La seguente pubblicazione, elaborata qualche anno fa dal passionista-teologo Padre Enrico ZOFFOLI dopo l’analisi dei testi riservati del Movimento Neocatecumenale, ha ancora oggi tutta la sua validità di discernimento dei metodi e degli obiettivi del citato Movimento.

I NEOCATECUMENALI

CHI SONO

QUALE IL LORO “CREDO”

COSA PENSARNE

 * * *

 I – CHI SONO

 — Sono fedeli che intendono ricondurre la società contemporanea al Cristianesimo compiendo e indicando un Cammino di fede volto a riscoprire il senso e il valore del Battesimo.

— Pur non formando un Istituto religioso né avendo delle Regole, i Neocatecumenali compongono piccole “comunità” particolarmente attive, inserite nelle parrocchie di molte diocesi del mondo cattolico.

— Innegabile la sincerità ed il fervore di molti di loro, alcuni dei quali convertiti dal peccato ad una esemplare vita cristiana.

— Sapiente l’ideale di un cammino che, alla luce di una maggiore comprensione del rito battesimale, stimola a vivere il dogma centrale del Cristianesimo nella partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo.

— Lo si deve – quanto alla sua organizzazione – a Kiko Argüello, che ha ripreso un motivo di fede ed un metodo di vita derivati dalla millenaria tradizione della spiritualità paolina, ben nota – anche se sotto altre forme e nomenclature – a tutti i Santi e le istituzioni religiose del passato.

— Ciò spiega il favore di cui il Movimento Neocatecumenale gode presso la Gerarchia, in contrasto con la diffidenza, i sospetti e l’aperta accusa di eresia lanciata da alcuni, informati dei presupposti dottrinali del cammino.

— Tale opposizione non riguarda quei fedeli che, nella migliore buona fede, hanno aderito all’iniziativa attribuendo ad essa il proprio ravvedimento. Non mancano però molti che, durante il cammino, sono rimasti duramente scossi dalla penosa esperienza di alcuni modi di pensare e di agire osservati nel Movimento, incompatibili con le convinzioni dovute all’educazione cristiana ereditata dalla famiglia e ricevuta in parrocchia.

— Esperienze di questo genere – a noi confidate – ci hanno indotto ad un attento studio delle “catechesi” attribuite a Kiko, diligentemente registrate, trascritte e adottate – nel più geloso riserbo – come testo formativo dei Catechisti, unici maestri e responsabili del cammino.

— I risultati del loro esame critico hanno confermato la fondatezza delle accuse accennate, le quali ricadono principalmente su Kiko, i Catechisti e quanti condividono e propagano gli errori contenuti nei copiosi dattiloscritti delle catechesi.

— Di questi errori la stragrande maggioranza dei Neocatecumenali non sembra consapevole, traendo dal cammino soltanto il bene depurato dalla scoria di evidenti e gravi aberrazioni dogmatiche.

— Ciò tuttavia non dispensa dal dovere di informare di tutto il grande pubblico per impedire un’ulteriore diffusione dell’eresia e di una mentalità che insensibilmente dispone ingenui ed ignari ad accettarla.

II – ERRATI PRESUPPOSTI DOTTRINALI

Abbiamo potuto individuarli nei testi dattiloscritti suddetti riservati ai Catechisti e tenuti segreti non solo al pubblico, ma anche ai fedeli impegnati nel cammino.

Si tratta di idee che possono non essere condivise da molti Neocatecumenali e sembrano del tutto ignorate specialmente da coloro che, digiuni di teologia, non sono in grado di giudicarne l’ortodossia con la necessaria competenza.

L’accusa di eresia colpisce le posizioni dottrinali, non le persone, che riteniamo sempre degne di rispetto, potendo essere animate dalle migliori intenzioni.

* * *

1Il peccato: l’uomo non può non commetterlo, come non può compiere il bene né acquistarsi dei meriti;

— la conversione è possibile soltanto come riconoscimento, da parte di ciascuno, della propria miseria morale, non come decisa volontà di emendarsi che tenda a realizzare la santità;

— il peccato non può offendere Dio, e l’uomo non contrae il dovere di espiarlo soddisfacendo le esigenze della sua giustizia.

2La Redenzione: Gesù non l’ha operata riscattando l’uomo dalle sue colpe e riconciliandolo con Dio;

— la passione e morte di Cristo non è stata un vero sacrificio offerto al Padre per riparare il peccato e redimere l’uomo;

— Gesù ha salvato il mondo in virtù della sua Risurrezione: per godere i frutti della sua opera basta riconoscersi peccatori e credere nella potenza del Cristo risorto.

3La Chiesa non è stata fondata da Cristo come suo unico Ovile: anche seguendo altre religioni è possibile salvarsi;

— la Chiesa non è una società giuridica e gerarchica, ma spirituale, carismatica;

— in essa non si dà un sacerdozio derivato dal sacramento dell’Ordine, bastando il Battesimo che, incorporando tutti i fedeli nel Cristo, li rende partecipi della sua dignità sacerdotale.

4La Messa non è un “sacrificio”: la Chiesa, all’altare, non offre a Dio alcuna Vittima;

— in luogo dell’altare, non c’è che la mensa, che nell’Eucaristia consente di celebrare un convito di festa fra fratelli uniti dalla medesima fede nella Risurrezione;

— il pane e il vino consacrati sono soltanto il simbolo della presenza del Cristo risorto che unisce i commensali comunicando loro il proprio spirito, sì da renderli partecipi del suo trionfo sulla morte;

— la Messa, così concepita, non è celebrata dal sacerdote, ma dall’Assemblea, da cui “sgorga l’Eucaristia“.

