Maurizio Blondet 03 Settembre 2013

Il mistero Ratzinger
(Invito alla lettura di Maurizio Blondet)

Chiunque ha potuto constatare questo strano fenomeno: tutti gli ambienti politici occidentali, all’unisono, nello stesso momento (tra marzo e maggio del 2013) hanno preso a legiferare per le «nozze omosessuali». Come fosse il problema più grande ed urgente, da risolvere subito. E ciò, proprio mentre la recessione mondiale ne poneva di ben più pressanti e giganteschi: dallo strapotere della finanza speculativa senza freni alla disoccupazione di massa nell’Europa periferica, dall’iniquità sociale assurdamente crescente ai debiti pubblici astronomicamente crescenti per il fatto che il «salvataggio» del sistema bancario era stato accollato ai contribuenti, fino allo smantellamento dello Stato sociale che aveva garantito per oltre un secolo dignità, sicurezza e una relativa uguaglianza alle cittadinanze d’Europa. No, tutto questo passava in seconda linea davanti al Problema: la «discriminazione contro i gay», la loro «parificazione» alle coppie normali, compreso il matrimonio e il «diritto di adottare» bambini altrui. Proteste e persino manifestazioni di piazza, indicanti una vasta opposizione a questo progetto da parte della popolazione, sono state rigettate con spregio. Chi si oppone al «matrimonio gay» con seri argomenti politico-sociali, è bollato come «omofobo», ossia come un odiatore irrazionale degli invertiti in quanto persone, dunque da nemmeno ascoltare, ma anzi da escludere dal discorso pubblico (1); e ben presto anche da incarcerare, quando il reato di «omofobia» diverrà norma di legge.

Per chi è appena informato di ciò che si decide dietro le quinte, è apparso evidente che i poteri governativi obbedivano ad un ordine dato. Da quali centrali è partito quest’ordine?

Il presente libro di Michel Schhoyans – il nuovo libro EFFEDIEFFE edizioni – comincia a rispondere alla domanda. Schooyans, docente di filosofia politica in varie università americane e da ultimo all’università Cattolica di Lovanio (di cui è emerito) da decenni analizza le strategie emanate dalle Nazioni Unite come «fabbrica» della nuova etica «invertita» (è il caso di dirlo): e ciò allo scopo di creare un «nuovo uomo», non più cittadino politicamente responsabile, libero e detentore di sovranità democratica, ma un essere di «genere» indeterminato, volto ai suoi piaceri privatissimi che reclama come «diritti». Diritti che i poteri forti transnazionali son ben disposti a dargli visto che non costano nulla, mentre lo spogliano della sovranità politica che è quella che conta per loro. Difatti, l’imposizione della nuova etica non è che una fase per l’imposizione del Nuovo Ordine Mondiale: un governo globale tecnocratico, governato da «tecnici» e non più da politici votati, tecnici poi selezionati dal sistema finanziario transnazionale.

Si sta dunque avverando, con velocità impressionante, la tesi che Schooyan enuncia in questo libro, indicando le Nazioni Unite come la fabbrica della nuova etica e impositrice dei «nuovi diritti», con lo scopo essenziale di delegittimare gli Stati nazionali intaccandone il loro sistema giuridico, e di completare una inaudita trasformazione dell’uomo in essere zoologico. Nel capitoletto dal titolo assai significativo, «Le passioni come valori», Schooyans ha scritto:

«Stiamo vivendo una rivoluzione antropologica: l’uomo non è più una persona, un essere aperto agli altri e alla trascendenza; è un individuo, votato a scegliersi la sua verità, ad adottare una sua etica; è un nucleo di forza d’interesse e di piacere. (…) Non ci può più essere posto per norme morali obiettive e comuni a tutti. Non ci si inchina più alla dignità di ogni uomo, chiunque egli sia. Oggi i nuovi valori, che G.F. Dumont chiama “valori invertiti”, sono il risultato di calcoli utilitaristici regolati dal consenso: si esprimono nella frequenza delle scelte osservate e si riducono in definitiva a ciò che agli individui fa piacere».

«Con questa concezione dell’uomo e del valore, i diritti umani finiscono per essere ridotti ad un catalogo variabile di rivendicazioni specifiche di singoli individui, acquisiti per consensi successivi, e specchi di puro calcolo di interessi. Poiché non esistono più valori obiettivi (…) il valore nella sua concezione invertita, rappresenta in fin dei conti ciò che soddisfa le passioni umane. Insomma, il diritto fondamentale dell’uomo diventa quello di soddisfare le sue passioni, e a ciò dovrebbe provvedere il diritto positivo».

«(…) Ne deriva che il consenso è investito di una “santità civile”; chi non lo rispetta è colpevole di empietà civile e va punito per disubbidienza. Ogni volta che si lasciano passare “nuovi diritti” del singolo individuo e non più della persona – diritto all’omosessualità, all’aborto, all’incesto, alla prostituzione, alla pedofilia, alla soppressione della tutela parentale sui minori – si fa un nuovo passo avanti in direzione della consacrazione civile della violenza. (…) Al termine di questo percorso il “diritto” alla violenza dovrà essere garantito dalla “violenza delle istituzioni”. Violenza duplice: sui corpi divenuti “disponibili”, ma soprattutto sulla personalità degli individui. Perché il miglior modo di soffocare la contestazione e il dissenso è di prevenirli imponendo alla totalità degli uomini questa “nuova etica” affidata a convenzioni aventi forza di leggi. Per sua stessa natura la nuova etica sarà pertanto intollerante, altrimenti non potrebbe garantire né uniformità sociale né unidimensionalità degli individui, e dunque dovrà avvalersi di un’Inquisizione civile».

È possibile intravvedere un prossimo futuro in cui i nostri politicanti, varando la legge che il «gay a 17 anni» richiede per potere esistere, il suddetto gay potrà esigere da voi, se gli piacete, di lasciarvi da lui sodomizzare; e se vi rifiutate, trascinarvi in giudizio per omofobia. A questo porta il «Diritto al Piacere» come unico criterio giuridico.

Perciò Schoooyans conclude: «Una siffatta idea del valore è distruttiva non solo del tessuto sociale, ma crea le premesse per una nuova barbarie». Una inaudita barbarie, infinitamente peggiore anche dei totalitarismi passati, comunisti: quelli non riuscivano a sodomizzare le anime.

«A questa avanzata – dice Schooyans – contribuiscono non solo i decisori politici, e i mezzi di comunicazione, ma anche quei cristiani troppo zelanti nello stringere la mano che, oggi ancora, tende loro l’angelo delle tenebre».

La «violenza delle istituzioni»: è proprio quella che ci sta opprimendo in questo tempo storico, e ciò proprio mentre ci dichiara «liberi»: liberi di ogni trasgressione, ma guai a chi si oppone alla trasgressività legalizzata: è «omofobo», e cade sotto le punizioni dell’intolleranza conformista del nuovo tipo. L’Inquisizione civile, creata apposta per controllare i dissidenti, è onnipresente: il poliziotto psichico non solo ha dalla sua le alte istituzioni dello Stato, ma anche l’«opinione pubblica», formata continuamente dalla propaganda-pubblicità onnipresente.

L’allora cardinale Joseph Ratzinger capiva benissimo che la posta in gioco era il Governo Globale dei Banchieri, quando nel 1999 scrisse la prefazione italiana ad un altro saggio di Schooyans, «Nuovo Disordine Mondiale»:

«Le tesi portate avanti da Schooyans – scriveva – oltre ad essere un autentico pugno nello stomaco, esprimono una linea interpretativa che potremmo definire autorevolissima della posizione della Chiesa riguardo ad un problema, quale quello della “vita” e della sua strumentalizzazione, che è preconizzato come un tentativo di “dittatura mondiale” perseguita dai Paesi più ricchi, e che si avvale di importantissimi strumenti politici quali l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’ONU, le ONG, la Banca Mondiale e tutte le organizzazioni a esse collegate. Secondo l’Autore, il Nuovo Ordine Mondiale non è altro che il tentativo di imporre la “filosofia dell’egoismo” dei Paesi ricchi ai Paesi poveri o in via di sviluppo, e il dominio di pochi su tutti gli altri».

Non si potrebbe trovare una più precisa definizione degli scopi finali del Governo Globale da secoli preconizzato e promosso, dapprima in circoli ristretti e segreti del potere, ed oggi ormai apertamente proposto come unica soluzione ai problemi creati da quegli stessi circoli («Non c’è alternativa», There is not alternative). La prefazione di Ratzinger continuava denunciando «la confìgurazione sempre più definita che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale», e la «nuova antropologia che dovrebbe essere la base del Nuovo Ordine Mondiale», quella sulla «gender equity ed equality» (allora ancora di là da venir legalizzata): progetto anti-umano verso cui Ratzinger invitò i cristiani a resistere. «A questo riguardo, la voce dei cristiani si è fatta negli ultimi decenni troppo debole e troppo timida».

Sicuramente, e Ratzinger non faceva altro che confermare una linea secolare della Chiesa, ben conscia che il progetto del Nuovo Ordine Mondiale emana dagli ambienti più ferocemente anticattolici, protestanti radicali, ebraismo deviato, Massoneria, che si possono definire rigorosamente anti-cristici.

Dunque è stata una amara sorpresa per i cattolici consapevoli ascoltare Joseph Ratzinger, divenuto pontefice Benedetto XVI, nel Natale del 2005, alla sua prima benedizione Urbi et Orbi, pronunciare queste parole:

«Uomo moderno, adulto eppure talora debole nel pensiero e nella volontà, lasciati prendere per mano dal Bambino di Betlemme; non temere, fidati di Lui! La forza vivificante della Sua luce ti incoraggia a impegnarti nell’edificazione del Nuovo Ordine Mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici. (…) L’umanità unita può affrontare i tanti e preoccupanti problemi del presente: dalla minaccia terroristica alle condizioni di umiliante povertà in cui vivono milioni di esseri umani; dalla proliferazione delle armi alle pandemie e al degrado ambientale, che pone a rischio il futuro del Pianeta».

Qui il nuovo Papa non solo aderiva al mondialismo, ma faceva suoi i più vieti e discutibili motivi per cui la propaganda mondialista sostiene che «non c’è alternativa» al Governo Unico Globale: dal falso umanitarismo della «fame nel mondo» (per alleviare la quale le multinazionali delle sementi non fanno che propagare i semi geneticamente modificati, brevettati da loro e quindi da pagare a loro) al falso pacifismo (non-proliferazione: un cavallo di battaglia dell’ideologia ONU, che serve a disarmare i deboli). Quasi intollerabile poi sentir evocare il «terrorismo globale», invenzione propagandistica con cui l’amministrazione Bush jr. ha invaso due Paesi, Afghanistan ed Iraq; e le «pandemie», il cui timore veniva sapientemente diffuso proprio allora dall’Organizzazione Mondiale della Sanità senza altro fondamento che far vendere centinaia di milioni di dosi di vaccini inutili con enormi profitti delle Case farmaceutiche globali; «pandemie» qualche volta evocate da ben identificati ambienti globalisti come strumento per alleggerire l’umanità di alcuni miliardi di individui, onde ridurla a un numero «sostenibile» per il Pianeta. Impressionante poi il voler mettere il progetto mondialista quasi sotto il patronato di Gesù Bambino…

Peggio. Nel 2011, il Pontificio Consiglio Justitia et Pax, un organo ufficiale vaticano, ha emanato un documento – «Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale» – dove si afferma, é più né meno, la necessità di un Governo Unico Mondiale come soluzione all’attuale crisi economica. Lungi dal denunciare il sistema bancario globale, il documento attribuisce la crisi all’assenza di un potere super-sovrano, che sia in grado di «unificare la famiglia umana»; e si auspica che questo governo unificato globale possa essere costituto dalle organizzazioni transnazionali oggi esistenti: ONU, Fondo Monetario, Banca Mondiale – insomma proprio gli organismi che Ratzinger vigorosamente denunciava nella sua prefazione al saggio di Schooyans. In particolare quell’ONU che, come il Vaticano sa benissimo, promuove la «nuova etica», l’aborto, la denatalità, la sterilizzazione delle donne del terzo mondo.

«Un lungo cammino resta da fare – constata il documento – prima di arrivare alla costituzione di tale Autorità pubblica di competenza universale. Logica vorrebbe che il processo di riforma si sviluppasse avendo come punto di riferimento l’Organizzazione delle Nazioni Unite, in ragione dell’ampiezza mondiale delle sue responsabilità, della sua capacità di riunire le nazioni della Terra e di quelli delle sue Agenzie specializzate […] Ad un governo mondiale non si può pervenire, se non dando espressione politica a preesistenti interdipendenze e cooperazioni».

Come mai Benedetto XVI manifestava una posizione del tutto opposta a quella che sembrava nutrire quando era il cardinal Ratzinger?

(troverete la recensione completa all’interno del libro)

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Lettera ad un amico omosessuale: perché non serve una legge contro l’ “omofobia”

di Costanza Miriano

Siccome ti voglio bene, ti spiego perché non c’è bisogno di una legge contro l’omofobia

Caro Fabio,
avrei voluto scrivere caro amico omosessuale, ma perché dovresti essere definito dal tuo orientamento? Io non mi definisco mai eterosessuale, e mi offenderei se qualcuno lo considerasse il mio tratto distintivo. Quindi non vorrei offenderti, chiamandoti omosessuale. Tanto meno userò la parola gay, che vuol dire contento, e mi sembra un modo un po’ disonesto di definirsi, come se gli altri lo fossero di meno. Quanto ad altri sinonimi più all’antica, apprezzo il coraggio di alcuni, per esempio di quelli del Foglio, nell’usarli, ma tu sai quanto ti voglio bene, e quanto rispetto la tua sensibilità, quindi li censurerò.
Comunque, dicevamo, caro Fabio, e fin qui ci siamo. Perché tu davvero mi sei caro. Capisco che tu abbia sofferto per arrivare a definirti omosessuale. Capisco la sofferenza che hai letto negli occhi dei tuoi, e a volte nella curiosità o nel disprezzo di alcune persone. Ma chi di noi non ha sofferto per diventare grande? Per scegliere cosa tenere di quello che aveva ricevuto e cosa buttare via? Per fare i conti con gli errori e le mancanze degli altri? Per la non accettazione, per le cattiverie, gli sgarbi, il cinismo, le falsità? Credi di essere stato solo, ad avere avuto questi privilegi?
L’essere umano è una cosa complicatissima, è un mistero, noi siamo un mistero a noi stessi, ed è una pia illusione piallare asperità e oscurità degli uomini, illuminarne lati oscuri, imbrigliarne imprevisti a colpi di legge.
Ti chiedo scusa se a volte ti sei sentito giudicato da me, è qualcosa di cui dovrò rendere conto, ma d’altra parte sappi che io giudico spesso, e non solo te. Devo correggermi, e non lo farò perché c’è una legge, ma perché ci sto lavorando.
A questo punto però vorrei che anche tu fossi onesto con me. Perché credi che ci sia bisogno di una legge contro l’omofobia? L’Italia è oggettivamente uno dei paesi più tolleranti al mondo. Quello che fai in camera da letto non è reato – e ci mancherebbe. La coppietta di uomini che voleva sposarsi è salita sul palco di Sanremo, lo spettacolo più nazionalpopolare che ci sia, guardato da nonnette e bambini. In ogni fiction c’è sempre l’amico omosessuale intelligente e simpatico, mai cattivo, perfido, disonesto. Se vuoi comprarti una casa con un tuo amico vai da un notaio e ve la cointestate. Se venissi picchiato per strada, e grazie al cielo non ti è mai successo, gli aggressori verrebbero puniti, qualunque sia il motivo che li muove. Qualunque fosse la discriminazione, la violenza, l’offesa alla tua dignità, il nostro codice già ti fornisce abbondanti strumenti di difesa (con in più la già esistente aggravante per motivi abietti).
Sai bene, te l’ho raccontato, che a scuola, lo posso testimoniare da mamma e da rappresentante di classe, si fanno delle vere e proprie catechesi contro le discriminazioni, per la diffusione delle teorie di genere. Le vogliono i ministeri per le pari opportunità e quello per l’educazione.
Mi resta ancora da capire in cosa tu venga discriminato. Io, come anche molti pensatori dentro e fuori la Chiesa, rifiuto le gender theories, e in questo caso sono io, o meglio, i miei figli che vengono discriminati.
Non capisco davvero a cosa serva questa legge, cosa davvero ti manca.
Ho una paura. Tra i tanti rischi che comporta l’affermazione delle teorie di genere, e sono davvero tanti, ma non riguardano te, Fabio, ce ne è uno che mi sta particolarmente a cuore. Non vorrei che un giorno io potessi essere fuori legge se mi trovassi a dire che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre, di un maschio e di una femmina. Non vorrei che questa legge fosse propedeutica a una proposta sui matrimoni omosessuali, e soprattutto sulle adozioni.
Questo no, non puoi chiedermelo. Puoi anzi devi pretendere rispetto, tutela, astensione dal giudizio. Ma non puoi pretendere che neghiamo la realtà, e cioè che non difendiamo i bambini da questo rischio: essere cresciuti da due genitori dello stesso sesso, essere privati del confronto con uno dei due sessi, che non sono orientamenti culturali, né caratteristiche accessorie, ma i due cardini profondissimi della struttura dell’essere umano. Tutti noi ci siamo formati in parte somigliando in parte negando la somiglianza al genitore del nostro sesso, e confrontandoci con quello dell’altro sesso, pietra di paragone. Tutti noi abbiamo ricevuto accudimento materno ed educazione paterna. Tutti noi, infine, veniamo da un padre e una madre, e questo nessuna legge potrà mai cancellarlo.
Io non giudico neanche il tuo desiderio di diventare padre, ma purtroppo i figli non sono un diritto, sono loro ad avere diritto a un padre e una madre, e una legge di un paese civile deve necessariamente tutelare loro per primi, la parte debole.
Se tu vorrai un figlio dovrai aggirare l’ostacolo, chiedendo la collaborazione di una donna, e sappiamo cosa questo possa concretamente significare: donne bombardate di ormoni per produrre ovuli, o costrette a portare in grembo un bambino di cui non saranno le madri, e non vedo altro motivo a spingerle che la necessità economica (perché le femministe non protestano contro questa massima forma di schiavitù?). Oppure potrai adottarlo, e come dici tu, sarà sempre meglio di niente, per il bambino, ma io non credo affatto, come Obama, che “love is love”, e credo che un bambino a cui venga tolto il confronto con la madre e il padre non potrà crescere bene.
Se la legge venisse approvata, queste cose non le potremo più dire? Questo sarà discriminarti? Se così fosse la legge sarebbe inapplicabile, perché se il problema delle carceri è il sovraffollamento, tante persone di buon senso dovrebbero essere pronte a sfidare la legge.
Di certo tra gli altri lo saremo noi cattolici. Se proclamare il Catechismo della Chiesa cattolica diventerà fuori legge, non si troverà un milione di cattolici pronti a leggerlo in pubblico? Se non un milione, centomila? Se non centomila, diecimila? E dove ci metteranno?

