Don Floriano Abrahamowicz alla Messa per Priebke: “preghiamo per il peccatore, non per il criminale!”

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di Redazione

Omelia di don Floriano Abrahamowicz durante la S. Messa di requiem con assoluzione al tumulo in suffragio dell’anima del Capitano Erich Priebke:

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MiniaturaIl Requiem per Piriebke nella Cappella di Paese (TV):

 

 

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MiniaturaIntervista a don Floriano Abrahamowicz: Priebke non era un criminale di guerra:

 

 

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don Floriano intervistato su Priebke:

 

 

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ANTENNATRE – REQUIEM PER PRIEBKE:

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Priebke, il legale: “Accordo con le autorita’ per la sepoltura. Il luogo padovanews.it

Sepoltura Priebke, l’avvocato: “Vinto sulle prevaricazioni d

forum.grnet.it › SERVITORI DELLO STATO

La famiglia di Priebke ha avuto quel che le spettava, il rispetto della salma che A celebrarla il sacerdote lefebvriano don Floriano Abrahamovic. Nella sua omelia ha detto: “Le leggi orrende della guerra ancorate nel diritto

RASSEGNA STAMPA DEL 19/10/2013: OLTRE AI FILMATI SUI TG DI RAI TRE E TGCOM NEWS24:
foto 1Si sono palesati i figliocci dei vigliacchi di ieri.
Don Floriano ribadisce che non è negazionista.
foto 2Le telecamere di don Floriano riprendono i “coraggiosi”
militanti no-global, già identificati dalla Polizia.
foto 3Il blitz democratico e pluralista.
Rischio sfratto? No, don Floriano non verrà sfrattato.
foto 4Castagna e il Christus Rex con
don Floriano: “Fa solo il suo dovere di prete”.
foto 5
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S. Messa di requiem per il Capitano Erich Priebke, ultimo prigioniero della II Guerra mondiale

di Matteo Castagna

« Da vecchio soldato, e sia pure di un Esercito molto diverso dal Suo, so benissimo che Lei non poteva fare nulla di diverso da ciò che ha fatto. […] Il processo si dovrebbe fare alle aberrazioni dei totalitarismi e a certe leggi di guerra che imponevano la rappresaglia. Certo: lei, Priebke, poteva non eseguire l’ordine, e in pratica suicidarsi. Questo avrebbe fatto di lei un martire. Invece, quell’ordine lo eseguì. Ma questo non fa di lei un criminale»
(Indro Montanelli, da una lettera dell’aprile 1996)

Schermata 2013-10-11 alle 19.43.21La Santa Messa pubblica di Requiem in rito Cattolico tradizionale con assoluzione al tumulo per l’anima del Capitano Erich Priebke sarà celebrata da don Floriano Abrahamowicz Sabato 19 Ottobre alle ore 19.30 presso la domus Marcel Lefebvre di Via P. Nenni 6 a Paese in provincia di Treviso. La diretta sarà trasmessa sul canale web www.livestream.com/DOMUSMARCEL  Particolarmente attesa l’omelia del Reverendo.

“Lo perseguiteranno anche adesso che è morto”. Così commentai la notizia della morte del Capitano delle Ss Erich Priebke, pochi minuti dopo esser stato avvertito. L’Italia è un Paese anomalo. E tanto sa far vedere il meglio di se stesso su alcune particolari peculiarità, tanto sa mostrare il suo lato peggiore, vile, cialtrone, infame, conformista e servo di poteri che poco conosce ma che, per ignoranza, per moda, per condizionamento mediatico e, in minima parte perfettamente consapevole segue come un pecorone. Oltraggiare un cadavere fa parte di quella che potremmo definire “sindrome da Piazzale Loreto”, che è figlia diretta, da un lato di un tradimento spacciato per eroismo e dall’altro dell’ ideologia comunista, definita “intrinsecamente perversa” da Papa Pio XI nell’Enciclica Divini Redemptoris n.58 del 19 Marzo 1937.

Vergogna e sentimenti d’orrore prova chi è figlio della civiltà cristiana e del buon senso di fronte alla totale mancanza di umanità verso un corpo senz’anima. Indignazione per lo scempio, profondo dolore per degli atti che definire di sciacallaggio è un eufemismo. Sono gli stessi sentimenti drammatici che una persona civile prova quando si vede davanti un mondo che gira al rovescio, ove Istituzioni civili e religiose negano i funerali e degna sepoltura ad un centenario ritenuto colpevole d’assassinio per aver eseguito delle sentenze di morte per rappresaglia, come stabilito dalle leggi internazionali del tempo.

Testimonia Indro Montanelli: “Nel momento in cui (il tedesco) occupò le nostre città, esso affisse sui muri e fece pubblicare su tutti i giornali il bando che annunciava la rappresaglia di dieci ad uno per ogni attentato di cui non si trovasse il colpevole (risalente al settembre 1943 n.d.r.). Gli attentatori di via Rasella quindi sapevano benissimo, senza bisogno di alcun comunicato, che oltre trecento innocenti avrebbero pagato per loro. E non è vero che, se si fossero dichiarati colpevoli, la rappresaglia sarebbe forse stata ugualmente eseguita. I tedeschi sapevano che il carabiniere D’Acquisto mentiva confessandosi colpevole di un attentato cui era totalmente estraneo. Ma fucilarono soltanto lui: gli innocenti furono salvi”. 

Sempre per diritto internazionale di guerra del tempo, i partigiani non erano considerati come forze armate regolari ma come semplici combattenti, il più delle volte come meri terroristi. Sulla coscienza morale e politica di coloro che compirono la strage di Via Rasella va ascritta la conseguente rappresaglia tedesca. Sulla coscienza di coloro che si attribuiscono il ruolo di eredi politici di quei terroristi vanno ascritti anche gli atti infami contro un feretro e l’assoluta mancanza di quella pietas che invocano continuamente nei confronti di altri. Sulla coscienza di coloro che, al di sopra del diritto e della verità storica, riuscirono a ribaltare una sentenza d’assoluzione e indussero l’italietta badogliana, figlia della Resistenza a rinchiudere ed umiliare un anziano ufficiale tedesco, vi è anche il Capitano Priebke, che non commise alcun crimine, ma venne sottratto dalla terra in cui viveva da tanti anni col suo nome di battesimo e “deportato” a Roma per essere trasformato nell’ultimo prigioniero della II Guerra Mondiale.

Erich_Priebke_in_servizio_presso_l'ambasciata_tedesca_di_RomaINTERVISTA INTEGRALE RILASCIATA DA ERICH PRIEBKE A FINE LUGLIO 2013

D. Sig. Priebke, anni addietro lei ha dichiarato che non rinnegava il suo passato. Con i suoi cento anni di età lo pensa ancora?
R. Sì.
D. Cosa intende esattamente con questo?
R. Che ho scelto di essere me stesso.
D. Quindi ancora oggi lei si sente nazista.
R. La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung e ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il Nazionalsocialismo è scomparso con la sconfitta, e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare.
D. Della visione del mondo di cui lei parla fa parte anche l’antisemitismo.
R. Se le sue domande sono mirate a conoscere la verità è necessario abbandonare i luoghi comuni:
criticare non vuol dire che si vuole distruggere qualcuno. In Germania sin dai primi del Novecento si criticava apertamente il comportamento degli ebrei. Il fatto che gli ebrei avessero accumulato nelle loro mani un immenso potere economico e di conseguenza politico, pur rappresentando una parte in proporzione assolutamente esigua della popolazione mondiale, era considerato ingiusto. E’ un fatto che ancora oggi, se prendiamo le mille persone più ricche e potenti del mondo, dobbiamo constatare che una notevole parte di loro sono ebrei, banchieri o azionisti di maggioranza di imprese multinazionali. In Germania poi, specialmente dopo la sconfitta della prima guerra mondiale e l’ingiustizia dei trattati di Versailles, immigrazioni ebraiche dall’est europeo avevano provocato dei veri disastri, con l’accumulo di immensi capitali da parte di questi immigrati in pochi anni, mentre con la repubblica di Weimar la grande maggioranza del popolo tedesco viveva in forte povertà. In quel clima gli usurai si arricchivano e il senso di frustrazione nei confronti degli ebrei cresceva.
D. Quella che gli ebrei abbiano praticato l’usura ammessa dalla loro religione, mentre veniva proibita ai cristiani, è una vecchi storia. Cosa c’è di vero secondo lei?
R. Infatti non è certo una mia idea. Basta leggere Shakespeare o Dostoevskij per capire che simili problemi con gli ebrei sono storicamente effettivamente esistiti, da Venezia a San Pietroburgo. Questo non vuole assolutamente dire che gli unici usurai all’epoca fossero gli ebrei. Ho fatto mia una frase del poeta Ezra Pound: ”Tra uno strozzino ebreo e uno strozzino orfano non vedo nessuna differenza”.
D. Per tutto questo lei giustifica l’antisemitismo?
R. No, guardi, questo non significa che tra gli ebrei non ci siano persone perbene. Ripeto, antisemitismo vuol dire odio, odio indiscriminato. Io anche in questi ultimi anni della mia persecuzione, da vecchio, privato della libertà ho sempre rifiutato l’odio. Non ho mai voluto odiare nemmeno chi mi ha odiato. Parlo solo di diritto di critica e ne sto spiegando i motivi. E le dirò di più: deve considerare che, per loro particolari motivi religiosi, una grossa parte di ebrei si considerava superiore a tutti gli altri esseri umani. Si immedesimava nel “Popolo Eletto da Dio” della Bibbia.
D. Anche Hitler parlava della razza ariana come superiore.
R. Sì, Hitler è caduto anche lui nell’equivoco di rincorrere questa idea di superiorità. Questa è stata una delle cause di errori senza ritorno. Tenga conto comunque che un certo razzismo era la normalità in quegli anni. Non solo a livello di mentalità popolare, ma anche a livello di governi e addirittura di ordinamenti giuridici. Gli Americani, dopo aver deportato le popolazioni africane ed essere stati schiavisti, continuavano a essere razzisti, e di fatto discriminavano i neri. Le prime leggi, definite razziali, di Hitler non limitavano i diritti degli ebrei più di quanto fossero limitati quelli dei neri in diversi stati USA. Stessa cosa per le popolazioni dell’India da parte degli inglesi; e i francesi, che non si sono comportati molto diversamente con i cosiddetti sudditi delle loro colonie. Non parliamo poi del trattamento subìto all’epoca dalle minoranze etniche nell’ex URSS.

