Nuovo Ordine Mondiale, Controllo Mentale, Preparazione Guerra Armageddon

L’Autore del nuovo libro sul crollo delle Torri Gemelle del 9/11 Truth è stato trovato ucciso con i suoi figli

L’ex pilota di linea Phillip Marshall ha trascorso molto tempo vicino a Santa Barbara lo scorso anno preparando l’uscita del suo controverso libro sul complotto del 9/11 “The Big Bamboozle: 9/11 e la Guerra al Terrore
Durante il processo di editing e pre-marketing del libro, Marshall ha espresso un certo livello di paranoia perché il suo lavoro di saggistica accusa l’amministrazione Bush di essere in combutta con la comunità dell’intelligence saudita nella formazione dei dirottatori morti utilizzati negli attacchi.
“Pensate a questo,” Marshall ha detto l’anno scorso in una dichiarazione scritta, “La versione ufficiale di qualche fantasma (Osama bin Laden), in qualche grotta dall’altra parte del mondo, che è riuscito a sconfiggere il nostro intero establishment militare sul suolo americano è assolutamente assurda.”
Marshall ha continuato a dire: “La vera ragione è che l’attacco ha avuto successo a causa di un interno di stand-militare e una azione di formazione coordinata che ha preparato i dirottatori per voli aerei di linee commerciali pesanti. Abbiamo decine di documenti dell’FBI per dimostrare che questo addestramento al volo è stato condotto in California, Florida e Arizona nei 18 mesi precedenti all’attacco. “
Il pilota veterano confidò che era preoccupato per il suo libro da 10 anni, lo studio indipendente sul 9/11 e più di recente a quanto indicato ai sauditi e alla comunità di intelligence di Bush come i carnefici dell’attacco che ha battuto tutte le difese militari degli Stati Uniti l’11 settembre , 2001. Marshall ha detto che sapeva che il suo libro avrebbe messo molte persone contro di lui.
A quando segue dalla relazione dello Sceriffo della contea i bambini stavano dormendo quando gli è stato sparato. Il pubblico ufficiale ha dichiarato che Macaila Marshall, 14, e Alex Marshall, 17, giacevano 6 piedi uno dall’altro in parti separate su un grande divano ad U in sezione.
“La causa della morte è stata un unico colpo di pistola alla testa per tutti”, ha detto il medico legale. Il cane di famiglia inoltre è stato trovato ucciso da un colpo di pistola in una camera da letto.
La madre dei bambini, Sean Marshall, era in viaggio per lavoro in Turchia, al momento delle uccisioni. Il medico legale ha detto che è previsto l’arrivo nella zona presto per fare organizzare il funerale.
“Dopo un esauriente studio di 10 anni di questo attacco letale che ha usato aerei di linea Boeing pieni di passeggeri e membri dell’equipaggio compagni come missili guidati, io sono al 100% convinto che una squadra segreta di agenti dei servizi segreti sauditi era la fonte delle risorse finanziarie, logistiche e tattiche che la formazione diretta di volo essenziali per i dirottatori dell’11/9 per 18 mesi prima l’attacco “, scrive Marshall. “Questa conclusione è stata determinata sei anni fa e tutte le prove successive hanno fatto altro che confermare questa conclusione.”
L’anno scorso, Marshall ha parlato alla trasmissione radiofonica nazionale Coast to Coast AM. Ha detto che l’intero episodio 9/11 era “una trovata politica per favorire il governo americano ombra che sta facendo affari come la comunità di intelligence degli Stati Uniti.”
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Fonte: www.santabarbaraview.com/phillip-ma…-of-one4254252/

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Testimoni dell’11 settembre 2001 fatti fuori uno alla volta.

09 ottobre 2010 – 11 / 9: Ecatombe di Testimoni

Molti testimoni dei fatti accaduti l’11 Settembre 2001 sono rimasti vittime di morti misteriose. L’elemento che li accomunava, è il fatto che facessero parte del 9/11 Truth Movement.
BARRY JENKINS
Era il coordinatore per le emergenze della New York Housing Authority (con sede presso il WTC). L’11 Settembre dichiarò di essere stato sbalzato all’indietro (insieme al collega Michael Hess) da una potente esplosione nell’edificio 7.
In seguito dichiarò di avere udito altre esplosioni nello stesso edificio, molto prima che la torre collassasse, e che durante la fuga avrebbe scavalcato diversi corpi senza vita, contraddicendo la versione ufficiale’ per cui nessuno sarebbe deceduto nello edificio 7.
Barry è morto misteriosamente il 19 Agosto 2008, due giorni prima che venisse presentata la prima bozza del rapporto NIFT sugli eventi dell’11 Settembre.
BEVERLY ECKERT
Beverly perse il marito negli attentati dell’11 Settembre. Dichiarava di non credere alla versione “ufficiale” dei fatti.
Apparteneva alla organizzazione attivista dei famigliari delle vittime degli attentati, inclusa una azione civile contro i sauditi e il governo degli Stati Uniti.
Sembra che le sia stato offerto del denaro per desistere e mantenere il silenzio, proposta che rifiutò.
Beverly Eckert è morta alla età di 57 anni in uno strano incidente aereo, il 12 Febbraio 2009. Una settimana prima di morire, aveva incontrato il Presidente Obama in qualità di avvocato delle vittime dell’attentato al WTC.
KENNETH JOHANNEMANN
Kenneth lavorava come portiere al WTC. Testimoniò di avere assistito ad esplosioni sia alla base che ai piani superiori della torre. In particolare, parlò di una forte esplosione avvenuta alla base di una delle Torri Gemelle, e raccontò di avere soccorso persone con ustioni su tutto il corpo, vittime della esplosione verificatasi alla base – e non in cima – della torre.
Nel Settembre 2008 Kenneth fu trovato morto, ucciso da un colpo di arma da fuoco alla testa, ed il suo caso fu classificato come “suicidio.”
Il rapporto sul suicidio indica come movente il recente licenziamento di Johannemann. Tuttavia egli aveva una grande e amorevole famiglia, e sembra che il cugino gli avesse da poco offerto un posto di lavoro.
MICHAEL H. DORAN
Doran prestava assistenza legale ai famigliari delle vittime dell’attentato, nelle cause di richiesta di risarcimento danni. E’ deceduto il 28 Aprile del 2009, quando il suo aeroplano monoposto si è schiantato in Ohio.
CHRISTOPHER LANDIS
Era il responsabile sicurezza per il Dipartimento Trasporti della Virginia. Concesse agli autori del documentario “The Pentacon” diverse foto, ed una intervista durante la quale rispose alle domande molto nervosamente.
Il giorno degli attentati potè godere di una visuale libera del punto di impatto dello attentato al Pentagono. Scattò molte foto le quali sembra rivelassero una realtà diversa da quella presentata dalle fonti ufficiali.
Circa una settimana dopo che gli autori del film registrarono la testimonianza di Landis, quest’ultimo fu ritrovato morto per un apparente suicidio. Nessuna ulteriore informazione è trapelata sulla sua morte.
BERTHA CHAMPAGNE
L’11 Settembre 2001 Bertha prestò servizio come baby sitter presso la famiglia di Marvin Bush.
Fino a Giugno 2009 il fratello minore di George W. Bush fu alla direzione della Securacom Stratesec, una compagnia kuwaitiana – saudita, la stessa che sovrintendeva alla sicurezza elettronica del WTC e dell’aereoporto internazionale di Dulles, da cui partì il volo 77.
Il 10 Ottobre 2003 la 62enne Bertha Champagne fu trovata morta allo interno della sua autovettura in una strada nei pressi della residenza dei Bush.
PAUL SMITH

Pilota dell’elicottero che filmò le immagini dello schianto del secondo aeroplano.
Il 7 Ottobre 2007 mentre smontava da un taxi, Smith fu investito ed ucciso da una misteriosa automobile nera, mai identificata.
L’11 Settembre il cameraman John Del Giorno era imbarcato come operatore sullo elicottero di Smith, ma dal giorno degli attentati ha sempre categoricamente rifiutato di rilasciare dichiarazioni sull’accaduto.
DEBORAH PALFREY
Deborah Palfrey gestiva un giro di prostituzione che annoverava tra i propri clienti abituali diversi vip del WTC.Nei giorni successivi gli attentati dichiarò – anche nella trasmissione di Alex Jones – di essere in possesso di informazioni di grande interesse per la commissione di indagine sullo 11 Settembre.
Il 15 Aprile 2008 la Palfrey fu trovata morta nella propria abitazione, apparentemente suicida.
DAVID WHERLEY
Il maggiore Wherley coordinava le operazioni di volo degli aerei militari nei cieli di Washington, l’11 Settembre 2001.
Il 22 Giugno 2009 Wherley restò ucciso in uno strano incidente della metropolitana, il più grave da un trentennio. Gli investigatori accertarono che il controllo del treno era stato impostato su “automatico”, anziché manuale, come di norma.
SALVATORE PRINCIOTTA
Princiotta fu uno dei primi vigili del fuoco ad intervenire sul luogo dell’attentato.
Il 23 Maggio 2007 fu assassinato da ignoti.
Tratto da un videoclip in lingua inglese realizzato dal tuber kevin604bc.

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La Fabbrica del Terrore

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Polizia rinviene frammento di un Boeing: area transennata come una crime scene

foto Ansa

06:05 – Dopo quasi 12 anni, un frammento da un metro e mezzo di uno dei due aerei che hanno colpito le Torri Gemelle l’11 settembre del 2001 è stato ritrovato dalla polizia di New York. Si tratta del carrello di uno dei due velivoli, rinvenuto fra due palazzi fra Park Place e Murray Street, nei pressi di Ground Zero. “Un numero di identificazione di Boeing è chiaramente visibile”, dice il portavoce della polizia locale.Foto 1

”Una parte del carrello di atterraggio, che sembra essere di uno due aerei di linea distrutti l’11 settembre, e’ stato rinvenuto” afferma Paul Browne. Intorno all’area è stato creata una scena del crimine, con un perimetro di sicurezza per limitare l’accesso fino a che non siano state compiute tutte le rilevazioni del caso. Il frammento è stato rinvenuto casualmente dopo che il proprietario del palazzo di 51 Park Place ha chiesto un’ispezione dell’immobile.

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La verità sull’11 settembre. Inganno globale di Massimo Mazzucco

martedì 11 settembre 2012

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Le bufale di Paolo Attivissimo sull’11 settembre

In linea di massima non mi piace pubblicare questioni e dibattiti tra complottisti e anticomplottisti per varie ragioni. Innanzitutto ho troppo da studiare e capire relativamente al sistema in cui viviamo, per impegnarmi in dibattiti con Attivissimo, Cicap, e razionalisti anticomplottisti. Ma questo video è molto interessante e soprattutto divertente, e farà passare una mezz’ora di buonumore a chi lo guarderà. Mazzucco riesce a trattare l’argomento con garbo e ironia, facendo sbellicare dalle risate chi guarda.

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La morte di Osama Bin Laden

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Attentati dell’11 settembre 2001

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Attentati dell’11 settembre 2001
National Park Service 9-11 Statue of Liberty and WTC fire.jpg

Le Torri del World Trade Center bruciano poco dopo l’impatto del volo United Airlines 175 contro la Torre meridionale, sulla destra. A sinistra la Torre settentrionale colpita precedentemente dal volo American Airlines 11, dalla quale esce ancora fumo.

Stato Stati Uniti Stati Uniti
Luogo New York City, Arlington (Virginia)
Obiettivo World Trade Center, Pentagono, Campidoglio (Washington D.C.)
Data 11 settembre 2001
08:46 – 10:28 (UTC-4)
Tipo attacco suicida, dirottamento aereo
Morti 2 974 (più i 19 terroristi) e 24 dispersi
Feriti migliaia
Responsabili terroristi legati ad al-Qāʿida
Motivazione Ostilità di al-Qāʿida nei confronti degli Stati Uniti d’America, considerati fonte di iniquità e di ingiustizia per tutto il mondo islamico.

Gli attentati dell’11 settembre 2001 sono stati quattro attacchi suicidi da parte di terroristi di al-Qāʿida contro obiettivi civili e militari nel territorio degli Stati Uniti d’America.

La mattina dell’11 settembre 2001, 19 affiliati all’organizzazione terroristica di matrice islamica al-Qāʿida dirottarono quattro voli civili commerciali.[1][2] I dirottatori fecero intenzionalmente schiantare due degli aerei sulle torri 1 e 2 del World Trade Center di New York, causando poco dopo il collasso di entrambi i grattacieli e conseguenti gravi danni agli edifici vicini. Il terzo aereo di linea fu fatto schiantare dai dirottatori contro il Pentagono. Il quarto aereo, diretto contro il Campidoglio o la Casa Bianca a Washington,[3] si schiantò in un campo vicino Shanksville, nella Contea di Somerset (Pennsylvania), dopo che i passeggeri e i membri dell’equipaggio tentarono, senza riuscirci, di riprendere il controllo del velivolo.

Gli attacchi terroristici dell’11 settembre causarono circa 3.000 vittime.[4] Nell’attacco alle torri gemelle morirono 2.752 persone, tra queste 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti.[5] La maggior parte delle vittime erano civili di 70 diverse nazionalità.[6]

Gli attacchi ebbero grandi conseguenze a livello mondiale: gli Stati Uniti d’America risposero dichiarando la “Guerra al terrorismo” e attaccando l’Afghanistan controllato dai Talebani, accusati di aver volontariamente ospitato i terroristi. Il parlamento statunitense approvò lo USA PATRIOT Act mentre altri stati rafforzarono la loro legislazione anti-terroristica, incrementando i poteri di polizia. Le borse rimasero chiuse quasi per una settimana, registrando enormi perdite subito dopo la riapertura, con quelle maggiori fatte registrare dalle compagnie aeree e di assicurazioni. L’economia della Lower Manhattan si fermò per via della distruzione di uffici del valore di miliardi di dollari.