Per vedere il video di Jason Evert dal titolo “Cosa pensa la Chiesa riguardo agli omosessuali” e per leggere il comunicato dell’Arcivescovo conciliare di Bologna contro le gravi affermazioni del sindaco su adozioni e matrimoni gay, clicca qui sotto

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2838

Fonte: Blog di Costanza Miriano, 23/07/2013

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Gli insegnanti portano centinaia di bambini allo spettacolo ”Piccolo Uovo”, storia di famiglie con due mamme o due papà

– di Benedetta Frigerio –

«Gentili insegnanti, vi contattiamo per segnalarvi gli ultimi spettacoli della stagione del Teatro Litta rivolti ai vostri ragazzi». Queste le parole di presentazione di una email inviata alle scuole materne ed elementari milanesi, sia statali sia private, dallo storico teatro di Corso Magenta. La lettera è un invito ai bambini dai 3 agli 8 anni di età ad assistere allo spettacolo Piccolo Uovo, che avrà luogo nelle mattinate del 12 e 13 marzo prossimi.

FAMIGLIE DIVERSE
Di cosa parla lo spettacolo? Ecco cosa si legge: «Una bambina è arrabbiata con la sua famiglia. Si chiude in camera sua come dentro al guscio di un piccolo uovo, da lì non vuole uscire e gioca con il suo amico immaginario, gioca con le ombre, gioca a viaggiare alla scoperta di tante famiglie diverse, fino a scoprire qual è quella giusta per lei». Lo spettacolo, dunque, racconterebbe «con delicatezza», di famiglie diverse da quella tradizionale: «Famiglie come quelle di molti dei piccoli spettatori, famiglie allargate, famiglie con un genitore solo, famiglie con figli adottati, ma anche famiglie con due mamme o due papà. Famiglie diverse, ma diversamente felici. Perché la felicità non è a senso unico».
L’autrice del libro da cui è tratto lo spettacolo, Francesca Pardi, lesbica con quattro figli, aveva spiegato nel gennaio scorso, quando il libro cominciava a girare negli asili, che «Piccolo Uovo prima nel guscio conosce le famiglie diverse e vede che sono tutte belle e quindi alla fine riesce a uscire dal guscio. Il messaggio per i bambini è che non si sa dove finirà il piccolo, ma non ha importanza perché non c’è una forma preferibile».

PIU’ DI 500 BIMBI
La lettera di invito allo spettacolo è stata mandata «a tutte le scuole di Milano che da anni sono nella nostra mailing-list. E la risposta è stata positiva tanto che faremo due repliche a Milano. Il 12 verranno 180 bambini, il giorno successivo per ora 90, ma le vendite sono ancora aperte», spiegano gli impiegati della biglietteria del teatro comunale di Casalpusterlengo, gestito dal Litta, dove il 19 febbraio scorso c’erano 230 bambini ad assistere allo spettacolo.

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La massonica ONU definisce tortura l’opposizione all’aborto e all’ideologia gender

di Lorenzo Schoepflin

La “stanza della meditazione” all’interono dell’ONU, gestita dalla Lucis Trust, ex Lucifer Trust.

Si intitola «Report del relatore speciale sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti». Il relatore speciale, titolo che l’Onu attribuisce a personalità operanti per conto delle stesse Nazioni Unite in specifici ambiti, risponde al nome di Juan E. Méndez e il testo fa parte dei documenti presentati durante la ventiduesima sessione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu.

Sin dall’introduzione il report potrebbe apparire condivisibile poiché animato da nobili intenti, tra cui in particolare quello di individuare e stigmatizzare pratiche in ambito sanitario che possano configurarsi come atti lesivi della dignità umana. E’ proprio il concetto di tortura ad essere ampliato nell’ambito del report, estendendone l’applicazione dai classici campi, come quello della detenzione e quello militare, ad uno meno usuale: tortura, si afferma ad esempio, è anche un intervento medico invasivo effettuato senza il consenso del paziente. Ma, come a volte (forse troppo spesso) accade quando si tratta di documenti ufficiali di istituzioni sovranazionali, è nei dettagli che si nasconde l’inganno. Si celano tra le righe, più o meno esplicitamente, contenuti completamente in contrasto con un’antropologia e una politica ispirate ai principi non negoziabili. Il tutto inserito in un contesto che, come detto, a prima vista potrebbe incontrare il favore di chiunque.

Il report in questione è un fulgido esempio di questa strategia.
Nella sezione B del testo, dedicata al cosiddetti «diritti riproduttivi», ecco cosa si legge al punto 46: «Enti internazionali e regionali attivi nell’ambito dei diritti umani hanno cominciato a riconoscere che l’abuso e il maltrattamento di donne che cercano servizi di salute riproduttiva possono causare tremende e durevoli sofferenze fisiche e psicologiche». Tra gli esempi di queste violazioni, si cita «il rifiuto dei servizi sanitari legalmente disponibili, come l’aborto e la cura post-aborto». Non praticare un aborto sarebbe dunque una forma di tortura inflitta ad una donna. Si pretenderebbe forse troppo se si chiedesse che un’istituzione come l’Onu – in seno alla quale alcune lobby vorrebbero che l’interruzione volontaria di gravidanza venisse catalogata tra i diritti legati appunto alla «salute riproduttiva» (ma intanto parlano come se già fosse così) -, definisca tortura ciò che lo è veramente: proprio l’aborto, che infligge dolore e morte ad un essere umano innocente ed indifeso e lascia un vuoto incolmabile e doloroso nel grembo e nel cuore materno. Ma, almeno, sarebbe auspicabile che la logica delle cose non fosse completamente sovvertita, fino ad arrivare a definire implicitamente i migliaia di obiettori di coscienza come dei perfidi torturatori.

Al punto successivo, il 47, si cita il caso di una donna polacca alla quale fu negato un test genetico sul bimbo che portava in grembo dopo che un esame ecografico aveva evidenziato anormalità del feto. Della vicenda si occupò la Corte europea dei diritti dell’uomo, stabilendo che la donna si trovava in una «situazione di grande vulnerabilità». Nel report dell’Onu si legge che, in casi come questo,  «l’accesso alle informazioni sulla salute riproduttiva è fondamentale per la capacità di una donna di esercitare l’autonomia riproduttiva e i diritti alla salute e all’integrità fisica». Non passare al setaccio la vita nascente al fine di eliminarla se non rispondente ai requisiti qualitativi attesi sarebbe dunque un’altra forma di tortura.

La sezione E del report si occupa invece dei «gruppi emarginati», tra i quali, in quarta posizione dopo sieropositivi, tossicodipendenti e prostitute, si trovano «persone lesbiche, gay, transessuali, bisessuali e intersex» (solitamente indicati con l’acronimo Lgbti). A tal proposito, tra i trattamenti classificabili come tortura, ci sarebbe la pretesa che per cambiare il proprio sesso indicato sui documenti di identità, una persona debba sottoporsi ad un intervento chirurgico. Questo tipo di intervento causa sterilità e cambiamenti irreversibili al proprio corpo, influenzando negativamente la vita familiare e riproduttiva e minando l’integrità fisica della persona. Nel documento, come esempio che dovrebbe fungere da guida per la tutela dei diritti, si cita il caso dell’Ontario, dove per cambiare il sesso sul certificato di nascita non è necessario operarsi.

Un’interpretazione perfettamente in linea con l’ideologia del gender, secondo la quale il sesso non è determinato biologicamente, ma è solo uno stato variabile autonomamente deciso dall’individuo. Perché costringere un uomo che si sente donna a cambiare sesso chirurgicamente quando si può semplicemente correggere un pezzo di carta come il certificato di nascita o la carta d’identità? Perché “torturarlo” così crudelmente? Perché impedirgli di poter tornare uomo se dovesse nuovamente sentirsi tale?
Il report si conclude con l’immancabile tentativo di obbligare gli Stati ad armonizzare le leggi a livello internazionale in senso abortista e in modo compiacente con la lobby Lgbti: si raccomanda infatti che vengano messe in atto tutte le misure necessarie – anche legislative – per prevenire tutti i tipi di tortura citati.

Non è la prima volta che il concetto di tortura viene utilizzato per questi scopi: nel 2011 la Commissione Onu contro la tortura si era occupata dell’Irlanda, dove la legge sull’aborto è molto restrittiva. Secondo la Commissione, eventuali azioni penali contro le donne che decidono di abortire si configurerebbero come violazioni della «Convenzione contro la tortura e altri trattamenti e pene crudeli, inumani o degradanti».

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Roma – municipio II. L’assessore comunale: non è educativo.
Il bambino ha due mamme:  l’asilo annulla la festa del papà

L’iniziativa in una scuola materna della Capitale: per non turbare un alunno con due madri. Protestano altri genitori

ROMA – Il 19 marzo è la festa del Papà e in molte scuole italiane si celebra la ricorrenza che nel nostro Paese, di tradizione cattolica, coincide con San Giuseppe, padre putativo di Gesù e archetipo del papà e del marito devoto. Ma cosa succede se un bambino è figlio di genitori omosessuali e ha, per esempio due mamme? In una scuola materna di Roma il problema è stato risolto, dopo aver sentito una psicologa, cancellando la festa del papà e optando per una generica festa della famiglia. Ed è scoppiato il putiferio.

Un folto gruppo di genitori ha inoltrato una formale protesta al Municipio II, di competenza per l’istituto, e l’assessore municipale gli ha dato ragione: «Mi sento di condividere il disappunto di queste famiglie – ha commentato Gloria Pasquali assessore municipale alle Politiche educative -, non si tratta di discriminare qualcuno ma credo che non sia corretto cambiare così il calendario delle attività scolastiche e che non sia nemmeno educativo per chi non ha il papà». Della stessa opinione anche Emma Ciccarelli, presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio: «Quello che ci sta a cuore – ha detto – non è la polemica fine a se stessa, ma il bene del bambino in questione. Quanti altri bambini in Italia vivono senza avere accanto i propri genitori? Penso ai bambini orfani ad esempio o a molti figli di genitori separati, anche per loro bisognerebbe non vivere questa festa? E dopo? Cancelliamo anche la festa della Mamma per tutti i casi inversi?».

Eppure quelle di Ciccarelli sono le stesse argomentazioni adottate dalla famiglie omogenitoriali per sostenere la tesi opposta: «Siamo scioccati – ha detto Tommaso Giartosio, padre, insieme al suo compagno di due bambini -, di casi come questi ce ne sono stati altri in Italia ma a volte la cosa si risolve con il buon senso. Perché dobbiamo tenere questi totem della festa del papà e della festa della mamma? E chi ha i genitori divorziati? E chi ne ha perso uno? Se hai un bambino nero in classe non fai la festa della razza bianca».

Giuseppina La Delfa, presidente delle Famiglie Arcobaleno e madre, insieme alla sua compagna, di due bambine, descrive la situazione paradossale in cui si possono trovare i piccoli: «Noi genitori omosessuali – dice al Corriere – siamo madri o padri e non abbiamo nessuna preclusione a festeggiare i papà e le mamme, le nonne e i nonni. Anzi, siamo favorevoli. Ma il problema si pone quando una maestra fa recitare la poesia: “Quanto è bello il mio papà” a un bimbo che ha due mamme». La Delfa racconta che, sempre in una scuola romana, a Francesca, mamma con la compagna di 2 bimbe, è stato risposto: «Se un bambino avesse appena perso il padre si dovrebbe festeggiare la festa del papà lo stesso perché è tradizione e non è giusto che gli altri ci rimettano».
L’imbarazzo si può creare anche in altri casi. Sono molte le famiglie adottive che hanno dovuto improvvisare un disegno alla bell’è meglio quando la maestra agli alunni aveva chiesto di portare a scuola una fotografia di quando erano appena nati. E qui sta alla sensibilità delle singole educatrici o dei singoli educatori risolvere la questione.

La polemica però non finisce di sicuro qui. Ieri fioccavano le dichiarazioni di Fratelli d’Italia, il movimento nato a destra del Pdl, in cui si gridava alla strumentalizzazione della vicenda per «affermare che esistono altre forme di famiglia differenti dall’unione stabile fra uomo e donna». Eppure esistono se i loro figli vanno a scuola.

Monica Ricci Sargentini
@msargentini16 marzo 2013 | 10:49
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_marzo_16/scuola-festa-papa-212210011235.shtml

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20 marzo 2013 | Autore |
Di Anna Lombroso Fonte: ilsimplicissimus

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Chissà se l’ha chiesto l’Europa alla professoressa Cristina Bonaglia, preside del liceo Fermi di Mantova, di effettuare test di ingresso alla sua scuole, instaurando, per motivi di necessità, il numero chiuso.

“Siamo oltre i trenta alunni per ognuna delle nostre sei prime, troppi. Faremo come all’università: prova d’ammissione e numero chiuso. Useremo il criterio della meritocrazia, come ha già deciso il consiglio d’istituto. Invito i genitori a non allarmarsi”.

Con una circolare, la dirigente del provveditorato provinciale ha chiesto alle famiglie “in eccedenza” di accettare lo spostamento del figlio all’istituto indicato come seconda scelta”. Non è la prima e non sarà l’ultima, la preside Bonaglia: anche la seconda scelta minaccia di seguire il suo esempio: pochi professori, poche aule, rischio di affollamento e scarsa professionalità. Altri, come il convitto Umberto I di Torino, “approfittano” del test d’ingresso a gennaio, “per motivare maggiormente i futuri alunni del liceo”, per istruirli meglio con la cultura del mercato, della concorrenza e della competitività.

C’è poco da stupirsi: in Paesi ridotti come la Londra di Oliver Twist, la prossima procedura di selezione, già silenziosamente applicata in Grecia, consisterà nel somministrare sapere a chi non sviene dalla fame, far fare compiti in classe a chi si porta i fogli protocollo da casa insieme alla carta igienica, far pagare in forme dirette e indirette il diritto all’istruzione in modo che sia esplicitamente chiaro che non lo è più, un diritto, ma un privilegio, forse un’elargizione, offerta magari come negli Usa, a chi gioca bene a calcetto, e certamente una concessione.

In fondo qual è il rischio? Che si allarghi quella zona grigia, che si abbassi la sua età media, che cresca di numero, in tutto il Paese, quell’esercito di ragazzi e ragazzini che non vanno a scuola, non hanno l’età per accedere a un lavoro, che quando la raggiungono non hanno un mestiere, che comunque il lavoro non c’è, che non tentano più nemmeno concorsi che vanno deserti, che- li vediamo già – ciondolano in branco per strada, o stanno a casa, letargici, davanti al pc o alla tv, insomma che lieviti una moltitudine offerta al mercato della precarietà quando non alla manovalanza criminale.

Siamo ormai ridotti o ad accontentarci, o all’esercizio della nostalgia: di Dolci, di Capitini, di Don Milani, di Calamandrei, di maestri e maestre che pensavano – e militavano, quindi – che la scuola non fosse solo strumento di sapere, ma anche di conoscenza e coscienza di sé e del proprio valore, e motore di civiltà. I lumi scendevano verso le basi secondo vecchi sogni e utopie ora dismesse, per abbattere le barriere di classe, per permettere al popolo di sapere, e quindi di difendersi.
E’ grazie a loro, al vituperato ’68, a conquiste di diritti e garanzie del lavoro, cui obbligatoriamente ci hanno fatto rinunciare, che le scuole superiori si erano aperte ai “figli del popolo”, alla piccola e modesta borghesia che prima doveva ripiegare sulle magistrali per le ragazze o per gli istituti tecnici per i maschi, mentre alla borghesia veniva riservata la facoltà di inventarsi le sue scuole, affidate o meno a ordini religiosi, sensibili a perpetuarsi della cultura dominante e alla superiorità della classe dirigente.
Sembra sia rimasta a loro la vocazione. Ai preti e ai sacerdoti del mercato che promuovono le loro scuole e le loro università, nelle quali riaffermare la supremazia del profitto, propagare le credenza che un Paese progredisce se cresce il Pil, mentre diminuisce il numero di cittadini privati del diritto alla salute o all’istruzione.

La “vocazione” sembra non fare più parte dell’attrezzatura obbligatoria dei docenti, così come sono stati costretti a abbandonare la certezza del posto fisso. Senza la crudeltà del dottor Johnson che si riferiva all’esercito, grazie alla decadenza obbligatoria indotta dal pensiero forte berlusconiano e post berlusconiano, ai tagli, grazie al progressivo abbattimento, largamente suicida, dei valori della cultura, dell’istruzione, della conoscenza, anche come fattori di competitività e affermazione di un paese, la scuola è sospetta di diventare l’ultimo “rifugio degli imbecilli”, o dei frustrati, dei “remissivi”, degli amorfi, condannati a una grigia mediocrità
A meno che non rialzino la testa per la loro personale dignità, ma per il riscatto della scuola, della conoscenza, del sapere, che sono poi la vera arma da mettere in mano a chi vuole riprendersi il futuro.
Ecco adesso hanno il tempo e il motivo giusto per scendere in piazza ben oltre la battaglia sulle 20 ore, per dimostrare che la scuola, come i diritti e la bellezza, sono di tutti i cittadini e che la loro vocazione è insegnare per imparare, tutti, l’uguaglianza.

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21 ottobre 2012 | Autore
Fonte: www.gofasano.it

Unesco, omosessualità e controllo demografico

logo unesco

Vescovo Cordoba denuncia piano Unesco per aumentare gay

E’ avvenuto in Spagna ad opera di Demetrio Fernandez

L’Unesco ha un piano per fare in modo che “la metà della popolazione mondiale sia omosessuale”. E’ l’incredibile e sorprendente denuncia del vescovo di Cordoba, Demetrio Fernandez, pronunciata – riporta El Pais – durante la celebrazione il 26 dicembre nella città andalusa della Festa della Santa Famiglia.

