Parusìa si riconcilia con Barnard. Ma con delle riserve

Qualcuno forse ricorderà quando scrissi su Ingannati l’articolo che recitava così:
Protagonismi fuori luogo (Marco Turi su Barnard) In quella occasione fui duro su Barnard perchè non di rado mostra di avere tanta capacità analita quanto anche, in proporzione, un carattere odioso. Ma con quanto mostrato mercoledì 15 ottobre 2013, c’è solo da togliersi il cappello.

E’ un obbligo precisarlo: lo sappiamo tutti che la Banca d’Italia non era il toccasana. Ma quello che Barnard ha detto per la prima volta in maniera così organica in TV va sottolineato come degno della massima attenzione.

Quello che penso è che per la prima volta si è data una spallata così potente alla stegocrazia. Barnard in 8 minuti ha fatto molto molto di più di Grillo in 20 anni di spettacolarizzazione della politica e dei suoi vaffa. Comunque è solo una mia opinione. Quello che sò è che da anni che frequento internet (dal 1996) è la prima volta che un messaggio sulla debitocrazia e sulla trappola dell’Euro e della moneta in genere mi arriva così direttamente alla pancia (nel senso di formazione di una massa critica) e secondo una logica persuasiva ed efficace.

Infatti quello che cerco di dire è che non si deve lasciar valutare queste problematiche sociali solo ai tecnici (ed io non lo sono) o agli esperti (come ce ne sono molti su Ingannati e molto arguti e ben preparati), ma anche a coloro che esprimono delle perplessità sul modo di sentirci raccontare quest’inganno dalla Tv senza mai apparire così elementari e definitivamente chiari. Barnard è un esperto di comunicazione ai più alti livelli perchè lo fa anche con la sua fisicità, mandando tutti a cagare se non gli dài retta. E di contro noi stessi lo scarichiamo spesso più per non essere trattati da lui in maniera così da schifo come fosse lui l’unico detentore della verità, che per quello che dice e fa. Ma è questo che ci serve oggi per far passare un principio capace di abbattere non solo muri di cemento e di mattoni, ma soprattutto quelli di gomma.

Il grafico mostratoci nel programma La Gabbia, in prima serata, proposto da Paolo Rossi Barnard e propiziato da Gianluigi Paragone giornalista rock di frontiera è di una semplicità inaudita. E dovremmo ringraziare La7 ed Urbano Cairo di aver dato a loro tutti, compreso Claudio Borghi, Alberto Bagnai, e la giovane Lidia Undiemi questa opportunità in prima serata e in altre trasmissioni dello stesso canale televisivo, dopo essere stati, da altri editori televisivi, più pubblici che privati, relegati per anni ad ore proibitive. E l’idea che le tasse con contribuiscono a pagare i servizi è apparsa finalmente così chiara da far certamente cascare le braccia a qualche troll o debunker o gatekeeper e a qualunque professore che insegna alle giovani generazioni la complessità dell’economia là dove è stata formulata così inacessibile e con propositi malefici proprio ai più alti livelli (quelli del Nobel inclusi) per perpetrare e perpetuare una truffa vera e propria contro la comunità ed il genere umano.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, direi che Barnard ha una visione partigiana e nostalgica che non fa i conti con la verità, aciocchè è noto il colpo di Stato perpetuato dai banchieri Rothshild e Rockefeller per stampare moneta tramite la Federal Reserve che altri non è che una Banca Centrale in mano Privata. Ma lascio agli altri aggiungere tutto quello che c’è da dire a tal proposito, che è già ben noto a chi cerca le informazioni nella rete.

Aggiungo altro link di un precedente intervento ne La Gabbia dello stesso Barnard

Buona visione

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NELL’APOCALISSE DI GIULIETTO MANCA QUEL CHE È NEL SUO COGNOME : CHIESA

clip_image001[1]L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Sull’esame della situazione apocalittica del mondo attuale, fatto dal valente giornalista-scrittore Giulietto Chiesa, c’è da raccomandare l’ascolto; meno la conclusione.

Le sue accuse dirette al corso della drammatica situazione globale, si poggia su una lucida analisi della sua genesi nella degenerazione capitalistica causata dall’infausto morbo di natura monetaria nel mondo presente. Esso è diagnosticato come apice di tutte le trame storiche sommate per la devastazione morale, civile e fisica del Pianeta; un tumore di crescente malignità mai vista in secoli di storia. Più che di una crisi, si tratta del ginepraio di crisi dirette a una devastazione senza precedenti.

E il primo marchio di tale guaio planetario è l’esercizio della menzogna diffusa dalla grande informazione. Perfino quando essa accusa responsabilità governative e si scaglia contro grandi potenze nazionali, come l’America, che scatenano guerre folli di scopi dissennati, ancora mente, occulta o ignora i veri mandanti della corsa fatale all’abisso.

In verità non vi è tanto da accusare paesi quanto la mentalità infame dei centri di potere e di pensiero che, di fatto, governano il mondo. Le loro redini sono il sistema monetario manipolato e gestito da una cricca di banchieri, mossi da una folle brama di dominio globale attraverso la truffa «legale» di falsare il concetto stesso di denaro nel vasto giro internazionale. Non si tratta nemmeno più del vecchio capitalismo avido di rimpinzare d’oro mostruosi forzieri; si tratta d’inoculare nello stesso concetto di moneta, che è sangue e linfa del valore di scambio dell’attività umana, le astrazioni cancerogene, tanto invisibili quanto letali, della moneta fantastica; moltiplicata senza limiti per la goduria e la felicità generale. Altroché «pane et circensis»!

Ecco che tali «centri» lievitarono in misura galattica il mezzo monetario per una corsa inarrestabile delle genti, sempre più mosse dalla cupidigia dell’avere, del godere e del dominare, gonfiando delle «bolle abbaglianti» che impediscono di vedere i limiti reali delle risorse delle famiglie, delle imprese, delle nazioni e della stessa Terra. Così, non solo i privati, ma i paesi non riescono più a vivere senza un illimitato uso dei prodotti della più aggiornata tecnologia; dai satelliti agli F35. Un mondo che tutto consuma e brucia indifferente all’idea di una gestione sostenibile delle risorse naturali della terra, che hanno pur un limite misurabile.

Queste ormai sono limitazioni impossibili da spiegare a una generazione educata nella visione dell’evoluzione e del progresso senza confini. Perché averli per la cupidigia? Tale liberazione s’è tradotta nei nostri tempi nel linguaggio del denaro senza fondo, creato dal nulla; che non va neanche più stampato, ma digitato elettronicamente in un attimo. L’immaginazione al potere. Sì, in mano a degli assatanati!

Torniamo allora sul punto di una maledizione originale di cui il denaro non è alieno.

Il luogo del denaro nell’ordine teleologico (rapporto tra mezzi e fini nella filosofia perenne), pone la discussione sul rapporto della libertà individuale e i valori personali, che sfocia nella visione del comportamento e dello stile di vita d’ogni epoca.

Il noto sociologo tedesco Georg Simmel (1858-1918) dimostra come la modernità è caratterizzata da tratti intrinsecamente legati alla vita monetaria, come ad esempio l’accelerazione del tempo, la monetizzazione delle relazioni sociali, l’espansione dei mercati, la razionalizzazione e la quantificazione della vita e l’inversione tra mezzi e fini. Il denaro è il dio della vita moderna, afferma Simmel, che mostra come nella modernità tutto ruota intorno al denaro e, allo stesso tempo, il denaro fa girare tutto. Questo non vuol dire che nel mondo di oggi tutto è determinato e spiegato dalla vita monetaria, ma ci si rende conto che questa è una manifestazione e incarnazione degli elementi che caratterizzano i tratti sociali del nostro tempo. Ecco che l’opera di Simmel è una delle principali interpretazioni sociologiche della genesi del mondo moderno.

Tale analisi moltiplicata per mille dopo le Grandi Guerre e la Rivoluzione comunista e abbiamo il «dio denaro» elevato a dichiarato signore di tutta la Terra attraverso la coscienza consumistica di moltitudini.

Poiché è il pensiero a dover governare le persone e i popoli, ritorniamo per un momento all’idea di cosa debba essere la moneta nella vita civile.

Ora, il denaro è quel «segno» nel rapporto di scambio di valori tra persone, popoli e in fondo, di tutti con la natura. Una finanza che inventa soldi all’infuori di questi rapporti, e lo fa senza limiti, incute l’abuso smisurato della natura come frutto di un’ideologia che, senza contegno né misura dei mezzi, è di spreco elevato a sistema; è della guerra elevata a correttivo finanziario; è dell’utopia di un progresso senza limiti elevato a fine ultimo delle società. E dopo un certo tempo si presenta la fattura del disastro globale.

Basta pensare che la spesa con armamenti, che raggiunge cifre galattiche, è per la sua stessa natura progressiva, poiché pure il nemico continua a incrementare le sue spese di modo a perfezionare armi sempre nuove. In questo giro demenziale si svolgono anche i piani spaziali che bruciano foreste di risorse per sondare l’esistenza d’acqua nei pianeti.

In questi termini l’umanità è in via di un’accelerata autodistruzione, verso un epilogo storico apocalittico che dall’inizio vigono nei segni di Caino e di Babele.

A comprovarli vi è la realtà più dimostrata della storia: quella del Peccato originale.

Qui entra però la soluzione che segue i disegni divini: la Redenzione che ha suscitato nel mondo il Cristianesimo e la Chiesa per confermarlo.

Non mancano i registri storici su quest’Ordine sociale capace di affrontare a lungo termine l’economia legata alla giustizia e perciò ai sistemi sostenibili secondo la capacità e misura dell’uomo e della sua società di fronte alla natura. Oggi si vorrebbe deridere l’esempio della civiltà contadina. Si dice che questa nei suoi limiti non sarebbe mai bastata a sviluppare il potenziale di progresso umano. Che non ci sarebbe stato lo straordinario avanzamento scientifico e tecnologico se fosse mancato lo spirito mercantile che ha ingenerato l’impudente spirito moderno, del vertiginosa turbine del denaro inventato e moltiplicato senza ritegni e che ora viene giustamente individuato come vettore, causa efficiente del nefasto degrado umano in ogni campo. Non è forse da stabilire un rapporto tra, per esempio la pornografia miliardaria e la rovina sociale?

La questione assume, quindi, un sicuro senso religioso riguardante la verità.

E, infatti, tornando all’accusa di Giulietto Chiesa, oggi domina ovunque la menzogna in ogni campo. Va detto che la vera vittima del dominio monetarista è «la Verità».

A questo punto la lacuna trovata nell’«apocalisse» di quest’autore ha un chiaro Nome e cognome, è la Chiesa cattolica, la cui Cattedra pontificia, retta in ogni tempo da un Vicario del Signore, fu istituita per custodire la Verità in terra. Si tratta del capo della Cristianità, i cui principi cattolici devono reggere la vita in terra, affinché essa si svolga nella tranquillità dell’ordine; nella giustizia mirante il fine ultimo dell’uomo redento, come è nei disegni divini del Signore e Salvatore.

A causa della sua trasgressione ora ci confrontiamo con problemi ingenti: la caducità demografica dell’Europa, risultante dalla radicale incompetenza e irresponsabilità democratica, che è però imposta ovunque come soluzione universale.

Come risolvere un tale problema, che assume gravità «metafisica»?

Per i cattolici che sanno essere la Chiesa cattolica la vera custode della Verità e perciò dell’Ordine e della Giustizia, la crisi può solo derivare da una sua eclisse, così come la sola via per affrontare la crisi è restaurare la sua influenza e autorità pontificale.

Solo attraverso la Chiesa, che ha per Capo Gesù Cristo, si può tornare a quel vero ordine consistente nella supremazia dei disegni divini sulle ragioni politiche umane; si può avere la guida per la libertà delle coscienze che eleva l’anima spirituale dell’uomo verso il bene delle società. Solamente nella restaurazione degli eterni principi religiosi per l’ordine politico e sociale si può riavere quanto edifica la vita in questo mondo e salva nell’altro. “Questi principi non possono essere riattivati se non da chi li conosce, e nessuno li conosce se non la Chiesa cattolica”. (Juan Donoso Cortès)

La conclusione è che qualsiasi iniziativa nel senso di ristabilire l’influenza del pensiero cattolico su quello laicista, non può che partire dal ristabilimento dell’autorità papale la cui Sede è oggi occupata dai fautori di un’altra religione aliena se non contraria ai principi cattolici e perciò causa strumentale del disorientamento generale. Alla chiesa conciliare resta solo la luce fatua delle personali opinioni, che prendono per il sole della Rivelazione cristiana le ambiguità diabolicamente maliziose del Vaticano 2º.

E tutto dietro la maschera di quella religiosità conciliare, animatrice del più perverso democratismo, che vuole mettere a voti perfino i dettami della Legge naturale e divina.

Per trattare la questione dell’ordine nella società, per quanto riguarda la giustizia e la morale, sia quella della finanza legata al bene comune, sia quella della politica legata ai valori universali, si deve tornare al Magistero della Chiesa cattolica. Ma per farlo, il primo dovere è testimoniare il suo tragico silenzio. Quindi pregare e lavorare per il ritorno di un Papa cattolico, che la Misericordia divina susciti, a dispetto della miseria di questa generazione confusa e apostata.

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Publicato anche su Ingannati con il titolo:

Giulietto (Chiesa): analisi da leggere … meno la conclusione! (e la “Chiesa”?)

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Dalla Decrescita Felice alla Resilienza Cattolica

La “Moneta”: Dio o Mammona?

La “Moneta” Dio o Mammona?

di Giacinto Auriti

L’articolo, già pubblicato su “Chiesa viva” nn. 204 e 205 (febbraio e marzo 1990), da profetico è ora diventato di estrema attualità.

Che cos’è la Moneta? Quali le sue origini? In realtà, nessuno l’ha ancora definita; ne hanno, al massimo, approfondito solo gli aspetti“tecnici” e “funzionali”. Affrontiamo questo tema poiché ci rendiamo conto che la moneta ha avuto ieri ed ha, soprattutto oggi, un’enorme importanza nelle vicende socio-economiche e politiche della nostra società. Sopra ogni cosa ci preoccupa interrogarci e rispondere a queste domande:

– Chi crea la moneta?

– Perché un Paese più è industrializzato, più produce e più si indebita?

– E verso chi si indebita?

– Perché i Paesi dei Terzo mondo, pur avendo tante ricchezze naturali, muoiono di fame?

1. CHE COSA È LA MONETA?

Le definizioni finora proposte della monta sono riconduci- bili tutte a quelle di “valore creditizio” e “valore convenzionale”.

“Valore creditizio” nel senso che il possessore di una ban- conota, vanterebbe un credito nei confronti della Banca di….CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE

Fonte: ioamolitalia.it

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Meglio un falsario o un bancario?

22 maggio 2013 | Autore

toto falsarioLa domanda non è oziosa. Non è cioè una provocazione scherzosa, paradossale, divertente, da chicchera del dopocena con gli amici, sgranocchiando bagigi e frutta secca (se d’inverno) o finendo le fragole col gelato (se d’estate). La domanda è terribilmente seria, e anzi va posta correttamente così: per il bene comune, collettivo, per il bene della società, è più dannosa l’attività di un falsario o quella del sistema bancario?

  • Entrambe infatti immettono liquidità nel sistema.
  • Entrambe creano liquidità senza alcun corrispettivo d’oro o qualsivoglia sottostante.
  • Entrambe abbassano il valore unitario del denaro, creando inflazione.

E fin qua, i punti in comune. Esistono però alcuni punti che le distinguono:

  • L’attività del falsario è illegale, quella del sistema bancario no.
  • Il sistema bancario crea moneta debito, cioè per ogni “X” di moneta creata, crea un “X + Y%” di debito (con Y sempre maggiore di zero, a volte anche 50, 60% nel caso dei mutui a lunga scadenza), il falsario immette la sua moneta in circolo spendendola, quindi senza alcun debito associato.
  • Il falsario pertanto non ipoteca alcun bene di creditore per creare il suo denaro, e non ci saranno creditori disperati che si suicideranno, alla fine, per aver perso tutti i loro beni (e quelli dei firmatari a garanzia del prestito, tipicamente genitori, suoceri, nonni, ecc.).

E siccome con la creazione di un debito illimitato, irripagabile, stiamo tutti (individui, famiglie, imprese, stati) perdendo la nostra libertà, gravando e ipotecando le future generazioni, decisamente l’attività del falsario è meno dannosa alla società di quella del sistema bancario.

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“SIGNORAGGIO BANCARIO”, dall’Economia all’Affaristica

IL “SIGNORAGGIO BANCARIO”

Dall’Economia all’Affaristica

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MAURICE ALLAIS (premio Nobel per l’economia) 1988: «l’attuale coniazione di denaro “creato dal nulla” dal sistema bancario è identica allo stampar moneta da parte dei falsari, i risultati sono gli stessi. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto».

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La definizione di “Signoraggio bancario[1] ha origini antiche e medioevali, quando esisteva soltanto il semplice “Signoraggio”. Infatti in quei tempi, quando era ancora in vigore il baratto per i piccoli scambi[2] (per esempio un cavallo in cambio di una mucca), chi possedeva del metallo prezioso (oro, argento e rame), per attribuirgli un valore ufficiale spendibile come moneta al fine di acquistare merce in Paesi lontani (ad esempio un chilo d’oro dall’Italia per una stiva ripiena di seta della Cina), poteva portarlo presso la corte del Signore o Principe dove veniva impressa l’effige del Sovrano in cambio di una percentuale minima sul valore della moneta, che era il risultato del metallo prezioso in cui era stata impressa l’immagine del Signore o Principe[3].

