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Antonio Coroniti

antoniocoroniti@libero.it

Vi spiego perché la Sede Apostolica è vacante e noi siamo alla fine della storia

(In corso di pubblicazione su www.escogitur.it , giornale on line)

Dottore in Economia, con una tesi in sociologia della religione, studioso di problemi sociologici e teologici, nella qualità di Segretario del Consiglio Pastorale Diocesano, sono stato per anni stretto collaboratore del Vescovo di Pozzuoli, che governa la Napoli Flegrea; il quale, come me, non riusciva a capire come e perché la società e la stessa Chiesa sembravano avessero imboccato una china che appariva inarrestabile!

Solo quindici anni dopo, a partire dal 2005 e dopo un intenso periodo di studio, ho progressivamente trovato la risposta a quell’interrogativo, scoprendo una verità terribile, che spiega alla perfezione perché l’Occidente è sprofondato nel disordine e nella violenza, nella perversione più sfacciata e, in breve, nella rovina più grande mai registrata in epoca cristiana.

Per un effetto di “trascinamento”, poi, ch’è tipico delle culture dominanti, pur se giunte alla resa dei conti, l’intera umanità va incontro alla stessa rovina; cosa che il mondo islamico ha ben compreso da tempo: perciò cerca di scongiurarlo in tutti i modi possibili.

Preciso subito, al riguardo che: a) il problema è estremamente serio; b) riguarda indistintamente tutti; c) la soluzione fornita permette di risolverlo; d) chi legge il presente scritto è perfettamente in grado di adottare tale soluzione.

Perché si possa bene intendere questa Verità è, però, necessaria una importante premessa.

Quella che espongo è una scoperta socio-religiosa di estrema attualità ed importanza, per la cui comprensione non occorre affatto una grande fede o una grande cultura. La fede occorre solo per apprezzare fino in fondo la drammaticità della scoperta.

Perfino un non credente, il quale assimila la Chiesa ad  una qualsiasi realtà sociologica, dovrebbe essere interessato a conoscere le cose come veramente stanno. Per accertare se, giudicata secondo i suoi stessi dogmi, la “Chiesa” di oggi è davvero in  continuità con quella di sempre, oppure non abbia consumato una rottura insanabile con essa.  Facendo, però, credere, il contrario, per mascherare la propria apostasia, e beneficiare di rendite di posizione non più dovute, per falsa testimonianza e violazione della fede pubblica!

In estrema sintesi, la Verità scoperta è la seguente.

Nella Chiesa Cattolica vige il principio assoluto, da sempre ritenuto tale, ma poi anche formalmente dichiarato dal concilio Vaticano I (Cost. Pastor Aeternus – 18.7.1870), che il Magistero precedente espresso in forma infallibile vincola in modo definitivo quello successivo.

I Papi fino a Pio XII, di fronte all’incalzare del protestantesimo, prima, e del modernismo anticristiano, poi, hanno “sigillato” la fede cattolica con quel tipo di Magistero, per ancorarlo saldamente alla Tradizione (al vertice Quanta Cura e Sillabo degli errori condannati).

Nonostante questa “blindatura”, i papi del concilio Vaticano II e successivi hanno forzato quei “sigilli”, dilapidando il deposito della fede con micidiali eresie, delegittimando i loro predecessori, incorrendo nelle loro scomuniche, producendo frutti di morte, e facendo così piombare la Chiesa e il mondo intero nelle tenebre più fitte.

Le eresie proclamate e indotte dal Vaticano II, si possono riassumere: nella pubblica libertà religiosa, quale diritto biblicamente fondato che gli Stati devono riconoscer per legge, assolutamente contraria al Vangelo ed al magistero infallibile della Chiesa, che ha aperto la strada all’indifferentismo religioso ed al conseguente relativismo etico; nel falso ecumenismo, che estende agli eretici la via della salvezza; nel falso dialogo interreligioso, che intende partire da supposti quanto insignificanti elementi comuni che, escludendo Gesù Cristo, scadono nell’apostasia; nel rifiuto dell’ammonizione fraterna quale azione evangelica medicinale tesa alla salvezza delle anime, che conduce all’idolatria dell’uomo; nella separazione di Cesare da Dio, e nella conseguente accettazione di uno Stato laico indifferente verso le diverse religioni, tutte considerate aventi la stessa dignità; nello stravolgimento del rito della Santa Messa, in direzione dell’eresia protestante, e in palese violazione delle norme del magistero infallibile poste a salvaguardia del rito; nella negazione sostanziale dell’Inferno, quale logica finale conseguenza del relativismo introdotto, che lo rende del tutto incompatibile con la nuova concezione dell’uomo e del mondo (!).

E siccome Gesù Cristo ha promesso l’assistenza divina ai successori di Pietro, che preserva in modo assoluto dall’errore in materia di fede e di morale, ne viene che i pontefici dal Vaticano II in poi, che hanno mortalmente contraddetto i loro predecessori in tale materia – cosa mai avvenuta nella storia della Chiesa! –, non sono veri papi, ma impostori e anticristi.

Il Papa Paolo IV, nella solenne Bolla “Cum ex apostolatus officio” del 1559, avverte infatti che solo un falso pontefice dice eresie, che la sua elezione è radicalmente nulla, e che tale falso pontefice, ritenuto vero pontefice, è proprio quell’”abominio della desolazione” di cui parla Gesù (Mt. 24, 15) alla fine della storia, che conduce le anime all’eterna dannazione.

Si sono così spalancate le porte degli ultimi tempi, quando tutto è sempre più iniquità che dilaga, che raffredda la carità di molti (Mt. 24, 12), aumentando, per questa via, l’iniquità, e che contrassegna l’apostasia generale predetta nella Scrittura; dove san Paolo, con parole terribili, dice che si perdono quanti non hanno avuto amore per la Verità che salva, perché Dio manda ad essi un influsso di errore, affinché siano tutti condannati (II TS 2,1-12) !

Le apparizioni mariane a La Salette, nel 1846, e a Fatima, nel 1917, dichiarate autentiche dall’autorità della Chiesa, nel mentre descrivono, con linguaggio profetico, tutto quanto finora avvenuto e sopra descritto, anticipano il modo in cui i figli veri della Chiesa, “Apostoli degli ultimi tempi”, andranno incontro al Signore, nella sua Parusia, ormai alle porte.

Tutto ciò sinteticamente premesso, analizziamo con ordine i fatti, partendo dall’inizio.

Quando Gesù Cristo venne disse tre cose importantissime, e cioè: “Io sono la Verità”, perché sono l’autore e il principio di ogni cosa;Chi crederà in me sarà salvo”, e quindi andrà in Paradiso; Chi non crederà sarà condannato”, e cioè si perderà nei tormenti eterni dell’Inferno.

La Verità è dunque il Bene assoluto per l’uomo, la sua salvezza, la sua definitiva felicità.

