Cosa sia venuto dai conclavi conciliari lo illustra P. Paul Kramer, autore del libro su Fatima “The Devil’s Final Battle” (La battaglia finale del diavolo) che racconta del suo incontro col Gesuita Malachi Martin. P. Martin, come segretario del Card. Bea è stato nel conclave che avrebbe eletto il Card. Siri, ma che finì pel elevare Montini, Paolo 6º. Infatti, fu lui il portatore del messaggio che conteneva una minaccia al card. Siri se avesse accettato l’elezione a Papa. (v. l’Eglise eclipsée? Les amis du Chist Roi, Delacroix, 1997, pp.12.13).

Torniamo a Kramer. “Quando parlai con P. Malachi Martin riguardo all’antipapa eretico e all’apostasia nel Terzo Segreto, la sua risposta fu: “Fosse solo questo.” L’antipapa e i suoi collaboratori apostati saranno (come li chiama Suor Lucia) i partigiani del diavolo (os partidários do diabo) “i quali lavoreranno per il male e non avranno paura di niente”. Sono i “partigiani del diavolo” a costituire il “terzo delle stelle del cielo” precipitate in terra dalla coda del drago. Tali uomini che si nascondono come clero “cattolico” sono in realtà membri segreti della setta e sono consacrati al diavolo. Essi otterranno il controllo dell’apparato Vaticano e creeranno il “ramo” cattolico di una nuova religione ecumenica mondiale. La loro “chiesa” contraffatta sarà Cattolica solo di nome. Essa formerà la parte “Cattolica” della religione imposta e asservita al Nuovo Ordine Mondiale. Il Cattolicesimo vero sarà messo fuori legge, e i fedeli cattolici che rimarranno saldi nella loro vera fede, saranno soggetti alle “persecuzioni” più feroci mai viste nella storia.”

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Giovedì 05 Luglio 2012 17:50 Lorella Binaghi

Articolo prodotto il 15 febbraio 2012. Di Lorella Binaghi

Precisazione di escogitur.it.

La Chiesa Cattolica ed il suo messaggio di salvezza non hanno nulla a che fare con il Vaticano. I cristiani non vivono dentro il Vaticano e non godono di nessun privilegio e tanto meno alcun vantaggio a parlarne. Anzi! E’ sempre stata una struttura nefasta posta a riferimento di quanto compiono le persone di buona fede. Se ha a che fare con questa società di interesse economico, commerciale e finanziario è a causa delle sue Gerarchie apostate già del 1960 e dei mille interessi che si sono costituiti attorno per la costituzione del Nuovo Ordine Mondiale, di cui abbiao approfonditamente parlato anche su escogitur. Ecco perchè il precedente titolo dato dall’autrice, che cominciava con: Non è più religione di stato la chiesa cattolica… è stato modificato in: Non è più “entità religiosa” la Santa Sede… E potremmo qui riprendere tutto il discorso legaro alla Romanità di Bisanzio e dell’Impero Russo, così come auspicato a Fatima …Ma anche tutto ciò che Benedetto XVI fece dal 1982 in poi.

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Non è più religione di stato la Chiesa Cattolica ma è ufficialmente dal 18 febbraio 1984, una privata società per azioni

L’adesso privata “Società ecclesiastica” (1) (ex Chiesa Cattolica), per poter speculare anche in borsa e distribuire titoli falsi, ricattava già i capi di stato in Europa prima e durante la seconda guerra mondiale. Pur di tenersi lontani ficcanaso del Vaticano, i capi di stato accettarono il ricatto.

Concordato fra stato e chiesa, firmato da Bettino Craxi. Il nuovo concordato con la Santa Sede, conosciuto anche come Accordi di Villa Madama perché firmato nel 1984 a Villa Madama con il cardinale Agostino Casaroli Segretario di Stato vaticano; la nata società ecclesiale, abbandonava anche la nozione di religione di Stato, e la congrua (stipendio ai preti erogato dallo Stato con i contribuenti pubblici), in cambio dei fiumi di denaro esborsato ai cittadini/e complessivi, tramite istituzione del contribuito dell'8 per mille per i finanziamenti alla società ecclesiale (ex Chiesa cattolica) e alle altre sette religiose inventate dagli stessi truffatori, i gesuiti. L'insegnamento dell'ideologia cattolica aziendale nelle scuole fu abolita.
http://espresso.repubblica.it/
Concordato fra stato e chiesa, firmato da Bettino Craxi. Il nuovo concordato con la Santa Sede, conosciuto anche come Accordi di Villa Madama perché firmato nel 1984 a Villa Madama con il cardinale Agostino Casaroli Segretario di Stato vaticano; la nata società ecclesiale, abbandonava anche la nozione di “religione di Stato”, e la congrua (stipendio ai preti erogato dallo Stato con i contribuenti pubblici), in cambio dei fiumi di denaro esborsato ai cittadini/e complessivi, tramite istituzione del contribuito dell’8 per mille per i finanziamenti alla “Società ecclesiale” (ex Chiesa cattolica) e alle altre sette religiose inventate dagli stessi truffatori, i gesuiti. L’insegnamento dell’ideologia cattolica aziendale nelle scuole fu abolita.

Più sotto sono riportati documenti assai affidabili estratti da un’inchiesta di David Yallop, autorevole saggista britannico.

Come Roma, la ricchezza del Vaticano non è stata costruita in un solo giorno. Il problema di una Chiesa ricca – e tutti quelli che aspirano agli insegnamenti di Gesù Cristo devono considerare la ricchezza come un problema – ha le sue origini nel lontano IV secolo. Quando l’Imperatore romano Costantino si convertì al cristianesimo e donò un’enorme ricchezza a Papa Silvestro I, creò il primo Papa ricco. Dante nel canto XIX dell’Inferno dice:

Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo patre!

L’attuale ricchezza del Vaticano deriva dalla generosità di Benito Mussolini. I Patti Lateranensi, che il suo governo stipulò con il Vaticano nel 1929, conferirono alla Chiesa Cattolica Romana una serie di garanzie e di misure di protezione. La Santa Sede ottenne il riconoscimento di Stato sovrano. Fu esonerata dal pagare tasse sia per le sue proprietà che per i cittadini e fu esentata anche dal pagare dazi sulle merci importate; ottenne l’immunità diplomatica e tutti i privilegi annessi, per i suoi diplomatici e per quelli che vi erano accreditati dalle potenze straniere. Mussolini garantì l’introduzione dell’insegnamento religioso in tutte le scuole statali ed affidò l’intera istituzione del matrimonio al diritto canonico che escludeva il divorzio. I vantaggi per il Vaticano furono molteplici, compresi quelli fiscali.