I danni subiti dal Pentagono furono riparati dopo un anno e un piccolo monumento commemorativo fu costruito sul luogo. La ricostruzione del World Trade Center è invece stata più problematica, a seguito di controversie sorte riguardo ai possibili progetti e sui tempi necessari al loro completamento. La scelta della Freedom Tower per la ricostruzione del sito ha subito ampie critiche, conducendo all’abbandono di alcune parti del progetto originario.

Le Twin Towers prima dell’attentato
Attacchi
Per approfondire, vedi Cronologia degli attentati dell’11 settembre 2001.

Il mattino dell’11 settembre 2001, diciannove terroristi dirottarono quattro aerei di linea passeggeri in viaggio verso la California dagli aeroporti Logan (di Boston), Washington Dulles (di Dulles, ma utilizzato per voli da Washington) e Newark (in New Jersey ma che serve anche New York).[1] I dirottatori condussero due aeroplani modello Boeing 767, il volo American Airlines 11 e il volo United Airlines 175, a schiantarsi contro le Torri nord e sud del World Trade Center.[7] Un altro gruppo di dirottatori condusse il volo American Airlines 77 a schiantarsi contro il Pentagono, mentre un quarto volo, lo United Airlines 93, col quale i terroristi intendevano colpire il Campidoglio o la Casa Bianca a Washington,[3] precipitò al suolo nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania.[8][9]

Il secondo aereo si schianta contro la Torre Sud

Nel corso del dirottamento, alcuni passeggeri e membri dell’equipaggio furono in grado di effettuare chiamate con l’apparecchio radiotelefonico aria-superficie della GTE e con i telefoni cellulari;[10][11] affermarono che diversi dirottatori erano a bordo di ciascun aeroplano e che i terroristi avevano preso il controllo dei velivoli usando coltelli e taglierini per uccidere alcuni assistenti di volo e almeno un pilota o un passeggero, tra cui il comandante del volo 11, John Ogonowski;[12] la Commissione d’indagine sugli attentati dell’11 settembre 2001 stabilì che due dei dirottatori avevano recentemente acquistato attrezzi multifunzione di marca Leatherman.[13] Qualche tipo di spray nocivo, come gas lacrimogeno o spray al peperoncino, sarebbe stato utilizzato sui voli American 11 e United 175 per tenere i passeggeri fuori dalla cabina di prima classe.[14] Un assistente di volo dell’American Airlines 11, un passeggero del volo 175 e alcuni passeggeri del volo 93 riferirono che i dirottatori avevano delle bombe, ma uno dei passeggeri disse anche di ritenere che si trattasse di ordigni inerti. Nessuna traccia di esplosivi fu trovata sui luoghi degli impatti. Il Rapporto della Commissione sull’11 settembre afferma che le bombe erano probabilmente false.[12]

Sul volo United Airlines 93 le registrazioni della scatola nera hanno rivelato che l’equipaggio e i passeggeri tentarono di sottrarre il controllo dell’aereo ai dirottatori dopo aver saputo, per via telefonica, che altri aerei dirottati erano stati mandati a schiantare contro degli edifici, quella mattina.[15][16] Secondo la trascrizione della registrazione, uno dei dirottatori diede l’ordine di virare il velivolo quando fu chiaro che ne avrebbero perso il controllo a causa dei passeggeri.[17] Poco dopo, l’aeroplano si schiantò in un campo vicino Stonycreek, nella contea di Somerset (Pennsylvania), alle ore 10:03:11 ora locale (14:03:11 UTC). In una intervista rilasciata al giornalista di al Jazeera Yosri Foda, Khalid Shaykh Muhammad, dirigente di al-Qā‘ida, affermò che l’obiettivo del volo 93 era il Campidoglio di Washington, il cui nome in codice era «la facoltà di Legge».[18]

Tre edifici del complesso del World Trade Center collassarono a causa di danni strutturali, quel giorno.[19] La torre meridionale (denominata WTC 2) crollò alle 9:59 circa, dopo un incendio di 56 minuti causato dall’impatto del volo United Airlines 175; la torre settentrionale(WTC 1) collassò alle 10:28, dopo un incendio di circa 102 minuti.[19] La caduta di WTC 1 produsse dei detriti che danneggiarono la vicina 7 World Trade Center (WTC 7), la cui integrità strutturale fu ulteriormente compromessa dagli incendi, che portarono al crollo della penthouse est alle 17:20 ora locale di quello stesso giorno; l’intero edificio collassò completamente alle 17:21 ora locale.[20]

Mappa della zona interessata dagli attacchi, sovrapposta ad una immagine di Ground Zero.

Il National Institute of Standards and Technology promosse delle investigazioni sulle cause del collasso dei tre edifici, successivamente allargando le indagini sulle misure per la prevenzione del collasso progressivo, chiedendosi ad esempio se la progettazione aveva previsto la resistenza agli incendi e se era stato effettuato un rafforzamento delle strutture in acciaio. Il rapporto riguardo WTC 1 e WTC 2 fu terminato nell’ottobre 2005, mentre l’indagine sul WTC 7 è stata pubblicata il 21 agosto 2008: il crollo dell’edificio è stato causato dalla dilatazione termica, prodotta dagli incendi incontrollati per ore, dell’acciaio della colonna primaria, la numero 79, il cui cedimento ha dato inizio ad un collasso progressivo delle strutture portanti vicine.[21]

Gli attacchi crearono grande confusione tra le agenzie di notizie e i controllori del traffico aereo in tutti gli Stati Uniti; a tutto il traffico aereo civile internazionale fu proibito di atterrare su terreno statunitense per tre giorni.[22] Gli aerei già in volo furono respinti o indirizzati agli aeroporti in Canada o Messico. Radio e televisioni diffusero notizie non confermate e spesso contraddittorie per tutto il giorno; una delle ricostruzioni più diffuse raccontava di una autobomba esplosa nella Segreteria di Stato degli Stati Uniti a Washington.[23]

Poco dopo aver annunciato per la prima volta l’incidente del Pentagono, la CNN e altre emittenti raccontarono anche che un incendio era scoppiato al National Mall di Washington.[24] Un altro rapporto fu diffuso dalla Associated Press, secondo il quale un Boeing 767 della Delta Air Lines, il volo 1989, era stato dirottato: anche questa notizia si rivelò poi un errore, in quanto si era effettivamente pensato che vi fosse quel pericolo, ma l’aereo rispose ai comandi dei controllori di volo e atterrò a Cleveland, Ohio.[25]

Vittime

Raccolta delle foto di quasi tutte le vittime degli attacchi (mancano solo quelle di 92 persone e dei terroristi): documento presentato nel processo contro Zakariya Musawi.

Le vittime degli attentati furono 2 974, esclusi i diciannove dirottatori: 246 su quattro aeroplani (88 sul volo American Airlines 11,[26] 59 sul volo United Airlines 175,[27] 59 sull’American Airlines 77[28] e 40 sul volo United 93;[29] non ci fu alcun superstite), 2 603 a New York e 125 al Pentagono.[30][31] Altre 24 persone sono ancora elencate tra i dispersi.[32] Tutte le vittime erano civili a parte 55 militari uccisi al Pentagono.[33] Furono più di 90 i paesi che persero cittadini negli attacchi al World Trade Center.[34]

Il NIST ha stimato che circa 17 400 civili erano presenti nel complesso del World Trade Center al momento degli attacchi, mentre i dati sui turisti elaborati dalla Port Authority of New York and New Jersey (l'”Autorità portuale di New York e del New Jersey”) suggeriscono una presenza media di 14 154 persone sulle Torri Gemelle alle 8:45 del mattino.[35][36] La gran parte delle persone al di sotto delle zone di impatto evacuò in sicurezza gli edifici, come pure 18 persone che si trovavano nella zona di impatto della torre meridionale;[37] Al contrario, 1 366 delle vittime si trovavano nella zona di impatto o nei piani superiori della torre settentrionale;[38] secondo il Rapporto della Commissione, centinaia furono le vittime causate dall’impatto, mentre le restanti rimasero intrappolate e morirono a seguito del collasso della torre.[39] Quasi 600 persone furono invece uccise dall’impatto o morirono intrappolate ai piani superiori nella torre meridionale.[38]

Almeno 200 persone saltarono dalle torri in fiamme e morirono, come raffigurato nella emblematica foto The Falling Man (“L’uomo che cade”), precipitando su strade e tetti degli edifici vicini, centinaia di metri più in basso.[40] Alcune persone che si trovavano nelle torri al di sopra dei punti di impatto salirono fino ai tetti degli edifici sperando di essere salvati dagli elicotteri, ma le porte di accesso ai tetti erano chiuse; inoltre, non vi era alcun piano di salvataggio con elicotteri e, quella mattina dell’11 settembre, il fumo denso e l’elevato calore degli incendi avrebbe impedito agli elicotteri di effettuare manovre di soccorso.[41]

Le vittime tra i soccorritori furono 411. Il New York City Fire Department (i vigili del fuoco di New York) perse 341 vigili del fuoco e 2 paramedici;[42] il New York City Police Department (la polizia di New York) perse 23 agenti,[43] il Port Authority Police Department (la polizia portuale) 37.[44] I servizi di emergenza medica privata persero altri 8 tecnici e paramedici.[45][46]

La Cantor Fitzgerald L.P., una banca di investimenti i cui uffici si trovavano ai piani 101-105 del WTC 1, perse 658 impiegati, più di qualunque altra azienda.[47] La Marsh Inc., i cui uffici si trovavano immediatamente sotto quelli della Cantor Fitzgerald ai piani 93-101 (dove avvenne l’impatto del volo 11), perse 295 impiegati, mentre 175 furono le vittime tra i dipendenti della Aon Corporation.[48] Dopo New York, lo stato che ebbe più vittime fu il New Jersey, con la città di Hoboken a registrare il maggior numero di morti.[49]

È stato possibile identificare i resti di sole 1 600 delle vittime del World Trade Center; gli uffici medici raccolsero anche «circa 10 000 frammenti di ossa e tessuti non identificati, che non possono essere collegati alla lista dei decessi».[50] Altri resti di ossa furono trovati ancora nel 2006, mentre gli operai approntavano il Deutsche Bank Building per la demolizione.

La morte per malattie ai polmoni di alcune altre persone è stata fatta risalire alla respirazione delle polveri contenenti centinaia di composti tossici (quali amianto, mercurio, piombo, ecc.) causate dal collasso del World Trade Center. La gravità dell’inquinamento ambientale derivante da tali polveri – che investirono tutta la punta sud dell’isola di Manhattan – fu resa nota al grande pubblico solo a distanza di circa quattro anni dall’evento: sino ad allora le agenzie governative statunitensi avevano sottovalutato o nascosto il rischio ambientale, forse allo scopo di non causare ulteriore panico e di rendere più spediti i soccorsi, lo sgombero delle macerie, il ripristino delle normali attività della città così gravemente ferita.[51][52][53]

Danni

Il Pentagono fu seriamente danneggiato dal fuoco e una sezione dell’edificio collassò.

Oltre alle Torri gemelle, i due grattacieli da 110 piani, numerosi altri edifici del World Trade Center furono distrutti o gravemente danneggiati, inclusi il 7 World Trade Center, il 6 World Trade Center, il 5 World Trade Center, il 4 World Trade Center, il Marriott World Trade Center e la chiesa greco ortodossa di St Nicholas.[54] Il Deutsche Bank Building, situato al di là della Liberty Street rispetto al complesso del World Trade Center, è attualmente in demolizione, in quanto l’ambiente all’interno dell’edificio è tossico e inabitabile.[55][56] La Fiterman Hall del Borough of Manhattan Community College, situato al 30 West Broadway, ricevette gravi ed estesi danni durante gli attacchi e la sua demolizione è stata programmata.[57] Altri edifici limitrofi, come il 90 West Street e il Verizon Building, subirono gravi danni, ma sono stati riparati.[58] Gli edifici del World Financial Center, la One Liberty Plaza, il Millenium Hilton, e 90 Church Street riportarono danni moderati.[59] Anche gli impianti di telecomunicazioni situati sulla torre settentrionale andarono distrutti, incluse le antenne di trasmissione radio e televisive e i ponti radio, ma le stazioni degli organi di informazioni re-instradarono rapidamente i segnali e ripresero le trasmissioni.[54][60]

Nella contea di Arlington, una porzione del Pentagono fu gravemente danneggiata dall’impatto e dal successivo incendio, e una sezione dell’edificio crollò.[61]

Operazioni di salvataggio e soccorso

Evacuazione di un ferito nell’attacco al Pentagono

Successivamente agli attacchi alle Torri gemelle, il New York City Fire Department inviò rapidamente sul sito 200 unità, pari a metà dell’organico del dipartimento, che furono aiutati da numerosi pompieri fuori-servizio e da personale dei pronto soccorso.[62][63][64] Il New York City Police Department inviò delle unità speciali dette “Emergency Service Units” e altro personale.[65] Durante i soccorsi, i comandanti dei vigili del fuoco, della polizia e dell’Autorità portuale ebbero difficoltà a condividere le informazioni e a coordinare i loro sforzi,[62] tanto che vi furono duplicazioni nelle ricerche dei civili dispersi invece che ricerche coordinate.[66]

Con la situazione che peggiorava, il dipartimento di polizia, che riceveva informazioni degli elicotteri in volo, fu in grado di diffondere l’ordine di evacuazione che permise a molti dei suoi agenti di allontanarsi prima del crollo degli edifici;[65][66] tuttavia, poiché i sistemi di comunicazione radio dei dipartimenti di polizia e di vigili del fuoco erano incompatibili, questa informazione non fu inoltrata ai comandi dei vigili del fuoco. Dopo il collasso della prima torre, i comandanti dei vigili del fuoco trovarono difficoltà a inviare gli ordini di evacuazione ai pompieri all’interno della torre, a causa del malfunzionamento dei sistemi di trasmissione all’interno del World Trade Center. Persino le chiamate al 911 (il servizio di emergenza) non furono correttamente inoltrate.[63] Una enorme operazione di ricerca e salvataggio fu lanciata dopo poche ore dagli attacchi; le operazioni cessarono alcuni mesi dopo.[67]

Attentatori e loro moventi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dirottatori degli attentati dell’11 settembre 2001 e Ventesimo dirottatore.

