Voglia di indipendenza

4 maggio 2013

In tutto il mondo, non solo nella Lombardia leghista, la gente è stufa di sovrastrutture globali, governi sovranazionali o mondiali, politici sempre più lontani dalla gente, sempre più lontani dal territorio e dai problemi reali. Loro però, i signori che si trovano nei gruppi più o meno segreti transnazionali, il Bilderberg (Monti e Letta in prima fila), il Council of Foreign Relation (CFR), o l’European CFR, ecc., vanno avanti per la loro strada, fingendo di interpretare il volere comune, fregandosene altamente invece di quello che la gente vuole, mentendo spudoratamente senza ritegno (come quando ci dicono che la Bonino gode di una altissima popolarità e consenso, poi qualcuno ci dovrebbe spiegare perchè questa altissima popolarità e consenso si concretizzano in un misero 0,19% dei voti).

La consolazione è che siamo in tanti a volere un ritorno a livello locale del potere, anzi, siamo proprio la maggioranza assoluta, e le conferme non mancano. In diversi post (qui, qui e qui, ad esempio) ho riportato le spinte indipendentiste degli stati americani contro il governo federale, combattute anche a suon di leggi che vanno proprio contro le leggi imposte dall’alto; ad esempio qui, il South Carolina passa (alla camera, per il momento), una legge che vieta l’applicazione della riforma sanitaria federale, la famosa Obamacare, quella che impone l’iscrizione obbligatoria ad una assicurazione sanitaria.

Ultima chicca di questi giorni: il successo dell’UKIP, l’Indipendent Party dell’UK, guidato dal coraggioso Nigel Farage, alle amministrative inglesi, dove in molti casi si piazza al secondo posto, e nel complesso è passato da partito “folcloristico” ad avere un 25% per cento dei voti.

Cosa faranno per combattere questa realtà? John Perkins insegna! Si sa, le solite cose: si parte con la corruzione (pochi resistono al fascino del denaro), se non basta qualche orgia con belle donne e stupefacenti (ancora meno resistono al fascino di belle donne), se proprio dovessero essere tutti d’un pezzo si passerà alle minacce, alla diffamazione a mezzo stampa e TV (facendo leva su ciò che a tutti disgusta, pedofilia in primis).

Speriamo che non succeda a Nigel Farage lo stesso che successe a Heider (Austria): ufficialmente incidente automobilistico, in realtà omicidio mascherato.

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Nuovo Ordine Mondiale, Controllo delle Popolazioni e Guerra Armageddon

6 maggio 2010 – Incidente aereo a Nigel Falange

Nigel Farage, europarlamentare britannico indipendente e leader dell’UKIP, è precipitato quest’oggi a bordo del suo aereo, in prossimità dell’aeroporto di Hinton-in-the-Hedges. Farage non è in pericolo di vita. Ha riportato alcune costole rotte, un problema dello sterno, e una incrinatura della spina dorsale. Il pilota, Justin Adams, ha subito maggiori danni, ma nemmeno lui dovrebbe essere in pericolo di vita. In diverse circostanze Farage ha avuto modo di esprimere pubblicamente le sue forti perplessità in merito alle modalità con cui nei singoli paesi comunitari è stato approvato il Trattato di Lisbona. Ancora incerte le cause dell’incidente.

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Attenti a questi due…

di Corrado Belli

Sembrano usciti da un lavaggio di cervello i due “Khazari” e complici di Criminali internazionali.

Questi sono i volti di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, probabilmente sconvolti dalle decisioni che i componenti della Trilaterale/NWO hanno preso e dettato a tutti i capi di Governo Europei, dato che la Merkel e Sarkozy sono i due “Motori” della crisi premeditata in Europa, adesso dovranno dichiarare apertamente il fallimento della UE, anche il nostro caro Silvio Berlusconi usciva dalla conferenza con una faccia che sembra invecchiata di 50 anni in più rispetto a due giorni prima.

Cosa hanno deciso, cosa gli è stato detto di fare?

Gli hanno pignorato tutto?…pure l’anima oltre al corpo?

Semplice, è guerra civile, sanno bene a cosa stanno andando incontro e sono consapevoli di fare una brutta fine.

Leggiamo cosa dicono fonti attendibili in riguardo questa crisi fabbricata a tavolino come tutte le altre.

Elezioni in Inghilterra.

Chi crede che l’Inghilterra sia la più organizzata e Democratica Nazione in Europa deve ricredersi, le anormalità che si sono registrate durante le votazioni sono veramente da Terzo Mondo, questo lo sottolineo al fine di far capire a tutti quei cialtroni che diffamano le altre Nazioni per il loro corrotto sistema (manco se in Inghilterra la corruzione non esiste), ebbene, migliaia di persone non hanno potuto votare a causa dei ritardi che sono stati attribuiti alla scarsa organizzazione (???) ma le voci e le sorprese non mancano mai, si è venuto a sapere che le molte migliaia di persone che volevano votare, sono state lasciate ad aspettare fuori fino alla chiusura dei Seggi elettorali con tutto ciò che la Costituzione Inglese assicura ai suoi “Sudditi” che possono votare anche dopo scaduto l’orario ..ma che siano stati presenti a fare la fila per aspettare di dare il loro voto, ma ciò non è stato possibile.. anzi.. la Polizia ha caricato le persone e con minacce le ha mandate a casa negando loro il diritto al voto, il capo della Polizia ha specificato che le persone mandate a casa erano minorenni e pensionati che avevano già votato e si erano messi in fila per aspettare il risultato dei voti, ma non sapeva dare una concreta risposta come mai le migliaia di schede che si trovavano ancora chiuse non fossero state utilizzate dato che era stato annunciato che il 90% dei cittadini fosse andato a votare, le città interessate sono: Londra, Sheffield, Leeds, Manchester, Newcastle, Birmingnam e Bristol, tutte città nelle quali il Partito di Gordon Brown aveva perso un massivo consenso a causa delle sua Politica basata sulla Sicurezza e Salute che metteva a dura prova la coesistenza dei cittadini dividendo la società.