Articolo uno. L’Italia s’impegnava a pagare alla Santa Sede, alla ratifica del trattato, la somma di settecentocinquanta milioni di lire e, allo stesso tempo, a consegnare azioni di Stato consolidate al 5% al portatore per un valore nominale di un miliardo di lire.

Al corso del cambio del 1929 questo pacchetto rappresentava ottantuno milioni di dollari. Nel 1984 la cifra equivalente è di circa, cinquecento milioni di dollari. La Vatican Incorporated era in affari ed allora non ha mai cessato di progredire.

Per amministrare una tale inaspettata fortuna, il 7 giugno 1929, Papa Pio XI creò l’Amministrazione Speciale e nominò direttore il laico Bernardino Nogara. Oltre ad avere milioni di dollari con cui operare, Nogara aveva un altro importante vantaggio. Un centinaio d’anni prima la Chiesa Cattolica Romana aveva completamente rovesciato la sua posizione riguardo il prestito di denaro. La Chiesa può giustamente pretendere d’aver cambiato il significato della parola usura.

Nel senso tradizionale, usura significa tutti i guadagni che derivano dal prestare denaro. Per più di milleottocento anni anni la Chiesa Cattolica Romana aveva dichiarato dogmaticamente che il far pagare un qualsiasi interesse su un prestito era assolutamente vietato perché era contrario alla legge divina. La proibizione fu ripetuta in vari Concili: Arles (314), Nicea (325), Cartagine (345), Aix (789), Laterano (1139) – in questo Concilio gli usurai furono condannati alla scomunica -, mentre varie leggi statali resero legale questa attività. Fino al 1830, comunque, era ancora considerata un’eresia. Ora però per concessione della Chiesa Cattolica Romana, usura significa prestare denaro ad esorbitanti tassi d’interesse.

Il tornaconto personale produsse un totale rovesciamento degli insegnamenti della Chiesa sul prestito di denaro. …

… Quando Papa Pio XI era alla ricerca di un uomo capace d’amministrare i frutti dei Patti Lateranensi, il suo intimo amico confidente, monsignor Nogara, gli suggerì suo fratello Bernardino. Con questa scelta Pio XI scoprì l’oro puro.
Nogara si mostrò riluttante nell’accettare questo lavoro e lo fece solo quando Pio XI acconsentì ad alcune particolari condizioni. Nogara non desiderava essere ostacolato in alcun modo dalla Chiesa nei suoi metodi per far denaro. Tra le regole su cui insisteva c’erano anche queste:

1 – Qualsiasi investimento che desidero fare deve essere completamente libero da qualsiasi considerazione religiosa o dottrinale.
2 – Devo essere libero d’investire i fondi del Vaticano in ogni parte del mondo.

Il Papa fu d’accordo, aprì le porte alle speculazioni monetarie ed alle operazioni di mercato nella Borsa Valori, incluso l’acquisto d’azioni in società i cui prodotti erano incompatibili con l’insegnamento cattolico. Prodotti come bombe, carri armati, pistole e contraccettivi potevano essere condannati dal pulpito ma le azioni che Nogara comprò per il Vaticano nelle società che li producevano, aiutarono a riempire le casse forti di San Pietro.

Nogara agì sul mercato dell’oro ed in quello delle vendite. Comprò l’Italgas l’unico fornitore di gas di molte città italiane, inserendo nel Consiglio d’amministrazione Francesco Pacelli come rappresentante del Vaticano. Il fratello di Pacelli divenne, in quel periodo il nuovo Papa (Pio XII) e tutta l’Italia devenne testimone di un singolare caso di nepotismo. La regola divenne, “se c’è un Pacelli nel Consiglio d’Amministrazione, ci sono sei probabilità a quattro che la società appartiene al Vaticano”.

Tra le banche soggette all’influenza e al controllo del Vticano, attraverso gli acquisti di Nogara, ci furono il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito e la Cassa di Risparmio di Roma. Chiaramente Nogara non solo sapeva maneggiare denaro ma era anche dotato di una certa arte di persuasione. Quando il Banco di Roma in difficoltà minacciò di prelevare una grossa somma di denaro vaticano, Nogara convinse Mussolini a rilevare il maggior numero di titoli senza valore e trasferirli nella società finanziaria dello Stato, l’I.R.I. Mussolini accettò pure che il Vaticano fosse rimborsato non al valore corrente dei titoli, che era praticamente zero, ma al loro originale prezzo d’acquisto. L’I.R.I. pagò al Banco di Roma più di seicentotrenta milioni di dollari. La perdita fu cancellata dal tesoro italiano, il che è un altro modo di far pagare alla gente comune, proprio come facevano gli ecclesiastici fin dal Medioevo.
Molte delle speculazioni a cui Nogara si abbandonava per interesse del Vaticano, certamente contravvenivano al diritto canonico e probabilmente alla legge civile, ma poiché il suo cliente era il Papa, il quale non faceva nessuna domanda, Nogara non si preoccupava di simili sottigliezze.

Usando il capitale del Vaticano, Nogara acquistò importanti azioni in numerose società. Dopo aver acquistato una società, raramente entrava a far parte del Consiglio d’Amministrazione; preferiva infatti dare l’incarico ad uno dei suoi uomini di fiducia dell’élite vaticana che s’occuvava degli interessi della Chiesa.

I tre nipoti di Pio XII, i principi Carlo, Marcantonio e Giulio Pacelli, facevano appunto parte di questa élite i cui nomi cominciavano ad apparire tra quelli degli amministratori di una lista di società che aumentava ogni giorno di più. Questi erano gli “uomini di fiducia” della Chiesa.

Industrie tessili. Comunicazioni telefoniche. Ferrovie. Cemento. Elettricità. Acqua. Bernardino Nogara era dappertutto. Quando nel 1935 Mussolini ebbe bisogno di armi per la sua invasione in Etiopia, una considerevole quantità gli fu fornita da una fabbrica di munizioni che Nogara aveva acquistato per il Vaticano.

