18 ottobre 2013 | Autore

Royal Mail protestsdi Luciano Lago

Non molto tempo fa i sostenitori delle teorie neoliberiste sembravano “vincenti” ed inarrestabili, tutti si dovevano adeguare all’ideologia del mercato come “supremo regolatore”, della libera iniziativa e della libera circolazione dei capitali senza barriere.

Il sistema britannico, reso efficiente dall’epoca delle cure della Thatcher, veniva portato quale esempio da imitare in tutta Europa e non solo. Idem per il sistema economico USA reso efficiente e competitivo dai tempi dell’Amministrazione Reagan e dalle leggi liberiste adottate dal presidente Clinton.

A distanza di pochi anni, considerando il fallimento delle loro teorie, i buchi di bilancio lasciati nelle banche e colmati con denaro pubblico, la crisi provocata dagli speculatori con i titoli spazzatura “subprime”, le bancarotte tipo Lehman Brothers, mentre i banchieri riscuotevano ugualmente le loro super liquidazioni e bonus, il sistema non è cambiato in nulla.

Wall Street e la borsa di Londra rimangono i “templi sacri “del capitalismo, la crisi ha attraversato l’oceano dagli USA all’Europa portando arretramento economico e milioni di disoccupati, ma il cambiamento c’è stato nella percezione delle teorie neoliberiste e del modello occidentale che non godono più di alcun prestigio nel mondo, benché siano ancora dominanti e fatte proprie dalle “elites” finanziarie le quali, grazie all’applicazione di queste teorie e la speculazione senza freni che ne è seguita, hanno enormemente accresciuto la loro ricchezza e potere.

Negli USA e nei paesi dell’Europa occidentale, visto il prosciugamento delle risorse nel settore privato delle imprese, i gangster della finanza si sono applicati nel lavorare sulle “privatizzazioni” dei servizi pubblici che vengono considerate “inevitabili e necessarie”.

Gli stessi governi si sono fatti parte attiva del progetto ove vedono la possibilità di affidare a capitalisti privati l’utilizzo di servizi pubblici con grandi possibilità di profitto per questi, lasciando però le perdite nei bilanci pubblici.

In gran Bretagna , ad esempio, il governo di Davis Cameron ha proceduto alla privatizzazione dei servizi postali (Royal Mail), una vecchia istituzione britannica ed è stata presentata questa come una operazione di “capitalismo popolare” nonostante la forte opposizione della popolazione inglese che vede come un obbrobrio l’idea di affidare il servizio postale ad una impresa con fini di lucro.

L’operazione del governo Cameron è da manuale per come sia possibile svendere un’impresa pubblica sottovalutando l’attivo dell’azienda pubblica ed il suo patrimonio immobiliare e assumendosi i costi di spedizione della corrispondenza a livello inferiore rispetto a quello che incasseranno i nuovi proprietari.

Lo stesso succede per il patrimonio immobiliare che viene ceduto ai nuovi proprietari ad un valore fittizio di un terzo rispetto al suo valore i mercato tanto che le azioni della nuova società hanno immediatamente incrementato il valore di borsa di circa il 40 % nelle quotazioni. Immaginiamo chi abbia intascato i profitti, mentre i cittadini inglesi usufruiranno di un servizio più caro rispetto al passato. Con ridimensionamento dei posti di lavoro per rendere più efficiente l’azienda e abbandono del fondo pensioni dei lavoratori che risultava passivo, lasciato alla gestione pubblica. Il regista dell’operazione è stato (neanche a dirlo) la nota banca d’affari Goldman Sachs che ha intascato 33, 5 milioni di competenze.

Questa la “forza “della democrazia britannica. Quella stessa democrazia “esemplare” che gli inglesi sono così ansiosi di esportare, assieme ai loro “cugini” americani, a suon di bombe all’uranio impoverito nei paesi come Iraq, Libia, Afghanistan.

Gli acquirenti di queste aziende pubbliche sono sempre questi affaristi finanziari, capitalisti privati e grandi “corporations” per conto dei quali si attua una politica economica nei vari paesi dell’occidente con l’intervento interessato, come sponsor o consulenti delle operazioni, da parte delle entità finanziarie internazionali che sponsorizzano tali operazioni, quasi sempre le grandi banche d’affari internazionali, dalla JP Morgan, alla Goldman Sachs, alla Black Rock o alla Morgan Stanley.

Le centrali di Wall Street e la City di Londra, i due centri finanziari più importanti del mondo, tanto nominati dagli economisti come fondamentali per lo sviluppo e la crescita economica, in realtà sono di fatto rivelate le basi delle bande mafiose legali che sono complici con i governi dei paesi che prendono di mira per i loro interventi.

Stiamo assistendo a come queste organizzazioni lavorino in paesi come la Grecia dove, per ottenere credito nel bilancio pubblico, il governo si appresta a vendere a questi affaristi beni del patrimonio dello Stato a prezzo di saldo, a partire da alcune isole facenti parte di parchi protetti, che saranno affidati a costruttori senza scrupoli per realizzare Hotels a 5 stelle e residence di lusso dove andranno a villeggiare i membri delle “elites” con le loro famiglie.

Anche in quel paese sono oggetto di privatizzazione selvaggia tutti i servizi pubblici dall’acqua ai porti, alla lotteria di Stato con grandi possibilità di business per gli investitori.

La stessa cosa accade in Italia dove, oltre alla vendita delle aziende già pubbliche , sono in corso di valutazione, dal governo dei fiduciari delle banche, i valori realizzabili con la vendita di castelli e ville storiche e non si esclude di vendere anche l’isola di San Giacomo nella Laguna di Venezia per fare cassa e ridurre il debito pubblico, lo stesso debito in gran parte prodotto dalle banche che hanno gravato lo Stato di interessi per fornire la moneta ed acquistare i titoli del Tesoro.

La parola d’ordine in tutti i paesi occidentali è quella di privatizzare, rendere competitivi ed efficienti i servizi pubblici, inclusi la scuola (dove l’educazione dei bambini potrà essere manipolata in base alla nuova ideologia dominante) e il servizio sanitario. Negli USA sono arrivati a privatizzare anche le carceri nonostante l’evidente interesse delle aziende private a riempire le carceri al massimo in modo da renderle più redditizie per gli investitori.

Ne deriva da tutto questo che il sistema occidentale, dominato dal liberismo e neo liberismo, non rappresenta più né una attrattiva né un modello per i paesi in via di sviluppo i quali, quando riescono ad ottenere un margine di autonomia, decidono di procedere per proprio conto adottando un modello di sviluppo spesso in antitesi con quello occidentale.

Nonostante questo le centrali finanziarie, quelle con base a Wall Street e nella City di Londra, con l’appoggio e la complicità dei rispettivi governi, procedono al saccheggio delle risorse nei paesi che riescono a sottoporre al proprio controllo, utilizzando, quando necessario, il loro braccio armato, l’apparato militare USA e della NATO, che convince anche i più riottosi a sottoporsi alle “cure” delle entità finanziarie come l’FMI, la Banca Mondiale, la Goldman Sachs, secondo una procedura ben collaudata: creare il debito e quindi la dipendenza dai finanziamenti ed attuare un piano di vendita delle risorse e privatizzazioni dei servizi.

Il tutto con la supervisione tecnologica degli USA che produce la tecnologia che permette di spiare e mettere sotto controllo tutti i paesi considerati “strategici” come rivelato dallo scandalo Snowden.

Ecco spiegato perché i paesi ancora considerati esterni a questo sistema (la Cina, l’India, il Brasile, l’Argentina) hanno iniziato da tempo a prendere le distanze e a non considerare più l’Occidente come loro modello.

Qualcuno potrebbe forse biasimarli?

http://rt.com/op-edge/uk-royal-mail-privatization-destruction-073/

http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/royal-mail/10367550/Royal-Mail-warns-of-job-losses-after-privatisation.html

http://www.primaonline.it/2013/10/15/173083/nuove-rivelazioni-del-washington-post-sullo-scandalo-snowden-la-national-security-agency-raccoglie-milioni-di-e-mail-personali/

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E’ giusto e doveroso porre da subito l’attenzione sul punto di divergenza dall’MMT che mi sento in obbligo di riportare anche in questa discussione da Ingannati

Daniele Pace (autore di “La moneta dell’utopia“, già citato qui) va dritto al punto, senza mezzi termini. (suggerimento: cominciare a vedere dal minuto 7’50″)

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Nuovo Ordine Mondiale, Controllo Mentale e dele Popolazioni

L’indice di Gini misura la disuguaglianza sociale. Più è alto e più una società è ingiusta. L fascia centrale indica la politica thatcheriana

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Nuovo Ordine Mondiale. Decrescita felice o felicità in decrescita?

IL PIU’ GRANDE CRIMINE
fonte: www.paolobarnard.info
Questo saggio vi parla del più grande crimine in Occidente dal secondo dopoguerra a oggi. Milioni di esseri umani e per generazioni furono fatti soffrire e ancora soffriranno per nulla. I dettagli e l’ampiezza della loro sofferenza sono impossibili da rendere in parole. Soffrirono e soffriranno per una decisione che fu presa a tavolino da pochi spregiudicati criminali, assistiti dai loro sicari intellettuali e politici. Essi sono all’opera ora, mentre leggete, e il piano di spoliazione delle nostre vite va intensificandosi giorno dopo giorno, anno dopo anno.
La decisione di cui parlo si è materializzata in un progetto di proporzioni storiche come pochi prima, architettato con un dispiegamento di mezzi impressionante, quasi impossibile da concepire per una mente comune, e una finalità che toglie il respiro solo a considerarla: la distruzione degli Stati sovrani, delle leggi, delle classi lavoratrici, e di ogni virgulto rimasto di democrazia partecipativa in tutto l’Occidente, per profitto.

Fu letteralmente deciso a tavolino, e ci sono riusciti: nomi e cognomi, date e fatti, nelle righe che seguono.
Quella decisione piagò, e tutt’ora sta piagando, l’esistenza di milioni di famiglie e di milioni di singole vite tormentate dalla disoccupazione, con le infinite agonie sociali e personali che causa; costrette a penuria e malattia dai tagli al Welfare e alla Sanità, con i suoi eserciti di morti anzi tempo; e poi mettete in conto i morti sul lavoro nella perenne rincorsa al taglio dei costi; l’attacco frontale alle pensioni, che immiserisce fino all’oltraggio gli ultimi preziosi anni di tantissime persone degne; i centesimi spesi per l’istruzione, cioè la condanna all’arretratezza sociale per schiere di giovani vite oggi ormai irrecuperabili; il precariato, che è stata ed è la più oscena negazione del diritto al proprio futuro, portatore di drammi personali come gli aborti decisi per carenza di reddito o i danni irreparabili alla dignità della persona, e strumento di resa in neo-schiavitù della forza lavoro; sto parlando degli impieghi nelle fabbriche con stipendi sempre al limite dell’indecenza per milioni di operai, impiegate, manovali; della svendita dei beni pubblici edificati col sacrificio di generazioni, ma alienati per “far cassa” a seguito di un subdolo inganno; delle economie nazionali sempre minacciate dalla crisi, e noi sempre con l’acqua alla gola per una vita intera, la nostra vita e quella di tantissimi che ci hanno preceduti, intimiditi dall’incessante incubo del debito degli Stati e della perenne carenza di ricchezza. Insomma, milioni di persone, milioni di destini troncati, vite schiacciate per sempre. Era ed è tutto un inganno.

Tutto fu deciso a tavolino e non era necessario accadesse. Mai stato necessario. Mai esistita una reale ragione economica per quelle sofferenze e non esiste oggi. Ci hanno mentito e continuano a mentirci i ministri, gli economisti, i docenti, i giornalisti. E si pensi solo al patetico contrattare dei sindacati su delle briciole di benessere in busta paga, quando nel frattempo quella decisione stava sventrando il mondo del lavoro senza rimedio. I sindacati non hanno mai saputo né capito nulla, poveracci loro, ancor più miseri i lavoratori.
In realtà fu tutto voluto a tavolino perché dovevamo vivere nel bisogno, nella carenza istituzionalizzata, dovevamo lavorare come schiavi, avvelenarci il vivere e consumarci nell’invidia dei privilegiati. Poi morire. Così ci avrebbero neutralizzati. Infatti avevano paura di noi, persino terrore, perché sapevano che le cittadinanze partecipative, in alleanza col potere legislativo degli Stati sovrani e della democrazia, erano sul punto di finirli per sempre all’apice di duecento cinquant’anni di lotte dal basso. Dunque distruggere noi, gli Stati, le leggi e la democrazia. E ci sono riusciti. I loro fini erano e rimangono il lucro e l’accumulo in cima alla piramide sociale di un immenso potere. Questo ci hanno fatto, ci stanno facendo, oggi con sempre maggiore perfidia.
E’ senza dubbio il più grande crimine in Occidente dal secondo dopoguerra a oggi. Gli ingredienti usati per architettare questo abominio sono stati la manipolazione di massa e del consenso politico, la castrazione della spesa a deficit dello Stato, l’uso della moneta, la deflazione dei mercati, e in particolare i falsi dogmi sul debito e sull’inflazione. E non è il ‘complotto del signoraggio’. C’è ben altro, qualcosa di immensamente più grave.

