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Ricapitolando

I più grandi possessori di oro (Tonnellate) Gennaio 2012* sono:

USA: 8,133.5
Germania: 3,396.3
Fondo Monetario Internazionale: 2814.1
Italia: 2,451.8
Francia: 2,435.4

E come oro procapite (come valore dato ad ogni cittadino per il Paese interessato) la classifica si stravolge perchè salgono Svizzera, Libano, Libia, Germania e Italia (confermando il suo 4° posto), ma vede gli USA scendere all’8° ed il FMI scomparire perchè non è nè Stato nè cittadino.

Possesso dell’Oro nel Mondo (Fonte: Consiglio Mondiale dell’Oro 2008)

Gioielli – 52%
Banche Centrali – 18%
Investimenti (lingotti, monete) – 16%
Industrie – 12%
Non classificato – 2%

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Perchè le banche centrali stanno facendo la corsa all’oro?

1. PERCHE’ LE BANCHE CENTRALI STANNO FACENDO LA LORO PERSONALE CORSA ALL’ORO? – 2. IL MOTIVO E’ SEMPLICE: IL SISTEMA MONETARIO NEI PRINCIPALI PAESI OCCIDENTALI E’ SALTATO – 3. NELL’ATTIVO DI BILANCIO DELLE BANCHE CENTRALI CI SONO TRE VOCI: RISERVE VALUTARIE, JUNK BOND, TITOLI DI STATO. MA SOLO QUEST’ULTIMI GARANTISCONO LA MONETA EMESSA – 4. MA I TITOLI DI STATO SONO GARANTITI SOLTANTO SE IL PAESE CRESCE, CREA REDDITO QUINDI GETTITO CHE PERMETTE DI RIMBORSARE TALI TITOLI. LA MONETA EMESSA È QUINDI GARANTITA DAL LAVORO. DI OGNUNO DI NOI. SE L’OCCUPAZIONE SCENDE IL SISTEMA MONETARIO SALTA PERCHÈ VIENE MENO LA CAPACITÀ DI RIMBORSO DEL DEBITO. TUTTO QUI… –

Mentre frotte di analisti finanziari e qualche grande investitore USA si affrettano a spiegare che il “ciclo di rialzo” dell’oro è giunto al termine, nelle segrete stanze delle banche centrali e presso le cancellerie di alcuni paesi la storia che si racconta è completamente diversa.

Gli uni, abituati a studiare modelli grafici sono convinti che il prezioso metallo sia giunto a fine corsa, mentre gli altri stanno discutendo il rimpatrio delle riserve auree custodite soprattutto presso la Federal Reserve Bank negli USA e presso la Bank of England nel Regno Unito.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza per capire chi ha ragione. L’oro non è un “bene rifugio”. L’oro è moneta; lo è stato per 4 mila anni e solo di recente (con la fine degli accordi di Bretton Woods il 13 agosto 1971) ha cessato questa funzione.

Le ragioni per le quali l’oro è stato da sempre utilizzato come numerario (potremmo chiamarlo Primo Numerario) sono sostanzialmente tre: è incorruttibile, per cui la quantità resta certa nei secoli; è fungibile, per cui in qualunque parte del mondo si voglia pagare per acquistare beni o servizi si troverà sempre qualcuno disposto a convertirlo in moneta locale; non è inflazionabile, per aumentarne il possesso non si può premere un tasto e produrlo ma bisogna organizzare uomini e mezzi (una attività produttiva che crea valore) per andare a cercarlo.

Queste tre caratteristiche rendono l’oro unico rispetto a qualunque metallo o altro materiale; il diamante ad esempio ha il problema della stima del valore (peso, colore purezza, ecc.) che non lo rende inadatto a fungere da numerario (misuratore) delle quantità e degli scambi economici.

Per tali ragioni l’oro veniva utilizzato nei pagamenti nazionali ed anche internazionali all’alba dell’apertura degli scambi commerciali tra diversi paesi. In queste occasioni piuttosto che venire trasportato dall’acquirente durante l’acquisto delle merci, per evitare il rischio di essere vittima di furto, l’oro veniva depositato in una banca che emetteva un certificato rappresentativo dell’oro depositato.

Il commerciante poteva a quel punto utilizzare il certificato emesso per garantire la quantità di oro depositato e pagare con la consegna del certificato stesso. La banca del venditore della merce e la banca dell’acquirente in un momento successivo si mettevano d’accordo per lo scambio sicuro dell’oro fisico o anche per la compensazioni tra le quantità di oro a debito ed a credito tra i due istituti (fungibilità dell’oro).

Con la nascita della banca centrale la funzione di custodia dell’oro è passata a quest’ultima istituzione che in cambio dell’oro depositato emetteva certificati che con il tempo sono diventati le monete e le banconote in circolazione in ciascun paese.

Oggi la moneta non è più legata alla quantità di oro depositata mentre il bilancio di tutte le banche centrali è composto sostanzialmente dalle stesse voci. Semplificando molto l’esempio si può dire che nell’attivo di bilancio si hanno: riserve auree, riserve valutarie (ad esempio per la BCE queste saranno i dollari USA, le sterline inglesi, lo yen giapponese, ecc.), titoli di stato (BTP, Bonos, Bund, ecc.) e da qualche anno anche junk bond (soprattutto nel bilancio della Fed americana a causa delle operazioni: TARP, TALF, QE1, QE2, QE3).

L’unica voce del passivo delle banche centrali, oltre il patrimonio della banca, è invece la moneta emessa (per la BCE tutti gli euro in circolazione e le riserve in eccesso delle banche commerciali), che è un debito della banca centrale.

Poiché l’attivo di bilancio garantisce il passivo dello stesso (e quindi la solvibilità della banca centrale) e se guardiamo le voci stesse dell’attivo, si capisce subito che: essendo l’oro una frazione infinitesima della moneta emess

(a tale riguardo si legga l’articolo e si guardino i filmati al link: http://www.goldnews.com/2011/06/02/fed-lawyer-alvarez-the-federal-reserve-does-not-own-any-gold-at-all/, dove il legale della Fed americana dichiara che l’istituzione che rappresenta non possiede più oro fisico ma certificati rappresentativi di un credito in once d’oro nei confronti del Tesoro americano);

essendo le riserve valutarie un debito delle altre banche centrali (affidabile se queste sono solvibili); essendo i junk bond spazzatura, l’unica voce dell’attivo che garantisce la moneta emessa (la tenuta stessa del sistema monetario) sono i BTP (o se si vuole i Treasury, i titoli di stato).

Ma i titoli di stato sono garantiti se il paese cresce, crea reddito quindi gettito che permette di rimborsare tali titoli. La moneta emessa è quindi garantita dal lavoro. Di ognuno di noi. Se l’occupazione scende il sistema monetario salta perchè viene meno la capacità di rimborso del debito.

Ora l’occupazione sta continuamente deteriorandosi da un quinquennio in tutte le principali economie. Allora forse hanno ragione la banca centrale del Venezuela, che vuole rimpatriare l’oro detenuto negli USA e nel Regno Unito (ammesso che esista ancora), oppure la Bundesbank, che anch’essa ha chiesto il rimpatrio delle riserve o i promotori del referendum svizzero che sarà votato tra qualche settimana per modificare la costituzione e rendere inalienabile le riserve auree che devono essere almeno il 20% del bilancio della Banca Nazionale Svizzera.

Negli ultimi 10 anni il prezzo dell’oro é salito in tutte le valute (ma in effetti non ha fatto altro che aggiornare il proprio valore monetario mentre le banche centrali continuavano ad inflazionare) e l’apparente correzione degli ultimi mesi è forse il momento giusto perchè tutti noi ci si protegga dall’inflazione monetaria acquistandone un po’, proprio come molte banche centrali.

Fonte: www.dagospia.com
Link: http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/1-perche-le-banche-centrali-stanno-facendo-la-loro-personale-corsa-alloro2-il-motivo-53493.htm
3.04.2013

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Oro e Cipro, i due “gialli” che interessano anche l’Italia

Ci siamo, la sciarada – come in “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler – sta per concludersi. Due dei principali consiglieri economici di Angela Merkel, i professori Lars Feld e Peter Bofinger, hanno dichiarato nel corso del fine settimana che i paesi in difficoltà dovrebbero pagare di più per il loro salvataggio, ovvero reso mantra quanto da giorni circolava sottotraccia: nei paesi del Mediterraneo ci sono abbastanza patrimoni privati e immobiliari per coprire i costi dei programmi di risanamento. In un afflato quasi comunista, il professor Bofinger ha dichiarato: «I ricchi dovranno cedere parte del loro benessere nei prossimi dieci anni», intendendo per ricchi paesi come l’Italia e Cipro. I due economisti, membri del Council of Economic Experts, meglio noto anche come “I cinque saggi”, hanno insomma lanciato il macigno nello stagno, facendo intendere chiaramente quale sarà uno degli argomenti principali della campagna elettorale di settembre.

Parlando allo Spiegel, il professor Bofinger ha anche dichiarato come utilizzare l’arma del prelievo forzoso sui conti ciprioti sia stato un errore ma non perché la libera circolazione dei capitali e l’intangibilità dei depositi sono tutelati dall’Europa a livello statutario, bensì perché «i ricchi nel sud Europa aggirano questa pratica spostando i loro soldi nella banche dell’Europa del Nord». Immediato gli ha fatto eco il professor Feld, forte del recente studio della Bce in base al quale i cittadini dei paesi in crisi sono più ricchi di quelli tedeschi: «Questo dimostra come la Germania faccia bene a tenere una linea oltranzista».

Stando all’Eurotower, la ricchezza media a Cipro è di 267mila euro, contro i 51mila in Germania, dove solo il 44% dei cittadini è proprietario di casa e moltissima gente non ha di fatto alcuna proprietà. Altri dati, parlano di livelli medi di 183mila euro in Spagna, 172mila in Italia e 102mila in Portogallo. Insomma, il Club Med batte in ricchezza pro capite media i Paesi con rating AAA. Ora, permettetemi un salto logico: perché l’oro cala, scendendo ai minimi da due anni, addirittura sotto quota 1400 dollari l’oncia, nonostante le continue turbolenze sui mercati che dovrebbero sostenere verso l’alto la quotazione del bene rifugio per antonomasia? Il peggio della crisi è passato? Primo effetto collaterale del diluvio di denaro giapponese sui mercati? No, si sta già prezzando il surplus di offerta che giungerà da investitori sovrani a garanzia di nuovi pacchetti di salvataggio, oro che le banche centrali dei paesi forti compreranno al volo e a prezzo ribassato, stante il calo di questi giorni. Timing perfetto od operazione a tavolino, tanto che più di una grande banca d’affari aveva previsto la correzione al ribasso?

Venerdì scorso l’Eurogruppo ha dato il via libera ai 10 miliardi di aiuti per Cipro, la prima tranche dei quali dovrebbe essere sbloccata già a metà maggio, ma, non si sa perché, a Nicosia hanno ben poco di cui stare allegri. Prima si sono visti imporre il prelievo forzoso sui conti correnti sopra i 100mila della Laiki Bank e della Bank of Cyprus, misura che non ha colpito né le banche straniere alla ricerca di alti rendimenti, né gli oligarchi russi, bensì medie aziende e la stessa Università di Cipro. Venerdì, poi, hanno scoperto che dovranno vendere i tre quarti delle loro riserve auree come misura per concorrere all’abbattimento del debito: era scritto nero su bianco su minute preparatorie dell’Eurogruppo di cui è entrata in possesso la Reuters.

