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IL TOTALITARISMO PALMARE. O DELL’ILLUSIONE DEL PROGRESSO TECNOLOGICO
Postato il Domenica, 27 ottobre @ 21:00:00 CET di davide

DI EDUARDO ZARELLI
ilribelle.com

Consapevoli o meno, persuasi o critici, siamo tutti coinvolti nel passaggio onnipervasivo della rivoluzione digitale tecnologica. Basta soffermarsi un attimo a considerare le implicazioni del telefono cellulare palmare in mano ai più, a partire dagli adolescenti, per rendersi conto del mutamento antropologico indotto dalla tecnica e delle sue ricadute totalizzanti.

I cantori del progresso si sono spinti a evocare la valenza determinante di questi strumenti di comunicazione per l’emancipazione delle masse mondiali sul modello occidentale liberal-democratico.

Tutti ricorderanno – ad esempio – i commenti entusiasti degli opinionisti sulla cosiddetta “primavera araba” levitata dai “social network”. In realtà, le cose sono andate ben diversamente dalle previsioni interessate dei redentori del progresso altrui, ma anche per questo è interessante provare a descrivere le dinamiche totalitarie della modernità per mezzo del determinismo tecnologico.

Oggetto delle più riuscite narrazioni distopiche contemporanee – si pensi al manifesto dell’iperdemocrazia di Gianroberto Casaleggio – quello che caratterizza nella realtà la presente rivoluzione digitale è il fatto che i consumatori non si ritengono semplici fruitori, semplici beneficiari, ma attori in prima persona, protagonisti del progresso, cioè dello “spirito del tempo”; la sentono e la vivono come cosa propria, creata, esercitata e voluta da loro.

Evidentemente, le cose non stanno così; tutte le proprietà che vengono assegnate a Internet sono a loro volta discutibili e di segno opposto. Su tutte, la trasparenza; solo per fare un esempio tratto dalla cronaca, nell’era dello scandalo NSA la trasparenza è quella dei governati nei confronti dei governanti, o viceversa? Eppure, ai “consumatori”, la trasformazione della personalità in alienazione fa apparire il fenomeno come aderente a un’individuale libertà di scelta nel mercato che, siccome appartiene a loro, è per definizione buona.

Anche l’evocata democrazia diretta esige un confronto diretto nello spazio pubblico. Gli internauti possono pure connettersi fra loro a milioni, ma restano nella sfera dell’atomismo minimalista del privato. Facebook dà l’illusione di avere degli “amici”, ma non è diventando dipendenti da una tastiera che si rimedia alla scomparsa del legame sociale; eppure chiunque manifesti perplessità o esprima critiche si oppone all’affermazione del bene, viene cioè emarginato come regressivo, reazionario, illiberale, antimoderno. Siccome è “buona”, prima arriva e prima trionfa in ogni dove, meglio è; siccome appartiene ai consumatori, cioè a tutti, ed è “buona”, è anche “democratica”; di più: è la Democrazia. Anzi la vera, l’unica democrazia “obbligatoria”.

Ma perché mai la rivoluzione digitale è così popolare, così affettuosamente partecipata e condivisa? Vi sono due risposte, una di superficie e una profonda. Quella di superficie è la gratificazione che essa regala, la più grande, il senso di onnipotenza: in un oggetto che sta in mano c’è tutto l’immaginabile, tutto lo scibile, in forma relazionale ludica aperta, senza sacrificio. La seconda risposta, la più profonda, è anche più sottile; ha a che vedere con il suo carattere libertario, il suo non essere impositiva, autoritaria, il suo mettersi al servizio di una visione generica, indifferenziata e massificata di “umanità”. La sua orizzontalità giovanilistica è contrapposta alla verticalità gerarchica e tradizionalista. La rivoluzione digitale non è una cosa specifica e non impone contenuti particolari; è informe, muliebre, ammiccante, per connettere tutti con tutti, in un mondo in cui non vi sono più emittenti e destinatari, ma pari che si informano e comunicano con altri pari, in una singolare e definitiva realizzazione utopica della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità. Più di ogni altra rivoluzione tecnologica, quella digitale ha una portata ideologica immensa, nell’imporsi della modernità. Non a caso, è un passo determinante nell’incedere dell’affermazione della “forma-capitale”, tanto nella smaterializzazione dell’economia quanto nel dominio della finanziarizzazione. Nel giubilo liberistico imperante, si è realizzata negli ultimi anni la più rapida e massiccia concentrazione di capitale che la storia ricordi. Una corporation come Apple nel 2012 ha messo insieme circa 156 miliardi di dollari di ricavi e 46 di utili; Google, sempre nel 2012, ha avuto 50 miliardi di ricavi e 11 di utili.