Nel filmato sopra si può vedere come la Polizia di Sheffield cerca di impedire ai giovani di votare, la manovra è chiara, si cerca di impedire alla nuova generazione di mandare a casa quel Delinquente e Pedofilo di Brown (Bilderberg) dato che i giovani hanno la possibilità di votare a tarda sera a causa delle loro attività lavorative, chiaro che si voleva manipolare il voto a favore di Brown usando per la maggior parte il voto di Pensionati e disoccupati che vedono in questo Criminale degno di Blair/Bush come il loro salvatore. La Corte Suprema Inglese ha fatto scattare subito delle indagini al fine di chiarire queste anomalie che normalmente vengono considerate “anomalie criminali” in Inghilterra.

Attentato o Incidente a Nigel Farage?

Credo che molti di noi sappiamo chi sia Nigel Farage, si proprio lui.. colui che ha detto in faccia a Van Rumpoy (il Presidente del Consiglio Europeo) cosa ne pensava della sua persona dicendogli in faccia davanti a tutti i Parlamentari e Commissari che non è gradito essendo stato eletto senza nessun consenso dei cittadini Europei, ma messo in quel posto a rappresentare i Bilderberg.

Nigel Farage ha avuto un incidente con il suo piccolo privato Aereo durante la campagna elettorale che si svolgeva in Inghilterra, usava il suo aereo per fare pubblicità alla sua persona trainando con l’Aereo uno striscione con il suo nome, il primo volo è andato bene, il secondo volo dopo aver rifornito di carburante e mentre l’aereo prendeva quota ..si schiantava nelle vicinanze del piccolo aeroporto da dove era decollato, come ben si sa anche Nigel Farage è contro la Politica di Gordon Brown che a tutti i costi vuole portare l’Inghilterra sotto il controllo dei Rothschild e quindi del NWO facendo introdurre l’Euro come moneta unica anche per i suoi cittadini, dalle prime notizie vogliono far capire che lo striscione si sia attorcigliato nelle eliche del dell’Aereo..cosa poco propabile, comunque si attendono più dettagliate, Mr.Farage si trova per il momento in Ospedale ferito non molto grave con delle costole rotte e qualche ammaccatura, il pilota è in condizioni più gravi a causa delle fratture interne riportate che hanno leso alcuni organi vitali.

Nigel Farage viene aiutato da un contadino ad uscire dai rottami dell’aereo dopo essersi schiantato al suolo.

Una cosa è certa, troppi strani incidenti stanno succedendo in questi primi mesi del 2010, troppi terremoti e Tsunami, guarda caso succedono sempre ad oppositori e nazioni contrarie alla politica dell’Elite del NWO.

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10 aprile 2013

Questo articolo, arrivandoci da facebook, era stato messo in spam da facebook stesso:

solitacensuradifacebookonte: http://rapportoaureo.wordpress.com/2013/04/10/proprieta-delleuro-parlamentare-europeo-scrive-a-draghi/

di Francesco Filini – 10 Aprile 2013

Non avendo ottenuto una risposta esauriente dal Commissario Europeo Olli Rehn, nonostante le due interrogazioni che trovate qui e qui, il Parlamentare Europeo Marco Scurria decide di scrivere direttamente al Governatore della Banca Centrale Europea per cercare di sciogliere definitivamente il problema della proprietà dell’euro all’atto dell’emissione.

Credo che sia davvero assurdo che non si riesca a dare una risposta ad una domanda così importante, qui non c’entrano nulla teorie economiche, complotti, sistemi monetari, ecc…, qui si tratta di diritto. E’ una questione giuridica che va risolta definitivamente. Perché tutto ciò che non è codificato dalle leggi è per definizione fuori legge.

C’è bisogno di persone che facciano conoscere questa tematica, che arrivi anche ad altri politici di qualsiasi schieramento, il Rapporto Aureo chiede quindi di diffondere il più possibile gli atti giuridici prodotti dalle interrogazioni e dalle risposte delle stesse. Non lasciamo solo il Parlamentare Europeo che con coraggio insiste su questo tema! Chiunque può far sentire a Scurria il proprio sostegno, la pagina dei contatti del suo sito si trova qui.

Pubblichiamo di seguito la lettera inviata al Governatore della BCE, buona lettura.

Egregio Governatore,

sono costretto a rivolgermi a Lei per trovare una risposta definitiva ad una domanda che centinaia di persone, singolarmente o attraverso associazioni, in Italia e in Europa mi stanno ponendo. Purtroppo il commissario europeo per gli affari economici e monetari, Olli Illmari Rehn, non ha saputo dare una risposta efficace alle interrogazioni parlamentari poste dal sottoscritto, che le allego, sulla natura giuridica della nostra moneta unica. Infatti non è ancora chiaro il motivo per cui la Banca Centrale Europea risulta, di fatto, proprietaria dell’Euro all’atto della sua emissione, nonostante nessun trattato internazionale attribuisca la proprietà giuridica del mezzo monetario all’Istituto da Lei presieduto.

Sappiamo benissimo che la moneta, come ogni bene mobile, deve necessariamente avere un suo proprietario sin dal momento in cui viene creata. Non risulta chiaro il motivo per il quale la Banca Centrale Europea, a cui spetta, secondo quanto stabilito dall’articolo 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, il diritto esclusivo di emettere moneta, ovvero autorizzare le Banche Centrali Nazionali ad emettere il mezzo di scambio, si appropri di quest’ultimo senza alcuna copertura legislativa. Non a caso le banconote a corso legale che circolano nell’Unione riportano la sigla della BCE e, quelle di recente emissione, la Sua firma come Governatore.

Sappiamo bene che i valori monetari creati, anche di recente con la manovra da Lei voluta per dare una risposta alla crisi che va sotto il nome di Long Term Refinancing Operation (LTRO), acquisiscono valore soltanto nella fase della circolazione o meglio nel momento in cui avviene l’addebito al nuovo proprietario. Sono quindi gli accettatori a dare valore al mezzo di scambio e la logica vorrebbe che questi ultimi fossero i legittimi proprietari. Ma non intendo con questa missiva entrare in questioni che attengono alla politica, così come non intendo mettere in discussione in questa sede l’indipendenza delle Banche Centrali.

