. E ci sono le prove, scritte.

Nonostante questo, Bergoglio sostiene di non aver mai saputo che venissero rapiti bambini finché la dittatura non terminò. Insomma, Bergoglio sarebbe stato non solo estraneo, ma addirittura del tutto all’oscuro del fenomeno dei Desaparecidos.

Una versione francamente poco credibile: risulta davvero difficile immaginare un alto prelato totalmente all’oscuro di quello che, in Argentina, era tragicamente sotto gli occhi di tutti.

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di luigitenco60s

L’OMICIDIO POLITICO DI LUIGI TENCO: 27 GENNAIO 1967
SCOPPIA LO SCANDALO DEL SIFAR: 31 GENNAIO 1967
LE DUE COSE, SONO LEGATE….ANDIAMO A SCOPRIRE IL PERCHE’ !!
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Prima di cominciare ad affrontare l’argomento in assoluto più delicato e più controverso riguardante l’omicidio di Luigi Tenco, desidero tranquillizzarvi su un “punto” che credo abbia fatto stare in ansia tutti voi: Luigi Tenco non era una spia.
Possiamo dunque cominciare: ve la ricordate la lettera scritta a Nanni Ricordi? No? Riprendiamola in mano un secondo:

Mitt. Luigi D.Tenco
Genova, 8/8/60
Egregio Dott. Nanni Ricordi
presso S.p.a Ricordi & C.
Sezione Dischi
Via Berchet 2, Milano

Ho ricevuto comunicazione dal Dott. Crepax del fatto che, essendo ormai uscito il Long-Playing riassuntivo della produzione annuale, comprendente l’incisione di “Quando”, cade automaticamente ogni possibilità di discussione circa l’acquisto del disco stesso da parte della S.E.F.I.

Quindi mi rivolgo a Lei, pregandola di scusare il disturbo che Le arreco a causa di questa incisione, onde essere compreso nel mio desiderio di non comparire su alcun disco con il mio nome anagrafico ( escludendo il 33 giri di cui sopra sia perchè già in vendita, sia perchè non credo estremamente commerciabile ); desiderio che, per ragioni di cui io stesso non conosco la natura precisa, mancai di esprimere in tempo utile.

Essendo io iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche da due anni e ciò che piu’ importa, ad un partito politico ( per l’esattezza il P.S.I. ) nella cui direzione sono candidato ad assumere incarichi di una certa responsabilità……

Fermiamoci qui…..

Per 42 anni, abbiamo ignorato totalmente che Luigi Tenco era si un’artista straordinario e versatile, ma in quanto “poliedrico”, aveva mille interessi e passioni. Ora nel decifrare “il Caso Tenco”, cos’è stato sottovalutato?

Ve lo dico io: è stato sottovalutato IL RUOLO DI LUIGI TENCO ALL’INTERNO DELLA NOSTRA POLITICA ITALIANA.

Per noi è sempre stato UN CANTAUTORE STRAORDINARIO, un uomo sensibile….e basta! No, non è cosi Luigi Tenco era anche politicamente impegnato e la riprova sta in questo stralcio di lettera dove lui stesso ammette di non voler comparire col suo nome e cognome nei dischi perchè in procinto di entrare nella DIRIGENZA DI UN IMPORTANTISSIMO PARTITO POLITICO, IL PSI.

Dunque politicamente parlando, Luigi Tenco non stava per diventare un semplice “sostenitore” politico, stava per ricoprire un “ruolo” di comando, di dirigenza all’interno DEL PARTITO CHE SAREBBE DIVENTATO “DI MAGGIORANZA” da li a venire.
Il PSI per chi non conoscesse la storia politica di quegli anni, ricopriva un ruolo predominante. Chi conosce la politica conosce il ruolo della DC E del PSI, ricorda il compromesso storico **…. è vero o non è vero?
** Il compromesso storico fu il nome comune con cui si indica la proposta fatta dal neo-segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer alla Democrazia Cristiana per una proficua collaborazione di governo (aperta anche alle altre forze democratiche) e interrompere così la cosiddetta conventio ad excludendum del secondo partito italiano dal governo e mettere al riparo la democrazia italiana da pericoli di involuzione autoritaria e dalla strategia della tensione che insanguinava il paese dal 1969.

Qualcuno sostiene che ad un certo punto lui si avvicinò al PCI ma a riguardo non ci sono prove, solo voci. Anche Dalida in un’intervista al settimanale OGGI del 1987, prima di morire disse: “Luigi mi disse che nel 1964 abbandonò il partito comunista…perchè diceva che i rossi si erano completamente sbiaditi”.

Come vedete ragazzi, LUIGI viveva di politica, respirava la politica, credeva nella politica ( purtroppo per lui gli andò male ).

Se dunque, pur non avendo PROVE ma solo voci “di corridoio” il ruolo di dirigenza NEL PSI “saltò” per via dell’ avvicinamento al PCI ( che secondo le voci lasciò nel 1964 ), IL PSI SI RIPRESENTO’ QUASI SUBITO NELLA VITA DI LUIGI TENCO.

In che modo? Semplice. Io non sono un esperto di politica ma BASTA SOLO INCASTRARE I TASSELLI CON LOGICA.

Chi era al GOVERNO NEL 1965 QUANDO LUIGI PARTI’ PER L’ARGENTINA? ( http://luigitenco60s.forumfree.net/?t=16199448 )

FONTE GOVERNO.IT

II Governo Moro (22.07.1964 – 23.02.1966)

Coalizione politica DC- PSI – PSDI – PRI

IV Legislatura

Presidente del Consiglio
Aldo Moro

Vicepresidente del Consiglio
Pietro Nenni

sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri
Angelo Salizzoni

Fonte: Camera dei deputati

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Notate niente? IL PSI ERA AL GOVERNO QUANDO LUIGI TENCO NEL DICEMBRE DEL 1965 PARTI PER L’ARGENTINA **.

** apriamo una parentesi molto importante ai fini della comprensione di quanto sto dicendo ( post tratto dal mio sito riguardo l’Argentina ):

Nel 1965 Luigi Tenco si trova sotto le armi. Nel Dicembre dello stesso anno parte, va a Buones Aires per partecipare come ospite ad una trasmissione televisiva ( “Casinò Philips” ) dove canterà la sua “Ho capito che ti amo”, diventata sigla di una famosa telenovelas Argentina. Con lui andò in Argentina il suo “amico” Reverberi
Molti giornali in Argentina parlarono di quell’evento quindi Luigi partecipò davvero a quella trasmissione. Quello che piuttosto mi fa riflettere è che ci sono delle anomalie anche ABBASTANZA “pesanti” che ruotano intorno alla vicenda.
Così Gianfranco Reverberi rievocò l’episodio a Renzo Parodi: “Telefonai all’impresario argentino che aveva organizzato il tutto. Che facciamo? Rinunciamo?”.
L’impresario supplicò di partire: -No, no, venite lo stesso. Semmai facciamo le riprese in aeroporto, risalite sull’aereo e tornate in Italia. Se la gente qui non lo vede, ci sfascia la Tivù”.
Quindi, per presentarlo al pubblico argentino e dimostrare che esisteva veramente, Tenco venne invitato per l’ultima puntata del serial; la televisione aveva pensato di fare una sorpresa all’interprete femminile dello sceneggiato, facendo arrivare Luigi a Buenos Aires per cantare dal vivo la sua canzone.
C’era però un problema: Tenco era sotto le armi, e non poteva espatriare. Le autorità militari fecero capire che avrebbero chiuso un occhio, ma di restituire il passaporto neanche a parlarne. E senza passaporto, Tenco non avrebbe potuto varcare la dogana argentina.
Tenco partì, accompagnato dallo stesso Reverberi, e all’aeroporto trovò ad accoglierlo una folla in delirio che sfondò le transenne, lo prese di peso e lo portò in trionfo oltre i controlli di frontiera; persino i doganieri si unirono alla festa.
Ecco la pesante anomalia: Tenco è militare, il passaporto è in mano all’esercito, come fece i controlli all’aereoporto? Riguardo l’evento “l’amico” Reverberi ha sempre minimizzato la questione adducendo GIUSTIFICAZIONI TRABALLANTI e poco CREDIBILI, “risolvendo” il problema della dogana con lo sfondamento delle transenne da parte della folla in delirio che lo porta in trionfo di fatto EVITANDO I CONTROLLI.

Il sig. Reverberi dimentica che non esiste solo IL CHECK-OUT ( Buones Aires ) ma c’e’ anche il CHECK-IN ( Roma? ) e li la folla in delirio non ci stava. Perchè tacere che a Luigi venne concessa una dispensa speciale? Cosa ci sarebbe di male a dirlo invece di INVENTARSI DI SANA PIANTA che LUIGI E’ PARTITO SENZA PERMESSO PER ESPATRIARE? IL CHECK-IN E’ OBBLIGATORIO e non credo VISTO CHE IL PASSAPORTO ERA IN MANO ALLA CASERMA DI APPARTENENZA che abbiano imbarcato LUIGI TENCO previa esibizione della PATENTE.

Reverberi dice che l’impresario chiamò per dire che DOVEVANO ASSOLUTAMENTE PARTIRE e che non si poteva rimandare ( il che è anomalò perchè SE UNO IL PASSAPORTO NON CE L’HA, NON CE L’HA, e quindi non si doveva neanche “organizzare” la serata….SE E’ STATA ORGANIZZATA, EVIDENTEMENTE E’ PERCHE’ LUIGI SAREBBE POTUTO PARTIRE ( CON DISPENSA SPECIALE ) ). Reverberi afferma altresi’ che il comando militare disse CHE AVREBBERO CHIUSO UN OCCHIO ( ??????? ) RIGUARDO L’ESPATRIO ( ?????????????????????? ) MA IL PASSAPORTO NEANCHE A PARLARNE. Dunque a quanto ci dice Reverberi, vien da pensare che LE AUTORITA’ MILITARI lasciarono partire SENZA LICENZA un proprio soldato “chiudendo un occhio” sulla cosa ( IMPOSSIBILE ), che Luigi si presentò in aereoporto SENZA PASSAPORTO E SENZA NIENTE, effettuò IL CHECK-IN ( a Roma? ) sulla “parola”, ed arrivati in Argentina, ci pensò LA FOLLA IN DELIRIO A SFONDARE LE TRANSENNE, A PORTARE LUIGI IN TRIONFO di fatto facendogli “evitare” i controlli.

