Fonte: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/25/grecia-sequestro-casa-e-stipendio-per-chi-non-paga-le-tasse-litalia-la-prossima/

By / 25 ottobre, 2013

In Italia si parla di Grecia in merito al ritrovamento della ‘bimba bionda con gli occhi azzurri’, mentre non un tratto di inchiostro viene consumato per scrivere della casa per bambini di Kalithea (ora privata di sussidi statali), dove centinaia di genitori lasciano i loro figli perché non hanno la possibilità di dargli da mangiare. Lo storico e scrittore Nikos Kleitsikas riporta la testimonianza di una bambina di 9 anni che scrive a sua mamma: “Vieni a prendermi. Se starò vicino a te, non ti chiederò mai più da mangiare”.

greek-economy

L’arma di distrazione di massa della bimba bionda serve per coprire queste tragedie e i veri problemi del paese. E’ passato poco tempo dall’approvazione della legge che sanciva la salvaguardia delle retribuzioni nel comparto pubblico inferiori ai 1000 euro, ma nella contemporanea guerra dell’Europa può accadere di tutto. In Grecia, come in Italia, si è stabilito che i pagamenti di stipendi e pensioni avvengono esclusivamente tramite conto corrente bancario. Se devi tasse allo Stato, il Ministero delle Finanze impone alla banca di sequestrare i soldi dallo stipendio appena versato dal datore di lavoro. A proposito di tasse, se ne vengono prelevate in eccesso dai contribuenti, il lavoratore o il pensionato riceve un documento, una carta: una sorta di “pagherò” senza scadenza da parte dello Stato, poiché non è infatti dato sapere quando i soldi saranno resi. Viceversa, per chi non riesce a regolarizzare la propria posizione con l’erario, scattano sequestri anche del 50% sulla busta paga o sulla pensione versata mensilmente nel conto corrente. Si tratta di veri e propri pignoramenti che avvengono anche in caso di entrate mensili inferiori ai 1000 euro previsti dalla legge, come recentemente accaduto a un lavoratore greco, autista di scuola privata, il cui stipendio era di appena 540 euro.

Rispetto a quanto riportato dalle fonti (vd. Link sotto), sarebbero 50.000 i risparmiatori che avrebbero trovato meno soldi del previsto nei loro conti, proprio nel momento in cui i Greci avrebbero bisogno di far ricorso a tutte le proprie risorse a causa delle politiche di austerity selvaggia condotta dal governo e imposta da BCE, FMI e Commissione Europea. Inoltre, come se non bastasse, si colpiscono anche le case: l’autorità di Mitilene ha deciso il sequestro della casa a un lavoratore precario che deve al fisco 2200 euro. Chi non riesce a pagare le tasse quindi, potrebbe vedersi portare via la propria abitazione dalle banche e dallo stato. Se non è una dittatura finanziaria questa, come vogliamo chiamarla?

Link

Fonti:http://sibilla-gr-sibilla.blogspot.gr/2013/10/blog-post_335.htmlhttp://sibilla-gr-sibilla.blogspot.gr/2013/10/blog-post_6459.htmlhttp://sibilla-gr-sibilla.blogspot.gr/2013/10/2200-o-2013.html
http://www.newsit.gr/default.php?pname=Article&art_id=245497&catid=3http://www.patrisnews.com/nea-enimerosi/peloponnisos/korinthos-i-trapeza…http://www.e-istos.gr/home/2009-11-02-09-18-29/8897–lr–.htmlFonte: http://testelibere.it/blog/grecia-sequestro-casa-e-stipendio-chi-non-paga-le-tasse

—————-o0o—————-

London School of Economics: dell’Italia non rimarrà nulla, in 10 anni si dissolverà

LONDRA – “Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione,di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale.

Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell’IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l’estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un’economia che ha perso circa l’8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.

Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori.

La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.

L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese . Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.

La scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L’Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l’opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.

L’Italia è entrata in un periodo di anomalia costituzionale. Perché i politici di partito hanno portato il Paese ad un quasi – collasso nel 2011, un evento che avrebbe avuto gravi conseguenze a livello globale. Il Paese è stato essenzialmente governato da tecnocrati provenienti dall’ufficio del Presidente Repubblica, i burocrati di diversi ministeri chiave e la Banca d’Italia. Il loro compito è quello di garantire la stabilità in Italia nei confronti dell’UE e dei mercati finanziari a qualsiasi costo. Questo è stato finora raggiunto emarginando sia i partiti politici sia il Parlamento a livelli senza precedenti, e con un interventismo onnipresente e costituzionalmente discutibile del Presidente della Repubblica , che ha esteso i suoi poteri ben oltre i confini dell’ordine repubblicano. L’interventismo del Presidente è particolarmente evidente nella creazione del governo Monti e del governo Letta, che sono entrambi espressione diretta del Quirinale.

L’illusione ormai diffusa, che molti italiani coltivano, è credere che il Presidente, la Banca d’Italia e la burocrazia sappiano come salvare il Paese. Saranno amaramente delusi. L’attuale leadership non ha la capacità, e forse neppure l’intenzione, di salvare il Paese dalla rovina. Sarebbe facile sostenere che Monti ha aggravato la già grave recessione. Letta sta seguendo esattamente lo stesso percorso: tutto deve essere sacrificato in nome della stabilità. I tecnocrati condividono le stesse origini culturali dei partiti politici e, in simbiosi con loro, sono riusciti ad elevarsi alle loro posizioni attuali: è quindi inutile pensare che otterranno risultati migliori, dal momento che non sono neppure in grado di avere una visione a lungo termine per il Paese. Sono in realtà i garanti della scomparsa dell’Italia.

In conclusione, la rapidità del declino è davvero mozzafiato. Continuando su questa strada, in meno di una generazione non rimarrà nulla dell’Italia nazione industriale moderna. Entro un altro decennio, o giù di lì, intere regioni, come la Sardegna o Liguria, saranno così demograficamente compromesse che non potranno mai più recuperare.

I fondatori dello Stato italiano 152 anni fa avevano combattuto, addirittura fino alla morte, per portare l’Italia a quella posizione centrale di potenza culturale ed economica all’interno del mondo occidentale, che il Paese aveva occupato solo nel tardo Medio Evo e nel Rinascimento. Quel progetto ora è fallito, insieme con l’idea di avere una qualche ambizione politica significativa e il messianico (inutile) intento universalista di salvare il mondo, anche a spese della propria comunità. A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l’Italia.”

Autore: Dr. Roberto Orsi – London School of Economics (Fonte il nord)

http://italian.irib.ir/notizie/economia/item/133185-london-school-of-economics-dell%E2%80%99italia-non-rimarr%C3%A0-nulla,-in-10-anni-si-dissolver%C3%A0

————-o0o————-

La Repubblica italiana è una Corporation quotata alla borsa americana (SEC)

-o0o-

L’Alba Dorata di Silvio

Chiamatela pure preveggenza ma ci pensavo proprio ieri pomeriggio, giuro, mentre leggevo la notizia dell’arresto di Nikos Michaloliakos, ovvero il leader di Alba Dorata, il partito greco di estrema destra. Mi chiedevo come mai nessuno in Italia ne avesse ancora fatto un paragone?

Detto, fatto: oggi la Lorenzin, “colomba” di Forza Italia-Pdl, ha detto:

“Non voglio un partito stile Alba Dorata, dove i dissidenti vengono cacciati via” ( http://www.agi.it/politica/notizie/201309300924-pol-rt10047-pdl_nel_caos_lorenzin_o_a_un_partito_modello_alba_dorata )
Se fossi un esiliato da Movimento 5 Stelle, rivendicherei il mio primato; Grillo non è sembrato il più profondo custode dei valori della democrazia.

Perché tanta attenzione allora verso Alba Dorata?

Vediamo i retroscena: Michaloliakos, storico leder della formazione è stato arrestato pochi giorni fa con l’ accusa di “appartenenza a organizzazione criminale”, reato che consente di emettere mandato di cattura internazionale senza la previa autorizzazione della Camera. Il provvedimento è in stretta connessione con l’assassinio di Pavlòs Fyssas, rapper antifascista ucciso il 17 settembre da un militante di Alba Dorata reo confesso.

Ora, non sta a me giudicare se Fyssas sia stato veramente assassinato da un militante estremista o se sia tutta una montatura del caso, non conosco approfonditamente il fatto, ma una circostanza appare quanto mai familiare: venerdì scorso i 18 deputati di Alba Dorata, per reagire ai sospetti, avevano minacciato le dimissioni in blocco dal Parlamento, con l’intento di trascinare la Grecia verso le elezioni anticipate.

Il leader di un partito arrestato e i suoi discepoli che si dimettono in massa, a costo di far sprofondare il loro paese in una crisi politica. In Italia il leader degli ultimi 20 anni è stato condannato a 4 anni di carcere e ha staccato la spina a l Governo di cui egli stesso era rappresentazione di maggioranza. Quante similitudini.

Alba Dorata è un partito estremista, neofascista e neonazista; lo dico subito onde evitare fraintendimenti: è una formazione che si è macchiata di frasi e azioni gravi, come pestaggi e slogan del tipo “facciamo sapone con gli immigrati”.

Anche noi in Italia abbiamo Forza Nuova, partito molto simile, che per di più ha partecipato a numerose iniziative gemellandosi proprio con Alba Dorata. Ma c’è un quid di differenza. Forza Nuova non rappresenta praticamente nessuno, lo zero e qualcosa percento, mentre in Grecia Alba Dorata è entrata in Parlamento con il 7% delle preferenze( alle elezioni 2012 ottenne 21 deputati su 300). Il partito pare in costante crescita, tanto che uno dei suoi leader ha dichiarato a seguito degli arresti: “non ci possono fare nulla, noi contiamo il 15%”.

Non credo che l’Europa dedichi loro tanta attenzioni per via di questioni etiche ma semplicemente per tre semplici motivi: sono decisamente anti Euro, sono nazionalisti e fanno leva sull’orgoglio della gente disperata per via della crisi. Rivendicano maggiore sovranità e autonomia nazionale e soprattutto hanno un peso specifico importante. Tradotto: minacciano l’Euro e le politiche europeiste con un consenso sempre più dilagante. Consenso che nasce anche da azioni studiate ad arte, come organizzare ronde e squadre di picchiatori per tutelare la sicurezza nazionale o distribuire aiuti economici ai bisognosi in difficoltà. Giocano piuttosto bene sul fattore disperazione, grazie ad una capillare presenza sul territorio, con cui fomentano la gente a una rabbiosa reazione popolare. Ricordo un uomo pazzo con i baffi,conterraneo della Merke, che andò al potere proprio così qualche anno fa.

E’ dunque chiaramente interesse da parte delle istituzioni europee affossare chi rema contro di loro e, soprattutto, chi rema contro l’Euro che tanti vantaggi ha portato a “mamma Germania”. Ricordiamoci poi che la Grecia è un paese sul lastrico, tecnicamente fallito, salvato solamente dai generosi aiuti concessi. Resisterà finchè mantenerlo in vita, a costo di lacrime e sangue per la sua gente, converrà. I prestatori di denaro, giustamente aggiungo io, rivogliono i loro soldi. La Grecia è conciata così per via della sua aberrante classe politica.

Sempre più similitudini con il nostro Paese, vero? Ci sono numerosi articoli che dimostrano i tantissimi parallelismi tra loro e noi.

Comunque, qualcuno di scomodo c’è anche da noi: un certo Silvio Berlusconi. L’uomo che in 20 anni al potere non ha praticamente fatto nulla, se non difendere i propri interessi personali. Una cosa in realtà ha cercato di portarla a casa: smarcarsi da alcuni legami di servitù. Ha sempre dichiarato amicizia all’America, ed in particolare al fido Bush Jr., stringendo allo stesso tempo forti legami con Putin. Ha cercato di “vendere” più di una volta l’Italia in Russia, realizzando importanti accordi commerciali tra cui, il più famoso, l’accordo tra Eni e Gazprom per la costruzione di un gasdotto che rendesse l’Italia energeticamente più indipendente.

Insomma, Berlusconi è certamente un personaggio scomodo, capace di attirare i consensi di mezza Italia e l’odio dell’altra metà grazie al suo carisma; alle ultime politiche è riuscito a pareggiare delle elezioni praticamente perse in partenza.

Per i poteri forti rappresenta un problema.

L’Italia purtroppo ha un ventre molle, frutto di generazioni politiche dissennate e corrotte, fatte di sprechi, ruberie e posti pubblici in cambio di voti: il suo debito pubblico di oltre 2.000 miliardi. Ne abbiamo parlato tanto su Rc ma una cosa è certa: per vivere ha bisogno di soldi presi in prestito, in caso contrario sarebbe default.

I prestatori di denaro, quindi, a buon titolo, hanno tutto l’interesse a difendere i loro crediti e dunque a eliminare chiunque possa minare il loro controllo sul territorio.

Così da troppo tempo ormai è in atto una vera campagna mediatica fondata sul concetto di “stabilità”, sul principio secondo cui l’Euro è il bene e chi ne vuole uscire è il male assoluto. Tautologia: l’Euro è buono perché è buono, tanto che in Italia nemmeno si riesce a instaurare un dibattito serio sul tema. Persino in Germania il tema è trattato con un certo vigore.

Ogni qualvolta c’è un opinione fuori dal coro si millanta lo spauracchio: se siamo instabili tutti ne paghiamo le conseguenze, rischiamo la Troika in casa e l’apocalisse sarà realtà. Noi abbiamo paura dei mercati che ci giudicano per la nostra instabilità. Questo è il teorema.

Letta è stato semplicemente l’ennesimo servo inetto, portavoce di ciò, grazie anche all’aiuto di molti media debitamente sussidiati. Nel frattempo la lotta al male continua a tutto campo: Berlusconi è stato condannato penalmente e verrà reso ancora più inoffensivo tramite i numerosi processi ancora aperti a suo carico , alcuni dei quali, a detta di numerosi principi del foro, totalmente senza né capo né coda(come il caso Ruby). Cari amici smacchia giaguari, sappiate che non siete stati voi ad eliminare il vostro acerrimo nemico ma fate parte di un gioco più grande di voi.

Ieri forse l’ultimo atto: Berlusconi fa dimettere i suoi ministri, invocando le elezioni anticipate. Il colpo di scena è servito: il suo delfino, ma anche vice Presidente del Consiglio, gli volta le spalle. E così anche gli altri ministri Pdl di questo Governo fantoccio, come la Lorenzin ad esempio, che proprio ha usato la metafora di Alba Dorata per esprimere il suo dissenso. Chi é entrato a far parte nel gioco non vuole e non può uscirne facilmente.

Nel mentre, oggi, è partito il solito attacco via terra e via mare: la stampa straniera, principalmente americana, tedesca e francese, si è scagliata contro il Cav. mentre lo spread è salito vertiginosamente e le sue aziende sono finite a picco. Quando l’Italia esce momentaneamente dalla “retta via”, le viene prontamente ricordato che la sua sovranità nazionale è stata persa da tempo. Se fai la cattiva, ti colpisco sul tuo debito e ti faccio pagare un tasso d’interesse che non sei in grado di sostenere a lungo.

Solo di una cosa sono quindi grato a Berlusconi, la prima, vera, unica che abbia fatto per il suo popolo: fare emergere questa triste realtà.

L’alba dorata di Silvio è più che altro un lento, inesorabile, tramonto; il nostro tramonto.

fedetrade
Fonte: www.rischiocalcolato.it
30.09.2013

————–o0o————–

27 settembre 2013 – Fonte ilfattoquotidiano.it

di Loretta Napoleoni *

L’azienda Italia va a picco, oggi in vendita ci sono le telecomunicazioni ed i trasporti aerei. La cosa non mi sorprende, era perfettamente prevedibile ed i mercati lo sapevano tant’è che nessun investitore straniero si è trovato nella pessima posizione di socio di minoranza. All’estero il declino industriale dell’Italia è da almeno tre anni una realtà, in casa sembra ancora un film di Fanta-economia di serie B. Il motivo? Il passatempo nazionale: il gioco delle tre carte. Un imbroglio dietro il quale si nasconde alla popolazione una triste verità: una classe politica di bassissima levatura ha dato in gestione l’economia nazionale a manager ignoranti ed incompetenti.
Quando alcuni anni fa scrivevo che vista dall’estero l’Italia è la classica Repubblica delle Banane, nessuno ci voleva credere perché come affermava Berlusconi “cinema, ristoranti ed aerei sono tutti pieni“; quando nell’autunno del 2011 scrivevo che il Paese era già fallito, le mie parole scatenavano una violenta reazione da parte degli economisti ‘di regime’, quelli che le banane le guardavano dal lettino costantemente parcheggiato in riva al mare. Sostenevano che a differenza di quelle straniere, le nostre banche erano solide e tra queste, naturalmente, c’era anche il Monte dei Paschi di Siena.
E’ andata ancora peggio quando scrivevo che i soldi elargiti al sistema bancario italiano da Draghi con il “Litro” e dalle banche centrali europee con il T2, per evitare che l’Italia implodesse e con essa l’euro, non erano finiti nell’economia reale ma erano transitati per i vasi comunicanti dell’economia monetaria delle banane. Che significa? Che questo denaro ha compensato la fuga dei capitali all’estero e sottoscritto l’aumento del debito pubblico italiano per pagare a mala pena gli interessi su un volume totale ingestibile (ormai ben oltre la soglia del 130 per cento).
Quando poi ho denunciato la speculazione edilizia che i nostri compatrioti hanno condotto e continuano a condurre sia a Londra che in Germania con i capitali in fuga, sono stata accusata di essere un’economista talebana che ce l’aveva con i benestanti. Ed ancora, quando prima, durante e dopo la campagna elettorale ho ripetuto ad infinitum che le due più grosse bufale del secolo sono l’austerità espansiva, di cui parlavano i Montiani ed i vari Giavazzi e Alesina, e la vendita del patrimonio nazionale per pagare il debito auspicata da Zingales e quel signore molto poco educato che si chiama Boldrin, a quel punto sono arrivate le ingiurie e le minacce su Facebook, Twitter ed anche per telefono.
Non potevano mancare le critiche degli economisti ‘contro regime’, quelli provenienti dalla nebulosa della sinistra, un’area ideologica indescrivibile ed incomprensibile, di cui fanno parte economisti come Fassina, militanti arrabbiatissimi seguaci della teoria del giornalista Barnard che vogliono stampare montagne e montagne di moneta, persino alcuni economisti contrari all’euro hanno storto il naso.
Tutti questi signori praticano il gioco delle tre carte, sono illusionisti, non necessariamente delinquenti, si badi bene, e molti lo fanno perché non hanno scelta. Ai tempi del fascismo bisognava avere la tessera per lavorare e far carriera, oggi devi far parte di una squadra che fa il gioco delle tre carte. Se non lo fai sei perduto perché nessuno ti copre le spalle, anzi dai fastidio perché rompi il cerchio; se poi sei una donna indipendente e usi principalmente quella parte del corpo umano che si chiama cervello, allora sei finita! Se non fosse per giornalisti coraggiosi – i capitani in Italia non ci sono – come Paragone, la Merlino o Gomez, Giordano e pochi altri, il vero dialogo e contradditorio economico apparterrebbe alle parole obsolete.
La cosa divertente è che dato che in Italia tutti giocano alle tre carte sono tutti vittime della stessa truffa: la formula per la ripresa non c’è e l’economia del Paese va sempre peggio, la ricetta applicata fino ad oggi è stata disastrosa. Ormai è difficile negare l’evidenza – dal 2009 la nostra economia si è contratta del 9%, la Commissione europea ha detto che siamo l’unico Paese di Eurolandia che si sta de-industrializzando, vendiamo Alitalia e Telecom per un decimo del prezzo che avremmo ottenuto solo pochi anni fa ecc. ecc.. Di fronte al fallimento dell’economia i guardiani delle banane hanno cambiato musica. Dalle pagine del Corriere i paladini dell’austerità espansiva la condannano e su quelle del Financial Times quelli ‘contro regime’ inviano un SOS disperato.
Nell’autunno del 2011 quasi tutti questi signori tacevano ed applaudivano il governo tecnico, se la godevano in riva al mare sotto le banane. La responsabilità del fallimento Italia è anche degli illustri economisti nostrani, che non hanno il coraggio neppure di pensare ‘fuori dal coro’. Fatta eccezione di voci autorevoli come il Prof.Gallino, la maggior parte usa anche armi meschine per far fuori i rivali che sono più bravi, tra le vittime c’è anche Oscar Giannino, che certamente non condivide molte delle mie tesi, ma che da professionista onesta ho sempre rispettato per la lucidezza delle sue analisi.
Vorrei ricordare ai vari cattedratici che oggi abbracciano il movimento anti-austerità che per diventare un buon economista non basta una laurea, una cattedra, né una collezione di libri didattici, ci vuole la passione per la materia, una lunga gavetta e l’umiltà di ascoltare tutte le voci fuori dal coro.
* su ilfattoquotidiano.it, 27 settembre 2013

————–o0o————–

Debito Pubblico: Italia ha pagato 3100mld di interessi

Oggi il debito pubblico ammonta intorno a 2100mld, questo studio dimostra che abbiamo speso dal 1980 al 2012, 3100mld solamente di INTERESSI del debito pubblico.

http://www.scenarieconomici.it/scandaloso-litalia-ha-pagato-3-100-miliardi-di-interessi-in-3-decenni-198-del-pil/

————o0o————

PERCHÉ LA GRECIA RESTA NELL’ EURO ? CI SERVE IL GAS, STUPIDO !
Postato il Sabato, 21 settembre @ 13:00:00 CEST di ernesto

Free Image Hosting at www.ImageShack.us FONTE: KEEPTALKINGGREECE.COM

Finalmente veniamo a sapere perché l’Europa e soprattutto la Germania non vogliono che la Grecia esca dalla zona euro. Forse perché proprio grazie alla posizione strategica della Grecia, l’Unione Europea potrebbe riuscire a liberarsi dal dominio del suo principale fornitore di gas naturale, i russi della Gazprom.
Il sogno europeo potrebbe materializzarsi con la realizzazione della Trans Adriatic Pipeline (TAP) che porterà il gas naturale dall’Azerbaijan fino all’Europa.

Questa interessante riflessione si può leggere per esteso sul sito web Deutsche Wirtschaftsnachrichten

Il salvataggio della Grecia non è un progetto politico ma solo una storia di gas naturale e di industria energetica . L’UE vuole liberarsi dalla dipendenza dal gas russo , quindi vuole costruirsi un gasdotto che dalla Turchia passi per la Grecia e arrivi in Italia. Ma se la Grecia dovesse fallire, e chiedere di uscire dall’Euro, questo comprometterebbe tutto il progetto, dunque : la Grecia deve restare nella zona euro . L’amara verità per i greci : lo fanno solo per il paese , non per la gente che ci vive.

E ancora ci si continua a domandare : Ma perché l’Unione Europea sta mandando in Grecia tanti miliardi di dollari del denaro dei contribuenti europei?
In Grecia , non c’è petrolio , non si sono industrie – niente di cui gli europei abbiano veramente bisogno e se poi volessero andarci in vacanza potrebbero sempre pagare in dracme.

Perché tutta questa evidente ostinazione ?

La risposta si annida dove si possono sempre possibile trovare le risposte quando c’è di mezzo un mucchio di soldi : nella politica energetica. Per il gas e per il petrolio l’Europa si è messa in una situazione complicata : ormai dipende completamente dalla Russia .
Il Gruppo Gazprom – consigliato dall’ ex cancelliere tedesco [Schroeder della SPD ] – ha, praticamente, licenza di stampare denaro – perché la Russia è il più forte fornitore di gas in Europa e perché è essenziale per l’industria e per la prosperità di tutta l’Unione Europea.

Questa dipendenza è un problema per l’Unione europea perché i russi possono fare quello che vogliono , visto che ormai dominano il mercato con la Gazprom.

L’articolo completo si può leggere in tedesco su Deutsche Wirtschaftsnachrichten.

TAP Progetto per un gasdotto

Trans Adriatic Pipeline AG è una società di joint venture registrata a Baar , nel Cantone svizzero di Zug ed ha come obiettivo la progettazione , lo sviluppo e la costruzione del gasdotto TAP. Amministratore Delegato della società è Kjetil Tungland .
Azionisti della Trans Adriatic Pipeline sono:

• Axpo ( Svizzera , 42,5% )

• Statoil ( Norvegia , 42.5 % )

• E.ON Ruhrgas (Germania , 15 % ) ,

La Shah Deniz partner della BP , Socar e Total SA hanno una opzione per il 50% delle azioni della società e se l’opzione sarà esercitata , BP e Socar avranno il 20 % delle azioni, mentre Total avrà il 10% . La Fluxys ha un’opzione su un azionariato non specificato .

Maggiori informazioni sul gasdotto TAP QUI e QUI.

“Verità amara per i greci ” ?

Dopo tre anni di piani di austerità imposta per il “salvataggio”, i tedeschi sembrano cominciare a capire quello che i Greci avevano già capito sei mesi dopo il primo salvataggio del 2010 : che l’Europa, con i suoi soldi, vuole salvare solo il paese, non la gente .

Poi ci sono altri articoli che rivelano qualcosa di più su come la pensino i tedeschi “Vogliamo che la Grecia diventi un bacino di manodopera a basso costo per gli investimenti della “Germania & Co.” in Europa. Anche questo farebbe comodo.

PS: Sarà questo uno dei motivi per cui il Primo Ministro Costas Karamanlis dovette andarsene nel 2009? Perché i suoi rapporti con la Russia erano troppo buoni ?