Rendendosi conto prima di molti altri, dell’inevitabilità della seconda guerra mondiale, Nogara cambiò in oro parte del patrimonio allora a sua disposizione. Comprò oro per ventisei milioni ed ottocentomila dollari a trentacinque dollari sul mercato libero. Il profitto della vendita fu superiore ai ventisei milioni ed ottocentomila dollari che aveva pagato per l’intera quantità iniziale. Le sue speculazioni in oro continuarono per tutto il periodo in cui controllò la “Vatican Incorporated” l’equivalente di quindici milioni e novecentomila dollari comprati tra il 1945 ed il 1953; l’equivalente di due milioni di dollari venduti tra il 1950 e il 1952. Le mie ricerche indicano che l’equivalente di diciassette milioni e trecentomila dollari di quell’acquisto originale è ancora tenuto in deposito, per conto del Vaticano, a Fort Knox. Al prezzo di mercato attuale quei diciassette milioni e trecentomila dollari, originariamente comprati a trentacinque dollari l’oncia, valgono ora (NdE: 1984), qualcosa come ducentrotrenta milioni di dollari.

Nel 1933, la “Vatican Incorporated” mostrò ancora una volta la sua abilità nel trattare vantaggiosamente con i governi fascisti. Al Concordato del 1929 con Mussolini, seguì un Concordato tra la Santa Sede ed il Reich di Hitler. L’avvocato Francesco Pacelli era stato uno dei personaggi principali nell’accordo con Mussolini; suo fratello il cardinale Eugenio Pacelli, che sarebbe poi diventato Pio XII, ebbe un ruolo preminente come Segretario di Stato del Vaticano nel concludere il trattato con la Germania nazista.

Hitler vide molti potenziali vantaggi nel trattato, non ultimo il fatto che Pacelli, un uomo che mostrava atteggiamento favorevole al nazismo, potesse risultare un ottimo alleato nella ormai prossima guerra mondiale. …
Il suo era un papato che simulava la neutralità , che parlava all’episcopato tedesco di una “guerra giusta” e che faceva essattamente lo stesso con i vescovi francesi. Ciò fece sì che i vescovi francesi sostenessero la Francia e quelli tedeschi la Germania. …

Per il Vaticano, uno dei maggiori vantaggi che derivarono dal proficuo trattato con Hitler fu la conferma della “Kirchensteuer”, la tassa ecclesiastica, un’imposta che viene ancora trattenuta alla fonte a tutti i salariati tedeschi. Si può anche optare per la rinuncia alla propria religione, ma in pratica pochi scelgono di farlo. Questa tassa rappresenta circa l’8-10% delle imposte sul reddito riscosse dal governo tedesco; il denaro viene poi consegnato alla Chiesa Cattolica e Protestante. Considerevoli somme derivanti dalla Kirchensteuer cominciarono a fluire al Vaticano negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale. Il flusso continuò per tutto il periodo della guerra: cento milioni di dollari nel 1943, per esempio. Nel vaticano, Nogara utilizzava gli introiti tedeschi insieme all’altro denaro che arrivava in abbondanza.

Bernardino Nogara.Bernardino Nogara.

Il 27 giugno 1942, Pio XII decise d’inserire un’altra parte del vaticano nel mondo moderno e nelle mani di Bernardino Nogara. Cambiò il nome dell’Amministrazione delle Opere Religiose. Il cambiamento non apparve sulle prime pagine dei giornali mondiali, i quali erano piuttosto preoccupati dagli sviluppi della seconda guerra mondiale. Era nato lo IOR, o Banca Vaticana così com’è conosciuta da tutti. La “Vatican Incorporated” aveva generato un figlio bastardo. La funzione originaria dell’Amministazione, fondata nel 1887 da Papa Leone XIII, era stata quella d’accumulare ed amministrare i fondi per le opere religiose; non era una banca in nessun senso. Durante il papato di Pio, la sua funzione divenne quella di “custodire ed amministrare il denaro (contante o in azioni) e le proprietà cedute ed affidate all’Istituto stesso da persone fisiche o giuridiche per fini d’opere religiose e opere di pietà cristiana”. Divenne ed è ancora una banca in tutti i sensi.

Nogara studiò le condizioni dei Patti Lateranensi con molta attenzione, specialmente gli articoli 29, 30, 31 del Concordato. Questi riguardavano l’esenzione dalle tasse e la formazione di nuove “società ecclesiastiche” esenti da tasse su cui lo Stato italiano non avrebbe dovuto aver nessun controllo. Nacquero, così, interessanti questioni sul significato del termine “società ecclesiastiche”. Senza dubbio, distratto dagli altri avvenimenti del tempo, Mussolini assunse un atteggiamento liberale. Il 31 dicembre 1942, il ministro delle finanze del governo italiano, emise una circolare in cui s’affermava che la Santa Sede era esonerata dal pagare le imposte sui dividendi azionari. Sotto c’era la firma dell’allora direttore generale del ministero, che si chiamava appropriatamente Buoncristiano. La circolare specificava le varie organizzazioni della Santa Sede esentate dalle tasse. La lista era lunga ed includeva l’Amministrazione Speciale e la Banca Vaticana.

Patti lateranensi, firmati dal cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri e il presidente del Consiglio Benito Mussolini, 11 febbraio 1929. http://www.corriereitaliano.com/article-i307527-La-storia-di-unintesa.html
Patti lateranensi. “Ottanta anni fa, esattamente l’11 febbraio 1929, il cardinale segretario di Stato Pietro Gasparri e il presidente del Consiglio Benito Mussolini firmano i Patti lateranensi nel palazzo di San Giovanni in Laterano. Una firma che pose fine a una lunga serie di tensioni, che chiuse il contenzioso lasciato aperto dal Risorgimento”.

L’uomo che Nogara scelse per controllare la Banca Vaticana fu padre Alberto di Jorio, in seguito ordinato cardinale. Già assistente di Nogara all’Amministrazione Speciale, padre Alberto cominciò a svolgere entrambe le funzioni conservando quella posizione ed assumendo il ruolo di primo segretario, poi presidente della Banca Vaticana. A parte gli interessi di controllo in molte banche fuori dalle mura vaticane che Nogara aveva acquisito, egli ora aveva due banche locali da dirigere.