Nel mondo della musica non era inusuale concedere delle dispense speciali ai cantanti ( come ad esempio Celentano quando andò in Germania a cantare ), ma con Tenco, è stato necessario inventarsi DELLE MENZOGNE COLOSSALI piuttosto che ammettere la presenza di una dispensa speciale.

E allora il “cerchio si stringe”:

1 – Come effettuò il Check-in a Roma visto che la folla sfonda tutto di Buones Aires non c’era?
2 – Perchè il militare Tenco non fu sottoposto a “processo militare” per l’assenza ingiustificata di 10 giorni?
3 – Perchè nel 2007…l’Avvocato Di Stefano pubblicò quest’articolo BOMBA ( di depistaggio ) riguardo Tenco e l’Argentina ( tra poco lo leggerete ) ??

E’ normale “scappare” dalla caserma, andarsene in Argentina 10 giorni senza documenti e tornare a casa con l’esercito italiano che non batte ciglio???
O forse “la folla sfonda tutto” è stata solo una “copertura” per qualcosa di più delicato ed importante? Parrebbe di si.

Mi rendo conto che addentrarsi nel Caso Tenco cosi a freddo….e sentir parlare di “complotto” può far venire piu’ di qualche ragionevole dubbio a qualcuno ma ad onor del vero, L’UOMO E’ SOLITO COMETTERE ERRORI PRESTO O TARDI e cosi fu infatti.

IL DEPISTAGGIO DELL’AVVOCATO DI SADDAM HUSSEIN ? GIOVANNI DI STEFANO

( TRATTO DA UN POST LUIGI TENCO 60’S ? LA VERDE ISOLA )

INTRO:
Dal Blog di Paolo Franceschetti:

Ci sono molte tecniche atte a depistare le indagini, a seconda della situazione si utilizza quella che si ritiene più idonea. Una tecnica ottima, usata spesso, consiste nel “bruciare” in anticipo una pista investigativa che, se seguita, potrebbe risultare pericolosa.
Questa tecnica consiste nel rivolgersi ad un soggetto “amico”, ovvero un depistatore, e chiedergli (o ordinargli se fa parte di una organizzazione gerarchica) di affermare come vere cose assolutamente false. Tra le varie cose che il soggetto afferma una sola è vera, proprio quella che si vuole non sia oggetto di indagine. Poiché il soggetto ha affermato, per la maggior parte, delle cose false, anche la notizia vera è così assolutamente screditata e, nella sostanza, “bruciata”.

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Sin dalla sua comparsa, questo articolo che adesso leggerete non mi convinse, c’era qualcosa di “strano” in questa rivelazione, COSI FORTE ed allo stesso tempo COSI IGNORATA DAI MEDIA.

Ma perchè questa notizia FU “PUBBLICATA” in sordina da un piccolo quotidiano?

Perchè FU ignorata? Chi si voleva “colpire” con quest’articolo? I MEDIA in generale o CHI STAVA INDAGANDO? Coinvolgendo solo quest’ultimi, sarebbe stato facile per loro rintracciare la notizia “data” in sordina e ciò sarebbe stato “ottimale” perchè non si sarebbero “ALLARMATI” I MEDIA CHE CONTANO.

D’ALTRONDE LO SCOPO NON ERA QUELLO DI SUSCITARE “CLAMORE” A LIVELLO NAZIONALE ED INTERNAZIONALE FACENDO SCOPPIARE UN GRANDE SCANDALO ma solo “deviare” gli intenti degli addetti ai lavori.

Come mai LUIGI TENCO 60’S – LA VERDE ISOLA – FU L’UNICA IN ASSOLUTO A riportare LA NOTIZIA diffusa su WWW.ILPIAVE.IT? Semplicemente perchè appartenendo alla “nicchia” di quelli che stavano studiando seriamente il Caso Tenco, “intercettò” subito la notizia e la diffuse il giorno dopo.

Avevo già intuito “l’obiettivo” dell’articolo sotto riportato ma non era ancora arrivato il momento di parlarvene. L’ho inserito soltanto in data odierna tra gli ELEMENTI EXTRA abbinati alle PROVE DELL’OMICIDIO ma e’ ONLINE QUI SUL NOSTRO SITO ADDIRITTURA DAL MAGGIO DEL 2007!!!!!

Che quello di Luigi Tenco sia stato un omicidio l’abbiamo dimostrato ma L’ARTICOLO CHE LEGGERETE “LO CONFERMA” ULTERIORMENTE: un suicidio, PER QUANTO DISCUSSO, NON può “GENERARE” UNA RIVELAZIONE DI QUELLA PORTATA.

L’articolo che state per leggere, ha una collocazione “temporale” tale da poterlo definire un’intelligente “mossa” di scacchi.

Ed ora qui tenterò di spiegarvi i motivi.

Prima dell’uscita di quest’articolo infatti SEGNALIAMO due importanti tappe:

LO SPETTACOLO “TENCO A TEMPO DI TANGO” di Carlo Lucarelli. Carlo nel suo spettacolo, MOLTO ASTUTAMENTE per finzione, manda UN’INVESTIGATORE in ARGENTINA per indagare su questo suicidio SEMPRE MENO CREDIBILE. Perchè proprio in ARGENTINA E PER FINZIONE? Che messaggio davvero voleva trasmettere “tra le righe” CARLO LUCARELLI con il suo spettacolo? E a chi era rivolto soprattutto? ( ALFIERE IN G2 che si avvicina al RE “NERO” )

Passa un po’ di tempo….e ALDO FEGATELLI COLONNA, pubblica un articolo molto forte DATATO GENNAIO 2007 “in linea” con lo spettacolo di Lucarelli. ALDO FEGATELLI COLONNA, cita l’Argentina delineando “LA FORMA” di questa misteriosa morte SEMPRE MENO MITOLOGICA ( suicidio ) E DAI CONTORNI SEMPRE MENO “OSCURI” E adesso finalmente PALPABILI ( OMICIDIO ). ( IL RE “NERO” CHE SI TROVAVA SOLO L’ALFIERE “DI FRONTE”, si ritrova ANCHE IL “RE BIANCO” ( LA VERITA’ ) “ALLE CALCAGNE”….e viene accerchiato )

Cosa accade a questo punto?

Accade che nel Maggio del 2007….viene pubblicato quest’articolo: LE RIVELAZIONI SUL CASO TENCO DELL’AVVOCATO GIOVANNI DI STEFANO, LEGALE DELL’ORMAI DEFUNTO SADDAM HUSSEIN.

Leggiamolo insieme applicando la chiave di “interpretazione” DI PAOLO FRANCESCHETTI:

IMPORTANTE RIVELAZIONE DELL’AVVOCATO GIOVANNI DI STEFANO,( LEGALE DELL’EX RAIS SADDAM HUSSEIN, AVVOCATO DI Slobodan Milosevic E CHE ULTIMAMENTE HA ACCETTATO UN INCARICO DA PARTE DELL’ATTUALE AMMINISTRAZIONE BUSH ) RIGUARDO IL CASO TENCO:

Chi segue il mio diario (www.studiolegaleinternazionale.com) sa che ho già scritto a riguardo di Luigi Tenco. C’è un grande mistero intorno alla sua morte e di sicuro, io sono a conoscenza di una certa informazione. Tenco era impulsivo e propenso a decisioni repentine. Per esempio, nel 1963, ruppe ogni relazione con il grande Gino Paoli a causa di una cotta presa per l’attrice Stefania Sandrelli, il grande amore di Paoli.

Non si parlarono più fino alla morte. E quando fu bocciato all’esame di geometria, invece di ripassare, decise di cambiare materia. E’ questo lo spirito dell’uomo che si dice SI SIA SUICIDATO.
Nel 1965, decise ad un tratto di “abbandonare gli studi” e si arruolò nell’esercito.

Così partì, il 7 gennaio, per Firenze. Nel dicembre dello stesso anno, parte per l’Argentina ed è ricevuto dal Presidente Arturo Umberto Illia.

La domanda che s’impone è come mai Tenco (e perché) ebbe il permesso di partire per l’Argentina, o per altrove, essendo una recluta nell’esercito.

C’è la prova che il Presidente dell’Italia, allora Giuseppe Saragat, gli concesse con il consenso del Primo Ministro Aldo Moro “una dispensa speciale”.

Indubbiamente, Tenco portava un messaggio da parte di Aldo Moro ai militari argentini che in seguito presero il controllo del paese rovesciando Illia. E il paese che fornì la tecnologia strategica, le armi, e i soldi per il colpo di stato fu l’Italia.

Così, il Procedimento Gladio esordì per assistere i militari argentini a rovesciare un Presidente eletto democraticamente e Tenco fu il messagero. Illia fu deposto e sostituito dalla Giunta Rivoluzionaria: Pascual Angel Pistarini, Benigno Ignacio Marcelino Varela Bernadou e Adolfo Teodoro Alvarez Melendi.

Il 28 giugno 1966, il Generale Juan Carlos Ongania fu proclamato Presidente de facto. Il Presidente italiano, Saragat, e il Primo Ministro Aldo Moro utilizzarono Tenco come messaggero per informare la giunta militare argentina che l’Italia, paese membro della NATO, avrebbe dato, non soltanto un “aiuto”, ma non sarebbe intervenuta nella destituzione d’Illia.