Fonte: http://www.keeptalkinggreece.com
Link: http://www.keeptalkinggreece.com/2013/09/05/why-should-greece-remain-in-the-euro-zone-its-the-energy-stupid/

5.09.2013

Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di Bosque Primario

————o0o————

Come il FMI e la UE svendono la Grecia al miglior offerente

di Agnès Rousseaux

E’ tempo di saldi. La più grande promozione del XXI secolo. Tutto deve sparire ! Per cercare di ridurre il suo debito, la Grecia liquida tutti i suoi beni pubblici : energia, trasporti, compagnie d’acqua, università, coste protette… il paese cade sempre più in una crisi economica senza fondo, nonostante i « piani di salvataggio » europei. Questi portano profitti in gran parte al settore finanziario, mentre per i greci l’austerità è diventata uno stile di vita. Reportage ad Atene, presso un popolo vittima del trattamento choc imposto dal «capitalismo del disastro»

« Più di un terzo della popolazione greca non ha più accesso alla sanità nazionale » stima Giorgos Vichas, cardiologo. Alla clinica autogestita di Hellinikon, in periferia d’Atene, un centinaio di medici curano gratuitamente un numero sempre crescente di pazienti.

Da un anno e mezzo, 10000 persone hanno varcato le soglie di questa clinica di fortuna, installata nel mezzo di una vecchia base militare americana. A causa dei drastici tagli ai salari abbassatisi del 40% in qualche anno- anche chi ha un lavoro non ha più i mezzi per pagare le spese mediche. E gli ospedali pubblici greci mancano di medicine, specialmente per la cura del cancro.

Il settore della sanità è uno dei simboli della delinquenza dei servizi pubblici greci. In una sala di consultazione dai muri bianchi, il cardiologo snocciola storie che la dicono lunga sullo stato del paese : quella di una donna che ha appena partorito e a cui l’ospedale non vuole dare il figlio finché non paga le spese mediche. Un’altra è stata trattenuta nella sua camera d’ospedale, con una guardia davanti alla porta, perché doveva pagare 2000 euro. « Riceviamo molte persone che non possono più pagare per l’acqua e l’elettricità da quando le tasse sugli immobili sono aumentate. La corrente è stata tagliata anche a persone che hanno bisogno di strumenti medici permanenti, come l’ossigeno. » Dice Giorgos Vichas. Lo scorso inverno, non potendo comprare l’olio, di cui il prezzo è raddoppiato, gli abitanti hanno rimesso in funzione i vecchi camini negli appartamenti. Si sono riscaldati con la legna… o la spazzatura. « La sera, ad Atene, l’aria era irrespirabile. » commenta Makis Zervas, professore all’Hellenic open University.

Nonostante i « piani di salvataggio », il debito greco esplode.

Tre anni dopo il primo « piano di salvataggio » europeo, la Grecia scivola in una recessione che sembra non dover finire mai. Il tasso di disoccupazione è arrivato al 27%, il triplo rispetto al 2009. Una cifra ufficiale ancora al di sotto della realtà. « I giovani che cercano un lavoro dopo la fine degli studi non sono inseriti nel calcolo, né tutti quelli che lavorano un’ora alla settimana. » precisa Makis Zervas. Nemmeno i lavoratori indipendenti che hanno appena terminato la loro attività a causa di mancanza di clienti. Nel centro di Atene, le saracinesche sono abbassate su una parte delle attività commerciali. Il 63% dei giovani con meno di 25 anni è senza lavoro. La crescita ? Con un tasso del 6% nel 2012, sembra molto lontana. Il Pil è caduto del 25% dal 2008. Come quello degli Stati Uniti al momento della crisi del 1929.

Quali prospettive dopo sei anni di recessione ? La Grecia è « sulla buona strada per raggiungere il suo ambizioso piano di pareggio del debito » osa dire la direttrice generale del FMI, Christine Lagarde. Il paese potrebbe ritornare a crescere nel 2016, profetizzano il FMI e l’Unione Europea (1). Ma per arrivare fin qua, bisognerà fare degli sforzi. Come se si esigesse ancora dalla Grecia già stremata, di correre ancora una maratona in più. Gli obiettivi di riduzione del debito, fissati dalla Troika (FMI, Commissione Europea, Banca Centrale Europea) sembrano irreali. Qualcuno in un ufficio, da qualche parte a Bruxelles o Francoforte, ha disegnato delle curve, smaneggiato la sua calcolatrice, disegnato delle proiezioni. Riprese pari pari dai capi di stato europei. Obiettivo : un debito al 124 % del Pil nel 2020. Era del 156 % nel 2012. Sarà del 175 % nel 2013. E’ cominciata male. Veloce, risponde la Troika, bisogna accelerare le privatizzazioni, smantellare i servizi pubblici, e in assenza di alternative, ricapitalizzare le banche. La vendita delle compagnie di gas è cominciata la settimana scorsa, e la televisione pubblica è stata colpita dal ritorno del boomerang. (2) 2600 disoccupati in più.

Miliardari, è l’ora dei saldi !

Compagnie d’elettricità, d’acqua, di gas naturale, porti e aeroporti, ferrovie e autostrade, lotteria nazionale… la Grecia svende i suoi beni pubblici. Questi dovrebbero portarle 9,5 miliardi di euro entro il 2016. « Stanno anche privatizzando la riscossione delle tasse » si indegna Makis Zervas. « E le università sono state ricomprate al 49 % da società private, il che è contrario alla Costituzione. » Il « piano di cessione delle attività pubbliche » preteso dal FMI e l’Unione Europea, è messo in opera dal Fondo di espropriazione del patrimonio pubblico (Taiped). Questa società anonima greca, fondata nel 2011, ha per obiettivo di « massimizzare il valore » dei beni pubblici venduti. Poiché queste privatizzazioni sono « l’elemento chiave per il ripristino della credibilità, precondizione fondamentale per il ritorno della Grecia sul mercato dei capitali mondiali », martella il sito dell’organismo. Che propone, come in un catalogo turistico, spiagge, foreste, isole deserte o siti archeologici. Tutto deve sparire. Signore e signori miliardari, promotori immobiliari e industrie del turismo, non esitate : è l’ora dei saldi.

In testa sul sito del Taiped : un terreno di 1,8 milioni di m2 (l’equivalente di 250 campi di calcio) con 7 km di costa sull’isola di Rodi. E le zone classificate Natura 2000 sulle quali Taiped suggerisce di costruire alberghi, campi da golf e centri commerciali. O il vecchio aeroporto di Atene, un terreno di 623 ettari (tre volte la superficie di Monaco) in riva al mare, dove qualche resto di infrastruttura costruita per le Olimpiadi del 2004 si eleva nel mezzo di erbacce. « Hanno cercato di venderlo al Qatar, che non l’ha voluto. » spiega Natassa Tsironi, una riparatrice che qui si occupa di un giardino autogestito. « Una legge ha votato che si autorizzino gli investitori a fare quello che vogliono di questo terreno, ivi compreso costruire delle torri. » « 69 ostacoli regolamentari, amministrativi e tecnici, che rallentavano le privatizzazioni, sono stati eliminati. » gioisce Taipedn, nella sua relazione del 2013.

«Il più grande programma di cessione al mondo »

La società di « denazionalizzazione » è guidata da un ufficio di cinque membri, tutti usciti dal settore privato e delle banche greche. Il suo presidente dirigeva fino al 2013 la più grande compagnia della acque in Grecia, e ha fondato un’impresa di costruzione di piscine – le entrate sembrano assicurate, visti tutti i complessi preposti allo svago che cresceranno sulla costa… Il direttore generale di Taiped, Yannia Emiris, era responsabile della banca d’investimenti Alpha Bank. Accompagnato da due « osservatori » nominati dall’UE e dall’Eurozona, questo gruppo è stato incaricato della liquidazione dei beni pubblici greci. E dispone di una « autorità assoluta circa le decisioni ». Tutte le entrate trasferite al Fondo devono essere vendute o liquidate : « il ritorno degli attivi allo Stato non è autorizzato» La grande svendita – « il più grande programma di cessione del mondo » è iniziato.

Alla guida: le imprese private e la Troika.

Il popolo greco fatica a veder partire il suo patrimonio sbriciolato ? « Non si può fare una frittata senza rompere le uova » dice retorico il Primo ministro, Antonis Samaras, in un forum (3) a proposito della privatizzazione della radio-televisione pubblica greca, ERT. « Dobbiamo mostrare al popolo (greco) che noi osiamo opporci ai pilastri più urlanti dell’opacità e dello spreco » scrive. ERT era dunque un eccesso. Che i cittadini trovino il modo di vedere una logica in queste decisioni arbitrarie. La frittata è riuscita, almeno ? Gli obiettivi sono lontani dall’essere raggiunti : in due anni, le privatizzazioni non hanno portato che 2 miliardi di euro. Neanche 1% del debito.

La priorità: ricapitalizzare le banche.

Questo d’altronde non diminuisce di una virgola. Era di 310 miliardi nel 2009. Nel 2013, qualche « piano di salvataggio » più tardi, il paese che si infossa nel marasma economico e che la democrazia greca è in agonia, il debito si eleva sempre a 309 miliardi di euro. Tutto questo per questo. Il Pil ha subito violenti colpi d’arresto e il debito rappresenta oggi il 180 % del pil (contro il 130 % del 2009) (4) La Grecia non è più un paese sviluppato, stima il fornitore di indici di borsa MSCI, che la pone ormai nella categoria dei paesi emergenti. Quanti anni ci vorranno per ritrovare il tasso d’occupazione del 2009 ? « Con il 4% di crescita, si può sperare di raggiungere quel livello nel 2020-2025, valuta Sotiris Koskoletos, economista all’Istituto di ricerca Nicos Poulantzas (5). Ma chi può sperare oggi in una crescita al 4% ? »

A cosa sono serviti i piani di salvataggio successivi ? A salvare la Grecia da una bancarotta immediata concedendole nuovi crediti. E cancellando un parte del debito, grazie a una sua « ristrutturazione » (6) aggiungendole dei nuovi prestiti. Ma anche – e soprattutto – salvando le banche greche e i creditori stranieri. « Una buona parte del piano d’aiuto è stato utilizzato per la ricapitalizzazione delle banche, è un dato di fatto. Erano infatti sotto-capitalizzate, versando in gravi difficoltà finanziarie e a rischio di fallimento » descrive la situazione Céline Antonin, economista presso il dipartimento analisi e previsione dell’OFCE (7).

77 % dell’aiuto europeo diretto verso il settore finanziario

Chi ha ricevuto i 207 miliardi di euro sbloccati dall’Unione Europea e dal FMI dal 2010 ? Le banche greche (per 58 miliardi) e i creditori allo Stato greco (per 101 miliardi), in gran parte banche e fondi di investimento. Almeno il 77 % dell’aiuto europeo non è andato a beneficio dei cittadini ma, direttamente o indirettamente, al settore finanziario ! Uno studio di Attac Autriche mostra che solo 46 miliardi sono serviti a rigonfiare le casse pubbliche – sempre sotto forma di prestito, ovviamente. Da mettere in parallelo con i 34 miliardi pagati dallo Stato ai suoi debitori come interesse sul debito nello stesso periodo. (8)

Salvare le banche è quindi la priorità della Troika. « Si può avere l’impressione, in quanto cittadino, e giustamente, è un assegno in bianco alle banche » prosegue Céline Antonin, dell’OFCE : E’ soprattutto un mezzo di trasformare il debito privato detenuto dalle banche e dai creditori, in debito pubblico ! La parte del debito greco detenuto dai creditori privati è stata divisa in due. (9) Su chi peserà d’ora in poi il rischio di bancarotta della Grecia ? Sull’Unione europea e il FMI. Quindi sugli Stati e sui cittadini europei.

Capitalismo del disastro

Perché i greci hanno accettato queste misure di austerità in cambio di un piano di salvataggio che non ha risolto niente ? « Abbiamo perso un milione di posti di lavoro nel settore privato. E’ come se, in Francia, si sopprimessero d’un colpo 6 o 7 milioni di posti di lavoro. Si ricevono più volte al giorno delle cattive notizie. Come un cervello umano può sopportare questa cadenza ? » si interroga Panagiotis Grigoriou, storico e etnologo, autore del blog Greek Crisis. « Più di 8000 manifestazioni e scioperi hanno avuto luogo in tre anni, i greci si sono rassegnati. Cosa si può fare di più ? Ogni linea del memorandum (lista delle misure di austerità imposte dalla Troika, ndr) è stata votata. Si annullano delle leggi in vigore da decenni. La Costituzione è stata violata. A cosa serve il Parlamento ? »

« Non siamo più nel capitalismo, ma nel suo prolungamento, una sorta di meta-capitalismo » prosegue. Il trauma collettivo. Una situazione che ricorda stranamente la strategia dello choc, definita da Milton Friedman, teorico del liberismo economico : « Aspettarsi una crisi su ampia scala, poi, mentre i cittadini sono ancora sotto choc, vendere lo Stato pezzo per pezzo, a degli interessi privati prima di trovare il modo di rendere eterne le « riforme » varate sotto il segno della fretta » (10)

Benvenuto in Grecia, laboratorio europeo del « capitalismo del disastro» ! Milton Friedman descrive come dei cambiamenti economici improvvisi e di grande ampiezza provochino delle reazioni psicologiche « facilitanti la risoluzione ». Una risoluzione che si traduce in attacchi sistematici contro la sfera pubblica. Un approccio simile alla dottrina militare degli Stati Uniti in Irak, Shock and Awe (Choc e spavento), descrive l’autrice canadese Naomi Klein, che aveva lo scopo di « controllare la volontà, le percezioni e la comprensione dell’avversario e di privarlo di ogni capacità di agire e reagire .» Per meglio riuscire, infine, la terapia dello choc economico.

« Pagheranno un giorno per i loro crimini »

« Far uscire la Grecia dalla crisi non era la più grande preoccupazione della Troika, analizza Haris Grolemis, responsabile dell’Istituto di ricerche Nicos Poulantzas. Se avessero voluto davvero aiutare il paese, avrebbero agito in maniera meno violenta e più solidale. Ma l’essenziale per loro era di proteggere l’euro. E di imporre una disciplina ai paesi che non seguivano alla lettera le regole di Maastricht. » Risultato : la Grecia è diventata una sorta di zona economica speciale, dalla mano d’opera a buon mercato.

Il 5 giugno 2013, il FMI ha fatto il suo mea culpa : Christine Lagarde ha ammesso che il primo piano di salvataggio in Grecia è terminato con dei « notevoli fallimenti ». E indica come responsabile l’Unione Europea : gli stati europei non avrebbero le « competenze » richieste per far bene avanzar questo tipo di programma di aiuti ! Ma la privatizzazione dei beni pubblici e il salvataggio degli interessi finanziari privati prosegue.

« In Francia siete i prossimi. Preparatevi »

« Miliardi di persone perdono la loro vita o subiscono dei danni irreparabili alla loro salute, a causa della vita politica condotta oggi in Grecia, insorge il dottor Giorgos Vichas. Non sono delle semplici morti. Sono degli omicidi. Quelli che hanno votato delle leggi che provocano l’esclusione di un numero di persone crescente dalla copertura sanitaria nazionale sono degli assassini. Non è solo una responsabilità politica, ma una responsabilità criminale. Speriamo che un giorno pagheranno per i loro crimini »

La morte subita dalla televisione pubblica ha sferzato la popolazione greca. Un risveglio della democrazia ? E’ quello che ci spiegano, gli occhi lucidi, quelli che incrociamo nel locali occupati della televisione pubblica ERT, là dove i tecnici e i giornalisti si affannano per continuare la diffusione de programmi, su dei canali clandestini. La Grecia non è che un laboratorio, altri paesi saranno presto coinvolti. « In Francia, voi sarete forse i prossimi. Preparatevi. » Le politiche d’austerità e la strategia dello chock della Troika saranno presto estese a tutto il continente ? Il solo mezzo di impedirlo è di lottare accanto a chi sarà la prossima cavia.

Fonte: www.bastamag.net
Link: http://www.bastamag.net/auteur18.html
20.06.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di BARBARA SIMONA LEVA

Note

(1) Analisi non condivisa dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)
(2) La giustizia greca ha annullato il 17 giugno il decreto governativo sulla chiusura della radio-televisione pubblica ERT. Aspettando il giudizio definitivo, i programmi possono temporaneamente riprendere.
(3) Forum pubblicato il 16 iugno dal quotidiano Kathimerini (http://www.kathimerini.gr/4dcgi/_w_articles_kathremote_1_15/06/2013_504274 ).
(4) Confronti : il debito pubblico rappresenta il 197% del Pil in Giappone, 127% in Italia, 92% negli Stati Uniti e in Francia, 82% in Germania. Fonte : Attac.
(5) Istituto di ricerca fondato dal partito di opposizione Synaspismos, membro della coalizione di sinistra Syriza (http://www.poulantzas.gr ).
(6) Nel 2012, 107 miliardi di debito sono stati cancellati. Il debito è passato a marzo da 337 miliardi a 251 miliardi di euro.
(7) Leggere l’intervista su Arte Journal, pubblicata il 17/06/13 (http://www.arte.tv/fr/attac-a-l-assaut-du-plan-de-sauvetage-de-la-grece/7558700.html )
(8) O con i 10 miliardi di spese militari per le quali la Grecia, indica Attac Aurtiche, ha ricevuto delle pressioni dalla Francia e dalla Germania : tagliare questi budget avrebbe avuto delle conseguenze sulle imprese di questi due paesi. Rappresenta pertanto il 4% del Pil in Grecia, contro il 2,4% in Francia.
(9) Nel 2012, solo il 27% del debito è rimasto nelle mani delle banche e delle altre istituzioni finanziarie. Fonte : Le figaro, 09/05/2012
(10) Citato da Naomi Klein, La stratégie du choc, 2008.

————o0o————

Decrescita Felice o Campi di Concentramento

-o0o-

Evviva!

L’Italia non è più un paese sorvegliato speciale. Risultato in soli 40 giorni di governo Berlusconi-Letta-Monti. Anche se non abbiamo votato bene, Napolitano ha messo a posto le cose per la continuità. Per il 2012 il debito pubblico (che ormai avrebbero dovuto capire tutti che dentro, per 60% c’è il debito privato delle imprese e delle banche) raggiungerà, se ce la raccontano giusta e non farci paura, il 130%.

Evviva! Se il paese crescerà (sempre aspettando la fase due e non saremo tutti morti di fame) raggiungeremo l’obbligo europeo del 60% del rapporto tra debito e Pil, nel 2093. Lo spergiura l’Istat, senza nemmeno sorridere. Mettiamoci l’anima in pace e continuiamo nel percorso. Non c’è alternativa. Ci spinge la curiosità di sapere, fino all’ultimo respiro, che di anno in anno andrà meglio, come certificano i vari identici governi che si susseguono dall’euro in poi. Bisogna credere, ormai è una questione di fede e speranza. Tra l’altro Draghi dice che già andrà meglio nel secondo semestre 2013. Si mettessero almeno d’accordo, rischieremmo di crederci.
Evviva! Ci hanno appena comunicato ufficialmente che abbiamo 25 anni di ritardo. Da chi, da che cosa? Perché non dire che siamo tornati indietro di 25 anni? E’ più preciso e sa meno di menzogna, visto che se ne erano accorti tutti. Però la scientificità, vuoi mettere!
Evviva! L’Istat ci comunica che per tornare ai livelli occupazionali a cui siamo abituati dobbiamo aspettare il 2076. Che ci vuole! Se tutto va bene. Siamo già qui ad aspettare da almeno dieci anni.
Dice l’Ilo (organizzazione mondiale del lavoro) che all’Italia servono subito circa 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione ai livelli pre-crisi. Bel consiglio.

Evviva! Antica ed efficace regola per diminuire la disoccupazione. Sono pronti a lasciare l’Italia -sottolinea la Coldiretti- sia gli studenti (59%) che i disoccupati (53%), ma anche coloro che hanno già un lavoro (47%). Questo perché il 73% dei giovani ritiene che l’Italia non possa offrire in nessun modo un futuro. Chissà se saranno nel 50% degli astenuti al voto. Quando si dice democrazia, lavoro e futuro.

Evviva la truffa dell’abolizione dei rimborsi elettorali. I soldi ai partiti vanno lo stesso. Intanto la data di abolizione, a decrescere, del 2017. ma per quest’anno i rimborsi non si toccano. Dalla dichiarazione 2015 (per anno 2014) i “partiti” politici riceveranno il 2/mille dai cittadini tramite la dichiarazione dei redditi sulle persone fisiche, oltre ovviamente il 60% ancora “dovuto”. Così per gli anni successivi si somma il vecchio dovuto al nuovo. Altri benefici: la concessione gratuita di spazi (anche tv) e servizi, e dal demanio, locali e palazzi gratuiti. Un affare. Se i cittadini non scelgono, la torta di 800 milioni del 2/mille se la dividono ugualmente, proporzionalmente. In realtà raddoppieranno i contributi ricevuti, magari prendendosi anche i soldi rifiutati dal M5S (non è un “partito”!), e diranno che le riforme promesse vanno avanti. Aspettiamo conferma dal canuto Napolitano. A meno di devolvere il 2/mille direttamente allo stato. Quanti lo sapranno e lo faranno? Passata la festa, gabbato il santo. Invece non è previsto niente per regolare il funzionamento delle fondazioni politiche e la trasparenza dei partiti stessi. Invece vengono raddoppiate le esenzioni fiscali alle imprese per le “donazioni volontarie” ai partiti. Non basta, ancora dal 2014 partiti e movimenti (però!) possono essere ammessi al regime fiscale agevolato”. Dell’Imu, dell’aumento Iva e del lavoro non si è ancora sicuri di niente, ma il dibattito sul presidenzialismo anti-costituzionale, sostenuto dal garante Napolitano, va avanti. Prossimo presidente-capò sarà ovviamente il novantenne pluri-indagato e condannato Berlusconi. Quando la “sinistra” si muove…

Evviva, tra giugno 2012 e maggio 2013 il Mib segna un +35%. Il Pil è in calo da sette trimestri consecutivi. Consumi e produzione industriale crollano, la disoccupazione è ai massimi storici. Uno scollamento sempre più profondo tra finanza ed economia. Una classica bolla. E prima o poi le bolle scoppiano, causando disastri economici e sociali. Se non cambiamo dalle fondamenta l’attuale sistema, il dubbio non è “se” ma “quando” scoppierà. Ma chi vuole cambiare cosa? Chi conta in questo momento sta guadagnando forte.

Evviva, c’è l’unità sindacale sulla rappresentanza. Bene. Certamente. Ma sicuramente un patto con Cisl-Uil e Confindustria non è mai sufficiente e affidabile. Sono troppo volubili. E’ necessaria allora una Legge sulla Democrazia Sindacale, per affermare l’universalità di un diritto democratico fuori e dentro i posti di lavoro, se si vuole recuperare al sindacato tutti gli esclusi per legge.

Evviva! La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 3 della Legge della Regione Abruzzo (n1.del 10 gennaio 2012) con il quale si è istituito uno stanziamento di 200 mila euro per i rimborsi ai cittadini affetti da patologie oncologiche. Morire sì, però in silenzio. Non si può sforare il bilancio previsto. Il presidente della regione Chiodi: “Continueremo a cercare soluzioni. Ma no a strumentalizzazioni macabre”. Ci mancherebbe siamo tutti fair play.

Ho sicuramente tralasciato parecchie cose per essere più speranzosi e allegri, ma non mi andava di parlare di pensioni e pensionati.

Tonino D’Orazio
Fonte: http://doppiocieco.blogspot.it/
Link: http://doppiocieco.blogspot.it/2013/06/evviva.html
4.06.2013

—————o0o—————

I PRESIDENTI DELLA PARTITOCRAZIA E DELLE BANCHE. IN ARRIVO LA VIOLENZA DI STATO

http://www.byoblu.com/post/2013/02/12… Il live di Byoblu.com con Sergio Di Cori Modigliani, autore di un post allarmante secondo il quale la Grecia è ormai prossima alla guerra civile, e Monia Benini, scrittrice esperta di Grecia e delle problematiche di natura economico finanziarie implicate nel processo di integrazione europea.

————–o0o————–

Coltivare la terra conviene ancora? Cosa ne è rimasto del paese rurale che eravamo?

Molto poco: le aziende agricole italiane infatti stanno per sparire: il 30% delle imprese legate alla terra ha chiuso negli ultimi dieci anni. In Lombardia sono 10 al giorno quelle che rinunciano. Sono 685mila gli ettari che un tempo erano coltivati a grano e che ora sono incolti. 20 milioni i quintali di cereali prodotti in meno.

Siamo i primi del mondo per consumo, produzione e esportazione di pasta e mai potremmo coltivare tutto il grano che consumiamo, eppure continua a  calare la produzione e a crescere l’importazione.

Cosa arriva nei nostri piatti?  Il cibo made in Italy è ancora da considerarsi tale?  Per capire gli inviati di  “Presadiretta” sono andati nei  campi accanto agli agricoltori durante la  mietitura e mentre era in corso la raccolta del pomodoro.

Le telecamere hanno anche seguito la protesta dei pastori sardi, e sono entrate nelle stalle per capire le ragioni e i torti dell’annosa questione delle quote latte.
Terra e cibo” è un racconto di Lisa Iotti e Raffaella Pusceddu con la collaborazione di Marina del Vecchio.

————————–o0o————————–

Seduta interrotta, Papastamkos è grave

foto Dal Web

17:06 – Il Parlamento europeo era riunito oggi a Strasburgo in seduta plenaria quando i lavori sono stati interrotti all’improvviso per un malore del vicepresidente. Nel primo pomeriggio si è sentito male il greco Georgio Papastamkos, che stava presiedendo l’assemblea. Il vicepresidente ha detto di doversi assentare per qualche minuto e, una volta alzatosi, è caduto al suolo. Si è poi saputo che Papastamkos è in condizioni molto gravi.

A parlare delle condizioni del vicepresidente è stato il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz, intervenuto alla ripresa dei lavori dall’Aula. “Invito chi prega a pregare – ha detto – e gli altri a sperare che Papastamkos possa tornare tra noi. Le sue condizioni sono molto gravi”. Schulz ha inoltre ringraziato tutti i deputati che hanno generosamente prestato soccorso nel momento in cui il loro collega si è sentito male.