Il restante articolo all’indirizzo sottostante

tratto da http://www.paolobarnard.info/docs/Il_Piu_Grande_Crimine.pdf

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Escogitur fa proprie le critiche costruttive dell’amico Andrea Cavalleri:

Rispondo a tutti coloro che si sono stracciati le vesti, perché ho osato criticare la MMT (anzi, trascrivere la critica di Gesell, avanzata un secolo fa).

1) Essendo seguace di Gesell e di Auriti sono favorevole e strafavorevole alla sovranità monetaria, questo per chi mi dà del debunker
2) Il concetto di sovranità espresso da Barnard è aberrante. Non si capisce perché lo Stato debba spendere a deficit, quando riformando le regole contabili potrebbe produrre all’attivo e non al passivo il denaro che gli serve. (La MMT presuppone che lo Stato non paghi i suoi debiti?)
3) Se occorre un programma dirigista per la piena occupazione, allora non è la teoria economica che produce la piena occupazione, ma la legge dello Stato. Il che significa che questi signori della MMT, (supponenti, saccenti, che si credono gli unici ad aver capito qualcosa), non hanno inventato una teoria economica che produce occupazione, ma danno qualche buon consiglio allo Stato, per cui non serve nessun delirio matematico e ben poca teoria economica.
4) In questo caso, invece di parlare di teoria moderna del denaro, si parli di storia dell’economia e del boom economico della Germania nazista (ottenuto con una VERA sovranità monetaria, Hitler nel 1937 nazionalizzo la deutches bundesbank). Keynes disse che la Germania di Hitler era stata la miglior applicazione delle sue teorie. Anche in quel caso l’unione di sovranità monetaria e programma dirigista dell’economia produsse la piena occupazione (ragionando in questi termini ws è l’unico che ha ragione). Ci si dovrebbe chiedere di converso come mai il programma dirigista dell’Urss fallì completamente: suggerimento, nel 1937 la banca centrale sovietica fu privatizzata e comprata dai soliti squali di wall street, Armand Hamer (miliardario ebreo-americano) ne fu il supervisore. Secondo suggerimento, i popoli dell’URSS non percepirono un’autentica comunità di destino, non ebbero entusiasmo ma obblighi e repressione. Come si vede quando si arriva a queste condizioni (economia dirigista sovrana) i meccanismi finanziari attuativi non sono così importanti, contano una chiara visione la competenza sull’economia reale e il senso civico.
5) Su questo sito (Stampa Libera) ho letto una critica di Nicoletta Forcheri alla MMT. Debunker anche lei? Tra l’altro gli argomenti non erano tanto diversi da quelli di questo articolo, qui sono stati più dettagliati.

Quindi?

14 marzo 2013 – Articolo di Andrea Cavalleri

Grazie all’infaticabile lavoro divulgativo di Paolo Barnard, in Italia abbiamo conosciuto la Modern Money Theory, elaborata da un gruppo di economisti americani, fra cui il più rinomato è Warren Mosler. La nuova scuola dichiara di aver elaborato un metodo per assicurare il benessere finanziario della popolazione, gestendo una moneta sovrana.

Il tutto parte dall’osservazione che:

G – T = S – I

Spesa pubblica meno tasse (Bilancio pubblico) è uguale al risparmio meno gli investimenti

(Bilancio privato). Il che, secondo i fautori della MMT significa che più è ricco lo Stato e più sono poveri i cittadini e, viceversa, più lo Stato va in disavanzo e più i cittadini ne beneficiano.

A parte il fatto che l’equazione è ricavata algebricamente dalla definizione del PIL generalmente contenuta nei manuali di economia e che la realtà probabilmente è tutto un altro paio di maniche, comunque, accettando che sia verosimile, Mosler e soci ne traggono una sorprendente conclusione: la spesa a deficit, da parte dello Stato è cosa buona e positiva perché arricchisce le famiglie, le quali risparmiano e investono, promuovendo la piena occupazione.

Replicando all’infinito una politica keynesiana, si manterrebbe sul mercato la massa monetaria occorrente (il cosiddetto “money supply”) che, da quanto racconta Barnard, potrebbe essere emessa con gli stessi identici esiti sia che lo facesse direttamente lo Stato, sia che lo facesse una Banca Centrale (magari privata) contro titoli di debito.

Parlando delle tasse, i professori americani spiegano che una delle funzioni da esse espletate è quella di ritirare il circolante in eccesso, proponendo così una soluzione al problema dell’inflazione, che potrebbe essere sollevato di fronte alla loro proposta di continue iniezioni di liquidità sul mercato.

Senza addentrarci nella definizione di moneta sovrana della MMT e della presunta indifferenza tra il signoraggio bancario e quello di Stato (strani però questi studiosi statunitensi: hanno sotto il naso 49 Stati indebitati fino al collo e uno in attivo, il North Dakota, e pensano che sia un caso che questo Stato sia l’unico a non aver aderito al Federal Reserve System) vorremmo fermarci al nucleo principale della teoria, quello per cui se lo Stato fornisce soldi al mercato va tutto bene e se sono troppi li ritira con le tasse.

Credo che si possa convenire che lo stesso concetto viene riassunto nelle seguenti frasi: “Quando l’offerta (merci) supera la domanda (denaro) e i prezzi vacillano, sarebbe opportuno stampare e distribuire cartamoneta, viceversa, quando la domanda supera l’offerta e i prezzi lievitano, bisognerebbe ritirarla dalla circolazione e bruciarla. In tal modo, con una macchina da stampa e un forno, si coordinerebbero domanda e offerta e si manterrebbero i prezzi stabili”.

In queste poche lapidarie righe, Silvio Gesell sintetizza la teoria di Flurscheim (1844-1912) prodotta in occasione delle dispute tra i metallisti e i cartamonetisti, e che, al di là della rozzezza della rotativa e del forno, propone nella sostanza la stessa linea d’azione della MMT, che consiste nell’immettere “fiat money” nel mercato per sostenere le attività produttive, ritirandola alla bisogna (con le tasse secondo Mosler e compagni). Quindi, nella sua essenza, la MMT non è affatto moderna e deve la sua paternità a un intellettuale tedesco di oltre un secolo fa.

Il guaio è che Gesell, nel suo “Il sistema economico a misura d’uomo”, non si limita a esporre il concetto della teoria di Flurscheim, ma la analizza e la critica, individuandone il punto vulnerabile.

Lo Stato, nota Gesell, controllerebbe sì la totale massa monetaria, ma non avrebbe nessuno strumento per regolare la velocità di circolazione, perciò il sistema economico risentirebbe della contraddizione insita nella natura del denaro (il denaro usato abitualmente): di essere al tempo stesso mezzo di scambio e mezzo di risparmio. Il che significa che se circola (come mezzo di scambio) non viene risparmiato, ma se viene accumulato non circola, cosicché le sue due funzioni si fanno guerra, penalizzando inevitabilmente la vitale funzione di scambio, che è quella che sostiene ogni economia evoluta (che vive della divisione e specializzazione del lavoro).

Il geniale economista prussiano, non si limita ad enunciare i principi, ma da uomo formato sul campo (nella sua vita fu imprenditore e commerciante) descrive passo passo lo sviluppo di un sistema concepito come quello di Flurscheim o della MMT, che è la stessa cosa.

E lo illustra come segue.

Esistono delle persone che producono più di quanto comprano, che accumulano dei risparmi, e se questi risparmi sono allettati con un interesse appetitoso li investono. Tali investimenti finanziano delle attività produttive selezionandole secondo una discriminante: quelle che vendono prodotti con un utile maggiore uguale al tasso di interesse si possono reggere, le altre no, per ovvi motivi.

Nel momento in cui le attività più lucrose avessero saturato il mercato, il risparmio si troverebbe a un bivio: o accetta di essere remunerato con interessi più bassi oppure resta inutilizzato. D’altro canto, se tutti i risparmiatori richiedessero titoli delle aziende “ricche” il rendimento di questi titoli scenderebbe egualmente per eccesso di offerta.

Inevitabilmente, una fetta dei risparmi resterebbe inutilizzata (non vale la pena di correre il rischio di investimento) e si verificherebbe una penuria di denaro sul mercato, che Gesell descrive con queste poche profetiche parole: “Il denaro pertanto sparisce dal mercato, arroccandosi inoperoso nelle banche, facendo diminuire i prezzi, ristagnare le merci e profilare la crisi…”

A questo punto, secondo Flurscheim e la MMT, interverrebbe lo Stato fornendo nuova liquidità, così riprenderebbe il ciclo produttivo e tutto andrebbe avanti un altro po’ come se nulla fosse. Tuttavia, l’accresciuta disponibilità valutaria farebbe scendere ulteriormente i tassi di interesse, scoraggiando ancor più risparmiatori ad investire, aumentando così la massa monetaria bloccata nei depositi e generando di nuovo una rarefazione del circolante.

Dopo qualche macrociclo di emissione monetaria-risparmio-accumulo, si avrebbe una situazione per cui i depositi raccolgono una quantità di denaro molto superiore al circolante: infatti chi risparmiava fin dall’inizio, godeva di un attivo strutturale che non è mai venuto meno e che lo ha portato ad accumulare sempre più. Molti si sono liberati dalle ipoteche e dai mutui e, a causa degli interessi troppo bassi, chi ha riscosso quelle cifre le ha lasciate inoperose.

Se in questa situazione, per qualunque motivo, un po’ di gente cominciasse a spendere, si scatenerebbe una terribile reazione a catena.

Infatti, le merci disponibili non sarebbero sufficienti a pareggiare la domanda e i prezzi prenderebbero a salire. Ma con i prezzi in salita sia i commercianti (per assicurarsi le merci in anticipo sui futuri rincari) sia gli speculatori tornerebbero a comprare e a investire, inondando di colpo il mercato di denaro, che produrrebbe un terribile effetto inflattivo. Vedendo il denaro perdere valore, tutti i risparmiatori cercherebbero di disfarsene, mentre le merci scarseggerebbero e i prezzi salirebbero alle stelle.

Come potrebbero il forno di Flurscheim o le tasse della MMT fermare questa marea di “domanda dormiente” (denaro fermo sui conti) che si risveglia?

Da un lato lo Stato non ha le merci (l’offerta) per pareggiare la domanda espressa dal mercato.

Dall’altra un ritiro forzoso della valuta arriverebbe troppo tardi, perché quando si manifestano i sintomi dei rincari generalizzati la situazione è già degenerata, il valore del denaro è in caduta libera e le tasse potrebbero solo aggravare la condizione dei cittadini ormai impoveriti.

La situazione esplosiva, spiega Gesell, si verifica quando la massa monetaria totale diventa molto più alta di quella utilizzata per gli scambi, (ad esempio sia 100 il totale, 10 il circolante e 90 il risparmio), perché se anche solo una piccola parte dei 90 rientrasse sul mercato, subito salirebbero i prezzi, provocando il rientro a precipizio anche del resto (Dovrebbero meditare questa verità gli speculatori che hanno creato “attivi finanziari” decine di volte superiori al PIL mondiale!).

In questo regime, negli anni buoni, il popolo potrebbe davvero risparmiare molto, ammucchiando parecchi soldi, ma quando negli anni cattivi cercasse di recuperarne il valore d’acquisto si accorgerebbe subito di non poterlo fare perché non esistono le merci corrispondenti a tanta potenziale domanda.

