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Sedevacantismo e sedevacantismo allo sbaraglio

con mia grande sorpresa, mi hanno chiuso la porta del monastero. Il mio crimine? Seguire Mons. Williamson”.

Dichiarazione di Padre Rafael Arízaga, OSB – 2 marzo 2013

pubblicata sul sito ispano-americano NON POSSUMUS


Il Padre Rafael ha fatto parte del monastero benedettino di Nostra Signora di Guadalupe, nel Nuovo Messico, USA, collegato alla Fraternità San Pio X.

Io mi dichiaro servitore di Nostro Signore Gesù Cristo, della Santissima Vergine Maria di Guadalupe e di nostro Padre San Giuseppe, solo desideroso di vivere e morire per il loro amore.
Mosso da queste disposizioni, scrivo questa dichiarazione pubblica per mettere bene in chiaro i motivi della mia azione, alla quale non credo di essere stato mosso per ribellione o interesse personale o altro, se non per amore della dottrina e della carità.
Il motore della mia azione, sono state le parole di padre Réginald Garrigou-Lagrange:

«La Chiesa è intollerante nei principi perché crede, e tollerante nella pratica perché ama. I nemici della Chiesa sono tolleranti nei principi perché non credono e intolleranti nella pratica perché non amano»

I principi cattolici che abbiamo ricevuto da Mons. Lefebvre sono il motore, il cuore, la ragion d’essere della FSSPX e il tesoro più grande che abbiamo ereditato da lui, attraverso il quale abbiamo ricevuto la religione cattolica in tutta la sua forza e integrità. L’amore per questa dottrina mi ha portato ad aver fiducia in modo molto particolare negli insegnamenti di Mons. Williamson. Il suo consiglio mi ha saggiamente guidato a continuare, nel mio caro monastero di Silver City, a condurre una vita monastica di fedeltà, cosciente che essa costituisce il modo migliore per servire la Chiesa nella sublime vocazione benedettina. La necessaria intolleranza nei principi mi ha spinto ad appoggiarmi a Mons. Williamson, mentre la tolleranza nella carità mi ha indotto a continuare nel mio caro monastero. Disgraziatamente, i miei superiori hanno deciso che questo modo di agire non è possibile. Domenica 24 febbraio, con mia grande sorpresa, mi hanno chiuso la porta del monastero.

Il mio crimine? Seguire Mons. Williamson.

Non è mia intenzione attaccare il mio monastero o il mio Padre spirituale, il Reverendo Padre Cipriano. Essi non sono dei modernisti, hanno l’intenzione di dare tutto a Dio e di essere dei santi. La loro generosità è incontestabile. Il problema sta piuttosto nell’incomprensione di ciò che significa la grandezza della dottrina. La priorità della dottrina sopra ogni cosa. Dottrina che si trova solidamente ancorata in Mons. Williamson, soprattutto ma non esclusivamente. Cosa dimostrata dal fatto che i suoi insegnamenti e i suoi Commenti Eleison non sono mai stati rifiutati. Questo amore per la dottrina ha fatto sì che la condanna di Mons. Williamson sia ricaduta anche su di me: essere suo amico e suo figlio è stato il mio peccato. La mia ricerca della conoscenza per mezzo della sua direzione spirituale, senza alcun desiderio di abbandonare il mio monastero, ma solo col desiderio di essere confermato nella fede per poter continuare la mia difesa della fede, come soldato di Cristo quali dobbiamo essere, e per poter in tal modo aiutare meglio il mio monastero, questa è stata la causa della mia espulsione. La carità mi impone di non condannare né la FSSPX né il mio monastero di Silver City, solo Dio può giudicare; perdono tutti per l’ingiustizia perpetrata contro di me.
Al tempo stesso, supplico tutti coloro che ho offeso di perdonarmi, specialmente il Reverendo Padre Cipriano, che mai smetterò di amare e per il quale pregherò sempre in modo speciale, sperando e chiedendo che la Divina Provvidenza ci torni a riunire.
Non mi dichiaro nemico di alcuno. Mi dichiaro solo intollerante del peccato e nemico della dottrina liberale, peccato contro il primo comandamento, visto che il liberalismo è una blasfemia in atto che si è infiltrata senza alcun dubbio in varie parti della FSSPX.
Per carità della mia povera anima, io imploro Dio per la sua infinita misericordia e a tutti voi, miei fratelli nella fede, chiedo la vostra fraterna carità di pregare molto per il vostro servitore.
Con l’aiuto di Dio, presto apriremo un monastero e fin d’ora chiedo il vostro aiuto.
Riceveremo tutti i cattolici che sono intolleranti nella dottrina e tolleranti nella carità.
Vostro sempre nel nostro Santo Padre San Giuseppe.
Padre Rafael Arízaga, OSB