Cosa significhi questo è chiaro: primo, ormai Cipro non ha più sovranità e lo ha detto chiaro e tondo il governatore della Banca centrale di Nicosia nel tardo pomeriggio di venerdì. Secondo, quando un domani Nicosia vorrà – o dovrà – dire addio all’eurozona, sarà decisamente più difficile farlo senza sufficienti riserve auree a parziale garanzia della nuova valuta. La clausola 29 del documento è molto chiara: «Vendita di riserve auree in eccesso. Le autorità cipriote si sono impegnate a vendere il quantitativo in eccesso delle riserve auree di proprietà della Repubblica. Si stima che questo genererà un’entrata una tantum di 400 milioni di euro». Né la Banca centrale cipriota, né i funzionari sapevano però niente della misura: chi ha preso la decisione, quindi? Misteri dell’eurozona, dove le cose si materializzano senza paternità, salvo poi scoprire come sia stata la Bce a imporre la misura all’Eurogruppo per vedersi ripagati in parte i soldi del programma di liquidità d’emergenza Ela da parte della Banca centrale cipriota.

Oltretutto, al netto dei 10 miliardi sbloccati, i costi per il salvataggio sono già saliti dai 17 miliardi iniziali ai 23 attuali e l’onere di trovare i 6 miliardi extra ricadrà interamente su Cipro, la Germania e il Fmi sono stati netti sulla questione. Di più, il governo si aspetta una contrazione dell’economia del 13% quest’anno, ma Megan Greene della Maverick Intelligence teme che il dato sarà ben peggiore, vista la portata dell’austerity che sta per abbattersi sull’isola: «Per Cipro sarebbe meno doloroso un amichevole divorzio dall’eurozona», ha dichiarato. Certo, per tutti gli eurocrati quello di Cipro è un “caso unico”, ma se così non fosse preme ricordare i tre precedenti che la lezione impartita a Nicosia dall’Ue ha generato: prelievi forzosi sui conti correnti, controlli sul capitale e ora, di fatto, confisca (o vendita forzata, se vi piace di più) delle riserve auree.

Quando un domani non troppo lontano toccherà all’Italia scendere a patti con la troika per essere salvata, pensate che Cipro resterà un “caso unico” o il risparmio privato più alto d’Europa, l’immenso patrimonio immobiliare dello Stato e la quarta riserva aurea del mondo (circa 2500 tonnellate, prima di Roma solo Usa, Germania e Fmi) faranno troppa gola ai salvatori dell’Eurozona?

Prima dell’Italia, però, potrebbe esserci il Portogallo e temo che l’intervento sulle riserve auree sia un chiaro indizio del fatto che Lisbona avrà bisogno non solo di più tempo ma anche di un secondo salvataggio. E non sarà un free lunch. La nazione, infatti, è impantanata in una trappola debitoria spaventosa, la contrazione economica è molto più profonda di quando preventivato, grazie alle politiche di austerity che la Corte costituzionale ha bocciato questa settimana, innescando la volontà di rappresaglia di Bruxelles. Lisbona dovrà finanziarsi per 14,1 miliardi l’anno prossimo e per 15 miliardi nel 2015, il 30% in più di quanto necessario quando scoppiò la crisi nel 2011.

Insomma, i 78 miliardi di salvataggio non bastano, la situazione è più grave: la ratio debito/Pil raggiungerà il 124% quest’anno e il carico per il finanziamento e il servizio del debito continuerà a salire almeno fino al 2017. L’unico settore che traina è l’export, peccato che conti solo per il 30% del Pil, quindi non riesca a compensare la devastante contrazione della domanda interna. Il deficit è al 6% del Pil, mentre il debito esterno è pari al 300% del Pil. In compenso, grazie ai metodi poco urbani di Salazar, il Portogallo ha 382 tonnellate di riserve auree, le quattordicesime al mondo, più di Gran Bretagna (grazie a Gordon Brown che lo svendette quando le quotazioni erano ai minimi) e Spagna. Se, come appare ormai ovvio, il Portogallo avrà bisogno di un altro salvataggio, pensate ancora che Cipro resterà un “caso unico”? Altro che oro per la patria, qui è oro per la Bce. E per le elezioni della Merkel.

P.S.: Un po’ di timing, tanto per farvi capire meglio. Venerdì scorso, giorno dell’Eurogruppo, il mercato futures dell’oro di New York ha aperto con una monumentale vendita di 3,4 milioni di once, circa 100 tonnellate in contratti futures sul mese di giugno. Guarda caso, questo shot iniziale ha portato l’oro a 1540 dollari l’oncia, di fatto il livello di supporto per molti traders. Nei 30 minuti seguenti, sono state vendute altre 10 milioni di once, circa 300 tonnellate, un timing perfetto per impattare sul mercato più liquido, quello di New York e per fare sentire lo scossone su altri mercati chiave esteri, come Londra, che in quel momento era aperta al trading. Insomma, in un’ora è stato venduto il corrispettivo del 15% della produzione annuale mineraria d’oro: chi e perché ha fatto partire quell’ordine destabilizzante venerdì? Chi è talmente short sull’oro da aver guadagnato una fortuna venerdì scorso e ancora ieri e chissà per quanto ancora? Chi beneficerà del calo del prezzo d’oro, ora che molti paesi potrebbero vedersi costretti a intervenire sulle riserve per finanziare i loro salvataggi, garantendosi acquisti a prezzo di saldo? Scusate, ma io alla bolla aurea e allo tsunami giapponese non ci credo.

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/4/16/FINANZA-Oro-e-Cipro-i-due-gialli-che-interessano-anche-l-Italia/3/383536/
15.04.2013

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LA PARABOLA DELL’ORO – PERCHÉ IL LINGOTTO È CROLLATO DEL 20% IN TRE GIORNI?

Perché le banche centrali hanno capito che se i risparmiatori comprano oro e non valute, le loro svalutazioni non servono più – Perché gli operatori avevano esagerato con le vendite allo scoperto – Perché obbligare Cipro a svendere le sue riserve fa pensare che succederà anche ad altri…

Nel corso degli ultimi tre giorni sui mercati finanziari si è assistito ad una enorme discesa dell’oro e di tutte le materie prime preziose (argento, platino, ecc.) con ribassi che nel caso dell’oro hanno toccato quasi il 20%. Il movimento al ribasso è stato il più ampio degli ultimi trent’anni, guidato da imponenti vendite di contratti derivati (future) su Londra e New York. Molti si chiedono a cosa attribuire tale movimento ed analizzando i flussi sui contratti quotati sulle due borse valori citate si capisce che tra venerdì e lunedì scorsi sono state vendute circa 400 tonnellate di oro, equivalenti a circa il 15% della produzione mondiale annua del metallo giallo.

Le ipotesi che si raccontano nelle sale operative delle comunità finanziarie sono due. La prima parte dal presupposto che l’oro è moneta (e non un bene rifugio) ed è l’unica moneta a non essere debito di banca centrale, come invece capita a tutte le monete fiduciarie (Dollaro USA, Sterlina inglese, Euro, Yen giapponese, ecc.); l’apprezzamento che questo ha avuto negli ultimi anni è legato al tentativo da parte dei risparmiatori di tutelarsi dell’enorme processo inflattivo portato avanti dalle banche centrali di tutto il mondo (attraverso la stampa di moneta) per tentare di raddrizzare le sorti di un sistema bancario mondiale sull’orlo del fallimento fin dal 2008.

Il gioco è stato molto semplice: fornire nuova moneta stampata nelle stanze delle banche centrali, trasferire questa enorme massa di liquidità alle banche private e manipolare al ribasso i tassi di interesse del mercato finanziario (anche e soprattutto sui titoli di stato, compresi i BTP), per far realizzare giganteschi profitti alle suddette banche, utili ad evitare il fallimento tecnico delle istituzioni stesse.

La manipolazione al ribasso sui tassi di interesse ha consentito un enorme trasferimento di ricchezza dai risparmiatori (le formiche) ai grandi istituti finanziari (le cicale) attraverso un’artificiale riduzione dei rendimenti. Questo gioco ha funzionato finché i risparmiatori hanno iniziato a diversificare i propri patrimoni nell’unica vera moneta del sistema mondiale (l’oro) utilizzato per proteggersi dall’inflazione monetaria.

Questo trend stava diventando molto pericoloso per il successo della strategia delle banche centrali e le quantità di oro vendute negli ultimi tre giorni sembrano mostrare chiaramente la mano dietro tale operazione, preoccupata dal successo riscosso dall’unica via di fuga dalla follia monetaria in corso.

Una seconda ipotesi, che si lega alla prima, vuole che il movimento sull’oro sia stata un’operazione concertata tra le c.d. bullion banks (i principali operatori in oro nel mondo) che, avendo venduto allo scoperto (senza possedere il metallo fisico) importanti quantità di oro nel corso degli ultimi anni rischiavano di registrare perdite colossali sul continuo rialzo del metallo. La concordia di interessi tra queste banche e la principale manipolatrice del mercato (la Fed) ha fatto il resto.

Una terza ipotesi è legata ai possibili rischi di deflazione presenti oggi nelle principali economie occidentali, il cui effetto sarebbe la discesa di prezzo di qualunque asset finanziario e non (azioni ed immobili compresi). Restate sintonizzati perché ne vedremo delle belle!

Fonte: www.dagospia.com
Link: http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/la-parabola-dell-oro-perch-il-lingotto-crollato-del-20-in-tre-giorni-54325.htm
17.04.2013

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Il “trucco” delle banche dietro al crollo dell’oro

“Think outside the box”, dice un detto inglese. E allora proviamoci. Ecco cosa dice Joni Teves, analista per i metalli preziosi presso Ubs a Londra: «Adesso l’oro deve lavorare per ricostruirsi una fiducia tra gli investitori». E Tom Kendall, suo collega ma a Credit Suisse: «Ancora una volta agli investitori in oro è stato fatto ricordare che il metallo non è un metodo di hedging efficace per difendersi dai movimenti risk-off sui mercati delle materie prime». Insomma, chi ha investito in oro ha sbagliato e ben gli sta. Cosa implicano queste due affermazioni? Primo, che quanto accaduto è frutto di una decisione difensiva e che forse è il caso, per chi si fida dell’oro, di pensare seriamente a una rotation verso altri mercati finanziari, verso altri assets. Guarda caso, un qualcosa che conviene sia alle grandi banche che alle banche centrali, le quali questo messaggio – spesso indirizzato all’obbligazionario per evidenti motivi di convenienza – lo stanno veicolando da mesi.

Secondo, il loro tono trionfalistico per la caduta dell’oro è dovuto a un’unica ragione: con quel tonfo di tre giorni, hanno fatto miliardi in una delle peggiori e più rivoltanti operazioni di turbativa dei mercati che banche d’investimento e centrali abbiano mai messo in campo per evitare che qualche soggetto “too big to fail” non vedesse la luce di questa settimana. Insomma, serve che la gente metta in circolo tra azionario e obbligazionario il più possibile di quei soldi a pioggia che le banche centrali stanno iniettando come spacciatori, quindi andava ridimensionato il valore difensivo dell’oro (e il suo status, visto che il dollaro cominciava a risentirne) e in modo plateale, quasi cruento, affinché chiunque stesse pensando di avvicinarcisi, sentisse correre un brivido lungo la schiena.

