Parusìa si riconcilia con Barnard. Ma con delle riserve

Qualcuno forse ricorderà quando scrissi su Ingannati l’articolo che recitava così:
Protagonismi fuori luogo (Marco Turi su Barnard) In quella occasione fui duro su Barnard perchè non di rado mostra di avere tanta capacità analita quanto anche, in proporzione, un carattere odioso. Ma con quanto mostrato mercoledì 15 ottobre 2013, c’è solo da togliersi il cappello.

E’ un obbligo precisarlo: lo sappiamo tutti che la Banca d’Italia non era il toccasana. Ma quello che Barnard ha detto per la prima volta in maniera così organica in TV va sottolineato come degno della massima attenzione.

Quello che penso è che per la prima volta si è data una spallata così potente alla stegocrazia. Barnard in 8 minuti ha fatto molto molto di più di Grillo in 20 anni di spettacolarizzazione della politica e dei suoi vaffa. Comunque è solo una mia opinione. Quello che sò è che da anni che frequento internet (dal 1996) è la prima volta che un messaggio sulla debitocrazia e sulla trappola dell’Euro e della moneta in genere mi arriva così direttamente alla pancia (nel senso di formazione di una massa critica) e secondo una logica persuasiva ed efficace.

Infatti quello che cerco di dire è che non si deve lasciar valutare queste problematiche sociali solo ai tecnici (ed io non lo sono) o agli esperti (come ce ne sono molti su Ingannati e molto arguti e ben preparati), ma anche a coloro che esprimono delle perplessità sul modo di sentirci raccontare quest’inganno dalla Tv senza mai apparire così elementari e definitivamente chiari. Barnard è un esperto di comunicazione ai più alti livelli perchè lo fa anche con la sua fisicità, mandando tutti a cagare se non gli dài retta. E di contro noi stessi lo scarichiamo spesso più per non essere trattati da lui in maniera così da schifo come fosse lui l’unico detentore della verità, che per quello che dice e fa. Ma è questo che ci serve oggi per far passare un principio capace di abbattere non solo muri di cemento e di mattoni, ma soprattutto quelli di gomma.

Il grafico mostratoci nel programma La Gabbia, in prima serata, proposto da Paolo Rossi Barnard e propiziato da Gianluigi Paragone giornalista rock di frontiera è di una semplicità inaudita. E dovremmo ringraziare La7 ed Urbano Cairo di aver dato a loro tutti, compreso Claudio Borghi, Alberto Bagnai, e la giovane Lidia Undiemi questa opportunità in prima serata e in altre trasmissioni dello stesso canale televisivo, dopo essere stati, da altri editori televisivi, più pubblici che privati, relegati per anni ad ore proibitive. E l’idea che le tasse con contribuiscono a pagare i servizi è apparsa finalmente così chiara da far certamente cascare le braccia a qualche troll o debunker o gatekeeper e a qualunque professore che insegna alle giovani generazioni la complessità dell’economia là dove è stata formulata così inacessibile e con propositi malefici proprio ai più alti livelli (quelli del Nobel inclusi) per perpetrare e perpetuare una truffa vera e propria contro la comunità ed il genere umano.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, direi che Barnard ha una visione partigiana e nostalgica che non fa i conti con la verità, aciocchè è noto il colpo di Stato perpetuato dai banchieri Rothshild e Rockefeller per stampare moneta tramite la Federal Reserve che altri non è che una Banca Centrale in mano Privata. Ma lascio agli altri aggiungere tutto quello che c’è da dire a tal proposito, che è già ben noto a chi cerca le informazioni nella rete.

Aggiungo altro link di un precedente intervento ne La Gabbia dello stesso Barnard

Buona visione

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Follie della scuola moderna: il “libro elettronico” obbligatorio dal 2014-2015

di Enrico Galoppini

Ha veramente senso oggigiorno mandare un figlio a scuola?

È questa la fondamentale domanda che uno dovrebbe porsi quando per un figlio arriva la fatidica età dei sei anni. Come A. K. Coomaraswamy, nel saggio L’illusione dell’alfabetismo (in Sapienza Orientale e cultura occidentale, trad. it. Rusconi, Milano 1977), nel quale il celebre tradizionalista indiano rifletteva sui reali vantaggi dell’istruzione di massa, confrontati coi danni che questa ha comportato.

Tutto, a questo mondo, è ambivalente (o plurivalente), nel senso che non è possibile dare un giudizio assolutamente positivo o negativo al riguardo di cose, situazioni, uomini. Perché esso dipende dal punto di vista dell’osservatore, dalla “posizione” che egli occupa, nel mondo, in quel determinato momento, e dall’indefinita serie di interrelazioni che lo legano a tutto il resto. E, sopra tutto, vi è una profonda verità: che noi possiamo ritenere qualcosa un bene ed invece è un male per noi, e viceversa.

Ma diciamo che, fondamentalmente, il valore positivo o negativo di qualsiasi cosa, istruzione di massa compresa, o diciamo almeno la sua auspicabilità, dipende dal tipo umano che si ha in vista e che s’intende “formare”.

