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La Signora del West – Il Film

La Signora del West – Ritorno a Boston

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OLOCAUSTO DEGLI INDIANI D’AMERICA

MAURO CONTI

La storia del genocidio dei nativi d’America non è facile da indagare: ogni prospettiva critica, infatti, che desideri analizzare e approfondire questo tema storiografico (ma sarebbe meglio dire disastro dell’umanità), si trova di fronte ad un guazzabuglio di interpretazioni in cui non è sempre facile procedere col lume scientifico e pacato dell’inchiesta razionale, tanto, ancora oggi, essa appare avviluppata in rancori, in ostinati silenzi, disperazione e comportamenti frustrati.

Il cinema e la letteratura hanno cercato, in vari modi, di rimediare al senso di colpa sorto, se non nei confronti dei singoli individui, cui – forse e unicamente – andava chiesto perdono, almeno nei confronti della mentalità collettiva dopo la conclusione delle cosiddette guerre indiane. Delle stragi, che stiamo per rievocare, stupisce come, ancora oggi, non ci si riesca a liberare del passato, da una storia di orrore e morte sparsa a piene mani in nome di un’idea, l’idea della superiorità dell’uomo bianco, l’idea di un particolare rapporto con la natura, l’etica del capitale.

Certo, si dirà, ricordare non è mai un esercizio innocente e fare storia significa sempre introdurre qualcosa di nuovo in un passato che altrimenti si annulla nelle vacuità mute del tempo; per giunta, nel caso degli indiani d’America, ogni questione pare vibrare ancora nella polemica razziale, in una sopita ma pur vivente polemica razziale, senza poter accedere a quell’epilogo catartico che nel teatro greco solitamente chiudeva la scena drammatica.

Quei padri pellegrini che, all’inizio del secolo XVII, attraccarono alle coste nord americane in fuga da una Europa dilaniata dalla crisi economica e dalle lotte religiose, per quanto pochi e disperati fossero gli individui imbarcati sul Mayflowers, una certa idea di superiorità razziale dovevano avercela[1]. Essa si era, forse, originata dai resoconti[2] delle spedizioni seguite alla traversata di Colombo, ma anche sul retaggio – è il caso di dire inciso nella memoria – d’una cultura eurocentrica, cui avevano concorso quasi due millenni di speculazioni e sottili distinzioni filosofiche sulle caratteristiche e sulle prerogative dell’umano[3].

Questo era, probabilmente, per dirla in breve, il quesito che si ponevano: i pellerossa[4] erano da considerarsi esseri umani? Su questo punto, Aristotele, la cui influenza sulla cultura cinquecentesca non possiamo ora trascurare, aveva sostenuto nel De Anima che l’anima si manifesta a tre livelli, che sono altrettanti principi di vita: il vegetativo, che si riferisce alla nascita, alla nutrizione e alla crescita; il sensitivo, che occupa il livello della sensazione e del movimento, e l’intellettivo, che pertiene alla conoscenza e alla decisione. Tipica degli uomini è la funzione intellettiva. Aristotele distingueva, poi, tra intelletto potenziale, perché diventa tutte le cose, e intelletto attivo, perché produce tutte le cose. Grazie a quest’ultimo l’uomo è in grado di conoscere e di trasformare in concetti le forme universali contenute in potenza nelle sensazioni e nelle immagini della fantasia.

Era, dunque, di quest’ultimo tratto intellettuale attivo che parevano esser privi gli indiani d’America: l’anima di questi ‘bruti’, oggetto di interesse per tanta pubblicistica[5], soggiaceva a livelli inferiori, ed è incapace di emanciparsi. Pare proprio che il tema della inferiorità razziale sia il prescelto, lungo la storia umana, a giustificare la pratica dello sterminio. Non sono forse state dette le stesse cose degli ebrei a partire dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme lungo tutto l’evo cristiano? Nell’America dei colonizzatori diretti ad ovest e affamati di terra e di oro luccicante si diceva: «L’unico indiano buono è quello morto», e, in effetti, da una popolazione stimata al momento della traversata colombiana di circa un milione di nativi, si ritiene che circa solo 350.000 sopravvissero alla fine dell’ottocento.

In via preliminare al nostro discorso, anche per avere una visione panoramica in cui collocare il nostro argomento, conviene tracciare un quadro cronologico delle tappe principali che hanno segnato la conquista del suolo americano[6]: la prima, che va dai primi anni del XVI secolo alla fine del XVII, è caratterizzata dalle imprese di avventurieri e indipendenti pionieri che, lontano dall’Europa, cercavano, per lo più, di rifarsi una vita in terra americana. Dopo i primi approcci in cui furono gli stessi indigeni a fornire quegli aiuti e quelle informazioni senza cui i Wasichu, ossia i Visi Pallidi, non sarebbero riusciti a sopravvivere in un ambiente ostile, la volontà di dominio dei colonizzatori ebbe il sopravvento e, basandosi su una superiorità militare e tecnica che trovava impotenti gli indiani[7], non incontrarono che deboli ostacoli. Ad essi comunque si opposero gli Irochesi in Canada e, a sud, i Pueblos, per non dimenticare la fiera resistenza dei Apache e dei Navaho quando gli spagnoli fondarono la colonia del Nuovo Messico.

La seconda tappa si situa nella prima metà del XVIII secolo e vede i conflitti delle potenze europee per il sopravvento su un territorio ricco di risorse naturali come quello americano. Gli europei, in questa fase, quali figli di Ulisse, l’eroe della metis, cioè delle astuzie della intelligenza[8], riuscirono ad inserire le loro contese – cioè il conflitto anglo francese – nelle lotte e nelle rivalità che scoppiarono tra le tribù locali, al punto che, al termine della guerra che vide la supremazia britannica, si disse: «gli Irochesi hanno conquistato un impero per la Corona inglese». Gli indiani erano guerrieri molto fedeli e, anche se non erano capaci di sottostare alle regole europee della disciplina militare, fecero la differenza nel definire le sorti del conflitto.

In questo periodo si può, praticamente, constatare come la vera debolezza dei pelle rossa[9] fosse nella mancanza di unione. Orgogliosi, amanti della guerra e del conflitto personale inteso come espressione della gloria, della vis e della virtus bellandi, essi furono vittima dell’inganno dei visi pallidi che, in diverse occasioni ne approfittarono in modo vergognoso mettendo gli uni contro gli altri. La maggioranza degli indiani che si era alleata al giglio francese partecipò così alla sua sconfitta.

La terza fase, che va dalla seconda metà del XVIII secolo fino al 1840, vede la formazione degli Stati Uniti e l’apertura della frontiera occidentale a una massa enorme di colonizzatori che, tra alterne fortune, scacciano gli indiani dalle loro terre e impongono loro umilianti condizioni. Il tentativo del grande capo Pontiac di formare una lega delle tribù indiane del Nord non ebbe successo, e anzi, schierandosi con la Corona britannica, pagò per la sua fedeltà quando, infine, l’Unione americana ebbe la meglio giungendo ad annettersi il Mississippi nel 1783. Il presidente Jackson, poi, grande nemico degli indiani, estese la giurisdizione unionista relegandoli nelle Grandi Pianure, il cosiddetto “grande deserto americano”, dove molti pellerossa morirono.

La quarta fase giunge fino al termine della guerra di Secessione, nel 1865. Si tratta di un periodo di grande espansione al grido di free soil, free speech, free labor, free men[10] e vide la conclusione della conquista dell’Ovest con la cosiddetta rush gold, la corsa per la ricerca dell’Oro, che spostò enormi masse di individui provenienti da un Est affamato e sotto la minaccia della crisi economica. Nel ’48 fu scoperto dell’oro in California e circa ottantamila persone, tra cui molti avventurieri e galeotti della peggior fama provenienti da ogni parte del mondo, giunsero a bordo di carri seguendo le piste che attraversavano le Grandi Pianure e le grandi Montagne Rocciose. Le malattie e la fatica della traversata, uniti agli attacchi degli indigeni, che si vedevano depredati delle loro terre, furono fatali per molti di loro; ma, alla fine,, questa nuova comunità melting pot, senza freni sociali, né ordini, né leggi, si costituì in istituzione e chiese la ammissione nell’Unione come uno Stato sovrano assieme al New Mexico. La questione indiana passò dal Ministero della Guerra a quello degli Interni e parve recuperare, durante la Secessione, un minimo di libertà che, però, venne subito persa

Nella quinta e ultima fase, che va dal 1865 al 1891 quando, il popolamento delle terre contese riceve un colpo mortale con l’Homestead Act del 1863. Con esso ogni settler poteva diventare proprietario di un appezzamento di terreno se vi risiedeva per almeno cinque anni. La grande prateria americana, dove prima gli indiani costruivano le loro capanne di abete, o i loro wigwam, dove si insediavano coi loro tepee, divenne terreno per la agricoltura, per l’allevamento del bestiame. Fu allora che nacque la figura del cow boy[11] nel suo ranch, sempre a cavallo con alti stivali e cappello a larghe tese. Il presidente Lincoln raccomandò un atteggiamento di protezione e benevolenza verso gli indiani; ma l’avidità, la brama smaniosa di nuove terre portò a scontri continui con le tribù. Riunire gli indiani nelle riserve significava imprigionarli; volerli costringere a diventare agricoltori significava stravolgere il loro ethos, la loro cultura[12]. I sussidi del governo federale, con cui si pensava di far fronte a quel senso di colpa che, a livello politico, dialogava anche con i movimenti sociali e le idee delle campagne antischiaviste, si disperdevano in mille rivoli, preda di approfittatori e avventurieri. Lo scontro ormai non avveniva più in campo aperto e l’episodio di Little Big Horn in cui cadde il generale Custer, pur mettendo i luce l’abilità dei grandi guerrieri indiani, non era altro che l’ultimo sussulto di un’opposizione, della fiera resistenza alla Conquista del West che poteva ormai dirsi compiuta. Oltre a ciò si aggiunse il massacro indiscriminato dei bisonti, i magnifici animali delle Grandi Pianure da cui gli indigeni avevano tratto per secoli il loro alimento principale[13].

