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Wikipedia, scoperti 250 autori “fantoccio”

23 ottobre 2013

Assoldati da imprese e privati, falsificavano le voci a pagamento. L’utopia dell’enciclopedia libera e copyleft è sempre più a rischio

10:15 – Duecentocinquanta autori “fantoccio” sono stati buttati fuori da Wikipedia, l’enciclopedia online promotrice della cultura “veloce” (questo vuol dire wiki, in hawaiano), ma soprattutto digitale, gratuita e democratica. I collaboratori messi al bando sarebbero pagati da aziende o singoli individui per scrivere contenuti che li mettano in buona luce negli articoli pubblicati. Lo ha rivelato Sue Gardner, direttore esecutivo della Wikimedia Foundation. La Gardner ha precisato che i controlli stanno andando avanti e che non è escluso che anche altri utenti verranno “bannati”.

Wikipedia, scoperti 250 autori "fantoccio"

Le dimensioni titaniche di un progetto editoriale completamente gratuito, che conta 29 milioni di articoli scritti in 287 lingue, (4,3 milioni di contenuti sono in inglese, la lingua più usata, e 1 mln in italiano), 19 milioni di utenti registrati (di cui 80 mila attivi) e 500 milioni di fruitori, possono rivelarsi un vero e proprio tallone d’Achille. Soprattutto se, con le donazioni che riceve, la fondazione riesce a pagare solo 187 persone che si dedicano ai servizi legali e all’infrastruttura tecnica, un numero decisamente esiguo, che non è in grado di combattere efficacemente i numerosi casi di vandalismo digitale e di voci con un contenuto palesemente pubblicitario. E i filtri automatici riescono solo in parte a contrastare il fenomeno.

Una dichiarazione rilasciata sul Business Insider da Mike Wood, collaboratore dell’enciclopedia, permette di intuire la mole di lavoro che i contenuti “indesiderati” comportano: “Per ogni articolo che viene eliminato ricevo una chiamata da una società di marketing che mi chiede di riscrivere quella voce”.

I contenuti occultamente pubblicitari, del resto, non risparmiano neanche altri siti web. Un’indagine durata un anno condotta nello stato di New York ha rivelato che molti siti di recensioni, come TripAdvisor e Yelp pullulano di commenti e giudizi fasulli, scritti ad hoc da società specializzate (19 quelle finora accertate) con elevate competenze nell’ambito dell’ottimizzazione dei motori di ricerca e nella gestione della reputazione. I loro punti di forza: modo di operare altamente sofisticato e abilità nell’aggirare filtri e divieti.

Ciò che rende il “caso Wikipedia” più grave rispetto agli altri è che l’“enciclopedia veloce” è considerata, ormai, l’emblema dell’informazione libera e gratuita. Tuttavia, l’utopia di una cultura condivisa e sempre più copyleft sembra essersi affievolita negli ultimi anni. I volontari, infatti, sono sempre meno numerosi: secondo “Il declino di Wikipedia”, articolo pubblicato dalla Technology Review del MIT, i redattori sono diminuiti di un terzo in meno rispetto al 2001 (anno di battesimo di Wikipedia), in 9 casi su 10 sono maschi e dedicano alla stesura dei contenuti molto meno tempo rispetto al passato.

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Guerra internet in casa Zuckerberg

21 ottobre 2013

La sorella di Mark consiglia ai bimbi di non passare troppo tempo online

11:07 – Abusare di internet nuoce alla salute. A dirlo non sono i medici, ma la sorella dell’ideatore del social network per eccellenza, Facebook. Randi Zuckerberg, senza pensare al giudizio del fratello Mark, ha pubblicato un libro sul tema dedicato ai più piccoli.

“Dot”, la protagonista, trascorre le sue giornate davanti a computer e tablet. Quando finalmente riesce a separarsi dal suo smartphone, scopre la bellezza del mondo fuori dallo schermo. “Non c’è niente di meglio che uscire per ricaricare le batterie!”, recita la voce narrante del video promozionale del testo in vednita negli Stati Uniti dal 5 novembre.

Che i due fratelli non andassero molto d’accordo si era già capito nel 2011, quando Randi si licenziò da Facebook, un colosso da 50 miliardi di dollari. Che l’uscita del libro sia una sfida all’introduzione da parte del popolare social di norme per limitare la privacy per gli utenti minorenni?

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UN PERSONAGGIO DA CONOSCERE: PADRE FELIX MORLION.