Così, se una “istruzione” di base com’è oggi intesa (leggere, scrivere e far di conto) ha senz’altro i suoi vantaggi se uno vuol vivere in questa società “moderna”, è pacifico che essa non serve a nulla a chi ha come riferimento ed ideale di vita un’organizzazione della comunità come quella dei cosiddetti “popoli primitivi” (o “premoderni”).

In quei contesti, quello che conta (o contava) è il saper fare, il padroneggiare alcune basilari abilità, come quella di procacciarsi il cibo con l’agricoltura, la pesca e la caccia, farsi i vestiti e fabbricarsi gli utensili, costruirsi una casa, conoscere se stessi per evitare di ammalarsi eccetera, la regola aurea dell’uomo tradizionale essendo quella dell’autonomia.

Ma anche senza voler estremizzare fino a questo punto (intendiamoci, sono tutte abilità, quelle appena enumerate, che dovrebbero far parte del bagaglio di conoscenze di ogni vero uomo), il livello infimo al quale è scaduto il concetto di “istruzione” (e quelli correlati di “educazione” e “cultura”) non può che destare un sincero allarme in chi ha ancora a cuore una vita da vivere nella sua pienezza, in cui “il mondo” non rappresenti altro che una provvidenziale occasione per elevarsi.

Ma non secondo una concezione morale (che sarebbe ancora qualcosa…), e tantomeno in linea con la tanto adulata “erudizione”, per non parlare della “specializzazione”, oggi ricercata in ogni “settore”, ed al cui confronto il sapere dell’enciclopedista sette-ottocentesco fa ancora un figurone. Una “specializzazione” indefinita che, in opposizione alla autonomia dell’uomo della tradizione, defrauda quest’ultimo di ogni sovranità ponendolo alla mercé dell’“esperto”. È così che passo dopo passo, l’uomo “moderno” non ha più di che mangiare, di che vestirsi, e men che meno un tetto sulla testa se non si rivolge a chi detiene ancora un “saper fare”, che nel frattempo è diventato estremamente complesso a causa di “bisogni” in aumento e grazie ad un apparato “legale” che convoglia ogni attività verso il passaggio obbligato dell’utilizzo del denaro, il quale, come si sta palesando sempre più chiaramente, conduce dritti sparati alla fine di ogni libertà.

Non entriamo poi nel merito di che cosa significhi “curarsi” una volta che l’uomo non capisce più nulla di sé e di come funziona il proprio corpo, concepito tutt’al più come una meravigliosa “macchina” che niente ha a che vedere coi piani del “mentale” e dello “spirituale”. Si va dal medico sperando che quello ci tolga le castagne dal fuoco dopo che per una vita ci si è illusi che l’unica grande legge fosse il “faccio come mi pare”… Così alla mal parata si va dallo “specialista”, che ovviamente non capirà nulla di noi (perché non può!) e come ultima spiaggia, per non ammettere la sua imbarazzante incompetenza, c’indirizzerà alla più vicina ‘rivendita di pezzi di ricambio’ (la clinica chirurgica).

Quale sia il nesso di quel che comunemente chiamiamo “istruzione” con tutto quanto precede è presto detto.

Da una parte, oggi, abbiamo un sapere finalizzato esclusivamente a scopi pratici, per forza di cose mutevole, ridiscutibile e che fa appello esclusivamente alla sfera del “mentale”, sia che si tratti di materie “scientifiche” o “umanistiche”, nel quale conoscente e conosciuto restano inevitabilmente separati; dall’altra un sapere senza tempo, quindi sempre valido, da cui possono eventualmente derivare applicazioni pratiche ma che non ne costituiscono la ragion d’essere, e dove si persegue costantemente l’identità tra conoscente e conosciuto: è il “Conosci te stesso” che anche l’antica Grecia, tanto osannata quando se ne vuol fare l’antesignana della “democrazia” e della “scienza moderna”, ha posto come aurea massima di saggezza.

Fondamentalmente, l’unica vera “scienza” è quella che proviene da Dio, e che possiamo trovare dentro di noi attraverso la preghiera e la “meditazione”, ovvero la riflessione concentrata e guidata sui “nomi”, le qualità divine, che ciascuno ha il dovere di esperire per “elevarsi” davvero a vero uomo, a “uomo universale”. Tutto il resto, per quanto riguarda la cosiddetta “istruzione”, è aria fritta.

Pur mantenendoci nell’ambito delle abilità “pratiche”, vogliamo fare il confronto tra un uomo che sa costruirsi una casa e uno che deve penzolare dalla corda del “mutuo”? Intendiamo seriamente paragonare chi sa procurarsi da mangiare con chi si riempie compulsivamente il carrello della spesa? Pensiamo seriamente che esista un qualche termine di raffronto tra un “guerriero” e chi si diverte ad accoppare vigliaccamente da migliaia di chilometri di distanza con una “consolle” in mano? Chi è “indietro” tra chi si preoccupa di mantenersi in salute come forma di “ringraziamento” e chi si uccide un tanto al giorno seguendo uno stile di vita scellerato?