5Il culto eucaristico non ha senso, negata la vera, reale e sostanziale presenza di Cristo sotto le specie sacramentali. Non si giustificano quindi atti di fede come: genuflessioni davanti al Tabernacolo, Comunioni frequenti, ore di adorazione, benedizioni, processioni, congressi, ecc.

6La Penitenza si riduce al sacramento del Battesimo: la loro distinzione non risale alla Chiesa primitiva:

— La Chiesa “gesta e conduce alla conversione“. “L’importante non è l’assoluzione” del sacerdote, perché il valore della penitenza è essenzialmente comunitario ed ecclesiale;

— nei “passaggi” e negli “scrutini” l’accusa delle colpe anche gravi è pubblica, come può esserlo pure durante la “redditio“.

7La vita cristiana, come volontario sforzo di autodisciplina, e quindi esercizio e progresso nella virtù, è un’illusione;

— ciascuno resta intrinsecamente peccatore, incapace di conseguire la vera giustizia come perfezione dell’amore di Dio e del prossimo;

— d’altra parte, Gesù non si è presentato a nessuno come “modello” da imitarsi;

— Egli ha comandato di odiare realmente genitori, fratelli, parenti, ecc., non solo, se necessario, di essere disposti a preferirlo ai medesimi;

— per seguire Cristo, bisogna vendere i propri beni; ma, una volta compiuta tale rinunzia, è lecito acquistarne altri e godersi tutte le soddisfazioni della vita. La “povertà” – compresa quella di S. Francesco – è ispirata alla ” religione naturale“, e fu praticata anche dai pagani: non è una virtù cristiana;

— Gesù, avendo sofferto per noi, ha reso superflue le nostre sofferenze, quindi non giustificabili le austerità degli asceti, il lento martirio dei Santi e la stessa vita religiosa implicante la pratica effettiva dei consigli evangelici;

— la salvezza eterna è a tutti offerta gratuitamente dalla misericordia di Dio, che perdona tutto. L’inferno non dovrebbe esistere, né si parla di Purgatorio, di suffragi e d’indulgenze per i defunti.

8La storia della vera Chiesa fondata da Cristo si chiude con la Pace costantiniana e riprende il suo corso non prima del secolo XX col Concilio Vaticano II, restando bloccata per la durata di circa 1600 anni…,

— in questo lungo intervallo, l’esercizio del triplice potere della Chiesa gerarchica (magistero, santificazione, governo) sarebbe stato abusivo, illegittimo…; e specialmente il Concilio di Trento sarebbe responsabile della paralisi della Chiesa, ostinata nel fissare formule di fede, riti liturgici, norme disciplinari…;

— l’interpretazione della Parola di Dio non è riservata alla Gerarchia, essendo possibile a tutti i fedeli: “la Bibbia s’interpreta da se stessa“. Questa libertà di esame nell’esegesi prescinde dal Magistero ecclesiastico, dalla tradizione dei Padri, dalla dottrina dei teologi.

III – RILIEVI

— La S. Sede non ha mai approvato canonicamente il Movimento Neocatecumenale, anche se Giovanni Paolo Il si è degnato di scrivere a mons. J.P. Cordes una lettera privata di encomio e incoraggiamento, fondata sopra la documentazione di alcuni risultati positivi del cammino presentata dal destinatario. “La Mente del santo Padre – leggiamo in una nota pubblicata su Acta Apostolicae Sedis -, nel riconoscere il Cammino Neocatecumenale come valido itinerario di formazione cattolica, non è di dare indicazioni vincolanti agli Ordinari del luogo, ma soltanto di incoraggiarli a considerare con attenzione le Comunità Neocatecumenali, lasciando tuttavia al giudizio degli stessi Ordinari di agire secondo le esigenze pastorali delle singole diocesi“.

Abbiamo tutte le ragioni di credere che il Papa non è stato informato degli errori contenuti nelle “catechesi” di Kiko…; oppure, intervenendo, teme di danneggiare spiritualmente molti fedeli in buona fede.

— Sono numerosi e gravi i punti di coincidenza della dottrina di Kiko con la teologia protestante, in antitesi col magistero del Concilio di Trento e la precedente unanime Tradizione cattolica.

— La dottrina sottesa al cammino, le singolarità della prassi liturgica, la legge del segreto e la severa disciplina imposta ai fedeli hanno motivato l’accusa che i Neocatecumenali ritengono che la propria Chiesa sia parallela ed anche superiore a quella Cattolica, sollevando malumori, contese e aperti conflitti, ben noti specialmente a vescovi e parroci.

— L’accentuato proselitismo e forme intimidatorie usate dai Catechisti perché i fedeli non abbandonino il cammino hanno indotto a supporre erroneamente che questo apra l’unica possibile via della salvezza.

— Le cerimonie spettacolari, l’entusiasmo sollevato attraverso la stampa, la radio, la televisione e l’atteggiamento favorevole di membri del Clero, ecc. vanno facendo credere falsamente che nella Chiesa Cattolica non ci siano altre istituzioni, iniziative, forme e metodi di vita e di apostolato altamente benemerite nella difesa della fede e nella propagazione del messaggio evangelico.

