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La Ue spende per la propaganda più della Coca Cola

Posted By On 13 ott 2013

ueL’Unione europea spende per la pubblicità – meglio dire propaganda – più della Coca-Cola, secondo una nuova analisi di come Bruxelles utilizza i nostri soldi.

Il suo budget per promuovere se stessa e tutte le sue opere arriva alla cifra mostre di 2,87 miliardi di euro un anno, paragonato ai 2,54 miliardi di euro spesi nello stesso anno dalla società di soft drink Coca-Cola per promuovere il proprio marchio in tutto il mondo.

Lo si scopre grazia ad un nuovo ‘factbook fiscale’ destinato a far luce su come Bruxelles spende i miliardi che riceve dai paesi membri. L’Italia è creditore netto della Ue per diversi miliardi l’anno.

Ma ci sono altre primizie nel rapporto. Ad esempio si scopre che la Ue mantiene 44 diplomatici in un luogo del mondo ‘strategico’: alle Barbados.

Ci sono poi i 179 milioni di euro che la Ue destina al trasporto dei deputati e del loro personale tra i due edifici sede del Parlamento europeo a Bruxelles e Strasburgo.

Il Factbook fiscale UE, è stato presentato e pubblicato dalla Alleanza dei contribuenti alla conferenza Tory nel Regno Unito.

La Corte dei conti ha rifiutato di approvare il bilancio UE per 18 anni consecutivi affermando di essere preoccupata per la cattiva gestione e le frodi.

Il budget pubblicitario su citato, include anche i 18 milioni di euro spesi per un Parliamentarium, inaugurato nel 2011 come attrazione turistica, ma definito dalla critica come un ‘tempio della propaganda’.
Il costo della pubblicità dell’UE è stato calcolato nel 2008 dalla Open Europe , e include un canale di trasmissione, una società di sondaggi d’opinione – si fanno i sondaggi pilotati e poi li pubblicano – films e un gran numero di pubblicazioni, il finanziamento di gruppi di pressione favorevoli all’Unione Europea, e speciali conferenze pubblicitarie.

Fonte: http://www.informarexresistere.fr/2013/10/03/la-ue-spende-per-la-propaganda-piu-della-coca-cola/

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L’Unione Europea: La Nuova Torre di Babele Vaticana

mercoledì 30 novembre 2011
In un articolo molto lungo dal titolo Mass Immigration And The New Tower Of Babel di RevolutionHarry si cita un manifesto, in seguito ritirato, dell’Unione Europea:

“Il programma può essere visto chiaramente in un manifesto dell’Unione Europea che fu ritirato dopo che arrivarono delle lamentele. L’Unione Europea è parte integrante del Nuovo Ordine Mondiale, essendo uno dei blocchi continentali che, come viene suggerito, è stato destinato ad essere combinato in un futuro governo mondiale. Come tale essa è stata una forza trainante dietro l’immigrazione di massa e il multiculturalismo, proprio perché queste questioni sono una parte fondamentale della generale impresa globalista. Lo stesso manifesto simboleggiava l’Unione Europea nella forma della ‘Torre di Babele’ come rappresentata nel dipinto del 1563 del pittore fiammingo Pieter Bruegel (vedi sopra). Nel mezzo della torre c’era una gru moderna la quale simboleggia che la Torre è ancora in fase di costruzione. Forse, ancor più importante è il fatto che questo manifesto sembrava stesse dicendo che quelli dietro la UE stessa erano venuti per finire il lavoro che era stato cominciato nell’antica Babilonia più di quattromila anni fa.”

La Torre di Babele di Bruegel

Fermiamoci un attimo e inseriamo una notizia del Corriere della Sera. In questa notizia si afferma che Mario Monti, il cattolico che saluta il Papa, istruito dai Gesuiti all’Istituto Leone XIII, a capo di un governo pieno zeppo di cattolici con il pieno appoggio della Chiesa, nel 2005 divenne il capo dell’istituto Bruegel, istituto intestato allo stesso pittore fiammingo sopra citato:

Si occuperà di competitività, di integrazione dei mercati europei, di immigrazione e sviluppo. Si chiama «Bruegel», in omaggio al pittore fiammingo, e significa «Bruxelles european and global economic laboratory). Il nuovo Centro studi, presentato ieri nella capitale belga, sarà presieduto dall’ ex Commissario Mario Monti e diretto dall’ economista Jean-Pisani Ferry. Il capitale di base è pari a 2 milioni di euro ed è sottoscritto da dodici governi (tra cui Francia e Germania che lanciarono l’ iniziativa due anni fa) e da 18 società private. Il governo italiano ha sottoscritto una quota, come pure la Telecom.
Pagina 9
(19 gennaio 2005) – Corriere della Sera

Dal sito del Bruegel leggiamo che:

“L’idea ci creare un nuovo think tank europeo indipendente dedicato all’economia internazionale deriva da discussioni private che hanno coinvolto politici, imprenditori e altre persone di diversi paesi europei alla fine del 2002. L’idea è stata approvata e ufficialmente divulgata da Francia e Germania nella loro dichiarazione congiunta a Parigi il 22 Gennaio 2003. Mario Monti è stato il primo presidente Bruegel dal 2005 al 2008. Dopo il suo mandato è stato nominato presidente onorario in riconoscimento del suo grande contributo e sostegno al Bruegel.”(il grassetto è nostro, ndr).

Riguardo all’indipendenza del Brugel sulle scelte economiche ci sarebbe molto da ridire (o da ridere!) dato che dal 2005, anno della fondazione del Bruegel, Monti è stato anche Consulente Internazionale per la famigerata Goldman Sachs dei Gesuiti e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute. Che strane coincidenze!

“Si sa che Camillo Ruini ha molto a cuore il futuro politico di Marcello Pera e di Mario Monti, il primo portabandiera dei neocon, il secondo di grande rilievo oggettivo con in più il bonus di aver frequentato le scuole dei Gesuiti“.
fonte
“Il Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale emerito di Sua Santità per la diocesi di Roma e Arciprete emerito della Papale Arcibasilica Lateranense, Presidente emerito della “Peregrinatio ad Petri Sedem”, è nato a Sassuolo, in provincia di Modena e diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, il 19 febbraio 1931.”
fonte: vatican.va

Quindi chi sta dietro l’Unione Europea di cui Monti è stato uno dei Commissari? I massoni? I sionisti? Siamo di nuovo al complotto giudaico-massonico? Continuiamo a leggere l’articolo di RevolutionHarry:

“Noi otteniamo un suggerimento su chi, in ultima analisi, sia dietro all’Unione Europea, quando guardiamo alla storia che circonda la creazione della sua bandiera.

L’8 dicembre 1955, alla cattolica ‘Festa dell’Immacolata Concezione di Maria, nostra Co-redentrice’ i Ministri Europei delegati adottano ufficialmente la bandiera Europea, dodici stelle su uno sfondo blu. Essa fu disegnata da Arsene Heitz che oggi è un artista ottantenne a Strasburgo.
Recentemente Heitz ha rivelato ad una rivista francese il motivo della sua ispirazione. Secondo l’artista egli ha pensato alle 12 stelle su uno sfondo blu esattamente come è rappresentata nell’iconografia tradizionale  di questa immagine dell’Immacolata Concezione. Un devoto della Vergine Maria, Heitz non dimentica mai la preghiera quotidiana del Rosario. Heitz notò le parole dell’Apocalisse:”Nel cielo apparve un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle“, Apocalisse 12:1. Come Cattolico devoto egli applicò questo a Maria, che è venerata dai Cattolici.
La bandiera dell’Unione Europea è composta da 12 stelle, ed è ispirata dall’aureola di 12 stelle che appaiono intorno alla Madonna nelle immagini Cattoliche di lei. E, quello che era un simbolo profondamente religioso divenne la bandiera ufficiale dell’Unione Europea.”

(il grassetto e la sottolineatura sono nostri, ndr).

Statua della Vergine Maria nel transetto della cattedrale di Strasburgo, in Francia

Fermiamoci di nuovo e introduciamo un altro articolo del Corriere della Sera dal titolo Dall’aureola dell’Immacolata le dodici stelle dell’Europa del 14 luglio 2003 a firma di Vittorio Messori, a quanto pare anche lui “complottista”:

La bandiera dell’Unione ispirata alla corona della Vergine
Che sia una di quelle ironiche «astuzie della Storia» di cui parlava Hegel?
Di certo, il caso è curioso. In effetti, giovedì 10 luglio, a Bruxelles, con solenne cerimonia è stata presentata la bozza definitiva della Costituzione d’Europa.

E’ quella nel cui preambolo non si è fatto il nome del Cristianesimo, provocando le ben note polemiche e la protesta della Santa Sede. Ma questa stessa Costituzione, nel definire i propri simboli, ribadisce solennemente che la bandiera europea è azzurra con dodici stelle disposte a cerchio. Ebbene: sia i colori, che i simboli, che la loro disposizione in tondo, vengono direttamente dalla devozione mariana, sono un segno esplicito di omaggio alla Vergine. Le stelle, in effetti, sono quelle dell’Apocalisse al dodicesimo capitolo: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle». Quella Donna misteriosa, per la tradizione cristiana, è la madre di Gesù. Anche i colori derivano da quel culto: l’azzurro del cielo e il bianco della purezza verginale. Nel disegno originario, infatti, le stelle erano d’argento e solo in seguito hanno preso il colore dell’oro.

Insomma: anche se ben pochi lo sanno, la bandiera che sventola su tutti gli edifici pubblici dell’Unione (e il cerchio di stelle che sovrasta l’iniziale dello Stato sulle targhe di ogni automobile europea) sono l’invenzione di un pittore che si ispirò alla sua fervente devozione mariana.