Erano le 14,35 quando il vicepresidente ha avuto il malore, dopo oltre due ore di voti sulla riforma della Pac e dopo diverse richieste degli eurodeputati di interrompere i lavori per poter pranzare. Il fatto è stato assolutamente inatteso e ha lasciato tutti nello sconcerto. Le successive comunicazioni di Schulz sono state date all’Aula più tardi, quando i parlamentari sono tornati a riunirsi.

—————–o0o—————–

LA SOLITUDINE

  Mr. N€URO
goofynomics.blogspot.it

Ho deciso di parlarvi della mia situazione, non certo per manie di protagonismo, anzi Dio sa quanto mi costi, ma per fare capire che la situazione ormai è al limite dello sfascio sociale.

Mio padre, perito elettrotecnico, è riuscito ad intercettare la coda del boom economico, mi diceva sempre che una settimana dopo il diploma aveva in casa 17 offerte di lavoro, in quanto allora le aziende si informavamo direttamente nelle scuole sui nuovi diplomati e li andavano letteralmente a cercare a casa.

La sua famiglia era di umilissime origini e quindi lui che era portato per gli studi umanistici, ha dovuto dirottare verso più prosaici studi tecnici per essere sicuro di avere un lavoro con cui mantenersi e magari contribuire al budget famigliare.

Ha lavorato tutta una vita in condizioni anche avventurose e pericolose, in Algeria, Tunisia, Libia, Brasile, Svezia, Belgio, Spagna, solo e sempre per la famiglia e per dare la possibilità ai suoi figli di non dover fare per tutta la vita un lavoro non gradito.

Nel 1984, finalmente riesce a mettersi in proprio ed apre insieme a due soci un ufficio tecnico di progettazione, disegnavano macchinari per l’ industria alimentare (biscotti, merendine etc etc, le più grosse industrie che vi possono venire in mente).

È riuscito, da figlio di ferroviere (nipote di mezzadro) , a mettere su un ufficio suo, mantenere due figli ed una moglie casalinga, comprare una casa anche abbastanza grande, non farci mancare mai niente anche se in casa nostra si è sempre speso con cognizione e si sono fatti anche sacrifici, ma sempre mirati a uno scopo.

Nel frattempo mio fratello si ferma al diploma e decide di seguire le orme paterne ( ha rilevato l’ attività di mio padre), io mi laureo in medicina veterinaria e inizio la solita trafila di lavori gratis, o sottopagato e sfruttato per “imparare la professione”.

Quando va in pensione, per effetto della sbaraccata di contributi che ha sempre regolarmente pagato percepisce 3.400.000 al mese, grandi feste in casa, pensava di fare una vecchiaia serena e tranquilla, con un bel reddito, con il quale avrebbe potuto aiutare i figli, se in difficoltà, fare regali ai nipotini etc etc…..il seguito lo potete facilmente immaginare:

I 3.400.000 £ sono diventati 1.700 € , con il potere d’ acquisto di 1.700.000 £, da allora non sono mai cresciuti (ma l’ inflazione sì) ed i figli ? Le pupille dei suoi occhi ?

Mio fratello, dopo la lenta agonia degli ultimi 4 anni, è da gennaio che non ha un nuovo ordine, sposato con due figli, 4 stipendi e il mutuo dell’ ufficio da pagare tutti mesi.

Io non sposato, ho da pagare il mutuo della casa, lavoro da libero professionista in un settore della veterinaria che, dopo la medesima agonia, ora si è completamente arenato, il mese scorso ho fatturato 350 € (e non è uno scherzo), sto mandando curricula all’estero, soprattutto Francia e Inghilterra, per vedere se riesco a salvarmi.

Domani, in occasione della santa pasqua, la famiglia si riunisce perché mio padre ha detto che in attesa del piano B della politica lui ci espone il suo: ha già idealmente suddiviso la sua casa, per farci stare tutti quanti, perché si sa che dividere le spese è sempre meglio, e se alla peggio io e mio fratello non dovessimo lavorare più, vivremo tutti (7 persone) con la pensione di mio padre, salvo perdere ufficio e casa per impossibilità di far fronte e tutto.

Mentre noi due, tutti due superati i 40, persone attive, che hanno studiato, lavorato si sono dati da fare, ci sentiamo non solo di aver fallito, ma anche di aver buttato la vita, visto che quando questo incubo sarà finito, il meglio del nostro percorso sarà alle spalle.

Scusate se mi sono dilungato, ma ormai in mezzo alla gggente mi sento un alieno, cerco in tutti i modi di fare proseliti per accelerare un po’ gli eventi (che io ritengo inevitabili) ma la verità è che vengo qui sul blog quotidianamente per sentirmi meno solo.

Estratto da

Fonte: http://goofynomics.blogspot.it
Link: http://goofynomics.blogspot.it/2013/03/la-solitudine.htm
31.03.2013

——————–o0o——————-

Guerra mondiale, ora la Grecia batte cassa

Il Paese è senza soldi. Così il governo medita di chiedere a Berlino i danni per il Nazismo. La cifra? 162 miliardi di euro.

Barbara Ciolli – Un maxi rimborso da 162 miliardi di euro, pari all’80% del Prodotto interno lordo (Pil) ellenico. Se la Germania dovesse realmente pagare ad Atene l’ammanco di guerra, che si trascina ormai da quasi 70 anni, risolverebbe quasi completamente i guai economici della Grecia. Ecco perché il governo ellenico sta seriamente pensando di chiedere i danni a Berlino.
La questione è annosa e risale al secondo dopoguerra. La crisi dell’euro e le riparazioni per il conflitto mondiale sono due vicende storiche diverse, ben inteso.
Ma in un momento di estrema difficoltà e con le misure di austerity che soffocano il Paese, i contabili greci hanno deciso di tirare le somme sul dare e sull’avere, nell’ultimo secolo, tra i due Stati.
Così, se è vero che Atene deve fare sforzi enormi per riparare i buchi di bilancio, adeguandosi ai parametri dell’Unione europea (Ue), è altrettanto vero che, per i suoi trascorsi, Berlino non può dormire sonni tranquilli.
ATENE RIESUMA LE RIPARAZIONI. Secondo le rivelazioni del quotidiano greco To Vima (riprese dal tedesco der Spiegel), la commissione ellenica sulle riparazioni, istituita nel 2012, ha stimato in 162 miliardi di euro il debito di guerra di Berlino nei confronti di Atene. Una cifra che tiene conto sia dei danni subiti nel corso del conflitto sia del prestito forzoso imposto dai nazisti alla Grecia.
Il rapporto choc «di 80 pagine», stilato dopo aver consultato «761 volumi d’archivio come contratti, leggi e sentenze giudiziarie», sarebbe stato tenuto segreto dal governo. Che però, intanto, avrebbe creato una commissione ad hoc per fare bene i conti.

La Germania graziata dagli accordi di Londra
Con il sentimento anti-tedesco montante, l’opinione pubblica greca preme affinché la questione venga chiarita una volta per tutte.
Da parte sua, la Germania ha sempre affermato che il contenzioso si è chiuso nel 1961, con il versamento di 115 milioni di marchi ad Atene: una cifra provvisoria e parziale, stabilita da un accordo bilaterale che, con la necessità di far cassa e i continui rimproveri tedeschi ad Atene, viene ora messa in discussione.
Secondo il nuovo Consiglio nazionale greco per le riparazioni di guerra tedesche, al di là dei rimborsi avvenuti, i danni provocati dai tedeschi sarebbero quantificabili in 108 miliardi di euro per le infrastrutture distrutte e in altri 54 miliardi di euro del saccheggio subito dai nazisti durante l’occupazione.
IL SACCHEGGIO E LE BOMBE. Quando gli invasori del Terzo Reich arrivano in Grecia, la banca nazionale di Atene fu depredata di circa 476 milioni di marchi a interesse zero. La stessa sorte toccò a tutti gli altri Stati occupati da Adolf Hitler, come per esempio Polonia e Iugoslavia. Ragion per cui se, dopo il 1945, l’allora Germania federale avesse dovuto ripagare tutti i danni provocati in Europa e in Russia dai nazisti, il salasso sarebbe stato di proporzioni enormi.
Dopo la Prima guerra mondiale, gli accordi di Versailles costrinsero la Germania a versare somme elevatissime.
L’ACCORDO DI LONDRA DEL 1953. Ma dopo la caduta di Hitler, gli Stati Uniti premettero affinché il debito tedesco fosse radicalmente calmierato negli anni. Nel 1953, alla conferenza di Londra sul debt agreement, fu stabilito che, per i danni accumulati dalla prima metà del 1900 – e mai ripagati -, la Germania avrebbe goduto di straordinarie agevolazioni.Sostanzialmente, Berlino fu graziata. Quanto al debito dovuto alla Grecia, la prima tranche di arretrati fino al 1930 fu ridotta. La seconda, quella delle riparazioni tedesche per gli anni dopo il 1940, fu rimandata a una futuribile riunificazione.

I debiti tedeschi dal 1940 rimandati al post-riunificazione
Quello tedesco fu un haircut (taglio del debito) molto più secco di quello deciso nel 2012 per Atene verso i suoi creditori privati, come banche e altri investitori non pubblici.
La Grecia non digerì mai la prorogatio concessa alla Germania. E, in attesa della caduta del Muro, la questione delle riparazioni fu più volte ridiscussa: in particolare, all’inizio degli Anni 60 dalla vecchia Repubblica federale tedesca fu concesso un saldo forfettario, concordato come una tantum con Atene.
Successivamente ci furono altri indennizzi individuali (sia dello Stato, sia di imprese private tedesche) e tutt’ora, con la Grecia, sono in fase di negoziazione alcuni risarcimenti per singoli episodi di eccidi delle Ss, della portata di svariati milioni di euro.
QUANDO KOHL GLISSÒ SUI DEBITI. Negli ultimi decenni, sui debiti in stand-by Berlino ha fatto più volte orecchie da mercante. Nel 1990, quando il nodo tornò al pettine, l’allora cancelliere Helmut Kohl definì le riparazioni «insostenibili» per una Germania che si prendeva in carico il fardello della Ddr ed evitò qualsiasi accenno nei documenti sulla riunificazione.
Il saldo, si disse, avrebbe portato Berlino al collasso. Ma se la clemenza è possibile, sembrano ammonire ora i politici di Atene, che valga allora anche per la Grecia e tutti gli altri Piigs dell’Eurozona.

Lunedì, 08 Aprile 2013

http://www.lettera43.it/economia/macro/guerra-mondiale-ora-la-grecia-batte-cassa_4367590575.htm

—————-o0o—————-

Grecia:come le multinazionali (straniere) sfruttano la crisi

Di Chiara Milan

Nella penisola di Halkidiki*, nella Grecia nord-orientale, le multinazionali straniere stanno per fare, letteralmente, affari d’oro. Attratte dalle ricchezze minerarie della regione e facilitate dall’instabilità economica del paese, le compagnie minerarie si sono accaparrate i diritti di estrazione e intendono cominciare a sfruttare le risorse aurifere della penisola il più presto possibile. Gli abitanti, invece, non intendono trasformare le loro risorse naturali in merce di scambio, e si oppongono strenuamente ai piani di sfruttamento delle loro risorse.
Tutto ebbe inizio nel 2011, quando la compagnia Hellas Gold, filiale della multinazionale canadese Eldorado Gold Corporation, ottenne dallo stato greco i diritti di estrazione sulle miniere della penisola, ad un prezzo ben al di sotto del loro valore di mercato e in assenza di alcuna gara d’appalto. Lo stato greco, infatti, aveva fretta di riparare al fallimento della società canadese TVX Gold, operativa nell’estrazione di oro nella penisola fino al 2003, anno in cui dichiarò bancarotta lasciando senza stipendio i suoi oltre 400 lavoratori. Così, oltre ad offrire condizioni particolarmente vantaggiose, lo stato greco esentò Hellas Gold dalla riparazione del danno ecologico causato dalla società che l’aveva preceduta. Oltre al danno, la beffa: l’inquinamento peggiorerà, dato che il proseguimento dell’attività estrattiva da parte di Hellas Gold prevede l’uso del cianuro, una tecnica considerata ad alto rischio ambientale, ma non ancora bandita in Grecia.

L’altro lato della medaglia

Mentre il governo romeno può quantomeno mascherare il suo appoggio alla riapertura delle miniere di Rosia Montana vantando il possesso del 20% delle azioni della Rosia Montana Gold Corporation, il suo equivalente greco non può fare altrettanto, visto che dallo sfruttamento delle miniere di Halkidiki lo stato ellenico non trarrà alcun profitto. Secondo il Codice Minerario in vigore dai tempi della dittatura dei Colonnelli, infatti, i minerali appartengono esclusivamente alle compagnie estrattive. Il governo, dunque, giustifica lo sfruttamento aurifero con la creazione di nuovi posti di lavoro e l’aumento di capitali in grado di stimolare la crescita economica del paese.
Gli abitanti della penisola, invece, temono le conseguenze devastanti che la riapertura delle miniere comporterà, soprattutto in termini ambientali. Antiche foreste come quelle attorno al villaggio di Skouries saranno rase al suolo, mentre ingenti risorse idriche, abbondanti nella penisola, verranno sprecate nel processo di estrazione e inquinate dai materiali di scarto. Per non parlare dei rifiuti tossici che potrebbero inquinare irrimediabilmente il suolo della penisola. Qualche migliaio di posti di lavoro, affermano gli oppositori del progetto, non giustificano una tale devastazione ambientale. Anche perché le attività lavorative termineranno una volta esaurito l’oro da estrarre (la stima è di circa 27 anni), mentre il danno ambientale sarà permanente.

La comunità locale e la solidarietà internazionale

Gli alleati più stretti delle comunità greche che si oppongono allo sfruttamento aurifero della penisola di Halkidiki sono gli attivisti di Rosia Montana, in Romania. I problemi da affrontare sono simili, così come analoghe sono le compagnie coinvolte. Tra i suoi azionisti, infatti, Hellas Gold conta il famoso Frank Timis, controverso businessman romeno-australiano già fondatore della Gabriel Resources, compagnia attiva nell’estrazione dell’oro a Rosia Montana.
I cittadini greci sono scesi in piazza molte volte In difesa della penisola di Halkidiki e in solidarietà con la sua popolazione, contando sull’appoggio di ambientalisti e attivisti internazionali. La risposta dello stato non si è fatta attendere: la polizia antisommossa è intervenuta più volte per fermare le proteste, fino all’ultimo, clamoroso, intervento a marzo nel villaggio di Ierissos. Di fronte all´ennesima manifestazione della popolazione locale, la polizia ha reagito lanciando gas lacrimogeni all’interno di una scuola, all’interno della quale si trovavano alcuni studenti e professori, giustificando poi l’arresto di alcuni minorenni in quanto potenziali partecipanti ad un’azione di sabotaggio contro la compagnia canadese avvenuta il 17 febbraio nel cantiere di Skouries.
Nonostante la comunità locale si opponga strenuamente al progetto, secondo i piani di Hellas Gold le attività dovrebbero ricominciare nel 2015.

*in italiano penisola Calcidica

Fonte:http://www.eastjournal.net/grecia-affari-doro-come-le-multinazionali-straniere-sfruttano-la-crisi/30381

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/04/grecia-affari-doro-come-le.html

—————-o0o—————-

Italiani più ricchi dei tedeschi? Un trucco per “speculare” meglio

Prima sembrava che i tedeschi ci disprezzassero trattandoci da poveracci. Ora pare che ci odino perché siamo ricchi. Per lo meno, è questo l’atteggiamento dell’autorevole Der Spiegel. Per il quale l’assunto di fondo consiste nel fatto che i paesi del sud Europa sono pieni di quattrini. Quindi, che si salvino da soli. Come Cipro. Gli italiani, in particolare, vantano un patrimonio – ricorda il settimanale tedesco – di 173.500 euro a testa. Il triplo dei tedeschi. E allora, tanto per cominciare, che la smettano di piangere miseria e i propri imprenditori suicidi. Anzi, per lo Spiegel, l’Italia può uscire dalla crisi e abbattere il suo immane debito «aggredendo la ricchezza dei suoi cittadini». Se le cose stiano esattamente in questi termini lo abbiamo chiesto a Claudio Borghi Aquilini, professore di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Cattolica di Milano.

Sono condivisibili le conclusioni dello Spiegel?

Da questa ricerca risulta che gli spagnoli e i ciprioti sono le popolazioni più ricche dell’universo. E’ evidente, tuttavia, che le analisi sono condotte in maniera del tutto discrezionale. Prendiamo gli spagnoli: fatto 100 il valore di un immobile di proprietà del cittadino medio che, in realtà, vale 20 perché non si tiene conto della bolla immobiliare e del valore effettivo, ecco che la statistica risulta facilmente “truccata”. Non solo: lo spagnolo medio che possiede una casa che, in realtà vale 20, ha pure un mutuo equivalente a 80. Quindi, in realtà, la sua ricchezza è -60. Come se non bastasse, magari, è pure disoccupato, mentre l’economia del suo Paese è senza alcuna prospettiva. Eppure, per la statistica dello Spiegel, risulta a 100.

Parliamo dell’Italia.

Questi calcoli vengono effettuati tenendo conto del valore delle case di proprietà. Ma la ricchezza relativa al possedimento di abitazioni è del tutto illusoria e virtuale. Una casa di proprietà, ad esempio, se coincide con la propria abitazione – come nella maggior parte dei casi – non è fonte di reddito. Contestualmente, ipotizzare che lo diventi laddove fosse venduta, non ha statisticamente alcun senso. Perché la media ideata dallo Spiegel fosse valida, sarebbe stato necessario assumere che tutti gli italiani vendessero la propria abitazione. Ma, a quel punto, non ci sarebbe più alcun acquirente.

Quindi, è vero o no che i tedeschi sono più poveri di noi?

Assolutamente no. Poniamo il caso di un tedesco medio che, effettivamente, da un lato, vive in affitto; dall’altro, tuttavia, ha un lavoro qualificato iper-sicuro, un fondo pensione che lo garantisce da qui all’eternità, uno stipendio decisamente più alto della media dei cittadini europei, e una serie di servizi eccellenti di cui può godere senza dover sborsare ulteriori soldi oltre alle tasse. Ebbene: il fondo pensione, il reddito, il sistema di welfare e servizi di cui usufruisce non sono calcolati nella statistica.

Eppure, i tedeschi ci suggeriscono di aggredire la nostra ricchezza per abbattere il nostro debito pubblico.

La patrimoniale l’abbiamo già subita, e si chiama Imu. La sua introduzione è stata giustificata dalla necessità di reperire risorse per sistemare i conti pubblici. Ma quei soldi sono stati utilizzati per contribuire al salvataggio della Grecia (fatta fallire per decisione politica della Germania). La quale, tuttavia, non è stata salvata. Semplicemente, è stato immesso del denaro nelle sue banche. Affinché potessero ripagare i propri debiti. E, guarda caso, i creditori erano tedeschi. In sostanza, i soldi della nostra Imu sono finiti in Germania.

Tutto ciò accade mentre in Germania si celebra il congresso fondativo del primo partito anti-euro tedesco

La Germania, dall’entrata nell’euro, è il Paese che ci ha guadagnato di più. Il passaggio alla moneta unica è stato varato in un momento in cui il Paese vantava un surplus commerciale che, per effetto del nuovo corso, ha continuato a mantenere senza essere costretta a rivalutare, mentre gli altri paesi non potevano svalutare. Il gap, che in un sistema normale si sarebbe riequilibrato, ha continuato ad allargarsi. Certo, l’euro comporta anche la necessità di dover destinare dei soldi ad altri paesi. Il partito nasce, tendenzialmente, contro questa ipotesi, contro l’idea di doverci rimettere. Gli attacchi ai paesi del sud, quindi, nascono con l’intenzione di indirizzare il malcontento verso altri colpevoli.

Paolo Nessi
Fonte: http://www.ilsussidiario.net
15.04.2013

-o0o-

Le domande sono:
1) Ma Può Borghi essere così ignorante come dimostra nella prima parte, dove infila una serie di sciocchezze e menzogne una in fila all’altra?
La risposta è NO.
2) E’ Borghi usualmente un mezzo farabutto che racconta sempre balle a profusione?
La risposta è NO.
Anzi lui ha mostrato di essere piuttosto onesto intellettualmente anche quando non conveniva molto, specie su EUR.
3) E allora perchè nella prima parte falsifica dati e soprattutto il loro significato?

Non è l’unico, anzi è piuttosto comune. Probabilmente è sfiducia o scoramento verso chi legge. Inutile spiegare che poi magari non capiscono, o capiscono a rovescio. Così fa un pacchettino a senso unico, in accordo alle tesi, che tanto vero o falso fa lo stesso, e così non fa confusione al lettore.

E quindi è propaganda. Che poggia sul “credere”.

Purtroppo è il metodo usato da mainstream. Si vede che hanno provato diversamente, tentando di ragionare, e che non funziona.

—————–o0o—————–

Ecco il piano dei poteri forti per uccidere l’Italia

In Spagna è divampata la polemica politica tra il governo centrale Popolare e la giunta regionale Socialista dell’Andalusia. Quest’ultima ha deciso, per far fronte alla terribile crisi economica che ha colpito quella regione, di sequestrare temporaneamente gli alloggi sfitti a favore di coloro che sono stati colpiti dallo sfratto e che si trovano in condizioni di accertata povertà. Ciò che ci interessa non è la questione in sé, dal punto di vista costituzionale, e che ora infiamma la polemica spagnola, quanto il fatto che lì siamo davanti a un governo regionale che si fa carico del disagio sociale, anche se in maniera assai discutibile. Basterà ricordare che l’Andalusia espropria perché gran parte delle sue abitazioni “sociali”, ossia di proprietà pubblica, sono state occupate da movimenti spontanei o guidati da gruppi dell’estrema sinistra. Ricordo tra parentesi che simili occupazioni sono in corso da molto tempo a Roma senza che nessuna forza politica sollevi la questione. Spicca l‘eccezione dell’ex parlamentare ed ex prefetto Serra, che ha ripetutamente sollevato il tema senza nessun successo. Quello che mi interessa constatare qui è che in Spagna la condizione umana dei colpiti dalla crisi, in un modo o in un altro, solleva l’attenzione della classe politica. In Italia non succede assolutamente nulla. E questo è veramente stupefacente e, teoricamente, dolorosamente interessante.

Venerdì la Confindustria a Torino ha ricordato, con un minuto di silenzio, la morte di migliaia e migliaia di piccole imprese. Che i becchini della Ragioneria dello Stato e del Ministero del Tesoro, Canzio e Grilli, non abbiano fatto una piega, come si dice volgarmente, non stupisce: svolgono il compito che è stato affidato loro dalla tecnocrazia finanziaria sovranazionale, ossia scientemente distruggere l’impresa italiana, grande o piccola o media che sia, purchè sia produttiva. E questo perché in un Paese che non avrà più impresa produttiva ma solo articolazioni statali, che estrarranno l’imposta da nuovi schiavi lavoratori in imprese non produttive, quella tecnostruttura di morte potrà rifulgere in tutto il suo splendore e dominare il Paese.

I partiti non si accorgono proprio di questo: che il grande inceneritore di via XX Settembre a Roma sta distruggendo la riproduzione del pluralismo che non si fonda solo sulla circolazione delle classi politiche ma, in primo luogo, sulla riproduzione della società civile, così come la intendevano Fergusson e Hegel, ossia sulla proprietà privata produttiva.

Il problema è che le classi politiche di oggi, soprattutto quelle di estrazione democratica di sinistra, credono che la società civile sia quella fondata sulla muscolare comicità tragica di Grillo & Soci, ossia sull’immediatezza volitiva della “gente” che rende manifesta la sua vociante fisicità, senza mediazione culturale alcuna (verifica lombrosianamente attraverso le interviste ai deputati e senatori grillini). Quindi, mentre in Spagna qualcosa si fa, qui non solo non si fa nulla, ma si è creata la condizione istituzionale per continuare a non fare nulla.

Un vetusto Presidente della Repubblica, nobile finchè si vuole ma sprovveduto, ci ha cacciati nel semestre bianco e ora siamo ridotti al punto di capovolger di fatto il principio stesso della democrazia parlamentare, ossia quello per cui è il Parlamento che elegge il Presidente. Ora si spera, invece, che sia il Presidente a dar forma al Parlamento, disperdendo le tensioni create dal Pd, che continua a rifiutare un governo di unità nazionale con il Pdl, che è l’unica soluzione per far qualcosa a favore di coloro che di crisi stan soffrendo, spesso sino a morirne.

Giulio Sapelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Impresa/2013/4/18/J-ACCUSE-Sapelli-ecco-il-piano-dei-poteri-forti-per-uccidere-l-Italia/2/383219/
18.04.2013

——————-o0o——————-

19 aprile 2013

Fonte: www.formiche.net

L’ente incaricato ha cambiato tre presidenti in un anno
 di Francesco De Palo  

Si apre un mese cruciale per le maxi-privatizzazioni in Grecia, conseguenti al memorandum lacrime e sangue imposto dalla troika che, oltre ad aver coperto la montagna di debiti con altri debiti, ha imposto una privatizzazione di massa per fare cassa. E non senza difficoltà, dal momento che l’azienda di stato (la Taiped) incaricata di vendere «i gioielli di famiglia» ellenici ha già cambiato tre presidenti in un anno.

Oltre ai colossi tedeschi e francesi, in fila ci sono cinesi, russi e gli italiani con Terna. Vediamo dunque chi è pronto a prendersi interi pezzi di Ellade, con la prospettiva di fare buoni affari.

