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A Bergamo le scie chimiche vengono studiate a scuola!

– di Milena Battaglia – 4 novembre 2012

L’evidenza di quello che sta avvenendo sopra le nostre teste è così palese che la negazione non ha più senso di esistere se non per debuker perditempo o prezzolati.

Mediaticamente iniziano a diffondersi, sempre più, informazioni relativamente al possibile “buon” utilizzo della geoingegneria vista come miracoloso strumento atto a curare lo strumentalizzato riscaldamento globale.

Ovviamente l’indottrinamento, oltre che mediatico, affinchè l’effetto sia certo, deve coinvolgere anche il sistema scolastico. Ecco quindi che magicamente sul libro di scienze naturali di prima superiore, nello specifico, Elementi di Scienze della Terra di Tarbuck e Lutgens – ed. Pearson, si parla serenamente di quello che per alcuni è ancora, erroneamente, frutto di menti complottiste distore: la geoingegneria e, nello specifico, la modificazione del clima mediante l’emissione di aereosol in stratosfera.

Il libro riporta testualmente:

Un numero sempre crescente di scienziati sta portando avanti particolari studi per applicare le attuali conoscenze scientifiche e ingegneristiche alla riduzione delle cause dei cambiamenti climatici: questa nuova disciplina prende il nome di geoingegneria. […] La geoingegneria si propone quindi come una disciplina in grado di mettere a punto modalità di manipolazione su larga scala dell’ambiente terrestre, intervenendo artificialmnete sui sistemi climatici per cercare di contrastare gli effetti indotti dalle attività umane. […] Per aumentare l’albedo della Terra e diminuire l’irraggiamento alcuni scienziati […] hanno proposto di aumentare la nuvolosità in alcune regioni del globo, liberando nubi di aerosol artificiale; altri hanno proposto di mettere in atmosfera migliaia di tonnellate di zolfo, mediante l’uso di palloni sonda: in seguito a una catena di reazioni chimiche, lo zolfo formerebbe minuscoli particelle di solfato, creando uno “scudo” in grado di assorbire la radiazione solare.”

Bisogna ammetterlo, se gli autori avessero scritto al posto che zolfo, bario ed alluminio, l’informazione sarebbe stata più corretta.

A quanto pare quindi basterà far tornare alla prima classe delle scuole secondarie i grandi professori e scienziati del CICAP… chissà che un ripasso sui libri di scuola possa finalmente convincerli del genocidio in corso!

Per maggiori informazioni sulla geoingegneria e le scie chimiche potete visionare il link seguente: Scie chimiche: TUTTE le risposte alle tue domande

Un particolare ringraziamento ad Ayoub di Lo Sai Bergamo per la segnalazione del libro.

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7 marzo 2013 – da TGCom – Il ministero attiva Nas e Noe

19:11 – Tracce di cesio 137 sono state trovate nella lingua e nel diaframma di 27 cinghiali del comprensorio alpino della Valsesia, in provincia di Vercelli, abbattuti tra il 2012 e il 2013. L’isotopo radioattivo sarebbe presente ben oltre la soglia prevista dal regolamenti in caso di incidente nucleare. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha immediatamente attivato i carabinieri del Nas e del Noe.

I campioni erano stati prelevati per essere sottoposti a un’indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente suini e cinghiali. Successivamente, per scrupolo, gli stessi campioni sono stati sottoposti anche a un test di screening per la ricerca del radionuclide Cesio 137, come previsto da una Raccomandazione della Commissione Europea. nessuno, ovviamente, si aspettava di trovarne, e invece i risultati hanno evidenziato livelli superiori a 600 becquerel per chilo, limite massimo consentito per gli alimenti.

I valori dei campioni oscillano tra 0 e 5.621 Bq/Kg, e 27 sono al di sopra del limite massimo di 600. Dieci di questi sono stati inviati al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell’IZS di Puglia e Basilicata, mentre è programmato l’invio dei 17 rimanenti campioni positivi allo screening al Centro di Referenza nazionale di Foggia.

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Gli Incidenti Nucleari, come le Scie Chimiche, liberano Bario e Stronzio nell’Ambiente

maggio 9, 2011

Un inquietante parallelismo tra l’effetto delle scie chimiche e quello degli incidenti nucleari. Questo dovrebbe bastare a far preoccupare quanti (molti) continuano a sostenere che quelle orribili fumate bianche siano un fenomeno innocuo e naturale. Buona lettura.

Fonte: dutchsinse. Gli incidenti nucleari liberano grandi quantità di stronzio-90 e quantitativi meno rilevanti di cesio-137 (che decade trasformandosi in una forma non radioattiva di bario) nell’ambiente. Sappiamo che il bario e lo stronzio sono importanti componenti delle scie chimiche (insieme all’alluminio).

Il cesio-137 è uno degli isotopi nucleari liberati dal reattore nucleare giapponese. Il sito della U.S. Environmental Protection Agency (EPA) , dà la seguente risposta alla domanda: “In che modo il cesio-137 muta nell’ambiente?:

Il cesio137 subisce un decadimento radioattivo con l’emissione di particelle beta e radiazione gamma relativamente forte. Il cesio-137 decade trasformandosi in bario-137m, un prodotto effimero che, a sua volta, decade trasformandosi in una forma non radioattiva di bario. La dose maggiore di cesio-137 deriva dal bario-137. L’emivita del cesio-137 è di 30.17 anni. A causa della sua natura chimica, il cesio si muove facilmente nell’ambiente. Questo rende difficile la ripulitura del cesio-137 “.