E’ una storia di cui circolano versioni diverse, ma che abbiamo ricostruito con esattezza già nel 1995, in un’inchiesta per il mensile di Famiglia cristiana , Jesus . La vicenda, dunque, inizia nel 1949 quando, a Strasburgo, fu istituito un primo «Consiglio d’Europa», un organismo poco più che simbolico e privo di poteri politici effettivi, incaricato di «porre le basi per un’auspicata federazione del Continente». L’anno dopo, anche per giustificare con qualche iniziativa la sua esistenza, quel Consiglio bandì un concorso d’idee, aperto a tutti gli artisti europei, per una bandiera comune. Alla gara partecipò pure Arsène Heitz, un allora giovane e poco noto designer che al tempo della nostra inchiesta era ancora vivo e lucido, pur se ultra novantenne. Heitz, come moltissimi cattolici, portava al collo la cosiddetta «Medaglia Miracolosa», coniata in seguito alle visioni, nel 1830, a Parigi, di santa Catherine Labouré.

Questa religiosa rivelò di avere avuto incarico dalla Madonna stessa di far coniare e di diffondere una medaglia dove campeggiassero le dodici stelle dell’Apocalisse e l’invocazione: «Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te». La devozione si diffuse a tal punto nell’intero mondo cattolico da fare di quella «Medaglia Miracolosa» uno degli oggetti più diffusi, con molte centinaia di milioni di esemplari. Ne aveva al collo una di latta e legata con uno spago anche santa Bernadette Soubirous quando, l’11 febbraio del 1858, ebbe la prima apparizione della Signora, che apparve vestita proprio di bianco e di azzurro.

Ebbene, Arsène Heitz non era soltanto uno degli innumerevoli cattolici ad avere su di sé quella Medaglia nata da un’apparizione, ma nutriva una speciale venerazione per l’Immacolata. Dunque, pensò di costruire il suo disegno con le stelle disposte in circolo, come nella Medaglia, su uno sfondo di azzurro mariano. Il bozzetto, con sua sorpresa, vinse il concorso, la cui commissione giudicatrice era presieduta da un belga di religione ebraica, responsabile dell’ufficio stampa del Consiglio, Paul M. G. Lévy, che non conosceva le origini del simbolo, ma fu probabilmente colpito positivamente dai colori. In effetti, l’azzurro e il bianco (le stelle, lo dicevamo, non erano gialle ma bianche nel bozzetto originale) erano i colori della bandiera del neonato Stato d’Israele. Quel vessillo sventolò la prima volta nel 1891, a Boston, sulla sede della «Società Educativa Israelitica» e si ispirava allo scialle a strisce usato dagli ebrei per la preghiera. Nel 1897, alla Conferenza di Basilea, fu adottato come simbolo dell’Organizzazione Sionista Mondiale, divenendo poi nel 1948 la bandiera della repubblica di Israele. In una prospettiva di fede è felicemente simbolica questa unione di richiami cristiani ed ebraici: la donna di Nazareth, in effetti, è la «Figlia di Sion» per eccellenza, è il legame tra Antico e Nuovo Testamento, è colei nel cui corpo si realizza l’attesa messianica. Anche il numero delle stelle sembra collegare strettamente le due fedi: dodici sono i figli di Giacobbe e le tribù di Israele e dodici gli apostoli di Gesù. Dunque, il giudeo-cristianesimo che ha costruito il Continente unito in uno stendardo.
Sta di fatto che alcuni anni dopo la conclusione del concorso d’idee, nel 1955, il bozzetto di Heitz fu adottato ufficialmente come bandiera della nuova Europa . Tra l’altro, a conferma dell’ispirazione biblica e al contempo devozionale del simbolo, il pittore riuscì a far passare una sua tesi, che fu fatta propria dal Consiglio d’Europa. Ci furono critiche, infatti, visto che gli Stati membri erano all’epoca soltanto sei: perché, allora, dodici stelle? La nuova bandiera non doveva rifarsi al sistema della Old Glory, lo stendardo degli Usa, dove ad ogni Stato federato corrisponde una stella?
Arsène Heitz riuscì a convincere i responsabili del Consiglio: pur non rivelando la fonte religiosa della sua ispirazione per non creare contrasti, sostenne che il dodici era, per la sapienza antica, «un simbolo di pienezza» e non doveva essere mutato neanche se i membri avessero superato quel numero. Come difatti avvenne e come ora è stato stabilito definitivamente dalla nuova Costituzione. Quel numero di astri che, profetizza l’Apocalisse, fanno corona sul capo della «Donna vestita di sole» non sarà mai mutato.
Per finire con un particolare che può essere motivo di riflessione per qualche credente: la seduta solenne durante la quale la bandiera fu adottata si tenne, lo dicevamo, nel 1955, in un giorno non scelto appositamente ma determinato solo dagli impegni politici dei capi di Stato. Quel giorno, però, era un 8 dicembre, quando cioè la Chiesa celebra la festa della Immacolata Concezione, la realtà di fede prefigurata da quella Medaglia cui la bandiera era ispirata. Un caso, certo, per molti. Ma forse, per altri, il segno discreto ma preciso di una realtà «altra», in cui ha un significato che per almeno mille anni, sino alla lacerazione della Riforma, proprio Maria sia stata venerata da tutto il Continente come «Regina d’Europa». (il grassetto e la sottolineatura sono nostri, ndr).

Di Vittorio Messori”

Vittorio Messori insieme al Cardinale Ratzinger, 1984

Una bandiera di ispirazione Cattolica, ci dice il “complottista” Messori sul “complottista” Corriere della Sera, con dati alla mano; una bandiera che unisce “giudeo-cristianamente” i cattolici ai sionisti di corte assassini di Israele, paese che abbiamo visto essere nient’altro che un feudo Vaticano; Una bandiera adottata in una seduta solenne l’8 dicembre 1955, la festa dell’Immacolata Concezione, un caso, certo, per molti…ma non per tutti.
Andiamo avanti con l’articolo di RevolutionHarry:

“Un’ulteriore confera del coinvolgimento del vaticano nella creazione della UE può essere trovato in un articolo dell’agenzia di stampa Cattolica Zenit, dal titolo ‘Le Origini Cattoliche dell’Unione Europea’. In esso si legge:

I leader politici che hanno fondato la CECA si sono rivelati nettamente Cattolici: Robert Schuman era intensamente devoto alla fede e affermò pubblicamente che le encicliche papali ‘definiscono la dottrina cattolica e si legano nella coscienza’. Konrad Adenauer e Alice de Gasperi [entrambi cattolici devoti] furono particolarmente importanti. Il piano del carbone e dell’acciaio fu redatto da un funzionario, Jean Monnet, che divenne il primo uomo a ricoprire la carica che adesso è chiamata Presidente della Commissione. Non era un cattolico impegnato, ma l’architettura essenziale delle istituzioni era già stata sostenuta da Shuman prima che Monnet andasse nella sua direzione con il suo progetto.“(il grassetto è nostro, ndr).

Come ad esprimere l’importanza di tale coinvolgimento troviamo che Shuman, Adenauer e De Gasperi sono tutti all’interno del processo di beatificazione. “

Adesso fermiamoci di nuovo ed estraiamo qualche passo dell’articolo “complottista” tratto dal sito del Centro Pastorale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore dal titolo Alle fondamenta dell´Europa: Alcide De Gasperi:

Per la prima volta nella sua storia, l´Ue ha una propria personalità giuridica, con la facoltà quindi di firmare i Trattati internazionali. Incorporata nel Trattato tramite un articolo, diventerà giuridicamente vincolante per tutti i paesi dell´Unione Europea, ma non per Regno Unito, Polonia e Repubblica Ceca che hanno chiesto e ottenuto un´esenzione.

Se da un lato tali importanti novità ci incoraggiano, ci pongono, dall´altro, di fronte al problema del futuro dell’Unione Europea e della sua necessità di rilancio. Il dibattito, però, non può esaurirsi semplicemente nella ricerca della ripartizione ottimale delle competenze fra la Commissione, il Parlamento e il Consiglio. E’ doveroso da parte di tutti noi sfruttare questo momento per una riflessione sull´identità profonda dell´Europa, sul suo ethos e il suo telos, le sue radici cristiane, la sua capacità di autocomprensione.

Il dibattito è ampio e complesso. Ritengo tuttavia possa costituire spunto importante per tale riflessione un breve ricordo della figura del grande statista italiano Alcide De Gasperi, un ricordo che non ambisce ad essere esaustivo ma che si accontenta di rimandare i Lettori a personali approfondimenti.

Alcide De Gasperi

De Gasperi fu uno dei padri fondatori dell´Europa, insieme a Robert Schuman e Konrad Adenauer (tutti e tre ferventi cattolici, tanto che dei primi due si è aperta la causa di beatificazione) . Lo statista trentino fu protagonista della ricostruzione politica ed economica dell´Italia dopo la seconda guerra mondiale e leader dei governi di centro formatisi a partire dal 1947. Mostrò subito di avere le idee chiare sulla collocazione dell´Italia nell´Occidente anticomunista e, in qualità di Presidente del Consiglio, carica che manterrà fino al luglio del 1953, contribuì all´uscita dell´Italia dall´isolamento internazionale, favorendo l´adesione al Patto Atlantico e partecipando alle prime consultazioni che avrebbero condotto all´unificazione economica dell´Europa.

Decisivo in tal senso fu il suo contributo per la formazione del Piano Schuman che avrebbe condotto nel 1951 alla formazione della CECA . L’europeismo che animò la vita politica dello statista trentino nasceva in primis da un forte desiderio di pace dopo gli orrori della guerra che aveva devastato il nostro Continente. De Gasperi era consapevole che solo un’Europa unita avrebbe potuto assicurare al Continente un duraturo periodo di pace e che proprio questa sarebbe stata la via che avrebbe condotto l´Italia a superare la sua crisi (nota di nwo-truthresearch: questi sono i soliti pretesti buonisti cattolici per accentrare il potere; ricordiamo che il problema era il nazionalismo nazista, che abbiamo visto essere appoggiato dal vaticano-gesuiti; su questo argomento vedi anche qui e qui). Da ricordare, infine, i suoi sforzi volti alla creazione della Comunità Europea di Difesa (CED), che avrebbe dovuto aiutare l´Europa ad acquisire maggiore peso politico nei confronti degli Stati Uniti, tentativo fallito dopo la bocciatura dell´Assemblèe Nationale nel 1954.

