Realizzato in Russia un impianto per produrre benzina dalla spazzatura

Posted By On 09 nov 2013

Ingbenza 2egneri russi dalla città siberiana di Tomsk hanno creato un impianto che trasforma la spazzatura odinaria in benzina. L’impianto può essere caricato di tutti i rifiuti contenenti carbonio, e cioè mozziconi di sigarette, cenere, carta straccia, segatura.

Si preme un bottone e il cumulo di spazzatura sparisce dentro l’impianto. I rifiuti vi vengono sminuzzati e poi alimentati in un reattore speciale, dove dai composti ottenuti di carbonio e di idrogeno viene sintetizzata benzina.

L’impianto sperimentale può produrre fino a 200 litri di carburante all’ora. Tutto dipende dal nostro desiderio, rassicura Serghej Zotov, progettista capo dello studio sperimentale:

Possiamo modificare i parametri e cominciare a produrre un carburante più pesante. Ad esempio, nafta o cherosene per aerei. Per ottenere altri elementi, ad esempio alcol, basta semplicemente cambiare le regolazioni dell’impianto.

Il costo di produzione del carburante è fantastico, e cioè 0,001 euro al litro. L’energia per il lavoro di questo impianto ci vuole soltanto all’atto di avviamento. Poi si alimenta da solo. A questo scopo in esso è inserita un’unità che genera energia. Se un tale aggregato sarà installato in una casa d’abitazione, si può creare un ciclo chiuso di trasformazione di tutti i rifiuti in calore ed energia elettrica, dice Sergej Zotov:

Tale impianto può essere piazzato nel sotterraneo di una casa d’abitazione dove trasformerà benissimo rifiuti domestici. Il calore emesso durante le reazioni di ossidazione può essere usato per il riscaldamento dell’edificio.

I ricercatori hanno iniziato a studiare questa tecnologia già all’inizio degli anni ’80 per poter usarla in caso di guerra nucleare quando diventerebbe impossibile estrarre e trasformare il petrolio. I ricercatori di Tomsk hanno deciso che tale tecnologia sarà molto utile anche ai tempi di pace. E così dopo alcuni anni di lavoro è stato realizzato l’impianto AIST, una fonte alternativa di carburante sintetizzato.

Gli esperti sono rimasti sbalorditi quando hanno conosciuto il numero ottanico della benzina prodotta sull’impianto AIST, e cioè corrisponde allo standard Euro-5. È un carburante di extra e di superlux classe. Adesso tale carburante viene usato forse solo nelle auto da corsa.

I partecipanti del progetto innovativo hanno deciso di testare il loro prodotto sulle proprie auto e tra un po’ di tempo hanno cominciato a dimenticare dell’esistenza dei distributori di benzina. Il loro impianto di laboratorio li rifornisce stabilmente di carburante.

I progettisti promettono di dimostrare fra un anno un modello industriale. Se ne programmano alcune versioni: per grandi aziende, per case d’abitazione e mini-impianto mobile.

Fonte: http://italian.ruvr.ru/2013_03_13/Realizzato-in-Russia-un-impianto-per-produrre-benzina-dalla-spazzatura/

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Decrescita felice

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Nikola Tesla è lo scienziato più geniale che l’umanità abbia mai avuto. Se si fossero applicate le sue scoperte l’uomo non avrebbe MAI avuto bisogno del petrolio e tanto meno della bolletta dell’energia elettrica. Con la sua tecnologia infatti basterebbe una semplice antenna in giardino o su un tetto per accedere a tutta l’energia di cui abbiamo bisogno attingendo direttamente da quella che ci circonda… pensate soltanto alle conseguenze di tutto ciò…
Gli Illuminati però hanno fatto di tutto per nascondere questo, proponendo all’intera umanità un modello industriale e di vita all’insegna della morte e della distruzione sia dell’uomo che del pianeta.

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8 dicembre 2012 | Autore

Ma i criminali che sfruttano il presunto inquinamento atmosferico e che si arricchiscono smodatamente e indefessamente vendendo a prezzo raddoppiato l’energia prodotta da presunte fonti rinnovabili, vogliono conservare il monopolio attuale. Lo stesso monopolio che le stesse aziende hanno attraverso l’estrazione e vendita di idrocarburi.
La mafia internazionale sostenuta dalle banche proprietarie di BCE e FED non è disposta a cedere e vuole un pianeta ed il polpolo che ci sta sopra, al collasso.

L’inquinamento atmosferico esiste si badi bene, ma è in maggior parte prodotto artificialmente mediante aspersione da aeromobili Nato con la tecnica di irrorazione comunemente detta delle scie chimiche. Il tutto si compie per giustificare la truffa mondiale della carbon tax, per pagare le energie non fossili ma ugualmente costose come l’elettricità prodotta dai pannelli solari, che in tanti casi non riesce a eguagliare nella sua vita il costo di produzione degli stessi pannelli solari fotovoltaici in silicio amorfo o monocristallino.

Tornando alla scoperta di cui si parla nel video di una decina d’anni fa, con protagonista lo scienziato Giuliano Preparata, e come dimostrato da Andrea Rossi, l’ingegnere italiano inventore dell’E-cat, (il meccanismo domestico di approvvigionamento energetico basato sulla fusione fredda), il sistema funziona alla grande e costa nulla non appena è ammortizzato, nel primo anno di vita.

Sarebbe quindi la liberazione definitiva dal petrolio e l’umanità potrebbe vivere in pace, nell’abbondanza, libera da ogni condizionamento economico delle multinazionali dei veleni e degli idrocarburi di proprietà delle banche usuraie e di rapina mondiali.
Potremo dare sfogo alle arti, all’amore, divenire generosi, potremo vivere secondo natura, senza la schiavitù di un lavoro frustrante, se non in misura ridotta.

E’ utile ricordare che la richiesta di Rossi di ottenere il brevetto europeo è stata ignobilmente e assurdamente negata dai criminali mafiosi insediati negli uffici brevetti, solo perché non viene spiegato loro il segreto sottostante al brevetto stesso.
Capite l’allucinante pretesto al di fuori di ogni ragionamento logico. Non si accetta il brevetto per quello che riesce a dimostrare di fare ma perchè non svelo ai 40 ladroni come faccio ad ottenere l’energia; facendo in modo che un minuto dopo, un mafioso delle banche criminali possa a sua volta depositarlo e dire che è arrivato prima di A. Rossi. Chiaro no?!

Conosco l’argomento perchè circa 18 anni fa io e due amici ingegneri costruemmo un veicolo elettrico per trasporto persone il “Pegaso” che zavorrarto di 500 Kg riuscì a percorrere 80 Km a 25 KM ora con due motorini elettrici da 400 Watt applicati alle due ruote posteriori.

Costo della carica elettrica da rete circa mille lire. Lo testai di persona e ne conservo ancora le foto.
Il nostro segreto era costituito dalla, di gan lunga superiore scorrevolezza delle ruote e dall’approvigionamento costante di energia dai pannelli fotovoltaici reclinabili automaticamente verso il sole, che ricoprivano l’intera carrozzeria della macchina.
Quando andammo per brevettare fummo raggiunti da un distinto signore che ci offrì 50 milioni di lire per rivelare il nostro brevetto e ci rese edotti dell’imposibilità per noi poveri illusi di depositare un brevetto che fosse fuori delle grinfie Fiat.

Quindi ancora per un po’ fino a quando le multinazionali non depositeranno un brevetto analogo da far morire, per bloccare la scoperta dell’utilizzo domestico della fusione fredda, come accadde con le invenzioni di Tesla, c’è la possibilità che questa liberazione per l’umanità si traduca in realtà. Inutile dire che una simile eventualità si tradurrebbe nella morte istantanea delle nazioni produttrici e predatrici di petrolio e proprietari stampatori della moneta con cui questo idrocarburo viene venduto. Il mondo potrebbe in un attimo diventare libero dalla schiavitù criminale atlantico-saudita sostenuta dalle banche filoisraeliane.