 D. E quindi come sono andate peggiorando in Germania le cose, secondo lei?

R. Il conflitto si è radicalizzato, è andato crescendo. Gli ebrei tedeschi, americani, inglesi e l’ebraismo mondiale da un lato, contro la Germania che stava dall’altro. Naturalmente gli ebrei tedeschi si sono venuti a trovare in una posizione sempre più difficile. La successiva decisione di promulgare leggi molto dure resero in Germania la vita veramente difficile agli ebrei. Poi nel novembre del 1938 un ebreo, un certo Grynszpan, per protesta contro la Germania uccise in Francia un consigliere della nostra ambasciata, Ernest von Rath. Ne seguì la famosa “Notte dei cristalli’”. Gruppi di dimostranti ruppero in tutto il Reich le vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei. Da allora gli ebrei furono considerati solo e soltanto come nemici. Hitler dopo aver vinto le elezioni, li aveva in un primo tempo incoraggiati in tutti i modi a lasciare la Germania.
Successivamente, nel clima di forte sospetto nei confronti degli ebrei tedeschi, causato dalla guerra e di boicottaggio e di aperto conflitto con le più importanti organizzazioni ebraiche mondiali, li rinchiuse nei lager, proprio come nemici. Certo per molte famiglie, spesso senza alcuna colpa, questo fu rovinoso.
D. La colpa quindi di ciò che gli ebrei hanno subìto secondo lei sarebbe degli ebrei stessi?
R. La colpa è un po’ di tutte le parti. Anche degli alleati che scatenarono la seconda guerra mondiale contro la Germania, a seguito della invasione della Polonia, per rivendicare territori dove la forte presenza tedesca era sottoposta a continue vessazioni. Territori posti dal trattato di Versailles sotto il controllo del neonato Stato polacco. Contro la Russia di Stalin e la sua invasione della restante parte della Polonia nessuno mosse un dito. Anzi, a fine conflitto, ufficialmente nato per difendere proprio l’indipendenza della Polonia dai tedeschi, fu regalato senza tanti complimenti tutto l’est europeo, Polonia compresa, a Stalin.
D. Quindi, politica a parte, lei sposa le teorie storiche revisioniste.
R. Non capisco perfettamente cosa si intenda per revisionismo. Se parliamo del processo di Norimberga del 1945 allora posso dirle che fu una cosa incredibile, un grande palcoscenico creato a posta per disumanizzare di fronte all’opinione pubblica mondiale il popolo tedesco e i suoi capi. Per infierire sullo sconfitto oramai impossibilitato a difendersi.
D. Su quali basi afferma questo?
R. Cosa si può dire di un autonominatosi tribunale che giudica solo i crimini degli sconfitti e non quelli dei vincitori; dove il vincitore è al tempo stesso pubblica accusa, giudice e parte lesa e dove gli articoli di reato erano stati appositamente creati successivamente ai fatti contestati, proprio per condannare in modo retroattivo? Lo stesso presidente americano Kennedy ha condannato quel processo definendolo una cosa “disgustosa”, in quanto “si erano violati i princìpi della costituzione americana per punire un avversario sconfitto”.
D. Se intende dire che il reato di crimini contro l’umanità con cui si è condannato a Norimberga non esisteva prima che fosse contestato proprio da quel tribunale internazionale, c’è da dire in ogni caso che le accuse riguardavano fatti comunque terribili.
R. A Norimberga i tedeschi furono accusati della strage di Katyn, poi nel 1990 Gorbaciov ammise che erano stati proprio loro stessi russi accusatori, ad uccidere i ventimila ufficiali polacchi con un colpo alla nuca nella foresta di Katyn. Nel 1992 il presidente russo Eltsin produsse anche il documento originale contenente l’ordine firmato da Stalin. I tedeschi furono anche accusati di aver fatto sapone con gli ebrei. Campioni di quel sapone finirono nei musei USA, in Israele e in altri Paesi. Solo nel 1990 un professore della università di Gerusalemme studiò i campioni dovendo infine ammettere che si trattava di un imbroglio.
D. Sì, ma i campi di concentramento non sono un’invenzione dei giudici di Norimberga.
R. In quegli anni terribili di guerra, rinchiudere nei lager (in italiano sono i campi di concentramento) popolazioni civili che rappresentavano un pericolo per la sicurezza nazionale era una cosa normale. Nell’ultimo conflitto mondiale l’hanno fatto sia i russi che gli USA. Questi ultimi in particolare con i cittadini americani di origine orientale.
D. In America, però, nei campi di concentramento per le popolazioni di etnia giapponese non c’erano le camere a gas!
R. Come le ho detto, a Norimberga sono state inventate una infinità di accuse, Per quanto riguarda quella che nei campi di concentramento vi fossero camere a gas aspettiamo ancora le prove. Nei campi i detenuti lavoravano. Molti uscivano dal lager per il lavoro e vi facevano ritorno la sera. II bisogno di forza lavoro durante la guerra è incompatibile con la possibilità che allo stesso tempo, in qualche punto del campo, vi fossero file di persone che andavano alla gasazione. L’attività di una camera a gas è invasiva nell’ambiente, terribilmente pericolosa anche al suo esterno, mortale. L’idea di mandare a morte milioni di persone in questo modo, nello stesso luogo dove altri vivono e lavorano senza che si accorgano di nulla è pazzesca, difficilmente realizzabile anche sul piano pratico.
D. Ma lei quando ha sentito parlare per la prima volta del piano di sterminio degli ebrei e delle camere a gas?
R. La prima volta che ho sentito di cose simili la guerra era finita, e io mi trovavo in un campo di
concentramento inglese, ero insieme a Walter Rauff. Rimanemmo entrambi allibiti. Non potevamo
assolutamente credere a fatti così orribili: camere a gas per sterminare uomini, donne e bambini. Se ne parlò con il colonnello Rauff e con gli altri colleghi per giorni. Nonostante fossimo tutti SS, ognuno al nostro livello con una particolare posizione nell’apparato nazionalsocialista, mai a nessuno di noi erano giunte alle orecchie cose simili.
Pensi che anni e anni dopo venni ha sapere che il mio amico e superiore Walter Rauff, che aveva diviso con me anche qualche pezzo di pane duro nel campo di concentramento, veniva accusato di essere l’inventore di un fantomatico autocarro di gasazione. Cose di questo genere le può pensare solo chi non ha conosciuto Walter Rauff.
D. E tutte le testimonianze della esistenza delle camere a gas?
R. Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli Americani a Dachau. Testimonianze che si possono definire affidabili sul piano giudiziario o storico a proposito delle camere a gas non ce ne sono; a cominciare da quelle di alcuni degli ultimi comandanti e responsabili dei campi, come per esempio quella del più noto dei comandanti di Auschwitz , Rudolf Höss. A parte le grandi contraddizioni della sua testimonianza, prima di deporre a Norimberga fu torturato e dopo la testimonianza per ordine dei russi gli tapparono la bocca impiccandolo. Per questi testimoni, ritenuti preziosi dai vincitori, le violenze fisiche e morali in caso di mancanza di condiscendenza erano insopportabili; le minacce erano anche di rivalsa sui familiari. So per l’esperienza personale della mia prigionia e quella dei miei colleghi, come, da parte dei vincitori, venivano estorte nei campi di concentramento le confessioni ai prigionieri, i
quali spesso non conoscevano nemmeno la lingua inglese. Poi il trattamento riservato ai prigionieri nei campi russi della Siberia oramai è cosa nota, si doveva firmare qualunque tipo di confessione richiesta; e basta.
D. Quindi per lei quei milioni di morti sono un’invenzione.
R. Io ho conosciuto personalmente i lager. L’ultima volta sono stato a Mauthausen nel maggio del 1944 a interrogare il figlio di Badoglio, Mario, per ordine di Himmler. Ho girato quel campo in lungo e in largo per due giorni. C’erano immense cucine in funzione per gli internati e all’interno anche un bordello per le loro esigenze. Niente camere a gas. Purtroppo tanta gente è morta nei campi, ma non per una volontà assassina. La guerra, le condizioni di vita dure, la fame, la mancanza di cure adeguate si sono risolti spesso in un disastro. Però queste tragedie dei civili erano all’ordine del giorno non solo nei campi ma in tutta la Germania, soprattutto a causa dei bombardamenti indiscriminati delle città.
D. Quindi lei minimizza la tragedia degli ebrei: l’Olocausto?
R. C’è poco da minimizzare: una tragedia è una tragedia. Si pone semmai un problema di verità storica. I vincitori del secondo conflitto mondiale avevano interesse a che non si dovesse chiedere conto dei loro crimini. Avevano raso al suolo intere città tedesche, dove non vi era un solo soldato, solo per uccidere donne, bambini e vecchi e così fiaccare la volontà di combattere del loro nemico. Questa sorte è toccata ad Amburgo, Lubecca, Berlino, Dresda e tante altre città. Approfittavano della superiorità dei loro bombardieri per uccidere i civili impunemente e con folle spietatezza. Poi è toccato alla popolazione di Tokyo e infine con le atomiche ai civili di Nagasaki e Hiroshima. Per questo era necessario inventare dei particolari crimini commessi dalla Germania e reclamizzarli tanto da presentare i tedeschi come creature del male e tutte le altre sciocchezze: soggetti da romanzo dell’orrore su cui Hollywood ha girato centinaia di film.
Del resto da allora il metodo dei vincitori della seconda guerra mondiale non è molto cambiato: a sentire loro esportano la democrazia con cosiddette missioni di pace contro le canaglie, descrivono terroristi che si sono macchiati di atti sempre mostruosi, inenarrabili. Ma in pratica attaccano soprattutto con l’aviazione chi non si sottomette. Massacrano militari e civili che non hanno i mezzi per difendersi. Alla fine, tra un intervento umanitario e l’altro nei vari Paesi, mettono sulle poltrone dei governi dei burattini che assecondano i loro interessi economici e politici.
D. Ma allora certe prove inoppugnabili come filmati e fotografie dei lager come le spiega?