Ci sono dei libri che, anche se non riescono a diventare dei best-sellers dovrebbero invece essere letti e conosciuti da tutti. Uno di questi è “Come nasce la repubblica” curato da Nicola Tranfaglia con note (fondamentali per l’approfondimento del testo) di Giuseppe Casarrubea (ed. Bompiani). Si tratta di una vera e propria miniera di informazioni e notizie tratte dagli archivi statunitensi sul Regno del Sud prima e sulla Repubblica italiana poi, da cui si riesce a capire che, a parte i padri costituenti, la repubblica ebbe anche, alla nascita, delle levatrici, ma soprattutto dei padrini che la tennero a battesimo.
Tra i molti nomi noti si trovano anche altri meno conosciuti ma che meritano uno sforzo di ricerca. È il caso di un personaggio che viene citato solo tre volte nel libro, in una corrispondenza tra don Luigi Sturzo (fondatore del Partito Popolare prima e capo spirituale della DC poi) ed Earl Brennan, capo del settore italiano dei Servizi informativi statunitensi: si tratta di padre Felix Morlion, domenicano dell’Ordine dei passionisti. Don Sturzo scrisse che gli premeva molto che il personaggio che conosceva “molto bene” raggiungesse il nostro paese perché intendeva affidargli “alcuni compiti di carattere sociale e religioso da svolgere in Italia”. In risposta Brennan sollevò alcuni dubbi in merito alle intenzioni del domenicano, al che Sturzo rispose immediatamente inviando tre plichi che evidentemente cancellarono ogni dubbio; infatti furono trasmessi al referente italiano e Morlion poté giungere in Sicilia prima e poi risalire la penisola fino a Roma, come richiesto da don Sturzo.
Ma chi era Felix Morlion? Una breve ricerca in internet permette di capire che è un personaggio di indubbio spessore.
Morlion giunse negli USA dopo l’arrivo dei tedeschi nella sua patria, il Belgio, dove era ben noto, essendo stato tra i fondatori dei centri cinematografici cattolici belgi; fu anche, leggiamo nel sito socialistregister.com, uno dei componenti del COPAC (Centro di propaganda anti comunista fondato dal visconte Charles Terlinden), che aderì ai CAUR (Comitati d’Azione per l’universalità di Roma) collegandosi in tal modo economicamente e politicamente con il fascismo italiano. Il COPAC lavorava inoltre a stretto contatto con un’altra associazione belga, la SEPES (Società di studi politici, economici e sociali, teniamo a mente questa denominazione, n.d.r.), una specie di servizio segreto di propaganda e “intelligence” anticomunista fondata nel 1925, che negli anni ‘30 lavorò in stretto contatto con il governo tedesco. Nel sito prima citato troviamo anche uno studio di Rudi van Doorslaar sull’attivismo anticomunista in Belgio dal 1930 al 1940, dove leggiamo che le attività del COPAC erano direttamente collegate a quelle della SEPES e che lo stesso Morlion dirigeva le “shock brigades”, paragonabili agli “squadristi” italiani.
Il risultato concreto di queste attività fu che, quando i nazisti ebbero invaso il Belgio, il materiale raccolto dai due gruppi portò all’arresto ed alla deportazione di molti comunisti locali e di rifugiati tedeschi che avevano trovato riparo soprattutto ad Anversa.
Morlion (secondo qualcuno grazie all’aiuto di un ufficiale della Gestapo) espatriò e si stabilì in Inghilterra, dove continuò ad interessarsi di una delle sue creature, il centro Pro Deo, che ebbe sede prima a Lisbona e poi a New York: un vero e proprio centro di “intelligence” gestito a livello mondiale, che poneva una particolare attenzione verso i paesi del Sud America. Dall’Inghilterra Morlion trasportò conoscenze ed affari negli USA, dove cominciò a collaborare con i servizi consapevoli del fatto che i cattolici, avendo cappellani militari su tutti i fronti e chiese dappertutto, sono uno dei principali canali informativi esistenti. Dagli USA, aiutato, come abbiamo visto, da don Sturzo, Morlion si spostò in Sicilia e poi a Roma, sempre portando con sé il centro Pro Deo che divenne, a Roma, uno dei principali centri informativi del Vaticano. Qui le strade del prete si incrociarono ancora più strettamente con la politica democristiana, infatti suo segretario particolare fu per un periodo il futuro senatore Giulio Andreotti (una foto dei due è reperibile in rete).
Morlion continuò ad occuparsi di lotta contro il comunismo: nel 1954, in contemporanea con analoghe iniziative gestite da Edgardo Sogno e dai Comitati Civici filo democristiani (e forse non scollegato da esse), inviò una lettera a 1.000 industriali italiani chiedendo fondi a sostegno di un’iniziativa pilota il cui scopo era di “infierire un nuovo colpo al comunismo” e per creare e moltiplicare “centri di addestramento costituiti onde fornire alla libera impresa e agli schieramenti politici uomini integralmente preparati e permeati di dinamismo cristiano, atto ad arginare la invadente propaganda marxista tra le masse operaie”. La circolare viene pubblicata il 7 agosto 1954 sul quotidiano “L’Unità”.