Un’omelia che è stata tra l’altro pubblicata a fine anno sul sito internet del Servizio comunicazione dei Vescovi della Spagna meridionale. Il prelato ha affermato nel suo sermone che il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia del Vaticano, gli aveva detto “pochi giorni fa a Saragozza che l’Unesco ha previsto per i prossimi 20 anni di ottenere che la metà della popolazione mondiale sia omosessuale”. E, secondo il curioso ragionamento di Fernandez, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura utilizza “vari programmi” per “introdurre l’ideologia di genere, che è già presente nelle nostre scuole”.

Il vescovo di Cordoba ha affermato che l’ideologia di genere sostiene che “nessuno nasce uomo o donna, bensì sceglie secondo il suo capriccio, e può cambiare sesso quando vuole, a suo piacimento“. Per il prelato, è “la realizzazione finale di una cultura che vuole rompere totalmente con Dio, il Dio Creatore che ha messo nella nostra natura la distinzione tra maschio e femmina”.
Ben presto, quindi, non si parlerà più esclusivamente di Adamo ed Eva come progenitori dell’umanità, ma anche di Adamo e Andrea oppure Eva e Carmela.

Roberta Marinelli.

http://www.gofasano.it/rubriche/curiosita/9328-vescovo-cordoba-denuncia-piano-unesco-per-aumentare-gay.html

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DALLA OMOSESSUALITÀ

SI PUÒ GUARIRE!

DA POVIA AL dottor Joseph Nicolosi UNA CONFERMA:

LA VITA DELL’OMOSESSUALE PUò CAMBIARE SE C’è LA volontà.

(a  cura di Claudio Prandini)

Sono il Dr. Joseph Nicolosi,

 presidente di NARTH

Vorrei dirvi perché mi impegno per sostenere ciò in cui credo. Viviamo in una cultura dove la tolleranza, la diversità, e il diritto ad autodefinirsi sono tenuti in alta considerazione. Attualmente, le persone che desiderano vivere la loro vita come “gay” sono liberi di farlo. È un loro diritto.

Ma c’è un’altra minoranza sessuale di cui vorrei parlarvi. Si tratta di uomini e donne che – nonostante provino sentimenti omosessuali – credono che l’umanità sia stata creata per essere eterosessuale. L’omosessualità non potrà mai definire “ciò che queste persone sono veramente.” I maggiori gruppi di professionisti – l’Associazione Psicologica Americana e l’Associazione Psichiatrica Americana – (le “APA) – hanno abbandonato queste persone. Oggi gli attivisti gay parlano in nome delle APA di argomenti relativi all’omosessualità. In contrasto, gli “ex-gay” – La minoranza sessuale cui ho fatto cenno – vengono semplicemente dimenticati. Poiché hanno dato ascolto soltanto agli attivisti gay, non agli ex-gay, le APA hanno promosso il mito che certe persone “nascono omosessuali.” Hanno anche incoraggiato la credenza che se avete attrazioni omosessuali, allora “gay” è semplicemente “ciò che siete” – e che rivendicare un altro stile di vita o un’altra identità equivale a tradire la propria “vera natura”. Le APA hanno anche abbandonato la consueta convinzione che i bambini hanno bisogno SIA di una madre SIA di un padre. Inoltre, hanno incoraggiato il mito che l’omosessualità sia esattamente come l’eterosessualità, eccetto per il sesso del partner. Tutte queste idee sono … soltanto miti. Come potrebbe essere vero?

Vi invito a leggere il materiale postato su questo sito web (vedere qui). In tutti i nostri scritti ci siamo impegnati molto per essere scientificamente precisi, ed anche per essere imparziali e rispettosi nel rappresentare le idee di chi non è d’accordo con noi. Poiché in un dibattito rispettoso “la tolleranza, la diversità e l’inclusione” costituiscono le linee guida fondamentali. Per questo mi impegno per sostenere ciò in cui credo.

INTRODUZIONE

SANREMO: SECONDA STROFA

CANZONE DI POVIA FA INFURIARE GAY

Fonteweb

AGI) – Roma, 16 feb. – La seconda strofa di “Luca era gay” di Giuseppe Povia, canzone che l’ex vincitore di Sanremo portera’ al festival, ha suscitato l’indignazione (gia’ annunciata prima ancora che il testo fosse reso noto) dell’Arcigay e delle associazioni degli omosessuali. “Rappresenta una coltellata al cuore di chi combatte quotidianamente per affermare se stesso oltre ogni pregiudizio e desidera esprimersi alla luce del sole”, scrive l’Arcigay che critica soprattutto il fatto che la canzone in qualche modo avalla “un radicato stigma sociale che definisce l’amore omosessuale come inferiore, sporco e peccaminoso, l’omofobia viene a far parte dell’Io, influenzando l’autostima e contribuendo alla formazione di disagio psico-sociale”.

La strofa incriminata dice: “Sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte. Mi vergognavo e le cercavo di nascosto. C’era chi mi diceva: e’ naturale. Io studiavo Freud, non la pensava uguale. Poi arrivo’ la maturita’ ma non sapevo che cos’era la felicita’. Un uomo grande mi fece tremare il cuore ed e’ li’ che ho scoperto di essere omosessuale. Con lui nessuna inibizione. Il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore. Si’ con lui riuscivo ad essere me stesso. Poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso e mi sentivo un colpevole. Prima o poi lo prendono ma se spariscono le prove poi lo assolvono. Cercavo negli uomini chi era mio padre.
Andavo con gli uomini per non tradire mia madre”. A chiudere la strofa e rendere esplicito il pensiero di Povia il ritornello: “Luca era gay e adesso sta con lei. Luca parla con il cuore in mano. Luca dice sono un altro uomo”.

Uscire dall’omosessualità indesiderata è possibile! – 1

Uscire dall’omosessualità indesiderata è possibile! – 2

«La canzone sui gay mi

farà perdere fan»

Polemica per il brano che ha portato a sanremo: «È una storia vera»

Fonte web

MILANO — «Evidentemente oggi quando si parla di gay a qualcuno è come se gli toccassi un nervo scoperto». Giuseppe Povia sarà in gara a Sanremo 2009 col brano «Luca era gay». All’annuncio del titolo sono piovute le critiche, in gran parte dall’Arcigay che aveva anche ricordato delle vecchie interviste nelle quali il cantante di «I bambini fanno oh» aveva dichiarato che «gay non si nasce, lo si diventa in base a chi frequenti».

«Un tempo c’era evidentemente meno attenzione o più tolleranza — commenta Povia —. Rileggetevi il testo di una delle prime canzoni dei Pooh, “Pierre”, e passaggi come “penso a te, nei tempi della scuola con noi, sottile pallido un po’ perso, tu già da noi così diverso triste… penso a te ricordo si rideva tra noi di quel tuo sguardo di bambina di quella tua dolcezza strana triste…”. Sono convinto che se allora ci fosse stato l’onorevole Grillini sarebbe insorto contro un brano che identificava nella fisiognomica e negli atteggiamenti la diversità del protagonista».

E aggiunge: «Io non generalizzo. Racconto la storia vera di un ragazzo che da gay passa a eterosessuale. Poi, senza conoscere la canzone, è esplosa la polemica. Ringrazio. Ma mi aspetto che il pubblico la apprezzi. E colga l’impegno nell’affrontare tematiche che in genere vengono evitate».
Una gay, su un blog, ha attaccato Povia duramente. «Se tu da gay non eri felice non vuol dire che non lo siano gli altri. Con la tua canzone cosa vuoi dimostrare? Che l’omosessualità è una malattia? Una perversione? Sai quanta gente si sentirà incoraggiata a esprimere odio nei confronti dei gay? A questo ci pensi? Se ti servono soldi facciamo una colletta… ma non giocare con la vita delle persone».
Povia, come risponde? «Io racconto la storia di uno, non quella di tutti. Nessuna malattia, nessuna guarigione. Non prendiamoci in giro, non sarò io o una canzone ad istigare manie suicide, omicide o odio». Poi rivolgendosi direttamente all’autore della lettera aggiunge: «Con questo polverone dimostrate che predicate la democrazia e la libertà di pensiero, ma non appena si tocca l’argomento gay vi incazzate e minacciate “attacchi durissimi”. Probabilmente tu con l’Arcigay non c’entri niente e so benissimo che l’Arcigay non è la voce onnipotente di tutti i gay. Non ho bisogno di soldi e non lo faccio per la pubblicità, non essere superficiale, se fai uno più uno vedrai che perderò un sacco di fan, come mi sta già capitando, ma questo l’avevo preventivato. Io vado fino in fondo perché credo nelle mie idee e le porto avanti».

Povia ha una sua teoria. «Credo che ci sia una intolleranza sul fatto che il tema venga comunque rappresentato, non importa come. Basti pensare alle polemiche che hanno accompagnato lo scorso anno “Il mio amico” di Anna Tatangelo. Racconto una storia vera che è molto bella e portatrice di valori positivi. Almeno secondo la mia morale, la mia verità. Non faccio prediche». E aggiunge: «D’altra parte il destino dei cantautori è quello di essere strumentalizzati o fraintesi. Mi hanno fatto passare per ciellino solo perché ho partecipato al “Family day”, quando in realtà sono sposato solo civilmente e non ho nemmeno battezzato le mie figlie».

Povia non è nuovo a canzoni che scatenano polemiche. Basti pensare a «Vorrei avere il becco», sulla fedeltà coniugale da difendere a ogni costo con la quale vinse il Festival di Sanremo 2006. «Luca era gay» farà parte di un album intitolato «Centravanti di mestiere», «storia di un centravanti che prova a spostarsi a destra e non cambia nulla, a sinistra, uguale. Alla fine, in campo come nella vita, è bello giocare sul filo del fuorigioco e al novantunesimo, nella mischia, segnare».

Il cantante Povia: ero gay ma ora non più

Omosessualità & normalità:

Colloquio con il dottor Joseph Nicolosi

di Roberto Marchesini

Dottor Joseph NicolosiIl dott. Joseph Nicolosi si occupa da diversi anni di terapia riparativa dell’omosessualità; è cofondatore e direttore dell’Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità (NARTH), membro dell’Associazione Psicologica Americana, autore di numerosi libri e articoli scientifici. In italiano sono disponibili i seguenti volumi: JOSEPH NICOLOSI, Omosessualità maschile, un nuovo approccio, Milano, Sugarco Edizioni, 2002; JOSEPH NICOLOSI, LINDA AMES NICOLOSI, Omosessualità: una guida per i genitori, Milano, Sugarco Edizioni, 2003. Il sito del NARTH, sul quale è disponibile materiale in italiano, ha il seguente URL: http://www.narth.com/. Roberto Marchesini ha intervistato Joseph Nicolosi per i nostri lettori.

Dottor Nicolosi, cos’è l’omosessualità?

L’omosessualità è un sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni emotivi insoddisfatti dall’infanzia, specialmente nella relazione con il genitore dello stesso sesso. In altre parole: per il ragazzo che non ha avuto una connessione emotiva con il padre, e per la ragazza che non ha avuto attenzione emotiva da parte della madre, questo può indurli a sviluppare un sintomo di attrazione verso il proprio sesso, o omosessualità.

L’omosessualità è “normale”? E cosa è “normale”?

Io non penso che l’omosessualità sia normale. La popolazione omosessuale è circa il 2 %, 1.5 – 2 %. Perciò statisticamente non è “normale” nel senso che è molto diffusa. Oltre a questo, non è nemmeno normale in termini di natural design2. Quando parliamo di legge naturale, e della funzione del corpo umano… quando guardiamo alla funzione del corpo umano, l’omosessualità non è normale. E’ un sintomo di qualche disordine. La normalità è ciò che adempie ad una funzione in conformità al proprio design; questo è il concetto di legge naturale – e in questo senso l’omosessualità non può essere normale, perché l’anatomia di due uomini, i corpi di due uomini, o due donne, non sono compatibili.

Quali sono le cause dell’omosessualità? Ed esiste una causa genetica?

Come ho detto, le cause dell’omosessualità risalgono all’autopercezione del bambino o della bambina nella prima infanzia. Il ragazzo ha bisogno di un legame con suo padre per sviluppare la sua sostanziale identità maschile, la ragazza ha bisogno di un attaccamento emotivo o legame con sua madre per sviluppare la sua femminilità. E’ il senso di genere che determina l’orientamento sessuale; in altre parole, quando un ragazzo si sente sicuro della sua mascolinità, è naturalmente attratto dalle femmine. E la stessa cosa è vera anche per le femmine: quando una giovane ragazza si sente sicura della sua identità femminile, sarà naturalmente attratta dai ragazzi. L’omosessuale è la persona che è carente o mancante nel senso di genere, e perciò cerca di rimediare, o cerca un rimedio attraverso altre persone. Questa spinta diventa sessualizzata, ecco perché essi manifestano il sintomo dell’omosessualità.

Si fa un gran parlare circa le cause genetiche [dell’omosessualità] e più o meno vent’anni fa negli Stati Uniti si parlava in continuazione di “gene gay”, o di “cervello gay”… ma nessuno studio ha dimostrato questa cosa. Infatti gli attivisti gay negli Stati Uniti non parlano più così tanto di basi biologiche o genetiche, perché nessuno studio lo ha dimostrato e ha offerto un simile riscontro. Sono molto più evidenti le cause familiari e ambientali, specialmente quella che noi chiamiamo la “classica relazione triadica” costituita per il ragazzo da un padre distante, distaccato e critico, da una madre iper-coinvolta, intrusiva e talvolta dominante e da un ragazzo costituzionalmente sensibile, introspettivo e raffinato che è esposto ad un rischio maggiore di sentirsi carente nell’identità sessuale. Noi vediamo questo schema continuamente.

Noi riconosciamo che in molte persone c’è una predisposizione costituzionale all’omosessualità, ma è cosa diversa da una pre-determinazione, o da una “causa” diretta. Cioè, il ragazzo può essere costituzionalmente incline all’omosessualità, nei termini della sua costituzione passiva o delicata, e nella sua difficoltà nel creare un legame con il padre e nel sentirsi fiducioso nei confronti del mondo maschile, ma è necessaria la “classica relazione triadica” ambientale per creare un problema omosessuale a un ragazzo con questa costituzione.

Qual è la differenza tra “gay” e “omosessuale”?

E’ essenziale fare questa importante distinzione tra gay e omosessuali. Gli attivisti gay vorrebbero che noi credessimo che tutti gli omosessuali sono gay. Infatti, persino la gerarchia della Chiesa Cattolica crede che le persone omosessuali siano “gay”. Noi non crediamo che essi siano gay. La parola “gay” indica una identità socio-politica. Omosessuale, invece, è semplicemente una descrizione di un problema psicologico, di un orientamento sessuale.

Le persone che vengono nella nostra clinica, che cercano un aiuto, hanno un problema omosessuale, ma rifiutano l’etichetta di gay. Non vogliono essere chiamati “gay” perché non si riconoscono in quella identità socio-politica e con lo stile di vita gay.

Il movimento gay è un movimento per i diritti umani?

Da un certo punto di vista lo è, è un movimento per i diritti umani, o per i diritti civili, perché tutte le persone, non importa quale sia il loro orientamento sessuale, devono godere dei loro diritti civili – comunque questo non significa che la società debba ridefinire il matrimonio; questo è un altro argomento e va oltre lo scopo di questa conversazione.

Noi crediamo che molti attivisti gay hanno usato la questione dei diritti civili o delle libertà civili come un modo per opprimere persone che stanno cercando di cambiare, persone che stanno cercando di uscire dall’omosessualità. C’è una intera popolazione di individui che sono uscite o che stanno uscendo dall’omosessualità, e questo fatto è una minaccia per gli attivisti gay, e gli attivisti gay stanno tentando di sopprimere e far passare sotto silenzio questo punto di vista, questa popolazione.

I ricercatori dicono che gli omosessuali soffrono molto. La causa di questa sofferenza è l’omosessualità o l’omofobia sociale?

Noi crediamo che ci sia della sofferenza per le persone omosessualmente orientate nella società, perché la cultura gay è minoritaria in questa società e perché gli obiettivi sociali del movimento gay costituiscono una minaccia per il corpo sociale perché i gay vogliono ridefinire il matrimonio, la natura della genitorialità, e la norma sociale fondamentale circa il sesso e il genere, perciò la società ha resistito alla normalizzazione dell’omosessualità e alla visibilità dei gay. E riconosciamo che questo sia difficile per le persone che si identificano come gay.

Comunque, ciò di cui non si parla è il disordine intrinseco nella condizione omosessuale. Noi crediamo che l’omosessualità sia intrinsecamente disordinata4, e contraria alla vera identità dell’individuo; e molti dei sintomi dei quali soffrono le persone gay e lesbiche non sono causate dall’omofobia sociale ma perché la condizione stessa è contraria alla loro vera natura.

Moltissimi studi mostrano che gli omosessuali sono più infelici, depressi, predisposti a tentativi di suicidio, hanno relazioni povere, sono incapaci di sostenere relazioni a lungo termine, hanno comportamenti autolesionistici e disadattati. Ma non si può semplicemente dire che tutto ciò sia causato dall’omofobia della società. In parte lo è; ma io credo che la maggior parte della sofferenza sia dovuta alla natura disordinata della stessa omosessualità – perché contrasta la nostra natura umana.

Il cambiamento è possible?

Il cambiamento è davvero possibile. Noi vediamo sempre più individui che vogliono farsi avanti pubblicamente e dare la loro testimonianza. Cinque anni fa sarebbe stato molto difficile trovare un ex omosessuale che volesse esporsi, ma fortunatamente oggi uomini e donne che erano dichiaratamente gay e lesbiche, che vivevano lo stile di vita gay, ora vogliono discutere apertamente del loro processo di cambiamento. Molti di loro sono sposati con bambini, e gli era stato detto che non avevano altra scelta che essere gay, e che avevano un gene dell’omosessualità, e che dovevano imparare ad accettarlo, ma queste persone sono state capaci di andare a fondo nelle cause della loro attrazione verso il proprio sesso. E allora hanno scoperto che molte delle loro sofferenze erano dovute a cause emotive. E quando questi bisogni emotivi sono stati riconosciuti onestamente e soddisfatti in maniera sana, il loro desiderio omosessuale è diminuito.

