Dal Femminismo al Femminicidio

(vai anche su SporchiBanchieri)

—————o0o—————

Femminicidio, invenzione di regime: gli uomini uccisi sono il quadruplo

Segnalazione di Redazione BastaBugie

di Roberto Marchesini
Ormai il nemico del popolo additato da tv e giornali è il padre di famiglia

In Polonia c’è un piccolo paese sconosciuto al mondo, ma che i polacchi conoscono molto bene. Si chiama Manieczki, e tutti i polacchi, almeno quelli sopra una certa età, lo conoscono bene per averlo visto in televisione migliaia di volte durante il regime comunista. Ogni volta che la televisione di stato parlava degli splendidi successi ottenuti dal piano agricolo quinquennale, ogni volta che cantava le lodi del sistema dei kołchoz (cooperative agricole collettivistiche), le immagini trasmesse erano quelle di Manieczki.
Sarebbe bastato girare le riprese in uno qualsiasi dei tantissimi kołchoz polacchi per vedere una realtà diversa: miseria, degrado, fame. Ma la televisione proponeva solo e soltanto le immagini di Manieczki, delle sue meravigliose feste del raccolto, danze, canti, abbondanza. I contadini di Manieczki erano più bravi degli altri? No. Era semplicemente una messinscena ideologica per nascondere la triste realtà del tragico fallimento del comunismo.
Ogni regime si inventa una realtà, le sue lotte, i suoi successi. È la lezione del romanzo orwelliano 1984 nel quale i cittadini si radunavano “spontaneamente” davanti a enormi schermi sui quali passavano le immagini dei successi militari ottenuti dalla patria; dopo di che cominciavano i “due minuti d’odio”, durante i quali i cittadini – sempre in modo spontaneo – mostravano tutto il loro odio contro il nemico pubblico numero uno, Emmanuel Goldstein. Anche in questo caso: trionfi fasulli e nemici fasulli per nascondere la triste realtà di un intero continente trasformato in lager.
Questo è quanto mi è venuto in mente quando, dopo una rapida scorsa ai quotidiani on line, ho seguito la conferenza stampa del consiglio dei ministri che presentavano il Decreto Legge “contro il femminicidio”, l’emergenza che da qualche anno sta affliggendo l’Italia. Come è cominciato l’allarme “femminicidio”?
Nel marzo del 2012 ha fatto molto scalpore un dato rivelato da Ritanna Armeni, secondo la quale la violenza sulle donne “è la prima causa di morte in tutta Europa per le donne tra i 16 e i 44 anni”. Un paio di mesi dopo Barbara Spinelli, sul Corriere della Sera, aveva fatto una rivelazione simile: “La prima causa di uccisione [morte] nel mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio (da parte di persone conosciute)”. Nel giugno dello stesso anno è intervenuta sul tema Rashida Manjoo, special rapporteur dell’ONU sulla violenza contro le donne, secondo la quale “[…] in Italia la violenza domestica è la prima causa di morte per le donne fra i 16 e i 44 anni di età“.
Peccato che tutte queste dichiarazioni (ovviamente riprese con grande enfasi da tutti i media) siano false. È falsa la dichiarazione riguardante l’Europa (pp.168ss.); è falsa la dichiarazione sulla popolazione femminile mondiale; è falsa la dichiarazione sull’Italia.
Il Rapporto Criminalità Italia del Ministero dell’Interno recita a pagina 125: “È condivisa l’idea che determinate condizioni di “debolezza”, dovute al sesso femminile o all’età avanzata, aumentino la vulnerabilità e quindi la probabilità di essere vittima di un reato violento come l’omicidio. Al contrario, dai dati emerge che più frequentemente le vittime di omicidio sono maschi, fino ad un massimo di 8 soggetti su 10 tra il 1992 e il 1997″; e a pagina 128: “Le donne commettono omicidio soprattutto verso maschi e la quota percentuale rimane abbastanza costante per tutto il periodo considerato. Non bisogna, tuttavia, dimenticare che gli omicidi da parte di autore di sesso femminile sono una minima parte di quelli commessi e solitamente avvengono nei confronti del proprio partner, in ambienti quindi familiari”.
Dunque al massimo si profila un “maschicidio”, sia da parte di altri maschi, che da parte di femmine (soprattutto in ambienti familiari). Esattamente il contrario rispetto alla tesi del “femminicidio”. Ma al di là di tutto questo: l’omicidio (al di là del sesso della vittima) non è già punito, e con severità, in Italia? Che bisogno c’è di parlare di “femminicidio” o “maschicidio”?
Secondo il ministro dell’interno Angelino Alfano: “Le norme hanno tre obiettivi: prevenire violenza di genere, punirla in modo certo e proteggere le vittime”. Il linguaggio è significativo, e rimanda ad un mondo ideologico, non necessariamente corrispondente con il mondo reale.
Ricordiamoci del kołchoz di Manieczki: questa è una grande vittoria del governo contro un nemico di paglia, il “femminicida”; al quale sono stati rivolti i “due minuti d’odio” al pari dell’evasore e dell’omofobo.
Il solito “nemico del popolo” da stanare ed eliminare. Il cui identikit (maschio, eterosessuale, marito e padre) si delinea con una chiarezza sempre maggiore: il padre di famiglia.

RISPOSTA ALLE CRITICHE SUL MIO ARTICOLO
Il mio articolo intitolato “Femminicidio, invenzione di regime” ha suscitato diverse reazioni; alcune positive, altre negative. Cercherò di rispondere alle seconde.
C’è chi ha ironicamente commentato: “E chi glielo dice adesso che, mentre lui pubblicava, altri parlavano di 99 donne uccise dall’inizio dell’anno? E che a darne la notizia non era un quotidiano di regime bolscevico, ma niente meno che «L’Avvenire»? Si tratta del vecchio trucco detto “dell’uomo di paglia”: si crea una caricatura dell’avversario facendogli dire cose che in realtà non ha mai detto, in modo da segnare un punto facile che con l’avversario vero non si sarebbe riusciti a segnare. Io non ho mai scritto che in Italia non viene uccisa nessuna donna; né ho mai negato che in Italia, ogni anno, vengano uccise molte donne. Ho negato l’emergenza femminicidio. Fino al 31 luglio 2013 sono state uccise 99 donne: malissimo! È una tragedia. E quanti uomini sono stati uccisi nello stesso periodo? Avvenire non lo dice, né altri media riportano la cifra. Perché? Perché ci si prende la briga di contare le donne uccise mentre gli uomini uccisi non li conta nessuno? Sappiamo che il rapporto tra gli uomini e le donne uccisi in un anno è circa 4/1: perché 99 donne uccise fanno notizia e 400 uomini uccisi no? Perché le 99 donne uccise vengono contate e i 400 uomini uccisi no? Valgono forse meno?
C’è stato chi ha obiettato che l’emergenza femminicidio c’è, perché la percentuale di donne uccise sale di anno in anno. Invece l’emergenza femminicidio non c’è, perché il numero di donne uccise scende di anno in anno. Erano 192 nel 2003; 172 nel 2009; 156 nel 2010; 137 nel 2011, 124 nel 2012. E come mai, se il numero assoluto di donne uccise diminuisce di anno in anno, la percentuale sale? Perché il numero assoluto di omicidi compiuti nel nostro paese scende di anno in anno, ma scende più velocemente per gli uomini che per le donne (anche a causa della maggior diffusione degli omicidi con vittime maschili).
Infine c’è chi ha commentato: “I numeri dei delitti passionali parlano chiaro: il 60% delle vittime sono donne”. È vero, ma riflettiamo. Più dell’80% degli omicidi ha come autore un uomo. In ambito familiare o affettivo abbiamo un uomo ed una donna, quindi in tale ambito dovremmo avere una percentuale di vittime femminili dell’80%. Invece la percentuale è più bassa. Come dice il Rapporto sulla Criminalità in Italia del Ministero dell’Interno, mentre gli uomini uccidono più uomini, e più fuori casa, le donne uccidono più uomini e più in casa. Ossia: sicuramente gli uomini hanno una tendenza omicida più marcata (come la spiegano, gli ideologi di genere?), ma sono più pericolosi fuori casa che in casa; mentre le donne sono più pericolose in casa che fuori. Esattamente il contrario di quanto afferma la vulgata del femminicidio.
Concludo constatando che, nell’anno del trionfo dell’ideologia di genere, vorrei che fossero rispettate le quote rosa anche per quanto riguarda la criminalità in Italia, cioè che il numero di uomini uccisi ogni anno nel nostro paese possa scendere fino a raggiungere il livello delle donne uccise. E mi piacerebbe molto vedere i fautori della parità indignarsi per il silenzio con il quale vengono dimenticate molte vittime di crimini violenti soltanto a causa del loro sesso (maschile).

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09/08/2013 (e 12/08/2013)

—————o0o—————

Il caso di Pontifex e del giornalista Bruno Volpe

——————o0o—————-

L’inesistente femminicidio, il persistente e perpetuo viricidio e i delitti fra omosessuali

di Maurizio-G. Ruggiero

Il femminicidio non esiste. Se non nelle fantasie represse di matte femministe che, in nome di un egualitarismo che rifiuta la natura così come voluta dal Creatore, incitano all’odio un sesso contro l’altro, contrapponendoli, in una riedizione della lotta di classe, trasformata e applicata adesso alle relazioni fra uomo e donna.

È sempre esistito invece ed esisterà sempre (ma gli uomini non se ne sono mai lamentati, né se ne lamenteranno per spirito d’eguaglianza, giacché sanno che questo sacrificio tocca a loro, come sesso forte e come a chiunque sia investito di maggiori responsabilità) il viricidio: per millenni e sempre, fino a che esisterà il mondo, gli uomini si sono sacrificati in guerra per la difesa della loro Patria, dei loro focolari (mogli e figli in  primis); per millenni e sempre, fino a che esisterà il mondo, gli uomini si sono sacrificati nell’esercizio di lavori pesanti e pericolosi, sistematicamente scartati dalle donne o giustamente mai assegnati loro in considerazione della loro indole, perché destinate alla dimensione domestica degli affetti (cosa sacrosanta); o perché inadatte; o ancora (e qui siamo alla beota modernità) perché le stesse donne si guardano bene dallo svolgerli, preferendo acquattarsi in qualche posto pubblico. Impiegate in lavori più o meno inutili, conformisti e ben retribuiti, dove passano carte, compilano moduli o relazioni che nessuno legge, montano in boria e opprimono il prossimo, tutelate e garantite dal sistema neogiacobino; salvo squinternarsi ancora di più di quanto già non siano (considerata l’innata volubilità) sconvolgendo così il fragile equilibrio che la natura permette loro.

Si aggiunga che lo stragrande numero di vittime di delitti (e degli autori che li commettono) sono uomini: si pensi, per tutti, a quelli che avvengono in ambito malavitoso. Una scorsa alle statistiche e tabelle omicidiarie compilate dal Ministero dell’Interno[1], per stare alla sola Italia (ma tutto il mondo è paese) non lascia nessun adito a dubbi: nel quindicennio 1992-2006 ogni 100 omicidi, 77 vittime sono state uomini e 22 soltanto le donne. Fra gli autori di delitti, 93 sono uomini e 7 donne. Dunque gli uomini si ammazzano fra di loro in stragrande e assoluta maggioranza, pari a oltre i ¾ del totale, sicché non c’è storia.

Sul totale degli omicidi, quelli di indole passionale (che coinvolgono le donne) sono 2.225 su 12.716 (sempre nel quindicennio 1992-2006); ovvero, appena il 17% del totale, inclusi quelli causati da un moto d’ira o da vendetta fra due soggetti qualsiasi, da litigi tra fratelli, tra figlio e padre, fra nipote e zio o nonno (tutti maschi). Sicché la percentuale del 17% dei delitti passionali è da considerarsi largamente sovrastimata.

Dunque, dinnanzi all’evidenza dei numeri, nessuna lamentazione vittimistica di genere è possibile: il femminicidio non è che una colossale fanfaluca della propaganda radical-comunista, ripetuta a paperetta dai suoi interessati lacchè.

Ai cantori immoralisti del relativismo etico non bastano divorzio; adulterio libero; aborto; eutanasia; sessismo femminista; comuni sessantottine; fecondazione artificiale, con tanto di eliminazione di embrioni soprannumerari; uteri in affitto e pluralità di madri; nudisti e liberoscambisti di coppie; ideologia gender con invenzione di cinque sessi, poiché la sessualità sarebbe un dato culturale e non genetico naturale; transessualismo, travestitismo e altre perversioni; propaganda e congiura sodomitica, con adozioni dei minori; pedofilia “dolce”. No, non bastano ancora, adesso ricorrono anche a questa ennesima balla del femminicidio (che non c’è) per minare ulteriormente la famiglia.

Solo entro quel generico 17% di delitti passionali, esiste infatti una particolare fascia, che sono quelli che si consumano principalmente in danno di donne e nella sfera domestica (e dove potrebbero capitare sennò?). è infatti ovvio che questa particolare categoria di delitti, che costituisce comunque una assoluta minoranza, investa in particolare il genere femminile e capiti in casa: sarebbe come stupirsi che le vittime nell’ambito dell’edilizia avvengano principalmente nei cantieri, e dove dovrebbero accadere, sennò, ai Luna Park?

Fra questi delitti passionali, familiari e casalinghi, particolarmente nefandi e odiosi sono quelli fra sodomiti e lesbiche (139 fra il 1975 e il 2000 in Italia). Ma che strano! Non ci avevano fatto credere che l’amore puro fosse quello invertito; che la perfezione si trovasse tra i fans del vizio impuro, quello che grida vendetta al cospetto di Dio, assieme all’omicidio volontario e ad altri gravissimi peccati? Non ci avevano contrabbandato i sodomiti come la nuova plebs sancta della modernità, eternamente perseguitata dai quei cattivoni degli eterosessuali? ( leggi: le persone normali). Parleranno ora di sodomiti femminicidi o di femminicidio lesbico, a proposito di questi delitti?

Ecco qua sotto un bel paio di smentite della propaganda. La verità, presto o tardi, salta fuori. http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=175649

——————o0o—————–

ESCLUSIVO/don Camillo torna con decisione: a seguito del nostro affondo, don Corsi non è più solo

di Matteo Castagna
don Pietro Corsi a AgereContra: “La smettiamo di aver paura delle femministe e di Rifondazione? E dei Sodomiti?
Questi bei, con i quali si intende dialogare ed aver rispetto sono quelli che hanno invaso la chiesa e l’ hanno profanata senza che per questo sia stata spesa una parola di condanna!!!”
Continua una corrispondenza con don Pietro Corsi, ( parroco di Lerici, paesino ligure vicino La Spezia) messo in vacanza forzata dal suo “vescovo” Ernesto Palletti, a seguito delle polemiche suscitate da un volantino affisso all’interno della bacheca parrocchiale, “per condannare i maschi che commettono abusi sulle donne e per invitare quest’ultime ad evitare provocazioni, con abbigliamento poco dignitoso o atteggiamenti poco consoni al nobile ruolo di donna come regina del focolare domestico, fidanzata, moglie e madre”. Questi gli intenti del parroco, scanditi a chiare lettere dall’altra parte della cornetta. Nulla a che vedere con l’accusa di giustificazionismo del femminicidio. Anzi, per questa accusa infamante Pietro Corsi si sente affranto, disorientato, ferito sia come religioso che come uomo. Sono giornate convulse e piene d’angoscia per lui, che dorme poco e cerca di rispondere alle tantissime persone che lo cercano. Sa di aver rotto uno dei tanti tabù della modernità e vuole continuare la sua crociata contro il libertinaggio.
Ma c’è stato l’apriti cielo. Il mostro sacro dell’ eredità del 68′, ossia il sessismo femminista si è scatenato. Complici certi media, il parroco ha subito un autentico “linciaggio”, con tanto di programmi televisivi di condanna senza appello, di manifestazioni, fiaccolate, invasioni in chiesa, con interruzione del rito, urla belluine, insulti, richieste di istituzioni di “Messe in minigonna e decollté” (a Carrara), telefonate irripetibili, e-mail di minacce e di accuse, perfino una lettera di dimissioni fasulla e smentita. Tutto frutto di una strumentalizzazione esecrabile, per attaccare la Chiesa Cattolica in tema morale e promuovere nuovamente il femminismo sessantottardo.
Alcuni suoi fedeli sono stati aggrediti sul sagrato da manifestanti in preda al delirio.
Sì, ma oltre ai tanti detrattori politically correct, Corsi racconta di aver ricevuto molti attestati di stima e solidarietà. In effetti, anche a seguito del nostro comunicato stampa, qualcuno si è svegliato, sia all’interno della cosiddetta Gerarchia conciliare e pure nel mondo della politica. E’ stata paventata la possibilità di una interrogazione parlamentare in suo favore. Ci sono stati coloro che hanno compreso il messaggio e non hanno avuto paura delle reazioni scomposte di suffragette e sodali. Pare, dunque, significativo pubblicare alcuni stralci di una delle tante lettere di solidarietà ricevute da don Corsi, che ci viene concessa affinché si comprenda che non tutti sono in balia degli eventi e con la mens completamente annebbiata dal Conciliabolo.
Si tratta di una missiva indirizzata al “vescovo-don Abbondio” di La Spezia, Sarzana, Brugnato da parte di un parroco di una grossa parrocchia alla periferia di Modena. Gli si rivolge così, coraggiosamente e con giusto piglio: “Lei non ha speso una parola in pubblico per proteggere don Piero Corsi dalla distruzione della sua vita operata dai media.(…) Trarre conclusioni più grandi delle premesse è un errore gravissimo di logica. Ma nei Seminari in cui si è studiato negli anni  70 (e nei quali ho studiato purtroppo anche io e, vista la data della Sua Ordinazione, pure Lei), la logica aristotelica e tomista non era vista molto bene. Antropologia e Sociologia erano le chiavi del dialogo che avrebbe convertito il mondo. (?) “ 
Continua il parroco modenese: “Imprudente esporre un tal manifesto per Natale? Forse. Ma quando c’è solo prudenza non esiste più il coraggio. Un Pastore deve sapere che siamo perseguitati e che alcune categorie come Omosessuali, Mussulmani, in parte Ebrei e dopo il femminismo, le Donne,  sono intoccabili anche quando si dice il vero”.
“In pubblico doveva spiegare che un suo parroco non aveva affatto approvato l’uccisione delle donne. Bastava ! Non facendolo ha dato ragione alla cultura femminista, alle sinistre e al peggior laicismo.

Se Lei ascoltasse i mariti separati si accorgerebbe che molte delle cose dette sono vere. Molte madri per di più usano i figli (la cui tutela la legge affida a loro), come merce di scambio contro i padri.

Se guardasse meglio, non dico le strade della sua Diocesi, ma le foto delle Giornate Mondiali della Gioventù, si accorgerebbe che, quanto ad abbigliamento, don Piero aveva ragione”.