Basta guardare il timing dell’operazione: in febbraio, quando le banche francesi e tedesche portavano via i loro soldi finalmente svincolati dai conti deposito ad alto rendimento di Cipro, casualmente sia Credit Suisse che Societé Generale annunciavano la fine dell’oro. Goldman Sachs, invece, ha atteso pochi giorni prima del tonfo per emanare il suo editto, confermando il suo stile. Peccato che come dimostra questo grafico, le stesse banche d’affari che si dimostravano così generose verso i loro clienti da sconsigliare loro di entrare nell’oro a febbraio, in gennaio ammassavano posizioni short sui metalli preziosi, scommettendo quindi sul calo del prezzo

Fin qui niente di nuovo, i signorini della City e di Wall Street, essendo incapaci di fare i soldi in base ad analisi dei fondamentali ma solo facendo cartello o con gli algoritmi, si mettono d’accordo, ammassano posizioni ribassiste e danno vita al solito, ritrito schemino, tanto la Cftc di fronte a queste cose è più miope di Mister Magoo. Si fa circolare la voce, con i report ma soprattutto con i rumors, che è meglio mettersi short sull’oro, cercando di instillare dubbi anche su chi è posizionato rialzista. Si testa il mercato notturno con dei mini raids, più che altro per far intendere ai traders esperti che, come si dice in gergo, nella stanza c’è l’elefante o magari anche due. Si aspetta il momento giusto e via che si scarica come se non si fosse un domani oro di carta, in questo caso futures giugno 2013, facendo crollare il prezzo. Dopo di che, si chiudono le posizioni short facendo credere a tutti che si sia trattata di una reale margin call imposta dal mercato, si incassano miliardi e si attende il prossimo giro in giostra a spese altrui. Funziona così, da sempre, nessun regolatore ha mai aperto mezza indagine sulla manipolazione da dumping sui futures.

A dirci che la mano operativa è stata quella delle bullion banks, i volumi notturni: impossibili per investitori che non agissero in high-frequency trading, i quali invece sono in grado di digerire ordini che sono ancora on the books e rimuoverli. Chiunque avesse ordini contro quegli operatori, avrebbe perso. Ma perso davvero tanto. Ora, ovviamente, il prossimo caso sarà quello di una correzione dei corsi obbligazionari o azionari, quelli sì vere e proprie bolle: magari chi vi dice di uscire o non entrare nell’oro sta già ammassando posizioni ribassiste su indici o bonds, gli stessi che vi dicono di comprare per difendervi dall’inflazione, visto che l’oro non funziona. E che una legnata sia in preparazione ce lo dice la Fed, visto che tutte le operazioni manipolatorie sono rese possibili da politiche della banche centrali, basti vedere la collezione di figuracce che molti banchieri d’affari – non ultimi a Goldman Sachs – hanno collezionato negli anni, cross dollaro/corona norvegese in testa.

Janet Yellen è la vice-presidente del board dei governatori della Fed e l’altro giorno ha detto chiaro e tondo che «bassi tassi di interesse potrebbe innescare troppo ricorso alla leva». Pronti a un rialzo dei tassi, il quale spazzerebbbe via l’esuberanza obbligazionaria in un nanosecondo? Chi lo sa, di certo c’è solo questo grafico: è l’inflow nel mercato dell’alto rendimento (e quindi alto rischio). Poi non lamentiamoci se venerdì scorso è risuonato un allarme di Hindenburg Omen come nel 2007 (2008 crollo Lehman) e nel 2010, disastro evitato dalla decisione di Bernanke di inondare il mercato di denaro, la profezia di Jackson Hole. Insomma, sul mercato non si muove foglia senza che le banche centrali non vogliano. Vale per l’oro, vale per tutto.

Ma veniamo ora a una notizia rilanciata ieri attorno all’ora di pranzo da Bloomberg: Cipro ha confermato di aver l’intenzione di vendere durante i prossimi mesi parte delle sue riserve auree. In un’intervista con l’agenzia economica, Haris Georgiades, ministro delle Finanze cipriota, ha spiegato che la decisione deve essere approvata dalla Banca centrale del Paese. «Gli esatti dettagli saranno formulati a tempo debito dal consiglio direttivo della Banca centrale», ha indicato Georgiades, aggiungendo che «naturalmente si tratta di una decisione importante».

Per Bloomberg, la possibile vendita delle riserve auree di Cipro ha contribuito al recente crollo del prezzo dell’oro: «Gli investitori temono che in futuro anche altri paesi in crisi possano considerare una tale misura per migliorare la loro posizione finanziaria». E ancora: «Lo scorso 9 aprile la Commissione europea aveva comunicato che Cipro si è impegnato a vendere circa 400 milioni di euro di riserve auree “in eccesso” per ripianare parte dei debiti. La Banca centrale dell’isola aveva però in seguito affermato di non star considerando la vendita delle sue riserve auree». E invece, guarda un po’, lo shortfall sul programma Ela lo si paga con l’oro, piaccia o meno.

A dire poi chiaro e tondo che il grilletto che ha dato il via e reso possibile l’azione coordinata dei soggetti posizionati short sull’oro è stato il caso Cipro, ci ha pensato martedì – attaverso il Financial Times – anche la stessa Goldman Sachs. Direte voi, per forza, essendo quasi certamente partecipe all’assalto alla diligenza dell’oro di carta, cerca di sviare l’attenzione. Goldman Sachs non ha bisogno di sviare l’attenzione, tanto più che anche un bambino – quasi per riflesso pavloviano – quando sente parlare di Goldman Sachs pensa a speculazione. Goldman Sachs fa e rivendica, quando sei un primary dealer del governo statunitense e un tuo ex manager è governatore della Bce e un altro sta per diventare governatore della Bank of England, dopo esserlo stato per sei anni della Bank of Canada (ma guarda, tutte bance centrali, strano questo interesse per chi dovrebbe fare trading in autonomia?), le giustificazioni non ti servono.

Ora però mi sorge un dubbio, che sicuramente verrà smentito dai fatti, come nel caso dell’oro cipriota che non si vende. Nicosia intende vendere il corrispettivo di 400 milioni di riserve auree per coprire le perdite sul programma bancario d’emergenza Ela della Bce, ma, a oggi, il conto per Cipro è già salito da 17 a 23 miliardi, l’unica componente certa sono i 10 miliardi dell’Ue: non uno di più, ha intimato Frau Merkel. Quindi, al netto del calo del prezzo dell’oro, non cambiano le necessità: in base al punto 29 della Debt Sustainability Analysis della Commissione Ue, Nicosia deve vendere abbastanza oro per coprire uno shortfall da 400 milioni. Punto.

Una settimana fa, con l’oro a 1600 dollari l’oncia, Cipro se la sarebbe cavata con 10 tonnellate delle quasi 13,9 che possiede, al prezzo attuale invece ne servono circa 12 di tonnellate. Bene, con un euro/dollaro a 1,315 e l’oro a 1175 dollari l’oncia, Cipro sarebbe fallita, perché non avrebbe abbastanza riserve in eccesso per coprire quei 400 milioni necessari e vincolanti al salvataggio, come da documenti della Commissione europea. Cosa farà a quel punto la Bce? Chiederà alla Banca per i regolamenti internazionali, che ha venduto per anni futures aurei sui margini, di riportare su artificialmente il prezzo? Questo dopo essere stata lei ha innescare turbolenza sull’oro sovrano con il “metodo” Cipro, affiancata dalla Fed che cominciava temere per l’appeal del dollaro come moneta di riferimento e per qualche sua servetta “too big to fail”, troppo esposta alla speculazione a debito e collateral driven?

Non è ancora tutto. Il crollo pilotato dell’oro ha riguardato i futures, non l’oro fisico. Negli stessi momenti dell’attacco coordinato, immediatamente i venditori di oro fisico venivano infatti subissati da richieste di compratori, intenzionati ad approfittare del ribasso per fare incetta di lingotti, sterline e rand sudafricani: «Il dealer di monetato Bill Haynes ha comunicato che venerdì gli aspiranti compratori superavano i venditori 50 ad 1 e il prezzo spot sulle monete d’oro e d’argento era il più alto da decenni», scriveva Paul Craig Roberts, già vice-segretario al Tesoro ai tempi di Ronald Reagan. E lo stesso trend ieri è stato confermato dalla Zecca australiana e dai dealers cinesi e giapponesi: oro, oro, tutti a chiedere oro. In vista di una spaccatura dell’eurozona o magari di un’uscita della Germania dall’euro per tornare al marco, pensate che servano futures oppure oro fisico per legare la nuova moneta e renderla la più sicura al mondo, l’idea sfiorata da Putin con il super-rublo aureo, poi abortita? E quello nei forzieri di Cipro, o del Portogallo o magari un domani dell’Italia, secondo voi è oro fisico o di carta, inutile se non per la speculazione pura?

Peccato che mentre il prezzo dell’oro crollava, non si potesse comprare oro fisico, un guasto tecnico non meglio precisato bloccava la piazza londinese per la vendita di bullions. Pensate che siano state la banche d’affari a rendere possibile questa straordinaria coincidenza? Le banche d’affari sono solo mastini che mangiano nella stessa ciotola: sono le banche centrali a decidere se, quando e quanto farli mangiare. Senza il precedente cipriota, sbandierato ai quattro venti e messo in circolo di venerdì, quindi con di fronte il weekend in cui potersi organizzare, il big short semplicemente non ci sarebbe stato. A quanto pare, i 560 miliardi di dollari di valore persi dalle riserve delle varie banche centrali per il crollo del prezzo dell’oro sono stati un prezzo accettabile a fronte di qualcosa di molto peggiore: tipo, una banca d’affari che sarebbe finita a giorni a fare compagnia a Lehman.

Mauro Bottarelli
Fonte: http://www.ilsussidiario.net/
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/4/18/FINANZA-2-Il-trucco-delle-banche-dietro-al-crollo-dell-oro/384334/
18.04.2013

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Giulietto Chiesa: non azzardatevi a toccare il nostro oro

Dovrei parlare delle bombe di Boston, anche perché ho ricevuto numerose richieste di esprimermi in merito, ma non lo farò. Per due motivi: il primo è che non mi fido delle notizie finora giunte e di quello che dicono gli inquirenti di Boston, perché stanno emergendo – solo in Rete – particolari e interrogativi inquietanti circa preparativi o eventi che hanno preceduto di poco quelle esplosioni. Secondo la testimonianza di un noto maratoneta, un veterano, Alistair Stevenson, era in corso un’esercitazione con cani addestrati alla ricerca di bombe prima che gli eventi diventassero drammatici, cioè prima delle esplosioni, e l’esercitazione fu addirittura annunciata con gli altoparlanti dalla polizia. La stessa notizia la fornisce il “Boston Globe”, anch’esso in Rete. La polizia smentisce; noi ne prendiamo atto, in attesa di notizie più precise, e fermiamoci qui. Il secondo motivo per cui parlerò d’altro è che sono in corso esplosioni molto più drammatiche.