Dopo la sua morte e la sua Resurrezione, e prima di salire al Cielo, Cristo fondò la Chiesa, che è la comunità dei credenti in Lui, e vi mise a capo san Pietro, il capo degli Apostoli, che nominò Suo vicario in terra, al quale dette poteri molto ampi di governo.

Col tempo, i successori di san Pietro furono chiamati Papi. Essi hanno le chiavi del Paradiso, che li abilita a stabilire cosa è bene e cosa è male secondo il Vangelo, e qual è la vera fede da credersi nella Chiesa. Nello svolgimento di questa loro altissima funzione godono dell’assistenza divina, che li rende “infallibili” quando stabiliscono solennemente le cose da credersi. Ciò significa che quanto hanno stabilito e “definito”, non potrà essere mai più modificato dai loro successori.

L’attività dei Papi, perciò, non è del tutto libera, dovendosi esercitare nel rispetto della fede ricevuta dagli Apostoli, come riportata anche nella Sacra Scrittura, e di quanto “infallibilmente definito” dai loro predecessori.

Fede degli Apostoli e Insegnamento Infallibile costituiscono la Tradizione della Chiesa, che ne costituisce la “Magna Carta”: senza il rispetto rigoroso di questa Tradizione, i cristiani finiscono per deviare dalla fede degli Apostoli, precipitando nell’eresia.

Va detto subito, al riguardo, che l’elemento più decisivo per sapere dove sta la Verità tra le diverse denominazioni dei cristiani è quello di osservare che, dopo ben 1054 anni, gli Ortodossi, che fino a quel momento avevano creduto che Cristo avesse costituito la Chiesa sulla figura indiscussa di san Pietro e i suoi successori, si separarono dal Papa, e si costituirono in una falsa chiesa autonoma senza un vero capo (il Patriarca di Costantinopoli, infatti, ha solo un primato di onore!), dove ognuno governa per fatti suoi. Solo questo fatto, guardato con gli occhi di amore vero per Cristo e per gli Apostoli, che nulla facevano senza il permesso di san Pietro, solo questo fatto – dicevo – dovrebbe bastare per capire che non sta in essi la Verità!

I Protestanti, poi, fecero di molto peggio, perché, dopo ben 1517 anni, misero in discussione l’intera dottrina della fede, creandosi una falsa fede e una falsa chiesa su misura, che più nulla aveva di quella di Cristo e degli Apostoli. E questo è talmente vero che proprio dalle nazioni governate dai Protestanti, dove imperversa l’idolatria della libertà, sono venute tutte le perversioni morali, che hanno precipitato il mondo intero nella dissoluzione sociale e nell’ateismo (!).

Chiusa questa parentesi, chiediamoci allora, secondo la Chiesa Cattolica,  se è possibile che un Papa affermi deliberatamente e ostinatamente eresie. La risposta è certamente no. Perché sul Papa è stata promessa una specialissima assistenza divina, in materia di fede e di morale.

Ma l’eresia è un dato di fatto, che qualunque mortale dotato di normali facoltà intellettive può facilmente verificare. Ne deriva strettamente che un Papa che affermi ostinatamente eresie, e cioè dottrine condannate da Gesù stesso nel Vangelo o dai Papi suoi predecessori, non è un vero Papa, ma un impostore.

In duemila anni di storia, nella Chiesa se ne sono viste di tutti i colori. Essa ha subìto scismi, eresie, e molti uomini di Chiesa, non escluso qualche Papa, si sono comportati in modo davvero esecrabile. Mai, però, era accaduto nella storia che un Papa avesse contraddetto quanto chiaramente affermato da Gesù nel Vangelo o solennemente definito da un suo predecessore!

E questo fino al Papa Pio XII compreso. Perché con l’avvento al pontificato di Giovanni XXIII, che ha indetto il concilio Vaticano II, sono state, invece, affermate una serie di micidiali eresie, che hanno determinato una rottura evidente e insanabile con la vera fede della Chiesa, come professata per ben duemila anni.

Quelle eresie sono state affermate con doppiezza e in modo subdolo, per non dare nell’occhio, e dopo aver rinnovato fedeltà a quella sacra Scrittura e a quella Tradizione della Chiesa che sono state, invece, sfacciatamente tradite; insieme ai due concili dogmatici di Trento e del Vaticano I, la cui validità è stata falsamente confermata!

Questa doppiezza ha fatto sì che, ai tempi del concilio, e molto di più oggi, a distanza di tanti anni, ben pochi hanno capito quello che davvero è avvenuto nella storia, pur registrando, i più attenti, di giorno in giorno, un inspiegabile deterioramento umano e sociale.

Priva, infatti, della Luce di Cristo/Verità, l’intera umanità è teologicamente piombata nelle tenebre di una serie di maledizioni, espresse da Dio stesso per mezzo dei Suoi augusti e veri vicari in terra. Le conseguenze sociologiche, poi,  sono state devastanti!

Ma in che modo le eresie hanno stravolto la fede della Chiesa e corrotto le menti e i costumi? Vediamolo in sintesi, partendo dalla più dirompente e falsificante, all’origine di tutte le altre, la “libertà religiosa”, che, per non appesantire questa breve esposizione, riporto più estesamente in appendice.

1. Il Concilio Vaticano II sostiene che la libertà di professare qualunque religione è un diritto che si trova nella Bibbia, e che va perciò affermato nelle leggi degli Stati.

Prima di ogni altra cosa, ricordo che Gesù Cristo, come si legge nel Vangelo di san Marco, e come tutti sanno, ha detto testualmente: “Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; ma chi non crederà sarà condannato” (San Marco 16, 16); parole che escludono categoricamente la libertà di aderire a religioni diverse da quella cristiana!

E’ una falsa libertà, infatti, quella che ti conduce all’Inferno, se la pratichi, aderendo ad altre religioni. Eppure il Vaticano II l’ha riconosciuta, ingannando così tutti!

Mentre l’insegnamento della Chiesa, espresso in forma infallibile, nella lettera enciclica “Quanta Cura” del Papa Pio IX e nel Concilio Vaticano I, aveva definitivamente condannato questa “malvagia opinione”, e molte altre simili, scomunicando chi l’afferma, perché solo la Verità merita tutela, e questa Verità si rinviene unicamente nella Chiesa Cattolica (amplius in appendice).

2. La prima logica conseguenza di questa affermata “libertà religiosa” è la radicale demolizione del concetto di Verità assoluta di fede e morale, a cui prestare obbedienza!

Ecco perché è diventata priva di significato la categoria degli eretici (protestanti, ortodossi), i quali hanno arrecato gravi danni alla Chiesa e al mondo con le loro false dottrine.

Gli ortodossi, che non riconoscono l’autorità del Papa, sono stati anzi riconosciuti “vera chiesa” locale; mentre Giovanni Paolo II ha incredibilmente affermato che gli eretici protestanti, fatti a pezzi dal Concilio di Trento, non hanno più bisogno di conversione, appartenendo essi, semplicemente, ad una diversa e arricchente tradizione ecclesiale” (a Paderborn in Germania, per esempio, nell’incontro coi protestanti del 22 giugno1996 )!