La missione fu affidata a Tenco con un permesso di dieci giorni per viaggiare. Fu questo fatto, e nient’altro, che le Brigate Rosse scoprirono durante le interrogazioni di Aldo Moro e che li portò ad assassinare il Primo Ministro. Tenco non si suicidò nel gennaio del 1967, ma egli fu “suicidato” quando, in un eccesso d’ira, minacciò di denunciare Aldo Moro, il quale fu trucidato qualche anno dopo dalle Brigate Rosse.
Firmato
Avvocato Giovanni Di Stefano
ARTICOLO DEL 10 MAGGIO 2007

English Version: Those that follow my diary will know that I have written about Tenco before. There is more than some mystery surrounding his death and of course I am more than privy to certain information. Tenco was a man of instinct and immediate decision. In 1963 for example he broke of all relations with the great Gino Paoli over an absurd flirt that Tenco had with the actress Stefania Sandrelli who was the love of Gino Paoli’s life. They never spoke again to the day that Tenco died. When he failed his exams for geometry rather than resit he took another subject. This was the spirit of the man that would ultimately, they say, committ suicide. In 1965 he simply ‘gave up his studies’ and decided to join the Italian Army as a conscript and on the 7th January left for Florence. In December of that same year he left for Argentina and was received by the then President Arturo Umberto Illia. The question remains how Tenco (and why) he was allowed to travel to Argentina or anywhere for that matter whilst he was a conscript in the Italian Army. There is evidence that the Italian President then Giuseppe Saragat granted a ‘special dispensation’ with the approval of the then Prime Minister Aldo Moro. Without doubt Tenco was carrying a message from Aldo Moro to the Argentine Military who shortly thereafter took control of Argentina and overthrew Illia and the country that supplied the strategic technology, arms, and money for the coup d’etat-was Italy. It was the first time that Operation Gladio was used to assist the Argentine Military in overthrowing a democratically elected President and Tenco was the messenger. Illia was removed from office and replaced by a Revolutionary Junta:
Pascual Ángel Pistarini,Benigno Ignacio Marcelino Varela Barnadou and Adolfo Teodoro Álvarez Melendi and on the 28th June 1966 General Juan Carlos Onganía,became de facto President.
Italian President Saragat and Prime Minister Aldo Moro used Tenco as their envoy to Argentina to deliver the message to the military junta that Italy and what was a branch of NATO would not only ‘assist’ but not intervene in the removal of Illia. Tenco was briefed and was allowed to travel for ten days.
It was this act by Aldo Moro that the Italian Red Brigades would subsequently discover in their interrogations of Aldo Moro and which ultimately led to his murder not any other matters. Tenco did not committ suicide but was ‘suicided’ in January 1967 when in an outburst threatened to expose Aldo Moro who years later would lose his life to the Red Brigades!

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TENCO CHE FAVORISCE UN GOLPE!!!! ALLUCINANTE! CON LA “REGIA” DI ALDO MORO….ANCORA PIU’ ALLUCINANTE. Ecco l’astuta mossa: proprio perchè è inverosimile che Tenco possa avere favorito il golpe, l’unica cosa vera, L’ARGENTINA…”fa ridere” come tutte le altre notizie riportate dunque perde di credibilità. Questo è stato lo scopo dell’articolo che avete letto sopra…PERCHE’ L’ARGENTINA….C’ENTRA ECCOME CON LA MORTE DI LUIGI TENCO!!!! Ma lo stesso non ha favorito nessun golpe! Le sue idee ed i suoi valori non avrebbero potuto in alcun modo fargli accettare….una cosa del genere! E CHI LO CONOSCE LO SA! ECCO PERCHE’ L’UNICA COSA VERA riportata in quell’articolo ( ARGENTINA ), PERDE DI CREDIBILITA’.

Luigi andò in Argentina nel dicembre del 1965. Non poteva lasciare l’Italia perchè MILITARE, per farlo occorreva UNA DISPENSA SPECIALE rilasciata da alti ORGANI DELLO STATO. E FIN QUI CI SIAMO! Tutti negano che ci sia stata ma LUIGI NON AVEVA IL PASSAPORTO perchè militare e l’unico modo per lasciare L’ITALIA SOTTO LE ARMI ERA….O PER MOTIVI SPORTIVI ( non è il suo caso )…E COMUNQUE attraverso una DISPENSA SPECIALE CHE NE GIUSTIFICASSE L’ESPATRIO.

Atterrò BYPASSANDO ( QUESTA LA VERSIONE UFFICIALE PER GIUSTIFICARE UN TENCO SENZA PASSAPORTO IN ARGENTINA ) i controlli al suo atterraggio PERCHE’ UNA FOLLA IN DELIRIO ( ??? ) LO PORTO’ IN TRIONFO SFONDANDO LE TRANSENNE ( ???? ). Peccato che QUESTO “BUFFO FUORI PROGRAMMA” COZZI con UNA FOLLA IN DELIRIO ASSENTE all’aereoporto di PARTENZA. E dunque Luigi COME EFFETTUO’ IL CHECK-IN? Semplice, esibendo una dispensa speciale che da 42 anni tutti tacciono!

Non sappiamo cosa accadde in ARGENTINA, SAPPIAMO SOLO CHE PARTECIPO’ ALLA TRASMISSIONE CASINO PHILIPS ed ebbe un grande successo. Ok fin qui ci siamo…..ma C’E’ UN PEZZO MANCANTE….di questo viaggio, tale da giustificare DISPENSA SPECIALE TACIUTA E ARTICOLO “DI DEPISTAGGIO” DELL’AVVOCATO DI STEFANO.

Cosa puo’ essere ? Non lo so….ma il pezzo mancante C’E’ ed è la chiave di tutto.

Potrebbe anche risultare utile la lettura di questo stralcio di lettera indirizzata a Nanni Ricordi, pubblicata ad inizio post:

….essendo io iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche da due anni e ciò che piu’ importa, ad un partito politico ( per l’esattezza il P.S.I. ) nella cui direzione sono candidato ad assumere incarichi di una certa responsabilità……
…FERMIAMOCI QUI.

I guai seri di Luigi iniziano…al ritorno dall’Argentina: cominciano ad apparire “magicamente” delle MINACCE DI MORTE. Subirà un tentato “speronamento” sulle strade della RUTA che lo porteranno a prendere il porto d’armi e a tenere una pistola DENTRO IL CRUSCOTTO DELLA SUA ALFA GT VELOCE ( e infatti Paolo Dossena riportando l’auto a Sanremo, gliene chiederà conto ). Le ripetute minacce di morte confidate anche al FRATELLO VALENTINO, sfoceranno nell’omicidio che tutti sapete del 27 Gennaio 1967!

Con l’articolo che avete letto, si è cercato di rendere VANO L’ATTACCO DELL’ALFIERE E DEL RE BIANCO ( LA VERITA’ ).

RICORDATEVI SEMPRE: UN SUICIDIO QUANDO è TALE…..NON PROVOCA QUANTO RIPORTATO SOPRA. E CONFERMA L’OMICIDIO DI LUIGI TENCO CHE OLTRE AI 7 ELEMENTI EXTRA HA DALLA SUA 5 PROVE…..CHE AD 1 ANNO DALLA LORO PUBBLICAZIONE, NON HANNO ANCORA RICEVUTO NESSUNA SMENTITA.

NB. COME VEDETE…E VE LO FECI NOTARE TEMPO FA, IL MOVENTE NON ERA DA RICERCARE NEL DESIDERIO DI TENCO DI DENUNCIARE LE COMBINES DI SANREMO ( ERA UNA “SITUAZIONE” PARALLELA AI GUAI SERI DI LUIGI ). LUIGI LE MINACCE DI MORTE LE SUBI’ MOLTI MESI PRIMA DI QUELLE COMBINES ( 1 ) E “COMINCIARONO” SUBITO DOPO IL RITORNO DALL’ARGENTINA ( 2 ).

—- fine parentesi —

RITORNANDO A NOI…..LA DOMANDA SORGE SPONTANEA:

CHI CONCESSE “LA DISPENSA SPECIALE” CHE CONSENTI’ A LUIGI TENCO DI ANDARE IN ARGENTINA? C’E’ BISOGNO CHE VE LO DICA?

E ORA INCASTRATE I TASSELLI:

1960: LUIGI TENCO AD UN PASSO DALLA DIRIGENZA DEL PSI
1964: LASCIA ( MA NON CI SONO PROVE CHE CI ENTRO’ ) IL PCI
1965: PARTE PER L’ARGENTINA E LA DISPENSA SPECIALE LA CONCEDE IL GOVERNO DOVE APPUNTO C’ERA IL PSI.

Io credo CHE IL CORPO A TERRA di Luigi in quelle foto che BEN CONOSCETE comincia a farvi fare “si, si” con la testa è VERO O NON E’ VERO?.

Luigi Tenco “riprese” ( o non lasciò mai perchè non ci sono prove ripeto del passaggio al PCI ) il suo posto all’interno della dirigenza del PSI e andò in Argentina, per fare cosa? ( http://luigitenco60s.forumfree.net/?t=16199448 )

LO DICE LUIGI TENCO NELLA SUA LETTERA:
“……nella cui direzione sono candidato ad assumere incarichi di una certa responsabilità.

E andare in Argentina fu sicuramente un incarico di una certa responsabilità, tant’e’ che fonti UFFICIALI non riportano questo COME MOTIVO DEL VIAGGIO DI LUIGI, continuano a nascondere anche dopo 42 anni COSA ANDO’ A FARE…..O COSA NON ANDO’ A FARE ( ho i miei motivi se dico cosi ).

Sicuramente, essendo quella di Luigi un operazione “silenziosa”, vien da pensare che NON TUTTI NEL MONDO POLITICO ABBIANO AVUTO “A SIMPATIA” la missione condotta da Tenco…CHE…..FINALMENTE POSSIAMO TIRARE UN SOSPIRO DI SOLLIEVO…..NON ERA UNA SPIA, ERA UNA CELLULA DEL PSI ( O MAGARI DI UNO DEI PARTITI DELLA COALIZIONE CHI LO SA ) CHE IN INCOGNITO ANDO’ IN ARGENTINA SFRUTTANDO IL FATTO CHE ( E CI TENGO A PRECISARLO ) doveva andare li per cantare.

COME POTEVANO COESISTERE LE DUE ATTIVITA’ ( MUSICA E POLITICA ) ???

COESISTEVANO ECCOME, TANTI ARTISTI ( E NE ABBIAMO LA PROVA ) AVEVANO QUESTA DOPPIA VITA ma questo non significa che DOPPIA VITA è un sinonimo negativo. LUIGI FU sicuramente IMPEGNATO POLITICAMENTE PER VALIDI e NOBILI SCOPI e NON PER “COSE MORALMENTE DISCUTIBILI”.

Chi, secondo voi poteva non avere PRESO A SIMPATIA….il RUOLO DI LUIGI TENCO ALL’INTERNO DELLA POLITICA ITALIANA e quello che lui andò a fare SILENZIOSAMENTE IN ARGENTINA?

Grazie ad Aldo Giannuli – ricercatore di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bari, nonché consulente della Commissione Stragi e di diverse Procure della Repubblica per casi di strage e terrorismo – abbiamo appreso ché il nome di Tenco era registrato in una speciale lista nera dei servizi segreti come «artista di sinistra».