Dio ci guardi da frettolose analogie, ma ricordo che pochi giorni prima dell’11 settembre 2011 ci fu chi giocò, alla roulette (pardon, alla Borsa)
Boston, sui “put options”, che sono dei “futures”, dei derivati, che concernevano – guardacaso – proprio le due compagnie aeree che qualche giorno dopo sarebbero state coinvolte negli attentati alle Twin Towers e al Pentagono, la United Aerlines e l’American Aerlines. Ci fecero dei soldi, sopra – molti, anche. Sicuramente una coincidenza, diranno alcuni, e non è escluso. Ma ora è avvenuta una cosa analoga con l’improvvisa vendita, qualche giorno fa – precisamente il 12 aprile, che anche stavolta è un venerdì: poi il sabato e la domenica tutto si chiude – di 100 tonnellate d’oro, e poi dopo qualche minuto di altre 200 tonnellate. La qual cosa ha prodotto un crollo del prezzo dell’oro su tutti i mercati mondiali fino al 25% e addirittura ben oltre. Si è trattato di una vendita di “carta”, di “future”, cioè di derivati, non di metallo. Ma 300 tonnellate equivalgono a circa il 15% dell’estrazione d’oro che si realizza in un anno intero, in tutto il mondo. E chi ha fatto la speculazione sapeva che sarebbe stato difficile pararla. Ma scoprire chi l’ha fatta sarà più difficile che scoprire chi ha messo le bombe di Boston.

Ovvio che quelli che se ne intendono hanno capito il messaggio, e sono corsi a comprare oro metallico, non “carta”. L’operazione serviva ad abbassare il prezzo dell’oro per permettere agli speculatori di comprare l’oro metallico a prezzi stracciati e poi attendere il tempo necessario per una formidabile rivalutazione dello stesso oro. Secondo una fonte insospettabile come Paul Craig Robertson, repubblicano, ex vicecapo del Tesoro con Ronald Reagan, certi “dealers” autorizzati per l’oro hanno ricevuto, poche ore dopo, richieste di acquisto 50 volte superiori alle offerte di vendita. Così si spiega la repentina attenzione mondiale sulle riserve auree. E così si spiegherebbe anche l’improvvisa decisione tedesca – risalente a gennaio – di riavere indietro le tonnellate di oro che sono depositate a Fort Knox: il 45% delle riserve auree tedesche sono appunto negli Stati Uniti, dai tempi della Guerra Fredda, il 13% sono in Gran Bretagna, l’11% in Francia. Cioè: le potenze vincitrici, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, si sono divise le riserve d’oro della Germania e se le sono tenute tutti questi anni nei loro caveau. Ed Paul Craig Robertsonecco che la Germania improvvisamente richiede la restituzione di tutto quell’oro. Cosa significa?

A mio avviso, significa che Berlino non si fida della tenuta del dollaro. Ecco perché rivuole indietro il suo oro, ed ecco perché gli Stati Uniti non glielo vogliono dare, o glielo daranno a pezzettini molto piccoli nel corso di vent’anni – questo sarebbe l’accordo che è stato firmato. Non so a che punto siamo con l’oro della Gran Bretagna e con l’oro in Francia: vedremo. Ma la domanda che mi pongo è questa: e l’Italia? Come stiamo, noi? Noi, che siamo indebitati di oltre due trilioni di euro, che cosa abbiamo a che fare con l’oro? Due cifre: noi abbiamo 2.452 tonnellate di oro che si trovano nel caveau della Banca d’Italia, in via Nazionale a Roma. All’incirca, il valore attuale è pari a 109 miliardi di euro. A quanto pare ne abbiamo altre quantità, anche noi, negli Stati Uniti, a Londra e a Basilea. Ma quante siano queste “altre quantità” fuori dai confini non è facile sapere, perché neanche la Banca d’Italia lo dice. In più, abbiamo circa 60 tonnellate d’oro, in Italia, che sono di proprietà della Banca Centrale Europea.

Siamo in preda a una delle più gravi crisi, forse la più grave, dell’Italia repubblicana. Gli avvoltoi che hanno guidato la politica finanziaria sono sopra le nostre teste e sono fuori controllo. Anche alla luce dell’esperienza di Cipro, dove l’esperimento di portare via l’oro dalla loro banca centrale per pareggiare i conti è già stato attuato, sebbene per soli 400 milioni di euro, al futuro governo dovremmo dire ad alta voce, in anticipo – e io lo dico qui perché più gente possibile lo sappia: non provate, in nessun caso, a toccare quell’oro. L’oro è italiano, e deve restare a disposizione degli italiani: 2.452 tonnellate possono essere molto utili in caso di emergenza, e c’è ragione di credere che siamo proprio in una situazione di emergenza. Cipro è a un passo dalla Grecia, e a due passi dall’Italia. Non dimentichiamolo.

(Giulietto Chiesa, “Non toccate il nostro oro”, video-editoriale editato da “Megachip” il 19 aprile 2013).

Fonte: www.libeidee.org
19.04.2013

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Speciale Oro (e Argento) Fisico: E Anche le Monete di Oro Fisico da Investimento Spariscono (Solo Prenotazioni.. per ora)

22 aprile 2013 Di

Come vi avevamo predetto (non che ci volesse un genio) anche le monete di oro da investimento cominciano ad essere “out of stock” e bisogna aspettare anche 25 giorni per averne una. Molte monete e lingotti di taglio medio di Argento sono scomparsi in pochi giorni (sono ordinabili ma arriveranno fra 20-40 gg) ora tocca a l’Oro.

E’ una situazione normale, l’Oro Fisico non si stampa ne si crea con un clic di un computer. E’ pesante, voluminoso e trasportabile con dei blindati. La domanda di Oro e Argento è esplosa in tutto il mondo sicchè per avere velocemente la propria moneta o il proprio lingotto è necessario scegliere con cura. In Europa si trovano ancora le Philarmoniker di Oro pronta consegna (quelle di Argento no, ci vuole una settimana) ma le monete Australiane e Americane necessitano di quasi un mese di attesa, ad esempio GP-Metallum (non tutti i negozi dicono quanto ci vuole come tempo di attesa medio):

Schermata 2013 04 22 alle 13.29.45 650x263 Speciale Oro (e Argento) Fisico: E Anche le Monete di Oro Fisico da Investimento Spariscono (Solo Prenotazioni.. per ora)(niente Kangaroo fino al 05/05/2013….)

La pressione su zecche, pubbliche e private perchè facciano presto rimane dunque molto alta, la trasmissione degli ordini a miniere e borse merci (LMBA e COMEX) probabilmente è già in atto.

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UN PATTO CON IL DIAVOLO ? L’ITALIA POTREBBE UTILIZZARE LE SUE RISERVE D’ORO PER FORZARE UN CAMBIAMENTO NELLA POLITICA DELL’UEM

Europa Free Image Hosting at www.ImageShack.us DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
blogs.telegraph.co.uk

Il World Gold Council ha chiesto all’Italia di usare le sue 2.000 tonnellate d’oro per mitigare i dettami di austerità imposti dall’Unione Monetaria Europea.

Utilizzando le sue riserve – le quarte per valore nel mondo – come garanzia di una prima tranche per le eventuali perdite degli obbligazionisti, l’Italia potrebbe raccogliere sul mercato dei capitali 400 miliardi di euro o giù di lì e potrebbe così decidere del proprio futuro, almeno per un pò.

L’Italia già lo fece nel 1974, quando chiese un prestito di due miliardi di dollari alla Bundesbank, usando il proprio oro come garanzia. Anche il Portogallo ha fatto la stessa cosa e prese un miliardo di dollari in prestito dalla Banca dei regolamenti internazionali (BRI) nel 1975-1977, e l’India che usò il suo oro per prendere un prestito dal Giappone nel 1991.

Una sondaggio congiunto della WGC – Ipsos ha rilevato che il 61% degli imprenditori italiani e il 52% del pubblico sosterrebbe questa idea e solo una piccola minoranza sarebbe contraria.

Il rapporto dice:

Con l’Italia che deve ancora affrontare importanti sfide finanziarie, il patrimonio dello Stato – come ad esempio le riserve d’oro – costituisce una possibilità per conquistarsi un certo spazio vitale.

Un debito sovrano garantito con “obbligazioni auree” costituirebbero un debito sostenuto da garanzie reali come l’oro. In questo modo utilizzando una parte delle riserve auree, gli Stati sovrani possono ottenere prestiti con minori interessi, senza (eventualmente) dover vendere un’oncia del loro oro.

L’uso dell’oro aiuterebbe i governi sovrani a riconquistare la fiducia dei mercati obbligazionari a costi di finanziamento più bassi. Le nazioni potrebbero aumentare tra quattro e cinque volte il valore delle loro riserve in oro – un prestito obbligazionario garantito al 20% con oro potrebbe raccogliere fondi sufficienti per coprire circa l’80% del rifinanziamento di cui ha bisogno l’Italia per due anni.

In questo modo si potrebbe attendere più serenamente che la crescita prenda piede. Si potrebbe abbassare il livello del debito sovrano senza far aumentare l’inflazione e si darebbe all’Italia tempo e risorse per lavorare su riforme e rilancio dell’economia. Utilizzando l’oro per emettere titoli di debito sovrano si otterrebbe una maggiore flessibilità senza infierire oltre con l’austerità.

Questo è esattamente il modo di pensare che dovrebbe attecchire negli Stati occupati dall’Unione Monetaria Europea, e l’Italia è sotto occupazione da quando la BCE ha effettivamente rovesciato il governo eletto con il colpo di Stato del novembre 2011 – con la complicità attiva del Presidente Napolitano, un ex stalinista che ha poi trasferito la sua mania ideologica nel Progetto dell’Unione Europea. Questo disegno (con-l-oro-di-bankitalia-possiamo-emettere-bond-400-miliardi) è stato presentato, lo scorso ottobre, da Alessandro di Carpegna Brivio amministratore delegato della Camperio Sim.

Comunque, basterebbe che il nuovo premier Enrico Letta dicesse all’Europa di andare a buttarsi a fiume, perché la “reflazione (inflazione che unita alla recessione viene indicata in modo contratto col termine di reflazione) se avvenisse in un solo paese violerebbe le regole dell’UEM”.

Ma è altamente improbabile che Mr. Letta lo faccia. E’ un figlio del Progetto UE – letteralmente – visto che è cresciuto a Strasburgo e che si è formato nell’entourage di Prodi e di Andreotti.

La sua voglia di crescita è priva di significato come l’impegno di Hollande nel rilanciare la crescita in Francia. Hollande in realtà ha fatto il contrario. Con la sua politica fiscale Hollande sta tentando di far contrarre il PIL di quest’anno del 2%, in modo anticiclico durante una recessione, perché è così intriso del suo europeismo che non se la sente di mandare al diavolio i sapientoni di Bruxelles e di Francoforte (anche se qualcuno del suo Partito Socialista vorrebbe farlo).

La mia preoccupazione è che il piano del World Gold Council vorrebbe semplicemente puntellare l’impalcatura di questa impraticabile Unione il più a lungo possibile, per poi lasciare l’Italia ancora più vulnerabile, dopo essersi giocata anche la sua ultima carta.

Nemmeno questa strategia comunque risolverebbe il problema fondamentale di una Italia che ha perso costantemente competitività sul costo del lavoro per quindici anni. Tentare un recupero in questo campo con una “svalutazione interna” sarebbe molto distruttivo e sarebbe una dura prova per la coesione sociale che potrebbe arrivare fino al punto di rottura.

Quello che dovrebbe fare l’Italia sarebbe dire alla Germania che non continuerà ad essere un membro dell’UEM a meno che il Nord non “si riadegui-reflettendo ” con una “rivalutazione interna” che riporti il divario NORD-SUD a valori accettabili. In questo caso l’Italia potrebbe anche usare le sue riserve d’oro per rendere questa minaccia veramente credibile.

