Ancona e due splendidi miracoli, domani il 217° anniversario dell’apertura degli occhi dell’immagine di Maria che fece sbiancare Napoleone

Segnalazioni di Maurizio-G. Ruggiero

IL SASSO DI SANTO STEFANO

Proprio Ancona fu tra le primissime città al mondo a ricevere l’annuncio della Fede Cristiana, proprio “immediatamente” “dopo” la stessa morte in Croce e Risurrezione di Cristo.

Da Ancona, infatti, si diffuse il cristianesimo nell’Italia Centrale, a motivo soprattutto di una “miracolosa reliquia” (tutt’oggi esistente) di un “sasso che colpì il protomartire Santo Stefano” (cfr. At.7,54-60) e che fu portato in Ancona da un marinaio ebreo ed ivi lasciato in obbedienza ad “una rivelazione divina ricevuta” (“una rivelazione divina ha voluto che fosse lasciato in Ancona!…) e che veniva conservato in un Santuario risalente all’epoca costantiniana e divenuto celebre in tutto il Mediterraneo per i miracoli che vi avvenivano.

La documentazione più antica sulla presenza di un Santuario di Santo Stefano in Ancona è fornita da Sant’Agostino ed appartiene alle omelie che egli recitò nella Cattedrale di Ippona, nella prima metà del secolo V. E’ importantissima non solo sotto l’aspetto religioso, ma anche nei riguardi della vita civica di Ancona, perché attesta che la città era conosciuta, in quei tempi, per tutto il Mediterraneo. Nell’Opera Omnia di Sant’Agostino è riportata una relazione compilata da un certo Paolo, che aveva peregrinato per i Santuari più famosi del tempo per impetrare la sua guarigione e quella dei suoi fratelli e sorelle. Egli ricorda, in tale relazione, che dopo essere stato a San Lorenzo presso Ravenna, dove guarì il maggiore tra i fratelli, diresse i suoi passi in Ancona, che era illustre per i miracoli al di sopra degli altri luoghi di culto: “…Sed ut de ceteris celeberrimis sanctorum locis taceam, etiam ad Anconam, Italiae civitatem ubi per gloriosissimum Martyrem Stephanum multa miracula Dominus operatur, eadem circuitione perveni”.

Dopo la lettura della relazione, nella Cattedrale di Ippona, Sant’Agostino tiene la sua omelia e, dopo aver ammonito i genitori a non maledire i figli – Paolo ed i suoi fratelli, infatti, si erano ammalati dopo essere stati maledetti dalla madre – spiega i motivi della notorietà del Santuario di Ancona, indicando anche come esso ebbe origine.

Questo il testo (in una traduzione dal latino): “Sanno molti quanti miracoli avvengono in questa città (Ancona) per l’intercessione del beatissimo Stefano. Ma ascoltate ciò che vi farà stupire: colà vi era una memoria antica ed ancora vi è (ed ancor oggi, nel 2005!) . Ma se, per caso, mi si dice: se ancora il corpo (di Santo Stefano) non era stato trovato, come poteva esservi una memoria? Ne mancherebbe il motivo. Ma ciò che la fama ci ha fatto conoscere, non lo tacerò alla vostra carità. Quando lapidavano Santo Stefano (cfr. Atti 7,54-60), vi erano intorno anche innocenti e soprattutto quelli che già credevano in Cristo: dicono che un sasso lo colpì su un gomito (= “ankon”) e, rimbalzando, cadde davanti ad un certo uomo pio. Questi lo prese e lo conservò. Costui era un navigante e quando a causa dei suoi viaggi toccò il porto di Ancona (= “gomito”), gli fu rivelato che ivi doveva lasciare il sasso. Egli obbedì alla rivelazione e fece quanto gli era stato ordinato: da quel momento cominciò ad esservi la memoria di Santo Stefano e si diceva che vi era un braccio di Santo Stefano, non conoscendosi esattamente di ciò che si trattava”.

In Ancona, dunque (cioè, come a dire, nella città di “Gomito”), vi fu portato un sasso che colpì proprio “il gomito” del “braccio” di Santo Stefano… Per “volontà e rivelazione divina” fu lasciato in Ancona (cioè, in “Gomito”, che richiama nella sua configurazione geografica come un braccio materno ripiegato a gomito), ove vi fu costruito un Santuario divenuto “illustre per i miracoli al di sopra degli altri luoghi di culto”; dunque, all’epoca, forse al di sopra di Roma stessa! da essere conosciuto anche in Africa! e da farvi confluire pellegrini da tutto il Mediterraneo… Quante “coincidenze” “misteriose”!… Ma nei “piani di Dio” sono forse “coincidenze” “senza un significato”?… Quante riflessioni si potrebbero fare!!!…

Non per nulla nello stemma comunale del Comune di Ancona è riportato ancora oggi: “Ancon Dorica Civitas Fidei”, “Ancona dorica città della fede”! Saranno degni gli anconitani del Terzo Millennio delle proprie millenarie “radici cristiane”, della fede ricevuta dai propri “gloriosi” e “santi” antenati, e dei tanti “doni” e “privilegi” ricevuti da Dio?… elargiti per un “piano di salvezza” “nella storia” del “futuro”?… “doni” davvero “unici”, al punto da essere stata identificata (con il suo stesso stemma comunale) come “Città della Fede”?…

Fonte: www.lavocecattolica.it/occhidimaria.htm

(sito del prof. Giorgio Nicolini)

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RIVOLGI A NOI QUEGLI OCCHI TUOI MISERICORDIOSI

UN ANNIVERSARIO DA RICORDARE

ANCONA, 25 giugno 1796 / 25 giugno 2013

217° anniversario del MIRACOLO

DELL’APERTURA DEGLI OCCHI DELL’IMMAGINE DI MARIA “Regina di tutti i Santi”,

venerata nella Cattedrale di San Ciriaco ad Ancona

In un libro di Vittorio Messori, scritto con Rino Cammilleri, dal titolo Gli occhi di Maria, i due notissimi Autori cattolici riportano all’attenzione i singolari eventi che hanno la Madre di Gesù per protagonista. Presentiamo l’interessante volume.

Il 1796 è un anno tragico per l’Italia: le armate napoleoniche hanno invaso tutto il Nord della penisola e stanno minacciando gli Stati del Papa. Con una serie di fulminee vittorie il ventisettenne Bonaparte ha sbaragliato i Piemontesi e gli Austriaci, occupando tutto l’occupabile. I saccheggi, le ruberie, le repressioni sanguinose si susseguono a ritmo impressionante. In Francia il giacobinismo ha eseguito una vera e propria mattanza di sacerdoti, suore e religiosi; il Re e la Regina sono stati decapitati e la scristianizzazione procede al tonfo lugubre della ghigliottina. Anche nella nostra Penisola gli invasori sventrano chiese e profanano altari; chi si ribella viene selvaggiamente massacrato. Sembra che nessuno possa fermare quei diavoli che hanno già sconvolto il Regno «cristianissimo» e non fanno mistero di voler sradicare per sempre la religione puntando sul suo cuore, Roma. Nei luoghi a rischio la gente è sgomenta, il popolo moltiplica le processioni e le invocazioni al Cielo per averne protezione.

In Ancona, che è il porto pontificio principale dell’Adriatico e fa gola ai Francesi, la Cattedrale si riempie, si supplica la Madre di Dio con l’antica preghiera Salve Regina affinché si degni di rivolgere a chi la prega «quegli occhi suoi misericordiosi». E il 25 giugno, proprio mentre gli invasori sono a un passo, il quadro della Madonna del Duomo comincia a muovere gli occhi, portandoli sulla gente inginocchiata. La voce si diffonde immediatamente, tutti accorrono. Il miracolo perdura mesi, ininterrotto. Le Autorità sono costrette a promuovere un’inchiesta ufficiale, con tanto di notai verbalizzanti, perizie di scienziati e interrogatori di testimoni (che sono migliaia). Questa mole di documenti si trova ancora oggi negli archivi. I giacobini locali avvertono Napoleone che il clero anconitano sta truffando il popolo per farlo insorgere contro gli invasori. Appena entrato in città il Generale ordina che gli si porti il quadro, lo prende minacciando di distruggerlo. È alla presenza dell’intera Municipalità, di canonici e del suo Stato maggiore: tutti lo guardano tenere il dipinto tra le mani. D’improvviso il suo volto sbianca, Napoleone esita, resta senza parole. Poi si scuote e riconsegna l’immagine, comandando di tenerla coperta. C’è chi giura che Napoleone ha visto il prodigio e ne è rimasto scosso. Il fatto è che ha cambiato idea senza motivo apparente, e non è da lui.

Occupata Ancona e sbaragliati i Pontifìci, i Francesi dilagano: Roma non ha più speranze. Il Papa Pio VI ordina preghiere, digiuni, cerimonie propiziatrici; si invoca soprattutto la Madonna, venerata nella capitale della Cristianità in modo speciale attraverso le migliaia di «madonnelle stradarole» che fanno della città intera un vero e proprio Santuario mariano a cielo aperto. E il 9 luglio [1796] anche qui la Regina «rivolge quegli occhi suoi misericordiosi» su chi la supplica. La Madonna detta dell’Archetto è la prima: sta nel rione Trevi, uno di più popolari. Quasi nello stesso momento altre immagini mariane seguono. In breve, se ne contano a decine. La gente corre di qua e di là a vedere i miracolosi movimenti di occhi; occorre far intervenire la forza pubblica per disciplinare gli accessi.

Frattanto, anche in provincia accadono cose simili. Si hanno come due epicentri, Ancona e Roma. Roma soprattutto. A un certo punto si contano ben centoventidue immagini miracolose in tutti gli Stati del Papa.