Come si chiamavano allora i nostri servizi segreti?

SIFAR…

Quando scoppio’ lo scandalo che li coinvolse?

Ebbene, il 31 Gennaio 1967, 4 giorni dopo la morte di Luigi Tenco ( 27 Gennaio 1967 ) scoppiò lo scandalo SIFAR.

COINCIDENZA?

I cosiddetti Fascicoli SIFAR erano una vastissima raccolta di dossier (schede informative poliziesche) su politici, militari (tutti gli ufficiali superiori), ecclesiastici (Papa compreso), uomini di cultura, sindacalisti e giornalisti ordinati dal Generale Giovanni De Lorenzo nel corso del suo settennato (1955-1962) alla guida del SIFAR.

Secondo una lunga e consolidata tradizione tutta italiana nel settore, i dossier servivano a studiare le inclinazioni e gli interessi (al fine di poterne prevedere le mosse o gli intenti) di quelle personalità ritenute capaci di potenziale influenza sui destini e sulla quotidianità dello Stato ( attenzione a questo elemento ).

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Perchè questo lungo discorso introduttivo?

Perchè se Luigi Tenco era stato schedato in una speciale lista nera DEL SIFAR…..e nel 1965 lui andò ( in incognito ) in Argentina MANDATO DA “QUALCUNO” DEL GOVERNO IN CARICA ( ma non come spia, Luigi era un “politico” ), significa che quello che lui stava facendo, ERA IN CONTRASTO con GLI OBIETTIVI delle FORZE OSCURE che sempre hanno “fatto in modo” di avere il COMANDO SU OGNI COSA.

Luigi Tenco era UN PERSONAGGIO SCOMODO e non SOLO PER LE SUE CANZONI, Luigi Tenco ERA un personaggio “scomodo” e per le canzoni che faceva, e per le attività politiche che lui portava avanti.

Luigi quindi NON ERA COME MOLTI SOSPETTARONO AD UN CERTO PUNTO…UNA SPIA, era semplicemente una “cellula” politica che in incognito andava….NON A FAVORIRE IL GOLPE CARO AVVOCATO DI STEFANO (http://luigitenco60s.forumfree.net/?t=16199448), ma semplicemente a comunicare un qualcosa (può essere una cosa stupida o una cosa importante, non importa, non la sappiamo e mai la sapremo) a qualcuno che si trovava in Argentina.

Essendo Luigi Tenco un personaggio scomodo, si decise ad un certo punto di ELIMINARLO….ma……chi è che lo voleva morto? Forse il SIFAR ma c’era qualcosa O QUALCUNO ad ONOR DEL VERO….capace di comandare I SERVIZI SEGRETI STESSI.

Sono un profano ma è semplice intuire quali siano state le forze in gioco oltre IL SIFAR:

« Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia.[2] »
(Licio Gelli)

La P2…ma……cos’era la P2?

La loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2, già appartenente al Grande Oriente d’Italia, è stata una loggia “coperta”, cioè segreta, nata per reclutare nuovi adepti alla causa massonica con evidenti fini di sovversione dell’assetto socio-politico-istituzionale italiano.

CAPITE ADESSO CARI TENCHIANI?????? LUIGI TENCO NON ERA UNA SPIA….ERA PICCOLA O GRANDE CHE SIA UNA CELLULA POLITICA DI UN PARTITO DI MAGGIORANZA CHE DOVEVA ESSERE ELIMINATO DA CHI ( P2 ) AVEVA EVIDENTI FINI DI SOVVERSIONE DELL’ASSETTO SOCIO-POLITICO-ISTITUZIONALE ITALIANO.

-o0o-


E ORA RAGAZZI VIENE LA PARTE PIU’ INTERESSANTE DI TUTTO IL MIO INTERVENTO:

NELLA FOTO IL COMMISSARIO ARRIGO MOLINARI – chiamato a svolgere ( a non svolgere ) quella notte le indagini sulla morte del cantautore.

ARRIGO MOLINARI, TESSERA 767 DELLA P2.

INTERESSANTE VERO?

Arrigo Molinari, quando era Vice Questore di Genova, condusse delle indagini CONTRO IL CLAN DEI MARSIGLIESI.
MA ALLORA……..E CON QUESTO IL CERCHIO SI CHIUDE DEFINITIVAMENTE ED UNA VOLTA PER TUTTE:

COME MAI SE IL COMMISSARIO ARRIGO MOLINARI INDAGO’ I MARSIGLIESI IN “VESTE” DI VICE QUESTORE DI GENOVA…………………….IL 27 GENNAIO 1967 LO STESSO ARRIGO MOLINARI ( P2 ), INSABBIO’ L’OMICIDIO DI LUIGI TENCO COMMESSO PROPRIO DAI MARSIGLIESI??????

Noi sappiamo che qualcuno raccontò a Morisse i “problemi” di Luigi, ma Morisse in quanto appartenente al CLAN DEI MARSIGLIESI, aveva un CONTENZIOSO in Italia.

Come NON APPROFITTARNE?

Credo quindi che non sarà difficile INTUIRE CHE………..
………MORISSE, appartenente al clan dei marsigliesi…., clan indagato dall’allora VICE QUESTORE DI GENOVA ARRIGO MOLINARI, una volta conosciuti i problemi di Luigi ( grazie Dalìda, te ne saremo per sempre eternamente grati ), si offrì lui per “REGOLARE LA QUESTIONE TENCO” “in cambio” ovviamente dell’azzeramento del “contenzioso”.

IN ITALIA, volevano già eliminare Tenco e questa “prodigiosa opera di beneficienza” da parte del clan dei marsigliesi ( Morisse ), per L’Italia fu come UNA MANNA CADUTA DAL CIELO.

Tra le 1.15 e l’1.25 del 27 Gennaio 1967, Il Clan dei Marsigliesi come da accordi prestabiliti e secondo UN PIANO STUDIATO E RISTUDIATO in ogni sua parte INSIEME AD ARRIGO MOLINARI ( che rappresentava in questo caso la P2 ), uccisero Luigi Tenco ( Morisse dirigeva le operazioni dall’HOTEL LONDRA ) ed ebbero, sempre come da accordi COPERTURA ED ASSISTENZA.

Morale? Contento uno, contenti gli altri.

ARRIGO MOLINARI, quel 27 Gennaio 1967…….non si trovava per caso….involto come COMMISSARIO delle indagini.

Niente….niente di questo lurido e sporco mondo, avviene per puro e semplice caso.
Il 27 Gennaio 1967 SIFAR E P2…con la complicità dei MARSIGLIESI uccisero TENCO.
Il festival CONTINUO’….facendo finta che nulla fosse successo e decretò il suo vincitore: CLAUDIO VILLA ( TESSERA 262 DELLA P2 )

Il senatore Parri ( Eletto senatore nelle liste del PSI nel 1958 ) denunciò lo scandalo dei DOSSIER SIFAR 4 giorni dopo la morte DEL SUO COLLEGA DI PARTITO LUIGI TENCO, il 31 Gennaio 1967.

DOMANDA: SECONDO VOI, IL SENATORE PARRI….( PSI )….. ERA AMICO O NEMICO DI TENCO? Come mai denunciò lo scandalo SIFAR 4 giorni dopo?

ECCO LA PROVA DEL LEGAME TRA P2 E MARSIGLIESI:

fonte http://www.claudiofava.it/old/siciliani/me…crono/Crono.htm

1976

Marzo – A Roma viene arrestato Albert Bergamelli, del “clan dei marsigliesi”, cosca criminale alleata con la “Banda della Magliana” e con Cosa nostra. I marsigliesi erano autori di diversi rapimenti “eccellenti”.
Bergamelli, al momento dell’arresto, si vanterà di essere protetto da «una grande famiglia». Si pensa alla mafia; ma chi lo proteggeva sarà chiaro diversi anni dopo, quando il suo nome sarà trovato tra gli iscritti alla P2.

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tratto da questo link: http://tpi-back.blogspot.com/2008/07/in-ri…ciato-solo.html

“Ho deciso di scrivere questo mio post per ricordare, a 32 anni di distanza dall’evento, la tragica morte del Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma Vittorio Occorsio, trucidato la mattina del 10 luglio 1976, all’angolo tra via del Giuba e via Mogadiscio, dalle raffiche di mitra sparate dal neofascista Pierluigi Concutelli.
Il delitto è “firmato” da Ordine Nuovo: Concutelli, dopo aver trafugato dall’auto del giudice i fascicoli riguardanti il processo in corso d’istruzione, lasciò un volantino di rivendicazione: “La giustizia borghese si ferma all’ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va oltre. Il tribunale speciale del MPON ha giudicato Vittorio Occorsio e lo ha ritenuto colpevole di avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica perseguitando i militanti di Ordine nuovo e le idee di cui essi sono portatori. Vittorio Occorsio ha, infatti, istruito due processi contro il MPON, al termine dei quali, grazie alla complicità dei giudici marxisti Battaglini e Coiro e del barone DC Taviani, il Movimento politico è stato sciolto e decine di anni di carcere sono stati inflitti ai suoi dirigenti. L’atteggiamento inquisitorio tenuto dal servo del sistema Occorsio non è meritevole di alcuna attenuante: l’accanimento da lui usato nel colpire gli Ordinovisti lo ha degradato al livello di un boia. Ma anche i boia muoiono! La sentenza emessa dal tribunale del MPON è di morte e sarà eseguita da un nucleo operativo. Avanti per l’Ordine Nuovo!”. Un volantino tragicamente farneticante.
Vittorio Occorsio, già pubblico ministero nell’indagine sul SIFAR e, quindi sul Piano Solo del generale De Lorenzo, fu anche magistrato inquirente nella questione del rapporto Manes e dei suoi omissis; indagò anche sui possibili collegamenti tra le loggie massoniche, le organizzazioni sovversive e la criminalità organizzata presente nella capitale. Occorsio, inoltre, indagò sui rapimenti di alcuni figli di personaggi noti – Bulgari, Ortolani e Danesi ? ad opera del Clan dei Marsigliesi con la copertura della Banda della Magliana; egli fu sempre convinto che la cifra pagata per i riscatti dei rapimenti fu utilizzata per l’acquisto della sede dell’OMPAM (Organizzazione Mondiale del Pensiero e dell’Assistenza Massonica, fondata da Licio Gelli ( P2 ).”