 

Così dicendo, però, è incorso in un’altra scomunica del Papa Pio IX, che condanna l’eresia: “Il protestantesimo non è altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella quale egualmente che nella Chiesa cattolica si può piacere a Dio” (Sillabo XVIII).

Nella Messa del Venerdì Santo, poi, non si prega più perché gli Ebrei si convertano e, così, si salvino, come reclama Cristo nel Vangelo allorché dice che Gerusalemme sarà lasciata deserta” (Mt 23, 37-39); ma semplicemente perché “possano progredire nell’amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza, così che possano giungere alla “pienezza” (!) della redenzione”.

Ma tutto ciò rappresenta la negazione della “dottrina della sostituzione” della Chiesa alla Sinagoga, su cui fonda l’esistenza stessa della Chiesa, quale resto d’Israele e nuovo Israele!

3. Per compiacere i Riformati, poi, è stato stravolto il rito della Santa Messa, come ebbero a denunciare i cardinali Ottaviani e Bacci a Paolo VI nel 1969, in modo da avvicinarlo alla “cena” dei protestanti, che non riconoscono la figura del Prete, come istituita da Gesù e dagli Apostoli, e non credono alla presenza reale di Gesù Cristo nella specie eucaristiche.

Tutti coloro che la celebrano e la praticano incorrono nella scomunica del Papa san Pio V, che, per sfuggire ad ogni possibilità di futura eresia, aveva reso immodificabile il Messale Romano, da valere in perpetuo, con le terribili  parole che seguono:

Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento …. Che se qualcuno avrà l’audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo (Bolla Quo primum , del 14 luglio 1570). Parole che costituiscono una scomunica per tutti i trasgressori.

4. Alcuni falsi papi del dopo falso concilio (Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) hanno poi in varie occasioni direttamente ingiuriato Dio.

Per esempio, quando Lo hanno rimproverato di non aver salvato Aldo Moro dalle Brigate Rosse (Paolo VI, durante le esequie di Moro); e quando non avrebbe salvato gli Ebrei dallo sterminio (Benedetto XVI ad Auschwitz). In questo modo hanno dato sacrilegamente ad intendere al mondo intero che Dio non è poi così buono e giusto, se il Papa in persona Ne critica l’operato (!).

O quando si sono vergognati degli Apostoli, dei Padri della Chiesa, e, in ultima analisi, di Dio stesso, per la loro mancanza di carità verso gli … Ebrei (così il cappuccino apostata Cantalamessa davanti a Giovanni Paolo II, che non lo smentisce pubblicamente, in occasione del venerdì santo 1998); e ancora, trasformando il Purgatorio da luogo di pena a … Paradiso incompleto (dove una marginale espiazione è ampiamente compensata da una intravista e beatifica visione di Dio).

E ancor più quando hanno negato ostinatamente e nei fatti l’Inferno, che, nel più stridente contrasto teologico mai osato, esiste ma è … vuoto, essendone stato tratto fuori (da Giovanni Paolo II, nell’udienza pontificia del 28 luglio 1999, e da Benedetto XVI, nell’udienza del 18.10.06) perfino Giuda – “il figlio della perdizione” (Gv 17,12) –, che la Tradizione della Chiesa ritiene sia di sicuro dentro, per unanime indicazione evangelica!

Queste le principali eresie professate a partire dal Vaticano II in poi. E siccome Cristo preserva i Papi in modo assoluto dall’errore in materia di fede e di morale, ne viene che i pontefici dal Vaticano II in poi, che hanno mortalmente contraddetto i loro predecessori in tale materia – cosa mai avvenuta prima nella Chiesa! –, non sono veri papi.

Ed infatti il Papa Paolo IV, in un solenne documento emesso per prevenire e reprimere l’eresia nella Chiesa (Bolla “Cum ex Apostolatus Officio”), contenente insegnamento infallibile e, dunque, immutabile, avverte che solo un falso pontefice può dire eresie, che la sua elezione è radicalmente nulla, e che tale falso pontefice, ritenuto vero pontefice, è proprio quell’abominio della desolazione che sta nel luogo santo” di cui parla Gesù alla fine della Storia (san Matteo  24, 15), e che  va pertanto allontanato anche con l’uso della forza.

Mentre da un’attenta lettura della Bolla “Execrabilis” del Papa Pio II si deduce che qualunque concilio della storia venga convocato per ribaltare la Tradizione della chiesa è assolutamente nullo. Il Vaticano II, che ha  ribaltato questa Tradizione è dunque nullo!

Si sono così spalancate le porte degli ultimi tempi, che passano per una impostura religiosa e per un’apostasia generale (II Ts.), entrambe sicuramente in atto.

Tra i segni dell’impostura ricordiamo quello molto forte di Giovanni XXIII che ha assunto il nome di un antipapa (!). Mentre il catechismo della falsa chiesa cattolica parla della fine dei tempi in un modo che rispecchia fedelmente quello che essa ha prodotto ed a cui si va incontro:

Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti… il mistero dell’iniquità si svelerà sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’anticristo“.

Passo che il sito internet Comunità Cattolica “Cristo Maestro”, della diocesi di Agrigento, spiega così:

Il Giuda che consegnerà la Chiesa ai suoi aguzzini sarà lo spirito dell’anticristo, che provocherà una generalizzata apostasia, a causa della quale il cristianesimo resterà in piedi solo nelle sue forme esterne, rimanendo svuotato della sua forza rinnovatrice, e sarà proprio questa quell’impostura religiosa di cui si fa cenno al n. 676 del CCC e quell’abominio della desolazione annunciato … da Gesù”.

Spiegazione che corrisponde esattamente agli avvenimenti in corso!

Tutte queste eresie ed altre minori sono state da me illustrate e documentate in una mia imponente lettera/dossier del 9 ottobre 2008, di ben 70 fitte pagine (integralmente pubblicata in questo sito, sub “Abominio della Desolazione nel Luogo Santo)), inviata, a mezzo raccomandata A.R., a Benedetto XVI ed ai più importanti cardinali e vescovi italiani. I quali, avendo ben compreso il valore della mia denuncia, ben lungi dal contraddirmi, non hanno trovato di meglio che nascondersi dietro un rigoroso silenzio, per non amplificare lo scandalo.

 

Tra gli effetti immediati e duraturi del concilio Vaticano II si rinvennero: svuotamento dei seminari; “abbandono” di preti e suore; mondanizzazione dei preti; paganesimo trionfante.

La libertà di coscienza e religiosa, sostenuta nel più completo disprezzo dell’intera storia e tradizione della Chiesa, ha condotto alla più sfrenata idolatria della libertà.