Secondo Daniele Biacchessi (in retedigreen.com) nel 1947 anche il nazista Haas (poi coinvolto nel caso Priebke) sarebbe entrato alle dipendenze di Morlion, che sembrerebbe pure coinvolto in alcuni passaggi della gestione vaticana delle ratlines, gestite da alti prelati croati e tedeschi. Consideriamo che Morlion era favorevole ad una soluzione “franchista” per l’Italia, cioè la presa di potere di un partito come la Falange spagnola, che operasse un controllo assoluto su tutto e fosse legato a doppio filo con la curia. Del resto una soluzione del genere sarebbe stata auspicata anche da parte della Democrazia cristiana dell’epoca, come dimostrano i documenti riportati nel libro di Tranfaglia citato prima.
Successivamente la Pro Deo divenne un’università privata che sollevò l’interesse di numerosi industriali italiani e si trasformò nella tuttora esistente LUISS (Libera Università internazionale di studi sociali); ricordiamo che già nel periodo belga Morlion si interessava di studi sociali. Della LUISS, collegata al Gotha dell’industria italiana e della parte politica cattolica più osservante, faranno parte nel tempo (come allievi o come docenti) anche nomi importanti dei servizi italiani ed internazionali: dal generale Carlo Jean (intimo di Cossiga) al generale Pollari.
Nel 1968, a Roma usciva un giornale, il “Mondo illustrato”, sul quale scriveva Mino Pecorelli, che pare vi avesse anche investito di suo. Questo giornale pubblicò la foto di Morlion a fianco di Andreotti in un articolo in cui si anticipavano, per il numero successivo, rivelazioni relative a soldi, sesso, servizi, affari loschi all’ombra del Vaticano. Ma il numero successivo non vedrà mai la luce. Si insinua che Pecorelli avesse ricevuto una notevole somma per cessare le pubblicazioni e “sparire” per un po’ dalla circolazione, ma non smise di scrivere e, tempo dopo, dopo aver nuovamente promesso rivelazioni spettacolari su Moro, Andreotti e altre realtà democristiane, fu ucciso da persone ancora oggi avvolte nel mistero con un’arma particolare che utilizza proiettili di tipo speciale, in dotazione esclusiva pare delle forze speciali della NATO.
Il nome di padre Morlion appare anche nelle inchieste sulla scuola Hyperion di Parigi, quella che per lungo tempo era stata sospettata di essere il centro direttivo delle Brigate Rosse e che ebbe anche, per pochissimo tempo all’epoca del sequestro Moro, una sede a Roma. Sembra che Morlion avesse intercesso presso il governo francese che poneva difficoltà ad autorizzare l’apertura della scuola in quanto gli insegnanti erano per la maggior parte “rifugiati politici” inseguiti in Italia da mandati di cattura.
Altre tracce di Morlion si trovano poi nella vicenda dell’attentato di Alì Agca a papa Woityla. L’attentatore infatti disse che l’ordine di agire gli fu dato a Roma in appartamento di via Pola 12 (residenza di un certo Antonov, addetto all’ambasciata di Bulgaria) che descrisse nei particolari, disegnandone, pare, anche una piantina dettagliata. Solo un particolare non corrisponde: una porta, che Agca descrisse come scorrevole, a scomparsa nel muro, risultò invece essere normale. Il lato curioso di questa “confusione” è che la descrizione di Agca corrisponde invece perfettamente all’appartamento sottostante che è uno degli appartamenti di proprietà dell’università Pro Deo, in uso a Morlion. Chi fece queste rivelazioni, in sede di commissione Mitrokhin, fu Giulio Andreotti, che citò a testimone il senatore Consolo che gli aveva parlato della vicenda della piantina. Il tutto finì con una battuta di spirito e sembra che nessuno abbia inteso aprire un’inchiesta su questa strana combinazione.
Di Morlion parla anche Gaia Cenciarelli nel suo libro sulla scomparsa di Emanuela Orlandi (“Extra Omnes, l’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi”, ed. Zona).
Nel “Covert action information bulletin”, pubblicazione fondata dall’ex agente CIA Philip Agee, reperibile in vari siti internet, vi sono dei riferimenti che collegano Morlion al Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), relativamente a finanziamenti e onorificenze conferiti prima della guerra ad ambienti filonazisti, e nel dopoguerra a nazisti “riciclati”, come Reinhard Gehlen, passato dai servizi nazisti ai servizi USA prima e tedesco occidentali poi. Infine, Morlion appare tra i fondatori del Center For Economic And Social Justice (CESJ) che annovera numerosi alti prelati, componenti della finanza internazionale e varie personalità di spicco, aventi in comune idee conservatrici e l’essere favorevoli al libero mercato.
Padre Morlion, servitore discreto di 5 papi ed attivo in molti campi non sempre ecclesiastici, morì nel 1987. Ebbe parte attiva, come abbiamo visto, in gran parte della storia dell’Italia repubblicana, ma manca una biografia che metta in luce un personaggio così importante.