Cos’è la terapia riparativa?

La terapia riparativa è un particolare tipo di psicoterapia che è applicata agli individui che vogliono superare la loro attrazione omosessuale. E’ una terapia particolare che guarda alle origini e alle cause di questa condizione, che aiuta il cliente a comprendersi, insegnandogli a capire cosa è successo nella sua infanzia, a capire gli eventi particolari che gli sono accaduti, specialmente nei termini delle relazioni con sua madre e suo padre, e ad andare oltre a tutto ciò… a sostenere il cliente nel creare quelle nuove relazioni che sono sane, che sono benefiche, e che compensano il vuoto emotivo che si è creato nel suo sviluppo.

La terapia riparativa studia davvero a fondo le tecniche che sono più efficaci nel diminuire l’omosessualità di una persona e a sviluppare il suo potenziale eterosessuale.

Quali sono le basi teoriche della terapia riparativa?

Fondamentalmente la terapia riparativa inizia, teoricamente, con la terapia psicodinamica, ossia quella che studia le forze inconsce che governano il comportamento delle persone.

Dal punto di vista teorico noi crediamo che i bisogni emozionali non soddisfatti vengano espressi indirettamente sottoforma di sintomi, e nel caso dell’omosessualità come attrazione omosessuale; ma che l’omosessualità non riguardi davvero il sesso, quanto piuttosto il tentativo di acquistare soddisfazione emotiva e identificazione, completamento, attraverso il comportamento sessuale; tentativo che però non funziona, ed è questo il motivo per cui le persone vengono da noi.

Molti degli sviluppi teorici sono basati sulla teoria psicodinamica classica: noi usiamo molti concetti freudiani – come è noto, Freud5 pensava che l’omosessualità fosse un disordine dello sviluppo, e che fosse una condizione che potesse essere soggetta a trattamento. Anche se lo stesso Freud fu un difensore dei diritti dei gay, credeva che il trattamento dovesse essere disponibile per quelli che volevano cambiare, e noi seguiamo la stessa linea di tradizione.

Noi usiamo anche molto della “teoria dell’attaccamento” di John Bowlby6, di quella delle relazioni oggettuali7 e della self-psychology8, molto popolare negli Stati Uniti. Noi lavoriamo anche con la famiglia d’origine, aiutando il paziente a comprendere le sue relazioni con la sua famiglia, il suo ruolo nella famiglia, e come il posto da lui occupato nella struttura familiare lo ha condotto al fallimento nella acquisizione del proprio genere.

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1 L’intervista è stata revisionata dal dott. Nicolosi.

2 Il termine design, difficilmente traducibile, può essere reso con scopo, progetto, modello. Si tratta del concetto tomista di “natura”: è l’essenza in relazione alla funzione o attività della cosa.

3 Cfr. IRVING BIEBER e coll, Omosessualità, Roma, “Il Pensiero Scientifico” Editore, 1977.

4 Cfr. “Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata”, Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, § 3, 01/10/1986.

5 Sigmund Freud (1856 – 1939), fondatore della psicoanalisi.

6 John Bowlby (1907 – 1990), psicoanalista e psichiatra infantile, sviluppò la “teoria dell’attaccamento” sul legame affettivo tra la madre e il bambino.

7 La “teoria delle relazioni oggettuali” riguarda lo studio delle relazioni tra il soggetto e persone esterne reali, immagini e residui di relazioni con esse e del significato di esse per il funzionamento psichico. Tra i principali interpreti di questo approccio si ricordano Melanie Klein (1882 – 1960), William Ronald Dodds Fairnbairn (1889 -1964) e Donald Woods Winnicott (1896 – 1971).

8 Elaborata, a partire dalla psicoanalisi freudiana, da Heinz Kohut (1913 – 1981). La self-psychology (o psicologia del sé) individua in una inadeguata relazione bambino – adulto lo sviluppo di un sé narcisistico.

LA Posizione del NARTH

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Fonte web

1. Diritto a fruire della terapia

Il NARTH rispetta la dignità, l’autonomia e la libertà di scelta del paziente.

Noi crediamo che i pazienti abbiano il diritto di identificarsi come omosessuali o di sviluppare il loro potenziale eterosessuale diminuendo la loro omosessualità.

Il diritto di tentare una terapia per cambiare il proprio orientamento sessuale deve essere considerato naturale ed inalienabile.

Noi facciamo appello alle altre associazioni per la salute mentale perchè cessino di affermare falsamente di disporre di “conoscenze scientifiche” che porrebbero fine alle controversie sull’omosessualità. Al contrario, le associazioni per la salute mentale devono lasciare spazio a diverse opinioni sulla famiglia, sull’essenza dell’identità umana, e sul significato e sul fine della sessualità umana.

2. Propaganda gay nelle scuole pubbliche

Quando le scuole informano sull’orientamento sessuale, i fatti devono essere presentati in maniera corretta ed equilibrata.

I gruppi come l’American Psychological Association solitamente raccomandano alle scuole di vietare tutto il materiale “ex-gay”, e di impedire la discussione a proposito di coloro che hanno scelto di cambiare il loro orientamento. Il rispetto per la diversità richiede, al contrario, che vengano esposte tutte le posizioni basate su principi diversi. Viviamo in una società multiculturale dove la tolleranza per le diversità è essenziale.

La discussione sull’omosessualità non va, poi, ridotta alla semplice apologia di uno stile di vita, poiché le decisioni in materia di stile di vita sessuale dipendono da valori profondamente radicati. Le scuole devono rispettare il diritto delle famiglie di trasmettere i propri valori sociali ai loro bambini.

3. Pedofilia

I nostri pazienti omosessuali riferiscono spesso di avere avuto esperienze sessuali precoci con una persona più adulta dello stesso sesso. Esistono studi che fanno pensare che tali esperienze siano più frequenti tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali: in proporzione al loro numero gli omosessuali presenterebbero un rischio maggiore di abuso di un minore dello stesso sesso.

È un dato, peraltro, che per varie ragioni è ancora da considerare non probante.

Gli studi non sempre sono stati in grado di determinare l’orientamento sessuale del molestatore di un bambino dello stesso sesso (era un eterosessuale che ha tenuto un comportamento omosessuale? Era un bisessuale? O un omosessuale?). Inoltre, i resoconti clinici suggeriscono che una consistente proporzione di molestie omosessuali non viene riferita agli adulti o alle autorità legali perché il bambino si vergogna, ha paura o si ritiene che il contatto omosessuale con una persona più grande sia stato “consensuale”.

Per queste ed altre ragioni, per il momento è difficile, sulla base delle conoscenze tuttora disponibili, giungere ad una risposta definitiva.

4. Omofobia

Il termine “omofobico” è spesso usato impropriamente per descrivere qualsiasi persona disapprovi il comportamento omosessuale su basi morali, psicologiche o mediche. Il realtà il termine, nel suo significato tecnico, si può applicare soltanto ad una persona che abbia una fobia – o paura irrazionale – dell’omosessualità. Una disapprovazione fondata su principi morali non può, quindi, essere considerata “omofobia”.

5. Matrimonio omosessuale

Alla luce delle scienze sociali la forma di famiglia ideale per favorire un sano sviluppo del bambino è il modello tradizionale di matrimonio eterosessuale.

6. Sul significato dei termini “Tolleranza” e “Diversità”

“Tolleranza” e “diversità” perdono il loro significato, se applicati soltanto nei confronti degli attivisti gay e non di coloro che sulle tematiche omosessuali mantengono posizioni più tradizionali.

La tolleranza deve valere anche a beneficio di quelle persone che assumono il punto di vista – scientificamente e moralmente fondato – che l’omosessualità sia contraria alla nostra natura umana.

7. Sulle cause dell’omosessualità

Il NARTH condivide con l’American Psychological Association la convinzione che, per molte persone, l’identità sessuale si formi in un’età precoce sulla base di “fattori biologici, psicologici e sociali”.

La differenza sta nel fattore a cui si dà rilievo; e noi diamo maggiore rilievo alle influenze psicologiche (familiari, sociali e del gruppo dei pari) mentre l’American Psychological Association attribuisce maggiore importanza ad influenze biologiche, e non ha mostrato interesse (anzi, piuttosto ostilità) nei confronti della ricerca sulle influenze sociali e psicologiche.

Non esiste un “gene gay” e non esiste nessuna prova a sostegno dell’idea che l’omosessualità sia genetica o immutabile.

Esistono numerosi esempi di persone che sono riuscite a cambiare il loro comportamento, identità, stimoli o fantasie sessuali.

TESTIMONIANZA – 1

TU NON SEI TROPPO VECCHIO PER CAMBIARE!

By Don W. Prichard

Ho avuto a che fare con la lotta omosessuale da quando avevo 3 anni. Circa un anno fa, ero stanco di andare avanti e ho deciso che ne avevo abbastanza. Ora per la prima volta in tutta la mia vita, sono veramente felice, in pace, e finalmente ho la gioia del Signore nel cuore. Questa è una nuova esperienza per me. Ci si sente come se ci si stesse liberando da una maledizione che dura da tutta la vita.

Mi accorsi per la prima volta di essere attratto dalle persone del mio stesso sesso quando avevo 3 anni. A quattro fui molestato da due ragazzi più vecchi che erano miei fratelli. Mi piacque e volli che accadesse ancora. Finalmente un po’ di attenzione dai maschi! Ero un ragazzo malato ed effeminato, e vivevo con una perpetua ossessione per i corpi degli altri uomini, soprattutto per uomini con grandi bicipiti. Il rapporto con mio padre fu sempre distante, come se egli si vergognasse del suo non mascolino figlio. Mia madre mi teneva troppo con sé. Infatti, eccetto per un periodo di 14 anni in cui io vissi fuori dallo stato, noi vivemmo sempre insieme fino alla sua morte a 91 anni.

Né mio padre né mia madre mi dissero mai che mi amavano, e non fui mai tenuto in braccio o baciato. Ebbi anche un rapporto molto distante con mia sorella. Fui battezzato a 15 anni. Me lo ricordo molto bene perché trovai un prete giovane, carino e molto attraente. Paul, un amico, mi influenzò ad andare in chiesa, ma l’esperienza di conversione non sembrava avere nessun impatto sulla mia omosessualità adolescenziale. Paul e gli altri miei compagni di scuola si sposarono ed ebbero figli. Io non lo feci e fui sempre perseguitato dal sentimento di solitudine e vuotezza. Mai durante la mia vita trovai l’attenzione e l’amore che avevo cercato. Non c’è nulla di gaio né di allegro nello stile di vita gay. A 16 anni ebbi una relazione monogama non soddisfacente. Poi fui celibe per 11 anni e fui orgoglioso di me stesso. Tuttavia nel 1996 incontrai la mia nemesi, un uomo di 20 anni più giovane di me. Pensai di aver trovato finalmente colui che mi amava. All’inizio era così, ma la relazione durò poco, circa 3 mesi e contemporaneamente morì mia madre.

Poi fui molto malato di polmonite e il mio ex amante si trovò nei guai con un suo amico, allora gli  chiesi di prendersi cura di me ed egli acconsentì. Egli poi insistette affinché io andassi con lui alla comunità gay di Atlanta. Ma io non volli partire. Ero già disperatamente depresso per la mia malattia e per la recente morte di mia madre. Quando rifiutai di andare ad Atlanta egli mi rifiutò completamente. Provai allora a prendere in mano la mia vita. Dio misericordiosamente mi fece la grazia.

Egli sapeva che avevo una storia di guarigione e speranza da raccontare. Volevo trattare con questa lunga maledizione. Contattai un prete di Atlanta e iniziai a vedere un terapeuta. Iniziai a frequentare un gruppo di uomini che volevano uscire dallo stile di vita gay. Oggi non è così tremendo andare avanti. Ci sono momenti difficili ma occasionali e sono l’eccezione e non la regola. La parte più importante per il recupero della mia omosessualità è stato che finalmente mi sono fatto dei stretti amici maschi.

Questa è una nuova esperienza per me. A 65 anni? Sono stato rifiutato dagli uomini in tutta la mia vita ed è semplicemente grandioso sapere che molti uomini sono realmente come me. Mi possono piacere anche senza un attrazione sessuale. Sto’ costruendo salutari rapporti con uomini per i quali non ho fantasie, di cui non mi innamoro e per i quali non provo libidine lussuriosa. Ora posso abbracciare forte un uomo senza eccitarmi. Recentemente ero in un gruppo di preghiera e avevo di fronte un uomo. Mi comportai in modo da non suscitare nessuna reazione sessuale. Posso dire di essere orgoglioso di me stesso e di essere ancora umiliato? Io mi sento come “uno dei ragazzi” per la prima volta. E ho ricevuto minore fiducia sulle mie numerose fidanzate platoniche. Nella ricerca di compagni maschi, ho preso l’iniziativa. Tuttavia avevo paura del rifiuto, andavo avanti e facevo il primo passo e non sono stato ancora rifiutato seccamente. Trovo molti eterosessuali uomini aperti all’amicizia cristiana. Non sono molto sportivo e non lo sarò mai, ma abbiamo già molto di cui parlare.

Un uomo macho sulla sessantina recentemente iniziò a venire alla mia congregazione. Legammo immediatamente. Ho anche trascorso una notte con lui e sua moglie senza problemi. Nuoto quotidianamente e siamo diventati buoni amici con vari uomini della piscina. Occasionalmente vado anche in giro in bicicletta con uomini del mio vicinato. Settimanalmente vado a farmi massaggiare e ho sempre preferito farmi massaggiare da una donna. Ora mi massaggia un uomo e da parte mia non c’è nessun problema. Egli è un meraviglioso uomo sposato, e siamo diventati buoni amici. È meraviglioso avere un posto dove posso essere completamente onesto e in cui è possibile dare e condividere situazioni. Avevo disperatamente bisogno di compagni uomini cristiani con cui condividere la mia lotta. Ho cercato un gruppo di supporto come questo per 15 anni. Non guido la notte, così un gentile giovane uomo di un’altra città mi passa a prendere per andare agli incontri di gruppo. Io sono il nonno della riunione, ma sento di poter portare una dimensione differente a quelli che cercano aiuto.

Il mio terapeuta/consigliere mi ha mostrato che sarà un lungo, graduale cammino che mi aiuterà ad uscire dalla rabbia, disappunto, frustrazioni e vergogna che abitano il sentiero della perversione. La mia è stata una vita di odio di me stesso e vergogna, ma mi sento meglio ora che quando avevo 40 anni. La mia salute emozionale e fisica non è mai stata migliore. Ho un meraviglioso posto dove vivere con dei deliziosi vicini. Ho il più fantastico gruppo di amici che abbia mai avuto. Più importante ancora, ho una chiesa dove sono amato e pregato e dove partecipo attivamente. Ho rinnovato l’amicizia con due amici. Nulla di tutto ciò era possibile mentre era presente la macchia dell’omosessualità che mi impediva di avere delle sane amicizie maschili. Ho sempre creduto che la mia omosessualità fosse primariamente un problema di comportamento con le donne. Tuttavia ora vedo che le mie difficoltà non erano dovute alle donne.

I miei rapporti con gli uomini sono stati bloccati per lungo tempo. Non potevo avere un’amicizia genuina con un uomo, perché mi innamoravo sempre di lui! Alla fine ho capito il perché. Ora non ho più paura di parlare con gli uomini. Posso anche abbracciarli senza provare pensieri sessuali. Questo è il progresso! Ho sempre provato a vivere una buona vita, specialmente da quando sono anziano. Ma c’è sempre stata questa ombra dell’omosessualità che perseguitava ogni mio movimento. Grazie all’aiuto ricevuto dai terapeuti e dai preti/ministri ex-gay, sono emozionato di conoscere che esiste una via d’uscita, come pure molte persone che mi aiutano in questo cammino. La lobby gay influenza molto, ed essa ha convinto l’americano medio che le nostre lotte sono geneticamente indotte. Essi sbagliano ad affermare che non c’è speranza di cambiamento. Ho scoperto che tu non sei mai troppo radicato in un’abitudine o troppo vecchio per cambiare e ricominciare. È un’avventura emozionante. Unisciti a me!

TESTIMONIANZA – 2

Attivista Ex-Gay testimonia all’udienza DOMA* in Ohio

La Difesa del matrimonio tradizionale, dice, non è una questione di parte, ma è qualcosa che riguarda tutti noi; significa “seguire le linee guida del Creatore per vivere con successo”

Fonte web

L’attivista per i diritti della famiglia Greg Quinlan e sua moglie Cheryl si sono presentati davanti alla commissione dell’Ohio incaricata di esaminare un progetto di legge sulla Difesa del Matrimonio (DOMA). Ecco un estratto della sua testimonianza:

“Ho abbandonato lo stile di vita omosessuale più di 11 anni fa. Mia moglie Cheryl ha fatto lo stesso quattro anni fa. L’omosessualità é un disturbo dello sviluppo dell’identità sessuale. Esistono ricerche scientifiche quantitative sull’argomento e migliaia di casi documentati che dimostrano che persone con ideazioni omosessuali possono e sono cambiate attraverso la terapia clinica e la consulenza. Non esiste alcuna prova biologica né studio ripetibile, né test genetico che attribuisca una qualsiasi validità alla teoria del comportamento omosessuale come caratteristica “innata”.
Nessuno nasce Gay, nessuno! L’omosessualità è un disturbo emotivo, una patologia che può risolversi, e che è stata efficacemente risolta, se una persona è fortemente motivata al cambiamento.

Sia io che mia moglie siamo stati vittime di violenza quando eravamo bambini…sappiamo, per alverlo sperimentato in prima persona, che essere “gay” non rende felici, che è uno stile di vita che lascia avviliti e svuotati…

Essendo infermiere, ho visto decine di miei amici e conoscenti morire di AIDS e di malattie legate all’AIDS. Dopo un pò ho smesso di contarli. La devastazione del comportamento omosessuale, l’effetto cumulativo che quel comportamento genera e continua a generare è incalcolabile.

Ho vissuto per più di nove anni da omosessuale. Nel tentativo di giustificare il mio essere “gay” ho fondato nel 1989 il Comitato Dayton per la raccolta di Fondi per la Campagna dei Diritti Umani, raccogliendo migliaia di dollari per le più grandi organizzazioni omosessuali….

