La corsa verso l’abisso

di Ida Magli
La società italiana e il suo governo attuale sembrano davvero un camion che perde pezzi mentre corre sempre più in fretta verso un precipizio. Nessuno mette mano al freno, anzi: l’aspetto più terrificante della situazione è l’assoluta tranquillità del pilota e di coloro che lo circondano. Guardano tutti la strada davanti a sé senza vedere neanche il più piccolo ostacolo. La condanna di Berlusconi, a detta di tutti i protagonisti della conduzione politica, non cambierà nulla all’assetto del governo Letta; anzi c’è perfino chi dall’alto di un posto di comando privilegiato, si affanna a “blindarlo”, come usano dire i giornalisti, tanto è ritenuto indispensabile a salvare il paese dall’inevitabile catastrofe che seguirebbe alla sua caduta. Tutto questo è stato affermato di nuovo ieri sera davanti alla condanna di Berlusconi.

Ebbene, le colpe di Berlusconi di cui gli italiani si possono lamentare non sono certo quelle condannate dalla magistratura, ma gravi colpe politiche che non si sa se attribuire a una strategia personale, che in ogni caso è stata fallimentare, oppure a un’assoluta volontà di conservare l’Italia nell’area europea, anche questa strategia fallimentare. La gravissima situazione economica e sociale dell’Italia dipende dal fatto che apparteniamo all’”orrida idea dell’euro” (per dirla col premio Nobel Amarthya Sen), dal debito pubblico che continua a crescere perché siamo costretti a pagare il denaro che adoperiamo ai Rothschild, ai Rockfeller, ai Draghi, ai sovrani d’Inghilterra, di Spagna, del Belgio, d’Olanda, che possiedono le banche centrali e in particolare la Bce. Le tasse non possono diminuire, la disoccupazione neppure, se non ci si riappropria della sovranità monetaria e non si abbandonano le normative europee sulla libertà del mercato.

Ma la maggiore colpa di Berlusconi è quella di essersi inchinato davanti alla chiamata di Mario Monti da parte del Presidente della Repubblica. È stato quello il momento decisivo. Quando ha accettato di venir meno alle regole della democrazia, dimettendosi senza la ratifica del Parlamento, controfirmando la nomina di Monti a senatore a vita (non c’erano le condizioni richieste dalla Costituzione) e obbligando il suo partito a votare i decreti di Monti, ha mancato a tutti i doveri di un politico a capo di un grande partito, in pratica facendo fare a questo partito il contrario di ciò che volevano i suoi elettori. Di questi elettori bisogna dire una verità che è stata volutamente tenuta nascosta un po’ da tutti in quanto è stata attribuita al carisma personale di Berlusconi gran parte del suo successo. La realtà è un’altra: chi non voleva votare la Sinistra, non aveva altre possibilità. E non è questione di tener lontano il “comunismo”, come ha ripetuto in continuazione Berlusconi: anche se è stata quasi sempre al governo prima la Democrazia cristiana, poi Berlusconi, l’Italia è diventata a poco a poco una società pienamente social-comunista, con l’annientamento della borghesia, con l’ugualitarismo e la statalizzazione di tutte le strutture sociali: Scuola, Sanità, Pensioni, cui è bastato qualche referendum (divorzio, aborto) e, come ultima pennellata, qualche decreto montiano sul controllo di tutti i movimenti di denaro e dei conti correnti per trovarsi in pieno comunismo. Se non ci sono le fucilazioni di Stalin è perché non ce n’è bisogno: nessuno si ribella e sono tutti d’accordo, dal Presidente della Repubblica ai partiti di destra e di sinistra. L’unico segno di negazione sono i suicidi, ma quale soluzione migliore per i potenti di quella in cui l’eventuale oppositore si fa fuori da sé? La magistratura ne dà atto non vedendoci nessun indizio di colpe da parte di nessuno. Proprio in questi giorni ha archiviato il suicidio del dirigente del Monte dei Paschi di Siena, David Rossi: è stato un atto volontario. In concreto, dunque, ormai si disputa su inezie: lo spostamento della scadenza di una tassa, l’aumento dell’Iva. I veri problemi non esistono più perché la servitù all’Europa e al suo ugualitarismo mondialista è stata completata con il governo Letta e la democrazia fa finta di sussistere con il nome di “larghe intese”.

Di questo Berlusconi non parla neanche nei suoi progetti per il futuro partito. Tornare allo spirito del ’94? Com’è possibile che non si renda conto che nel ’94 il panorama era del tutto diverso tanto che non c’era nemmeno l’euro? No, così l’Italia è perduta. È lo scopo dell’Ue: eliminare gli Stati nazionali. I parlamentari del Pdl facciano il loro dovere; se non riescono a convincerlo che non si può tradire lo spirito con il quale sono stati eletti, non obbediscano a Berlusconi. Quelli che sono al governo si dimettano e tutti insieme diano un segnale di coraggio, di dignità e di rispetto per gli italiani.

Fonte: italianiliberi

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Dopo l'OccidenteDopo l’Occidente

“Aprirai un conto corrente. È questo l’Undicesimo Comandamento; non avrai altro Dio all’infuori di me… Andrai nella tua banca ogni mattina, che è la tua chiesa, e quei pochi soldini li verserai lì, così che il governo possa controllare se davvero li adoperi soltanto per mangiare.” Ida Magli lancia un caustico grido di allarme contro l’attuale indirizzo politico e il nuovo apparato di governo, denunciando quello che per molti rappresenta un importante passo avanti dell’Italia verso l’acquisizione di una piena dimensione “europea” e che, ci dice la grande antropologa, costituisce invece un’ulteriore tappa verso il definitivo declino della nostra cultura, l’accettazione passiva di falsi valori che, dietro il culto della forma e dei numeri, nasconde l’incapacità di immaginare un vero futuro. Un j’accuse che non risparmia nemmeno il Vaticano, la Chiesa e il suo clero, colpevoli di non saper difendere la storia, l’arte e la tradizione – le ricchezze autentiche delle nazioni – dalla progressiva desertificazione della civiltà e di non saper controbattere efficacemente alla tecnocratica religione del profitto, fondata sul dogma della crescita perenne, che terrorizza agitando l’ingannevole spauracchio del default. Perché nessun popolo “fallisce”, e una cultura è viva finché continua a credere in se stessa e nella propria storia.

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La democrazia non c’è, è una finta, visto che ci governano persone che non sono state mai elette, chiamate di proposito, ma comunque mai elette e in Parlamento, sebbene io abbia provato a chiedere ad alcuni, almeno dei parlamentari con i quali sono in contatto, con i quali ero in confidenza, perché da quando poi hanno votato sì al governo Monti ho tagliato anche io i miei rapporti di cordialità con queste persone, perché erano gli unici a poterci salvare, bastava votassero no alla fiducia al governo Monti, per salvare la democrazia. La democrazia non c’è, è una finta, è falsa, è una democrazia falsa! È come, si ricorda i tempi staliniani, in cui c’era la Duma, un Parlamento che diceva sempre di sì perché non poteva fare altro! Quindi questa è una falsa democrazia. Abbiamo perso l’indipendenza perché se volevamo farci governare dalla Germania era inutile fare il Risorgimento, avevamo l’Austria, adesso dipendiamo dalla Germania.
Ida Magli

IDA MAGLI – IL MILIARDO DI CREDITI DELLA SICILIA
Sono ida Magli, sono una persona che ama la propria patria e che si occupa da molti anni della situazione dell’ Unione Europea, ho avuto sempre un’ idea contraria all’ unificazione, perché ero convinta che fosse un progetto assolutamente improbabile e che oggi mi appare del tutto patologico e delirante. La conduzione dei banchieri al posto dei politici ha firmato in un certo senso la fase finale del delirio. Questa è la mia impressione. Mi pare che ogni giorno questa situazione confermi che non può andare avanti in questo modo. La borsa a cui siamo tutti costretti a guardare, come se fosse l’unico strumento della nostra vita, oggi perdeva oltre il 5% e il differenziale del cambio con i titoli tedeschi era di oltre 500 punti…

Intervento di Ida Magli che stimolata da una domanda su eclisse del cristianesimo, definisce due eventi recenti e concomitanti: il matrimonio Reale Britannico e la beatificazione di Giovanni Paolo II, “il trionfo della massoneria mondialista”. Fornisce quindi una interessante lettura circa il disegno sottostante all’atteggiamento della politica e del Vaticano rispetto all’immigrazione e alla confusione delle identità, anche religiose.

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Monday 23 july 2012

«Spero che i pochi amici che abbiamo, che vogliono bene all’Italia, spingano i politici a uscire dall’euro». Problema numero uno, i politici: «Ormai sono un’ombra, degli spettri nel Parlamento». Parola di Ida Magli, autorevole antropologa: una delle poche voci, vent’anni fa, a mettere in guardia gli italiani dal trionfalismo europeista che – col Trattato di Maastricht – pose le condizioni per il “massacro sociale” con cui oggi facciamo i conti: privatizzazione del debito pubblico a vantaggio della finanza speculativa e fine della moneta sovrana, arma fondamentale per gestire le crisi proteggendo i cittadini. Risultato: il debito – storico motore dello sviluppo sociale – ora diventa un incubo, e costringe gli Stati sotto ricatto a svendere i “gioielli di famiglia” alle stesse multinazionali che, attraverso la grande finanza e i suoi emissari – Bce e Commissione Europea – hanno manovrato per scatenare il panico con un obiettivo chiaro: fare man bassa dei beni comuni, ovvero l’ultimo terreno di conquista rimasto, in un’economia ridotta in mutande.

Lo scenario è cupo: le manovre speculative che deprimono l’economia reale inducendo i governi a tagliare le spese vitali preservando solo le banche – operazioni che qualcuno non esita a definire “golpe finanziario” – sono state accelerate negli ultimi mesi di fronte alla grande crisi dell’Occidente globalizzato, che dopo due secoli e mezzo sta letteralmente smettendo di crescere. Crisi climatica, penuria energetica, recessione economica dovuta all’eccessiva produzione di merci superflue, che i consumatori non riescono più ad assorbire: più l’economia fatica, più il business si trasferisce nella sola sfera finanziaria, centralizzando il potere e facendo saltare le tutele democratiche. Se fino a ieri gli Stati riuscivano a far fronte alle crisi sistemiche attraverso la propria capacità di spesa pubblica garantita dalla sovranità monetaria, l’Eurozona ha progressivamente neutralizzato le difese delle comunità nazionali. Fino all’affronto estremo del Fiscal Compact, il trattato-capestro in base al quale lo Stato perde anche la sua ultima prerogativa, l’autonomia di bilancio: dal 2013, governi e Parlamenti regolarmente eletti saranno scavalcati dai tecnocrati di Bruxelles, i soli a decidere come gli Stati dovranno spendere il denaro pubblico per i loro cittadini.

«Sono una persona che ama la propria patria e che si occupa da molti anni della situazione dell’Unione Europea», dice Ida Magli in un intervento rilasciato il 21 luglio per il blog di Beppe Grillo. «Ho avuto sempre un’idea contraria all’unificazione, perché ero convinta che fosse un progetto assolutamente improbabile e che oggi mi appare del tutto patologico e delirante: la conduzione dei banchieri al posto dei politici ha firmato in un certo senso la fase finale del delirio», aggiunge l’antropologa. Basta dare un’occhiata alla Borsa, «a cui siamo tutti costretti a guardare come se fosse l’unico strumento della nostra vita»: se il differenziale di cambio con i titoli tedeschi torna a volare oltre i 500 punti, «significa che i trattati appena ratificati dal Parlamento italiano come una grande conquista – Fiscal Compact e Meccanismo di Stabilità – sono stati visti dai mercati per quello che sono: un segnale di debolezza, non di forza».

I mercati, aggiunge Ida Magli, hanno visto come debolezza i due trattati «perché sono stati ratificati senza che i cittadini ne siano stati informati: tant’è vero che non lo fanno sapere agli italiani, perché sicuramente direbbero di no». Ovvio: se solo potessero pronunciarsi, gli italiani respingerebbero certamente l’idea di «dover essere succubi della Germania». Conclusione: «L’Unione Europea non può essere un unico Stato, è diventato soltanto un insieme di Stati deboli sottomessi alla Germania». Inutile girarci attorno: «I mercati valutano questo come un fatto che non potrà andare avanti per molto, perché si tratta di una situazione patologica, anomala», che oltretutto sta producendo un terremoto devastante nella finanza pubblica, a danno dei cittadini impoveriti, spaventati e precarizzati. Peggio: abbandonati al loro destino dei partiti-fantasma di cui parla Ida Magli, totalmente asserviti ai diktat della Bce e dei commissari locali come Mario Monti. Stando alle attuali regole, chiunque vincerà le elezioni nel 2013 non potrà più decidere praticamente niente. Unica possibilità: stracciare vent’anni di trattati-capestro e abrogare proprio quelle regole, tutte introdotte in modo semi-clandestino, senza uno straccio di referendum, insieme al sinistro avvento dell’euro, la moneta comune che doveva spalancare il futuro e invece sta facendo crollare l’Europa, gettando i suoi popoli nella disperazione.