novembre 2006

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Il padre della “demodossalogia” (praticamente l’anticipatore di Facebook)

Felix Morlion era un padre domenicano-belga. Morlion fu uno studioso della pubblica opinione tra i maggiori al mondo e tra le altre cose era anche una persona carismatica.

La sua opera intellettuale fu vasta e complessa ma per tutta una serie di avvenimenti storici quello che è rimasto è abbastanza poco. Creò dal nulla la Università Pro Deo, ora Luiss, e diffuse i cinematografi parrocchiali in tutta Italia. Scrisse libri importanti e soprattutto formò una intera generazione di manager, scrittori e giornalisti. Molti di loro, poi, ricoprirono ruoli apicali nelle aziende e nei mass media. Il tutto aveva una funzione politica per contrastare l’avanzata del comunismo in Italia. Proprio per questo ad un certo punto padre Morlion venne messo in disparte perché si venne a sapere che l’università fu costruita anche con i soldi della Cia. Quanto di vero ci fosse, nessuno lo saprà mai con precisione, ma ciò non toglie che dal punto di vista accademico la sua opera fu davvero importante. Oggi le notizie su di lui sono alquanto scarse, ma la giornalista Paola di Giulio ha raccolto molto materiale e proprio per questo le chiediamo di Morlion.

Paola, chi era davvero padre Morlion?

«Un grande Padre. Fondatore dell’Università Pro Deo, attuale LUISS. Da anni sono alla ricerca di materiale per realizzare una biografia. Un po’ per capire il personaggio, ma soprattutto per capire e diffondere la sua opera. Ma ci sono molte, troppe resistenze…»

Che cosa ha lasciato ai posteri?

«In teoria moltissimo, in realtà poco! Tutto il suo archivio è sparito nella notte dei tempi. Dispense, libri, idee, riviste, giornali…. Ricordiamoci che lui oltre ad essere l’ideatore ed il fondatore della Pro Deo, ha sempre avuto il pallino della “stampa”. Aveva creato i famosi Centri di Informazione sparsi in tutto il mondo. Parliamo del 1940 e la sua idea era quella di illustrare e diffondere nell’opinione pubblica, specialmente tra gli intellettuali, la concezione cristiana nel mondo, mediante una serie sistematica di servizi: agenzie e servizi quotidiani di informazione, documentari, radio, discussioni private e pubbliche (detti Forum) circa argomenti di attualità. Un uomo decisamente all’avanguardia. Altro che internet!»

Che libri ha scritto?

«Vuole un elenco? Lo avrà con la biografia.»

Il suo materiale è ora introvabile, perché?

«A livello universitario, dopo diversi passaggi di sede come Pro Deo, il suo archivio risulta “rimosso”. Le persone che ci sono oggi non sanno dove sia finito. O peggio, se mai sia esistito. Ovviamente non sono interessate a parlare del fondatore della Pro Deo. La Luiss ha anche realizzato una pubblicazione che racconta la storia partendo dall’ingresso della stessa nella Pro Deo e “tralasciando” il passato! Forse lo hanno voluto cancellare. E dire che all’interno della stessa ci sono molti elementi che ricordano invece l’opera di Morlion.»

L’università fu davvero costruita con i soldi della Cia?

«Questo è un fatto tutto da appurare. Anche se non lo escludo perché Morlion aveva le sue idee e sicuramente non gli importava dei soldi, ma dello scopo. Ovvero l’Opinione pubblica. E’ riduttivo scrivere che ha preso i soldi della CIA. Chi lo scrive però prima o poi ci dirà da dove ha acquisito l’informazione. Pensi che in una intervista, un politico che si occupò molto di lui mi disse che “Morlion era entrato nel quadro della Chiesa che in quegli anni cercava di creare l’argine dell’anticomunismo …. Ci sono alcuni prelati che si espongono proprio in prima persona…”, mi disse e… “Padre Morlion era l’agente segreto di Dio”.»