La Germania dovrebbe sapere che l’Italia ha tutti i mezzi per stabilizzare il mercato obbligazionario appena liberatasi dai cappi dell’Europa. L’Italia è perfettamente in grado di farlo – e, a mio parere potrebbe averne grossi benefici – in quanto ha un avanzo di bilancio primario del 2.5% del PIL e non si troverebbe ad affrontare nessuna crisi di finanziamento.

Ci sarebbe allora da capire se la Germania ha più da guadagnare o più da perdere dal non opporsi alla conclusione di un affare di questo genere.

Aspettiamo che l’Imperatore del Sacro Romano Impero venga a Canossa.

Ambrose Evans-Pritchard
Fonte: http://blogs.telegraph.co.uk
Link : http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100024392/italy-should-use-its-gold-reserves-to-force-a-change-in-emu-policy/
3.04.2013

Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

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due domande Ambrose non si pone: 1) a quanto risulta le 2400 e rotte tonnellate d’oro appartengono alla Banca d’Italia e quindi non all’Italia, e enmmeno al tesoro, a meno ch eil tesoro, prima, non nazionalizzi la Banche d’Italia. 2) dove si trova fisicamente quell’oro ? se si trova negli USA alla FED o a fort Knox o chissà dove, sarà ben difficile averlo indietro. Vedasi le riserve tedesche, delle quali è stato richiesto un rientro parziale e la risposta è stata “in 7 anni” perchè è evidente che l’oro dato in custodia agli USA, in effetti non esiste più, almeno dove dichiarato.

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“L’imperatore del Sacro Romano Impero” non verrà mai a Canossa perché il DNA germanico non consente ai tedeschi di riconoscere i propri limiti e, aggiungo, di valutare adeguatamente il contesto in cui vivono. Riguardo all’uso delle riserve auree che consentirebbero di “….attendere più serenamente che la crescita prenda piede..” non saprei. Le riserve potrebbero forse dare momentaneo respiro ad un Paese che, di fatto, non sarà in grado, per 1) la classe politica, in buona parte espressione di poteri esterni al Paese stesso 2) i cappi e lacci europei e infine 3) le problematiche connesse alla globalizzazione, di utilizzare in modo fattivo le garanzie dell’oro portato al Banco dei pegni. È poi, più che respiro al Paese, lo darebbe alle vuote teste di pappagallo, lautamente retribuite, che tutte le mattine dai Media imperversano parlando di priorità e di progettualita’ senza dire ASSOLUTAMENTE NULLA sul modo di perseguirle. LE OPZIONI SONO SOLO DUE: 1) o l’EU cambia radicalmente il proprio atteggiamento. ( cosa questa che comporterebbe per gli eurocrati l’ammissione del proprio fallimento, quindi difficilmente percorribile) oppure 2) lasciamo questa trappola maledetta, ora deprecata dallo stesso Prodi ( v. Streaming radio 24, Focus Economa) e DOPO LA NAZIONALIZZAIONE DELLA BANCA D’ITALIA ci stampiamo la nostra moneta affrontando i rischi e benefici che ne conseguono. Sarà sempre meglio di questo EURO- INCAPRETTAMENTO.

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Bottarelli – Il “prestito d’oro” che può far volare

Qualcosa si muove nella lotta al debito pubblico e nella ricerca di una via alternativa per abbassarne il peso dello stock? Un report del World Gold Council, l’organizzazione per lo sviluppo del mercato dell’oro, pubblicato giovedì, infatti, citava un sondaggio condotto da Wgc-Ipsos tra mille italiani in base al quale il 52% cittadini dei privati e il 61% della classe dirigente sono favorevoli a utilizzare – ma non a vendere – le riserve d’oro nazionali italiane, con lo scopo di alleggerire il peso del debito e aiutare la crescita. Solo il 4% degli intervistati sarebbe a favore di una vendita vera e propria del metallo fisico.

Il dibattito su Bankoro, lanciato dalle colonne de Il Sole 24 Ore da Alberto Quadrio Curzio e Fulvio Coltorti, sta quindi entrando in una fase pre-operativa? Non correrei troppo, ma nel report il World Gold Council parla molto chiaro e spinge l’Italia a mettere in campo le sue 2mila tonnellate di oro, quarto Paese al mondo per detenzioni, per rompere i dettati dell’austerity europea. Utilizzando le riserve come collaterale per un’emissione obbligazionaria, infatti, l’Italia potrebbe racimolare circa 400 miliardi sul mercato di capitali, respirando per un po’ (l’80% delle necessità di finanziamento per i prossimi due anni), evitando che le sue banche debbano comprare debito per tenere basso lo spread e magari comincino a erogare maggiore credito a imprese e famiglie.

Già nel 1974, c’era Guido Carli, l’Italia utilizzò il suo oro come collaterale per un prestito da 2 miliardi di dollari dalla Bundesbank e lo stesso fecero il Portogallo nel biennio 1975-1977, quando prese in prestito un miliardo di dollari dalla Banca per i regolamenti internazionali, e l’India nel 1991, quando ottenne un prestito dal Giappone.

Si legge nel report: «Con l’Italia ancora costretta a fronteggiare sfide finanziarie, gli asstes nazionali – come le riserve auree – presentano un’opportunità per guadagnare un po’ di tempo e spazio vitale. Il debito sovrano con garanzia aurea – gold-backed bonds – è debito emesso con sottostante collaterale in oro. Utilizzando un parte delle sue riserve auree in questo modo, un Paese può finanziarsi con minori costi e non vendendo una singola oncia. Questo utilizzo dell’oro potrebbe aiutare le nazioni a riconquistare la fiducia del mercato obbligazionario sovrano e abbassare i costi di finanziamento. Un Paese potrebbe raccogliere tra le quattro e le cinque volte il valore delle sue riserve auree, ovvero un bond collateralizzato al 20% in oro potrebbe appunto garantire l’80% delle necessità di rifinanziamento del prossimo biennio. Questo garantirebbe di guadagnare tempo e risorse per la crescita, abbasserebbe i rendimenti delle obbligazioni sovrane senza aumentare l’inflazione e permetterebbe al governo di lavorare seriamente su riforme e ripresa. Insomma, l’uso dell’oro per scopi di emissione di debito garantirebbe grande flessibilità».

Il problema è che la reflazione in un Paese è vietata dai soliti, idioti vincoli europei, quindi Letta dovrebbe negoziare questo tipo di emissione con Bruxelles, ovvero Berlino. Lo farà, un uomo degnissimo e preparato ma cresciuto a Strasburgo e abbeverato fin da giovane dall’europeismo di Andreatta prima e Prodi poi?

Certo, il problema italiano è anche altro, ovvero la perdita di competitività sul costo di unità lavorativa, un qualcosa che va avanti da 15 anni, ma guadagnare tempo ed evitare montagne russe di spread e rendimenti aiuterebbe non poco. Una “svalutazione interna” in stile portoghese devasterebbe il Paese, mentre chiedere e ottenere dai paesi del Nord Europa una “rivalutazione interna” per colmare parte del gap Nord-Sud appare ipotesi lunare.

Che fare, quindi? Mettiamo in campo le riserve auree? Non so, ma dopo quanto accaduto a Cipro, ogni volta che sento parlare di oro sovrano mi vengono i brividi. Certo, in questo caso si tratta di collaterale a garanzia di un’emissione, non di vendita dell’oro fisico ma tutto questo ardore del World Gold Council verso il quarto Paese per riserve (gli altri sono Usa, Germania e Fmi, gente che il suo oro non lo sfiora nemmeno col pensiero), ma anche il più politicamente ed economicamente traballante e ricattabile tra gli “aurei”, mi fa pensare male. Molto male. Ma, forse, sarà davvero un’extrema ratio necessaria. Dall’oro per la patria, all’oro per l’euro.

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/5/4/FINANZA-Il-prestito-d-oro-che-puo-far-volare-Letta/389471/
4.05.2013

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Ingenuità a dir poco disarmante: 2.400 ton di oro in cambio di carta straccia marca € stampata dalla BCE? Veramente un ottimo affare! E per cosa poi? Non per uscire dal cappio usuraio degli europarametri, ma per spostare l’agonia più in là di qualche mese.

Per chi come Pritchard ancora non lo avesse colto, credo che ormai siano pochi, austerity, MES, Euro e tutte le altre troi(k)ate sono solo lo strumento per far colassare le nostre economie e procedere alle privatizzazioni selvagge e alle acquisizioni a saldo dei nostri beni (reali, non valutari) pubblici, primo tra tutti il nostro deposito aureo.

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La ricordate la manipolazione dello Statuto della Banca di Italia? Leggete :http://www.disinformazione.it/nuovo_statuto_bankitalia.htm Non vi fischiano le orecchie ? Chi ha firmato lo Statuto definitivo, modificato? testo integrale del Nuovo Statuto approvato (per decreto il 12/12/2006) dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa Eh! Eh! tutti i nodi vengono al pettine. E noi ora, ceduto l’oro alle banche ( forse) ci attacciamo riccamente e , ridotti in schiavitù restiamo come sempre, come fessi! E se l’oro non fu ceduto alle banche con quella strana censura operata dai tre caballeros, era stato ceduto alla Germania.. nonostante noi avessimo pagato sull’unghia i 2 miliardi.. Una ipotesi assurda? ma visto come il popolo Italiano a sua totale insaputa è stato privato del suoi beni.. non c’è da scartare nessuna ipotesi.

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Qualcosa si muove nella lotta al debito pubblico e nella ricerca di una via alternativa per abbassarne il peso dello stock? Un report del World Gold Council, l’organizzazione per lo sviluppo del mercato dell’oro, pubblicato giovedì, infatti, citava un sondaggio condotto da Wgc-Ipsos tra mille italiani in base al quale il 52% cittadini dei privati e il 61% della classe dirigente sono favorevoli a utilizzare – ma non a vendere – le riserve d’oro nazionali italiane, con lo scopo di alleggerire il peso del debito e aiutare la crescita. Solo il 4% degli intervistati sarebbe a favore di una vendita vera e propria del metallo fisico.

Il dibattito su Bankoro, lanciato dalle colonne de Il Sole 24 Ore da Alberto Quadrio Curzio e Fulvio Coltorti, sta quindi entrando in una fase pre-operativa? Non correrei troppo, ma nel report il World Gold Council parla molto chiaro e spinge l’Italia a mettere in campo le sue 2mila tonnellate di oro, quarto Paese al mondo per detenzioni, per rompere i dettati dell’austerity europea. Utilizzando le riserve come collaterale per un’emissione obbligazionaria, infatti, l’Italia potrebbe racimolare circa 400 miliardi sul mercato di capitali, respirando per un po’ (l’80% delle necessità di finanziamento per i prossimi due anni), evitando che le sue banche debbano comprare debito per tenere basso lo spread e magari comincino a erogare maggiore credito a imprese e famiglie.

Già nel 1974, c’era Guido Carli, l’Italia utilizzò il suo oro come collaterale per un prestito da 2 miliardi di dollari dalla Bundesbank e lo stesso fecero il Portogallo nel biennio 1975-1977, quando prese in prestito un miliardo di dollari dalla Banca per i regolamenti internazionali, e l’India nel 1991, quando ottenne un prestito dal Giappone.