Scriveva Herbert Marcuse che «La società industriale contemporanea tende a essere totalitaria. Il termine “totalitario”, infatti, non si applica soltanto a un’organizzazione politico terroristica della società, ma anche a un’organizzazione economico-tecnica non terroristica che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti». E come non riconoscere la metamorfosi totalitaria, nelle contraddizioni e nelle ingiustizie delle società liberali? Come ogni totalitarismo, si impongono come il solo sistema universalmente possibile. L’uomo è ridotto alla condizione di oggetto, i cittadini vengono trasformati in consumatori, l’economia ha il sopravvento sulla politica, la pubblicità prende il posto della propaganda; il conformismo assume la forma del pensiero unico dell’ideologia dei “diritti umani”.

Le società liberali riducono insomma l’uomo in servitù, ma lo fanno in una forma nuova, attraverso la persuasione e il condizionamento invece che con la violenza brutale: l’uomo si trova privato dolcemente, e persino con il proprio assenso, della sua umanità.

Il problema è proprio questo: la comodità, il benessere e la sicurezza sono stati realmente accresciuti, ma, contemporaneamente, è cresciuta anche una serie di effetti negativi insiti, ineliminabili, che hanno reso la nostra vita più difficile, più angosciosa e priva di significato.

Tutto nasce dalla grande illusione e dal grande inganno dell’Illuminismo, cioè che il benessere edonistico sia sinonimo di felicità; che il progresso porterà a tutti benessere e felicità; che la ragione, la ragione strumentale, metterà in moto la ruota del progresso; eppure anche un adolescente alle prese con il suo smartphone avverte inconsciamente che la tecnica ha preso il sopravvento, e che non sono le macchine a essere al servizio dell’uomo, ma è l’uomo a essere sempre più funzione delle macchine.

Gli impianti industriali non si possono mai spegnere, devono restare attivi di giorno e di notte, ed ecco i tecnici e gli operai adeguarsi ai ritmi e ai tempi della macchina, sobbarcarsi turni di lavoro notturno e diurno, spezzando i propri ritmi naturali e sconvolgendo il proprio orologio biologico. È solo un esempio, e dei più semplici, ma sono tecnica anche la fecondazione artificiale, la manipolazione genetica, la clonazione di esseri viventi; tecnica è anche la creazione di elaboratori elettronici talmente raffinati da potersi agevolmente sostituire all’uomo in quasi tutte le sue funzioni operanti, per quanto inconsapevoli. La tecnica ormai può creare macchine perfettamente simili a un essere umano o programmare esseri umani (e animali) molto, ma molto simili a macchine: il confine tra la macchina e il vivente, tra la macchina e il pensante, diviene incerto, ambiguo, sfumato; si costruiscono macchine sempre più potenti, in tutti i campi, talvolta senza sapere esattamente a cosa serviranno, oppure perfino augurandosi di non dovervi mai fare ricorso. Tale è la condizione dell’uomo contemporaneo. In questa situazione, ha ancora senso parlare di umanesimo?

Eppure, bisogna mettere in chiaro una cosa: non è che un tempo c’era l’umanesimo e oggi c’è la tecno-scienza dilagante. La tecno-scienza non è la negazione dell’umanesimo, è la sua diretta prosecuzione; i suoi presupposti, intellettuali e spirituali, risiedono tutti in esso: niente vi è stato aggiunto, che non fosse già nelle premesse.

Se vi è stato un errore, non è stato commesso negli ultimi decenni o negli ultimi due o tre secoli, bensì molto prima: è stato commesso quando l’uomo – in tempi e luoghi diversi, e comunque, fino a due o tre generazioni fa, quasi nel solo Occidente – ha ritenuto di farsi misura di tutte le cose, di potere trovare in se stesso tutte le risposte, di essere il padrone e il signore onnipotente del mondo.