— Livellato il sacerdozio dei “presbiteri” a quello dei fedeli semplicemente battezzati, i Catechisti – in pratica – si attribuiscono un’autorità pari e superiore a quella propria dei membri della Gerarchia, scompaginando la struttura della Chiesa Cattolica.

— La pratica della pubblica accusa dei peccati gravi, oltre a ripugnare al naturale istinto del pudore e al diritto di salvare la propria fama, provoca rancori e pettegolezzi, disgregando le famiglie e mettendo in subbuglio le comunità parrocchiali.

— L’autorità che i Catechisti si arrogano nel commentare la Bibbia e dirigere le coscienze, creando un vero clima di terrore, demolisce la già fragile personalità di alcuni fedeli e provoca reazioni che talvolta spingono fino all’apostasia dalla fede.

— L’obbligo di vendere i propri beni e di versare la “decima” procura l’accumulo di ingenti somme di denaro, la cui amministrazione è affidata in modo incontrollabile ai Catechisti, come non si verifica in nessuna associazione sapientemente ordinata.

— Sostenere che l’uomo non può fare il bene e non gli è possibile evitare il male significa negare la libertà umana e la potenza redentrice della Grazia, rendendo impossibile una vera “conversione” e giustificando ogni licenza morale.

— Se, nella conversione del peccatore, la grazia non rigenera l’anima, sì da trasformarla radicalmente rendendola partecipe della natura e della vita di Dio, non si comprende in qual senso Maria Ss.ma sia proclamata dalla Chiesa universale come “la piena di grazia“. Quale culto potrebbe meritare se, soprattutto Lei, non fosse stata elevata ad un livello altissimo di amicizia (= affinità) con Dio, sì da poterne diventare la “MADRE ” generando Gesù?…

— Per la medesima ragione, non si spiega come anche i Santi possano essere venerati e invocati, se non sono stati profondamente pervasi dalla grazia, e al punto da celebrare – proprio per essa – l’unione trasformante con Dio.

— Rifiutare il Sacrificio eucaristico significa negare alla Chiesa il dovere del supremo atto di culto, quindi sopprimerla come Società eminentemente religiosa.

— Respingere la transustanziazione equivale sottrarre ai fedeli “il Pane vivo disceso dal cielo“; negar loro il conforto e la gioia dell’Amico assolutamente ideale, il più necessario “viatico” per l’eternità; nascondere alla Chiesa l’unico Sole che la riscalda, creando il clima indispensabile per la sua vita.

— La Messa, declassata a semplice “banchetto”, espone il Santissimo alle inevitabili profanazioni dovute alla noncuranza dei frammenti del “pane consacrato” e dei suoi avanzi(*). Purtroppo, anche all’abusiva prassi liturgica dei Neocatecumenali deve attribuirsi la responsabilità della “comunione sulla mano“, la cui concessione è stata come estorta alla S. Sede, perché contraria alla volontà di Paolo VI, che ne aveva previsto e deplorato le inevitabili conseguenze, negative sotto ogni aspetto.

— Se, oltre alla Chiesa, altre religioni aprissero alle anime vie ordinarie e oggettivamente valide per salvarsi, le Missioni Cattoliche non sarebbero affatto necessarie né meriterebbero la collaborazione spesso eroica dei fedeli.

— L’attività dei Neocatecumenali itineranti, per quanto possa sembrare lodevole, non è neppure paragonabile all’opera dei missionari cattolici che da secoli, avendo rinunziato a tutto, si dedicano all’evangelizzazione del mondo; mentre i discepoli di Kiko si recano all’estero non solo ben provvisti dalle comunità d’origine, ma anche sostenuti dall’amore e dal conforto morale delle rispettive famiglie, contro l’esempio degli Apostoli, che abbandonarono parenti, averi, comodi, ecc., seguendo il Maestro fino al martirio.

— L’erezione di Seminari, ove si preparano candidati al sacerdozio educati secondo gli errori dottrinali di Kiko, potrebbe essere una delle peggiori minacce per la Chiesa di domani.

(*)

Ancora una volta, recentissimamente, nella basilica di S. Giovanni in Laterano, cattedrale del Papa, la sera del 21 ottrobre ’92, durante il rito dell’ordinazione di alcuni diaconi, i Neocatecumenali hanno dimostrato di non curarsi dei frammenti del «pane consacrato» lasciati sparsi sul tavolo, facendo logicamente supporre di non credere nella «presenza reale» di Cristo derivata dalla «presenza reale» di Cristo derivata dalla «transustanziazione».

Conclusione

Sono “eretici” i Neocatecumenali? — Lo sono soltanto coloro che sanno di esserlo e si ostinano a sostenere gli errori sopra elencati. Ma siccome identificarli singolarmente sfugge ad ogni nostra verifica, resta da riprovare soltanto l’eresia in sé quale risulta dalle “catechesi” di Kiko. In concreto, essa costituisce una delle più temibili insidie per la fede, data la potenza organizzativa ed economica del Movimento.

Spetta alla Chiesa il delicato e arduo compito di discernere il “buon grano” dalla “zizzania”; e ciò non solo encomiando il fervore di alcuni, ma altresì liberando l’essenza del “cammino” da tutto l’ingombrante fardello dei pregiudizi d’indole biblica e teologica, storica e liturgica, impliciti nel “cammino” qual è proposto da Kiko e collaboratori.