Essa, infatti, convinse gli Stati che non esiste un’unica vera religione, depositaria esclusiva della Verità morale e di fede, e, per questa via, li indusse a paganizzare i loro ordinamenti, legalizzando tutte le istanze contrarie al vero bene comune (attacco generalizzato alla famiglia e conseguente progressivo sfascio sociale, con la banalizzazione del sesso e dei ruoli, l’assoluta parità marito-moglie, del tutto contraria alla Tradizione della Chiesa e alla stessa Scrittura, il divorzio, l’aborto, il libero amore con la legittimazione delle convivenze di fatto e perfino omosessuali; la pornografia, l’eutanasia, il nudismo, l’immoralità pubblica dilagante ovunque).

Un falso e idolatrico amore per l’uomo, svincolato dalla imprescindibile collocazione al primo posto dell’amore per Dio/Verità, e, sociologicamente parlando, dell’amore per il vero bene comune,  ha indotto un  dissennato clima di perdonismo automatico, radicalmente contrario al Vangelo, che impone invece il pentimento prima del perdono (san Luca 17, 3-4), clima potentemente favorito dalla negazione ostinata dell’Inferno, che ha trasformato l’intera società in una vera e propria associazione per delinquere!

Nella stessa comunità ecclesiale si sono sviluppati effetti devastanti, quali: la corruzione del clero cattolico (preti e religiosi in forte crisi d’identità, che tutto fanno tranne che i preti e i religiosi, e che scandalizzano con gravi peccati sessuali, quali omosessualità e pedomania: la falsa chiesa americana ha dovuto rimettere un patrimonio in risarcimenti per tacitare le vittime dei falsi preti pedomani; e lo scandalo si sta estendendo in tutto il mondo, perché si tratta di falsi preti!

 

Questi fatti gravissimi seguiti al Concilio sono prova eloquente che le dottrine insegnate dal Vaticano II sono eretiche, in virtù del principio evangelico “Tale l’albero, così i frutti” (Mt 7).

 

Quanto sopra esposto trova singolare conferma nelle profezie dell’Apocalisse, che fanno rizzare i capelli sulla testa!

Nel testo giovanneo, tra l’altro, si parla di una triade del male, composta da:

un  “Drago”, che simboleggia Satana;

da una “Bestia”, che simboleggia l’odierno Stato ateo, e, in ultima analisi, l’uomo stesso che rifiuta il Cristo e si fa Dio, essendo lo Stato null’altro che la comunità organizzata degli uomini;

da una “Altra Bestia”, chiamata anche “Falso Profeta”, che costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia (uomo, stato ateo).

A questa triade viene poi associata Babilonia la grande.

Babilonia è il simbolo della più sfrenata idolatria, della prostituzione per eccellenza (unione nel male = porneia), personificata in una donna, sulla cui fronte è scritto: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra”.

Contro questa prostituta si scaglia l’ira di Dio, che riempie più di una pagina dell’Apocalisse.

Per quanto illustrato nel quarto allegato alla mia lettera/dossier a Benedetto XVI & Co sopra richiamata, si può allora affermare che la falsa chiesa eretica uscita dal falso concilio apostata Vaticano II è proprio “Babilonia la Grande Meretrice” degli ultimi tempi della storia.

Essa, infatti, trasformatasi in padrona, da serva buona e fedele, della Verità che salva, “divorzia” da Cristo ed invita ad adorare lo Stato e l’Uomo, nei confronti dei quali si è vergognosamente prostituita, legittimandoli nella loro iniquità, consegnando loro i suoi poteri, ricevendone in cambio quel disprezzo che compete ai traditori: proprio come la Bestia “Falso Profeta” dell’Apocalisse (Solo per esemplificare, ricordo l’episodio di numerosi professori dell’Università di Roma che, con il loro atteggiamento ostile, in nome della “laicità dello Stato”, hanno costretto Benedetto XVI a disdire la sua visita all’ateneo nel mese di gennaio 2008!).

Ma la grande meretrice, “che corrompeva la terra con la sua prostituzione”, sarà precipitata e mai più riapparirà. Al termine di una lotta furibonda, essa viene catturata insieme alla “bestia” e al “falso profeta”, e tutti vengono “gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo”, simbolo dell’Inferno, dove vanno tutti coloro il cui nome “non è scritto nel libro della vita”, e dove, insieme a Satana, “saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli”.

I pontefici del Vaticano II non sono, dunque, veri papi, ma impostori! E con essi tutti indistintamente coloro che li seguono, siano cardinali, vescovi, preti, religiosi e religiose o semplici fedeli. La richiamata Bolla del Papa Paolo IV scomunica infatti tutti!

Questi falsi papi, le cui responsabilità sono le massime possibili, hanno oggettivamente detto che i veri Papi loro predecessori hanno sbagliato, anche quando si sono espressi nell’esercizio solenne delle loro funzioni; sono stati privi di carità (!), quando hanno scomunicato i peccatori, per recuperarli col pentimento; non avevano capito che la vera Chiesa era quella dei primi trecento anni.

Essi, invece, hanno capito tutto, cercando di rimediare agli errori compiuti e tornando alla “purezza” delle origini, oscurata da 1.600 – dico 1.600! – anni di  “sbandamento”.

Così ritenendo, però, hanno distrutto la Chiesa Cattolica come realtà teologica e maestra di Verità, avendone fatta a pezzi la figura del Vicario di Cristo, che può sbagliare, e che ha di fatto sbagliato per 1.600 anni (!), non è infallibile e può, quindi, restare inascoltato!

Distruggendo, poi, la maestà dei loro augusti predecessori, hanno distrutto loro stessi: a) davanti agli uomini, che, in quelle pochissime cose vere che ancora dicono, non li ascoltano, eccependo quella “laicità dello Stato” che essi stessi hanno inventato; b) davanti a Gesù/Dio stesso, che hanno disprezzato nei Suoi Vicari, incorrendo nelle loro scomuniche, che li destinano all’Inferno più profondo, e aprendo le porte della fine esistenziale dei tempi!

Credo, peraltro, che la volontà di Dio sia proprio questa fine. E la Sua domanda: “Ma il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18, 8) mi appare ora chiaramente una domanda retorica, che, inserita nel complesso quadro degli avvenimenti apocalittici, intende semplicemente preconizzare che, alla fine della Storia, l’uomo tradirà Dio in modo abominevole, suscitando l’ira divina, la catastrofe finale e la Sua giustizia!

 

La miserabile condizione in cui oggi il mondo è ridotto, trova presagio e conferma nelle apparizioni mariane a La Salette, nel 1846, e a Fatima, nel 1917.  Dichiarate autentiche dall’autorità della Chiesa, rispettivamente, nel 1851 (vescovo di Grenoble), e 1930 (vescovo di Leiria-Fatima), esse sono ormai di pubblico e consolidato dominio.

Il 19 settembre 1846 Melania Calvat, assieme a Massimo Giraud, raccontarono di aver ricevuto un messaggio e un segreto durante una apparizione della Madonna. 

Nella prima parte del messaggio venivano descritti gli avvenimenti che poi interessarono buona parte dell’Europa di allora, e che si verificarono puntualmente: guerre civili in Francia, (la Comune di Parigi), in Portogallo, (lotte per l’istituzione della repubblica), in Italia, (guerre di Indipendenza); fine del potere temporale dei papi, (breccia di Porta Pia del 1870); carestie; lotte contro la religione; lassismo morale; decadimento ecclesiastico.