La differenza è che allora chi coniava moneta lo facevo su oro, argento o rame ed il beneficiario era il Signore o il Capo dello Stato, oggi chi produce moneta (le Banche) lo fa con fogli di carta filigranata a cui non corrisponde alcun controvalore effettivo e reale, ma che hanno un puro valore legale dato loro dalle Banche con l’assenso dei Governi ed i beneficiari sono le Banche stesse. In definitiva le Banche “creano” denaro dalla carta, oltretutto senza alcun costo di produzione essendo il 98% della massa monetaria circolante di tipo scritturale (vale a dire virtuale come assegni, bancomat, carta di credito etc.)[4].

Da qui la definizione di “Signoraggio” a cui in tempi recenti è stato aggiunto il termine “bancario” per indicare che il beneficiario di questa concessione non è più il Principe antico medioevale, ma le moderne banche. Ora all’origine del debito pubblico di una Nazione o di uno Stato[5] vi è proprio il “Signoraggio bancario”, che è sostanzialmente diverso dal “Signoraggio” antico[6] e medievale.

Per esempio, la “Banca d’Italia” ufficialmente o apparentemente sembra essere la Banca dello Stato Italiano, ma in realtà appartiene ad un consorzio di “Banche ufficialmente private”. Lo Stato è presente nella “Banca d’Italia” solo attraverso l’“INPS” (“Istituto Nazionale Previdenza Sociale”, ente pubblico che amministra il ‘Fondo Pensioni per i lavoratori dipendenti’, fondato nel 1933) e l’“INAIL” (‘Istituto Nazionale Assicurazioni contro Infortuni sul Lavoro’, fondato nel 1933) con il 5, 6%; questo per giustificare la definizione di ‘Ente di Diritto Pubblico’ data alla “Banca d’Italia”, che in realtà è un ‘Ente di Diritto Privato’ al 94, 4% .

La “Banca d’Italiaora filiale della “Banca Centrale Europea”, anch’essa privata ha solo due funzioni:

1°) controlla l’operato delle altre “Banche ufficialmente private” (in pratica le Banche controllano se stesse);

2°) concede alle varie “Banche private” il diritto di stampare banconote.

Lo Stato non stampa moneta, le Banche sì. Poi la Banca centrale cede allo Stato la moneta stampata (ad esempio 4 milioni di euro) in cambio di “titoli di debito pubblico”, che sono una sorta di “cambiali” (corrispondenti, legalmente ma non realmente, ai 4 milioni di euro dell’esempio su riportato). Dunque lo Stato emette “titoli di debito pubblico” (“Bot, Cct, Ctz” …) e li dà concretamente alle Banche ufficialmente private, le quali li rimettono sul mercato finanziario internazionale – all’asta – per i risparmiatori che vogliano comprarli, promettendo un certo ‘interessedopo un certo lasso di tempo pattuito (ad esempio il 2% annuo se tutto procede regolarmente). Quindi se il cliente compra dalla sua Banca privata ‘titoli di Stato’ per 100 mila euro, dopo un anno dovrebbe ricevere il 2% sui 100 mila euro esborsati, cioè 2 mila euro l’anno d’interessi.

Praticamente l’entità del debito pubblico, da cui deriva la politica finanziaria di una Nazione, non la decidono i Governi degli Stati, bensì i mercati finanziari, ossia circa una decina di Banche e Società finanziarie private, vale a dire l’Alta Finanza.

Allo Stato rimane solo la proprietà delle monete metalliche (a partire da 1 centesimo sino a 2 euro) coniate dalla Zecca, che valgono però solo il 2% della massa monetaria circolante.

La “Banca d’Italia”, quindi, è simile ad una buona tipografia: essa stampa una banconota, ad esempio da 500 euro, il cui costo di produzione è di circa 30 centesimi di euro tra filigrana e inchiostro e la cede alla Stato, non al costo di produzione (30 centesimi), ma al valore della banconota stessa: 500 euro. Gli immensi introiti che la “Banca d’Italia” incamera stampando cartamoneta in teoria li dovrebbe consegnare alla Stato italiano nella misura oscillante tra il 70 e il 90%, ma, in realtà, rimangono a Bankitalia in quanto le banconote emesse sono iscritte a bilancio al passivo, ossia le banconote emesse dalla Banca centrale sono iscritte  come se fossero sue, mentre sono dello Stato e la Banca le ha solo stampate, per cui i “bankster” non versano allo Stato italiano neppure un centesimo.

Inoltre il pezzo di carta dai 500 ai 5 euro non è venduto dalle “Banche ufficialmente private” allo Stato, seppur ad un prezzo assurdo (dai 500 ai 5 euro, invece di 30 centesimi di euro), bensì viene dato in affitto e senza possibilità di riscatto. Lo Stato per tutta la sua durata pagherà alle “Banche private” l’affitto e gli interessi su dei pezzi di cartamoneta che in teoria gli appartengono, ma che non può neppure riscattare dopo aver pagato abbondantemente l’affitto di essi.

Riassumendo: la nostra banconota da 500 euro (lo stesso vale per qualunque taglio di moneta cartacea, dai 5 sino ai 500 euro) alla “Banca Centrale Europea” è costata circa 30 centesimi di euro, mentre al popolo italiano quel pezzetto di carta colorata da 30 centesimi in filigrana, senza quasi alcun valore reale, costa ossia ha un valore legale di  5 o 500 euro più gli interessi perenni.

Questa è l’origine del debito pubblico (vera “catastrofe” finanziaria) sulla quale è vietato fare ricerche, studi e dibattiti, come sulla “shoah”, che in ebraico vuol dire “catastrofe” e non “olocausto”.

La cifra del debito pubblico dell’Italia, ricavata da dati “ISTAT”, (“Istituto  di Statistica”, eretto nel 1926) parte da 668 mila euro circa nel 1990 per arrivare ad  1 milione e 700 mila euro nel 2008; nel 2012 il Governo Monti ha superato i 2 miliardi di euro.

Ora, come abbiamo visto, il debito pubblico è costituito dagli interessi dovuti all’affitto esoso ed usuraio di semplice carta da parte delle Banche allo Stato italiano in cambio di milioni di euro. Quindi, se lo Stato si riappropriasse del diritto di stampare moneta, l’Italia non avrebbe più debiti[7].

Nazioni come l’Italia e la Germania, che  a partire dal 1929 e all’inizio degli anni Trenta hanno visto prima implodere la loro economia  e poi rinascere da quando si sono riappropriate della sovranità monetaria nazionalizzando o ponendo sotto il controllo statale le rispettive Banche Centrali Italiana o Tedesca, hanno dovuto subire la guerra cruenta, non solo finanziaria, da parte delle potenze liberal-supercapitalistiche e giudaico-bolsceviche (Usa, Gran Bretagna e Urss) ansiose di porre fine a questi pericolosi precedenti di Stato veramente sociale.

Inoltre le banconote emesse dalla privata “Banca Centrale Europea”, come del resto i dollari stampati dalla privata “Federal Reserve Bank” americana, sono soltanto dei semplici pezzi di carta, privi di valore intrinseco, anche perché dal 1971 l’America ha abolito l’obbligo della corrispondenza in oro per ogni banconota emessa.

Nell’Antichità e nel Medioevo il valore effettivo della moneta era contenuto nella moneta stessa (oro, argento e rame più l’effige del Signore). Successivamente, a partire dall’Epoca moderna e dalla Rivoluzione inglese del 1688, a Londra (esattamente nel 1694), inizia a perfezionarsi lo strapotere della moneta cartacea con la nascita della privata “Bank of England”[8], la prima Banca autorizzata dal Governo a battere moneta da prestare ad interesse al Governo stesso. Infine soprattutto nel XIX secolo, con la Rivoluzione industriale, vi fu l’avvento e il sopravvento finale della moneta cartacea, nella quale tuttavia era ancora mantenuto, per ogni banconota stampata, il corrispondente valore in oro custodito nei sotterranei delle Banche centrali, ma nel XX secolo anche questo valore corrispondente in riserva aurea della cartamoneta è stato abolito e si assiste alla vittoria terminale della carta sull’oro e di “Giuda e dell’Oro” sul ferro, sul suolo e sul sangue[9].

Nel 1944 i “grandi” della terra (Roosevelt, Churchill e Stalin) ed i Ministri delle finanze delle future potenze vincitrici della seconda guerra mondiale decisero, nell’ambito della conferenza di Bretton Woods (Usa) le politiche da seguire in materia di ricostruzione, finanza ed economia per le transazioni internazionali e specificatamente che il dollaro fosse l’unica moneta utilizzabile per i pagamenti fra Paesi aventi valute diverse; il valore del dollaro fu a sua volta ancorato a quello dell’oro (sistema aureo). Siccome a Fort Knox di oro ve n’era rimasto ben poco Nixon il 15 agosto del 1971 a Camp David annunciò di sospendere la convertibilità del dollaro in oro. Da allora le Banche centrali continuano, come se nulla fosse, a stampare moneta anche se prive di controvalore aureo reale e provviste unicamente di valore legale, conferitale dalle Banche stesse, i nuovi Dei della Modernità in adorazione del “dio” “Quat-Trino”. Infatti nelle nuove banconote non compare più la scritta “Pagabile a vista al portatore”, proprio perché non si attinge più alla riserva aurea per coniare moneta, e di conseguenza essa non può essere convertita in oro o in valore reale. In definitiva le Banche centrali emettono “legalmente” assegni a vuoto, cioè titoli privi di copertura, che però noi accettiamo come buoni, ma se noi emettessimo assegni a vuoto o scoperti alle Banche, essi sarebbero illegali e noi finiremmo in galera ed espropriati di ogni bene reale in nostro possesso. Si ripete l’aneddoto del piccolo pirata che pescava nel mare sulla sua modesta barca, che s’imbatté in Alessandro Magno, il quale gli chiese cosa stesse facendo; al che il piccolo “brigante” rispose all’Imperatore: “io faccio in piccolo senza la tua autorizzazione ciò che tu fai in grande con l’autorizzazione che viene da te stesso”. Siccome Alessandro non era un “bankster” ma un “guerriero”, pur avendo molti difetti lo lasciò andar libero, poiché anche lui sapeva che le cose stavano proprio come le aveva dipinte il “pirata”.

Attenzione! Chi affronta il tema del Signoraggio e vuole riformare il sistema bancario muore. Si pensi a  ciò che è accaduto ai quattro Presidenti degli Usa: Abramo Lincoln († 1865), James Garfield († 1881), William McKinley († 1901) e John Fitzgerald Kennedy († 1963), che, tutti – durante il loro mandato presidenziale – si proponevano di cambiare il sistema monetario americano estromettendo la Banca Centrale, la privata “Federal Reserve Bank”, dall’esclusiva emissione monetaria. I primi tre avevano cominciato a pensarlo, Kennedy lo stava mettendo in atto. Tutti e quattro furono assassinati.

Cinque mesi dopo l’uccisione di Kennedy finì l’emissione della moneta di Stato, che lui aveva autorizzato poco prima di morire, e le “banconote Kennedy” vennero ritirate.

Anche l’Italia tentò, negli anni Settanta del XIX secolo, di riappropriarsi della sovranità monetaria emettendo direttamente banconote senza passare per la Banca d’Italia; ne è prova l’emissione delle 500 lire di carta che si affiancarono alle 500 lire d’argento. Anche in questo caso la banconota di Stato ebbe vita breve; cessò infatti subito dopo l’uccisione di Aldo Moro nel 1978.

Con la futura prossima scomparsa della moneta fisica, seppur cartacea, soppiantata dalla moneta virtuale elettronica (voluta in Italia da Monti e Draghi) la nostra dipendenza dal sistema bancario-finanziario sarà totale, come totale sarà il potere delle Banche: “sopra la Banca la Patria campa, sotto la Banca la Patria crepa”.

Non a torto Léon Degrelle chiamava i banchieri “bankster” ed  Ezra Pound ha scritto: “i politici sono camerieri al servizio dei banchieri”.

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APPENDICE

Il “Monte Paschi di Siena” e il potere dell’Alta Finanza

Riporto un adattamento/riassuntivo di due articoli apparsi sul “il Giornale” e su ‘web’, i quali (se le cose che raccontano corrispondono alla realtà) mi sembrano “la prova del nove” di quanto su esposto. Li porgo al lettore perché possa constatare come Finanza, Massoneria, Comunismo, Banche, Giudaismo, Anglo/Americanismo, “Falsa Destra” siano sostanzialmente la stessa cosa sotto aspetti accidentalmente diversi e come i Governi siano diretti dall’Alta Finanza: “i politici sono camerieri al servizio dei banchieri” (Ezra Pound).

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PRIMO ARTICOLO

 (Stefano Zurlo, Il Giornale, sabato, 2 febbraio 2013)

http://www.ilgiornale.it/news/interni/

Pierluigi Bersani nel 2004 chiese ad Antonio  Fazio (ex Governatore di Banca d’Italia, rimpiazzato da Mario Draghi) di favorire l’operazione con Unipol e Bnl. L’allora governatore della Banca d’Italia fu interrogato dai magistrati a Milano su Ricucci e Fiorani e disse: “Fassino e Bersani vennero da me per la fusione”.

Il 22 marzo 2006  Antonio Fazio, travolto dalla tempesta dei “furbetti del quartierino”, viene chiamato in procura a Milano dal pm Francesco Greco. E parla di Ricucci, di Fiorani e di Antonveneta, ma poi si concentra su un dettaglio illuminante: «le posso dire – spiega al pubblico ministero  Greco – su Banca Nazionale del Lavoro che sono venuti da me Fassino ed altri a chiedere se si poteva fare una grande fusione Unipol-Bnl-Montepaschi. Io li ho ascoltati».

Il dr. Greco non molla: “Quando?”. “I primissimi mesi del 2005 o fine del 2004”. Poi Fazio articola meglio i ricordi: “Erano Fassino e Bersani”.

Ma, sì, l’allora ‘Segretario dei DS’ Piero Fassino, oggi PD e sindaco di Torino, e l’allora ‘Responsabile economico dei DS’ Pier Luigi Bersani, oggi PD e suo Segretario Nazionale, bussarono alla porta del Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio per proporre la creazione di un grande polo bancario in cui sarebbero confluiti Bnl, Unipol e Monte dei Paschi. Non se ne fece nulla, anche perche Fazio rispose con un secco no. Almeno in quella circostanza, salvo poi ammorbidire la sua posizione, il che non impedì che poi fosse fatto fuori lo stesso.

Come documenta persino un insospettabile Franco Bassanini che in un’intervista a Panorama ha alzato il velo dell’ipocrisia, sempre a proposito della tentata scalata della finanza rossa alla Bnl: “D’Alema e Consorte fecero pressing su Monte Paschi di Siena perche si alleasse con Unipol. Chi difese l’autonomia di ‘MPS’, come me ed Amato, venne emarginato”.

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SECONDO ARTICOLO

http://4realinf.wordpress.com/, 4 febbraio 2013

Nel 2008 la banca ebraico/americana Lehman Brothers dichiara fallimento per un debito di 613 miliardi di dollari. La ‘Fed’ ed il governo Usa, guidato da Barak Obama, non applicano il “Chapter 11” per il salvataggio. Il panico invade tutto il mondo finanziario. In Italia le ripercussioni sino ad oggi non sono ancora terminate.

Nell’autunno del 2007 Monte Paschi di Siena  (‘MPS’) emette una delibera ufficiale firmata Gabriello Mancini con la quale vengono “ingaggiati gli advisor che dovranno gestire, controllare e riferire l’andamento degli investimenti finanziari e l’intera procedura relativa all’acquisizione della banca Antonveneta”.

Essi firmano l’accordo con tre società: J. P. Morgan, Credit Suisse e Banca Leonardo. Costo delle competenze: 4.980.000.000 di euro.

Scelgono anche il delegato dell’intera operazione: Giovanni Monti, il figlio dell’attuale premier dimissionario Mario Monti, in quanto ‘Direttore responsabile’ del marketing operativo europeo di J. P. Morgan, colosso finanziario statunitense. Il tutto con beneplacito della direzione di PD, PDL, UDC.

Due mesi dopo, un’ulteriore delibera accredita a J. P. Morgan un successivo milione di euro secco extra, di cui non esiste fattura alcuna di riscossione essendo avvenuto su ‘conto estero/estero’. Il presidente di ‘MPS’ è Muccari ed il vicepresidente che deve mettere la firma è Francesco Caltagirone, suocero di Pier Ferdinando Casini.

Nel 2008 ‘MPS’ eroga 222.000.400 euro (duecentoventidue milioni di euro) come “cifra da devolvere come investimento di beneficenza nel territorio”.

A novembre di quell’anno, lo Stato provvede a fare un prestito voluto da Giulio Tremonti di 2 miliardi di euro al fine (cosi è scritto) “di consentire all’istituto di rispettare i parametri e i dispositivi previsti dagli accordi europei”.

Tale cifra viene investita nel seguente modo: 1 miliardo per acquistare ‘bpt’ italiani, 600 milioni in derivati scelti da J. P. Morgan (cioè Giovanni Monti jr.) e 400 milioni in “beneficenza”, di cui si occupa la Banca Leonardo che chiude una joint venture per “gestire il patrimonio nel territorio” con la Banca Mediolanum di Silvio Berlusconi.