R. Quei filmati sono un’ulteriore prova della falsificazione: Provengono quasi tutti dal campo di Bergen Belsen. Era un campo dove le autorità tedesche inviavano da altri campi gli internati inabili al lavoro. Vi era all’interno anche un reparto per convalescenti. Già questo la dice lunga sulla volontà assassina dei tedeschi. Sembra strano che in tempo di guerra si sia messo in piedi una struttura per accogliere coloro che invece si volevano gasare. I bombardamenti alleati nel 1945 hanno lasciato quel campo senza viveri, acqua e medicinali. Si è diffusa un’epidemia di tifo petecchiale che ha causato migliaia di malati e morti. Quei filmati risalgono proprio a quei fatti, quando il campo di accoglienza di Bergen Belsen devastato dall’epidemia, nell’aprile 1945, era ormai nelle mani degli alleati. Le riprese furono appositamente girate, per motivi propagandistici, dal regista inglese Hitchcock, il maestro dell’horror. E’ spaventoso il cinismo, la mancanza di senso di umanità con cui ancora oggi si specula con quelle immagini. Proiettate per anni dagli schermi televisivi, con sottofondi musicali angoscianti, si è ingannato il pubblico associando, con spietata
astuzia, quelle scene terribili alle camere a gas, con cui non avevano invece nulla a che fare. Un falso!
D. II motivo di tutte queste mistificazioni, secondo lei, sarebbe coprire i propri crimini da parte dei
vincitori?
R. In un primo tempo fu così. Un copione uguale a Norimberga fu inventato anche dal Generale McArthur in Giappone con il processo di Tokyo. In quel caso per impiccare si escogitarono altre storie e altri crimini. Per criminalizzare i giapponesi che avevano subìto la bomba atomica, si inventarono all’epoca persino accuse di cannibalismo.
D. Perché in un primo tempo?
R. Perché successivamente la letteratura sull’Olocausto è servita soprattutto allo stato di Israele per due motivi. Il primo è chiarito bene da uno scrittore ebreo figlio di deportati: Norman Finkelstein. Nel suo libro “L’industria dell’Olocausto” spiega come questa industria abbia portato, attraverso una campagna di rivendicazioni, risarcimenti miliardari nelle casse di istituzioni ebraiche e in quelle dello stato di Israele. Finkelstein parla di “un vero e proprio racket di estorsioni”. Per quanto riguarda il secondo punto, lo scrittore Sergio Romano, che non è certo un revisionista, spiega che, dopo la “guerra del Libano”, lo stato di Israele ha capito che incrementare ed enfatizzare la drammaticità della “letteratura sull’Olocausto” gli avrebbe portato vantaggi nel suo contenzioso territoriale con gli arabi e “una sorta di semi immunità diplomatica”.
D. In tutto il mondo si parla dell’Olocausto come sterminio, lei ha dei dubbi o lo nega recisamente?
R. I mezzi di propaganda di chi oggi detiene il potere globale sono inarginabili. Attraverso una sottocultura storica appositamente creata e divulgata da televisione e cinematografia, si sono manipolate le coscienze, lavorando sulle emozioni. In particolare le nuove generazioni, a cominciare dalla scuola, sono state sottoposte al lavaggio del cervello, ossessionate con storie macabre per assoggettarne la libertà di giudizio.
Come le ho detto, siamo da quasi 70 anni in attesa delle prove dei misfatti contestati al popolo tedesco. Gli storici non hanno trovato un solo documento che riguardasse le camere a gas. Non un ordine scritto, una relazione o un parere di un’istituzione tedesca, un rapporto degli addetti. Nulla di nulla.
Nell’assenza di documenti, i giudici di Norimberga hanno dato per scontato che il progetto che si intitolava “Soluzione finale del problema ebraico” allo studio nel Reich, che vagliava le possibilità territoriali di allontanamento degli ebrei dalla Germania e successivamente dai territori occupati, compreso il possibile trasferimento in Madagascar, fosse un codice segreto di copertura che significava il loro sterminio. E’ assurdo! In piena guerra, quando eravamo ancora vincitori sia in Africa che in Russia, gli ebrei, che erano stati in un primo tempo semplicemente incoraggiati, vennero poi fino al 1941 spinti in tutti i modi a lasciare autonomamente la Germania. Solo dopo due anni dall’inizio della guerra cominciarono i provvedimenti restrittivi della loro libertà.
D. Ammettiamo allora che le prove di cui lei parla vengano fuori. Parlo di un documento firmato da Hitler o da un altro gerarca. Quale sarebbe la sua posizione?
R. La mia posizione è di condanna tassativa per fatti del genere. Tutti gli atti di violenza indiscriminata contro le comunità, senza che si tenga conto delle effettive responsabilità individuali, sono inaccettabili, assolutamente da condannare. Quello che è successo agli indiani d’America, ai kulaki in Russia, agli italiani infoibati in Istria, agli armeni in Turchia, ai prigionieri tedeschi nei campi di concentramento americani in Germania e in Francia, così come in quelli russi, i primi lasciati morire di stenti volutamente dal presidente americano Eisenhower, i secondi da Stalin. Entrambi i capi di Stato non rispettarono volutamente la convenzione di Ginevra per infierire fino alla tragedia. Tutti episodi, ripeto, da condannare senza mezzi termini, comprese le persecuzioni fatte dai tedeschi a danno degli ebrei; che indubbiamente ci sono state. Quelle reali però, non quelle inventate per propaganda.
D. Lei ammette quindi la possibilità che queste prove, sfuggite a una eventuale distruzione fatta dai tedeschi alla fine del conflitto, potrebbero un giorno venir fuori?
R. Le ho già detto che certi fatti vanno condannati in assoluto. Quindi, se poniamo anche solo per assurdo che un domani si dovessero trovare prove su queste camere a gas, la condanna di cose così orribili, di chi le ha volute e di chi le ha usate per uccidere, dovrebbe essere indiscussa e totale. Vede, in questo senso ho imparato che nella vita le sorprese possono non finire mai. In questo caso però credo di poterle escludere con certezza, perché per quasi sessanta anni i documenti tedeschi, sequestrati dai vincitori della guerra, sono stati esaminati e vagliati da centinaia e centinaia di studiosi, sicché, ciò che non è emerso finora difficilmente potrà emergere in futuro.
Per un altro motivo devo poi ritenerlo estremamente improbabile, e le spiego il perché: a guerra già avanzata, i nostri avversari avevano cominciato a insinuare sospetti su attività omicide nei Lager. Parlo della dichiarazione interalleata dei dicembre 1942, in cui si diceva genericamente di barbari crimini della Germania contro gli ebrei e si prevedeva la punizione dei colpevoli. Poi, alla fine del 1943, ho saputo che non si trattava di generica propaganda di guerra, ma che addirittura i nostri nemici pensavano di fabbricare false prove su questi crimini. La prima notizia la ebbi dal mio compagno di corso, e grande amico, Capitano Paul Reinicke, che passava le sue giornate a contatto con il numero due del governo tedesco, il Reichsmarschall Goering: era il suo capo scorta. L’ultima volta che lo vidi mi riferì del progetto di vere e proprie falsificazioni. Goering era furibondo per il fatto che riteneva queste mistificazioni infamanti agli occhi del mondo intero. Proprio Goering, prima di suicidarsi, contestò violentemente di fronte al tribunale di Norimberga la produzione di prove falsificate.
Un altro accenno lo ebbi successivamente dal capo della polizia Ernst Kaltenbrunner, l’uomo che aveva sostituito Heydrich dopo la sua morte e che fu poi mandato alla forca a seguito del verdetto di Norimberga. Lo vidi verso la fine della guerra per riferirgli le informazioni raccolte sul tradimento dei Re Vittorio Emanuele. Mi accennò che i futuri vincitori erano già all’opera per costruire false prove di crimini di guerra ed altre efferatezze che avrebbero inventato sui lager a riprova della crudeltà tedesca. Stavano già mettendosi d’accordo sui particolari di come inscenare uno speciale giudizio per i vinti.
Soprattutto però ho incontrato nell’agosto 1944 il diretto collaboratore del generale Kaltenbrunner, il capo della Gestapo, generale Heinrich Müller. Grazie a lui ero riuscito a frequentare il corso allievi ufficiali. A lui dovevo molto e lui era affezionato a me. Era venuto a Roma per risolvere un problema personale del mio comandante, ten. colonnello Herbert Kappler. In quei giorni la quinta armata americana stava per sfondare a Cassino, i russi avanzavano verso la Germania. La guerra era già inesorabilmente persa. Quella sera mi chiese di accompagnarlo in albergo. Essendoci un minimo di confidenza mi permisi di chiedergli maggiori dettagli sulla questione. Mi disse che tramite l’attività di spionaggio si aveva avuto conferma che il nemico, in attesa della vittoria finale, stava tentando di fabbricare le prove di nostri crimini per mettere in piedi un giudizio spettacolare di criminalizzazione della Germania una volta sconfitta. Aveva notizie precise ed era seriamente preoccupato. Sosteneva che di questa gente non c’era da fidarsi, perché non avevano senso dell’onore né scrupoli. Allora ero giovane e non diedi il giusto peso alle sue parole, ma le cose poi di fatto andarono proprio come il generale Müller mi aveva detto. Questi sono gli uomini, i gerarchi, che secondo quanto oggi si dice avrebbero dovuto pensare e organizzare lo sterminio degli ebrei con le camere a gas! Lo considererei ridicolo, se non si trattasse di fatti tragici.
Per questo quando gli americani nel 2003 hanno aggredito l’Iraq con la scusa che possedeva “armi di distruzione di massa”, con tanto di falso giuramento di fronte al consiglio di sicurezza dell’ONU del Segretario di stato Powel, proprio loro che quelle armi erano stati gli unici a usarle in guerra, io mi sono detto: niente di nuovo!
D. Lei da cittadino tedesco sa che alcune leggi in Germania, Austria, Francia, Svizzera puniscono con il carcere chi nega I’Olocausto?
R. Sì, i poteri forti mondiali le hanno imposte e tra poco le imporranno anche in Italia. L’inganno sta proprio nel far credere alla gente che chi, per esempio, si oppone al colonialismo israeliano e al sionismo in Palestina sia antisemita; chi si permette di criticare gli ebrei sia sempre e comunque antisemita; chi osa chiedere le prove della esistenza di queste camere a gas nei campi di concentramento, è come se approvasse una idea di sterminio degli ebrei. Si tratta di una falsificazione vergognosa. Proprio queste leggi dimostrano la paura che la verità venga a galla. Ovviamente si teme che dopo la campagna propagandistica fatta di emozioni, gli storici si interroghino sulle prove, gli studiosi si rendano conto delle mistificazioni. Proprio queste leggi apriranno gli occhi a chi ancora crede nella libertà di pensiero e nella importanza della inSchermata 2013-10-11 alle 19.43.29dipendenza nella ricerca storica.
Certo, per quello che ho detto posso essere incriminato, la mia situazione potrebbe addirittura ancora peggiorare ma dovevo raccontare le cose come sono realmente state, il coraggio della sincerità era un dovere nei confronti del mio Paese, un contributo nel compimento dei miei cento anni per il riscatto e la dignità del mio popolo.