Nel “Sistema economico a misura d’uomo” si trova anche una spiegazione logica del fatto che nei sistemi capitalisti si alternano cicli di espansione e restrizione del credito. Infatti, finché esistono imprese in crescita con prodotti ad alto valore aggiunto, è possibile sostenere investimenti ben remunerati. Ma l’alto saggio di interesse attira molti investitori per una gran quantità complessiva di capitali, e questa grande offerta di denaro forza l’interesse ad abbassarsi. Non solo, molte attività imprenditoriali non reggono finanziamenti onerosi, per cui un sistema economico maturo richiederà, e insieme provocherà, un abbassamento dei tassi di interesse. A questo punto molti risparmiatori cominceranno a ritirare soldi dal mercato (dato che il gioco non vale la candela) innescando la crisi da deflazione. I prezzi caleranno, perché si verificheranno le svendite per disperazione e i fallimenti, e si arriverà infine alla penuria di merci, che ne rialzerà i prezzi, permettendo ai produttori di pagare i finanziatori con interessi più alti e tutto il gioco riprenderà daccapo.

Questa alternanza di cicli, che alcuni analisti hanno attribuito alla malevola volontà dei banchieri di far sgobbare il popolino largheggiando nel credito per poi rilevare per un pezzo di pane ciò che la gente ha prodotto, ricattandola con la penuria di denaro, si spiega invece in modo naturale in base alle caratteristiche del sistema monetario (probabilmente sono vere entrambe le cose).

Merito indiscutibile di Gesell è quello di aver previsto i cicli, a partire da un difetto congenito della valuta in uso: cioè di essere, allo stesso tempo, mezzo di scambio e mezzo di risparmio, in piena contraddizione di funzioni perché ciò che si accumula non circola e ciò che circola non si accumula.

Pertanto, si può benissimo leggere la conclusione di Gesell, in riferimento a Warren Mosler anziché a Flurscheim ottenendo il periodo che segue.

Una riforma secondo la MMT potrebbe affermarsi e sostenersi solo e soltanto finché il saggio di interesse permanga tale da invogliare la gran massa dei risparmiatori a far circolare il suo denaro spontaneamente. Ma poiché non appena gli interessi cominciassero a scendere per la prima volta, e si evitasse la crisi con emissione di nuova valuta, essi andrebbero in progressiva flessione, alla lunga tale riforma non può che fallire, apportando drammatiche conseguenze, tra cui, per prima, lo screditamento della cartamoneta”.

Con questo si può concludere che la MMT non è moderna ma ha cent’anni, non è una theory ma una theorie (esposta da Flurscheim ne “Il problema economico e sociale”) e soprattutto non funziona.

Ciò non significa che sia bene sostenere lo status quo, o che la MMT sia peggiore del sistema attuale (peggio dell’euro è quasi impossibile!), anzi segnerebbe sicuramente un progresso rispetto alla finanza della BCE, così come la FIAT 1100 costituisce un progresso importante rispetto alla locomotiva a vapore.

Ma vale la pena promuovere la FIAT 1100, quando disponiamo della Ferrari?

————————————- Dibattito su Stampa LiberaFr@ncesco:14 marzo 2013 at 04:14

Anzitutto va reso merito all’autore dell’articolo di avere scritto un articolo di critica vera e con motivazioni importanti.

Per quanto mi riguarda però, tali critiche sono viziate sotto due aspetti. Uno di questi aspetti è temporale, l’altro è concettuale.

1) Partiamo ad analizzare l’aspetto temporale:

“le merci disponibili non sarebbero sufficienti a pareggiare la domanda e i prezzi prenderebbero a salire. ”

Ma dove la si vede la scarsità di beni nel mondo contemporaneo? Non siamo fermi a 40 anni fa (o, ancora prima, ai tempi di Gesell) dove il collo di bottiglia era rappresentato dall’insufficiente capacità produttiva. Oggi con l’automazione, lo sviluppo tecnologico etc si puoi fare una fabbrica di qualsiasi cosa e produrre un milione di pezzi all’anno, A CONDIZIONE DI AVERE SUFFICIENTE MONETA.

Ma a parte questo, l’articolo non tiene conto del fatto che la MMT si occupa di creare tutte le condizioni sufficienti affinché si giunga alla massima capacità occupazionale della nazione.

2) E qui passiamo all’aspetto concettuale:

per la MMT il “LIMITE” all’emissione di moneta esiste, ed è molto chiaro: LA PIENA OCCUPAZIONE.

Quando si arriva alla piena occupazione allora lo Stato SMETTE di emettere moneta. Ergo, è solamente da quando si arriva alla piena occupazione che emettendo moneta si rischia di generare una inflazione senza senso. Non prima. C’è tutta una parte della MMT che si occupa della piena occupazione e di come arrivarci. La piena occupazione serve allo Stato – oltre che ai cittadini – per regolare in modo preciso la propria politica economica, finanziaria e fiscale. Ossia la piena occupazione è uno stabilizzatore automatico del ciclo economico. Per cui il timore riportato dall’autore dell’articolo di una improvvisa (e improvvida) inondazione di liquidità sul mercato è praticamente insussistente: se vi è eccesso di liquidità (e, come abbiamo visto, ciò può avvenire solo dopo il raggiungimento della piena occupazione), allora lo Stato interviene riducendo il deficit sia per mezzo di un’aumento delle tasse sia attraverso una riduzione della spesa sia con l’innalzamento dell’obbligo di riserva verso il settore bancario commerciale. E tutto ciò mantenendo sempre la piena occupazione come fine e principio irrinunciabile.ndrea Cavalleri:14 marzo 2013 at 16:42

Sembra che non si tenga conto di alcune situazioni molto naturali: 1) i soldi non sono uniformemente distribuiti e chi guadagna di più tende ad accumularli. Quindi non tutta la spesa a deficit si trasforma in occupazione. Prima che questo accada in un regime di libero mercato, soggetto agli umori degli investitori, è probabile che la massa monetaria superi di parecchie volte quella utile.
2) proprio perché oggi i mezzi di produzione sono molto più potenti di un secolo fa, ma i vincoli giuridici (orari, sicurezza,fiscalità) molto più forti, da una parte la produzione non può avere risposte immediate a forti incrementi di richiesta, dall’altra, una volta a regime automatizza e la maggior produzione non si trasforma in occupazione
3) foraggiando di soldi il mercato fino alla piena occupazione in condizioni di liberismo, è probabile ottenere una bella crisi da sovrapproduzione Fr@ncesco:14 marzo 2013 at 20:04

Secondo il programma della Mosler’s Economics-MMT il raggiungimento della piena occupazione non è lasciato al mercato. Cioè, non è che lo Stato pompa deficit nel settore non-statale sino al raggiungimento della piena occupazione (perché si può fare anche così la piena occupazione, ma ti costa un botto), bensì la piena occupazione la raggiungi con la JOB GUARANTEE. Cito da pagina 18 e 19 del programma:

CREARE SUBITO LA PIENA OCCUPAZIONE, NELL’INTERESSE PUBBLICO

«L’atto di governo in assoluto più cruciale in un ritorno dell’Italia alla sovranità monetaria è la realizzazione nel Paese della Piena Occupazione. Ciò significa che il governo istituirà un programma nazionale di pieno impiego per chiunque non abbia un lavoro, maschi e femmine, abili o disabili, senza limiti. Tale programma prenderà il nome di Programma di Lavoro Garantito (PLG). È questo passaggio che innesca nel Paese il massimo circolo virtuoso di aumento dei redditi, dei consumi, della produzione, dei profitti, delle assunzioni, del risparmio e degli investimenti sia nazionali che esteri.

Il pilastro di economia su cui questa politica si basa è il seguente: uno Stato che possegga una sua moneta sovrana può permettersi di acquistare tutto ciò che è prezzato in quella moneta e senza limiti. Questo include la forza lavoro.

Il governo italiano dovrà strutturare il PLG secondo queste linee guida:

A • Il salario stabilito per il PLG sarà sufficiente per garantire una vita decorosa al lavoratore, ma sarà lievemente inferiore allo stesso salario per la stessa mansione, a tempo indeterminato e con tutte le tutele sociali previste, pagato dal settore privato (non-governativo). Questo costituisce una soglia minima sotto la quale il settore privato non potrà più scendere nelle retribuzioni, ma non intacca la funzionalità del settore privato, che avrà al contempo una spinta di vendite e profitti proprio dai salari pagati dal PLG.

B • Inoltre, il PLG vorrà creare impiego in settori che competano il meno possibile col settore privato, come ad esempio il non profit, l’economia green, i servizi umani alla persona. In quest’ultimo settore il beneficio al PIL nazionale derivante da impieghi pubblici che facilitino la vita quotidiana di milioni di persone fornendogli ogni sorta di servizio su misura, è incalcolabile.

C • Soprattutto, l’uso del PLG deve essere transitorio, per permettere ai lavoratori di passare il prima possibile a impieghi nel settore non-governativo quando sarà proprio il PLG a far ripartire l’economia privata del Paese. Infatti il settore non-governativo potrà ‘pescare’ forza lavoro proprio dal PLG. Contemporaneamente il governo userà la Spesa a Deficit Positivo in quantità necessaria a imprimere spinta all’economia del Paese, così che i lavoratori del PLG passino il prima possibile al settore privato. L’istruzione superiore del lavoratore disoccupato rientra nella categoria ‘lavoro’ prevista dal PLG.

D • Il settore privato beneficerà notevolmente dal PLG anche perché potrà sempre assumere lavoratori che grazie al PLG saranno attivi, formati, già pronti alle nuove mansioni, e questo imprime qualità immediata alla produzione nazionale. Ugualmente il settore governativo beneficerà dal PLG poiché verranno a mancare in Italia i mali sociali enormi della disoccupazione, che come è noto costa ai deficit nazionali miliardi ogni anno in spese-tampone del tutto improduttive, denaro gettato via letteralmente (è la Spesa a Deficit Negativo).

…Infine, il PLG imprimerà al PIL nazionale una spinta inaudita, poiché non esisterà cittadino italiano improduttivo nei settori dei beni e dei servizi. »

Detto in altri termini, è lo Stato che si occupa di creare un sistema di stabilizzazione automatico finalizzato alla piena occupazione. Un programma simile ha un costo stimato tra il 2 e il 3% del PIL, quindi si tratta di un costo sopportabilissimo per l’obiettivo che si propone ossia la piena occupazione.

ps
Crisi da sovrapproduzione? Non esiste sovrapproduzione che non possa essere assorbita dal settore estero e dal mercato interno, a condizione – ovviamente – che lo Stato lasci sufficiente denaro nelle tasche dei cittadini (=MMT)Andrea Cavalleri:14 marzo 2013 at 13:05

Barnard indica in 3 punti la ragione per cui esistono le tasse
-1 imporre il corso forzoso alla moneta
-2 frenare lo strapotere dei più ricchi
-3 ritirare il circolante in eccesso
ho citato solo il punto 3 che atteneva al discorso, trascurando il fatto che Barnard neanche cita un punto ovvio come il fatto che le tasse servano anche a pagare le spese dello Stato.Fr@ncesco:14 marzo 2013 at 16:12

Perché non è un punto ovvio. Se il primo atto dello Stato è un atto di SPESA – cioè lo Stato emette la moneta per SPENDERLA – allora è evidente che le tasse NON SERVONO a finanziare la spesa pubblica.ws:14 marzo 2013 at 10:53

Ottimo articolo che ci dice che e’ molto meglio che sia lo stato a gestire la moneta piuttosto che un privato, quantomeno perche’ lo stato deve rispondere ai suoi sudditi , mentre il privato solo al suo dio .

Ma lascia anche la domanda: quale e’ l’ ottimale massa monetaria? La risposta ce l’ha data schact nel 1933. Lo stato ” signore” delle banche deve fa impiegare tutto il risparmio delle banche aggiungendovi (cioe’ creando) solo il credito necessario a rimettere tutte le persone al lavoro , di modo che non esista mai una quantita’ di “moneta” (risparmio + credito creato dallo stato) superiore al valore dei beni+servizi prodotti.
In altre paole è lo stato che deve stimolare l’ economia “creando” lavoro REALE senza però pianificare altro che investimenti strutturali perche’ il resto dell’ economia deve essere lasciata alla libera iniziativa.