La seconda parte è inerente alla venuta dell’Anticristo ed alla diffusione dell’eresia all’interno stesso della Chiesa.  In essa si diceva chiaramente: “Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’anticristo”. 

La Vergine parlava inoltre degli  “Apostoli degli ultimi tempi”, i discepoli di Gesú Cristo che sono vissuti nel disprezzo del mondo e di loro stessi, esortandoli ad uscire per illuminare la terra.  Ad essi affida la missione di condurre la Chiesa resiliente verso la Parusia e il Giudizio.

Il 13 luglio 1917, in piena prima guerra mondiale, la Vergine apparve a tre pastorelli, Lucia, Giacinta e Francesco presso la Cova da Iria, a Fatima, in Portogallo, e, con loro grande spavento, mostrò loro l’Inferno. Poi disse loro:

“Avete visto l’inferno, dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace. La guerra sta per finire, ma se non cessano di offendere il Signore, nel regno di Pio XI, ne incomincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il gran segno che vi dà Dio che prossima è la punizione del mondo per i suoi tanti delitti, mediante la guerra la fame e le persecuzioni contro la Chiesa e contro il Santo Padre. Per impedire ciò, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà pace. Altrimenti diffonderà nel mondo i suoi errori suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa …”.

continua>>>>

Seguì una visione che costituisce la terza parte del segreto e che Lucia descrisse così:

Il Papa sofferente, accompa­gnato dal suo seguito, fu visto “salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi….Prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, af­flitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che in­contrava nel suo cammino….. Giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacer­doti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni”.

A conferma della veridicità delle apparizioni, il 13 ottobre 1917 la Madonna dette un segno prodigioso che va sotto il nome di “miracolo del sole”, testimoniato da numerosi non credenti.

La Terza parte del Segreto, come la veggente Lucia spiegò al cardinale Ottaviani nel 1955, poteva essere pubblicato nel ‘60, perché allora il suo contenuto sarebbe stato “più chiaro”.

E’ ben noto che i Pontefici da Benedetto XV a Pio XII ritardarono e non consacrarono la Russia al cuore immacolato di Maria nei tempi e nei termini richiesti dalla Vergine, per un chiaro appannamento della loro fede (cfr. “La passione del Cristianesimo” 2001, di Araì Daniele).

Donde il terzo e più grave castigo, rappresentato dalla “decapitazione del papato”.

Questa “decapitazione” papale fu predetta dal Signore in una comunicazione da Suor Lucia al suo Vescovo di Leiria nell’agosto 1931: “Fa sapere ai miei ministri che siccome essi hanno seguito l’esempio del Re di Francia nel ritardare l’esecuzio­ne della mia domanda, lo seguiranno nel­la disgrazia. Essa è nella più totale sintonia col terzo segreto di Fatima.

Il Papa ucciso dalla grande apostasia indotta da Giovanni XXIII in poi  è infatti il Papato. E  il “Papa sofferente”, che cammina “con passo tremulo e mezzo vacillante”, e poi “prostrato in ginocchio” è lo stesso papato alla vigilia della grande apostasia.

Le comunicazioni intime del Signore a suor Lucia manifestarono il numero impressionante di anime che si perdono nell’Inferno (a Padre Lombardi nel 1954, nel convento di Coimbra), anche consacrate; mentre annunciavano prossima la fine dei tempi: “La Madonna ha detto espressamente: “Ci avviciniamo agli ultimi tempi” – me lo ha detto tre volte (a Padre Fuentes nel 1957, nel convento di Coimbra).

Io non so quando verrà questa fine, se fra qualche mese, tra alcuni anni o fra dieci anni, perché la Scrittura non stabilisce date, ma eventi. Tutti gli elementi in mio possesso, però, dicono che gli eventi della “fine” si sono ormai tutti prodotti, e che manca solo l’evento finale: la Parusìa, che significa la venuta di Gesù Cristo per il giudizio universale. Quando, come dice il Vangelo, invano “si batteranno il petto tutte le tribù della terra” (san Matteo 24, 30) per il terrore che l’incredulità e la cattiva coscienza danno agli uomini.

Con la più totale certezza teologica, avverto che quando si vedranno i primi segni nel cielo, l’umanità sarà virtualmente morta: nessuno potrà più pentirsi di non aver creduto in Cristo e nella Sua Chiesa, e di aver tenuto una condotta contraria ai dieci comandamenti!

La falsa chiesa di oggi, manipolando le Scritture, estrapola le schiere numerose dei santi dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni Apostolo, per lasciare ereticamente intendere che saranno moltissimi i salvati, e questo è vero. Ma chi conosce la vera fede della Chiesa Cattolica, che è quella degli Apostoli, e legge le Scritture secondo la stessa fede, si rende subito conto che molti di più saranno i dannati, per quanto affermato da Cristo stesso (“molti sono i chiamati, pochi gli eletti” – in san Matteo 7,13); dallo stesso libro dell’Apocalisse, che parla di interi popoli che si perdono; da grandi santi, quali santa Caterina da Siena, che induce a ritenere sterminato l’esercito dei dannati; e, infine, per quanto suggerito dal più elementare buon senso, che vede ogni giorno folle innumerevoli di gente moralmente lurida, malvagia, violenta, rapace, prepotente e senza Dio morire senza essersi pentita dell’incredulità e del male fatto, perché di morte improvvisa o con gesti che escludono nei fatti un  avvenuto pentimento!

 

Come mostro analiticamente nel terzo allegato alla lettera/dossier sintetizzata, sono enormi le responsabilità dei gruppi cattolici tradizionali e integrali per il radicamento della società nella gravissima crisi. Ma ciò si spiega chiaramente con il fatto che essi stessi sono preda di quella eresia che, a parole, dicono di combattere e, nei fatti, hanno favorito in tutti i modi.

Fin dal falso concilio vaticano II. Concluso il quale, i padri conciliari riuniti nel pur battagliero “Coetus Internationalis Patrum”, massimo gruppo di opposizione, non seppero e non vollero “morire” per Cristo: eleggendo immediatamente un vero Papa; scomunicando solennemente tutti i falsi padri conciliari apostati; e tempestando il mondo intero di comunicati per spiegare cosa era accaduto. Finirono così lo stesso per morire, ma per …. l’Anticristo!