Anche a Roma si apre l’inchiesta ufficiale, i cui resoconti sono tuttora conservati. Poiché i fenomeni continuano a svolgersi sotto gli occhi dei giudici e dei cancellieri verbalizzanti e durano in qualche caso più di un anno, il processo viene ristretto a sole ventisei immagini miracolose, giudicate sufficienti per accertare la verità dei prodigi. Il Cardinale Vicario Giulio Della Somaglia (egli stesso testimone oculare) deve emettere un decreto che attesta ufficialmente quanto avvenuto; il Papa indice una serie di missioni da predicarsi nelle piazze principali (uno dei predicatori incaricati è San Vincenzo Maria Strambi); viene autorizzata una festa liturgica in ricordo degli avvenimenti.

I prodigi avvengono in chiese, in case private, in conventi. Ma soprattutto all’aperto, dove la gente è quasi costretta a vederli. I testimoni sono unanimi: le immagini (dipinti, disegni, statue, bassorilievi) portano gli occhi sulla folla, avvolgono con uno sguardo materno gli astanti, poi si alzano verso il cielo. Come se raccogliessero le preghiere e le offrissero al Signore. A volte si tratta di Cristo o di Santi, ma è la Madre di Dio la vera protagonista.

Le testimonianze, conservateci negli archivi, provengono da tutti i ceti: cardinali, popolani, artigiani, nobili, stranieri, perfino atei e infedeli. Impressionante il resoconto giurato di Giuseppe Valadier, il maggiore architetto dell’epoca (poi diventato filonapoleonico), che con la competenza dell’esperto descrive commosso i miracoli in ben sei immagini.

In quei giorni la vita cittadina cambia, non si sentono più alterchi, bestemmie, risse, litigi; ai piedi delle icone miracolose si formano mucchi di refurtiva restituita, i confessionali traboccano, si devono tenere le chiese aperte anche la notte.

Una simile «ondata di miracoli» non ha uguali in tutta la storia del Cristianesimo; eppure la storiografia non li ricorda. Uno storico insospettabile, il laicissimo Renzo De Felice, è stato l’unico a occuparsene in uno studio del 1965. Non ci credeva, naturalmente, ma non poteva non manifestare il suo stupore per il silenzio che, anche da parte cattolica, ha avvolto questo importantissimo pezzo di storia. La provocazione lanciata da De Felice è stata raccolta solo in tempi recentissimi da uno studioso, anch’egli laico, delle Insorgenze antinapoleoniche (altro fenomeno storico rimosso, sebbene abbia coinvolto tutta l’Italia, con ben trecentomila uomini sollevatisi in armi contro gli invasori, in nome della religione). Si tratta di Massimo Cattaneo, che in un suo studio ha portato avanti l’indagine di De Felice, ammettendo che non può essere sbrigativamente classificato come truffa un fenomeno così esteso e duraturo: far produrre in miracoli centinaia di immagini in un territorio amplissimo, per mesi e mesi davanti a miriadi di testimoni (molti dei quali scienziati munitisi degli strumenti più sofisticati del tempo), senza che nessuno si accorgesse del trucco (e parecchie delle testimonianze provengono da notori miscredenti) è cosa impossibile.

Ma perché questo è avvenuto? Perché proprio lì? Perché non prima e non dopo? È quanto si sono chiesti Vittorio Messori e Rino Cammilleri in questo libro, Gli occhi di Maria (Rizzoli); in esso i due Autori, dopo una dettagliata ricostruzione degli avvenimenti, si interrogano sul loro significato in chiave cattolica.

Sappiamo che quanto di peggio poteva accadere accadde: Roma fu invasa e depredata dei suoi tesori; perfino l’Archivio Vaticano, la memoria storica dell’Occidente, fu portato via; il centro del Cristianesimo fu trasformato in Repubblica giacobina e ben due Papi vennero deportati; uno, Pio VI, morì in carcere in Francia. Molto probabilmente, la Madre di Dio volle rassicurare i suoi figli: non si preoccupassero, perché quanto stava accadendo era stato supernamente previsto e doveva accadere, ma la protezione di Maria non sarebbe venuta meno. Scavando nel passato si scopre che fin dal XV secolo gli astrologi avevano predetto un colossale rivolgimento sociale e politico a partire dalla Francia e dal 1789. Impressionanti profezie, anche di Santi come Benedetto Giuseppe Labre (la cui ricognizione canonica in vista della beatificazione non a caso avvenne il giorno precedente il primo miracolo romano), avevano avvisato.

Perché Dio ha permesso che la sua Chiesa entrasse, proprio in quel tempo, nel suo Calvario? È da lì, infatti, che comincia la modernità che siamo abituati a conoscere; è lì che inizia la lotta, e a mano armata, dell’Occidente contro la sua Religione. Qui si entra nella teologia della storia e si possono fare solo supposizioni. Il paragone che viene in mente è quello del Getsemani, con Cristo che supplica il Padre di scamparlo da quel che sta per succedergli. Ma succede lo stesso, perché è necessario che succeda. Gli uomini non hanno la consapevolezza dell’Uomo-Dio, né la sua totale fiducia in quel che ha decretato il Padre. Forse per questo è intervenuta in prima persona la Madre a consolare e rassicurare.

Non a caso, sia ad Ancona che a Roma, i prodigi del 1796 cominciano di sabato, giorno tradizionalmente consacrato al culto di Maria. Ella rivolge ai suoi figli, che glielo chiedono, «quegli occhi suoi misericordiosi», ed è un gesto che tutti i testimoni comprendono perfettamente: ne fanno fede gli atti ufficiali. Ancora oggi, in Roma e in Ancona (ma anche altrove), lapidi e iscrizioni ricordano i miracoli di quell’anno straordinario. A Roma, una delle più visibili la si trova in via delle Botteghe Oscure, vicino a quella che un tempo fu la sede storica del Partito comunista italiano. La «madonnella» c’è ancora, circondata, ora come allora, di ex-voto per grazia ricevuta.

A cura di Simone Moreno Niccolini

Uno straordinario documento inedito del 1796

LA RELAZIONE UFFICIALE FATTA IN ANCONA DAI TESTIMONI OCULARI AD APPENA DIECI GIORNI DALL’INIZIO DEL MIRACOLO IN ANCONA (DURATO POI PER UN ANNO)

E PRIMA DELL’INIZIO DI QUELLO DI ROMA

Migliaia di persone, di ogni ceto e grado, hanno verificato e testimoniato l’autenticità dei miracoli riportati nella sottostante “relazione”, che era stata composta mentre ancora il miracolo si ripeteva e senza sapere dagli scriventi che si sarebbe rinnovato per un intero anno e che si sarebbe ampliato anche in altri luoghi, come a Roma…

Come si può non credere all’autenticità di quegli avvenimenti visti per un anno e testimoniati da migliaia e migliaia di persone?…

RELAZIONE

del prodigioso e frequentissimo aprimento di Occhi di un’Immagine di MARIA SANTISSIMA

venerata nella Chiesa Cattedrale di Ancona

Cfr. documento originale del 6 luglio 1796 inwww.lavocecattolica.it/occhidimaria.htm

ANCONA, Città del Piceno, che in queste parti fu senza dubbio una delle prime Città, che ricevesse la cognizione della comune Redenzione, come raccogliesi da S. Agostino nel Serm. 323 sopra di S. Stefano, e che ha sempre conservato la vera fede di Gesù Cristo, fu fatta degna da Dio di ammirare nella Chiesa Cattedrale un prodigio né mai letto, né mai inteso di così lunga durata, e di cui se ne farà menzione in ogni tempo dai nostri Posteri.

Sabato adunque 25 giugno 1796, in vista dei comuni urgenti bisogni, prese risoluzione il Popolo di ricorrere al Cielo per implorare l’opportuno soccorso. Quindi con calde istanze richiese all’E.mo e R.mo Vescovo Sig. Card. Ranuzzi, che permettesse di aprirsi l’Urna, in cui di fresco era stato riposto, il sacro e intatto Corpo del B. Antonio Fatati, Cittadino e Vescovo della nostra Ancona nel XV secolo, il di cui culto era stato approvato nello scaduto anno dal regnante Sommo Pontefice Pio VI. Essendosi condisceso alla particolar devozione di quelli, che ne fecer premura colle lagrime agli occhi, ed essendosi aperta l’Urna sulle ore 22 dello stesso giorno, è indicibile il fervore, col quale al medesimo Beato si fanno preghiere accompagnate da sospiri, da gemiti non interrotti, e da alte voci animate da viva speranza di essere ascoltate dal Cielo.

Essendo però giunta l’ora di cantare secondo il solito di ogni Sabato le Litanie della B. Vergine, tutti quelli, che erano presenti, dalla Confessione ove si conserva il Corpo del nostro Beato unitamente ad altri Corpi de’ nostri Santi Protettori, salgono a venerare nella Chiesa superiore MARIA SS. Sotto il titolo di Regina di tutti i Santi, detta volgarmente la Madonna di S. Ciriaco, posta in un maestoso Altare a lei dedicato, e dipinta in tela in un quadro dell’altezza di palmi due e mezzo Romani, e della larghezza di palmi due.

Fu tale in quel tempo l’effusione dello spirito degli astanti, tali le lagrime, tali le supplichevoli espressioni uscite più dal cuore, che dalla bocca, che fatta quasi violenza al pietosissimo cuore della Madre di Misericordia, si vide d’improvviso nella Sacra Immagine, che i di lei occhi, i quali sono in atteggiamento di rimaner socchiusi, e piegati modestamente verso la terra, replicate volte si aprirono, alzandosi, ed abbassandosi le palpebre, e che inoltre le brillanti pupille volgevansi ora da uno, ora da un altro lato. Si avvidero in principio di un sì fatto prodigio alcune persone, forse le più pie, le più innocenti; ma poco appresso circa le ore 24, e la prima della notte, egli si fece a tutti manifesto, e visibile.