Vorrei soltanto che il Governatore della BCE possa dare una risposta ai cittadini europei che come me non riescono a comprendere, quale sia il fondamento giuridico che attribuisce la proprietà dell’Euro all’Eurosistema all’atto della sua emissione.

La crisi incombe spietata sulle spalle dei popoli, le tensioni sociali aumentano di pari passo con la povertà e la miseria. Sono certo che Lei vorrà chiarire una volta per tutte questo dilemma che serve davvero a difendere la moneta unica e a dare all’Euro la credibilità che ultimamente, soprattutto in alcuni Paesi membri, sembra un po’ appannata.

Cordialmente,

Marco Scurria

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Nigel Farage stravince nelle elezioni locali inglesi

Il partito euroscettico britannico, lo Uk Independence Party (Ukip) sta celebrando un trionfo. Ha stravinto nelle elezioni locali per la rielezione di 27 consigli di Contea e in quelli di 7 autorità locali. In complesso, l’Ukip ha conquistato 130 seggi, ben oltre le più rosee previsioni del suo leader Nigel Farage. Per misurare le dimensioni del successo, in prospettiva, basti pensare che nelle scorse elezioni locali del 2009, la formazione aveva conquistato appena 7 seggi. Oggi ne ha quasi 20 volte tanti. Espresso in percentuale, ha vinto il 25% dei voti. Il Partito Conservatore, anch’esso euroscettico, ha mantenuto la maggioranza in 17 consigli locali, perdendola, però, in altri 10. Il Partito Laburista è un altro vincitore di questa tornata elettorale, limitandosi, però, alla conquista della maggioranza in due consigli locali. A farla da protagonista, dunque, è solo l’Ukip: l’unico in grado di erodere la maggioranza conservatrice, di dare la birra ai Liberaldemocratici (partito al governo assieme a David Cameron, costantemente sconfitto in tutte le tornate elettorali locali degli ultimi 3 anni) e di arginare i Laburisti.

Queste elezioni locali, solitamente snobbate dai media internazionali, sono in realtà un test molto importante. Facendo una proiezione sulle intenzioni degli elettori britannici, all’indomani del voto, la Bbc ha calcolato che l’Ukip, oggi come oggi, vincerebbe il 23% dei consensi su scala nazionale, attestandosi come il terzo partito del Regno dopo i Laburisti (29%) e i Conservatori (25%). Risultati che fanno male soprattutto al premier David Cameron, che ieri ha dichiarato: “Rispettiamo la volontà dei cittadini che hanno scelto di votare questo partito e lavoreremo sodo per cercare di recuperarli”. Per il premier si tratta di “una lezione fondamentale” e ne trae queste conclusioni: “Per quanto riguarda gli elettori conservatori, capisco perché alcuni che ci avevano sempre sostenuto ora non lo facciano più. Vogliono che lavoriamo di più per far sì che gli onesti lavoratori vedano delle risposte nelle questioni che interessano loro maggiormente. Più aiuti per aiutarli a sopportare i costi della vita, più sforzi per far tornare a girare nel verso giusto l’economia e di più per contenere l’immigrazione, più impegno per riorganizzare il nostro welfare. Queste saranno le nostre priorità, lo sono già, lo saranno ancora di più”.

Ma allora ha veramente capito la lezione? O no? Sembra proprio di no. Perché se la massima preoccupazione degli “onesti lavoratori” britannici fosse stata l’immigrazione, il vincitore sarebbe risultato il British National Party, che invece ha perso pure quel poco che aveva preso nel 2009. Se la massima preoccupazione fosse il welfare, avrebbero votato di più i Laburisti o altri partiti all’estrema sinistra. Ma la reazione dell’opinione pubblica britannica non è stata analoga a quella che vediamo in molti altri Paesi dell’Europa continentale. Non hanno votato un’Alba Dorata, né l’equivalente del Movimento 5 Stelle, ma un partito più conservatore dei conservatori. Un partito coerentemente liberista in economia (alla faccia del “welfare che manca”) favorevole alla riduzione delle imposte sulle imprese e all’abolizione di quelle sull’eredità. E soprattutto: contrario al socialismo di ritorno dell’Unione Europea. Nigel Farage, convinto sostenitore delle idee di Margaret Thatcher, non vuole che la Gran Bretagna diventi parte di un gigantesco Stato europeo, perché ritiene che possa perdere le sue libertà tradizionali. Perché ritiene che la Gran Bretagna possa essere ancora più aperta al commercio mondiale se resta al di fuori della struttura di potere politico che si sta costituendo a Bruxelles. L’unica, semplice, esplicita, lezione che si può trarre dal voto britannico è: fuori dell’Ue. David Cameron ha cercato di contenere questa fetta di suo elettorato euroscettico impegnandosi per un prossimo referendum sull’Ue. Ma lo ha fatto, evidentemente, troppo tardi, in modo troppo poco convincente (esprimendo la sua personale convinzione di rimanere nell’Unione) e soprattutto promettendolo troppo in là: nel 2017 o anche dopo. L’Ukip, invece, vuole l’uscita del Regno Unito dall’Ue subito. E’ questa strategia della chiarezza che ha garantito il suo successo.

La vittoria dell’Ukip è un esempio anche di metodo. Si pone al di fuori degli schieramenti politici tradizionali e da questi si fa odiare, ma allo stesso tempo propone un programma concreto. Si concentra su una singola battaglia: l’uscita dall’Unione Europea, raccogliendo voti da tutti coloro che la condividono a destra e a sinistra. Si fa odiare dai media e addirittura discriminare dalle autorità locali. E’ molto rivelatore il caso recente di bambini in affido sottratti alla tutela di due militanti dell’Ukip… solo perché erano militanti dell’Ukip. Viene visto come un partito sovversivo, addirittura “diseducativo” per i minori. Ma non per questo si rivolge all’elettorato britannico promettendo violenza, bombe o rivoluzioni, marce su Londra o ghigliottine varie. Farage lascia che siano gli altri, i suoi rivali, a dargli del populista o del “clown”, ma il suo comportamento pubblico è serio. I suoi interventi al Parlamento europeo sono forti e a tratti pittoreschi, ma i suoi argomenti sono sempre fondati su una solida conoscenza dei problemi economici dell’Europa.