Successivamente, i loro stolti seguaci, che pure avevano avuto tutto il tempo per riflettere e accertare, continuarono a favorire l’apostasia: disprezzando la Bolla del Papa Paolo IV; chiamando Papi, Cardinali e Vescovi gli infami traditori del Cristo, della Chiesa e dell’intera umanità; maramaldeggiando saccenti con il diritto canonico degli impostori; attenuando le responsabilità morali dei traditori di Cristo e della Chiesa; e permettendo in tal modo che, per ben 53 anni e senza che il mondo intero sapesse la Verità/Vera sull’intera tragedia, l’abominio della desolazione sguazzasse incontrastato sulla Cattedra di San Pietro, radicando l’apostasia generale, con un diabolico “canone” storicistico ormai impossibile da rimuovere, perché la Verità è stata distrutta, l’iniquità è generale e siamo alla fine esistenziale dei tempi

Certo, si può guardare senza vedere, e vedere senza capire, anche in una situazione di estrema gravità come quella odierna. Chi è in buona fede si salva, ma attraverso un doloroso Purgatorio; perché l’evidenza delle eresie rende pressoché impossibile possederla in modo perfetto, che libera da ogni colpa. E quell’ignoranza che si trova in giro, o è frutto della incredulità, che da sola condanna all’inferno, oppure appartiene ad un credente pigro ed egoista, che poco si cura di vedere bene come stanno le cose, per reagire come ha ordinato di fare il Papa Paolo IV.

Chi però non volesse vedere quanto ho scoperto, rifiutando di conoscere i fatti, o avesse compreso e non agisse di conseguenza, sarebbe senza dubbio punito con l’eterna dannazione.

Credo fermamente, infatti, che, ricevuta e, dunque, appresa la mia terribile scoperta, che rappresenta, nel suo insieme, proprio quel “Vangelo della fine” che la Vergine consegna ai veri discepoli di Cristo, non si potrà più dire, “quel giorno”, a Gesù Cristo/Giudice: “non avevo capito”.

Si sentirebbe rispondere che è un mentitore, che era stato avvertito in molti modi, e da ultimo con i miei scritti, e che, per empietà, aveva continuato a vivere nell’idolatria dell’ Anticristo, e che pertanto lo attendono “le tenebre eterne, ove sarà pianto e stridore di denti”!

Nel più completo contrasto con l’opinione corrente, che ritiene possibile un pentimento negli ultimi istanti della vita di chi non crede in Cristo o si trova comunque in peccato mortale, opinione falsa e frutto dell’apostasia consumata, giova ricordare quanto invece afferma una grandissima santa, Caterina da Siena, nel suo “Dialogo con la Divina Provvidenza” (cap. 43), sulla perdita della vita eterna da parte di coloro che non si pentono quando sono perfettamente lucidi e consapevoli.

Ella dice, infatti, che gl’iniqui peccatori, i quali “durante la vita sono entrati sotto la signoria del demonio, appena giungono all’estremità della morte, non aspettano altro giudizio, ma da se stessi sono giudici nella loro coscienza, e come disperati giungono all’eterna dannazione. Con l’odio stringono a sé l’Inferno sull’estremo della morte, e prima ancora che l’abbiano, essi mede­simi, coi loro demoni, si prendono in premio l’Inferno”(!).

Oggi, in una società divenuta pattume, e tutta pagana, per una irreligiosità che mai si vide dall’inizio della storia, perché la libertà di religione conduce all’indifferentismo e alla miscredenza, in ambito matrimoniale si pongono due formidabili questioni, che minano la famiglia cristiana alle fondamenta: a) l’assoluta parità dei coniugi; b) il disprezzo del coniuge credente da parte del coniuge eretico o comunque non credente.

Non è questa, ovviamente, la sede per una trattazione importante di tali argomenti, che si rimanda ad altro intervento; senza che ciò possa naturalmente impedire di dirne l’essenziale.

L’assoluta parità dei coniugi, secondaria alla “ribellione” della donna, ultima arrivata di una serie sterminata di bibliche “ribellioni”, come direbbe Arai Daniele, portando fin dentro la “cellula” della società l’anarchia morale della potente associazione per delinquere nata col falso concilio, è la via pratica attraverso la quale la “culla” dell’umanità è stata distrutta!

La parità dei coniugi sovverte radicalmente il disegno di Dio sulla società attraverso la corruzione della stessa famiglia, che viene trasformata da “monarchica” a “consolare”, ed esposta alle illecite interferenze di uno Stato ateo, che non giudica più secondo criteri di moralità trascendente e oggettiva,  “dogmaticamente” rifiutati, ma secondo il più cieco degli arbitrii!

Oggi, anche in ambiente cattolico integrale, che si crede – a torto – l’erede del patrimonio di fede della Chiesa, parlare di subordinazione della moglie al marito (che non vuol dire affatto subordinazione della donna all’uomo!) fa storcere il naso, perché ritenuto troppo impopolare. A riprova che il veleno mortale dell’eresia ha contagiato quasi tutti: chi più e chi meno, confinando nel vasto ambito della convenienze sociali una importantissima verità di fede della Chiesa!

La vera fede della Chiesa, infatti, impone alla moglie di stare sottomessa al proprio marito, come la Chiesa è sottomessa a Cristo, dice san Paolo, perché il marito è il capo della famiglia, come Cristo è il Capo della Chiesa.

Si tratta di un primato funzionale di governo e di amore, e non di un primato di prepotenza, assolutamente contrario alla dottrina della Chiesa. Il marito non è il padrone della moglie, che appartiene a Dio, come lui, di fronte al Quale la moglie ha la stessa dignità; ma deve amare la moglie con tutta l’anima, riconoscendo in lei l’intera famiglia!

La moglie cristiana deve però rispettare il marito, vedendo nel marito cristiano vero come una volontà speciale di Dio per lei. E se il marito deve mettere in comune con la moglie tutte le cose importanti, concordandole con lei, pena la crisi della famiglia, è anche vero che la moglie cristiana, in caso di divergenza pratica sulle cose da fare, deve accogliere la decisione del marito, senza protestare o sentirsi menomata, e tutto per amore di Gesù Cristo, che la ricompensa in molti modi secondo il Vangelo (centuplo, sovrappiù e Paradiso: cfr. Matteo 6,33 e 19, 29): è questa la fede degli Apostoli, che si ritrova ininterrottamente professata fino al Papa Pio XII!

Nel micidiale contesto storico, in cui l’intera società è pagana o apostata, la seconda importante questione che riduce il matrimonio secondo Dio ad una carnale “convivenza”, perché privo di una grazia che non può esistere a causa dell’apostasia, è la presenza tra i coniugi di un non credente o  – peggio – di un falso credente (eretico).

Tale diversità può essere sopravvenuta, quando uno solo dei coniugi, per la sua bontà d’animo, che lo spinge e ricercare ed amare la Verità, si accorge improvvisamente, sotto l’impulso della Grazia, che la fede vera della Chiesa è ben altra cosa da quella professata dagli impostori occupanti il soglio di san Pietro e, per partecipazione, dai loro tantissimi iniqui seguaci, e ad essa si converte.

Ed è ancora sopravvenuta quando uno dei coniugi abbandona la fede vera della Chiesa, per seguire sette eretiche o entrare in uno stato di pura e semplice non credenza (apostasia).

E’, invece, originaria, quando il coniuge credente vero della Chiesa sposa, perfettamente consapevole, un coniuge eretico, apostata o comunque un non credente.