Fonte: http://thule-italia.com/wordpress/intervista-rilasciata-da-erich-priebke-a-fine-luglio-2013/

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Rassegna Stampa: don Floriano Abrahamowicz e Christus Rex per la Messa e degna sepoltura di Priebke

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A lato Il Gazzettino di ieri

don Abrahamowitcz ha detto la sua a «La zanzara» su Radio 24 in tema di camere a gas (dal minuto 1 h 23′ in poi)

  1. Notizie relative a DON fLORIANO pRIEBKE

    You-ng.it
    1. Il Fatto Quotidiano ‎- 6 ore fa
      Sono le parole di Don Floriano Abrahamowicz, sacerdote lefebvriano, E prosegue la sua filippica pro Priebke: “Lui era semplicemente un
  2. Don Floriano Abrahamowicz onora Priebke: «Era un amico» » News

    news.you-ng.it/…/donfloriano-abrahamowicz-onora-priebke-era-amico/

    7 ore fa – ‘Priebke? Innocente. L’Italia lo perseguita ma accoglie immigrati’ parole di DonAbrahamowicz.

  3. Don Floriano onora il boia Priebke con una messa: «Era un amico

    http://www.ilgazzettino.it/…/don_floriano…il…priebke…/339785.shtml

    1 giorno fa – PAESE (TV) – Sabato sera verrà celebrata a Paese una messa per ErichPriebke. Non nella chiesa di piazza Andreatti, ma nella cappella della

  4. Don Floriano Abrahamowicz: “Dirò messa per il mio amico Priebke

    http://www.fanpage.it/donfloriano-abrahamowicz-messa-priebke/

    1 giorno fa – Una messa per onorare il boia delle Fosse Ardeatine voluta dal parroco lefebvriano dei Treviso finito nell’occhio del ciclone anche per aver

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  1. Prete lefebvriano: «Priebke? Un perseguitato» – Italia – l’Unità

    22 ore fa – La vergogna è quanto dichiara Don Floriano. «Priebke non era nazista ma semplicemente un poliziotto che vive la sua epoca. Per le Ardeatine

  2. Priebke, la folla tenta di aggredire il prete lefebvriano. Stop al

    notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/13/10/15/priebke-funerali.html

    8 ore fa – Don Floriano Abrahamowicz: era innocente – “Priebke era un mio amico e lo considero un cristiano cattolico, un soldato fedele, unico caso di

  3. priebke: frasi schock di don floriano, ”era innocente – Libero 24×7

    247.libero.it/…/priebke-frasi-schock-di-donfloriano-era-innocente-camere-…

    7 ore fa – ROMA – ‘Priebke era un mio amico. Era un cittadino tedesco, cristiano cattolico, soldato fedele. È stato l’unico caso di un ultrasettantenne

  4. Abrahamowicz, messa per Priebke – Corriere del Veneto

    corrieredelveneto.corriere.it/…/abrahamowicz-messa-priebke-222348112…

    1 giorno fa – La bilancia veneta di Erich Priebke non ha quasi bisogno di aghi. Perchè è il primo dei piatti, quello che pesa di più. Con don Floriano

  5. don floriano: “messa di requiem in streaming per erich priebke”

    http://www.venetouno.it/…/donfloriano-messa-di-requiem-in-streaming-per-eric…

    1 giorno fa – ASCOLTA AUDIO: Abrahamowicz sarà sentito dalla Digos di Treviso: “Monitoriamo”. La celebrazione sabato alle 19 alla Domus Marcel.

  6. Priebke, il lefebvriano Abrahamowicz: era un innocente perseguitato

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/…/priebkedon_floriano…/340185.shtml

    21 ore fa – Priebke era un mio amico e lo considero un cristiano cattolico, un soldato fedele Lo dice Don Floriano Abrahamowicz, prete lefebvriano, a La

    1. Don Abrahamowicz: ‘Priebke? Innocente. Italia accoglie immigrati e

      tv.ilfattoquotidiano.it/2013/10/15/donpriebke-innocente…/249199/

      7 ore fa – Sono le parole di Don Floriano Abrahamowicz, sacerdote lefebvriano, E prosegue la sua filippica pro Priebke: “Lui era semplicemente un

    2. Priebke, il lefebvriano Abrahamowicz: era un innocente perseguitato

      http://www.ilmessaggero.it/ROMA/…/priebkedon_floriano…/340185.shtml

      21 ore fa – Priebke era un mio amico e lo considero un cristiano cattolico, un soldato fedele Lo dice Don Floriano Abrahamowicz, prete lefebvriano, a La

    3. Don Floriano Abrahamowicz – Notizie in Liquida

      http://www.liquida.it/donfloriano-abrahamowicz/

      Sabato sera verrà celebrata a Paese, provincia di Treviso, una messa per Erich Priebke. A officiarla sarà Don Floriano Abrahamowicz, parroco lefebvriano di

    4. Priebke, chi attizza il fuoco della vergogna – Formiche

      http://www.formiche.net/2013/10/15/priebke-chi-attizza-il-fuoco-della-vergogna/

      1 giorno fa – Come ieri sera a “La zanzara” su Radio 24 dove il prete tradizionalista don Floriano Abrahamowitcz ha detto la sua in tema di camere a gas

    5. Don Floriano, il prete negazionista, onora il boia Priebke con una

      http://www.articolotre.com/2013/10/donfloriano-il-prete…priebke…/214794

      1 giorno fa – ArticoloTre: quotidiano online indipendente che tratta notizie di cronaca, politica, attualità e tante altre tematiche nazionali e non, con una

    6. Le farneticazioni del prete che considera Priebke innocente e nega l

      9 ore fa – Quanto all’eccidio delle Fosse Ardeatine, dove Priebke trucidò 335 persone dopo atroci torture e ne occultò i cadavari, don Floriano sostiene

    7. Don Abrahamowicz: ‘Priebke? Innocente. Italia accoglie immigrati e

      https://intoccabili.wordpress.com/…/don-abrahamowicz-priebke-innocente-i…

      6 ore fa – Don Floriano Abrahamowicz, sacerdote lefebvriano, intervistato da Giuseppe Cruciani a “La Zanzara”, su Radio24. “Priebke era un mio amico.

    8. Prete lefebvriano: dirò messa per il mio amico Priebke – Veneto – il

      mattinopadova.gelocal.it › Veneto

      1 giorno fa – L’ultima sparata di don Floriano Abrahamowicz, già noto per le sue «Sabato dirò un requiem in memoria del mio amico Erich Priebke».

    9. Mercoledì, 16 Ottobre 2013 Don Abrahamowicz: ‘Priebke

      5 ore fa – Guarda il video Don Floriano Abrahamowicz, sacerdote lefebvriano, intervistato da Giuseppe Cruciani a “La Zanzara”, su Radio24 “Priebke era

    10. Priebke | Don Floriano: “un innocente, perseguitato da Italia” | Roma

      http://www.romadailynews.it/…/priebkedonfloriano-un-innocente-perseguitato-…

      22 ore fa – “Priebke era un cristiano cattolico, un soldato fedele, unico caso di innocente dietro le sbarre. E’ uno scandalo come e’ stato trattato in Italia,

      1. A Paese don Floriano celebra una messa in memoria di Erich Priebke

        1 giorno fa – Il parroco don Floriano celebrerà una messa sabato sera alle 19 in ricordo diPriebke: “L’avevo conosciuti qualche tempo fa a Roma”

      2. Don Abrahamowicz: complimenti Priebke | NewsCattoliche.it

        10 ore fa – Don Abrahamowicz: complimenti Priebke. Il Religioso Lefebvriano Negazionistadon Floriano Abrahamowicz, di Treviso, che in passato era

      3. ‘Priebke Non lo chiamerei boia’ – YouTube

        29/gen/2009 – Caricato da sleghiamoci

        Ricordiamo che Don Abrahamowicz è il prete che celebra la messa in Pakt des Schweigens – Das

      4. Don Floriano Abrahamowicz | favisonlus

        favisonlus.wordpress.com/tag/donfloriano-abrahamowicz/

        19 ore fa – PRIEBKE, IL SACERDOTE LEFEBVRIANO: ”È INNOCENTE, ERA UN MIO AMICO”. Don Floriano Abrahamowicz. ROMA – «Priebke era un mio

      5. PRIEBKE/ Video, il prete lefebvriano: era un amico e un innocente

        8 ore fa – Sabato dirò un requiem in memoria del mio amico Erich Priebke”. Lo ha annunciato Don Floriano Abrahamowicz, prete lefebvriano di Treviso,

      6. Don Floriano, e una messa per “l’amico Priebke” | Oggi Treviso

        1 giorno fa – Il primo quotidiano online di Treviso e la sua Provincia, approfondimenti, notizie, news e molto altro ancora sulla tua citta. PAESE – Don

      7. Priebke, la polemica corre sui social network. Castagna (Christus

        http://www.veronasera.it/…/verona-morte-priebke-funerale-streaming-web-esul…

        1 giorno fa – Priebke, funerale celebrato e in streaming sul web. Esultano gli integralisti cattolici veronesi. Castagna di Christus Rex: “Don Floriano

      8. Priebke, le affermazioni di don Abrahamowicz e il Veneto

        http://www.vicenzapiu.com/…/priebke-le-affermazioni-di-don-abrahamowicz-e-il…

        Priebke, le affermazioni di don Abrahamowicz e il Veneto Serenissimo Governo. di fronte alle deliranti affermazioni di tale don Floriano Abrahamowicz, con le

      9. Priebke | Don Floriano: “un innocente, perseguitato da Italia” (ufdp)

        http://www.informazione.it/…/PriebkeDonFloriano-un-innocente-perseguitato-d…

        18 ore fa – Priebke | Don Floriano: “un innocente, perseguitato da Italia” (ufdp) “Priebke era un cristiano cattolico, un soldato fedele, unico caso di

      10. Sacerdote nel Trevigiano sabato celebra una messa per Priebke – Il

        8 ore fa – Sacerdote nel Trevigiano sabato celebra una messa per Priebke. Don FlorianoAbrahamowicz requiem nella sua casa-cappella a Paese.