Nelle sue idee c’era la cultura del cattolicesimo democratico e liberale. Era una visione della politica profondamente ispirata ai valori cristiani, ma in cui si esprimeva il principio della laicità dello stato come valore irrinunciabile. (nota di nwo-truthresearch: tutti i leader cattolici al potere si mascherano dietro la laicità dello Stato per portare avanti gli obiettivi del Vaticano-Gesuiti).
Fervente praticante (irrinunciabile per lui la S.Messa quotidiana), nel 1993 si è aperta la causa per la sua beatificazione.
Scriveva Papa Benedetto XVI nel discorso ai membri del consiglio della Fondazione Alcide De Gasperi il 20 giugno 2009: “spiritualità e politica si integrarono così bene in lui che, se si vuole comprendere sino in fondo questo stimato uomo di governo, occorre non limitarsi a registrare i risultati politici da lui conseguiti, ma bisogna tener conto anche della sua fine sensibilità religiosa e della fede salda che costantemente ne animò il pensiero e l’azione” .
L´auspicio è che nella riscoperta di questa figura di uomo e di cristiano si possa ancora trovare ispirazione per le scelte che l´Europa adotterà nei prossimi anni .”
(il grassetto è nostro, ndr).

Di Robert Schuman leggiamo nel sito Santi beati e testimoni:

Robert Schuman

Robert Schuman, famoso politico franco-tedesco, è ritenuto uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, insieme al cancelliere tedesco Konrad Adenauer ed all’italiano Servo di Dio Alcide De Gasperi.

Schuman fu il principale negoziatore di tutti i maggiori trattati quali il Consiglio d’Europa, il Patto Atlantico e la CECA. Il 9 maggio 1950 Schuman presentò una proposta, volta a creare un’organizzazione europea indispensabile per il mantenimento di pacifiche relazioni, nota come “Dichiarazione di Schuman”, che formò la base della costituenda CECA, base primordiale dell’odierna Unione Europea. Dal 1958 al 1960 fu il primo Presidente del Parlamento Europeo, che al termine del suo mandato lo nominò “padre dell’Europa ”.
Fu presidente del Movimento Europeo (19.55), e poi dell’Assemblea di Strasburgo (1958). A giusto titolo è considerato, con Adenauer e De Gasperi, uno dei padri dell’Europa. Tutta la sua azione fu sempre sorretta e diretta da profonde convinzioni cristiane. Nei posti di grandi responsabilità da lui occupati, mai si lasciò guidare da altre considerazioni se non da quella del bene comune. La sua vita privata, in mezzo agli onori, era di una semplicità e frugalità francescane. Uomo che univa un’intensa vita interiore con una grande riservatezza, un acuto senso politico con una inflessibile integrità morale, può essere, per tutti coloro che si dedicano alla politica, un esempio di coerenza umana e cristiana. Dietro richiesta deH’«Institut Saint-Benoìt patron de l’Europe», associazione costituitasi per manifestare «la santità della politica» attraverso l’esempio di Robert Schuman, il vescovo di Metz, dopo il nulla osta della Santa Sede (15 nov. 1989), ha iniziato la causa di beatificazione il 9 giu. 1990.

Di Konrad Adenauer leggiamo sempre nel sito Santi beati e testimoni:

Konrad Adenauer

Cattolico praticante, fu politico e statista tedesco, nonché uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, insieme al francese Robert Schuman e all’italiano Alcide De Gasperi, entrambi Servi di Dio. Cancelliere della Germania dal 1949 al 1963 e leader dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU) dal 1950 al 1966, la sua carriera politica si è dipanata per circa 60 anni. Anche per Adenauer si levano da più parti richieste di apertura di una sua causa di beatificazione.

Nel 1948 cominciò, con altri esponenti della corrente politica democristiana europea (l’italiano Alcide De Gasperi e il francese Robert Schuman in primis) l’inizio del processo di realizzazione di progetti di cooperazione europea da cui nasceranno prima il Mercato Comune Europeo (Mec), poi la Comunità Economica Europea (Cee) ed, infine, l’Unione Europea (Uè) con la sua moneta unica Euro (1998).

Secondo Rino Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense:

L’Europa è nata cristiana e solo nella misura in cui rimarrà tale potrà pensare di conservare a pieno le proprie idealità e il proprio apporto originale alla costruzione di una civiltà post-moderna. La Chiesa, da parte sua, è stata davvero la comune e antica madre che ha dato vita all’unione di tanti popoli, che alcuni oggi sembrano voler dimenticare senza comprendere dove affondano le proprie origini
fonte

Ritorniamo a RevolutionHarry e al manifesto dell’Unione che abbiamo illustrato all’inizio:

Un’ultima osservazione è che il trattato per la creazione della ‘Comunità Economica Europea (CEE)’ è anche conosciuto come il ‘Trattato di Roma’. Esso venne firmato a Roma nel 1957. Si può facilmente vedere il perché ci siano quelli che dicono che l’UE è semplicemente la creazione di un nuovo Sacro Romano Impero. (Nel manifesto dell’Unione Europea con al suo interno la rivisitazione della Torre di Babele di Bruegel, ndr) a circondare l’immagine della torre possiamo vedere le tradizionali stelle gialle a cinque punte della bandiera europea. La cosa che colpì in questo caso era che le stelle erano nella forma di pentagrammi invertiti rispetto alla loro rappresentazione standard.

Particolare dell’immagine del manifesto che mostra i pentagrammi invertiti

Questo doveva essere senza dubbio intenzionale. Nel mondo dell’occulto il pentagramma capovolto fu a lungo il simbolo del male e del Bafometto, che a sua volta è solo un altro nome di Satana. Lo slogan del manifesto era ‘Europa: Molte Lingue, Una Voce’. Il sottile messaggio qui trasmesso era il desidero dell’UE e, per estensione, del più ampio Nuovo Ordine Mondiale, di rimuovere completamente tutte le individualità, con tutto il potere concentrato in una sola persona. In fin dei conti sembra che la persona che Essi hanno in mente sia il Papa.

L’edificio del Parlamento Europeo a Strasburgo

Infatti, l’edificio stesso del Parlamento Europeo, a Strasburgo, in Francia, ha la forma di una torre che risulta finanche incompiuta. Non è un caso, è stato progettato per essere una rappresentazione della Torre di Babele incompiuta. L’Unione Europea non è certo timida nella sua associazione alla Torre di Babele. Nel 2004 ci fu un progetto intitolato la ‘Torre di Babele Europea’. Sul loro sito essi dichiararono che:

“La realizzazione degli obiettivi del progetto è stata sostenuta con l’attuazione del Portfolio Europeo delle Lingue al fine di migliorare il processo di sviluppo di un modello di cittadino europeo.”

Altri simboli occulti associati con l’UE comprendono una statua di donna a cavallo di un toro, fuori dal suo ufficio a Bruxelles. Questo è il simbolo che è stato ripetuto nel corso degli anni su diverse monete e francobolli. La donna si dice che sia la dea pagana Europa e, secondo la tradizione, il toro è il dio Zeus sotto mentite spoglie. Nella storia Europa si arrampica sul dorso del toro, che poi si tuffa in mare e la stupra. Zeus porta poi Europa a Creta, dove le rivela la sua vera identità. Zeus è in realtà solo un altro nome di Satana.

Europa in sella al toro Zeus  (Satana)

Nella Bibbia leggiamo che è Pergamo dove ‘Satana ha il suo trono’. Questo sarebbe stato il Grande Altare di Pergamo, il quale venne dedicato al dio Zeus. La comprensione della vera natura dell’Unione Europea sembra così abbastanza adatta per poter essere simbolizzata come l’Europa stessa che viene violentata e sedotta da Satana.
Alcuni collegano la statua alla ‘donna in sella alla bestia’ riferendosi al Libro della Rivelazione della Bibbia. E’ molto probabile che ci sia qualcosa di vero in questo, ma l’esplorazione di questo tema potrebbe allungare ancora di più un articolo già molto lungo.
La storia biblica della Torre di Babele può essere brevemente riassunta come segue.
La torre fu costruita nell’antica Babilonia che fu fondata dal re tiranno e dittatore Nimrod.

Nimrod

Babilonia è considerata la principale fonte di tutti i ‘misteri’ occulti e Satanici. Nimrod si ribellò a Dio creatore e cercò di eliminare la fede in Lui. Uno dei suoi metodi fu quello di aumentare il livello della tirannia (controllo centrale da parte dello Stato) cosicché la gente avrebbe dovuto sia imparare che dipendere da lui e dal suo potere. Anche allora la classe dirigente, nelle sembianze di Nimrod e di sua moglie Semiramide, sapeva che se una persona era schiava spiritualmente allora lui o lei potevano essere totalmente controllati. Questo divenne anche il proposito della ‘deificazione’ della Sovranità e il controllo da parte della linea di sangue di tutta la ricchezza e la proprietà.
La stessa Torre ‘con la cima nei cieli’ era il luogo dove Nimrod era destinato a lavorare seduto sul suo trono e a governare come un dio dal cielo come un mandatario del suo padrone Lucifero (quando i seguaci della New Age o gli occultisti parlano del genere umano come se fosse un Dio o degli dei vale la pena ricordare che questo è un concetto molto gerarchico, con alcuni ‘dei’ che sono più uguali degli altri).
Nimrod era conosciuto in qualità di molte cose, ma soprattutto era il dio del sole (simbolo di Lucifero). Egli fu il primo a cercare di riunire l’umanità con una sola lingua e un solo sistema politico e religioso. Il sistema religioso diviene l’apice dei misteri che rappresentavano il culto del dio sole Luciferiano. Nimrod è stimato dalla massoneria ed è persino considerato da alcuni come il primo muratore, con la torre stessa come impresa massonica. Questa non è una sorpresa perché, come vedremo tra poco, i livelli superiori della massoneria adorano Lucifero. I paralleli tra la costruzione della Torre e la dottrina di Lucifero possono essere visti nel versetto biblico di Isaia 14:14, dove Lucifero dice:

“Salirò al di sopra delle altezze delle nubi; sarò simile all’Altissimo”.