L’operazione “chirurgica” è necessaria ed urgente perché la Chiesa conservi la propria credibilità e impedisca il moltiplicarsi dei casi di apostasia di quanti, – anche traumatizzati dalla condotta di certi responsabili del Movimento – attendono con impazienza un autorevole intervento della S. Sede.

Ciò è particolarmente necessario per difendere la dignità del Papa, a cui i Neocatecumenali – in buona o cattiva fede – attribuiscono le proprie idee, peggiorando la posizione della Chiesa davanti al mondo.

Per ampliare l’orizzonte, si consiglia di consultare:

E. ZOFFOLI, Eresie del movimento neocatecumenale, V ed. migliorata e arricchita di sconcertanti testimonianze, Saggio critico, Ed. Segno, Udine, 1992, pp. 168;

ID., Magistero del Papa e catechesi di Kiko. Confronto a proposito del “Cammino neocatecumenale“, Ed. Segno, Udine, 1992, pp. 150;

ID., Catechesi neocatecumenale e ortodossia del Papa, Ed. Segno, Udine, 1995, pp. 80;

ID., Verità sul Cammino neocatecumenaleDocumenti e testimonianze di presbiteri e laici, Ed. Segno, Udine, 1996, pp. 424;

* * *

I CATTOLICI ESIGONO CHE I NEOCATECUMENALI, ROMPENDO IL LORO SILENZIO, DICHIARINO ESPRESSAMENTE E INEQUIVOCABILMENTE DI:

1° credere nella Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, non solo carismatica, ma anche gerarchica. Chiesa dei Papi succedutisi da Pietro a Giovanni Paolo Il, e dei Concili ecumenici celebrati, da quello di Nicea al Vaticano Il, rimasto fedele al magistero infallibile del grande Concilio di Trento;

2° credere che in essa il potere – e quindi la gerarchia – si fonda sull’Ordine sacro, che conferisce il sacerdozio ministeriale, essenzialmente distinto da quello comune a tutti i battezzati;

3° credere che il supremo atto del sacerdozio gerarchico è l’offerta del Sacrificio eucaristico, ossia del ” Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari ” (PAOLO VI, Prof. di fede);

4° credere che il Sacrificio eucaristico è condizionato essenzialmente alla transustanziazione, che rende veramente, realmente e sostanzialmente presente Cristo sotto le apparenze del pane e del vino, distintamente consacrati;

5° credere che Gesù s’immola sulla croce e sull’altare per soddisfare la giustizia di Dio, offeso dai nostri peccati, e così redimere il mondo da ogni male, temporale ed eterno;

6° credere che la grazia da Lui meritata rigenera realmente le anime e, mediante l’esercizio delle virtù morali e teologali, dispone alla santità e alla salvezza eterna;

7° credere che la rigenerazione delle anime dipende non soltanto dal battesimo, ma anche dal sacramento della penitenza, nel quale il Sacerdote-Confessore, “nella persona e nel nome di Cristo”, rimette i peccati, previa la sincera contrizione del penitente, che promette – e si sforzerà – di emendarsi nella partecipazione alla morte espiatrice e redentrice del Salvatore;

8° credere nell’esistenza del Purgatorio quale condizione necessaria per le anime dei fedeli morti in stato di grazia, ma non ancora pienamente purificati…; e nell’eterna realtà dell’Inferno, morti nell’impenitenza finale.

La misericordia di Dio non esclude, ma suppone il rispetto dell’ordine richiesto dalla sua giustizia.

I NEOCATECUMENALI POSSONO RITENERSI MEMBRI DELLA CHIESA CATTOLICA SOLO A CONDIZIONE DI CONDIVIDERE LA SUA FEDE IN TUTTE E SINGOLE LE VERITÀ ELENCATE; ALTRIMENTI DEVONO RASSEGNARSI AD ESSERNE RESPINTI COME ERETICI, PARTICOLARMENTE PERICOLOSI PERCHÉ SCALTRAMENTE INSERITI E NASCOSTI NEL SUO SENO.

“LO SPIRITO DICHIARA APERTAMENTE CHE NEGLI ULTIMI TEMPI ALCUNI SI ALLONTANERANNO DALLA FEDE, DANDO RETTA A SPIRITI MENZOGNERI E DOTTRINE DIABOLICHE, SEDOTTI DALL’IPOCRISIA DI IMPOSTORI, GIÀ BOLLATI A FUOCO NELLA LORO COSCIENZA…” (1Tm 4, 1-2).

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Papa Francesco non è nel libro paga dei Neocatecumenali

sabato 16 marzo 2013
Santino distribuito Giovedì Santo 2012
in Cattedrale, a Trieste

Incontri al vertice notturni, telefonate, bisbiglii, facce preoccupate e responsabili Romani sull’orlo di una crisi di nervi.