L’assiologia industriale si basa sulla convinzione che l’uomo possa dominare la natura grazie alle sue facoltà razionali, ma esiste una profonda differenza fra razionalità e ragione (logos), che concettualmente rimanda all’intelligenza noetica, intuitiva. La razionalità è solo una componente dell’intelligenza umana, riflesso, quest’ultima, di qualcosa di più vasto e più alto, che permea la vita in ogni sua manifestazione. È attraverso l’intelligenza che l’uomo comprende oggettivamente la dimensione del sacro, percepisce l’essere. Parte essenziale dell’intelligenza umana è la sensibilità (o empatia), facoltà che ci permette di ritrovarci consapevolmente in sintonia con i ritmi profondi della natura e di intuire ciò che non può essere razionalmente spiegato.

La dimensione olistica dell’aggregarsi, in cui ognuno si riconosce come parte di qualcosa di più vasto e partecipa alla trama della vita nella sua interezza: fatta di modelli, archetipi e simboli, da un lato; di cicli, suono e ritmi, dall’altro. La razionalità, invece, è la capacità di elaborazione logico-matematica e di previsione a partire dai dati acquisiti con l’esperienza; è espressione parziale dell’individuo ed è determinata da una serie di condizionamenti, fra cui spicca quello sociale in una prospettiva unilaterale antropocentrica. L’averla elevata al rango di unica guida dell’attività umana comporta uno squilibrio, dovuto alla razionalizzazione che si cristallizza nel potere della sopraffazione: l’artificiale sul naturale, il materiale sullo spirituale, i “progrediti” sugli “arretrati”. Essenza operativa della razionalizzazione è l’esito strumentale della tecnologia.

Il movimento meccanico è privo di vita, rigido; affermandosi, annulla il ritmo metrico e si fa meccanica, regolata dal tempo diacronico, lineare, morto. Ogni pausa della meccanica risveglia nell’uomo, organizzato tecnicamente, il sentimento del vuoto, insopportabile disagio cui egli cerca di sfuggire tramite l’esasperazione del movimento, della velocità, dell’oltrepassare il limite.

Lo strumentalismo tecnologico, inoltre, è un funzionalismo. Pensare funzionalmente significa assoggettare l’uomo a un sistema di funzioni, e di conseguenza trasformarlo in un sistema di funzioni. Tale paradigma scientifico-culturale coincide con il progresso tecnologico, che ha bisogno di un’organizzazione di massa e di una meccanizzazione del lavoro che perseguano un automatismo perfetto. Tanto più completa è l’organizzazione tecnica in cui l’uomo è inserito, tanto più essa si risolve in un semplice svolgimento di funzioni. Più la meccanizzazione del lavoro tende all’automatismo, più è sicuro il ruolo che la funzione svolge. Cosa distingue, infatti, l’automa da una macchina che funziona autonomamente?

Nel bisogno di sicurezza, che non indietreggia davanti ad alcun atto di sottomissione, l’uomo che vive nell’organizzazione tecnica manifesta tutta la sua debolezza, il suo stato di necessità, la sua instabilità, il suo isolamento. Con il perfezionarsi della tecnica, aumenta il bisogno di sicurezza in modo direttamente proporzionale alle minacce, sempre più avvertibili e ingovernabili, perché l’uomo alla ricerca delle certezze confortevoli del benessere materiale sempre più assapora i veleni del regresso, evocato dai suoi stessi sforzi di soggiogare le forze elementari.

L’illusione ultima del progresso tecnologico è dunque il raggiungimento di uno stato di perfezione, perché il movimento infinito, che esso presuppone linearmente, all’infinito si annulla. Quel nulla è la realizzazione planetaria di un meccanismo autoreferenziale, inanimato, raggiungibile praticamente, ma non sostenibile antropologicamente e spiritualmente.

La forza di Prometeo è nella rivalsa, egli vuole scalzare Zeus e farsi signore di un esistente a sua immagine e potenza. La razionalizzazione tecnologica è spiritualmente cieca, socialmente uniforme, culturalmente conformista. La sua concretezza non le consente di riflettere su se stessa e avanzare la creatività di un sapere, che non si assoggetti all’automatismo.