Nel 2010 Giulio Tremonti fa avere alla banca di Siena circa 25 miliardi di euro, con i quali ‘MPS’ fa lo stesso giochetto: acquista circa 15 miliardi di ‘bpt’ e così abbassa lo spread, ne investe 9 in speculazioni azzardate ed un altro miliardo, a pioggia, nel territorio, di cui si sa poco o nulla. Per celebrare la bontà dell’operazione viene chiamato come “consulente e advisor d’aggiunta” l’on. Gianni Letta (PDL ed ex “gran consigliere” di Silvio Berlusconi) a nome di Goldman Sachs (la banca ebraico/americana per la quale lavoravano Mario Monti e Mario Draghi) a fare in modo che venga varata una delibera nei primi mesi del 2011 nella quale si sostiene che “la fondazione per fare cassa e poter dunque sostenere l’onere dell’operazione di acquisizione di banche terze, delibera di cedere il pacchetto delle proprie azioni privilegiate nell’ordine di 370 milioni di euro al nuovo advisor aggiunto Goldman Sachs, nella persona del suo consulente delegato rappresentante on. Gianni Letta”.

E così, si trovano insieme, nel 2011, la famiglia Monti, la famiglia Gianni Letta, cugino di Enrico Letta PD, la federazione del PD sia di Siena città che di Siena provincia, la famiglia Caltagirone imparentata con Pier Ferdinando Casini, con il management direttivo.

Nel solo 2010 Giulio Tremonti fa avere alla banca senese circa 40 miliardi di euro che seguono il solito giro di sempre, creando un vorticoso anello virtuale di grande salute finanziaria delle banche italiane e di tenuta della nostra economia, perché si tratta, in pratica, dello Stato che si compra i titoli da solo fingendo che li stia comprando il mercato. Ma l’economia, prima o poi, vuol sapere i conti reali.

Nel giugno del 2011 cominciano i guai. J. P. Morgan, Goldman Sachs e Credit Suisse si ritirano: “arrivederci e grazie, abbiamo fatto il nostro lavoro”.

A ‘MPS’ si accorgono che dei 32 miliardi complessivi investiti in derivati non soltanto non hanno guadagnato un bel niente, ma è tutto grasso che cola se riescono a recuperare sul mercato qualche miliardo. Devono quindi coprire il buco. Perché? Semplice: hanno messo in bilancio negli ultimi due anni le cifre dei guadagni sui derivati presentando il tutto come soldi acquisiti mentre, invece, erano virtuali. Quindi i bilanci erano truccati. Non si sa esattamente a quanto ammontino le perdite.

Lo Stato, però, in quel giugno del 2011 non ha davvero più soldi da dare a ‘MPS’, perché solo nel 2010 Giulio Tremonti ha fatto avere complessivamente al sistema bancario italiano 89 miliardi di euro, di cui circa 20 miliardi passati alle fondazioni (vicine alla Lega Nord) di Banca Carige, Banco di Desio e Brianza, Banco di Brescia, Banco Popolare di Valtellina, Banca di Sondrio (per questo la Lega Nord ha voluto Tremonti nella propria lista), che si comportano come ‘MPS’.

Ma a giugno del 2011 sono finiti i soldi. Il management di ‘MPS’ è disperato: non c’è più lo Stato a tirar fuori la grana, come si fa?

Ci penso io, dice Mario Draghi (Governatore della ‘Banca Centrale Europea’, ex Governatore della ‘Banca d’Italia’ e prima ancora ex collaboratore della Banca ‘Goldman Sachs’), “conosco gente in Europa”. E così il 10 giugno del 2011 fa avere subito 350 milioni da 12 banche europee, altri 400 milioni dallo stesso consorzio e successivi 2 miliardi da un pool di altre 19 banche europee, ma ‘MPS’ è ormai un colabrodo, perché i soldi servono soltanto a pagare gli interessi composti sui derivati. Il management, infatti, ha venduto carta straccia a valore 10 ai clienti che si sono assicurati: quella carta, a giugno del 2011, vale solo 2; quindi adesso ‘MPS’ deve pagare anche l’assicurazione. E così entra in campo lo spread.

‘MPS’ si rivolge quindi al mercato, che gli sbatte la porta in faccia, e si trova davanti a tre alternative:

a) fallire;

b) vendere titoli tossici che nessuno vuole;

c) vendere i ‘bpt’ italiani di cui ha almeno 80 miliardi con scadenza a 25 e 10 anni. Sceglie l’opzione ‘C’. Gli viene imposta da tutta la classe politica. E così, l’intera classe politica italiana (con l’aggiunta della famiglia Monti) dà il via all’operazione.

Ma il mercato è implacabile. E quelli di Goldman Sachs e di J. P. Morgan conoscono i conti veri di ‘MPS’ (li hanno gestiti loro) e così spargono la voce che la banca è disperata perché “tecnicamente” è già fallita e consigliano ai clienti di acquistare a peso morto ‘bpt’ italiani, scommettendo sull’innalzamento alle stelle dello spread italiano, puntando all’implosione del sistema economico italiano.

Il bello è che a questo giro perverso partecipa addirittura ‘MPS’, che si lancia nel luglio del 2011 in una gigantesca operazione finanziaria puntando tutto sui debiti delle banche italiane, e le altre banche italiane la seguono. Da qui, finalmente, si è riusciti a conoscere la verità.

La truffa dello spread iniziata nel giugno del 2011 non era una truffa: era reale. E non fu un attacco della speculazione internazionale, bensì un attacco suicida delle banche italiane guidato da ‘MPS’, che, per coprire le proprie perdite, vendeva sul mercato secondario miliardi e miliardi di ‘bpt’ italiani come se fossero carta straccia, diminuendo il nostro potere d’acquisto, aumentando il disavanzo pubblico e rendendosi responsabili, nonché protagonisti, dell’ultima mazzata inferta alla “Repubblica Italiana”.

Possiamo dire che nessuno sapeva? Che i politici e gli amministratori di regione, provincia e comune di Siena non sapevano?

“Come Dovevasi Dimostrare”.

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d. Curzio Nitoglia

http://doncurzionitoglia.net/2013/03/16/273/


[1]S. Riolfo Marengo – C. D’Adda (diretta da), Enciclopedia dell’Economia, Milano, Garzanti, 1991. Su questo sito si possono leggere i miei articoli su “L’Usura” e su “Vera Economia & Plutocrazia”. Inoltre cfr. Aristotele, Politica, A, 3, 1253b, 8-14; Id., Politica A, 3, 1258b 10 ss;  Id., Etica, V, 10, 1933a 20; Id., Politica, III, 13, 1257a 35 e San Tommaso d’Aquino, S. Th., II-II, q. 47, aa. 11-12; ivi, q. 50, aa. 1-3; ivi, II-II, q. 77, a. 4; ivi, q. 78, a. 1; Id., Commento all’Etica di Aristotele, lez. 1; Id., Commento alla Politica di Aristotele, lez. 7-8; Id., Commento alla Politica di Aristotele, lib. I, capp. 5-6; Tommaso de Vio detto Cajetanus, De cambiis, cap. 5; B. Meerkerlbach, Summa Theologiae Moralis, II, n. 538; J. MEINVIELLE, tr. it., Concezione Cattolica della Politica [Buenos Aires, Corsi di Cultura Cattolica, 1932], Lamezia Terme, Edizioni Settecolori, 2011; Id., Conception Catolica de la Economia, Buenos Aires, Corsi di Cultura Cattolica, 1936.

[2] Cfr. DENIS FAHEY, The Kingship of Christ and Organised Naturalism, Cork, Forum Press, 1943; The Mystical Body of Christ and the Reorganisation of Society, Cork, Forum Press, 1945, tr. fr., Le Corps Mystique du Christ et la reorganization de la société, Saint Rémi, Cadillac, 2011. Di quest’ultimo libro sono particolarmente interessanti, quanto al tema della moneta, il Volume I, Capitolo III, § 3°: ‘San Tommaso d’Aquino e l’Economia’; § 5°: ‘Il ruolo del denaro e della moneta nell’Economia’; § 6°: ‘Tre modi di commerciare con il denaro’; § 7°: ‘L’usura’ (pp. 117-140); Capitolo XII, § 4°: “Il pensiero di Locke sul denaro”; § 5°: “Le leggi economiche diventano leggi puramente fisiche, avulse dalla morale” (pp. 390-400); il Volume II, Capitolo XVIII, § 1°: ‘I princìpi d’Economia in San Tommaso d’Aquino’; § 2°: ‘l’arte Finanziaria o Affaristica delle Banche’; § 3°: ‘l’oro come misura di valore e l’economia nazionale’; Capitoli XIX e XX: ‘I princìpi economici di San Tommaso e la funzione della misura di valore aurea’ (pp. 278-381); Capitolo XXI: ‘I princìpi politici di San Tommaso e la Rivoluzione monetaria’ (pp. 382-447).

[3] Carlo D’Adda, voce “Moneta. Valore legale e valore intrinseco”, in Enciclopedia dell’Economia, Milano, Garzanti, 1991, p. 732; Sergio Ricossa, Dizionario di Economia, Torino, Utet, II ed., 1988, voce “Moneta”, pp. 307-317; voce “Monetarismo”, pp. 317-321; voce “Macroeconomia”, pp. 273-276; voce “Finanza”, pp. 193-198; voce “Liquidità”, p. 271; voce “Interesse”, pp. 241-245; voce “Inflazione”, pp. 233-240; voce “Politica monetaria”, pp. 43-47   .

[4] R. Spiazzi, Enciclopedia del Pensiero Sociale Cristiano, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 1992, v. Parte II, Sezione IV, cap. II: “Il problema economico-sociale”, pp. 498-500; Parte III, Sezione III, cap. II: “Sul problema economico-sociale, pp. 676-694; Sezione IV, cap. I: “I primi interventi dei Papi in campo economico-sociale”, pp. 709-712; Parte IV, Sezione I, cap. I: “L’elaborazione di un pensiero sociale-economico dì ispirazione cristiana”, pp. 795-801 .

[5] Lo Stato è una Nazione provvista di un Governo. Per esempio l’Italia prima del 1870 era una Nazione, ma sotto molteplici Stati o Governi. Mentre la Svizzera è tuttora una Nazione, ma divisa in più Cantoni, Stati o Governi.

[6] Già nell’antica Roma si coniava moneta su metallo più o meno prezioso. Infatti si legge nei Vangeli che quando i Farisei e i Sadducei andarono da Gesù per farlo cadere in un tranello e gli chiesero se fosse lecito o no pagare le tasse a Cesare, ossia a Roma antica (30 d. C.), Gesù rispose loro: «datemi una moneta. Di chi è l’effige coniata su di essa? Essi risposero: “di Cesare”. E Gesù concluse: “allora date a Cesare quel che appartiene a Cesare (le tasse) e a Dio quel che spetta a Dio (l’adorazione)”» (Mt., XXII, 17).

[7] Cfr. R. Spiazzi, Lineamenti di Etica Economica, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 1989; Id., Lineamenti di Etica della Famiglia, Bologna, ESD, 1990, v. capitolo: L’Economia a servizio della famiglia, pp. 164-170.

[8] Cfr. Denis Fahey,  The Mystical Body of Christ and the Reorganisation of Society, Cork, Forum Press, 1945, tr. fr., Le Corps Mystique du Christ et la reorganization de la société, Saint Rémi, Cadillac, 2011, vol. II, V parte, capitolo XVII, § 1°: “La Rivoluzione inglese del 1688 e la Banca d’Inghilterra”; § 3°: “La Banca d’Inghilterra, Locke e la Massoneria; § 4°: “Locke e Burnet”; § 5°: “La Loggia della Banca d’Inghilterra” (pp. 185-197).

[9] Il generale romano Marco Furio Camillo (nel 390 a. C.) cacciò da Roma i Galli di Brenno, che volevano essere pagati a peso d’oro per lasciare l’Urbe nella quale erano penetrati. Il valoroso condottiero romano apostrofò il barbaro dicendo: “la guerra si fa col ferro e non con l’oro” e lo ricacciò al di là delle Alpi con la spada e senza l’oro. L’ultima guerra mondiale, invece, è stata definita “la guerra dell’Oro contro il Sangue”, poiché oramai il peso dell’oro era diventato superiore a quello del ferro. La spada non fu sufficiente a difendere “il solco tracciato dall’aratro”.

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29 marzo 2013

di Marco Francesco De Marco – 14 gennaio 2012

Qualcuno spieghi a Paolo Barnard che siamo in guerra da prima che lui si svegliasse, buttato giù dal letto dalla Gabanelli, la stessa che vorrebbe eliminare il contante per combattere le mafie e l’evasione fiscale (delirio). Quella che dichiara che lei non parla di signoraggio in TV perché la gente non capirebbe (ridicolo). Nella guerra che vede schierato anche Barnard, ora che si è svegliato ed informato, da un lato c’è la piramide usurocratica, con le elite tecno-finanziarie che dettano le regole e le impongono, grazie alla servitù politica, giornalistica ed “intellettuale”.
Dietro la maschera dei banchieri, vi è il démone Usur, assetato di sangue, che si nutre della cupa mestizia che ci viene trasmessa attraverso il mantra mefistofelico della crisi. Dall’altra parte è tutto da costruire il fronte avverso, attualmente costituito da un galassia infinita di piccoli movimenti o singole persone, poco o per niente collegati tra loro. Nulla che possa essere definito “esercito”, ma nemmeno “movimento”, non avendo né la consapevolezza né la lucidità del fronte avverso.

Di tutti loro così messi, di tutti noi, il nostro nemico ride, perché in realtà noi non esistiamo. Per sconfiggere il nemico, o almeno per battersi con lui, bisogna risalire al suo principio primo. Capire qual è la sua origine ed il suo fine. Saper riconoscere i suoi servitori, le sue spie, i suoi alleati. Ed infine costituire una forza da contrapporgli. Per la nostra causa e la nostra parte sarà gradito il contributo di chiunque sia in buona fede, non abbia interessi personali legati al mondo usurocratico, e sia disposto a correre qualche rischio serio. Perché se la guerra è tale bisogna mettere in preventivo i pedaggi che essa da sempre richiede. Ci vorrà un’elite del pensiero e dell’analisi tattica, dei soldati dell’idea, degli alleati. Per far parte della classe dirigente rivoluzionaria non sarà inutile, assieme ad altre qualità, avere un buon curriculum.

Certo qualcuno si sarà svegliato tardi, dopo lunghe dormite, e noi non gliene faremo una colpa. A patto chenon pretenda di spiegarci tutto quello che noi sappiamo e scriviamo da anni e che, per inciso, non costituisce il maggior problema del fronte opposto alle armate di Usur. A patto che si abbandoni lo stile profetico e messianico di portatore del verbo. Oggi la difficoltà maggiore risiede nel coagulare le forze divise, dargli dignità intellettuale e militante, aumentarne la capacità detonante fino al punto di essere in grado di dichiarare guerra al nemico, e possibilmente sconfiggerlo. La pretesa di Barnard di incarnare l’inizio della consapevolezza, di datare l’anno “uno” dell’era ribelle, è fonte di ulteriore polemica sterile ed è utile solo per creare deleterie frammentazioni; segno evidente del solito vezzo ipertrofico di chi è concentrato su se stesso piuttosto che sulla guerra che dice di voler combattere. Amore di sè che forse costituisce il motivo per il quale ha dormito a lungo, e ciò nonostante oggi non è disposto, per principio, ad ascoltare nessun’altra opinione. Si ricordi che di lui nessuno sapeva nulla fino al suo litigio con la Gabanelli, questione veramente di poco conto, visto che solo Barnard non si era ancora reso conto dell’impossibilità di fare informazione libera in Rai. Comunque, la storia oggettivamente non riguardava l’esproprio della sovranità monetaria e le altre libertà sottratte, delle quali Barnard sembrava non sapere nulla.

Spremuto il limone della polemica con Rai 3, e resosi conto che non poteva portarla troppo per le lunghe, vista l’inconsistenza degli avvenimenti, un giorno Barnard ci spiegò che stava studiando la questione monetaria (ben arrivato, la vita inizia a quarant’anni), e che le teorie dei “signoraggisti” classici non lo convincevano. Tanto che, sottoposte a dei docenti universitari americani, aveva visto condiviso il proprio scetticismo, grazie al quale, di lì a breve, attraverso una dura formazione culturale, sarebbe arrivato alle attuali determinazioni: il debito è (sarebbe) una ricchezza, il problema è disporre della “moneta sovrana”, anche se ottenuta da una banca privata. Teorie più complesse di quanto qui si riassume, che hanno peraltro un certo spessore se non altro sotto il profilo accademico, ma che, evidentemente, divergono da quelle di chi sostiene che le questioni essenziali siano il danaro creato dal debito (o insieme al debito) e la mancata nazionalizzazione delle banche centrali.

Ora, senza entrare nel merito tecnico, appare evidente la natura psichica e non certo rivoluzionaria dell’idea di chiamare Auriti, Galloni, Tarquini, Della Luna, Pascucci, Saba, “signoraggisti”, con tono sbrigativo e liquidante, e pretendere di congedarli dal centro delle attenzioni di coloro i quali da decenni –e non per un licenziamento ingiustificato, ma per scelta ideale– militano sul fronte anti-usurocratico, formandosi ed informandosi con questi ed altri autori che mi scuso per non aver citato. Naturalmente lo spostamento dal centro dei vecchi “teorici” è stato subito equilibrato dal suo personale autoposizionamento. Il centro vuole occuparlo lui. Oramai si sente l’unico detentore di verità ed incede con un inquietante misto di aggressività e messianesimo. Parla di “salvataggio della democrazia”: evidentemente sonnecchia ancora, anche perché non ci spiega quando è finita (semmai è esistita) la democrazia e quando è iniziata la dittatura bancaria.