Il significato del simbolismo del palazzo del parlamento UE e quello che il manifesto trasmette è che coloro che sono in ultima analisi i responsabili della creazione dell’UE stanno continuando la filosofia di Nimrod e cercano di finire quello che lui aveva iniziato. Un Nuovo Ordine Mondiale con una falsa unine dell’umanità, in ultima analisi al servizio di Lucifero. Secondo i racconti biblici Dio ostacolò questo piano satanico dando ai lavoratori diverse lingue e disperdendoli in tutto il mondo. Questo singolo atto minò l’agenda di Satana/Lucifero per diverse migliaia di anni. Potremmo essere tentati di percepire questo attuale tentativo di unire l’umanità come una cosa buona, ma è indispensabile capire che la forza trainante è la stessa vecchia agenda Satanico/Luciferina perseguita dagli occultisti generazionali al servizio del grande maligno.
Nimrod fu considerato il ‘Sommo Sacerdote dei Misteri Babilonesi’. Questo titolo, qualche volta chiamato ‘Pontifex Maximus’, alla fine arrivò ad essere conferito a Giulio Cesare. Questo incarico fu mantenuto dagli imperatori romani fino al 376 quando il Graziano lo rifiutò. Successivamente passò al vescovo di Roma, Damaso, nel 376. Fino ad oggi uno dei molti titoli del Papa è quello di Pontifex Maximus (Pontefice Massimo), il quale suggerisce che costui è anche il ‘Sommo Sacerdote dei Misteri Babilonesi’.
Un’introduzione alla natura pagana della Chiesa Cattolica può essere trovata nei video qui, qui e qui. Uno sguardo ad alcuni dei simboli pagani associati alla Chiesa si può trovare qui (in italiano qui).”
estratto da: http://revolutionharry.blogspot.com/2011/06/mass-immigration-and-new-tower-of-babel.html

Viste tutte queste schiaccianti evidenze, a noi di nwo-truthresearch risulta francamente ridicolo affermare che l’Unione Europea sia un costrutto meramente massonico, quando i fatti indicano il coinvolgimento, in tutti gli aspetti, di ferventi cattolici devoti al Vaticano. Ci risulta altresì ridicolo l’affermare che il Vaticano sia un attore secondario nella creazione del Nuovo Ordine Mondiale di cui l’Unione Europea è un tassello fondamentale. Come avete letto sopra il Vaticano è il protagonista principale nell’edificazione di tale impero in ogni sua fase, impero che sta mandando in rovina milioni di persone in tutti i paesi suoi aderenti. La ridicolaggine sulla secondarietà del Vaticano-Gesuiti nel portare avanti il Nuovo Ordine Mondiale è anche evidente se si approfondiscono le ricchezze di tale potenza millenaria (vedi a tal proposito Chi è l’Uomo il più Ricco della Terra? e Le Finanze Vaticane), e il suo ruolo storico di aspirazione alla conquista e alla sopraffazione dei popoli, come avvenuto con le crociate. L’Europa che vediamo sotto i nostri occhi è un continente debole creato apposta per essere vittima della speculazione finanziaria di Goldman Sachs e dei suoi dipendenti cattolici Mario Draghi, Mario Monti e Romano Prodi, tutti ferventi europeisti continuatori dell’opera degli avi padri fondatori cattolici. Questa crisi europea derivante dalla speculazione, avrà come risultato il consolidamento del potere finanziario Catttolico Romano e richiamerà ulteriori forti politiche di accentramento di potere politico nelle mani del Vaticano-Gesuiti, perchè, come afferma lo stesso Bruegel-Mario Monti:
“Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali ad un livello comunitario.”
Il fatto che nessuno prima d’ora vi abbia mai parlato di tali schiaccianti prove contro il Vaticano-Gesuiti per noi significa solo che in Italia vige il serrato controllo della controinformazione, ove la colpa è sapientemente dirottata verso i cosiddetti banchieri Illuminati o i sionisti. Ma sia gli Illuminati che gli ebrei sionisti sono solo una facciata del Vaticano-Gesuiti, come abbiamo più volte analizzato nel nostro blog.
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L’UE vara il commissariamento preventivo per i Paesi dell’euro in difficoltà

parlamento europeoSegnalazione di Claudio Turazza

Approvati dal Parlamento europeo regolamenti per il «rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio sugli stati in difficoltà»

di Matteo Rigamonti

Tremino i paesi dell’area euro che non hanno i conti in ordine, perché il commissariamento preventivo dell’Unione europea su di loro sarà realtà a partire dal prossimo autunno. La plenaria del Parlamento europeo ha, infatti, approvato ieri a larga maggioranza il cosiddetto “2 pack”, ossia una coppia di regolamenti che mira, per dirlo con il linguaggio degli eurocrati, a «rafforzare» la governance europea imponendo di sottoporre le bozze di leggi finanziarie dei paesi dell’eurozona al controllo preventivo da parte della Commissione europea, già a partire dal prossimo mese di ottobre.

ALLA FACCIA DELLA DEMOCRAZIA. Si tratta della relazione Gauzès, dal nome dell’eurodeputato francese del Partito popolare europeo Jean Paul Gauzès, sul regolamento per il «rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli stati membri che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria nella zona euro» e della relazione Ferreira, che prende il nome di Elisa Ferreira, l’eurodeputata portoghese membro dell’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici, sul regolamento per il «monitoraggio e valutazione delle bozze di piano finanziario per assicurare la correzione del deficit eccessivo». La prima è stata approvata con 528 voti favorevoli, 81 contrari e 71 astenuti, la seconda ha, invece, ottenuto 526 sì, 86 no e 66 astenuti. I due regolamenti entreranno in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. E si applicheranno direttamente, senza necessitare di alcuna trasposizione in una legge nazionale.

IL COMMISSARIAMENTO PREVENTIVO. Stando a quanto si legge nella prima delle due relazioni e secondo i convincimenti degli eurocrati, «occorre che uno stato membro la cui moneta è l’euro sia soggetto a una sorveglianza rafforzata se è colpito – o rischia di essere colpito – da gravi perturbazioni finanziarie onde garantire un rapido ritorno alla normalità e proteggere gli altri stati membri della zona euro da possibili ripercussioni negative». E non è tutto: «Tale sorveglianza rafforzata dovrebbe essere proporzionata alla gravità dei problemi e graduata di conseguenza». Essa, pertanto, «dovrebbe comprendere un accesso più ampio alle informazioni necessarie per monitorare in modo rigoroso la situazione economica, fiscale e finanziaria, e la presentazione di relazioni periodiche alla commissione competente del Parlamento europeo, nonché al Comitato economico e finanziario (Cef) o a qualsiasi sottocomitato che questo designi a tal fine».

RESTRIZIONI. Le medesime modalità di sorveglianza, poi, sempre secondo gli eurocrati, dovrebbero applicarsi anche a quegli stati membri che chiedono di essere assistiti a titolo precauzionale mediante l’Efsf, il Fondo europeo di stabilità finanziaria, il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e il Fondo monetario internazionale (Fmi) o altra istituzione finanziaria internazionale. Lo scopo? «Prevenire che uno stato membro in difficoltà sotto il profilo della stabilità finanziaria contagi il resto della zona euro e, più in generale, l’Unione nel suo insieme». Su proposta della Commissione europea e previa consultazione della Banca centrale europea, inoltre, il Consiglio europeo potrà anche «autorizzare restrizioni riguardanti paesi terzi responsabili della circolazione di capitali pericolosi per il funzionamento dell’Unione economica e monetaria».