E, soprattutto, che dire della paura tremenda che i “moderni” hanno al pensiero di morire e della penosa impreparazione che dimostrano nel momento in cui avviene il fatidico trapasso? La cultura tradizionale, invece, ha sempre attribuito una fondamentale importanza a quel passaggio, istruendo l’uomo ad interrogarsi sul suo significato ed “armandolo” con strumenti adeguati per quando sarebbe giunto.

Questo è bene capirlo per non illudersi sulla portata della cosiddetta “istruzione” (“pubblica” o “privata”, poco importa) e farne perciò un buon uso entro i limiti cui essa è destinata, evitando perciò di scambiarla per quel che non è e non può dare.

Bisogna perciò compatire e perdonare questi attuali ciechi e folli “governanti” che ad ogni “anno scolastico” o cambio di “governo” ne inventano sempre una per sbalordirci e sembrare “originali”. Qualcuno ricorderà le famose “tre I” di un ministro che tutti hanno già dimenticato, oppure l’epocale “riforma” di questa o quella caricatura di Gentile, il quale pur occupandosi di “istruzione” (“Educazione nazionale”, per l’esattezza) in un regime che comunque scontava, per ovvi motivi, vari difetti “moderni”, si staglia come un gigante della Conoscenza di fronte a questi gnomi preoccupati solo di mettersi in mostra e di accontentare “l’aria che tira”.

Quello almeno era un filosofo, ed aveva le idee chiare su cosa, in un contesto “modernizzatore” si dovesse fare in ambito scolastico per ottenere il non disprezzabile risultato di una nazione di uomini con un “carattere”. Con la guerra persa, inesorabilmente, anche quel che di buono c’era nella riforma gentiliana con la centralità di una formazione umanistica è stato fatto a pezzi, fino all’attuale deserto chiamato “mondo della scuola”, il quale è come un iceberg alla deriva di cui s’intravede solo la punta di qualche operazione di facciata come quella di cui andiamo a parlare.

Dopo anni di lavaggio del cervello sugli “sprechi” della “casta” (“la casta” siamo noi che dobbiamo tirare la cinghia, non l’avete ancora capito?) tira parecchio il motivo del “risparmio”, del “non ci sono più soldi” ed altre amenità pseudo-pauperistiche. Così, in un tripudio di inni alla “modernità” e alla “tecnologia”, assieme ad un’ostentata attenzione alle “esigenze di cassa” con cui foraggiare il popolo bue felice e contento, viene annunciato che a partire dal 2014-2015 a scuola si useranno obbligatoriamente i libri digitali (e-book).

“Si risparmierà” su tutto (che bello!), dalla carta ai costi dei libri, ci assicurano (ma chi pagherà la corrente elettrica per le ricariche dei “tablet”? e come smaltiremo tutti quelli che si romperanno?), compreso quell’insostenibile fardello che, poveretti, i nostri ragazzi sono costretti a portarsi dietro in cartelle e zaini sempre più pesanti al punto che sono dotati di rotelle come le valigie da viaggio.

Ma dove stava il problema? Nel libro cartaceo in sé o nell’esagerata proliferazione di testi inutili per compiacere vari interessi commerciali? La risposta la conoscono tutti. E tutti sanno anche che quando le cartelle e gli zaini non pesavano una tonnellata si usciva dalla terza media con una “cultura” che mediamente non può dire d’essersi fatto un liceale dei nostri giorni.

Il problema sta dunque nei contenuti, dei libri e delle lezioni, e, soprattutto, nel tipo umano rappresentato dal professore e dall’allievo, che dovrebbero porsi ogni tanto la domanda sul perché si trovano lì, al di là dello stipendio, del “punteggio” e dell’“obbligo scolastico”. Invece se ne fa una questione di “aggiornamento”, di “informatizzazione” e dell’immancabile “modernizzazione”, allungando il brodo di una minestra sciapa che fondamentalmente non piace a nessuno ma che si continua a sorbire perché non s’è mai assaggiato di meglio.

Ma lasciate ogni speranza, o voi che entrate nel mondo della “democrazia” e della “modernità”. Specialmente la speranza d’interrogarvi sul senso di un’istituzione e di un’attività senza che un collega o il genitore di un compagno di scuola di vostro figlio vi guardi stralunato come se foste un marziano o un inguaribile “passatista” (perché altro, chi è abituato ad una concezione lineare del tempo, non riesce a concepire).

I ragazzi vengono parcheggiati a scuola per la semplice ragione che i genitori sono aggiogati al lavoro fuori casa tutto il giorno e per non ammettere che per loro non c’è un lavoro decente. La cosa è particolarmente evidente nelle superiori ad indirizzo “professionale”, nelle quali la maggioranza degli allievi sono svogliati ed annoiati. E pure comprensibilmente, se si pensa che, anche se non lo realizzano, in cuor loro vorrebbero una “vita eroica” e non quella che, da quando hanno sei anni (o anche prima, se sono stati messi all’asilo), sono costretti a trascorrere sempre seduti e al chiuso, nemmeno fossero ai remi di una galera, per star dietro a questioni di nessun vero interesse, per giunta nient’affatto stimolanti quando provengono da un “maestro” o un “professore” che non “è” ma al limite (e se va bene!) “sa”. Un docente perennemente tra l’incudine dei “clienti”, ehm, degli studenti e il martello del “dirigente scolastico”, indotto a concepire se stesso come uno “statale” in costante stato di “agitazione sindacale”.