In seguito, nel 1998, ho fondato la Rete Pro-Family Network, che è un oraganizzazione a difesa della Famiglia Cristiana… inoltre, sempre in quel periodo ho iniziato con l’aiuto della moglie del mio pastore, un ministero chiamato “Living Free Ministries” nella chiesa Solid Rock a Monroe, in Ohio. Questo ministero aiuta coloro che desiderano abbandonare lo stile di vita omosessuale ad affrontare le questioni che li hanno condotti alla confusione della propria identità sessuale. Abbiamo aiutato molte persone a seguire le indicazioni del Creatore per vivere una vita piena.

Quindi, che cosa ha a che fare tutto ciò con la Legge sulla Difesa del Matrimonio in Ohio? Tutto!

Decina di migliaia di omosessuali sono cambiati e tantissimi desiderano cambiare. L’omosessualità è un comportamento non una caratteristica genetica. Non esiste alcuna giustificazione, basata su prove verificabili, per i matrimoni tra persone dello stesso sesso o per norme che prevedono unioni civili o altre simili partnership. Nessuna.

Mia moglie ed io siamo la prova vivente, insieme a migliaia di altri, che persone che con attrazione per lo stesso sesso possono cambiare e sono cambiate, e pertanto hanno il diritto di sposarsi. Noi abbiamo scelto di seguire per le nostre vite le specifiche linee guida del Creatore. Ciò significa, impegnarsi reciprocamente in quanto uomo e donna.

Ricordate lo Stato del Vermont, il cui motto era “Non Calpestarmi.” Ebbene, la Corta Suprema del Vermont ha calpestato l’intera nazione. La decisione della Corte Suprema del Vermont, nonostante 200 anni di storia americana, ha improvvisamente scoperto che la costituzione dello Stato consente il matrimonio e altri tipi di unioni tra gay. Sarei davvero curioso di sapere come mai nessuno se ne è mai accorto per 200 anni?!

Adesso anche il Massachusetts, con un improvviso rovesciamento di poteri, ha arrogantemente deciso di cambiare le proprie leggi riguardo il matrimonio. Quattro “togati” del Massachusetts hanno improvvisamente scoperto che la propria costituzione di stato consente matrimoni gay. Ora, come ha potuto il Massachusetts, con più di 350 anni di diritto comune e 225 anni di legge costituzionale alle spalle, aver trascurato fino ad ora il diritto degli omosessuali al matrimonio?

…. L’Ohio deve difendere i propri cittadini difendendo il matrimonio e non permettendo la confusione omosessuale.

L’omosessualità è un Disturbo dell’identità Sessuale. Un disordine che può essere rimesso in ordine se l’individuo decide di riordinare la propria vita secondo il disegno del Creatore.

Lo Stato dell’Ohio non deve dare il proprio consenso a questa confusione. La politica dello Stato dell’Ohio dovrebbe aiutare coloro che desiderano essere aiutati e non promuovere una scelta di stile di vita che é sempre stata ed è un autodistruttivo vicolo cieco.

Nel 1989, nella sala da ballo del Park Hyatt Hotel a Washington, ascoltavo (allora ero gay), gli strateghi del Fondo per la Campagna dei Diritti Umani discutere su dove iniziare la lotta per la legalizzazione del matrimonio tra gay. Essi scelsero prima le Hawaii, poi il Vermont.

Voi, membri dei Consigli di Istituzioni Finanziarie avete la responsabilità di non permettere un comportamento autodistruttivo.

Grazie

APPROFONDIMENTO

SI PUO CAMBIARE

DALL’OMOSESSUALITA’ SI PUO’ USCIRE. LO SCOPO DI QUESTO BLOG E’ QUELLO DI FORNIRE INFORMAZIONI UTILI (ARTICOLI, TESTIMONIANZE DI EX OMOSESSUALI, LINKS, INTERVISTE, ESTRATTI DI TESTI, TRADUZIONI DA SITI WEB IN LINGUA INGLESE, ECC.) PER COMPRENDERE L’OMOSESSUALITA’ E SOPRATTUTTO PER USCIRNE.

Joseph NicolosI E LA TERAPIA RIPARATIVA

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

 Gruppo Lot Regina della pace

Abbiamo superato pulsioni omosessuali indesiderate,

 sosteniamo altri nello stesso cammino

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Chi ha paura della terapia riparativa? Omosessualità, Fede, Guarigione

di Roberto Marchesini
Studi Cattolici n. 581-82

La terapia riparativa è, per sé, dannosa? È quello che sostengono le associazioni gay (1), ripetendolo come se fosse un fatto, una verità assodata e incontrovertibile, al punto da non ritenere necessario fornire elementi che possano fornire un sostegno o una verifica di tale affermazione. Dovrebbe essere semplicissimo trovare testimonianze o studi scientifici che dimostrino, senza lasciare spiragli al dubbio, che la terapia cosiddetta riparativa provoca per sé, direttamente, dei danni a chi liberamente vi si sottopone. Purtroppo non è così facile trovare materiale e riferimenti per vagliare questa tesi. Tanto che. quando su You Tube (2) è comparso un filmato (3) nel quale un ex paziente del dottor Joseph Nicolosi (4) racconta la sua esperienza di fallimento della terapia riparativa. ha suscitato notevole clamore. Se questa è la norma, perché tanto entusiasmo? Un filmato su You Tube II filmato è stato realizzato in collaborazione con due bloggers gay italiani (5), e l’ex paziente è Daniel Gonzales, tra i coautori del sito Ex-Gay Watch (6), nato con lo scopo di smascherare le sempre più numerose testimonianze di persone che hanno cambialo orientamento sessuale. Pur essendo una unica testimonianza -e non uno studio a tappeto sui pazienti del dottor Nicolosi -, per di più da parte di un attivista gay, questo filmato è stato considerato la «prova» che la terapia riparativa non funziona.

Ovviamente, è assurdo, dal punto di vista logico, affermare che un tipo di terapia «non funziona» basandosi su un solo insuccesso (7): a nessun tipo di trattamento clinico medico o psicoterapeutico è chiesta una efficacia del cento per cento; anche l’aspirina a volte non funziona. Inoltre, lo stesso Nicolosi afferma che «questa terapia non è adatta a tutti gli omosessuali» (8) e, in un suo libro di casi clinici, riporta – atteggiamento tanto encomiabile quanto poco diffuso – un caso di fallimento terapeutico (9).

Cura & fede

Gonzales racconta, con toni accorati, del fallimento della sua terapia, e conclude la sua testimonianza con il danno che la terapia riparativa gli avrebbe causato: «Ma la cosa più tragica è stata la perdita della fede». Pur non avendo in sé alcuna rilevanza clinica, la perdita della propria fede religiosa è senz’altro un dramma ma, anche se non chiarisce il nesso Ira la perdita della fede e il fallimento della terapia riparativa, sul punto Gonzales è chiaro: è stato l’esito negativo del trattamento a causargli la perdita della fede, non è stata la terapia riparativa in sé.

Se dovessimo negare ai pazienti un trattamento psicoterapeutico perché, in caso di eventuale fallimento, si troverebbero ad affrontare il senso di delusione, avremmo decretato la fine della psicoterapia, e di qualsiasi altra attività di cura. La cosa paradossale è che Gonzales, con la sua testimonianza, sembra confermare una di quelle che lui chiama le «grandi bugie che portano le persone verso la terapia ex-gay», ossia «che non si può essere gay e cristiani». Un raro – se non unico – esempio di pubblicazione clinica nella quale è possibile trovare qualche riferimento in seguito all’affermazione della pericolosità della terapia riparativa è costituito da un capitolo (10) – a dire la verità piuttosto imbarazzante per virulenza ideologica, ai limiti del delirio persecutorio – dedicato alla terapia cosiddetta «riparativa» scritto dallo psichiatra gay Paolo Rigliano.

L’autore fa riferimento, in una nota, a sei lavori che dovrebbero dimostrare le sue affermazioni; eppure, passando in rassegna gli articoli citati, si viene colti da un senso di delusione.

Pubblicazioni & attivisti Gay

1. Lee Beekstead, psicoterapeuta gay, riporta (11) gli esiti di due ricerche da lui condotte nel corso delle quali ha intervistato 50 persone (45 uomini e 5 donne), appartenenti alla comunità mormone dello Utah, i quali si erano sottoposti a terapie riparative. Secondo quanto rilevato da Beekstead, 20 di queste persone riferivano un cambiamento di orientamento sessuale da omosessuale a eterosessuale. Beckslead, alla fine del suo articolo, fa un breve accenno, senza citare alcun dato, ad «aumento di odio di sé, perdita della speranza, e paura, la quale ha indotto alcuni partecipanti a tentare il suicidio» (12) attribuendo queste sensazioni negative non tanto alla terapia riparati va in sé, quanto al suo fallimento.

2, Martin Duberman è professore di storia presso la City University of New York e attivista gay. Nel 1992 ha pubblicato, con il titolo Cures: a gav man’s odyssey (13), il diario che ha tenuto fin da quando aveva diciassette anni. Nel 2001, la rivista Journal of Gay and Lesbian Psychotherapy ha pubblicalo alcuni stralci (14) del suo libro di memorie. In questi brani Duberman narra di due tentativi di terapia riparativa, di diverse relazioni omosessuali e di vari problemi clinici, come depressione, ansia, epatite, herpes, non direttamente imputabili (soprattutto gli ultimi due) alla terapia riparativa.

3 Douglas Haldeman, psicologo, è un attivista gay. Nel suo articolo (15), Haldeman sostiene – senza sentire il bisogno di dare riferimenti che permettano di verificare le sue tesi – che il fallimento della terapia riparativa (e non la terapia in sé), «può essere denso» (16) di conseguenze emotive, per esempio «depressione, disfunzioni sessuali e turbamenti religiosi e spirituali» (17). Nello stesso articolo, tuttavia, l’autore aggiunge: «Non tutti i soggetti sembrano essere stati danneggiati dalla terapia riparativa. Non è infrequente, infatti, che alcuni riportino che un tentativo riparativo fallito ha avuto un particolare, indiretto effetto benefico» (18); e più avanti aggiunge che ciò che ha scritto «…non è per sostenere che tutte le terapie riparati ve siano pericolose, o che le professioni della salute mentale debbano tentare di fermarle» (19).

4. Lawrence Hartmann sostiene, in un breve articolo (20), che «molti professionisti della salute mentale che conosco considerano che la semi-autorizzata esistenza della “terapia riparativa” probabilmente danneggia milioni di persone gay non sottoposte a trattamento» (21) e aggiunge: «Persino se la “terapia riparativa” aiuta qualcuno in qualche modo, quasi certamente danneggia un numero di persone molto maggiore» (22) Escludendo che Hartmann intenda auspicare che un numero molto maggiore di persone con tendenze omosessuali si sottoponga alla terapia riparativa di quanti lo abbiano fatto finora, evidentemente l’autore desidera fare riferimento a un non meglio definito «danno politico», «probabiImente» (23) arrecato dall’esistenza della terapia riparativa alle battaglie degli attivisti gay. Questo, tuttavia, ha poco a che fare con eventuali danni direttamente infimi a persone che si sono sottoposte alla terapia riparativa.

5. Quello di Richard Isay, psicoanalista gay tra i principali riferimenti della Gay Affirmative Therapy (Gat) – che porta ad accettare le tendenze omosessuali indesiderate come innate, «naturali» e immodificabili – e il secondo racconto di esperienza personale citato da Rigliano. dopo quello di Duberman, il suo racconto (24) non è particolarmente illuminante a proposito di eventuali possibili danni causati direttamente dalla terapia riparativa. ma è molto interessante per capire le dinamiche soggiacenti le pulsioni omosessuali: distacco dal padre, senso dì inferiorità nei confronti di altri ragazzi, bassa autostìma…

6. Michael Schroeder e Ariel Shidlo hanno intervistato 150 persone che si erano sottoposte a una terapia riparativa, utilizzando il metodo del self-report retrospettivo. Il titolo originale della ricerca era «Terapie omofobiche: documentando il danno» (25); l’obiettivo iniziale dei due autori era quello – certamente non neutrale – di «…documentare effetti negativi o danni delle terapie riparative» (26). Lo studio era finanziato da una associazione di professionisti della salute mentale gay, la National Lesbian and Gay Health Association, e da una associazione che si batte per la promozione di diritti gay e lesbici, la National Gay and Lesbian Task Farce (27), inoltre, non si può dire che il campione fosse certamente rappresentativo: i ricercatori reclutarono i soggetti con un annuncio -pubblicato su siti e riviste gay -, che recitava: «Aiutateci a documentare i danni delle terapie omofobiche!» (28).

Dopo le prime interviste, tuttavia, i due autori si accorsero di qualcosa di inaspettato: «…abbiamo scoperto che alcuni partecipanti che riportavano la sensazione di essere stati feriti, riportavano anche quella di essere stati aiutati» (29); inoltre «Siamo stati contattati da partecipanti che riportavano esclusivamente benefici positivi» (30). Fu così che decisero di cambiare il titolo della ricerca con un più neutro «Cambiare l’orientamento sessuale: funziona?», e decisero di approfondire gli aspetti deontologici sperimentati dai pazienti nel corso delle terapie riparative.

Prove apparenti

In definitiva, le referenze indicate dal dottor Rigliano – in parte aneddotiche — sono ben lontane dal dimostrare qualsiasi eventuale danno causato direttamente dalla terapia riparativa a coloro che vi si sottopongono. Viene spesso citato, a sostegno della tesi che afferma la pericolosità della terapia riparativa. il documento denominato Position Statement on Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (31), dell’American Psychiatric Association (Apa). In realtà, in questo documento, si legge: «Attualmente, non ci sono risultati scientifici scientificamente rigorosi che determinino sia l’attuale efficacia che la pericolosità dei trattamenti riparativi» (32). Il documento si chiude con queste parole: «L’Apa incoraggia e sostiene la ricerca da parte del National Institutue of Menthal Health (Nimh) e della comunità accademica che si occupa di ricerca per indagare ulteriormente sui rischi e i benefici della terapia riparativa» (33).

La possibilità di cambiare

Per rispondere a quest’appello, il dottor Roben Spitzer – celebre per aver deliberato, negli anni ‘70, l’eliminazione dell’omosessualità dal manuale diagnostico dell’Apa – decise di intervistare 200 persone (143 uomini e 57 donne) che si erano sottoposte a terapia riparali va almeno cinque anni prima: la maggior parte degli intervistati, che prima del trattamento avevano un orientamento esclusivamente omosessuale, non riposavano più attrazione per lo stesso sesso (34).

Ovviamente, questo studio venne attaccato ferocemente dalla comunità gay, e Spitzer, che fino alla pubblicazione del suo lavoro, era considerato una icona da parte del movimento per i diritti omosessuali, venne additato come omofobo. Certo, il suo studio era retrospettivo anziché prospettivo, e non era longitudinale (come quelli di Beekstead, Schroeder e Shidlo): ha esaminato un campione autoselezionato (ancora una volta, come hanno fatto Schroeder e Shidlo): sono certamente difetti in una ricerca, ma, in assoluto, difficilmente aggirabili. Tuttavia è bene ricordare che Spitzer non aveva intenzione di condurre uno studio prospettivo sull’efficacia del trattamento, ma semplicemente rispondere alla domanda «II cambiamento è possibile?»; e anche un solo caso documentato di cambiamento confuta l’affermazione secondo la quale il cambiamento non è mai possibile (35)

Oltre a dimostrare la possibilità del cambiamento. Spitzer indagò anche possibili danni causati dalla terapia riparativa: «Per i partecipanti il nostro studio, non c’è evidenza di danno. Al contrario, essi riferiscono che [la terapia] è stata utile in molti modi oltre al cambiamento di orientamento in se» (36).

Oltre al già citato documento dell’American Psychiatric Association, viene spesso citato a sostegno della pericolosità della terapia riparativa anche il documento dll’ American Psychological Association, intitolato Appropriate Therapeutic Responses? To Sexual Orientation (37)

In questo documento si legge: «Considerato che l’elica, l’efficacia, i benefici e il potenziale danno delle terapie che cercano di ridurre o eliminare l’orientamento omosessuale sono oggetto di un dibattito in atto nella letteratura professionale e sui media popolari […]», locuzione che. di per sé, non è una presa di posizione a sostegno della tesi secondo la quale la terapia riparativa sarebbe pericolosa.

Spitzer, Jones & Yarhouse

Questa affermazione è corredata da una nota con tre riferimenti («Davixon. 1991; Haldeman, 1994: Wall Street Journal, 1997»): come notano Stanton Jones e Mare Yarhouse, «I riferimenti inseriti nella risoluzione [… ] rimandano ad articoli concettuali o d’opinione dove autori individuali esprimono il loro punto di vista per concludere che tali terapie causano danno, o riferiscono aneddoti circa persone che conoscono o che hanno sentito lamentarsi di essere stati danneggiati da tali interventi. In ogni modo, alcuna evidenza scientifica di qualsivoglia danno è prodotta per sostenere l’affermazione che questi interventi causano danno» (58)

Come Spitzer nei confronti dell’invito all’’American Psychiatric Association, anche Jones e Yarhouse hanno voluto dare il loro contributo verificando le affermazioni dell’American Psychological Associatio (59). Hanno messo a punto uno studio che fosse in grado fornire le maggiori garanzie di scientifici là, attraverso un disegno sperimentale prospettivo, longitudinale, con un campione ampio e rappresentativo della popolazione studiata e che utilizzasse i migliori strumenti di misura multifattoriali. Hanno così selezionato 98 soggetti (72 uomini e 26 donne) prima che si sottoponessero al trattamento, per intervistarli tre volte, dopo il trattamento, dal 2000 al 2003, e utilizzando una serie di strumenti in grado di valutare l’identificazione di sé (come etero-sessuale, bisessuale o eterosessuale), l’orientamento sessuale e il comportamento sessuale.

Il benessere confermato

I soggetti hanno riportato un cambiamento favorevole nel 38% dei casi, un cambiamento in process per il 29% e nessun cambiamento per il 33%. Jones e Yarhouse hanno anche studiato eventuali danni provocati dalla terapia riparativa, partendo dall’ipotesi sperimentale che questo tipo di lavoro clinico sia dannoso.