I gruppi in vendita. All’interno del pacchetto di offerte che dovranno essere presentate entro il prossimo 17 maggio al Fondo di privatizzazione, vi sono le aziende di stato che controllano il totocalcio, il gas, venti aeroporti regionali e anche il monopolio sulle scommesse ippiche. Se non si riuscirà a raggiungere l’obiettivo di 2,6 miliardi di entrate nel 2013, il governo dovrebbe introdurre automaticamente nuove misure e altri tagli. In gara non solo il gotha dell’imprenditoria ellenica (Latsis, Melissanidis, Kokkalis, Bobola), ma anche gruppi russi come Gazprom e Sintez; cinesi come Fosun International e Avic; turchi come Koc e Dogus; e giganti europei come le francesi Vinci, Suez, Pmu. I bocconi più grossi sono Opap e Depa, ovvero le scommesse e il gas: a cui sono connesse, ad esempio, anche altre piccole aree ma dall’alto significato imprenditoriale.

Gli aeroporti regionali. Intensa è l’attività crescente intorno ai candidati per gli aeroporti regionali, con particolare attenzione al gruppo francese Vinci, ai gruppi edili Ellaktor, Gek Terna, J & P Avax, alla tedesca Fraport e ai fortissimi gruppi cinesi come Shenzhen Airport, che gestisce il quinto aeroporto più grande in Cina e che si è guadagnato il ruolo di favorito dai bookmaker.

Il doppio affare madre. Le due grandi battaglie, tuttavia, fanno capo ai due monopoli: quello del gioco d’azzardo (Opap) e del gas (Depa/Desfa), per una serie di ragioni che esulano dall’affare in sé, ma che coinvolgono i circuiti che gravitano attorno al candidato che se le aggiudicherà. Una contrattazione che, allo stato delle cose, proprio per la sensibilità del caso, è complessa e articolata. Anche perché potrebbe legarsi a doppia mandata ai giacimenti di oro presenti nel nord del paese, con il mercato interessato a strizzare l’occhio ai gruppi che sostengono la filiera aurifera. È sicuramente considerata in prima fila Emma Delta (interessi del greco George Melissanidis e del ceco Jiri Smejc), seguita dalla cinese Fosun International, mentre un’azione di disturbo è stata fatta dalla Intralot di Socratis Kokkalis, già presidente della squadra di calcio dell’Olympiacos Pireo e armatore plurimilionario.

L’Opap. In gioco restano, con meno chanches, le imprese di investimento Bc Partners (Uk) e Terzo Point (Usa). Alcuni ritengono che il loro ruolo potrebbe essere limitato per via di uno stallo possibile soprattutto sull’Opap. D’altra parte coloro che seguono da vicino la competizione, sostengono che gli investitori non hanno alcun motivo di affrettarsi, dato che il valore di Opap è basso: il suo volume di affari era stimato in 150 milioni di euro annui e più o meno a tanto corrisponderà il prezzo di vendita di questo vero e proprio affare o regalo di stato, a seconda di come la si voglia inquadrare.

Il settore del gas. Gas fa rima con Russia e gli oligarchi non potevano certo mancare: su Depa e Desfa la Gazprom dovrebbe avere il sopravvento. Ma la Sintez Leonid Lebedev, attraverso la sua controllata Negusneft, aveva offerto per entrambe 1,9 miliardi anche se il prezzo potrebbe essere ridotto per i debiti di Depa. Non è noto se intende arrivare alla fine, o se presenterà offerta finanziaria vincolante il 29 aprile, la Socar dall’Azerbaijan, il consorzio di gruppi di Vardinogiannis (altra dinastia di armatori e presidente della squadra di calcio del Panathinaikos) e il consorzio di Gek Terna con il fondo ceco Ppf.

http://www.formiche.net

——————-o0o——————-

IL GOVERNO GRECO CERCA CAMPI MILITARI DA UTILIZZARE COME PRIGIONE PER I DEBITORI STATALI

FONTE: KEEPTALKINGFREECE

Un poco alla volta, la Grecia si sta trasformando in una versione del XXI secolo del tetro e buio mondo di Charles Dickes: famiglie che bruciano legna per scaldarsi, lavoratori che lavoro per due soldi… e, per mettere la ciliegina sulla torta greca, tra poco anche prigioni per i debitori! Ciò che abbiamo riferito a gennaio, è diventato realtà: prigioni fiscali! Il governo sta cercando dei campi militari per trasformarli in prigioni per coloro che non sono in grado di pagare i loro debiti: fisco o fondi per la previdenza sociale, ad esempio. Tuttavia, le condizioni delle prigioni non saranno così dure come quelle della prigione Marshalsea, dove Willam Dorrit ha trascorso molto tempo.

I moderni debitori greci in prigione, vivranno in “condizioni umane” perché debitori di più di 5.000 € allo stato, come ha affermato il Ministro della Giustizia ai membri del parlamento giovedì.

“Lo stato sta cercando un campo militare entro i limiti della prefettura di Attica per la custodia dei debitori statali accusati di pene detentive”, ha detto il Ministro della Giustizia Kostas Karagounis al gruppo MPS, aggiungendo che la prigione speciale per debitori migliorerà le loro condizioni detentive, che diventeranno più umane.

Sì, il fattore umano sarà che non saranno tenuti insieme agli assassini, spacciatori o rapinatori.

Il piano di costruire prigioni economiche è inevitabile dopo le decisioni rilevanti e le lettere circolari emesse dal Ministero della Finanza. Lo scorso febbraio, il ministro ha deciso di imporre persino pene detentive per coloro che devono allo stato più di 5.000 €. I debitori avranno la possibilità di iniziare a pagare i loro debiti a rate – la data di scadenza è fino a 40 mesi – prima che vengano messi dietro le sbarre.

Il Ministro della Finanza sembra considerare le pene detentive come l’unico modo per far rispettare il piccolo diavolo della bancarotta per “dare allo stato ciò che spetta allo stato”, persino la tassa di proprietà, la tassa di solidarietà e la tassa sul commercio e forse tasse sul reddito che possono arrivare al totale di 5.000 € di debito entro due anni, inclusi gli interessi.

Debiti e pene detentive

Un debitore deve:

5.000 € potrebbe andare in prigione per 12 mesi

10,000+ euro – almeno 6 mesi

50,000+ euro – almeno 1 anno

150,000+ euro – almeno 3 anni

Ovviamente, lo stato preferirebbe un accordo di pagamento in 48 rate cosicché i debitori possano pagare gradualmente l’ammontare di denaro che devono allo stato.

E se non pagano? E se non hanno nessun bene che lo stato può confiscare? Possono trascorrere diversi mesi in una cosiddetta “prigione fiscale” e godersi le condizioni umane…

E così nella compagnia “big fish”, come uomini d’affari che devono allo stato diversi milioni di euro o addirittura miliardi! Come, secondo quanto riportato dai media greci, l’uomo arrestato giovedì perché deve allo stato 6,3 miliardi di euro.

PS: Ho chiesto ad un amico: “Coloro che hanno portato il paese a questa situazione economica andranno in prigione?” Il suo consiglio è stato: “Togli il punto interrogativo!”

Siamo tornati ai tempi di Dickes e della piccola Dorrit.

Fonte: http://www.keeptalkinggreece.com
Link: http://www.keeptalkinggreece.com/2013/04/18/greek-govt-seeks-military-camp-to-serve-as-prison-for-state-debtors/
18.04.2013

Traduzione a cura di GIULIA PERINO per http://www.comedonchisciotte.org

—————–o0o—————-

21 aprile 2013
Fonte: Speciale Grecia: La Soluzione Finale (Campi di Concentramento per i Debitori dello Stato)

Schermata 2013 04 19 alle 10.01.28 650x418 Speciale Grecia: La Soluzione Finale (Campi di Concentramento per i Debitori dello Stato)(Auschwitz)

Quando leggerete questo post penserete ad un pesce di aprile in ritardo o ad uno scherzo di dubbio gusto. E invece no è tutto vero, la Grecia sta preparando campi militari (o meglio campi di concentramento) per confinare i “debitori dello stato”. come noto centinaia di migliaia di Greci hanno esportato capitali o li hanno trasformati in contanti (e metalli preziosi) in questi 4 anni, in pratica si sono spossessati del loro patrimonio in Grecia in modo da affrontare la bancarotta. Risultato: ci sono centinaia di migliaia di Greci che devono soldi allo Stato ma che risultano insolventi e non hanno patrimonio aggredibile dallo Stato Greco.

La Soluzione Finale Greca: Il campo di concentramento per i debitori!

Il Governo Greco sta adattando un campo di addestramento militare vicino alla prefettura di Attica per “ospitare” i Greci insolventi! L’idea è quella di creare delle quasi-prigioni ovvero luoghi non così duri come la prigione (su questo è legittimo qualche dubbio) ma che comunque limitano la libertà dei cittadini.

Dovete sapere che a Febbraio scorso in Grecia è entrata in vigore una legge che impone il carcere per i debitori dello stato:

Debts and Prison Penalties

Un debitore (dello Stato) che ha come debito;
5,000 euro può andare in prigione fino a 12 mesi

10,000+ euro – almeno 6 mesi

50,000+ euro – almeno un anno

150,000+ euro – almeno 3 anni

Oppure può decidere di rateizzare in 48 mesi, ma se salta una rata arriva la camionetta delle SS ooops volevo dire della polizia per portarti al campo di concentramento.

Formalmente il campo di concentramento vicino ad Attica viene costruito per offrire una “prigione più umana” ai debitori dello Stato, separandoli da assassini, spacciatori, stupratori, pedofili…. io però avrei qualche dubbio che ci sarà differenza anzi.

Cyprus Per Chi Vuole Scappare allUltimo Momento (dalle Banche Italiane o di altri paesi): Usare il Rating

Non fatevi illusioni, presto in Italia. Delocalizzate anche voi stessi se potete.

Da KeepTaking in Greece – traduzione a cura di N. Forcheri

Gradualmente, la Grecia scivola nella versione 21 secolo del sinistro e oscuro mondo di Charles Dickens: famiglie che bruciano la legna per scaldarsi, lavoratori che lavorano per niente, … e ciliegina sulla torta greca, prossimamente prigioni per gli insolventi! Quanto abbiamo riferito a gennaio diventa realtà: prigioni fiscali! Il governo cerca un campo militare per trasformarlo in prigione degli insolventi, nei confronti di fisco o di enti sociali, ad esempio.

Tuttavia, le condizioni di detenzione non saranno dure come quelle della prigione di Marshalsea dove ha passato molto tempo Willam Dorrit .

I detenuti debitori della Moderna Grecia, che devono allo Stato oltre 5000 euro, “vivranno in condizioni umane”, come riferito dal vice ministro della Giustizia al Parlamento martedì scorso.

“Lo Stato sta ricercando un campo militare entro i limiti della prefettura di Attica per ospitare i debitori di Stato che devono scontare una pena detentita” ha detto il vice ministro della Giustizia Kostas Karagounis ai deputati aggiungendo che la prigione speciale per i debitori offrirà condizioni di vita migliori, più umane.

Si, il fattore umano sarà che non saranno detenuti insieme ad assassini, spacciatori di droga e ladri.

Il progetto di costruzione delle prigioni fiscali è inevitabile dopo le decisioni pertinenti e le circolari emanate dal Ministero delle Finanze. A febbraio scorso il ministero ha deciso di imporre pene detentive ai debitori che devono allo Stato oltre  5,000 euro.   I debitori avranno la possibilità di pagare i debiti in rate, entro 4 mesi, prima di essere messi dietro le sbarre.

Il Ministero delle Finanze apparentemente considera le pene detentive come l’unico modo per costringere il piccolo diavolo in bancarotta a “dare allo Stato quello che appartiene allo Stato” foss’anche la tassa di emergenza sulla proprietà, la tassa di solidarietà e quella sul commercio, e altre tasse sul reddito che ammontino in totale a 5000 euro di debito, in due anni, inclusi gli interessi.

Debiti e Pene Detentive

Un debitore che deve:

5,000 euro, rischia una pena dententiva di massimo 12 mesi

10,000+ euro – almeno 6 mesi

50,000+ euro – almeno 1 anno

150,000+ euro – almeno 3 anni

Naturalmente lo Stato preferisce giungere a un accordo di massimo 48 rate in modo che i debitori possano pagare gradualmente le somme che devono.

Ma se non possono pagare? Se non hanno beni che lo Stato possa confiscare? Possono passare vari mesi nelle cosiddette  prigioni fiscali  e godere di condizioni umane….

In compagnia di pesci grossi, come uomini di affari che devono allo Stato vari milioni di euro o miliardi! Come l’uomo arrestato giovedì per un presunto debito allo Stato di 6,3 miliardi di euro, secondo quanto riferito da un media greco ……

—————–o0o—————–

Fallimento Italia. Dietro alla “bufala” di Beppe Grillo un allarme per le imprese

Come è noto, Beppe Grillo considera i giornalisti poco meno che scarafaggi. Ma solo quelli italiani. Con la stampa estera, come ha più volte dimostrato in passato, non ha alcun problema. Ieri, per esempio, ha rilasciato un’intervista al tabloid tedesco Bild, in cui ha spiegato che, in Italia, «le piccole e medie imprese falliscono» mentre «tra settembre e ottobre il governo avrà difficoltà a pagare le pensioni e gli stipendi». Insomma, faremo bancarotta. Abbiamo chiesto a Mario Lettieri, ex sottosegretario all’Economia del governo Prodi, cosa ne pensa della teoria del capo dell’M5S.

Lo Stato rischia realmente di non essere più in grado di pagare stipendi e pensioni?

Lo escludo del tutto. La ricchezza complessiva del Paese, costituita anche dal risparmio privato, è estremamente alta. E’ indubbio, tuttavia, che abbiamo un debito mostruso, che va aggredito.

Come?

Si potrebbe istituire un fondo pubblico, con parte degli immobili dello Stato o altri beni pubblici come garanzia. Tale fondo potrebbe rappresentare il capitale di base attraverso cui emettere credito. Attraverso una leva moderata (in grado di ottenere, da 50 miliardi di euro 150), in un certo numero di anni sarà possibile abbattere il debito in maniera sostenibile.

Le dichiarazioni di Grillo rischiano di determinare ripercussioni sulla percezione degli investitori stranieri?

L’economia viene, sovente, determinata dalle scelte, dai comportamenti e dalla credibilità, sul piano internazionale, della politica. Bisogna dire che, per ora, grazie alla rielezione di Napolitano e al suo discorso, la borsa e lo spread stanno reagendo bene.

E le agenzie di rating? Loro potrebbe prendere sul serio le affermazioni del capo dei 5 Stelle?

Tendenzialmente, le agenzie guardano, più che altro, alla portata dei provvedimenti adottati e, anch’esse, ai comportamenti dell’intero scenario politico.

Grillo si è anche detto convinto del fatto che le Pmi rischiano la bancarotta.

Effettivamente, le pmi versano in una condizione di estrema difficoltà.

Quindi?

E’ imperativo che il governo sia istituito nei tempi più rapidi possibili. E che sia posta grande attenzione, in particolare, sulle attività produttive. In tal senso, è prioritario procedere, effettivamente, con lo sblocco dei pagamenti alle imprese.

Perché “effettivamente”?

Il decreto sin qui approvato dal governo dovrà essere modificato in Parlamento. Attualmente, consta di tanti e tali passaggi per adempiere ai quali le pmi impiegheranno così tanto tempo che, nel frattempo, molte chiuderanno. Questo a causa delle inefficienze e delle storture dell’apparato burocratico-amministrativo. Occorre, quindi, snellire le procedure in modo da consentire lo sblocco dei crediti in pochi giorni, non in pochi mesi, come adesso.

Quali sono le altre priorità del governo?

La seconda misura da assumersi quanto prima è l’immediata restituzione dell’Iva anticipatamente versata dagli imprenditori all’Erario. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha assicurato che saranno restituiti almeno 11 miliardi di euro. C’è da sperare che lo siano realmente. Infine, è necessario aumentare la capacità di spesa delle famiglie meno abbienti. Esse, infatti, se dispongono di cento euro in più al mese li spenderanno, quelle più abbienti no.

In generale, di chi è la responsabilità della situazione?

Anzitutto, e ovviamente, dell’intera classe politica; ma anche gli imprenditori hanno fatto la loro parte. Basti pensare alla forsennata politica della delocalizzazione, alla diffusissima evasione fiscale, all’erogazione di lavoro nero o al riciclo di denaro proveniente da attività illecite. Non dimentichiamo, infine, che alla situazione hanno contribuito gli alti burocrati e funzionari dei ministeri e degli organi dello Stato. Personaggi altamente sopravvalutati (un capo gabinetto di ministero prende 500mila euro l’anno, più di un ministro) che hanno ottenuto una rendita di potere invalicabile. Mentre i ministri passano, infatti, loro restano.

Paolo Nessi
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Impresa/2013/4/24/FALLIMENTO-ITALIA-Dietro-alla-bufala-di-Beppe-Grillo-un-allarme-per-le-imprese/2/386522/
24.04.2013

-o0o-

si si il mantra dell’evasione fiscale certo. E i 43 miliardi dati per il MES non pesano neanche un pò?
Intanto non pagano le imprese per 130 miliardi e i fondi per la Cassa integrazione in deroga sono quasi esauriti. Per quella servono 2.7 miliardi.

“Nei debiti della pubblica amministrazione, secondo la Cgia di Mestre, non sono stati conteggiati quelli spettanti alle piccole e medie imprese che porterebbero a un importo complessivo tra i 120-130 miliardi di euro.”
http://www.lettera43.it/economia/aziende/debiti-pa-cgia-mestre-escluse-le-pmi_4367590444.htm

solo per le piccole e medie imprese…

Al tavolo è emersa la cifra investita nel 2012 che è stata di 2,3 miliardi di euro, meno di quanto stimato dai sindacati (2,7 miliardi). Comunque il governo non farà alcun decreto per reperire le risorse necessarie. “Il nostro è un governo in scadenza. Non facciamo decreti
tratto da
http://www.repubblica.it/economia/2013/04/16/news/camusso_servono_2_7_miliardi_per_la_cassa_in_deroga-56746389/

sarebbe così strano da qui ad ottobre pensare che finiranno i soldi per gli stipendi?
Quando scade la prossima rata del MES?

lasciamo fare i 3.7 milioni di persone che mangiano solo grazie ai pacchi alimentari, questi poveri manco esistono per la boldrini

21/04/2013 – 23.44 – Nel 2012 si registra un aumento del 9% delle famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare: in totale sono 3,7 milioni le persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dal Piano … (Corsera.it)

-o0o-

Basta con la locuzione “evasione fiscale”. Correttamente si dovrebbe chiamarla semmai “evasione da rapina fiscale”.

Come fa’ una piccola impresa a sopravvivere se viene tartassata per il 70% dalle tasse? Tanto piu’ che del servizio corrispettivo da parte dello Stato non si vede quasi nulla!

Grillo, ma non solo lui, questa situazione la mette bene in evidenza.

Uno stato moralmente decente non dissangua i propri contribuenti. Se putacaso pretende un’alta fiscalita’, per lo meno la restituisce sotto forma di servizi apprezzati e che funzionano! Senno’ e’ una rapina di stato bella e buona.

Perche’ mai dovrebbe essere riprovevole evadere il fisco di un paese fiscalmente canaglia?

E poi ad evadere oggi sono i cittadini stessi. Il mainstream non lo sottolinea ma l’emigrazione di giovani dall’Italia nell’ultimo anno e’ aumentata almeno del 30%. Questa si’ che e’ un’evasione preoccupante, perche’ con essa se ne vanno tanti ottimi cervelli.

-o0o-

Il fisco, aveva ragion di esistere quando serviva per redistribuire i redditi nel senso che serviva a reperire i fondi per tutelare i soggetti deboli di una società.

Così non è oggi e dubito lo fosse stato in passato, il fisco è un modo per legittimare l’appropriazione indebita

Siamo arrivati al paradosso che in Grecia la santa ue legittima l’ingabbiamento della gente perché non ha i soldi per le tasse.

Per legge, sono evasori per cui….
E la commissione per i diritti dell’uomo?
dice qualcosa?

Ah già,ma che fortuna che in Grecia come in Italia sia in vigore la democrazia…..

——————-o0o——————-

Grillo: a Roma si spartiscono ossa, Paese alla canna gas

“A Roma si stanno dividendo le ossa e le poltrone della Seconda Repubblica. Nel frattempo l’economia non aspetta. Ogni minuto chiude un’impresa. Questo autunno potremmo raggiungere il punto di non ritorno”. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog, in un intervento dedicato alle Piccole e medie imprese

Il Movimento 5 Stelle ha nel suo programma due punti fondamentali: la solidarietà sociale, attraverso il reddito di cittadinanza, e le misure per le Pmi”, scrive il leader M5S e aggiunge: “Il tessuto delle Pmi si sta deteriorando come una grande tela di ragno i cui filamenti di seta si rompono uno a uno fino alla sua completa distruzione. Senza questa tela l’Italia è spacciata. La finanza pubblica si regge grazie ad essa. In questi mesi vi sono stati numerosi contatti con piccoli e medi imprenditori e persone del M5S. Ci chiedono di aiutarli a sopravvivere. Molti sono alla canna del gas e ci guardano come se fossimo la loro ultima possibilità di salvezza. La politica finora seguita dal governo è stata l’aumento delle tasse su privati, imprese, consumi. Un’impostazione suicida che sta trasformando il paese in un deserto e che ha come obiettivo di mantenere inalterati i privilegi, gli sprechi e i costi della politica e di porre al vertice della piramide le banche e la finanza al posto della produzione”

Ho incontrato insieme a Casaleggio molte imprese e associazioni collegate a ConfAPRI, i cui componenti rappresentano circa un milione di imprenditori, una rete fra imprenditori, manager, professionisti e esperti appartenenti o rappresentanti gruppi, associazioni, imprese e persone. Confapri condivide la maggior parte dei punti del nostro programma e si è resa disponibile per supportare le proposte di legge presenti nel nostro programma. Le prime che saranno presentate in Parlamento, di assoluta urgenza per tenere in vita le imprese sono:

– Abolizione dell’IRAP. Un’assurda tassa sull’occupazione. Più un’impresa assume, più si indebita per crescere, più è tassata. L’IRAP va ridotta gradualmente a partire dal 2013, per essere annullata entro il 2014. Con l’IRAP le imprese più ricche e senza occupati pagano il 32% circa di tasse, mentre le imprese più povere e indebitate, con numerosi lavoratori, pagano fino all’80% di tasse. L’IRAP come riportato in uno studio* dell’Istituto Bruno Leoni può essere coperta rapportando i nostri costi della politica a quelli delle Nazioni europee.

– Pagamento dell’IVA solo a incasso avvenuto. L’IVA va pagata allo Stato quando incassata (questo oltre a sospendere l’incremento dell’IVA prevista dal 1° luglio). Il pagamento dell’IVA quando incassata non produrrà differenze di gettito sostanziali, ma uno spostamento del gettito.

– Sblocco immediato dei circa 120 miliardi di euro dovuti dallo Stato e dagli Enti alle imprese, anche attraverso l’anticipo e lo sconto in pro-soluto presso la Cassa Depositi e Prestiti o presso le banche (gli interessi saranno a carico dell’Ente debitore e non a carico dell’impresa). La misura include anche che i pagamenti, fra Stato, Enti e privati, non dovranno mai superare i 60 giorni, con l’automatico riconoscimento, in caso di ritardo, di interessi dell’8% più tasso BCE o di altri costi documentati causati dal ritardo.

Queste misure vanno approvate al più presto dal Parlamento dopo la loro presentazione da parte del M5S. Non abbiamo più tempo.

http://www.huffingtonpost.it/2013/04/24/blog-beppe-grillo-il-lead_n_3145853.html?utm_hp_ref=italy

——————–o0o——————–

Ecco cosa vuole da noi la Germania

Continuiamo ad occuparci dei nostri amici tedeschi. Dopo avervi parlato nel precedente post dell’outing della Merkel e di Schauble sulla loro idea circa la sovranità nazionale (da abolire de facto), oggi ci occupiamo del piano operativo con il quale Berlino mette in atto il suo dominio sull’Europa; e sull’Italia in particolare.

Per farlo mi avvalgo dell’eccezionale lavoro di Piero Valerio.

*Qualche settimana fa, un po’ per caso e un po’ per curiosità, sono venuto a conoscenza di una notizia che mi ha parecchio colpito: l’associazione Eures Germania in accordo con quella italiana aveva organizzato un lungo tour in giro per la penisola per reclutare giovani lavoratori qualificati.

Il suggestivo nome di questa selezione a domicilio era “Job of my life” e ha toccato le più importanti città italiane: Roma, Napoli, Milano, Bologna, Torino, Genova, Bari, Lecce, Padova, Verona, Catania. Durante il giro sono state raccolte circa 6.300 candidature, in particolare di ingegneri e tecnici specializzati fra i 18-35 anni, da proporre alle maggiori aziende tedesche.
Il reclutamento non garantiva il posto di lavoro fisso ma solo la promessa che anche in caso di momentanea bocciatura i ragazzi sarebbero stati inseriti in un database, in attesa della fatidica chiamata dalla Germania. Analoghi programmi di selezione di giovani disoccupati di elevata formazione e specializzazione sono stati organizzati pure in Irlanda,Spagna, Portogallo.
Ovvero nei paesi che sono stati più danneggiati dall’atteggiamento competitivo della Germania, che ha saputo meglio sfruttare le dinamiche di squilibrio commerciale e finanziario messe in moto dalla moneta unica.

Intendiamoci, questi progetti di cooperazione internazionale e di scambio di competenze e conoscenze sono molto interessanti ed efficaci, ma solo quando presentano caratteristiche di reciprocità, multilateralità e non sono a senso unico: dai paesi poveri e disastrati verso l’unica nazione ricca e vincente, e mai viceversa.
Perché, allo stesso modo di ciò che accade con lo scambio delle merci e dei capitali, si verrebbe a creare all’interno dell’eurozona uno sbilanciamento di forza lavoro qualificata a vantaggio dell’unico grande paese in surplus e a svantaggio di quelli in deficit. Condannando in pratica questi ultimi alla regressione produttiva e alla marginalizzazione nei settori a scarso valore aggiunto e innovativo.