Si legge nel report: «Con l’Italia ancora costretta a fronteggiare sfide finanziarie, gli asstes nazionali – come le riserve auree – presentano un’opportunità per guadagnare un po’ di tempo e spazio vitale. Il debito sovrano con garanzia aurea – gold-backed bonds – è debito emesso con sottostante collaterale in oro. Utilizzando un parte delle sue riserve auree in questo modo, un Paese può finanziarsi con minori costi e non vendendo una singola oncia. Questo utilizzo dell’oro potrebbe aiutare le nazioni a riconquistare la fiducia del mercato obbligazionario sovrano e abbassare i costi di finanziamento. Un Paese potrebbe raccogliere tra le quattro e le cinque volte il valore delle sue riserve auree, ovvero un bond collateralizzato al 20% in oro potrebbe appunto garantire l’80% delle necessità di rifinanziamento del prossimo biennio. Questo garantirebbe di guadagnare tempo e risorse per la crescita, abbasserebbe i rendimenti delle obbligazioni sovrane senza aumentare l’inflazione e permetterebbe al governo di lavorare seriamente su riforme e ripresa. Insomma, l’uso dell’oro per scopi di emissione di debito garantirebbe grande flessibilità».

Il problema è che la reflazione in un Paese è vietata dai soliti, idioti vincoli europei, quindi Letta dovrebbe negoziare questo tipo di emissione con Bruxelles, ovvero Berlino. Lo farà, un uomo degnissimo e preparato ma cresciuto a Strasburgo e abbeverato fin da giovane dall’europeismo di Andreatta prima e Prodi poi?

Certo, il problema italiano è anche altro, ovvero la perdita di competitività sul costo di unità lavorativa, un qualcosa che va avanti da 15 anni, ma guadagnare tempo ed evitare montagne russe di spread e rendimenti aiuterebbe non poco. Una “svalutazione interna” in stile portoghese devasterebbe il Paese, mentre chiedere e ottenere dai paesi del Nord Europa una “rivalutazione interna” per colmare parte del gap Nord-Sud appare ipotesi lunare.

Che fare, quindi? Mettiamo in campo le riserve auree? Non so, ma dopo quanto accaduto a Cipro, ogni volta che sento parlare di oro sovrano mi vengono i brividi. Certo, in questo caso si tratta di collaterale a garanzia di un’emissione, non di vendita dell’oro fisico ma tutto questo ardore del World Gold Council verso il quarto Paese per riserve (gli altri sono Usa, Germania e Fmi, gente che il suo oro non lo sfiora nemmeno col pensiero), ma anche il più politicamente ed economicamente traballante e ricattabile tra gli “aurei”, mi fa pensare male. Molto male. Ma, forse, sarà davvero un’extrema ratio necessaria. Dall’oro per la patria, all’oro per l’euro.

Mauro Bottarelli
Fonte: http://www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/5/4/FINANZA-Il-prestito-d-oro-che-puo-far-volare-Letta/389471/
4.05.2013

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Lo Stato deve riprendersi la moneta, emettendola senza debito, l’oro dello Stato va posto a garanzia. —- Va vietata alle banche la riserva frazionaria (consentita senza limite da MMT). —- Una “Norimberga” dei politici a “firma facile” s’impone….

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Buffo che questa proposta “circoli” proprio quando c’è in atto uno strano e imponente ribasso delle quotazioni dell’oro (se non vado errato è giù intorno a 1.300$ dopo aver raggiunto fino a 1.900). Un crollo inspiegabile e inspiegato. Soros dice che “non è più un bene rifugio”. Cipro se lo vede confiscare.

Le più grandi riserve d’oro sono 1.USA 2.Germania 3.FMI 4.Italia. 5.Francia

Chi di questi cinque è debole?
Italia e Francia.
Si prospetta un “sacco” da 5000 tonnellate (se la Francia abbocca)

Ma chi lo metterebbe “a disposizione” proprio quando vale di meno?
O, in altre parole, quale di questi cinque enti è governato da inetti e corrotti?

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me sa che voleva dire Andreatta. L’Ocse ha detto che non se ne parla di taglio alle tasse. Ma l’Ocse è un organo della Merkel, come Draghi, il FMI, le agenzie di rating, la City di Londra e Wall street, la Banca mondiale etc come la Commissione UE: Gli impegni sottoscritti dall’Italia con l’Europa non si discutono tutti da 20 anni agli ordini della Merkel, senza nessuno che abbia niente da ridire quando per decenni si è sottoscritta ogni PORCATA svendi sovranità 30 apr – Gli impegni sottoscritti dall’Italia con l’Europa non si discutono, per cui al nostro paese non saranno concesse revisione dei patti. Lo afferma Simon O’Connor, portavoce del commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, in conferenza stampa a Bruxelles. ”Gli obiettivi concordati per il 2013 rimangono quelli, e siamo fiduciosi della determinazione del nuovo governo a raggiungere gli obiettivi di deficit”. Allo stesso modo, aggiunge O’Connor, ”siamo fiduciosi che l’Italia rispetti gli obiettivi del patto di stabilita’ e crescita”. Quanto fatto finora dall’Italia ”va nella giusta direzione”, e quindi il nostro paese deve continuare lungo il percorso gia’ tracciato. E’ l’invito implicito che arriva dalla Commissione europea al nuovo esecutivo italiano per via di Simon O’Connor, portavoce del commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn. ”Come ha detto il commissario Rehn recentemente, L’Italia si e’ messa sulla strada giusta per la correzione sostenibile del suo deficit eccessivo”, ricorda O’Connor. A chi gli chiede di precisare se la sua affermazione e’ riferita al passato, e quindi all’operato di Monti, O’Connor spiega che ”le parole di Rehn che ho citato si riferiscono alla fine di febbraio, quando sono state presentate le previsioni economiche d’inverno”. http://www.imolaoggi.it/?p=48631

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Così l’oro sta “uccidendo” le banche

martedì 14 maggio 2013

Mauro Bottarelli

S’avanza qualche rognetta per le grandi banche mondiali? Le richieste di oro fisico, quelle legate a un contratto che va onorato e che impone la consegna del metallo prezioso, stanno eccedendo e di molto l’ammontare di oro che le banche detengono realmente. Tanto più che dai caveau in questo periodo di oro fisico ne è uscito parecchio e a una velocità che comincia a far temere, visto che se l’oro fisico a tua disposizione finisce ma hai contratti di consegna in essere ancora da onorare, o trovi quel materiale o l’intero castello di carte dei futures aurei, il cosiddetto oro di carta, crolla. Letti sotto questa lente, si spiegano meglio due recenti accadimenti che hanno portato a un repentino calo del prezzo dell’oro: la decisione di obbligare la Banca centrale di Cipro a vendere riserve per 400 milioni nell’ambito del piano di salvataggio del sistema bancario (di fatto per coprire perdite sul programma Ela tra banca centrale e Bce) e lo short controllato posto in essere da un cartello di grandi banche, una manovra manipolatoria che in due giorni ha visto vendute circa 400 tonnellate di oro, equivalenti a circa il 15% della produzione mondiale annua del metallo giallo, facendo crollare il prezzo del 20%.

Nella mente dei grandi banchieri c’era infatti la certezza – o, forse, solo speranza – che questo calo spaventasse gli investitori e raffreddasse la domanda di oro fisico, mentre è avvenuto l’esatto contrario: le incertezze globali a livello economico e finanziario hanno ormai trasformato l’oro in una certezza e il crollo del prezzo ha innescato una domanda record di metallo fisico in tutto il mondo, con zecche subissate di richieste e banche centrali in grande attivismo. Inoltre, molti facoltosi investitori hanno cominciato a sentire puzza di bruciato e hanno cominciato a ritirare l’oro dalle banche, preferendo cassette di sicurezza e caveau privati, quando non super-casseforti da tenere in casa. Alcune grandi banche hanno già comunicato che d’ora in poi i contratti futures sull’oro saranno onorati soltanto in contanti.

Un fantasma si aggira per i mercati finanziari globali. Non è da oggi, infatti, che le banche mentono sulle loro reali disponibilità di oro rispetto ai contratti futures che stipulano, ma un punto di crisi come questo non si era mai toccato, il redde rationem potrebbe davvero essere alle porte. Anche perché, stando al miliardario e investitore Eric Sprott, «la domanda di oro fisico eccede la disponibilità reale del 60%, finora le banche centrali hanno fornito il metallo mantenendo in vita lo schema dei futures per evitare altre Lehman Brothers ma non potrà andare avanti all’infinito. Le scorte di JP Morgan presso il Comex sono scese da 2,4 milioni di once a 160mila once, quindi occorre guardare al mercato fisico e non a quello di carta». Lo conferma Ronald Stoeferle, secondo cui la ratio tra oro cartaceo e oro fisico è addirittura di 130 a 1, «una cifra che ci sta avvicinando al default del mercato dei futures». Recentemente dai caveau del Comex sono usciti qualcosa come 2 milioni di once di oro fisico in un trimestre, il più grosso ritiro di materiale prezioso da dodici anni a questa parte.

Cosa significa? Che la gente non si fida più delle banche e ritira l’oro fisico. E fa bene. Una delle più grandi banche europee, l’olandese Abn Amro, infatti, ha fatto default sui suoi contratti sull’oro e ha informato i clienti che al posto di lingotti riceveranno contanti pari al valore dei futures sottoscritti. Ma c’è anche di peggio. La London Bullion Market Association (Lbma) è l’organizzazione professionale che sta alla base del mercato a pronti dell’oro e dell’argento di Londra, il cuore della compravendita mondiale di metalli preziosi. La Lbma stabilisce e supervisiona gli standard più alti nella raffinazione, documentazione, trasporto e custodia di ciascun lingotto d’oro e d’argento che circola nel mercato ufficiale al prezzo spot dell’oro: insomma, un’istituzione. Bene, questa istituzione starebbe per fare default sui suoi contratti di consegna di oro fisico. Non lo dico io ma il trader londinese, Andrew Maguire, l’uomo che svelò la frode nel mercato dell’argento, a detta del quale la Lbma comincia ad avere problemi con i propri contratti in oro fisico e alle istituzioni che chiedevano contratti futures veniva detto chiaramente che avrebbero ricevuto il corrispettivo in contanti.

Il problema con l’oro, poi, è capire dove si trovi fisicamente, vista la natura stessa del leasing sul metallo fisico: viene acquistato e quindi va da qualche parte, ma i caveau sempre più vuoti di sempre più istituzioni ufficiali ci fanno capire che, forse, è scomparso. O forse no. Il problema è che mai come oggi c’è una domanda forsennata a livello globale di oro fisico, quindi i nodi stanno per venire al pettine. Ormai i tempi di attesa per le bars 995 kilo è di tre settimane, in alcuni casi sforando già al mese di giugno avanzato: una larga parte di quelle bars, soprattutto quelle che escono dalle raffinerie degli Emirati Arabi Uniti, va sul mercato indiano (che ieri ha confermato un peggioramento del deficit commerciale dovuto proprio a un aumento di acquisto di oro fisico del 138%) e un’altra parte sostanziale su quello turco, dove si pagano premi rispetto al prezzo spot dai 20 ai 35 dollari.