Il territorio del bisonte d’America si estendeva dalla Lago Erie alla Louisiana, al Texas. Ogni anno, circa quaranta milioni di capi si spostavano per migrazioni stagionali alla ricerca di cibo, principalmente nelle grandi praterie ma anche nelle regioni boschive. Gli indiani dipendevano totalmente dal bisonte anche per il vestiario e, perciò, avevano elaborato delle tecniche di caccia tutte particolari, come quella di bruciare intere foreste allo scopo di spingere gli animali su luoghi erbosi, perché qui offrivano un più facile bersaglio. La cultura del fucile e del cavallo diede luogo a nuove strategie venatorie e molte tribù abbandonarono l’agricoltura per dedicarsi alla caccia a cavallo. Del bisonte indiano non si buttava via nulla. Ventre, lingua, fegato mangiato caldo, poi midollo, cuore. Con una particolare procedura di conservazione chiamata pemmicam la carne di bisonte poteva essere mangiata anche a mesi di distanza. Con le ossa degli animali morti si facevano punte di frecce, utensili, e le donne poi intrecciavano il crine per fare corde, filo per cucire. Con le corna si fabbricavano cucchiai mentre con la pelle bagnata in acqua calda e ingrassata si confezionavano capi di vestiario e calzature. La pelle affumicata del bisonte serviva, inoltre, a ricoprire i tepee così da impermeabilizzarli. Infine il bisonte aveva anche una funzione sacrale e i Sioux credevano nell’esistenza di un Grande Bisonte come maestro dell’Invisibile. Con la colonizzazione dell’Ovest vennero compiute ecatombi di animali inenarrabili e anche in ciò i vari Buffalo Bill[14] contribuirono allo sterminio degli Indiani d’America.

La storia delle guerre indiane è ricca di numerosi e raccapriccianti avvenimenti che meriterebbero un’attenta memoria. Noi, tuttavia, imposteremo la nostra recensione dell’Olocausto degli indiani d’America scegliendo emblematicamente tre episodi che ci sono parsi tra i più significativi per la comprensione delle ragioni che l’hanno ispirato. Essi sono il massacro di Sand Creek, l’eccidio di Wounded knee e La Trail of Tears, ossia la Pista delle lacrime.

In ordine cronologico troviamo per prima la Trail of tears, la Pista delle lacrime. Nell’inverno del 1838 gli indiani Cherokee e altre tribù furono cacciati dalla Georgia e costretti a una lunga marcia forzata per oltre milleseicento chilometri attraverso il Tennesse, il Kentucky, l’Illinois, il Missuri, l’Arkansas. Il trasferimento avvenne in condizioni eccezionali di gelo e pioggia e oltre 13000 uomini, donne e bambini, furono costretti a marciare in condizioni bestiali, senza cibo da mangiare o coperte per difendersi dai rigori invernali o medicamenti contro le malattie. Quelli che non ce la facevano venivano lasciati ai margini e morivano assiderati. Durante la traversata morirono più di 4000 indiani. Da allora quel tragitto della morte si chiamò: Trail of tears, la strada delle lacrime. Ma vediamone in primo luogo il quadro fattuale.

Grazie ad una serie di accordi con il governo statunitense che risalivano al 1791 i nativi indiani della Georgia erano stati considerati come una nazione indipendente con proprie leggi e usanze. Tuttavia, né i trattati, né il fatto che i Cherokee fossero indiani pacifici e in certo modo “civilizzati”, valsero di fronte alla cupidigia dei colonizzatori. Per di più, dopo la scoperta dell’oro anche nelle proprie terre, con un solenne voltafaccia, fu lo stesso parlamento della Georgia a giudicare nulli i titoli di proprietà fondiaria attribuiti agli indiani e inefficaci i trattati a loro favore. I Cherokee ricorsero alla corte federale ma questa, per voce del suo presidente John Marshall dichiarò che della questione indiana doveva occuparsi il governo federale, l’unico che potesse averne la giurisdizione esclusiva.

Fu dunque con l’appoggio del presidente Andrew Jackson, acerrimo nemico degli indiani, che la Georgia scacciò dalle loro case i Cherokee sotto la minaccia delle armi per trasferirli al di là del Mississippi. Durante la sua presidenza egli si adoperò in ogni modo per far trasferire i nativi sulle terre ad ovest, oltre la linea di demarcazione del grande fiume, per realizzare così quel progetto che era stato formulato dal Presidente Jefferson, l’illuminato, colto ed “europeo” President Jefferson. In quella occasione gli yankees quasi non si preoccuparono delle sofferenze inferte; anzi, pretendevano che tutto ciò fosse nell’interesse degli stessi nativi, «superstiti di una razza sfortunata…ai quali d’ora in poi la benevola assistenza del governo avrebbe prestato le sue cure e avrebbe protetto».

La terra dei Cherokee è una regione montagnosa situata tra la valle del Tennesse e le prime colline dei monti Appalachi. I Cherokee erano una popolazione civile, operosa, pacifica che amava i propri fiumi e le proprie montagne e che, per molti aspetti, aveva cercato di adattarsi all’arrivo dell’uomo bianco. Afflitti prima dai Francesi e poi dagli Inglesi, avevano in seguito tentato di ostacolare l’avanzata dei colonizzatori cedendo gran parte dei territori ancestrali. I patti non erano stati rispettati, ma i Cherokee erano stati in grado, lo stesso, di costituirsi in nazione dotata di una certa autonomia, sia economica che politico-diplomatica. Se gli anziani non avevano smesso di perpetuare le tradizioni e i costumi dei padri, i giovani, per lo più, vestivano come gli americani. Le vecchie capanne non esistevano più e i figli andavano nei collegi dei bianchi a studiare. C’era anche un quotidiano Cherokee, Il Phoenix, il quale veniva stampato sia in inglese che in lingua indigena. Il suo obiettivo editoriale consisteva nel tentativo di far risorgere la nazione indiana e per ciò, nel 1826, assieme al Grande Capo della nazione John Ross, figlio di un ricco proprietario scozzese e di una indiana, avevano redatto una costituzione scritta che sarebbe entrata in vigore l’anno successivo.

Ma la politica di assimilazione alla cultura dei bianchi non aveva portato a grandi risultati e il governo federale, da parte sua, aveva cercato in ogni modo, compresa la corruzione, di estromettere gli indiani dalla terra che avevano da sempre abitato. Con la presidenza Jackson le cose peggiorarono e si premeva sul governatore della Georgia perché desse corso alla espropriazione. Quelle terre erano ricche di preziose risorse minerarie e c’era pure una canzonetta popolare che girava nelle orecchie dei soldati e che declamava le meraviglie della nazione come di un luogo da favola[15]. Le tappe della confisca procedettero inesorabili e i possedimenti dei Cherokee vennero divisi in appezzamenti da acquistare per mezzo di una lotteria. Dopo ulteriori angherie, come la privazione della potestà di autogoverno e l’obbligo di giurare fedeltà allo Stato della Georgia, gli stessi georgiani attuarono azioni di guerriglia contro gli indiani rubando cavalli, incendiando, e commettendo atrocità.

Intanto l’eco della perfida ingiustizia ai danni dei Cherokee era giunta al Congresso Federale e l’intero paese conobbe la triste situazione in cui essi versavano. Ma le proteste non valsero e, in un crescendo rapido e rapace, si arrivò al “Trattato di sgombero”del 1835, poi perfezionato nel ’36, secondo il quale i Cherokee vendevano tutto quanto possedevano a oriente del Mississippi per cinque milioni di dollari in cambio di un terreno ad occidente dove si sarebbero potuti insediare. Dovevano trasferirsi nella nuova patria entro due anni. Il negoziatore statunitense aveva palesemente ingannato la nazione indiana; perciò fu inviata una petizione al presidente Jackson, ma non venne presa in considerazione. Temendo una reazione violenta contro i settlers[16], una risposta armata dopo le menzogne, il Governo federale mandò delle truppe a disarmarli, ma il generale incaricato, compiuto il suo dovere, osservò che ad aver bisogno di protezione erano gli stessi Cherokee.

La deportazione cominciò nel ’38. Gli indiani venivano prelevati nelle loro abitazioni, poi trasferiti in campi militari, avamposti da cui sarebbero partiti. Secondo le cronache locali, all’inizio gli indiani cercarono di scappare ma poi si rassegnarono. Era una cosa penosa vedere vecchi e donne coi capelli grigi accompagnare in triste corteo le guardie federali. La resistenza dei Cherokee a ciò fu minima. Nei campi di raccolta molti contrassero delle malattie, senza contare la presenza di sciacalli che spillavano loro i pochi soldi con whiskey di qualità scadente.