Se a qualcuno di incredulo la cosa sembrasse improbabile, voglio ricordare la storia delle lampadine della Germania dell’Est.
Quando la Repubblica Democratica Tedesca fu ribaltata politicamente e occupata “pacificamente” dalla Germania Federale, i nuovi capitani d’industria comprarono per una stupidaggine le migliori fabbriche dell’Est che, non avendo scopi speculativi e non concependo il concetto occidentale fraudolento di obsolescenza programmata sui prodotti che costruivano, avevano realizzato frigoriferi che funzionavano per 50 anni ininterrottamente, lampadine a filamento dal costo irrisorio che funzionavano per 25 anni ininterrottamente, strumenti e gruppi ottici sofisticatissimi prodotti a prezzi bassissimi nei laboratori Zeiss di Jena e molto altro. Cosa fecero i nostri campioni di democratismo? Si impossessarono dei brevetti e ne fecero sparire in un battibaleno dal mercato tutti i relativi prodotti di eccellenza.

Questo è ciò che i nostri polici servi delle multinazionali di ogni parte politica permettono ed anzi auspicano e vogliono spingere all’estremo ancor oggi.
Bersani ad esempio, il depauperatore dei beni pubblici il comunista più antisocialista e antinazionalista dei nostri politici, l’uomo che più di tutti con la sua pacata determinazione capitalistica, (un tempo si diceva di estrema destra ovvero dalla parte dei padroni ) vuole dare lo Stato in mano ai grandi potentati internazionali mediante truffaldine privatizzazioni, gongola e pontifica. Ieri i giornali di regime hanno dato all’avvenimento farsa delle primarie uno spazio mediatico allucinante. L’avvenimento idiota per l’inutilità e la pochezza degli uomini e dei contenuti delle loro proposte politiche, ovvero la disputa del guerrafondaio filoisraeliano Renzi contrapposta al filobancario e privatizzatore dei beni dell’italica penisola, Bersani, era diventata la grande questione epocale della politica italiana; come negli Usa lo è la farsa delle Primarie, scontate e inutili sono infatti questa praticva è di gran moda. Il cittadino instupidito vota e vota illudendosi di vincere al 50% dei casi molto di più infatti di quando gioca all’Enalotto! Accidenti che beffa!
Capeggiava infatti l’evento a titoli cubitali, in media in ben 5 pagine, l’evento, la grande farsa del Bersani vincitore. Egli veniva osannato come il nuovo Obama. Una cosa da far accapponare la pelle a chiunque abbia ancora un minimo orgoglio di appartenenza ad una regione, paese, facente parte di questo nostro martoriato Stato.

La Siria e la Libia sotto assedio non fanno parte dei pensieri di questi poveri di spirito.

Egli, il Bersani, ha ancora molto da svendere e noi da perdere. Gli israeliani a cui abbiamo regalato la Sardegna, gli inglesi alle cui banche abbiamo ceduto le nostre aziende e gli americani dai quali abbiamo ricevuto gli aereosol chimici a pagamento ed ai quali abbiamo ordinato e pagato enormemente ogni tipo di armamento di offesa, gioiscono smodatamente e come è nella loro abitudine, senza nemmeno ringraziarci ci disprezzano e deridono. Ne hanno tutte le ragioni evidentemente…
Mondo ladro!

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30 marzo 2013 | Autore

Da: http://dorsogna.blogspot.com/2013/03/lancaster-ca-obbligo-di-pannelli-solari.html

We have tremendous capability if we just have the courage to do it.

Rex Parris e’ il sindaco repubblicano di Lancaster, California.

Ieri giovedi 28 Marzo, la citta’ e’ diventata la prima di tutta l’America ad *obbligare* i costruttori di case a generare energia dal sole.

No incentivi, no sconti.

E’ un obbligo, una legge.

Lancaster e’ a qualche decina di miglia a nord di Los Angeles, e’ una comunita’ dormitorio nel deserto. A lungo Mr. Parris ha manifestato il suo desiderio di renderla la “capitale del solare del mondo”.

Tutte le nuove case, a partire dal 1 Gennaio 2014 dovranno generare un certo numero di kilowattore per legge. La formula sara’ flessibile e variera’ a seconda del tipo di zonizzazione urbana o rurale ma in media, ogni abitazione dovra’ installare un sistema capace di generare circa 1.5 KWatt. Ovviamente i costruttori non sono felici perche’ aumentano i costi, ma il sindaco va avanti.

Il voto infatti e’ stato all’unanimita’.

Aggiunge che fa tutto questo non solo perche’ vuole fare di Lancaster la capiale del sole ma perche’ i cambiamenti climatici aumentano e occorre fare qualcosa. Dice:

“The one thing we have to recognize is just how desperate this situation is with global warming,” and at the same time recognize that we can actually fix it. We have tremendous capability if we just have the courage to do it. You’d have to be a moron to discount global warming. I don’t know anybody that doesn’t recognize it’s occurring.”

A Lancaster tutti i segnali stradali ed i semafori sono da solare, sono stati aperti tre diversi villaggi residenziali a prezzi medio-bassi che producono piu energia di quel che usano, hanno creato programmi di incentivi e di standardizzazione. Ad oggi vanno a solare tutto il distretto scolastico di Lancaster (19 campus), la chiesa Battista, lo stadio di baseball, il municipio, il centro di Performing Arts.
Lancaster e’ la prima citta’ USA il cui stadio di baseball e’ interamente solare.

Mr. Parris ha iniziato nel 2010 con questo suo pallino del verde e non ha fatto chiacchere – e’ andato a vedere come fanno le cose in Cina e pure negli Emirati Arabi, per imparare e per cercare di trasportare il tutto su una scala che possa andare bene per Lancaster, popolazione 150,000.

Cosi, semplice e facile, senza troppi se e ma e ripensamenti, ed in tre anni e’ arrivato alla sua legge di obbligo del solare.

Intanto da un rapporto del Fondo Monetario Internazionale viene fuori che nel 2011 in tutto il mondo ci sono stati sussidi di $1.9 trillioni di dollari per l’industria del petrolio cosi’ distribuiti:

$480 milardi di dollari in sussidi diretti per l’uso di fonti fossili

$1400 miliardi di dollari in costi indiretti sottoforma di danni all’ambiente e inquinamento.

Il Fondo Monetario Internazionale – e non la commune dei Verdi di San Fransisco – dice che i governi dovrebbero tassare le fonti fossili in modo appropriato per tenere conto dei costi indiretti – loro li stimano di circa $25 alla tonnellata di anidride carbonica.

Troppi ce ne vogliono di sindaci come Mr. Parris.

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LENR – Rossi speaking

Ha senso intervistare un personaggio imbrigliato da innumerevoli vincoli di riservatezza, in piu’ con una personalita’ assai bizzarra?
Forse si’, se il personaggio e’ Andrea Rossi.

In questa lunga intervista rilasciata in un inglese elementare dalla forte cadenza italiana Rossi risponde alle domande di Sterling Allan, il gestore del sito sulle energie veramente alternative http://pesn.com

Cosa racconta di nuovo Rossi?
Poco. Piu’ che altro reitera cio’ che chi segue la faccenta E-Cat gia’ conosce.
Comunque, dalla lunga conversazione, registrata in pessima qualita’ audio, si possono dedurre delle minime informazioni:
– Rossi e’ sempre nella fase di ricerca e sviluppo.
– Afferma di aver fornito 2 prototipi dell’E-Cat da 1 MW.
– Sta attualmente lavorando a tre varianti dell’E-Cat: quello da 1 MW ad innesco elettrico, lo stesso ma innescato a gas, una versione stabile ad alta temperature (ca 350 Celsius) detta Hot-Cat. E’ con questa variante che intende produrre elettricita’, accoppiandola ad una turbina con alternatore (possibilmente Siemens)
– La verifica di terze parti scientifiche sull’Hot-Cat pare sia andata bene, la relazione e’ stata sottoposta a peer review per la pubblicazione su una rivista riconosciuta

La registrazione dell’intervista della durata di 1h40, di fatto un lungo (pessimo) audio con poche foto degli interlocutori, dell’E-Cat, del Hot-Cat e’ su YouTube:
ricerca: SmartScarecrow interview Andrea Rossi

— NB —
Sul lato teorico pian piano emerge un certo consenso sulla possibile spiegazione delle LENR: c’entra l’interazione debole e c’entrano i fenomeni collettivi nella materia.
Speriamo di saperne di piu’ dopo la 18a conferenza internazionale sulle LENR, che avra’ luogo in luglio all’universita’ del Missouri, USA, fra l’altro anche con la sponsorizzazione dell’ENEA.