Un destino nichilistico, a cui contrapporre un gioco a somma zero, un’inversione di paradigma: reincantare il mondo.

Eduardo Zarelli
www.ilribelle.com
22.10.2013

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“Un destino nichilistico, a cui contrapporre un gioco a somma zero, un’inversione di paradigma: reincantare il mondo”

Questi articoli sono i migliori alleati di certe elitè,tutte le virtù citate in contrapposizione alla mercificazione dell’esistente la falsa naturalizzazione della tecnica fine a se stessa SONO l’umanesimo e lo spirito dell’illuminismo.E’ il tradimento effettuato dopo ad aver creato quei mostri,che sono la negazione stessa dell’umanesimo e spirito illuminista,avendo per bene strumentalizzato centinaia di autori,come sempre fanno.

Scriveva Mincuo:

“Nel pensiero Illuminista l’eguaglianza, oltre alle ovvie considerazioni su diritti e doveri, aveva un portato molto profondo: significava il dialogo su basi paritarie e sulla base della ragione, e non di un pregiudizio o di una dottrina, verso le altre culture, le altre genti, gli altri costumi, le altre idee. Il confronto e il dialogo non significava per nulla l’annullamento della propria diversità o specificità, né la perdita delle altre diversità, anzi il contrario.

Era proprio l’amore per la diversità, la comprensione della diversità, l’apprezzamento della diversità, il rispetto della diversità, e la nozione che la cultura si sviluppa grazie ai contributi di ogni diversità e specificità culturale. Infine era il concetto che nessuno dispone di una verità da imporre e quindi l’Illuminismo, proprio nel concetto di egalitè, si poneva assolutamente su un piano anti-dottrinario.

L’egualitarismo è l’imposizione di un modello “uguale” stabilito però da uno che è “più uguale” degli altri e si pone in diritto di sancire e imporre cosa deve essere “uguale” per tutti e a tutti i costi, e in diritto di demonizzare, escludere condannare, perseguitare chi non è “uguale”.

Questo nelle sue forme più radicali. Ma anche nelle sue forme più blande è perlomeno l’idea di un compromesso al ribasso fino a trovare un comun denominatore, in cui ognuno annacqui le sue specificità fino ad arrivare a un modello uniforme, che però è guidato e imposto. E così per ogni aspetto culturale e sociale. Successivamente questo lo si porta man mano a norma intangibile.

Grazie anche alla creazione di Istituti mondiali (ONU, WTO, FMI, BIS, W.B. Ecc…) spacciati per dei consessi in cui ascoltare le varie voci, ma in realtà tutti costituiti con una struttura rigidamente oligarchica in cui 5 membri permanenti (cioè non eletti e in carica eternamente per diritto divino) decidono tra le tante cose anche cosa deve essere “uguale” per ognuno. E per ognuno deve essere “uguale” un modello di società, di sessualità, di morale, di costumi, di credenze, di modi di vivere, di giustizia, di organizzazione politica.

Arrivando anche in base a questo “uguale” tramutato anche nei famosi “diritti umani” (cioè i diritti umani secondo una sola versione) ad aggredire Stati che non si uniformano ai dettami del più ”uguale” di tutti e con ciò scavalcando le basi stesse del Diritto Internazionale che avevano sempre impedito di impicciarsi delle regole e degli ordinamenti che una Nazione si dà. La società poi in generale viene allevata in una forma bigotta che non si era mai vista, un bigottismo laicista(non laico) in cui vengono continuamente fissati dogmi e modelli, e molti di questi sono nel solco appunto dell’ uniformità, con incorporata la nozione che divergere da questa uniformità è sacrilego. E’ una condizione imposta addirittura nell’inconscio delle persone, che infatti normalmente non se ne rendono conto.

Ed è in realtà un modello fanatico-religioso, fondamentalista.

