Contrassegno elettronico per RC Auto

Arginerà le truffe e le frodi

14 ottobre 2013

08:30 – Assicurazione auto, sparisce il contrassegno cartaceo e al suo posto arriverà una card elettronica con tanto di microchip incorporato. Il nuovo contrassegno elettronico potrà essere letto da autovelox e tutor e sarà quindi più facile scoprire i “furbetti” dell’assicurazione, quei tre milioni di veicoli che, si stima, circolano privi della RC Auto. Ma l’introduzione è prevista tra due anni, entro ottobre 2015.

Contrassegno elettronico per RC Auto
Contrassegno elettronico per RC Auto

L’obiettivo del contrassegno elettronico è di contrastare, oltre all’evasione dell’obbligo assicurativo, anche la contraffazione, perché la card non è falsificabile come il tradizionale tagliandino giallo che oggi poniamo, quasi sempre, sul parabrezza. Inoltre il nuovo contrassegno elettronico sarà collegato telematicamente a una banca dati istituita presso la direzione generale della Motorizzazione, e così in tempo pressoché reale si potranno conoscere tutte le violazioni del Codice della Strada che un’auto sta effettuando. Per la Polizia stradale un aiuto importante, come anche per i vigili urbani, visto che il contrassegno elettronico viene letto anche dai dispositivi posti ai varchi d’accesso delle Zone a traffico limitato (ZTL) in città.

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28/09/2011 Fonte: http://www.positanonews.it/articoli/64740/i_microchip_rfid_sottocute_sono_la_fine_dellessere_umano_quale_lo_conosciamo.html

Carla VillaCarla Villa

I MICROCHIP RFID SOTTOCUTE SONO LA FINE DELL’ESSERE UMANO QUALE LO CONOSCIAMO, di Carla Villa Maji
Potrebbe essere presto introdotto anche in Europa il microchip rfid sottocute reso definitivamente obbligatorio quest’estate dal Congresso americano e dal governo di Obama per i cittadini statunitensi. L’assordante silenzio dei media, del nostro governo e della Chiesa, ieri gli organizzatori della marcia della pace di Assisi e Papa Benedetto XVI ormai alla vigilia del raduno inter-religioso del 27 ottobre non ci hanno spiegato se il microchip fa parte della loro opzione pacifista o no e cioè di quale pace parlano quando ne parlano.

Potrebbe essere presto introdotto anche in Europa il microchip rfid sottocute reso obbligatorio dal Congresso americano e dal governo di Obama per i cittadini americani. Vi ricordate come dopo l’11 di settembre 2001, strage sulla quale il governo americano non ha dato ancora molti chiarimenti perché evidentemente è già tutto molto chiaro, sono state velocemente introdotte norme sospensive di diritti costituzionali e di come subito sia stato introdotto il passaporto biometrico per tutti i cittadini americani e poi NEL GIRO DI POCHI MESI per i cittadini europei stessi? Del resto, questi Americani anche con Obama ci chiedono sempre un certo appoggio nelle loro iniziative…Dobbiamo attenderci l’ennesima strage o epidemia anche nel vecchio continente che ci convinca definitivamente e in fretta, oltreché a non fare politiche energetiche che non garbino agli Usa, che il microchip serve alla “nostra” sicurezza? Urge unacampagna di informazione per la libertà e la dignità e l’inviolabilità umana. E’ bene che tutte le organizzazioni umanitarie si uniscano e raccolgano le firme e chiedano una legge che vieti in Europa e nel mondo questo scempio!

Personalmente già sapevo da anni che il programma di assistenza sanitaria americano nascondeva un programma di schedatura e controllo della popolazione, infatti io non avrei mai votato chi lo proponeva. Non spetta a me del resto ricordare quali gruppi di potere hanno finanziato la campagna elettorale del Presidente Obama, beniamino anche della nostra sinistra, potete trovare questi dati sul web, in verità il microchip è l’ultimo anello di un piano per il controllo mentale della popolazione attraverso le onde elettromagnetiche ormai in atto da decenni, non solo con appositi programmi studiati dai servizi segreti ma anche attraverso i sempre più sofisticati oggetti della vita quotidiana… Non cerchiamo la falsa libertà, le piccole libertà che ci vengono dalle cose così come vengono proposte dalla pubblicità, perché diventeremmo schiavi per esse.

I dettagli del programma di assistenza sanitaria statunitense.
Il progetto per la salute HR 3200 che rende obbligatorio l’impianto rfid per tutti cittadini americani è stato in via definitiva adottato dal Congresso e a pagina 1001 prescrive la necessità di essere identificati con tale congegno per tutti coloro che usufruiscono del sistema sanitario nazionale. Tale provvedimento era già previsto nel 2004, come si può leggere in un documento del 10 Dicembre 2004 della Food and Drug Administration, “Class II, Special Guidance Document: Implantable Radiofrequency Transponder System for Patient Identification and Health Identificatio”. Transponder è una parola sintesi tra transmitter e responder. “The America’s affordable Health Choices Act” del 2009 prevede una scheda personale per ciascuno che abbia subito l’impianto del microchip. A pagina 1006 del progetto approvato in via definitiva dal Congresso si legge che dall’entrata in vigore dell’atto, nel 2013, tutti gli assistiti dovranno sottoporsi all’impianto del microchip entro i 36 mesi successivi. Gli Americani non hanno molto tempo ma neanche noi! Ripeto, ricordiamoci con quale rapidità il passaporto con i dati biometrici sia stato introdotto negli USA e di seguito in Europa, salvo per chi non avesse il nuovo passaporto sottoporsi alla presa dell’impronta digitale e della foto dell’iride alla frontiera in aeroporto, cosa faranno ora? Ci metteranno il microchip appena scesi dalla scaletta dell’aereo? Certo che no! Ci chiederanno di microchipparci tutti anche da questa sponda dell’oceano! Ve li ricordate i nostri politici a farsi vedere nel dare l’impronta e a dire che andava tutto bene, che non c’era nulla da nascondere, come se il problema fosse quello! Chi non ha avuto motivi per recarsi negli USA finora e che ha ancora un passaporto a lettura ottica, al prossimo rinnovo del documento dovrà accettare di essere schedato e trattato dallo Stato come un potenziale delinquente, allo stesso modo chi si è stufato di andare a votare in Italia con leggi elettorali incostituzionali e truffaldine potendo non andarci non ci è andato più, io sono uno di quei cittadini che ormai da dieci anni vanno a votare solo per i referendum, ma è libertà questa? Direi di no, direi che il trucco dei nuovi e rinverditi padroni delle ferriere supportati da burocrazie che stanno rodendo il potere dei rappresentanti dei cittadini e sostituendosi a essi, è questo, togliere ai cittadini tutti i giorni qualche cosa di importante, un pezzo di dignità, di libertà, minimizzando…stanno mettendo il microchip alla gente, perché hanno capito che la gente vuole cambiare il sistema, che è stufa di essere condizionata sfruttata e avvelenata e mandata a fare la guerra da un ristretto gruppo di famiglie multimiliardarie che considerano il pianeta e chi ci abita come cosa loro, l’Umano con l’impianto di microchip è un oggetto, e allora, se non si è più che attenti e vigili, se non si lotta contro lo sfinimento psicofisico, la tentazione è quella di raccontare a sé medesimi che va bene anche così, che in fondo le cose vanno come devono andare…

Dettagli essenziali sul microchip
Rfiid significa “radio frequency identifier”, quelli da impiantare sottocute sono piccoli e di non difficile installazione, praticamente impossibili e comunque molto dolorosi da togliere, qualora resi obbligatori vi ritrovereste inermi e immediatamente individuati e arrestati se cercaste di liberarvene, costituiscono un mezzo con il quale sarete completamente privati della vostra privacy e alla mercé di qualsiasi forma di controllo e manipolazione mentale attraverso le onde, il vostro pensiero stesso, le vostre stesse emozioni saranno sotto controllo e manipolabili, così anche le ghiandole del vostro corpo, il che significa che chi avrà accesso al computer centrale potrà influire anche sulla vostra salute cominciando dalla fertilità. Ricordatevi che non avrete modo di difendervi. Questa bestialità chiamata rfid sarà la fine dell’essere umano come lo conosciamo, sarà la fine di ogni libertà, non sarà più possibile resistere ai soprusi di chi ha perso o non ha mai avuto la legittimità democratica per sedere sugli scranni del potere, è urgente che la gente si renda conto della situazione e che chieda e promuova una legge che proibisca la produzione e l’uso dei microchip e degli impianti elettronici destinati agli Umani, limitandoli ai soli casi in cui servano a guarire o curare da specifiche patologie come già accade.

L’assordante silenzio dei media e dei Ministeri della Sanità. E il Papa? E la stampa così detta cristiana? Assisi tra marce della Pace e raduno inter-religioso.

Avete visto una qualsivoglia trasmissione informativa in Italia su di un problema di tanta gravità e imminenza o avete letto qualche articolo dettagliato sui principali quotidiani? I vari presentatori e giornalisti alla moda, strapagati insieme agli ospiti più o meno fissi dei loro ripetitivi e narcotizzanti salottini di fronte ai quali il popolo italiano, vuoi perché pigro vuoi perché esausto, prende sonno alla sera, sedicenti professionisti strapagati grazie a un sistema che coinvoglia il reddito prodotto dalla società nelle loro tasche attraverso il sistema pubblicitario e alla faccia di tutti i cittadini e le cittadine che svolgono qualche onesto lavoro effettivamente utile alla società e non al medesimo sistema di potere vigente, dal quale tali presentatori e giornalisti sono lussuosamente mantenuti, che con il liberismo ha ben poco a che fare e con la libertà ancora meno e che ormai non è neanche poi così occulto, vi stanno informando?
E che dire dei Ministeri della Sanità? Essi continuano a proporre una cultura fondata sulla fretta la farmacologia l’ospedalizzazione…del resto sappiamo che storicamente il medico è sempre stato alleato del sovrano e del prete nell’imposizione del potere attraverso l’azione sul corpo del suddito, in alcuni paesi non ci sarebbe più la tortura, ci sono altri sistemi però e se ne trovano di sempre nuovi… E’ vero che Don Verzè progettava l’uso dell’rfid per gli assistiti del San Raffaele? Nel caso ciò rispondesse al vero, diventerebbero più chiare alcune questioni.

Perché il Vaticano continua a tacere sul problema rfid? Bisogna affiancare tale silenzio all’invito a ritornare ai confessionali, una pratica inventata dall’Inquisizione? Soprattutto, è il Papa libero di esprimersi o è ricattato? Questa domanda mi sorse anche quando scrissi del rapporto vacillante e in parte accondiscendente degli ultimi Papi con il darwinismo e con una serie di altre teorie spacciate come scientifiche ma in verità ben poco fondate… Del resto noi sappiamo che il Papa ha dovuto vestire i panni della Luftwaffe durante il nazismo, ha dovuto certo perché evidentemente non aveva la vocazione al martirio, e se anche oggi si trovasse nella condizione di non potere e sapere dire di no? E a chi?
E il resto della stampa cristiana? In Assisi si è svolta ieri la marcia della pace, si sono posti il problema questi pacifisti? La pace la vogliono con o senza microchip? Nelle edizioni che verranno della manifestazione hanno idea di sfilare con o senza impianto rfid? Come la vogliono questa pace, come pecore belanti? Sfileranno anche per farsi inserire l’ago che inietterà loro quell’impiantino sottocute con il quale diventeranno fidi cittadini del nuovo ordine mondiale auspicato dagli ultimi due Papi grandi fautori tra l’altro dell’aperura della Chiesa ai media elettronici? Non si capisce. Questa retorica, che da un po’ di tempo assorda la cittadina umbra, che io amo e che da quindici anni considero dopo Cagliari e Milano la mia terza città ma che sta diventando un simbolo totalmente svuotato dei propri oggetti interni – vi rimando a qualche mio articolo precedente in “La Voce di Carla Villa Maji” sezione qui sul Positano News tra quelle segnalate sotto il titolo “cultura” – è drammatica per chi vive seriamente l’impegno francescano. L’organo stampa dei Frati Conventuali di Assisi, sul web “sanfrancescopatronod’italia”, ieri trasmetteva un video e pubblicava un articolo sulla marcia assolutamente privi di riferimenti al fatto che la pace e la non violenza significano anche resistenza passiva e non cooperazione, altroché scampagnate in Assisi e visitina alla tomba del Santo e poi tutti a casa come prima e peggio di prima, altroché servizio civile perché in fondo è un po’ più comodo di quello militare, si mangia si dorme e si fa la doccia a casa di mamma, a parte qualche raro idealista nessuno si fa trasferire in Afghanistan, glielo hanno spiegato bene i Frati e i Padri a questi ragazzi cosa significa non violenza, e la violenza non è solo fisica, cosa significano resistenza passiva e non cooperazione? Glielo hanno spiegato che si può morire peggio che in una guerra?

E cosa dobbiamo aspettarci da un convegno inter-religioso con Papa Benedetto XVI e i capi delle religioni mondiali quale si attende nella cittadina umbra a fine ottobre, giusto appena prima del mio compleanno, proprio la ciliegina sulla torta che mi mancava tanto, se le premesse sono queste? Fumo, oppio…per lo più maschi con lunghe gonnelle, adoratori di un dio non si capisce più se trino uno multiverso o come lo si debba chiamare, la gente era confusa prima figuriamoci adesso, un dio al di fuori di ogni logica primariamente padre e non madre, quasi solo maschi tutti in fila con paramenti ridondanti e variamente colorati…ma perdonatemi, l’oppio non usa più…onde elettromagnetiche, fra poco anche la Messa la si vedrà così con il computer che interagisce con il vostro impiantino interno, magari, considerata la crisi di vocazioni si potrà ricorrere a qualche surrogato virtuale…lo Spirito di Assisi è lo Spirito di Verità? Direi di no, questo l’avevo già scritto altrove, superficialmente potrebbe rassomigliarGli, ma è un inganno, infatti non vi sta avvertendo mentre lo Spirito di Verità avverte sempre in tempo quando il male è in agguato…

I modi con i quali si stanno rendendo il microchip sottocute e altri impianti elettronici nel cervello umano allettanti…
Il microchip sottocute è già stato testato, viene ormai inserito nei contratti di alcune categorie professionali e non c’è alcuna legge che lo vieti. Anni fa avevo svolto una indagine chiedendo agli intervistati se avrebbero accettato l’imposizione del microchip per motivi di lavoro e una delle risposte più frequenti era stata, ahimè, “dipende da quanto mi pagano”. E’ chiaro che le grandi sacche di disoccupazione e i continui attacchi che provengono dal mondo finanziario e industriale ai diritti dei lavoratori unitamente al fatto che tali diritti neanche esistono in fette ormai importanti del pianeta come la Cina rendono difficilissimo non sottostare a tale ricatto. Ma non solo. Si stanno costruendo una serie di congegni, dai computer alle automobili, che operano attraverso le onde celebrali umane e che pertanto possono aver bisogno di una interfaccia per ora esterna che in breve verrebbe proposta e imposta con impianto interno per ragioni presentate come di comodità prima e di efficienza e sicurezza poi. Questo vale anche per ciò che riguarda quei dati che riguardano le nostre carte di debito e credito, che verrebbero inseriti nel microchip sottocute, con la totale contestuale eliminazione del denaro contante. Gli impianti nel cervello verrebbero proposti e imposti non solo per interagire con le macchine ma anche per migliorare le prestazioni mentali e fisiche, in ciò facendo leva sullo spirito di competizione e sulla vanità umana, o magari si proporrebbe di fare la spesa con il microchip comprando tre e pagando due…convincente vero? I pubblicitari, fateci caso, sono molto abili nell’associare sempre più frequentemente la parola libertà a cose che sono perfino il contrario di essa o a cose che producono piccole libertà che non sono la libertà in senso proprio.
Per resistere a tutto questo bisogna avere ben presente non solo che il cervello umano è tuttora inesplorato e che è molto più sofisticato delle macchine, anche se in certe cose sembra più lento esso deve essere considerato come un organismo la cui violazione da parte di altri sistemi porterà inevitabilmente a un depauperamento complessivo in particolare delle facoltà superiori, ma anche che l’invasività della tecnologia produce schiavitù.

Il rapporto corpo macchina alla luce della filosofia semiotica e della conoscenza spiritualista.
Coloro che, con un percorso differente secondo le proprie attitudini, hanno realizzato l’essenza spirituale della Realtà, sanno quanto sia imprescindibile la relazione tra il corpo grossolano quello mentale e quello astrale, ovvero come il primo altro non sia che una risultante a livello macrostrutturale correlata a processi e relazioni semiotiche più sottili e articolate, e quanto sia indispensabile e insostituibile nell’evoluzione umana il rispetto di alcuni valori quali la dignità e la libertà e cioè quanto sia illusoria e foriera di dolore e distruzione la proposta di qualsiasi progresso fondata sulla loro cancellazione.