Nogara, dedicando tutto sé stesso al fine d’aumentare i fondi del Vaticano, conseguì un successo dietro l’altro. I tentacoli della “Vatican Incorporated” si stesero su tutto il mondo. Furono creati stretti legami con una serie di banche. Fin dai primi anni del XIX secolo i Rothschild di Parigi e di Londra trattavano affari con il Vaticano. Con Nogara alla guida del Vaticano gli affari aumentarono vertiginosamente: Crédit Suisse, Hambros, Morgan Guarantee, The Bankers Trust Company di New York – utile quando Nogara voleva comprare e vendere titoli a Wall Street – la Chase Manhattan, la Continental Bank dell’Illinois; tutte queste ed altre ancora divennero socie del Vaticano. …

… “Dopo Gesù Cristo, la cosa più grande che è capitata alla Chiesa Cattolica è Beniamino Nogara” (Cardinale Spellman di New York).

Estratto in: “In Nome di Dio. La morte di Papa Luciani, pagine 96-103. Di David Yallop. Tullio Pironti Editore, 1985.
Sito personale http://www.yallop.co.uk/

Approfondimenti

Lo IOR fu, tra il 1946 e il 1971, il maggior azionista del Banco Ambrosiano
http://it.wikipedia.org/wiki/Bernardino_Nogara

Ma il legame tra Vaticano e potere fascista non si limita certamente alla benedizione delle sue armate bensì si attua soprattutto nella funzione di controllo e di spionaggio che i preti attuano nei confronti del popolo, soprattutto grazie al meccanismo della confessione…. http://robertodiiorio.blogspot.com/2009_10_10_archive.html
Il regime e la Chiesa cattolica.
http://www.fotolog.com/emmapregio
Concordato a favore della “Vatican Incorporated”, l’illegittimo scippo d’acquedotti, tubazioni, sorgenti, pozzi ed appannaggio a risorse idriche agli italiani e ai cittadini totali, con l’aiuto appassionato del gesuita confessore Alex Zanotelli e del “triste comico” Beppe Grillo, tramite la società privata “acquabenecomune.org/Forum italiano dei moviventi per l’acqua” per ricattare i popoli totali. Il “Bacia anello”, s’è meritato la spilletta da frammassone, un posto fra i festini dello S.M.O.M, è può gozzovigliare ovunque voglia per il gran servigio reso al suo guru.

Illegittimi mezzi tecnologici avanzati per spionaggio sulla popolazione hanno sostituito la pratica cattolica della confessione. Quello che hanno complottato quei due bravi ragazzi (vedere foto sovrastante), nell’ultimo contratto fra stato e chiesa riguarda lo stesso, l’eliminazione d’integrità alla libertà degli italiani e dei cittadini totali e, la confisca del denaro vivo ai popoli mascherata in opere “umanitarie”.

Nonostante la stampa domata dell’oratorio locale e nazionale insista nel voler far credere ad una crisi economica generalizzata, gli italiani/e non vi credono ma, essi conoscono chi ha rubato i loro soldi veri e se li faranno restituire in contanti dai ladri.

6 agosto 2009 Bloccati in Israele i conti correnti del Vaticano
29 novembre 2009 Profumo di Ior. E di riciclaggio

La stampa italiana al servizio della Vatican Incorporated non capisce la lingua inglese, eppure tutti gli amici di Ratzinger finiranno agli arresti anche perché hanno sostituito barre d’oro vero in tungsteno indorato, notizia riportata ovunque, tranne in Italia.

Ascoli – Don Angelo Ciancotti decorato dall’Ordine di Malta

Tecnologie segrete. Origini dei gesuiti e del papato, I.
(LCROSS) mission: ma quale bombardamento sulla luna (!?). “Storia dei Gesuiti e del papato, II”

http://www.cieliparalleli.com/documenti013/Ratzinger_isteria_2009.html

(…).

Lorella Binaghi

NOTE

1)
Copertina del libro di David Yallop, In Nome di Dio - La morte di Papa Luciani, Tullio Pironti Editore, 2001.
http://www.tecalibri.info/Y/YALLOP-D_nome.htm
Copertina del libro di David Yallop, “In Nome di Dio – La morte di Papa Luciani”, Tullio Pironti Editore, 2001.

Appunti di storia (aggiornamento del 13 febbraio 2013, 17 febbraio 2013).

Prima la confisca del Vaticano e del suo re massone si chiamò “Prestito (obbligato) della vittoria“, mentre adesso la confisca delle risorse e patrimonio valutario agli italiani si chiama “Prestito della speranza”: “Prestito della Speranza” alla CEI/Banca Intesa Sanpaolo, 15 luglio 2009 http://www.cieliparalleli.com/documenti020/Prestito_della_Speranza_CEI_Intesa_San_Paolo150709.pdf

Prestito della Vittoria MPS  050http://www.mps.it/NR/rdonlyres/A14E4BBF-66E7-4D28-BFA5-8C194BF52A0E/4974/050.jpg

PROPAGANDA PER IL PRESTITO DELLA VITTORIA – 1919. Foglio di propaganda per il “Prestito della Vittoria” nella prima Guerra mondiale. Il disegno è di C. Coppedè (AMPS, Cassa di Risparmio, Servizio Titoli, 1756).

Gli agenti del Vaticano incoronati dal Vaticano e i loro trucchi

<<A proposito di questi tre miliardi, sarà bene ricordare che essi rappresentano i frutti (enormemente aumentati) di una assicurazione sulla vita accesa oltre 50 anni fa da Umberto I presso i Lloyds di Londra. Alla sua morte, il figlio Vittorio Emanuele III, essendo unico beneficiario come erede, incassò sì il premio di un milione di sterline, ma lasciò la somma in deposito a Londra, né ritenne di doverla mai trasferire in Italia, neppure (ed è molto singolare) in previsione del secondo conflitto mondiale, né quando dichiarò guerra all’Inghilterra.