Vedete come INTERAGIVANO BENE MARSIGLIESI E P2?

Per contattare la nostra redazione: luigitenco60s@alice.it

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IL PAPA ARGENTINO. FRANCESCO, IL CONSERVATORE POPOLARE NEI TORBIDI DELLA DITTATURA

Argentina DI GENNARO CAROTENUTO
gennarocarotenuto.it

Jorge Bergoglio, Papa Francesco I, è quello che in Argentina si definisce un “conservatore popolare”, un esponente tipico –e dichiarato- della destra peronista. Sinceramente attento alla povertà, umile a sua volta, ha già rinnovato con successo la chiesa argentina senza modificarne il segno politico conservatore. Per i cardinali che lo hanno eletto in conclave deve essere apparso una scelta perfetta su tutti i fronti.

Infatti può essere davvero l’uomo in grado di metter fine ai veleni curiali che secondo lo Spiegel hanno portato al “fallimento” Benedetto XVI. È quello che i giornali stanno indicando come esponente del partito della trasparenza. Lo ha fatto, e bene, in alcuni contesti.

Allo stesso tempo rilancia il cattolicesimo in un continente letteralmente assalito dalle chiese protestanti conservatrici. La percezione europea di una chiesa cattolica egemone in America latina è gravemente viziata dalla mancanza di notizie su di un fenomeno che sfiora il 50% dei fedeli in alcuni paesi e figlio della guerra senza quartiere alla teologia della liberazione che ha portato i poveri a cercare una spiegazione altra in un dio meno lontano. Inoltre Bergoglio può rappresentare allo stesso tempo un’alternativa conservatrice ai governi progressisti e integrazionisti latinoamericani dei quali in molti si aspettano che possa diventare un leader alternativo continentale. Per qualcuno –chi scrive non ne è convinto anche se l’idea ha un suo fascino- Bergoglio può stare all’America latina integrazionista come Wojtyla stava all’Europa dell’Est del socialismo reale. Nonostante abbia spesso puntato il dito contro la politica, la corruzione di questa e la disattenzione ai problemi delle periferie, Bergoglio si è scontrato ripetutamente anche coi governi della sinistra peronista di Néstor Kirchner e Cristina Fernández. Gli scontri più duri, ma questo non può sorprendere, sono stati sull’aborto e sul matrimonio egualitario. Le nozze gay per papa Francesco sono «la distruzione del piano di dio».

Infine Francesco I ha la sua missione ed ha la solidità ed esperienza per portarla avanti ma è sufficientemente anziano -77 anni- per rappresentare un nuovo papato di transizione in termini di durata. Tuttavia Bergoglio viene da lontano e, nonostante non abbia avuto un ruolo apicale nella chiesa argentina complice della dittatura, emerge da quella storia con un passato che potrebbe fiaccarne l’autorità e che è corretto conoscere fuor da demonizzazioni e santificazioni. Per iniziare dalle demonizzazioni: la foto che gira da ore in Internet e che è al momento in apertura sul sito del settimanale messicano Proceso, dove si vede un prelato dare la comunione al dittatore Videla, è un falso: non è Bergoglio. Inoltre, tra le accuse che esamineremo, al contrario di quanto si trova ripetutamente affermato, non ve ne sono che abbiano condotto alla morte di alcuno.

È difficile essere stati un prelato importante in Argentina negli anni ’70 essendo estraneo ad una storia di lacerazioni, drammi, crimini, persecuzioni quale quella della chiesa argentina. Questa, al contrario di quella cilena e quella brasiliana, che poterono vantare più luci che ombre, fu sicuramente la peggiore, complice e spesso perfino mandante tra tutte le chiese cattoliche, delle dittature militari che devastarono l’America latina negli anni ’60 e ‘70. Appena un mese fa fu messa nero su bianco in una sentenza della magistratura la piena complicità della chiesa cattolica, incluso il primate dell’epoca, Cardinal Raúl Primatesta e del nunzio apostolico Pio Laghi, nell’assassinio del vescovo Enrique Angelelli e dei sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville. La sentenza confermava quanto si sapeva da mille testimonianze e documenti. All’interno del genocidio la chiesa cattolica argentina non fu solo complice ma i suoi vertici operarono una sorta di sterminio interno facendo eliminare preti e suore vicini all’opzione preferenziale per i poveri decisa nella Conferenza Eucaristica di Medellin del 1968 o semplicemente scomodi. Furono almeno 125 i sacerdoti impegnati a fianco degli ultimi a morire o essere fatti sparire. Molti di quelli che persero la vita furono indicati ai carnefici dalle stesse gerarchie cattoliche, Tortolo, Primatesta, Aramburu, che collaborarono attivamente sia ai crimini che al successivo occultamento. Stiamo parlando di un crinale difficile tra la complicità e la morte ed è in quest’ambito che azioni ed omissioni vanno misurate. L’ordine di appartenenza di Papa Francesco I, quello gesuita, resta al margine della complicità con la dittatura dei 30.000 desaparecidos e della guerra intestina nella stessa chiesa. Tuttavia non sono poche le accuse che colpiscono l’oggi papa argentino per quei sei anni da provinciale gesuita dal 1973 al 1979. Quella più grave e circostanziata che viene mossa a Jorge Bergoglio, in particolare da Horacio Verbitsky, l’autore di “El Vuelo”, il primo libro che denunciava i voli della morte, sempre scrupoloso nelle sue denunce, e oggi presidente del CELS, la più importante istituzione in difesa dei diritti umani del paese, è quella di aver privato di protezione alcuni giovani parroci del suo ordine, troppo esposti nel lavoro sociale con i più poveri. Due furono sequestrati per cinque mesi. Uno di questi, Orlando Yorio, denunciò a Verbitsky di essere stato consegnato da Bergoglio allo stesso Massera e sono molte le testimonianze sull’amicizia con l’Ammiraglio piduista: «Bergoglio se ne lavò le mani. Non pensava che uscissi vivo». Per Emilio Bignone, una delle più cristalline figure di difensore dei diritti umani in Argentina, che conferma i dettagli della denuncia di Verbitsky, e autore di uno dei testi tuttora fondamentali su chiesa e dittatura, Bergoglio «è uno di quei pastori che hanno consegnato le loro pecorelle». Le accuse di Verbitsky sono confermate anche da Olga Wornat.

Dopo la dittatura, anche negli ultimi anni, Bergoglio fu chiamato a testimoniare in molteplici circostanze in inchieste e processi per violazioni di diritti umani. Non ha mai parlato. Chi scrive ha personalmente verificato in queste ore il suo silenzio con il PM che indagava sul sequestro di una giovane incinta. Se quelli indicati sono precedenti che ne fanno un complice pieno della dittatura sta al lettore deciderlo. A chi scrive il puntare il dito sembra troppo e l’assoluzione troppo poco. Bergoglio non fu né un Aramburu né un Von Wernich ma neanche un padre Mujíca, uno dei sacerdoti assassinati. Sta in una zona grigia, un quarantenne in ascesa, con un ruolo importante ma non ancora di spicco, in una chiesa argentina dove si mandava ad uccidere o si rischiava di essere uccisi.

Bergoglio era dal 1973 provinciale dei gesuiti. In un ordine tradizionalmente progressista, e condotto da Padre Arrupe, il papa nero che nei primi anni ‘80 si scontrava e veniva ridotto all’impotenza da Giovanni Paolo II, è Bergoglio ad essere emarginato dai suoi. Per Luís “Perico” Pérez Aguirre, prestigioso gesuita uruguayano, fondatore del SERPAJ e consigliere dell’ONU in materia di diritti umani, che chi scrive ha avuto occasione di conoscere prima della morte nel 2000, in una testimonianza raccolta da Olga Wornat: «Bergoglio [che si era già incontrato con Wojtyla promettendogli obbedienza assoluta] stravolse completamente il segno della Compagnia da progressista in conservatrice e retrograda. Ho rotto ogni rapporto con lui, soprattutto rispetto al suo agire durante la dittatura».

Solo al di fuori del suo ordine saprà tornare in pista. Formalmente ancora gesuita, dal 1979 in avanti si muoverà al di fuori. Della sua carriera Bergoglio deve molto al successore di Primatesta, Antonio Quarracino. Differente da Primatesta, e con un lontano passato progressista concluso già alla fine degli anni ’60, Quarracino era tutt’altro che un santo. L’ostentazione della ricchezza, basta pensare ad Aramburu, è un altro tratto delle gerarchie argentine dal quale il nuovo papa è completamente esente. Scegliere come ausiliare Bergoglio, quel vescovo semplice e irreprensibile, era per Quarracino una maniera di coprirsi il fianco da tante critiche.

Non si comprometteva Bergoglio con le feste che frequentava il Cardinal Quarracino nella casa di Olivos e dove s’intratteneva come un Apicella qualsiasi suonando la chitarra per Carlos Menem. Erano altri anni oscuri per l’Argentina, quelli del menemismo. Molte cose distanziavano i due prelati. Il primate aveva interessi mondani, l’ausiliare faceva il vescovo, centrando la propria missione nella formazione del clero e nell’attenzione al popolo delle villa miseria che circondano tutt’ora il gran Buenos Aires. Bergoglio seppe mantenere con Quarracino relazioni cordiali ma distanti. Forse era l’unica maniera di tener fede sia ai voti di castità e povertà che a quello di obbedienza.

Fu in questa relazione tra due prelati così diversi che Bergoglio si costruì un ruolo di punto di riferimento per una nuova generazione di sacerdoti argentini anche quando, primo gesuita della storia, succederà a questo nel 1998. Sulle sue spalle cadrà di nuovo il peso di riscattare una chiesa cattolica dal passato tenebroso. Emergeranno però anche le caratteristiche che oggi lo portano al soglio pontificio: la mano di ferro con la quale ha condotto la chiesa argentina (e che ne fa uno spauracchio ora per la curia romana), la marcata preoccupazione sociale, la critica alla politica. Soprattutto Bergoglio –ed è un punto di forza rilevante- risulta straordinariamente interessato alla vita del suo clero. Si preoccupa per le necessità materiali, è presente, è vicino e accessibile. Perfino Clelia Luro (testimonianza a chi scrive), la terribile compagna del vescovo Jerónimo Podestá, salva solo Bergoglio di tutto il clero argentino che aveva isolato il prelato che aveva deciso di combattere la battaglia per la fine del celibato. Bergoglio, nonostante non lo condividesse, gli rimase vicino umanamente fino alla fine.