Ora si aprono due scenari. Se i pianificatori centrali vogliono mantenere i prezzi dei metalli preziosi a questo livello così basso, per andare incontro alla crescente domanda di metallo fisico dovranno svuotare ancora di più i caveau delle banche centrali o prenderlo a prestito dagli Etf, come qualcuno avanza che stia già accadendo. Se invece non interverranno, lasceranno che oro e argento si riapprezzino placando un po’ la domanda o, quantomeno, facendo ritrovare un minimo di bilanciamento – ancorché artificiale – tra domanda e fornitura. Penso che si opterà per la seconda ipotesi, almeno per evitare altri casi Abn Amro.

Anche perchè le famiglie più facoltose d’Europa stanno portando via le loro bars da 400 once dai caveau delle grandi banche, un qualcosa non direttamente legato al tonfo del prezzo e ai timori di shortage sull’offerta, ma cominciato mesi fa, sui timori innescati prima dalle scelte di Fed e Bundesbank e solo poi dal caso Abn Amro. Tre mesi fa, infatti, JP Morgan inviò una lettera ai suoi clienti più facoltosi per cercare di rassicurarli del fatto che il loro oro era al sicuro ed evitare continui prelievi e sempre maggiore carenza di oro fisico: niente da fare, pare che l’oro sia tornato ai suoi legittimi proprietari dietro la minaccia di spostare in banche concorrenti depositi e portafogli d’investimento multi-milionari.

Perchè tanta paura negli ultimi tre mesi? Come vi raccontai lo scorso gennaio, quando accaddero i fatti, la Bundesbank ha chiesto il rimpatrio di una parte del suo oro detenuto presso la Fed di New York, un totale di 1800 tonnellate. Dopo giorni di trattative, però, la Fed accettò di spedire a Francoforte soltanto 300 tonnellate nei prossimi sette anni: perchè un tempo così lungo? Basti pensare che il Venezuela lo scorso anno ha chiesto il rimpatrio di 200 tonnellate di oro stoccate a Londra, New York e in Svizzera e le ricevette in circa quattro mesi. La Fed di New York ha qualcosa da nascondere rispetto il reale numero di barre e lingotti stoccati nei suoi caveau? Dove sono finiti, forse in leasing per tamponare quel diluvio di carta straccia che sono i contratti futures ed evitare altri crolli di istituti “too big to fail”?

Il caso Abn Amro, poi, deve essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei grandi detentori d’oro fisico, visto che il prodotto offerto ai clienti dalla banca olandese prevedeva la consegna fisica dell’oro ma una settimana prima del crollo del prezzo dell’oro, guarda la coincidenza, l’istituto inviò una lettera ai clienti che avevano sottoscritto il contratto per informarli che non era più disponibile la consegna dei lingotti e che ci sarebbe stato un pagamento in contanti sul conto dell’investimento. Quindi, cosa sta accadendo? Una cosa sola appare certa, ovvero che stiamo per entrare in un periodo di volatilità dei prezzi dei metalli preziosi senza precedenti, insomma una stagione di violenti su e già determinati in gran parte proprio dalla volontà dei banchieri e delle bullion banks di non far crollare del tutto il castello dell’oro di carta, lasciandoci le penne. Nel frattempo, però, continueremo a vedere iperattivismo da parte delle banche centrali, ad esempio quella cinese che lo scorso mese di marzo, stando a dati resi noti dall’Hong Kong Census and Statistics Department, ha visto l’import di oro esplodere al livello record di 223,5 tonnellate. E con previsioni per aprile ancora più alte.

Perchè la Cina compra oro come se non ci fosse un domani? Sa qualcosa che il resto del mondo non sa? Soltanto maggior richiesta dal mercato interno oppure una chiara operazione di backing dello yuan e di hedging rispetto al rischio esplosione delle bolle di credito e immobiliare, a fronte di un calo della crescita e aumento dell’inflazione? Il quadro è di quelli sistemici, oltretutto, visto che in febbraio gli acquisti furono per 97,1 tonnellate, portando il totale del primo trimestre di quest’anno a 372 tonnellate, quanto Pechino importò nei primi sei mesi del 2012. Di più, dal gennaio dello scorso anno la Cina ha incamerato qualcosa come 1206 tonnellate di oro fisico, la metà della produzione mondiale annuale. Questi grafici parlano da soli.

E da dove ha comprato quell’oro la Cina? Magari da qualche banca a Londra, in Svizzera al numero 1 di Chase Manhattan Place, rendendo chiari e correlati il calo delle detenzioni e i caveau ufficiali e l’esplosione della febbre aurea cinese? O magari sono gli Etf a soddisfare quella fame di metallo prezioso? E per quanto durerà, visto che l’oro fisico scarseggia, a dir poco? Inoltre, stiamo per entrare in un periodo di decisa non correlazione tra prezzi spot e prezzi del metallo fisico, con i primi che potrebbero presto diventare totalmente irrilevanti, visto che già oggi, a fronte di una domanda sempre crescente per monete d’argento, alcuni dealers chiedono un premio fino al 30% in più rispetto al prezzo spot. E la gente fa la coda per pagare quei premi, fino a pochi anni fa assolutamente impensabili. Tranquilli, banchieri e bullion banks si inventeranno qualcosa per salvare gli stratosferici profitti che gli garantisce il casinò dell’oro di carta, ma questa volta dovranno davvero essere bravi. E, comunque vada, potrebbe lo stesso essere l’ultima.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/5/14/FINANZA-Cosi-l-oro-sta-uccidendo-le-banche/392914/

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Oro delle banche centrali: una storia di espropriazione

5. I calcoli di Eric Sprott: il furto di oro da parte delle banche centrali continua
Erik Sprott, un miliardario e investitore noto con 35 anni di esperienza di lavoro nei mercati finanziari e un grande conoscitore dei meandri del commercio dell’oro, ritiene che le statistiche ufficiali chiaramente non tengono pienamente conto della domanda effettiva di oro del mercato mondiale (in genere stimato tra 4.000 e 4.500 tonnellate all’anno). Secondo i suoi calcoli, la domanda effettiva di questo metallo prezioso negli ultimi dieci anni è stata una media di 2.300 tonnellate in più rispetto ai dati ufficiali citate dal World Gold Council e altri rispettabili organisations. L’offerta di oro attraverso nuove operazioni di estrazione e di rottami d’oro non è chiaramente sufficiente a coprire la domanda d’oro reale del mondo.
Esiste qualche tipo di fonte segreta di oro, che copre la domanda con un non contabilizzato di circa 2.300 tonnellate l’anno. Secondo Eric Sprott, i volumi di oro che si presentano sul mercato dai caveau delle banche centrali non sono abbastanza.
Dall’inizio del 21° secolo, forniture supplementari sono stati forniti dalle banche centrali dei paesi economicamente sviluppati – Stati Uniti, Europa Occidentale , Giappone – così come le organizzazioni internazionali con le proprie riserve d’oro – Il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea. Nel primo decennio del 21° secolo, le riserve d’oro totali di queste banche centrali e organizzazioni internazionali, secondo le cifre ufficiali, sono rimaste inalterate su un livello di 23.000 tonnellate.
Se Sprott è corretto, allora si scopre che le riserve auree delle banche centrali dei paesi economicamente sviluppati sono stati disponibili a soddisfare la domanda aggiuntiva non contabilizzata per dieci anni soltanto. Quindi, in teoria, dal 2011, i caveau delle banche centrali dei paesi che fanno parte del “miliardo d’oro» della zona avrebbe dovuto essere vuoti. Ma ora è già il 2013. Inoltre, vale la pena ricordare che questi caveau erano già mezzi vuoti all’inizio di questo secolo, come segue da stime di Veneroso nella parte 1. Già nel 1998, quasi la metà delle riserve auree ufficiali di tutte le banche centrali avevano «cominciato a camminare» oltre le pareti delle banche centrali. Quindi, a titolo di esempio, delle 23.000 tonnellate di riserve ufficiali delle banche centrali del «miliardo d’oro» della zona nel 2001, i caveau in realtà contenevano solo 11.500 tonnellate. Nella migliore delle ipotesi, questo sarebbe abbastanza oro per coprire l’ulteriore domanda di non contabilizzato per cinque anni soltanto. Così i caveau del «miliardo d’oro» avrebbero dovuto essere vuoti entro il 2006, non il 2011. Si tratta di una sorta di misticismo!
6. Essi sono non solo stanno rubando il proprio oro, ma anche quello altrui
Il misticismo scompare se ricordiamo che le banche centrali di alcuni paesi non solo stanno utilizzando i loro depositi per immagazzinare l’oro elencato nei loro bilanci, ma anche oro appartenente agli stranieri (soprattutto per le banche centrali e tesorerie di altri paesi). Tuttavia, i loro servizi di stoccaggio sono utilizzati anche da strutture private, in primo luogo dalle principali banche. In connessione con la storia dei piani della Germania per rimpatriare il loro oro da altri paesi, abbiamo scoperto che il volume totale delle riserve ufficiali di questo paese, pari a circa 3.400 tonnellate, più di due terzi sta al di fuori del paese. Esattamente 1.536 tonnellate sono nelle casse della Federal Reserve Bank di New York, 374 tonnellate sono nei sotterranei della Banca di Francia e 450 tonnellate nel caveau della Banca d’Inghilterra.
Tenteremo ora di guardare la questione di oro estero dall’altro lato – dal punto di vista di quei paesi che giocano il ruolo di «guardiani» o «magazzinieri». Ci sono alcuni di questi grandi «guardiani» del mondo. Questi sono gli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Svizzera. Inoltre, nell’ultimo paese in questa lista, il ruolo di «custode» non è solo giocato dalla banca centrale (la Banca Nazionale della Svizzera), dal momento che la Svizzera è anche la sede della Banca dei regolamenti internazionali (BRI). In questo breve elenco, la quota da leone di tutto l’oro estero è rappresentato da due paesi – Stati Uniti e la Gran Bretagna (vedi tabella sottostante).
Riserve auree detenute negli Stati Uniti e in Gran Bretagna (a partire dal 1 ottobre 2012, di tonnellate)
USA Gran Bretagna Stati Uniti e Gran Bretagna insieme
1. Proprio oro 8,133.50 310.30 8,443.80
2. Oro degli Esteri si sta memorizzando 6,200.50 5,067.70 11,268.20
3. Oro proprio + estero: insieme 14.334 5.378 19.712
4. La percentuale di oro estero per un importo totale di oro viene memorizzato 41.1 94.3 57.2
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, nelle casse della Federal Reserve Bank di New York e la Banca d’Inghilterra, sono in possesso di più di 11.000 tonnellate di oro estero. È notevole che in Gran Bretagna vi è 16 volte più oro straniero che proprio, mentre negli Stati Uniti, l’oro straniero costituisce il 76 per cento in relazione alle proprie riserve.
Per poter continuare il loro gioco con l’oro, le autorità monetarie dei paesi del «miliardo d’oro» devono necessariamente tuffarsi con le loro mani non solo nelle proprie riserve di metallo prezioso, ma anche nella riserva di oro loro affidato da altri paesi.
Non è difficile capire che l’oro straniero nelle casse della Federal Reserve Bank di New York e della Banca d’Inghilterra sarebbe sufficiente a coprire l’ulteriore domanda di oro non contabilizzato per la somma di 2.300 tonnellate per circa cinque anni. Naturalmente, le riserve auree dei paesi stranieri detenuti in Svizzera, Canada e Australia devono ancora essere prese in considerazione. E ‘del tutto possibile che le banche centrali di alcuni paesi al di fuori del “miliardo d’oro» potrebbero essere coinvolti nei giochi d’oro in fase di riproduzione da parte delle autorità monetarie dei paesi del «miliardo d’oro» su base volontaria-obbligatoria. Tenendo conto di queste riserve di metallo prezioso, i giochi d’oro delle banche centrali potrebbero durare ancora per uno o due anni. Questo è esattamente l’opinione di Eric Sprott e di una serie di altri esperti oro.
7. Il «gioco oro» potrebbe finire già domani
Il «momento della verità» può venire anche prima di quanto predice Sprott. Perché? Perché credo che nei suoi calcoli, non tiene conto, o sottovaluta, certi momenti di confondimento legati sia con l’offerta e la domanda sul mercato mondiale di oro.
Il primo momento. Ladomanda cinese di oro è in rapida crescita. Il tasso di crescita delle importazioni di oro in Cina è senza precedenti elevato. Se l’importazione di oro in Cina attraverso Hong Kong (secondo le statistiche ufficiali di quest’ultimo) è pari a 45 tonnellate nel 2009, poi nel 2011 è stato pari a 431 tonnellate e nel 2012 ha superato 834 tonnellate. Nel quadro della sua politica di oro, la Cina intende aumentare ulteriormente il suo acquisto dell’oro sui mercati mondiali. La Cina sta comprando oro per soddisfare le crescenti esigenze del settore orafo, la crescente domanda di investimenti e per costituire riserve statali. Sprott ha preso il «fattore cinese» in conto nei suoi calcoli, ma ha lo un po ‘sottovalutato.
Il secondo momento. Dopo che la prima ondata della crisi finanziaria si è conclusa, un certo numero di banche centrali ha iniziato attivamente a comprare oro sul mercato mondiale. A partire dal 2009, le banche centrali di tutto il mondo si sono trasformati in massa da venditori netti di oro ad acquirenti netti di oro per la prima volta in due o più decenni. Nel 2011, le vendite nette di oro da parte delle banche centrali del mondo sono ammontate a 430 tonnellate, nel 2012, secondo le stime preliminari, essi possono superare le 500 tonnellate. Nascondersi dietro queste cifre medie è la vigorosa attività delle banche centrali nei paesi come il Messico (fatturato netto di 98,9 tonnellate nel 2011), la Russia (94,4 tonnellate), la Turchia (79,3 tonnellate), Thailandia (52,9 tonnellate), la Repubblica di Corea (40,1 tonnellate) e Kazakistan (14,9 tonnellate) per comprare oro. Anche se la Banca Centrale della Repubblica di Cina non ha cambiato la dimensione delle sue riserve d’oro dal 2009, è tuttavia noto che il paese è uno dei principali acquirenti di oro sul mercato mondiale. Le statistiche ufficiali cinesi stanno camuffare le attività della Banca Centrale della Repubblica di Cina.
Il terzo momento. Erik Sprott richiama l’attenzione su questo nelle sue ultime pubblicazioni. Si riferisce al forte calo nella fornitura di oro sotto forma di rottami metallici. In media, nel corso del primo decennio del 21° secolo, le dimensioni di questo tipo di alimentazione è pari a 1.700 tonnellate, ma ora è stato tagliato a metà. Come risultato, la fornitura media annuale di oro è scesa a 850 tonnellate.
Il quarto momento. Questa è una questione di reali esigenze o piani di un certo numero di paesi in tutto il mondo per rimpatriare le riserve ufficiali di oro dall’estero. La Germania è già in trattative per la restituzione del proprio oro dagli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia (per un totale di 2.360 tonnellate). Paesi Bassi, Svizzera, Ecuador e l’Azerbaigian hanno anche iniziato i preparativi per il ritorno del loro oro dall’estero.
La campagna per far tornare a casa l’oro potrebbe trasformarsi in un panico che può cogliere decine di paesi (in base a determinate informazioni, c’è l’oro appartenente al 60 paesi nei caveau della Federal Reserve Bank di New York da solo).
E ‘quindi possibile sostenere che una accumulazione finale di caveau delle banche centrali dei paesi che fanno parte del “miliardo d’oro» di zona è attualmente in corso. L’oro potrebbe esaurirsi da un momento all’altro. Forse lo è già. Uno dei segni che questo è il caso è lo scandalo che sempre più di frequente viene proclamato sul cosiddetto «tungsteno oro». C’è forte sospetto che non è stato «inventato» dai cinesi (come alcuni media stanno adducendo), ma dai veri proprietari del «miliardo d’oro» di banche centrali. E ‘difficile immaginare che altri se non questi proprietari possono voler mantenere l’illusione che ci sia ancora l’oro nei forzieri delle banche centrali.
Uno scandalo si sta preparando, che sta per avere conseguenze economiche e politiche globali.