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Ida Magli, sullo sfondo la bandiera dell'EuropaL’antropologa Ida Magli: “L’Europa nelle mani dei banchieri: torniamo alla lira e riprendiamoci la sovranità”

di Antonella Loi

“Che venga in Italia una delegazione del Fondo monetario internazionale a verificare che i patti stabiliti siano messi in atto, è un’umiliazione intollerabile per gli Italiani”. Ida Magli non fa sconti: il momento politico è basso, molto basso. “E’ il riconoscimento del governo, davanti al mondo, di non essere capace di tenere fede agli impegni”. E per l’antropologa e scrittrice, editorialista del Giornale e del Foglio, già autrice di libri quali La dittatura europea (Bur, 2010) e Contro l’Europa: tutto quello che non vi hanno detto di Maastricht (Bompiani, 1998), trattasi di “un gesto illecito da parte di qualsiasi governo che Napolitano dovrebbe rifiutarsi di firmare”.

L’Italia sotto il controllo dell’Fmi: siamo giunti – lei dice – al “crollo della democrazia”.
“E’ soltanto una conferma e un’aggravante, ma il crollo della democrazia si è avuto fin da quando è stata tolta ai popoli e ai suoi rappresentanti la sovranità monetaria (in Italia in base alla Costituzione che recita: “La sovranità appartiene al popolo”) per consegnarla ai banchieri che ovviamente non ‘rappresentano’ altro che se stessi. L’intervento del Fmi è inaccettabile”.
Sfiducia dei mercati e debolezza dell’Unione europea: il senso è che una maggiore integrazione politica oltre quella economico-finanziaria avrebbe significato più stabilità?
“No, no, affatto. L’ Europa, per dirla con le parole di un illustre esperto di geopolitica e amico della sinistra, Lucio Caracciolo, ‘è un bluff’, ossia non la si poteva e non la si può unificare se non come finzione perché è impossibile unificare nazioni, lingue, storie, letterature, arti, che hanno raggiunto ognuna il massimo sviluppo nella propria singola identità. 27 lingue diverse sono 27 culture, popoli diversi. Insomma non si può unificare Wagner con Verdi, Dante con Goethe salvo che disfandosene del tutto. Cosa che appunto gli economisti hanno fatto e continuano a fare, valutando le Nazioni europee in base al Pil, che appunto esclude la civiltà, la vera, unica ricchezza delle Nazioni europee. Mi permetto di aggiungere che tutto questo era evidente fin dall’inizio tanto che io ho pubblicato un libro su questo argomento, con il titolo Contro l’Europa, già nel 1997″.
In un editoriale sul Giornale lei dice che l’Italia farebbe bene a uscire dall’euro. Ma non crede che, come dice l’economista Mario Comana in una nostra intervista, le conseguenze sarebbero devastanti?
“Le conseguenze dell’ingresso nell’euro sono state ‘devastanti’, ma nessun economista se n’è preoccupato tanto che per l’Italia la gestione dell’ingresso nell’euro è stata condotta da un economista come Prodi e da un banchiere come Ciampi. La perdita del potere d’acquisto (calcolata proprio in questi giorni da Milano Finanza, ma che tutti i cittadini italiani hanno sperimentato immediatamente) è stata del 100% con l’ingresso nell’euro; con il ritorno alla lira sarà certamente forte ma nulla in confronto alla perdita della sovranità e dell’indipendenza di una nazione che aveva tanto sofferto, tanto combattuto per conquistarle”.
Gli economisti dissentono.
“Il futuro sulla strada già imboccata alle dipendenze dei banchieri è sicuramente fallimentare perché, quali che siano i sacrifici, non saremo mai in grado di rimborsare un debito creato appositamente perché gli Stati diventassero dipendenti dai banchieri. Gli economisti sono incapaci di capire i significati dell’essere uomini al di là del valore delle ricchezze, per gli Stati quanto per il singolo cittadino. Lei giudica così le persone che incontra, in base a quanto guadagnano?”.Il sistema euro si è rivelato debole, ma l’Italia paga anche scelte politiche sbagliate e una leadership senza credibilità, come ha detto la presidente del Fmi, Lagarde. Come si esce da questo stallo?
“‘Scelte politiche sbagliate’ è un’affermazione generica. Sicuramente fare la guerra alla Libia è stata una scelta politica sbagliata in quanto contraria, non soltanto alla nostra Costituzione, ma anche ai nostri interessi e ai legami amichevoli instaurati in precedenza. Chi potrà mai credere l’Italia capace di mantenere la propria parola? Ma, per quanto riguarda la situazione economica, è sicuro che, anche se al governo in questo periodo ci fosse stata la sinistra, non ci sarebbero state significative differenze”.
Dice?
“Quello che vogliono i banchieri è avere in mano tutto il ‘potere’, anche quello politico, per cui eventualmente le sinistre sarebbero state più proclivi ad incaricare un economista, come hanno fatto a suo tempo scegliendo Prodi, ma il debito sarebbe rimasto lo stesso e la cosiddetta ‘fiducia’ dei mercati non avrebbe fatto diminuire per nulla il differenziale dei nostri titoli. Perché quello che vogliono i banchieri è costringere gli Stati a svendere il proprio patrimonio e, come ha fatto il pur stimatissimo banchiere Ciampi per entrare nell’euro, anche l’eventuale Prodi di turno sarebbe costretto oggi a vendere a prezzi stracciati le poche industrie rimaste”.I cittadini italiani (tranne sporadiche eccezioni) fino ad oggi hanno preferito stare a guardare piuttosto che scendere in piazza e dire con forza la loro come è invece successo in altri Paesi, l’antropologa come legge questo fatto?
“Per gli Italiani è difficilissimo capire quello che è successo e che sta succedendo da quando è in ballo l’Europa, e quindi reagire di conseguenza, per due motivi principali. Il primo è l’ossequio dimostrato da tutti i politici e da tutti i giornalisti nei confronti dell’Europa, considerata come una specie di divinità a sé stante, per cui i poveri cittadini stanno uscendo soltanto in quest’ultimo periodo dall’ubriacatura europea. La frase ‘ce lo chiede l’Europa’ è stata usata in forma intimidatoria e sacrale da tutti. Mi sembra sufficiente, come piccola ma significativa dimostrazione, il fatto che la bandiera europea sventoli ovunque, su tutti i Palazzi, accanto a tutti i politici, a cominciare dal Presidente della Repubblica, mentre il cerimoniale apposito ne prescrive l’esposizione esclusivamente per gli edifici sedi dell’Ue, il che significa in Italia quasi nessuno. Punto e basta”.
L’altro punto?
“Il secondo è più complesso perché si riferisce all’immenso attaccamento affettivo e ideale di gran parte degli italiani al comunismo e di conseguenza ai partiti della sinistra che l’hanno impersonato e che, malgrado tutto, ancora l’impersonano. Come avrebbero mai potuto immaginare (non dico credere, ma soltanto immaginare) che le sinistre fossero alleate dei banchieri? Che tutte le operazioni fatte in nome dell’europeismo, fossero in realtà finalizzate alla consegna del potere nelle mani dell’alta finanza, alla distruzione delle Nazioni, al mondialismo massonico?”.
Tutta colpa dei “comunisti”, lei dice.
“Sono certa, ed è questo che suscita il mio massimo sdegno, che mai nessun ‘popolo’, intendendo per popolo quello che ha sempre definito così il comunismo, quello degli operai, dei lavoratori, è stato così tragicamente, perfidamente ingannato, neanche i russi nei periodi peggiori del bolscevismo staliniano. Destino terribile degli italiani: essere stati sempre traditi, odiati, disprezzati, dai propri governanti”.L’economista Comana ha sintetizzato la crisi internazionale dicendo che “è originata da uno squilibrio strutturale perdurante tra Paesi occidentali che consumano molto e producono poco e Paesi emergenti che producono molto e consumano poco, come dire che la finanza non c’entra”. Lei come la vede?
“Non sono un tecnico dell’economia, quindi rispondo soltanto in base al buon senso. Credo che almeno una delle cause più importanti sia appunto quella individuata dall’economista. Credo anche, però, che tutte le teorie sulle quali si basano gli economisti e i politici nel guidare l’Occidente siano fondamentalmente errate. ‘Crescita’ è la loro parola magica; bisogna ‘crescere’: far crescere il mercato, la produttività, la competitività, il consumo, eccetera. Consumare-produrre-vendere in un circolo ininterrotto è fatalmente destinato ad arenarsi. Non esiste nessun fenomeno in natura, nel mondo, che non smetta mai di crescere. Naturalmente l’errore è sempre lo stesso: l’Occidente non produce soltanto merci. Ha, viceversa, smesso di produrre intelligenza, arte, musica, filosofia, quando è stato sollecitato ad identificarsi in un mercato di sole merci materiali: il mercato unico europeo. La “bellezza” non ci salverà perché appunto non produciamo più bellezza”.
06 novembre 2011
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lunedì 18 marzo 2013

Il tradimento, destino degli italiani

di Ida Magli
ItalianiLiberi

italia traditaTragico destino degli Italiani essere sempre traditi da coloro che dovrebbero difenderli! Tragico destino degli Italiani essere sempre traditi da coloro in cui avevano riposto l’ingenua fiducia di essere finalmente salvati da questo stesso terribile destino! Sono trascorsi soltanto pochi giorni da quando avevamo esultato per l’arrivo in Parlamento dei giovani, ingenui, entusiasti seguaci del movimento a Cinque Stelle ed ecco che alla prima votazione anch’essi ci hanno tradito.

  È uno degli innumerevoli giorni fatali della nostra storia, il Sabato 16 marzo 2013, che segniamo con amaro dolore nel diario di questi interminabili anni di crisi, da quando siamo sballottati fra il potere illegittimo dei banchieri e l’altrettanto illegittimo e vigliacco consenso dei parlamentari. Il tradimento è stato ratificato in un attimo. In Senato si vota per la Presidenza il candidato del Partito Democratico, un magistrato, consueto e più che mai grave stravolgimento di quella che in Italia non riesce in nessun modo ad essere una democrazia. La sua vittoria è dovuta esclusivamente all’apporto dei voti di una parte dei Grillini. Si è spenta così, con un colpo solo, qualsiasi speranza di un cambiamento nella storia politica dell’Italia, l’unico cambiamento che ci eravamo ingenuamente illusi di riuscire ad ottenere tramite le nuove, giovani forze del movimento di Grillo. L’illusione è durata soltanto due giorni. Mai è stata più breve, nella pur millenaria storia di illusioni e di tradimenti che perseguita gli Italiani.

Naturalmente la premessa al tradimento ha le sue basi nella Costituzione, strumento d’inganno e di battaglia contro qualsiasi briciola di potere della quale possano avvalersi i cittadini. È stata pensata e scritta con sottile, perfida astuzia proprio a questo scopo per cui, se non si toglie di mezzo questa Costituzione, per gli Italiani non sussiste nessuna possibilità di democrazia che non sia quella fittizia e di pura irrisione nella quale siamo ingabbiati. Grillo però non aveva mancato di denunciare, fondando il suo movimento, una fra le più macroscopiche di queste irrisioni: quella che libera il parlamentare, una volta eletto, dal tener fede al mandato dell’elettore; una norma così platealmente illegittima per la coscienza di cui ogni essere umano è dotato, che dovrebbe far arrossire tanto chi l’ha scritta quanto coloro che la mettono in atto. Non c’è società al mondo, da quelle più antiche a quelle “primitive”, quale che sia la religione, la cultura, la forma di governo,  in cui sia lecito e sia mai stato ritenuto lecito venire meno ai patti. È esclusivamente in base al concetto di “patto”, infatti, che si forma una “società”, e nessun essere umano è mai vissuto in un gruppo che non fosse una “società”. I  seguaci di Grillo hanno tradito due volte votando per il presidente del Senato proposto dal Partito Democratico: sono venuti meno al patto con gli elettori, non sostenere i Partiti  era uno dei punti più qualificanti del loro movimento.

Eleggere un magistrato come Presidente del Senato e quindi Vicepresidente della Repubblica è inoltre atto gravissimo di per sé perché rispecchia quello spirito di irrisione presente nella Costituzione cui ho già accennato. La Costituzione declama infatti la necessità della separazione dei Poteri, in primis quello della Magistratura; servirsi della carica di magistrato per accedere, dandone le dimissioni o mettendosi in aspettativa, con assoluta facilità ai massimi gradi del potere politico è ovviamente tradire lo spirito della Costituzione. In qualsiasi campo dell’agire umano, del resto, l’osservanza formale delle regole non è sufficiente e non è mai stata sufficiente a garantire la civiltà e la rettitudine della convivenza sociale. I magistrati sono i primi a saperlo. Siamo dunque, come al solito, nelle mani di governanti che ci disprezzano, che si servono dei cittadini come indispensabile “corpo” sul quale appoggiarsi per esercitare il potere; un corpo indispensabile al potere, gli Italiani, nient’altro.

Fonte: ItalianiLiberi 17 Marzo 2013

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25 marzo 2013 | Autore

Barconi a Lampedusadi Ida Magli

(Tratto dal libro “Dopo l’Occidente”,  Ed. BUR. Maggio 2012)

….Quali caratteristiche presenterà quella parte geografica del mondo che corrisponde all’Europa, in particolare all’Europa d’Occidente , verso la metà del 2.000? SI può affermare con quasi assoluta certezza che la cultura che oggi siamo soliti indicare con il nome di “occidentale” e che la caratterizza, sarà quasi del tutto scomparsa.

Si può anche presumere che il processo di estinzione avverrà molto rapidamente. Il motivo è evidente: le culture vivono attraverso gli uomini che ne sono portatori.