Più studio il problema del microchip e delle strategie di controllo mentale di massa che già lo precedono più mi chiedo se il nemico non sia la stessa tecnologia con i propri modelli e le proprie necessità che impone all’immaginario della gente e ciò indipendentemente dai disegni di specifici gruppi di potere, certo chi è veramente cristiano o consapevole della propria origine spirituale non permetterà mai che il microchip gli venga impiantato, in un articolo di qualche mese fa avevo scritto che avrebbero dovuto passare sul mio cadavere per impormelo, ma forse è proprio per questo che i cristiani e le persone spiritualmente consapevoli sembrano destinate a sparire prima della fine di questa era, subendo le persecuzioni di diversa natura che già vediamo intorno, il silenzio di quella che oggi riserva a sé medesima il nome di Chiesa Cattolica ha quindi varie spiegazioni che possono andare dal collaborazionismo all’impulso verso la sopravvivenza a qualsiasi costo… un film già visto, mi pare…

Carla Villa Maji
Milano, 26 settembre 2013

Leggete “La Voce di Carla Villa Maji” la sezione filosofica di tradizione spiritualista qui sul Positano News. Potete scrivere a cv.maji@yahoo.it.

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Il massone Disney a sostegno dello status quo (anche sulla creazione di denaro)

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Grazie a “Il portico dipinto” che ne ha fatto la traduzione, e a Carlo Brevi, alias Santaruina (Tra Cielo e Terra) che l’ha linkato su FB, sono venuto a conoscenza di questa storiella divertente di zio Paperone sulla inutilità, o peggio, dannosità della distribuzione tout-court del denaro. In seguito ad un tornado, ad ogni cittadino di Paperopoli arriva un milione di dollari. Solo che per effetto di questa immediata (e immeritata) ricchezza, nessuno vuole più lavorare e tutta l’economia si ferma. In sostanza, il messaggio sembrerebbe positivo: quello che fa la ricchezza non è il denaro, ma il lavoro onesto, reale, duro, a contatto con gli animali, nei campi. Qualcosa da eccepire?

Si sa: noi complottisti vediamo sempre la malafede, e vi pareva che stavolta potevamo essere da meno? In effetti, come ho già fatto notare qui e qui, di Disney è meglio diffidare, anche perchè i messaggi che vengono dati ai nostri bambini sono mascherati e veicolati da innocui personaggi dei fumetti, e quindi più subdoli; inoltre, su un argomento importante come il denaro, vero fulcro di inganno per l’umanità, mi sembrava strano che il massone Disney potesse lasciarsi scappare un messaggio non opportunamente cablato e finalizzato.

E andando a leggere la storia cosa si trova? Almeno un paio di punti dubbi. Primo, che sia proprio il pluri-fanta-multi-miliardario zio Paperone che lavora in fattoria stride un pochino. Come se le ricchezze smisurate che ha accumulato si possano ottenere raccogliendo uova e mungendo mucche. Secondo, che la gente, una volta riempita di denaro, non voglia più lavorare, e tutti, immediatamente, interrompono la loro attività bloccando, di fatto, l’economia. Impossibile non vedere un monito sottostante molto pesante: le persone vanno tenute nel bisogno e nella indigenza, altrimenti smetterebbero di lavorare.

Mentre invece noi sappiamo che il lavoro non è contrario alla natura umana; quello che è contrario alla natura umana è un lavoro alienante, precario, sottopagato, ripetitivo, inutile, sotto ricatto; ma uno stato di benessere e di sicurezza economica, lungi dall’invogliare a non far niente, attiverebbe altre attività, creatività, impegni, nei vari campi che sono più consoni alla natura umana.

Insomma, il messaggio del fumetto, in sintesi, potrebbe essere questo: “è bene che il sistema continui così come è oggi, perchè altrimenti tutto l’apparato si incepperebbe e la gente morirebbe di fame“. Con la conclusione che i soldi inizialmente persi da Paperone ritornano nei suoi depositi; come dire: e tutti (i ricchi) vissero felici e contenti.

PS: e lui, zio Paperone, invece, cosa se ne fa di tutti quei soldi? Perchè a lui non fanno male? Non smette di lavorare perchè ne ha già tanti? Ma no, guardate: lui non è avido, solo che gliene servono tanti perchè gli piace farci il bagno (è un suo vizietto, che volete farci? Non si fa del male a nessuno, a sguazzare dentro una montagna di denaro, no?)

Voilà! Anche i super ricchi vengono sdoganati con una bella favoletta a lieto fine.

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Sei storie Disney che non crederete vere

Un sito americano è pronto a farvi cambiare idea per sempre su Pippo, Pluto e Paperino. Cracked.com ci rinfresca la memoria su alcune storie della banda Disney.

IVO MEJ
martedì 5 febbraio 2013 18:08

Pippo e Topolino spacciatori di anfetamine
Pippo e Topolino spacciatori di anfetamine

di Ivo Mej

6. Topolino contro la Gonorrea
I fumetti possono essere una grande fonte di educazione ma in questo caso si è un po’ esagerato. La storia pubblicata il 4 aprile del 1944, a Guerra ancora in corso, viene pubblicata sulla rivista Look e illustra I grandi benefici dei sulfamidici per combattere la pericolosa malattia sessualmente trasmissibile. Al governo UIsa dell’epoca devono avere pensato che nessuno meglio di un topo potesse spiegare la profilassi e la cura per la Gonorrea. La cosa inquietante è che nel fumetto lo stesso Topolino testa le medicine sui… topi!

“Posso aiutarti con l’infezione, Topolino ma per l’herpes non posso fare niente” dice il cane medico allo sbigottito Mickey.

Ma – diciamoci la verità – perché uno come Topolino ha bisogno di sulfamidici per la gonorrea? Forse una tresca con Clarabella? E’ il primo indizio che a casa Disney ci deve essere parecchia promiscuità. Infatti, al numero cinque…

5. Zio Paperone e la schiava sessuale
Zio Paperone, malgrado la sua proverbiale avarizia, è pur sempre uno dei personaggi più amati dell’universo Disney. Ma forse perché non tutti conoscono la stioria della sua vera e propria schiava sessuale. Nella storia Duck Tales, del 1953, Paperone infatti racconta dei bei tempi dello Yukon e di quando era cercatore d’oro. In quella occasione per un intero mese, tenne segregata e verosimilmente abusò di Goldie, una appetitosa paperetta che faceva la cameriera in un pub. Questa viene rapita dallo zione e forzata a vivere e lavorare con lui per recuperare l’oro che Paperone aveva perso. “Continua a scavare o non avrai nessun piatto di minestra!” le dice minaccioso in una vignetta, chiarendo i rapporti di forza.

Ma cosa accadde esattamente tra I due durante un intero mese solitario su una montagna in mezzo al nulla? I fan all’epoca se lo chiesero e una striscia successiva lo chiarisce. Tre avvocati partono per cercare la povera Goldie scomparsa ma quando arrivano alla baracca di Paperone, sentono degli strani rumori. Il più giovane dei legali vorrebbe intervenire, ma l’anziano del gruppo ha capito tutto e lo dissuade, spiegando che non c’è nulla di illegale “in due paperi che ‘paperano’ consenzienti”! La mattina seguente, finalmente zio Paperone decide di lasciare andare Goldie pagandole il disturbo. Pochi centesimi che lei rifiuta sdegnosa.

Ma la prova del sesso tra i due – direte – non c’è veramente. Solo illazioni! Già, ma c’è un’altra storia di zio Paperone, molto più recente, del 2002, che ha ispirato addirittura il film Inception. Qui la Banda Bassotti entra in un sogno di zio Paperone per rubargli dei segreti, seguiti anche da Paperino. Non immaginate chi incontrano ad un certo punto? Proprio la mai dimenticata Goldie al cospetto della quale Paperone suda freddo…

4. Topolino tenta ripetutamente il suicidio
Nel corso della grande depressione del 1930 la gente in America era più che disperata. Per distrarsi non poteva neanche andare al cinema, a causa della povertà diffusa. Il massimo che potessero fare era spendere 25 cents per comprare un giornale e leggere l’ultima striscia di Topolino nelle cui vignette finali si poteva leggere, a mo’ di scherzo: “la vita è una prigione e la morte è la chiave per uscire!” E Topolino cercava una pistola! A quanto pare, la storia venne suggerita dallo stesso Walt Disney, che aveva visto una gag simile in un film muto degli anni ’20. L’intera storia parlava infatti dell’innamoramento di Minnie per un altro spasimante, rendendo la vita di Topolino così miserabile da fargli tentare di uccidersi per tutta la settimana successiva. I metodi sono i più vari, dal buttarsi da un ponte ad aprire il gas in casa e coricarsi.

Naturalmente, tutti i tentative suicidi di Topolino falliscono e alla fine, quando si prepara ad impiccarsi, realizza di essere circondato da una natura meravigliosa, con tutti i suoi adorabili animaletti.

Evidentemente alla Disney non si preoccupavano molto del fatto che centinaia di bambini potessero volere emulare le gesta del loro beniamino, finché non furono gli editori dei giornali a chiedere che cessassero i tentativi di suicidio del topo.

3. Paperino piromane
Perdente nato, Paperino può vantare delle storie molto più varie e interessanti di Topolino, diventando, di volta in volta, eroe o cattivo della vicenda. In una di queste, Disney lo rende addirittura desideroso di bruciare vivi i suoi tre nipotini.

In questa storia pubblicata nel 1945 Paperino batte la testa e diventa un furioo piromane, cercando di bruciare la sua propria casa mentre Qui Quo e Qua stanno dormendo. Fortunatamente i tre scaltri paperetti si svegliano e gli chiedono conto del suo comportamento ma lui – semplicemente – brandisce davanti alle loro facce una minacciosa torcia. La storia prende una piega pericolosa perché scatena un emulo piromane e allora i ragazzi convincono Paperino ad aiutarli a sgominarlo. Alla fine si scoprirà che è stato tutto un sogno.

2. La morte di Topolino e il suo smembramento
Il libro di Agatha Christie, Dieci piccoli indiani, si ispira ad una popolare filastrocca per bambini che parla lievemente della fine di tutti i protagonisti. La storia di Topolino del 1935 ‘Dieci piccoli Topolino’ si rifà proprio a questa canzoncina. In essa, dieci figli illegittimi del topo o dei suoi cloni muoiono uno dopo l’altro. Uno dopo l’altro, vediamo un Topolino saltare in aria a causa di un’esplosione, un altro risucchiato e fatto a pezzi dall’elica di un aeroplano, un altro mangiato vivo da uno scimpanzé gigante e, via via, ne rimangono in vita solo due.

Traumatizzati da tutto quello che hanno visto, i due superstiti tentano il suicidio ma il destino vuole che restino in vita, sì, ma con un sorriso stampato in faccia come zombie, visto che le loro anime hanno abbandonato i rispettivi corpi.

La grottesca parata degna di edgar Allan Poe termina con…

1. Topolino e Pippo, spacciatori di anfetamine

Questa proprio non ve l’aspettavate. Non possono essere loro… Eppure… Nel 1950, quando questa storia venne pubblicata, l’uso deùi anfetamine era legale in America. Disney evidentemente pensò di dare una mano al commercio di questa nuova medicina facendo diventare Topolino un drogato, con Pippo che esclamava estasiato: “…e sa di cioccolato!”

La storia inizia con Pippo che prende un campioncino di una sostanza chiamata (ironia della sorte) ‘Peppo’ dividendola con Topolino il quale subito suggerisce di commercializzarla invece di usarla soltanto. Purtroppo I due scoprono che I commercianti di Peppo sono diffuse in tutto il Paese, così cercano di andarla a vendere in un villaggio africano dove però sembrano non apprezzarla troppo.

Purtroppo per i due aspiranti spacciatori, i locali preferiscono l’hashish e il locale stregone li minaccia seriamente. Allora Topolino ha l’ultima brillante idea: mentre il re del villaggio dorme in preda alla droga, gli versa in bocca un flacone di anfetamina, facendolo saltare sul letto. Gli sarà venuto un infarto? Comunque lo stregone dell’hashish viene condannato per il crimine di addormentare la popolazione e Pippo e Topolino possono spacciare in pace le loro anfetamine. Non c’è che dire: ancora una volta le storie Disney si rivelano ancora una volta perfette per i più piccoli.

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WALT DISNEY E IL CRISTIANESIMO

13 novembre 2011, 8:31 pm

Personaggio più unico che raro Walt Elias Disney (1901-1966) ha incarnato storicamente (e grandiosamente) due pilastri dell’immaginario esistenziale a stelle e strisce: il sogno americano e il self-made man. Come molti protagonisti del Novecento (peggio se icone pop), Walt ha assunto a seconda di chi si trovava a darne un giudizio l’aura angelica o demoniaca propria di un volto astratto, di un’etichetta scollegata dalla realtà e dal senso umano. Lo spettro per constatare la rilevanza del nome di Disney e l’aggressività con cui se ne è mantenuta l’eco concitata è, come sempre, la selva di leggende metropolitane fiorite sul suo conto (di comprovata falsità, se ci fosse il bisogno di specificarlo): Walt era un adoratore del demonio; era figlio illegittimo; venne congedato con disonore dall’esercito; nel corso della sua esistenza costituì una mastodontica collezione di materiale pornografico; fu nazista e comunista; razzista e antisemita; misogino e sessualmente disturbato; venne ibernato criogenicamente poco prima della morte (il suo corpo sarebbe custodito sotto l’attrazione Pirates of Caribbean a Disneyland: si attende la cerimonia di sbrinamento per il 2055). Accanto alle chiacchiere fantasiose e ricche solo di pettegola malevolenza vi sono accuse meno aleatorie che meritano la giusta attenzione, ma in ogni caso troppo spesso si tende a dimenticare che dietro all’elegante firma marchio impressa su una delle case cinematografiche più grandi e potenti del mondo, infiniti successi cinematografici commerciali e artistici, merchandise di incalcolabili forge, 14 parchi tematici, una linea di crociere, un’università (la lista potrebbe continuare)… c’è soltanto un uomo, grande certamente, ma fatto di meriti e colpe, pregi e difetti, virtù e debolezze proprio come chiunque altro. Inoltre, sebbene la mastodontica Walt Disney Company sia tuttora legata a filo doppio al nome, alle scelte, all’impronta e alle fondamenta gettate dal suo fondatore… la confusione che si viene a creare fra le due entità è un grossolano errore.
Rinunciamo a una profilatura di ampio respiro (che potrete trovare agilmente altrove) per concentrarci su alcuni aspetti più specifici per il nostro discorso.
Disney massone e anticristiano? – Vi propongo con traduzione corsiva, come di consueto, un testo fondamentale per penetrare la concezione religiosa di Disney. Deeds rather than words, questo il titolo originario, venne scritto nel 1963 in prima persona da Walt, in ottemperanza alla richiesta dello scrittore Roland Gammon, il quale desiderava raccogliere le testimonianze sulla fede dei volti più noti d’America per racchiuderle in un’antologia titolata Faith is a Star.

Fatti, piuttosto che parole

In questi giorni di tensioni mondiali, nei quali la fede dell’uomo viene messa alla prova come mai prima, sono personalmente grato ai miei genitori per avermi insegnato in tenera età ad avere una forte convinzione personale e fiducia nel potere della preghiera per Divina ispirazione. I miei erano membri della Chiesa Congregazionale della nostra città natale, Marceline in Missouri. È stato lì che mi hanno insegnato per la prima volta l’importanza della religione… come essa ci sia di smisurato aiuto per affrontare le prove e gli affanni della vita e ci mantenga in sintonia con l’ispirazione Divina. Più tardi nel DeMolay ho imparato a credere nel principio di base che ogni uomo possiede il diritto di esercitare la propria fede e i propri ideali come crede. Nel DeMolay crediamo in un un essere supremo, nella comunione umana e nella santità della casa. DeMolay è sinonimo di tutto ciò che è bene per la famiglia e per il nostro paese.

Ogni persona ha una propria concezione dell’atto di preghiera per l’assistenza di Dio, la sua tolleranza, la sua misericordia, per adempiere ai propri compiti e responsabilità. Il mio concetto di preghiera non è quello di una supplica per ottenere speciali favori o un veloce palliativo contro i torti consapevolmente commessi. Una preghiera, mi sembra, implica una promessa tanto quanto una richiesta; al più alto livello la preghiera non è solo una supplica per ottenere forza e consiglio, ma un’affermazione di vita e dunque riverente lode a Dio.