E’ ovvio che nessuno vuol costringere Barnard ad aderire alle idee di quelli che “all’ingrosso” ed in un solo pacco lui definisce “signoraggisti”. E non è detto che i suoi studi non abbiano aggiunto alcune verità a quelle già conosciute. Quello che appare di origine dubbia è appunto la volontà di volersi imporre al centro dell’agone con l’aura di chi è sceso dal cielo, ed invece è tristemente solo caduto dal letto. La postura da oracolo si accompagna ad un atteggiamento scomposto ed alterato, che non trasmette solennità ma soltanto nervosismo, forse determinato dal fatto che per Barnard l’acquisizione delle terribili verità che vengono tenute nascoste ai più è particolarmente recente.

Certo che appare forzata, improbabile, non credibile, una lotta così determinata che non abbia delle radici e delle origini. Una storia personale, senza maestri e nemmeno ispiratori, tranne la solita ed un po’ provinciale storiella dei professori americani. Dimenticando che senza gli studi e gli scritti tanto disprezzati, forse il problema della sovranità monetaria non se lo sarebbe neanche posto. Non ho capito ancora quale sarebbe la novità proposta dal MMT americano, pur avendo letto tutti i documenti citati da Barnard, compresi i suoi voluminosi scritti ed interventi. La teorizzata utilizzazione del debito come “opportunità” non mi convince. Resto dell’opinione che la creazione della moneta debba essere una prerogativa degli Stati e delle entità istituzionali e politiche, quindi popolari. Non capisco perché Barnard e il MMT si ostinino a trascurare questo principio che, se eluso, vede legittimata la facoltà di emettere danaro da parte di entità private, soggette a dinamiche di interessi che divergono da quelle dei popoli. Ma al di là delle diversità teoriche, a chi giova la scomposta agitazione mostrata da Barnard, tanto protagonismo, tanto evidente narcisismo? Al demone Usur o a chi lo combatte? Risposta ovvia. Eppure, altrettanto ovviamente, abbiamo bisogno di tutti, Barnard incluso, per rovesciare i rapporti di forza. Per questo gli consiglio di leggere, più che “Euroschiavi”, un altro libro, forse ancor più interessante e sottile, di Marco Della Luna, che si intitola “Neuroschiavi”.

Qualcuno dovrà dare delle piccole spiegazioni anche ad Alfonso Marra, il quale è intelligente fino alla genialità, come ci narra Pietrangelo Buttafuoco. Quindi capirà tutto al volo, e subito dopo ce lo rispiegherà ancor più chiaramente. Bisogna dirgli una cosa semplice: siamo in guerra e la guerra è una cosa seria. Come tutte le cose serie prevede che alla sostanza si accompagnino delle forme adeguate. La prassi delle battaglie ideali ha una propria liturgia. Essa impone alle parti contendenti di distinguersi per coraggio ed onore, accompagnati dalla dignitas di chi si sacrifica. Non parlo della freddezza da rettili alla maniera di Draghi o Monti, ci mancherebbe. Nel mondo che essi rappresentano certi valori non esistono. D’altronde il dèmone Usur, che loro servono e temono allo stesso tempo, non è certo una divinità del Cielo sidereo, dal quale discende ogni bellezza, inclusa l’attitudine alle forme composte ed eleganti. Mi riferisco al contegno ed allo stile che la nostra parte “in fieri” dovrebbe portare con sé quale segno di distinzione.

La scelta di diffondere, nell’opinione generale, l’abbinamento tra le nudità di Sara Tommasi e la lotta contro le banche, appare sacrilega, o, se si vuole, semplicemente penosa, oltre che controproducente. A nulla varrà evocare la mitica esigenza di visibilità. Le idee viaggiano più velocemente di quanto si creda, non è necessario affidarle al clamore legato ai banali richiami del nudo. Al contrario di quanto sperato, l’effetto che personalmente verifichiamo ogni giorno è quello dello svilimento del tema. Noi che da anni sveliamo a chiunque l’inganno del signoraggio, negli ultimi tempi spesso ci siamo sentiti dire: “ma cos’è, la cosa di quella che ha fatto vedere il culo vicino al bancomat?” ed altre cose simili. Svilimento, parodia, banalizzazione e volgarizzazione non giustificano nessun maggior contatto, illusione numerica che poggia le sue basi sul terreno preferito del nemico: la materia. La speranza che un seno od un culo possano giovare alla causa rivoluzionaria del fronte anti-usurocratico appare vana ed illusoria.

Non ci sono noti gli orizzonti ideali di Marra, al di là della comune battaglia contro ogni forma di signoraggio e per la sovranità monetaria popolare. Per quanto ci riguarda, la parte formale, ovvero estetica, lo stile ed il portamento, che dovranno caratterizzare le forze che combattono Usur, dovranno essere coerenti con il mondo che sogniamo, quello che sostituirà la civiltà radioattiva e cancerogena delle dittature bancarie. Perché noi siamo certi che, così facendo, si potrà persino perdere; ma perdere tutto tranne l’onore sarà possibile solo per coloro i quali l’onore l’avranno preservato prima, durante ed anche dopo l’ultima battaglia. Non si tratta di moralismo, è ben altro. Il moralismo è uno stato mentale borghese, appartiene alle proiezioni psichiche del mondo che combattiamo. Si chiama dignitas, una antica virtù cara ai romani.

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1 giugno 2010 | Autore

Fonte: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/06/linterpol-prepara-mandati-di-cattura.html

Come è stato scritto in un recente articolo finanziario [1], l’Interpol avrebbe preparato una lista di banchieri e politici statunitensi, inglesi ed europei, coinvolti nella corruzione delle centrali bancarie. L’articolo fa riferimento ad un episodio di dicembre scorso, che riguarda l’atterraggio di un aereo pieno di poliziotti ed agenti dell’Interpol. A gennaio il Presidente Obama aveva garantito all’Interpol poteri operativi sul territorio statunitense. La storia venne appena accennata sui grandi media per essere subito dimenticata, una tipica tattica mafiosa.

“Questi poteri operativi (subpoena powers) non sono da sottovalutare, permettono all’Interpol di sequestrare documenti, citare testimoni e di eseguire le indagini con forza. L’Interpol sono mesi che sta indagando negli Stati Uniti, mettendo su un dossier sui banchieri. La stessa fonte cita come nell’agosto 2009 almeno trenta ex-funzionari del Dipartimento del Tesoro USA e manager di Wall Street, hanno fatto appello all’Interpol, hanno fornito delle prove ed hanno ottenuto asilo. Questi testimoni hanno fornito documenti, email, CD, minute delle transazioni e testimonianze personali notevolmente dannose. Le prove ottenute sono state utilizzate per allargare le indagini per mesi ad altissimi livelli. C’è stato un notevole progresso che non è ancora stato reso pubblico. E così si è arrivati alla lista dei mandati di cattura. Dei banchieri che lavorano a Londra per la Goldman Sacks hanno avuto il passaporto sequestrato. A questo punto ci si chiede chi consegnerà i mandati di cattura e quando. E che succederà se i banchieri hanno guardie del corpo. La lista dei mandati comprende nomi dell’élite che siamo – democraticamente – abituati a considerare intoccabili.” Sta per succedere un bordello ma esattamente quando ancora, non è chiaro.

Vedere anche:
German President Koehler Resigns. – A Sacrifice or Starting The Financial Race to Hell?
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/06/starting-financial-race-to-hell.html

Note:
1) Hidden Dollar Swap Hammer
by Jim Willie, CB. Editor, Hat Trick Letter | May 26, 2010
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/06/starting-financial-race-to-hell.html

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DEBITO PUBBLICO: L’ITALIA MIGLIORE D’EUROPA (E NON E’UNO SCHERZO)

DI MARCELLO FOA
Il Cuore del MOndo

La fonte è molto autorevole: la Neue Zürcher Zeitung (Nzz). L’autore dello studio molto competente in materia: l’economista Bernd Raffelhüschen, professore di Scienze finanziarie presso l’Università di Friburgo, in Germania. La conclusione è molto sorprendente: l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più sostenibile d’Europa.

Possibile? Sì, se si considera oltre al debito esplicito anche quello implicito ovvero gli impegni già presi dallo Stato per i decenni a venire e legati in particolare all’invecchiamento della popolazione: dunque le pensioni in maturazione nei prossimi anni, la spesa sanitaria che dovrà essere sopportata da una popolazione più anziana; il tutto considerando il saldo primario dello Stato.

Lo studio risale al 2011 ed è passato praticamente inosservato (in Italia ne aveva parlato Rischio calcolato) (1), la Nzz (2) lo ha ripreso e lo ha integrato con un altro studio estendendo il panel anche alla Svizzera.

Il risultato non cambia: l’Italia resta il Paese numero uno all’Europa, molto più sostenibile della Germania perché negli anni , paradossalmente, passati ha fatto i “compiti a casa” e si propone come il Paese, in prospettiva, con il più basso incremento di spese per pensioni, sanità e assistenza per anziani; gli altri Stati, invece, si sono accontentati di monitorare il debito esplicito, lasciando la struttura di queste spese assumesse delle proporzioni tali da esplodere da qui a qualche anno: hanno guardato solo alla punta dell’iceberg, come scrive Gerhard Schwarz, oggi direttore del think tank svizzero Avenir Suisse. sulla Neue Zürcher Zeitung.

Il grafico che potete trovare qui non mente (mi spiace è solo in tedesco ma facilmente interpretabile). E se la nostra fosse una classe politica seria, dovrebbe iniziare a ripensare il Paese partendo da questi dati, sventolandoli alla stampa internazionale, menzionandoli continuamente alla Bce, al Fmi.

E invece non solo dormono tutti: la stampa dov’è? Il centrodestra che fa? Perché nessuno vanta i meriti di un risanamento strategico che solo le politiche iper restrittive di Monti e gli effetti sciagurati e scandalosi del Mes (Meccanismo europeo di stabilità ovvero Fondo Salva Stati) possono compromettere?

Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2013/05/09/debito-pubblico-litalia-migliore-deuropa-e-non-e-uno-scherzo/
9.05.2013

1) http://www.rischiocalcolato.it/2012/08/ricerca-sui-debiti-delleconomista-bernd-raffelhuschen-della-fondazione-stiftung-marktwirtschaft-europa-schiacciata-da-debiti-insostenibili-italia-e-germania-messe-meglio.html
2) http://www.nzz.ch/aktuell/wirtschaft/wirtschaftsnachrichten/der-staatsschulden-eisbergu-1.17962104#>

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Se si facesse ciò che suggerisce Foa forse non si potrebbe procedere alla svendita dei “gioielli di famiglia” e alla liquidazione del Paese…

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Volantino strategico n°3 – Sostiene l’€uropa… (se il Fiscal Compact non è la cura, ma la malattia!) [lasolitudinedeinumerireali.blogspot.it]

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Sul fatto che il capitalismo Italiano possa essere il il numero uno in Europa (verso il precipizio economico) non avevo dubbi …..ma gli economisti (borghesi) lo sanno ? Corriamo tutti ad informarli prima che facciano una nuova manovra economica dal momento che non vi è nessuna necessità …….

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Bah. E’ proprio perché siamo i primi che siamo gli ultimi. Essere i primi in sostenibilità del debito pubblico significa essere gli ultimi. In qualsiasi momento gli stati che sono gli ultimi in sostenibilità si chiuderanno, si sottrarranno ai mercati finanziari e renderanno i loro debiti sostenibili senza i sacrifici che abbiamo fatto noi. Insomma, l’articolo conferma che siamo fessi. O vogliamo veramente stare alla logica dei mercati: “cari mercati, leggete questo studio, così da domani cominciate a prestarci i soldi a minor prezzo!”. Foa è un acuto liberale, capace di pensare con la propria testa. Ma rimane un liberale.

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MeMMT vs Mainstream

di Andrea Terzi

Scritto da redazione il 15 maggio 2013. Pubblicato in Andrea Terzi

La visione della moneta civilizzata (cioé MMT, o Modern Monetary Theory) ha precedenti storici:

In primo luogo, la nozione sviluppata da Adam Smith: la ricchezza di una nazione è misurata non dal valore monetario ma dalla sua capacità di produrre beni e servizi. In secondo luogo, la nozione del denaro sviluppata da John Maynard Keynes: ogni Stato moderno ha il diritto di dichiarare ciò che è la sua moneta. Mentre il concetto di Smith accenna alla piena occupazione come primario obiettivo politico, quello di Keynes fa riferimento alla gestione della moneta come uno strumento per raggiungere tale scopo. Inoltre, la MMT riconosce esplicitamente che la valuta è un monopolio pubblico. Questo ci porta a distinguere il sistema monetario attuale dal tradizionale paradigma monetarista-keynesiano. Ciò che segue è un sunto di ogni punto di lettura chiave sulle differenze tra i due modelli: il paradigma monetarista-Keynesiano (KM) e la visione civilizzata della moneta (o MMT)

1. KM – La Banca Centrale controlla l’offerta della moneta indirettamente attraverso il suo potere di controllare la base monetaria.

MMT – Il settore privato usa i depositi bancari come moneta e i depositi bancari non sono controllati direttamente dalle Banche Centrali: essi derivano sia dalla spesa del governo sia dalla concessione dei prestiti.

2. KM – Poiché la Banca Centrale controlla l’offerta di moneta, controlla anche il tasso di interesse nominale nel mercato monetario.

MMT – Poiché è il monopolista della moneta, la Banca Centrale controlla il tasso di interesse.

3. KM – Il tasso di interesse nominale è determinato dalle preferenze dei privati in termini di risparmi reali e investimenti, come pure dalle aspettative sull’inflazione.

MMT – La Banca Centrale ha il potere di controllare il tasso di interesse ad ogni scadenza: il tasso di interesse è, semplicemente, un fenomeno monetario.

4. KM – Un’espansione monetaria può incrementare la produzione e l’occupazione e, a un certo punto, generare inflazione.

MMT – Qualsiasi operazione con cui la Banca Centrale compra o vende asset finanziari non rende il settore privato più ricco e ha piccole o nessuna conseguenza sulle decisioni di spesa privata.

5. KM – Le decisioni del governo sono ampiamente guidate da obiettivi politici di breve periodo, cosi la gestione della moneta dovrebbe essere responsabilità di una istituzione indipendente con un orizzonte di lungo termine.

MMT – Mentre la politica monetaria può solo fissare il tasso di interesse, la politica fiscale è molto più potente dal momento in cui qualsiasi deficit del settore governativo genera un equivalente surplus finanziario del settore privato influenzando le decisioni sulla spesa.

6. KM – La tasse servono a finanziare la spesa governativa.

MMT – Poiché la spesa del governo preleva risorse dal settore privato e simultaneamente genera redditi e ricchezza nello stesso, causerà inflazione dovuto a un eccesso di domanda a meno che un adeguato ammontare di tasse non dreni denaro dal settore privato.

7.KM – Se il governo spende più di quanto tassa, deve prendere in prestito fondi dal settore privato, e questo riduce i capitali del settore privato.

MMT – A meno che non perde il suo potere di definire cosa sia la moneta, il governo è l’emettitore della valuta: non fronteggia vincoli finanziari e prima spende o presta, prima l’economia ha le risorse necessarie per pagare le tasse e comprare i titoli di Stato.

8. KM – La stabilità dei prezzi è una precondizione per la crescita economica e la creazione del lavoro.

MMT – Il deficit del governo, nella misura in cui garantisce il soddisfacimento del desiderio del settore privato di accumulare risparmi, è una precondizione per la piena occupazione.

Fonte: http://www.mecpoc.org/2012/02/a-civilized-money-view-vs-keynesian-monetarism/

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Eccezionale videointervista a Nando Ioppolo Docente di economia nella quale spiega in modo semplice e comprensibile a tutti come tutto il pensiero economico liberista e le politiche economiche conseguenti che in tutta Europa sono state applicate siano basate su dei falsi paradigmi creati ad arte  solo per far  arricchire sempre più l’1% della popolazione che detiene il potere economico a discapito del restante 99% della popolazione considerata niente più che carne da macello,è un pò lungo ma si può  anche vedere in 2/3 volte come ho fatto io. Se volete un futuro migliore per voi e per i vostri figli vi esorto vivamente a vederlo e diffonderlo quanto più vi è possibile, infatti è solo diffondendo capillarmente queste informazioni che  possiamo sperare di salvarci ed evitare a noi e i nostri discendenti un  futuro fatto di povertà e sofferenze che le elites economiche dominanti ci hanno preparato. Vi garantisco che sono 2 ore della vostra vita spese bene  che potrebbero cambiare  il vostro futuro infatti sapere come ci stanno fregando è il primo passo per riuscire a salvarci.