In tutti questi casi può accadere facilmente che il coniuge non credente non soddisfi più gli obblighi derivanti da un matrimonio cattolico autentico (unione casta, assistenza, educazione cattolica dei figli), e che, pertanto, diventi una grave minaccia per la vita coniugale e familiare.

Questi casi sono oggi variamente disciplinati dal Codice di Diritto Canonico del 1917, l’ultimo della Chiesa prima dell’apostasia generale.

Ma tale Codice, pur nella sua generale applicabilità, proprio perché antecedente all’apostasia, non può contemplare le distruzioni immani che, nell’arco di alcuni decenni, hanno portato alla sparizione pressoché completa della comunità ecclesiale.

In particolare, l’enfasi posta nella salvaguardia ad oltranza di matrimoni distrutti dall’eresia, dall’apostasia e dalla generale e radicale miscredenza, esaminata secondo gli onesti parametri del più elementare buon senso,  non solo è del tutto anacronistica, ma appare chiaramente costituire di per se stessa oltraggio al Creatore!

Non va, infatti, minimamente sottovalutato il fatto che proprio le eresie e l’ apostasia, i delitti più gravi secondo il Papa Paolo IV, perché “matrici di delitti”, secondo l’ottima definizione di Arai Daniele, hanno condotto alla distruzione della Chiesa visibile e, con essa, alla completa rovina di ogni società, come si avrà modo di mostrare in successivi interventi.

In questo scenario apocalittico, di iniquità dilagante e pullulante di falsi profeti, manca l’autorità della Chiesa,  per cui non è canonicamente possibile il varo di una disciplina che, nel pieno rispetto della Scrittura, vada al cuore della “nuova legge”, per porre i rimedi del caso.

Non resta, pertanto, che il ricorso a criteri di discernimento straordinari, illuminati da una retta coscienza. La quale, anche alla luce dei travagli notevoli dei primi secoli (nei quali i padri della Chiesa erano divisi sulla validità dei matrimoni con gli eretici e i non credenti), travagli che hanno condotto alla precedente, non più attuabile disciplina del matrimonio, a riprova della discutibilità delle contrapposte tesi, semplifichi tutto, nella massima ragionevole applicazione del  “Privilegio Paolino”, a strenua difesa della giustizia e, dunque, nell’interesse generale .

Dice, infatti, san Paolo che se il coniuge non credente, non vuole stare al suo posto, e rende con la sua non credenza impossibile all’altro una normale vita coniugale, mostrando così di non voler convivere come marito o come moglie perché disprezza l’altro coniuge, il coniuge credente può liberamente contrarre un nuovo matrimonio, perché il precedente si scioglie. Nessuno, infatti, può infrangere le sacre leggi date da Dio alla natura, secondo le quali il coniuge buono ha il diritto di  unirsi all’altro coniuge, nella pace, e deve essere dall’altro coniuge rispettato!

E’ vero che, così operando, si determina una non coincidenza tra matrimonio cristiano autentico, in cui i veri ministri sono gli stessi sposi, e chi li unisce è solo un autorevole testimone, e matrimonio civile, che obbedisce ad altre leggi non più cristiane.

Ma anche all’inizio della Chiesa fu così. E poi quello che vale è unicamente il matrimonio cristiano secondo Dio, eterno, indissolubile, fatto di rispetto e di amore, e di educazione cristiana alla fede dei figli, nel pieno rispetto delle leggi della Chiesa.

Tutto ciò chiarito, e richiamata la vincolante Bolla del Papa Paolo IV (“Cum ex Apostolatus Officio”, 1559), che libera espressamente dall’obbedire ai pastori eretici, in assenza di un vero Papa legittimato a governare, tutti possono uscire dalla scomunica automatica che conduce all’eterna dannazione con un sincero pentimento, le cui opere sono:

a) perfetta e dichiarata adesione alla fede vera della Chiesa, come interpretata dalla sua Tradizione bimillenaria, e quindi obbedienza ai Pontefici Romani fino al Papa Pio XII e, in particolare, al loro magistero infallibile;

b) rifiuto dell’intero Vaticano II perché nullo e di tutte le eresie da esso propalate e dai falsi papi conciliari ispirate, sostenute e amplificate;

c) rifiuto di qualsivoglia sostegno morale e giuridico a tutti gli apostati del Vaticano II, falsi pontefici in testa, che devono considerare scomunicati “ipso facto”, salvando, per la carità, gli aiuti familiari e i propri doveri, cristianamente intesi, verso la comunità degli uomini.

d) rifiuto di qualsivoglia sacramento amministrato da costoro, da considerare un rito sacrilego e, dunque, satanico;

e) ricorso ad una intensa preghiera, secondo le intenzioni e le verità di fede della Chiesa vera, recitando ogni giorno il Rosario, che è anteriore al Vaticano II.

Nella recita giornaliera del Santo Rosario, unica risorsa utilizzabile dopo la distruzione di ogni cosa, io concludo con questa preghiera finale, che riassume in poche righe l’intera tragedia consumatasi e cosa chiedere, alla fine della storia e secondo il Vangelo (san Matteo cap. 24), alla SS. Trinità:

O Signore Dio, Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, in questi ultimi tempi della storia, in cui l’Abominio della desolazione sta nel luogo santo ch’è la Chiesa, nella persona di un falso tuo vicario ritenuto vero Papa, e dove,  per l’apostasia generale e la perdita della Grazia, si assiste impotenti al dilagare dell’iniquità e al pullulare dei falsi profeti, concedi a noi, tuoi servi, secondo la Tua promessa e per l’intercessione di Maria Santissima, di abbreviare questi giorni con la Tua venuta in veste di giudice supremo, perché non tutti si perdano, il maggior numero si salvi e sia fatta piena giustizia.

Per Cristo Nostro Signore                                                                                                                Amen

 

P. S.] Un elemento di valutazione del tutto straordinario a sostegno della sede vacante occupata dall’Anticristo è costituito dalle dimissioni di Benedetto XVI, che hanno un solo precedente nella storia: quelle rassegnate dal Papa Celestino V, sette secoli or sono, dopo appena quattro mesi di pontificato.

Quelle dimissioni, pur trovando una spiegazione umana nella condizione assai particolare del Papa, al secolo Pietro Angelerio del Morrone (un eremita radicato non cardinale, assolutamente digiuno in materia di governo della Chiesa, con scarsa conoscenza del latino, eletto al termine di una lunga vacatio, durata ben 27 mesi, e di una conseguente forzatura per uscire dall’impasse), non costituirono mai precedente invocabile da nessun successore, perché Pietro è il Vicario di Cristo, a vita, e la Chiesa non è una realtà puramente umana (una democrazia, oggi si direbbe), ma una realtà teandrica, in cui l’assistenza dello Spirito Santo è il fatto più importante e decisivo, contro ogni umana difficoltà di governo.

Il fatto che Benedetto XVI non si sia sentito vincolato da questo principio è sicuro indice di un cedimento di fede, mascherato da falso rispetto per le funzioni di ruolo.