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Fusione fredda: l’E-cat funziona. Pronti i risultati dei test indipendenti

Roberta De Carolis – martedì, 26 Marzo 2013

Andrea Rossi

Fusione fredda. Terminati i test indipendenti sull’Hot E-cat: i risultati sono in linea con quello più volte affermato da Andrea Rossi. La tecnologia funziona, e la quantità di energia in uscita, prodotta da reazioni di tipo Lenr, è significativamente maggiore di quella in ingresso. I dati non sono stati ancora resi noti, ma un comunicato ufficiale della Prometeon s.r.l. lo afferma con sicurezza, promettendo la divulgazione nei prossimi mesi.

Secondo quanto riportato dall’ufficio stampa del licenziatario vendite italiano della Leonardo Corporation, gli esperimenti di validazione sono stati condotti su tre reattori diversi da 11 persone, tra professori di fisica ed esperti, appartenenti a quattro Università di Paesi diversi, e le loro prove sono state condotte in totale autonomia, con l’unica limitazione di non aprire i reattori per via del segreto industriale, e di non spingere al massimo le prestazioni, mantenendosi a quelle effettivamente a disposizione degli utenti finali.

Come spiegato in passato da Rossi infatti, l’E-cat può fornire efficienze anche di molto superiori a quelle dichiarate, ma per motivi di sicurezza si preferisce non spingere il dispositivo oltre un certo limite.

“I validatori indipendenti hanno avuto la possibilità di effettuare, negli scorsi mesi, qualsiasi tipo di misurazione volessero sui reattori a loro disposizione […] – si legge nel comunicato – Gli scienziati coinvolti hanno lavorato nella più totale autonomia: né Rossi né alcuna persona esterna al gruppo dei validatori ha partecipato ai loro briefing e alla pianificazione delle loro misurazioni, e hanno voluto tutti pagarsi da sé le spese di viaggio, vitto e alloggio”.

Piena soddisfazione da parte di Aldo Proia e Andrea Rossi. Quest’ultimo, senza ancora rivelare numeri esatti, ha annunciato sul suo blog: “I validatori mi hanno detto che anche l’ultimo test durato 120 ore ininterrotte è andato bene e che l’effetto è reale al di là di ogni ragionevole dubbio. Ancora tuttavia non disponiamo dei dati effettivi, che nei prossimi mesi dovrebbero certificare inequivocabilmente almeno il coefficiente di prestazione COP, più volte dichiarato da Rossi pari a 6.

Come ha spiegato Aldo Proia, la finalità dei test era scientifica, ma non è difficile immaginare che i risultati relativi avranno anche notevole impatto sui mercati finanziari. Almeno quando saranno resi ufficiali i dati. Quelli che ora il mondo scientifico attende.

Roberta De Carolis

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Fusione fredda: l’E-cat da 1 MW funziona per 8 mila ore in un anno con COP 6

Fusione fredda: nell’attesa di E-cat, si fanno avanti la Nasa e una società svedese

Fusione fredda: l’Hot E-cat è in ritardo, intanto Celani va in TV

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Fusione Fredda: militari interessati, dove sono i test indipendenti promessi da Rossi?

Di Candido Romano | 15.04.2013 13:18 CEST

C’è ancora un grosso alone di mistero attorno alla cosiddetta “Fusione Fredda“, la tecnologia, spesso bersaglio di duri attacchi sulla sua vera utilità e funzionamento, che promette una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’energia. L’ultima versione dell’E-Cat dell’inventore Andrea Rossi (LENR, low energy nuclear reaction) sarà consegnata il 30 aprile a un compratore anonimo.

Aldo Proia / Prometeon Srl
Direttore commerciale e amministratore delegato di Prometeon Srl, licenziataria ufficiale per l’Italia dei prodotti della Leonardo Corporation

Rossi ha dichiarato sul suo blog che non rivelerà l’identità del compratore e nemmeno se è lo stesso che ha messo le mani sul dispositivo dall’ottobre 2011. Negli ultimi anni sono state fatte molte promesse sulla consegna definitiva dell’E-Cat, sempre disattese a causa di una serie di problemi. Il suo obiettivo non è quello di trovare soci ma di interfacciarsi con diverse entità e organizzazioni interessate all’E-Cat, cosa che dice di fare, anche se questi partner non sono stati rivelati, quindi nessuno è a conoscenza dei finanziatori di questa tecnologia.

In una dichiarazione precedente Rossi ha affermato che i test indipendenti sulla tecnologia sarebbero stati pubblicati dalla metà di aprile, ma purtroppo ancora non si è visto nulla. I test sarebbero comunque conclusi, come ha affermato lo stesso Rossi lo scorso 25 marzo: “Il test indipendente è stato completato ieri. Non ero presente, quindi non conosco esattamente i risultati. So solo che saranno pubblicati dagli esaminatori entro la metà di aprile. Ho comunque incontrato 11 docenti ed esperti che hanno partecipato a questi test. Uno di loro mi ha detto che ‘abbiamo le prove che il tutto funziona oltre ogni ragionevole dubbio’. Purtroppo non ho potuto ottenere maggiori informazioni dato che i ricercatori stanno preparando il materiale per la pubblicazione, anche se tutti hanno riferito che il test è andato molto bene. L’ultima prova si è conclusa con il funzionamento ininterrotto dei reattori per 120 ore (la nuova generazione degli hot cat si snoda attraverso due stadi, realizzato con un attivatore con resistenze accoppiate con una sorta di cariche che attivano l’E-cat con una carica diversa). L’effetto è sensazionale e l’abbiamo visto con i nostri test, il tutto è stato replicato con questo test indipendente. Ora passiamo agli impegni industriali, dobbiamo consegnare i nostri impianti entro la fine di aprile“.

Dove sono quindi i risultati di questi test indipendenti? Il 14 aprile Rossi ha risposto alla domanda di un utente sul Journal of Nuclear Physics: “Non ho idea riguardo la data di pubblicazione, non sono più in contatto con i Professori. Mi dissero che una volta effettuati i test il periodo di pubblicazione potrebbe essere Aprile ma ‘potrebbe’ non significa ‘sarà’. Devo restare calmo per lavorare bene. Riguardo i risultati, li leggeremo lo stesso giorno“. Insomma nessuna sicurezza neanche riguardo questo aspetto. In ogni caso l’ufficio Stampa della Prometeon, proprio in merito ai test di terze parti sull’E-Cat, precisa quanto segue: “I numeri relativi al COP, i diagrammi e le fotografie si riferiscono a test precedenti, effettuati nel luglio del 2012 e non hanno nulla a che vedere con il test effettuato da terze parte indipendenti nel 2013. I risultati del test effettuato da queste ultime saranno pubblicati in Aprile“, quindi bisognerà probabilmente attendere qualche giorno per i risultati definitivi.

Rossi non è comunque l’unico inventore che fa annunci interessanti riguardo il LENR. Francesco Celani ha dichiarato infatti sul blog 22 passi (una mail privata divenuta pubblica) che il suo apparato è esploso quando ha raffreddato la temperatura fino a -50 gradi centigradi. C’è stata quindi l’esplosione della cella subito dopo aver inserito dell’idrogeno, fortunatamente non sono stati riportati danni a persone, ma forse è la prima volta che si sperimentano problemi di sicurezza riguardo la fusione fredda.

Celani ha quindi avvisato i ricercatori LENR di essere cauti su questo aspetto e forse sono questi tipi di inconvenienti che ritardano il lavoro di Rossi. Ci sono anche interessi militari su questo progetto, i quali potrebbero portare anche a esplosivi di nuova generazione, che sollevano quindi molti interrogativi sulla sicurezza e sulla ricerca del LENR. Rossi ha ammesso questo interessamento e la DARPA potrebbe essere il misterioso acquirente.

Focardi ha parlato addirittura della Fusione Fredda come un’invenzione che potrebbe risolvere il problema energetico dell’umanità.Ma cos’è in realtà? La fusione nucleare è un processo in cui i nuclei di due atomi si uniscono (fondono) tra di loro per dare origine ad un nucleo di massa maggiore ed ad una grande quantità di energia: questa è la reazione che da 5 miliardi di anni alimenta il Sole. Nel nucleo della nostra stella la temperatura, però, raggiunge i 16 milioni di gradi, valori impensabili sulla Terra. Gli scienziati vogliono, pertanto, realizzare la fusione fredda che sfrutta lo stesso processo nucleare, ma a valori di temperatura e pressione molto più bassi.