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Dopo il ‘web’ l’era della Cybernetica

Le recenti vicissitudini politiche hanno evidenziato la potenza e allo stesso tempo l’insidiosità del web come strumento di propaganda e di rassembramento delle masse. La distruzione dei partiti per far posto alla democrazia del web potrà in futuro provocare crisi politiche governate dal caos, dinanzi al quale i cittadini si troveranno totalmente privi di qualsiasi tipo di protezione, che prima era garantito dal filtro della politica. Ci prepariamo quindi ad entrare in una era in cui una legge chiara sulla cybernetica sarà di vitale importanza per la sicurezza nazionale. Occorrerà infatti difendere il Paese dalle aggressioni di entità e   lobbies sovrastatali pronte ad appropriarsi della conoscenza, delle informazioni sensibili e del patrimonio delle aziende strategiche. L’allarme fu lanciato già nel 2005 da Michele Altamura, fondatore della Etleboro ONG, che ha elaborato la “teoria del crimine invisibile“, per spiegare come nei segreti delle società di gestione dei dati statistici e delle lobbies dell’informatica risiedano oggi i più pericolosi strumenti di guerra, deleteri per Stati e popolazioni.

Oggi la Etleboro chiede nuove regole di  controllo per i software che gestiscono banche, ferrovie, energia e telecomunicazioni, che dovranno essere omologati dagli organi del CNR e dello Stato. Allo stesso modo, se gli italiani vogliono diventare una “democrazia diretta” e mettere online tutte le informazioni delle aziende strategiche, dei meccanismi di governo e dei regolamenti istituzionali del paese, è necessario imporre delle regole di controllo. Non possiamo infatti affidare a Google, Youtube e Facebook la gestione e l’organizzazione della politica italiana, perché sono pur sempre società private, espressione di lobbies internazionali, contro le quali non possiamo combattere. Non possiamo essere rappresentati da associazioni di categoria che sono sovvenzionate da lobbies, ma dobbiamo trovare una strada nostra, che non sia quella descritta dai giganti di software americani. Bisogna infatti capire che quella del “grillismo” non è una soluzione e l’esempio di Parma insegna: il termovalorizzatore è stato comunque costruito, anche con le firme e la ratifica della procura. Dunque adesso è lo Stato che viene messo in discussione, senza essere preparati a dare una valida alternativa di governo sostenibile.

Per anni abbiamo gridato e avvertito i nostri funzionari sul pericolo della manipolazione del web, ma non siamo stati ascoltai. Oggi invece siamo pronti ad offrire la nostra tecnologia e a far entrare nella “Tela italiana” altre aziende, a cui daremo un sostegno per sopravvivere o svilupparsi. Bisognerà costruire infatti una nuova nazione, che abbia una diversa visione di società civile e del fare impresa. Non bisogna confondere umanità con i cittadini: i cittadini muoiono, l’umanità fa la storia.