Per rilevare i danni attesi. gli autori della ricerca si sono affidati a uno strumento standardizzato in grado di rilevare il disagio psicologico (il Sympton Check List-90-Revised); hanno verificato eventuali «danni spirituali» (come quello riportato da Gonzales) attraverso la Spiritual Well-Being Scale e la Faith Maturìty Scale; infine, hanno voluto analizzare i dati secondo la peggiore condizione sperimentale connessa all’ipotesi: se la terapia riparativa è dannosa, il livello di benessere del campione dovrebbe risultare più basso eliminando dall’analisi dei dati i soggetti che hanno abbandonato la terapia.

I risultati della ricerca hanno disconfermato completamente l’ipotesi sperimentale: non solo gli autori non hanno riscontrato alcun danno, ma al contrario la terapia riparativa risulta correlata positivamente con un incremento del benessere generale, sia psicologico che spirituale (in sintonia con gli esiti riscontrati da Spitzer).

Allarme nel mondo dei gay

Come si evince dal materiale analizzato, non esiste alcuna evidenza scientifica della pericolosità della terapia riparativa. I riferimenti che dovrebbero dimostrare tale pericolosità riguardano aneddoti riportati da delusi della terapia riparativa (40), oppure allarmi provenienti dall’ambiente gay. È bene ricordare che il termine gay, sebbene usato impropriamente per indicare tutte le persone con tendenze omosessuali, in realtà riguarda una minoranza di queste, ideologizzata (41) e identificata con una cultura e uno stile di vita (42).

Soprattutto queste fonti sembrano intendere il presunto danno provocato dalla terapia riparativa come «pericolosità sociale», confermando così la loro natura ideologica: «Commetteremmo un grave errore se sottovalutassimo l’estremo pericolo rappresentato dalla diffusione delle terapie riparative. Esse rispondono a esigenze, strategie, forze e strutture diffuse refrattarie al cambiamento e, soprattutto, portatrici di valori, certezze, ordine, rassicurazioni, valorizzazioni di sé. Tutt’altro che sprovveduti e inermi, i terapeuti che vogliono convenire gli omosessuali esprimono l’opposizione formidabile alla modernità e alla democrazia affettiva [sic] di ampi settori della popolazione, soprattutto statunitense, ispirati dai valori fondamentali della fede, del sacro e della giustezza di una natura concepita sempre secondo particolari schemi trasmessi da una determinata interpretazione della tradizione. [..,] I difensori della conversione non si limitano a presentare nella nuova forma di una ricerca scientifica sbagliata il pensiero persecutorio di sempre, ma rispondono a un disegno lucido e lungimirante. Essi vogliono lanciare una sfida fondamentalista al pluralismo, alla diversità, al processo di liberazione dalla morale monolitica, imponendo alla sfera politico-legislativa di restaurare l’Ordine sacro e naturale. Il fine è impedire che si esprima, anche in sede legislativa, la democrazia affettiva [sic] che oggi rappresenta il vero, nuovo fronte della liberazione gay e lesbica – cioè, semplicemente umana» (43).

Chi volesse lasciare alle sedi appropriate il dibattito politico-ideologico sulla «democrazia affettiva» e occuparsi del benessere delle persone, non mancherà di porsi gli stessi preoccupati interrogativi ai quali abbiamo voluto rispondere a proposito della terapia riparativa in merito a un altro tipo di terapia che riguarda le persone con tendenze omosessuali: la Gay Affìrmative Therapy.

Identità & norma

La Gay Affìrmative Therapy (Gat) è guidata «dalla convinzione che l’omosessualità è una condizione assolutamente normale e naturale. Il suo obiettivo clinico essenziale deve essere quello di aiutare la paziente [o il paziente] a liberarsi il più possibile dai conflitti che interferiscono con la sua capacità di vivere una vita gratificante in conciliazione con la propria identità» (44). Contrariamente a ciò che succede nei confronti della terapia riparativa, nessuno denuncia il fatto che la Gat incoraggia le persone con tendenze omosessuali ad assumere una identità e uno stile di vita che è ampiamente dimostrato essere pericoloso.

Rispetto agli eterosessuali, le persone con tendenze omosessuali sono più facilmente soggetti a depressione maggiore (45), ideazione suicidarla (46), disturbo d’ansia generalizzato, abuso di sostanze, disordine bordeline di personalità (47), schizofrenia (48), disturbo narcisistico di personalità (49). La ricerca più conosciuta circa la suicidalità omosessuale è quella di Remafredi. che ha dimostrato come i tentativi di suicidio nella popolazione giovanile siano più frequenti tra soggetti omosessuali che tra eterosessuali: tra gli uomini ha tentato di togliersi la vita il 28% dei soggetti omosessuali rispetto al 4% dei soggetti eterosessuali, e tra le donne il 20% contro il 15% (50).

Una maggior incidenza di pensieri suicidari e tentativi di suicidio sono sfati riscontrati anche tra la popolazione gay e lesbica in Italia: «…un terzo dei gay e un quarto delle lesbiche italiane hanno pensato qualche volta a [sic] togliersi la vita e che il 6% ha provato a farlo […]. Mancano dati che permettano un confronto rigoroso fra la popolazione omosessuale e quella eterosessuale. Ma quelli disponibili fanno pensare che, come avviene negli Stati Uniti, i tentativi di suicidio siano più frequenti fra gli omosessuali che fra gli eterosessuali e che le differenze siano più forti nel caso dei gay che in quello delle lesbiche» (51).

Omosessualità & suicidio

La lettura assiomatica che gli attivisti gay fanno di questi inconfutabili dati è univoca: è colpa dell’emofobia (52). La ricerca scientifica sembra, però, dimostrare altro. Un importante studio (53) ha confermato il malessere psichico della popolazione omosessuale: «I disturbi psichiatrici sono risultati prevalenti tra la popolazione omosessualmente attiva piuttosto che in quella eterosessualmente attiva. Gli uomini omosessuali hanno avuto, nell’ultimo anno, una prevalenza maggiore di disturbi dell’umore e di disturbi ansiosi rispetto agli uomini etero-sessuali.

Gli indici di prevalenza

Le donne omosessuali hanno avuto, nell’ultimo anno, una maggior prevalenza di disturbi da utilizzo di sostanze rispetto alle donne eterosessuali. Nel corso della vita gli indici di prevalenza riflettono identiche differenze, con l’eccezione dei disturbi dell’umore, che sono stati osservati più frequentemente nelle donne omosessuali piuttosto che in quelle eterosessuali. […] I risultati supportano l’ipotesi che le persone con comportamenti sessuali omosessuali corrono rischi maggiori per disturbi psichiatrici».

Questo studio è particolarmente significativo perché è stato condotto su un enorme numero di soggetti: oltre settemila (7.076), trai 18 e i 64 anni. Presenta inoltre una particolarità che lo rende decisamente interessante: è stato condotto in Olanda, Paese nel quale, per ammissione degli stessi autori, «il clima sociale nei confronti dell’omosessualità è da tempo e rimane considerevolmente più tollerante» rispetto a quello di altri Stati. In altri termini, persino in un Paese dove la cosiddetta «omofobia» è inesistente, le persone con tendenze omosessuali presentano un livello di benessere considerevolmente inferiore agli eterosessuali.

La ricerca è stata replicata qualche anno più tardi (54), e ha (nuovamente) evidenziato che l’omosessualità è significativamente correlata con suicidalità e disturbi mentali; nuovamente, gli autori sottolineano che «persino in un paese con un clima relativamente tollerante nei confronti dell’omosessualità, gli uomini omosessuali sono esposti ad un rischio suicidario molto più elevato rispetto agli uomini eterosessuali» (53).

Un dogma in pericolo

In conclusione, si ribadisce che non esiste, al momento, alcuna evidenza scientifica della pericolosità della terapia riparativa, anzi: questo tipo di terapia sembra associata a un certo aumento di benessere nei soggetti che vi si sottopongono.

L’avversione nei suoi confronti dimostrata da parte del movimento gav. sembra giustificata non tanto dal tentativo di proteggere la popolazione omosessuale da eventuali rischi (la Gat, che incoraggia ad abbracciare uno stile di vita evidentemente pericoloso, viene da essi sostenuta e diffusa), bensì da quello di togliere di mezzo la più evidente dimostrazione della falsità di uno dei dogmi gay: l’immutabilità (e quindi la «naturalità») dell’omosessualità. La denuncia della pericolosità della terapia riparativa può quindi essere rubricata come terrorismo psicologico ideologicamente fondato, del quale le prime vittime sono le persone con tendenze omosessuali.

Note:

1) Le parole «omosessuale» e gay non sono sinonimi. Mentre la prima indica una persona attratta in modo prevalente e stabile dalle persone del proprio sesso, la parola gay indica una persona che ha fatto della sua inclinazione una identità socio-politica, fonte di particolari diritti. I gay rappresentano una minoranza, seppur evidente e chiassosa, delle persone con tendenze omosessuali.
2) Sito che permette la condivisione di filmati: http://www.youtube.com/, consultato il 25/06/08.
3) http://www.youtube.com/watch?v=fOf HtCaubd8, consultato il 25/06/08.
4) Joseph Nicolosi, psicoterapeuta statunitense, tra i fondatori del Narth (National Association for Research and Therapy of Homosexuality. cfr http://www.narth.com/index.html, consultato il 13 luglio 2008.
5) http://unvotogay.blogspot.com/2007/03 /paziente-di-nicolosi-la-terapia-per.html;
http://daw.ilcannocchiale.it/?id_blog-doc=1413240 , consultati il 13 luglio 2008.
6) http://www.exgaywatch.com/wp/ , consultato il 13 luglio 2008.
7) In rete esistono anche testimonianze di persone che hanno cambiato orientamento sessuale; per esempio http://www.you-tube.com/watch?v=6G-nB4-XBGY, consultato il 13 luglio 2008.
8) Joseph Nicolosi, Oltre l’omosessualità. Ascolto terapeutico e trasformazione, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2007, p. 15.
9) Cfr ivi, pp. 151-168.
10) Paolo Rigliano, Le terapie riparative tra presunzioni curative e persecuzione, in P. Rigliano, Margherita Graglia (a cura di), Gay e lesbiche in psicoterapia, Raffaello Cortina Editore, Milano 2006, pp. 143-207.
11) A. Lee Beckstead, Understanding the Self-Reports of Reparatìve Therapy «successes», in «Archives of Sexual Behavior», vol. 32, n. 5, pp. 421-423; in Jack Drescher, Kenneth J. Zucker, Ex-gay Research. Analyzing the Spitzer Study and Its Relation to Science, Religion, Politics, and Culture, Harrington Park Press, New York (Ny) 2006, pp. 75-81.
12) Ivi, p. 79.
13) Martin Duberman, Cures: a gay man’s odyssey, Plume, New York (Ny) 1992.
14) M. Duberman, Excerpts from Cures: a gay man’s odyssey, in «Journal of Gay and Lesbian Psychotherapy», vol. 5, n. 3-4, 2001, pp. 37-50; in Ariel Shidlo, Michael Schroeder, Jack Drescher, Sexual conversion therapy. Ethical, clinical and research perspectives, The Haworth Medical Press, Binghamton (Ny) 2001, pp. 37-50.
15) Douglas C. Haldeman, Therapeutic Antidotes: Helping Gay and Bisexual Men Recover from Conversion Therapy; in «Journal of Gay and Lesbian Psychotherapy», vol. 5, n. 3-4, 2001, pp. 117-130; in A. Shidlo, M. Schroeder, J. Drescher, Sexual conversion therapy. Ethical, clinical and research perspectives, op. cit, pp. 117-130.
16) Ivi, p. 120.
17) Ivi.
18) Ivi, p. 120.
19) Ivi, p. 128.
20) Lawrence Hartmann, Too Flawed: Don ‘t Publish, in «Archives of Sexual Behavior», vol. 32, n. 5, pp. 436-438; in J. Drescher, K. J. Zucker, Ex-gay Research. Analyzing the Spitzer Study and Its Relation to Science, Religion, Politics, and Culture, op. cit., pp. 125-129.
21) Ivi, p. 127.
22) Ivi.
23) Ivi.
24) Richard A. Isay, Becoming Gay: A Personal Odyssey, in «Journal of Gay and Lesbian Psychotherapy», vol. 5, n. 3-4, 2001, pp. 51-67; in A. Shidlo, M. Schroeder, J. Drescher, Sexual conversion therapy. Ethical, clinical and research perspectives, op. cit., pp. 51-67. 25 M. Schroeder, A. Shidlo, Ethical Issues in Sexual Orientation Conversion Therapies: An Empirical Study of Consumers, in «Journal of Gay and Lesbian Psychotherapy», vol. 5, n. 3-4, 2001, pp. 131-166; in A. Shidlo, M. Schroeder, J. Drescher, Sexual conversion therapy. Ethical, clinical and research perspectives, op. cit., p. 135.
26) Ivi.
27) Ivi.
28) http://www.narth.com/docs/PhelanRe-portSummaryFact.pdf, consultato il 25/06/08; cfr Stanton L. Jones, Mark A. Yarhouse, Ex-gays? A Longitudinal Study of Religiously Mediated Change in Sexual Orientation, InterVarsity Press, Downers Grove (II) 2007, p. 84.
29) Ivi.
30) Ivi.
31) Commission on Psychotherapy by Psychiatrists (Copp), American Psychiatric Association, Position Statement on Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation, in «American Journal of Psychiatry» n. 157, 2000, pp. 1719-1721.
32) Ivi.
33) Ivi.
34) Robert L. Spitzer, Can Some Gay Men and Lesbians Change Their Sexual Orientation? 200 Participants Reporting a Change from Homosexual to Heterosexual Orientation, in «Archives of Sexual Behavior», vol. 32, n. 5, pp. 403-417; in J. Drescher, K. J. Zucker, Ex-gay Research. Analyzing the Spitzer Study and Its Relation to Science, Religion, Politics, and Culture, op. cit., pp. 35-63.
35) Cfr S. L. Jones, M. A. Yarhouse, Ex-gays? A Longitudinal Study of Religiously Mediated Change in Sexual Orientation, op. cit.. p. 91.
36) R. L. Spitzer, Can Some Gay Men and Lesbians Chance Their Sexual Orientation 200 Participants Reporting a Change from Homosexual to Heterosexual Orientation, op. cit.; in J. Drcscher, K. J. Zucker, Ex-gay Research. Analyling the Spitzer Study and Its Relation to Science, Religion, Politici, and Culture, op. cit.. p. 57.
37) http: // www.apa.org/pi/lgbc/polici/appropriate.html consultato il 13 luglio 2008.
38) S. L. Jones, M. A. Yarhouse, Ex-guys? A Longitudinal Study of Religiously Mediated Change in Sexual Orientation, op. cit.,p. 101.
39) Ivi.
40) Le narrative degli ex hanno un loro posto nello studio di qualsiasi gruppo religioso o sociale: a patto però – come hanno chiarito fra gli altri gli studi di David Bromley e di Bryan R. Wilson – di considerarle come narrative socialmente costruite da apostati il cui genere letterario è normalmente la storia di atrocità. L’ex ha diritto al rispetto e a fare intendere la sua voce, ma un’opera che si pretende scientifica dovrà mettere a confronto la sua narrativa con quelle di altri (coloro che nella comunità sono rimasti e si trovano bene, le persone che intessono con la comunità a titolo diverso relazioni sociali, gli osservatori esterni) e non pretenderà di ricavare la verità dall’uso ossessivo di questo solo tipo di narrativa. Per sapere se le navi normalmente conducono in porto non è saggio chiedere la loro opinione soltanto ai naufraghi» (http://www.cesnur.org/testi/naufraghi.html . consultato il 18/07/2008).
41)  Cfr Marshall Kirk, Hunter Madsen. After the ball, How America will conquear its fear & hatred of Gays in the 90’s, Plume, New York 1990; cfr Roberto Marchesini, «After the ball: un progetto “.gay» dopo il baccanale, in «Cristianità», n. 327, gennaio-febbraio 2005, pp. 7-11.
42) Cfr S. L. Jones, M. A, Yarhouse, Ex-gays? A Longitudinal Study of Religiously Mediated Change in Sexual Onentation. op. cit.. p. 3S.
43) P. Rigliano, Le terapie riparative tra presunzioni curative e persecuzione, in P. Rigliano, M. Graglia (a cura di). Gay e lesbiche in psicoterapia, op. cit., p. 201.
44) Antonella Montano. Psicoterapia con clienti omosessuali. McGraw-Hill, Milano 2000. p. 137. Cfr Roberto Del Favero, Maurizio Palomba, Identità diverse. Psicologia delle omosessualità. Counselling e psicoterapia per gay e lesbiche. Edizioni Kappa, Roma 1996.
45) D. Fergusson, L. Horwood. A. Beautrais. Is sexual orientation related to mental health problems and suiciddality in young people?, in «Archieves of General Psychiatry», vol. 56, n. 10, 1999. pp. X76-888. Fergusson ha dimostrato che soggetti gay, lesbiche e bisessuali hanno tassi significativamente superiori, rispetto al campione eterosessuale, di ideazioni suicidarie (67,9% contro 29,0%], tentativi di suicidio (32.1% contro 7.1%) e tra i 14 e i 21 anni, di disordini psichiatrici (depressione maggiore 71.4% contro 38,2%, disturbo d’ansia generalizzata 28,5% contro 12,5%, disturbo della condotta 32,1% contro 11.0%, dipendenza da nicotina 64,3% contro 26.7%. abuso e dipendenza da altre sostante 60,7% contro 44,3%).
46) R. Herrell. J. Goldberg, W. True, V. Ramakrishan. M. Lyons. S. Eisen, M. Tsuang. A co-twin control study in adult men: sexual orientation and suicidality, in «Archieves of General Psychiatry», vol. 56, n. 10. 1999. pp, 867-874.
47) J. Parris, H. Zweig-Frank. J. Guzder. Psychological factor associated with homosexuality in males with bordeline personality disorder, in «Journal of Personality Disorder». voi. 9, n. Il, 1995. pp. 56-61 («È interessante notare che 3 pazienti borderline omosessuali su 10 riferiscono anche di incesti padre-figlio», p. 59); G. Zubenko. A. George. P. Soloff. P. Schub. Sexual practices among patients with with derline personality disorder, in «American Journal of Psychiatry», vol. 144, n. 6. 1987, pp. 748-752 («L’omosessualità era dieci volte più frequente tra gli uomini e sei volte tra le donne con disordine borderline di personalità piuttosto che nella popolazione generale o in un gruppo di controllo con soggetti depressi», p. 748).
48) John C. Gonsiorek. The use of diagnostic concepts in working with gay and lesbian populations, in Homosexuality and Psycotherapy, Haworth. New York (Ny) 1982, pp. 9-20.
49) Gustav Bychowsky, The structure of homosexual acting out. in «Psychoanalytic Quarterly». n. 23. 1954. pp, 48-61; E. Kaplan, Homosexuality. A search for the ego-ideal. in «Archieves of General Psychology». n. 16, 1967, pp. 355-358.
50) Gary Remafredi, Risk factors far attempted suicide in gay and bisexual youth. in «Pediatrics», 1991, pp. 869-875.
51) Marzio Barbagli. Asher Colombo. Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia. Il Mulino, Bologna 2007, pp. 61-62. Cfr Chiara Bertone. Alessandro Casiccia. Chiara Saraceno, Paola Torrioni, Diverbi da chi? Gay. lesbiche, transessuali in un’area metropolitana, Guerini e associati. Milano 2003, pp. 195-197.
52) Cfr R. Marchesini, // feticcio (omosessuale) dell’omofobia, in «Studi cattolici», n. 528, febbraio 2005, pp. 112-116.
53) Theo G M. Sandfort. Ron de Graaf, Rob V. Bijl. Paul Schnabel, Same Sex Sexual Behavìour and Psychiatric Disorders, «Archives of General Psychiatry», vol. 58, gennaio 2001. pp. 85-91.
54) Ron de Graaf. Theo G. M. Sandfort, Margreet ten Have, Suicidality and Sexual Orientation: Dìfferences Between Men and Women in a General Puputation Based Sample From The Netherland, «Archives of Sexual Behavior», vol. 35. n. 3, 1 giugno 2006. pp. 253-262.
55) La ricerca ha preso in considerazione anche l’effetto interattivo della «discriminazione percepita».