La realizzazione della fusione fredda rappresenterebbe la soluzione per la produzione di grandi quantità di energia senza i problemi dovuti alla fissione dei reattori nucleari; infatti, l’energia sarebbe prodotta partendo da atomi non radiattivi largamente presenti in natura (come l’idrogeno) e senza prodotti di scarto, come le attuali scorie nucleari che oggi rappresentano un grande problema in molti paesi. Il primo annuncio relativo alla fusione fredda è datato 1989, quando gli scienziati Fleischmann e Pons sostennero di aver prodotto una quantità di energia (sotto forma di calore) pari a 10 volte l’energia elettrica immessa in una cella elettrolitica.

I dubbi rimangono, da una parte per un’invenzione che potrebbe risolvere il problema dei problemi, quello dell’approvigionamento dell’energia a basso costo, dall’altra il costante interesse degli apparati militari per produrre armi di nuova generazione. Proprio il 14 aprile Rossi ha parlato delle certificazioni per l’uso di questa tecnologia, che per ora sono arrivate solo per gli impianti industriali, nei quali lavorano persone in grado di far funzionare la tecnologia in maniera corretta. Non ci sono ancora quelli per l’uso domestico. Non resta che attendere i risultati dei test indipendenti.

Read more: http://it.ibtimes.com/articles/46648/20130415/fusione-fredda-test-indipendenti-militari-interessati-lenr.htm#ixzz2So5Yjuh4

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E-Cat: saranno svedesi i primi impianti funzionanti

E’ di ieri la dichiarazione di Andrea Rossi che il suo team svedese (ossia la Hydro Fusion, la licenziataria per il Nord Europa dell’E-Cat) sta lavorando duramente per permettere l’installazione di un impianto per la distribuzione di calore nell’area di Stoccolma.

Questo e’ quanto affermato da Rossi nel suo blog all’interno del Journal of Nuclear Physics, e la conferma la si puo’ trovare proprio sul sito della Hydro Fusion. Infatti sul sito della societa’, nella pagina E-Cat Business, e’ possibile leggere una sorta di annuncio in cui si dice che la Hydro Fusion Ltd sta cercando clienti pilota per gli impianti E-Cat da 1MW in Svezia e nel Regno Unito. I primi impieghi saranno per il riscaldamento e tali impianti pilota avranno lo scopo di mostrare l’E-Cat da 1MW. L’annuncio poi prosegue invitando chi fosse interessato a questa installazione pilota a contattare la Hydro Fusion.

Gli ormai famosi test svolti da terzi indipendenti sull’hot cat inventato da Andrea Rossi si sono conclusi e la curiosita’ sui risultati cresce di giorno in giorno.

Inutile dire che i fan di Andrea Rossi sono certi del successo del dispositivo creato dal nostro ingegnere e non aspettano altro che aprire ufficialmente i festeggiamenti. Scrivendo sul blog che Rossi tiene sul Journal of Nuclear Physics si dimostrano infatti impazienti di leggere i risultati dei test, e chiedono a Rossi se sa quando verranno pubblicati.

Quando parliamo di E-Cat ormai bisogna fare attenzione a distinguere a quale dei reattori inventati da Andrea Rossi ci si riferisce.

Come ormai si sa, all’iniziale E-Catalyzer sono seguiti l’Hot Cat (che lavora sulle alte temperature) e l’E-Cat funzionante a gas.

Sul blog tenuto da Andrea Rossi sul Journal of Nuclear Physics Steven Karels chiede delucidazioni proprio su quest’ultimo modello.

Dopo aver rotto il silenzio stampa con un’intervista rilasciata ad una radio americana il 27 febbraio all’interno del Tom and Doug Radio Show, Andrea Rossi torna a comunicare unicamente tramite il suo blog sul Journal of Nuclear Physics.

Come di consueto la voglia di saperne di piu’ sugli sviluppi dell’E-Cat e dell’Hot Cat e’ tanta, e di vario genere sono le domande che vengono poste al nostro ingegnere.

8Mar

Andrea Rossi: l’Hot Cat sul mercato entro il 2013

Andrea Rossi riceve sempre tantissime domande sul blog tenuto sul Journal of Nuclear Physics, che rivelano la curiosita’ e ‘l’impazienza‘ che serpeggia tra chi e’  a conoscenza della sua invenzione.

E Rossi risponde, molto stringatamente, ma non si nega. Anche se bisogna ammettere che piu’ che fugare dubbi o dare dimostrazioni di quanto sta facendo non fa altro che alimentare ulteriori domande.

In questi ultimi giorni  son stati pubblicati diversi post interessanti riguardanti i tempi di produzione sia degli E-Cat che degli Hot Cat.

Frank Acland, di e-catworld.com, ha inoltrato ad Andrea Rossi una serie di domande attraverso il blog tenuto da Rossi  sul Journal of Nuclear Physics.

E Rossi, sempre lieto dell’interesse di Acland e dei suoi lettori, anche questa volta ha risposto.

Come di consueto lo stile usato e’  estremamente asciutto e conciso, e immancabile e’ stato anche il riferimento alla riservatezza di alcune informazioni.

Ecco i sei interrogativi posti da Acland:

1. l’importanza ai fini commerciali dell’esito dei test che terzi stanno svolgendo.

2. Il partner americano: sara’ coinvolto nella commercializzazione della tecnologia di Rossi al di fuori degli Stati Uniti?

In Svezia, paese molto caro ad Andrea Rossi, un team di scienziati finanziati dalla Defence Materiel Agency (FMV) ha portato avanti una serie di esperimenti con nickel e idrogeno nel tentativo di riprodurre quelli condotti da Rossi e Focardi descritti nella rivista Ny Teknik.

Purtroppo l’esito e’ stato tutt’altro che incoraggiante. Nel rapporto redatto dai tre scienziati in questione (Abraham Langlet, Curt Edstrom e Jan Erik Nowacki) si sostiene addirittura che nel corso degli esperimenti non e’ avvenuta nessuna reazione positiva.

L”E-Cat, l’Hot Cat e i loro molteplici utilizzi.

Quante volte negli ultimi mesi ci siamo ritrovati a pensare ai molti impieghi dell’invenzione di Andrea Rossi, grazie alla quale si abbatterebbero in maniera significante i costi dell’energia?

Una delle maniere in cui l’E-Cat (o l’Hot Cat) potrebbero essere sfruttati e’ certamente nei processi di purificazione dell’acqua, in particolar modo in quei paesi del terzo mondo dove per mancanza di soldi e, conseguentemente, di strutture si muore ancora per malattie dovute ad acqua infetta, se non addirittura per la totale assenza di essa.

Pare stia creando grandi aspettative la collaborazione tra Francesco Celani e il Martin Fleischmann Memorial Project.

Infatti la ricerca che Celani sta svolgendo che implica l’utilizzo del filo di costantana e che e’ stata presentata nel corso della 17a ICCF e’ stata ripresa dai ricercatori del Martin Fleischmann Memorial Project per tentarne delle repliche.

Celani non si e’ infatti limitato a rendere pubblici i risultati del suo lavoro, ma sta collaborando attivamente affinche’ le repliche dei suoi esperimenti riescano. I risultati? Entusiasmanti, sia sotto l’aspetto scientifico che, supponiamo, sotto quello umano, se poi sul sito del MFMP si trova un articolo con un titolo come questo: The Genius of Celani.

Andrea Rossi ama mandare messaggi positivi ed incoraggianti. Che sia parte del suo carattere o una ‘strategia’  di marketing non lo sappiamo, ma da sempre attraverso il suo blog sul Journal of Nuclear Physics non perde occasione per trasmetterci fiducia nel suo lavoro e nel futuro delle LENR.

E oggi non si smentisce e, rispondendo ad un lettore, afferma che sta creando posti di lavoro.

Per la precisione le domande rivoltegli nel post erano tre, e riguardavano:

1. novita’ riguardanti la richiesta di brevetto;

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Nikola Tesla, l’uomo che voleva imbrigliare i fulmini

nikola-tesla-01.jpgIn qualche parte dell’Europa sudorientale, “lontano da tutto fuorché dall’Adriatico”, GregorNikola Tesla – viene alla luce nel bel mezzo di un temporale: un lampo gigantesco e ramificato illumina il suo ingresso nel mondo e il rombo di un tuono copre il suo primo vagito.

“Nascite del genere rischiano di rendervi un pò nervosi”, e infatti il piccolo Gregor si rivela fin da subito ombroso, sprezzante, suscettibile, brusco, in poche parole “precocemente antipatico”.