Il limite di questa politica è ovvio: la crescita dipenderebbe dalla effettiva capacita’ di lavoro. Se schact con questa politica ci rimise in corsa un paese industriale e di alto livello civico, miracoli non si possono fare in uno stato deidustrializzato e di basso livello civico (cioe l’ italia di domani), eppure e’ solo da li che potremmo ripartire.

tango:

SORRY MMT non sei la soluzione. Monete legate all’ Oro e argento si.
Una politica monetaria fraudolenta un sistema progettato per imporre la completa schiavitù finanziaria sull’ l’umanità. Il sistema è progettato per individuare in particolare quelli
che si oppongono alla misteriosa alleanza giudeo-cristiana che ora governa il mondo.
La fase finale di evoluzione del loro sistema monetario sarà testimone dell’universale l’abbraccio della moneta elettronica, il più prezioso gioiello della loro malvagia corona monetaria, che avrebbe lo scopo finale di sostituire le fraudolente monete cartacee di oggi. In effetti, questo fase finale è già iniziata e tutto ciò che i banditi monetari internazionali
ora devono attendere è una crisi mondiale (come ad esempio un attacco nucleare
contro l’Iran, che non si è ancora verificato, ma che è atteso in qualsiasi momento), cio’si tradurrebbe in un crollo totale del Dollaro USA con il conseguente panico di massa che spingera’ l’allontanamento dalle valute cartacee. Il sistema monetario creato dalla reggente alleanza europea giudaico-cristiana ha specificamente progettato la remozione del ‘denaro con valore intrinseco’ dal sistema monetario del mondo, e di sostituirlo con denaro a totale assenza di valore intrinseco. Tale non-rimborsabile carta moneta avrebbe avuto quindi la capacita’ di essere svalutata. Una volta svalutata non solo sarebbe risultato un ingiusto furto legalizzato della ricchezza di coloro che hanno utilizzato tale svalutabile moneta, ma in aggiunta, sarebbe diventato sempre più costoso per tutti i paesi rimborsare i prestiti acquisiti piu’ interessi. Doppia truffa, la svalutazione sommata agli interessi . In ultima analisi i paesi debitori sarebbero rimasti intrappolati dagli elevati importi dei debiti contratti e che non avrebbero mai avuto la capacita’ di rimborsare, restando cosi intrappolati alla merce’ di coloro il cui scopo ultimo e’ quello di prendere il controllo su di loro. (Vedi John Perkins, ‘Confessions of an Economic Hit-Man’). Una volta svalutato il denaro, il costo di immobili, lavoro, beni e servizi nei territori delle monete svalutate sarebbero diventate, per coloro che hanno creato il sistema monetario, più economico e più conveniente. Alla fine una parte del mondo vivrebbe molto comodamente mentre il resto del mondo, dove il denaro e’costantemente svalutato, sudato e lavorato e’ trasformato in una nuova forma di schiavitù per mantenere i banditi definitivamente ricchi. (Gennaio 1980- un oncia d’oro USA dollar 850 – 2013 un ocia d’oro USA dollar 1600). Infatti la strategia dell’ FMI con la forzata privatizzazione su coloro il cui denaro ha perso valore, e’ quella di favorire i banditi a comprare petrolio,gas,campi agricoli , aziende d’energia, compagnie telefoniche, ecc, nei paesi debitori per una canzone e sei lire. Forse lo shock psicologico del crollo del dollaro USA produrra’ la fuga precipitosa attraverso il quale moneta elettronica facilmente sostituira’ la carta moneta con un nuovo moneysystem senza contanti nel mondo. i nostri nemici non si accontentano di vivere semplicemente con il sudore degli altri attraverso lo sfruttando a loro vantaggio con un sistema monetario che è ingiusto e opprimente. Piuttosto, essi hanno un grande visione ed e quella di finanziariamente schiavizzare le masse in modo tale da permettere loro di imporre la loro dittatura su tutto il mondo. La loro dittatura aprira’ la strada all’ l’Euro-ebraico Stato di Israele a diventare lo stato dominante nel mondo.

  • Andrea Cavalleri:

    Anche se fossi d’accordo con tutta la teoria del complotto non posso lasciar passare che la soluzione consista nella valuta in metalli pregiati. Come non capire che anche il loro valore è convenzionale? E poi ci sono già state nella storia crisi da deflazione dovute alla scarsezza d’oro.tango:14 marzo 2013 at 15:42

    • “E ’internazionalmente riconosciuto US Geological Survey Department, così come le pubblicazioni relative alla storia delle estrazioni stimano la produzione totale globale di oro, dal 1900 al 2006, in 128.075 tonnellate, per cui la cifra sarebbe di oltre 58.000 tonnellate più elevata, semplicemente nel corso dell’ultimo secolo, rispetto al totale stimato dalla Barclays Bank in qualità di cifra in grado di indicare tutto l’oro che sia mai stato estratto!

      Al contrario del settore bancario che sembra sostanzialmente orientato ad abbassare tali stime, l’industria di estrazione sostiene che il totale dell’oro prodotto sia prossimo ad una cifra oscillante tra le 140.000 e le 150.000 tonnellate.

      Comunque, se noi prendessimo in considerazione tanto le misurazioni accurate sull’effettiva produzione, quanto i dati storici, a partire dal 1600 fino ai nostri giorni, sarebbero oltre 150.000 tonnellate quelle che sono state prodotte, ciò ad indicare quanto anche l’apparentemente ‘elevata’ cifra di 150.000 tonnellate risulti eccessivamente cauta.” Fabrizio:14 marzo 2013 at 13:54

  • E’ esattamente il contrario l’MMT in mano ai governi eletti dai popoli è l’unico modo per liberarsi invece dalle plutocrazie che oggi governano la moneta euro. Il neoliberismo è il male, l’MMT libererà i popoli: è fatta per il bene pubblico. Studiatela un po prima di bollarla come il maletango:14 marzo 2013 at 15:26

    Si puo’ ora facilmente riconoscere il furto legalizzato che avviene quando la carta moneta è svalutata. Si può riconoscere facilmente l’ epicentro del processo di furto legalizzato nel sistema monetario internazionale che l’alleanza giudeo-cristiana ha creato concentrando l’attenzione su un evento verificatosi nel mese d’ Aprile 1933. Il Governo degli Stati Uniti, in quel momento si doto’ di una legislazione che vietava a tutti residenti americani l’uso di monete d’oro, e di conservare i lingotti e oro in loro vece in cambio di un “certificato”. Fu allora che le monete d’oro furono demonetizzate e non ebbero più corso legale. Non potevano essere utilizzate come moneta per scambi. Se qualcuno fosse stato preso con oro dopo un certa prefissata data, sarebbe stato multato con $ 10.000 e / o imprigionato per sei mesi. In cambio per le monete d’oro e lingotti, il Federal Reserve Bank, che è, non dimentichiamolo una banca privata, ha offerto valuta cartacea, con un valore numerico assegnato di $ 20 per ogni oncia d’oro. La maggior parte degli americani si precipitarono a scambiare il loro oro per la carta valuta. E’ significativo il fatto che il governo britannico nello stesso anno in concomitanza con gli USA abbia demonetizzato le monete d’oro. Lo fecero attraverso il semplice espediente di sospendere l’obbligo di rimborsabilità della sterlina cartacea in oro. Dopo che tutto l’oro negli Stati Uniti fu scambiato per la carta moneta, il governo degli Stati Uniti ha poi proceduto nel gennaio 1934 a svalutare arbitrariamente il dollaro cartaceo del 41% per poi annullare la legge di divieto relativo all’uso dell’oro precedentemente emanata. Il popolo americano si affrettò e torno’ a scambiare la carta moneta in loro possesso con l’oro al nuovo cambio con il valore di $ 35 per oncia d’oro. Nel processo, si erano rubati il 41% della ricchezza del popolo inpoverendolo. Si puo’ ora facilmente riconoscere il furto legalizzato che avviene quando la carta moneta è svalutata. Meno di due anni prima, nel Settembre del 1931, la sterlina inglese fu svalutata del 30% e questo gradualmente aumentata fino 40% nel 1934. Seguita dalla Francia con una svalutazione del Franco francese del 30%, la lira italiana fu svalutata del 41%,e il franco svizzero del 30%. La stessa cosa successivamente successe nella maggior parte dei paesi europei. Solo la Grecia ha al di là del resto d’Europa svaluto’ la sua moneta del 59%. Questa insolita e altamente sospetta collaborazione tra i paesi europei nel svalutazione quasi simultanea e del tutto fraudolenta delle loro valute avrebbe dovuto risvegliare le masse intellettuali dai gravi pericoli derivanti dal Consiglio europeo del sistema monetario delle valute cartacee in atto dall’alleanza giudeo-cristiana. L’ alleanza giudeo-cristiana fondò il sistema monetario internazionale della ‘carta moneta’ a Bretton Woods usando il legame tra il dollaro e l’oro con un l’accordo appunto quello di Bretton Woods, come una foglia di fico per nascondere il fatto che la moneta cartacea sarebbe ora stampata e utilizzata come moneta senza alcun requisito ad essere rimborsabile nel mercato in soldi veri, vale a dire, con il denaro con valore intrinseco (oro e argento). L’accordo di Bretton Woods nel 1944 apri’ la strada alla formazione del Fondo monetario internazionale con la funzione esplicita di mantenere un sistema monetario internazionale di moneta cartacea non rimborsabile. Nel 1971 anche la foglia di fico scomparve quando USA rinnego’ l’obbligo del trattato internazionale ed annuncio’ la sospensione della convertibilità del dollaro in oro. Gli articoli di accordo del FMI vietano l’uso dell’oro come moneta. Lo ha fatto vietando qualsiasi legame tra le monete d’oro e carta diverse dal dollaro statunitense. Art. 4, 2 (b), dello statuto dichiara: ” ” i meccanismi per scambio possono includere il mantenimento da parte un membro di un valore per la sua valuta in termini di diritti speciali di prelievo o in un altro denominatore, diverso dall’oro, selezionato dal membro, o (ii) accordi di cooperazione con la quale i membri mantengono il valore delle loro valute rispetto al valore della valuta o le valute di altri membri, o (iii) le modalità di altri mezzi di cambio a scelta del socio. Nell’aprile 2002, il Congressista degli Stati Uniti Ron Paul invio’ la seguente lettera sia al dipartimento del Tesoro statunitense e al Federal Reserve Bank (che, per inciso, è una banca di proprieta’privata) chiedersi perché l’FMI vieta la convertibilità della moneta cartacea in oro ai suoi Stati membri:
    “Egregi Signori:
    Vi scrivo in merito all’articolo 4, 2b del Fondo Monetario Internazionale (FMI) ‘s e penso che siete senz’altro a conoscenza del fatto che questo linguaggio proibisce a quei paesi che sono membri del FMI di legare la loro moneta all’oro. In tal modo, l’ FMI vieta i paesi che soffrono di un irregolare politica monetaria di adottare il mezzo più efficace di stabilizzazione della loro moneta. Tale politica può ritardare al paese il recupero da una crisi economica e ritardare la crescita economica e in tal modo favorire l’instabilità economica e politica del paese stesso.
    io apprezzero’ la spiegazione sia da parte del Tesoro che della Federal Reserve dei motivi per cui gli Stati Uniti continuano ad accettare questa politica sbagliata.
    Si prega di contattare il Sig. Norman Singleton, il mio direttore legislativo, se avessero bisogno di ulteriori informazioni in merito a tale richiesta. Grazie per la vostra collaborazione in questa materia. Ron Paul US House of Representatives.”
    E ‘significativo il fatto che né la Federal Reserve Bank, né il Dipartimento del Tesoro hanno finora risposto a questa richiesta di spiegazione.il merlo del castello:14 marzo 2013 at 16:58

    P.S. I divulgatori della ME-MMT non hanno mai negato che alla base della teoria vi fossero anche altri economisti non-americani e non-moderni. Non ricordo bene in che video introduttivo l’ho sentito, ma, è stato proprio quesot che mi ha reso meno diffidentenei confronti della teria stessa.
    _________

    E’ probabile che la MMT non sia l’unica e la migliore soluzione possibile, ma credo meriti un’analisi meno impietosa (paragonarla ad una FIAT 1100!…).
    Uno stato civile che sia in grado di emettere moneta e di aumentare gli investimenti all’occorrenza per domare i mercati credo sia del tutto auspicabile, per lo meno per l’immediato presente. (Il che non significa che si voglia uno stato assistenzialista e protezionista, padre padrone delle propria pecorelle, bensì uno stato compente e responsabile nella gestione e ridistribuzione delle risorse per il benessere comune)

    I cicli a fasi alterne sono una realtà innegabile, sia nelle economie liberiste-capitaliste che in quelle agricole (stagioni, carestie, malattie..). La vita stessa dell’uomo è un ciclo. Importante è creare o disporre dei mezzi che ci permettano di affrontare degnamente i passaggi più drammatici e smussarne i picchi più bassi.