Con questi virgolettati, più che condivisibili per ogni persona dotata di buon senso, si è espresso don Giorgio Bellei.

———————-o0o———————

Freddata nel sonno forse per motivi passionali

Donna spara e uccide la convivente nel Bresciano

Brescia, 10-03-2013

Due colpi alla testa che hanno posto fine alla vita della sua compagna, esplosi con una Beretta calibro 7,65 acquistata solo cinque giorni prima. Una circostanza, questa, che con tutta probabilità farà scattare l’accusa di omicidio premeditato, con l’aggravante della minorata difesa. Perché Angela Toni, 35 anni, operaia in una fabbrica di materie plastiche a Rodengo Saiano, ha freddato Milena Ciofalo, 34 anni, che aveva perso il suo lavoro da barista qualche mese fa, mentre dormiva, la notte scorsa, nella loro casa di Gussago, nel Bresciano.

È stata la stessa Toni, qualche ora dopo il delitto, a chiamare i carabinieri: “Ho ucciso la mia donna”. L’hanno trovata in casa, accanto al corpo di Milena che ha vegliato per qualche ora; nella camera da letto due bossoli. Ha balbettato qualche tentativo di spiegazione da cui i militari di Gardone Valtrompia e Brescia hanno capito che l’uccisione era maturata per una questione passionale.

“Un omicidio che ha un movente passionale”, ha infatti confermato il comandante provinciale di Brescia, colonnello Marco Turchi, che trae origine da “un rapporto di coppia difficile”. A Gussago, in una villetta a schiera a due piani, la coppia era arrivata da meno di un anno, la vittima era originaria di Agrigento, quella che da compagna nella vita è diventata la sua assassina da Perugia. Una vicina di casa, una donna dell’Est, racconta che due mesi fa le aveva sentite “litigare abbastanza forte”. Come è successo ieri sera, “ma poi si erano calmate”.

Angela Toni, invece, ha atteso che Milena si addormentasse, ha impugnato la pistola, le ha messo un cuscino in faccia e l’ha uccisa. Davanti al magistrato, forse già domani, dovrà spiegare perché ha comperato quell’arma solo pochi giorni fa per poi ottenere un permesso di porto per il tiro a volo. Dovrà spiegare se sospettava che la sua compagna avesse cominciato a frequentare qualche altra persona, caricando la sua gelosia fino a farla esplodere oppure se Milena voleva lasciarla e lei ha deciso che non potesse essere di nessun altro.

A Gussago le conoscevano in pochi; facevano una vita riservata. Milena, nei locali in cui aveva lavorato come barista è ricordata come una brava dipendente. Non nascondeva il fatto di essere lesbica. Una coppia come tutte le altre, hanno ricostruito gli investigatori, con i loro dissidi che fanno parte della quotidianità, diventati più frequenti e accesi negli ultimi tempi ma che non lasciavano presagire la tragedia della notte scorsa.

La vicina di casa dell’Est Europa aveva sentito il rumore di due colpi ma non aveva pensato a degli spari. Milena, invece, era morta, uccisa dalla persona che aveva amato e che ora è in carcere con accuse che potrebbero costarle l’ergastolo.

http://www.igossip.it/21473-coppia-lesbica-picchia-a-morte-il-figlio-di-4-anni-si-rifiutava-di-dire-papa.htm

www.igossip.it – 11 luglio 2012

Coppia lesbica picchia a morte il figlio di 4 anni: si rifiutava di dire papà

Lo hanno ucciso di botte, perché si rifiutava di dire “papà” alla compagna della mamma

Aveva solo quattro anni, il piccolo Jandre, quando qualche anno fa, ha pagato con la sua vita, la “colpa”, di non aver chiamato la fidanzata della mamma, “papà”.

Una terribile storia che arriva dal SudAfrica: le due donne, che stavano insieme da diversi mesi, hanno scatenato la loro ira contro il bimbo che di rifiutava di chiamare “papà” la nuova fidanzata della mamma. La donna, infatti, aveva lasciato il marito ed era riuscita ad ottenere l’affidamento del figlio: dopo qualche mese ha iniziato una relazione con una sua collega, incontrata sul posto di lavoro. Da lì è nato l’amore e le due donne, sono, poi, andate a vivere assieme con il piccolo Jandre.

Tutto sembrava proseguire per il verso giusto, fino a quella terribile e forse “prematura” richiesta da parte della compagna della madre del bimbo, di chiamarla papà: il bimbo, consapevole del fatto che un padre vero ce l’aveva, si rifiutava costantemente, ma un giorno la donna lo ha praticamente, ucciso di botte, portandolo fino alla morte.

Due testimoni hanno assistito alla terribile scena, dichiarando che mentre Jandre è stato aggredito, la madre non è riuscita a intervenire o proteggerlo. Le prove hanno dimostrato di aver subito terribili ferite, tra cui una frattura del cranio e danni cerebrali, così come le gambe rotte, clavicola, mani e bacino. Il giudice ha accettato la testimonianza del professor Mohammed Dada, un esperto di trauma, il quale ha affermato che le ferite riportate sul corpo del bambino erano simili a quelli di una persona che aveva subito una caduta dal secondo piano di un palazzo.

Le due donne, ora, sono in prigione e rischiano fino a 23 anni di reclusione, troppo pochi, forse, per aver portato via un’anima innocente.


[1]http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf (alle pagine 118, 123 e 126).

———————-o0o———————–

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2012/10/gli-uomini-uccidono-le-donne-e-altri.html#more

Abbiamo ammonito che sarebbe necessaria un’azione prudente e che sarebbe sbagliato cercare di ottenere qualsiasi cosa con la forza, perchè ne sarebbe scaturito il caos. E cosa vediamo oggi? Il caos imperversa. (Wladimir Putin

Il problema con gli scherzi politici è che vengono eletti. (Henry Cate)

Hai tentato. Hai fallito. Non fa niente. Tenta ancora. Fallisci di nuovo. Fallisci meglio
. (Samuel Beckett)So che sei venuto a uccidermi. Spara, stai solo uccidendo un uomo. (Che Guevara)Il futuro non ha futuro se non si porta per mano il passato. (Adriano Celentano)Voi lo sapete e io lo so. Non ce n’è uno tra voi che osa scrivere la sua onesta opinione e, se lo facesse, saprebbe in anticipo che non verrebbe mai stampata. (John Swinton, Direttore del “New York Tribune” nel 1880)

Ermeneutica del femminicidio

Andiamo per disordine, in fretta, tutti argomenti brucianti, decostruendo come capita la pila di appunti e documenti che ho accanto alla tastiera e che rischia di divorarmi vivo. A Palermo uno, in quel momento passato da psicopatico addestrato a psicopatico d’emergenza, come tutti gli assassini, uccide una ragazzina e ne accoltella la sorella. Il 99% di chi ne parla (e non è il 99% cui fa riferimento Occupy) nuota a poderose bracciate nella scia della corazzata macho-femminista che spara a palle infuocate contro i maschi.  Corazzata finita, come la “Concordia” di Schettino, dritta come un missile sullo scoglio del senso comune. Cioè del comodo e spesso strumentale stereotipo delle battaglie di femministe che, come la brigata teleassidua di  Ida Dominianni o Paola Concia, a suo tempo inneggiavano all’ ”angelo bianco” Hillary Clinton e si fecero paladine delle mercenarie del guitto mignottaro. Lo scoglio su cui piantano e fanno svettare la bandiera delle donne martiri (tutte) e migliori degli uomini (tutti) è il paradigma dei maschi

escatologicamente portati alla violenza e all’oppressione sulle donne. La violenza psicofisica di tante madri sui propri figli, che potrebbe avere qualche responsabilità in esiti tipo Palermo, rimane occultata nel buio degli antri sotto lo scoglio. Ma non c’è solo quella, per quanto pesante. Chi di queste menadi di una criminalizzazione senza attenuanti ed eccezioni, ha mai fatto il passetto più lungo fino ad arrivare a quanto viene fatto alla mente di una creatura, specie se maschio, specie se di questi tempi della glorificazione della violenza istituzionale, fin dai primordi del suo innocente e limpido cammino nella vita? Chi ha provato a misurare, magari con gli strumenti dei più validi scienziati della psiche, l’effetto che fa:

–       Essere indotto da subito a imparare come principio fondamentale “questo è mio” e a difenderlo contro tutti, se non contro la mamma di cui è “suo”.

–       Vedere in tv, fin dai cartoni animati, che i bravi, i forti, buoni o cattivi che siano, sono maschi e che le femminucce sono corollari ed effetti collaterali, quando non sceme alla Heidi.

–       Crescere  bersagliato da, e quindi appassionato a, videogiochi dove è inevitabilmente il maschio che spadroneggia per muscoli e perizia e dove tanto più si vince quanto più si è violenti e si distrugge, ammazza, sventra, incenerisce. Videogiochi che godono di apologeti irresponsabili, come tale Federico Ercole del “manifesto”,  che si inebriano delle qualità tecno-artistiche di queste apologie di reato e istigazioni a delinquere, quante più atrocità insegnano.

–       Maturare per vedere che il mondo attorno a noi, rappresentato come il migliore dei mondi possibili da maschi e femmine in autorità, eleva al parossismo della realtà le guerre, stragi, carneficine, tecnologie genocide armate o chimiche, fino allora virtuali, ordinate da coloro a cui tutti debbono obbedienza, stima e rispetto ed eseguite da maschi forzuti, in predicato per il titolo di “eroi”.

–       Essere inondato giorno e notte da culi e tette di femmine spersonalizzate perché dedichino il loro apparire svuotato di essere interamente al potere di disporne degli uomini (ricchi).

–       Leggere articoli e vedere immagini in cui il killer professionista, il drone, il “giovane rivoluzionario” rossandiano libico o siriano, il Navi Seal Usa, macellano, nel nome di valori alti come la democrazia e i diritti umani, donne, bambini e uomini e rappresentano il non plus ultra della civiltà.

–       Essere bombardati a tutte le ore dal verbo assoluto della meritocrazia, che si risolve nel mettere sotto il compagno di classe fragile, il collega di lavoro meno paraculo, la donna o l’uomo in esubero, per essere vincente e mai perdente. Cosa che spetta soprattutto ai maschi, sempre che le femmine non si chiamino Hillary Clinton, Madeleine Albright, Margaret Thatcher, Angela Merkel, Susan Rice, Imelda Marcos, Elsa Fornero, Annamaria Cancellieri.

–       Avere alle spalle 2000 anni di machismo ultrà e di violenza generalizzata, psichica e, ove possibile, fisica, della Chiesa cattolica, con stermini oggi non più direttamente eseguiti, ma sempre accompagnati, cui lo Stato elargisce fondi per perpetuare il catechismo della superiorità morale sugli altri, a scapito di un’istruzione che insiste sull’uguaglianza.

Donne sconosciute, donne spendibili

Bani Walid

Nel momento in cui un ragazzo di Palermo, pregno di tutto questo, massacra sue coetanee,  a Bani Walid, Libia, gli ultimi resti di un popolo libero e dotato di dignità vengono sterminati con gas, napalm, missili Grad, con particolare attenzione alle bambine e alle donne, ontologicamente più vulnerabili, la cui eliminazione dovrebbe produrre un proficuo impatto debilitante su chi si ostina a non arrendersi. Per l’ennesima volta i ratti hanno annunciato la morte in combattimento del figlio più giovane di Gheddafi, Khamis, eroe della resistenza. E la cattura e morte anche di Mussa Ibrahim, il mai piegato portavoce del leader libico. Una trasmissione radiofonica dello stesso Mussa Ibrahim ha immediatamente smentito entrambe le notizie.

Ero a Bani Walid, nel pieno dell’apocalissi scatenata dalla superiore civiltà, nutrice come tale del superiore terrorismo, (vedi il docufilm “Maledetta Primavera”). Una città, capitale della più numerosa e patriottica tribù libica, i Warfalla, traboccante di orgoglio, determinazione, cordialità e ansia di lacerare davanti all’ospite la nebbia della menzogne grazie alle quali ci si apprestava a sbranare un paese giusto e felice. Nei locali della locale squadra di calcio, la prima della Serie B, erano ospitati i profughi da Misurata e Bengasi, ancora traumatizzati dalle atrocità dei “giovani rivoluzionari” con bandiera di Al Qaida, a cui tanti dei loro familiari e amici non erano riusciti a sfuggire. Li sostenevano le famiglie del luogo. Dopo un pranzo nella palestra, in compagnia dei capi clan, ricevemmo in dono un pallone firmato dai giocatori. Quelli che ora, con i soli Kalachnikov,  tengono testa al tentativo dei ratti e dei loro allevatori di cancellarli dalla faccia della Terra. Con un ragazzo, terzo anno di medicina, restai in contatto email. A fine ottobre mi scrisse: Gheddafi è uscito dal suo cuore ed è entrato nel mio.

In Siria i nostri portatori di democrazia alle donne e ai bambini riservano stragi e fosse comuni. In Pakistan, Yemen, Somalia, Afghanistan, droni e Top Gun come quelli dei videogiochi e dei film, radono al suolo interi villaggi abitati ormai da sole donne, anziani, bimbi, dato che gli uomini sono in giro a difendere contro i liberatori dal burka il loro arcaico oscurantismo machista; in Messico, la sinergia regime e narcocartelli, sotto regia Usa, ammazza donne come fossero fringuelli nel bresciano e non si ode uno squittìo femminista da queste parti.  Si chiederà, il ragazzo Samuele Caruso di Palermo, come mai la polizia mi arresta e anatemi mi piovono addosso da femministe, sociologi, psicologi e criminologi da 500 euro a comparsata di regime, e tutto va bene madama la marchesa e nulla si contesta per quelle altre decimazioni. Domanda che lo Zeitgeist dei nostri tempi rende insensata. Proviamo a tagliare gli artigli a Obama, Romney, Draghi e Monti, proviamo a chiuderli in galera e coprirli di orrore e vediamo se il numero dei femminicidi  dei maschi con tali modelli, 100 quest’anno, si riduce. Non farebbe male a nessuno, verrebbe da dire.

Messico, Ciudad Juarez

Depistaggio parafascista

L’antifascismo conosce finalmente un alto momento di affermazione. No, non si tratta dello sciopero generale, come quelli degli altri paesi del Mediterraneo meno acefali, contro la macelleria sociale del tecnofascismo marca Bilderberg, resa necessaria anche dalla spesa per gli strumenti che servono per genocidare popoli di troppo. E neanche della messa al bando dei detriti del fascismo d’antan, utilizzati per depistare dalla prova provata che oggi subiamo il potere di un nazifascismo più feroce del predecessore in orbace. Si tratta della sistemazione, finalmente, di un altro nonagenario, coscritto tedesco ventunenne e intossicato di Deutschland ueber alles, comandato a vent’anni a partecipare a riti di guerra come li praticavano tutte le armate impegnate in scontri di civiltà. Alfred Stork, caporale inserito, a forza di un criminale diritto di guerra, nel plotone di esecuzione degli ufficiali italiani a Cefalonia, viene alla buon’ora processato dal tribunale di Roma. Tutti soddisfatti e con la nuova medaglia di antifascismo sul petto. Tanto luccicante da abbagliare il colto e l’inclita se dovessero mai volgere lo sguardo dove il sole della giustizia antifascista non batte. Che so, sulla lista di assassinandi compilata ogni settimana dal comandante in capo occidentale, su nostri eroi che a Nassiriyah svuotarono con la mitraglia un’autoambulanza, o su quegli altri che in Somalia infilavano bottiglie e fili elettrici nella vagina delle donne.

Estelle sequestrata. E le stelle stanno a guardare.

In Palestina è stata bloccata l’ennesima nave per Gaza colma di ottima, ma un po’ strabica gente, con gli occhi puntati su quella tragedia e neanche uno sguardo in tralice, a destra, verso Bani Walid e, a sinistra, verso Aleppo. C’è l’olocausto degno di compassione e indignazione, e ci sono quelli che no. Lo sappiamo fin da Auschwitz e da Dresda o Hiroshima. Così a noi tutti viene rafforzata la consapevolezza delle sofferenze e delle efferatezze a Gaza, mentre ne vengono oscurate le sofferenze ed efferatezze in Cisgiordania, la colonia israeliana affidata al proconsolato dei fantocci dell’Autorità Nazionale Palestinese diretta dai collaborazionisti grassatori e vendipatria Mahmud Abbas e Salam Fayad. E poi, a rasserenarci del tutto, non si è praticata in Cisgiordania la democrazia, quella così familiare a noi, nelle elezioni amministrative del 20 ottobre? Per evitare che trionfasse ancora una volta Hamas, quella che si riteneva la resistenza non domata, non si votava dal 2006 e, dunque, tutti gli eletti di allora erano diventati illegittimi. E illegittimo era, dal 2009, fine del suo mandato, il presidente Abbas. Sono stati questi illegittimi, guardia pretoriana di Netaniahu in Palestina, addestrati da generali Usa in Giordania, venduti anche agli alleati di Israele nel Golfo, complici dell’eliminazione di Arafat, corrotti ladri dei fondi internazionali destinati a un popolo in miseria, traditori della Siria che li ha sostenuti col sangue per mezzo secolo, ad organizzare le elezioni. Alla occidentale, togliendosi dai piedi, con arresti e esecuzioni, controllo dei media, intimidazioni, corruzione, brogli eclatanti, i concorrenti vincitori della precedente tornata. Che, di conseguenza non hanno voluto, potuto, partecipare.

Palestina, depistaggio democratico

Ha vinto Fatah, l’apparato di controllo e rapina dell’OLP. Ha votato meno del 55%. 50 membri di Fatah che volevano candidarsi come indipendenti sono stati cacciati. Ad altri indipendenti dell’OLP, che correvano per il FPLP, il DFLP e il Partito del Popolo (comunista) sono stati negati i contributi per la campagna. Le circoscrizioni in Cisgiordania sono 350. Ma si è votato solo in 181, perché gli elettori, vistisi confrontati con candidati esclusivamente di Fatah, si sono astenuti. Altri 78 hanno cercato di salvarsi dalla soperchieria rinviando il voto a novembre. Il giudice del tribunale supremo israeliano, Edmond Levy, ha redatto un rapporto, approvato ed elogiato dal Likud e da Netaniahu, in cui, finalmente, si legalizzano gli avamposti dei coloni (illegali come tutti gli insediamenti) e si afferma che tutta la Giudea e Samaria è terra ancestrale degli ebrei e che, dunque, non esisterà nessuno Stato palestinese a ovest del Giordano. Ben Gurion e Golda Meir risuscitati. Ma di questo, nella campagna di Abu Mazen, non si è fatto cenno. Come si poteva, visto che l’ANP – vedi i gli osceni Palestinian Papers – è da anni che garantisce ai nazisionisti e agli Usa la più totale sottomissione e collaborazione. E pensare che ci sono ancora pacifinti italioti che vanno in processione nella Palestina occupata a riferirsi e rendere omaggio a questa feccia, anziché aiutare il popolo palestinese a liberarsene.