Fatti, piuttosto che parole, esprime il mio concetto sulla parte di religione che dovrebbe agire nella vita di ogni giorno. Ho osservato costantemente che nei nostri film i più alti standard morali e spirituali sono sostenuti, sia che si tratti di favole che di storie in live action. Questa religiosa preoccupazione per la forma e il contenuto dei nostri film risale a 40 anni fa e al finanziariamente difficile periodo presso Kansas City, quando lottavo per affermare un compagnia cinematografica e produrre favole animate. Molte volte in quegli anni difficili, proprio mentre sviluppavamo Alice in Cartoonland e più tardi ad Hollywood col primo Topolino, eravamo sotto pressione per svendere o svilire il nostro soggetto, o renderlo lucrabile in un modo o nell’altro. Noi abbiamo tenuto duro, mio fratello Roy e gli altri fedeli associati, fino a quando il successo di Topolino e delle Silly Symphonies, alla fine, ci ha dato ragione. Allo stesso modo quando la guerra è arrivata negli Stati Uniti, nel 1941, abbiamo cambiato la redditizia produzione di film popolari in produzioni militari per lo Zio Sam. Il 94% delle strutture hollywoodiane Disney venne impegnato in speciali lavori governativi mentre la restante parte rimaneva fedele alla produzione di commedie costruttive morali e cortometraggi.

Sia la conoscenza delle Scritture che la carriera nell’intrattenimento dei bambini mi hanno insegnato ad averne cura. Ma non intendo sminuirli, nella vita come nel cinema. Io non ho mai trattato i miei ragazzi come fragili fiori, e penso che nessun genitore dovrebbe.

I bambini sono persone, e dovrebbero avere la possibilità di conoscere le cose, capire le cose, proprio come gli adulti devono arrivarci per poter crescere in statura mentale. La vita è composta di luci e ombre, e saremmo bugiardi, ipocriti e melensi se cercassimo di far finta che non esistano ombre. La maggior parte delle cose sono buone, e sono le cose più forti, ma esistono anche cose cattive, e non state facendo un favore a un bambino cercando di proteggerlo dalla realtà. La cosa importante è insegnare a un bambino che il bene può sempre trionfare sul male, e questo è quello che cerchiamo di fare con i nostri film.

Il bambino americano è un essere umano molto intelligente, caratteristicamente sensibile, divertente, di mentalità aperta, desideroso di imparare, e ha un forte senso dell’entusiasmo, energia ed una sana curiosità del mondo in cui vive. Fortunato è infatti l’adulto capace di mantenere queste medesime caratteristiche nella vita matura. Solitamente concorrono a farne un uomo felice e di successo. Nei nostri cortometraggi animati, come nelle produzioni live action, abbiamo cercato di trasmettere nei racconti e nelle canzoni quei valori che rendono bambini e adulti attraenti. Ho sempre pensato che il modo per tenere i bambini lontano dai guai fosse quello di mantenerli interessati alle cose. Le conferenze non sono una soluzione alla delinquenza. Le prediche non mancheranno di tenere i giovani fuori dai guai, ma le loro menti occupate.

Perciò, qualunque successo io abbia conseguito nel condurre un intrattenimento pulito e informativo alle persone di ogni età, lo attribuisco in gran parte alla mia educazione congregazionalista e alla familiarità per tutta la mia vita con la preghiera. Per me oggi, all’età di 61 anni, ogni preghiera, quella degli umili o dei più altolocati, ha una cosa in comune: la richiesta di forza e ispirazione per portare avanti i migliori impulsi umani, i quali dovrebbero legarci assieme per un mondo migliore. Senza tale ispirazione ci deterioreremmo rapidamente e, infine, moriremmo. Ma ai nostri tempi tormentati il diritto dell’uomo di pensare e adorare ciò che gli detta la coscienza viene messo a dura prova. Possiamo mantenere questi privilegi solo rimanendo costantemente in guardia e combattendo contro qualsiasi usurpazione di questi precetti. Il ritiro di uno qualsiasi dei principi tramandatici dai nostri avi, i quali versarono il sangue per gli ideali che ancora abbracciamo, sarebbe una completa vittoria di quanti vorrebbero distruggere la libertà e la giustizia individuali.

Walt Disney, il secondo da dx, assieme ad altre personalità del DeMolay (anni ’30)

Con questa chiusura graniticamente conservatrice termina la più limpida espressione dello spirito laico e fermamente teista di Disney. Infatti uno degli aspetti biografici decisivi per la nostra indagine è l’affiliazione di Walt al DeMolay, citato subito nel primo paragrafo. Ma che cos’è più precisamente il DeMolay? Si tratta sostanzialmente di un’ anticamera massonica riservata ai giovani dai 12 ai 21 anni, fondata nel 1919 a Kansas City. Come è noto la massoneria è la campionessa della moderna battaglia anticattolica. L’impeccabile Introvigne ha avuto modo di parlarne proprio in occasione di una riflessione sul padre di Topolino: “Se la simbologia [nel DeMolay] è patriottica e vagamente cavalleresca, profondamente massonico è il riferimento ai templari e al loro Gran Maestro Jacques de Molay (ca. 1240-1250-1314). Molti storici pensano che de Molay fosse in realtà un buon cattolico, ingiustamente calunniato e mandato a morire sul rogo dal re di Francia Filippo il Bello (1268-1314), che – forse bello, ma certamente squattrinato – voleva impadronirsi delle favolose ricchezze dei templari. Ma nella simbologia massonica settecentesca e ottocentesca de Molay diventa – in modo piuttosto anacronistico – un campione del libero pensiero, vittima dell’alleanza della monarchia di Francia e della Chiesa Cattolica, e i massoni s’impegnano a vendicarlo combattendo i troni e gli altari. Questi riferimenti mostrano come l’organizzazione giovanile della massoneria – che conta ancora oggi diciottomila membri, in cui si è formato per esempio Bill Clinton, e che ha una sua piccola filiale anche in Italia – non sia completamente innocua. È nota l’appartenenza massonica di Walt Disney. Meno noti sono l’entusiasmo con cui egli accompagnò le prime attività dell’Ordine DeMolay, e la sua amicizia con il fondatore di questa massoneria per ragazzi, l’imprenditore Frank Sherman Lang (1890-1959). Fino a quando compì quarant’anni, benché fosse ormai fuori età, Disney continuò a portare con orgoglio al dito l’anello dell’Ordine DeMolay”. Se Disney non ebbe una netta simpatia per il cristianesimo codificato, le sue parole trasmettono un’ammirevole esempio di tolleranza e apertura, e del resto occorre rimarcare quanto fosse stata energica la sua formazione religiosa: Walt, sebbene non praticante nell’età adulta, nacque in una famiglia di devoti congregazionalisti (o “Indipendenti”; i congregazionalisti sono organizzati in cellule autonome sottomesse alla “diretta guida di Cristo”, si identificano storicamente con i famosi “Padri Pellegrini” giunti in Nordamerica con la Mayflower e la loro teologia è di matrice calvinista. Oggi sono circa 4.000.000). Il padre di Walt, Elias Disney, era molto religioso, un uomo onesto e ricordato dai figli con affetto sebbene talvolta violento e sprezzante (cosa che ha fatto fiorire molte letture psicanalitiche della fantasiosità e della vitalità disneyana).
Elias, un piccolo e fallimentare imprenditore edile, costruì la chiesa congregazionale di St. Paul nel quartiere dove risiedeva con la famiglia nei primissimi del 900, a Chicago. “Lì eravamo di casa” racconta il fratello-socio di Walt, Roy, “Papà di solito sostituiva il prete quando questi non c’era. Tutti noi da bambini andavamo lì per la scuola e chiesa domenicale”. Elias era uno degli attori principali della parrocchia insomma, e sua moglie aveva inoltre il ruolo di tesoriera. Walt venne battezzato col nome di suo padre e col nome del ministro inglese Walter Robinson Parr, in carica presso la parrocchia di St. Paul dal 1900 al 1905. Qualche anno più tardi però, dal 1911, la famiglia si era trasferita a Marceline, nel Kansas (dove non c’erano parrocchie congregazionaliste) e con l’aggravarsi delle condizioni economiche della famiglia che richiedevano l’impiego dei fratelli Disney nella consegna del giornale locale, ci fu un progressivo accantonamento della religione; ricorda ancora Roy: “Il carico era pesante. E la domenica, una giornata di grande lavoro. […] Perdemmo l’abitudine della chiesa per questo motivo. Capisci bene che è una di quelle cose che proprio non ti permettono di andare a messa”. Anche Walt ricorderà come “in seguito, a un certo punto, smettemmo di pregare” (Michael Barrier, Vita di Walt Disney, pp. 36, 43).
Disney entrò a far parte del DeMolay da diciannovenne, nel 1920, come centosettesimo membro del Mother Chapter of DeMolay, di Kansas City.
“Walt si considerava religioso nonostante non andasse mai in chiesa. La massiccia dose di religiosità nell’infanzia deve averlo scoraggiato. Gli davano particolarmente fastidio i predicatori bigotti. Ammirava e rispettava tuttavia ogni religione e la sua fede in Dio non ha mai vacillato”, scrive Bob Thomas in Walt Disney, An American Original. “La maggior parte degli storici concorda che l’autorità e la natura talvolta crudele di Elias – e la sua propensione a frustare e picchiare i figli – abbiano giocato un ruolo nella rivolta di Walt e Roy contro la chiesa. La bivalente relazione dei due fratelli con le religioni organizzate è ben documentata, come la loro forte, personale, fede in Dio” (Mark I. Pinsky, The Gospel According to Disney : Faith, Trust, and Pixie Dust). Insomma, per quanto Walt non volesse recuperare formalmente una visione confessionale della fede essa, almeno ufficiosamente, doveva averlo segnato nel bene e nel male molto profondamente (alcuni interpreti dei suoi lavori ritengono addirittura che l’assenza di figure figliali nei primi cortometraggi con Topolino, Minnie, Paperino e Paperina eternamente fidanzati e circondati solo da centinaia di orfani o dai nipotini Qui, Quo, Qua, sia frutto di un retaggio sessuofobico puritano). Sentiamo ancora Introvigne: “Sbaglierebbe chi […] dalla dichiarata passione di Disney per la massoneria volesse ricavare un giudizio su tutta la produzione disneyana come ispirata ai valori massonici. Da una parte, Disney si è limitato alla supervisione di prodotti confezionati da numerosi artisti, di diversissime sensibilità. Molti dei principali disegnatori e sceneggiatori disneyani non solo non erano massoni ma s’ispiravano a valori piuttosto conservatori e anche esplicitamente cristiani. Dall’altra, nella California dell’epoca in cui Disney diventa massone, negli anni ’20, i membri delle logge sfioravano i centomila. Questo significa che essere massoni – al di fuori dei cattolici, ben consapevoli della condanna della Chiesa – in California non era riservato a un’élite: era del tutto comune per i borghesi, e anche per i piccoli borghesi di successo. Una forma – lo hanno notato storici delle idee come Margaret Jacobs – di “sociabilità diffusa”, pur sempre massonica come dimostrano i simboli scelti ma lontana dalla forte caratterizzazione ideologica delle logge italiane o francesi dell’epoca. […] Topolino, dunque, non è massone, e l’affiliazione massonica del suo creatore non è penetrata nelle storie, specie quelle delle origini, scritte da non massoni e ricche di valori morali, oltre che di delicatezza e di poesia”. La stessa figlia di Walt, Diane, sottolinea: “[Visti i suoi trascorsi con la chiesa] posso capire il suo atteggiamento libero verso la nostra religione. Ha voluto che noi [le sue figlie] fossimo religiose. Credeva categoricamente in Dio, davvero categoricamente, ma credo che ne avesse avuto abbastanza da bambino [delle religioni organizzate]” da Pat Williams, How to be like Walt.
Affermazioni illuminanti di Walt come: “Dico a me stesso ‘Vivi una buona vita cristiana’. Verso tale obiettivo piego ogni sforzo nel plasmare la mia attività e la mia crescita personale, domestica, professionale”, sono indicative del suo reale atteggiamento di condivisione religiosa; indizi che permettono di cogliere una lontananza dai campanili misurata e certamente non livorosa. Del resto alla grande inaugurazione di Disneyland, il 17 luglio 1955, non mancò un solenne momento di preghiera collettiva di suggestivo completo silenzio. Disney invitò a condurre la preghiera il Reverendo presbiteriano Glen D. Puder, suo nipote acquisito. Da notare la presenza (certo anche per motivi istituzionali), di tre cappellani militari rappresentanti le tre maggiori religioni d’America: cattolicesimo, protestantesimo ed ebraismo. Dopo la lettura da parte di Walt della dedicazione del parco ai suoi visitatori (con voce rotta dall’emozione), in un momento di silenzio il commentatore della diretta tv osserva: “I cappellani militari rappresentano i vari credi presenti, ma tutti sono accettati…” venendo interrotto dalle parole di Puder, nel frattempo avvicinatosi al microfono per la preghiera: “Ho conosciuto Disney per molti anni, e sono stato a lungo consapevole della motivazione spirituale nel cuore dell’uomo che aveva sognato l’esistenza di Disneyland. Uniamoci a lui allora nella dedicazione di questi acri straboccanti di meraviglia, a quelle cose care al suo e al nostro cuore. Alla comprensione e alla buona volontà fra gli uomini, risate per i bambini, ricordi per gli adulti e ispirazione per i giovani di qualunque luogo. E aldilà dei credi che ci separerebbero, uniamoci in una preghiera silenziosa, che questo e tutti i meritevoli sforzi siano prosperi alla mano di Dio. Chiniamoci in preghiera.”

Disney anticattolico? – Disney massone? Nelle forme moderate e pacifiche che abbiamo osservato sicuramente sì, ma sarei addirittura propenso a pensare che il silenzio di molti testi (persino i più recenti) su questo aspetto della sua vita non stia come si sarebbe portati a credere in un desiderio di obliterazione (il DeMolay ha un sito anche italiano accessibilissimo, per il 100° compleanno di Disney ci sono state celebrazioni in seno all’organizzazione, alcune sedi americane sono titolate alla memoria di Walt… il quale fa inoltre mostra di sé sulla Hall of Fame virtuale dell’ordine) quanto piuttosto, sembra, a una certa irrilevanza (o sproporzione) di questo aspetto della sua vita privata. Come deduciamo dalle sue dirette parole, Walt era ricco di buoni propositi e sentimenti positivi, ma essendo allergico alla chiesa come istituzione trovò nel DeMolay un riferimento alternativo che gli consentisse, stando allo statuto ufficiale, di contemplare l’esistenza di Dio assieme a tutti quei valori conservatori che gli erano fondamentali. Naturale che vi si affezionasse e ne ricordasse a distanza di anni la missione che condivideva filosoficamente. Ma era o no Anticristiano? Stando a ciò che potremmo concludere a questo punto direi proprio di no. Allora almeno Anticattolico? Vediamo: i coniugi Disney da bravi genitori moderni non fecero mai battezzare le figlie; “Papà pensava che dovessimo avere una chiesa di nostra scelta. Non voleva che nulla nei nostri primi anni di vita ci influenzasse”, ricorda la figlia di Walt e Lillian, Diane. Senza giocare a fare gli psicologi potremmo semplicemente constatare, nella strategia educativa di Walt, il desiderio di proporre qualcosa di opposto rispetto alla rigida educazione congregazionalista ricevuta sulla propria pelle e, soprattutto, l’ulteriore riprova dell’apertura senza falsità di Walt alle scelte altrui. Le bambine tuttavia, forse per non essere completamente abbandonate nell’ignoranza della concreta possibilità di una sfera religiosa frequentarono per qualche tempo la scuola domenicale del Cristo scientista. In quarta elementare Diane frequentò invece – ma solo per un anno – una scuola cattolica: “Volevo diventare una suora”, afferma la diretta interessata, “Durante l’ora del pranzo me ne andavo in giro a pregare di fronte alle statue e via di questo passo”. Forse, come osserva l’autore di Vita di Walt Disney, libro dal quale provengono queste informazioni, “dal punto di vista del padre [quella scuola] le piacque un po’ troppo”, e fu per questo motivo che la piccola venne indirizzata al più presto altrove. In alternativa potremmo prendere per onesta (e non come ingenuamente rilassata) la lettera che Disney inviò alla sorella Ruth nel gennaio 1943: “La piccola Diane sta andando a una scuola cattolica adesso, e sembra divertirla davvero molto. È abbastanza presa dai rituali e sta studiando il catechismo. Non ha ancora deciso se vuole essere cattolica o protestante . Qualcuno è preoccupato per questo suo interessamento al cattolicesimo, ma io la penso diversamente. Penso sia abbastanza intelligente da sapere che cosa vuole fare e la sua decisione, quale che sia, è cosa che riguarda solo lei. Le ho spiegato che i cattolici sono persone come noi, e che sostanzialmente non ci sono differenze. Darle quest’ampia visione credo le formerà dentro uno spirito di tolleranza”. Tali righe di spiccata lungimiranza, rispetto al panorama culturale degli anni ’40, non furono probabilmente vacue parole: il biografo Neal Gabler interpretò quel “qualcuno è preoccupato” come un riferimento di Walt a sua moglie Lillian. L’interessamento di Diane per il cattolicesimo viene registrato da diversi biografi, e addirittura Candace Rizzardini in un articolo dagli intenti simili a questo, dichiara di aver saputo telefonicamente da Paul Anderson, editore del magazine Disney Persistence of Vision, che Diane gli aveva confidato di essersi convertita al cattolicesimo da teen ager (secondo Paul perché i suoi amici la influenzarono, ed ella voleva sentirsi parte del gruppo). Comunque formalmente cattolica Diane non lo fu mai, dato che risulta chiaramente come nel 1954 , assieme al fidanzato Ron Miller, si facesse battezzare in una chiesa episcopaliana di Santa Barbara con Walt e Lillian come padrini, una settimana prima delle nozze nella stessa chiesa. Shannon Disney invece, sorella adottiva di Diane, si sposò con cerimonia presbiteriana nel 1959. Roy Disney, fratello e braccio destro di Walt, pur non essendo cattolico ricevette un funerale cattolico, visto che suo figlio Roy E. Disney aveva sposato Patricia Dailey… una cattolica. Pinsky (The Gospel, cit. p.19) osserva che questo matrimonio ebbe una profonda influenza su Roy senior, in particolare quando iniziarono ad arrivare i nipotini. Il cattolicesimo ha bisogno di tempo per essere compreso dall’esterno… ed è proprio Roy che esclama: “quando vivevo a Kansas City eravamo soliti correre in giro per la città tirando sassi ai cattolici… ora ho quattro nipotini cattolici”. Non si perse mai un Battesimo, Prima Comunione o Cresima, e le sue esequie vennero celebrate proprio nella parrocchia in cui si era recato tante volte. L’impossibilità di recuperare il testo integrale di Building a company: Roy O. Disney and the creation of an entertainment empire, di Bob Thomas, rende problematico il riferimento ad alcune righe estrapolate da tale biografia: “Massone per decenni, più tardi confidò a Patricia di aver rassegnato le dimissioni dall’ordine, il quale aveva una lunga storia di anticattolicesimo. Sentiva di doverlo a sua nuora”. (Vale la pena ricordare che Roy Jr. un non cattolico con moglie cattolica, ricevette nel 1998 da Giovanni Paolo II l’investitura a Cavaliere dell’Ordine Equestre Pontificio di San Gregorio Magno, in riconoscenza del suo supporto alla costruzione di una nuova cattedrale a Los Angeles). A differenza di Roy non sembra che Walt dal DeMolay fosse passato alla massoneria vera e propria, e fu anzi (in conferma di quanto dicevamo sopra) concretamente aperto alle espressioni cristiane che venivano sviluppandosi in seno al suo impero: lo vediamo nei suoi cortometraggi e poi nei suoi film sia animati che in live action, e nella meravigliosa Candle Light Procession (sin dal ’55 a Disneyland, in una notte precedente il Natale, si teneva una processione con candele a cui prendevano parte tutti i cori di tutte le parrocchie -di ogni confessione- e di tutte le scuole corali della zona, le quali intonavano bellissimi canti natalizi religiosi. Questa tradizione d’altri tempi perdura ancora oggi, sebbene con modalità differenti, anche al Disney World di Orlando; da sottolineare che prima del concerto un noto personaggio di spettacolo invitato per l’occasione legge i brani evangelici inerenti la natività di Cristo). (Dal minuto 02.00).