Fonte: www.tempi.it

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Qual è l’origine di quella che Lei ha definito “la dittatura europea”?
Le origini vengono da molto lontano. Un progetto di “pace perpetua” fondato sull’omogeneizzazione di tutti i popoli e di tutti gli Stati, in primis di quelli europei, risale al primo Umanesimo ed è passato poi ai Filosofi del Settecento fino a Kant che ha scritto appunto un “Progetto di pace perpetua”. Si trattava con tutta evidenza di un discorso filosofico, un’ipotesi teorica priva di qualsiasi aggancio con la realtà, ma i politici e i finanzieri anglo-americani se ne sono serviti, alla fine della prima guerra mondiale, per lanciare, sotto l’ideale della pace, l’idea di un’unione degli Stati europei.
Un’unione federale a guida americana che in realtà doveva dare inizio ad una economia e ad un mercato mondiale.Qual è il rapporto dare/avere fra l’Unione Europea e l’Italia?
Non credo che si possa parlare di un rapporto dare-avere. Qualcuno presenta ogni tanto un bilancio di quanto l’Italia dà all’Unione in denaro come la quota obbligatoria dell’Iva annuale, gli stipendi e le spese dell’europarlamento e quanto riceve di contributi all’agricoltura e altre cose del genere, ma si tratta ovviamente di bilanci senza senso. In che modo, infatti, si può calcolare il danno della perdita della sovranità sulla moneta, con tutto quello che ha comportato e che comporta di pagamento degli interessi (signoraggio) ai banchieri della Banca centrale europea? In che modo calcolare la perdita del proprio territorio con l’eliminazione dei confini stabilita con il trattato di Schengen? La perdita dell’indipendenza del proprio Stato con la connessa perdita del prestigio del nome di una nazione e di una civiltà che ha impresso, dal tempo di Roma in poi, il proprio volto all’Europa? Per non parlare della perdita della libertà di produzione dei propri prodotti, con l’imposizione pianificata delle colture agricole, dallo sterminio di magnifiche mucche allo scambio di frutta che viaggia da un capo all’altro del mondo per unificare pomodori cinesi e zucchine brasiliane di perfetta misura bruxelliana. Non esistono bilanci al mondo che possano fare simili calcoli.Quali sono i lati oscuri che il progetto Europa nasconde?
Quello che non è mai stato detto chiaramente da nessuno dei nostri politici: lo scopo finale della globalizzazione, il Governo unico mondiale. La riduzione all’uguaglianza di comportamento per tutti i popoli: una sola lingua, una sola religione, una sola moneta, una sola identità, una sola cultura, un solo Stato. La “guida” sottostante a quella dei governanti sembrerebbe massonica, in quanto questi sono fin dall’inizio gli ideali massonici, ma non ne esistono prove. Personalmente però io sono convinta che la globalizzazione non sia, non possa essere la meta finale, ma piuttosto lo strumento per uno scopo ulteriore di cui non so nulla. Il motivo per il quale ritengo che la globalizzazione non possa essere la meta finale, è presto detto: non è possibile mantenere miliardi di uomini immobili nella posizione raggiunta. La lingua, per esempio, si trasforma da sé senza che nessuno ne sia consapevole e lo voglia (pensiamo, per esempio, a quanto sia diverso l’italiano di oggi dall’italiano di Dante); i legami, gli affetti fra i gruppi territorialmente più vicini diventano necessariamente più forti ( nell’affetto o nell’ostilità) che con i gruppi lontani, e così via. Insomma l’uguaglianza non perdura neanche per brevissimi periodi se non con la violenza di un potere dittatoriale (come è successo nel mondo sovietico) e, dopo il periodo della dittatura, sicuramente il governo mondiale non potrebbe sussistere.Quali danni ha prodotto l’euro all’economia nazionale?
Talmente grandi che non è possibile calcolarli. Il passaggio alla moneta unica è stato chiamato “la rapina del secolo” ma in realtà soltanto cinque o sei banchieri, quelli che l’hanno progettata e che ne hanno incassato il frutto, sono in grado di fare un calcolo.
E’ proprio su questo fatto, ossia che i popoli non avrebbero mai potuto avere un’idea esatta, matematica, di quello che stava succedendo, che i banchieri hanno contato nel compiere la rapina. Se ci atteniamo, del resto, anche soltanto a quello che abbiamo sotto gli occhi, non possiamo sbagliarci: con uno stipendio mensile di due milioni di lire un qualsiasi cittadino italiano viveva bene, con i corrispondenti mille euro non riesce a vivere. Ma è impossibile anche calcolare il danno prodotto dall’ansia di dover utilizzare una moneta sconosciuta, il timore di sbagliare perdendo quel poco che si possiede; inoltre il raddoppio generalizzato dei prezzi che è stato dovuto, non, come si è detto, alla disonestà dei commercianti ma alla inflazione volutamente inserita, per assorbirla all’insaputa dei cittadini, nel falso valore assegnato all’euro. Un’inflazione che continuiamo a scontare senza speranza di recupero, mentre la Bce ne dichiara a stento il 2%, e che ha portato sull’orlo del fallimento i Paesi in cui era più alta, Grecia, Portogallo, Spagna, Italia. Dobbiamo assolutamente uscire dall’euro se vogliamo salvarci.Quali danni sta producendo il trattato di Schengen su sicurezza e certezza del diritto?
Ogni Stato è stato sempre fornito di confini: non è uno Stato se non possiede un determinato territorio. Quindi, per prima cosa, l’Italia non è più uno Stato. Cosa che, del resto, è lo scopo primario dell’unificazione europea: l’eliminazione degli Stati. In concreto poi succede che non esistono né controlli per le persone né dogane per le merci, che, secondo il Trattato di Maastricht, devono circolare liberamente in tutta l’Unione. L’immigrazione è esplosa ovviamente a causa della mancanza dei confini: se uno non ha la porta non può accusare nessuno di essere entrato in casa sua, o meglio non può affermare di avere una casa propria. Chiunque sia cittadino dell’Unione può stabilirsi in Italia e ha diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative. Ma c’è chi propugna il diritto di cittadinanza e di voto anche per gli extracomunitari giunti da ogni parte del mondo quasi da invitati perché la caratteristica che accomuna da sempre tutti i nostri governanti è un assoluto disprezzo e odio per l’Italia e la volontà di calpestare, di distruggere gli Italiani chiamando gli stranieri. L’hanno fatto per duemila anni e continuano a farlo. Vengono tutti in massa, perciò, in Italia, terra sognata da secoli …Secondo Lei il Progetto Europa è fallito prima ancora di cominciare?
Che sia fallito credo che sia cosa ormai ben visibile a tutti. In un certo senso è fallito anche prima di cominciare perché ovviamente lo scopo era quello dell’unificazione politica e l’unificazione politica di Nazioni come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Spagna, l’Italia (solo per citare le più importanti), con una propria lunghissima storia di civiltà, con una propria lingua, una propria letteratura, un proprio itinerario di indipendenza non era neanche “pensabile”. I vari Kohl, Mitterand che hanno voluto a tutti i costi l’unione, hanno cominciato dalla moneta proprio perché sapevano di non poter realizzare l’unione politica. Si è trattato perciò di operazioni “a tavolino”, prive di realtà, pura finzione.
“l’Europa è un bluff” come dice il prof. Lucio Caracciolo, profondo esperto di geopolitica ma anche uomo di sinistra amico di Enrico Letta. Sì, è un bluff, ma giocato, sotto le vesti della democrazia, con la vita dei popoli, con la loro identità, con la loro libertà, con i loro affetti, con le loro ricchezze. Un crimine che ancora nessun imperatore, nessun dittatore, nessun tiranno aveva mai compiuto.A chi attribuisce i “meriti” della nostra entrata nel sistema euro?
Non ci sono dubbi: a Ciampi e a Prodi. Con l’appoggio di tutti gli altri, ma soprattutto della sinistra che infatti ha chiamato, con una mossa a sorpresa, Romano Prodi a proprio leader, sebbene si trattasse di un vecchio democristiano, esclusivamente a questo scopo: portare l’Italia nell’euro ingannando l’elettorato, gli operai, che mai avrebbero potuto supporre che la sinistra fosse schierata dalla parte dei banchieri, dei capitalisti. A Ciampi, invece, governatore della Banca d’Italia e di conseguenza supposto grande esperto di operazioni valutarie agli occhi degli Italiani, è stato affidato il compito di svalutare la lira fino al limite del crollo e svendere quasi tutti i beni dello Stato per portare l’Italia nelle condizioni economiche accettabili da parte dell’Europa. Non so immaginare quale apposito girone dell’Inferno Dante avrebbe creato per questi due uomini se avesse avuto l’orribile disgrazia di conoscerli.Cosa si può fare per ricostruire il sistema sociale ed economico nazionale?
Sospendere immediatamente il trattato di Schengen così da potersi difendere con tutti i mezzi possibili dall’immigrazione e dallo stanziamento nel nostro territorio di stranieri di ogni tipo. E’ inutile appellarsi all’UE come fanno i nostri ministri dell’estero e dell’interno. L’Unione europea è stata creata appositamente per distruggere le Nazioni, gli Stati, l’identità dei popoli, per cui l’immigrazione è provocata e incoraggiata come lo strumento più adatto per raggiungere questi scopi. L’Italia deve guardare in faccia questa realtà e, anche ammesso che i politici non possano dirlo apertamente, contare soltanto sulle proprie forze e approntare mezzi di difesa molto stringenti e coercitivi. Il nostro piccolissimo territorio non può ospitare neanche una persona in più (al momento dell’unità d’Italia la popolazione non arrivava ai 25 milioni, oggi supera i 60.) Esistono continenti e paesi vastissimi e quasi disabitati come il Canada, gli Stati Uniti d’America, l’Australia, l’Africa, la Russia: non ha senso che quelli che vogliono cambiare paese vengano in Italia.
Contemporaneamente alla sospensione di Schengen, l’Italia deve uscire dall’euro, riprendendosi la sovranità monetaria. Si tratta di un’operazione consigliata da molti economisti sia italiani che stranieri a tutti i paesi che hanno economie troppo diverse per poter essere omologate in un’unica linea direttiva. Avrebbe un costo, sicuramente, ma nulla in confronto ai vantaggi di breve e di lunga durata. Inoltre, dato che l’euro e la Banca centrale europea sono le uniche istituzioni concrete dell’UE, abbandonarle avrebbe il significato concreto di un giudizio negativo reale nei confronti dell’unificazione europea.Secondo Lei l’Italia ha bisogno di ritrovare gli italiani oppure si è rassegnata?
Il problema sono i leader, i governanti, i politici di tutti i partiti, il Papa, il clero. Sono loro che – lo ripeto con forza – vogliono la distruzione dell’Italia e tendono al multiculturalismo e al mondialismo massonico. I popoli non sono in grado di prendere l’iniziativa senza una guida, senza un capo. Spero, tuttavia, che qualcuno, non so bene chi, senta l’amore per l’Italia e per la sua libertà e dia inizio alla liberazione. Nella Lega sono presenti molti fermenti contro il predominio della Banca centrale europea e contro la massoneria installata ai piani alti dell’Europa. So anche per averlo constatato di persona che esistono piccoli movimenti sparsi contro l’euro, a cominciare dall’ormai classico partito “No euro”. La mia associazione “Gli Italiani liberi” è piena di persone che vogliono la libertà d’Italia da qualsiasi dominazione straniera, compresa quella statunitense. Non abbiamo le forze economiche indispensabili per l’organizzazione di un partito, ma io spero che ci si possa mettere tutti insieme, al di là di ogni ideologia, per liberare l’Italia.Ida Magli
17, apr, 2013
http://www.losai.eu/la-dittatura-europea-intervista-alla-d-ssa-ia-magli/
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Una donna in gamba e con la schiena dritta.
Non solo non è famosa ma non piacerà sicuramente a molti.
Parla di Italiani, di popoli, e non di sette politiche più o meno fasulle.
L’Italia muore anche per quello. Non c’è niente da fare.
Ho idea di quanto soffra.Se mi potesse ascoltare sono certo che Lei mi capirebbe al volo.Tutto l’articolo si può riassumere in una sola frase, e alla stessa conclusione ho visto arrivare per vie differenti alcune persone, tra cui recentemente anche Gilad Atzmon. Bastano tre parole.