Inoltre, il sito dell’ EPA dà la seguente risposta alla domanda: “Da dove proviene lo stronzio-90?”:

Lo stronzio-90 è un sottoprodotto della fissione dell’uranio e del plutonio nei reattori nucleari e nelle armi nucleari. Lo stronzio-90 è rilevato negli scarti dei reattori nucleari. Esso può anche contaminare le parti dei reattori e i fluidi: Grandi quantità di Sr-90 sono state prodotte durante i test atmosferici nucleari condotti negli anni ’50 e ’60 e disperse in tutto il mondo…  Lo stronzio-90 si trova anche negli scarti dei reattori nucleari. Esso è considerato una delle più pericolose componenti degli scarti nucleari. L’incidente avvenuto nell’impianto di reattori nucleari di Chernobyl ha anch’esso introdotto una grande quantità di  Sr-90 nell’ambiente. Una grande parte dello Sr-90 fu depositata nelle Repubbliche Sovietiche. Il resto è stato disperso, ricadendo sull’Europa Settentrionale e in tutto il mondo”.

Come viene detto nel video sopra linkato, l’ Articolo di Wikipedia sulla Trasmutazione Nucleare afferma quanto segue:

La trasmutazione nucleare è la conversione di un elemento chimico o isotopo in un altro. In altre parole, gli atomi di un elemento possono essere trasformati in atomi di un altro elemento con la ‘trasmutazione’. Questo si verifica grazie alle reazioni nucleari (nelle quali una particella esterna reagisce con il nucleo) o con il decadimento radioattivo (in cui non è necessaria alcuna particella esterna). Un tipo di trasmutazione naturale ha luogo quando certi elementi radioattivi decadono spontaneamente lungo un periodo di tempo, trasformandosi in altri elementi.

“E’ importante capire che la minaccia costituita da un radioisotopo è influenzata da molti fattori, tra cui le proprietà chimiche e biologiche dell’elemento. Ad esempio, il cesio ha una emivita biologica relativamente breve (da 1 a 4 mesi), mentre lo stronzio e il radio hanno entrambi emivite biologiche molto lunghe. Di conseguenza, lo stronzio-90 e il radio hanno una possibilità molto maggiore di provocare dei danni rispetto al cesio-137 quando ne viene ingerita una determinata quantità… A medio termine, i prodotti della fissione che suscitano la massima preoccupazione sono lo stronzio-90 e il cesio-137; entrambi hanno un’emivita di circa 30 anni… Sr-90 e Cs-137, con emivite di circa 30 anni, sono i massimi emettitori di radiazioni nel combustibile nucleare esausto su una scala da decenni ad alcune centinaia di anni, e non sono facilmente trasmutati perché hanno sezioni incrociate a basso assorbimento di neutroni. Essi dovrebbero invece essere immagazzinati al sicuro finché non decadono”.

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Cinghiali e criminali

di Paolo Scampa

I dati radiologici sui cinghiali della Valsesia sono noti alle autorità scientifiche, amministrative e politiche da più di un mese ma questi dati sono stati perversamente sequestrati durante tutto questo tempo per probabile convenienza elettorale, come è da tempo sotto sequestro il fatto che, purtroppo, vaste zone del nostro arco alpino siano pure e semplici zone proibite generate dalle ricadute di Chernobyl, zone proibite che andavano e vanno tuttora imperativamente isolate secondo le leggi internazionali. Inoltre è loro sicuramente noto da più di un mese il rapporto isotopico tra il cesio 137 ed il cesio 134 che acconsente di determinare obiettivamente se si tratta di contaminazione “vecchia” (residui delle ricadute delle prove atomiche atmosferiche e dei vari incidenti nucleari del passato Shellafiled, Saluggia, Chernobyl, ecc.) oppure se vi sia anche l’aggiunta di una fonte ulteriore di inquinamento più recente (Fukushima, ecc.) ma non  viene pubblicato. Ritardare un’allerta nucleare è un crimine contro l’umanità. Pretendere che la specie umana sia al riparo dai contaminanti che aggrediscono gli animali è una falsità. Lasciare credere che gli animali (e pertanto uomini) siano contaminati soltanto dal cesio, dimenticando gli immancabili stronzio e vari isotopi del plutonio che furono, con tassi stra noti, parte integrante delle ricadute è delittuoso. Che muoiano i vostri figli per vostra convenienza elettorale vi è indifferente.

Siete la feccia dell’umanità.

NB. Il rateo di attività Cs137/Cs134  ”di Chernobyl” è passato dall’ 1,94 iniziale all’ 8932,7 odierno. Qualora gli animali fossero contaminati dalle uniche ricadute di Chernobyl il Cs134 dovrebbe pertanto essere circa 9000 volte meno attivo del Cs137. Inoltre aspettiamo le prove radiometriche che i cinghiali contaminati  con circa 6000 Bq/kg di Cesio137 non siano anche in contemporanea contaminati con circa 740 Bq/kg di Stronzio 90, 3,4 Bq/kg di Plutonio 238, 5,4 Bq/kg di Plutonio 239, 8,3 Bq/kg di Plutonio 240, 212 Bq/kg di Plutonio 241 e 21 Bq/kg di Americio 241.

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Ancora 12 anni per smantellare la Centrale Nucleare di Trino Vercellese