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  1. Funerali Priebke, sacerdote lefebvriano: “Non era un nazista”

    http://www.tmnews.it/…/funerali-priebke-sacerdote-lefebvriano-non-era-un-na…

    1 giorno fa – Roma, 15 ott. (TMNews) – Erich Priebke non era una nazista e non è colpevole per la strage delle Fosse Ardeatine: a sostenerlo è Don Floriano

  2. Priebke | Don Floriano: “un innocente, perseguitato da Italia” (ufdp)

    http://www.informazione.it/…/PriebkeDonFloriano-un-innocente-perseguitato-d…

    18 ore fa – Priebke | Don Floriano: “un innocente, perseguitato da Italia” (ufdp) “Priebke era un cristiano cattolico, un soldato fedele, unico caso di

  3. Sacerdote nel Trevigiano sabato celebra una messa per Priebke – Il

    8 ore fa – Sacerdote nel Trevigiano sabato celebra una messa per Priebke. Don FlorianoAbrahamowicz requiem nella sua casa-cappella a Paese.

  4. Priebke, pure la Germania dice no: “Tocca all’Italia trovare una

    inagist.com/all/390456656100085760/

    5 ore fa – @Libero_official : Le farneticazioni di don Floriano, il prete che consideraPriebke innocente e nega l’Olocausto #boia http://t.co/4gx2JmEpTU 6

  5. Un prete veneto: “Faccio una messa in onore a Priebke” – Affaritaliani.it

    1 giorno fa – Sabato sera verrà celebrata a Paese, provincia di Treviso, una messa per ErichPriebke. A officiarla sarà Don Floriano Abrahamowicz, parroco

  6. Don Abrahamowicz: ‘Priebke? Innocente. Italia accoglie immigrati e

    politica.ilbloggatore.com/…/don-abrahamowicz-‘priebke-innocente-italia-a…

    6 ore fa – Guarda il video Don Floriano Abrahamowicz, sacerdote lefebvriano, intervistato da Giuseppe Cruciani a “La Zanzara”, su Radio24 “Priebke era

  7. Priebke, saltano i funerali La salma resta ad Albano Scontri tra gli

    qn.quotidiano.net › Cronaca

    20 ore fa – La salma di Erich Priebke per la prossima notte non si muoverà da choc quelle che don Floriano Abrahamowicz, prete lefebvriano, rilascia a

  8. Sacerdote Nel Trevigiano Sabato Celebra Una Messa Per Priebke

    Sacerdote nel Trevigiano sabato celebra una messa per Priebke. Don FlorianoAbrahamowicz requiem nella sua casa-cappella a Paese. http://www.ilmondo.it

  9. Erich Priebke, i funerali si terrano ad Albano Laziale in un istituto dei

    http://www.huffingtonpost.it/…/erich-priebke-funerali-albano-laziale-_n_410021…

    23 ore fa – Ho ascoltato su skytg24 l’intervista a quel tale don floriano che fará i funerali apriebke. Allucinante. Ma del resto dai preti cattolici che hanno

  10. Priebke, un morto scomodo – La Valle dei Templi

    20 ore fa – È questo il caso di Don Floriano Abrahamowicz, che intervenuto a ‘La Zanzara’ su Radio 24, ha affermato.: “Priebke era un mio amico e lo

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    1. Priebke: lefebvriano choc, criminali sono immigrati a Lampedusa – Agi

      http://www.agi.it/…/201310151923-cro-rt10388-priebke_lefebvriano_choc_crim…

      23 ore fa – ‘Priebke era un cristiano cattolico, un soldato fedele, unico caso di choc quelle che don Floriano Abrahamowicz, prete lefebvriano, rilascia a

    2. Chi sono le persone che hanno celebrato il funerale di Priebke – Vice

      1 giorno fa – Dopo la morte di Priebke, nessuno si è voluto occupare del suo e con le parole di don Floriano Abrahamowicz—che sabato celebrerà una

    3. Don Floriano, e una messa per “l’amico Priebke” | Oggi Treviso

      vps30.moodem.it/donfloriano-una-messa-lamico-priebke-72204

      Il primo quotidiano online di Treviso e la sua Provincia, approfondimenti, notizie, news e molto altro ancora sulla tua citta. PAESE – Don Floriano Abrahamowicz,

    4. Don Floriano onora il boia Priebke con una messa: «Era un…

      notizielocali.notiziaultima.com/veneto/donflorianopriebke…/15

      1 giorno fa – PAESE (TV) – Sabato sera verrà celebrata a Paese una messa per ErichPriebke. Non nella chiesa di piazza Andreatti, ma nella cappella della

    5. Don Floriano onora il boia Priebke con una messa: «Era un – sudtv.it

      sudtv.it/…/donfloriano-onora-il-boia-priebke-con-una-messa-era-un-am…

      1 giorno fa – A officiare il requiem sarà don Floriano Abrahamowicz, parroco lefebvriano sempre sull’altare nel Trevigiano in occasione di riti per i Caduti

    6. Priebke, caos e scontri ai funerali ad Albano – RadioRadio (FM

      http://www.radioradio.it/news/priebke-caos-e-scontri-ai-funerali-ad-albano

      9 ore fa – Nelle stesse ore, un altro lefebvriano, don Floriano Abrahamowicz dichiarava a una radio che “Priebke era un amico e lo considero un cristiano

    7. Libreprensa – Don Floriano Abrahamowicz

      libreprensa.es/k/Don%20Floriano%20Abrahamowicz/662994

      23 ore fa – Quanto all’eccidio delle Fosse Ardeatine, dove Priebke trucidò 335 persone dopo atroci torture e ne occultò i cadavari, don Floriano sostiene

    8. Priebke accolto a calci e pugni, scontri ai funerali. Foto e video

      mobile.virgilio.it/…/270391_priebke-accolto-a-calci-e-pugni-scontri-ai-fun…

      Il feretro con la salma di Erich Priebke è arrivato alla confraternita dei lefebvriani di E’ una lunga sequenza di affermazioni choc quelle che don Floriano

    9. È morto Erich Priebke – Pagina 19 – Termometro Politico

      forum.termometropolitico.it/…e…/204317-e-morto-erich-priebke-19.html

      21 ore fa – Re: È morto Erich Priebke. Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio. tra l’altro Don Floriano ha detto che

      1. 22 ore fa – (Adnkronos) – ”Priebke era un mio amico e lo considero un cristiano cattolico, Lo dice Don Floriano Abrahamowicz, prete lefebvriano, a La

        Don Floriano Abrahamowicz: “Dirò messa per il mio amico Priebke”Fanpage

        L’annuncio è arrivato, tra le polemiche di queste ore relative ai funerali del boia nazista Erich Priebke, direttamente da padre Floriano Abrahamowicz, prete

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        Abrahamowicz, messa per PriebkeCorriere della Sera

        Con don Floriano Abrahamowitcz e un gruppo di tradizionalisti cattolici con in prima linea don Floriano Abrahamowicz che comunque, via streaming, una

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        Prete lefevriano: dirò messa per il mio amico Priebke – Cronaca – la

        L’ultima sparata di don Floriano Abrahamowicz, già noto per le sue uscite sulle camere a gas «fatte per disinfettare gli ebrei»

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        Don Floriano Abrahamowicz, prete pro Priebke – Il Gazzettino

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        www.ilgazzettino.it/foto/don…/0-55372-339785.shtml

        Don Floriano onora il boia Priebke con una messa: «Era un amico

        A officiare il requiem sarà don Floriano Abrahamowicz, parroco lefebvriano sempre sull’altare nel Trevigiano in occasione di riti per i Caduti della Repubblica

        www.ilgazzettino.it/nordest/…il…/339785.shtml

        Don Floriano Abrahamowicz, e una messa per “l’amico Priebke

        Il primo quotidiano online di Treviso e la sua Provincia, approfondimenti, notizie, news e molto altro ancora sulla tua citta. PAESE – Don Floriano Abrahamowicz,

        www.oggitreviso.it/don-floriano-abrahamowicz-una-messa-la…

        Si offre di celebrare i funerali dell’ex SS L’Arena

        prete lefebvriano legato al circolo cattolico ultratradizionalista Christus Rex, il cui portavoce è il veronese Matteo Castagna, a celebrare i funerali di Priebke.

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        A Paese don Floriano celebra una messa in memoria di Erich PriebkeTrevisoToday

        Il religioso don Floriano Abrahamowicz, che in passato era stato espulso dalla confraternita dei padri lefebvriani Pio X per le sue posizioni revisionistiche

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        «Complimenti a chi mi ha espulso»Il Gazzettino

        Il religioso lefebvriano negazionista don Floriano Abrahamowicz, di Treviso, che in passato era stato espulso dalla confraternita dei padri lefebvriani Pio X per le

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        con una messa: «Era un amico» /FotoIl Gazzettino

        A officiare il requiem sarà don Floriano Abrahamowicz, parroco lefebvriano sempre sull’altare nel Trevigiano in occasione di riti per i Caduti della Repubblica

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        Priebke: lefebvriano choc, criminali sono immigrati a LampedusaAGI – Agenzia Giornalistica Italia

        E’ una lunga sequenza di affermazioni choc quelle che don Floriano Abrahamowicz, prete lefebvriano, rilascia a “La Zanzara” su Radio 24. “Negli Stati cattolici

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        Erich Priebke, un sacerdote lefevbriano: “Era innocente, non lo Blitz quotidiano

        Lo dice Don Floriano Abrahamowicz, prete lefebvriano, a La Zanzara su Radio 24. “Negli stati cattolici di una volta – dice Abrahamowicz – c’era la pena di morte

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Giuramento Antimodernista, Sedevacantismo, AntiSignoraggio, Chiesa Integrale, Revisionismo Storico, Negazionismo…

don Floriano Abrahamowicz: “Conclave della “chiesa vacante” o conciliare

di Redazione

Ascolta e guarda il Video dell’omelia di domenica, IV di Quaresima: http://it.gloria.tv/?media=411536

Il Fatto Quotidiano di oggi elabora uno “Speciale” sugli “oltranzisti” che si oppongono alla “Contro-Chiesa” conciliare, forse con l’intento di mettere pressioni in vista dell’inizio del “conclave” previsto per domani, certamente con tante imperfezioni, inesattezze, errori grossolani. Ma, comunque, dedicando uno spazio molto ampio a chi nella Chiesa non è né silenzioso né nascosto: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1TRIDK

Il terrore maggiore dei “cardinali” e delle note lobbies vaticanosecondiste sembrerebbe proprio quello dell’elezione di una figura filo-tridentina:

Conclave 2013, Sant’Egidio teme, CL spera. La paura di tutti? Un Papa “lefebvriano”

Più dei casi pedofilia ad angosciare i cardinali sono le possibili retromarce sulla liturgia dopo le aperture di Ratzinger. Intanto movimenti e congregazioni (gesuiti, salesiani, cappuccini) cercano di capire quale influenza avranno. In pole position i ciellini che puntano su Scola

Conclave 2013, Sant’Egidio teme, CL spera. La paura di tutti? Un Papa “lefebvriano”

Il Papa lefebvriano no. Più della “pedofilia ecclesiale” è la liturgia ad angosciare in questi giorni di preconclave i 115 cardinali elettori che entreranno nella clausura della Cappella Sistina. Dopo che Benedetto XVI, nel 2007, ha liberalizzato la Messa tridentina, ovvero quella in latino del Concilio di Trento, i porporati amanti del rito post riforma liturgica del Vaticano II, ovvero nelle lingue locali, sono terrorizzati dal ritorno definitivo alla balaustra, al pulpito e al sacerdote che celebra di spalle al popolo con paramenti riesumati dalla naftalina.