Verso il 2050 l’Europa sarà abitata da un gran numero di Africani insieme a gruppi di media consistenza di Cinesi e di Mediorientali a causa della continua e massiccia immigrazione dall’africa e dall’Oriente e dal’altissima prolificità di queste popolazioni, superiore in genere di almeno 5 volte a quella degli Europei.

Il 1° Gennaio del 2012 tutti i giornalisti hanno gridato di esultanza perché i primi nati in Italia durante la notte di Capodanno erano stranieri: un dato di fatto sufficiente a far capire quale sia il destino dell’Italia e dell’Europa: la scomparsa dell’italianità e la fine degli Europei è già in atto.  Tanto più poi la fine è assicurata perché i governanti ed i loro sacerdoti -giornalisti ne godono. Come ho già rilevato più volte, è questo il segno più sicuro. Ci troviamo nella paradossale situazione in cui il medico è felice che i suoi pazienti muoiano e vi contribuisce attivamente esortandoli a fare presto.

La morte dell’Italia è già in atto soprattutto per questo: perché nessuno combatte per farla vivere; persino perché nessuno la piange. E’ contro natura, contro la realtà dei sentimenti umani , ma è così: stiamo morendo nel tripudio generale, con una specie di suicidio “felicemente assistito” dai nostri stessi leader, governanti e giornalisti.  Non per nulla l’idea del suicidio assistito è nata in Occidente.

Le cifre sull’incremento demografico europeo sono abbastanza diverse passando da una Nazione all’altra (di solito più alte in Francia, in Svezia e negli altri Paesi del Nord), ma le previsioni sulla fine della società europea rimangono più o meno le stesse. I gruppi che popolano l’estremo Nord europeo, anche se più prolifici degli italiani, sono però poco numerosi e di conseguenza non incidono in modo significativo sull’incremento totale; ma soprattutto quello che conta è la particolare dinamica dei singoli fattori culturali  che sostengono la civiltà europea e che influiscono in modo diverso nelle varie Nazioni.

La conclusione in ogni caso è chiara: i “portatori”, i soggetti agenti della cultura europea, saranno sempre più in minoranza.

Per  “minoranza” non si deve intendere infatti esclusivamente quella numerica in quanto gli europei continueranno anche oltre il 2.050 ad essere, almeno in alcune zone, più numerosi degli Africani- ma quella psicologica: essere invasi e sopraffatti senza aver combattuto induce all’estinzione. Si tratta della situazione opposta a quella dei popoli conquistati con le guerre. Questi covano anche per secoli la propria resurrezione , resistendo alle imposizioni del nemico proprio perché è “nemico” ed impegnano tutte le proprie energie nel conservare la propria lingua, i propri costumi, la propria religione. In Europa una degli esempi più famosi da questo punto di vista sono i Polacchi e gli Ungheresi che hanno resistito sotto il dominio straniero, russo e tedesco, con la consapevolezza orgogliosa della propria storia, del proprio coraggio, delle proprie virtù. Malgrado fossero costretti all’uso della lingua straniera, i Polacchi si sono rifugiati nella propria come la più forte arma di difesa, convinti che lì si trovasse il principale strumento di salvaguardia della propria identità. L’hanno adoperato perciò con gioia in privato, nell’ambito della famiglia, ma soprattutto gridandone la bellezza nel canto dei loro poeti, innamorati della “polonità” come Adam Mickiewicz, pronti a combattere per la sua libertà- Si tratta di una condizione istintiva, anche se sono moltissimi gli scrittori che l’hanno affermato con assoluta sicurezza.  Fra quelli italiani, volendoli citare, ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, visto che non c’è stato nessuno, a partire da Dante, via via attraverso i secoli fino all’unità d’Italia, da Petrarca a Galileo a Leonardo a Machiavelli a Vico a Cesarotti a Leopardi a Carducci a Pascoli a D’Annunzio a Croce, che non abbia difeso con tutte le sue forze la lingua italiana affermandone, oltre alla supremazia espressiva ed alla ricchezza melodica in confronto a tutte le altre lingue, proprio la funzione di linfa vitale per l’identità del popolo che la parla: la lingua “sostituto della patria” come dice Luigi Settembrini.

Compariamo questo comportamento con l’invasione ricercata e voluta degli orridi anglo- americanismi nella lingua italiana in uso oggi, e sapremo perché stiamo andando verso l’estinzione. Esiste sicuramente una volontà potente ed autoritaria che guida, di nascosto ed in silenzio, tutti gli strumenti di comunicazione verso la perdita dell’Italiano con l’inserimento, ogni giorno più pressante, nella pubblicità, negli spettacoli televisivi, nei titoli dei film e delle canzoni, di un americano dialettale  da periferia che ai giovani piace assimilare e ripetere. Nulla è più significativo di questa collaborazione dei giovani al disprezzo della propria terra, dell’Italia, persino nelle cose in cui  è storicamente la più ricca, la più ammirata nel mondo.

Non è del tutto colpa loro, questo è certo. Il messaggio che arriva da ogni parte è uno solo: l’Italia deve sottomettersi ai voleri stranieri, che rappresentano quelli di una identità inesistente che porta il nome di “Europa”; sono voleri però che coincidono con quelli dei banchieri di una banca privata, detta abusivamente Banca  Centrale Europea, dei quali nessuno conosce neanche i nomi. Bisogna obbedire inoltre ai voleri, anch’essi abusivi, dei governanti di Francia e Germania in quanto hanno assunto, com’era logico aspettarsi e a preludio dei prossimi inevitabili conflitti, la leadership d’Europa.

Tutti i giornali ed i mezzi di comunicazione di massa ripetono lo stesso messaggio, appoggiato dall’indottrinamento della scuola di Stato, che naturalmente non può fare a meno di testimoniare la sua fedeltà agli ideali governativi esaltando l’unificazione europea come massimo bene.

L’Italia, insomma, deve ringraziare gli stranieri se le concedono di occupare un umile posticino nel mondo buono e giusto dei banchieri e deve imparare a governarsi in funzione non dell’arte, non della musica, non della poesia, non della cultura, ne’ tanto meno della scienza o della Storia- cose nelle quali si è inutilmente dilettata fino ad oggi -ma dei mercati, dei commerci, della moneta, della Borsa.

Giorgio Napolitano si è felicitato del fatto che, guidata da un esperto delle funzioni bancarie, l’Italia recuperasse il proprio onore in Europa. Una convinzione che fa venire i brividi. L’onore dell’Italia, Presidente? Ma cosa dice? Quale uomo può avere nelle sue mani l’onore dell’Italia ? L’onore di Galileo, l’onore di Leonardo, l’onore di Michelangelo, l’onore di Dante, l’onore di Mazzini, l’onore di Garibaldi, l’onore di  Leopardi, l’onore di Verdi? No, no, tranquillizziamoci: l’uomo di cui parla il Presidente è un banchiere , il signor Mario Monti, che non potrebbe avere in mano, con o senza l’aiuto del Presidente della Repubblica, l’onore di nessuno, salvo il proprio naturalmente. Ed anche il suo, chissà?

Come membro della Commissione europea presieduta da Jacques Santer, è stato costretto dal Parlamento a dimettersi, insieme a tutta la Commissione (di cui faceva parte anche un altro italiano, Emma Bonino), per cause veramente infime:compaiono infatti nella perizia sui bilanci della Commissione, effettuata dal comitato di esperti indipendenti nominato dal Parlamento,  insieme ad un macroscopico “buco di bilancio”, operazioni di corruzione quali frode, cattiva gestione, nepotismo, favoritismi, contratti “fittizi”: termini imbarazzanti e quasi inverosimili in rapporto a quello che avrebbe dovuto essere il governo di un grande e nobile Impero.

E’ stato poi consulente della banca Goldman Sachs, una delle maggiori protagoniste della diffusione dei titoli “derivati “ che hanno provocato il crack mondiale del 2008 e, con tale noncuranza dei conflitti d’interesse, è stato anche consulente dell’importante agenzia Moody’s (l’agenzia di rating che ha declassato i titolo di credito italiani).

Finalmente, dopo le operazioni di distruzione dei titoli sovrani degli Stati, appositamente messe in atto da quei potenti dietro le quinte che perseguono l’unificazione mondiale, è giunto al posto cui aspirava da molto tempo, quello di capo del governo italiano.

Malgrado tutto, però, il salto non è stato facile: gli Stati sono lenti a morie e i banchieri sempre più impazienti.  C’è voluta una bella spinta: con un atto di forza del Presidente della Repubblica ha preso corpo, fra tutte le falsificazioni del bene a cui assistiamo impotenti in questo periodo, anche la “falsificazione della democrazia”.

Povera Italia! Una persona autoritaria che al momento giusto coglie la palla al balzo per instaurare la  dittatura, non le è mai mancata. Questa volta però perfino come dittatura è talmente grottesca che non si sa in quale modo definirla: “il governo dei tecnici”.

….C’è da aggiungere un particolare ai “meriti” di un banchiere capo del governo, un particolare interessante dal punto di vista del problema della lingua di cui ci siamo occupati: nel mondo dell’economia e della finanza ci si vanta di parlare soltanto in Inglese. Non parlare la propria lingua madre è stato sempre per qualsiasi uomo, come abbiamo già visto, un enorme sacrificio, una privazione dipendente dalla necessità, come per chi è emigrato e si trova in terra straniera.

Nulla quanto la rinuncia alla lingua madre rappresenta e allo stesso tempo da’ sostanza alla condizione dell’esilio, dell’estraneità. Evidentemente non è così per banchieri ed economisti ma forse un motivo c’è. La propria lingua è tutt’uno con il pensiero: avviene molto raramente che uno scrittore non si serva nelle sue opere della propria lingua madre, anche quando viva da moltissimi anni in una Paese straniero e ne parli abitualmente la lingua. Il fatto è che economisti e banchieri non sono persone di pensiero. Anzi ne rifuggono, così come rifuggono da qualsiasi sapere che non rientri nell’economia.

Il rifiuto di uscire dal proprio ristrettissimo campo d’azione, cosa che nell’universo scientifico moderno caratterizza soltanto gli economisti, dipende da alcuni precisi dati psicologici. Il primo ed essenziale è il primato di se stessi: se l’economia interessa me significa che è l’unico sapere realmente “sapere”, un sapere assoluto che non ha bisogno di nulla che lo completi così come Io sono assoluto e nulla è maggiore di me. Si tratta dunque di una convinzione che fa parte della personalità dell’economista e che naturalmente contraddice il concetto stesso di “scienza”, portando a pericolosi errori. L’economia sarebbe in questo senso la scienza delle scienze, così come è stata per molto tempo la teologia.

Di fatto per molti economisti e finanzieri l’economia è davvero una teologia, con il medesimo assunto di partenza dei teologi: chi non conosce l’economia è analfabeta, è escluso dal mondo del sapere, così come il non iniziato, il non circonciso è escluso dal mondo “vero” quello del “ mito” fondante della tribù e della capacità d’azione che ne discende. Per questo i cultori dell’economia formano una società chiusa, forte e solidale soltanto all’interno del proprio cerchio, stranamente simile a quella società segreta potentissima e piena di conoscenze magiche che nelle culture primitive è costituita dai “lavoratori del ferro”, quelli col fuoco sempre acceso. La Borsa è questo fuoco.

Tratto dal libro “Dopo L’Occidente” Maggio 2012 Ed. BUR

Ida Magli è antropologa e saggista. Ha collaborato per anni con “La Repubblica” e ha insegnato Antropologia all’Università di Roma. Fra i suoi testi principali: Contro l’Europa (Bompiani 1997),Gesù di Nazareth BUR 2004, Omaggio agli Italiani (BUR 2005), Il Mulino di Ofelia (BUR 2007), La Dittatura europea, BUR 2010). I suoi testi sono tradotti in numerosi paesi.

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26 marzo 2013

Fonte: http://crisis.blogosfere.it/2013/03/europa-sta-nascendo-una-dittatura-fuggite-sciocchi.html

Martedì 26 Marzo 2013, 12:47 indi 

L’Europa è una dittatura, bisogna uscirne il prima possibile. Senza chiedersi cosa sarà della bolletta della luce o della rata del mutuo, perché non ci lasceranno né luce né casa. Siamo in mano a dei pazzi furiosi.

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Trovo questo bel post sul blog di Alberto Bagnai, ad opera di Alex, che così riflette:

 L’unica cosa amaramente buona di questa crisi è che ho capito come nascono le dittature, che SI, è proprio vero, più che da una violenza dei padroni derivano dalla tentazione dei servi, dall’ignoranza dalla mediocrità e dall’ignavia della gente (…); e a cosa dovrebbe servire la cultura umanistica: ad insegnarti con chi hai a che fare affinché tu possa fare/ripetere meno errori possibili. Infatti è per questo che l’hanno piano piano distrutta.

Evidentemente stiamo riflettendo un po’ tutti sulla stessa cosa: sta nascendo una dittatura, in Europa? A volte, mentre sento le notizie, ho dei flash di voci future “Ma noi non sapevamo, ma noi non volevamo!”, chissà se è la sindrome di Cassandra, o soltanto memorie di un passato ancora recente.