La terra promessa del web

28 marzo del 2008

Ciò che prima rappresentava la televisione, come fenomeno che molti hanno definito il cancro del sistema, oggi è costituito dal web. Con quella contraddittoria apparenza democratica, la rete è divenuta lo stereotipo della strumento della volontà popolare, dando vita così a community particolari, a spazi virtuali in cui tutti vogliono esprimere la loro voce, a movimenti di controinformazione. Dietro tutto questo, non vi è altro che finzione, un muro invisibile, che si attraversa per perdersi all’interno di esso.
Burattinai reggono le fila di questo spettacolo, si muovono nella rete come delle strutture invisibili, che forse sono ben evidenti ma nessuno vuole vedere, ma sicuramente sono sempre gli stessi che si rivendono ogni volta. Nella giungla di quello che è diventato il web possiamo distinguere la nuova professione dei commentaristi, che “lavorano nei forum” come vere e proprie macchine di disinformazione. Accerchiano il proprio obiettivo e strumentalizzano le sue parole e le sue idee per raggiungere con la manipolazione il proprio scopo. Creano intorno ad esso elogi, apprezzamenti, poi critiche e polemiche, che vanno alla fine a svilire totalmente l’obiettivo che era stato prefissato. Lo schema che vi proponiamo spiega così come il forum, pian piano agisce contro l’idea che viene individuata come antagonista.
Un esempio di plateale manipolazione è stato l’attacco di Indymedia nei confronti di Etleboro, che è stata definita un’organizzazione fascista semplicemente perché sosteneva la causa della Serbia, vittima della guerra dei Balcani, e la lotta contro il sistema bancario. Quello che era considerato come lo strumento per eccellenza della controinformazione, è miseramente fallito perché in esso non vi era nulla di democratico o di reale, ma solo la pessima copia di un forum. Nel nostro viaggio, abbiamo così incontrato una miriade di piccoli personaggi che escono alla luce se toccati da particolari temi, per poi scomparire nel nulla. Le loro armi sono l’etichettare, il diffamare, il distorcere, la propaganda, postando a raffica dei commenti inutili, nascondendosi dietro dei nick falsi.
Così il “ragno” della community manipola la sua community, creando false identità, complimentandosi con se stesso e ponendo domande stupide solo per risaltare la sua stessa intelligenza. In alcuni uffici politici, questi ruoli vengono definiti utenti sintetici, per indicare una massa di identità virtuali inesistenti. In realtà, questo sistema libero del Web sdoppia i personaggi : quelli che crediamo siano dei violenti, in realtà non lo sono e scopriamo che c’è solo propaganda, altri invece, che crediamo siano dei giusti, scopriamo che sono molto pericolosi. È il nuovo stile dei commentaristi, e per divenire tali basta avere accesso all’internet, creare un forum con delle pubblicità, e accogliere attorno al proprio forum un piccolo gruppo di utenti sintetici che andranno a colpire una persona, per diffamarla e screditarla.
Questa è la povertà in cui siamo caduti, e quella che noi definiamo “democrazia dal basso” ci sta rovinando, perché non usiamo la rete per arricchire il nostro sapere, per crescere economicamente grazie all’aiuto della telematizzazione, ma per sfogare le nostre frustrazioni, come puro svago disinteressato. Tutto si riduce ad uno sterile “copy and paste”, ad un commento del commento che non porterà certo alla verità. Ciò che per esempio fa Beppe Grillo, è solo una grande campagna di marketing per vendere se stesso e il suo prodotto di “sarcasmo” sui drammi della nostra società, per poi strumentalizzare la massa. Anche Marco Travaglio, che in qualità di giornalista commenta degli atti pubblici accuratamente selezionati, resta nella sua visione di settarismo senza dare alcun vero contributo alla scoperta dei sistemi giuridici invisibili che proteggono i potenti, di qualsiasi schieramento politico essi siano. Non è questo il giornalismo di investigazione, ma un eterno commentare degli atti a tutti disponibili, perché l’accesso alle fonti è troppo costoso per portare avanti una vera inchiesta.Queste dunque sono le forze che giocano e ribaltano il web, con gli stessi meccanismi che un domani condurranno le campagne elettorali, promuoveranno progetti di legge e politiche sociali. Per tale motivo, bisogna chiedersi quale sia il loro scopo, a cosa servono, e perchè hanno creato sistemi di “opinionisti” da quattro soldi, di “pensatori”, che aggrediscono chiunque si presenti con un’idea diversa. Se oggi si vogliono abbattere queste barriere, una società, un partito politico, una qualsiasi struttura, dovrà creare un sistema cybernetico suo e non già predisposto, perché è stato concepito per usarci.Tutto questo porta ad uno spirito di contraddizione in continua crescita, perchè chi ha creato queste strutture sa come manipolarci. Il web e la rete sono il miraggio, la terra promessa che non esiste, quella democrazia che non verrà mai realizzata. Inconsapevolmente, tutti si accaniscono a scrivere nei forum, e senza volerlo si rendono partecipi della grande cospirazione che vuole la creazione di una realtà sintetica.
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INTERROGATIVI SENZA RISPOSTA DAL 4 MARZO 2013

Domande a Beppe Grillo

1) In quale consesso democratico lei è stato eletto Arbitro super partes del Movimento 5 Stelle e Garante d’Italia?

2) Qual è la sua posizione reale sul debito pubblico e sul signoraggio bancario?

3) Per quali ragioni nel 2008 ha incontrato segretamente l’ambasciatore USA, Ronald Spogli (emissario ufficiale di Bush junior) per discutere di programmi politici nello Stivale e non ha mai rivelato nulla all’opinione pubblica?

4) Lei ritiene che le centinaia di bombe nucleari di proprietà USA presenti illegalmente in Italia, in violazione del Trattato Internazionale di non proliferazione debbano essere immediatamente allontanate dal suolo nazionale per restituire sovranità territoriale al nostro Paese ed eliminare un pericolo per milioni di persone?