Passa intere giornate a smontare orologi e pendole cercando poi di rimontarli, impara una buona mezza dozzina di lingue e, “non pago di essere antipatico, comincia a diventare ingombrante”: cresce a dismisura.

E’ talmente intuitivo che nel suo percorso scolastico salta una classe su due, assimila in un batter d’occhio nozioni di fisica, meccanica, chimica e comincia, giovanissimo, a inventare oggetti originali di ogni tipo.

Soprattutto, Gregor manifesta sin da subito un dono: raffigura le cose mentalmente prima ancora che esistano, le vede con tale precisione tridimensionale che, nell’atto di inventare, non ha bisogno di schemi e bozzetti, il solo rischio che corre è di “confondere la realtà con quello che progetta”.

Con la vicenda umana dello scienziato Nikola Tesla, Jean Echenoz chiude la trilogia inaugurata con Ravel e proseguita con Correre. Un musicista, un atleta e uno scienziato, tre piccoli libri magici che in poche pagine raccontano una vita: non delle biografie, ma più semplicemente delle storie.

Echenoz lavora sul limite, la sua scrittura percorre un passaggio stretto tra realtà e finzione, un equilibrio che gli permette di raccontare fatti accaduti trasformandoli direttamente in letteratura: tutto quello che accade nel libro è vero, ma nulla è reale. La scrittura di Echenoz è un agente chimico che ripulisce da sguardi abituati a ridurre l’occhio all’interno di confini prevedibili.

Basta poco, ma la precisione è necessaria. Il primo e più evidente scarto che compie l’autore di Lampi è nel nome del protagonista: a differenza dei due libri precedenti, il nome cambia, non più Nikola, ma Gregor, con tutti i riferimenti kafkiani del caso, mai esplicitati, ma capaci da soli di condensare l’atmosfera del romanzo.

Gregor nasce nell’Est Europa e si sposta sempre più a ovest raggiungendo gli Stati Uniti. Qui il protagonista potrà dare libero sfogo alla propria visionaria genialità mettendo a punto, tra l’altro, l’uso della corrente alternata. Ricco e famoso, non si libererà tuttavia di una perenne misantropia che lo rende tanto odioso quanto affascinante, nonché particolarmente arrogante.

detail-lampi.jpgE siccome non ha tempo da perdere, le sue invenzioni non scadono mai nel banale, non investe energie nel perfezionare un apriscatole o migliorare una serratura, ma in progetti d’interesse universale: un tubo posato sul fondo dell’Atlantico che permetta uno scambio di posta tra Europa e America attraverso un sistema di pompaggio (il problema della resistenza dovuta all’attrito dell’acqua nel tubo lo fa desistere) o un gigantesco anello intorno alla Terra, sopra all’equatore, in cui poter salire per ammirare ogni luogo a milleseicento chilometri l’ora. Considerando che siamo intorno al 1880 le sue idee destano grande interesse e una buona dose di derisione.

[Disponibile su IBS]

Il suo carattere definitivo comincia a poco a poco a tracciarsi e in particolare prendono forma quei tratti distintivi che non lo abbandoneranno fino alla morte: l’ossessione per la pulizia, l’odio verso tutti i gioielli, la necessità di contare tutto (i gradini, i passi, i passanti, le nuvole, gli uccelli; e comunque “nulla è per lui più bello di un multiplo di tre”), un’adorazione per i piccioni.

Quando a ventotto anni si trasferisce in America è un ingegnere di due metri con una bombetta in testa e una lettera di raccomandazione per Thomas Edison, il capo della General Electric, “autore di millenovantatré invenzioni, numerose delle quali realizzate da altri ma che lui non esita ad attribuirsi”.

Gregor spicca per la sua capacità di porre rimedio ai frequenti incidenti che si verificano negli impianti della General Electric e, lavorando sui vari guasti, comincia a insinuarsi in lui il dubbio che il principio su cui si basano quegli apparecchi può essere perfezionato: propone allora di sostituire la corrente continua con una corrente alternata.

Comincerà così una serie di esperimenti che porteranno a una vera e propria “guerra elettrica” tra Edison e Gregor. Il primo, dopo aver spronato il suo dipendente nella ricerca, gli rifiuta il premio in denaro promesso (“Lei non capisce il nostro senso dell’umorismo americano”) e, quando Gregor si licenzia, dà inizio a una vera e propria campagna per insinuare la pericolosità della corrente alternata.

Intanto Gregor è una fonte inesauribile d’idee, tra tutte spicca quella di un’energia libera, diffusa, cinetica, disponibile in qualsiasi punto dell’universo, grazie alla quale le tecniche energetiche “si armonizzeranno con gli ingranaggi della natura”.

Gregor si lancia anche in un giro di conferenze con il pubblico: oltre che scienziato è attore e prestigiatore e, grazie alla sua presenza scenica e al suo “talento per la frase giusta”, incanta le folle tanto quanto attira il disprezzo degli altri scienziati. Stuoli di uomini accorrono per vedere “il trampoliere in frac con i baffi impomatati” che si fa correre tra le mani correnti di 200.000 volt tramutandosi lui stesso in un diluvio di fuoco.

Nel suo peregrinare in America, che diventa la sua patria, Gregor incontra una moltitudine di personaggi: lo scrittore Mark Twain, la silenziosa e riflessiva Ethel, l’unica che, insieme a un piccione bianco, sembra smuovere i sentimenti dell’asessuato Gregor, il finanziere J.P. Morgan “spalle da pachiderma e sguardo da pitone”, e una lunga serie di uomini ricchi da cui è allo stesso tempo attratto e respinto (per via soprattutto della ripugnanza che prova verso i loro gioielli).

Echenoz, con stile serrato e linguaggio ironico, ci descrive un Tesla completamente inetto nel gestire le sue finanze, capace di dissipare tutte le sue invenzioni, come se solo l’atto in sé dell’intuizione fosse importante. Gregor prende appunti disordinati, i suoi dati sono difficilmente riproducibili e questo gli sarà fatale anche nella guerra al brevetto intentata contro Guglielmo Marconi per l’invenzione della radio, solo una delle tante batoste che segnano la sua carriera di scienziato.

nikola-tesla-02.jpgPuntualmente nel suo percorso “gli altri si approprieranno discretamente delle sue idee e lui intanto passerà la vita in perenne ebollizione”. Sempre al verde, spesso deriso, con il suo modo di fare contro ogni logica di mercato, Gregor inizia a dare segnali di follia: allestisce una clinica per piccioni nella sua camera di hotel, comincia a parlare con i lampi “come fossero sottoposti, bambini, alunni o pari”, comunica con i Marziani.

La sua mente sembra avviarsi alla disgregazione, come la materia. Nonostante queste avvisaglie Gregor continua a produrre: nella sua testa prendono forma il primo microscopio elettronico, il primo missile, il telecomando, i raggi X, i robot. Quello che passerà alla storia come “il santo patrono dell’energia elettrica” non smette mai di cercare di realizzare, almeno nella sua mente, qualcosa di innovativo e indispensabile per l’umanità.

Tesla, lo scienziato-gigante, il genio che trascorre una vita a dimostrare cose che solo lui vede nitidamente, l’uomo con un piccione come unico amico, “lo squallido piccione con la sua stupida voce. Con il suo volo gracchiante. Con il suo sguardo sordo. Con il suo beccuzzare assurdo”.

Dall’inizio alla fine del libro, pagina dopo pagina, il lettore è in continuo bilico tra l’antipatia provocata dal Gregor saccente, esibizionista e superbo e l’affetto e l’ammirazione che suscita questo “scienziato pazzo”, per la sua sregolatezza, il profondo amore per gli animali, l’altezza buffa e smisurata, ma soprattutto per la sua idea di scienza al servizio di tutti. [galileonet.it].

30 maggio 2013

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Violenta tempesta di fulmini in Australia: sono stati registrati più di 170 mila fulmini

australia-incendi-fulmini-01.jpgNella regione meridionale dell’Australia, si sono stati registrati più di 170 mila fulmini. Non pioveva quasi da nessuna parte, ma la velocità del vento in alcune zone è arrivata a 100 km orari.

Molti fulmini hanno colpito le torri degli elettrodotti e gli alberi cadendo hanno strappato i cavi elettrici per questo più di 80 mila famiglie sono rimaste senza luce.

Le altre conseguenze del fronte atmosferico temporalesco sono molteplici incendi. Attualmente i vigili del fuoco sono riusciti a spegnerne più di 50.