E’ duro con le autorità di Bruxelles, ha definito in pubblico una “nullità” il presidente del Consiglio Van Rompuy, un uomo simbolico scelto da governi nazionali che tutelano prima di tutto i loro interessi nazionali. Ritiene che le istituzioni dell’Ue siano sempre più autoritarie e nemiche della democrazia dei suoi Stati membri. Dal suo punto di vista, sia l’esecutivo tecnico in Italia che quello in Grecia sono stati delle “dittature di fatto”, con governi non eletti, ma scelti da Bruxelles. Ma resta ben lontano dalle facili teorie cospirative di chi accusa fantomatici “poteri forti” (Bilderberg, Trilaterale e massonerie varie e immaginarie) di essere la causa della crisi, per poi proporre il ritorno di uno Stato onnipotente come soluzione alla crisi. Farage, al contrario, individua i responsabili fisici: gli Stati nazionali europei e il loro progetto di costruzione di un governo comune su scala continentale. E li attacca a testa bassa, senza paura.

Fonte: www.lindipendenza.com
4.04.2013

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NON CHIAMATELO POPULISTA! NIGEL FARAGE VA PRESO SUL SERIO

DI MARCELLO FOA
Il Cuore del MOndo

Sarà perché sono cresciuto alla scuola di Indro Montanelli, ma a me quelli che parlano chiaro e hanno il coraggio di esporsi in persona piacciono; li ammiro anche quando non sono del tutto d’accordo con loro o lo sono solo in parte. Nigel Farage, il leader del Independence party (Ukip) che ha appena vinto alle elezioni britanniche, appartiene a questa stirpe. Lo seguo da tempo ammirandone l’eloquio, straordinario, e l’audacia dei suoi interventi all’Europarlamento contro le lobby e la nomenklatura che domina l’Europa. Ogni volta che l’ho ascoltato, ho pensato: questo ha una marcia in più.

Non mi sono però meravigliato nel vedere come i grandi media nazionali hanno dato la notizia del suo trionfo alle elezioni britanniche. Quasi nessuno l’ha data in prima pagina, ma solo all’interno con titoli nei quali è apparsa subito la parola magica: “populista”. L’aggettivo che da un paio di decenni serve a marchiare chiunque esca dall’ortodossia di destra o di sinistra. E’ un riflesso condizionato che ha un certa efficacia, in quanto riduce il pericolo di un contagio e di un effetto emulativo negli altri Paesi.

Ma Nigel Farage non è un populista. Non lo è nell’aspetto, inappuntabile, rassicurante, da uomo d’affari quale è stato in passato; non lo è nelle argomentazioni sempre puntuali, motivate, competenti e non lo è neppure nelle origini politiche considerato che si richiama e legittimamente può proporsi come l’erede della Thatcher. Con idee forti e non sempre condivisibli, ma sempre motivate.

Non è un Beppe Grillo inglese: è molto più solido, strutturato, preciso nella visione politica (vedi al riguardo la lucida analisi di Stefano Magni)

Claudio Messora, autore del blog Byoblu, lo aveva intervistato un anno fa. (vedi video qui sotto)

Ecco alcuni passaggi chiave:

La mia visione dell’evoluzione della societá umana é che se vogliamo avere scuole, ospedali e stato sociale, per avere tutte queste cose devi creare profitto! Perché é grazie al profitto che la gente paga le tasse. E ció che abbiamo adesso in questa unione europea é qualcosa che si definisce libero mercato ma che in realtá è totalmente controllato dagli stati, completamente nelle mani di grandi banche e multinazionali, che sta bloccando la genuina libera impresa e le piccole, medie imprese dal nascere e svilupparsi, e stiamo assistendo alla bassa crescita, a un disastroso indebitamento, un vero brutto affare per coloro per i quali, io credo, queste cose sono state pensate e realizzate: la parte debole della societá. Dobbiamo fare soldi, realizzare profitti, dobbiamo competere con il Brasile, con l’India, con la Cina e con tutto il mondo intero in via di sviluppo. Ma tutto ció che stiamo facendo é avvolgerci in un mantello che dice: “Oh, si puó lavorare meno, si deve guadagnare di piú,” “si puó andare in pensione prima.” Non funziona. Non paga. Una volta pensato attentamente a tutto questo, il mercato é ció che dà profitto, il profitto ci dá le tasse, le tasse ci danno il buono stato sociale in ogni stato libero.

E ancora:

Il mio partito non é anti-europeo affatto. Vogliamo un’Europa con cui fare affari, collaborare, saremo perfino ottimi vicini di casa. Personalmente ho un grande affetto per l’Italia e gli Italiani, e per 7 anni, quando facevo un lavoro diverso quando ero nel business, ho avuto un’agenzia a Milano ed ho speso un sacco di tempo a girare l’Italia, in affari con aziende italiane. E, come ho detto in precedenza, noi non siamo meglio, non siamo peggio, siamo certamente, peró, molto differenti da voi. Rimaniamo con le nostre proprie forme di governo, monete, lingue, culture. Saremo uniti, faremo affari, saremo amici e buoni vicini e ci siederemo attorno a un buon piatto di spaghetti con il vostro delizioso vino, e saremo amici. Ma non dovremmo essere forzati insieme nella stessa unione politica, e il mio partito continuerá a portare avanti questa politica, per un Regno Unito libero, indipendente e democratico, non governato da Herman Van Rompuy, Barroso o altri orribili insignificanti burocrati che adesso stanno comandando le vite di 500 milioni di persone, nei fusi orari europei.

Vi chiedo: queste sono parole di un pericoloso estremista o di un intellettuale coraggioso, di un liberale moderato, di un vero democratico?

Merita davvero di essere liquidato come “populista”? O forse sono le sue idee, così semplici eppure rivoluzionare, a far paura? E’ così scandaloso informarsi, riflettere, discutere?