Il passato ritorna però e il profilo di Bergoglio resta basso. Tenta di difendere se stesso e la chiesa argentina. In particolare per quest’ultima c’è poco da difendere. Primatesta e Aramburu avevano eretto un muro di inaccessibilità ai familiari delle vittime che neanche in chiesa –al contrario di quanto era successo con la Vicaría della Solidaridad a Santiago del Cile- avevano trovato sicurezza. Quando nel 2007 fu chiamato a prendere provvedimenti nei  confronti di Christian Von Wernich, il sacerdote condannato all’ergastolo per avere sequestrato personalmente 42 persone, assassinate 7 e torturate 32, semplicemente non ne prese. Von Wernich sta scontando l’ergastolo ma è a tutti gli effetti un sacerdote e nessun provvedimento disciplinare è stato preso nei confronti del carnefice che le vittime descrivono come un vero demonio.

Ma chi è davvero Jorge Bergoglio, Papa Francesco I che comincia il suo cammino di Vescovo di Roma con un passato così pesante? Integralista di destra mette i poveri al centro del suo apostolato. Vicino alla dittatura militare rende omaggio ai sacerdoti assassinati da questi ultimi. Ha fatto una carriera tutta controcorrente, conservatore in un ordine considerato progressista, primo gesuita primate argentino, primo gesuita papa, primo papa latinoamericano. Nemico dei progressisti e di tutti i politici (li detesta e non lo manda a dire, quasi grillino in questo) e lontano dagli organismi per i diritti umani pretende educazione cattolica ed è contrario ai contraccettivi ma nessuno può accusarlo di non onorare i propri voti, in particolare quello di povertà. A Buenos Aires, dicono gli amici ma senza che alcun detrattore lo contesti, sparisce ogni volta che può per infilarsi in orfanotrofi, carceri, ospedali a compiere il suo apostolato. Chissà se potrà farlo anche a Roma.

Gennaro Carotenuto
Fonte: http://www.gennarocarotenuto.it
Link: http://www.gennarocarotenuto.it/22713-il-papa-argentino-francesco-i-il-conservatore-popolare-nei-torbidi-della-dittatura/
14.03.2013

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Argentina. La memoria delle nonne

PLAZA DE MAYO · Le «abuelas» non dimenticano la complicità con la dittatura

«Ci sono ombre che pesano su di lui e ora devono essere comprovate». Hanno parlato le Abuelas de Plaza de Mayo, dopo che il portavoce vaticano ha convocato una conferenza stampa per smentire i presunti rapporti compromettenti di papa Francesco con la dittatura militare argentina. A intervenire è stata la presidentessa e fondatrice Estela de Carlotto che, come testimone diretto dei noti fatti criminali che segnarono il paese tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, ha risposto alle domande della stampa estera, condannando senza appello l’operato della Chiesa, spiegando con misura di cosa si accusa Bergoglio e augurandogli tuttavia un buon papato.

«La Chiesa è stata complice dei militari», ha detto quell’attivista instancabile, avvezza agli orecchini di perle e alla completa mancanza di peli sulla lingua che è Estela de Carlotto. «Bergoglio? Durante la dittatura non ci ha mai parlato, mai chiamato, mai dato un appuntamento, non ci ha mai menzionato (…) di certo però, non lo possiamo paragonare a gente come monsignor Grasselli, che invece viene accusato di aver convissuto e approvato il governo golpista». «Ma concretamente che cosa si recrimina a Bergoglio?», gli chiede una giornalista inglese. «Sono stati scritti due libri su Bergoglio, uno dal fondatore del Cels (Centro Studi Legali e Sociali, un cantiere di avvocati e ricercatori per la difesa dei diritti umani, ndr ), Emilio Mignone, e l’altro dal giornalista Horacio Verbitsky. Lo si accusa di aver consegnato – nelle mani dei torturatori – due sacerdoti, ma d’altra parte c’è chi dice invece che lui sia intervenuto per salvarli, visto che entrambi furono poi rilasciati».

D’altro canto, c’è il caso di Elena de la Cuadra, una ragazza che fu sequestrata e fatta sparire dai militari nel ’77 e che durante la prigionia partorì una figlia che battezzò Ana. La madre, Alicia detta Licha, che con Carlotto fondò Abuelas, andò a suonare tutti i campanelli possibili per riavere la figlia e la nipotina. Oggi che Licha è morta, sua sorella racconta di un incontro che entrambe ebbero con l’attuale papa, nel quale però questi disse loro di abbandonare le ricerche, perché la piccola Ana era in buone mani. «In un processo recente – continua Estela de Carlotto – Bergoglio è stato chiamato a deporre in qualità di testimone e ha negato di aver avuto questa conversazione. Tra l’altro ha detto di non aver saputo nulla di ciò che accadeva nel paese fino all’anno 1990».

Precisamente, Bergoglio ha detto in tribunale di aver saputo solo molti anni dopo il ritorno della democrazia in Argentina che la dittatura militare rapiva i neonati dei prigionieri politici e li dava in adozione a famiglie di fiancheggiatori. «È un po’ difficile da credere – ha precisato la fondatrice di Abuelas – quando nell’85 c’è stato un processo fenomenale che ebbe una portata più che pubblica». «Tuttavia, questa è storia – ha concluso la signora dagli 82 anni impercettibili – e a me piace fare dei distinguo. Senza dimenticare, senza perdere la memoria, dobbiamo sottolineare che oggi lui è papa, e quindi spero che in onore a questo papato faccia tute le cose che deve fare, e su questo gli diamo un voto di fiducia (…) visto che nella società argentina si registrano anche molti meriti da parte sua».

Filippo Fiorini
Fonte: www.ilmanifesto.it
17.03.2013

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Francesco, un Papa “peronista”?

di Mario Bozzi Sentieri – 24/03/2013

Fonte: Arianna Editrice http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45251

Ha incuriosito la presenza, tra i “potenti della terra”, accorsi in Piazza San Pietro per la cerimonia di intronizzazione di Papa Francesco, del rappresentante dei “cartoneros”, del Movimiento trabajadores excluidos, Sergio Sanchez. Sanchez, invitato direttamente dal Papa, era alla messa vestito con la tuta blu e verde che utilizza per raccogliere i materiali da riciclare, abbandonati dalla gente per le strade di Buenos Aires.

La sua conoscenza con il Pontefice risale a circa cinque anni fa, quando più dura era la lotta per il riconoscimento della dignità dei lavoratori.

“L’unico che ci ritrovammo a fianco – ha detto Sanchez a “L’Osservatore Romano” – fu padre Bergoglio. Anche lui lottava contro le diverse forme di schiavitù cui erano sottoposti i lavoratori, contro la tratta degli esseri umani usati come macchine da produzione”.

L’orgogliosa presenza del lavoratore in tuta blu e verde ricorda un po’ quella dei descamisados, termine che, negli Anni Quaranta, veniva usato per indicare gli strati popolari di fede peronista. E’ , del resto, impossibile parlare dell’Argentina senza ricordare quello che fu ed ancora è il peronismo, originale movimento politico terza forzista, nato intorno al 1943, e tuttora influente nella società argentina. Il tempo trascorso dalla scomparsa di Juan Domingo Peron, il suo fondatore, non sembra averne fatto venire meno il valore suggestivo. L’Argentina – in fondo – continua ad essere “peronista”, in un eterogeneo mix di populismo e di conservatorismo, di spinte rivoluzionarie e di aspettative riformiste.

Come ebbe a dire lo stesso Peron, intervistato da un giornale inglese, “…gli argentini sono al 30 per cento socialisti, al 20 per cento conservatori, un altro 30 per cento è di radicali ”. “E i peronisti ?” lo interruppe il giornalista. “No, no, peronisti sono tutti quanti”, rispose candidamente l’ex presidente argentino.

Lo stesso Santo Padre sembra essere “contaminato” da queste suggestioni: populista – si direbbe agli occhi di un’Europa volteriana – tanto appare caloroso, immediato, diretto, nel linguaggio, nella gestualità, nel rapporto con la gente, capace di abbracciare con uno sguardo le migliaia di persone assiepate in Piazza San Pietro e quelle in diretta televisiva e, nello stesso tempo, di guardare ognuno.

Non a caso centinaia di manifesti con la foto di Papa Bergoglio e la scritta “Argentino y peronista” hanno tappezzato le strade di Buenos Aires, mentre il quotidiano argentino “Il Clarin” ha ricordato come il neo-sacerdote Bergoglio sia stato vicino al gruppo peronista di destra “Guardia di Hierro”, con cui, negli anni, avrebbe continuato a mantenere un legame spirituale. Pura strumentalizzazione ? Tentativo di rimarcare ancora i difficili rapporti con la presidente Kirchner, espressione del peronismo di sinistra ?

Sfugge ai nostri “parametri” occidentali l’idea di un Papa che sa parlare ai poveri e nello steso è conservatore sui principi, che sa toccare il cuore della gente senza nulla concedere alle facili mode “progressiste”, che sa ridare fierezza agli umili, i “cartoneros”, parlando di doveri morali. Siamo agli inizi di un pontificato, d’accordo. E’ presto per dare giudizi. Ma come – si diceva una volta – se questo “Ce n’est qu’un début”, non è escluso che i gesti, l’esempio, le semplici parole di Papa Francesco facciano breccia nei cuori inariditi del nostro tempo, costruendo un ponte ideale tra la passione di Plaza de Mayo, la piazza delle grandi adunate a Buenos Aires, e Piazza San Pietro, il simbolo della Chiesa universale, riappassionata dal suo Pastore.

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Non solo Giuseppe Siri, Baget Bozzo, Beppe Grillo e …Arrigo Molinaro

Arrigo Molinari nasce ad Acri, in provincia di Cosenza nel 1932, laureato in Giurisprudenza all’Università di Napoli, è stato assistente di diritto ecclesiastico presso lo stesso ateneo per dieci anni. Si trasferì in Liguria dal 1955, dove lavorò come funzionario di Polizia e percorse tutti i gradi della carriera “conseguendo sempre brillanti risultati”, com’è scritto nella sua autobiografia: commissario a Sanremo sin dalla metà degli anni 60 e, poi, a Genova, prima presso la Squadra Mobile, in seguito come vice questore vicario. Fu uno dei responsabili della pessima e vergognosa gestione del caso relativo all’omicidio di Luigi Tenco. Era appartenente alla P2 con tessera numero 767.