Si sparse tosto per la Città la fama del portentoso miracolo, al quale, come suole accadere, non si prestava fede da tutti, attribuendosi ad alterazione di fantasia quello, che raccontavasi. Ad ogni modo in grandissimo numero si portò il Popolo immediatamente alla Cattedrale; e quasi niuno ne partì, che non fosse stato spettatore, e ammiratore della sorprendente maraviglia. Anzi ancora quei pochi, che condannavano gli altri di troppo facile credulità, furono costretti con istrana sorpresa a pentirsi delle loro dubbiezze, ed a confessare, che gli occhi di MARIA evidentemente si aprivano, e si movevano.

Crescendo però sempre più il concorso, e sopravvenendo l’Eminentissimo Porporato, e Monsig. Campanari nostro Governatore, varj rispettabili Ecclesiastici, e Cavalieri con innumerabili persone di ogni ceto, fu d’uopo tenere aperta la Chiesa anche la notte per dare pascolo alla pietà di quelli, che a tutte le ore intervenivano, né sapevano cessare di tener fisi gli sguardi al movimento di quelle vaghe pupille, cantandosi intanto dai Sagri Ministri e Salmi, e divote preci, che sovente venivano interrotte dalle voci del Popolo, che ad ogni rinnovazione del mirabile aprimento esclamava concordemente: eccolo, eccolo: e bagnando il volto di lagrime, diceva: Viva MARIA, viva Maria, e ad una voce implorava misericordia, e soccorso.

Sen viene la Domenica, e non v’ha persona, che non abbia ardente voglia di andare alla Cattedrale per tributare il suo ossequio alla Regina del Cielo, la quale benignamente accogliendo il pietoso affetto dei nostri Cittadini non cessò di consolarli col rendere vie più evidente, e palese il gran prodigio, al quale andavan dietro voci miste a letizia, e a vera compunzione di animo.

Bramandosi intanto da molti, che (per isperimentare sempre più la protezione di MARIA sopra di questa Città) si portasse processionalmente per essa la Sagra Immagine, l’Eminentissimo Vescovo col parere del Capitolo, e del Magistrato, si prestò a concederne la debita licenza: e sulle ore 17 furono affisse le Notificazioni coll’avviso della pubblica Processione per le ore ventuna e mezzo della stessa Domenica. Come se fossero preceduti più giorni per disporre le cose, non poté riuscire né più numerosa, né più decorosa, né più edificante. Il moltissimo popolo di ogni condizione, che precedeva in buon ordine, le Confraternite, le Comunità Religiose, i Cavalieri, ed il Clero formavano un tenero commovente spettacolo; poiché oltre all’essere tutti con fiaccola accesa in mano, e molti con piedi ignudi, a tutti spirava nel volto interno raccoglimento, cristiana pietà, e adorazione in ispirito, e verità.

La Sacra Immagine accomodata sotto un proporzionato e vago padiglione era portata sugli omeri di quattro Reverendiss. Canonici, ed era seguitata dall’Eminentiss. Vescovo, da Monsignor Governatore, dall’Illustriss. Magistrato, da alquante Dame, e da immensa moltitudine di uomini, e donne, che sorpassavano il numero di dieci mila, per quanto fu potuto congetturare.

La Vergine Santa compiacendosi dal Cielo nel vedere i Cittadini di Ancona così pieni di fede, così intenti a farle onore, ed a chiederle mercede, non cessò di spandere le sue grazie per le contrade, per le quali era condotta: mentre Ella si fece vedere cogli occhi aperti in atto di mirare con distinta clemenza il suo popolo, e la Città nostra, che ora con ragione può dirsi CITTà DI MARIA.

Compiuta la Sacra funzione, e collocata l’Immagine nel primiero sito fra i pianti pieni di consolazione, e di fiducia, si discese nella Confessione alla venerazione del nostro Beato, che meritamente si reputa il Mediatore delle grazie ottenute, grazie che fondatamente ci fanno sperare, che siano esaudite le nostre preci, e sia con noi placata la divina Giustizia.

Ed ecco in un tratto altri stupendi prodigj. è dipinta in pietra al di sopra dell’urna del B. Antonio l’Immagine della gloriosa S. Anna, e della Vergine Madre di lei Figliuola, che in atto di leggere tiene un libro in mano. Entrambe, come fossero animate, volgono i loro sguardi e fan brillare le loro luci sovra del Popolo, eccitando in tutti e nuovo stupore, e nuova tenerezza, e nuovo pianto: lo stesso avviene nell’Immagine della Madonna Addolorata in un Altare della medesima Confessione: lo stesso nell’Immagine del principal Protettore S. Ciriaco Vescovo, e Martire dipinta in una piccola rotonda volta formata sopra il di lui Altare, che di più con cangiamento di sembiante fece mostra di volto ilare e ridente, come in quel momento videro parecchie persone, che lo riferiscono. Congetturatosi da ciò, che ancor egli voleva in queste circostanze spezial culto, si venne nella determinazione di aprire la di lui Urna, dove da gran tempo giaceva supino il di lui intatto Corpo, che è sembrato di ravvisarlo un pochino mosso dal sito, in cui era stato accomodato, ed un pochino rivolto all’amato suo Popolo.

Alla vista indubitata di tanti stupendi avvenimenti, ai quali si dee aggiungere il più volte rinnovato aprimento di occhj di Maria Addolorata in un Semibusto in cera esposto nella Chiesa di questi PP. Carmelitani, è facile il comprendere la commozione del Popolo, l’accrescimento del fervore, le visite continue alla Regina di tutti i Santi nella Cattedrale, le offerte copiosissime di cera, denari, e di qualche gioja ancora.

Quello peraltro, che è da pregiarsi maggiormente, si è, che scorgesi in tutti ravvivata quella Fede, che opera, dalla quale ne è già derivato general cangiamento di costumi, modestia nel vestire, onestà nel trattare, impensate riconciliazioni, avendo deposto i facinorosi sull’Altare della Vergine le armi da taglio, e da fuoco, che segretamente portavano, e finalmente conversioni di anime quasi dimentiche di Dio. E di giorno, e di notte altro non si vede, che torme di gente di ogni sesso, ed anche nobili Matrone in umili vesti, andar privatamente, e in pubbliche Processioni alla Chiesa recitando divotissimamente e Rosarj, e Litanie col far risonar da per tutto Lodi alla Beatissima Vergine in guisa, che può assomigliarsi la Città nostra alle Contrade della Palestina, dove ai tempi di S. Girolamo altro non sentivasi, che canti di Salmi, e di Inni. I Ministri del Santuario parte fanno zelanti Sermoni in Cattedrale, e parte sono occupati continuamente in amministrare il Sagramento della Penitenza ai Fedeli: ed i fedeli uniti ai Sacerdoti, come nei primi secoli della Chiesa, fanno a vicenda notturne veglie nella medesima Cattedrale colla recitazione dei Salmi, e delle divote preci.

Già sono dieci giorni compiuti, e dieci notti, dacché si conserva l’accennato tenore, proseguendo la Vergine e S. Anna a spandere su questa Città la loro beneficenze coll’aprire, e col volgere di quando in quando i loro amorosi occhj verso di noi non solo, ma eziandio verso il gran numero dei Forestieri che concorrendo giornalmente a folla dalle vicine Città, e Terre, e Castelli per ammirare i sovrani prodigi, che la divina Onnipotenza dimostra in questa Città, dopo di averli veduti distintamente, ne partono magnificando Iddio mirabile ne’ Santi suoi, ed annunziando le di lui portentose opere.

Sebbene il Miracolo sia ben divulgato nella Provincia, ed altrove; e sebbene sia stato veduto, e ancor veggasi chiaramente, e sia stato confermato non da pochi, ma da migliaja di persone, molte delle quali sono distinte per dignità, per carattere, per dottrina, ed alcune ancora Eterodosse: nondimeno se ne formeranno esatti, e rigorosi Processi dalla Curia Ecclesiastica, affinché ne rimanga perpetua, ed autentica memoria, e si dilati, e si accresca la pietà, e la devozione de’ Fedeli verso la Regina di tutti i Santi, e la di lei gran Madre S. Anna.

Questa succinta Relazione è stata distesa con ordine, ed approvazione del nostro E.mo e Rev.mo per glorificar sempre più MARIA Santissima, che con troppo visibile assistenza veglia sopra di noi, e per soddisfare insieme alle continue ricerche, e premure, che si fanno da ogni parte, per avere un sincero veridico ragguaglio di grazie, e favori così segnalati.

Ancona, 6 luglio 1796

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Sulle apparizioni della Madonna nel mondo. Catalina Rivas vive a Cochabamba, in Bolivia. Nella prima metà degli anni ’90 è stata scelta da Gesù per trasmettere al mondo i Suoi messaggi di amore e misericordia.
11 gennaio 1996 Gesù
“Prima del suo ingresso nel Cielo mancava l’intercessore più valido dopo di Me, il Mediatore di tutti voi; ma da allora avete dalla vostra parte la Madre più potente, la Madre più affettuosa. Chi ricorre a Lei avrà ciò che la Mia Bontà ha disposto per la gloria futura di ciascuno; chi non lo fa rimarrà miserabile perché Io ho messo tutto nelle mani di Lei e non voglio fare niente senza di Lei.
Vi dico che amate poco questa Madre e per questo non avete per Lei la considerazione che sarebbe utile e persino necessaria per voi. Le Glorie di Maria sono queste: fare del bene, amare. Quante volte Lei deve far ricorso a strumenti semplici per farvi accettare il Suo amore. E non sono forse strumenti semplici le piccole Grazie che le chiedete? Svegliatevi, fratelli Miei e correte dalla nostra Madre comune: Io lo voglio.”