Il viaggio fu una via crucis orribile. Nei primi tempi molti non ressero alla calura estiva e alle conseguenti malattie. Tra ottobre e novembre circa 13.000 Cherokee furono trasferiti ad Ovest corrispondente all’attuale Oklahoma. Durante il viaggio morirono in più di 4000. Nella lingua Cherokee il viaggio verso occidente prese il nome di Nua-da-ut-sun’y ossia “la pista dove piansero”, e anche oggi quella strada è denominata la Trail of Tears, il sentiero delle lacrime.

Il massacro di Sand Creek (1864) spezzò definitivamente ogni legame tra bianchi e indiani delle pianure. Questa miserabile carneficina compiuta dai bianchi costò la vita a circa trecento pelle rossa, tra Cheyenne e Arapaho. L’antefatto sta in una serie di litigi con i bianchi per via del furto di bestiame che venne punito dall’esercito americano con spietate azioni di rappresaglia ma anche con la scoperta dell’oro, avvenuta verso il 1852, nel Colorado e nel Kansas, territori indiani. Il flusso migratorio dei cercatori e dei settlers dava enorme fastidio alle tribù indiane le quali non erano per niente arrendevoli di fronte a quella avanzata folle e avida e perciò, con la consueta tecnica della guerriglia, cercavano di vendicarsi attaccando le diligenze e le stazioni di posta o incendiando i ranches. Il rappresentante dei Cheyenne di nome Black Kettle era stato a Washington a trattare con il Presidente Lincoln sulle questioni territoriali; ma, dopo aver fatto gli accordi, risultava che erano sempre i bianchi a ignorarli. In un antecedente a Cedar Bluffs, mentre i guerrieri cheyenne erano a caccia del bisonte, l’armata del maggiore Downing aveva sorpreso un accampamento di indiani nascosto in un canyon e lo aveva assalito. Nel giro di poche ore erano state trucidate trenta persone tra vecchi, donne e bambini. Il fine dei colonizzatori era l’annientamento dei nemici.

Il più feroce sostenitore di questa strategia era il colonnello Chivington, un ex pastore metodista che era solito salire sul pulpito per la predica armato di un revolver. Era un implacabile cacciatore di indiani e un guerrafondaio che aveva dato il suo feroce apporto nelle vittorie dell’Unione ad ovest. Dopo anni di snervante guerriglia i Cheyenne di Black Kettle si erano decisi a trattare con i rappresentanti governativi e ne avevano ricevuto, con beneaugurati promesse, anche l’autorizzazione ad alzare 100 tepee vicino a Fort Lyon, in un ansa del fiume Sand Creek.

La mattina del 29 novembre 1864 uno squadrone di 750 cavalieri agli ordini del colonnello Chivington e del maggiore Antony si precipitarono armati di cannoni sull’insediamento di Black Kettle per compiere un massacro. Una sventolante bandiera americana issata sull’accampamento in segno di pace non dissuase gli aggressori i quali, dopo aver aperto il fuoco, scesero da cavallo e si avventarono su chiunque uscisse dalle tende. Fu una carneficina di bambini, di donne sventrate e mutilate orribilmente per portar via dei monili. Gli uomini venivano scotennati per poter prendere loro lo scalpo. Il vecchio capo White Antilope si pose impassibile e orgoglioso davanti alla sua tenda cantando una canzone di guerra che faceva: «niente vive a lungo se non la terra e le montagne», poi venne vigliaccamente abbattuto mentre l’intero campo sprofondava tra le fiamme. Ci fu una fuga generale, ma molti vennero inseguiti e uccisi. Quando i macellai se ne andarono faceva molto freddo e i feriti soffrivano atrocemente fino a che non furono soccorsi da un gruppo di cheyenne provenienti da un altro campo con coperte e viveri. Trecento pellerossa persero la vita in questa miserabile azione. Quando nel Paese si seppe di questo misfatto un’ondata di indignazione si sollevò contro Chivington il quale, se in un primo tempo aveva sperato di poter ricevere le stellette da generale, si trovò costretto da una Commissione di inchiesta a dover rassegnare le dimissioni. Il famoso Kit Karson che aveva combattuto contro gli indiani e li rispettava denunciò il massacro come opera di vigliacchi e cani.

A conclusione di un conflitto secolare che, abbiamo detto, era in primo luogo di natura culturale, troviamo il massacro di Wounded Knee. Attorno al 1890 ormai tutti gli indiani erano stati confinati nelle riserve e avevano modificato il loro stile di vita: da cacciatori erano stati forzati a diventare agricoltori, avevano modificato i loro comportamenti sociali e i bambini venivano mandati a scuola lontano dalle famiglie. La amministrazione federale, al solito, commetteva abusi come nel caso della costruzione di una linea ferroviaria nel territorio dei Sioux o nella soppressione delle pratiche tribali e religiose, retaggio avito e sacro rito del succedersi delle stirpi e delle generazioni.

In quel tempo prese corpo la predicazione di Wovoka, un indiano Paiute, che, in una sorta di sincretismo fatto di spiritualità indigena e cristianesimo, si presentava come inviato del Grande Spirito e parlava di una sorta di risarcimento per la totalità degli indiani dopo secoli di sofferenze. Egli era stato mandato sulla terra per insegnare agli indiani ad amarsi e a celebrare la Ghosts Dance, la Danza degli Spettri, un rituale particolare in cui i danzatori si coprivano di un drappo bianco, fino a che il Messia non fosse ritornato sulla terra in veste di pellerossa per ristabilire i diritti. Se non in patria, la predicazione attrasse l’attenzione degli Sioux, dei Cheyenne, dei Kiowa e degli Arapaho perché prometteva la resurrezione dei guerrieri morti, che, unendosi ai guerrieri vivi, avrebbero finalmente scacciato gli oppressori dal paese.

« Io coprirò la terra con un nuovo sole sotto il quale i bianchi verranno sepolti. La rivestirò di un’erba dolce, di acque limpide e di alberi; mandrie di bisonti e cavalli la percorreranno… Mentre rinnoverò il mondo, i miei figli rossi che danzeranno e pregheranno verranno chiamati tra gli spiriti… Essi non hanno nulla da temere dai bianchi, poiché farò si che la loro polvere non si accenda… e se un uomo rosso muore per mano di un bianco, egli sarà accolto nel regno degli spiriti e ritornerà la primavera seguente…»[17] .

La Ghosts Dance era una variante della Danza del Sole. Dopo un rito purificatorio che consisteva nell’entrare nella Capanna del Sudore, gli uomini e le donne, tenendosi per mano, ruotavano danzando intorno ad un albero sacro. Nell’incerta luce dei fuochi notturni, le forme in movimento ricoperte di drappi candidi davano l’impressione di fantasmi ondeggianti. Si invocava anche il ritorno del bisonte la cui popolazione, come detto, un tempo era stata numerosa come quella e assai di più degli esseri umani, ed era stata sterminata dalle armi dei bianchi. Così, cantando e ballando, ebbri di stupefacenti e di misticismo, gli adepti crollavano a terra sostenendo di aver incontrato gli spiriti dei trapassati.

Fu la mattina del 29 dicembre che il 7° cavalleggeri del maggiore Forsyth con l’intento di perquisire i tepee degli Sioux che si erano radunati nella zona e disarmare gli indiani innescò la scintilla. L’occasione per vendicare il generale Custer dopo quattordici anni[18] era finalmente giunta. Dal fucile di un giovane indiano, insofferente per esser stato brutalmente disarmato, partì un colpo di carabina. L’esercito rispose a cannonate. I fucili e i cannoni facevano fuoco indiscriminatamente sull’accampamento dove erano donne e bambini. Gli Sioux superstiti si difendevano valorosamente con coltelli, tomahawk, archi e frecce ma era tutto inutile e non serviva nemmeno fuggire perché venivano rincorsi dai militari assetati di sangue. La carneficina venne consumata nel giro di qualche ora; poi, una tempesta si scatenò sul campo disperdendo le parti. Quando, dopo qualche giorno, le truppe federali ritornarono, si accorsero del massacro che avevano perpetrato. C’erano corpi di donne e bambini sparsi da tutte le parti, carcasse di guerrieri orrendamente mutilati. Qualcuno di loro era ancora vivo, qualcuno riuscì a fuggire e sarebbe sopravvissuto[19]. In complesso furono trecento i pellerossa uccisi a Wounded Knee.

Il massacro di Wounded knee rappresenta dunque l’atto conclusivo di secoli di guerre contro gli indiani delle pianure. Si era creata, in seguito a ciò, una generale sollevazione nelle riserve; ma, poi, le acque si calmarono e anche Wovoka, il profeta della rinascita, andò in giro a vaticinare che era giunto il tempo di seguire la via tracciata dall’uomo bianco.