È poi di sicuro interesse, sebbene non significhi niente di più che una serena apertura, ricordare che Walt, nel suo viaggio in Italia del 1935, ebbe un’udienza privata nientemeno che col Santo Padre Pio XI (incontrò anche Mussolini, certo).

Un fotogramma dal film Fantasia

Il finale di Fantasia (1940), intriso di una romantica mistica cristiana traduce visivamente l’ Ave Maria di Schubert (nel film il testo originale latino è stato tradotto in inglese) e dal testo di John Culhane dedicato a questa fatica cinematografica (Walt Disney’s Fantasia), apprendiamo che Walt aveva previsto che negli ultimi fotogrammi del lungometraggio, quando l’inquadratura si innalza verso il cielo, comparisse un’immagine della Vergine Maria fra le nuvole. Alla fine Walt vi rinunciò perché una scelta così forte sarebbe stata troppo controversa. Nel film c’è anche un lungo capitolo dedicato all’Olimpo greco, trattato però in modi buffi e leziosi: sigillare tutta l’opera dopo due capitoli molto seriosi e di tono piuttosto elevato con un’immagine eminentemente cattolica, per di più dopo una parentesi di sapore quasi liturgico (prima nella processione di globi di luce erano previsti veri e propri candelabri) avrebbe sicuramente comportato polemiche a non finire (che non mancarono neppure dopo tali ridimensionamenti). Walt mantenne per moltissimi anni un senso di amorosa nostalgia per la figura materna (avete presente Bambi, Dumbo e Biancaneve?) e quindi nulla di strano che proprio per la Madre di Dio provasse almeno quella rispettosa curiosità che lo spinse, ad esempio, ad acquistare una statua della Vergine in argento da uno dei suoi disegnatori (lo riporta Candace Rizzardini da Neal Gabler, Walt Disney: The Triumph of the American Imagination). “Credo che tutte le concezioni siano immacolate, proprio perché c’è di mezzo un bambino”, rispose Walt all’infermiera del suo studio, Hazel George, quando questa gli chiese se credesse a tale dogma. Una risposta interessante, che ci consente di chiarire come a vincere sempre fosse un suo personale senso del divino, lontano dai teologismi più complessi. Fino ad ora abbiamo raccolto molti elementi per cercare di capire l’atteggiamento di Disney verso il cristianesimo e la Chiesa Cattolica, molti, ma tutti indiziari. A Burbank in California c’è però un segno inequivocabile di ciò che Disney pensava della Chiesa Cattolica: Il Providence Saint Joseph Medical Center, fondato nel 1943 dalle Sorelle della Provvidenza, è attualmente l’ospedale più grande della San Fernando Valley, noto per la qualità dei servizi, le tecnologie impiegate e il senso umano con cui si accompagnano le cure. La struttura si eleva esattamente di fronte al quartier generale della Walt Disney Company e, se noto è il fatto che nelle sue stanze esalarono l’ultimo respiro sia Walt che Roy Disney, è invece ignorato sorprendentemente da tante biografie il fatto che Walt sin dai primi momenti di vita del progetto vi dedicò il suo entusiastico e pubblico contributo. Non ci è giustamente dato di conoscere, vista la natura caritativa del gesto, il peso di questo contributo, ma la foto in cui una processione cattolica lo incornicia nel momento in cui smosse la prima zolla del terreno destinato alla struttura, o quella dove “Topolino in persona” consegna un assegno alla priora delle Sorelle della Misericordia, Suor Zephirin, consentono di intuire una certa concretezza, un certo slancio. Disney dispose inoltre che i suoi artisti si applicassero nella realizzazione di murales e decorazioni varie per rallegrare gli interni (molti sono visibili, assieme ad altre foto, qui). Oggi la piazza antistante l’ospedale è titolata alla sua memoria, e la famiglia Disney e la Walt Disney Company non hanno mai smesso di prestare aiuto alla struttura (Roy Jr. e Patricia Disney hanno devoluto 10.000.000 $ per la costruzione del moderno Roy and Patricia Disney Family Cancer Center). Walt si spense il 15 dicembre 1966 in un letto del Saint Joseph Medical Center dove era stato ricoverato per un tumore al polmone sinistro. Roy ne ha ricordato gli ultimi momenti: sdraiato a letto immaginava nel reticolo dei pannelli fonoassorbenti del soffitto la piantina della sua ultima sfida, l’immenso Disney World. Alcuni anni prima, già compromesso nella salute, aveva detto all’infermiera Hazel: “ Su una cosa lei ha ragione: fumo e alcol sono peccati. Siamo tutti creature di Dio, e trascurando il corpo che Lui ci ha dato commettiamo peccato”. Disney non fu mai l’uomo perfetto che il culto di un sogno alla porporina ha scolpito con finalità anche commerciali: fu un appassionato fumatore e bevitore, sboccato, esuberante, perdeva clamorosamente le staffe, e oltre a ciò forse altro che solo lui e qualcuno più in alto conoscono veramente… ma non fu nemmeno il mostro che vari ricettatori di scoop vorrebbero poter ricostruire credibilmente. Fu un uomo di spiccato intuito, spregiudicatezza, inventiva, genio… un uomo che ha accompagnato molti di noi nel delicato momento dell’infanzia: lo Zio Walt che possiamo ricordare come un ingranaggio (accessorio eppur determinanate) della nostra felice esperienza del mondo, prima ancora che come un protagonista della storia e della cinematografia del ’900.

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Nuovo Ordine Mondiale, Transumanizzazione, Anticristo, Controllo Mentale

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666 – Il marchio della Bestia

Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei” (Apocalisse 13:16-18).
Questo versetto, per secoli, forse è stato mal interpretato. In sostanza, il verso dice che ad un certo punto, qualcuno metterà in funzione un sistema di identificazione personale, un “marchio” (dal greco “charagma” significa “una stampa”, “un’impressione”, “qualcosa che si cesella, scolpisce”), senza il quale tutti quelli che non lo possiederanno, sulla mano destra o sulla fronte, saranno esclusi da qualsiasi transazione commerciale: non potranno comprare e vendere cibo e altri prodotti. E’ posssibile che questa profezia si stia realmente avverando?
I prodotti commerciali sono gia marchiati con il numero 666: parlo del diffusissimo codice a barre.
 
Le tre doppie barre più lunghe, che indicano l’inizio e la fine del numero di articolo, permettono alla macchina lettrice di rilevare tale inizio e tale fine.  Queste tre doppie barre allungate, che risaltano agli occhi, sono presenti in tutti i codici a barre e codificano il 666. Perchè non utilizzare dei segni neutri per indicare l’inizio, la separazione e la fine del codice? E perchè non sono diversi? Perchè utilizzare tre cifre con 6? Perchè queste tre barre sono più allungate?

Un altro particolare da notare è che un codice a barre contiene 12 cifre suddivise in 2 x 6, più una tredicesima cifra posta a lato (nell’immagine sopra non è riportata) è codificata come metacodice (il numero 13 è il numero dei gradi degli Illuminati e anche la carta della Morte nei tarocchi), e ancora, 12 cifre visibili, più 3 occulte, danno 15, che, sempre negli Arcani Maggiori dei tarocchi, è la carta del Diavolo.

Il numero 666 non figura soltanto nel codice a barre, ma anche su altri strumenti di identificazione, per esempio sulla carta VISA, oppure come messaggio subliminale, per esempio nel simbolo Vodafone o nella pubblicità di Libero.

Questi sono solo alcuni esempi. Osservate intorno a voi, il mondo intero ne è pieno! Chiedetevi che tipo di influenza hanno i simboli occulti nella nostra mente.
Arriverà il giorno in cui anche gli esseri umani saranno marchiati col numero della Bestia come è scritto nella Bibbia? Il progetto di inserimento di microchip sotto pelle, come metodo di identificazione e controllo, è già in atto!
Cliccate sui due link qui sotto, il primo è un filmato che ho trovato su YouTube, il secondo è un articolo che descrive bene il codice a barre e i riferimenti al numero della Bestia, poi, insieme a quanto avete letto, fate le vostre considerazioni.

http://www.agribionotizie.it/rubriche/codice.pdf

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Canicattì, Sal Marchese: “Ecco cosa si nasconde dietro ai tatuaggi”

Scritto da Redazione Canicatti Web Notizie il 12 aprile 2013, alle 08:09

Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato a firma del noto cantautore cristano Sal Marchese e fondatore del Movimento cattolico: “I Seguaci di Maria”.

Da sempre nel corso della storia, l’uomo ha voluto “abbellire il proprio corpo” con disegni e simboli chiamati “tatuaggi”. Ma in merito a questo, cosa dice la Bibbia? Dio è stato chiarissimo sul tatuaggio; in Levitico 19,28 sta scritto espressamente: “ Non farete incisioni nella vostra carne, ne farete tatuaggi su di voi”. Ma quanti cristiani o presunti tali lo sanno e/o seguono le Sacre Scritture? Farsi il tatuaggio è una disubbidienza a Dio. La tragedia di questa moda che ormai ha preso il largo tra i giovani, è il metodo di realizzazione con la quale viene attuata, ovvero l’ incisione con l’ ago. Tale pratica nasce dalle antiche tribù pagane che inventarono tale metodo per permettere di fare entrare ed uscire dal proprio corpo gli spiriti divinatori (demoni). Il noto sacerdote cattolico esorcista Padre Gabriele Amorth ha dichiarato che negli esorcismi il demonio confessa ripetutamente, per bocca dei posseduti, che chiunque si tatua è un suo consacrato e che a prescindere da quello che si decide di tatuarsi, la sua influenza nella vita dei tatuati è reale e continua. Il tatuaggio è una vera e propria consacrazione indiretta a satana. Chi si tatua rischia di andare incontro a indicibili dolori, a momenti bui e depressi, oltre che a fatture e malefici stessi. Il tatuato quindi, permette al demonio di avere influenze su di lui. Molti problemi di depressione, alcolismo, droga ed altro ancora, spesso si manifestano proprio dopo l’essersi tatuati. Questo discorso potrebbe essere anche preso alla leggera da molti e purtroppo anche da molti sacerdoti, ma la vera contraddizione è che Anton La Vey fondatore della chiesa di satana in America confessa pubblicamente (nel libro Moderni Primitivi) quanto detto, ammettendo che dietro ad ogni tatuaggio (sia esso un fiorellino o un drago) c’è il satanismo appunto. Un sacerdote di satana ha l’obbligo di consacrarsi proprio con il tatuaggio. Quando ci si tatua invece angeli, volti di santi, immagini di Gesù o di Maria, si offende due volte Dio. Non è un discorso sul quale farsi quattro risate. In molti esorcismi, i posseduti coscienti durante il rito, hanno affermato che sentivano un fuoco tremendo bruciare proprio sulla pelle in cui ci si era tatuati. Basta un solo tatuaggio per rischiare di avere disturbi di possessione come dimostrano i numerosi casi studiati dagli esorcisti. Tra l’altro i tatauggi tribali contengono il 666, il numero dell’anticristo. Quindi, se decidete di farvi fare un tatuaggio, ricordate che, mentre l’uomo guarda all’apparenza esteriore, Dio guarda al cuore. Il mio consiglio è di non farsi nessun tatuaggio e di non farselo togliere se già fatto, ma di andare da un sacerdote esorcista, disponibile nella diocesi di appartenenza, e di farsi benedire la pelle tatuata. Adesso nessuno potrà dire: “io non lo sapevo”. La Fede in Dio non è un gioco e satana approfitta della nostra ignoranza per agire su di noi. Dio attraverso la Bibbia è chiarissimo anche su questo punto: “ il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza”. (Osea; 4-6) http://www.iseguacidimaria.it

di: Sal Marchese

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Tatua il tuo bambino

preparalo per il marchio della “bestia”

tattoo… oppure attendi ancora qualche anno ed inseriscigli un bel microchip RFID (Radio Frequency IDentification).
No, non sto delirando. Esiste davvero la proposta di “tatuare” vostro figlio. Ma state “tranquilli”, è solo un “tatuaggio intelligente”. Perché farlo? Beh, ovviamente per la vostra sicurezza (dicono loro).

Io mi chiedo: ma davvero dobbiamo arrivare a questo punto per sentirci “sicuri”? Non è forse meglio tenere sott’occhio i propri bambini? Non so voi, ma io ho avuto due genitori sempre super attenti che mi riempivano di sberle se non stavo sempre nei loro paraggi (e guai a me se davo corda ad uno sconosciuto!).

Insomma, se si educano bene i propri figli e se li si controlla, non c’è bisogno di arrivare a tanto. Inoltre vorrei farvi notare come sia sottile il passaggio “tatuaggio intelligente” – “microchip sottocutaneo”. Inizialmente leggiamo qua e là qualche articolo su dei chip RFID inseriti negli abiti dei bambini all’asilo, poi ci viene proposto un innocuo tatuaggio temporaneo con un codice a barre, ma successivamente potrebbero consigliare ai genitori di microcchipare i propri bambini.

Questo “tatuaggio intelligente” altro non è che un tatuaggio temporaneo dotato di un codice a barre QR (Quick Response). Questo codice a barre, leggibile attraverso un qualsiasi telefono cellulare Smart Phone, riesce a contenere fino a 90 caratteri che possono contenere informazioni sul bambino quali allergie, eventuali malattie ed ovviamente i numeri di telefono dei genitori da contattare in caso di smarrimento.

http://www.safetytat.com/qr/

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Ti vibra il tatuaggio?

