benedetto-ratzingerIn occasione delle sue dimissioni, mi è stato chiesto di far conoscere una sintesi biografica su Benedetto XVI, scritta alla luce della vera fede della Chiesa Cattolica, che è quella ininterrottamente professata fino all’anno 1958, dall’ultimo vero Papa Pio XII.

Richiamato allora quanto già scritto in una mia imponente lettera/dossier del 9 ottobre 2008, indirizzata a Benedetto XVI e a vari presuli della curia vaticana e dell’episcopato italiano (pubblicata per intero su escogitur.it), e tenuto conto di quanto successivamente accaduto, tra cui, fondamentale, la rinuncia al pontificato del medesimo, con decorrenza 1 marzo 2013, ho steso le seguenti note, che non hanno affatto la presunzione di essere esaustive, ma che sono certamente pregnanti e indicative.

Il curriculum del personaggio è molto ampio, essendo stato per una vita il Prefetto della Fede del suo predecessore, Giovanni Paolo II, il più tenace e sovversivo liquidatore fallimentare della fede cattolica nel mondo. L’identikit di base di Benedetto XVI è quello di un “liberale” moderato, rimasto deluso dalla tempesta post-conciliare, della quale anch’egli ha contribuito a porre le premesse.

La tempesta conciliare lo conduce inizialmente a reagire. Fino ai primi anni novanta, infatti, pur avendone aderito alle eresie fondamentali, non perde occasione per ridimensionare il Concilio, ricordandone il ruolo esclusivamente pastorale e negandogli proprietà da superdogma. Poi, cede di botto, perché il cancro dell’eresia lo divora, facendo leva su di un antico complesso di colpa collettiva.

Egli non può dimenticare che la sua Germania ha orribilmente perseguitato gli Ebrei con “l’olocausto”, e, con una semplificazione allucinante (“nazisti battezzati”), tipica del “buonismo naturalistico” conciliare, formula, con Giovanni Paolo II, il teorema Tedeschi = Cristiani che hanno sterminato gli Ebrei, quale effetto dell’antigiudaismo che la Chiesa ha sempre letto nel Nuovo Testamento, con una pretesa inammissibile. E’ una macchia gravissima che la Chiesa si deve togliere di dosso riparando ad ogni costo! Ad Auschwitz, infatti, “bestemmia”, imputando a Dio le colpe e i peccati degli uomini, esclamando quel “dov’eri?” e addebitandoGli il silenzio di fronte all’”olocausto”!

Da quel momento diventa un ecumenista ad oltranza. Passa perciò ad una posizione sempre più filo-giudaica, che gli fa perdere, nei fatti, di vista la “dottrina della sostituzione”, sostenuta in tutta la Tradizione bimillenaria della Chiesa, e lo conduce verso la nuova “dottrina dell’attesa parallela”: una gravissima eresia trinitaria.

Nella sua prefazione al documento “Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana” (dal sito della Santa Sede, Ascensione 2001) della “Pontificia Commissio Biblica”, che, risulta sovversiva finanche nel titolo, perché, per la prima volta nella storia della Dottrina della Fede, si parla di Sacre Scritture giudaiche, il “cardinale” Ratzinger si avventura in un discorso impossibile, tutto teso a sminuire la “dottrina della sostituzione”, con una terminologia equivoca, piena di servilismo verso gli ebrei e offensiva verso Gesù! Il Quale pretese” di essere l’erede dell’Antico Testamento (ma forse non lo era); “cercò” d’interpretare le Scritture a proprio favore (ma non è detto che vi riuscì); così come gli autori del Nuovo Testamento (che non sembrano più divinamente ispirati, in questa lettura tutta umana della Bibbia)hanno cercato” di fondare (e non “fondarono”) questa pretesa nei particolari.

E questo suo servilismo perché “il dramma della Shoah – scrive  – ha collocato tutta la questione in un’altra luce”,  luce sinistra – si capisce – che avrebbe tolto all’interpretazione cattolica della Bibbia la sua credibilità, ed avrebbe, invece, conferito a quella ebraica “un rinnovato rispetto”(!).

Ma in questo modo si baratta con i giudei il Cristo del Vangelo per compensarli del genocidio nazista!