Lo stesso concetto di dittatura non è antico: nessuno si sognava di chiamare “dittatori” il re Sole, il Papa o l’imperatore di turno. E’ un concetto nuovo.
Fatto sta che l’abbiamo introiettato molto bene, al punto che vediamo dittatori dovunque, persino in leader democraticamente eletti (vedi Chavez o Ahmadinejad) o addirittura in comici col blog. Ma quando si tratta di noi, ehh: la dittatura è l’elefante nella stanza. Nessuno riesce ad accorgersene.

Forse perché si tratta di una declinazione di dittatura finora inedita. Nell’immaginario, il dittatore ha una faccia cattiva, impone le sue idee al popolo con gli eserciti, e sbatte i dissidenti in gabbia o alle torture. Ora sembra che non ce ne sia più alcun bisogno: il dittatore non ha un nome e cognome, anzi si nasconde in una massa amorfa di oscuri burocrati. L’esercito di cui si serve? Stampa, media e politici compiacenti o corrotti. L’arma principale? La shock economy, eventi che terrorizzano i cittadini e li rendono consenzienti a qualsiasi nefasto provvedimento passi per indispensabile. I dissidenti? Nessun problema: li si lascia a sbraitare nel recinto di Internet, che danno vuoi che facciano. Una dittatura il cui scopo è l’impoverimento generalizzato e il controllo da esso derivante, non ha bisogno di sparare un colpo: stiamo consegnando tutto senza fiatare.

Qualcuno obietterà che non è vero, che tanti si stanno accorgendo di ciò che accade. Ah si? Beh io non credo. Come scrive ancora Bagnai nel suo libro, quando i partigiani andarono in montagna non si preoccuparono dell’inflazione, della perdita di potere d’acquisto, del mutuo in euro. Quando c’è da combattere si combatte, costi quel che costi. Noi non siamo ancora pronti. Siamo ancora come quelle famiglie ebree che nel ’36 consegnavano l’oro, consegnavano i pianoforti, pensando che presto sarebbe finita e peggio di così non poteva andare. E invece, si è visto com’è andata.
Noi stiamo consegnando oro e pianoforti per paura dei finti mostri che ci hanno dipinto, e alla fine perderemo tutto senza avere più nulla per cui combattere. Vogliamo davvero ridurci così?

L’Europa è una dittatura, bisogna uscirne il prima possibile. Senza chiedersi cosa sarà della bolletta della luce o della rata del mutuo, perché non ci lasceranno né luce né casa. Siamo in mano a dei pazzi furiosi e l’unica è svignarsela, le difficoltà successive le affronteremo poi, ci penseremo dopo come si sono detti i partigiani scalando la montagna. Ora il pensiero è uno, e uno solo, e questo dobbiamo chiedere con forza a chi ci rappresenta:
Fuggite, sciocchi!

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La vera perdente? L’Europa anti-nazionale
di Ida Magli – il Giornale
http://www.italianiliberi.it/Edito13/la-vera-perdente-l-europa-antinazionale.html

A queste elezioni è stato presente un Convitato di pietra, un convitato che ha subìto, in silenzio, una grave sconfitta: l’Europa. Nessuno ne ha parlato, ma il risultato della lista Monti lo grida a gran voce. Monti è il fiduciario dell’Ue, è stato mandato (o chiamato, come si preferisce dire) esplicitamente a mettere in riga l’Italia, in apparenza per la questione del bilancio, ma in realtà perché l’Europa è diventata, con la crisi dell’euro, sempre più dubbiosa sulla fattibilità dell’unificazione e teme che da un giorno all’altro qualcuno degli Stati in difficoltà possa abbandonarla. L’Italia è uno Stato cardine dell’Unione, tanto sul piano concreto quanto su quello simbolico: nessuna Europa unita è possibile senza l’Italia. Tutta l’area del Mediterraneo sarebbe messa in forse da un’eventuale uscita dell’Italia e sicuramente molti Stati a quel punto ne seguirebbero l’esempio.

Tutti discorsi ovvi, è chiaro, ma il problema è che nessuno, né politici né giornalisti, come sempre per quanto riguarda l’Europa, ha affrontato e affronta il discorso. Le analisi sui risultati delle elezioni mancano perciò di una riflessione determinante e in definitiva risultano false.

Sicuramente molti dei voti che Bersani si aspettava e che sono mancati all’appello, sono andati per quest’unico motivo al movimento di Grillo. L’appoggio incondizionato del Pd a Monti ha convinto i suoi elettori che il partito era schiacciato sull’Europa e che, di conseguenza, anche se fosse andato al governo, non sarebbe stato libero di prendere nessuna iniziativa. D’altra parte è chiaro che non si può rappresentare il partito dei lavoratori, degli operai, e affiancarsi alla grande finanza che governa l’Europa. Il partito che oggi si chiama Pd ha una lunga storia alle spalle durante la quale i suoi elettori sono stati sempre fedelissimi, e molti avevano sopportato perfino il terribile 2012 del governo Monti, con i suoi quarantacinque suicidi di piccoli imprenditori e le centinaia di migliaia di disoccupati messi in cassa integrazione o del tutto sul lastrico, ritenendo che si trattasse di stringere i denti in un momento di crisi. La creazione della lista Monti ha fatto capire a tutti (e non soltanto agli elettori del Pd) che erano stati ingannati, che il potere europeo si era installato definitivamente in Italia e che non avrebbe più lasciato la presa.

Non parlare chiaramente del rapporto con l’Ue è stato anche il più grave errore di Berlusconi. Molti dei silenziosi antieuropeisti che bivaccavano nel Pdl se ne sono andati qua e là nelle piccole liste createsi durante il periodo di disintegrazione del partito, ma sarebbero tornati a votare per il Pdl se Berlusconi avesse fatto chiaramente una scelta antieuropeista. L’annullamento del partito di Fini, con la sua scomparsa dal parlamento, la scomparsa dei radicali con la fuoriuscita perfino di Pannella e di Bonino, il quasi annullamento del partito di Casini, sono tutti dovuti al loro dichiarato europeismo e all’abbraccio montiano. La situazione della Lega è più complessa perché le cause che hanno provocato il suo declino sono molteplici, dall’oscuramento della figura di Bossi agli scandali finanziari, ma è indubbio che il vecchio slogan della secessione è diventato con il passare del tempo sempre più logoro perché la presenza dell’Europa ha spinto tutti i cittadini, compresi quelli del nord, a riscoprire l’amore per l’Italia, o perlomeno a preferire lo Stato italiano piuttosto che l’annullamento dell’identità e dell’indipendenza nell’immenso buco nero dell’Europa.

Tutti hanno capito ormai, non soltanto gli Italiani, che nell’Ue gli Stati devono annullarsi e che i governi nazionali diventerebbero, nel momento in cui l’Unione europea riuscisse a formare una vera unione politica, puri fantocci agli ordini di Bruxelles e dell’alta finanza europea e mondiale. La Borsa scende? Ma certo: a chi gioca in Borsa non importa nulla di chi sia a governare uno Stato, ma che ci sia l’occasione per giustificare un po’ di movimento e vendere oggi per ricomprare domani a minor prezzo. Il ministero del Tesoro ha contemporaneamente collocato tutti i titoli emessi: il rischio del “fallimento” degli Stati è una delle più grosse fole messe in circolazione dai mercanti, bugiardi di professione cui da che mondo è mondo è da imbecilli credere.

Sono passati settant’anni da quando è stata progettata l’Ue, con la motivazione di non farsi la guerra. I giovani, tutti i giovani, non soltanto quelli di Grillo, non soltanto quelli italiani, trovano perfino ridicola, assurda un’idea del genere. La guerra? La guerra per conquistare un impero? Il nazismo, il fascismo appartengono alla storia. E la storia è passata sulla testa dei giovani di oggi. È questa la forza degli uomini.

Ida Magli

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14 maggio 2013 | Autore

Riportiamo un’intervista rilasciata alcuni mesi addietro dall’antropologa Ida Magli dove il suo contenuto, alla luce degli ultimi avvenimenti ( dal disastro della Grecia alla crisi degli altri paesi del sud Europa) ritorna di drammatica attualità.

Intervista a Ida Magli

di Emanuele Gagliardi

Fonte: http://www.italianiliberi.it/Edito13/intervista-ida-magli-di-emanuele-gagliardi.pdf

Cenni biografici: Diplomata in pianoforte al Conservatorio di S. Cecilia e laureata in Psicologia all’Università

La Sapienza di Roma, Ida Magli è stata docente di Psicologia sociale all’Università di Siena e di Antropologia culturale alla Sapienza da cui s’è dimessa nel 1988. È stata la prima ad adottare il “metodo antropologico” per l’analisi della società europea, in particolare quella italiana, dall’antichità all’epoca attuale, con gli stessi strumenti adoperati dall’antropologia per le società “primitive”. Tutta la sua opera è permeata da questo metodo, talché ampio spazio è riservato  in essa a fenomeni e fatti di solito emarginati: la storia delle donne non come mondo a parte ma connaturata al potere maschile, la predicazione popolare e la devozione mariana quale importantissimo documento storico, il rapporto fra il Sacro e il Potere negli avvenimenti politici.

Con piena conoscenza della realtà storica e culturale dell’Europa, Ida Magli ha denunciato fin dal 1994 l’impossibilità di una reale unificazione del Vecchio Continente ed ha cercato di convincere i politici a desistere da un progetto fallimentare e che segnerà la fine della civiltà europea.

Abbiamo chiesto il suo parere riguardo ad alcuni scottanti temi di attualità.

Dottoressa, il collasso di alcuni Stati e la crisi della moneta unica europea sembrano dar ragione con i fatti al Suo scetticismo ben delineato nel suo libro “La dittatura europea”

Cosa è andato storto?

R. Il fatto è che nulla è andato storto visto che le cose dovevano per forza seguire la logica dell’errore intrinseco al progetto di unificazione europea e quindi finire nel fallimento. Gli economisti dovrebbero essere i primi a sapere che non si possono sommare le mele con le pere.

Ogni nazione d’ Europa è un’entità unica, con la propria lingua, la propria storia, la propria arte, ed è questa la vera, grandissima ricchezza dell’Europa: la meravigliosa fioritura di sorprendenti, splendide diversità. D’altra parte avrebbe dovuto bastare la mancanza di una lingua a far capire che la cultura “europea” non esisteva. Non si può neanche immaginare quale desertificazione comporterebbe in tutti i campi del pensiero, tanto per la creatività futura quanto per l’incomprensibilità e l’annullamento del valore del passato, ridurci tutti all’uso dell’inglese.

In una recente riflessione sulla crisi economica Lei ha sostenuto che l’Euro è nato “privo di realtà”.

Può illustrarci il significato di questa affermazione?

R. Mi sembra evidente: non può esistere una moneta che non sia espressione di uno Stato.

L’euro è stato inventato a tavolino, privo sia della forza di un Popolo sia della forza di uno Stato. Non si può certo pensare che siano le monete a creare la forza degli Stati o dei popoli; sarebbe come dire che è stato il dollaro a creare la potenza dell’America oppure che è stato lo yen a creare la forza del Giappone.

Nessuno sa bene cosa sia l’Unione europea; è certo però che non è uno “Stato” e neanche un Sovrastato  (per trovarla elencata nelle istituzioni bisogna cercarla fra le organizzazioni internazionali, come l’Onu).

Per questo l’euro è privo di realtà, è pura finzione.

Bisogna poi aggiungere a questa mancanza di uno Stato sovrano garante della moneta, il fatto che ad “emettere” l’euro è una banca privata che appartiene per oltre l’80% del suo patrimonio ai pochi, ricchissimi “partecipanti” che possiedono anche quasi tutte le altre banche centrali esistenti nel mondo: i Rothschild, i Rockfeller, i Windsor (reali d’Inghilterra), i Sassonia-Coburgo-Gotha (reali del Belgio), gli Orange-Nassau (reali d’Olanda), Mario Draghi in quanto partecipante del patrimonio della Banca d’Italia (anche  la Banca d’Italia, infatti, è una banca privata).

Sono loro che si sono impadroniti dell’Europa con la complicità del silenzio di tutti, politici e giornalisti. Naturalmente è questo il vero, unico motivo per il quale i titoli degli Stati cadono così facilmente preda della speculazione borsistica: non sono titoli “sovrani” in quanto appartengono a Stati che non sono “sovrani” perché non battono moneta e che, in definitiva, non sono più “Stati”. Sentir parlare del possibile fallimento degli Stati dà la misura del grottesco baraccone cui è stata ridotta l’Europa. Io però sono convinta che tutto questo non sia frutto d’ignoranza o d’errore ma che  sia stato deliberatamente perseguito da chi ha promosso l’unificazione europea avendo come scopo ultimo – uno scopo che non poteva ovviamente essere rivelato – proprio l’eliminazione  degli Stati e l’annientamento dell’Europa con la sua civiltà.

Sulla coesistenza con le realtà islamiche, i sostenitori del dialogo e dell’integrazione multiculturale pongono l’accento sugli elementi comuni a cristiani e musulmani. Lei, senza mezzi termini, attesta che “la loro fede non somiglia neanche lontanamente alla nostra”.

Perché?