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Testimonianza di Catalina Rivas sulla Santa Messa

Selezione di brani tratti dal libro “La Santa Messa”

 

 […] È questa la testimonianza che devo e voglio dare al mondo intero, per la maggior Gloria di Dio è per la salvezza di chiunque voglia aprire il proprio cuore al Signore. Affinché molte anime, consacrate a Dio, ravvivino il fuoco dell’amore per Cristo, sia quelle che hanno nelle loro mani il potere di farlo scendere sulla terra per essere nostro nutrimento, sia le altre, affinché perdano l’uso di riceverlo “per abitudine” e rivivano il meraviglioso stupore dell’incontro quotidiano con l’amore. Affinché i miei fratelli e sorelle laici di tutto il mondo vivano il più grande dei Miracoli con il cuore: la celebrazione della Santa Eucaristia.

Era la vigilia del giorno dell’Annunciazione e noi tutti del nostro gruppo eravamo andati a confessarci. Alcune signore del gruppo di preghiera non riuscirono a farlo e rimandarono la confessione al giorno seguente, prima della Santa Messa.

Quando il giorno seguente giunsi in chiesa con un po’ di ritardo, il signor Arcivescovo e i sacerdoti stavano entrando già nel presbiterio. In quel momento la Vergine disse […]: “Oggi per te è un giorno di apprendistato e voglio che tu faccia molta attenzione perchè, di ciò che sei testimone oggi, dovrai farne partecipe l’umanità“.

[…]

Il signor Arcivescovo cominciò la Santa Messa e giunto all’Atto Penitenziale, la SS. Vergine disse: “Dal profondo del tuo cuore, chiedi perdono al Signore per tutte le tue colpe, per averlo offeso, così potrai partecipare degnamente a questo privilegio di assistere alla Santa Messa“.

Per una frazione di secondo pensai: “Sono in grazia di Dio, mi sono appena confessata ieri sera”. La Madonna rispose:- “E tu credi che da ieri sera non hai offeso il Signore? Lascia che ti ricordi alcune cose. Quando stavi uscendo per venire qui, la ragazza che ti aiuta ti si avvicinò per chiederti alcune cose, e poiché eri in ritardo, sbrigativamente le rispondesti in modo non molto cortese. E’ stata una mancanza di carità da parte tua, e dici di non avere offeso Dio…?

Nella strada che hai fatto per venire qui, un autobus ti ha attraversato la strada e ti ha quasi urtato e tu ti sei espressa in maniera poco conveniente contro quel pover’uomo, invece di venire in chiesa a fare le tue orazioni, preparandoti per la Santa Messa. Hai mancato di carità e hai perso la pace, la pazienza. E dici di non aver offeso il Signore?…

E arrivi all’ultimo momento, quando già la processione dei celebranti sta uscendo per celebrare la Messa… e stai per parteciparvi senza una previa preparazione…“.

[…]

Perchè arrivare all’ultimo momento? Dovreste essere qui prima, per poter fare una preghiera e chiedere al Signore di mandare il Suo Santo Spirito, perchè vi conceda uno spirito di pace che scacci via lo spirito del mondo, le preoccupazioni, i problemi e le distrazioni, e poter essere così capaci di vivere questo momento tanto sacro. Invece arrivate quasi all’inizio della celebrazione e vi partecipate come se andaste ad assistere ad un evento qualsiasi, senza nessuna preparazione spirituale. Perché? E’ il miracolo più grande, e voi avete la possibilità di vivere il momento del più grande regalo da parte dell’Altissimo, ma non lo sapete apprezzare“.

[…]

Era un giorno di festa e si doveva recitare il Gloria. Nostra Signora disse: “Glorifica e benedici con tutto il tuo amore la Santissima Trinità, riconoscendoti una Sua creatura“.

[…]

Arrivò il momento della Liturgia della Parola e la Vergine mi fece ripetere: “Signore, voglio oggi ascoltare la Tua Parola e dare frutto abbondante; che il Tuo Santo Spirito mondi il terreno del mio cuore, perchè la Tua Parola cresca e si sviluppi, purifica il mio cuore perchè sia ben disposto“.

Voglio che tu stia attenta alle letture e a tutta l’omelia del sacerdote. Ricorda che la Bibbia dice che la Parola di Dio non ritorna senza aver dato frutto. Se stai attenta, resterà qualcosa in te di tutto quello che ascolti. Devi cercare di ricordare tutto il giorno quelle Parole, che hanno lasciato in te un’impronta. Potranno essere una volta due frasi, poi sarà l’intera lettura del Vangelo, qualche volta solo una parola, da assaporare per il resto del giorno; questo si farà carne in te perchè è questa la maniera di trasformare la vita, e fare in modo che la parola di Dio trasformi“.

E ora, dillo al Signore che sei qui per ascoltare ciò che tu vuoi che Egli dica oggi al tuo cuore“.

Ringrazio nuovamente Dio perché mi dà l’opportunità di ascoltare la Sua Parola; chiedo perdono per aver mantenuto un cuore tanto duro per così tanti anni e per aver insegnato ai miei figli ad andare alla Messa la domenica perché così comandava la Chiesa, e non per amore e per il bisogno di riempirsi di Dio…

Io che avevo assistito a tante Eucaristie, più che altro come un obbligo, e avevo creduto con questo di essere salva… Di viverla, nemmeno per sogno, di porre attenzione alle letture e alla omelia del sacerdote ancor meno. Quale dolore ho provato per tanti anni persi inutilmente, a causa della mia ignoranza!… Quanta superficialità nelle Messe alle quali assistiamo quando c’è un matrimonio, o una Messa da morto, oppure perché ci teniamo a farci vedere dagli altri! Quanta ignoranza riguardo questa nostra Chiesa e riguardo i Sacramenti! Quanto spreco nel voler istruirci e coltivarci nelle cose del mondo, che in un momento possono sparire senza che nulla rimanga, e che alla fine della vita non ci servono neanche ad aggiungere un minuto alla nostra esistenza! Ma di quello che ci farà guadagnare un poco di cielo sulla terra e poi la vita eterna, non sappiamo niente! E ci consideriamo uomini e donne istruiti…!

Un attimo dopo si arrivò all’Offertorio e la Vergine Santissima disse: “Recita così: «Signore, Ti offro tutto ciò che sono, quello che ho, quello che posso, tutto pongo nelle Tue mani. Eleva Tu, Signore, quel poco che io sono. Per i meriti del Tuo Figlio, trasformami, Dio Altissimo. Ti supplico per la mia famiglia, per i miei benefattori, per ogni membro del nostro apostolato, per tutte le persone che ci combattono, per quelli che si raccomandano alle mie povere preghiere… Insegnami ad umiliare il mio cuore affinché il loro cammino sia meno duro!» E’ così che pregavano i Santi e così voglio che facciate voi“.

[…]

All’improvviso, cominciarono ad alzarsi in piedi delle persone che non avevo visto prima. Era come se dal fianco di ogni persona che si trovava nella Cattedrale, uscisse un’altra persona. La chiesa si riempì così di varie persone giovani e belle, vestite con tuniche bianchissime. Si diressero fino al corridoio centrale procedendo poi verso l’altare.

Disse nostra Madre: “Osserva, sono gli Angeli Custodi di ognuna delle persone che si trovano qui. E’ il momento nel quale il vostro Angelo Custode porta le vostre offerte e preghiere all’Altare del Signore“.

[…]

Alcuni di loro portavano un vassoio d’oro con qualcosa che risplendeva di una luce bianco-dorata. Disse la Vergine: “Sono gli angeli Custodi che stanno offrendo questa Santa Messa per molte varie intenzioni, di quelle persone che sono coscienti di ciò che significa questa celebrazione, di quelle che hanno qualcosa da offrire al Signore…

In questo momento…, offrite le vostre pene, i vostri dolori, le vostre speranze, le vostre gioie e tristezze, le vostre richieste. Ricordatevi che la Messa ha un valore infinito, quindi siate generosi nell’offrire e nel chiedere“.

Dietro ai primi Angeli, ne venivano altri che non avevano niente nelle mani, le avevano vuote. Disse la Vergine: “Sono gli Angeli delle persone che pur essendo qui, non offrono mai niente, che non sono interessate a vivere ogni momento liturgico della Messa e non hanno offerte da portare all’altare del Signore“.

Per ultimi, vi erano degli altri Angeli che erano piuttosto tristi, con le mani giunte in preghiera, ma con gli occhi bassi: “Sono gli Angeli Custodi delle persone che pur essendo qui, è come se non ci fossero, vale a dire delle persone che sono venute per forza, che sono venute perchè si sentono obbligate, ma senza nessun desiderio di partecipare alla Santa Messa, e così gli Angeli vanno tristemente perchè non hanno niente da portare all’Altare, salvo le proprie preghiere.

Non intristite il vostro Angelo Custode… Pregate molto, pregate per la conversione dei peccatori, pregate per la pace nel mondo, per i vostri famigliari, per il vostro prossimo e per quelli che si raccomandano alle vostre preghiere. Pregate, pregate molto, non solo per voi, ma anche per gli altri.

Ricordatevi che l’offerta più gradita al Signore la fate quando offrite voi stessi come olocausto, affinché Gesù, nello scendere, vi trasformi con i Suoi propri meriti. Cosa avete da offrire al Padre che sia solo vostro? Il nulla ed il peccato, ma se vi offrite in unione ai meriti di Gesù, quell’offerta è gradita al Padre“.

[Catalina vede ora tante persone vestite con tuniche di vari colori; N.d.R.] Tutti questi si inginocchiavano al canto “Santo, Santo, Santo il Signore…”. Nostra Signora disse: “Sono tutti i Santi e i Beati del Cielo e fra di essi vi sono anche le anime dei vostri famigliari che godono già della Presenza di Dio“.