Non su questo blog, che apre il dibattito su Farage. E che di Farage tornerà ad occuparsi, statene certi.

Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale.it/
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2013/05/05/non-chiamatelo-populista-nigel-farage-va-preso-sul-serio/
6.5.2013

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Farege colpisce non per la profondità di ciò che dice, ma semplicemente perchè “..nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.”

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dobbiamo competere con il Brasile, con l’India, con la Cina e con tutto il mondo intero in via di sviluppo. Ma tutto ció che stiamo facendo é avvolgerci in un mantello che dice: “Oh, si puó lavorare meno, si deve guadagnare di piú,” “si puó andare in pensione prima.” Non funziona. Non paga.
Eccolo qua….L’idea che una classe di lavoratori con oltre mezzo secolo di battaglie sindacali possa competere con altri lavoratori senza diritti e sfruttati è un classico del pensiero neoliberista. La competizione può esistere se e solo se ci sono dei sistemi di protezione, come i dazi e le dogane. Tolti questi gli “ottimi vicini di casa” si rivelano dei cavalli di troia capaci di scardinare il nostro welfare. Si lavora il doppio alla metà dei soldi per stare in competizione. Che non riesce comunque, quindi si delocalizza, ed ecco la disoccupazione. Non si va più in pensione perchè buona parte dei soldi versati servono a mantenere i disoccupati, frutto di erronee politiche aziendali e tragiche politiche europeiste, con abolizione di frontiere e dazi. Capitali, know how e intelligenze fuggono all’estero, qui restano solo sottoccupati e disoccupati: cosa si inventa questo signore? Che si lavora fino a crepare e si mantiene uno Stato collassato a causa dei trattati europei? E’ questo che vuole?

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Vorrei solo ricordare che “populista” non è assolutamente un termine dispregiativo. Infatti come ha ricordato recentemente Dario Fo, populista significa: del popolo e per il popolo. Per cui sia Nigel Farage che Beppe Grillo che sono stati tacciati di populismo ne dovrebbero andare fieri a dispetto di chi crede in tal modo di discreditarli.

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Sul M5s e fondamentali differenze con l’UKIP di Nigel Farage

domenica 5 maggio 2013

Non si può più dire “salviamo la democrazia”, implicando simultaneamente “da Berlusconi”, per affermare di avere a cuore la democrazia.
Non si può più dire “difendiamo la Costituzione”, pensando a Berlusconi che la vorrebbe alterare “per fare il presidenzialismo”, per poter dire di comprenderne il valore di fronte alla illegittima invadenza dei trattati europei, così ostentata, così tangibile.
Non si può più dire “difendiamo il lavoro” o “combattiamo la disoccupazione”, incolpando Berlusconi, dopo che, “senza” Berlusconi al governo, la disoccupazione ha raggiunto i suoi picchi e la recessione pure, mentre l’essenza dell’euro si è già manifestata come un aumento strutturale della disoccupazione e della sotto-occupazione.
E in realtà, non si può più neanche dire “debitopubblicobrutto” perchè creato da Berlusconi, per poter predicare l’austerità come soluzione.
E non certo perchè la maggioranza della gente abbia capito che con la crescita del debito pubblico Berlusconi c’entra ben poco. Quanto perchè, pur con il dovuto understatement mediatico, è venuta fuori la storia della falsificazione della ricerca che voleva dimostrare che l’ammontare del debito pubblico influenzasse negativamente la crescita (quando è piuttosto vero il contrario).

E tutte queste cose non le si può più dire perchè chi le diceva governa insieme a Berlusconi ormai da quasi due anni ed è fermamente intenzionato a governare ancora con questa alleanza.
E non può dirle neanche la “nuova opposizione”, per un motivo molto semplice: ha elaborato le sue rivendicazioni di protesta e le sue soluzioni “salvifiche” sull’idea che PDL e PD-elle, ipocritamente, fingessero di essere contrapposti.
Ma, la fine di questa ipocrisia, non consente più di identificare in “casta-corruzione-spesapubblicaimproduttiva” le cause della spaventosa crisi economica e sociale in cui siamo piombati.
La quale, in realtà, si scopre che si è prodotta in un arco di tempo così retrodatabile che esclude, se si usa il buon senso, di poter imputare il tutto a questo “inciucio” (anche se la consapevolezza esatta dei reali meccanismi non è poi così diffusa).

Ancor più, la fine di questa ipocrisia, la cui denuncia era il “pezzo forte” per poter sostenere il “nesso causale” dello slogan anti-casta rispetto alla crisi, in realtà smaschera il vuoto del messaggio della “nuova opposizione”, solo cosmeticamente diverso da quello di PDL e PDmenoL.
L’alleanza prolungata (e inevitabile) delle forze maggioritarie, infatti, fa comprendere l’unicità di contenuto delle loro politiche; ma non tanto nel sostenersi a vicenda nella creazione della “casta”, che pure c’è, ed è certamente “brutta”, ma non provoca la crisi pluridecennale italiana. E tantomeno autorizza a colpevolizzare gli italiani di questa crisi.
No, la “unicità di contenuto” sta nel produrre, sempre da decenni, ma ormai in modo clamorosamente evidente, cose come le manovre per rientrare nei parametri di Maastricht, l’austerità, il PAREGGIO DI BILANCIO, e anche il falso contrordine “meno-austerità ma nel rispetto degli impegni assunti”.
Cioè l’attuale ossimoro propagandistico che rende palese come si voglia continuare nelle vecchie politiche e come queste vecchie politiche non rispondessero tanto a “casta-corruzione”, quanto agli interessi delle potenze dominanti in Europa. Interessi contrari non tanto a generici “interessi nazionali”, ma ai principi e diritti fondamentali della Costituzione democratica.
La “nuova opposizione” ha fallito già e clamorosamente nel non individuare il carattere strumentale della “casta-corruzione” rispetto al vero disegno €uropeo di colonizzazione dell’Italia. E ora non ha strutturalmente gli strumenti per fronteggiare l’emergere di questa verità.