In conclusione, a mo’ d’epilogo, vogliamo domandarci ancora una volta quali furono le cause che provocarono la fine dei nativi d’america; ma, giunti a questo punto, il reiterarsi della domanda vuol significare sia l’impossibilità di colmarla con definizioni soddisfacenti, sia lo scandirsi di una litania funeraria che sorge spontanea e guarda lontano oltre i lampi del dolore. Gli indiani furono sterminati dalla superiorità delle armi bianche, dei fucili Winchester, dagli esplosivi o forse, come sostengono alcuni, dal whiskey, dall’alcool che ne fiaccava la forza militare, la vis guerriera? Non senza ragione, altri sostengono che nel Nord America furono le malattie dei bianchi a compiere la strage. Fu il vaiolo, si, il germe del vaiolo usato come arma contro cui il sistema immunitario dei nativi non sapeva contrapporre una cura efficace a causare una strage in Canada, verso la metà del 18° secolo. Dunque perché ci occupiamo ancora di indiani? Quale perdita, con la scomparsa della loro cultura, del loro stile di vita, stiamo scontando? Un recente articolo del New York Times notava come, nelle zone un tempo riserve indiane, il numero delle famiglie con problemi di droga e dipendenze varie è ancora molto alto. Il problema dell’adattamento al modello di vita americano, come si vede, non è ancora realizzato e il conflitto pare solo spostato su un piano culturale differente e il tempo non è riuscito a cancellarlo. Certo, ci sono indiani che ce l’hanno fatta, che sono diventati ricchi, magari costruendo Casinos o altre nefandezze legate al dio denaro, che sono diventati importanti nel campo delle scienze, ma la guerra, il Polemos, per dirla con Eraclito, non è affatto terminata e prima o poi qualcuno verrà a dissotterrare le armi e riaffermare, col grido caratteristico di Oka hey, il diritto del popolo indiano. Allora un nuovo rapporto con la natura, una nuova civiltà si aprirà per l’America: la cultura dei nativi, una possibilità vecchia e allo stesso tempo nuova per gli esseri umani.


[1] Idea, per altro, subito dimessa per le numerose difficoltà di adattamento in un ambiente ostile a cui non sarebbero sopravvissuti se non fosse stato per il provvidenziale aiuto degli stessi indigeni.

[2] Tra i quali non va dimenticato Frate Bartolomé de Las Casas nella sua Brevissima relazione sulla distruzione delle Indie presentata all’Imperatore Carlo Quinto nel 1542.

[3] La discussione non è estranea a quel movimento filosofico cinquecentesco che va sotto il nome di alessandrinismo al cui interno è da annoverare la riflessione del nostro, perché docente all’Università di Bologna, Pietro Pomponazzi nel suo trattato sulla Immortalità dell’anima.

[4] I pellerossa non erano affatto tali se non durante cerimonie in cui erano soliti tingersi la pelle del pigmento rosso come pratica rituale.

[5] Recentemente studiata nei trattati rinascimentali da Carlo Guinzburg e presentata in una conferenza all’Accademia di Belle Arti di Bologna nell’aprile 2005. A tal proposito si vedano anche gli studi di Giovanni Greco e Davide Monda sulla storia della criminalità e la prostituzione nel meridione d’Italia in cui il tema della diversità antropologica, rilevato poi anche da uno studioso di fisiologia come Lombroso, appare discriminante.

[6] Si tratta, grosso modo, dell’approccio scelto dallo studioso svizzero Jean Pictet, autore di uno studio dal titolo: L’Ẻpopée des Peaux-Rouges, 1994 Editions du Rocher.

[7] Gli esplosivi e le armi da fuoco.

[8] Vernant, Le astuzie dell’Intelligenza, Laterza [città e anno].

[9] La pelle rossa era data da un pigmento che si usava nelle cerimonie rituali indigene.

[10] «Terra libera, libertà di parola, di lavoro per uomini liberi» al grido di questi slogan nacque un vero e proprio partito.

[11] A imitazione dell’indiano vaquero del Nuovo Messico.

[12] Solo le donne indiane si occupavano del lavoro dei campi.

[13] A questo riguardo si veda lo studio di Philippe Jacquin, Storia degli indiani d’America, Milano 1977, Arnoldo Mondadori editore p. 53ss.

[14] Col suo spettacolo, Il Wild West Show, portato in giro anche in Europa, a cui parteciparono anche celebri indiani Medicine Men come Black Elk, Alce Nero, Buffalo Bill rappresentò anche la caccia a questo animale sacro.

[15] Tutto ciò che voglio dalla creazione/è una ragazza carina/ è una grande piantagione/ laggiù nella nazione dei Cherokee.

[16] coltivatori residenti, stanziali.

[17]  P. 658, op. cit, Pictet.

[18] La sconfitta dell’esercito federale a Little Big Horn.

[19] , Alce Nero parla, Adelphi, Milano.

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Le radici Americane del razzismo nazista (fonte)

Premessa

Questo documento non vuole essere anti-americano. Con esso l’autore intende solo stabilire delle verità storiche, seppur scomode, a prescindere dalla razza, nazionalità e dal colore politico dei soggetti coinvolti. Thomas Jefferson asseriva che “l’onesta è il primo capitolo del libro della sapienza”. E’ con tale spirito che si offre questo contributo alla riflessione dei lettori.