[…]

La Vergine disse: “Ti colpisce il fatto di vedermi un poco più indietro di Monsignore [il celebrante; N.d.T.], vero? Ma così deve essere… Per quanto mi ami, il Figlio Mio non Mi ha dato la dignità che dà ad un sacerdote, di poterlo continuamente portare quotidianamente tra le Mie mani, come lo fanno le mani sacerdotali. Ecco perchè provo un profondissimo rispetto per il sacerdote e per quel miracolo che Dio realizza per suo mezzo, e che mi obbliga qui ad inginocchiarmi“.

Dio mio, quanta dignità, quanta grazia riversa il Signore sulle anime sacerdotali, e noi non ne siamo coscienti, e talvolta, nemmeno tanti di loro!

Di fronte all’altare cominciarono a presentarsi delle ombre di persone di colore grigio, che sollevavano le mani verso l’alto. Disse la Vergine Santissima: “Sono anime benedette del Purgatorio che aspettano le vostre preghiere per trovare refrigerio. Non cessate di pregare per loro. Pregano per voi, ma non possono pregare per loro stesse, siete voi che dovete pregare per loro, per aiutarle ad uscire per incontrarsi con Dio e godere eternamente di Lui.

Come vedi, Io sono qui sempre… La gente fa pellegrinaggi, cerca i luoghi delle apparizioni, e questo va bene per tutte le grazie che si ricevono in quei luoghi, ma in nessuna apparizione, in nessun luogo Io sono presente per più tempo, come durante la Santa Messa. Ai piedi dell’Altare dove si celebra l’Eucaristia, sempre Mi potrete trovare; Io rimango ai piedi del Tabernacolo insieme agli Angeli, perchè Io sto sempre con Lui“.

Lo dico con dolore: la maggioranza degli uomini, ancor più delle donne, se ne stanno in piedi [durante la consacrazione] con le braccia incrociate come se dovessero rendere un omaggio al Signore da pari a pari, da uguale ad uguale. Disse la Vergine: “Dillo agli esseri umani, che mai un uomo è così davvero uomo come quando piega le ginocchia davanti a Dio“.

Il celebrante pronunciò le parole della “Consacrazione”. Era una persona di statura normale, ma all’improvviso cominciò a crescere, a riempirsi di luce, di una luce soprannaturale, tra il bianco e il dorato che lo avvolgeva, e diventava fortissima nella parte del volto, tanto che non si potevano più vedere i suoi lineamenti. Quando sollevò l’Ostia, vidi che le sue mani avevano sul dorso dei segni, dai quali usciva molta luce. Era Gesù!… Era Lui che con il Suo Corpo avvolgeva quello del celebrante. […]

Istintivamente abbassai la testa e Nostra Signora disse: “Non distogliere lo sguardo, alza gli occhi, contemplalo, incrocia il tuo sguardo con il Suo e ripeti la preghiera di Fatima: «Gesù mio, io credo, adoro spero e Ti amo. Ti chiedo perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano». Perdono e Misericordia… Adesso digli quanto lo ami, rendi il tuo omaggio al Re dei Re“.

[…]

Non appena Monsignore pronunciò le parole della Consacrazione del vino, insieme alle sue parole, incominciarono ad apparire dei bagliori come lampi, nel cielo e sullo sfondo. La chiesa non aveva più né tetto, né pareti, tutto era buio, vi era solamente quella luce che brillava nell’Altare.

All’improvviso sospeso in aria vidi Gesù Crocifisso, dalla testa sino alla parte bassa del torace. Il tronco trasversale della croce era sostenuto da grandi e forti mani. Dal centro di quello splendore, si distaccò un piccolo lume come una colomba molto piccola e molto brillante che, fatto velocemente il giro della chiesa, si posò sulla spalla sinistra del signor Arcivescovo [il celebrante; N.d.R.], che continuava ad essere Gesù, perchè potevo distinguere la Sua capigliatura, le Sue piaghe luminose, il Suo grandioso corpo, ma non vedevo il Suo volto.

In alto, Gesù Crocifisso, stava con il viso reclinato sulla spalla destra. Si vedevano sul volto e sulle braccia i segni dei colpi e delle ferite. Sul costato destro, all’altezza del petto, vi era una ferita da cui usciva a fiotti verso sinistra del sangue, e verso destra qualcosa che sembrava acqua, però molto brillante; ma erano piuttosto fasci di luce quelli che si dirigevano verso i fedeli, muovendosi a destra e a sinistra. Mi stupiva la quantità di sangue che traboccava dal Calice e pensai che avrebbe impregnato e macchiato tutto l’Altare, ma non ne cadde una sola goccia!

In quel momento la Vergine disse: “Te l’ho già ripetuto, questo è il miracolo dei miracoli, per il Signore non esistono né tempo, né distanza e nel momento della Consacrazione, tutta l’Assemblea viene trasportata ai piedi del Calvario nell’istante della Crocifissione di Gesù“.

Può qualcuno immaginarselo? I nostri occhi non lo possono vedere, ma tutti siamo là, nello stesso momento nel quale lo stanno crocefiggendo e mentre chiede perdono al Padre, non solamente per quelli che lo uccidono, ma per ognuno dei nostri peccati: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno!”.

A partire da quel giorno, non mi importa se mi prendono per pazza, io chiedo a tutti di inginocchiarsi, chiedo a tutti di cercare di vivere con il cuore e con tutta la sensibilità di cui sono capaci quel privilegio che il Signore ci concede.

Quando stavamo per cominciare a pregare il Padre Nostro, parlò il Signore, per la prima volta durante la celebrazione, e disse: “Ecco, voglio che tu preghi con la maggiore profondità di cui sei capace e che, in questo momento, ti ricordi della persona o delle persone che ti hanno causato più male nella tua vita, affinché tu li abbracci e dica loro con tutto il cuore: «Nel Nome di Gesù io ti perdono e ti auguro la pace. Nel Nome di Gesù io ti chiedo perdono e desidero la mia pace». Se questa persona merita la pace, la riceverà e ne avrà un gran bene; se questa persona non è capace di aprirsi alla pace, la pace tornerà al tuo cuore. Ma non voglio che tu riceva o dia la pace ad altre persone, fino a quando non sei capace di perdonare e di provare quella pace dapprima nel tuo cuore“.

Fate attenzione a quello che fate” – continuò il Signore – “Voi ripetete nel Padre Nostro: perdonaci come noi perdoniamo quelli che ci offendono. Se siete capaci di perdonare e non, come dicono alcuni, di dimenticare, state mettendo delle condizioni a Dio. State dicendo: perdonami soltanto come io sono capace di perdonare, non di più“.

Non so come spiegare il mio dolore, nel comprendere quanto possiamo ferire il Signore e quanto possiamo fare male a noi stessi con tanti rancori, con i cattivi sentimenti e le cose brutte che nascono dai complessi e dalla suscettibilità. Perdonai, perdonai di cuore e chiesi perdono a tutti quelli che talvolta mi avevano offeso, per sentire la pace del Signore.

[…]

Arrivò il momento della Comunione dei celebranti […] la Vergine disse: “Questo è il momento di pregare per il celebrante e per i sacerdoti che lo accompagnano, ripeti con me: Signore, benedicili, santificali, aiutali, purificali, amali, abbine cura, sostienili con il tuo amore… Ricordatevi di tutti i sacerdoti del mondo, pregate per tutte le anime consacrate…“.

Amati fratelli, questo è il momento in cui dobbiamo pregare perché loro sono la Chiesa, così come lo siamo anche noi laici. Molte volte i laici esigono molto dai sacerdoti, però siamo incapaci di pregare per loro, di capire che sono persone umane, di comprendere e apprezzare la solitudine che molto spesso può circondare un sacerdote.

Dobbiamo capire che i sacerdoti sono persone come noi e che hanno bisogno di comprensione, di assistenza, che hanno bisogno di affetto e di attenzioni da parte nostra, perché stanno dando la loro vita per ognuno di noi, come Gesù, consacrandosi a Lui.

Il Signore vuole che la gente del gregge che Dio ha affidato loro, preghi e aiuti il proprio Pastore a santificarsi. Un giorno o l’altro, quando saremo dall’altra parte, comprenderemo la meraviglia compiuta dal Signore nel darci dei sacerdoti che ci aiutano a salvare la nostra anima.

[…]

La gente cominciò ad uscire dai banchi per andare a comunicarsi […] Il Signore mi disse: “Aspetta un momento, voglio che tu osservi qualcosa…“. Per un impulso interiore alzai gli occhi fino alla persona che andava a prendere la comunione nella lingua dalle mani del sacerdote. Devo precisare che questa persona […] non si era potuta confessare la sera prima e lo fece quella mattina, prima della Santa Messa. Quando il sacerdote ebbe posto la Sacra Ostia sulla sua lingua, vi fu come un lampo di luce; quella luce di colore bianco dorato intenso, attraversò questa persona prima dalla spalla e poi circondando la spalla, gli omeri e la testa. Disse il Signore: “E’ così che Io Mi compiaccio nell’abbracciare un’anima che viene a ricevermi col cuore puro!“. Il tono di Gesù era quello di una persona contenta.

[…]

Quando mi diressi a ricevere la comunione, Gesù mi ripeté: “L’Ultima Cena fu il momento di maggiore intimità con i Miei. In quell’ora dell’amore, istituii quello che agli occhi degli uomini potrebbe sembrare la più grande pazzia, farmi prigioniero d’Amore. Istituii l’Eucaristia. Volli rimanere con voi fino alla fine dei secoli, perchè il Mio Amore non poteva sopportare che rimanessero orfani quelli che amavo più della Mia Vita…“.