E questa è solo l’ultima sfaccettatura del saccheggio in corso, che sta avvenendo in tempo reale, sotto i nostri occhi. Mentre noi siamo impegnati ad assistere alla seconda elezione di re Giorgio Napolitano II e all’imminente insediamento del prossimo governo Amato, personaggi cioè che sono stati tra i principali artefici della distruzione del tessuto produttivo e sociale italiano, fin dai tempi dell’ingresso dell’Italia nello SME del 1979, e oggi hanno il compito specifico di difendere e tutelare la classe politica corresponsabile del disastro. Gli italiani sono talmente illusi e imbesuiti da credere che coloro che hanno “scientemente” spinto il paese verso il baratro siano gli stessi a farlo riemergere dagli abissi: misteri della fede. Dove arriva l’idolatria mistica, la ragione per forza di cose deve arretrare.

Grazie ai benefici acquisiti con l’introduzione dell’euro, che annullando la normale fluttuazione dei tassi di cambio ha cancellato di colpo l’unico strumento di difesa delle economie deboli nei confronti di quella forte, la Germania ha di fatto stravolto gli equilibri politici-economici fino ad allora esistenti in Europa, diventando l’unico paese egemone in mezzo ad una serie di paesi cuscinetto o colonie.
E ben consci di questo ruolo, i tedeschi non hanno più alcun imbarazzo e pudore a comportarsi come un paese di conquistatori ed invasori: in attesa di mettere le mani sugli ultimi pezzi pregiati aziendali e patrimoniali dell’Italia, la Germania si porta via le nostre migliori competenze tecniche disponibili, formate grazie ai sacrifici delle famiglie italiane e agli investimenti nel nostro sistema scolastico statale o privato. Noi seminiamo e i tedeschi raccolgono i frutti.

E c’è una ragione precisa che spinge i tedeschi alla ricerca disperata di nuova manodopera qualificata: mentre nell’eurozona continua ad aumentare il numero di persone in età da lavoro, in Germania invece diminuisce progressivamente. Come si può vedere nel grafico sotto, la forza lavoro della Germania fra i 15 e i 64 anni si è ridotta del 2% negli ultimi undici anni, al contrario della media dell’intera zona euro, dove è aumentata del 7%.

Continua a leggere…

——————o0o——————

GRECIA: MERCENARI DELLA BLACKWATER A GUARDIA DEL GOVERNO E A SUPERVISIONARE LA POLIZIA; TIMORI DI UN COLPO DI STATO

28 febbraio, 2013

FONTE: DARKERNET.IN

Mercenari di Blackwater hanno attualmente la supervisione delle forze di polizia greche, mentre aumentano le voci di un possibile colpo di stato. Riteniamo che la situazione sia estremamente tesa e che i mercenari siano lì principalmente per proteggere il governo e il parlamento in caso di problemi sotto forma sia di rivoluzione che di contro-rivoluzione. È stato inoltre scoperto un tentativo di destabilizzazione che coinvolgeva l’estrema destra e la polizia.
Negli ultimi 12 mesi o più la Grecia ha assistito a ondate dopo ondate di dimostrazioni di massa, disordini, scontro tra polizia e dimostranti, attacchi armati a sedi governative, attacchi di estremisti di destra (1) (cioè Alba Dorata) (2) contro migranti come pure, naturalmente, il collasso totale dell’economia.
Il governo è stato afflitto da numerosi scandali (p. es. conti bancari segreti in Svizzera) (3) e giornalisti sono stati arrestati. La maggior parte delle persone vive alla giornata tramite cooperative (4), i lavoratori si stanno impadronendo delle fabbriche. (5)
Come abbiamo detto, è in corso una rivoluzione, una rivoluzione caotica (6) che diventerà ancor più caotica, perché la situazione in Grecia è entrata adesso in una fase critica, di cui vi presentiamo il riassunto di seguito, con altri dettagli:
· la strategia delle tensione è già iniziata;
· mercenari a protezione di un governo sotto assedio;
· si parla apertamente di colpo di stato;
· gli addetti ai lavori avvertono che è imminente una rivoluzione (o una contro rivoluzione).
Strategia della tensione
Alcuni giorni fa avevamo parlato di un complotto della polizia in connivenza con l’estrema destra per istigare un massacro di poliziotti, del quale accusare gli anarchici. Presumibilmente questo evento sarebbe stato utilizzato come pretesto per introdurre la legge marziale o lo stato d’emergenza. Il complotto potrebbe essere stato sventato (23 persone sono state arrestate) dalla Blackwater in cooperazione con funzionari fedeli al governo. Si prevede che Blackwater continui a monitorare le operazioni di polizia in genere, per identificare quei funzionari che potrebbero essere coinvolti in altri complotti simili.
Nota: l’espressione “strategia della tensione” fu coniata in Italia tra gli anni ’70 e ’80, quando furono compiuti attentati dinamitardi contro la popolazione civile da parte di organizzazioni neofasciste quali Ordine Nuovo, (7) Avanguardia Nazionale (8) o Fronte Nazionale (9).
Mercenari a protezione di un governo sotto assedio
A novembre scorso il governo ellenico ha firmato un contratto con Academi (la nuova denominazione di Blackwater), contratto rimasto peraltro segreto, tanto è vero che non se ne trovano dettagli sul sito di Academi. Notizie circa questo contratto hanno cominciato a filtrare verso la fine di gennaio, quando Leonidas Chrysanthopoulos, ambasciatore greco in Canada, se lo è lasciato sfuggire durante una intervista, pubblicata poi in un blog (10) (vedere frase evidenziata in rosso). Il contratto con Academi è stato confermato pochi giorni dopo dal sito di notizie militari greco Defencenet.
Blackwater/Academi è la famigerata società che condusse operazioni con mercenari durante l’ultima guerra in Iraq, che si trovarono coinvolti in inutili scontri a fuoco in aree urbane che coinvolsero vittime tra i civili. Attualmente ha una base operativa avanzata (11) in Afghanistan.
Riteniamo che, in Grecia, abbia un duplice ruolo. Da un lato, supervisionare le operazioni di polizia; il governo ha richiesto il suo intervento in tal senso dato che si sa che le forze di polizia sono ampiamente infiltrate da elementi fascisti di Alba Dorata. Non è quindi possibile fare pieno affidamento sulla lealtà della polizia. L’altro ruolo è quello di operare da forza neutrale per fornire protezione completa al governo contro assalti, da qualsiasi parte arrivino. Di fatto, il governo greco è sotto assedio.
Imminenza di una rivoluzione (o una contro rivoluzione)
Secondo l’ambasciatore Chrysanthopoulos, nella sua intervista: “Ad un certo momento, molto presto, si verificherà un’esplosione di agitazione sociale, e questo non sarà affatto piacevole”. Ha fatto poi riferimento ad una quindicina di incidenti armati nei dieci giorni precedenti, inclusi lanci di molotov contro uffici dei partiti di governo e abitazioni di giornalisti pro-governo, oltre a sparatorie contro il quartier generale di Nuova Democrazia, il partito conservatore del Primo Ministro. Infine, anche una bomba in un centro commerciale di proprietà del secondo cittadino più ricco del paese. Chrysanthopoulos prevede che i guai cominceranno con la prossima serie di misure fiscali, cioè presto.

Fonte: http://darkernet.in
Link: http://darkernet.in/greece-blackwater-mercenaries-guarding-govt-and-overseeing-police-coup-feared/

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ARRIGO DE ANGELI
NOTE
1) http://darkernet.in/greece-golden-dawn-nazis-and-police-racist-attacks-fragments-from-the-darkside
2) http://darkernet.in/report-from-greek-anarchists-on-golden-dawn-as-international-solidarity-sought
3) http://darkernet.in/list-of-greek-business-people-and-politicians-with-alleged-secret-swiss-bank-accounts
4) http://darkernet.in/inside-the-greek-and-spanish-parallel-economy-glimpses-of-social-revolution
5) http://darkernet.in/now-for-some-good-news-greeks-are-beginning-to-take-over-workplaces-but
6) http://darkernet.in/the-insurrectionary-strands-of-greece-and-beyond-unravelled
7) file://localhost/wiki/Ordine_Nuovo
8) http://en.m.wikipedia.org/wiki/National_Vanguard_%28Italy%29
9) file://localhost/wiki/Fronte_Nazionale
10) http://greece-salonika.blogspot.hu/2013/02/blog-post_3328.html
11) http://darkernet.in/blackwater-clones-ghosting-in-afghansyrialibya-forward-ops

——————o0o——————

Austerità e salute pubblica, dalla Grecia un segnale negativo

Un’analisi dettagliata ha mostrato che in Grecia la riduzione del reddito medio dovuta alla recessione ha portato a una diminuzione del ricorso a strutture mediche private e a un incremento delle domande ai servizi pubblici, in particolare ai servizi ospedalieri, già colpiti da pesanti tagli. Questo nuovo scenario ha causato un netto peggioramento dello stato di salute della popolazione. Le politiche di austerità, concludono gli autori della ricerca, non dovrebbero incidere sull’offerta sanitaria pubblica, perché il rischio è un aggravarsi della salute pubblica

Le politiche di privatizzazione della sanità e il ridimensionamento dell’assistenza pubblica legati alle politiche di austerità provocano un serio peggioramento della salute della popolazione e aumentano ulteriormente in modo drammatico le differenze fra le classi sociali. E’ quanto si ricava dall’analisi dell’esperienza della Grecia effettuata da un gruppo di ricercatori greci e statunitensi che firmano un articolo sull’“American Journal of Public Health”.

A partire dal 2008 la Grecia è entrata in un lungo periodo di recessione con un progressivo aggravamento del deficit pubblico, e la successiva stipula di prestiti con l’Unione Europea e con il Fondo monetario internazionale, che ha imposto vincoli che includono la privatizzazione delle imprese statali, la liberalizzazione dei mercati, e l’imposizione di limiti alla spesa pubblica, compresa quella sanitaria. E questo a dispetto del fatto che numerose ricerche storiche ed epidemiologiche indichino che le crisi economiche siano in genere associate a un peggioramento dello stato di salute della popolazione.

Manifestazione di medici ospedalieri in Gracia. (© ORESTIS PANAGIOTOU/epa/Corbis)Tra il 2010 e il 2012 il governo greco ha così iniziato la ristrutturazione del sistema sanitario – che prima prevedeva un mix di servizi del settore pubblico e del settore privato – con una riduzione del bilancio del Ministero della sanità, una riduzione delle prestazioni garantite dal servizio pubblico e una decisa liberalizzazione dei servizi sanitari privati.

Le misure di austerità al bilancio in particolare hanno determinato tra 2009 e 2011 una riduzione della spesa sanitaria pari al 23,7 per cento. L’analisi dei dati relativi alle spese ospedaliere ha tra l’altro mostrato che la riduzione è avvenuta quasi totalmente attraverso tagli ai salari degli operatori e non grazie al miglioramento dell’efficienza.

Parallelamente si è assistito a un aumento della mortalità per suicidio, omicidio, malattie trasmissibili (con un aumento rispettivamente del 16,2 per cento, del 25,5 per cento e del 13,2 per cento), oltre che per malattie cardiovascolari e abuso di alcool. L’incremento è stato particolarmente sensibile nella fascia delle persone attive, cioè adulti fino a 65 anni di età. Il fatto che finora tutto questo non abbia avuto un significativo impatto sulla mortalità generale – osservano gli autori – può indicare che la maggior parte delle cause di morte non sono ancora state interessate dagli effetti della recessione e dell’austerità o, più semplicemente, che il manifestarsi del peggioramento richieda un lasso di tempo maggiore.

Andamento dei tassi di mortalità per suicidio (quadrati), malattie infettive (cerchi) e omicidio (rombi) in Grecia. Le corrispondenti linee tratteggiate indicano i tassi tendenziali- (Cortesia E. Kondilis et al. /American Journal of Public Health)Notevole è stato anche l’aumento della frequenza di casi di malattia, legati principalmente a malnutrizione, malattie infettive, abuso di alcol o altre sostanze, e a una sostanziale crescita dell’incidenza di disturbi mentali. Molto significativo, dicono gli autori, è il fatto che tra luglio 2010 e dicembre 2011 la Grecia ha dovuto affrontare tre epidemie di malattie infettive – infezione da virus del Nilo occidentale, malaria (40 dei 63 casi registrati sono stati contratti sicuramente in Grecia), e un aumento del 57,2 per cento dei casi di infezione da HIV – segno che “i rischi di trasmissione non erano stati affrontati attraverso la prevenzione, molto probabilmente a causa dello smantellamento dei servizi precedentemente forniti dalle agenzie nazionali e regionali per la salute pubblica”.

Questo si è tradotto in un aumento del 21 per cento delle richieste di intervento presso strutture pubbliche, che hanno risposto, per rispettare i parametri di spesa, con un’ulteriore accorciamento dei tempi di degenza. Nel frattempo le spese sanitarie verso le strutture private sono complessivamente diminuite, verosimilmente per la ridotta capacità delle di accedere ai servizi sanitari a pagamento a causa della diminuzione dei redditi.

Cambiamenti nella tipologia di servizi sanitari utilizzati dalla popolazione greca da 2010 al 2011. (Cortesia E. Kondilis et al. /American Journal of Public Health)Se però si va a calcolare la spesa sanitaria privata come percentuale della spesa complessiva delle famiglie, si vede che questa tendenza al ribasso carattrizza solo le fasce sociali a reddito medio e alto. Durante la crisi le famiglie a basso reddito hanno invece speso una quota ancora maggiore del loro reddito ridotto per accedere ai servizi sanitari, come prodotti farmaceutici e servizi ospedalieri. In altri termini, tra le famiglie a basso reddito questa voce di spesa non è elastica, essendo ormai limitata a necessità impellenti.

In generale, i dati raccolti anche in passato suggeriscono che “in tempi di crisi economica, le politiche di tagli e privatizzazioni possono compromettere ulteriormente la salute delle popolazioni e i servizi sanitari”, concludono i ricercatori, osservando che “in America Latina, paesi come Argentina, Venezuela, Ecuador, Uruguay e Bolivia hanno agito per favorire la salute delle loro popolazioni, resistendo alle richieste delle istituzioni finanziarie internazionali di ridurre gli investimenti pubblici nei servizi sanitari. I miglioramenti degli indicatori economici e di salute visti in questi paesi hanno dimostrato che le politiche di austerità, a cui ci si può opporre, sono non scientifiche e pericolose. Nel momento in cui le popolazioni della Grecia e di altri paesi europei devono affrontare politiche di austerità senza precedenti, è probabile che i pericoli per la salute pubblica si aggravino”, concludono gli autori.

Fonte: www.lescienze.it/
Link: http://www.lescienze.it/news/2013/04/23/news/recessione_austerit_salute_pubblica_grecia-1625582/
23.04.2013

——————o0o——————

La Grecia licenzia migliaia di dipendenti pubblici

La Grecia ha approvato nuove misure di austerità al fine di ricevere i crediti internazionali elargiti dalla Troika. Il Parlamento di Atene ha previsto per la prima volta nella storia recente un significativo numero di licenziamenti dei dipendenti pubblici. Entro il 2014 saranno cancellati quindici mila posti di lavoro statali, un provvedimento esplicitamente richiesto dalla Commissione Ue, dalla Bce e dal Fmi al fine di rispettare i programmi di consolidamento fiscale che proseguono ormai dal 2010. Già nel 2013 saranno licenziati quattro mila dipendenti pubblici. Da più di un secolo i lavoratori statali erano protetti da normative che li proteggevano dalla perdita dell’occupazione, ma alla luce dell’alto debito pubblico ellenico la Troika è stata inflessibile sul punto, imponendo al governo Samaras una riduzione dei dipendenti pubblici.Siccome la tutela degli statali è inserita nella Costituzione dal 1911, la nuova legge la elude cancellando i posti di lavoro nelle agenzie che dovranno essere fuse o eliminate.

La nuova manovra di rigore prevede inoltre nuovi aumenti delle tasse, un incremento dell’orario del lavoro degli insegnati delle scuole statali, così come la liberalizzazione di alcuni servizi. Il pacchetto di misure è stato approvato in una procedura molto celere, perché il governo Samaras si era impegnato alla sua introduzione prima dell’odierna riunione dell’eurogruppo. I ministri delle Finanze dell’unione monetaria dovranno ora dare il via libera agli 8,8 miliardi di euro di crediti che servono ad Atene per evitare il default, concordati in passato con la Troika. Alla Grecia devono ancora essere erogati 2,8 miliardi di euro dal Fondo europeo Efsf, quota rimanente della precedente revisione, e dei 6 miliardi di euro quota del primo trimestre del 2013. Il ministro delle Finaze Ioannis Stournaras ha definito assolutamente necessaria l’approvazione di queste misure, al fine di ottenere i crediti internazionali che servono al paese per sostenersi vista la sua impossibilità di ricorrere ai mercati finanziari.

Il Parlamento di Atene ha approvato le misure di austerità con 168 voti favorevoli e 133 contrari. Il maggior partito di opposizione, Syriza, ha parlato di una “dittatura del Memorandum della Troika”, annunciando nuove mobilitazioni di protesta. Anche i sindacati dei lavoratori pubblici proseguiranno le loro manifestazioni contro i licenziamenti. I creditori dell’eurogruppo si erano già dichiarati soddisfatti delle misure concordate dal governo greco con la Troika a metà aprile, provvedimenti poi ripresi nella legge approvata ieri. La Grecia è ormai da tre anni soggetta ad un programma di assistenza internazionale dopo la sua fuoriuscita dai mercati dei capitali, causata dallo scoppio del suo debito pubblico, e dall’insostenibilità dei rendimenti necessari ad ottenere crediti dagli operatori finanziari.

Fonte: http://www.gadlerner.it
Link: http://www.gadlerner.it/2013/04/29/la-grecia-licenzia-migliaia-di-dipendenti-pubblici?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+gadlerner%2Ffeed+%28Gad+Lerner+Blog%29
29.04.2013

——————–o0o——————–

Grecia: l’austerity impoverisce i diritti

Di Paola Battista

In Grecia i diritti umani sono minacciati dal nuovo piano di austerità. E’ quanto sostengono le Nazioni Unite nella loro ultima raccomandazione al governo ellenico. Sottolineando che: 1. la disoccupazione, soprattutto femminile, continua a crescere. Trend destinato ad aumentare visto gli ulteriori tagli previsti nel settore pubblico entro il 2015. 2. La sanità resta inaccessibile a molti cittadini a causa delle tariffe ormai proibitive. 3. L’ondata di povertà non si ferma. Il 10% della popolazione vive ben sotto la soglia media dell’Eurozona. Non bastasse, il numero dei senzatetto sfiora quota 20.000. A completare il quadro già allarmante, il crescente rigurgito razzista del paese, sfociato in numerose aggressioni a sfondo razziale verso gli immigrati.

Fonte:http://www.west-info.eu/it/dove-lausterity-impoverisce-i-diritti/

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/04/grecia-lausterity-impoverisce-i-diritti.html

—————–o0o—————–

Un “inganno” evita il default della Spagna

Giungono sempre più conferme al fatto che la prossima tessera per comporre il mosaico della crisi europea sarà la Spagna. L’ultima è di quelle che assumono le sembianze della sentenza, visto che arriva da Goldman Sachs, a detta della quale il prezzo degli immobili in Spagna dovrà scendere di un altro 10%, ponendo rinnovati – e forse ultimativi – problemi per il già traballante settore bancario. Più o meno una condanna a morte, visto che i prezzi delle case nel Paese sono già crollati del 30% dai massimi pre-crisi ma sono ancora sopravvalutati, almeno stando alla banca d’affari, secondo cui è fondamentale ormai una nuova ristrutturazione degli istituti iberici. E con il Paese costretto a negoziare un accordo con Fmi e Commissione europea per ottenere altri due anni di tempo per portare il deficit sotto il 3%, un ulteriore 10% di calo dei prezzi degli immobili potrebbe innescare un nuovo shock per il sistema bancario, già tenuto artificialmente in vita con un salvataggio Ue da 41 miliardi di euro. Tanto più che mezzo milione di proprietari di casa in Spagna sono in equity negativa e il governo ha dovuto promulgare con urgenza una legge per evitare i pignoramenti, visto il numero sempre crescente di famiglie buttate letteralmente per strada e la montante rabbia sociale.

Ma a Goldman sono convinti che il peggio non sia passato: «Il nostro modello di riferimento per la valutazione degli immobili si basa sulla relazione tra i rendimenti da locazione e i costi reali di finanziamento. Al livello attuale, riteniamo necessario un calo dei prezzi delle case di un altro 10% per raggiungere un equilibrio implicito». Inoltre, per Goldman, l’atteggiamento delle banche spagnole è controproducente e sta di fatto ponendo un serio freno a qualsiasi ipotesi di ripresa: «Si fornisce troppo credito a settori disfunzionali con basse prospettive di crescita come le costruzioni e troppo poco nuovo credito netto a settori più vivaci come l’imprenditoria e i settori legati all’export. Riteniamo che sia importante porre un freno al credito verso business non fruttuosi e creare invece nuovo credito verso settori con migliori prospettive di crescita».

Per Goldman, l’intervento della Bce ha prevenuto un deleveraging disordinato da parte delle banche che avrebbe creato ancora più danni all’economia reale, ma bisogna ritirare il credito verso i cattivi debitori e aprirne di nuovo verso soggetti che siano driver della crescita: il tutto, in un contesto generale di crollo del credito stesso. Per Goldman, «l’economia spagnola ha ancora bisogno di una significativa ristrutturazione e le banche hanno un ruolo chiave in questo processo, peccato che la politica non stia agendo in tal senso».

E a conferma di questo sono giunti martedì dati allarmanti dall’Istituto di statistica, il quale ha certificato che nei primi tre mesi di quest’anno il Paese è caduto in una recessione anche più profonda, giungendo al settimo trimestre di contrazione economica di fila. Unica nota positiva, una riduzione del deficit commerciale dovuto all’aumento dell’export e alla diminuzione delle importazioni, magra consolazione quando hai a che fare con il 27,2% di disoccupazione e il Pil, da gennaio a fine marzo, si è contratto dello 0,5% rispetto all’ultimo trimestre del 2012 a causa del crollo della domanda interna. Una situazione che non ha fatto perdere il senso dell’umorismo al ministro dell’Economia, Luis de Guindos, a detta del quale «tutti gli indicatori ci dicono che la Spagna sta puntando verso la ripresa». Ma, come anticipato, gli unici indicatori positivi sono l’aumento del 4,4% dell’export in febbraio e il -8,2% dell’import, capaci di portare il deficit commerciale a 1,3 miliardi di euro, meno di un quarto di quanto registrato un anno fa. Punto.

Peccato che l’export sia l’unico punto di forza della Spagna già dal 2008 e da solo non sia stato in grado di fare altro che evitare, per ora, la ristrutturazione del debito, onde evitare il default. Non a caso, venerdì scorso il governo Rajoy ha tagliato nettamente le previsioni economiche per l’anno in corso, forse a Luis de Guindos non lo hanno detto, come nessuno deve avergli fatto notare che, prendendo il dato annualizzato, l’economia spagnola nel primo trimestre di quest’anno si è contratta del 2%, peggio dell’1,9% degli ultimi tre mesi del 2012. Ma i numeri, a volte, non dicono la verità. Almeno non tutta, semplicemente perché i numeri si possono truccare o nascondere, come da troppo tempo si sta facendo. Soprattutto in Spagna e con la diretta corresponsabilità della Bce, la stessa che ieri ha preso l’inutile decisione di abbassare di 25 punti base il tasso di rifinanziamento, come se così facendo le banche – le stesse che con tassi mai così bassi non erogano credito nemmeno per sbaglio – di colpo aprissero i rubinetti.

La Spagna, infatti, non sta male come i numeri dicono, sta molto peggio, soltanto che la contabilità creativa dell’eurozona le permette di nascondere e non iscrivere a bilancio voci che renderebbero la sua ratio debito/Pil già oggi necessitante di una ristrutturazione. Cosa succede, infatti, là fuori? Succede che le banche spagnole continuano a chiedere in prestito denaro alla Bce a fronte di collaterale, prestiti commerciali o soprattutto mutui legati al ramo immobiliare di cui abbiamo parlato poco fa, che continua a perdere inesorabilmente di valore, rasentando il livello spazzatura. E siccome la Bce accetta tutto come garanzia ma ogni tanto si ricorda di dover fare la banca centrale, ecco che quella spazzatura imbellettata necessita della garanzia statale per essere eligibile come collaterale: peccato che quella che andrebbe contabilizzata come una liability contingente nel bilancio statale, vedi la ratio debito/Pil, viene bellamente ignorata, nascosta, dimenticata. Solo che più il tempo passa e la situazione peggiore, vedi il mercato immobiliare spagnolo, più la Bce è costretta a chiedere più collaterale a garanzia dei prestiti, tanto per non dover pagare il conto di una margin call: la banca non può ovviamente permettersi di postare collaterale eligibile, non avendone, quindi la Spagna deve aumentare le garanzie su sempre nuovi prestiti o addirittura pagare per coprire quella margin call, utilizzando la propria Banca centrale in una versione invertita del programma Ela.

Avanti di questo passo, però, la Spagna rischia di vedere le proprie casse entrare in sofferenza e il dato del deficit del 10,6% recentemente annunciato, si tramuterà per i mercati in una bufala colossale: ecco quindi partire l’attacco sul debito sovrano ed ecco che la Spagna sarà costretta a chiedere denaro al programma Esm, vista l’insostenibilità delle garanzie sovrane per le proprie banche, le quali oltre al danno inflitto dal mercato immobiliare, in caso di sell-off sconterebbero anche la perdita netta di valore dei miliardi di debito sovrano che hanno in pancia. Oplà, senza che nessuno se ne accorga, se non chi opera sui mercati che non aspetta altro per fare soldi facili, la troika sta già bussando alla porta di casa. È questione di settimane. Draghi lo sa, Rajoy pure, ma si continua a calciare il barattolo lungo la strada, nella speranza che il coniglio esca da solo dal cilindro.