Dopo l’intervista entusiasta di Kiko sul nuovo Papa Francesco più di uno dei responsabili Argentini ha avvertito di gran lena Francisco “Kiko” José Gómez Argüello. Facce tese nel Seminario Redemptoris Mater di Roma e Tokyo (ex Seminario di Takamatsu, Giappone destinato alla chiusura per ordine di Benedetto XVI su richiesta della Conferenza Eepiscopale Giapponese e ‘trapiantato sorprendentemente a Roma’ da Bertone contro il parere di tutti alla vigilia della chiusura).
A quanto pare il Cardinale Jorge Mario Bergoglio ha avuto incontri ma anche grossi scontri con questa “setta” approvata. Ovviamente  ce lo potevamo aspettare visto che notoriamente i grandi oppositori del Kammino sono stati proprio i gesuiti. Come possiamo dimenticare il Cardinale Martiri che nonostante le sue imbarazzanti aperture al mondo e nuove forme di evangelizzazione abbia precluso e CHIUSO la grande Diocesi di Milano a Kiko? O come i valorosi vescovi di Giappone che hanno chiuso il Seminario di Tokio e cacciato tutti i “missionari” dall’isola? O come sia ancora forte l’opposizione dei professori, figli di Sant’Ignazio, alla Pontificia Università Gregoriana?!
Insomma Francisco Argüello pur essendosi impegnato ad “evangelizzare” con laute “buste” per la carità dei Vescovi e Cardinali, ha scoperto che il Cardinale più importante gli è sfuggito dalle mani!Con Benedetto XVI avevano in sospeso al decisione della Feria IV sulla loro arbitraria Liturgia.

Pubblicato da don Camillo alle 14:46

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Dimmi con chi vai, ti dirò chi sei

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LA GEMMA DI KIKO ARGUELLO

19 maggio 2013

Le giornate di ieri e di oggi del Papa con i movimenti colpiscono i media soprattutto per il fiume immenso di persone che arriva in Piazza San Pietro.

I movimenti nati nella Chiesa sono ormai come bei rami frondosi della grande quercia che abbraccia tutte le miserie umane.

Ma la cosa più rivelatrice è scoprire quella piccola “gemma d’aprile” da cui nascono questi rami. Perché nell’inizio è contenuta l’essenza di una cosa.

E senza il rinnovarsi di quella piccola gemma – come diceva Péguy – tutto il grande albero non sarebbe che legna secca. Da ardere.

Su queste colonne di recente ho raccontato la vicenda di Chiara Amirante e di Nuovi Orizzonti. Altre volte ho parlato di don Luigi Giussani e di Comunione e liberazione. In diverse occasioni ho ripercorso dall’inizio le apparizioni di Medjugorje riferendo dell’immenso popolo che da lì è nato.

Anche all’inizio di uno dei movimenti più grandi e vitali di oggi, il Cammino Neocatecumenale, c’è lo stesso “segreto”, la piccola gemma.

Tutto nasce sempre nel silenzio di un cuore umano affascinato da Cristo, trasformato e riempito delle sue grazie dallo Spirito Santo (è ciò che si chiama carisma).

Non c’erano finora libri che ripercorressero la storia del Cammino, ma nelle scorse settimane è uscito un preziosissimo memoriale dove è lo stesso Kiko Arguello, il fondatore, a raccontarla.

Quello di Kiko è un nome che alle cronache dei giornali forse dice poco (perché l’uomo non frequenta salotti), ma è invece molto importante per la Chiesa e per la vita del suo immenso popolo.

Kiko dunque racconta cosa gli è accaduto, come è stato sorpreso da Gesù e “chiamato”: il suo bel libro, “Kerigma”, è stato tradotto dalla San Paolo.

IL SUCCESSO E IL VUOTO

Francisco, detto Kiko, nasce a Léon, in Spagna, il 9 gennaio 1939, in una famiglia dell’alta borghesia. Dotato di buone doti artistiche da giovane frequenta l’Accademia di Belle Arti a Madrid. E naturalmente si trova immerso nel clima culturale delle élite del tempo che avevano i loro riferimenti esistenziali in autori come Sartre e Camus.

“Ho provato a vivere così, ma presto mi sono reso conto che, quando la vita diventa insopportabile, c’è solo un’uscita: suicidarsi. Dicono che ogni secondo si uccide una persona nel mondo”.

Nonostante la pittura lo avesse portato al successo, Kiko ricorda che ogni mattina si alzava con queste domande: “Vivere, perché? Per guadagnare soldi? Per essere felice? Perché? Avevo già soldi, già avevo fama, e non ero felice; ero come morto dentro. Ho capito subito che, se continuavo così, mi sarei ucciso”.

Ma, annota, “in questo cielo chiuso, Dio ha avuto pietà di me”. Infatti, nonostante il nichilismo respirato dovunque, “qualcosa dentro di me non era d’accordo che tutto fosse assurdo: la bellezza, l’arte, l’acqua, i fiori, gli alberi… Qualcosa non quadrava”.

Insomma “per me non era indifferente se Dio c’è o non c’è; era una questione di vita o di morte”.

Così “in un momento tragico della mia esistenza, entrai nella mia stanza, chiusi la porta e gridai a Dio: Se esisti, vieni, aiutami, perché avanti a me ho la morte!”.

Era una “discesa” nel baratro che Dio aveva permesso “per farmi umile”, spiega Kiko, “per farmi capace di gridare, di chiedere aiuto. E in quel momento avvenne un incontro”.

L’INCONTRO

Non c’è qui lo spazio per seguire, passo dopo passo, il cammino di Kiko. L’amicizia con i “Cursillos de Cristianidad” lo aiuta a liberarsi da “tanti pregiudizi che avevo contro la Chiesa” e che “venivano dai miei amici marxisti”.