Insomma, un enorme macchina burocratica preoccupata innanzitutto di autoperpetuarsi, con buona pace del “senso” di tutto ciò.

Ma forse,  come osservavo all’inizio, non tutto il “male” viene per nuocere. A pieno regime, l’informatizzazione dei libri di testo dovrebbe far sparire l’odiato cartaceo entro pochi anni, così come tutto il denaro, sempre per i soliti stregoni, dovrebbe finire in versione elettronica, facendo sentire onnipotenti le banche e i loro privatissimi padroni. Tutto, insomma, secondo la piega che questa umanità ha scelto di prendere, si smaterializzerà, finendo in un computer, sotto il vigile controllo di qualche “autorità” che lavora per renderci la vita “migliore”…

Ma al colmo di questa parodia di vita, quando l’oppressione, l’angoscia e il non senso avranno raggiunto il massimo grado sopportabile, ecco che, d’improvviso, l’energia elettrica potrebbe non esserci più, con tanti saluti ai libri e al denaro elettronico, anzi, ai libri e al denaro tout court. E l’umanità potrà quindi tornare a vivere senza il fardello di una “istruzione”, di una “cultura” inutile ed insensata, libera anche dalla schiavitù del denaro, per ricominciare in un “nuovo inizio”.

Fonte: www.europaphoenix.it

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5 luglio 2013

LA STORIA TACIUTA

Maurizio Blondet http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=33407:la-storia-taciuta&catid=83:free&Itemid=100021

E-mail
A poco più di due anni dall’uscita della prima edizione, desideriamo ringraziare nuovamente il direttore Blondet per averci dato quest’opera fondamentale. Grazie ad un impegno indefesso che prosegue ormai da decenni, nessuno meglio di Blondet avrebbe potuto incarnare l’icona dell’investigatore par excellence di cui, tanto ironicamente, si è prestato a vestire i panni per la grafica di copertina. Di seguito la presentazione di Blondet, scritta al lancio del libro.

EFFEDIEFFE edizioni
Ho ritenuto necessario ripubblicare in questa nuova veste, titolata Tutti i complotti, la serie completa dei miei libri dal titolo Complotti (I, II e III), più il saggio Il Collasso, che ne è il seguito, più l’appendice Divagazioni, di 84 pagine, che aggiorna le tematiche all’inizio del 2002, perché le vecchie edizioni sono ormai esaurite, ma continuano ad essere richieste. Il che è consolante per l’autore, dato che i saggi, pur concepiti e pubblicati qualche anno fa, evidentemente vengono ritenuti ancora attuali da un numero crescente di lettori; ma non è questo che conta. Conta il fatto che questi saggi e inchieste restano anzi diventano sempre più necessari per chi vuol capire a fondo la catastrofe terminale del sistema chiamato Occidente, in cui siamo tutti coinvolti, e vittime.
In questi anni la società in Italia, Europa ed USA, è stata ridotta ad un livello intellettuale e culturale così basso, è stata così disinformata dal sistema mediatico totale che il capitalismo finanziario ha instaurato, da aver dato compimento all’uomo nuovo progettato dai poteri occulti del mondialismo: ossia l’uomo-comunicazionale, perennemente connesso a una dozzina di aggeggi telecom, e proprio per questo appiattito sul presente immediato, quello istantaneo, superficiale (e falso) dei telegiornali e della TV in generale.
Oggi, quest’uomo piatto (piatto come un’ameba) sente confusamente che le promesse instillategli dal Sistema benessere crescente per tutti, la stabilità offerta dall’euro, la pace universale garantita dall’interdipendenza dei mercati e dalla libera circolazione di merci, uomini e capitali sono state tradite. Ma reagisce con una rabbia cieca, rivolta agli attori ultimi (quelli sulla scena nel presente immediato), che spesso, benché colpevoli d’omissione, non sono i colpevoli originarii, quelli che hanno progettato ed operato per chiuderci nel sistema. Il ribellismo che ne nasce Tea Party, manifestazioni in Europa, corpuscolare, fatto di folle separate e manipolate, è esso stesso un contributo alla destrutturazione del sistema, che continua a proclamare di essere in marcia per realizzare la propria essenza, ed avanza verso una sostanza informe, il senza-forma. L’opinione pubblica amebizzata, agitata da moti corpuscolari che si elidono, non sa manifestamente come sostituire il sistema che ormai rifiuta. E la ribellione non si traduce in rivoluzione.

Ciò avviene perché l’umanità ridotta al presente non sa come siamo arrivati a questo punto. Faccio un esempio: l’antropologa Ida Magli ha pubblicato (novembre 2010) un saggio dal titolo La dittatura europea, in cui smaschera la costruzione dell’UE come un impero dei banchieri. Libro coraggioso, che denuncia e non è poco la promozione dall’alto dell’omosessualità come agente di omologazione desiderato dalle oligarchie, la giudaizzazione della Chiesa e la sua pochezza intellettuale e spirituale di fronte all’Europa dei banchieri, che sta procedendo – ne più ne meno – all’estinzione dell’uomo in quanto tale, fino al segreto indicibile delle Banche Centrali in mano ai banchieri privati. Ebbene, in questo saggio meritevole, non è mai citato il padre di tutto questo: Jean Monnet. Il privato cittadino a cui il consorzio di banche USA che si accaparrò i fondi del Piano Marshall (soldi dei contribuenti americani, mica dei banchieri), capeggiato dai Lazard, affidò il compito di distribuirlo, con la condizione che i Paesi beneficiati nell’Europa disfatta rinunciassero a porzioni della loro sovranità.