Il concetto di razza padrona

Hitler e i suoi seguaci vittimizzarono un intero continente e sterminarono milioni di persone nel conseguimento della cosiddetta “Razza Padrona”. Ma il concetto di una razza padrona nordica, bianca, dai biondi capelli e occhi azzurri non ebbe origine da Hitler. Tale idea nacque negli Stati Uniti e fu coltivata in California alcuni decenni prima dell’avvento al potere di Hitler. Gli eugenetici californiani rivestirono un ruolo importante, sebbene poco conosciuto, nella campagna del movimento eugenetico americano per la pulizia etnica. L’eugenetica fu una pseudoscienza razzista che intendeva sbarazzarsi di tutti gli esseri umani considerati “non idonei” e di preservare solo quelli che si conformavano allo stereotipo nordico. Elementi di questa filosofia furono alla base di leggi nazionali, varate in ben 27 Stati, che introducevano la sterilizzazione forzata, la segregazione e restrizioni al matrimonio. La California divenne nel 1909 il terzo stato ad adottare simili leggi. Con il risultato che dottori eugenetici sterilizzarono coattivamente 60.000 americani, mentre ad altre migliaia fu vietato il matrimonio o fu imposto il soggiorno in “colonie”, oltre ad un numero imprecisato che fu vessato con modalità che solo ora stanno venendo alla luce. Quasi la metà delle sterilizzazioni coatte eseguite negli USA prima del II° conflitto mondiale avvennero in California, ed anche nel dopoguerra vi si registrarono un terzo di tutte queste “operazioni chirurgiche”. Come nacque l’eugenetica negli USA? Sir Francis Galton (1822–1911), un lontano cugino del famoso evoluzionista inglese Charles Darwin (1809-1882), teorizzò nel 1863 che se gente di talento si sposasse solo con altre persone di talento si avrebbe come risultato tangibile una migliore progenie. Sul finire del secolo le idee di Galton approdarono negli USA, contemporaneamente alla riscoperta dei principi dell’ereditarietà di Mendel. I sostenitori americani dell’eugenetica credettero con un fervore quasi religioso che gli stessi concetti mendeliani che determinano il colore e la dimensione dei piselli, del grano e del bestiame governavano anche il carattere sociale ed intellettuale dell’uomo. Le razze superiori che il movimento eugenetico voleva conseguire non erano tuttavia popolate solo da elementi alti, forti e dotati. Gli eugenetici bramavano i tipi nordici, biondi e con gli occhi azzurri. Essi credevano infatti che solo tale gruppo era “idoneo” ad ereditare la Terra. In seguito il movimento tese ad escludere negri emancipati, italiani, immigrati dall’Europa dell’Est, ispanici, asiatici, gli indiani, gli ebrei, i poveri, gli infermi, e chiunque fosse classificato al di fuori delle linee genetiche tracciate dagli etnologhi americani. A proposito degli italiani, il più imponente linciaggio di massa della storia americana fu perpretato nel 1891 a New Orleans, contro undici di essi. Indicati come gli assassini del capo della polizia David Hennessey, gli italiani furono arbitrariamente arrestati e successivamente trucidati brutalmente da una teppaglia che assaltò il carcere. Dei testimoni asserirono che durante l’impresa le grida di giubilo “furono quasi assordanti”. Durante i disordini furono udite urla del tipo “Impicchiamo i dagos (corruzione di Diego)”. Un quotidiano riportò l’incidente con questa frase: “Il piccolo carcere era gremito di siciliani, che con le loro fronti basse e sfuggenti, la loro pelle scura, il loro aspetto ripugnante e trasandato testimoniano della loro natura brutale”. In seguito centinaia di italiani immigrati, molti dei quali estranei ad atti criminali, furono arrestati senza un motivo plausibile. La California era considerata l’epicentro del movimento eugenetico americano. Durante la prima decade del XX° secolo fecero parte degli eugenetici californiani scienziati razzisti quali il Dott. Paul Popenoe, specialista militare in malattie veneree, Paul Gosney, magnate degli agrumi e benefattore, Charles M. Goethe, banchiere di Sacramento, fino a membri del “Consiglio di Stato per la Beneficienza e i Riformatori” e del “Consiglio dei Reggenti dell’Università di California”. L’eugenetica sarebbe rimasta confinata tra le bizzarre chiacchere da salotto se non fosse stata intensamente finanziata da facoltosi imprenditori filantropi, e precisamente dalla Carnegie Institution, dalla Rockfeller Foundation e dal re delle ferrovie E. H. Harriman. Furono loro a sostenere i più stimati scienziati d’America, riveriti in università prestigiose quali quelle di Stanford, Yale, Harvard e Princeton, accademici che sposarono la teoria della razza simulando e interpretando i dati in funzione degli scopi razzisti dell’eugenetica. Fu David Starr Jordan, presidente della Stanford, a coniare la nozione di “razza e sangue” nella sua missiva razziale del 1902 Sangue di una Nazione, nella quale lo studioso universitario dichiarò che qualità e condizioni quali talento e povertà venivano trasmessi attraverso il sangue. Harriman finanziò enti di beneficienza locali, quali l’Agenzia delle Industrie e Immigrazione di New York, per individuare ebrei, italiani e altri immigrati presenti in New York ed altre città affollate allo scopo di deportarli, confinarli o sterilizzarli. Per inciso, l’impero di famiglia Harriman è parte integrante della potentissima organizzazione segreta “Skull and Bones” (teschio e tibie), che annovera membri quali il presidente G. W. Bush e controlla il Council on Foreign Relations, universalmente considerato il “governo ombra” degli USA. La Rockefeller Foundation contribuì finanziariamente al programma eugenetico tedesco, compreso quello sul quale lavorò il famigerato Dott. Josef Mengele prima di andare ad Auschwitz. Come si intendeva attuare la pulizia etnica? Identificando i cosiddetti alberi famigliari “difettosi” e assoggettandoli ad una perenne segregazione e a programmi di sterilizzazione che avrebbero soppresso la loro discendenza. Il piano maestro era quello di liquidare le capacità riproduttive di coloro ritenuti deboli e inferiori – i cosiddetti “non idonei”. Gli eugenetici americani, che reinterpretarono le assunzioni di Galton in chiave repressiva e razzista, speravano così di neutralizzare il 10% della popolazione in un sol colpo, finché nessuno fosse rimasto tranne loro stessi. Il più comune metodo eugenetico suggerito in America fu quello della “camera letale”, o camere a gas pubbliche operate a livello locale. Nel 1918 il Dott. Popenoe fu il coautore di un manuale molto diffuso, Eugenetica Applicata, in cui si sosteneva: “Da un punto di vista storico il primo metodo che si presenta è quello dell’esecuzione… Il suo valore nel mantenere un elevato standard della razza non dovrebbe essere sottovalutato”. Eugenetica Applicata riservò anche un capitolo alla “Selezione Letale”, che assicurava la distruzione dell’individuo tramite condizioni ambientali sfavorevoli, quali il freddo eccessivo, le infezioni batteriche, ecc. Si giunse al punto di sterilizzare alcune donne di Sonoma (California) per via del loro clitoride troppo voluminoso! I fautori dell’eugenetica non ritenevano che la società americana fosse pronta ad implementare una soluzione letale pianificata, ma molti medici e istituzioni di salute mentale praticarono di propria iniziativa soluzioni letali improvvisate. Un istituto di Lincoln, nello stato dell’Illinois, nutrì i pazienti ricoverati con latte di mucche affette da tubercolosi, confidando nella presunta immunità degli individui eugeneticamente più forti. Il risultato fu che a Lincoln il tasso annuale di mortalità raggiunse il 30-40%. Alcuni dottori praticarono l’”eugenocidio” passivo sui neonati, mentre altri, operanti in strutture di igiene mentale, si astennero dal provvedere le cure necessarie. Solo quando fu sufficientemente stabilita negli Stati Uniti l’eugenetica venne trapiantata in Germania dagli eugenetici americani, che non lesinarono sforzi nel pubblicare e far circolare tra i funzionari e gli scienziati tedeschi opuscoli che esaltavano le virtù della sterilizzazione. Lo stesso Hitler studiò le leggi dell’eugenetica americana. Tentò anche di legittimare il suo viscerale antisemitismo con concetti medico-scientifici, rivestendolo con la più gradevole parvenza pseudoscientifica dell’eugenetica. Hitler fu così in grado di vantare quell’approccio scientifico che gli permise di reclutare più sostenitori tra i tedeschi moderati. Mentre l’odio razziale scaturiva dalla sua mente, il profilo intellettuale che Hitler adottò nel 1924 fu preparato in America. Durante gli anni ’20 scienziati eugenetici della Carnegie Institution coltivarono profonde relazioni personali e professionali con la loro controparte nazista della Germania. Nel Mein Kampf, pubblicato nel 1924, Hitler citava l’ideologia eugenetica americana, dimostrando una conoscenza approfondita della stessa. “C’è oggi uno stato”, scrisse Hitler, “ove si possono scorgere i tenui inizi di una migliore concezione della cittadinanza. Non è, ovviamente, il nostro modello di Repubblica Tedesca, ma gli Stati Uniti”. Il progetto di “igiene sociale” esposto nel Mein Kampf si era in effetti ispirato al modello dell’Immigration Restriction Act (1924), che precludeva l’ingresso negli USA a chiunque soffrisse di malattie ereditarie; lo stesso trattamento era riservato agli immigrati provenienti dall’Europa del Sud e dell’Est. Hitler mise orgogliosamente al corrente i suoi camerati di come seguì attentamente il progresso del movimento eugenetico americano. “Ho studiato con grande interesse”, disse a un seguace nazista, “le leggi di diversi stati americani riguardanti la prevenzione della riproduzione di persone la cui progenie sarebbe, con tutta probabilità, di nessun valore, se non nociva alla stirpe umana”. Hitler giunse sino a scrivere al leader eugenetico Madison Grant una lettera ricolma di ammirazione per il suo libro Il Passaggio della Grande Razza, definito la propria “bibbia”. Persino la Corte Suprema degli Stati Uniti ratificò alcuni aspetti dell’eugenetica. Il giudice Oliver Wendell Holmes scrisse nella infame decisione presa dalla Corte Suprema nel 1927: “E’ meglio per tutto il mondo se la società potesse, invece di rimanere in attesa di punire i crimini di progenie degenerata, o lasciarla morire di inedia per la propria imbecillità, prevenire coloro che sono manifestamente inidonei a continuare la loro specie… Tre generazioni di imbecilli sono sufficienti”. Quando in Germania, nel 1934, le sterilizzazioni superarono la quota di 5.000 al mese, il leader eugenetico californiano C. M. Goethe, appena rientrato da quel paese, si vantò con un importante collega in questi termini: “Sarai interessato a sapere che il tuo lavoro ha giocato un ruolo importante nel modellare le opinioni del gruppo di intellettuali che sta dietro Hitler in questo programma epico. Ho percepito ovunque che le loro opinioni sono state notevolmente stimolate dal pensiero americano… Voglio, caro amico, che tu portassi con te questo pensiero per il resto della tua vita: Hai concretamente spinto all’azione un grande governo di 60 milioni di abitanti”. Quello stesso anno, a distanza di dieci dall’emanazione in Virginia dello Sterilization Act, Joseph DeJarnette, sovrintendente del Virginia’s Western State Hospital, osservò sul Richmond Times-Dispatch che “I tedeschi ci stanno battendo al nostro gioco”. Non si sbagliava affatto!

Alessandro D’Ovidio

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Mr. Black è l’autore di IBM e l’Olocausto e l’appena rilasciato guerra contro i deboli: Campagna Eugenetica e dell’America di creare una razza superiore , da cui è tratto il seguente articolo.
Hitler ei suoi scagnozzi vittima un intero continente e milioni sterminati nella sua ricerca di un co-chiamato “Race Master”.Ma il concetto di un bianco, di razza dai capelli biondi e dagli occhi azzurri master nordico non ha avuto origine con Hitler. L’idea è stata creata negli Stati Uniti, e coltivato in California, decenni prima Hitler salì al potere.Eugenisti California svolto un ruolo importante, anche se poco conosciuto, il ruolo nella campagna del movimento eugenetico americano per la pulizia etnica.L’eugenetica è stata la pseudoscienza razzista deciso a spazzare via tutti gli esseri umani ritenuti “non idonei”, conservando solo quelli che conforme a uno stereotipo nordico. Elementi della filosofia sono stati sanciti come la politica nazionale di sterilizzazione forzata e leggi di segregazione razziale, come pure le restrizioni matrimonio, emanata nel ventisette Stati. Nel 1909, la California è diventato il terzo stato ad adottare tali disposizioni. In definitiva, i praticanti eugenetica coercitivamente sterilizzati circa 60.000 americani, escluso il matrimonio di migliaia, migliaia forza segregata in “colonie”, e un numero imprecisato perseguitato in modi che stanno imparando. Prima della seconda guerra mondiale, quasi la metà delle sterilizzazioni coercitive sono stati fatti in California, e anche dopo la guerra, lo stato rappresentato un terzo di tutti tali interventi chirurgici.California, è stato considerato un epicentro del movimento eugenetico americano. Durante primi decenni del XX secolo, California eugenetisti incluso potente, ma poco noti scienziati gara, come le malattie veneree esercito specialista Dr. Paul Popenoe, magnate agrumi e Politecnico benefattore Paolo Gosney, Sacramento banchiere Charles M. Goethe, così come i membri della California Consiglio di Stato della Caritas e le correzioni e l’Università della California Board of Regents.

Eugenetica sarebbe stato così gran parlare di società bizzarro se non fosse stato per il finanziamento rilevanti da filantropi aziendali, in particolare il Carnegie Institution, la Fondazione Rockefeller e la fortuna ferrovia Harriman.Erano tutti in combutta con alcuni degli scienziati più rispettati d’America provenienti da tali prestigiose università come Stamford, Yale, Harvard e Princeton. Questi accademici sposato teoria della razza e la scienza gara, e quindi falsi e contorto dati per servire eugenetica ‘fini razzisti.

Stanford presidente David Starr Jordan è nato il concetto di “razza e del sangue” nel suo 1902 razziale “Blood of a Nation,” Lettera in cui lo studioso dell’università ha dichiarato che le qualità umane e di malattie come il talento e la povertà sono state trasmesse attraverso il sangue.