Le aree bruciate ammontano a circa 85.000 ettari. I Vigili del Fuoco continuano a monitorare i diversi focolai precisando che le case e le comunità della zona non sono in pericolo. Il Gran Deserto Victoria, una delle zone più aride del paese, occupa un’area compresa tra gli Stati dell’Australia Meridionale e dell’Australia Occidentale.

Di giorno le temperature estive variano dai 32 ai 40 °C. La media annuale delle precipitazioni in queste zone è piuttosto bassa, con una variazione dai 200 ai 250 mm annui. I temporali sono comunque relativamente comuni, con una media di 15-20 fenomeni temporaleschi all’anno.

Il 20 ottobre il Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) della NASA sul satellite Terra ha catturato questa immagine a colori sugli incendi e il relativo fumo sprigionatosi. I puntini rossi indicano gli hot spot in cui il MODIS ha rilevato temperature di superficie insolitamente calde, quindi probabili incendi.

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06 novembre 2012

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Due scienziati russi sono convinti che i fulmini abbiano origine “cosmica”

fulmine-cosmico.jpgI fisici russi Alex Gurevich e Anatoly Karashtin, hanno trovato nuova conferma sperimentale della loro teoria secondo cui i fulmini sono causati dai raggi cosmici, ovvero particelle cariche ad alta energia provenienti dallo spazio. L’articolo è apparso sulla rivista scientifica Physical Review Letters.

Il processo di formazione del fulmine è abbastanza complesso e non si sa cosa provochi il fulmine stesso.

Nel loro lavoro Gurevich e Karashtin hanno analizzato i dati di oltre 3.800 osservazioni di fulmini. In alcune centinaia di casi sono riusciti a dimostrare che il fulmine e’ preceduto da un impulso elettromagnetico.

In fin dei conti, nessuno sa realmente cosa causa un fulmine. L’opinione prevalente è che la saetta (chiamata anche folgore) sia una scarica elettrica di grandi dimensioni che avviene nell’atmosfera e che si instaura fra due corpi con una elevata differenza di potenziale elettrico.

I fulmini più facilmente osservabili sono quelli fra una nuvola e il suolo, ma sono comuni anche scariche fra due nuvole o all’interno di una stessa nuvola. Sebbene si tratti di una teoria estremamente ragionevole, nessuno è però mai riuscita a dimostrarla.

Ma Alex Gurevich, fisico dell’Accademia Russia delle Scienze, venti anni fa propose una teoria alternativa, secondo la quale il fulmine si formerebbe dall’interazione tra le goccioline di acqua presenti nelle nubi temporalesche e i raggi cosmici provenienti dallo spazio.

Secondo quanto comunica la rivista scientifica phys.org, Gurevich, insieme al collega Anatoly Karashtin, ricercatore al Radiophysical Research Institute, sono riusciti a trovare le prove a sostegno di questa idea.

La teoria di Gurevich suggerisce che i raggi cosmici che entrano in contatto con le nubi temporalesche causano una forte ionizzazione dell’aria in esse contenute, favorendo la presenza di numerosi elettroni liberi nell’atmosfera.

Il campo elettrico già presente nella nube contribuisce a potenziare l’energia degli elettroni liberi. Quando gli elettroni presenti nell’aria si scontrano con gli atomi di acqua, vengono rilasciati altri elettroni, scatenando quella che lo scienziato descrive come una valanga di particelle ad alta energia che si manifesta con il fenomeno che tutti noi conosciamo come fulmine.

[Violenta e anomala tempesta di fulmini in Australia]

Come tutte le altre teorie riguardanti l’origine dei fulmini, anche le idee di Gurevich non sono state dimostrate. Ma il ricercatore non si è dato per vinto, così, insieme a Karashtin, si è messo alla ricerca di qualche prova che sostenesse la sua teoria.

L’idea è stata quella di misurare ed analizzare la quantità di onde radio emesse dalle nubi durante la deflagrazione di un fulmine, effetto dell’interazione con i raggi cosmici.

I due ricercatori hanno registrato circa 3800 fulmini caduti in Russia e Kazakistan, scoprendo che centinaia, e forse anche migliaia, di brevi impulsi di onde radio si sono verificati proprio pochi istanti prima che il fulmine esplodesse.

I risultati delle misurazioni sembrano confermare l’intuizione di Gurevich, con un’unica discrepanza: la quantità di energia fornita dai raggi cosmici non sembra sufficiente a scatenare tutti i fulmini che si producono in un temporale.

Gurevich e Karashtin credono che la discrepanza possa essere spiegata con l’aggiunta di energia nel sistema provenienti dagli elettroni liberi. In questo modo si raggiunge l’energia sufficiente per provocare la cascata che porta alla formazione di un fulmine.

13 maggio 2013

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Un esperimento per “fare luce” su come funziona la luce! Il mistero della “dualità”

luce-quantistica.jpgDi cosa è fatta la luce? È una domanda semplice, che però nasconde una serie di implicazioni scientifiche molto complesse. La risposta viene dalla meccanica quantistica, la branca della fisica che studia il comportamento di oggetti microscopici come fotoni ed elettroni, ormai consolidata da più di un secolo, che per certi versi è assolutamente contro-intuitiva.

Per esempio, predice che una particella come il fotone possa trovarsi in diverse (o addirittura infinite) posizioni nello stesso istante, esattamente come se fosse un’onda. Com’è possibile? La risposta sta nella cosiddetta dualità onda-particella, secondo la quale ogni oggetto quantistico è contemporaneamente un’onda e una particella.

A fare un po’ di chiarezza su questo mistero, uno dei più intricati e affascinanti della fisica, è stato un gruppo di ricercatori dell’ Università di Bristol, diretti dall’italiano Alberto Peruzzo: gli scienziati hanno realizzato un esperimento in grado di misurare simultaneamente il comportamento ondulatorio e particellare del fotone. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, non è dei più semplici: vi si legge di non-località, entanglement e beam splitter quantistici.

La dualità

La dualità onda-particella dei fotoni è uno degli interrogativi più intriganti della fisica, tanto da esser stato definito «il vero mistero della meccanica quantistica» dal premio Nobel Richard Feynman. Il dibattito fra le teorie ondulatorie e particellari della luce accompagna la storia della scienza fin dagli albori. Isaac Newton nel XVII secolo era il principale sostenitore della teoria particellare, che poi però dovette cedere il passo alla teoria ondulatoria, dopo gli esperimenti di Thomas Young (all’inizio del XIX secolo) per arrivare fino alla teoria dell’elettromagnetismo di James Clerk Maxwell.

Nel 1905 fu Albert Einstein a sparigliare le carte: dimostrò che era possibile spiegare un particolare fenomeno, l’effetto fotoelettrico, tornando all’idea che la luce fosse formata di particelle, vale a dire i fotoni. Oggi la teoria quantistica spiega che la natura del fotone dipende dal mezzo di osservazione: particolari misure sperimentali possono attribuire alla luce la natura particellare, altri apparati quella ondulatoria. Il problema è che finora non è stato possibile concepire un apparato sperimentale in grado di misurare contemporaneamente la doppia natura del fotone.

L’esperimento

Proprio qui sta la novità introdotta dal team di Bristol. Peruzzo, Peter Shadbolt e Jeremy O’Brien del Centro di fotonica quantistica hanno fatto squadra con i teorici quantistici Nicola Brunner e Sandu Popescu per concepire uno strumento in grado di misurare simultaneamente sia il comportamento particellare che ondulatorio della luce. Peruzzo spiega che questo dispositivo si incardina su un noto principio, contro-intuitivo come gran parte della meccanica quantistica, vale a dire quello della «non-località».

La teoria quantistica va contro il principio della «località» (ciò che accade in un luogo non può influire immediatamente su ciò che accade in un altro luogo) e presenta fenomeni come l’entanglemet, vale a dire che due particelle che nascono dallo stesso processo, ciò che accade a una particella ha effetti istantanei anche sull’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa.

La non-località

Il ricercatore italiano riporta che «l’apparato di misura ha rivelato forte non-località, certificando nel nostro esperimento che il fotone si è comportato simultaneamente sia come un’onda che come una particella. Ciò rappresenta una chiara confutazione dei modelli in cui il fotone è alternativamente o un’onda o una particella».