E per questo, che la “nuova opposizione” denuncia il suo vuoto: proprio perchè è grottescamente inadeguata a fronteggiare la VERITA’. La verità su cosa sia accaduto veramente in Italia negli ultimi 30 anni e, in particolare, da Maastricht in poi.
Questa verità sta emergendo sotto la spinta dei dati economici, delle spiegazioni di essi date in tutta Europa, che dico, in tutto il mondo, tranne che in Italia: e la “nuova opposizione” non è capace di dire questa verità, se non alludendovi con confuse allocuzioni infarinate di luoghi comuni, che colpevolizzano gli italiani esattamente come i nostri aguzzini europei. Cioè obiettivamente la nega.
Ed è perciò prigioniera della sua “ascesa” e dei suoi slogan e, come tale, non all’altezza di proporre scelte coerenti con questa verità. Di cui, sebbene a diversi livelli, sempre più italiani si stanno accorgendo, con una crescita esponenziale.
Rendendo fastidiosamente connivente con gli interessi dominanti, antidemocratici e anti-costituzionali, che questa verità rivela, l’atteggiamento rabbioso e urlato di questa “nuova opposizione”.
La quale non sarà riducibile a questo atteggiamento, nelle “intenzioni” composite che lo hanno sostenuto, ma in parlamento e nelle sue espressioni visibili non riesce e esprimere e a proporre altro.

In una estrema sintesi, il PUD€ è riuscito a compiere una clamorosa trasformazione: mutare l’identità della falsa opposizione piegandola al suo inesorabile disegno, superando strategicamente la precedente contrapposizione politica di facciata, e creandone una nuova.
Ma il complesso di ciò risulta oggettivamente al servizio degli interessi della oligarchia sovranazionale che distrugge la democrazia italiana.
Dunque una situazione in cui la mera presenza di questa “nuova opposizione” (presunta) nulla frappone al rafforzamento delle strategie di “pestaggio” euro-tedesche.
E risulta così funzionale a questi interessi, non tanto per la consapevolezza di chi si presta ai suoi slogan in buona fede, ma per insufficienti mezzi culturali di comprensione (fenomeno di sfondo ovvio e diffuso in tutta l’area UEM); questa “insufficienza” produce l’obiettiva irrilevanza nel contrastare tali interessi, se non la convergenza con essi, di tutte le soluzioni che la “nuova opposizione” sforna, come rafforzamento del suo slogan centrale “debitopubblicocastacorruzionespesapubblicaimproduttivabrutto”.

E quindi no, caro Dagospia, Nigel Farage e l’UKIP non hanno nulla a che vedere con ciò che esprime Grillo, ma proprio nulla: perchè l’UKIP è un partito “fondato nel 1993, come reazione al trattato di Maastricht e alla nascita dell’euro”, non per assecondarne, come Grillo, le parole d’ordine che colpevolizzano gli italiani e fanno il gioco delle oligarchie bancarie al potere in Europa.
E questo buttare le cose in “caciara”, questa incapacità di distinguere e capire, è esattamente l’atteggiamento che consente la prosecuzione incontrastata dello smantellamento della democrazia. Mentre Nigel di cose che parlano della sovranità dei popoli e dei loro diritti costituzionali ne ha dette tante. Difendendo persino, come nessun altro ha mai fatto nel parlamento UE, la posizione italiana. E con un coraggio che in Italia non appartiene certo alla “nuova opposizione”.

da: http://orizzonte48.blogspot.it/2013/05/la-falsa-opposizione-inglobata-nel-pud.html

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Nigel Farage, è lui il nuovo Winston Churchill?