Gli oppositori dei cardinali legati al rito “ultratradizionale” preferiscono definire “lefebvriani” i loro confratelli piuttosto che usare la dicitura corretta di “tridentini”. Nelle loro cartelline ufficiose si moltiplicano le fotografie, per lo più scaricate da internet e stampate su semplicissimi fogli A4, dei porporati rivestiti di paramenti “da museo” e intenti a celebrare l’antico rito. “Pensi come sarebbe assistere a un Messa celebrata in questo modo dal Papa”, sussurra un cardinale che rimpiange i paramenti semplicissimi utilizzati da Giovanni Paolo II e la struttura snella e solenne allo stesso tempo delle celebrazioni da lui presiedute sotto l’attenta regia “ecumenica” del suo cerimoniere, monsignor Piero Marini, da Benedetto XVI spedito rapidamente alla guida del Pontificio Comitato per i congressi eucaristici internazionali. A dire il vero per lui il Papa avrebbe preferito una modesta diocesi del centro nord della Penisola, ma Marini optò per rimanere a Roma. Il cerimoniere di Benedetto XVI, anche lui Marini, ma Guido di nome, è calato da Genova a Roma per soddisfare i gusti “da museo” di Joseph Ratzinger: troni altissimi e paramenti di Pio IX rispolverati dalla sagrestia pontificia. I suoi detrattori lo definiscono “un salice piangente” che il nuovo Papa “dovrebbe rispedire in Liguria”.

Alla guida della “squadra” degli amanti della Messa più antiquata che antica c’è il 65enne cardinale arcivescovo di Colombo in Sri Lanka, Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don. Nella sua diocesi, il porporato che ha ricevuto la berretta rossa da Benedetto XVI nel 2010, è un acceso difensore degli abusi liturgici. La sua visione in materia è in piena armonia con il pensiero e gli scritti di Benedetto XVI, che al tema della liturgia ha dedicato il primo tomo della sua opera omnia. Ranjith, allontanato dalla Curia romana dopo nemmeno tre anni trascorsi come segretario aggiunto di Propaganda Fide, all’epoca guidata dal “Papa rosso” Crescenzio Sepe, fu richiamato a Roma da Benedetto XVI, pochi mesi dopo la sua elezione al pontificato, come segretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Il record degli abiti cardinalizi rispolverati dai musei lo detiene, però, lo statunitense Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della segnatura apostolica. Tutt’altro che allineato ai dieci tecnologici confratelli elettori d’Oltreoceano, le sue foto con chilometrici strascichi di seta rossa moiré sono le più gettonate dai cardinali elettori.

Responsabili e membri dei movimenti laicali e delle congregazioni religiose sono ansiosi di conoscere il volto del nuovo Papa per capire se la loro influenza all’interno dei Sacri Palazzi diminuirà o aumenterà dopo la fumata bianca. Dopo l’idillio perfetto con Giovanni Paolo II, la Comunità di sant’Egidio con il suo fondatore Andrea Riccardi, ministro del governo tecnico di Mario Monti, si prepara ad affrontare una nuova doccia fredda. Con Benedetto XVI e le sue forti perplessità sui meeting interreligiosi organizzati annualmente dal 1987 dall’Onu di Trastevere, gli uomini di Riccardi e del presidente della comunità Marco Impagliazzo si preparano a fronteggiare l’elezione di un Pontefice che potrebbe arginare notevolmente il loro ruolo di mediazione tra confessioni assai diverse, spesso bypassando completamente le gerarchie vaticane incaricate del dialogo ecumenico e interreligioso.

Pregano fiduciosi dentro Comunione e Liberazione, invece. I “figli” di don Luigi Giussani, ben rappresentati sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, con l’elezione di Angelo Scola potrebbero essere il primo movimento nella storia della Chiesa ad avere un Papa. I neocatecumenali del pittore spagnolo Kiko Argüello con Benedetto XVI sono andati a nozze. Già prima della sua elezione, l’allora cardinale Ratzinger guardava con favore al loro impegno per la “missio ad gentes” e la nuova evangelizzazione, quest’ultima rivelatasi la chiave di lettura degli otto anni di pontificato di Benedetto XVI. Difficilmente con il nuovo Papa i seguaci di Kiko potranno replicare la stessa benedizione ottenuta dalla Santa Sede, ma sono quelli che hanno di meno da perdere. Nel 2008, infatti, con Ratzinger felicemente regnante, hanno ottenuto l’approvazione definitiva del loro statuto da parte del Pontificio Consiglio per i Laici e nel 2010, da parte dello stesso dicastero vaticano, il placet per il loro “Direttorio catechetico”. Il tutto, ovviamente, con benedizione papale.

I salesiani dalla fine del regno del “premier” di Ratzinger, Tarcisio Bertone, hanno solo da guadagnare. L’immagine del segretario di Stato di Sua Santità e il suo ruolo di potere, esercitato senza la nota raffinatezza diplomatica vaticana in particolare nelle nomine dei vescovi e nello Ior, ha annebbiato la congregazione religiosa fondata da san Giovanni Bosco. E mentre i cappuccini sperano che il papabile con il saio Seán Patrick O’Malley venga eletto nella Sistina e prenda il nome di Francesco I, in onore del santo fondatore del suo ordine religioso, i gesuiti sperano che con il nuovo Papa aumenti il loro peso nel collegio cardinalizio profondamente diminuito con la scomparsa del biblista ed ex Arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini. Del resto, come scriveva nel V secolo san Vincenzo di Lérins, “Dio alcuni Papi li dona, altri li tollera, altri ancora li infligge”.

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Nota di colore: ma di cosa hanno paura, visto che i Cardinali che entrano in conclave non stati nominati 48 da GP2 e 66 da B16? Ed i restanti da Paolo 6. E gli ultimi sono stati 23 tra cui il Cardinale (23) André VingtTrois. 23? 2/3 = 0.6666666.

Ma mi faccia il piacere.

Don Floriano Abrahamowicz: II domenica di Quaresima. Sui nemici interni della Chiesa

http://www.gloria.tv/media/404704/embed/true/controls/false&#8221

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Clero di Roma kaputt. I funerali mancati di Priebke e la morte della pietà cristiana

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Dare sepoltura ai morti è stato il dovere principe della civiltà cristiana, una delle grandiose opere di misericordia. Avere pietà per gli stranieri e gli esiliati, gli anziani, i malati, i carcerati, i perseguitati, questi erano i segni che contraddistinguevano il cristiano… Ma mai s’era visto un fuggi fuggi generale come questo per la morte di Priebke. Durante le grandi pestilenze del Medioevo, metà del clero è morto infettato per non rinunciare a compiere l’ufficio sacro e pietoso per eccellenza dell’assistenza ai moribondi. E assistiti i moribondi, andavano poi per strada a raccogliere i cadaveri abbandonati per dargli dignitosa sepoltura secondo il rito cattolico. Sono morti per fare tutto questo!

di Mastin Lutero

019 (2)*(nella foto principale, le 7 opere di Misericordia)

E il barista disse: “ma la Chiesa non dovrebbe perdonare tutti”?

Tornavo dal mercato delle pulci, sabato sera, carico di libri usati. Mi fermo al bar; mentre aspetto il caffè, noto che il mio barista resta immobile con la tazza sospesa nel vuoto. Il tg3 sta lanciando le notizie dell’edizione serale. La prima dice «Morte di Priebke, Roma, l’Argentina, la Germania rifiutano di prenderne in consegna la salma. Nessuna chiesa di Roma è disposta a concedergli le esequie».

A questo punto sapevo cosa m’aspettava. Il barista consegnandomi la tazzina mi guarda scandalizzato, lui miscredente e assolutamente indifferente al fatto religioso, sostanzialmente di sinistra, mi domanda: «Si può capire adesso dove lo portano il corpo di questo poveraccio? Poi, scusami, tu che sei cattolico: ma almeno la Chiesa non dovrebbe perdonare tutti? Se manco voi di chiesa avete più misericordia, chi ne avrà?». (, quelli pentiti almeno, penso dentro di me, e non la Chiesa ma Dio perdona)

E si aspettava ora da me una risposta, mi interpellava in quanto mini-opinion-leader interno alla Chiesa, e dovevo dargliela non c’erano santi, se ne fregava del mio periodico abbassamento di voce tale da rendere impercettibile ogni parola. «Sono ipocriti, ipocriti» sibilo con un soffio di voce scartavetrata e soffocata dalla raucedine, cercando di tagliar corto. «Tutto qui?», mi chiede severo. «Mi pare abbastanza, no?». «E tu praticamente scrivi per difendere semplicemente degli ipocriti?». Ah, ecco!, m’aspettavo pure questa…

Il discorso sarebbe lungo e complesso nella sua facilità demenziale…. e allora do libero sfogo alla vergogna che mi bolliva dentro, aggressiva, tanto da far impallidire l’indignazione di questo “semplice”, confuso da un atto vile da parte di quel che resta di ciò che fu la Chiesa di Roma. Di lui e di tutti gli astanti che a questo punto si aspettavano minimo il suicidio rituale del chiesastico che sarei io secondo loro. Li accontento tutti, per placare me stesso con un florilegio di epiteti sanguinosi ininterrotto, incalzante, crescente e senza prendere respiro. Bersagliando senza più misericordia questa nostra sempre più sventurata diocesi di Roma, dal vertice sino alla base. Tanto da lasciarli interdetti tutti quanti, e forse ammirati per questo gesto estremo di libertà e d’anarchia, pensano loro. Ma che è, purtroppo, io so, di estremo realismo.