    Sicuramente, il fatto che il denaro sia strumento di scambio e di risparmio insieme, è una contraddizione in termini, ma per migliorare l’aproccio e il significato del denaro dovremmo indagare più profondamente nella natura umana stessa.

    Sino a che non raggiungeremo la civiltà necessaria per creare una forma di prosperità che non debba più dipendere da alcuna forma esterna (qualunque cosa sia: denaro, monete, conchiglie, baratto, perline colorate o numeri elettronici su carte di credito), dovremo comunque trovare dei correttivi necessari.

    1)- Il liberismo classico e il capitalismo stanno oramai mostrando tutto il loro lato fallimentare, nonostante i correttivi applicati dopo lo sviluppo industriale selvaggio del 19° secolo.
    2)- L’Eurozona così com’è determina resistenze e cadute troppo brusche.

    Ergo > La moneta “sovrana” consente maggiore flessibilità e resistenza alle intemperie.gastone:14 marzo 2013 at 18:22

    tutti pazzi per la moneta sovrana.

    quanti arriveranno a capire che l’unica sovranità titolata a batterla secondo le sue esigenze è il popolo, che esprime miliardi di azioni individuali non coordinabili da nessun pianificatore centrale sia esso stato, banca centrale, o qualsivoglia gabinetto economico mondiale.

    nessuna possibilità per costoro se non quella di campionare disastri fino alla distruzione tiotale, realizzata scientificamente seguendo quelle assurde formule matematiche che ammantano le varie teorie di una qualche fondamento scientifico.

    la ferrari (monetaria) come la libertà, è alla portata di tutti, ma nessuno sembra desiderarla seriamente.

    non c’è niente che possa surrogare il funzionamento del mercato in maniera centralizzata a pena di scarsità, prezzi elevati e qualità scadenti, e grazie a Dio quest’ultimo pur con le feroci interferenze governative e monetarie è riuscito egregiamente a fornirci di tutto quanto bisognassimo.

    più di qualche mente illuminata dalla ragione in passato ha tentato di esporre delle alternative alla moneta imposta per legge o governata centralmente, per tentare di riportare il bene moneta nel suo posto naturale, ossia nel mercato insieme alle altre merci e governato dalla domanda di miliardi di consumatori che ne stabilissero giorno per giorno la sua reale efficienza.

    denaro libero degli individui prodotto e distribuito dalle banche o qualsiasi altro istituto privato di emissione in perfetta concorrenza tra di loro che ne garantisse la miglior qualità ed efficienza in grado di fare emergere spontaneamente il più efficiente.

    significherebbe la fine del denaro creato dal nulla, la fine del denaro emesso in eccesso in riferimento ad un bene o un paniere di beni, sarebbe la fine della credenza ormai mitologica che lo stato debba incaricarsi di “fare economia” peggio, di farla naturalmente in deficit, sarebbe la fine dello stato così come celo ricordiamo, e di tutte le sue false e costose regalie, sarebbe la fine della sudditanza degli individui inginocchiati ora davanti allo stato ora davanti alla banca..
    sarebbe la fine della schiavitù e l’inizio della vera libertà che ci riporterà a piegare le ginocchia davanti ad un solo altare per ringraziare il solo Dio che Solo ci ha fornito di tutto quello che abbiamo.

    è curioso constatare che Dio onnipotente nella sua infinita sapienza e bontà ci abbia messo in grado di rifornirci di qualsivoglia bene utile alla nostra sussistenza, e il più elementare e allo stesso tempo il più importante lo abbia fatto oggetto di così tanta incomprensione da render quasi inutili i nostri sforzi di produrre qualsivoglia meraviglia.

    forse è il suo modo di farci partecipare alla caccia al tesoro per vedere se siamo in grado di trovarlo senza scannarci

    oppure è la fantastica ricerca del graal che regala, trovatolo, armonia e benessere..

    di certo nell’un caso piuttosto che nell’altro questo tesoro mnon celo darà nè lo stato, ne la banca.

    johnny:

    caro sig. Antonino, le rispondo con piacere.

    Per quanto riguarda Hayek le riporto semplicemente alcune sue citazioni:

    1)“contrariamente a quanto si possa credere io sono a favore di uno stato minimo, ma anche a favore di uno stato che sia un despota, uno stato che imporrà le leggi eterne dell’ordine ad un popolo ignorante”
    2)“Odio il modello economico e sociale degli Stati Uniti perché da quando costituiti dai padri fondatori essi non hanno fatto altro che andare in declino”
    “qual è per me l’ideale di stato futuro? È quello che ho conosciuto in gioventù, ovvero la monarchia, ovvero l’Impero austro-ungarico in cui tutti obbedivano a tutti, bambini ai genitori, operai al padrone, il popolo alla nobiltà e la nobiltà al rappresentante di Dio in terra”.
    3)“c’è qualcuno che odio, perché questo qualcuno ha osato aggredire le fondamenta dell’ordine economico. Questo qualcuno, è Keynes. Egli ha osato proporre una società in cui è possibile l’abbondanza, sopprimendo gli elementi fondamentali di governo che sono appunto il vincolo, la scarsità e quindi il sacrificio”
    “confesso di essermi rallegrato nel sapere della morte di Keynes, nemico dell’economia e della morale in quanto omosessuale”.
    4)“mai ho incontrato persona più favorevole al lassez faire, che credeva così tanto alle virtù del mercato come Pinochet “
    5)“Fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, ma solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi”.

    Per quanto riguarda Friedman chiaramente parliamo di Milton.Il buon vecchio “zio Miltie”
    (sia lui che Hayek sono morti ultranovantenni, l’erba triste…)per almeno 3 decenni ha influenzato direttamente politiche economiche disastrose, una per tutte, fu consigliere economico di Pinochet durante la sua dittatura, ci sono dubbi su quanto abbia fatto di criminale questo signore in Cile?
    La Thatcher pero’ diceva di lui: “un combattente per la libertà intellettuale”!
    Questi signori odiavano le masse, la democrazia ,la sovranità delle nazioni, il benessere comune. Erano persone malate, cattive, che facevano però gli interessi dei potenti e così fiumi di elogi, riconoscimenti ,premi nobel ecc.

    Cos’altro dovrei aggiuingere?

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    20 marzo 2013 | Autore

    lottabenemale

    L’amico Andrea Cavalleri ha scritto una interessante critica alla MMT  qui su stampalibera: Non è moderna, non è americana e non funziona: la MMT. In particolare mi ha colpito un suo passaggio in cui mette in evidenza le due funzioni contrapposte della moneta:

    “Lo Stato, nota Gesell, controllerebbe sì la totale massa monetaria, ma non avrebbe nessuno strumento per regolare la velocità di circolazione, perciò il sistema economico risentirebbe della contraddizione insita nella natura del denaro (il denaro usato abitualmente): di essere al tempo stesso mezzo di scambio e mezzo di risparmio. Il che significa che se circola (come mezzo di scambio) non viene risparmiato, ma se viene accumulato non circola, cosicché le sue due funzioni si fanno guerra, penalizzando inevitabilmente la vitale funzione di scambio, che è quella che sostiene ogni economia evoluta (che vive della divisione e specializzazione del lavoro).”

    Interessante questa distinzione dei due ruoli per analizzare l’attuale situazione economica e prospettare qualche soluzione.

    A ben pensarci, infatti, per quale motivo si accumula denaro? Forse che il denaro può sfamare, riparare, tenere caldo? No, il denaro presumibilmente ci permetterà di mangiare, scaldarci, ripararci, perchè ci saranno presumibilmente persone disposte a darci, in cambio di quel denaro, cibo da mangiare, legna per scaldarci e vestiti per coprirci. Ma se dessimo per scontato che troveremo comunque, sempre, delle persone disposte ad aiutarci e a darci cibo e vestiti anche senza denaro? Che bisogno avremmo di accumulare denaro?

    Questa può sembrare una provocazione accademica, fine a sè stessa, una disquisizione per amanti dei sofismi, ma insisto: non è forse la mancanza di fiducia nel futuro, il bisogno di crearci le nostre sicurezze, la paura di non farcela che ci porta a ritenere più di ciò che ci serve? Quando Dio scelse il popolo di Israele come suo messo fra i popoli (i maligni dicono che Dio pensò fra sè e sè: “Se ci riesco con questi, con tutti gli altri sarà una passeggiata“) volle dare loro un inprinting mica da poco, e per insegnar loro a non accumulare, e a fidarsi ciecamente di quello che il Cielo ti dà giorno per giorno, li tenne nel deserto per 40 anni (mica una settimana), forzandoli a raccogliere quotidianamente la manna, e questa non si poteva accumulare: quella messa da parte anche solo per il giorno dopo andava a male, tranne che per il giorno di sabato, il giorno del riposo.

    Sappiamo come andò a finire, Gli andò male, e non solo quel popolo rifiutò Gesù e lo mandò a morire in croce, ma divennero i maggiori banchieri del mondo. Pazienza, questo comunque non ci esime dall’imparare la lezione: fidarsi di quello che Dio, o la Provvidenza, manda giorno per giorno.

    Immaginate un paradiso in terra: nessuno accumula per sè, nessuno mette da parte, ma tutti sono disponibili per gli altri, donano gratuitamente del proprio tempo, della propria creatività, delle proprie risorse. Insomma, Dono Gratuito e senza calcoli. Nel momento in cui viene a mancare questa fiducia, questo abbandono, comincia la spirale negativa che ci porta al capolinea opposto: un po’ alla volta, senza grossi stravolgimenti, secondo lo schema sotto. Si passa al baratto: sì, ti posso dare le mie uova, ma tu mi devi dare in cambio i tuoi pomodori. Poi, siccome il baratto è oggettivamente difficile da realizzare, creiamo unamoneta, un mezzo di scambio basato su un bene raro e non depreriile: l’oro. Poi da qui si passa alla cartamoneta, poi alla moneta elettronica, e alla fine, semplificando sempre di più, al chip sottocutaneo, comodo, no? Non devo neanche ricordarmi di portare con me il mio bancomat, cosa volete di più? Realizzando la famosa profezia apocalittica del segno della bestia, quel 666 che – guarda caso – si trova in tutti i codici a barre che sono su tutti i nostri prodotti.

    degrado

    Si capisce allora perchè il sommo Giacinto Auriti parlava del valore indotto della moneta,e al tempo stesso si rivaluta la funzione sociale del redditio di cittadinanza, che pure io stesso avevo combattuto in passato. Maggiore è infatti la disponibilità di denaro, maggiore è la fiducia nel futuro. E maggiore è la fiducia nel futuro, e maggiore è la disponibilità reciproca gli uni verso gli altri.

    Ma in questa fase siamo nell’esatto opposto: non esiste nessuna fiducia nel futuro. e non essendoci alcuna fiducia nel futuro, si trattengono i soldi (non più mezzo di scambio ma solo come mezzo di risparmio). E se il denaro smette di circolare, la situazione economica peggiora ulteriormente, bloccando l’economia e creando ulteriore sfiducia nel futuro e pessimismo. Un circolo vizioso che porta verso il baratro.

    Come interrompere questa spirale negativa?

    A livello politico: uscendo dall’Euro e ripristinando una moneta sovrana, emessa a credito e non a debito (si arrabbieranno i banchieri, ma pazienza, sono solo un misero 0,0000.% della popolazione – e poi scoprirebbero un mondo migliore anche per loro, alla fin fine). Ma staremmo meglio tutti quanti. A livello individuale: ricominciando a fare quanto più possibile le cose gratis, per uscire da questo cappio illusorio ma soffocante che ci è stato imposto con la moneta emessa a debito. E, come dice Plutarco, ciò che cambia l’Uomo dentro finirà presto o tardi per cambiare anche la società esterna.