Non così tutti gli altri beni degli italiani esistenti in Inghilterra all’inizio delle ostilità; infatti, il governo inglese congelò questi, ma non bloccò quelli del capo del Paese col quale era in guerra ed è proprio per questa ragione che il governo italiano non ha potuto incamerare, firmata nel ’47 la pace, i tre miliardi depositati a Londra.
Infatti il magistrato inglese obiettò che, non avendo fatto il governo inglese (una singolare dimenticanza o un singolare favore?) depositare il credito di Vittorio Emanuele sul fondo comune dei beni stranieri “congelati”, la somma figurava come un qualsiasi credito privato di un libero cittadino britannico.

Da notare che i denari custoditi, dalla Hambros Bank, furono trasformati dagli inglesi in azioni del “Prestito della Vittoria”. Vittoria dei nemici, naturalmente. Ma che dopo l’8 settembre diventarono amici (Alleati).
Mussolini era al corrente ma preferì sempre tacere. Ma dopo il 25 luglio scriverà indignato che il re “desidera la vittoria inglese…la vittoria del Paese nel quale deposita sempre i suoi ingenti capitali!”>> Inno Tanzania

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1943- 44. E per quanto riguarda i fondi valutari degli italiani che furono rubati dai Savoia e trasformati in gioielli, oro e monete rare in oro finirono nelle mani dei “partigiani/massoni” i quali li consegnarono al loro imperatore papa cattolico ovviamente con profitti personali. Tranne la parte che fu intercettata dai tedeschi e consegnata al prefetto di Cuneo che non fu certo restituita agli italiani dal prefetto ma anzi fu fatta pervenire al solito piglia tutto papa ambrosiano finto romano.

Non sono riusciti a portarsi via tutto l’oro che avevano fregato dalle Casse di stato italiche i Savoia, parte di esso fu trovato dai tedeschi e consegnato al Prefetto di Cuneo e dalla prefettura però sparì. <<A fine 1943 e inizio 1944, i tedeschi del generale Tensfeld ritirandosi dall’Italia meridionale in quella settentrionale, avevano messo le mani sul tesoro sabaudo che stava per essere messo in salvo e saccheggiato anche la sua villa di Pollenzo. Erano 363 casse, circa 300 quintali di “tesoro”. Casse, che contenevano un po’ di tutto, gioielli, oggetti preziosi, dipinti, importanti documenti, ricordi di famiglia e anche la famosa collezione di monete; il tutto era stato trasportato in Alta Italia; ma più tardi il comando germanico aveva provveduto a restituire il bottino al prefetto di Cuneo>>…

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13 febbraio 2013:

Non c’è alcuna “crisi economica” in Italia ma si tratta di truffa finanziaria organizzata dal Vaticano e da Alti impiegati statali associatisi alla truffa. Il furto dei fondi agli italiani è già stato tentato e adesso tramite la collusione d’editori di giornali (sovvenzionati da fondi pubblici) il clero tenta ancora d’estorcere fiumi di pecunia.

Ma stavolta i debiti (bond) al gioco d’azzardo li risarciranno agli italiani il signor Mario Monti e i suoi clerici burattinai giocatori d’azzardo!
<<Il 21 gennaio, con decreto luogotenenziale fu autorizzata l’emissione di un quarto prestito nazionale mediante la creazione di un titolo di debito consolidato fruttante l’interesse annuo del 5 per 100, con godimento dal 1° gennaio 1917, esente da ogni imposta presente e futura, e inconvertibile a tutto il 1931. Il prestito fu prorogato due volte e sostenuto da grande propaganda, tuttavia non raggiunse i 4 miliardi che si speravano e il più dei 3 miliardi e 800 milioni sottoscritto si ricavò con i buoni del Tesoro e con la conversione di titoli dei tre prestiti precedenti. Saranno poi “dolori”, nel critico dopoguerra, per i circa 200.000 sottoscrittori, per ottenere non solo gli interessi, e furono presi da vere e proprie angosce per riavere indietro le somme investite.
Quando il Tesoro farà i conti dei debiti, i propri e quelli contratti con gli alleati, le speranze dei risparmiatori di riavere indietro i soldi furono quasi nulle.
La crisi finanziaria fu la causa di tutti i mali, per l’enorme indebitamento dello stato per le spese belliche sostenute in quattro anni di guerra. Una voragine senza fondo. >> http://cronologia.leonardo.it/storia/a1917b.htm

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Apriamo qui una parentesi non di poco conto.

Paolo 6, chiudendo la III Sessione del Concilio Vaticano II, il 21 novembre 1964, rinunciando con un grande rito all’uso della Tiara, “affidò il genere umano” al Cuore Immacolato di Maria, nella stessa cerimonia in cui, applaudito in piedi dai Padri Conciliari, proclamò la Madonna “Mater Ecclesiae” (cfr. Insegnamenti di Paolo VI, vol. II, 1964, p. 678).

Giovanni Paolo 2 in seguito fece due consacrazioni del mondo (si badi bene non della Russia) al Cuore Immacolato di Maria; una a Fatima, il 13 maggio 1982; e l’altra a Roma, il 25 marzo 1984. Entrambe le consacrazioni furono precedute da un invito del Pontefice ai Vescovi perché si unissero a lui in questi atti. Ma non vi sono dati positivi per valutare fino a che punto i Vescovi del mondo intero hanno realizzato la consacrazione in unione con il Papa, né nel 1982, né nel 1984. Pure, in nessuna delle due la Russia fu ricordata nominatamente.

Così, suor Lucia sostenne sempre, fino alla metà del 1989, che nessuna delle consacrazioni ricordate sarebbe stata “valida”, prendendo questa parola nel senso di ottemperanza dei requisiti illustrati dalla Madonna alla veggente. Salvo poi farsi prendere da una strana profezia sua personale che la caduta del Muro di Berlino era il segno della buona riuscita della Consacrazione. Suggerimento, suggezione o suggestione?