Perché Morlion viene considerato un vero scienziato della pubblica opinione?

«In effetti lui è stato un innovatore a livello di comunicazione. Aveva idee concrete in merito. Molte dispense parlano di questo. Credeva nel giornalismo e nell’opinione pubblica. Il suo scopo in quel momento era di non far arrivare il comunismo. Ma oltre questo c’era molto altro.»
È vero che era un personaggio ambiguo?

«Lui era un Personaggio e basta. Aveva grandi ambizioni e voleva realizzarle tutte. Parlava con i Capi di Stato, organizzava convegni su temi quali la Pace nel mondo, la cultura, lo spettacolo. Andava e trovava i soldi per realizzare le sue idee. Ma ad un certo punto, credo qualcuno abbia “venduto” lui.»
È vero che il suo numero di telefono fu trovato in un covo di brigatisti nel periodo del sequestro dell’Onorevole Aldo Moro, precisamente a casa del brigatista Valerio Morucci?

«In effetti in un appunto ritrovato nel covo c’era l’indirizzo dell’Università Pro Deo. Niente di più. C’erano molti altri numeri di personaggi importanti e di varie istituzioni. Una volta mi sono presa la briga di chiedere direttamente a Valerio Morucci, il quale però non ricordava il nome di Morlion, ne tanto meno la Pro Deo.»
Lei ha intervistato molte persone per cercare di fare chiarezza sul suo passato. Che conclusione ne ha tratto?

«Le tante persone che lo hanno conosciuto e che mi hanno concesso una intervista hanno confermato la grandezza della persona. Tutti, o quasi, lo ricordano con affetto. Quando parlano di lui sorridono nel raccontare aneddoti e circostanze. Non parlo solo dei suoi docenti ma anche della gente comune, dal panettiere, al barbiere, dall’elettricista al portiere. Tutti sono concordi nel ricordare la generosità infinita e i grandi progetti. Aveva uno charme particolare. E tanti vizi. Secondo alcuni. Era brillante ed affascinante. Sicuro di se, alto ed orgoglioso. Fumava il sigaro, aveva tanti amici, tanti libri ed ottime bottiglie di wisky. Era una persona buona. Ma sempre senza soldi. Lui li cercava e li investiva sempre e solo nelle sue idee.»
Perché tante persone sono restie a parlare di Morlion?

«In questi anni ogni volta che si parla di lui viene associato a diversi eventi importanti che riguardano la nostra storia politica. Dall’attentato al Papa al caso dell’omicidio di Aldo Moro. Dal coinvolgimento della CIA all’appartenenza dello stesso al processo anticomunista. Da una parte fa paura, dall’altra la paura è di trovare documenti che rivelino altre questioni. La stessa Chiesa credo abbia difficoltà a fare chiarezza. Probabilmente ne ha combinate delle belle! I preti poi, si sa, difficilmente dimenticano

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Ricostruiamo un pò di storia

La Peste è riuscita a ricostruire la storia dell’inchiesta approdata al nulla più assoluto. Quella del settimanale Mondo d’Oggi , nel lontano 1968. Il servizio venne preannunciato e poi insabbiato, tanto che il giornale chiuse. L’inchiesta, dal titolo “Chi sono e cosa fanno questi signori?” preannunciava delle rivelazioni sconcertanti: “E’ venuto il momento di raccontare, senza reticenze, senza timori, senza ombre… Il più complesso e misterioso intrigo degli ultimi venti anni”. In quella che venne definita l’Operazione Pro-Deo. Ma quella, per Mondo d’Oggi fu l’ultimo numero. Ma cosa si nascondeva dietro la facciata? Come entra nella vicenda il Senatore a vita Giulio Andreotti? Chi erano i personaggi rappresentati nella fotografia pubblicata dal settimanale? E Mino Pecorelli? Una storia inventata quella del ritrovamento, nella sua redazione di una grande mole di documentazione sulla Pro-Deo? Chi era il suo informatore? Mons. De Angelis ? Il servizio sul settimanale lo aveva preparato lui? Felix Morlion era veramente un uomo dei servizi segreti americani? Perchè il suo nome viene ritrovato negli archivi dell’OSS – l’Office of Strategic Services?
Pensare che l’idea dell’Università fu di Padre Andrew Felix Morlion, ex agente della CIA, che fondò, negli anni difficili del dopoguerra la prima università ecclesiastica: la Pro-Deo. Quella che è oggi diventata la Luiss – Libera Università degli Studi Sociali.