Mohamed Atta, responsabile operativo degli attacchi, morto nell’impatto del volo American Airlines 11.

Gli attacchi dell’11 settembre sono il risultato degli obiettivi dichiarati da al-Qa’ida, così come furono formulati nella fatwa[68] emessa da Osama bin Laden, Ayman al-Zawahiri, Abū Yāsir Rifāʿī Ahmad Ṭāhā, Mir Hamzah, e Fazlur Rahman, la quale dichiarava che fosse «dovere di ogni musulmano […] uccidere gli americani in qualunque luogo».[69][70][71]

Al-Qa’ida

Per approfondire, vedi al-Qāʿida.

L’origine di al-Qa’ida risale al 1979, anno dell’invasione sovietica dell’Afghanistan; poco dopo l’invasione, Osama bin Laden si recò in Afghanistan per collaborare con l’organizzazione dei mujaheddin arabi e alla creazione di Maktab al-Khidamat, una formazione il cui scopo era quello di raccogliere fondi e assoldare mujaheddin stranieri per resistere all’Unione Sovietica. Nel 1989, con il ritiro delle forze sovietiche dal conflitto afghano, il Maktab al-Khidamat si trasformò in una “forza di intervento rapido” del jihad contro i governi del mondo islamico.[72]

Sotto l’influenza di Ayman al-Zawahiri, bin Laden assunse posizioni più radicali.[73] Nel 1996, bin Laden promulgò la prima fatwa,[74] con la quale intendeva allontanare i soldati statunitensi dall’Arabia Saudita.[75] In una seconda fatwa diffusa nel 1998, bin Laden avanzò obiezioni sulla politica estera statunitense nei riguardi di Israele, come pure sulla presenza di truppe statunitensi in Arabia Saudita anche dopo la fine della guerra del Golfo.[76] Bin Laden ha citato testi dell’Islam per esortare ad azioni di forza contro soldati e civili statunitensi fin quando i problemi sollevati non saranno risolti, notando che «durante tutta la storia dei popoli islamici, gli ulema hanno unanimemente affermato che il jihad è un dovere individuale se il nemico devasta i paesi musulmani».[76]

Organizzazione degli attacchi

Prima, durante e dopo l’attentato del 11 settembre 2001.

L’idea degli attacchi dell’11 settembre fu formulata da Khalid Shaykh Muhammad, che per primo la presentò a Osama bin Laden nel 1996.[77] In quel momento bin Laden e al-Qāʿida vivevano un periodo di transizione, in quanto erano appena tornati in Afghanistan dal Sudan.[78] Gli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 segnarono un punto di svolta, in quanto con essi bin Laden attaccava direttamente gli Stati Uniti.[78] Alla fine del 1998 o all’inizio del 1999, bin Laden diede il proprio consenso a Mohammed per l’organizzazione dell’attentato.[78] Una serie di incontri ebbero luogo nella primavera del 1999 tra Khalid Shaykh Muhammad, bin Laden e il suo rappresentante Mohammed Atef: bin Laden approvò la scelta dei capi dell’azione e garantì il sostegno finanziario;[78] fu anche coinvolto nella scelta dei partecipanti all’attacco, tanto che fu lui a scegliere Mohamed Atta come il capo dei dirottatori.[79] Mohammed fornì il supporto operazionale, selezionando gli obiettivi e organizzando i viaggi per dirottatori[78] (quasi 27 membri di al-Qāʿida tentarono di entrare negli Stati Uniti d’America per prendere parte agli attacchi dell’11 settembre);[12] bin Laden modificò alcune decisioni di Mohammed, respingendo alcuni potenziali obiettivi come la U.S. Bank Tower di Los Angeles.[80]

La National Commission on Terrorist Attacks upon the United States (“Commissione nazionale sugli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti“) fu formata dal governo degli Stati Uniti ed è comunemente nota come 9/11 Commission; il 22 luglio 2004 la commissione rilasciò un rapporto nel quale concludeva che gli attacchi erano stati progettati e messi in atto da membri di al-Qāʿida. La commissione affermò che «gli organizzatori dell’attentato dell’11 settembre spesero in totale tra 400 000 e 500 000 dollari per progettare e mettere in atto il loro attacco, ma che la precisa origine dei fondi utilizzati per eseguire gli attacchi è rimasta sconosciuta».[81]

Dirottatori

Gli edifici intorno al World Trade Center furono gravemente danneggiati dai detriti e dalla caduta delle Torri gemelle.

Quindici dirottatori provenivano dall’Arabia Saudita, due dagli Emirati Arabi Uniti, uno dall’Egitto e uno dal Libano.[82] In contrasto con il consueto profilo degli attentatori suicidi, i dirottatori erano adulti maturi e ben istruiti, le cui visioni del mondo erano ben formate.[83] Dopo alcune ore dagli attacchi, l’FBI fu in grado di determinare i nomi e, in molti casi, i dettagli personali dei sospetti piloti e dirottatori.[84][85] Il bagaglio di Mohamed Atta, che non fu trasbordato dal suo volo da Portland sul volo 11, conteneva documenti che rivelarono l’identità di tutti i 19 dirottatori e altri importanti indizi sui loro piani, sulle loro intenzioni e sui loro precedenti.[86] Il giorno degli attacchi, la National Security Agency intercettò delle comunicazioni che portavano a Osama bin Laden, come avevano fatto i servizi segreti tedeschi.[87][88]

Il 27 settembre 2001, l’FBI rese pubbliche le foto dei 19 dirottatori, assieme alle informazioni sulle possibili nazionalità e nomi falsi di molti.[89] Le indagini dell’FBI sugli attacchi, l’operazione “PENTTBOM”, furono le più vaste e complesse nella storia dell’FBI, coinvolgendo più di 7 000 agenti speciali.[90] Il governo degli Stati Uniti determinò che al-Qāʿida, diretta da Osama bin Laden, era responsabile per gli attacchi, con l’FBI che afferma che «le prove che mettono in relazione al-Qāʿida e bin Laden agli attacchi dell’11 settembre sono chiare e irrefutabili»;[91] Il governo del Regno Unito raggiunse la stessa conclusione.[92]

La dichiarazione di una guerra santa contro gli Stati Uniti d’America e la fatwa firmata da Osama bin Laden e altri nel 1996, in cui si chiedeva l’uccisione di civili statunitensi, sono viste come indizi del suo movente negli attacchi dell’11 settembre da parte degli investigatori.[93] Inizialmente bin Laden negò il proprio coinvolgimento negli attacchi, per poi ammetterlo.[94][95] Il 16 settembre 2001, bin Laden negò ogni coinvolgimento negli attacchi leggendo una dichiarazione trasmessa dal canale satellitare del Qatar Al Jazeera: «Sottolineo che non ho attuato questo gesto, che sembra essere stato portato avanti da individui con motivazioni proprie»;[96] questa smentita fu trasmessa dalle testate giornalistiche statunitensi e mondiali. Nel novembre 2001 forze statunitensi recuperarono una registrazione in una casa distrutta a Jalalabad, in Afghanistan, in cui bin Laden parla a Khaled al-Harbi: nella videoregistrazione bin Laden ammette di aver saputo in anticipo degli attacchi.[97] La registrazione fu trasmessa da varie emittenti giornalistiche a partire dal 13 dicembre 2001; la distorsione delle immagini è stata attribuita ad artefatti causati dalla copia del nastro.[98] Il 27 dicembre 2001 fu pubblicato un secondo video di bin Laden, in cui affermava che «il terrorismo contro gli Stati Uniti merita di essere lodato perché fu una risposta ad una ingiustizia, avente lo scopo di forzare gli Stati Uniti a interrompere il suo sostegno ad Israele, che uccide la nostra gente», senza però ammettere la responsabilità degli attacchi.[99] Poco prima delle elezioni presidenziali statunitensi del 2004, bin Laden rivendicò pubblicamente con una registrazione video il coinvolgimento di al-Qāʿida negli attacchi agli Stati Uniti, ammettendo il proprio legame diretto con gli attentati; affermò che gli attacchi erano stati portati perché «siamo liberi […] e vogliamo riottenere libertà per la nostra nazione. Così come voi indebolite la nostra sicurezza noi indeboliamo la vostra».[100] Osama bin Laden afferma di aver personalmente diretto i 19 dirottatori:[101] nel video afferma che «concordammo assieme al comandante Muhammad Atta, che Allah abbia pietà di lui, che tutte le operazioni avrebbero dovuto essere completate in 20 minuti, prima che Bush e la sua amministrazione se ne accorgessero».[95] Un altro video ottenuto da Al Jazeera nel settembre 2006 mostra Osama bin Laden con Ramzi bin al-Shibh (il più delle volte scritto Ramzi Binelshibh) e due dirottatori, Hamza al-Ghamdi e Wa’il al-Shehri, mentre preparano gli attacchi.[102]

Khalid Shaykh Muhammad dopo la sua cattura in Pakistan.

In una intervista del 2002 con il giornalista di al Jazeera Yosri Foda, Khalid Shaykh Muhammad ammise il proprio coinvolgimento nella “operazione del santo Martedì”, assieme a Ramzi bin al-Shibh.[103] Il Rapporto della Commissione sull’11 settembre ha determinato che l’animosità di Khalid Shaykh Muhammad, il «principale architetto» degli attacchi dell’11 settembre, verso gli Stati Uniti ebbe origine «non dalla sua esperienza di studente fatta lì, ma piuttosto dalla sua violenta opposizione alla politica estera statunitense in favore di Israele».[78] Mohammed Atta condivideva le stesse motivazioni di Khalid Shaykh Muhammad. Ralph Bodenstein, un ex-compagno di classe di Atta, lo descrisse come «molto imbevuto, veramente, [di idee] sulla difesa, da parte degli Stati Uniti, di queste politiche israeliane nella regione»[104] Abd al-Aziz al-Umari, dirottatore del volo 11 assieme a Mohamed Atta, affermò nel suo testamento video: «il mio gesto è un messaggio per coloro che mi hanno ascoltato e per coloro che mi hanno visto e, allo stesso tempo, è un messaggio agli infedeli, che lasciate la penisola arabica sconfitti e che smettiate di dare una mano ai codardi ebrei in Palestina».[105] Khalid Shaykh Muhammad fu arrestato il 1º marzo 2003 a Rawalpindi, in Pakistan,[106] per poi essere detenuto definitivamente nel campo di detenzione di Guantanamo Bay, a Cuba. Durante le udienze condotte dagli Stati Uniti nel marzo 2007, che sono state «ampiamente criticate da avvocati e gruppi per i diritti umani in quanto falsi tribunali»,[107] Muhammad confessò nuovamente la propria responsabilità per gli attacchi: «ero il responsabile dell’operazione dell’11 settembre, dalla A alla Z».[107][108]

Nel “Sostituto di testimonianza di Khalid Shaykh Muhammad” del processo a Zakariya Musawi, cinque persone sono identificate come quelle che conoscevano tutti i dettagli dell’operazione: Osama bin Laden, Khalid Shaykh Muhammad, Ramzi bin al-Shibh, Abu Turab al-Urdunni e Mohammed Atef.[109] Fino al 2008, solo le figure di contorno sono state processate o condannate in relazione agli attacchi; bin Laden non è stato ancora formalmente accusato degli attentati.[110] Il 26 settembre 2005, la Audiencia Nacional de España (la corte nazionale spagnola), diretta dal giudice Baltasar Garzón, condannò Abu Dahdah a 27 anni di prigione per cospirazione riguardo agli attentati dell’11 settembre e in qualità di membro dell’organizzazione terroristica al-Qāʿida. Allo stesso tempo, altri 17 membri di al-Qa’ida ricevettero condanne tra i sei e gli undici anni.[111][112] Il 16 febbraio 2006, la corte suprema spagnola ridusse la pena di Abu Dahdah a 12 anni, in quanto considerò non provata la sua partecipazione alla cospirazione.[113]

Moventi

Il sito dell’impatto del volo United Airlines 93 a Shanksville, Pennsylvania.