[…]

Quando tornai al mio posto, mentre mi inginocchiavo il Signore mi disse: “Ascolta…“. [in quel momento una signora, seduta davanti a Catalina che aveva appena preso la Comunione, senza aprire bocca disse]: “Signore, ricordati che siamo alla fine del mese e che non ho i soldi per pagare l’affitto, la rata della macchina, il collegio dei bambini, devi fare qualcosa per aiutarmi… Per favore, fa che mio marito smetta di bere tanto, non posso sopportare più le sue ubriachezze, e mio figlio minore perderà di nuovo l’anno se non lo aiuti, questa settimana ha gli esami… e non dimenticarti della vicina che deve cambiare casa, che lo faccia una buona volta perchè io non la posso sopportare…”.

[…] Gesù mi disse con un tono triste: “Ti sei resa conto? Non mi ha detto una sola volta che Mi ama, non una sola volta ha dato segni di gratitudine per il dono che le ho fatto di far scendere la Mia Divinità fino alla sua povera umanità, per elevarla a Me. Non una sola volta ha detto: «grazie, Signore». E’ stata una litania di richieste… e sono così quasi tutti quelli che vengono a ricevermi.

Io sono morto per amore e sono risuscitato. Per amore aspetto ognuno di voi e per amore rimango con voi… ma voi non vi rendete conto del fatto che Io ho bisogno del vostro amore. Ricorda che Sono il Mendicante d’Amore in quest’ora sublime per l’anima“.

[…]

Quando il celebrante stava per impartire la benedizione, la Vergine Santissima disse: “Fai attenzione, osserva bene… Invece di fare il segno della Croce, voi fate un ghirigoro. Ricorda che questa benedizione può essere l’ultima che ricevi nella tua vita dalla mano di un sacerdote. Tu non sai se uscendo da qui, morirai o no, e non sai se avrai l’opportunità che un altro sacerdote ti dia una benedizione. Quelle mani consacrate ti stanno dando la benedizione nel Nome della Santissima Trinità, pertanto, fai il Segno della Croce con rispetto e come se fosse l’ultimo della tua vita“.

[…]

[subito dopo la fine della Messa, Gesù disse:] “Non andate via di corsa dopo terminata la Messa, rimanete un momento in Mia compagnia, traetene profitto e lasciate che anche Io possa trarre profitto dalla vostra compagnia…“.

[… Catalina chiede a Gesù:] Signore quanto rimani davvero, dopo la comunione? Suppongo che il Signore abbia riso della mia ingenuità, perché disse: “Tutto il tempo che tu vorrai tenermi con te. Se mi parli durante tutto il giorno, dedicandomi qualche parola durante le tue faccende, Io ti ascolterò. Io sono sempre con voi, siete voi che vi allontanate da Me. Uscite dalla Messa, e per quel giorno è quanto basta; avete osservato il giorno del Signore, e tutto finisce lì, e non pensate che Mi piacerebbe condividere la vostra vita familiare con voi almeno in quel giorno.

Voi nelle vostre case avete un luogo per tutto, e una stanza per ogni attività: una camera per dormire, un’altra per cucinare, una per mangiare, ecc.. Qual’è il luogo che hanno destinato a Me? Deve essere un luogo nel quale non soltanto tenete una immagine permanentemente impolverata, ma un luogo nel quale almeno per cinque minuti al giorno la famiglia si riunisce a ringraziare per la giornata, per il dono della vita, a pregare per le necessità quotidiane, chiedere benedizioni, protezione, salute… Tutti hanno un posto nelle vostre case, tranne Io.

Gli uomini programmano la loro giornata, la settimana, il semestre, le vacanze ecc.. Sanno in quale giorno riposeranno, in che giorno andranno al cinema o ad una festa, a visitare la nonna o i nipoti, i figli, gli amici, quando andranno a divertirsi. Ma quante famiglie dicono almeno una volta al mese: «Questo è il giorno in cui dobbiamo andare a visitare Gesù nel Tabernacolo» e tutta la famiglia viene a fare conversazione con Me, a sedersi di fronte a Me e a parlarmi, a raccontarmi ciò che è accaduto negli ultimi giorni, raccontarmi i problemi, le difficoltà che hanno, chiedermi ciò di cui hanno necessità… Farmi partecipe delle loro faccende! Quante volte?

Io so tutto, leggo nel più profondo dei vostri cuori e delle vostre menti, però Mi piace che siate voi a raccontarmi le vostre cose, che me ne facciate partecipe come uno della famiglia, come con l’amico più intimo. Quante grazie perde l’uomo perchè non Mi dà un posto nella sua vita…“.

[…]

Volli salvare la Mia creatura, perchè il momento di aprirle la porta del Cielo è stato pieno di troppo dolore…

Ricorda che nessuna madre ha nutrito il proprio figlio con la sua carne. Io sono arrivato a questo eccesso d’Amore per comunicarvi i Miei meriti.

La Santa Messa sono Io stesso che prolungo la Mia vita e il Mio Sacrificio sulla Croce in mezzo a voi. Senza i meriti della Mia Vita e del Mio Sangue, che cosa avete voi per presentarvi davanti al Padre? Il nulla, la miseria, il peccato…

Voi dovreste sorpassare in virtù gli Angeli e gli Arcangeli, perchè loro non hanno la fortuna di ricevermi come alimento, voi sì. Essi bevono una goccia della sorgente, ma voi che avete la grazia di ricevermi, potete bere tutto l’oceano…“.

L’altra cosa di cui il Signore mi parlò con dolore fu di quelle persone che si incontrano con Lui per abitudine. Di quelle che hanno perso il meraviglioso stupore di ogni incontro con Lui. Di come l’abitudine faccia diventare certe persone così tiepide che non hanno mai niente di nuovo da dire a Gesù quando Lo ricevono. Delle non poche anime consacrate che perdono l’entusiasmo di innamorarsi del Signore e fanno della loro vocazione un mestiere, una professione, alla quale non si dedicano più di quanto sia necessario, ma senza sentimento…

Quindi il Signore mi parlò dei frutti che ogni comunione deve portare in noi. Accade infatti che ci sia della gente che riceve il Signore ogni giorno, ma non cambia la propria vita.

Dedicano molte ore alla preghiera, compiono molte opere, ecc. ecc., ma la loro vita non si trasforma, e una vita che non si trasforma non può dare frutti autentici per il Signore. I meriti che riceviamo nell’Eucaristia debbono portare frutti di conversione in noi e frutti di carità per i nostri fratelli.

Noi laici abbiamo un incarico molto importante dentro la nostra Chiesa, non abbiamo nessun diritto di tacere davanti all’invito che ci fa il Signore, come lo fa ad ogni battezzato, di andare ad annunciare la Buona Novella. Non abbiamo alcun diritto di ricevere tutte queste conoscenze e non darle agli altri, e così permettere che i nostri fratelli muoiano di fame, mentre noi abbiamo tanto pane nelle nostre mani.

Non possiamo stare a guardare mentre la nostra Chiesa cade in rovina, perché siamo comodi nelle nostre Parrocchie, nelle nostre case, ricevendo e continuando a ricevere tanto dal Signore: la Sua Parola, le omelie del sacerdote, i pellegrinaggi, la Misericordia di Dio nel Sacramento della confessione, l’unione meravigliosa attraverso il cibo Eucaristico, i discorsi del tale o del tal’altro predicatore.

In altre parole, stiamo ricevendo tanto e non abbiamo il coraggio di uscire dalle nostre comodità, di andare in un carcere, in una casa di correzione, di parlare con chi è più bisognoso, di dirgli che non si dia per vinto, che è nato cattolico e che la sua Chiesa ha bisogno di lui, anche lì dove è, sofferente, perché questo suo dolore servirà per redimere altri, perché questo sacrificio gli farà guadagnare la vita eterna.

Non siamo capaci di andare negli ospedali dove ci sono i malati terminali e, recitando la coroncina alla Divina Misericordia, aiutarli con la nostra preghiera in quei momenti di lotta tra il bene e il male, per liberarli dalle insidie e dalle tentazioni del demonio. Ogni moribondo ha paura, e anche soltanto tenendo loro la mano, parlando loro dell’amore di Dio e della meraviglia che li aspetta nel Cielo con Gesù e Maria e insieme ai propri cari che sono già partiti, reca loro conforto.

L’ora che stiamo vivendo, non ammette che accettiamo l’indifferenza.

Dobbiamo essere per i nostri sacerdoti la mano d’aiuto che va dove loro non possono arrivare. Ma per fare questo, per averne il coraggio, dobbiamo ricevere Gesù, vivere con Gesù, alimentarci di Gesù. Abbiamo paura di impegnarci un po’ di più e quando il Signore dice: “Cerca prima il Regno di Dio e il resto ti sarà dato in aggiunta“, è ricevere tutto. È cercare il Regno di Dio con tutti i mezzi e… aprire le mani per ricevere TUTTO in aggiunta; perché Egli è il Padrone che paga meglio, l’unico che è attento anche alle tue più piccole necessità!

Fratello, sorella, grazie per avermi permesso di portare a termine la missione che mi è stata affidata, di farti giungere queste pagine.

La prossima volta che assisterai alla Santa Messa, vivila. So che il Signore compirà anche in te la promessa che “la tua Messa non sarà mai più quella di prima” e quando lo ricevi: Amalo…!

Sperimenta la dolcezza di riposare tra le piaghe del Suo costato aperto per te, per lasciarti la Sua Chiesa e Sua Madre, per aprirti le porte della Casa del Padre Suo, e perché tu sia capace di verificare il Suo Amore Misericordioso attraverso questa testimonianza e di cercare di corrispondervi con il tuo piccolo amore.

Che Dio ti benedica in questa Pasqua di Resurrezione.