Ida Magli non lo conosce. Non conosce la resistenza eroica che il generale De Gaulle oppose a questo progetto di quelli che chiamò senza-patria (apatrides) e sinarchisti. Non è colpa nè malafede, è vuoto d’informazione. E la domanda che la Magli ripete in tutto il suo libro: com’è stato possibile? Come mai politici, governi, giornalisti, hanno taciuto? Con quali meccanismi è stato mantenuto il segreto su una simile cospirazione a nostro danno?, resta senza risposte.

Ora, chi leggerà il libro che avete fra le mani, Tutti i Complotti, troverà invece la storia di questo presente immediato. Quando li ho scritti non esisteva ancora l’euro, che ha per primo portato all’arretramento del tenore di vita di tanti di noi. La globalizzazione non era ancora compiuta. Ciampi non aveva ancora internazionalizzato il debito pubblico italiano senza alcuna ragione razionale (visto che i risparmiatori italiani lo compravano integralmente): eppure, chi leggerà i capitoli Conosciamo i nuovi padroni, Genealogia di Napolitano (l’attuale presidente della semi-repubblica), Oligarchie, capirà chi, quali ambienti e forze, preparavano il nostro presente. Il progetto mondialista non era stato ancora intersecato dal progetto dei cosiddetti neocon israelo-americani, che hanno portato l’ultimo impero egemone alle guerre senza fine per Israele, a cui anche noi partecipiamo, dopo il falso attentato dell’11 settembre. Ma chi legga il capitolo British Israelites, la dottrina occulta, vedrà le radici e il germe di questa letale emersione della religione (o delle pseudo-religioni, scimmie della spiritualità) come motrici irrazionali, messianiche e folli del politico. Cosa del tutto imprevedibile anni fa, nell’epoca della presunta secolarizzazione totale, e del trionfo del laicismo sulle menti.

Adesso albeggia la vaga coscienza che il nostro oggi, con le sue devastazioni, genocidi e guerre, abbia una valenza escatologica, se vogliamo apocalittica, e per un cristiano, preluda al trionfo dell’Anticristo, che l’antica sapienza dei Padri previde non già come un dominatore laico, bensì come un capo della falsa religione ultima, la Scimmia di Dio, l’Impostore (Dajjal) per i musulmani.

A leggere questi mie saggi, si capirà meglio la progressione di questa impostura. Secondo René Girard, uno dei compiti del sacro nelle società tradizionali era una auto-esteriorizzazione con cui la violenza umana si auto-limitava, in sacrifici rituali, pratiche liturgiche, sistemi di regole (dettate da Dio, l’Esteriore per eccellenza; il trascendente). Oggi, un pensatore francese, J. P. Dupuy, scrive che l’economia è la continuazione (o sostituzione) del sacro in un’epoca di secolarizzazione. Scimmia dall’antico Dio che abbiamo ucciso, essa è il nuovo Esterno che ci dà le sue regole oggettive (la mano invisibile del mercato), i dogmi (pensiero unico), i riti (la Borsa mondiale aperta 24 ore su 24) a cui sacrifichiamo corpi e menti umane. Comunque, un Ordine.

Non a caso già Hegel diceva che «leconomia è lessenza del mondo moderno». In base a questa ipotesi, la destrutturazione terminale del capitalismo, operata dai finanzieri, usurai e speculatori, va intesa come l’esito ultimo della desacralizzazione del mondo, della laicità compiuta e ancora più avanzata. I sacerdoti i banchieri hanno violato le loro proprie regole; si sono liberati delle regole estreme che regolavano il capitalismo e ne contenevano la violenza inerente. Oggi, questa liberazione comporta insieme lo scatenamento terminale della violenza di un capitalismo finanziario che s’è tolto ogni maschera (diventa guerrafondaio, poliziesco, tassatore quanto più si disgrega), e insieme contemporaneamente la sua destrutturazione finale: fomentatrice di una violenza dal basso, anarchica, senza limiti, di cui la forma più avanzata sono le stragi della criminalità di Ciudad Juarez in Messico, ma che si vede fin troppo bene in Israele, ma anche in Calabria, in Campania e Sicilia. S’intende, nel mezzo, fiorisce la criminalità politica, corruzione ed inefficienza allo stato puro.

Il mondo intero è messo in forse dalla morte di Dio, e ora la morte dell’ultimo falso dio lo consegna alla delinquenza pura, tenutaria della pura forza, ossia della capacità di uccidere.