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5 luglio 2013

Fonte: http://www.quieuropa.it/reddito-di-cittadinanza-lettera-aperta-ai-vescovi-di-giacinto-auriti/

Parte Prima – Attualità della dottrina Sociale della Chiesa

Senza la proprietà popolare della moneta è

impossibile attuare la Dottrina Sociale

– Così De Gasperi congedò la Dottrina Sociale della Chiesa

– Il Senso del Reddito di Cittadinanza

– Ecco perchè la proprietà della Moneta deve essere popolare

– Come creare un’economia dimercato secondo giustizia

di Giacinto Auriti

Lettera Aperta ai Vescovi sulla Proprietà Popolare della Moneta

Proprietà Monetaria della Moneta

Lettera Aperta ai Vescovi, di Giacinto Autiri – Prima Parte

Attualità della Dottrina Sociale della Chiesa – La Dottrina Sociale della Chiesa è sinteticamente ed esaurientemente formulata in cinque parole del Pater Noster: “…dacci oggi il nostro pane quotidiano…”. Qui la parola più importante non è “pane”, ma “nostro” che sta a significare che non bisogna dare solo il pane, ma anche il diritto di pretenderlo, cioè la “proprietà”. Il pane soddisfa il bisogno di mangiare comune a tutti gli esseri viventi. Il diritto di pretendere, che distingue l’uomo dalla bestia, soddisfa il bisogno di giustizia, il bisogno della certezza del diritto e conferisce all’uomo ladignità giuridica di essere “soggetto”, non “oggetto”, di diritto. Sorge a questo punto la domanda: “come è possibile dare all’origine la proprietà del pane a chi non ha il diritto di pretenderla? E’ ovvio che se do il pane a chi non è proprietario il gesto è riconducibile alla categoria dell’ ”elemosina” , non del “ diritto sociale”.

Così De Gasperi congedò la Dottrina Sociale della Chiesa

Ecco perché ”De Gasperi, (…) affidando la politica economica ad uomini comeEinaudi e La Malfa, prese congedo dalla dottrina sociale della Chiesa. (…) Come è stato giustamente osservato, De Gasperi non si limitò ad una semplice revisione della dottrina sociale della Chiesa (…), fece qualcosa di più definitivo e sotto molti punti di vista stupefacente : la cancellò con un solo tratto di penna (…) Realizzò l’egemonia dellaDemocrazia Cristiana in Italia (…) secondo una linea che si ricollegò (…) più alla prassi degli statisti liberali dell’Italia prefascista che alla tradizione della dottrina sociale cattolica. (cfr. Giuseppe Bedeschi., Le ideologie politiche in Italia dalla Costituente al centrismo, Torino, 2003, p. 27).

Giacinto Auriti - Proprietà Popolare della Moneta

Ecco perchè la Dottrina Sociale della Chiesa è stata vanificata

La verità è che la dottrina sociale della Chiesa non poteva essere realizzata perché mancava la parte relativa al sistema monetario: la scoperta del valore indotto per la proprietà popolare della moneta. La moneta era ancora concepita come titolo di credito rappresentativo della riserva di proprietà della banca. Con la fine degli accordi diBretton Woods abbiamo avuto la conferma storica, oltre a quella scientifica (cfr. Auriti, L’ordinamento internazionale del sistema monetario, Edigrafital, Teramo, 1993, p. 41 e ss.), che la riserva non serve.

Il Senso del Valore Monetario – Il Reddito di Cittadinanza

Una volta dimostrato che il valore monetario è causato non da chi emette, ma da chiaccetta la moneta per convenzione sociale, ne va attribuita gratuitamente la proprietà, a titolo originario al portatore come reddito di cittadinanza, perché è lui stesso che, accettandola, ne crea il valore, senza alcun costo. Ecco perché la moneta, all’atto dell’emissione, deve essere accreditata (e non addebitata) alla collettività nazionale. In tal modo può essere realizzata la dottrina sociale della Chiesa solo con la giustizia monetaria che consente ad ognuno di comprare con la sua moneta il suo pane.

L'Aquila e la Sovranità perduta

La Proprietà della moneta deve essere Popolare – Tutti d’accordo

Con la proprietà popolare della moneta si può creare finalmente la convergenza di forze politiche finora contrapposte ed incompatibili. Le sinistre la devono accettare perché – avendo la moneta un potere d’acquisto pari alla totalità dei beni reali misurati o misurabili nel valore – realizza concretamente e senza debito, la “proprietà di popolo” anche dei beni reali. Le destre la devono accettare come “socializzazione della moneta” cioè come bene perseguito non con la formula del mero godimento economico(in conformità delle tesi del nichilismo giuridico della lotta di classe) ma come diritto della persona con contenuto patrimoniale. I liberali la devono accettare in quanto si realizza il disposto del 2° co. dell’art. 42 della Costituzione che dispone l’accesso alla proprietà per tutti e potenzia l’economia di mercato.

Economia di Mercato secondo Giustizia

Infatti con questo progetto, per finanziare i produttori, si “finanziano” i consumatori che è l’unico modo per promuovere secondo giustizia l’economia di mercato. I cattolici la devono accettare perché altrimenti la dottrina sociale della Chiesa viene relegata nella soffitta delle utopie dimenticate. Si dà infatti, ad ognuno, non l’elemosina, ma il suo denaro per comprare il suo pane in piena dignità giuridica. Si realizza così la società organica della democrazia integrale in cui il popolo non ha solo la sovranità politica, ma anche quella monetaria. (cfr. G. Auriti, Il Paese dell’Utopia, la risposta alle cinque domande di Ezra Pound, Tabula fati, Chieti 2002, p. 39 e ss.). L’unica condizione perché questo progetto si realizzi è che gli operatori non facciano parte della categoria, storicamente nefasta, dei camerieri dei banchieri.

Giacinto Auriti – Lettera Aperta ai Vescovi, Prima Parte
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Vangelo di Matteo 19,23-30
In quel tempo, 23 Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24 Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
25 A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?» 26 Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». 27 Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?» 28 E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. 29 Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. 30 Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

IL Dio Trino o il dio quattrino?

A seguito della pubblicazione del post precedente (“Cosa cresce nel giardino dell’ignoranza“) su Stampalibera.com, Parusìa ha scritto un commento che merita essere ripreso. (forse perchè IO mi sono sentito ripreso?)

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God-Loves-Some-of-You-MoneyConcordo, ma…
nel giardino dell’ignoranza (è inutile nascondersi dietro facili parole)…
per uscirne, occorre anche saper scegliere:

DenarOdio

Gesù afferma: Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Secondo le parole di Gesù la sete di ricchezza, la brama di denaro è assolutamente incompatibile per l’uomo che vuole vivere secondo i desideri di Dio. La sete di denaro, da una parte, impedisce all’uomo di vivere sul pianeta terra secondo le procedure evangeliche, e gli rende impossibile coltivare pensieri adatti per costruire una vita secondo l’armonia, la bellezza, la grazia, la gioia, la pace, la sapienza del regno di Dio, dall’altra, impedisce all’uomo di poter entrare un giorno a far parte della vita senza fine nelle dimore eterne, nella luce e nella pace di Dio.

Perché? La sete di denaro è la più mortale malattia dell’uomo, in quanto è diventata la vera devozione dell’umanità, e, il denaro, il suo unico, vero dio.

Il dio denaro ha fatto costruire i suoi templi su tutto il pianeta per essere adorato, celebrato, onorato, acclamato. Il dio denaro ha suoi discepoli ovunque, ha i suoi gruppi di venerazione, ha costruito i suoi centri organizzativi direzionali, e, nel tempo, ha distribuito su tutta la terra i suoi emissari rappresentanti, i suoi missionari predicatori, i suoi profeti di persuasione, i suoi catechisti ideologici, pubblicitari, i suoi celebranti rituali, i suoi ministri e servitori, difensori e paladini.

Il dio denaro si è presentato al mondo inizialmente come piccole, innovative monete di terracotta, rame, argento, oro e altri metalli e ha persuaso l’uomo a ritenerlo il più potente mezzo di difesa e controllo, supremazia e dominio, perché permetteva di avere eserciti più numerosi e meglio armati.

Il dio denaro, poi, si è presentato al mondo come piccoli, inermi, innocui fogli di carta colorata, e ha persuaso l’umanità che, con lui, l’uomo può essere il più forte e potente di tutti, e che, con lui, l’uomo può essere il più nobile, importante, autorevole, influente, apprezzato di tutti.

Quando il dio denaro si è presentato al mondo come innocente e comoda tessera magnetica di credito, ha persuaso l’umanità che tutto ha un prezzo e che tutto può essere comprato e che, con lui, l’uomo può essere un invincibile tiranno su scala globale, un inattaccabile despota planetario, un onnipotente signore della globalizzazione, un’irresistibile, maestosa bellezza, un imponente, impressionante, possente padrone del mondo.

Quando il dio denaro si è presentato al mondo come legittimi numeri in un conto bancario, segno di autonomia e libertà personale, ha persuaso l’uomo a credere di essere egli stesso un dio, un dio cui tutto è possibile, un dio che può donare lusso sfrenato a pochi e debiti senza fine a tutti gli altri.

Il dio denaro ha lavorato senza sosta per riuscire, un po’ alla volta, a rappresentare per l’umanità la sua più sicura fonte di sopravvivenza, la sua reale difesa contro il male e la malattia, contro l’invecchiamento, contro l’ingiustizia, la paura, la guerra.

Il dio denaro ha persuaso l’uomo che senza denaro nulla ha senso e nulla deve muoversi sulla terra senza guadagno.

Il dio denaro ha fatto in modo tale che tutto della vita dell’uomo sia regolato, governato, disciplinato, subordinato, ordinato, sostenuto, guidato, stabilito dal denaro. Sono dominati e controllati dal denaro gli affetti, le relazioni, i contratti matrimoniali, le separazioni di coppia, la nascita dei figli, il lavoro, il divertimento, il gioco, le comunicazioni, il riposo, l’alimentazione, le bevande, il caldo e il freddo, l’abitare, il vestire, la scienza, la cultura, l’educazione, la salute, la malattia, la ricerca medica e tecnologica, la farmacologia, la medicina, le cure mediche, le morali, le religioni, ogni forma politica, il commercio, il viaggiare.

Il dio denaro odia con tutte le sue forze tutto ciò che in natura l’uomo può trovare in quantità abbondante e in forma gratuita. Il dio denaro odia l’acqua e il cibo che Dio ha creato e che l’uomo può usare per bere e alimentarsi gratuitamente, perché, fino a che sulla terra ci sarà acqua pulita da bere e cibo buono, il dio denaro non potrà vendere a tutti la sua acqua imbottigliata e i suoi cibi transgenici. Il dio denaro odia il fatto che esista per l’uomo la possibilità di guarigione dalla malattia fisica e psichica attraverso la cura e la guarigione dei propri pensieri, perché, se la gente impara a prevenire e a guarire le malattie attraverso il processo individuale, personale, gratuito, autonomo di pulizia e cura del proprio dialogo interiore, a chi potrà vendere i suoi farmaci, le sue costosissime cure?

Il dio denaro odia l’armonia e la pace, perché l’armonia e la pace non fanno fruttare e girare denaro come il disordine e la guerra. Il dio denaro odia il corpo integro e sano, forte e intatto dell’uomo perché un corpo sano non si può vendere e comprare facilmente, per questo preferisce il corpo dell’uomo a pezzi, diviso in organi, che sono senza dubbio più commerciali e costituiscono un fiorente mercato.

L’uomo è ossessionato dal dio denaro ma al dio denaro non interessa assolutamente nulla dell’uomo. Per il dio denaro l’uomo, la persona umana non ha dignità, libertà, senso, significato, valore, per il dio denaro l’uomo è solo e unicamente una batteria con un certo potenziale energetico sotto forma di competenze, addestramento, forza lavoro da sfruttare fino al midollo, a prezzo minimo, per poi essere gettata in discarica. Il dio denaro odia dell’uomo soprattutto i tempi morti della vita, i tempi fisiologici dell’infanzia e della vecchiaia, i tempi non produttivi, non trasformabili immediatamente in denaro.

Il dio denaro odia il Dio vero, perché il Dio vero ha creato tutto nella più totale bellezza, abbondanza, pienezza, armonia, e soprattutto tutto gratuitamente. Tutto ciò che Dio ha creato non ha prezzo, perché è tutto gratuito.

Il dio denaro ama i ricchi e odia i miseri, perché i miseri, per quanto sottomessi e silenziosi, a volte gridano e fanno rumore, attirando attenzioni fastidiose. Il dio denaro ama tanto la ricchezza, odia i miseri, ma ama la miseria. Ama la miseria, la povertà, lo svantaggio delle moltitudini, perché questo aumenta a dismisura la ricchezza, il lusso, il vantaggio dei pochi ricchi, i suoi figli prediletti. Il dio denaro ama la schiavitù e la sottomissione delle masse, perché questo aumenta a dismisura la separazione delle masse sfortunate dai ricchi fortunati.

Il dio denaro ama la separazione incolmabile tra ricchi e poveri, perché questa separazione istituzionalizzata e inviolabile è all’origine della sua religione preferita, la religione fondata sul culto dell’azzardo, della fortuna e della sfortuna, del destino, del caso, del fato. Il dio denaro ama la separazione in ogni sua forma, perché la separazione genera antipatia, ostilità, conflitto, guerra, distruzione, tutte situazioni che portano alle casse del dio denaro fiumi di valuta.

Il dio denaro ama la malattia, la solitudine, la sofferenza dell’uomo, perché, per superare queste disgrazie, l’uomo tende a spendere tutti i propri beni e averi senza battere ciglio, anche se non riceve alcun sollievo, aiuto e guarigione.

Il dio denaro odia i bambini, perché non sono produttivi, ma anche li ama, in quanto sono il suo investimento preferito, perché, se persuasi e addestrati a dovere, rappresentano una fonte formidabile e rinnovabile di guadagno senza limiti.

Il dio denaro ama l’infelicità dell’uomo, perché per un po’ di felicità e di piacere, l’uomo è disposto a spendere tutto ciò che possiede e a indebitarsi per millenni fino alla miseria e alla schiavitù. Il dio denaro ama il debito e i debitori come le sue vittime sacrificali predilette, perché, attraverso il debito genera nel cuore e nella mente dell’uomo non solo un perenne e invincibile senso di colpa, ma anche uno stato costante di schiavitù e dipendenza. L’uomo debitore è già uno schiavo, ma quando non ha più risorse per pagare il debito, può essere schiavizzato dal creditore in modo legale e istituzionalizzato.

Il dio denaro disonora l’uomo, lo rende stupido, dipendente, debitore, schiavo, aggressivo, violento, misero, separato.

Ora, se questo è in parte ciò che offre il dio denaro, che senso avrebbe per un uomo, che ha

  • onorato il dio denaro,
  • servito il dio denaro,
  • obbedito al dio denaro

per tutta la vita terrena, desiderare di entrare un giorno, terminata l’esperienza sul pianeta terra, nel regno del Dio vero? Sarebbe mai possibile che un uomo o una donna, che hanno servito e reso culto al dio denaro come il padre della loro vita, per tutti i giorni della propria vita, nel momento di entrare nella vita senza fine avessero anche solo il minimo interesse e desiderio di far parte del regno del Dio dell’amore, del Padre dell’amore, della gratuità, della pace, della bellezza, dell’armonia?

Ecco perché Gesù insiste: Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.

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Storia: il dissequestro della moneta SIMEC, la moneta del prof. Auriti

Posted By On 02 ott 2013

imagesIl motivo per cui le banconote – fogli di carta colorati – hanno valore, ovvero il motivo per cui le accettiamo in cambio di beni e servizi, è il fatto che sappiamo che potremo a nostra volta scambiarla con beni e servizi. Siamo noi che diamo valore al denaro: e il prof Auriti lo dimostrò con il SIMEC, ma il suo esperimento, di grande successo, fu fermato dalla magistratura, che però in seguito non ha potuto che assolvere il mitico prof… ecco la storia del dissequestro del SIMEC… – Redazione signoraggio.it

La “sentenza di assoluzione” del SIMEC del Tribunale di Chieti

Tribunale di Chieti

Il Tribunale del riesame, riunito in Camera di Consiglio con l’intervento dei Signori Magistrati:
dr. Antonio Gagliardi – Presidente
dr. Giro Marsella – Giudice relatore
dr. Angelo Zaccagnini- Giudice
Letti gli atti ed i documenti presenti nel fascicolo del PM nonchè quelli prodotti a corredo dell’istanza di riesame dalla difesa
uditi in Camera di Consiglio il Relatore, nonché, per la Procura della Repubblica, la dr.ssa Rosangela Di Stefano e, per la difesa, l’avv Antonio Pimpini,
a scioglimento della riserva assunta nell’ udienza del 30/8/2000.

OSSERVA

Il GIP presso il Tribunale di Chieti con decreto depositato in Cancelleria il 9/8/2000 ed eseguito il 10-11/8/2000, ha accolto la richiesta di sequestro dei Simec – Simboli Econometrici di Valore Indotto – avanzata ex art. 321 cpp dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Chieti con istanza dell’ 8/8/2000, ponendo a fondamento del “fumus” dell’istanza la verosimile violazione del disposto di cui agli artt 11. 106. 130 e 132 D L vo 385/93 (cd Testo Unico in materia bancaria).

Avverso la predetta determinazione cautelare e insorto il prof Giacinto Auriti, ideatore dell’iniziativa Simec, sollevando motivi sia di rito che di merito e sostanzialmente ribadendo l’esclusivo rilievo civilistico della vicenda nonché l‘assoluta insussistenza di ipotesi di reato nella vicenda inerente alla circolazione dei Simec medesimi. L’Auriti sottolineava, altresì, l’importanza scientifica dell’iniziativa, sviluppatasi inizialmente, sul piano teorico, presso la Cattedra di Teoria Generale del Diritto e proseguita, in via attuatìva, in quella di Sociologia del Diritto.