Tua sorella in Gesù Cristo Vivo,

Catalina

Missionaria laica del Cuore Eucaristico di Gesù

Da “La Santa Misa” di Catalina Rivas, (pubblicato con Imprimatur del Vescovo)

Versione integrale

http://www.fedeecultura.it/file/SMessa_CRivas.pdf

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Vangelo di Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 7 «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
9 Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
10 venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12 e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13 e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
14 Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Il tuo desiderio

Sia fatta la tua volontà, in greco ghenethèto to thèlema sòu, letteralmente si compie il desiderio di te. Il verbo greco in forma passiva è ghìnomai, forma ionico-ellenistica del verbo ghìghnomai. Indica l’avvento di qualcosa, l’eseguire, il fare, il realizzare. L’evangelista usa ghìnomai con questo senso solo qui, ed è lo stesso verbo che si ritrova nelle parole di Gesù nel Getsemani. Indica compimento. La versione aramaica dei vangeli, la Peshitta, usa il verbo “essere”, nel senso che la realtà di cui si sta parlando “c’è”, “esiste”, prima ancora di compiersi. È il compimento di thèlema in greco, di tsevyonòkh in aramaico, si tratta in entrambi i casi di volontà nel senso di desiderio. Thèlema ha il significato di “volere, volontà”, ma ancor più di “piacere, diletto, godimento”, tsevyonòkh significa propriamente “volontà, richiesta, desiderio, delizia” e anche “grazia”. Genètheto to thèlema sòu sono le stesse parole con cui Gesù prega nel Getsemani: Padre mio […] che possa compiersi la tua volontà, o secondo il testo aramaico: la tua volontà si compie. In aramaico la radice di tsevyonòkh è nel verbo tsvò, che significa “volere fermamente, desiderare, amare, allietare, dilettare”, dall’accadico sibu, “volere”, sibutu, “desiderio”; da cui anche l’ebraico tsèvi, “splendore, decoro, ornamento, gloria, bellezza, magnificenza”. In Luca 12,32 è scritto: Non temere piccolo gregge, poiché al Padre vostro è piaciuto darvi il regno. È visibile quindi una corrispondenza tra le radici dei termini volontà e desiderio, volontà e piacere, per cui per volontà di Dio si intende espressione diretta del suo desiderio, meglio ancora del suo piacere. Così ci rivela Gesù stesso quando in Luca 10,21 dice: Rendo lode a te, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli; sì, Padre, perché così è piaciuto a te. Secondo la sonorità evangelica la volontà di Dio, più che un progetto prestabilito, è più semplicemente e più potentemente quello che a Dio piace. La volontà di Dio sono i desideri di Dio, quello che a Dio piace. La volontà umana dunque, secondo le indicazioni evangeliche, ha un unico, santo e corretto utilizzo. La volontà è la forza che sopra tutto e tutti è capace di mantenere, nei momenti difficili e crudi della vita, il cuore nella fede. È capace di mantenere il cuore e la mente fermi, fedeli, stabili nella fede certa che Dio ci ama, nella gratitudine amante, nella certezza che la volontà di Dio ci predilige e ci favorisce sempre e completamente.
Abitudini e processi mentali ingannevoli e scorretti possono portare la persona umana a usare la volontà, la forza della volontà per imparare a desiderare ciò che non piace, per compiere dei doveri, per affrontare realtà spiacevoli, per far fronte a impegni pesanti. La mente umana, imparando a usare in questo modo la forza della volontà, può abituarsi a volere e a desiderare anche realtà spiacevoli, oscure, può usare la volontà per ciò che non è bello, giusto e santo. Spingendo un bambino a usare la volontà per compiere un dovere che non gli piace, e che nel suo cuore non sente e non vive come una cosa bella e vitale, spingiamo quella mente a imparare a sprigionare forza di volontà anche per fare ciò che non gli piace o che potrebbe nuocergli o nuocere agli altri. È questo processo che spinge con il tempo la mente a desiderare e a usare la volontà per compiere il male verso se stessi e verso gli altri. Usare la forza della volontà per portare a termine un compito significa che quel compito non ci piace più, non lo amiamo più, non lo sentiamo profondamente bello e vitale per noi. Così meno una cosa ci piace, più forza di volontà bisogna usare per viverla, più energie bisogna spendere per compierla. Per conoscere meglio questo meccanismo può essere utile comprendere bene la differenza e la distinzione netta che in fisica esiste tra massa e peso.
Se un astronauta, che sulla terra ha una massa di 78 chilogrammi, arriva sulla luna e sale su una bilancia pesapersone, leggerà con stupore non 78 chilogrammi, ma 13 chilogrammi. La massa del nostro astronauta non è certo cambiata, ma la lettura del suo peso sì. Sulla terra e sulla luna sono diversi i campi gravitazionali, perciò a parità di massa cambia il peso, cambia cioè la forza che il campo gravitazionale esercita su una massa. Il peso che abbiamo è la forza che esercitiamo sulla terra in conseguenza della gravità che agisce sul corpo. Il peso dunque è diverso dalla massa, la massa è costante indipendentemente dalla forza di gravità.
Il nostro peso, che la bilancia segna con un numero, in realtà non è un numero ma una forza, la forza subita da un corpo, la forza che la terra esercita attirando un corpo a sé. Sulla luna la massa dell’astronauta è la stessa che sulla terra, ma il suo peso no, la forza che il pianeta luna esercita sul corpo è circa un sesto di quella della terra. Questa legge fisica è perfettamente adattabile al comportamento emotivo e spirituale dell’uomo nei confronti della realtà, della massa della realtà, della vita. Negli equilibri della vita e dei rapporti, una realtà, un evento, una persona, una situazione hanno per loro stessa natura una certa massa. Tutto ciò che accade ha una certa massa. Questa certa massa, la massa di un particolare evento, arriva a noi sempre con lo stesso peso? Questa massa esercita nella nostra mente, nel nostro cuore, nelle nostre mani sempre la stessa forza, ha sempre lo stesso peso? Assolutamente no. La massa delle cose che ci accadono è quella che è, ma il peso con cui noi la percepiamo e la misuriamo è diverso, è diversa la forza, la pressione, l’attrazione che subiamo. Lo stesso evento, vissuto un giorno in una situazione spirituale ed emotiva e poi un altro in una diversa situazione spirituale ed emotiva, cambia letteralmente il suo peso. Quanti eventi della vita, dopo essere accaduti, ci hanno sommerso per massa e peso togliendoci fiato e gioia, pace e forze, e poi con il tempo sono diventati meno pesanti e oppressivi nel cuore e nella mente? Di certo non è cambiata la loro massa, ma è cambiato il loro peso, la loro forza oppressiva. Ma com’è successo? La massa dell’evento non è cambiata, è cambiato piuttosto il campo gravitazionale del nostro cuore, perciò è cambiato il peso della realtà. Il campo gravitazionale del nostro cuore può essere concentrato sul dovere o sulla gioia, sulle aspettative degli altri o sulla Parola di Dio, sulla vanagloria personale come sull’armonia, sul successo come sul condividere umilmente, sull’aver potere e prestigio oppure sulla vera giustizia e sul perdono. Dove è concentrato il nostro cuore, lì è concentrata la nostra mente, e questo forma il campo gravitazionale interiore dell’uomo. È questo che in modo totale e senza errori determina il peso o meglio la forza di attrazione della realtà. Per un cuore e una mente con il campo gravitazionale concentrato sulla vanità, avere un vestito di un tipo o di un altro, una guarnizione alla moda può avere un peso enorme. Per san Francesco d’Assisi il vestito non rivestiva alcun peso, se non quello di proteggerlo dal freddo. La massa del vestito è la stessa, ma il peso, la forza che esercita sui cuori, è diverso. Un collega di lavoro non piacevole ha di certo una sua massa fisica ed emotiva nella realtà, ma stare vicino a questa persona e sentirlo un peso insopportabile oppure un peso accettabile e quasi divertente dipende solo dal nostro campo gravitazionale. Quante persone e situazioni ci sono state pesanti e poi quasi misteriosamente sono diventate perfino belle e gradevoli e viceversa? La massa della realtà è rimasta la stessa, ma è cambiato il campo gravitazionale interno. Per alcuni cuori spendere del tempo e fatica per aiutare qualcuno è pesantissimo ed è uno spreco, per altri cuori è una gioia senza fine. Per alcuni cuori donare, essere generosi è ridicolo oltre che sciocco, per altri cuori donare è la fonte più potente e privilegiata della gioia. Non è questione di mentalità ma di campo gravitazionale interiore. Per alcuni cuori mostrare di credere e amare Gesù è quasi una vergogna, per altri – ricordiamo gli apostoli – essere perseguitati nel nome di Gesù è l’onore e la festa più grande in terra. È il campo gravitazionale spirituale interiore che aumenta o diminuisce il peso specifico delle cose. È il tipo di campo gravitazionale spirituale interiore che moltiplica la gioia del vivere o moltiplica la tristezza. Questa possibilità spirituale di gestire la massa degli eventi secondo la nostra forza gravitazionale interiore, con l’aiuto di Dio, ci rende molto, molto forti e sereni di fronte alla realtà, a qualsiasi realtà. Ed è proprio la volontà che può esercitare nel nostro campo gravitazionale interiore la forza della fede. La fede non è un dono, è una scelta dell’anima e del cuore. La fede è possibile in ogni istante. È la fede, è mantenere la fede nella volontà di Dio, che nell’amore, a parità di massa, rende tutto più leggero.