O’Brien, direttore del Centro di fotonica quantistica, aggiunge: «Per condurre questa ricerca abbiamo usato un chip fotonico, tecnologia innovativa inventata a Bristol. Il chip, che è riconfigurabile e perciò può essere programmato e controllato per realizzare circuiti diversi, è una delle tecnologie leader per la costruzione del computer quantistico». [Fonte].

05 novembre 2012

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Nuovo record per il teletrasporto: 143 chilomentri – Fisica Trekkie

teletrasporto.jpgUn team di ricerca internazionale della stazione ottica terrestre dell’ESA nelle isole Canarie ha stabilito un nuovo record mondiale di ‘teletrasporto quantistico’, riproducendo le caratteristiche di una particella di luce attraverso una distanza di 143 km.

Grazie al progetto finanziato dall’ESA, i ricercatori provenienti da Austria, Canada, Germania e Norvegia, hanno trasferito le proprietà fisiche di una particella di luce – un fotone – alla sua partner via teletrasporto quantistico, colmando così una distanza di 143 km tra il telescopio Jacobus Kapteyn di La Palma e la Stazione ottica dell’ESA a Tenerife. I risultati sono stati pubblicati nella rivista Nature di questa settimana.

Una volta acquisite la misura di alcune proprietà della particella – come la polarizzazione o lo spin – il teletrasporto riprodurrà le stesse caratteristiche su entrambe le particelle, indifferentemente dalla distanza alla quale si trovano. L’esperimento rappresenta un grande passo in avanti nella comunicazione con i satelliti tramite questo metodo.

“La realizzazione di questo esperimento è stata una grande sfida – spiega Anton Zeilinger, che ha coordinato l’esperimento – i fotoni dovevano essere inviati attraverso la turbolenta atmosfera tra le due isole. A questa distanza non si poteva usare la fibra ottica, e abbiamo dovuto trovare nuovi metodi”. La tecnologia potrà essere usata in futuro per un nuovo Internet più veloce e sicuro, oltre che per le comunicazioni con lo spazio.

Il record precedente, raggiunto pochi mesi fa in Cina, era 94 chilometri. E’anche un ottimo esempio di riunire le competenze di scienziati provenienti da diversi stati membri dell’ESA per eseguire esperimenti straordinari dalla stazione Optical Ground dell’ESA. [Fonte].

Tecnologia Star Trek: inventato il teletrasporto e il raggio traente

Tecnologia reale e trekkie a confronto

Biostampanti 3D: produrre una bistecca al computer

06 settembre 2012

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Un gruppo di scienziati ha creato il “Raggio Traente” di Star Trek

raggio-traente.jpgUn gruppo di scienziati provenienti dalla Scozia e dalla Repubblica Ceca è riuscito a creare un vero e proprio “raggio traente”, molto simile a quello che abbiamo imparato a conoscere nella serie televisiva di Star Trek. I ricercatori sono riusciti, per la prima volta, ad attirare gli oggetti con un semplice raggio di luce.

Sebbene le tecniche degli oggetti tramite i fasci ottici esistano fin dal 1970, questa è la prima volta che si è riusciti a spostare degli oggetti, sebbene a livello microscopico, verso la sorgente di luce. Insomma, una scoperta degna di Montgomery Scott, l’ingegnere capo dell’Enterprise, anch’egli di origini scozzesi, tra l’altro!

I ricercatori dell’Università di St. Andrew e dell’Institute of Scientific Instruments (ISI) della Repubblica Ceca hanno trovato un modo per generare un campo ottico speciale capace di invertire in modo efficiente la pressione della radiazione luminosa sugli oggetti. La nuova tecnica potrebbe avere sviluppi molto importanti nel campo della medicina e della chirurgia.

Normalmente, quando luce e materia interagiscono, l’oggetto solido riceve una spinta dal fascio di luce, dovuta all’impatto con i fotoni. La forza della radiazione luminosa fu identificata per la prima volta nel 1619 da Johannes Keplero, che se ne rese conto osservando che la coda delle comete andava in direzione opposta al sole. Negli ultimi anni, i ricercatori si sono resi conto che, sebbene il fenomeno si presenti nella maggior parte dei casi, vi sono particolari condizioni in cui questa forza può essere invertita.

Individuando e ricreando queste condizioni, il gruppo di ricerca ceco-scozzese è riuscito a dimostrare la possibilità concreta di invertire il moto degli oggetti investiti dal fascio di luce, prospettando una serie di interessanti applicazioni fotoniche biomediche e, forse un giorno lontano, anche utilizzi nello spazio cosmico.

raggio-traente-2.jpgNella serie di fantascienza statunitense di Star Trek, il “raggio traente” è un dispositivo montato sulle astronavi capace di trainare altre astronavi o altri grandi oggetti, con l’ausilio di un semplice fascio di luce. Nel 2011, la Nasa ha anche finanziato uno studio per esaminare se tecniche simili possano essere realisticamente utilizzate anche in ambito orbitale. [Il motore a curvatura di Star Trek potrebbe presto diventare realtà].

L’aspetto più interessante della ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Photonics, è che l’intensità della forza tende a cambiare a seconda delle specifiche proprietà dell’oggetto investito dalla luce, quali dimensione e composizione. In alcune strutture molecolari, il raggio si è mostrato più forte che in altre. La ricerca, pubblicata su Nature Photonics e condotto dall’Università di St. Andrews, al momento si limita a spostare particelle microscopiche.

“Le applicazioni pratiche potrebbero essere molteplici. Il raggio traente è capace di agire su specifiche particelle che compongono una miscela”, spiega il dottor Tomas Cizmar, dell’Università di St. Andew. “Potrebbe essere utilizzato per separare i globuli bianchi nel sangue, per esempio”.

“Tutta la squadra ha impiegato diversi anni su questo studio”, aggiunge il prof. Zemanek dell’ISI. “Sono fiero che i nostri risultati siano stati riconosciuti dalla comunità scientifica. Non vedo l’ora di eseguire nuovi esperimenti e applicazioni. Si tratta di un momento molto emozionante”.

27 gennaio 2013

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La tecnologia di Star Trek diventa realtà: inventato il Raggio traente e potenziato il Teletrasporto

inventato-teletrasporto.jpgIl primo progetto di Raggio Traente

Un raggio luminoso capace di attirare a se la materia è stato messo a punto dai ricercatori dell’Astar Data Storage Institute di Singapore. Si tratta ancora di un progetto, ma potrebbe presto diventare realtà. «E’ noto dal lavoro di Albert Einstein e Max Planck che la luce possiede un momento angolare e che può spingere particelle, anche se di poco. Tuttavia – ha riferito Haifeng Wang, ricercatore a capo dello studio – non eravamo ancora riusciti a attirare oggetti con la luce».

inventato-raggio-traente.jpg

Il progetto per il nuovo raggio traente, pubblicato su Physical Review Letters, si basa su un particolare tipo di laser chiamato raggio Bessel. «Normalmente, se un laser colpisce una particella, rimbalza all’indietro e spinge in avanti la particella. Tuttavia, la distribuzione dell’intensità luminosa dei raggi Bessel fa sì che quando la luce del laser colpisce delle particelle, questa si diffonde verso l’avanti invece che all’indietro, e di conseguenza la particella viene attirata verso la direzione del laser», ha spiegato Wang.

«Teoricamente, sarebbe possibile costruire un raggio di questo tipo su piccola scala utile per muovere cellule o nanoparticelle senza molta forza». Purtroppo siamo ancora lontani dallo spostare esseri umani o macchinari: l’intensità luminosa necessaria per sollevarli potrebbe danneggiarli. [Repubblica].

Nuovo record di distanza per il teletrasporto

star trekIl gruppo viennese guidato da Anton Zeilinger batte il primato di teletrasporto trasferendo lo stato quantistico di fotoni tra due isole delle Canarie, a 147 chilometri di distanza. L’esperimento di Zeilinger si è svolto invece nelle Isole Canarie. Sfruttando nuove tecnologie, quali un’innovativa fonte di fotoni entangled e di rivelatori di fotoni singoli a rumore ultra-basso, e superando notevoli difficoltà meteorologiche, il gruppo è riuscito a portare a buon fine il teletrasporto dall’isola di La Palma a quella di Tenerife, che distano tra loro 147 chilometri.