Dunque questo libro è necessario lo dico con modestia, perché il merito va agli angeli dell’ispirazione perché è la storia del nostro presente escatologico. Questi miei saggi sono stati a lungo marginalizzati, censurati con la censura del silenzio, bollati come complottismo. Ma se la nostra storia recente è stata un complotto, non è colpa di chi scrive.

Un giorno, se gli uomini europei saranno di nuovo degni della libertà (se se la saranno ripresa), gli storici del futuro troveranno qui le circostanze e le fonti per una storiografia della nostra deviazione collettiva verso l’accettazione dei potere oligarchico più totalitario che abbiamo mai subìto e sofferto, verso il mondo orwelliano pienamente realizzato dalla finanza speculativa, che ci ha ridotti a questo rango di loro schiavi e pecore, e per giunta sub-umani e contenti di esserlo.

Maurizio Blondet

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La ricerca della Verità

hamerLo so, lo so, me lo sono andate a cercare io. Ma non mi tiro indietro, anche perchè quello che c’è in gioco è troppo importante, e io continuo a credere che se alla fine di questa storia anche una sola persona in più avrà capito i principi della nuova medicina germanica, ne sarà valsa la pena.

Riassunto delle puntate precedenti. Ho cominciato io (mea culpa!) a stuzzicare il Lefou Gentile, che in un suo hangout irrideva i complottisti che a suo dire non avrebbero il coraggio di affrontarlo. Abbiamo cominciato parlando di signoraggio, e abbiamo trovato che le posizioni erano diverse (neanche tanto però: lui ha ammesso che la massa monetaria cresce, che questo avviene sia a causa delle banche centrali che delle banche commerciali, e, per uno che nega il signoraggio, non mi sembra poco); poi lui ha chiesto un confronto sulla nuova medicina germanica, che io ho accettato a condizione, come dicevo all’inizio, che l’oggetto della conversazione non fosse la figura del fondatore, il Dr. Hamer appunto, ma l’essenza della malattia: cosa è, come viene, come si forma, perchè a qualcuno sì e ad altri no, ecc. Il sig, Damato, invece, puntava tutto sulla demonizzazione del Dr. hamer, forse quello è il campo in cui è più preparato, non so, pazienza.

Alla fine della diretta hanno insistito dicendo: “Ma lei conosce qualcuno guarito grazie alla NMG?” (mostrando una certa ignoranza perchè la NMG più che una terapia di guarigione è un sistema che inquadra la malattia in precise disarmonie e conflitti patiti e non superati, ma lasciamo stare) e io rispondevo che sì, conoscevo di questi casi. A questo punto, tutto un inseguimento: “Dicci chi è! Dicci chi è!“, ma io non ritenevo utile, a persone così prevenute, fornire alcunchè. Tanto che quando ho scoperto che uno dei casi che conoscevo era non solo pubblico, ma anche usato proprio in risposta al sig.Damato, non mi sono stupito più di tanto: come immaginavo, il giornalista investigativo cerca solo conferme alle sue teorie, e trascura ciò che le smentisce. A riprova di questo la sua affermazione, in uno dei commenti nel post sui troll, secondo i quali la correlazione fra nascita di un figlio e un tumore al testicolo aveva la stessa probabilità di una correlazione fra il tumore al testicolo e il fatto di aver indossato una maglia di color rosso. Pura stupidità.

Ora però c’è una nuova puntata: secondo questo post il racconto di Lino Bottaro sarebbe falso. In snitesi, il dentista indicato avrebbe confermato che le carie esrano sparite, ma solo a metà, e per il resto non può dire altro perchè il paziente non l’ha più visto. Conclusione geniale del giornalista investigativo: “Lino Bottaro mente“. Un genio.

Ora, se due persone dicono due cose (parzialmente) diverse in merito ad uno stesso episodio, potrebbe essere che ha ragione la prima e torto la seconda, oppure il contrario. Questa semplice, lapalissiana verità non passa neanche per la mentre al nostro tenente Colombo: ha già deciso che il primo mente e il secondo dice la verità. Sulle basi di quale ragionamento, io non saprei. Però provo a sviluppare il mio.

La prima persona racconta, con dovizia di dettagli, anche intimi, una storia personale che l’ha toccato da vicino, riguardando il rapporto di padre col proprio figlio. Una storia di conflitto e di riappacificazione, confermata da modificazioni biologiche importanti.

La seconda persona risponde ad una mail, oltretutto anni dopo (la prima volta non aveva risposto) ad un giornalista che non conosce. Quanti pazienti vede un dentista in un anno? Un migliaio? e nel giro di 2-3 anni? Qualche migliaio? e se poi quel paziente non è più tornato, cosa ne può dedurre?

Questa semplice considerazione mi porta a pensare che, in assenza di altri elementi, io sarei portato a propendere per la maggiore probabilità di veridicità del racconto della prima persona. Uno a zero per Hamer.

E se ci fossero degli interessi in gioco? Se le persone che riportano affermazioni contrastanti avessero un interesse privato, un utile nel proprio tornaconto per dire quello che dicono? Andiamo a vedere.