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/5/3/FINANZA-Un-inganno-evita-il-default-della-Spagna/3/389073/
3.05.2013

——————–o0o——————–

2 febbraio 2013

debito-italia Gen 2013
di Paolo Cardenà-
Esistono chiari segnali che ci informano che la ristrutturazione del debito pubblico italiano, non è affatto una ipotesi impossibile. Anzi, a dirla tutta, le probabilità che ciò avvenga aumentano di giorno in giorno con l’aggravarsi della crisi economica, che tende a rendere sempre meno sostenibile il debito pubblico. Debito, che ha sforato il tetto dei 2000 miliardi, con un trend in notevole ascesa soprattutto nell’ultimo anno, dove il debito pubblico, nonostante la spremitura di tasse operata da parte del governo Monti, è cresciuto di oltre 100 miliardi di euro.

E’ evidente che, al netto di quanto viene rappresentato dai media e dai nostri governanti a proposito della sostenibilità del nostro debito pubblico, esiste certamente un buon numero di ragioni per essere abbastanza preoccupati sulla possibilità che possa verificarsi un evento creditizio. E tale preoccupazione nasce da una semplice consapevolezza: il debito pubblico italiano, nella sua connotazione attuale, è difficilmente ripagabile. Questa consapevolezza, aumenta con il protrarsi di questa crisi che sembra inasprirsi sempre più.
Il timore di un evento creditizio sul debito sovrano italiano, è confermato proprio leggendo un comunicato stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il n. 186 del 19/12/2012, nel quale si legge espressamente: “E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 18 dicembre 2012 il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 7 dicembre 2012, con il quale è stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2013, le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore ad un anno saranno soggette alle clausole di azione collettiva (CACs). Il decreto precisa che per nuove emissioni si intendono quelle la cui prima tranche è emessa a partire dal 1° gennaio 2013. L’introduzione delle CACs nei titoli di Stato, obbligatoria ai sensi del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità segue lo schema approvato dal Comitato Economico e Finanziario dell’Unione Europea. Fanno parte integrante del decreto due allegati, il primo dei quali (allegato A) riporta le clausole per tutti i tipi esistenti di Buoni del Tesoro Poliennali, inclusi quelli indicizzati all’inflazione (BTP€i e BTP Italia), e di Certificati di Credito del Tesoro, inclusi quelli zero-coupon (CTZ). L’allegato B, invece, riguarda eventuali emissioni di titoli aventi caratteristiche differenti o di diversa tipologia rispetto a quelli citati,. Le CACs saranno introdotte anche per le emissioni sui mercati internazionali. Le CACs hanno impatto anche sull’attività di stripping così come prevista nel nuovo decreto ministeriale, anch’esso del 7 dicembre 2012, in quanto non vi sarà fungibilità tra componenti separate di titoli soggetti alle CACs e componenti separate di titoli non soggetti alle dette clausole.”
Il significato di questo comunicato, lo spiega un ottimo articolo di Pasquale Marinelli, pubblicato sul suo Blog: “Ebbene, eccovi un’interessante notizia. Da quest’anno, come stabilito nel trattato che istituisce il fondo salva stati (ESM), tutti i paesi europei sono obbligati ad applicare le Clausole di Azione Collettiva (CAC) sui propri titoli di debito pubblico di nuova emissione. Leggete qui il comunicato del ministero del’economia e delle finanze.Cosa sono le CAC? Esse sono postille (vere e proprie clausole vessatorie) previste sui nuovi titoli di stato di durata superiore a 12 mesi, emessi da ogni paese europeo aderente all’ESM (leggi qui il trattato), con la prima cedola scadente a partire dalla data del 1 gennaio 2013. Le CAC regolano la possibilità, per uno stato che versa in una condizione di crisi del debito sovrano, di ricontrattare interessi, scadenze e di proporre agli investitori lo scambio con obbligazioni di diversa tipologia. Gli accordi europei prevedono espressamente che l’emissione di titoli di debito pubblico con le CAC non deve superare il 45% del totale emesso in un anno (leggi qui le linee guida del dipartimento del tesoro, sulla gestione del debito pubblico del 2013). In pratica, “grazie” al trattato che istituisce il fondo salva stati (a cui anche l’Italia ha aderito), BOT e BTP non saranno più garantiti dallo Stato. Ogni paese europeo, infatti, potrà legittimamente rinegoziare la propria esposizione debitoria con gli investitori, facendo saltare all’aria gli accordi originari divenuti per esso insostenibili (un po’ come già accade in Italia con la previdenza sociale; passano gli anni e lo stato modifica continuamente le condizioni per andare in pensione, facendo subire un danno al contribuente il quale vede sempre di più allontanarsi il giorno in cui poter accedere alla pensione e sempre più diminuire la sua entità).Il limite di emissione del 45% è sicuramente una tutela affinché la maggior parte dei titoli di debito pubblico di nuova emissione resti garantito così come lo sono sempre stati. Ma io non ci conterei troppo; quanto tempo passerà affinché tale limite venga modificato e aumentato, fino ad avvicinarsi al 100%? Che grado di affidabilità avrebbero questi titoli nei confronti degli investitori, di cui lo stato emittente può cambiare le condizioni iniziali di sottoscrizione, quando e come più conviene ad esso? Certo, il rendimento di questa nuova tipologia di titoli pubblici sarebbe più alto rispetto a quelli tradizionali, proprio perché in essi sarebbe insito il rischio di ricontrattazione in negativo da parte dello stato, in caso di default. Ma se ciò è espressamente previsto in queste CAC le quali, per legge, possono essere aggiunte ai titoli di debito pubblico di nuova emissione, allora questo trattato sfaterebbe il secolare mito, secondo il quale investire in titoli di stato sarebbe un investimento sicuro. In definitiva, dal 2013 il fallimento di uno stato è previsto per legge. Noi, umili blogger studiosi dei fenomeni economici, sono anni che mettiamo in allerta le famiglie risparmiatrici circa il fatto che i titoli pubblici non sono sicuri come ci hanno sempre insegnato, che gli stati come l’Italia sono a rischio di fallimento. Ci è stato sempre replicato (soprattutto dagli economisti, quelli sapientoni) che un soggetto statale è un’entità troppo grande per fallire e non garantire il proprio debito. Ma allora, se così fosse, perché prendere l’iniziativa di adottare queste clausole che, di fatto, pongono gli stati in una posizione privilegiata rispetto all’investitore, in caso di rischio? A quale rischio lo stato si cautelerebbe, grazie all’adozione di queste clausole, se non a quello di finire con le gambe all’aria? Visto che la legge è la legge, da oggi è certo, lo possiamo dire tutti (anche quegli economisti sapientoni) che i titoli di debito pubblico non sono titoli da investimento sicuro e che uno stato può fallire. Adesso lo dice anche la legge!”

Quindi, in buona sostanza, con l’adozione di tali clausole (CAC), diventa legge la possibilità di ristrutturare il debito sovrano (default).
La Clausola di azione collettiva e’ stata finora inserita e attivata retroattivamente nella prima ristrutturazione del debito pubblico della Grecia in mano ai privati. Allora, marzo 2012, le adesioni degli investitori avevano toccato l’85% dei titoli oggetto della ristrutturazione contro una soglia minima del 95%, che fu raggiunta proprio attivando la Cac che, fissando un quorum di maggioranza tra i possessori dei bond ellenici oggetto della ristrutturazione, estendeva l’obbligo di adesione, e di perdite, anche a coloro che non avevano aderito alla proposta.
Secondo alcuni analisti, è ancora presto per determinare gli effetti dell’introduzione della Cac sul mercato del debito pubblico. La presenza di questa clausola, potrebbe determinare una modesta segmentazione nei rendimenti dei titoli di stato collocati da uno stato dell’Eurozona.
Quelli emessi fino al 31 dicembre 2012, dovrebbero, almeno sul piano teorico, offrire rendimenti leggermente inferiori a quelli di nuova emissione, in quanto questi ultimi incorporano un elemento coercitivo di rischio nel caso di ristrutturazione del debito.

-o0o-

Non sembra anche a voi surreale tutto questo?
Di cosa ci sta parlando questa gente?

Iniziamo o meglio sarebbe riiniziamo a ragionare con la nostra testa:
indexmundi.com (lista dei debiti pubblici dei paesi)

Come si evince chiaramente dalla lista del link sopra,
TUTTI i PAESI del MONDO hanno debito pubblico, L’Italia con i suoi 2000 miliardi (raggiuti quest’anno grazie all’opera di distruzione_economica/ redistribuzione alle banche messa in piedi dall massone monti ), e’ l’8 paese cone entita del debito, il Giappone e’ secondo etc etc.

Bene, una cosa dovrebbe saltare subito agli occchi:
se tutti gli stati del mondo debbono soldi, CHI E’ DUNQUE IL CREDITORE???
Qualunque persona,politico, economista che non vi parli del CREDITORE, vi sta INGANNANDO, che sia in buona o cattiva fede, cioe che sia solo un ignorante vittima della propaganda o un bugiardo incallito al soldo del padrone (leggasi politici/economisti/TV/giornali).
Perche non si palesano? Semplice perche sono dei LADRI e i ladri rubano di nascosrto.
Perche i politici non dicono nulla? Perche sono i contabili di questa gente e la loro OMERTA viene ben ricompensata (confgrontare il vostri salari/benefit con i loro per credere/capire).
Questo teatro per povera gente che sta andando in onda su tutti i media italiani, ahime radio comprese, e’ vergognoso, indecente, ipocrita, falso, meschino, vigliacco etc etc .
Chi non vi parla di SOVRANITA MONETARIA come uni ca via possibile a questo stato di schiavitu vi sta INGANNANDO, vogliono portarci al livello economico della grecia, cioe stanno distruggendo la PICOCLA/MEDIA INDUSTRIA con piu valore al MONDO per renderci ECONOMICAMENTE dipendenti dagli STROZZINI che si nascondono dietro l’UE.
Se non facciamo qualcosa subito sara troppo tardi!

-o0o-

l’italia è già fallita,come sono falliti tutti gli stati del mondo,il meccanismo è questo:vediamo che cosa è il denaro;il denaro è un titolo che autorizza lo scambio di prestazioni,merci e beni prodotti dalle comunità(esseri umani)con il lavoro,ne raddoppia il valore e ci evita i disagi del baratto,pertanto,visto che la ricchezza è prodotta dalla comunità,esso deve essere emesso e di proprietà della comunità stessa,ciò in special modo dopo l’abolizione del trattato degli accordi di bretton woods…………udite udite……non è così!!!!! il denaro è emesso da aziende private(i cui maggiori proprietrari sono:rothschild,rockefeller,j.p.morgan ed altri) al costo tipografico:carta e inchiostro. addebitato al bilancio dello stato togliendo così il 100% di una proprietà.per mezzo dei loro burattini politici(falsi rappresentanti del popolo)lo stato emette i BOT che non sono altro che cambiali che la comunità pagherà per restituire ciò che è già suo,indebitandosi così di un altro 100%,e siamo al 200%….non è ancora finita…..ci sono da restituire i costi di produzione(la carta e l’inchiostro),e gli interessi.in queste poche righe vi ho sintetizzato il diabolico meccanismo del debito pubblico,che essendo palesemente una truffa alla sua origine(emissione e controllo del denaro da parte di aziende private),è inestinguibile e di conseguenza tutti gli stati sprofondati sotto il debito\truffa sono proprietà private a scopo di lucro con gli esseri umani oggetto del lucro.IN POCHE PAROLE NOI SAREMO SEMPRE PIU’ SCHIAVI SE CONTINUIAMO A CREDERE CHE QUESTA SIA LA SOLA REALTA’ POSSIBILE….in modo assolutamente pacifico dobbiamo fare noi,ricostruendo la nostra realtà alla nostra misura di esseri mani,e non aspettare che facciano qualcosa loro,E’ IN ATTO,ED AL SUO CULMINE,UNA GUERRA TRA UN’ELITE E L’UMANITA’ TUTTA,è ora di scegliere da quale parte stare. domenico.

—————–o0o—————–

Con chi si sono indebitati gli italiani?

Mai come in questo periodo si è parlato di debito pubblico, dei paesi debitori, della sua «sostenibilità» e dei suoi meccanismi fin nei dettagli più tecnici.
Ma non si parla mai dei creditori.
Sarà un caso oppure … : <cosi>?
Nel 1837 Benjamin Disraeli (conte di Beaconsfield appartenente al Partito Conservatore è stato Primo Ministro del Regno Unito due volte: dal 27 febbraio al 3 dicembre 1868 e dal 1874 al 1880 .…..non casualmente ebreo), scriveva che “Il debito è il padre d’una numerosa figliolanza di follie e di delitti.”… soprattutto se il debitore è uno Stato sovrano, capace di impegnare la responsabilità delle proprie generazioni future. Uno Stato che spende più i quanto incassa, copre l’ammanco emettendo titoli di debito. È risaputo che c’è molta differenza se i creditori sono i propri cittadini o soggetti stranieri.
Secondo la Banca d’Italia, nel 1995 il 90% del debito pubblico era nelle mani di investitori italiani.I cittadini essendo creditori dello Stato sono cointeressati alla gestione delle finanze pubbliche. Gli obiettivi di governanti e governati coincidevano.
Quando i costi dello Stato esorbitano della previsioni ci sono quattro soluzioni
1) ridurre le spese dello Stato e far rientrare gradualmente il debito;
2) vendere dei beni demaniali;
3) Indebitare lo Stato lasciando a chi succederà di prendere in mano la patata bollente;
4) Aumentare le tasse…..,
La soluzione che per prima si adotta … sempre… è indebitare lo Stato, lasciando i soldi in tasca ai cittadini e illudendoli che avrebbero potuto riempirsele investendo in Bot e Btp. Ma così facendo si innesca una spirale perversa ed irreversibile le tasse non possono che aumentare, perché aumentando il debito, aumentano gli interessi da pagare. In questa situazione ci guadagnano i ricchi e perdono i poveri, infatti in genere, ed anche in Italia, i titoli di Stato sono accumulati da banche, assicurazioni. investitori “istituzionali” internazionali con interessi alti a carico dei contribuenti, dei lavoratori dipendenti in particolare.
L’85% del debito pubblico italiano è detenuto da istituti finanziari italiani o … soprattutto da altri possessori esteri,… finanziarie multinazionali….il 15% spartito fra le imprese e le famiglie italiane dato che ormai tende ad essere insignificante.
Ed il debito pubblico ha abbondantemente sorpassato i 2000 miliardi di euro, oltre il 126% del PIL, che ci porta ad essereil settimo Paese più indebitato al mondo.
Ma andando un po’ più a fondo…. a chi appartiene oggi il debito pubblico italiano? Il principale “creditore” è la Francia, che attraverso le banche di “diritto” francese sopra elencate, detiene circa 511 miliardi pari al 30% del debito stesso e al 20% del PIL francese.
Ecco spiegato perché il governo svende ai colossi francesi le aziende italianee sopratutto perché intende tornare al nucleare, acquistando le centrali dalla francese EDF. “EDF è il mandante, Berlusconi e la Confindustria gli esecutori materiali interessati” …. affermava tempo fa’ Grillo ….. Il ritorno al nucleare potrebbe rivelarsi la più drammatica delle “follie del debitore” di cui Disraeli parlava.
Con quel buon senso ipocrita di cui fa uso nei suoi discorsi, il da noi pluridenunciato come traditore del popolo e della Costituzione italiana “Neopresidente Napoletano” della tenera età di 88 anni… ammoniva il settembre scorso… a proposito del debito pubblico: «Guai a non farcene carico : non possiamo lasciare sulle spalle delle generazioni più giovani quella montagna di debito» .
secondo le parole di Bossi.
Eccerto .. che possiamo lasciare nella mota gli amici massoni della “Trilateral,” ….Nooo!!!
Come spesso accade la realtà è ben diversa… proviamo a descriverla, conclamarla, confermarla .
Sono le generazioni future che pagheranno il debito pubblico ma anche tutti noi contemporanei. Diciamo le cose come stanno e chiamiamole col loro nome….
Si tratta di un vera propria truffa ideata nei minimi particolari a danno dei contribuenti messa in atto nel corso di circa vent’anni dagli istituti finanziari italiani ed internazionali in perfetta e condivisa identità di intenti mafiosi in associazione a delinquere da tutta una serie di personaggi noti e meno noti della buona parte del Parlamento, dei governi, dei politici economici e delle Istituzioni dello Stato …. Ovviamente in associazione con la grande delinquenza finanziaria internazionale..
Tutto questo è stato da me ed AlbaMediterranea ampiamente descritto e dimostrato in tutta una serie di denunce/querele depositate a partire dal 21 giugno 2010 (alcune delle quali già messe on line…). Oggi, a spiegazione di quanto qui sostenuto, allego la denuncia presentata il 13 ottobre 2011 che descrive abbondantemente lo stato della situazione, i moventi, gli autori, le responsabilità … i vantaggi… Ormai tutto chiarissimo… l’opera di indagine che spetterebbe agli organi investigativi e alla Magistratura… servita su un piatto d’argento ….. basta solo leggerla… ma evidentemente gli “ordini” sono di disattenderla, ignorarla, oscurarla,

Ecco i coinvolti :
1) Banca IMI S.p.A.
2) Barclays Bank PLC
3) BNP Paribas
4) Citibroup Global Markets Ltd.
5) Commerzbank A.G.
6) Credit Agricole Corp. Inv. Bank
7) Credit Suisse Securities (Europe)Ltd.
8) Deutsche Bank A.G.
9) Goldman Sachs Int. Bank
10) HSBC France
11) ING Bank N.V.
12) JP Morgan Securities Ltd.
13) Merrill Lynch Int.
14) Monte dei Paschi di Siena Capita
l4) Services Banca per le Imprese S.p.A.
15) Morgan Stanley & Co. Int. PLC
16) Nomura Int.PLC
17) Royal Bank of Scotland PLC
18) Societè Generale Inv. Banking
19) UBS Ltd.
20) UniCredit Bank A.G.
Ma cerchiamo di mettere bene a fuoco i vari elementi e concetti primordiali….
Lo Stato è un ordinamento giuridico politico che a fini generali esercita il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Esso comanda anche mediante l’uso della forza armata, della quale detiene il monopolio legale.
Ed anche : Lo Stato-comunità è formato dal popolo, stanziato su un territorio definito, che è organizzato attorno a un potere centrale (comunemente chiamato “Stato-nazione”), principio che è usato nel campo delle Relazioni Internazionali;
O ancora : Lo Stato-apparato (o Stato-organizzazione) è il potere centrale sovrano, stabile nel tempo e impersonale (poiché esiste indipendentemente dalle singole persone che lo fanno funzionare), organizzato in differenti modi, che detiene il monopolio della forza ed impone il rispetto di determinate norme nell’ambito di un territorio ben definito… principio che è usato nell’ambito del diritto internazionale.Infatti Stato sovrano dal latino superanus = che sta al di sopra.
Lo Stato è superiore a ogni altro soggetto entro i suoi confini. Per essere tale, la sovranità deve manifestarsi come “indipendenza” nei rapporti reciproci. Per tale ragione lo Stato è indipendente e sovrano; sovrano al suo interno, indipendente nei confronti degli altri Stati.
Lo Stato è ente sovrano ed originario poiché i suoi poteri derivano solo da sé stesso e da nessun’altro. Non è subordinato ad altri soggetti e quindi è indipendente e sovrano in un ambito definito. Esso si organizza e si struttura ai fini del miglior esercizio del potere.
Ora come si spiega che un ente di potere assoluto si possa deprimere e corrompere a tal punto da dover dipendere da un altro “ente” al suo esterno … quando apparentemente nulla è intervenuto a modificare il suo “Status”….
Questo si può spiegare e capire solo se ci rendiamo conto ed ammettiamo che negli ultimi decenni in particolare,…. Sono stati commessi tutta una serie di artifizi, raggiri, interventi sotterranei e truffaldini a danno dei cittadini e dello Stato… e cioè è stato compiuto nel corso dei decenni un colpo di Stato liquido e diluito nel tempo in maniera del tutto invisibile ed ininterpretabili agli occhi dei più, che nel corso degli anni ha ceduto tutti i Poteri e le Sovranità che erano tutti in dotazione ed uso esclusivo dello Stato ed ha trasferito questi suoi precipui diritti e “domini” ad altri … ed esplicitamente alle grandi società finanziarie internazionali…. Come sopra elencati.
Questo è stato possibile con l’appoggio incondizionato della gran parte delle ultime generazioni di politici e la sottrazione di risorse e di potere ha condotto alla miserevole attuale condizione ….
Oggi ci ritroviamo con l’orrenda metamorfosi dello Stato S.p.a. un mostro giuridico/legislativo del tutto snaturato, informe, bestiale, immondo, non più capace dia assolvere neppure minimamente alle sue funzioni sociali… come sopra schematicamente descritte….. Un’ameba senza anima, senza forza, senza forma, senza speranza, senza futuro, senza risorse… tranne il sangue dei suoi cittadini….
Ma già questo è capacità e risorsa sufficiente per farci riemergere dalla latrina in cui i nostri governanti e la magistratura ci hanno precipitato…
Ma il sangue sta al cittadino…. Come il cittadino sta allo Stato….
…. e uno Stato che abbia Cittadini, Conoscenza, Territorio ha già tutto quel che serve.
Da qui può cominciare la rinascita… basta volerlo.

http://www.albamediterranea.com/index.php?option=com_k2&view=item&id=179:con-chi-si-sono-indebitati-gli-italiani?-di-orazio-fergnani&Itemid=113

-o0o-

A parte il solito profluvio di sangue, metamorfosi, ameba, artifizi, raggiri, interventi sotterranei e truffaldini ecc…
l’unico dato è questo:

Citazione:
Il principale “creditore” è la Francia, che attraverso le banche di “diritto” francese sopra elencate, detiene circa 511 miliardi pari al 30% del debito stesso e al 20% del PIL francese

Vuol dire per cortesia da dove lo ricava?
Anche perchè di “sopraelencato” non c’era niente.

-o0o-

……..ma per carità…..ma è ovvio, no?
gli Italiani sono indebitati con le Banche che hanno la capacità tecnica di sapere stampare delle belle banconote per pochi centesimi e poi rivenderle agli stati al loro valore nominale, con in più un piccolo interesse per la fatica……
e che è vogliamo che sia la Zecca che si prende questo disturbo,
abbiamo i privati di razza pura
così bravi, ma così bravi a Stampare e Addebitare
….
ma quanto ancora pensano di tenere segreta questa MegaTruffa???

—————–o0o—————–

Tutti da Luttwak il sabato sera

domenica 5 maggio 2013
Ieri sera in televisione è successa una cosa sconvolgente. Anni e anni di certezze ideologiche, di delicati equilibri mentali interni che regolano e tengono rigorosamente separati in compartimenti stagni i Buoni dai Cattivi, il lato buono della Forza da quello oscuro, sono di nuovo improvvisamente saltati, come ormai sta succedendo sempre più spesso, frantumati da un evento imprevisto, un cigno nero – ma sarebbe meglio dire un falco – che ci ha sbattuto le ali in faccia facendoci risvegliare dal torpore.
Edward Luttwak, il falco, appunto, quello che per anni abbiamo considerato l’emblema ultimo dell’imperialismo ammeregano ed il suo portavoce presso il volgo della lontana provincia italiana – e lo è ancora, per l’amor di Dio, ci mancherebbe – ha esposto con parole semplici e disarmante pragmatismo americano qual è l’attuale problema dell’Europa e lo ha detto in televisione, in prima serata, di fronte ad una platea di suocere dietro le quali le nuore alle quali far intendere erano ancora più numerose.
Ascoltate questo primo passaggio del suo intervento, nel quale cita (non a caso, credo) una nota opera divulgativa del nostro amato neo premier Lettanipote.

“Questo euro di cui si muore”. Pazzesco. Avrete notato l’incredulità e la stizza che si dipingeva in diretta nei volti dei piddini presenti, alle parole del falcone. Ebbene, ascoltate ora (sono immagini e parole forti, rimanete seduti e calmi, respirate lentamente, è tutto ok) la risposta di Sergio Cofferati, ex capo della CGIL, uno teoricamente de sinistra, che ultimamente hanno scongelato dalla crioconservazione per mandarlo in sala rianimazione nel tentativo di risvegliare il PD in coma parlandogli e raccontandogli le favolette sull’Europa, il fogno europeo, gli Stati Uniti d’Europa e il nostro tesssoro, l’euro.
Ascoltate e stupite:

I padri fondatori dell’Europa. Cioè quei bei tomi della sinistra europea, affossatori dei diritti delle classi lavoratrici europee per conto e su commissione delle élite privilegiate, tra i quali colui che i piddini hanno recentemente fatto finta di voler far diventare Presidente della Repubblica; l’eurodaddy per eccellenza, Romano Prodi.
Le menzogne sulla gratitudine per i vantaggi eccezionali dell’euro all’Italia, ai quali non credono intimamente più nemmeno i più pasdaran tra i liberisti alle vongole nostrani. La solita menata della liretta che avrebbe avvantaggiato solo la FIAT (ah, Sergio, rimembri ancor!) e impoverito la vedova, l’orfano e il proletario (per citare Bagnai). La svalutazione sistematica, la liretta sottoposta alla speculazione, il debito pubblico. Il 1992-93 che furono “anni di virtù che portarono poi alla nascita dell’euro”. (AIUTOOO!!)
Qualche anima buona chieda a Cofferati come spiega, con parole sue, quest’esplosione del rapporto debito/PIL e come esso si concili con la virtù teologale del chissaccheccosa
Cofferati in pochi minuti non risveglia il PD, che ormai è in coma depassée – volgarmente, è andato – ma distrugge, già che c’è, ciò che resta della dignità della sinistra, svelandone, se ce ne fosse ancora bisogno, l’oscena attitudine al tradimento ed all’inganno nei confronti delle proprie classi di riferimento. Senza contare che il Cinese ci toglie ogni residuo dubbio sul ruolo della sinistra italiana di fenomenale collaborazionista e volonterosa carnefice al servizio di chi ci sta uccidendo, l’euronazismo. Con loro che in cambio hanno il permesso di salvarsi un po’ di robba prima del saccheggio finale.
Ascoltate il falcone Luttwak come risponde al Cinese. Facendogli notare che, mentre loro pensano a come fare gli Stati Uniti d’Europa senza danneggiare troppo la Germania, tra una quindicina d’anni, il disoccupato intanto muore. Non volete dargli un bacio in bocca?
Ma ancora più devastante è stato il passaggio in cui Luttwak ha spiegato perché l’IMU è una provvedimento regressivo e arbitrario. Un siluro che ha centrato in pieno il cuore governativo del sistema, dal PD collaborazionista, al PDL che prima regge il sacco a Monti per un anno e poi strepita per l’abolizione dell’iniqua gabella. Fino al professorone della Bocconi ridotto in nanosfere.