In buona sostanza, la fattispecie sottoposta al vaglio del Tribunale del riesame – prescindendo dai principi teorici posti a fondamento delI’iniziativa – è sintetizzabile nel seguente modo:

1- Il prof. Auriti, nelle vesti di Segretario Nazionale del Sindacato Antiusura, diretta espressione dell’Associazione Culturale Aspp, ha concordato con un gruppo di commercianti principalmente localizzati nel territorio di Guardiagrele, l’emissione di un documento cartaceo denominato Simec, posto in vendita ad un valore nominale pari alla lira ma accettato dalla base associativa dei commercianti ad un valore doppio rispetto alla stessa, con la possibilità degli stessi di riconvertire i Simec sempre al valore doppio di quello iniziale di acquisto.

2- Il gruppo di commercianti ha aderito liberamente e pienamente all’iniziativa, accettando il sistema ed accollandosi anche il rischio del suo eventuale fallimento, conoscendo preventivamente che l’importo convertibile era comunque unicamente quello derivante dalla vendita dei Simec.

3- I fondamenti dell’iniziativa varino individuati a) da un lato, sul principio dell’accettazione nella dinamica commerciale e, quindi. nell’esercizio della libertà d’impresa e contrattuale, di un documento

– il Simec suddetto – la cui composizione merceologica risulta del tutto indifferente ai fini del decidere, accettato da una base associativa più o meno estesa – configurandosi in tal guisa, un contratto aperto per adesione -‘ all’interno della quale il Simec medesimo viene accettato ad un valore nominale doppio rispetto alla lira, b) dall’altro, sulla cd. velocità di circolazione del documento e sulla progressiva riduzione delle richieste di conversione, collegate alla sempre maggiore fiducia degli aderenti nel buon fine dell’esperimento. di per sé sufficiente ad escludere una conversione di massa. –

Su tale situazione, in essere in Guardiagrele sino al 9/8/2000, si è inserita la Procura della Repubblica ravvisando nei fatti come innanzi compendiati la violazione degli artt 11, 106, 130, e 132 D L vo 385/93. rilevando una raccolta illecita del risparmio e l’esercizio abusivo dell’attività di finanziamento, così da essere indotta a richiedere l’emissione del decreto di sequestro preventivo dei Simec ex art. 321 cpp, accolto dal GIP.

In sostanza, il GIP ha condiviso la tesi accusatoria, per cui la condotta tenuta dal prof. Auriti viene ritenuta in contrasto con i precetti normativi innanzi indicati, ha evidenziato il rischio di mancata riconversione del Simec, ha fatto proprie “le preoccupazioni nutrite dall’accusa su incongruenze contabili”, infine ha adombrato pericoli di “riciclaggio di denaro proveniente da delitti”.

A parere del Collegio non sussistono nè il “fumus” né il “periculum” necessari per l’emanazione della misura cautelare “de qua”. Infatti, sia che si voglia condividere l’indirizzo giurisprudenziale che afferma l‘autorizzabilità del sequestro solo per l’ipotesi di gravi indizi di colpevolezza ovvero l’altro indirizzo che richiede l’astratta configurabilità dell ipotesi di reato. nella vicenda in esame emerge evidente l’assenza del presupposto primario ed indefettibile rappresentato dalla necessaria commissione di un fatto dì reato, giacché il principio di legalità non può non condizionare l’applicabilità delle misure cautelari e delle altre misure strumentali al giudizio penale (cfr Cass Pen 25/3/1993, Crispo CP 1994. 1610).
Osserva, invero, il Collegio che i disposti normativi di cui agli artt 11. 106, 130 e 132 D L vo 385/13 non appaiono violati dal prof. Auriti, atteso l’assoluto, esclusivo ed evidente rilievo civilistico dell’iniziativa, espressione legittima dell’autonomia negoziale ed attuazione del principio della libertà di contrarre riservata a chiunque, non comprimibile se non in presenza di una illiceità penale, allo stato non ravvisabile.

Infatti – a parte il sospetto d’incostituzionalità dell’ipotesi incriminatrice prevista dal combinato disposto di cui all’art 11 comma 1° e 130 D. L vo 385/93. nella parte in cui individua, genericamente e in violazione del principio di tassatività in qualsiasi veste giuridica (id est “sotto altra forma”) la condotta illecita – nessuna acquisizione di fondi con obbligo di rimborso viene attuata dal prof. Auriti.

L’indagato, invero – come niconosciuto dallo stesso GIP – pone in essere un atto di compravendita al momento dell’emissione dei cd Simec. in esecuzione del quale iI compratore acquista, versando lire, un quantitativo di identico valore di Simec. Dal ché, trattandosi di un atto inquadrabile nell’ambito degli artt. 1470 e ss cc. non può ipotizzarsi alcuni obbligo di rimborso sia in senso stretto che in senso lato.

Successivamente, il simbolo denominato Sìmec diviene – come reca la stessa dicitura inserita nel predetto documento – ” di proprietà del portatore ” così che nella dinamica negoziale lo stesso non è pagabile ma convertibile. E’, invero, proprio il portatore del documento che gli conferisce il valore, accettandolo ad un valore doppio; documento che, allo stesso modo e nei medesimi termini, viene accettato dagli esercizi convenzionati associati, alla stregua di un’ iniziativa promozionale. Il commerciante aderente al sistema, infatti dopo averlo accettato può riporlo in circolazione nel sistema, ovvero convertirlo ad un corrispettivo determinabile secondo i livelli di liquidità presenti nello stesso sistema. Trattasi, in questo caso, di un atto di retrovendita, ammissibile e meritevole di tutela cx art. 1322, comma 2° c.c.
E’ evidente, pertanto, che le some utilizzate dai consumatori per l’acquisto dei Simec e, di poi, riversate nel sistema associativo mediante acquisto dei beni presso gli esercizi convenzionati, attesa la destinazione diretta ed immediata all’ acquisto di beni di consumo spesso voluttuari, non possono affatto essere ricondotte nel cd risparmio personale o familiare.

Infatti – ed al contrario di quanto avviene nel caso che ci occupa –nell’ ipotesi suddetta la liquidità viene provvisoriamente, per un periodo più o meno lungo, sottratta alle esigenze immediate di consumo per accedere a quelle tipiche del risparmio presupponenti la stasi di quelle o comunque l’indisponibilità da parte del soggetto depositante, nella certezza di ottenere il rimborso ed i frutti civili, che incentivano la propensione alla parsimonia.
Orbene, tutto ciò nella vicenda sottoposta all’ esame del Collegio non si verifica, l’indagato non acquisisce fondi provenienti dal risparmio, ma – per così dire- favorisce il consumo. L’ insussistenza di alcun obbligo di restituzione a carico dell’Auriti anche nei confronti degli stessi commercianti – poiché la convertibilità, come tale, esclude una struttura negoziale di tal fatta -consente di ritenere che nella fattispecie vi sia un mero esercizio della libertà negoziale e della iniziativa economica sotto forma associativa. Ciò posto, tutti e tre i dedotti momenti – libertà negoziale, d’iniziativa privata e di associarsi – rivestono rilievo costituzionale e non possono subire compressioni ingiustificate.
Aggiunge il Collegio che, d’altro canto, la difesa ha dato compiuta spiegazione dei principi posti a fondamento dell’iniziativa – ampiamente dibattuti all’interno del mondo accademico – dai quali può evidenziarsi l’ampia accettazione degli aderenti al sistema dei principi del Simec e, soprattutto la preventiva conoscenza che l’importo eventualmente convertibile è unicamente quello derivante dalla vendita dei Sìmec – secondo quanto risulta dalle dichiarazioni dei commercianti e dalle lettere acquisite agli atti -, per cui la differenza tra valore nominale e di cambio costituisce il rischio d’impresa di cui ognuno di loro si è fatto carico.
Va, altresì, osservato che alla luce dalla stessa definizione contenuta nell’art. 11 TU 385/93 – secondo cui la raccolta dei risparmio è costituita dall’acquisizione di fondi con l’obbligo di rimborso, sia sotto forma di deposito che sotto altra forma “- l’ipotesi accusatoria della Procura risulta inverosimile ove si consideri che,

a) l’obbligo di rimborso previsto nel cennato precetto normativo dovrebbe intercorrere tra il depositante e il depositario, mentre nel caso ‘de quo’ si tratta di atto di compravendita di Simec da parte del consumatore, cui segue l’eventuale conversione da parte di un altro soggetto, il commerciante convenzionato,

b) le somme destiniate al risparmio – conie già evidenziato sopra – sono per definizione sottratte all’ utilizzo immediato del titolare, posto che il risparmiatore se ne priva e non le destina al soddisfacimento dei bisogni immediati, di prima necessità o più in generale di consumo, mentre, al contrario, quelle utilizzate dai consumatori per l’acquisto dei Simec sono pacificamente destinate all’acquisto di beni e quindi pacificamente estranee ad essere ricondotte a qualsiasi forma di risparmio,

c) manca qualsiasi attività di utilizzazione delle somme ottenute dalla compravendita dei Simec da parte dell’emittente – venditore, posto che le stesse restano ‘in toto’ destinate alla conversione in favore dei commercianti aderenti all’iniziativa

d) è del tutto assente l’intervallo temporale necessario perché l’attività di risparmio consenta di pervenire a forme di remunerazione e) è assente qualsiasi forma di lucro.

La correttezza dell’interpretazione qui prospettato appare evidente -in ogni caso- dalla considerazione delle assurde conseguenze cui condurrebbe l’adesione alla tesi dell’accusa. Dovrebbe, infatti, ammettersi che chiunque acquisisca fondi o valori ed abbia poi obbligo del loro rimborso – obbligo comunque insussistente, per quanto detto. ‘nel caso de quo – commetta il reato in questione, come – con esemplificazione paradossale – il gestore di un casinò obbligato a restituire il controvalore delle ‘fiches”

Ritiene ancora il Collegio – sotto l’altro profilo rilevante – che neanche la normativa incriminatrice dell’esercizio abusivo di attività finanziaria, disciplinata dal combinato disposto di cui agli artt ‘106 I comma e ‘132 D.Lvo 385/93. sia violata nella fattispecie. in quanto l’Auriti non ha posto in essere alcuna attività di assunzione di partecipazioni. di concessione di finanziamenti, di prestazioni di pagamento e di intermediazioni in cambi, avendo semplicemente compravenduto supporti cartacei denominati Simec, accettati da un numero determinato di esercizi, il cui valore, doppio rispetto alla lira, e stato conferito dagli stessi aderenti al sistema.

Orbene, anche a voler utilizzare la definizione più ampia ed onnicomprensiva data dalla dottrina all’attività di finanziamento come quella concernente tutte le operazioni a seguito delle quali la banca risulti creditrice di una somma di denaro nei confronti del prenditore dì credito, tenuto conto della restituzione delle somme ricevute”, nella fattispecie non pare in alcun modo configurabile l’ipotesi criminosa prevista dal predetto disposto normativo. Infatti, il prof Auriti non pone in essere alcuna delle condotte indicate nell’arI 106 TU legge bancaria. in quanto non attua alcuna forma di finanziamento sotto qualsiasi veste, non assume partecipazioni ne prestazioni di servizi a pagamento. Inoltre allo stato non risulta che la predetta attività sia professionalmente organizzata con modalità e strumenti tali da prevedere e consentire una concessione sistematica di un numero indeterminato di mutui o finanziamenti in via diretta (cfr Cass Penale 6/10/1 995 sez V) Sotto il profilo fattuale Infatti, l’ acquisto dei Simec da parte dell’utente, l’assenza di qualsiasi erogazione di somme da parte dell’Aurìti e l’evidente insussistenza di finalità di lucro sempre da parte dell’emittente, escludono ogni riferibilità della vicenda ‘de qua” all’abusiva attività di finanziamento di cui all’arI 132 D Lvo cit

A ciò aggiungasi l’insussistenza di alcuna condotta di erogazione del credito attraverso una delle azioni indicate dall’arI. 106 D L vo cit. e che, inoltre non vi è, ne è stata prospettata, un’attività professionalmente organizzata tesa a prevedere e consentire la concessione sistematica di un numero indeterminato di mutui finanziamenti” (cfr Cass Reni 8/10/1997 n 5285).
Peraltro, è appena il caso di evidenziare che l’attività di finanziamento – in
ipotesi – avrebbe dovuto attuarsi con moneta avente corso legale e non già con un documento sprovvisto di spendibilità generalizzata, in quanto limitato nello circolazione agli accettanti il Simec.
Infatti, l’attività finanziaria, per essere tale, anche in aderenza al disposto di cui all’art. 106 D.Lvc 1993/385 presuppone che la banca – nella specie non si sa chi, cioè se tale qualifica vada ricondotta al prof Auriti, ai commercianti o ai consumatori – risulti creditrice di una somma di denaro nei confronti del prenditore del finanziamento, il quale ultimo è naturalmente obbligato alla restituzione delle somme ricevute. L’accusa crea, allora, una sorta di inammissibile fungibilità ed interscambio delle condotte dei soggetti interessati, senza considerare che il prof. Auriti non svolge alcuna attività di finanziamento né risulta creditore di somme di denaro, nonché che alcuno risulta obbligato alla restituzione nei suoi confronti.
E’ evidente, inoltre che non sussiste alcuna attività di assunzione di partecipazioni, dì concessione di finanziamenti e di intermediazione, nulla ricevendo il prof. Auriti per la mera emissione del Simec. Né dalla condotta dell’indagato si evince che lo stesso tenda ad equipararsi ad un istituto di credito, ingenerando confusione nella collettività utilizzando termini come ‘banca’ o assimilabili, dai quali possa ritenersi che si stia esercitando il credito ovvero si proceda a raccolta di risparmio.

Rileva, peraltro, il Collegio che il GIP ha ravvisato ulteriori circostanze di rilievo penale non dedotte dall’accusa né dalla stessa ritenute commesse – cosi da doversi dubitare della loro utilizzabilità ai fini del “fumus” dell’istanza cautelare – che appaiono comunque prive di fondamento.

Quanto all’ipotesi del rifiuto di conversione dei Simec in denaro, incidendosi su un rapporto interno ad un gruppo ristretto di persone che hanno accettato il meccanismo ed i principi del relativo Sistema, il rilievo che ne deriva è esclusivamente di natura civilistica contrattuale o al più, cartolare, privo comunque di riflessi penalmente i rilevanti.
Quanto, poi alle preoccupazioni sulla verosimile sussistenza di irregolarità contabili – evidentemente ritenute prodromo di violazioni fiscali o tributarie – come emerge dai accertamenti sommari degli organi di P.G. e dalle dichiarazioni rese dai commercianti aderenti al sistema, non paiono aver ragione d’essere posto che i titolari dei singoli esercizi procedono alla registrazione degli importi incamerati in lire e nell’ammontare pari al valore reale della vendita, cosi che nessun rischio di evasione sussiste, ciò oltre all’assorbente e decisiva considerazione dell’estraneità dell’addebito nei confronti dell’Auriti.
Anche il pericolo di riciclaggio appare insussistente nonché – come sottolineato dalla difesa – alquanto contraddittorio nei modi e termini indicati dal GIP, poiché da un lato si ritiene che il sistema sia fatalmente votato all’insuccesso, mentre dall’altro si ravvisa addirittura il rischio di riciclaggio di denaro proveniente da attività illecita, che mal si concilia con l’espressa scarsa fiducia sulla remunerabilità del sistema. Orbene senza voler utilizzare l’esempio eccessivo addotto della difesa, è sicuramente vero che, volendosi condividere l’assunto del GIP ben poche attività d’intrapresa sarebbero esenti dai rischio ed addirittura dal remoto pericolo di riciclaggio.
Osserva da ultimo, il Collegio che all’ assenza del “fumus commissi delicti” si coniuga l’insussistenza del “periculum in mora”, quale ulteriore presupposto per l’adozione del provvedimento di sequestro. Al riguardo, invero, lo stesso GIP utilizza argomentazioni non condivisibili –nel punto 4) del decreto di sequestro preventivo, nella parte denominata “Della progressione degli illeciti e del protrarsi della conseguenze” – in quanto rilevanti solo sotto il profilo civilistico siccome riferite ad eventuali inadempimenti di obbligazioni assunte all’interno del sistema associativo di accettazione dei Simec, ma, ininfluenti ai fini penali “de quibus”.
Peraltro, eventuali incongruenze del sistema porrebbero questioni rilevanti solo fra gli aderenti al medesimo senza alcuna connotazione pubblicistica o di ordine Pubblico.
Aggiungasi che i Simec – siccome non moneta e non avendone le caratteristiche di generalità, universalità e obbligatorietà di accettazione – non hanno spendibilità generalizzata in quanto la circolazione avviene all’interno di un sistema predeterminato e predefinito, sebbene aperto a successive adesioni. Trattandosi, pertanto di fattispecie negoziale riconducibile al contratto per adesione come tale aperto allo futura accettazione di successivi aderenti non può disporsi un’inibitoria cosi gravosa in quanto lesiva di interessi di primario rilievo costituzionale. Sicché appare assente il pericolo che la libera disponibilità della cosa possa aggravare o protrarre le conseguenze di un reato, ovvero agevolare la commissione di altri.
Tanto premesso.

P.Q.M.

Revoca il sequestro di tagliandi di carta filigranata denominanti “SIMEC” disposto dal GIP con decreto in data 8-9/8/2000, nei confronti di Auriti Giacinto ed altri eseguito dalla Guardia di Finanza il giorno 11/8/2000.
Manda allo stesso organo di P.G. che ha proceduto al sequestro per l’esecuzione del presente provvedimento e la restituzione dei “SIMEC” sequestrati alle persone nei confronti delle quali il sequestro è stato eseguito.