Volendo interpretare gli eventi in termini di competizione internazionale, si potrebbe dire che la Cina si sta facendo sotto ma la vecchia Europa non ha intenzione di cedere il suo primato. Qualche giorno fa, infatti, alcuni ricercatori cinesi della University of Science and Technology of China di Shanghai diretti da Jian-Wei Pan hanno pubblicato su arXiv un articolo in cui annunciano di aver completato con successo un esperimento di teletrasporto di uno stato quantistico di fotoni su una distanza di circa 100 chilometri, superando di due ordini di grandezza il precedente primato.

Alla base degli esperimenti sul teletrasporto quantistico vi è l’ormai noto fenomeno dell’entanglement, per il quale due particelle opportunamente preparate (convenzionalmente indicate come “A” e “B” o con i nomignoli Alice e Bob) stabiliscono una correlazione di natura quantistica che si mantiene anche allontanandole a una distanza virtualmente arbitraria. Una misurazione condotta su una delle due fa collassare il suo stato quantistico su un valore definito, e lo stesso avviene per la particella lontana, come se ci fosse una misteriosa interazione istantanea a distanza (spooky action at a distance, come la definì Albert Einstein).

Se i risultati annunciati da Pan e Zeilinger saranno confermati dalla peer review (arXiv, infatti, è un archivio informatico a disposizione della comunità scientifica, ma gli studi pubblicati non sono sottoposti a revisione), e superata quindi ufficialmente la barriera dei 100 chilometri, s’intravede la possibilità di estendere i test utilizzando i satelliti artificiali in orbita. E, guardando più oltre, di stabilire finalmente le basi per tecnologie di comunicazione quantistica di uso pratico. [Le Scienze].

La NASA confronta la scienza reale con quella Trekkie

La “Teoria degli Antichi Astronauti” in un episodio di Star Trek

Raggiungere la luna con una “goccia” di carburante

La Svizzera costruirà il primo “spazzino spaziale”

04 giugno 2012

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LENR+ Defkalion

Finalmente una penna che si dedica alla divulgazione scientifica, che segue la vicenda LENR da qualche anno, estimatrice del compianto Eugene Mallowe, riesce a visitare i laboratori di ricerca della Defkalion Green Technologies a Vancouver, Canada, presso l’universita’ della British Columbia.

Jeane Manning, grazie ai buoni uffici di Peter Gluck (*), riesce ad ottenere un’intervista con il leader scientifico del team Defkalion, John Hadjichristos e ad assistere ad una dimostrazione del loro prototipo di 5a generazione Hyperion.

Hadjichristos, le spiega che fin dall’inizio Defkalion mise l’accento su come controllare la reazione piuttosto che sull’estrazione della massima quantita’ di calore.

Per controllare la reazione fanno ricorso al plasma. In questo modo riescono ad attivare il reattore in pochi minuti e a modularne l’uscita calorica. Il reattore funziona a regime entro l’ordine dei minuti, non di ore o giorni. Il loro reattore riesce ad estrarre da 1 a 5 kWatt di calore. E’ prevista una versione con 9 reattori in parallelo, capace di produrre all’incirca 45 kW. Per spegnere il reattore basta un semplice clic sull’interrutore che tiene acceso il plasma e tutto si ferma.

Un loro precedente prototipo Hyperion da 45 Watt venne testato in Grecia per 6 mesi continuati. Durante questo periodo consumo’ la miseria di 3 grammi di nichel e 2 litri di idrogeno.

Hadjichristos non e’ contento della deniominazione LENR (Low Energy Nuclear Reactions) in quanto la ritiene fuorviante. Egli propone l’acronimo HENI per “Heat Energy from Nuclei Interactions”.

Insomma secondo lui non si tratta di reazioni nucleari ma di interazioni con i nuclei degli atomi coinvolti.
Questo il link del blog di Jeane Manning, con il post dedicato alla sua visita al lab Defkalion:
http://changingpower.net/linking-to-article-on-visit-to-defkalion-green-technologies/

Chi volesse leggere il suo articolo con l’intervista a John Hadjichristos, lo puo’ scaricare in formato PDF:
http://changingpower.net/wp-content/uploads/2013/05/Defkalion-2-page-JM-Article-100-3.pdf


(*) ingegnere anziano, segue la vicenda LENR con occhi critici ma aperti, mettendoci una sana filosofia pratica.
Sta attualmente elaborando un manifesto per le LENR+, come lui chiama l’evoluzione che stanno prendendo i prototipi dei reattori LENR attuali.
Piu’ informazioni qui:
http://egooutpeters.blogspot.ch/2013/05/jeane-manning-writes-about-defkalion.html

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LENR – il teorico di Defkalion

Una intervista che fa luce sul percorso di un teorico che s’e’ occupato delle LENR fin quasi dall’inizio della vicenda: il prof. Yeong E. Kim non e’ propriamente un giovincello, essendosi diplomato in fisica nel lontano 1959.
Oggi dirige un gruppo teorico alla Purdue University, ha pubblicato oltre cinquanta articoli scientifici sulla cosiddetta “fusione fredda” che avviene nei metalli imbevuti di idrogeno o deuterio.
A Peter Gluck racconta come, passo dopo passo, e’ riuscito a spiegare i “3 miracoli della fusione fredda”, cosi’ li aveva definiti un fisico dell’establishment scettico sul fenomeno (John Huizenga):
1- la soppressione della repulsione coulombiana D-D (fattore di Gamow)
2- nessuna produzione di prodotti da decadimento nucleare (D+D → n+ 3He, etc.)
3- la violazione del principio di conservazione del momento nello spazio libero

Yeong Kim ricorda i suoi 4 risvegli:

1- all’annuncio della fusione fredda in provetta da parte di Pons e Fleischmann nel 1989

2- Nel 1996-97 allorquando il suo gruppo teorico della Purdue University sviluppo’ un teorema ispirato alla fisica ottica per spiegare le LENR:
“Optical Theorem Formulation of Low Energy Nuclear Reactions” (OTF-LENRs) [Physical Review C 55, 801 (1997)].
Realizzo’ che il loro risultato teorico poteva venir usato per sviluppare una teoria generale adeguata per descrivere la fusione di deuteroni nei metalli.

3- Allorquando con il suo collaboratore Zubariev sviluppo’ una teoria della fusione nucleare basata sui condensati di Bose-Einstein (BECNF). I loro risultati vennero pubblicati nel 2000:
[“Nuclear fusion for Bose nuclei confined in ion traps,” Fusion Technology 37, 151 (2000); “Ultra low-energy nuclear fusion of Bose nuclei in nano-scale ion traps,” Italian Physical Society Conference Proceedings 70, 375 (2000)].
Il risveglio nr. 3 del 2000 consistette nel rendersi conto che la teoria BECNF era in grado di spiegare sia l’effetto Flieschmann-Pons, sia i “3 miracoli” elencati da Huizenga

4- Ancora in corso d’evoluzione dal giorno che Kim incontro’ John Hadjichristos della Defkalion durante la NI Week dell’agosto 2012. Kim fu favorevolmente sorpreso dal fatto che egli menzionasse il suo articolo sull’OTF-LENR nel suo contributo alla conferenza internazionale ICCF-17. Era la prima volta che qualcuno del mondo sperimentale delle LENR citasse il suo articolo.
L’altra sorpresa fu di sentirlo menzionare l’effetto da isotopo dispari. Effetto che e’ del tutto consistente con la teoria BECNF di Kim et al.
Attualmente stiamo analizzando teoricamente in dettaglio il meccanismo della reazione e dei risultati ottenuti sperimentalmente dalla Defkalion, conclude Kim.

Qui nel blog di Peter Gluck, c’e’ l’intervista originale in inglese al prof. Yeong E. Kim:
http://egooutpeters.blogspot.ch/2013/06/a-veterans-voice.html

Questo e’ il curriculum di Kim:
http://www.physics.purdue.edu/people/faculty/yekim.shtml
Ci sono i link per scaricare numerosi suoi articoli ivi elencati, in formato PDF.

E questo e’ uno dei suoi primi articoli sulla fusione nucleare nello stato solido, scaricabile in formato PDF:
http://www.physics.purdue.edu/people/faculty/yekim/PhysRevC.55.801.pdf

Insomma la gara Defkalion vs. Rossi rimane molto aperta.
Rossi realizza prototipi piu’ potenti ed a maggior temperatura.
Defkalion invece ha addomesticato il controllo dell’aggeggio usando il plasma, inoltre con Kim si trova affiancata da un gruppo teorico di primordine.

Aggiornamenti a dopo l’ICCF-18 di luglio.