Insomma, una cosa veramente inaudita. Un’inversione dei poli magnetici ideologici.
Possiamo discutere fino a domani di come forse la chiave per interpretare l’uscita antieuro di Luttwak sia motivata dalla considerazione che “la crisi europea sta mettendo in difficoltà il mondo intero” e quindi si tratti ancora una volta di pragmatismo dettato dalla necessità di difendere interessi americani e globali. Difesa non certo nel senso idiota dell’invidia per una moneta forte che intendono i piddini e gli stolti, ma in quello del “facciamo qualcosa prima che ‘sti pazzi facciano saltare anche noi”.
Possiamo parlare del fatto che il fanatismo monetario che Luttwak definisce come tipicamente europeo, dalle parti di Chicago ha avuto molti autorevoli sostenitori nella corrente liberista dell’economia.
Oltre a quello dell’euro c’è infatti anche il problema del contemporaneo fallimento delle teorie economiche che per decenni hanno imposto il principio della deregolamentazione e del primato della finanza sull’economia, oltre alla distruzione sistematica del principio dello Stato come principale regolatore economico. Luttwak è falco ma anche volpe, questo lo sa benissimo.
Tuttavia, ciò che è innegabile è che Luttwak ha esposto il fatto che la sinistra italiana sta difendendo e presto sarà l’unica a farlo, un sistema fallimentare e dannoso per non solo l’Italia ma l’intera Europa. E ciò mentre in Europa cresce ogni giorno il numero delle voci contrarie a questa follia, perfino a sinistra.
Tra le innumerevoli sfumature di grigio di questa maledetta stagione dell’euro, ci mancava solo l’esperienza del sogno bagnato con protagonista il falcone neocon.

A chi interessa, qui c’è la puntata integrale.

-o0o-

“Ascoltate il falcone Luttwak come risponde al Cinese. Facendogli notare che, mentre loro pensano a come fare gli Stati Uniti d’Europa senza danneggiare troppo la Germania, tra una quindicina d’anni, il disoccupato intanto muore. Non volete dargli un bacio in bocca?”

Di Luttwak si può dire tutto, ma non che non sia intelligente.

Il discorso che ha fatto sulla disoccupazione generata dal supermarco (l’euro) non è nè di destra, nè di sinistra ma solo puro buonsenso.

In attesa che l’Europa diventi gli Stati uniti d’Europa, come si illudono i braccobaldi della sinistra, i disoccupati dei paesi deboli possono crepare di fame felici e contenti.

-o0o-

E’ semplicemente incredibile il modo in cui Cofferati riesce ad affermare cose da analfabeta economico di fronte a milioni di spettatori senza nessuno che evidenzi la figura infima che sta facendo. Non solo sostiene che l’economia italiana fosse sostenuta da “continue svalutazioni” (quando è noto a tutti che quelle svalutazioni erano dei normalissimi riallineamenti di un cambio bloccato artificialmente con la Germania), ma arriva ad imputare a queste svalutazioni la causa del debito pubblico quando le cose sono esattamente all’opposto: è il tentativo di tenere il cambio bloccato (e quindi sopravvalutato) che costringeva ad alzare i tassi e quindi il debito pubblico!

-o0o-

il POTERE tedesco è dai tempi di federico II il grande alla ricerca del dominio e non indietreggia di fronte a nulla e nessuno. alla fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta ha riconosciuto, probabilmente per primo al mondo, che il modo di produzione capitalistico era entrato definitivamente in crisi, per cui ripiegava sulla finanza per realizzare il plusvalore, e quindi potere sul mondo, che ha da sempre pianificato. il POTERE tedesco ha quindi, sul nuovo sviluppo capitalistico impresso dal capitale anglo-americano, scatenato una guerra finanziaria contro tutto e tutti, contro i tutti suoi concorrenti, e in primo luogo italia e francia, nel migliore schema di von clausewitz: la guerra è in primo luogo guerra politica e finanziaria e laddove la resistenza sia decisa, si passa alla guerra militare. il POTERE tedesco in questo momento sa di non poter far guerre militari, ma sa che con l’euro e la sua politica mette in ginocchio prima il sud europa e poi gli stati uniti, aumentando cosí la sua influenza, e quindi dominio, sul mondo. luttwak dice quel che dice perchè gli stati uniti hanno riconosciuto la politica del POTERE tedesco, e a questo modo manda un messaggio indiretto al POTERE tedesco, forse sperando di convincere i neo- repubblichini italiani a svegliarsi ed agire di conseguenza. come andrà a finire?

—————–o0o—————–

Grecia: caserme come prigioni per i debitori dello Stato

La nuova idea del governo di Samaras: «Carceri più umane per gli insolventi». Per cinquemila euro si rischia un anno

Cinquemila euro di debiti con lo Stato? Il rischio è la reclusione fino a un anno. Il nuovo piano del governo greco punta a recuperare fondi e rinchiudere gli evasori in caserme trasformate ad hoc con «condizioni più umane». Ad annunciarlo il vice ministro alla Giustizia Kostas Karagkounis durante un’audizione in Parlamento. L’idea è appunto trasformare un sito per rinchiudere gli insolventi. Si parla di un campo di addestramento militare nella provincia di Attica.

IN CARCERE – La legge, entrata in vigore a febbraio, parla chiaro: se entro quattro mesi chi ha debiti superiori a cinquemila euro non ripaga, rischia il carcere fino a un anno. Per diecimila euro almeno sei mesi e così via. Il cittadino può anche pensare di rateizzare, ma se salta un pagamento, ecco che può finire nel campo. Certo, separati da chi ha commesso crimini più efferati, ma pur sempre in una sorta di prigione. Cambiare la destinazione d’uso di un campo è stato necessario, si legge nelle dichiarazioni, a causa del sovraffollamento nelle carceri. E per trattare «meglio» i debitori.

PARLAMENTO -Insomma il governo Samaras cerca di recuperare fondi e combattere l’evasione fiscale con ogni mezzo. Qualcuno crede che sia più che altro una provocazione e una maniera per spaventare i cittadini, spingendoli a pagare. Ma settimana scorsa Karagkounis ha confermato che il progetto andrà avanti.

Benedetta Argentieri
bargentieri@corriere.it

http://www.corriere.it/esteri/13_aprile_22/grecia-prigioni-debitori_481e0146-ab2c-11e2-8dd6-b5ff5800dec2.shtml

——————-o0o——————

5 maggio 2013 | Autore

grecia_bambini in stradadi Luciano Lago

Atene. Arrivato in Grecia per una ispezione il commissario ONU per i Diritti Umani, nella sua conferenza stampa, ha dichiarato che “ le condizioni d’austerità imposte al paese (dalla Troika di Bruxelles e dalle banche creditrici) stanno minando i diritti umani della popolazione”.

Questo quanto affermato da mr. Cephas Lumina, esperto inviato dalle Nazioni Unite, dopo aver girato per due settimane il paese in lungo ed in largo per accertarsi delle condizioni reali nelle quali vive la popolazione e per capire quale sia stato l’effetto della crisi e delle misure di austerità sull’esercizio delle garanzie fondamentali quali quelle economiche, sociali e culturali che sono proprie di una società civile.
Lumina ha dichiarato che oltre il 10% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta, che la disoccupazione fra i giovani è arrivata oltre al 59% della forza lavoro, che un terzo della popolazione manca di qualsiasi forma di assistenza medica, che nel paese non esiste una rete di assistenza sociale. Ha spiegato inoltre che il programma di austerità imposto dal governo è stato varato nel contesto di un sistema di protezione non adeguato per fronteggiare l’impatto delle misure di austerità che hanno avuto l’effetto di moltiplicare la disoccupazione, i tagli ai salari ed il forte aumento delle imposte.
Nel corso del 2010 la Grecia era stata costretta , per evitare la moratoria, dalla BCE e dal FMI e dalla Commissione Europea a varare un programma di tagli alla spesa pubblica per ottenere un possibile riscatto finanziario ed allo stesso tempo un piano di riforme strutturali per ridurre il deficit fiscale. Nonostante queste misure l’economia si è ulteriormente contratta per il 25 % circa e la recessione si è aggravata e si è verificata la fuga dei capitali dal paese.
La situazione dimostra chiaramente che le misure adottate, essendo troppo rigide, hanno provocato una contrazione dell’economia e pesanti costi sociali per la popolazione, oltre all’alta disoccupazione, un elevato numero di senzatetto (più di 25.000) povertà diffusa e forte diseguaglianza sociale. Su un totale di 1,3 milioni di disoccupati solo 160.000 persone ricevono i sussidi di disoccupazione, ha detto Lumina, mentre tutti gli altri non godono né di sussidi né di assicurazione sanitaria. Particolarmente grave la situazione delle tante famiglie con bambini, alcune di questi vivono sotto la soglia di povertà ed i bambini risultano denutriti.
Gli ospedali sono pochi e carenti, mancano le medicine e le attrezzature per le cure mediche indispensabili tanto che si è registrato un alto numero di decessi fra i malati e le persone anziane.
I diritti umani fondamentali rischiano di essere soppressi in conseguenza di queste politiche di austerità, delle avvenute liberalizzazione e delle privatizzazioni imposte al paese ed attuate dal maggio del 2010.
Tragica poi la situazione degli immigrati presenti nel paese (circa 470.000 senza permesso di soggiorno) in quanto soggetti a sfruttamento ed abusi , vivendo in condizioni precarie e soggetti ad attacchi razzistici.
Dopo aver fatto queste considerazioni il commissario ONU ha chiesto inutilmente alla Troika di Bruxelles di includere i diritti umani nel programma di austerità della Grecia ma, nonostante che il rapporto di Lumina sia scioccante e siano necessarie azioni immediate per porre fine alla distruzione del popolo greco, la sua relazione finale non verrà sottoposto al Consiglio sui Diritti Umani dell’ONU prima di marzo del 2015, senza che l’Europa e le autorità di Bruxelles e Francoforte provino la benchè minima vergogna!

Alla luce di quanto si sta verificando in Grecia, un vero è proprio annientamento della popolazione greca e della società civile, viene spontaneo farsi delle domande: questa è l’Europa che si voleva costruire, dove sarebbero i vincoli di solidarietà che dovrebbero unire i vari paesi, queste le politiche che dovrebbero produrre la crescita e preoccuparsi del benessere dei cittadini? Sembra piuttosto che l’unica preoccupazione dell’oligarchia europea in Grecia, come anche in altri paesi, sia solo quella di mettere a posto i bilanci delle banche e garantire la stabilità finanziaria a scapito non solo del sistema economico del paese ma anche dei diritti umani fondamentali . Al di sopra dei popoli si erge l’ombra della BCE, della Commissione Europea con i suoi funzionari dediti alla lettura dei bilanci e incapaci di accorgersi dei drammi che causano con le loro decisioni, calpestando i diritti dei popoli, la sovranità nazionale ed imponendo condizioni punitive e disumane .
La questione viene oggi sottaciuta dai media poiché non si vuole “disturbare” l’opinione pubblica e soprattutto gli interessi del partito unico trasversale, quello dell’euro che accomuna in Italia Centro Sinistra e Centro Destra, entrambi succubi dell’eurocrazia di Bruxelles.
La Grecia ha perso tutte le sue industrie, gli armatori che una volta erano la forza del paese, tutti trasmigrati all’estero, ha perso migliaia di giovani emigrati all’estero in cerca di lavoro, si appresta a vendere anche le isole per ripagare il debito accumulato con le banche, non gli rimane che uno scatto di dignità e richiedere una fuoriuscita dal sistema dell’euro ed un concordato sul debito ma fino a quando al governo del paese ci sarà Papademos (il Monti greco) associato con l’elite finanziaria europea e fiduciario di questa, sarà difficile che questo avvenga.
Possiamo apprendere la lezione che ci viene da quel paese e prepararci al destino che potrebbe attenderci.

http://www.elmercuriodigital.net/2013/05/cephas-lumina-las-condiciones-del.html

http://www.telesurtv.net/articulos/2013/04/26/enviado-de-la-onu-a-grecia-advierte-que-en-ese-pais-se-vulneran-los-derechos-humanos-1014.html

——————o0o——————

LA CRONACA DEI FALLIMENTI DELLO STATO GRECO E LA CRISI OGGI

FONTE: COMEDONCHISCIOTTE.ORG

Riceviamo dalla Grecia e volentieri pubblichiamo.

Trascrizione e adattamento di una conferenza pubblica tenuta ad Atene dall’economista Dimitris Kazakis.

Il nostro primo fallimento, fallimento vero e proprio come Stato, si verificò nel 1827. Il primo atto che fece il governatore Kapodistrias fu di dichiarare il fallimento dei cosiddetti “crediti per l’indipendenza”, i quali naturalmente non erano né prestiti né erano stati dati per l’indipendenza del paese. Il protocollo di Londra nel 1830, redatto dalle maggiori potenze, in contumacia naturalmente dei Greci, imponeva infatti con l’articolo 6, che le grandi potenze potevano intervenire militarmente nel paese quando volevano per fare ciò che volevano.

Il secondo fallimento è del 1843. Allora ci fu la rivolta popolare del 3 settembre 1843 che pretese ed ottenne la Costituzione. Siccome però lo Stato greco non era in grado di pagare o di venire a un accordo con i suoi creditori, gli fu imposta la prima occupazione, che ci fu nel 1853, quando inglesi e francesi sbarcarono 15.000 Marines al Pireo e rimasero in Grecia per quasi 10 anni. 10 anni di un’occupazione sanguinosa e la ragione era l’impossibilità di bilancio, il pagamento cioè del debito agli strozzini, alle Grandi Potenze. Chi conosce la storia sa che abbiamo avuto la nostra Rivoluzione d’Ottobre nel mese di ottobre del 1862, quando il popolo insorse, spazzò via i partiti dell’occupazione, quello inglese e quello francese, cacciò Re Otto e creò le condizioni per una nuova Costituzione, un nuovo principio costituzionale, considerato come il più democratico in Europa al momento. Il popolo ha sempre fatto il suo dovere.

Il terzo fallimento è il primo documentato nei libri di storia, il ben noto “purtroppo siamo falliti” del premier Trikupis nel 1893. Il governo andò a negoziare con gli obbligazionisti dicendo in pratica che “Vi possiamo dare tutto quello che volete, tranne che per due cose: la sovranità del paese e il tesoro pubblico”. Naturalmente gli obbligazionisti non accettarono e, complice il palazzo reale che possedeva obbligazioni greche, provocarono la guerra greco-turca del 1897 che era stata impostata dall’inizio al fine di porre la Grecia sotto il Controllo Economico Internazionale (CEI) nel 1898. Siccome i creditori vollero essere pagati in oro, per la prima volta venne introdotta nella letteratura economica del paese l’idea di valuta forte e si creò la dracma d’oro. Così inizia un nuovo ciclo vizioso di prestiti, nuovi terribili prestiti, perché la Grecia doveva sostenere l’oro.

Sotto il regime del CEI e del Comitato Fiscale della Società delle Nazioni che, più tardi, aveva intrapreso la supervisione del paese, arriva il nuovo fallimento, il quarto, nel 1932, sotto il premierato di Tsaldaris. Ancora una volta le stesse storie, ancora austerità, chiusi i due terzi delle scuole di quel tempo per pagare i creditori, licenziati più di due terzi degli insegnanti nel paese, la metà dei dipendenti dell’amministrazione pubblica, vietato il sindacalismo pena l’ “ιδιώνυμο” (NdT – idionimo = legge per la quale si finiva direttamente e senza processo in carcere preventivo) sopratutto nel settore pubblico.

A questo punto è bene ricordare il meccanismo del debito: su un prestito di, per esempio, 100 franchi di oro nominali, il tasso di interesse veniva calcolato sui 100, i creditori però trattenevano una percentuale di circa 20-30%, a seconda di come veniva valutata la “garanzia di buona condotta nel pagamento del debito”. Così il prestito erogato non superava il 50% del valore nominale originario. Poi hanno riportato il re (NdT – era stato obbligato ad abdicare dopo la disfatta in Asia Minore nel 1922) il quale faceva gli interessi degli inglesi, quindi portò il paese sotto la dittatura di Metaxas. La prima cosa che ha fatto Metaxas fu mettere le mani sulle riserve dell’IKA (NdT – il greco INPS) di recente istituzione, opportunamente dotato e di buona prospettiva. Si prese anche quello che ha trovato nelle banche, più le riserve del Tesoro e ha pagato i finanzieri francesi e britannici.

Dopo la 2a Guerra Mondiale ci fu una generale richiesta agli Alleati, sostenuta anche dal primo presidente della Banca di Grecia dopo la liberazione, Senofonte Zolotas: cancellare i debiti prebellici. Se non altro, per il contributo dato dal paese alla vittoria degli alleati.

Naturalmente non solo non hanno cancellato i debiti, ma dopo 15 anni di continue pressioni ed estorsioni senza precedenti, siamo arrivati al 1964, quando ebbe luogo la regolazione finale dei debiti prebellici. Sotto il governo di George Papandreou (NdT – nonno del famigerato George Papandreou che 3 anni fa ha portato la Grecia al disastro definitivo. Chi ha detto che in Grecia è stata abolita la monarchia?), il ministro delle Finanze Costantino Mitsotakis ha firmato il peggiore fino ad allora contratto di prestito: Riconosciuto il totale dei debiti di prima della guerra del paese dal 1881 in poi. Al valore totale, senza tener conto di ciò che era stato già pagato fino ad allora. Senza tener conto delle due bancarotte ufficiali del 1893 e del 1932. Riconosciuti al totale gli interessi di dilazione di pagamento riportati ai valori del 1964 ed accresciuti del 71% a causa del rischio di credito, della mancata “serenità mentale”, subita dagli istituti di credito. Tempo di pagamento anni 45.

Poco dopo è arrivata la giunta dei colonnelli la quale, per presentare bassi livelli di debito, lo faceva pagare fuori bilancio. In due modi principali. Gli istituti di credito esteri e le grandi potenze nascoste dietro chiesero due cose. Cessione del Mar Egeo, da cui il tentativo di ripristinare (quello che sta facendo ora il governo) la “istituzione di superficie”. La cosa però non gli riuscì allora, perché cadde il regime. E in secondo luogo, la cessione di Cipro. Ci sono dei documenti, anche pubblicati, dove la cessione o tragedia di Cipro coinvolge anche parte del vecchio debito greco. In cambio la giunta ha aperto la porta per l’invasione turca a Cipro (NdT – È cosa comune ormai in Grecia che la giunta non solo diede il pretesto alla Turchia con il golpe contro Makarios che tentò pure di assassinare, ma che addirittura facilitò l’invasione dell’isola).

Con il ripristino della democrazia nel 1974, i governi cominciarono a caricare il debito sulle imprese pubbliche. C’è un rapporto del 1985 dove si afferma che l’allora statale ΔΕΗ (NdT – DEI con l’accento sulla i, l’ENEL greco), per ogni 1.000 dracme prese in prestito ne incassava in realtà una (1). Tutto il resto erano requisiti fuori bilancio per il pagamento dei debiti. In quel periodo inizia un indebitamento onerosissimo per far fronte ai bisogni di governi e partiti. Per esempio, nel 1977 un consorzio di banche dalla Francia conclude un prestito con il governo greco, dove a parte le spaventose condizioni usuraie imposte alla Grecia, il paese è sottoposto alle seguenti condizioni.
Primo. Quante fregate comprerà dalla Francia.
Secondo. Quale volume di prodotti tessili comprerà da Lacoste e da società francesi, cosa che comporta la distruzione fisica del tessile greco, un settore industriale molto sviluppato al momento.
Successivamente sono stati effettuati altri simili accordi di prestito, come per esempio quello del 1987 con il gruppo di Mitsubishi Funds, che ci ha obbligati a comprare una serie di programmi televisivi inutili e dannosi per i bambini.

Ma sopratutto la vera catastrofe deriva dal nostro rapporto con la CEE, che genera enormi deficit a partire dal 1984 e da una politica letteralmente di assoluzione dei responsabili del saccheggio di questo paese e di distruzione del settore industriale, soprattutto attraverso le cosiddette “industrie problematiche”. Stiamo parlando di 340 o circa 370 imprese industriali del paese, l’elite dell’industria greca. L’importo che era dovuto, la somma cioè che i precedenti proprietari avevano caricato su queste grandi industrie e aziende di produzione, era in media circa 12 volte il capitale sociale della società ed era stato trasformato in prestito non restituibile. Il governo allora prende tutti questi debiti al bilancio, assolve i vecchi proprietari e continua per 10 anni a gestire queste aziende facendole funzionare sotto regime o non facendole funzionare affatto. Paga lo stipendio ai dipendenti in cambio del loro voto. Questo fatto da solo ha catapultato il debito nazionale, perché c’era un solo modo per trovare questi soldi. Soltanto coi prestiti. Il risultato è quello di raddoppiare il debito del paese entro quattro anni.

Segue il primo governo di Nuova Democrazia dopo gli otto anni del PASOK. E subito il secondo grande successo di Mitsotakis (NdT – quello del 1964). Nei soli tre anni del suo premierato è riuscito a battere il record mondiale di indebitamento di un paese, quadruplicando in termini assoluti il debito greco. E come se ciò non bastasse, ha anche trasformato la natura del debito da interno ad un debito verso l’estero, in valuta forte.

Così siamo arrivati alla vigilia dell’euro con i governi di Kostas Simitis (NdT – Personaggio molto discusso e molto oscuro, con legami forti ed influenti con la Germania) che riesce a convertire l’intero debito e soprattutto quello interno che fino ad allora era circa l’80% del debito pubblico espresso in dracma, in debito estero in valuta forte, l’euro. E noi sappiamo che in ogni caso è più facile affrontare il debito nazionale, perché nessuno Stato va in bancarotta a causa di un debito nella propria valuta. Da allora gli economisti sapevano che il conto alla rovescia era iniziato.

E poi accadde che l’economia cominciò a vivere un’ incredibile crisi di liquidità a lungo termine. Se vedete i dati dal 2001 fino al 2004 che abbiamo avuto le Olimpiadi, ogni anno c’è stata una riduzione della circolazione monetaria, mentre sarebbe stato normale il contrario. Cioè con l’aumento del PIL dovrebbe aumentare anche la circolazione monetaria. Con un aumento del prodotto interno lordo che il paese produce, analogamente aumenta la circolazione monetaria. Invece abbiamo avuto un calo. Un soffocamento spaventoso. Questo perché la Banca centrale europea che emette la valuta non ha ritenuto che doveva darci più moneta. Che cosa copriva questo deficit di valuta in circolazione? Surplus commerciale non avevamo, e neppure la nostra moneta. Che cosa rimaneva? Naturalmente i prestiti. Ogni anno e per 10 anni, il “miracolo economico”, come lo chiamavano, la “forte Grecia” cresceva in media del 4% ed infatti il tasso era estremamente importante rispetto alla media dell’Unione europea. Dimenticarono di dirci però che per ogni aumento del 4%, il debito pubblico saliva del 18%. Ci stavamo cioè indebitando ulteriormente per avere l’espansione del PIL.

Nel frattempo la vera economia, la sua base produttiva, andava a pezzi. L’economia rurale, lo sottolineo, in Grecia non nei Paesi Bassi, in Germania o in Svezia, in Grecia, partecipava al PIL per un misero 3%. Cioè avevamo meno partecipazione della nostra economia agricola in termini di PIL di quanto non faccia l’Olanda. E il coinvolgimento dell’industria e della produzione in generale solo per il 13% nel momento che la produzione media UE si aggira al 35%. Abbiamo un’economia di servizi parassitari e improduttivi. Formata principalmente all’interno dell’euro ma anche prima, solo che l’euro ha accelerato questa tendenza. Tutto questo ha catapultato ad un record storico il nostro disavanzo esterno.

Allo stesso tempo, la famiglia media sta vivendo un’austerità che dura in realtà da più di due decenni. Sostanzialmente dal 1984 la famiglia lavorativa greca vive in sistematica frugalità. Negli ultimi 10 anni, e questo è un nuovo record storico, abbiamo un risparmio col segno negativo. Solo nel 2009 sono stati persi 28 miliardi di risparmi dall’economia greca. E come sapete, sotto qualsiasi regime, se non ci sono risparmi in banca, se non vi è una maggiore propensione al risparmio, cioè reddito disponibile che rimane quando ho soddisfatto tutti i miei bisogni essenziali per poterlo mettere in banca, non si può finanziare una crescita economica robusta. Siamo arrivati al punto che il reddito medio disponibile delle famiglie per un decennio intero, è inferiore a quello della spesa per i consumi di base che la media famiglia greca dovrebbe poter fare. Questo non accade altrove in Europa, in nessun altro luogo, neanche nei paesi degradati dell’ex blocco orientale. In poche parole per più di 10 anni il reddito medio delle famiglie non è bastato per soddisfare le loro esigenze di consumi di base. Così si sono rivolte ai prestiti. Il risultato: nel 2010, il 77% del reddito disponibile medio lo dobbiamo alle banche.