Lino Bottaro si occupa di tutt’altro, rispetto alla medicina o alla odontoiatria. Ha diverse attività, alcune redditizie, altre di puro volontariato, come il sito Stampalibera, ma con la medicina non ha niente a che fare. Non ci guadagna una lira, o se volete non ci guadagna un euro. Non pratica la medicina, nè a pagamento nè gratis, non vende libri di medicina, non vende corsi. Difficile trovre un interesse personale per mentire.

La seconda persona è un dentista. Uno che ha basato i suoi studi, la sua carriera, il suo lavoro attuale e il proprio status sociale su un tipo di medicina basata su teorie che non hanno nulla a che fare con la nuova medicina germanica. A volerla dire proprio tutta, uno che potrebbe anche avere un danno, se la NMG si diffondesse e prendesse piede (e, nonostante questo, si ricorda e ammette una remissione delle carie, di cui non si dà spiegazione). Anche qui, non voglio ipotizzare la disonestà, ma, dovendo attribuire una percentuale di probabilità e scommettere sulla buona fede, basandomi sulla assenza di conflitti di interesse, direi che è più probabile che sia il primo meritorio di attenzione, rispetto al secondo. Due a zero per Hamer.

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POST SCRIPTUM

Mi fermerei qui, ma voglio aggiungere una considerazione personale, che non ha nessuna pretesa di scientifico ma vuole solo essere una testimonianza mia, ripeto, senza nessuna pretesa di scientificità.

Io credo che noi possiamo arrivare ala Verità se solo ascoltiamo il nostro cuore, facciamo silenzio e rientriamo in noi, cancellando il rumore e l’inquinamento di tante fonti e tanti elementi disturbatori che ci bombardano quotidianamente. Gesù ha detto: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.” (MT, 11, 25). E dentro di me sento che quando una cosa è bella, pura, armoniosa, viene dalla stessa fonte dell’armonia, della Verità, dell’Amore. Quando una cosa genera ansia, paura, inquietudine, sconcerto, sconforto non può venire da quella fonte. In una delle manifestazioni pro-Hamer i manifestanti portavano un cartello con scritto: “Grazie al dr. Hamer non ho più paura.“. Il sig, Damato più volte ha voluto agitare lo spettro del dolore a sostegno delle cure tradizionali (“malati che sbattevano la testa contro i muri…“). Ciascuno è libero di fare le proprie considerazioni.

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POST POST SCRIPTUM

L’amica Paola aveva cercato di inserire un commento nel post sui troll, ma non ci era riuscita. Meglio, così lo pubblico qui di seguito:

Dal libro “Grazie,ancora, dottor Hamer” di Claudio Trupiano pag. 230-231: “ l’Associazione Alba ha organizzato congressi annuali in Italia, dal 2007 al 2011, nei quali medici e terapeuti hanno prodotto e documentato, con filmati e cartelle cliniche, casi di persone guarite seguendo le Leggi Biologiche scoperte dal dr. Hamer. Tutti casi pronti da esaminare e verificare, ma sono chiuse le porte di accesso al confronto diretto. Nel frattempo qualche volta è capitato di farsi ascoltare in sedi separate e quasi carbonare, ed è stata disarmante la risposta: “Se la persona è guarita, due i casi: o hanno sbagliato la diagnosi o è un miracolo”. Per fortuna molti medici, magari in sordina, si stanno sempre più avvicinando allo studio delle Leggi Biologiche.”
Ho inserito un commento, copiato dal libro di Trupiano, che è stato però cancellato. Voleva solo dimostrare che le testimonianze ci sono eccome. Nel corso dei congressi Alba alcune persone hanno raccontato di fronte a centinaia di persone con tutti i reperti scientifici. Ma non basta come non bastano le cinquemila firme di richiesta di verifica scientifica (tra le quali quelle di settecento biellesi) depositate presso alcune università europee. Ero presente nel 2004 al TAR di Stoccarda: all’udienza predisposta per la richiesta di verifica della documentazione vi erano ben sei giudici che, dopo alcune ore, decisero di non essere competenti in materia. Nel corso di uno dei congressi Alba la ginecologa romana Luciana Cantaffio ha dichiarato che consiglia le sue pazienti,, che lei ritiene essere guarite da un problema oncologico, di fare i controlli presso laboratori privati o di declinare altre generalità perchè è risaputo che per dieci anni non si deve dichiarare la persona guarita ma si deve affermare che la malattia si è momentaneamente arrestata. Non bastano nemmeno il caso di Brigliadori (tumore al fegato) o quello di Marisa Rossi (due settimane di vita , 35 kg.di peso) o di tanti altri che conosco anche personalmente perchè vengono liquidati fra quelli definiti “remissioni spontanee”. Perchè il sig. D’Amato non si è presentato ai congressi prima citati?

POST POST POST SCRIPTUM:

tutti i commenti con attacchi personali, a me od ad altri, o che, a mio insindacabile giudizio, non porteranno beneficio alla Conoscenza, verranno cancellati. Astenersi perditempo.