Che contestava con un argomento molto acuto: “volete creare un paradiso comunista in cui ci sia giustizia per tutti. Ma se non date una risposta a tutta la storia, nel fondo siete dei borghesi”.

Chi darà giustizia – per esempio – alla massa di schiavi schiacciati come bestie per millenni? “E’ assurdo” obiettava Kiko “che per alcuni ci sia giustizia e per altri no”. Se non c’è un’altra vita e una giustizia suprema e totale per tutti non può esserci nessuna giustizia.

Poi Kiko fa l’esperienza del deserto e dell’adorazione con i Piccoli Fratelli di De Foucauld. Infine un episodio. Un giorno di Natale, in una casa facoltosa, trova la donna di servizio a piangere.

Lei gli racconta il suo dramma, un marito violento e alcolizzato, orrori vari, la vita in un quartiere spaventoso. Da qual momento Kiko scopre “una sofferenza umana inaudita… Ho capito che c’è una presenza di Cristo in coloro che soffrono, soprattutto nella sofferenza degli innocenti”.

LA BARACCA

Così il giovane artista, ricco e famoso, lascia tutto e va a vivere fra i poveri. In baracche terrificanti. E lì, alla periferia estrema di Madrid, in “una piccola valle piena di grotte, dove c’erano zingari, ‘quinquis’, barboni, clochard, mendicanti, vecchie prostitute…una zona orribile”, proprio lì nasce il Cammino neocatecumenale, una delle realtà più straordinarie della Chiesa di oggi.

Ma, attenzione, Kiko andò lì solo per condividere quella povertà, per amore di Gesù, non andò affatto lì per fare qualche opera sociale, né per fondare un movimento ecclesiale. Neanche ci pensava.

Anzi, era refrattario ogni volta che – all’inizio – qualcuno di quei poveracci a cui raccontava di Cristo voleva che parlasse in pubblico, a tutti.

Kiko all’inizio non voleva saperne, “ma il Signore mi ha obbligato, in quell’ambiente” a catechizzare “perché volevano che parlassi loro di Gesù Cristo”.

Questa è una caratteristica di ogni movimento ai suoi inizi. Non è un progetto umano, non nasce per la volontà di un uomo. E’ sempre Cristo che si rende presente con potenza attraverso la povera umanità di un uomo.

LE LACRIME DEL VESCOVO

Gli aneddoti che Kiko racconta su questo periodo sono freschi, a volte drammatici e struggenti, a volte divertenti. Un giorno arriva la polizia, vuole sgomberare le baracche. Per una serie di circostanze viene chiamato lì pure l’arcivescovo di Madrid, monsignor Morcillo, e “scopre” Kiko, vede dove e come vive, quello che fa. E si commuove profondamente.

Gli dice: “Kiko, io non sono cristiano. Guarda, da oggi il mio palazzo episcopale è sempre aperto per te”.

Siamo attorno al 1965-66. E’ appena finito il Concilio. La predicazione di Kiko comincia a diffondersi a Madrid. Poi valica i confini. Dopo il ’68 arrivano dall’Italia quelli delle comunità di base, affascinati da ciò che hanno sentito di lui. Ma quando Kiko, barba lunga e giacca verde alla Che Guevara, arriva a Roma, “lì, in un’assemblea, tutta di giovani di sinistra, ho detto che Lenin e Che Guevara erano falsi profeti e ho parlato di Cristo che non resiste al male, gettando a terra tutte le loro idee. Sono rimasti di stucco”.

Poi alcuni lo hanno portato a “una messa beat” e alla fine gli hanno chiesto: “che te ne sembra?”. Risposta fulminante: “Non si rinnova la Chiesa con le chitarre”. “No? E con cosa?”. Risposta: “Con il Mistero Pasquale, con il kerigma”.

Il kerigma, che è il cuore dell’annuncio di Kiko, è la notizia – data con la forza dello Spirito Santo – di Dio fatto uomo, morto per noi e risorto. E’ iniziata così un’avventura straordinaria.

VERSO IL MONDO

Oggi a Roma il Cammino è presente in cento parrocchie e ci sono circa 500 comunità. Il movimento ormai vive in cento nazioni del mondo. Tantissime sono le famiglie del Cammino che partono per la missione ai quattro angoli della Terra.

“Il Signore” dice Kiko “ci ha ispirato che dobbiamo preparare 20 mila sacerdoti per la Cina”. Di recente, in un grande incontro, ha invitato i giovani presenti a offrirsi per l’evangelizzazione di quel Paese “dove ci sono un miliardo e 300 milioni di persone che non conoscono Cristo… si sono alzati e sono venuti verso il palco circa 5.000 giovani. Non sapevamo dove metterli. Era un fiume enorme di ragazzi… E dopo si sono alzate circa 3.000 ragazze”.

La Sacra Scrittura annuncia che “il Signore compie meraviglie”. Ma tutto comincia sempre attraverso il semplice “sì”, personale, intimo, che una creatura gli dice. Nel silenzio del mondo. Così la Chiesa rinasce e attraversa i millenni e abbraccia i continenti riempiendoli della luce del Salvatore.

Antonio Socci

Ps Faccio sommessamente notare che stamani per i giornali italiani (con rarissime eccezioni) l’incontro di 300 mila persone dei movimenti con il papa in Piazza San Pietro, non è una notizia degna della prima pagina….
C’è d ridere o da piangere per questo sistema mediatico?