Libano, depistaggio ONU

Ban Ki-moon, segretario generale dell’ente mondiale che dovrebbe assicurare equità, pace e giustizia, tuona contro il drone di Hezbollah che gli israeliani hanno abbattuto giorni fa. Drone disarmato di coloro che, nel 2006, con la forza del popolo in armi, hanno saputo ributtare nei suoi covi di partenza la quarta potenza militare e nucleare del mondo. Drone opportunamente spedito a osservare la tempesta di guerra che Israele, in manovre congiunte con gli Usa, sta preparando contro lo stesso Libano, la Siria e l’Iran. Ha detto Ban Ki-moon: “Si tratta di una cinica provocazione che potrebbe provocare una escalation pericolosa, tale da minacciare la stabilità del Libano”. Chi insidia la stabilità del Libano? Mica Israele che l’ha invasa e occupata tre volte. Mica i falangisti, minoranza ricca che da sempre, per preservare il suo dominio, spacca il paese in fazioni opposte. Mica i servizi occidentali che brigano per alimentare gli scontri interconfessionali. Mica il Mossad con i suoi attentati da attribuire ai siriani. Mica l’elite sunnita, al soldo dei sauditi, che impegna le sue milizie a sostegno dei briganti che hanno invaso il paese fratello.

L’accusa del segretario burattino si accompagna al simultaneo assassinio, nel quartiere cristiano di Beirut, Ashrafijeh, di Wissam Al Hassan, capo spione al servizio dei sauditi e del loro emissario in Libano, Saad Hariri. Attentato da tutti, “manifesto” compreso, apoditticamente attribuito al presidente siriano in resistenza, Bashar el Assad. Come, a suo tempo, da un giudice tedesco prezzolato e smascherato, Detlev Mehlis, l’uccisione del Padre di Saad, Rafik, che costrinse la Siria a ritirare dal Libano le sue forze di protezione dagli assalti israeliani e dalla sovversione falangista. Depistaggio analogo, quello dell’accusa turca e del Free Syrian Army a Hezbollah di operare in Siria dalla parte di Assad, laddove i media, non solo quelli fuori dal girone Nato, riconoscono ormai che nove decimi dei “ribelli” siriani sono di estrazione straniera. All’attentato di Ashrafiyeh ha fatto seguito quanto programmato: scontri in varie città tra sciti filosieriani e sunniti e falangisti antisiriani, un prodromo di nuova guerra civile che porti finalmente alla neutralizzazione di quel bubbone antisionista ed antimperialista che sono gli Hezbollah. Naturalmente nei cieli delle chiassate contro i mandanti di Damasco, sentenziati tali dai giudici Mossad e Cia, sventola alta la bandiera nera della fanteria Nato: Al Qaida.

Entrambi, il drone di Hezbollah e l’attentato, hanno svolto un compito di depistaggio colossale. Chi parla più, se non per esaltarne il ruolo democratico, del terrorismo dei droni Cia, lanciatori di missili  Hellfire,  con il 90% di vittime civili, in Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia, di quelli adottati dalla polizia Usa anche per il controllo interno, modello per tutti gli Stati sicuritari dell’alleanza, di quelli da scatenare su Africa e Asia, per i quali viene allestita Sigonella? E per quanto riguarda il terrorismo siro-libanese, chi fa più caso alle migliaia di mercenari e armi contrabbandati in Siria per compiervi attentati stragisti, con il concorso degli ultrà sunniti di Hariri e degli specialisti Nato? A coprire queste imprese della civiltà superiore serve anche l’ennesima Sakineh, o Neda Soltan (ve le ricordate le foto di queste “martiri”, del tutto fasulle, dell’islamismo iraniano, appese al Campidoglio e in altri luoghi deputati e strombazzate dalle fanfare di Amnesty?). Stavolta si chiama Malala, ha 14 anni e, da quando ne aveva11, incredibilmente precoce nella comprensione della geopolitica mondiale, sparava sul blog accuse ai maschilisti Taliban ed elogi a Obama e ai devastatori del suo paese. Uno le ha sparato mentre usciva da quella scuola che i Taliban non vorrebbero frequentata (e non è vero) da ragazzine. Occasione d’oro per tornare a satanizzare i resistenti afghani e pakistani, affermando una loro rivendicazione che non c’è mai stata, e sorvolare sull’ennesima strage di donne nei villaggi compiuta da droni e da mercenari Nato. Facile immaginare chi possa trarre vantaggio dal ferimento di una bambina che rifiuta il velo e sventola la bandiera a stelle e strisce.

A parte il rivelatore cui prodest di un attentato con cui si criminalizza la Siria, che semmai di distensione avrebbe bisogno piuttosto che di rinfocolare una tensione a rinforzo dei piani di aggressione, esiste chi faccia il minimo riferimento a quanto numerosi e autorevoli fonti arabe rivelano?Ore prima dell’attentato,questo Wissam al Hassan era stato visto da numerosi testimoni sul confine turco-siriano, proprio nei giorni in cui la Turchia cannoneggiava la Siria ben 87 volte di seguito, uccidendo 12 militari siriani e un numero imprecisato di civili. La sua attività? Sovrintendeva ai rifornimenti alle bande salafite in Siria e dove sarebbe morto, insieme a un  collega e alla sua guardia del corpo, in un conflitto a fuoco? Chi ha citato la notizia, fosse solo per metterla a fianco delle altre? Non si poteva ammettere che questo agente della Nato e dei sauditi facesse quel lavoro di manutengolo di imperialisti e despoti del Golfo. Così si è inscenato l’attentato di Beirut. Curiosamente neanche uno dei frammenti delle otto vittime è stato rinvenuto sul luogo dell’esplosione, che invece sono comparsi miracolosamente nella camera mortuaria. Si chiamano in inglese operazioni false-flag, sotto falsa bandiera. Sono vecchie come la storia delle guerre d’aggressione e Obama, istruito dall’11 settembre, le ha rilanciate alla grande. Per tenere sotto tiro una società in crisi e in collera, l’FBI si è vantata di aver sventato ben 170 attentati islamici dal giorno delle Torri Gemelle. Neanche un petardo sono riusciti a far scoppiare negli Usa, questi inetti di Al Qaida.

E a questo proposito è interessante e rivelatore l’episodio in cui l’FBI ha reclutato uno studentello del Bangladesh, imbevuto di Jihad, abbindolandolo con un agente finto terrorista islamista, gli ha fornito 500 kg di esplosivo da mettere nell’edificio della Federal Reserve Bank a Manhattan, contenente riserve auree per 21 miliardi di dollari, un furgone con cui trasportare 21 sacchi di tritolo a destinazione e, infine, un innesco fasullo da azionare col cellulare. In quel momento, mercoledì 17 ottobre. è intervenuta una pattuglia dei ben mille poliziotti facenti parte dell’Unità Antiterrorismo di New York. Allori all’apparato securitario e nuova spinta alla guerra mondiale contro il terrorismo. Il capo della polizia, Raymond Kelly, non si è lasciato sfuggire  l’occasione per dichiarare che “Agenti di Al Qaida insistono a voler fare di New York un campo di battaglia”. Se la ridevano intanto gli agenti di Al Qaida che, per conto del governo di Raymond Kelly, è della Siria che stanno facendo un campo di battaglia.

Nella furia per arrivare all’invasione e alla distruzione della Siria e precipitare, con l’attacco all’Iran, quella conflagrazione mondiale (Putin avrebbe avvisato: “Un soldato turco che entrasse in Siria è come se calpestasse suolo russo) che dovrebbe sfoltire il pianeta e trarre d’impaccio, come, dopo il ’29, la Seconda Guerra Mondiale, il capitalismo in difetto di accumulazione, la criminalità organizzata a capo della “comunità internazionale” moltiplica le operazioni false-flag. L’impunità e il consenso dei media e dell’ONU ne copre la grossolanità. Grossolanità come quella del 7 luglio 2005 a Londra, quando quattro ragazzetti, alcuni con figli neonati, che avrebbero collocato una bomba in una carrozza del metrò, da loro fabbricata in casa con farina e tintura per capelli, furono fatti saltare per aria con una bomba che si scoprì – ma si tacque – collocata tra i binari, sotto il metrò. Lo dimostrano le foto dei pavimenti aperti verso l’alto. In uno strappo alla sua condizione di embedded, nientemeno che la BBC ha trasmesso un servizio che documentava come le esplosioni di quel giorno fossero parte di un complotto governativo finalizzato a giustificare la guerra all’Iraq. Guerra che lo scandalo delle bugie di Tony Blair aveva resa indigesta all’opinione pubblica. Aggiunta alle innumerevoli e incontestabili prove della paternità interna degli attentati di New York e Washington e alla scaltra rapidità con cui la polizia spagnola fece fuori d’un botto e mise a tacere tutti i presunti autori delle esplosioni sul treno di Madrid, l’ipotesi sta ritta in piedi.

Medicina amara da trangugiare, quella delle bugie e dei complotti, per i media della sinistra sinistrata. Ma, come Pinocchio di fronte alla morte ventilata dalla cara fatina dai capelli turchini, se la bevono e la fanno bere. Purchè si accompagni alla zolletta di zucchero dei contributi di Stato.

Beppe Grillo, o Alice nel paese delle meraviglie. Comunque, carino.

Ma che pianeta mi hai fatto? Nelle cariche politiche e istituzionali si alternano, per un tempo limitato e per solo spirito civile, cittadini estratti a sorte. Ogni anno si tiene la giornata della solidarietà, considerata la massima espressione dello Stato, che ha celebrato in passato persone come Alex Zanotelli e Gino Strada. Il cittadino deve dedicare, dalla maggiore età, due ore al giorno agli altri. Le lobby e le società segrete sono proibite per legge e i loro membri considerati rei di alto tradimento. Il gruppo Bildeberg è stato sciolto. All’ONU ogni Stato ha diritto di voto, ognuno vale uno, e nessuno Stato ha più diritto di veto. La massoneria, l’Opus Dei e Comunione e Liberazione sono un ricordo del passato. Il segreto di Stato non esiste più e ogni documento relativo alla storia recente della propria Nazione è consultabile on line, una regola universale in tutto il mondo. La speculazione è considerata un reato contro l’umanità e la finanza è punibile con l’attività di bonifica dell’ambiente a vita. Renzi e i finanzieri che lo sostenevano nel lontano 2012 sono impegnati da decenni al rimboschimento dell’Appennino toscano e alla pulizia delle stalle dei butteri, gli antichi cavalieri della Maremma. I nuovi nati sono figli adottivi per legge della comunità locale dove vengono al mondo che ha l’obbligo di averne cura in caso di difficoltà della famiglia a cui appartengono. I nonni non finiscono più negli ospizi, ma sono ospitati dalle famiglie della comunità. L’esperanto è obbligatorio come seconda lingua in ogni nazione. Chiunque può capire l’altro sul pianeta. Si mangia solo frutta di stagione per combattere l’inquinamento. La donazione di organi, in caso di morte, e del proprio sangue è un dovere a cui nessuno si sottrae. La proprietà delle aziende è solo di chi ci lavora. Ogni nuovo assunto diventa automaticamente proprietario di una quota. L’economia è senza fini di lucro. Le multinazionali, dopo la Seconda Rivoluzione Americana, sono state dichiarate illegali in tutto il mondo, e quindi sciolte, dalla Monsanto alla Nestlè alla MacDonald. Il diritto alla ricerca della felicità presente nella Dichiarazione di Indipendenza degli USA è diventato il primo articolo di ogni Costituzione. Il lavoro pesante è fatto dalle macchine e non nobilita più l’uomo. (fine della terza e ultima puntata)

*****************

Democratica paura della voce dell’altro

Sacrabolt ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “DA FALLUJAH A BANI WALID E ALEPPO: PROVE DI OLOCAU…“:I paladini dirittoumanisti sono anche quelli della libertà d’espressione…
l’anno scorso non si accedeva al sito dell’agenzia news libica http://www.jana.ly quest’anno l’agenzia siriana http://www.sanasy è praticamente bloccata, almeno in Italia: se faccio in modo di avere un indirizzo internet extraUE (cercate “tor browser”) accedo senza problemi. Mettiamoci vicino che UE ha deciso di bloccare la diffusione di alcune testate televisive sat iraniane:
Press TV (in inglese)
al-Alam (in arabo)
Jam-e-Jam 1 e 2
Sahar 1 e 2
Islamic Republic of Iran News Network (IRINN)
Quran TV
al-Kawthar (in arabo)
il quadro è desolante. Sopratutto quando sento attorno a me ancora gente che biascica di censure cinesi.

——————-o0o——————-
1 aprile 2013

Fonte: http://essereumanoinarmonia.blogspot.it/2012/12/il-predatore-psicopatico-e-la-sua.html

Il predatore-psicopatico e la sua guerra control’Essere Umano

.Sintesi del lavoro del ricercatore indipendente Thomas Sheridan

www.thomassheridanarts.com

Dedicato ai magnifici Esseri Umani del Reparto di chirurgia del Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma. Alle care Amiche della stanza e ai loro parenti, agli infermieri e alle allieve infermiere, ai medici, agli operatori del vitto, agli operatori delle pulizie, ai rappresentanti della fede cattolica, ai volontari e a tutti gli altri Esseri Umani dell’Ospedale.

“Il predatore-psicopatico è in guerra da sempre. Una guerra contro la bellezza che lo circonda. Sa che non potrà mai raggiungere lo stato di grazia in cui esiste un senso di apprezzamento e di gratitudine quindi cerca di distruggere questa bellezza. Mentre gli umani possono avere l’esperienza della bellezza della loro anima, il predatore è in cerca solo di mezzi energetici da “sottrarre”, menti da torturare e disturbare e ancora corpi da pervertire ed inquinare. I predatori creano uguaglianza, portando tutti quelli intorno a sé al loro livello di non-vita. Impongono il loro odio verso lo spirito umano nel mondo intorno a loro e avvelenano ogni cosa che toccano…la vita in sé è la loro più grande psicosi!

Eternamente affamati, sempre vuoti, non smettono mai di cercare quella cosa che ci rende umani e che ai predatori-psicopatici mancherà sempre: l’Anima.” Thomas Sheridan

Queste informazioni aiutano a dare un senso alla propria vita, a guarire e ad affrontare la propria quotidianità con maggiore consapevolezza.

Si tratta di una sintesi del grande lavoro di Thomas Sheridan e invito comunque tutti ad approfondire l’argomento. Personalmente, queste informazioni sono state di enorme importanza poiché non solo il mio passato e alcune relazioni finalmente hanno avuto un senso ma anche il mondo intorno è diventato piu comprensibile grazie a questa lente di lettura che apre un percorso personale, allo stesso tempo liberatorio e intenso. Uno strumento eccezionale d’indagine che fa capire che gli Esseri Umani sono sotto attacco da parte di una sub specie senza scrupoli e che sono in pericolo sia come individui sia come specie…senza questa informazione…

Se i predatori, insieme alla coscienza parassita e attraverso la griglia di potere psicopatico sono la parte attiva di questo male sociale mondiale, chi nega la loro esistenza e non affronta questo problema è la parte passiva e collabora, rendendosi complice, al mantenimento di questo mondo violento e crudele a beneficio di pochi. E’ arrivato il momento di aprire gli occhi e di affrontare questo argomento una volta per tutte, individualmente e collettivamente.

Negare l’esistenza del predatore per ignoranza o per “new age world credo” significa essere complici di quello che non va in questo mondo.

Coloro i quali e ogni azione che svaluta e non considera l’Essere Umano in quanto tale è di tipo predatorio-psicopatico! E’ per questo motivo che questa conoscenza è cruciale sia per una crescita personale che per una crescita collettiva. Ora che conosciamo i mezzi, abbiamo la possibilità di affrontare insieme, senza paura, la realtà e diventare finalmente realisti, osservando la realtà nella sua completezza.

Pur trovandoci in un momento storico difficile, in realtà questo è un tempo glorioso in cui si è aperta una finestra di conoscenza che aiuta, per chi vuole, ad espandere la propria consapevolezza. Come ad esempio il rendersi conto che la “mancanza di umanità in sé” è un modo di essere “psicopatico”.

E’ quindi molto importante allontanare per sempre da sé le persone, i comportamenti, gli atteggiamenti e i concetti che fanno parte della coscienza parassita predatoria…concetti, come ad esempio quello machiavellico, dell’utilizzare tutti i mezzi per arrivare allo scopo che è un concetto completamente anti Essere Umano o anti Essere vivente e che in questo momento storico ci riguarda da vicino. Pur di realizzare il loro piano del nuovo ordine mondiale, i nostri governanti psicopatici ci stanno portando alla fame, svendendo il nostro Paese e sminuendo la nostra dignità senza nessuno scrupolo…secondo loro bisognerebbe solo realizzare un concetto astratto estraneo alla realtà, costi quel che costi!!!

Dove c’è solo la mentalità del profitto o del business per il business troviamo predatori psicopatici oppure la coscienza predatoria.

Il mio impegno è quello di diffondere il più possibile questo materiale per fare chiarezza, in maniera particolare per sostenere i “targets” Esseri Umani danneggiati che, grazie a queste indicazioni, sono in grado di guarire e riprendere a vivere. In più queste informazioni possono ridare speranza e forza agli Esseri Umani affinché creino un mondo a loro beneficio…e soprattutto queste informazioni allontanano i predatori-psicopatici visto che questi ultimi sono attratti soprattutto da chi non sa della loro esistenza.

Anche se è assolutamente una fortuna non averne mai incontrato uno credo che oggi, a causa della crisi che ci colpisce direttamente o indirettamente, queste indicazioni riguardano il 96% di tutti noi…

Una scienza recente, l’epigenetica, che si occupa delle caratteristiche ereditabili non codificate nella sequenza del DNA, ci viene in aiuto e ci indica che il cervello ha un sistema auto-regolatore che, per mantenere tutto il corpo in funzione, disattiva ciò che non viene utilizzato. Producendo solo comportamenti e atteggiamenti che stimolano il cervello rettile rischiamo di scartare il lobo frontale e quindi, disattivarlo. Se questa strategia è messa in atto dal potere dominante con l’aiuto dei media, possiamo servirci della stessa conoscenza per fare altrettanto: con il coltivare quotidianamente l’empatia, la compassione, la riconoscenza, la cooperazione, la solidarietà, l’intuizione, la creatività…

Quindi per noi Esseri Umani le opzioni sono due:

1) abbracciare i valori psicopatici e usare, come loro, solo il cervello rettile cercando di sopravvivere in una nuova era oscura nella paura infinita fino all’estinzione . Infatti, quando si utilizza solo il cervello rettile, ossia “attacca o fuggi” pensando unicamente alla propria sopravvivenza si rinnega totalmente la propria umanità;

2) riprendersi la propria umanità, utilizzare tutto il nostro cervello e la nostra creatività per avere la possibilità di creare un mondo in armonia con gli animali, la natura e il pianeta terra. Vivere senza paura con gioia e bellezza tutto intorno.