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Continua la diaspora da Menzingen: anche don Patrick Girouard esce dalla “Neo-FSSPX”

Con somma gioia consegno al nostro sito a ‘agere contra’ questa lettera del confratello don Patrick Giruoard alla Pubbicazione. Sono lieto di poter constatare che non rimango solo in questa battaglia. Spero che presto altri sacerdoti della FSSPX trovino il corraggio di don Patrick Giruoard. Cher Abbé Patrick Girouard, que dieu Vous benisse!

don Floriano Abrahamowicz

domus Marcel Lefebvre

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Dichiarazione
ai membri della Fraternità San Pio X, alle comunità amiche e ai fedeli della Tradizione di Don Patrick Girouard, FSSPX pubblicata sul sito francese La Sapiniere

Don Patrick Girouard è un sacerdote del Ditretto canadese della Fraternità San PioX

Giovedì Santo, 28 marzo 2013

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo Re,

in questo giorno in cui la Santa Chiesa commemora in maniera grandiosa l’istituzione del Santo Sacrificio della Messa e del sacramento dell’Ordine, approfitto dell’occasione per farvi partecipi della mia decisione di pormi al di fuori della struttura ufficiale della Fraternità.
Non è mia intenzione né lasciarla né vilipenderla. In effetti, essa è vittima di un’iniziativa che mira a condurla sotto il potere della Chiesa conciliare, malgrado i ripetuti avvertimenti del suo fondatore, S. Ecc. Mons. Marcel Lefebvre.

In seguito ai miei sermoni e interventi contro un ricollegamento, il mio Superiore del Distretto, Don Jürgen Wegner, mi ha trasferito dal Priorato di Langley (vicino Vancouver) alla sede del Distretto (Saint-Césaire, vicino Montreal), con l’intenzione dichiarata di «sorvegliarmi strettamente». Peraltro, egli mi ha dichiarato che io non potrò più criticare i Superiori.
Nella sua lettera ai sacerdoti canadesi sulla sua decisione, egli si è riferito, non solo alle mie dichiarazioni pubbliche, ma anche alle mie conversazioni e lettere private, scambiate con i fedeli.
È dunque chiaro che, in cambio del mio silenzio in pubblico e in privato, mi si offrirebbe la possibilità di mantenermi in seno alla Fraternità, assicurandomi così la sicurezza materiale. Cosa che sarebbe, né più né meno, che una forma di prostituzione spirituale.

Ora, io ho solo un’anima e intendo salvarla. E non posso farlo accettando questa strada, poiché, come dice il proverbio: «Chi tace, acconsente».

Questo, per grandi linee, perché sento l’obbligo morale di rifiutare questo trasferimento. Per me è la sola maniera per continuare a lavorare per realizzare il vero scopo della Fraternità, che non è di convertire la Roma modernista, ma piuttosto di preservare e trasmettere la vera Messa e il vero Sacerdozio.
Mi sono dunque messo nelle mani della Provvidenza, convinto che Nostro Signore si prenderà cura del suo sacerdote.

Molto è stato già scritto a proposito di un accordo «puramente pratico» con Roma. Mi basterà solo dire che io sottoscrivo pienamente le dichiarazioni e gli studi di altri colleghi che si sono opposti a questo nuovo orientamento della Fraternità. Non li ripeterò dunque qui. Tuttavia, mi permetterò di farvi conoscere alcune riflessioni personali su tre aspetti della crisi della Fraternità:

1. Le autorità della Fraternità vogliono giustificare l’abbandono della risoluzione del Capitolo Generale del 2006 («Nessun accordo pratico senza conversione di Roma»), dicendo che la situazione oggi non sarebbe la stessa. Ci si vorrebbe far credere che molti dei nuovi vescovi, dei preti e dei seminaristi non si interesserebbero più al Vaticano II e preferirebbero la Messa e la teologia tradizionali.
Ora, non si è in grado di produrre uno studio serio e indipendente in grado di provarlo e nondimeno ci si chiede di accettare ciò che Mons. Lefebvre qualificava come «Operazione suicidio».