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Al di là di tutto, in questo spirito di cordialità (e “inganno”)

Lo Stato italiano ha riconosciuto Buddismo e Induismo: ecco le catastrofiche conseguenze

Dal 1984 il cedimento della Chiesa conciliare, che ha tolto la Religione Cattolica come religione di Stato (a lato la firma della revisione dei Patti Lateranensi del 1984, il nuovo Concordato che abolisce la religione cattolica come religione di Stato):

Segnalazione di Redazione BastaBugie

di Roberto Dal Bosco

Sono riconosciuti i loro luoghi di culto, le loro festività, luogo appartato nei cimiteri, 8×1000, ministri di culto negli ospedali, nelle case di riposo e nelle carceri…
Con la Gazzetta Ufficiale del 17 gennaio 2013 si chiude una storia e se ne apre un’altra.
La Repubblica italiana si accorda con l’Unione Buddista Italiana (UBI) e con l’Unione Induista Italiana (UII): sono riconosciuti i loro luoghi di culto, le loro festività, il loro diritto a reclamare un posto appartato per le sepolture nei cimiteri. Sopra ogni altra cosa, arriva l’odiato 8 per mille, di cui i «laici» italiani hanno spesso invocato l’abolizione, ma che ora, finendo in tasche non-cattoliche, diventa un elemento di stupenda civiltà del nostro paese.
Il Corriere della Sera, ovviamente, fa festa grande, con un articolo celebrativo («Baggio e Guzzanti e gli altri che hanno scelto il buddismo») che sul titolo e in foto mette in bella evidenza nomi di VIP buddisti nostrani, anche se con l’articolo non c’entrano assolutamente niente, anzi proprio il contrario: Baggio e la Guzzanti sono infatti adepti della Soka Gakkai, una setta buddista giapponese che non ha aderito all’UBI, e quindi è totalmente fuori da questo grande festeggiamento.
«Il nostro obbiettivo però, non sarà affatto quello di riempirci le tasche con l’8 per mille – ha dichiarato al Corrierone Maria Angela Falà, vicepresidente dell’UBI – quello che ci interessa realmente è che i nostri monaci, in quanto riconosciuti ministri di culto possano finalmente assistere spiritualmente i fedeli negli ospedali, nelle case di riposo e nelle carceri». Mentre si moltiplicano i casi di sacerdoti e fedeli cattolici buttati fuori dagli ospedali da atei furibondi perché si vuole pregare per i malati o dare l’estrema unzione ai morenti, ecco che si saluta il felice arrivo dei bonzi fra le corsie nosocomiali. Nelle carceri, invece, l’UBI a dire il vero è già entrata con programmi di proselitismo – basta accedere al sito dell’UBI e leggere la notizia «Geshe Tenzin Tempel incontra i detenuti del carcere di Bollate»: «un gruppo di detenuti del settimo reparto del carcere di Bollate, che nello scorso autunno ha iniziato un percorso di meditazione e insegnamento di base del buddhismo, hanno ricevuto la vista del lama tibetano Ghesce Tenzin Tenphel, maestro residente dell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia [centro toscano che propala il buddismo tibetano del Dalai Lama, ndr], domenica 18 aprile». Poco più sotto, nel sito, non manca una «dichiarazione buddista sui cambiamenti climatici», tanto per capire quanto sia profonda la trincea dalla quale esce fuori l’UBI: il politicamente corretto globale.
In Italia ci sono solo due precedenti: gli accordi statali con le Comunità ebraiche del 1989, e, la scorsa estate con la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni: nella possibilità che venisse eletto il mormone Romney, la tollerante Repubblica italiana si faceva trovare pronta.
Ma in entrambi i casi precedenti, l’Italia prendeva accordi con quella che poteva considerarsi una precisa rappresentanza di una comunità religiosa: i rappresentanti delle Comunità ebraiche possono dire di esprimere davvero l’ebraismo italiano, così come i “vescovi” del mormonismo italiano sono leciti rappresentati della loro chiesa. Non possiamo dire lo stesso per l’UBI, che è un’insieme di gruppi afferenti a tradizioni diversissime (tibetane, cingalesi, giapponesi, cinesi, coreane) provenienti da buddismi molto differenti (theravada, mahayana, zen, etc.), un insieme che esclude parte degli immigrati buddisti nonché la ben corposa setta della Soka Gakkai, tirata in ballo erroneamente e furbamente dal Corriere nella festicciola dell’8 per mille ai bonzi e ai sadhu.
Sul fronte induista pare oltremodo scarsa la rappresentatività dell’UII rispetto alla realtà induista italica, immigrata o autoctona-convertita che sia: scrive il CESNUR che «la maggior parte dei movimenti internazionali d’ispirazione induista che operano in Italia non hanno aderito all’Unione, anche se alcuni mantengono rapporti di cordiale collaborazione». Ma in questo momento di baldoria la cosa non conta, visto che il festoso presidente dell’UII Franco di Maria pensa già da teo-tycoon: «Capito il significato? Potrà nascere una tv induista in Italia, potremo costruire templi, aprire scuole e università teologiche». Di quale tradizione induista delle tante, non è detto, ma la cosa in queste ora di giubilo non conta nulla.
Anche qui, si pone l’antica questione che vede una religione – quella cattolica – dotata di una linea di legittimità e rappresentanza perfettamente definita (la cui discendenza è certificata sino a poter risalire nella catena millenaria al Dio incarnato) contro la massa acefala delle religioni non cristiane, che sono un pulviscolo di sigle, denominazioni, sette spesso in lotta anche fisica fra loro, in un quadro generale contraddittorio e pericoloso.
È capitato a chi scrive di assistere, durante alla presentazione di un libro sul buddismo tibetano, ad una scenetta rivelatrice: una signora si alza in piedi e chiede al bonzo tibetano presente il perché, in un ciclostile dove si indicavano i centri buddisti italiani raccomandati distribuito ad uno dei precedenti incontri al Palasport di Milano col Dalai Lama, comparisse un centro milanese in odore di Dorje Shugden: ossia una setta lamaista rinnegata, seguace di un demone recentemente bandito dal culto dal Dalai Lama, che al Dalai ha pure assassinato un monaco collaboratore nel 1997, scatenando una controversia senza fine in cui dentro ci sono cospirazioni d’ogni tipo, accuse di intolleranza religiosa al governo di Dharamsala, e pure l’Interpol. Come si può capire da questo microscopico episodio, anche in seno alla meno acefala delle tradizioni buddiste – quella tibetana dei Gelugpa, che fa capo al Dalai Lama e che grazia alla iperespozione mediatica del suo “pontefice” fa culturalmente la parte del leone all’interno dell’UBI – regna una certa confusione. Per inciso, in quella presentazione, il bonzo evase alla domanda della signora preoccupata, dicendo a tutti che bisognava studiare la cultura e la lingua tibetana per capire meglio.
La gioia della vicepresidente dell’UBI si rivolge subito agli ulteriori momento di festa: «Cosa cambierà? La nostra festa di Vesak, per esempio, riconosciuta festa religiosa dalle Nazioni Unite fin dal 2000, ora avrà lo stesso valore anche qui». Il Vesak (più formalmente detto Vesākha , in India conosciuto anche come Buddha Jayanti), ossia della festa che celebra la nascita di Budda, che cade all’incirca alla luna piena del quinto o sesto mese dei nostri calendari, è in pratica una sorta di natale buddista.
Ebbene, non possiamo non pensare qui ad un paio di Vesak del recente passato che hanno accomunato buddisti ed induisti.
Il 18 maggio 1974, intorno alle 8:05 del mattino, una comunicazione attraversò i comandi supremi dell’esercito indiano sino ad arrivare ad Indira Gandhi. In questa comincazione veniva detto esattamente: «The Buddha has smiled» (“Budda ha sorriso”). Era il codice che comunicava la riuscita del l’operazione Buddha Smile (“Sorriso di Budda”). Il “Sorriso di Budda” altro non era che il primo test atomico che l’India di Indira Gandhi produsse per dotarsi della bomba. L’esplosione è avvenuta a Pokhran, nel Deserto di Thar, stato del Rajasthan; a colpire è anche l’ubicazione dell’ordigno sperimentale, posto sottoterra a 107 metri – 108, risaputamente, è un numero sacro in oriente soprattutto per il buddismo. Il “Sorriso di Budda” scatenò una potenza di 9 kilotoni e fece entrare l’India nel ristretto club dei possessori di mezzi di distruzione nucleare. 24 anni dopo, mentre cresce l’impazienza di mostrare nuovamente i muscoli atomici al problematico vicino pakistano, il governo di Nuova Delhi (al governo ci sono i nazionalisti indù del BJP) pensa ad un altra tornata di esperimenti, sempre nel poligono atomico di Pokhran. Il nome in codice, questa volta, forse anche per compiacere i conservatori hindu al governo, viene attinto dal pantheon induista: Shakti, parola che possiamo tradurre in “energia”, ma anche come il nome  la dea della forza. Cionondimeno, la data dell’esperimento è, calendario religioso alla mano, la stessa: 11 maggio, il Vesak dell’anno 1998. Come se, in questi esperimenti prodromici della più massiva violenza disponibile dall’umanità, si fosse cercata la “benedizione” di dèi che tutto annichiliscono. Una bella metafora di religione comparata: la digregazione dell’atomo come la disgregazione dell’io; poi il nulla, il deserto, il non-divenire. Il nirvana.
Ecco, un bella storia di fuochi d’artificio in monito ai prossimi “natali” indo-buddisti appena sdoganati dalla Repubblica Italiana.
Che la festa cominci.
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BILDERBERG 2013: BENVENUTI NEL 1984