A noi sta la scelta…e la responsabilità!

La finalita’ di queste indicazioni è quella di scoprire chi è il tuo nemico e conoscere la sua natura. Non è una questione di caccia alle streghe, è invece conoscere un “modus operandi” che se continuiamo a permetterlo porterà tutti all’estinzione. Infatti nella nostra dimensione duale esistono 2 tipi di coscienza quella predatoria e quella empatica. Per sapere cosa fare per difendere la propria vita iniziamo col definire che cosa sia un Essere Umano.

-o0o-

Angela-Patrizia Calvaruso 2012

Antropologa e ricercatrice indipendente.

Ci sono 2 specie che camminano su questo pianeta:

1) Gli Esseri Umani

Magnifici quando realizzati nel loro potenziale; un vero e proprio capolavoro della natura. Hanno capacità di amore per se stessi e per gli altri. Sono empatici, compassionevoli, riconoscenti, capaci di cooperazione e di solidarietà. Hanno una coscienza e sono consapevoli che ogni loro pensiero, parola o azione ha un impatto sul mondo esterno, sugli altri e su loro stessi. Se sbagliano fanno di tutto per rimediare, per assumersene la responsabilità e per migliorare come possono. Hanno intuizione e creatività per affrontare la vita quotidiana con flessibilità e senza stress. Se un gruppo di Esseri Umani viene messo su un’isola con  poche risorse non rischia l’estinzione grazie principalmente alla cooperazione, la solidarietà, l’empatia e naturalmente alla coscienza-consapevolezza creativa. Grazie a queste informazioni l’Essere Umano può concentrarsi sulle cose che nella vita portano gioia, serenità, pienezza e completezza piuttosto che sulle cose che i mass media e la pubblicità ci dicono che ci mancano per poterci completare ed ”essere accettati”. Gli Esseri Umani si manifestano nella loro unicità, accettano se stessi e gli altri per quello che sono. Gli Esseri Umani sono stati generati per immaginare e per creare. Sono incapaci di crudeltà e di violenza gratuita…

2) I Predatori-Psicopatici senza coscienza-consapevolezza
Sempre di aspetto umanoide ci sono poi i predatori chiamati anche psicopatici o i senza coscienza-consapevolezza. I predatori-psicopatici puri sono il 4% della popolazione (1 ogni 28 in Europa e 1 ogni 22 in nord America). Non rappresentano solo il concetto mitologico legato ai serial killer e anche se la maggior parte non sono violenti fisicamente, come ci vogliono fare credere, sono tutti violenti psicologicamente ed emotivamente…ed è per questo che ci danneggiano collettivamente e individualmente; con la tecnica del “crazy making” (fare “pazzo”) entrano nella nostra testa e cambiano la nostra realtà facendoci credere nel tempo che il bianco è nero e il nero è bianco. Sebbene ci siano intensità diverse della patologia, tutti senza eccezioni stravolgono la vita degli Esseri Umani che li circondano e come i buchi neri li trascinano in un pozzo buio senza fine…Lo spectrum della patologia parte dalle zecche parassite che non mollano più il malcapitato rendendogli una vita d’inferno isolandolo dal mondo tra critiche, accuse e sensi di colpa; al finto malato o finto disabile che tortura senza fine; al socialmente funzionale che si districa nella società, sfruttando chiunque incontri grazie ad una maschera di benessere mentale portata con destrezza e con fare opportunista; al predatore che usa la maschera del maschilismo per sfruttare e schiavizzare le donne considerandole solo degli oggetti sessuali o degli oggetti di procreazione; al politico carismatico favorito dai poteri forti perché senza scrupoli e senza vergogna e infine ai serial killer, gli assassini, i pedofili, i violentatori e i truffatori che non riescono più a gestire la loro patologia e continuano ad auto-giustificarsi finché la fanno franca e non vengono colti sul fatto…

Hanno tutti più o meno gli stessi tratti e le stesse strategie e sono tutti potenzialmente degli assassini (specialmente in momenti di grande caos) anche se la maggior parte non lo farebbe mai perché troppo complicato per farla franca e per non avere problemi…

La psichiatria medica patologica ha raggiunto dei risultati avanzatissimi grazie alla tecnologia e alle eccellenti analisi e indagini dei ricercatori. Oggigiorno, infatti, è possibile individuare uno psicopatico o una psicopatica molto facilmente. Basta fare la foto del cervello con il MIR scanner o risonanza magnetica e quando il lobo frontale è atrofizzato e non funziona ci si trova davanti a uno/a psicopatico/a. Un altro test effettuato da queste nuove tecnologie, molto semplice ed efficace è quello di mostrare al paziente una serie di foto in cui si alternano foto di gioia e di amore con foto cruente di corpi straziati. Grazie agli elettrodi si può notare che nel cervello dello/a psicopatico/a non c’è differenza alcuna visto che non avendo emozioni una foto vale l’altra e ai suoi occhi sono tutte uguali.Il predatore o psicopatico non ha coscienza-consapevolezza e quindi non prova nessun rimorso per i danni provocati agli altri. Essere senza coscienza-consapevolezza al predatore non importa anzi lo considera un grande vantaggio e non ha nessuna intenzione di “guarire”. Conosce benissimo la differenza tra il bene e il male e sceglie il male come scorciatoia per ottenere quello che vuole poichè fondamentalmente pigro e presuntuoso. Sono ben in controllo delle loro azioni e diventano dipendenti, come l’eroinomane dalla scarica adrenalinica, quando predano secondo il loro piano, a differenza di chi non riesce a gestire le proprie azioni come chi soffre di depressione, di autismo e di schizofrenia. Senza coscienza e senza emozioni il predatore ha, infatti, tutto il tempo per analizzare le sue prede per studiarle bene in maniera da manipolarle il meglio possibile. Per il predatore, gli Esseri Umani sono dei targets o degli ostacoli, nient’altro!!!
Con gli altri predatori hanno come un radar e si riconoscono tra loro, mantengono la giusta distanza evitando di invadere il territorio dell’altro o si uniscono a “grappolo” per dominare. Si scrutano per scoprire tecniche di manipolazioni più effettive e appropriarsene.

Non avendo emozioni, non conoscono l’Amore o la gioia di stare insieme tanto per stare insieme o la gioia di godersi un bel tramonto. Per il predatore tutto è business ed è tutto un gioco tra vincitori e perdenti. Chiaramente il predatore farà di tutto per essere sempre il vincitore in ogni situazione e in ogni relazione. Non essendo autonomo, il predatore ha bisogno di esercitare potere o controllo sugli altri specialmente sui targets che individua tra gli Esseri Umani e di cui si circonda.
Il predatore considera targets gli Esseri Umani empatici e sensibili proprio perché sono gli unici, quando non sono a conoscenza di queste informazioni,che sempre andranno loro incontro cercando di comprenderli e continuando ad aiutarli, comunque. Una pacchia per il predatore che la fa franca facendo quello che gli pare senza mai prendersi responsabilità delle proprie azioni. Come il panda che mangia solo bambù, il cibo del predatore sono solo le emozioni sia positive sia negative degli Esseri Umani che costistuiscono iloro targets. In realtà anche se è economicamente indipendente e/o si trova in un posto di lavoro molto influente, il predatore è di fatto un parassita. Non può vivere senza cibarsi delle emozioni…degli altri!

Quando un predatore individua un target farà tutto quello che è in suo potere per fare colpo. Studia la persona e specialmente se è uno psicopatico”socialmente funzionale”  inizierà a trasformarsi come fa il serpente che perde la vecchia pelle e poi “rinasce” con quella nuova. Si adatta con fare esperto al nuovo target, lo ascolta attentamente, va a ricercare gli interessi diventandone un esperto dal giorno alla notte; attenzioni continue che si succedono con corteggiamenti e complimenti mirati: un vero e proprio bombardamento d’amore… Questo fenomeno chiamato in inglese “love bombing”, appunto bombardamento d’amore, agisce sulla chimica del cervello e come conseguenza crea una dipendenza dovuta alla dopamina.

Il predatore non conosce esattamente come avviene il processo chimico nel cervello, sa solo che bombardare il target di complimenti, di finto amore e di attenzioni e poi smettere di colpo, come con una doccia fredda, funziona perfettamente per ottenere quello che vuole: una dipendenza emozionale da parte del target. Il predatore lo sa fin dalla sua adolescenza quando scopre che non ha emozioni e si mette a osservare le reazioni dei compagni di scuola e dei parenti. Capisce molto bene di avere un vantaggio sugli altri e comincia già verso i 14 anni a pianificare le sue azioni con investimenti strategici per circondarsi di targets da controllare e da distruggere a suo piacimento.

Quando il predatore-psicopatico decide che il target non è più interessante perché ormai completamente “dissanguato” e prosciugato, una volta trovato un sostituto, lo abbandona senza alcuna pietà, un abbandono spesso accompagnato da accuse mirate per fare venire i sensi di colpa, di cui sono esperti, cosicché al target viene inflitta una ulteriore tortura e dolore come gran finale. Se i targets non conoscono queste informazioni possono addirittura per anni e anni soffrire senza capire quello che è loro successo, prendendosi tutta la colpa e ammalandosi di rimorsi quando l’unica colpa è stata quella di incontrare un predatore sulla loro strada…e questa non è certo una colpa!

Quando il predatore è uno dei due genitori ci saranno nella vita del/lla figlio/a sano/a 2 possibili alternative:

1) diventare un proto-psicopatico o predatore secondario e abbracciare in pieno la cultura e i valori della classe dominante psicopatica fino a quando non succede qualcosa di grave che lo metta in crisi.

2) oppure s’innesca una coazione a ripetere e il target per guarire la ferita aperta dal genitore cercherà di rimarginarla in ogni modo attirando a sé, ed essendo attirato, da predatori-psicopatici fino a quando non verrà a conoscenza di queste informazioni.

Quando i genitori sani si accorgono di avere un figlio o una figlia psicopatica è loro dovere proteggere il resto della famiglia, visto che il predatore utilizzerà ogni mezzo per distruggerla. A proposito cito la storia di una coppia di americani che al compimento della maggiore età del figlio che aveva loro reso la vita impossibile fino a quel momento lo costrinsero in cambio dell’eredità anticipata ad arruolarsi nella carriera militare…detto, fatto ed il figlio sparì dalla circolazione.

Dopo il “love-bombing”, i predatori usano varie tattiche per rendere dipendente o scaricare “un target” e per fare fuori quelli che considerano degli ostacoli. Molto capaci con la parola ed esperti del male-dire usano tutti i mezzi per dividere le persone, mettere zizzania, far sentire in colpa, svalutare, sminuire ciò che è importante e ha valore, far sentire inadeguati, far sentire soli, nulli e senza speranza, bugie senza scrupoli e calunnie a volontà, il tutto per raggiungere i loro scopi. Con la parola riescono anche a farti fare cose che non faresti mai…<i sanguemisto: i faccendieri dell’aldilà possono solo sussurrarti nell’orecchio ma una loro parola può darti il coraggio o trasformare il tuo piacere preferito nel tuo peggiore incubo, sono quelli dal tratto demoniaco…e vivono accanto a noi!> (dal film “Constantine” del 2005 diretto da Francis Lawrence)

Mercanti del non-senso che portano a valangate nella vita dei targets o nel paese che dirigono, fanno credere che il bianco sia nero e che il nero sia bianco confondendo e ingannando il target; grazie a una maschera di benessere mentale (Mask of Sanity) impongono il loro “caos” interiore sugli altri per poter poi mettere ordine come vogliono loro; sono manipolatori, bugiardi patologici anche se la verità sarebbe stata l’opzione migliore; falsi che non mantengono le promesse date; inaffidabili e territoriali con scatti di collera, di gelosia e di rabbia quando si sentono minacciati; esperti del divide et impera riescono a dividere famiglie e organizzazioni intere lacerandole dall’interno per sempre…ma quello che senz’altro sanno fare meglio è portare il target a essere contro sè stesso!

Attenzione quindi ai trattamenti silenziosi; ai giochi mentali per rinforzare la dipendenza; al meccanismo dello specchio ossia al sentirsi fare delle accuse che in realtà riflettono chi parla; al fenomeno del “gaslighting” termine inglese usato in psichiatria, che deriva dal titolo di un film in cui il marito psicopatico di una ricca signora appena sposata,  per farla impazzire, faceva credere che quello che vedeva non c’era e viceversa (come ad esempio se la TV era accesa le faceva credere che fosse spenta o l’opposto)…infine state in guardia quando qualcuno vi fa sentire difettoso e da aggiustare, in qualche modo “rotto”…è possibile che abbiate a che fare con uno/a psicopatico/a!!!

Quello che lo psicopatico fa nel suo piccolo nelle relazioni con i propri targets succede lo stesso a un livello macro (come è il micro è il macro; come è in alto è in basso). Infatti, quando un predatore della classe dominante del governo ha a che fare con il popolo, utilizza le stesse identiche strategie come ad esempio le promesse non mantenute tipiche della democrazia o affermare senza scrupoli e senza vergogna che il bianco è nero e che il nero è bianco…

Abbiamo ora testimonianze anche da personaggi illustri che i predatori-psicopatici vengono ricercati da piccoli con molta attenzione specialmente in certe famiglie considerate “bene”, e una volta individuati vengono cresciuti, sostenuti e addestrati per prendere i posti di potere in tutte le aree della società. E’ cosi che in occidente ci ritroviamo una classe dominante colma di predatori-psicopatici-senza coscienza-consapevolezza. In realtà, siamo arrivati al punto che quando si va a votare, si hanno solo 2 alternative: psicopatico A o psicopatico B. In occidente la cultura non è formata dalla coscienza collettiva della popolazione come invece succede nelle culture tradizionali. Fin dai tempi dei Babilonesi la cultura occidentale è disegnata e”ingegnierizzata” dalla classe dominante e quindi ci ritroviamo una “coscienza parassita” che viene propagandata a ogni angolo grazie ai mass media e alla tecnologia.

Le culture indigene tradizionali hanno sempre saputo della loro esistenza e conoscono bene l’impeto predatorio. Chiamati “demoni che cercano di invadere questo mondo e lo fanno impossessandosi delle persone” o ” quelli che ci rubano tutti i nostri averi, vanno a letto con le nostre donne o i nostri uomini mentre noi siamo via a procurare il cibo per i nostri bambini”, venivano individuati fin da piccoli ed erano considerati una minaccia per la comunità. Tant’è che quando compivano i 14-16 anni il villaggio organizzava una battuta di caccia in cui venivano fatti morire accidentalmente e la comunità era salva. E’ probabile che grazie a questa saggezza innata collettiva indirizzata alla sopravvivenza della comunità la nascita dei predatori fosse rara: 1 ogni 1000 circa. Anche i Catarì e gli Gnostici avevano avvisato ed informato sull’esistenza dei predatori. Non stupisce quindi di vedere con quale accanimento se ne è voluto lo sterminio a tutti i costi come d’altronde la stessa sorte è toccata alle civiltà indigene di tutto il pianeta…

In occidente la coscienza parassita si manifesta grazie ad una “griglia di controllo psicopatico” che interagisce continuamente sulla società, condizionando strategicamente la popolazione in modo tale che i comportamenti e gli atteggiamenti psicopatici vengono promossi per essere accettati come “normali” e possibilmente abbracciati e condivisi.

Vediamo per esempio la serie dei porno-vampiri che ci propinano in tutte le salse dove viene romanticizzata la figura del predatore-psicopatico alias vampiro…il predatore non conosce l’amore e punta tutto sul sesso come gli indica il cervello rettile, l’unica parte del cervello che utilizza.Oppure l’altra serie televisiva molto popolare “Sex and the city” in cui la donna è ridotta a impersonare una “drag queen” e vale solo se sexy e seducente. La femminilità viene completamente negata e stravolta. D’altronde per il predatore sia maschio che femmina, la donna con la sua capacità d’intuizione è davvero la loro più grande minaccia. Sanno benissimo che attaccando la donna e la femminilità in realtà viene compromessa la società intera. Non stupisce allora che la donna e la femminilità siano sotto attacco e ”negate” da secoli…

Ci fanno credere che lo stereotipo femminile che i media promuovono sia quello della donna invece quello che vediamo è lo stereotipo della donna psicopatica senza empatia e senza compassione…uomini e donne non cadete in questa trappola micidiale e mistificatoria! I media non fanno altro che umanizzare i mostri e disumanizzare l’Essere Umano. Non per niente molti predatori sono attratti dalle professioni del mondo dei media e dell’intrattenimento. Li troviamo dove ci sono grandi soldi in ballo, possibilità di potere e di sesso, meglio se tutto insieme come in politica, nel governo e nel mondo della finanza.

Un Essere Umano che abbraccia ed è sotto l’influenza della coscienza parassita diventa un proto-psicopatico o predatore secondario e può essere pericoloso quanto un predatore puro. Le famiglie aristocratiche cercano con varie tecniche di fare diventare i loro bambini mancati predatori puri in predatori secondari (come ad esempio non tenere gli infanti in braccio o creare appositamenti dei traumi come la tradizionale caccia alla volpe inglese che una volta uccisa viene sbattuta in faccia ai bambini).

La differenza tra i due è che l’Essere Umano che si atteggia a predatore avendo ancora la coscienza avrà rimorsi, crisi personali, esaurimenti nervosi e malattie psicosomatiche. Il predatore-psicopatico, invece, quando si ammala sarà un malato effettivo e non avrà mai una malattia psicosomatica non avendo emozioni e soprattutto non avendo scrupoli nell’usare e nel danneggiare gli altri.

L’homo psychopathicus ha pianificato di sostituirsi all’empatico homo sapienssu questo pianeta perché secondo gli eugenisti (vedi le tavole di Georgia) promotori del perverso movimento del transumanesimo o del postumanesimo l’Essere Umano sarebbe ormai diventato obsoleto e diffettoso. Quindi, senza rimorsi, scrupoli, vergogna o senso di colpa alcuno, gli eugenisti (molto popolari tra i predatori) si autogiustificano nel volere la diminuizione della popolazione mondiale e la sterilizzazione di massa (vedi Bill Gates e la sua sospetta ossessione con l’Africa). La verità è che c’è in atto una gara-gioco su chi sarà l’ultimo “vittorioso” predatore-psicopatico che sopravviverà su questo pianeta, costi quel che costi, come anche la distruzione del pianeta intero. Sicuramente sappiamo bene che se vengono messi un gruppo di predatori su un’isola con poche risorse…l’estinzione è certa!