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Vedi anche Agere Contra

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L’Occidente in difficoltà prova a portarci in guerra contro il mondo

Alla tragicomica idiozia dell’organizzazione di estrema destra Casa Pound Italia, che ha annunciato una mobilitazione nazionale per promuovere un’azione di guerra contro l’India, si è aggiunto qualcosa di molto più preoccupante. Poche ore fa, il presidente del Consiglio in carica, Mario Monti, ha affermato: “Abbiamo avuto notizia dal viceministro, Staffan De Mistura, che in sede di vertice dei Brics, cui l’India appartiene, tenutosi in Sudafrica, era stata presa in considerazione un’opzione di misure dei Brics nei confronti dell’Italia”.
Il governo atlantista e guerrafondaio destra-centro-sinistra torna ad inventare scenari internazionali completamente inesistenti, dopo quelli presentati per giustificare l’attacco contro la Libia socialista di Muammar Gheddafi e quelli imbastiti per legittimare la scandalosa proposta dell’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di fornire armi ai ribelli “siriani”, in realtà terroristi provenienti da Turchia, Arabia Saudita e Qatar.
Dal vertice dei BRICS in corso a Durban, nel Sudafrica, non è arrivata nessuna minaccia nei confronti dell’Italia. Quello che dovrebbe preoccupare il nostro popolo è, al contrario, il continuo tentativo, nascosto ma ben presente, di istigare un odio culturale, sociale e dunque politico nei confronti delle nazioni (ri)emergenti che, pacificamente, cercano di avvantaggiarsi del processo di globalizzazione economica, ripensandone la portata storica e inquadrandola alla luce delle possibilità di costruzione di un vero sviluppo sociale, condiviso e autenticamente internazionale: in una direzione, cioè, bloccata e ostacolata dall’attività imperialista dei Paesi della NATO che, con la loro folle spesa militare totale (circa 1033 miliardi di dollari annui su un totale mondiale di circa 1670 miliardi annui), continuano a costituire l’unica vera minaccia per la stabilità e la pace nel nostro pianeta.
E’ opportuno vigilare contro ogni deriva reazionaria e imperialista, contro ogni atto di manipolazione dell’informazione e della propaganda politica che possa riportare la nostra Italia – vittima di una crisi economica gigantesca INNESCATA e PILOTATA da Washington, da Londra e da Bruxelles – verso un clima culturale che pretenda di ribaltare la realtà e scaricare sui Paesi non-occidentali colpe e problemi altresì appartenenti solo ed esclusivamente al nostro angolo di mondo declinante: l’Occidente.
Il movimento politico Stato e Potenza ribadisce la sua solidarietà ai Paesi del gruppo dei BRICS, alle loro rispettive componenti politiche più progressive e più orientate al socialismo e alle loro popolazioni, auspicando che l’Italia possa un giorno liberarsi dalle grinfie dell’imperialismo nordatlantico e dalla gabbia ultraliberista in cui è costretta a giocarsi le carte inutili e perdenti che il croupier anglosassone gli ha messo in mano a partire dal dopoguerra attraverso il Piano Marshall e con l’integrazione nella NATO.

http://www.statopotenza.eu/6611/loccidente-in-difficolta-prova-a-portarci-in-guerra-contro-il-mondo

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Sinn: serve una unione monetaria aperta

In una recente intervista a Die Welt, il grande economista tedesco torna a rilanciare l’unione monetaria aperta: i membri in difficoltà devono poter uscire, svalutare, fare le riforme e tornare nella moneta unica con il supporto della comunità internazionale.

Secondo Hans-Werner Sinn la maggior parte delle decisioni politiche prese durante la crisi Euro è sbagliata. Ed è certo: la Grecia sarebbe già fuori pericolo – se nella primavera del 2010 avesse dichiarato l’insolvenza.

Gli economisti pensano in maniera sistemica, purista. La politica deve trovare compromessi in una realtà contraddittoria. Gli economisti riescono ancora a capire i politici senza concludere che il politico pensa solo alla sua rielezione?

Che un politico pensi a farsi rieleggere non è fondamentalmente sbagliato. Il problema è che le frequenti elezioni in Germania premiamo il populismo di breve periodo e trasformano la politica in una manovra tattica. L’effetto è rafforzato ulteriormente dai sondaggi settimanali. Sarebbe una buona idea dare ai genitori il diritto di voto anche per i propri figli, affinché le decisioni di lungo periodo nelle urne possano avere un peso maggiore. Allo stesso tempo su questioni specifiche mi piacerebbe vedere dei referendum popolari come in Svizzera. I personality-show privi di contenuto messi in scena durante le campagne elettorali sono controproduttivi.

Siamo ancora nel pieno della crisi Euro. Che cosa ha l’Euro di diverso da un’altra moneta? Anche lei pensa che potremmo dire addio all’Euro?

Naturalmente la Germania puo’ sopravvivere anche senza l’Euro. Gli scenari horror ipotizzati in caso di uscita sono esagerati. In particolare non è vero che l’industria dell’export collasserebbe. Un po’ di rivalutazione farebbe bene alla Germania, perché il vantaggio di una riduzione dei prezzi dell’import sarebbe piu’ importante rispetto agli svantaggi legati ad un peggioramento del prezzo delle esportazioni. La Bundesbank poi potrebbe evitare un forte apprezzamento del nuovo Marco acquistando titoli esteri con la propria moneta, come sta facendo la banca centrale svizzera. Questi titoli prenderebbero il posto degli attuali saldi Target, crediti che di fatto non hanno alcun valore. Da un punto di vista tecnico ci sarebbero solo vantaggi. Tuttavia per ragioni politiche la Germania deve restare nell’Euro: l’Euro resta un progetto centrale per l’integrazione europea. Inoltre, ritengo indispensabile tutelare i crediti verso l’estero delle nostre banche e assicurazioni e non da ultimo, non dobbiamo rinunciare ai crediti Target della Bundesbank. Se un paese non è piu’ in grado di sostenere l’Euro perché ha perso competitività, sarebbe meglio lasciarlo uscire. La Germania dovrebbe smetterla di mantenere nell’Euro tali paesi alimentandoli con prestiti pubblici sempre maggiori che di fatto non saranno mai rimborsati.

Come sarà l’Europa fra 5 anni?

I sassi che ci verranno tirati addosso saranno sempre piu’ grandi, se continueremo con questa politica. E’ stato un grande errore violare il trattato di Maastricht e tenere la Grecia nell’Euro con prestiti, pari al 160 % del PIL, che non saranno mai rimborsati. Questa politica ha aiutato le nostre banche e quelle francesi, e forse qualche ricco in Grecia, ma per le persone comuni ha significato disoccupazione di massa e disperazione. La Grecia avrebbe già da tempo superato la fase piu’ difficile se nella primavera del 2010 avesse dichiarato l’insolvenza e fosse uscita dalla moneta unica. Si sarebbe liberata di buona parte del suo debito e con una Drachma svalutata avrebbe raggiunto una nuova competitività. La disoccupazione giovanile non sarebbe stata certo al 60% come oggi. Quello a cui assistiamo in Grecia è una tragedia per la gente del luogo, e la colpa per questa politica sbagliata ricade sui tedeschi, sebbene siano loro i principali contributori. Con questa politica ci stiamo impoverendo e allo stesso tempo ci attaccano usando le svastiche. Se la situazione nei paesi piu’ grandi dovesse peggiorare, non potremmo mantenere la stessa politica usata in Grecia, perché le risorse non sarebbero sufficienti.

La Germania sembra il paese meno amato in Europa: troppo grande per restare nascosto, ma troppo debole per la leadership. Che cosa ne pensa un’economista?

Questo tema mi fa pensare continuamente. Sono al momento a Washington. La crisi europea qui è onnipresente. La Germania dovrebbe assumersi le proprie responsabilità e cercare soluzioni realmente sostenibili per la zona Euro. Soluzioni che possono risiedere solo in un sistema monetario piu’ flessibile, a metà strada tra un sistema dei cambi fissi e una moneta nazionale come il dollaro. Mi immagino una unione monetaria aperta, da cui si possa uscire temporaneamente, se non si è in grado di far fronte alle difficoltà, e per fare cio’ si possa contare sugli aiuti della comunità internazionale. Sono per un piano Marshall per la Grecia, ma solo dopo la sua uscita. E’ una soluzione migliore e piu’ conveniente rispetto all’erogazione di denaro fatta tramite le istituzioni comuni come la BCE, nelle quali non siamo sufficientemente rappresentati ma di cui siamo i principali finanziatori, e delle cui scelte siamo considerati i principali responsabili.

Se lei confronta la Germania del 1989 e quella di oggi, quale è stato il cambiamento piu’ importante?

La solidità finanziaria del nostro paese è andata perduta. I debiti pubblici nascosti e i rischi sono cresciuti massicciamente a causa di una Euro-politica sbagliata. Si avvicina inoltre il punto in cui i nostri babyboomer, che oggi sono verso la fine dei quaranta, vorranno andare in pensione senza pero’ poter contare sul sostegno della generazione che li segue, a causa della loro bassa occupazione. Devo riconoscere che la politica ha cercato di contrastare questa tendenza introducendo un limite all’indebitamento in costituzione, e che in altri paesi la situazione è decisamente peggiore. Tuttavia vedo troppa contabilità creativa nei bilanci dello stato tedesco e nell’unione monetaria. In questo modo il peso che dovranno sopportare i nostri figli è solamente nascosto.

Ci stiamo muovendo verso la piena occupazione, in Europa la nostra flessibilità e il nostro mercato del lavoro causano ammirazione e invidia. Nel nostro paese invece lo slancio politico si sta riducendo. Secondo lei questo atteggiamento negli ultimi anni è cresciuto?

La Germania si trova a circa 3 milioni di posti di lavoro dalla piena occupazione. La disoccupazione oggi è 6 volte piu’ grande rispetto ai tempi in cui io studiavo. A questo proposito mi permetta di esprimere qualche dubbio sulle sue affermazioni. E sicuramente vero che il mercato del lavoro va meglio rispetto a quasi tutti gli altri paesi europei. Abbiamo lavoro, ma a causa delle politiche europee mettiamo a rischio una parte sempre maggiore del nostro patrimonio, senza nemmeno rendercene conto. La crisi Euro è un’esperienza di vita molto amara nei paesi del sud-Europa, che pero’ si ripercuote su di noi. Non dobbiamo trasformare la società tedesca, ma la casa europea.