E’ un avviso di chiamata

La Nokia sta brevettando un nuovo sistema per i cellulari

Un “tatuaggio magnetico con vibrazione” è l’innovativa l’idea contenuta in una domanda di brevetto presentata negli Stati Uniti dalla Nokia. Il procedimento consiste nel fissare sulla pelle del materiale ferromagnetico e accoppiarlo ad un cellularetattoNew York, 21 marzo 2012

– Ti vibra l’ancora tatuata sul braccio? Niente paura è l’avviso di chiamata del tuo cellulare. Un “tatuaggio magnetico con vibrazione” potrebbe essere l’ultima diavoleria tecnologica che ti avverte di un messaggio o di una chiamata sul telefonino.

Questa l’innovativa l’idea contenuta in una domanda di brevetto presentata negli Stati Uniti dalla Nokia. Come riporta il sito della Bbc, il procedimento consiste nel tatuare o fissare sulla pelle del materiale ferromagnetico e accoppiarlo ad un cellulare: diversi tipi di vibrazione potrebbero essere utilizzati per segnalare altrettanti eventi. Inoltre, la forma del tatuaggio – e quindi la sua specifica impendenza magnetica – potrebbe essere utilizzato anche come segnale di identificazione, ad esempio come “password” per l’accesso al contenuto di un pc.

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Database per riconoscimento facciale

Il sistema NGI potrebbe appoggiarsi alle foto di Facebook

FBI crea database per riconoscimento facciale più grande al mondo

faccia Il sistema NGI è in grado di seguire un volto tra la folla e potrebbe appoggiarsi alle foto di Facebook.

L’FBI sta lavorando per portare a un nuovo livello i sistemi di identificazione biometrica (ossia quelli che si basano su particolari unici del corpo, come l’iride, le impronte digitali o le proporzioni tra le diverse parti del volto) grazie al progetto Next Generation Identification (NGI).

Di questo progetto fa parte un nuovo sistema di riconoscimento facciale – il cui sviluppo pare essere costato un milioardo di dollari – che non solo è molto più efficiente di quelli adoperati sinora, ma che attinge anche a un database molto più ampio.

Il sistema è in sviluppo dal 2008 e già nel 2010 il New Scientist riportava che l’utilizzo della tecnologia NGI consentiva di identificare i sospetti, utilizzando una base di 1,6 milioni di fotografie, con un’accuratezza del 92%.

Da allora, il sistema ha iniziato a venire sperimentato in alcune zone degli USA, e le previsioni sono di poterlo adoperare su tutto il territorio nazionale entro il 2014, quando ci saranno a disposizione almeno 14 milioni di fotografie per il confronto.

Il database fotografico non è tuttavia soltanto una nuova versione di quello esistente: NGI sarà infatti in grado di riconoscere i sospetti dalle riprese all’aperto e riuscirà a seguire i singoli individui nei loro spostamenti.

Inoltre, non si limiterà a consultare il database delle foto, ma avrà accesso anche a quello del DNA, delle scansioni dell’iride, delle impronte digitali e, in generale, a tutti i dati biometrici raccolti.

Sono però proprio le foto che al momento preoccupano maggiormente i paladini della privacy, come spiega per esempio il senatore americano Al Franken: «Il riconoscimento facciale dà vita a serie preoccupazioni circa la privacy che le impronte digitali invece non sollevano. Una volta che qualcuno entra in possesso del tuo volto, può ottenere il tuo nome, raggiungere il tuo account sui social network e può seguirti quando sei per strada, nei negozi, negli edifici governativi e nelle foto che i tuoi amici mettono online».

A questa voce fa eco quella del professor Alessandro Acquisti della Carnegie Mellon: «La convergenza di riconoscimento facciale, social network e raccolta dei dati ha reso possibile usare dati pubblicamente disponibili e tecnologie economiche per produrre deduzioni delicate partendo da un volto anonimo».

Alle preoccupazioni l’FBI risponde che il sistema sarà dotato unicamente dei dati sui criminali, mentre quelli sui privati cittadini con la fedina penale pulita non ne faranno parte; tuttavia, la possibilità di collegamento di NGI con i social network non è uno scenario improbabile dato che, come spiega la Electronic Frontier Foundation, negli USA non vi sono leggi che possano limitare l’uso del riconoscimento facciale.

«Gli utenti di Facebook caricano ogni giorno 300 milioni di foto sul social network. Molti americani non si rendono conto di essere già in un database per il riconoscimento facciale» spiega Jennifer Lynch, avvocato della EFF.

http://www.zeusnews.it/

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La guerra psicologica

la disinformazione mediatica

psico
La Guerra psicologica consiste nell’uso pianificato di operazioni psicologiche allo scopo principale di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamento delle masse.

Le principali tecniche di manipolazione attraverso i media sono:

– creare un messaggio credibile
L’operatore di guerra psicologica che, come abbiamo detto, conosce gli schemi su cui si muove la popolazione, deve creare messaggi credibili. Attenzione, il messaggio deve essere credibile, non vero. Anzi, spesso, la verità toglie credibilità al messaggio. Le menzogne sono più attraenti della verità perché fanno leva sulle nostre speranze, sui nostri pregiudizi.
– usare il linguaggio giusto
Gli stereotipi sono parole o frasi così intimamente associate ad idee o credenze comunemente accettate da essere di per se stesse convincenti senza bisogno della ragione o dell’apporto dell’informazione. Esse fanno appello a quelle emozioni quali l’amore per la patria, il desiderio di libertà, ecc.. Ovvero si accettano senza sottoporle ad un ragionamento operando su di esse un transfert. Proprio per questo gli stereotipi sono lasciati volutamente vaghi, affinché l’uditore possa interpretarli in maniera personale.
– creare un ampio numero di fonti di informazione
L’uditorio non deve avere la sensazione di essere controllato. L’operatore di guerra psicologica crea, quindi, un ampio numero di fonti d’informazione, i cui messaggi devono essere leggermente diversi, ma condizionare tutti allo stesso modo, così da dare la sensazione all’obiettivo di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni.
– creare opinion leader
L’operatore di guerra psicologica sa perfettamente che gli opinion leader, hanno il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità politiche ed allora li crea.
– attivare il meccanismo della ripetizione
Creata la realtà voluta l’operatore di guerra psicologica deve attivare il meccanismo della ripetizione, ovvero deve ripetere un fatto non vero così spesso da farlo diventare reale.
– operare debunking
Il debunking è una forma di manipolazione che consiste nello smontare e confutare teorie ed informazioni che vanno contro l’informazione (leggi manipolazione) ufficiale, ovvero la cosiddetta controinformazione.
L’opera del debunker è di fondamentale importanza per la guerra psicologica; egli opera con messaggi semplici, prevalentemente diretti a livello emotivo con ganci diretti all’inconscio, ovvero a quei pregiudizi e stereotipi inculcati sin dai tempi della scuola e rinforzati quotidianamente dai media.
Normalmente il messaggio, teso a screditare la fonte di controinformazione del debunking, si apre con un attacco sul piano personale, ovvero etichettando la persona con insinuazioni varie.
Le principali etichette sono: bugiardo, paranoico, complottista, affetto da delirio di persecuzione, mitomane in cerca di pubblicità, euroscettico, conservatore, nazionalista, xenofobo, razzista, fascista, antisemita, fondamentalista, comunista, ecc..
Tali parole (etichette) hanno la capacità, inserendosi in automatismi creati sin dalla scuola, di impermeabilizzare la nostra mente , ovvero neutralizzare a priori ogni possibile apporto ad un pensiero diverso.
– Quando una persona in un dibattito non confuta i fatti ma si affida a frasi generiche e banali con ganci chiaramente emotivi si deve cambiare canale ed approfondire personalmente la questione. Stessa cosa si deve fare tutte le volte che qualcuno, invece di contestare nel merito un’affermazione, attacca sul piano personale etichettando l’interlocutore allo scopo di delegittimarlo;
– si deve analizzare sempre il contenuto di ciò che viene detto, ovvero verificare se si tratta solo di forma (parole inutili e stereotipi) o vi è anche sostanza. Vedi La funzione della televisione

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Monitoraggio dei tatuaggi

l’FBI ne richiede la catalogazione

fbiKurt Nimmo
Infowars

A Luglio, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale ha annunciato il suo allargamento “dal confronto delle impronte digitali alla ricognizione dell’iride e facciale per la verifica dell’identità” e sta considerando anche “altre modalità biometriche” nell’aggressiva spinta di stabilire un tentacolare network di dati sul modello della Stasi (La Stasi era la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania Est).

Nell’antichità, spesso gli schiavi portavano un marchio tatuato sulla fronte che diceva: “tasse pagate“. L’attuazione da parte del Governo delle tecnologie biometriche ha attirato l’attenzione del Congresso. Il Comitato del Senato sul Potere giudiziario, ha tenuto un’audizione del sottocomitato sulla “privacy“, sulle tecnologie e le leggi riguardanti la ricognizione facciale e le libertà civili.

Tutta l’attenzione per le libertà civili, purtroppo, non rallenterà il Grande Fratello.

L’FBI ha annunciato che sta lavorando per stabilire un data-base sui “simboli” tatuati come parte integrante di paragone per “patrocinare collaborazione, implementare lo scambio di informazioni, e progredire nello stabilire il trattamento dei dati biometrici al suo interno e attraverso l’applicazione di leggi per la sicurezza nazionale e delle sue comunità.” L’agenzia prende seriamente “il progresso di tali modalità incluso il riconoscimento facciale e vocale, la calligrafia, il palmo della mano, cicatrici, marchi e tatuaggi

Un informatore della NSA, William Binney, ha rivelato che il governo sta praticamente “mettendo insieme tutti i dati di ogni cittadino americano e catalogando queste informazioni, comunità con le quali hai delle relazioni, dati su di te; quali sono le tue attività; quello che stai facendo.” Fanno parte di questa archiviazione il riconoscimento facciale, la calligrafia, il palmo della mano, cicatrici, marchi e tatuaggi – aggiunti alla tua email, destinazione web, stato medico e finanziario, e coordinate GPS del cellulare.

I tatuaggi, ovviamente, sono delle naturali aggiunte a questo sforzo di consolidare questo esteso ultra-tecnologico sistema di sorveglianza. I Nazisti tatuarono i prigionieri ebrei e politici per una più facile identificazione. Durante l’Impero Romano, per legge veniva richiesto ai soldati di identificarsi con un tatuaggio sulla mano per rendere difficile l’anonimato nel caso avessero disertato.

Anche agli schiavi e ai gladiatori veniva richiesta la stessa cosa. Era una pratica comune tatuare gli schiavi sulla fronte con la dicitura: “tasse pagate” prima dell’ascesa dell’Imperatore Costantino, il quale poi vietò tale pratica.

In America, siamo nel 2012, tale legge o richiesta non è ancora necessaria – il tatuaggio oggigiorno è molto popolare.

Questo renderà più facile allo Stato l’identificazione e il controllo della popolazione.

Traduzione: Timmy
Mia nota: prima ti incoraggiano a farti tatuare, poi attraverso questi ti potranno controllare meglio… siete sicuri di volerli ancora?

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Cervelli umani in corpi di robot

transumanesimo alle porte…

Itskov - magnate russo che vuole impiantare le menti umane in corpi di robot

Magnate russo programma di trapiantare cervelli umani in corpi di robot

Volete vivere per sempre in un corpo robotico?

C’è da credere che l’imprenditore russo Dmitry Itskov abbia già dei piani che permetteranno agli esseri umani di abitare i robot nei prossimi dieci anni.

Itskov, il 31enne imprenditore russo dei media, sostiene di aver già assunto 100 scienziati per fare si che il suo sogno di immortalità umana si avveri.

“Questo progetto ci sta guidando lungo la strada per l’immortalità,”

Itskov, che ha fondato New Media Stars, una società russa che gestisce diversi organi di informazione on-line, ha detto a Wired. “Una persona con un avatar perfetto sarà in grado di continuare a far parte della società. La gente non vuole morire.”

Il progetto “avatar„ di Itskov è simile al progetto “avatar„ del Pentagono che prevede di trapiantare chirurgicamente la coscienza umana in un corpo di robot.

Itskov spera di caricare le menti umane senza ricorrere alla chirurgia, lasciando i corpi umani vuoti, mentre i proprietari umani vivono all’interno dei robot.

Itskov e il progetto degli Stati Uniti prendono il nome dal film di James Cameron, “Avatar”, dove i soldati umani possono trasferire la propria coscienza negli ibridi alieni, alterati geneticamente per poter vivere fra specie straniere in un mondo lontano.

Itskov ha realmente lanciato il suo progetto “Avatar” un anno fa, ma ne ha solo rivelato ulteriori dettagli a un gruppo di futuristi in una conferenza di tre giorni chiamata Future globale 2045 a Mosca.

Itskov ha ora intenzione di fare partecipare più scienziati all’iniziativa.

“Voglio collaborare con gli scienziati di tutto il mondo,” ha detto. “Questa è una nuova strategia per il futuro; per l’umanità.”

Il progetto si svilupperà in diverse fasi.

La prima fase comprenderà la creazione del nuovo corpo affinchè l’essere umano ci possa abitare.

“Avrà un’interfaccia perfetta del cervello-macchina per permettere il controllo e un sistema di sopravvivenza per il cervello umano in modo che possa sopravvivere al di fuori del corpo.”

Dopo la prima fase, Itskov prevede il trapianto della mente umana nel corpo del robot.

E nei prossimi 30 anni, Itskov prevede di creare ologrammi organici che possano ospitare la coscienza umana.

Ha anche detto:

“Gli ologrammi danno un sacco di vantaggi. Possono camminare attraverso i muri e muoversi alla velocità della luce”.

“Ricordate in Guerre Stellari l’ologramma di Obi-Wan? E’ stato piuttosto sorprendente.”

Itskov riconosce che il progetto è audace e certamente non facile, ma respinge l’idea che potrebbe anche non essere scientificamente fattibile.

“Capisco che queste sono alcune sfide molto grandi per gli scienziati,” Itskov ammette, “ma io credo in qualcosa che si chiama “Il sogno americano”. Se mettete tutta la vostra energia e il tempo in qualcosa, potete farla diventare una realtà.”

fonte: Pakalert Press

traduzione: Timmy

Project Avatar – http://2045.com/dialogue/29819.html

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Plurimonoteismo

Altro passo verso la religione unica

pluri CIAK! MI CONVERTO.
SEAN STONE ABBRACCIA L’ISLAM, MA SENZA RINUNCIARE A ESSERE CRISTIANO ED EBREO
15 feb 2012 — Redazione GQ Italia
Il figlio di Oliver Stone “inventa il plurimonoteismo”. La conversione di Sean Stone e delle altre star di Hollywood

L’ultima celebre conversione tra le celebrità del cinema americano riguarda il regista e attore Sean Stone, figlio del più celebre Oliver, il quale ha annunciato, mentre si trovava a girare un documentario in Iran, di aver abbracciato l’Islam, secondo la confessione sciita. Ma ha poi aggiunto imperturbabile, Sean “Alì” Stone: «Non parlerei di conversione, quanto piuttosto di un’accettazione del messaggio, dell’insegnamento e della saggezza del Profeta Mohammad. Ora mi considero al tempo stesso un ebreo, quale era mio nonno, un cristiano e un musulmano».

Insomma, il Nostro in un colpo solo ha abbracciato ben tre monoteismi, altro che ecumenismo. A Sean Stone è bastato trascorrere due giorni in Iran, in occasione del convegno “Hollydowism” per trovare la quadratura del cerchio nella secolare disputa teologica e culturale che divide ebrei, cristiani e musulmani, per non parlare delle tante correnti e confessioni interne alle tre religioni monoteiste.

Ma Sean Stone, appunto, è solo l’ultimo rampollo di Hollywood, che con minore o maggiore disinvoltura è passato da un Credo all’altro. E che con la stessa velocità ha cominciato anche a fare proselitismo. Perché sulle colline di Hollywood, tutto fa spettacolo. Anche se spesso non va sottovalutata la sincera inclinazione spirituale di tante star come per esempio Richard Gere, Orlando Bloom, Kurt Russell (la triade buddhista). Più prosaica la confessione abbracciata, invece, da un’altra triade di profeti stellati, Tom Cruise, John Travolta, Michael Peňa, che costituiscono l’avanguardia dei tanti attori seguaci di Ron Hubbard, il padre fondatore di Scientology, cui si è aggiunta di recente Katie Holmes, l’attrice moglie della star di Mission: Impossible. Infine, mentre Madonna ha riscoperto l’arcana Kabbalah, ricordiamo le conversioni di Snoop Dogg, passato dalla chiesa battista all’Islam e di Isla Fisher, già metodista e ora convertitasi all’ebraismo, dopo aver conosciuto l’attore Sacha Baron Cohen, con cui tuttora ha una relazione e dal quale ha avuto anche una figlia. Convertitasi Isla ha anche assunto il nuovo nome di Ayala.

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Sterilizzati senza consenso

Bambini australiani sterilizzati senza il consenso dei genitori

sterilizzati Bambini australiani sterilizzati senza il consenso dei genitori con le nuove leggi eugenetiche.