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    10 motivi per tornare alla lira

    1.tornando alla lira il governo italiano potrà abbassare le tasse subito. Il dramma dell’euro risiede nel fatto che la sua adozione costringe a politiche pro-cicliche; significa che in un periodo di crisi il governo deve aumentare le tasse, peggiorando cosi la situazione della gente. Via l’IVA, decremento del costo del lavoro subito;
    2.tornando alla lira l’Italia potrà agire, attraverso incentivi/disincentivi o investimenti diretti, per migliorare la situazione ambientale del Paese. Sarà in grado di adottare quelle politiche di cui beneficia l’ambiente, quindi noi. Lo Stato deve essere in grado di agire nelle aree dove il privato latita perché non vede nessun profitto immediato;
    3.sarà possibile pagare immediatamente, sottolineo subito, i debiti che la pubblica amministrazione ha con le aziende. Dare loro respiro, ora;
    4.sarà ridotto il prezzo dei carburanti. Con la lira le accise diverranno inutili poiché uno Stato a moneta sovrana non si finanzia con le tasse. I soldi non vengono dal tuo portafoglio poiché li crea autonomamente lo Stato. Con l’euro, lo Stato italiano deve prendere in prestito denaro presso le banche come se fosse un qualsiasi privato, e per questo non può essere l’àncora di salvezza nei periodi di crisi. Oggi un cittadino in difficoltà è lasciato solo, a meno che non trovi assistenza all’interno del nucleo familiare;
    5.perché l’Unione Europea preleverà parte dei nostri risparmi, è questione di tempo. Ora ha eseguito un test a Cipro per valutare la fattibilità. Hanno visto che si può fare, i prossimi potremmo essere noi;
    6.sarà possibile adottare programmi di piena occupazione verso chiunque sia disposto a lavorare, uomo, donna, disabile, a un reddito lievemente inferiore a quello previsto per la stessa mansione nel settore privato;
    7.l’Italia, abbandonando l’euro, e potendo acquistare tutto ciò che è prezzato nella valuta che emette, potrà programmare miglioramenti infrastrutturali significativi, in grado di incrementare il benessere di tutti: sistemi fognari e distribuzione idrica, strade, ponti, marciapiedi, inoltre, trasporto pubblico, insegnanti, dottorandi, aule scolastiche, lampioni a efficienza energetica, attrezzature sanitarie, pulizia, sicurezza pubblica, cancellerie dei tribunali, ecc.ecc;
    8.diremo addio alla perniciosa strategia neomercantilista dell’export. Il guadagno reale è dato da tutto ciò che produciamo noi (fino alla piena occupazione) più quello che producono molto meglio soggetti esteri. Adottare la nuova lira è necessario per rigettare il piano dell’elite europee che prevede per i lavoratori europei condizioni di lavoro neo-feudali;
    9.lo Stato deve tornare ad adempiere all’unico compito per cui esiste: garantire ai cittadini la sicurezza del futuro, deve rappresentare la base per eliminare quell’ansia per cui domani potrebbe caderci il mondo addosso. I cittadini devono esigere questo e controllare il corretto funzionamento della macchina statale;
    10.tornare alla nuova lira perché dobbiamo tornare Italia, perché l’Europa e nessun altro continente merita questo scempio. L’Unione Europea non ce lo permetterà mai.
    Questo articolo vuole rappresentare una proposta su cui riflettere. Ha avuto inizio un attacco durissimo per screditare chi sostiene un ritorno al benessere e alla prosperità, che passa esclusivamente attraverso il recupero della sovranità monetaria. Non c’è altra strada.

    Dario De Angelis
    Fonte : www.memmt.info
    Link: http://memmt.info/site/10-motivi-per-tornare-alla-lira/

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    PUÒ LA CIVILTÀ SOPRAVVIVERE AL CAPITALISMO?

    NOAM CHOMSKY
    La Jornada

    Il capitalismo oggi esistente è radicalmente incompatibile con la democrazia

    Vi è il “capitalismo” e poi c’è il “capitalismo reale”.

    Il termine “capitalismo” è comunemente usato riferendosi al sistema economico degli USA, che prevede considerevoli interventi dello Stato, i quali vanno dai sussidi per l’innovazione creativa alla politica assicurativa “too-big-to-fail” (troppo-grandi-per-fallire, ndr) del governo per le banche.

    Il sistema è altamente monopolizzato e ciò limita ulteriormente la dipendenza dal mercato, in modo crescente: negli ultimi 20 anni la quota dei profitti delle 200 imprese più importanti è aumentata enormemente, riporta l’accademico Robert W. McChesney nel suo nuovo libro Digital disconnect.

    In questo momento “capitalismo” è un termine comunemente usato per descrivere sistemi nei quali non ci sono capitalisti; per esempio il conglomerato-cooperativa Mondragón nella regione basca in Spagna, o le imprese-cooperative che si espandono nel nord dell’Ohio, spesso con il sostegno conservatore – entrambe esaminate in un’importante ricerca dell’accademico Gar Alperovitz.

    Altri addirittura possono usare il termine “capitalismo” per riferirsi alla democrazia industriale sostenuta da John Dewey, filosofo sociale di riferimento negli USA alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX.

    Dewey esortava i lavoratori ad essere “padroni del proprio destino industriale” e tutte le istituzioni a sottomettersi al controllo pubblico, includendo i mezzi di produzione, l’interscambio, la pubblicità, i trasporti e le comunicazioni. In mancanza di ciò, deduceva Dewey, la politica avrebbe continuato ad essere “l’ombra che il grande business proietta sulla società”.

    La democrazia amputata che Dewey condannava è stata fatta a brandelli negli ultimi anni. Adesso il controllo del governo è assolutamente concentrato nella cima della scala dei redditi, mentre la maggior parte dei lavoratori sono stati virtualmente privati dei propri diritti.

    Il sistema politico-economico attuale è una forma di plutocrazia che diverge fortemente dalla democrazia, se con questo concetto ci riferiamo agli accordi politici nei quali la norma è influenzata in maniera significativa dalla volontà pubblica.

    Nel corso degli anni ci sono stati una serie di dibattiti per stabilire se il capitalismo sia compatibile con la democrazia. Se ci limitiamo (a considerare) la democrazia capitalista reale (DCRE, abbreviando), si può rispondere adeguatamente alla domanda: democrazia e capitalismo sono radicalmente incompatibili.

    A me sembra poco probabile che la civiltà possa sopravvivere alla DCRE e alla democrazia altamente attenuata che ne segue. Però, potrebbe una democrazia funzionante fare la differenza?

    Osserviamo il problema più critico e immediato che sta affrontando la civiltà: la catastrofe ambientale. Le politiche divergono nettamente dagli atteggiamenti pubblici e ciò è un classico effetto della DCRE. La natura di questa rottura è esaminata in vari articoli dell’attuale edizione di Dedalus, la rivista dell’Accademia Americana delle Arti e delle Scienze.

    La ricercatrice Kelly Sims Gallagher ha scoperto che “109 paesi hanno promulgato varie politiche riguardanti le energie rinnovabili e 118 paesi hanno stabilito obiettivi ed azioni per lo sviluppo delle energie rinnovabili. In contrasto, gli USA non hanno adottato alcuna politica consistente e stabile a livello nazionale per appoggiare l’uso di tali energie”.

    Non è l’opinione pubblica che motiva la politica statunitense a mantenersi lontana dal quadro internazionale. Al contrario. L’opinione della gente è molto più vicina alla visione globale di quanto lo siano le politiche governative degli USA, ed essa appoggia intensamente le azioni necessarie per affrontare il probabile disastro ambientale pronosticato da uno schiacciante consenso scientifico.

    Come sostengono Jon A. Krosnik e Bo MacInnis in Daedalus: “immense maggioranze di persone hanno influito sui passi del governo federale al fine di ridurre la quantità d’emissione di gas a effetto serra delle Compagnie produttrici di elettricità.

    Nel 2006, l’86% degli intervistati erano favorevoli a incalzare queste Compagnie o appoggiarle con esenzioni fiscali, al fine di far loro ridurre la quantità dei gas emessi. Inoltre lo stesso anno, l’87% era favorevole alla totale esenzione di tasse per le Compagnie che avrebbero prodotto elettricità dall’acqua, dal vento, o dal sole. Queste maggioranze si mantennero tra il 2006 e il 2010, e poi in un qualche modo diminuirono.

    Il fatto che questo pubblico sia influenzato dalla scienza è profondamente preoccupante per chi domina l’economia e la politica di Stato.

    Un esempio attuale di questa preoccupazione è l’insegnamento della Legge del miglioramento ambientale, proposta ai legislatori di Stato da ALEC (American Legislative Exchange Council – Consiglio di Interscambio Legislativo Statunitense), lobby aziendale che progetta leggi per coprire le necessità del settore corporativo e degli ultraricchi.
    La legge ALEC esige un “insegnamento equilibrato” della scienza del clima nella scuola dell’obbligo (6-12 anni). “Insegnamento equilibrato” è una frase in codice che si riferisce ad insegnare la negazione del cambio climatico ed a equilibrare la corrente della scienza del clima. E’ simile all’insegnamento equilibrato appoggiato dai creazionisti che pretendono l’insegnamento della scienza della creazione nelle scuole pubbliche. La legislazione educativa basata sul modello ALEC è già stata introdotta in vari Stati.

    Dopo di che, tutto questo è stato ricoperto dalla retorica riguardo all’insegnamento del pensiero critico – una grande idea, senza dubbio, però è più facile pensare in esempi positivi che in un tema che minaccia la nostra sopravvivenza ed è stato studiato, vista la sua importanza, in termini di guadagno corporativo.

    Comunemente gli studi presentano controversie tra i dati riguardanti il cambio climatico.

    Da una parte troviamo la schiacciante maggioranza degli scienziati, le accademie di scienze nazionali, le riviste scientifiche professionali e il IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo intergovernativo di esperti del cambiamento climatico).

    Tutti convengono sul fatto che stia avvenendo un surriscaldamento globale, che esiste una sostanziale componente umana, che la situazione sia seria e forse letale, e che presto, forse qualche decennio, il mondo possa arrivare ad un punto d’inflessione nel quale tale processo possa accelerare rapidamente e che sia irreversibile, con conseguenze gravi a livello sociale ed economico. E’ raro trovare un tale consenso su temi scientifici complessi.

    Dall’altra parte troviamo gli scettici, tra cui alcuni rispettabili scienziati, che avvertono che tuttavia è molto ciò che s’ignora – e ciò significa che le cose potrebbero non essere così catastrofiche come sembra, o potrebbero essere ancor peggio.

    Al di fuori dell’artificioso dibattito esiste una parte ancor più grande di scettici: scienziati del clima, altamente riconosciuti, che leggono i report del IPCC come eccessivamente prudenti. E sfortunatamente questi scienziati hanno avuto ragione numerose volte.

    Apparentemente la campagna di propaganda ha avuto effetto sull’opinione pubblica statunitense, che per sua natura spesso è molto più scettica di quella globale. Ma l’effetto non è ancora abbastanza rilevante da soddisfare le grandi aziende.

    Probabilmente questa é la ragione per la quale vari settori delle grandi aziende hanno lanciato un attacco contro il sistema educativo, nella speranza di arrestare la pericolosa tendenza pubblica a dare attenzione alle conclusioni della ricerca scientifica.

    Nel Meeting Invernale del Comitato Nazionale Repubblicano di qualche settimana fa, il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, ha avvisato il direttivo che avrebbero dovuto abbandonare la loro posizione ingenua e ascoltare l’intelligenza degli elettori.

    Ovviamente il sistema DCRE prevede che la gente continui ad essere ingenua, che non si faccia ingannare dalla scienza e dalla razionalità, che creda negli interessi dei signori dell’economia e del sistema politico, e al diavolo le conseguenze.

    Questi obblighi sono già profondamente radicati nelle dottrine del mercato fondamentalista che si predicano all’interno del DCRE e che sostengono uno Stato poderoso che serve alla ricchezza e al potere. Le dottrine ufficiali soffrono di un buon numero di note “inefficienze del mercato”; tra le quali il non considerare gli effetti delle transazioni del mercato sugli altri (le cosiddette “esternalità”, ndt). Le conseguenze di queste “esternalità” possono essere sostanziali. L’attuale crisi economica ne è una dimostrazione. In parte ne sono responsabili le grandi banche che ignorarono il “rischio sistemico” – ovvero la possibilità che l’intero processo bancario potesse collassare- quando intrapresero transazioni pericolose.

    La catastrofe ambientale è molto più seria: la “esternalità” che si sta ignorando è non poco di meno che il futuro delle specie. E non c’é un posto dove correre, con il cappello in mano, per un’altra possibilità.

    Nel futuro gli storici (se ne rimarrà qualcuno) guarderanno indietro verso questo curioso spettacolo che iniziò al principio del XXI secolo. Per la prima volta nella storia dell’umanità, gli esseri umani si stanno scontrando con l’importante possibilità di una calamità poderosa come risultato del loro comportamento – condotta che sta pregiudicando una nostra decente sopravvivenza.

    Questi storici osserveranno che il paese più ricco e potente della storia, che gode d’incomparabili vantaggi, si sta sforzando enormemente per intensificare la probabilità del disastro. Lo sforzarsi al fine di preservare le condizioni nelle quali i nostri discendenti immediati possano avere una vita decente é tipico delle cosiddette società “primitive”: le prime nazioni, le tribù, gli indigeni, gli aborigeni.