Molte conclusioni della commissione dell’11 settembre sui moventi degli attacchi sono state condivise da altri esperti. L’esperto di anti-terrorismo Richard Clarke ha spiegato, nel suo libro Against All Enemies, che le scelte di politica estera degli Stati Uniti, inclusi «il confronto con Mosca in Afghanistan, l’invio delle forze armate statunitensi nel Golfo persico» e «il rafforzamento di Israele come base per un fianco meridionale contro i sovietici», contribuirono a formare le motivazioni di al-Qāʿida.[114] Altri, come il corrispondente dall’estero dell’Observer Jason Burke, sottolineano l’aspetto politico dei moventi, affermando che «Bin Laden è un attivista con un’idea molto chiara di ciò che vuole e di come spera di ottenerlo. Questi mezzi possono essere molto distanti dalla normale attività politica […] ma la sua agenda è fondamentalmente politica».[115]

Molti studi si sono concentrati anche sull’insieme della strategia di Bin Laden per individuare il movente degli attentati. Per esempio, il corrispondente Peter Bergen afferma che gli attacchi erano parte di un piano volto a far incrementare la presenza militare e culturale degli Stati Uniti nel Vicino Oriente, forzando in questo modo i musulmani a confrontarsi con le “malefatte” di un governo non-musulmano e a stabilire governi islamici conservatori nella regione.[116] Michael Scott Doran, corrispondente di Foreign Affairs, enfatizza l’uso “mitico” del termine “spettacolare” nella risposta di Bin Laden agli attacchi, spiegando che si trattava di un tentativo di provocare una reazione viscerale nel Vicino Oriente e di assicurarsi che i cittadini musulmani reagissero il più violentemente possibile a un aumento dell’impegno statunitense nella regione.[117]

Conseguenze

Il presidente degli Stati Uniti d’America, George Bush, riceve la comunicazione dell’impatto del secondo aereo al World Trade Center mentre si trova in una classe della Emma E. Booker Elementary School di Sarasota, Florida, l’11 settembre 2001[118]

Risposta degli Stati Uniti d’America e guerra al terrorismo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra al terrorismo.

Gli attacchi dell’11 settembre ebbero un immediato e travolgente effetto sulla popolazione degli Stati Uniti d’America. Molti agenti di polizia e soccorritori di altre parti del paese presero dei permessi dal lavoro per recarsi a New York ad assistere i propri colleghi nel recupero dei corpi dalle macerie delle Torri gemelle.[119] Le donazioni di sangue ebbero un incremento nella settimana successiva agli attacchi in tutti gli Stati Uniti.[120][121] Per la prima volta nella storia, tutti i velivoli civili degli Stati Uniti e di altri paesi (come il Canada), che non effettuavano servizi di emergenza, furono immediatamente fatti atterrare, recando grossi disagi a decine di migliaia di passeggeri in tutto il mondo.[122] La Federal Aviation Administration chiuse i cieli statunitensi a tutti i voli internazionali, obbligando gli aerei a dirigersi su aeroporti di altri paesi; il Canada fu uno dei paesi maggiormente toccati da questo fenomeno e lanciò l’Operazione Nastro Giallo per gestire l’enorme numero di aerei a terra e di passeggeri bloccati negli aeroporti.[123]

Il consiglio della Nato dichiarò che gli attacchi agli Stati Uniti erano considerati un attacco a tutti i paesi della Nato e che, in quanto tali, soddisfacevano l’Articolo 5 del trattato NATO.[124] Subito dopo gli attacchi, l’amministrazione Bush dichiarò la “Guerra al terrorismo“, con l’obiettivo dichiarato di portare Osama bin Laden e al-Qāʿida davanti alla giustizia e di prevenire la costituzione di altre reti terroristiche. I mezzi previsti per perseguire questi obiettivi includevano sanzioni economiche e interventi militari contro gli stati che avessero dato l’impressione di ospitare terroristi, aumenti dell’attività di sorveglianza su scala globale e condivisione delle informazioni ottenute dai servizi segreti. L’invasione statunitense dell’Afghanistan (2001) e il rovesciamento del governo dei Talebani da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti fu la seconda operazione della guerra effettuata al di fuori dei confini statunitensi in ordine di grandezza, la più vasta tra quelle direttamente collegate al terrorismo. Gli Stati Uniti non furono l’unica nazione ad aumentare la propria preparazione militare: stati come le Filippine e l’Indonesia dovevano infatti affrontare le minacce portate dal terrorismo islamista interno.[125][126] Subito dopo, alcuni esponenti dell’amministrazione statunitense specularono sul coinvolgimento di Saddam Hussein, il presidente iracheno, con al-Qāʿida.[127] Questi sospetti si rivelarono successivamente infondati, ma questa associazione contribuì a far accettare all’opinione pubblica l’invasione dell’Iraq del 2003.[127]

Reazioni dell’opinione pubblica statunitense

Discorso del presidente Bush davanti ad una seduta congiunta del Congresso degli Stati Uniti d’America, 20 settembre 2001.

A seguito degli attacchi, l’indice di gradimento del presidente Bush salì fino all’86%.[128] Il 20 settembre 2001, il Presidente degli Stati Uniti parlò alla nazione e ad una seduta congiunta del Congresso, esponendo gli eventi del giorno degli attacchi, i successivi nove giorni di sforzi di salvataggio e ricostruzione e la sua risposta agli eventi. Anche il sindaco di New York Rudolph Giuliani ottenne un notevole gradimento a livello locale e nazionale in virtù del ruolo svolto.[129] Molti fondi furono immediatamente aperti per assistere finanziariamente i sopravvissuti e le famiglie delle vittime degli attacchi; al termine ultimo per la compensazione delle vittime, l’11 settembre 2003, erano state ricevute 2 833 richieste dalle famiglie delle vittime.[130] Subito dopo gli attacchi furono messi in atto i piani di emergenza per l’evacuazione dei governanti e per la continuità del governo (la serie di atti necessari a garantire la prosecuzione delle funzioni governative in caso di attacco nucleare o simile).[122] Il fatto che gli Stati Uniti fossero in una condizione di continuità del governo fu però comunicato al Congresso solo nel febbraio 2002.[131] Il Congresso passò l’Homeland Security Act del 2002, che istituì il Department of Homeland Security, la maggiore ristrutturazione dell’amministrazione statunitense nella storia contemporanea. Il congresso passò anche lo USA PATRIOT Act, affermando che sarebbe stato utile a individuare e perseguire il terrorismo e altri crimini; i gruppi per le libertà civili hanno però criticato il PATRIOT Act, affermando che permette agli organi di polizia di invadere la vita privata dei cittadini e che elimina il controllo da parte della magistratura della polizia e dai servizi segreti interni.[132][133][134] L’amministrazione Bush indicò gli attacchi dell’11 settembre per giustificare l’inizio di una operazione segreta della National Security Agency volta a «intercettare comunicazioni via telefono e e-mail tra gli Stati Uniti e persone all’estero senza mandato».[135]

Furono riportati numerosi incidenti di molestie e crimini d’odio contro mediorientali e persone “dall’aspetto mediorientale”; furono coinvolti particolarmente Sikh, in quanto gli uomini sikh vestono un turbante, elemento essenziale dello stereotipo del musulmano negli Stati Uniti. Vi furono abusi verbali, attacchi a moschee e altre costruzioni religiose (tra cui un tempio induista) e aggressioni, tra cui un omicidio: Balbir Singh Sodhi, un Sikh, fu ucciso il 15 settembre, dopo essere stato scambiato per un musulmano.[136] Le principali organizzazioni statunitensi di musulmani[137] furono immediate nella condanna degli attacchi e si appellarono affinché «i musulmani statunitensi si facciano avanti con le loro capacità e le loro risorse per aiutare ad alleviare le sofferenze delle persone coinvolte e delle loro famiglie». Oltre a notevoli donazioni di denaro, molte organizzazioni islamiche organizzarono raccolte di sangue e fornirono assistenza medica, cibo e alloggio alle vittime dell’attentato.[138] A seguito degli attacchi, 80 000 arabi e immigrati musulmani furono registrati e le loro impronte digitali schedate in base all’Alien Registration Act del 1940. Ottomila arabi e musulmani furono interrogati e cinquemila stranieri furono detenuti secondo la Joint Congressional Resolution 107-40, che autorizzava l’uso delle forze armate «per scoraggiare e prevenire atti di terrorismo internazionale contro gli Stati Uniti».[139]

Risposta internazionale

Un vigile del fuoco di New York osserva i resti della Torre meridionale.

Gli attacchi furono condannati da governi di tutto il mondo, e molte nazioni offrirono aiuti e solidarietà.[140] I governanti della maggior parte dei paesi del Medio Oriente, incluso l’Afghanistan, condannarono gli attacchi. L’Iraq fece eccezione, in quanto diffuse immediatamente una dichiarazione in cui si affermava che «i cowboys americani stavano cogliendo il frutto dei loro crimini contro l’umanità».[141] Un’altra eccezione, molto evidenziata dai mass media, furono i festeggiamenti da parte di alcuni Palestinesi.[142] Circa un mese dopo gli attacchi, gli Stati Uniti d’America guidarono una vasta coalizione nell’invasione dell’Afghanistan, allo scopo di rovesciare il governo dei Talebani, accusati di ospitare al-Qāʿida.[143] Le autorità del Pakistan si schierarono nettamente al fianco degli Stati Uniti contro i Talebani e al-Qāʿida: i pakistani misero a disposizione degli Stati Uniti diversi aeroporti militari e basi per gli attacchi contro il governo talebano e arrestarono più di 600 presunti membri di al-Qāʿida, che poi cedettero agli statunitensi.[144] Diversi paesi – tra cui Regno Unito, India, Australia, Francia, Germania, Indonesia, Cina, Canada, Russia, Pakistan, Giordania, Mauritius, Uganda e Zimbabwe – promulgarono legislazioni “antiterroristiche” e congelarono i conti in banca di persone che sospettavano avessero legami con al-Qāʿida.[145][146] I servizi segreti e le forze di polizia di alcuni paesi – tra cui Italia, Malesia, Indonesia e Filippine – arrestarono persone che indicavano come sospetti terroristi con lo scopo dichiarato di distruggere le cellule terroristiche in tutto il mondo.[147][148]

Negli Stati Uniti questi fatti generarono alcune controversie; critici come il Bill of Rights Defense Committee affermarono che le tradizionali limitazioni sul potere di sorveglianza federale (come il controllo degli assembramenti pubblici del COINTELPRO) erano stati “smantellati” dallo USA PATRIOT Act.[149] Organizzazioni per le libertà civili come la American Civil Liberties Union e il gruppo di pressione Liberty affermarono che anche alcune protezioni dei diritti civili erano state aggirate.[150][151] Gli Stati Uniti aprirono un centro di detenzione a Guantanamo Bay, a Cuba, per detenervi quelli che definirono “combattenti nemici illegittimi”. La legittimità di tali detenzioni è stata messa in discussione dall’Unione Europea, dall’Organizzazione degli Stati Americani e da Amnesty International, tra gli altri.[152][153][154]

Indagini

Punti di impatto sulle Torri gemelle.

“9/11 Commission”

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Commissione d’indagine sugli attentati dell’11 settembre 2001.

La Commissione d’indagine sugli attentati dell’11 settembre 2001, anche nota come “9/11 Commission” e diretta dall’ex-governatore del New Jersey Thomas Kean, fu istituita nel tardo 2002 per preparare una ricostruzione completa dei fatti riguardanti l’attacco, analizzando anche lo stato di preparazione e l’immediata reazione ad essi. Il 22 luglio 2004, la 9/11 Commission pubblicò il Rapporto della Commissione sull’11 settembre. La Commissione e il suo rapporto hanno ricevuto diverse critiche.[155][156]

Collasso del World Trade Center

Una indagine federale sulle caratteristiche tecniche e di resistenza agli incendi connesse con il collasso delle Torri gemelle e del WTC 7 fu condotta dal National Institute of Standards and Technology (NIST) dello United States Department of Commerce. Questa indagine aveva il compito di trovare il motivo del collasso degli edifici, il numero di morti e feriti causati, oltre che le procedure collegate alla progettazione e alla gestione del World Trade Center.[157]

Il rapporto concluse che i rivestimenti antincendio delle infrastrutture in acciaio furono spazzati via dagli impatti degli aerei e che, se questo non fosse accaduto, le torri sarebbero probabilmente rimaste in piedi.[158]

Gene Corley, direttore dell’indagine originale, commentò che «le torri si comportarono in maniera impressionante. Non furono gli aerei dei terroristi ad abbattere gli edifici; fu l’incendio successivo. Fu dimostrato che era possibile abbattere due terzi delle colonne di una torre e l’edificio sarebbe restato in piedi».[159] Il fuoco indebolì le travature di sostegno dei piani, facendole piegare verso il basso, tirando così le colonne in acciaio esterne che si piegarono verso l’interno. Con le colonne portanti danneggiate, le colonne esterne piegate non furono più in grado di sostenere gli edifici, causandone il collasso. Il rapporto afferma inoltre che le trombe delle scale non erano adeguatamente rinforzate per funzionare da via di fuga per le persone al di sopra della zona di impatto.[160][161] Questo fu confermato da uno studio indipendente della Purdue University.[162] I risultati dell’indagine del NIST sul WTC 7 sono stati pubblicati il 21 agosto 2008: il crollo dell’edificio è stato causato dalla dilatazione termica prodotta dagli incendi che divamparono incontrollati per ore, e che hanno in particolare interessato l’acciaio della colonna primaria numero 79, il cui cedimento ha dato inizio ad un collasso progressivo delle strutture portanti vicine.[21]

Indagine interna della CIA

L’Ispettore Generale della CIA condusse una indagine interna sulle prestazioni della CIA prima dell’11 settembre e fu estremamente critico nei confronti dei funzionari anziani della CIA per non aver fatto tutto ciò che era possibile contro il terrorismo, in particolare per non essere riusciti a fermare due dei dirottatori dell’11 settembre, Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, al loro ingresso negli Stati Uniti, e per non aver condiviso le informazioni su di loro con l’FBI.[163]

Nel maggio 2007, senatori appartenenti sia al Partito Democratico che a quello Repubblicano hanno sostenuto una proposta di legge che avrebbe reso pubblica un rapporto d’indagine interno alla CIA. Il rapporto investiga sulle responsabilità del personale CIA prima e dopo gli attacchi: completato nel 2005, i suoi dettagli non sono mai stati resi pubblici.[164]

Effetti a lungo termine

Conseguenze economiche

Da Manhattan, il 12 settembre 2001, si sollevava una lunga voluta di fumo.