Quindi questore a Nuoro a seguito di un concorso per titoli. Dal 1987 dirigente di diverse scuole di polizia, con selezione e preparazione professionale. Quindi ispettore capo di Ps ed assegnato all’Ufficio ispettivo Centrale a Roma, poi l’Ufficio Ispettivo per l’Italia settentrionale a Milano. Morì a Andora in provincia di Savona assassinato da un ladro con 22 pugnalate. Inspiegabilmente dopo la sua morte la sua vicenda è caduta nel dimenticatoio, fatto attribuito da molti al poco risalto che si volle dare al processo in corso, intentato dallo stesso Molinari nei confronti di due colossi bancari come la BCE e Bankitalia, colpevoli secondo Molinari di signoraggio.

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La scuola genovese.

Se il ’58 è l’anno della “svolta” e se Modugno ne è l’artefice – con un nuovo modo di stare dietro al microfono, cioè da cantante e da autore – i due anni successivi sono quelli in cui nasce la “scuola dei cantautori”, meglio conosciuta come “scuola genovese”. Certo il termine non va preso alla lettera: la scuola di cui si parla non è un’istituzione permanente presso cui seguire dei corsi e fare degli esami, ma è un modo per indicare un gruppo di artisti, con stili anche diversi tra loro, gravitanti attorno all’area genovese ma nati anche altrove, e con un background culturale diversificato. Si richiamavano infatti alla musica statunitense in generale e a quella rock e jazz in particolare, ma anche e soprattutto agli “chansonniers” francesi. Un gruppo di artisti che abiurava la musica “gastronomica”, che aveva intravisto le storture del nuovo “sistema Italia” e che si nutriva di esistenzialismo francese e letteratura maudit, poeti crepuscolari, ermetici e surrealisti francesi. Una manciata di artisti che rispondeva ai nomi di Gino Paoli, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Sergio Endrigo, Piero Ciampi, Fabrizio De André, Paolo Conte (il quale presto, insieme a De André, prenderà una strada diversa). Ma se fino a questo momento tutti i nuovi cantanti italiani avevano attinto, sia nei contenuti che nella forma, alla musica proveniente dall’America, ora, per i cantautori della neonata scuola, il Paese guida diventava la Francia e i suoi artisti più colti: Jacques Brel, George Brassens, Charles Aznavour ecc.. Sono artisti ascoltati e cantati tanto dal popolo quanto dagli intellettuali.

Il loro credo, anche se non sempre espresso a chiare lettere, è épater le bourgeois, stupire il borghese. Alcuni di loro sono solo eccentrici o disobbedienti, ma altri sono ferocemente anticlericali, blasfemi e amorali, parteggiano per i perdenti – puttane, clochards, ladri – e si divertono tanto a fustigare bigotti e fascisti, e a scuotere il loro conformismo.

La loro canzone cercava lo scandalo, ma superava la barriera tra cultura alta e masse. Cosa che non succedeva ancora da noi. Il loro mondo era Parigi, la “rive gauche” della Senna, la “repubblica” esistenzialista e marxista delle cave di Saint-Germain de Prés. Il loro modo di scrivere divenne per gli artisti della “scuola genovese” il contraltare colto alla canzone “gastronomica” sanremese e a quella roccheggiante. Suscitavano molta curiosità, in particolare, le canzoni misogine e anticlericali, libertarie e ferocemente antiborghesi di Brassens e Brel.

Nei loro sottili veleni, nel loro irridere alla volgarità e all’ipocrisia – “Les bourgeois c’est comme les cochons” cantava Jacques Brel – nella loro capacità di smantellare una per una le certezze del clero, dell’alta borghesia e dei politicanti di destra, molti italiani avvertirono la presenza di un senso di libertà e di un coraggio civile che non avevano l’eguale nella nostra cultura. E si buttarono a seguirne le tracce. Ci provarono Svampa con i Gufi, De André, Gaber, Paoli ed Endrigo.

Influenzarono anche l’ambiente teatrale italiano (Laura Betti, Paolo Poli, Maria Monti) e artisti più giovani come Dalla, De Gregori, Conte, Cocciante e cantori come David Riondino e Gianfranco Manfredi.

Per tornare alla “scuola genovese”, dobbiamo dire che il tema principale delle loro canzoni era, come nella canzone del dopoguerra, l’amore; ma un amore vissuto nella quotidianità, ridotto a cosa umana, spogliato dalla retorica, introdotto da un percorso “esistenziale”, incerto, tormentato, a volte deludente, cantato con passione e sofferenza. Al contrario della canzone d’amore sanremese, in questa l’amore, più che celebrato, è descritto tramite l’esperienza dell’autore e non con frasi fatte; è raccontato con parole vere e adeguate alla vita di tutti i giorni; è vissuto dagli artisti in prima persona, attraverso la riscoperta della quotidianità: nei bar, nelle strade di quartieri malfamati, nelle stanze di un bordello o in un giardino di Milano. Ogni artista della neonata “scuola” esprimerà, attraverso l’amore privato, il proprio malessere sociale, il disagio in un mondo che sta cambiando portandosi dietro gravi contraddizioni e ingiustizie, porterà una grande carica di anticonformismo e di spregiudicatezza, esprimerà il desiderio di valori e modelli di vita diversi da quelli esistenti, un mondo più libero, diverso da quello che andava delineandosi :”un mondo diverso, diverso da qui” canta Gino Paoli in Sapore di sale: un mondo diverso che poteva essere racchiuso anche in una sola stanza:

Quando sei qui con me

questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti.
Quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo…

E ogni artista lo farà col proprio stile, col proprio bagaglio culturale, con l’esperienza personale: ma tutti lo faranno con un senso di malessere fortemente contrapposto al clima degli “spensierati anni sessanta”; un malessere allora diffuso tra i giovani e forte in questi artisti: così forte da esprimersi nella vita privata prima che nell’opera : Paoli tenta il suicidio sparandosi al cuore nel 1963, Tenco si uccide nel 1967 al Festival, esprimendo nel biglietto che lascia la contraddizione fra la propria canzone e quella sanremese, Ciampi si lascia uccidere lentamente col vino e la cirrosi.

Analizzando sommariamente questi artisti, almeno i più rappresentativi, possiamo delineare i tratti fondamentali della loro opera.

Gino Paoli comincia come pittore. Nella sua opera di cantautore prevale la prima persona singolare e l’interlocutore principale è il “tu” della compagna (Senza fine), un luogo idealizzato (Il cielo in una stanza), un animale (La gatta). I suoi riferimenti culturali sembrano essere soprattutto Montale, Saba e Pavese.

Luigi Tenco, dal canto suo, era un ottimo studente universitario, grande lettore e proprietario di una ricca biblioteca privata nella quale comparivano testi di Kafka, Huxley, Moravia, Reich, Byron, Du Maurier, Joyce, Lorca, Mann, Remarque e Piasecki.

…La sua filosofia è quella degli anni in cui visse, anni di disgusti e ribellione più che rivoluzione, di disobbedienza e di provocazione più che di lotta civile. Nelle sue canzoni, Tenco fruga nei rapporti di coppia, svelando segreti e sotterfugi e rovesciandone spietatamente lo stereotipo borghese. Lo fa con l’arroganza di chi ha ascoltato le canzoni di Brassens, Brel e di Aznavour e non è del tutto digiuno di nausee sartriane, disgusti céliniani e disprezzo alla Camus….

Umberto Bindi affidava ad altri il compito di scrivere i testi, cosa che più dei contenuti e dello stile lo differenziava tecnicamente dagli altri. La sua canzone era malinconica e romantica. Un esempio è Arrivederci, il cui testo è di Giorgio Calabrese:

Arrivederci. Dammi la mano e sorridi,
senza piangere.
Arrivederci.
Per una volta ancora
è bello fingere.
Abbiamo sfidato l’amore quasi per gioco,
ed ora fingiam di lasciarci soltanto per poco.
Arrivederci…

Bindi è rimasto un po’ in ombra rispetto agli altri soprattutto per la sua omosessualità, che dati i tempi pesò notevolmente anche sulla sua figura di musicista e cantante. Il suo essere “diverso” e il suo dramma lo esprimeva con la musica, dato che non considerava i tempi maturi per poter uscire allo scoperto e cantare la sua “diversità”, benché Paoli gli consigli di scrivere una canzone dedicata a un uomo.

Piero Ciampi era un poeta, del tipo “genio e sregolatezza”, come lo definisce Baldazzi, un personaggio davvero “tragico”. Il suo universo poetico era

…quello dei vinti, dei deboli, degli emarginati (“Io, in questa vita,/ sono uno straniero”), il tema centrale di questo artista “maudit” – rimasto completamente sconosciuto al grande pubblico – era l’amore, la faccia oscura dell’amore: “Noi per amore ci sfidiamo a duello/ sarà sempre così./ Ma, amore, non esiste un nemico più bello di te”.

Quello dunque che si confonde con la morte e l’impossibilità di vivere, quello che ha il volto e gli occhi di Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi quando, dopo aver inseguito disperatamente Maria Schneider ed essere stato ferito a morte da lei, guarda con il lampo di un sorriso i tetti di Parigi.

Era un autentico ribelle, di quelli che non scendevano mai a compromessi né nella vita di tutti i giorni né nell’arte. Questo suo essere così diverso rispetto ai tempi in cui visse, e l’incapacità di mediare e di piegarsi, gli procurò qualche dispiacere (la moglie lo lasciò portandosi dietro i figli, con gli amici spesso litigava fino ad arrivare, ubriaco, a furibonde scazzottate, la società lo emarginò definendolo “artista impossibile”). Provava grande gioia nell’irridere l’Italia del benessere economico e piccolo-borghese, a volte con ironia e a volte con strafottenza: “Andare camminare lavorare, la Penisola in automobile, […] alé, la Penisola al volante, questa bella penisola è diventata un volante. Andare camminare lavorare” (da Andare camminare lavorare) e

…E che sono quei cenci che hai addosso? ma che è? ma fammi capire… ma senti… ma io… ma come! tu sei… sei la mia… e stiamo in questa stamberga coi cenci addosso! ma io adesso esco, sai che cosa faccio? ma io ti porto… una pelliccia… di leone… con l’innesto di una tigre. Telo faccio vedere chi sono io.

dove alla derisione dei beni di consumo aggiunge rabbia e spavalderia.