“NaturalNews” –

Se avete mai visto il famoso film del 1975 “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, vi ricorderete le scioccanti scene nelle quali il paziente mentalmente disturbato veniva lobotomizzato, o la rappresentativa scena del personaggio interpretato dall’attore Jack Nicholson, nella quale veniva sottoposto all’elettroshok (ECT). Oggi, queste orrende forme dei così chiamati trattamenti mentali sono considerati crudeli reliquie del passato, ma una nuova legge in Australia propone che i bambini siano sottoposti a questi trattamenti, e che sia persino applicata la sterilizzazione senza il consenso dei genitori.

Il Governo della Commissione per la Salute Mentale dell’Australia Occidentale (WAMHC) ha di fatto proposto una nuova legislazione per la salute mentale che scavalchi il coinvolgimento dei genitori in tali procedure, e lasciare questa decisione ai ragazzi sotto i 18 anni, o di qualsiasi età, per essere sterilizzati o venire lobotomizzati con queste procedure psico-chirurgiche. Se un “professionista d’igiene mentale” può convincere i bambini che essi necessitano di questi trattamenti per il loro bene, in poche parole, i più giovani membri della società Australiana saranno soggetti a questo piano eugenistico.

Sembra quasi un complotto surreale di un film, purtroppo è tutto vero e pienamente documentato negli Atti del WAMHC (Legge per la salute mentale del 2011), alla quale puoi avere piena visione qui: http://www.mentalhealth.wa.gov.au

Pakalert Press

vedi anche: Obamacare Mandate: 15-Year-Old Girls Receive Free Sterilizations Without Parental Consent

http://www.pakalertpress.com/2012/08/30/obamacare-mandate-15-year-old-girls-receive-free-sterilizations-without-parental-consent/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+pakalert+%28Pak+Alert+Press%29

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Scanner palmari nelle scuole

altro passo verso il controllo totale

scanner

Genitori preoccupati che gli scanner palmari nei ristori impiantino il “Marchio della bestia” nelle mani dei loro figli

La decisione di una scuola pubblica della Louisiana di acquistare scanner palmari per velocizzare gli acquisti dei pasti e snellire le file ha riscontrato un’opposizione di ordine religioso.

La signora Mamie Sonnier ha detto che non permetterà che i suoi figli partecipino al programma di pagamento con gli scanner, obbiettando che tale tecnologia implementerebbe il marchio della bestia, o il 666, nelle loro mani.

Il preside Charles Caldarera della scuola elementare Moss Bluff, replica dicendo che il sistema ridurrebbe gli errori e disguidi, ma ciò non è stato sufficiente a convincere la signora Sonnier, la quale vede in tale programma un segno dell’apocalisse.

Cos’è il marchio della bestia?

Alcuni cristiani credono che la diffusione del Marchio della Bestia, o 666, significhi la fine dei giorni.

Il marchio è descritto nell’Apocalisse:

Apocalisse 14:9 … Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, 10 beverà anch’egli del vino dell’ira di Dio, mesciuto puro nel calice della sua ira…

Il timore che l’uso di una moneta unica internazionale serva per introdurre il marchio, è condiviso da molti.

Apocalisse 13:16 E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla mano destra o sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi avesse il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome…

Il “Fujitsu Palm Vein Scanner” identifica gli studenti emettendo una luce vicina agli ultravioletti, la quale permette la lettura del disegno delle vene sui palmi delle mani, generando un unico modello biometrico per confrontarlo con l’archivio.

La signora Sonnier ha detto:

“Come cristiana leggo la Bibbia e so quello che sta per succedere con il marchio della bestia e tutto il resto, e non lascerò che questo accada ai miei figli!”

Aggiunge che anche gli altri genitori condividono le medesime preoccupazioni.

Il preside si dice esterrefatto da tali reazioni – ogni scanner costerà approssimativamente 3.500 dollari e dovrebbe far risparmiare migliaia di dollari di pranzi non pagati.

La signora Sonnier si dice molto ma molto arrabbiata, e dichiara che se le macchinette dovessero venire installate, ritirerebbe i suoi figli dalla scuola.

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2190622/Parents-concerned-cafeteria-palm-scanners-implant-Mark-Beast-childrens-hands.html

Dio la benedica per il coraggio delle sue convinzioni, aggiungo io!

traduzione: Timmy

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Obama ecologista contro la Bibbia

politica americana

santorumSantorum: Obama ultrà ecologista contro la Bibbia
L’outsider punta sulla religione per battere Romney

MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK

Le politiche di Barack Obama si basano su una teologia che non è quella della Bibbia»: il candidato repubblicano Rick Santorum sceglie il pubblico di Columbus, in Ohio, per giocare la carta della fede nella battaglia per la Casa Bianca.

Reduce dalla triplice vittoria in Minnesota, Missouri e Colorado nonché favorito dai sondaggi nella sfida del 28 febbraio in Michigan, lo Stato del rivale Mitt Romney, Santorum punta a modificare l’agenda della battaglia per la nomination repubblicana sostituendo ai temi economici i valori conservatori dei quali lui è paladino. Da qui l’affondo di Columbus: «Il problema riguardo all’agenda del presidente non è il tenore di vita o i posti di lavoro ma un ideale ingannevole, una teologia che non è basata sulla Bibbia». Sebbene l’ex senatore della Pennsylvania si affretti a precisare che «se Obama si dice cristiano, lo è», accusarlo di essere portatore di una «teologia» contraria alla Bibbia significa metterlo in contrapposizione con il popolo dei credenti.

È la prima volta che uno dei candidati repubblicani gioca questa carta contro Obama dall’inizio delle primarie e quando Bob Shieffer della Cbs chiede a Santorum di spiegare l’atto d’accusa la risposta è: «Mi riferivo all’estremismo degli ambientalisti di cui il presidente si è fatto interprete e protagonista con le sue politiche». Santorum è dettagliato al riguardo:

«L’idea che l’uomo sia stato creato per servire la Terra è opposta a quella che deve custodirne le risorse per il bene della Terra. L’uomo è stato creato per sfruttare le risorse e usarle con saggezza. L’intento non è il bene della Terra ma dell’Uomo. Gli ambientalisti estremisti hanno rovesciato la teoria della Bibbia, creando una falsa teologia in base alla quale la Terra viene elevata sopra l’Uomo».

A dimostrarlo è «la politicizzazione del dibattito sul surriscaldamento del clima, puntando ad accentrare ulteriori poteri nel governo». In concreto ciò significa accusare Obama di essere portatore di una «teologia ambientalista» contestandogli politiche in contraddizione con i principi cristiani.

È una linea d’attacco che punta a spiazzare Romney, che cavalca soprattutto il tema dell’occupazione, spostando il duello con Obama sul terreno che la base evangelica del partito preferisce. Si spiegano così gli altri due siluri che Santorum lancia contro il Presidente su sanità ed educazione. Il primo riguarda i finanziamenti pubblici ai centri di assistenza per le donne incinte, perché i finanziamenti del governo «favoriscono l’interruzione delle gravidanze in presenza di gravi malattie del feto» mentre Santorum si oppone a ogni tipo di aborto, portando ad esempio il caso della propria figlia Isabella arrivata al terzo compleanno sebbene affetta da difetti di nascita che avevano fatto prevedere ai medici una vita massima di 18 mesi. Santorum è convinto che i disabili abbiano «diritto di nascere come ogni altro essere umano» e imputa a «sistemi come l’amniocentesi adoperati nei centri di assistenza» l’intento di «non farli venire al mondo» a dimostrazione che «questo Presidente è favorevole a procedure per uccidere i non nati, come conferma il suo sostegno all’aborto nella parte finale della gravidanza». La soluzione che Santorum propone è «affidare agli Stati metodi e farmaci anticoncezionali» togliendo tale competenza al governo con una formula destinata a mobilitare i fedeli contro la riforma della sanità. Sul fronte dell’educazione la proposta è di togliere al governo anche la gestione delle scuole pubbliche, affidandole a Stati e comunità locali, al fine di impedire che «teologie inconsistenti» come quella che guida Obama possano condizionare la formazione delle nuove generazioni.

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Novità tecnologiche

Nuove applicazioni per i cellulari

cellulariSmartphone Kyocera senza altoparlanti: ti parla al cervello

Kyocera ha messo a punto un telefono che invece di suoni emette vibrazioni. Come in alcuni sistemi medici, si trasmettono nei tessuti del cranio per raggiungere il timpano, per una qualità audio superiore. Kyocera vuole togliere l’altoparlante dai telefoni e sostituirlo con un sistema che trasmette vibrazioni all’interno della nostra testa.

John Chier, portavoce dell’azienda giapponese, ha spiegato che in questo modo si eliminano alla radice le interferenze esterne che disturbano la comunicazione.

Con questo sistema il telefono vibra invece di emettere suoni durante una conversazione, e quando lo si porta a contatto con il corpo le vibrazioni raggiungono il timpano facendolo vibrare ed ecco che “sentiamo” la voce dell’interlocutore. Secondo chi l’ha provato il sistema è convincente, e il rumore ambientale del tutto assente.

Il sistema di Kyocera

La tecnologia usata arriva direttamente dalla ricerca medica, specificamente dai supporti per chi ha problemi di udito. È infatti un’applicazione del principio della conduzione ossea, già noto e applicato da tempo in campo medico per apparati piuttosto costosi. Kyocera – specializzata da oltre 50 anni nello sviluppo di nuovi materiali – è riuscita a ridurne i costi e a crearne una versione che può stare in un telefono cellulare. Un prodotto che interesserebbe molto anche a chi sente poco, e non solo a chi cerca una conversazione “pulita” in ambienti rumorosi.

Il cellulare ci dirà da dove arriva la frutta che compriamo

autenticazioneQuando andiamo a fare la spesa dobbiamo fidarci di ciò che dicono l’etichetta o i cartelli esposti dai negozianti. Se per esempio acquistiamo della frutta, non abbiamo modo di verificare se arriva da una campagna vicina o se è stata importata da chissà quale Paese esotico.

Almeno è ciò che succede oggi, perché tra qualche anno basterà fare una foto con il telefonino a un prodotto per conoscerne le caratteristiche e soprattutto la provenienza.

Merito di un’applicazione a cui sta lavorando il team del ricercatore giapponese Rui Ishiyama di Nec Corporation: «Il meccanismo» spiega a Panorama.it «è molto semplice. Alcuni cibi hanno una vera e propria impronta digitale, delle linee dritte, curve o un po’ scavate sulla loro superficie che li rendono unici e riconoscibili, anche all’interno della stessa specie.

La nostra applicazione è in grado di usare queste caratteristiche distintive per fare dei confronti e far apparire sullo schermo del cellulare, in appena un secondo, di che prodotto si tratta». E dunque soprattutto se corrisponde a quanto dichiarato dal negoziante.

Così sapremo se ci stanno dando un mandarino spagnolo spacciandolo per siciliano. Oppure negli Stati Uniti potranno facilmente rendersi conto che quei formaggi a chiazze verdi venduti a peso d’oro come parmigiano doc sono delle clamorose patacche. «Affinché il meccanismo funzioni» chiarisce il ricercatore «è necessario creare una nuova filiera nella filiera della distribuzione. Sono i produttori stessi che devono dare vita a un database che ci permetta di confrontare e catalogare la loro produzione. E sarà nel loro interesse farlo, perché questo strumento offrirà loro una tutela non indifferente».

Come funziona il meccanismo del riconoscimento dei prodotti

Alle spalle di questo software c’è la tecnologia di riconoscimento delle immagini della NEC che ha doti di grande accuratezza: ha un margine di errore infinitesimale, pari a uno su un milione. Ed è uno strumento interessante perché è impossibile barare, mentre modificare un’etichetta è un’operazione tutt’altro che impossibile.

Ovviamente, oltre che al singolo consumatore, questa app aiuterà la grande distribuzione a sapere cosa sta effettivamente comprando per pagarlo il giusto, evitando di scaricare il sovrapprezzo su di noi.

E non si limiterà alla frutta: «Abbiamo intenzione» anticipa Ishiyama «di estenderla ad altri prodotti come i vegetali. Funziona con tutti quelli che hanno sulla superficie delle caratteristiche uniche che li connotano. È la precondizione essenziale per fornire un servizio che sia efficace veramente, che sia a prova di dubbio. Stiamo partendo con i coltivatori giapponesi ma abbiamo intenzione di estendere il modello al più presto all’Europa».

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Cervello: un chip comunicherà con i neuroni

Ai limiti della fantascienza

logo Un microchip di silicio impiantato nel cervello sarà in grado di comunicare direttamente con i neuroni. A realizzarlo è stato un consorzio europeo di scienziati italiani, israeliani e tedeschi coordinato da Stefano Vassanelli, neurofisiologo al Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Padova.

Ai limiti della fantascienza. Il team di ricercatori, nell’ambito del progetto CyberRat, sostenuto dall’Ue, hanno tentato l’impossibile: fare interfacciare un corpo estraneo con le cellule cerebrali che compongono il tessuto nervorso. Per farlo hanno gli studiosi hanno creato un microchip di silicio a forma di ago impiantabile nel cervello, capace di comunicare in maniera bi-direzionale e ad alta risoluzione con i neuroni.

Come? Grazie ai sensori di dimensioni micrometriche integrati nel chip, che hanno il compito di registrare l’attività dei neuroni in varie regioni cerebrali con una risoluzione di soli dieci micrometri. Il chip inoltre è rivestito di diossido di titanio per essere biocompatibile.

Spiega il professor Vassanelli: “Oltre a raggiungere per la prima volta una risoluzione cosà elevata, la tecnica ha consentito di stabilire con i neuroni una comunicazione bi-direzionale: da cervello a chip, registrando l’attività neuronale, e da chip a cervello stimolandola. La nuova tecnologia sviluppata in CyberRat rappresenta la base di partenza per lo sviluppo di nuovi sofisticati strumenti sperimentali utili a capire come le reti complesse che i neuroni creano nel cervello interconnettendosi sono in grado di elaborare le informazioni”.

La tecnologia, in futuro, potrà essere utilizzata per creare neuroprotesi ‘intelligenti’, non solo in grado di registrare l’attività cerebrale ad alta risoluzione ma anche di restituire le risposte adeguate stimolando opportunamete il cervello soprattutto contro alcune patologie neurologiche, come il Parkinson.

Francesca Mancuso

http://www.nextme.it/tecnologia/biotecnologie/4230-chip-cervello-neuroni

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Innesto – sogno o realtà?

quando sogno e realtà non si distinguono più

innesto

Innesto – il film:

«Qual è il parassita più resistente? Un’idea. Una singola idea della mente umana può costruire città. Un’idea può trasformare il mondo e riscrivere tutte le regole. Ed è per questo che devo rubarla.»
Il film thriller “Innesto”, incentrato su Dom Cobb, un ladro che penetra nei sogni altrui per carpirne informazioni altrimenti inaccessibili.

L’elmetto “Innesto” nella vita reale può ingannare le persone a credere che scene finte siano vere.

By DANIEL BATES

Coloro che lo hanno indossato non sono stati in grado di distinguere se quanto veniva trasmesso in uno show televisivo fosse reale o fittizio.

Dei ricercatori hanno sviluppato un elmetto sullo stile di “Innesto” (vedi film), che rende la mente umana incapace di distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.

Il congegno inganna l’indossatore facendogli credere che le scene trasmesse via TV stiano accadendo al momento quando in realtà sono solo registrazioni. Persino dopo aver spiegato loro il meccanismo dell’esperimento, alcuni dei partecipanti non sono stati in grado di vedere la differenza.

scena filmGli scienziati che portano avanti il progetto dicono che effettivamente è lo stesso processo che viene rappresentato nel film thriller “Inception” del 2010.

Nel film Leonardo Di Caprio copre il ruolo di una spia industriale assunta da un uomo d’affari per piantare un’idea nella mente di un rivale.

Il concetto principale – che è simile a quello della serie di Matrix – è che in un profondo stato di sogno siamo incapaci di distinguere ciò che è reale da quello che non lo è.

Nel film, i protagonisti sognano dentro i loro sogni, dando più complessità al labirinto del complotto. Il test richiede un sistema conosciuto come “Realtà sostitutiva” (SR) che è stato sviluppato nel laboratorio dell’istituto di scienze cerebrali di RIKEN per L’Adattamento Intellettivo, in Giappone.

“Inception” diventa realtà? Scienziati hanno impiantato “false memorie” nei topi.

Innesto diventa realtà: le persone possono acquisire nuove capacità mentre sognano.

Il capo ricercatore Keisuke Suzuki ha detto al “Guardian” che potrebbe essere “un potente mezzo per scoprire come le nostre esperienze coscienti elaborino la vita quotidiana“.

Dice ancora: “In un sogno, noi accettiamo in maniera naturale quello che succede e difficilmente dubitiamo che non sia realtà, per quanto irrealistico possa sembrare.

La nostra motivazione è di esplorare il meccanismo cognitivo che è alla base delle nostre forti convinzioni della realtà.