Per il Ministero dell'Ambiente occorrono ancora 12 anni prima che il sito possa essere dichiarato "senza vincoli di natura radiologica''.Il nuovo nucleare è stato definitivamente affossato dall’esito del referendum dello scorso giugno, almeno ce lo auguriamo, ma resta ancora da mettere in definitiva sicurezza il territorio dal “vecchio” nucleare, quello che era in funzione in Italia prima del precedente referendum, quello del 1987.
Per quanto riguarda l’impianto di Trino Vercellese entrato in produzione nel 1964, bisogna attendere almeno altri dodici anni prima che il sito possa essere dichiarato “senza vincoli di natura radiologica”.
La notizia fornita dal ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, in risposta ad un question time alla Camera, va presa con prudenza considerato che viene da Sogin, la società che dal 1999 è proprietaria della centrale (e delle altre ex centrali italiane) e che deve procedere al decommissioning, cioè allo smantellamento degli impianti, alla sistemazione dei materiali radioattivi presenti nel sito e al recupero dell’area.
«Lo stato di avanzamento dello smantellamento dell’impianto nucleare di Trino Vercellese al 2011 è stato valutato dalla Sogin pari al 14% e il 2024 è l’anno stimato quale data presumibile di rilascio del sito senza vincoli di natura radiologica – ha dichiarato Clini – I costi di mantenimento della centrale sono stimati, sempre dalla Sogin, in circa 4,5 milioni di euro l’anno».
Per l’attuazione del processo di smantellamento, ha fatto presente il ministro, «occorre sbloccare la situazione anche del combustibile nucleare, attualmente stoccato nella centrale di Trino (circa 15 tonnellate di biossido di uranio) e destinato ad essere trasferito in Francia per il riprocessamento. I trasporti, previsti in origine per l’anno 2011, stanno subendo ritardi nei tempi a causa della sospensione delle spedizioni decretata dal Prefetto di Vercelli nel giugno scorso, in seguito alle manifestazioni No-Tav».
Il ministro ha poi fornito i numeri sul volume dei rifiuti stoccati in centrale: a fine 2010 erano 1.150 metri cubi, mentre i volumi massimi da conferire al deposito nazionale (che ancora non c’è e di questo passo rimangono dubbi anche per il 2024) dopo le attività di smantellamento saranno di circa 4.200 metri cubi. Clini ha concluso dicendo che sarà probabilmente autorizzata entro l’estate dal ministero dello Sviluppo economico la disattivazione definitiva dell’impianto di Trino Vercellese.

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Non è chiaro se si tratti di un’epidemia

Allarme sanitario in Cina dopo che novecento maiali morti sono stati trovati nelle acque di un fiume vicino Shanghai. La notizia, riportata dalla Bbc, ha spinto le autorità locali ad aprire un’inchiesta per scoprire se gli animali siano stati gettati nel fiume o siano morti per un’epidemia. Nel frattempo sono state prese misure per monitorare la qualità dell’acqua del fiume che è fonte di acqua potabile per gli abitanti di Shanghai.

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I composti del bario sono veleni mortali

Posted by on 10, mar, 2013

Fra i vari elementi dispersi nella biosfera attraverso le operazioni di Biogeoingegneria si annovera il bario. Questo elemento, il cui peso atomico è 137, è uno dei più pericolosi. Esso, infatti, a contatto dell’aria, si ossida molto facilmente e soprattutto reagisce con l’acqua, diventando quindi assai nocivo in concomitanza con le precipitazioni.

Tra i diversi composti di questo metallo alcalino-terroso, particolare rilevanza ha il solfato di bario, BaSO4, assai pericoloso per gli esseri viventi. Ricordiamo che fra i vari inquinanti generati dalla combustione dei carburanti aerei, è compreso il biossido di zolfo, SO2. Ora, tramite la reazione Ba + SO2 + O2 ==> BaSO4, si forma appunto il solfato di bario, il cui particolato finissimo penetra nell’apparato respiratorio. Superando le barriere degli alveoli per la sua dimensione microscopica, il solfato di bario passa direttamente nel circolo sanguigno.

In presenza di pioggia e di umidità, il biossido di zolfo, SO2 si lega con l’acqua, formando l’acido solforico, sulla base della seguente reazione: SO2 + 2H2O ==> H2SO4.

Inoltre, diffondendo in atmosfera il cloruro di bario, BaCl (ovvero bario legato a cloro), si instaura la seguente reazione: BaCl + H2SO4 ==> BaSO4 + HCl, ovvero si generano due composti molto pericolosi, il solfato di bario e l’acido cloridrico.

L’acido cloridrico o cloruro d’idrogeno, HCl, impiegato in passato anche come arma chimica, è estremamente tossico, ha odore irritante ed attacca in particolar modo le vie respiratorie.

Inglobati nelle gocce d’acqua, questi composti tossici si accumulano nel terreno, nel ciclo idrico e nella catena alimentare: l’acqua impiegata nell’agricoltura e nella zootecnia risulta contaminata. Le nebbie che spesso ricadono nelle ore serali sono foschie acide dovute alle reazioni chimiche sopra illustrate: queste nebbie, al pari delle piogge acide, corrodono i monumenti ed acidificano gli ecosistemi, costituendo un formidabile inquinante ambientale.

Il bario è tossico ed oncogeno, anche in basse concentrazioni: pochissimi mg per kg di peso corporeo sono già molto perniciosi.

Fonti: http://www.tankerenemy.com/

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Bergamo: impennata dei casi di Alzheimer

L’alluminio contenuto negli alimenti, nell’acqua “potabile”, nei farmaci, nei vaccini, nei cosmetici e disperso nell’ambiente attraverso la Geoingegneria clandestina all’origine dell’epidemia di demenza senile

L’Alzheimer è stato contratto da 1720 persone nella sola provincia di Bergamo nel corso del 2011. Ci sono numerosi video di cittadini bergamaschi che mostrano aerei intenti a rilasciare scie sia persistenti sia effimere a bassa quota, le cosiddette scie chimiche, in cui è stata accertata la presenza di alluminio. L’inquinamento da alluminio investe in maniera massiccia le falde acquifere: questo metallo si ritrova in molti cibi, farmaci, cosmetici, deodoranti, vaccini etc. L’assunzione di allumino è strettamente legata al morbo di Alzheimer. Ciò è dimostrato da studi epidemiologici.