Gli attacchi ebbero un significativo impatto sui mercati finanziari degli Stati Uniti e mondiali. La borsa di New York (New York Stock Exchange, NYSE), l’American Stock Exchange e il NASDAQ non aprirono l’11 settembre e rimasero chiusi fino al 17 settembre. Quando i mercati riaprirono, l’indice Dow Jones precipitò di 684 punti, pari al 7.1%, fino a 8 921, la maggiore flessione mai avuta in un solo giorno.[165] Alla fine della settimana, l’indice Dow Jones era precipitato a 1 369,7 punti (14,3%), la maggiore caduta settimanale della sua storia.[166] Le azioni statunitensi persero 1 400 miliardi di dollari di valore in quella settimana.[166] A New York si contarono circa 430 000 posti di lavoro e 2,8 miliardi di dollari di stipendi persi nei tre mesi seguenti agli attacchi; gli effetti economici si concentrarono sui settori economici dell’export della città.[167] Si stima che la perdita in termini di prodotto interno lordo sperimentata dall’economia newyorkese negli ultimi tre mesi del 2001 e per tutto il 2002 ammonti a 27,3 miliardi di dollari. Il governo federale concesse immediatamente 11,2 miliardi di dollari al governo cittadino nel settembre 2001 e 10,5 miliardi di dollari all’inizio del 2002, per incentivare lo sviluppo economico e la ricostruzione delle infrastrutture.[168]

Gli attacchi ebbero un grosso impatto anche sulle piccole imprese di Lower Manhattan, poste nelle vicinanze del World Trade Center; circa 18 000 di queste imprese furono distrutte o trasferite dopo gli attacchi. L’agenzia federale che gestisce i fondi per le piccole imprese, la Small Business Administration, fornì dei prestiti mentre il governo federale diede assistenza alle piccole imprese danneggiate dagli attacchi tramite il Community Development Block Grants e l’Economic Injury Disaster Loans.[168] Quasi tre milioni di metri quadri di uffici a Lower Manhattan furono danneggiati o distrutti.[169] Gli studi economici sugli effetti degli attacchi hanno confermato che il loro impatto sul mercato degli uffici di Manhattan e su quello dei lavori da ufficio è stato inferiore a quanto previsto, a causa della necessità di una interazione faccia a faccia nell’ambito dei servizi finanziari.[170][171]

Lo spazio aereo nordamericano fu chiuso per diversi giorni dopo gli attacchi e i voli di linea sperimentarono un calo dopo la sua riapertura. Gli attacchi causarono un taglio di circa il 20% della capacità di viaggi aerei, esacerbando i problemi delle compagnie aeree statunitensi.[172]

Effetti sulla salute

Un vigile del fuoco solitario in piedi tra i detriti e il fumo a New York City

Migliaia di tonnellate di detriti tossici risultanti dal collasso delle Torri gemelle contenevano più di 2 500 contaminanti, tra cui alcuni elementi noti per essere cancerogeni.[173][174] Sono testimoniate diversi casi di malattie debilitanti tra coloro che si occuparono dei soccorsi e dei lavori di rimozione delle macerie, malattie ritenute collegate direttamente all’esposizione ai detriti.[175][176] Alcune di queste conseguenze sanitarie hanno toccato anche alcuni residenti, studenti e impiegati della Lower Manhattan e della vicina Chinatown.[177] Molti decessi sono stati collegati alla polvere tossica causata dal collasso del World Trade Center e i nomi delle vittime saranno incluse nel memoriale del WTC.[178] Esistono alcuni studi scientifici che suggeriscono che l’esposizione a diversi prodotti tossici dispersi nell’aria potrebbe avere effetti negativi sullo sviluppo del feto: per questo motivo, un centro studi per la salute ambientale dei bambini sta studiando i figli delle donne incinte all’epoca degli attacchi e che vivevano o lavoravano in prossimità delle torri del WTC.[179]

Sono tuttora in atto procedimenti legali per il rimborso dei costi delle cure per le malattie connesse agli attacchi. Il 17 ottobre 2006, il giudice federale Alvin Hellerstein annullò il rifiuto della municipalità di New York di pagare i costi dell’assistenza sanitaria ai soccorritori, permettendo così numerosi processi contro l’amministrazione cittadina.[180] Ufficiali governativi sono stati censurati per aver spinto le persone a tornare a Lower Manhattan nelle settimane successive agli attacchi; l’amministratrice della Environmental Protection Agency (“Agenzia per la protezione dell’ambiente”, EPA) nel periodo immediatamente successivo agli attacchi, Christine Todd Whitman, fu pesantemente criticata per aver affermato scorrettamente che l’area era sicura dal punto di vista ambientale.[181] Il presidente Bush fu anche criticato per aver interferito con le interpretazioni e i pareri dell’EPA riguardo alla qualità dell’aria successivamente agli attacchi.[182] Inoltre, il sindaco Giuliani fu criticato per aver sollecitato il personale del settore finanziario a tornare rapidamente nell’area vasta attorno a Wall Street.[183]

Ricostruzioni

Il giorno degli attacchi, Giuliani affermò: «Ricostruiremo. Ne usciremo più forti di prima, politicamente più forti, economicamente più forti. La skyline tornerà ad essere nuovamente completa».[184] La rimozione dei detriti terminò ufficialmente nel maggio 2002.[185] La Lower Manhattan Development Corporation, incaricata della ricostruzione del sito del World Trade Center, è stata criticata per aver compiuto poco con i notevoli fondi destinati alla ricostruzione.[186][187] Uno degli edifici completamente distrutti, il 7 World Trade Center, ha una nuova torre uffici, completata nel 2006; la Freedom Tower è attualmente (2012) in costruzione e, al suo completamento, sarà uno degli edifici più alti dell’America settentrionale con una altezza di 541 m. Si prevede il completamento di altre tre torri entro il 2014, poste un isolato a oriente rispetto a quelle originali.

La sezione danneggiata del Pentagono fu ricostruita e rioccupata entro un anno dagli attacchi.[188]

Monumenti

Il Tribute in Light, come appariva da Jersey City nell’anniversario degli attacchi nel 2004.

Nei giorni immediatamente successivi agli attacchi, si tennero molte commemorazioni e veglie in tutto il mondo;[189][190][191] mentre ovunque a Ground Zero furono affisse immagini delle vittime.[192] Una delle prime commemorazioni fu il Tribute in Light, una installazione di 88 fari da ricerca posti nelle fondamenta delle Torri che proiettavano due colonne di luce verticalmente verso il cielo.[193] A New York fu istituita una competizione per decidere il progetto di un monumento da erigere sul luogo di Ground Zero; il progetto vincente, Reflecting Absence, selezionato nell’agosto 2006, consiste in una coppia di piscine riflettenti sul luogo delle fondamenta delle Torri, circondate da un monumento sotterraneo in cui sono iscritti i nomi delle vittime.[194] I progetti di creazione di un museo sul sito sono stati sospesi dopo che l’International Freedom Center è stato abbandonato per le critiche delle famiglie delle vittime.[195]

Il monumento del Pentagono è correntemente in costruzione fuori dall’edificio: si tratta di un parco con 184 panchine (pari ai 125 morti che ci sono stati tra gli occupanti dell’edificio più i 59 del volo AA 77) che fronteggiano il Pentagono.[196] Quando il Pentagono fu ricostruito, nel 2001-2002, furono costruiti anche una cappella privata e un monumento interno, posti nel luogo dove il Volo 77 si schiantò nell’edificio.[197] Un monumento del Volo 93 da costruire a Shanksville è in fase di progetto: includerà un groviglio di alberi scolpiti che forma un circolo intorno al sito dell’impatto, tagliato dal percorso dell’aereo, mentre delle campane a vento porteranno i nomi delle vittime.[198] Un monumento temporaneo si trova a 450 m dal sito dell’impatto del Volo 93 a Shanksville.[199] Molti altri monumenti permanenti sono in costruzione in tutto il mondo e la loro lista è aggiornata man mano che sono completati.[200] Oltre a monumenti veri e propri, anche borse di studio e programmi caritatevoli sono stati istituiti dai parenti delle vittime, come pure da altre organizzazioni e privati.[201]

Teorie del complotto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teorie del complotto sull’attentato al World Trade Center dell’11 settembre 2001 e Teorie del complotto sull’attentato al Pentagono dell’11 settembre 2001.

A seguito degli attacchi, negli Stati Uniti e nel mondo sono stati sollevati diversi dubbi circa il reale svolgimento dei fatti e sono state formulate numerose teorie difformi da quelle comunemente accettate, generalmente configurabili come teorie del complotto.

Tali dubbi e teorie hanno dato luogo ad innumerevoli dispute e controversie circa la natura, l’origine e i responsabili degli attentati, contestando il contenuto dei resoconti ufficiali circa l’accaduto e suggerendo, tra l’altro, che persone con incarichi di responsabilità negli Stati Uniti fossero a conoscenza del pericolo e che deliberatamente avrebbero deciso di non prevenirli, o che individui estranei ad al-Qāʿida avrebbero partecipato alla pianificazione o all’esecuzione degli attacchi.[202]. Una delle più diffuse teorie pone in dubbio che gli edifici colpiti a New York siano crollati per conseguenza del solo impatto degli aerei e degli incendi che ne sono seguiti. Tuttavia, la comunità degli ingegneri civili concorda con la versione che vuole il collasso delle Torri gemelle provocato dagli impatti ad alta velocità degli aviogetti e dai conseguenti incendi, piuttosto che da una demolizione controllata[203] della quale non è mai stata fornita alcuna prova.

Filmografia

Decine e decine di film e documentari sono stati girati sugli attentati; i principali sono:

Mentre il primo episodio della serie The Lone Gunmen (messo in onda per la prima volta sei mesi prima dell’attentato) parla di una storia simile, anche se incentrata sulla Teoria del complotto.

Note

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Bibliografia

Voci correlate

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11 settembre: John McCain in caduta libera

Il 9 aprile scorso John McCain era ospite di C-Span, il canale pubblico che segue la politica americana. McCain stava promuovendo un suo libro, quando un esponente del movimento per la verità sull’11 settembre è riuscito a collegarsi in diretta, e a fargli una domanda inaspettata sull’edificio 7.

Per chi non lo sapesse, ricordiamo che la ammissione stessa, da parte del NIST, che l’edificio sette sia crollato in caduta libera per due secondi e 25, ovvero per i primi 30 m, equivale ad ammettere che quel grattacielo è stato distrutto con una demolizione controllata. Non esiste infatti altro modo per provocare la caduta libera di un edificio, a meno di rimuovere contemporaneamente tutta la struttura di supporto. E questo, com’è noto, si può ottenere soltanto con l’utilizzo di esplosivi applicati a quella struttura.

Ecco l’intervento a sorpresa indirizzato a John McCain.

CONDUTTORE: “Una chiamata da Utica, upstate New York. Questa è la linea repubblicana, per il senatore McCain, buongiorno.”

ASCOLTATORE: “Salve, grazie a C-Span. La mia domanda riguarda le basi della nostra strategia per la sicurezza nazionale dell’ultimo decennio. Senatore McCain, il NIST asserisce che il crollo dell’edificio 7, di 47 piani, avvenuto l’11 di settembre, sia stato causato dagli incendi. Però ammette che i primi 30 metri del crollo sono avvenuti in accelerazione da caduta libera. Gli ingegneri le diranno che il fuoco non può fare questo, e che l’unico modo per ottenere questo risultato è con l’uso di esplosivi preposizionati.”

CONDUTTORE: “Qual’è la sua domanda?”

ASCOLTATORE: “Come spiega questa incongruenza di 30 metri in caduta libera, senza l’uso di esplosivi?”

MCCAIN: “Per dirle la verità, questo è un argomento che non conosco molto bene. Se mi manda un messaggio, ricordandomi che abbiamo parlato su C-Span, sarò felice di farle avere una risposta più completa. Purtroppo ogni tanto devo ammettere la mia ignoranza su un certo argomento, e questo è uno di quelli che non ho mai approfondito. Ma sarò ben felice di dargli un’occhiata. Grazie per aver chiamato.”

Peccato che John McCain abbia firmato l’introduzione al libro di Popular Mechanics “Debunking 9/11 Myths”, che è diventato ormai da anni la vera e propria bibbia dei debunkers sull’11 settembre.

Nell’introduzione McCain derideva i complottisti, dicendo che “costoro sostengono che le torri gemelle siano state distrutte da demolizioni controllate”.