La cosa è talmente grave ed evidente, che mi appare perfino superfluo citare, come fa il Radaelli, il Concilio di Trento per riferire della “maledizione” a carico di chi disprezza anche la sola interpretazione dei libri canonici “come si è soliti leggerli nella Chiesa Cattolica e come si trovano nell’antica edizione della volgata latina” (“Il mistero della sinagoga bendata”, cit.,  pp. 266)!

Maledizione, peraltro, che viene ripresa dal Concilio Vaticano I, il quale:

a) nella Costituzione Dei Filius, vieta d’interpretare la sacra Scrittura “contro l’unanime consenso dei Padri”, con le parole che seguono: 

Poiché quelle cose che il santo Concilio Tridentino decretò per porre conveniente freno alle menti presuntuose sono state interpretate in modo malvagio da taluni, Noi rinnoviamo il medesimo decreto e dichiariamo che questo è il suo significato: nelle cose della fede e dei costumi appartenenti alla edificazione della dottrina Cristiana deve essere tenuto per vero quel senso della sacra Scrittura che ha sempre tenuto e tiene la Santa Madre Chiesa, alla cui autorità spetta giudicare del vero pensiero e della vera interpretazione delle sante Scritture; perciò a nessuno deve essere lecito interpretare tale Scrittura contro questo intendimento o anche contro l’unanime giudizio dei Padri.

b) mentre nel decreto Pastor Æternus sulla Chiesa e sul Papa, afferma categorico che “lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro perché essi facciano conoscere come sua rivelazione una nuova dottrina!” ma perché “con la sua assistenza conservi ed esponga fedelmente la Rivelazione trasmessa dagli Apostoli, vale a dire il deposito della Fede

A prescindere da ogni altra considerazione, questo solo fatto, trattandosi, come minimo, di una “deviazione dalla fede”, ma, in realtà, di una gravissima eresia, comporta, secondo il magistero infallibile della Bolla “Cum ex apostolatus officio” del Papa Paolo IV, di cui alla “lettera” base del presente dossier e, più estesamente, al terzo allegato del medesimo, la decadenza immediata dal cardinalato e dall’episcopato di Joseph Ratzinger, oltre che la radicale e perpetua ineleggibilità al soglio di Pietro!

L’ecumenismo eretico non può avere soluzioni idonee per fare uscire la società occidentale da una crisi gravissima. All’origine di essa, infatti, stanno, in primo piano, protestanti e anglicani, la cui etica labile, in dipendenza di una fede eretica, ha legittimato, quando non addirittura ispirato e sostenuto, le peggiori aberrazioni morali e sociali; e questo anche dopo il Concilio, quale ingenerosa contropartita delle profferte cattoliche di riconciliazione!

Perduta la nozione elementare che bene e male accompagneranno l’uomo e la Chiesa fino alla fine dei tempi, e che di questo male fanno parte da sempre eresie, apostasie e scismi, Ratzinger può solo offrire una tattica di corto respiro (minimalismo), basata sul convenire opportunistico intorno ad alcune tematiche etiche ritenute fondamentali, sia in campo socio-politico (Sale della Terra, 1997) e sia in campo ecumenico (Discorso di Colonia 2005, infra).

Fino alla “conversione” degli anni ‘90, le sue posizioni divergono, ma solo tatticamente, da quelle di Giovanni Paolo II (rifiuto dello spirito di Assisi, posizioni più equilibrate sulla guerra, rifiuto di plateali mea culpa, necessità e bontà dell’Inferno).

Ma l’eresia che lo contamina non può lasciargli coerenza di pensiero e di azione. Alla morte dell’anziano pontefice, infatti, cade in preda a una smodata emozione irrazionale, tipica di tutti i falsi pontefici della falsa chiesa conciliare, che cancella ogni divergenza.

Eletto al soglio di Pietro con grande rapidità, grazie alla sua ben orchestrata campagna contro i venti di dottrina, la sporcizia nella Chiesa e il neopaganesimo imperante in Occidente, inizia male il pontificato. Nella Messa d’insediamento (24.4.2005), infatti, non fornisce alcuna linea programmatica di esso, chiede al Signore, anziché la forza del martirio, di dargli il coraggio di non fuggire, per paura, davanti ai lupi, e, seguendo la cultura eretica imposta dal concilio, elabora un discorso d’insediamento tutto in positivo, senza il benché minimo accenno alle nefaste conseguenze spirituali, morali e sociali di chi rifiuta il Cristo, che è Dio!