1720 è un numero da moltiplicare al cubo perché “le demenze non riguardano solo le persone che ne soffrono: hanno un raggio d’azione purtroppo più vasto. Per ogni singola diagnosi sono tre le persone colpite dalla malattia”, spiega Alberto Zucchi dell’Osservatorio epidemiologico A.S.L. di Bergamo. Durante il convegno organizzato dall’A.S.L. di Bergamo per la “XIX Giornata Mondiale Alzheimer” presso la Casa del Giovane, sono stati presentati nel dettaglio i dati epidemiologici della provincia di Bergamo. Sono dati contenuti in un’indagine condotta da Alberto Zucchi assieme al Comitato scientifico interaziendale delle demenze, da cui emerge un’impennata del fenomeno del 57,5% nell’arco di sei anni.

Secondo il Dottor Zucchi, tra le cause che hanno portato all’incremento, ci potrebbe essere l’invecchiamento della popolazione: “Il mondo sta invecchiando ed è un fenomeno cominciato a partire dalla metà del secolo scorso – spiega Zucchi – è un problema di natura socio-economica ed il contesto epidemiologico nelle demenze è rilevante. In Europa sono 19 milioni le persone colpite e la spesa che ne consegue è di oltre 160 miliardi di euro solo nel 2008. E’ una questione che anche nel nostro territorio sta diventando molto importante, con un aumento dei costi previsto di circa il 23%”

Possibile che la popolazione bergamasca (la percentuale maggiore di “nuovi casi” si rileva nella fascia d’età tra i 60 ed i 79 anni) abbia risentito in modo esponenziale dal 2006 della patologia neurodegenerativa, se “l’invecchiamento della popolazione” è stato graduale nel territorio e nel tempo, visto che anche l’aumento di malattie legate ad esso lo è?

Il rapporto tra “invecchiamento della popolazione” (progressivo nel territorio bergamasco) ed incremento dei malati di Alzheimer nel Bergamasco, permette di capire che i due fattori non possono essere direttamente collegati. […]

L’American Journal of Epidemiology avverte: “Alti livelli di alluminio nell’acqua potabile accrescono il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, mentre i livelli più elevati di silice (componente principale della Zeolite e dell’Argilla) diminuiscono la possibilità”.

“La patologia di Alzheimer è una malattia multifattoriale e le concentrazioni di alluminio nell’acqua potabile possono avere un effetto sul declino cognitivo”, ha dichiarato il Dottor Virginie Rondeau. Rondeau, che opera presso l’Institut National de la Santé et de la Recherche Medicale a Bordeaux, insieme con colleghi esperti nel settore, ha esaminato le associazioni tra l’esposizione all’alluminio ed il rischio relativo di declino cognitivo, demenza e malattia di Alzheimer in soggetti anziani seguiti per quindici anni. L’assunzione giornaliera di alluminio di almeno 0,1 milligrammo è correlata a seri danni alle facoltà cognitive e mnemoniche, mentre un consumo quotidiano di almeno 10 mg di silice, riduce dell’11% la probabilità di sviluppare la demenza senile. I soggetti con un alto consumo di alluminio al giorno hanno un rischio quasi tre volte maggiore di demenza, notano i ricercatori” […]

Uno studio pubblicato sul “The Lancet”, rivista scientifica di ambito medico, riporta: “Dalle analisi è emerso che il rischio del morbo di Alzheimer è 1,5 volte maggiore nei distretti in cui la concentrazione media di alluminio nell’acqua supera 0,11 mg / l rispetto ai distretti in cui la concentrazione è inferiore a 0,01 mg / l.

Fonti:

http://www.dionidream.com/bergamo-in-6-anni-alzheimer-57-colpa-dellalluminio/

http://www.tankerenemy.com/2013/03/bergamo-impennata-dei-casi-di-alzheimer.html

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Usa, allarme nucleare: i reattori sono difettosi

Di Massimo Lauria

Non si tratta della denuncia di qualche associazione ambientalista. Questa volta è lo scienziato Gregory Jaczko, che conosce bene i reattori nucleari sparsi per tutto il territorio Usa, a dire che tutti gli impianti americani sono un rischio per la salute pubblica. Il problema dei reattori è che sono troppo vecchi e obsoleti, ribadendo la sua contrarietà ad un intervento per prolungare il loro funzionamento di altri vent’anni. In questo modo, ha ricordato Jaczko – ex presidente della Nuclear Regulatory Comission (Nrc), la commissione dell’Authority nucleare statunitense -, la vita di alcuni di essi arriverebbe a 80 anni; ipotesi inaccettabile, perché per i 104 impianti non rispettano le più elementari norme di sicurezza e sarebbero dovuti essere spenti già da tempo. Non è la prima volta che lo dice e l’ha ribadito nel corso della Carnegie International Conference che si è tenuta a Washington in merito alle conseguenze dell’incidente nucleare di Fukushima.

“Sarebbe assurdo mandare ancora avanti le attività di quelle centrali, che vecchie ed obsolete”, ha dichiarato il professor Jaczko al New York Times. Gli Usa dovrebbero sviluppare nuove tecnologie, ha proseguito l’ex presidente del Nrc, nominato da Barack Obama a capo dell’Authority il 13 maggio del 2009. Il pericolo rappresentato dalle centrali nucleari degli Stati Uniti, secondo Jacozk, si può ravvisare in un tipo di combustibile che genera “calore di decadimento”, ossia grandi quantità di calore anche dopo lo spegnimento del reattore, esattamente quello che è accaduto a Fukushima. Per questo, dice, è un grave errore aver prorogato l’attività di altri vent’anni per alcune di loro.

Una delle soluzioni possibili è che si costruiscano piccole centrali, in cui “il calore non può spingere la temperatura al punto di fusione”. “Sarebbe assurdo spegnere tutti gli impianti contemporaneamente, ma un progressivo abbandono del nucleare è possibile”, ha commentato ancora l’ex presidente del Nrc. Le sue posizioni non sono un mistero e spesso all’interno della Commissione per il nucleare è stato messo in minoranza dagli altri membri. E proprio in polemica con la maggioranza della Commissione, il 21 maggio del 2012 Jaczko aveva rassegnato le sue dimissioni dal vertice della Nrc, che preferisce un approccio che non tutela adeguatamente la salute pubblica.