Eccola la foto incriminata. Anno 1968, il mese ottobre. Il settimanale Mondo D’oggi. Il giornale chiuse subito dopo. Un avvertimento? Un messaggio? Un ricatto? Semplicemente un caso? Chi era il giornalista misterioso che aveva realizzato il servizio? Si trattava, come dicono molti, di Mino Pecorelli? Ci sono molti a giurare che fosse così. Non tutti, però. Mino Pecorelli lavorava a Mondo D’Oggi non come giornalista ma come consulente. Era un avvocato civilista. Curava per il giornale la pubblicità e si occupava di altro. Insomma non era ancora il giornalista che ritroviamo nell’agenzia OP – Osservatorio politico – prima e nel settimanale poi, negli anni 78/79. La sua carriera di giornalista comincia solo più tardi. Certo il fatto di aver frequentato giornali e giornalisti deve comunque avergli facilitato il compito. Ma l’inchiesta sulla Pro-Deo non era la sua, non prima di quel momento. Poi, risulta che una grossa mole di materiale venne rinvenuta nella sua redazione in Via Tacito, dopo l’omicidio. Era il 20 marzo del 1979. Chi gli aveva passato il materiale? Si parla di Monsignor Antonio De Angelis, successivamente accusato di estorsione per una vicenda di diplomi falsi. Su questa foto però molte questioni sono rimaste aperte. Ad esempio nessuno ricorda i personaggi. Nessuno ricorda più nulla. Solo il senatore a vita Giulio Andreotti, ha risposto alla richiesta di identificarne alcuni. Ne ha riconsciuti 5 della foto: esattamente …….
Ma andiamo con ordine e nella ricostruzione risponderemo innanzitutto agli interrogativi posti dal servizio:
Chi è Padre Morlion?
Nato a Dixmude il 16 maggio 1904, studiò in Belgio, Inghilterra, Francia (pedagogia), Gand (filosofia), Lovanio (teologia). Ordinato sacerdote nell’ordine dei Domenicani nel 1929, si dedicò alla critica letteraria, d’arte figurativa , cinematografica e allo studio della filosofia politica. Fondò nel 1930 a Bruxelles il centro di cultura cinematografica DOCIP (Documentation Cinematographique de la Presse), nel 1934 la Centrale Catholique de la Presse per lo studio e la diffusione di notizie ed articoli; ed infine, nel 1937, la Centrale Catholique de Propagande. Le due ultime organizzazioni si fusero più tardi, agendo su basi internazionali, nell’Unione Internazionale ProDeo, rete di centri di Studi, di informazioni giornalistiche e di pubblicazioni, organizzati in diversi continenti per l’apostolato nella vita e nell’opinione pubblica. Fondò a Roma nel 1945 la prima Facoltà di Giornalismo che si sviluppò nel 1947 con l’aggiunta di altre facoltà nell’università Internazionale ProDeo. Padre Felix Morlion arrivò in Italia con i servizi d’informazione americani OSS, nel 1944 con un passaporto americano n. 242041 rilasciato nel dicembre 1943. Una vita vissuta pericolosamente lo vede fuggire, aiutato da un comandante della Gestapo, dal Belgio dove aveva fondato il Centro di informazione cattolico Clering Hause. Comiciò cosi a collaborare con i servizi di informazione dei paesi alleati. In America ottenne anche la nomina a capo-sezione di un servizio OSS, nel quale fu decisa l’utilizzazione dei CIP -Centro Informazioni Pro Deo – da lui fondati nel 1932. Morlion arriva in Italia nel 1944 con una lettera di presentazione ad Alcide De Gasperi, firmata da Don Sturzo. La mossa successiva all’arrivo fu la fondazione del CIP italiano parallelamente alla Università Pro Deo. Il CIP italiano divenne subito molto potente tanto da dover arrivare alla costituzione di un Comitato Nazionale ProDeo, con a capo personaggi di altissimo livello : da Paolo Ricaldone, presidente della Cassa di Risparmio di Torino al conte Carlo Faina, presidente della società Montecatini, al barone Oddasso, amministratore della Snia viscosa, al professor Valletta, presidente della FIAT, per finire al dottor Roberto Fourmanoit, amministratore delegato della destra vaticana. I protettori al Governo, dopo De Gasperi, furono Gonella, Scelba, Andreotti. Fu proprio il comitato nazionale Pro-Deo a finanziare Morlion ed a farlo diventare ricco e a permettergli di realizzare investimenti immobiliari. Gli altri centri Pro-Deo sorsero in Belgio, Brasile, Venuezela, America. E l’Università? La confusione è d’obbligo. Le due cose proseguirono parallelamente, molto spesso in palese contrasto. Forse è per questo che oggi la LUISS nega un passato così poco edificante.