Come abbiamo visto, i genovesi erano coloro che cantavano l’altra faccia degli anni del dopoguerra e del boom, quelli che si ribellavano, che soffrivano. Con loro, fino alla fine degli anni Settanta, va delineandosi nella musica italiana un forte movimento generazionale che contrappone i padri, con i valori di cui sono portatori, ai figli, che li “uccidono” in continuazione. Questi cantautori spingono fortemente sull’acceleratore dell’insoddisfazione giovanile proletaria e sottoproletaria facendone una pratica di eversione culturale, sociale e sessuale contrapposta a quella delle generazioni precedenti. Siamo alla vigilia del ’68. Vengono sottoposti a duro giudizio i valori fondamentali del passato: famiglia, scuola, istituzioni, religione ecc, e i rappresentanti di questi valori, cioè i “padri”, si trincerano immediatamente nel loro mondo, osteggiando i figli e indicando subito i cantautori (questo è l’ambito che ci interessa) come “cattivi maestri”. Tra questi, naturalmente, non poteva mancare Fabrizio De André, per il quale va fatto uno studio particolare, in quanto, formatosi tra i cantautori genovesi, ha un impianto formale più mosso: al “tu” o a qualche luogo e oggetto idealizzato, soli interlocutori dei primi “genovesi”, aggiunge il “noi”, la forma poetica della ballata; al senso di ribellione presente negli altri cantautori, ma legato a un determinato periodo, aggiunge una poesia anarchica che è metafora dei soprusi ciclici della storia, che si ripetono da millenni e sempre a sfavore dei deboli. Ama, come Guccini e De Gregori, le metafore, le allusioni e le parabole. Introduce

nella canzone il mestiere della poesia e il concetto della vita come letteratura, come ripetizione, come “tango triste”. Se Tenco e Paoli scrivono velocemente, a caldo, su fogli da bar, facendosi vanto di questa velocità di elaborazione poetica, De André articola le sue canzoni come poemi, dove si avverte il magistero della scrittura.

Come lui, Guccini ama immaginare il cantautore più che come poeta come artigiano della parola, che passa molto tempo a lavorare e modellare i versi come un fabbro che batte il ferro.

Fabrizio De André è quello che meglio ha impersonato il ruolo di “cattivo maestro”, quello che ha saputo essere interlocutore nello scontro politico, sociale e culturale. È quello che ha incarnato, in un periodo di forti contrasti, crisi e attacchi alla borghesia, la figura dell’intellettuale critico (ossia, in crisi), scegliendosi una collocazione da “anarchico”, cioè eccentrico sia alla borghesia, dalla quale proveniva per origine, sia al proletariato, al quale non apparteneva. Tutto ciò De André lo ha fatto con un “approccio sofferto alla realtà, lacerato da dubbi e angosce che si sublimano talora in versi, canzoni, idee e battute” di grande spessore culturale, ricche di echi letterari. E’ possibile sentire nelle sue canzoni, come in quelle di Guccini o De Gregori, echi di letture dei più diversi poeti, romanzieri, filosofi o saggisti di tutti i tempi e di tutte le “etichette”. De André, legge tutto ciò che lo appassiona, senza fare di queste letture uno studio sistematico e “scientifico”, ma uno studio libero, eccentrico, fantasioso e “artistico”, nel senso che rielabora tutto ciò che legge, lo modifica, lo piega fino a farlo entrare nella propria visione del mondo: una visione che non è assoluta, ma critica, e critica soprattutto verso dogmi e pregiudizi, poteri forti, verso “la maggioranza” e tutto ciò che è sua espressione, quindi anche verso le “regole”, ingiuste pure queste in quanto espressione diretta di chi le ha stabilite non di chi vi deve obbedire. Nel corso della presente dissertazione cercherò di rintracciare nelle canzoni di De André gli echi di opere come i Vangeli apocrifi, L’antologia di Spoon River, o la presenza di autori come Villon, Lee Masters, Angiolieri, Mutis, ma anche di minori o sconosciuti alla cultura ufficiale. Lo stesso farò, per quel che riguarda gli autori ai quali hanno attinto a loro volta, con Guccini e De Gregori.

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Venerdì 17 maggio muore Vileda. Curioso che dopo appena due mesi Bergoglio venga liberato da una delle sue preoccupazioni maggiori fortemente legate ai desaperecidos e alla sua attività

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L’ex dittatore, coinvolto nella vicenda dei “desaparecidos”, era stato condannato a due ergastoli

venerdì 17 maggio 2013

foto Ap/Lapresse

15:31 – E’ morto l’ex dittatore argentino, Jorge Videla. Ad annunciarlo i media locali. L’ex generale aveva 87 anni ed era incarcerato in una prigione nei pressi di Buenos Aires. Videla è morto in un ospedale della capitale, dove era stato ricoverato per un‘emergenza.

Generale dell’esercito era stato a capo della giunta militare argentina dal 1976 al 1981. E’ stato condannato a due ergastoli per la sanguinosa e sistematica repressione dei dissidenti argentini durante la sua presidenza.

Prese il potere con un golpe ai danni di Isabel Peron. Sotto la sua dittatura si è consumata la vicenda dei “desaparecidos” e la tragedia della “scomparsa dei neonati”.

I media locali: “Morto l’ultimo simbolo del genocidio” – “E’ deceduto Videla, responsabile genocidio”: è uno dei titoli di questi minuti della tv di Buenos Aires, che commenta la morte di Jorge Rafael Videla. “Era l’ultimo dei dittatori ancora in vita ed era stato il leader della giunta militare responsabile del golpe, il 24 marzo del 1976, contro Isabel Peron, la vedova di Juan Domingo Peron”, ricorda un quotidiano locale.

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19 maggio 2013

Il 18 Maggio 2013 è stata una giornate particolare: il Papa ha lanciato ieri un suo messaggio al mondo : “Se cadono gli investimenti, le banche, questa e’ una tragedia, se le famiglie stanno male, non hanno da mangiare allora non fa niente: questa e’ la nostra crisi di oggi. La Chiesa povera per i poveri va contro questa mentalità. Questa è una crisi dell’uomo che distrugge l’uomo”‘, ha detto ancora Papa Francesco durante la veglia in S.Pietro.

Il Papa Francesco I, dall’alto della sua autorità morale e spirituale, finalmente ha lanciato un segnale preciso, importante ed in controtendenza contro il sistema del capitalismo neoliberale fondato sul profitto, sulla speculazione e sul predominio della finanza e delle banche.

Questo messaggio non sarà recepito con molto favore dalle elites dominanti che hanno basato tutto il loro potere sulle entità finanziarie sovranazionali che detengono una massa di capitali enorme (14 volte il PIL mondiale) e che, grazie al potere smisurato derivante dal denaro, dettano le regole ai governi impongono le loro decisioni agli organismi internazionali e gettano nella miseria intere popolazioni.

Furono le elites dominanti che imposero ad Obama di ricapitalizzare le banche dopo il manifestarsi della crisi del 2008 (crollo della Lehman Brothers) creando un effetto di recessione sull’economia con centinaia di migliaia di famiglie americane messe in mezzo alla strada dai provvedimenti di sfratto delle banche e per la perdita della casa e dei posti di lavoro. Lo stesso copione si è ripetuto qualche anno dopo in Europa, in particolare in Grecia ed in Spagna, Portogallo ed ora anche in Italia. Versamenti di denaro pubblico per miliardi alle banche o istituzioni finanziarie (vedi in Italia MPS, vedi Morgan Stanley, vedi ESM/MES) e disoccupazione e miseria per le famiglie. L’unica preoccupazione dei governanti (esecutori dgli ordini delle elites dominanti) nei periodi di crisi: salvare le banche, rastrellare il risparmio delle famiglie mediante imposte, tasse ed accise varie (in Italia ha svolto egregiamente questo compito Mario Monti), per quanto ci riguarda in Europa anche cedere ogni sovranità all’eurocrazia di Bruxelles e Francoforte e considerare l’Europa quale una “mamma affettuosa” (le testuali ed incredibili parole di Enrico Letta).

Si tratta delle stesse elites dominanti che decidono di rovesciare quei governi che non si conformano alle loro regole, scatenando guerre coperte da campagne di manipolazioni mediatiche (vedi Iraq, Libia, Siria) del tipo “andiamo a portare la democrazia”, con tutti i giornaloni del sistema e le TV a ripetere ossessivamente il messaggio (in testa Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, ecc.).

Questo è un messaggio che accresce l’autorità morale del Sommo Pontefice presso il mondo cattolico e cristiano ( e non solo presso di questo) ma che espone questo Pontefice a dei forti rischi .

Immaginiamo che nei prossimi giorni sarà recapitato al Papa indirettamente un messaggio: “ i signori del FMI, della Banca Mondiale, della BCE, della FED, del WTO, hanno recepito il suo messaggio Santità ma non hanno gradito”. Un avvertimento che potrebbe arrivare per via diplomatica o potrebbero incaricare a Roma lo stesso esimio presidente Napolitano, un personaggio che gode della piena fiducia della elites finanziarie internazionali, di avvicinare il Papa e manifestare riservatamente il “disagio” dei potentati finanziari per questi messaggi troppo espliciti, invitando alla “prudenza”. Il Pontefice deve sempre considerare che gli agenti dei servizi potrebbero sempre un domani scovare o costruire qualche dossier scottante sulle relazioni che l’allora cardinale Bergoglio ha mantenuto con la dittatura militare di Videla in Argentina e renderlo poi pubblico.

Inoltre il Papa sa bene che nella stessa Chiesa ci sono state infiltrazioni esterne che hanno cercato di minare dall’interno i delicati equilibri e spostarne l’asse verso le tendenze moderniste, radicali, relativiste che avanzano nelle società occidentali. Il vecchio sogno degli ambienti massonici (mai così potenti come oggi) è sempre stato quello di neutralizzare la Chiesa e di collocare un proprio uomo di fiducia sul seggio pontificio.

La persona del Pontefice è vulnerabile e Papa Francesco non si limita ma piuttosto si espone molto nei suoi “bagni di folla”. Vogliamo sperare che una protezione dall’alto sia sempre presente su questo Papa soprattutto se vorrà essere colui che porta il messaggio dei diseredati ai potenti della terra.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=177928

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