Sono immediate le reazioni dell’industria nucleare statunitense alle sue parole. Marvin S.Fertel, presidente e amministratore delegato del Nuclear Energy Institute, ha fatto sapere che i siti americani sono perfettamente sicuri. “Lo erano prima dell’arrivo di Jaczko alla Nrc, lo sono state durante il suo mandato e continueranno ad esserlo anche in futuro”, ha risposto seccamente Fertel dalle pagine del New York Times. Uno scontro tra esponenti del mondo scientifico e imprenditoriale, che chiama in causa l’operato del presidente Obama e le scelte sul futuro energetico americano. Spetta ora al suo governo indicare la strada, anche perché le nuove tecnologie ambientali e lo sviluppo delle rinnovabili, sono state un asse portante delle due campagne elettorali, che hanno portato per la seconda volta Obama alla guida degli Stati Uniti.

Fonte:http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=70811&typeb=0&Usa-allarme-nucleare-i-reattori-sono-difettosi

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2013/04/usa-allarme-nucleare-i-reattori-sono.html

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Nucleare, da chi viene la minaccia?

Il vero pericolo non sono la Corea o l’Iran ma le 17.000 testate, di cui un terzo schierate e operative, che appartengono ai paesi che le detengono «legalmente»

Mi auguro che il fatto che uno scriteriato dittatorello tenga con il fiato sospeso il mondo intero con la folle minaccia di un attacco nucleare faccia ragionare un minimo la gente, se non è obnubilata dalla retorica dei mezzi di (dis)informazione.

Da anni viene denunciato come la maggiore minaccia alla sicurezza mondiale il programma nucleare dell’Iran, che almeno per ora la bomba non ce l’ha. Ora l’armageddon dipenderebbe da un paese che può avere al massimo alcune testate (di dubbia sofisticazione ed efficienza, ma pur sempre bombe nucleari) e dei missili di dubbia affidabilità. Dunque, se non ci fossero questi «terroristi» dell’Iran e del Nord Corea sarebbe tutto regolare?
Ristabiliamo per lo meno il senso delle proporzioni e le vere responsabilità. Vi sono nel mondo più di 17.000 testate intatte: anche se «solo» un terzo circa sono schierate e operative. Il decantato trattato Nuovo-Start del 2010 tra Usa e Russia non prevede riduzioni significative entro il 2017, e l’aumento delle tensioni internazionali non fa molto sperare in ulteriori accordi. Al contrario, tutte le 11 potenze nucleari stanno investendo impegno e somme considerevoli nell’ammodernamento degli armamenti nucleari: non è certo un segno di volontà di disarmo, ed indica invece la crescente propensione ad utilizzarli effettivamente (l’Unione Sovietica aveva adottato il no-first-use, ma dopo il suo crollo Mosca non ha rinnovato questo impegno). Gli arsenali nucleari sono troppo pieni, una riduzione fisiologica è una misura di efficienza e riduzione dei costi.

Questa è la vera minaccia che grava sull’umanità. Una minaccia che un parere della Corte Internazionale del 1996 dichiarò in contrasto con il diritto internazionale: e poiché la «minaccia» è connaturata a queste armi, non ci vuole molta perspicacia per concludere che la loro esistenza e detenzione sono illegali. Ecco dunque chi attenta alla legalità e alla sicurezza. Appena un mese fa le 5 potenze nucleari che siedono nel Consiglio di Sicurezza (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) hanno boicottato con arroganza l’incontro promosso a Oslo per la messa al bando delle armi nucleari, a cui hanno partecipato i rappresentanti di ben 132 paesi e della società civile.
Ai paesi che possiedono i maggiori arsenali

Mi auguro che il fatto che uno scriteriato dittatorello tenga con il fiato sospeso il mondo intero con la folle minaccia di un attacco nucleare faccia ragionare un minimo la gente, se non è obnubilata dalla retorica dei mezzi di (dis)informazione.

Da anni viene denunciato come la maggiore minaccia alla sicurezza mondiale il programma nucleare dell’Iran, che almeno per ora la bomba non ce l’ha. Ora l’armageddon dipenderebbe da un paese che può avere al massimo alcune testate (di dubbia sofisticazione ed efficienza, ma pur sempre bombe nucleari) e dei missili di dubbia affidabilità. Dunque, se non ci fossero questi «terroristi» dell’Iran e del Nord Corea sarebbe tutto regolare?
Ristabiliamo per lo meno il senso delle proporzioni e le vere responsabilità. Vi sono nel mondo più di 17.000 testate intatte: anche se «solo» un terzo circa sono schierate e operative. Il decantato trattato Nuovo-Start del 2010 tra Usa e Russia non prevede riduzioni significative entro il 2017, e l’aumento delle tensioni internazionali non fa molto sperare in ulteriori accordi. Al contrario, tutte le 11 potenze nucleari stanno investendo impegno e somme considerevoli nell’ammodernamento degli armamenti nucleari: non è certo un segno di volontà di disarmo, ed indica invece la crescente propensione ad utilizzarli effettivamente (l’Unione Sovietica aveva adottato il no-first-use, ma dopo il suo crollo Mosca non ha rinnovato questo impegno). Gli arsenali nucleari sono troppo pieni, una riduzione fisiologica è una misura di efficienza e riduzione dei costi.