Come possono le persone credere a quello che percepiscono? Rispondere a queste domande richiede una piattaforma sperimentale nella quale vengono presentate scene che paiono vere ai partecipanti, ma i cui contenuti noi possiamo ancora manipolare.”

Traduzione: Timmy

fonte:
http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2194314/The-real-life-Inception-helmet-fool-people-thinking-fake-scenes-real.html#ixzz24t6th277

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Software identifica gli oggetti nei video

brevetto Google

software Google brevetta il più potente strumento di marketing della storia: un software che identifica gli oggetti nei video. Basterà un filmato per scoprire tutti di noi.
D’ora in avanti sarà bene guardare dentro le richieste di brevetto. Google ha da poco registrato la poprietà intellettuale su un software capace di analizzare e riconoscere il contenuto dei video. Nessun algoritmo di ricerca. Si tratta invece di un programma che arriva a catalogare tutti gli oggetti inquadrati dalla telecamera. Chi sta pensando a Youtube non si sbaglia.

Finora nessuno era riuscito in modo automatico a interpretare il contesto di un video. Se funzionasse le applicazioni potrebbero cambiare le regole e il marketing del commercio elettronico. Uno spezzone di un film di Hollywood potrebbe svelare il product placement di prodotti. Durante un telegiornale si potrà scoprire non solo (e non tanto) quali marche di abbigliamento l’anchorman indossa, ma anche informazioni commerciali legati ai fatti di cronaca. Le implicazioni più pericolose come al solito sono sul fronte della privacy. Una volta riconosciuti possiamo essere geolocalizzati, connessi a un link o a un applicazione di commercio elettronico, magari davvero a nostra insaputa.
di Luca Tremolada

Facebook riconoscerà la tua faccia: acquisita la startup israeliana Face.com

Uno strumento di marketing potentissimo ma, come al solito, l’ennesimo incubo da Grande fratello. A confronto il software di riconoscimemto facciale di Facebook è un gioco da dilettanti. In entrambi i casi saranno cruciali le regole sulla privacy. Come e quando ci verrà chiesto il permesso per pubblicare queste informazioni? Un modo, sostengono gli esperti, si troverà. La materia è troppo delicata e ultimamente anche l’Ftc (Federal trade commission) ha mostrato di essere sensibile ai temi della privacy. Preoccupa però la potenzialità di un software di questo tipo. Indipendentemente dalle regole di consenso mette nelle mani delle aziende (in questo caso Google) uno strumento per avere ancora più informazioni su di noi. Anche a nostra insaputa.

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Google presenta Ingress

un gioco che unisce il reale al virtuale.

Un gioco o ci stanno preparando per la fine?

ingressdi: Giovanni Garro

Disponibile per i telefonini Android e scaricabile gratuitamente da Google Play, Ingress è un gioco di realtà aumentata dove il protagonista interagisce col mondo reale cui sarà sovrapposto quello virtuale creato sul display dello smartphone.

Un po’ come avviene nei film di fantascienza dove ci sono universi paralleli, Ingress sovrappone al mondo reale un nuovo layer che è appunto quello virtuale creato dal gioco sfruttando i sistemi di geolocalizzazione integrati sul dispositivo. Ci si dovrà quindi muove attraverso le strade reali, spostarsi per le vie e raggiungere i posti che verranno indicati sul display.

La storia del gioco è molto semplice. Alcuni scienziati europei hanno scoperto una misteriosa energia che può influenzare la nostra vista. Due gruppi si affrontano per possederla: gli Illuminati vogliono controllarla per usarla per i propri fini mentre la Resistenza cerca di impedirlo perché vuole che il Mondo rimanga allo stato attuale.

Il giocatore dovrà scegliere se lottare con gli Illuminati o se arruolarsi nella Resistenza. Ci si dovrà quindi muovere attraverso il mondo reale per scoprire indizi e conquistare il territorio sfruttando le immagini del mondo virtuale che verranno mostrate dal gioco sul dispositivo Android.

Ingress può essere scaricato liberamente, ma essendo ancora in una fase di lancio, per giocare è necessario richiedere un invito sul sito http://www.ingress.com. Il gioco è stato sviluppato da Niantic Project e potrebbe essere solo una dimostrazione di quello che si potrà fare con i Google Glass, gli occhialini tecnologici dotati di realtà aumentata cui BigG sta dedicando ingenti investimenti.

http://www.pctuner.net/news/17514/Google-presenta-Ingress-un-gioco-che-unisce-il-reale-al-virtuale./

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Computer percettivi

capiranno i suoni e sentiranno gli odori

ibmIBM ha stilato, come avviene da sette anni a questa parte, un rapporto chiamato “IBM 5 in 5” in cui elenca una serie di innovazioni che hanno il potenziale di cambiare il modo di lavorare, vivere e divertirsi delle persone nell’arco dei prossimi cinque anni. Per stilare questa classifica, l’azienda statunitense si basa su tendenze di mercato e sociali, così come sulle tecnologie emergenti dei laboratori di ricerca e sviluppo che ha in tutto il mondo e che possono rendere queste soluzioni comuni. IBM ritiene che stiamo entrando nell’era dei sistemi cognitivi, con sistemi che saranno in grado di apprendere, adattarsi, percepire e iniziare a fare esperienza del mondo così com’è realmente. Le previsioni di quest’anno sono incentrate su un elemento della nuova era: la capacità dei computer di imitare, a loro modo, i sensi umani: vista, olfatto, tatto, gusto e udito.

Queste capacità di percezione ci aiuteranno a diventare più consapevoli, produttivi e a ragionare, ma non penseranno per noi. I sistemi di cognitive computing permetteranno di tenere il passo con la velocità delle informazioni, prendere decisioni più informate, migliorare la nostra salute e il nostro tenore di vita e arricchire la nostra vita e ad abbattere ogni tipo di barriera, tra cui distanza geografica, lingua, costo e inaccessibilità.

La prima grande novità riguarda il tatto. “Saremo in grado di toccare attraverso il telefono”, afferma la casa statunitense. Potremo quindi usare lo smartphone per acquistare un abito e tramite lo schermo sentire la qualità e consistenza della stoffa. IBM sta sviluppando applicazioni per il commercio, la sanità e altri settori, usando tecnologie aptiche, a infrarossi o sensibili alla pressione per simulare il tatto. Un ruolo importante nelle sensazioni che proveremo dovrebbe avercela la “vibrazione” che cambiando il modello di funzionamento simulerà la sensazione fisica percepita quando si tocca realmente un determinato oggetto.

Nei prossimi cinque anni, i computer saranno inoltre in grado non solo di guardare e riconoscere il contenuto delle immagini e dei dati visivi, ma trasformeranno i pixel in significato, iniziando a capirne il senso, così come un essere umano vede e interpreta una fotografia.

In futuro, funzionalità simili a quelle del cervello consentiranno ai computer di analizzare caratteristiche come colore, modelli di struttura o informazioni sui margini e di estrarre elementi di conoscenza dai supporti visivi. Ciò avrà un impatto profondo su settori quali la sanità, il commercio e l’agricoltura.

I computer saranno inoltre capaci di udire ciò che conta, grazie a un sistema distribuito di sensori intelligenti che rileverà gli elementi del suono, come pressione sonora, vibrazioni e onde sonore a diverse frequenze. Interpreterà questi input per predire quando cadranno gli alberi in una foresta o quando una frana è imminente. Questo sistema “ascolterà” il nostro ambiente esterno e misurerà i movimenti, per avvertirci in caso di pericolo imminente.

Il linguaggio dei neonati sarà compreso come una lingua, indicando a genitori e medici che cosa i bambini stanno cercando di comunicare. I suoni possono essere uno stimolo per interpretare il comportamento o i bisogni di un neonato. Una volta insegnato a un sistema sofisticato di riconoscimento vocale che cosa significano i suoni emessi da un neonato – se i capricci indicano che un bambino ha fame, ha caldo, è stanco o ha dolore – tale sistema mette i suoni in correlazione con altre informazioni sensoriali o fisiologiche, come frequenza cardiaca, polso e temperatura.

La quarta previsione riguarda il gusto. I ricercatori IBM stanno sviluppando un sistema di calcolo che percepisce effettivamente il sapore, da usare con gli chef per creare le ricette più gustose e innovative. Scomporrà gli ingredienti al loro livello molecolare e unirà la chimica dei composti alimentari alla psicologia che sta dietro i sapori e gli odori preferiti dagli esseri umani. Confrontando questi dati con milioni di ricette, il sistema potrà creare nuove combinazioni di sapori che abbinano, ad esempio, le caldarroste ad altri cibi, come la barbabietola cotta, il caviale fresco e il prosciutto crudo.

“Un sistema come questo può aiutarci anche a mangiare in modo più sano, creando nuove combinazioni di sapori che ci portino a preferire le verdure bollite alle patatine. Nel caso di persone con particolari esigenze alimentari, come i diabetici, potrebbe sviluppare sapori e ricette che tengono sotto controllo la glicemia ma che soddisfano il palato”, sottolinea IBM.

Infine i computer guadagneranno l’olfatto. Minuscoli sensori incorporati nel computer o nel cellulare rileveranno se state per prendervi un raffreddore o un’altra malattia. Analizzando odori, biomarcatori e migliaia di molecole nel respiro di una persona, i medici avranno un aiuto per la diagnosi e il monitoraggio dell’insorgenza di disturbi, quali malattie renali ed epatiche, asma, diabete ed epilessia, rilevando quali odori sono normali e quali no.

Le previsioni di IBM fanno sempre sognare, ma conserviamo un po’ di sano scetticismo – anche se sarebbe meglio dire cautela – nel valutare la possibile applicazione di queste tecnologie nei prossimi cinque anni. Bisogna tuttavia considerare che vi sono periodi in cui l’introduzione di un’innovazione dà vita a uno sviluppo prorompente che nell’arco di pochi anni cambia il panorama in cui viviamo.

Pensate a smartphone e tablet odierni, sempre più evoluti e oggi oggetti per molti indispensabili: cinque anni fa non facevano parte della nostra vita, oggi sì, e se diversi anni fa ci avessero pronosticato il panorama odierno, forse avremmo mantenuto la stessa cautela che abbiamo oggi davanti a queste previsioni di IBM. Secondo voi qual è l’applicazione che troverà per prima uno sbocco commerciale?

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Virus H7N9

invisibile al sistema immunitario

virus Il virus dell’aviaria è ‘stealth’, invisibile al sistema immunitario. E’ anche potenzialmente capace di trasmettersi fra i mammiferi.

E’ invisibile al sistema immunitario e potenzialmente in grado di trasmettersi ai mammiferi: il virus dell’influenza aviaria H7N9 e’ ancora un puzzle per il mondo scientifico.

Diffuso a macchia di leopardo in un’area molto vasta, ma silenzioso e sfuggente, il nuovo virus capace di infettare volatili e uomini emerso in Cina e’ una vera sfida, che ricercatori di tutto il mondo stanno cercando di assediare da piu’ fronti.

All’insegna della collaborazione, dal 31 marzo scorso la sequenza genetica del virus e’ a disposizione della comunita’ scientifica di tutto il mondo, dopo che e’ stata depositata nella banca dati Gisaid (Global Initiative on Sharing All Influenza Data).

Chiamato H7N9/A/Shanghai/1/2013 e isolato il 31 marzo scorso nei Centri cinesi per il Controllo delle Malattie, il virus H7N9 e’ ”invisibile al sistema immunitario, proprio come gli aerei stealth sono progettati per sfuggire ai radar nemici”, affermano gli esperti dell’azienda americana EpiVax, che ha studiato la struttura del virus con gli strumenti della bioinformatica.

La chiave che rende il virus invisibile e’ in una delle due proteine fondamentali comuni a tutti i virus influenzali, chiamata emoagglutinina, la cui superficie e’ piuttosto povera di elementi riconoscibili al sistema immunitario. Se questi elementi mancano, il virus riesce a a trasmettersi piu’ facilmente. Considerando questa capacita’ di sfuggire alle difese immunitarie, mettere a punto un vaccino potrebbe essere piu’ difficile del previsto, cosi’ come i test per la diagnosi.

Avvenuto il ‘salto’ dai volatili all’uomo, quello che si teme e’ adesso il passo successivo: la capacita’ di trasmettersi da uomo a uomo. ”Una volta acquisita la capacita’ di trasmettersi da uomo a uomo, il virus H7N9 potrebbe espandersi rapidamente su una scala globale”, osservano gli esperti della EpiVax.

Il livello di attenzione e’ alto, soprattutto dopo la pubblicazione dei primi dati che indicano la potenziale capacita’ del virus H7N9 di trasmettersi nei mammiferi. Lo studio, pubblicata sulla rivista Eurosurveillance, e’ stato condotto dall’universita’ di ToKyo e dall’Istituto giapponese per lo studio delle malattie infettive. Il virus, scrivono gli esperti, ha ”caratteristiche tipiche dei virus influenzali che colpiscono i mammiferi, che potrebbero contribuire alla loro capacita’ di infettare gli esseri umani e aumentare cosi’ il suo potenziale pandemico”.

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Spesa virtuale

gli interrogativi che avanzano

virtuale In Sud Corea il primo negozio al mondo per la spesa virtuale

di jessica 23 aprile 2012

E’ stato lanciato l’estate scorsa in Sud Corea da Homeplus il primo negozio virtuale al mondo, ma solo in questi giorni attraverso Facebook ne è venuto a conoscenza il grande pubblico italiano. Homeplus è una joint venture nata nel 1999 dall’unione di Tesco (la famosa catena britannica di supermercati) e l’azienda sudcoreana di elettronica Samsung. L’idea è semplice e geniale: posizionare dei pannelli retroilluminati che riproducono i normali scaffali dei supermercati in diversi punti della metropolitana di Seoul abbinati a codici QR (quick response) che, fotografati tramite un normale smartphone, permettono di fare acquisti online senza dover scomodarsi o fare noiose file alla cassa. I prodotti fotografati vengono automaticamente aggiunti ad un carrello della spesa virtuale che alla fine degli acquisti viene inviata a casa dell’utente all’orario in cui preferisce riceverle. Una vera rivoluzione nel campo della spesa.

Tesco, che detiene il 94% delle azioni di Homeplus, visto gli straordinari risultati conseguiti (+ 130% di vendite online nel primo trimestre) ha in programma di aprire 20 nuovi virtual stores da collocare nelle principali fermate degli autobus della capitale sudcoreana. Il successo di questi negozi virtuali si basa sia sul contesto in cui sono stati realizzati sia sull’esperienza che permettono di far vivere agli acquirenti. Secondo studi internazionali sulla produttività dei lavoratori, infatti, il Sud Corea è uno degli stati in cui si lavora di più (secondo solo al Giappone). Questo produce migliaia di persone che non trovano il tempo necessario per fare anche le più basilari commissioni. Attraverso i negozi virtuali di Homeplus, posizionati in punti strategici ed agevolati da una diffusione di massa degli smartphone, orde di giovani consumatori sono ben felici di acquistare con questa nuova metodologia. L’idea, poi, dei pannelli retroilluminati che espongono in due dimensioni centinaia di immagini di prodotti alimentari come frutta, verdura, carne, formaggi ecc , permette comunque al compratore di mantenere un’esperienza fisica e sensoriale con i prodotti, cosa che con l’acquisto online non è solitamente possibile.

Tanti però sono gli interrogativi che avanzano: come fanno i clienti a valutare la freschezza dei prodotti? Come fanno a capire la qualità di quello che acquistano?


Alcuni commenti sui social:

● … e togliermi la grande soddisfazione di stare ore ed ore ad annusare i detersivi?! mmm no, non mi piace!

● Scusami tanto, ma non capisco l’utilità di questa invenzione!! … serve per la gente pigra, i commessi non ordina gli scaffali e i clienti non usano il carrello… risparmi tempo e basta

● non si può neanche rubare..

● Secondo me si diminuirebbe la percentuale di furti della merce nei supermercati… Non vedo altri vantaggi.


Tralasciando per umana pietà un giudizio sulla superficialità e pochezza di questi commenti, poniamo la nostra attenzione alla vera finalità di questa innovazione, che naturalmente sfugge a quanti vivono gli avvenimenti come fossero solo curiose bizzarrie con le quali riempire le vuote giornate al mare o nei bar.

Ma davvero pensate che vengano investiti milioni di euro per pagare centinaia di ricercatori, operatori di marketing, ingegneri, tecnici e quant’altro, solo per evitare che qualcuno porti via una scatola di detersivo?

Possibile che non si riesca ad immaginare in un prossimo non tanto lontano futuro, dove ci porterà tutto questo se verrà applicato ad ogni altro aspetto del nostro vivere?

Dalla diffusione di massa degli smartphone per gli acquisti si passerà direttamente al microchip – “No chip, No party!” Il cibo e le altre cose necessarie saranno ben stoccate in luoghi inaccessibili e tutto sarà gestito in modo virtuale, e se non sarai parte di quel meccanismo verrai tagliato fuori!