Il Capitolo Generale del 2012, lungi da correggere il tiro, ha solo avvolto con delle «condizioni» di facciata questo cambiamento. Infatti, la sola condizione che contava, la conversione di Roma, è stata abbandonata. Per di più, questo Capitolo è stato l’occasione per un capovolgimento dei rapporti di forza tra i vescovi: dal 7 aprile 2012, quando avevamo tre vescovi contro un accordo «pratico», da un lato, e dall’altro Mons. Fellay isolato, ci siamo ritrovati, al 14 luglio seguente, con tre vescovi a favore di tale accordo contro un Mons. Williamson ostracizzato, che peraltro era già stato escluso dal Capitolo. La dichiarazione finale sull’unità ritrovata indicava infatti la fine della ricreazione per tutti i «refrattari».

A partire dal 15 luglio 2012, ogni opposizione ad un accordo puramente pratico, ogni critica alle autorità della Fraternità sull’argomento, è divenuto un crimine contro la Fraternità stessa. Si è istituita la legge del silenzio.
Il seguito lo si conosce. Questa legge del silenzio è così forte che Menzingen non si dà neanche la pena di rispondere alle argomentazioni e alle accuse; ci si accontenta di demonizzare gli oppositori come fossero dei volgari ribelli dalle mene sovversive!
Uscita di S. Ecc. Mons. Williamson e di una buona ventina di altri sacerdoti!

2. I documenti segreti di S. Ecc. Mons. Fellay (lettera del 14 aprile 2012 ai tre vescovi; Preambolo del giorno successivo), che sono stati pubblicati suo malgrado, ci hanno permesso di comprendere fino a che punto i frequenti rapporti con la Roma attuale siano pericolosi.
Se tali contatti hanno potuto cambiare, ancor prima della firma di un accordo, il Superiore Generale e i suoi Assistenti e, di rimbalzo, gli altri Superiori Maggiori, che ne sarebbe dei semplici sacerdoti e dei fedeli allorché ci si troverebbe ufficialmente, legalmente, in permanenza, sotto il controllo delle autorità romane?
Basta vedere fino a che punto Menzingen perseguiti già coloro che si oppongono a questo nuovo orientamento, quantunque noi si goda ancora di una certa indipendenza nei confronti di Roma, per capire dove si arriverebbe una volta posti sotto l’autorità di questa Chiesa conciliare!

3. Recentemente, si è voluto anche farci accettare la teoria secondo la quale l’espressione «Chiesa conciliare» non indicherebbe un’istituzione distinta dalla Chiesa cattolica, quanto piuttosto una «tendenza» in seno a questa (si veda DICI, studio di Don Gleize).
La conseguenza logica di questa teoria sarebbe dunque che il movimento tradizionalista dovrebbe ritornare nella struttura ufficiale della Chiesa al fine di combattere, dall’interno, la «tendenza» conciliare e fare così trionfare la Tradizione. Ecco perché si sente dire spesso dalle autorità della Fraternità che bisogna «aiutare la Chiesa cattolica a riappropriarsi della Tradizione».
Ora,  da un lato, la Chiesa cattolica, senza la sua Tradizione, non potrebbe esistere: non sarebbe più la Chiesa cattolica; dall’altro, non si può più parlare di «tendenza» quando le idee liberali e massoniche del Vaticano II si trovano «istituzionalizzate» con delle riforme che coprono tutti gli aspetti della vita della Chiesa: Liturgia, Catechismo, Rituali, Bibbia, Tribunali ecclesiastici, Insegnamento Superiore, Magistero e, soprattutto, Diritto Canonico.
Ci troviamo quindi al cospetto di una struttura, di un’istituzione, diversa dalla Chiesa cattolica. Se così non fosse, noi ne faremmo parte!
Ora, il fatto è che non siamo stati noi a lasciare la Chiesa cattolica, ma loro, anche se sono riusciti ad occupare i posti di comando della struttura ufficiale. Per ciò che riguarda il Papa in tutto questo, bisogna convenire che si tratta di un mistero, un mistero d’iniquità. E nondimeno noi siamo in presenza di due istituzioni distinte: la Chiesa cattolica, fondata da Nostro Signore, e la Chiesa conciliare, il cui istigatore è stato, non se ne può dubitare, Lucifero.
Questi sono solo tre piccole riflessioni, ma io credo che possano chiarire un po’ certe sfaccettature del dibattito. Adesso che sono giunto ad essere totalmente libero di parlare, potrete contare, cari fratelli e sorelle in Cristo Re, sul mio regolare contributo sui siti internet del movimento sempre più ampio di opposizione al ricollegamento, movimento che merita proprio il nome, io penso, di Resistenza Cattolica.

Pregate per il vostro servo, come io prego per voi.

Don Patrick Girouard, FSSPX

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