Fonte: http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/9967-chi-ha-paura-della-terapia-riparativa-omosessualita-fede-guarigione-e-suicidio

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Usa, legalizzare i matrimoni gay? Le multinazionali si battono per il sì

Usa, legalizzare i matrimoni gay? Le multinazionali si battono per il sì
Le multinazionali si stanno impegnando per convincere la Corte suprema a dichiarare incostituzionale il Defense of marriage act. Il motivo? Sociale ed economico. “Trattare in due modi diversi i dipendenti etero ed omosessuali costa troppo e se i secondi vedono riconosciuti i loro diritti sono più contenti e lavorano meglio”. Inoltre con un giro d’affari di quasi 10 miliardi di dollari l’anno, il business è assicurato

di Marco Quarantelli | 29 marzo 2013

Da il Fatto Quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/29/usa-legalizzare-matrimoni-gay-multinazionali-si-battono-per-si/545856/

Amazon, Apple, Facebook, Twitter, Morgan Staney, Goldman Sachs, Starbucks sono in prima fila perché l’America cambi: si stanno battendo per convincere la Corte suprema a dichiarare incostituzionale il Defense of marriage act (Doma), la legge firmata nel 1996 da Bill Clinton che non riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso ed esclude le coppie gay da oltre 1.000 tra leggi e programmi federali. Filantropia? No, questione di business: “Trattare in due maniere diverse i dipendenti etero ed omosessuali costa troppo a livello amministrativo – spiegano i dirigenti – e se i secondi vedono riconosciuti i loro diritti sono più contenti e lavorano meglio”. Inoltre la legalizzazione delle nozze gay in tutti i 50 Stati avrebbe una ricaduta positiva sull’economia, generando un giro d’affari di quasi 10 miliardi di dollari l’anno. E, secondo il governo – scrive l’agenzia Bloomberg – ne trarrebbero giovamento anche le finanze pubbliche.

Il cammino davanti alla Supreme court del diritto degli omosessuali a sposarsi è iniziato il 26 marzo e non si concluderà prima di giugno. Intanto si fa ogni giorno più aspra la battaglia tra progressisti e conservatori. Le multinazionali hanno scelto da tempo da che parte stare. Alla fine di febbraio in 278 hanno firmato un documento inviato alla Corte per dichiararsi a favore dell’incostituzionalità. “Il Doma costringe le aziende a dividere i dipendenti in due categorie – si legge nel brief firmato dalle maggiori corporation, insieme alle amministrazioni di varie grandi città come Los Angeles e Seattle – Dobbiamo amministrare piani di assistenza e assicurazione sanitaria, pensionamenti, congedi familiari. Dobbiamo trattare ogni dipendente in maniera diversa a seconda che sia sposato o meno e dobbiamo farlo in Stati, contee e città diverse (…) con un considerevole aggravio in termini di adempienze burocratiche e di costi”.

Tra le varie discriminazioni, il Doma impedisce alle coppie gay di presentare congiuntamente la dichiarazione dei redditi e di accedere alle stesse detrazioni delle coppie etero.”E’ una questione di diritti civili, ma anche di business – ha spiegato alla Cbs Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachs – si tratta di obblighi che dobbiamo rispettare sia per le famiglie etero che per quelle omosessuali. In caso contrario, queste ultime finiscono per essere infelici e l’azienda non è in grado di attrarre e assumere gente di talento”. “Le compagnie che creano un ambiente in cui i loro dipendenti si sentono liberi di essere se stessi – ha spiegato John Taft, ceo Rbc Wealth management – hanno impiegati più motivati, il che si traduce in una maggiore soddisfazione da parte del cliente”. Le corporate puntano anche sui ritorni di immagine positivi, in un’America sempre più convinta di cambiare: secondo un sondaggio condotto dal Pew research center a metà marzo, il 49% degli americani è a favore del “same sex marriage”, mentre il 44% è contrario (10 anni fa i secondi erano il 58% contro il 33% dei primi).

A convincere le multinazionali sono state le ricadute previste sull’economia reale. Nel solo 2011, anno in cui sono state autorizzate, a New York le nozze gay hanno generato un indotto di 259 milioni di dollari: secondo l’amministrazione Bloomberg, sono state più di 200 mila gli ospiti arrivati nella Mela per assistere alle celebrazioni, più di 235 mila le notti prenotate in albergo ad una media di 275 dollari a notte. Secondo dati Forbes del 2009, il business dei matrimoni genererà un indotto di circa 9,5 miliardi di dollari: 3,4 miliardi verranno investiti in regali (spesa media: 8.475 dollari per coppia); 1,6 miliardi finiranno nelle casse di alberghi e ristoranti; 694 i milioni destinati ai viaggi di nozze; quindi 554 milioni per gli album di foto e i video, altri 502 per i gioielli.

La fine del Doma gioverebbe anche alle finanze pubbliche. Uno studio del governo scovato dall’agenzia Bloomberg, firmato nel 2004 dal Congressional budget office, l’agenzia federale che supporta il Congresso in materia di economia, spiega che il riconoscimento dei diritti civili contribuirebbe innanzitutto ad aumentare le entrate fiscali di circa 400 milioni l’anno e “comporterebbe per il budget benefici per quasi un miliardo l’anno“. I risparmi arriverebbero soprattutto dal welfare: 100 milioni dal programma Supplemental security income, 300 i milioni risparmiati dal Medicaid e 50 quelli che resterebbero nelle casse del Medicare nel 2014. Il matrimonio, spiega Bloomberg – “rende le persone più solide contro gli shock finanziari e meno probabile che possano avere bisogno dell’assistenza sociale”.

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Ci saranno anche motivazioni economiche e/o filantropiche ma uno dei motivi principali per il quale vediamo che in molti paesi del mondo l’opinione pubblica viene spinta verso l’accettazione dei matrimoni gay e adozioni gay è l’agenda per la Nuova Era.
Difatti tra i punti cardine della New Age c’è l’androginia fisica e sopratutto psicologica e spirituale dell’uomo (inteso come essere umano) da ottenere ovviamente gradualmente nel tempo. Un percorso che è iniziato a partire dalla metà dello scorso secolo con la cosiddetta “Rivoluzione Sessuale”.
Tutto è Uno, quindi le distinzioni maschio e femmina sono irrilevanti nell’Era dell’Acquario.
Anche su questo tema come per gli altri punti cardine della New Age troviamo un filo conduttore che porta dalla filosofia neoplatonica, allo gnosticismo, alla teosofia (e altre dottrine esoteriche) fino per l’appunto alla New Age.
Attualmente i più osservanti tra i fedeli delle vecchie religioni sono piuttosto riottosi nell’accettare questo tipo di agenda ma per ognuno di essi si adotteranno

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Il centro gay che vuole curare gli eterosessuali

02/04/2013 – E li guarisce dai traumi

Il centro gay che vuole curare gli eterosessuali <1/4>

Queer.de racconta di un centro in Sassonia, Germania, per curare gli eterosessuali perché “l’eterosessualità non è innata ma può essere il frutto di un abuso sessuale, di un inganno o di altre esperienze traumatiche”.

IL CENTRO CHE CURA GLI ETERO – ”L’eterosessualità non è innata” è con queste parole che il centro tedesco spiega perché gli etero hanno bisogno di essere curati. Cerchiamo di capire subito qual è il fine di questo istituto che si prefigge di guarire la sessualità. “Ci sono alcune persone che pur avendo un potenziale omosessuale sentono desideri eterosessuali, che non vogliono, e il centro offre dei corsi per guarire dai dubbi” scrive Queer.de. Il sentimento eterosessuale per individui gay, rappresenta un tentativo di compensare lesioni traumatiche dell’infanzia e la soluzione sarebbe solo temporanea perché questo tipo di apertura non guarirebbe mai le ferite emotive. L’associazione gay e lesbiche tedesca, LSVD, ha accolto con favore l’iniziativa.

LEGGI ANCHE: Convertire i gay, storia di una stupidaggine

PSICOTERAPIA – Sia ben chiaro che il centro non ha intenzione di convertire gli eterosessuali in omosessuali ma di far sì che i gay siano in grado di accettare serenamente la loro sessualità. Queer.de ha incontrato la dottoressa Christel Rebecca, a capo del Deutsches Institut fuer Heteroheilung, che ha spiegato come la struttura offra corsi professionali per ‘guarire’ i traumi delle persone omosessuali che non riescono ad accettare la loro sessualità. La terapia, spesso è coperta dall’assicurazione sanitaria e ora la sinistra e i verdi tedeschi hanno dato il loro appoggio all’iniziativa, solo la Merkel e alcuni politici dell’UE hanno mostrato scetticismo poiché temono il fenomeno della discriminazione.

delle spiegazioni consolatorie nell’ambito della nuova religione mondiale.
Ad esempio per i cattolici si farà riferimento a vari versetti biblici della Genesi, agli Elohim etc…, questo perlomeno finché durerà questo periodo di “transizione”.
Le future generazioni cresceranno invece con questi concetti già ben chiari in mente che faranno parte della loro stessa educazione.

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5 aprile 2013

Fonte: http://www.losai.eu/parigi-multato-per-la-felpa-omofoba-cera-disegnata-una-famiglia-etero/

Tutti con la felpa di Franck Talleu!
Comprerò subito la felpa del delitto, e invito tutti a fare altrettanto: la felpa con il disegno di una famigliola che si tiene per mano, e che è stata vietata a Franck Talleu, che passeggiava a Parigi nei giardini del Luxembourg con moglie e figli il lunedì di Pasqua. Le foto e il verbale dei poliziotti parlano chiaro, ma il racconto di Talleu lascia basiti: due sorveglianti del parco lo hanno fermato e gli hanno imposto di torgliersi la felpa, per motivi di buoncostume. L’indumento non ha scritte o slogan, solo un innocuo disegnino schematico, ma è quello che molti portavano addosso alla manifestazione contro il matrimonio omosessuale, la “manif pour tous”, e secondo i sorveglianti, “può scioccare”. Il prode Franck rifiuta di togliersela, segue verbale e multa per manifestazione non autorizzata. Alla fine Franck cede, perché sfilarsi la felpa è la condizione per lasciarlo libero, così può finalmente tornare alla sua passeggiata con la famiglia. La multa però resta, e resta lo sconcerto. Come commenta il povero Talleu, “comincia una nuova resistenza, quella di chi passeggia al braccio della moglie e con i figli per mano” nei luoghi pubblici. Compriamoci tutti la “terribile” felpa con i pupazzetti di mamma, papà e bambini stampati sopra: questa è la vera, “scioccante” trasgressione del futuro.

http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2013/04/05/01016-20130405ARTFIG00287-un-proces-verbal-pour-le-port-du-sweat-shirt-de-la-manif-pour-tous.php

Tratto da: fonte

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Omosessuali e adozioni: voci fuori dal coro

bernhard_ruth_43_20021Segnalazione del Centro Studi Federici

I figli delle famiglie gay

Fra i temi sociali più discussi in questi giorni troviamo l’approccio nei confronti del matrimonio omosessuale. Se da una lato ci sono stati che legalizzano queste unioni e li investono degli stessi diritti di cui godono le famiglie tradizionali, di contro in altri stati, la legge limita i diritti delle coppie omosessuali.

Da parte loro gli scienziati lanciano un’allerta, un bambino potrebbe esser traumatizzato dall’educazione ricevuta in una famiglia omosessuale. In Kazakistan alle famiglie omosessuali non è concesso di adottare figli, un annuncio dato da Raisa Sher, presidente del Comitato per la difesa dei diritti dei bambini del Ministero dell’Istruzione e della Scienza di questo stato. Questi ha affermato che tale tipo di adozioni contraddice tanto la mentalità locale quanto le norme legali. La rappresentante del Ministero dell’Istruzione e della Scienza ha detto: “A questo proposito nel nostro stato diamo i bambini in adozione solo a famiglie complete, con un padre ed una madre, un uomo ed una donna”. Gli psicologi sono d’accordo con questo approccio, sottolineando che inevitabilmente un bambino che vive in famiglie omosessuali diventa bersaglio degli scherni dei suoi coetanei, cresciuti in famiglie tradizionali.

Il problema dell’adozione di bambini kazaki da parte di coppie omosessuali è finito al centro dell’attenzione pubblica in seguito ad un episodio, nel quale le autorità del Kazakistan hanno proibito ad una coppia omosessuale francese di adottare un bambino. Ricordiamo che recentemente la Francia è entrata nella lista di stati che legalizzano i matrimoni omosessuali. Ora sono in tutto 16 gli stati che ammettono i matrimoni gay. Crescono però anche gli stati nei quali i leader politici ed i legislatori dichiarano fedeltà ai valori tradizionali. Per portare un esempio Jurij Bojko, vice primo ministro dell’Ucraina, ha affermato che l’unica questione su cui le autorità statali e le forze dell’opposizione sono concordi è il rifiuto dei matrimoni gay. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato di esser pronto a firmare una legge che vieti alle coppie omosessuali di adottare bambini russi, non appena il documento sarà sulla sua scrivania. Ma non solo l’Europa Orientale è contro i matrimoni gay e l’adozione, da parte di queste coppie, di bambini. Ci sono anche alcuni stati dell’Europa Occidentale che reagiscono negativamente a questi cambiamenti, come pensa Michail Remizov, presidente dell’Istituto di Strategia Nazionale:

Non ci sono dubbi che alcuni stati europei non faranno mai proprie queste misure, o quanto meno di sicuro questo non accadrà a breve. Sono gli stati cattolici come la Polonia e l’Italia, che senza dubbio faranno non ammettere che i procedimenti di adozione possano coinvolgere le “famiglie” nel senso più ampio del termine, come viene compreso da Olanda e Francia.

Abbastanza di recente sono stati pubblicati gli esiti di un’indagine del sociologo americano Mark Regnerus, il quale ha intervistato 3000 persone adulte, educate da persone con orientamenti sessuali diversi. I dati raccolti hanno visibilmente dimostrato quanto sia complessa la situazione di un bambino cresciuto in queste famiglie. Per fare un esempio il 25% delle persone educate da famiglie omosessuali hanno avuto o hanno malattie veneree. Per persone appartenenti a famiglie tradizionali siamo attorno all’8%. Pare inoltre che queste persone si rapportino con il tradimento in modo più leale, il 40% di questi considera qualcosa di normale il tradimento mentre fra le persone cresciute in coppie eterosessuali solo il 13% credono che sia normale tradire. Il 31% delle persone cresciute con madre lesbica ed il 25% di quelli cresciuti con padre gay si è verificato un momento in cui sono stati obbligati a far sesso contro la loro volontà (incluso da parte dei genitori). Nelle famiglie eterosessuali solo l’8% degli intervistati ha riportato di essersi trovato in situazioni simili. E per finire, la cosa più importante, se uno dei genitori aveva relazioni omosessuali, ci sono il 40% delle probabilità che il bambino educato da questi non sia del tutto eterosessuale.

http://italian.ruvr.ru/2013_06_14/I-figli-nelle-famiglie-gay/

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La legge sull’omofobia: una minaccia alla libertà di espressione

del Prof. Roberto De Mattei

vignetta-di-mafalda-sulla-liberta-di-parola-copiaNei paesi dove è stato imposto, lo pseudo-matrimonio omosessuale è generalmente preceduto da due leggi che lo accompagnano: il riconoscimento dei diritti delle coppie gay e l’introduzione del reato di “omofobia”. Non manca, anche tra i cattolici, chi si illude che, concedendo queste leggi, sia possibile placare le rivendicazioni estreme ed evitare che si giunga al “male maggiore” del cosiddetto “matrimonio gay”. In realtà, quando si è concesso il male minore si è già concesso tutto, anche perché, nel caso della legge sull’omofobia, tra questa e lo pseudo-matrimonio gay non è facile stabilire quale sia il male peggiore.

La legge contro l’omofobia, presentata per la prima volta nel 1999 dal presidente del Consiglio D’Alema, e poi riemersa senza successo sotto i governi Prodi e Berlusconi, sarà associata al nome di Enrico Letta e del suo governo delle “larghe intese”? Quel che è certo è che il disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia, approvato dalla Commissione Giustizia della Camera e ora in discussione al Parlamento, rappresenta una grave minaccia all’ordine naturale cristiano e alla libertà di espressione, non solo dei cristiani, ma di tutti i cittadini italiani.