Nel 1904, il Carnegie Institution ha istituito un complesso laboratory a Cold Spring Harbor a Long Island che accumulato milioni di schede di americani comuni, come ricercatori hanno accuratamente tracciato la rimozione delle famiglie, stirpi e popoli interi. Da Cold Spring Harbor, eugenetica sostenitori agitato nelle assemblee legislative d’America, così come le agenzie di servizio sociale della nazione e le associazioni.

La fortuna ferrovia Harriman pagato beneficenza locali, come il New York Bureau of Industries e l’immigrazione, alla ricerca di immigrati ebrei, italiani e di altri a New York e in altre città affollate e sottoporli alla deportazione, inventata parto o la sterilizzazione forzata.

La Fondazione Rockefeller ha contribuito a fondare il programma eugenetico tedesco e anche finanziato il programma che Josef Mengele ha lavorato in prima di andare ad Auschwitz.

Gran parte della guida spirituale e l’agitazione politica per il movimento eugenetico americano è venuto da società eugenetiche della California quasi-autonome, come il Pasadena basata Fondazione miglioramento umano e il ramo della California della Società Americana di Eugenetica, che ha coordinato gran parte della loro attività con l’eugenetica Research Society a Long Island.Queste organizzazioni – che ha funzionato come parte di una fitta rete – pubblicato razzisti newsletter eugenetiche e riviste pseudoscientifiche, comeEugenical News ed eugenetica , e propagandato per i nazisti.

L’eugenetica è nata come una curiosità scientifica nell’era vittoriana. Nel 1863, Sir Francis Galton, cugino di Charles Darwin, ha teorizzato che se la gente di talento sposato solo altre persone di talento, il risultato sarebbe prole sensibilmente migliori. A cavallo del secolo scorso, le idee di Galton sono stati importati negli Stati Uniti così come Gregor Mendel principi di ereditarietà sono stati riscoperti. Americani sostenitori eugenetiche creduto con fervore religioso che gli stessi concetti mendeliani che determinano il colore e le dimensioni dei piselli, grano e bestiame disciplinato anche il carattere sociale e intellettuale dell’uomo.

In un’America scossa dalla sconvolgimento demografico dell’immigrazione e lacerato da post-ricostruzione caos, conflitto gara è stata in tutto il XX secolo. Elitari, utopisti e cosiddetti “progressisti” fuso le loro paure gara fumanti e polarizzazione di classe con il loro desiderio di costruire un mondo migliore. Hanno reinventato eugenetica di Galton in un’ideologia repressiva e razzista. L’intento: popolare la terra con molto più della loro stessa specie socio-economico e biologico – e meno o nessuno di tutti gli altri.

Le specie superiore del movimento eugenetico chiesta era popolato non solo da alti, forti, persone di talento. Eugenisti desiderava biondo, tipo nordico con gli occhi azzurri. Questo gruppo da solo, si credeva, fosse in grado di ereditare la terra. Nel processo, il movimento destinato a sottrarre negri emancipati, immigrati lavoratori asiatici, indiani, latino-americani, europei dell’Est, ebrei, dai capelli scuri popolari collina, i poveri, gli infermi e tutti coloro che realmente classificate al di fuori delle linee genetiche gentrified redatto dalla raceologists americani .

Come? Identificando i cosiddetti “difettose” alberi genealogici e sottoponendoli a programmi permanente segregazione e la sterilizzazione di uccidere i loro linee di sangue. Il grande piano era quello di spazzare letteralmente via la capacità riproduttiva di quelli ritenuti deboli e inferiori – “. Inadatti”, il cosiddetto Gli eugenisti speravano di neutralizzare la redditività del 10 per cento della popolazione in una spazzata, fino a quando non sono stati lasciati se stessi.

Diciotto soluzioni sono state esplorate in un Carnegie supportata 1911 “Relazione preliminare del Comitato della Sezione Eugenio dell’Associazione allevatore americano di studio e di riferire sui modi migliori pratiche per il taglio del difettoso plasma germinativo nella popolazione umana.” Punto otto era l’eutanasia.

Il metodo più comunemente suggerito di eugenicide in America era una “camera letale” o pubblici camere a gas di carattere locale. Nel 1918, Popenoe, la specialista in malattie veneree Esercito durante la prima guerra mondiale, co-autore del libro di testo usato, Applied eugenetica , che ha sostenuto, “Da un punto di vista storico, il primo metodo che si presenta è l’esecuzione … Il suo valore in linea il livello della gara non è da sottovalutare. ” eugenetica applicata anche dedicato un capitolo alla “Selezione Letale”, che ha operato “attraverso la distruzione dell’individuo da qualche caratteristica negativa dell’ambiente, come freddo eccessivo, o batteri, o da carenza di corpo. ”

Allevatori eugenetiche creduto società americana non era pronta a implementare una soluzione organizzata letale. Ma molti istituti psichiatrici e medici praticati improvvisato letalità medica e l’eutanasia passiva per conto proprio. Un istituto a Lincoln, Illinois alimentato il latte da mucche in arrivo pazienti tubercolotici credere un individuo eugeneticamente forte sarebbe immune. Trenta o quaranta i tassi di mortalità per cento annuo portato al Lincoln. Alcuni medici praticata passiva eugenicide un neonato appena nato alla volta. Altri medici istituzioni mentali impegnate in abbandono letale.

Tuttavia, con eugenicide emarginati, la soluzione principale per eugenisti è stata la rapida espansione della segregazione forzata e la sterilizzazione, come pure le restrizioni matrimonio più. California, ha portato la nazione, eseguendo quasi tutte le procedure di sterilizzazione con poco o nessun processo. Nei suoi primi venticinque anni di legislazione eugenetica, California sterilizzato 9.782 persone, in maggioranza donne. Molti sono stati classificati come “cattive ragazze”, diagnosticati come “passione”, “oversexed” o “sessualmente ribelle.” A Sonoma, alcune donne sono state sterilizzate per quello che è stato ritenuto un clitoride anormalmente grandi o grandi labbra.

Nel 1933 da solo, almeno 1.278 sterilizzazioni coercitive sono state effettuate, di cui 700 erano donne. Lo stato di due mulini di sterilizzazione leader nel 1933 erano Sonoma dello Stato di residenza con 388 operazioni e Patton State Hospital con 363 operazioni. Centrali di sterilizzazione Tra gli altri Agnews, Mendocino, Napa, Norwalk, Stockton e Pacifico ospedali statali Colony.

Anche la Corte Suprema degli Stati Uniti ha approvato aspetti dell’eugenetica.Nella sua decisione infame 1927, giudice della Corte Suprema Oliver Wendell Holmes ha scritto: “E ‘meglio per tutto il mondo, se, invece di in attesa di esecuzione progenie degenerata per la criminalità, o di lasciarli morire di fame per la loro imbecillità, la società può impedire coloro che sono manifestamente inadatti di continuare la loro specie …. Tre generazioni di imbecilli sono sufficienti. ” Questa decisione ha aperto le porte a migliaia di essere coercitivamente sterilizzati o comunque perseguitati come subumani. Anni dopo, i nazisti al processo di Norimberga citato le parole di Holmes nella propria difesa.

Solo dopo l’eugenetica divenne radicata negli Stati Uniti è stata la campagna trapiantato in Germania, in non piccola misura grazie agli sforzi di eugenisti della California, che hanno pubblicato opuscoli idealizzanti sterilizzazione e diffuso a funzionario tedesco e gli scienziati.

Hitler ha studiato americani leggi eugenetiche. Ha cercato di legittimare il suo antisemitismo da medicalizzare, e avvolgendolo nella facciata più appetibile pseudoscientifica di eugenetica. Hitler era in grado di reclutare più seguaci tra tedeschi ragionevoli sostenendo che la scienza era dalla sua parte. Mentre l’odio razziale di Hitler scaturita dalla sua mente, i contorni intellettuali del eugenetica di Hitler adottati nel 1924 sono stati effettuati in America.

Durante gli anni ’20, gli scienziati Carnegie Institution eugenetiche coltivato profonde relazioni personali e professionali con eugenisti fascisti della Germania. Nel Mein Kampf , pubblicato nel 1924, Hitler citato americano ideologia eugenetica e apertamente mostrato una conoscenza approfondita di eugenetico americano. “C’è oggi uno stato”, scrisse Hitler “, in cui almeno inizi deboli verso una migliore concezione di immigrazione [] sono evidenti. Naturalmente, non è il nostro modello tedesco della Repubblica, ma gli Stati Uniti.”

Hitler con orgoglio ha detto ai suoi compagni quanto ha seguito da vicino i progressi del movimento eugenetico americano. “Ho studiato con grande interesse”, ha detto un tipo nazista, “le leggi di diversi stati americani in materia di prevenzione di riproduzione di persone la cui progenie avrebbe, con ogni probabilità, essere di nessun valore o essere dannoso per lo stock razziale”.

Hitler anche scritto una lettera ai fan americani eugenetica leader di Madison Grant chiamando la sua gara a base di eugenetica libro, Il passaggio della Grande Razza sua “bibbia”.

Lotta di Hitler per una razza superiore sarebbe un folle crociata per una razza superiore. Ora, il termine americano “nordico” è stato liberamente scambiata con “germanico” o “ariana”. Scienza Race, la purezza della razza e il dominio razziale divenne la forza trainante dietro il nazismo di Hitler. Eugenetica nazista finirebbe per imporre che sarebbero stati perseguitati in un Reich-Europa dominata, come la gente avrebbe vivere, e in che modo sarebbero morti.Medici nazisti sarebbero diventati i generali invisibili nella guerra di Hitler contro gli ebrei e altri europei considerati inferiori. I medici avrebbe creato la scienza, elaborare le formule eugenetiche, e anche a mano selezionare le vittime di sterminio sterilizzazione, l’eutanasia e la massa.