Nell’introduzione McCain scriveva anche: “Qualunque spiegazione sul’11 settembre deve partire dai fatti. le prove devono essere raccolte e analizzate, e solo allora si possono trarre delle conclusioni.”

Ma ora che le prove sono state raccolte ed analizzate, e le conclusioni gli vengono sbattute in faccia, di colpo McCain dice di non conoscere bene l’argomento, e scappa come un coniglietto terrorizzato.

Chissà se nel frattempo questa spiegazione possono darcela i nostri debunkers nazionali, come Piero Angela o Paolo Attivissimo?

Provate a contattarli. Poi casomai ci fate sapere.

Massimo Mazzucco

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 Il 9/11 Truth Movement contesta la BBC in tribunale

di Riccardo Pizzirani

Oggi è un giorno importante per il 9/11 Truth Movement: nella cittadina di Horsham nel Regno Unito ci sarà un’udienza, e per la prima volta sarà possibile presentare di fronte ad un tribunale tutte le prove contro la versione ufficiale raccolte finora dal Movimento.

L’occasione nasce dallo storico servizio della BBC mandato in onda in occasione del decennale del 9/11 (riguardo al quale richiesi, ed addirittura ottenni, una rettifica da parte della BBC).

Per statuto infatti il network televisivo britannico ha l’obbligo di diffondere informazioni che siano sia accurate che imparziali, ed è tenuto a rispondere ad eventuali contestazioni portate anche da normali cittadini.

In questi 16 mesi il gruppo AE911Truth.org ha inoltrato tre richieste di correzione, particolarmente circostanziate ed autorevoli, specialmente riguardo alla accertata caduta libera del WTC7.

In questi casi però l’obbligo della BBC è stato aggirato, grazie ad una norma che permette al suo Executive Board di valutare in modo indipendente, ed eventualmente cassare, le contestazioni più scomode, facendo così che il comitato di controllo (trustee) non ne senta mai nemmeno parlare.

In ogni caso, questi continui rifiuti non hanno fermato i singoli attivisti tra i quali l’ha spuntata (in modo decisamente poco ortodosso) il documentarista Tony Rooke. Sarà infatti lui a comparire oggi all’udienza, nella parte dell’accusato!

Quando Tony si è visto recapitare a casa il classico bollettino del canone televisivo, l’ha respinto al mittente con la seguente motivazione: secondo l’articolo 3 della sezione 15 del UK Terrorism Act 2000, è proibito finanziare una azienda o un gruppo, se esiste il ragionevole sospetto che questi fondi vengano usati per scopi terroristici, o per supporto al terrorismo.

Tony sostiene infatti che la BBC abbia tenuto nascoste le prove scientifiche che dimostrano la falsità della versione ufficiale, e che abbia attivamente cercato di gettare discredito su tutti coloro che cercano di far conoscere queste prove al pubblico.

In altre parole la BBC, secondo Tony, sarebbe un supporter del cover-up sugli eventi reali del 9/11, e quindi un potenziale supporter dei (veri) terroristi che sarebbero stati coinvolti, con ruoli diversi, negli attentati.

Poichè Tony è stato denunciato per non aver pagato il canone televisivo, potrà comparire in un’udienza dove avrà tre ore a disposizione per presentare ai giudici le prove su ciò che afferma. Tony ha quindi riunito una squadra di esperti, che lo accompagneranno all’udienza per presentare le prove.

Fra loro ci sono:

Il Professor Niels Harrit

Il Dr. Niels Harrit è professore di Chimica all’Università di Copenhagen ed è il primo firmatario dello studio chimico (qui in italiano) che ha dimostrato la presenza di nano-thermite incombusta (cioè appositamente assemblata ed inesplosa) nelle ceneri del WTC.

Il professor Harrit è stato intervistato in un importante documentario della BBC nel 2011, dove gli autori hanno tentato di attaccarlo e screditarlo, piuttosto che mostrare le devastanti prove scientifiche contro la versione ufficiale sulla distruzione delle Torri Gemelle. Il team del professor Harrit aveva preso la misura cautelativa di registrare l’intera intervista, così come il dialogo che è avvenuto sia prima che dopo l’intervista, e questo ha mostrato chiaramente la condotta altamente scorretta della BBC.

Tony Farrell

Tony Farrell è un ex-analista di intelligence del Dipartimento di Polizia dello South Yorkshire. E’ stato licenziato nel 2010 a causa del suo rapporto ufficiale sulle minacce del terrorismo, nel quale ha messo nero su bianco che, secondo le sue indagini sugli attentati del 9/11 (in USA) e del 7/7 (a Londra), la principale minaccia terroristica per il popolo inglese non veniva da estremisti Islamici, ma dalle entità interne all’establishment americano e britannico che sono state coinvolte nei due eventi.

Farrel ha contestato il suo licenziamento di fronte ad un tribunale internazionale, e nel frattempo si batte per rendere note le informazioni di cui è a conoscenza.

Il gruppo di Rooke include anche Ian Henshall, fondatore del gruppo UK ‘Re-investigate 9/11’, Ray Savage, ex agente dell’anti-terrorismo che denuncia la falsità della V.U. sul 9/11, nonchè contributi e testimonianze video di altri quattro ricercatori:

– Richard Gage, AIA: Fondatore e CEO di “Architects & Engineers for 9/11 Truth”
– Dwain Deets: ex Direttore dei Progetti Aereospaziali della NASA
– Erik Lawyer: Fondatore di “Firefighters for 9/11 Truth”
– Jake Jacobs: Pilota veterano statunitense e membro di “Pilots for 9/11 Truth”

Le prove che verranno presentate oggi non sono mai state mostrate prima in una tribunale, per cui c’è una grande attesa per vedere come saranno accolte, nella speranza che questo evento sia solo il primo di una serie di azioni in favore di una più corretta presentazione dei fatti.

Riccardo Pizzirani (Sertes)

25 febbraio 2013

Tratto da AE911Truth.org

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Che fine ha fatto il volo 93?

Al di là della valenza politica che può avere all’interno dell’11 settembre, il caso del volo 93 rappresenta comunque un mistero affascinante, perché risulta difficile formulare una teoria completa, che sia in grado di spiegare tutti i dati conosciuti. In altre parole, che il volo 93 non sia mai caduto nella buca di Shanksville è chiaro per tutti, ma resta comunque da comprendere perché mai gli organizzatori dell’11 settembre avrebbero voluto mettere in piedi una sceneggiata del genere.

Sul destino effettivo del volo 93 ci sono molte teorie che rimangono aperte. Alcune di queste teorie si escludono a vicenda, altre invece si complementano fra loro. C’è chi è convinto che UA93 sia atterrato a Cleveland, come inizialmente riportato dalle TV locali (mentre veniva sostituito da un drone militare). C’è chi è convinto che il volo 93 abbia effettuato una “sostituzione” in volo con United 175, grazie ad una intersezione tutt’altro che casuale delle relative rotte di volo. C’è chi è convinto che tutti e quattro i voli siano stati fatti atterrare in una base militare (venendo nel frattempo sostituiti dai relativi droni) in modo da riunire tutti i passeggeri nello stesso luogo. Dopodiché questi passeggeri sarebbero stati ricaricati sul volo 93, che sarebbe poi stato abbattuto per liberarsi di loro. […]

In questo caso, ovviamente, è abbastanza logico che non si sia voluto commettere apertamente una strage di concittadini – anche se la “scusa” per farlo ci sarebbe stata – a causa degli strascichi infiniti, di tipo morale e giudiziario, che sarebbero conseguiti. Molto meglio inventarsi la buca di Shanksville, piena di rottami qualunque, come soluzione ideale per risolvere ambedue i problemi.

In altre parole: vogliamo abbattere l’aereo per liberarci di tutti i passeggeri, ma non potremo riconoscere apertamente di averlo fatto, per evitare strascichi infiniti. Diremo quindi che saranno stati gli stessi passeggeri ad abbatterlo, con il loro “gesto di rivolta”, e prepareremo una bella buca nel prato di Shanksville, che farà sembrare che l’aereo si sia schiantato a terra quando era ancora intero. (L’aereo reale invece viene fatto esplodere in cielo, poco dopo, lontano dagli occhi di tutti).

C’è però un però: anche se questa teoria, almeno per sommi capi, sembra poter reggere, pare comunque troppo complicato dover organizzare un abbattimento in volo di circa 200 passeggeri, quando in fondo avevi già in mano gli stessi passeggeri, sotto il tuo controllo, avendoli fatti atterrare in precedenza nella tua base militare. Perché quindi farli ripartire per poi abbatterli in volo, con tutti i rischi che questo avrebbe comportato, quando ci sarebbero stati altri 1000 modi, molto più semplici e comodi, per liberarsi di loro?

Questo ragionamento sembra suggerire che l’abbattimento/caduta del falso volo 93 fosse in qualche modo una necessità dettata dal piano generale, e non dal semplice bisogno di liberarsi dei passeggeri.

Dobbiamo infatti tenere presente una cosa importante: per quanto il piano generale potesse prevedere un attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono, nessuno poteva essere sicuro che i tre aerei iniziali sarebbero effettivamente arrivati a colpire il bersaglio prestabilito. Poteva succedere di tutto, dal momento del “dirottamento” (sostituzione con i droni) a quello dell’impatto finale contro i bersagli. Ad esempio, uno dei due aerei iniziali avrebbe potuto mancare la sua torre, finendo clamorosamente in acqua, oppure sulle case di Brooklyn. Oppure avrebbe potuto colpire la torre di striscio, magari con la punta soltanto di un’ala, causando un danno troppo limitato per poi poter giustificare il crollo completo dell’edificio. A sua volta, l’aereo del Pentagono avrebbe potuto mancare il bersaglio, oppure schiantarsi sul prato antistante, facendo anche in quel caso una pessima figura. I montaggi “epic military fails” che trovate su Youtube non sono certo un’invenzione scaturita dal nulla. Oppure qualcuno dei caccia disponibili, nonostante tutte le precauzioni e i rallentamenti previsti nella catena di comando, avrebbe potuto raggiungere ed abbattere – magari anche per sbaglio – uno dei tre aerei dirottati.

Insomma, una cosa è programmare i tre dirottamenti in un certo modo, un’altra è avere la certezza che le cose andranno come previsto. Sarebbe stato quindi saggio premunirsi con un quarto aereo, che viaggiasse un pò in ritardo su tutti gli altri, ma sempre in direzione New York/Washington, in modo da poterlo indirizzare all’ultimo momento su uno dei bersagli stabiliti, nel caso qualcuno degli altri aerei avesse fallito la sua missione.

Diciamo quindi che doveva esserci un “piano A”, che prevedeva l’intervento del quarto aereo in sostituzione di uno dei primi tre, ma che doveva anche esserci un “piano B”, da implementare se invece i primi tre aerei avessero raggiunto regolarmente il loro bersaglio.

Se fosse scattato il “piano B” diventava quindi necessario liberarsi in qualche modo del quarto incomodo, per il quale ormai il “dirottamento in corso” era stato annunciato a mezzo mondo. Ma poichè si trattava in realtà di un drone, e non di un normale aereo passegeri, non si poteva farlo schiantare davvero nel prato di Shanksville, perchè tutti avrebbero visto che non era affatto di un 757. Ecco quindi l’idea della buca, che rappresenta l’abbattimento fictional per le masse, mentre quello reale avviene un pò più avanti, lontano dagli occhi di tutti, magari sopra un pezzo di territorio controllato direttamente dai militari.

Forse non è un caso chediversi controllori di volo abbiano visto l’aereo cadere dalle parti di Camp David (circa 90 miglia a sud-est di Shanksville). E forse non è un caso che l’aereo sia caduto alle 10:06, e non alle 10:03, come risulta sia dai dati ACARS che dai dati sismografici dell’osservatorio del Maryland.

La mia ovviamente è soltanto un’ipotesi. Ditemi voi cosa ne pensate.

Massimo Mazzucco

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11 settembre 2001: quelle ultime telefonate

11 settembre 2011

11 settembre

Le Torri Gemelle sotto attacco
“Sono su un aereo. E’ stato dirottato. Ti amo tanto”. Sono centinaia le testimonianze delle persone che il giorno dell’attacco all’America cercarono aiuto. O, di fronte alla consapevolezza della morte, lasciarono un messaggio per i propri cari.

di David Saltuari

“Ascoltami, mi devi ascoltare molto attentamente. Sono su un aereo. E’ stato dirottato. Ti amo tanto. Di’ ai miei figli che li amo tanto”. Ceecee Lyles è una hostess. Si trova sul volo United Airlines 93, uno di quelli dirottati l’11 settembre 2001, quello che si schianterà sulla Pennsylvania, senza raggiungere il proprio obiettivo. La sua ultima telefonata (clicca qui per ascoltarla) è rimasta registrata sulla segreteria telefonica del marito e resa poi pubblica. In quel lasso di tempo tra l’inizio dell’attacco fino al crollo delle Torri Gemelle, sono centinaia le persone che hanno provato prima a cercare aiuto chiamando il 911 (il numero delle emergenze negli Usa) e poi, di fronte alla consapevolezza della morte, hanno tentato di salutare per l’ultima volta le persone care.