    I paesi con popolazione indigene grandi e di buona influenza sono ben incamminati per la conservazione del pianeta. I paesi che invece hanno portato all’estinzione le popolazioni indigene o all’estrema emarginazione stanno precipitando verso la distruzione.

    Per questo l’Ecuador, con la sua grande comunità indigena, sta cercando l’aiuto dei paesi ricchi per conservare le sue capienti riserve di petrolio sotto terra, che é dove devono stare.

    Nel frattempo, gli Stati Uniti e il Canada stanno cercando di bruciare combustibili fossili, tra cui le pericolose sabbie bituminose canadesi, e di farlo il più rapidamente possibile, mentre celebrano le meraviglie di un secolo d’indipendenza energetica (senza alcun senso) senza guardare minimamente a ciò che sarebbe il mondo dopo quest’atto di autodistruzione.

    Quest’osservazione generalizza: nel mondo le società indigene stanno lottando per proteggere quello che chiamano “il diritto della natura”, mentre le società civili e sofisticate deridono questa sciocchezza. Questo è esattamente l’opposto di ciò che predirebbe la razionalità– a meno che non sia quella forma distorta di ragione che passa attraverso il filtro della DCRE.

    Noam Chomsky, il suo nuovo libro è Power Systems: Conversations on Global Democratic Uprisings and the New Challenges to U.S. Empire. Conversations with David Barsamian). Chomsky è professore di linguistica e filosofia presso la MIT (Massachusetts Institute of Technology, Stati Uniti)

    Fonte: http://www.jornada.unam.mx
    Link: http://www.jornada.unam.mx/2013/03/17/index.php?section=opinion&article=022a1mun
    Link (en): http://www.alternet.org/noam-chomsky-can-civilization-survive-capitalism (usato per verifica traduzione)
    5.03.2013

    Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ISABELLA PREALONI

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    Thatcher, Prodi: “Fu la madre della crisi”

    L’ex premier a tre ore dalla scomparsa della Lady di Ferro si lascia scappare la ‘sentenza’: “La sua eredità politica sono gli squilibri nella sanità e nel mondo”

    08/04/2013

    La Thatcher è appena morta. Mister euro la attacca: "Fu l'origine della crisi"Romano Prodi

    di Ignazio Stagno


    Romano Prodi
    ha perso per strada un pò di quella pacatezza che lo contraddistingueva ai tempi dell’Ulivo e dell’Unione. Ormai è un Prof che parla a ruota libera e i suoi giudizi non si fermano nemmeno davanti alla morte. Poche ore dopo il decesso di Margaret Thatcher, la Lady di ferro e storica leader di conservatori e moderati europei, Prodi si lascia andare ad un commento ai microfoni di RepubblicaTv: “La Thatcher è stata la madre della crisi globale”. L’ex premier non è proprio un campione di bon ton. Per lui la donna che ha governato la Gran Bretagna per 11 lunghi anni è una “sciagura”. Un giuidizio poco ortodosso, a tre ore dalla sua morte. Prodi non manda giù il “no” della Lady di ferro all’euro. Un “no” che è stato comunque raccolto anche da John Major,Tony Blair, Gordon Brown e David Cameron.

    Vendetta calda
    – Prodi, che è stato uno dei padri dell’euro, rivendica la sua scelta e accusa la Thatcher: “Quel che resta della sua politica è che ha affidato il mondo solo al mercato che ha di fatto causato questa crisi. La Thatcher non è un problema solo britannico. Lei ha cambiato il mondo e l’eredità che lascia è anche quella di essere stata la maestra di Regan e di aver cambiato tutti gli equilibri. Per lei gli squilibri erano e sono la salute dell’umanità”. Insomma quello di Prodi è un attacco ad una delle sue rivali di sempre. Peccato lo faccia ora che la Thatcher non può più rispondere. Intanto con la politica “europea” del Prof l’Italia si è ritrovata con una banca centrale che non può stampare moneta, con uno spread sulla Germania alle stelle e con la Merkel che ci dà i compiti per casa. La Thatcher almeno non ha preso mai ordini da nessuno e quando ha potuto ha sbattuto i pugni sul tavolo, come fece con le Falkland. Politica determinata e con una visione per il futuro. Prodi le sue esperienze di governo le ha chiuse dopo solo due anni. Un motivo ci sarà se la lady di ferro è rimasta a Downing street per 10 anni. Mentre il Prof andava in bici a Bologna…

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    Ma l’Inghilterra non è mai entrata nell’Euro. E’ questo che pesa?

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    Il Fatto Quotidiano
    Blog di Ugo Bardi

    Margaret Thatcher: lady di ferro o lady di petrolio?

    Margaret Thatcher si è meritata il titolo di “Lady di Ferro” per via del suo stile come primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990. Ma pochi hanno notato come la sua rapida ascesa abbia coinciso con l’altrettanto rapida ascesa della produzione petrolifera del Mare del Nord.

    A partire dalla metà degli anni 1970s, nel pieno della crisi petrolifera che era cominciata nel 1971, l’Inghilterra e altri paesi che avevano una sponda sul Mare del Nord davano inizio a un vero e proprio “boom” petrolifero che, insieme a quello dell’Arabia Saudita, avrebbe poi generato il crollo dei prezzi e la percezione generale che risorse petrolifere globali erano abbondanti e sarebbero durate ancora molto a lungo. (Salvo poi la doccia fredda del nuovo millennio, ma questa è un’altra storia).

    Il periodo di Margaret Thatcher ha coinciso con la fase in cui il suo paese si trovava in una condizione particolarmente favorevole: un paese industrializzato che, quasi all’improvviso, si trovava a non dover pagare più la bolletta petrolifera a fornitori esteri ma, al contrario, si trovava in attivo e non di poco. l’Inghilterra era diventata una specie di Arabia Saudita del Nord Europa e l’economia andava a gonfie vele.

    Così, Lady Thatcher ha vinto una battaglia dopo l’altra sfruttando il petrolio e la crescita economica che ne derivava. Per esempio, le è stato facile stroncare i sindacati dei minatori di carbone, già profondamente indeboliti dal declino delle produzione carbonifera e che si sono trovati completamente fuori mercato con l’arrivo del petrolio del Mare del Nord. A livello internazionale, la Thatcher si è potuta permettere una guerra vittoriosa contro l’Argentina senza mandare il paese in bancarotta. Gira anche la leggenda che sia stata lei, in combutta con i Sauditi, a dare il colpo decisivo alla già traballante Unione Sovietica facendo abbassare i prezzi del petrolio. Non sappiamo se sia vero, ma è certo che la produzione del Mare del Nord ha inondato il mercato mondiale con una gran quantità di greggio a basso prezzo e questo ha privato i sovietici della valuta forte che gli arrivava dalle loro esportazioni di petrolio.

    Di questi successi, l’interpretazione comune è stata che fossero dovuti tutti all’ideologia ultra-liberistica della ferrigna signora. E’ un eredità che dura ancora oggi; tanto e vero che qui in Italia stiamo disperatamente cercando di applicare la stessa ricetta per toglierci dai guai. Ma, per qualche ragione, non funziona: più cerchiamo di far crescere l’economia liberalizzandola, peggio le cose vanno. Per forza: noi non esportiamo petrolio; anzi, l’anno scorso abbiamo importato energia, in gran parte fossile, per un totale di 66 miliardi di euro. Con una palla al piede del genere, c’è poco da stupirsi se le cose vanno male e poco da ammirare le ricette della Thatcher che si applicavano a un paese la cui economia era resa florida dalle esportazioni petrolifere.

    Anche in Inghilterra, l’epoca delle vacche grasse è finita da un pezzo. Dopo il picco del 1999, la produzione petrolifera è in crollo verticale. Dal 2006, il Regno Unito è di nuovo un paese importatore di petrolio e non è che l’economia vada molto meglio che da noi. La signora di ferro, più che altro, era una signora di petrolio. Finché è durato.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/margaret-thatcher-lady-di-ferro-o-lady-di-petrolio/557138/

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    Thatcher. Fu il petrolio a sconfiggere i minatori

    di Claudio Conti

    L’attacco ai minatori non sarebbe stato possibile – e tanto meno vincente – se il carbone fosse stato ancora la principale risorsa energetica della Gran Bretagna.

    Il “successo” della Thatcher nei confronti dei minatori non sarebbe stato possibile se – come nei decenni precedenti – il carbone fosse stato il principale combustibile usato nella produzione britannica. Iron Lady potè infatti sfruttare la fortunata coicidenza con l’entrata a pieno ritmo dell’estrazione di greggio dai giacimenti di petrolio scoperti qualche anno prima nel Mare del Nord.

    Questo dettaglio è generalmente sottaciuto, per incrementare invece la favola della “durezza politica” della signora Thatcher come arma decisiva sempre e in ogni circostanza, sia per “vincere” battaglie che per migliorare i risultati economici. Ideologia allo statompuro.

    L’arma decisiva, il petrolio, ha invece una storia e un ruolo interessanti anche dal punto di vista cronologico. Nel 1958 i geologi scoprirono un giacimento di gas naturale a Slochteren nella provincia olandese di Groninga e si iniziò a sospettare la presenza di petrolio nel mare del Mare del Nord. Nel 1962 furono scoperti anche i primi giacimenti di petrolio.

    Prove di perforazione iniziarono nel 1966 e successivamente nel 1969 quando la Phillips Petroleum Company scoprì la Ekofisk (ora norvegese), che all’epoca era uno dei 20 più grandi giacimenti del mondo e si rilevò caratterizzata da una bassa presenza di zolfo, quindi ideale per i processi di raffinazione. Lo sfruttamento commerciale iniziò nel 1971 con le navi cisterna e dal 1975 con oleodotti diretti a Cleveland in Inghilterra e dal 1977 anche a Emden in Germania.

    Lo sfruttamento delle riserve del Mare del Nord ha avuto inizio poco prima della crisi petrolifera del 1973, ma la successiva salita dei prezzi internazionali del petrolio hanno fanno sì che i grandi investimenti necessari per l’estrazione divenissero molto più interessanti (i costi di estrazione in alto mare erano e sono molto più alti di quelli “a terra”, specie in giacimenti quasi superficiali come quelli di Arabia Saudita, Kuwait e Iraq). Negli anni ‘80 e ‘90 seguirono ulteriori scoperte dei grandi campi petroliferi. Anche se i costi di produzione erano relativamente elevati, la qualità del petrolio, la bassa profondità del mare, la stabilità politica della regione, e la vicinanza di importanti mercati in Europa occidentale ha fatto del Mare del Nord un’importante area di produzione.

    Con più di 450 piattaforme petrolifere, il Mare del Nord è stata la più importante regione del mondo per la perforazione offshore (poi superata dal Golfo del Messico). La sezione britannica del Mare del Nord è quella che possiede più piattaforme, seguita in ordine da quella norvegese, olandese e danese.

    Nel 1999 le estrazioni raggiunsero il picco di tutti i tempi con quasi 6 milioni di barili (950.000 m³) di petrolio greggio e 28.000.0000 m³ di gas naturale al giorno. Ma negli ultimi anni alcune grandi società ne hanno interrotto l’estrazione e da quel 1999 l’importo estratto è diminuito continuamente a causa dell’esaurimento delle riserve. Questo non significa, che “sia finito”, ma che vi esaurendo. Anche la scoperta di nuovi giacimenti in quest’area – spesso enfatizzata dalla stampa filo-petrolifera – non cambia il quadro generale: le nuove scoperte sono infatti di dimensione sempre minore, molto al di sotto di quanto non sarebbe necessario per mantenere la produzione ai livelli attuali.

    Come si vede, l’arco temporale dei “successi” thatcheriani contro il lavoro – prendendo di petto il loro settore più sindacalizzato e radicale – coincide quasi esattamente con la breve stagione d’oro del petrolio inglese. Qualche anno prima o qualche anno dopo, quella boria militarista contro i lavoratori si sarebbe infranta di fronte alla necessità di approvvigionarsi all’estero di risorse energetiche alternative.
    La politica, insomma, può molto, ma non proprio tutto. E’ una considerazione che vale anche dal lato della rivoluzione, naturalmente.