Questa è la vera minaccia che grava sull’umanità. Una minaccia che un parere della Corte Internazionale del 1996 dichiarò in contrasto con il diritto internazionale: e poiché la «minaccia» è connaturata a queste armi, non ci vuole molta perspicacia per concludere che la loro esistenza e detenzione sono illegali. Ecco dunque chi attenta alla legalità e alla sicurezza. Appena un mese fa le 5 potenze nucleari che siedono nel Consiglio di Sicurezza (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) hanno boicottato con arroganza l’incontro promosso a Oslo per la messa al bando delle armi nucleari, a cui hanno partecipato i rappresentanti di ben 132 paesi e della società civile.
Ai paesi che possiedono i maggiori arsenali nucleari questi servono per mantenere una minaccia ultimativa. I paesi che si sentono minacciati cercano di dotarsene per bilanciare questa minaccia: la Corea del Nord lo fece tra il 2003 e il 2006, quando Bush ruppe gli accordi di cooperazione stipulati da Clinton. L’Iran, che evidentemente aspira al riconoscimento di potenza regionale, è sotto il ricatto destabilizzante dell’arsenale nucleare di Israele, mantenuto tra l’altro sotto un’ambiguità, al di fuori dei trattati, che ne aumenta il carattere illegale. Non sono ovviamente «giustificazioni», non possiamo accettare che la Corea e l’Iran possiedano la bomba: ma non possiamo disconoscere le loro ragioni, e le responsabilità che vi stanno dietro. Finché le armi nucleari esisteranno, il rischio estremo graverà sull’umanità.

Detto questo, la Corea del Nord sarebbe suicida se effettuasse un attacco nucleare, perché verrebbe cancellata dalla carta geografica prima che i suoi missili arrivassero sull’obiettivo (ammesso che ci arrivino). Anche se … Già, perché c’è un «se»: che vale non solo per la Corea, ma grava costantemente su tutto il sistema di armamenti nucleari da quando esistono. Basta un nulla, infatti, segnalare un «allarme per errore» e scatenare una risposta nucleare massiccia, e quindi il finimondo. Una circostanza che si è verificata molte volte nell’Era Nucleare, e che è stata sventata solo per fortuna, o per la saggezza di qualcuno. Questo è il nucleare!

E per l’occasione non è male ricordare la settantina di testate americane che rimangono schierate in Italia, residuati della Guerra Fredda che costituiscono un pericolo permanente. Noi per primi, dunque, abbiamo pesanti responsabilità.

Angelo Baracca
Fonte: www.ilmanifesto.it
12.04.2013

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24 aprile 2013
Continua la “caccia” ai cinghiali radioattivi piemontesi che, dopo essere stati “ritrovati” in Valsesia ora “sbucano” anche a Verbania. Immediatamente si parla di Cesio e di Chernobyl, ma i dati comunicati sono insufficienti. Mondo in Cammino e AIPRI riflettono sulla situazione. Prof. Paolo Scampa (AIPRI): “il monitoraggio sulla selvaggina avrebbe dovuto essere obbligatorio per la situazione residuata dal fallout di Chernobyl”.

 Ogni metro quadrato del pianeta terra è contaminato dall’inquinamento radioattivo artificiale frutto della follia nucleare che, dal Progetto Manhattan in poi, dopo la deflagrazione della prima bomba atomica di Hiroshima, proseguenell’avvelenamento progressivo dell’umanità.1 In un certo senso, per gli amanti dei film d’antan, il nostro pianeta sta andando incontro ad una fine in stile “Ultima Spiaggia”2 (film del 1959 diretto da Stanley Kramer) dove alla fine le polveri radioattive cancelleranno la vita, almeno quella umana, dalla faccia della terra. Non a caso l’ ultimo articolo diBob Nichols su Veteran Today3 si intitola “Sterilize the Planet”,titolo che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni ma di una lettura attenta. Chi si è dimenticato di Fukushima e Chernobyl non sa nemmeno che cosa sia, scopre quindi con una certa sorpresa che anche icinghiali nostrani possono essere “radioattivi”.