Da “Libero”, 19 maggio 2013

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La crisi provocata dal Concilio Vaticano II secondo padre Enrico Zoffoli

image001[1]Segnalato e scritto da Carlo Di Pietro

Padre Enrico Zoffoli (Marino, 3 settembre 1915 – Roma, 16 giugno 1996) è stato un presbitero e teologo italiano, membro della Congregazione della Passione di Gesù Cristo. E’ molto noto negli ambienti del Cattolicesimo tradizionale e dell’apologetica anche per aver pubblicato il Dizionario del Cristianesimo nel 1992, il testo Contro le eresie del Cammino Neocatecumenale [1] (mai confutato), la lettera a padre Livio Fanzaga del 22 febbraio 1994 Con viva ripugnanza [2] e tanti altri scritti di fede cattolica.

Ordinato sacerdote il 29 aprile 1939 presso i padri Passionisti, si laurea in filosofia e passa a insegnare alla Pontificia Accademia di san Tommaso d’Aquino, venendo nel frattempo nominato esaminatore dei candidati alle ordinazioni sacerdotali dei Passionisti e confessore presso il loro Vicariato di Roma. Successivamente insegnerà anche alla Pontificia Università Lateranense. Predica in tutta Italia missioni e corsi di cultura cattolica per sacerdoti e laici, avviando un cenacolo di studi teologici per giovani e adulti per la comprensione del Magistero della Chiesa. Per oltre mezzo secolo scrive libri di filosofia, apologetica, spiritualità, teologia, agiografia e storia, alcuni dei quali imponenti opere di mole e contenuto. Il pensiero di Padre Zoffoli è maggiormente influenzato da Tommaso d’Aquino e Teresa di Lisieux.

Nel 1958, dopo una visita a suor Celina Martin, l’ultima sorella allora vivente di santa Teresa di Gesù Bambino, viene incaricato di redigere una storia critica di san Paolo della Croce: l’opera finale, che richiederà dieci anni di lavoro, comprenderà oltre seimila pagine, da cui alcuni passi scelti verranno inseriti come preghiere liturgiche nel rinnovato Breviario Passionista.

Nel 1992 pubblica un Dizionario del Cristianesimo, che avrà una recensione entusiasta dell’Osservatore Romano il 16 aprile 1993.

Nei suoi libri uno dei temi più ricorrenti è quello del mistero eucaristico: nel cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, P.Zoffoli pubblica il libro La Messa è tutto, che verrà poi ristampato in forma di catechismo in séguito degli elogi ricevuti da diversi teologi.

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A proposito di “PostConcilio”

Padre Zoffoli, in vari testi e catechesi, sinteticamente così si esprime circa i problemi causati dal Concilio Vaticano II, egli utilizza l’espressione PostConcilio:

E’ un periodo di crisi per la Chiesa, che dal Vaticano II si prolunga da più di un trentennio, minacciando ulteriori crolli nell’ambito della fede e della cultura di un mondo già tradizionalmente permeato di Cristianesimo.

Le ripetute ed amare constatazioni dei Papi obbligano a pensare ad un’apostasia che appare nelle sue reali proporzioni solo riflettendo sulla più tragica di tutte, le possibili perdite della coscienza.

La nozione stessa della verità, interamente capovolta nella radicalizzazione dell’immanentismo dellafilosofia moderna, spinto fino all’oblio dell’ essere in sé ed all’assolutizzazione di una soggettività umana sinonimo di relativismo e storicismo, amoralismo e nichilismo.

Con la luce della verità, va tramontando ogni certezza e valore, ogni fede e ideale, ogni magistero e dogma; per cui nulla sembra più assolutamente vero e indiscutibile.

Coi modernisti dell’inizio del secolo, anche in ambienti cattolici, si ripete che: «la verità non è più immutabile dell’uomo stesso, giacché essa si evolve in lui, con lui e per lui» (Decr. Lamentabili, prop. 26). Infatti, si osa propagare la convinzione che si dà soltanto «una ragione storicamente data; le cui forme mutano col variare dei contesti culturali», per cui sarebbe presuntuoso «riproporre una concezione metafisica, filosofica e teologica totalizzante».

È il nuovo “credo” proposto a conclusione di congressi tenuti da teologi “cattolici” negli anni ’70 e ’80.

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A proposito di Paolo VI

Paolo VI ne era pienamente consapevole quando gemeva:

«La verità è in crisi. Alla verità oggettiva, che ci dà il possesso conoscitivo della realtà, si sostituisce quella soggettiva: l’esperienza, la coscienza, la libera opinione personale, quando non sia la critica della nostra facoltà e capacità di conoscere, di pensare validamente. La verità filosofica cede all’agnosticismo, allo scetticismo, allo snobismo del dubbio sistematico e negativo. Si studia, si cerca per demolire, per non trovare. Si preferisce il vuoto […]. E con la critica della verità filosofica […] la verità religiosa è crollata in molti animi che non hanno più saputo sostenere le grandi e solari affermazioni della scienza di Dio, della teologia naturale, e tanto meno quelle della teologia della rivelazione: gli occhi si sono annebbiati, poi accecati...» (Udienza generale, 20.5.1970).