Una delle prime telefonate partite dall’interno delle Torri Gemelle (clicca qui per ascoltarla) è quella di Christopher Hanley, 35enne che si trovava all’ultimo piano del World Trade Center. Quattro minuti prima un aereo si è schiantato nel palazzo. Hanley non ha ancora chiaro che cosa sia successo. Nella sua chiamata al pronto intervento la voce è calma. Spiega che c’è molto fumo e chiede l’intervento di qualcuno. Anche l’operatore gestisce la telefonata secondo le procedure standard. Suggerisce di non agitarsi, di aprire le finestre. “Stiamo arrivando” assicura. Ma nessuno riuscirà a raggiungere Hanley.

In questi dieci anni successivi all’attacco all’America sempre più telefonate e sms sono stati resi pubblici. Dalle autorità che le avevano registrate o dai familiari che volevano cercare di condividere il proprio lutto. Audio diffusi anche in Rete che testimoniano ancora oggi la parabola di quel giorno. Dalle prime chiamate al pronto intervento, via via con voci sempre più spaventate, fino ai messaggi di addio sulle segreterie telefoniche o nei cellulari. Dall’altra parte operatori telefonici impossibilitati a gestire un evento fino a quel momento inimmaginabile.

“I miei unici pensieri sono per Nicholas, Ian e te” si legge in un sms inviato l’11 settembre. “Sono terrorizzata. Ho bisogno di dirti quanto veramente ti ami. Diane” si legge in un altro. Tutti i messaggi spediti da cellulare a cellulare sono stati resi pubblici da Wikileaks nel 2009. Come le registrazioni audio, sono una finestra aperta sull’ansia e le emozioni profonde di quel giorno. “So che hai una relazione nuova e non ti importa più nulla di me – si legge in un sms – Ma nonostante ciò che possa accadere oggi sappi che ti amo”. Tra i tanti messaggi di addio, paura e angoscia spunta anche qualche spiraglio di speranza: “Urgente. Sono Tim. Sto bene. Ero fuori dall’edificio quando è esploso, ma sto bene”. “Papà, ti voglio bene e sono felice che stia bene. Chiamami appena sei a casa” si legge in un altro.

Una speranza assente in tutte le registrazioni audio. “Stai calma, non ti muovere, stai lì, stanno venendo a prenderti” dice la centralinista del 911 a Melissa Doi. Lei (clicca qui per ascoltare) continua a lamentarsi che “fa caldo, il pavimento è caldo, abbiamo paura”. Come tanti altri si trova sopra lo squarcio provocato da uno degli aerei che hanno colpito le Torri. Sotto di lei le fiamme provocate dall’impatto stanno erodendo l’acciaio che tiene in piedi la struttura del palazzo. Melissa sarà una delle oltre tremila vittime di quel giorno. L’ultimo a telefonare dal World Trade Center è Kevin Cosgrove (clicca qui per ascoltare la chiamata) . L’uomo d’affari si trova al piano numero 106. Sta parlando con il 911 per cercare di capire se riusciranno a raggiungerli. All’operatore confessa di aver mentito alla moglie, di averle detto che era riuscito a mettersi in fuga, per tranquillizzarla. La chiamata si interrompe di colpo. Mentre parla si sente un boato. Il palazzo sta crollando sotto di lui. Kevin Cosgrove grida: “Oh my god”. Poi, solo il silenzio.

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11 settembre 2001 – 11 settembre 2011: e il mondo scoprì il terrore

Dieci anni fa l’attentato alle Torri Gemelle di New York. E da allora il mondo non fu più lo stesso. Le immagini, i ricordi, le domande

11 settembre 2001 – 11 settembre 2011: per non dimenticare (foto)

Dieci anni sono pochissimi per chi guarda le immagini di quel giorno: l’orrore sembra di oggi. Dieci anni sono lunghissimi per i sopravvissuti che convivono con fantasmi e malattie.  In dieci anni abbiamo avuto più risposte o nuovi interrogativi? Ecco dieci domande per capire. Ma soprattutto, per non dimenticare.

1. ATTENTATO O COMPLOTTO?

L’inchiesta della Commissione federale è chiusa (http://govinfo.library.unt.edu/911/report/index.htm), ma una domanda continua ad aleggiare sullo spazio dove sorgevano le torri. Possibile che 19 terroristi abbiano potuto muoversi sul territorio degli Stati Uniti, frequentare scuole di volo, pianificare e realizzare l’attacco senza che la più grande centrale di spionaggio mondiale, la Cia, il più imponente apparato di sicurezza, l’Fbi, e nessuno degli organismi della prima potenza planetaria si accorgessero di nulla? Oppure, in alto qualcuno sapeva? O addirittura ha agevolato la missione per spianare all’America una stagione di campagne militari? È la teoria del complotto. Una sorta di credo, con milioni di adepti in tutto il mondo e un manifesto nel film-documentario del regista americano Michael Moore, Fahrenheit 9/11.

CLICCA IL GRAFICO PER INGRANDIRE

I punti sui cui si focalizzano i sospetti sono due. Il primo riguarda il crollo verticale delle torri. Ingrandendo le immagini prima del collasso strutturale, sull’angolo dei grattacieli in corrispondenza dei vari piani si notano degli sbuffi di fumo. L’effetto è lo stesso delle piccole cariche esplosive che vengono piazzate sui palazzi da demolire. La commissione oppone il parere di esperti secondo cui gli sbuffi sono provocati dall’aria contenuta nel vano ascensori compressa dal crollo dei piani superiori. La seconda osservazione riguarda l’assenza di foto e filmati dell’aereo che i dirottatori mandarono a schiantarsi contro il Pentagono. La commissione sull’11/9 produsse a sostegno della verità ufficiale i frammenti dell’aereo, la scatola nera, i cadaveri e il Dna dei viaggiatori raccolti tra le macerie del Pentagono.

Gli investigatori lasciano però una porta aperta alla tesi del complotto là dove segnalano una serie di inadempienze, soprattutto da parte della Cia, che avrebbe trascurato importanti segnali della presenza di cellule terroristiche in territorio americano. In alcuni casi avrebbe anche ostacolato le indagini di altri organismi come l’Fbi. Ma i complottisti non si sono accontentati. Ritengono che la Cia sapesse, che nella migliore delle ipotesi abbia lasciato fare e nella peggiore sia direttamente responsabile. Per sapere la verità dieci anni forse sono troppo pochi.

2. QUANTI ERANO GLI ITALIANI?

La Farnesina ci fornisce una lista di 176 nomi di “vittime italoamericane”, specificando che è difficile ricostruire quanti avessero passaporto italiano o americano. Il 9/11 Memorial, museo a cielo aperto che verrà inaugurato l’11 settembre a Ground Zero, rende omaggio a 9 persone “nate in Italia” (http://www.911memorial.org). Di certo, ci sono tre sopravvissuti del nostro Paese: Gina Lippis, Lucio Caputo e Ruggero De Rossi. Potete ascoltare le loro testimonianze domenica 11 settembre: Gli italiani nelle torri andrà in onda alle 21 su History (canale 407 di Sky).

3. QUALI CONSEGUENZE HA LASCIATO SUI SOPRAVVISSUTI?

Guarite le ustioni o le fratture, i sopravvissuti combattono da dieci anni con quello che gli psichiatri definiscono disturbo post traumatico da stress (secondo uno studio dell’epoca, il Ptsd ha colpito anche l’11,2% degli abitanti di Manhattan non direttamente coinvolti). Chi invece non è fuggito dalle Torri Gemelle, ma a Ground Zero è arrivato per prestare soccorso, subisce altre conseguenze. Secondo uno studio del 2006 dell’ospedale Mount Sinai di Manhattan, il 70% delle 40 mila persone che hanno lavorato sul luogo del disastro ha problemi di salute, perlopiù cronici. Asma, malattie polmonari interstiziali e Ptsd sono i disturbi ufficialmente riconosciuti dal governo americano, che nel 2010 ha finalmente approvato una legge per assistere e risarcire i soccorritori dell’11 settembre. Prevede anche periodici studi; l’ultimo, pubblicato un mese fa, ha stabilito che finora nessuna evidenza scientifica permette di mettere in relazione Ground Zero e tumori. Ma gli ammalati e i parenti di chi è morto di cancro non sono d’accordo: la parola al prossimo studio.

4. DOVE SONO I RESTI DI GROUND ZERO?

I lavori per sgomberare Ground Zero terminarono a maggio del 2002. Erano incominciati subito dopo il disastro, scavando alla ricerca di superstiti o vittime. I camion (saranno 108.342 in tutto) iniziarono subito a portare detriti alla discarica di Fresh Kills, su Staten Island. Con una fretta sospetta, secondo i sostenitori della teoria del complotto: forse si volevano evitare indagini sulla dinamica dei crolli. O nascondere la pericolosità dei materiali fuoriusciti dalle Torri: piombo, mercurio, silicio, amianto.

Di sicuro con quelle macerie se ne andò anche quel che restava di centinaia di corpi; 72 vennero identificati tra il 2001 e il 2008, quando un giudice della Corte federale di New York decise di sospendere le indagini: 1.113 vittime restano senza nome.

Sui misteri delle macerie si è detto e scritto molto: imprese legate alla mafia avrebbero trafugato tonnellate di ferro; sciacalli del souvenir macabri memorabilia poi rivenduti ai turisti. Secondo un articolo pubblicato il 15 settembre 2001 dal New York Times, sepolti sotto le macerie c’erano anche oro e argento per almeno 230 milioni di dollari.

5. CHE FINE HANNO FATTO I PROTAGONISTI?

Lasciata la Casa Bianca, George W. Bush è tornato in Texas e vive in una villa alla periferia di Dallas. Tiene conferenze, ha scritto un libro sulla sua vita dal titolo Decision Point ed evita di farsi vedere troppo in pubblico. «Non ho voglia di vedermi in televisione», ha detto nel 2010, «non mi piace giudicare l’operato di chi è venuto dopo di me. Sto recuperando il mio anonimato».

Rudolph Giuliani, da sindaco di New York, diede voce alla città ferita. Reagì allo choc con la determinazione che aveva già mostrato nella lotta alla criminalità e diede la sferzata che ha fatto ripartire la città. Time lo nominò uomo dell’anno e si immaginava per lui un radioso futuro politico, che però non c’è stato. La candidatura alle presidenziali 2008 non è andata al di là delle primarie del partito Repubblicano e nel 2009 ha rinunciato al Senato per dedicarsi alle sue aziende di consulenza. Ora si è fatta insistente la voce secondo cui vorrebbe riprovarci alle presidenziali del 2012.

Andrew Card, allora 58enne capo dello staff presidenziale, ebbe l’ingrato compito di comunicare a George W. Bush cos’era successo: glielo sussurrò in un orecchio durante una visita alla scuola elementare Emma E. Booker di Sarasota, in Florida. La scena, ripresa dalla Tv, fece il giro del mondo e suscitò critiche per l’apparente freddezza o smarrimento di Bush. Card si dimise nel 2006; attualmente è un dirigente delle ferrovie Union Pacific. Ha spesso criticato pubblicamente l’attuale presidente Obama.

La chiamarono Dust Lady, Signora Polvere: la sua immagine, con il corpo completamente coperto di cenere, fece il giro del mondo. Marcy Borders oggi ha 38 anni e sta faticosamente uscendo dall’inferno di alcol, droga e psicofarmaci in cui era precipitata dopo essersi salvata dal disastro. Perse il lavoro e la custodia dei figli. Dopo un mese in un centro di riabilitazione del New Jersey, quest’anno i figli sono tornati a vivere con lei e il suo compagno, che non l’ha mai abbandonata. Dice che a ridarle la voglia di vivere è stata la morte di Bin Laden.

Bob Beckwith è il pompiere abbracciato da George W. Bush durante il suo storico blitz a Ground Zero, il 14 settembre 2001, quando salì su un mucchio di macerie e disse al Paese: «La gente che ha abbattuto questi edifici avrà presto ciò che si merita». Al momento del disastro Bob era già in pensione, ma volle prestare il suo aiuto quando venne a sapere che a Ground Zero aveva perso la vita il figlio di un ex collega.

Oggi, a 78 anni, raccoglie fondi per la New York Firefighters Burn Center Foundation partecipando a incontri e conferenze. Ha sei figli adulti, vive a Long Island con la moglie ed è rimasto sempre in contatto con Bush.

6. CHE NE E’ STATO DEGLI ATTENTATORI?

Morti i 19 attentatori, eliminato bin Laden e latitanti i papaveri del terrore come Ayman al Zawahiri o il mullah Omar, gli uomini nelle mani degli Stati Uniti accusati per gli attacchi dell’11 settembre sono cinque. Il kuwaitiano Khalid Sheick Mohammed, ritenuto l’architetto della strage, quello che già nel 1996 illustrò il piano a Bin Laden e nel 2007 dichiarò di essere «responsabile dell’operazione dalla A alla Z»; lo yemenita Walid Muhammad Salih bin Attash, capo dei campi paramilitari di Al Qaeda in Afghanistan, fornitore di simulatori di volo e informazioni sulle compagnie aeree; lo yemenita Ramzi bin al-Shibh, cellula Al Qaeda di Amburgo, accusato di aver inserito i dirottatori nelle scuole di volo americane; il pachistano Ali Abdul-Aziz Ali, imputato per aver portato 9 terroristi negli Stati Uniti e averli mantenuti inviando loro 120 mila dollari; il saudita Mustafa Ahmad al-Hawsawi, che procurava soldi, abiti occidentali, traveler’s check e carte di credito.