Informazione DI CHARLIE SKELTON
guardian.co.uk

Tranquilli: grazie a Goldman Sachs e ad altri “donatori”, la conferenza di quest’anno sarà a “costo zero” per l’Hertfordshire – nonostante la costruzione della Grande Muraglia di Watford

L’auditorio si è fatto silenzioso quando ha preso la parola un consigliere anziano di Watford. Il team di polizia e sicurezza era visibilmente nervoso. Era stato precedentemente presentato ed illustrato il piano della sicurezza per questo “evento unico”: zone anti-terrorismo, blocchi di sicurezza, restrizioni alla circolazione delle autovetture in prossimità di questa “importante conferenza internazionale”. Ma ecco che ora prendeva la parola la “gente” di Watford.

Nella foto: Christine Lagarde, capo del FMI, attesa al Bilderberg 2013. Foto di: Michel Euler/AP

Che significherà per loro questa tre giorni di vertice politico internazionale, con la sua corposa lista di partecipanti tra finanzieri e miliardari, capi di partito e di gruppi d’informazione, ben protetti dalla più grande operazione di sicurezza a cui Watford abbia mai assistito finora?

“A me importa soprattutto una cosa:” ha tuonato il vecchio consigliere. “si sta o non si sta stabilendo un precedente per il parcheggio delle macchine vicino a Old Hempstead Road?”

Ed è poi iniziata una discussione di quasi un’ora/un’ora e mezza sull’argomento se le macchine e i mezzi stampa avessero o meno il permesso di parcheggiare sulla striscia di prato che corre lungo la A41, di fronte al Grove Hotel. E’ stato come un bizzarro e distopico episodio di “Manteniamo le apparenze”. Non importa se i nostri ministri si stanno incontrando di nuovo in segreto con i vertici della Shell, della BP, di Google e di Amazon – parliamo invece della striscia di prato!

C’è stato un sussulto quando l’Ispettore Capo Rhodes, dopo incalzanti domande, è stato costretto ad ammettere, citando un’ordinanza, che i divieti di parcheggio sulla striscia non erano legali: non c’era alcuna legge in proposito… Una donna ha iniziato a sbracciarsi dalla platea “Ehi, ci sono i mezzi d’informazione qui! Questa storia verrà fuori, sapete?”. La striscia di prato non sarà mai più la stessa, grazie a Bilderberg.

La platea era piuttosto mista. Metà erano residenti preoccupati dei danni che le ruote delle macchine avrebbero inflitto alla striscia verde; l’altra metà erano giornalisti da tutto il mondo preoccupati per le implicazioni geopolitiche di una conferenza dove la BAE, Stratfor e il generale Petraeus avrebbero discusso delle “Sfide dell’Africa”.

Tutte e due le metà erano anche preoccupate per il finanziamento della gigantesca operazione di sicurezza. La polizia ha assicurato ai residenti (scettici) che la conferenza sarebbe stata “a costo zero” per l’Hertfordshire, in parte grazie ad una “donazione” da parte degli organizzatori della conferenza stessa. Questa donazione sarebbe venuta, almeno in parte, dall’Associazione Bilderberg, un ente di beneficenza inglese che riceve donazioni dalla BP e da Goldman Sachs.