Nei primi anni del Reich, gli eugenisti in tutta l’America ha accolto con favore i piani di Hitler come il compimento logico di loro decenni di ricerche e di sforzo.Eugenisti California ripubblicato propaganda nazista per il consumo americano.Hanno inoltre organizzato per nazisti exhibits scientifici, come ad esempio un display 1934 agosto al LA County Museum, per la riunione annuale della American Public Health Association.

Nel 1934, in Germania sterilizzazioni sono state accelerando oltre 5.000 al mese, la California eugenetica capo CM Goethe al ritorno dalla Germania ebulliently vantato ad un collega chiave, “Sarete interessati a sapere, che il tuo lavoro ha svolto un ruolo potente nel plasmare le opinioni del gruppo di intellettuali che stanno dietro Hitler in questo epocale programma. Ovunque ho la sensazione che la loro opinione è stata notevolmente stimolata dal pensiero americano …. ti voglio, mio ​​caro amico, a portare questo pensiero con voi per il resto della tua vita, che si è davvero scosso in atto un grande governo di 60 milioni di persone. ”

Nello stesso anno, dieci anni, dopo la Virginia superato il suo atto di sterilizzazione, Joseph DeJarnette, sovrintendente dell’Ospedale di Stato della Virginia occidentale, osservato nel Richmond Times-Dispatch , “I tedeschi ci stanno giocando al nostro gioco.”

Più che fornire la tabella di marcia scientifica, l’America ha finanziato Germania le istituzioni eugenetiche. In 1926, Rockefeller aveva donato un po ‘di 410 mila dollari – quasi 4 milioni di dollari del 21 ° secolo i soldi – a centinaia di ricercatori tedeschi. Nel maggio del 1926, Rockefeller assegnato 250.000 dollari per l’Istituto tedesco Psichiatrico del Kaiser Wilhelm Institut, in seguito a diventare il Kaiser Wilhelm Institute for Psychiatry. Tra gli psichiatri più importanti, al tedesco Psychiatric Institute fu Ernst Rudin, che divenne direttore e, infine, un architetto di repressione sistematica medico di Hitler.

Un altro nel complesso eugenetica del Kaiser Wilhelm Institut di istituzioni era l’Istituto per la ricerca sul cervello. Dal 1915, si era operato da una camera singola. Tutto è cambiato quando il denaro Rockefeller è arrivato nel 1929. Una sovvenzione di 317.000 $ l’Istituto ha permesso di costruire un edificio importante e al centro della scena in biologia razza tedesca. L’Istituto ha ricevuto finanziamenti supplementari da parte della Fondazione Rockefeller nel corso dei prossimi anni. A guidare l’Istituto, ancora una volta, era di Hitler medico scagnozzo Ernst Rudin. Organizzazione Rüdin divenne un regista principale e destinatario della sperimentazione omicida e le ricerche condotte sugli ebrei, zingari e altri.

A partire dal 1940, migliaia di tedeschi prelevati da case di riposo, negli istituti psichiatrici e altre strutture di custodia sono state sistematicamente gasati.Tra 50.000 e 100.000 sono stati poi uccisi.

Leon Whitney, segretario esecutivo della Società Americana di Eugenetica dichiarato del nazismo, “Mentre eravamo figa-piede in giro … i tedeschi sono stati chiamare le cose con il loro nome.”

Un destinatario speciale di Rockefeller finanziamento era il Kaiser Wilhelm Institute per l’Antropologia, Ereditarietà Umana e Eugenetica di Berlino. Per decenni, gli eugenisti americani avevano bramato gemelli portare avanti la loro ricerca in eredità. L’Istituto era ormai pronto a intraprendere tale ricerca a un livello senza precedenti. Il 13 maggio 1932, la Fondazione Rockefeller di New York ha inviato un radiogramma al suo ufficio di Parigi: GIUGNO RIUNIONE COMITATO ESECUTIVO novemila dollari in tre PERIODO ANNI DI ANTROPOLOGIA KWG Istituto di Ricerche sulla GEMELLI ED EFFETTI sulle generazioni successive di sostanze tossiche per germoplasma .

Al momento della dotazione di Rockefeller, Otmar Freiherr von Verschuer, un eroe americano circoli eugenetica, ha funzionato come un capo dell’Istituto di Antropologia, Ereditarietà Umana e Eugenetica. Rockefeller finanziamento di tale istituto ha continuato sia direttamente che attraverso altre ricerche condotti durante il mandato di primi Verschuer. Nel 1935, Verschuer lasciato l’Istituto per formare una struttura rivale eugenetica di Francoforte che è stata tanto sbandierata sulla stampa americana eugenetica. Ricerche sui gemelli nel Terzo Reich esploso, sostenuta da decreti governativi. Verschuer ha scritto nel Der Erbarzt , una eugenetica giornale medico ha curato, che la guerra della Germania produrrebbe una “soluzione totale della questione ebraica”.

Verschuer aveva da lungo tempo assistente. Il suo nome era Josef Mengele. Il 30 maggio 1943, Mengele arrivò ad Auschwitz. Verschuer notificato alla Società Tedesca di Ricerca, “Il mio assistente, il dottor Josef Mengele (MD, Ph.D.) mi ha raggiunto in questo settore di ricerca. Attualmente è impiegato come Hauptsturmführer [capitano] e medico del campo nel campo di concentramento di Auschwitz. Antropologica test dei gruppi più diversi razziali in questo campo di concentramento è in corso con il permesso del Reichsführer SS [Himmler]. ”

Mengele cominciò a cercare gli arrivi boxcar per gemelli. Quando li trova, ha eseguito esperimenti bestiali, scrupolosamente scritto delle relazioni e inviato i documenti Torna a Istituto Verschuer per la valutazione. Spesso, cadaveri, gli occhi e le altre parti del corpo sono stati inviati agli istituti eugenetica di Berlino.

Dirigenti Rockefeller non ha mai saputo di Mengele. Con poche eccezioni, la fondazione aveva cessato tutti gli studi eugenetici in Europa occupata dai nazisti prima della guerra scoppiata nel 1939. Ma a quel punto il dado era tratto. Il talentuoso uomini Rockefeller e Carnegie finanziato, le istituzioni hanno contribuito a fondare, e la scienza ha contribuito a creare ha assunto una dinamica scientifica dei loro propri.

Dopo la guerra, l’eugenetica è stata dichiarata un crimine contro l’umanità – un atto di genocidio. Tedeschi sono stati processati e hanno citato gli statuti della California nella loro difesa. Inutilmente. Sono stati riconosciuti colpevoli.

Tuttavia, Mengele capo Verschuer sfuggito penale. Verschuer ristabilito i suoi legami con eugenisti California che erano andati metropolitana e rinominato la loro crociata “genetica umana.” Tipico è stato un cambio al 25 luglio, 1946, quando scrisse Popenoe Verschuer, “E ‘stato davvero un piacere di sentire da voi. Sono stato molto in ansia per i miei colleghi in Germania …. Suppongo che la sterilizzazione è stata interrotta in Germania?” Popenoe offerto curiosità sui vari luminari americani eugenetiche e quindi inviato diverse pubblicazioni eugenetiche. In un pacchetto separato, Popenoe inviato alcuni di cacao, caffè e altre delizie.

Verschuer rispose: “La tua lettera molto amichevole di 7/25 mi ha dato una grande quantità di piacere e di avere i miei più sentiti ringraziamenti per la lettera che costruisce un ponte tra il tuo e il mio lavoro scientifico,. Spero che questo ponte non sarà mai crollare ma piuttosto rendere possibile arricchimento di valore reciproco e di stimolo. ”

Presto, Verschuer ancora una volta è diventato un rispettato scienziato in Germania e in tutto il mondo. Nel 1949, divenne membro corrispondente della Società di nuova costituzione Americana di Genetica Umana, organizzato da eugenisti americani e genetisti.

Nell’autunno del 1950, l’Università di Münster offerto Verschuer una posizione al suo nuovo Istituto di Genetica Umana, dove in seguito divenne un decano.Nei primi anni e la metà del 1950, Verschuer divenne un membro onorario di numerose società di prestigio, tra cui la Società Italiana di Genetica, la Società antropologica di Vienna, e la Società Giapponese per Genetica Umana.

Human Genetics ‘radici genocidio in eugenetica sono stati ignorati da una generazione vittoriosa che ha rifiutato di legarsi ai crimini del nazismo e dalle generazioni successive che non conosceva la verità degli anni precedenti alla guerra. Ora governatori di cinque Stati, tra cui California hanno rilasciato pubbliche scuse ai propri cittadini, passati e presenti, per la sterilizzazione e altri abusi generati dal movimento eugenetico.

Genetica umana è diventato uno sforzo illuminato alla fine del secolo XX. Hard-lavoro, gli scienziati devoti finalmente decifrato il codice umano attraverso il Progetto Genoma Umano. Ora, ogni individuo può essere biologicamente identificati e classificati per tratto e antenati. Eppure, anche oggi, alcune voci importanti del mondo genetica chiedono una pulizia del indesiderato in mezzo a noi, e anche una specie di master umana.

C’è diffidenza comprensibili sulle forme più comuni di abuso, per esempio, nel negare assicurazione o di occupazione sulla base di test genetici. Il 14 ottobre, l’America il primo genetica legislazione anti-discriminazione approvato al Senato con voto unanime. Tuttavia, poiché la ricerca genetica è globale, la legge n singola nazione è in grado di fermare le minacce.