Chi è Monsignor Ferrero?
Don Carlo Ferrero, docente di Diritto ecclesiastico presso l’Università ProDeo. Indicato da alcuni “affarista di tendenze truffaldine”. Non a caso quindi l’imputazione di “Traffico di diplomi falsi” della stessa università ProDeo. Ferrero è quasi concordemente indicato come sacerdote spregiudicato e particolarmente dedito all’affarismo e ad interessi erotico-sentimentali con studentesse e giovani donne. Sotto la direzione del Ferrero – si legge in un appunto riservato da parte non identificata – la Pro-Deo elabora un servizio riservatissimo di informazioni politiche, destinate alla Segreteria di Stato ed ad alcuni industriali. Dal 1956 in poi cadono i servizi di agenzia e comincia un vero e proprio servizio riservato. I fogli di informazione sono distinti in: fogli bianchi, informazioni di politica interna; fogli rosa, politica estera; gialli, materiale sul partito comunista e socialista italiano; fogli verdi, materiale su enti a partecipazione statale. Oltre questi esiste un vero e proprio servizio segreto che riguarda il Vaticano, la politica interna e quella estera, gestito e promosso da Morlion personalmente. Le notizie dei bollettini riservati provenivano anche da fonti Sifar. Il tramite informativo tra la Segreteria di Stato con a capo Mons. Dell’Acqua e il SIFAR, era il generale Allavena. La fonte delle informazioni è il dott. D’Amato. Sono altresì noti, continua l’appunto, i rapporti che legano il Ferrero al Borghese, settimanale che non perde occasione di attaccare la politica vaticana. Ferrero venne processato per “traffico di diplomi falsi”.
Chi è Monsignor De Angelis?
Mons. Antonio De Angelis. Socio di Morlion. E’ presente nel Consiglio di Presidenza della Pro-Deo. De Angelis venne fatto fuori da Morlion, che cercò di liquidarlo. Lui fece un ricorso. Probabilmente fu proprio De Angelis a presentarsi alla redazione di Mondo d’Oggi con la famosa cassa di documenti, poi ritrovata nelle mani di Pecorelli.
Chi è il misteriodo C.D.?
Dalla difficile ricerca il misterioso C.D. potrebbe essere un membro protestante del CIP di New York, direttore del Life : C.D. Jakson. Proprio attraverso lui che Morlion realizzò il contatto Kennedy-Krusciov. Per Morlion fu la svolta.
Chi è Padre Efrem?
Padre Efrem da Genova. Socio di Morlion. E’ presente nel Consiglio di Presidenza della Pro-Deo.
Chi è Igino?
Lo troviamo ……. Igino Giordani, giornalista….fondatore della “Centro Igino Giordani”, tutt’ora attivo nei pressi di Roma.
Chi è Wilma?
Wilma
Chi è Allario?
Socio di Morlion. Presente nel Consiglio di Presidenza
Chi è il potentissimo D’A.?
Sconcertante ma non troppo è la presenza di Federico Umberto D’Amato. Un fascicolo segreto che lo riguarda è inserito nei 70 tomi della P2. Fascicolo denominato “OF RESERVADO PS”. Composto da più parti il documento si presenta così:
TOP SECRET
Le notizie riservate raccolte sul dott. D’A riguardano tre settori:
1 – Collaborazione, che risale ad oltre venti anni con gli ambienti Pro-Deo Vaticano – OSS – CIA; (Allegato A)
2 – Collaborazione P.C.I.;
3 – Archivio riservato personale e rete personale, al di fuori di ogni apparato ufficiale.
Allegato A
L’organizzazione schematica dei servizi informativi facenti capo a P. Morlion, capo rete OSS, è stata la seguente. Inizialmente i servizi per gli USA -OSS erano coperti dalla organizzazione CIP – Centri Informazioni Pro Deo. Collaboravano con Morlion la signora Brady Anna, Obolgnsky, Smider, Gleser. L’ufficio iniziale fu fatto a Via Napoli e poi a via Nomentana, presso l’abitazione della Brady. Successivamente, nel 1955, l’organizzazione Morlion – OSS – Pro Deo, venne intregrata da due elementi: Mons. Giovanni Dunne, Mon. Bruning e dal nipote del primo, Dr. Massara. Puntualizzarono la loro attività presso i Paesi dell’Est Europeo, con fondi e trasmissioni di notizie