In queste condizioni siamo giunti alla “bomba” internazionale del 2008. Naturalmente le banche che come investitori istituzionali giocano con i soldi sono cominciate a crollare, ma qui ci dicevano, il governo ci diceva, immagino lo ricorderete, che, certo, c’era una crisi globale, ma noi non abbiamo paura, siamo “trincerati nell’euro”, siamo “fortemente schermati”, ecc.

Poi nel gennaio 2009, come ogni anno, il governo è andato a vendere i titoli di Stato greci per raccogliere fondi per nutrire i terribili bisogni che ha lo Stato. E nessuno comprava. E c’è stato il panico generale. Improvvisamente l’allora Primo Ministro e il Ministro delle Finanze hanno scoperto la crisi. E si è rivelato quello che qualcuno sapeva già, cioè che il re è nudo. E non solo, ma anche che non vi era alcuna possibilità di riparare o di affrontare il problema del debito. Perché negli ultimi 10 anni, nei 10 anni dell’euro, l’indebitamento totale dello stato greco fu pari a 490 miliardi di euro. Di questi sapete che cosa abbiamo pagato? 450 miliardi per i debiti che trasciniamo dietro nei secoli. Cioè nell’arco di 10 anni abbiamo pagato 1,5 volte il debito che abbiamo avuto il 31/12/2009. Ne rimangono altri 40. Di questi 40 circa da 18 a 20 è il deficit accumulato in 10 anni del bilancio dello Stato. E gli altri 20 non sappiamo dove sono andati a finire. Non lo sappiamo. Perché nel computer esce il numero ma non c’è nessuna giustificazione. Alcuni se li sono portati via. Chi li ha presi?

Quando si è scoperto che il paese si trovava in stato fallimentare si sono messi a tremare tutti in Europa, perché se la Grecia avesse dichiarato fallimento, come aveva il diritto di fare, il trattato di Lisbona glielo permetteva, se procedeva alla regolazione unilaterale dei suoi debiti, al momento, nessuno poteva fermarla. E non poteva fermarla per il seguente semplice motivo. Quando presti dei soldi ad un individuo o una azienda, e il debitore non può pagare cosa fai? Lo metti in liquidazione, gli prendi quello che c’è di patrimonio ecc. e tutto finisce li. Con uno Stato non si può fare lo stesso. E questo è il più grande incubo degli istituti di credito fin dal 19o secolo. Che cosa succede se lo Stato decide di non pagare? Niente. Non gli puoi fare niente, uno Stato non può essere trattato come un debitore qualsiasi.

Lo Stato ha l’immunità a causa dell’esercizio della sovranità nazionale. Questo secondo il diritto internazionale. È il nocciolo duro del diritto internazionale. E siccome questo nell’eurozona lo sapevano hanno invitato a Bruxelles i leader, dell’allora governo e del futuro governo e gli hanno fatto un discorso cosi: “Qui siamo in una posizione molto difficile. Che prevalga l’euro”. E perché dietro la Grecia venivano gli altri, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia, Belgio e Francia, hanno detto che “dobbiamo creare subito un meccanismo che non consente direttamente agli Stati e naturalmente ai popoli di imporre unilateralmente la cancellazione o la regolazione o qualsiasi cosa che faccia perdere soldi alle banche”. E così hanno messo su questa storia in Grecia perché sapevano che avevano a che fare con un sistema politico servile e ricattabile, al quale potevano imporre qualsiasi cosa. Cosi c’è stato il cambiamento di governo (NdT – Autunno 2009, Papandreou al governo). Naturalmente siccome nessuno fa niente per niente, hanno messo in scena questo saccheggio con gli spreads, i tassi di interesse e tutto il resto che abbiamo visto durante quei mesi e gli speculatori ci hanno guadagnato circa 17 miliardi di profitti e da lì cominciò la giostra per andare a finire nel meccanismo di sostegno. Certamente il meccanismo di sostegno dell’euro non ha nulla a che fare con il meccanismo di sostegno nel paese.

Quello che interessava loro non era tanto il Memorandum ma il Contratto di Prestito. Dire che hanno costretto il governo a firmarlo è un eufemismo. Mi capita, per ragioni professionali, di conoscere del personale del FMI che in quei giorni rideva. Mi dissero che non ebbero il tempo a, per così dire, redarre il Contratto e lo ebbero indietro già firmato. Avevano creduto che ci sarebbe stato qualche tipo di negoziato e per questo motivo avevano formulato alcune cose in modo estremo in modo da poterle tagliare in seguito. E invece è stato firmato dal governo Papandreou senza alcuna esitazione. La stampa internazionale commentò molto forte, alcuni analisti si domandarono “che tipo di governo si ha in Grecia”.

Il Contratto di Prestito prevede che la Grecia rinuncia irrevocabilmente e incondizionatamente all’immunità a causa dell’esercizio di sovranità nazionale. Il 6 maggio 2010 viene approvata la legge del Memorandum da parte del parlamento greco, e due giorni dopo, l’8 maggio, con un emendamento su un disegno di legge già votato dalla Camera, è ammessa solo con la firma del ministro l’applicazione del Contratto di Prestito. Di certo io che mi occupo per circa 10 anni di cose simili vi posso assicurare che non esiste un evento o un accordo di questo tipo, non solo nella storia di questo paese ma neanche in quella internazionale, dall’inizio del 19° secolo, nessun paese o colonia ha mai firmato una cosa del genere.

Neppure Tsolakoglou (NdT – Generale dell’esercito e il primo Quisling greco durante l’occupazione nazista). Durante il suo processo si difese dichiarando “Quando mi è stato chiesto da parte di Hitler, di firmare la dissoluzione del paese come unico, indivisibile e sovrano, ho rifiutato”. E ora, in circostanze normali, sotto una supposta democrazia parlamentare, abbiamo eletto un governo che ha dato tutto il paese ai creditori stranieri? E sapete che cosa significa in pratica?

Primo. Il paese si spoglia di tutti i diritti naturali che un debitore ha nei confronti del creditore. Anche di quelli di una persona fisica.

Secondo. Sulla base del Contratto di Prestito la Grecia non è autorizzata ad andare a fonti di terze parti per trovare i soldi e pagare i suoi creditori. Cioè, se per caso un futuro governo richiedesse il Prestito di Occupazione dai tedeschi, una richiesta che è insindacabile e deve essere soddisfatta subito, i circa 160 miliardi, che è il valore attuale stimato del Prestito di Occupazione, non potrebbero essere usati per pagare questi signori.

Terzo. I creditori hanno però il diritto, in tutto o in parte, di assegnare le loro pretese di debito nei confronti della Grecia a terzi. E vi voglio fare un esempio che non è mio, ma è stato formulato da costituzionalisti come Kasimatis e Chrysogonos. Certo, è uno scenario estremo ma, vedete, l’hanno firmata questa cosa. Bene i costituzionalisti hanno detto quanto segue. Supponiamo che l’Olanda venda i suoi requisiti di debito alla Turchia e la Turchia vincola l’Acropoli e ci mette la sua bandiera sopra. Perché revoca dell’immunità nei confronti dell’esercizio della sovranità significa l’abbandono della proprietà pubblica dello Stato, dell’intero territorio nazionale, del suolo nazionale. E anche della proprietà privata dei cittadini. E di cose come un pegno o ipoteca sull’armamento delle forze armate del paese. Questa cosa è fenomenale. Mi ricordo di un broker americano, che aveva scritto sul New York Times un articolo che diceva “Questa firma è il suicidio nazionale del paese.”

Quarto (e peggiore). Sulla base degli usi e costumi internazionali, sui mercati internazionali, il Contratto di Prestito rientra nella famosa “parità di condizioni tra gli istituti di credito”. Vale a dire che essa si applica a qualsiasi finanziatore indipendentemente dal fatto che abbia firmato questo Contratto di Prestito o meno. Se cioè questo Contratto di Finanziamento verrà eseguito fino al termine, qualsiasi creditore dello Stato greco può utilizzarlo come un precedente giuridico e richiedere gli stessi termini, gli stessi obblighi statali verso di lui, anche se non è incluso nel contratto iniziale. Questo si chiama Pari Passu ed è un termine di significato giuridico che significa “Una cosa che si applica ad uno, si applica a tutti.”

Questa cosa non dovevamo conoscerla noi, né il Parlamento naturalmente, quindi non è mai andata in Parlamento, è andata solo al Preparativo parlamentare e vi rimase. Certamente in Parlamento può essere trovato il tutto, ed è anche pubblicato oggi. Non è stato ratificato, ma da quello che hanno deciso è già in esecuzione.

Cosi è stata applicata la politica del Memorandum, politica non tanto per creare dei surplus per pagare gli ammortamenti. Sanno molto bene che questo non è possibile. Ogni anno il pagamento del debito ci costa dal 35 al 40% del PIL. Questa cosa non può essere pagata. È impossibile. Lo sapevano. Ma se avessimo saputo quello che doveva essere fatto, se ci avessero detto nel gennaio 2010 “ci mettiamo le mani sulla proprietà pubblica”? Ci sarebbe stato un finimondo. Così che cosa hanno fatto? Hanno portato la gente alla disperazione, allo sconforto, al vivere alla giornata, pensando alla disoccupazione, alla sopravvivenza dei figli, della famiglia, e poi, domani porgli il seguente dilemma, quello che ha detto il Sig. Olli Rehn 3 settimane fa, dopo che l’ 11 marzo era stata decisa la vendita di 50 miliardi di beni pubblici. Che cosa ha detto? “O si vende o perdete gli stipendi dei prossimi 10 anni”. Questo è un dilemma da usurai. O si vende o si perde ciò che è rimasto delle pensioni e dei salari. Per forzare la gente a dire “E sia, vendete qualcosa pur di non perdere quello che mi è rimasto”. E allo stesso tempo un intero sistema di propaganda sta cercando di convincere la gente che siamo ricchi. Un’altra Arabia Saudita. Che ci costa dare i 350 miliardi del debito?

Ora la situazione va di male in peggio. A 8 mesi dall’attuazione del memorandum abbiamo avuto un calo di 10 anni per l’economia e i redditi sono scesi a livello del 1974 in termini reali. Gli anni a venire saranno ancora più difficili. Siamo nel processo preliminare.

A mio parere ciò che dobbiamo fare è un vero, autentico, robusto fronte popolare che chiederà una ridefinizione di tutte le condizioni politiche del paese. Cioè il rovesciamento del sistema politico e la creazione di nuove condizioni di un nuovo potere che richiederà:

La denuncia del Contratto di Prestito e dell’intero edificio eretto su di esso, così da poter salvare dalla forca il popolo greco e costruire un nuovo tipo di corso per il paese. Un nuovo tipo di potere che rifletta gli interessi reali dell’esponente autentico di questo paese che è colui che lo innaffia con il proprio sudore.

Con questo vorrei concludere. Non senza dire prima questo però: le stagioni quando assegnavamo ad altri l’amministrazione ed il governo di questo paese sono finite irreversibilmente. Finite per bene. È troppo importante il futuro di questo paese, il futuro dei nostri figli e delle nostre famiglie per affidarlo ad altri salvatori. O noi o nessuno.

Grazie.

Dimitris Kazakis
Fonte: http://www.comedonchisciotte.org
Aprile 2011

Traduzione di GIORGIO, amico/compagno greco

-o0o-

Il bello è che neanche lui dice: Fuori dall’Euro. Questo non lo capisco.

-o0o-

Caro Dimitris il futuro apparterrà a noi alla sola condizione che si metta in discussione il sistema capitalista su scala planetaria: o si agisce in questo senso o non cambierà nulla, alla barbarie del capitale non cè limite la realtà e sotto gli occhi di tutti, precarietà, disoccupazione, miseria, guerre disastri ecologici, ecc… ecc… cosa dobbiamo aspettare nessuno lo farà per noi….

-o0o-

Ora sappiamo della Grecia. E l’italia? come pagò i suoi debiti nel corso della sua storia? sui libri non c’è scritto! Oppure dobbiamo credere al mito del piano Marshall?

—————–o0o—————–

Grecia: il gas finisce in mano ai russi?

Di annunci ufficiali ancora non ce ne sono, ma il fatto che per la terza volta in due mesi il capo operativo della russa Gazprom, Alexei Miller, si trovi ad Atene per discutere della privatizzazione di Depa (l’azienda pubblica greca del gas) rappresenta più di un semplice indizio. Nell’Egeo, non da oggi, sono iniziate le grandi manovre per accaparrarsi gli idrocarburi presenti in maniera copiosa sin dal 1977 ma che da allora nessuno ha provato a sfruttare. Al contempo è maturata in maniera definitiva la consapevolezza che quelle risorse non possono non essere utilizzate. Quale migliore occasione, dunque, della privatizzazione di Depa, per rafforzare posizioni e dinamiche in un mercato altamente strategico come quello del gas?

Secondo quanto annunciato dalla parte russa al termine di un vertice svoltosi martedì alla presenza del premier greco Samaras, le due parti hanno discusso “l’eccellente cooperazione nel settore del gas e hanno espresso il loro interesse per l’ulteriore sviluppo di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa”. Come è noto, Gazprom non solo è coinvolta nel bando di gara per aggiudicarsi Depa (scadenza il 29 maggio), ma starebbe in procinto di presentare un’offerta che, di fatto, rafforzerebbe la gigantesca società russa anche in riferimento alle mosse del governo azerbaijano (attese nelle prossime settimane): se prediligere la fornitura di gas al gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline) che farà arrivare in Italia il metano tramite la Grecia e l’Albania, oppure al Nabucco West, che servirà l’Austria, transitando da Turchia, Bulgaria, Romania e Ungheria.

Un nodo non certo secondario, dal momento che investe interessi geopolitici precisi, con inevitabili riverberi che la decisione di Baku farebbe ricadere su Stati Uniti, Germania e Russia. Proprio Washington non vedrebbe di buon occhio un rafforzamento di Gazprom nel Mediterraneo, ma su questo il governo di Atene e i vertici della società di Stato per le privatizzazioni, il Taiped, hanno assicurato che la priorità è vendere al miglior offerente, considerata la situazione di emergenza finanziaria in cui il Paese si trova. E nonostante la copertine dei giornali tedeschi, Die Welt e Faz su tutti, insistano nel vedere il bicchiere mezzo pieno, mentre la disoccupazione ormai sfonda sistematicamente un record ogni tre mesi.

Al momento non è ancor chiaro se Gazprom abbia già registrato un accordo sulle richieste presentate da parte russa per le condizioni di gara circa il deposito cauzionale e del debito di Depa. Fonti ministeriali fanno trapelare che il pacchetto di discussioni con il governo riguarda anche la ridefinizione delle condizioni per la fornitura di gas naturale alla Grecia in virtù del contratto esistente, che scade nel 2016, con la gemella Despa che si occupa della distribuzione. Ma nell’annuncio preliminare di trattativa Gazprom sottolinea che la fornitura di gas naturale in Grecia è iniziata nel 1996 e secondo i dati delle consegne totali nel 2012 è stata pari a 2,5 miliardi di metri cubi.

Come se la società russa volesse, da un lato marcare il terreno e in qualche modo legittimarsi come partner naturale di questa partita. E dall’altro far mostra di un certo fastidio per l’avversione di Washington per il tramite di Bruxelles. É un fatto che Obama e Erdogan abbiano discusso a lungo di gas, dopo il vertice monotematico sulla Siria di pochi giorni fa alla Casa Bianca, come è altrettanto noto che lo stesso Presidente americano abbia conversato telefonicamente con Vladimir Putin dello stesso argomento.

Inoltre dalla crisi cipriota in poi, per la prima volta da decenni (ufficialmente), la flotta di punta della marina sovietica ha fatto ritorno nel Mediterraneo, con fregate e sommergibili. Certo, vi sono due punti critici su cui vegliare, la Siria e la Libia. Ma la partita per il gas che si sta giocando nel Mesogheios è di quelle che vanno seguite con attenzione e in cui tutte le mosse dei partecipanti hanno un peso specifico. E conseguenze chirurgiche.

twitter@FDepalo

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/23/privatizzazioni-in-grecia-fuga-in-avanti-della-russa-gazprom-per-gas/603633/

-o0o-

mah! io sento come più importante sapere/indagare chi si appropria del petrolio lucano, lasciando al “paese” solo il 7% di royalties ma lasciando al “paese” la totalità dei danni ambientali che fanno.
impegniamoci a individuare chi sono costoro e perchè i nostri “locali” gli lasciano prendere il petrolio con il pagamento di solo il 7%, cosa che neanche in Africa!

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/03/16/news/il_greggio_lucano-31660620/
http://www.marconia.it/royalty-petrolio-basilicata.htm

—————o0o—————

Bernanke pronto a comprare l’Italia

Una premessa è indispensabile!

Prendete questo articolo come puro gossip, uno dei tanti scoop del meraviglioso mondo della finanza e lasciate perdere la fantasia o l’immaginazione e restate con i piedi per terra.

Vi ricordate …Federal Reserve act: section 14 – Icebergfinanza ( http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=bernanke%20icebergfinanza%20act&amp;source=web&amp;cd=3&amp;cad=rja&amp;ved=0CD8QFjAC&amp;url=http%3A%2F%2Ficebergfinanza.finanza.com%2F2012%2F03%2F29%2Ffederal-reserve-act-section-14%2F&amp;ei=DBCvUaaWHYXJtQb )

Si chiama Federal Reserve ACT sezione 14 Federalreserve.gov ( http://www.federalreserve.gov/aboutthefed/section14.htm ) si legge Operazioni a mercato aperto ovvero quello che la Federal Reserve può fare.

Vi propongo solo questo punto ovvero acquisto e vendita di obbligazioni degli Stati Uniti, dei singoli Stati, Contee etc e udite, udite degli Stati Esteri escludendo ovviamente quelli già falliti o sulla via del fallimento…

To buy and sell, at home or abroad, bonds and notes of the United States, bonds issued under the provisions of subsection (c) of section 4 of the Home Owners’ Loan Act of 1933, as amended, and having maturities from date of purchase of not exceeding six months, and bills, notes, revenue bonds, and warrants with a maturity from date of purchase of not exceeding six months, issued in anticipation of the collection of taxes or in anticipation of the receipt of assured revenues by any State, county, district, political subdivision, or municipality in the continental United States, including irrigation, drainage and reclamation districts, and obligations of, or fully guaranteed as to principal and interest by, a foreign government or agency thereof, such purchases to be made in accordance with rules and regulations prescribed by the Board of Governors of the Federal Reserve System.

Un’ipotesi non una certezza, a Voi ogni altra considerazione!

Ma all’improvviso come per magia dopo che Bernanke da mesi nasconde la fragilità americana continuando ad insistere sul rischio Europa…

Dudley Sees ‘High Bar’ to More Fed Purchases of European Debt

Federal Reserve ( http://topics.bloomberg.com/federal-reserve/ ) Bank of New York President William Dudley ( http://topics.bloomberg.com/william-dudley/ ) said that the central bank holds a very small amount of European sovereign debt and that he sees a“high bar” to additional purchases.

The standard for buying more European sovereign debt “is extraordinarily high for the U.S., for the Federal Reserve, to actually go out and buy foreign sovereign debt for its own portfolio, apart from the very small foreign exchange holdings that we have,” Dudley said today to a House Financial Services subcommittee hearing.

To contact the reporter on this story: Cheyenne Hopkins in Washington at chopkins19@bloomberg.net

Bene, alle volte molto spesso, ritornano…Ubs, Bernanke pronto a comprare titoli di Stato Ue ( http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=ubs%20fed%20italia&amp;source=newssearch&amp;cd=4&amp;cad=rja&amp;ved=0CDwQqQIoADAD&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.milanofinanza.it%2Fnews%2Fdettaglio_news.asp%3Fid%3D201306031354316650%26chkAgenzie%3DTMFI%26titolo% )

In un’economia interconnessa come quella attuale, infatti, le mosse di una banca centrale risolvono solo una parte del problema se poi le altre banche centrali non agiscono in modo coordinato. Il problema è l’Europa, la cui politica di austerità sta mettendo a dura prova anche le economie degli altri Paesi. Non a caso la Cina sta rallentando il ritmo di crescita. Ecco perché la Fed potrebbe scendere in campo anche nel Vecchio Continente comprando titoli di Stato, così come ha fatto negli Usa, e nulla glielo può impedire.

“È ancora troppo presto per valutare questa politica perché ne abbiamo visto solo la prima parte. Come scrisse nel 2009 Anna Schwartz, per una banca centrale come la Federal Reserve allentare la politica monetaria per combattere la recessione, per poi contrarla quando la ripresa è effettivamente in corso, è una pratica standard. Bernanke finora ha solo portato a termine la prima metà con una politica estremamente espansiva», spiega Andreas Hoefert, capo economista per il mercato europeo di Ubs wealth management.

(…) Proprio nel discorso del 2002 Bernanke aveva anche detto che “la Fed ha l’autorità per acquistare sia debito pubblico straniero sia debito pubblico nazionale. Potenzialmente questa classe di attivi costituisce un ampio obiettivo per le operazioni della Fed, in quanto la quantità di attivi stranieri selezionabili per l’acquisto da parte della Fed è di molte volte superiore al livello del debito pubblico Usa”.

Un arma potenzialmente molto efficace dunque, quella che ha a disposizione la Fed nel suo arsenale. “Nulla può fermare la Fed dal fare il lavoro che la Bce si rifiuta di fare o accetta di fare solo in cambio di una stretta fiscale ancora maggiore nei Paesi periferici: acquistare i titoli di Stato di Spagna, Italia e altri Paesi per allentare le condizioni monetarie di tali nazioni”, prosegue Hoefert

Milano Finanza Ubs, Bernanke pronto a comprare titoli di Stato Ue ( http://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=ubs%20fed%20italia&amp;source=newssearch&amp;cd=4&amp;cad=rja&amp;ved=0CDwQqQIoADAD&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.milanofinanza.it%2Fnews%2Fdettaglio_news.asp%3Fid%3D201306031354316650%26chkAgenzie%3DTMFI%26titolo% )

Ma certo tutto facile …elementare Watson! Favole, solo favole!

Fonte: http://icebergfinanza.finanza.com
Link: http://icebergfinanza.finanza.com/2013/06/05/bernanke-pronto-a-comprare-italia/
5.06.2013

—————o0o—————

domenica 9 giugno 2013

L’Fmi ha ammesso che i sacrifici di Atene sono serviti soltanto a salvaguardare i creditori e il resto dell’eurozona. Ora i greci devono ribellarsi a questa enorme ingiustizia. 

Giorgios Malouchos

Allora è così: il piano di aiuti era falsato fin dall’inizio. Un piano che ha portato a conseguenze devastanti. Un piano che avrebbe dovuto “salvare” la Grecia, ma che in realtà è servito a salvare l’euro attraverso la condanna morte della Grecia.
Chi lo dice? Uno dei tre membri della troika (Bce, Ue, Fmi), il Fondo monetario internazionale. E la sua critica interessa tanto i suoi partner quanto se stesso e il governo greco. Tutti insieme sono andati verso una catastrofe che non aveva altro scopo se non quello di far guadagnare tempo agli altri paesi della zona euro.
Il documento dell’Fmi pubblicato il 5 giugno è uno vero e proprio schiaffo non solo alla politica di “salvataggio”, ma soprattutto all'”Europa” – cioè alla Germania – e anche al governo greco dell’epoca guidato dal [socialista George Papandreou], che aveva firmato il primo memorandum. Non solo [i creditori] distruggono, ma sembrano anche voler utilizzare la crisi greca per proteggere e riorganizzare la zona euro a scapito della Grecia.

Il documento ha provocato grande irritazione. L’Fmi confessa il suo crimine ma non ammette le proprie responsabilità; rivela nel modo più ufficiale possibile il motivo senza spiegare come questa tragedia che interessa tutto il paese – e dovuta non al debito, ma al piano di salvataggio – possa essere affrontata una volta riconosciuti gli errori. Una posizione di un cinismo esasperante.
Ovviamente questo mette in una situazione molto difficile quella classe politica greca che sosteneva il piano di aiuti e lo presentava come l’unica opzione per il paese. Un piano che ha obbligato la Grecia a piegarsi a questo diktat mortale con l’alibi del suo salvataggio. Un salvataggio che, come ha riconosciuto l’Fmi, si è rivelato catastrofico.
La classe politica non si è battuta per gli interessi del paese, ma ha preferito la strada più facile e si è preoccupata solo di restare al potere. I politici si sono dichiarati pronti a rinunciare alla sovranità del paese, cedendo a uno stupido ricatto.
Se il governo greco avesse un minimo di rispetto sia per la parola “greco” che per la parola “governo”, non dovrebbe chiudere gli occhi sulle ammissioni dell’Fmi. Al contrario, questa volta dovrebbe rispondere alla domanda: è possibile che uno dei tre membri del direttorio che esercita il controllo economico sul paese continui a seguire questa strategia senza che [il governo greco] reagisca?
Forse è proprio per questo che il rapporto è stato realizzato e pubblicato: per dare ad Atene la possibilità di rimettere in discussione il metodo adottato finora. In ogni caso l’idea che improvvisamente l’Fmi si sia “reso conto del suo errore” appare piuttosto ingenua.
La Grecia dovrebbe fare qualcosa. Che cosa aspetta? Se non lo fa adesso, quando lo farà? Ora dovranno rivedere la loro posizione tutti coloro che dicevano che questa soluzione era un “salvataggio”, che la Grecia era la prima responsabile delle sue sventure e che i greci dovevano sopportare tutto.
I creditori hanno fatto autocritica. Adesso è il momento che anche i loro sostenitori facciano lo stesso. E vediamo infine tutti insieme come si potrà sfruttare tutto ciò per mettere fine a quella catastrofe che chiamiamo salvataggio. Anche se ormai è troppo tardi, perché la Grecia ha perso tutte le sue armi. Per colpa sua.

Traduzione di Andrea De Ritis