Chieti, li 30/8/2000

a cura di Luciano Marrocco, simec.org

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15 gennaio 2014 | Autore

Condivisibile al 99%, eccellente lavoro da appoggiare, BRAVI.

Al di la delle dicotomie destra/sinistra, al di la di qualsiasi divisione interna fra i movimenti ‘contro’-sistema e contro-NWO, al di la di qualsiasi divisione che permette agli attuali criminali ed eugenetici oligarchi di imperare dividendoci.

Tratto dal link: www.alternativa-politica.it

Ecco il NOSTRO Ron Paul:

giulietto chiesa

MANIFESTO PER LA NUOVA EUROPA

Pubblichiamo il Manifesto per la Nuova Europa redatto da un gruppo di lavoro di Alternativa (laboratorio politico fondato da Giulietto Chiesa), aperto al contributo di intellettuali provenienti da diverse esperienze e traiettorie professionali.Il documento è stato presentato il 17 giugno 2013 a Bruxelles presso il Parlamento Europeo, in occasione di un confronto internazionale promosso da svariati gruppi politici, preliminare per una nuova Europa e contro l’Europa della troika.

Lo scenario

Un club planetario a vocazione totalitaria sta distruggendo l’Europa dei popoli, la nostra vita, la nostra democrazia, la nostra libertà.

Il nostro futuro è in grave pericolo.

Gradualmente, senza che ce ne rendessimo conto, siamo stati consegnati nelle mani di un’oligarchia senza patria e senz’anima, il cui unico collante è il delirio di onnipotenza derivante dal possesso del denaro infinito che essa crea.

Coloro che ci hanno condotto a questo precipizio sono i maggiordomi del “proprietari universali”: i proprietari finali delle azioni di banche, fondi e corporations internazionali, persone che nessuno di noi conosce, che nessuno ha mai eletto ma che determinano le nostre vite. Essi, sostenuti da parlamenti formalmente eletti, ma in realtà nominati dall’alto, hanno consegnato il potere politico ed economico – un tempo prerogativa degli Stati – a strutture prive di ogni legittimazione democratica.

Queste strutture sono le impalcature di un Nuovo Ordine Mondiale in via di avanzata costruzione. Si tratta di un’ipotesi eversiva e autoritaria che i pochissimi, e già smisuratamente ricchi, vogliono imporre a moltitudini già impoverite. È un disegno non solo criminale, ma anche aberrante, essendo fondato sull’illusione della crescita infinita ed è dunque destinato a produrre caos e guerre, poiché rifiuta di constatare la fine dell’era dell’abbondanza.

Questo club planetario totalitario, consapevole del crescere della protesta e della ribellione popolare, si prepara a reprimerla. Sa della precarietà dell’inganno con cui ha usurpato il potere; sa che le sue sedicenti leggi economiche e monetarie sono una truffa globale; sa che il denaro virtuale mediante il quale ci domina, è destinato e finire in cenere.

Per questo gli oligarchi destabilizzano le residuali istituzioni democratiche, introducono nuove leggi e modifiche costituzionali usurpatrici, mentre si apprestano ad allungare le mani sulle ricchezze materiali e immateriali ancora disponibili: territori, acqua, cibo, fabbriche, risparmi, storia, monumenti, musei, parchi naturali, “risorse umane”.

Compreranno tutto, a prezzi stracciati, privatizzando se possibile anche l’aria che respiriamo, con l’immensa massa di denaro virtuale, trasformato in debito, che stanno creando dal nulla a ritmi vertiginosi.

Noi esigiamo che in una nuova, vera Costituzione Europea, sia scritto a chiare lettere che i popoli hanno diritto di resistere contro chiunque cercasse di rovesciare l’ordine costituzionale. In ogni paese e nell’Unione.

Se non li fermiamo, alla fine resteranno intere popolazioni – cioè tutti noi – ridotte in miseria, ignoranza e schiavitù, cioè senza beni e senza diritti e quindi senza futuro.

Alla tragedia dei greci sta seguendo il collasso dei portoghesi, dei ciprioti, degl’italiani. Ma la lista d’attesa si allunga alla Francia, al Belgio, alla stessa Germania, che sta in piedi solo grazia alla fuga di capitali dalle zone colpite a morte da una austerità selvaggia, indiscriminata e confiscatoria.

Questo è il ritratto di ciò che resta del progetto di pace, integrazione, coesione e benessere europeo.

Quel progetto è stato prima fermato e poi distorto fino a renderlo irriconoscibile. Era l’idea della costruzione di una nuova identità sovranazionale europea senza il ricorso alla conquista, alla violenza e alla guerra, ma con la partecipazione con eguali diritti e doveri di tutti i partner, grandi e piccoli. Era la nascita di un nuovo protagonista mondiale di pace, cooperazione e sicurezza, in grado di svolgere un ruolo autonomo e non subalterno alla politica e agl’interessi di altre potenze. Un tale obiettivo poteva essere raggiunto, allora, solo ponendo l’Europa sulla stessa dimensione politica di scala dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti. Non in competizione con essi ma in un rapporto paritario geopolitico.

Questo disegno è stato cancellato. In una sorda lotta per la supremazia, l’Europa è stata piegata dall’egemonia politica, militare, economica e culturale degli Stati Uniti.

Il dominio, del dollaro come moneta-potenza, ha prima loro permesso di assoggettare letteralmente l’Europa e di vincolarla al disegno militare della Nato. Poi, con la sconfitta definitiva dell’Unione Sovietica, e il suo crollo, di imporre anche al resto del mondo sia il capitalismo finanziario-speculativo concentrato nel “servizio monetario” di Wall Street e della City di Londra, sia la mutazione della NATO da alleanza difensiva ad alleanza aggressiva, pronta ad agire su teatri di guerra lontani dai confini dell’Alleanza. Gli strumenti messi in atto dal 1990 in poi in Europa non sono stati effetti collaterali di scelte “sbagliate” che produssero la crisi sociale ed economica dei popoli europei. Essi, al contrario, furono colonne portanti di quel progetto, che è quello dell’apartheid globale della Troika.

All’Europa è stata imposta – e i leader europei l’hanno accettata supinamente e fatta propria – la globalizzazione.

Le regole USA sono state esportate insieme alla deregulation, alle privatizzazioni, all’attacco allo Stato, alla deificazione dei mercati, alla trasformazione delle relazioni umane e perfino della politica in merce. Il potere politico è passato nelle mani dell’alta finanzia internazionalizzata.

Lo stesso allargamento frettoloso dell’Unione Europea a 27 paesi, con l’inclusione di quasi tutti gli ex satelliti del Patto di Varsavia e perfino delle tre repubbliche ex sovietiche baltiche, è stato preceduto di fatto dalla loro subitanea inclusione nella Nato. In tal modo garantendo agli Stati Uniti il controllo, diretto e indiretto, dei successivi processi d’integrazione europea. Si è cercato e si cerca, spasmodicamente, di introdurre nel tessuto socio-economico europeo, e nella sua stessa cultura, pseudo valori e stereotipi di una fasulla american way of life.

Il progressivo controllo e concentrazione dell’industria della comunicazione e dell’informazione di massa, fino alla capillare e mostruosa espansione dei social network (come ormai tutti sanno sotto diretto controllo politico statunitense), ha prodotto una vera e propria modificazione antropologica dei popoli europei, anche se le correnti profonde della storia europea hanno manifestato insperate capacità di difesa nei confronti dell’aggressione ideologica finanziaria e culturale.

L’esplosione della crisi, che si è verificata proprio nel centro del potere imperiale (dunque espressione di una gravissima malattia interna ad esso, che si è coniugata con la progressiva rarefazione delle risorse disponibili e con l’apparire sulla scena di altri giganti non più riconducibili al disegno dei “proprietari universali”) ha rivelato la fragilità del loro progetto.

Si pone concretamente, urgentemente, la necessità di fermarli. In primo luogo perché essi sono i produttori della povertà e della guerra. Milioni di europei, praticamente ormai di ogni classe sociale, ad eccezione dei pochi assoldati per svolgere il ruolo di servi privilegiati (e, tra questi, vi sono i principali controllori dell’informazione-comunicazione) sono in cerca di un’alternativa alla crescente insostenibilità della loro condizione sociale.

Cresce l’inquietudine e l’incertezza, la sensazione di un pericolo incombente.

È acquisizione comune che la prossima generazione sarà la prima – dalla seconda guerra mondiale a oggi – che avrà condizioni di esistenza peggiori di quelle dei padri. E tuttavia ancora lungo è il percorso da fare, per i “molti”, prima di arrivare a comprendere che non è in gioco soltanto il loro tenore di vita. In gioco è infatti la loro stessa vita e quella dei loro figli. Sono in gioco le sorti stesse del genere umano, poiché la “cupola” del potere vuole palesemente estendere la sua rapina ai sette miliardi di individui che popolano il pianeta. E non potrà più farlo impunemente, come ha fatto negli ultimi tre secoli, perché là stanno sorgendo – anzi sono già sorti – protagonisti in grado di difendersi e contrattaccare.

Per decine di milioni di europei si pone dunque il compito di respingere un cosiddetto nuovo ordine mondiale che si presenta in realtà come un nuovo feudalesimo, in cui una infinitesima parte del genere umano avrà diritto di vita e di morte su tutti e in cui ai popoli resterà come unica via d’uscita la sottomissione.

La democrazia liberale è già stata irrimediabilmente lesionata ed era, insieme ai diritti umani, l’unico valore, diverso dal potere del denaro, rimasto a baluardo della cosiddetta “civiltà occidentale”.

È giunto il momento di fermare la “scimmia al comando”. E di togliere da quelle mani, in primo luogo, i pulsanti della guerra. Nessun soldato europeo dovrà più partecipare ad alcun conflitto fuori dai confini dell’Unione, tanto meno se mascherato da missione umanitaria e di pace. Occorre cominciare a definire principi e valori che siano adatti alla transizione da una organizzazione politica, economica e sociale insostenibile – e destinata a morire tra le convulsioni – a una società sostenibile, in pace con la Natura, con l’ecosistema. Una civiltà della convivenza, che progredisca “con il passo dell’Uomo”, quindi democratica. Queste sono le condizioni per la sopravvivenza.

Principi generali per un Rinascimento Europeo

La Nuova Europa che vogliamo dev’essere liberata da vincoli ideologici neo-conservatori, mascherati spesso da linguaggi e procedure burocratiche incomprensibili ai più, e che opprimono i popoli mentre accrescono le divisioni tra gli Stati. Uno di questi vincoli è diventato la moneta comune così com’è oggi.

L’euro, moneta privata, stampata da banche private per le banche private, é un problema per tutti, sia per i “forti” che per i “deboli”.

S’impone dunque un nuovo sistema monetario comune, concordato, che preveda una superiore autonomia di politica finanziaria degli Stati membri e che restituisca ai parlamenti nazionali le fondamentali decisioni in materia. Solo su queste nuove basi si potrà tornare a parlare di trasferimento graduale, democratico, condiviso, di sovranità ad un parlamento europeo realmente rappresentativo e dotato di effettivi poteri.

La Nuova Europa che vogliamo non può accettare gli attuali livelli di diseguaglianza economica e sociale tra i popoli europei e all’interno di ogni singolo paese. Occorre che l’Europa dichiari “illegale” la povertà. Occorre che la prima e principale preoccupazione dei governi europei e del futuro governo europeo sia quella di garantire la piena l’occupazione e la dignità di un salario equo.

Occorre, cioè, abbandonare per l’immediato ogni politica di austerità e promuovere un ritorno senza equivoci a un’Europa sociale. Ciò implica e presuppone il rigetto degli attuali Trattati Europei e l’avvio di una nuova fase costituente.

La Nuova Europa deve basarsi sul riconoscimento pieno (con tutte le conseguenze che ne discendono) che si tratta di un’unione tra “diversi”. Non solo per storia, lingua, tradizioni, assetti giuridici, organizzazione politica, ma anche e soprattutto per livelli di organizzazione sociale, di efficienza, di tenore di vita. Ciò significa che, pur dovendosi prevedere norme comuni, valide per tutti e da tutti accettate, si definiscano meccanismi di compensazione per produrre riequilibrio e ridurre le differenze in tempi definiti.

Una Nuova Europa non può che essere un’Europa solidale.

Una Nuova Europa dev’essere democratica. Non può essere democratica se non sarà capace di valorizzare le diversità che la caratterizzano. Non potrà valorizzare queste diversità se la federazione assumerà forme centralistiche rigide.

Una Nuova Europa non può essere democratica e solidale all’interno e praticare all’esterno le regole della globalizzazione imperiale.

Una nuova Europa non può essere democratica e solidale, all’interno e all’esterno, se non ripudia la guerra e forme di imposizione e sopruso nei confronti dei partner vicini e lontani. I principi europei possono e debbono essere difesi e diffusi, ma non possono e non debbono essere imposti all’esterno.

Chiare proposte (di lotta) per il cambiamento

Siamo consapevoli che alcune di queste proposte non trovano, al momento, che pochi riscontri nella volontà dei governi, e nella coscienza delle popolazioni. Non perché non siano buone e giuste, ma perché la forza manipolatrice dei detentori del potere è stata determinante.

Noi siamo convinti, tuttavia, che attorno ad esse sia possibile costruire un movimento di opinione e di alleanze politiche, sociali, produttive che le trasformi in proposte attuabili perché largamente condivise. Esse sono infatti necessarie per ogni progetto di una nuova Europa e, senza di esse, non sarà possibile affrontare la transizione verso una nuova società . La loro comprensione sarà tuttavia resa possibile, in tempi brevi, dall’accelerazione della crisi sistemica in USA, Europa, Giappone e dai primi segnali di un rallentamento cinese.

Occorrono dunque misure immediate per un cambio di rotta. Ciascuna di esse rappresenta uno strumento indispensabile per avviare una transizione necessaria.

Per ridurre il debito, tanto pubblico quanto privato, occorrono – va detto senza remore – drastici cambiamenti di regole finanziarie. L’austerity non solo non porta alla riduzione del debito, essa lo peggiora mentre crea recessione e riduce l’occupazione. Gl’interventi pubblici devono imporre controlli sui movimenti di capitale. Bassi tassi d’interesse devono far diminuire la spesa per interessi riducendo così i deficit pubblici. Tagliare il valore reale del debito si può fare solo trasferendo risorse dai creditori ai debitori, non imponendo altri tagli alla spesa pubblica, o cercando maggiori entrate fiscali che finiscono per colpire solo quelli che già le pagano e non coloro che le evadono, come le grandi corporations internazionali.

L’alternativa è tra immolare la vita di centinaia di milioni di persone o sacrificare un poco speculatori e redditieri.

Ripetiamo: questo implica la denuncia dei trattati di Maastricht e di Lisbona, che costituiscono le basi dell’aggressione finanziaria contro i popoli europei.

Si deve procedere alla nazionalizzazione di tutte le banche centrali dei paesi membri e ad una corrispondente, drastica modifica del ruolo e della struttura della Banca Centrale Europea. Gli Stati della zona euro (e quelli che vi aderiranno in caso essa rimanga in piedi), devono essere gli unici azionisti della futura Banca Centrale Europea.

Questa misura dovrà accompagnarsi alla nazionalizzazione di tutte le grandi banche nazionali, trasferendo parte delle loro funzioni al sistema del credito cooperativo e popolare nelle varie forme storiche che esso ha avuto nel passato nei diversi paesi, o introducendolo dove, per ragioni storiche, non fu creato. È questa la via per restituire ai governi e ai rispettivi “ministeri del Tesoro” il controllo delle Banche Centrali Nazionali e della BCE, ovvero la sovranità monetaria.

Tra le prime questioni da chiarire, di fronte alle opinioni pubbliche europee, è lo stato del debito, di cui va dichiarata – di fronte all’evidenza – la impagabilità strutturale. Ciò va fatto attraverso un audit che dovrà fornire, in tempi rapidi, un quadro attendibile e controllato del debito aggregato europeo, della sua composizione, dei debiti sovrani dei singoli stati, siano essi membri della zona euro o esterni ad essa, identificando sia la struttura dei debiti che l’identità dei grandi creditori internazionali.

I debiti sovrani dovranno essere progressivamente ristrutturati e riassorbiti mediante una tassa sulle transazioni finanziarie di qualsivoglia natura, non inferiore allo 0,1% dell’ammontare. Una vera Tobin Tax i cui proventi devono essere indirizzati anche allo sviluppo delle imprese, del risanamento sociale e ambientale, al finanziamento dell’istruzione e della ricerca. Si prevede l’istituzione di un fondo europeo speciale a tasso agevolato per il credito a medio/lungo termine, riservato alle Piccole e Medie Imprese.

Le nuove collocazioni delle emissioni di obbligazioni sovrane dell’eurozona saranno curate direttamente dal Tesoro degli Stati Interessati, senza alcuna intermediazione bancaria privata, e riservate ai cittadini del paese emittente e ai cittadini europei ivi residenti.

Le emissioni dovranno essere vincolate prioritariamente a destinazioni sociali, all’educazione e alla ricerca scientifica, alla sanità pubblica, alla tutela e bonifica dell’ambiente, alle energie rinnovabili, alla valorizzazione dei terreni e delle produzioni agricole.