Un nuovo Winston Churchill si affaccia sulla scena europea? Può darsi. Proprio mentre l’Europa tecno-nazista a guida Merkel aumenta il suo grado di ferocia pianificando la morte per stenti dei ceti più deboli intrappolati dentro la gabbia dell’euro, l’estroso europarlamentare britannico Nigel Farage ottiene un risultato elettorale strabiliante. Il leder dell’Ukip, forza politica nata all’inizio degli anni ‘90 da una costola del partito conservatore Tory per reazione al trattato di Maastricht, ha appena stravinto le elezioni locali inglesi conquistando circa il 25% dei consensi (clicca per leggere). Si tratta di una vera rivoluzione. In un Paese di consolidata e lunga tradizione bipolare, già in verità incrinata dall’entrata in scena del partito centrista di Nick Clegg (una specie di Pierferdinando Casini solo un tantino meno untuoso), l’irruzione prepotente di Farage equivale ad un vero e proprio terremoto politico destinato ad avere riflessi ben al di là dello stretto della manica. Alcuni interventi di Farage al Parlamento europeo sono semplicemente leggendari. Nonostante il tentativo dei media di regime di oscurare la voce forte e chiara di un uomo che non ha paura di guardare in faccia la verità, la popolarità di Farage è cresciuta dappertutto grazie alla vitalità curiosa e democratica del web. Memorabili le sciabolate dialettiche inferte dal brillante oratore inglese contro alcuni grigi burocrati continentali che incarnano fisicamente la fine del sistema democratico. “Lei”, disse Farage con humour tipicamente british al cospetto di un impietrito Van Rompuy, “possiede il carisma di uno straccio umido e la presenza scenica di un impiegato di banca di basso livello”. Per poi affondare sapientemente il colpo: “Me lei chi è? Chi la conosce? Chi l’ha mai votata? Lei assolve solo il compito di uccidere le democrazie nazionali a vantaggio di alcuni burocrati non eletti…” (clicca per guardare). Chiaro, forte e preciso. Non andò meglio al capogruppo socialista tedesco Schultz, già in passato gratificato del titolo di kapò nazista da parte di Berlusconi, sbertucciato pubblicamente dai componenti dell’Ukip al grido di “Ein Volk, ein Reich, ein Fuhrer!” (un popolo, uno Stato, un Fuhrer, ndm,). Il paragone iniziale tra Churchill e Farage, benché possa di primo acchito apparire esorbitante, presenta alcune analogie che non è possibile ignorare. Anche oggi come ieri, la Germania nazista occupa l’intera Europa spargendo sangue utilizzando la moneta al posto dei cingolati; anche oggi in Italia è insediato una specie di governo di Salò (il governo Letta in perfetta continuità con quello Monti) etero-diretto dalla potenza teutonica; anche oggi alcuni paesi più deboli come la Grecia pagano il prezzo più alto subendo impotenti e supini una nuova sostanziale e violenta invasione e, infine, anche oggi la Francia si scopre debole e arrendevole al cospetto della protervia dell’ingombrante vicino. Di fronte a questo scenario terrificante, tolti i politici direttamente corrotti dalla burocrazia sovranazionale giustamente definita di “impostazione sovietica” dall’ispirato Farage, molti leader europei democraticamente eletti si comportano ancora come lo sventurato Chamberlain negli anni ‘30, primo ministro inglese convinto di ingabbiare Hitler scegliendo di blandirlo (appeasement, ndm) nella speranza vana di ammorbidirne la furia. La storia lo insegna: i tedeschi non si possono ammorbidire, si possono solo mettere con la forza nella condizione di non nuocere. Sbagliano quelli che pensano che Farage sia una specie di Beppe Grillo anglosassone. Farage non è un improvvisato, non è suggestionato da santoni alla Casaleggio che predicano improbabili sincretismi e parla di cose che conosce con piglio lucido e pragmatico. E poi Farage è inglese, figlio di un grande nazione che conserva un legittimo orgoglio per la propria storia e le proprie istituzioni. Un britannico non vive di complessi di inferiorità nei confronti dei tedeschi e, ne sono certo, se mai la Merkel utilizzasse con loro gli stessi toni imperiosi che usa con gli schiavi italiani, greci o spagnoli, i sudditi di Sua Maestà invierebbero immediatamente la Royal Navy al largo del Mar Baltico per rimetterla in riga. Ancora una volta tocca agli inglesi difendere pure la nostra libertà. Mentre noi italiani, miserabili, celebravamo l’arrivo in pompa magna del maggiordomo Monti, Farage spiegava con larghissimo anticipo le vere finalità di una manovra oscura realizzatasi grazie al consenso del Presidente Napolitano (clicca per leggere). Farage, quando i nostri indegni politici si vantavano di non aver fatto fare al Paese la fine della Grecia, difendeva la dignità dell’Ellade denunciando con veemenza il sostanziale commissariamento di una democrazia sovrana ad opera dei criminali della Troika. Last but not least, Farage ha definito il responsabile Ue per l’Economia Olli Rehn “un criminale comune” a causa della scellerata e banditesca operazione che ha consigliato alle istituzioni comunitarie di rapinare le banche di Cipro alla stregua della banda Bassotti. In conclusione, è vero che dittatura tecno-nazista continua a far paura, ma si comincia ad intravedere il sedimentarsi di un fronte di Resistenza al tiranno che induce un cauto ottimismo.

Francesco Maria Toscano

http://www.ilmoralista.it/2013/05/04/nigel-farage-e-lui-il-nuovo-winston-churchill/

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10 maggio 2013

Al Parlamento europeo, discorso dell’onorevole Bloom del partito UKIP di Nigel Farage,

La riserva frazionaria è il cuore del probelma

Durante una arringa dell’europarlamentare Bloom contro le banche centrali, un difensore dell’Euro ha scelto di fare la domanda sbagliata.

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Grazie del video posto,e grande intervento del deputato europarlamentare inglese..cosa che i nostri viscidi vigliacchi venduti non lo fanno e non lo farebbero mai…PURTROPPO.

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Mi piacerebbe sapere dove sono i nostri politici italiani e che cosa fanno per difendere l’italia da questo eurocancro? In tutti questi anni ho assistito a un via vai di eurolecchini pronti a dare il proprio sedere all’europa, senza domandarsi se quello che fanno,se lo fanno per il bene del paese o di qualcun altro……

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a questo punto mi vien da pensare che con queste dichiarazioni vogliono far scatenare l’ira popolare per poi reprimere con la forza e poi trovare la soluzione che probabilmente sara lla moneta uunica mondiale….campa cavallo che l’erba cresce. quando capiremo che non siamo propietari di nulla in questa terra tranne che del nostro corpo e che qui esistiamo solo come ospiti del presente (e come ospiti dobbiamo comportarci quindi cordialmente e con rispetto verso la terra che ci ospita e allo stesso tempo potendo usufruire di tutto quello che ci puo offrire senza comprometterla) solo allora cominceremo una nuova era di benessere e prosperita. per me i giochi sono gia finiti e queste sono le ultime fiammate di un sistema di potere che sta perdendo il controllo, sempre piu persone anche senza la rete lo stanno intuendo e quando questo seme sboccera finalmente cambieremo questo paradigma assurdo magari non saremo noi a goderne ma i ns. figli o le generazioni che verranno e probabilmente ci ricorderanno come quelli che hanno cambiato il mondo. ci voglio credere intanto vi auguro una buona giornata a tutti

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il problema non e l’euro, ma le banque in europa e nel mondo, e sopratutto in italia, che sono al servizio grosse multe nazionale, mafiosi onorevoli, principi, e cavalieri

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UKIP: non c’è solo Nigel Farage!

Nel libro, come sa chi l’ha letto, esiste un capitolo dedicato all’inganno del riscaldamento globale (global warming). Andando recentemente in giro in cerca di ulteriore materiale sull’argomento, mi sono imbattuto in questo lord inglese, tale Lord Christopher (Cristoforo, colui che porta il Cristo, non male come nome!) Monckton che, oltre a vantare un curriculum di tutto rispetto, è ora uno dei più temuti (il termine non è esagerato, anzi, è veramente azzeccato) negatori della bufala sul riscaldamento globale provocato dall’uomo.

Pensate che il famoso Al Gore, vicepresidente sotto Clinton, poi candidato presidenziale contro Bush dato come vincitore, poi sconfitto per un soffio alle presidenziali del 2000 e “riciclatosi” come campione dell’ambientalismo (“An inconvenient truth“, una scomoda verità, i suo famoso documentario), premio Nobel per le sue attività in favore dell’ambiente, ha sempre rifiutato un confronto in diretta con lui, anche di fronte al senato americano.