    (fonti: Wikipedia e appunti vari)

    http://www.contropiano.org/esteri/item/15734-thatcher-fu-il-petrolio-a-sconfiggere-i-minatori

    blog.libero.it/infoenergia/

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    E’ MORTA MARGARET THATCHER, LA REGINA MADRE DELL’ AUSTERITÀ GLOBALE E DELLA FINANZIARIZZAZIONE

    DI MICHAEL HUDSON e JEFFREY SOMMERS
    counterpunch.org

    Noi di solito rispettiamo la convenzione di astenerci dal parlare male di chi è scomparso recentemente. Ma Margaret Thatcher probabilmente non si opporrebbe a un epitaffio concentrandosi su come la sua eredità politica sia riuscita a raggiungere il suo obiettivo dichiarato di uno “smantellamento irreversibile” del settore pubblico in Gran Bretagna. Con un attacco alla pianificazione dello stato fatta dal governo, la Thatcher ha spostato le istituzioni nelle mani molto più accentratrici della finanza – la City di Londra – senza nessun controllo sui danni all’economia prodotti da una regolamentazione finanziaria “libera” da qualsiasi norma anti-monopolistica di controllo sui prezzi.

    La Thatcher ha trasformato il carattere della politica britannica per voce di un governo parlamentare democraticamente eletto che ha permesso con una pianificazione finanziaria di spartirsi il dominio del settore pubblico con il consenso popolare. Come il suo contemporaneo, l’attore Ronald Reagan, ha raccontato una storia con una copertina affascinante dove prometteva di aiutare la ripresa dell’economia. La realtà, ovviamente, è stata un aumento del costo della vita e la possibilità di fare business per la Gran Bretagna. Ma questo gioco a somma zero ha cominciato a registrare le perdite di tutto il sistema economico e di una gran parte del collegio elettorale che il partito conservatore raccoglieva nel settore bancario della Gran Bretagna.

    Sottovalutando il prezzo della sua privatizzazione della British Telephone e degli altri grandi monopoli, ha fatto credere che ci avrebbero guadagnato più i clienti, che le grandi istituzioni finanziarie. E offrendo ai sottoscrittori una succosa commissione del 3% (molto più di qualsiasi precedente privatizzazione), la Thatcher ha avviato l’inizio della Grande Polarizzazione della Gran Bretagna attorno all’1% dei creditori del restante 99% che ha cominciato a indebitarsi sempre di più.

    Attaccare le voci che creavano delle rendite per il governo, ha aperto le porte all’economia di rendita nel suo senso più classico: le rendite del settore immobiliare (con capitali che aumentavano di valore perché gonfiati da debiti-inflazionati) per portare i prezzi delle proprietà britanniche tanto in alto che gli impiegati che lavorano a Londra adesso devono vivere fuori, e devono andare a lavorare prendendo i treni delle ferrovie privatizzate che costano carissime. La privatizzazione ha creato anche nuove e immense opportunità di rendita per il monopolio dei servizi pubblici privatizzati, insieme a incassi finanziari da rapina di un sistema bancario sempre più pirata.

    La finanza è sempre stata la madre dei monopoli, fin da quando i finanziatori olandesi e altri contribuirono a far assorbire dall’Inghilterra la Compagnia delle Indie Orientali nel 1600, la Banca d’Inghilterra nel 1694, e altri monopoli commerciali culminati nella South Sea Company nel 1710.

    Quando la Thatcher divenne primo ministro nel 1979, la Gran Bretagna per oltre un secolo aveva fatto enormi investimenti nelle infrastrutture pubbliche. I manager della finanza guardavano a questa imponente struttura come un grande potenziale monopolistico che poteva essere trasformato in tante vacche da mungere per arricchire l’alta finanza. La Thatcher divenne la cheerleader di quella che è diventata la più grande svendita del secolo, e tutti i guadagni di “London City” divennero la perdita maggiore dell’economia industriale. I signori della finanza inglese divennero l’equivalente dei grandi baroni delle ferrovie americane del 19° secolo, divennero la classe dirigente che presiedeva quello che ha provocato il declino verso l’austerità neoliberista di oggi.

    Il suo mandato come primo ministro sembrava riprendere il ruolo di Peter Sellers in “Oltre il giardino”. Si fece vedere molto in televisione proprio perché la sua filosofia voleva mettere insieme una sequenza di frasi a effetto che creassero un appiattimento dei complessi rapporti sociali ed economici ad un normale psicodramma personale.

    L’abilità della Thatcher riuscì a spostare l’attenzione del pubblico dalle operazioni della finanza e dell’economia e a distrarlo da quello che dicevano i suoi oppositori, come Harold Macmillan, il quale metteva in guardia dal “vendere l’argenteria di famiglia.” Voleva far sembrare come se l’economia fosse la stessa cosa che gestiva un droghiere che doveva cercare di far quadrare le spese della bottega, seguendo l’esempio del suo banchiere che insisteva sulla necessità di spremere i salari e aumentare i prezzi dei generi essenziali.

    Quando la Thatcher prese l’incarico il terreno era già pronto perché l’economia in Inghilterra era in un caos come nel resto del mondo. Nell’inverno del 1979 il malcontento si concretizzò in una tempesta perfetta. Incapace di trattare con Arthur Scargill e con gli altri sindacalisti per controllare gli scioperi, il partito laburista britannico era poco attento alle possibilità della Gran Bretagna di estrarre il suo petrolio dal Mare del Nord. Sfruttando questo colpo di fortuna si poteva finanziare un decennio di smantellamento di ciò che restava dell’industria britannica. Gli Stati petroliferi non devono essere efficienti, non hanno bisogno delle industrie e nemmeno dell’occupazione.

    Il primo ministro laburista John Callaghan fece un tentativo simbolico di affrontare questi argomenti, chiedendo un prestito del FMI nel 1976 per finanziare un re-investimento dell’industria come finanziamento ponte fino a quando il petrolio del Mare del Nord inglese avrebbe iniziato a rendere. Ma il Segretario al Tesoro Usa Bill Simon prese questa richiesta come una ribellione. Il FMI e la politica degli Stati Uniti erano pronti a dare credito solo per pagare gli obbligazionisti, non per costruire le basi di una solida economia reale. La Gran Bretagna avrebbe ottenuto i prestiti solo se avesse riorientato la sua economia lasciando la pianificazione nelle mani dell’alta finanza.

    Il Regno Unito è diventato migliore testimonial del manifesto neoliberista del FMI, che privilegiava il ruolo della finanza offshore, quello che poi sarebbe fiorito come il famigerato Light Touch di Gordon Brown che ha dato inizio ai crolli bancari del 2008. In questo senso, il suo ruolo era quello di servire, in una versione britannica di Boris Eltsin, come sponsor della spartizione del risultato di secoli di investimenti pubblici.

    La Thatcher entrò in carica come Primo Ministro nel 1979 proprio quando cominciò la manovra neoliberista. La “Figlia del droghiere” dipinse i problemi della Gran Bretagna come il risultato di un lavoro ostinato. Il suo avvento bloccò qualsiasi accordo con i leader sindacali che stavano mettendo in atto una politica autolesionista di scioperi che sconvolsero la vita quotidiana e resero ancora più dura la vita per la maggior parte degli elettori. L’economia della Gran Bretagna non era mai stata più matura per la strategia del “divide et impera”.

    La nuova svolta era che la guerra di classe si rivolse al lavoro nel suo ruolo di consumatore e debitore, non come dipendente. L’industria nazionale in Inghilterra subì colpo su colpo e le fabbriche cominciarono a chiudere i battenti in tutto il paese (riportando bei risultati se venivano trasformate in nobilitati investimenti immobiliari).

    La Signora di ferro era convinta che stava ricostruendo l’economia inglese, ma in realtà stava solo arricchendo le banche fuorilegge di Londra. In tutto il mondo, il danno causato da questa economia finanziarizzata è stato immenso. Per “liberare” i soldi dai vincoli delle autorità fiscali nazionali, in Medio Oriente furono bloccati gran parte dei progetti per lo sviluppo industriale. Dopo il 1990 il blocco sovietico è stato deindustrializzato per favorire l’industria petrolifera, del gas e dell’economia mineraria. E in Gran Bretagna, migliaia di miliardi di dollari in entrate fiscali globali che avrebbero potuto essere utilizzate per lo sviluppo industriale e sociale sono stati indirizzati, via Londra, dove il Regno Unito ha creato dei mercati detassati e senza regole.

    Così, nonostante l’ammirazione della signora Thatcher per Milton Friedman, famoso per aver detto che non c’è cosa migliore di un pranzo gratis, trasformò di fatto l’economia della Gran Bretagna proprio come un pranzo gratis – pronto per essere mangiato dai finanzieri di tutto il mondo che sono corsi ad affollare le sue spiagge.

    Quanto ci mise Lady Thatcher per capire qualcosa di quello che accadeva in un settore finanziario che non ha mai voluto favorire deliberatamente? Non si è mai detta dispiaciuta su come le sue politiche hanno aperto la strada per il New Labour e al passo da gigante successivo che ha potenziato tutto il complesso finanziario di Londra che è diventato un catalizzatore delle banche che hanno beneficiato dei crolli finanziari, e buttato l’economia della Gran Bretagna nel marasma del processo.

    Quando la signora Thatcher ha preso il potere, uno su sette bambini in Inghilterra vivevano in povertà. Dopo le sue riforme il numero era salito a uno su tre. Ha polarizzato il Paese in una strategia di ‘divide e impera’ che prefigurava quella di Ronald Reagan e le più recenti politiche americane, come quella del governatore del Wisconsin, Scott Walker. L’effetto della sua politica precludeva la mobilità economica nella classe media, che per ironia della sorte era proprio quella che lei aveva creduto di favorire con le sue politiche.

    Esperti di tutto il mondo stanno twittando sul suo ruolo nel “salvare la Gran Bretagna”, non su come l’ha indebitata – su come ha distrutto l’economia per salvarla. Il suo ruolo è stato storico soprattutto per aver posto le basi ed aver plasmato la politica neoliberale dal 1980 in poi: Come possono i governi nutrire e soddisfare le cleptocrazie finanziarie avallando una serie di norme che abbiano il consenso popolare?

    Ci si può arrivare solo violando il Primo Assunto della filosofia politica liberale classica: gli elettori devono essere sufficientemente informati per capire le conseguenze delle loro azioni. Questo significa che i governi devono adottare una prospettiva a lungo termine.

    Ma la finanza ha sempre vissuto per ricavi a breve periodo, e in nessuna parte del mondo il sistema bancario è a più breve termine che in Gran Bretagna. Nessuno ha mai esemplificato questa gretta prospettiva meglio di Lady Thatcher. La sua retorica semplicistica ha aiutato a ispirare una quantità eccessiva di sempliciotti presuntuosi che hanno fatto passare il buon senso per saggezza.

    Non è del tutto semplice, forse, ma semplice opportunismo. Come se fosse stata il santo patrono del New Labour, la Thatcher divenne la forza intellettuale che ispirò il suo successore ed emulatore Tony Blair, il quale completò la trasformazione dell’elettorato inglese mobilitandolo per ottenere il consenso popolare che consentisse al settore finanziario di privatizzare e spartirsi ogni infrastruttura pubblica della Gran Bretagna creando una serie di monopoli.

    Così il Regno Unito è stato trasformato da una vera e propria economia di produzione industriale a un accattone o che cerca di arraffare denaro per mezzo delle sue banche offshore. Alla fine, non solo è stato solo un gran danno inflitto all’Inghilterra, ma a tutto il mondo, perché i capitali hanno smesso di essere strumento di sviluppo per gli stati e sono fuggiti verso i porti sicuri delle banche di Londra.

    Nel frattempo, i governi di tutto il mondo oggi stanno dicendo “Siamo al verde”, mentre i loro oligarchi diventano sempre più ricchi.

    Il libro di MICHAEL HUDSON riassume le sue teorie economiche, “The Bubble and Beyond” è disponibile su Amazon. Il suo ultimo libro è Finance Capitalism and Its Discontents. Ha collaborato a Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion, pubblicato da AK Press.

    JEFFREY SOMMERS è professore associato presso l’università del Wisconsin-Milwaukee, ed è professore ospite presso la Scuola di Economia di Stoccolma a Riga. E’ co-editore del libro di prossima pubblicazione The Contradictions of Austerity. Oltre a Counterpunch egli pubblica anche sul Financial Times, The Guardian, Truthout e appare regolarmente come esperto in programmi televisivi mondiali.

    Fonte: http://www.counterpunch.org
    Link: http://www.counterpunch.org/2013/04/08/the-queen-mother-of-global-austerity-financialization/
    9.04.2013

    Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

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