Quando si capisce pienamente la funzione dell’esistenza dei predatori-psicopatici, l’allontanarli per sempre dalla propria vita non sarà motivo di odio ma bensi di comprensione e di guarigione per riprendere a vivere in modo sano.

Concludendo, Thomas Sheridan ci ricorda che la natura non sbaglia mai e che molto probabilmente il motivo dell’esistenza del predatore è quello che gli umani ritornino o diventino finalmente “Esseri Umani” capaci di abbracciare consapevolmente la propria umanità per poter fare il salto evolutivo epocale e creare così un mondo a beneficio di tutti…naturalmente di tutti gli Esseri Umani!

E quale sarà la sorte del predatore-psicopatico-senza coscienza? L’estinzione…

Queste sono le 5 caratteristiche per identificare uno/a psicopatico/a-predatore (deve avere tutti e 5 i tratti per essere considerato tale):

1) Non ha rimorsi, vergogna e senso di colpa per i danni procurati agli altri (emotivi, psicologici, fisici, intellettuali, sociali ed economici). Nella loro mente sono sempre perfetti e incapaci di sbagliare o di fare qualcosa di sbagliato e hanno sempre una giustificazione pronta. Hanno il complesso di Dio.

2) Cambia personalità a seconda della persona che ha davanti per manipolarla meglio. Sono degli organismi biologici a cui manca una struttura di personalità interna, non c’è nulla dentro di loro, come dei robot in cui c’è dentro solo una coscienza predatoria che diventa la personalità che serve come negli attori. “Dimmi cosa vuoi che io sia per avere la tua fiducia e io lo sarò”. Indossano la maschera del benessere mentale.

3) Usa il senso della pietà per ottenere quello che vuole e controllare gli altri. Non autonomi cercano persone empatiche per controllarle e avere potere su di loro: le trovano raccontando le loro storie pietose. Storie pietose spesso false usate per depredare.

4) Ha un passato misterioso che non combacia. Cambia interpretazione del proprio passato a seconda di cosa serve per ottenere quello che vuole e per controllare gli altri.

5) Sia gli uomini che le donne hanno un alto tasso di testosterone. Capiscono fin da piccoli che possono usare o non usare il sesso per ottenere quello che vogliono.

Tre orientamenti e alcuni consigli per rimanere o diventare “Essere Umani” e per difendersi dai predatori e dalla coscienza parassita predatoria.

1) Identificare i predatori-psicopatici nella propria vita con l’aiuto di queste informazioni e allontanarli per sempre (nessun contatto in nessun modo). Non essere compiacenti al potere della griglia di controllo psicopatico. Diventare più auto-sufficienti e meno dipendenti dal sistema.

2) Osservare ed eliminare i propri comportamenti ed atteggiamenti psicopatici. Sono comportamenti ed atteggiamenti indotti dalla coscienza parassita che in realtà non ci appartengono.

3) Perdonarsi di essere un Essere Umano e di avere emozioni. Riprendersi la propria umanità e darle valore. Coltivare e praticare quotidianamente: l’empatia, la compassione, la riconoscenza, la cooperazione e la solidarietà. Senza, infatti, sarà difficile esercitare la propria intuizione e creatività, elementi essenziali per affrontare la vita di tutti i giorni con successo e senza stress. Aumenterà così l’autostima e la fiducia in se stessi fondamentali per difendersi e riconoscere i predatori. Unirsi con gli altri Esseri Umani tuoi veri fratelli e sorelle per riacquistare la fiducia in se stessi e negli altri.

Consigli:

– Tenere un diario in cui scrivere quotidiatamente e

scrivere i sogni fatti la notte prima senza cercare di interpretarli per essere connessi con se stessi.

– Smettere di guardare la TV.

– Non comprare più riviste specialmente quelle femminili.

– Smettere di credere al loro sistema di valori (non è il “nostro governo” bensì il loro governo, non siamo noi a distruggere il Pianeta bensì loro stanno distruggendo il Pianeta e l’Essere Umano).

– Evitare di guardare il più possibile le pubblicità.

– Considerare arte solo ciò che innalza lo spirito umano e ti fa sentire meglio. Tutto il resto è spazzatura anti-bellezza e viene promossa come strategia per farti sentire depresso e amare le pubblicità e i video giochi…

– Diventare il più possibile auto-sufficienti (sovranità personale in ogni area della nostra vita etc…).

– Scrivere lettere di protesta e anche lettere di elogio non solo per partecipare attivamente alla nostra realtà ma anche per sostenere le belle azioni e le cortesie.

– Cercare di bere acqua senza fluoro.

– Non utilizzare le lampadine fluorescenti o a neon.

– Nell’alimentazione includere sempre i grassi saturi. Per i vegetariani e i vegani introdurre l’olio di cocco.

Bibliografia

Thomas Sheridan

– Puzzling People: The Labyrinth of the Psychopath

– Defeated Demons: Freedom from Consciousness Parasites in Psychopathic Society

Definizione dello psicopatico di Cleckley:

The Mask of Sanity by Hervey Cleckey,  M.D. 1941 (tradotto in questo articolo come la maschera del benessere mentale)

la persona psicopatica mostra verso l’esterno una perfetta mimica di una persona normalmente funzionante, in grado di mascherare o nascondere la fondamentale mancanza di struttura della personalità interna, un caos interiore che si traduce in un comportamento distruttivo mirato soprattutto alla distruzione degli altri, quindi all’autodistruzione. Nonostante l’apparenza sincera, intelligente e l’affascinante presentazione esterna, internamente la persona psicopatica non ha la capacità di provare emozioni genuine.

vedi anche
Robert Hare   “La psicopatia” astrolabio edizioni
Robert Hare   “Without Conscience” http://www.hare.org/welcome/Alan Watt   http://cuttingthroughthematrix.com/
Mark Passio  http://www.whatonearthishappening.com/
John Lash   http://www.metahistory.org/

——————o0o——————

Stuprato dai “genitori” gay

Posted by on 30, mar, 2013

Foto tratta dal web che non riguarda questo fatto

Un ragazzino è stato abusato sessualmente dal padre adottivo e dal suo partner.
Nell’era del politicamente corretto e dell’omosessualismo imperante, le sue denunce erano stato messe a tacere ed era stato etichettato dagli assistenti sociali come ‘bambino indisciplinato’.
Le sue lamentele sono state ignorate per anni ed era stato rimandato a casa della coppia gay, nonostante le accuse di stupro, anzi, gli assistenti lodavano il “padre” adottivo omosessuale come un ‘genitore molto attento’. E si, era molto attento.

Il caso viene dall’Inghilterra, dove matrimoni e adozioni gay sono permesse, ed è un monito ai paesi ancora non caduti nella trappola dei cosiddetti “diritti gay”. Il rapporto del giudice accusa i servizi sociali di Wakefield, nello Yorkshire, di ‘errore di valutazione, follia e indecenza’.
Il ragazzo, Andy, cui sono stati erroneamente diagnosticati dei disturbi mentali invece di accettare le sue denunce e sono stati anche prescritti farmaci anti-psicotici, crede che sarebbe stato creduto molto prima, se il suo padre adottivo non fosse stato gay.

Dopo quasi un decennio di battaglie legali, un tribunale ha ordinato il risarcimento al giovane Andy. Lui e sua madre, Elaine Moss, più volte si erano lamentati con gli assistenti sociali per l’abuso.
Il padre adottivo Cannon, 54 anni, e il suo “compagno” 31enne John Scarfe sono stati ccondannati a soli 30 mesi di carcere nel maggio 2006 per aver praticato attività sessuale con un bambino.
A memento l’accusa di Andy : ‘Credo che se mio padre adottivo non fosse stato gay, le mie lamentele sarebbero state ascoltate molto prima. Il servizio sociale, che avrebbe dovuto essere lì per vigilare ed evitare che ciò accadesse, ha preferito semplicemente mettere la polvere sotto il tappeto. Per non urtare la lobby omosessuale.
Il rapporto, condotto per la Corte di Dewsbury County da uno specialista per la salute dei bambini, descrive dettagliatamente come a Cannon sia stato permesso di adottare il ragazzo, nonostante sua madre lo accusasse di abusi.
Un assistente sociale non ha riportato in tribunale le accuse della famiglia e invece ha definito Cannon come ‘un genitore molto premuroso che considerava i bisogni dei suoi figli’.
Andy, che ha rinunciato al suo diritto di anonimato per denunciare la sua storia sul Daily Mail, ha raccontato: ‘Quando ho riferito gli abusi agli assistenti sociali non sono stato creduto’.

E ora approvate i matrimoni e le adozioni omosessuali.

——————-o0o——————-

di Giulia De Baudi

Roma – 28 dicembre 2012

Vorrei dire solo poche parole su due articoli apparsi sul sito Pontifex Roma (non firmati) a proposito del tragico fenomeno dell’assassinio delle donne – femminicidio – e del prete di San Terenzo che ha pubblicato nella bacheca della chiesa di San Terenzo quell’abominio.

Leggiamo prima il testo esposto da don Piero Corsi ( i neretti sono miei)

Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?

“L’analisi del fenomeno che i soliti tromboni di giornali e tv chiamano appunto femminicidio. Una stampa fanatica e deviata attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione questa spinta alla violenza. Domandiamoci: Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise.

Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo. roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: “forse questo ce lo siamo cercate anche noi?”.

Ho detto che dirò poche parole perché il sangue mi ribolle di fronte ad un essere asociale pericolosissimo che vorrebbe che le donne ridivenissero serve degli uomini. L’unica cosa che posso dire è “Apologia di reato”: giustificare violenze (fisiche e psicologiche) e assassinii che si consumano tra le pareti domestiche è apologia di reato. È come quando un individuo spregevole afferma che il pedofilo cede alla provocazione sessuale di un bambino; un nome a caso: Freud e i suoi epigoni. È come quando un stuolo di “intellettuali” tra cui Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si chiedeva la legalizzazione dei rapporti sessuali con i minori.

Quello che mi sgomenta maggiormente però è quanto ho trovato scritto stamani sul sito Pontifex Roma, in cui, con qualche giro di parola, si scrive che abortire un feto femmina è femminicidio. Potete leggere QUI l’articolo pubblicato dal parabolano/a che si nasconde dietro le chiavi incoronate di San Pietro.

Naturalmente nessun alto prelato interverrà a fermare questa nuova onda culturale nazicattolica: e perché lo dovrebbero fare, Pontifex Roma è in linea con tutta la tradizione millenaria della Chiesa cattolica che ha da sempre – ancor prima dalla sua legittimazione da parte di Costantino del 313 d.C. e la sua ratificazione nel Credo niceno del 325 d. C. – visto la donna come un essere vile, peccaminoso e inferiore, che deve, per ordine divino, rimanere sottomessa al maschio della specie:

“Ogni donna impudica sarà calpestata come sterco nella via”. (AT, Siracide, 9, 10)

“Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto”. (NT San Paolo, Efesini 5, 22 NT)

“Nelle riunioni delle comunità le donne dovranno tacere perché non è loro consentito di parlare, ma devono restare sottomesse e se vogliono sapere qualcosa lo devono chiedere, a casa, al marito. Devono avere sul capo il velo in segno di umiliazione per la loro bassezza: portare il velo significa vergognarsi a causa del peccato introdotto nel mondo ad opera della donna. L’uomo è immagine e gloria di Dio, la donna è gloria dell’uomo. Non l’uomo deriva dalla donna ma la donna dall’uomo, né l’uomo è stato creato per la donna ma la donna per l’uomo. Sarebbe un bene per l’uomo non toccare donna: il matrimonio è un male necessario valido al solo scopo di evitare la lussuria (remedium concupiscentiae)”. (NT san Paolo, 1 Corinti 14:33-35)

Che dire di più? Questa è la Chiesa cattolica allora come ora: Quel prete e PontifexRoma non fanno altro che rimanere fedeli ai dettami della Chiesa cattolica; entrambi non sono altro che la punta evidente di enorme e millenario iceberg che ha visto e vede la donna come un animale da domare.

“Dovere principale della moglie è provvedere al governo della casa in subordinazione al marito. All’uomo spetta l’ultima parola in tutte le questioni economiche e domestiche e la donna deve essere pronta all’obbedienza in tutte le cose: il suo posto è soprattutto in casa. Son da condannare gli sforzi di quelle femministe le cui pretese mirano ad un’ampia uguaglianza fra uomo e donna”. (papa Paolo VI 1897 – 1978)

A parte l’affermare un profondo disprezzo per questi individui, di ieri e di oggi, non devo aggiungere altro.

—————-o0o—————-

Femminicidio ovvero il suicidio dell’intelligenza

Non bastava una tedesca a spiegarci quel che dobbiamo fare in economia e così ce ne hanno affibiato un’altra.
il neo ministro Josefa Idem vuole creare una Task Force per fare un intervento legislativo sul ” Femminicidio”.
Bisogna essere mortalmente stupidi per accettare l’idea di fare una nuova legge sull’omicidio distinguendo tra l’uccisione di un uomo e quello di una donna, considerando quindi non uguali gli esseri umani e più sanzionabile l’omicidio di una femmina.

Intanto perché numerosi tra gli assassini che hanno infierito su donne, mostrano – anche in foto – elementi evidenti di disturbo mentale.
E anche chi non mostra segni di palese anomalia, di certo non ha tutti i venerdì.

Secondopoi, perché l’omicidio di una donna è un fenomeno non significativo dal punto di vista quantitativo: Vittorio Feltri in un bell’articolo pubblicato oggi, fa notare che su tremila omicidi annui solo trecento riguardano donne.

Si tratta certo un reato particolarmente odioso, ma non può essere considerato un fenomeno crescente e, sopratutto, dai tempi di Alessandro Manzoni ( e del suo patrigno Cesare Beccaria) mi sembrava ormai dimostrato che l’inasprimento delle pene non provoca una diminuzione dei reati.
La vera differenza che crea l’allarme sociale rispetto a un ” normale” omicidio, consiste nel fatto che si è spesso trattato di un omicidio annunziato.

Il modo per fermare questo aberrante fenomeno è semplice ed efficace e non richiede interventi legislativi, bensì amministrativi.

Con una circolare di servizio il ministro dell’interno Angelino Alfano, può avvertire tutti i funzionari di polizia – carabinieri inclusi – che qualora si verificasse un caso di omicidio annunziato nel loro territorio, il questore della città, il dirigente del commissariato e il comandante provinciale dei Carabinieri dovranno essere, automaticamente e in giornata ( dal magistrato di turno?) , rimossi dall’incarico e licenziati – per giusta causa – dall’Amministrazione centrale da cui dipendono entro trenta giorni dall’accertamento del delitto.

In caso di inadempienza alla disposizione di cui sopra, il licenziamento d’ufficio colpisce anche il Prefetto e/o il comandante regionale dei Carabinieri.
Analoga sanzione colpisca anche il dirigente di commissariato o il sottufficiale di servizio di una stazione o una tenenza ( o della GDF che comunque dipende anche dal Ministro dell’interno) che rifiuti di accogliere l’esposto di una cittadina che si sentisse minacciata.
Il reato esiste e si chiama abuso d’ufficio ( un tempo si chiamava omissione di atti d’ufficio, poi inglobato).

Con la stessa circolare, il ministro autorizzerà i funzionari a sguarnire postazioni fisse ( da anni) di guardia o sospendere un servizio esterno o amministrativo per dare protezione semi permanente ( accompagnare al lavoro e riaccompagnare a casa come hanno fatto a Befera/equitalia) alla persona minacciata, autorizzandolo a viaggiare nell’auto della persona da proteggere.

Il dirigente potrà altresì chiedere con urgenza il rimpiazzo di organico direttamente al servizio scorte competente per territorio che invierà un militare addestrato, se necessario prelevandolo da una scorta più numerosa ( alcune scorte sono composte da tre e più uomini).
Vorrà dire che per qualche giorno la Finocchiaro ( o la Pivetti come ex presidente della Camera) il carrello della spesa se lo porterà da sola.
E non vengano a dire che devono mantenere le scorte per via del caso Preiti , perché non ci caschiamo e potremmo ficcare il naso nell’inchiesta.

Cara la mia Josefa, ecco un compito non costoso da perseguire in tema di uguaglianza dei cittadini. La scorta venga data ai più minacciati e deboli, non ai più importanti.
Poi un post scriptum per il ministro : esiste un indirizzo internet http://www.freeguns.biz in cui si può acquistare una pistola senza numeri di serie e senza verifiche ( insegna a farla) che c. aspettano ad oscurarlo?

Antonio De Martini
Fonte: http://corrieredellacollera.com
Link: http://corrieredellacollera.com/2013/05/07/femminicidio-ovvero-il-suicidio-dellintelligenza-iosefa-idem-rema-nel-senso-sbagliato-alfano-non-segua-la-corrente-di-antonio-de-martini/
7.05.2013

-o0o-

Quanti di voi, fino a non molto tempo fa, avevano mai letto o sentito il termine “femminicidio”? E se viene ucciso un uomo si deve usare il vocabolo “maschicidio”? Inoltre, se ho capito bene “femminicidio” significa, nella neolingua, omicidio di una donna da parte di un uomo. E se una donna viene uccisa da un’altra donna, è corretto parlare di “femminicidio” oppure esiste, già pronto all’uso, un termine specifico?

-o0o-

Avendo avuto una classica formazione culturale di sinistra, personalmente mi interessavo di diritti femminili già da ragazzino…

Ho iniziato, però, a provare un certo fastidio e sospetto verso l’ideologia femminista negli ultimi anni delle superiori, considerando la loro ossessiva presenza nelle conferenze scolastiche obbligatorie e (anche se non voglio generalizzare troppo) la frequenza con cui osservavo i loro sguardi acidi e rancorosi associati a degli incomprensibili capelli corti… Ma soprattutto, trovavo piuttosto rivoltante che venisse esaltata la differenza di genere negli organismi di potere come socialmente significativa quando non faceva altro che nascondere la più assoluta e totale continuità criminale e stragista con le bande di ladri con cui lavoravano (Condoleezza Rice e la Tatcher come esempi perfetti).

Negli anni questo senso di sospetto mi ha spinto ha cercare qualche informazione in più sull’entità dei fenomeni che denunciavano: rispetto alla documentazione scientifico-criminologica che ho potuto osservare nel tempo (basta passare qualche ora su Google Scholar), personalmente sono venuto a dubitare dell’esistenza effettiva di una “violenza di genere” all’interno e della coppia di questo cosiddetto “femminicidio”: sembra solo l’ennesima montatura mediatica in un’ottica distrattiva dai problemi reali ed oggettivi.