L’economista Sinn è un normale cittadino. Quale sarebbe il suo piu’ grande desiderio?

Dovrebbe arrivare una fata, far sparire nell’aria l’intero Euro-disastro, far sparire la croce uncinata che nella mente di molti europei viene agitata contro di noi. Allora potrei tornare a dormire sonni tranquilli.

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/05/hans-werner-sinn-serva-una-unione.html?spref=fb

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Am deutschen Wesen soll die Welt genesen

Uno studio della Fondazione Bertelsmann prova a quantificare i vantaggi economici che la Germania ottiene da una permanenza nella moneta unica. Nel frattempo, un vecchio detto prussiano, ripreso dai nazisti, torna di moda nella Germania di Merkel. Da german-foreign-policy.com

Un recente studio della Fondazione Bertelsmann conferma i benefici finanziari che la Germania ricava dall’Euro. Secondo l’analisi, la Repubblica Federale grazie alla moneta unica nei prossimi 12 anni potrà attendersi maggiori guadagni per 1.2 bilioni di Euro, a cui invece con il D-Mark avrebbe dovuto rinunciare. Nel complesso la Germania puo’ sperare di avere un PIL di 170 miliardi di Euro superiore rispetto a quanto non sarebbe stato possibile senza la moneta unica. Allo stesso tempo per l’ennesima volta i critici ripetono: la moneta unica concepita e progettata secondo i bisogni tedeschi garantisce alla Germania vantaggi non trasferibili strutturalmente agli altri paesi della zona Euro. Secondo quanto scritto dall’economista Mark Blyth sulla prestigiosa rivista americana “Foreign Affairs”, è improbabile che tutti i paesi EU possano imitare il lucrativo modello di export tedesco – non ci sarebbero abbastanza compratori. Dure critiche sono state espresse recentemente anche dal giornalista francese Luc Rosenzweig. Con la nascita del governo rosso-verde nel 1998 la Repubblica Federale ha iniziato ad imporre i suoi interessi internazionali – fino agli attuali diktat di risparmio, scrive Rosenzweig, e paragona il comportamento di Berlino con la politica di potenza del Kaiser tedesco.

100 miliardi di Euro all’anno

Come confermato da un recente studio della fondazione Bertelsmann, la Germania ricava dalla moneta unica grandi benefici. Secondo l’analisi, mantenendo la moneta unica, la Repubblica Federale puo’ aspettarsi da qui al 2025 una crescita del PIL fino a un valore di 2.8 bilioni di Euro. In caso di un immediato ritorno al D-Mark, la Fondazione Bertelsmann ipotizza invece gravi contraccolpi economici. Se si sommano in maniera sistematica le differenze fra lo scenario D-M e quello Euro, nel caso di un ritorno al D-Mark il risultato finale prevede, in termini di PIL, “una perdita complessiva pari a 1.2 bilioni di Euro”. Fra il 2013 e il 2025 il PIL annuo aggiuntivo derivante dal mantenimento della moneta unica sarebbe di quasi 100 miliardi di Euro.

D-Mark: “conseguenze incalcolabili”

L’analisi condotta dalla Fondazione ipotizza vantaggi finanziari anche nel caso in cui dovesse essere necessario un taglio del debito pari al 60% in Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. In questo caso ci si dovrebbe aspettare un rallentamento delle dinamiche economiche; tuttavia sarebbe alquanto contenuto [2]. Va inoltre tenuto presente che il ritorno al D-Mark causerebbe un aumento della disoccupazione. La Fondazione Bertelsmann sottolinea inoltre che lo studio fa un confronto puramente aritmetico fra i due scenari, senza prendere in considerazione le altre conseguenze. Il ritorno al D-Mark, sempre secondo la Fondazione, oltre alle perdite finanziarie per la Repubblica Federale, causerebbe una dissoluzione della zona Euro e una difficile crisi economica mondiale, “le cui conseguenze sarebbero incalcolabili”[3]. Anche se questa visione dei fatti nell’establishment tedesco oggi viene messa in discussione (ad esempio “Alternative fuer Deutschland” [4]) – ci conferma tuttavia quali vantaggi si attendono le élite tedesche dal mantenimento della moneta unica.

Le esportazioni hanno bisogno di compratori

Allo stesso tempo i critici sottolineano che con la struttura attuale della moneta unica, i vantaggi tedeschi non sono automaticamente trasferibili a tutti i paesi della zona Euro. Cosi’ scrive l’economista Mark Blyth nell’ultimo numero della prestigiosa rivista americana Foreign Policy: il successo tedesco è basato su di un mix di bassi consumi interni e abbondanti esportazioni. La crescita in Germania è quindi legata ai bassi costi di produzione e ad una valuta stabile. L’unione monetaria di fatto è stata modellata sulle necessità tedesche: una forte politica di competitività e una “banca centrale estremamente indipendente e concentrata sull’inflazione”. Non tutti gli stati possono pertanto seguire il modello tedesco – anche solo per una questione di principio: l’offensiva tedesca dell’export funziona solamente quando gli altri stati acquistano piu’ di quanto non riescano ad esportare all’estero [5]”. “Dovranno tutti ottenere un avanzo commerciale con l’estero?”, Blyth cita un commento ironico della stampa economica: “E se si’, con chi? Con gli abitanti di altri pianeti?”.

La banca centrale in manette

La scorsa settimana anche il giornalista francese Luc Rosenzweig si è espresso in maniera simile. Già negli anni ’90 i governi di Bonn si erano preoccupati affinché “l’unione monetaria (…)nascesse nel dogma della stabilità monetaria e fosse governata da regole draconiane”, che “impedissero alla BCE di svolgere un ruolo simile a quello svolto dalle banche centrali delle principali potenze economiche”, scrive Rosenzweig. Pertanto la BCE non puo’, all’occorrenza, “realizzare un trasferimento dai paesi piu’ ricchi a quelli piu’ poveri”, come sarebbe necessario all’interno di zone valutarie con grandi differenze interne [6]. Nell’attuale Euro-crisi “è quindi possibile assistere ai danni che questa chimera economica ha causato”.

Controllare e punire

Rosenzweig sottolinea che la vera rottura che ha portato all’egemonia tedesca nella EU è arrivata con il governo Schröder/Fischer del 1998. Il cancelliere SPD insieme al ministro degli esteri dei Verdi non avrebbe solo rotto il tabu’ “del non interventismo militare”, piuttosto ha aiutato l’industria tedesca ad imporsi nella competizione internazionale grazie ad una politica di austerità (“Hartz IV”). “Gli interessi economici e geopolitici di Berlino” sotto Schröder “sono stati difesi e promossi in maniera molto efficace”, scrive Rosenzweig. Gli stati dell’Europa dell’est “sono diventati economicamente dipendenti dalla Germania, la Russia di Putin ha avviato una partnership energetica all’interno della quale le istituzioni dell’Unione Europea difendono gli interessi tedeschi”[7]. La stessa riflessione era già stata fatta lo scorso anno dall’ex commissario EU António Vitorino (german-foreign-policy.com [8]). La cancelliera Merkel ha poi proseguito con la difesa degli interessi tedeschi durante la crisi Euro attraverso l’imposizione dei diktat di risparmio, continua Rosenzweig. Anche un poco probabile avvicendamento al governo in autunno “non cambierebbe la nuova Germania, che vuole punire e controllare gli altri europei”.

Medicina mortale

“Nei tempi in cui la Germania voleva ancora mostrare ai suoi partner un volto buono”, il detto “risalente all’epoca di Bismark, ‘Am deutschen Wesen soll die Welt genesen’ era considerato offensivo, scrive Rosenzweig. E avverte: “oggi il modo di dire è tornato in auge”. E non ci si preoccupa affatto “se ai malati d’europa”, con i diktat di risparmio tedeschi, non si finisca “per somministrare una medicina mortale”.[9]

[1] Thieß Petersen: Wirtschaftliche Vorteile der Euro-Mitgliedschaft für Deutschland. Policy Brief 2013/01 der Bertelsmann-Stiftung
[2] Bertelsmann-Stiftung: Deutschland profitiert vom Euro; www.bertelsmann-stiftung.de 29.04.2013
[3] Thieß Petersen: Wirtschaftliche Vorteile der Euro-Mitgliedschaft für Deutschland. Policy Brief 2013/01 der Bertelsmann-Stiftung
[4] s. dazu Brüche im Establishment
[5] Mark Blyth: The Austerity Delusion. Why a Bad Idea Won Over the West, Foreign Affairs May/June 2013
[6], [7] Luc Rosenzweig: Das Deutschland unserer Träume; Frankfurter Allgemeine Zeitung 30.04.2013
[8] s. dazu Praeceptor Europae
[9] Luc Rosenzweig: Das Deutschland unserer Träume; Frankfurter Allgemeine Zeitung 30.04.2013

http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/05/am-deutschen-wesen-soll-die-welt-genesen.html?spref=fb

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In marcia verso l’EURSS: Unione delle Repubbliche Socialiste Europee

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

di Dina Nerozzi

Negli ultimi quaranta, cinquant’anni stiamo assistendo al processo di abolizione dell’istituto matrimoniale e contemporaneamente al tentativo di eliminare la famiglia naturale e tradizionale ricalcando gli stessi passi percorsi in Russia dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Negli anni 1917-1918 in Russia fu promulgata una serie di leggi in tema di famiglia che ottenne, come risultato, la secolarizzazione del matrimonio.

Da quel momento in poi il solo matrimonio valido fu quello civile, reso precario da iniziative politiche che consentivano di accedere al divorzio con estrema facilità. Nello stesso periodo venne anche eliminata ogni diversità di trattamento tra figli legittimi e figli illegittimi. Con le Leggi sul Matrimonio del 1926 la precarietà dell’istituto matrimoniale fu ulteriormente implementata al punto che il fatto che l’unione venisse registrata oppure no non produceva alcuna valenza legale.