Scrive il Corriere della Sera4 nel dare notizia della nuova scoperta di cinghiali contaminati dalla radioattività nella zona montana della provincia di Verbania, (in particolare in valle Vigezzo): “Un mese fa animali che presentavano lo stesso misterioso avvelenamento erano stati scoperti nella vicina provincia di Vercelli. (…) Il perché del fenomeno, come detto, non è stato ancora spiegato con certezza:nessuno sa dire perché la presenza dell’isotopo radioattivo si manifesti di nuovo a quasi 30 anni dal disastro di Chernobyl e solo nei cinghiali“. In realtà il fenomeno “misterioso” è conosciuto (e monitorato) molto bene all’estero, ad esempio in Germania dove i cacciatori sono addirittura risarciti5 per i cinghiali radioattivi (vedi anche il nostro articolo in tempi non sospetti “Giuliano Ferrara e il cinghiale radioattivo”6).
Le associazioni che si occupano di inquinamento nucleare e dei suoi risvolti sociali, come ad esempio Mondo in Cammino, non possono però che constatare quanto i cinghiali radioattivi in Italia non possano essere una “sorpresa”. Nel comunicato stampa “Cinghiali radioattivi, che novità!!!”7 l’associazione oltre all’ ipotesi che il Cesio nei cinghiali possa arrivare da ChernobylFukushimaSaluggia e Trino Vercellese (“il Piemonte è la pattumiera radioattiva dell’Italia”, sottolinea Massimo Bonfatti Presidente di Mondo in Cammino) considera una questione fondamentale. Scrive Bonfatti: “(…)il quesito rimane solo e sempre uno: indipendentemente dalle cause, il monitoraggio sulla selvaggina avrebbe dovuto essere obbligatorio per la situazione residuata dal fallout di Chernobyl e questo avrebbe permesso di individuare, già da tempo, quella contaminata e non avrebbe esposto la popolazione a rischi che, evidentemente, ci sono già stati in seguito all’immissione, sia nel settore privato che pubblico, di carne contaminata (non va infatti dimenticato che i cinghiati non sono stanziali e che oltrepassano le barriere territoriali”.
E proprio riguardo ai cinghiali radioattivi in Germania Mondo in Cammino nella nota ricorda: “Non a caso in Germania, dal 2007 al 2009 sono quadruplicati fino a 425.000 euro gli indennizzi ai cacciatori per i cinghiali radioattivi con tassi di Cesio nella carne tali da renderli immangiabili e invendibili, e rendendoli, per di più, un rifiuto pericoloso da smaltire. E come non ricordare che, sempre in conseguenza del fallout di Chernobyl, nella regione dellaCumbria in Gran Bretagna continuano tutt’oggi le restrizioni nell’utilizzo di molte aree per il pascolo degli ovini). Il riscontro incidentale del cesio nei cinghiali è quindi preoccupante perché da una parte pone sotto osservazione tutto il ciclo alimentare derivante dalla terra (e, quindi, non solo l’area vercellese in cui , per tranquillizzare l’opinione pubblica, si vorrebbe confinare il problema) e l’intera catena alimentare; e, dall’altra pone in evidenza la casualità degli accertamenti rivelando un fallimentare, inosservante e colpevole sistema di monitoraggio. Ora si cercherà di chiudere la stalla con i buoi (i cinghiali)già scappati”.
Il problema è che, dovunque “scappino” i cinghiali rischiano di continuare, zona più zona meno, la loro dieta “a base” di Cesio. Basta infatti prendere in mano la cartina della contaminazione dell’Italia8curata dall’AIEA (sempre sul sito di Progetto Humus), per rendersi conto della situazione.
Mondo in Cammino, nel suo ultimo comunicato sui cinghiali radioattivi sottolinea: “Mi auguro che la subitanea attribuzione data da alcuni settori dell’ambientalismo al fallout di Chernobyl per il problema dei cinghiali radioattivi in Piemonte e subito sposata a piene mani dalle istituzioni e da ‘certi’ esperti, non sia la scusa cavalcata ad arte e depistante per nascondere altre cause (fonti orfane, traffici illegali, ecc.) a cui le stesse istituzioni e gli organi preposti ai vari controlli non saprebbero (e non vorrebbero) dare risposte”. Il fatto che i cinghiali radioattivi siano per forza quelli “di Chernobyl” è parsa infatti agli esperti indipendenti un po’ “sbrigativa” quanto “comoda”.
A dare risposte che potrebbero aiutare gli esperti sul caso dei cinghiali radioattivi e far riflettere il mondo dell’ambientalismo “conformista” (e, perché no, quello della caccia) è il prof. Paolo Scampa, presidente dell’AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti) ed esperto internazionale famoso per la capacità di svelare quei “numeri” che, nel mondo del “nucleare”, sono talmenteesatti da poter ricostruire i più intricati delitti (radiologici, ovviamnete). Non bisogna dimenticare che lo stesso Scampa è stato allievo diMaurice Eugène André, il belga Monsieur Nucléaire (storico comandante NBCR a funzione esclusiva). Sui cinghiali radioattivi il prof. Paolo Scampa è chiaro nell’ articolo sul sito ufficiale dell’AIPRI9intitolato emblematicamente “Cinghiali e criminali”“I dati radiologici sui cinghiali della Valsesia sono noti alle autorità scientifiche, amministrative e politiche da più di un mese ma questi dati sono stati perversamente sequestrati durante tutto questo tempo per probabile convenienza elettorale, come è da tempo sotto sequestro il fatto che, purtroppo, vaste zone del nostro arco alpino siano pure e semplici zone proibite generate dalle ricadute di Chernobyl, zone proibite che andavano e vanno tuttora imperativamente isolate secondo le leggi internazionali”. Ma è sulla “riconducibilità” dei cinghiali radioattivi che Paolo Scampa spiega: “Inoltre è loro sicuramente noto da più di un mese il rapporto isotopico tra il cesio 137 ed il cesio 134 che acconsente di determinare obiettivamente se si tratta di contaminazione ‘vecchia’ (residui delle ricadute delle prove atomiche atmosferiche e dei vari incidenti nucleari del passato Shellafiled, Saluggia, Chernobyl, ecc.) oppure se vi è anche l’aggiunta di una fonte ulteriore di inquinamento più recente (Fukushima, ecc.) ma non viene pubblicato. Ritardare un allerta nucleare è un crimine contro l’umanità. Pretendere che la specie umana sia al riparo dai contaminanti che aggrediscono gli animali è una falsità.Lasciare credere che gli animali (e pertanto uomini) siano contaminati soltanto dal cesio, dimenticando gli immancabili stronzio e vari isotopi del plutonio che furono, con tassi stra noti, parte integrante delle ricadute è delittuoso”. Il prof. Paolo Scampa poi fa due conti ed i risultati sono davvero interessanti, anche per le federazioni dei cacciatori: “Sulla base di alcuni dati regionali, si può desumere che in Italia vengono abbattuti circa 200 mila cinghiali l’anno (nella sola regioneToscana se ne abbattono circa 70.000 l’anno). Con l’ipotesi di un peso medio pieno per capo di 120 kg ed una resa a vuoto del 65% (78 kg di carne per capo) si ricavano 15,6 milioni di chili di carne di cinghiale l’anno. (200.000 * 120 * 65% = 15,6E6). Con questi 15,6 milioni di chili di cinghiale si possono, in teoria, produrre 64,2 milioni di piatti carne di 250 gr ciascuno. E osano dire che pochi si cibano di cinghiale”. Parole che cozzano infatti con quelle del Ministro della Salute uscente prof. Renato Balduzzi che, in un comunicato10proprio sui cinghiali radioattivi scriveva: “i livelli di contaminazione riscontrati non costituiscono un rischio per la salute pubblica in considerazione dei limitati consumi di carne di cinghiale e di selvaggina”. E allora, come di dice, buon appetito a tutti!