È il campo gravitazionale interiore che decide il peso con cui noi viviamo la realtà: attenzione però, il campo gravitazionale interiore non può cambiare la massa di una realtà, di un evento. Il campo gravitazionale interiore non può in alcun modo modificare la massa mortale o vitale della realtà. La massa di una realtà mortale rimane mortale, la massa vitale di una realtà rimane vitale. Certamente un’ingiustizia ha massa mortale, e abbiamo visto che si può viverla con un peso assolutamente diverso a seconda del nostro campo gravitazionale interno, ma resta una massa mortale. Ecco la preziosità delle indicazioni di Gesù nel vangelo, tutte indirizzate a predisporre il cuore e la mente degli uomini a procurare alla vita e alle persone meno massa mortale possibile. Sotto questa luce le Beatitudini evangeliche sono di una vastità e di una novità incommensurabili, ancora tutte da scoprire. Meno ci costringiamo a vicenda a sopportare masse mortali attraverso comportamenti e scelte meglio è. L’apostolo perseguitato vive la persecuzione come una festa, come un grande onore nel nome del Signore, ma anche l’apostolo gradisce e preferisce senz’altro una vita impegnata e appassionata senza catene e flagelli, tribunali, violenza e martirio.
Un esempio. Tutti i bambini del mondo sono la curiosità fatta carne, fatta occhi e manine, a tutti i bambini del mondo piace imparare, scoprire, guardare, esplorare, viaggiare, vedere cose nuove, e il fatto che siano sempre pieni di perché dice in modo inequivocabile che a tutti loro piace sapere, conoscere, capire, collegare. A nessuno dei bambini del mondo piace però la scuola, per loro è pesante, noiosa, un dovere, a volte un dramma, perfino una tragedia. I ragazzi e i giovani si uccidono a causa delle pressioni del dovere scolastico. Il vero problema, però, non è solo che questo accade e non è solo che si possa arrivare a uccidersi per il peso di ciò che non piace e per l’assoluta mancanza di gioia. Il vero problema è un altro. Se la massa di una realtà non è vitale, tanto da non piacere in alcun modo ai bambini, e i bambini non sbagliano nel loro sentire, perché l’uomo non inizia a considerare la possibilità di fare le cose in modo diverso? Non c’è nessuno che si ama almeno un po’? Non c’è nessuno che ama almeno un po’ i propri figli da chiedersi se non si possa imparare nella gioia, scoprire in pace, studiare con passione? Chi ha detto o dove è scritto che non si possano fare le cose che servono e ci servono in modo che anche ci piacciano? Quanti ragazzini dovranno ancora togliersi la vita, suicidarsi nel mondo a causa delle pressioni scolastiche, perché questo mondo civile arrivi a porsi serenamente una domanda semplicissima: sotto questo cielo, dopo milioni di anni di storia e civiltà, con tutte le nostre capacità intellettuali e speculative, con tutti i mezzi a nostra disposizione, questo è l’unico modo possibile per insegnare, per imparare, apprendere, diventare sapienti e preparati per la vita, esercitare la volontà? Questo è l’unico modo possibile alla nostra intelligenza? Abbiamo la capacità di insegnare ai nostri piccoli e ai nostri giovani unicamente attraverso giudizio, competizione, paura, ricatto, voto, pressione, doverizzazioni, esami e controlli o c’è spazio anche per altre opzioni e dimensioni educative? Ci sono possibili altri doni e prospettive oppure no? Che sia possibile insegnare e imparare col sorriso, senza voti, giudizi e confronti? Che sia possibile scoprire, esplorare la vita e le conoscenze anche per gioco, con serena fermezza, attraverso il piacere e la bellezza, la gioia e il divertimento? Questo è solo un esempio.
Il vero problema è che, senza amore, ci siamo costretti a compiere e a vivere, per dovere e con la forza di volontà, tutto e ogni giorno, e in questo processo non c’è più gioia, non c’è più gioia nella vita. Il vero problema è che, affrontando tutto con la forza di volontà, ci siamo costretti alla miseria e all’ottusità. Ci siamo costretti a trasformare il lavoro in schiavitù, la famiglia in un obbligo, la preghiera in incombenza, l’Eucaristia in precetto, il gioco in competizione, il divertimento in aggressività, l’intimità amante degli sposi in un dovere coniugale. Ma cos’è vivere così, a cosa serve vivere così? Se tutto si trasforma in dovere e obbligo, cosa ne è della felicità dell’uomo, della bellezza della vita? Chi illuminato dallo Spirito può affermare che Dio vuole questo per l’uomo? Dio desidera che lo seguiamo per dovere o che lo amiamo con lo slancio imprevedibile e incontrollabile dei bambini? Cosa desidera Dio per i suoi figli, sacrifici o misericordia?
Quando si usa la forza della volontà per affrontare la massa della realtà, tutto si fa tremendamente pesante e si consumano energie senza raggiungere il minimo risultato di gioia. Quando invece per affrontare la massa della realtà si usa la forza della volontà, per continuare ad avere fede nella volontà bellissima di Dio, per continuare a essere grati al suo nome santo, allora la massa, qualsiasi massa, diminuisce drasticamente di peso.
Non tutto è facile, non importa, la massa della vita è quella che ci siamo costruiti, è quella che è, ma tutto può cambiare, se impariamo a desiderarlo. Tutto quello che viviamo deve in qualche modo renderci felici, altrimenti a nulla serve vivere, a nulla serve sprecare energie e potenzialità. Che noi siamo e diventiamo felici è la volontà espressa e inequivocabile di Dio. Gesù stesso afferma che tutto quello che ha detto e fatto lo ha compiuto per la nostra gioia. Il vangelo è l’annuncio della gioia, è il libro della gioia. Un miliardo di azioni di dovere non cambiano il mondo quanto un solo gesto di gioia e amore.
Il vangelo è per la gioia, per la liberazione, per la leggerezza; Gesù in Matteo 11,29-30 lo afferma così: Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime, e continua dicendo: Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero. Questo è il desiderio di Dio: alleggerire in tutto e per tutto la nostra vita perché siamo felici e viviamo in pace e nella bellezza. Dunque non è né saggio né evangelico usare la volontà di Dio e la nostra volontà per appesantire e incatenare la vita.
Quando nel Padre Nostro – in aramaico Avùn – diciamo la tua volontà si compie, affermiamo una verità di straordinaria bellezza e utilità. Affermiamo che Dio, almeno Dio, a differenza dell’uomo, non può volere e desiderare ciò che a lui non piace. In Dio non c’è dovere, perché dove c’è dovere non c’è amore. A nessuno piacerebbe essere amato e seguito, coccolato e desiderato per dovere. Nella volontà di Dio non c’è sforzo, non c’è forzatura, non c’è obbligo, non c’è dovere, non c’è tensione, c’è solo ciò che a Dio piace. È satanico solo pensare che nella volontà di Dio ci possa essere qualcosa che non sia vita, splendore, gioia, benessere totale, shalom, amore per tutto e per ciascuno. Ma la mente che si è abituata a usare la volontà per affrontare le cose che non piacciono, invece che per mantenere la fede incrollabile nei momenti difficili, può facilmente essere ingannata nel pensare e considerare che nella volontà di Dio ci siano per l’uomo progetti anche a forma di croce e morte, malattia e malessere. Per quanto ancora l’umanità ingannata spiegherà disastri umani, massacri, guerre, malattie, fame, tristezza e depressione, infedeltà e disamori, guai e imprevisti come volontà di Dio, come croci del Signore? Ma se anche Dio, nella sua volontà totalmente amante, desidera il male, le difficoltà, i guai, le malattie, la croce, la morte, per i propri figli, magari in nome di un bene maggiore e della conversione, contro chi lotta e agisce Satana? Per il discepolo che segue Gesù su questa terra, in mezzo alle regole per nulla spirituali e amanti del mondo, è possibile e perfino prevista la persecuzione, la prigione, avere dei nemici, delle difficoltà: queste sono le croci inevitabili che insieme ai propri limiti e debolezze personali sono da caricare sulle spalle ogni giorno per seguire Gesù sulla via della gioia. La volontà di Dio non può in nessun modo desiderare e volere il male o qualsiasi cosa che a Dio non piaccia. La volontà di Dio è sempre, ovunque e per tutti solo amore, amore tenerissimo, bellezza, grazia e gioia. È la mancanza di amore che fa aumentare il peso specifico delle cose e delle persone e rende la vita difficile. Gesù non è morto per volontà del Padre, ma per la mancanza di amore degli uomini. La volontà del Padre chiedeva a Gesù di accettare, per amore dell’uomo, anche la sofferenza e la morte in croce, se questa era la libera risposta dell’uomo all’Incarnazione, ma di certo la volontà di Dio non desiderava la sofferenza e la morte di Gesù. A Dio non piace la morte, egli non ama la sofferenza, la sua volontà non è protesa al dolore. Anche per Gesù affrontare la persecuzione, le catene, i flagelli e la tortura mortale della croce è stato difficile, ma Gesù non ha usato la forza della volontà per sforzarsi, per trasformare quel momento in dovere, sarebbe stato annullare ogni potenza salvifica della croce e della risurrezione. Se Gesù avesse vissuto la croce come un atto di dovere e di volontà, a nulla sarebbe servito il dono della sua vita e della sua risurrezione. È l’amore che salva, non il dovere. Gesù ha usato la sua volontà per continuare, anche in quei momenti di grande dolore e solitudine, a restare perfettamente unito e fedele, con profondo piacere interiore e assoluto slancio di amore, alla volontà del Padre nella potenza dello Spirito.

Di seguito, la traduzione del Padre Nostro secondo il testo aramaico del vangelo.

Padre nostro che sei nei cieli
santificato è il tuo nome,
il tuo regno viene,
la tua volontà si compie
come in cielo così in terra,
tu ci doni il pane di ogni giorno,
tu rimetti a noi i nostri debiti
nell’istante in cui noi li rimettiamo
ai nostri debitori,
tu non ci induci in tentazione
ma ci strappi dal Maligno.
Perché tuo è il regno
e la potenza
e la gloria
ora e per sempre.
Amen.

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