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7 ottobre 2013 | Autore

consumismoDa una parte è innegabile che siamo una società ricca. Ricca di mezzi, ricca di tecnologia, ricca di beni materiali. Guardate i vostri armadi. Guardate i vostri elettrodomestici. Aprite un sito a caso di vendita di roba usata (ad esempio subito.it) e troverete di tutto, veramente di tutto, a quattro soldi. Vasche idromassaggio: usate pochissimo, come nuove, assolutamente nuove mai usate: una frazione del loro prezzo di listino, a volte anche poche centinaia di euro e ve la danno. Ma è così per tutto: oggi si sostituiscono oggetti che potrebbero essere riparati, a volte ancora funzionanti, ma magari un po’ fuori moda. Il suocero cambia l’auto e la sua, tenuta benissimo, non gli viene valutata che una pipa di tabacco. Io dico allora: beh, la teniamo per il figlio! Risposta: ma Marco acceterebbe di guidare una macchina così? Non è “da giovane”. Ma come? Una macchina ti deve servire a trasportarti, mica deve essere come un vestito da sera, che se è fuori moda ti fa fare la figura dello straccione.

exaggerating-the-economic-crisisDall’altra parte vediamo sempre più ditte che chiudono, sentiamo di imprenditori che saltano, e magari alcuni si suicidano, cominciamo a conoscere amici, parenti o conoscenti, vicini insomma che rimangono senza lavoro. E se questa era una cosa che 20 anni fa era una rarissima eccezione, quasi una cosa di cui vergognarsi, oggi i casi sono sempre più numerosi. C’è la crisi, l’economia non tira, aumentano le tasse, il debito pubblico cresce a ritmi insostenibili, nonostante tutte le manovre e manovrine gli interessi sul debito sono sempre di più. E si avvicina lo spettro: fare la fine della Grecia dove, come ci ha raccontato l’ottima Monia Benini, ormai anche nel centro di Atene sono sempre più numerosi e frequenti i ristoranti e i locali chiusi per mancanza di clienti. Come detto in questa nota, la crisi ha un effetto di divisione: divide la gente fra chi un lavoro certo ce l’ha, e chi non lo otterrà mai.

Come si conciliano queste due scenette contrapposte? Stiamo parlando della stessa società, dello stesso paese? O sono film diversi? Siamo in una crisi nera o nella più ricca e abbondante delle società?

In realtà fanno parte delo stesso film: la ricchezza ha prodotto una tale sovrabbondanza di mezzi, che non serve più produrre e consumare ai ritmi forsennati degli anni ’60, ’70 e ’80. E di qui la crisi: perchè una economia basata sull’aumento esclusivo del consumo deve per forza arrivare al suo punto finale, sempre ammesso che non accettiamo tutti di comprarci 12 biciclette 5 motorini , 4 automobili a testa e 24 televisori (ma anche questo non sarebbe possibile per una oggettiva limitazione delle risorse disponibili sul pianetagrazie a Dio!).

E l’unica manovra, l’unico sistema che i nostri politici sanno immaginare (non mettere in pratica, per carità, non ci arrivano neanche, ma, insomma, qualche cosa devono far finta di fare pensare progettare, per giustificare gli stipendi da favola che si attribuiscono) è uno stimolo all’economia: buttare sul tavolo (nella gabbia dove siamo tenuti prigionieri, direi io) un po’ di soldi, nella speranza che questo “rimetta in moto il sistema“. Magari qualcuno cambierà cellulare (soldi alla Corea), magari qualcuno si cambierà la TV (soldi al Giappone), magari qualcuno andrà al ristorante (cinese, ormai sono sempre di più) o si prenderà una pizza da asporto in più (dal solito egiziano, ormai gli italiani che fanno le pizze chi li trova più?). Eh sì perchè la soluzione, secondo loro, è tirare avanti ancora un po’, magari qualche annetto, magari a fine legislatura, guadagnare il tempo necessario per mettere da parte acora un pochino, rubare ancora un po’ di risorse alla collettività per sè e la propria famiglia: nessun pensiero all’Italia, ai disoccupati, alle generazioni future. No. Ci pensino loro, quei pezzenti, cosa vogliono: fare i mantenuti a vita? Bamboccioni!

Giannino_Fid

Per questo la crisi sia benedetta, perchè ci costringe a mettere in discussione il modello portato avanti finora. Non come diceva quell’utile idiota di Giannino in risposta ad una domanda del pubblico, dove alla domanda: “ma quanto può andare avanti la crescita infinita?” rispondeva: “Globalizzatevi, andate a vendere all’estero!“, ma cambiando dal di dentro il nostro modello economico.

  • Passando da una economia della competizione ad una economia di collaborazione;
  • da una rincorsa alla crescita ad una allo sviluppo ecosostenibile;
  • da un consumo sconsiderato di farmaci ad un ritorno ad una sana alimentazione;
  • incentivando energie alternative e di autosostentamento, e la lista potrebbe continuare.

Perchè se continuiamo così sarà sempre più inevitabile che la disoccupazione aumenti; ma se cambiamo modello, e la smettiamo di usare l’avidità come motore principale delle nostre azioni, potremo ridistribuire la ricchezza in modo da moltipicare il benessere.

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Ma la classe politica di vecchietti rifatti che ci governa questo cambio di passo non lo sa fare. Loro hanno un solo modello in testa, e a quell’età è pressochè impossibile cambiare. Per questo dobbiamo mandarli tutti a casa e mettere al loro posto persone nuove.

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