http://www.strategic-culture.org/news/2013/05/16/the-central-banks-gold-a-story-of-silent-expropriation-ii.html

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LE SCOMMESSE DI GEORGE SOROS

Free Image Hosting at www.ImageShack.us DI PAUL CRAIG ROBERTS
counterpunch.org

Il mercato dell’oro è tra le zampe dell’Orso ?

Vi ricordate il mercato al ribasso dell’oro, quello che la stampa finanziaria continua tanto a reclamizzare?
Quello che George Soros seguita a proclamare?
Beh, non c’è.

L’ “ORSO” ( il ribasso) nel mercato dell’oro è solo una falsa informazione con cui la stampa sta aiutando le élite a comprarsi tanti altri lingotti d’oro.

E’ sicuro comunque che Soros, lui, non ci crede, come dimostra la consegna 13-F della Securities and Exchange Commission che ha ricevuto il 15 maggio. George Soros ha notevolmente aumentato il suo patrimonio in oro con l’acquisto di 25,2 milioni di dollari di opzioni sul GDXJ Junior Gold Miners Index.

Inoltre il Fondo Soros mantiene una quota di 32 milioni di dollari investiti in miniere; oltre a 1,1 milioni di azioni GDX (un fondo oro ETF) per le sue partecipazioni, che ora si attestano a 2.666.000 azioni per un valore di 70,4 milioni di dollari; oltre a 1,1 milioni parti in GDXJ del valore di 11,5 milioni di dollari, oltre a 530.000 quote del fondo oro GLD del valore di 69.5 milioni di dollari. [Quotazioni al 17 maggio].

Con la consegna 13-F il Fondo Soros sale a 239,2 milioni di dollari di investimenti in oro. Se questo è il suo sentimento da orso-ribassista, che cosa pretende per diventare un rialzista?

La falsa informazione, che Soros avesse venduto le sue riserve d’oro, è venuta da una interpretazione sbagliata sulla diminuita fiducia nelle partecipazioni di Soros nel fondo GLD oro. Soros, infatti, non ha venduto le sue azioni : ha solo scambiato i suoi pezzi di carta con lingotti d’oro vero. Visto il saccheggio che stanno facendo i banksters sui fondi ETF oro e GLD, Soros ha preferito incassare una parte del suo oro di carta per avere in tasca roba vera.

La sensazione che Soros sia estremamente un toro-rialzista sull’oro non viene solo dalle sue tante aziende, ma anche dalla sua opzione di 25,2 milioni di dollari che ha preso su altre riserve d’oro (junior gold stocks). Si tratta di una scommessa che ha fatto sulle miniere d’oro più deboli. Se si pensa però agli elevati costi di produzione e alla caduta del prezzo dell’oro (per le vendite allo scoperto fatte sul mercato dei titoli), la scommessa di Soros non dovrebbe avere nessun senso, a meno che Soros non stia “pensando” che l’oro possa salire, come si può immaginare osservando come brevi incursioni sul mercato riescono sempre a far concentrare maggiormente la quantità d’oro in possesso delle elite.

Negli articoli precedenti ho spiegato quanto le “short-selling” influenzino pesantemente la spirale di ordini per bloccare le perdite e alimentino le “margin calls” per gli investitori in oro dei fondi ETF.
Spaventati dalla perdita di valore delle loro azioni o costretti dalle “soffiate”, gli investitori mettono ancora più pressione sui prezzi già al ribasso provocati dal mercato a breve. Le “Bullion bank” (le Banche dei lingotti) e gli investitori di spicco come Soros sono gli unici attori che possono accedere al riscatto delle azioni GLD ed ottenere in cambio dei lingotti di metallo fisico.
Acquistano le azioni che vengono vendute come reazione alla caduta del prezzo dell’oro e poi convertono le loro quote di azioni di carta, appena comprate, in oro sonante.

Addetti ai lavori che hanno familiarità con questo processo lo descrivono come un saccheggio dell’oro che dovrebbe garantire gli ETF.

Nel mio ultimo articolo ho descritto come l’orchestrazione di un calo dei prezzi dell’oro nel mercato della carta protegga il valore del dollaro dalla politica della FED che continua a stampare 1.000 miliardi di nuovi dollari ogni anno. L’altro beneficiario dell’operazione è l’élite finanziaria che compra al prezzo più basso le azioni ETF , mantre il mercato scende e le usa per scambirle con l’oro. Come tutte le altre forme di ricchezza che esistono in Occidente, l’oro è concentrato nelle mani di pochi, e proprio questi pochi, le elite stanno gridando in borsa “ Arriva l’Orso, vendete subito l’oro.”

Il calo orchestrato dei prezzi dell’oro e dell’argento è evidente per il fatto che la domanda di lingotti (nel mercato fisico) è aumentata, mentre le vendite di titoli allo scoperto (nel mercato di carta) sono il pretesto perché i lingotti prendano il volo. Come mi ha detto un gestore di hedge fund, si tratta di un assioma di Wall Street per cui il volume segue prezzo. Il Mercato del Toro si caratterizza per l’aumento dei prezzi su volumi elevati. Al contrario il Mercato dell’Orso presenta un calo dei prezzi a basso volume. Questo Mercato dell’Orso nel caso dell’oro consiste in titoli-di-oro-in-carta con prezzi in costante calo, contemporaneo a una domanda di oro-in-metallo-fisico in rapido aumento. Questo indica chiaramente che esiste una domanda di oro fisico e che il mercato e in rialzo, nonostante gli attacchi feroci che deve subire dall’oro-di-carta.

Se l’orchestrazione è evidente per me, persona senza nessuna esperienza diretta come commerciante d’oro, questo dovrebbe essere certamente evidente a chi stabilisce le regole federali. Ma non aspettatevi nessuna azione da parte della Commodities Future Trading Corporation. E’ una delle aziende in mano ad un un ex dirigente della Goldman Sachs.

E non aspettatevi nemmeno qualche indagine da parte della stampa finanziaria. La stampa finanziaria vede solo l’Orso, mentre diminuiscono le scorte di lingotti, mentre si guadagna bene con gli interventi-spot, malgrado le pubbliche dichiarazioni che dicono che il mercato tende al ribasso e mentre George Soros fa affari scommettendo che salterà tutto in aria, se il prezzo dell’oro non riprenderà a salire.

Paul Craig Roberts è stato Assistente Segretario del Tesoro degli Stati Uniti e Associate Editor del Wall Street Journal. Il suo ultimo libro è “The Failure of Laissez-Faire Capitalism”. Sempre di Roberts è disponibile presso Counterpunch in formato elettronico “How the Economy Was Lost”.

Fonte: counterpunch.org
Link: counterpunch.org/2013/05/21/soros-bets/
21.05.2013

Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

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Vendono oro di carta… bisogna comprare quello fisico e detenerlo fisicamente.

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