La Verità è che, per sua stessa ammissione (cfr. “Sale della Terra”), egli vede la Chiesa inghiottita dalla scristianizzazione e anche alle porte della Parusia, ma rifiuta l’idea di essere stato parte costitutiva essenziale nel disegno di distruzione.

Di questo, però, parlerò organicamente in un prossimo intervento in preparazione su questo sito.

 

APPENDICE  DI  APPROFONDIMENTO  SULLA  LIBERTA’  RELIGIOSA

 

Il Concilio Vaticano II, nel decreto Dignitatis Humanae, sostiene che la libertà di professare qualunque religione è un diritto che si trova nella Bibbia, e che va perciò affermato nelle leggi degli Stati.

Il passo principale recita testualmente:

«Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha diritto alla libertà religiosa. ….. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana, quale si conosce sia per mezzo della parola di Dio rivelata sia tramite la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell’ordinamento giuridico della società». (D. H. 2).

Altrove poi aggiunge:

“Gli enti religiosi hanno anche il diritto di non essere ostacolati nel loro pubblico insegnamento e testimonianza della loro fede, mediante la parola sia orale che scritta” (D. H. 4).

 “Se, considerate le circostanze particolari dei popoli, nell’ordinamento giuridico di una società viene attribuito ad una determinata comunità religiosa uno speciale riconoscimento civile, è necessario che nello stesso tempo a tutti i cittadini e a tutte le comunità religiose venga riconosciuto e sia rispettato il diritto alla libertà in materia religiosa  (D. H. 6).

 

Tutto ciò capovolge letteralmente non solo quanto già infallibilmente definito, ma la stessa sacra Scrittura.

Come si legge nel Vangelo di san Marco (edizione C.E.I.!), infatti, Gesù Cristo ha detto testualmente: “Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; ma chi non crederà sarà condannato” (Marco 16, 16); parole che escludono categoricamente la libertà di aderire a religioni diverse!

Come già detto, infatti, è una falsa libertà quella che conduce all’Inferno, se la si pratica, aderendo ad altre religioni. Eppure il Vaticano II l’ha riconosciuta, contro lo stesso personale insegnamento di Cristo, ingannando tutti!

Per quanto attiene, poi, all’insegnamento infallibile violato, partiamo dal concilio Vaticano I, che, nella Costituzione apostolica Pastor Aeternus (18.7.1870), afferma solennemente l’infallibilità del Papa con le parole che seguono:

Quindi Noi aderendo fedelmente alla tradizione ricevuta dai primi tempi della fede cristiana, …, approvante il sacro Concilio, insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato, che il Romano Pontefice, quando parla ex Cathedra, cioè quando, adempiendo l’ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i Cristiani, in virtú della sua suprema Autorità apostolica, definisce una dottrina riguardante la fede ed i costumi, da tenersi da tutta la Chiesa: in virtú della divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, è dotato di infallibilità, …; e che perciò tali definizioni del Romano Pontefice per sé stesse sono irreformabili.

Se poi qualcuno oserà, che Dio non lo permetta!, di contraddire a questa Nostra definizione: sia anatema”.

Di questa prerogativa dell’infallibilità pontificia si è avvalso con certezza il Papa Pio IX , che, nell’enciclica Quanta Cura (8.12.1864), con annesso Sillabo degli errori condannati, richiama una lunga serie di perverse ed errate opinioni, tra cui le seguenti:

a)”la libertà di coscienza e dei culti è diritto proprio di ciascun uomo;

b) che si deve proclamare e stabilire per legge”:

che, ritenute contrarie alla Sacra Scrittura, alla dottrina della Chiesa e dei Santi Padri,  condanna con le dure parole che seguono:

Pertanto, con la Nostra Autorità Apostolica riproviamo, proscriviamo e condanniamo tutte e singole le prave opinioni e dottrine ad una ad una ricordate in questa lettera e vogliamo e comandiamo che tutti i figli della Chiesa cattolica le ritengano come riprovate, proscritte e condannate»”.

Riguardo poi al termine “diritto”, Papa Leone XIII insegnò nell’enciclica “Libertas” (20.6.88):

“Il diritto è una facoltà morale, e, come abbiamo detto, e non può essere abbastanza spesso ripetuto, sarebbe assurdo credere che appartenga naturalmente e senza distinzione alla verità ed alle menzogne, al bene ed al male.”

E per quanto si riferisce agli obblighi dei governi, Papa Pio XII insegnò nella allocuzione ai giuristi cattolici “Ci Riesce” (6 dicembre 1953):

Qualsiasi cosa non risponda alla verità ed alla legge morale non ha oggettivamente alcun diritto ad esistere, né alla propaganda, né all’azione (!).”

Fino a prima del Vaticano II, tutti i teologi erano d’accordo nel riconoscere il carattere di infallibilità delle condanne sancite da Pio IX nella Quanta cura. Ma la cosa veramente più grave fu la piena consapevolezza di papi, cardinali e teologi di aver rinnegato il precedente magistero. Vediamo qualche esempio importante.

P. Congar: Non si può negare che la Dichiarazione sulla libertà religiosa dica materialmente una cosa diversa dal Syllabus del 1864 e anzi quasi il contrario!. E aggiunge ancora, questa volta nel libro di Eric Vatré, “Alla destra del Padre”: Dietro richiesta del papa, ho collaborato agli ultimi paragrafi della dichiarazione sulla libertà religiosa: si trattava di dimostrare come il tema della libertà religiosa apparisse già nella Scrittura; tuttavia non c’è (!).

E il cardinale Suenens nel 1969: “Si potrebbe fare una lista impressionante delle tesi che, insegnate a Roma prima del Concilio come le uniche valide, furono eliminate dai Padri conciliari.

Da ultimo, il cardinale Ratzinger, ora Benedetto XVI, nella sua opera “I princìpi della teologia cattolica” ha riconosciuto, con affermazioni non teologiche e razionali, ma sociologiche e demenziali, che legittimano la più efferata rivoluzione anticristiana di tutti i tempi, che se si cerca una diagnosi globale del testo, si potrebbe dire che è, insieme ai testi sulla libertà religiosa e sulle religioni nel mondo … una sorta di contro-Syllabus. “Questo testo assolve il ruolo di un contro-Syllabus nella misura in cui rappresenta un tentativo per una riconciliazione ufficiale della Chiesa con il mondo quale era diventato dopo il 1789 (!).

Posizione che resta immutata in Benedetto XVI. Il quale, nel suo discorso del 22 dicembre 2005 alla curia romana in occasione dei 40 anni dalla chiusura del Vaticano II, conferma la violazione, la cui gravità non gli sfugge, al punto che è costretto a giustificarla, sostenendo che le “correzioni storiche” apportate dal Vaticano II alle posizioni della Chiesa sono del tutto fedeli alla primitiva Tradizione Apostolica, che rifiutava l’idea di un cristianesimo inteso quale religione dello Stato (!).

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