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Le “boom-towns”

A cura di Luca Barbieri

Una boom-town
Il fenomeno è ben noto agli appassionati del West: città che sorgono in tempi brevissimi, dette appunto “boom towns” per via del loro sviluppo “esplosivo”.
Queste cittadine erano, per usare una metafora un po’ inconsueta, come le piante di bamboo: andavi a letto la sera dopo aver visto un piccolo germoglio affiorare dalla terra ed il mattino dopo ti trovavi di fronte ad una pianta alta una spanna e verde come un folletto irlandese.
Il record nel settore spetta senza alcun dubbio a Guthrie (Oklahoma), edificata nel 1889, in un giorno soltanto, da diecimila pionieri sciamati come locuste in un territorio strappato agli indiani e poi concesso dal governo ai primi che se ne fossero appropriati. Leggi il resto

19 novembre 2012 | Scritto in Storia del West | Scrivi un commento

Il trasporto del bestiame

A cura di Sergio Mura

Il trasporto del bestiame, intorno al quale è ruotata una parte dell’epopea del vecchio west, è stato un vero perno dell’economia dei giovani Stati Uniti, specialmente a cavallo di una ventina d’anni, tra il 1866 ed il 1886, anni in cui perlomeno 20 milioni di capi di bestiame furono trasferiti dal Texas verso il capolinea nel Kansas per essere poi avviati verso i recinti di Chicago e altri mercati a Est. La necessità costante punti di ristoro per i cow-boys, di erba per i cavalli e per il bestiame, unita alle lunghe distanze percorse, favorirono facilmente la nascita impetuosa delle cosiddette cow-towns, le città del bestiame, attraverso una buona parte del west.
L’uso che è stato fatto nel cinema di episodi legati al trasporto del bestiame, hanno indotto a fama imperitura i cow-boys e tutto il mondo che intorno a loro ruotava. Leggi il resto

19 giugno 2012 | Scritto in Storia del West | Scrivi un commento

Le ferrovie al tempo del West

A cura di Sergio Mura

Un audace ponte ferroviario
La grandezza degli Stati Uniti, così come siamo abituati a considerarla, è diffusamente frutto delle innovazioni tecnologiche, specialmente in campo agricolo e ferroviario. Nel primo, la tecnologia consentì di domare milioni e milioni di acri di terra strappata agli indiani e il secondo, invece, consentì di trasportare ovunque i frutti del lavoro in agricoltura.
Il grande miracolo che ha consentito di creare una grande nazione in grado di sostenere oltre cento milioni di uomini resisi liberi con la conquista del west è in parte dovuto alla diffusione delle ferrovie e dei treni che consentirono di coprire le oltre 3.000 miglia di distanza da oceano ad oceano in tempi ragionevoli e in sicurezza.
L’idea della costruzione di una ferrovia negli Stati Uniti è stata concepita per la prima volta dal colonnello John Stevens, nel 1812. Leggi il resto

18 maggio 2012 | Scritto in Storia del West | 1 Commento

I saloon

A cura di Sergio Mura

Un tipico saloon del west
Non è davvero possibile parlare di Far West senza menzionare le migliaia di saloon che ne hanno punteggiato la storia e lo sviluppo. Lo stesso termine “saloon” è un’icona del west, almeno nella nostra mente. Lo immaginiamo con la facciata di legno e l’insegna che invita ad entrare ed i classici vicoletti scuri ai lati della costruzione.
Immaginiamo anche le classiche porte cigolanti che si aprono e chiudono al passaggio dei cow-boys che cercano un sollievo nel whisky per le loro gole riarse dal sole e dalla polvere. Leggi il resto

4 dicembre 2011 | Scritto in Storia del West | 2 Commenti

I Cinesi nel west

A cura di Sergio Mura

Nel 1861, la compagnia ferroviaria Central Pacific si trovava di fronte alla difficile impresa di attraversare con i suoi binari i massicci della Sierra Nevada e i deserti dello Utah. Gli immigrati irlandesi non gradivano questo spossante lavoro. Così Charles Crocker, uno dei “baroni” della ferrovia, provò a reclutare una cinquantina di lavoratori cinesi, al principio come semplice appoggio, cioè in qualità di cavatori di pietre, lavandai e servitori domestici.
In breve, gli operai cinesi della sola Central Pacific diventarono 14.000. Tra la fine degli anni 40 e il 1870, la popolazione cinese del solo Stato della California raggiunse la cifra di 71.000 anime, più di metà delle quali vivevano a S. Francisco. Leggi il resto

6 agosto 2011 | Scritto in Storia del West | Scrivi un commento

Gli affari d’oro, col bestiame, si fanno a Nord!

La marchiatura
Quando gli allevamenti texani erano già una realtà consolidata e in cerca di espansione e di mercati, gli allevatori non tardarono ad accorgersi degli alti prezzi del bestiame raggiunti nelle piazze a Nord e a Est e subito pensarono di portare laggiù le loro bestie per realizzare un buon business. Poco importava se per fare ciò bisognava dannarsi l’anima su una pista di circa 800 chilometri; la cosa importante era per loro il guadagno.
Agli allevatori interessava un obiettivo primario, cioè raggiungere con i minori danni una stazione ferroviaria per poter caricare le bestie su un treno e spedirle ai mercati dell’Est o del Nord dove sarebbero state vendute a peso d’oro. Leggi il resto

23 giugno 2011 | Scritto in Storia del West | 1 Commento

Battaglia a Pryor’s Creek

A cura di Cesare Bracchi

Mitch Bouyer
Fu un atto del Congresso a stabilire la nascita della Northern Pacific Railroad nel 1864, ma fu necessario attendere fino al 1870 quando finalmente furono raccolti 100.000 $ per dare il via alla costruzione della seconda ferrovia transcontinentale.
I lavori iniziarono simultaneamente nel Minnesota ad est e nell’attuale stato di Washington ad ovest e, nonostante difficoltà nei finanziamenti e voci di corruzione, nell’inverno 1871/72 i binari erano stati posati fino a Moorhead sul Red River.
Verso la fine dell’estate del 1871 fu condotta una doppia rilevazione, sia da est che da ovest, del tratto successivo. I tecnici condussero il sopralluogo scortati da diverse centinaia di soldati partiti da Fort Rice e Fort Ellis. L’operazione si concluse senza problemi prima dell’inverno e l’unica segnalazione di indiani ostili fu l’avvistamento di un piccolo gruppo di scout di Toro Seduto. Leggi il resto

11 giugno 2011 | Scritto in Le battaglie | Scrivi un commento

La “Dodge City War”

A cura di Omar Vicari

Quando a Luke Short, giocatore e proprietario del “Long Branch“ saloon, venne imposto di lasciare Dodge City, egli se ne andò. Ma tornò presto e quando lo fece era accompagnato da amici come Wyatt Earp, Bat Masterson, Doc Holliday…
Dodge City, regina incontrastata delle città di frontiera, venne fondata nell’arco di una notte come posto di smercio di wisky.
All’inizio, il paese, se cosi si poteva chiamare, era composto da un’unica tenda piantata in mezzo alla prateria dove era possibile rifornirsi di alcool, dato che nel vicino forte, il colonnello Richard I. Dodge ne aveva vietato la vendita. L’ordine riguardava i soldati, ma anche i cacciatori di bufali, avventurieri e quanti si fermavano a Fort Dodge nel loro viaggio verso l’ovest. Leggi il resto

7 maggio 2011 | Scritto in Storia del West | Scrivi un commento

Trasporti e comunicazioni nel west

A cura di Omar Vicari

Un battelloFin dai primi anni del secolo diciassettesimo migliaia di europei, sull’esempio dei Padri Pellegrini, cominciarono a sbarcare sul suolo americano. I nuovi arrivati dovettero fare i conti con la nuova realtà e i primi tempi furono molto duri. Parecchi morirono per gli stenti e le privazioni, ma molti riuscirono a sopravvivere nutrendosi di cacciagione e granoturco ottenuto dagli indiani.
Col tempo questi pionieri tentarono di creare un modello di vita simile a quello che avevano lasciato in Europa.
Essi organizzarono una struttura sociale che si concretizzò con la realizzazione delle colonie. Leggi il resto

24 aprile 2011 | Scritto in Storia del West | Scrivi un commento

La lotta degli indiani contro la Union Pacific Railroad

A cura di Sergio Mura, da un saggio di William Francis Bailey (1906)

Il rapporto che accostò gli indiani ed il loro mondo al treno e a tutto ciò che con esso viaggiava, non fu mai semplice. All’inizio, come sempre nelle questioni indiane, le tribù non colsero con prontezza il pericolo che per la loro cultura rappresentava il “cavallo di ferro” che avanzava nelle loro terre sbuffando il pestilenziale fumo nero. Sul treno viaggiava tutto il mondo dei bianchi e il loro desiderio di farsi spazio ad ovest, occupando spazi che, anche per induzione, crescevano senza limiti. Col treno viaggiavano facilmente anche le merci che venivano frequentemente scambiate con gli indiani, ma questo era uno dei punti che gli indiani stessi vedevano come favorevoli. Meno positivo era dividere con i binari le grandi mandrie di bisonti che spesso e volentieri si tenevano alla larga dai tradizionali territori di caccia delle bande. Leggi il resto

2 giugno 2010 | Scritto in Storia del West | Scrivi un commento