Così, la Chiesa del PostConcilio «si trova in un’ora di inquietudine, di autocritica, si direbbe di autodistruzione. È come uno sconvolgimento interiore, acuto e complesso, che nessuno si sarebbe atteso dopo il Concilio. Si pensava ad una fioritura, ad un’espansione serena delle concezioni maturate nelle grandi assise del concilio. Ma … se ne viene a sottolineare soprattutto l’aspetto doloroso. Come se la Chiesa percuotesse se stessa…» (Discorso 7.12.1969).

Insomma, «per qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio: il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, lo scontro si sono fatti largo. Noi avremmo creduto che l’indomani del concilio sarebbe stato un giorno di sole per la Chiesa. Ma invece del sole, abbiamo avuto le nuvole, la tempesta, le tenebre. Cosa è successo? … Una Potenza avversa è intervenuta: il Diavolo, questo essere misterioso...» (Discorso 29.6.1972).

In realtà, si è trattato di «interpretazioni arbitrarie e offensive di verità sacrosante della fede cattolica…»; di «voci […] che tentano di deformare dottrine fondamentali chiaramente professate dalla Chiesa di Dio, circa, ad esempio, la risurrezione di Cristo, la realtà della sua vera presenza nell’Eucaristia, ed anche della verginità della Madonna, e di conseguenza il mistero augusto dell’incarnazione ecc. – e ciò che spaventa non è soltanto la gravità di queste false affermazioni, ma altresì l’audacia irriverente e temeraria con cui sono pronunciate, lasciando intravedere che si insinua qua e là il criterio di giudicare le verità della fede a piacimento, secondo la propria capacità d’intendere e il proprio gusto di interloquire nel campo teologico e religioso...» (Udienza generale 30.11.1966).

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Col tempo, l’analisi di Montini non cessa di essere sempre più approfondita, leale, quasi spietata

«Oggi da qualcuno dentro la chiesa […] si guarda con riserva, con diffidenza al magistero ecclesiastico. Al magistero ecclesiastico si vorrebbe più che altro riconoscere oggi da alcuni l’ufficio di confermare, la credenza infallibile della comunione dei fedeli […] ed a questi si vorrebbe da altri seguaci della dottrina negatrice del magistero ecclesiastico, riconoscere la capacità d’interpretare liberamente, secondo il proprio intuito, che facilmente si pretende ispirato, la S. Scrittura. La fede così diventa apparentemente facile, perché ciascuno se la modella come meglio vuole, ma perde la sua autenticità, la sua sicurezza, la sua vera verità, e perciò la sua urgenza di essere ad altri comunicata: diventa un’opinione personale» (L’Osservatore Romano 12.1.1967).

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A proposito di Giovanni Paolo II

Offuscata – ed anzi respinta – la luce della «verità assoluta», ne è seguito il rifiuto della Rivelazione e delle sue fonti; l’insofferenza del Magistero infallibile; la storicizzazione di tutte le verità in materia di fede e di morale; il giudizio livellatore delle religioni, ritenute tutte vere secondo il loro parziale e sempre mutevole momento culturale; la sensibile estinzione dello spirito missionario e quindi un ecumenismo superato dall’ansia irenistica radicalmente agnostica, negatrice dell’indiscutibile emergenza del Cristianesimo, della Chiesa.

Per cui non sorprende l’angosciosa constatazione di Giovanni Paolo II,secondo il quale «si sono propolate vere e proprie eresie in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni...» (Discorso 6.2. 1981).

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Conclusione

Nonostante la implicita critica che padre Zoffoli fa del Concilio, giunge tuttavia a conclusioni che possono essere opinabili, poiché il padre passionista attribuisce il propagarsi delle eresie non tanto al Concilio stesso, ma più alle disubbidienze ed alle errate interpretazioni dei documenti stessi; purtroppo non prende in considerazione – forse nel 1992 ancora non c’era piena consapevolezza del problema o forse per timori personali – l’operato dei pontefici i quali sembrano aver favorito spesso queste interpretazioni anti-tradizionali del Cattolicesimo, sia nella pratica pancristiana del falso ecumenismo [3] che nella divulgazione di documenti ben lontani da quella ortodossia della fede che lo stesso Zoffoli ha difeso per tutta la vita.

Dice: Questo il «PostConcilio» vissuto e sofferto dalla Chiesa, nella quale molti sono ancora lontani dal capire e accogliere il senso più vero del messaggio del Vaticano II, da scoprirsi alla luce della Tradizione Apostolica, interpretata e difesa dal Magistero solenne e ordinario di Papi e Concili, contro tutti i tentativi di eversione, i compromessi con la cultura laicista, i tradimenti dei «figli delle tenebre».

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Fonti e citazioni:

Breve sintesi (affidabile) tratta da Wikipedia
Dizionario del Cristianesimo (Sinopsis, 1993)
Pascendi e decreto Lamentabili del Sommo Pontefice S. Pio X
Paolo VI – Udienza generale – 30 Novembre 1966
Articolo de “L’Osservatore Romano” – 12 Gennaio 1967
Paolo VI – Discorso – 7 Dicembre 1969
Paolo VI – Udienza generale – 20 Maggio 1970
Paolo VI – Discorso – 29 Giugno 1972
Giovanni Paolo II – Discorso – 6 Febbraio 1981

Note:

[1] http://www.radiospada.org/download/Zoffoli_Eresie-del-cnc.pdf

[2] http://www.radiospada.org/download/Zoffoli_viva_ripugnanza.pdf

[3] http://radiospada.org/2013/06/il-falso-ecumenismo/

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