R. Cercando di sintetizzarlo in un solo concetto direi che Gesù ha creato, ha messo in luce la dimensione della modernità, di una modernità in qualche modo “eterna”, vera in assoluto, nel passato come nel presente e nel futuro, sempre attuale perché sono gli uomini ad esserne portatori e a metterla in atto. La modernità è il valore del singolo uomo, della vita interiore del  singolo uomo, che comporta di per sé l’annullamento del mondo del “Sacro” come Potenza autosufficiente, posta di fronte agli uomini, al di sopra degli uomini. Sparisce, con Gesù, la primitività dell’esperienza del Sacro presente in tutte le fenomenologie religiose, la necessità di assoggettarvisi tentando di domarlo con la magia, con la ritualità, con i tabù dell’impurità, con le offerte, con il sacrificio … Gesù ha dichiarato che tutto questo è inutile perché ciò che conta è dentro l’uomo. E conta in egual modo agli occhi di Dio quanto agli occhi dell’ uomo.

Tutto il resto del suo messaggio è la conseguenza logica di questa premessa: è finito il regno del timore e inizia (ma inizia” ab illo tempore” ) il regno della verità, della giustizia, dell’amore, del perdono.

Crolla l’orrida primitività della legge del taglione, dell’occhio per occhio; crolla la primitività selvaggia del concetto di impuro e si affacciano così per la prima volta alla ribalta della storia gli impuri per definizione, le donne. Cosa si può dire? E’ un altro mondo.

Forse soltanto l’opera d’arte, forse soltanto la poesia, soltanto la musica, somigliano vagamente, per l’infinitezza implicita nella loro creazione, a ciò che ha pensato, che ha creato, che ha additato Gesù.

Come vuole che possa esistere una qualsiasi religione che gli si avvicini? Il fatto è che non si tratta di una religione. Per questo il cristianesimo lo rispecchia soltanto a lampi, a barlumi, in qualche dato di fondo…

In un certo senso il cristianesimo sembra una specie di recinto, un recinto troppo piccolo dal quale il pensiero di Gesù deborda in continuazione, sfugge da tutte  le parti. E tuttavia questo pensiero c’è, altrimenti non saremmo qui a parlarne. E’ il merito incommensurabile della Chiesa averlo fatto arrivare fino a noi. L’islamismo rappresenta la rivincita del massimo della primitività  del dominio assoluto del Sacro sugli uomini.  Dunque è fuori da qualsiasi logica l’idea che possa convivere o integrarsi. Naturalmente proprio perché sta dalla parte della potenza del Sacro ed è facile da capire, l’islamismo è una religione fortissima mentre il messaggio di Gesù è sottile, è “fragile” ed è affidato alla fragilità dell’uomo. Una fragilità, però, che non può mai venire meno perché l’uomo non smetterà mai di cercare “dentro di sé”.

L’Europa è afflitta dalla recessione, ma è soprattutto erosa dal relativismo e da una crisi d’identità. Tale situazione può essere in qualche maniera imputata all’ostinata avversione dei governanti, ma anche dei media e delle élite intellettuali, verso il riconoscimento delle comuni radici cristiane degli Stati europei?

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Le stranezze dei Grillini e il Laboratorio segreto del potere

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 21.04.2013

Le vicende degli ultimi giorni, conclusesi con la rielezione in extremis di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, ci hanno confermato molte cose che già sapevamo sui detentori del potere politico, anche se forse non avevamo sospettato fino a che punto giungesse l’odio e lo spirito di vendetta che li animano. Ci hanno però confermato anche il fatto più grave: che esiste un sopra-potere, di cui non sappiamo nulla, e che guida tutto e tutti nascostamente verso mete preordinate. Ho studiato per diversi anni gli scopi e le tecniche di questo “Laboratorio” segreto e ho pubblicato nei due libri: La Dittatura europea e Dopo l’Occidente tutto quello che ero riuscita a sapere e a capire, giungendo alla conclusione che si tratta di una struttura molto intelligente e pluriforme che persegue, in vista del mondialismo, la distruzione degli Stati e della civiltà europea.

Sebbene dunque vi fossi preparata, non ho potuto fare a meno di ribellarmi, di piangere sull’Italia e sugli italiani, nel vederne con tal evidenza le orme in ciò che è accaduto in Italia dal momento in cui Napolitano ha fatto saltare le regole della democrazia chiamando al governo Mario Monti, fino alla disperata crisi attuale. Vittime ignare e indifese nelle mani di governanti etero diretti, che sanno e che non sanno, ma che in ogni caso sono talmente accecati dalla passione esclusiva del proprio potere da non avere neanche un pensiero per il popolo di cui sono responsabili, gli italiani non possono aspettarsi nulla dai politici, neanche dai nuovi, ultimi arrivati, i Grillini.

In tutta la giornata di ieri, sabato 20 aprile 2013, impegnata nell’elezione del Presidente della Repubblica, i politici hanno votato, parlato, discusso ininterrottamente, seguiti minuto per minuto, passo per passo dai loro sacerdoti, i giornalisti, ma non una sola volta è stato evocato da nessuno il contemporaneo suicidio di un imprenditore del Nord-Est, Fermo Santarossa, che ha preferito uccidersi piuttosto che licenziare, costretto dalla crisi, cento dei suoi operai. È l’ultimo di una lunghissima serie di suicidi da quando, con il governo di Mario Monti, salvare la moneta “euro” è diventato il dovere supremo cui bisogna sacrificare ogni bene, compresa la vita. Rimanere nell’euro, infatti, è come la presa di Gerusalemme per i crociati: impossibile rinunciarvi. Siamo anche abituati ormai all’indifferente silenzio di Mario Monti e di Giorgio Napolitano su questi suicidi; ma non abbiamo potuto fare a meno di notare che, nelle accaloratissime discussioni sulla scelta dell’uno o dell’altro candidato alla presidenza, sul clamoroso affossamento di Marini o di Prodi, non si è mai parlato dell’Europa e dell’euro, come se non fossero questi i motivi fondamentali della crisi.
Avrebbero forse scelto qualcuno di costoro i cittadini? Di Marini nessuno si ricordava che esistesse talmente sbiadita e inutile era stata sempre la sua figura e la sua opera; di Prodi gli italiani sanno che devono a lui la tragedia dell’ingresso nella moneta unica e mai l’avrebbero voluto a rappresentarli. Gli altri nomi che comparivano e sparivano da un’ora all’altra:  Amato, D’Alema erano tutti segnati dal ricordo delle “truffe” operate contro i cittadini per cui una cosa è apparsa assolutamente certa: venivano selezionati in funzione degli interessi del Laboratorio e del Potere. Fatti fuori a uno a uno dalle coltellate dei loro compari, nella gabbia dei leoni è rimasto il vuoto. In questo vuoto è spuntato il nome di Stefano Rodotà. Ossia ancora un’orma ben chiara del Laboratorio segreto.

La selezione “in rete” dei candidati alla presidenza della Repubblica fatta dai Grillini è stata davvero strana. Prima di tutto perché, se prima non sono gettati sul piatto dei nomi, è impossibile aggregare migliaia di persone: tanto varrebbe affidarsi all’elenco del telefono. Dunque qualcuno ha immesso determinati nomi, ma non è stato detto. Il secondo fatto è ancora più strano: diamo per scontato che possano essere stati frutto dell’anima dei Grillini il nome di Grillo, di Dario Fo, di Strada, forse anche (con la contraddizione di aver scelto un giornalista, gruppo detestato) di Milena Gabanelli. Ma i nomi di Prodi, di Bonino, di Rodotà da dove sono venuti? Gente che ha passato la vita nelle strutture del potere politico e che, secondo il proclama di Grillo, doveva “essere cacciato via”; Prodi e Bonino addirittura nelle strutture dell’Europa dei banchieri, sempre maledetta da Grillo. Personaggi poi che i Grillini non hanno mai conosciuto perché sono nati quando questi erano già fuori dal giro del potere: Prodi sperduto con molteplici pensioni di lusso in Africa, Bonino abbandonata con molteplici pensioni di lusso fuori  dal Parlamento, Rodotà, sconosciuto ai più anche quando era in attività, ritiratosi in silenzio anch’egli grondante pensioni di gran lusso. Dunque, chi ha immesso nella lista questi nomi e perché? Non lo sappiamo; ma qualcosa abbiamo cominciato a capire quando abbiamo visto all’improvviso negli ultimi tre giorni i Grillini trasformarsi da semplici e ingenui “portavoce dei cittadini”, come si erano sempre definiti e che tali avevamo creduto che fossero, in focosi adepti di un profeta, quel tal Rodotà che doveva a tutti i costi essere votato perché “l’unico in grado di rappresentare tutti gli Italiani”. Poveri Grillini! (Poveri italiani- è sottinteso – sorpresissimi da questa affermazione, visto che per loro Rodotà è un perfetto sconosciuto). L’ha scelto la rete, è stato il ritornello ripetuto dai vari deputati e senatori grillini ai giornalisti, anch’essi sorpresi da simile entusiasmo. Fandonie, è ovvio. I nomi sono stati immessi in rete prima del voto e se, come è stato detto, i votanti erano 50.000, si tratta circa dello 0,08% dei sessanta milioni d’italiani. Nulla, meno che nulla.

Abbiamo soltanto un indizio da seguire, non conoscendo il retroscena del “Laboratorio” che guida il potere in Europa: Stefano Rodotà è stato garante della Privacy e forse quindi individuato come la persona giusta per garantire quei diritti che oggi sono all’ordine del giorno: quelli dei gay. Le prime e uniche proposte di legge fatte dai Grillini appena giunti in Parlamento sono appunto quelle che riguardano le nozze gay, l’omofobia, la transfobia. In un paese come l’Italia, dove non è sicuro che queste leggi vengano approvate, avere un Presidente della Repubblica che le condivide sarebbe stata la carta vincente. È naturale, perciò, che si sia unito ai Grillini nel votare Stefano Rodotà il gruppo di Vendola; ed è anche naturale che, come in ogni fenomenologia religiosa, i Grillini si siano trasformati (così ci è apparso il senatore Crimi mentre esortava la gente in piazza davanti a Montecitorio), da tranquilli portavoce in esaltati predicatori e fans assoluti del loro profeta.

Ida Magli
Roma, 21 Aprile 2013

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Il tradimento, destino degli italiani

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 17.03.2013

Tragico destino degli Italiani essere sempre traditi da coloro che dovrebbero difenderli! Tragico destino degli Italiani essere sempre traditi da coloro in cui avevano riposto l’ingenua fiducia di essere finalmente salvati da questo stesso terribile destino! Sono trascorsi soltanto pochi giorni da quando avevamo esultato per l’arrivo in Parlamento dei giovani, ingenui, entusiasti seguaci del movimento a Cinque Stelle ed ecco che alla prima votazione anch’essi ci hanno tradito.

È uno degli innumerevoli giorni fatali della nostra storia, il Sabato 16 marzo 2013, che segniamo con amaro dolore nel diario di questi interminabili anni di crisi, da quando siamo sballottati fra il potere illegittimo dei banchieri e l’altrettanto illegittimo e vigliacco consenso dei parlamentari. Il tradimento è stato ratificato in un attimo. In Senato si vota per la Presidenza il candidato del Partito Democratico, un magistrato, consueto e più che mai grave stravolgimento di quella che in Italia non riesce in nessun modo ad essere una democrazia. La sua vittoria è dovuta esclusivamente all’apporto dei voti di una parte dei Grillini. Si è spenta così, con un colpo solo, qualsiasi speranza di un cambiamento nella storia politica dell’Italia, l’unico cambiamento che ci eravamo ingenuamente illusi di riuscire ad ottenere tramite le nuove, giovani forze del movimento di Grillo. L’illusione è durata soltanto due giorni. Mai è stata più breve, nella pur millenaria storia di illusioni e di tradimenti che perseguita gli Italiani.

Naturalmente la premessa al tradimento ha le sue basi nella Costituzione, strumento d’inganno e di battaglia contro qualsiasi briciola di potere della quale possano avvalersi i cittadini. È stata pensata e scritta con sottile, perfida astuzia proprio a questo scopo per cui, se non si toglie di mezzo questa Costituzione, per gli Italiani non sussiste nessuna possibilità di democrazia che non sia quella fittizia e di pura irrisione nella quale siamo ingabbiati. Grillo però non aveva mancato di denunciare, fondando il suo movimento, una fra le più macroscopiche di queste irrisioni: quella che libera il parlamentare, una volta eletto, dal tener fede al mandato dell’elettore; una norma così platealmente illegittima per la coscienza di cui ogni essere umano è dotato, che dovrebbe far arrossire tanto chi l’ha scritta quanto coloro che la mettono in atto. Non c’è società al mondo, da quelle più antiche a quelle “primitive”, quale che sia la religione, la cultura, la forma di governo,  in cui sia lecito e sia mai stato ritenuto lecito venire meno ai patti. È esclusivamente in base al concetto di “patto”, infatti, che si forma una “società”, e nessun essere umano è mai vissuto in un gruppo che non fosse una “società”. I  seguaci di Grillo hanno tradito due volte votando per il presidente del Senato proposto dal Partito Democratico: sono venuti meno al patto con gli elettori, non sostenere i Partiti  e a uno dei punti più qualificanti del loro movimento.