Inoltre obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è seicentosessantasei. Apocalisse 13:16-18

666 – Il Marchio della Bestia – La scelta finale dell’umanità

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Simboli e simbolismo

nota introduttiva

NOTA: Questo articolo non è uno studio approfondito sui simboli e la simbologia ma una nota introduttiva ad altri articoli su questo tema che porteranno a svelare quello che sarà il MARCHIO DELLA BESTIA!

Apocalisse 13:17 Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.

Apocalisse 14:9 Seguì un terzo angelo, dicendo a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano,

Apocalisse 14:11 Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte.

Apocalisse 16:2 Il primo andò e versò la sua coppa sulla terra; e un’ulcera maligna e dolorosa colpì gli uomini che avevano il marchio della bestia e che adoravano la sua immagine.

Apocalisse 19:20 Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo.

Apocalisse 20:4 Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni.


SIMBOLO: E’ il solo mezzo per dire ciò che non può esser detto altrimenti, enuncia un piano di conoscenza non razionale, deve essere ogni volta decifrato. Lo studio delle dottrine velate, della sapienza “nascosta”, oppure espressa in simboli, è proprio dell’Esoterismo


IL SIMBOLISMO ESOTERICO

Nell’antica Grecia il Simbolo (Symbolon), rappresentava il segno di riconoscimento e di controllo ottenuto spezzando in due un oggetto, in tal modo il possessore di una delle due parti era in grado di farsi riconoscere dall’altro dimostrando come esse combaciassero.Questa antica tradizione andò nel tempo allargandosi fino ad inglobare anche l’idea del Simbolo come rappresentazione di una realtà non sensibile, una realtà magica che alludeva a qualcosa di misterioso, ma reale allo stesso tempo.

Il valore magico del Simbolo rimase vivo per tutto il Medioevo, il Rinascimento ed oltre; la realtà oggettiva del Simbolo rimane il suo enorme potere espressivo, la capacità di rivelare strutture e caratteri altrimenti inaccessibili che fanno parte di mondi a noi sconosciuti ma reali, anche se non evidenti nell’esperienza immediata.

I Simboli sono stati espressioni delle civiltà, materializzazioni del divino e del trascendente, forza motrice della Tradizione, segni visibili della cosmogonia divina.

L’uso del Simbolo nella trasmissione degli insegnamenti dottrinali relativi alla Tradizione, è di fondamentale importanza, e non a caso!

Il Simbolismo, infatti, è il modo più adatto e fruibile per l’uomo di tramandare insegnamenti e pensieri, il modo più naturale. Tutto ciò è facilmente comprensibile se si pensa che il linguaggio stesso, in fondo, è Simbolismo, qualunque espressione umana è in realtà un simbolo del pensiero che si traduce esteriormente; unica differenza rimane nel fatto che il linguaggio è analitico e discorsivo, mentre il Simbolismo è essenzialmente intuitivo.

La disciplina dei simboli è in realtà la forma primitiva e spontanea di pensiero, una specie di vocabolario attraverso il quale si esprimono tutte le sensazioni e le emozioni della vita, anche il sentimento nelle sue forme superiori.

In molte correnti iniziatiche i Simboli sono dei veri e propri condensatori di verità nascoste, stimolo alla riflessione ed alla ricerca interiore attraverso il simbolo stesso;

SIMBOLI E MITI

Il simbolo contiene prevalentemente un carattere esoterico, lo stesso possiamo affermare per i miti e proprio su questo connubio riteniamo importante fare un’osservazione su quella che potrebbe essere stata la nascita dei miti e dei simboli ricorrenti in molte religioni e tradizioni; un esempio attinente a tale esposizione è la religione Egizia.

La religione egiziana dei tempi storici può essere considerata incentrata sul mito del Sole; ma nell’Era Predinastica il più importante oggetto di venerazione a Eliopoli, più tardi luogo centrale per il culto del Dio-Sole Ra, era quello delle stelle.

Il simbolo occultato

Albert Pike ha scritto nel “Morals and Dogma” del Rito Scozzese Antico e Accettato della Massoneria, che le rappresentazioni artistiche (simboli) che sono venerati dai non iniziati, sono infatti “idoli” che rappresentano insegnamenti occulti che sono capiti dagli adepti di alto livello (iniziati ai misteri di Lucifero):

“I simboli dei saggi diventano sempre gli idoli della moltitudine ignorante. Ciò che i capi dell’Ordine hanno veramente creduto e insegnato, è indicato agli Adepti dai suggerimenti contenuti negli Alti Gradi della Libera-Massoneria, e dai simboli che solo gli Adepti comprendono.”

1. Secondo i Ministri d’alto Livello, il potere dei simboli occulti non dissipa, ma aumenta, quando i profani rimangono ignoranti del loro significato esoterico.

“Occultisti di tutto il mondo credono che, una volta che un simbolo viene creato, acquisti una forza propria, e più potenza viene generata quando tale simbolo/i vengono creati senza che il profano lo sappia. E, più grande potenza di tutte viene prodotta nel simbolo specialmente se l’iniziato rimane all’oscuro anche dell’esistenza del simbolo stesso…

“L’occultista crede fermamente che un simbolo (o un insieme di simboli) possieda un potere intrinseco, una volta che viene creato. Pertanto, la dottrina occulta insegna che questi simboli satanici agiscano come una potente griglia elettrica, una volta che sono stati messi in posizione.”

2. La forza demoniaca di questi simboli sarebbe particolarmente potente quando i cristiani acquistano e mostrano tali rappresentazioni artistiche di Dio in violazione alla Scrittura.

Potrebbe tale disobbedienza spiegare in una certa misura lo ‘strano dio’ che l’apostata cristianità dei nostri giorni adora?

I simboli massonici e anticristiani più noti:

La testa del caprone deforme e puzzolente è scelta come insegna di Satana, anche per influsso evangelico, dato che Gesù annuncia la grande divisione finale tra pecore e capre.

La stella a cinque punte o pen­talfa o stella di Davide indica la sovranità dell’uomo sull’univer­so, la divinizzazione dell’uomo, la rivolta contro Dio, l’umanesimo ateo. La stella a cinque punte è considerata anche stella di Venere, di Lucifero, delle iniziazioni, con allusioni al mondo luciferino.

Il numero 6 nella Bibbia indica empietà, e il «666» è la cifra della «bestia» apocalittica (Ap 13, 1).

La stella a sei punte o esa­gramma o stella di Salomone o l’emblema del Mago, dell’Adam Kadmon (l’uomo celeste della cabala, l’uomo divinizzato) rigenerato attraverso la gnosi che afferma la sua supremazia assoluta sull’universo; ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso, l’uomo è come Dio.

Il mezzo arcobaleno simboleggia il ponte che unisce l’uomo al Maitreya, ossia a Lucifero, e alle energie cosmiche.

La bandiera della Pace è un simbolo sincretista e non cristiano, l’arcobaleno nella New Age rappresenta il passaggio dall’umano verso il super-uomo divino.

Il cerchio magico delimita il luogo per operare riti magici, incantesimi, sortilegi, oracoli, malefici, possessioni.

I tre puntini, che alludono al triangolo, indicano l’appartenenza alla massoneria, come la squadra intrecciata con il compasso.

La croce col laccio appare frequente nei geroglifici egizi come «chiave della vita», ma nella controcultura è passata a significare l’alternativa alla croce e il disprezzo della verginità, il rifiuto della castità e l’asservimento alle divinità del libero amore: i templi di Iside in Egitto, Venere a Roma, Astarte in oriente, ecc. erano luoghi di prostituzione sacra con sacerdotesse prostitute o lesbiche. Così tra i miliziani dell’impero romano era diffuso il culto a Mitra, che istigava alla omosessualità e sodomia.

La falce e il martello sono simboli adottati dal comunismo lanciato dall’ebreo satanista Karl Marx.

La macchia indica il regno di Maitreya, ossia di Satana, che si estende in tutte le direzioni.

Il simbolo di Nettuno indica l’emancipazione dalla fede e dalla morale biblica, dai valori tradizionali, dall’ordine costituito, in vista di un ordine nuovo.

L’occhio onniveggente è di derivazione illuminatica, e simboleggia la conoscenza supercomprensiva di Satana e iniziatica.

Rappresenta l’impronta lasciata nella sabbia dalla zampa di otarda (uccello nordico), o di gallina e significa l’emancipazione da Dio, l’assoluta libertà morale. Appariva nel Sessantotto come istigazione alla piena libertà sessuale, inserito nel cerchio, che simboleggia l’eternità, con il detto «do it» («fa’ ciò che vuoi»).

Il pellicano è simbolo di dedizione. È adottato dalla massoneria con la scritta I.N.R.I., che non indica come nel Vangelo lesus Nazarenus Rex ludeorum, ma «Igne Natura Renovatur Integra» (l’intera natura si rinnova nel fuoco), ossia il rinnovamento iniziatico di tutte le cose attraverso la rivoluzione.

La penna nel cerchio è usata per i patti satanici con i quali l’anima si vende al diavolo in cambio di vantaggi materiali: facoltà medianiche, denaro, successo.

La piramide con l’occhio onniveggente, stampata sul dol­laro, è il simbolo adottato dagli Illuminati di Baviera fondati nel 1776 dal massone Weisshaupt sponsorizzato da Rotschild. La piramide ha tredici gradini, simbolo dell’iniziazione rosacrociana. La scritta «novus ordo seclorum» (nuovo ordine dei secoli) del cartiglio allude alla rivoluzione anticristiana.

La piramide, di origine egizia, indica sorgente di forza cosmica e luogo privilegiato per il contatto con l’aldilà e il mondo degli spiriti.

Il serpente che avvolge il bastone indica il potere (bastone) che si afferma attraverso l’evoluzione (serpente) fino a conquistare l’intero pianeta (Mondialismo). È usato come simbolo del dollaro.

Il serpente che si morde la coda è simbolo gnostico dell’iniziazione e dell’alta potenza dei maghi (v. Epiphanius, cit., p. 194), messo anche attorno alla stella di Salomone, indica l’alta iniziazione occultistica.

La svastica o croce uncinata, è di origine gnostica, passata poi a sette massoniche e al nazismo. E­vidente il significato anticristiano.

Il triangolo rovesciato è simbolo antitrinitario.

I tre cerchi intrecciati indicano la trinità esoterica (aria, terra, fuoco).

L’unicorno simboleggia la libertà sessuale.

Lo Yin-Yang, di origine taoista, indica l’equilibrio tra le forze positive e quelle negative.

L’Uomo inserito nella stella di Davide rappresenta l’umanesimo laico, l’Adam Kadmon della Cabala, ossia l’Uomo autedeificato.

Il gufo, in quasi tutte le tradizioni del mondo, simboleggia tutto ciò che è oscuro e affine alla morte. Nel simbolismo popolare è diventato anche il simbolo di Satana, principe dei demoni. Divenne l’uccello dei maghi che praticavano la magia nera. Il gufo è un simbolo molto ricorrente nella iconografia dei poteri che spingono per instaurare un Nuovo Ordine Mondiale.
(per approfondimenti: http://novoordo.blogspot.com/2009/05/gufi-di-qua-gufi-di-la-ma-dove-sono.html)

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19 giugno 2013 | Autore

Fonte: nocensura.com

lunedì 17 giugno 2013

Chip R-Fid al centro commerciale: ecco come funzionano – VIDEO

>Dimostrazione Come Funziona il Microchip Impiantato negli Esseri Umani in un Centro Commerciale.

L’ennesima follia USA: microchip sottocutanei per avere sconti nei negozi

La notizia è riportata dal sito pianetamamma.it che illustra quanto sta accadendo in USA: molti negozi chiedono ai clienti di farsi impiantare microchip per ottenere degli sconti sulla merce. E in tanti accettano, per risparmiare qualche moneta. Sempre negli USA (dove è in programma di “chippare” tutta la popolazione per scopi medico-sanitari) già da qualche anno molti cittadini si sono fatti impiantare microchip per monitorare lo stato di salute e addirittura per utilizzarli come segnalatore di posizione in caso di rapimenti. E’ in corso una vera e propria campagna per incentivare l’impianto di microchip R-Fid che presto sarà esportato in Europa ed allargato probabilmente alle funzioni di “carta di identità” e “metodo di pagamento”: sarà la schedatura totale, saranno in grado di seguire ogni nostro spostamento e come spendiamo i nostri soldi…

Staff nocensura.com

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Microchip sottocutanei per ottenere gli sconti nei negozi
Negli Stati Uniti molti negozi hanno chiesto ai propri clienti di farsi impiantare dei microchip per monitorare le loro spese ed assegnare gli sconti: voi lo fareste?

Abitualmente fate compere di più nei negozi per bambini o nei negozi di abbigliamento per il vostro guardaroba? Facendovi impiantare un microchip sottocutaneo, potreste usufruire di varisconti in base alle vostre abitudini di acquisto. E’ quello che accade negli Stati Uniti, dove alcuni punti vendita hanno chiesto ai propri clienti abituali di farsi impiantare un microchip per poter assegnare gli sconti in base al genere di acquisti che ogni cliente fa di più durante l’anno.

In questo modo le spese di ogni singolo cliente vengono continuamente monitorate. E la privacy? Molti clienti hanno accettato volentieri di rinunciare ad un po’ di privacy, pur di ottenere qualche sconto in più sugli acquisti. I dati personali degli acquirenti vengono così catalogati e, spesso, comunicati ad altre società, che inviano offerte speciali.

Un modo come un altro per fare pubblicità con il consenso del cliente. E’ un po’ quello che accade in Italia, quando, ad esempio, si fanno le carte fedeltà nei supermercati o nei negozi dove si va più spesso. Nel modulo che si compila c’è sempre l’informativa alla privacy ed il cliente può dare (o non dare) il consenso ad essere contattato per ricevere la possibilità di aderire ad offerte speciali o per partecipare a sondaggi sulle abitudini quando si fanno acquisti.

Voi sareste disposti a farvi impiantare un chip sottocutaneo per usufruire di sconti sui pannolini o sui giocattoli ed i vestiti per i vostri figli?

fonte: http://www.pianetamamma.it/il-bambino/shopping/microchip-sottocutanei-per-ottenere-gli-sconti.html

Aggiornamento 11/10/2012
Una scuola USA ha introdotto il microchip per il controllo degli ingressi al posto del badge, chi ha rifiutato di farselo impiantare è stato punito… sempre più verso il microchippaggio di massa…
http://www.nocensura.com/2012/10/usa-puniti-gli-studenti-che-rifiutano-i.html

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Il progetto BRAIN di Obama, i microchip cerebrali per l’epilessia e l’alzheimer e … il Dalai Lama

domenica 30 giugno 2013
Abbiamo visto nel precedente articolo come il Dalai Lama benedica il transumanismo, approvando uno studio che si prefigge:
  • stadio 1: creazione di un robot umanoide (denominato “Avatar A”) e di un sistema di interfaccia per collegare la mente umana con tale robot
  • stadio 2: creazione di un supporto vitale per il cervello umano da collegare all’Avatar A in modo da trasformarlo in un “Avatar B”.
  • stadio 3: creazione di un cervello artificiale nel quale trasferire la coscienza individuale allo scopo di raggiungere l’immortalità cibernetica realizzando un “Avatar C”.
E che dire di quest’altra incredibile sincronia? Il presidente Obama lancia il progetto BRANI per studiare il cervello. Il pretesto per spendere 100 miliani di dollari? Secondo alcuni articoli da commentare nell’ultima sessione degli esami di maturità, per curare malattie come l’Alzheimer o il Parkinson (causate da inquinamento e disbiosi intestinale, che impedisce il corretto funzionamento dell’attività detossificante del corpo, causando così il bio-accumulo di alluminio ed altri veleni) o come l’epilessia (secondo gli studi riportati da Linus Pauling nel suo libro “Come vivere più a lungo e sentirsi meglio” e secondo gli studi della dottoressa Campbell, l’epilessia è correlata alla carenza soprattutto di vitamina B6, che si riscontra tipicamente nei soggetti con disbiosi intestinale).
Se poi pensiamo che l’Alzheimer ed il Parkinson sono con-causati da quell’alluminio che viene sparso con le scie chimiche e che ci sono risultati promettenti nel trattamento dell’Alzheimer con lo zolfo organico, comprendiamo bene come le parole di Obama siano solo vuoti pretesti.
Invece l’infaticabile apparato propagandistico del sistema ci mostra, oltre al progetto brain, il solito microchip per curare alzheimer ed epilessia: http://www.articolotre.com/2012/09/un-brain-chip-per-curare-epilessia-e-alzheimer/107000

Il libro di Linus Pauling (fondatore della medicina ortomolecolare e due volte vincitore del premio nobel) “Come vivere più a lungo e sentirsi meglio”, è scaricabile da link www.enzoverga.it e comemigliorare.com.