Piaga purulenta e infetta nel corpo di Cristo

priebke«Hai ragione, tesoro, “ipocriti” è troppo. Troppo poco. Bisognerebbe onestamente dire ginnasio dell’ipocrisia, palestra dell’effeminatezza, ateneo della miscredenza, Babilonia rediviva, sentina di ogni vizio, terra di nessuno di ogni prostituzione secondo natura e contro natura e nonostante ciò lapidatrice di prostitute redente e pappona di quelle in attività, mercato coperto del carrierismo più scoperto, carnaio delle passioni più insane, latrina per lo sterco dei demoni più immondi, profanatrice dei sacri Misteri e consacratrice omertosa delle vergogne più indicibili, laticlavio di quelli né caldi né freddi né carne né pesce, clinica degli smidollati, ufficio di collocamento dei perdigiorno dei mangiapane-a-tradimento e dei senza vocazioni, gotha dei dottori della doppia morale (non fosse che hanno persino rinunciato a sbandierarne quella con qualche parvenza non dico di cristianità ma di decenza e a testa alta ormai portano in processione avanti e indietro la Porta di Sant’Anna la loro conclamata amoralità come fosse il Santissimo Sacramento). Piaga purulenta e infetta nel corpo di Cristo, humus perfetto per l’anticristo adveniente, e altare dell’abominio della desolazione che è la diocesi di Roma e il Vaticano tutto col suo cardinale vicario compreso e in testa».

E continuo sempre più ispirato:

«A tal punto è giunta la sua putrefazione morale, che ha osato persino negare la pietà ai morti sbarrando le porte delle chiese a un peccatore come tutti e per giunta deceduto in grazia di Dio, vecchio di cent’anni, figlio degenere quanto vogliamo ma figlio legittimo della Madre Chiesa, diventata, in nome della gloria del mondo e della pax infame con i giornali e l’antichiesa mediatica alla quale è asservita supina, Matrigna. E l’ha giudicato, condannato, messo al bando e lapidato mettendosi al posto di Dio. E dopo, non paga, ne ha dato alle fiamme la salma davanti alle pubbliche telecamere. Unicamente pro domo sua, olocausto alla viltà, in nome del quieto vivere, del gustarsi in santa pace assegni mensili non sudati, della digestione facile con l’ausilio dell’amaro Infernet Branca dell’indifferenza e dell’abdicazione al dovere sacramentale, con il lassativo morale della mancanza di ogni zelo apostolico che non guadagni facili (e false) laudi sui giornali nichilisti che al contrario loro in qualcosa ancora continuano a credere, foss’anche solo l’etica del lavoro onesto e del denaro guadagnato, e anche questo senso etico al clero romano manca.

«Persino sgozzare un bambino in un fonte battesimale sarebbe stato meno inviso a Dio che negare le pietas christiana a un morto, a chi ormai non è più di questo mondo. Finanche il poeta disse “Cessate d’uccidere i morti, Non gridate più, non gridate, Se li volete ancora udire, Se sperate di non perire. Hanno l’impercettibile sussurro, Non fanno più rumore

«”Quale madre darebbe al suo figlio affamato invece che un pezzo di pane uno scorpione?”, domanda Gesù. La risposta l’abbiamo sotto gli occhi tutti… W il Duce!… vafangul!!». FINE.

Questo ho detto. In una filippica degna d’un principe del foro d’altri tempi, ma sincera, e sentita, eminentemente cattolica, sacro furore nato dalla pietà cristiana. Davanti a questo mio oceanico pubblico di 5 persone. Silenzio intorno a me, mi guardano tutti attoniti, a bocca aperta e con occhio bovino, immobili. E ad un tratto erompono in un applauso generale. Che a dire il vero non ho ben capito se fosse tributato al mio aver “apostrofato con parole argute quella schifosa”, all’anticlericalismo epidermico dell’uomo medio da bar dello sport, oppure al mio andare in scena con un monologo teatrale. E deve essere così, se Maria detta “la Gobba”, ‘na vecchia, ‘n’amica, ‘na condomina m’ha detto “li mortacci tui aho, come parli bbene, nun ci ho capito un c… ma è stato bello: me pari er duce davero me pari: te dovrebbero adda fa’ sindeco de Roma!

Della misericordia non si parla: si vive

Samariteanul-milostiv[1]Qui si scherza ma c’è poco da scherzare. Io da quando ho cominciato a sentire da qualche mese a ‘sta parte questa tiritera sulla “misericordia” a prescindere, ‘sto “chi sono io per giudicare”, ho capito subito come sarebbe andata a finire… per via della solita eterogenesi dei fini. Perché ho vissuto anche troppo a lungo dentro la politica e dentro la Chiesa per non sapere come vanno a finire certe cose: sono uomo di mondo. Consapevole che, così come per la povertà, della “misericordia” non si parla, ma si vive; e solo dalla fede sorge l’una e l’altra cosa, la rinuncia al superfluo e la carità verso il prossimo, e non viceversa; sapevo che tutto questo pavoneggiarsi parolaio sui media di tali virtù elette non poteva che condurre a un incremento vistoso dell’ipocrisia piuttosto. Quando non di ladrocinio, viltà e persino crudeltà.

Sapete una cosa? Che, facendo bene i conti, è un bel vantaggio essere stato a lungo e fin non troppo tempo fa militante e attivista dell’ex Pci-Pds-Ds, infine del Pd. Puoi parlare liberamente di tutto, compreso difendere il sacrosanto diritto alle esequie di Priebke, senza destare sospetti di trascorsi “neri” o “bruni”, di simpatie filonaziste e di nostalgie fasciste. Non è la mia storia quella lì.

Da ex Pci-Pds-Ds vi parlo della doppia morale della sinistra

Il "Migliore"

Il “Migliore”

Semmai da questa mia posizione, stante i miei trascorsi giacobini, potrei domandare agli ex miei compagni… di strada: vi ricordate quando si parlava della “doppia morale”, una valida per il Partito e una per i nemici? Vi ricordate quando si diceva le “Foibe non devono esistere” e che i morti “non sono tutti uguali”? Anche se quei morti altro non erano che semplici italiani che per una disgrazia si erano trovati ad abitare (da sempre) nel posto sbagliato nel momenti sbagliato sotto il regime sbagliato, quello comunista e nazionalista jugoslavo. Per questo il nostro ex capo, Palmiro Togliatti– ipocritamente va da sé, con la ferocia che è propria delle teologie politiche – , aveva stabilito in segreto: “Quegli italiani vadano pure incontro alla loro sorte, e se qualcuno chiede di loro dite che erano nient’altro che fascisti: prima il Partito, la verità se serve al Partito”. E fu il genocidio di un intero popolo di italiani, non di un gruppo di romani fucilati per rappresaglia alle Ardeatine, no: una intera etnia, pulizia etnica programmata a tavolino ai danni degli italiani con l’avallo di altri italiani.

Le Ardeatine, via Rasella, ecco, l’ho detto! Già, perché dimenticavo che nell’ex Pci sapevamo fin troppo bene che il gruppo di velleitari rivoluzionari del pomeriggio che a Roma fecero quell’attentato ai tedeschi in via Rasella, con tutto che era in vigore la legge marziale tedesca, lo fecero non per fare un dispetto a Hitler e il resto fu un incidente, no: lo fecero scientemente per causare una rappresaglia di romani, un pugno di morti innocenti da poter poi sventolare, a nome del Partito, come un piccolo coro di martiri caduti per la “causa”, per il Partito, per le loro carriere, in pratica; anche se quei poveracci giustiziati alle Ardeatine nulla c’entravano con i sedicenti “partigiani”, e magari erano pure fascisti, e comunisti e socialisti non sarebbero diventati mai.

E il "Peggiore"

E il “Peggiore”

E cosa fecero quel giorno gli attentatori rossi, i capi comunisti e socialisti, dopo quella rappresaglia che avevano provocato? Piangevano? Avevano sensi di colpa? Si disperavano? Niente affatto: come hanno poi testimoniato taluni (vedi le memorie di Enzo Forcella), come noi ex comunisti sapevamo da sempre, se ne stettero tranquilli e sereni al sicuro nei conventi, dopo aver soddisfatti dichiarato “missione compiuta!”. E passarono la giornata a discutere allegramente di politica, fra un bicchiere di vino e una partita a scopa. E si chiesero anche se non era il caso di far saltare qualche altra bombetta contro i tedeschi di modo che ci fosse un’altra provvidenziale (strategicamente, per loro) rappresaglia.

Noi ex comunisti questo lo sapevamo da sempre, ma facevamo finta che no. E quelli sono gli stessi, come discendenti ideologici, che oggi scrivono sui giornali, quelli che avrebbero promosso una rappresaglia contro la Chiesa se avesse dato come Dio comandava legittime esequie e santa sepoltura a Priebke. Gli stessi che, altro che processarlo!, hanno continuato a votare e sostenere come “Il Migliore” quel Palmiro Togliatti che era il co-artefice del genocidio degli italiani di Istria. La doppia morale, appunto: una per il Partito, una per i nemici.

A Roma, dove Dio non è Trino ma Quatrino

ERICH-PRIEBKE-MORTO-770x513Perché i preti di Roma hanno osato questo atto non solo vile ma anticristiano? Credete a me: non gliene frega niente di Priebke, dei nazisti, le Fosse Ardeatine non sanno manco dove stanno di casa o cosa sono; non v’è alcun dubbio ideologico o teologico da parte loro. Sanno perfettamente che è un abuso quello che hanno perpetrato. Un abuso ordinato da quel vicario di Roma che questo clero si merita: il clero romano e il suo vicario, Vallini, sono due gemelli siamesi attaccati per le loro insignificanti personalità.

Semplicemente non vogliono noie: è per paura dei titoli sui giornali radical-chic, che ultimamente dettano la linea all’orbe cattolica, che hanno fatto questo gesto disgustoso, comandato dal Vicariato medesimo. Uuuh quanti preti “coraggio”, “alternativi”, “fuori dal coro”, “controcorrente”, ossia debosciati, ci stanno a Roma. Non si contano: sono più quelli “controcorrente” che quelli sdraiati sulla linea… Sulla linea dell’ortodossia, s’intende; perché quanto a quelli “controcorrente” si vuol significare semmai perfettamente allineati e anzi sdraiati sulla linea che detta il pensiero unico dominante del momento. Hai voglia quante ce ne stanno di quelle femmine fatali che riempiono i conventi e di quei bambolotti guerriglieri che sparano luoghi comuni “controcorrente” dai pulpiti come in una guerra da play station al destino cinico e baro. Dei conformisti sazi e indifferenti, praticamente: che hanno appiccicato sulla fronte il ritaglio di titolo di giornale che li etichetta come “prete coraggio”. Il coraggio di attaccare l’asino laddove vuole il padrone. Che per loro, va da sé, non è quasi mai Cristo ma semmai Giuda, che a Cristo l’ha venduto. Ma è storia vecchia qui a Roma (e ovunque): come diceva Pasquino, “a Roma Dio non è Trino ma Quatrino”.