5) Cosa ci fa sul suo pianoforte, nel sontuoso salone della villa di Sant’Ilario (che vanta un mastodontico abuso edilizio sanato), una fotografia che la ritrae avvinghiata al presidente degli Stati Uniti d’America, Bill Clinton, membro del Bilderberg Group (un Club esclusivo e segreto che ha pianificato la creazione dell’Unione europea e dell’Euro)?

6) Qual è la sua posizione sulle quotidiane operazioni di geo-ingegneria e di guerra ambientale in atto in Italia?

7) Qual è la sua posizione sul Trattato di Lisbona e sul MES?

8) Qual è la sua posizione sull’opzione di uscita dell’Italia dall’euro e azzeramento di un debito pubblico artificiosamente costituito?

9) Qual è la sua posizione sulla presenza delle basi militari NATO in Italia e sulla partecipazione dell’Italia alle guerre USA?

10) Perché ha impedito ai ricercatori Gatti e Montanari di proseguire i loro studi sull’impatto delle nano-particelle, sottraendo loro il microscopio elettronico acquistato con le donazioni a questo scopo raccolte da chi partecipava ai suoi spettacoli a pagamento?

11) Quale è stato l’ammontare dei ricavi pubblicitari del sito beppegrillo.it, dalla fondazione ad oggi?

12) Il “comitato di garanzia” composto da lei e Casaleggio, che al momento decide le azioni disciplinari verso i membri di M5S, sarà mai aperto ai membri stessi? Se sì, voterebbero sulla piattaforma proprietaria sviluppata e curata per lei da Casaleggio e Associati? Chi conta i voti?

13) A quale punto del Non-statuto, o a quale principio di democrazia diretta, risponde la sua intenzione di assegnare parte dei contributi destinati agli eletti a “Comitati di Comunicazione” i cui membri siano nominati da lei?

14) Non crede che la mancanza di chiarezza su alcuni punti chiave (conflitto di interessi della C&A, trasparenza delle operazioni di voto, soldi pubblici da assegnarsi su sua indicazione, repressione del dissenso) tradisca lo spirito del Movimento?

15) Ritiene possibile costituire il Movimento in associazione o altra forma riconosciuta dalla legge? Devolverebbe a quest’ultima, logo e infrastrutture perché a gestirla siano i volontari M5S?

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Casaleggio e Di Bernardo – titanismo 2.0

“Giuliano Di Bernardo, ex gran maestro del Grande oriente d’Italia. L’ex massima autorità della massoneria italiana afferma che la sua visione e quella di Casaleggio «sono molto simili». E poi spiega: «Entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me a governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal tiranno illuminato, per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la Rete»…a sorpresa, svela di sentirsi vicino al movimento: «Io non votavo da 15 anni, ma sono tornato a farlo e ho dato la mia preferenza al Movimento 5 Stelle. E molte delle persone che conosco e che condividono la mia visione del mondo hanno fatto lo stesso. L’importante è che Casaleggio non si faccia corrompere, che non accetti il compromesso con le altre forze politiche. Il rinnovamento deve essere radicale».

http://www.corriere.it/politica/13_marzo_27/cinquestelle-massoneria-gran-maestro-confessa-ho-votatato-movimento_c6639250-96eb-11e2-b7d6-c608a71e3eb8.shtml

Personalmente, vorrei dire che questo non è il tipo di mondo che vorrei lasciare alle future generazioni. Ma sono certo che molti altri sono invece troppo spaventati all’idea di essere liberi e perciò responsabili dei propri errori e sofferenze.
Credo che la volontà di queste persone vada rispettata. Non è giusto costringerle a snaturare se stesse.
Allo stesso tempo, però, desidero che sia rispettata anche la mia volontà e quella di chi la pensa come me.
Se Casaleggio e Di Bernardo vogliono costruire questo tipo di società, lo possono fare in una parte di mondo – un emisfero? – senza per forza prenderselo tutto. Qualcuno andrà con loro, altri no. Così tutti saranno contenti. A ciascuno il suo. Non è un accordo equo per tutte le parti?
Patti chiari, amicizia lunga.