anche alla Gran Bretagna. Nello stesso anno si gettarono le basi di una collaborazione tuttora in atto con l’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni, dr. D’Amato – Dr. Di Girolamo che con Mons. Ferrero e il dr. Croce curavano il settore Pro Deo, rivolto inizialmente in quella fase, a servizi informativi politici e di interesse economico e militare. Gli uffici di questi servizi erano posti a via del Tritone 122, poi a Viale Pola 12; la direzione ed il vaglio del materiale informativo era sempre di concerto tra Mons. Ferrero e il dr. D’Amato. Allorquando scoppiò lo scandalo spionistico degli agenti Smider e Obolenskj, fu proprio il dr. D’Amato che si interessò più di ogni altro per fare espatriare Obolonskj in Francia e Smider a Rio Grande del Sud.
Rapporto PCI
I rapporti diretti continui sono tenuti esclusivamente con l’On. Giancarlo Pajetta, che è stato anche il tramite di collegamento con i Servizi dell’Est. Il P.C.I ha ottenuto grossi favori – alcuni fascicoli riservati furono forniti ed altri fatti scomparire. E’ indicativamente rilevante come mai, in tutte le occasioni in cui l’Ufficio Affari Riservati e la persona del dott. D’A. sono stati oggetti di rilievo sia in sede politica, amministrativa e parlamentare, la stampa di sinistra non abbia dato alcun risalto, nè abbia proposto inchieste giornalistiche. Più di una volta l’onorevole Pajetta, Anderlini (P.S.), Amendola, hanno riconfermato il loro divisamento: “D’A. non si tocca”. Con la stampa i rapporti sono stati sempre molto cordiali; il D’A. si è servito di vari fidati giornalisti ed Agenzie di Stampa largamente finanziate tramite fondi del Ministero dell’Interno (AIFE-Senise-Op-Pecorelli, ecc…). La posizione economica di D’A, in Svizzera e presso la Banca Morin di Parigi (versamenti americani), è rilevantissima. Il D’A ha seguito anche una serie di operazioni valutarie per autorevolissime Personalità politiche, tra cui due Ministri.
Archivio riservato e personale
Oltre alle reti ufficiali ed ufficiose, il D’A ha avuto l’accortezza di approntare un “Ufficio riservato personale”, che ha affidato ad alcuni suoi intimissimi e fedelissimi collaboratori, che non fanno parte dell’Amministrazione, tra cui il sig. Danese. La copertura è perfetta e la massa dei documenti, molti dei quali microfilmati, è di una importanza esclusiva. Non per nulla egli suole, fra i suoi intimi, definire tale ufficio “la mia polveriera”. In queste ultime settimane molto materiale è stato portato in questa sicura “base operativa”.
Chi è la Sig.ra M.?
Potrebbe essere la Sig.ra Anna Maria Brady, direttrice amministrativa di tutte le agenzie CIP.
Che cos’è il Doc 1/2/3?
La copertura data dai servizi con la sigla DOC era aggiornata costantemente con i collaterali servizi francesi (CIP Francia), belgi (CIP Belgique), USA (Cip New York).
L’altra Pro-Deo
Intanto, mentre ci accingiamo a scrivere l’articolo, le ricerche continuano incessanti. La Pro-Deo apparentemente non esiste, ma praticamente invece si. Basta guardare l’elenco del telefono sotto la lettera P – Pro-Deo et Fatribus, il numero di riferimento e l’indirizzo, però, rimandano da un’altra parte. E così si arriva dapprima a Via dei Gracchi, 20 – il retrobottega, meglio, archivio della Banca di Roma. L’altro, di indirizzo non dista moltissimo, è in Via Montesanto, 14 – lo stesso indirizzo del Vescovo Maria Paolo Hnilica, già condannato per ricettazione nella vicenda di Roberto Calvi e l’affare della borsa. Una bella palazzina nel quartiere Prati, a Roma. Al telefono, risponde una signora non più giovanissima. Racconta che in questo periodo, giugno ’95, non c’è nessuno: “Sono tutti in ritiro e torneranno a Settembre”. Pare, che la vecchia Pro-Deo, ovvero l’Università, non c’entri nulla. Però c’è un altro fatto che non siamo riusciti a spiegare. Riguarda voci di persone bene informate, come si dice negli ambienti giusti. Pare, che anche ed oramai solo questa Pro-Deo sia legata ad ambienti di servizi segreti… Un bel pasticcio nel quale proprio non vogliamo entrare.

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