Il divorzio si poteva ottenere senza nemmeno rivolgersi al tribunale e, talora, su semplice richiesta di una delle parti, anche senza la presenza e il consenso dell’altra. Naturalmente il libero amore senza “pregiudizi” faceva parte del pacchetto culturale da vendere in cambio del consenso politico, cui bisogna aggiungere il diritto all’aborto, il controllo delle nascite e l’istituzione dei nidi di Stato dove custodire i bambini mentre le madri erano al lavoro. Subito dopo la Rivoluzione del Febbraio 1917 venne revocata anche la legislazione antiomosessuale e l’articolo 516 del codice penale, relativo alla sodomia, venne abrogato dopo la Rivoluzione di Ottobre.

Nel codice penale del 1922 e in quello del 1926 non si faceva alcuna menzione all’omosessualità. Gli “esperti” nel campo della medicina e del diritto erano molto orgogliosi della natura progressista della loro legislazione. Al Congresso della Lega Mondiale per la Riforma Sessuale, che si tenne a Copenhagen nel 1928, la legislazione Sovietica era additata agli altri Paesi come un esempio di progressismo. Per quanto concerne la questione omosessuale, la posizione della medicina ufficiale e della giurisprudenza nella Russia degli anni ‘20 era quella secondo la quale l’omosessualità non era un reato ma una malattia che era difficile curare, se non addirittura impossibile.

Anatoli Lunacharski, il Commissario dell’Educazione ci aiuta a capire il significato di tutte queste misure che di fatto minano alla radice l’istituto familiare e che nel 1930 scrisse: «Il nostro problema adesso è quello di eliminare la famiglia e liberare la donna dalla cura dei figli. Sarebbe idiota separare i figli dai genitori con la forza. Ma quando nelle nostre case comuni avremo delle stanze per bambini ben organizzate, connesse con gli alloggi dei genitori mediante una galleria riscaldata … non c’è dubbio che i genitori manderanno i loro figli in questi alloggi di loro spontanea volontà e lì i bambini saranno supervisionati da un personale medico-pedagogista appositamente addestrato. Non c’è dubbio che i termini “i miei genitori”, “i nostri figli”, gradualmente scompariranno e saranno rimpiazzati da concetti come “gli anziani”, “i bambini” “gli infanti”» (H. Kent Geiger,The Family in Soviet Russia, Cambridge, Mass., 1968, pp. 47-48).

È impossibile non notare la similitudine di quanto finora riferito con quanto accade ai nostri giorni. Ecco allora riaffacciarsi l’inquietante quesito che Igor Safarevic dissidente matematico russo, poneva nel suo illuminante libro «È bastata l’esperienza della Russia? È bastata per il mondo intero e specialmente per l’Occidente? Saremo in grado di comprenderne il significato? O il genere umano è destinato a passare attraverso questa esperienza su scala immensamente più vasta?» (I. Safarevic, Il socialismo come fenomeno storico mondiale, La Casa di Matriona, Milano 1980).

Corrispondenza Romana n. 1296 – 5 giugno 2013

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Succede solo in questa Europa

di Marianna Venezia

Succede solo in quest’Europa, dove costituzioni, governi, leggi, politiche, sono subordinati ai diktat della BCE e della Commissione europea (organismi oligarchici non elettivi); Europa costruita sulla criminale ideologia neoliberista, sulla mitologia della “Europa unita e forte”, sul dogma dell’euro, del debito e della UE, su censure, falsificazioni e propaganda mediatica a favore di liberalizzazioni, privatizzazioni, mercificazione di beni e servizi. Cittadini vittime di slogan, fasulli ed assoluti dei “Mercati personalizzati”, in realtà monopoli ed oligarchie politico/ finanziarie e speculative egemoni, reclamizzati e osannati ogni giorno da giornali e TV collusi; vittime di un darwinismo sociale che riporta le lancette della storia indietro, con il raggiungimento del massimo livello di disoccupazione nei Paesi industrializzati dal secondo dopoguerra ad oggi. Il neoliberismo, l’assurdo concetto di un governo economico basato unicamente sul mercato e sulla propria capacità di auto-regolarsi, un furore ideologico tanto sfrenato che porta Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e consigliere della Bce a sostenere che «il fallimento di uno Stato sul proprio debito sovrano nell’Eurozona DEVE essere possibile per assicurare una disciplina di mercato». Parole che fanno paura, che lasciano integralmente sbigottiti. Infatti, una cosa è aver interpretato e descritto talune questioni e determinati disegni, altra cosa è venire a conoscenza di simili dichiarazioni dagli artefici. Che l’intento degli euroburocrati sia quello di far fallire gli Stati dunque ora non è più un mistero. Certamente, dopo aver appreso tali dichiarazioni, anche al cittadino più lontano dagli affanni e dalle brutture di quest’Europa resta in bocca il sapore amaro e secco della paura, la paura di ciò che potrebbe ancora accadere, perché questa Europa sta costringendo interi popoli a regredire nei redditi, nei diritti, nella dignità.

Se uno Stato sovrano non emette più moneta propria, come accade nei 17 Paesi dell’Eurozona, e se deve addirittura prenderla in prestito, poiché l’euro è emesso da un sistema di banche centrali, ed immesso direttamente nelle riserve dei mercati e dei capitali privati europei, quello Stato è destinato a smorzarsi e, con esso, i suoi cittadini (il popolo «sovrano») e la sua democrazia. Questo esito sciagurato NON può essere giustificato con la superiore necessità di ripianare il debito che uno Stato ha, perché quel debito, ogni Stato sovrano, ce l’ha soltanto con se stesso – in quanto soltanto lo Stato ha il potere, la sovranità appunto, di emettere moneta, e cioè di crearla e metterla in circolazione senza doverla prendere in prestito da altri per poi dovergliela restituire con gli interessi. Ciò è confermato, fra gli altri, dall’ex presidente della Federal Reserve (banca centrale) americana, Alan Greenspan. Questo perché uno Stato (sovrano) non è una famiglia o un’impresa o una persona fisica e quindi non può fallire come questi ultimi, quando le uscite superano le entrate e non si possono più soddisfare i creditori. In teoria, e anche in pratica, uno Stato potrebbe spendere denaro senza limiti e indebitarsi senza che ciò costituisca un problema.Se costruisce una strada o un ospedale o una scuola, il debito che lo Stato farà (con se stesso) è una «spesa a deficit positiva»,come descritto dalla Mosler Economics Modern Money Theory, ovvero è creazione di «una ricchezza finanziaria netta», cioè non impoverisce i cittadini ma li arricchisce. Questa Europa affama il suo popolo, riduce a brandelli l’idea di democrazia. Questa non può certo essere l’Europa che ci affratella, desiderata dalla maggioranza dei cittadini. Questa Europa è nemica. E dei peggiori.

Fonte:http://memmt.info/site/

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Contrastare la dittatura finanziaria USA-BCE?? Qualcuno ci prova.

Ultimamente scopro cose piuttosto interessanti (parlo a titolo personale), cose che secondo il mio personalissimo punto di vista dovrebbero essere trattate, discusse, approfondite nei talk show nostrani. Cose che a mio parere condizionano o condizioneranno, più o meno direttamente, il nostro futuro. Cose che a Santoro, Formigli, Floris e compagnia cantante dovrebbero interessare, ma che evidentemente non interessano.
Scoprivo qualche giorno fa, leggendo un articolo di Paolo Barnard ( http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=658 ) , dell’eventualità di un arrivo di un nuovo Fiscal Compact ( http://pericolodifuga.blogspot.com/2013/06/leggo-barnard-e-scopro-che-arriva-un.html ) dai risvolti ancora più drammatici (rispetto al primo) per il mondo del lavoro.
Scopro ieri, dal profilo Facebook di Giulietto Chiesa ( https://www.facebook.com/giuliettochiesa ) , che i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, paesi, chi più chi meno, in crescita economica esponenziale) avrebbero deciso di crearsi una propria Banca Comune per lo Sviluppo, partendo da un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari (per ora), alla faccia di Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.
Avrebbero inoltre deciso di dotarsi di proprie agenzie di rating e di un proprio sistema finanziario, sdoganandosi di fatto dai “mostri sacri” Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch, rei “forse” di troppa collusione con sistema bancario e grandi fondi d’investimento.
I BRICS, dunque, provano ufficialmente a ribellarsi alla tirannia finanziaria di Stati Uniti ed Europa.
La reazione di Goldman & Sachs non si è fatta attendere ed in una nota dichiara:

“…Un tentativo di sovvertire l’ordine costituito e un’aperta ribellione allo status quo consolidato dal diritto internazionale e da sessant’anni di diplomazia…”

In due righe Goldman & Sachs ci parla di “ordine costituito”, e ci fa capire “qualcosa” sul potere mondiale.
In due righe Goldman & Sachs ci racconta che da ormai sessant’anni “lavora” per una struttura sovranazionale, un ordine sovranazionale, finalizzato al controllo sovranazionale, al quale tutti (o tanti) devono e dovranno attenersi (in maniera più o meno forzata).
In due righe Goldman & Sachs ci fa capire che questa decisione dei BRICS è un qualcosa che potrebbe sconvolgere le gerarchie e gli equilibri economici mondiali (e di conseguenza i nostri).
In due righe Goldman & Sachs ci fa capire che non l’ha presa bene.
Non che stati come India e Cina siano esenti da critiche, per i loro sistemi economici e per la loro struttura sociale, certo, ma il fatto che anche loro, assieme ad altri Paesi, decidano che qualcosa, per forza di cose, va cambiato, è piuttosto indicativo.
Qualcosa si può fare, e qualcosa qualcuno inizia a farlo.
I BRICS detengono un quarto del Prodotto Interno Lordo del Pianeta, il 43% della popolazione del pianeta e riserve in valuta pregiata per 4.400 miliardi di dollari. Cifre che fanno riflettere.
I BRICS ci stanno provando.
Noi, pensiamo al Presidenzialismo.
Buona anestesia Italia.

Fonte: http://pericolodifuga.blogspot.it
Link: http://pericolodifuga.blogspot.it/2013/06/contrastare-la-dittatura-finanziaria.html
7.06.2013

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