E mi ha fatto un immenso piacere scoprire che anche lui è un candidato dell’emergente partito indipendentista inglese, quell’UK IP (Independant Party) che abbiamo cominciato a conoscere grazie alle uscite del suo primo rappresentante, quel Nigel Farage che le dice in faccia a tutti, a cominciare dal parlamento europeo.

Mi fa molto piacere che ci siano altri elementi di spicco in questo partito perchè il rischio, in questi movimenti emergenti, è quello che essi ruotino troppo intorno ad un’unica persona, un leader carismatico che, pur dando immenso valore al partito o al movimento, diventa inevitabilmente anche il suo punto debole, il famoso Single Point Of Failure, SPOF, quell’elemento critico cioè del sistema che, progettando sistemi complessi, si cerca sempre di evitare. Ricordiamo tutti Heider, il leader austriaco “incidentato” (massì, diciamolo apertamente, che è stato ucciso!) alcuni anni fa, quando la sua ascesa politica sembrava inarrestabile e destinata a “fare scuola” anche al di fuori della piccola Austria. Per questo è opportuno avere organizzazioni senza un’unica testa, un unico snodo vitale, proprio per non avere un unico punto di attacco. Nel libro scritto con Monia abbiamo usato l’immagine del toro e dello sciame: per quanto grosso sia un toro, una mazzata molto forte, data al posto giunto, può anche farlo stramazzare al suolo; ma uno sciame di milioni d’api non può essere bloccato con nessuna mazzata.

Tornando a Lord Monckton, mi è piaciuto ascoltare questo personaggio di grande cultura (fa anche lunghe citazioni in latino) e, apparentemente, anche di grande fede: cita la morale cattolica (“il potere deve essere vicino alle persone da governare“, come principio della Chiesa Cattolica), cita Gesù (Our Lord), alla fine dell’intervista invoca la benedizione sul conduttore e sugli ascoltatori. Un altro brav’uomo che lavora per il bene dell’umanità. Sia lode a Dio!

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1 luglio 2013

(NdR, perché della politica, e non della City di Londra?)

Fonte EUROPA UE, NEWS giu 26, 2013

25 GIU – Il leader dell’Ukip Nigel Farage e’ ”un altro eloquente esempio” di ”puttane della politica”, ma ”il suo caso e’ piu’ grave e significativo di quello che ha coinvolto l’ex ministro signora Idem”. E’ quanto argomenta Mario Borghezio attaccando il parlamentare britannico, titolare di un fondo offshore. Farage all’inizio del mese ha chiesto e ottenuto l’ espulsione per razzismo dello stesso Borghezio dal gruppo degli euroscettici al Parlamento Ue (Efd, prevalentemente composto da deputati della Lega e dell’Ukip).

La settimana scorsa il tabloid ‘Daily Mirror’ ha ‘pizzicato’ Nigel Farage scoprendo che e’ detentore di un fondo fiduciario sull’Isola di Man, considerato un paradiso fiscale. Lo stesso Farage, noto per i suoi violenti attacchi politici contro l’euro e l’Unione Europea, in molti suoi interventi ha tuonato contro l’evasione fiscale. Parlando con i giornalisti investigativi del ‘Mirror’ il leader dell’Ukip ha ammesso di aver fatto ”un errore” sostenendo di non aver tratto benefici finanziari dal fondo. Tesi peraltro messa in dubbio dallo stesso tabloid.

Al momento della espulsione dal gruppo Efd, Borghezio disse all’ANSA che l’accusa di razzismo nei suoi confronti per le dichiarazioni sulla ministra Cecile Kyenge era solo un pretesto.

Essa, secondo il leghista, era stata in realta’ voluta da Farage per bloccare l’attivita’ di Borghezio nella Commissione speciale antimafia dell’Europarlamento (CRIM). L’Ukip, disse Borghezio il 3 giugno, ”e’ finanziato dalla City, io invece come capo-delegazione Efd nella Crim martello sempre contro i superpoteri finanziari ed i paradisi fiscali”.

”Nigel Farage, visti i fatti, per il vero piuttosto imbarazzanti, che il ‘Daily Mirror’ gli ha attribuito e di cui ha dovuto fare penosa ammenda, rappresenta – ha scritto oggi Borghezio in una nota – un altro eloquente esempio di quei politici, uomini e donne ovviamente, che predicano in un senso e poi agiscono nel senso esattamente contrario. Volgarmente parlando, cioe’ come qualche volta parlo io, puttane della politica. Ce ne sono, evidentemente, in tutti gli schieramenti”.

”Ma il caso di Farage – ha aggiunto il leghista – e’ molto piu’ grave e significativo di quello che ha recentemente coinvolto l’ex Ministro Signora Idem. Mentre la stessa, pur sbagliando, non si e’ mai prestata, da persona perbene qual e’ e resta anche sul piano morale, a manovre sporche di bassa politica, nella vicenda dell’espulsione dal gruppo EFD del deputato euroscettico che martellava e martella, in commissione CRIM ed in aula, anche i paradisi fiscali della corona britannica, il signor Farage c’entra un tantino…”.

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Il sig. Farage non si deve permettere di censurare la libera espressione di un eletto dal popolo italiano. Mario Borghezio è una delle pochissime personalità politiche ancora LIBERE in questa EUROPA serva delle banche e delle multinazionali

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Concordo pienamente, si distoglie l’attenzione dai temi importanti che Mario Borghezio affronta come massoneria, sovranità monetaria, strapotere delle banche e multinazionali, accusandolo di razzismo e senza interrogare i politici europei e non solo su queste questioni veramente importanti.

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Farange e un ge-suista che ha inscenato un falso, incidente aereo per esser credibile, come falsa opposizione niente di piu.

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Ripetiamolo:
Farage capeggia un partito finanziato da un Rothschild come quel Mélenchon che in Francia dialetticamente si pone all’ultrasinistra ma promuove la guerra ad Assad di Siria.

Farage è un ricco ex banchiere della costellazione Rothschild e in tale veste lavorò a Milano alcuni anni.

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