L’idea di fondo è quella di punire chiunque si renda colpevole di “discriminazione” in base all’“orientamento sessuale”. I concetti di “discriminazione” e di “orientamento sessuale” sono privi però di valore giuridico e, soprattutto, di senso logico. Discriminare significa trattare una persona in modo meno favorevole di altra. Ma il principio di discriminazione regola i rapporti sociali. La discriminazione in sé infatti può essere una scelta buona o cattiva, a seconda delle categorie di riferimento: nella partecipazione a concorsi pubblici o privati, nella selezione per i corpi militari o per le competizioni sportive, come nella ammissione in un seminario cattolico, cambiano i criteri di scelta, ma una discriminazione è sempre presente. Perché non dovrebbe essere lecito, fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali della persona?

Altrettanto equivoco è il concetto di “orientamento sessuale”, definito dalla legge come «l’attrazione nei confronti di una persona dello stesso sesso, di sesso opposto, o di entrambi i sessi». Questa definizione è talmente ampia e generica da giustificare qualsiasi scelta che nasca dal desiderio del singolo individuo. Lo stesso dicasi dell’ “identità di genere”, definita a sua volta dal testo di legge, come «la percezione che una persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile, anche se opposto al proprio sesso biologico». Ma ciò che è più grave è che il legislatore pretende attribuire a questa libertà di orientamento sessuale la qualifica di “status” cioè di una situazione soggettiva portatrice di diritti in quanto tale, prescindendo da qualsiasi riferimento ad un quadro oggettivo di valori.

Se si afferma il valore illimitato della libertà di scelta, negando una legge naturale e morale che ne costituisca il limite, cade con ciò il concetto di devianza e di trasgressione. Una volta negata la legge naturale e ammesso il principio della assoluta libertà di orientamento sessuale, la via alla pedofilia, all’incesto e a ogni altra manifestazione di vita sessuale, oggi considerata come devianza, è aperta. Ciò che oggi è anormale, sarà la normalità del domani. E viceversa, ciò che oggi appare normale, domani sarà condannato come anormalità. Tutto è permesso perché tutto nasce dalla libera scelta dell’uomo, che non può essere limitata da norme assolute esterne alla sua volontà. Le norme esterne alla volontà dell’uomo sono quelle che chiamiamo leggi morali. Il fondamento della morale è la distinzione tra l’idea di bene e di male da cui scaturiscono le norme che indicano il bene da seguire e il male da evitare. Se non esiste un ordine morale, non esistono crimini assolutamente parlando, perché la nozione di crimine ha una dimensione morale che viene dissolta dal relativismo assoluto fondato sul primato della assoluta libertà dell’uomo di esprimere e realizzare i propri desideri.

Nelle leggi sull’omofobia, come quella in discussione in Italia, l’assoluto libertinismo viene inevitabilmente a coincidere con il massimo totalitarismo. In assenza di una morale e di un diritto oggettivo, la società si riduce infatti ad un luogo di conflitti, in cui i diritti del più debole vengono sacrificati all’egoismo del più forte. Non è necessariamente la forza di un individuo rispetto a un altro, come è il caso della madre e del bambino nell’aborto. Può essere la forza di gruppi organizzati, di poteri mediatici, di interessi finanziari. Gli omosessuali non sono cittadini inermi e indifesi di fronte alla legge come i bambini vittima dell’aborto, ma costituiscono un gruppo di potere: una lobby.

Questa lobby oggi impone il delitto di omofobia, domani potrà imporre di eliminare il reato di pedofilia in nome del libero orientamento sessuale dell’individuo che voglia scegliere di appagare il proprio desiderio sessuale con un bambino.Dall’articolo 1 della legge contro l’omofobia si evince che il bene giuridico inventato e tutelato non è solo l’omosessualità, ma la libertà di scelta di sesso illimitato, quanto a forme e compartecipi. Perché escluderne i minori come possibile oggetto? Se il bambino non-nato può essere soppresso in nome delle esigenze di realizzazione psicologica della madre, perché il bambino vivente non potrebbe essere fatto oggetto del desiderio di appagamento sessuale di un adulto, o di un gruppo di adulti, che democraticamente lo stabiliscano a maggioranza? Il nucleo del totalitarismo non sta nell’idea di limite e neppure nell’uso della forza, ma in quell’uso disordinato della forza che diventa cieca violenza, perché svincolata da riferimenti morali. In una parola, la radice del totalitarismo è il disordine, la confusione tra il bene e il male, tra ciò che può o non può essere fatto. L’idea dell’esistenza di un ordine assoluto di valori costituisce, al contrario, un oggettivo limite all’ arbitrio e alla violenza totalitaria.

Introducendo il reato di omofobia si sottrae alla famiglia la protezione di cui essa ha sempre goduto nel corso dei secoli e si trasferisce questa tutela giuridica agli omosessuali, riconosciuti come portatori di diritti in quanto tali. Per ottenere questo obiettivo è necessario un salto logico: il passaggio dai diritti umani ai diritti degli omosessuali. Gli omosessuali, come gli eterosessuali, essendo uomini, godono dei diritti di tutti gli uomini, ma non esistono, propriamente parlando, diritti degli omosessuali, come non esistono astratti diritti legati al sesso o all’età delle donne o degli uomini. Non esistono infatti diritti dove non esistono doveri. Esistono diritti delle madri, perché esistono innanzitutto i doveri delle madri (e dei padri), ma non esistono diritti delle donne, perché non esistono, né in astratto, né in concreto, doveri legati allo status femminile, e meno che mai a quello omosessuale. Gli unici diritti possibili si radicano sulla legge naturale e su istituzioni naturali come la famiglia.

Un tempo vigeva un ordine familiare cristiano, in cui l’omosessualità era messa al bando come immorale. La nuova legislazione vuole capovolgere la situazione di un tempo, ponendo ciò che un tempo era considerato devianza, come nuovo modello sociale e isolando come crimine, e quindi come devianza e anormalità, l’affermazione dei principi cristiani. La possibilità di definire anormale o deviante l’omosessualità, è soppressa per legge, perché qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, sarebbe considerata una forma di ingiusta discriminazione. Pochi se ne rendono conto ma, nel XXI secolo, è iniziata anche in Europa l’età delle persecuzioni contro i difensori dell’ordine naturale e cristiano.

Fonte: Corrispondenza Romana n. 1303 del 23/07/2013

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DDL “omofobia”: Fiore (F.N.) l’opposizione al provvedimento è battaglia di civiltà, manifestazione e petizione

Segnalazione di Luca Castellini

“Ci pensa il Governo Letta ad indebolire ancora di più l’ Italia in crisi economica e politica con le due operazioni che sta portando avanti a marce forzate: il riconoscimento dei diritti gay e l’ introduzione dello Ius Soli.” dichiara l’ On. Roberto Fiore, Segretario Nazionale di Forza Nuova, sull’ adozione del DDL omofobia:
“ In particolare, la volontà di far passare un provvedimento che classifichi l’ “omofobia” come fattispecie di reato non solo lede a livello morale la libertà della maggioranza dei cittadini italiani e dei fedeli cattolici, che non potranno più né criticare né avversare il modello omosessuale, ma avrà anche delle conseguenze pratiche molto gravi per la nostra nazione.”
”Educare gli italiani al modello omosessuale, infatti, vuol dire colpire la famiglia tradizionale, contribuendo ad influire ulteriormente in modo negativo sul nostro trend demografico e sulla tenuta sociale dello Stato. Questa politica di distruzione della famiglia italiana, unito alla concessione della cittadinanza agli immigrati in base allo Ius Soli, costerà cara all’ Italia in termini di disoccupazione, crollo della forza lavoro e della manodopera italiana e di un’ enorme problema di welfare, sia con riferimento al sistema pensionistico (non ci saranno più giovani a sostenerlo), che all’ assistenza sociale. E’ per questi motivi che Forza Nuova è totalmente contraria al Disegno di Legge che andrà in esame il 26 luglio prossimo. Forza Nuova pretende invece un sostegno morale ed economico dallo Stato alle famiglie per far ripartire l’ Italia, sventando “l’ incubo sociale” che questo governo, succube dei poteri forti, vorrebbe imporre.”

Il prossimo 26 luglio comincerà alla Camera dei Deputati la discussione sul DDL già approvato in Commissione Giustizia, che vuole “integrare” la legge Mancino includendo tra i reati d’odio anche le idee, le azioni e gli atteggiamenti ostili e contrari a lesbiche, omosessuali, bisessuali e transessuali (LGBT).
Si tratta della legge contro la cosiddetta omofobia, spacciata come conquista e affermazione di nuovi diritti civili. In realtà siamo di fronte all’ennesima tappa sulla via della dissoluzione.
La legge contro l’omofobia è il mezzo attraverso il quale gli assertori dell’ideologia omosessualista e LGBT, vogliono reprimere la sacrosanta reazione di quanti non accettano supinamente l’imposizione di modelli contrari alla morale, e capaci di minare la sana esistenza di un popolo.

Forza Nuova – fedele alla propria vocazione, che la vuole compagine nata allo scopo di promuovere la ricostruzione nazionale – si mobilita contro la legge sull’omofobia, autentico attentato alla vera libertà d’espressione e, soprattutto, ai diritti della Verità.
Affermare che l’atto omosessuale è immorale e contro-natura, che la famiglia è solo quella fondata sul matrimonio – ossia sull’unione fra un uomo, una donna ed i loro figli – non deve essere un reato!

Ecco le iniziative promosse da Forza Nuova ( e sostenute anche dal nostro circolo Cattolico Triveneto Christus Rex)

Raccolta di firme in tutte le sedi e presso tutti i banchetti che verranno allestiti in tutta Italia;
Adesione al flash mob del prossimo 26 luglio alle ore 10 in Piazza Montecitorio, Roma

Petizione raccolta firme in allegato e scaricabile qui
http://www.lanuovabq.it/it/sottoscrizioneCampagnaRaccoltaFirme.php

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Russia: “Matrimonio” gay è un segno apocalittico

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Mentre il Vaticano occupato dai modernisti conciliari tace…

The Voice of Russia 22 Luglio 2013 da effedieffe.com

Il Patriarca di Mosca e tutte le Russie Kirill ha dichiarato che il riconoscimento giuridico del matrimonio omosessuale sta conducendo l’umanità al giorno del giudizio.
Sulla Piazza Rossa di Mosca il Patriarca Kirill ha detto ai fedeli: «Questo è un segno apocalitto, molto pericoloso… Significa che le persone scelgono un percorso di auto-distruzione».

Il Patriarca ha dato il suo assenso alla legge che vieta la propaganda omosessuale per bambini, recentemente firmata dal presidente Vladimir Putin, legge che prevede multe salatissime a chiunque sostenga un discorso di pratica omosessuale rivolto ai più piccoli.

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Adesso anche la Treccani è omofoba?

di Tommaso Scandroglio
13-10-2013

“Talvolta le parole ne nascondono altre”. Consci della verità di questo shakespeariano aforisma otto studiosi italiani hanno preso carta e penna ed hanno scritto a Massimo Bray, ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, e per conoscenza a Giuliano Amato, presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, affinchè l’enciclopedia Treccani modifichi le definizioni di «transgender», «omosessualità», «lesbismo», «intersessualità», «gender» reperibili su Treccani-on line.

C’è da osservare sin da subito che gli otto firmatari non sono studiosi di alto rango accademico – tra loro figura addirittura una semplice studentessa universitaria – ma l’appello ha raccolto ben presto l’adesione di altre 200 persone, tra cui alcuni cattedratici italiani e stranieri. Oltre a ciò i settori scientifici in cui sono impegnati questi studiosi in erba interessano soprattutto le scienze sociali. La psicologia, ambito che più di ogni altro dovrebbe essere chiamato in causa da queste materie, manca nelle competenze del gruppo degli otto. Ciò però trova compensazione nel fatto che quasi e tutti questi studiosi sono attivisti del movimento omosessualista. Insomma una lettera aperta più dal sapore politico che scientifico. Ma ciò che importa mettere a tema qui non è tanto l’autorità scientifica di chi ha redatto lo scritto, bensì il contenuto dello stesso.

Nell’appello si legge: «La lettura di tali voci – in cui il piano della valutazione morale e il piano dell’informazione scientifica risultano sovrapposti, con una netta ed evidente preponderanza del primo sul secondo – ha suscitato in noi uno spettro di reazioni che vanno dallo stupore all’indignazione. […] Indignazione, perché il lessico impreciso e i contenuti stigmatizzanti di quelle voci, diffusi da un soggetto storicamente autorevole nella divulgazione come l’Enciclopedia Treccani, rischiano non solo di annullare il lavoro di quanti – attiviste/i e studiose/i – ogni giorno combattono contro pregiudizi e violenze sessiste e omo-transfobiche ma, soprattutto, di dare legittimità a quei pregiudizi e a quelle violenze».

E allora andiamo a vedere cosa di così gravemente omofobico scrive la Treccani. Sotto la voce “Transessuali” si può leggere tra le altre cose che «il transessuale […] cerca […] di cambiare quello che considera lo sbaglio della natura circa il suo corpo. […]Il transessuale cerca rimedio in ormoni e altri farmaci, in interventi estetici e infine nel cosiddetto cambiamento di sesso chirurgico. In realtà, la chirurgia non ha affatto tale potere: può al massimo costruire una apparenza del genere sessuale agognato mentre distrugge irreparabilmente l’anatomia di quello originario». Segue la critica degli otto firmatari: «L’Autore/Autrice fornisce poi una sua ultronea (spontanea, ndr) valutazione personale – pesantemente stigmatizzante dell’esperienza della riattribuzione chirurgica del sesso – asserendo che non costituirebbe un “rimedio”». In realtà ha ragione la Treccani e non serve essere degli specialisti per capirlo. Cambiare il proprio aspetto da mascolino in femmineo non può incidere sul dato genetico: se i tuoi geni sono maschili tali rimarranno anche dopo ormoni e interventi chirurgici. Ed anche la percezione di sé come donna rimane un infingimento rispetto al dato reale che rimanda il proprio corpo il quale tenderà sempre ad assumere un aspetto maschile con riverberi pesanti nella sfera psicologica. Che poi gli interventi chirurgici distruggano “irreparabilmente l’anatomia di quello originario” è anche questo un dato di fatto difficilmente contestabile. Curioso comunque che persino gli estensori della lettera ammettano che tali interventi sono solo “un rimedio”, una tamponatura posticcia, e non la soluzione ad un problema di fondo.

Poi al gruppo degli otto attivisti non va giù nemmeno la definizione di “gender” bollata come «visione distorta e ideologica della sessualità non eterosessuale» solo perché la Treccani osa scrivere che «alcuni studi di antropologia evidenziano l’urgenza di recuperare una visione unitaria della persona, che permetta di cogliere tutte le dimensioni dell’individuo: la sua uguaglianza ontologica rispetto a tutti gli uomini e la sua specificità biologica e psichica, ossia la sua unicità nell’essere pienamente uomo o donna».

In merito poi all’omosessualità l’Enciclopedia scrive: «A oggi, peraltro, quel che si può affermare con certezza è che, sulla base della evidente bipolarità sessuale uomo/donna, l’orientamento eterosessuale è innato (in-naturae), ma può subire cambiamenti o modificazioni a causa di particolari interazioni del soggetto con l’ambiente familiare e sociale, generando un orientamento omosessuale». La lettera così commenta: «affermare che il desiderio eterosessuale sia “originario” è quindi semplicemente un espediente – a nostro giudizio – per indurre nel lettore una visione negativa del desiderio omosessuale. Nelle suddette voci viene inoltre dato per scontato che esista un’unica “diversità sessuale” (quella maschio/femmina) sulla base di una presunta “evidente bipolarità sessuale uomo/donna” quando ormai decenni di studi sull’argomento (dalle scienze biologiche a quelle umanistiche) hanno evidenziato come il dimorfismo sessuale non sia un universale culturale e che la fisiologia umana si presenta con numerose variazioni nello sviluppo sessuale (di tipo cromosomico, gonadico e/o anatomico), le cosiddette forme di intersessualità o DSD (differenze nello sviluppo sessuale)». In merito a quest’ultimo punto già appuntavamo proprio sulla Nuova Bussola (“In Germania puoi essere maschio, femmina o X”) che ad esempio l’ermafroditismo o il mosaicismo non contraddicono l’asserto scientifico che in natura sono solo due i sessi esistenti, ma lo comprovano perché i geni rinvenibili nel soggetto affetto da queste rarità genetiche sono unicamente quelli maschili e femminili. Il terzo sesso non esiste.

Gli studiosi infine chiedono alla Treccani di “monitorare” queste voci e di “integrarle” con riferimenti bibliografici aggiornati che loro stessi, se vorranno, possono offrire al fine di fornire una “informazione scientifica, scevra da pregiudizi”.

Al di là del merito della questione lessicale, di cui si occuperanno gli esperti in materia, quello che balza agli occhi è che stiamo assistendo ad un’azione di cecchinaggio a tutto campo. Se un Buttiglione afferma, così come ebbe di modo di fare nel 2004, che «come cattolico considero l’omosessualità un peccato, ma non un crimine» non può diventare Commissario europeo per la giustizia, la libertà e la sicurezza. Se un imprenditore come Barilla che ha sfamato pletore di persone omosessuali difende la famiglia naturale deve essere rieducato e fare pubblica ammenda. Se porti una maglietta con impressa l’immagine di una famigliola composta da mamma, papà e figli oppure citi ciò che ha detto la Sacra Scrittura sull’omosessualità vieni arrestato, così come è accaduto rispettivamente a Parigi e a Londra. Se un’enciclopedia prestigiosa come la Treccani semplicemente dà conto della letteratura scientifica su omosessualità e lemmi connessi deve prendere in mano lo sbianchetto, cancellare e riscrivere così come vogliono un gruppetto di persone in verdissima età accademica. È poi di tutta evidenza che la questione terminologica su tali temi è centrale perché cambiare il senso delle parole è cambiare nelle persone la percezione della realtà. Tanto più quando la definizione ha carattere enciclopedico, cioè quando si riveste dei paramenti di scientificità. La Treccani allora è una fortezza che ingolosisce e che deve essere espugnata.

Un’ultima annotazione……

Alla voce “Ideologia” il vocabolario Treccani offre, tra le altre, anche la seguente definizione: «Ogni dottrina non scientifica che proceda con la sola documentazione intellettuale e senza soverchie esigenze di puntuali riscontri materiali, sostenuta per lo più da atteggiamenti emotivi e fideistici, e tale da riuscire veicolo di persuasione e propaganda». Suggeriamo di cambiare anche questa definizione perché troppo scomoda?

FONTE: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-adesso-anchela-treccanie-omofoba-7493.htm

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