—————–o0o—————–

FEMMINICIDIO” LA BOLLA MEDIATICA DI ULTIMA GENERAZIONE (Deconstructing Italy 01)

FONTE: THEQUITTHEDONER .COM

E ora navighiamo nella normalità grigia, a cui ci siamo abituati nel corso degli anni e che in effetti non ha molto di normale. Anzitutto perché non c’è coerenza con l’andamento dei fatti. Meglio: con i dati della realtà. I sentimenti sembrano largamente sganciati dagli avvenimenti. I reati criminali rilevati dalle statistiche giudiziarie non segnalano grandi variazioni negli ultimi 10 anni. Semmai, un calo poco significativo in confronto alle oscillazioni emotive rilevate dai nostri sondaggi sulla popolazione. Al contrario, in questa fase l’emergenza legata al lavoro, all’economia, ai mercati scuote gli italiani. Ma in misura, forse, inferiore alle attese.

Ilvo Diamanti in “La sicurezza in Italia. Significati, immagine e realtà”, Unipolis

People react to fear, not love. They don’t teach that in Sunday school, but it’s true.

Richard M. Nixon

1.1. GOVERNARE IL MONDO CON LA PAURA, LE NARRAZIONI DI EMERGENZA CHE INIBISCONO IL PENSIERO RAZIONALE

In principio furono le rapine in villa, la grande mosca cocchiera che traghettò Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi nel 2001. Non so se ve lo ricordate ma al tempo nei condomini a ringhiera di 36 piani, dove al posto dei nomi sui campanelli c’è segnato il tipo di droga diversa che si vende in ogni interno, c’era gente che scuoteva la testa contrita davanti al tg1

“Poveri Fumagalli, re della vite filettata, gli hanno rubato la Lambo, auto che in vita mia ho visto solo quando mio figlio gioca a Need for speed. Dannati comunisti! Rutelli pagherai anche questoooo!”

(l’uomo urla/ la telecamera si alza verso il cielo/ Silvio vince le elezioni/ didascalia: tratto da una storia sorprendentemente vera)

In quel tempo la maggior parte degli italiani era ancora così pasciuta e piena di lavoro da riuscire a provare empatia per dei milionari (che allora si chiamavano miliardari, il che già di per sé rendeva l’ammirazione più facile) che venivano spogliati dei loro Rolex e delle loro Porsche da bande di slavi provenienti da una certa guerra per la quale l’Italia non aveva alcuna responsabilità (Le basi Nato sul nostro territorio infatti sono state costruite nottetempo e senza dirlo a nessuno).

Erano ancora lontani i tempi in cui un altro partito azienda avrebbe congelato i voti di milioni di persone per parlare di cose come le caramelle della Camera o le diarie dei parlamentari, portando avanti pubblicamente l’idea molto web generation che pagare il lavoro sia una grave forma d’inciviltà.

Vecchio comico populista e milionario: “Vaffanculo ai soldi” Quit: “Bene allora dalli a me.

Nel 2001 invece era il tempo di un altro partito azienda, quello che avrebbe tenuto incollato il Paese per vent’anni ai problemi giudiziari del suo leader.

Le cose cambiano ma certi archetipi stimolati dai mezzi di comunicazione di massa restano.

Per questo ci siamo subiti le stragi del sabato sera, gli stupratori rumeni, i pitbull assassini, l’aviaria, la mucca pazza, la sars, la serializzazione di delitti di criminalità comune come Cogne, Avetrana, Perugia, Garlasco, che da singoli eventi di cronaca senza un grande significato sono diventati narrazioni collettive, trattati sociologici del terrore che predicano un male nascosto ovunque nella nostra società.

“Hai sentito anche tu questo rumore?” “Non è niente, è solo il vento” “Non poteva rimanere al suo paese?” “Temo sia già tutto attorno a noi” “Speriamo almeno non gli diano una casa popolare”

Tutto questo a fronte di un numero di reati violenti che o si manteneva costante o in alcune voci diminuiva. Quello che non diminuiva di certo era la percezione di insicurezza degli italiani; la minaccia era sempre più sulla porta. Per questo ovviamente dobbiamo ringraziare i media tricolore: nel contesto europeo l’infotainment sull’argomento criminalità comune e la sua serializzazione sono una specialità tutta italiana, un po’ come non rispondere ai giornalisti dicendo che sono al soldo di qualcuno o che sono comunisti.

Sempre dal rapporto La sicurezza in Italia di Unipolis:

Soltanto in Italia si dedica uno spazio così ampio e dilatato alle “notizie” sulla sicurezza. Un tempo smisurato, che nel principale tg nazionale è da solo più elevato di quanto tutti gli altri tg europei messi insieme dedicano al tema.

Non c’è niente che tiri per i media italiani quanto gli attacchi alla sicurezza personale, sia essa fisica o sanitaria. I perché sono principalmente due:

  1. è un tipo di informazione emozionale che funziona in termini di ascolti. L’argomento è al tempo stesso universale e privato: tutti abbiamo un corpo e tutti quelli di noi che non sono il Pd preferirebbero tenerlo intatto;
  2. è un tipo d’informazione che fa comodo ai progetti politici reazionari.

It’s not that conservative people are more fearful, it’s that fearful people are more conservative

R.Mc Dermott, Brown University

Negli ultimi 30 anni il progetto politico neoliberista ha polarizzato la società aumentando esponenzialmente le disuguaglianze, privatizzato quasi tutto il privatizzabile ( il “quasi” dipende da qual è il giorno della settimana in cui leggete questo post), distrutto l’istruzione pubblica regalando soldi a quella privata e accettando il dogma delle lobby industriali europee (come l’Ert) che volevano un’istruzione non più basata sul concetto di “conoscenza” bensì su quella di “competenza” per sostituire i cittadini con dei lavoratori il più docili e flessibili possibile.

Non ce ne frega un cazzo del velo d’ignoranza di Rawls, l’unica ignoranza che vogliamo è la tua

L’egemonia culturale neoliberista ha ridotto gli spazi della socialità, alimentato quotidianamente la mitologia dell’individualismo e del consumismo elevandoli a “unici occhi attraverso cui vedere il mondo”, istituzionalizzando il credo “tutto si può comprare” e l’idea che ciò che non è commerciabile semplicemente non è.

Alla fine, non paghi, hanno defraudato un’intera generazione della propria vita, la stessa che avevano cresciuto con le aspettative più alte della storia e l’hanno fatto senza trovare alcuna resistenza.

In qualche modo che non capisco fino in fondo, è stato come se essere cresciuti guardando Hello Spank non ci avesse preparato a una controrivoluzione conservatrice su scala mondiale

Tutto questo avrebbe potuto generare incazzatura e scene di rivolta popolare al cui confronto Germinale sarebbe sembrato una domenica senz’auto, ma non è successo nulla di tutto ciò.

Perché?

Due dei motivi principali sono: l’enorme potenza passivizzante dei mass media e il diffondersi della politica della paura, due cose che sono andate di pari passo e infine si sono evolute nella comunicazione emozionale e ultra semplificata di internet.

Il neuroscienziato di Harvard David Siegel ha dimostrato con i suoi studi che la paura compromette gravemente la capacità di ragionare degli esseri umani facendoli propendere per soluzioni controproducenti purché abbiano caratteri dell’immediatezza e dell’assolutezza.

“Quando siamo spaventati” ha spiegato Siegel all’edizione americana dell’Huffington Post “siamo biologicamente programmati a prestare meno attenzione ai segnali dell’emisfero sinistro del cervello, per questo la parte logica della mente si spegne. La paura paralizza il nostro ragionamento e rende letteralmente impossibile pensare in maniera articolata. Quello che facciamo invece è cercare segnali emozionali, non verbali da altri che ci facciano sentire in salvo e al sicuro “

Il cervello di una persona che ha paura assomiglia per capacità intellettive a quello di un bambino

“A un livello più profondo, noi reagiamo come adulti più o meno allo stesso modo in cui reagivamo da bambini. È un istinto primario. I bambini hanno l’infanzia più dipendente fra quella di tutte le specie animali. La nostra sopravvivenza dipende da chi si prende cura di noi”

strategie politiche basate su queste evidenze biologiche sono state portate avanti da sempre (il lione di Machiavelli solo per citare l’esempio teorico più noto), ma solo negli ultimi trent’anni sono state sistematizzate e utilizzate con scientificità nel dibattito politico.

Il risultato è stato un’opinione pubblica sempre più orientata dai media (guidati a loro volta dagli interessi politici, economici e finanziari) a ragionare sulla cosa pubblica per emergenze, spesso scelte arbitrariamente, e sempre meno per pianificazioni e analisi rigorose dei problemi complessi.

Questa tendenza innestata su un paese come l’Italia, dove l’emergenza era già storicamente uno dei più consolidati modus operandi della politica, ha creato effetti ancora più disastrosi che nel resto dei paesi europei.

È proprio grazie a questo continuo susseguirsi di narrazioni d’emergenza che di fronte a una spoliazione dei diritti senza precedenti non abbiamo assistito a significative reazioni sociali. Siamo arrivati al paradosso di avere persino un partito-azienda (il m5s) che incarna esso stesso una narrazione d’emergenza, ovvero un partito che attraverso una retorica para-fascista e semplificatrice incanala il dissenso verso provvedimenti demagogici che a ben guardare seguono esattamente il solco ideologico di chi la crisi l’ha creata. Funziona cioè esattamente come tutte le narrazioni di emergenza mediatiche. Non a caso è un partito che si è fatto anche organo d’informazione come ho spiegato qui

Esempio di narrazione di emergenza del m5s: “La gestione dei finanziamenti pubblici da parte dei partiti è opaca e origina spesso fenomeni corruttivi”

Soluzione semplificata figlia del clima d’emergenza: aboliamo i finanziamenti pubblici

Effetto collaterale (in)desiderato: la politica diventa ancor più affare per i ricchi

Oh ma chi poteva immaginarlo! Tu, se non ti fossi fatto dominare dalle emozioni Quel bambino ha un gelato, posso avere anch’io un gelato?

Le narrazioni delle emergenze intrattengono, indignano e inibiscono il pensiero complesso.

Indovinate chi ne approfitta?

1.2 L’ESEMPIO DELLA CRISI DELLO SPREAD

Prendiamo il caso della crisi dello spread del 2011. Per mesi l’emergenza spread ha tenuto banco sui media italiani alterando pesantemente il processo democratico nel nostro Paese.

La paura per un indice che fino a quel momento, esclusi gli addetti ai lavori, nessuno conosceva è stata diffusa in maniera pressoché unisona da tutti i media nazionali, tanto che in brevissimo tempo il terrore per quest’indice ha raggiunto valenze quasi magiche e ha portato alla sospensione della democrazia impedendo il ritorno alle urne e preferendogli l’istaurazione di un governo della finanza, un esecutivo legato mani e piedi a quelle stesse forze che avevano creato l’emergenza spread con le speculazioni.

Un caso da manuale di emergenze costruita e utilizzata ai fini di controriforma conservatrice.

Dopo quel momento, che non è ancora finito dato che ci ritroviamo con una specie di governo pseudo tecnico e bipartisan che nessuno avrebbe creduto possibile tre mesi fa, lo spauracchio spread è stato rimesso in un cassetto, pronto a essere riutilizzato nel prossimo momento in cui la chiamata alle urne potrebbe minacciare gli interessi della finanza nazionale e internazionale.

Nessun dibattito serio e strutturato ha occupato le pagine dei maggiori quotidiani su quanto fosse grave che un indice economico riguardante il debito pubblico influisse in maniera così devastante sulle procedure democratiche di uno Stato sovrano.

Probabilmente gli storici vedranno in quel frangente uno dei momenti chiave dell’abdicazione del potere democratico nei confronti di quello economico, la cifra della nostra epoca, ma ciononostante il tema non è mai sembrato degno di nota ai media italiani.

La reazione è stata invece la classica reazione d’emergenza: occultato il contesto e le cause profonde della crisi (la speculazione finanziaria, la globalizzazione delle merci ma non dei diritti, l’aumento esponenziale delle disuguaglianze, la distruzione del potere d’acquisto e delle tutele del lavoro), tutte questioni rimosse senza colpo ferire grazie al clima di paura.

Ancora una volta: i media hanno incanalato l’opinione pubblica all’interno delle soluzioni proposte dagli stessi soggetti che avevano creato la crisi del debito.

Chapeau.

Più in generale il funzionamento della narrazione d’emergenza per il potere è duplice:

da un lato, occupa buona parte del dibattito pubblico occultando i problemi strutturali del paese e derubricandoli presso la popolazione a “cose che vanno così perché così devono andare” in una specie di accettazione stoica simile a quella di un contadino di fronte al maltempo.

Mi hanno licenziato, non ci sono più le stagioni di una volta

Dall’altro, l’emergenza comporta molti preziosi vantaggi per chi ha il potere, permette la sospensione delle normali procedure di garanzia e la loro sostituzione con provvedimenti arbitrari. Ad esempio nel caso delle ricostruzioni dopo i disastri naturali l’emergenza consente di assegnare appalti saltando le normali procedure e affidarli ai propri amici, o ancora di costruire discariche in luoghi protetti perché

“Possiamo forse lasciare i rifiuti in mezzo alla strada a rischio epidemia?”

No, certo che no, ed ecco costruita la discarica dove non si poteva fare, magari a pochi passi da un centro densamente popolato.

Durante tutti gli stati di crisi, le cause e le responsabilità scompaiono in un’amnistia tacita e tombale, la resa dei conti viene rimandata a un futuro che non arriva mai.

Lo stato di emergenza è il giubileo dei cattivi e l’anfetamina che serve al gradimento elettorale di un politico in crisi di consensi.

Più rumoroso, sproporzionato e puramente demagogico è il provvedimento che viene preso, più il politico che lo ha proposto guadagnerà consenso presso la popolazione preoccupata dallo stato di emergenza.

1.3 LA SEMPLIFICAZIONE È IL PRINCIPIO CARDINE DELL’EMERGENZA

La rappresentazione mediatica dei problemi che compongono un’emergenza è sempre connotata da un grado brutale di semplificazione. Il problema viene puntualmente privato delle sue cause e della sua storia

Es: chi era Osama Bin Laden? Un pericoloso pazzoide o lo stesso guerrigliero che gli Stati Uniti avevano finanziato nella lotta contro i russi in Afghanistan?

Politico Repubblicano: “Uno che ti farà la bua se non mi voti”

Il problema viene raffigurato in maniera macchiettistica anche nella sua dimensione presente, ingigantito e i suoi tratti fondamentali occultati.

Es. Il terrorismo islamico: è l’espressione di una religione violenta di per sè stessa o una forma di estremismo religioso che prolifera in situazioni socio-politiche disastrose?

Qui è molto chiaro come una corretta comprensione della natura del problema sia un primo passo verso la ricerca di soluzioni efficaci, mentre la sua semplificazione non faccia altro che porre le basi per un suo inasprirsi e radicalizzarsi.

Quando un problema assurge a emergenza mediatica viene proposto in una versione emotivamente e moralmente connotata, che implica tacitamente che chiunque chieda maggiore complessità nell’analisi o insinui dubbi sulla ricostruzione ufficiale allora si stia schierando dalla parte del nemico.

Un ragionamento morale inaccettabile che però porta con sé tutta l’energia emotiva che la percezione di un’emergenza riesce a mobilitare.

L’equazione è:

Se non sei con noi su tutto, sei contro di noi, sei dalla parte dei carnefici

Si crea cioè un Tabù nel discorso pubblico che di fatto lo arresta e permette un’enorme e perniciosa libertà d’azione a chi invece la bolla l’ha creata e la cavalca.

Abbiamo visto molto bene questo meccanismo in azione per quanto riguardava la narrazione politica del partito-azienda di Beppe Grilllo.

“Ma se non voti m5s allora sei per D’Alema/Berlusconi?”

Il voto al m5s era diventata una specie di scelta morale autoassolutoria, una sorta di indulgenza plenaria che puliva la coscienza di ogni peccato, il condono delle coscienze. Questo perché il marketing di Casaleggio era riuscito a caricarlo di una forte valenza simbolico-emozionale.

Questo tipo di gioco funziona molto bene perché l’emergenza nasconde sempre un dramma ad alta carica emotiva di cui nessuno di noi (esclusi i nazisti dell’Illinois) vorrebbe rendersi complice.

Nessuno vorrebbe essere complice di chi uccide innocenti, dei politici corrotti o di chi lascia i terremotati nelle tende, di chi compie violenze sulle donne.

Per questo molti si guardano bene dall’esprimere pubblicamente i propri dubbi sulle bolle mediatiche perché temono di essere assimilati ai carnefici ed essere additati pubblicamente come tali.

È una semplificazione brutale e come tale è ovviamente una forma di violenza, ma al contrario viene percepita spesso come un atto profondamente morale.

Si aggiunga a questo il fatto che mentre chi sceglie di cavalcare la bolla mediatica ha parecchi benefit (acquista o rafforza il suo potere, vende più copie di giornali o libri, ottiene visualizzazioni online) chi tenta di smontarla non riceve nulla in cambio se non violente reazioni isteriche, l’edizione 2.0 dello squadrismo.

Devi proprio essere molto innamorato della natura sfaccettata della verità o un inguaribile cagacazzi per avventurarti in un’impresa di questo tipo.

Ogni riferimento a fatti e/o blogger realmente esistenti è puramente casuale.

Il punto fondamentale è che mettere in discussione le versioni ufficiali significa schierarsi realmente a favore delle vittime o nella peggiore delle ipotesi rinforzare quelle dinamiche di libera discussione che dovrebbero stare a fondamento di ogni decisione (di un segno o di un altro) all’interno di una società democratica.

1.4 SEMPLIFICARE SIGNIFICA LIBERARE UN’EMOZIONE

I meccanismi di semplificazione emozionale già ampiamente diffusi nei media tradizionali trovano terreno ancora più fertile nel web 2.0, quello dove chiunque si sente in dovere di esprimere un’opinione, se possibile urlando, in una parodia grottesca e populista della democrazia.

Come ho già avuto occasione di dire, non è un caso se internet, dopo aver promesso la libertà per tutti (con il supporto entusiastico del governo americano), ci ha consegnato un ducetto da quattro soldi che sembra uscito da Drive in come Beppe Grillo.

Ho trattato nel dettaglio gli aspetti salienti della comunicazione di Grillo, della viralità sul web 2.0 e della comunicazione emozionale sui social network sempre in questo post che ironia della sorte è diventato virale anch’esso. Basti qui ribadire che il successo sui social network si crea surfando su un’emozione, e il modo migliore di farlo è creare un brand ultrasemplificato e il più condivisibile possibile. Una di quelle cose su cui, nell’immediato, tutti o quanto meno la stragrande maggioranza delle persone possano istintivamente trovarsi d’accordo.

Fa niente se sotto questa scorza d’inattaccabilità spesso si nasconde una pesante contraddizione, come ho mostrato nel caso dei finanziamenti pubblici ai partiti nel paragrafo precedente. Nel dibattito pubblico odierno ciò che conta è essere semplici, immediati, manichei e soprattutto stimolare una reazione emotiva.