Maurizio Maria Corona
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Misteri italiani: il disastro nucleare della fonderia di Rovello Porro

Di Andrea Degl’Innocenti

“Il primo allarme è scattato nove giorni fa. Sul fondo del torrente Lura, un corso d’ acqua che solca le campagne comasche, ci sono tracce marcate di Cesio 137, un micidiale isotopo radioattivo. In poche ore i tecnici e gli esperti localizzano le aree più inquinate, la zona delle fonderie Premoli di Rovello Porro e Astra di Gerenzano, a cavallo tra le provincia di Como e Varese. Dopo una settimana di campionature ed analisi arriva la sorpresa: l’inquinamento radioattivo risale a 12-15 mesi fa. E sarebbe stata una confidenza arrivata dall’Enel di Caorso, con un anno di ritardo, a permettere di arrivare alla zona contaminata.”

Così scriveva il quotidiano La Repubblica il 20 maggio 1990. Oggi, a 23 anni di distanza (24 dall’incidente), una nuova indagine svolta da Massimo Bonfatti, presidente dell’associazione di volontariato Mondo in cammino e Paolo Scampa, presidente dell’Aipri (Associazione internazionale protezione raggi ionizzanti)e pubblicata da Greenreport, riporta alla luce uno scandalo dimenticato troppo in fretta, che anche a distanza di tempo potrebbe continuare a causare danni alla popolazione e all’ambiente.

Parliamo dell’incidente nucleare alla fonderia Luigi Premoli e figli Spa di Rovello Porro, in Lombardia, fra Como e Saronno, che i due giornalisti non esitano a definire “una Chernobyl italiana”. Era il 1989. La fonderia lavorava a pieno regime per creare i telai dell’Alfa 133. Poi, in una data che non è mai emersa come certa ma che con ogni probabilità si colloca fra il marzo ed il maggio di quell’anno, accade che un carico di alluminio radioattivo proveniente dall’Europa dell’Est viene inavvertitamente fuso, immettendo nell’aria e nelle acque una grande quantità di sostanze radioattive. Un’inchiesta dell’Espresso stimò la sorgente radioattiva fra i 600 e i 6mila curie di Cesio 137.

La nube radioattiva si sparse nell’aria, il cesio contaminò le acque del vicino torrente Lura, giungendo fino al Lambro, l’Olona ed il Po, ben 100 km più a valle. Ma nessuno segnalò l’incidente, cosicché per circa un anno la popolazione della vasta zona circostante continuò a vivere ignara del pericolo.

Fu proprio da alcune rilevazioni sul Po che dei tecnici della centrale nucleare del Caorso si accorsero dei dati radioattivi anomali. Così, proseguendo a ritroso lungo il fiume, e grazie ad una informazione confidenziale di qualche funzionario dell’Enel di Caorso, evidentemente informato dell’accaduto, che si giunse fino alla fonderia.

Dopo la scoperta, lafonderia venne chiusa e bonificata; alcune tonnellate d’asfalto, di terra e di detriti contaminati vennero prelevati e trasferiti nella discarica nucleare di Capriano del Colle. Poi il fatto fu rapidamente archiviato ed in pochi ne hanno parlato fino ad oggi. Fino all’analisi svolta dai due giornalisti e attivisti, che riporta alla luce una realtà inquietante che ancora oggi potrebbe continuare a causare danni alla popolazione.

Secondo le loro stime la radioattività media delle acque di tutto il tratto che congiunge il Lura al Po (circa 100 km) sarebbe stata – subito dopo l’incidente – di 1,22 milioni di Becquerel/mq, superiore di 2,19 volte rispetto ai limiti internazionali oltre ai quali è necessario chiudere un’area alla popolazione, vietando la pesca ed il pompaggio di acque agricole. Ma nessuna di queste misure è mai stata presa. E ancora oggi la radioattività risulta attorno ai 700mila Becquerel/mq, 1,26 volte in più rispetto ai limiti.

Inoltre la fusione potrebbe aver contaminato l’area di una zona vastissima con una radioattività che va dai 308 becquerel/mc ai 3.700 becquerel/mc, a seconda che la quantità iniziale di cesio fosse di 600 o 6000 curie. Si consideri che 500 becquerel/mc sono considerati una dose potenzialmente letale, se inalata. Ma della nube radioattiva nessuno ha mai parlato. Semplicemente non se ne sa nulla.

I due ricercatori invitano le autorità competenti a rispondere ad alcune domande circa la sicurezza (passata ed attuale) della zona e a rendere pubblici i dettagli dell’accaduto: dove si diresse la nube radioattiva? Verso la Francia, la Svizzera o verso Milano? Ci sono dei valori anomali legati alla salute e alla mortalità della popolazione della zona?

Nei giorni successivi all’uscita dell’articolo, tanto le attività sanitarie si sono affrettate a rassicurare la popolazione evitando tuttavia di fornire dati dettagliati riguardo all’accaduto. La Asl di Como ha assicurato che la situazione è costantemente monitorata. “Facciamo periodicamente incontri con tutti gli enti coinvolti. I sopralluoghi non hanno mai dato esiti preoccupanti. In particolare, poi, non è mai emerso alcun dato epidemiologico particolare tra i residenti della zona”.

Giuseppe Sgorbati, direttore tecnico-scientifico di Arpa Lombardia, si è limitato a commentare lo stato attuale dello stoccaggio delle scorie, senza fare riferimento all’incidente: “Il materiale conservato nel deposito della Premoli, a Rovello Porro, sarà messo in sicurezza entro la fine dell’anno, anche se rimarrà in loco fino all’individuazione di un sito nazionale idoneo al ritiro definitivo di questi rifiuti”.

Insomma, sulla questione rimane un alone di mistero che non sembra destinato a sciogliersi, almeno non per adesso. E le domande dei due giornalisti aleggiano inquietanti sull’intera popolazione della zona.

Fonte:http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/disastro_nucleare_fonderia_rovello_porro.html

 

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