Dà, inoltre, l’avvio immediato alla causa di beatificazione del suo predecessore, Giovanni Paolo II, di cui, dulcis in fundo, segue le orme ecumeniche con lena accelerata e rinnovata. Come dice, infatti, nel discorso di Colonia del 19 agosto 2005, infrangendo il principio dell’unitarietà e dell’ integrità dell’ordine morale voluto da Dio per il bene vero dell’uomo, e lo stesso monito del (falso) concilio Vaticano II sull’assoluta necessità del rispetto da parte di tutti del primato dell’ordine morale oggettivo (decreto I.M. 6), oltre che l’insegnamento del suo stesso predecessore, secondo il quale “le norme morali costituiscono il fondamento incrollabile e la solida garanzia di una giusta e pacifica convivenza umana, e quindi di una vera democrazia” (V.S. 96), egli è pronto a concordare, e quindi a mercanteggiare, alcuni punti fondamentali di quell’ordine, su cui convenire con l’approvazione da parte dei cristiani impegnati nel cammino ecumenico.

Già da cardinale, Ratzinger, nella sua opera “I princìpi della teologia cattolica”, aveva riconosciuto candidamente, con affermazioni allucinanti di pura consegna a satana, che se si cerca una diagnosi globale del testo, si potrebbe dire che è, insieme ai testi sulla libertà religiosa e sulle religioni nel mondo … una sorta di contro-Syllabus. “Questo testo assolve il ruolo di un contro-Syllabus nella misura in cui rappresenta un tentativo per una riconciliazione ufficiale della Chiesa con il mondo quale era diventato dopo il 1789 (!).

Su questa via di prostituzione ideologica, il suo discorso del 22 dicembre 2005 alla curia romana in occasione dei 40 anni dalla chiusura del Vaticano II, conferma la violazione del magistero infallibile pregresso, la cui gravità non gli sfugge, al punto che tenta di giustificarla, sostenendo senza pudore che le “correzioni storiche” apportate dal Vaticano II alle posizioni della Chiesa sono del tutto fedeli alla primitiva Tradizione Apostolica, che rifiutava l’idea di un cristianesimo inteso quale religione dello Stato (!).

 Nell’udienza generale di mercoledì 18 ottobre 2006, smentendo clamorosamente una posizione sull’Inferno da lui stesso espressa anni prima, parla di Giuda Iscariota, per tirarlo fuori … dall’Inferno, con un discorso permeato dall’ovvietà espositiva, che spazza via certezze bimillenarie, dando tutto per acquisito e confermato.

Il suo ragionamento falsifica così la Parola di Dio e la Tradizione:

Giuda compie un “gesto inescusabile”, che non gli vale, però, con certezza, la morte eterna, perché Dio rispetta la nostra libertà, aspetta la nostra semplice disponibilità al pentimento e alla conversione (e non già il nostro pentimento e la nostra conversione), ed inserisce tutto, alla fine, nella sua superiore conduzione degli eventi, evitando accuratamente ogni condanna, provvisoria o definitiva, perché Egli è ricco di misericordia e di perdono (!).

Il marasma dottrinale giunge al culmine nel 2007, con due atti di notevole importanza pastorale, confusionari e contraddittori, ma destinati, nelle sue intenzioni, a ridurre l’area del dissenso dei cattolici tradizionali. Essi riguardano i chiarimenti sulla dottrina della Chiesa del 29 giugno, forniti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, con un articolo di commento, e il motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio sul ripristino della Messa Tridentina, documenti che necessitano di un cenno più articolato.

 

Il documento sulla dottrina della Chiesa è del tutto in linea con la doppiezza conciliare perché, nel fondato timore di dover riconoscere di avere apostatato, si ostina ad affermare che il Vaticano II non ha cambiato la precedente dottrina sulla Chiesa, mentre, in realtà, l’ha stravolta.