Possiamo quindi dire che, in un certo senso, la polizia dell’ Hertfordshire sta facendo beneficenza per conto della Goldman Sachs. Il che deve essere un bel sollievo per quelli della Goldman Sachs presenti all’evento: il vice-presidente, un direttore ed il presidente della Goldman Sachs International. Hanno la loro squadra di beneficenza personale che pattuglia e mantiene gli obbiettivi a debita distanza.
Ad un certo punto dell’incontro, durante un vivace scambio di idee sui piani contingenti per quelli che portano a spasso i cani, Rhodes si lascia sfuggire che l’ “Operazione Discussione” ( il nome in codice per l’operazione della sicurezza di Bilderberg) andava ormai avanti da diciotto mesi. Residenti e giornalisti sgranano gli occhi. “Diciotto mesi?” Il motivo di tutta questa segretezza: “Terrorismo”.


Il grande muro di Watford

Dopo 59 anni di ospiti di Bilderberg che si muovono furtivi nell’ombra, usando specchietti per le allodole ed evitando accuratamente i mezzi d’informazione, è tutto qui il motivo? Lo stesso motivo si cela presumibilmente dietro la Grande Muraglia di Watford, una recinzione di ferro e cemento che circonda l’Hotel. Brutta tanto quanto inutile. Ha l’aspetto di una di quelle cose alte dove un recluso di un campo di concentramento si getta contro e tenta inutilmente di scavalcare poco prima di venire sparato dalla vedetta sulla torre di guardia. Si potrebbe dire di sapore “fascista”, se si considera il fascismo la fusione tra il potere delle aziende e quello governativo, come la definì Mussolini.

La stessa minaccia di terrorismo è stata utilizzata per giustificare le aree precluse al passaggio e alla sosta dei pedoni nei pressi dell’evento. La polizia ha spiegato la logica delle misure: “Non abbiamo specifiche informazioni di intelligence riguardo a una minaccia terroristica”. Come nei recenti incidenti avvenuti quali Boston e Woolwich: prima degli incidenti non c’erano state alcune allerte di intelligence. Quindi, l’assenza di minacce di azioni terroristiche di solito preclude proprio ad una azione terroristica. E’ la mancanza di una minaccia ad essere una minaccia.

Benvenuti nel 1984. Rhodes ha ammesso che le zone anti-terrorismo erano flessibili e che ai residenti era permesso passare liberamente nelle strade delle loro abitazioni. L’importanza delle misure adottate, ha detto, era che se si fossero raggruppate delle persone non residenti “potevano essere fatte sgomberare facilmente” – e non perché fossero dei terroristi, ma semplicemente perché si stanno raggruppando in un certo posto. Ecco la grande forza della minaccia di terrorismo: è applicabile praticamente ovunque.

Detto questo, la squadra di collegamento polizia/sicurezza è stata davvero incredibile e quest’anno ha segnato davvero un punto di svolta nella storia di Bilderberg. Sotto la pressione dei giornalisti, e grazie soprattutto alla squadra di collegamento della polizia locale dell’Hertfordshire, vicino all’Hotel è stata istituita un’area “stampa”. La pressione è stata contenuta grazie all’emissione anticipata della lista dei delegati all’evento, lista fatta uscire in gran fretta dagli organizzatori della conferenza, talmente in fretta che hanno dimenticato di cambiare la data in alto alla pagina web dal 2009 al 2013. Ma la cosa più clamorosa è stata la scritta in calce alla pagina. Due parole: “Media contact”. Benvenuto nel mondo, Bilderberg! Improvvisamente, miracolosamente, siamo entrati nel nuovo e ardito mondo della normalità: un vertice di politica internazionale a cui partecipa il capo del FMI, il presidente (e vice presidente) della Commissione Europea, il Primo Ministro dell’Olanda, una dozzina di altri ministri, un numero infinito di CEO di aziende da tutto il mondo e banchieri, i presidenti della Swiss e della Dutch National Bank e il nostro stesso Cancelliere, finalmente entra in un rapporto di lavoro normale con i mezzi di stampa. Incredibile, un fatto storico!

E poi, solo qualche ora dopo, l’indirizzo email del “media contact” è misteriosamente scomparso dal sito internet. Come un fauno nervoso, Bilderberg è spuntato fuori da un angolo, ha annusato l’aria, ha avvertito il pericolo e si è ricacciato nella sua tana. Eppure, c’è stato un primo passo coraggioso, e sicuramente non sarà l’ultimo. Girano voci che alcuni delegati sono stufi (stranamente) di tutta questa segretezza, e vorrebbero che tutto avvenisse in modo più trasparente. A questi delegati noi diciamo: continuate a insistere; continuate. Detto tra noi, un giorno ci arriveremo.

Prima che il “media contact” svanisse nel nulla, sono riuscito a stabilire un’amichevole corrispondenza via mail e dal portavoce della conferenza ho ricevuto subito delle risposte alle mie domande. Il tono delle risposte era più o meno così: nessuno dei partecipanti paga per partecipare; nessun delegato si collega via telefono o via satellite; il programma della conferenza non prevede mai “momenti di intrattenimento o spettacolo”; e per quanto riguarda il cibo “è solo a buffet, per tutti i giorni e per tutti i pasti”.

Sono un pò deluso per il buffet. Speravo nel cigno arrosto avvolto in foglia d’oro e farcito di uccelli canori. Come lo era sicuramente Ken Clarke.

Charlie Skelton scrive per 10 O’Clock Live, per Have I Got News for You e un abituè di “fan” di Bilderberg dal 2009. Quest’anno da Watford twitterà da @deYook

Fonte: http://www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/05/bilderberg-2013-goldman-sachs-watford
5.06.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

LEGGI ANCHE: BILDERBERG 2013 AL GROVE HOTEL DI WATFORD

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Grazie alla rete dei loro servi e alla nostra imbecillità hanno realizzato le riforme (globalizzazione, governo della finanza, etc.) che ci porteranno inesorabilmente dove vogliono loro. Non hanno più bisogno di segretezza, anzi, è il momento di ostentare “trasparenza”. Non so se c’è dell’ironia nella frase ” ……Girano voci che alcuni delegati sono stufi (stranamente) di tutta questa segretezza, e vorrebbero che tutto avvenisse in modo più trasparente. A questi delegati noi diciamo: continuate a insistere; continuate..” Ma se non c’è ironia, l’Autore può anche gettarsi in mare

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