1.5 DALLA NARRAZIONE DELL’EMERGENZA ALLA BOLLA MEDIATICA

Constatato l’enorme potere arbitrario che si cela dentro una narrazione di emergenza, è ovvio che il suo utilizzo non si limiti solo alle vere e proprie emergenze supportate da un oggettivo riscontro statistico.

Quando la narrazione dell’emergenza diventa un modo come un altro di raccontare i fenomeni sociali che interessano una società, quello a cui assisteremo sarà un susseguirsi continuo di bolle mediatiche.

Una bolla mediatica nasce quando viene ingigantita ad hoc l’incidenza statistica di un fenomeno sociale per creare la percezione d’emergenza. Un’operazione che viene compiuta a vantaggio dei bilanci agonizzanti dei media e dei politici che useranno la bolla per i loro scopi e a svantaggio dell’obiettività dell’informazione, della salute dell’opinione pubblica e dell’effettiva risoluzione dei problemi.

Il dibattito attorno al “Femminicidio” è una narrazione d’emergenza che ha anche le caratteristiche di una bolla mediatica. Si porta perciò dietro tutte quei tratti tipici della narrazione di emergenza di cui ho parlato qui sopra, partendo però da un fenomeno di cui viene sosvrastimata esponenzialmente la reale incidenza statistica.

Il fenomeno mediatico dei “femminicidi” ha però anche delle caratteristiche uniche che lo rendono un’interessante case study. Prima di tutto però, giusto per levare un po’ di bava alla bocca alle neo-femministe che stanno leggendo, vediamo le statistiche.

2. FEMMINICIDIO – I NUMERI DELL’EMERGENZA CHE NON C’È:

Non sono certo il primo a dirlo, ormai a chiunque segua con un minimo di serietà giornalistica questo tema, è diventato evidente che non c’è alcun supporto statistico ai deliri di chi in riferimento agli omicidi femminili parla di genocidio nascosto o altre aberrazioni che fanno francamente cadere le braccia e banalizzano il concetto stesso di genocidio. Il che, sia detto chiaramente, è una cosa intollerabile.

Da vent’anni la violenza che sfocia in omicidi in Italia è in calo.

Nel 1992, ce n’erano stati 1275, numero ridotto a 466 nel 2010. Le vittime donne erano state 186 nel 1992, diventate 131 nel 2010 con un calo del 29,57%.

Il calo è stato maggiore per gli uomini ma questo è un dato fisiologico visto che nei primi anni novanta infuriavano le guerre di mafia, che come tutti sanno sono eventi che coinvolgono quasi esclusivamente uomini e sono più rischiosi dei saldi di fine stagione.

Oggi l’Italia è uno dei paesi al mondo statisticamente più sicuri per le donne, come si evince da questo rapporto dell’Onu che potete trovare qui
qui e dal quale Sabino Patruno di Noise from America ha ricavato questa tabella che la dice lunga.

Paese Donne uccise (per 100mila abitanti)
Italia 0.5
Regno Unito 0.8
Francia 0.9
Germania 0.8
Svizzera 0.7
Spagna 0.6
Svezia 0.6
Norvegia 0.5
Olanda 0.5
Austria 1.3
Finlandia 1.3
Russia 8.7

Le donne sono in condizioni più sicure rispetto all’Italia solo in Giappone (tasso 0,4), Grecia (0,3), Brunei (0,2), Sri Lanka (0,2), Emirati Arabi (0,2), Fiji (0,2), Samoa (0,2) e Maldive (0). E nelle civilissime Austria e Finlandia il tasso di omicidi femminili è quasi triplo rispetto al nostro.

Un’altra vexata quaestio è relativa a quanti di questi omicidi siano ascrivibili sotto la categoria di “Femminicidio” ( sulla quale ho molto da eccepire, come dirò più sotto); a riguardo riporto un estratto del pezzo di Fabrizio Tonello sul Fatto Quotidiano

Nel 2006, furono risolti i casi di 162 omicidi di donne e, tra questi, 100 erano casi in cui il colpevole era un marito, un fidanzato o un ex. Nell’ipotesi che il tasso di omicidi da parte di uomini con cui le vittime avevano una relazione sia rimasto costante al 62%, com’era nel 2006, le vittime del 2010 sarebbero state 81. Poiché si parla, nei giornali, di 25 vittime nei primi quattro mesi dell’anno, nel 2013 le donne assassinate da uomini che avevano rifiutato potrebbero diventare 75: siamo di fronte a un fenomeno grosso modo stabile, non a un’emergenza mai vista prima.

Questi dati sono più che sufficienti per dimostrare in maniera rigorosa che da un punto di vista scientifico non esiste alcuna emergenza per gli omicidi femminili nel nostro paese. Per maggiori approfondimenti sul tema statistiche consiglio di leggere con attenzione i post che ho linkato in questo paragrafo assieme ai rapporti Istat e Onu , gli unici dati disponibili assieme a quelli del Ministero degli Interni ad essere stati raccolti con metodi scientifici certificati. Sugli altri dati che circolano con imbarazzante disinvoltura sui grandi quotidiani come quelli della fondazione Hume o della casa delle donne, non è nota la metodologia di raccolta. Questo in un paese normale dovrebbe impedire di utilizzarli per degli articoli di giornale, ma siamo pur sempre in Italia e spesso ci tocca a parlare di aria fritta sulla base del sentito dire.

Sul capitolo statistiche mi permetto di aggiungere solo una cosa da uomo che odia la violenza.

Il 25% di vittime di omicidi femminili non sono un’emergenza senza precedenti come la si dipinge, ma sono sicuramente un problema sul quale lo Stato deve lavorare, nei tempi e nei modi più efficaci per una reale azione di riduzione della violenza.

Ma, mi chiedo, il 75% di vittime di omicidi che sono di sesso maschile non sono un problema per nessuno?

Sarò malato ma secondo me il problema dovrebbe essere il 100% degli omicidi. Anche se il dato riguardasse una sola persona in tutto il paese e quella persona fosse un uomo.

News per le neo-femministe: la stragrande maggioranza degli uomini non è composta di maschi prevaricatori e violenti, sono cittadini perbene, esattamente come la maggior parte delle donne, e neanche loro meritano di morire.

2.2. “IL FEMMINICIDIO” O DELLA PAROLA COME ARMA VIRALE

Il termine femminicidio inteso nella sua accezione più oltranzista come “omicidio di una donna in quanto donna” è una palese assurdità logica, sociale e linguistica.

È talmente evidente che sarebbe anche superfluo dirlo se questo mito non occupasse buona parte del dibattito mediatico. Le donne vengono uccise nei contesti familiari o dai partner perché sono parte di relazioni che finiscono o per gravi tensioni emotive di vario tipo.

Con buona pace delle blogger e delle giornaliste neo-femministe:

Un ebreo che viene eliminato in una camera a gas e una donna che viene uccisa dal suo ex sono due crimini efferati e ugualmente intollerabili ma non sono assimilabili in alcun modo.

(Visto che sareste capaci di pensare persino questo: No, non sono ebreo)

Non è escludibile a priori che in qualche cantina del Maryland ci sia qualche sociopatico che, dopo aver passato la sua infanzia a staccare gambe delle barbie legato ad una catena, abbia sviluppato una violenta forma di misoginia totalitaria e aspetti solo di essere liberato per uccidere una donna qualunque, ma l’incidenza di serial killer di questo tipo non può che essere ultra minoritaria nel novero delle statistiche, ammesso e non concesso che in Italia esistano casi del genere .

La definizione di “femminicidio” come omicidio di donna in quanto donna è quindi irricevibile. E questo sarebbe vero anche se ci fosse un’effettiva emergenza statistica riguardo gli omicidi con vittima delle donne.

Il problema però ha poca importanza quando si decide di usare una parola come un’arma virale.

Per questo “femminicidio” non è una parola scelta a caso.

L’ex consigliere della difesa statunitense Zbigniew Brzezinski sostiene che il termine “Guerra al terrore” fu creato esplicitamente per

“Oscurare la ragione, intensificare le emozioni e rendere più semplice per i politici demagogici mobilitare l’opinione pubblica a nome delle politiche che vogliono perseguire”

Allo stesso modo il termine “femminicidio” va inteso come la punta di diamante di una narrazione di emergenza, pronta per metterci davanti un # e diventare l’hastag sotto cui riunire ogni tipo di violenza alle donne, anche quelle che con l’omicidio non hanno nulla a che fare.

Il fatto che nessuno uccida una donna solo perché è una donna passa, nella logica dell’emergenza, del tutto in secondo piano.

La seconda accezione vagamente meno oltranzista è quella che definisce il femmincidio come l’omicidio di donne compiuto da parenti, ex partner o uomini che le donne conoscono.

Bene se così è, come effettivamente è per una parte degli omicidi che hanno come vittima una donna, allora non c’è nessun bisogno di inventarsi una parola nuova come “femminicidio” né di ventilare aggravanti riservate esclusivamente alle vittime di sesso femminile.

Questo perché un’aggravante del genere sarebbe palesemente anti costituzionale per chi non considera la legge fondamentale dello stato come un comodo gadget da usare esclusivamente nelle manifestazioni contro Berlusconi.

Art. 3 della Costituzione italiana ( uno dei miei preferiti):

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza

distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di

condizioni personali e sociali.

Basta applicare le normi esistenti riguardanti gli omicidi come le aggravanti generiche del codice penale:

61 n. 1 “aver agito per motivi abietti o futili”
61 n. 4 “aver adoperato sevizie o l’aver agito con crudeltà verso le persone”
61 n. 5 “avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”
61 n. 11 “avere commesso il fatto con abuso di autorità o relazioni domestiche […] di coabitazione”

Poi ci sono le aggravanti specifiche dei casi di omicidio:

Art. 577

b. Mezzo insidioso

e. rapporto di coniugo

g.motivi abbietti e futili

Oltre a questo c’è la legge 612 bis sullo stalking.

Un quadro normativo già decisamente articolato ma quand’ora il legislatore lo ritenesse inadeguato andrebbero pensate nuove aggravanti che siano configurabili senza distinzione di sesso o di razza. sempre per quella cosina lì…la Costituzione.

2.3 IL PARADOSSO DEL CREARE UN’EMERGENZA FEMMINILE CHE NON C’È IN UN PAESE TREMENDAMENTE MASCHILISTA

La cosa veramente incredibile di questa bolla mediatica è che certifica, se ce ne fosse ancora bisogno, il fallimento su tutta la linea della comunicazione della sinistra italiana.

Questo perché si è preferito creare una bolla mediatica su un’emergenza che non c’è piuttosto che parlare delle emergenze reali che affliggono la condizione femminile nel nostro paese.

Come, cioè, se non ne esistessero.

Questo non è successo per caso, il bubbone questione femminile in uno dei paesi più retrogradi d’Europa era destinato a scoppiare, perché allora non incanalarlo dentro un tema che non tocca la stragrande maggioranza delle donne?

A stare larghi ogni anno vengono assassinate 150 donne, di questi omicidi poco più della metà possono essere ascrivibili a femminicidi nella sua accezione più soft (vittime di uomini che conoscono); facciamo anche qui per eccesso 80 donne l’anno. Un fenomeno grave senza dubbio, ma i problemi che le 30milioni e 700mila donne affrontano quotidianamente?

Perché non parlare invece delle intollerabili differenze di salario fra uomini e donne che svolgono la stessa mansione?

Beh ma è ovvio: agli editori come a tutti gli altri ricchi fa comodo pagare di meno le donne.

Vogliamo parlare degli asili nido pubblici, dei trasporti pubblici per gli studenti, dei sussidi familiari per figli, dei permessi di paternità che permettano di ripartire più equamente il lavoro nelle famiglie?

Per carità di dio!

Perché non parlare del modo in cui vengono rappresentate le donne dai media nel nostro paese?

La triste realtà dei fatti è che l’industria mediatica e culturale italiana ha un rapporto ambiguo e strumentale con le donne.

2.4 LA CATTIVA COSCIENZA DEI GIORNALI ITALIANI: VA BENE PURCHÉ TIRI

I giornali che hanno creato questa bolla hanno enormi responsabilità deontologiche.

Avendo lavorato come giornalista la cosa non mi stupisce, se avessi un figlio preferirei spalmarlo di pancetta unta e poi abbandonarlo in mezzo a un branco di coyote che lasciarlo solo un redazione di un quotidiano italiano.

La tendenza a ottenere lettori a qualsiasi costo è aumentata esponenzialmente con l’arrivo delle edizioni online.

Più di una volta quando lavoravo per un quotidiano che si dice d’inchiesta mi sono visto rifiutare pezzi sulle infiltrazioni mafiose nel nord Italia mentre in home andavano le dichiarazioni dell’ultimo consigliere comunale del m5s sulle mense scolastiche.

Spiegazione del capo: quello è il tema del momento e fa visualizzazioni, la mafia no.

Se cercate un manuale di deontologia giornalistica del 2013, eccolo: è la frase qua sopra.

Ho smesso di lavorare per questi signori quando dopo avergli portato le prove di una truffa fiscale di svariati miliardi (miliardi) di euro che aveva comportato anche la perdita di migliaia di posti di lavoro, mi sono sentito rispondere:

“Fai duemila battute per un inserto”

“È stato un piacere lavorare per voi”

Così funziona il giornalismo in questo paese, fonde perennemente commento e cronaca e cavalca le emergenze che crea come giumente sotto anabolizzanti finché non le abbandona riverse sulla strada e passa ad altro.

Non mi ha stupito quindi vedere come i quotidiani italiani si siano fatti tutti la loro bella sezione “femminicidio” sui siti senza neppure pensare a fare un po’ di sano fact checking.

Vedo gli occhi dei capi redattori sfarfallare nel buio mentre pensano

“Milioni di contatti!”

Gli articoli su femminicidio poi sembrano quasi tutti scritti con lo stampino: grande uso di immagini retoriche e violente, statistiche metodologicamente inconsistenti e tante tantissime frasi ad effetto. Pura comunicazione emozionale, abolizione dei se e dei ma, toni ultimativi, appelli alla creazione di norme speciali, task force. Se provate a levare la parola femminicidio e sostituirla con parole come “ terrorismo islamico” o “immigrazione clandestina” vedrete che diventano identici agli articoli di Libero e Il Giornale che per anni abbiamo giustamente denigrato.

Questa volta il contenuto è giusto ma la struttura retorica che lo circonda è fallace e menzognera.

2.5 Il RAPPORTO STRUMENTALE DELL’INDUSTRIA CULTURALE CON LE DONNE

Da un lato la fazione di destra (tutto in Italia funziona a fazioni, clan e famiglie, figuriamoci l’industria culturale) promulga da anni l’idea della donna oggetto

Dall’altra la fazione di sinistra grazie alla quale, visto che nei reparti marketing delle case editrici dicono che solo le donne di mezz’età leggono ancora e gli editor non conoscono la storia del cane che si morde la coda, 2/3 delle nuove uscite in libreria vi parleranno di donne indomite e coraggiose. C’è cascato persino quello che era il mio autore di noir preferito, che sul tema c’ha sparato pure una quadrilogia, tanto così, per non esagerare

In rete circola la storia del ragazzo che ha mandato un classico del novecento come “Storie di ordinaria follia” di Bukowski a tutte le case editrici e ai maggiori agenti letterari di Italia e se lo è visto rifiutare da TUTTI. Parte della spiegazione sta sicuramente in questo, per gli standard un tanto al chilo di oggi Bukowski sarebbe un autore misogino quindi senza mercato. A nessuno frega realmente un cazzo della condizione femminile in questo paese, ma quando si parla di fetta di mercato sono tutti pronti a produrre gigantesche markette.

Perché in fondo tu non conti ma i tuoi soldi ci piacciono.

Questo perché in quanto a paraculaggine il nostro Pase non è secondo a nessuno.

Tra l’altro faccio notare che l’idea che a una donna possa piacere solo un prodotto che parla in termini entusiastici delle donne è una delle prese di posizione più maschiliste e paternaliste che possano esistere.

Temo che nessuno mi farà mai curare una collana!

Il Corriere della Sera invece ha prodotto questa serie, se vogliamo chiamarla così, di Ivan Cotroneo che accarezza sulla testa le madri abbandonate dalla società italiana, prive di servizi e tutele, ritraendole in un’inoffensiva sorta di slap stick comedy alla melassa. Com’è difficile essere donne, ma ridiamoci sopra e lasciamo tutto come prima! Anzi magari compiacciamoci di non essere vittime di femminicidi e stiamo zitte

La rappresentazione femminile nel nostro paese oscilla fra due poli senza vie intermedie:

stupido paralume con possibili utilizzi sessuali / paladina incorruttibile piena di ogni virtù e senza macchia alcuna.

Bisogna aver il coraggio di dire che entrambe le definizioni sono inaccettabili.

Le donne sono esseri umani e in quanto tali hanno i loro pregi e i loro difetti, come tutti.

Ed esattamente come tutti le donne hanno diritto a vivere la loro vita senza discriminazioni di sorta, senza essere sottoposte a violenze fisiche e psicologiche e senza essere obbligate da uno Stato largamente inefficiente e da compagni retrogradi a farsi carico di molto più lavoro degli altri, spesso con retribuzioni più basse.

Questi sono i punti su cui bisogna lavorare, con pragmatismo ed efficienza, non con bolle di cui fra tre mesi nessuno parlerà più.

Ti ricordi quando si parlava continuamente di femminicidio? Ah sì, faceva caldo

2.6 I CARATTERI PECULIARI DELLA BOLLA MEDIATICA FEMMINICIDIO

La cosa più inquietante della bolla mediatica del femminicidio è che certifica come probabilmente per la prima volta l’universo politico di sinistra abbia sdoganato, con una nonchalance che fa venire i brividi, le strategie comunicative tipiche della destra conservatrice.

Ha portato avanti sui giornali e sulle televisioni la rappresentazione di un fenomeno sociale come emergenza in crescita esponenziale in totale spregio dei dati reali e, cosa ancora più grave, ha avallato un ricatto morale per cui chi chiedeva realmente conto di questa bolla mediatica si schierava automaticamente sul lato degli uomini che compiono violenza sulle donne.

Ancora una volta: un’equazione inaccettabile.

Compito di una sinistra che possa dirsi tale non è solo portare avanti i suoi valori (come ad esempio la parità fra i sessi) ma farlo anche attraverso un dibattito pubblico che rispetti i requisiti di verità dei dati e di dialogo fra le parti, accetti il confronto e si muova sulle ali di una ragione (sfaccettata, multiforme e composita) e non su quelle dell’emozione che cancella il dibattito e la realtà dei fatti per sostituirli con slogan emozionali (apparentemente condivisibili) ma che nascondono pesanti contraddizioni; comportamento questo che è sempre stato prerogativa delle destre da quando esistono le democrazie di massa.