Le nuove obbligazioni sovrane dell’eurozona saranno nominative, non negoziabili, non cedibili, trasmissibili solo per via ereditaria, con scadenza non inferiore a cinque anni e non superiore a dieci, ad un tasso di riferimento non eccedente il doppio di quello praticato dalla Banca Centrale Europea riformata.

Misure decise di riforma della finanza europea e internazionale (l’Europa dovrà agire su scala mondiale come protagonista sovrano) saranno anch’esse indispensabili. Tra esse è necessaria la separazione delle banche d’affari dalle banche di deposito e risparmio. Le Borse saranno il terreno d’azione delle sole banche d’affari e investitori istituzionali di vario genere. E’ fatto divieto di accedere alle Borse alle banche di deposito e risparmio. E’ fatto divieto di accesso alle Borse dei fondi speculativi comunque denominati.

Deve essere ripristinato, con apposita legislazione, il concetto della funzione sociale del credito, che è principio giuridico e politico.

Le società di rating internazionali vanno bandite dall’Europa: s’impedirà così il pilotaggio internazionale della speculazione. Dovranno essere messe fuori legge tutte le attività off shore: in tal modo sarà colpito il riciclaggio e ogni malversazione finanziaria. I paradisi fiscali, com’è noto, non servono soltanto a evadere le tasse, ma servono alla criminalità organizzata. Le banche e le Borse che seguissero questi indirizzi (che sono attualmente la pratica comune di tutta la finanza mondiale), andranno immediatamente «sospese» come si fa normalmente quando interviene una turbativa d’asta a scopo speculativo. Gli strumenti finanziari speculativi Over The Counter (ossia fuori del controllo istituzionale) dovranno essere messi fuori legge.

E’ fatto divieto di aiuti pubblici alle banche private. Il principio del “troppo grande per fallire” deve essere dichiarato illegale. La privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite è il comandamento del sistema bancario e la condanna dei popoli ad essere rapinati.

Tutto ciò (e molto altro ancora) deve partire dall’introduzione di una politica europea per la redistribuzione del reddito, attraverso un sistema fiscale equo e condiviso.

Ciò implica l’abrogazione del fiscal compact, che è il vertice massimo dell’ingiustizia e del furto di sovranità. Sappiamo che questa prospettiva incontrerà resistenze micidiali e reazioni scomposte. La Banca Centrale Europea ripete ad ogni passo che non esiste un “piano B” e che si proseguirà con l’euro così com’è. Se le cose procederanno in questa direzione, occorrerà costruire delle casematte difensive, sotto forma di alleanze europee tra paesi più colpiti. Sia per fronteggiare il disastro sociale, sia per evitare di trovarsi di fronte, per esempio, a una Germania che – spinta da un egoismo populista – esce dall’euro per conto proprio, trascinando con sé un pezzo d’Europa che è agganciato al suo carro. Sarebbe una decisione davvero drammatica che segnerebbe non solo la fine di un ruolo europeo della Germania, ma anche il futuro della prosperità della stessa Germania, con danni gravi per il popolo tedesco e per l’intera Europa e con enormi ripercussioni su scala mondiale.

E’ possibile una “ritirata ordinata”, difensiva, dall’attuale sistema. Occorre perseguirla con decisione e con un giusto calcolo dei rapporti di forza.

C’è l’opzione di creare un “eurosud”, che permetta a Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Francia, altri paesi “deboli” esterni attualmente all’eurozona, di sottrarsi al colpo che viene loro inferto, per giunta in condizioni di prolungata instabilità.

C’è l’opzione di una trasformazione dell’euro in moneta di conto internazionale, sottraendogli la natura di moneta merce, e utilizzando i sistemi di clearing per regolare i rapporti del commercio interno europeo e quelli tra area euro e sistema internazionale.

C’è l’opzione di una introduzione concordata di monete nazionali che si affiancano all’euro per consentire un rilancio dell’intervento pubblico, incentivare la domanda locale e una fase di ripresa economica e sociale. Possono esserci altre opzioni. Si dovrà scegliere tra di esse quella che produrrà meno sacrifici per le classi lavoratrici, cioè per la stragrande maggioranza.

Dobbiamo tuttavia tutti non dimenticare che la crisi dell’euro, oltre ai difetti “tecnici” che hanno contrassegnato la sua nascita, non è altro che l’accelerazione della crisi d’identità della politica europea, all’interno come all’esterno.

Uscire dall’emergenza

In questo quadro, di acuta incertezza, che si accompagna a tensioni crescenti su scala mondiale, i popoli europei sono lasciati soli in mezzo al guado. Il fallimento dei maggiordomi si sta trasformando in tragedia sociale e, presto, nel crollo della democrazia europea.

Occorre dunque poggiare ogni ipotesi d’emergenza sul sostegno di larghe masse popolari. La difesa del lavoro è il baluardo principale per salvaguardare il tessuto sociale e impedire ai padroni universali di trasformare la crisi in una lotta tra diseredati. Difendere il lavoro, gl’investimenti, le imprese, senza comprimere il reddito, significa ridurre l’orario a parità di salario. Difendere il tessuto sociale e stimolare razionalmente i consumi significa, anche – non soltanto – introdurre un reddito di esistenza.

Nell’immediato occorre prevedere misure legislative e finanziarie che permettano il potenziamento della partecipazione dei lavoratori alla direzione dell’attività economica, e dei cittadini alla gestione delle collettività e dei beni comuni, attraverso lo sviluppo delle forme cooperativistiche, di associazione in partecipazione, di suddivisione degli utili, di consorzi di imprese, di imprese auto-gestite. Emanazione di specifici provvedimenti di urgenza che diano facoltà ai lavoratori di imprese in crisi di rilevarne la gestione.

Altro volano di immediata efficacia e di alto valore strategico sarà il rilancio dell’agricoltura, la fine dello sfruttamento speculativo dei territori coltivabili, la riqualificazione del patrimonio boschivo e la sua estensione e difesa, accompagnati da crediti agevolati.

Divieto assoluto di utilizzo, nel territorio dell’Unione, anche in forma sperimentale, di Organismi Geneticamente Modificati (OGM), di diserbanti e concimi chimici, e loro sostituzione con prodotti naturali.

Occorre una politica energetica che riduca la dipendenza dall’estero, che contribuisca alla riduzione del riscaldamento globale, che si realizzi attraverso investimenti massicci per sviluppare la ricerca, per estendere l’occupazione specie giovanile: compiti tutti di carattere sia strategico che immediato.

Immense risorse individuali, intellettuali, devono essere messe in movimento al posto di quelle finanziarie e miopemente economiche. La grande ricchezza europea è la sua cultura e il suo patrimonio di professionalità e di esperienze, che devono essere messe a tutela e al servizio del bene comune.

Il tempo individuale, quello liberato dal peso di un lavoro inutile per consumi inutili, dev’essere indirizzato verso scopi collettivi, mutualistici, di solidarietà. Una nuova scala di valori deve essere introdotta nei luoghi di formazione culturale, intellettuale.

Il sistema dei media, della comunicazione, dell’informazione dev’essere riportato in mani democratiche e pubbliche. Le sole che possono aiutare milioni d’individui, isolati e mutilati dalla manipolazione, a evadere dal dominio del consumo e a tornare a pensare in termini di convivenza civile, di solidarietà e di giustizia.

Una nuova fase costituente

Il 2014 sarà decisivo per il destino dei Popoli europei. Gli estensori di questo Manifesto ritengono quindi fondamentale avviare fin da subito un processo costituente per la nuova Europa.

Questa Europa è stata piegata alla cosiddetta governance, che altro non è che una serie di strumenti di esproprio della sovranità degli Stati. I quali sono stati posti sotto il controllo dei sistemi bancari internazionali e sono stati messi sotto ricatto da debiti pubblici, artificialmente ingigantiti, che non sono più in grado di controllare. Gli Stati sono stati trasformati in stakeholders subordinati. Che, per giunta, in quanto membri di un’alleanza militare che non potevano controllare, sono stati doppiamente colonizzati. O si spezzano le catene della subordinazione, o questa Europa sarà impoverita e trascinata in avventure militari e neocoloniali che sono in aperto contrasto con i suoi interessi di grande protagonista, e con gl’interessi dei popoli e della democrazia in generale.

Gli autori di questo manifesto si propongono di attuare una contr’offensiva contro una tale aggressione e ritengono per questo essenziale dare vita con urgenza a un processo costituzionale per una Nuova Europa.

Per queste ragioni le attuali istituzioni europee non potranno essere i soli attori politico-giuridici di un processo che deve promuovere una nuova Costituzione europea. In questo nuovo processo dovranno essere attori decisivi le società civili, i popoli europei.

L’unica istituzione europea attualmente relativamente permeabile a istanze democratiche reali è il Parlamento Europeo. Il rinnovo dell’Assemblea previsto con le elezioni del 2014 è un’occasione fondamentale da cogliere.

Gli estensori del Manifesto invitano pressantemente tutte le forze politiche che concorreranno alla consultazione elettorale, e che condividono nella sostanza principi e proposte finora esposti, a costituire un coordinamento transnazionale al fine di far giungere in Parlamento un folto gruppo di parlamentari che portino questa piattaforma a Bruxelles e Strasburgo.

Allo stesso tempo si auspica la nascita di un “Forum Sociale per la Costituente Europea”, organizzazione transnazionale che si appelli a cittadini, gruppi, associazioni, comitati, forze politiche, rappresentanti istituzionali, che si autoconvochi per definire, in una prima fase, i principi a cui dovrebbe ispirarsi la futura Costituzione Europea e promuova tutte le iniziative, mediatiche, sociali e politiche, per imporre tali proposte nel dibattito pubblico europeo.

I leader europei hanno fin qui costruito una traiettoria costituzionale contro la volontà dei popoli, il cui primo effetto è stato quello della demolizione del progetto di pace europeo. Hanno fallito in termini di legittimità e democrazia, e hanno acuito la crisi. I provvedimenti di emergenza sono stati presi senza alcuna approvazione popolare.

In diversi casi i popoli sono stati impediti di esprimersi. Si sono pensate e si preparano in tutta Europa misure repressive in previsione di forti tensioni sociali. La costituzione del corpo di polizia militarizzato europeo, “Eurogendfor”, autorizzato a intervenire nei singoli stati membri, è la prova di una grave determinazione dei poteri europei ad affrontare lo scontro sociale in termini violenti.

Eurogendfor dovrà essere smantellato.

Da queste attuali leadership emergono pulsioni di riforme dei trattati ancora più coercitive, nessuna delle quali è previsto sia sottoposta al giudizio popolare. Noi affermiamo che riforme di questa portata non possono essere decise senza il consenso dei popoli e che nessuno stato può essere vincolato a decisioni che non condivide.

Non dovrà ripetersi la situazione in cui, quando i popoli hanno potuto esprimersi in referendum, si sono trovati davanti a testi di centinaia di pagine, scritte da lobbisti in un linguaggio comprensibile solo agli specialisti. Decisioni di rilevanza continentale sono state dibattute in modo confuso, spesso capzioso, senza respiro europeo. O non sono state dibattute affatto.

Le norme costituzionali devono avere un linguaggio chiaro. I popoli d’Europa devono poter decidere su testi comprensibili che permettano di scegliere tra opzioni chiare.

Il luogo istituzionale che proponiamo deve essere molto inclusivo, rappresentativo e istituzionalmente bilanciato: è una preliminare Convenzione, dove siano rappresentati i parlamenti nazionali ed europeo, i rappresentanti delle società civili, e in cui partecipino anche i capi di stato e di governo e della Commissione europea. L’assemblea così costituita avrà il compito di elaborare una dichiarazione sui principi.

La dichiarazione sui principi di base dovrebbe indicare i poteri concessi all’Unione, e definire i principi di rappresentanza dentro le istituzioni europee, insieme alle regole di votazione.

A quel punto ogni stato membro potrà accettare o respingere la carta dei principi di base secondo la propria Costituzione. Gli elettori dovranno poter eleggere i rispettivi rappresentanti nazionali dentro la seconda Convenzione che – a partire dai principi di base – redige il testo finale. Solo in questo modo le decisioni saranno legittimate. Fino ad ora si è fatto l’opposto, o tutt’altro.

La seconda fase della convenzione non potrà rovesciare i principi fondamentali. Dovrà perciò sottoporre il testo a una corte costituzionale speciale che valuterà la conformità giuridica. Tutti i giudici delle alte corti di ogni stato membro devono farne parte.

Il testo finale, prodotto dalla Convenzione, dovrà essere approvato da referendum popolari di tutti gli Stati membri.

È un percorso che non fissa un solo esito possibile. Ma intanto gli estensori del Manifesto indicano alcune suggestioni utili a una nuova concezione istituzionale della futura Europa:

La Commissione Europea, sintesi degli aspetti più deteriori della tecnocrazia e del lobbysmo, dovrà essere abolita.

Il Consiglio Europeo e il Consiglio dei Ministri Europei dovranno convergere verso un’unica Istituzione europea per le materie di carattere comunitario (Politica Estera e Difesa e Sicurezza Comune).

Le attuali materie di competenza del Consiglio dei Ministri Europei dovranno ritornare in gran parte nell’alveo degli Stati nazionali o del Parlamento Europeo.

Come si evince da ciò che precede, è previsto che non tutti i popoli dell’attuale Unione Europea vorranno continuare a farne parte. Oppure che ve ne siano che sceglieranno una pausa di riflessione, a seconda delle loro necessità o delle restrizioni che potrebbero non ritenere nel loro interesse, o che risultino incompatibili con la loro Costituzione.

Il trattato sarà valido solo tra parti consenzienti, ma dovrà permettere alle parti non consenzienti (o solo parzialmente consenzienti) di partecipare a tutte le attività nei campi in cui è già stata raggiunta una comune visione.

Noi crediamo in una Europa di solidarietà, policentrica, integrata, pacifica, che operi per superare le differenze economiche e sociali al suo interno. La nostra Europa dovrà avere un governo democratico e una Banca Centrale che realizzi la politica dei governi e non il viceversa. Gli Stati che decidono di farne parte non devono essere considerati come azionisti di minoranza di un’impresa. Essi sono Stati sovrani che delegano parte della propria sovranità esclusivamente a un livello sovrastante di governo che sarà altrettanto democratico dei governi che è chiamato a coordinare.

Occorrerà, in alternativa alla NATO, quale essa è attualmente, un esercito europeo , il cui compito non dovrà essere quello di intervenire in una guerra globale, ma sarà quello della difesa dei territori degli stati dell’Unione, in caso di comprovata minaccia locale e che dovrà essere, per il resto, orientato a prevenire e fronteggiare le reali minacce che potranno colpire le popolazioni in caso di catastrofi naturali di ogni genere e di emergenze umanitarie: uniche minacce reali del tempo presente e futuro. Un esercito europeo che, proprio per le ragioni suddette, dovrà tornare a forme di leva nazionale obbligatoria. Solo dopo la costituzione di un esercito europeo autonomo si avvieranno negoziati con i restanti membri della NATO e con la Russia per la creazione di un nuovo sistema di sicurezza continentale.

Il Parlamento Europeo deve diventare l’organo democratico centrale dell’assetto istituzionale europeo, il luogo dove vengono prese le decisioni politiche fondamentali. In prospettiva, dopo una transizione di 5 anni, il Parlamento Europeo deve poter esprimere direttamente (ed eventualmente poter sfiduciare) il Governo europeo.

Conclusione

Noi pensiamo che solo una Nuova Europa democratica possa essere uno dei cardini della convivenza pacifica nel mondo multipolare del XXI secolo.

Per poter svolgere un ruolo di pace e di distensione la Nuova Europa dovrà essere forte e autonoma nelle sue decisioni. Lo schema nemici/amici che caratterizzò la Guerra Fredda è ormai superato. La Nuova Europa, così caratterizzata, non ha nemici.

Il suo compito primario sarà di costruire amicizie durature, cooperazioni strategiche a 360 gradi, poiché una qualunque guerra globale sarà la fine dell’umanità.

Gli Stati Uniti, da alleato-protettore privilegiato, quali sono stati, devono diventare amici in una nuova alleanza su piede di parità con l’Unione Europea.

La Russia – che ha bisogno dell’Europa, e che, nonostante i diversi regimi politici, è già fortemente interconnessa con l ‘Europa – è il grande vicino di casa con cui non si può non essere amici. Ad essa l’Europa deve guardare come a un partner strategico, parte integrante della indivisibile sicurezza europea.

La Cina e l’India sono protagonisti per superare la crisi epocale in cui versa il pianeta. Senza di essi nessuna soluzione sarà realistica. Sette miliardi di individui hanno diritto a un uso equo delle risorse disponibili. A questo non vi è alternativa se si pensa a un futuro di pace.

È questa l’unica TINA che conosciamo. Il contrario è solo preparazione alla guerra.

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Estensori: Giulietto Chiesa (giornalista e scrittore, presidente di Alternativa), Agostino C. Alciator (diplomatico, responsabile relazioni estere di Alternativa), Bruno Amoroso (economista, presidente Centro studi Federico Caffé), Nando Ioppolo (avvocato ed economista, Circolo degli Scipioni).

Hanno contribuito: Pino Cabras, Francesco Caudullo, Alberto Conti, Margherita Furlan, Daniele Mallamaci, Simone Santini, Fabrizio Tomadoni.

Hanno partecipato: Gilberto Borzini, Gian Paolo Calchi Novati, Pier Francesco De Iulio, Laura Di Lucia Colletti, Roberto Germano, Giampiero Obiso, Orazio Parisotto, Alessandra Pisa, Roberto Quaglia, Ivano Spano.