Come si è già mostrato, infatti, la Tradizione, fino al magistero di Pio XII, ha sempre ritenuto essere fuori della vera Chiesa di Cristo, e, quindi, non partecipi della comunione dei santi, tra gli altri, tanto gli Ortodossi, i quali sono eretici che negano l’unità della Chiesa sotto Pietro, quanto i Protestanti, la cui eresia investe l’intero apparato dogmatico (cfr. Catechismo Maggiore di San Pio X). E siccome “fuori della Chiesa non c’è salvezza”, discende che gli eretici citati sono candidati eletti per l’Inferno

Il Vaticano II, al contrario, anche alla luce dell’intero magistero postconciliare, e quindi della risposta in esame e relativo articolo di commento, ribalta completamente l’impostazione della fede Cattolica, con sofismi inaccettabili per essa, che attraggono, di fatto gli eretici nella comunione dei santi, li salvano e, cosa ancora più grave, li considerano strumenti (sia pure meno perfetti) di salvezza!

E fa ciò riconoscendo l’esistenza di “elementi di verità” più o meno numerosi esistenti nelle altre confessioni e chiudendo completamente gli occhi sulle eresie propalate, che hanno tanto gravemente danneggiato, e sempre più danneggiano, la Chiesa e il mondo.

Come afferma il documento in esame, infatti, “la Chiesa di Cristo è presente e operante nelle Chiese e nelle Comunità ecclesiali non ancora in piena comunione con la Chiesa cattolica grazie agli elementi di santificazione e di verità che sono presenti in esse” (…) Perciò le stesse Chiese e Comunità separate, quantunque crediamo che hanno delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di peso. Infatti lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza.”(!)

Il Concilio di Trento viene così fatto a pezzi, con tutte le sue canoniche affermazioni e tutte le sue condanne, insieme all’enciclica Quanta Cura e relativo Sillabo degli errori condannati, documenti tutti espressione certa di magistero infallibile e, dunque, irreformabile.

Con il secondo documento pastorale (motu proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, e relativa lettera di accompagnamento ai vescovi), Benedetto XVI ha ripristinato l’uso della Messa tridentina, che si aggiunge a quella del dopo concilio introdotta da Paolo VI.

Negando l’evidenza, egli afferma che non si tratta di due riti diversi, ma di “due usi dell’unico rito romano”; e cioè di due forme diverse. “Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa.

Le incontrovertibili osservazioni dei cardinali Ottaviani e Bacci a Paolo VI  sul Novo Ordo Missae (Corpus Domini 1969), che mostravano un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica verso quella protestante, in uno con la palese violazione del Magistero infallibile e irreformabile pregresso (v. supra), vengono così, ancora una volta, ignorate.

Per tranquillizzare gerarchia e fedeli apostati, egli, oltre a considerare che il messale di Giovanni XXIII non fu mai abrogato (e che pertanto, confermandolo, non compie alcun atto eversivo), osserva che l’uso del vecchio messale, presupponendo un’adeguata formazione liturgica e la padronanza del latino, è destinato alla marginalità, e non potrà quindi arrecare alcun danno alla nuova liturgia del Messale di Paolo VI (!).

Perché allora questa sua concessione? Lo dice esplicitamente: per accontentare i nostalgici del rito latino!

Non tanto i lefebvriani, però, che non ne fanno questione di puro rito, quanto quei cattolici che, pur fedeli al Vaticano II, hanno nostalgia delle ricchezze del vecchio rito, e sono scandalizzati dagli abusi che si consumano all’ombra del nuovo.

Contrariamente al passato, perciò, quando la Chiesa non prestava sufficiente ascolto alle critiche dei dissidenti, per cui esasperava o radicava le divisioni (giudizio con il quale Benedetto XVI condanna in blocco i suoi predecessori fino al preconcilio!), egli (campione di tolleranza), ha ritenuto necessario esaudire le su esposte esigenze.

Stiano, peraltro, tranquilli quanti (giustamente) si agitano per la concessione: “Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura“(!).

La concessione di Benedetto XVI s’inserisce in una strategia globale di recupero dei cattolici tradizionali alle ragioni che hanno determinato l’apostasia conciliare.

La Chiesa cattolica uscita dal concilio ha solo cambiato alcune forme, fecondandosi con le istanze moderniste, perché la sostanza è rimasta immutata, e va nel rispetto della Tradizione.

Tutte le follie conciliari e post conciliari, che hanno portato all’irrilevanza teologica e sociale dell’unica chiesa di Cristo, sono pure illusioni, perchè la Chiesa è e rimarrà sempre la stessa (!).