Giuliano Di Bernardo, La conoscenza umana: dalla fisica alla sociologia alla religione, Venezia : Marsilio, 2010.

p. 24: “resta, in definitiva, un’unica possibilità: l’etica mondiale deve essere imposta. Se la democrazia è incapace di imporla, allora è necessario pensare a un’altra forma di esercizio del potere. Aristotele direbbe che, dopo lo scivolamento della democrazia nell’anarchia, solo il tiranno può riportare ordine nella società e garantire a tutti non solo la sopravvivenza ma anche il benessere e la felicità. Oltre Aristotele, io direi che il tiranno deve essere “illuminato”, espressione più pura della saggezza. Il Tiranno illuminato, però, non nasce dal nulla: il suo avvento deve essere preparato da uomini di qualità, indipendentemente dal sesso, dalla lingua, dal colore della pelle, dalla religione, dalla cultura”.

p. 234: “chi scrive crede nell’etica e nella sua capacità di unire gli uomini intorno a un progetto futuro. Ma tale progetto, per esprimere il bene comune, se necessario, deve essere imposto. Se non può essere imposto da uno stato democratico, allora bisogna guardare a una diversa fonte di potere statale che, a mio modo di vedere, è rappresentata dal Tiranno illuminato. Il tiranno di cui qui si parla non è il tiranno che abbiamo conosciuto nella storia dell’umanità, nelle sue diverse apparizioni, dal tiranno di Siracusa a Hitler. Il Tiranno illuminato è un uomo dotato di grande carisma, di eccezionali doti intellettive e di profonda saggezza. Egli deve saper coniugare la ragione con le emozioni, che sono i pilastri che sorreggono l’uomo integrale. Egli dev’essere in grado di comprendere i bisogni materiali dell’umanità ma deve anche saperli plasmare con i più alti valori spirituali (il vero, il bene, il bello, il giusto). Un uomo con queste qualità governerà non con il terrore ma con il consenso, perché tutti riconosceranno e accetteranno la sua guida illuminata. Un uomo così potente, autorevole e saggio saprebbe in quale direzione orientare i cambiamenti genetici per la creazione dell’uomo nuovo. Sottomettendosi alla sua guida illuminata, l’umanità eviterebbe il rischio dell’autodistruzione. […]. [Gli uomini di qualità] creeranno le condizioni storiche e sociali da cui emergerà, al momento giusto, colui che dovrà assurgere a Guida suprema dell’umanità”.

p. 235: “come potrebbe…un uomo che vive in uno stato democratico, ove esiste la tendenza a livellare verso il basso l’umanità, acquisire il potere e l’autorità per governare il mondo come Tiranno illuminato? In condizioni normali sarebbe impossibile. Ma le condizioni in cui versa oggi l’umanità stanno degenerando gradatamente, per cui è facile prevedere che si arriverà a un punto in cui le regole sociali saranno rotte e si scivolerà inevitabilmente nell’anarchia. A quel punto, come Aristotele ha sostenuto, il superamento dell’anarchia sarà possibile solo con la creazione del tiranno cui si delegheranno tutti i poteri, a condizione che gli riporti l’ordine nella società. È solo in questo stadio dell’umanità che potrebbe fare la sua comparsa il Tiranno illuminato. A differenza di tutti gli altri tiranni, egli, dotato delle qualità già descritte, potrà orientare l’evoluzione della specie umana. Sarà lui, e solo lui, assistito da scienziati, a decidere come creare l’uomo nuovo”.

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Ci sono massoni e massoni. Ci sono una mano destra ed una mano sinistra anche all’interno della massoneria. Ci sono forti contrasti. Ci sono persone umili al servizio del bene comune e dell’umanità (es. molti padri fondatori degli Stati Uniti, Simon Bolivar, Salvador Allende, Churchill, Goethe, Mozart, Antonio Meucci, Montesquieu e molti altri) e poi ci sono i seguaci del titanismo, dell’hybris, dell’autovenerazione transumana, la tracotanza di chi è convinto di sapere perfettamente cosa sia meglio per tutti e di essere la persona giusta per indirizzare l’evoluzione umana.

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/11/01/totalitarismo-cosmico-grillo-gaia-casaleggio/

http://www.informarexresistere.fr/2013/03/30/casaleggio-e-di-bernardo-titanismo-2-0/#axzz2P6eOIdbN

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