Tutti sono accusati di cospirazione, omicidio in violazione delle leggi di guerra, attacco a civili e obiettivi civili, distruzione di proprietà, dirottamento aereo e terrorismo. In più hanno un capo d’accusa per ognuna delle quasi 3 mila vittime dell’11 settembre. Gli imputati rischiano la pena di morte, ma il patibolo che per loro è un martirio non sembra preoccuparli e già nel 2008 si sono detti pronti a dichiararsi colpevoli.

L’inchiesta è chiusa, ma il processo non è ancora iniziato. I tempi rapidi della giustizia americana si sono impantanati nel dilemma tra corte marziale e tribunale ordinario, in un confronto che da tre anni coinvolge Casa Bianca, Congresso, Pentagono e opinione pubblica. Bush nel 2008 aveva affidato il processo a una commissione militare nella base di Guantanamo, a Cuba. Obama l’anno dopo ha cercato di portare il processo a New York, davanti a un tribunale civile. Si è opposto il sindaco Bloomberg che non intende farsi carico delle spese per la sicurezza stimate in 400 milioni di dollari. Hanno detto di no le famiglie delle vittime che temono un giudizio in guanti bianchi. E sono scesi in piazza gruppi conservatori, timorosi che una corte federale non tenga conto di confessioni estorte con la tortura. Come il waterboarding, tecnica di soffocamento a base d’acqua, che Khalid Sheick Mohammed ha provato per 183 volte. Quando si è messo di traverso anche il Congresso, Obama e il procuratore generale Eric Holder, si sono arresi e hanno riconsegnato le carte del processo ai militari di Guantanamo.

7. QUALI SONO LE MISURE PER EVITARE UN’ALTRA TRAGEDIA?

Meno di un mese dopo la tragedia, il 10 ottobre 2001, la Commissione Europea approvava un regolamento per rendere obbligatorie nuove misure di sicurezza in tutti gli aeroporti della Ue. L’attentato era arrivato dal cielo, perciò in tutto il mondo si presero immediate precauzioni che riguardavano i voli aerei. Alcune misure, come un addestramento specifico del personale, non sono evidenti ai passeggeri, altre sì: dal divieto di imbarcare liquidi ai controlli più severi sui bagagli, dagli “interrogatori” messi in atto da alcune compagnie ai body scanner che tra molte contestazioni vanno sostituendo i metal detector. Non sfuggono ai viaggiatori anche la porta corazzata della cabina di comando o i lunghi controlli dei passaporti.

Ma la lotta al terrorismo, dall’autunno 2001, si combatte su molti fronti. Tutti, anche chi sostiene la legittimità delle guerre vere e proprie, riconoscono che l’arma decisiva è la collaborazione internazionale: giudiziaria, di polizia e tra governi. Dall’Onu alla Ue passando per i singoli Stati, sono moltissimi i provvedimenti presi per evitare il reclutamento di terroristi, le transazioni economiche sospette, le comunicazioni tra gruppi; per il controllo delle frontiere, la sicurezza dei documenti e di tutti i mezzi di trasporto. Privacy e libertà di movimento sono peggiorate. Ma siamo più sicuri? Ecco il bilancio dell’Institute for Economics & Peace (IEP), che ogni anno pubblica il Global Peace Index (GPI): dopo dieci anni di guerra al terrorismo il rischio di attentati è aumentato in 29 Paesi; e la spesa militare, in percentuale sul Pil, è ormai in calo.

8. COME SI E’ RIORGANIZZATA AL QAEDA?

Chi è il Bin Laden ucciso il 1° maggio dai militari americani in Pakistan? È ancora lo sceicco del terrore, capo di Al Qaeda, regista dell’11 settembre e decine di altri attentati? Oppure è un cinquantenne pieno di acciacchi, relegato in una villa tra capre e galline, perché troppo ingombrante per guidare la nuova era del terrorismo globale? A suggerire che Osama ormai non fosse più che un simbolo, è l’evoluzione cui è andata incontro in questi anni la sua creatura. Al Qaeda, la falange di yemeniti e sauditi forgiata negli Anni 80 sul rigore religioso e militare della resistenza afghana ai sovietici, dopo il settembre 2001 ha dovuto frantumarsi e disperdersi ovunque. Ricalcando un modello dell’odiata società capitalista, l’organizzazione si è replicata come un franchising, e oggi ha una miriade di cellule sparse in circa 40 Paesi. Compresi Stati Uniti, Canada e tutti i principali Paesi europei, con un forte nucleo balcanico in Bosnia. Ogni cellula si rifà alla casa madre, dove è rimasto l’ideologo Ayman al Zawahiri, ma ognuno persegue i propri obiettivi in totale autonomia. In Afghanistan l’attività dell’organizzazione si confonde con quella dei gruppi talebani più radicali del clan Haqqani o del signore della guerra Nazir Ahmad. Ma l’area che i servizi occidentali osservano con maggior preoccupazione è la cintura di sabbia che sulla linea del Tropico attraversa l’Africa dalla Mauritania alla Somalia. Al Qaeda nel Magreb islamico (Aqmi) si è saldata con bande di predoni, gruppi musulmani radicali, organizzazioni terroristiche e ha reso impraticabile l’intera regione sahariana sequestrando turisti, operatori umanitari o tecnici, come gli otto rapiti nel sito di estrazione di uranio ad Arlit in Niger. Muovendosi su una terra di nessuno, senza frontiere e controlli, Aqmi è pronta a inserirsi a sud nelle regioni popolose della Nigeria, a ovest verso il Sudan, ma soprattutto a nord nelle aree di maggior instabilità politica che sono venute a crearsi in Tunisia, Libia, Egitto con l’obiettivo di esportare il terrore in Mediterraneo. Nel Corno d’Africa l’organizzazione prende il nome di Al Shabab, mentre dall’altra parte del golfo di Aden, con la benedizione di Zawahiri, è avvenuta la fusione tra la filiale saudita e quella yemenita di Said al Shiri col nome di Al Qaeda nella penisola arabica. Il verbo terrorista attecchisce anche in Iraq, Pakistan, nelle regioni settentrionali dell’India e ormai si spinge fino all’Indonesia e all’arcipelago delle Filippine.

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9. SONO LE SPESE MILITARI AD AVER PROVOCATO LA CRISI ECONOMICA?

Non si può dire che siano state le spese militari post 11 settembre a trascinare Washington nella crisi e la responsabilità va cercata semmai nel mondo della finanza. Una riduzione del budget militare (725 miliardi di dollari nel 2011) può essere salutare, tenendo però presente che per una buona parte si tratta di spese correnti (stipendi, mantenimento delle caserme ecc.) e quindi difficilmente tagliabili. Se Obama avesse la forza di ridurle, come ha più volte promesso, si libererebbero risorse da destinare verso la formazione, la ricerca e la riqualificazione della forza lavoro, con ricadute positive sul tasso di occupazione.

«Attenzione però», avverte Maurizio Dallocchio, ordinario di Finanza alla Bocconi di Milano. «In una fase di stagnazione o recessione come quella attuale, un aumento delle spese militari a sostegno della propria industria ha un effetto di stimolo verso l’economia interna». Il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman ritiene che «la crescita degli stanziamenti per la difesa dopo l’11 settembre è scandalosa», ma aggiunge che «oggi il cuore dei problemi di bilancio del governo non è la spesa militare».

10. PERCHE’ LA RICOSTRUZIONE RITARDA?

Hanno fatto prima ad andare sulla Luna che a ricostruire le Twin Towers, gli americani. Passarono otto anni, da quando il presidente John Kennedy lo promise, fino all’allunaggio del 1969. Ci saranno voluti invece 12 anni quando, nel 2013, verrà inaugurata la Freedom Tower alta più di mezzo chilometro (1.776 piedi, come l’anno di nascita degli Stati Uniti). Ma non sarà il grattacielo più alto del mondo, superato da quelli a Dubai e La Mecca (primato islamico, per lo sconforto dei conservatori). E non si chiamerà più Torre della Libertà, bensì burocraticamente One World Trade Center, per non diventare bersaglio di altri fanatici.

«Ricostruiremo le torri in tre anni!», avevano proclamato le autorità il 12 settembre 2011. Poi, la triste realtà: nessuno voleva riaprire uffici in quel posto maledetto. E, senza contratti d’affitto, nessuno negli Usa costruisce: impera il dio dollaro. In extremis si sono offerti enti pubblici, i cinesi, l’editore Conde Nast. E i lavori sono partiti.

Giuseppe Fumagalli e Serena Viviani

(hanno collaborato Alice Corti, Antonio Spampinato e Mauro Suttora)

Aggiornato al 05 settembre 2011

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“11 settembre – La nuova Pearl Harbor” – Versione integrale

DVD 1

INTRODUZIONE

0.01:02 – 12 paralleli fra Pearl Harbor e l’11 settembre
0.14:10 – Gli argomenti del dibattito

PARTE 1 – LA DIFESA AEREA

0.15:08 – Dove sono i caccia?
0.16:25 – La “teoria dell’incompetenza” (radar, transponder)
0.22:30 – Le esercitazioni militari
0.30:35 – Avvertimenti dettagliati
0.34:15 – La catena di comando
0.39:40 – Promozioni, non punizioni
0.41:30 – Il caso Mineta
0.49:40 – La tesi dei debunkers
0.55:00 – Riassunto del caso Mineta [continua …]

PARTE 2 – I DIROTTATORI

0.58:50 – “Piloti sfigati”
1.01:18 – Marwan al-Sheikki (UA175 – Torre Sud)
1.03:30 – Ziad Jarrah (UA93 – Shanksville)
1.04:45 – Hani Hanjour (AA77 – Pentagono)
1.05:40 – La tesi dei debunkers
1.07:50 – 2 simulazioni dell’attacco al Pentagono
1.15:15 – Qualcuno sapeva?
1.18:50 – Le telecamere degli aeroporti
1.22:40 – Le scatole nere mancanti

PARTE 3 – GLI AEREI

1.29:20 – Aerei passeggeri o droni militari?
1.31:00 – Le velocità impossibili
1.40:25 – Che fine hanno fatto i passeggeri?
1.41:10 – Le telefonate con i cellulari
1.48:30 – La tesi dei debunkers
1.53:40 – Se non dagli aerei, da dove?

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DVD 2

PARTE 4 – IL PENTAGONO

0.02:25 – Pali della luce abbattuti
0.03:15 – L’aereo scomparso
0.04:20 – La versione ufficiale
0.05:20 – Problemi (ali, coda, motori)
0.13:20 – Il foro misterioso
0.14:30 – La spiegazione dei debunkers
0.16:30 – Conclusione analisi danni
0.17:30 – Le videocassette scomparse
0.19:00 – Analisi video di sorveglianza
0.24.00 – Riassunto Pentagono

PARTE 5 – IL VOLO 93

0.24.55 – La buca vuota di Shanksville
0.28.50 – La spiegazione dei debunkers
0.33:44 – Schianto o esplosione?
0.35:44 – La zona dei rottami
0.38.15 – L’ipotesi dell’abbattimento
0.39:40 – Il piccolo aereo bianco
0.42:30 – “Let’s roll” – L’atto di eroismo
0.45:30 – Riassunto United 93

PARTE 6 – WORLD TRADE CENTER

0.46:20 – Introduzione
0.48:55 – Il piccolo sporco segreto delle Torri Gemelle
0.54:50 – Larry Silverstein
0.58:00 – NIST contro Architects & Engineers
0.59:50 – Edifici fragili o robusti?
1.06:50 – Il crollo iniziale – Spiegazione ufficiale #1
1.08:30 – Il crollo iniziale – Spiegazione ufficiale #2
1.10:30 – Problemi spiegazione ufficiale
1.18:15 – Il crollo completo – Manca la spiegazione ufficiale
1.22:00 – Violazione delle leggi della fisica
1.23:58 – La caduta libera
1.31:40 – Le risposte dei debunkers

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DVD 3

(continua Torri Gemelle)
0.00:00 – L’ipotesi delle demolizioni controllate
0.01:10 – Debunkers: “Come hanno piazzato gli esplosivi?”
0.07:40 – Testimonianze di esplosioni nelle Torri Gemelle
0.15:15 – Debunkers: “Carburante nelle trombe degli ascensori”.
0.24:10 – Debunkers: “Esplosioni non registrate dalle telecamere”
0.31:00 – Squibs
0.33:50 – Forza esplosiva (montaggio slow-mo)
0.36:00 – Eiezioni laterali
0.39:10 – Tagli in diagonale
0.41:20 – Dove sono finite le hat trusses?
0.42:30 – Temperature estreme
0.46:45 – Le spiegazioni dei debunkers per il calore
0.47:55 – Travi piegate e contorte
0.48:55 – Acciaio fuso
0.52:35 – Cemento fuso
0.55:20 – Polverizzazione
0.59:15 – Vittime evaporate
1.04:00 – Conclusione Torri Gemelle: 2 ipotesi a confronto

PARTE 7 – L’EDIFICIO 7

1.07:05 – Introduzione
1.08:45 – La versione ufficiale del NIST
1.11:45 – La simulazione al computer del crollo
1.13:15 – La simulazione al computer dell’incendio
1.14:40 – Debunkers: “Edificio debole”
1.16:50 – Conoscenza anticipata del crollo
1.21:35 – Simmetria
1.22:40 – Caduta libera

EPILOGO

1.25:00 – John McCain
1.27:10 – L’ultima parola

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Un ringraziamento a tutti coloro che si daranno da fare per far circolare il film.

Massimo Mazzucco

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