554620_164999253660483_1157268527_n (1)Le stesse femmine fatali e gli stessi bambolotti guerriglieri che dai catafalchi e dai pulpiti funebri delle chiese romane, negli ultimi mesi, hanno fatto salire e scendere eretici, apostati, abortisti oltranzisti, maniaci dell’eutanasia, pornodivi, pornocrati, Siffredi e Cicciolina a tenere un sermone sullo sdoganamento delle pornografia “lavoro onesto come tanti” e tutto questo al funerale di uno sfruttatore di prostituzione slava come Schicchi fatto passare per “artista dell’eros” invece che come magnaccia del meretricio filmato. Persino si è fatto il funerale “cattolico”, qualche anno fa, a un noto ex presidente del consiglio non solo massone, ma anche non credente (e senza che lo avesse richiesto). Funerale voluto e officiato da un cardinale che pure le pietre sanno essere esponente esso stesso della Loggia, oltre che in fama di miscredenza. Cosa non farebbero i preti per potersi esibire in un show liturgico allo scrosciare del battimani ritmati, sotto l’occhio entusiastico del teleobiettivo, e il tutto in omaggio al “caro estinto che vivrà sempre nei nostri cuori” che se gli va bene è seduta stante canonizzato anche a trattarsi di un pezzo di demonio militante. Ancora una volta sfilando l’anima del morto dalle mani di Dio, e a Dio sostituendosi nel giudicarlo: per assolverlo o per condannarlo.

Pietà l’è morta. E neppure la carità sta troppo bene

09-04 carpaccio schiavoni funerale s. gerolamoDare sepoltura ai morti è stato il dovere principe della civiltà cristiana, una delle grandiose opere di misericordia. Avere pietà per gli stranieri e gli esiliati, gli anziani, i malati, i carcerati, i perseguitati, questi erano i segni che contraddistinguevano il cristiano.

“Non giudicare” ne è stato sempre il pilastro, sul quale tutto il castello della charitas e della pietas cristiane si è retto, l’imperativo più perentorio che Dio medesimo ha pronunciato e ripetuto nel Vecchio e nel Nuovo Testamento. Ma soprattutto qui si ravvisa la pratica che era più odiosa e invisa a Gesù, reiteratamente causa di scandalo e di indignazione ai suoi occhi, di ira e denuncia Sua in quasi ogni pagina del Vangelo: l’ipocrisia.

E bene o male almeno a questi imperativi morali il clero si è sempre attenuto… oddio… metà è spesso scappato, certo, se uno il coraggio non ce l’ha non può darselo, ma l’altra metà è rimasta a ottemperare ai sacri uffici. Obtorto collo, costasse quel che costasse, anche la vita: valeva bene una messa! Ma mai s’era visto un fuggi fuggi generale come questo per la morte di Priebke. Durante le grandi pestilenze del Medioevo e poi anche dell’età moderna, metà del clero è morta infettata per non rinunciare a compiere l’ufficio sacro e pietoso per eccellenza dell’assistenza ai moribondi, per non essere spergiuri dinanzi alla promessa solenne dell’imitazione di Cristo, “sino all’effusione del sangue”. E assistiti i moribondi, andavano poi per strada a raccogliere i cadaveri abbandonati per dargli dignitosa sepoltura secondo il rito cattolico. Sono morti per fare tutto questo!

Questa manica di mantenuti invece, di satrapi, di eunuchi, di vigliacchi, masnada di ignavi che compongono il clero di questa svergognata diocesi Vaticano compreso, costoro si sono cagati addosso dinanzi a un eventuale titolo di giornale ipocrita almeno quanto loro. Si sono arresi senza combattere, supinamente, faccia a terra davanti al nuovo e sempiterno sinedrio del mondo. Prostitute!

Sono un sacrilegio vivente verso l’Ordine, profanano il Sacramento semplicemente respirando e continuando a vivere benché siano già morti, dinanzi agli uomini e a Dio. Perché hanno ucciso la pietà.

Quella “misericordia” dipendente dall’applauso

Francesco_Saverio_Altamura_-_I_funerali_di_BuondelmonteDi “misericordia” parla il papa, ma evidentemente solo quella che si consuma sotto le telecamere, quella verso le categorie intoccabili, le vestali del politicamente corretto; quella che genera gli applausi dei giornali nichilisti e il placet di Scalfari. Quella, cioè, che viene sovente confusa con la condiscendenza. Dov’è la misericordia in questo caso?

Eppure il papa non può non conoscere questo caso, tanto più che Priebke prima di essere mandato in Italia ha vissuto in Argentina. Allora perché sta permettendo nella sua diocesi questo scandalo? Di cosa ha paura? Dei giornali che oggi lo esaltano e domattina potrebbero titolare “crucefige”? E dunque? È successo a un altro prima di lui, e a tanti altri dopo, così devono andare le cose, dovrebbero almeno: chi ha per compagna la gloria del mondo, ha sposato le sua carceriera.

La misericordia è il coraggio di andare contro tutto per una cosa giusta, per un’opera di giustizia. La misericordia è andare incontro non a chi ha la solidarietà del mondo ma a chi ne è rifiutato dal mondo come “untori”, ai reietti, ai reduci di cause infami, ai capri espiatori e perciò ai soli, a chi ti compromette solo porgendogli la mano. La misericordia e la carità che non comportano un sacrificio, alcun rischio sono una truffa, ipocrisia, è smania di gloria. O forse non è proprio niente. “A voi vi dico: avete già ricevuto la vostra ricompensa” sta scritto.

Gustave Courbet - Burial at OrnansIl papa non può ignorare che Priebke ha molte colpe, ma è incolpevole almeno delle infamie più turpi che gli hanno gettato addosso come pietre sulla Prostituta; sa che tutto questo odio e smania di vendetta non possono avere come radice la giustizia cristiana e la verità; sa che spesso sono accuse sanguinose senza uno straccio di prova, lanciate magari dagli stessi che un minuto prima hanno definito Pio XII complice di Hitler; non solo: è vissuto infine cristianamente, ed è morto persino santamente.

Dirà Priebke in una intervista: «Io non avevo mai ucciso prima di quel giorno e non l’ho grazie a Dio, mai più dovuto fare. L’essere la guerra fatta di massacri e di morte, non può alleviare il dramma di chi ha una coscienza e deve sopprimere una vita. Probabilmente le generazioni attuali, quelle che non hanno fatto la guerra non possono capire. Noi abbiamo dovuto sparare alle Ardeatine; non lo abbiamo fatto per un sentimento di odio. L’abbiamo dovuto fare in seguito ad un ordine irrifiutabile venuto direttamente da Hitler».

A don Ariel Levi di Gualdo, all’epoca ancora studioso laico, che era andato nel 2005 a intervistarlo per scrivere il suo libro “Erbe amare-Il secolo del sionismo”, intrattenendosi con lui due ore, Priebke, che Ariel definì “un uomo consapevole, pentito e vissuto”, si era detto: «… zurückgezogen von der Welt, in meine Erinnerungen und meine Gefühle von Schuld, mit der Hoffnung auf Gottes Barmherzigkeit (ritirato dal mondo, nei miei ricordi e nei miei sensi di colpa, con la speranza della misericordia di Dio)».

La misericordia di Dio forse l’ha ottenuta. I suoi preti e cardinali gliel’hanno negata: per viltà. Proprio come quel Pietro che nella notte del tradimento nega per tre volte di conoscere il Condannato.

Un sacrilegio che non potrà che ricadere sulle loro teste come una maledizione divina finché una vergogna centuplicata in potenza e scandalo non soffi sulla loro carne tremula e li disperda tutti. “Ecco, avete seminato vento: ora raccoglierete tempesta”.

Quanto a Priebke, preghiamo per lui, senza giudicarlo. Perché è stato già giudicato da un tribunale inappellabile e giusto. Che guardacaso non è di questa terra ma dell’altra. Riposa in pace, fratello in Cristo.

Un post scriptum doveroso

Tutto questo forse era un incubo; certamente era la parte destruens. Ma siccome siamo ottimisti, e sappiamo che a pensar male si fa peccato (e quasi sempre ci si azzecca), dovremmo avere anche l’onestà di valutare una eventuale parte costruens, immaginando di essere in un sogno invece.

Che magari si è semplicemente voluto dire di non voler concedere i funerali a Priebke per non generare scandalo e schiamazzi, magari disordini, ma in realtà, in forma privata, o forse anche segreta gli sono stati tributati? Che non fosse questione di “viltà” ma di realismo, magari prudenza? Ma non è scandalo anche far passare la notizia che “tutte le chiese di Roma rifiutano i funerali?”. Va anche detto che il funerale di per sé non è un sacramento, non è assolutamente necessario alla salute dell’anima del defunto, è un di più: necessario, obbligatorio è invece concedere i sacramenti degli infermi a un moribondo che ne faccia richiesta. Ma almeno questi, ci pare, gli sono stati regolarmente dati. E in fondo è quel che conta.

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Senza scomodare Sofocle e l’Antigone, monumento della pietà umana nel dissidio tra le leggi scritte e quelle non scritte, basta rifarsi al codice di diritto canonico che al can. 1184 stabilisce a chi negare le esequie cattoliche. Tra eretici e scismatici, vi sono menzionati ” gli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli”. Ebbene è manifesto che Priebke non può essere annoverato tra quest’ultimi e che lo scandalo lo consuma il Vicariato di Roma negando lo stesso diritto canonico in materie non derogabili. Prudenza umana? Direi spirito di piaggeria rispetto a posizioni politiche ed ideologiche chiaramente nutrite del politicamente corretto, di fronte alle quali la stessa dichiarazione del Rabbino capo di Roma appare ispirata a buon senso nel distinguere tra cerimonia religiosa (dovuta) e manifestazioni politiche collaterali (da evitare). In ogni caso, Vallini farebbe bene a ricordare il passo del canone romano in memoria dei defunti , “quorum Tibi nota devotio”, di cui Tu solo conosci la fede: vale per tutti, ma oggi specialmente per Priebke e dinanzi alla maestà della morte la Chiesa farebbe bene ad esercitare il vero ministero della carità. Miserando atque eligendo, per l’appunto!