Eleggere un magistrato come Presidente del Senato e quindi Vicepresidente della Repubblica è inoltre atto gravissimo di per sé perché rispecchia quello spirito di irrisione presente nella Costituzione cui ho già accennato. La Costituzione declama infatti la necessità della separazione dei Poteri, in primis quello della Magistratura; servirsi della carica di magistrato per accedere, dandone le dimissioni o mettendosi in aspettativa, con assoluta facilità ai massimi gradi del potere politico è ovviamente tradire lo spirito della Costituzione. In qualsiasi campo dell’agire umano, del resto, l’osservanza formale delle regole non è sufficiente e non è mai stata sufficiente a garantire la civiltà e la rettitudine della convivenza sociale. I magistrati sono i primi a saperlo. Siamo dunque, come al solito, nelle mani di governanti che ci disprezzano, che si servono dei cittadini come indispensabile “corpo” sul quale appoggiarsi per esercitare il potere; un corpo indispensabile al potere, gli Italiani, nient’altro.

Ida Magli
17 Marzo 2013

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Una strana elezione papale

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 15.03.2013

Nessun Papa fino ad oggi ha osato chiamarsi Francesco. Assumere un nuovo nome significa identificarsi in qualche modo con la persona che portava quel nome, prenderla a propria guida. Ma certamente Francesco d’Assisi sarebbe scappato via inorridito davanti allo spettacolo (è questa la parola giusta: “spettacolo”) in cui si è esibito il Vaticano per l’elezione del nuovo Papa. Francesco si sarebbe spogliato, messo nudo davanti a tutti, nel vedere l’abbigliamento sfoggiato dai Cardinali, attori in lenta fila compunta sul palcoscenico dell’intero mondo. Non sappiamo neanche immaginare quanto costino tessuti, damaschi, fili d’oro, merletti, gioielli, fabbricati appositamente per loro, ma è certo che Francesco avrebbe pianto di orrore e di vergogna davanti ai seguaci di Gesù vestiti come gli antichi Faraoni delle cui magnificenze gli ebrei si erano innamorati.

Doppio, tragico tradimento che si perpetua da duemila anni: identificarsi con gli ebrei e copiarli in ciò che Gesù ha condannato come il peggiore dei mali: le ricchezze del tempio e la maniacalità rituale. “Non ripetete parole!” Questo grido di Gesù risuonava tristemente nella mente e nel cuore di coloro che guardavano lo svolgersi puntiglioso di una ritualità che è negazione del Vangelo, ma che afferma così il proprio potere. I riti, infatti, servono a questo, sono nati per questo: porre la separazione fra il Sacro e il profano, segnare la potenza di chi, gestendo il Sacro, sta sopra al popolo, lo comanda e lo giudica. È il motivo per il quale i sacerdoti, sempre e ovunque, a qualsiasi religione appartengano, indossano abiti particolari, con significati simbolici, funzionali all’accadimento magico, potente, senza alcuna differenza fra i Cardinali in Conclave e gli Stregoni-Sciamani altaici o africani, cui del resto somiglia l’abbigliamento cardinalizio perché viene dall’antico Egitto. Nella storia della Chiesa si è presentata diverse volte la ribellione alla ritualità e alla sua pompa, ribellione di cui Francesco è stato il massimo testimone, ma inutilmente. Il problema non è la ricchezza, infatti, ma il “potere”. Al potere i sacerdoti non rinunciano mai.

I commenti alla nomina dell’argentino Jorge Mario Bergoglio sono stati tutti positivi, almeno quelli espressi in pubblico, ma sicuramente il gruppo degli sconfitti starà affilando le proprie armi. Si è trattato, infatti, di un tentativo, con l’elezione di un Papa non europeo,  di liberarsi dal predominio del nido di vipere arroccato nella Curia vaticana e nei suoi dintorni. Non si vede però nessun altro motivo di speranza per una vera trasformazione della Chiesa in senso evangelico. Le tante riflessioni e proposte che si sono susseguite negli ultimi anni dall’interno stesso delle strutture ecclesiastiche e pubblicate dalle loro più ortodosse case editrici (Paoline e Dehoniane soprattutto) per ricondursi sulla strada della povertà, della predicazione  del Vangelo, abbandonando anche la gestione diretta dello Stato Vaticano, sono state spazzate via di colpo con il messaggio mandato attraverso l’elezione di un Gesuita al soglio pontificio e attraverso la pompa spettacolare e studiatissima esibita per la sua investitura: la Chiesa è quella di sempre e nulla può scalfirne il potere e l’autorità.  I Gesuiti hanno come proprio particolare compito fin dalla nascita quello di fare la guardia al Papato; proteggere, difendere, sostenere il Papa. Adesso la guardia ha preso il posto del Sovrano…

Ida Magli
Roma, 15 Marzo 2013

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Il Presidente della Repubblica, le agenzie di rating e il nuovo Parlamento

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 09.03.2013

I cittadini italiani, sempre disposti ad elogiare il Presidente Napolitano, questa volta non soltanto non condividono la sua posizione, ma la ritengono sbagliata e assolutamente inaccettabile: prendere decisioni a causa del giudizio delle agenzie di rating. Non si capisce proprio perché uno Stato sovrano dovrebbe piegarsi davanti a entità come le agenzie di rating, longa manus delle banche dei cui proventi vivono (quale tragico scherno nella frase di Rossi prima del suicidio: “Non sanno cosa siano i derivati!”), prive di qualsiasi statuto pubblico e non citate in nessun modo, tanto meno come organi di controllo, nella Costituzione italiana tanto cara al nostro Presidente. Lo Stato italiano esiste oggi come esisteva ieri; si fonda sul popolo italiano, un popolo che è oggi, dopo le elezioni, lo stesso di ieri, ossia va al suo posto di lavoro oggi come ci andava ieri, parla la lingua italiana oggi come la parlava ieri, crea cose belle oggi come le creava ieri. A chi commercia con l’Italia questa è l’unica cosa che interessa: il popolo italiano e la sua attività, non il nome o il partito che lo governa. Le agenzie di rating sono al servizio di una particolare struttura “finanziaria” che ha notoriamente  guadagnato negli anni scorsi enormi somme destabilizzando i mercati mondiali, ed è questo che minacciano di  fare ancora se non si affidano i governi a persone o a partiti di loro fiducia (tutte cose di cui i politici avevano abbondantemente discusso al momento della crisi mondiale tanto da decidere di creare un’agenzia “europea” per contrapporvisi: Napolitano se la prenda con i burocrati dell’Ue che non l’hanno fatto).

Bisogna ignorarle, invece, e collocarle in quel “passato” del Potere delle cui trappole  abbiamo finalmente gridato al mondo di esserci liberati, eleggendo dei giovani che con quel passato non hanno mai avuto a che fare. Ma dove sono, cosa fanno i nuovi, giovani, entusiasti parlamentari? Non li vediamo, non li sentiamo, mentre i vecchissimi, astutissimi rituali che da sempre sono al servizio del Potere per beffare i sudditi con la potenza del Sacro, operano con la massima solerzia per raggiungere il proprio scopo malgrado le elezioni: mettere ai posti più alti e decisivi economisti e banchieri, come era ieri, come era l’altro ieri. Il nome di Monti si è bruciato? Poco importa: il forziere dell’Europa è pieno di uomini ad hoc. Fanno il solito giro: dalla Banca d’Italia a quella di Francoforte o viceversa, con in più magari un salto al parlamento o alla Commissione europea che dopo appena cinque anni li mette al sicuro per tutta la vita con una ricca pensione, e finalmente giungono alla poltrona di Capo del governo o di Presidente della Repubblica. No, cari giovani parlamentari, tocca a voi, come avete già fatto quando vi siete presentati alle elezioni, rifiutare con le vostre azioni, senza tentare di spiegarlo, la ritualità del potere. Non abbiate timore: il Sacro è ormai tanto inefficiente da dimostrarlo senza volerlo. La ritualità è diventata con tutta evidenza una prigione paralizzante, un contenitore raggrinzito dove, malgrado i loro sforzi, gli osservanti dei riti non riescono a far entrare il nuovo parlamento. Qui si pretende che sia la realtà, quella uscita dalle urne, ad essere sbagliata perché “non entra” nel vecchio contenitore. Passano giorni e giorni nella “lentezza” caratteristica  dei riti e bisogna: convocare le Camere, nominare i presidenti, sapere prima quale governo avrà la maggioranza…  E le oltre settecento persone che abbiamo eletto che fanno intanto? Non servono a niente, non valgono niente? In un mondo “giovane” nessuno pretende di avere la certezza che tutto andrà bene prima ancora di muoversi. Come si può pensare che debba averla il nuovo governo? L’avrà se lavorerà con il massimo impegno, se ogni parlamentare, quale che sia la sua ideologia, la sua appartenenza, approverà, alla luce della ragione e del buon senso, le decisioni che appaiano utili ai bisogni degli italiani.

Dunque, andate subito al vostro posto di lavoro, cari giovani parlamentari, senza aspettare nessuna convocazione. Non è uno spazio sacro, ma un luogo accogliente, fornito di biblioteche, di computer, di segretarie, di ristorante e toilettes aggraziate e ben pulite. Lo stipendio lo prendete, anche se non avete l’orologio da timbrare all’ingresso, e il lavoro che vi siete impegnati a fare è enorme. Mischiatevi a tutti gli altri, discutetene, accapigliatevi con semplicità come si fa da studenti: c’è il territorio dell’Italia da mettere in sicurezza, ci sono le centinaia di edifici appartenenti allo Stato, caserme vuote, abbazie con i loro campi abbandonati da ristrutturare per distribuirvi i carcerati, oggi ammassati in prigioni crudeli; tutti bisogni così antichi ed urgenti da costringere gli italiani a reprimere la rabbia nel non vederli mai affrontati. È necessario forse appartenere a un determinato partito per trovare indispensabile e appassionante studiare e trovare soluzioni a questi problemi? Siamo talmente sicuri di no che vi chiediamo di tenere un diario e di raccontarci ogni giorno quello che avete fatto. Ne saremo felici.

Ida Magli
9 Marzo 2013

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Giorgio Napolitano, un uomo accecato dal potere

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 31.03.2013

La cosa più strana, fra le tante cui abbiamo assistito negli ultimi anni, è l’esaltazione che viene da tutte le parti verso il Presidente della Repubblica. Gli osanna si levano verso qualsiasi cosa dica e faccia in maniera così servile e untuosa da umiliare i poveri italiani, costretti ad essere rappresentati da politici e giornalisti cortigiani della Corte più miseranda che esista. Ebbene, la realtà dice che Giorgio Napolitano, pervaso, come ogni uomo che detiene il potere, dalla sfrenata voglia di aumentarlo, a un certo punto ha abbandonato con un sonoro calcio le vesti di garante della Costituzione e ha cominciato a comportarsi da dittatore.

Con un colpo di stato ha messo da parte il governo in carica e ancora non sfiduciato dal Parlamento, chiamando il suo uomo di fiducia per dare il colpo di grazia a uno Stato sovrano che non si decide a morire, malgrado i frenetici sforzi di Bruxelles e di Francoforte per ammazzarlo. Chiama Mario Monti e contemporaneamente, con un altro calcio alla Costituzione che indica come meritevoli di tale nomina uomini che abbiano illustrato l’Italia per le loro opere, lo nomina senatore a vita. Tanto Mario Monti ha illustrato l’Italia con le sue opere che quando arriva è un perfetto sconosciuto per gli italiani. È però ben noto in Europa in quanto è stato costretto a dimettersi con la Commissione europea guidata da Santer prima della scadenza “per nepotismi, abusi e buchi di bilancio”, come recita la Gazzetta ufficiale europea. Comunque, in base a questa nomina, gli italiani gli pagheranno il suo ricco stipendio fino alla morte.

Del governo di Mario Monti e delle malefatte dei ministri suoi amici, sarà sufficiente ricordare l’incapacità del ministro Fornero a calcolare il numero degli esodati e i miserevoli risultati della riforma delle pensioni. Giorgio Napolitano, però, che parla ogni giorno con retoriche parole piene di finta saggezza, tace e non sussurra nemmeno in un orecchio al suo protetto che un ministro che sbaglia va dimissionato. Dopo di che: elezioni, capricci del super Mario che continua a governare, ad essere senatore a vita e che contemporaneamente forma una sua lista per presentarsi alle elezioni. Il saggissimo Napolitano non è contento ma continua a sopportare e, come niente fosse, una volta trombato alle elezioni, il governo Monti continua a governare i poveri cittadini italiani allibiti, con la clausola – dice Napolitano – del disbrigo delle pratiche correnti.

Le pratiche correnti? Come no? La decisione di rimandare in India i due Marò, “con il consenso di tutti i ministri” precisa con orgoglio Mario Monti, è una pratica talmente corrente che non è valsa neppure la pena di discuterla in Parlamento. Ma oltre al consenso di tutti i ministri c’è stato il consenso del Presidente della Repubblica, capo supremo della Magistratura e delle Forze armate e che non può non esserne stato informato. Del resto, se per caso questa decisione fosse stata presa senza avvertirlo, avrebbe dovuto sfiduciare il governo, cosa che non soltanto non ha fatto, ma non ha neanche preteso le dimissioni del ministro della Difesa in lacrime (come tutti i supremi ipocriti hanno la lacrima facile mentre ammazzano la gente i ministri del governo Monti: chi non ricorda quelle della Fornero mentre ammazzava i pensionati?)