Nel caso specifico della bolla del femminicidio le gravi contraddizioni nascoste sotto l’ondata di emozione sono state:

  1. L’indifferenza verso i dati e la confusione dei piani del discorso. Non esiste alcuna emergenza omicidi femminili, e sotto il cappello di “femminicidio” è finito di tutto e di più. Una confusione informativa inaccettabile e controproducente, che finisce per non restituire un quadro reale di un fenomeno pur non avendo il carattere dell’emergenza, è grave e va affrontato.
  2. Le soluzioni proposte. Un’aggravante che si applichi esclusivamente alle vittime donne sarebbe palesemente anticostituzionale. Che in pochi si siano alzati per dirlo è spiegabile con il timore dell’ostracismo che genera la narrazione d’emergenza in chi la riconosce come tale, oltre che con il fatto che molti dei soggetti che influenzano l’opinione pubblica approfondiscono molto poco gli argomenti di cui si occupano. È molto più comodo avallare la tendenza dominante, consegnare il pezzo e andare a giocare a tennis con gli amici.

Che la sinistra possa cadere mani e piedi dentro una narrazione d’emergenza con tratti così populistici e falsificanti lo si può spiegare solo in due modi

  1. Il populismo è diventato la forma primaria del dibattito pubblico nel nostro paese, grazie soprattutto alle nuove tecnologie che fondono in maniera inscindibile e pervicace le emozioni con le argomentazioni politiche.

La storia ci ha già insegnato dove porta la sovrapposizione sistematica di questi piani, ma sembriamo non aver imparato granché.

  1. Molti esponenti della sinistra (sulla destra stendiamo un velo pietoso), e mi duole dirlo soprattutto quelli più giovani, non sembrano avere la forma mentis necessaria per affrontare problemi complessi e snidare la semplificazione là dove si annida: nella comunicazione virale.

Esemplare da questo punto di vista è stata la sonora lezione impartita da Rodotà (fino al giorno precedente idolo degli attivisti) alla Boldrini sul tema della censura del web, un altro argomento affrontato attraverso una narrazione dell’emergenza, e perciò a cazzo di cane. Rodotà, uomo anziano e quindi come spesso capita in possesso di un solido apparato interpretativo, ha spiegato candidamente alla Boldrini che le leggi sulla diffamazione sono più che sufficienti, tutto sta nell’applicarle. Ogni tanto emergono nel dibattito questi vecchi che hanno ancora la lucidità, la calma e l’autorità per dire:

“Ragazzi, staccatevi da twitter e vedete di ragione con freddezza, stiamo parlando di leggi dello Stato, non di gattini che suonano il piano su youtube”.

In quei momenti, vi giuro, vorrei essere vecchio anche io.

Mi chiedo in tutto questo che cazzo stia facendo Vendola, l’unico uomo politico in questo paese che ha provato a riportare un po’ di complessità all’interno del discorso politico.

Come può tollerare che un esponente di spicco del suo partito ogni volta che apre bocca si esprima per slogan e fomenti narrazioni d’emergenza?

Il mio timore è che sia caduto nel ricatto dello scopo superiore. Ma…

2.7 IL FINE NON GIUSTIFICA I MEZZI

Non puoi raccontare una storia che non è vera per raggiungere fini buoni

Questo perché:

Se avvalli un modo di pensare che non tiene conto dei dati oggettivi perdi ogni credibilità.

Se distruggi la credibilità dell’informazione oggi, non puoi pretendere di essere ascoltato domani.

Se cavalchi l’emozione invece che stimolare il ragionamento, il giorno che avrai bisogno di fare analisi complesse (realisticamente ogni giorno) chi starà ad ascoltarti?

Se avvalli la logica dell’emergenza avvalli anche quella dell’autorità autoreferenziale, la logica della sparata, della demagogia e della soluzione più semplice, anche quando è ingiusta.

Se non rispetti il principio di uguaglianza di fronte alla legge proponendo una discriminazione basata sul sesso (anche se per scopi giusti) stai ferendo la costituzione al cuore.

Sono altri gli strumenti su cui si puntare per difendere le donne dalla violenza: certezza della pena, investimenti nel sistema educativo, finanziamenti alle associazioni, campagna di opinioni contro la violenza e se si ritengono necessarie anche nuove aggravanti ma a patto che siano configurabili sia per le vittime donne che per quelle che sono uomini.

I principi si chiamano principi proprio perché devono orientare il tuo agire sempre, non puoi discriminare per non discriminare. La discriminazione positiva si basa su un assurdo logico e non è un metodo accettabile per una sinistra il cui respiro e progettualità vadano oltre questo week end.

La sinistra deve tenere ugualmente a cuore i propri obiettivi e i mezzi con cui raggiungerli.

Le scorciatoie non esistono.

Esiste la buona comunicazione (quella che il Pd manco sa dove stia di casa) ma la bolla del femminicidio non è buona comunicazione, è una bolla mediatica intrisa di misandria latente che mette nell’ombra i veri problemi della questione femminile in questo paese.

Devo ringraziamento per questo post alle mie agguerrite e preziosissime consulenti legali Rosaria, Eleonora, Sara e Cristina. Un grande grazie al anche al mio fido correttore di bozze Claudio che ha fatto un gran lavoro, come sempre.

Fonte: http://www.quitthedoner.com
Link: http://www.quitthedoner.com/?p=1716&utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=femminicidio-la-bolla-mediatica-di-ultima-generazione-deconstructing-italy-01
23.05.2013

—————o0o————–

Prevenire il femminicidio? Il matrimonio è la massima garanzia per le donne

Le violenze fra coniugi non sono dovute alla vita coniugale, ma alla sua rottura (secondo l’Istat l’86% delle separazioni e divorzi hanno conseguenze penali)
di Giuliano Guzzo

Se si ritiene che la serietà, almeno quando si affrontano alcuni temi, sia un dovere, allora è bene agire di conseguenza evitando di tenere in vita stereotipi duri a morire ancorché totalmente infondati. Secondo uno di questi la famiglia sarebbe l’ambiente più pericoloso per le donne e le mogli sarebbero dunque le donne col maggior pericolo di subire violenza. Tale credenza è rilanciata con insistenza da alcune fonti, come per esempio l’Osservatorio del Telefono Rosa. Ebbene, si tratta di affermazioni totalmente prive di fondamento giacché esiste una consolidata letteratura scientifica che certifica come le donne conviventi corrano lo stesso rischio, se non addirittura un rischio maggiore, di subire violenze rispetto alle donne sposate, le quali però evidenziano, rispetto alle altre, tutta una serie di vantaggi per esempio nelle condizioni della gravidanza, esperienza che vivono con maggiore serenità nel matrimonio.
Il punto interessante e poco considerato è che questi riscontri emergono anche da rilevazioni effettuate in Italia e che dimostrano come la violenza domestica che taluni uomini esercitano sulle donne non abbia nulla a che vedere col fatto di essere mariti. «Sono più colpite da violenza domestica – osserva l’Istat – le donne il cui partner è violento anche all’esterno della famiglia». E’ dunque la violenza di alcuni uomini in quanto violenti, non già in quanto mariti, il problema su cui si dovrebbe ragionare, senza ricorrere a banalizzazioni volte solamente a gettare fango sulla famiglia e, nello specifico, sul matrimonio. Anche analizzando le molestie fisiche in senso lato subite dalle donne in Italia si riscontra come il fenomeno, nella maggior parte dei casi, non riguardi la famiglia. Osservano i ricercatori dell’Istat che «prendendo in considerazione le sole molestie fisiche, ovvero le situazioni in cui la donna è stata avvicinata, toccata o baciata contro la sua volontà, è possibile osservare che la maggior parte di esse sono perpetrate da estranei (59,4 per cento)». Quello del “marito mostro” – anche se ciò non toglie che molti mariti si siano resi e si rendano purtroppo autori di violenza nei confronti delle proprie mogli – è dunque uno stereotipo giacché le violenze fisiche per lo più risultano «perpetrate da estranei».
Non regge all’evidenza empirica neppure la tesi – anch’essa rilanciata con frequenza per diffamare la famiglia – secondo cui, tra le donne che subiscono violenza, quelle sposate o che comunque conoscono il proprio partner sarebbero meno inclini, rispetto le altre, a sporgere denuncia dal momento che, sempre l’Istat, ci informa che se il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all’Autorità detta la percentuale sale al 96% se l’autore della violenza non è il partner. Né va sottaciuto un altro aspetto: le violenze che si verificano fra coniugi sono per lo più legate al tramonto della vita coniugale, non già al fatto di viverla: altrimenti non si spiegherebbe come mai dal gennaio 1994 all’aprile 2003, per esempio, si siano verificati 854 omicidi maturati in seguito a divorzi, separazioni o cessazioni di convivenze e, su un campione di 46.096 casi di divorzi, separazioni e cessazioni di convivenza analizzati, 39.919 (l’86,6%) abbiano avuto implicazioni penali come calunnia, minacce, sottrazione di minore, percosse, maltrattamenti, lesioni, sequestro di persona, violenza privata, violenza sessuale.
Per non parlare dei danni che la fine del matrimonio arreca ai figli. Lo certifica in particolare un recente studio condotto sulla popolazione canadese ed effettuato confrontando dati raccolti nel 2005 con quelli rilevati dieci anni prima, nel 1995, che ha rilevato come – rispetto ad un tasso di abuso infantile medio pari al 3,4% – il divorzio comporta, per i figli di genitori decisi a lasciarsi, una percentuale di abusi pari al 10,7%; questo significa che il divorzio, a suo tempo introdotto e salutato quale istituto moderno e filantropico triplica per questi la possibilità di rimanere vittime di violenze. Dicendo questo, lo ribadiamo, non s’intende in alcun modo negare che la famiglia possa purtroppo divenire luogo di violenza contro le donne, ma solo chiarire che il problema rimane la violenza e non il matrimonio, che in quanto tale non risulta affatto generatore di violenza. Tutt’altro. E questo vale – con buona pace del Corriere della Sera on line, che lo scorso agosto scrisse che «la famiglia uccide più dei criminali» – anche sul versante non solo intimo della coppia, ma pure sociale, come attestano per esempio studi che hanno riscontrato come il matrimonio risulti correlato ad una riduzione del crimine del 35%.
A quanti non fossero ancora persuasi dai dati sin qui ricordati e pensano che l’Italia non sia “un Paese per donne” ricordiamo che da noi, dove pure casi di violenza purtroppo non mancano, questi sono percentualmente inferiori rispetto a quelli accaduti in altri Paesi europei, solitamente dipinti come all’avanguardia rispetto alla “cattolica” e “patriarcale” Italia. A dirlo sono i numeri di donne vittime di omicidio: per gli anni 2008 e 2010 l’Italia, col suo 23,9% di vittime femminili di omicidi, si colloca in una posizione molto più favorevole rispetto a tanti Paesi quali la Svizzera (49,1%), il Belgio (41,5%), la Croazia (49%), ed in linea con gli Stati Uniti (22,5%). Sia chiaro: questo non ci autorizza ad abbassare minimamente la guardia e a giustificare i casi di violenza – neppure uno! – che si verificano nel nostro Paese. Tuttavia sapere che l’Italia non è, per le donne, quell’inferno che spesso i mass media denunciano, aiuta a comprendere la differenza fra la realtà di un fenomeno e la sua distorta rappresentazione.
Tornando a noi, ossia al legame – del tutto pretestuoso e smentito da riscontri che qui abbiamo citato solo in parte – fra violenza sulle donne e famiglia fondata sul matrimonio, ci permettiamo un ultimo pensiero, che poi è anche un invito: perché i mass media, anziché insistere con resoconti dettagliati e spesso macabri circa gli episodi che purtroppo vedono vittime delle donne, non riservano spazio anche alle storie di donne sposate e che, senza ipocrisie, si spendono assieme ai loro mariti per mandare avanti la famiglia e pagare gli studi ai figli? Perché l’eroismo silenzioso di tante mogli e madri deve passare sempre in secondo piano rispetto alle orrende violenze di cui si rendono autori alcuni uomini? Forse perché pubblicizzare il Male rende economicamente di più rispetto al racconto del Bene? E ancora: la censura sistematica nei confronti delle storie di queste mogli e madri – e delle loro famiglie – non è forse, per certi versi, l’ennesima forma di violenza e di attacco alla dignità della donna e del matrimonio?

Fonte: ProLife News, 24/05/2013
—————-o0o—————-

Persino Il Fatto Quotidiano si rende conto che il femminicidio è inesistente

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Il Fatto Quotidiano – 11 maggio 2013

Femminicidio, i numeri sono tutti sbagliati

di Fabrizio Tonello

Siamo diventati il Paese dove il maschio ha licenza di uccidere” titolano i giornali portando dati sul presunto aumento esponenziale della violenza contro le donne (leggi il blog di Nadia Somma). Ma i numeri sono tutti sbagliati. Per esempio, su Repubblica di domenica 5 maggio c’era una tabella da cui appariva che nel 2005 gli omicidi fossero stati appena 84, contro i 124 del 2012, con un aumento di quasi il 50% (fonte: fondazione David Hume). Un aumento degli omicidi del 50% in 7 anni giustificherebbe il panico, ma non è così. Non uno, ripeto non uno, dei dati citati in questi giorni da giornali e televisione viene da una fonte attendibile come l’Istat o il ministero dell’Interno: per esempio, nella tabella citata si enfatizza il dato di 25 donne uccise nel quadrimestre gennaio-aprile senza rendersi conto che questo corrisponderebbe a una media annuale di appena 75 omicidi, cioè il 40% in meno dell’anno scorso.

Si mescolano disinvoltamente aggressioni e omicidi, stupri e molestie, molestie psicologiche e sfregi con l’acido. Si citano calcoli di dubbia scientificità sulla probabilità che ha una donna di essere stuprata, nell’arco di una vita, cioè fra i 13 e gli 83 anni: un periodo di sette decenni (come se potessimo confrontare l’Italia di oggi a quella del 1943, o a quella del 2083 per intenderci).

I migliori dati disponibili sono ovviamente quelli dell’Istat, che ha i mezzi e la cultura per dare un senso alle cifre e la serie che l’istituto fornisce è inequivocabile: la violenza che sfocia in omicidio da vent’anni è in calo. Nel 1992 c’erano stati in Italia 1.275 omicidi, nel 2010 (ultimo anno disponibile) appena 466, cioè poco più di un terzo. La diminuzione riguarda principalmente gli uomini ma anche le donne: se c’erano state 186 vittime nel 1992, nel 2010 ce ne sono state 131, con un calo del 29,57%.

Ora, potrebbe essere che all’interno di una diminuzione generale degli omicidi, la particolare categoria delle donne uccise da un partner, o da un ex partner, sia in aumento. Questo è possibile ma non abbiamo dati per affermarlo perché occorrerebbe chiarire il rapporto assassino-vittima per tutti i casi censiti. A mia conoscenza questo lavoro non viene fatto dalle fonti ufficiali e l’unica ricerca accademica che ha utilizzato questo approccio è stata fatta da Elisa Giomi dell’Università di Siena e da me, studiando a fondo i dati del 2006. La ricerca è stata accettata da una rivista internazionale di sociologia e comparirà tra qualche settimana. Quello che possiamo anticipare qui è che, nel 2006, furono risolti i casi di 162 omicidi di donne e che, tra questi, 100 erano casi in cui il colpevole era un marito, un fidanzato o un ex.

Nell’ipotesi che il tasso di omicidi da parte di uomini con cui le vittime avevano una relazione sia rimasto costante al 62%, com’era nel 2006, le vittime del 2010 sarebbero state 81. Poiché si parla, nei giornali, di 25 vittime nei primi quattro mesi dell’anno, nel 2013 le donne assassinate da uomini che avevano rifiutato potrebbero diventare 75: siamo di fronte a un fenomeno grosso modo stabile, non a un’emergenza mai vista prima.

Anche un solo cadavere è di troppo, anche una sola vittima è “insopportabile” ma, in un Paese di 60 milioni di abitanti, ci saranno sempre i mafiosi, i violenti, i folli. È fondamentale che la violenza venga punita ma creare il panico non serve a nessuno, men che meno alle donne, che a guardare i titoli dei giornali dovrebbero aspettarsi più aggressioni che carezze dai loro partner. Ogni separazione potrebbe essere il preludio a un attacco con l’acido o a un omicidio: non è così. Lo ripeto: gli omicidi di donne sono un fenomeno stabile, tendenzialmente in calo qualsiasi sia l’anno preso come riferimento: oscillano fra i 160 (1998) e i 131 (2010). Non c’è bisogno di inventare cifre balzane e di firmare appelli alla creazione di “task force” ministeriali per sapere che i colpevoli vanno arrestati, perseguiti, condannati severamente. Le leggi ci sono.

Infine, una nota sul linguaggio. Spesso si usa il termine “femminicidio” per chiamare le aggressioni contro le donne anche quando, fortunatamente, non hanno conseguenze mortali: per esempio uno sfregio con l’acido. Ora, un omicidio è un omicidio, e “lesioni gravissime” sono lesioni gravissime. Dalla tomba non si esce, dall’ospedale sì. Per di più, il “femminicidio” sarebbe un’espressione impropria anche in caso di morte: a imitazione di “genocidio” si crea una nuova parola che crea una nuova realtà: le donne uccise “in quanto donne”, come gli ebrei, sterminati “in quanto ebrei”.

Ma il paragone non regge: gli ebrei Samuel, Israel, Ruth o Esther venivano mandati dai nazisti nelle camere a gas per il solo fatto di essere di religione ebraica, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione. Le donne uccise da ex partner non vengono uccise “in quanto esseri umani di sesso femminile” bensì esattamente per la ragione opposta: per essere quella donna che ha rifiutato quell’uomo. Michela Fioretti è stata uccisa dall’ex marito Guglielmo Berettini, che non accettava di essere stato lasciato. Berettini non ha sparato sei colpi di pistola contro la prima donna che ha visto per strada: ha ucciso Michela perché era Michela che l’aveva lasciato. Non c’è bisogno di creare una nuova categoria di reati, di inventarsi nuove pene: per l’omicidio c’è già l’ergastolo. Chiamiamo le cose con il loro nome, puniamo i violenti ma guardiamo in faccia la realtà e non creiamo il panico quando non ce n’è bisogno.

Occorre stare in guardia contro la facile presa di una “bolla informativa” che impaurisce l’opinione pubblica. Agli amici e alle amiche ben intenzionate che si mobilitano su questo tema vorrei dire che la paura è un potente strumento di governo e raramente l’ingigantirla ha portato benefici di sorta ai cittadini. Nel 2006-2007 sembrava che dietro ogni omicidio di una donna ci fosse un extracomunitario, nel 2013 sembra che il colpevole debba essere un marito o un ex: prima di creare task force ministeriali o addirittura nuove leggi guardiamo ai numeri veri del fenomeno.