E’ sufficiente che abbia il coraggio di appianare le divergenze al suo interno, prima che generino altre non componibili divisioni: dove stia la Verità non conta!

E non importa se con atti e ragionamenti marasmatici di formale pietismo e di sostanziale sincretismo, che smentiscono colui stesso che li pone in essere. Del tutto consapevole, perché reo confesso (nel suo “I principi della teologia cattolica”),  che il Vaticano II aveva operato nel pieno disprezzo della Quanta Cura e del Sillabo, il magistero pregresso, da sempre ritenuto e poi anche formalmente dichiarato infallibile e irreformabile in sede di Concilio Vaticano I.

Il primo maggio del 2011 Benedetto XVI proclama beato Giovanni Paolo II. E stupisce davvero il notevole lasso di tempo trascorso tra l’inizio del processo di beatificazione (2005), quando tutti avrebbero scommesso in tempi assai rapidi (“santo subito”, si invocava dovunque) e il momento della beatificazione (2011); ma io non sono affatto stupito!

Non è questa la sede adatta ad una trattazione estesa di questo argomento, sul quale ritornerò nei prossimi giorni per un aggiornamento. Qui basti solo accennare che, dal 2005 al 2007, ho inviato tre miei scritti sotto forma di raccomandata ufficiale alle sedi competenti del processo (commissione diocesana e Congregazione vaticana) nei quali, al di là di ogni ragionevole dubbio, ho mostrato in modo assai analitico ed esponendo fatti concreti e documentati, che, secondo la fede della Chiesa, Giovanni Paolo II non solo non è santo, ma che, al contrario, è stato il più tenace e sovversivo liquidatore di quella fede nel mondo intero!

Nessuno, ovviamente, si è preso alcun briga di rispondermi o di eccepire qualcosa, perché nulla si può eccepire, essendo le mie argomentazioni assolutamente incontrovertibili secondo la fede vera della Chiesa Cattolica.

Ma le mie decise e ben documentate accuse hanno creato più di un timore in sede vaticana; la quale, temendo uno scandalo di vaste proporzioni, che non saprebbe fronteggiare, e che la danneggerebbe anche economicamente (!), non ha trovato di meglio che rallentare di molto l’iter processuale della beatificazione!

Da ultimo, nel febbraio di quest’anno 2013, la decisione del tutto inaspettata della rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, che ha un solo precedente nella storia: le dimissioni rassegnate dal Papa Celestino V, sette secoli or sono, dopo appena quattro mesi di pontificato.

Quelle dimissioni, tuttavia, pur trovando una spiegazione umana nella condizione assai particolare del Papa, al secolo Pietro Angelerio del Morrone (un eremita convinto e radicato, non cardinale, assolutamente digiuno in materia di governo della Chiesa, con scarsa conoscenza del latino, eletto al termine di una lunga vacatio, durata ben 27 mesi, e di una conseguente forzatura per uscire dall’impasse), non costituirono mai precedente invocabile da nessun successore, perché Pietro è il Vicario di Cristo, a vita, e la Chiesa non è una realtà puramente umana (una democrazia, oggi si direbbe), ma una realtà teandrica, in cui l’assistenza dello Spirito Santo è il fatto più importante e decisivo, contro ogni umana difficoltà di governo.

Il fatto che Benedetto XVI non si sia sentito vincolato da questo principio è sicuro indice di un cedimento di fede, mascherato da falso rispetto per le funzioni di ruolo.

La Verità è che, per sua stessa ammissione (cfr. “Sale della Terra”), egli vede la Chiesa inghiottita dalla scristianizzazione e anche alle porte della Parusia, ma rifiuta l’idea di essere stato parte costitutiva essenziale nel disegno di distruzione.

E così, un falso conclave, composto da falsi cardinali, tutti indistintamente non ordinabili e non elevabili, prima ancora che decaduti dalla dignità cardinalizia ed episcopale a norma della solennissima Bolla “Cum ex apostolatus officio” del grande Papa Paolo IV, diretta a prevenire e a reprimere l’eresia nelle persone investite di autorità, e contenente magistero infallibile e dunque irreformabile, secondo quanto dispone il Concilio Vaticano (I), si accinge ad eleggere il sesto anticristo sulla cattedra di san Pietro, successore di Giovanni XXIII, alla vigilia della Parusia….. .

Napoli, 12 marzo 2013

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