E veniamo agli ultimi contorcimenti di Napolitano per imporre la sua volontà fino alla scadenza del mandato ed oltre, come ha ripetuto innumerevoli volte. Anche in questo osannato per il suo senso di responsabilità verso lo Stato e non, come sarebbe stato naturale per un qualsiasi politico, condannato per il suo attaccamento alla poltrona. È passato un mese e mezzo dai risultati delle elezioni. I “numeri” sono oggi esattamente gli stessi del giorno 22 febbraio. Ma Napolitano ha preso tempo, giorno dopo giorno, fingendo di attendere i risultati di Bersani e senza ascoltare la voce di Grillo che suggeriva di far cominciare a lavorare il Parlamento. Povero Grillo! Ci vuol ben altro che la ragionevolezza per far deviare la volontà di potere di un vecchio seguace di Togliatti. Voleva a tutti i costi essere lui a portare finalmente la povera Italia a dimostrarsi umile ed obbediente serva dell’Europa, essere lui a tenere ancora in piedi il governo Monti, essere lui, infine, con ultimo calcio alla Costituzione, in cui ovviamente non c’è traccia di tali istituzioni, a preordinare con Commissioni da lui nominate, il lavoro del Parlamento e del nuovo Presidente della Repubblica. Perché tutti l’applaudono? Questo non lo so.

Ida Magli
31 Marzo 2013

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Il bunker patologico del proprio interesse

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 05.04.2013

C’è un’unica e sicura dirimente oggi per capire i significati e le intenzioni degli esponenti politici, sia quando sono ambigui, sia quando appaiono chiari e schierati dalla parte dei cittadini: la loro dipendenza dai cosiddetti “poteri forti”, dall’alta finanza, e dall’Europa che ne è serva. Così, per esempio, può essere apparso onesto e perfino simpatico il “saggio” un po’ cretino Valerio Onida quando ha ammesso di star lì, insieme agli altri “saggi”, per occupare la scena vuota; ma è ridiventato subito quello che è, un succube dell’alta finanza, uno che odia l’Italia e gli italiani, non appena ha indicato come suo prediletto per la Presidenza della Repubblica, Giuliano Amato. Come avrebbe potuto essere diversamente, del resto, visto che era stato scelto dal massimo odiatore degli italiani, Giorgio Napolitano?

Sembra quasi incredibile il punto di degrado etico cui giunge una classe politica quando si trasforma, come oggi quella italiana, in un piccolo gruppo di persone chiuse nel bunker della conservazione e difesa di se stesse. Nulla più esiste ai loro occhi salvo questo: la propria sussistenza, il proprio interesse; e per difenderli  escogitano mezzi che non hanno nessun riscontro con la realtà, così che tutta la nazione che in apparenza essi continuano a rappresentare, si configura come un paese agli ultimi termini, lebbroso, marcio, putrefatto, consegnato davanti ai propri cittadini e davanti al mondo ai crimini di coloro che lo governano. Questa è, infatti, la legge della natura umana, cui nessun individuo e nessuna società può sfuggire: superato il livello di guardia posto dalla consapevolezza del rapporto con gli altri, con le norme che lo regolano, non sussiste più nessuna “etica” perché la percezione dell’altro serve esclusivamente per usarlo, ucciderlo per il proprio interesse, la propria salvezza.

Il quadro offerto in questi giorni dai responsabili dei Partiti, dalle massime cariche dello Stato, dal Governo in carica, è appunto quello dell’assoluta devastazione di ogni pur minima coscienza etica, della rottura di ogni legame con il proprio popolo che, infatti, tace annientato e si suicida (quattro suicidi negli ultimi due giorni indotti dal governo). La pseudo logica che sostiene quanto dicono e fanno i politici è appunto uno dei sintomi più vistosi della patologia mentale che li guida. Si sono aggrappati alla battaglia per i pochi posti di potere rimasti in lizza come lupi affamati agli ultimi brandelli di carne pendenti dalla vittima: non pensano ad altro, non vogliono altro. Se n’è avuta una specie di controprova nell’esaltazione offerta dal partito di Berlusconi all’unico sciacallo che si è sempre vantato della sua natura di sciacallo e che lo fa gongolare di ogni distruzione sociale che provoca. Pannella si è esibito al suo meglio, sparando con la solita violenza che non teme smentite le più grosse menzogne sull’enorme consenso alle sue idee, un consenso che non gli ha dato alle ultime elezioni neanche il minimo dei voti per entrare in Parlamento. Ci si domanda: perché proprio il Pdl vuole servirsi di Pannella e dei Radicali? Ammesso che possano portargli qualche voto, sicuramente gliene faranno perdere molti fra i suoi abituali elettori, non soltanto fra quelli cattolici, ma anche fra quelli che, forniti di buon senso, sanno bene che dietro ai Radicali ci sono sempre stati i “poteri forti”, l’alta finanza mondialista ed europea che se ne serve come strumento ottimale per quella disgregazione delle società e delle nazioni indispensabile al primato dei banchieri. Ma, bisogna ripeterlo: i politici hanno ormai perso qualsiasi sensibilità etica e l’unico Potere in cui vedono la possibilità di sostegno è quello dell’alta finanza che guida tutto e tutti, nel mondo e in Europa. È una guida alla distruzione: i banchieri non sono soltanto privi di etica, ma anche forniti di scarsissima intelligenza. Possiamo sperare soltanto che ci sia data la possibilità di liberarcene con le prossime elezioni.

Ida Magli
5 Aprile 2013

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L’ineffabile ombra della finanza mondiale

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 25.01.2013

Il missionario e giornalista P. Giulio Albanese ha inserito in un articolo del numero di Gennaio della sua rivista “Popoli e missione”, un’informazione tanto fondamentale quanto ignorata dalla stampa e che riportiamo qui sperando di aiutare in questo modo a divulgarla. Vorremmo anche che i nostri governanti, astutissimi banchieri che non trovano mai sufficiente la cosiddetta “trasparenza e tracciabilità” dei nostri miseri redditi, inseguendo con la forza di quella che ormai possiamo considerare la loro particolare Polizia, i militari della Finanza, ogni nostro scontrino, ogni più piccola ricevuta, ci spiegassero quali sono i “loro” interessi a mantenere nell’ombra queste operazioni. Dei nostri politici è inutile tenere conto: una volta ridotto il Parlamento alla farsa del dire “sì” ai banchieri, sono diventati come le famose scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano, impegnati esclusivamente nella salvaguardia della propria carriera.

“Si tratta di un importante studio sul “sistema bancario ombra”, lo shadow banking mondiale, pubblicato dal Financial Stability Board (Fsb), l’istituto internazionale di coordinamento dei governi, delle banche centrali e degli organi di controllo per la stabilità finanziaria a livello globale. Leggendo attentamente questo testo, si scopre che qualcosa di aberrante è all’origine della crisi finanziaria planetaria. Lo studio, incentrato sulla cosiddetta eurozona e su altri 25 Paesi, evidenzia infatti che a fine 2011 ben 67mila miliardi di dollari erano gestiti da una “finanza parallela”, al di fuori, quindi, dei controlli e delle regole bancarie vigenti; una cifra che equivale al 111% del Pil mondiale ed è pari alla metà delle attività bancarie globali e a circa un quarto dell’intero sistema finanziario.

Leggendo questo studio si ha l’impressione d’essere al cospetto di un movimento sovversivo che specula impunemente ai danni degli Stati sovrani e soprattutto dei ceti meno abbienti. In altre parole, se da una parte ci sono i conti correnti con i risparmi dei cittadini e delle imprese, dall’altra abbiamo questo sistema bancario occulto, composto da tutte le transazioni finanziarie fatte fuori dalle regolari operazioni bancarie.

Come spiegato in più circostanze su questa rivista dal 2008, in coincidenza col fallimento della Lehman Brothers e dall’inizio della crisi sistemica dei mercati, si tratta di operazioni fatte da differenti intermediari finanziari, come certi operatori specializzati nel collocamento dei “derivati”, quei prodotti finanziari che, in larga misura, hanno inquinato i mercati. Tutte attività, queste, rigorosamente over the counter (otc), cioè stipulate fuori dai mercati borsistici e spesso tenute anche fuori dai bilanci. Alcuni autorevoli economisti ritengono che il “sistema ombra” sia spesso un’emanazione delle grandi banche internazionali che hanno interesse ad aggirare le regole e i controlli cui sono sottoposte.”

Naturalmente nulla di tutto ciò è nuovo: se ne è parlato in libri e articoli (vedi “La Dittatura europea”) già diversi anni fa e discusso abbondantemente in molti siti internet, incluso il nostro, ma come è successo sempre per quanto riguarda l’Unione europea e la moneta unica, politici e governanti ignorano qualsiasi domanda, passano sopra con dittatoriale indifferenza alle richieste e ai bisogni dei sudditi, intenti esclusivamente a condurre in porto il proprio progetto di potere: l’unificazione del mondo governato dai banchieri. Non ha nessuna importanza il fallimento evidente di tante delle loro imprese, inclusa quella dell’euro, visto che se ne sono arricchiti in denaro e in potere, togliendoli ai cittadini. La bilancia, infatti, è proprio questa: tanto hanno perso in sovranità e in denaro i cittadini d’Europa, tanto hanno acquistato in potere e in denaro i banchieri. Come abbiamo già detto, i politici non contano: sono esclusivamente al servizio dei banchieri, forse perché altrimenti perderebbero pure le apparenze del potere e le connesse prebende di cui ancora godono.

Lo spettacolo che le migliaia di pirati all’arrembaggio hanno offerto ai nostri occhi in questi giorni per candidarsi alle prossime elezioni, per appropriarsi, come affamate cavallette, degli ultimi resti del corpo dilapidato dell’Italia, ha dato la misura di una involuzione ormai irreversibile. Nessuno ha minimamente messo in dubbio che si debba dipendere dai banchieri, dall’alta finanza che governa l’Europa. Nessuno ha detto che, senza la sovranità monetaria, è impossibile ricominciare ad avere un vero mercato e salvare qualche briciola dalla competizione con gli Stati emergenti. Nessuno ha parlato della fine degli Stati nazionali e della loro indipendenza. Addirittura si è deciso di partecipare ad una guerra (quella in Mali) senza discuterne in Parlamento. Nessuno ha preso in considerazione, in un’Europa che si vanta della propria civiltà, la criminalità di strutture di governo che dominano i sudditi attraverso il denaro, attraverso il fisco, assurto ad unico “valore”. Non parliamo dei “cattolici” visto che si vantano di esserlo anche molti dei governanti banchieri, pur calpestando il Vangelo ad ogni passo. Parliamo, però, della gerarchia della Chiesa la quale non ha mai condannato l’unificazione europea, pur voluta dall’alta finanza e guidata dai banchieri, e non ha neanche mai condannato i governanti banchieri che attraverso il fisco hanno spinto i sudditi alla disperazione fino al suicidio. Ma soprattutto parliamo della gerarchia della Chiesa che adopera essa stessa il linguaggio del mercato laddove parla di valori “non negoziabili”. Formula atroce che fa rabbrividire chi sa che nel Vangelo non esiste nessun valore “non negoziabile” perché soltanto di una specie di peccatori Gesù ha detto che “non entreranno nel regno dei cieli”: i ricchi.

Ida Magli
24 Gennaio 2013

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Quando i governanti perdono la testa

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 16.12.2012

Nella nostra Costituzione non è previsto che cosa si debba fare se i governanti perdono la testa. Eppure qualcosa dovremo pur fare di fronte ad una situazione politica in cui ogni dato della realtà è in contraddizione con ciò che i governanti perseguono sfruttando senza remore il proprio potere. Questo è, infatti, “perdere la testa”: agire al di fuori della realtà. La realtà di una democrazia dovrebbe essere quella in cui i parlamentari “rappresentano” e mettono in atto la volontà dei cittadini nel perseguimento del bene comune. Se guardiamo però a quanto viene detto e fatto dai vari esponenti della vita politica italiana, ci rendiamo conto facilmente che nulla più corrisponde a questo presupposto. I sondaggi dicono che sette italiani su dieci non vogliono un nuovo governo Monti, ma Berlusconi (e insieme a lui la platea quasi al completo dei politici e dei giornalisti che contano in Italia e in Europa) lo vuole tanto da affermare: io rinuncio purché si faccia avanti lui.

I dati dicono che il “debito” dello Stato, per abbassare il quale era stato chiamato l’uomo della provvidenza e molti italiani si sono suicidati, ha superato la vetta dei duemila miliardi, e tuttavia Berlusconi, imprenditore che elimina immediatamente  dalle sue emittenti un programma in rosso di ascolti, vuole che Monti continui a governare e ad accumulare debito sulle spalle degli italiani. I dati dicono che la disoccupazione è cresciuta, che le industrie sono ferme, che il mercato delle abitazioni è crollato, che gli italiani hanno venduto anelli e collanine per pagare le tasse di fine anno, ma Berlusconi ritiene che l’unica vera disgrazia sia per l’Italia l’eventuale vittoria della Sinistra alle prossime elezioni e che deve essere Monti a salvarci da tale disgrazia. Sarà necessario dunque spiegargli che è l’Europa la “Sinistra”. Come ha affermato diversi anni fa l’esule russo Bukowski, l’Unione europea è come l’Unione sovietica. Infatti persegue l’internazionalizzazione mondiale eliminando gli Stati nazionali e ha basato l’Unione sul trattato di Maastricht, ossia sul primato delle strutture economiche, attraverso le quali si ottiene la soggezione e il controllo di ogni comportamento dei cittadini. Se non si vedono i fucili è soltanto perché nelle democrazie non ce n’è bisogno: tutti obbediscono. Si suicidano magari, ma obbediscono. Deve essere chiaro, però, che i 50 euro di libertà dal controllo dello Stato sono molto più coercitivi che non i passaporti interni vigenti nella Russia staliniana: con 50 euro non puoi muoverti da casa tua.

C’è però un “passaggio” fondamentale, a livello culturale e simbolico prima che politico, di cui finora non è stata fatta l’analisi: il gioco del parlamentarismo oppositivo non vale più. Il processo è cominciato con il ’68, momento di consapevolezza, molto più che di ribellione, delle basi di ogni cultura e di ogni istituzione. Il frutto maggiore di questa consapevolezza è stato il femminismo. Le donne sono diventate “soggetto” della società alla pari con i maschi e questo ha ovviamente fatto decadere tutti, o quasi tutti, i significati culturali tanto nel concreto quanto nel simbolico. A cominciare dal sistema delle opposizioni. Maschio-femmina, sacro-profano, destra-sinistra, collegati fra loro dalla positività e negatività dei poli sono “saltati”, non valgono più. Quindi ciò che è in crisi da lungo tempo è il sistema parlamentare in sé e non, come si è tante volte ripetuto, le ideologie politiche o i partiti. Lo dimostra nel modo più convincente l’improvviso destarsi del dibattito politico non appena Berlusconi è tornato sulla scena. Berlusconi non ha rappresentato mai il polo oppositivo perché appunto nel ‘94 il polo non esisteva già più. L’antiberlusconismo, perciò, non ne poteva prendere il posto e la furia con la quale la Sinistra voleva toglierlo di mezzo testimonia della inconsapevole falsità della situazione, non ne ammetteva la legittimità oppositiva. Del resto anche Berlusconi ha sempre definito se stesso e i suoi adepti in modo strano. “Destra”? No, Berlusconi non ha mai voluto definirsi di destra; “centro–destra”? No, Berlusconi è il primo a capire che centro-destra non ha senso. Di qui le peripezie di Casini e della Lega. Casini perché nel sistema oppositivo il centro non esiste e deve quindi sempre collegarsi o con la destra o con la sinistra, e la Lega perché non si riconosce in nessun polo (sarà divertente scoprire dove si collocheranno i Grillini nella prossima aula parlamentare). I “moderati”, poi, non si sa proprio cosa siano. Moderati in confronto a che? E’ evidente che si tratta di una definizione fuor di senso, tanto è vero che Berlusconi tifa per un “moderato” così assoluto nei suoi scopi che non si ferma neanche davanti ai suicidi.

Le conseguenze della caduta del sistema logico oppositivo sono vastissime e richiederebbero una riflessione approfondita, ma nell’immediato abbiamo una sola domanda da porci e alla quale non sappiamo come rispondere: che faremo se i politici continueranno a inseguire i propri ideali senza tener conto della realtà?

Ida Magli
15 Dicembre 2012

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Quando i governanti perdono la testa

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 16.12.2012

Nella nostra Costituzione non è previsto che cosa si debba fare se i governanti perdono la testa. Eppure qualcosa dovremo pur fare di fronte ad una situazione politica in cui ogni dato della realtà è in contraddizione con ciò che i governanti perseguono sfruttando senza remore il proprio potere. Questo è, infatti, “perdere la testa”: agire al di fuori della realtà. La realtà di una democrazia dovrebbe essere quella in cui i parlamentari “rappresentano” e mettono in atto la volontà dei cittadini nel perseguimento del bene comune. Se guardiamo però a quanto viene detto e fatto dai vari esponenti della vita politica italiana, ci rendiamo conto facilmente che nulla più corrisponde a questo presupposto. I sondaggi dicono che sette italiani su dieci non vogliono un nuovo governo Monti, ma Berlusconi (e insieme a lui la platea quasi al completo dei politici e dei giornalisti che contano in Italia e in Europa) lo vuole tanto da affermare: io rinuncio purché si faccia avanti lui.

I dati dicono che il “debito” dello Stato, per abbassare il quale era stato chiamato l’uomo della provvidenza e molti italiani si sono suicidati, ha superato la vetta dei duemila miliardi, e tuttavia Berlusconi, imprenditore che elimina immediatamente  dalle sue emittenti un programma in rosso di ascolti, vuole che Monti continui a governare e ad accumulare debito sulle spalle degli italiani. I dati dicono che la disoccupazione è cresciuta, che le industrie sono ferme, che il mercato delle abitazioni è crollato, che gli italiani hanno venduto anelli e collanine per pagare le tasse di fine anno, ma Berlusconi ritiene che l’unica vera disgrazia sia per l’Italia l’eventuale vittoria della Sinistra alle prossime elezioni e che deve essere Monti a salvarci da tale disgrazia. Sarà necessario dunque spiegargli che è l’Europa la “Sinistra”. Come ha affermato diversi anni fa l’esule russo Bukowski, l’Unione europea è come l’Unione sovietica. Infatti persegue l’internazionalizzazione mondiale eliminando gli Stati nazionali e ha basato l’Unione sul trattato di Maastricht, ossia sul primato delle strutture economiche, attraverso le quali si ottiene la soggezione e il controllo di ogni comportamento dei cittadini. Se non si vedono i fucili è soltanto perché nelle democrazie non ce n’è bisogno: tutti obbediscono. Si suicidano magari, ma obbediscono. Deve essere chiaro, però, che i 50 euro di libertà dal controllo dello Stato sono molto più coercitivi che non i passaporti interni vigenti nella Russia staliniana: con 50 euro non puoi muoverti da casa tua.

C’è però un “passaggio” fondamentale, a livello culturale e simbolico prima che politico, di cui finora non è stata fatta l’analisi: il gioco del parlamentarismo oppositivo non vale più. Il processo è cominciato con il ’68, momento di consapevolezza, molto più che di ribellione, delle basi di ogni cultura e di ogni istituzione. Il frutto maggiore di questa consapevolezza è stato il femminismo. Le donne sono diventate “soggetto” della società alla pari con i maschi e questo ha ovviamente fatto decadere tutti, o quasi tutti, i significati culturali tanto nel concreto quanto nel simbolico. A cominciare dal sistema delle opposizioni. Maschio-femmina, sacro-profano, destra-sinistra, collegati fra loro dalla positività e negatività dei poli sono “saltati”, non valgono più. Quindi ciò che è in crisi da lungo tempo è il sistema parlamentare in sé e non, come si è tante volte ripetuto, le ideologie politiche o i partiti. Lo dimostra nel modo più convincente l’improvviso destarsi del dibattito politico non appena Berlusconi è tornato sulla scena. Berlusconi non ha rappresentato mai il polo oppositivo perché appunto nel ‘94 il polo non esisteva già più. L’antiberlusconismo, perciò, non ne poteva prendere il posto e la furia con la quale la Sinistra voleva toglierlo di mezzo testimonia della inconsapevole falsità della situazione, non ne ammetteva la legittimità oppositiva. Del resto anche Berlusconi ha sempre definito se stesso e i suoi adepti in modo strano. “Destra”? No, Berlusconi non ha mai voluto definirsi di destra; “centro–destra”? No, Berlusconi è il primo a capire che centro-destra non ha senso. Di qui le peripezie di Casini e della Lega. Casini perché nel sistema oppositivo il centro non esiste e deve quindi sempre collegarsi o con la destra o con la sinistra, e la Lega perché non si riconosce in nessun polo (sarà divertente scoprire dove si collocheranno i Grillini nella prossima aula parlamentare). I “moderati”, poi, non si sa proprio cosa siano. Moderati in confronto a che? E’ evidente che si tratta di una definizione fuor di senso, tanto è vero che Berlusconi tifa per un “moderato” così assoluto nei suoi scopi che non si ferma neanche davanti ai suicidi.

Le conseguenze della caduta del sistema logico oppositivo sono vastissime e richiederebbero una riflessione approfondita, ma nell’immediato abbiamo una sola domanda da porci e alla quale non sappiamo come rispondere: che faremo se i politici continueranno a inseguire i propri ideali senza tener conto della realtà?

Ida Magli
15 Dicembre 2012

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sabato 25 maggio 2013

Alfano e LettaÈ diventato difficile in Italia, dagli ultimi giorni del 2011 ad oggi, rendersi conto del passare del tempo, cercare di padroneggiarlo rievocando gli avvenimenti e tentare di fare il punto della situazione. In realtà si è trattato di un tempo-non-tempo, affondato per i cittadini in una specie di limbo, immobile ed oscuro, di cui non si sa nulla perché non è stato mai sperimentato in precedenza e dal quale quindi si aspetta che siano gli esperti, i politici a traghettarci, nella nostra veste di “ombre”, verso la luce. Ma i politici sanno bene che questa strada non esiste perché l’unica possibile comporterebbe rimettere in questione l’Unione Europea, cosa che nessuno vuole fare e neanche osa porre di fronte a sé. Ripetono, perciò, che si vede la luce in fondo al tunnel ma è il tunnel che non è per nulla un tunnel, ossia un corridoio da percorrere per raggiungere una meta: è invece la situazione, è la realtà.
Anche se è vero che la crisi economica è drammatica, lo stato di atonia nel quale si trovano i popoli non nasce dai debiti che è impossibile ripianare, così come non ne nascono gli atti estremi di chi uccide i propri figli prima di suicidarsi, o si getta da un ponte perché senza speranza di trovare lavoro: questi sono atti che ne rappresentano semmai un’assoluta, finale negazione. Ci si uccide perché appunto il tunnel non è un tunnel; perché la situazione è immobile e senza senso. La crisi è veramente crisi della politica, ossia dell’unico sistema abilitato ad agire nelle democrazie. Le rovine che hanno travolto nel crollo i popoli d’Europa, sono le rovine delle imprese condotte dai politici, delle loro idee prima ancora che della loro realizzazione. Non è possibile neanche rendersi conto di che cosa significhi affermare, come tutti affermano, che c’è la crisi della politica, la sfiducia nella politica, in un’Europa che aveva affidato tutto alla politica. Tutto, ossia “troppo”.
Napolitano e LettaInfatti i politici hanno costruito l’unificazione europea, e in prospettiva l’unificazione del mondo, più come sogno, come immagine ideale, che come realtà, tanto da non averne chiamato quasi per nulla i popoli a prenderne atto e a ratificarla. Tutto è stato fatto senza i popoli, con l’inganno, la finzione, la menzogna, ed è soprattutto per questo che adesso, come si vede chiaramente in Grecia, in Spagna, in Italia, i politici si ritrovano soli davanti alle rovine, così come si ritrovano soli i popoli. Una solitudine tanto più spaventosa perché si tratta di riempire con una fiducia che non c’è, l’inganno dei tanti inni cantati nell’esaltazione della democrazia. Due solitudini, quindi, che se ne stanno una di fronte all’altra, che non possono unirsi, sommarsi, confortarsi, affrontare insieme la realtà.
La disperazione nasce dal non-senso. È il non-senso, la mancanza di logica in ciò che viene prospettato come via d’uscita dai governanti, dai politici, dai sindacalisti che induce alla morte. Di fronte ad una situazione come quella odierna in cui i popoli sono spinti dai loro leader ad agire contro se stessi, contro la logica cui è stata affidata fino ad oggi la sopravvivenza della specie, quella che provvede sempre prima al domani che all’oggi, le reazioni possibili sono quelle cui assistiamo: aderire passivamente, lasciandosi condurre come ciechi verso la catastrofe, oppure darsi la morte, dandola prima ai propri figli perché laddove non c’è futuro non ci sono neanche figli.
Ida MagliNelle manifestazioni che si sono svolte il 18 maggio, in apparenza contro il governo, nessuno ha pronunciato la parola “Europa”, nessuno ha indicato nell’euro, in una moneta artificiale che appartiene, arricchendoli ogni giorno con i nostri debiti, a ricchi banchieri e a ricchissimi monarchi, la causa principale della crisi. Dov’era Rodotà, dov’era Cofferati, dov’era Landini quando è stato firmato il Trattato di Maastricht? E dov’erano Napolitano, Berlusconi, Enrico Letta, quando è stato tolto agli italiani il proprio Stato, togliendogli l’indipendenza, la libertà, la sovranità? Mentono tutti, dunque, volutamente e consapevolmente, quando si rallegrano del rinvio del pagamento di una tassa o prospettano la possibilità di una ripresa del mercato, così come mentono coloro che in piazza promettono ai disoccupati chissà quale rivoluzione, sapendo che stiamo ormai consumando noi stessi, simili a quegli animali che, chiusi in una gabbia troppo stretta, finiscono col divorare i propri arti.
Il silenzio sulle catene dell’Unione Europea, che hanno soffocato l’Italia fino a stritolarla, parla di ciò che appare ancora incredibile alla maggior parte degli italiani: dell’immensa capacità di menzogna e di tradimento di coloro che stanno al governo tanto quanto dell’immensa capacità di menzogna e di tradimento di coloro che arringano in piazza i disoccupati. Non possiamo fidarci di nessuno di quelli che possiedono anche una minima briciola di potere. Questa è l’unica sicurezza che abbiamo e dalla quale dobbiamo partire se vogliamo, come vogliamo e dobbiamo, ancora tentare di salvare l’Italia e di recuperare la libertà.

(Ida Magli, “Il punto della situazione”, dal blog “Italiani Liberi” del 19 maggio 2013).

Fonte: http://www.libreidee.org/2013/05/ida-magli-bugiardi-e-traditori-ci-lasciano-in-pasto-allue/